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Postillati 16
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Uk\. ^^^^ C^u^,U,l ^K. ^
/Ul'^^V^ %{<Ùf!^ '^f^;
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Postillati 16
LA COMEDIA DI DANTE
ALIGIERI CON LA NO'/
VA ESPOSITIONE DI
ALES SANDRO VELLVTELLO
Ccn gmìa de U itlujìrijjìma Signorìa di Vinegiay che
nejjuno la pofjà imprimere y ne .
imprejja ucndere nel termino di
dieci anni) Sotto U pene che in quella fi contengono •
^'4
r
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Postillati 16
AL SANTISSIMO E BEATISSIMO
PADREPAPAPAVLOTERZO
SOPRA LA CO EDIA Di DANTE
ALIG 1 E RI HVM I Li S S I M O
SERVOALESSANDROVELLVTELLO
Crdin? naturai ricerca, ^ ì fintentìa affrouatiffimay Santiffmo € Bea^
l itjjimo Vadrc, che tutte le coje, ciafcuna fecondo la qualità jua^ debbano^
ejjcr applicate alfuo più proprio e conueniente ofc/c/ro, perche fieri di
quello, naturalmente in qu<ilàjL modo ft diJcQnuengcno, E le non conue^ ^\
fjìenticofeypartorifcanodifirdine, et il difcrdine ccnfiftcne , Onde Padre Senti jjmoy
hauendo io per qualche anno continuato^ e nouamente pcjlojìne a la tnterpretatwne de
UComedia di Dante Migieri, etaperfuafione de Riamici detern.inato uolcrla conferir iti
comune, Venfandoframejlejfoachipiu propriamente^pcr fùggir tali tnccnuenientij
la pctejji dedicare, E conftderato, che! /oggetto de Uutore in ef]afua Comedia altro nott
f , che di uolcr principalmente trattare de lo flato di tre f^iritualt Uonarchic, do e, de ^liStnh'
lo Infèrno, del Purgatorio, e del Varadifo, Sopra ognuna de lequali, cffa Tua Santità
predomina, O'-hafommaautoritarjceuutaper fuccejjwne da quel Monarca^ che tutte le
impera, e che fobia poteùa dare, Giudicai, e drittamente, che tal ma interpretatio$ 'V«U
ne, tanto più fi difconuerrébbe, quando ad altri che a quella fola la dejìinafjì, quan^
to meno, per la detta ragione, adognialtroparche ft conuenga, Efelejjerdun fi bafi
fodono,edimeha}fìj]imD fuo feruo donator di quello, rifletto ala tua fomma alte^
ia, parrà forfè che repugni a tal mio dritto giudicio, Quella fa, che più furon ancor acfi
cetile meritori appreso a Violi due minuti de la pouerauedouetla, che le larghe of^
fétte de gran ricchi erna^natidel popolo ♦ Vegnift adunque effa tua fomma alté^a^ Tnam^ioyi'
a leffcf.ipio di lui, da che eba tiene, e meritijftmamente, il fuo luogo in terra, dabhaffàr^
fe tanto che riceua, e riccuuto gradifca il baffo eir humile mio dono , In premio deh
quale, altro da quella non ricerco, che deucti£imamente baciandoli fuoifmipiedijk
fua fmiffima [aiutar benedittione ^
AtE^^ANDRO VELtVTEttQ ADI tETTORT.
hJ^fnhfffmi UttòYXy Io mi ffrfuah e renalo ceyh, chrm^fi di uqì, e ^ffialmW
i if gufili, che de leffey mio hatìrtj ^ .fera nut tia, faranno affai am^nirati, che
ejfenlo laprefcnte cmeiia da fin dottiffmi t!r in uarie e diuerfcfiier.ti^ corifuma-,
iifftmi huomini^iaftaia ini fYf retata, che io di^jitelle^ cjuaft deltutto ignuh, hahi
Uji hoya, ente Ignorante de k mia ignorantia, ardito temerariamente forai mam, conftJerato
ancora j che già ijuaft ogni huomofar che fi rifoft fcfra di (juello, che da chriflofiro Landino,
ultimo fuo interprete, ne enfiato detto, e che fofcriua a frofùntione il uolernepìu oltre ricercare ,
Hora lettori fìudiofiffmi, lo confijfc la mia ignoràtia ejfer firfc maggior di cjueUo, che un laftete
imaginata, e non ne^o, che tutti (jueUiche hanno fcrittofcpra di tal comedia non hahhin detto md
te nfe degne de le dottrini loro, da lequalifi pffa cauare utiliffmo frutto, Ma fe confideriamo,
àit la in^efìigitione de fcni menti è'ia cofa, a ìacjuale il huono interprete di qual ft uogUa atdo^
re, delie fcmfre in.-in^ a tutte laltre con fcmmo jìudio e uigilantia intendere, perche (jUfflipno
il fondamento dògni affunfa interpretatione. Et effì fentimenti ejpr molte uolte a ghngegni cjuaft
'come i f^pori agujìi, perche ft come cjuefli da diuerft diuerfmente ftppetìfcano, cofi quelli da di;
per fi ìiuerfmfnte fi fcntonof-inìe ueggiamo, che li qua nafcano i uari e contrari argumenti ne
ìed ffute, Vfro fcioinmoltifjìmi luoghi di effa comedia fento tutto altramente di quello, che da
gliaUri ejjjfifm è' /fato fentifo, e che tal rniofcntire hahbia uoluto conferir in comune, a me non
far di quefio meritar hiafmo ne rlprenfione, ma che le gìer mente mi deiha fffcr conceduto, perche
^ ^» ytegyhe gltaltri non haikno potuto meglio di me fì^ntife^ maJclamenteJm^uffìo, che i feri
^timtntiJoro, tanto a^egoricij quanto litterali, appreffo del fentir mio, fono in diuerft modifcntiti .
Alcuni per ueri, e da effì fcttilmenieinuefìigati, e dottamente ejprefft, come, pernon andar più
ìunge,e quaft al principio del primo canto de la prima cantica quel de le tre fiere, do è-, la Ioni
ti leone, e L lupa, che uietaron al poeti la fdita del colle, che haUia a fignifìcare tre de fette
uitif capitali, la luffuria, la fuperhia, e lauaritia, perche oltre che i naturali inflinti di quelle la
dinotano^ ilpoetx in altri luoghi de hpera ft uede hauerlt per quel medeftmo intef(,ft che quanta
a ^uefìifimili non ^ da duhhitare . Altri per non ueri, ma dijputatili, per hauer alcuna orni
Ira diuerita in fe, come ancora in tal principio è la ofcura fclwtynsdaqual il poeta fi ritrouo,
quando nel me^ del camin di nofìra uita hauea fmarnta la dritta uia, perche hauendola effì ini
iefaperlo corp humano, eh da Latini^ detto Silua, nifi può purfcpra con qualche uerifimile
4trgumenfare . Altri per non ueri ne diffutahili, per non hauer di uerita euidentia alcuna, coi
me, pur nel mede fimo primo canto è' il ueltro, la cui nation farà tra Feltro e Feltro, che uerra a
diijperder la lupa del mondo, e la farà morir con doglia, che shalha ad in fendere per Chrifìo,che
uerra tra cielo e cielo a giudicare, ofer certa infiuentia preueduta dal poeta, come ad alcun altro
è' piaciuto di dire . Altri per non ueri, ne dif^utaUli, ne fai fi, per ejjlr da efft eJ^:)fi{ori fiiti
f affati in filenfio, e quefii fcno molti, come pur in effe prim^ canto e- doue il poetai in ^erfcna di
Virgilio dice. Nacqui fuh lulio ancor che fvffe tardi . £ quefìa è una de le cagioni de la prt finte
mia fatica, ferche de fentimenti da me fcntlti fer ueri, io me ne accordo con loro . Ve non ueri
ma dif^utahìli, ne dico la mia e laltrui opinione . no ueri ne difi?utahili, e de non ueri ne di fi,
futahili ne filfi, per meno imhratar il fvgio, in molti luoghi ne dico la ofinion mia fcìa, tann
che nuda laffc a dietro, che fecondo il miofentire, qual eglifi fta, in qualche modoyion fia da me
toccato, E fe dele hijìjrie e fiu:ìle toccate dal poeta, che quaf tutte le ahlraccia, a molti parrà
firfe, che fecondo il fuo uolere, troppo hreuemente le trafiorra, come de le toccate dal Vetrarcha
fi efpr auenuto, A quefìo di^o, the de la moltitudine non curo, e che intal cafc io non fono hiftQi
riografvne fiUfia fcnon in tanta parte, quanta faffeua ala de chiaratkn del tefìo, ne laqual
mn QYtk hauer mancato, e chi pia oltre ne defilerà fq^re, uada la doue elio U mando, o uerai
mente
nfììte a Im^y ?«''5f tj^fml clf h [erto afe fiu eh d UufoYfy e mum hjit'up^rft . Vnaha
ca^mf, eh non meno mforta, mha moffc ancora ^urfio, la^fual e^fer hauer tyouaio gUantuhi
■ JifcYiui a penna, m^tfìu i moinni imfrcfPa Ramfa imorrettilTmi^e fcpra tutti ^ueUomfrfJfo
fftamfato ia aUc Manuai, che affrfffo ài . J e [tato in tanta elìmafme, perche hauendolo
(hi fitto nome di correUione Iha cjuaf tutto ^uajìo, hae non ha intefo concio a juo modo, e datolo
(olPet.inftemeyfottotl medffmo nome, in tal modo concio, ad effi Aldo ad imprimere, Bgh,
confidandofi ne (autorità del datore, imprefje e luno e laltro tefto tuie, cjual da lui li fU fjforio,
E di <\ua è- nato, di fiffta comedia, che al ¥et. hahhiamo già rimediato, uno ine ouenunte gran
m-mo, perche aueHi,che Ihanno da poi imfrejfa cofuoi cornai, penfindo che Aldo hahhiauft^io la
Ùizentia in cfuefla, che egli uso ne lecofe Latine da lui impreffè, hanno lafciat^ i tefli, fcpra de
quali era fiata comentata,fSr hannoui pofìo (fuetto impreffc da ejfc Aldo, iljuale, fn talfua mof
rettione, in molti luoghi dice una cofa, i7 comento ne dice unaltra, che maggior inconueniete
no porla effère . Et ecco, che fe io non mi fife in ^uefta materia affaticato, chefirfe (fuefìo, e mcltt
nitri mamftlhfPmi errori, che uedremo nel proceder de la ejfofuione, ne [mano mai fiati inteft,
E pero non e da riprender cjual ft uoglia ingegno cht ft elegga in talf,ofimile materia ejfir citai
re, ptrche ancora molti hafjì fcneè' ueduti, che hanno penetrato U, doue ^ fiufuhlimi nzn har no
potuto aggiungere, E uoi nhauete di me fìeffo ìefsempio . Haueano alcuni, molto (erpo inan'^ ^
me.interf retato il Pet. Come Bernardo llicinio eccellétiffmo fi fico, che fcrifjì fcpra i (ronfi. Iran
cefco Filelfi gfauìffmo oratore, Meffer Antonio Da tempo elojueniilfimo ìuris c^ns. E Girolamo
Sauarciafico in hum^nifa dottiffmo, fritto fpra i Son. e le an^. biódimeno, l'oi ccfiffie jfure,
che io col mio hajffc ingegno hahlia molto meglio di loro [apuio ìnuffìigArla minte iitaì autore :
Hanndo dopo me, ^ al lume de la mia candela, interpretato alcuni altri, cheper efpre fiato oct "
cupato in ijuffìa mia feconda fàiica,t!r in alcune mie fifiidiof cure familiari, non ho potuto ueder
anchora cjueUo, che shahhin detto, Wla fenf, che doueyanno hauer fufplito a molte cofe, di^lecjuali
i ho potuto fiyf mancare, Maffmamente efflndo legier cofa laggiunger alecofe trouate . Quei
fìe due cagioni aduncjue, di grandiffmo mom.ento afpreffo di me fon (juede, che a comune utilità
(li tutù Koi mhanno fitto fiegar a <]uffìa feconda fma . E (fuanto a la prima, lacjual e de fenth
menti, ({uffia firimeUe al huon giudicio di uoi che intendete, che a me non lice giudicar de le
cofe mir, potendoft Ihuomo in cafc proprio, e uinto talhor da la paffme, legiermente ingannare .
ha feconda, che duMmce/pr t\uanto a la correttione del tefìo. Di ijueffa ardirò dire, che fi poeta
fleffc refufcitalp, nò la intenderete altramente lui, perche,auenga che tutti gli antichi tefi fritti
a penna, ma più t moderni imfreffi a ftampa, per la ignorantia de ghfcrittori e?" impreffcri, o di
€hi II ffce Ccriuer od imprimere, fieno in corre iti ffmi, e f^etialmente lo impreffc da Aldo, e glialtri
imprefjì a lojJUmfio del fuo, per la ragione detta di fcpra, Kódimeno, io con fmma diligentia ho P <}(y«^ f Hi
cauato cjuefìo da diuerft e più antichi tefìi, ejueBi che di tutti glialtri meno ftconofano ejfcr uitiai
ti, E henche tutti, comio dico,funo in corre ttifpmi, pur ho trouato, che in tato numero, (fueUo che
no dicrluno dice Ultro, E doue ho ueduto mancar lafntentia, o ccfrefc effcr alterata e fuori del
frópofifo, ruminàdo diligentemente in (juelli, ne fcno uenuto, fecodo il firmo creder mio, fu la ue
rita, laijualfcper tale fard da uoi accettata, perche di (jua depédon ancora pdrte de miei nuouifcn
timenti, io nhauero ccfcguifo cjuel frutto, che di fante mie lunghe fntiche fcno fiate cagione. Se ah
traméte ancor auerra, e che fuori delmio luon propoftto, inutilmente mi fa affaticato, per efpr il
medefmo auenuto a molti, che più dime fpeano, oft ere deano fp ere, la ftrita mi fura più fodera .
hile, E uoi, non come detrattori liafmerefe, ma come compaffmeuoH penferete,che io fon huoìno
e non Dio, che fcno humano e no diuino, e confc^uentemente nato con uoi infieme a poter errare^
E cofi dannerete no me, che dir e f\r hen uolft, ma la ignorantia humana,da lajuale tutti fam^Q,
hn che difffrentemente^ oltre al faper e creier nofiroj^ juaft in me le mm opprefft .
A A li s
;» ^ ■
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VITA E COS-TVMl DtL POETA.
Wi
mmentf uso nelfilocoh, ne la fiammetta, et in lu:>ahtdel
ranio ftmdi legieyeTil^e fané fìnte e farte augument^te da luì e l
le cùp fiu grauiy e che meno erano da effcr taciute , Scriffcla dopo lui Leonardo
decamerone nati
afciando a dietro
• / I 11- ' ^- f I 1/*' ^ f ' ' . - — Aretino fècretaf
no del fubluo tn Firen:^, ilcjual dijfe cofe uere, e dun tanto foeta e difcjìeff.^i^ ^ hiUmani
do molto tn cjuella parte il poco auedimentò del Boccaccio . Scriffela dop l' ^-retint Mario Vilelfi
in lingua Latina, ilcjual nonjtce (juafialtro, che affermare ciò che dal detto Aretino ne ìyoÙo elUi
re flato fcriuo, introducendoui molte altre cofepu tofìo impertinenti, che accomodate a U materia l
negando Beatrice fjfere fiata donna uera, ma folamente finta dal poeta in luogo de la uirtu mat4
ia lui, come ancora molti [ciocchi hanno detto di Laura celebrata dal Petrarcha . Scriffela dttméc
mente chrift^fvro Landino interprete de la pr e finte fua come dia. Uguale, fi come da Benuenuto i«t
lmolaprefe(iuafiogmfintimentodiciueIla,cofiprefedalBoccaccioil foggeUo d^lauita, Uqual
tyouo aplicata, come anchor hoggifi uede, inanimi a linterpretatione deffò Imolefe . Ma uolendoU
mi hora defcriuere, hahbiamo diligentiffimamente notato il proceder dognun di loro, e del Boccacf
ciò infieme con l'Aretino fittone quefìa conduftone, che egli Ihahiiapìu tofìo fcritta dapoeta, come
fice laltrefue .pere, che cercato di dirne la uera hiftorìa, E cofi ancor intenderemo, che il Landino
per hauerfcguito ifitoi uefìigi,ficeffe quel medefmo, e che per quefìo fta da lafciarli flare , e non
fi>ndarfifu molte cofe uane dette da loro, come del fogno de la madre inan'^ al parto. Del gran cori
doglio, dalqualfi lungamente fii oppreffoper la morte di Beat, e che per remediar a queRo li fife
dato donna, ma che per trouarfi m coflumi diuerfi, ne fegut contrario effetto, con f^r lunPo d fior
fc in dimoflrar di quanto impedimento fieno le donne a glifludi di quelli che fi danno a la fihfifia^
ron mandati, e che gli ultimi canti del Paradifo rimafero dopo la fita morte in certa parte de la cafk
due egli hahitaua nafcofìi, e che non effindo trouati da chi molto li deftdfraua, U fùaQmhra appari
ue in uefìe candida a Ucop^ìfuo figliuolo eftceli noto il luogo oueeffi erano, E che per effir hrunj
a co.'or^, e7 hauer i capelli arricciati e crfff^i, a ì^auenna alcune donne dtffero , che egli ueniua
ia l'Inferno. Tutte fciocche inuentioni fabbricate da li loro propri ceruelii. Ma uolendo fondarci fit
la uerita,ftmo corretti attenerci a quello che ne fcriue effe Aretino, llquale, non come poeta , ma
ia uero hifìori o, fer mohifcontri che nhabbiamo. Sappiamo hauerla con fcmma ftde e diligenti^
fcritta, auenga che in tutte le parti nonfifìendfffe, ma nefcriffe folamente^ come gli fi effe afjirma,in
fitplimento di quello, in che glialtri haueano mancato, g quefìo medefimamente farà ofjcruato hoi
ra da noi, qu^ifi con lui infieme in quejìa firma dicendo . i maggiori di Dante fùron
in Biren'^ di molto anticafìirpe, e fecondo che eglifieffc par che nel XV. de Vinf. in perfcna di Ser
Brunetto Latini uoglia infirire, li fuoi antichi fitrort di quei Romani che pofero T^iren'^ , ma quei
fla & cofa molto incerta, e fecondo il miogiudicio, non è altro che un metterfi a uoler indouinare,
rnairaqueRi,dequa\ihabbiamoajfaicerte^^fiè delfuotritauo Mfffir Qacciag.dda caualiere
fiorentino, ilqual hebbe due fratelli, luno chiamato Moronto, laltro Elifeo. Di'Moronto non fi legf
gefucceffione, ma di Elifco nacque la famiglia degli hlifci . Di Mefjcr Cacciaguiia nacquero gli
Aligieri, cofi nominati da un fuo figliuolo, che per materna fìirfe hebbe nome Aligieri , come uet
iremo nel xv. del Par ad. in perfcna deJfoMeffer Cacdaguida effir affermato dalpeta , ilcjual coi
gnome lefenit una ala im in caifnpo a'^rro, che hoggi mhu jorr*^ n \erona |rr arme
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Postillati 16
t iì^cffi M rtD/frO-fo^^rf,(?^^«tffi ìirtma in fine il tjufflo trmto \ VjJf.Y Cauia^Mh e fratelli e
li loYQantUhi, Secondo cheì detto Aretino affcrmtty hahitaron in Tiren'^ e^mft fui tanto dijforfa S,
TietOi douejpriyna ui [entra di Merccto uecchio ne le cafc, che al /lo temp anchoia dice che erano
iene de ^li Elifci, ma tal coirne è- hog^if^ .J . Quelli di Meffer Qactiaguida detti Aligieri
dice che hahitaron fula fiaZ^ ditiro a Martino iel Vefcouo dirimfetto a la uia , che andana, d
€afd de Sacchetti, e da Ultra parte fi jìendeuano uerfo la cafa de Lonad e de Ginochi . Dante nacf
que ne glianni del Signore Mcc/xv. foco dofo la rotta de chelfì in Firen'^ , fiati in effilio fer k
fcon^tadi Wionte aperto . Fu ne la fua fueritia liheralmente notritjy E dato,af recettori de le ìfttf /«ow/i'cfn
fty af farne fhhito in lui grani/fimo ingegno, t9 atttffmo ad eccedenti cofe . Vfrde ne la [t,a fue
Yitia ilfadre Aligieri, nondimeno, coyiftrtato dafroffmi e da Brunetto latini ( huomo in ejuei
tempi dottiffìmo) non fclamerfe a le lettere, ma a tutti glialtri pudi lihralifi diede, nuda lafcian
io a dietro che appartenga a lecceUentia de Ihuomo . Ne loti tutto (juef^.o fi tUfi- la fclitudme e lo^
ciò, ma.uiuendo e conuerfando con glialtri gioueni de la fua età, coflumato, ualorofc aueduto,
4id ognigiouenile honefto (jfenitio fi ntrouaua, E fii di tanto generofc animo ,che in juella
tnemorahiliffim.a battaglia, chefii a Qarrpaldino, egli giouene e ì:er.efìimato,fitrouo con le armi
virilmente a comhatter ne L ^rima fchiera doue, fecondo che l'Aretino afferma dhauer letto in una
fua epifìola, ne lacjual difc-ina la fvrma di tal battaglia dice, hauer portato in cjueda molto pericOf
lo . COfo lacfual hattaglia, tornato a cap t:r a fm fìudi, fi diede a cjueEi molto più ftruentemeni
te che prima, e nondimeno, mai non fi tolfcin alcun modo da le ^miliari e ciuili conuerfationi*
E pero è* da riprendere Urror di molti ignoranti, icjuali credono neffuno effre jìudiante,fc non
quelli che fafcondono in fchtudine tST o io • EMO non uidimai alcuno di (juefti rimofft da la coni
uerfaticne de glihuomini, chefcffe altro che una grani ff ma arca dignorantia . lalto e nolile in
gegno non ha hifcgno di (juefli tormenti, an<^ e' ueriffima concfufcne, chel torfi uia dj la conuer
fctione, fia di gufili, icjualifcno di tanto haffc e debole intelletto, che nulla per f( ftefft, ne con laiui
iO daltrifi trouan atti di poter apprendere. E / il Tibfcfv ne la fua polii, dice,Khe (Quello che fi par',
te da la ciull conuer fctione, fi può reputar per hfìia,o ueram.ente effr più dhuomo, che ranff.mifoi
rto . Dante conuerso non fclan-.enfe co glihuomini, ma ne la fuagiouentu tolfe ancor donna , che
fu de la nohile fitmiglta de Donati chiamata Madonna Gemma, delacjuale hellepiu figliuoli. Toh
io adunque Dante donna, e uiuedo in honefla, uirtuofa e duil uita, fii molto adoperato ne la'Rep, j»-^
E/ ultimamente, peruenuto a la dehita età, fii nel lAccc, creato de priori, ìl<\ual magifiratoera
fimmo ne la Pc/j. Fiorentina, E fra glialtri fuoi coHeghi in talmagiflrato, fii Mrfpr Palmieri Ah
touiti, e Neri di Meffa Iacopo de gli Allerti . Da c^uefìo fuo priorato^naccjue, comegli fìfffc refii
rifce in una fùa epifiol", il fio effiìio, e tutte le cofe aduerfe, che prouo nel rimanente de la uita, E
le proprie parole di lui fon ^uefie, Tutti i mali, e tutti glinconuenienii m.iei , da glinfàufli comit^
iel mio priorato helhno cagione e principio, Delcjual priorato, benché per prudentia io nonfiffi def
gno, nondim.eno, e perfide^ per età, io non nera indegno, pero che dieci anni erano già f affati do
po la hattaglia di Campaldino, ne lacjuale la parte Ghibellina fii ijuafi del tutto morta e disfatta,
ioue io hebbi temenl^ molta, e ne la fine graniifftma aHegre^:^, per li uari cafi dfffa battaglia»
Quefìe fcno, come habbiamo detto, le parole fue . La cagione del fuo effilio, per effir cofa notabit
le,uoglio particolarmente narrare , perche il Landino in molti luoghi la ua intrigando. Vico
adunc^ue che hauendo la citta di Firen'^ hauuto prima gran diuifior.e tra chelfi e Ghibellini,uh
timamente era rimafa ne le mani a Ghelfi, e fiata affai lungo tempo in (juefio fiato , fcprauenne
unaltra maladitione di parti tra Ghelfi me de fimi, chereggeuano la citta, t7 i "nomi de le parti fu
ron Bianchi e Neri . Hebbono e^uefte peruerfe parti origine da Fifìolefi , e maffmamente da la fii
miglia de Canciglieri, effendo già diuifa tutta Pifioia, fii da Fiorentini (per porui rimedio) or
iinato, ihei cafi di juefie fette andcffit^ a Firen^ a ciò che non augumetaffm il tumulto . Qut$
A A itts
po YÌmìb fu ìì ferie y eh nonfice ìi hne d tìftdefi, guanto li mak a ì^hreM, fet Ui
U(Y tirata n fi cjKfllajpejìilfntia , imfrro che hauenh' cafi in Tiren^^e e parenti CT arriuitie
affai, immediate accefir il fuoco con ma^^iir imendh, li diuerfi fluori che haueam de parerti
tiedegìimiciychenorieYa<iueh,chehaueano./im^PiP-,ia^ E traUanhft pullicamerne e
friuatmtnte di tal materia, ft ffarfi di mod:ì il malfime, e diuifcfi per la città , che non ui fu fai
miglia notile ne plebea, che in fi medeftma non ft diuiieffe , ne huomo f articolare dalctma fìima,
de nonfvffe de luna de le fitte, e trottoffi molte uolte ef(r diuiftone tra fratti carnali, perche lurtù
Ji c^ua, e laltro di la pendeva . Efpndo durata la conte fa già più mefi, e rnulnp/icafi ghnconuei
nienti nm fclamente di parole, ma di fitti acerbi e diffettofi cominciati trà gioueni, e dijceft tra
quelli di matura età, la città ftaua tutta fiUeuata e fijfefa,tr duennf, che eff ndo Dante deprioi
ri, fificeper la parte Nera certa adunata ne la chiefa di S, Trinità, Quello che tratta ffey^ fù co fé
Molto ficreta, ma in fufìantia fu di fir opera cort Bonifitio ottauo, il^ualfideua aHhora, che man^t
iaffe a Firen^ Carlo de Valoer, uno de Reali di Francia, a comporre e riformar la terra . Qu^ei
ffa adunata fintenio fi per la parte Bianca, fuhito fi ne prefifcjfetto grande di modo , che preferì
larmi,efiirnironfi damici con ardarfcne a priori aggrauado ladunan'^ fitta, e dhauer con prruaft
coììfiglio frefo deliheratione de lo fiato de la città, e tutto diceuano che era per cacciarli di jUfSa,
per tanto domandauano a priori che face/fero punire tanto temerario e frofuntuofi ecceffc , Queh
ìi che haueano fàttoladunan'^ ftmilmenfe temédo, prefero larmi, er afpreffo de priori fi ioìruawì
ie gliauerfari, chefin'^puhlica deliieratione frano armati e fortificati affermando, che fitto uari
colon li uoleuanì cacciare, e domldauano a priori che lifnceffero punire, come turbatori de la pulH
ca (Quiete . Luna e Ultra parte erafirtificata damici . la paura il terrore C7 il pericolo era gran^
iififimo . offendo adiiifue la città in arme tfT in trauaglio, i priori, per configlio di Dante, prouif
(Jow 3 difòrtificarfi de la moltitudine del ppolo, e (juando fitronfiirtificati, ne mandaron a confini
i principali de le due fette, chefuron da la parte de Neri, Meffer Corjfo Donati, f^efier Ceri Spini,
Ueffir Gianchinotto de Pa^'^, Meffer Roffc da la Tofa et altri con loro, e c^uefii mUaron a Caftel
de la Vieut in quel di Perugia . Da la parte de Bianchi fitron madati a Sere'^na Mfffir Gentile^
e Meffer Torrigiano de Cerchi,Guido Caualcanti, Bafchera de la Tofa,Baldinaccio AdimoYi, Nal
do di Meffer latino Gheyardini altri . (luffio diede molto carico a D te. Et auenga che egli fi
fiufi, come huomo alieno da le parti, nondimeno fu reputato che pendeffe da la parte Bianca,tanta
gliera difpiaciuto il configlio de Neri di chiamar Carlo de Valoet a Firen^, come materia difcan
dolo, e guai a la città, et accrelbtli Iodio, perche la parte di cjuei cittadini che fùron mandati a Se
re'^na, fubito torno in Firen'^, e laltra chera a Caflel de la pieue, fi rimafi difìiori , A efuefto ri
laonde Date, che (juado tfueUi da Sere'^nafitron richiamati, egh era già fuori del priorato, e che
€t lui non ft douea imputare, et aggiunge, chel ritorno loro fu fer linfirmita e morte di Guido Ca
ttalcanti, ilcjual andò a Sere'^na, oue per il mal aere finfirmh, e poco appreffc fi mori , quefitt-
diuiftone moffe Bonifatio a mandar Carlo a Firen'^, ilcfuale, per reuerentia del Pontefice, e de la
cafa di Francia effendo riceuuto ne la città, rimi fi i cittadini confinati, ^IP^ffi caccio la parte
Bianca jfer reueQatione di certo trattato fàtta per Meffer Piero FerradifiiO barone, ilcjual diffe efp^
re fiato rlchiefio da tre genfUhuomini de la parte Bianca,cio è, da Naldo di Meffer latino Cherar
dirti. Da Bafchera de la Tofa, e da Baldinaccio Adimari, che uoleffe operar co Ccyloy che la parte
loro rimanejfe fuperiore ne la terra, e che (Quando fnceffi cjuefio, haueano promefjc difirlo gouerntt
tor di Prato producedo di tal cofà firitiura co li loro fùggelli , loriginaìe de lacjuale frittura V
retino dice hauer ueduto,e che la giudica cofa fitta, ma come fi fijjè, leffilio di tutta la parte Bian
€a fegui pure fingendo Carlo haurre fdegno di cjuefta tal richiejh e fromeffa fatta da loro . Er<r
Dante in (fuefio tépo a Roma, mddato foco inan^ oratore al Pótifice a renderli gratie de la cccor
dia ej^^ce de cittadini, di (he egli etn fiatonutore. Noniimeno, per i fdegno di jueUi che nel fuQ
[rimf^
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frkratò fiìYzn h la farif Utra malati u cSfini, li fu cóy/c d cafa ffàahg^tah tgìììfua, (ofa, €on
Ur il guaft^ a If pffcffioniylt a lui tt a Mf/pr Talmieri AÌmiii hanio de la ferfcna, fer ictumà
iin Uno ffpY cowfaritiy f non con tierifa ffr alcun ccmeffc eryore . ta fvma ii Mi il lancio fu
^Uf fiacche finn legge iniqua Jaijual f guatikua in iiftYo t Jijfoneua^ cM pìfjla ii Firtn^e
trffe t iotifjjì CQnofcey ie filili cómeffì fer aiietrO ne lofpcio iel jfYÌOYAto,(itifo che ne fijpfguitoaf
ftiutme • Ver (jutfìa legge aiuncfue citata Dante Jtt UfffcY Conte de CahieUi nllhoYa fotefia in
Fir^«^, ejpnio affinie e non ccfaYenJio,fù condannato, shnditoefuhlicaio h froi leni^nuengét
ihefvjfeYo frima faccheggititi e guafti . Hahhimo detto la ferma de hffMo di D^Vc, ffeYche cagio
Tif, hoYa dÌYtyno (^ualfvfjc U fua uita nelefftlio . Sètito Date la Ycuina fua, farti fiihiio da Koma
e uennefene a Siena^ oue intefa fin difìintaméte la fua calamità^non ut uedendo alcun yifayo, deli
lero dunirft con glialtri fttOYufciii , llfYimo adunaméto de^ualifii a Corgon'^^doue trattate molte
cofè^ultimaméte ftrmaYon la jcdìaloYO in AYe:^^,ijuiuif(YQntfflaye cYearono hr general cafifario
il Cote Alefftndro da Kauenna^e ftron dodici configlieri, del^ual numero fii Datr, e coft dijjera
^ in jffya^ jìeYon fino a lanno Mccciiy* ntlcjuaì^tto gràdiffmo if^Y-^c di tutti f /oro nan
iar^n feY intrar in VirenT^t ccn gYandijfma moltitudine, la ^ual ncn fdmenie d' AreZ^, ma da
Bologna e daPifìoiaJcYa unita có loro, e giùgeìidoa Firen"^ a limfrouifc,fùhitofref(ro una fortét
if la citt^,e uinfèro farle di juella,ma u tìmamète fvi di hifcgno chefcnandc/Jlro [(n'^ fir frutto.
Interrotta adÙLhe cjuefla tanta loro f^eran^, non giudicando Dante, che frffe fiu da ferder téfo,
faYtt d'AYe^^,et andoffne a Verona, oue non da Alberto, come altri dicano, cVe già era m,oìto,
ma da Altuino de laScala fuo figliudo,c\)e dofo BartoLmeo fùo fratello tene la fgnoria di juella
€Ìttà, fu mollò cortefcmente riceuuto, ma foi da Cane grade fio minor fratello, che dofo lui rimefe
ftgnore, somamente honorato,ciffYfgiato, (fin tutti ifioi hifcgniliheraliff mancete fcu(nuto,cme
uedremò nel wijjel Parai, che in jferfòna di Caaiaguida fingeya difredire, e (of^tjuiui fer alci
tefoftce dimora r educendo f tutto ad humìlta,e tentado con huone offre, et hinifìifortarrenti dot
teneY la gratia difoter tornar a Firen"^ ferfrofria reuocation di (juelli, che reggeuano la città, ri
in ijuefìo [affatico molto, e f&iffi jfiu uolte nò fclamente a particolari cittadini del reggimento, ma
uniuerfalmete a tuttol fofolo ancora,e tra laltre una affai luga efifìo'a,il cuifrincifio e',V:fuìe mee
^uidftcitihi. Efpndo Dante in (juefìa Jferan^ di tornar fer uia diferdono, fcfragiufc la elettione
i' Arrigo di Lucimhorgolmferadore,fer laijualfrima,e foifer lafi ffcta fua in Italia, (ffndo tut
fa (jueUa fcìleuato in ijferan'^ di gradtfftme nouitd,€iante no fotè- tener ti fropffo fuoj^laj^et
tarla gratia, ma leuatof co lanimo,comincio^a hipftmar ijue[li,che reggeuano la terra cUemadcH
fcelerafi e cattiui, minacciadòli de la dehita uendetta de Tlmferadore, contro a lacjual diceua fjfr
Ptaniftfìo, chefft no haueriano fcamfO, Ma tanto lo teneua la reuerentia de la fatria, che andando
Arrigo cetra FjVfw^, e pnendouifi a campo freffc duna deìe forte, egli, fecondo che fcriue, no uì
fi uoUf trouare, auenga che a tale imfref Ihaufffc effcrtato . Morto foi Arrigo la feguente fiate a
Buonconuento, Dente ferdè- del tutto ogni fferan"^, perde egìifleff a la gratia shauea tolto U
uia, per lo parlar e fcriuer che hauea fitto cdtro a cittadini che reggtuano la R ep. efvr"^ non li re
fiaua,ferla^ualpQfefp j^erare,ft che deponuta ogni fferan'^,trapafso fouermete il refìo di fu«t
uitaceYcando uari luoghi fer la FYancia e peY la Magna, poi tornato in Italia, per tomlardia,fef
Thofcana e fer Romagna fitto laiuto di più Signori fino a tato the fi ri luffe a Kauenna có Guido
da Polenta, ouefnt la uita . Poi che hahhiamo detto de gliaffiinnifullià, et in (juefìa farte moi
ftratol corfo di fua uita, diremo hora del fuo fiato domef1ico,e de fuoi coffumi e fìuii , Dante ir.an
^ al fuo effiliò di Firenl^, ancora che di grandiffmeficulta non ftffe, non dimeno non era poi
nero, ma hehhe mediocre patrimonio, e [efficiente a uiuer honcratamer.te . \leUe unfrateSo chat
mfù Francefco , Hehhe donna, come di fcpra dicemmo, e figliuoli, decfuali anchora hog^i Y(i
/la nohiliffima fucceffme e fìirfe, delajual di jc«o iirerriQ . nMf cafe affai condecenti •
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li/:'--'* rt:>A
PcJffeffmì in Cmerdid, 'ne !a vUcentìna, t7 in Viano lì ripoli mito fittili e hd^e l ^u^fcmi
h chef gli ftfffo fcrwe, e eh fi fcfra drtto Ardino afferma dhaufr trouafo di fuamano, iicomui
ne fl>^tiiYct . Fu phto, a grato affetto e peno ài grauita . Parlaua rahe tardo, ma ne le fue
Yijfolìe era fcmliffìmo . Soggiunge f/fc Aretine^ ^-^e la fra effigia rifratta dal naturale da ottima
fìmre, a fuo temfo ft uedeua anchora a Firen'^ in S . Croce quafi in me^ la chiefa a man p,nii
pra aniando ueifc [aitar grande . Vilettofft nel fuo temfo di mufud e di fuoni^ e di fra mai
no difcgnaua , Fu f erfiuo fcrittore, e la fra lettera, fecondo che effo Aretino afferma hauerU in
fiu fue epifìole ueduta, fra magra, lunga e molto corretta , ^so rie la fra giouentu con g oufi
ni inamorat!, zfT egli ancora di fmile fafftone fri Offreffc, e fretialmente per U fra heatrice
fino li teneri anni, come egli frffc afferma neltrigefmo canto del Purgatorio . E non ferlafài
uia^ mt per gentile^^ e g nerjfrta danimo, (omincio a fcriuer uerft damore, come ft fuo uedtf
in quella fua operetta intitolata Vita nuoua , il principal fuo jìuéio fr poefia,ma non jìeris
le, ne fouera, ne fnntafrca, ma freon Ja, ^ irricchita e Jiahilita da uera fcientia e da molte dii
fcifline . Ma chi domandafjì per c^ual cagione, efpndo egli tanto per fittamente fiondato in d'ii
uerfce uarie fcìentie, fr eifffe frriuere in uolgare più fof oche in latino, rijponderei jueSo, che
è la uerita, ciò è , che Dante conohhe fe ejfer molto più fcfficiente tfT atto a lo fri uolgar in ri^
m^, che al latino e litterafo in uerfo . E certamente, molte cofe fono fiate firitte da lui n Juff
fta uolgar lingua in rima, che non haueria fàpufo ne poffuto fcriuerle ne dire, in uerfi heroici ne
la Latina, e di (jufjì'o nefunno mani fifìa fide legloghf fcritte da lui in uerft effametri, lejuali, am
(Ora che.eleganii e fenfeniiofe fieno, nondimeno, molte nhahliamo uedute auan^rle di gran uia.
Et a dir il uero, la uirtu di (juefio poeta fii ne la rima uolgaye, ne lacjual fi rende ecceUentiffim^
tanto, che cjuelia medefrma dtf}uta è- tra Dantifìi i Vetrarchifìi, di chi detta tener il prim^
luogo, che tra platonici e gli Ariftotelici è- fempre fiata, Lt a uolerla hen decidere, hifcgnet
ria tanto di cjuelli (juanto di (jurfr difìinguere, effindo il fcggetto de luno affai diuerfo da quel
de laUro, ma diremo ciafcun nel fuo effir il primo , E hen uorremmo fapere, chi uerra di qua
a miflanni, che fi fàccia a qual fi uoglia di /or due ficcndo . Ma tornando dico. La fittion di
Djtnfeefpre fiata mirahile, XfT ingeniofifftmamente inuefligata, ne lacjual concorre defcrittion
iel mondo, di pianrti e dhuomini . J meriti e pene de la uita humana , Felicita, miferia e mei
diocrita tra due efìremi . Ne credo che mai frfje chipenfffe più ampio nepiufirtile figgeti
to da poter effrimer la mente dogni fuo concetto , per la uarieta de ^Ijpiriti eloquenti di diuer»,
fe ragion di cofe e di faefi, e di nari cafi di fèrtuna . Dante firiffè tutta la frefente comei
dia nel fuo effàio , e dopo che egli fit del tutto fiiori dogni fjperan^ di poter tornar a Firen*^ ,
e poi che uagafo per molti e uari faefi, come di fcpra habhiamo detto, ultimamente fi fr firmai
toa ì(auenna,aueng.f, che egli mojìriin più luoghi ài c^ueEa dhauerla fcritta prima, per quei
che finge di tal fuo effilio che li fa predetto, come nel decimo de Vlnfirnoda Farinata alerti,
fiel XV. daSer Brunetto Lctini, e nel wij.'del Paratifo da Cacciaguida, E fimilmente ferali
cune calamita del popol Fiorentino, che finge dipredirf, come ntl fifìo de l'Infimo da Ciacco ,
hìel XXV. da Vanni fiicà , Egli ffffc al principio del xxyi. C7 in altri luoghi, Lecjuali tutte
erano già attenute inan'^ che egli le comimiafp a fcriuere, come per le croniche di Ciouan Vils
Uni , cVe fi nel mede fimo femfo, e di tutte qufUe annualmente firifp, ne froi luoghi prouerei
mo, E fmfliàta firia a credere, che egli Ihaurjp paffute indouinare, come ad a!tri e* piaciuto di
uo^.er dire . Scriffi ancora in tal fuo fffilio canini morali e fcnetti . le can'^ni fre fcno
f e) fitte, limate, Uggiahe e piene dalte fintentie, e tutte hanr.o generofi priyicifi, come queBa,
Amorchemuoui tua uirtu dal cielo Cornei fcl lo ff}lendore , doue ^ comparatione filofcfica e feti
file tra gliefjrtti del file e quelli damore , E laltra. Tre donne intorno al cuor mi [cn uenute,
E Ultra, Donne, che hauete inteHettQ damore, Ecoft in motte altre è- fcntentiofo, limato e
t n
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Postillati 16
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feuiìe > M:( iuttf lioferf fue e mìgm t UtlHf, titfe\ U pffcntf cmelia /c«3 f «r/?^ Can^.
tfoftftti, y ita nona .Comiiiìo, Mìnmhia ^Y.^loghr.Efiftole , V erft heroia , AllfprU
fcfri Virgilio . Df uoigm elo<{uentia . Morì Dante, (cconio che di lui fcriue Ciot^an Vi//^;
mal axxM.dfloUauo libro de le fue fiorentine croniche , Unno di nojìra faluie Mcccxxi.dtl
ntefe di Luplio a Kauenna , elJindo tornato da Vtnegia oratore in feruigio de Signm da Veleni
(a . Hebbe tra glialtri un figliuolo chiamato Viero , chejìudio in legg-, iljual fer f yof ria pnr^.
tu, ep r ti fkuOY de la memoria delfadrejtfice eccellente e ricco dajjai notakle faculta, e ftri
niu lo fiato fuo a Verona . Qurjìo Mflfcr Piero hehhe un figliuolo chimato Dante , i^/jt<fll
Mc(iue Leonardo, molto fitmiliar del fcfra detto Aretino , ll^jual Jice fjjlrlo andato a uìftar
¥ÌYen'^ molto honoreuolmente mordine, accomf agnato dafiu noUligioueni Weronefi, xsr egli
hauerh moftrato le lafe di Dante e de fuoi antichi, e datoli notitia di molte cofe che non fqea .
Di Leonardo nacjue il fecondo Mtffir Viero, alijuai il Filelfii intitola la uita del vojìro foeta , che
di ((fra dicemmo . Vi (juejio Mefpr Piero fecondo, naccjue il (er^ Meffir Dante tMejJit Uloì
f 0, che anchora hoggi uiue, e non ha mai uoluto tor donna . Mejpr Dante ter^ , come far f et
un decreto fitto a firer.'^ Unno Maa/xxxxv. nel conftglio de gliouanta, la cofia deljuaU tratta
ia loriginale hahhiamo affreffc di noi, fu inuitato a refatriare con offerta di nfùtuirli tutto (fuedo,
the de fuoi antichi ft foteua, il che era da la maggior jfiarte de Uficulta infuori, £ fer cjuejh, hai
uendo egli a Verona da foter uiuer ftgnorilmente, non ft curo daccetiar linuito . Viueno di coi
fiui due, e fer uirtu danimo e di^gegno nohiltfftmi figliuoli , Meffcr Lodouìco ecceUentifpmo ÌUY»
Cons.eMfffer Piero in humanita douiffìmo, in molte altre fue fnmiliari uirtu fingulare in tan
io, che nulla fi uedon degenerare da li loro antichi nohiliffimi froge nitori, i^k«/ì uolendo, e merii
iamente, perpetuar il nome dun tanfo foeta, auenga che affai perpetuo lo faccino ffrfeftejfe le fue
iiuìniffme opere, non più A ligini ma Danti da lui fi diffcro, come anchora effì fuoi fùcceffcri hog^
gifi dicano . Dal(iual Mfffir Piero, per effer tutto humanita e gentileZ^, f trouarft deffi fuoi frQ
D E 5 C R I T T f O N E
DE IO f N F E R N O
0« ^ cfcr mo/^i fcn:^ flati, e fl^ftUlmenfr di cfueJli àe sUnm affun/a Ut ,
n tfYfYetAÙone ie U frefentf comfMa, ijuali con ogm /oyo ingegm fi fcna affhtic<;.ti
in lioler interi J(Y la Ytiente e fY^f ria fintala de lautoye, ijuanfo a la defcriUione di
cii<efìo/Ù2 infima, daltjual nomina la feguentefucc frima cantica , come c(fa molta
neceffaYia a cU il tutta lofeYa àeftdtYa haueY ferfe, e darne ai altri intera nztùia, ma fer U moli
U difficu^ta che hanm trùuatù in cjueUa, come «j« l?ene intefd da loro, Ihann:^ ^rttermeffa e pofla
in tacere, E di (jui ^ nati, chetu^i cjnei luoghi ne hfera, che a tal defcrittione ft rffcnjcano, fona
ia effi interpreti, 0 fajfati in filentio, o altramente ej^^^fìi di (jkeSo , che ft ricerca ne U fintenfin
lùYo, chrijiìjvro laniinì,fo'o di%tti cìjhro, intendendo, come glialtYÌ, (juefla fai necef}lta,con
UUito (come egìifte/fo reftrifce) ii Antonio Manetti/ìo compatriota, che di tal cofa fece gran froi
ftttione,ftngfgno di uoler intendere t manififlar c^uejìa uerita, ma in uano, héiueniol cieco prefi
fer [fta guida hrh . E Girolamo Beniuifni,che in ferma di dialogo fcrjfse particolar trattato de U
opinione che nhehhe effe mnetti,Jie la(jual cT egli e fuUi glialtri duna accademia che acfuel tem^
fo era in Firen^ concorftro, in efa^Qfione di effo Landino dice, che quando egli ferì/fidi (juefla
afa, Antonio Manetti n:n era di (Juflla anchor hen refcluto, onde ueggiamo , che irrefclutiffmai
mente ne tratta reftreniofi a quelli, che dopo lui j^iu fetalmente ne inuefìigheranno . Ma quanta
Utnge effe Beniuieni con fu^i glialtri de lacademia ftfsero da linfenfione de lautore, chi leggera,
tffofuo er ilpYefente nojiro trattato, legiermenteh cmpr(nder.i, perche egli non cercò di ftguii
tar lautore, e diprouar per lui ciò che diceua, come ragione uolme-nf e doueuafkre, ma intefc di uoi
ler ejfrimer (jueUa imfrefftone, che di (juefìa cofa, co fio: academici infteme, shaueafkblricato ne
la/àntafta, doue che U n)fÌYa hora fcjìendf fclamenfe in uoley difcòpYiYe tfuffa occulta , e non per
4lcun altro dimojìrata, ne per (juello che ne crediamo, anchor intefa uerita . laaual fe noifotefft
m dipinger con la penna ne la firma che Ihailiamo fcofpita ne la mente, non duiiilamQjhe noi fa
remmo tante più ageuolmente inteft da tuUicjuéi che ne ponno efser capaci, cjuanfo e- molte uolte
minor la difficulta de lintendere che de hfcriuer la cofa intefd . Qjie/ìa adunche, (juanto è pòfsit
lìle a noifCerchejemo di fùferarf,et in (jueEo che potè fimo mancare, cin^egneremo difuflir col di^
figno . Mx perche la cofa nm ^ da tutti, rifletto ad alcune parti molto neceffarie a chi la defidei
ra perfettamente intendere, pero ft dichiarano ad il lettore a ciò che irouandofi di (Juelle ignuda
non faffhtichi in uano, e le parti fon juefif, che iifcgna hauer dafirohgia, di cofmografia, darifme
fica, e di geometrìa i principi al meno, tSt oltre di (juefìo, il teflo de la prima cantica molto fnmiliit
ye, ca^ lanimo lihero da tutte laltre occufationi intento a (juefìa fcla . chi adunijue di tali parti
fttroua effer uejìito, entri ftcuramente inpe'ag^,che farà condotto alajfirafo porto, ma chi ne
fifjè fj}3gliato non uifàrrifchi, che fcn'^ dubbio nauighera per perduto . Hora uolendo dar princii
pio a la propofìa materia, hahtiamo da ueder più cofe, alcune necefjàrie , perche in quelle conftfìe
tal materia. Altre non neceffarie, ma degne da effer intefc fE'le necefjayie fono prima (guanto al fti i
to, ciò è', oue il poeta propriamente fìnga cjuefìo fuo Inf, o uogliam^ire, fotto (Jual fiperficie de
U ferra, e (juanto difìante da tal fiperficie ne le uifcere di (juejja ^Secondariamente di che ferma L
egli lo finge pTer^, in tjuante parti uniuerfali K!T in (juanfe particolari fta difìinto, e che jj^etie J
di peccatori (UT a che fifplifij defìinatì fieno in ognuna di (jueSeJ^Quarto, di che amplitudine e f
frofvndita ognuna defp farti per fè, e tutto T Inf. infteme fia .r^Quinto, che uia tenne iljpoeta nel j,
proceder per (jueUo .PSeflo, che parte cerco di ciafcuna,per hauer la cognitione di tutte ,r Settimo, à\
oue finge in fiperficie de la terra lentiata, per lacjual mofira effer difcefo ad effi lnf/6ttauo,ejuan 0
to tempo confumo in cftcarlo tutto , fiJóno ultimo, ijueQo che dal poeta fia propriamente inttfò ^
e lim^nimpeY cerchio cofi non neceffarie ma degne da efpr intefe fono ine , luna, in the
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Postillati 16
ifmfQ fin^f flf^y ^^f^^p' f^^A ìnfirm . ^alfra, li eh età f£{ tU juajtìò mùflfa fjprtii Jif
fcefo , l f(\u<nli cofe tuUf ufdu(fj f fn il fotta flfffc chiaYìffnjamenifjrouatf, giudichiamo eh da
fcuno Yagmeuolmente haura da ifneyfi in ^ufjia jfarieptiffitio . ^Quam aiun(jue a U frimA
(ofa che hMimo da ufdeye, \a(\uaì e del fio di juejìo ìnf. a ciò cVi mgliofnienda^ ffenhin
altro luop ancor fotra fruire, noi ci faremo ojfai da lungf, ma tofto tornmmo a (ofa . Dico,che
ira oìialtri circoli da gliajlrologi aurihuiti a huaua ijtra, che X. a numero far che pano, come nel
fecondo canto de la jcguente prima carMca uedremo, due tra glialtri frimifaline fno, ìunoit
^uili ^ (ìuello che liuide tutta la sjìra in due hemisftri.fctto al tiuaì e, (Quando giunge! fdey comini
iiafmfre il di a Ihemifferio alcjual uiene, e notte a tjueSo da^ualf farle, cr è- detto on'^nie. ,
l^altYO e* (lutilo, chef affando fer li foli del mondo, ahlraccia m mt^ ognuno di (jutfli due hemip,
ftriy (etto al(}uale quando giungel fc!e,jper tjpr tanto Ufi ante da oritnte quanto da occidente ,/a
fcmpre me^ di a Ihemisfcro ntlqual f troua, e me'^ notte a laltro offcfto a quello, mediante Imi
Ira de la terra, che fk centro a tutta la sftra, cr è- dttto merediano . la qua! terra con tutta lac^
cua,che dal uulgof chiama m.onioy da noi, perche più uoli e ne occorrerà denomÀnarla,fra hra
(hiamata Ghh, e per ejfer fmilmente sfrica, e- diuifa ancorailm-in due htmisfiri, ciò è-, quei
fio hahitato da noi, e laltro offofito al nofìro, glihahitatort dtlqualt, perche h'^no It piante uolte con
tra le nofìre, noi li domandiamo ant'pdi, auenga che! poeta, per/ar utrifmile la fuafìttione,pon
ca [altro hemuftrio inhahitato feguitando hpimone dahuni altri, che hanno tenuto qutflo m.edefi
tno, ilche uedremo nel xxvi. de la fcgutnte prima cantica, end primo de la fccnda . inorala tir
<unftrentia di c^ueflo globo, lenche da diuerfi cofmografi diutrfcimente fa fiata mifurataj nondÌ9
mno,anoi ne'tafia pper lopinione che nhehhtl poeta ftff, iìqual nd fuo conuiuiopo^ che giri
20400. miglia lialice, e con luifauorda Andato W^ro Cenouefi ottimo afìrologo e cofmogrcfi,
if^aluoltnio qutjìa tal àrcunfirtniia uedere, mifurc con Ufirolahio quante n iglia cinprtndeua
fcpra del ghho un grado del cielo, e trouato che nf comprtndeua ^6, e due ttrl^, le multiplico con
^Go,gradi,che da gliafirologi è difimto e iOmparnt^l àth, e trouo che li rijfondeuano 20400.
migLa chehatkamo detto, Itquali partendo ptr tre tlTJir^ fttimo, fecondo la ytgda gtnerale da',
tane da Anhimede pertrar il diametro del cerchio da L fua cinufrerfia, troueremo chi dime
tro, 0 uogliamo dire iltrauerfo delgloio, fra 6^00, miglia e dieci undecimi E confquentemen'^
Uil fuo fmiiiametrov^^. e cinque undecimi . Y ^oYailpetapone alprimifio dd fcon
io del PuYg, che lerufalem notiffma città di Sorla parte d'Afa ne la Satrapia di Giudea, fa poi
fiafu la terra in me^ Ihemitfrio nofìro, e confequent emente fcttd cerchio meridiano, oue dice,CÌM
trai fcle a Un'ente giunto, il cui mrridian cerchio couerchia IfYuflem col fo più altopunto,E di
tìuefiofccorda con ifia al vi. llqual medefmamente pone ìeruflem in rrf^ de la terra, E con
E^echid al V. oue dice, HXc didt Jominus dfui, ]jìa (jì leruf em, in m.edio gertium pofi eaw,
cr in ciriuitu eius ferrai . Afferma quefìo ancora ne lulfimo de lo Inf, oue, hauendo già fer h
ioffc di lucifero paffatol centro, KIT fjftìdo falito a laltro hmisfrio, m perfna di V irg. dice, E
h^rfotto Ihemisf^rio giunto, che de oppofto a quel, che lagranfccca Couerchia, e fcttd cui colf
m confronto fu Ihuom che nacque e u fe fcn'^ pecca, Intendenio per la gran f aa tutta la terra,
tome nd fuo luog} uedrem:^, In fuperfcie de laquale, e p'^fìa la cittd di lerufdeni, ouefcttol ceri
ihio meridiano, che fk coirne a i elfo m/ìro hmiif^ri:», fit confunto e morto chrifto, eh nacque e
ttiffifcn^a leccato, E fcttolaqual fuperficie di cerchio in eenhio difcenlendo fin ad effe centro, cOi
mr ne fuoi lunghi uedrmo, il pzeta era pi paffato per effe centro . f Hoy^r uedrem.o, oi-.e
fropriamente fotto fai fuperfì. i>, effe foefa finge cfuefìo fuo Inf infteme con la ferma e la diflintioi
ne dognuna de le fue uniuerfa'i e fAYtitoUri fard, e le mifure dognuna di qudle, e di tutto lo \nf
infeme, Mafer non confonder luna c:3fa con Ultra, cfT a^^^i^^^^er difficulta a difflculta, il lettore
crederà (er hou ejpr mo tutto quello che diremo fino a tanto che dd detto renderemo ragione .
leruplem in
me^c de Ihei
misfirio roi
jìro, e fcuo il
cerchio Wtrii
Imo.
Sito leVltn
fÌYno fti% 4
leYuflem , e
fpra il centra
hnikfYfule.
f»i<f|tmirm3rt }f//, cfr }4 U fmt le Ihmìffim wD/?ro >ìf Ir utflfre Te ta ferra focù fcfraìcfH
m Knmrfùìf cr <t re^ hea ferfeniic^Ure fetta al m^nfe Sion f^.lcjualè'fcffa la atta di Urufi
Umjtd U fhuatura éun larghifjìmo eprofinJiffmo fo^§ , il^ual tanfo in effa Jua skccatura^
ùuartfo ttflf^ofirth hahii^ ii dimetro jodo* braccia, e ihe tanti medefimamente fa lafuafrr,
pniHa, Intendendo che o^ni hraccio fa afuntofci adte la lunght^"^ de la linea fùfta (^ui difii9
riin mAYgine,( iheljinbfta un lago ghiacciata dtfJinto in ^uaura ffire, coft dette dalpoeta,auen
ga che cerche nm rprefeno, che luna contenga Ultra^ e che (jueùache contiene hahhia ferrìfre
</i diametro yso, ir accia pu de la contenuta • Hauera adunjue la niaggi:sre sjtra ^offa a la ciri
cunftrtntia deìfìndo delp^^, eche tuUe (altre sjtre contiene, come hahhmo dfUa^ ^ooo. traci
eia di diametro . la feconda ve hauera 22ro. La terl^ »roo. La (Quarta C7 ultima minor di tut
te, e che da tutte Lìtre e- contenuta, ne hauera 75'o. \n me^ a cjuejìa ultima e minore sfera h un
foZ'^ttOjpur tutto disiacelo, ZST e' tanto frojzndo^ (guanto la sfera ha di diametro, cioè', hac^
eia 7^0, e tanto^ e grojfci ghiaccio di ciafcuna sfrra . Ik me^l findo dAfo^X^Uo ^ // centro unii
uerfJe, iìcjual è- punto iniiuifihiìe. Et in me^l fendo dico, perche udendo dal noflro hmisfèri^
oltre di (juel (affare, nonfifcerfh più, ma per un po^l^Uo de la medefmaprofiniita e larghe^^
non di ghiaccio ma di fn/fo, ft fale a laltro hemisftrio. Queflo poz'^, da la Jfua fmifuraia larghe^i
^ e profcndita in fuori, ^ tutto ftmile a ejueUi che fhnr.o a Winegia, ne juali faduna c/ accoglie
lacijua che fioue, ferche nel me^ del fuo findo ufno di far un fmile fo^^tto, che effi lo domanda
nopileUa, ilciualf profinda per certo ffatio . Saraaduncjue la shccatura di cjufjìo po^^ ne Ihei
misfirio no/fro fcpral centro uniuerfale 37^0. hraccia, do ^, ^ 000. traccia , che tanto hahhiama
detto ejprfyofcndo, e 7ro . traccia, che fono da la sboccatura del poz'^tto ad effe centro , lejuali
hatliamo da computare per miglio uno CT un (juarto, ciò è', per lalte^^^ delpoz^, che diciamn
efferiooo. traccia, un miglio, che di tante lo ufggìamo ancora effere fiato mifuraio da Gian ViBa
nialcchiif. del nono Ut. de le fue Fiorentine croniche nel defcriuer il circuito di firen^,^fer
laltez^ delpoz'^tto, che diciamo efpr 7ro, braccia, che fno la ^uartaparte di loco, un (junfi
to di miglio, la steccatura di cjuejìo fo^^^ che diciamo hauer di diametro ^000. traccia, che fonti
un miglio, ne hauera di circunfcrentia, fecondo la regola detta di fcpra, miglia tre e un fettimo,Et
apinta in xx. farti eguali, che a ciafcuna ne uien a toccare poca cofa più de la feUima parte dun
migfio. Intorno al centro de lacjuale steccatura, gira poi il findo duna altifjìma uaUe tonda tutta
il pietra del color del fèrro, con lo ffaiio 'di 17. wji^/Ìét e me^. llcjual findo è- difìinto in <]ueflafif
ma, Gira prima intorno al centro de la detta sboccatura del fOZ'^^ wir^ miglio diuano,poiini
torno a la sboccatura con lo Jfatio di tre (Quarti di miglio, una riua dun gran fiffcrte, iloual ha di
trauerfo me^ miglio, e con cjuffìo fpatio gira intorno a la detta riua,et ha di diametro cfueflofiff
fcne tre miglia e me^, ciò è-, un miglio per lo me^ che ha di trauerfo, er un miglio e me^ pef
li tre (Quarti dì miglio, co (juali diciamo che la fua riua gira intorno a la steccatura delpoz§,che
finno miglia due e mè^, t!T"un miglio per lo me^ di uano che gira intorno al centro deffa fioccai
tura, che fanno, come habtiamo deUO, miglia tre e me^ . Quefìo fiffcne è contenuto da uììali
tro, che ha di trauer^c un miglio e tre (Quarti, e uien ad hauer due uolte tanto di diametro,eiuant%
ha il contenuto, ciò e, ftUe miglia . oltre di cjuefìi duefiffcni ne fono otto altri, che in tutto uen
gono ad efpr x. nel mede fimo ordine di ejueflo fecondo, do i , che dafcuno ha di trauerfo un mi
gin e tre tjuarti, e confce^uentem^ente (jueUo che contiene ha di diametro un miglio e tre juayti^iu
del contenuto, E /? fàcciam.o tene il conto, troueremo ihel maggior fiffcne dileguai tuui glialtri
fino contenuti, hauera di diametro ^r. miglia, e tanto farai fi^ido di (juffìa prima ua{!e,per efpt
la prima e maggior riua del detto m.aggior fiffcne congiunta con la jfonda di tjueOa . Laejuale
ffonda, da la detta riuafc ne ua fu dritta fino a la ttoccatura de la uaSe talmente, che tanto héi
di diametri in effa /ita shccatura^ guanto halliartio detto hamntl fiìtdo, do mi^Ha
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Postillati 16
Hrf ciafcurti h ^.fv/fcnif ne (fuali il finh le U udtle Jiiclmo efpr iiflinfo, cme lumò
intenie^ iue riue, tra luna e Ultra ieleejuali e còntenuto^ e ia la prima e ma^^ior infliori, chf
mttelaltre contiene^ e da lultima e mimre che la (une laltre ^ contenuta,.ha ciafcuna due fàcce ^
0 uo^liamde iir cofte, o R^^ndey lund che guarda da la fatte de lun fiffcne daljual e* contenne
ta, e laltra che guarda da la fané de laltro, che ella contiene^ e da (juefìa uien ciafcuna ad efpr
fiu alta, e cQnfe(fufntemente ti jvf/one contenutQ fiu haffo che da laltra fiiccia contenuta dal fvffci
ne talmente, che ognifv/fcne che contieney è'fentfrefiu aMel contenuto, e coft il findo di jue$
jìa uaUe, da la ihccatura del jJwD a la frima riua del maggior fiffcne, congiunta con U
ffonda deffa uaUe^ ua femfre afcendendoin firma j chele 17. miglia, leijuali ha di trauerfo flf
no a, la tioccatura del f»^^, ne uengono ad hauer i4* di fendente^ da la detta riua, oue ^ >rvi/t4^«v/t
comincia il findo de la uaHe, a la Jha sboccatura, ha diece uolte tanto, ciò è-j miglia i^o.a f<^-^'-^if
^^.Y^yl^^fT ffrìdicfìUre . Vartonfi dal fiede de la detta fionda, e di fcfra del maggior ftf^ -
fone , che con t^ueUa diciamo efjìr congiunta, dogni intorno con egual difiantia luno da laltro x,
fuiglii ijuali atttauerfano infirma di fonti tutti i fiffcni, refcruatol fefìo, chef et certo accidente,
£Ome nel fuo luogo ue iremo, ilfoeta finge che fcfra di (fuefìo fieno tutti dogni intorno rouinati,
e uanno tutti a finir a la seccatura del po^^ . duefìififfcni fcno dal poeta altramente domandai
ti uaBi, tot altramente holge, e da c^ue^a nome chiama tutta la uaUe Malehoìge . Intorno a la
tWcatura di (juefìa frima, giva la feconda uaUe con L jfatio di 17. miglia e me^, ilfuofind9
è" difìinto in tre gironi, cojt detti dal poeta, che luno ^ contenuto da laltro, e toccane a ciafcuno
di trauerfo miglia cint^ue e cincjue fcfìi, e di diametro fiu a jueUo che contiene che al contenuto
miglia il, e due ter'^ # il minore di t[uefìi tre gironi, e che frimo gira intorno a la ihoccatura de
la prima uaUe, è' una camfagna dar dente rena, tft ha di diametro ^6, miglia e due terì^, ciò è",
miglia 5r. che tanto hahliamo detto hauer di diam. la sboccatura de la frima uaHe, e miglia ìi»e
iue terl^ fer li due trauerft di r. miglia e cinque fcfìi luno, co duali la camfagna de la rena gira
intorno ad effa sboccatura . il fecondo girone, che cont.en cjuefto ft ^ unafclua di noìoft bronchi f
CT ha di diam» miglia e un ter^, ciò è', ^6. e due terl^ che habbiamoletto hauer di diam. la
campagna de la rena,t3^ iì»edue terl^f^rli due trauerft de la ftlua . llftr^ girone, che contiet
tifglialtridue, e' una riuiera di hoUente fangue,tS?' ha di diam, 70. miglia, ciò rg. e un ter^
ie la felua de bronchi, ef n,edue ter'^ ferii due trauerft deffariuiera. La fponda di juefta ualle
ha tanto dalte^^, guanto ha di diam. il fuo findo, ciò è', miglia 70. e tanto medeftmamente ne
uien ad hauer e ne la sboccatura, per afcender la fha f^nda fu dretfa in firma di m,uro , faluo che
in alcuni luoghi il poeta finge che da la cima al findo fta, per certd accidente, rouinata, e che per
una fola di juefìe rouine effa jj>ònda, da chi fu fifp, ftpoffa fcendere . intorno a la sboccatura di
^uefla feconda, gira la fer'^ uaSe con lo ff>atio dun fol miglio di trauerfo diuifo circolarmente in
iue farti eguali, la prima de lecjuali e la città di Dite cinta dal lato difopra dalte et affvcate mut
fa, laltra ^ de fhoiprofindi fifft cinti da fùoi argini, cjr ha di diam* 72 . miglia, ciò e-, 70, de
la feconda uaBe, e due miglia, per li due trauerft dun miglio luno, co eguali le gira intorno la'
cittk co fùoififpy Lacqua de (fuali unamedeftma con cjuella de la palude Stige, che è* de U
Quarta uaUe, lacjualgira ad un medeftmo pari de la ter"^ intorno ad fffi argini con lo ffiatio di
54* miglia di trauerfo, ciò ^, i7. che tanto è* il trauerfo de la palude, CT' altre \y. miglia de la
jfonda de la ualle che la contiene, con lecjualifè ne ua fu mn dritta, come quella de la prima e de
la feconda che habUamo ueduto efpr per pendicolare dentro a la città, ma fer uìa obli(]ua, 0 uQi
^liamoladire inclinata, come foglion efpr le uie de monti, fin a la fùa sboccatura, lacjual ha di
diam, f 4a* miglia, ciò è", 72 . de la ter'^ uaUe, e Cg. miglia de la (Quarta, perle ^4, di trauerfo
che la palude con la fua fponda le gira intorno . Si che cjuefìe due ualli, ciò è, la ter'^ e U
quarta, uengon ad hauer Iurta per laltra il doppio numero de le 1 7. miglia e me^ di trauerfo^ à t
hthlimiueJufo Uuer Ir lue Jifott^ a ^ueffr^ t Ufhm^ fuUt h ftifetmi g'YdY IrìfóYftO a h ìlui
urna luna de Ultra ^ e da (jufjìa de la fer^ e de la quarta^ che fcm ad un mede fimo fari , a U
fua seccatura ha di fendente 14. miglia. Intórno a laquaU shccafura gira pi la quinta uaRe con
10 jf>atia fuf di miglia \ 7. e me^ , cmfutató me^ miglia del fuo jfauimenfj , 0 uogliamolo dir
fiani, 0 fin io, colijual gira prima inforno ai ejfa shaaturd^if U quarta uaUe, c/ofoT tjual fanti
mento jfè ne ua foijlf. con lo ffatio di \ 7. miglia di trauerfc^che tante furiano a mijurarle fmilmen
te in fiano, come de la [èconia uaUe diftinta in tre gironi hahhiamo ueàuto^ per fin a la ftia shocca,
tura, lacjual ha di diam, i7r. miglia, ciò è-, mig la i^o, per lo dim , de la (Quarta uatle , e 3r«
fer le i7,e me^ con lejuali le gira intorno, e da la (}uar*a a (juejla (juinfa ha pur dipendente 14.
miglia. Sopra juefla quinta fcgMta lafcjla uaOecon la mtdeftma dijfof rione, il diam. de lacuale ^
ne la fua sboccatura jàra di miglia zio.e da la sboccatura de la^uinta a quella di quefla ffla,hai
fa pur dipendente 14. miglia. Sopra quejiaftfta fcguita la ftttima uaUe con la medefmst Jjfj^^^fti
fione, il diam, de Uquaìefaram'.glia 24r. e da luna a Ultra pur dipendente 14. miglia . Sopra di
quejla fettima fcguita lottaua ultima e maggur ualle con la medffima dijfofìtione rffruafo, che la
mifa del fuo fóndo, che uien ad fffer per trauerfolo jpafio dun quarto di miglio , è* occupato circuì
Urmenff intorno a la ihoccatura de la fettima ualle da un notile cafìello cinto fitte uolte dalte mura,
con un fiumicello intorno, e dentro una ameniffima e uerdiffma prateria diuifa circularmente in
iue partì eguali, che ciafcAnx uien ad hauer di trauerfo lottaua pwe dun miglio, t!^ un fuoco che
illumina luna e Ultra parte , l altra mita del fvnlo, chefiiori del capello li gira intorno, è' tei
nehrofa CT' ofcura, ha qu^jì^x ottauM uaBe di diam, ne la fua sboccatura 250. miglia, e da la [et
tima a c^uejìx, ha pur dipeniente (4. miglia, E fi raccogliamo lene, tjOueremo tutta quefla ualle
infima, ciò è , dal fèndo di Malabolge fin a la sboccatura de U più alta e maggior ualle, hauer di
frofènìita, quanto ha di diam, effa maggior uaUe ne la fua sboccatura, perche dalflndo di Malei
hlge, che medfftmamente & fèndo di tutta quefta uaUe infima, a la fua sboccatura , haibiamo
ietto effer \^o, miglia, e da effa sboccatura fin a quella de U figuente ualle 70, che finno ziG,
miglia, Segueno poi uenendo in^fu Ultre fi natii, che per cfpruene due^cio è', la ter^ e la quari
taadun me de fimo pari, hanno filo cimjue afienfi di 1 4. miglia luno, che fino 70, miglia, lequai
11 aggiunte alez\o,de le due ualli di fitto' dentro a la citta di Vite, fino in fimma 250. miglia, e
tanto habbiamo ueduto hauer di diam, ejfa maggior uaUe ne la fua sboccatura , Intorno a\aqua%
le gira poi un luogo, pur conio Jj^atio di miglia 17, e me^ di trauerfi,che uien ad hauer di diam»
3*7. miglia^ ha fimilitudine duna grandiffima ffelonca,ouogliamoU dir cauerna, 0 antro tuti
to tondo, nelqual fintra per una fila porta, tfT a quefta fi difienJe, come di fitto nel fuo luogo uei
iremo, da la flperficie del globo per una uia fotterranea, ZP" è- diuifo circularmente in due partii
che luna contien Ultra, e la prima, che gira intorno a la sboccatura de la ualle injtrna ,fi e un
gran fiume. Ultra, che da la circunfirenfia de la cauerna contien quefla, fi e- un gran piano , e
fofftamo intendere, che tra quefte due parti fta diuifi tuttol trauerfi del luogo, do ^, le miglia 17.
e'me^ con lequali gira intorno ad effà sboccatura, che a ciafiuna ne uerra a toccar di trauerfi mii
glia otto e tra quarti,e di diam, meno a la contenuta, che a quella che contiene miglia 17, e rr.e^^
che faranno miglia io7* e me^, Worafi noi aggiungiamo a le 230. miglia, che diciamo la ualle
infima effer frofènia 14. mi glia the MaMge da la più alta riua le U ^naggior bolgia fino a U
sboccatura delpo^ habbiamo detto hauer dipendente nel fuo fèndo, e più miglio uno et un tjuari
to per le\7^cj, braccia, (.he habbiamo detto efflr da effa sboccatura fin al centro uniuerfile, firenn^
la fimma di migliaio^, e un quar:o , e tantouerra ad efflr lentrata de NrfffYa al effe umuer
fai centro. Ha poi difopra in fi.perfiàe del globo per colmo il monte Sion, fulqualè pofta la città di
lerufalem, e fi noitragglamo delfimidiametro del globo,ilqual habbimo ueiuio effir miglia 3?.4r«
cinque undecimif le miglia 2^r, et m quarto^cht Whbim^ ietto fffÌY dal miro a U sboccatura
ieUudllt
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Postillati 16
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ìeh uallf tnjirnd , «<• rltnarYanno 10^6. mi^ìid, e (tinta ftu, (junnto ? mm'un ijuarto lì ani
^uf unifiinti ii miglio, E tanta fm ia leYufalem,ct rftta linfa fn ìfeniuolare, a la ihacatura ie
la maggur uallf , E juffìo e- (juaniQ aìjìta de V Inficia ^, iaue ^Yjfnamtnte fia firn dclpeta-»
^^anta a lafama, hahhiamQ ietto fidla efftr tonda, ferfittiff .ma oltYf a tutte LdtYe fomf, f
quanta a la fua uniuerfal mijìtra, hauer di diametro 5 1 r. e fc halk^imo hen notato, fofftai
m hakfY compefo iuttoVlnf. ejfcY dijìinto in x. uniutyfcli, cr in xx.f artico! ari \orti, e ^liunii
nerfali fffcr le 0^ ua^i corr.frefc dentro da la gran ualle infima, La grandiffma J^doma chf di
fcpra gira intorno a la fua sboccatura, tiT il faZ"^ fofio diletto dal fuofnio . I far titolari fcno le
quattro sjire, ne lei^uali è- diftintol fjndo del detto jfOZ-^Je x.holgf de la fnma e minor ualle, i t%e
girom dela (cco>ida, e le trf farti ne lejuali ^ diflintol fondo df la uaRf maggiore, ciò e-, le dttf
iurninofc dentro al nohle cafìeHo, f la tenehrofa di fì.ori . CiueUo che! fzeta fnpiaYr.ente infenk
fer cerchio, è' il fondo, 0 uogliamolo dir fauimento, 0 Jfiayw dogr.una de It fqradeUe ualli, fenhf
ciafcun di f(flli giT^^ con eguale j^aiio di me^ miglio di trauerfo intmio a la sboccatura deU
ualle daluicontenuta,e doue propriamente fonr che fieno e tormenti e Unirne tormentate feconh
le colpe, come nf fropri luoghi uedremo, refruato cjuello de la cjuinta uallf, lacjual ha jfer cerchio
la palude Stige che è- «7. miglia di trauerfc, per ft<fplir a (^ufllo,di che manca la ffìa ualle da lei
contenuta ad un rr.eiefmo pari, E htn chel poeta intenda pty cerchio fclamente cjuello che hahhiai
rno detto, nondimeno, alcuna uolta li domanda ancom ualli, m.a noi, per non confonder la meni
<e del lettore, juflle che fino a jui hahhiamo domandate ualli, da jui inan"^, col peta infie^
me, da la fia forma, le domandererr.o cerchi , Hora di tutte le fcpra delie cofe hahliamo fm
■ijui fcmmarìamente trattato fin^ renderne ragione, fernon confonder la mente dA lettore, ma
per imprimer fclamente in (Quella una imaginf de le dette cofc, a m the frouankle hora pfY il pc^i
ia fteffc ne loffimifglioeffcr capace , Vrouerem.o aduncjue hora dipintamente opnuna
d le fcpra dette uniufrfalie pariitolari parti dfffo Inftrno, ^infeme con (gufile la fa forma-,
e che j^etif di peccatori il peseta finga in ognuna deffe parti, zfT a che pena fa àafcuna fàondo il
meriti Jffìinara, Dopo cjuefto uedremo infeme col fito donde noi traggìam.ole fue mifure cofi
tpY.fo, com.e Ihahhiamo difrgnatt, e ft come nel drfcorfc fitto di ffra fiorro dal fondo de la uaHe
infima di cerchio in cerchio fallii al fcmmo, cof hora dal fcmmo, per rfft medffmi cerahi, difceni
dertmo al fondo. Ma prima è' dauederdd luogo in due parti diuifc, ere haHìamo detto girar i^
fjryna diffeLnca intorno a la sboccatura de la ualle infima, e de la p:irta per lacjual fcla fentra in
effe luogo . QJi^l^'i ^ donche cjueUa, de lacjual il poeta mentirne al frimifio del ter^
canto, e fcpYA'de lacjuaìe finge hauer ueduto le parole di color ofuro Ver me ft ua ne la àttk dolen
it, Per me fua e cet, che pone in tal principio . Introdotto poi da Virg, dentro ad effa porta, iroi
ua immediate juel piano, che hahhiamo detto f/pr la prima de le due parti del luogo dal poeta detto
campagna. Onde nel mejefmo canto. Finito tjuefo, la buia campagna e ctL e che gira intorno
al gran fiume, che la feconda farte, E luna e Ultra moflragiraY in t:}ndo, perche trattando de le
diuerfe /irida e batter di mani de Unirne che juiui frano funiif dicf,TaLfuan un tumulto, il<ju4
pggira Sfmpre in fufl aura e cef, E più oltre. Et io chf riguardai uidi una infegna, chf girane
do cmfua tanto ratta e cft. In (juffia prima parte del luogo aJuncjue, fnge che fimo puniti
glfciaguratichfmai nonfùruiui, e che uiffro al mondo fn^ fiima e fin'^ loda, e la pena loro
fiailuflo'.emfìite correr, fcn"^ alcun ripofc, dietro ad una infegna, e le/pr molefìati da mofconi
e da ue^e, che faceuan /or rigar, per le punture, il uolto di fanguf, il f tal mifchiato di lagrim^e,
tra raccolto a piedi loro da fi/ìidi^ft uermi . NV la feconda p:>rte contenuta da la prma, t che gira
poi intorno a la sboccatura del prim>0 e maggior cerchio, laejual e- un gran fumé, dal pMa detti
Acheronte, pone che flia Caron demonio a paffarlanin^e che shanno a dannare, e dognuna di (juti
fit due parti trattai fotta ntl ^ia detto ter^ canto , Et il difigno del luogo e- (juffìo .
B B
l'Infimo ff
fr dì finto in
X. uniuerfali ,
tT' in XX. par
ticolari [arti.
Porta de l'tnf
e la campagna
de glifciagura
ti, che maino
fitr uiui imi
n^ e dia te den^
fro da jueUa .
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,J^SCÌAGVB.ATÌ CHEÌC NON TVR "VÌVÌ^
M« l'wrfjin irfWOci f y?<f cojpfYfo iifcfrtt Ja U terrà in flrmg iurict uolfct, come fcgl'm ejpr le Jfe$
lomhe • il ficchi;) cenhiftto che fa centro a (juejlo àifcpi:^ fi è' la sloccaturti del frimo e maggior
cerchh, iljml difetto fin diftÌTìtamente ueiremo, cht tjuift pone fciament/per fcgno, che c^uefl%
luog:) li gira intórno^ còme ^orrem^ (Quelle de glialtri cerchi, che fi confengono ìun [altro. Et auen
ga, (hf ft conte difcpra hahhiamo detto, che o^i cerchia contenuto fia fcmfre minor e \iu iaffc li
cjueUò che contiene, nondimeno, per farle cofè più dimo/fratiue, «ai, nel difcgno, li faremo tutti
duna mijhra, ma porremo a cinfcuno il diametro de la fùa sboccatura , e (guanto di profcndita fàrM
che VJnffef da la seccatura de luno a quella de laltro • f^' Età ciò chf la firma di (fuefìe, e dognaltra
in ogni fuapar fùa fai te, e di tutto Vlnf, infume ai un tratto ueggiamOy e che fiu non halhiamo caggm di traft
fe e tutto infei- tardi (f:4flla noteremo, chel poeta nel xi. canto, oue finge dejpr giunta a la riua de la sloccaturt
•me t:indo . deUàtimo cfrchi:^, dice in ferfòna di \/irg. cjuefte faro^e, Vigìiuol mio dentro da co^ejìi fc^ff. Coi
minilo pi a -lìr^fcn tre cerchietti Digrado in grad:, cme (^uei che Uff, E nel "KÀij, cantOjfur
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tn ffrfcntt li Vr//. 3t fuUa Plnfm^ farlanh Stcfy Tu pti cleìtuop ? tonlo, E Ma eh (u ftf
ttenuto molta Vur a ftnijiréi pi* calanio ài fhnh Non fèi ttnchoY fer turni i fYchiù uolto . £^ aduni
éuf l'inf. in ogni fun fartfy f tuUO infeme tonio . J' Hora e da ufJere M primo e magi Vrimù (eYch^
fi:>Y cerchio, altYam,fntf dèi foeta detto Umk, neljual fi comincia a fcenJfY immediate fp([:to il detti Umh •
fiume Acheronte, Onie VÌYg. nel quarto canto, oue de/fc fYimo cerchiò fi tratta, dice a Dante,
H3r difceniiam tjua giù rei cieco mondo, E fiu oltYe, difceft eh fiiron a quello, il foeta di Virg.
Co/? mi mife, e cofi mi fi intrare NV/ primo cerchio che lahiffc cigne . In juffto /yiwo cerchio
édunc^ue fané i\aYudi morti fin"^ hattefmo, e nel peccato originale, e cjueGi che inan*^i a lauenii
mento di Chrìjìo non cYedeYon tn lui uenturo, ma uifpYO moralmente fecondo la legge de la nat
fKYa, e ^fuejìi diuide in *Ye paYti, ciò e', quelli che di loYO non hanno lafc ato, mediante qualche
fimofc geflo, alcuna f^ma di loro al mondo, QueDi che ne lattiua, e qutUi c\ e ne la contempla^^
tiuauita ejpndoft nohiliffmamente ejprcifafi, fcYano Yfndufi fàmoft e chiaYÌ,cri prirri pone
fiarft di fttOYiper lo ceYchio ne le tenehe, CT i fecondi e Yaccolti dentro al notile caftedo, che
difcpra dicemmo effer in quefl^ ceYchio in luogo ameno e luminofo mediante lo jflendoY dun fitOi
co che eYA in quello, ma diuifi in due paYti che luna contien Ultra, ciò e*, quelli che ne la coni
temftatiua, da qwHi che ne lattiua uìta frano effer citati. Onde hauendo detto de gliatttui, e uoi
lenJo dir de contemplatiui dice, Foi che inal'^i un pocofiu le ciglia Widil maeflrQ di color che fini
ro Seder tra philofcphica ^miglia e cet, E la pena di tutti cojìoro m^ette che fia non fcnfhtle ma di
mente ,tT e'il defiJerio de la beatitudine, fn"^ Jferan'^ di poterla giamai confguire , KJ il
difegno del cerchio è- quepo .
HI
B B li
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Postillati 16
Secanh ceri
ie hiljuriof: ,
Dopi primo fe^kifa ilfecotìh cfYchhminore e fiuhffo, ^flcjual ft tratta Tifi cjuim canto, OrtJe
alfrincifh éi (jufdo ({jcr, Coft iifcffi M cerchh frimaio Giù nel fèc5do,che men hco cinghia e cef»
Nel(iual fcttù Minot giudice uniufrfd é-i tutto Vlnf.jònQ f uniti i lufjurioft, t la. pena loro ^ iejfet
del continuo agitati fey aere da rahhiofo e crudel uentOy ma fiu e meno, fecondo che pu e men ora
ue e fiato il ffuato loro . Et il fuù difcgnt^ ^ •
Seguita
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0
c\ìt fc^rd Ji loro . E (jufPo e' il fuo dipano .
B B Hi
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Scen^fft àel ter^ rifì cjuaYto cercUoy e li tjufpo fi fratta ne! fcttimo canfOy Onìt Jice, Coft peni
demmo ne la (juayta lacca^ e fiu dtye, Noi incidemmol cerchio a laltra riua e cet, Nel<jual pone
(he /etto di Vlutone fifno f unite iue iiuerfe f^etie di feccatori, ciò h-, gh a uari e prodighi y e che U
pena loro fa di uzìgfrfi gliunì contra gltaltri grauifjìmi ^eft^a fimilifadine duna deputata £Ìofìra^
lajual finita^ immediati tornano a ripigliarla , Etil/ùo difcgno e jueflo .
^Sf^RODIGHI ET AVARI CERCHIO ^^^^^
^lAMETRO
MI GEI A CEXXV
PROFONDO XniI^
Dti ijuayfo cfYchio fi [cenif nel (Quinta ìunp un f^fpf^ ff^ lotjual corre un ^cjun tinta, che efce Qj^infi cfYf
iun finte fu k riua de U shjccathra di (juffio cerchio,z7 ha origine dal fiume Acheronte, deljual (ho, iljualè*
hattiamo di fcfra detto, e auejlo da una fiafuet chel foeia finge nel monte Ida di Creta, da lacjuaì de gìiracunii
fone che r.afchino (juatiro pumi infirnali, come nd xiiy. canto uedremo, de<juali fiumi Acheron: f de gli^ìdf
te e- il frimo , il fecondo è- la palude Sfige, che juelfa acijua fi quando e' difcefa al piano de U iiofi •
uatle , Ve glialtri due uedremo ne propri luoghi . In juefla palude pone il poeta che foUO Flegias
fieno punite due Jfetie di peccatori, ciò è', gliracondi difcpra, e gliaccidiofi di fctio a la hfUetta,
0 uoglianola dire pantano de la palude, eia pena de gliracondifa il rMiofmete morderfi egraf
fìarf lun Ultro, e de gliaccidioft leffer fcmmerf fetta del pantano . D/ c^uefìo (Quinto non fi fcenie
fielfefto cenhio, come halhiamo ueiuto (he de lunone Ultroffk de cerchi di ppra, e uedremo che
ftfira in cfud dì fctto, per effer cjuejii due ad un medefmo fari, CT" egualmente dìjUnù dal ceni
tro uniuerfale^ ma proceduti ^ey tcjfpi n:ìf4.le Jjatio iniom (t l(( palude ^ e giunti a certa torre po^é
5 B iiii
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w
gm del cerchiò è* ^uffìo .
dtfci
XIIII^
hfftifmente
Sffìo cmhh, Dffìirò a U li Diff, ir.tefa \vr lo fiRo cerchio, il poeta pone che fcU:^ le furie ne le iòml
i^ud ^ de glict^^lf éir ache, ofepoliurc ^ffìccde ftem puniti gliheretici, de cjuali uedrem^ che diffii,
glierefimhi . 'r.iL'rf p^xyte ì:el tìqìio, e payt^ nel decuno canto, e nel undecima in peyfcnct di Vìyo, de la coni
ìitione de ^ue fimntì cerchi ìnfieme con c,udU del po^^c . il diffj^no deffo fflo cerchio, ciò
la ciUA di Vite jKejh . ^ i ^ J /
Delfcf,,
(l
^J^IEKESIAKCMI CERCHIO SESTO s^t^
•^TAMZTILO JMIGLIA IXXII AE PARI DEL QVINTQ^jJl^
"Del fijìn cmhio won /ì fcr-Jfrfhh, Yna.fi cadreUf gÌK a fimlo ìi'l fcttiìv.o, [ry ffpr la fùa alfijjìi Sfttim U)' *
yra r da ch^a afìnb a YfUa linea ffy jf fniicQlaYf, fc ;jo?7 ftffcy chr jfeY ctYto accidfntfy comf di ^f,/Q ^ iltjuA
fcfYa iicfWYnOyf lui /lo luogo ufhmo, effa ripa è in dcuni luoj^li YOiahafj da cirr.a a findOy la>, ^ ^^-g/^. ♦
<^ual cofa ^ dimofìrata dal fofia alpmìfio del x-^. canto ne la co^r^faraiione che/ìì da la youina del di/tinte in
monte di (\ua da Tremola (juella, e fin oltre, oue in ferfcna di ViYg, dice, Hor no che f^pfi che ìaU ^ly^y^i ^
fya fiata, chi difceft jua giù nel lajfc Infryno, Q^ejìa roccia'non era anchor cafcata e cet, E ]^eY
una dfjje rouine fi pio fender giù nel cerchio . Laijual rouina ^guardata dal l^ir.otauro di Cref
ta, come dimoftra a! principio deffc xy. canto, oue dice, En fu la funfa de la rotta lacca linfln ir^.
di Creta era d/tef^, che fu concetta ne la filfa uacca . llijual cerchio, come di [cifra dicemyr.o, e- Ji
fiinfo in tre gironi luno contenuta da laltro, ne eguali, fctto deffc Minotauro pone che fa punita la uÌ9
lentia, laaual cofa dimftra chiaramente nel xi. canto, oue trattando deffc fcttimo cerchio , puY in
[erfcna di \irg. dicf. Ve uidetid il ^rimo ifYchio e iuKo, M« perche ft fi fir'^ <* ire ffrfcne^ In
r
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Trim girane
ie uioleTìti c^n
ir«L U ferfona
elenidfl[Yof
fimo»
Tif, df uiolfnfi
contralf fyof
frif ferprif t
ifrti .
ie nioUnti con
tu Dio, coma
U nutura , e
m(u Urti •
è una mieta dt hoUente fcinoue, 'ne lacj^aìe fono f uniti i uiohnti contri la perfora e contra Ihauer
delprofpmo, ^ e il iey'^c fiume infernale detto Itlegetma, ìfnccdOYÌ Jeljualefoio pfìipiu e me
nò nel fanone, fecondo che maggior, o minor uiolentia hanno nel froffmo, o ne fuoi leni ufita, e fra
la Ifonda del cerchio et effa riuiera correno Centauri che fceUano chi rfce del [angue fiu di quello
che la fua colpa gì ihauea dato in forte, e di tutto (juefto trattai poeta nel xy . canto . ^' Nel
fecondo girone, ilqual e una fclua di nodofi bronchi, fcno punite due altre f^etif JH uioUnti, ciò
quelli che hanno ufàfo la uiohntia contra fe me de fimi, e que^ifcno trasfirmati in tffi tronchi, e la
pena loro è', che fafcenkfe larpie de le fite figlie^ danno a tali peccatori grauiffimo hlaye . laltya
ffetie e di quelli, che hanno ufafo la uiolentia ne propri ieni, e la pena di quefii ^ drjfir perfeguii
tati, et a hrano a hrano dilacerati da nere e hramofe cagne, e di quefli uedremo chel poeta difpifai
mente tratta nel xii/, canto , Nel ter"^ et ultimo girOne, ilqual è una campagna di cocen
te rena, fcpra de laquale piouon continuamente fiamme di fuoco, fcno punite tre altre Jfetie di uiof
lenti, Contra Lio, cerne quelli che lo hiaftemano e negano, e quffii giaceno fupini, e di fitto [end
arfi da la cocente rena, e difcpra da Iacee fe fiamme, che piouon loro adoffc, e di quefii trattai poeta
rei xiiif'. canto, Contra la natura, come fcno i Sodomiti, e quefìi correno continuamente mai
firmarfi, e fcno diuifi in due parti, ciò e-, quelli che ne la contemplatiua, e quelli che ne lauiua uii
ia fa ano effercitati, e di quelli uedrerr.o nel XV. e di quefìi nel x\i, canto . E contra larte, come
finogliufurari, e quefii ftanno a federe, e fcno difiuo tormentati da larfura de la rena, t difopra
da le cocenti fiamme, da Uquali, quanto fiu poffano attendono a fihermirfi con le mani, e di loro
uedremo nel xvjr'. canto . di Flegetonfa, ciò è-, de la riuiera delfungue, un picciolo filmiceli
lo jfur di /angue, delqual il poeta tratta nel xiiy, canto, etattrauerfa lafelua de bronchi, poi la carni
fagna de la rena, e ua a caggerne loUauo cerchio, comeueggiamo nel difegno, ilqual e queflo»
lAapiu difìinfamente li uedremo ne propri luoghi •
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^7^
^^lAKxYzo MIGLIA. £xx ^ PRoro"NjDo rx:^^s
T)t U iijj^òfttione ielottau^ cerchia, dal pefa ietto Malfkl^e, ne L firma chr ii fopra hallimn
iimoflrato, nel <jual [ctio di Germe fcno puniti ifrauLlenti, do è", tjuellì che hunriO ufdta la fratti
dei» chi non fi fiiaua, effe poeta chiarìffmamenie la iefcriue al frimìpio del xvjy. cam , oue in
jferfcna di V/y^. dice, luogo e in infimo detto Ma'ehlgee ctt, E de le x, ualìi, omo fo/^f, ne
leijualipone che fta dijìintolfinh, e che fcmpre la contenuta fa più Uffa di (Rutila ch( contiene, coi
me noi dicemmo, fratta nel xxiii/, canto, in <juefìi uerft, l^aperche Malehoìge in uer la porta
Ve! taffiffmo po^^ tutta pende y lo ftto di ciffcuna ualle porta, che luna ccfìa furge e Ultra fceni
ie, E che lifcogli, che infirma di ponti, da la fionda de la uade partendo fi, attrc.uerfrno tutele x,
Idge da lafcfìa infliori, perche cjuiui erano rotti, nel xxiij, canto in perfcna di Vrate Cateìano, oue
Yt^oniendo a Virg, domandar^te de la uia da poter ufcir di (juella fjìa hlg;a dice , Viu che tu non
Jferi Safpreffa un fóffo, che da la gran cerchia Si moue, e uarca tutti i uallonfiri, Saluo che (juei
/?o ir ratto, c noi coperchia e cef* E xx/. in [erfcna di MaUioia, de lo fco^lio che fiffi ^uiui roti
OUau^ ceri
chio , ilijual
è de fraudo
lenti*
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Sfc^Yih Idi
j^ia de giù lui
Uhri •
ie Simoniaci.
Oj44rfaholgitt
ie glinlouini.
Quinta hlgiit
if harattUri .
Sefta holgia
le glipocriti m
Settima lolgia,
de Ladri .
Ottaua hot già
ile fraudolenti
confìglieri .
/o. Poi di/p ano!, Tiu oltre andar fer jurflo Scùgli^ „o« ffcfra, fero c^e giace Tutfo ne^'^fo al
fèndo Urcofcfìo . Ma prima defcnue infine del x^. canto il fuo dttcenfc dd fcttirr.o in effe QttauQ
cerchio, fcfral dojfo di Gerione, fer fffer U riua, eie diuide hm da laìtro cerchio fino a cuella de U
prirr^ e rnaggior bolgia, come dicemmo, a retiu linea ffr ffndicoUre, C7:de dice, Cofi nejcfc al
fèndo Gmone A piede a pir de bfiagliata roccia . f Pone adunque in 'fjc x.holge Ij.r^u
nife x.Jfftie di fraudi, Uguali m alcuna deffc klgefcno difìinte m fiufc^rti, iorre hora r.( la frh
ma e maggiore, ne lacjual pone che fiero puniti i fi duttori, eh- li diutée in due, e pone cheproiedif
no perla bòlgia al contrario luna de Ultra, e U pr m. ^ di (juelìi, che hanno inéuUo firmine a f^f
la ujglia daltri, che noi comunemente domanJUmo ruffiani . La feconda fi è- di cjueUi che con lu^
ftnghe hanno indulto fimine a far la proprU uoglia loro,e la pena dognun di (juefìifi e' defpr affré
mente del continuo, correndo intorno per U hlgU, sfir'^ti da Demoni . f~ Ne U fdonda hU
già con'enufa da cjuefìa^fono guniti in un pfido fterco gliMatori, e di cjuefxe due fi etie di f auii
trattai poeta nel Kyiif . canto . f Ne U tn'^ hIgU fcno puniti i Simoniaci , eie ^ , (juedi
Nona bolgia,
de fiminatori
di fiandali •
"Decima Ugi^t
de filfm »
. . wuij,\anto . ^. _
tjuarfa lólgU, ne Ucjualpone che fileno puniti gUndouìni, e la pena loro r dhauer udtati i colli r
uifi al contrario, e cofi conuenir chel proceder loro fiia indietro er al contrario . f Nel xxf.
e/ xy. canto tratta de la (Quinta holgU, ne Ucjual pone che fileno puniti i haraUuri, e la pena loro fita
deffierfommerfi in uyiaffeffia e Uente pece . f ^^^^^ .^^^^ ^^^^^ ypy^^ y • ^
la^ualpone che fieno puniti ghpocrid, e U pena lorofiia d^ffcr uefìili di graw-ff^e cappe e cappucci
dipimh dorati di fiiori, con lejuali del continuo procedono intorno perU ioI^U . Nel >xiip.
e X XV. canto tratta de Ufittima lolgU, t!7 in {juejìa pone che, fieno puniti i ladri , e perche li pone
liii^erfeffetie,perofiicheUpenctLrofi:adifraffirm.arfiindiuerf( e uarie firme, ciaf uno in
quella ap; rofriatà al fuo delitto, come nel fino luogo difìintamente uedreno . ^ Nel xxv/. f
\xsif, canto tratta de lottaua hlgia, ne lacjualpone che fileno pmiti i fraudolati configlieri , e la
pena loro pone chefta deffcr ciafcun fi fiato e nafcofìo dentro ad un<^ farr,m.a di fico, e cofi proceder
continuamente per lo letto de la hlgU . fnel xxv/y. canto tratta de la nona lolgia , ne Ui
jual che fileno puniti i [minatori difcandali, e cjuefìi pene di più ffefie, e le pe^e Lro fino, che'
fccond:> che e/fi girano cMinuamenteter la klgU, che giunti ad uno deputato derronio, cjueUo (on '
una tagliente fj)ada%inoui loro le piaghe, che in eia fcuno, fecondo U (jualita del fii.o delitto, hcfufuai
prima infinto . Nel xx/x. e xxx. canto tratta de la x. er ultima klgU, ne lacjual ponel
che fileno puniti (Quattro fietie difilfari, ciò e-, cjuflli che hanno fiififo i metalli, che noi domandia-
mo alchimifii, e U pena di {juefìi di grattar fi continuamente una ralUofia fcahUa, o uogliamola
dir rogna. Quelli che hanno fa fiificatoU proprie perfine, fingendo fc ffpr altri Ja cui pena è'
iefferarraUiati, e correr per la loggia rahUofimente mordendo ciafiur.o in chi fi fcontrano, Qj^elli
(he hanno f^fifiuto le monete, eia pena di (jurfìi e- deffr itroficli con inffttnguihil fcif\ (Hi
che hanno fiilfit ficaio ilparUre, e cjuejìi hannoperpena darder continuamente dacutiffima fibre .
Seguita d.^po luhima holgU lafiua riua,che halliamo dutto girar intorno alpo^^, de Ucfual ilpoei
ta nel xxx. canto dice. Noi demmol do/fi al m fiero uallone Su per la riua chei cinge dintorno A tira
nerfandofien^ alcun fiermone . Et il difigno di tuttol cerchio è c^ufjlo .
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FBAVD OLENTI
Vili
-^J^TAWuXTRO MIGLIA XXX?^
PRCrOITDO CXL
DofO /ottrf«3 er «/^/r»3 f^nfjio, [tritai foZ^y fìfìcjual fin jfcfìi i traditovi, cofi ietto dal poeta nel
y^Hij, ca-ntOy oue parlando deffo ottauo eeY(hio dice, N>/ dritto me^ del cam[o maligno Vaneggiik
l^wfo^^ a^ox largo e profind:) Di cuipt loco dicera lordigno , E nel xxxi» canto , in ferfcna di
\irg» Saffi che non fon torrima giganti, E fcn nelfo:^^ intorno dia la rifa Va loml^e[lico ingiufo
lutti (guanti, Domandalo ancora, fer la fua ficciole^^, rifletto a cerchi, luco , Onde, al frincii
fio del vxxy . canto. Si haueffe le rime ajpere e chiocce. Come fi conuerrtUe al triflo buco Soufal
ijual fontan tutte laltre rocce . Tinge che di tanto in tantò flatio fimi de la sboccatura di (jUff^Q
fo^^ efchino da me7A la ferpnd in fu alcuni giganti ^ ne la firma chefinno ìe torri intorno a If
mura de cajtfBi, Onde nel xxxi, canto tr aitando dfffi giganti dice, Bero che com,e in fu la cerchia
mia mntereggion di torri f corona, Cofi la froda deljfo:^'^ circonda, Torreggiauan di me'^ U
ferfona Clihor^rtbili giganti, cui minaccia Gioue del cielo anchora c^uanìo tona, li mmero de ejua9
iigi.^a/itiffer ejjìr xje tolge , eh/ g}^^^^ intimo n U shumu iì juejio jo:^§ , IntfnifremOp
(ìifgìij^òglichf/Sfinopnflfìfra li <jue!Ie,fuaìì)ìotutti a finir aj rffa jhu4tufd\ fieno Jflmf$
le fimo numero i còme dif)fra^lihahUamopofli, t che ai Qgni finir dtfco^lofa foffo uno dffft
gintiy e nel mc§ )ral finir de Inno e laltYo(Ò£lio,o uo^timo dire tra ogni due di juffii >f. gig^fi^
(i, ne fa pfl^ unaltro, talmente, thexx, giganti diuidon la Lircunfirentia de la shoaatura di jue
ftù ne le xx, farti eguali, che di f fra dicemmo, e che di fotta uedremo nel trattar df le mii
fure, E fono c^uiui fofti feria tmfieta che ufron.fcondo le/^uole, contra gli T>ij, Onde nel preati
legato caniù, parlando in ferfona di Virg, di Fialte, uno dfffì giganti dice , Ciurflo fuftrle uoGe
ejjire fletto Difita fotentia contrai fcmmo Cioue t cet. E fone, the da Anteo, uno di (]ue(li,fif](i
r» calati e pjìi al findo deffcfo:^^, Onde in fine del freaìlegatò canto, deffo Anteo farlando dice,
Mxlieuementeal fi)ndo,chediuyra Luàftrocon Giuda cijfosh ecef, llfjualJindOj cmeè fcfra di
cemmo, e- un grofftfftmo ghiaccio in firma difìajno, dal poeta intefc ferlo (Quarto fiumeinfirnai
le detto Qocito, del jual parlando nel xiiìj, canto, e coft de glialtri ancora, e come tutti hanno I0 Jls
erigine da la /fatua finta da lui nel monte ida di Creta due dejfe lagrime in perfina di Virg lan^
no Cocito, e jualfta (jueSo ftagno Tu h uedrai,fero (jui non fi conta , E nel xxxtiìj. f^- ultim§
canto, parlando delwnto eh' rafceua da h fuola^'^r de late di luafiro dice. Quindi Codio tutt»
faggelaua, Et in ejfo fiondo fono puniti (juelli che hanno ufto lafraude contra chi fi fid di loro, che
noi li domandiamo traditori, eperM tradimento fifa difiir comunemente contra quattro gradi di
V «'«i J^H^fr p yfcne, ciò e', contra i congiunti di fangue, contra de la patria, contra i pari , f(hntra i maggiori
rJtt e<«it -Ktì^tlo henefàuoYi, pero (juefto findo è- diflinto in Quattro sfire, che luna è contenuta dalaltraj^eletjuali
ymvi ^ |fcr<*K»w%<rX (cominciando da la prima e maggiore, che tutte ìaltre contiene) fono puniti epurili che nejetti ^uat
roma T*% <^UcUr , tro gradi di perfine hanno ufato il tradimento, ^ in me^ di tutte le tp.re dentro dal poZi^ctto , in
me^ del cuifinio difopra dicemmo^e era il centro uniuerfale, f fio Lucifiro m^^ffimo di tutti i ^H^'
Primd sftra de fuperhi e traditori, per efferfi ribellato dal Cuo creatore, che tanto nobile Ihauea creato . la
traditori ne ce prima aduncfue e maggiore ifira, ne lacjual diciamo effer puniti quelli, che hanno ufato il iradimetì
giunti di fam 10 ne congiunti di fangue, è- dal poeta domandata Caina da Caino, che attraJimer.to occifc ti fi<ù
gue detta Caii fratello aM, onde nel xxxij, canto, oue di (j^ueUa uìen a dire, in per fina di Camìcion de Pfl^^',
parlando di due fratelli figliuoli d' Allerto Signore de laualle di Bifintio, icjuali finge hauer tro^
nati ijuiui dice, Se uuoiftperchifon cotrfii due, lauaOe, onde Bifcnfio fi dichina , Del padre lorò
Alberto e di lor fite. Vun corpo ufciro, e tutta la Caina potrai cercar, e non trouerai omhra Degna
più de/pr fitta in gelatina. Perche la pena di ^jueftifi ^ dejpr tutti dijìefi e uolti in giù dentro net
ghiaccio da la tefta infuori , come mofìranel mede fimo canto per molto propria comparatione, oue di
ce, E cme a gra.iiar fifìa la rana Colmufc ftior de lac^ua (juando fogna Vijfigolar fuente U
uiUana, Et hanno la fàccia, per lo fredo, liuida e smorta con dibatter di denti, Ondefiguitando di
ce, liuiie in fin la doue appar uergogna Eran lomlre dolenti ne la ghiaccia flettendo i denti in n9
fa di cicogna. Ognuna ingiù fenea uolta la ficcia e cet, f la feconda sfira , ne lajual fon
puniti (jueRi, che hanno ufato il tradimento uerfo de la patria, e dal poeta detta Antenora, da Ani
tenore, che fecondo alcuni, tradii ra a, Onde nel mede ftmoxxxif, canto, nelcjual in parte di (jueU
la tratta, in ferfona diMe/pr Bocca Aliati dice, Hor tu, chip, che uaiper l' Antenora e cet. e U
pena di (juefii moflrachefia dejpr medefimamente diffefi dentro al ghiaccio fino a la tefta e uolti
ingiù col dilatter di denti, come cjueUi de la prima sfira , ma perche (guanto più fi procede ufrpJ
centro, tanto m:ftra che lomlre patino maggior freddo, pero pone , che fi come quelli de la primet
tfira hanno, per lo freddo, i ufi liuidi e smorti, che tjuefti glihallino ringrin'^ti e de firmi, Onde
' a If e ^^H'^^ f f^aff**^do, Pofcia uiiio mille uifi cagna^^ Tatti per freddo e cet.
tra I f^JK^,^^ F la ter'^ sprj, ne la(]ual pone che fien^uniti (Quelli, che hanno upto il tradimento contra t pm
f^%n iettare ienefittori, è- dal poeta nominata Tolomea da Tolomeo da Bolo genero di Simone fratello di Qiui
• id MacaleQ . lljual Tolomeo, come fi legge al xyi. cT ultimo del fecondai HI. de MaUei cmtnu^
Seconda sfera
de traditori co
tra la patria
detta Antenoi
Ter*^ iflra de
traditori coni
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Postillati 16
tu ne U Bifci, occìfel pc« 0 a (rajirrenfù }ìeì muifd lue fuoifiglmli, Onlf rtfl xxx/j?. canfiè
oue ii ijuflla ft tratta, in ferfona Ìì Vyatf Alberigo ài Cotal uanfr^gio ha ijuefìa Tolmea e cet»
La fena ii (ft<efìi mojira che fta iejjèr fifciati fur dal giaccio, t con la (efta fuori, non uoltiin
giù, come quelli ie le fiijferiori iffre, ma (utti dentro al ghiaccio riuerfuti, e con la fàccia fuori i»
uolta in jùy f che le lagrime, ne lufcir del concauo de glioahiy fsghiaccino e riferrir. gliocchi in fvr^
ma, che fer disfvgar il dolore, non p^/fcn piangere, e che fa loro grauifjìmo tormento, f di tutf
tfuefto tratta nel x\\iijuant^,oue dice. Noi fafjàm'oltre la, oue la gelata T{uuidamenfe unalird
pente fàfcia Non uoUa in giù, ma tutta riuerfata . lo pianto fteffo li pianger non lafcia, e cef,
Yla (Quarta tST ultima sjtra dal poeta nominata Giudecca da Giuda Scariotto, che tradì chri^ C^àrU tjtfé
fio. Onde nel xxxiiy, cr ultimo canto in perfòna di Virg, dice (juefìe par:>le, Tu hai i piedi in le traditori ci
fu picci:ìla j^era, che Ultra fàccia fi de la Giudecca , A dinotare, che tutte fcno da lui chiamate tra j mggiori
fl>ere, e che cjuel luogo di la dal centro, oue che egli era aUhora, o che lo ffige,fifp medffmamen henefiittori det
te d jìinto in cjuatiro sfere, (e ijuattro fàcce de le^juali rijfondeuano una per uva a lalir (Quattro di ta Giudecca m
^ua da effe centro, che hahhiamo uedutù . In c^uffìaultima adun(]ue fon (jufGi che hanno traditi
I maggiori ienefàttori, e la pena loro è- deffer fcmmerf tutti détro al giaccio. Onde dice che iraft
parean:ì fuori di ueUo, comeftfìuca in uetro. Nel me^ di (juefìa ultima sftra dentro al ^o^^M
tht di '^pra hahhiamo dimofìrato, è-pofì- 1 ucijtro Jalme^ in fu ne Ihmisprio noftro , e dalme^
in giù ne labro hemisftrio, oue di V irg, dice, Quando noifitmmo la, do if la cofcia S uolge apunt
fo in fui groffo de lanche, loduca con fatica e con ang^fcia Vo^fc'latefìa, cuegli hauea le ^nche,
^taggrapp ffi al pel, comhum chefàle Si che in infèrno i credea tornar ani he , Ma più chiaramen
te f affati che fùron di la dal centro, oue Dante, che in Inf. come ha detto, ft credra tornar ancora
iicea \/irg. Prima chi delhahffcmi difueUa, Maefiromio, diffw, cjuarìdo pti dritto, A trarmi
ierro un poco mifàuella, Ouh' la ghiaccia:! e (juffii, come e- fìtto Si fcttofcpra:' E come in f pothof
ra Da fera a mane ha fàtto ilfol tragittotE che Wirg, lirijfonda. Tu imagini anchora Efpr di U
ial centro, ouio mifrefi Al pel del uermo reo chd mondo fhra. Di la fzfìi c^ìtanto cjuantio fcff,Qui
10 mi uoìft tupaffafii il punto, Alc\ualfi traggon dog^i parte ipeft, E fc hor fctto Ihemis^rio giuni
to, che ^ opp:ftto a juel,che la gran fccca Couerchiae cef, Vone che eja fuori del poz'^tto, i'<lual
r tutto fin al centro, come dicemmo, di ghiaccio, da me^l fetiù in fu , da la parte de Ihemisfino
fiofiro, Onde dice. Lo Impera dor del do'orofò regno Da me^l fette ufciaftior de la ghiaccia, E che
nUretanfo efca di la dal centro da la parte de ìaltrO herrisfrrio di uerjo i piedi ftiori del fero dun fa fi
fc, che fi la sboccatura dun fmil po^'^ctio da cjueQa parte, che medefmamente ha per findo i' cenf
tro uniuerfale, ma è- difaffc, e nzn di ghiacc io , corre da la parte de llemisfcrio nofìro , Onde dì
yi^g' dice, Po: ufct fuor per 'o fvro dun l'effe, E foft me in fu loA^ a federe, E più oltrt, I leuai glif
occni, e credetti uelere l w.iffro, comio Ihauea lafciafo, E uidili le gamie in ft< tenere . C^efìi due
fozZetti, uno da la parte de Ihemisfrrio nofìro d'i ghiaccio, e laìfro da laparfe de lofpofto hemisfiri^
11 fdfjc, dentro a ìjuali r contenuto Lucifero, fono dal poeta intef per la tomla di (juedo , Onde nel
freaSegafo ultimo canto, parlando del luogo di la dal centro, donde fcliron a lajuperfìcie del gloh
ne laltro hemisferio dice, luogo ^ la giù da Bel'^hu rimofo Tanto, cjuanto la tomla ft difìende ,
Tone che Lucifere^ haUiaala fùa teff a tre fàcce di uari colori, una dihanl^, O una da ciafcuna de
ìe parti, e che da ogni hcca gliefca un peccatore, che diroie co denti , cr in quella dinan*^ f^
Giuda Scari:>*to con la fefla dentro, e the oUre al mordere^ crudelmente log'^affì con lunghie,^ che
ne luna de laìtre due fta Bruto, e ne laltra Caffo interftttori del primo Cef re, con la tefìa fiiOri,t
Lue fero hahka la tefla crefìufa. Vi tutte (juefle cofc trattai [Oda chiarifj mmtnte n<\ jy«iBr^#«
ùltimo canto, ksT il difgno del [O^^ è- jueffa »
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Postillati 16
djlfi :ó U mi
jura hgìti uni
Uftfdl e furiti
fo^§ ietrdii
Uri •
E tantò hafli hauer dfUO f j^rouato if la firma /'/w/! fistio irìfme^ e h^nifua uniufrfcU efaf
ikùlar farte^ t che Jf'ffieJii ffccatori^ a c\ì( fene dfjìinaiì fieno in ognuna di jufUe . Hora h
</{f uederty guanto a le fue mifùre, donde noi U traggiamo dal tfjh co/t apunio, corre di fcfra Ihahi
liamo dipanate, lejuali frouéremo infteme ed [ito . Ma ferchf in quefìe confifle ijucft tutta U
difficulta de la cofct, toccandone il foeta fclamente fer trayìfitOy donde (juetle thamo da trarre^ a crt
che il lettore fer fi fteffo ne uenga ai inuefìigare, fero fiia effo lettore^ guanto fuo effcr in lui, ati
tento, che noi ancora ci sfir'^rer)io dafrirle cofè in modo, che ne poffa, fe da lui non manca, effèr
capace , ^ Dico aiumjue, che per non hauer il po^^ de traditori aUur.a prcfortiore co ceri
ihi de la uade infima, hauendo di diam. fclamente un miglio, // minore di tutti i cerchi, che
fluita immeliate fc fra di cjuello, hauerne, come difcpra dicemmo, 3r. il poeta diede donde hauefi
fimo a tor le mifure di <\ufh,fif aratamele donde hauefftmo a torte mifure di tutti i cerchi deffii
pifirnal Halle, perche quelle iniefe che hmjfmo a torre da la [erfcna di lucfiro, e juefte da luh
ma
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Postillati 16
firn f h h fmìtlmn JaJ^ìrf ìottM e mmy cerchiOi 0 uogìiamo Hy li MaM^fy ma eh <^ue *
jjìf ifflrfmo liifotto, e di cjueEf^ che àa laf frfcna di luciftYa diciamo hauer a tme^ MÌendù fcon
tteittf, hchhimo da notarle farete ^ia di fcfraunaltYauolta dette, con (jueUeche fcgueno poi,
òelfofta nel xxxiiif, t!T ultimo canto dice dejfo Lucifiro, Iftjuali fon (juffte. Lo imferadoY ie^
fdohrjfc Yfgno Djt me^ il petto ufàa fiior de la ghiaccia, E fiu con un gigante io mi conuegr.o,
che i giganti njn fàn con le fue braccia » \/edi hoggimai (juanto fjprde cjuel tutto, che a co/i
fitta parte ft conficela • Ver lejualipaYole pjfftamo intendere, che a uoler ueder lalteZ^ di Lui
i~fir:)y p.r iOnuien prima ffere che proportionehauej]} Dante con UlteZ\^ dun gigante, poi inteni
der che (juella medefima fa juaft dun gigante con le braccia di Luafiro, Et ultimamente haud
remo la uedere, che parte fta il^ braccio di tutto Ihuomo , le eguali ccfc fitte uedule, legiermenf
te uedremo poi il diametro de la tomba, e dognuna dele (Quattro tftre^ ne lejnali ^ d'fttnto il jin^
io del poZ^ con quello de la fua sboccatura e profondità . Q«rf«i'o pjfetta adunque Statura lei C%
A Dante, Leonardo Aretino ne la fua uita ajferm.a, ondel melefmo habbiamo in (juella pofio ani y^^y^f huomo •
Cora noi, hauer dì mano propria df/fc Dante letto, che eglifieffc dice tffye fiato di comune flatus
ya, ( c^ft affermano tutti glialtri che ihanno fritta, E la comune fta ura de Ihuorr^c, perche nhahf
himo {On diligentia ricercato, trouicnio effr tre br accia di cjuelle, le le^uali habbiamo li fcpra ■
de ' ,c:o è , cte rgni braccio fa fe uolte la lungheZil^ de la linea pofìa difcpra in margine ,
Veduto Ihuom.o comune rfflr tre braccia, ^ da ueder lalte^^ dun gigante fmilmente cmui Statura lei ri
ne, E pero andiamo, oue il poeta lejf giganti tratta, do è', al xxxi. canto, per.l.e (juiui li pone mune gigante,
fiiori del dal me^ in fi/, oue dice. Vero che come in fu la cerchia tonda Montereggion li
t^ryi f corona, df la proda chelpo^^ circonda Torreggiauan dime"^ la perfcna Clihorribdi
g^g*nti cui minaccia Gioue del dtlo amhora quando tona, E più oltre, parlando prima di Nem^f
brottOj uno defft ^'^'^^J'', dice tjwfìe par:>.e. La faccia fua mi parea lunga e groffa. Come la pina
di S.tn Pietro a Roma, Et a fua pr.portìon eran Ultre offa. Si che la ripa, che era peri^ma Dal
mf)£ in giù, ne rn^firaua ben tanto Difcpra , che di giunger a la chioma Tre Trifcn shaueria^n
lato mal uanfo, F ero ihime uelea trenta gran palmi Dal luogo ingiù, douhuom.O affibbiai man*,
to . ler legnali par le, ne da tre indity de la jtatura di cofìui, il primo f è', che la fua fàccia li
pareua lunga e graffa, come a Roma e- la pina li bror.^ p:>fìa linan'^ a la chiefa di S, Piero,
Et erano L Altre offa, ciò ^, Laltre membra, a proportione le la freccia . il fecondo, che tre
frigni, ciò è', tre huomÀni li Frigia, icjuali, comunem^ente fono molto alti dtfìatura,f furiano
uar.fati malf M giunger lai m.e^ fino a la chiom.a lei gigante . il ter^, che egli ne uelea da
la gola, oue jcjjihbial manto, in giù, che era fin a me^ ti gigante, ^o» gran palmi . Dice poipiu
oltre j parlando li Fi-tlte fi.onio gigante , Facemmo aduncue più lungo uiaggio Volti a ftniflra,
t7 al trar dun balefiro, Trouammo laliro affi più fiero e maggio . Era adun(^ue Fialte affai più
fiero e maggiore di Nembroito . Seguita poipiu oltre, e dice d'Anteo ter^ S^^*^^*^ feguentipai
rote. Noi procedrrnmoriu auanti allhotia, E uenimmoal Anteo, che ben cinsjuecGe Sen'^a la tefìa
ufcia fìior le la grotta . Era aluncjue Nembrotto,lidoue faffibbial manto in giù, fino al mt^, doni
de che ufciuafiiori del po:^-à intffc per la grotta, ic.gran palmi. Et Anteo ufiua ben cinque aEe,
fìnl^ la tefia, fiiori deffa grotta, che ciafcuno ueniuapur al ufcir di quella lalme^ in fu, ma Kem
brotio,fcn'^ la tefìa, jo. ^ran palmi. Et Anteo, purfcn'^ la tefta, ben r. alle. Et a uo'erche la fin
tura di (jnefìi due gigatiffp una medffima,bìfcgneria che ognuna le le r. alle, con lequali Anteo,
fcn'\a la tefìa, ufciuafrori de la grotta, foffe 6, gran palmi, perche r. uolte C.fk 50. Ma perche fapi
piamo non trouarfi alle che fianoafena C, piccioli non che Cgran palmi, pero intenderemo che
An'eo fa li fiatura i'ifcriore a Nembrotto, e che Fialte fa più di comune, Anteo m.eno di comune,
E Kembrotio, la cui fiatura è me^a tra (juefli lue, fa comune gigante . La fiatura de^ijuale,
KÌenlo noi hora [rcf riamente uelere, de le tre mifure^ de di lui ne lai poeta, per fffir t^ueUé
ce
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Postillati 16
le ió.gfein falmi incfYf<ty e cjtiflla Jf frf Trioni incfrtifftmd,^ ptfrft e ne luna e ne Uìtféi
Ugiemente U fiu al meno errare, mi ci atierrmo a (lueUa de la pina, Uji^al faffiamo, per h4
uerla fitta, ffima che ne Ufua cimaf)/p roUa, mift^rare, fffer alia 6, hraccia a punta di ejUfUe,
ie leniuali haUiam:ì difcfra ietto, E perche apprefo de periti e pittori o' ifckltùri e regola genei
Yale, che Ihamo len j^rùpòrfi:^nato fta o* tefìe dt le fuf, pero tjfend:^ la tefla di (juejì^ g^g^^f^t
cme halhiam^ detto, 6. iraccia, le mueuerranno ad ejfer perche tanto o, uolte o. E le o»
tejìe fono da efjt pittori e lettori ne Ihuomo mifuratt in ijuejìa fvrma, eia è , Da la cima delfrom
te, oue fin:fan:ì e cafelli,fino a tutto! mento, (juello che propriamente fi domanda fàccia, Ondel
poeta difjè, la faccia e non la tejla fua mi parea lunga e graffa, fanno una tefìa, poi da la jhntaneh
la de la gola fin a (jueUa de lo jìomaco, ne ^nno unaltra, che fon due, Vnaltra ne ^nnofin a lom
iellico, che fon: tre, Vnaltra fino a la fnodatura de la cofcia, o uogliamùla dir de lanca, che Cena
quattro. Due nef^nno poi fin fu la punta del ginocch'O, che fono 6. Due altre ne fanno fin fulcoh
lo de! piede, che fono 8. un ter^ di tefìa fanno da la cima del capo fin al fronte, due finifcano e cu
fedi, \Jn:iltro ter^ ne fanno dalment:> fin a la fontanella de la gola, Etunaltro di fui coHo a la
pianta del piede, che fono tre terl^, e tre terl^ fanno uno infero, che fono, come haUiamo detto <)•
tefìe . HihSiamo chelhuom: cmune e* 5. Iraccia, ./ g'g^nte comune r4. E^ a uoler ftpere
che propìrtiìne ha lun con laltro, hifogna uedere quante uolte il gigante comune, iljual è r4.
fraccia,compYenderalhuom:ì comune, che folamenfe ^.traccia, e trouato che lo comprenderà
18* ti'i^ff, forche 1 8. uolte ^ ^ r4. Intenderemo, per le già dette parole del poeta, E più con un
gigante io mi conuegno e cet. che fi come il gigante comune comprende 1 3. uolte Ihuomo comune,
che un hraccio di Lucifiro dehha medefimamente comprender 13. uolte il gigante, ilijual dicia^
mo ejpr<r^. traccia, e i^. uolte ?4.fi 071. e tanto farà lungo il Iraccia di ludftro . tìora pef
faper la fua alte^l^ & da uedere, che parte fia il hraccn di tutto Ihuomo, intendendo per ìraccii
quello, che propriamente traccio doman Hamo, ilcfual e da la fnodatura de la fpaHa, oue comins
eia, a la fnodatura che lo diuìde da la mano, oue finifce, E cji^efìo, fecondo che hanno per regoU i
pittori e gìifcultòri, fi è la ter^ parte de talte^':^ de Ihuomo hen proportionato, perche diuidùn effo
traccio in 5. tejìe, mifùrandolo in (juejìo modo. Tanno da la fnodatura de la Jjjalla a la punta del
gomito una tejìa e due ter'^, E dal gomito a la fnodatura, che diuidel traccio da la mano, fannd
una tefìa e un ter'^, che farann-ì, come hahtiamo detto, 5. tefìe, lecfualifcno la fer"^ parte de le o»
tefìe, neletjuali hahtiamo di fcfra ueduto, che diuidono lalte^^ de Ihuomo len proportionato, coi
me da noi enfiato mi furato il braccio de Ihuomo comune, del<]ual hatbiamo di fcpra deUo, e prefò
per fondamento di (fuefìe mlfure , Aduntjue il traccio di lucifiro, il^ual hattiamo ueduto effet
r?72. traccia, fdra la ter'^ parte de la fua alte^'^. Onde tutta effa fua alteT^^, fecondo (juefìa ra
gione, uerra ad effer 10 1 6, traccia, perche uolte 972. fi apunto il detto numero . Ma è- dhai
uer in confideratione le parole del poeta, pr ìeciuali non termina apunto che egli ficonuenga tani
to con un gigante, cjuanto un gigante fi conuien con le traccia di Lucifiro, ma dice, che eglifi
iQnuienpiu con (jueUo, che ig ganti non fin con que^e. Per lecjuali parole intenderemo, chel gii
gante comune comprenda, come hattiayno pofto, 18. uolte Ihuomo comune, ma chel braccio di
lucifero comprenda piudi \Z, uolte il gigante comune, douendo il gigante conuenir fi menocon
effe braccia, che con lui, come fuonan le parole del teft}, £ douendol braccio di Lucifiro comi
prender il gigante piudi iz. uo'te,è^ nece^fariì che effo fuo braccio fia ancor maggiore de le
traccia 977. che Ihahtiamo fitto di fcpra, e c:ìnfèjuentemenfe che tutto il rejìo di lucifiro cori
riffmla a la przp^rfon del traccio, e tutta la fua alteZ<^ ecceda le braccia io\6, con leauai
li Ihattiamo di fopra mifuratì . Douenh akn(jue , per la detta ragione, lalte^'^ di L ucii
fero effer maggiore de le io\0. traccia , n:in è' dMio chel poeta intefe oueRa aggiungere ale
loòcf.kmdfier firiitmtQ finito numero (lurflo ottimotrino^t (^hellmòoii lucijirùdì^
/ L/
uefpe cmfYfnifY tt gig<mfé l'g. Mhe e me^, e um mnlmà c^Jn fiu, cleft me li fctió ue^
irem^, rimati incoYnfuMe . If^juali ig. uolte t me^ muUlflicaie fer r4« faccia, chf UU
Uomo uféuto il g'gmtt effcY alto, fiinm traccia C90» f cort (juel tanto f iuy eh uien a rilfuai^
minima cofamm lum ffr miSf, aggiunge a lo'oo. braccia, t tanto farà un traccio ii
lucifiro, f confe<juenf emente tuUa la fua altf^{a farà, come hattiamo detto, 5000. braccia, ef$
fcnio la lungheK^ M traccia de /fcr/owD ben frofortionato, come M fcfra hahhimo ueiuto, U
lerl^ farte di tutta la fua alteZ?ia, Et in ^uefìa firma ftfdua il tefto, che Dante ft conuenga fiu
con un gigante, che i giganti non fin con le braccia di lucifero, perche di tantò fiu fi cortuun
Vante col gigante, di guanto meno egli è comfrefc da lui, di (juedo eh fi gigante è- cmfrefo da
le braccia di Lucifero . f Habbiamo ueduto l uciftro efpr alto 3oco. braccia, hor habi /i^Ue^Za le la
tiamo da uedere da (fuejla alteZZ<^ ì^eOa de la fua tomba col juo diametro, e tjuel dognuna de le ^. ^^^^
iluaUYOsfire,nele(jualiè'diftintoil fendo del fo^^o, e de la sboccatura e pYcfxnitta di (jueh ^/^^yj ^/^^
h . Ciuanto adunque a lalteZZa de la tomba, ne lacjual e foflo Luciftro dal meZO in fu ne Ihei ^^yti eguali .
Ynisjèrio ncflro, e dal me^o in giù ne^Ultro hemisfirio, come habbiamo di fcfra detto , ^ueUa è'
l'uifa in due farti eguali , ciò h diuerfc Ihemisfirio nojìro dal findo del /50<:^o fin al centr:^
uniuerfale, fojìo nel me^o di Lucifero tuUa di ghiaccio, Ondel foeta ne lultimo canto, come di /c;
fra dicemmoyfarlando de lo fcender di ^irg.ferlo doffo di Lucifero al centro, dice di lui, Afi'.
glia feale ueUute cofle. Di ueHo in ueUo giù difcefc fofcia Trai fclto feto e le gelate CYofie, E dal
centro in la altrettanto uerfo laltro hemisfirio tutta di frjfc , Ondel foeta foco fiu oltre f ariani
10 fur di Virg, Voi ufci fùor^fer lo fero dun faffc, E fofc me in fu Iorio a federe . Habbiamti
oltre di cjueflo ueduto di fcfra Luciftro ufcir de la detta tomba da la farte de IhrrKisprio nofìro fiio
ri de la ghiaccia da me^ol fetto in fu, e che altrettanto nefce da la farte de laltro her^isfcrio fiiOi
ri del faffc di uerfc ifiedi . \;fcendo adun<\ue da luna farte de la tomba da me^ol fetto infu,cr
ttltrettanto da Ultra di uerfo i fieli, noi intendiamo che efca di quella la mita de la fua alte^Z^,
ferche da me^ol fetto in fu noi mi furiamo effer afunto la (fuarta farte de Ihuomo ben frofortionai
fO , ft che ufcenione altrettanto da Ultra farte di uerfo i fìedi, uien, come diciamo, ad efferne
ftiori la mita diluì, elamita de la fua altezza yhauendo ueduto tutta effcr ^ooo. fra iroo.
traccia, E tanto uien ad e/pr lalfeZZa di tutta la tomba , Hora tjuanto alfuo diametro habbiaf
mo da notare, che! foeta finge L ucifiro effer caduto dal cielo da la farte de laltro herriffirio, e ca>,
Jenh, hauer ftiratol faffc, che da (jueUa farte fk la mita de U tomba, e da Ultra farte de Ihemiff
firio nofìro il ghiaccio, che fa Ultra mita di (juella. Onde ne lultimo canto, fingendo effer ne Uh
tro hemiifirio, e farlando in ferfcna di Virg. dtffc Lucifiro, dice, Da cfuefìa farte cadde giù dal
cielo e cet, E foco fiu inanì^. Tu imagini anchora Effer di U dal centro, ouio mi f refi Al fel
del uermo reo, chel mondo fora . E orando aduncjue Lucifiro nel fuo cader dal cielo , il moni
lo, fice ne le u fiere de la terra tanto di fiiro, (juanto era il trauerfo di lui. Et il trauerfo de Ihuoi
mo comune e ben profortionafo ^ da fiffoyi e da ^/ifiulfori mifùrato a retta linea da luna fnodaf
tura de U JpaHa a Ultra, e da ìun groffc del gallone a Ultro due tefìe, E ferche lalteZZa de Ihuoi
m comune e frofortionatohabbiamo ueduto effer noue tefie, effendo il fuo trauerfo due, uerra
al efpr in (fueUo due de le noue farti de la fi<a alteZZ<t, Onde Lucifiro, laltezZa delcjuaìe habi
liamo mi furato ^000, braccia , fra nel trauerfo 666. e due ter\, chetante fono due de U 0.
farti de le jooo. braccid de la fua alieZZa, E tanto uerra ad effer il diametro de la tomba di Lui
Cipro . Hora cjuanto al diametro dognuna de le cjuattro sfire, ne le(\uali e' difiinto
11 ftndo del fOZZo, e de U sboccatura e ffofondita di fieh, è' prima da uedere ftel che di fa t>iamefYO I07
fra unaltra uolta habbiamo ueduto, chel foeta dice in ferfcna di Virg. ne lultimo canto fingeni gr^na de le
io effer leuato in fiede fu Iorio de U sboccatura del foZZetto,ferlo<]ual rffo Virgilio era uCci'. f<atiYO sfire
w ne laltro hemisfirio, e fofìoui lui a federe, do ^, Tu hai i fieli in fu ficcioU ffera, che laU dfl[OZZo»f If
ce li
UsfoccM iuficcia fiìeUGlulecu. U OìuleccctUUm^ ueìutt ejfcr !a nfmrf Je If óu^Hyo sfii
frofoniita ii ye M foZ^ , Onétffr c,uffle fmU wtenierm, che ognuna ii curile haUia iuffiuif, ma
ÌUfUo . U rarfe drlhmufim mfìro nd finh del fo^h ^ c^uffìa fta di ohUcch, Utr, U lofpfi'^
to hmisfirioMogo ii U i.ì ceniti, oue DanU finge che era éhora, e ^ufftafta iM^e ché
luna Mffttccie de la minora sfira^che men ad eljèr in me^ ii tutir, ufciffè Luci fin del Mac
no darne^lpettoinfu, e cfUffìafilTe in fóndo del foz^ da U ]farte de Ihfmisfirio nofiroff Ìm
Ufra faccia , che era pur nel me^, effo luctfiro ufaffe tant:ì del fiffo H uerfc e piedi , ijuan^
del ghiaccio di ufr la tfjìa, e jurfia ejfer nel luogo da la parte de laltro hemisfirio, ùae ilp^ef
ta era aUhora, o chf lo finge . jlcjual luogo, contenendo in fe ìeauatiro sfire, di necefjìta coni
tieniua che fèffe tondo, e ^uaft in firma dijfelonca corriJpon Jefe a la circunfirentia del findo
ielpo^^, ilijual melefmamenfe conteneua in fi le dette quattro rfire da la parte del noftro hei
msfirio . voi halhiamo ancora da ueder juello, chel poeta dice ijuafiinfine ie! me defimo uU
timo canto del luogo per loéjuale e/fi entraron pnfiltr a la fuperpcie del gloho ne Litro hemisfii ,
rio. Ecfuelchenedicf è ^uefto, luogo ^ la giuda Bel^eiu rtmofo Tanfo, auaniola tomla
fidifiende,^enonpeYufia,maperfi,ono ^notoDun rufceSettO, che auiui difcende Perla
buca duD fi/fi, cheglt ha rofi Col corfc, chegli auolge, e poco pende , Io duca et io pe- auelcai
mino afcofc Entrammo a ritornar nel chiaro mondo , E fin^ cura hauer dalcun ripofo si^limmo
fu eipnmoy io fecondo e cet, Queflo talluogo,per hjuale e/fi entraron a ritornar mi chiaf
n rnondo, e me/fino, che douendofer ijuel [dire, come diceche firon, fi/fi ala circunfirentia
delajfelonca, come perVlnf. douendo fcender di cerchio in cerchio, erafmpre /Ito, cmehah
biamo uedufo, al ctntro, Etera cfue/ìo tal luogo tanto remoto e lontano da Be^u, ciò è- da
luctfiro, cjuanto fi dipende lafua tomla, tatuai halhiamo ueduto dtfienderfi la mita de laìteza
^4 di Lucifiro, cio e^, braccia ,roo. Adunque fi da lucifiro, che era nelme^ de la flehnca,
tr ufituafi^oridu quella parte co piedi in fu, a la circunfirentia di quella, ouera linfrita a auel
Ul luogo cr afcfi camino, fi m furaua , roo. traccia, che era il fimidiametro de la fhelonca,
il diametro di (jueEa, che era due uolte tanto, ueniua ad e/fir ;ooo . hraccia, E tanto ter la rai
gme detta di fifra, fra medefimamente il diametro del fiondo del po^^, Deleauaìi 5000.
hraaia, uo'endo horaproportionalmenie uedere cjuante ne tocca a ciafiuna de le auaUro sfire coni
tenute luna da Ultra, ne le^uali il findo dfl poz^ da la parte de Ihemisfirio nofiro, e auelìo
de lajfehnca da la parte de laltro hemisfirio fino d^/ìinti , Intenderemo, che e/findo auattro le
sfire, fimpre cjueUa che contiene hahhia la cjuarta parte de le ;oot.. traccia più di diametro de la
contenuta, e la cjuarta parte di ^000. fino y^oJraccia, E ^ue/ìe fi prendono da lalte^Th, 0 uoi
gliamodire, da la grof/ez^ del ghiaccio, chefir la mita de la tmha di lucifiro, da la farte de
Ihemisf^riO nofìro, E da la parte de laltro hemisfirio, da lalte^^ e gro/fi^^ del fi/fi, che fi lali
ira mita de la tomba, come di ciafiuna habbiamo di fifra ueduto . Mi furando adunaut da ciuei
fia alte^'^ la prima e minore sfira, che da tutte laltre e' contenuta, jso. braccia , La feconda
checontien cjuefla, nhauera dueuoUe tanto, ciò è, braccia, ffoc. la ter^ i^ro. La auarta
t!r ultima, che le contien tutte, nhauera, comhabtiamo detto, ?ooó. tìora,ficome noi Prendia^
m nel findo del po^^ il diametro de la minore sfira da lalteZ^ del ghiacÀo, chefii la mita de
la tomba di lue. Cofi habbiamo daprendere il diam, de la sboccatura delpz'^ da laliez^d 0 uo^
gliamodire da lafr^findita di quello. Et e/findo la sboccatura una medffma cofi col fondo cio^^
Sooo. bracete tanto conuerra che fia ancora lafua alte::^^ f fr.finUta, E che la sboccatura fa
una coQ medefima col findo, fi proua per quello chel poeta dice nel xxxi.e xxxi/. c'ato, tratta do del
modo tenuto d' A nieo nel calarli giù da tale sbeccatura al fedo. Dice adùaue infine del xxxi éffli
Anteo, Mi Ueue^.^u al findo diuora Lucifiro co Giuda ci ffo,'o e cet. E nel xxxiJ. Corr'. noi
fi^mmogiu nel furo Sotto i[ie del gigante a/fiipiu ba/fi.Et io miraua anchora Ulto muro, .
' ' Aiun^ue^
'Ahn<juf,fe Antfòpte'fopYÌiaìfinh hìfoz^ fctic 3e fm [tfji ajp.l fin UfJìyechU f^(iYìJn
<fp/p^^ fvffe Ktìxlio njwro, alitimi Dante wiYaua amhoYft, è' necffpirio chf ^ufjìo tal muro fiffi
ia U ama al fhnh di ijiifllù a yttta linfa fft feniic^larf , come fu [ano di piri muY'y E f(anio
^ufft^t tana hautral fo^^ di dimftro ne la fua shoccaiura, come hahkamo dftio, Guaniò vtl ftO
jini:ìy B LQnfèijuenfemente, fer la ragme detta difcfra, iant:ì ìnfcgr.a che fa la fa altera e ftQi
fvndita talmente^ che ognuna di tfuefie mtjltre, infeme col diametro de la Jje'ovca pffa da la forte
de laltro hemisftriò, è- una c^fa me le f ma con lalte^^ di lue. Quanta a le xx. farti, ne lejuali
hahhiamo detto ejfer di(iinta la circunfirenfia de la Roccatura del fo^^, e cjuefe da xx. giganti
chefcanù dal me"^ in fu fiori di^ueUa, hahhimo id hauer in confderatione le farde del foeta deti
te unaltra uolta di fcfra, che egli dice nel xxxi, canto partendo da Nemtrotto frimo gigante tyoi
uato da lui ufcir de la detta shoccatura. Et ancor cjuel che dice in ferfcna di Virgilio, n Ifartir d<(
fialte fiondo gìg^^^^ andando éd Anteo gigante ter^, E cjuel che dice nel partir da NVmJrotfa
h cfuefo, facemmo adunque fin lungo KÌ^ggi<y Volti a fnifìra, tiT al trar dun lalefro Trouam^
mo Ultro affi fÌM fero e maggio, E (fuefo era Fialte, dal<]ual fariendo, dice fiu oltre in ferfoi
na di Wirg, Tu uedrai Anteo freffc di ijui, che farla e cet. Ter leejualifarole intenderemo, che U
iiftantia da lun gigante k laltro fa fclamente un trar di h4eflro, do h-, (guanto un lalefro fuè
irar di mira, Ofoto fiu lontano . Hovrf fogniam fer cafo che (juefti giganti non fiffro che fìat
mente dieci d numero, tanti (juantiftjo li fogli ihe finno fonti f fra le dieci bolge del fguenff
pnmo e minor cerchio, e che ad ogni finir di foglio ad e fa sboccatura ne fife fofo uno, bifcgneria
xhe tutta la circunfrentia di tale sboccatura, lajual hahbiamo ueduto ef ìr tre miglia e la fcttima
farte dunaltro, ejjendo il f<o diametro un miglio, fjp dieci trar di balefro, e che ogni trar di
ìalffro flp foco meno dun ter^ di miglio, B jue(fo è- imf off bile ad un balefro, Onde uedref
mo ne la difritiione del Turg. che al xxxi, di <juel!o, non ne confnte bene ad una disfrenata, lif
he a, er eredita fretta darco, e mn ad alcun fròfrlo frgno def inata^ che molto fiu uola da Ioni
(ano che un trar di balefro, in tre uoli, tre (juarii di miglio, oue dite, Torf in tre uoli tanfo jfai
tio f re f Disfrenai A faetta e cet. Adunque necefjarioÌKfendere, cVe tra lunoelaltro finir di f^
glio, 0 fa tra luno e Litro dfff dieci giganti, fa foflo una'tro ggante, e che xx. giganti diuidif
no tra loro la detta circunfrentia in xx, parti eguali, e che ogni parte uenga ad effre, come di
fpra habhiamo pofìo, poca cofa fiu de la fettima parte dun miglio, e ihe tanto intenda il foeta efi
fer un trar di balefro, che può molto bene fare . Hauendo noi di (fuefìo poZ."^ ueduto e frouato U
fue mifure effr le medefmeihe di fpra gihabbiamo attribuito, e bene che lo copriamo, perche di
•ijueh non ha^-biarro più cagione, fe non per tranfto, di trattare, E fluiamo conto, che il find9
■di tutta la uaHe infima, per latjual habbiamo hora da proceder con altre mi f re, fa auello del fi
guente minor cerchio, che di fpra habbiamo ueduto e fer difinto in dieci bolge, che luna uien ai
effr contenuta da Ultra, e fmpre U contenuta e minore e più baffi di quella che contiene, E chel
fo^^ fa (juaf un ueflibulo di ijuffto primo e minor cerchio, perche f come ne uefiibuli f rifoni
gono le fiu freciof e care cofe de la cafo, cof (juiuifcno rifofli i maggiori e più notabili fraudoleni
ti peccatori del cerchio, che fcno i traditori . più propriamente diremo, che fa a tutta U
uaHe infima tjual e- la. fntina a tutta la naue, o la figna a tutta la capi, perche fi come tfueffe fi
no ricettacolo de le piufitide e ffiu^^olenti cofe di <\ueh, cofi effe fox^ ^ ricettacolo de più abomii
tìeuoli t7 horrendi peccatori di quella, £/ auenga chel foeta nel undecima canto lo domandi, coi
me gHaltri cerchio, ma cerchio minore, ciò è', cerchietto, nondimeno al principio del xxxy, lo doi
manda ancora buco, e cofi, per la fua parlata, rff:etto a <jue[la di ^ual fi uoglia de cerchi, It e*
ancora, come uedremo, ^uafi un modello di tjuefo frimo e minor cerchio, e auefo cjuaf un moi
dello dognuno de firferiori e maggior cerchi, e j^etialmente di cjuei che fino fiori de la cittci di
Dift . llfinio adhnjue di tutta U tutHf injirn«t fi^ra^ conte habbimo detto, juello di tjuefio frìi
C C ili
W3 e m'inai cenVio , E frf Jf^unf Uu U mijure ìi ciafcuna ìe le fue ìiHi fffer ìe melft
fxme fòfìe di fcpr<^> hSUm:ì ài ueiet (juello, chA fofU due de lultim^e minore, che è- tjueiti
de fàlfari, e de U penultima hol^U, che e' (jHellu de femimtòri di fendali . Dice aditnjuf de
lultima al xxx. cmtò in ferfona di M^te/lro Adum^, furiando duna de Conti di Ro>W^«rf, che Ihai
ueano indutiò a faìfficar il fiorino, cjuefle far:ìle. Si fìjfe fur di tanto ancor legìero , chi fOi
iejfe in cento anni andar un oncia, l farei meffo già ferlofentieyoCtrcandolui tra (juefla geni
te fancia. Con tato che ella uolge undici miglia , E fiu dun mt^ di trauerfo «on ciha .
xxv/iy. canto, de la penultima bolgia in ferfona di Virgilio chel ueieua ftar, oltre a li^ftto,fiJJi
n mirar tornire di (juedu dice. Tu n^n hai fitto ft a laltre bolge, Venfa fe tu annouerar le credi ^
che miglia uentidue la uaUe uo'ge . Per le^juali farole, ueggiamo lultima e mimr klgia hai
uer di circunfirentia undeà miglia, e la penultima, che la contiene hauerne due uolte tanto, tia
è , miglia 11. Mt fè uoleffmo ojferuar (jnefìa regola, che fcmpre la bolgia che contiene haueffè
iue Wìlte tanto di circunfir enfia cjuantohala contenuta, noi troueremmo chela circunfirentia de
la maggior bo'gia ctfcenìerebbe a tanto numero di miglia, chelfcguente cerchio, che è' (jufl de ui9
lenti, non poria effèr comprefi da tuftol globo, e pero non ^ da feguitarla, ma intendere che ogni
holgia che contiene hahbia fcmpre di circunfirentia undeci miglia più de la contenuta, come ha U
fen-AÌtima più de lnUima, che faranno di diametro, feconb la regola detta di fcpra, miglia tre é
me'^, e tanto farà il diametro de lultima e minor bolgia, che & quella, come habbiamo dftto,dé
filfari . La penultima che contien <]uelÌa, che (jueUa de feminatori difcandali, ne hauera fette ^
Laltra fegutnte, che è' cjufUa de fraudolenti conftglieri, ne hauera diece e me^, E cofi (^uejtordii
ne fcguitando, troueremo chd diametro de la maggior bolgia,pofìa a la circunfirentia del cerchio f
che tutte laltre contiene farà, come di (òpra habbiamo pofìo, ^r* miglia, zfr ogni bolgia hauera di
trauerfo miglia uno e tre ijuarti da lultima e minore infuori, chf ne ha fclamente, come dice, mei
^ miglio, per efjìrli occupato il rimanente del fuo trauerfo da U fua ultima riua^ che gira intori
no a la sboccatura del ]?o^^ con lo jfatio di tre (juicrti di miglio, e dal me^ miglio di uano dejja
sboccatura, che gira intorno al centro di cjuella, come di fopra habbiamo detto, E (juefìo è' il mei
iepmo ordine feruato ne le mìfùre de le sfire del po^^, perche ft come effenlo il fondo di (juello
^ijìinto in (Quattro sfire, noi habbiamo aggiunto ad ognuna di fAelle che contengono di più che a
le contenute la (Quarta parte del dimetro de la maggiore sfira, che tutte laltre contiene, Cofi efi
findo il fondo di ^uefto cerchio difiinto in diece bolge, habbiamo aggiunto ad ognuna di (jueUe che
contengono di più che a le contenute, la decima parte del diametro de la maggior bolgia, che tuti
te laltre ftmilmente contiene, ciò e', miglia tre e me^, che fono la decima parte di 5r. che ditiai
mo effer il diametro deffa maggior bolgia . De le (juatordeci miglia chel findo del cerchio diciai
no hauer di pendente^ e de le ì^o.che da ejfo fondo fin ala fùa sboccatura diciamo hauer daJi
te^'^, uedremo di fotto . Volendo hora con (\uefte medefime mifure proceder per tutti gHaltrifiti
feriori cerchi, habbiamo due uie, che tornano in una medefma, e luna e, che fi come cjuffto mii
nor cerchio ^ diuifo \n diece parti che luna cOntien laltra, e (gufila che contiene ha di diametro mii
glia tre e me^ plit de la contenuta, Cofi partiamo tutti glialtri fiiperiorì e maggior cerchi ne le
medefime die. e parti, e diamo il diametro de le miglia tre e me"^ a (Quella che contiene più che a la
contenuta . Laltro, che più ne piace, er ^ più hreue fi e*, che fi come di ^uejìo minor cerchio ai
ogni bolgia che contiene, noi aggiungiamo il diametro de la minore, che da tutte laltre e contenui
ta, ciò e*, miglia ire e mf^, Cofi ad ognifiiferiòf e maggior cerchi:ì che contiene, aggiungiamol
diametro di (jueflo minore, che da tu^i glialtri e' contenuto, ilc^ual diametro e, come habbiamo
ueduio, ^S". mi^/i«, e cofi troueremo chel diametro del figliente cenhio, che e' cjuello de momenti,
farà difcttanta miglia . Laltro fopra di cfutjìo, che dÌLÌam:ì contenerne due ad un medefmo pai
ri, ciò ^, La a'tò di Dite , che ^ degltheretici cofuoi foffi, e la palude Stige^ che e de gliyaconi
/
t le ^liaccijio/i, col ffftJfY h la Jf^onJa lei cmUo^ 7ie huetd M'è. E de (fueflo fìe mfent
gA ine ai un meiefmo party e che lunQ fia fclamenfe la cittk ii Dife cmtnuU ia fhoi fiffr, e tali
tro U faluie Stìge^ c\\e gira loro intornoy contenuta ia le /f,e alfe Jfonie, come iifcfra iictmi
mo, Q^iff lajfetie ie peccatori, ft^T itormentiie Inno fono iiuerjt ia queUi le laltro, fi proi
uà ancora per le parole iel poeta ve lottauo canto^oue fingetiio iffft r nauigato per la ietta pai
luie fin appreffo aiejfd città, in perfcna ii Virgilio, iice, t^omai figliuolo , Sappreffa la città^
che ha nme Dite e [et. Et egli rìffonie iicenio. Certo Maefiro, già cerno lefi^e wefchite la enf
m ne la uaUe, E poi più oltre, giunti in ejja uaUe , mi pur giungemmo ientro a Ulte fij)e, che
uaUan tjueUa terra fconfclata . De la. paluie Stige con le fiie jfonie, cerchio molto maggiore, fi
tomprenie per le parole pofie al principio del ietto canto, oue hau/nio fcffc la Jjonia di tal cer^
<hio, e girato graniarco ii quello, do è', ie la paluie fin a certa tme, pofia a riua ii quella,
wofira prima che giungefjì ai effa torre, hauer ueiutù porre alafi^a cima iue fiarì:meUf,V unal
tra renier cenno a quefìe iue tam ia lunge, che locchio a pena lo potea compreniere, tanto lonfai
jia uuol inferire che era la città ii Dite,ia lacjual il cenno era refe a quefie iue,e jfeiialmetefingen
io il luogo ofcurOy oue ogni luce è-fcmpre più appartate, Onie lice, lo iiio,fcguifanio, che affai
fr'ma che noifiiffmo al pie ie latta torre , Cliùuhi rofiri n<fniar fufo a la in a. Ver iue fiami
mette chei ueiemmo porre , Et unaltra da lunge renier cenno Tanto, eie a pena il potea locchio
torre . Quefia meiefima iifiantia iimofira ancora poco più olire nel nauigar che firon ijuefld
faluie ia la ietta torre ai effa città, Quello che non fi ueie che fèccia in alcun altro ie cerchi, ne
juali finga effir iifcefo . Voffimo aiun<]ue intendere, che la ciuà ii Dite co fm fi (fi fieno in
luogo ie iue cerchi di me^ miglio^nsidi trauerfc, eia palude con la fionda che la contiene, ftef /^^ iWe^o
fTO in luogo ie le iue riue di 17. miglia luna di trauerfc, E co fi uengUno tjuefti iue cerchi, comi
futaio lun per laltro, a girar intorno a la sloccatura diijueUo de uioUnti lOn lo Jjratio ii 5r. mii
glitt di trauerfc, il cui diametro farà, come halhimo detto, ne la fua sloccatura 140. miglia, do
e',fcUanta dejfc cerchio de uiolenti, efcttanfa perle ^r. che diciamo cjuffìogiiar intomo di (jueli
10 , E che (quelli che diciamo effcr dal poeta projfriamente intefi per cerchi halhino me^ miglio di
trauerfc. Noi li cauìamo pur dalfinio ii Malehige, perche fi come ^ue[lo,iopoì fuo trauerfc, iìcjual
è- ia la jponia iel cerchio fin a la seccatura del po^^, con lo ff atio di 17. miglia, ha poi mt^
mìglio di uano fin al centro deffa sboccatura, colfjual gira inforno ad effe centro, Cofi tutti cjue^
fti cerchi fiiOri de la ciuà, dopol fi^o trauerfc de le i7. miglia, hanno me^ miglio di piano, colcjual
girano intorno al centro del cerchio, ilcjual centro e la sboccatura iel cerchio che contiene . Uec^uai
cerchi pone che pano tormentati e peccatori , Onde al principio del cjuinfo canto, Cofi difcefi del
cerchio primaio Giù nel ftcondo, che men loco cigna, E tanto più dolor che punge a guato, Stauui
Mino: ecet. Et al principio del fcfìo. Io fcn al ter^ cerchio de la pioua Eterna maladetìa e cet,
E nel fettimo, Cofi difcefi ne la Quarta lacca, chd mal de luniuerfc tutto inpcca e cet. Lalfr9
cerchio che feguita fcpra di (juefìo, che è de prodighi e de gliauari, hauera ii iiametro i7r. rni
glia, ciò è', 1^0. per (jueUo ie gliracondi e de gliaccidiofi, e iT-fer le \7.eme^,con lecjuai
11 gira intorno a la fua sboccatura , E cofi cjuefìordine fcguitando, li troueremo com.e glihahhiai
mo di fcpra pofti. Et aggiungendo ilmedefmo diametro de le miglia al luogo iiuifo in iue
farti, che ii fcfra gira intorno a la sloccatura iel maggior cerchio, troueremo hauer tutto di diai
metro, come haV. iamo detto, ? 1 r. miglia, E tutt a la fua drcunftrentia, fecondo la regola già deti
ta, effèr ooo. miglia . Ma perche ^uefìa tal regola d'Archimede, che la circunfirentia del ceri
chio fia tre uolte tanto cjuanto è- il fuo diametro, e più la fcttima farte dunaltro , non e- che prof
friamente cofi fia, perche, fi come del cerchio il punto ^ iniiui filile, cofi la fua drcunfirentia
immifuralile , Ma è- fclamenfe cjuel numero, che più ficcofìa a la uerita, l/ poeta, per accofìaruifi
rincora più inteft, che tmoQue fio numero ii 90Cf. migliti poteffe, per la ietta ragione, eccederla
ce mi
i
* V
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Firenze.
Postillati 16
I
m
Yfjfzìa genml d^'AfLhimeJf ii Unì mgìlà, f cfif tkko hnf, uemjjèd girar ijueft^ fmiO nuYì^ei
di loco, mi^day chene uien a toccar ffr ogni cem miglia, minima ofa menò iuno ii fiu, oh
ire a la ittta regJa , AufYrg:t, che ne ancorai pefa apunfoilpotejpe pfere, ile fc cfunfo fifofeffi
la circunfirentiaiel cerchio mifurare, fi fire mediante la fùa ijitadraf^^^ ma (juffta del cenhiè
non e' anchora chilhMia fafuta tròuar a funto, (^uantun(\uefiu eccedenf'ffìmifilofcfì uijì few>
molto afjìiiicati, OnJel foeta fieffc ne lultimo del Varad, Quale il geometra, ihe tutto [effige VtY
mifurar lo cenhio, e non ritrosa Tenfanio, (Juel j^rincifio ondegìi indige . (}uarHo al jindo del
frimo e maggior cerchio, la mita deljuale hahliamo detto efpr occufat:^ dal notile ccfìetlo ^cle
gira intorno a la shoccatura del fecondo cerchio con lo Jfatio dtm tjuarfo di miglio di iraueyfc, cjufi
fio h cauiamo da le faro^e del poeta pfie nel cjuarto canto, oue dice, Non era lunga anchor U n^f
pra ma Di cjua dal fcmmo (Quando io uiU un fòco, che hem'jferio di tenebre uinciéi, Verche font
ijufflo tal fòco effer dentro al detto cajieh, t7 illuminar fdamente lanime de ghhuomini fimofi
the erano in (juello, l!(]ua!e,]pfnheoccupaua, come hahliamo detto, con lo jfatio dun (juarto di
miglio di trauerfc, la mita del cerchio, che hahhiamo ueduto hauer fur di trauerfc me^ miglio,
iice che effe fimo uimea di tenehre hemifpero, ciò è-, me'^4 la sfira, perche tutto il cerchio effcni
dotando, rendeafimilitudine ai una sfira, e cofthalHamo ueduto hauer nominato i Quattro ceri
chi del findo del fo^^ . che giri intorno a la shoccatura del fecondo cerchio, come la città ii
Diteintorno a quella delfettimo, ijuefto lo dimojìra nel (juarto cantodicendo, Per fcUe porte intrai
con (fuefii faui e cet. E poi in fine di tal canto non dimoftra effìrne ufcito, ma fdamente di aueli
lo effèr difcefo nel fecondo cerchio. Onde dice. La fifia compagnia in due fi [cerna, Per altra uict
mi mena il fauio duca ?uor de la tjueta ne laura che trema, E uengo in parte, oue non è che lui
ornanti fia la ca. Veiufo e prouato la mifura. dogni generale e particolar parte, ne leauali ^ difiint
frofiniita de to tutto l'in fimo, è hora da uedere la profindita de la uaSe, lacjual di fcpra dicemmo effer auani
la uaRe infiti to il diametro de la fua skccatura, ciò è-, miglia 280. Quejìo, oltre che douendo la uaUe hai
né . u^r la fua deiita pr^portione, è^neceffario che fia cofi, noi lo cauiamo da queh che hahliamo uei
luto effer del po^^, iljual ne è- dato dal poeta, come di fcpra dicemmo, (juafi per un modello, che
Uhhiamo da feguitar per tutti i cerchi de V Infimo . Poneaduncjue che effè halhia tanto ii
diametro ne lafi^a shoccatura, (guanto ^ da quella alfuo findo, a ciò che noi intendiamo che tutta
ta uaRe infima fia poi quel medeftmo, laqual, auenga che fia difiinta in otto cerchi, che luno coni
tiene e' più haffo de laltro, nondimeno, per ejferuene due, come hahliamo ueduto, ad un mei
iefimo pari, non ha pero che fìtte difcenfi , e tanti uengon melefimamente ad effer i cerchi, ne
quali fitto di Minos giudice uniuerfale de Vlnj. fono puniti e peccatori, per. he quAi del prim^
e maggior cerchio, che non fono dannati ad alcuna finfihilpena, non uengono fottol fuo giudicio.
Onde il potta nel primo del Purg. inperfcna di Virg. finto da lui per un di quelli parlando di fi 4
Catone, dice, E Minos me no lega, Ma fin del cerchio, oue fin gHocchi cafii Di M^riia tua e cet.
ìquali cerchi, fi haueffero egualmente compartita tra loro quefìa tal profindita, iofio fqremmo fif
ilconto, che netoccheria a ciafcuno 40. miglia, perche fette uolte 40.^ 2So. Ma noi, per lo tefto
frouiamo elpruene due, ciò è^, il penultimo che e- de uiolenti, ilqual molto più prò fin do di tufi
tighaltrifuferiorialui, E cofi ancora lultimo, che è' de fraudolenti, effer molto più profindo ancoi
ra di quello de uiolenti, e pero è- da proceder per altra uia, e ueder quello chel poeta, quanto a quei
fio, dice [(paratamente dognun di quelli, e fecondo tal fuo detto dar a ciafcuno la fua dehita portioi
Ke . Dice adunque nel quarto canto del fuo difcenfi nel primo e maggior cerchio in perfina di
Virg. tìordifiendiam qua giù nel cieco mondo Comincio il poetat e cet. B poi più oltre pur di
f(cwh ntl tfr^ cenlio, de e ie gfuìofi ìhe. Io fcn al ter^ cmHo h la fma t cet, Kfl ftlh
m canto, iti dtfcenfo dtl ier'^ nel ([mrit^ tYrtf:io, cU e de frodigì-i e de^liauari, Coft difcef ìk
U ijuarU laaa f cet. Del dtfcenfo del quarto nel cjuinfo cerchio, che è- degliracondi e de ^liacf
lidio/:, nel medefim ftUim canto in (erfcna di V irj. dice , Hor difcendicm homai a maggior
f ieta, efiu oltre. Noi incidemmol cercUo a laltta riua Souiauna finte chf holle e riuetfa Ter un
fijfat^ che da Ifi derim . LacHua. era huia moltò fiu che ferpt, E mi inconìfagnia de knde hi^,
ge Intrmmo g u fer una uia diuerfa . V na falude fk che ha nome Stige Clufjìo trijto rufcel
(Quando è difcffo Al fie de le maligne piagge grige . Seguita f oi al fari di jnefìo (juinto il jcfta
cerchia, che e- la citt^ di Dite dfjiinata a glierefìanhi, t fino a cjui noi non i.eggiarr.o cheì peta
fèccia alcuna diftrentia fiu de la pròfòndita de lun:), che di (Quella delaltro cerchio. Ma dd dtfctni
fo del fcftù nel [cUimo, che e demolenti, ueggiamo al principio del xi, canto, che moflra la riua di
ifueUo effer alta ,ela fua alteTi^ domanda profindo ahiffc. Onde dice , In fu leftremiia dur.aU
ira ripa, che fàceua gran pietre rotte in cerchio, Venimmo fcfra più crudele flipa^lc. (juiut,per Ihor^
fikle fcperchio Del fu^^ chtl profondo ahi/fc gitta e cet, Moflra ancora al principio del xij, can
to chel luogo, oue efjt uenero afcender la riua di (jueEo, efjìr alpejìro, e Jfauenfeuolt da uedere,cQ
me auerrehU quando dunaltra torre guardaffìmo in giù al piede di juella, Onde dice , Era lo /o^
co, onde ajcender la riua Venimmo alpejìro, e per cjuel chini era anco lai chogni uifta ne fcrehle
jciua, ìntertdendoper jueUo, chiui era ancora, del Minotauro di Creta, monfiro a ueder harrendo,
che era a guardia di tale (cefi, AffmigHandoU a cjueEa grand jf'ma rouina del morite di (jua da
Trento rouinato fu l'Adige . De lottauo t7 ultimo cenhio, che è- de fraudolenti, laprofindita
dielijuale fh wa/o maggior ancora di (fuel de uiolenti , comparando la paura di lui , trouandofi in
aere nel calar al jvndo di (jufUo fui doffc di Qerione, e non ueggenJo altra cofa che effe Germe,
ir la paura di Fetente ^ tjuando fidminato da Gtoue, ahhandono li freni de caualli che tirauano il
carYù del file, e morto cadde in Po, Et a cjuella d'Icaro figliuolo di Dedalo, auando efjtndo tranfi
grefjcr de precetti del padre, uolo tanto alto, che licjuefacenlof la cera, con lacjual f teneuano le
fite ale, per lo cclor del ftperior elemento, alcjual fera troppo auicinato, f finti priuar de le penne,
e cadde ^iu nel mar del fuo nome. Onde nel x\i^\ canto dice. Maggior paura non credo de fijfe.
Quando Vhetonte ahhandono li freni, Verchel ciel, come pare anchor, f coffe . Ue(juando Icai
YO mifiro le reni Senti jfennar per la faldata cera Gridandol padre a lui,mala uia tieni, che fii la
mia, ijuando uidi chi era Ne laer dogni parte, e uidij^enta Ogni ueduta fror che de la fiera .
Mofira ancorala profondità effer grandiffìma per (fuel che dice poco più oltre di non hduet potuto
ueder i fuochi d e lottaua hù-gia fin a tanto che effi hehhero difiefi gran parte de la profi^ndita, e
m -ffimamente effendo il luogo tenelrofi, com.e nel canto che precede a cjuefio lo finge, penhe ogni
ftiOco,fin)h comparatione, fi uede molto più da lontan la notte, di e^uel che fi fa il di . Dice aduni
(jue, J fintia già da la man deftra il gorgo Far fitto noi un horrihile jìrofii^, Perche con gl occhi in
giù la tefia Jforgo . Adhor fu io più timido a lo fiofiio, Pero chi uid'i fuochi, e firn fianti. Orni
dio tremando tutto mi raccofcio, E uidi poi, che noi uedea dauanti lo fender el girar per li gran
mul y che fipprefifauan da diuerfi canti . Sond adun<jue i primi cinque dif enfi fuori de la citt^
di Dite, fecondo che nel fuo fcriuer dimoftr al poeta, duna medeftma profondità, ciò e, che tanto e*
il primo difcfnfi fin al principio del ficondo, (guanto è' ilficondo fin al frincipio del tey^, e taniol
ter^fin al principio del (juarto, <juanto ilcjuarto fin al principio del quinto, iljual è' cjuel medei
fimo fin alprincipio delfifio, che è' del cerchio de uiolenti. Ma (juefìo, come hcihhiamo ueduto,mo',
fìra effer molto più profiindo de glialtn fuperiori a lui, Etilfiuimo C7 ultimo, che e defraudoleni
li, molto piuprofindo ancor di cjuefio , Volendo aduncfue tutta laprofindita de la uade infima,
tatuai diciamo effer i%o, miglia, accordandola con lo fritto del poeta , proportionalmente per li
detti fitte dif enfi diuidcrt, ftreniQ co/r, che confidertito i dif enfi efflr di ^uefio numero fitt<nm$
ce V
y/0, m Ìitiil(Yfm(i talfYò^nlìi<i in uml^yali li migTia hlmehftm mmyò] eh fmnnt fJJ
tifuntt^yfmhe ^o. uoltffcUefi i2>o. De ijuai ^^d. ^raii, a cincjue primi di f enfi , che fcn5 urtct
ofa ypelefima, ne aUritnirem^ due ffr ciaftum^ che faranm i o. Al fcfìo difenfc nattritmrema
IO. che faranno io. Et al fcUimo naUrihuìremoio, che faranno 40. talmente , che tanto hauerd
iifrofiniita ilfcjìo difcenfo, guanto tutti i cinefile fuper ioti a lui, E tanto ne hauera H fcttimo (cf
lo, ijuanto tutti glialtri Infume . Horit effemina ben lettore, che uolenhti in tj^efìa tal iiuifio^
ne accordar con la finta fta del foeta, tu non hai altra uia migliore ne ft tuona, ne che piu halhia
del uerifmile di^ejuefìa, perche la fintafta di luìft fu, dipoYjcnìpre di grado in grado i peccatori
tanto pili e tanto rì:eno lontani lai cielo, E confecuentemente tanto piu e tanto meno uicini al ceni
tro uniufrfde, (guanto piu, e cjuanfo men graue fcjje la cjualita del delitto loro, E di ^uefla materia
ueggiam:ì che tratta in perfcna di Virgilio cjuaftin tutto lunledmo canto ,ponen io cjueUi che fono
caduti per fragilità di grado in grado, ficondo la Jf;etie del delitto, tutti fuori de la città di V>ite^
fAa (Quelli che hanno peccato per malitia, tome fcno i uiolenti e fraudolenti, i primi pone in froftTi^
éo, 27 i fecondi in profindiffmo ahiffc, tanto giudica il peccar per malitia più graue del peccar per
fragilità, e tanto lafraule piu graue de la uiolentia . Hahhiamo ancora de la profindita di (juf^
ffo fcttimo difcenfc, cid è-^ de U ualle di Malehige, (juefto mamftjìo inditio, che ft come al finda
del p?^, ejfcndo dipinto in cjuaHro sfere, e- hifognato trouarun numera , iltjual muìtiplicafo per
quattro, ficcia la fui pr2fcnIita,E (juefio haht'iamo proum effer le yro. traccia de lagroffc^^ del
ghiaccio, perche (juattro uolie 7^0. fanno /<• 3000. traccia, chel po^^ hahhiamo ueìuto effcr pyy,
fondo, Coft ejfenhlfindo di Maleholge iiflinto in x. uadi, e- necefjàrio frodar un numero , ilijual
wulfiplicato per x, faccia lafuaprofvnìita, E <^uejÌo hahhiamo ueduto effer le 1 4. miglia, che Mai
leh^dge, dal piede de la fua fpnda fin a la sboccatura delpox^ , ha dipendente , perche \ 0. uolfe
t^.finno le 140. mi^àa, chel cerchio ha, come hahhiamo detto , da la ft/a sboccatura al fóndo,
Ef il medeftmo numero di 14. miglia, chel ftndo'di MaMge ha dipendente, haueranno ancora,
perche' di cjux ft cauano, tutti glialtri cerchi che fcno fuori e fcpra la ciuk di Dite . Hora aueni
ga, che per (juanto è' fiato detto di fcpra, ciafcun poffa infendere la fvrma, come ogni generale e
f articolar parte di (juefio Inf shahhia da mi furare, nondimeno, amaggior n^fitia del lettore fàre^
m coft. Tiriamo da la porta chel poeta finge che dia lentrata ne la caueyna, che gira intorno a U
sboccatura de la uade infima, una retta linea, lacjual paffi per lo centro deffa sboccatura , e uada
#r finire a hpofita parte de la cauerna. Voi tiriamo unaltra rftta linea che fr parti da cjuefìa nel ceni
irò deffa sboccatura, e perpendicolare uada a finire al centro uniuerfale, Mifuriamo poi fu laprii
ma linea, che da la porta de la cauerna attrauerfa tutta la fpelonca, miglia 17. e me^, leijuali uen
ranno a finir a punto fii la riua de la uaUe, 0 uogliamo dir de la sboccatura del rnaggior cerchia
(he fra luna e Ultra parte fuori di cjuella uerra a far il trauerfc di ^r. miglia, leijuali aggiunte a le
280. che diciamo hauer di diam, la sboccatura di cjuefìoprimo cerchio. Sarai diametro deff^ cauer
na, come hahhiamo pojìo di fcpra, 3 1 r. miglia . Mi furiamo poi ancora fu U detta linea altre mii
glia 17. e me^c, cjuefìe uereanno a finire a rettalinea per pendicolare, fcpra la riua de la shoccai
caratili tura del feconde cerchio, che ^ cjuello de lufjùrigft, e con cjuefte girai primo cerchio inforno a la
sboccatura lei fccon io talmente, che tra luna e laltra parte fttori di cjuello , uerra a far il traueyfg
medeftmo de le ^r. migha, lecjuali aggiunte con le 24^-. che diciamo hauer la sboccatura deffc fef
conio cerchio di diam, farai diametro deffc primo cerchio , come hahhiamo poflo di fcpra ?go. mi$
glia, E cofi (]uefìordinef(gui(anio per tutti glialtri cerchi fin a Wìalehoìge , che diciamo effcr il
findo di funa la ualle, uedremo rifìringrrf neìe^^. miglia, che da HneÙa freniono per proprio
diametro tutti glialtri fuperiori cerchi, E (fuefìa e- la firma che fcfferua nel mi furar le uaUi,
che a uoler proceder per altra uia, il terreno ere fcerehhe piu in mi fura, che in fatto' non farebbe R
.jUffìiìè^^luanio a le parti generali del' Inf Da Uguali e leggier cpp intendere , comeshann^x
\. et mi furar
VrhlfuyityJf /uol fartlcoUrl jaytl ^ìfmlif fu hmfìefma linea pffìamò miò (jtifjlf juam
(juehy pgt^itan h il mfleftmo or^inf, mìfuraye . Su la fcmJa retta linfa^ chf dal xentYù éf U
shccafura del W-t^jj/or ceYc[ik un jfer fen dicoUre a finir al centrai uniuerf-le^e c\]e a tutte le shcf
cature de cerchi e del fà centro, pffimo fimilmente mifurar la profondità di tutti i cerchi,
ciò è'y U difìanfia chf haUimòpfio da la shccatura de luno a (jueUa de Litro, E che cjuePe ferii
^aìfrefien'ìle mifure intefc U\ fotta, hfYòuerem:ì chiari ff.marKer.te neladfcrittione del VurgatOi
rio, ferche le mifure di (jt'.(h,f cauano da (^urfìf . UahUmo fin a ejui ueduiò il fitto, la fin
ma, e la mifura de V Ir fi fecondo la fiutone del foetJi, CiT in juante uniuerfli e particolari parti
fa diftinti, e che jpetie di peccatori, fSX a che fiqplici defii nati fieno in ognuna di (juelle .
Wora hahliam:> da uedere, oue in fitperfide del ghho il poeta finge linfrata de latto e fiìuffiro n^^^,
camino, per hc^uale, infine del fecondo canto, mofira che dietro a Virgilio dfcefe a la porta de ^^.^ ^^^^
V Inferno fpra de lacuale uide fcritto le parole di color ofcuro Ver me fi ua ne la cittd dolente Ver j^ante fini
mefiuae cet, che di fcpra unaltra uolta hahhiamo detto, E per iene inteder juefto, ^ da uedtre, Untrata ter
quanto la uaHe infima haueria di diametro retto ne la fua sboccatura, ejuando che ella fifienJffJe ig^^ual difcefc et
fin in fu^erficie del gloh, ¥.tin (juella fiuperficie diciamo , che di tanto diam, cjuanfo firehhe la e ' ♦
frofvnitta dela ualle, cjuanio tanto fi efiende/p, potfjfe f/fir capace, douenio fffa profindita col
diametro di (fueUa effir una medefima cofi . Perche giran JqI ghho ne la fua fiqerfiiie in arco^
honporia c^uiui hauer tanfo di diametro re t^o, tjuanto feria da (Quello al centro, Lacjual coffiguii
ra,fè noi delfcmidjel ghho, il jual hahhiamo ueduto effir miglia 524^. e cincjueuniecimi, traire
mo la decima parte, che faranno miglia 3?vi . fi undecimi, mi furandole da la fi.perficie del gki
io, 0 uogHamo dire, da lerufilem, che fk colmo in fiuperficie de la terra a la uaHe infima, cuT t
lì fcpra hahhiamo ueduto, aretta linea per pen dicolar e uerfcl centro uniuerfle , perche equini hai
uera effe ^loho di dtaynetrorttt&t^ntc, cjuanto faria la profiniita de la uclle,[è fin cjuiui aggimi
geffe la fua sboccatura, ci) e*, miglia 7.02 o. e dieÀ undecimi . llc^ual dimftro, lo poffiam.o ima^
gimre in luogo dela coria, il uolfo chefi^reh^e ilg^oho fcpra di (juella , in luogo de larcO , E
ferche cjuefìo tal uolto uien ad ejfcr comprefo da tutta la circunfirentia Jrlgloho, che hahliamo uei
duto g'.rar ?.o^ 00. miglia, fi uolte, e de le cincjue parti le tjuattro dunAtra , Vfrra effe uolto re
la pia fiuperficie a girar in arco lo ffatio di^oco. miglia apunto, con la. m'.ta de lecjuali, cVe fa*,
ranno miglia iroo. ejjc ghho uerrehhe dal fuo colmo a girar intorno fin fu la rtua de la shoccatw,
ra delauafle, ouelintrata in fuferficie delg!oho,per difender a la già detta porla de P Inferno
e conueniente che fa finta dal poeta, Ma da cfual parte deffc gloho la finga , fi può chiariffirna:
mente ueder per cjuedo, che nel primo e fi con do canto ne dice . Tinge al principio del primo cani
fffirfi di notte trouato in una ofcura filua, (jucinJo hauea smarrito la dritta uia. Ma giunto poi,
ftelufiir deffa fclua, al fiele dun code fui fiir del di. Onde diffi. Tempo era dal principio del mati
tino e cef, guardo in alto, e ut le Ir jjraCe di (jufllo ueft.te già de rag^i del file. Onde dice , Ma fO
chi fui al pie dun code giunto La, doue terminaua cjuflla ualle. Che mhauea dipaura il cor comi
funto. Guardai inalfo, e uìdi le fue ffaUe Vefiite già de raggi del pianeta, che n:ena dritto altrui
ferogni calle . Adunque, fe giunto al piede del collfj guardando in alto, uide le Jjpalle di cjueh
lo uefiite già de raggi del Cele, fer tjuefio fignifica, eh le ffalle del coUe, e corfcijucntemente ari
cor le fue, guardauano dritto in oriente, kST il fuo camino era uer occidente, Saliual poeta (Juei
fiocoHe, ma impedito da le tre fiere, che gìiapfar fero, tornt^ua a rouinar A findo ne kfurlta de
lafclua, fc non fiffe al fi<o foccorfc uenuto Virg. ilcjual li dice convenirli tener a^tro uiaggio, uoi
tendo di cjuel fclua^gio lu'go camfare. Et ammonitolo de la f efjìma natura de la lupa, luna de
le tre fiere, fc ^lioffirifce fer guida,fromet{endoh, ^nfntent'a, di condiolo frima per l'Inf.fOÌ
per lo Purgatorio, e5^ ultìmam.en'e lafciarlo con ?^eatrice, che lo condurra al Varadifo dicendo ,
Oniioper h tuo me penfo e difcerno, che tu mi fcgui, V' iol faro M guila^ E irmotii dì c^ux fff
luòp etfrno, Our ulirai h ilijj:era(eflriia, Vfjrai glianfìchi jfiriii hìtnil^'ch a la fcmlct
morte ciafcun griJa, E ufderai cohr t ctt, A lat^ual cofa mn folmenfe hauenJo ajpmto Dan^
tf. Ma r.chiffio Virgilio chf uolfjp fir <]uanio glihaufua detta di uolerfàre, \ Itimamente in fine
Va ^ual mai canta dice di Virg. Adhor ft mojp, tT io li temi dietro . Hora è- da ufdere
tto fi uoltoDan i^ne uia tenne Virgilio mouendofi fer mdur Dante a l' Infimo, come glihanea promeffc, E chiai
U nel mouerfi riffima io fa &y che Unendoli dettCy A ieconuien tener altro uiaggio , the egli non f refe la uia dei
iietro a Virg, colle, lajual in' nano erafrima fiata tentata da Dante, rifletto a (e tre fiere, che glielhaueano imi
fer trouar lini ffìiia , N^" ancora lo fice tornar a dietro ne ìofiurita de la fclua, ferche in uar^o feria uenuto al
irata da difieni fi^o fcccorfo , Neceffàrio fii aian^ue, che eglifi Kolgeffe a deflra, o ueramente a fijnfira lungo U
ier a l'In/. cofia del code, fii lagnale s'era offerto a Dante, mentre che offreffc da la faura de la lufa , rouii
nana in laffc loco, come uedremo che dira nel f rimo canto. Onde ancora nel ficondo, ejjtndoft giit
moffo dietro a Virg, XD' invilito a lirrfrefa dice, E (fual e- t^uei, che difuol (juel , che uoBe, E fer
nuouo fenfier cangia frofofla Si, che dal cominciar tutto fi toEe, Tal mi fido in (jneOa ofcum
cofta e cet. Erafi adunque uoltato lungo la cofta del coBe , £ fer juello chel poeta ne dimoflra
nel xiiif. canto, ouein ferfcna ii VirgJ ite. Tu fai chel luogo è fondo, E tutto che tu s^' uenut
to molto Vur afimipra giù calando al findo Kon fci anchr per tuttol cerchio uolto e cet. Come
a fcpra haWtamo dimofirato, e perche ancora ne laltro hemisfirio, oue tutte le cofi Ceno al contrai
rio di quelle del noflro, il fino proceder fii fempre a dejìra. Pero intenderemo , che ancora quii
ui, che era ne Ihemisfirio noflro, il loro proceder fife, come fu poi per T In fi non a dtfira ma
a finiflra lungo la cofla del colle fin che giunti al luogo, oue fouol colle douendo intrare per difieni
der a (a porta de l'infi jl poeta inuilito a limprefi, come difofra halhiamo detto, moflra da quella
ejprfi rimojfi. Onde nel fecondo canto, mouendol duhio a \irg. dtce, I cominciai , Poeta , che mi
guidi Guarda la mia uirtu s'ella ^ po/finte Prima che a Ulto paffi tu mi fidi . Tu dici che di
Siluio il parente e cet. Ma dimofiratoli da Mirg. la fua uilta, e come egli era uenuto al fiuo feci
lorfo mofjc da diuim grada, ^ che torna nelpr;ìpofito diprima. Onde in fine del medefimo cani
to dice, Hor ua, che un fol uoler e- damhedue. Tu duca, tu figmr, e tu ma<fìro, Cofi li diffi,
e poi che moffifiie, Intraiper lo camino alto e fdueflro . Moffi che fi Virg.il poeta feguiiandoi
lo, intro per Ulto efijlueflro camino, quejìo luog) adunque, oue effi intraron per lalto e filueftrt^
camino, noi inteniiamo che fer Me flato fu la riua de la ude infimo, cjuando la fua seccatura fi
filfiftefafin a quella fi^per fi eie del gloho, che hahUamo di fopra dimofirato, e uerfo fa parte orien
tale, a laqual hahhiamo ueìuto che\ colle a H poeta uoltauon le fialle , perche il fuo camino era
uer la parte occilentale . Et hauenk quefla uaUe per colmo lerufaìem, e girando larco del gloi
ho fopra di quella fer lo ffatio di 3000. miglia, come di fopra hahhiamo ueduto, Da lerufialm^
pofloin colmo de larco,a ^uffloluog:i, uerrehle ad efferla mita del numero de le dette miglia,
che farehhono, come hahiidmo detto , roo . mi furando 'e infuferficie del gloho da lerufìem uerfo
lapaYte orientale, che uengono a finir a Baklonia, E non pi a cafio, ma con ottima confiideratioi
ne, chel poetj ponefe lintrata a Vlnf. uerfo oriente, er a BahUonia già capo de glinfideli Maui
metani, che shanno a dannare, fomnio lintrata al Parad. uerfo occidente , tfT a Roma capo de
fideli Chriftiani, che shanno afcluare. Come uedremo nel fecondo del Purg.oue in ferfona di Cai
fella, sparlando de langelo, che fer mare Ihauea condotto a lifila del Purg. e che già tornaua indiei
tro dice, ondio, che era hora a la marina uolto, Doue lacqua di Tenere finfala Benignamente fui
ia lui raccolto A quella fvce, ouegli ha dritta lala, Pero che quini fempre fi raccoglie Qual uerfix
d'Acheronte non fi cala . A dar ai intendere, che tanto era diflante ia lerufilem uer occideni
te lintrata al Parai quanto uer oriente lintrata a l'In fiche hahhiamo «e luto effe r lo ffatioìi
iroo/. miglia, Auenga chefccondol computo dalcuni aflrologi e cofmografi quefle diftantie fi:en%
a fin, e fecondo alcuni altri di meno, fecondo che fi dtfiordano di quante miglia rifonda fiu la ieri
2-/
U unPYdk lei ciAoy m iafline irìffnlere , c\ìe tal fu ìofinione II foeu . Intra aiun^ue
fjfc foefdy gtiiUti h Vtr|. [fr Id/w t ftluffirù lamm, fjceniffin a la g\a ifttafOYfa iel'lnf.
Oue WiYg.Ummòìi'fcf dufnhy Qui ft conuien Ufciar cgnifcpUo, Ogni uilfa muifn chf Jki
fia mzYta, E fcggiunge^ mfcm uenutì al loco, ouio tho dftio, che fu uedyai le genti doloYofe , E
aufflo fti (juanh nel ftimo c.nfo, come ueìremo, li di/p, E tramiti dijuì fey luogo eterm.Oue
' udirai le i jf erate (Inda, Vedrai gliantichi jf iriti dolenti e cet, IntrodKcelopi \'irg. dentro
ialaforfa,Ondenel medffmo luogo fcguitando di lui dice, B pi chela fua mano a Urina fofe
Con lieto uolt:^yOndio mi confortai, Mi mfe dentro ale fccreie cfe . Adun(iue,pi che Virgilio
iopl duhtar di Dante in fuferfìde delglohjifii mc/fc, f,ffc DaKtefcguitandch , introfer lalto
rft'uelìro cmir,o, Mrf giunti foi a nuefìa pyta, Virg, li jforfe la mano , e mifdo dentro a le co/
{ecrete . Quefto dinamo, ferche tutti gHaltrieff^oftfori hanno tnfefc (^ut^aprta ejpriji ftfprfi*
eie delghlo, una medefma con lintratajfer Ulto e filueflro camin: . Guarda lintrata di
'aueRaprta drito uer occidente, e cefi uemua a fir il peiairitrando per jufUa ,ffnhfl medefti
mo habtiamo ueduto che era di lui in fi^ferfìcie del glok frima che egli entroff} fer Ulto e fihiejho
camino pr dif<ender a cjuefìa pria, efpndo tal difenfo jìcto continuato uerfd centro , come cjuel
de luno ne laltro c^rcHo irt f in luoghi uedremo, e jfetialmente del (juarfo mi quinto , e del ff^^
nel fuimo . Hoy« guanto al drcuUmente poceder del pria pr fifflo fi. o In/. #i
chiaramente Ulhiamo difcpa ueduto,pr cjud che dice inprfcna di \^irg. ne! xxiij. cario ,lu
Cai chel luogo e tondo e cet. ejfere flato molto a fmflra, E molto e non tutto dice, perche de le dui
ce farti uniuerfali, e de U xx. pnicoUri , re lejuali hahtiamo ueduto l'inf. ejfcr diftinto , non
tuUefÙYOn prò circuite da loro fu U fmflra, ma dalcune attrauerfdte , tfT um di (juelle in due
reuoìufioni circuita fu U dfflra, f prò è- da uedere dognuna di (juede cominciando dal luogo, che
efft trouaron immediate c\ e fitron dentro da U prta, il^ual ^ ^^ff/Zo, oue fonofuniti gljciagui
rati che mai non fùr uiui . Queflo infieme col fiume Acheronte mcflralpet;^ che fit attrauerfd
io e non circoito da hro, oue nel ter^ canto f.nge effre flato ammonito da Virg. che di loro non-
doueffc prUre dicendo, Non ragionar di lor ma guarda e pffa, E fiu oìtreilpeta di Ce flrjfc ,B
pi che a riguardar ohremi diedi, Vidi gente a Uriui dun gran fiume e cet, Verche ,je flft
Ihaueffero circuito e n:n attrauer feto, guardando oltre ilptta, come dice hauer fitto, non haueria
ueduto auefio fiume, iljual era contenuto dal piano, o: fglijciagurati che m.ai non fiir uiuif>ggi^^
yauano dietro a Imfcgna . Scendeno poi nel primo cerchio, elee- f^o dA Limh, e tjuiuì tni
tr^Jtineln^UlecajìfRo, da loro per certo ffatio circoito, Onde infine del quarto canto dice U
fffla compagnia in due fi [cerna . Ver altra uia mi mena il fui:» duca Fuor de la erutta , ne kui
ra, che trema, E uengo in parte, oue n:>n è- che luca . Intendendo che uenne pr Mra uxaa
éifcender nel fi con do cerchio, oue fono puniti ilujìuri:fi, di ^uffl:^ che hauea tenuto a difender m
auel primo, Onde al princ pio poi del cjuarto canto, Cofi di[cef del cerchio prim.aio Giù neìfecon^
do e cet. E (juefto fii da loro attrauerfato, impero che fcefo in cjuello, moflra efjhf firmato et
prlar con Francesca da Rimino de lamorofo infirtunio di lei e di Paulo fuo cognato , de U pietà,
deUuale moflra in fine dfffc cant: effcrft uenuto meno, e caggiuto a terra, onde dice , Mentre che
ìunofhirfo cjueflo diffe, Lalfropiangeuafi che dipietafel uennimen cofi comiomorijfi , E caddi
comecorp morto cade . mflra poi al principio delfguente c^uinto canto, che efi.ndo tornato m
iioua e cet. E f^eflo moflra effcre flato circoito da loro. Onde infine del canto dice, miaggxrami
mo atondo cjuella flrada e cet. vfcefi pi nel cfuarto cerchio , oue foro puniti gliauan e proi
ii^hi, ciuefio fii da loro aUrauerflto, onde nel fettimo canto dice , N'oi incidemmol cerchio a lalira
riua f cef. Scenknopi nel c^ulnto cerchio, oue neU palude Stige fono puniti ^ìiracondi e ghi
^aiiiofi , m jueflo m flra ihanerfitt^ ine granii rMoni^Wm ia la prie iifliori intorno $ U?
che uia tenni
il pO(ia nel cir^
culci.rmeìtte,fro
ceder per (jue$
floJìiO ìnfimo.
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Postillati 16
■>mi
feikìfj Uhd, dvtta fdrfe lihntyi^e fvlJt mtoYm a ìa ciuci li TtìtelOnJf in Jtne ìelmelefn
W3 fcUimo canto, df la prima, Coft girammo df la lorda fQ:(^ Crandarco tra la ripa fcca el me:^t
g e cet. E nelottano canto de Ultra, Non fen^ prima fir grande aggirata. Venimmo in fari
te, douel nochierfirte, \fcite, ci grido, qui è Itntrata . Sono fin a qui, per quello che hahbia
fHO ueduto di fcpra, proceduti circolarmente a fnifìra, ma entrati ne la città, cht fa il fi fio cerchio,
nelqual fcno puniti gliheretici, il loro proceder per quefìo e- tutto altro di quello , che hanno ufit^
nejuperiori, e uedremo che ufcrann^ ne glinfiriori cerchi ,perche,fi come ne glialiri prima feni
Ìom,e poi attrauerfano, o circondano per alquanto Jfatio il cerchio, quffìo esprima cinundato ìun
JRi mura de la città, e poi attrauerfato da loro, E fi come il circolar proceder loro e fiato , e farà
ferglialiri cerchi a ftnifìra, in quefìo è', per due reuolutioni circoito fu la defira , Onde in fine
del nono canto di Virg, dice, E poi che a la man dejìra fi fii uolto, Pafpmmo tra martiri e glialti
fpaldi . l altra, aurauerfato che hehhono il cerchio , e giunti a la riua che lo diuidf dal jtttimo.
Onde Wirg. infìruUo Dante de la condiuione de duefeguenti cerchi, con quella delpoZ^ in fine
del xi.canto dice,Ma feguimi horam.ai, chel gir mi piace. Che e pefci gui^^n fuperlori^nt4,
El carro tuUo fcural coro giace, El tal^ uie U oltrt fi dismonta . Ma per quejìe due reuolutioni
delfejìì cerchio fu la dejìra , pojfiamo infender quella del quinto dentro a fi-ffi de la ciuà intorno €
le mura fu la ftmfìra, che dijfe ejfcr grande aggirata, per nulla, E che fe intrati ne deuifijp, hai
ueffiro trouato quiui lentrata de la ciuà , queU andaua drittamente a firire a la riua guardata
da linfimia di Creta, giù fer laquale difcefcro poi nel fcuimo cerchio, ilqual dicemmo di fcpra effer
difìinto in tre gironi, oue fono f unite tre ffetie di uiolenti . il primo e- una riuiera di hoUente
fangue, e quejìo fit fu Ufinifìra aggirato da loro, perche giunti al piede de U ruina, oue effi trai
no affettati da chiron, Neffc, e Eolo centauri, a quali giugnendo al petto, e domandato Virgilio 4
Chiron , che ftaua in me^ de glialtri due, duna guida che mofiraljè loro il guado de la riuiera,
e cheportaffe Dante in fu la groppa, dice nel yij. canto dichiron quejìe parole, chiron fi uolfe in
fu la defira poppa, E dijfi a Nejfo, Torna, e fi li guida, E fk canfe.r fdtra fchiera uintojpa .
Poifc^giunge, Noi ci mouemmo con la fcorta fida Lungo la proda del hoUor uermiglio, Oue i Ioli
litifàcean alte (irida . Se chirOn adunque, fi uolto fu la defira poppa, e dijfi a Neffc che tornajfc
a dietro, e che liguidajp, Vouenio quefii poeti, che erano al petto di chiron , fcguìtar Neffc, hifcf
gmua che fi uolt.jfcrofu Ufinifira. Proceduti poi alquanto lungo de la riuiera, fojfano di la da
quella, CfT entrano nel [èconh girone, ilqual ^ un hofco di nodofi hromhi, e quejìo jii attrauerfai
to da loro, il che dimojìra quafi alprincipio del \iiij. canto, oue di quejìo fecondo giron farlando di
ce, Indi uenimmo alfine, ouefiparte lo fecondo giron dalter^, e doue Si ueie gìujìitia hori
rihil arte , Alqual ter^e girone, che e- una campagna di cocente rena, effnk uenuti, fu frima
aggirato per alquanto ffatio pur fu lafinìjìra da loro lungol hofio de tronchi. Onde nel medefimo
xiiif\ canto inperfcna di Virg. dice, Hor mi uien dietro, t guarda che non metti hmhor li piedi
ne U rena arfi.ccia, Wiafcmpre al fo/co tien li piedi flretti . Ma giunti poi al fìumiceio, che attrai
uerfal hofco e U campagna de la rena, ^er andar a cagger ne lottauo cerchio, uolti a dejìra fu per
largine di quello, per fimilmente con lui infieme attrauerfirla in firma, che a defira ueniuauo ai
hauerla campagna de U rena, afmfira ilfiumicello . Proceduti alquanto fu largine, il poeta
fcontra lungo di quello ne larena Ser Brunetto Latini, ilqual torna a dietro ragionando con lui,
procedendo \irg.fuUrginepoco inanimi a loro, E riffondendo Dante a Ser Brunetto alcune paroi
le, per lequalt V irg.fi uoU'o in dietro fula dejìra a riguardarlo , perche da ciucila farle con Ser
Brunetto li jìaua, A dimojìrare, che a lufcir de ìafilua, ejfifuoltaro lungo di quella fu la finii
fìra, perche fe a dejìra fi jhjfcro uoltati, fer poi attrauerfar col fiumiceUo ìlcamfo de la rena fi
fariano uoltati afinijìrafu largine di quello, da laqual parte haueriano hauuto il campo de U rem,
€t (t defira ilfiumueUo, E mltUofi da quella Sirg.peY riguardar Dante, ndfifiria uoltm da U
\
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Postillati 16
mano chef gli lo ^^r BrioìeH^,c\ie m neh rem, lijìauiymct ia kffòfitafarte uerfcl flmicelh,
Onle nd xv. catò iice^ Lo mi maejÌYd aUhòYd in fu la gota Deflra fi mlfe iniiem f riguarhmmi
Poi dijfei lafcalu cfjì la nata. Ma che) ciYcdaYmfntej^YOCfdfr /oro fin a ^juffto luogo, dalfcflo
ifYchh infùmyjvfji fmfYe a ftnifÌYa^ oìtYt a (jufBo che nhahhioYna ueiuto JifcfYa, e jj^etiafmente
feY le^aYòle iApeta in fnfcna di Wirg, tifi \nij\càio. Tu fà chel luogo è tondo e cet. E//cfOeta,
fuY in perfona di ViYg* chiarifce juefla ufYÌfa nel xvy. cantogiuto al fine dì juefto ter^ gÌYone,
9ue ilfìumiceh caie ne httaui ceYchio, e doue ejfindo anchora fitlaYgine di jueSo, e paYlando di
Gmonr iicr, Lo duca difjìy Hor conuien che fi torca la noftYx uia un foco in fina quella Bffti4
mauigiayche cola fi corcrf. VeYO fcendémoa la dejÌYaYnaYnmeUa. Seeffi aduijue, fendendo deUr
pne a defìra, torfcYO la loY uia^ lifcgna dire che ijueUa fiffe fì<xta,corr,e hahhiamo deuojalfijìo cer
chio infùoYÌyfemfre a fmipYa, a latjual Ynano non foieuano fcendeYe, perche da jueUaftaua /oro il
fiumiceUo. Scenhn adidjue de laYgine fuU Yiua, chediuidel fcttimo da loUauo cmhio,e juiui tYO
mno GeYÌ:ìne, Ma procedutol foeta [do foco fiu inanimi, feY haueY fjfeYiéfia degliufuYariy e fot tot
nato n "^ÌYg, il<iu.il troua [alito fu la fieYa, uifale fmilmente ancora lui,e (jueSa lafiiato la riua,
e uoltatafi fu la dfjÌYa feY aeYe rotando, et a foco a foco fcendendd, fino fofli da (juella al piede de
la YOcciafii la. riua de la frima bolgia da lafinijìra farte del fiume, che cadefcfra defja riua ,
Onde in fine del ^'iif» canto dice, Cofi ne fofc al findo Qerione A fiede a fie de la flagliata yocì
eia . il findo di fuefio ceYchio dicemmo di fcfra ejfcY diftinto in dieci klge, che luna è' contea
Tìuta da Ultra, e che nel mf^ era un fo^^, al^ual fi faffaua per certi fcogli, che dal piede de lah
tiffima frónda del ceYthio fi faYtiuano, ^ aUYauerfauano effe klge in firma di fonti, O andai
unno a finir al detto fo^^ . In (^uefiè tal cerchio tYOuiaYno efi^e fiate fitte da loro, fur fu la fii
fìfira, (Quattro reudutioni . la frima fu la riua de la fnma e maggior bolgia, oue effì erano fiati
pofiida Qer.one, Onde nel canto dice, In (juefio luogo da la fchiena fcoffi Di Genon tYOf
uammoci , et foeta Tenne a finiflYa,^ io dietro mi moffi . la feconda, parte fu largine che dif
UÌdelac{uinlaho'gia,Oue fono puniti iharaHieri, dala fijla, ne lacuale fino f uniti glifOcriti ,
Onde nel xxi. canto, parlando de demoni, chefnceano loro fiorta. Ver largine finifiro uolta dieni
fio, E farte giù nel fink dejfù fcfiaholgia. Onde nel xxiij, canto, parlando deffi ipocYiù, No/ ci
uohemmo ancoY fur a man manca Con loro infieme e cet. La ter^,fu lultima riua de la decii
ma zfT ultima hlgia, ne lac^ual fifunifconoi fi! fari, Onde nel xx/x. canto dice. Noi difcendemf
mo in fu lultima riua Vel lungo foglio fur a man finftra, e fiu oltre, effindo fur fu tal ultima
YÌua, Pajfo faffo andauam fin^ fcYmone e cet, la cjuaYta a' ultima intorno al fo^^ da Nem t
houofin ad Anteo, Onde nel xxxi, canto, 'facemmo aduncjue fiu lungo uiaggio Vo/ri a fin fiYa,
E fiu ohe, faYtiti da Tialte, Noi fYOcedemmofiu auanti allhotta, E uenimmo ad Anteo, e cet,
Vofiifoi da effe Anteo giù nel findo delfoZ^.il /oro fYOcedey feY juello, non fii fiu ciYcolaYe, ma
fidamente al centro feY trauerfo. Onde nd x\xij, canto dice, E mètre che andauamo in uer lo mei
Al<iua\ ogni oraueZ^ fi rauna e cet. E fer (juelìo foffiamo intenlere, che giunti ad Anteo,
ffifi Hniron di uoltar tuttol ceYchio, delcjual in \erfcna di Virg. nd xiiij. canto diffi, nonhauerlo
tinchora tutto udto, E fi noi tiriamo lalinea, che di fcfra dicemmo, da la forta de Vlnf. fin a laU
ira circunfirentia di cjud luogo, prima che (juefta giunga al centro de la seccatura dd primo e
yna^gioY ceYchio, che e i]ueE:>, deltjual il foeta intende di parlare, perche ahhraccia tutti glialtri,^
rffii linea faffera fifra la iefia d' Anteo, fin aguale, trouiamo che effi firon feY tutto Vlnffu la fini
ftra tante reudutiom,<juante fino le fue farti uniuerfdi, che dieci halUamo uedutoejpre, E non
(he Ogni farte uniuerfale hahbia la fua, perche alcune, come fcfra hahhiamo dimoftraio, nattra
uerjkro, come fii il luogo di fcfra che ahhaccia tutte laltre farti, llficondo t7 il ^juarto cerchio .
Altre hauer hauuto una fila Yeuolutione, comd primo, il fer^, ^ il quinto cerchio. Altre haueri
ne hauHte più, comd fiuimo che Mhe due, e kttm che MU juaUro, Ma noi le imitmo ijt
^UejìomQÌo,tdjpYÌmitt»ffriikmffY(juetla lei iprìm-i CfrchWintefo hìpffdfeyil Vmh, leni
irò al mtiU cafìe[l.o . la feconda fer (juell<t drl ter^ cerchio, che & de golofi . la ier'^ pe r
^ueRd del ijuintò cerchio, che r de j^liracundi e de gliacciiioft inforno <r la falude$fige , che fef
dire dhauer girato di (jnella grandmo, rijj^ftto al contener de due cerchi inno al pari de laltro , U
pnimo fer due, che fono (jitattro . la Quinta fer quella del fcttimo cerchio, t!(jual ^ de uiolen^
ti, infoynQ a la riuiera del ftngue^ intefa fer lo jfrimo girone • tu frfta frr c^ueUa del medffmò
cerchio intorno al camfo de la ftna, intefò fer lo ter^ girone * le altre Quattro per (quelle , che
una fer una haWiamo uedufo che jcron nf lottauo cerchio, E coft come fcno x . reuolutioni, cofi p.oU
taron dognwna, la decima parte del fuo futto, da la ter'^A infimi, che fu nel (juinto cerchio infoTi
no a la faluJe, che di (jueffa, fer la ragione detta di fcfra, ne riuoljero, non de le dieci , ma de ht
cinjue farti luna del fuo tutto talmente, che (juefìa fcla uien a tener il luogo di due reuolutioni, B
cSe dognuna di (juedf ne uoltafpro la decima f arte, fi frcua per tutte le (Quattro uoltate da loro iti
effo ottauo cerchio, d al (jual medefimamenfe hahhiamo tolto il diametro e la frofindita de glialtri cey
chi • Ma de le dette (Quattro reuolutioni y the tutte fùron da luno a laltro de x,fcogli che attrauet
fcnofcpra le x . Sjlge fin a la sioccafura del fo^\c,hafiine intender de le due più manipfte e chiare^
ciò e', de la feconda intórno a lafefìa bolgia, dalun rouinato fcoglio a laltro fcfra di quella , come
chiariffmamente {fotta dimoflra daparte del xxi. canto fin a parte del xxiiu, E de la quarta iff^
tornea la fiocc<fturadel foZ^, d^l finir de luno de lifcogli, oue nel xxxi.pnge dhauer trouata
Nemirotio, Al finir de laltro fcgufnte, oue finge dhauer trovato Anteo, Come difcpra, nel trattar
de le mìfure, af ertamente fù dimojirato, Verche x. effendo lifcogli, che atirauerjàn tutte le x, kh
ge leffo ottauo cerchio, da lafefia infiori, jofra de la<juale fcno tutti rouinati, epofti con egual dii
ffantia lontano luno da laltro talmente, che diuiJon il fvndo de la uaUe per trauerfo in x, parti
e^uaH, ueniuano diciafcAna deffe reuolutioni ad hauer girato la x. parte, E t^uefìo mede fimo hah
liamo ad intender ancora di tutte laltre reuolutioni, Efe ahw:o fcffe curiofo di uoler fifere (juanf
. parte dogni circunfirentia circuita da loro, farti il fuo diametro per x. e multiflichi
quello che ne uienefer tre un fettimo, faluo la ter'^ reuolutione, che fer contenerne due , come
già fiu uoUe haUiamo detto, la hifcgna fartir fer cincjue, che fera apunto la mita de le due frime
OUA'nto femtti * ^''g^^^'^ circuite da loro . Refia fclamente a uf ìtre (guanto temfo il poeta fin ge hauer
il poeta finae ^^^^^^ ^^^^ f ^^/^^ fuo In fi che di cjuando firge efferui dificefo , e de letk nelaf^aU
hauer confitfma ^^"^ ^^^(>^'*y che fono le due cofie non neceffarie, ma degne da effer mtefe , che a frincipio dii
fo in cerrar fui uedremo xxi. canto,oue in ferfona di Malacoda demonio dice,Uierfiu oltre cin^fue hoi
io (JUfflo fii9 '^^'^ (\iiffìhoUa Mille dugento conpfinta fici Anni compier che cjui la uia fii ro«<f . MeUe aduni
Inferno . al frincipio delfeconìo canto,che (Quando e^xentro in camino, era uicim a la notte. Onde dii
ce, lo ^iimofcnandaudy e laer hruno Toglieua glianima , che fcno in terra Da le fitiche loro,
rsr IO fol uno Maffarecchiauo a fcfìener la guerra Si del camino e cet. Voi nel fiett'mo canto fini
gendo uoler dficender del (Quarto ne (Quinto cerchio, e che già paffaua la mel^ notte , in ferfona di
y/irg. dice, Uor difiendiamo homai a maggior fieta, Già ognifteHa cade, che fAiua C^ando mi
mffi e cet, Uel xi. canto, uolendo dficender del fefto nel ficttimo cerchio, mofira che era lalha del
figliente di, oue in ferfona di Virg, dice, Mj fcguemi horamaì, chel gir mi piace, che ifefià Gui^t
'{cinfiuperlori'^nta, El carmtu^o fcural coro giace, eI tA^ uie la oltre fit' dismonta . In fine
.,r., *r cyryinr u^iruucjue g irm^j^ert e tocca londa sotto Sibilla Cam e le ffine,E ai
ftoftefii la lum tonda e cet. Nd xxi. canto, uolendo dimofirare che era la frima h,ra di tfuel
ii,inperfiena di Malacoda dice le parole pofte di (cpra,Hier fiu oltre cint^ue hore che cjufffhotta Mille
iugento confeffimafiei Anni corrifier che ^uiU uia fit m^t . tiel xxix. canto, fatando in U
«SHirf 'i Ifcima ultimi hlgid Ifl gioì iettò QttauQ cmUo, e uQÌfnh ìimQflrtiye chf paf affli
ua rrtf^ ii, fur in li "^iyg* iicf, E gU U luna e [citò mfìn f\eì\ e cef, tifi xxxi, cane
ro, nttrauerfank U YÌua éfffa x. bolgia uerfcl fo^§ , f che era jhora ie U fra iice , Quiui era
men che nòtte e men che giorno, Si chel uifc mandaua inan^ foco . Uel xwiiij. CT* ultim can
to, fingendo ejpY nel p^^, e uoler faffar fey lo centro a laìtro hemisfirio, e che già era uicino a
U notte, Ihora meiefma del giorno inan'^, ^uanio fi mìfè in camino, fur in ferjènadi Wirg, dit
ie. Ma U notte YÌfùrge, ^ horamai E' da fartir, che tutto hauem ueduto , Confiimaron aduni
jue ne l'Infimo da luna fera a Ultra, una notte tr un di, o uogliamo dire x\iiij, hore, che fcrA
un di naturale . Hora hauendo noi fatisfitto a tutto (juello che a jfrincifio frorr,titenmo di juei
fio Infimo, t7 in juedafi/rma che meglio ft fuo dimoftrafo col difegno ognuna ferfe jìfffa de le
dieci uniuerfc(li,e de lej^infijaYticQlari farti, nelejuali hahhimo ueduto (Quello efjtr difìinto, firef nWr- t^e^^'
mo fine, e [afpremo {che nejar hoggimai temfo) a fiu neceffaria utilcofa .
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Postillati 16
DE LA COMEDI A DI DANTE
ALIGIERI PRIMO
CANTO DE LA PRIMA
CANTICA DETTA INFERNO.
e! me^o del cm'in
dì nojìra una
^ Mi ritrouai per und
filua ofcura ,*
Che U diritta uia era fmatrita:
E quanto a dir qual era , è cofi dura
"Efla felua filua^gja ^araj^r^ e fòrte j
Che nel fenftcr rinoua la paura ^
T(i«fo e amara ^ che poco e più morte t
Ma per trattar del ben , chio ut trouat j
Viro de lahrc cojc^chio ubo fcorte^
Uauenh noi , oltre a la frefittione , eU
Ulta e!T i coftumi del peta , ancora ilfm
con la firma e la mijùra hg^ni uniutrfalt
e fartìcoUr fatte de lo ìnfimo éefcritto ,
\erremo hora ( come far effcr conuenien
te cofa ) a lejpofttione del tefìo comtncian
io dal f repente fr mo canto de la jf rima ca
fica nominata Infimo da (juefia4.atina
dittione Infra , che fynifica difetto . Kel
ijual frimo canto effe foeta finge ejfrft
nel me^o del corfo de la uita humana , e
nel temfo de la notte ( (Quando la dritta
uia era da luifmarrifa ) ritrouato'in und
$Jcura felua, E che ufcito di (juella fui f^r del di, e ^unfo al fiede dun eolie, uide ( guardando iH
dito ) le fue jfiaUe già uefìite de raggi del fole, perche, ripfifof afijuanto ,fimif(in uia fer ko;
ler falirfcfra di quello , M<t impedita ( (juafi al cominciar de Urta ) da tre diuerfc pere , cU li
uietaro-n la plifa , eficeuanlo rouinar alfindo w la ofeunta df la fclua, finge rf]lr uenutià alfud
fcccorfo Virgilio , alc^ual domandato aiuto contra de la lujfa, luna de le tre fiere , rffc Virg. dofJ
lungo fcrmont , li dimojìra \a ffffma natura di tal fera , eeome uokndo campar di cjueljcluag
gio KIT ofeuro luogo , conuenirli tener altra uia di (juella , ihe haufua frefc del colle ofjrrendofcli
^ey guida , e promettendo di condurlo prima per k ìnfimo, poi per lo Purgatorio, ZiT ultimmen
te di la/ciarlo con Beatrice , che lo condurra al cielo , Lacjual offerta accettata da lui con richiet
ierlo che la uolejfe effcauire, fi mifcro in camino . Cominciai tefìo aduncjue cofi, Nel me}
^0 del camin di nofìra uita Mi ritrouai e cet. Ma per non lafciay alcuna cofi dublia a dietro , fri
ma cheuegniamo alejfofitme di (fueh , diremo ancora , effcr cofa manififla chelautore,fcconi
do lo pile di molti altri poeti , parte (juefla fua prima cantica in ire parti , propofitione , inuoca:
tione , e narratione , come chiaramente ueggiamo ancora che fa le due figuenti , E la inuocat
tione ognihuomo intende ejfcr dopo il principio del fecondo canto , e7 m ijuefii uerfi , O Mufi ,
0 alto ingegno , o mente , che fcriuefii , e cet. Ma doue la propofitione , e la narratione cominci^
fino fiate de glieffofitori uarie opinioni , perche alcuni hanno deUo li primi due canti ejfcr in lu2
go di proemio, e che nel principio del ter^o comincia la narratione . ^ltrl hanno intefi la propofif
tione effcr nelprefcnte primo canto, t!r in (fuefii uerfi , Ma per trattar del len chio ui irouai ,
Viro de laltrecofe chio uho forte , E la narratione nelfcguente uerfi. Io non fi hen ridir, coxwia
uentrai , E c^uefiifi moueno con (gualche miglior ragione , Kcndim.eno, e ne luno e ne laltro m3
h , (juandofiffi , fi uerreUe a freuertir lordine , perche nel primo la inuocaiione firelle contfi
nuta ne la propofitione , e yie laltro uerrebhe ad ejpr nel proceder de la narratione , il^ual incon'.
veniente non e da effifiimare in un tanto poeta . Mafi diligentemente confideriamo nepreallfga
ti uerfi uedremo , che propone fclamente uoler dire , non del lene che irouo ne la fclua , ma le
lalfre cofe che uhafeorte , leejuali , come uuol infirire , non fon lene , per uenir a trattar poi di
^Juel tal lene che ui trouo , e che uedremo ejfir la ueya propofitione non fclamente di c^urfiaprii
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Postillati 16
INFERNO
mu cantica , ma ii tutta bffYct infume , \ifne aJlun^ue a dire le laUre afe tnuate . la Li re U
fclua y che «3« fcn bene , anl^ male , ma cagioni , come uehemo , àel bene , de'.tjual infende
pi uoler tratiare , Bt il mal che ui irouo ffitlo impedimento de le ire fiere , che non fclamenie
li uietaron il jàlir del colle , ma b fàceano rouinar alfindo , fe non fvjfe laiuto di Virg» ilcjual
dandoli a conoscerla fefftmn natura de la lufa , frofone e diffone nolerlo indri^'^r al colle fef
altra uìa che per (juflla , che era impedita da le fiere, prima proponendo di condurlo per lo Inf.
a ciò che poffa uemr ne la copifione de uifi/y Voi per lo Vurg, a ciò che conofciuti cjuelli fi ne uen
ga a purgare , Et ultimamente Ufiarlo con Beat, che lo condurra J regno del Cielo , effendi
per tal pur ^af ione fhuo alile a poter uifalire , E cjuejìo e- il henf , che oltre a laltre cofi iroui ne
la jclua , ìel^ual in tutta Impera uuol trattare , Onde nel fecondo canto Ufdremo , che effcrtandoi
h Wirg. a cjufftif imprefd dice , E/ mio parlar tanto ben timprmettf . D:/o lajual propofitione (è
genita , come hcthbimo detto , nel ficondo canto la inuocatvone , e dopo (Quella immediate la nari'
ratìone » Saraaduncjue inan'^ala propofttione pojìo la cagion di cjuella ^lat^ual è" leffcrfiil
poeta rftrouato nel me^ del camin di nojira uita in una ofcurafclua , e uolendo , per ufir di tal
ofcurìta 3 fdir il colle , ejjcrli impedito la jìtlifa da le tre fiere , e per c^uejto , uenufo al fuo feci
corfo Vir^i^io yfrofone uolerlocondur per altra uia y Lacjual propofrtione infendiamo commi
dar da c^uejii uerf , Cndio per lo tuo mepenfc e dijcerno , che fu mifigui , Z7 n f^^ro tua gui
^a , E trurrotti di cjuiper luogo eterno e cet. La inuocatione , come hahbtamo detto , nel fecondo
ianto , O Mule, o alto ingegno, O mente, che fcriuefii . Dopo lacjual immediate comincia la nar
yatione in (juefio uerfo , lo cominciai, Poeta che mi guidi e cet, Auenga che cjui propriamente
ìion comànci a trattar de Vlnf lacjual cofit ■ ufdremo che fiira nel principio del fer^ canto , Ver
rne fi ua ne la citt^ dolente e cet. Ma tratta de la fua dij^òfitione al difender a (Quello, che ^ par '
te de la narratione , Onde ueggiamo che il medefmofin ancora ne la figuente cantica inanl^ che
fienga a trctttar del Purg^fer^he, fecondo lammonitione di Catone, conuien prima che \ir^J: la
pil ufo , e lo ricinga d uno fhie ito giunco e cet, Qiiejìo medefimo ueggiamo che fa ancora ne la
ierl^ cantica prima che uenga a trattar del Paradifo , Hora uenendo alfeflc, e prima da uedere
tìuello che il pofta ha uoluto per lo me^ del camin di nojira uita moralmente fignificare, E (^uel
che per lofura fclua ntlae^ual dice in talme^ camino effirfi ritrouato , Onde habbiamo ai
intendere, La uita humana ejfcre fiata da diuerfi diuerfamente e partita e terminata , nondime
ro, a noi ne debbe bafiar dintender cjuello, che il poeta fitffc nefcntijfe lui , E pero, fi andiamo d
quella fua opera intitolata Lamorofc conuiuio di Dante, e di cjuella ne la ejfofitiane de la Can'^
Q:e, Le djci rime damor chio fclia, oue tratta de le parti , che debbe hauer colui , che ueramente
sha da domandar gentile e nobiU troueremo, che egli diuide la uita humana in cjuattro età,
ìefien'^, Giouentu, Senettu, e Senio . ladolefcen^ uuol che termini a xxy, anni , e che la gio^^
tientu, a lacjual nattribuifie xx. tenga poi il uoìto de larco de la uita , z^T habhia tanto difilla y
guanto difcefd talmente che a xxxv. anni tenga il colmo dejfc uolto, t7 a x/v. il fine. Onde nel
>iij, del Turg, in perfina di Sapia Senefi , Già difendendo larco de miei anni . AUribuife psH
tanfo difcefi a la finettu, (juanto ha dato di falita a ladolefcen^, ciò è-, anni xxv. che ctggiung:^
^ 710 a Ixx.anni, E cjuefio infende che fa il comun corfo de la uita humana, Ma perche (Quella non
' tomimiafropriamente a ladolefcen'^, uiuendofi certo Jj^atio di tem.po prima, che da altri, parfen
^0 efp humana uita per lo numero fittennario, è' attribuito a la infàntia ^ aU pueritia, delcjual
y.on nef^ mentione alcuna, uiuenio Ihuomo in cjuello fcn'^ conofcimento, e ejuaf come glianima
li bruti ficondol fcnfc, pero uuoìe che ne ancor a la finettu cjuella hahbia fine, potendof , oltre ai
fifa finettu, per alcuno ffatio di tempo amhora uiuere, E (juelìo tal tempo, che da altri e attribuì
io a la decrepita , egU lattribuifce al Senio , che <juel medefimo, ultima de le (juaUro età , ma '
mn terminata d<^ Un, come laltre, ne legnali infende contenerfi il comun corfo it U uHn humu} '
Ma, f'Jey^ìcf in uìune, Un the no« lun^aYr.fnie, ytm fiu t meM, fuonh la uaìliulm f
cowfYflTtan Ihuorr.o . Sara aduncjuf il P'f\o del cmin di nofira mia a xxxv. anni,flJìvdo fut
fol comun corfc, come hahhiamo ueduto , /xx. Lacjual cofa cUaYiffmamfnte fY^uerem^i ancora
ffY il pffdftfffc Wf/ xxi. di (jufjìa fYffcnte cantica , oue in jffrfcna di Malacola Demmo dice ,
Hierfiu oltre cm(\ue frorf che (juelìhotia , M/flf dugenh con ffcinta [ci Anni compier che ^jui la
uia fii roftrt, E non chel foeta, dicendo (juejfo, fiffe fref^go del temp che Uueua a Mnere, come
altri dicano , ferine nel meìefimo luop j^roueremo egli effcr uiuuto /vi. e non /xx. anm , E nel
ìne'^o del camino due, non fjjìndo nuffta nofira humana uifa altYO che unafe^'egrinatione^ne la
^uak fatti aj^iriamo di ritornar a la comune patria, dond( ci pam faYtìti , Lafclua e dal foeta
intefa per (\uella jìeffA, de lacjuul a tal jfropfito tratta nel medefmo luogo del fuo Comàuio , che
hahhiamo di fcfra detto ^T.te^da lui domandata la Selua erronea, ne lacjual uole che Ihuomo en
tri a la fuaeta de ladolefcen'^a ,m danofare,che ft come fclua e frofriamente domandata
Ognifj^ejfa moltitudine darhori, Coft e- dal foeta per fclua intefd ogni effe moltitudine di ijual fi
uoglia cofe. Onde nel ter^ canto , payUndo del procedeY fuo e di V irg. per lo primo ceYchio de h
ìnf. uedremo che dira, Now lafciauam landar perche diiffjì , Ma fajj^uarn la fclua tuttauia , La
fclua dico dijfirififfefft . F nel primo lik de la fua uolgar elo£juentia,rijj(t(o a molti e u<^.yì idia
mi, che fono in Italia , chiama (juellala Italica fclua. Era aJuncjueluna unafdua di jjeff jfintiy
Ultra dtjfefft idiomi, coft come uuol inferire che cjuefa fijfc una fclua dijffjft errori , necjuali
ladolffcente hgicrmente uien ad incorrere, fc da fuoi rraggiori non fi Ufcia guidar e reggere,On
if nel preaìlegato luogo del fuo Conuiuio, a talpropfto le firmate parole di luifcn cjuefie , E\
aduncjue da fpere, che fi cornee juello, che mai non fijfe fiato in una città, nonfprehhe tener le
uie fcn'^ infignamento di colui, che le ha ufate, Cofi lo adolefiente, che entra ne la filua frronea
(// (juefia Ulta, non fpyehhe tener il huon camino (è da fuoi maggiori non lififfè mofirafo ,'ne il
mofirar uarrehte, f a li Uro cor}:.^nda)venti non fijfe ohedienfe .Età c^uefio propofifo Salom. ne
pr:/. al xxx. dice, Tria funt difficilia m,ihi, ejuartum. penìius igr.oro, Wiam a^uilf in cceh,
V wm ciulrifuper terrm, Miam nauis in m.edio mari , Et uiam uiri in adoJefcentula. D/ cjue;
fta m.edefma fclua inteft di parlar il Vetrarcha in (juella fua fianca, Perche al uifc damor portai
ua infcgna, oue di/fe. Ahi guanti paffi per la fclua perdi. Ma da altri, troppo fcttilmnte inuefiif
gando, ^ fiata intefa per lo corpo humano , perche la materia corporea da l atini detta S ilua ,
Fra cjuefia fclua ofcura, perche ogni errore procede fcmpre da ignorantia e cecità di mente, E dii
ce. Mi riirouai, a darne ad iniendeYe, che (Quando fcntra in cjuefia fclua derrori , Ihuomo non fi
tie accorge , ne ancora entrato che ui è^facorge dejfcruifino a tanto che peruenga nel m,e^ del
camino, al(jualpoì,comlnciandofi a defiar la ragion in lui, fi uien ad accorger de lerrorfito, che
:>fira uita, ciò è', Kel m.e^ del cor fi de
ffa^ix^.anni, VEr una filua ofcura. Ter unamoUitudine di ciechi e dame non conofiiuti eri
yori, CHe, ciò è-, Qj^ando, in tal § camino, ERrf fmarrifa la dritta uia, Intende (jueUa de
la uirtu, Efmarrita dice, e non perduta, penhe fiando Ihuomo anchor in uifa, può rauederfi del
fuo errare, e tornar a la dritta uia, Onici Tef. nela feconda Stan'^ di cjuella CanT:, Io uopeni
fando, e nelpenfier maffale, parlando a la fua mente dice. Mentre chel corpo è^uiuo Hai tuilfre
W in falia de penfier tuoi De firingUo hor che puoi e cef.^ E Qiianto ^ dir cjual era epa fclua fcl
uaggia tsr affYa e fiYte,che rimua la paura nelpenfierof^ cofa dura,É , dice,COja dura.noe^,
Cofa difficile a dire, qyal. Di che egualità era efta fclua S Eluaggia, ciò è', Ofcura , come diffi
ttfrincipio, perche fi come la fclua opfreffu da molti e fieffi arhrifi renìe ofcura per non foicrui
A ii
r N F E R N O
ffyifim ìl Imf M folfy Coft la mente offreffa da mòltie f^ejft emrift rfnìe ofcuratfey mnpi
ter ufdr del lum( de la yagivìfyOnde ancor in fine del xx. cand^ E già hier notte fit la luna m
da. Ben ten de ricordar, che non ti noojue Alcuna uolta fer la fcluaFOnda , ciò è-, Vrojinda^
filta e Jfeffa, e conpjuentemenfe, come ha detto,ofcura, E nelxij, inferfcna di Virg, jparlandi
a chiron dife e de la ualle injtrna. Ben e' uiuo e ft filetto Mùflrar li mi conuien la ualle buia, E
fxo fiu oltre, fAa ^er cjueUa uirtu,^ cui io muouo Lifafjt mieiferftfcluaggiaftrada e cet, E nel
xxi.jpur in perfona di Virg, a Malacoia Demonio, lajciane andar , che nel ctel uoluto , chi
mofiri altrui juefto camìn ftluejìro . £ da (juejfo Quid, ne la (juinta elegia, Vars adaferta fùif,
fars altera claufa ftnejìr^ , Quale jire filuf lumen haiere fileni . ASpra , perche (jueUi, che ui
ueno fin^ ragione, fcno ftmili a le fiere fieni dogni ajferita e dure^^, FOrfe,eJJendo molto dif
fidi cofdj an^imp-ìlphile, [en^ il diuino aiuto , che mai fi rimouino da la fita ofiinatione , per
ihMto già contratto nel uitio . CHf rinoua la paura nel penfiero , Uon potendo, chi fi rauede de
fuox pajfati errori, fer lo rimorfi de la confiientia, rauedere ,fin^ grande horror e jfauento di
qufdi . T An/o ^ amara, che poco è- più morte , Conchiude aduncfue , che ^uefia filua è- fant:ì
AMara, ciò y, Venofa a* afferà, che morte, lajual fi terribile ty horribile fi dice, è- poco più
amara di Iti, Et ^ morie di tanto più amara, come uuol infirire, di quanto che dopo quella non
jgioual pentire, Come /a effendo anchor in uita , Ma dice morte effer poco più, perche quelli, che
fino ne la fclua df glierrori, %1T hanmui fitto habit^, fino poco menche morti , effendo poca ffei
ran'^ dilorochemaipiu,jènon con grandi fifma dijficulta, fine poffino liberar e, E di quefto ini'
tefi parlar il Pet. in quel Son. Voi che mia jj^me ^ lunga a uenir troppo , oue parlando a glia:
manti dice per conclusone, Ondio confitglio uoi, che fiete in uia Volgete ipaffi, E uoi,che amoY
auampa. Non uindugiate in fu lefìremo ardore, che per chio uiua di mille un non fcampa .
MA per trattar del hen chio ui trouaipiro de lal/re cofi chio uho forte . QKf/ che per quefxo uù
glia moralmente fignificare , Ihahhiamo detto difipra »
. . . Viihlara auelmedefmo ,che halbiamo
lo non Jo ben ridir ^comio uentrat^ .*..'> .
Tantera pien dì fonno in fu quel funto ,
Che la uerace u'm abbandonuu
Ma po chio fiii al p/e dun colle giunto
La 5 oue termìnaua quella uoUe ,
Che mhauca di paura il cor compunto J
Guardai in alto ^ e utdi le fue JpaUe
Vcjìite già de raggi del pianeta ,
Che mena dritto altrui per ogni calle*
AÌIhor fi la paura un poco queta 5
Che nel lago del cor m'era durata
La notte , chio paffai con tanta pietà ♦
detto, di quando Ihuomo entra ne la filua
de glierroii , e di tutto quel tempo che a
gufa dorbo ^ <oppreffi da ignoranfia .
MA po chio fili al pie dun cotte giUfo La,
ioue terminaua quella ualle e cet, il colle
è' infefi per la contemplatione de le diuif
ne cofi , Onde il Profita nel falmo cxx.
leuauioculos meosin monies , unde uei
nietauxilium mihi , Et il file in cima di
quello, per la grafia illuminante , laqual
ne inulta a tal contemplatione, Verche uf
duto idio la nofira uolunta effcr indriZ^
fa a! bene, ne illumina la mente mofìran
ione la uia dannar a luì a ciò che lo pofpamo fruire , E^ allhora la paura , che la notte , ciò è-,
Tutta la etkpaffita, gliera durata e perfiuerata nel core, FV un poco queta , Perche conofiiuto,
mediante la illuminante grafia, la uia che dohhim tenere , per uenir a la cognifione del fcmma
tene, in che redonda ogni nojìra filicita, allhora cominciamo un poco a rijfirar da la paura de
la ualle , che nhauea comfunfo il core . QMafi afimilituìhe del peli forino, .he torna a la dritta
uia lungarnenfeUluifmarrifa . Quefio file in cima del code ^ da altri fiato intefoper la ragio
ne laqual alufiir de ajcluafi ^efìo nel peta, E per quefia medefma hanno ancor intefi sjirg.
ffferli apparfi, come di fiito uedremo, che ne par cofa affòrda, e maffmamente iicenio, che me,
na dritto
V
CANTO PRIMO.
yia (Trif/O aìifulffY ^<*l^f) Icijkal coft non ftjfuc atiriluir a la ra^hne humni,f()ffnJo ^uel
lajcn^l iiuirtQ aiuto, ìegiermfnte errare la hiua uia, OnhVApfi, ne la ter'^4 a Cor. S afien
tia huiut mundi , ftultitia efi afuà Deum , Ma fiala grana illummanfe , fer fjjcr ojfìdo jproprh
a lei , Onde uehemo nel xiij, del Purg. che giunto Mirg. col foeta fcfra del fecondo h(tl\ó di
quello y oue fi furga il feccato de la inuidia , E non fdfendo effe Virg, da (jual mano shaueffe a
uoltare , ultimamente fi uoìge al fide dicendo , O dolce lume , a cuijtdan'^ io entro Ver lo nuot
ko fttwim, tu ne conduci , Come condur fi uuol juinci entro e cet,
E come qutì',ch con IcM affannata F^cmr<<y^iiomhlM^^^ of<uri
arreni 1 1 ' tadela fclua uohendòft a mirar ijuella ,
%tuo\g, 4 lacquafer^glu>fi. e gum^, ^ondoUoariuaJi uolge amirarla.c,ua ,
Co/l Ummo mio, che anchor fuggma , conftderandoilgran r frivolo nelcjual era
Si uolfea retro arimirctr lofajfo-, inctrfc Al^4,do^,UtranftodeU
eh non lafaò giamai fcrjona utua . cuaì fclua dice, che non lafcio giamai fey
Voi che ^cfito un pco il corpo hffo 5 uiua , perche rnenfre che ìhuomo ^
Rìpreft uia per la piaggia iifirta fumm.erfc nd uifio, è^, (juanto a lammcr^
Si j chcl pie firmo fmpre eral più baffo • rnorto. Quia mors animi uitium, t^fii'^
ff ercOj quaft al cominciar de Icrta^ mulus peccati mors , E S. ìM^rrmrrmd
Vna Icn"^ leggiera e prejìa molto 5 ^fumdo, Veccatum cum ccfumatm fiierit^
Che di pd maculato era coperta : g^r^^r^f r>^ortem . POi che pfto , Poi
E non mi fi pania dinanzi al uoltot che rejf irato al^juanto da la f aura che dt
M7i Impediua tanto il mio camino ; ^'^''^'^ ''^r^''' '
Chiofùt per ritornar più uolte uolto . l^ir^fi ula M^^^^^
^ ^ ^ alhanionata,Terchepchifcno<luelli,chf
a tal conifmflatione fi diano . SI chelfie ^rmofempe eral fiu t#, A dinotare cjuantoa la lei
lera, L fitta dd corp al colle, perche lun fie^e di chi fdf rimanfcmjfre haffc e fimo ,f laltrojt
mouefclendo, E auanto alfenfc mfùco, cjufh de Ummo ala conterr.flatione delediuine cojc .
ET ecco quafi al cominciar de lerta,Cominciaua Vante afdir il college cjueUo che fignipcbi a lof
ficientia ^ fiato dimofirato, Ma fer diuertirlo da cjuePo huon fropfito, moffra ejfcre fiato a\ìalif^
la tre impedimenti, ferche cjueEi, fi meUeno pr U uia che conduce al fcnmo lene , cjuajt
fimpre fcno affciliii da ire frincipli incomodile cjuali il frimofi ^ il diletto de fin fi, figurato jfer
la lon-^, e aueUa per la luffuria . llfccordo e' la gloria dd mcndo^lac^uaì fi gnifìca inerii leone,
e auello ferlarnhifione e fu^erhia . il ter^ e' laccjuifìo de ^eni temprali , iciualifignifica perla,
luta, e cjuella ferUuaritia . Quefii tre uitif capitali pfc Giouanni ^uang. cjuafi a fimil pr^pofr.
io ne lafua prima canonica dicendo , Omnicjuod efi in mundo , Concupfentia camis fjf , ^
concupifcentia oculorum, ^ fuperlia uitp . E fcno effi tre ultij capitali feguitati da glia tri ciuat
fro, imperio che la luffuria ^ fcouitata da la gola e da lacciaia, L. fuperlia da lira e lauaritia
da la inuidia . La lonTa, noi la intendiam per il leopardo, per effir fra^ glianima i che hanno ma
culafo il pelo ilpiuliiiJinofc , E prrfi la fimina ,perche in ìuffiofcffc doppio Uppetito nd con
to , digeuarilft<0,e diriceuere laltrui fime , E di fimil maculata pelle coperta fon yirg.nel
frimo che V enere apparue ad Enea, oue dice, Cuimatermediafifctulifohuiafylua .Efcguitan
lo poco di fitto, Succinfam pharetra, V maculoff tegmine lincis •
Tempo era dal principio dd mattino t Defcriue{{empo , nelcjual egli comincio a
Elfol montaua fu con quelle flette 5 fdir il colle, e che fu impedito da le fiere ,
Cheran con W ? quando Umor diuino ira aduncjue dice, VAlprincipio dd mai
INFERNO
Uoffe da pi ma quelle cofe belle ^ tino. Era, cme uuoh infirire, ilprinch
bij che a bene fperar mera cagione fi^deUfYimahoYadeUi, EL folmonu
Di c^ueìla fera la gaietta felle fi< ^on ejt^ellf jieUe , cHf , l. e eguali ,
\}ìora del iem^o e la dolce jlagìone t (^^ando Umor dium , do ^ , Qu^andti
r ; /7 / ^^^^y^^Ipda frimaauflle hfllf cofè^
eran con lui . Venhe gìicjiyolo^i uogliano , cVe ijuando Idio a fnncipo creo ti mondo , e diede i
mn a cieli, che il fclefijjè nel frimo grado de l'Ariete, e ^uefio teneffe il me g cielo . llaual Arie
te, ^, come glialtrifegm , compojìo di diuerfc ftelle , iLhefuol efjèy del mejc di Mar^ , nelqml
comincia Ufrimauera , Adunque dice, che LHora del (emp, cio ^,lhora de la mattina,lÀual
e' ottima a laffeculaiione,Onde il Profita, In matutinis domine medifaior in ie e cet, Hor
mtutine faterjeu tane lihentius audis. È la dolce jìagione de la primavera. Ne lacuale idio mo/fe
frimaaueUeheilecofc,mieYacagioneahene JferareLA gaietta , cio , laleooiadrettaehelia
Ideile di cjuedaj^era ^ infcgno di uittoria portamela uia , come kuoI inerire ,Ei w ferii fntia.
Mi daua cagione di henejferare dhauer con la mia uipu a fupeyar e uimer quejìo uitio.
Uanon fi che paura non mrdejfe [(condouitio configurato per il leone
La uifìa, che mapparue dun leone. intefo, come difcpra hahhiamo detto *per
^.Quefìt pareay che contra me uenejfe ^(^^l^i^me efuperhia,Penheficomeilleo
Con la tejla altane con rabhiofa fime predomina a tutti glialtrianimali,cofe
che parea, che laer ne temejfet i^fiperh f^p' arrogante cerca fempre aui^,
^W.^- j I . , ^^^^»ie di dominar fcpraplialirihuomii
ni, onde due , che proceiea mtra di lui con la te/fa alta e conf^me rahhiofi , che dinota Ulta
npa , e o sfrenato appetito del dominare. Onde VUutO , S.perks minore: del} iat , marni,
hiiinuiiet ,ahejualihksdifentit^ - 3'^'^^
Et una lupa ^ che di tutte brame " I^.r§ impedimento, che ne uieta ilfJir
Sembiaua carca ne la fua magre^^a^ rimonte f e^Uuarina , intepper Ulu:
E molte genti fè già uiuer grame , f ^ , perche fi come juefio animale non fi
Quejla mi porfe tanto di graue'^a fida mai , cofi Uuaro è-fimpre più infa-.
Con la paura y chufcia di fua uijla^ ^^"^^^^^y e juanfopiuha,fa>ifopiu defide,
Chio perdei la j^eran'^ de lalte'^a , ^"^^'^'^ O nde dice, che ne U fua mas
r>,i,uL f » ^ ^^^^^^mhiaua , cioè', pareua carca
DI tutte brame , Di tutte le fmifurate uoglie , E fice già uiuer grame e trifie molte aenti , perche
Uuaroim.h^^^^ Soggiungendo, che U paura chufcia VI fua uifta,
Tr f t J'j 'If''!y^''^'€^rnamentejt dtmo/fraperU ueduta, UoLuaua tanto,che
perde Ujferai. di poter fdir il colle, Non ejfindo uitio,chepiu ne diparta daU contepUtione de
le imne cofe, hauendo Uuaro fmmerfc tutta Unimo in ^uejìi humanifillaci efilfi terreni leni.
E qual e quei ; che uoìentier acquifia, Aff miglia U trifie^^ che era in luì ueg
E giungd tempo, che perder lo fiice^ g^»<^^fifi)}i»^rterin giù da Ufiera did<ì
Chcintuttii fuoipenficr pianoe e fattrifJa^ ^^^^y^ f^ifo, a quella di colui, che fi uede
li al mi fice la befiia fin'\a pacet^ ' ^^^^^"^ ^^^^^ uoìentier e
Che uenendomi incontro a poco a voco '^^fi^^^' accfuiftafo . Era cjuejìa
Mi ripingeua la, douel Col tace T ^^""Pr ' K'' "
Mentre chio roumaua m baffo loco ^ 7tfr j T""' ^'^^
Vinan^a gnocchi mi fi Lp'erto'^ ly^ h de UccumuUy ,e^fimp^^^^
6 J'J'^VJ^nOf continuo moto^ Onde SdomneiilMl4f
flit
i;
ita
CANTO PRIMO.
Chi per lun^o fitentio purea fioco . l^^^o /o Ec/^r. ^Jnurefl, tur ffcunìunfi
Quando uidi^oHui nel gran difirto j wo77^7,VfW, mom fr^^rr^^Ti , t!/
Utferere di me or'idai a lui ,^ '^^^^^^'^ cej[,t , nrc fmtut
Qualche tufietod ombra, od huomo certo. ^i^sJiuitys EfAug.Auarusém hr.
QMi/?^ Meccenais t kn uigilaYemfuewaminem, nocfffi^; , diffcj; , VormidaYemaìosfures,
incendia, feruos, Nf , te cmplent, ^giffìfeis,hc wuat hoYum Semfev ego QftaYimfaufeYrimut
fjfe honorum . E^Jenendomi in contYo, mi Yij?{n^eua a poco a poco ne la ofcuYÌfa de la felua/io e^,
ne lUlito del kifio.LA doue tacerla in ijuel luoqo ne^uale non Yjflende il [de, cheueduto hauea
fui colle, E m:iYalmfnte, la doue e- ffento ogni lume de ladiuina illuminante gYatia, figurai
taper effe fole . MEntYe cWio Youinaua in taffc loco , ciò è-^WienfYe che la lupa mi togliea la uict
iA^monte , e ficeuami ricadeY ne hafft deftderi , MI fi fu offirfo , Mi fi fu Yapprefcntato dinanl^
a glioccUy ihipareua fioco peY lungo ftlentio . VeY coftui intende hmhYa di ViYg.figuYata dalpoe
lapeYÌa Yagìon humana, mofp e defta in lui da BeatYice, infefi, come uedYemo nelfcguenfe can^
to, peY la teY^ grafia detta coopeYanie, PeYche non hafta uolfYil hene , ne uolenJolo haueYlo con^
fciufo, che fcn^ di hifogno le bone opeYe a chi lo uuol conjcguÌYe, Onde il SaluafOYe in S . Matteo al
x\iii/. Si uit ad uitam incedi, fcYua mandata . E lo Apofiolo a li Kow. al fecondo , Kon audito',
yes legir, fcd fiictOYei , A <\ue[Xe uoleua uenÌY il peta, ^fT evafi meffi in uia, finon li fiffi fiata im
fedita da le fieYe, E cjuffte hifcgnaua che uinceffe pYÌma,pfY uenÌY poi a contemplaY le diuine cofc,
A lecjuali è' hen effiriato da Vi^g* ciò è-, da Ihumana e natuYal Yagione, ma non condotto , hifc:
Panando a cfuefìo la diuinaf fcpYa natuYale , laciual confitfìe ne la teologia figuYata , come uedYei
mo,per Beatrice, da laciual a tal diuina contemplafione foYa condotto * VaYeua cofiui fioco peY lun
go filentio, hauendo fino allhora effa Yagione taciuto in lui, z!T effìndo ^uafi uiuuto fclamente fe
condolfcnfc , Quando uidi cofìui NEÌ gran difcYto, ciò e^. Nel gYan iishahitato efclitaYio luogo,
peYche pochi fono, che cfYchino di uenire ne la cogniùon de uitif' per poter fcne guardaYe . MìfcYere
di me gYÌdai a lui , r>omando Dante aiuto a la Yagione, auenga che non iene anihoYa,ma conftt
[mente filfe conofciuta da lui. Perche non finito che fi uien a defìaY in noi la conofciamo,ma ufg
gendoci pcYÌY nel uitio, chieggiamo aiuto a'chiuncjue fi fita\ OD omlra, od huomo ceYto , VeYcht
omive fono domandate Unirne diuifc da corpi , Et huomo ceYto cjueìla , laciual è' unita al pYopYÌ9
corpo, ne altramente fit può dir effer huomo , Onde /esultando dice ^
Rìjpofmhj 'Non homo t homo già fiiì^
E lì parenti miei fùron Lombardi
Mantouani per patria ambedui ^
Inacqui fub luUo , ancor che fbjje tardi j
E uiffi a Roma fibttol buon Augufio
Ne/ tempo de gli Vei fhlfi e bugiardi.
Poeta fuiy e cantai di quel giujlo
¥Ì2jiuol d'Anchife ; che uenne da Uroia .
Poi chel fiuperbo lUon fu combuflo »
Ma tu j perche ritorni a tanta noial
Perche non [ali il dilettofo monte 5
Che principio e cagion di tutta gioia l
KifjKìnde VÌYg, a Tìa^ìte, c\e egli non è-
huomo, ma che lofii, dandofcli, feY circol
locutione, a conoscere, che tutta e- fimpli',
ciffima hifìoria, Dice effir nato [etto lulin
CefdYe, ANcoYche fifjè taYdi, do e', an;
cOYa che effe lulio, YÌffetto almio nafceYe,
fifp taYdi ad hauer di Roma il fcmmo Im
perio, Onde che io poffa pYopYÌamente dii
re defficY nato fctto di lui , Perche in ueYO,
\JÌYg,nac{jue nel confidato di MaYco CYafi
fo ,edel Magno Vompeio , mentYe che a
Giulio CefiaYe era fiata proYOgata laguer
ra de la Gallia, tifT inan^ a leguerYe ci
uili , e che pigliajfe in Roma la dittatuYa
ferpetua . Voffiamo adunque dire, che juando \ÌYg. nacque, Cefare non era amhoYa,cio e^,non
A mi
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Postillati 16
INFERNO
fù mhya mferahr ii Urna, E Ae fu jf>oi, auenga che iarcli, rijffito al nafcer li V/V^.E uìf
fi RomaSOttol h^on Augujìoy ciò è-, Sotto di Ottauiamfommo Monarca, fi gliuoh adorno di
Giulio Ces. NE/ iemfo degli Dfifiift e bugiardi , Venhf fi, inml^i a lanfnimento il chrifio , f
tjimido a KomafadoYauamglidoli, cherram i loro lugiardiefilfi Dti . M:t chifijfe Cffare
Vttauiano^ affai ^ «o/o fer ^jUfBo, che di loro ferine S uf ionio e vlutarco, E co fi chifijjè V irg.fer
gliejfofitori de lefite ofere . Soggiunge effir e fiato foeia, hauer cantato d'Enea , che fii fic
gliuob d'Anchifty e uenne da Troia in Italia , pi che il fi^ferho llion , cheterà la città regia di
Troia, fi{ da Greci COmhuflo, ciò è-, arfo e rouinafo , Imitando Virg. ^el tey'^ , Vofi'juam ret
Afif Priamici; euerftre gentem Immentm uifim fuferis , cecidit(j;fiperhHni llion , zfT omnis
hmofiimat Nefiunia Troia . L acquai hiftoria è- notijfima, e maffimamenfe fer cjuello che ne fri
ue nomerò ne la lUiade . MA tu, ferche riforma tanta noia t cjuanta ^ cjuella de la ofcurita
de lafclua , come uuol infirire , VErche non [ali al dilettofè monte , Ejpndo la contemflatione de
le diuine cofi tutta fiena difimma dilettatione e gaudio , CHe- [rincifio e cagion di tutta gioia ,
perche ne fi conofiere Dio , che fch è* ferfitto iene »
Eor fe tu quel Virgilio , e quella finte ^
Che fpande di parlar fi largo fiume i
BjJ^ofi lui con uergcgnofa fronte ♦
O de gUaltri poeti honcre e lume
Vagliami il lungo fiudio^el grande more
Che mha fijtto cercar lo tuo uolume ♦
Ttt fii lo mio macfiro , el mio autore ;
Tu fei filo colur^da cui io tolft
Lo bello fliloj che mha fatto ìóonore^
Vedi la befiia^^per cui io mi uolfit
aiutami da lei fiimofi faggio^
Che ella mi fh tremar le uene e polfi ^
^Ifeniofi Virg, manififtatoa Dante, ih
juale ftupe fatto dhaurrlo (rouato in cìuel
luogo dice , Horfetu (juel Virgilio e '(juel
la finte , Lo chiama finte , perche da lui
nacque il fiume in ^oefia di j^erfitta elo^
qutntia , Et oltre di ejuefio , lo domanda
honor e lume de glialtri peti,ferche figui
iando ilfu^fiile^firendon fiimofi e chia^
ri, e fono illuminati da la fua dottrina ,
VAgliami il lungo ftudio,et il grande a',
more, che mha fitto cercar h tuo uolume,
Laijual cofi importa, il lungo fiudio , che
io ho fitto in cercar di uoler intender il «a
. , - , , _ ^^^^ fi^^^^ da te. Et il grande amore, cht
jo hoppo a la dottrina contenuta in cjuello, mi uaglia ad impetrar aiuto da (e confra di auefia fie
va . Soggiunge effiy ilfuo maeflro ^ autore , E filo colui, dalcjualegU hauea tolto il hello fido ,
che appreffi di tutti glihauea fitto honore, e renatolo fimofi e chiaro, E uenendo a la petitione li
mofira la lupa pregandolo , che da auella lo uoglia aitare , perche de la paura ella li fi trer^at
lE uene e polfi , che tutte fino pero uene , doue flal [angue , ma non tutte pulfatili E wo^
ralrnente Ricorre Dante , ciò ^, // [énfi , a Virg. infefi.fer la ragione , per aiuto , uei^en>.
dofi per lo impedimento del uitio perire •
A te conuien tener altro uiaggio
BJfpofijpoi che lagrimar mi uide^
Se uuoi campar deflo loco filuaggioi
Che quella hefiia^per laqual tu gride ^
No/z lafcia altrui paffar per la fua uia
Ma tanto lo impedifce , che luccide i
Et ha natura fi maluagia e ria ;
Che mai non empie la bramo fa uogUa ;
C do^ol paflo ha più fitme che pria^
Moffi la ragione in aiuto del [enfi li dice,
che udendo campar di cjuel filuaggio
ofiuro luùgo,procededo ogniuitio da igna
ranfia e cecità di mente, conuenirli tener
altra uia , Non potendo fi per la uia de lai
uaritid uenir a la contemplafione de Ir fu
ferne cofi. Ma lo impeiifce tanfo che lucci
de. Perche fitto hahito nel uitio, nefigue
la morie de lanimoj Vimojlranh la nm
vaie
CANTO
Uoltt fon gìianìmdi , a cui fimmogliit,
E più faranno anchor in fin chel Veltro
Verrà , che U frra morir con doglia ♦
Quejli non ciberà terra ^ ne pelfroj
Ma fifientia-,^ amorfe uirtutei
E fua nation farà tra }celtroe feltro*
Vi quella hum'àe lìdia jia fdute^
Per. cui morì la uergme Camilla^
"Eurialo , Turno , e Kifo di firute ;
Quejli la caccerà per ogni uiUa 5
Fin che Ihaura rimefjà ne linjèrno
La , onde inuidia prima dipartilla ,
PRIMO,
Y(( de lauaro effcY Ji ijualifa, chf noìt fi fd
tid mai , ma (juanfo j^iu ft troua hauf) f 9
tant^ maggiormente defiiera , MOlti
fon glianimali a cui fcmmoglia , ciò e»".
Molti fcn glihKOmini a eguali juefla auari
tiafunift indihifihilmenfe , tome Jiinift
la moglie al marito , E più dice che f^rm
no anthora fin che uerra II Veltro^che U
fàra morir loti doglia , Stando ne la fmi
lUudine , per hauer detto difqra hejiia ,
Ven\)e Veltro e" cane , ^he nel corfo ag;
giunge, f rende ^ occide le fiere , Onie
nel jùo Conuiuioy in certa fua comfarati^
ve dice , che la propria uirtu delhracco è*
ii len odorare , come del ueltro e- di lene t uelocemente correre jE nel ^iif » de la preferite canfi<-(f9
parlando de le nere e correnti cagne dietro a Lano , t7 a Iacopo da S, Andrea dice , VirietYO a
loro era U felua piena Di nere cagne iramofe e correnti. Come ueltri che ufciffcr di catena ,Etil
Vet, ne la prima Stan'^ di quella fua CanZ.* Standomi un giorno fcb a lajtnejìra, dijje, Vnafi
ra mapfarue da man deflra Cacciata da duo ueltri un nero un bianco e cet, cingendo per (jU(ti<A
fronofticar di Cane grande primo de la Scala Signor di \Jerona e predire ciò c\)e allhora era pre
fcnte, Perche Dante, ndfuo elftliOffii molto fcuenuto ne fuoi h fcgni da queflo Signore, latjual
<ofduedremo che fìnge nel xvy. del Farad, e/Jcrli f redetta da Cacciaguida fio tritano , ouefar^
= landò prima de la liberalità del Signor AÌbuino fratello dejfc Cane , comincia in ijuejta firm^a.
Il primo tuo refiigio , el primo hoflello , Sara la corte fta del gran Lombardo , che in fu la faU
porta ilfanto uccello e cet. Oue fer conclufione dice Cacciaguida hauerli detto cofè de le fuefi.turf
uirtu, incredìbili ancor a quei che le uedranno . Ciuejìi adunque dice, NOn ciberà terra ne pel
irò, ciò è', NoM regnerà in luilauaritia, laqual covfijìe in cibarft zsr accumaJarfi terreni e
ridognijfetie di metallo, ponendol peltro per tutti quelli. Ma fi ciberà difqientia, amore,euir>
tu. Cibo neramente appropriato ad uno dijfofio, KfT al bene edificato animo. Onde il Saluatore ,
Cibuf meus ejì ut fàciam uoluntatis patris mei qui in cxlis eft . il medefmo afferma ancora nel
f reallegato luogo del Farad, oue a taìpropofto di lui parlando dice, Ma pria che] Quafco lalto Ar^
rigo inganni , Farran fruille de la fua uirtute. In non curar dargento ne daffinni, E Sua nation
farà tra Feltro e Feltro , Ferche Verona, donde era la fua nationejè-pfìa tra Feltro cafìelìo xxv.
miglia fcpra treuigi andando uerfo Trento, e Feltro capello in Romagna non lontano da S/rbino»
Altri hanno intefc per il ueltro di chrijìo che uerra tra cielo e cielo a giudicare nel gran dt , Altri
per certainfluentia preueduta dal poeta , DJ quella humile Italia fia fduie , Sara cofìuifdute di
quella humile Italia, per laqual difènder da Troiani, Camilla figliuola di MetaboRe de Wolfiff
Turno figliuolo di Dauno Re de Rutoli, E per laqual confi guire. Furiale e Nife amnciff.mi e uah
rofiffmi gi:>ueni ne lejferdto d*Enea,moriro difirite, E dijfc humile ltaìia,ad imitatione di Virg^
Humilem, qup uidemm Itdiam . (^efii, dice, che la caccerà FEr ogni uiHa, do è-, ptr tutti Ì luoi-
ghi, Auenga che Milla, \n lingua Fran'^fe, fignifichi ogni cittd. Onde rei xv. del Furg, in pef
fona de la donna di Fiffirato Re d' Atene ad effo Fifijirato „Se tu fei fir de la gran mila e cet,
FJn che Ihaura rime(fa ne lo Infimo , donde la inuid.ia clebbe lauerfmo nofiro che Ihuomo haf
uejfe a poffider quelle fedie da lequali egli, per la fua fitferbia, era fiato cacciato, Ihaueua jfrima
bipartita infieme con glialtri uitij introdotta al mondo , Onde è'fcritto , Inuidia diaboli mrt
intfoiuit in mundum , infcntenda umI infirire, che la liherdita e magnanimità di cofiui dif*
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Postillati 16
INFERNO
ffylera lei iuUò UumtU . Via jf mhfjtrfe a miti, chf di lui non fann^,f>ciyra co/i a/Jcrla, de
apprfjfo dflfM ciftuififje ii tanta ejjfettafnnpj «3i,ct ciò che meno fc nhahhino iammirayt fire
vno di lui (^uejiò foco difcorfoy e dirmo , hauer trouato a Verona in alcuni antichi uolumifcritti et
fenna daperfcne idiote e gYoJp, ma fideli/fimi, fer molti fcontri che nhalhiamo,icjuali trattano de
le cofe fiu^mofèy che giornalmente pron, per lo j^afio ài ci, anni (^uefli Signori da la Scala, che
tenero quelli città , e dican-ì , cojìui effere fiato figliuolo del Signor Allerto fratello del feconda
Mafìino, e che dopo Bartolomeo Z7 Alhuino fuoi fratelli fuccede- ne la Signoria lanno Mcccxij\
offendo detk danni xx . e che fit ualoroftffmo de la perfona, deccellentifftma fhrma , e danimo e
diflatura molto grande, ZD' oltre a modo liberale e gratiofo infatti ^ in detti , Qrandiffmo oji
feruator de la fide, Amator de la giufiitia e de le cofe honefìe, E che paffando Loàouico di Bauit
Ya Imperador de Germani per andar a Roma ad incoronarft ,fra tutti glialtri principi d'Italia
che gliandaron a fnr reueren'^,egli di gran u'ia efprft refe il più magnanimo e ftgnorde. Perche
oltre ad hauerlo molto trionfantemente riceuuto , e per più di magnificamente tenuto in Verona^
Lifice poi amora compagnia con unajflendidiffma corte dun gran numero di fuoi gentilhuomi
wi, e con due mila cauali e cincjue mila fànfi dì gente eletta fempre a le fue fj?ejc , Onde merita
diottener da lui di molti e gran priuilegi, E per hauer dato prima, guanto a la militia , molti fag^
gì de la fua uìrtu, de quali, perche farebbe troppo lunga hifìoria, non curiamo reftrire, fii crea^,
to general capitano de la lega Ghibellina di tutta Lombardia . Fffèndolipoi moffo guerra da Prf^
éouani e da ribelli di Verona e di Vicen"^ , icjuali haueano per general capitano il Conte da S»
Bonifitio, furon più uolte rotti e mal menati da lui, ^ heble prigioni effe Conte , t!T Iacopo da
Carrara Signor di Vadoua , con gran numero daltrifàmoft capitani talmtnte , che egli aggiunfc
dfuo Imperio Vicenza, Vadoua, Ciuidal f Feltri, Caccio di Mantoua Paffarin Qonacon'^a,e mif
feui lodouico da Gonzaga. Uebbe ultimamente Treuigi,nela(jual citici entr» trionfante. Ma per
li difdgi fcfferti nel campeggiar la terra per molti di, fu fcpragiunto da una continua ftbre, e da
fruffo diuentre, di che fr aire ui giorni fi mori , effendo defk dixxmìj, anni, Laffando almoni
do (juefìa firma opinion difc, che ijuando fi tofìo nonf^ffc fiato preuenuto da la morte, che in tut
fa Lombardia non fiffe potuto capere, e che ad ogni modoftffe per fàyft Rf <{' Italia, lacjual opi^
mone moffè uniuerfalm ente ogni huomo ad attribuirli il cognome di grande, t!T in ffttialita il
nofiro poeta prima di tutti, perche morì otto anni ìnanl^ a lui, a dire^ the farebbe falute defja Ita
lia, La(]ual era allhora, perle fue partialita, in pefftmo fiato, come eglifìeffo dimofìra in cfueUa
fua digrefpone, che fa nel fcfìo del Purg, Oue cominciando dice, Ahiferua Italia di dolor hofìei
lo e c(t, E fìrfe ancora , che fi lafso alquanto traJj>oriar da la paffione , per la ff^ran'^tì chebbe
defpr, per io fuo mt^ , refìituto in patria , effendo general capitano de la medefma fàuione che
leneua allhora, come difopra e detto , ^eggeft ancora in effi uolumi di lui, e (juefìo afjrrma Gio
uan Villani al cclvi, del nono lib, de le fue Fiorentine croniche, che effendo ad infianfia de Pado
uani,^ a fua ultima ruina,difcefo in Italia il Duca di chiarantana,e cjuello di.Ofìerlic con ua
lidiffmo efprcito,al(jual da tutti era tenuto che in modo alcuno non potejfe refifìere, e nondime}
n^yfe;fe tanto con la fua prudtntia operare, che effi,fen'^ far alcun frutto,e per lo fuo megliore,fi
eleffero di fornarfcne f la uia cherano uenu(i,NefJùno adunque fammiri che effe poeta uada di lui
tanto altamfnu uatìcinando,che quando uiuutofvjfcfer etk,pteua legierm,ente de la fua fìttura
grUeìl^ effer indouino,Ma tornando al tffìo,dice feguitando in perfcna di Virg, p conclufione»
Ondio per lo tuo me penfo e d.fcerm , vu.Ui,„.,. vW.Ae T>.nu ÌMi,
Che tu mi figui ; & ,o faro tua guida } offireniofcù fn frmmnh mr
E trarrotu di qui per luogo eterno ; a <^um , fer cor,iurlo u l'i^firm, ih
Oue udirai le dijperate Jìnda , ^/«^^ etfy„,^ furmlmtntt
io
CANTO
CfceiJ ficonda morte àajcun grida t
E uederà color ^ che fcn contenti
Nel fuoco 5 perche jj^eran di ucnìre ,
Quando che fta , a le beate genti :
A Iqwrti po/ Jé tu uorrai faine 5
fia a ciò fiu di me degna :
Con lei ti larderò nel mio partire i
Che quello Imperador , che la fu regna 5
Per chio fui ribellante a la fua legge ,
PRIMO.-
tiharìMO ad ffpY foYmenfafe lan'mf ie Ja
tiatiy Ouf udirà le /{rida dijjercte , £ ue
ha gliantìtlÀ f/iriti dolenti^ che ciajcun
grida a la feconda morte , Fmhe fi come
haueano hauuto la morte del corfò , che
tra jìata la jfYÌmaydefMrauano,}[(r fivit
li hr martiri, dhauer hora gufila de Uni
ma, eh era la morte feconda , ma (jue/ìa
def derapano in uam , ](r (fj.rla ratioi-
mie anima imim.ortale, Mrf hn era in /o;
YO m^OYta nel peccato, ftr lojual ueniua ad
Non uuol^che in fua citta per me fi uegna^ ejJÌYfriuata delaheatitudine.vrom.euen
In tutte parti imperale quiui regge: do condurlo al VuYg.oue dice ileuedra
duiui e la fua città , e Ulto fggio x coloro, che fcn contenti nel fioco ,][eYche
O Bice colui, che iui elegge, ^^<^ndo haueranno pittatole comneffe
colff, 0 erano dan dar a le genti beate, a.
[eijuali non fcgliofjvrifce fiu feY guida^che feY eJpYe flato ribello a la legge de lo ìmpeYadóre,Lhe
Yfgge la Jif, non uuol che egli uada ne la fua città. Ma jfromeUe di lanciarlo con Bf<?/» lac^ual,j[er
condurlo a tai teate genti, fra fiu degna di lui, E moralmente, nonptendo \irg, intefcjftr la
farte Yagimuole, indri^'^r Bante, mtefe fer la fcnfial farte, al monte, ciò è", a la contemfla^,
tione de le diuine cofi, fer la uia de le fiere, che fono i uitij^ perche Ihucmo cl.eft troua m.acchia',
io di (juelli , non fuo leuar la mente a tal confemflatione , ancora che fYontifJma nhahli la ì/q;
' glia , fen^a efjlr impedito e moleflato da efjì uitij , froifor.e di uoleruelo indriTÌ^re fer la uia de
Vlnf e foi fer (Quella del Purg, lìo e^, fcr la cogmtion de uUij , a do che conojciufo la lor mali',
ita, lì fieno in horroYe, e foi di juelli fi uenga a furgare, e fuYgafo,fa fitto hahile a pter tram
fctnUr con la m.entf a la ionten^flctione de le fifcrne cof, che aliramente non fotrfth, ferdr.
In animam maliuolam non intrahif Jfiritus ffientie , Ma fer che a quefa non fi fuo^enire col
iifcoYfo de Ihumana e naturai ragione, con latjual fclamente foteua ben Dante ueniY ne la cogni
iion de uitif, CT* ancOY furgarfene. Ma non con juella lontmflar le lofc celefxi, efjlndo a queflo
tiece/Jario la diuina e fcfra naiuYal Yagio^e, lajual conffìe fclamifnic ne la fctra teologia. Onde
'Et io a luì *y Toeta io ti richieggto
Fer quello rio , che tu non cvnofceHi 5
A ciò chio fugga queflo male e peggio 5
Che tu mi meni la^douhor dicefìi^
Si chio uegga la porta di fcn Vietro ,
E color 3 che tu fri cotanto mefìi ♦
iiUhor fi mojfc jO' io li tenni dietro ♦
Dante non piamente confnte a cjuantQ-
glie- flato frofoflo da Wirg. m.a lo ritfciV;^
de che lo uoglia fJp(juÌYey cof ringendolù
<t (jueflo ffY quello Dio, che da lui,<juan
h uiuea, non fi conofiuto . lac^uaì co fa
pgnifica, che il fnfc ^ già dijfofìo a uo
ter ohe dir a la ragione, A fio chio fi'^g<^
C^eflomale, ciò ^, i7 uitio , E Veggio,
che [(frette la ignorantia di non hituerlo ffufo con:>fere,da ìajual nafcerehhe la eterna danna',
ime , SI chio ufgga la pria di San Tietro, Intendendo de laforta del Vurg, dfniro da lacjua;
le fuo fclamente entrare, chi da Pietro, ciò è", chi da qual ft uoglia facerdote, iljual hahbia aui
torita di ptfY affcluere,fia flato affcluio da la colf a , CXnde nd nono mto iffli Vurg. inffrjo^
INFERNO CANTO.!.
'fit ìf Unìeh, chf pngt jìccr n U fom ii quello, farlanda df If fut chiaui Jice, Drf Pifr ìfifht
ga, e iij^mt chia erri An'^ ad aprir, che a tenerla ferrata, fur che la gente a piedi mifutttrrU
Aliar fi majji , ty io li tenni dietro , Veduto la buona dij^ofuione del fcnji, la ragion fi mout
*d indriZ^rh per la uia da poter uenir a la contemplaiione dt le iiuine cefi , e jueUo , come
ieftderofodaUedirUffimetteafcguitarla.
CANTO SECONDO.
Ug,<,no fmnhu,^,e Im huno i\ poeta, elprefcnte canto ,lotoU inu^
lfll^ir':Ì'-^T,^ catione, ^4r^nc:pio ìeJfuaZn
Da kfrtuht lorot& ,ojol uno tione,n,offra,iigottir/ìdelJfref,,,U
Uapparecchma a fijlencr la guerra ^„al nel precedente era fìat, perfuafo d
S/ dtl camino ,tjldcU pmate j \irg. wia rqref, ia lui de la fua uilta.
INFERNO
Chcrurdìra U mente ^ che non erra,
O Mufe, 0 alto ingegno ^hor maìutate
O mente *y che fcriuefh ciò ch'io uìdi,
Qmì Ji tua nobilitate^
lo fc^uifaYf
CANTO. I I,
fer confirtctYlo a fa! iYhffera A'wjo/rr-^r/c//,
corneali fra uenuto al fio fcccorfc maìiia
to da Beat, e If fiffojè faYQÌf ufrie da Ifi
ffY fàYlojfiu iojìo uenÌYf, YitOYva nel fYOi
po/ìfo di prima , e dijjouftalfuUQ UQÌn^
LO ^ior«o l'cnmdaud.Mfà iffcYittiQne di (emfo dimo/ÌYandù.che juando f^ìi
fro rijlQYaYe, Ad imilaiionf di ViV^. Nox eraf ^ flacidum caYffhant fijfa fcfOYey): COYfOYa lu
rwf iio uoh.unfuY ftdeYd lajffu . Cum tc'cet omnit ag(Y , \tmì(i \\Ltf(\, uolncYes Lfnihant cuYc^s
er corde* ollita lahoYUYn , Ma che gli fch pffaYfcchiaua A Sofiener la gufYYa^cio è-, A folfYar
la difficulid , 5"; del camino, che nel difcendfY a Vlnf, epifi^.liY al VuYg, E Si de la f ief ette, che
ie Unirne eteYnalmente dannate a diueyft cYudei mrr.enti doueud haueYe . CHf, ìlc^uaì carni',
no, e la^ual fietà. La mente, che mn erYa, RlfraYYa , ciò e-^fcriuendo dech'mfYa , VfYihe la
mente e" cjuetla, che mediante lo infÌYumento de la mano,fcriue le cofc ritenute da lei . £ jufjh
^ (guanto a la letteYa , Ma cjufl che moralmente uoglia fortificare, lo uedYemo pco di [etto,
O Mufe, 0 alto ingegno, le Mufc, fecondo ipeti,fcK0 none, dio, Euterjfe, rhalia,Melprr.ene,
jheYficOYe, EYdto, Tolinia, VYania e Caliojfea, le^uali hanno diueYfcfYOpietà, e [(conio (jufl
le, fcno infocate da peti,Ma jfcYche Van/e in ijhefta fna comedia ha da frattar di Y^iolie e diuer
f( cofc talmente che Uiutò duna o di fiu non li hafleYehhe , fero le inuoca tutte , a ciò che la di^
ueYfa loY proprietà , f^uoYifca in tutte le farti la fmil (jualita de la m.ateYid di che intende uoley
irattaYe , E coft ancOYa ilfuo alto ingegno , che lifii me^ a cjuella poteY inuefìigare , E la fi a
mente, che la cofa inueftigafa fcfjfe riteneYe iicendo,che (jui hora ad ejjrimerla fcriuendo, f far
ra di ijuanta noUlita ella fa dotata, per efjcr quffìa di tutte laltre la più notile fotentia de Uni',
ma, Onde ^irg. Magna cui mentem animumcj; Delius injjiraf uales apcYitj; fiituYa,
lo cominciai ;Voeta, che mi guidi y
Guarda la mia uirtu j fella e pcffcnte ,
Prima che abito paffo tu mi fidi ^
Tw àici^ che di Siluio il parente
Corruttibile anchor ad immortale
Secolo andò , e fu fenfìbilmente *
Terotfe lauerfario degni male
Cortefe i fit penfando làlto effetto ,
Che ufcir doueadi lui^el chifel quale ^
2<icn par indegno ad huomo dintetletto :
Che fu de lalma Roma j edi fuo impero
Ne lempireo del per padre eletto t
Laqualy el quale ( a uolcr dir il uero )
Fu fìabilito per lo loco fanto ;
V fede il fuccejfor del maggior Viero ♦
Ver quefìa andata ^ onde U dai tu uanto,
Intefe cofe^^che juron cagione
Vi fua uittoria^e del papale amìTìanto*
Inuilifce fcmpre il fcnfc ne le difficili imi
frefe, feYO Dante, peY (jueUo infffc , doi
uendo fcguÌY ViYg, intefe peY la parte rd
gìoneuoìe , in Ouefa fua feyegrinafiQnfy
li moueun duhlio, il^jual fy, fclaftM uxY
iu p- poffente a falimprep, Verche la uir
tu de Ihuomo non confjfe in altre, che in
yef ugnar ad ogni di^hordinaio e non Yat
gionfuole ajfetilo , aìc^ual è- fcmpYe peri
fuafc da la farie fnffiua non anchora
ohedientea la rapone » Ke puolhuorr.o
fÒY cjueftOjfcn'^ eJJtY , med anfe effe Yd".
gione, hen confirmato ne h flato de la co
iinentia , lacjual ^ (juella che repugna a
tal appetito dithoYdinat:i , Efèsia uirtu
intefa dal foeta in (juefìo luogo , Verche
d:>uendo ejfli,intffc peY la fcrìftiua paYte,
d fcendeY a Vlnf ciò è-, uenir ne la coi
^nition ieuitij'fer foUrfcne guaYÌdYe ,
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Postillati 16
t N-f .E R N 0
AnJoui poi h udi dikttione , se n^yj fhfje fen mflYmai(ì In hìuiftu,
Ver recarne conforto a quella fide , IfgieYmente ptrelhe ia cjuelli fjpr fatto
Che principio a la uia di fahationc ♦ [rf^aricarf, e ^erh dice a Sir^, eh ^,
Ma io y perche ueniiuilo chi il concedei <f ^apc(YferagiomoleJa(]ualo(timc(ynen
lo non Enea , io non Vaoh fino t difcemf e ueie , che p>ma che ella h
Me degno a ciò ne io , ne altri il crede , -f ^ ^' ctlpr^féndopafTc dtf
Perche Je del uenir io mahbandono ; E mralrnenfe a Uh e [mi di^
remo , che h uenuta non fia Me : ^'''H ^.^^^^^^'^^^f 7lr'
Q-r- ■ . j- 1- ^ ' ueua pire y debba ben guardare fc fai ftict
Sa favo ; e mtmi; me cho non ngwno , ^ ^^^^^^ ^ '^J^ ^
lacjual difcpra ha detto chefiffarecchia'^
ua d fcjlenere SI del camini, Si di fai difc^rfo che fty d^ueane la confidf radon de ulfij, neljual
iljcnfoh auea a conthatter con la ragione , E Si de la piefafe , che doueua hauer di fjuedi che in
fai uifij erano fcmmerft . TV dia che di Silnio i/parenfe . Ha ilpefa fin a cjui dimojìrafò
che in <lKfftafuafere^YÌna{ione , a lacjual da Virg, era efforfaio , e che doueua fkre ( ejjlnk
ambra unito al coypo ) da cjueflo finito ad etern:» luogo , disfi larfi de la fuauÌYtu,h cjuello
che moralmentf ftgn fichi, Ihahhiam:^ ueduto . HoYa d.nv.jìra che (juaniuncjue ad alcuni Jìa jìa
fo lecito lanJaYui, ejpY jfeYgyafia jf efiale hauufa da Dio a cjualche degno efjtUo che ne douea fé
guire, cjuello che di lui non eya da ejjiftimare. Onde dice temere, che la fua andata non fa fili
)gnminafi S ^ ^ ^
atialfclo de Ihuonìoftcorro^fe, ad immoYtaljccoloyPeY che finge che Jifce^de/fe, c/nJoti3
da la Sihilla, aVlnf. iljua! e^ fccolo immortale },auendoui efeynalmenfe ad efjèy torme :tati c^uei
li, che ui fon dannati , Ondeneltey^ cinto di Ioy paylanb dice, duefìi noi hanno jjtran^ di
morte . E Fufcnfitiìmente, Ejjèndoui, come finge , difcefc col co-^p,il^ual, mediante ìanima jcn
fitiuo . VhrofclaueYfa.rio d^gnìmale, laueYfario dognimale fi è- Dio, per effir fcmmo tene.
Se aduntjue Idio jù cortefi e liherale uerfo d'Enea in darli uig:^r e uirtu da p^erui andare, pen:
ftndo a Ulto efji^uo che douea ufcir diluì, El chi, elcjuale^cio è-, E chi,e di che <iuaìita ec J
lentia haueano ad ejfer cjuelli, che di lui doueano ufcire , non par ad huomo dintelletto in degna
cop, che fai grafia li fèjfè conceduta , ferchefii eletto ne lo empireo cielo per padYe de [alma Ro?
ma, e delfuo impero , Ejfindo da lui difceft ifindatori deffa Roma , che tenne lim} eYÌo di fumi
mondo . L Acquai ^oma il fiale Impero, A uoler dir il uero, fii in efc empireo cielo fiahilko,
jfer lo luogo finto de lafcdia Ap^fìoHca, V,cfo è>,Oue fede ilfcmmo vòntefi.ce fuccefcr di S. Vie ■
ro primo e maggior d^ tutti gUtri Pontefici . Ver ejuefia andata, OHde tu li daiuanfo,cij h
"De Uguale tu li dai honor e lode, Intefc cofi che fitron cagione de U fua uiUona e de lamm.anto
rapale . Perche \Jirg. finge che trouajfi in Inf. Amh fifi^o padre, dalcjual infejè tutte le cofi che
li doueamfuccedere, lef^alifi^ron cagione de Ufua uittoria contra di Turno , Da laaual uittd
Yii naccjuepi lo Imperio di R ma, e dx cjKeìlo , Ummanto papale , Onde Au^:{Uno in quel de
Ciu. Dei,fcY ue al frofoftto cjuejie parole, Deus oflendit in opulenfiffimo regno Ìoman,rum cuan
tmualuer.ntcmlesuirtutesetiam fi.ne uera religione ut intelligeret ha. uera addita hominem
che Paulo Apofiolo, d^uale- detto Vafo di ele,.one, per hauerlo cofi nominato Dio, come ^ finti
io al nono deghatti dicendo ad Anania che andane a lui , Nade cjuoniam uas eletti.nis efi mihi
^e. Fu rapito dfer^c cielo che medeftmamente ^(aolo immortale, come Vlnf PEr yecarnt con
firn, Perde Paulo dijje efcYijP molte cofi d. cjuelle che uide m talfuo ratto, l j../.^ ] „
CANTO SECONDO»
mftYi^ f mfiyynatbne a la fide cattòlica e chifìiana , CHe- jf)Yimifio 5 la uìd ìi fJudfioft^ j
VfYche fcn^ fid( neffi n fi fho fJuare , Cnde eglipfffc « ^li h'fhei al xù Sine fide imjofjihiit
ejl f lacere Veù» E Gris, Fides ejì fcncdffimt reli^ionis fiiìidamnium » Manmhajìa fclamente
juffia, che fcm neteffarie le hne ofere. Onde due ejjlr fclamente }rimifio a tal uia. MA io,
perche uenìrui i o cUl comtde : Comhiude adunque infintentia , che fc Enea e Vauh i<andaro>
no, Eu, cme hahhiamo detto di fcfra,j[er grafia e fiah iOmeduta loro da Dio , a do che nefi^
guijftro glieffeiti degni di fcfra narrati . M<t io, dice, c\.t non fcno Enea ne Vaulo , ne migiudii
co, ne da altri fcno giudicato degno a tanta in frefa , Vtr (jual cagione ui dehho uenire ,ochi lo
concede che io ui uenga : Volendo infirire che nfjfi.no, E fero, SE io mahhandono, ciò è-. Se iQ
al tutto mi dijfongo CT" accordo del utnire^ TEmo che la uenuta non j:a felle , Perde fiolta cofit
è^fàr iry^frefa oltre ale proprie fcr^. Onde tìor, ne la Voet, Sumite materiam uejìriSyC^ui fcrihi)
tis pcjuam Virihus : Et uerfcte diu quid fcrre recujhi, Qjiid ualeant hunteri . E pero fu Virg»
che [ci fauio, e meglio intendi che io non fi dire. Confiderà ten f rimafie io fcno [efficiente a (jue^
jh , E-ffcndo offliio de la ragi:)ne , in tutte le anioni, come ne ammaefìra Saluftio , di difcorrer
prima maturamente :l fine che ne può tiufire , E f( lo giudica huono , con pY^fif^ * f^^^
ter tempo in mc^ ejpjuirlo, Se reo, defifley da la im^ginata imprefit .
£ qual è quei ; che difuuol , ciò che uoHe 5
E per noui j^cnfier cdngia prcpcfla
Si 5 che dal cominciar tutto fi tolte j
^Tal mi fiècio in quelh ofcura cofht
Verche penjando confumai limprefa J
che fu nel cominciar cotanto tofla ♦
il mutar propfitto, e defifier da la comin
data imprefi*, alcuna uolta è' prudenti^,
e (juffi'o ^ cjuando retiam.cnie fi giudici
poterne refidtaY uergogna, 0 danno , M<t
quando fi lafcia perfiiggir ^ticae darfi
a lodo, e- pufiJUnimitajiOry.el poeta uuol
infirir che fii la fina IN quella ofcura co;
fìa,che era del code, le J}a[ìe delqua^.e lamattina haueaueìute ueflife de raggi del fcle^ E lung^
delcjuale effifiran m:>(ìì ue^fd camino alio e filuffiro, f difender d la porta de l'inf comeuedre
mo nel figliente canto chefironfoi . OScuraj perche già ilfcìe era andato fiotto in occidente, e la
cofìa guardaua in oriente, che tanto più ofcura ueniua ad eff^re , E moralmente era oficura,feri
che tal fuapufiillaynmita naficeua da ignorantia , che fa defi.fter Ihuomo da Ihonorate tfT utili ir)ii
prefi , a le quali fi guit are era prim.a dal difcorfi df la ragior,e flato indrix^to , Ma egli confiumo
ìimpYefa , che fii cotanto tofta nel cominciare, VEnf>:ndo, Tenhe filfimente dificorrendoj e giudi^
candola difficile, quello che non era, unneinelfa ad imrJire,
Auedefi la ragione, il finfio effir a limare
fi. inudUo , e per firlo anim.ofc in quella,
// uien a dimofiraye^che n'^n meno è- m,ofi
sei ho ben la tua parola ìntefi^
Rijpofi del magnanimo queìlomhra,
Lanima tua è da uiltate offe fa :
taquale molte fiate Ihuomo ingombra
Si, che dhonrata imprcfà la riuoluc^
Come fiilfo ueder beiìia , quandombra »
Va quefia tema a ciò che tu ti folue ;
Virotti perchio uennij e queb^chìo intefi
Ne/ primo punto j che di te mi dolue ♦
Io era. tra color j che fon fofpefì*,
E donna mi chiamò beata e bella
Talj che di comandar io la richkfi ,
Luceuan Rocchi fiuoi più j che laiìdU:
fc lui a tal imfrefa d-i diimia grafia , chi
fi fcfifi Enea e Vaulo ,Onde dice , SE /O
ho infefc len la tua paròla , la tua anima
è' ofjvfa da uilta , laquale molte fiate ini
gomlra ty occupa fi Ihuomo, che lo riuol
ue e Yimoue da hondYata irrj refef, COn.e
fiilfc uedeY he fila quandomlya , TeYche ,
y? come la hefìia adorrhra fjai.entata dct
filfio uedere , Cefi Ihuomo fi rim.oue d<t
Ihonorate imjYefi Jfauentato da fim.orofà
itilta • DA quefìa terra a do d ( tu ti
1.
vV
■ * vi
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Postillati 16
INFERNO
E ccmmcìommì A iìr foaue e piana fdue , A do de Hi ti CdogUd e ìilm U
Con angelica uoce in fra fijuetla^ ^uefìodmoYe , che iipi uile epgro , io d
diro Id cdgione per chio uéni^e (Quello che
io inteft ne/ frimofuntOy do A', Immediate c\fe imi dolfe ^ increUemi dite, Perche un punto e*
tanto Jpafio di tempo , (juanto con penna, o flile fp ena a farlo , Onde nelulfimo del Parad» Vìt
punto fclo me^ maggior letargo , che uenfic'mcjue fccoli a limprefa e cet, IO era tra color , che
fon fcjfef. Vuol il poeta per (juefle parole dimoflrare, che Virg.era nel limh, perche ft come noi
diciamo Ihuomo eJpr fcjfefo cjuando è'fra due diuerft penferi, Coftlanimepofte nellimlo fono fo
f^efe, py effer fra due diuerft flati, perche non fcno faluafe a Id glorid dd Parad.ne dannate a le
pene fènfthili deVlnf Onde ancora nel cjudrtocdnfo , Gran duolmipreft al cuor juandc lo inte
ft. Pero che genti di molto ualore Conoiii che in cjuel limk eran fcf^fft . E Donna mi chiami
heata e iella , Quejfa heatd e Iella donna il poeta la intende per Beatrice , de lacuale ne la uita
di lui alcuna cofaper tranftto dicemmo, E Idper la Theologia, e per la fer^ de le tre grafie, che
fecondo i rheologi alcuna uolta , per rimouerne da la uita uoluUuofa e lafciua , ne fcno concedute
da Dio, delecfuali difetto diremo (juanto per la dechiaratione di^cjueflo e di juel tejio farà dihfs
gno . TAle, do e. Tanfo heata e heUa, che io la rìchieft DE/ comandare, do ^, che ella mi cQ
mandaffe . l Vceuan gliocchi fuoipìu che laflelU, Luceuan gliocchi di Beat. più chd fde,inte
fojfer effafleUa, perche cjuefla fola per fe flejfa luce, e da lacjuale tutte laltre fcno illuminate, E ue
ramenfe,fe infendiamo Beat, fer la Theologia, diremo lijuoi occhi lucer più chd fole ,perchefd
fde illumina ifuperiori e cjuefli inflriori corpi , la Theologia illumina glianimi nofln , che fcnl
molto più nohili eccedenti, oltre li cio,lifk de le celefli e diuine cofe ejfcr capad,come aff^Y
ma il Pr^f^ta ndfalmo cwiij, dicendo, Declaratio fcrmonum fuorum iUuminat , ^ infehaum
datparuulit . Onde difetto uedremo cheinperfcna di Virg, dira, O ionna di uirfu fda per^cui
Ihumana ffetie eccede ogni contento Da cjud dd cha minor ìi cerchi fui e cet. Se la intendiamo
ancora per la gratta perficienfe, 0 ueramenff , fecondo Auguflino , perfcueranie , diremo cjuefta
operar in noi il medefimo ejfi'Uo, Perche cjuelli che tal grafia ricevono , poffanO con la mente trai
fendere a le cofefuperne . E Comindommi a dir fcaue e piana', Defcnue in Beat, la modeflia
dd parlare dunacafla, ueneranda, efcggia donna, ilcjual dehiejprfcmprepieno di fcauita,huma
nita e dolce^"^, cofc che ne la Theologia/} froua, perche dolcemente, e fcn^ alcuna aflrel^'^.ne
[erfuadefmpre il hne.o' indri^'^ne la uolunta al uirtuofamenfe operare.
O anima cortefe Mantouana^ Quefla oratione JiBeat.è^tutta'ptena
Di cui la famaanchoY nel mondo dura^ darfe, de lacuale, non ejfendonoflroproi
E durerà quantol moto lontana 5 f o/i^o di uoler franare , la laveremo inue
Lamico mio^e non de la uentura, ftigdr a più curioft ^ e fclamente dirt mo ,
Ne la diferta piaggia e impedito chiamar Virg. anima , perche era fen"^
Si nd camin ^ che udito e per paura : ^^^^> Cortefc, dandoli lode di <jueOa uir
E temo , che non f\a ^ia ft fmarrito 5 ftf,la<iual uoleua che ufffe in henefitio di
Chio mi fia tardi al foccorfo Icuata ; ^^7'' ^\ ''"^^^^
Per <]uel] chi ho di hi nd dd udito . ^'H' ' T"'' f
Hcr moui ; e con la tua parola ormta , I ^ ' j ' '
LaiutaJ ; cho ne fa confilata si come l fritto in 9. Uca al Li.
lo fon Beatrice ; che ti fitccio andare t celum cr ferram 'tranflunt e cet. Pt il
Vegno dd loco ; o^e tornar difw : Projita nd f,U c.farUndo de deli lijft,
J//? pailunt.
CANTO SECONDO.
Amor mi mojfe 5 che mi fr f ariate . ^Iff ftritunt . A^inìfarf, che tanfo fcUt
Quando faro dinari^ al fonor mio ; mmiifuo <jueJ}aPr>,a mwial durare .
Di te mi loderò fouenie a lui : ^ Amico e »on de U uemra,cU
tacette Morale pi cominùa' ioì '"/j ^H^un Be., . U u.,u ^
^ edificar j( jUjIc Z9 din al bene , e uei%
micO ii ijucUa, Ma chi la cerca ffY accjmParfima, ie^nita, o YoUa, cojèfcttopfte a Ufirfuna,
è- amico de la uentura . Era aiuncjue Dante amico di Beatrice . NE la difetta piaggia , Qu.el
che (luefìo fgnifichi, Ihahhiamo ueàuto difetta mi f rimo canto juando dijp , V^ifrefi ma fer la
fiappìa iifcrta . Impedito fi nel camino, che uolfoe'feY j^akra , P.ra Dante tanto imjf edito da
le fiere ne la diferia piaggia de la uirtu , che per paura e iema de la dificulta , come imalitOy/ra
uolio e iOYcea da tjuella tornando a ricader nel uitio* E Temo che non fta già fi fmarrito,Men
ire che ftamo in uita , non poffiamo dire dhauer perduto la uia del cielo , ma fclamente dhaunU
fmarrita, Siandofcmfre in noflra faculfa^ mediante illihero artiirio , di poter tornar a la driUa
ma. Ma la dificulta e molto maggiore, quando ftamo imorft ne Ihatito, F. cjuefia ^ la iema, che
moftra dhauer Beat, di Dante . Hor muoui , Conchiude Beai, che yirg.frt^ più tardare , fi
iehhamouera (occorrer Dante, E con tomaie fue parole pervadendoli , E Concio chameflierial
fuo campare, E con le luone opere indriz^ndolo, lo dehha tanto aitare , che eia ne fa confclaia,
E fer fkrlo pronto a lopera dice, come (Ha e- Beat, che uien dal Cielo, oue deftdtra tornare, E che
amore, iljual la Jprona e fcUecita a (juffta imprefa, e- (jUfl che la fk parlare, promettendoli in Jpni
mio di SOuente, ciò e-, Speffe uolte lodarfi di lui al fuo e no/ìro Signore Dio, (Quando fra dinari
I^" a lux . DOueua adunque Virg. con ognifiudio mouerfi ad aiutar Dante , efjcndone richiefto da
co fa leata,ffronata damore , E maffìmamente promettendoli ir? premio quello , che da lei dare , t
da lui riceuer in quello ftaio fi p:)iea maggiore ,
O donna dì uirtu ^ fola per cui
Lhumana fpetk eccede ogni contento
Va quel del cha minor li cerchi fui j
Tanto maggrada il tuo comandamento j
Che luhidiryfi già fèffe , me tardi:
Tiu non tè uopo aprirmi il tuo talento^
Ma dimmi la cagion j che non ti guardi
Velo fcender qua gì ufo in qucfìo centro
Ve lampio locoj oue tornar tu ardi.
Va che tu uuoi Jàper cotanto adentfo^
Virotti hreuemente , mi rifpofe ,
Per chio non temo di uenir qua entro ♦
Temer fi de di queh fole ccfe 5
Channo potentia di far altrui male t
Ve ìaltre no ^ che non fon paurofe ♦
Io fon fotta da Dio jfua merce , tale 5
Che la uofìra mifiria non mi tange ,
l^e fiamma defìo incendio non maffale*
Tìnge Dante , che Virg, li dica la rifili
Pa,chegli fice a Beat, Uc^uaì comincia in
quefla firma , O Donna di uirtu, ciò ^,
O donna di uirtu firmata , Perche da la
Theologia, tutte le diuine V humane uir
tu fon comprep, SCla per cui. Sola per la
quale , Ihumana Jj:etie ECcede Ogni coni
iento,Vaffa ogni top contenuta, DA quel
del cha minor li cerchi fili , Attriiuifcona
gliafirologi a lottaua sfera dieci cerchi, cO
me ueggiamo ne la sfira materiale, Iquali
fino qufjii, tori'^nte, \l ^diaco,ìl colti
fO de gliequinotij, lequimtiale, llmerii
iiano, il coluro de fmjìitij, LarticO,ll tra
fico del cancro, il (rofico del capricomo^e
(antartico . Se adunque noi atiriluiamo a
glialtrì fette cidi digrado in grado quei
flio parte demedefimi cerchi , quello de
la luna, che fa centro a tutti , e- il più
proffmo a la terra , hauera li cerchi fuoì
minori , Dice adunque, che Ihumana /fette, mediante laiuto di Beai, do e-, de la Theologia,Eci
itie e ^affn con la mente, ogni cofa contenuta da quefio deh de U luna, chefcno quejU cofe mjt;
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Postillati 16
INFERNO
yiOr/VVowr V (juattra fìementiy m tuUe le afe c\)e farticij^an ii (jueUi, fercfif meìlante ejjà Tfcrt
lo^iajrajceujiamo a la a^nitme ài Dio, e de lalfre /ùfeme e dwine cofe create da lui . TAn
10 ma^grada il tuo comandamento, Dice effcrìi tanfo grafo il comandamento fittoli da lei , che fe
lohdire FOfp già, cio P-, Fojfe fur aUhora O in tjueUo inftanteyde il tomcndamento glierafia
to fitto, lifayehhe tardo, tanto uuol infirire che de/iJeraua a tal fuo comandamento fatisfire,On*^
le dice, Vìunon te uop, cio e, Viu non te di htfcgno , APrirmi il tuo talento , Dichiararmi il
tuo defiJerio . MA dimmi la cagion, che nm ti guardi , Domanda Virg, Beat, de la cagione,
jferche ella non fi guardala de lo fcender in ^uel centro de l'infi da lamjfio,Jfatiofc ^ alto luogo
lei cielo, doue ella ardeua, e fcmmamente defideraua tornare, hauendo di feltra detto , Vengo del
loco, oue tornar difio, Non /ìijfendo, come Gentile, che lanime leafe, ouunjue elle fiano , femfre,
fen{a alcuna lefione, fermangQno ne la fifa filuita e gloria. Onde e fcritio nel Salmo xxij.Si am
bulauero in medio umbre mortis, non timeho mala,<juoniam tu mecum es, Et ìfiia al xliì^,Qj4um
tranfieris fer acjuas tfcum ero, ^ fiumina non ojferient te, Qjium amhulaueris in igne non com
lureris, C17 fiamma non arielit in te e cet. Pero Beat. .li rijfonde, che di (juelle fcle cofe ft de te/^
mere, che hannopter difir al altrui male, de laltre m,e che ella e da Dio fitta tale, che la mife
ria loro non la tocca ,nee ajfalita da fiamma di quello incendio , ciò è, da ardore del iffiierio
che haueano tutte (jueUe anime pfìe in cjuel limbo , che tra de la beatitudine fen^ J}^^^^^ ài
foterla mai confeguire, ma certe dejfer (juiui eternalmente deflinate , Onde nel juarto canto uè
(iremo , che in ^erjcna di Virgilio dira , che fen'^a j^eme uiumo in difio •
ronm e gentil nel del ^ che ft compiange
Di qucjlo impedimento , ouio ti mando j
Si che duro giuditio la fu frange ♦
Q^uefla chiefe Lucia in fuo dimando ^
E diffc j Hor ha bifogno il tuo fidck
P/ te j& io a te lo raccomando ♦
Lucia nimica di ciafcun crudele
Si mo\fc 5 e uenne al loco , douio era J
Che mi fedea con lantica Rachele x
Diffe ; Beatrice loda di Dio uera.
Che non foccorri quei ^ che tamò tanto 5
Che ufcì per te de la uolgare fchìeral
l^on odi tu la pietà del jiio pianto i
Non uedi tu la morte ^chel combatte
5w la fiumana , oue il mar non ha uanto i
AZ mondo non fur mai perfine ratte
A far lor prò , eiT a fuggir lor danno J
Comic , dopo cctai parole fatte ,
Venni qua giù del mio beato f canno
fidandomi del tuo parlar hoiieflo 5
Che honora te, e quei^ che udito Ihanno^
SeguitanJol poeta in ferfona di Beat, nel
fio dire , Moflra tre diuine donne , luna
ferfitafa da lai fra , efferfi mojp in fuo fi{
uoread aiutarlo . Qjiefte intendiamo, cOf
me difcfra dicemmo ,fer tre grafie, che
da Dio alcuna uolta ne fono conce Iute,La
prima de lecjuali, perche nafce da fuaproi
pria liberalità , e moffo a compaffione ie
Ihumana fragilità, chiama donna gentile^
offendo gentil e nobil cofiil fcccorrer juel
li, che hanno bifogno de laltrui aiuto, auè
ga che non Ihahtino meritato . Qj^efìa ne
rimoue dal uitio , tST indri^'^ne la uolun
ta a uoler il bene, ^ e detta peutnienfe,
la feconda chiama Lucia , perche ueduto
Idio la noflra buona uolunta dhauer acctt
iato il buon uolere,e che per noi medefimi
no pofpamo,meritiamo che ne la cóceii,a
do che ne illumini , e moftrine la uia che
dohbiam tenere. Onde i he ella è detta ih
luminante . later'^ chiama Beat. perche
procedendo per la uia dimoftr afone da la
(luminante grafia fino al fine , è ciueh
la che ultimamente ne fi beati , perche ne
fi conofcere Dio nofiro fcmmo lene, oltre alcjuale neffun altro fi ne può jferar maggiore, è detta
[erficiente , 0 uer amente mfumante . Parlando adunque de la prima e preueniente grafia iice^
CANTO SECO^rDO.
M ^- «'/ Cielo , CHf, ciò ^, /«f ««/f, <I com;.««_?^ S. ' <f, ?«f/fo
A « r.«/r, «/^w/f rnmk, SI, ^.^men^fy; fom;',*;,^. , Ae^if e rml[( D V.
ro'ridelfoeU iX émn. gi.fùM era già jì.to fiuo, ejjenhfuff^ dwim gwflu,a,fer ileo,
fumer ie U <loK«. gentile, fUcaf,, r,r>,feM ta! imo ^uiim ,fer kamle erafnm.fulo i^m
mtL lelerne feneX^nga f '"^'"^ ^'"'"'f" i»'»""'""'^ "P'"''/-» '"fif"'
uekto . qvejìu cUefcLuci. in fio iimanh, U..enh ^uefta friv:. gum ^ier>^r'U'^ /o#u.o
fm, e fitto ^ant.Pjhettaua.lei iipterfire m tenefiao di Vante, 4<,e,. dhaunlt/^'l
to conofcere che,egli er<, in ofm.fclu., ^ h..e.fm.rnto L irmm., con mouerh defide,
rio di ritromrUtcWle, Mfuo dim.ndo^cio ^, Nel fio dimandare ao cheghelU m,
firi dicendole, cM fio fidele haue.a dhor. Ufcgno di lei, e coft . lei lor^comand.,., E ch.,
L Dante fide! d. tuciu , ferche .ttefc la fi. h.om uolunU ,Ue.afiM in In che lo iouej
fcccorrer del fio aiuto , come hMimo ueduto che fice ^lìrandold, d> fiUoL, , Mual egh
reUe [àlito, fe non fiffe fiat, imfedU, da le fiere . L Vcia nimica J, cifm crudele , h atto
a rietk il mofirar la uia a chi Iha jmarrita, ^er'o effcndo ciueffofrof rio officio di lucia fguM
che eJlafia inimica iogni crudeltà, fer effcr la crudeltà ,7 contrario ie lapetci SI nnlj.- e uen
„ealha?o douo era, veduto l.ecia e fer impedita a Dante la uia del colle, che da leiglierajta
ta dimoirata ,fi moue e ua, per ultimo rimedio , a trouar Be.t. Verche mediante t^uefia gratia
Ma pLmo uenir a la latitudine, ferfiMola chef delha mouer a fcccorrer Vavte ,come
ella era dala donna gentile fiata ferfiafa, Perche f, come dice Vauloal ter^c de Cor. Nonfimu.
fiffìciente, cogitare a!,c,uid ex „ohr, fcd fiff^cientia nofìra a Deo efì E Wirg.Da pater augu,
ri'm atei; animi< iUere nofìrit , Onde dice , CHe nonfcccorri c,uel , che tamo tanto i B fc la
{.fendiamo ter Beatrice terrena. ^ uero che ella fi, moh amata dal p.eta , <ome dicemmo ne la
fua uita , E per le, .{ci de la fchiera de uolgari , e fidi preuia al Ciek ,comegli Mc ajjtrmain
molti luo/ni ielfioconuiuio . Se la intendiamo ancora per Veat. Cehfle e per la Iheohgia, e'
„nc,ra ,L che da lui fi tanto amata , che per la fimilmente hfio la ghiera ie uolgari ,come
maffimo impeJimentoa fi fioi fluii, Z ten dice che Beat.fifcdea con lantua Y<ac\ele E/^io
cofìel neltefimentou^fìgurata perla uita contemplatiua, e Beat, lai fytaper la Tko/o;
Ja, r^ante laauaìej^en a tal contemplatione . Ma di Rachele figliuo a di latan , e donna
%l ratriarca UcO^ , f, tratta al xxv.if e xxx. del Qenefi^ contenuto ne laUia . KCnodi
tuia pietà Jel fio pia.fo f fcafi dica, tu lo iourefìipur udire . HOn ueh tu la morte chelco
lave i intende mtrte danima, perche cjuandofiffc ricaduto nel uitio,era la m.rle il cjueUa,On
ie EfTechielalxviu. Arima c]u{ peccauennrftmorietur . SVlafiumana,ouelrnarnon hauan
to, fa comparatione dal comlatrimento che fi l^ffelm i» noi per ^uefli tempora i e terreni hm,
che tanto fcnla alcun ripofc iefiieriamo, a cjuello che figlm/ìr luna con hhra le m^etuofe onde
iel fiume, ikual comiattimenlo uince ueramente ogni uioUn/ia Jei frocellofc e tempefìofcmare,
onde dice, chel mar non ha uanto, ciò ^, non f, può uanlareji uioUma maggior ii ,^ueHa,che
talarpefifo e defideriofi in noi . Onde ìfaia al hj: Cor imfij quafi mare fn.ens | c^uiefcere
non potefl Et reiuniat fiuctui eiut in conculcalionem <tsr lutum . Ai mo«<;o non fiir mai per^
fine ratte, V dito Beat, .uefle parole da lucia, fi moffe, per andar» trouar Mirg.a ciò che hauef
fe a fcccorrer Dante con più uelocila che al m.ovdo mai ufaffc perfona in uoter confcguir alcun fuo
ulill,oi in figgir alcun fi.o danno, A dimoflrare, fcantopronta CT apparecchiatajmpre fiala
iiuim clemenlia in fcccorrer c,iAi, che non per malitia , hauendo la uolunta edificata al bene,
marciamente per fragilità fcn per incorrer in tjualche errore. VEnni ^ua giù del mio leato [cari,
no : Hauendo ietio fi fepra , che mifèdea con lamica Rachele , ferine Beatrice nel limbo a V,r
^ilio fìianiofi del fio hneflo parlare , che hfonon /«< , f J à,e Ihanno uiiH , Verche le ole.
INFERNO
Ytfuf n^n fcUmente Ianni fima a lui , ma a mi quelli amora , chf fcgum lafua hunné.
Vofcia che mhebbe ragionato quejlo 5
Gliocchi lucenti hgrimando uoljk x
Verche mi fice del uenir più prejlo %
E uenni a te coft , cometla uolfe :
Vinan'^ a quella fiera ti leuai 5
Che del bel monte il corto andar ti tólfe^
Dunque che e i perche ^ perche rejlai i
Verche tanta uilta nel core atlette i
Perche ardir e franche'^a non hatl
Vofcia che t<xi tre donne benedette
Curan di te ne la corte del cielo j
El mio parlar tanto ben timpromette ì
S fluita il poeta in ferfona di Vir^. in ii
yr, cme foi che Beat,glihelte ragionai
to (juanto ha difcpra dftt;^ che ella uolà
gliouhi lucenti la ^rimando, il che figmjì
ca la pietà che Dio ha del jrrccatorf, cjuan
io lo ueie per fua fragilità perire, £ fcn^
gliòcchi di Beat, lucenti, per la ragioné
dttta difcpra.ouf diffe, Luteuan gliocchi
fuoipiuchelajìeUa. PErchemi ftcepia
fteflo del Ufnirf, Hauenhftr tal firt^ji
atto intffo , chelfcccarfò non patina iniut
gh. Tutta tju^o, (he Beatrici- per mMrr
Virg. a! foccarfo di Dante JifcenJejjè al
..nirtr/- • ; 'i- „ . ^^^i^'f'^fffyfirbfietifcefrStoalim
pefi ,gUufaffdeg,aYeatatejpa»^^^ , hm.ftral ft>eta in ferfcna Jejfa Beat, nel xxx. canto del
Vmg m uno d^rfo eh fide Imgegno e de U uirtu Ji lui, nel^ual ultimamente eia fi dole.che
egl,,dop kmorte dt lei allhora che fiuta doueuaamare, Ihaueffe dimenticata, llqual diCcorC»
(ommaa m cjuelìo uerfo , Quejìifù tal ne la fi,a uita noua . Seguita Virg. e dice , DInanZL
quella fiera U leuai, CHe ti tolfe ,1 corto andare del hel monte . SareUe Dante [alito fcfra ietcol
le immediate che uimde , raggi del file, cr il camino era cMo,fenon fiffe flato irnredito da U
fiere e l}etia mente da la lufa, do e-. Sarebbe con lintelletto fal.to a la contemflatioL de le diui
ne cofi imrneJiate che da la illuminante gratia lifU moftrato' modo ,fi non fiiMato impedito da
huerfe uoluUa e cufidita terrene, e jfetialmenie de laccumular rohba , E m'o , b fionLa mm^
fiirU conoscere h chefeffima natura cjuefli tai uitij fono, a co che li ueniffero in hor^ore , U<,ual
cojapoteuafire difendendo a l' Inf ciò ^, intranJo ne la conftderatme di quei tai uilii , iLli
onofiuli, bifcgnauafoi chef nefurgaffi, e cjuefo ^ i! fuo filir al Purg. Ma ferfky LflLcn
era frofriame.le necejfmo Uuto di &eat. mafclamente c^uelìo de la ragione humana ì naturale.
Pero Beat, co e,U àmna grafia, moue Virg. inteffer effa humana e naturai ragione , alfoct
<orfi di Dante, ao e,iefa ejfa ragion in lui, lacfual fino allhora hauea dormito,a ciò che median
le cjueUa nep^a confgm i narrati efjitti, Bt ultimamente con laiuto di lei, do h-, de la Theo',
logia, fia fili) Mile da fater uenir a tal conlemplatione . Dunque che h- f perche penhe w
fai i Quefae- la conclufione del iiforfo fitto dal poeta inferfna di Virg.laqual infcnlentia è-'.
.r—nr, j.a^ ^ ,a cagione , cìif lopt depjXey da la già ferjuaja e connmiaia utile e Uutart
impreja, K no hafranche^l^ zfT i^rJlirf ia refijìeY a (ma uilia eh, egli alleUa e rìcfufnel cuore.
Haufnhlpofta intefo auafo iifcpya Uh
liamo uejiifo , hora fa com^araiione U
lui prima inuilito da la (Jijfìculta ielimi
fYffà , e pi Yfyamhuo t pyf fo aAxuUf
Ujaioìej^x Virg.afioreui pimalangui
ity chufty e chini fey lo gìeh ^e la notte,
ffoi lamattina.perli raggi M fole che li
t^cca, aferti t iriui JN /oro jìelo.ci^
^9 «f//oro
Quali t fioretti dal notturno gielo
Chinati e chiù ft, poi chcl fol glimbianca
Si dri\i_an tutti aperti in loro Jlelo j
^dl mi fido di mia uirtute fianca t
E tanto buon ardir al cor mi corft j
Chio cominciai, come perfona franca^
O pietofa colei) che mi foccorfe^
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Postillati 16
INFERNO CANTO. II.
E tu cortefe , che ubidijli tofìo
A le uere parole , che ti porfe ^
Tu mhaì con dejìderio il cor dìj^ojlo
Si d uenh con le j^arvU tue ;
Chio fon tornato nel pimo popflo ♦
Hcr ua*yche un Jol uoler e dmheduet
Tu duca *y tu Jignor *y e tu maejlrot
Cojì li dijfi t e poi che mojjo fùe 5
Intrai per lo camino alto e jtluejlro^
^, nel loro pilf fui juahrm fiatì,U fati
fa uirtUy uigòn efir'^ mjlra^ mféiarìfe
talifarolf , fìfcrli tor|ò al cuore , che co?
mncioy cme jferfcm franca , a dire, O
fie/ofd colei Lhemfcccorfc, Lodando Bea
irice e ^iYg» di cjueUe uirfu , tìzauean^
ufcto in leTìffitio fuo , TV mhai con
àefiderio il cor djpjìo, Mofra che Virg.
von fclamenie gUhauea tornafo ajferfuai
der limf refa , ma ghflhauea j^erfuafi con
(al defideriOy chegl: era tornato nel jfrop
fto di frima . U^ual cofa altro non fgnificaje non chelfcnfc e' f^tto oMiente a la ragione, di^.
fiofto al tutto di uolerlafcguitare , Onde dice, TV duca, tu ftgnor e cet. ^jpnk necfflmo,jfet
hene e rettamente procedere, che la ragione predomini al ftnfc^e fcrt^fre ten^a il frimo luogo. Co
fi li diffi, e foi che moffc fiie, intrai pr lo camino A Uo, ciò è^, frojtndo, Ondt diciamo alto al
froftnh mare , Slìifejìro , Ojcuro , fer ^el che ditemmo a jfrimip.o de la ofcura fclua , Oue
iifje , Efta fclua fcluaggia e cet. E nel ter^ canto de la uaHe infima uedremo the dira , Ofcura
frofvndera e cet. Imitando Virg. nelfifto , Sfelunca alta fidi uajìoq; inm.anis hiatu S crujfea tuta
lacu nigro nemorumci^ ienelris Wnde locum graij di-^erunt nomine kuernum e ut^
CANTO TERZO*
Ver me fi ua ne la citta dolente t
Ver me fi ua n^ letcrno dolore :
Ver me fi ua tra la perduta gente ♦
Giuflitia moffe il mio alto fattore t
fecemi la diurna fotejìate ,
La fomma fa^^icntiaj ci primo amore ^
r/man'^ a me non fur cofe create
Se non eterne ; ^ io eterno duro t
Laf cinte ogni Jperan\a uoi ^ chentrate *
Quejle parole di colore ofcuro
Vidio fritte al Jommo duna portai
Verckio^MaeJlro il fnfo lor me duro ^
ìnf.ne del prece dente canto il poeta ha di
moftratoejfer, fitto la guida di \Jirg.eni
irato per lalto e filuefiro camino, che prii
mali douea tóducerai'lnf Uorain tjue
fio finge , tanto efpr difcffc per tal camÀi
no, che già e-f a giunto a la porta di c^ueh
lo , fcpra dt lacfual porta hauendo lettole
parole di colore fìfcuro, "^irg. lo introduce
dentro, e (juiui mofìra hauertrouato ejfo
puriti gl fciagurati che mai non fiir uiui,
pnche erano uiuuti fcn'^fima efin'^ lo
da , e la lor pena effcr il continuo uelote',
mente cornr dietro ad una infcgna, mole
fiati e punti da mofconi e da uejfe , eh
ficeuan lor rigar il uo'to difangue . E dopo cofioro hauer trouato il fiume A cheronte, ouefia Ca
ron demonio a paffare lanime già dfftinate a la davnatione ,e fu la riua di ({ueio effrfi admien
iato. Onde dice, f PBrmf fi uane la ciuà dolente, duefie fino le parole, c\^e dofcurocolo
re il poeta dice hauer uedutofcfra la porta de lo lnfe!T ilfintimento de Ifcjuali hauer dfUo a Wir
gillo eJfcrliVVro, ciò ^, molefio e noiofc ad intendere , Verche parlando in luop dejfa porta , e
dicendo per lei andar fi NE la dolente città, ciò è^, Ke la città di Vite, lacjual uedremo effcr tutta
piena di dolore , E non (dam.enfe r.e la città docente , ma nel dolore etemo , e tra la genie jcn^
redention perduta. Onde dice a glientranfi, che delUno Ufiiar di fiionogmfi eran^.e' coj^ du
va fjfauenteuole (clemente ad udirla dire. Clufiitia moffc il mio alto filtore , la diuwagiu
Pitia uole de noi fiamo remunerati del Une, e puniti del male, E cofi com.e in remunerata del
B Ut
INFERNO
ify.e ha cùftùuif^ U ghrU tterm iti P<?r. Co/r anc^A in funitm iti malt U orlinafi letfrne
ferie deTlrf* A Ut^ual oriimtme mofira tjuejìa pm effemi concorfo in una fjfentiale tre fer
fcneyllfaàrefer lopifYe, Onif dice, Tccemi la diuina pfeftate^ll pg!iu:)hper hffifeye, Onie
iice haufrU fitta la fmma pf lentia, E fi! fYÌmo amore, infefo jer lo jfirito fanfo . Dlnan'^ a
me non fùr coff create Se non eterne, Mojìra, fer cjuejìe farole ,che lo Inf, non fv/p creato inanl^
fil peccato, ma hfo (Quello, Perchf If cofe che fùron create a j^rincijfio eterne, fùron e cieliegìiati
geli, E fe ijkejìi non haite/pro feccato , non era neceffario crear l'inf. ouel peccato shaueffè a fu
ìiire , perche nf amora le humane creature , che foto fer lo feccato di (juelli fìtron da effi frouo;
itite a! peccare ,haueyiano mai feccato , Ma fer hauer cjuelli, e confecjuentemenie ancora noifec
cm , hifcgnaua cheft/p Vlnf. oue tal peccata shauejp a punire , E perche il peccato degliangeli,
tr ancora il nojìro jì fù in Dio etemo tST infinito , Seguita che la punitione , C7 anc^xra l'inf.
ione sha ia punire fta eterno , Onie eterno iice durare •
CANTO
Ef r^Ii 4 mf , cme pcrfcna accorta, tr. v.nte sU^^mn ^ Uure e ff.^^^^^
Qui fi conukn ìafcìar ogni fofi^atto t
Ogni uilta conuien che qui fia morta ,
Noi firn uenuti al luogo ; ouio tho detto
Che tu ucdrai le genti dohrofk ;
Channo perduto il ben de lintclletto ,
E poi che U [uà mano a la mia pojTe
Con lieto uolto ^ ondio mi confortai j
Mi mift dentro a le fecrete cofe .
uolipttro^f, chauea uedute fcritìf fcfraU
fona ie rinf. do è', Ira ilfcnfo jfaufn
tatOjffr ffpr entrato ne la confUeratione
di cjuanto ctjfere fijpro le fene éeffc Inf.
e maffimarr.ente \ei effer eterne efcn'^ fi
ne. Ma Wirg, ào e-y la ragione , COme
ferfcna accorta , Tjfink officio di lei ii
freueder e proueier a c^uelle cofc , chefo',
riart nocerejar)imonifce,conuinir che (jui
uiftlafci ogni fcjfetio , e che fta morta
toni uilta, Uauali cofc erano fiate capone lei fio sk^otiimenfo , E con franco animoy come uuol
inferire, entrar ne la conftéeration del uitio , e nonUfciarfi da (Juello irretire , ma comfciuto la
fua malitia,Uuerlo in horror e ,\mitUo Virg. neljifio,oue in ferfcna de U SihiOa dice ad Enea,
Tuij; inuade uiam , uaginat^; erifefirrum Uunc animis ofuf Aenea , mnc f ecfore firmo .
Sog'giun £e effcr uenutì al loco, oue di fcfra nel frimo canto glihauea detto che uederia la dolorofd
c^nfe dicendo , Oue udirai le dijfertìte firida Vi cjufPà antlhi jfinti dolenti e cet. E che hanna
ferdufo il hen de lo intelletto dice , fenhe hanno ffrkto Lio, iljual dogni intelletìo ^ fcrr.mo te
ne. Onde il fihfcfè nel ter^ de ìanima , ^onus intellectm efi ultima heatitudo, E Thomafc coni
fra i dentili , Ofortet ultimum finem uniuerfi effe lonum intellecfus , hfc aufem efi ueritas .
Yia urne' ne UTlUtt/zicfiir f^r^Lt^f"- y j' •^'•j j,-..- ^ -j- , ^
to . MI mife dentro a le fecrete cojc , Mi mifc ne la confideration de uitìj' , che fino , a ài e' fini
dottrina , cofi farete , e non foco diffìcili ad intendere .
Qiuiui foffiri , pianti , ^ aiti guai
Jtifonauan per laer f(n\a fleUe ;
Terchio al cominciar ne lagrima} ♦
Dìuerfe lingue horribili fiuetle 5
Varok di dolore ; accenti dira ;
Voci alte e fioche ^ e fuon di man con eUe
Vaceuan un tumulto H^ual [aggira
Semf>re in quel aura [n'za temilo tinta ^
Come la rena-, quando a turbo [l'ira.
Et io^ chauea dhorror la tefìa cinta
Dij[i;Mae[lro che è quel^chi cdol ^ , , , ^
E qual gente è jChe par nel duol [t uintal ue in cjuefie anime glihorren^i e ffauem
teuoìi modi, che figlion nnfcer ia efirem.a
iifberatione, come in cjuelle douea effire,non effcndo in \nf, reJention alcuna . lAceuan un tu',
multo , Tutte cjuefie cofifiiceuano un tumultuofi fuono , Hcjual difcorrendo , fcggiraua fimfre in
aueBaria Tinta fin^ temfo,Verche efifendo fitto terra,era tofi tinta t!7 ofcura di fua natura, non
fotendoui fenetrar i raggi del file, E non era tinta fer tempo, come alcuna uoìta ìy a ncj, (juani
do ^ ofpreffa da nule, 0 da nehlia , Onde allhora diciamo fir mal temfo , e laria ejpr tinta , E
moralmente. Era tinta fin'^ temp, Verche Vlnf e-fimpre tenelrofi , non lucendoui mai alcun
B mi
T^ntraii dentro da la porta, il poeta udì il
rifonar de fcjfiri ,pianti , e guai di tjuei
fufillanimi, che al mondo frano uiuutipi
gramenie, e finl^ alcuna fima,i<juali fO
ne in (fuefio frimo procinto . FEr laer fin
^■fiflle, perche ejfindo fitto tfira,non le
pofeuano uedere, E moramente, a dinota
re, che erano jf riuati iogni lume Je la dii
tana grafia.VEr chio al cominciar ne la',
grimai, Effcndo atto ii feia il condoler fi
tr hauer compalfione ie ^liaffiitti . .
VIuerfi lingue, h'orrilili frueie, Deferì ^
INFERNO
ra^gh ie la iium e5^ illummatitf grafia, Et imita virg. nel \i. tue lice,lldnt oifckrifda fui
n:icfe ffY umjras Vejiihulm ante iffum, j^rimifc^i infàuUbus Orci, Lucius X7 ultriceipfuere
iuhdii L UYf, E fiu oltre, Huc omnis turba aj rifas effitfa ruebat^M^itres at(j; uiri, defunctac^; cor
pra Ulta . Mugnunìmum hfYOum, pueri, innufteq; quelle , impùftticj; rògis iuumes ante ora pai
rentum . COme la rena cjuarjdo a turbo j^ira , Aggirauaft queflo tumultuofo fuono in cjuellarix
a fimilituìme dela rena, ijuando leuata in aere dal uento. Spira a turbo, ciò è'. Saggira In uol
ta con b ^irar del uento , perche turbo in Latino , ftgnifica cofa che /aggira , Onde ancora nel
xx^i.canto kedremo che in perfcna d'^^liffe dira, che da la nuoua terra un turbo nac(jue,E Vir
gii. dijjè, Et terras turbine uerfat,E da (juejìo è' detto turbo il paleo ccljuale ufino di giocare i
fànciuìii , Onde TiJ. Nrf«^,' agor ut per fUna citut fola uerbere turbo , Qjiem celer affueta uerf
fai ab arte puer. ET chauea dhorroY la tefìa cinta, chi ^ opprel/o da horror e jfauento,non
fuo, fcnon confrfamente, udire, o uehr alcuna cofa, E pero Dante , ciò è-, ilfinfo, neltjual foUi
mente poteux auenir c^uejiò,hauea lA tejia,cio e" la mente,cinta oppreffa dhorrore,perlacjual
cofa nonfapeua^ ben intendere ciò che fvjfe quello che uìiua,e cjual gente fvjji, che jt uinta pareua
nel dolore, Pfrh ne domanda Virgilio ciò è',fiuolta ala ragione jferando mediante quella hai
uerne alcuna cognitione . Simile a VirgMo nel fcjìo. Aeneat ( miratui enim , motuf^i^ tumuh
tu ) Vie, ait, 0 nirp, quid uult concurfus ai amnem t
Bt egli a me ^ Quejìo mifero modo
Tengon Unirne trijie dì coloro;
Che uijjer fen'^a fama e fen'^ lodo ♦
Mifchiate fono a quelcattiuo choro
Ve gli. ingeli y che non faron ribelli-)
Ne fùr f deli a Dio 5 ma per fe fòro ♦
Cacciali i ciel\per non cffer mcn belli t
Ne lo profóndo infèrno li riceue;
Che alcuna gloria e rei haurebber deUi
E' cofa fediofd a noi(^ a chi legge il un
(0 replicare, che Wirg, in quefta peregria
natione,fta intefo per Ihumana e naturai
ragione, € Dante per lo fenfo. Onde Gale
no a talpropoftto dice , Scrlptores qui ea-,
dem pertractant non funt imitandi, qur,
niam hoc non fjì multa docere,jcd multa
fcYÌbere,Et Augujiino,AffìÌLtìo animi efì
fcmper eisdem inuentis uti, E fer quejh,
in tutti quei luoghi, che giù dichermo ep
fcr legier cofa ad ogni lettore il poterlo per
fcfìeffo intendere , lajferemo di replicarlo . Kl frónde Wirgil, Quejìo mifcro modo ejfer tenuto da
Quelle trijìe anime di queipufiUanimi, che erano uiuuti al mondo fen^frma, laqualftpuo confi
guir ne la/te e magnifiche imprefe, E non fdamente fin^a fkma, ma fin'^ loia ancora, chef con
fgue dògni opera, quantunque minima, pur che uirtouofd fia . Cofloyo adunque erano uenuti al
inondo a f^r numero ZST ombra, quello, che fanno ancora non folameniele irrationali, ma le in-',
fcnfkte creature, e coft con quelle infeme erano periti, Ondel poeta jìeffo ancora nel xxiiù, canto
in perfcna di Virg, Homai conuien che tu cof tiff^oltre, chejcggiendo infiuma , In fima non fi
men,nefm cohre, S en^ laqual, chifua uita confuma, Cotal uefixgn in terra di fi lafcia,X^al
fimo inaere,:^ in acqua lafihiuma e cet. Mìfihiate fcno,Turon gUangeli di ire C^eiie, \nx
fiddee buona, e quejìa rimufi m cielo in fcmpiferna gloria. Wnaltra infidele e rea, Lualfc^uì
Lucifero, e rouino con lui al centro dela terra . La ter^ , neficcofìo a vio, nefcoui luci(tro ,
r^^^ffi^di me^ , E per quejia tepide,:^ fii nondimeno cacciata del cielo , e fecondo Dante ro;
Paamefchncon quefli faagurati , iq^.U medefimamente yie ferfc ne Ter aìirx fìiton hnoni .
CAcctali i aeliper noneffcr men belli , I cieli , per non effcrmen beili di auel che Ceno , caccian
Uiacojìoro , Perche uolendo mfihiar le cofi fure con le impure , ^ cofa nefanda . Nr H ric^ue il
frofvndo infimo , perche i rei che molto maggiormente feccarojt glorierebbero delfcr mifi ad
ma medefma pena con quefii che hanno peccato meno. ' ^ // v
Domanda
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Postillati 16
CANTO
Et io j Uacjlro che è tanto greue
A lor; che lamentar lì fr fi fòrte l
'Rijpofe ; Vicerolti molto breue »
QueHi non hanno jj^eran'^a di morte i
E la lor cieca uìta e tanto hafjà ;
Che ìnu'jdiofi fon dogni altra forte ^
fama dì loro il mondo ejfer non lajjct t
ìAtfiricordia e giuUitia gUjdegna ^
No» ragionar dì (or j ma guarda e ^uffa
T E R Z 0*
Domanda Dante a Vir^» ^unl e* ijUfSa
cofa che e tanto gfeue e molejìa ei fo/foro,
che li fa fi fir te lamentare^ E ^irg.fyy^
mette dirglielo molto hreumenie, ferchf
<juejìitali non meritano che fi0( fitto ii lo
ro molto lunga oratione , Onde ufdremQ
qui difcUO che effo W irg.ammonira il foe
ia che non ne detta ragionare, ma [da',
mente guardar e faffar uia, E uenendo a,
fatiffrr a la dimanda dice, cheffi no han-.
no jferan'^ di morte, perche fiffmoa
gualche temfo dhauer a terminar la hr mifcria. Ma f^nno hauer ad effer eterna , effendo (anima
immortale , E la hr cieca z^T ofcura uita dice effer tanto haffa e dj]^rjZ^the fono dogni altra fcY
teìnuidioft , perche non folamente inuidiano cjuelli , che fcn fallii , ma (juelli ancora, chefcn dan
nati a le più grani fene , tanto reputano grande la m'/cria loro ,Onde dice , che gl [degna mii
fericordia, (jueUa, come uuol inferire, che di loro non ^ hauuta, E giujìitia, quella che in ejfì è'
ujàta, ferche fcn pjìi in cjuel conveniente luogo,^ a cjuei detiti Jiij:lici,che gii^Jìamente hann^
meritato. NOn ragionar dihro,:iuel che^er jufjh uoglia fignificare^hMiam^ detto difcfra^
Et io j che riguardai j uìdi una infegna^
Che girando correua tanto ratta j
Che do^ni pojà mi ^areua indegna x
E dietro le uenia ft lunga tratta
Di gente j chio non hauerei creduto ;
Che morte tanta nhaueffe dtsfiitta,
Vcfcia chio uhebbi alcun riconofciuto 5
Vidi e conokli lomhra di colui,
Che fÈ:e per uilta lo gran rifiuto ♦
Incontanente intefi, e certo fui
Che queUa era la fata de cattìui
A Dio fpiacentij ^ ^ nìmia fui *
OiieUi fciagurati 5 che mai non fur unà $
Erano ignudi j e Himolati molto
Da mofconi e da uefpe ^ cheran iui ♦
Eh rigauan lor di [angue il uolto 5
Che mifchìato di lagrime a lor piedi
Va fiifìidiojt uermì era ricolto ♦
E^ conueniente cofa , che ogni contrario
[la funitò ffr lo fuo contrario, Aduncfue^
[c coftoro erano flati tanto, fer la [ita uih
ta ,fonnolenti e f igri , che non shaueano
}[r)pnuto alcun honefìo efflnitio yaihe
[amo tutti natiJ?[ognaua (.hefcffcrof m
fre in continuo e udoce moto , iìidef
gni, come dice, dogni }o[a , E mette, (.[.e
girando corredano tutti dietro ad una in
fè^na, perche effendo il luogo iondo,come
dimofìramm ne la difcrittione de l 'Inf
girauano fecondo (jufUo . E moralmente ^
Quejii fciagurati [ frofongano molte co
fc , e uacillando fuggir ano duna in unah
tra,fcn^ fur una rr.eiterne mai in fffcu
iione, e non mentano che di loro [a [litio
difìintione alcuna, perche diuerfc injcgne
hattìno a fcguifare . E /cwo lunghi j] ima
tratta di gente, Verche [ come dice Salo',
mone ne lecUfafie , SfulfóYum infiniiut
efì numerus . E f iu fcn (juelli , che fclamenfe dimofìrano la ff etto , che alcuno efjvtto dhuowQ .
POfcia,chio uhetti alcun riconofciuto, Mòfìra di coftoro hauernf riconofàufo alcuno,decjuali non
re nomina che un foh, e (juello ancora fer circoUocufione, fer la medejma ragione, che hahliai
mo detto dt non effer degni , che di loro [ fàccia alcuna difìintione, 0 memoria ,Onde dice efja
juello, che fece il gran rifiuto per uilta . Ma di'chi lOglia il peta per cofìui hauer intfo , non
in modo alcuno, per due euidentiffime ragioni , da dutifare dalcun altro , ma tener per firmo dt
Va^a QeUfimo c^uinto, E la prima ragion [ e-, perche neffun maggior rifiuto [ può fir ne la rdt
INFERNO
fkn chiflicoi'^, clif nfiufar il fmmo fonfificafo , come pgui in coflui , r <ifcconia, f^hr ìicf
dhauerh uehn ecomfciuto r/Jènio jìafo a tfmf i ft,oi,ffnhe£iiifl1o fontifìcf fìi creatò lanm
ÌAcdxxxxiif', ( tenne! fatato fcUmeme )iOKe mft , E Da^fe che era nato nel Ma/xy, ueniua ah
Ihcra ai haueye xx\'iy\(tnm,E mn è' àa frefupYYe che éica hauerlo conofciuto,fenhe ^ÌYg*glit
Ihauefp fàtiO conofcere , hauenhlo 'prima ammmtù che di (juefìi tali non ioufjjl ragionare , ma
fclmente guardar e faffar uia, oltre che de moderni j^iriti , Si come nonfotem darla, non /ro;
uiamo ancora chelpeta fìnga in alcun lu3go hauerne hauufo da lui noiitia^ma fclamete de glian
fichi che fiiron inanl^ a lui, come nelf roieder uedremo , Tu coftui, Trate Piero Merone da Suh
mona, huomo dipinta ulta, che lungo tempo era fiato a Ihermo in filitudine , ma effcndo i Cardia
fiali , per la morte di Nicolao (Quarto , fiati lung^^mente in controuerfa de la eìettione del nuoud
pntifice , ultimamente flfffcro cofiuì , confra ognìfi<a opinione e uoglia , parendoli in tale fiata
non poferft henfaluare . latjual co/à conofiiufa da Ufffcr Benedetto d'Anania Cardinale, che da
po Celeftinofii creato in Papa Bonifitio\i^\ fii per fiia opera fraudolentemente indutto a renum
flar al pontificato. Come uedremo nel wiiij, canto , oue di lui fi tratterà , E hen chefifie cofiui ,
come hahhiamo detto, diftnta e lodeuol uifa, di chf fi fide lefpre fiato dopo la morte da demente
quinto canoni^'^^p epofio nel catalago de finti, Ne dimeno, perche fi jferaua che per lui fi doufjjl
y efirmar la chiefi , che in (juel tempo nhauea non poco di hifigno , Parue al poeta che renuntiam
do, e laffando cjuella nel pejfimo fiato che eia era, mancafiì molto del dehito fuo , e di cjuello che
pffettaua da lui, con fiirfi notar del uitio , che in cjuefio luogo fi punifie , perche (juiui finge di
trouarlo, Auenga che alcuni tengano che mn per uilta,ma per grande^^ danimo renuntiajp,
iNcontanente intefi, Veduto e comfiiuto che il poeta hehle cofiui, e cofi ancora alcuni altri,i^ua
f, mentre uiffiro, fiiron da lui notati di tal uitio, Intefi Wcontanente, do è-, immediate. Et
uocakl Pran'^cfi, che cjuefia era la fetta DE caUiui, ciò ^, Ve mifcri infilici, che diffiacena
<t Dio, ET afuoi nimici, Perche (juefii fai pufiUanimi, non effcndo per fi ne per altri huoni,fin
da tutti dijpre^'^ti cT odiati . qVefii fciaguraf^, Pfcndol uiuer ragioneuole proprio de Ihua
mo, E juefii fciagurati pufiUanimi fmpre uiuuti hefiialmente fecondo ifinfi, ragioneuolmente fi
fuo dire che effi nonfitrono mai uiui. EKano ignudi, efiimoLti molto, Quefia pena deffir con
tinuamente punti e^ynolefiati e- conueniente a coftoro,per la medefima ragione che haUiam.O det
to del loro continuo e ueloce moto, E da mofcmi e da uejfe, A dinotare la loro fcmma uilf a, corvée
ancora che ilfangue hrofia raccolto dafiftidiofi uermi . I a pufidanimita fi proua effcy uitio .
Ver che fi oppone a la magnanimità, lacjyal è- preclarifftma uiytu. Et e' non fclamente uifio,ma
uitio graui filmo, perche nfffuv uitio è- maggior ne Ihuomo, che di fcfieffi effir ignorante .Om
de fi If^gt che -Valete Mifefio , uno de fitte pui di Grecia , ilprim,o docum.ento che daua a fuoi
difcepoh era , che conofiefferofc medefimi dicendo , mfie te ipfi^m . E Salomone nel primo de U
Canf. fecondo che Bern. eJ}one,fiKfentia lanima, ignorante di fi meJefima , al pafiey li peccati
dicendo. Si ignorai teopulcra inter mulierei, egredere ^ aVxpofi uefiigia gre^um tuorum CT*
pafce edof fuos iufia fahernacuU pafiorum . E chel pufiRanimo fia ignorante di fi medefmo ^
fentema delFihfcfè nel cjuarto del^Eth. dicendo, Si pufiUanimus cognofieretfi xrfum anete',
ref hna c,uihu^ dignus eft . per <Juefio il Saluatore in S. Matt. al xxv. danna il Qruo, che ter
pufiUanimita non hauea operato nel talento datzli dal fuo fi^nore, E V Apofioh a li Cohfilnfi al
ter^ dice, Pafres, nolife ad inMgnafhnem prouocarf filiofuefiros ut non pufiUo animo fiant. Et
il profita nel/almo Intf', F.xpe.taiam eum cjm fduum me ficit a pufillanimitate.
E poi , che a riguardar oltre mi diedi j * a, :i r r r ....
XT'J- . 7. ■ j r ^^^^^^^'^^i^P^ff^hehbenotitia li (ìtiei
Vidi gente a la tiua dun 'pran fiume x /?; t'uCdaniJ n Ai.ì . • ; ^
CANTO
CWo /Spp/<t ({uo^^ fono'jCqual cofìume
Le fi di trapafjàr pdrer fi pronte ,
Cmio difarno per fo jìofo lume^
Et e^ii <t mCjLc ccfc ti firn conte ^
Quando noi fÈ mie rem lì noUrì pafji
Su h trìfla r'iu'mx d'hchrotitc,
AÌlhcr ccn ^.tocchi ucigognofi e Uffi
Temendo j nd mìo dir li fvjje graue ,
In fin al fiume dal parlar mi trajjt ,
TERZO.
Yonff yfjliU riua li jueSo anime , eh
moftrancino in atto efjcr frante t iffUer^
fc ìelf affare , E non frj'etìh infenier la
cagione y ne domanda ViV^. ilcjual li rii
ffonif, che It cofc lifcYcnno COnfe^ ciò
^, Manipfie e nòie , (^uanh che ferme i
ranm ifaffthro fu la riua di tal fiume ^
ilcjual dzm.anda, TRiJfa rimerà, Perche
Atleron f^nifca irfiez^a, FJ (gli-, co',
tre ùmoròfc ^ ohfditnte , temendo dofi
finderlo ne! fuo dire, SI (ycffc, ciò è-, Si
rimafc del parlare fin che fiiron giunti al fiume , Ammmfce aduncjue la ragion il fcnfc , che
non iehha frafcorrer a uoler intender le cofc finò <xl dehUo iemfo e luògo , Et egli, come giaf^i'.
to oMìenlt a cjuella , temendo di non lòfji^ndere , fc ne rimane , E dice , COmio difcerno jféT
lo fioco lume , f f r fimilitudine , o uòghama dire fer trandat.one dando a lofcur^ e tenebrofo aen
t^ueìlO) che frof riamente fuo! ejjìr de la rauca uo.e .
"Et ecco uerfo noi ucnir per naue
Vn uecchio bianco per antico pelo
Gridando 5 Guai a uoi anime praue :
t^on ifperatc mai ueder lo cielo :
Io uegno per menarui a Ultra riua
Ne le tenebre eterne in caldo e in gielo :
E tu j che [ci cofli , anima urna
Varini da cotejlij che fon morti :
Ma fot che u'rde , chio non mi partiua ;
tìiffe^yVer altra uia^per altri porti
Verrai a pi^ggi^ ? "^'^ paffàrt :
Viu kue legno conuien che ti porti »
El duca a lui ^ Caron non ti crucciare t
Vuolfi cofi cola-y douefi puote
C/o che fi uole j e p'ru non dimandare *
Q^uinci fiif chete le lanofe gote
Al nocchier de la liuida palude 5
Che intorno a gliocchi hauca di fiamme rote
, ter lo remo haUiamo ad infendere, E Jferche in cfueflo è- fiato de glie fì>ofmi molto uaria oph
Jone, hauendo alcuni infefo fer Acheronte il moto che Rianima di zaffar nel peccato, Ver Caron
illilero arhitm. Ver la naue la uolutta, e fer lo remo la elettione, Altri Caron per la morte. Ah
tri per lo femfo , t7 altriper diuerfe altre cofe talmente che àafcuno ha detto la fita tutta diuerfa
àa quelle de glialtri , Ondefcl medefimof^rem.ù ancora noifenf.amo, che tanto più ageuolmeni
U ne dehia ejfir perdonato . Intenderemo adur^e Acheronte jfer la mondana comufifcentia,la^,
cual forte inghiotìifce in parie la naue , ciò ^, Ihumana fragilità condo'ia da Caron, ciò e,
iai litio, CHe Uè col remo ciualun<luefadagia, ciò ^, i^ual molefia con lo ftimoio de le tenta
tioni ciafm ihe tarda a uderlo figuiie . 1/ i^m dm<\ue iolfi<o jìim^o mduceier Um^nM
Vefcriue , come giunti ai fiume Acheron
te,uide Carcyn, ilcfual hauendo fcarica la
barca a laltra riua , tòrnaua di cjua fff
ricaricarla di (juelle anime, che lajfetta'^
uanò defidenfe del f affare , E le parole
crudeli che efjò Caron grtdanh dijfi /o;
rò,epi (Quelle che d-fie a lui , le(]uali
fiiròn:),E tu che jci cofli anima uiua,Var
tiii da coiejìi , che fin morti , Imitando
V ir g. nel Sii, pur in perfcna deffo Caron
ad Enea, oue dice , Quifijuis ef armafut
ijui nojìra ad fiumina fendis , Ture a^e
^uiì uenias, \am ifiinc comprime greffi^t
ecet. Intendendo (juelle effcr morte nel
peccatole fcn'^ redenzione, ma lafia no,
per ejpr anchor in uifa,^ in fiato da pò.
ferii giouar il pentire . Ma prima che noi
procediamo fiu inanl^, è da ueder fieli
lo, che morÀmete fer tjuefiò fiume Ache
ronfe, per Caron nocchiero, per la naue^
f ' r- ".Ai
te
INFERNO
CQncufifcfn(i<t, meìUnie U fragilità huwam , /Ijkoxwo /'!«/. cio ^, ftrfJiVo uifiofo , w^/^
^Wit/ co w/r/?'' y^OYfe ie Unima. Dlffe, Vfr altra uia, per altri forti ^ V fiuto Caron eh Dan
te mn fi fartitia da (juelle altre anime hffe , che egli uerreUe a faffar fer altra uia e fer altri
j^ortiy E che fin lieue legno del Jùo, comeniua che lo paffa/fe , Intendendo del porto d'Hoftia foi
fìa in fice di Teuere, oue nel fecondo canto del Pt^yg» in perfcna di CafRa finge che (adunino tut
te Unirne di (luelli che hanno ad effer fahd aff ettando /angelo, che in un u» fello fneU etto e legiero
le leuiy e le conduca per mare a lifola del Vurg, finta da lui in me^ de laltro hemisferio. Co/? ca
me (juelle che hanno ad effer dannate fadunano a juffia riua d'Acheronte affettando Caron dei
moniOy che le fafft a leterne pene del'lnf Come cjui di fotto in per fona di Wirg, uedremo che dii
ra . Et in fcntentia uuol il poeta in perfcna di Caron inferire, egli hauer ad andar tra falui e non
tra dannati . E l duca a lui, Caron non ti crucciare , che defcriua Caron canuto e uecchio, e
faccia reftjìentia di non uolerpajjàr Dante, er hakiia gliocchi di fuoco , tutte fcno imitafioni da
\irg, ijuando finge che Enea, condotto da la SiliUa , giurie a (juejìo fiume perpaffare , come di
fotto uedremo . M3/?r« adunque Virg, a Caron, chelpaffardi Dante ci Vlnf per hauer e fferieni
tia de uitij , effer per uoler diuino , aljualeglt non può re f pere e pero che dehha lafciar di cruci
ciarfi , non potendoli effer dalcun giouamenfo , Onde dice the aDhora LE lanofc , ciò è-, le hari
Iute gote di Caron nocchiere de la liuida e fmorf a palude , che prima erano nel parlar m^ìffc da
lui, Come uinto da diuina uiytu, fùron fatte tacite e <]uete .
Ma queUanimey chcran laffe e nude^
Cangiar color ^ e dibatterò ì denti ^
Rrfffo che 'wtefer le parole crude ♦
hefìemmiauano Dio, e lor parenti^
Dimoflra lo ffauenfo t!r il terrore , che
quelle mifcre anime hehhono fuhitamente
che intefcro le crude e diff ietate parole di
Caron, e come crudelmente, per differa'^
Lhumana jfetìe ^ // luogo i)l tempo , eì [me ^^^"^^ ' ^'P'^^^^i<'^^^r^ÌYÌ, ^ madri, la
Di lor femcn\a , e dì lor nafcìmenù t ^'t, ^'''^^''^^
Voi fi rhrajjcr tuttequante infame '^^""X^ oue fi^ron procreate , e come
Forte piangendo ala nua iahagìa^, jop y^^^^^^
Che attende ciaf cunhuom , che Jo non teme. fo Je t^^^^^
^ j ' 1 ■ i r ' y^^^^yi<i^i<al altetta tutti ciuelli, ere non
Caron dimomo con occh dt bragta J-,^of. da caroncOn occhi di
Lor accennando tutte le raccogliet lragia,cio'^,conocchiafficatie roffi fcn
Batte col remo qualunque [adagia, poi raccolte accennado cjual prima e cjual
poi uuol che ftmharthi , E col remo hatte
cjuelle che al montar fidaglano e fardan troppo , imitando Virgilio nel ffio oue dice , Terrilili
f^juahre Caron , cui plurima mento Canicies incuba iacet ,ftant lum.ina fiamma . E più oltre ,
t^ai<ifafcdtrifiisnunchos,nuncaccipitiUoi ,Aftalio!longe fummotof anet arena. E auelll
che tutto (]uefio moralmente fignifichi, IhaUiamo detto difcpra.
Come inftunno fi kuan le figlie
Luna apprejfo'de laltra in fn chi ramo
Vede a la terra tutte le fuc [hoiìie^
Similemente il mal firn e d'Adamo '
Qittafi di quel lito ad una ad una
Ter cenni, come a ucceì per fuo richiamo
Coftfen uanno fii per londa bruna ^
Bt auanti che'fm di la difcefe^
Va comparatone dal geUarfi che fiinn9
(juejìe anime ad una ad una di fu ijuel li
fo ne U lana di Caron, fino a tanto che
effe lito fi uedefcarico di loro , a le fighe,
ijuando nd tempo de lautunno caggion
luna apfreffc de Ultra fino a tanto chel
ramo fi uedefcarico di quelle. Luogo toli
topurdaV irg. nd vi. oue dice , Quan^,
Ynulta in fyluis autunni frigore prim<ì
lapfa
I
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Postillati 16
CANTO TERZO*
Anco di qua nuoua fchicrd [aduna. Uffa caàuntfi^i<tyautaiifYYm gurgr.
te tnh aliò Qum multa gloYneratur aufs,
uh frigiiuf annui Trans pntum fugai , er ierrif immuii apmis, E chiama c^ufftf anime MaI
fme d'Adamo, perche (juantun(jue ftamo tutti femi di lui, ffjlnéo tutti noi da lui difcefi , nondis
mena ftam^ diwft in due farti, in buoni e rei , I tuoni fcn (juedi chf^ft filuano, i rei cjuelli che fi
dannano. VEr cenni, come a ucteljfer fio richiamo , Venhe,fi come tlfiUoniere/a cenno col
/o^oyj al falcone, (juido uuol che torni a lui, Cofi uuol inferire cheficeua ceno Caron ad ognuna
a (juejìe anime, cjuando uoleua che di fui Ufo fi gettafcro ne la barca, c Offn uannofù f lon
ia bruna , Dimojira fer la tanta fretjuentia dammr a juefìa riua , linfinita furba de^lifciocchu
Virg, uien \iOYa a foditf^r a la domanda
Tigliuol mio ; d'ijfe il majlro cortefe ;
QiieUijche muoion ne lira di Dio,
Tutti con ugnon qui degni paefiz
E pronti fono a trapalar lo rio t
Che la diuina giufìitia gìijprona
Si 5 che la tema fi uolue m difio ♦
Cìuinci non p^ffa mai anima buona :
E pero fe Caron di te fi lagna j
Ben puoi faper homai^ che il fuo dir fuona^
fiUali dal peta, (juando difcfra farlandd
li de lanime , che hauea ueduto a riua di
e^uf fio fiume , li diffe , Hor mi concedi ,
Chio [affi juali fono , e ^ual cojìume le
fi di trafajfar parer fi pronte e cff. Onde
àÌLe,Vigliuol mio, Terche il fcnfo debhe ef
fcr otediente a la ragione, come il figlino
lo a la madre , TVtti cjufdi, che muoion
ne lira di Dio , D»gm faefè conuengon
(jui, E (jueffo è' per riffofia di (jufllo che
domando dicendo, chifqfi cjualifcno , Hora uenendo a ri ffonier ala feconda domanda, lajual
'e-, chi fcpfi cjual cofìume li fa parer fi fronti del frapaffare,dice, effer fi fronti a irafafjar lo no,
ferche la diurna giufiitia glifj^ona e funge tanto , che la tema de laniay a le fene eterne de h
lnf.fi uolge in defiderio ^eleggendo de due mali (juello /he giudicano effer il minore, Terche fiu te
mono dffjèr trifigreffori di <\ut\ de già la diuina gìufìitia ha determinato di loro, che le fene eter
ne de l'infirnò a le(\uali da (ffa diuina giufiitia erano fiati dannati. q\inci nonfaffa mai ani
ma buoni , buona lanima di colui che ua a V Infèrno fer hauerla cognition de uiitj a fio che
fi «<• f^iffa guardare , come ficeua Dante , E fer (juejìo non lo uoleua faffar Caron , ili\ual
defidera che tutte lamme uadano in ferditione , Et e tolto da Wirg lio fur nelfcfio , oue dice ,
HuHi fit cafto fceleratum in fi fiere limen *
naturale , c^e (Quando auiene che lun
contrario affagha laltro,non fiafin^gra
de alteratione, come del fuoco e de laojua
ueggiamo auenirf,¥]findo aduncjue la In
le, lacjual il poeta dice, che baleno uermi
glia , contraria a la tenebra di cjuel luoi
go, che era fcuerraneo > è- conuenienie ,
che per lo giugner dejfa vermiglia luce in
quello ,ftffe cagione di nonficcolo moui^
mento t7 alteratione. Onde dice, chela buia campagna iremo fifone, che de lojfauento li bai
gna anchora , ricordandofine , la mente difitdore , Et e- fmilitudine da le puffioni del corpo a
quelle de lanima . L A terra lagrimofa, ciò è", la terra f iena di lagrime, hauendo difcfra dei
10, che i mofconi e le uejfe rigauanol uolto a cjuei feccaiori di f^ngue, ilcjual mifichiato di lagrii
me, era raccolto a fiedi loro da faftidiofi uermi . la buia camfagna, moralmente , intenderemo
fer la farit fcnfitiua offreffa da ignorantia , E fer U mmi^ia luce , la iiuina illuminante
finito quejlo j la buia campagna
Tremo fi fine ; che de lo j^auento
La unente di fudore anchor mi bagna ^
La terra lagrimojà diede uento^
Che balenò una luce uermigliay
Laqual mi uinfe ciafcun finimento 5
E caddi:, come lhuom-,cui jonno piglia.
♦
m
INFERNO CANTO. FI!,
^afia, VfYch huenh Dante, wfefopereffafìififiucijfaYff, Con laìut^ di VÌY^. panificato ffY
Ihumana raghne , Difcender a l'ìnf. lacjual cofa non ^ altro che in/yar ne la confideration de ui
lif y non lopteuafiiYffcn'^lfiuOY diuino , Non potendo/i fcn^a ejufllo alcuna hkona ofeYa conduY
a ferjiuione, Ondel SaluatOY a fuoi difcepli, Sinf me nihil fotfftis f^cere, E fero. Volendolo tal
cUff>ùyyQ illuminante gratia iij^mi a (fiifjìo, ferche lafuafcnfual jParfe fdYehhejìaia renella a la Ya^ione,
f ero era necefJaYio che laloYmenfaffe , Onde dice , che e[fa uermiglia luce li uinfè eia fcun [enfi i
mento, e cadde, uinfo dal fcnno, come caie un corpomorto . Qu^ejìo medefmo ueggxamo che fin*,
ge douendouenir a lentrata del Purg, VeYche hauendo alpYincifio del \ii^, canto di quello defcYit
to IhoYa de la mattina dice , (^andio , che meco hauea di (juel d'Adamo , Vinto dal fonno in fu
Iheyla inchinai, La, oue tutti e cincjuefcdeuamo e cet. E più olire, in perfcna di ViYg, dimo/ÌYa,
comeg/i era fiato portato, coft dormendo da Lucia, uicinoala porta deffc Vurg. Oue dice,Vian;
^ nelalha, che precede al giorno, QMando lanima tua dentro dormia Sopra li fiori, onde la giù
ir adorna. Venne una donna e dijp, lo fcn Lucia, Lattatemi pigliar co/lui che dorme, Silagei,
uoìeroper lafud uìa e cet, Dimojìrando appreffc egli ejfcre fiato portato da e/fa Lucia, come hak
hamo detto , coft adormentato fin preffc ad ejjà porta de! Purg. lentrata delcjuale mofiro a Virg.
aperta. Cof in cjuejìo luogo Dante, do è- la parte fcnfitiua,per la ragione detta difcpYa,e' adoY^r
meniata e portata da la diuina gratia di la dal fiume Acheronte, e pofio fu la proda de laualle do
loYofa daUffc, come uedyemo nel fcguente canto, dimofiyando a Virg, ciò è-, a la parte ragione;'
uole, lafijrma che de tenere a difender per (juella , ciò è-, a uenirne la cognition de uitif , a ciò
che dimoftrar la delha a la fcnfttiuajpdrte , non potendone per fi medefma effer capace . E perchel
iifcender dejfa diuina gratia in noi , i Teologi uogliono ,chea principio dia terrore e fomento ,
ma che in fine afjècuri e fa di molta giocondità , come hahtiamo per ejpmpio ne la conuerfone di
fimo dejp}
aioYmentato e defio da ejuefta luce e da Mathelda,uedYmo che finge ancOYa nel xxxuMl Purg.
éouendo con Liuto di beat.fàlir al Parad, oue dice, Sipotejfi ritrar, comeaffcnnaroecet. Difci
geuoleYO f lafiia uia,Ma douendo fctlir al Par. perche auiui no rapprefinta più il finfo,ma linteh
letto fiiolto ia lhumanepaffmi,LQ dffia,Onie dice,ihe uno Jf^lendoY glif^uaYciol uelo dd fcnno.
CANTO Q.VARTO.
Ruppemi Ulto fonno ne la tejlct
Vn graue tuono fi , chio mi rifcojft ,*
Come pcrfona , che per fbr\ci e dejìa :
E locchto ripofato intorno moffi
"Dritto leuato -.efifo riguardai y
Ver ccnofcer lo ìcco/douio fi)ff ^
Vero e j the in fu la proda mi trouai
Ve la ualle dhahiffo dolorofa ,
Che trono accolte dinjìniti guai ^
Vefcriufì poeta nel pYefentf canto l come
ejjèndo da un grane tono defio , e leuaiù
fu dal fonno, per lo^uale in fine del prue
dfntefinfi ejfcr cadufo,il fuo dfcenfc nel
primo cerchio deVlnf e dopo alcuni rai
gionamenti hauuticon VirgiL delojfo'.
gliar,chefice chrifto, dopo la morte tjuel
limho de franti padri, la cognitione che hfh
le de morali , e daltri huomini fimofi
iheranoin juello , E (ome da VÌYgil fii
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Postillati 16
INFERNO
0/f«M frojvndera^ e ncbuhfa
Tanto ^ che per ficcar lo u'ifo a jvndo ,
Io non Hi difcerneua alcuna coja*
C A N T I II L
condotto CI difcfndfY nel fccnio cerchio .
J^Rk^j[emi Ulto fcnno ne le iejìà VN^rrf
ue tuonOy ciò ^n grane e grande tuo',
ììo mi ruffe ne la tejìa il frofòndo fcnno ,
$1 chio mi rifcofjì, Tanto cf:f io mifueglj^ , COme ffrfcna, che ferfir'^ è- dejìa, A dinotare, Arflzu'
guanti che! fcnno erafrofindo, E ne la tejìa dice , jferchel ferino non procede da altro de da fvi
mi ihafcendono da lo jìomaco al cerehoi^er li riceuuti citi . Hauendo aduncjue la diuina zfT illn
minante gratta dimojìrato a la farte ragioneuole (juanto che doueafàre , dejìa lafartefcnfuale^
chefrima hauea adoyjnentata^ a ciò che fcguiii quella, E dejfalafer fir"^, A dinotarla uideni
ùa che ufd la honta diuina contra la fcnnolentia ignorantia noflra ,fer far che la conofciamo^
e conofciuta, che la fcguitiamo fer le fue uie . E Loabio rifofato. Se intendiamo, (juanto a la let
iera, de hcchio ejteriore , diremo chera ripfato , perche hauea dormita ,Efe moralmente per h
INFERNO
iyttmoYe, lirm^ cU eu npfm , /*f r efftrefìm già da U diurna grutla irtjlrm li juapifo lof
ufu fare , Venhe bechi:) de lintfRem non pfa mai fino a tanto che non uede ^ intende U cofd
(he defilerà faf ere, effendo cìuejìo deftderio , Come dicel Filofefi nel frimo da la Metaf. naturai
fmpre ne Ihuomo . DRttfo lenatn, Quaft pronto apparecchiato a jùel che doueo fire , E Tifo
riguardai, Bi fognando a chi uuol hen difcerner il uero,fifmente e con acutiffmo occhio riguari
dare . Vero ^ chio mi frouai IN fu la proda, ciò è-. In fu la riua de la dohrofa uaUe dhahiffc^
cne, laijual uaile, accoglie àdma dinfinitiguai IN trono, ciò e^. In fuano, il^ualnafcena,
ime uuol inftrire,da infiniti ullulati, pianti, e/irida, cheficeuano e peccatori per tutta la ualle
infima, che per non hauere altra ufcita che da la parte difopra,JàccQgliei{ano tutti infieme, t!T
njciuan fiori di quella infirma dun confitfo tuono . OS cura profindera , Non può , chi uuol
entrar ne la cognition de uitij, immediate conoperli , non relmendo in (juelli alcun Ime di rat
gione , ma folamenie naCcendo Ja ignorantia e cecità di mente , Onde dice , che aueUa uaHe
erd tanto profinda , nebulofa ojcura , che (ji^anfunjue eglificcaffe il uifo , ciò l, la ueduté
afindo , non pero uipoteua difcerner cofa alcuna .
Virg.uuolcondur Dante al' In f equeh
che moralmente fignificU,lhahhiamo già
fiu uolte detto , lljual Inf. chiama monf
do cieco jper non ejpr illujìrato dalcun lu
me di ragme,T.togni uitio che fi punifce
in (jueUo nafier piamente da ignorantia,
E dice chegh farà primo,e Dante fecondo^
perche fcmpre in ogni aUione , la ragione
de preceder al fin fc , E per la pietà che gli
ha de le mifire animt ihe ui fono tormeni
tate, diuiene fmorto , il che Dante laUrii
luifce a timore,Onde lo domanda e dice.
Se tu che fuoli effir confirfo al mio dulii
^^^^ ^'^'^^ pfuenfi e tremi. Come uerro io
dietY:^ a te iìAa elfindofàuo da lui chiaro de U cagione delfuo impallidire, di nuouo h fclleciu
a landare,ejfendofof^inti da la lunga uia,che ne la confideratione di tanti e fi diuerfi uitij hin^
dafire,Ec2fidice Virg.efferfimifo,^ hauer fitto intrar lui nel primo cerchio che cinge IhaUfi
fi, per effer il maggiore, e che tutti glialtri cerchi ahhraccid . Ma perche del fito dognun ii auedi
hahhimo ne la dtfirittione di tuuo l'Inf diffiifmente irauato , per non dir una medefiml co/S
più uolte, lajfiremo hora tanto di ^uejìo, guanto de glialiri di replicare.
Qutuì ^fecondo che per afcoltare ; il poeta pone, che t^uefio primo cerchio fid
No« hauea pianto ma che di fif^ir/, ìlli^to,Ouf, fecondo lui, fono pofti non
Che laura eterna fhceuan tremare t f^^^T^^nteimortifin'^lattefmo.enelpec
C/o auenìa di duol fin\a martiri j ^'^'^ originale, come tien la religion chri
Che hauean le turbe ^ " ' '
Vinfanti, e di fimine ,
Lo buon macfiro a me^Tu non dimandi ^
Che fpiriti fon quejìi, che tu Medi:
Hor uo (he [appi inan^.che più andi,
Che non peccaro: e fe Rihanno mercedi
Hor difcendiam qua giù nel cieco mondo
Comincio il poeta tutto fmorto t
lo faro primo ,* e tu farai fecondo^
"Et io , che del color mi fiii accorto ,
"Diffi ^ Come uerro , fe tu pauenti,
Che fuoli al mio dubbiar effer confifrto i
2t egli a me^j Langofcia de le genti,
Che fon qua giù y nel uifo mi dipinge
Qt^eVa pietà , che tu per tema finti .
Andiamo che la uia lunga ne fojpignei
Coft fi mifei e cofi mi fi intrare
Nf/ primo cerchio y che Ihabiffo cigne^
fn\a martiri j ^'^'^ ongmale, come tien la religion chri
he 5 cheran molte e nandt ^'Ta ' ""^'"^'^ ' '"'^"^
me , e di uiri ChrijUanefmo , non adoraro Dio dehitaf
me X Tu non dimandi . ""'"''f nonfiuefiiro de le tre uiri
tu teologiche,ne creJeron in chrijfo uenS
turo , come firon i finti padri , ma erani
filamente uiuuti ne la uita attiua fecondi
leuirtH morali ,]penhe non meritaum
ahuna
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Postillati 16
CANTO Q.V ARTO.
Kon Ufia ; peréc non hebber bmtjmo ; «'«<»« </i > mt Return me
Che pine de U fide , che tu aedi x Ulirefietie ii Umati , Onif itu ,
Ko« dour iebhmmt D/o : ^prerdere com'<'<fi>>fi"r<. h^>
E rf, ^«c/?< coté ion io meddmo . umkj.'f^u. '1"=^ C7 o/f«
^--J. . , ■'. ra y Amoralmente jPenkf Uff oe^PYQ^,
per f./ dtfitU.non per difro r/o .riodelfenfc.fin^afantoclledaUragh
Smo perdut/ , e Jol di mto oMì , ^^^^ ^jj.^ illuminato , Non hauea
Chefen\a Jpeme «memo m difio. p,-^^^^ dtfcJfiri,Ma chejUai
mente difcjfiYare , Et inf ntentia dice ,
.c?7f! flant^ chegli udiun in cjuel luog:ìy era [clemente il fcjfirare . CHf , itjuali fcjfiri , Yacemn
tremar LAura, ciò è-, laria ETerna, jfer ejpr fmilmenie il luogo eternoK Ciò aueniua,que}
fio fcjpirar e tremar daria due che auemua da dolore fen'^ alcun m.artire , che le turhe dwfrnfi,
f di fimine, e di uiri, cherano ^juiui molte e grandi, haueano . Perche, ft come hahhimo difqra
detto, Coftoro non meritano dhauer dolor dijcnfc, iljualnafce dalcun martire, Ma [do hauean^
dolor di mente, ilcjual nafceua dal defderio che haueano de la heatitui.ne ,[in^ jj^rtiw^ dipi
terla con[cguire . E mette che juejìe molte e gran furile erano di due ffdie , Zie iufi^nti , lnte[i
fer cjueifaruoli che ne la frima loro età domandata infanfia , e nel Qr,rifiiane[mo , erano morti
/fn^ hatte[mo, come alcuna uolta amene ne corfi de le madri , o ffr neglìgentia de parenti . DI
ftmine e di uiri, fer ejfrimerluno da laltro /èffe, E (juefti infende jfer (juei, che di fqra hahhiai
mo detto, che manl^ al chrifìiane[mo, non crederon in chriflo uenturo, ma uijjìro moralmente
ne la uita attiua, Perche,/? non merifar^n la gloria del Parad, non doueano ancora effir dannati
ad<flcuna fena [enféile de l'inf Ef imita ^irg, nel vi. oue dice. Continuo audiff uQces,utigitus
cr ingens, [nfontumcji animf fientes in limine jfrimo . LO huon maejìro a me, huono an',
^ ottimo il precettore, che per [e ftejjc [t moue a mofìrar al difcepolo (fuelle co[c che li pof[cino efjìt
utili, 0 li fon necejfarie, £juando uede che per timidità, od ignorantia la[cia di dir^^andarne. Co;
me in cjuejio luogo il poeta moftra che fh Wirg» a lui dicendoli. Tu non dimandi CHf, ciò p', di
che qualità jfiriti [no (juefli che fu uedi , Hora io uoglio IHanl^ che piuandi , Prima che uad<t
fiu oltre, che fupppia, CHei nonpeccaro. Intendendo dognuna de le due j^etie di (juelli Jfirifi,
perche iparuoli, per la loro innocentia,nQn haueano potuto peccatele gliAtri che erano flati inart
^ al chrifliane[mo , ej[nio moralmente , e [condo la legge de la natura uiuuti , non haueartì
peccato . E Se glihannomexcedi, ciò ^, E fcglihanno meritato, rijfetto a la [piemia e uirtu def
ft morali, onde erano in tal firma, [n^ alcuna pena [n[hile dipartiti da glialtri j^iriti dannai
ti a diuer[[en[thdipene, ejjèndo [ritto che neffun lene riman irremunerato, NOn hafla, perche
non heUer latte fmo,[ri^l(^ual [cramento, neffun [ può jduare, Ondel Saluafore, Nifi ijuis re
natus fuerit ex acjua z!r ffiritu [aneto, non intrahit in regnum celorum , Ef ilcjual fàcramento,
era parte de la fide che Dante credea , perche la fide chrifliana non è- findata fu ^uefìo [lo ,
ma, fu più altri articoli , che ogni fidele e tenuto a credere . F Se pur fitr dinan'^ al chrifiiai
nefmo , NOn adorar Idio debitamente , ciò ^, Non crederon ne le tre perfine , Padre, ?igliuof
lo, e Spirito finto, ne in chrifto uenturo, E di cjuefli tali, Wirg, dice effir ancora lui, E che per
fai difitti, e non per altra rea ofera, erano peréuti, e di tanto fclamtnte offefi , che[n^ alcuna
f^eran^, come di (opra hahhiamo detto, uiueano in Jefiderio de la beatitudine .
Gran duol mi prcfe al cor^ quando lintefi^ HeUe Dante gran dolore uedendo (jueBe
Vero che genti di molto udore genti effir in (juel limho SOffef , do è-.
Conobbi che in c^ud limbo eran foj^^fu f^^^^fi ^^^^rw dd faradifi , ne
O
r N F E R
Vrmmt maejlro m'iOj dimmi jignore ^
Ccm'mciaio , per uoUr ejjcr certo
Vi quella fède j che uincc ogni errore J
Vjcìcà mai alcuno per fuo merlo ,
O per altrui , che poi jiffe beato ì
E quei , che intefe il mio parlar coperto ,
'Rijpofe 5 lo era nouo in quejio jìato ;
Oliando ci uidi uenir un pojjcnte
Con fegno di uhtoria coronato*
^rajfeci lombra del primo parente-,
D'Abcl fuo figlio j e quella di Nof ,
Di Moife leg'jìa , & ubidiente ;
Abraham patriarcha. e Dauid rcj
Ifraele col padre j e co fuoi nati ,
E con Rachele , per cui tanto fi j
Ef altri molti ; e ficdi beati :
E uo che [appi , che dinan"^ ad ejft
Spiriti humani non eran faluati *
"Non Ufciauam landar , perchei dicejft t
"Ma pafjauam la felua tuttauia^
La felua dico di Jpiriti fpejfi ♦
N O
dannati a le ffnftliìi feyie h Vlnf, cmt
iicemm^ndJhonJ:) canf^, cji^anh "^ìrg*
dijp, lo era tra c:)hr che fcn fcjfffi, Co«o
fcenhyfer laj}>eUo loro , ejpre fiati di mi
tò kahre . ]/ fmile fcriue V irgli, nel vù
d'F.nea, Conjìituit Amhifafatut^^ ut',
fìigia pre/pf. Multa pi((ans, forfem(j; ani
mo miferatks im<juayn . F fer uolerftfÀr
certo (li (juello, che (eneafer jtie, ciò p',
che chrijìo dopo la morte difcenlefp a jpì
glìar (juellimho de Santi Padri dice , cht
domanéo Virg.fe di quello ufì maialcu
m ferfuo proprio, o per altrui merito, che
fòjfe poi heato, E che V irgli, intefo il jtto
coperto parlare , // rìj^ofc , che in (jufdo
flato egli era anchora nouo, ejuando ui ui
de uenir VNpoffente, ciò ^, Vw3 ileittal
hehie poter t7 autorità di fkr cjueUo che
fice, INcoronafo coji fcgno di uittoria, ci j
^, Incoronato di palma, che ulttoria /igni
fica yft cornei Lauro trionfi, E cjuefìofh
Chriflo dopo la fùa morfe,\l(jual hauendo
uinto il Dmonio principe del mondo, traf
(è, come Ji:e, di cjuel luogo Adam nofìro
frimo padre conglialtri che nominct, J^uali, perche fono n:ti(Jìmi, per la htjìoria, e ffetialmente
del Qenefu contenuto ne la Bitia, non accade refirir altro di loro . Dice Virg. IO era nuouo in
ijuefloftato, Perche da la fua morte a (Quella di chrifto, tfuando andò a Jf^gliar il limh,che lun
uiffe , e laltro nacijue fctto d'Ottauiano Augujìo , non corfcro cincjuantanm . NOn h(ciaf
uam landar , Perche Virgilio dicejfe , non lajciauano dandar a la uia loro , ma pafjàuano tufi
tauiala felua de li ffeljì Jfirifi , E chiamala felua dij}'efftjfiriti,perlafmilitudine, che ha con
gialla de lijfefjt arhori , come dicemmo nel primo canto .
1 . -L 1 n ■ Vice^che la uia loro ?tow era anchora lun
à^l^on era lunpa anchor la noflra wa Z^,.jir • » , i
D/ qua dal fimmo ; quandio uidi un fòco . ^J,,,,, ,,5, ^ {j^^^^^
Chemijperio di tenebre umcia . cominciaro il camin loro , a difcender giù
D/ lungi uerauamo anchor un poco ; nel cerchio, quando mde un fico, che uin
Ma non fischio non difcernejfi in parte. ceuahemiffiriodi tenehre.Diuidelpoet^^
Che horreuol gente poffedea quel loco ♦ tjuefìo cerchio in due parti, che luna coni
O tu ; che honori ogni fcientia ^ arte ; tien lalfra,come dicemmo ne la dfcrittio
Qucjìi chi fon ^, che hanno cotanta horran'^a^ ne de Vlnf e nelaprimahapofìo , comt
Che dal modo de gUaltri li dip^rtei chriftiano , iparuoli innocenti, cherano
"Et egli a me ; Lhcnrm nominan\a ; morti fen'^ hauefmo, e nel peccato origli
Che di lor fuona fu ne la tua uita ; ' ' '^''^''^ fl^^^ i"^^^'^
Cratia acquiHa nel deh, che ft gliauan^a. ff^f^y^^ . ^^^^r^no uiuufi fecondo
^ ^ la legge de la natura e fenica peccato > E
fmhe (fuejìi non hanno lafciato al mondo alcuna charafima Jibyo, U pflo in tenehrofo
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Postillati 16
«Il,
CANTO a. V AUTO.
ojcm . NV la fcconiafarff , come f oda, fQn (jufUi , cheram fìafi ualoYoft in amf infime
con le ualorofc e cafìe donne, Ei alifuamfiu eleuati éa ijuejìi, {morali FiLfofi, e tutti erano me
defimamente fiati inanl^ al chrifìianefmo, Majferchehaueano la/fato al monh chiara {ima éi
loro, pone il luog:^, ouefft erano luminofc, tofi fntto ia un fuoco the uiie ejJcY in gufilo , Qv^e^i
due luoghi aJu^Kjue injfieme, luno nuhilofc ^ oscuro, laltrofàuo dal fiioco lucido f chiaro, feri
(he ognun di quelli giraua in tondo , V era fctterraneo , oue non foteua penetrar la luce del fo',
le, il pffa intende per una jfera di tenebre. Ma perche (juefla feconda parte di tal Jj^era di temi
Ire ueniua ad effer illuminata da la luce del ftoco, chera in (quella, il poeta dice ihe jue! tal fiiOt
co uincfua HEmijferio, ciò è', Mf^ Jfera di tenelre . O Tu che honori, Waueua Dante con^
Jciuto, per lajfeUo , <juefla gente chera ne la me^a jfera {Ruminata dal fhoco , ejpr UCrreuole,
ciò è', Honoreuole e tutta fiena digrauita, e defderando jfiu particolarmente fper di jueùa , e
perche era lor fitto cotanto honore, che li dipartiua dal modo de glialtri, Intendendo di juelli chef
rano ne la me'^ f^era di tenehre nuhlofa CT" ofcura, per fjpr cjuffti ne la luminoft e chiara , ne
domanda Virgilio , ìlcjualli rijfonde , chelhonorata nominar."^ efimia , che fionadiloro fu
NE la tua uita , ciò è', in cjuejìa ulta mortale , ne lacjualf Dante era amhora , Et in fcntentia ,
che la buona fama chefft , mediante le uirfu loro , haueano lafciato in cjuefa pyefcnte uita , <tc;
ijuifia lor gratia in cielo CUe ft gliauan'^,la(jual tanto gliejjclfa e diparte da la mifcria de glial
fr{, Affermando juel che" fcr{tto,e che di fcpra di^mo^ che nejfun lene rimafe mai irremunerato»
In tanto uoce fìi fer me udita j
Honcratc Ult'ifftmo poetai
Lombra fua torna ^ chera dipartita ♦
Voi che la uoce fu reflata e queta;
Vidi quattro grande ombre a noi ucniret
Sembian\a haueuan ne trifìa ne lieta ^
Lo buon maefìro comincio a dire 5
Mira colui con quella Jpada in mano^
Che uien dinan'^i a tre ft ^ come ftre :
Q.;^r^// è Homero poeta fouranc t
Laltro è Horcttio fatiro , che uiene :
Ouidio il ter'^o ; e luhimo è Lucano ♦
Fero che ciafcun meco ft conuiene
Ke? nome ; che fino la uoce fila ^
Tannomi honore ^ e di do fanno hent ♦
Cofi uidi adunar la bella fcola;
Di quei fignor de laltiffimo canto j
Che fiura glialtriy comaquila uóla ^
Da chehher ragionato infume alquanto^
Volfirft a me con faluteuol cenno X
El mio maefìro firrife di tanto t
E più dhcnore ancor affai mi fènno t
Cheffì mi fÈcer de la loro fchicra^
Si chio fui fejlo tra cotanto fenno ^
Dopo cjuanfo haUiamo ueduto di fjppO.^ rop^a»
Dante udì una uoce , lacjual diffe, che fi
douefp honorare lomlra di ^i^g- poeta al
fijfmo , lacjual tomaua , fffndof prima
partita a preghi di Beat, per andar a fccf
correr Dante, E finito cheUe (juefìa uoce
di dire , uide uenir a loro (juatiro grandi
omire , lecjuali haueano ne trifìa re lieta
fcmhian^ , No« effìndo cofìume ^alcun
prudente, comerano cofìorojatiriflarfi d'e
gliauerfi, ne rallegrar ft de prof^eri aueni
menti y m,a difcmpre reffler a tutte le paf
ftonifO ueramente ne trifìa ne lieta,per ondr 5r^'^«l y u,'rùó
auel che di fcpra diffe , cherano in juel nu^ Ctfyt^h's aufx ^
limio fcjfeft , LO tuon maefìro,\trg, t^tM'd ^v'q ^cìdtrvit-
reftrife a Dante,' chi ejuefìe ejuatlro gran o **^(^ aw'mofyA^ fi'
d{ omhre fcno,Et il primo che ueniua inan
a glialtri tre , SI come frt, ciò e. Si
come ftgn ore , era Homero fcuran poeta
Greco, E perche fid primo che trattaffe di
guerre, pero gliattrihuifce la j^ada {n ma
no. Onde Horatio ne la poet, ii.ef gefìe re
gumcj; ducumcj^ (rifìitia Iella , Quo
frik pofpnt numero monflrauit Hom.ei
Yus . E Solino friue dì lui , Hor^ierus de
Smyrna ciuitate uates omni^^m noliliffi
• • 1 ' * - 1
nut Al fecondo eraHmtio ^ dtl<[ml fcriue Perfto ^ Omne uafr uitium ridenti Elauus arnica
C il
r i*
INFERNO
Tan^if al mtffut tWcum pec^rìia luiit, lì ier^ OuiL lojpfrf fle^Miffhnf le^ijuale fcnù m
ùfjtme a tatti . li (juarh è- lucan:ì , che fcYijfe le guerre ciudi de Romani . PErh che ciafcim
meco fi contiene Nf/ nome, che fono la uoce fola dicendo , Honorate laltiffmo peta e cet.che (art
to uien a dire , che (juelf i (Quattro peti fi conuengon fcco ne la fnculta petua . VAnnomi homi
rey fmhe (jueUt che fanno poftffone duna medefima f^etie di dottrina, ^ lene che shonorino lun
laltrOyAuenga chela inuidiamo'fe uolte dijf:>nga glianimi in cófrario.Cofi dice cheuiie adunar
la bella fchola Di (jueifignor dedaltiffmo canto, QHe uola, ciò è", ilcjual altiffmo canto f affa ^
eccede fura gUaltri canti , Come acquila eccede e faffa in uolar alto ognaltro uccello . Volfcvfi a
me con falutenol cenno , che (^uefìi (Quattro jfoeti/àlutajpro Dante , e che lo fÀcejfcro de la fchiera
loro talmente, che tra cotanto fcnno egìifit fi/io , Altro non fignifica,fcnon che lofiudio , iljual
ftce ne ìofere e ne le dottrini loro, fu cagione chegli ancora diuenne peta .
Co/i andammo infino a la lumcra j
Variando cofe ; chel tacer è bello j
cofftC rri l Si cornerai parlar cola , douera .
Venimmo al pie dun nobile cajìefto
Sette uolte cerchiato daltc mura ,
"Oififò intorno da un bel fiumi cetto ^
Quejìo pajjàmmo , come terra dura ♦
Per fette porte intrai con quejli fiuìt
Giugnemmo in prato di frefca uerdura.
Genti ueran con occhi tardi e graui
Di grande automa ne lor fembianti ♦
Varlauan rado con uocì foiui .
*lLraemmoci coft da lun de canti
in luogo aperto^ ìuminojo ^ ^ alto^
Si che ueder {ì potean tutti quanti ,
Coli diritto jopral uerde fmaìto
Mi fi<r moflrait ^ifpiriti magni ^
Che del ueder in me jleffo nefjalto^
Io uidi Elctra con molti compagni^
Tra quai conobbi Hettor , & Enea j
Ccfir armato con gliocchi grifagni*
Vidi Camilla , e la Fantafilea
r>a Ultra parte j e uidi il Re Latino ,
Cfce con Lauina fua figlia fedea ,
Vidi quel Bruto , che cacciò Tarquino j
Lucretia , luUa , Martia , e Cornicia j
E folo in parte uidi il Saladino ♦
Andaron cofi per fino allume, che rendei
ual fiioco, delcfual ha dftto di fcfra , che
uinceua hem jferio di tenebre , Parlando
cofi, de lecjuah è- hora hello il tacere, fi co
me era hello il parlare cola douegli era aU
Ihora, dolendo infirire, che ijuello di che
fffi allhora farlauano , era conueniente a
le perfone, al tempo ^ al luogo, ma che a
uolerlo hora in (juefta fiua Come dia reftri
re, farla cofk impertinente a la materia, e
fuori del propofitfo. VEnimmoal pie
dun nobile cajìeh, Giunfcro, cofi andan:
do,al piede dun capello, iltjual chiama no
bile, perejfer, come uedremo, hahitato da
molte noUli/fime anime. Et era cerchiata
e cinto fette uolte dalte mura , che fiignifii
cano le fette liberali uirtu, de letjuali gliha
ktafori di quello erano Ufftite, Dì fife ini.
torno da un bel fiumicello , il fiume è- da
molti, e ffftialmente da poeti, fi gnificattì
per la ehcjuentia, da lacuale ejfe fitte cor
dinali uirtu fon di fi fi t7 approuate , che
fin'^ laiuto ty ii/auor di (jueUa, firiena
poco in pregio , Ondel Pefr. che per cofà
mirabile [addita , chi uuolfàr d'Elicond
nafcer fiume . qVeftopaffammo, iome
terra dura , Paffammo cjuefio fiumicello
fcn'^ bagnarci, E moralmente, non debbe
chi ua jfeculando profinderfi in eloejuem ■
ila , ma da (juella aftenerfi e paffay oltre
PEr fitte porte ^ perche fitte erano le mu
fino a tanto cheftaprofiffo da poterne efiperneufare . , ^, , ^rj.nejcue ^rano le mu
ra, E perche (juelli, che uogliano confcguir cjuefie fette uirtu , hifcgna che entrino per la porta, ci$
è-, che tomimino da principi loro, che altramente la imprefa faria molto difficile . Qluonemrno in
[rato di frefca uerdura , Ponendo il luogo , oltre a leffir lucido e chiaro , diletteuole amena ,
Onde
Poi
Viil
m
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Postillati 16
1^1
CANTO a.V A R T 0*
QnJfamyil Wfl ^war/o (if/ trionfi émore, Widi in una fiorita e UfYlefiagg'a Ctìiti, (he
iitmor giuan ragionanh , Ecco Vanie t Beatrice e cet. CEnfi ueran con occhi tardi egras
f^^Defcriuelmodeflo e grane affetto de glihahifanti di (fueflo CafìeUo Scendo fnma mentione di
cueRi , che egregiamente ft efjìrcifaroìi ne la uita attiua , e prima d'EÌetra , Qofleifìi figliuola
d'Atalante , e donna di Corito Re in Italia de la citta del fuo nome , e genero , non del marito
ma fecondo le fàuole, di Gioue Ijardano, ilcjual jf affando in Frigia, hehkno da lui origine i Troi
ianiy decjuali, i fiufàmofi fiiron Heuor fìgìiudo di Primo, ^ Enea figliuolo d'Anchife,co ^ua
lipn Cefare, perche difcefe de la ftirpe de Giuli/' , lacjual hehhe origine da Giulio Afcanio figliud
lo d'enea , Camilla fu Yieina deRutoli, la cjual, fecondo Virg. nel\ij. uenne infauor di Turn(}^
ne la guerra chehte con Enea . VantafUa fu reina de le Amarne , cjuella , che ne la guerra di
Troia, come fcriue Giufìino, uenne conira de Greci , in aiuto de Troiani . chifcfje Latino e
Lavinia fua figliuola e ffofa d'Enea , E coft ancora Junio Bruto , ilcjual per la uioler^iict fitta da
Sefìo Tarcjuinio a Lucretia donna di CoHatmo, manifffìo efpmfio di fudicitia /r<t tutte lefi^mofc
donne Romane, caccio Tarcjuinio Superho di Roma , Affà e' noto per (juello che ne fcriue liuiQ
ne la prima deca . Julia fu figliuola di Caio Julio Cefire, e donna del Magno Pompfio, lac^ualft
rende fnmofa per la fomma leniuolentia portata al marito, del eguale , ft come rejtrifce Mal, al \i.
del Hi/, lih, ueìendofi recar la bianca uefie maahi<ifa delfingue de la uittima imolaia nelf^trifii
ciò, e giudica fido, per le ciuili difcordie, the allhora erano in Roma , Vompno effrefìaio ouifc ,
fuhito, ^tr lo tròpp graue dolore, cadde morta . Martia ^ degna deffcr commemorata tra laltre
fàmofc donne Romane, fj per la fua ccfiita , come per la eccetlentia di Caio Vticenfc fuo marito ,
a!(^ual hauendo partorito due figliuoli , Catone, come fcriue lue. nel fecondo delafuafìirfcliea^
fece diuortio da lei, e maritolla ad Ortenfto fuo amico, altjualpartm ancor figliuoli , ma rima
fauedoua di lui, torno unaltra uolta donna di Cafone, Cornelia fu figliuola del maggiore Scipio
ne Affi'ican:), e donna di Gracco, delcfual Vehle due figliuoli, Tiberio, e Caio Gracco, lacjual ef
fendo, per le fie molte e fingulari uirtu, amata fcmmamente dal marito auenne^come fcriue MaL
A \i, del iitj, lih, che miracohfmente apparuono in cap fua due fcrpenfi, C7 hauendo dagìindoi
nini effer neceffario che uno fe ne uccideffi, e che uccidendolmfifchio, morrebbe Gracco, CiT uccii
denio laftmina, morrebbe Cornelia, Volle Gracco che fuccideffd m.afchio. Si jfer la fcmma benii
uolentia cheportaua a Cornelia, Come per giudicarla al gouerno de la fua famiglia più utile di
fe , Etejjcndo elo cruenti ff ma ammaefìro talmente ifuoi figliuoli , che auan'^ron in elocjuem
ita cjuaft tutti glialiri di cjuei tempi . Saladino fu Soldano di BabiUonia , C7" eccellente in ar^^
ire , Tolfc a Guido Re di lerufclem tutta terra fmta , e fi Lek prigione infieme col maefìro del
tempio , e tutti glialtri chrifìiani fète crudelmente morire . Hebbe contra ad altri fuoi inimici
molte notabiliffirr.e ulttorie , Tu prudente , magnanimo , e grande offcruator de la fède , Et il
poeta dice hauerlo ueduto fclo , perche pochi , 0 neffun altro di Quella generaiione se Yenduiof^i
mofo ,ET in dif^arte , per efjere fiato di region lontani .
Po/ cht inatti un foco più te ciglìd j
Vidi il maefho di color ^ che fanno y
Seder tra ^phiìofophica fitmiglia.
Tutti lo miran , tutti honor li fiinno ♦
Q^iui uidio e Socrate , e Fiatone ;
Che inan\i a glialtri più prejfc li Jìanno j
'Democrito , chel mondo a cafo pone j
Diogene;, Anafjagora, e TMej
Vlduendol poeta trattato daìcuni di (jueU
li, cheperefprfi eccellentemente efjcniia
ti ne la uita attiua, haueano laffciio al m.on
do filma di loro , Hora uien a dir dalcuni
di (juelli,che diurnamente [erano effmita
ti ne la eontemplatiua , ragioneuolmente
mettendoli in luogo più eminente C7" fci
celfc, A confirmatione de lafententia Tu
Ima, Cedant arma toge Concedat laura
C ili
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Postillati 16
I N F E R
EfrjpeJocJes , HerdcVto , e Zenone t
E uidi il buon dcco^lftor delqudk ^
Diofcoride dico ; e uidi Horfio ,
Tulio y c Lino j e Senecii morale j
Euclide geometra , e Tolomeo 5
H/jwfrare , kuicenna , c Galieno j
Aueroif , chel gran cemento fio »
Io wow pojjò r/fMr //^f/i 4 p/V/io ♦
Perì) che fi mi caccia il lungo tema ,
Che molte uolte al fitto il dir uien ^tno ♦
La fijla compagnia in due fi fcemat
Ver altra uia mi mena il fiuto duca
Euor de la queta ne laura che trema x
E uengo in parte 3 oue non è, che luca.
N O
lingu^,Onie lice, VOi cheh inalai un
pco più le ci^Udy ViH il maeflro di coLr
chf fdnm e cet, DartJo tra cojìoro il prit
molu3^3 ad Arijìoti/r f Auenga che da
molti fta prepQ)ìufo Plafone a lui , Ma Ufo
gneria diftinguere, Ffnhrfi mi confida
riamo viatòrie nel trattar de le diuine coi
p, come di Dii e damma , non ^ duhio,
che per ejferfi poco allontanato da la opii
ìì ione chrifiiana, egli terrà il primo luoi
go , Onde! Vet. nel fey^ del trionfi Ufi
ma , £ uidi Plato , che in (juella fchierd
andò piupreffo al /cgno,Al<jual aggiunge
a chi dal cielo è- dato . £ fe confideriama
Arifloti'e ne la fua naturai filofofia, dare
mo il primo luogo a lui , Ondel poeta h
chiama maeflro^ di co'or che pnno fra /!hfcfica fimiglia federe . Sara aduncjue ognun di loro, ne
la fÀculfa che uolutj pr^finJar il primo . Fu Ariftotile^comf fcriue laertio, d' Ajìragira.uiHa
prejjo ad Afhene, ^ effèndoper natura elocjuenfifftmo^ prima fotto di Socrate, poi fotto di Flatoi
ne apparo filjfcfia, in che tanfo diuenne eccellente, che fi come hahhiamo detto, alcuni lo preponi
gono a Vlaior.e ^ a tutti glialfri Greci filofcfi , e jfetlalmenfe Auerois nel prologo de la fi fua .
Socrate fii d'Ahpaco cajìfh ne la giuridifune Atheniefc, ilcjual non pretermifie di cercar alcun
luogo, oue fapeffe infcgnarfi dottrina , e tutto fu dedita a Fihfofia morale . Plafone fu Atheniefc,
f difcepolo di Socrate, e per hauer cercato (juafi tutta la ferra, e ffetialmenfe doue fipea poter con
figuir alcuna fcifntia,r.e fit di mo te ornati e tanto;che dopo lui i Gred non hehiono cagione ddn
darle a ricercar in altre lontane regioni . Democrito fu fcmmo filofcfi, efcmpre rideua de Ihumtc
nafluliitia, E perche hehhe op nione che fijpro infiniti mondi fiut a cafo da innumerahili corpti
fcoli, 0 uogliamoli dir atomi, che fi^nij fero infieme, ilfoeta dice che pone d mondo a cafo . Tiioge
ne fii Sinopeo, efilofcfv Cinico, uiuea dielimofme, la fua hahtatione era un uafo di terra, fijT il
fuo uefìito unpouerijfmo mantello colcjual fi ricopriua . Anaffagora fu di Crafmnte , ffihfcfò
naturale . Thaletefit di Fenicia, e uenuto ne lifola di Meleto , fii di (juella fitto cittadino, e coni
numerato per uno de fette faui di Grecia . Empe^ocles fu di Sicilia de la città d'Agrigento , e7
il primo inuf more de Urte oratoria , Fu eccellente poeta Satiro, f^^T ottimo medico,e precettore di
Gorgia Leontino . Eraclito fi d'Afa de la città d'Flefi>,e fèn'^ precettore, per lungo e continuo
fludio, douenfo eccellente filofcfi, fcleua cjuafi continuamente pianger la ftultitia e mifcria humà
Zìa, moffo a compafftone di (juella, e per non uedere i mali coflumi de la fua città , ele/fe u lta Celi
taria . Zenone Citicofi di Opri infigne filofcfi, ^ autore, come fcriue laertto, de la fcUa Sfoi
Cd, e di tanta ueneratione appreffi degli Atheniefi , che lo coronaron di lauro , e le chiaui de la
loro città, locaron apfreffo di dui. Diofcoride fii eccellentijfimo medico, dal fof ta detto B\on aci
coglitore, ciò ^, Buono inuefiigatore, DBicjuale, De la ijualita, proprietà e uirfu de lherle,de le
piante, e de le pietre. Horfiofiin Thracia eccellente mufico e poeta, e tanto elo(juente, che indù
ceua glihuomìni roz^ « uiuer ciuilmente ,e placaua lira de fiiriofu Di M. Tul, Cic. Quanto nel
gouerno de la Rep.fiffi eccellete, affai ^ noto per (juello che ne fcriuf Sal.nel CafillinaYÌo,E (lui
/a infigne filofcfi ^ eloquente , le/ùe diuiniffìme opere ne rendofi man fifìo fefìimonio ! Ma di
lui e meglio tacer che poco dire, nonpotendofi a la cofd per fitta ag^iun^ere, ma fclamente dimii
mire . Lino fi Thehano ^ eccellente mufico e peta , ct* il primo tra Gred che troùo laprof
coMI
Ili
li
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Postillati 16
CANTO Q. V A R T 0. ^
mime le le uùci ne la mufua . Seneca fi Rowrf>io , hn che fer origine Q^rhhfcy lottiffmti
Stoico in fi!ofcfia morale e cce[lenfl]mo,fii freiettore a biemejaijuale, fer clcun ferino, fit
molto elfclfatOyYna ultimamente uenutoH, ferii muli efUftrafprti degliemuli, in odio, deìibef
ro che morijfe , cr a lui lafào elegger (jual Jfftie dimorfe fin lifiatfjfc , Onde cheghfifice in
" • • _ i f .. r ..... £r J^^^é;,r^ jholoi
cliuolo di Rr Sfagmlo, Ordino le cofe di Galeno^ e fu emulo d' Auerois , egli di lui, fifènda
de la medefma fatria.e ciafcun frofijfcr di medicina, E fra tuUi ^jurlli che hanno comentato Ari
fiotelf.fjfc Auerois e- ilfrimo, Ondel fotta dice,che ficel gran comento . IO non foffc ritrar,
Vicel fotta non foter ritrarre, do è'yfcriuer a fieno di tutti coforo, ferche il lungo tema,lllun
go trattato , che generalmente ha da fare di c^viejia frima cantica , Lo caccia eff>ron<i tanto , che
molte uoìte il dire uien meno al fitto, Wolend:^ infrire, che molte uolte hifcgnerMe che die efjc ftu
d fieno de lecòfe, che f articolarmente glioccorrfno,fe il lungo trattato di ejuffa frim.a cantica k
fafijp, ma non faiendolo, ft ua talmente riftringendo, chel dire, Wlen meno al fitto,LÌo ^, Vi>7t
d mancare a quella coft, de lacjual f articolarmente fi jfenfttr di uoler trattare. Come hora in uoi
ler ritrarre un fer uno dituUi cofioro . Onde anchora infine de la feconda CanlL^ cjueliofrofofi
fo dice , Si haueffe lettor fiu lungo ffatio Va fcriuer , io fur canterei in farte lo dolce ler , che
mai non mhauria fitio , Ma ferche fiene fcn tutte le charfe, Ordite a cjuefla cantica feconda, mn
mi lafcia fiu ir lo fren de larte . Nondimeno di (fueìlo che hra manca <]ui , ciò è-, in dire degli
huomini fimofi che uide in tjuffìo limho , uedremo cheft,flira foi in ferfcna di WirgiL nel xxy.
iel Furg. LA fcfla comfagnia in due ft fcema, Perche homero, Horatio, Ouidio, e lucano rt
mafcro, e \irg, meno lui fer altra uia a difender nel fcondo cerchio, oue lAura trema , Veri
che, f come nelfguente canto uedremo, ifeccatòri cherano in ijuello, ueniuano ad fjfcr imfetuo
fimente agitati dal uenfo , il jual non e' altro che aria fercofja, f artendof fuori de la cjueta aria
del f rimo cerchio, oue hahhimo utduto ejfr fojìi cjuelli, che ne lattiua e ne la contemflatiua uii
ta ffpndof ecceDenfiffimamente ejfcrcitati^, haueano Ufciato al mondo immortai fima di loro ,
E fè ad alcuno fareffe , chel foefa ft contraiica , hauendo di fcfra detio , che ifejf iri di ijuelli
del primo cerchio ficeuano tremar laura eterna dico , chegìi intefe de Uria nesulofa ofcui
ra de la frima mel^ jfera di tenehre , oue haUiamo ueduto effcr fQfii\aruoli morti feni
^ahattefmoyecjueVii chetano fiati inanimai chriflianefmo , e fclamente dannati fer lo feci
cato originale ,h non de Uria cjueia de la feconda m.e^a Jf era , oue ha finto i morali , feri
che (juelii non traeuano fcjfiri , onde Uria doueffe tremare, come ficeuan jueUi , fero
iijfe , chautano ne trifta lieta fimlian"^ •
CANTO a,V I N T O*
Coft dffcefi iel cerchio mimato Vefrìuelfoeta nelprefcnte canto ilfuo ii
Q'tu nelficondo^.che men /.0?0 cìnghia, fenf e frimo nel fecondo cerchio,a leni
^ '11 1 *^ • irata de^ quale hnqe che jiialAms mudi*,
E tanto più dolor, che punot a ouaio ^ • e -j l
. , ^ . * . ce inferrale y(t Giudicarle ay\me che ihan
Itauut M/no; hornhilmeme , e ringhiai noa dannare,\fr<tmandarciafunaaU
Effamma le colpe ne lentrata : ^ conueniente.e auiui v ofìra effer
Giudica , c manda fecondo che aumgha , i luffirhjì^ Ufena de eguali ^ lep
Vico y che quando lanima mal nata fer del continuo e fn'^kunrifofo agitati
Li uien dinan^^ tutta fi confèfjà t e dihaUuti fer lofuro aere da rahhiof e
E quel conofcitor de le peccata crude uenti^e tra juejìi intende da wirg,
C iiii
INFERNO
Vf , qua! luogo i'mjkrno e da efjàz ì nomi claìciuanti, e la Frartcepa 1* Arh
Cfgnef} con la coda tante uolte J wmo tonfine de lamor fra lei e Paulo fùì
Qi^aritunque gradi uuol , che giù fia meffa ♦ cognato . Y^coft difceft del cmfcó
Sempre dinan^ a lui ne jlanno molte x frimaio .congiun^el fine del pece dente
Vanno a uiccnda ciafcuni al mditio t canto oue ha detto , w altra ma mi mei
Vicon ^ eir cdon ^ e poi fon gjt uolte . Z^fe rr ''u r?"^^) Ì'
^ J <> Jto che due^ Cofi come ha lajfafo di fcfra,
fffer difcffo di ijuel frimo giù in (fuefìo fa
tondo cerchio, CHe cinghia, ciò e', llijual cinge men luogo, Perthe^ft come dicemmo ne la di
CANTO CLV I N T O.
loY lifcnfo,AÌuy\(lue cofìoro haueano olive al Jo/oy di nienff,ìl(juctl m /or cmuììe m cjUfUi iel
frimo cerchio, (juelto fecondo dolor amora, dalcjual erano fi funti e molfftati,chefèceuan lor traf
guai . STauui Mino;, Miwo; fii'Redi Creta, e fer ejjère jìato giufìi(f,rr.o , i peti fìngono c\)t
la morte fvjfefauo giudice de Vlnf, Adunjue Vante uuole ihe^ìifìta in (juf/ìoluogo a giudi
carie anime che uan dannate, atirihuendoli, come a demonio, la coda e dice, che RItìghia, Rm
ghiare ft ftil^fctmente jìtidere , come uuol mfirire cheglifà fcjfra di (juefìe anime che li uen'^
gon inaìi^ , Onde nel xiiij, del Vurg, uedremo che parlando de glihahif afori di Valdarno dice
de gli Aretini, Botto/i troua jpoi uenendo giufo Kinghioft più, che non chiede lorfoffa , E manda
SEcondo che auinghia , ciò e. Secondo che auinchia , e diffè Auinghia fer accomodar la rima .
Auimhiare, in ihofcana lingua ftgnifica legar e fìrigner fàfcio od altro co uinchi, o uoglimoli
ixr uinchiajtri, che fino comunemente legami di felici, o daltra cofafmile . \uole adunque , fi
come uedremo che ajfpreffc fiu chiaramente replicando dira , che cjuando lanima MAI nata, Jnf
fende mal nata fer lei, uien dinan"^ a (juefìo giudice, cheUa fi conftfft tuUa,e dognijua commef
ja colf a, e che Minor, Conofcitor di cfueilfjueda e difcerna (jualluogo d^lnf, Da e[fa, E^ conf
ueniente a lei, C^T ad ejjì Jùe commeffe colf e, e che ft cinga tante uolte la coda, (guanti gradi uuO
le, che lanima confèffata e giudicata ftamejjh in giù . Adunjue Minos manda cjuejìe anime f( con
do che auinchiu ,Et è' fwiilitudine da uinchi a la coda , E coft dice che ne ftanno fcmfrt molte
inanima lui, A dinotar la turha grande de glijciocchi , E che uanno al giudicio A Vicenda, tio
è', hora luna X!T hora laltra , fecondo che li tocca la uolta . Imitando \ir^, nel fjìo , Qu^eptor
Mmot urnam mouet, ille fdenfum Conciliumcj; uocat, uitaf^;, ZfT crimina difcit . Dicano conftf
fandofi dogni lor mancamento. Et odono la fcntentia , che fer (Quelli cade fcfra di loro , E pi fin
giù tolte, fecondo che Minos auinchia la coda . £ moralmente noi intenderemo Minos fer lo rit
mor dimenio de la confiientia , iljual horrihdmente fìa fimfre in noi jfauenfandoci ne le non rat
gioneuoli imfrejcy Onde luuen. Nocte diec^;fuum geflare in fectore tefiem Sf ariano cuidam re:
ffondit fithia uates . E ringhia fcmfre in noi , cjuando torciamo da la dritta uia , QUffìi NE la
mirata, ciò è-. Nel frincifio, effmina le nofìre colf e , QMeJti giudica foi di che granita le fino,
Quefìi ultimamente MAnda, ciò ^ Ne frefon la fena , che fanali nofire colf e ha giudicato che
meritiamo . E fefcfjè chi diceffè, Clifciagurati,che mai non fiir uiui,e c^uelli del limho,fer (jual
cagione, effendo ancora fffi friuati de la latitudine, non uengon fitto juefio giudice , Si rijjon^
de, perche ifrimi non hanno potuto hauerrimorfc di confiientia, non hauendo conosciuto mai cjuel
che imforti oferar hene , 1 ficondi non Ihanno potuta haueye , non hauendo mai oiferafo male ,
Ondelfoeta nel vi. del Vurg, inferfcna di Virg. che di c^uefii fecondi uuol che fia,farUndo con
Sordello dice. Non fer fàr, ma fer nonfnr ho perduto Di uederlalto fil , che tu difiri e cet, E chi
dicefp,cheffj Ihanno pur hauuto dofola morte, Siriff onde, che aHkra aongio^a, ferche ft come
dite Salomone ne l'Eclefiafìe^Non efi opus nec ratio apud inftros e^uod uipropfras.
O tu, che uienl al dólorofo hoj^itìo %
Vijfe Mina a me ^ quando mi uìde^
Lafjàndo latto di cotanto officio 5
Guarda , concentri j e di cui tu ti fide t
No;j tìngannì lam^ìeT^ de lintrare ♦
El duca mio a lui ^ Verche fur gride ì
No/7 impedir lo fuo fiital andare :
Vuoìfì coft cola 5 doue fi fuote
C/o che fi Holc 5 e j^iu non dimandare
chiama Vlnf. hoffitio lolorofi , fer efftf
tutto fieno di dolor e fena . Minos adun^
^ue ammonifie Dante , ciò e', il rimorfi
de la confcientia il finfi, che delha guari
dare , comegli entra in Inf ciò e^, ne la
ffeculation de uitij , E di chi egli fi fida,
colendo infirire , che fi f^rfi fi fida di fi
fieffi e de la fiua uirtu, cV fi fo^*»
nare , e legiermente rimaner prefi U
1^
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Postillati 16
m
f
INFERNO
hlifZ^ li <\ueU'u Orile lice^mn ùngami LAmfìe^^,cÌQ e^^la UrgheZ^ le Unir are, fer eh
dgfud còfa e il (ii|crnclfr a l'ìnf. bAa il tornar <x Jif/rOjè'foi ium fiem dogni Jifficulta, Onde
l'Apflolo a gli Hiirei al vi. Impflthilf.i.liffìtile ejì eòs c^ui j'mfl po'affi Ji.nf , rurfim referti
ni fenitentiàMa V irg. fio ^, la ragione ^li m:>fira^che il fuo anlare pocede da uoUr diuino,aU
jual no ft fuo mtraftare,Come uedrem ancora nel ter^ c'ito hauer rijfojìo a Caron demonio,
Hor iticomincm U dolenti note
A firmift fintirexhor fon uenuto
La , doue molto pianto mi percote •
Io uenni in luogo degni luce muto j
Che mugghia ^ come fa mar per tempefla ,
Se da contrari uenti e combattuto^
La bufira infernale che mai non rejìa,
Mena gli jp irti con la jua rapinai
Voltando , e percotendo li molcfla »
Quando giungon dauanti a la ruina 5
Quiui le fìrida-, il compianto e il lamento t
heHemmiam quiui la uirtu diurna ♦
Intefì ) che a coft fatto tormento
Bron dannati i peccator carnali 5
Che la ragion Jommetton al talento ,
E come gUfhrnei ne portan Ioli
"Nel freddo tempo a fchiera larga e piena 5
Co/i quel fiato gUJpiriti mali *
Di qua ,di la, di fu , di giù li mena :
"Nulla Jl^eran'^a li conforta mai ,
No« the di pofa , ma di minor pena ♦
E come i gru uan cantando lor lai
facendo in aer di fe lunga riga ;
Co/i uidio uenir, trahendo guai j
Ombre portate da la detta brigai
Verchio dijft $ MaeHro , chi fon quelle
Genti j che laura, nera ft gafìigai
llpfta , foi che comincio a difcender nel
frimo cerchio , non ha fcntito ch( ifcjjpiri
de Unirne ^cherano in (fuello^ Onde dijp,
che (juiui non hauea pianto ma che di fa
Jfiri , iijuali dicemmo che nafeuano dd
dolor di mente» hora ejpndo m (^uefio fi;
condo cerchio dice, chefeli cominciano A
Far feniire le note dolenti , ciò è-, A fiif
udire le uoci che nafcono da dolore, ma di
fenfoy perche lanme (ormentate in (jneflo
fecondo cerchio, come uedremo, e the di fo
fra hahbiamo detto , oìtyeal dolor de la
mente, hanno , jper li martiri che pateno,
t^ufjìo fecondo dolor ancora . HOr fin uei
nuto La , doue molto pianto mi percuote ,
Intendendo del molto jfianfo , che fàceuaf
no ejfe tormentate anime, il Juono delcjua
l^li fercofeua laudito , IO uenni in
luogo dogni luce muto , Onde in fine del
precedente canto di/p^ E uengo in parte,
Que non e* che luca , perche , auen ga che
Ogni uitio nafca da igr^orarMa, nondimei
no, cfuello del difcrdinato dishoneffo amor
carnale,par che oltre a tutti glialtri fia pri
uato dogni lume di ragione, ufando cjueU
lOffin"^ hauer rijfetio con chi, neoue,ne
e^uando, ne come, a ftmilitudine de gliani
mali hruUi cr irra(ionali,Onde ueggia^
mo da porti ejpr finto bendato e cieco •
CHr muglia, come fà mar per tmpejìa
Seda contrari uenti ^ comlattuio , Si come difcpra dicemmo, il poeta pone, che in cfuefio feconda
cerchio fieno puniti (jueUi, che oltre ad ogni ragione ft fcno lafciaù uincer e trajj>ortar dal diletto
de lamorlafciuo e carnale, E perche in <jue[lo hanno cercato ogni (juiete, ogni comodità e ripfc,
con tutte le molitie e dtlicate^'^ , e fuom e canti che fcglion i/enfi dilettare , lecjutili cofe molto
confirijcmo a la lihidine , Volendo che ogni uitio fia punito per lo fito contrario pone , che cjuiui
fieno, in luogo del rìpofo e de glialtri comodi , continuamente agitati da rahhiofo e crudel uenfo ,
e da limpetì di (jueh [otto (òpra uolti, percofjì, e fcmpre, fm'^ alcuna (juiete, molefiafi. Et in luo
go defuoni e canti, tCT altre fimili dilettafioni, odano mugghi, pianti, lamenti e dij^erate jìrii
da. Onde dice, che cjuejìo luogo, njfetto al rdtiofo uento, mugghia , come fi per tempefìa mai
re , fe uien ad ejpr combattuto da uenti contrari . La bufira infirnal , chiama bu fira (juel
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li» -'^5
CANTO QVINTO,
yj^owD cl:^/^/ Kf^f^ f^ffi^T^^y /PrtWifo la fimilituline,]iauenÌQ ietìo che mu^^ia^fmU mg
^dal(jualfc
ti e comfianii , E uinù dee dijjrfratme, Ifjìemmian iui U ìmna uiriu» Quejìi èia, fcttonteUer
la ya^mf Al talfntd, ciò f-, A lafftiio jfmhf in^(jue[lo, fen'^lcuna rffiflen^ajO rinjcrfi dì con
fcientia, ft lafàano Youinofamente cadere, Facendo ajffYeffc comjfarafme da (JUffle amme agitate
e dibattute da tal raUiofo uento,a glifloYndli^cjuando il uerno uolano a fiena e larga fchiera, che
medi [imamente fonò da fmil uem tra j^artati^Mopr andò ultimamente hauerne uedute altjuantt
fkr lunga fchiera difesa fmilitudine de le grue come (Quelle , andaYp ^er aere ijuert landò e
traendo guai , Et hauendo domandato a \irg, cUeffefijpro, li rif^onde ne la firma che difetta
uedremofcguire, la diffinitione di (juffìo ahomineuJ uitio fecondo Alh. Mag. ne! fecondo de le
fen'.è' (juefta,luxuYÌa ffiMinofe uoluftatif nimius affetituf.E nel medefmo ancora,lu\uria
ejiftda comixiio cum no fua uel fua, E S. Thom. in fecunda fecunde,lu\UYÌa eft afjfetitus inor
dinatus ueneYeoYum . Veylecjuali diffinitioni ft conchiude, che Ogm jfeccato fYincifalmente confa
jìa ne laffftito , o uogliamo dirne la uolonta. Onde Ayifl, nel ter^ de l'Bth, Vectaium uolun^
(arium eft , Et Augnai cjuintù de la xxxy. cjuift, dice, b^emo imfudic^ K7 luxuriofe utiiur con
pre , Tìiffrius j}ÌYÌtum.i. uolunfafe cornetta nfcjuifia . Et il medefmo in juelio de \iolfntef
ojffreffif , Now poluit alicjuem lihido aliena , fi aliena erat , do è', fe effa uolunta non confcnte .
aduncjue la luffi.ria Tfeccatò ogni uolta che la uolunta ui concorre, E non fntende ne congiun
ti in matrimonio, che in <^uejìi,fer confcruar Ihumana fffiie,^ lecita, e nonffecca, fur che fa
tifata co deUfi modi tST <t conuenienti temfi . Ma per dimoftrare guanto in ognaltro fa detfftahil
e d«nnòfa, ci ricorderemo thel Tihfcfc nel \if. de la Volit, e nel frimo e x. de iEth, dice ejjer tre
jjretie di Uni, fio e^, davima, di corpo, tfT eftrinfci, che noi li diciamo difi)tuna . E cominàan
do da Uni eftrinfci, come fono denari, cafc, pf[((fKm, giòie, rr.ercantif, riaui, fefìiami e fmili,
dico che ejuello ilcjual f troua macchiato di cjuejìo ahomir.euol uit o , legiermente e iòjìo diffjfa e
confumai tutto, perche hauendolanimo afratto ^ Occtfato ne lodo, rr.anca di tutti glii'.tili effini
fif, e fclo attende a Jfender e diffpare^ come in fomfe, noue figge, preferiti, conuiti e fmili ,per
f tacer a la fùa diua . Spende m ruffiani, adulatori, huffvni, altre dannofe compagnie, Onde
gl xx/x . deprou, e- fritto , Qici nutrit forfum, perdit fuhfantiam, E (jueflo uero ne mofra effa
propria uerita in S, luca al xwper effcmpio del fgliuoì prodigo, che ogni coft diffpo uiuendo luf
furiofamente . ì fecondi hni fono cjuelli del corpo, come e fcmta, firteX.^ e firmo fta, ì eguali fi',
milmente per la tuff ria a pxo a focO fi diminuifcono, t7 ultimamente del tutto f ferdono,Onde
Arifl. nehìf. de l'Eth. Concupfentif Ufn(reorum,.maniffte corpus immutant, ZST infaniasfii
€Ìunt, E nelprimo de Reg.princ. ad Alex, O clement ìmperafor crede mihi induliranter , (juia
ioituf corporis eft alhreuiatio uitf , corruptio uirtutum, legis tranfgreffo, fmÌKe:r mores ger.ei
ret, E Sen.ne la xxii^',epift. che tale appetito ficonuerte in tormento. Epule erudìtatem afjrrunt,
Elrietates neruorum torporem tremoremc^; . lilidines , pedum manum , articuìorum omnium
ieprauationef . I ter*^ henifcn (JueUi de lanima, come e- lefifia, huonaf^ma , liberta, gratia e
fmili. Quefti ancora per la luffuria f uengon a perdere , perche la letltia ^ tolta uia dal pecca to
Jper il rimorfo de la confcientia , Onde Aug, nel primo de Conf luffftì domane , tir uerefc efty
ut omnis inordinatut animus fU ipf ff pena . Nondimeno, cjuefto uitio maffmam^ente la ìnfirv
fe fcttrahendo delanimo la letitia,t!T inducendoui la triftitia. Di ijui Hier. a Sufnna, O eiuam
acerius luxurie fuctus , amarior jtlle , crudelior gradio . E Boff. Qiuid halecnt iocuniifatìt
ignoro ,fed potius triftes effe uoluptatum exitus cjuifcjuis reminifci lilidinum fuarum uolem in',
ielligere . E non è* dammirarf./fela buona fima è" tolta uia da (juefto uitio efjcndo ignominioi-
ItOl'ciirtof^
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Postillati 16
•tv-i:
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rr. . . t |. fT INFERNO
mm(^,efe m luO^ dt cjueUct, nrfcgmta linfoma , Intperh che il luffuriofo (yafmutd U fuamU
le condurne ne U proprietà de hruUi animali , Onde Ari/Ì. de Rea. princ. ad Alex. O clemenf
Imperator , noli tt inclinare ad coitim muherum , c^uia coitus eft aued^m proprietà: porcorm •
Qup intur giorni erit tihifi exercen^ uxtium xrràtionahilxum heftiarum , C7 actus hruUorum t
La luffuria priua Ihuomo di liherta^ e fidilo feruo del peccato , On^e M. Tul. ne le Parad.Ne eo^
dicam hherum, cui muliey imperat ,^ legesprefcnhit, uocat, ueniendum efi, p.fci, , dandum e%
eicif, ab eundum ejì .Rune e^o nonliherum, fed necjuifjlmumferuum reputo . E Verf. ne lultù
maSat. Et Terreni, ne la feconda Com. Certe omnia uitia inducunt feruitutem ,ftd luxuri'a
maximam libertatem aufirf te nec compeditum, zfT paucijhos compedes euadere p^ffunf . La ora
tiae^fmilmente tolta uia da f.ejìa jitida luffuria , Onde S.Thm.fcpra Matteo EuanJ.al
Nulla peccata fu deprimunt rationemjtcut luxuria ^ gulacjup funi fede , E perauefla
^''KxT^'a , ^'''^'^'''^ tuXuria,filiaeH cecitatu mentir , Et Arifti. ahi. de l'Ethu
Imponibile ejt ahjuem in actu uenereo ffecularifeu intelligere .
La prima di color, di cui noueVe
Tu uuoifaper^mi dijfe (fucili atihotta^j
Fu Imperadrice di molte fiuelle ,
A uitio di luffuria fu fi rotta-
Che hkito fe licito in fua legge y
Ter torre il hiafmo.in che era condotta
ttl'e Semirami f di cui fi legge.
Che fuccedette a Kmo, e ju fua fpofat
Tenne la terra chel Soldan corregge^
LaJtra è colei che fancife amorofa,
E ruppe fide al cener di Sicheo,
Poi e Cleopatra luffuriofa,
"Elena nidi t, per cui tanto reo
Tempo fi uolfixe uidi il grande Achille
Che con amore al fine combatteo^
Vidi Paris , Triflanot e più di miUe
Ombre mofìrommi, e nominommi a dito
Che amor di noHra uita dipartille.
Taffmle aduncjue Vtrg. a Dante ^ chela
prima di jfte anime , de le eguali egli uuoì
fipere, è' Semiramis, che fi Imferadrice
DI molte fiiuelle, ciò è-, Li molte lingue
f na fiorii , che diuerfmenfefiueUauanO .
Coflei fecondo Trogo^fù donna di Niny
R/» degli A /fri , e regno dopo lui ,
delpoefadue, chefiifuajj'ofij efuccedet
te a lui, TEnne la ferra, chel Soldan con
regge , hen the hora hahhiamo a dire che
correggeua,per ejfer c\ueìia monarchia ue
nuta ameno , in di ftngular ielle ua
lorofiffima in arme, e di fcmma prudentia
nelgouerno. Ma tanto lilidinof, che tei
flialmente uso col proprio figliuolo, di che
conofcendo effcr caduta in gràde infàmia,
per coprir il fuo difitto, cojìifui in tal atta
ognilicentia, Ondel poeta dice, chella fu
fi rotta a uitio di lufjì.ria, che per torre il
IL: ' ^ r 1 rm, n . . ii^fmo in che era condotta, F E ce licita il
libito, CIO e-, ficechefiffc licito ufarfimil lilidinofc atto con chi a Ihuomo piaceuapiu . che tanta
uien a dire che fiffe licito difottometter la ragion a lappetifo . L Altra e colei, che Qncifc ama
y^ld, quejia uuol infirir chefii Lido figliuola di Belo e jfofa di Sicheo, ilqual effindo fiato Occifo
da Pigmalion fratello di Dido, fferandopoffcder lifuoi thefcri , ella fi figgi con auell: in Affi-h
ca ,oue fecondo che fcriue Jufimo ,pofe Canhagine uiuendo fempre in fcmma cafUta fin a tanto,
chefcndorichi^a in matrim^^^ da Urla R. de Maftlitani , con profefto di crudel ouerra,<!uan
do non ajfcntijfe, de lacjual temendo molto ifuoi cittadini, leffcrtauano a quefio. Onde tre feda la
ro certo tempo a rijfondere, ilqual uenuto, aduno tutti ejfifuoi cittadini,a quali diUclamen
tequefte poche ^ ultime far, le, Ottmi ciues , ut uultis ad uirum uado,E dopLueftohtofi dun
coltello nel petto , pafso a laltra .ita , più f.fio elegendofi la morte , che rom^rfi^^e II cener del
mrto Sicheo fuo marito. Ondel Fet nd trionfi di Cafiita a talpropofito di /riparlando. Tacciai
mlg^ Ignorante ^o dua D;do, CuiPhÌp dhoneflate a morte in fe, Uon nano amor, cor^^ pulii,
cogrih.
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Postillati 16
\
CANTO ClV I N T 0*
Vo^n'Jo, forche Wtrg. imiiato dal mjÌYopeta, in jufjìo luo^Oy jfey oymy il/uùfOem fn^e^cU
Enfa, tujf urtato iajvYtuna ii maye, aywajfe in Ajfryica, oue DiJo innaynoYanhff Jilmyuliii
mamenfelaconofceffe, E chf partenhpoi jfey kfniy in Italia, fllafucciiflfcffYtYOJoamOYe,Crt
le diif chf fancife amovofa , f che yuffejtde al ceney di Sicheo . VOiè Cleofafya luffuYiofa ,
Cle:>fatra Reina c/'E^itto, auenga chf in tuUi glialiyijuoi gfjti fljje mito fccellenie , nondìrr.f'.
no ne latto ueneyeo, ji Yefe fùoY di modo liMinofa , Ondepima hMian-o da nofay in lei, che fi
lome ferine vlut, ziT Af>ianOj fe^uifando Cefare Pomfeio in Egitto, dopo la rotta datali in Thef
faglia, Cerco difccificar clf^fatra col fYoiel Tolomeo, cheficeuanogufrra infeme, di che fde^
gnatofi Tolomeo, fayenhli che Cefarelifijp oUigato^hauendo uccifc Vomjfio fuo nir>mo,e rran
batoli a hnar la tejìa, frefe larmi contYa di lui , Ma cleojfatYa , defdfrcndo ilfàuor di Cffne,
Tanfo con dolci parole e Itgiahi modi lo feffe aUYaheye, che fit coftreUo, oltre a jf renderla in prò
feUione, a fmmamenie amarla, Z!T a cogli(Y de lamor il frutto . Ondel Vet, nel primo del trioni
fi damore, deffo Ce fare parlando dijp, Q^f', ihf in ft fxgnorile, e fi fuperha uìfìa uien prima, è"
Qefar , che in Egitto Cleopatra lego tra fìòrielherha , E fggiunfc, Hor di Imjl triomfha, ^
p htn dritto, Se uinfcl mondo, tsr altri ha uinto lui,che del jùo uinctor fa gloria al uiUo. il f'.
mi frce a Marcantonio dopo la ynorfe di Cefire^il^ual per lei repudio QUauia fcrella d'Ottauia^,
no, Ondenefcgut la Yuina loro, perche feguitanioli Otiauiano, cofirinfe Marcantonioa diflfra
tamortt, E leiftce prigiona, lacjual fngegno dattrar Ottaviano nel fio amore, come haufua f^t
fo Cefare e Marcantonio, Ma e^li non cuYandof de le fue llanditie e^r allettamenti, e de ferminan
h uolerla condur al fho trionfò, Ella, per fùggÌY tanta ignominia, e di Reina diuenir uil ffYua,
ft ftce morder da uelenof ferpi le mammelle , e co f fini miferamente la fia luffi-.riofa uita .
HElena nidi , Chiftjje Helena figliuola di Tindaro , hen che frhulofmente fi dica di Gioue e di
LeJa, Maritata poi a Menelao , E comella fiffe rajf ita in Grecia da Parit figliuolo di r-riamo , t
condotta a Troia, E come mofft i Gyeci a la uendetta di tanta ingiuria, ui conlufpro lejferàtOyt
dopox, anni la f refero, faccheggiarono KfT arfero, Ondel pela Jur, thejfer efja Hehna fi udfe
tanto reo tempo, E majfmamente, effndo in tal guerr ammorto, tanto da la l'arte de GreLÌ,(juan
io da quella de Troiani, mo'tiprincpi , duchi, e 'Re digrandiffmo ualor e pregio , E feguiione
infinite rmne, incendi, e deflruUioni , è- noti/fima hiftoria , E maffmamenfe fer tlueilo che ite
foiue Homero ne la llliade . E ViVnV grande Achille, Achille figliuolo di Feleo e di Thetit
Dea , fecondo ej/c Homero fi Yende luffuriofc e lafciuo , prima per hauer conofciuto Deidamia fi{
gliuola di Licomede, lacjual di lui genero Pirro, Poi condotto, per opera d'\li/p a Troia ne lefi
fercito de Greci, finamoro, e poffedè" lamore di Brijfèida figliuola di Bnjpo Sacerdote , laejuat
fjpn doli tolta d' Agamenon, fiffrì , jfer graue fiegno, ffar più tempo fen^uolerfi armare, e che
i Gyeci filfero mal menati da Troiani . \ltimamente finamoro di Po'ifena figliuola di Priarro >
E trattando con Beuta madre di lei di uolerla jf^f Ye,fi londufjcper cjuefto ne la citid,ou( fu da
Varis a tradimento occifv, Ondelpoeta dice, che al fine combatte- con amore . Vidi Pcrit, Va
YÌs, del<jual hahbiamo detto difcpra,fi yende luffiyiofcfeY la yafita Elena , di che fguiyon le già
dette Yuine . TRijiano nepote del Re Marco h Cernonia , er il primo de cancheri eYr^nfi , (-he^
AYtu Rf di Brettagna teneffe in cOYte , coyne fi legge nel lihJe gliantiihi Yoman'^tOYi , amo la
Heina l fotta donna deffo ReMayc^ì , xlc[ual trouatoli in fatto , firi a tradimento Tyiflano , de
laejual finta , fra treui gioYni fi morì . "ùltimamente il peta dice , che yjirgilio li mofiro ^
f nomino a dito infinite omhre , lecjuali amore haueua dipartite di (juefia nofiY4i pyefente uita ,
Volendo in fenientia infeyiye, che effe eyano moYte peyamoye .
Tofàd chio hhhì il mìo dottor udito
"Nomar le donne miche e ì caudieri j
hauendo Vate udito nOY^ar a ViygJf dort
ne e caualieyi antichi, che di fcjya hahhi^
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Postillati 16
r r ^ ' ^ ^ E R N O
Vmd mi glutee , e fui quafi f marmo . m ueiufo fjftrr futi <iì moytlo fimoft e
Io cominciai ^ Voeta uolentieri
Parlerei a quei due che injìeme uannOy
E paion ft al uento cjjcr leggieri^
"Et egli a me ^Vedrai, quando faranno
J?iu prejfo a noii^e tu aìlhor li prega
Per queUo amor che i mena ci ucrranno ^
Si tojìo , come il uento a noi li piega j
Moui la uoce ^ O anime affannate
Venite a noi parlar ^ fe altri noi niega\
Quali colombe dal difw chiamate
Con lali affate e ferme al dolce nido
Vengon per laer dal uoler portate j
Cotah u fende la fchiera^ oue Vidoy
A noi uenendo per laer maligno j
Si fòrte fii laffettuofo grido ,
11. , r ^ . „ - - ffYMufnÌYalui,llaual tempo tYfCc.e
U^uah f.r,^e tfafe uerfo ^i^.rlii, r, ,OVe e vho, do ifJ U^.
^u^le ha dtfcpra finto che fia D/Wo, Venenk a lorofer ^udm.Hgno e tnfìo .ere con cjuelìa ufh
77^^^^^°"^^^^ <^lì^teuerfcl Me e caro nih , chimJe U Jefi;
f erto de puctoh fijh^olt che hanno Ifato in Quello , e pyfafe da la ucglia che hanno di ueder,
li SIfèrfe fi^ laffittuofc^rido , ciò e-. Tanta fir^, hehhe il chiamar chel foetafice fieno dafj^u
itone basendoli nel fio chiamar pregati , fer cj.ello amor che h mouea, ^ haued uniti e L
giunti infteme , hJon fofendoft due amanti con parole di più affitto apringeYe
Uarijfu ajfalifo da tanta pietà chehte idi
loro, che rimafe cjuafi fmarriio e fiiOri df
feniimenii , ejpndo cofà hurtìana Ihauff
compaffione a gliaffiitti, e ffefialmente a
^ueBi, che non per malitia, ma fclamente
per fragilità fi trouano effir caduti, come
fra auenuto a tutti cofioro . JO comin
dai, Poeta uolenf ieri , Vingel poeta, ha*,
uer ueduto due di lofioro , che andauan^
infteme , perche infiieme haueano peccato,
E pareuano effir fi Ifggifri al uento, peri
che di tanto era flato graue il peccato loi
ro, e/fendo cognati , come appreffc uedre',
Wio. A c^uefìi due, dice hauer detto a Virg.
cheuolentieriparlerelte, E VirgJt dtmo
firal tempo e le parole chegli ha da ufire
O animai gratiofo e benigno^
Che uifnando uai per laer per fa
No/, che tingemmo il mondo di fcinguigno\
Se fhffi amico il Re de luniuerfi 5
Noi pregheremmo lui per la tua pace $
Voi chai pietà del noflro malperuerfe^
Di quel ; chudire , e che parlar ti piace ^
Noi udiremo , e parleremo a uui
Mentre chd uento, come fh.fi tace ^
Siede la terra , doue nata fui ,
Su la marina , doud Po difccnde
Per hauer pace co feguad fui ,
Amor] che al cor gentil ratto [apprende i
Prefe cojìui de la bella perfona,
Che mi fu tolta ',el modo anchor molende ^
Amor *y che a nullo amato amar perdona ,
Mi prcfe dd piacer coflui ft fitte
Chey come uedij anchor non mabbandona.
t^ojìral poeta , che giunte ^juefte due orni
he a lui , luna di (Quelle li cominciajp et
parlare chiamandolo animale , perche era
col corpo animato e fcnfitìuo , e non fclac
mente anima , come erano tutte laltre di
<lueh Inf, GRatiofc, do ^, Pieno digra
tia, quella che uedeua effer m lui,poiche,
per lauer ejferientia , gliera conceduto
landar fra loro, do che ad altri non era .
BEnigno, do è-, Humano ,poi the fi dei
gnaua parlar con loro pofti in tanta mifci
ria, e che dogni grafia erano priuafi.che
uifitandouai PErlaerperfo , cioè-, Pef
laere ofcuro, perche il poeta ndfiuo Conui
uio , e di cjuedo , ne la ejfcfiuione de la
Can^. le dola rime damor , chio fclia ,
intende il color perfo per celeftro ^ perche
dice ejpr compoflo di roffc e di nero , ma
the uincel nero. Onde ancora difetto ne!
fcttima canto iùe^Uccpua era huia molt^
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Postillati 16
CANTO a,V I N T O.
Amr eonluffe noi ai uni morte t fiucheffYfa,M,chtìn^mmitm^n
Catna attende , chi in uita ci fpcnfe x Dlfan^u jm , eh è-, Di color iifam
Quelle varok da lor ci fur prie • S^' > f^^^'f^tt^ ^'ft'^^ > o firifero del
frofrio jan^ue, Cme Semirmity lac^ual
fùoccifd MfYdfYÌofi^Uudo, Dihnr, cheffcanh Vir^.fùcaffferlmor d'Enea, Triftano tlT
Affjifff, i\)e fiiYon occifi, coYne difcfYa hahkimi ueduto. O che ptron cagione chefitingefe del
[angue ialtri , Come deofaira, da la cui lujfuYia nacque la guerra tra OUauiano e Marcante,
rio , ne lacjual fù gyanle jfargìmentò lifangue , U ultimamente fit cogione che Marcammo ,
iì:n uelendo firma da foter piggir OUauiano, ouilend^fi jfargejfiljfo . Varis^ ^ Uelena , da
la hhid'ne de (Juali nac(jue la guerYa e la ruìna di Trow, ne lajual ( Se uera lafua hiffoYia)
fii più [angue jfaYfo che maìcunctltra mai . SEjvjp amico il Re delumuey[o, ciò è-, Se Diofiffi
^mn o nojÌYO , noi lo pyegheYemo pr la pace tua , Poi cht tu hai pietà delno[troperuerfc male ,
Lacjual pietà , f oteuano cjueftì jfirifi hauer comprefd nel [uo affretto , hauendo di[cpYa èeUo , che
^uanh uJì nminaY a Virg, lanfiche donne e cauaglieri cheYano <^u\u\ , li uenne pietà , e che
itua[t [{[marrito . Ne poteam fifjìi jfiriti in tale flato , per mojÌYarfl gYati al poeta de la pietà
che hauea ji /oro, u[aY fiu accomodate parole . MEntre chel uento, fi tace, come fi , Quejìo far
che repugni a cjuel che ha deUo , l.a hufira inftrnal che mai r\m Yfjìa e cft. Et a auello , hiuda
jfeyan'^ali confvYta mai Non che dipofa ma di minor pena . Ma noi intenderemo che allhoYapoi
[affé (juanto a (juefli due jfiriti , in beneficio di Dante, a ciò che pu piena ejferifntiapotejp ha
uer di loYO . Dicano, che Guilo da Polenta Signor di Rauenna, [otto delcjuale, in tal città, uiffe
fer alcun tempo, ultimamente mori il nofìro poeta, come dicemmo nelafua uifa, heUe hflli[
[ima e genf iliUma figli ola per nome TYancefca, lacjual marito a lanciotto figliuolo di Malate
- fla Signor di Rimino, huomo rohupo, hellic^fc e ài grande animo, ma defirme, ^ppo e mal gra^.
fiato, ilijual hauea un frjiteh per nome Vaulo de la contraria diff ofitionee natuYa, penhe era dee
celiente prma, affidile, gratiato e di frefiatiffmi coPumioYn.:to. Vogliono aduncjue, che la coni
ftrmita de lefflr e de coflumì di copui e di Francefca glinduceffì a douerp fcmmamente amare ,
Cr ultimamente amoYa a cogìieY il frutto del Lyo amoYe, E che in cjuello perfcuerandomen caui
tamentf di (juel che douean:>, che lanciotto [enauedeffe, e che appoftatoh [ul fitto , dun m.edefimQ
colpo occidefe ognun di loro . Qjiefti due cognati aduncjue fon <iue!li,ihel poeta finge effcr uenu
fi a lui,E che Framepa, parlando in nome di Paulo e di lei,glihahhia detto cjuanfofino a cjui hah
lìmo ueiuto, e che bora, come confctpeu^le di quello, chelpeta uoìeua intender da loro , prima
li circunfcriua la patria di lei, e hreuemente li narri poi lorigine ^ il fine del loro amore dicen',
io, che la terra donde eUapi nata'. Siede, ciò e',pofa [u la marina doue difendei fiume di Fo,
intendendo, come hahhiamo detto, di Rauenna, perche la fice di tal fiume ^ da jueUapoco Ioni
tana . VEr hauer pace , Ver hauer ripop infierr.e co glialtri fiumi chentrano in lui, e chefifinno
[uoifigua ci finche fino dipe fi al mare, oue poi hanno pace, ferche (juiui il firn dognundilo^.
ro, cofi come Sfiato ancora il fi(0 principio. AMor de al cor gentil ratto pf prende , Qr.f/?<*^
[ententiaa^prouitifpma , Ondeancord Vet, So di che poche canape pJlacciaVnanima gentil y
iiuando eia e' pia, E non ha chi per 'lei dfifa fàccia . FRefe coPui,Vre[e Raiè^DE lalellaper
fina, chemipitolta da lanciotto, effìndo ìofiata occifa da lui . El modo anchormoffznde,Ei il
modo horrendo e crudele, nelcjual ejfa hella ferpna mi pi tolta , mi ofpnde amhora ricordando,
Verche ilricordarp de le cofe Jj^auenteuoli ^ inuma-' e, come ^ il r^'odo de la m.òrte di ciuepi due
tognati, ofjrndemoUolanimo, e jfetialmente di cfuelli, ne cjuali è- feguifol cafc, com,e era in co;
floro . AMor, che a nudo amato mar perdona, do e-. Amore, che a nefp no amato ferdona lai
mare, 'perche uole,che ogni amato ami, Miprep del piacer fi firte CO/?«i,cio ^, a Vaulo , che per
[t firte piacerli, come ìk ne a ^nonniaiianionaanchora. Et inpntentia dice , che amor la pn
INFERNO
ff M ft fiftf uehrfi fUcm Vaulo, ferche ytfjfinai cofa ^, che iointò moua tmaiù uerfo ìmantfy
juantJ Hfdtrft jvrtemfnte mar da (fuello . laeiual cofa ej^Yfffe fle^aniijlmamevte il Vet , in
^uel Son. Quank giunge >(fr ^'mcVx al cor fri/ondo, ht è^ fenientia à' Augujìiwi^ Uihilma;
gif fYòiiòcat ai amanium , c^uam ^«oi fr^uenìt amanh , aMjx* , coniujfe «jì aci una morfe^
(Quella c\)f ii fofYa hMiam^gia detto . CAina attendf, chi cijfenfe di uita , Caina ^ luop,
come hahhiam^ uehh ne la defcrittione de Vlnf, pfto nel fo^^ de gi^anti,Coft detto da Cam fi
glmìò d' Adam),defutatò a (juelliy che a tradimento ocàdotio i loro Longiunti di [angue ^come ji
ce Gain il /ùo fratello aW,E fero Jiauen do fitto il medfftmo Lanciotto occidendo VauloyfYa ajfet
iato dofo la m^rfe da ijuefto medeftmo luogo, One di tal fraiicidio àouea eternalmente effer punito,
htin juejio il peta m^flra hauere Jcrittola [refente hiftoria^ u nendo anchora effo lanciotto.
D4 thìo inteft quellanìme offenfe ;
Chinai il uifo^^e tanto il tenni baffo y
¥in chel poeta mi dijfè ^ Che penf^ i
Quando rijpoft, cominciai *y O lajjò
Quanti dola penfm , (juanto difto
Menò cojloro al dolorojo pajjo ♦
Tofcia mi ucìfi a loro, e parlaiq^
E cominciai 3 Vrancefca 3 i tuoi martìri
A Ugrimar mi fanno trifìo e fio ♦
Ma dimmi y Al tempo de dolci foj^iri
A che^e come concedette amore ,
Che conofceHi i dubbioft dijiri i
"Et eUa a me ; Nejjun maggior dolore ,
Che ricordar ft del tempo filice
Ne la mifcria^y e do fa il tuo dottore^
Mafea conofcer la prima radice
Del nofìro amor tu hai cotanto affetto j
taroj come colui) che piange e dice*
Noi leggiauamo un giorno per diletto
Di Lancilotto , come amor lo fìrinfe :
Soli erauamo , e f€n\a alcun fojpetto ♦
Per più fiate gliocchi ci fojpinfe
Quella lettura e fcolorocci il uifot
Ma fol un punto fù quel, che ci ninfe.
Quando leggemmo il difiato rife
Ejfcr baciato da cotanto amante j
Queftt j che mai da me non fia diuifo ,
La bocca mi bacio tutto tremante :
Galeotto fù il libro, c chi lo fcriffe t
Quel giorno più non ui leggemmo aitante.
Mentre che luno flirto queUc diffc j
Laltro piangeua fi ^ che di pietàde
Intefo che Dante helhe ^uefie anime , c/j
è', Intefi chehhe chi effe erano, e la cagia
ne ferche tjuiui ft/Jcro dannate , chino ,
fer la pietà chehhe di loro , il uifo, e iani
to lo tenne baffo, f enfiando da (guanti doh
ci amorofit fenf^eri, e' da (guanto defideri^
erano fiate códotte al dolorofo faffo de la'h
fo acerha morte, come uedremo, che di ciò
dolendofi, dira a Virg.fin che da lui^fer
leuarlo da tale inutiU fenftero , li fu do*»
mandato (jueUo, a che eglifenfiaua.Adun
(lue Dante , intefc fer la farte fenfitiua,
ha coYtìfaffijne di cjuffti affiitii,Ma Virg.
ciò è-, lafaYte ragioneuole^cOnfidfYando
che giufiamenff fino puniti, lo rimoue dn
tal confideratione , Ma e- da notare ,che
no ? con (juella af^YeZ^, che uedrmo fkf
nel XX. canto, (juando lo uide pianger fer
compaffìone di juelli, che per haufrudw,
to preueder il fiituro, haueanouoho al con
trario il uifiy C7 andauano in diftYO,oue
li diceyAncOY feitu di quelli fcioahi,Cliii
uiue la pietà juando è- ben morta, chi è*
f iu federato che colui, chal giudiào diuin
fafjion porta. Ver che cjuefii, hauendo pec
cato folamente per fragilità, par the fien%
degni che Ihuomofimoua ad aUuna comi
miferatione di loro. Ma di cjuelli,che han
no peccato permalitia , haufndo py/ora
aYYOgatia cercato dattYÌhuirfi (jufllo, che*-
fYopYio di Dio, cir oliYe al ueder loro, ^,
come dice, cofa fielerata Ihauerne compaf
filone, perche altro «01 che infiurger co
tra D/3 infiteme con cjuelli . l^Ofiia mi
Holfi a loro e farlaio, Satisfatto che heilt
Dante a U
CANTO Q^V r N T 0*
10 ufnnt men coft , comto morìjfc j D^nff a la hmanìa li Virg. lacfual fu,
E caddi, come corp morto cade . cHffenfe ^ft molto a <iueUue ffirìti
yijfondenh a Tyancefca , la(^ud nomina
ffY froprio nomf , cme ijutUa , che in ulta ^liera fiata noia , O' haueua intefo lo wftlice cafo di
lei e di Paulo, E frima le dice, (guanto i fuoi mYtiri lo fitcdan trijfo e fietofcala^imare. Poi la
ricerca che li detta dire, A che, ciò ^, et che inditio, E Come , KIT in (jual fima le fu comedn
to damore, chdla conoUe , I Vulhioft difm, ciò ^, che il defiderio di Pauh fcjfe in amore coni
firme al fuo, Vèrche gìiamanii, fino a tanto , che fer alcun manifrflo f(gno non fi fàn certi lun
de lalfro, i defileri loro jm ffmfre fieni di dutio e timore . ET ella a me, Nefjùn maggior da
hre , yjolendo^runiefia faiisfnr a U domanda delpeta mof{ra,j:fr (juefia general fenientia,
non foterk fire fen^ grandifjìmo dolor di lei e di Paulo, Perche la fenttntiae^ cjuejìa, che ne fi
fùn dolore e maggiore di ^uel di colui, chffpndo in miseria, ft ricorda de la j^affata felicita^ cof
me uuol inferire , che alìhora douea interuenir alci ,lb U fententid ^ di Boet, in cjuel de Conr»
due dice. In omni aduyfiate fhytunf, inftlìc:(}ìr,iuy.i genuf fjt infhrtunìj fiiifje fceUcem, E CiO
pt il tuo dottore, perche Virg. al prinà^'i:ì dd fecondo pone ejuefla fententia medefma dicendo a
Vido, Injandum regina iuhef renouare dolorem . Ma fe a conofcer LA prima radice, ciò e^,
Laprim.a orione del nofìro amore, Imitando il mejefimo al\rm\f.o del fecondo, Scd ft tantut
gmtOY cafui co^mf.tr^ nofìros . faro come fà (Quello, che ad un tempo'piange per dolQYe,e Mce per
neìefpia . NOi leggUuayno, Comincia ^Yancefca la fua OYdtione, lacjual e* tutta ^iena darte.
Perche dimojìm in fai origine de lamor tra lei e Paulo ejpr concOrft tutti i me*^ da douerli ini
dura latto Vfwovo , prima , perche dice , cheffi leggeuano peY diletto , cheftgnifìca cherano in
mo, ilffal è" noirv.Hert^o de Umore, Secondo, perche leggeuano cofe lajciue , come era nel lihra
de la tauola rolonia Iffcmpio di Lancihtto e di Gineu)'a, Ter"^, perche erano fcli, e non haueaf
no ad hauer rifletto ed nitri che a fe fieffì. QuaYto^tjT ultimo, peYche eYano fen"^ jcjfetto.leejua
11 cofe tutte infteme potcano moueY ad atto dishoneflo anco/a cjuelli, che non ft fvfJcYo amati* PEY
Ipiii fiate ^liouhi d fcff lnfe, Vice, che (juelia lettura fcff lnfe loro più uolte gliocchi, intende a rii
mir^rft lun laltro, PeYche lafciui, che di lancilotlo e di Cineura leggeuano ,glincitaua et
frr (jueBo, che pi firo, E fcoloro a ciajcuno il uifo , per lo timore che ognun di loro hauea di coi
mnciare^Ma che folo un punto fu ijuello cheli uinfe e diedeloroardire,lliiualfii,ejuando lefpro,
che Lancilotto lacio Gineura, Perche aUhora dice,che Paulo fmilmente hacio la locca di lei T V/
to tremante ^mn efjcndo c^nchora len cerio c^ualfiffe in tal atto lanimo di (jutUa . Galeotto fui Hi
irò e chilo fcriffe. Galeotto fii me'^no delamOYe tYa Lancilotto e GineuYa, Adumjue dice che ijue
fto lihroechi lo fcYijp, fii fmtlmente GaleoUo, ciò e-, me'^no de lamoY tYa lei e Paulo, Perche leg
gendoin (jueh, come hahhamogia detto, lejfempio di lancilotto e di Gineura, fii cagione, chefjt
Jtron ejuelmedeftmo . QV^/ giorno più non ui leggemmo auanti, laffàndo ìtt la mente del lettore
quello, che efft firon da poi, per no poterlo fen'^ roffcr e uer gogna ef^rimere •
CANTO SESTO*
Ha il poeta in fine del precedente canto li
vnofirato, che de la pietà, lac^ual (gli heh
he di Paulo e di Vramefca da PÀmino, eff
fer uenuto rreno e cet, Hora in (jue^o mo
fÌYa, che tornato in fe , ejprf troucto nel
ter^ cerchio, oue finge che fieno puniti e
goloft, e che la pena loro fia leffir pojli ne
D
Al tornar de la mente ; che fi chiufe
Einan'^ a la j^ìetà de due cognati j
Che di trijlitia tutto mi confùfex
T^HOui tormenti^ e mou'i tormentati
Mi ueggio intorno , come chio mi moud ,
E come chìo mi uolga , e ch'io mi guati ♦
I M F E R N O
lo fino al ter^o cerchio U poua L]fu:^^lentefin^^ ti continua yfreW^
"Eterna:, maladetta ^ fredda e greue :
Regola 3 e qualità mai non le nona •
Grandine grofjà j ^ acqua tinta e neueì
Fer laer tenebro fo fi riuerfi :
Vute la terra *j che queflo riceue^
Urli alcune cofe h le JifcoYJie Fiorentine , uUimmente , fattiti ia coflui , Dante muoue un
iultio a Virg, llcjual refclufo, difcendon poi nel quarto cerchio . ^ AL tornar de la mente ,
Ter ejprft il poeta partito del ftcondo Cerchio , oue hahhtamo uedufo punirft i lufjuriofì , e ri(
iYouarftnelter^yOueft pmifcono e goloft, altro non /tonifica, /cnon ejprft partito dei (jueh
lo , intrato ne la conftieratione di (juejìo uitio , h perche ^ fecondo la diuerfm do^nim
e greue pioggia di groffa grandine ac^,
e^ua e neue tinta ^ in oscuro e (enehrofo aei
ye^ fitto la cujìodia il Cerlero , che latra
con tre gole fcpra di loro, dalcjual fino co
tinuamenie graffiati, morfi, e dilacerati,
E di cofioro introduce Ciacco a dirli epre
C A N T O S E S T
ìi cjutHijprtf à (ìàfctiriQ' cónufnienff feria, Criie iice ufdeyft inarì^ nUQui tomenti 'e nuoi
ui tormentati , Hauenh cojìoYO prefcfiiOYi di modo dilettatme in dilicate uinandeefYeciofi uii
ni j che nonfclamente hanno dilettato il guflo , ma lodorato ancora ,fi che hora fieno tormeni
tati , in luop de dilicati cibi , da la groj fa grandine , in luogo de fYfàoft uini , da acjua e
neue tìnta , E la terra , che riceue cjuffìa pioggia , fia fetida e jfu^:^olente , in luogo de la dileti
tatione che hanno frefo ne lohrato , Et ultimamente in luogo de lo intrinfuo ZfT efìrinfuo caloi
re, che fcglion generar {juejìi tai cihi, la frigidità di tal maladetta, greue, cr eterna fi^^^gia, On
de dice,che non è-mai lor nuoua regola e qualità, efjhdo le cofe eterne, come fcno le f ene de dan^i
tijfcmi^Ye duna cjualita e regola, la gola e da S,Thom, in fecunda fecundf diffinita ejfre apjfetii
io difcrdìnato dd cibo e del pfo , Oue dice, Gula eft inordinatur ajfjfenfus cihi CT ptus. Et Alk
lAag,nel primo e nel fecondo de le fentjice, Gula eft inordinatu! appeiitus edendi t7 hihendi» Et
V go di S.Vict. nel fecondo de Setcram. Quia efì inordinatus amor edendi fue fumendi cihum, B
quido fa peccato mortale, e cjuUo ueni^le, lo dimoftra effe S.lhom» fST Alh. Mag, ne preallegati
luoghi dicendo, Witium gulf eftjeccatum mortale, ut f tn hocpnatur ultimus finis j.cjuod animus
fìt faratus agere conira legem, aliter eft ueniale, Wafano da (juefto uitio maffmamente due malii
gnita. La corruttela del corpo,e la friuafion de lauirtu, Perche è- fententia di tutta lafcholade
mediàjche la finita del corpo refulti da la ecjualifa de glihumori. Impero, che (ju^do gìihum.oriftf
no contef erati z^T adecjuati, il corpo e'fcino. Ma <juado lhumidita, o la calidita, o ueraméte la frigi
dita, 0 la fccitapreuale a glialtri humori,allhora feguita linfirmita, ilfuptrarlun lalfro delli
humori, depende maffmamente da la gola. Onde Qrifcft, de Confec, a la.\,dift, Ecceffi.scihrum
con/t(m!f,cfr computrefcerejSidf foxpas humanum , C7" macerat egritudine diuturna , tunc illuà
morte crudeli ccfumit, E Salom. ne VEccles, aLxxx\y\ dice. Noli auidus effe in omni epulaticne,
non te effiindas fi/per omnem efcam, ìn multif enim efcis erit infirmitas, auiditas appropin
^uahit ufcjue ad coleram. E fggiunge, Vropter crapulam multi oUerunt,(jui autem ahftinens eft,
adyciat uitam. Vriua Ihuomo dogni uirtu, perche il golofc manca di carità, prirr.a e maffm.a di
tutte (juelle, fcn^a {acquale tutte laltre fon mMa,Onde T Apoft,ne la prima a Cor ^al.^^ Hi. Si linguit
hominum lojuar tD" angehrum, charitafem autem non haheam ,fnctus fum uelut fs fcnans , aut
cymhalum tinniem. Et ft hahuero prophetiam , nouerim mifteria omnia, e? omnem fcientiam,
tfT fthahuero omnem fidem ita utmontes tramfiram, charitatem autem non haluero, nihiljhm»
Onde Ciou. Euang.ne la prima Epift, alterco, C^ui haiueritfulft^tiam huius mundi„Z7 uidei
Ytt fratrem fuum neceffitatem haiere, t!X clauferit uifcera ftta ai eo, (juomodo charitas Dei m.af
net in eo t La gola friua /fcwon-o dogni pruder tia, lacjual e- uirtu eccellenfiffma, Onde Ariftot,
neL\y.de VEth. Suh paffone uiolenfif homo patitur iudicij detrimentum. E nel m^edffmo ancora,
Elrietas fkcit hominem ignorantem, ^ fe, ^ agenda. Oltre di (juefio, la gola fi Ihuomo fimile
41 It heftie, perche lo fi uiuer fecondo laffetito, come fin quelle. Onde Macrohio de Saturn, Quif
ijuis hìjs uoluptatihus occupafus fiierit,in pecudum firarumcf; numero haleri .
- 7 7 T- r Vefcriue in Cerhero,che i poeti dicano 'effer
Cerbero fiera crudele e diuerja J^^ ^^^^^^ j^j i^p^ i^^y,„
Con tre gole cmnmente latra Sen.ne la prima tragedia, il cjual lo dei
Scura la gente , che quìui e fommerja ♦ y^^-^^^ ^^^^j^^ p^y^^^ Hicftrus umlras
Clìocchi ha uermiglh f la h^^rha unta ^ atraj territat ftigius canis. Qui tema uafto cai,
El uentre largo , eiT' unghiate le mani : fifa mcutiens fcno liegnum tuatur, Sorf
Graffia gUJpirth ^ '^rigoia , ^ ifquatra ♦ ^idum tak c^^put Lamhunt coluire uiperit
Vrlar li fa la pioggia ^ come cani t horrent iule, Longuscjue torta fhilat caw.
De lun de lati fanno a laltro fchcrmot da draco.Tonlo fiera crudele, Verche,ft co^
VoTgon/i f^effo \ mifm profhani . rr.e t^uefta Urna t ce fumaci gregge, coft
1»
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Postillati 16
INFERNO
ti phfo ìiutYd e c^nfumd ò^nifud fuflantia . l Atra caninamentf^ eh ^, AKaU cme cane,Pan
io nella fmilifuiineyhaufndolo fitto fiera, E ffrche ilgolofo, ^ffreffo ia fufeyfluo cih t fato, mn
farla mai con farole Mfìinte, ma cQrtftìff, (juafi a ftmiliiniinf del cane. COn ire gole, perche
iye fcno le neceffìfa del corpo, Fame, Sete, e Sonno, a le eguali fatisficendo con la r'tira Quantità,
ron e male, ma il golofo eccede femfre la mi fura . S Opra lagfnte,che cjuiui è- fcmmerfa, ciò ^,
fqra di cjuelli, che in tal uitio hanno fktto hahito, Verche il golofo ne la crafuìa noria effir folo^
temendo fimpre che li detta mancare , Cliocchi ha vermigli, QueRo nafce comunemefe àa trof,
fa gagliarde^Z^,e da la molta Quantità e diuerfita de nini , E la barha unta ET afra, ciò e,^
oJcura,difor dinata e mal compofìa, Perche la ingordita delgolofo fà che fipajce cornei porco lajjani
doft cader la hrok per la harlae per lo feno,daltro non curanhfi, che di fcitiffir a tinfatiabil ha
ma. e / uentre largo, a ciò che poffa infaccar più rotta, ET unghia/e le mani, con leauali QRaf^
fia,c-'—^' " - '■• • . - -
iita,
tanti
uengc, coft indigefli, a putrefar in cjueUo, lajual pufrefitione genera poi nel corpo dtuer[einfiri
mifa,che danno uan àolorì e faffioni, E da (jne/ìe nafcono poi gUuUulati, lefìrida, le querele er i
rammarichi, uolfanioft ffeffo hor fu luno ^ horafu (altro lato, per ifchermire hra con (^uefìo il
dolor di quello, er hora con (juello il hlor di (jueflo. Mi feri profani, Vrofino e- deUo,chi e" im
fio,fcelefle,e contra ogni religione, come il poeta uuol inferire cherano cofìoro,icjuali, per Cererei
Bacco, haueano domenticafo Vallale e Gioue . Onde Staf, ne la rhelaide, Trafernas acies,altm
natj; iella prophanit. Decertafa odijs, E Vlauio, Sacrm art ^r^ènmhaheat paruipendUur .
Quando ci fccrfe Cerbero ti grctn uermOj t cofìme del paraff fo,(]udndo uede peri
Le bocche aperfe,e mojlrocci le fanne t r^^^,<lale(jualef}eri poter conjcguir il cif
"Non hauea membro ; che tenejje firmo , dafatiarla fua ingorda aoglia, daprir
EZ duca mioydijìefe le fue Jpanne^ la tocca e moflrarli le fayju , cioè-, con
Vrefe la terra*, e con piene le pugna ì^^'^che atto,Q dimoftratione commouedofi
La gitto dentro a le bramofe canne . ^""^^ ' ''J^'^ ^^«^^ '^'^^^
dual è quel cane^.che abbaiando a^uona, g^^'^^PrleinmderUfualrama Onie
■c n ... « • ^.a^ 9 dice, che Cerbero non haur a membro
E t racqueta poi chel pajto morder e l w r- i r i
r-L. n J' 1 - . J ff^^je ffrmo,echeytr^.chinandofi,di!
Chefolo adiuorarlo tnten^^^^ e pugnai fìefclefueffanepiglianìlaterraj
Coiai fi ficer quelle ficee lorde /, f J^^ ^. ^4^^^
De lo demonio Cerbero ; che introna verche Ihuomo prudente molte uolte uinfo
Lanime fi , cheffer uorrebber [orde ♦ da la importumta del gMc,piglia l a ter
va, ciò è-, il Clio, E dtfje terra, per ifiar
ne la ftmilifudine,hauendo chiam.atoCerlero granuermo,pafcendofì i uermi di ferra, il jual
libo e- cofd terrena e uile fcnon in tanta parte, (guanto lafla a fcfìentar la uita . COw amie
ìe pugna. Sapendo che il parafpfo non fi coyUenta di poco, E geUoUa dentro a le canne hramofc,
E hen dice che la geUo , perche neffun prudente porge uolótieri a ftmili gnattoni, er ogni cofd che
ft da loro uien propriamente gettata ma, perche (juffli ftmili non fon huoni ad altro che a nocerfri
ma afe confumando le preprie fupantie, olire al generar ft, col fuo crapulare, diuerjè infirmùa,
E poi ad litri, confutando lefujìantie, che non fon fue . qyal ^ efuel cane, che ahhaianh agu
gna, Agugn<ir?ft e' deftderare iene afè,o hene,o male ad altri, Onde ancora nel. xxyi, canto par
landò di Firenze, Mafepreffo al mattm del uer fi fogna, Tufentirai di ijua da picciol temfO Di
juel, che Prafo no che altri tagogna. Adunjue Cerbero, ricemtol pafìo, che prima attaiando Iti
C A N T O S E S T 0 .
fiìfYctua.jiit me m Ul Citfv fuol/àr il cane, ilijual pcijuefa, CHefugna, do e',TfYch comht
ff , tir intendr fcìo k diuoYarlo . Q«f/!o il faraffìfo , ^uanJo ha Yueuuto la J^Youfnda , fenh
itci^ueta la fùa ingorU uo^ia^ foco curandofi di YingrafiaY chi glif ì\ia data , f meno dnfiY al}
cuna continfrifia , o ceYimonia , coYtìf fuolfuYe , chi fi diUtta del folificoniufYe , Mrf intfniefcf
lamentf ii untto, ti uifc ei gufìo adejfmitarf^ffr fin chf fcnit il facto andaY difcfra •
Noi filjàuam fu per lombre , che aclona
La greue T^^oggta ^ e ^onauam le pìanu
S(ypra lor uanìta^cht far ferfona ^
"Elle gjacean per rerr4 tutte quante
fuor chuna*^ che a feder fi leuo ratto ,
CheUa ci uìie paffàtfi dauante ♦
C tu > che fet per queflo infimo tratto j
Mi dijfc ^yriconofcemi fe fai:
T« fi)W prima y chio disfittto sfitto ^
Et io a lei $ Langofcia , che tu hai
Forfè ti tira fuor de la mia mente
Si ; che non par, chio ti uedcffi mai ^
Ma dimmi y chi tu fesche in fi dolente
Luogo fci meffcf , ^ a fi fritta pena ;
Che faltra e maggiore , nulla e fi f^iacente*
Et egli a me ^ La tua città , che piena
Vinuidia fi 3 che già trabocca il facco j
Seco mi tenne in la uita frena ^
Voi cittadini mi chiamafie Ciacco :
Per la dannofà colpa de la gola,
Come tu uedi a la pioggia mi facco :
Et io anima trifìa non fon fola ^
Che tutte quefxe a fimil pena flanno
Ver fmil colpa : £ più non fi parola ♦
paYÙti da CeYlfrOypguifauam il camin
loro f affando fit feY lomhYe , cht la gYeue
f ioggia aduna e YijÌYigne infime , £ f
neuano le fianie SOpa lor uanita,VeYi
à)^ fYanOy come ha detto , omhre , do e-^
anime diuife da corpi. Che , no è- ,lai
(juai uani(a , fare ne laJjeUo , e non e'
TEYfcna, ciò è'jhuomo, ffYchf Ihuon-o e*
comfofìo damma e di cor/o, ilcjtiaì fi be'
faìf alile, Onde nel fece do cito del Purg.
O OYnhre uane fiior che ne lafi:fffo»E mo
ralmfnte yf affamano fcfia di (juffte ow?
IrrjciQ è', difoYYeuano con la mente con
fiderando (juefto uitio , E foneuano l E
fian(e,cio fiedifcfra /or uanita, Voi
ner i fiedifcfYa una cofa fi ^ domenù*
carfcla del tutto , Onde ufiamofoi dire,
lo uho fofio fu ififdi, e nonyne ne uo fiu
ricordare. Uauendo aduc^ue Virg.e Dan
tejcioe^yla ragion dfcnfcycófiderafo cjuei
fio uitio, (juanio fifp uano,almineuole f
uergognofc, ui foneuano fu le fìante,e di
menficauanfeloy ferche , f comr hahhiaf
mogia fiu uolte dettOy^'utile il conofer U
malignità del uitìo pr hauerfcne a guaYf^
dare , ma è" dannofc il firmar fi in cjueU
lo , ferche leggiermentf Ihuomo allettata
èal f lacere yuìf Oria inarrere, Adunejue ^ iene foner le fiar:te foura fua uanita. CWefar ferfc^r
fta, ferche gHoffrffp da (juejìo uitio, no ritengin altro de Ihuomo che la etto f la frefcTitia^Adun
^ue in:frelcntiafaion huomini, Z9' in fiotto fin feggio che tefiie, ferche di rado che un hrutiQ ani
malefèmfi mai tanto, cheglihalkafoi a noceYe,come fnn (juejii faYajfiti , icjuali comunemente^
fer la crapula yfafeno di molte e graui infirmita» Elle giacean feY teYYa , E^ cofa conueniente,
die fiando cofìoY uiuuti da fora' , ancoYa da foYÓ filano f uniti. Onde la j^uZZ^ilente efitida ieYi
ra,oue dice cheffi giaceuano,è' degno letto feY loro. F Vor chuna,MoPYa che Ciacco, filo di tutti
cofiorOy hauendohynd uedeYplo faffar éauanti,YÌconofiiuto, fuhito fi leuaffi a federe , e chiamane
iolo d'fp, O tu, chefiifeY cjuefto infiYno TRatto,cioe, tÌYato e condotto y uedédolofcguitaY Wirg.
Rlconofcemififii, Riconofcemi fc fuoi, E fer darli ad infendere efpY poffihiìe cVe Io riconofcay fer
haueYh altYe uolte ueduto in (fuefìa uitd dicf, TV ftfìifYÌmafkuOyche io fiffi disfittOy cioè-. Tu
fcfli \YÌma nafiiutOyche io fiffe morto, kduncjue foteua riconofceYlo , effindo maffmamtnte uiuui
ti in una medefima fatria, come dira jui di fiotto» Dante rijjfonde^che tangzfcia,la(juale egli ha,
D ili
INFERNO
fey lo tòrment^fchf fafé,h iefima fvrfe tantò,che glielo tira fuori ie la menié fey moloychf non
far che IhMia mai ueduiò, Ma che li iehhaìire chi egli è'yilijual ^ mej/o in ft hlenif luogo^^
afifitiapena, CHf fé altra è maggiore, Comeuuolinfirir chentfono, bìVllaè^ f^iujpiacfnff,
N^lfuna ^ che àìj^iaccia piu,riJfetto al jttor del fingo oueffi giaceano, iltjt^al ii fcfra ha deuo the
fKilria, ET egli a me, Quattro cofe dichiara Ciacco rijfondendo a Danfe in cjuefli uerfr, la fri
ma chegli era uiuuto a Firen'^^ lac^ual cittd dimoflrafer iranfUOytjuanto ellafcjjè in (juei temfi
f iena dinuìliay Onde in farfenafceuano le fue difcordie, che (jui di [otto uedremo che toccherà, E
lacjual uita chiama Jcrena, rijfetto a tjuella ofcura e femfa che frouaua aHhora. La juóda, cheali
era Ciacco, la terl^ chera dannato a cfuella fena fer U colf a de la ddnnofa goU. La ^i^arta zfT
ultima,che tal colpa ft funiua generalmente in cjuel luogo con ftmilfena. Onde dice, che no ella
fola anima frijla, ma tutte ^uellaltre iheranojcco^jlauano a fmil [ena fer fmil coffa .
Io li rìfhoft ; Cictcco il tuo affanno ^ i n i rr.
Tv/r; ^.r r. A.. - - - ComeneUuita del foeta hahhmo in
f fa fi , eh: a Ugrm.r mnum : X../. citta di F/.
m dtmmt je t, fu^, a eh ucrranno j^^^ • ^^^^^j^^^^-^ , .^^^
L; attidm de la atta partn^t ; ,u , ^ , f,^^-,^ -, ^. ^3/,.
Se alcun ne giuHo^, e dimmi la cagione, inconuementi,fiiron,fer confglio dil^an
Verche Iha tanta dijcordia affalita . te, che dhora era de priori , mandati a
Et egli a me ; Dopo lunga tentione confini i capi de le due fette, Auenga che
Verranno al [angue \ e la parte feluaggja (jueUi de la parte bianca <juafi immedia
Caceera Ultra con molta ojfcn fwne ^ te riforwjpronela città, e cjueRi de U
Tot apprejjo conukn , che quefìa caggia f^^'^ nera fi rimaneffcro difìmi , Icjuali
In fra tre foli 5 e che Ultra formonti ^fj^ron tanto con Bor.ifitio \iy\che dia
Con U fbrT^a di tal, che teflè pmoia, ^^'H ^^l^^s fratello di
Alte terra lun90 tempo le fronti, Ffc%oB.ffo R. di F rane: a ,per cagione
renendo Ultra fitto graui pefi ; ' ''T'''^' cMordie ie
r> 1- i - ^ ì 1 ' Fiorentini, Ma cmtto da eUa Parte NV;
J^ome chio di CIÒ pianga, e che nadontt . /^-^^yj.,^,, ^
QiuHi fin due ^, ma non ui fino intefi : ^,,,> ,,,,, ^ ,r^^ ^ ,
Superbia , muidia , ^ auaritia fino dicemmo , molti de fa parte Bianca, con
Le tre fiiuille 5 ehanno ì cuori aeccft ♦ loro grauiffmo danno, fwon mandati in
ffffi^y H di ijuflìi fi trouo effer il nojlro
fOeta , ll(jual hora, dopo Uffordio fitto a CiaccQ in conloferfi de le fue penejo dom.anda di ire eoa
fi, la prima, AChe uerrann:^^ ciò è-, chefine farà (Quello de la città, di Firenze , lacjual chìai
ma Città partita, ciò e',Città dimfa in Bianchi t Neri, come hahhiamo ueduto . La feconda, Se
alcuno e^in FirenZ.e, che fta giujìo . la ter'^,la cagione de la loro difcordia. Kij^onde Ciacco per
ordine, E (juanto a U prima dice, che dopo IWnga ffntione,cio e,lunga contentione, VErranf
no al [angue. Come recita Qioiian Villani al xljel yiijdik de le fue Fiorentine croniche, che fès
ro, E U parte feluaggia,ìnte fa per la parte Bianca^ de latjual era cofo la famiglia de Cerchi, Ve
mia ( Secondo che dicano ) poco tempo inanzi d' Acone , e de kfchi dì Valdifteue , CAccera
talira. Caccerà la parte Wra con molta ofjtnftone. Efendo tornata da leffdio, e non permettent
do il ritorno dejf, parie Nera, E poiappreffo, Conuien che ciueJJa caggia, Conuien ehe fta cacciai
ta lei IN fra ire foli. Dentro al ferminoci tre annifclari, che noi uftamo ii xu.nwf, E che laU
ira fermanti, ciò e^, che U parte b^era freuaglia e t.rni in flato CGn U fir-^a di tal , che iePè^
fiaggia Colfiuor di Carlo di Valoer,ilcjual hzra pofa. Non effcndofi anchora moffo per uenir a
Iknfrefa, Et ^ per fmilitudine da lenaui giunte a piaggia, che pofano, F ingendo di predir le co'.
CANTO S E S T
Jty cVe ^r^O f f^uiif, A Ite tfYYci lunp temf;^ lefrontiy Kfgneya lungmeft in flafOy TE$
nenh Ultra, Tenenh la. farif BUnca SOtto grauifef, Sotto grani coniitmiy COmechio di
ito pianga/ the ne adonti/io ^, In xjual modo che io di ciò mi doglia,^ [attine difetto, A di^
notare chegli ancora haufa feguito la parte Bianca. GJufli fcn due, Vien a f tisfir a la ficon
dia dimanda del poeta. Ma di chipey t^uefìi due uogìia hauer intefc , hahhiamo da fpere , che il
fyefàtù \JiUanlyil(jual fu nel temfo del mjtro poeta, jcriue al chxsilijJel xJih, de le fue croni^
che, che lann:i Macxxxi. che apunto fii x.anni dopo la morie del nojìro pzefa, r^oriron in direni
Z.e iue huoni e giufìi huominijiecjuali (e^l^yjiyper cofk certa che effe poeta infenJfJp, E per the il frw/^'»^
Cap^e' m:)lto Ireue^ noi,.( maggior fà/isfittione del lett:ìre, lo porremo cjui nel me^efiyr.o modo,che
da tal autore trouiamo nel predetto lih.ejfere flato Jcritto. Vice alunjue in ^uefla ferma , lann^
McccxxxìMriron in FirenZ.e due tuoni e giufìi huomini,e iiftnia uita e cóuerpti^nf,e di gran
di limo fine, tutto che fcffèro laici, Luno hehbe nome Barduccio,e fcppellifjì a S. Spirito al luogo df
frati heremitani, E laltro hehle nome Giouanni da MfJ^egnano , e feppeUi/f <t SSierO maggiore,
E per ciaf uno moflro idio aperti miracoli diftnar infermi ^-attratì in più diuerf maniere, V. per ^t^^Kff
ciaf uno fu fitta fclenne fefoltura, e pofle più imagini di cera per htifani. Altri hanno intefc per
(juefì. due , de la diuina er humana leg^e. Altri del poeta fleffc,e di LoÌouÌlO caud canti, the ff
Yon in un medrftmo tmpo. S VpfJua inuidia, Quanto a la ter"^ ci7^ ulfi'Tia dimanda del poe;
ia,Uijual fi de la cagion de la difordia. Ciacco dice,(ji(p[la efjcr nata da (juefli tre uif^' ccj^ifali.
Superbia, lnuliia,t:sr Auaritia, {quali dimanda fà.vUe, che hanno aaef i cuori , penhe,f coma
ia le fàuille feconda o|« i gran fiio, Coft da ciuffi tre uitij procede ogni gran difcoréia e riffa •
Qui pofe fine al lagrìm^th'tl fuono ♦ Satisfatto cheUe ciacco a le tre domande
Et io a lui-, Ancor uo^che minfcgni-, delpoeta, ftac£jue,Maegli,hauendofai
E che di più parlar mi facci dono . f uniuerfal de lafua patria, deftde^
larmm , e il Te^^bidio -, chefir ft degni 5 ^^f'r^'' ^alcuni partidari citta;
lacoto Ruflicucci , Arrigo , ci Uofca , nel gouemo di cjuella erano fiat
E oMtrì.che a ben far pofer gUngegni , ti ^igrari prudentia autorità , e ^^^^^
^. . r ZI i.- r ne domanda Ciacco, llqual li ri fl^o de, che
Vimmi^ouc fono x e jn chio b concfcax ^t, ; • ■ • ' ^
^, i-r et- ir ^ff fcnoTRa lanimepiunere,cioe',Tra
Che gran dijìo m Siringe di fipere , J.^^ ^.^^^ ^ ^J^^^^^ ^
Sei Ciel ghaddolaa , 0 Infimo ghattofca. ^ ^^-^^^^^ ^^^^^ . •
E quelli ; Et fon tra Unirne più nere : ^/ fi^j^^ ^^^p^i^ ^^^^^ ^ ^^^^^
Diuerfe colpe giù ghaggraua al fvndo : uedere,Come di Farinata uedremo nel x.
Se tanto fcendi-.U potrai uedere , €anfo, che finge trouarlo nel fflo cerchia
Ma quando tu farai nel dolce mondo ^ tra ghheretici. DiTegghiaioe di Iacopo
Vregotijche a la mente altrui mi rechi x Ruf)icuccine!»xvi»trauiolenticontrana:
Viu non ti dico e più non ti rijpondo ^ (ura,DelMofa,nel xx\ijf jra feminmt
Li diritti occhi torfe aUhor in biechi, ri di fiandaL Arrigo dicano efflr e ffan
Guardcmmi un poco ; e poi chino la tefìa : «'^ nobile fi miglia de fip.n
Cadde con effa a par de glialtri ciechi. tiCauaìiere Magnifico delcjual ncn fi
^ più m.entione in alcun luogo, come de gli'^
a'tri,ma intenderemo efl^r macchiato del
mede fimo uitio del Mof a, mettendolo con lui infteme» MA (Quando tu fkrai nel dolce modo, Vre
ga ultimamente Ciacco il nofiro poeta, che (juando farà ritornato in (jueflo mondo, ilcjual chiama
dolce,rif^ttc a Quello amaro CT ajfero,doue egli era allhora,Lhe lo riduca a mente de le perfcne,
A dinotare, ihe amhora i dannati [ofti in miferia, deftderano (he fa alcuna memoria efim$t di
D ii/i
INFERNO
foro. Ne altro poffua Ciacco in tjuelloflaf, hmUar cheli gi.uajfe. Cojlm licam ffere fiato huù
mo di uil conimne.e irl mfto che tjmftjfunifce macchiato, a^en^^ y^olfa fruientiaMuctì
era connaturai in lM,effY la lunga conuerfdtione hauuta co i cittadini di Firenze, tanto de luna,
guanto de laltraf arte, molto injÌYuUo del puerno de la città, e de glianimi diuerfx de cittadini Jia^
\ual Loféi è' da creder e, fey che altramente il poeta non Ihaueria introheto a predir gliauenimens
ti di cfueUi. LI àirittì occhi torfe allhora in biechi,cio è-, Allhora uoìto li diritti occhi in torti.
C Varhmmi un foco,Rmemhrando fvrfe quando egli era medefmaynenfe come Dante in ejufjù
Ulta filice,r. fletto a c^uella tanta mifera, EPoi chino la tefta, <juafi uinto da dijperatione , A Par
ieglialtri cifchiyicjuali medffmamente ahhagliati, ^ ingannati da le terrene dolce^^e^non hétf
ueano fnfuto ne potuto difcernere la dritta e uera uia de la uirtu .
Caduto Ciacco, Vtrg. dijp, Vìu non fi
EI duca dijje a me ; Vìu non fi defla
Di qua dal fuon de Ungelica tromba x
VtfvW^^V^ Clucfndo ucrra hr nimica podeHa^
Ciafcun riuìdera la trijla tomba;
Ripigliera fua carne j e fua figura ;
Vdira cfuelj che in eterno rimbomba^
Si trapafpmmo per Jot^ mìjìura
Df lombre ^ e de la pioggn a pajft lenti
toccando un poco la u'ita futura :
Verchio dilji ; Uaejlro , ejli tormenti
Crefceranno et dopo la gran fentenz^a,
O fien minori , o firan fi cocenti l
Et egli a me'jRitorna a tua fetenzia ;
Che uuolj quanto la cofi è più perfètta,
P/M fmal bene , e co fi la dogUen'^ ♦
'Tutto che quejla gente mdadetta
In uera perfittion giamaì non uada J
D/ la più 5 che di qua^ ejjer affetta^
Koi aggirammo a tondo quella Hrada
Variando più ajfiaì , chio non ridico :
Venimmo al punto , doue Jt digrada :
Qiàui trouammo Vluto il gran nimico ♦
defìaycio ^ , Più non fi leua da giacere^
DJ c^ua dal fuon de langelica tromba. Di
^ua dal di de luniuerpl giudicio , al(jual
ciafcuno da la tromba angelica farà citato-^
(Quando chrifìo fcmmo giudice uerra con
fofef^inflnitaa dar fntentìa fcfra Ogni
nofìro ben e mal operare. L<t<jualf(ntenti€
ftra nimica a dannati , perche da aueUd
far ino mandati a le pene eterne de hnf.
Ma prima riuedera ciafcun LA f riffa tam
ba^ la trifìa fepoltura,out ripigli f ra SVtt
carne, ciò e-, li fio corpo , e con ejufllo U
pròpria figura,^ ultimaméte udirà ^ufl
loyche rimbombale rifona in eterrtOjpenhf
la fcntentia fopra de dannati r fcnera,Am
date maladettinel fitoco eterno, E per <jue
fio dimojìra, che a Ciacco era fiato conce
àuto il poter f leuar fu in beneficio di Dan
ie,ifet infiruerb del peccato che (juiuifipu
niua,e de laltre cofe, che deftderaua fpei
re. SI trapafjammo per /ò^^ m fìura,
Cofi dice che ragionando, trapaffaron per
lomhre eperU fioggM , eie xrfieme ftce4
uanounamiffurafoZ:l^,pen\ieofftndeua,
iome uuol inferir e, non folameTitelfcnfo del uifc,mà (Quello ancora de lodorato, hauHo di fcpya dei
iOy chela terra,da lacuale era ricfuuta (fuella pioggia, putiua. AVafft lenti,^erche tale e il coi
fiume di chi uafffculddo, TOccando un poco la uita fiiiura,per lo dubbio,che mofìra dhauermof
fi a MirgJciual infèntentia (-,fe i tormenti che allhora patiuano cjuelle anime in ìnfJofol di del
uniuerfdgiuditio, toccato di fcpr a faranno magoiori,minori,o pur eguali a auelli, cheranoaQhy.
ra.Wtrg.liriJ}onde,chea uolerft chiarir di ^u^o,egli debba tornar e uolgerfi a la fua Cciétia,\n'r
tendendo de la naturai fihfo fi a , de lacjual egMfkceua pròf^fftone, perche aueUa uuoìe , che ogni
cofa , cfuanto ha maggior perfiuione infè, SEnta , do , Participi più del bene, ECoftla doi
sileni^, E cofi ancor del male. Adunque, fi ^uefìe anime nel di de la gran fcntentia haueranna
^ffunti i corpi loro faranno di maggior perfiuione, che non fon horafcnZ^ auflli,e confcauentemen
, te i kr^ tormenti faranno ancora di tant, maggiori, Et auen^a, che ^uejìa maladetta gente mn
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Postillati 16
CAKTOSESTO,
tif^i yncii in uera fey fiume, fenhe a la uern ffr fiume de Ihuma m Ujìa unir il cOYf rafani
mima e- necejfaYb ueflirla di Ya^me, quella che in ul maladeUa genie non fu nefm mai/ffen
dofcTfffYe uiuuia fecondo ifcnft da hruUi animali, mndÌYneno,fef la yapone deUa c/t fipa, ajfei
la defjcrfiu ferfiua di U dn la gran fcnfentia, che tìon e* di ijua. Onde Aug. Quando fiat Yfficf
rect'p, honorum gaudia.O malorum tormenta, maiora erunt e cet. NOi aggirammo à ioti
io (Jkellaftyaia, Seguìtaron il l^r camino fer cjuella ftrada intorno al cfYchio , 'E moralmente^
Seguitaron in aggirar fi fer la mente la natura di <\uefìo uitio VArlando^cio è-, conftderando fin
affai fcfraddfYopfXùduhiio fin cUuemo hlfunio^cio e^AÌfaffc^Doue fi digrada, De^uA
fi dfcenie nel (Quarto cerchio, E (juiui dice, che tYQuaron :l gran nimico Vlufone, E moralmenff,
Confideyaio la natura del uitio de la gola, f^ffarncUaron ad entrar ne la confidfYmne ii c^utli
{o de Uumùa e de la irodigahta, che nelfcguente canto uedremo\
CANTO SETTIMO*
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Postillati 16
i N F
Vape Sam , p^pe Smn aìeppc j
Cominciò Vluto con la noce chioccia t
E quel fiuio gentil j che tutto feppe ,
Vijjc per conjòrtami ; "Non ti noccia
ha tua paura ^.che poter chegli habbia,
NoM ti terra lo fcender quejla roccia ♦
Voi fi riuolfe a quella enfiata labbia,
E diffc ^ Taci maladetto lupo t
Confusa dentro te con la tua rabbia ♦
No« è fcn'^ cagicn landar al cupot
Vuolft ne Ulto la , doue Michele
Fe la uendetta del fwperbo jìrupo ♦
QmoIì dal ucnto le gonfiate uele
Caggion auolte poi che lalber fiacca j
Tal cadde a terr a la fiera crudele ♦
E R N 0
Defcriuel poffa nel f re ferii f confo ilfu$
difcenfo nel <fudYt:ì cenhiù , al ^yi?icifio
delijual difcenfc, come hahhimo detto in
fine delfrecedenie^froka Vlutone , e pone
che m (jueSo^ duna medefma pem ftan^
f uniti i prodighi e gliauari, E che la pei
na fta una contìnua g ojìra tra macchiai
ti de luno, cetra i macchiati de laltrò m
fio, E lami che uftno in tal gi^ftra frano
graui/fmi peft che\oìpno,c:i eguali fi uè
fono a rifconfrare,yjirgJimoflyapot,per
lejpmpn di cofloro,di auata uanita e dh
noft feno i leni fottopojti a la fÌYtuna,tm
ie (juefli filmili auidamenfe defiderati , £
(juejìo moue Dante a domandarli ciò che
fYOpriamete fia (juffia firtuna, l atjual coi
fa porcamente refoluta da VirgJifiendon
poi nel ijuintJ cerchio, oue ne la palude fli
ge trouano ejjer puniti gliyacu di e gliaccidiofr. Intorno a la(jual palude hauendo girato per lungi
Jf a fio jultimamente giungano al piede dunalta toYYe,oue nel feguente canto uedremo effcre fiati
leuati da FÌegiar in una haYchetta, ne lacjua'e attYaueYfindo la palude fono condjotti a la citta M
Dite. VApe^ Safan^papè^ Satan aleppe, Vapè' in Orfeo è-uoce dammiYatione^e fignifica cjueli
hftfffc che uedYemo nel juinfo del VuYg.fffcY efj^Yeffo dal p:)eta,Oue parlando de (anime che uenii
uano da tYauerfcpeyla cojìa del monte un poco inan"^ a lui dice, d^anh fdccoYfcY thio non daua
loiO, TeY lo mio coypo, al frapaffar de raggi, WiutaY /or cantò in un,o,lungo e YOco,V.t und,oJnn
go afcYiueylo, hfcgnafaYlo con lajfnyatione in (Juefta fi>Yma oh, Et e' come (Quando ammiYani
doci dalcuna nouita che ueggiamOyO che ne fta detta noi diciamo, oh che cofa e- (Quella che io ufg
go, 0 che io odo, Onde il poeta fteffo nel x, del VuYg.in per fina di Sapia fenefe , a cjueflo me de fu
ynopYopoftto, Oh cjuffìo ^ audiY f cofa noua e cet. E TeYenùo ne lo Eun, dijfp, Pape- hfc fupeyat
ipfam Thaidem. SAtan,cio e- Satanas e* nome Greco attYihuìto al pyindpe de Demoni, e ftgnifi^,
ca auerfario. Onde nel fn^o di Re ^fcriUo, Sufiitauit deus Salomoni Satanan adueyfus eli qui
eYat pacificuj, Aleppe, Diffc Aleppe jrt luogo di Alephyche in Vifhyeo ftgnifica (fuetto che appyef
fo de latini Ah, ^ e- accento di doloYe, Onde egli ftejfc nel x\iJe Vlnf Ahimè che piaghe uii
di ne loY memhri, E nel xx\ ijÀn perfona del Conte Guido da Monte filtro. Ahi mifcY la/fc, e gioi
uatofaYeUe. Ammiraf adunque Plutone e duolft infteme de la uenuta di Dante, E lammiYatioi
ne è', che huomo c:>flifuto anchorain (juefla pYima uita,uada ad hauer ejfeYientia di cjuetta fccom
da, come di (juefto mede fimo uedYemo in molti luoghi che fammireYanno lanime e del pYeJcnte In fi
e de! Purg, Et a ueder (juffla maYauiglia, chiama Satan,come antOYa nel \iij, del PuYgat.peY U
medefima cagione,uedYemo che Nino Giudice chiameYa CuYYado MalaJ^ina dicendo,Su CuYYado,
Vieni a uedeYche diopeYgYatia uolfe, E peY mofiYaie la gYande^^ de la maYauiglia, Yeplua la
uocf col nome dicendo^Pape- Satan p^pè^ Satan, ciò e', Oh Satan Oh Satan. \l dido è- teY dui
litaY che cjuefìo nonfafen^a f talché fuo detYimtnto e danno Yicordandof fi^Yfi d'HeYcoìe ciuani
ào fecondo \ef^uole,ui difcefc,eche peY fiY^a ne lYajfi CeYheYO, Onde uedYemo nel \Hu. canto che
inpeYfcna de langelo che apeYfe /oro lapoYta de la città di Dite,lentYata de lac^uaU eYa uietata da
Demm, che dijfe /oro, CeYheYO uoftro,fe hen ui YicOYda, Ke poYta anchoY felaio il mento el go^i
ZO, E il Thfcé, che ui iifcefe con gli altri Heroifer U recuperatione di Profcrpina, uedrenio che
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Postillati 16
CANTOSETTIMO*
fi^I fTflffmù cantò in ferfona de le fune dira, Mal non uengiammo in ihefo Uffalto, OnJeiii
ce Aleffe- in IkQgò d'Alefh fer accomodar la rima , che in Lati no /tonifica Ah, che fi come hab
Uamo detto , <^ aaento di dolore, B mettendo hora tutto infeme dira, oh Statari oh Satan^hrr.'ì
talmente ftmarauiglia vluto , che Dante anchora uiuo difenda a l'Infuo h che egli entri ne la
mftderatme^de uitij^e de fu f li d affarecchi^ti a chi fi hahito in cjuelli effindocuepo ne huo
mini iofa rayiffma, E teme che hayuto tal cognìtione glihalhia dafiiggire, e che ultimamente fi
hui, perche dffdera la dannatìone^e nò la jdute de Ihumar.e creature. Onde nd xxvi Jrl Vurg.
inferfcna di Guid^ Quini felli di fcfleffo parlando dice, felice te, che de le noflre marche Ter moj
Tir meglio ejferientia imbarche. Vluto,feiOndo leftuole , nel diu.der de luniuerfo co fratelli e fif
alludi di Saturno dÌLano,che u lui toah la terra, E perche in cjuella fi contengono tutti i thefixi
mondaniy come oro, argento, gemme, territori e cet. Co/? molto da gliauart, fer accumularle, e
da prodighi ferdifjìf arie defidf rate , il peta lo frosone al luogo, oue effi fi f un fono , E ferche
lauaritia è- dife^gior natura de la frodigalita ; Onde ueggiamo che lauaro accumulando noce n
tutti, Et il prodigo diffidando gioua /fejje uoUt ad alcuno,lo fonefer lo uitio dfjfa auaritia.Com.in
ciò liuto con la uoce chioccia, do ^, Con la uoce rauca, Cofi fitta dal fimore,E Quel Imo gert
til, che tutto fq^e, Dice che Vir^./^fff tutto,ì[er certo modo di dire. Come (Quando diciamo, uno
ejfere fiato fer tuttol mondo,<Juando ben non habhia ueduto chetane di cjuello. Co/? VirgiLfcf^e
iutto,fercye helbe cognitione éi uarièe diuerfe fdenfie,auenga che non di tutte. NOn tinoccia,
Ciuafi dica, Non temere, f erche fe tu temcffi ti nocerebbe, LO fender cfuefia roccia , difmontat
(juffta cojìa, confina aduncjue la ragion il fcnfc a non tem.er dentrar ne la cdfideratione di ^ue^^
fio uiiio,ferche ejfindo accomf agnato da lfi,pter che effe uitio hallia,mn li torra che egli nò uen
ga in cognition di lui,<jUf[!o che fcn^a di Id, come uuol infirire, non fotrehle, An^i legierméte
da fai uitio fi lafcerehbe uincere ; POi // riuolfc a cjuflla enfiata lalbia, Fenhe lauaro, infi.jfer
hito dal caldo de le accumulate riccheZZ^^fi ne ua tutto gonfiato, e nonjfatfe che alcuno li fiatai,
ri, ilcle dimofira mafftmamente re U filetto e ne le jarole arroganti che efcano da le labbra* chia^.
ma (juefto uitio lup, fer ejjìr, come ciuello,infitiahle. Onde ancora nel f rimo canto, jfer la me^.
defima ragione, chiamo lauaritia lufa. M Metto, ejpndo cofi da tutti, ferche a tutti noce. CCn
fuma dentro te con la tua rabbia. Perche fi cOme uedremo nel xiiy. canto che dirà a Cafaneo de
lafua fuferhia imfieta, neffun martiro fuo dar conueniente v egi<al dolore a larfieta de lai.
uaro, c he la propria rabbiofa fime de laccumuUre, da lacjuale continuamente e' c c fumato. KOn
èfenza cagion landar al cufo. Due cofi dice Virg.per confender Vintone, Luna, che il loro ani'
hre non ^- fen^a cagione, fer. he egli shabhia da of :ner a (juello, l altra, che gUe^ cofi uolufo ne
Ulto cielo,doue larcangiel Michele, infieme co glialtri angeli fiJeli a Dio,fila uendetta contra di
Lucifiro cacciandolo del cielo. Onde rEuangelifta al^xtjAeVApoc. Etfictum ejì frelium ma^,
gnum in cesio, Michael r7 angfli eius preliabantur cum dracone e cet. llcjual lucifiro , chiama
S Mperbo firupro, hauendo uoluto con la fua fuperbia fir uiolentia a lafcmma deità, fenhe ftrui
fro ^ ogni copula carnale uiolentmenfe ufita. A^dar al cuf o,cio ^, Andar a Lfcuro dice,(juan
foarinfe/Jèntiale,non p^tendoui penetrar i raggi del fole, E moralmente, per efjir cofi cupa
ofitira, ciò e^, malageuol ad intendere la natura dfl uitio che egli andaua,fer con2fcerla,fiecu!an
do. qWalt dal uento, Affmigìia il cader di lliito,uhto le ferole di V irgli, al cader de le uele
gonfiai dal uento,auando fi fiacca Ubero de la naie , E chiamalo fiera crudele , effindo lauaro
fiiori dogni humanita,ptnhe molti fateno di cjuehy che e^li leua lorofcnza alcuna fua neceffita
0 tifcgn^.lauarifia ^ da .<i.ThomAnfccunda raund^ diffìnita ejfire difcrdinato appetito o uerai.
mente amor dhauer robia. Onde dicT, Auaritia efì inordmatus apfetitut, feu amor habendu Bi
Alb.Mag.nelfecondo delefenfMce, Auaritiaefiinordinatutamorfieàaliter circa pecunia. Man
/etto (luejlo nome di pecunia fintendono tutti i Uni tmiorali. che fi pojfiedono,, Onif ifidor^n^
INFERNO
la terza (juìjl. Totum (juiajuiJ Uleni homines in ferra, omnid (jMYum hminì funi, pecunia
catuY, Seruuf,uas,ager,aYhor,jpfcus,<iuu^iiié horum efì, pecunia éici(ur,E fcnoiuUe auffle cfe
éomariùteffctffiia, perche glianf Uhi m (fueh che haueano^haueano in fecore. Onde Artft.nel
\JePEthMce,DenmùutimuY(luaftfiieiuffcYe <thmma hahenh. Adun(iue dumtia è- af^e;
tifo difcrdinato dhauer denari, nec^uaUfonò compreft tutti i leni temporali, Ef e- peccato mortali
ogni uolta che per amor de le ricche^^f Ihuomo è' parato e pYonto a fir contra Umor di Dio e del
•fYoffimo,come ajjirma S.Thm.nel prede^m luogo dicendo, Qum aliijuit propttY amoYem diui;
liaYum fu paYatus ficere contYa amorem Vei CiT pYOXimi,fu auaYitia efl peccatum mortale. PrO'^
cedono da ìauarina cjuaft tutti glialtri uifij, GeneYa fuperhia,come paY al xxiJeTEcclff, Gtnera
inuidia,come hahhimo di Cain. GeneYa ÌYa,come fi Ifgg, nel Gen.al xiij, tra paftoYi d'Ahaam
e di Loth. GeneYa golofita, come paY in S,Luca al x\i,oue dice. Homo cjuidameYat diues epulala^
tur ^uofidie/f^lendide,^ auaYus eYatpeffimuf e cet. Incita a luJfuYÌa , come ne l'Ealfs.al xlsij.
Oue di Salomone ft dice, CoHegit (fuaji aurichakum aurum e cet, Varforifce accidia , FreuerfeU
giufxitia. Genera cYudelfa, Infidelita, inganno,^! fu a, inquietudine , difcoYdia , ingYatitudine,
amhuione^e molti altri uitij, E confcc\uenf mente dtjferde ogni uÌYtu,come fYincìfalmente la cai
rifa uerfo Dio,e uerfcl profftmo. la pieta,la liberalità Ja temperaniia e cef. Onde \J ir g.nel primo.
Quid non moYialiapectOYa cogif auYipcYafimef.^ quafi dicaf. Ad omnia mala cogif. Etalx.de
VEcclet.e- fritto, Auaro nihil eft felelìius,f:fr mhil efl iniijuius cjuam amare fecuniam, E di éui
Marco Tulio nel primo deglioffid, Pecunif frgienda eft cupidità t , Nihil enim eft tam ani
gujii animi famj^paYui, juam amaYe diuitiaf e cet.
PaYiiti la Plutone , d'fcendon nelauaYtn
Co/i fcendemmo ne la quarta lacca
Prendendo più de la dolente ripa^
Che! mal de luniuerfo tutto infacca ,
Ahi giufìitia di Via , tante chi jìipa
ISÌime trauaglie e pene quanti o uiddiì
E perche nofìra colpa ft ne fcipa i
Cowe fit londa la foura" Cariddi ;
Chefj frange con quella, in cui /intoppa ^
Co/i conuien , che qui la gente riddi ♦
Q_/^/ uidi gente più , chaltroue troppa ;
E duna parte e daltra con grandi urli
Voltando pefi per fir\a di poppa
Tercotcanfi in contro ^ e pofcia pur li
Si riuoìgea ciafcun tornando a retro
Gridando 5 Verche tieni l e perche burli i
Cefi tornaim per lo cerchio tetro
Va ogni mano a loppofto punto
Gridandoli anche loro ontofo metro ♦
Poi ji uoìgea ciafcun, quando era giunto
Ver lo fao me^ cerchio a Ultra giojìra ;
Ef io 5 che hauea lo cor quafi compunto j '
Vijfr.Uaeflro mio hor mi dimoflra,
Che gente e quejla^ e fe tutti fur cherci
cerchio, ilcjual dimanda LAcca , lìo ^,
ua{le,zfT è^per ftmilifudine, peYche fi co
meuadeft domanda la paYte difetto del
monte, cofi lacca, in lingua Romagnuoi
la,f domanda luna de le due parti di fct
fo delhuomo, che da altri comunemente
ft dice chiappa, Ondeì poeta fieffc nel
xx^iy.de la prefente cantica parlando di
Macometto, cheYa rotto dal mento fin doi
ue f trulla , in perfcna di lui dice , Hor
uedi come io, mi dilacco , a'3 e-. Come
IO mi diuido le lacche, E uaglia in (juejìa
lautorifa di luigi Pulci nel xxiiii. del
fùo MOYganfe, oue tYattando di Ealalhac
chio e di CattahYiga fmÀjÙYati giganti
freft da Malagigì nel hofhetto aluifchio,
e da 1 erigi col fuoco in (juello conuertiti
in cenere dice, Quefti non fiiron Sidrac^
iheeMifdcche AÌmiopaYeY^l temfodi
Kalucco, chelfiioco al ^ul non rijfiaYmo
le lacche. PRendendopiu DE la dolente
rila , czo è^,Dela ripa piena di dolore,
CHe infacca, laaual aduna e ferra in [e,
come fa ilfacco biada 0 cofà fmile , tuttol
mal de luniuerfo , Intendendo de la ripa
di wl
CANTO SETTIMO.
Mfl?; cbercutì a la ftnillra nojlra . <*' f'' crchio, ftr fjfr UutrÌM li luti
Et fili 0 mf ; T««i flKMti /wr 9«cr« "f' '""'"'f "i'*"''
Si J( mmt in fa «ìm p«m<.i<< ; ^^f ««0^""^» Ni.o/« /^r?»
Cfce con mfuu mUo (htnàk firci. Ì'^^'"'"' ffV*"
Af./ la uocc ìor ebaro Ubata ; 'j^^^. ^^^^^^^^ ^^^^y^ ^^^^^
Quando uengon a due funti dd cerchio, yrictnéoif con accento dUolon) ala iwina
Oue colf a contraria b dijpaia . ^m/?,n<t, ia lacuale tal pumtionf , fer If
t^ueHi fur cherci ^ che non han coperchio ^^ji^^ ^^i^^^ hrr.anh e dice. Ahi
V'thfo al caj^o 5 e Vapi e Chardinali 5 giufliiia dì Dio , cHiflifa , ciò e-, chi
In cui ufi auarìtia il juo foj^erchio ♦ j^J* ftri^nenelamenff^come uuol inffriye,
T Ante nuoue, Tantf inuf fatele mai \xh
non ueJuff (rctuaglie e fenf cjuanfto u'M i VoMo inerire che neffma mente ne feria di tante
caface, E Verche /r nefdfa, E fenhe tanto neflratia nofìra colf a Come a àire^ Ver che commet
Homo noi le noflre colf e, fer efpY poi in ejufflo luogo tanto miferamente ftrafiati ^ Stilare fgnii'
fica fremer e ftignere ^Etè' cjufllo cU i marinari dicano jìiuare. Onde aHhora dicano la nane,
ejfcrefiiuata, (Quando le mercat ani le, Come lane, cottoni, panni, fcfe e cofc fmili fofie in quella
hanno tanto ferrate e frette , che nulla uifuo fiu entrare. Onde allhora dicano la naue effcrefiif
uata, ScifaYe,fcemfiare, e jìratiare,fgnifìca una mede/ma cofa , COmefk tonda la fcura Ca
ridlh ^0"° f'^g^^ ^^^'^^'^ ^ laltrofcfra cfuello ftretto di m.areyche diuide Italia dalifo
la di Sicilia, chiamato il Faro di Meffìna, luno de (juali è-fojìo da la farte d'Italia, e chiamafft
Scilla, laltro ia la farte di Sicilia, z7 e- detto Caridéi, E ferejpr ognun di quelli molto cauern^
fc, ui ft generano uenti, che mandano fmfre fuori deffe cauerne im.fefuofffme onde, lecjuali uè',
rìendoft infieme a rifcontrare ,fi frangon e romfon luna con Ultra. A cjuefìo imfetuofo fcontro afjt
miglia il peta la gi:}ftra defroiighi contra de gliauari, che in ejuefo cerchio con una medefma
jfetie di fena ft funifcono, ferche mette che ifroiighift mouino da luna efremita del cerchio, f
gliauari da laltra, e che uoltando grauiffmi fefi, cjuelli contra ^uejìi, e cjuejii contra (juelliyfi
uenghino in m^ del cerchio imfetuofmente a rincontrare, E pi ritorni ciafcuno in dietro, fer
loffio me^ cerchio, a le due eflremita di cjuello, I frodighi da luna, e gliauari da laltra, donde
f rima /erano fartiti, a rifigliar Ultra gioflra, E cjuefioejprfcn'^a mairifofc alcuno, latjualfep
na e conueniente a loro, ferche , fi come in (jutfìa uita il fio fcggetto era fiato di uolger fefi, e jfe
talmente dargenfo e doro grauiff.mo e fredofff mo oltre a tuUi glialtri metalli, in che haueano
fmfre frefofmmo diletto efiacere, lauaro fer ascumularlo, fiST il froiigo fer diff farlo , Cof in
quella hauejfcrofcmfre a uolger ffft inutili e uili, che fclamente recajpro affr^nno e fena, Bfico^
me nel uitio erano fati contrari, Co/r haueffro ijuiui ad infurgerfi contra in fena. Ma de la fro^
iigalita diremmo nel xxy. delVurg , Dice adunijue,che ft comefit tonda la fcura Cariddiilacjual
fi frange e romfe con (juelta, ne tatuai fintoff a e fcontra, Cofx conuenir de ijui l A gente ridf
di, ciò è-, QUtfia turia di dannati danl^, 0 halli, tST e^farlar fer derifone,E uien da redeo rei
hs che ftgnifica tornar indietro, come fufa di ftr ne le danZf . QV 1 uidi gente fiu che altrof
Ketroffa, A dinotar il numero de glinfcnfati, the da(]ueflitai uiti/ft lafciano trajforfare, ejfer
infinito . F. duna farte e dattra, tanto i frodighi, (juanto gliauari, COn grandi urli , Vrlat
^ frofrio del tufo, Aduncjue fa lene in coforo, hauendoìi al lujfo aff migliati, Woltadofef PEr
/cr^ di foffa, ciò è-, Ter fir^ di feUo, velcjuale fanno le foffe . Si fenoteano infeme , E Fo^
[zia furti, E foifure doue effi frano fercoff,Si riuolgea ciafcun uoltando retro uerfo lafua efn
mita del cerchio gridando tlfrodigo contra lauaro, Venhe tieni, E Uuaro contrai frodigo, Teyche
hwli, in tal firma rimfYOuerandofi lioto a laliro, li froiigo a tamo, fenht ttnm quello, eh*
INFERNO
ioufua Jare, E f^^^^^ro <xl polipo, rch^ «^^^^^ ^^.^go^ che huea tfneye . Burtarf , fi mÌMf
t moufYf, e liien da la hurreìla, lacjual in lingua lombarda e- una fatta di Itgn:^ , che ufam ai
Icuni giuochi, e foglionla legare a [e farti di dietro de la fcimmia, a ciò che iiranhfcla dieii
ro non
ielfrodigOy E ianfo uien a dire, perche hurli, (juanfo perche getti e ffendi male . ' Coft torr.auan
VEr lo tetro, ciò è', per lo ferrejìre cerchio . DA ogni mano, Perche gliauari tornauano a diftra
fer la medefma mascherano uenutifin al punto opTjuo elei cerchio, di doue [erano prima partiti, e
coft ancora i prodighi per la fua gridando]} anchora LOro ontofo metro, loro Metiofo t7 od^ioi
fouerfo, ilcjual era pur anchora, Perchetie/ti, e perche burli . POifuo^gea ciafcun , Ciuntd
iiafcuna de le parti per lo Ji^ome^o cerchio, gliauari a luna, prodighi alalfra ejìremita di
fuetto, àafcunjìriuolgeuad ricominciar laltra gioftra, come dtfcpra è- detto . Et io, che haued
h cor quaft compunto. Et io, che di coftoro infetto modo tormentati, hauea il core cjuaf afflitta
ia la compaffme difft , MAeflro mio, hor mi dimoflra che gente è- cjuejìa e cet . pffcndo difceft
giù per la roccia nel quarto cerchio, oue ne la firma, che halhiàmo uedufo erano puniti oliaua}
n e prodighi, E cjuiui a me^o il cerchio firmi, per ueder le pene loro in frma che haueano i prof
dight,primi trouati da loro, a la ftnìfìra, e gliauari a la defìra, E perche effi, prodighi erano da U
farte di fuori, ueniuano a contener gliauari cheer^no da laparie didentro del cenhio , A dino',
tare, che lauaritia e più graue uitio de la prodigalità, per la ragione che dtfcfra dicemmo, Cm
ieueàremo chefettimo cerchio lo diuidein tre gironi, che luno contien laliro, CT i peccatori pofti
nel contenuto, hanno più grauemenfe peccato di cjuellipofli nel giron che contiene . il fmile ue^.
iremo de le x. bolge, ne lecjuali ^ diuifc lottauo, E de le cjuattro jf erette , ne lequali ^ Mintol
fox^^ dejraduon . Hor. perche di cjuejìe duejfetie dipeccatori, i prodighi che erano a lafmfìr4
non dritta ueJuta de la mente, pey non hauer f^puto difcernere il uero, che ne la prima ulta in^.
tefaper ^uejìa noftra di cjua, mUojfendiofirci, Nejfuna Jfefi ciftro con mifura, l prodi Aper
lo troppo, e gliauari, per lo poco jfendere, E che cjuefìo affcii ft può intendere., per la uoce loro,
CHe chiaro [abbaia, lacjual chiaramente lo pronuntia, quando uengon A Vue punti, ciò è', a le
iueefìremita del cerchio, Oue contraria colpa. Per e ffr contrari i uitif, U Maia, Ufcpai
ra e diuide. Perche cjuiui, come di fcpra habbìamo ueduto, luna parte grida , Penhe tieni e lah
tra. Perche burli, E diffe abbaia, perche tal riprouero de luno confra de laltro, non effcndo dalcun
gmamento, era cfapiutojìoheftial chehumana, <y^efti fhr cherci , Volfaft Voi sjiraJaU
parte de gli'^t^^^f n /»,.*^; ./r.,,... ,-/2 r . • , S
Er io^^MaeTlro, tra queHi cotaU
Doure io ben ricojjofcer alcuni ,
Che fùr immondi di coteHi mali^
Et egli a me ; Vano penfuro aduni t
Lafconofcente uita^che i fi fo\7jy
Vrefumel poeta ii quefìi tali e Papi e Car
iinali di fcpra detti da Virg,per hauerne
conofciuti alcuni di cjua in quejìa uiia,che
frano fiati iMmondi , do è- , Macchiati
ii (juefli fai uitij, poterne anchora riconù
fcer alcuno in Rutila di la , Ma yirgil. li
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Firenze.
Postillati 16
CANTO SET
hi o^m conoJcctiTji hot lì fa brunK
In eterne ucrranno a li due cot^^ì
QueHi rtfurgeranno del Jtfulao
Col pugno chiufo , e queYii co crìn wo^^/»
lAd dare , e mal tener , lo mondo fulcro
tolto loro j e pojlì a quejìi 7j<jfat
Qual ella jìa , parole non ci ap fulcro ♦
Hor puoi figliuol ueder la corta bujfa
• De i ben-, che Jon commcjfi a la fortuna^
Verche Ihumana gente fi rabbuffa ^
Che tutto Voro*yche fittola luna,
O che già fa ^ di quejle anime Jlanchi
Kc« poterebbe farne pofar una ♦
T I M
iice, cììegli aiuna udm Jenfim ,ferde
lA jconojcfnie ulta , ciò è- , la uita da
non ejpr conofciufa, CHf ifi fc^^, lai
^ualf lijtcf infimi f Ufi hora hruni/L i
^ hora ùjcuri ai ogni conofcen'^ , Et in
pnteniia, la lor uita infine^ Cnde non
fcn degni dejpy conofciuii, lifk hora effìt
fcn'^ ahuna fina , In (terno ufrranf
no A LI due fo^^, A li due fconiri ^
(^Vejìiy do e, Cliauari, al di de luniuer
fai giudiciOy YeftfYgeYannOy^ey hauer Y^ til
tenuto , col fugno chiufc , E Qi^efìi , cio
^, CT* i prodighi, jf er hauer mal dato, co
irinì wo^^ j E conchiuJendo ii loro dii
ce, che mal dare , rijj etto a jrodigU
ynal tenere, yijfetlo a gliauari, hakr tolto II mondofuLhro, il mondo hello, intendendo del rei
gno del cielo, ilijual da (juefti mtij era loro flato tolto, E pfìi a cjuefla '^(uffh de due co^ , Qual
ella fia , KOn ci affuhro, Now ci ahhelifcofarole, Svolendo infirire, chegli^erfc /ìejfc fotea uei
iere, c^uanto pnofcijhffe, e dogni affnnnofiena . Horfuoifigliuol ueder l A corta huffii, ciò ^»
la hreue uanita, DE beni, che fcn commefji a lafirtuna^ Beni commeffì e dati i>7 jfotefìa de laftf
tuna fcno Thefcrl, Stati, Degnifa, Signorie e fmili , VErche, Ver licjuali heni , Ihum ara gente
Si rahhtiffh, finjujferhifce, ferche rabbaruffato diciamo effcre , chifer lo caldo de le fue riahz'^i
fi ne ua gonfiato, come difofrajfeylenfiata labbia di Vlutone dicemmo . CHe tutto Poro , chè'
fitto la luna, duefla e la ragionerie la certa buffnde beni difirfuna, lacjual in fententia chi
piamente in c^uefla frale e breue uitapjfcn dalcuna cqp, ma ne leterna giouay di nulla •
lìacflro'^dijfi Wr^hor mi di anche :
Q.uej}a firtuna, di che tu mi tocche y
Che è^che f ben del mondo ha fi tra branche >
E quelli ame*,0 creature [ciocche ,
Quanta ignoranti a è quella ^ che uoffendex
Hor uOjche tu mia fententia ne imbocche ^
Colui , lo cui fiuer tutto trapende ,
Fere li cicli ^ e die lor chi conduce ;
Si chogni parte ad ogni parte pplende ♦
Vipribuendo ugualmente la luce t
Similemente agliplcndcr mondani
Ordino general minpra e duce ;
Che permutale a tempo li ben uant ,
ri ^e«/e in gente , e duno in altro pingue
Oltre la dipnfwn de pnni hum,ani
Per chuna parte impera , e laltra langue
Seguendo lo giudi ciò di cofìei
Che de occulto . come in herba langue ♦
Vojiro fauer non ha contraPo a lei :
l! peia domanda VirgiL ancora , quella
che froifriamente fa cjuefla ftrtuna, de U
<jual egli libarla, E che ha SI fra brani
che, ciò e',Tanto in fuo arbitrio i beni del
mondo, A che ^irg. riprendendo la fioci
cheZ^ V ignorantia de Ihumme creatu
re, chefcn'^ alcun difcorf, di lei fi dolg9
nOffromette di dirglielo, Onde dice,^HCr
uo, che tu ne imbocche mia fenten"^ , Ho
ra uo^lio, che tu nafjf renda la mia dijfini
tione , latjual cominciando dimoflra ,
fi come Dio, la fqientia delcjuale, ]fer ep
pr infinita , trafcende ejfaffà tutte le coi
fe, pce ajfrindjf io i cieli, e diede loro chi
li conduce, che da alcuni filofc fi, ejjedal
mente d' Ariffotile, p.ron domandate ini
ielligentie , E che in tal firma , e con tal
ordine e" condcUo da àafcuna di (juefle il
fuo, che jfer ejpr traparenii , ogni parte
dognun di (juelli dijìribuendo egualmenf
INFERNO
llli fmei( , giuiki , e perfegue te la fi,» lucf,r!A!fnJ< te] 6£Htf<irtt, che
Suo regno} comt t loro glialtri De/» fmilmtntt a ghj^fnhrmmixm ,iniejt
Lt fae permutation non hanno tregue t ì^'ft' ' dnd terreni, Het
Nece(Jita la fa effer ueloce j ^' minijir« e ii'ct,a do (he a temp h per
Si (beffo uìen , chi uicenia confegue , '""'f' ^'i'"'' i'"" ^ ^""^
Ojefai colei ; che tanto polla in croce 'r» !"'•■£'<'. E i"»^ -in altra natione,
Pur da color, che le dourian dar lode , 7^"^' T'' /VTJ'
Vandokbfmo a torto e mdauoce. l ^nm /if A^n^^ni ^^^^^^^
Ma ella se beata j e ao non ode : ^^^^ ^^f^^^^. ^^^^^^ ^
Tra laltre pnme creature Usta ria, e Ultra Uri^mfc/f/if rifa .fcttoponm
Volue jua jpera ; e beata fi gode . ioft al giudim di lei, fer t fer impfefla^.
Hot difcendiamo homat a maggior fietat lile,iljualepcr?tafco/}o come inherU
Già ogni jlella cade 5 che Jaliua^ Unpe^ Cmefà nelheria ilfnf e, iljugl
Oliando mi mojji'^el troppo flar ft uteta^ efjtnk M confirm cohr di (juellajfgier
mentfj^uo incannar Qj}imder chipaf^
p, cme fi iìgìuiim de la fvrtuna^ Jal^ua! neffuìi fi fa nffuo guardar r, Onh dice, che il m
firofaner ' " ' " ~
me li, luru^usuri uciy ^^uwe jann^ aa loro giiaitn motori ae cieii, Altramente aemimeuig^
tie . Lefue fermutation NO« hanno tregue, Hon hanno fofa . NEcefpfa la fi ejfer urlcce , E
^nefla è' la ragione, onde uìen che non hanno tregue, Perche najcenìo le fermuiationi di fèrfui
na da moti de deli, ie^uali fcno ueloci con certa neceffua, hifcg:ia che ancora lei,ne le fue fermuf
Utionifta, con la medeftma necejpta, uehce . Sijfe/fc uìen CHi confcgue uicenda, chi di ijue{
fìi beni, fer la frequente e ueloce mutatione, conjègue la uolta jua , Perche hoggi fono f offe dufi
da uno , domane da unaltro , Onde Boet, in ferfcna di lei, Ofes, honorer, cfteraq; falium funi
mei luris, Dominam fàmulf cognofcunt hfc mea ius efl , Rune continuum ludum ludimus . Fo;
tam uolukli orhe uerfmut infima fummis, Summaq; infimis mutare gaudemut . Quefla è*
colei, CHe** tanfo pfla in croce, l acjual è' tanfo con faroleuiUane er odiofe continuamente tori
mentata P VR da color, chele dourian dar lode. Intendendo di ciucili , che un tempo fcno fiati
ieneficiaH da lei, ma poi priuati di tal beneficio, perche tjuefli tali la douriano lodare , e ringraf
tiar del riceuufo benefìcio, per cjuel tempo che Ihanno poffcduto , e non dolerft di lei,fe ne le fut
feymufaiiomè^piuufhce,nonperuo!onfa,ma, come ha detto, per nece/pta,idi (jueUo àe effi
uoriano. Dandole biafmo, E Mala uoce, e rea fima a torto . MA ella te^ beata, Attenga che fir
f una, fecondo Ariff. nel fecondo de la filofcfia, non fia altro che certa confcc^uentia fen'^ propo/i^
to, lacjual nafce da moti decidi, E Gregor. dice, Nonfta ne cuori de fideli, che fito , ofirttma
ftd, 0 dicaft effer alcuna cfct, E Q«z. Curt. ^ofìrifine pedibus dicunt effe fhrtunam ^ue manttf
tantum hacpennas habet, Cummanusporrigìt etiam penna s comfrehendere non patitur. Et ah
troue, firtnnam cjue non efl dicere ce.am, Nondimeno, Dante, come poeta, in per fona di
Virg.laflngf una Dea, Onde dice, cheUa se beata e lieta tra laltre prime creature, E Uon 0(/r,
E non cura il biafmo e la infamia, che attorto le uìen dato. Ma uolge la fua ffera, iniefa per la r4
, . ^l fèguenf e di hanno da /lire, uieiafo loro il troppo
(tare. Onde dice, Hor difendiamo homai A Maggior ^ieta, A maggior compaffme, E confa
^uentemente, cme uuol inferire, a maggimepiu ^raui[ene . Già ogniflella cade, chefdiH€
Qiiand<^
CANTO SETTIMO.
0 u..h m m[fu VenV. cu.nh f m^c. àe .r. /?r., Onh en fine del frim^ uni, tanfe h
^iie.o^ftoj^ u lu _ ^ . ^f^^^^^^^^^Yon ({uefì^ (^uArio cmhio y e
Noi incidmmol cmho a Ultra ma
Souruna jènte 5 che hoìk , c riuerfa
Ver un jvfjato^chc da lei derma.
Ucqua era buia molto f 'tu che perfa :
E noi in comp:ignia de Icnde hige
'Entratìirno giù per una uia diuerfa ♦
Vna palude fa , che ha nome Stige
auintOjfcfra una finte, che klle e YÌuer
fd^er un ^jf^^o , ^^'^ deriua , e f arie da
lei . Dicano alcuni chfl hHoY di juejì:^
finte myalmeme fgnifica il rikllmen:
io che fi il fdn^uf intorno al cuore de lira
condo.llriueYfure , cjuello che fa la cole;
INFERNO
Q^uerto trìFlo rufcelj quando e difcefo ya, che fi mzjha ìi fimi perla uoltò. Il
M pie de le maligne piagge grige^ qual uimfi ^unifce nelijuim cerchia
"Et io ^ che di mirar mi jlaua ime fi j dentro a Uj^aiude Sti^e^cheda ijuefla
vidi genti fangofe in quel pantano fi^^^ ^^^^^^ > ^o^^ f<i difetto uedrema,
Ignude tutte j e ccn fmbiante ojfefo ♦ ^ cheUfuaa.cjuaJacjual è- tuia rnofta
Cluem fi pcrcotean non pur con mano j f^^ ^H^rfa /fgni fi caU mente delira^.
Ma con U teliate col petto e co \ piedi WWi
^roncando^^ co denti a brano a brano/ LT^L; /^^"^ ^'1
i'itffciMtiiMn'^lm . Mihftt crelit',
wo che mUjfe iimojtw il funrt la ignìrcmiu ii eh fi 'lafcia imorrtr nelm/h, e chi in
^uehgiafiimaeferhaktMn . il color ferfo iimojìrammo nel (juinlo canto fjprinfffo i4
fOfla ffr ceìfjfro, oue in fnfcna di Trancefca da Rimino dijp, O animale coytefc e tcniJo, eh
uifi/anhMiffrLerffrfcecet. T.noi in cowfagnia -DE hnieli^e, do è-, JfMe ofcm Bit
Ummo gxu Veruna ma diuerft, Vn una altra uia ii .jKella, cheficn,.i lande de lacL, 'aum
fa che andajfiro in compagnia di cjuelle . VNa faludef^, nMiamo in at.efto luogo da not.re,
fi come uedremo di fornirei xiiij. canto, cheljfoel, uole , che de le lagrime chetano da malia',
tua, laf,al finge ne lifdadi Creta, e di <jueUa dentro dal monte Ida, n.fchi»o cjuattro fiumi in,
krnaU, decjual, dpmo e- Acheronte , oue hahUamo difcfra uedulofiar Caroli demonio a
far lan,me, che ihanno a dannare . Qjieflo , fecondo la fua fittione , corre e floolra intorno ala
éoccatura del frimoe maggio, cerchio. E dilui caggion alcune accjue fotteranfe, che uengonfoi
ad ufcrfiiori di <luefto finte c]:e boRe, E di cfuejìo efce il rifceUo , che cade nel quinto cenhio, e
e^nuifn laja.udeStigeintefàferloficondo fiume, oue /i fifyal fingo franno\liracondi, e di
fitto ghaccilofi . Di cjuelìa falude caggion fvmilmente accjue, lecju.Ii poi nel fcLo cerchio firn',
„Oilter^p fiume detto fìegetonte, ilfc.l^una riuiera dilo'dente ftngue ,oue Ranno i .nolenti
contrai frofflmo, K di ^uejh efce un fiumiceh , ilcjual atlrauerfando ditto fctlim, cerchio , ua a
cagger ne loUau^, e dioueh nel pz^ de traiìton , e c^ui-Afì il quarto CT ultimo fiume detti
Cauto, tt e- un groff.ffmo ghiacci^ dxfimo in f,aUro .cfire , ne lequalifcno fofi-e quattro Ile -,
tie di traditori, come tutto fc dimojìrato ne la dcfcrittione de l '!nf. Quefio r, {cello adunque - fi
la palude Stige,lajual chiama trifta, perche Stige fignifica triftifia , F. le piagge maliÀe,'rU
fletto a ghacciiioft, che fino fcUo il pantano de la palude, come difetto uedremo .perche fa! uitio
Tiafce da maligno e con'aminato animo , GRige. ciò ^,tige ,i!cji<al pallido colore ^ frotno de
laccidiofo , chefcmprefi rode e ce fuma dentro . Et io, che di mirar MI jìaua infefc , Mifaua inte
toefifc. Vidi genti fhngfin f.el pantano, Quefiifno gliracondi, E perche fienovofliMlm
lano, lo ue..remo difetto . Erano tutte ignude, perche laiiraio dimofira fi.ori, fer Iccefo color
del uoto, ogni fua paffion de lanimo, E Confcmiiante, E con uolto^.ojfefo . SemUante è uocahl
Franzeje il cjua! propriamente fignifica c^uella dimofiralione che fi la cofa in apparenti, cornei
uo to delhuomo,fcg!ie- allegro o mefto, timido, o franco, humil, ofuperh, irato, o pLto, Et
allhorafira cjuelìo fimUmle ojfefo, che per lui fi dimofrera effcr ne Ihuom quello, che ragione',
t^o'mentenon douria effne come meftùia, timidità, fuperiia, ira e fimili . Adunque, m ] e quf
Jìultimafi dimofiraua nelfemliante di coftoro, per'o uenìua ad ejfcr o^/5 . qvefti f^' rercolecn
mnpur con mano. Per le mani fiptendon lopere. Ver la tefta, lafintafia, Fe^k tetto le aoitatio
m, e perii piedi lappetito, perche tutte ^.ejìe cofc concorron infieme ne Ixiirato, Lnio determi
ra uo'.rfi uenduare TRoncandof co denti, Rodeniofi co mordaci penfieri, A Brano a Irano,
" f'^^" 'r'^^,r'ercheUd,rato,fin a tanto che de la ingiuria non fi uendica, fi confuma e rodi
«pco itpcopenjctnJo a la firma, nome la uenittta poffn confcguire .
CANTO SETTIMO.
Lo huon maeflro Me ; f iglio hor ued'i ^irn^ffr" V,rg. che ^uffoff, mlfinm
Umme di color ; cui uinfe ln<t : '"Pf^' ^H' ^ ^\ lf''
anco uo,che tu per certo cndi , che fdfr ,»n^r UUra,^ c),.a.|c«o.
Che fitto Ucqu. U gente , che fij^na ; J^J,, % , ^J^ Uf^a4-
Come loccho ti dice , u che Ja^girA . ^.^^^^^.^ ^^^^^^^^ datduop ^ cinque.
luti nel limo dicon j T/i/f: jummo ^ luffur^fi nel Jàondo, a gohfj nel ter^.
Nd laer dolce , che dal fil faUegra , ^ gliaum nel quarto, zj- a glirac^m
Vomnio dentro accìdicfi jùmmo t di zfr auUioft in c<ueft:i <iuim cerchio.
Hor ci mrijliam ne la belletta negra ^ -Rjmang^nne di<e, ijlprti e ^limidio/r,
Quejìhinno ft gorgogUan ne laHro'^^^ ac^ualimntYmmo de dia,cme ac^ue
Che dir noi fojjcn con parola integra^ fli, alcun fn/m /w^o, E /rf cagione fi
Co/i girammo de la lorda po\^a che tu due uitij n^n ^erman^ono infe
Grandmo tra la ripa ficca ci me'^o cme f altri, de^uali hMiamo di
Con gliocchì uohi a chi del fango ingo^^at fcr^ueduto,fer.heUhhin^a^^^^^^
venimmo a f k duna torre al da /e^^t . ^{^^^ ^^f^f']
^er pdiri, comefnnno le fùtentie de lai-
ìiim^^erlememhrct del corp, Terche, fi
cme la fiiferlia, fi^niflcata dalp^fa fer lucifero ( ilche uedremo ne luliimo canto ) è- radice
di funi i mali, lo fi medefimamenie iifvndela fita malitia fer iuUi cjueUi, Onde nel xiiy. canti
uedremo, che parlando Virg, a Cafanto, in confùftone de lafìiafiqfrlia dice, O Cananeo, hi
ciò che non fmr^or'^ la tua fuiferhia, fc tu fiu f unito, Nullo mariiro fuor che la tua rahhia Sa
yelhe al tuo ftiror d:>lor comfiio, E nondimeno. Cananeo non è- punito cjuiuide la fiia fiqerlia,
ma de la uiolentìa, cW u:Ue fhr a gli Vij prouocandoli a [^attaglia, lacjual uiolentia nafieua da
fuferhia, che in (al uitiofi diftnJieua, come in c^uel luogo uedremo , Cofi ancora nel xxxi. can^
to farlanh li Tialte dice, Quffto fiiferlo uoUe ejpre fferto Bifida pzteniìa contrai fcmmo Oioue
ecet .E nondimeno, egli non è- in cjuel luogo punito de la fi/a fuferhia, ma de la impifta che uso
ài inficfger contra ^li Dij, lacjual nafceua da fitperhia, che in tal uitio fi difindeua, Quejto me*,
deftmo diremo de gliratondi, decfuaìi al prefcnte trattiamo. Onde nel fcguente canto il poeta pari
landò di (juelli inptrfcna di "^irg, dice, guanti fi tengon hor la fit gran regi, che cjuifiaranno,
come foni in hrago, nife lafcianh horrihili difiregi. In tal fórma pgnificando Alterigia e la de'^
prefjìon loro, douendofi lun contrario funir con laliro fuo contrario, E per juefiogliha pofìi mei
defmam.ente nd fango . il fimile diremo ancora de gliacciiiofi. Onde in perfcna di \irgJice,
?iui nel limo dicon, Irifiifiimmo Ne laer dolce , che dalfcl fall egra Tonando dentro accidiofò
fùmm.o. Word ctttrifìiam ne la hellefa negra. Intendendo accidiofc fum.mo, per laccidia, che de^,
pende da fuperUa, perche tanto uien a dir fimmofc, ^uantofuperho, E fi comA fìimo difua na^
tura fi ua fcmpre efjaliando, cofi fiil fiuferh, non ptendo ficffrir alcun maggior ne pari a fi . Q^**
/?o medefimo fi la inuidia. Onde il luffuriofr, pef disfogar la fi/a lihidine, portd inuidia a chipof
[tede lohietto, che uoriapojfiedew lui, il ^olofc de huon hocconi, lauaro, a chi pofpede piufnculta,
Liracondo, a chi configge la vendetta, che non fuo confcguir lui, il filmile diremo de laaidiop,
e de gliofpreffi di c^ual fi uoglia altro uitio . E chi diceffi, the nel Turg, il poeta pn pur i luoghi,
doueìanime fi purgano di (juefti due uitij difiinti da glic:ltri,fi riffonde, che \n Vurg. pconda
lui, e come par che la giujtitia permetta, ogni peccato fi purga nei fuo conueniente luog:^, e con
la fua conueniente pena, perche cjuantol peccato e- più graue, tanto delle effir punito più hntan
dal cielo, E juanto più leue, tanto più prejfc di juello, E con una pena fi purgai fiuperho, con ali
E ii
INFERNO.
tra Wrtulii^ìfoyCòn alita liYamh, t corj altra lacci^iofo, e nft ua Jtfcoyrerih p^uìtaniolcy^frf
nel [dir a ^urgnr i fiu graui fin chefkua Unima netta e monda di tutte le macchie, fc ne uoli al
cielo, OnJlelp^etanel xiijJeffoVuYg . Y.ffonienha Safia Senejc, che finge hauey trouafa nel
'fa:ink giróne fya glinuiiiofi, la fena de ijuali è* dhauey cuciti glioahi dice, Gliocchi,dif}ìo,nìi
fieno anchoY cjui tolti, Ma pcciol temp, che pca e- h^vfa, Vatta fer effly con inuidia uolti . Trof
fa è- pu la paura, onlè-fpjj^efd Lanima mia del tomento lifctto, che già lincarco di la giù mi
. fejd . Intendendo, che temeua ]pÌM igrauipefi, ^o^ro a ijuali nel giron di fcUo ( chera il primo ^
Kato da loro ) fi furgano ifi^perhi, Volendo injtrire, che per fcntirfi molto più macchiato del uitio
de la fiiferhia, che de la inuidia p.peua, che dopo la morte haufua (juiui molto più lungamente
flaYe, che non fìarehhe in (juello, oue fifurga la inuidia, E per^o ^ neceffario cht in ^urg. {juejii
due uitij haWino ciascuno il fuo propyio luogo come ghaltri, (juello che in Inf. perla ragione dtOd
difcpya, non accade, E perche (juiui, doue le pene fono eterne, lanime uanno a cjuel luogo, neU
(fual fi funìfce il maggior e piugYaue delitto, channo commeffo al mondo, ouefcn"^ camhinYmai
luogo y eternalmenfe ftanno, E c^uefio dimofìra il peta in più luoghi , e f^efialmente nel "KxHij.
de la prefinfe cantica, oue ne lafcttima holgia de lottauo cerchio finge hauer trouato tra ladri, che
in cjuella fi punifcono, Gianni Schicchi, che per haueylo conofciuto al mondo, come dice, huomo
di [angue, e di corucci, credeua che fifjl nel cerchio di fcpra, e di^cjueh, ne la riuiera del hollen
le fangue tra uiolenti contrai proffimo, o ueramente ne la pantano fa palude, de laejual horapar
limo, tragiiracondi. Onde (gli, che già era fiato conofciuto dal poeta dice^ Io non poffo negar
<juel che tu chiedi. Ingiù firn meffo tanto, perchio fui Ladro a la fdcrefiia de belli arredi e cet .
Adun^jue, perchel fitrto ( e Jfetialmente ejfendo fiato di cofi fiacre ) (ra peccato più graue de la
uiojentia, e de liracondia che hauea ufata, pero era fiato meffo tanto in giù, doue, e de corucci e
del fangue uiolentemente ffarfo, che ognun per fi e" Jfetie di fiuperhia, e del commeffc fàcrilegio,
era ad un tempo, in cjuel mede fimo luogo punito . Ma tornando dico, che lira e" diffinita da Anfì,
Tifi primo de lanima effèr accenfione di fàngue Intorno al cuore, E Giou.Damafceno nel fecondo
^ le fenf. dice, ha efì accenfito eius, ijui circa cor efifanguinis ex uaporatianefillis, E che fiapec
cato mortale, è" affermato e da AÌh, Mtg, nelfiec, de le fent, E da S,Thom, in fecfec» dicendo,
ira annumeratur inier capitalia uifia cjue funi mortalia peccata . Da lacjual ira procedeno prinf
cìfalmenfe tre malignità, La prima è- che accieca lo intelletto. Onde il medefimo in prima ficun
de, In ceieraspafftònes irafcihilis ira magi; impedit iudicium ^ ufum yatìonis . E Sen, ne prou,
JracYudelismater efl, Ingenia recta dehilitat , E Marco Tulio ne la prima oratione a Marcello,
Iracundia (juo(^; confiilio inimica efi . La feconda malignità de lira è" che corrompe il corpo humn
no . Onde S .Thom. in prima [ce un de dice, che lira ^ cagione del furor del fingue, e che tal fili*,
YOre ^ amaro, per che uìen daffile affcmigliafi al fìtoco , E Gyeg, nel (juinto de morali, Im
homo deuictus, ad apertam mox infmam ducitur, to' uf^', ad fujferficiem corpralis diffofittioni
ah intimo co^ifationum fìindamento diffipatur . La ter^ malignità de lira e, ihe fi<ga e mani
ia uia ogni h^a injfiratione, perche il luogo deh Jfirito finto è- la mente pacifica e cjuieta, On
ie il Vro^ta nel Salmo /xxv. In paceficfuf efi locus eius . Se aduncjue lo ffiriito fcnto fentira Hi
facondia, t!T H fiiYOr ne la mente, immediate partirà uia da (Quella . Onde Greg, Vum ira ani
ynumpulfdf, Sanctojpiritui fuam haUtationem turlaf . E lo Afofì, a gli Bfifi alcjuayfo, N'o/i
confriflare J};iritum fanctum Dei in (juo fignati efiis in die redemj^tmis , e è' d ammirar fi (è
lo Jpirifo fanto fidegna la compagnia de liracodo, da che /Uomo ancora lo fiigge. Et precetto di
Salo^, ne prO'u al xxy . Noli effe amicus homAnx iracundo, ne(j; amluUs cum uir fimofc, Nefir
le difcasfemitas eius, cfT fiume sfcand al um anime tue . Uccidia e' da Giouan.Damafc, nelfccJe
le fine fieni, diffinita cofi. Accidia efi cfuedam friftitia aggrauant , Et Aug, fcpra i Salrr.i dice.
Accidia efi telium ioni jfmtualis cr interni . E Greg. nel fccje moy. Accidia efi interna mens
triflitia
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Postillati 16
CANTO SETTIMO.
fYÌftitU . IdccìJid aJunjur non e alfroy che CfYta frtpitia, Utjual a^^raua la mente ìe Ihuom^
E nafce cmuìiemente ia una di aufftf ire cagioni, Tia la comfUffmf mlinconica fflnguima,
tenhe in auefli maffimamenfe abondano tali humori. Onde Arift. nd j^rimo defcn^. e uip Mei
lanmia eft naturalifer frigida, cT ivfngidantlìomcm, Ksr alia loca uhicun(\; domimum ha:
ht . Vuo nascer da diabolica infngafione, ferche naturalmente il demonio ha ptejìaffra tuUd
la nojìrafariejinfitiua, Ma tanfo fero fclamenfe, cjuantogliè^ffrmeffc da Lio ]fuO cagionar lac
àdia, E di p S.Thm. fofra loh, Quocuncj; fch motu locali fiuni, pjfcnt caufm a demonibuf.
ijuflia, fu fcdutto da lefue concubine . Quejìo fi dimora in molti religioft, ei7 huomini ricchi,
ihe fiondo in fomma quiete del corpo diuengon odo/? CfT accidiofi de la mente . Vejuali ^ da do
lerfi, come de Romani Aug. in cjuel de ciuit.dei oue dice, vluf dolendum eft ofulentia ijuam jfau
feriate ferijfe Romanos . £ che [accidia fia feccaio mortale, è' conclufizne di S, Thom, inffc,
fec. Ed*Alter.Mag,nelfec,de le fcnten . laccidia è contraria a tutte le creature, Cnde
Arijl in fcc, de cceh, Omnes res, tfx omnes creature fimt frofter oferationem . Fere ufggiamo
ogni creatura oferar fecondo la natura fi^a . Difcorre il fcle da oriente in occidente e tòma in
oriente ^uafìfcmf re in ^xiiij.hre,e di <]uelìoiaLorfononmanca mai , lefielle fmfre oferai
riofroiucendocjuagiu franoile fue infuenfie . llmedffimof^nnogliflemfnti, CliammaU
frocuranjemfrefer il uiuer loro e defrofri fìgliuoU , Onde ueggiamo la firmica, Come dice
Sahm. ne frou. al vz. che ijuantunijue ella non hahhia duca, o freceUore, moffa da naturai infun
10, frocura daccumuUr la fiate, di che foffa uiuer iluerno . Hafft adunijue da uergognar laccv.
iiyfh deffer uinfo da glianimali irrationali . Oltre di cjuejìo', Laccidia P' cagione de laferdition
del temfo, il<jual e lafiu cara e la fiu rrofria coft che hahbialhuowo. Onde Sen, Relicjua nohit
tdiena funt, temfus tantum nofìram ejì . E Salom. ne Vhccles. Fi7y, confcrua temfui, declinant
n mah, Temfui datum eft ut oferemur Unum . E l'Afoft, a Calai . Dum femfUJ hahemus Ofe
Yemur honum . Dettiamo aduncjue fuggir [accidia, fer ejfcr cagione di molti mali . Induce foi
uerta. Onde Salom. ne froutr. al xxiy. Quioferatter ffrramfuam, ftialitur fanis, Quifcctai
tur ocium, reflehitur egeftatem . Induce infirmita nel corpo, doue che Ifffinitio moderato conjcrs^
ualafanita. Priualhuomo de beni ff^irituali e femforali , hlufrifcelafitferlia, è- rr.adre di
tu^i glialtri uitij . Hora ferche liracundo moftra di fuori fer laccefc uoUo, f fer gliatti efarelf
efuriorì lafua ira, llfoeta Itfondifcfralafalude, E gliaccidiofi, perche pa Ur.no conueriita
la fua ira in occulto odio, \ero lifone in occulto luogo fommerfi fctlo U ieJlda If \a ifa^^de, E
che fra efft dichino, che fi come fcrano attrifìati in (juefto dolce e fcreno aere, cY.e fclle^ra dal fcle,
Cofi hora fattnfxino in cjuella nera KST ofcura beUeta . hehta frof riamente fe-fiingo licjuef^ti
to dalacjua, che fer non hauer ufcita,fÌa ftrma, come uegpamo effcrne ìefaludifmili a ijuffid
itfcriUa dal foeta . qvefthinno, ciò e^, Qj'.efto uerfc,^ SI gorgogliano ne lafmZ^a, Sigarga
ri^'^no ne la canna de la gola, che fer la belleta che in ghioUifcono, non lo foffano con intera fa^
Yola dire, E moralmente, ferche in cjuefta uita non fifcnomai ben lafciati intendere, foriando
pmfYC'iloro Qdi occulti, non mol che hora in (juella foffin fvrmar intere farole, fer leijuali efft
fteKO medeftmamente intefi . Cofi girammo DE la lorda fo^^, ciò è^. Ve la fcZ.^ e fj?orca fa^.
lude, benché p^'^ è' cjuel medefmo chabbimo detto de la beEeta, GV^andarco, jenhe effondo il
luogo tondo, girauon in arco, Tra la rifa SEcca, ciò e^, AfciuUa, Intendendo dt la roccia, fer
lacjualeran difcefi, chera loro a ftniftra, ELm.eZ^,Et il molle, intefcfer la faludr, chera /oro
a la deftra frendendo la fimilitudine del fom.e cjuado e' uicino alfufrefirfi che- me^^ e molle. Co
^hocchi uolti a feuatori^ cheYnnoin effa [alude^e <,he inghiottendo ingo^'^uano delf^ngo^Mé
E iii
INFERNO CANTO. VIK
irigùZ^^Yf e- fYòprh dopi uccello, ffrchfhanmlg^^^ manéamlfafl$ prima chf kliofi
rifchino, E coft dice che uenm A L rf^/c ^^o, ciò e^, A k fine, al fieie dum tm( .
CANTO OTTAVO.
10 dico feguìtanio , che affai prima , Seguìmdo il peta nel frefer.te canfo U
eh mi foffmo al pie de Ulta torre, materia lafùata nel precedente, eJlimi
Clwcchi mjlri nandar fujh a la cima firafrima^cme punti che fumnal^if le
Ver due fiammettc ; che i ucdemmo porre } de latta forre,dela(jual ha detto infine di
Et unaìtra da lunge rendar cenno quello, furQn,feY attrauerfar la palude,
Tanto j che a pena il potea locchio torre^ ^^^^^^ Flegiasne la fra iarchetta, E
E/ io.riuoìto al mar di tuttolfennoy '^fi nauigando, defcriue h fìratic, che
DiJJi ; duejlo che dice ! e che rifhonde f^'^' Argenti il cjual finge
CLucUaltro fi^ocoi e chi fin quei chd finno l ^^^'^[rouatonelpaff.rdel^^ palude tra
Et egli a me ; Su per Ufucidonde ^t'h.. ^ ' fT '
é^iZ r. ■ n 1 r rL ^'^^ di Di/e,pi negato hr linfrata di
Qtafcorger puoi quello che /aj^etta quella da una ZfinLturla di Vemm,
Sei fiimo del pantan noi ti najconde , molte minacceuoli parole, ferra:
Yonloroìe porte ìnconiro , p~ iodica
feguitando . Ha il p^eta, dapoi chegli entro ientrò Sa la porta de V\nf . iUhe uedemmo alprim
àpio del ter^ Canto, fèmpre in tutti glialtri canti fin a cjui cangiato materia e luogo, Onde in
effe ter^ canto, entrato dentro da la detta porta, uedemmo che tratto de gìifciagurati che mai non
fitr uiui, e del fiume Acheronte . Nel Quarto canto, deparuoli e de morali pofti nel primo ceri
ihio . Nel (luinto, de luffuriofi pofli nel fecondo . Nel /èfto de golofi pofti nel ter^ . Nel fcttimo,
^e prodighi e de gliauari pofli nel quarto, con il loro difcenfo nd quinto cerchi:^, oue ne la palui
^e Stige fieno puniti gliracondi e gliaccidiof, come in quello haihiamo fin a qui ueduto. Hora,
perche nel f re finte oUauo canto non muta materia, comha fitto ne glialtri, ma figuita in trattar
11 quella mede fima lafiiata infine del precedente, pero dice, figuitando in quella dire, chi
affai prima, chefftfiffero giunt. al piede de lalta torre, de laqual ha detto ne lultimo uerfc del prei
ledente canto, che i loro occhi, intefi per la loro uedufa, nandaron fufo a la cima deffa alta torre,
e quefto, per dueaccefc fiammette, che ui uidero porre, KfT unaltra tanto lunge render ceno a que
fte due, che a pena lOcchio, ciò è^, la uedufa, LO fotea torre, lQp:^ieua comprendere, A dino
tare, quanto ella fvfe da quejie due lontana . la fittione del poeta fi e-, che quefla torre fia in luo
go di uedetta aUa^ città di Ditepofta in me^ de la palude, che la cinge intorno con egual diftani
tia, A laqual città, da effa torre attrauerfando tal palude, nauigano lanime, che uanno danna»
le dentro da effa città, e le guardie de la torre, che uedono da lunge uenir lanime per paffare, firn
710 cenno con le fiammette a le guardie dunaltra torre de la città, che mandino la harca per lei
aarle. Et a ciò che l'appiano di che tenuta ha da effère la barca, che hanno da mandare, accende',
9ì0 tante fiammette, quante a numero fono le anime, che uedon uenire, E que/fo finge, come foei
fa, perche lanime non occufan luogo . quelli adunque de la città rendon il cenno on una fami
metia, per dimoprar dhauerintefc, e mandano la barca per leuarìe, E perche quefle erano due,
€Ìo è-, Virg, e Dante, fero fofero due fiammette . ET io riuo'to al mar di tuttol fcnno , Dante
domanda infententia quello, che ognun di quefii fitochi uuol figmficare, e chiama Wirg, MAf
ii tuttol fcnno, pigliando! tutto per parte, come quando difcpra dijje, E quel fauio gentil, che tut
tùfcpfe . Ri/fonde Mirg. che S^lfumo, ciò è'. Sei groffo uapore, chfce del pantanofo palude, non
glie lo nafc^nde, che già può uedere, fumerie fuciie ehrdeonde deffa palude quello^ che fiotta
INFERNO CANTO. Vili*
/on, E mulrfltnify ptra Vir^. eh e , linteMoy ed Mfcorfo de la ugme, hfcerner il uere,
Ma era Lhhiofc Dante, intefc fer /o fenfo, imf edito da la contagme del corp, lo foteua uedet
lui,f(ro dice, SEI fumo del fantan, (Ì3 e', Se lalteratione del corfo, i7^«ct/ ferfenon ^ altr^
àefing^ efutrefittione, NO/ ù nasconde, No?i te lo uifta infirma, chf tu no lopjja difcernere .
Corda non pnfe mai da jt Jàetta^ Afjtmìgliala uelocìta duna ficciolanai
Che fi corrcjje uia per I<ier fneUa 5 ue, che dop le parole di \/irg. uide uenit
Comio uidi una naue f iaioletta ferlapaludeuerfo di loro,a (juellodeU
Venir per lacqua ucrJo noi in quella SNella, do è-. Schietta dritta, er ejj'di
Sottol Tpuerno dun Col galeoto^, iaf,etta,j^intaf er aere da corda dar co,^
Che {ridaua j Hor /e/ giunta anima fitta . ^^^^P^o A dinotare f f/^ ri^;.
Vhkgi ,pWc !.. tigM a ucto ; t'f' ^^^^^^^^
D# hmiof^gnorfa quefla uoUat ^ 'f^^
JJ 'l'^'irr rr J 11 . tile art etifo, non e- accompagnato dal lU>
Viu non CI harat , che follando il hto . J^.^^ onde due, l \ridauafin'.
Q^ual e colui^, che grande inganno afcolta , ^ Mratione, e non fiper a chi
Che Xi fxa fiitto ; e po/ [e ne rammarca 5 indn^l^fTe ilfi<o gridare, e prendédo ani.
F<ce Ji Vhkgiiii ne Ina accolta. (ora, per lo fuo cieco fi^rore, errorrifl nu
Lo duca mio difcefi ne la barca ^ mero dicendo. Anima, frano due ani •
E poi mifice entrar apfrejfo lui ^ me, FhUa, do è^, fraudolenta. Onde ai
E jol , quando fui dentro parue carca ♦ uno, che fi diletta difroie e truffr, diaa
ToHo chel duca, ^ io nel legno fui 5 m pilone, E perche c^ue^o galeotto coni
Secunio fi ne u'a lantica prora iuceua Unirne a la citta di Dite, dentri
De lacqua più , che non fuol con altrui . a Ugnale, ne firn più hajft cerchi, fpu
^ ^ ^ mfcelafraude,graui(fmofcpraadognai
m uitio,per'o dice. Anima fili a . PHlegiaf, phlegi'ar, Vlegias, fecondo le fiuolf, figliuolo di
fAarte,accffc dimplacaUle ira contro ad Apolline, per hauerli uiolata la figliuola Coronis, arje
ilfuo tempio, per ihual f^crilegio fingono, che da Apodinefiffe cacciato ne Vl'nf. Ondel poeta,
per ejfer cofiui fiato moUo iracondo, lo prepone al luogo, oue tal uitio fi putiifce. Come ha dijoi,
fra fitto cerbero fcpra i gohfr, e Plutone fcpra de gliauari . T V gridi a uoto. Tu gridi indarno, E
la ragion 'e- cjueffa. Più ne d haraifcnon paffindol loto. Tu non d haraipiu tepo in ^uel ofiingo,
fe no tanto, quato peneremo a paffarlo . A darli ad intedere, cheffi non erano entrati rie la con t de
rationediciuefìouifn,perfirui hahito dentro, ma fclamentefer tranftohauer cognttm de la
fua malitia . qVal è- colui, AffimigUa lo sUgottimento, KfT il condolerfi di Flegiaf,conolciui
to lerror fio, per le parole di Wirg. a colui che afcolta il grande inganno, de glie- fiato Mo, deb
quale fi rammarca e dole. Onde dice, FEcefi, Coft fice llegm ne la fua accolta eKoncefutaira,
E moralmente. Si siìgottifce e duol FÌegias, do ^, il Dmomo, che Dante entri ne la confiderà:^
/ione di quefìo uitio, non per firui hahito, ma per conofcerlo, a ciò che lopoffa figgire, perche u<ì
ria la dannatione, e non la f^lute de Ihuomo . LO duca mio difcefi ne la harc.a, \irg. e Dante
ifiendon ne la Urea di Pieg ai, do ^ iifcendon contemplando nel difcorfo di quefo mtio, ma prt
ma ^iro . tenW fcmpre in ogni attione, la ragione de preceder inan^, e Dante apprefjc lui, peri
(he xl{ir& o\ti^xente a quella, iHMe fcmpre fcguitare, E Sol quandiofùi dentro parue carca,
Quefto, quanto a lafittione,fìa lene, perche la naue era ufata a portar anime, che niente aggrai
uano. Et adhora portaua Dante, che laggrauaua col corp, E moralmente intenderemo la barca,
per U mente del poeta, laqual era carca de la graue e frofinda cogiiatione di lui, che in tal uifto,
fer hen mofierlo, con angelo fi profindaua . Ferche ^uefìi uitij, a chi fiperfidalmente li confif
INFERNO
iera^fcglion porger iiUtto efiacere. Come per figura, eh confiJera fupfrfiiiaìmetìtf iluìtk le
U carne, f arche fia di gran esento efdtufkttme a fcnft. Ma a chi fin frofhnhmme ua inuejìi
ganky comefaceua Vante, (juanto a lanima ^ al corpo, a le^culta alhomre al fine fia dart
nofc egyauey forge horror e jfauento, Ondefeguiia dicfndo, che tofto far immf diate cheffì fin
ron denfro al legno, che l A prora, ciò ^, La prua di quella, intefa perla inuefiigatione di tal ui
(io, SE ne uafccando. Se ne ua difcernendo epartedo DE lacclua, do ^, Df la malignità di (jm
fio uitio, più, CHf nonfi<ol con altrui, che nonfuol far con ejuelli, che fuperficialmenie lo uan
conftderando, E (juanio a la fiuione meUe, che la prua andaua SEcanio, ciò ^, diuidendo acau*
da accjua, come fa la fica legno da legno, ma più [eco, perche era più carica di lui, e corifccfuentr,
mente più fi pr ò fin daua nelaccjua, che non fcleua fdr con Unirne, cherano più leui an'^ erano di
rteffun grauame. Et imita Virg. nel \i.oue dice, Simulaccipit alueo Ingentem Aeneam, gemmi
fu pondm cymha Suùlis, eir multam accepit rimofi paludem.
-, . j chiama morta pora lacqua de la palude^
Mentre noi corrauam la morta gora j ... i *
Dinan-zj mi fi fice un pien di fingo ^
E dijfe ; Chi Jet tu che uìenì an'^i horaì
Et io a lui 5* Sio uegno non rimango
Ma tu chi /e, che fi fei Jntto brutto l
Rijpofi^j Vedi, che fi)n un che piango
Et io a lui ; Con pianger e con lutto
Spirito maladetto ti rimani t
Chio ti conofio ancor fte lordo tutto ♦
l^tlhora jìefi al legno ambe le manix
Verche il maeHro accorto lo Jcj^infe
Dicendo; Vie cojlà co gUaltri cani^
Lo collo poi con le braccia mi cinfe :
Baciomil uolto, e dijJe^Alma fdegnofi
Benedetta colei ; che in te fi cinfe ♦
Qj^d jù al mondo perfona orgogliofi t
Bontà non i^che fua memoria fregi i
Cefi lomhra fua qui fùriofa ,
Q^uanti ft tengon hor la fu gran tegt^
Che qui fìaranno , come porci in brago
•Di fi lafciando horribili dijpregì
perche non correua, come fà laccjua uiux
de finii . Ma gorapropriméte fi è^laciju^
che per certo canale corre al mulino , Di';
nan'^ mi fi fice un pien di fingo. Vi chi
per cofiui hahhi intefc, lo dira poco difotf
to, E diffi, chifel tu, CHe uieni anl^ ho
fa, llqual uieni a ijuefte pene inanl^ che
iufia morto, E moralmente, che uieni ei
fherto di cjuefto uitio, inanl^ che tu uhah
tifino hahito dentro» Rijfonde Dante,
Sio uegno per conofier cjuefto tal uitio, la
non rimango a la fua punitione, per éffif
ne macchiato come fei tu. Ma tu, chi fi^
CHe fi fei fino hrutto t llcjual fii di (jue:
fio uitio fitto cofi lordo t Rijfonde lo jfiri
to ( non uolendofi dilcoprire)Lheg!i,conie
può uedere, ^ uno che piange . A dinota
re, che cjuefio uitio aLuna uolta defirma
tanto Ihuomo, che non è- per huor>io, ma
perhefliaconofciufo, Et ultimamente, di',
moftrandoli Dante, ancora cofi defirma',
to, dhauerlo riconosciuto dice, che fi deli
la con pianto e lutto rimanere. Diche adi
rato/, lojpmto, ipft le moni alitano, ftY tirarla a^choraÌM nelfingo. Ma Vir£. aaortmtntt
hlcjmje itcenh. Mi, cajik iwgliallri cani, Vncht lirato.accefc di forare, non farla con tanlt
4iSimle, ma canfi,fi, ^uafifmiU a lalhaiar id une . m che lo jtirin iifltnieffè U mani al lei
m,pr tirar Dante, E che ia Vtrg.fife fcff^into/igmfica, chel lirereihe l (cnfo nel re^
habtto,jc la ragxweref ugnante non fe ghffonejP . LO collofoi con le irauia mi cinU . La ra
gione fi congratula cdfenCo, che fer fc^ffo Ha refulfa al uitio, hauenh ii fcvra ieUo, Con fian'.
ierfconlMoSfmomalaieUotirimaniecet. Eferh abbraccia M irg.il coHo a Dante e ha',
oah ,t uolto hcenh. Alma fjegnfa,ferche jira clifdegnato da tal uitio lafciarf, umere . Bene',
^ett^colet, che intefi cinfe, ciò e-, Beneieuafa tua madre, lacjuale auanio era orauiia Ji (f ,
«»/</f In te, CIO e, intorno a u, ferche, effinioDante nd «rf o M /«, da utniua con cjuello a
cinger
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Postillati 16
C A N T O OTTA V O.
cinifY h tutte le farti il coyp di luiy e cofi dngemfe in luiy do è' inform a lui . qVai fu
al mnioferfcna or^o^/to/Jr, Orgoglio V arYogantia fcno una medefima coft, tT e'fffielifur
terliay da lacuale come di fcfra dicemmo, nafce lira, che in (juefto luogo ftfunifce, AdKn<lue,j[er
effcY cofìui fiato macellaio di <\uefl^uitio, N0« e- hnta, No« e- lene CHr fregi, che affarifcd
fua memoria e fama, fer effer come uid inftrire, ignominiofa e f iena di uitKfeyio . E coft come
fii al mondo ferfcna orgogliofa, Coft dice, che la fua omhra, ciò è-, la fua anima, è- cfuiui furio',
fa, auella chufar uoRe, comhaiUamo uedufo, in Dante . E ferche (juefìo uitio mafsimamente fuoX
Yfonarnefrincifi,meYcè^degliaduUtori,chemainonmancanoafjfreffc diloro, che ogni uitio
JaUrihuifcono afmma uirfu, fero dice, che molti fx tengano hra juafu gran regi, frindfi e
fianoYi, che kfo la morte ftaranno auiui In Irago, ciò p^,nel fatano, comefnnno i fora, Vlfc la
ràdo horriUli dift^egi,Verche dofo la fua morfe,ogni huomo ardirà rimfrouerare la lorofefim*
efcelerata uita,Sh,che uiuédo.ferla fua fuferhia,crudeltae tirània, no fariano flati of di fare.
Veftderal foeta di ueder tuffiir (juffìo (fii
Et fo^.meflro moìtc farei uago rito in ciuellalrodaf rima cheffM^^^
ri uederlo tuffar in quefìa kroia, ]^a!fata,ferchenafcendo^^^^^^
Vrima cU n ufcijfmo del lago. ferUa,etanto:n ahomnationea tutt^
, ^ \ • t 7. « tj. che non e' pumtion fi grande, che non
Et egh ame^.AuanU che la froda M fa defiderataanfor maggiore .Et
Ti fi lafci ueder , tu farai fatto x tuuiglialtri uitij n.f^hino me
Vi tal difio conuerra che tu goda, defmamente da cjuella, Hondimeno,feY-.
Vcpo ciò poco uidi quello flratw cheunoneparficifafiudunaltro,ferocon
Far di cojlui a le fiingofe genti ^ ^ iraa (fuelliychene farticifanofiu,uegi
Che D/o ne lodo anchor^ e ne rìngratio^ giamo che ilfoeta infurge femfre coni
Tutti gridauan $ A Pfc///pf o Argenti t tra di loro, Come di Cafaneo, e di Tialte
E? Fiorentino \birito bizj^arro halliamo di fc^ra detto, e uederemo ne
In fe medefmo fi uoìgea co denti. fuoi luoghi,^ in molti altri^E di^ueh
Quiui il lardammo che viu non ne narro t li, cheyiepamifunmeno^hauercomfaf
Ma ne hrecchie mi per coffe un duolo^, co>r:./r./.J,rfo/? F..mf
Verchìo auanti intento locchio sbarro . ^^^/^^> ^^^^ ^^^-^^co Tragha^
uari e frodipt umufrjflmente di tutti e
cet. ET egli a m.e, Auanfi che la froda, Queffo d.ffidera adunque Dante, fer hauerlo (jueffo
jfirito uo^uto tirar rei fingo, ^ynoralmente lo defiderai fcnfc, fer hauerlo (jufjìo uitio uoluto mac
ihiardela fua malitia, E Virg.fi.gni ficaio fer la rctgione, f fendo cheadogni offijà fcfraftala
vendetta, lafpcura, chegU goderà iojìo di talfuo defijerio, Onde dice, chefOco dofo cjuejìo, uide
/àr di cofìui, a le genti, cheranofcco nel fingo, quello fìratio, che fer hauer fdtis fitto ad (ffcfuo^
Mdtrio, ne loda an.hor e ne ringratia Dio . TV Ui gridauan, A Eiliffo Argenti, come a di
re, Andiamo tutti a doffc a lui. Eh Fiorentino ff trito Uz^rro Infc me efmofi uoìgea co denti,
Venhe nonfotenlofi da tanti dijrndere, tfigaua infiflfjfo la fua raUiofa ira . Deano cofìui ef,
fere fiato ai iemfo del foeta caualiere molto ricco de la f miglia de CauicciuoH, humo di grande
fìatura, membruto, di fcZ^ colore e di fmifurate fi^r^^jf, ma tanto dominato da lira, che fer ogni
minim.ao^p,lkcfndeuaoltramododihefìialfiirore. qviuil lafciammo, che fiu pn ne nar'.
YQ, Mo« foteua Dante mofìrar in cofìui m.aggior fiiror di cjuefìo, che disfi gaffe la fua ira in fc me
le fimo, E fero dice, hauerlo la fiato cjuiui, e che non ne narra ne farla fiu . W\a ne lorecchie
mifercoffe un duolo, Vdil foeta una uoce, che nafceua da dolore, e cofi un duolo li fercoffe ne
hrecchie, VErchio sìarro, Ver ìacfual cofa io afro tutto locchio auanti, IWentOy do è-, affarecf
chiato e franto^ a ueder donde tal JkoIo ptcuaueme .
INFERNO
Li buon maejlro difje 5 Uomai figliuolo
Sai'^prcljà U citta] che ha nome D/Ve,
Co graui cittadm , col grande Jluolo ♦
Et io; Maejlro y già le fue mefchite
Laentro certo ne la uaìlc cerno
Vermiglie 5 come fe di fico ufcite
Tojpw t^et mi dijfc ; I? fuoco eterno ,
Chentro lajfoca , le dimcjlra rojfe ;
Come tu uedi in quejlo bajjo infèrno^
Noi pur giugnemmo dentro a Ulte fòjjè j
Che uaUan queUa terra fionfolatai
Affreifm'nft a la città ii vite, coft Jetta
dal nome deljuo frincife e fignore, come
lìf Lliim canto Ji (juff^ frima cantictt
ueiremo . Da lagnai citta, effenh ufwl
iuoloy che hauea fencffc hreccl ie aìfoei
fa, \ÌYg. a ciò che ii c^ufUo frenàa men
t.more c7 ammira/ione, Ufi irJenkre^
come fffì pfpreffano ho^gimai ai efjà cit
td. Ma Dan/e che già [còrnea di (jUfUa i
maggiori e fiu alti edifici iice, che CEr.
ne, cioè- Difcerne e ueie già LE fue mei
fchite^ le fue altefiUyiche^ LA entro ne
\
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Postillati 16
CANTO OTTAVO.
Ve„im«o ,« p.r,f , <io«e .1 «o«b»fr fitti , J»^ ,itó/.»oi.«mVi^«W.«<i
Vptf CI grido ; qui t Unum . ^^ ^^^y^ ^„^, ,mor,>,c\<f tH
Mei ii <iu,flaf„ni la ulfÙM fitti rmmi r ufmigli. Onde VirgM M, àt Ui^rno^o
LriaLle, léflU. mm,Jm,,fnch. Affici fufn.n, m.^M. comr uuoìdfo
ta infìrin, eh. mn, h ,d cittk ifnm uei^n U lui f n'. li ehm. rnefchue,emr> r*.
Ìl;Lo i^m KUlu, A iff^M, CH, uaRan. Ue,u.l. infima h ud.
ÌÀnàan auSaurraSConfdata, ciò h S.nlamfclatìom, LE r,Krami farfa cy Ml' f^m.
Simi/- vL. nel v/. rJc, Aenea. fMo, fjfuhrufefmfìra M,niala,au,iel Infhaar,
tw^lala : Porw ALerf^i ingem, fdih<i; adamante eolwr.nl : V/. ut nulla mrum, non .fji
exeiniere fe« Cct/ùo/f uale.nl, fiat firrea lum< ai <,ura, . HaplutO il poeta fin <jut, meixan
te Ihumana iasione, aiutata fero Sa iiuina gratia, ia lae^ual uejemmo effèr fìatojorlato olttf
iel fiume Acheronte, e fofìofu la frola ie la uaUe ialiffo iolorofi , fen^^ ml/a d.fjieulta hautr
fOfmtione ie uitij, ehefclamenle froeehno ia ineon'inenlia e [raglila, e lentrata a ejueUi, emt
Jiemmo trouo, feria, ferehe legiemente, meitante il lume ie la ragione, tifenfcfuouemr in
tomlione ie la /or malitia. Ma iouenio hora penetrare ne la eognitione it tjuet mtij, che froeei
iLiatrMar'H''"'''""^'^"'!'"' ^""'^f cruiella,e fìyocita eome- la woema.
Va irona rnalignita ianimo, come lafrauie, che ientro a .jucffa citta fi fungono ferche fino
mohoictdtieiitjie'.liaconofcere,fer0foneilluogoinejfugnah,le, Bfrima, che fiaexrcuniaio
lalte fi/?;, Lf mifta iijirro, con una fila porta i,fifa i„ g,aniiff,mo numero il Vemom, a lai
cualnon fenZa fir granie aggirata f, fuoferumire. A iinolare che a uemr ne la eognu
Imii aUhifcS'na entrar prima ne UefilP,cio^,ne leprofvnie cogitatiom,E nonfeni
fir Iranie aggirata, ciò Nonfcn^^ fir lungo i,fcorfc in <iuelle,Siui,n a la porta,
hienatrouartuellafcla uia,perla<juale,ne la eognilion ii luci fai i^'ij fif^jr'"""'
rerche le mura lfirro,ia le<iuali]i ietti uit^ fino contenuti, fer effcr metallo fcrliff^mo, ili
Lta Hmfomta ie Untrar ne la cognition ii cjuetli per altra uia che per 'a pria, E per ejjcT
cuefia Ufi fi ia una infinita turlaii Vemom, hifcgna prima uinefrh, ciò e, uincer le dtabolii
le tentatim, lecualifino infinite, E ^«./?« ^ ijucUa fcla porta , per lacjual Hfcgna ehentr,, eh,
i, la maliiia ii tai uiiij, fer foterfine guardare, uuol ieuenir eflnto . Ma perche a ejuepo non
UflcnolhumanefcrTf, Vero ueiuto Uiolalw.nauolonta ie Ihuomo, e che piamente Ujeiaper
Jn potere, moffi a ecpaffone ie Ihumana fragilità, fcecorre con U fua itmna grat.a, E ^uejia
i. Uns,fh che nel feguente canto ueiremo, ehe uéne a eonfinier Umgantia ie Uemont, eio e',U
jMuhététat:on:,C7 aperfi la porta, fcr laijua! Virg e Dante entraron poifin^^leuna cotrai,,
tione . Aiueiue, ni fenla prima fir griie aggirata intorno a l. mura, Clurfcro inparte , Giujera
in lu,p>o,iouel aOcchiere, ciò è ,J legia, grkh lorfirte,A iinot.r la natura ie l,r.ccio,eh'^, io
uefrcr uCcir ie la harea,fehe efuim tra Lintrata,eio ^,la porta ie la citta . \l f.miìe finge Sirg.
„,/.vi. -ianié tranijluuium incolume, uat/mej; uirumq; Infirmilimo glauca^; expomt m ulua .
Pone ilfiniloper il non finito numero, uolé io figni
lo uìS fiu di mitle in fu le porte ficare, ehe uiiefulepwte infiniti Vemoni, ehe in
Dd cid Viouuù ; che niX.lofam(nte fieme eó Lue;firopio:<uero ia cielo, i<iuali,parlm
Dirtrfn ; Cbi è coHui , che f(ni.a morte io ii luiJiz^rMctt iieeuano, chi eeo]iui,el.*
INFERNO
Va per lo regno de la morta gente i uafen'^moYfe^feY lo rt^a-^ h U geni€
El fauìo mio maejlrofice fegtjo
Di uolcr lor parlar fecretamente ♦
Atlhor chiufir un poco il gran dìfdegno ^
E d'ìjjer^^uien tu foiose quei fen uada^
Che fi ardito entro per queHo regno :
Sol fi ritorni per la jvUe firada t
Vroui^^fe fa ^ che qui tu rimarrai ^
Che glihai fi:orta fi buia contrada .
Venfi lettor fe mi difconjòrtai
tlel fiion de le parole maladettez
Che non credetti ritornarci mai^
O caro duca mio ; che più di fette
Volte mhai ficurta renduto , e tratto
Valtro periglio , che incontro mi flette 5
No« mi lafciar , dijfio , cefi di>fiitto :
E fil pifjàr più oltre ce negato ;
Ritrouiam lormc noHre infteme ratto ^
E quel fignor , che li mhaùea menato ,
Mi dfjjc :No;i temer , che il nofìro pajjo
Non ci può tor alcun ; da tal ne dato ♦
Ma qui mattendi ^ e lo fpirito lajjh
Confortale ciba di Jperan^a buona:
Chio non ti lajfirò nel mondo baffo ♦
m^rta Vfrche Danfe^ ejuant^ a Unima,
era [cnl^ moyff^ perche non hauea fiittn
hahita nel uiiio, E fera, in flatù ia pferfi
fenfirey E (juantò al fOrpo, mn era m^t
tOy perche era anchora unita con lanima^
tir aniaua per lo Irif, ilijual ^ regno ii
chi y per la contraria éijfo/jtione è" mori
fo . EL fauio mio maefirofice fcgno Di
uolerjor parlar fccretmente, VuolVirg.
do la parte ragionevole, fen"^ Dante^
fcn^a la parte fenfìtiuay parlar /cere fame;
tea Demoni, perche ^uefia fcla può refif
Per a le tentafioni, quello chel fcnfo, ani
cor accompagnato ia lei, fòrfe non potrei
le. Et i Demoniplacati alquanto, conie
{cenhn a ijue/lo fàpenh, chepriuato fcn
fo di ragione, non è' per fe fondente ai
entrar ne la j^eculation de uitij,ne di tor
nar a dietro, fen"^ rimaner da (jueRi al
Iettato e prefo. Onde dice a Virg. che fa
lo dehha andar a loro, V. che Dante, ih
^ual ft ardito entro per il regno loro, fi
ritorni fclo PEr la fiUe (Irada, dando a
quella, ciò che fiato JàreUe di lui, (juan
do da Virg. per tale firada non fiffèfiat<ì
mdotio, perche fille e ftQlt:ìf(iYehhelfcni
fo ad entrar ne la confempìation de uitijfcn'^ ejfere fcorfo da la ragione, per hauer in ^i^elli a ri*,
maner prefo, Onde nelficonh canto. Temo che la uemfanon fia fille e cet . VKouifi fa, che (jui
tu rimarrai, Tutte fono parole fer meUer ilfenfc in li^eratione, llcjualuoltando il parlar ai il lei
(ore dice, che dehha fenf^re,ff nfJ fuonc, ciò h-, ne la fronuntia, e fenfentla ie le maladeUe lof
parole, egli ft iifconftrio, perche UOn creleUe mai tornarci, do è-. Non credeUemai ufàr de uii
iij, e ritornar a le uirtu . O Caro duca mìo, che più di fette , Moltaft ultimamente ilfenfo a la
ragione pregandJa, chef come già più di fette uoltelh aueua affuurafo e fratto fuori daltro peri^
io!o,chegliera incontrato, che non lo uoglia a cjuefio laffar CO fi diifkuo. Come farehhe auanin
'gl^m dtufo da lei, perche fi come disfiiuofaria Ihuomo, ^uanhfijfe priuafo di aualche fu^
frincipalm.emhro, col^ual era prima fitto, Cofi ditfiuo farehhe ilfenfc, (Quando friuato fijfe dira
gione,perefer iljuo memhro principale. E perche fen^a cjuella nonfma piufenfo dhuomo, ma di
hefiia, E due più di fette uolte, prendendo cfue^o molto ufttato numero per molte. Come auandi
''^^ ^^^^3 f ^i ^'^^h 0 più di mille uolte, E come poco difcpra, lo uidi
fiudimilljinfulep,rf,. O ueramenfe, che più ne piace, Vlu di fette, Perche fin a cjui trouia;
moeljcrelfatofcuenuto dalaiufo di Virg. otto uolte . lapriyna, <fuanh lo leu'o dinan^ a la lu
fa. La feconda, cjuando auilifo de limprefd dhauerlo a fcguitare, ùi,per le fue parole, ritornata
ntl propofito di prima . U ter^ contra di Caron . la cjuarta contra di Minot . la auinta con
tra dì Cerbero . lafefia contra di Vlufone . lafettima contra di Tle^ias . la ottaua contra di
filippo Argenti, <juandofiefi U mani a la harca per tirarlo nel fingo \ £ qvd fignor, che li
mhaufa
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Postillati 16
4
CANTO OTTAVO.
YnUufdmfitafò, l<t taglione ueieniùinmlitoilfoìfcjo confiyta a non temere , ferch il j^ffc,
ihualè' dentrar ne la coniemflaiion de uitif, e /or dato -VA tale, ciò T)aft pjfinfe datore,
i\,eera la dimna e fcmma fotejìa. Onde di fcfra dijfe, ^uoìft co/i cola, doue fx fuote Ciò che fi
uuole, che nejfun lo fuo loY torre, m che lo dehha amdfr (juitii, E confinar lo jj irito laffc da le
frojhr.de co^ifationi, e dal concefuio (irnore, con diario e fatarlo di huona fieran'^^, ffrche ella
non lo lafciera, come teme, NF./ mondo haffc, ciò e-. Ne la conftderatione de le cojc caduche e ieri
rene, ma lo conJiurra, come uuol inftrire, in alto luogo, oue cheglifara hahde e dijf ofìo a j^oief
foi, colfiuor diuinOt coney^^^larJleternefeYfftue efemfiterne cofc .
Cefi fin udjt quìu'i niahhandona
Lo dolce ^adrc; O' io rimango in fòrfi^
Che /i , e no-, nel capo mi tcnciona »
Vdir non fotei quello ^ the a lor^orfit
Uà e non flette la con ejfi guari ;
Che ciafcun dentro a proua fi ricorfi ^
Chiufir le porfe quei noflri auerfari
tsél petto al mio figncr ; che fuor rtmafi ,
E riuoìfiji a me con paffi rari,
Qliocchi a la terra , e le ciglia hauea rafie
Doini baldanza ; e dicea ne fofi\'iri ,
Chi mha negate le dolenti cafie ^
Et a me dijfc j Tu , perchio madiri ,
l^on ihigottìr X ihio uincero la proiM;
Q^ualjche a la dif^nfwn dentro faggjri *
Quefla lor tracutanTji non e nuoua :
che già lu faro a men fiicreta porta 5
'Laqual fiin\a ficrrame anchor fi troua ♦
Soureffia uedefìu la firitta morta x
E già di qua da là dificende letta
Vaffàndo per li cerchi ficn^a ficorta
Hai j che per lu[ ne fia la terra aperta
Teme fur anchor il fenfc iejfir allandoC
nato da la ragione, non intendendo, che
(jueUa uaapefaraYli,fe fofra, la uia,
ferlacjual intende di uolerlo condurre.
Onde dice, QOft, intende come halaffa
todifcfra, lo dolce fadre Wirg, mah
handona, Et io rimango wfirfc, ciò e,
in duhhio, CHe nel cap, Perche nel fenf-
fo de la effìim.atiua pjìa nel fecondo uen
tritolo del cerehrOj MI tenzona. Mi tow;
tende SI, e no, ciò e. Se tornerà, 0 noTì
tornerà pu a me . V dir nonjfMtLQ^' et
lo che a lor prfc/io è- ,Quello,Lhe Virg.
dijfe a Demoni, jferche il fcnfc noli e- cai
face di ciò che olfera la ragme in ler.efi
ciò fuofìn a tanto, che ne uedefcguir ab
cuno effetto , MA e non fette la con ep
f guari, Konjle sjirg, la molto con ejft
Demoni, che ciafcun fi ricorfc dentro A
Troua, ciò è^, A concorrentia luno de lai
tro di chi f rima foteua entrare. Et e-tjuel
me de fimo che alcuni dicano a gay a,
altri a rigatta. Et in fenterJia uuol fgni
fìcare, che hauendo Mirg, effopo loro, cO
meegliconduceua Dante ferV in f .non jferche ui (fouejfe rimaner e, ma^ ferfirli conofcer la n^
tura dogni uitio, e che fufflUy fcno ajjaretchiaii a chi fa halito in (juelli, a ciò ihefc ne guari
ìajfe, E che gliera coft uolufo in cielo da chi tutto pteua, come haueua detto a CaYon,ay,inof,
a Plutone . lacjual cofd intffa da Demoni, ricorfzro dentro, e jfer uietarli il f affo, li (crraron le
forte incontro talmente, che rimafc difiiori, fi uolto fev tornar a Dante con rari e lenii fajf, co
gliocchi a terra chini, eie ciglia rafc e friue dogni laldan'^ a ardire, E fcfjirUo diceua, CHi
mha negate It dolenti cafe, do è-, chi mha uietato lentrata de luoghi jfieni ci dolore t Uauendo
iraejdegno che da fi uil condiiione di fj^iriti, comerano cjuei Demoni, lifijpro negate . Poi uoU
io a Dante li dijfe, che cjuanfunijue egli fidirajfe, che non fi shlgoftijfe lui, ferche ad ogni modo
uinceria I A froua, ciò e^,la gara, e reffitn^ fnttali da effi Dem.oni, q\ al che a la difinfon
ientro [(Aggiri, Qjial frouedimenfo f^f fare chi dentro in uano . Perche aggirar ft diciarr>o, chu, in
uano fingegna di jàr la cofa impjfiUl afkra lui . ejìa lor iracufan'^, Quejia loro temei
raria^Yoftmtione, KOn e nuoua, Perche noni(urhQra, malupron giaaprtamenfecYtta, M
0.
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INFERNO CANTO. VIU.
mlenk ie la pYU li [epa, fey la(jual fnfraron a principio, Onde dice, che fcfra ii Quella uìi
de lajcriua mom, che jltron le f^.role di color ofcuro Ver me fx ua ne la citici dolente e tet . Pen
che la melefma profuntione, uuol infirire, che haueano ufato a (\uejia, (Quando chrifio ui dif:e^e
ajfj^liaY d limbo. Onde è" jcritto, Attolif e portai principet ueftyas, cifT eleuamini porte eternai
Us introihit rex ^lorif e cff , E trouafi anchorfcn'^ jcYrame, penhefuYon rotte da lui, a eia
che ftn's^ alcuno impedimento ne pjtejfcro ujcir (Quelli, the inanl^ al fuo auenimenfo, in lui hai
ueano creduto . E da di (jua da lei difcende lerta, Dimojìra che (angelo, ilijual neljèguente can
io uedremo che finge ejpr uenuto ad aprir loro la porta de la cittd, era già entrato per (Quella
forta, e difcenleua LErta, ci) è*. La fcàifx, intende rij^etto a loro, che erano di fctto,penhe a
langeh, iljuale fcendeua, era fcefa. Pacando perii cerchi SEn'^ fcorta, Perche effondo mandato
da diuina pofefla, nm ne hauta di hifcgno . Hora tutte (juejìe cofc, altro n^n u'jgliano moralmen
te ftgnificare, jènon che fi come di fopra dicemmo. Volendo Virg.intep per la parte ragioneuoi
le, introdur Dante, che fitgnifica la fcnfual parte, ne la co^ition de più graui, e più enormi uii
tijy E perche {d, che di (juanto fon più enormi, di tanfo fon più occulti e più difficili ad effcr inteft,
E diijuanfo fon più difficili, di tanto fon maggiorile tentationi de Demoni, che fcf pongono in con
frano, Pero disfidandofi di non poter, rijfeUo a la fiua fragiHfa, nel primo ingreffo difinderlo da
tali tentationi, come haueuafiitto ne minor uitij, Qontra di Caron, Minos,Cerhero, Plutone e Pie
gìas,ftparte da lui confi}rtand)lo a tuona jffran'^ de la uittoria, e uajpne fola cercando col fuo
di(corfodirimouerognìjfetieditenfatione,chepotejfealfinfio impedir lenirai a a la cognitione
di tai uitij. Ma non ejfendo anchora linteHetto hum.ano iajìantea cjuejìo, accefa dira, e di ragiona
uolefdegno di non potere, toma a confirtar il jcnfc, che per la fua ira non fi éehha shigottire, per
che uiniera la gara contra tuUe le diaboliche tentationi, che uane difinfioni effe apparecchino den
irò a lanimo in contrario, Sapendo, che a juefìo contraflo, oue mancano Ihumane fi)r'^, Idio fu',
flifce colfìio diuitio aiuto. Onde lo Apofu al.x. de la prima a li Cor. Pidelis autem deus efl, (jui
non patietur uot tentar ifiipra id (juod poieflis,ficiet etiam cum tenfatione prouenium, ut poffitit
fu^intre . E qufjìo e- c^uel tal che dice uenire^per lojual fura loro Aperta la terra, do è',jfedi',
ta Untrata a la contempla f ione deffì uitij, comefiu chiaramente dimojìrera nel fcguente canto .
CANTO NON O*
Quel color ; che tòlta dì fu or tKÌ pinfe Seguitai poeta nel prefcnfe canto la mei
Vcggcndol duca mio tornar in uoha^ defima materia Ufciata nd pre. e dente ^
Viu tojìo dentro il fuo nuouo rifìrìnfe^
Attento fi férmo , comhuom ^ che afcolta :
Che locchio noi potca menn a lunga ,
Ver laer nero-, e per la nebbia folta ^
Vur a nei conuerra uincer la punga ;
Comincio ei ^ jè wow , tal ne fe cffcrfe ^
O quanto tarda a mecche altri qui giunga
lo uidi ben , fi come ei ricoperfe
Il cominciar con altro , che poi uenne 5
Che fur paróle a le prime diuerfe ^
Mrf nondinien paura il fuo dir dienne j
Verchio traeua la parola tronca
forfè a peggior fcntentia^ che non uenne ♦
E dopo (juejfo, langelo che uiei
(t confónder Urrogantia de Demcni, e che apre toro la porta^ ia lajual uolgenio poi i
dim,ofira che Virg. diffìmulo lira concei
pufaperla refiften'^ frittali da Demoni^
a ciò che gli, che già per tal cagion tei
meua, non temeffepiu, E che nondime i
no, jfer alcuni imper fitti parlari deffc Vir
giLpur anchora temendo, fey effcr ceri
to del timore, moue un duhhio. Se alcu^
na anima pojìa nel limto dfcenìe mai al
fóndo di ijuello Jnf, lljual duhhio e rei
fcluto da Virg,per ajficurarìo, di fi, e
dice eglifìeffo effcr ui difcefo . Vede poi in
cima de la torre, che fcprafìaua a la pori
ta de la città, le ire infirnali fxtrie co hi
ro hakii atti e Jfauenfofiparole^ai
udire, E dopo tjuefto, langel:
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INFERNO CANTO. VIIIU
mmme.oue rmirrnL inforno, uekno fjf^Y gran camlfagna mua jfiena daffvcau fqob
ture, ientroa leniuali hauenh wiffo da V irgli ejfir f uniti i frincifi àe lY^vefe cofcgum y,
YOy llmarr.erJe uolti a iejìyct, faffcno tra Wfqolture e ìalfe mura de la città . f qVfl color,
cù tiiitctdi par mifinfc, Ey^t Dante, i^er Uccefc color di VirgiLuedenioìo tornar JN uoh
ta ciò è, A dietro ne la firma, e ^er la cagione, che nel frecedente canto hlliamo ufduio, de
la\aura doueniato ^aUi^o e [morto, diche ai'.edutofi ^Jirg.fer non isligottirh fiu, rifmr.fc deni
m laccete e nouofuo colore fin tojìo di cjuello che haueria fktto, fe delfallido color di ani e non
fifcìTc ai eiufo, E cofi (juel color che uilia e jfaura fir{c e riandò fiiori nel uolto di Varie, rijìnn
fc tiu tofìo depuro il nouo color di Wirg . A Tento ft firmh, Ajjetta.a Virg. langeh, de uff
nifi ad c^frir loro la pria de la città. Ma ]fer b nero Z7 ofcuro acre de Vlnf. efer lajdia nehbta
(hufciua de la falude, non h piea ueder uenire molto di lontano, Onde dice, chf hcchio nolp^.
ita menar a lunga, E ^ero ft firmo, intento ad ascoltare fc ludiua uenire, da che loahio nclpfeua
fruir dfì uedere . E moralmente. Pi Ihumana ragione, (om.e di fqra hahliamo già detto, che la,
doue e- lo huona u'Juni;f,jè auien che manchino Ihum.ane fir'^, ìdiofuflifce coljùo diuino aiuto,
Malocchio,ci:^e, mlhumano inielletio,TEr Uer nero. Ter lintendimento ofcuro, E ffr la
fiehliafilta, E la molta ignorantia, NOn hptea m.enar a lunga, ì^onpteua^ intender cjaan
h, e cornee tal diuino aiuto doueff uerdre, jfer non effrne caface, F ife,^ f firmo ad afiettar'Oy
COmhuom chafcolta. Come huomo ilcjual ajfetia difcniiruerdr tinello, che no fuo uedere, nò efi
fendo la diuina gratta cofa, che f pffa difcerner co hcchio corf orale, ma fi len detro da lammojcn
tire , Tur a noi conuerra uimer LA funga, do e-, la'pignaja gara tfT il contraflo, COwim
c"o ei, comincio Virg, a dire, SE non. Se Virg. no hauefji interpfte cjueffe Jueprde Se fion,
ne la frefcnfe fua cominciata oraiione finta dal peta. Seguitando pi T Al tefffcrjc, do ^, Ta^.
le offrrfi fc a noi, era de la meìefima fcntentia di ciucila del pecedenie canto cjuando diffc, Kon
temer, che il n^fìro^affc non dfuoijr alcun da tal ne dato, Macjuefle due àiuofc e contrarie
parole da U^rime de la orativ\e, efcn'^ ahuna confeciuetia,firon, cerne uedrerm, ffjettar Dan
te . O cjuanto iarda a me CHe altri (lui giunga. Intendendo de langeh, chegli ajjetraua, ìmfe
YO che il prierfemp a chi più fa fiujfiace . IO Vidihnfi come ei rico^eyfc, Auidefi Dante
fi com.e Virg. ricoferfi il comÀndar de la fua oraiione, che fi?. Tur a noi conuerra uincer la fun
oa, con altro cheuennepi, ciò è-, Con dire. Se non, pr che fiiron prole dlucrfc ale pime,in-,
ferrom.pnlo il popfito di tjuelle, Ma non pie^fire che non li dejjc paura. Ver che Dante T^aei
ua, do è-, ìnterpefaua LA tromaprola. La interrotta oraiione, fOrfc a feggior fcntentia che
nontenne,Torfc a.fiureo fine, cheMirg.non la diceua . Tenhe Dante, come uedremoneff
cuentiuerfi, intefc che Virg. a ciucile far:le Se mn, uolefje aggiungere, hauefft firfc errato la
uìa, ma chepr non im,faurirh, prJendofi dhauer comincicio ed epimer tal iuhhlo, lafpffc dt
finirlo, e tornaffc a la cominciata oratione, E di cjuefJo finge Dante temere, E nondimeno iniefe
che Virg. uo^efjcfeguiiara^uel Se non, Mingxnn^, E non che Virg. infendeff: di fjferfi ingan
nare, maprcert) modo di dire, corre ciuando, ancor che fiamo certi J.e la cofi didamo, ìofcyfo
non minganno, (he la tal cof^mi delire riufdre, ma laffcjf di fir.ir di dire, a do che Dante fir^.
mamente non feneffe, che eglifi pieffc ingannc^re . Ordina aduncjue cofi il tefìo, A noi c:nuer
ra fur,fc non minganno, uincer la p nga. Tal ne Ccffcrfi, Tale op fe fi a noi, intendendo di
Beat, da la^iual V irg. era mandato, ch^e li d^fp, Qjiando prò dinar!^ alfignormio Vi te mi lo^
iero fcueme a lui . S% adumiue Virg.era mMaio da Beat, e che eUafigliera offerta di fi effe uolte^
loiarfc di lui m':i\i a Dio, Toieua Kirg.efjlr ceri:», che limptrerehhe gratìa da pfer uin.er agni
difjiculfa. Tutte ^jìe cofi fono introduce dal peia f dim.ofìrare c^Je arti enecef\crio che ufi la ra
gione in fi<rfc a pco a pcQ olediéte il fnfc/ /or/i uia la ignorhia^che ad ogni fafjo h fà dulhiittrr*
INFERNO
In questo fòn.h de U trìfla conca quffìa U hmdnJa che fi n^tf 4
Vifcende mai alcun del primo grado ; ^/irg.ferchiaYiYftifl dMio,chec(ifc$
Che fol per pena ha la Jperan^ cionca t f^'^ hahkamù detto chauea, de egli non
Quejìa quijìion fido t e quei ; Di rado Ihaufffe hen ftpuf:) guidare^ £ credeufe
Incontra mi rifpofe : che di nui ^fT^r giunto al fóndo de l'inf . perche ^uef
tacciai camin alcun , per qual io uado , ''''^''> ^'^'ì'''^ ^
Vero è , chaltra Lta qua oiu fri palude Sfp a un mede/ìm p,ri
Conrurato da quella ErL cruda ; Tff 'f' ^^[^^^^^^^^^^^
Che richiamarla lomhre a corpi [ut . m.comehMiJouid ut, che hanno fin
Di p:co era di me la carne nuda t i, ^uei difcfra, e uederemo chefiun,
CheUa mi fice entrar dentro a quel muro fio in ^uei difetto a ^i^efu due. Onde dh
Ver trarne un fp irto del cerchio di Giuda, ce,ln ^ueftofindode la trifta conca . Mrf
Quello e il più baffo loco , el più ojcuro , rifondendoli Virg . // dimofira, come ue
El più lontan dal del j che tutto gira: duerno, elfcrui luogo molto più haffc ancor
Ben fol camin t però ti fa Jicuro , di quello, DE la trìfla conca, A/pmglia
{fuefla ualle infima ad una conca, lacud
è uafo di terra, 0 ueramenie di legno, che ne la fua seccatura e- larga, e uafft a poco a poco fino
éfindofcmpreflrlngenh, E cofi ha finto ftr di cerchio in cerchio (juefio Jho Inf E chiamala tri
fta, per effer tutta piena di triflitia. Et ilmedeftmo fignificare, come haWiamo già detto, aucjìa
palude , Difende mai alcun DElprimo grado, ciò è. Del primo e maggior cerchio, inteCc per il
Limbo, CHe,\l(jual ^rimo j^rado, ha per pena cionca, do è', T agliata e tolta uia la Jfera^, Dan
éoalluo^o cjueUo, ch'era deìanime che lo fojfedeuano, che ditalprimo gradoè-, che fcn'^jfeme
uiueno in difto, Et infcntentia, domanda Dante, Se de lanime iel primo cerchio ne d fende 'mai
alcuna in cjael ftndo de lo Inf . E cjuefia dice effir la (juifticne, che mofe a Virg, llcjualli ri/fon
ie, che di rado incontra, che alcun di loro fàccial camino, ferlo(]uale egli allhora andaua . ìnten
iendo moralmente, che di rado auiene, che alcuno entri nt la contemflafione de uiùj pey conofcerf
U, come eglifa.eua allhora. Ma effer hen uero, chaltra fiata egli ui fit Congiurato, ciò è, Co^
ftretto, da cjuella cruda Erìtone, CHt richiamaua lanime a fuoi corpi . Eritone, fecondo lucano
Tìelfcftn,fiifimina ma^ain Tefaglia, lacjual ad inftantia di Vompe io figliuolo del Magno, traf
feunaanima d'inf. Ver firfi dir che fine daue/firo hauerle gurere ciuiH de Rcmani,Ein^e adun
f<e Dante, che Virg, fit coflreUo da lei a difender fin al centro J?!o In/.py trarre cjuefta anima
finri DEl cerchio di Giuda, do è-. De la Giudecca, cof detta, fcconio lui, da Giuda Scariotto,
che tradì chrìfto, E cjuando andò afkr cjuefto dice, c fc^ L A carne, ciò e-, il fuo corpo, era di fo
co tempo, nuda ejf .gliata di lui, ciò ^, ée Imma che lui era. Et in fcntentid, che egli era dipoi
co tempo inan'^ morto . Perche in uero, egli morì 'al tempo d'Ottauiano Augufio, fitto delcjuale
•l
nu
. . _ , , , - f^tto gira, llijual cielo mouel tutto in f
ro. lnteniendoejfirilhicgopulontavodaDi^,^erchelafediafuafi^il cielo empireo fiah^e e
firmo, che gira e moue tutti glialtri cìeìt,e confi (juentemente tutte cjuefie cofi infiriori. Onde Boe
tn, StahlAC^-manendat cuncta mo-mi . E cjuello ^ ilpiu haffc, elpiu ofuro luogo, effndofo,
fiy(come hahuiamo uedufc ne la drfcnuione di tutto l 'Inf. ) intorno al centro uniu^le E aueRo
'^^;^f^^ luna,chekleuaderrore,chec^uiui hue eaUera allhora
fiffelfèndo de lo Inf. Onde diffe. In ciueftofindo de U trifta conca e cei . Utrì, che lajficura
iflcamino,:erche dicendo Virg. ejfire fiato final findo.ragioneuolmente ha ia intendere, che
hfip
ra
CANTO KONG*
hfcfra mhifa tm, Onle iice fiftylo lene, e fero, ch^li fi Iella fifficuroYe, ìi eh ìbaU
f-i^mo il fcfYd ufiuh éuhbiiaYf , E f(Y (jufjìù Uufrli moffo il dMio . Clurjh n:eJffmo,Jffer^y
uijìafo altYd uolfa, afferma ancora y come ueiremo, nel xìf, canto, oue de la r^aia rouinafa del
fciiimò archh dice, Hor m che [affi, che Ultra fiata, chio difcef.^Ka giù nel ta/fcinfirno, due
y?^ YOccia non era amhòY cafcata, E fero riDn è- da dire, che il peta finga, che Virg, b dica fc'.
Umente ftr affuurarh, e n^n^erche m^\A inerire ( cme alcuni dicono ) che non ni difcen^,
decimai . ^inge adunque efjerui, con ejfvtio, unaltra uoUa difcefo .
Vimjìral pefa, che Wirgil.per leuarh
deYYore, che cjmui ftjftl fèndo de lo Inf .
fcguitaffe in dirgli la conditione del rimai
réte di (juello, cominciando, come cjuella
falude, che j^iraua, e mandaua fimi il
granjfuZ^'y efttore, ( lorne naturalrr.en
ie fcglion le faludifiire ) cingea dinforn^i
la dolente città'di Vite, perche quelli, che
uifcno deìitro tormentati, uengon ad efi
fcr circondati da molto dolore, V,nop',
oue, 0 ne lac^ual città, NOn ptremo eni
trarhomaifìn'^ra, Ouehahliamo dan^
tare, che lira è" di due jfetie. Luna e- ui^
fio, C7* ^ cjuando nafce daffftito di uen^
ietta, e [ccondol jfoeta, ft f unisce in (jufjì^
luogo . Laltra è' uirtu, tir ^ (Quando na
fce àhauer lanimo edificato al hene. Et ai
dirafft Ihuomo uiìtuofc, cjuan Jo fuori di
ragione uede jcg^ir il male. Come ftce
VÌYgiLdelarrogantia de Demoni, E di
Q/^e/?tJ pdlwJc, chi grm 1^u\\o J^irct^
Cìnge dintorno la citta dolente 5
V non fotemo intrar homai fin*^ri :
dtro dijje t ma non Iho a mente :
Vero che [occhio mhauea tutto tratto
Ver Ulta torre a la cima rouente 5
Oue in un funtofùron dritte ratto
Tre fiirie infèrnal di finguc tinte 5
Che membra fèminili hauecino atto 5
E con hidre uerdifjime eran cinte :
Serpentelli cerajlre hauean per crine 5
Onde le fiere tempie erano auinte ,
E quei', che ben conobbe le mefchine
De la regina de leterno pianto ;
Guarda , mi diffc , le feroci "Brine *
Q^ucjìa e Megera dal jìnijlro canto x
Qiiella > che piange dal dejlro , e Metto t
Thefìphcn e nel meT^ t e tacque a tanto
(juejla è- ferino, Irafcimini et noltte fecca^
te . Non fofeuano aiuncjue intrar ne la dolente citta jlnl^ra, fer hauerlagia Mirg. concejfutx
(onfya effi Demoni . ET altro dijje, ma non Iho a mente, Fin^eìfoeta, che Virg. jf er leuarh
de! già detto errore, fcguito ne laltre conditioni de la città, tjueUo, che in efjrtto uedremo chefii,
va nel xi, canto, oue cominciando dice, Vigliuol mio dentro da cotefii fàfjì e cet . non farendol i
^uejio luogo a propftto^ fer hauer a trattar de la materia già cominciata, lAa dice, cVe \er f:<t;
ucr hcchio tutto tratto CT indri^'^to uerfo la rouente cima de lalta torre, che fcjfYaftaua a la fot
ta de la città, oue in un funto, e Yatìamente uide dri^'^r tre fiirie infernali tinte di pingue, che
UueanomemhyatJ' nttofiminde, egli non ha a mente tjuello, cheglift dicejp, Adimofìrare,
che ijuando il fcnfo ^ 0}prejfc da cfualche faffione, 0 ferturhaiione, fi deuia tanto da la ragione^
che fer ejfer locchio de la mente tutto occupato in (fucile, ejuantUcjue intenda lefue ammonitioni,
ron le riceue in firma, chefene poffa poi a tempo ricordare . Vide aduncjue tre fiirie in unpuni
io dritte ratto, A dinotar la hejl tal audacia e fiihite^'^ del fitriofc . lalta torre ftgnifica la fi, a fu
perhia . la rouente cima, lauenfione de lira . Tinte di (angue, perche dalfitrore nafcano le rij^,
fi e lucciftoni, Et haueano merrtra tratto fiminile, chefignifica il fiirore ejpr maggiore, peYi
che ne la filmina minoY anim, che nel mafchio da poterli refifiere. Sono cinte di uerdiff.rr.e hii
ire, Hidra ^ fcrpe di fette tffie, e fecondo lefi^uole, chi ne taglia una ne nafcano fette, A dinotar
lindomita natura II fitriùfc, perche noce in diueyfi e uari modi, e chi cerca pur un foco di miti;
g^frhjale ancora in moltq maggior e hefxial fiirore. il color uerdijfmo dinota ilfuo ^efiifiro uri
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Postillati 16
INFERNO
lem, ffYchf non ^ cYuIelfa ne mùrte fi horrenda^ che ffr kfndkarfi, fofjà fttiave, ^fiYeg^Ure
la fiia Ycihhia . Haueam fey LYini Serf entelli Ceraflre, CeYaflre/fic:ìnéo flirt, fono fcrfi in Ir;
ha cornuti, e molto uelenofi e nocini . Ahmjne, il loro capelli erano Qrf mi fili di cuella fj efie,
de eguali ^ le temfie /oro eyano Quinte e circondate . Di qutfli e daliri tratta lue, nel viii^', oue di
ce Concolor exuftis at(j; indifcretus harenis Ammodifer^Jf^inai]; uagi tortjuente Cerafte . Q^<;
fii dinotano fer le corna, i troppi arditi e temerari^ e fer il ueleno, i mali e jfefiifiri penfieri, de^
i^uali la mente del furiofo ^ [mpre circondata tfr o/P^^lp, perche non folamente noce, mafcmi
pre penfa di uoler nocere , E QV^/, ciò è", Virg, che conMe len LE meschine, Sono le frr.e
ueramente meflhiney hauendo perduto la (Quiete de lanimo, che fiiol inducer fomma tran^juiìiiia^e
cadute in e/frema inquietudine, che induce Ihuomo a fomma dij^eratione • DE la redini de
leterno pianto, ciò ^, Di Profcrpina figliuola di Gioue e di Cerere Dea, fecondo Quid, nel v. ra
fifa da vintone Dio de lo Inf , Oue fono gheterni pianti de dannati . Guarda, mi diffe, l£ jti
£ yyfYnt^ ^^^^ Er/wf, Erine fono domandate da Greci lefiirie , (^Vefìa ^ Megera dal finijìro fianco, Ha
il poeta a trattar di tre uitij, che nafcano da malitia, e da malignità e peruerfita danimo, ciò
delherefia, lacjual, come uedremo,pon che fia punita nelfefto cerchio, o uogliamo dÌYe,immedÌAi
te dentro a la città di Dite .. De la uiolentia nelfettimo. E de la fraude, fecondo le fuoi ^ueprin
cifali Jfjetie, ne loUauo, e nel nono cerchio intefo perii poT:^ de giganti, E fi come (jueUi, che fa
lamente nafcano da fragilità tST incontinentia , de quali ha per fin a qui trattato, fono fiati da lui
figurati da la natura de le tre fiere, che limpediron la falita del coUe, Cofi hora tragge la natura
di quefii tre, che nafcono, come hahliamo detto, da peruerfita danimo, dalfignificafo de nomi de
te tre infirnal fiirie, E fecondo quelle li dijfone. Ver che pon Megera, laqual fignifica odio, come
peffima di tutte, da la finijìra parte, Cofi medefimamentefa la fraude, e maffimamenfe di queU
la jfetie u fitta in chi fi fida, da lui dipinta da laltre fi^etie, come ufdremo nel xi, canto, metterli
dola, comepeffmo di tutti glialtri uitij, nelpo^^ de giganti piupreffcal centro, e c:njcquentei
mente più lontano dal cielo, che uien ad ejfer la parte finiftra . A letto fignifica inquietudine, e
come men rea, Upon da laparte defira . Queflo medefimofi de Iherefia ponenlola nelfjìo ceri
(hio . Tefifine fignifica uendicatrice, e metìela in me^ a laltre due . ll fimilefit de la uiolentia
ponendola nel fcUimo cerchio, ilqual è- in me^ de lottano, oue pofla la fraude, e delfeflo, oue è*
fofla Iherefia . Megera adunque, che fignifica odio, è-pofia in luogo de la fraude, che da odio
rafie, e maffimamenfe quella de la jfetif, che halhiamo detto difopra, perche la fraude non fi ufél
mai uerfo la per fona che fi ama, Ma fi henuerfo quella che fi odia, E fi come Iodio fia celato fin
che uienel tempo da diffigarlo, Cofi fi la fraude fin al tempo di dfioprirla . Aletio, che fignifii
ca inquietudine, è- pofta in luogo de Iherefia, perche non ejpndo la uerita che una fila, E fi come
quelli, che la trouano er intendono fdcquetano in quella, ne altro cercano fuor di lei, Cofi Ihei
retico, che non la trona, e fi la irona non la intende, uajèmpre duna in altra opinione uaciUando
fin(4 mai propriamente firmarfi in una. Tefifine, che fignifica uendicatrice, pone in luogo de
la uiolentia, fche quella fi fi, o ne la rotta, o ne la perfona di colui, fcpra di chi la uédeUa cade.
Con lunék fi f^ndca ciafcuna il petto i i r - ,r r. ^
Batteatfi afdme, e gLuan ['alto, f Mto, h^^^^
Chic mi fìrmfi ai poeta per fÀeito. ^ii del fi^riofc: cjuahf.no di nonfclamm
Kfr J n / r ^^^^^ "^^^^h w<r feffi uohe ancor a
Venga màufaxfil fr.rem dtfmalto*, fimedefmo. Onde due, chele frme fi fin
Qndaim tutte riguardando m giufi : r,-, -j ^ ^^^^JJ ^
ÌAal non uengiammo m rhefco laffaìto. Palme, do è-. Con ^ef alme de le mani,
Volghi m dietro j e tmd utfo chiujo : lequali cofc dinotano eftremo furore. Ma
CU fil Gorgon fi mopa , e tul udejfi j per finderfiì petto co lunghie, monlmen^,
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CANTO K 0 N 0. rr.
cefi dijfc mejlro t tT Cgh fi fft U ^i finiel fìtto, ci, ^ Dijco.
Mi uolfe^.e non fi tenne a k mm mm , ifr,,\,J^^^ Mcu.u.
Che con le fue ancor non mi chudejji . ^er baunfi a falmf, U [celeuu oferr,
eh U uh liorrendf cogitatmi fc^utno, ferche hjffrifcno ftofrif ie le mm . E Priiauut: fi alto,
che Dante ft jìrinfc f ey fcjfeUo a Nirg. ^eràe efjMo tjuejif infffc fer le iiMuhe lUufmi, GRr
huanfi alto, Kifcnauan ft fòrte in Dante, do ^, nelfcnfo, come già fitto ohejiente a la r<xgme,
che ter fcfheuo che idi tentafioni da (jueda non Ihaueffro a diuertire, fiYijtnnfi tj accojioflt a
lei • \ Enc^a Meiufa filfirem iifmalto, Mehjit, fecondo Ouid.neLiy. fu mata t comfcxut^
da ^euimo mi tmfio di Valladejel^ual ficr ile gio [degnata la Dea, conuertì i cafeUi di Uedu'.
fa, chef rima eran^teHiff mi, infcrientedi e diede, che tutti ^luelli che la ueieano doufntajfu
pietra . Ver cofìet moralmente intefcro i cadud e frali len terreni difcrdinafamente affetiti dagli
huomini, perche ueduti, ciò ^, confiderati ^ufUi, e refutanicli ferfitti leni, tanto ne uengon de
fderoft, che huenton fietra, ciò ^,fcn fatti fiuf idi infenpti, ne ai altro che a cjuflli folipji
fano ne vogliano indri^^r lanimo . Era adunque il gridar de It fùrie, ciò ^, il ferfuader de It
diaholiche fentationi, VEnga Meduft, dolendo affrefcntar dinanl^i a Dante, intefo fer lo fcrifc,
fer allettarlo, auefìi baffi e caduchi leni, TfYo dice, che guardauano ingiue. Onde il^alm]ia,
Statuerunt oculos fuot declinare in terram . Ma Virg. intefc feria ragione, mmonifce ilfnfo,
il ciò che non glientrino in confideratione,ferch<legiermentegliaff etirelle, che fi debba uolgef
in dietro, e tener chiufo il uifc, ciò è-, la conftderaiion de lintedetto, forche SeI gorgone, ciò e-.
Se Med-Afa, laqualcon Steno C7 Euriale fue fcrelle fitron dette Gor^onfjfimofira, e chegli il ue^. ^ f '^U'uok <^i^co
ifffe^ CIO e,fe cjuejìifilfi leni fegliaff re fcnt afferò, Tche giientraffcro in confi derationt, DI tori fl,yi~c{etrr> Q o^^c^
narmai/ufo. Di tornar a la contemflatione de k diuine cofc, a le^juali haueuafrima, flendol c9l dtxUioYo tt^lUtiic^
le, datofrincifio, ma che fi< imfeiito da le fiere, SArellf nulla. Sarebbe ogni ofera uana . Ver'. <ii-/hr^U^,
ihe allenato ilfcnfc da la doke^^ di iiufffifilft leni, ft rilelleria da la ragione, da la^ualfcla
fuo effer indriz^to, ma non condotto, come uedrerr.o, a tal contemflatione , E fenhe ^^r^T^ouef
le lariimo^uefìefilfeilluftom,lunico e fcl rimedio ft è il uolgerfi indietro, cioè^,hauerh in dii
(fregio, C7" /■/ chiuderftcon le mani il uifo, ciò ^, co! frequentar ne le buone e uirtuofc oferatxom,
intefcperle mani, domenlicarli. Vero V irg. ferfuade juefio a Dante, ciò è-, la ragione alfcnfo
E perche aueffo fen^ di (jueSa pofrelle ìegitrmenfe errare, fero lo fcccorre del fuo aiuto, Ond«
dice, che Virg.fìejfolouolto, E non fi tenne , ne fi fido tanto ale mani diluì, che nov lo chiude f
^ ancor<t con l^ue . thefeo figliuolo d'Egeo V.e d' Athene,fecodo Ouid.neLHij. difcefc cò Uff
cole tVeritoo a Vlnf. feria recuferatione di Vrofcrf ina, E moralmente, ftr hauer cognition dt
uitif', come fkceua Dante, fffendo intefc fer Ihuomo f rudente. Adunque le fùrie ft dolgono non
hauer uendicato in ìuilaffclto, che flce al regno loro, dolendo inferire, chefe Ihaueffm uendicai
to, che Dante non haueria ardito aHhora daffclirlo lui . Vengiare ^ uocabolfran'^fc,ef\gmfica,
uendicare, Onie dice, Mal non uengiammo in rhefco laffalto • Aufnga che fecondo effe Omdn
nelfreallegato luogo, dofo molte froue fitte da lui, uUimamfnte ui ueniffe nfmre .
C noi che hauete gVmtetlettt fan'i^ lautor ammonife quelli, ch^ fono li fano
Idrate U dottrina *, che fafconie aueduio intelletto, a confderar la dottrina
Sottol uelame de li uerft fìran}. laijualf^fconde SOttoluelame de li uerfi fìra
E m uenia fu per le torhidonde ni. Sotto il cofrimento de nuouit^, ultimi
\nfr4c4 dunfuon pien di fp^uentoì '''f\f'''\^^^^^^^
Per c.i Lmnmbedue le fnde, ^^.^o, ferro/ ;^«/cW^/f^^
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Postillati 16
INFERNO
Now attrimm'i fitto ^ che iun umo lifpma allegoria, Uijualm fcnientb nfìimi
Impetucfo per gU auerfi ardori ; fira^che mn hhhiamo forre fferan^ in cjur.
Che Jier la jdua fin^a alcun rattento t ft^ a^'^ damoft, a chi Utor dormine li
Vi rami [chiama , abbatte 5 e porta fiori : deftdera, imeni hm, ma foUmentqoyU in
rinariTj poluerofo ua fuperbo i iìa^a! fcaorre fcmprf col fio diuino aiti
E fa faom le fiere e li paflori, y^^lhmanefir^mancan:^/purc^
/'.^^ ^ ^^'^'^ ^ ^'^^«^^ ^' ì^'fi^ ^ U dottrina, chf
/^(conde, come uf iremo, fottol uelmeie li /frani uerfi , l acjual pao ien comprender, chi ^ di
pino far aueduto infeSeffo, Et a cjuefii la dimojìra il poeta . Ma chi Ihauejfc in^Ymo, e ne le/ff^
ran'^ de terreni heni inuolio, non la comprenderete, e pero non fadn^^a a loro . Le eulta fi
delhn uolere incjuanio che fcno neceffarie a fcflentar la uita, ma fuori di^uejìo, come fu^erfiue
laffarle. Onde Seneca^ Pecunif ufum haiere opQm,fed eipmre non oportet , £ Qia Heniafi
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Postillati 16
CANTO NON 0.
Lr, e méf cogitatmi, ii che hMtmo uehia /« menu id pfld, fer la rff,p<n(<i fiotto. « io
IL rJonfuoi di minifiri de U iMuhe iHufim, fjpr orfnffa . Stifmafh dunjuonpen
ii Ihaufnt^. forche i rMogi, come iumma in firn del tn^ uo^lmo, àea {rmaf.o
Hmnlo tf«<-/fo fi'X^r àiuino di/t>«iff in noijia tfauenlo e terme, che wfine ajecm ej«> di
mlu ilcwiiu . PEr cui, ver k<iml fracafìce jfauenfeud fu^n^, tremavano de UfaMe oi
tnmhe le due Ihóie, inufcfer U ragioneuole, e per U fcnfiùm farle, ferche, ft come Ja le due
Lnie Ceno iMe e contenute laccjue, Cof, da k ragione e dal fcnfc fono dominate e rette lem
%, uoglie, e tremanoferU ragione detta di fcfra. HOn alirtmenii f^tto, che dun uento, Ajj.rni
ella JeHo fracaffiejfauenteuol fieono a ^uel uento Wfetuofo fer gliauerfi ardori, ciò e-, Che
ter nafcere da uafori hum,di e [cechi, che fcno auerft e contrari, è tuttofano derrpio e difuria^
E chiama c,t<ejìi auerft uafori.ardori, da lefj^tlo che nafce da loro cjuanioftncontrano, fenhe, ft
come contrari ardentemente contraftano infieme, E da taUontrafto nafcel uento, che foi per la jcl
ua e cet . ferche ontraftando cormouen laria, lae^ual towmoja è' foi conuertita m uento.
Ùliocéi mi fcioìfe, t Uffa Hot iriz^ il nerh Chiufe Sirg. fiocchi a Vantea do che
Vd uifo fi F quéafchiuma mica «^n uedelìe Medi{a ^'^jaglie a^rer
V„ ind., ol cillfuL è p« acerbo, /^'"^'''^'^ '^/t^'vf '
Come le rane tnan^^ ala nanna ^ ^.^ , ^ ^^^^ j^.
tifcia , per lacqua fi dtleguan tutte , Mhiuma antica, ta fittione del
Fin che a la terra aafcuna Jabbica . ^ ^'^ ^ -^^^ j,-^^^ cheglx guary
\idi fiu di milk anime dtfìrutte Jii^fr tjueUa farte de la (alude, dalaijua.
fuggir cofi dinanzi ad un, che al fajfo Itfffilhaueanonelalarcadiflegiatfaf
Tajjaua StigC con le fiante afóutte , pia^ perche efuiui era de la palude il fàf',
rial uolto rimouea queUaer graffo f, . onde di [etto ike, che uideftiggire
ìAenando la finiftra inanv jpeffcì fiudimiUe anime dijìrutte dinan^ ai
E fol di quella angofóa ^area laffo, uno, chepafua Stige al palfs, E perche
hen maccorfi che gliera da del meffo ; juefto tal paffcera, come uuol wfirire.
Voi/imi al maefiro ; e quei fè fegno , molto frecjuentato da Uharca à fienai, .
Chim cheto, & ilhinaffe ad effo, {^r la gran moltitudine de lanmeian'.
' J JJ . . T/\-n^^„Ì. nate, che ui concOYYeuanoa fa arlOyf.
Ah qumomt parea pen ii à.jdcgno ,3^/ , d^JJLmen^.
Vennt 4 k fom^.e con una uerghem iXccjuap^tJr^elofda de UfMc
U^erfe , che non uhbbe alcun ritegno . ^^^^^^^^ ^^^^^ molto fchimo^r .
Ccyfero iicechf Mia gunAm fu per i{ueh fchiurna ANtica^fenhe amchiicno ancora i uitì/^,
àe da ^fto faffc, fcconiol peiajt uanno a f unire . PEr inii, oue (juelfùmo ^ fiu aarbo,cio ^,
TercufllafanelelaCcUuma, nela^uale cj^^l ^ro/fc uapore che efce di Quella hneno cjuiefo,feri
che da langflo, che faffaua era commoffc, Onde difetto dice, che vomendo lafmifira xnanl^jfef
fi, rimouea dal uolto ijuellaer graffe, E mirando dice che uidefiu di miHe anime Dìftrutie, cio.
r, Diffittte, hauendo nelfYuedenfe canto detto, cheUe ffercotean rtonfurcon mano, ma con la
tefla, col petto e co piedi Troncando f co denti a hrano a lyano, F Vggir dinan'^ d uno, F up
rirdinan^alangelo,chtfaffauaStìge AL f affo, cio e-. Va cjUfEa parte da la (^ual e ftp affa
con If piante afiutte^ VeycU con juetle non fiffinim Jie Ucjua . r^t aff miglia la fxiga di
TN F E R N 0
ifueEe am'f^e mrfM*^' a langeh, a (juflla de le rane ina>ì^ a la nimica lìfda, ifudnh f ft lacifut
fcno del quella ffYf(^uiMe, fin che ciafcuna SAhhica, cio è-, S aduna e ricoufra a la terra . Ai;
tìcarf, in idioma Viorenfivoy [tonifica adunare e metter infeme y e uien data tica, che glialfri
Tofcani dmandano meta. Et & propriamente alcuno adunamento fitto da lagricoliore di gran^,
0 daltra j^etìe di tiada prima che fia hattuta, o di paglia, o fieno compoflo inferma tonda, che faf
funfa in cima (juaft a modo depiramide, e chianutfipoi hica, o meta de la cofa adunata, E Menati
iolafmifìrainan'^jfe^c, rimouea dal uolto QVellaer graffe, Qu.el groffo uapore,che deU
fihiuma panfanofa ujciua, E pareua laffo fcldi (juella ayigofcia, Tanto f^ejfo uuol infirir, che mena
Ha la /ìmjìra . Hora moralmente. La fchiuma antica, per lacjual Virg, cio è*, la parte ragione^
uole, uuol che Dante, intere fer la fnjfial parte, guardi, intenderemo fer Ihumana fragilità, lai
«jual è' antica, per hauer la fua origine dal primo huomo . le fiu di mille anime dtflrutte, ftgni
ficano linfinife uane paffìoni e ferturiaiioni de lanimo, Et erano diftrutte, ciò è-yj^tte nulla ^
eflin/e, per la uenuta de langelo . l acerho fumo, dinota la ignorantìa de linteHetto, Onde nel
precedente canto in perfona di M irgilio de la uenuta di elegia: per la palude dijp, Già fcOYi
ger puoi (Quello, che pffetta. Sei fimo del pantan noi ti nafcondt , Et è' a cerio, cio è^^affe^,
ro, Perche fi cornei fumo impedifce t^T offende locchio che non può uedere, coft lignoraniia impei
iifce offvnJe linte[letto,il(jual e locchio interiore, che non può difcerner il uero , Onde
fiel fcttimo canto in ferfona di Virgilio diffe, O creature [ciocche. Quanta ignorantia cfueU
ta, che uoffende . Stlge, come di fcpra dicemmo, [igni fica trifìeZ^ e tedio, Adumjue, da Ihumaf
fia fragilità oppreffa da infinite uane paffmi e perturhationi, e da ignorantia, fi paffa Stige,fi
tìien in trifìez'^ e tedio difcfiejfc, il che ff effe uolie induce Ihuomo a dijperatione, E da jueftofaf
tfr grafia,
juefti del diurno aiuto fono principalmente tre, da Theohgi intefi per le ire diuine grafie, e dal'
foefaper le tre donne, che di fcpra nel fecondo canto hahkamo ueìufo . llprimo decjuali rimtdi
fi è-, il differder tutte le uane e dannofepaffioni, che inducano trifìeZ^ e tedio ne lanimo, faU
Yiìenfe, che (jueUo rimanga libero da poferfi (legger il lene, E <\uefio, come hahtiamo detto, figni
fica per le più di mille anime difìrutte, che uide fitggir dinan'^ a langelo, che paffaua Stige al
fafjfc, COn le piante a fciutie, perche le cofe pure, non finfittano ne le impure, 09ìde difcpra nel
fecondo canto in perfona di Beat, rijj>ondendo fopraJi tal materia a Virg. Io fon fitta da Dio fua
mercè' fale,^ che la uofìra mifcria non mi fange, hle fiamma dejìo incendio non maffale . llfecon
10 rimedio e^, che lilerafo lanimo da le paffmi, e per (fuefìo hauendo determinato uoler ti iene,
11 rimouerli la ignorantia delinteUetto, a ciò chepoffa conofcerjual fia il uero iene, e di (jueUo^
ftr elettione , E (juefto fignifica jfer il rimouer di tjuel aer graffe dal uolfo menando jfeffi inanl^
lafiniflra, l acjual può hen rimouer glimfedimenti, ma non ha poter ne le mafflme operationi, co
me ha la defìra, ne lacjual teneua la uergheUa con che aperfi la porta de la ciuà, E fcl di (juellii
tmgofcia pareua alfnfo, per lo fuo imferfitto uedere, ma non a la ragione, che langelo fiffe Ufi
fi, fcpendo (juetta, che in lui non ha luogo faffione alcuna, E per (juefio dinota la grandiffma dif
ficulta, (jual è- a rimouer la ignorantia dal fenfc priuato di ragione, lacjual hahtiamo ueduto con
fiifa, ma non pero uinfa da le diaioluhe fenfationi » il ter^ (UT ultimo rimedio fi ^, che haue^
h lilerafo lanimo dale paffioni, e per la rimoffa ignorantia; cono fciufol uero e per fitto lene, di ue
mr a le luone operationi, lecjuali, per effh per fitto hen confeguire, in altro principalmente no coni
fiflono, che ne la contemplatione de le diuine cofe, a lecjuah il peta, come gid più uolte hahhiamo
dimofìrafo, era in uia, ma effendo il paffc da le diaholiche illufioni impedito, e per (fueflo fcccorfo
dal dinino aiuto, iljual tolto uia glimpedimenti^ uieji ultimamente con la i^iuina inffiratióne^i9)(
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Postillati 16
CANTO N O N
.fi ter la ufrM^.<^l ^r'^^li l. mente, Uc^U n^m e me^oh le lin^.ff.tfo ^r.^r.o»/?^
BJm.aoryìci;/^.W.DA/a>/m#,D. del mancato, e ^uefto ferU T^mui
ÌMù^nM cuore, lefarJe fcnf.ferfl.e,rn.taflafch reuerenfeme.fe e con ^^^^-^^
. Z^V . ±..}.fr'cr.LA.ÌcsàÀh^{yickin<xre. AHiciuammp<iyectfiendi hjl
Ven\)e ^\ uoler àiuim i^r/IP
O cacciati del ckl gente dij^ctta^,
Comìncio egli in fu IhorriUl figlia ;
,OndeJla dtracutan'^ in uoi faUettai
"Perche ricalcitrate a quella uogVa'j
A cui non fuotel fin mai e\jcr moT^Oy
E che piw uolte uha crefciu'to doglia l
Che gioua ne le fota dar di cotj^oì
Cerbero uoflro fe ben ui ricorda j
Ne forta anchor pelato il mento el goz.'^o ,
Poi ft riuolfe per là jlrada lorda ;
E non fé motto a noi t ma fi femhìante
Vhuomo ; cui altra cura jìringa e morda j
Che quella di colui , che glie dauante t
[JE noi moucmmo i piedi in uer la terra
Sicuri apprejjo le parole finte *
Vcntro uentrammo fin:^a alcuna guerra t i<fC
E/ io ^chauea di riguardar di fio
Lrf conditìon , che tal fvrtexTji ferra ;
Cmio fui dentro , locchio intorno inuio ;
E ucggio ad ogni man grande campagna
Vieni di duolo ) e di tormento r/o*
Uduenio il Huino aiuto cw la iiuina ini
fiireitione aderto U mente M foeta, tjuf
fie fcm hrci Iffarde, cht due in confùi
fione de le diahìid.e tentarmi, che effa
mente fremeuano, V erano cagione ie
glimfedimenii, che di fcpa pattiamo ue
duio, eiheda lui erano fiati rimoffl di',
fian^ a^ lei, ricordando a (juelli, come
fffi,ffY la loro fujferUa,fiiYon cacciati
delcieh . CEnte diffeUa, Gente odio^
fa, perche fcno in oJi3 non fclamefea tut
te le intelligilili creature, ma (feefpr
fuo) ancor al creatore, CCmindo ei, O
minciù langeìo a dire, IN fu Ihorrihil fc^
olia de la forta, Verche dA {entrata afiu
horrendi uitij, e confi cjueiemente a le più
horrende f ffauenfeuolipene affarecchid
te in funitione di cjuedi, E ^uffìo auanfo
K l'inf. effintia'e. Ma ijuanto a Ihuma-.
ra mente, opfreffa da le diaholiche ih
lufioni, horrihile,^eYLhe ad effe f^om*;
hilipene conducono . OUde fclletta; ciO
p-. Da ijual uofira autorità fi ricouera. 4
yipfd ESia olfracutanl^, Quefìa Umeraria audacia e.frofuntione in uoi i \ olendo infirir eh
ia neffuna parte fc li conuiene . VErche ricalcitrate a (jueBa uoglia, Ter cfual cagione ui contro,
pinete, A (juella uolonta, A Cuunonpuomai effermo^^, Alacjuale non può mai efpr tolto uia,
er impeiito il fine:: Perche juello, che da Vi^ efficacemente ^ uolufo. Come il poeta uuol infirire,
chera ilfuo andare ffeculando i uifij, neceffmo che fia, E che Ifiu uolte uha cresciuto dogìiat
mana generati one » CUegi , ,^ - zr j
lev di Dio, E mo quello che a principio ha freueduto e uoluio che fa, non fuo preterire . Ejindù
^idunQuepreueim t uoluto, come hMiamo difipra ietto, che Dante andaffiffeculando la nai
mi
•/ r K F E R N O
fuYa h uitif \ d do chefe tiffòf^ffe^uardarf, era uana ogni iMicd tenfdtme, c[ie fr^HoffQnfuit
in contYdm . C Erfcyj uzfÌYO,fe ben ui rkoria, i^f ^orta anchor f flato il mento et , Da
Hercolejeconio Quid. nelMiij. furon iomafi molti moftri, E fra c^uefìi fu Cerbero moflro hors
• Yendiffmo ìi tre teftf.il^ual truffe à'tnf. ejpnhlfcefo in cjuedo con Thefco e Veritoo fer la recu
ftratione li Profcrj^inct, E ia le catene f:iPoli ai uno defili tre colli, con Iftjuali lo traffè fi^ori,
del uerifmile,chfnhauejfelmem elgoz^felato . VOi ft riuoìfefey laftrada lorda, Hauem
hi diuino aiuto in beneficio e de la ragione, e delfenfo del peta, fatitfiuo al uolerdwino, iafta
fclamente tanto, e riuolgeft per la lorda ftraja de glimpedimeti, perche fcuenuto a luno, ft uolge
femfre a fcuemi alaltrohifcpo,pur che troui la uolonta effer tuona, e che folo manchi dal mn
potere, Onde dice, che a loro,come (jueUi cherano già fiati fouenuti da lui, NOn fice motto, Uonfi
€e parola, MA fifcmhiante dhuomo, cui altra cura firinga e morda, Ma fice dimofiratione dhuoi
mo, alcjuale altra impyefa prema e punga, che quella di colui, che glie- dauanti, per-chelfanat^
non ha più hifogno del medico, ma fi hen linfirmo . E Noi mouemmo i piedi in uer la terra. Fatti
ftcuri e laragion elfcnfo, meliantel diuino aiuto, di poter uenir ne la cognifion de più enormi uii
tij, e de le pene che a cjuellifono da la diuina giufiitia apparecchiate, Moueno (piedi in uer la terf
Y^, Indri^^no libro aj^ui in tal confideratione . SEn^a alcuna guerra, Effèndo rimo/fi olimte
amenti, chefcfponeuano incontrario . ET io che hauea di riguardar difto, Defiderai fcnfo uè-. '
der ^ intendere, per effèr tal defiderio innato ne tanimo nofiro, e fero moue locchio de lintellet^.
io intorno jfeculando iluitio de Iherefta, che fi punifce dentro a la cittk, E uede pran campaPt
ad'ogni mano. Perche molte e diuerfc fono fiate le opinioni de gltheretici, E coft fe pene loro %
fiene di dolore e di rio tormento, come ne figuenti uer/} uedremo .
Si come ad Arlìj ouel lodano Hdgnd^
Sz come a Vola preffo del Quarndro,
Che Italia chiude , e fiioi termini bagna ^
Fanno t fepolchri tutto il luogo uaro j
Co/! fnceuan quiui dogni parte j
SaUo j chel modo uera più amaro t
Che tra gUauelli fiamme erano Jparte ^
Per kquali eran fi del tutto àccefi ,
Che fèrro più non chiede uerunarte*
*Tutti li lor coperchi eran fojpeft^
E fuor nufóuan fi duri lamenti,
Che hen parìen di mifiri e dojfefi^
ÌLt io ; yiaeHro ; quai fon quelle genti ;
Che fepeìlite dentro da quellarche
Si fin fentir con li fofj^ir dolenti l
"Et egli a me ^ Qj^i fon 'gHherefmche
Co lor feguaci dogni fata 3 e molto
Più che non credi fon le tombe carche ♦
Simile qui con [unric è fepoltot
E i monimenti fon più e men caldi t
E poi y che a la man defira fi fù uolto 5
Tdjàmmo tra martiri^ e glialti fpaldi^
Arìi ^ città in Prouen^ non lontana da la]
fiìce del Rodano', ouegliflagna, perche, cjui
ui mettendo in mare, manca del fuo uelocf
corfo. Vola e- ciUd in ifiria, lontana.x, mii
glia dal Qjiarnaro, Quefio ^ g:^lfi> nel fi i
no Adriatico, che diuide P ifiria, ultimo ter
mino da cjuella parte d'Italia, da ia T>ah
matia, 0 uogìiamodire da la Schiauoma,
E c:>fi chiude effa Italia, e hagna li JtiOi ten
mini . ^uori dognuna di ijuefle due città, fo
ìiogran numero di fipolture molto antiche,
de la CUI origine fe ne Yffirfce molte c:>fe
fihuhfi , Ma è' da credere, che in altri tem
pi glihahitatori di cjuei luoghi le hauefiìro
in ufo . A duncjue le fepolfure fiinno il lu<y.
go, oue elle fono V Aro, ciò ^, Variato per
che altro fono le fipoUure,^ altrty il rimai
nenie del luogo, chefen^a di cjuede farehk
non uaro, ma unifirme, Cofi il poeta dii
ce, che fimili fipolture ftceuon ^juiuiuaro
d ógni parte il lu^go contenuto dentro data
ciuk, Saluo chel modo uera PI V amaro^cio
è'. Più afferò e cocente, Perche TR^f ^liai
uelli, ciò e-, Tra ejfi fipolture erano. Jj>ar te
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Postillati 16
C A N T O N O N 0*
jj^y^^ypy/f^wtt/i gliauflli erano fi accefi deltuUo, CHf^YYOfiumn chejf UfYunttrffy ero
è', chf rteffuna arte ricerca firro^ ^er Murui (jual fi uoglia nuoua firma ^ fiu accffp, che fifijpf
yo tali aufili , TuUi li lor coperchi E R rfn f^Jf^f, ^Y'^^o al^ti e ìeuatt in ^//o fanto^ clegliaueUi
erano afertiy tfT ufciuanne fuori fi durilamenti, che hen Ilaria che fvffcro di mifcri ^irii
fi . ET io, Maejìro, (juaifcn ciueUe genti. Domandai jfoeta \irg, (^ali, ciò Di che (jualita
fono cjueSe genti, IfCjualifcpjfeU ite dentro DA cjuelle arche. Da quelle fcfoltur e, fifinfcntir cogli
ardenti ejvcofi fcjfiri^ . V ÌYg\ li rijfonde, che ^mui fcno GUherefiarche, ciò e-, I frincifi de
Iherefte, cofcguaU loro dogni fetta, E che LE tomhe, do e", le fcfolture fcno molto j^ÌK caridf f
Igiene di jf ir iti, di Quello chegUfi crede . A dinotare, che il numero di ^uefìi tali peccatori è ijtfì
ìiito . Herefta ^ mme Greco, che fignifica elettione. Onde herttico è' cjufllo, ilcjual auenga cht
confiffì chrijlo, nondimeno, fi elegge uoler f ^uitar alcuna filfa ofinione, Et è'Jjetie dinfidelittr^
ferche fi come linfidele nega chrifìo, com.e fa il Pagano V il Giudeo, theretico corrompe ifhoi
mandati e fante cofìitutioni, E la diffmtione de PHerefia, fecondo S. Thom, infic.fec.è^ haun f^l
fa opinione ne le cofè f ertine nti a la fide, come a cjuefìi tempi ueggiam^o hauer i luterani, E per
a dutrohannohauuto molte altre fitte, come Valentiniani, Seufriani, Acciani, Manichei, Orige
rtiani, Apfelliti, Sehelliani, Paterini, Vedagiani, Arriani, Theodotiani e cef . le^uali tutte',
in diuerfi conciìtj, fono fiate dannate e rifrouate , Vone adunjue gliheretici ne le fipolture, Veyf
the ogni loroperuerlà xf; ofimata opinione dette effer Jefolta, a ciò che da cjuelle le fij^e menti non
fi uenghino a contaminare, E non fclamemtefcpolta, ma del tutto efìinta, lacjual cofd dinota per
le fiamme, da lecjuali effe fiplture erano tanto accefe . Accordandofi co fieri canoni, icjuali dan^
nano ogni herefico al fuoc^ , Slmile cjui con fimile e' fepolto, ciò e^. Tutti cjuflli che fino fiati du
fia medefima fetta, ^ infitti duna fimile herefia,fcno fip:3'ti in un mede fimo luogo difìinto da
ijueUi de glialtri heretici. Onde nel feguente canto uedremo^che dira. Con Epicuro tutti ifitOip^
j^uaciy Che /àr,no morta lanima col corpo, hanno da cjuefìa parte fùo cimitero, ET i monimenii
fcno caldi fiu e mfno, fecondo che in maggiore, o minore herefia fcno fiati, E poi che dette cjuefie
parole, ^irg'fi f^ wo/^o a la man deftra,paffaron tra martiri, ehe)^ai\uano Unirne ne le fipoltui'
re, E eliditi ff aldi, E glialti jfatij de le mura de la città, . Come uedremo cjui di fitto ne primi
uerfi dflfèguente canto che più chiaramente juffìo mede fimo uerra ad infirire ,
CANTO DECIMO»
Um fin ud fcr un fecreto cetile
Tr4l muro de la terra e U martm
Lo mio maefìro , & io doj^o le ff^aUe ♦
O u'irtu fomma 5 de ]^cr gli empì gnt
Mi uoluì , cominciai j come a te fiacca
Variami , e fodiifiimmi a miei difni ,
La gente , che p>er li fipoìcri giace ,
Votrebbefi ueder!gia fon leuati
Tutti i\o]^erchij e ncfjun guardia jhce.
Et egli a me ulti faran ferrati^
Quando di lofap>ha qui torneranno
Co corpi , che la fu hanno lafcmi ♦
S«o cimiterio da quejla parte hanno
Con Epicuro tutti t fuci figuaci ;
Che Un'ima col corpo morta fttnno^
Seguìtandol poeta nel prefinte canto il
laffatc propofifo del precedente, replica pri
ma come il camin loro, àe hanno prtfi a
la man deflra dentro da la città, e- tra le
mura di (juflla t le fipolture , Voi doman
da Virg , fi per effcreffc Jepolfure aperte y
e neffuno pofioui a la guardia, fi può «f ^
der la gente, che ui giace dfntro. Et inte
fi da lui di fi. Introduce Farinata S/herti^
e Caualcante Caualcanti a parlar fico, ttST
a Farinata hauendo detto la cagione, per
che gliauerpri de la parte fi'.a erario fim i
pre cofi contrari a fuoi, effndone flato ri
cercato da lui, E arinata li ^^redice ilfiio
ftituro effilio, e li dimofìra, come Unirne
pofieinlnf , p^Jfcn uederle ccfc fiiture,
I N F'E
I^^rJ d U domanda , c^ie faci ,
Quìncentro fodi> fatto farai tojlo ,
Ef f?///o ancoraché tu mi taci^
Et io^Buon duca non tengo ripojìo
A te mio corife non per dicer poco^
E tu mhai non pur mo a ciò dijj^ojìc ,
R N O
mafifn IffYffentì e Iffajfaff noje la Urlìi
me che ui uengono nou fcn rajrporfaff /oro, Ef
ultimamente, taffete le mura de la LÌUd,fiufd
lanofu la finifìra jf er un fènfiero^ che li coniuf
fe uerfcl me^ del cenhiz ad una ualle, che fin
la fu rendeua molto ^raue e dijfiaceuole fifo^,
re, HOrafenuafer un pereto calle. So:
glion le uie,chefcno lùple mura deh ierra effcr comunemente fecrete, ferche no ferro frejuétate,
come laltre parti di (jnella . Era adunque fecreto calle (juelio, fer locjual \/ir^,fenandaua, effcnia
t^il muro de la terra, e le fefolture doue erano i martiri , E moralmente, erafccrefo, perche la uta
àe gliepicUYiy che pone in ijuejìo luogo, ejfendo che lanima infieme col corpo fta mortale, corr.e atti
ìi fotto dirà, non è chiardifca predicarla, o uolerla in puhlica diffuta fcftenere, come auien iaìho
ra de laltre heretiche opinioni, ejpndo del tuUo contra a la nojìra yeligion chrifftana, Ma ciafcufìo
U tien infcmedefmo (guanto più può celata , E perche Virg.preceàa inanl^ e Dante a le ffah
Ihahtiamojia più uolte detto . O \irtu fomma. Somma uirtu,per cofi efjèr la ragione rijf^ettu
alfenfo , CHe pergliempi giri, La jual per li cerchi fcn'^ pietà, perche in Inf. è fclamente giu^i
tia, MI uolui come piace a te, A dinotare, chel fcnfo era olediente a la ragione, e da (Quella ft lai
fciaua guidare. VArlami, e fcdiffimmi a miei diftri . Haueua Dante intefo da Ciacco, che Tari
nata Sfherti era dannato in Jnf. E perche fcpeua ejfere flato notato dherefia e di Epicurea opinion
ne. Et hauendo intefo da \ìirg, che cjmui ft puniuano, deftderaua di uederlo, pero dite a VirgiL
cheliparli, e chffatisficia afuoi deftderi, con domandarlo, fe la gente, che giace per (fuei fcfoh
chri, ft fofeffe uedere, atiefo che i coperchiano leuati, e veffuno ui fi la guardia, che fcpponga in
contrario . Virg. linffonde, che ifepol chri faranno tutti ferrati, cj^ando lanime, che ui fcno, ior
neranno cjuiui dopo lagranfententia, co corpi loro, che hanno lafciato (jua fu . W olendo inferire^
ffjf allhora erano aperti per riceuer cjueUi, che uandauano dannati. Ma ferche dopo la gran fen:
ttntiail fecoh farà finito, e non uenanderannopiu, pero non farà ditifcgno chefliano aferti, E
che <ia (jueUa parte de la citta, Epicuro xon tutti ifuoifeguaci, che finno moria lanima col corpo^
hanno SVo cimiterìo. Ver e jfer cof doma dato illuogo, Que fcn pofle le fepolture de defiinti,Efe
ro, a la dimanda, che lift, tatuai e- di uoler ueder la gente, che ui giace dentro, tfT al defxdei
come
. ' , d parlare, glielhn
ueuaftn allhora tenuto ripoflo e celato. E/fendo a cjueflo fiato dijfoflo CfT ammonito prima da lui,
quando nel ter^ canto de glifdagurati, che mai non fur uiui dijfe, No« ragionar di lor, ma guaf
da e paffa, E più oltre, le co/c ti fien conte. Quando noiftrmerem li noftripafft Su la trifta riuie
ya d'Acheronte, Que diffe, che con gliocchi tafft e uergognof f trajfe del parlare fin al fiume ie^,
mendo ejferligraue nelfuo dire, perche a ludir fi uuol>Jfcr ueloie, e molto tardo al parlare. Onde
dice Salom. che per cfueflo la natura ne diede due orecchie fempre aderte, Et una lingua chiufd da
denti, e da due lahre . llc^ual precetto è- flato approuat^ da ipiu japienti e morali filofofi .
O rhfco*,che per la città del fioco Tinge che Tannata vlerti udendolo cofi honefla
Viuo tcn uai coft parlando honejlo^j mente parlar con ^irg.fi,rge/p a^cjuato fiiori du
Piacciati di reHar in queUo loco^ na de le uicinefcfolture, v ufi fife uerfo dxluih
La tua loquela ti fa manifijìo P^^/^^^j ^^-^ f^rfe medefime fcno ftcìlie c
D/ queVia nohil patria natio;
A laqual farfefii troppo molejìo^.
hiare.
chiamando il luogo, la ciuk del fimo, per hauef
finto lefue mura e le fepoltm afficafe . Tregua
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Postillati 16
CANTO
Sulndmem ^«efifo fuono ufóo
Duna de larche t però maccoflaì
i:mcndo , un poro f iu al duca mio »
Ef il mi dijfc ; Volgni t eh fri ì
Vedi la farinata *^che ie dritto t
Va la cintola in fu tuttol uedrai*
lo hauea gta il mio uifo nel fuo fitto :
Ef ei [ergea col fetto e con la fronte 5
Comhauejjè linfirno in gran dijì^itto^
E lanimofe man del duca e fronte
Mi p/wjér tra le fepolture a lu't
dicendo *jLe parole tue fien conte»
DECIMO»
10 in [cmma, chf uoglia firmar ft in c^uA
lu3gd hauenhlo coyiofduiQal parlar ffi
ftr Thofcavo, e de la fua V mentina fai
tria, ne la<juale ognun ài loro era nato,
Etala(]ualeyegli,pfrejJcrfìafo it? (juel.
la cap ie la QhileUina ^Uione, pi jirfe
irofp molefìo, perche dicano, che per fuo
ce figlio i Guelfi di Tiren'^ fitron in Mal,
hriiamifcr mente roUi ìa chihellini .
11 fuono a (juffte farole iice, chefuUta^.
mente ufct duna di ijuelle fefo^ture, tT
egli per (juejìo temendo, fdLcojio un fO^
A dinotare, che fempre
co più a V ir g
in ogtiifuUto timore, il fenfo fi de acco
Par a la ragione, e da cjueUa intender ciò che" fa daflre . ET eimi diffcy sjolgiti, chtfii :' Vedu
io la ragione il fenfo impaurito, e ppendo cjueììo fclameie ejìenderfi ne la cognitione de particolari,
laijual ancora fen'^ di lei non può hauere, prima lo rimoue dal timore domandando ciò chegìifi,
tjuafi dicj. Tu temi di (juello che non dei . Poi dijcendendo a particolari, li mojìra Farinata, e
fingelo ira le fepoUuye a lui, a ciò che de particolari poffahautr la cognitione, E dice, che ìf fuf
parole fiano COnte, ciò e , Manififte e chiare, e jjon confùfe C7 ofcure, effcndo coft neceffario di
fàre, a chi de fiderà e uuol hauer de la cofd, per fìtta intera e uera cognitione .
Comio al pie de la fua tomba fri,
Guardommi un poco ; e poi quafi fdegnofe
Mi dimando ; Chi frr li maggior tui i
lOjchera duhidir difderofo,
Ko;j gliel celai ; ma tutti gliclaperfi t
Ondei leuo le ciglia un poco in fifa t
Poi dijfe^Ticramente furo aucrft
A mc,^ a miei primi , & a mia parte ^
Si che per due fiate li dij^erft »
Se frr cacciati, ei tornar dogni parte ,
Rijpofi lui , luna e Ultra fiata t
Ma i uofìri non apprefir ben quellarte ♦
Giunto Dante a! piede de la tomla ouera
Farinata, fii domandato da lui f degno fai
mente ( ilche fuol ejpr alcuna uolta atto
dhuomo magnammo e graue ) chifijp^
ro fiati lifuoi antichi . lacjual cofa inte
fa da y, leuo le ciglia un foco in fufc,cO
me fuolfàr chi fi ricorda de la ingiuria, e
the deftdera la uendetta . Poi diffc, comt
effi fuoi antichi erano flati fieram^entt di
uerfi e contrari a lui, V <^ fuoi predece f,
fori, ^ala fùa parte Ghibellina falmen
ie, che per due udte glihauea differft e
mandati in effìlio . A lacjual cofa Z/ante
dice hauer nffoflo, che fe effi fiiron due
uolte cacciati, che nondimeno, ognuna de le due udte rifornaron dogni parte, donde differfi eron
andati, ma che ifuoi non haueano mai Un apprefo (juellarfe del tormre . Verche finge cjufPafùa
feregrinatione inan'^ al fuo effìlio, e cjuando la parte Chilellina era fuori di Firen^, e the rei
gnaua la parte Guelfi, Auenga che filffe da poi. Ma lo finge per mofirar di predir le cofcfrturr.
AVhoy furfe a la uifìa fcoperchiata Goffra, che cauakante cauakanti Ca*.
Vnombra lungo quefta in fin al mento: ^f^'^ fiorentino, a' uno de mi
Credo , che ftra in gmocchie leuata. f'ty''''Z ^^'^ l"Z
rrntorno Riguardò fcome talento ^^f ^^-^l^^L^^
^iiaueffe d\Uer,fe altri era mmx ^ l>^ntehauear.ffoftoaUrmta,pcrU.
r N F E
VLà pi chlfoj^icdr tutto Jpento^y
Piangendo dijfe 5 Se per qutHo ateo
Carcere uaì per alte'^ d'ingegno ;
Mio figlio ouè j e perche non è teco i
Er io a lui; Da me fleffo non uegnox
Colui y che attende la, per qui mi mena;
forfè cui Guido uoHro hehbe a difdegno ,
Le fue parole , el modo de la pena
Uhaueuan di coTlui già letto il nome ,
Perà fu la rijpofla coft piena ^
Vi fubito driTj^ato grido ; Come
Xiicefli ;lE.^i hekhetnon uiue eglianchorai
. No« fiere gliocchi fiioi il dolce Icmei
(Quando Jàccorfe dalcuna dimora,
,Chio fitceua dinan^j a la rijpoHa;
<Supin ricadde; e più non paruefi>raj^
R N O
nfYh n:ìf<itQ in ulta léU mehfmahi
retica ofinione^ che ijmuift fumua^jùt
geffè al(juantò fiiOYi de la jìl^dtuYa afi
freffo a Farinata, fey ueier fi Guiio fui
figliuolo, il(jual a Dante fu micijfmo^
era con lui, Onie dice, AllhorfurfeA
La uifta, eh è^, A U kcca de larca,
fer lacjual fuori e dentro di <^uehft
Ptedea, SCoj^frchiafa, Sen^ coperchia,
Imfero, che i loro coferchi erano, co^
mediffe di f^fra,foJ]:eft, ^Nomiralun
p ^juefia, Vna anima fyeffo ijuefta di
Farinata, Fino al mento, E dice credei,
re,cheUa fcraleuata JN ginouhie,cì^
è*, che fu le ginocchieft reggeua, e non
(accerta, perche non era (come uuol in*,
firire) tanto inanl^, che dentro alari
i^,chetn Tarmata, tlaual fera mojìrato- fluori d^^ cintola m fu, f^ffe fiato maLr cur,
parlar con U delpuhlUoliato diUrenJ, che in Cauakante del fr^uato di Guido fE fic^liuot
h Dintorno mi guardo, cOme haueffe talento. Come haurffè defiderh. Di ueder fi altri, Di
uederfi Guido era meco, ma poi chel fcffuar, Sofficar ^ ^uel medefrr.o, che magnare. Et ^
.comunemente de la c^fa, che crediamo poter effcre, ma che noi non ne fiamo certi . Adunque Cai
.uauantefcjf^caua, che Guido fuo figliuolo foteffe effire con Dante, E poi chf tal fojhicar F V tuti
Jojfento, Fu del tutto tolto uia,eueduto chtmnuera, Diffi piangendo, SE n queflo cieco
carcere, CIO e^, Seper cjuefìo ofcuro e tenehrofc Inf. W Ai per alte ^(a din^eono, Perche Ce nìalt,
. efcile mgegno non fi può difcender in Inf ciò ^, non fi può ueniy ne U^ogmtion uiìu. Mio
figlio oue^, e perche mn ^ teco ^ dolendo m firire, che/fendo Guido fuo figliuolo dalto e notile in
gegn^,pi^teuaanc.ra^^^ ^\^,fl,ff,^^^ •
Ri }onU Dante, chegl.non uiendafifieffc, e che Virg. ^ cjuello che lo guida CVi, ikuÀir
■gli. Guido u.ftrohehhef^yjc a difdegn, Verche hauendo Guido auefc a lafilofcfia, in le dica,
'''f''/Trrl ''tT' '''' deghornamenti poetici, e Quelli uoler imitare, come fi,
ce r^''"^^, I/^^y? haueffi fktio p.teua, come uuol iv.firire, trattar poetando duntale, ofimile L
getto . LE fue parole, el modo de lapena, Haueano le parole di Caualcante domandando fe DaHS
mob delapena,perchehauendolo notato <iuando uiuea,per Epicuro, fipea che in c:uelluop d^
^ ^rafiCaualcante,per uederfi Guii fui figlilo fiffeoH
Dante, pnma mofirato fUori de la tmha filamente fin al mento, ónde diffe creL, he fi fiffc
f L 2: /""i: ^'^l'tZ'^t ^.^M^^'fi dri^^ùuendo, come dUefii il hit
m^ar la rm, . qyandofaccorfi dalcuna dimora. DuM, Cauakante prima, udendo lira D,n
ie.<he
\
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Postillati 16
CANTO DECIMO.
tf cU Cuihfcrfc hfUe, del figliuolo cU fif]} mrto. Et hora ueJenh, eh d jufjla uliim J{}
no, ti3 e-, che rUaUe riuerfc/ {iu non jarue fuori ie laffpUm
M<< queVaìtrc magnmtno ; <t cui po/?ii
Rejìdto mera non muto rtjjjmo,
Ne mojje ccUo , ne fi ego fua cojla :
E fe 5 continuando al frimo detto ,
E?Ìz queUartCjdijfe^ mal ai^i^refa ;
C/o mi tormenta pu ; ffce quefìo letto *
M4 «ow cinquanta uolte jia mcefi
La faccia de la donna che qui regge ^
Che tu fafraij quanto quellarte fcfax
E fe tu mai nel dolce mondo regge 5
Vimmi perche quel popolo e fi cmpo
In contro a miei in ciascuna fua legge*
Cndio a lui ^ Lo jìratio-, el grande Jcem fio
Che fece VArhia colorata in rojfo^
Tal oratkn fa fa<r nel nofìro tempio ♦
Voi chebbe fofj irato y el cctpo mcffox
Acio non }u io fol j diffe^ ne certo
ScnTji cagion farei con gUaìtri mojfo :
Ma fa io Jolo la j doue fojfcrto
fu per ciafcun di torre uia liorenzjt^
Colui j che la difèfi a uifo aperto.
Terna ilpfta a Tarinafa^ ilijua! dffcri*,
ueiÌLojìante tfT inuìtio animo, fmhf
nmngd i\)e glihaufffe rimpoumto chf i
fm, fjjcndo caaicti, non haueano mai
hfn nfìfYffo larie del tornare, e chf di
(ju(fìo haufjje ^ranfoffme, no prò mn
io lajfftto, ne jt mouimenfo Acuno, fff
kijual fi dfcerneffe da (al fajfme (Ijìre
firn uinto, cmera auenuto a Cauaìcani
ie,pr la creduta rì:orU del figl'ndo, Md
continuando il frimo detto, ciò è', il la fi
feto e^r inierroUo pimo frofoftò d'^jjc^
che fe ijloi haueano (jueUarte de! tornare
tìffrejkmale, che <jueflo lo formenfaua
fiu de la fena ne lacuale egli era in <]uel
luogo fojìo . Lac^ual Jena, jrer fimilitu^
dine, giacendo in (Quella, domanda letto»
MA «077 cincjuania uolfe fia raccefn, Vo
lendo farinata the 'Dante non fi ^oiicffz
de la fua parte Guelfi [e hn ella haueutt
affrefa larte del tornare, E la Ghibellina
di lui noj finge che li predica il fio fiiiui
YO ejjìlio, (juedo, che in fitto era già fi
guito dicendo, che la fiaia de la donna,
Uijua! regge e regna cjuiui in Infimo, non farà racctfa cinquanta uolte, chegh fcpra (guanto lap
parar di (jueUarte i e fa, z!T ^ graue e dura co fa . la donna, che reg^e in In f .fecondo Quid,
nel V. è' Vrcfcrpina figliuola di Cerere Dea, rcpita da Fiutone Dio deffc Inf, Qj^efia è- detta coft
in Inf» In terra Diana, in Cielo Luna, E cjuejtaj (Quando e tonda, ikìe auien fmpre nel tet
mine di xxixji C7 hore, intende per la ficàa di quefa donna, lajualficcia uien aUhra ad ep
fr raaejà ^ illuminata da! fcle, come fon tutte laUre felle, E dice R Acce fa, ciò è-, cinejuanta
altre uolte accefii, perche pur la notte precedente, cjuando f irouo fmarrito ne lofura jclua, era
fiata accefà, ejjlnlo feguito il plenilunio, ondeuedremo, de in fine del xx, canto inperfcna di
\irg. dira, E già hiernotte fii la luna fonda. Ben ten de ricordar, che non ti nocjue Alcuna uol
fa per la feluafinla . Wuol aduncjue il poeta in per fona di Tarinata inerire, che non pafjlyann^
cinjucnfa mef^ perche dentro da tal termino egli farà mandato in efflo, che ppra jfer proua,
guanto e' dura cojà Ihauey a mendicar il pane, fato incerta f^erA^ dhauer un di a tornar a man
giar del fuo, CorKeueJremo nel xvy'. del Varad. ejjoli a talpropofto dimojìrato da Caccia guìi
da ,E Se tu mai regge, Bftu alcuna uolfa regni, e fi in grande e fdice fiato nel HitmondOy
Intendendo di r^uefìo nofìro, ilcjual e" dolce rifletto a lamariffmo d'infimo. Onde, "^irg* nel vù
Quos iuUis uiif exorta ah uhre raptos hlfulit atra iies^ fanere merft acerh . Qw*»^
r N F E R NO
iicd. Se D/3 tf ne conce la la gratia, dimmi la cctgime, perche iji^el pfdo in ciaf una fua legge,
è- fi empio e cruiele iNcontra a miei. Incontro a U mia famiglia de gli y berti . ON</io a lui,
Loftratio, el grande f empio, Arhia è- fiume ^ chepajfa tra liren^ e Siena, E da lui f nomina
UuaUeperlaijual corre. Onde è detta, Valdarbia, In cjuefta adur.<fue,preffo di Monte aferii, fit
Yòn da Ghibellini, fer opera e trattato di Farinata, che in cjuel tempo, ej fendo fuori ufito, ftjìaua
aSiena, roUi e tagliati a pe^'^ i Quel fi di? ir enl^ in tal firma, che per lo [angue Jj^^rfo il fiu^
me d' Arhia diuenne roffo . LacjHal hifloria dijfifmente recita Qiouan Villani aljxxx, del.yi.
Uh. de lafud opera . Hauendo adunijue Farinata domandato a Dante de la cagione perche ilpa^
magijìrato, e dice tempio, per hauer detto oratione, Et infintemi dice, che la crudeltà, latjual
per lui fu uftta in Valdarhia nefuoi cittadini, era la cagione, perche ilpo^ol di Firenze f renifi
ua cofi crudele contro a la fua famiglia . PO/ chehte fcjfiranio il capo moffc, Mofra, 'che uiito
quejio Farinata, come quello, che da la f, a patria li pareua dhauer più meritato che demeritato,
crollo foffiranhla tefìa, tfr in/f^afcufa dijfe, chegli a^ueflonon fu fclo, perche uinteruemo
ttncora glialfrt de lafuafittione, E chefen^ cagione, Quella che glihaueano data i fuoi auerfari,
come uuol inferire, nonfftrehhe moffc a tal imprefa. Ma hen dice effre fiato fclo \ola, doue fi fcf
firfo e confini ito per ciaf uno di tor uia Firen'^, colui, che ai aperto uif la dif^fi . Scriue tlpra
fitto autore aUxxxiij. del detto lih. che dopo la rotta di Monte aperti, tornati i chMini in Fii
ren'^, fufiiUo ad Empoli un general confglio, oue mteruenero gliamhafciatori di tutte le ciuk f
terre GhiheUtne di ihofcana, Nel^ual uliimametefù condufc, che per ultimo efierminio de Quel
fi, fi doueffe rouinar Firen'^, a ciò che gfiauerfari non haueffcro mai più fferan^ di ritornarui,
B che fclo Farinata, e con deUi e con fhtti,hor a pregando, t7 hora minacciando, foppofi a tanta mi
ferahile fententia, e coftrinfi ciafcuno a reuocarla, dimofiranJo poter più in lui Umor uniuerfal de
la fua patria^ che Iodio particolar che haueua con tra de foi auerfri .
Deh fe ripofì mai uojlra femenT^a^
Vrega to luì , fohmmi quel nodo ,
Che qui ha inuUuppata mia fenten'^^
E far, che uoi ueggiate^^fi ben odo^
Vinan-zj quel , chei tempo fico adduce ^
E nel f refinte tenete altro modo^
Noi ueggiam^ come quei, che ha mala luce,
Le coj^ j diffe , che ne fon lontano j
Cotanto anchor ne J^lende il fommo duce :
Optando foppr^ffan ,ofon; tutto è uano
ÌSloJlro intelletto; e filtri non ci apporta,
ISiutla fifem di uojìro fiato humano ♦
Però comprender pud , che tutta morta
Fia nofìra conofceniji da quel punto j
Che del futuro jia chiufa la porta.
Haueua Dante intefo prima la Ciacca
quello, che de lo flato di Firenze iouea
fluire, e per (fuefìo hauea comprefc, che
i dannati poteuano ueler le cofe fiiture,
Bt in (fuefla opinione Ihauea confirmati
farinata, haueMi predetto lefflio. Ma
rejìaua ammirato, che non fpejfcYO le C9
fi prefcnti, come hauea compre fi in Caf
ualcante, che non fpea (fual fvffe io ftat^
di Guido fio figliuolo. Et in F armatala
non f per la cagione, perchel popol Fioren
tinofiffefi empio contra i fuoi parendoli,
chef uedeuano il futuro, molto più legief
mente pofe/pro uederilprefente . Vrega
adiÀcjue Farinata, per cjuella cofi, lajual
in cjuello fiato ha mofira^ grandemente
t r n 1, , ^^fi<ifrare,(iuandodife,chefeifioiha
Ideano mal apprefi ^lueUarte del tornare, che tjuefio lo iomentaua più, che non ficea quel leUo,<he
li ungila f^m (^el nodo, 03 è-, <^el duhbio,il<jud dice, hauer inttiluppafo, intrigato e confii
I -
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Postillati 16
CANTO DECIMO.
Ir nflfnpnie, perche (juello , frfx chf nel ucftYo ^oyUy, cme uuol inftriye, t^fggiate, e (JUflto no.
NOI kfpgi^. foywf HUfi che hamaU lucf, Sùvo alcune imffrptte ueJufe, chf affai hene iifceri
jt:>nlfcojcdahnun:^^madafYf}fDjfoco,onullaueionc. A c^uffìe ajpmiglia F armata ilufiff
ie àannan.fenht uehn le co/è àalontano, ( hanno ia uenire. Tanto dice, chejflende ancia
ra /oro I L fmm^ dyct, il magno Dio, Ma che quando fdf}reffano, o chefcno frefcnd, che linteh
letto 'oYòV tutto UJ.notalmen(f,Lhe mila intendono^ne (fueUe poffano ueleye^ che SE altri,
(io e-. Se Unirne chffarton:i di (juflìa uita,e uanno dannate a le kr^ene no confrifcon con loro,
eie nuia fanno delncftro hmano flato. Onde cheglifuo cóprendere, che la conofcen'^a e ueduta
loro fera tutta morta DA ejuelfiitOycioè^rVa ejufl téjfo inan'^,che fra chiKfalajforta de!futuro,il
(he farà dop il giudicio unmerfale, fche finito il fccolo, finirà il tqo, e torraffì uiafiifm.tr
AllhoTyCome di mìa colpa compunto ,
Viffw ; Uora direte a quel caduto ,
Chel fuc nato è tra uiui anchor consunto
E fio fià dianzi a la rif^^ojìa muto ;
F(3fei faptr chel fki .perche penfaua
Già ne lerror^che mhaucte folutox
E già il maejlro mio mi richiamaua t
Ver chio pregai lo ff irito più auaccio 5
Che mi diccjfc , chi con lui flaua ^
ViJfcmi^yQui con più di mille giaccio t
Q^ua entro e lo fecondo federico ,
Bl Cardinale^ e de glialtri mi taccici
Indi pifcoje : ^ io in uer lamico
Tocta uolfx i paffi ripenfando
A quel parlar'^ che mi parea nimico^
Quando Caualcante domando Dante con
tanta inflantia fé Guido fuo figliuolo er^
uiuOy 0 morto, come hahtiamo di fcjfra
ueduto. Dante fi marauiglio che egli mi
fof effe, feria ragione che halliamo di
fcpra detto, E cjueflo duttio oaufo tantù
la fua mente, che non rif^ofc a Caualcan
te, llcjualfer lo fiiO tacere, tenne jfer cef
fa la morte di (Quello, e cadde fer lo doi
/or fiifm^e cei . lAa hora efpndcl jfoeta
fiato fittto chiaro la farinata del duhhio,
t liberato da tal jf enferò, corr.e corrfuni
fo di fua colpa, lacjual era di non hauef
rifjrofto a Caualcàie, dice a Farinata che
li dehha dire CHe il fuo nato,cio è'yche il
fuo figliuolo, è-cogiunto anchor tra uiui.
he fc dinanzi fu muti a la riffofia,era
fiato fer la cagiona, che haUiamo detto , E Gw ilmaefiro mio mi richiamaua, Confcnfe la rat
oione,chel fenfo uachi tanto ne la cognitione de particolari, che li hafli, e non più, a ciò che non
ferdal tempo, E pero Wirg. richiama Dante, M<r e^li, nondimeno, come auido dintender pur de
particolari, prega farinata Vlu auaccio, ciò e', più t^fto i Et è- mero uocaM Fiorentino) di
ùueh che haueria fktto fe non ftffe fiato fcHaitato da \/ÌYg . al partire, chf li detta dire, chifia ^
uà fico in ejueìla fomla . llqual riffofi, che gli giaceua cjuiui con fiu di mille, cjuafi uohffe diYe,
con infinitiffime anime, e che (juiui eYa FeieYuo fecondo, Copuifiì figliuolo d' Arrigo fifio Jm
feradore, e "Re di Vuglia, e di Sicilia, WeUe lungamente guerra con la chiefa, iiijual fii molto
tìffiit'a da lui infieme co Guelfi tutori di cjueUa, E fecondo la ftma, non fen'^ qualche legittì
tr.a cagione . Fu di grandiffimo anmo, e molto uahrofc in arme . Morì ultim.amente fcomuni
iato in una terra di Puglia detta Firen^la, lacjual dicano chegliera fittale * E l Cardinale,
Vicano coftui effere fiato infefo dal poeta per il Cardinale Ottauiano de Gliulaldini, ilquaU, per
la fua grandiffima autorità chauea,V in corte ii Roma, e fer tutta Italia, mnfi domaniaua al
irimenti che] Cardinale, e chi diceua quefio, fintendea di lui . Affiiffi medefimamente molto U
i}iiefd,peY il fiimt che fice a Ghifcf Bini qoìMyìx H Rutila, E perthe ultimmenté Mh( a dirf,, àf
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Postillati 16
m.
INFERNO C A N T O . X ,
^ tfwimrf ^'r-^ ^^/i /fj^^ifff? /''^ ^^hiltSiniyfit da jufjìo notaio jfer £plcUYò fra ijuali h
fone il foefa . InJi f?fcùfc,Hai4endQ Farinata detto, cjuanfj di [ùprahal^bu^^ uedutOjf-jLfc ne
la tomha^ e Dante ft torno a Vir^. fenfmh a cjueìio, c\)€ Farinata glihauea predetto del Jùo fff%^
. lì parlar deljuale, perche era fiato di cofa dij^iaceuol e n:)iofà, li par ne efjcre nimica .
E^K ji mo\fe ^ e por coji andando
Mi dìjje Vmh fe tu [t frnmiio i
'Et io li foiiifèci al fuo dimando *
La mente tua conjcrui quel ^ che udito
Hai centra te ; mi comandò quel fygw 5
Et hor attendi qui ; e drìzxs>l dito ^
Quando firai dinanX^ al dolce raggio
Di quella , // cui bellocchio tutto uede j
Da lei faprai di tua una il uiaggio^
Apprcjfo uolfe a man fmijìra il ^iede t
Lafciammol muro 5 e gimmo in ucr lo meio
Ver un fcntier , che ad una ualle jiede ,
Che in fin la fu fiicea f^iacer fuo Ut^^
Èffiniiy m/fi, Virgilio coft andandolo
domando de la cagioney perche egli ent
cofifmarrito, lacjualhauenh intefc,
lamrnonifce, ihe dehha confermar ne U
mente tutto do che haufa udito da Farti
nata cantra di lui, e come ^uello^che hai
uta da ffìfrimere fottil punto, drilli di
io, perfirb attento dicendo, Et hor atten
'di^ui. QVando farai dinan'^al dM
ce raggio di cjuella, ciò è^. Quando farai
dinanl^ al dolce lume di Beatrice il cui
bellocchio uede tutto, perche il ueder de
la Theohgia penetra fin a la cognition
di Dio in chi ft rapprefentano tutte le coi
fc, DA lei fcprai ILuiaggio, ciò è-, il
corfo di tua ulta, E (fueflo uedremo che fpra non da Beat, ma da Cacciaguida fio tritauo, fer ef
fortatione di lei, nel x\i, del Parad. che tutto tratta di' tal materia . AFpreffc uoìfc a pian finii
ftra il piede. Ammonito chehhe SJirg, il poeta di ciuanto hahhiamo ueduto, uJio il piede a man fu
nifìra, e lafciafol muro de la terra, andò uerfo il me^ del cerchio, Coft come prima, hauendo uol
io a dfjira, erano uenufi lung deffc muro, Ft andaron fer un fentiero, Clìe fieje, do p-, llcjua
leuaaffrireadunaualle, lajual,come uedremo, farà il fettimo cerchio, chefineuafin lajtt
STiacer, fuo le^, c/o ^ , Dij^iacer il fuo noiofo e dijj^iaceuole fttore .
CANTO xr.
In fu lefiremita dunalta r'ipa^
Chi fhceua gran pietre rotte in cerchio^
Venimmo fipra più crudele fìipa ;
E quiui per Ihorribile foperchio
Vel puxj.0 , chel profondo ahijfo gitta^
Ci r^ccojlmmo dietro ad un coperchio
Vun grande auello j outo uidi una fritta.
Che diceua ; Anajì.ifw papa guardo j
Loqual trajfc ìcotin de la uia dritta ^
Lo noFtro fender conuien cjfcr tardo
Si j che faufi un poco prima il fìnfi
Al triHo f^to'^e poi no i fa riguardo i
Cofl m:ieJlro : ^ io 5 Alcun compenfo ,
Vijfi lui , troua ; chel tempo non puffi
Verduto:^ egli Vedi che a ciopenfo^
tt^iHol miQ dentro da cgtetii faffi ,
Nelprefenfe canto f contiene, come gm
ti (juefìi poeti fu lefiremita de Ulta rifa
delfcttimo cerchio, the fer lo gran fetof
re, che nufdua,f raccofìaron dietro ai
un coperchio dun grande auello, oue fe;
cOndo che per una fcritta, che ui lejjero,
erapojìo Anafìafiopapa, E cjuiuiyperaf
fuffarft un foco al trifìo e jitido fiato chu
fciua de la uade, f frmaro, Oue V irg.
lo infirma de la conditione e dijfofitione
de trefcguenti cerchi, che haueano ancoi
ra da uedere,^ che J^etie di peccatori fi
funifce in ognu 'di cjuelli . Moue poi Dan
te a \Jirg . un duhhio, c^al fia la cagio
ne, che i luffuriofi, i gohfi, gliauari e
frodici, e gliracondi, cherano ne fipei
riori cerchi, non fino puniti dentro a U
duct
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Postillati 16
ciuci ài Ditfycme LltYé jfetie 3iffcc<tfortyche
diceuarjfer dentro da (fufBci, llcjual duhh'o re
e', come lufurajf locjual ^ihauea farlato^uie
ad offtndfY Dio, E ijiifflo anora refcluto, frè
don la uia yerfo ilìu^pj jfer h^fH^'l ft difcendf
INFERNO
Còmincìo poi a dir *Jon tre cerchietti
r; ^rado-m grado ,Ìo...e que'^ , che I./Ji . #r ^..^.o ^fueUa. i/?.. ..... re
rutti fon pJd. fPnù Jadcw: (^^^^^^^^ ^'^^[^1^:!:^'^^^^^
Ua perche f 0/ ti bajli j^ur U utfìa 5
Intendi come j ( perche fon cojìretti ,
in effe fcuim:^ crrcMa . iNfu leflremifa dunalta rifa, Moftra, chffrocedend:^ /fx lofentifi
yo,'(if/iJw«/ ha detO nel f recedente canto, chf andaua a jtrlr ad una uaHr, chfffi Kfnero uliirr.ai
ffiente in fu Ifftrtmita de la ripa di (juella, latjUal eU Mta^ ciò e, Vr^fonda, ejpndo dalm intf,
fofer (fueiU del fcttimo cerchio, i/^nrfl pon che fa molto più profondo di tutti glialfri, ch( di fi
pra haVoiamo ueduù, come ne la defriuione di tutto Vlnf. fu dimoflrato . Ondf uf^p<;.mo dr
éjui di fouo h dmjda ancora profindo ahi/fc, E nel principio delfguéfe canto dice, che il luo^o,peY
hcjhal ui difcefcro, era alpefro . Tanto giudica che la uiolentia, lacjual in (\ufhfpunife,fapÌH
^aue uifio de glialtri, che fcn puniti ne fuperiori cerchi, E molto più profindo ancora di cfuefo ue
"dremo, cheperla medefma ragione, mofìra che fa lottauo cerchio infme colpoT^ de giganti,
(Xue f punifono e fraudolenti . CHe, lacjual ripa, fàceua gran pietre rotte, per la ragione, che ue
dremonel fluente canto, ma più chiaramente n^Lxxi, oue de lottauo cerchio mofìra, che ne la
m^rte di chrfj fiiron rotti i fogli, cheficeuan ponti fcpra Uffa Ligia, ne U^ualpone chefir-,
no puniti glipocriti facerdoti . In cerchio, perche fffndo la ualle tonda, cofi lifgncuache fìffc c.n
cora la fua rifa • lenimmo SOpra più crudele pipa, ciò è-, Sopra più ajfera ts; infme rifretta
pena, Fenhefiipare eftiuare,fgnijìcainfem,erifringere e frraye,Come uedenno nelf(ttim<ì
canto, oue dijp Ahi giuftitia di Dio, tante chi fiipa Nuoue trauaglie e pene ijuantio nidi :' e cfi »
Et ^ più crudele, perche di ^uantol uitio è- maggiore, di tanto più a fera conuien che fa lapenà
(On lacjual sha da punire. E (l^indi ferlhorrihile fperchio Del puZ.^c, del prof ndo ahiffc giti
(a, Moflra,che ejuefla profindiff ma ualle rfndeua fin al fmmo,oue(f erano, horrihile ftore,^
Qunf imitando Mirg, nel.\i. Inde uhi uenere ad fiuces graue o^entis Auerni, E più olire, Qud
frper haud ullp poterant impune uoìantes Tender^ iter pennif,tali{ fi fi alitui atris Taucihusjf^ trffunyArrxs
findens fupera ad conufxafirehai . Ver che f come, per certa fmiliiudim, la uirtu rende fauif-,
fimo odore, Cofi cjufftì due uitij, chenefguenti cerchi f punifcono, Ccvo iinfolleraWe pu^"^ f
fitore , Onde ancora nel.x\ij, canto parlando di Gerione in figura de la fraude dice, Beco colei
che tuttol mondo appu^^ , E per <\uefo, effì fccoftaron dietro ad un coperchio dun grande aueh
lo, %ue uide una fritta che diceua, lo guardo Anaflafo papa, locjual Fotino traff de la dritta uia*
Totino dicano e/fcre fato cherico cr heretico in Théffaglia, ilcjual teneua, che lo Jfiriio fànfo non
frocedelfe dal padre, e del padre fife maggior del figliuolo, E (juefoperfafi ad Anafafo ^uar
io, ìl(juale,come oftina 0 in tal herefa, uolle ffenerla in puhiico, m.a difettandola, fi pref da la
neceffta del uentre, a la^ual andando, lufiron tutte le interiora, e cof fm la uita . Era laufh ^Uujch
grande, rifletto a la fcmma degniti tfT autorità, ne lacjual era fato il pofeffr di (juello, Et era
ui la fritta, che lo fiiceua maniffo e noto, perche ogni uitio, e' Jfet talmente Iherefa, e- più Mia
in un pontifice, che in tutte altre conditioni di perfine, ajjettandcf a lui deffr il primo ad efirpar
la, e non a uolerla fcjìenere, E perche ancora unamacchia è- più apparente, epiu f dfMce in un
freciof drappo, che non /à in un uile. Onde luuen. Omne animÀ uifium tanfo ccjfectius in fi cri
men halet, (guanto maior (jui peccai halefur . LO noftro fender conuien ejfr tarlo, E mai
nififio, che a ghaffiefiitti noce meno ognipaff one, che a non efierv. Onde Virg. uuole,thel fini
fi de lolorafofauf unpoco altrifo fiato cheufiua delfcttim.o cerchio, prima chcffi difcen^ino in
quello, perche poi nocera lor meno , E moralmente, uuol la ragione, prima che f dìfcenda neìac^ì
gniiione di juefii enormi uitìji chf ft mfiicri di che^flfima natura effi ]c«o, a ciò che conofàut^
fervori
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Postillati 16
.^INFERNO
h mliila lori, a^eu:ìlmente ci pofpam:ì guardare di mn rouittar in ijueUi, Onde V Afoff, a Cq{
tinfhi, "Ridete cji{:>yn:ìdo caute amhdftis mn cjuaft inffen(ei,ffd fcifientes . COftl mafflro, Co
ft dijp Virg. IO, Alcun cmi^fnfo troua, atto diprudentia il non uolerchel tempo paffi inutil
nifnff, pero douendd, per U detta ripone, ^irg, e Dante ^ prima che difcendino nel fcttimo ceri
ihio, alquanto fcg^iornarey Di cjuejìo ricerca Dante ^irg. ilcjual dice effer a talcofa intento . Voi
fer uenire a più dijìintamente diyy^oftrarli la coniitione de tre Jeguenti cerchi chauea da uedere^ e
che j^etie difeccatòri (Yano puniti in ognun di (juelli, a do chelaueduta poi, per hauerne la coi
T)cgnl malivay cMio in cielo dcquiHa^
Ingiuria e ìljxne^^^^fr ogni fin cotale
O con jhr\a,o con frode altrui contrijìd ^
Ma perche frode è de Ihuom proprio male^
"Viu jpiace a Dio : e pero fìan di [uno
, Li fraudolenti ; e più dolor gliaffàle ♦
De uioknti il primo cerchio e tutto t
,Ma perche fi fa fvr'\a a tre perfine;
. In tre gironi è difìinto e conHrutto ♦
A D/o , fé-, al projftmo f pone
Far fòr\a ; dico in loro ^ in lor cofi j
Comudirai con aperta ragione ,
Morte per fbr^a , e fèrute dogliofe
Ncf projfimo ft danno ; e nel fuo hauere
\ Ruine j incendi j e toUette dannofet
Onde homicide f e ciafcun-, che mal fiere;
Guaflatorij epredon tutti tormenta
^ Lo giron primo per diuerfe fchiere*
jpucte huom hauer in fi man uiólenta,
E ne fuoi beni x c pero nel fecondo
Giron conuien-, che finTjx prò fi penta,,
^alunque- priua fi del uofiro mondo;
Bifca\^ e fonde la fua facultatc ;
' E piange la , doucjfir de giocondo ♦
E"^ cofi chiariffìma, chogni peccato, che
nxfce damalitia, accjuifta odio incielo,
Verche (Quelli che tali peccati commetto^
no, fono in certo modo, odiati da D/o^
auenga chepaffione non poffà hauer luoi
go in lui, Et il fine di tal malitia ft e in.
giuria, e (juffìa contrijìa tD* ojjrnie ah
<rui, O Confir'^, ocon frode, do ^,0
con uioìenfia, o con inganno , Ma pen
che la fraude è- proprio mal de Ihumo,
ufando la ragione, che propria dilui,\n
mala parte, Più jj^iace a Dio, E per'ty.
flanno li fraudolenti di fctto a uioléti ne
httauo e nel nono cerchio, E come maa
chiati di più graue uitio, fcno afjaliti epu
nifi da più ajfro dolor e pena . il primo,
ciò è^, il fettimo cerchio, ilcjual e il frif
yno de tre chaueano ancora da ufdere,e*
tutto de uiolenti. Ma perche lafirl^ con
lacfual fifa la uioìentia, glihuomini U
fanno a tre perfcne, A Dio, A [e meiefi
mi, ^ alprofpmo, (juefìo primo cerchio
è" dipinto e cofirutto in tre altri cerchi
dal poeta detti gironi, che luno contiert
laltromedefiimamentr come fànno i cer^^
thi, E nel primo, iljual e- una riuiera di
loRenfe [angue, fino pofti i uiolenti con
tralproffimo, do e-, (Quelli cheperfvr"^ glihanno iato morfe, E Terufe dogliofi, E firite piene
ii dolore , O ueramente NE/ fi{0 hauere, ciò è'. Ne le fite ficculta infirifo ruine, incendi, E T>an
• 77D/e toilette, E dannofe rularie. Onde dice, che lo giron primo tormenta tutti homicide, E Ciai
fiun che mal fiere, E ciafcun che male e uiolentemente fcrfce, e cofi ancora G Vafiatori e pregni,
' (he fino rouinafori elalroni, PEr diuerfe fchiere, Verche in maggior pena fcno fofìi, e più forni
merfi nel fangue i uiolenti contra la perfcna del proffimo, che i uiolenti c etra de fuoi leni , P Vo^
te humo hauer in fi miinuioìenta. Via ^/^ffo de uiolenti contpa lap^erfona CT* i teni iel proffimo^
\
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C A N T. 0 X t; ' .
f «olfofi net ffimoVirtW: Hora due ie uio'.et:ii comò U^iiplfftrfcinah frifrt tf«V'^««-
tifone rei oirmfe.wk mmuio </«/ frimo, hi ^, com ndjM iMgo ueiremo, um ìIm il
nohfi Mi fcnTa frutti, Onìe iice, che Ifcwmo J«o t>«wr mor uiJfM^ iw jc tr.eifj.m, fer '
Uteuliwe, cme inferire, ocaienhf, e UttenHh ^ ^'f"°' T^' T""";' f
Wumnh, E t,ro iice, cKf <>udun<[ue fnuafc del noflro monio ocaiet,iofi, o che BIjcaz{^,ca
^, DiJlerde e jinieUfictdiafm, Et tnkopdfjVr giocondo, cfuanh jijjt muuto bene come
Uuolinfirire,ferhauerfiuolconlr<irio,fiurge,Onde conuien che neljccondo girone ft^enU
SEn^fro, ciò è-, Sen^ utile, o irofilto,ferche ìm uf . dofo l« morte d fenlir non gm» .
''•JJJ J .1 1 fi 1 ^,.71^ e contra le Tue còf cleome cno U naturi
Col cor ne^nào c bcjlemmmdo quella, ,u,,,^,L^^^^^
E fregiando mtura e fua bontatct , rone,Etl,cL ueiremolum cJf^r
E, però lo minor giron JuggeUa . ^ • ^^^^-^^ ^ ^^^^ f^^^^^
Del jé^wo /«o e Sodoma , c C^lor/flf , ^ aualef m:^no femore fiamme dtfr^oco .
E chi j^regiando Dio col cor jnutUa. ' ^^^^^ come éue,f^r fir^/ :
uhleniia a ne^anhh e helìemmian^vh, enelefue cofc jf recando natura^comefimo i Soi
domiti e gliufurari, E Sua hontafe, lajual e tarfe, Onde due, àel ier'^ girone ^ ilc^Uallfer ef;
fcY conunuto da ^Ihltri due chahhiamo Ufduio, è- minor do^nun di (jnellt, S VggeUa delfuo Jh .
0yiO jkefte tre jfecie di peccatori . llfe^no di quffto girone fi e ilfiiOcO, che ftoue fofra di (fuefii
feccatoYì, e con cjuello fi fuigella, ferche rimandano fegnati de Urfura di iaìfcpo . Come Sodo
ma e G morra antichffme ciUd di Siria, fer il uitio confra natura fijjlro da Dio con fumate e di
jirutteconfiioco,ftleg^eal x\iiij\del Genefts contenuto ne la Bihia . Caorfa è- citt^ in Prof
uen'^y lajual al tempo del jfoeta doueaefer ripiena dufurari . Ho^^i (jufflo ft poirehhe dire
d'Auignone, oue, per efferui da poi lojfatio difcUanta annijìafa la corte Romana, fi fono ridot
ti ad hahitare . Adunjue per Sodoma intende i Sodomiti, e per Caorfagliufurari, E chi jf rei
mando Dio Quella col core. Perche molti h dijjregiano von col core, ma per ufc con la lingua,
E ijuefli tali ancor che pecchino, nondimeno il peccato non è' tanto graue, (guanto (Quello di chi
/o dijf regia e negafceleratamente di propria uolonta e jìudiofdmente loI core . ,
La frode , ondogm confckntìa e morfa , Hd trattato le la uiolenùa, hora uien a
Tuo Ihuomo ufare m colui , che in luì fida j ^^r^ U fraudeche morde la confciem
U tn quei , che fidanza non imhorfi . ^ tia, perche fono alcune fraudi ^ mgan,
CLueHomdo di retro pr.che uccida cheper non ejjcr fecca^ ad uj.rli
, . , , '■i r nonU mordono, come quella che uja ah
Tur lo umcol damar , che fa natura : . ^^^^ ^^^^ , ^ ^^^^^^^ ^^^^^^
Onde nel cerchio fecondo fannida ^.^ ^ j;^;^^;^
Ifocrifta , lujin^e , e chi afiattura j uerfilififtie, ciò è', in (juella che fi fa in
Jaljìta , ladroneccio , e fmonia j , ^yf fj^a, de lacjual diremo poco di fct^^
Rojfian ) baratti , e fimile lordura ♦ Et in cjueUa che fufit in chi mn f fi^^
da, e (juejia e peccato graue, perche rom
fe il uincolo damore, che la natura ne ia iaiutdr e fcuenire, e non dingannar e difraudar lun
laltro, E perche (juffla fi diuide in dieci particolari Jfetie, 'pero pone che fia punita ne loUauo cer'*
ihio, ilijual è- fecondo de tre che haueano ancora da uedere, in x. holge, onde dice, che nel cer^
xhiofecondofannida e ricouera ipocriti lufinghieri, A$iUuratori, Falp.ri, ladri, Simoniaci,
Ruffiani, barattieri, E fimile lordura, Come fono i/aìfi configlierif ^ ifcminatori difcan di^df
xhf non nomina, ma i i tutti ufd rmo ne frofri luoghi • ...
G ii
r N F E
Per fiitfro mo^o quetlamor fobUa,
Che fa natura * e quel , che fot aggiunto
Vi che ìa fide jpetial fi cria t
Onde nel cerchio minor , oue il punto
De luniuerjòjfu che Dite fede^
Qualunque trade in eterno e confunto^
R N O
Vien hra a lire Iftalira f^et'é lifraui
, àe chf fu fa in chi ft fida, f eccetto fcpyg
ad opaltro^raififfìm^, Vfrchf non fcUt
mente S\ Mìa, do ^, Si dmentìcd il
naturale ^ umuerfale am^re, ielc^uitl
hatkamo di fqra detto, Ma lo Jpetiate
ancora romfendo la fède a chiftLonfidà
in noiy e chiamaft tradimento, ìltjual fi funi fé nel nono e minor cerchio, o Ve e il f untò de lui
nlutrfo, ciò è', Oue e- il centro uniuerfaìe S V che Dite fede. Sul (Jual pfa e fa lucifero, come
ne la difcriuione de l'inf. hahhiamo ueduto, E nei proprio luogo uedremo, E juiui è-confunfù
e tormentato in eterno (^aluntjue trade, Ciafcuno che ufìtefi tradimento .
Ef io ; Maejìro affai chiaro procede
La tua ragione j ^ affai ben diHingue
Quejlo baratro , el popol-, chel pojfiede*
Ma dimmi ^ quei de la palude pingue 5
Che menai uento ; e che batte la pioggia j
E che fmcontran con fi afpre lingue 5
Terche non dentro da la citta roggia
Son ei puniti yfe Dio gliha in irai
E fe non gHha*^ perche fon a tal fòggia i
Moue Vanfe un dulko a \irg. Se Dia
ha in ira (juei peccatori, che fono puniti
ne fipemri cerchi, e fuori de la ciuà di
Vife,ijual fa la cagione che non fcm fu
nifi dentro da tal ciUd,come glialfri che
uifcn-i, H fc non gliha in ira, perche fcno
a falfvggiapuniti,E chiama baratro il
rimanente di cjuefìo Inf, che panifica 04
furiffmo e pròfndiffmo luog:
jo , (^ft
de la palude pingue, fcno i peccatóri funi
ti in Stige, ciò e , gliracondi e gliaccidiof, E pingue rijf etto algroffc aere, Onde diffc, che lan^
geh rimouea cjuel aey graffo dal uolto menando Jfeffo inan'^ la fniftra . quelli chel uento me*,
rut. Sono i lu.jjuriof puniti nel fecondo cerchio . 1 Uttufi da la pioggia, fcno e golof f uniti rei
ftv»rO ter'^ cerchio .E cheffcontran COnfaffre lingue, cii è , Conju^diofc parole, Intefper ipro
dighi O' auari del (juarfo cerchio, chef fontrano giofìrando co grauipef, e riynprouerandì lun
laìtro dicano^ Perche tieni, e perche hurli, E chiama la città di Dite, città KOggia, ciò è , rof
fa, hauenJo defriuo affocate lefua mura ,Verche roggio w Fran^efe fi dice a fa colore .
"Et egli a me '^Verche tanto delira,
Difjc 5 lingegno tuo da quel , che fole l
Ouer la mente , doue altroue mira i
Now ti rimembra di quelle parole ;
Con Icquai ìa tua 'Eihica pertratta
Le tre drfpofnion chel del non uole 5
ìncontincntia , malitia^ e la matta
Bejliaiitate , e come incontinenij
Men Dio offende e men bìafmo accattai
Se tu riguardi ben quefìa fntenxa ,
E reciti a la mente chi fon quelli ,
Che fu drfiior fofiengon penhenT^a^
T« uedrai ben 5 perche da quefli fiUt
Sien dipartitile perche men crucciata
La diuina uendetta li martelli^
inferiti, VA ^uel chefcle, Da quello che ufata lifire:'0 Vf r U mente J^iemÌu 2^^^^^^^ ITr]
Virg, riprende Dante de la inffxda (juk
filone m.offah da lui, per ffer la cagita
Tif, per che quei di fuori, e (jurfii dentri
a la città eran puniti , lacuale , che
tira di 'dìo può effcrpiu e meno, feconda
che più e meno fcno fiate graui hffirfc, E
che fecondo che fui e meno fcno fiate grai
m, maggiori e minori hanno ad efjh le
pene con lecjuali shanno da punire , E per
the le pene di fuori de la ciuà fin
W, e dentro da (juella maggiori, pero di
fiiorifcn f uniti (Quelli che meno, e di den
/ro (Quelli, che più hanno peccato . Dice
adunque Virgi! . VErcle delira, cioè,
tfrche force e deuia tanto il tuo i^gfg^
da la dritta uia de la ragione, come uuol
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Postillati 16
CANTO XI. ,
tle in luemùliernmoy o frr igmrantia, o fer UufY U mente afiyaia in altra mfthratme it
auella che ne uien ad effer offerta inan'^ talmente, che no ne fqfiamo fcn:>n confiifcmentefarloi
re . N0« ti rimemhra di quelle fayJe, Senne Anlìotile nelfcuimo de l'Etica, tre efjire le dijfo
ftim de Ihumo, che non fono accette e dij^iaceno a Dia . Laj^rima è cjuanJo laffffito fuo tani
to in che cùnfinie la ragione, e che contro ai ogni u^ler di ^jueila. Ufi freuancare, e cjKfPa
f chima inconiinentia, come fu nelfigliuol fr.digo . la fecondale quando %^afo . la ra^.
ame infieme [accordano a precif itar nel male, e cjuefla h detta maliiia, come fii in Ahidon con
tra ìe\ ^aìre Ijauìì . la ter'^a tST ultima è ijuando laffetito e la rapone infume fcno tm:> af.
fuejitti almale, che f affano ogni fermine dhumamta, e finn o uiuer Ihuomo infirma di crudele et
hrrfnh fiera, e c^uefìa e detta Upialita, come fii in Nahuccoionofcr . Dice aduncjue V irgilio.
Non fi rimembra, ciò è , Non ti ricorda, ^uaft dica. Tu te ne douerefti fur mordaye, di c^ueU
farole con le(juali LA tua Etica, ciò h, L 'Etica, la^iual tu hai tanfo fimiliare, Vlrtratia, Trai
ta verftUamenie le tre dijj'ofttioni che non uuo'.e il cielo, Incontinentia, maliiia, e la matia beftia^,
lita,<juellechahhiamodifofrauedule. Conchiude infcntentia,che glincontinenti,icyi fcno
auèm, cheffléganopenitétiafiiori de la cim di Dite, offendono meno Dio, eferofcnodijfartiii da
U'fre'duejfetie,che Ihan^ fiu o^fo,e chef no pfle in maggiori efiu ajfere fene déiro da la citta.
O forche fani ogni uifìaturkm, E'iauifiuauirtudelhuomo fcnlalalu
Tu mi contentift.f^anio tu folui cedelcleinfrrmancptenJofcn^
Che n.^n men ^ i Jauer JukbL maggrctta. ^^^^ V^'^^^V^ ^'^f
^'^ . 1- • • 7 • ind ejjir aitata. Perete mediante ciuelia.
Ancor un poco indietro ti riuolui, . . . . , _ J .
Vijjìo la , doue di , che ufura offende
Li diuina bontatc $ ci gruppo Jolui ♦
ueje . Co/r e- linteHetto del difqolo feni
la dottrina del frecetiore infirmo, jferf
che fcn"^ (jueRa non intende, ma da tal
httrina aitato, douenta fano, perche mediante tjueda intende . Et in efuefa firma Vauea V irgli
illuminato la furiata uijìa ài Dante hauendoli fiuto il frofofìo duhko, E fer fi fitto modo Coluto,
che dice non meno contentarlo il duhhitare, a ciò chel duhhio glihahhia a fcluere, ihel frffie,
uendoli a^freffc unaltro duhhio, In che modo lufuya, de lacjualgliha deti% di f fra, offende Dio .
Thilofophia, mi dijfe, a chi la intende ^
Norrf non pur in una fola parte
Come natura lo fuo corjo prende
Val diuino intelletto , e da fu arte :
I. fe tu ben la tua phiftca mte ;
Tm trouerai non dopo molte chartey
Che Urte uojlra quella , quanto puotc ,
Segue , comel maejlro fa il difcente ;
Si che uoHrane a Dio quafi è nipote.
Va quejle due ) /e tu ti rechi a mente
Lo Geneft *y dal principio conuene
Vrender fua uita, to' auan'^r la gente ^
E perche lufuriere altra uia tiene j
Per fe natura , e per la fua feguace
Vifpregia^poi che in altro pon la f^ene
lAa feguemi horamai j chel gir mi piace :
Che e pcfó gui^an fu per lortT^onta j
cofa notiffìma in filofcfa, che la nafu
ya figlia IL fuo cor fc, il fuo frOLedeye^
VAlintellettodiuino,cioè', Da Dio, E
Da fu arte, E da la fua ofera,lacjual non
e altro chel fuo uolert . Onde Ari/?, nel
fecondo de la Tifica dimoerà, che Urie WO
fra imita (guanto fu<3 la natura, oue dice^
Ari imìtatur naturam incjuanium fotefi^
COmel difcente, Comel difcefolo imita il
maefiro talmente, che la noflra arte uien
ad effcr,in certo modo,(juafi nifote a Dio,
efpndo figliuola de la natura, Uijual fyen
de la fia origine da lui . DA cfuefie due^
ciò e. Da la natuya e da layte, SE tufi
yethi a mente lo Gene fi, fcYitto nel Ge
refit contenuto ne la Bihia, eh aljfrincii
fio del mondo fu di hifcgno, che Ihumana,
generationej^renifjp Lydine del uineye,
G Hi
r N F E R N Ó C A N T Ò ^ r .
El carro tutto fouraì coro ^ùce 5 auan'^Jfe Itm lalfrù fey yiafura ài
Il baÌAj) uie la oltre fi di/monta^ tf^Ondedicf, oprtuit ah initio fauli
' ItYt unum alimffr natuyam tfT artet . QUefla prtffma adducelpeta in ferfom di Viroilttf
fclurrU ijuiftionf m^Jfcli da lui, f dimofìrarf, che Lfura offinde Dh^^mh ne le cofe naturali
come ^, chel gran:) faytor'fca altro grano , il hejìiame altro hejìiame , l e f tante {frutti, cìaÙ
na fecondò la fra Jfetie, e' hen lecito che glihuòmini jananl^no lun laltro, Ma in uolerfi a^uan^ufe
ne le cofe contra natura, come fi lufuraro, il<jual uuole che! fuo dinaro partorita altro dinaro uien
^d offender Bio^j^erche tene do a} tra uia fuori de la naturale, di^e già (juflla, lac^ual è' cofaftg
e confeijuentmente ancora Urte, che defende da la natura, CT* ha origine da lui . ojfende aiun]
^ue Di:, perche dijffregia le cofe fue tenendo altra uia fuori de la naturale, e ponendo la fua fhéi
ranl^ in altro, the in (jueUo che ha iefendentia da lei . e che non fia lecito chel dinaro fartori^^
nitro dinaro, è^fentenfia de legijìi e de canoni/fi. Pecunia non paritpecuniam, E nel L euitico e'
fcritio, Vecuniam tuam non dahis ad ufuram . MA feguimi horamai, chel gir mi piace, Vw/
Virg, partire, e dice a Dante che lofe^iiti, in due rnodi difcriuendo Ihora matutina . li primi
dicendo, che ipefci gui^l^nfuperhri^nte, perche,/e <juefìo fcgno era giunto in oriente jU circ9
h de hri^nte, tariffe nel^juale allhora eral fcle, come uedemmo yiflprimo canto, e chefeoue imi
mediate dietro aprfci, foteua nel fermino di due hore filiral medefimo circolo, doue/ftpefa adhora
frano, eftr di al noffro hemisf^rio . il fecondo m^lo fi è- dicendo, che tutto! carro Lee fcrnl
coro , Perche fcl carro, il^jual firmato di Quelle ^luaUro flede, che finl^ mai tramfnfare oiré'.
mfempre intorno al nofìro polo, giaceua tutto fcpraluenfo C(oro,ilciualj}nra tra occidente e Irarr.Q^
tana,lultima de le trefieUe, chefinno il timone al carro, e chefcmpre guarda dritto al fono de U
Wergine, e non del Leone, come altrihanno detto, Veyiiua a guardar dritto in occidéte dcue effi
Vergine, lacjual ^ opp^fifa apefci,fu lori^nte era per difender ne laltro hemufirto,/t come ipe
P erano nel medefimy circolo in oriente, per afcender al nofìro . Era adunque in fcntentia, L
\ore uicino al di, perche comunemente tanto ptna ognifegno del Zodiaco ai ufcir fuori de hri<hn
ie'in oriente,^ a nafconderft fctto di qufUo in occidente, auenga che jualpiu tofìo e auahìu iln
io, fecondo che fono di più lunga e di più hreue afcenftone . Se adunque effi frano partiti la fera,
tome uedemmc al principio del fecondo canto, <juando diffe. Lo giorno fcnandaua e cet. e che J$
ttìorafèffe due hore inanl^ al di, ueniuano ad hauer confumato fin a qui dieci hore di cjueLU noti
te, de lacuale, perche erano nelejuinotio del uerno, rimaneua ancor due hore e tutto! feauenfe ii
n finir li cercar tutto VUf . E non le due hore fclamente de la notte, come altri dicano perche il
foefa finge in tal peregrinarne hauer confumato ne l'Inf. fclamente un di naturale, ilcjual^
4i XKitij. hore . Et in cjueffa difcrittione imita S^irgil. nelM. oue dice, Hac uice fcrmonum rofcii
Aurora cjuadrigis lam medio fthereo curfu traiecerat axem. Et fvrs omne datum traherent per
taha temput, Sed comes admonuit, hreuifer^^i affitta Sihylla efi . Nox ruit Aenea, nos fendo duf
ixmut horai e cet. E L hal^ uie la oltre fi difmonfa. Per quefto dimofira, che Quantunque efft
jiffiro firmati fu la nua delfcttmo cerchio, che non era pero quiui il luogo per /o^W ui fi dfie
' ^ ^ ^'f, f^' '^'''fi ¥^'''''> dmoftra, che <iuantunaue efft fi
ttiju la nua del jcttmo cerchio, che non era pero ejuiui il luogo per /o W ui fi difcen
deua, come nel figgente canto uedremo . Bal^ ^ propriamente quello de la paHalquandoFercoC^
f, in terra finali ^ ^ intefcper ogni cofiaojfonda di monte, perche da te fue radici fimilméff
fmt^, comr uuol infime chefàceua quella di 00 fcttimo cerchio, che nel figuente cito
Hfirem^*
CANTO X I K
Er4 h loco ; ma fiender la rìua ^ Vefcriuelroeta fielprefint, canto il fuo dì
Venimmo 5 alpejìrc, e per quel , chiui erancoy f^^rifo nelptOmo cerchi), E prima, comt
Tal chvgni u'jjla m farebbe fchiua. l i^^^i<^iujurui7utiipitire,per laqud
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Postillati 16
INFERNO
Qual e quella ruma ; che nel jianco
Vi qua da rrento tAdice fercojje
O fcr tremoto , o per foflegno manco :
CheJa cima del monte ^ onde Ji mojjff ,
M f iano , è ji la roccia difcofcefa ;
Che alcuna uia darebbe a chi fu jijfe :
Coiai di quel burraio era la [cefi :
E in fu U punta de la rotta lacca
Linfnmìa di Greti era diHefa ,
che jìi concetta ne la fiilfa uacca ;
E quando uide noi,fe Hcfa morfei
A N T O XII*
uifi éifcenJfy fìi ffaufnm ìa ìut cop^
Va la gYaniiffma pjgfòniifa cfr la ude,
Ortif àue che il luogo era aljfJÌYO, E dal
Minotauro di Cnta^ cheta a guardia de
la detta ruìna . Mft uinio e covfiifo da Vif
0ìlio, cominciò a calar fer (^ueHa^fofra df
U<iualffnfdndo Dante, Virg. li dimtftra
la cagion di tal ruma. Et (^ffrejfandofi
foi al fendo, Dante comincia a fcorgerU
rimerà del fangue, ne U(\uale fcno jf uniii
i uiolenti contrai froffmo, e le filiere df
Centauri che uanno lungo di (juella faety
Q un
INFERNO
Si comi quei^ cui lira dentro fiacca^ tanl:ììamme .r><i nuali CfntduYl effìrth
Lo fauio mìo i^er lui grido ^fvrfe uehii calare^ tre di loro, cfc/Vow?, m^/;
Tu credi j che qui fta il duca d'Mheneì fi, e Toh ufn^on:ìaJi ajfeUarli al pdf
Che fu nel mondo la morte ti forfè * ^eUruina. Alaijual /jjhh iifceft, ViV
Vartiti heUia t che quefìi non uienc ^'^''^ ''^f'*''' ^'^ una guida, chf
Ammaefìrm da la tua foreìla; prfiDanfffulagrorfadiUda lan^^^^^
Ma u^jji per ueder le tojìre pene . ' ^''^'f^
(lual e quel toro , che ji lancia m queVa, ii delLnditi.ndic,ueh,e iuJe
Cha nccuuto già il colpo mortale^, ueranofuL, Et ultimamene
Che gir non fa , ma qua e la faltella j hauendolo palato, Ne/fc f ritma tff
Xidìo lo Minotauro far cotale ; lamedefima uia, t^refft ft mftion^ pfy
E quelli accorto g-ido ^ Corri al uarco t un hfco, come nel fcguente cant:^ uedre^
Mentre chèh fùria ^ e buon che tu ti cale^ mo. f^ERa loloco,oue a fender la
riua \emmm:), M)fÌYa,auej%fcuim cer
cfjio effcY molto fiu profinJo de gliaffri pfti difcfra dicendo, che il luogo, oue efjì uenero a fcem
der la riua di cjuetlo, era aljfffÌYO, tanto giudicai peta, corre di fcfta dicemmo, la uiolentia fiu
grane uitìo de glialtri, che ne cerchi difopra ft punifcono , Aduncjue^ ft^fY ffejìo, come ancOYa
per juello che ueYa, Intendendo Jel MinotauYO di Creta, come poco difetto uedremo, C^uefoluop
era tale, ciò , ft f^auenteuole da uedeYe , CHe nt fareUe fchiua ogni uìfìa, do è , che ogni uef
iuta fchijtrehhe di uoMo uedere . qVal jueUa ruina, che nelfanco, A/fmiglia la ruina de
la fj^onda di quefìa uaUe, a Quella di ceYto monte, che ft troua uenenlo da Trento a VeYona di
^ua da Rouerei da ijuaUro in cincjue miglia . llcjual monte, ofi/p per terremoto, o per hauer il
fiume de r Adice rofo per lungo tempo lefue radici. Onde dice, O fer fcftegno manco, ruino dà
lima alfindo in firma, che pmofendo V ^ dicejer fianco , la rimojp per lungo jfatio dal ffo jri
mjetto . Et aurnga, chefer tal ruina con difpculta f poteffe fcender il monte, nondimeno lafce
fa è- tale, cheft fcendeYchle . Onde elice, che da la cima del mofìte, onde la Yuina fi moffe, fino
ttlfiano, e' Si la roccia difcofcefa, tantola cojìa, ouogliamola dire ffonda di fi fa e difgiunta
ial fuoprinc'.fio, come uuol inferire, che darehhe alcuna uia, per difenderla, achi fijp fu . Cofai
le e ftmile dice cheYa la fcefa DI ijuel lurrato, D/ cjueh ofcurofrofindo, che cofi hurrato e laYai
tro figniftca . ENfu la funta de la rotta lacca. Et in fi^ la cim.a de la rouinata uade, che cofi iti
mjìrammo nel fcUimo canto, che per fmilitudine lacca ftgnifìca, oue dijp, Cofi fendemmo ne
la (Quarta lacca. Era dtflefa llnfàmia di Creta, ciò e', il Minotauro, cbper effere fato da Vafift
hnna di Minos heflialmente procreato, come recita Ouid. nel \iif .era infamia di tutta cjuella ìfcla.
Onde dice, CHe fii concetto, ciò e-, imitai fit ccceputo ne la fÀlfa uacca fklhricata da Vedalo di le
ename. Onde nel xxvf. delVurg.inpeYCcna di Guido Cuiniféi, Inohrolrio di noi fer nty.fi
Qji^fndo partianci, il nome di colei, chefirnhefio ne limteftiate fchegge . E Virg, nei
Vi. Minotaurufinrfl, Venerit monumenta nephandf Hic lalor lUe domus t^' inefricaiilis error
e cet . Pone aduncjut il Minotauro a guaYdia di cjuefto fcttimo ceYchio, come conucnienit cuffode
pi uitio, che uifipunife, effcndofìaio contYa glihuomini uioìentiffmo e tanto, che fecondo Ouid.
Tifi
\iij, eYano diuoYati da lui. Et allegoricamente, perche efpndo me^ huomo e me^ toro rati
frefnta la inhumana natura del uiolento, perche auenga che hatlia ajj^m dhuomo, nondimeno,
Qgnifuo efjrtto ^ di cYudele GT hoYYenda fiera, E maffimmenle contra la }Yop\a fhetie, ìUhe
non fi uede in alcuno alfYo animale. Onde e- nato il fYoutrhio, chel lufo non manaiadi lupo . E
Quando uiJe noiffeffa morf, la tnolentia naf e comunemente da ira, E nÀna più rahli'oH e
hftUl ira può effèy di quella, che fifa ne la propria perfona, cme fece ,/ Minotauro mordendo^
CANTO XIT. ,
Me ^tc^MoalpfU.^fYdimvIxYaYlanaiuYa ingentralii (juflfo uUio,mf Mtn dt
fcirlUimoftYatiffrCfYhYO^^ come ^ufi, cui liYa ieniro^
Lea, Si come colui, ikual e lacerato e conjùmato dentro da lira . l O fmo mio in ueY luigri
é fvrfc, non diCcendeua X^ante ne /'Inf , p.r contYajìaY col Minotauro, ne jfeY occiderlo, com.ejt^.
ce Thefio duca e ^e d'Aihene nel m.ondo ammaejÌYato da AdYÌanna fcYella de/fc mnotauYc, cO'.
me ne la fkuola toccata da Quii, nel MÌij. ft contiene, ciò è , Ko« difàndeualfenfc ne la con f dei
ratione di cjuefto uifioPeY contYafìaYlo e uincerlo, comefice Thefeo, llcfual effcndo ne la deUa fr.uQ
la aHepricam.ente intefcfeY /Uomo prudente Jo pt^f^re, Ma fclamente andauafeYueder ìe fei
re, cifrano affarecchiaie, a chi fi lafciaua uincer e fcggiogoY dacjueh, a ciò che na^endogUene
tetYOYe, h fii^piffe, E feYche a uincrlo tfT occideYlo eYa officio cr OfeYa da ViYgil . ao e , de U
razione, effcndol fcnfc feYfcfe/fc deiole a limfYefi, Onde dice che ^ÌYg.gYido fmhe audacei
mente e con uehementia infurge fcmfYe la Yagione contYal uitio, pr locjual conftndeYe li nmjProi
ma comegli fu uinfo e morto fu nel mondo da Thefeo, Ma che non uenendo Danteaf^Y cfueffo,
comèfhrfcfi duhhitaua, che ft detta fartir lei luogo, e non uoglia impedirli ilfaffo. qWal e
auel tjro, Ajfmiglìa il fimar del Minotauro, fcntendo fi confonder da V irgli . A fiiriar di ({uel
toro offreffc già da mortai coìp, e che fìordito da cjuello, non fa andare, mafMa hora ^ua CT
hra la, fcn"^ fqer cjuello, che fi fi . ^efio r cojfume del uitìjfcogni uolta che uien ad effcr con
uinto co Yamne, Er aJìhoYa è limo al fcnfc a laffcrlo ne la fi.a fiiYiofa e lePialofiinatione, e tori
fili dinan7i,Yenhe m.entre chegli e Jn fi^ria, non è infuaficulta dipterli nef ferii uietar il faf
fc, ciò è , torlo da la fi a utile e uirtuofa imfrtfc^, cueh, che ftYfc fiiOYÌ di tal fiiYiapYiafhe .
ro WiYg . con uehemétia grida a Dante, COYYi al uaYco, ciò e'. Corri al f affi, f frchf e buon che
tu il cale mentre chf^^è in fuYÌa. Imitando Ouid.Dum fiiYOY ejì in curfu, curY'éti cede fitYOYU
Co/! prendemmo uia giù per lo [carco
Di quelle pietre:, che fl'cjfo mouicnfi
Sotto mici piedi per io nouo carco ♦
Io già penfando : e quei dijfcyTu penft
For/e a quefla ruina*,che guardata
Va queìlira hejìial, chi hora jì^enjt^
Hor uo che [appi', che Ultra fiata ,
Chio dìfcefi qua giù nel hajjo infimo ,
QjceHa roccia non era anchor cafcata^
Ua certo poco pria{fe ben difcerno J
Che uenifje colui , che la gran preda
leuo a Dite del cerchio fuperno^
Va tutte parti Ulta uaUe feda
Tremo fi ; chio penfai , che hniuerfo
Sentìjfe amor ; per loqual e , chi creda
Viu uolte il mondo in chaos conuerfot
"Et in quel punto quella uecchia roccia
Qui t!X altroue tal fece riuerfo
Errf iiuefio m.onte, che cingea la uaBe,
fYima che rouinaffi, carico di (juelle jfie}
ire, ma efpndo pi rovinato, ne ueniua
ad effcr difarico . Adunque, frendemi
no uia giù Jfer tale fcarico didietre, lei
(juali fi moueano foUo miei fiedijffffi
TEr lo nuouo carco, RiffeUo al corp, o
me uuol infirire, cdcjual io era, non ejfen
iouffo di pffarui altri che Jfiriti , IO
già f enfiando, Intendi a cjueUa ruina, fer
che il fcnfc non intende fc la ragione mn
li ditta . E fero Mirg.fi m.oue dicendo,
Tufcfifvrfi a (jurfia ruina che- guardata
DA (juella irahefiiale, Perche fi come di
fcjfra dicemmo, (entrata a la uiolentia coi
munemenfe è- lirafCHihora fjenfi. Ver
the la ragion e" (jueUa, che jfegne e refri
me lira. HO r uo che fif fi the (altra fia
la. Di feltra nel nono canto Virg. dimoi
firo a Dante effcre altra uolta flato fin al
fendo di ijueffo Inf. E nel (juarto, che non molto temfo dofc la fi<a morte, chrifo difcefi a jfot^
gliar il Lirwto de Santi fadri . Hora uuol inpYire, che cjuado la frima uolta ui difcefi, che chri
fknon fr<t amhoYa fiato crucifijfc^ferchf ji^^fia roccia, lajualrouino ffy /o ttnmoto chtfii ne
. INFERNO
^''/T'^"' ^^^^f'ioy/.pyno, Tolfcdel limbo, cerchio Jf condii foetct,
pjiofcfY^ di tutti ghaìtri, l^irunfrd^uDitf,lftntifadnaUcifiro, LA(ta udefida,
U profónda fetida, ajfuTi^lente ude,Onde difop<, difTe, che in fin Ufu fàcea /giacer fio lei
^ TRemoft, Trem:> tanfo firte da tuUepécrti,CHioj^enfdi che luniuer)^ amore, Toc
Canio lofimme, non d'Origine, come altri dicano, Ma d'Emfedocle, ilc^ual uude, cht auandu
glie ementi fon concordi co moti celefti, il mondo fi conuerti in caos, E <fKando fcn difcordi, torni
ne lejfer di prima. Onde dice, per kjual amore è- chi creda, più uolte il mondo conuerfo in caot.
Uijual opinione e' riprouata d'AriJÌ. nelprimo de la tifica, e nel primo de lanima . ET in aueì
Punto, il^ual fu nelhorafcfìa del V enere jknto, q\7efia uecchia roccia, qurfìa antica cofta,Tef
hauerl'mf. il fuo principio da lorigine delmondo, FEce tal riuerfc. Si riueiìo in tal firma aui,
tome tu ueli. Et altroue che tu non puoi uedere . Se adunque il terremoto fu ne Ihora fcfìa del
Venere fanto, E che chrifio immediate dopo la fra morte, che fu in aueBa medeftma hora, difce^
fe affigliar il limbo, come tien ognifidele, Effendoft quejìa uecchia roccia riuerfitaper effe tm
remato, ft uenne certamente, come due, a riuerfare poco prima che chnfto andaffe a leuar la ori
preda a Dite . Ma perche ponga che cjuefla roccia rouinaffein ^uel punto fi ^ perche aHhorafU
ufata la maggior uiolentia che maififfe, e che maipoffa ^ye, effindo fluita ne la perfcna del
ftglm o di Dio come per lipocretia deftcerJoti uedremo fimilmente nel xxw. canto ejfcr roma;
U i ponti delafcjia bolgia m lottano cerchio, Ouelipcreda iffacerdotifi punifce .
Ua ficca glìoccht a ualle ; che Japproccta
La riuiera del [angue ^ in laqual bolle
Qual che per uiolentia in altrui noccia.
C cieca cupidigia ^ e ria j e JbUe j
Che fi a fproni ne la uita corta ,
E ne Icterna poi fi mal cimmoUe.
lo uidi unampia fòffa in arco torta 5
Come queUa , che tuttol piano abbraccia
Secondo , che hauea detto la mia fona x
E trai pie de la ripa eir effa in traccia
Corrcan Centauri armati di faette^
Come folean nel mondo andar a caccia
Vedendoci calar ciafcun riflette^
E de la fchiera tre fi dipartirò
Con archi , ^ aflicciuole prima elette •
E litn gridò da lungi $ A qual marino
Venite uoi j che fendete la cofta i
Vite! ccfiinci ^ fenon , Ureo tiro »
Lo mio maejìro diffc ; La rijpcfìa
E arem noi a Ch'ir on cofla da prejjo:
Mal fii la uogUa tua fempre fi tofla^
Voi mi tenti) , e dijfc y Quegli e NejJÒ j
Che morì per la bella T^eianira^
E JS dì ji la vendetta e^U fiejjo :
Erano già tanto fefi giù ferlarQuìna^
che fqprfffauano al letto de la uaDe,Que
era la riuiera del bollente fangue,ne lai
quale fi puniuano tjueUi, che uioìt ntemen
te haueano nociuto al proffmo, Et era il
primo de tre gironi, ne ijuali,come nel
precedente canto habbiamo ueduto, è- cfi;
flinto il prefinte cerchio . C^Uffìo dimof
fira VirgiL a Dante dicendo, MA ficca
gliocchi a uade. Ma porgi la ueduia a baf
fc, CHefdjprociia, Perche pfpr effa (cT
è-nocabolEran^ffc) la riuiera àel fant
gue, in lacjual bolle, qvalche per uioi
lentia in altrui noccia, Qualunc^ue noce
peruiolentia in altrui . Effcndo conue*,
niente, che Ihuomo fia punito con (jueUa
afa flelfa,cò latjual tè^ dilettato di nocer
ad altri , Onìe effind^fi i tiranni, che
in cjuefia riuiera ueiremo effir pofìi, dii
iettati del fangue humano, è- condegna
cofa che nel fangue filano fcmmerfi, come
di (jueEo auenne a cirro, e àe loro a Craf
fo, OndelPetran ha,E uidi Cirro piti
di pingue auaro, che Craffo Joro, E lui
fìo e laltro nhehbe,T anto, che farue a eia
fchiikn^ amaro . o Cieca cuptdigiti, E;
i ...
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Postillati 16
CANTO Xì t,
E mi l> mio , eh d petto f. mh<, , /J^";' " 1";^" i^l"^'»", f
Chrone/dqudnUrìMt fiiiMa.fi ù. .^. ^'■kon^m Un,
O «irro è Pfcclo , de fi* fi vkn c?ird . 1' ^"'""'Ì'"' t ^' .
CiMHWO f ipuu,u; j j f . fia Cirio ehrfutuU<t CI (tram t [(Itali li
Vmtorno d fojfo u^nno a mUe <. m,Ut i,i„,ifir<,fchp/d, la J Uinn*
Saettando qual anima ]i jucUe sìm<ilcimrr.ée,iMiomif(rmfnif ntl
Del [angue più , che [»i colp« \onm . p^^^^
ihf cjuc[li ch€ fQa pfjìfif, hanno ferdufo il lum ie lintfllfUo . Ria,ffr lijeff.m fffrtii che n4
fcono di lei, attefo, chf non fdamentf mcfno a hfjrfc, ma molto fiuamora a chi offende, fcUOgiai
tendo a leferna àaì\mtionf . FOflc, offendo fcmmafìultitia il laffarft tanfo trcf^oitar da jufffa
irthumanijpmo affedfo, che Ihuomo uoglia cauarun occhio al comfagno, IfenVe pine fa cauai
tttduealui, IO uidi iinamiiafcffa,DefcYÌuf la firma di (fuePaYiuiera/fcLondo che da\ÌYgiL
gliera fiata diifpgnata e dice, che trai fitde de la roccia e (gufila, correano Centauri IN tracdc^
ciò è-. Seguitando le f edate lun de laltro, come i cacciatori e cani fcgueno ne le felue (Quelle de le
fiere, con pette e con archine la firma, che (Quando erano al mondo, foleuano in Teffctglia, oue i
foeti fingono la hro origine, andar a caccia ferfeguendo KfT occidendo le fiere , E ihe uedendoU
ijuefii Centauri calar per la ruina,ft firmaro, e tre di loro ft dìfartiron da gUaltri, t uenero ad
gjfettarli al piede deffa ruina, Et uno de tre grido domandandoli, A (jual martiro fffì andauano^
credendo che fvffero anime, che andaffro dannate in (juel cerchio, minacciando fc KOn lo diceuaf
710 ijuiui, ouefjt erano, che li fi^.etterehhe con larco. Ma che Wirg. li d\ffi, chffjj furehhon la da
freffc la riffùfìa a chiron rimprouerandoli, che la fi.a difcrdinata uoglia, chtra frr.preftata Sì
fia, ciò è-. Tanto fuhita e fùrijft mal per lui tST a Jùo danno, come uuol inferire Yen he fnge c9
fluì ejJcY Neffc Centauro, il jual fu olc\[c da lefietie d'Hercole, jfer hauerlt uoluta uidcre la fta
Mia CT amata Dianira,fcn^ confiderar il fine, che nepoteua fcguire, tfT a chi egli faceua tini
giuria . E Ff eglifìeffo la uendetta di fc, fer la fùa camicia aueìenata da le dette [cete tinte nel
jhngue de l'idra, che diede a Dianira, perche a certo tépo la defp ad Wercole, a do metiéd (clajf^
YÌfp,come pùipce, E la fauola recita Quid, nel nono . £ (^el di me^, che al petto f mira,ì^aii,
teucro i Cer.iauYiyfccódole faude, d'ifme e duna nuuola infirma di Giunone . ifone filprino
(hf tento la tirannide in TheffGglia,ma in uano, E pero f.ngono, chfft c(^ngiungffji nòn có Ciu
mne, leijual è- Dea de reami e de le f gnor ie, per che (Quelle fi uoleua appropriare, ma con la nuto
la, lacjual auenga che paia effcr gran cofa, nondim.er.o e uana . Aduncjue, di tei cor.giunime
nacijuero, come hakhiamiO detto, i Centauri, che fecondo i foeti, fnò me'^ huommi e r>.e'^ cauih
li, e fignificano ghhorrendi e moftruoft penfeYi, de premeno a tuttflhore la m.ente del firar.rio,
ionde nafcano piglieffetti empi e cYudeli, ne citali fi nutrife , E cof come da c^utfi e- fiato in
mtafcmpre moleffato e punto, Co/r dopo la morte amhora^ il poeta uuole, che da cjuellx / ero fcY^
fcguifati, Onde dice, che uanno a mille a mille iniùYno al fifjc f citando (^ual fnimaf felle t9*
efce fp.ori delfnguepiu, che la fua colpa le hauea dato in fcYte . Venhe (jual più e jual m.eno,fi
condo che più e mengraue era la fua colpa, ueniuano ad effcr coperte dal fangue . Ma fio chiro^
renaccjue non de! tiranno e de la nuuola, ma di Saturno e di Filare Ninfi, e fu dotato di molit
euariefcientie , Nutrì Achille, e fulimaeflro inmufca. Onde Ouid» nel \i,lt Saturnia
fijuo geminum chirùne creauif Thilirides puerum cithara perfidi AchiSem . Keffc adunque, fio
unodi juei talimonftruof e uithf penfieri,uuol (.he "^irg.eVante, do è-, la ragione el fin
ft,per non effcr iOnofciuto da loro rijf ondino da lunge. Ma la ragione, a do del fnfc lo concjca
dice, uo'er\rijj:onder da preffc, e non a lui, ilcjual fa effcr imonfu erato e jieno di fiirore, ma f a
cl-4Vo«, nelcjuale, per le confguite fcientte, humamta e dfcorfo, Onde dice, che f mira al ptH
ro, che fgmfica effcr cogitalo do^ e per e^rimer ancora la natura faturnind, che tenea ial^udm
INFERNO
nh fu i4n:i h CentduYt,cy ne leno^^ ii Fni(oo,Jcconh Quii nA \if\ ejfcnh}tu le^Llfri
hehrò, p.lp ancor in ma^ghr'fume, nel udfr ropir U jf:>fa , E fer (jufjìi duf Centauri, ciò ^,
ffr Nefc e per Fob, ejfrime due jfetie di uiolenfia, Ver Neift jueUa che nafce da rfrenato CT" in
confderatò appetita, ilijualmofiro nelu:ìler uiolar Dianira, Onde SJirp li dijp, Mal fu lauy,
glia tuafcmpre ft tifici . Ver Toh quella che nafce da ira, Onde di lui difp, ejfcr di (juella fidi
nfifienò . Chiron ftgnifica mtdefmamente il penftero, ma moderato, e non accefo di furore,
cmeglialfriy per la ragione delia di [opra . Onde dice che diffe a compagni, e meUelo in me^
aglialtri due, come moderator dognun di (Quelli , E perla medeftma ragione lo profon a gliah
tri, Onde uedremo che Virg, li dirà, Danne un de tuoi e cet . Fingonlo me^ huomo e me^ cai
udo, per effere fiato heUicoftjfm'i ejirte, che (jueffo fignifica il cauah . Ma fecondo la fiuola re
citata da Ou , nel yi. perche Quando Saturno fho padre f congiunfc con Tilare, de laijual coni
giuntione egli ne fu procreato, fcntendo Saturno uenir la moglie, per non efferfrefc da lei in ms
nififìo furto, ft transfvrm o in canallo, Onde ihe henne a participar de le due nature ,
No/ ci apprcjjàmmo a quelle fiere fnetle t
Chhon jprefi uno jlrale ^ e con la cocc<t
Fece la barba indietro a le mafceUe ♦
Qjtando shebbe fcoperta la gran bocca ,
Viffe a compagni j Siete uoi accorti ;
Che quel di dietro mone do che toccai
Cofi non foglion far i pie de morti ^
1.1 mio buon duca 3 che già gUera al petto ,
Oue le due mture fon conforti ^
Rijpofe j Ben e uiuo 3 e fi folettj
MoHrar li mi conuien la ualle buia :
"t^eciifital ci induce e non diletto ♦
*Tal fi partì da cantar alleluia ;
Che mi commiffe quejlo officio nouo :
Kon è ladron j ne io anima futa ^
Ma per quella uirtu ; per cui io mouo
Li pafft miei per ft fdueggia flrada j
Vanne un de tuoij a cui noi fimo a prouo^
E che ne moflri la , oue ft guada j
E che porti coflui in fu la groppa ;
Che non è flirto ^ che per lacr uada^
Chiron fi uoljè in fu la dcHra poppa ;
E dijfc a Nejfo 3 Torna , e fi li guida j
B fa canfir^fi altrafchiera uintcppa ^
Apprelfandoft Virg , e Dante A Quelle
fiere fneUe, A quelle fiere ff edite e lei
gieri, E chirone, uedendo the Dante, il
jual feguitaua dietro a Virg . mouea le
pietre che premeua co fiedi, come dijfè
difcpra, SI fcoperfc la gran tocca nel ftr
la barha miietrò a le mafcelle con la coci
ca dunoffrale, e poi diffe a/ùoicompa>
gni,fc effìfcrano accorti che Date, iljual
dietro a Wirg, ueniuauerfo di loro, mo',
ueua ciò che toccaua, Quello che non fcle*,
uanofire ipie de morti, ciò è^, i piedi de
Unirne, cherano fcn"^ i corpi , Ma Virg,
chegìiera già al petto, oue Ihumana con
Ifcjuina natura fcn conforti e congiunte
infeme, udendoli dir cjuefìo, fer leuan
h di duhhio li rìfpofe , che Dante era
hen uiuo, come egi hauea già giudicata
chefvfp, E che co/i fcloli conutnia moi
fìrar la huia t7 ofcura ualle infima. La
aual cofa (jueUo che moralmente importi^.
Ihahhiamogiapiu uolte detto, E cofi an i
corapofftamo intendere, perche chiron
ficcorgf e non hJeffo nelolo Dante effir
uiuo . E che la neceffua di coft fkre, per
lafua falute,come uuol infirire, e noi
, n , „ . , Alletto che pia!i m tal contempla',
tione, hnduce a^uefìo . Ejer dimofìrare, che ia fc non f mouea ad effe rlffcorta in tahereMi
natnne ma olamentemoffc da diuina u^rtu di.e, jMf partì da cantar Alleluia, che mi L
mf qvejhnuouo ofjìao. Ter effr cofa nuo.a, che i uiui uadmo a Vlnf. E moralmente, .he
hfcendmo ne la contemplation de uiiij per Vauefcne apurgare, come fkceua lui , Mendo per
^uefìa tale, di Beat, quando nelfccondo cnto diJp, Hormuoui, e con latua i^r.la omta e cet.
Et
m
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Postillati 16
CANTO XIT,
E/ fy^c, fey tfmYd muùufv ViV^. al fcuorfc Ji Dante, fariiia Ji cuìo.f^ue fi canta kMula,
è^'ltilrorì, ne io anma fiucfy Erafi creduto Kfffc, che \JÌYg , e Dante jxjjlro anirne, che uè',
wfjt-roffr rimaney in cfuel cerchh, oue la uiolentia ft funiua^ ma mn fafeua in (^ual prone ii
euello, ne anlccjuenteyrentt a cjual martiro efj} fijjtro iefiinatf, hauenh ogni girone ilfuo mar
tire difìintò da cjuelli de glic^fri. Onde hauea gridato loro, A cjual wariiro uenite uoi, O uera^
mente a (jualmartiro, Verde ne la riuiera del [angue, a cufìodia de ìac^uale fìauano (juff:i Ceni
tauri, erano efiu e meno ajjr martiri, [aedo cYelanmep^e inau(lla,f fin e meno fi frofìnda
uano nel fanone . Ma Virg. riffondendo a chirove, come promeffc hauea difàre, dice hora, chf
Dante non ^ ladY:>ne, la uiolentia dfl(juale ^ dofjtnder a le jìrade e nel fcngue e ne Ihauerf,
Ve egli due fjpr ANjw^t fùia, ci) e. Anima fura, Verchf la uiolentia che ufa ilfiirofi è- di tot
ìaltrui fclefmenteferftr^^d^A difjrrenda dfl ladro che lo tol di r.afojìò, tur ufA non uiolentia ma
fraude, fero uedremo cjuefii tali fffcrf uniti nel feguente OUauo cenhio, e di <\i:(h ne la ottau^
bolgia. Onde il Fet. uolendo dlìinguer luno da Litro modo nel ter^c d'Amore di lui farlando d\f
fe, E fo, comhcr minaccia, kST hor fercote, ComeYul'aferfÌY^a,e comeinuola. Vuol VÌYg,adun
cue infirire, che ffjì non erano uenuti juiui dannati ad alcuna fera, come Kefpfcra crfduto,Md
h cofiringe dicendo, Ì Er cjuella uirtu, lacjualha mofìrato ejJiY diurna, cheio mouo imieifafft
feYfìrada Slfcluag^ia, ciò è^. Tanto tenehofa ofcura, D Anne un de tuoi, A Cui noifìam(ì
afYOuo, Al^ualnox fiamo cffreffc, che cueflo fgnifica in idiiim.a lomhaYdo, e non che ci affYOi
ui ciT hahhiaci cari, come altYÌ h^no detto. Due aduncjue Virg. a chiron, che dia loYO un de firn
Centauri, al f tal efjì feno affreffc, e che m^ojìrcndo loro il guado de la riuiera, forti Dante fu U
croffa di la da ejueìla, fenhe effìndo an.hora col corfo, non ^ jfirito che uada fer aeye, come ;a
teafiYlui,cherafcn^ diijuell: . Onde dice, che uoltat^fi chmn fu la defira fOffa,da lacjual
farte gliera Keffc, glirjijfop, che toynajfe in dietro, infende feria uia, donde era cjuiui uenuto, t
che liguilaffe, e fà^efjc canfcre,fe altra fchieYa di Centauri fintoffaua e fcontYaua in /oro. E fet
^i^eftohahhiamo ad intendere, che hauendo Mirg . e nel frecedente canto, oue diffe, Morte fef
fiY^ e toilette dannofc e cet , E difcfra dicendo. Ma ficca fiocchi a ualle, che pfjfYoccia e cet •
dirnofxrato in uniuerfàe, come in cjuefto frimo de tre girini, neejuali è- dipinto il frefnfe fcttmi^
cerchio, funirf i uiolenti contrai froff mo, E uolendo hora, che Dante haufffe cognitione deferì
ticolaYi, ilche non eya da effe Virg. fer\he la Yagione in (Quelli non fcjìende, ma fclamente ne gli
uniuerfcli. Onde Ariji. nel fecondo de laVojteY. e Secondo delanima, Intellecius efì uniuerfii
lium,jcn/ùf ueYOfaYticulaYÌum,feYO intfnededa chiYon,ilijual intendiamo fer ilmoderato t9*
h.onejìo diforfc, che dia loro uno de fi.oi fu d diti fen feri, alcjual effì fieno affreffc, e che fctio la
fua difcifHna, fen'^ Utjuale, ne \Jirg, ne Dante, ciò è-, Ne la ragione, fer che non fifflrdta, ctt
Ynhahhiamo detto, che [clemente ne gliuniuerfli , NV Dante, no e', nel fenfc ancOYa , ferina laiufo-
ialtrifotrehte hauey cognitione de farticolari, ne tjuali egli fclamente f fuo ef^WàtaYe, E m.o/ìri
loYOQVef guada, cioè-, Lafvrma,ferlacjualeneU cognitione dejft farticolaYi fi fuo ueniYf,
B ch^ forti Dante in fu la groffa, feYche non flirto che uada fer aere, Jmfero , che fcl fcnfo dr
ttenirne fa cognitione de farticolari, hifcgna che fìa portato C7" eleuafo dal f enferò a la contemi^
fdatione di <jiAi,feYch( effndo cffYeffc da ignorantia,fer f medefmo non fotYelle, come fuò
fir lintfileUQ col difcorf de la Yagione Utero da cjuella . Aduncjue chiaro, ferche Keffc fa Lr
4ato da Chifon, a ciò che li dehha guidaye, E uoltaf fu la defirafoffa, chefgnifca la faYfe mii^
gtiOYe, fero fra il proceder /oro Yetto e huono, E due, che faccia canfre^fe altYa fchiera fintola ^
in lui. Perche Jfejjè uolte auiene, che famo af ratti in (juaUhe utile meditatione, e fcfYagiunii
ifltuni aifri diuerf, e uanifenferijfam.o del tutto tolti uia da (juelfyirr.OjOnde nel (juinto can
to del Pur^. uedrer^c, che di ijuejto riprendendo Virg . Dante, ilcjual nanamente intendeua alé
[arole di ([ueìle anime de la fecoda Jfetie di negligeti iice^ Verche Immotkù titofmfiglia e cet^
INFERNO
m
Ho»* cr mouemmo con la [corta fida
tun^o la proda del koUor uermiglip ;
Ouc i boUiti ficean alte [irida ^
Io. uidi gente fitto infin al ciglio :
'El gran Centauro dijfe ;Eì [on tiranni
Che dier nel [angue, e ne Ihauer di piglio
Qjiiuifi piangon gUjpietati danni:
Q^uiui è Aklfandro 3 e Dionifw Fero ^
■Che fé Cicilia hauer dolorofi anni :
É quella fronte , che hai pel cofe nero,
E' ATj^olino j e qucllaltro , che biondo ,
E Oèi^o da Ejli * ilqual per nero
Fu [pento dal figUajiro fu nel mondo ,
AUhor mi uolft al poetai e quei dijje *
Qiiefìi ti fia hor primo , eiT io fecondo ^
Quffio moJo ìi iire, HOr ci moumm^
è- ftmde a (Quello, chel poeta uso difcpra
al principio del x . canto, oue difp , Hq
ra fcn ua per un [ccreto calle Lo mio ma(
ftro, ecet , Età ^uellaltro, che uedret
mo al principio del x\,Que dice,Hor<(
cen porìa lun de duri marini, E co[t di
cano tutti gliantichi tefli [ritti a penna^
E non Noi ci mouemmo, Comefle^ge
neiefìi moderni impreffi a flampa,ffr
ejpre flati coft dfconci da chi [e nha prei
folautorita . Varfironf adunque \ir^,
t Dante con Neffò, ll^ual domanda fidi
[corta, ri[fettoa chiron da chi era lor i<t
ta. L\fngo la proda del kllor uermiglio,
do e-, Pref/oia ripa deìfngue che bolle ,
. Evenendo Nef[o a dir di loro cherano in
Mrmera puniti, dice prima de tiranni, icjuali fey hauer ufto uiolentia maogme, hauendo ofji
fi e neljangue e ne Ihauere, erano [ommerf nel [àngue fin al ciglio, E [ra auefti dice ef[cr Alf[^
fandro, inte[o non per ilMagno, come dicano tutti gHaltri fjf^oftori, Delcjualfihenef confiiei
rano i gejti,non e- da ff[r connumerato tra tiranni, lAa per Aleffandro Fereo di ThejPglia, de
le cui ingiuftitie e tirannie [criue Giuftino, E Dioniflo [ro, Diomfto Siracu[cino fti crudeliffmo e
4^el{ial tiranno ne Ifola di Sicilia, come [criue Plutarco ne morali, eM.Tul.ne le Tufi. Onde
Àlee, chefice hauer dolorofi anni a Cicilia . Di cjuefti due pa landò medefmamente il P(f . nel
fnm del trionfò damore dice. Quei duopien di paura e di [affetto, luno è- Dionifio, e laltro e-
_Alejjandro e cet . A^^lino da Romano fu tiranno crudelif[,mo ne la Marca Inuigiana, E fle
talmente contra de Padouani, Ve cjuali, come di ffiif^m. ente [criue Pietro Gerardo autore in juei
^empi di tutte lefue inaudite crudeltà, [ece morir dodid mila, ma in diuerfi tempi, e con uarifi
fui, E non che tuUi in un medefimo di lif^ceffi ardere, come altri hanno detto Lopera dekual
autore è [tata nouameniefofia in luce ne la inclita Cittk di Mineggia . olì^ da Efti Marchefe
di Ferrara, e de la Marca d'Ancona, hauendo con [ue ingiuflitie e tirannie adunato molto theb
,ro, fu [cfficato da unfuo figliuolo, Auenga chel poeta dica figliajìro . A Llhor mi uolfi al foe:
fa, Voltofft Dante a Virg, parendoli dalui.e non dal Centauro hauer ad ef[er infermato deglifhi
riti di cfuel luogo. Ma perche ^uiuifi trattaua de particolari, e ffetialmente di quelli cherano in
gran parte moderni di cjuei tempi, decjuali Neffc lipoteua dar cognitione, e non de gliuniuerfji
in chilcjfercita la ragione, come difipra dicemmo. Pero Virgilio uuol che allhora quiui Neffo ti
ftaprmo, ma egli poi, fiiora di quelli, e ne la miuerfaliia li fta fecondo .
Poco più oltre il Centauro faffffe
[Souruna gente; che in fin a la gola
Tarea, che di quel Bulicame ufcijje.
Ùo[lrocci unomhra da lun canto fola
Dicendo ^ Colui fè[[e in grembo a Dio
Lo cor, che in [h Tamigi anchor Ji cola
Poi uidi genti ; che di fuor del rio
•^Tenean la tejla^ eir anchor tuttol ca[[ox
Vroceìuti poco più inan*^, uidero anime
che u[ciuano fuori del [angue [naia go
la, e di cjuefte Neffc ne mofìro una, che
ftjìaua fola da lun de canti, e diffe che',
ra^ ijuella, CHe f^jfe, ciò è, lacjual Fenf
ie" e diuifel cuore, che [u Tamigi ;f)Owo;
ra anchora, in gremho a Dio.Cofìm,pi
mio ihe[criuejl Viduni al xL del[fU0
\
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Postillati 16
. C A N T O X !I.
E a colìor dffai riconobbio. mlitMI^fui ofm,fi, Cm* i^tó»
cor, 0 Pu a pm fi ficea b<,jfo ,,F.;..o.l/|W«/McJxx.m.,.j;,«*
•' ,r c i. ,..J\.,„ V, i S montò Monlirle,chf fìtocufo ìit
E quiut fii del jbffo il nojlro T^^jjh . ^^^^^^^.^^ Arrigo fraìllo d^Aducf
io efiMo a T^iccarh Ke ringhilferra (ffenh a Viterto neU chiffi di S . SilufjÌYO.mni
tre ihfnf la mejfa ilftcerdote mofiraua loffia co^craia . il corfofuofrpi mndaio in lyigUU
terra a Londra.t ppo ne la casella de gliaUri V.econ lafuaftafua fcfra la fepliura, che Hen con
la Mra una coff doro col fho cuor iMfmaio . Era adunijue lomlra di Guido da un canto f-.
la, lerchefngulare era fiato il )m delitio, frima rifletto al luogo ficYO, hauendo fitto Ihomicidio
inchup,Ondedice, che lofifjè in grembo a Bio,ferche la chiffi ^ gremho di lui . E foi nel con
fbeUofuo,haufndol occifor>:enfYe ihelfàcerdoie hmoftraua al jfoplo . Secondariamente, jfer.^
àie Arrigo de la morte di Simone era innocente, Imj^ero che Aduardo, iljual ìuccifc, glicrajoU-,
niente cugino . Ter^.ferche Simone non era da ejfcr uendicafo, efjlndo giufumentejìato occif
Q yferche egli^rima, conila ogni giujìitìa,occufo ilregnoad Arrigo fer^,Z!r in^frigionodo co
fioi figliuoli. Tamigi è- fiume che fa(faj^erme^ Londra,onie dice, lo cor che in fu Tamigi
A^ihorfi foV, Amhora shonara . POi uidi gente, che dipwr dA YÌo,Mofua, eh cjuanto fiu
frocedeuano inan':^, tanto meno erafr fcr.da la riuiera dd f^ngue, econfc^uenlemente, che tam
fa minor uioUntia haueano ufao quelli, cherano menfcmmeyfi in lei, e che fiu nufciuano fiorii ■
Onie i primi, che fiiron i tiràni, la uiolentiade efuali era fiata t nel fangue e ne IVauere, halhiaf .
m uedufohauerhfoflifottofn alciglio . ì fecondi, che juron e uiolentifdaméte nel fangue, ma
ter le circonflantie che aggrauauano il peccato, come erano (jue[le di Guido, jfer hauerla ufcia in
luogo facro, tUT ingiuffarnenfe, erano fcmmerfifin a Ugola . J ter'^fcn <juelli,che Ihanno ufi ■
fa fur nel /àngue, ma con circonfìantiemen graui, de^uali Ymfira hauerne riconofiuti affi, e
ùufjii dice, che teneuano la fefa fimi, ET ancor futtol caffc. Et ancor tuttoljfeUo, perche caffo do
mandano in Lombardia il bufo, come di fio, o digiuhone, che coirei f etto • la (Quarta fieiie e*
di (fuelli, che Ihanno ufta non nel fangue, ma in ruina efreda de glialtrui beni, Et a (juefii co;
me men rei, cocel fngue folamente i fiedi, E juiui dice eff re fiato ilfajf loro di ^uelfi/fc .
S; come tu da quella parte uedì Mo/fr^, cU fngue di c^ue fio fiffc,ilaud^
Lo hulkame , che fm^re fi [cerna 5 Jornada bulicame, che figmfica cofache
jy-ff^Q ♦ I q \^ credi hulica,cioe',che fi commoue, cerne boli
U fóndo fiio , m fin chei fi raggiunge , M,,,Jl,,uo 11 pano, cor^e difc^.
Cue la tirannia conuien de gema. ^^^^.jp^ ^ torpauain fe medefmo, da
la diurna giufinìa di qua punge i^^^ ^ y^^^ ^^^^^ ^^j^^ ^ ^,3^/^^^,
Creilo Milla ; che fii flagello m terra 5 ^^^j^^ ^f,^ ^^^^^^^ ffl,re,oi .
E Virro , e Sejlo ; & m eterno munge uel fangue f ficea fiu baffc, effe fngue
Le lagrime-, che col boiler difirra andaua fcmfre crefcendo fin a tanto the
A Rinìer da Corneto , a Rinkr paixo ì fi con giunge a con c^ueh, hniro aljuaU'
Che ficero a le Firade tanta guerra x era funita la tirannìa, perche c^uìui era
Vofcia fi uolfe 5 e rwajfhffil gua-ZJ^O . /^A^ maggior frofin dita, et i peccatori
' o erano fcmmer fi in (juello fin al ^ciglio, co
me difcfra dicemmo. Onde il peta in ferfcna li l^effc dice, che fi come egli uede, chel bulicarle
fi fcema fcmfre da c^ueìla f arte, intende da U deflra, da lacuale effi en^no lungo la riuauenuti.
INFERNO CANTO, Kit/
fénhe T^fììenh uerfcl guah, rijfett^ a hroft fcemuua, efkctuff: fcmfYe fiu haffc, Onìe ìt Ccf^a
Jife, Cjft itfìu af'AjifkiM ha/c Qufl bulicame fi, che coce^ ^my lifiedi, che da Ultra farte,
eh e'y da lafmiftra deUnxh dia, Vogho che tu credi y chn ^rema lo fm f{>ndo A ?U< a fw.cil
Sem^repugj.Uy In fin che fi raggiunge e congiunge, One la tirannia QOnuien che gema,
Conuien che dolenLfifianga, Dandole tu chera de Unirne di cjuelli, che da efja tirannia eranì
in ti.ta !ìafip:>JpJnfi, perche Unirne gemeano, e non U tirannia . Gemere f è' piangere, e con
fmmelfa uoce doler f . I A diuina giuflitia di qua funge quel AUila, Moflra, che da Ultra par
(e, ciò e^, da Ufnjìra del guado, e doue da (jueda il fingue è- più profèndo, non curandoft di
f articolarmente nmar alcun di (^ueRi cherano nel men haffc pngue, coft poco come ha fiitto da la
'iejha parte di (furilo, era A ftila, Cojìui, fii R e degli Wnni, e di mJff altre prouincie, huomc hel
licoft/fmo, cr auidiffìmo di ftngue e d'imperio, Pafsh in Italia con innumerahilejfmito ne gin
unni de U nojìrafalute ccccxlittj. Et hauendo'a cjuaf tutta dijìruUae ftcche^giata, con U morte
^infinito popolo, perche ne ad età ne afifoperdonaua, Onde cheglipréfd cognome del flagello di
Vioin terra, Vltimamente Vapa leone primo,e nonf-n^a diuin miracolo, ottenne da lui, che Uf.
Pffe Italia e tornaffeftin Angaria . Tirro Re degli Epirofi, come di luifcriue Uut. auido fmih
mente dimperio, pafso in Italia contra deRomani, benché [otto ffetie iiuoler aitar i Tarentini,
Ma corretto da Fahritio, abandono limprefh, zfT occupo Sicilia, de U^ual ejfendopoi cacciato d<t
Carthaginef, Caccio Antigone di Macedoni:', fcnl^ aLuna legittima cagione, e perfc^uitoìlo in
Argot, doue efendo inirato, fu morto da una fimina, che da U fine/ira li getto fi, U ttfìa un te;
goh. Tento molte altre mgiufìiffme guerrf , ^t auenga, che ne U militia fiffe ecceRentifftmo, e
ferjuejto, e per lefue crudeltà cr ingiufxitie molto temuto dafioi nimici, nondimeno, fì< tanto
ftrfcguitato da U ftrtuna, che lo condufjè, comhabbiamo ueduto, ad infelice fine . E Sefìo, Ter
<ofìui alcuni hanno intefo di SffìoTarcjuino figliuolo di Tar^uin Superbo ultimo Re di Roma,
ferhauer tradito i GaHni, che di lui f jidauano, dandoli in preda al padre, come ref^yifce Uuio
nel primo de U prima deca . Altri di Sffìo Pompeio figliuolo del Magno, che d po U morte del
padre e del fratello occuph Sicilia, eUngo tempo tenne in gran diffamo timore tutti i luoohimarit
tmid Italia, del^ualefcriue Lue. nel jcfìo. Ma per cjuefìo, ne lun ne Ultro di loro a noi non far
chefia da reputar tiranno, quello, per hauer commeffo non uiolentU, ma fraude, qiiefn,peri
chelfuo fine era di uoler (ornar a Upatr.a, che iaÒUauianogM negata. Ma ben ne piace
intendere di Sefìo Nerone, cruielijftmo e befìiaUffmo oltre a tutti glialtri Imperadori Romani, .
le CUI wg.ufì tie e tiranie d-.ff^tfmente tratta Suetonio . ET in eterno munge, Mun^ereproi
pnamente ft ^ trarre il latte frori de lepoifpe, Aduncjue, per ftmilitudine dice,the U diurna
fiitia tra fuori IN eterno, effendo eterne le pene de Vlnf. le lagrime CHe diferra, lequaliapre
col boUore, Dando a le lagrime quello, cVe- proprio de gliocchi donde efcono, A R inier da Come,
io, a Rinierpal^, queftì due Rinieri , uno da Corneto, e Ultro de U nobile ftmiolU de Pa^7i
di Firenze dicano effcre fiati notabiliffmt affami difìrade. Onde dice, che f^ron a aurlU tan^
p^^rra E perche haueano ufttoU uioUntia nel fangue occidendo, E ne Ihauere rubando ptt
fvrpueUi, ne pali a lejìradeffcontyauano, pe/o li pone tra tirdni, daauali medefmamente e
nel /angue e ne Ihauere, Uui'olentia era fiata ujhta . lUefìo ua co f ordinato. La diurna mlìi
iiapunge dijjua e,uel A ttiJa, che fi^ flagello in terra, E Pirro, e Sefìo, E munge in eterno le la ;
grime, che d: ferra ed bollore, a R inier da Corneto, a R inier Pa% che tanta ouerra ficero a le
/ìrade POfciaftuolfc,eripafcflg,^^^^^ P affato Mbe Neffc di U da U riuiera del bollente
fangue Dante, fi nuolto unaltra uolta a npaffarU fer U meJefma uia, che Ihauea paffata . Paft
far a gua^^c m Vhofcana lingua, comunemente fi ^ paffar non per lo ponte ne per naue ma puf
7nÌ'e ' Ti' ^'^^^'^^'^^fi^rne, o c^ualfi uogUa altrace,ua ,che gua^^c da mli
iijtdue, Onde il poeta fìeffc ancora nel ^xxi^.eanto, E uerra femore de gelati /ua::^.
No;i
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Postillati 16
New era anchcr di la Nf/Jo armato
Quando noi ci mettemmo fer un bofco j
Che da nejjm fentiero era f(gnato^
Kort fronde uerdi^ ma di color fifco^
No« rami [chiettiy ma ncdcfi e inuolti j
No« forni ueran , ma jlccchi con tofco .
No« han fi af^ri flerp:, ne fi fólti
Quelle fiere filuagge , che in odio hanno
Tra Cecina e Cernete i luoghi cólti ^
Qjuiui li brutte Earf ie lor nido fanno 5
CU cacciar de U Stroj^hade t Troiani
Trattai jfoef a ne! frepnff cam ifì fu^
faffcY jffY lo fcconéo girone, rJ^ual pi
re che fieno f uniti aueUi^ che hanno u fa
la la uioUntia ne lafro^ria j[>erfcna, E
Quelli che Ihanno ufc^ta in ruina cff frof
fri levi jingenio ijuelli efpr conuertiti
in mhffO' ajfri tronchi e Ironchi, di
(he il girone e tutto fieno in firma dun
filto hofco, E (juejli fnfcguitati e lacerai
ii rtfl Lorfo da nere e hramofc cagne, ira
Uijuali fìng< hauer irouato Lano Senefc,
Z7 UcopPaiouano de la Caj^ella ii
H
m
m
INFERNO
Con trljìo dnnunùo Hftituro danno ^ Anirra^ t^ìnluce frlmda fdrUrfcc^
Ale hanno UtCjCoUiye wft humm J Vifroda U ui^nf^pi cem jfirito Fio;
Vie con ctrtìgU j e pennuto il gran uentre : r^^fình E fff> P^^^o i^t^^de U cagm
fanno lamenti in fu gUalberi fìrani, Tie ie la fuadijj^erata morte infime con
^ la firma de la trasfirmatme de Unirne
in (juel franchi, E da h Jj^irifù, alcune calamità, del pofd Fi:rentino,E come fera ne la fro^ria «
fa apfefo . Non era anchor di la Neffo arriuafo, Neffo non era anchor arrium di 'la U
fiume ijuando e/jìfi mifero per un hofcOj ilijual era fegnato da neffun fcnfiero, ' Et in jueUo nan
erano fronde uerdi, MA di color fifco. Ma di color ofcuro . Non ramifchieUi e difleft, ma pieni
di noii inuolti, mn pomi, majìecchi attcfpcati e pieni di ueleno,Et in fomma dice, che (Quelle
fiere, che tra Cecina e Cornefo hanno in odio i luoghi coltiuati^ Perche le fiere amano la firefta,
tr odiano i luòghi domejìichi, NO/j hanno fi ajf>ri e filtiflerpi, ciò è-. Non hanno tanfo pungen;
ti Yuuiii e ffefft pruni e j^ini,come uuol inferire cherano Quiui . Cecina è* fiume che meUe in
mare poco lunge da la maremma di Fifa . Corneto è cajteh nel Patrimonio, E tra Inno e laltn
di ijuefli^fono di molti ajfriffìmi efilfiffmi hfchi halitati fclamente da le fiere e maffimamente
da una grande moltitudine diferpi . In cjuejìi arhori, tronchi, tronchi, e fterpi adùjue fingelpoe
ta chef ano conuertite lanime di quelli, che occidenofifleffì, E nonfen'^ ragione, perche ejfm
io ne Ihuomo tre principali potentie,ouirtudanima, ciò è-, Kationale, (acjual e propria di lui,
Senfttiua, de lajual farticipano ancora glialtri animali, Vegetatiua, che con gliarhori e U fm^
tegli^ comune, Occidenìo fejìeffo, ft uienapriuar dele dueprime, ciò e, de la rationale e de
lafenfuiua, e rimanli folamente , infteme con le piante, la uegetatiua, perche mediante la putref
fittone, fuo anchora generare, come uermi, o cofa ftmile, E perche cjufjìa tal anima ^ in cojìof
^ncOY non utile, comefuol efpr ne glialtri arhri e piante, ma nociua, pera pone che U fronde fie
no dififco ofcuro colore, che dinotano i loro trifii e mefìi penfieri , I nodo fi ^ inuolti rami^
glhoryendi, torti, e nm ragioneuoli ejfeui, chefegueno da tal mefii penfieri . Gli pecchi con to',
fio, Ipefiifiri diaklicifìimoli, da jualifcnfcmpremolelìati fino a tanfo, che lo conducano a tal
Pifferato fine . QV iui le hrutte Harpie lor nidi fiinno. Ha detto de la inutile e dannofa condii
iione de glUrtori, Hora dice da che peffima ffetie duccelli fieno poffeduti,E (juefiifcno le Uarfie^
le<]ualìauen^a, che da glialtri poetifieno figurate per lauaritia. Onde dice hauerle ale lAte,
(io e^, SfAti^fe e grandi, chefigniftcano la gran cupidità, che lauaro ha de Accumulare. COSi e
nifi humani, Verche lauaro in apfaren'^, per aUrar glianimi a fidarfi di lui, a ciò che più agef
uolmente foffa tor loro leficulta, fi dimoflra tutto pieno dhumanifa e daffiuione . Pie con artigli,
(he fignificanola lor rapina . IL gran pennuto uentre, che mai non è- fttio, non pofendofitm
io empire, che giudichi ejfer a iafian^. Nondimeno, perche in ^uefìo luogo la rapina nonuhd
(he fare, noi crediamo, chelfoeta uele hahhiapofìe,per dar conuenienti uccelli a la fi^etie e ntH
tura de gliarlori. Onde S. B ernar do. Homo ah f(]; grafia efi ut arkr ftluffirit fireus fructut
^uihur porci infirnales ut arpie hicpafcuntur . CHe cacciar da le Strophade i Troiani, Tinge
Virg. nel primo, che uenendo Enea di Troia in Italia, fcorfi per firtuna a certe ifolepofte nel
mar Ionio dette S fronde, e che (fueUe fieno hahitafe dal'Harpie, Ma che hauendo pofle le menfe
fer mangiare, effe Harpie iUoriaron tutte le uiuanie, t7 ultimaméte coftrinfero t lui efuoì apai
tir del luogo, e che Celeno, una ii ijuelle^ prediffe loro, che peruerrehhno in Ifalia, laaual andat
u^o cercando, ma non cingerthhono di mura la città, lacjual doueano coftruere^chepetfiime fdi
relhono cofiretti a mangiar le menfe, E cofi fU, perL\^t mangiaron e taglieri, che haueano filiti ii
granpani. Onde dice, che i Troiani fitron cacciati U loro con trijìo annuntio ii danno fiifuro.
fAnno lamefifugìialheriflrani. Al contrario ie gli altri uccelli, fi come erano ancora Mheriy
terchegliuccellifcgliono,a,hgliode,ianiandodileUu^^^^^
\
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Postillati 16
CANTO
El buon msJlro^Vrìmd che fìu entrej
Saffi che fei nel fecondo girone ;
Mi cominciò d dire ; e farai , mentre
Che tu uerrai ne Ihorrikil fabhione j
Pero riguarda ben ; fi uederai
Co/e, che torrianfède al mio fermone •
lofentìa dognì farte trarre guai^^
E non uedea ferfona , chel jhcejfc :
Ver chio tutto fmarrito marreHau
Io credo , chei credette , chio creieffe ,
Che tante uoci ufcijfcrtra quei bronchi
Va gente, che per noi fi nafcondejfet
Vero diffcl maeflro j Se tu tronchi
(gualche frafchetta duna defie fianteì
l fcnfter chat jì faran tutti monchi*
Atlhor porfi U mano un poco auante\
E colf un ramicel da un gran puno ;
El troncon fuo grido ; Verche mi fchiante i
Va che fatto fu poi di fangue bruno 5
Ricomincio a gridar ; Verche mi jlcrfi l
"Non hai tu jpino di pictate alcuno i
huominifi4mmo hor fxam fatti Rrrpr*
hen dourchbe cjfer la tua man f iu £ia 5
Se Hate foffimo anime di ferfi .
Come dun fli7ji.o uerde , charfo fa
Va lun de capi , che da laltro geme ,
E cigola per uento^ che ua uta^
Si de la fcheggia rotta ufciua inferni
Varole e fangue : ondio lafciai la cima
Cadere 5 e jletti^come Ihuom , che teme*
VimjÌYa "dirgli . ^ "Octnffy me egli
rifl £ÌYon fecondo rpy« fin a tant^y che^
urnga NE lUrrilil fMionf, ciò ^, Me
Ujhauenieud Yfna,f(nhf dhYa,co',
nifUfiYmOyftra nel giYon fer^ . On;
àeUmmmfey che mentre egli ^ in ^uf
flo fecondo. Ma guariar efor ben men
U, fercht ueira cùfc, leejuSy (juado egli
clif le diceffe, toYYÌano fide alfuofcmoi
ne, chetann uien a dÌYr, chegH non le
CYedeYfhhe. VfYche a dir che Unìrr.e fico
umano in fianfe, (Yomhi, iYcchi e fter
ti, par cofa incYedihile . lOfcnfia dogni
farfe trarre guai, vdiua Dante lanime
conuertife in tronchi, che fi dokuano,ma
ron fqendo che fiffcro i trmhi, ne ue^,
dendo alcuno, dalcjua! pffjfè tal lamenf
teuol fuono ufcire,fferrno tutto fmarrtta
dal timore, ma dice credere, che VirgiL
credejfe, chel creder dUuifilfe, che tan^.
te uoci ufciffero tra (juei bronchi dagen'.
te, che fifcondejfe da loro, Perche li dijfe.
Se tu tronchi alcuna frafchetta di cjueft
fiante, ifenfteri che" tu hai ft firannd
TMUi monchi, cioè. Tutti uayii . Mo«*
co propriamente ft è' il faccio fnl^ U
mano . Adunque, /i cornei haccio fcn"^
tfueUa e' uano. Co/? i penfteri del poeta,
i<iuali,fuodol creder fuo, erano di Virg.
che le uoci chudiua fijfero di gente, che
tra (juei tronchi fi nafcondejfe per loro,
fdrtUon monchi euani, <\uando faccorgff
^ . 'fi proceder da altra cagione. AlìhoY
foyfilamanoun tocoauante, V olendofi Dante chiarir <liciuefio,fice cjuantoWirgil .ghhaueua
ietto,Onie cheltrÓco deltolto ramiceh comincCo a gridar e dire, VBrche mi fchiante t Verche m
(hf^Zi e rompi t Mafitt^runo dì fangue, ricominao a gridar Va dolerftnelajvrma, chel
tefio chiaramente ferfi medefimo dimoftra . Ad imitatione di Virgil nel ter^ oue finge che
iifcefo Enea fui lito di Tracia,e uolendo romper alcuni rami per loficrificio, uide cjueUiyfer le rot
ture, iettar fangue, perche in effi era conuerùio il già morto VoliJoro, Onde Introduce aparlar e
iire,^liam VoÙoruf eoe, hic confixum firrea texit TelorumCcges CT iacults increuit acutis e cef.
Tacendo comparatone da le farolf e dal fangue che ufciua dal tronco, a Ihumore ^ al uento, che
cigolando efcf da l,n de capi di <,uel uerde lìiZh'^'^' ^rde. Ma per cjuefi, alfdit.
dal timore dice, che fi Ufiio cader la tronca cima di mano .
le^i haueffe potuto creder prima ^
Rijpojc/ fauio mio ) anima lefiy
o^cto le la ragione, in e\ueUa mii
pliOY firma cheglioccorYe, fkr cajacel
H li
I N f E R N 0
C/o che ha ueiuto^pur con la mia rima j fòifoJichelouelet^mra}ìfe, E non fùi
l^on hauerebbe in te la man dijlefi :
Ma la cefi incredibile mi fece
Indurlo ad oura , che a me jlefjh peja
Ma dilli j chi tu fvfli jft che in uece
Dalcuna amenda tua fuma rinfreschi
Ne/ mondo fu , doue tornar U lece ♦
tenhkfàyffen'^ offender alcuna f/r^
ferfcna, almeno frme poi di iahffcnfm
nejcufr, e pofendo^in gualche altra fiyf
ma rifiorar loffrfo. Quefto moftraadi^n
jue dhauer fatto Wirg, intefofer effa
£Ìone, in (veneficio di Dante, intefo Uf
loftnfo, Et hora uien e fkr fua fcufd
tjueffa anima, chera hjjrfdfromettendole in remuneratìone di lai offrfa, che Date rinouera laf^^
pma nel mondoj quando a cjuello, dopo la fida feregrinatione farà tornato ^ "
E2 tronco ^ Si col dolce dir madefchi j
Chio non poffo tacer i e uoi non grauì
Ver chio un poco a ragionar minucfchi.
lo fon colui 3 che tenni ambo le chiaui
Del cor di Federigo ; c che le uolft
Serrando c diserrando fi foaui ,
Che dal fecreto fuo qw^fi ognihuom tolfi :
^ede portai al gloriofo ojjicio
lianta^j chio ne perdei li fonni e polft^
La meretrice ^ che mé da Ihofpitio
Di Cefàre non torfe gUocchi putti ^
Morte comune e de le corti uitio
Infiammo contra me glianimi tutti j
E gUnfiammati infiammar fi Augufioy
Che i Veti honor tornirò in triHi lutti ^
Lanimo mio, per difdegnofo guHoy
Credendo col morir fuggir difdegno 5
IngìufiofÈce me contra me gtuHo^
Vn le nuoue radici defio legno
^VK^o V/.^g^, che giamai non ruppi fède
Al mio fignor y che fÌ4 dhoncr fi degno J
E fe di uoi alcun nel mondo riede j
Confòrti la memoria mia ; che giace
Anchcr del colp, che inuidia le diede ^
Ha Vtr^.jprontejfca jueflo Jfirifo^ che
quando egli dica loro chi fife fiato, che
Dante rinouera la fia fima al mondo,
come cofa deftderata ancor da Unirne da]
nate e pofie in mifcria . Onde ancor in
ferfona di Ciacco dife. Ma quando tuL
rat tornato al mondo. Pregoti che a U
mente altrui mi rechi, E tjuefio medefx^,
mo ueJrmo nel proceder in alcuni altri,
E non hapromeffc che lo leuera de linfii
mia in che era incorre, e che di fitto uei
dremo, come a!/ri dicano, parche auffi^
non era in /Acuita di lui. KiffonJeadun
jue lo j^into a Virgl . TV madefchi fi
Tu mi prendi talmente, perc^^e a lefca fi
frendongliucceUi, COl dolce dire, H^;
pendoli detto epromeffi cofi, de laaualin
queUo fiato., alcunalira più dolce e grata
ttonlipoteuaejfere, CHÒ »onpojfft,cfi
re, pregandoli che non fia lor graut,p(H
iheegìi finuefchiefi ritenghi un poco-é
ragionare. Stando anchora ne la fmii
htudme de Ufca, perche con lefca faurani
riOg/iuccelli,ecoluifio fi ritengom,E
ìuefio guanto a leffcrdio . Hora uenen
p, Hf.^./ro.#„^o .J^,.fif^^,,,„ J2Z Z I
h conmraron contraltari far cr^dfv n U \^^.^.À,.^. X. » A/n ^. n i 1^^^ ^^fmre, fjjt
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Postillati 16
CANTO X iir.
fc,.,.r:,.o, .jli nrrJ/ltf Jeplf, VcUnhinfirin .Wf.r/,«,../o I».p«Jo«cO« .
\nojregLiM, u ~,rh cntr, ulm,nle, àe eg'i, fer Mnalm'fcra ocafc onJf nU<^.f^
tfcnn<no\r>r'rktt: cliahimoinnitefniu^KO,nonlifcnni,m,>lf umfefolf, #«</of,
di W,!,; ci/ conci creiuto ^ff» un. cf.fmA. . f<rll. Mfrimo c.nlo ouef.rUnh dd^ u^^
tu m, chfH^i mifi<trmar U uene ,plf . LAmmricf, che m.. ia ^^iM Q^tjuxnim,
it Ff r U imilia, UcIhccI cm» fonare, cme ccncr» U mermicf, i,ffr!>fmrf, ^Ulrm hm, E
renheneU ,orl, l^l::>tmfnlejirr.fnfi,olre^n.re,rno éice, che non lorfc ni., ghocch.rm DA
Iholì'ifio H CefJ, rio ^,DaU corte df V Im^er^iore , che Cej.n ,M,fcm iorr.un <.l,, \nl<n.<n
h Leila, cmt fnncii^ìe, fer me le coni, E' ^ cmune morie J, cj,<,Ue ferche r.efjivo uè-,
chenilU U n,n ui m.r,, Onie M . Tul. in ^uel de SmnoSaf.i, lorfMo, K^ejir.ue
n quc iicHur «V« mor, ejì, E Dam^fceno d.ffinifce U inmiia ejfr tr.jìezl^ de Uhm he^e. IN
filmh entra me gUanimi Mi, che fimn jfeliAmente cjyelli de hroni. Onde ìuuen. Inmdu,
Lidia cmkriminfu. tT extra, E di e^uefl, dice Salmone, Qu, in ruina IcMur aUerm.non
a-A imnmiM. E ctuefii i^amrr.ati inf ammaro V acccfro tanto Augufìo, co e, hlrr.f eraio',
re, cofuoifilf, fanoni, àe i iteli ho«cri, a c^uaU era dalmjì^lo # nio, tornare IN tnjh luti,,
UafL JaJofcioffianti. LAnimomiofer difde^nofc gt<lto,mfìra, che non ptendo to
lerar h [degno toLefMfer aucfla tanto gr.ue ingiuria, E crejendof, ferr.wrte folerlo figgi',
re, ficeìuitcheper non hauer errato, era giufo, occidendofc lìeffc,ingu.fto contra fe,p,rc\.e r.on
fi, cojkgiufxa cheglifuccilejfe . f i ordina cof, Unimo miofice me gwjìo, wgxujio conlra me .
Pf R Ùnuoue radici Jeflo legno, Aff^a con faramenio non hauer errato cor.tra Teierigofref
aando, che fc alcuno </# torna d, <jua, come di fcfra d.jfe Virg . che douea fèr Dante CGn'.
fini, ciò h R,nom lafiamemoria, lacjual due che giace, fer lo colpo che li diede xnuidxa, come
Ji rnra hahUamo uedulo. K'o'endo inerire, chefcfijjc morto frima chegi, hauejjcriceum tal col
p, lafi.afima uiucrehhe amhora dmwdo . Ondeil Pel . dijp, che! trofp umr eraljeg^io .
Vn poco ctmfi , e voi ; Va chi fi me , M^f' "'^3; vflì'^''' ""-'If^
rm poJc mi non perder Ihora ; = '^'^i"""'-'
Lijja fuiia a m , ^ , p ReVante chenon terdalen:<lo,ma fi
Ma park, e ched, a lu, Je p,u U piace, ll^n„,^„^^^ j,;,,,^/,, uL
Ondw a hi ; Dmandd tu ancora _ ^mandare, m<, Dame chera ojfreffc <f<r
Di quel ; che credi , che a me fatupccia t ^ ^-^^^ y^^^ deffojfirito dice, che
Ch'io non potrei ; tanta pietà maccora, ferial cagione, r.cnptnhhe,ma chegli
Vero ricominciò ; Se Ihucm ti frccia lodehia domandar amor dicjufllo,chf
Liberamente ciò, chel tuo dir prega, ireie glihalUa a f-iiifire. E( in f '.elio
Spirito incarcerato ; ancor ti piaccia iimojira la cura, che la ragione ha del
Vi dirne, cerne Utiimafi lega fnfo, il junk, come oheiiente alei,fcni
H Kl
ili
INFERNO
Inqucjli nocchi t e Jimme^fe tu puoi^ tenhftoffyeffoJctlama ffrfurhtme,e
Se alcuna mai di Ui membra fi Jpiega ^ ftr ijuefio imtnh di m>i errare, uud
gofallt^ne.ejertuYUtme alcun<t,freceianeUiy,ufflhation^ corcimn7i a lui . Tralei
^mh, mmmcmio Mirg . aparlarf.Mr/o Jfirit, di due . luna, che dMa /or dire
che moc/o Umma ft lega IN cjuejìt mcchi, ciò ^, In juffti ritmi grum . Ultra, Ce di qutit
membra alcuna fc ne dtj}iega e fcioglie mai. ^ ^ ^
Atlhor fojfio lo tronco fine ^ e poi
Si conuenì quel uento in cotal uoce j
Breuemcntc farà rijpojìo a uoi ^
Quando fi parte lanìma feroce
Del corpo , ondella fìeffà se difuelta^
Minos la manda a la fitti ma foce ^
Cade in la fdua ; e non Ve parte fielta j
Ma lardone firtuna la balejlra t
Qjiiui germugUa ^ come gran di fielta ,
Surge in uermena , er in pianta filuejìrat
LHarpie pafienio poi de le fiie figlie
^anno dolor ^ <cr al dolor fineHra,
Come laltre uerrem,per nojìre fpogUe ì
Ma non pero , che alcuna fen riuefta t
Che non e giufio hauer^cio chuom fi toglie
Qj^i le firafcineremo ; e per la mefia
Selua fiiranno i nofìri corpi appefi
Ciafcun al prun de lombra fua molefia ^
ìi.ijfònde ijueflo Jf^irif^ jfer ordine,E (juA
to a la prima dimanda dice, che (juando
L Anima firoce, do e , lanima crudele
^ empia, ft parte dal carpò, daljuah el
la se- difuelta, e per fir^i eflirpafa fuori,
che Minos giudice in pr naie la manda A
lafettimafice,rh è^, Al fctiimo cerchio,
iljualdoman la fice, perche, ft come o?
gni fiume corre ala fua propria fice, Co
fogni peccatore corre a la fua propri^t e
conuenienfe meritata pena, E di cjueSa
(al fece cade ne lafclua^ E No?? le- fceh
fa par/e, perche in ogni luogo di (juella,
è' una medefma pena^ Effcndo in tutti
quelli che uccidono fcfìeffi una medefma
co'pa, E pero,Ldoue firtuna lahalr,
Pr ( e geua, germugUa e produce cjuiui,
come gran ciffelta, Prendendo cjuffìo
per tutti gliaìtrijcmi . S Vrge in uerme^,
na, Verm,ene fcno (juelle prime tenere
^ "''"^'"T j^nj ijurue frime tenere
brocche,che crefcendofoififènno arbori, ET in pianta fclueftra, e no domefìica, Perche, ft come
cofìoro fono fiati inutili^ an'^ d^nofafc er a3 altri, per lo malo effcmpio, Cof uuole, che inutili
fieno ancora gliarhri ne^juali, dopo la lor uiolenfa morte fconuertono . LHarpie pafcendo poi
4e le fue fòglie T^nno dMre, ET al dolor fine fìr a. Ver che da le rotture de lefafciute fiolie, chi
fcno lefinefìre, disfogano e mandan fuori il dolore, donde nafcon le fene loro . COme laltre m
rempernoftreffogHe, R fonde ala feconda domanda di Wirg. Lacjua! fit,fe alcuna diloromi
me ff tega efcbghe mai di taimemhra dicendo, che algiudUio uniuerfde, come uuol inferire
effe uerranno, come laltre, per \e loro ffoglie, che faranno i loro propri corpi, non per'o, che ai cui
nafene riueffa, come firano laltye, non effcndo giufìa co fa, che Ihuomo haiha aueh \heoUfiefi
fcuoontariamenfef toghe, come hanno fitto cjuefìe anime, che effe ffoglie sh^ueano \olte . Ma
che lefirafmer.nno cjuiui. Et ìloro corpi faranno appef dafcuno al pruno DE la fua molefia om
tra, CIO e-, De la fjia appaffonata e tormentata anima .
No/ erauamo anchor al tronco attefi „^ r „^ j • ? i
Credendo chaUro ne uckjTe dm\ ■ Zf ZlltTyTl'^^^^^^^^^
n J .C J r r i ' ^^^^ ^ ^^^^ uioìenti contra
Quando no^ fimmo dun romorfirprefi. ^'fro^ f.ni . Er..a.J...,,, J.v.,.n
Similemente a colui , che uenire chra ATteft, eh 'e. Attenti e fi ff al
Scntel porco e la caccia a la fua pojla*, tronco ere Jienh the uoìeffdor dir alir:ì,
Chode k beflie e le frafihe fìormire ^ Oli^ndofitronSOrpref^^i^^^^ soir<tl
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Postillati 16
CANTO X II I. ...
nudi , e ^'■#'«' m'"^' P*^" ' Lir ilprco e U «aw «-«i A U
Cfce y fdua ronipien o^ni ro»«. . ^ ^.^ ^//^^^^ ^5^,
Q.«cl <Jm<(«X.i ; Hor <«-'com ««om wortf ; '^^^^ ^^^^^^^ ^jj^^ ,y py,»
E Ultro , cui prffew'» tardar (roppo , amuìiouflfè f^he , Pf nfif i i«ci«/o*
Griddua -.Imo non furo accorte ,i|,«„f„(iom«w((<r/3ifr«"H,oi;f>"'>"é
Le ?«mfce tue a le gwjìre JeITcppo: ,(ifigu^imlhf<o,OK>'(p p^hoffn
E poi che fcrjè fi frìlk la lena, jimefferUfìfro,J(r^rkt{wtMnit
Di fé e clu« «jl)«^I'oif« «« groppo". <,,^[loJ,meUomalerolìecoc,,,tUuyie
V. Lo u hr m la felua piena ri, o.e cȈn. elUf^ur ufare U
D, nere cazne , hramofe e correnti ; oifjìmùrr LE kfue c^o e , . U
Come ueltn,chujcfrd< catena _ 3m.f,i J.«,/<<<*cc;.«a.tt*i.«
in <iuel,cheM-no,m,ifer U^^^^^^ l^'Z^:L;t.A..uA,
E c^uel ddaceraro a brano a brano. ^^^^^^ ' ^y^^f^„„.
Voi fen portar quelle membra dolenti . J^^,^ ^. ^J^^^^^ j^^^^ ^,,,i^,„e.
JuZr^ir a Lpu„ forchi fimU era »nc.r. ,'#«0, /■ h.lf.rm. "ff^f
m^lmeX munì. .ui,ne, . coW., àe[cnu uemr a Ufu.jofu ,1 forco ^ J oJ.£or,
r„V. le Ijìy f leMchf . ET .ao lue h Ufmlìr^ cofta. Mette cj.efi, duejfmli f"!''
Je.n .lem . JmLii, rerche </. <,uelle fcra.o J},oM . CrSan ferche
fri. colpa conMiir, mifcrU,fcno ia tutti lehfe hefiM, f. fygo. f, }ir„ ,c\,e ror^pn OC»
Jo^ Ll,fcuLti jU<erf, mfcrmenle rouina,e e SftrutCete cofcfue, frgpno U cojfm ie
U relfcne B tnca.h lorole afe necef.r^e, rompono, cofma»o, cr ojm mern
ho Jet corpo , Kojìa è quella cofa con Ucju.le iifì.tef, fi uento, e c.cna.f, le no^e, e per,
Ae aMIP '^""^^ » "^fc.,^^ ilpoelaUfofcper ^ueh O.ie uelrernoan
corLél II. canto, che quefi. mejefma infendenhperfmdituiine ieU m.r^i,m perfona
Ser Mo unni dice, O figliuolmh, qualii quefta greggia Sarefìa {unto, pace fo: cent,
^r.m Senr^arrojìarfh <i'<^i^'l fi'^co il figgia. qVelJi.an^, Kor accorr,, accorr,, c.oj.
Hora fcccorrlfcccorrimorte. Perche Unirne iannale. per terminare,
„Je, onde nel primo canto in perfona di V irg. ie dannati a l'Inf. </#, cl,f a la feccia nof
te ci^fcun grida . E laltro di d.etr,, alqual pareua firfe troppo tardare, gr,daua a quel dman^,
Lanì. Siìon fl.ro accorte le gamie tue e cet . Cofìui d.cano, che fu Senefe, ,lqualhauendo ro,
uinato le cofcfue, and', con lefercto di Siena ad Arezzo in aiuto de Tiorenlim E tornandojcne
fo, indietro cL quello, furon a^iti da un. .guato degli Aretini a la Vieue del topfo, oue mon^
L alfai di loro,laqual hifloria recita il villani al «ix. delfcHtmo 1,1. de la a opera . Ma la,
no auenga che leggiermente fi potejferitrar al ficuro, nondimeno, come differito if'/-"^'^
toRo mfrire, che uiuerinmiferia, fi getto tranimici,perfirfi come ^ce.ocdere . Aduque quel
a iiefro, perche Uno corretta m uekce H lui, li moria, (he le gambe fue non ft,ron /- ueloa
' H ttll
mi
INFERNO
A leghftYfy eh P', Aglifcon/ri M Tojfp, oue chegU a glia! fri !^fnfft infiem, fiiroyt h ali
Aretini alfaliti e roffi, E pi, perche pur a coftui Aera di Jiefyo, mamaua fòrfHa lena, fae fey
rafconJerfi, uri groppo dife , dun cejfuglio, ma le nere, kramofe e correnti cagne, che lifeJta^
uon JtetroMffero h ééti m quello, che nel cejfugliofcra afcofo, E poi che A Brano a hrano^aoè^'
apa<o ape^^ Ihebbcno dilacerato e rotto,fc ne portar cjuelle dolenti membra, Intendendo p^y (]
nere, bramofc e correnti cagne, Ihorrende, mordacie fuhit e cogitadoni, da lecjuali a^ffli fi^n^
fciagurati,m{cjiief^^iondino,ronofcmpreritYOuan e del cotwuo punti, mole fiati a' a poco a poco
confumati,Et auéga chefft archino dafconder e ricoprir il d 'ifitto loro co cjuel di chi ha più di kra
errato Jilaceranlo lafima di quelli, nódmem non rejìa chejft non fieno notati di gr ade infamia
Prcfemi allbor U mìci fcorti per mano^
E menommt al cejpuglio , che piangea
Ver le rotture fangumentì in unno .
O Giacopo^dicca.da Santo Andrea
Che tè giouato di me fare [chermoì
Che colpa ho io de la tua uita rea i
Quando! macTlrofu fourejfo férmo,
D/'/J? ^ Chi fòm^ che per tante punte
Soffi con [angue doloro fo fermo l
E (juegli a noi; O anime , che giunte
Siete a ueder lo Hratio dishonejlo ,
Che ha le mie f rondi ft da me difoiunte
RicogUetele al pie del triUo cefo .
lo fiii^dc la città ; che nel Sattifa
Cangio il primo padrone : onde per qucfto
Sempre con Urte fua la farà trijìa t
Ib fi non falje.che in fui pajfo d'Arno
Riman anchor di lui alcuna uiHa ^
Q.UCÌ cittadin , che poi la rifbndarnOy
Soural cener , che d'Attila rimafe,
Haurebher fatto lauorar indarno^
lo fi giubetto a me de le mie cafe »
\^uol la ragione, chel [info hahlia piem
cognitione di cjuefti particolari, e pero^
come (Quella che ha cura di lui, lo piglia
jf er mano e menalo al cejfuglio, ciò ^, lo
dijfòne e0o hahile a cjufflo . QHe, ih
qua! cf/pugUo, Piangea in uano,pfnh(
non gliera dalcun giouamento, P£y le
rotture fanguinenti, Qjielle che glierano
fiate fitte da lo f^irii:^ che [era afofto in
lui, e da le cagne, che lo ffirito haueaniì
in ejfo cej^ugli:^ dilacerato e rotto, E non
da Lano, chera corfc inanl^ a lui, come
altri dicano . O Ciacopo, duea, da
Santo Andrea, Era in cjuefro cejfuglio
conuertita lanima duno di cjuelli, che ha
ueano ufm la uiolentia ne le propri f
perfcne, E lo jfirito che fera nafcojìo in
lui, e chera fiato lacerato da le cagne,
era (jueSo di Iacopo Vadouano da la Cai
fella di Santo Andrea, delcjual narrane
più cofc Iffìiali ufcte in ruina de le fue ca
[e. Di c^ftui aduncjue f duolel cejfugh
dicendo, cjuello chegliera giouat:^ E Art
fchermo, Ear riparo di lui, ffjcndoft in
ru'Ta ^'fg'^rcur. domaci,, l Uf.JJ, i^unfe e ii^f, J/i 1 W,
J«.i?o lacera ^,„J, cfc, ancora i „.fai hanno M ar,fau<, la ffaie loro . Moy? .yo.^r
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Postillati 16
ri
CANTO XI II» ^ r r .
em^locutme fffrfft^f^ "«^ P^^'*^^ ^"^^^ B^riff^?.^©, ìnar{{i cìf U citid uff
frifp a U fiif <ii Chripo, era ferrpo ifdU oto a Marte, ^ in ijufUo era ìofp.a fiofua, lajuél aio
Yai^amy f^tta [etto tal coPfliatiom,fcconéoalcuma^^^^ cheo^m uolfa chUa fip fo^
fu in meno ci f hr.oreuol luogo Ja cittd ne fafirehhe éefrimnto c(fci, e cl fffrjjnejìoy fota chri
piana, trafjlro Jel temfio la fìctua efofrla ftjra éuna torre non lontana iclfine rArno, éo'.
ue flette fin al teyr.fo the AUtla Ke ie gli Vnnt, del(jual hahhian-.o detto ne! frecedenfe canto, dip
fice la ciud, fen\-e alllora cadde in Arno . Ma effcndofoi la àtià reffaurafa, fii ritrouaia^en
àe rotta, e ^er c^u(f\a medtfma ofinione, pfta al fonte ueaUo frfra dun jfil^firo, e (Juini diccno
f)fcreJìatafinoalanno Mcccxxx\ij.echeffr un grandiff^rr.o diluuio, eh fi, ciuffo Yf.edffno
étnno, di nuouo cadde ir.ferr.e col fonte in A rr.Oy e fiu non fu trouata . Tante aduncjue ir.trodu
ce cfuefìoftirito a dir lofinione chehk>no ghantichi fiorentini di cjuffafìatua dicendo. Io fid de
la città, S.e cangilo-, llfrirro fadrone, ciò p-. Marte, ilcjual eraifrìrra da fuoi cittadini uenerafo^
ne/ ^atiijìa, In San Qiouan Battifta, Onie,fer cjueflOyfn.fYf laf^ratrifta CCn laft, arfe,dQ
r, COw ìarmi e con le hattaglie, defno larie di Marte, effondo Dio di gufile, E àejc ronff ,
CHe dilui, ciò f-, eh defjc Marte, riman anchr alcuna uifìa SVÌ fcjfc, lio è^, Sul fonte d'AY
no, ouefulpilafìr:^ cVaWiamo detto, era jìato fo/?o, Quei cittadini ih la riflndaron fai [curai cei
nere, chr-.mafc d'Attila, Haurehhn indarno fitto lauor^re . ^iolendo inprire, ciré Huado c^ufi
fio nonf^ff^, la citik di nuouo frette ferita . 10 f giuhtio a rr.e de le mie cafe . cio è^, lo fci
ftrch a ry.e de ìe cafc mie . Volendo infrire, degli (Ira ne lefecafc cfftfc. Ma chififfc cofìiiy
il poeta non lo dice . Ahuni dicaro, eh ne foi temfi di tal m.orte neferiron molti, e de Uffa in
strhitrio delletlore dintender di cUfiu li fiate . Ciulet in Vran'^ffgrifca le firc] efqra de U
anali fffendono chi Ih ritentato, E non a Vari gì il luogo, douejefinle ffongar.o, come alirt
dicano, Tenh il hrg:i de lefrch a Farigif è- fi ori de la città andando a S . Dionigi <f tran
dritta un fOiofi'.ori de la fìrada, e domandaf, in c^uf da lingua, Monfkhon^ do e, Moìiif fil'^
nfi \fr #y arti ficiof^mente fatto, un foco eminente .
CANTO xiiir.
Voi eh U chrìta M natio loco
Mi Jìrinfe yrdunat le fronde JJ-W^;
E rendeile a colui , chera gta fioco :
Indi ueninmw al fine ; cue fi fatte
Lo fecondo giron dal ieì'\o , e dcue
Si uede di giuTihia hcrrihil arte •
A beri manifijlar U cofe nuoue
Vico-, che arriuamtno ad una landa ^
Che dal fuo letto ogni pianta rimoue.
Va dolorofa fdua le ^Irlanda
Intorno , coììuI fi ffo tnflo ad effa x
Quiui fèrmamtno i pajji a randa a randa
Lo fpazT^o era una rena arida e f^cffa
Kon dahra fòggia fi tta *T che colei y
Che fù da p;e di Caton già fopj^rcjfct
Vimojìra il poeta nel frefnte canto, c\.t
y.auendo adunato e refe le fp.t ffarfc \lon
dea lo jjirito, com.e c^uello Y.auea prei
gato, c}tff giunjcro al fine di cfuefio fci
condo, Z7 ai frmdfio dd ter^ girone,
llcjual finge efifr una campagna di coi
cente rena, oue pone efjlr pun te tre jj ei
tie di uiohnti, Contra'vio, Contranattt
ra, e contra Urte, E la lor fena f a Icffy
crucian da ficn me ardfnffj n e , d e
fternalmentefiouon kroadoffc, E tra uio
lenti contra Dio, troua prima tS ^ ir^duce
a parlar Cafaneo . Toi e[j^ndofi uolfi 4
fmfira lungo la [dua de Irondi, ]roce;
duti eh fitron a^um inan'^, chffi tyo)
uano unfiumÀceh dì fcngue c^efce fi ori
di (juella, tT attrauerfa la camjagna dt
U rena, chral (er^ girone, E cjuiui V irg . li dimoflra la diffoftione duna ftatua eh finge ni
lifcla di creta, e di c^ueìla dentro dal monte Ida, E come ia U lagrime chefcanQ h effcfiatua.isa
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Postillati 16
INFERNO
fce il ieU:^ fiume mfteme m ^lidtri tre infernali. Et ultmmenie, f Yfnlono ffY fartid ìi Moi
ftarft dal hfa,eftiper lim de glictrgim del fiume aUrat^^fmo infume con cjuedo il cmp de U
vena . f '^^^'^^ ^^^^^ ^^'^^ Cofìretfo Dante da la carità DeI natio, ciò ^, Dd
natiti:^ luogo de laj^atria, perche una fola era di lui e de k jfirito, che nel precedente cm'o Uhiai
m uedufo, ejfendo ognun dihro Fiorentino^ Rauno le fronde ffart, dal ladoucno e da U nereca
gne e rendflle A Lui, ciò e, Ad effe ffiritOy che per il lungo lamento £Rrf già /o.o. Ere* aia
rauco E dì jui dice che uenerc alfine, oue (jueftofcLOndo girone fi parte e diuide dalter^, Edo
uefi uede horrihJ e jfauenteuol arte digiujìitia, E per hen manififtar IF nuoue cofe, Nuoue,ini
tende,rijfeuo n lui, che anchora non Ihauea uedufe, che uidero in (jueflc ter^ girone, cheQra U
firma elfito di cjuello, con ognaltrafua coniitione dice, chefft arriuaron . AD una landa, ciò
è'. Aduna campagna . Onde ancora nel x\if\ canto delPurg .parlando del terrejìro paradifo
dice, Giouene e iella infcgno miparea Donna ueder andar per una landa, E più oltre, di juefltt
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Postillati 16
CANTO XIIII.
■IlJc . „A L. Dori/, mor/. W^.^-o romfeicf^f^h m /. J.l/w #rc,m
O ujndett. d. Vw guanto tu d , j,,uMefirLr.4oro,HM
EJJ?r tmuta da aafcun ^ he U^ge , ^^^^^^^^ ^^^^^ ^^^^^ ,^
Ciò che ^ mmfiilo « glwah mm , 1^^ ^^.^ ^^^^^^ mm.fu^fi^ìmU,
Vanirne nude wdi molte gregge ;
e cantra a Urte fua neptfy come difcjfY^
Che fìangcan tutte afp't mjjcrmentej xi.cayitofii àalfoffa,fer cnt^^f'-
E pma pojla lor diuafa legge, milUKiine iimolìratù . E ^er ciufjìo glif
Sufm giaceud in terra alcuna gente : attrihuìfcf U uenietta, auenga. che (jue^
Alcuna fi fidea tutta raccolta ; fla non fa in lui, ma fdmente fcrtma
Ef altra andaua continuamente, giujìina . EjUamandoahnjkeyrticffYa
Quella , che ma intorno , era f iu n:olta 5 ^j^ffia hu^r effcr molto temuta U tutti
E aueUa men , che oiaceua al tormento 5 <^uflìi che le^g.m,cio chefr m^ifijh a It
Ua più al duolo hauea la lingua fciolta . fuoi occhi, namh affreffc c:o chefii ...
Sou a \uttol mon dun cader lento f da lui epma ^Olte ^^^^^^^ -
^oura luu^i j^ ^ Mjfe turte, Et fmihfudi'ne da le
Vmean d. fuoco d.lma,cfilde .^r^.h gM.Ln^enuh,in
Come di ncue m ifjje /f «l'f unto , ,u,„o|o^/.V/f . de U gmk . de la «
ZL{fer<iu4UinUnded.uiMnnc.n,uV,..AUuna^
I r la natur.. E ^-.fu er. n^.U.pu^nU li <}fa, che .U.rmer.i. g... fupn. Pmfc
; lo/o,«oò^he/Lfw*r.y;<)o/M. Perche ft.nJof fina daLvdelaU „
7ulLrdor de U ren., e da hUro d^ deUuefcfi^me, che flemme poueano fofra <l, 5..
r B colfmenUrnen,ef.nua rr.ag^l dolore . SOura i.udf.hhon V,rn.^ra cueh che U
ìi:^odJuode lefiaJaccefe, chep..eanof<ra ma ^uehrena, U^uaUn ^d.maUn^ia
o7< domanda fLne, ,{fLgliandcU a cf.ella neue, che fcfi. .enneade Untamente fulak'
t'firma d:Ji ie uUaJé, cih . dijief' ejfar,e . A dim^firare che le fiarnme erano f^at.ft
etZ Ine A.nr /o/Joro .> caL^na dicerie rena A denotare, eh. da e^ non na .
r . r, 'INFERNO
mim e iijj^r^giam D/o hpgm dire, che crehm in l,i, che Ce li creJeJTcro, «o« Ii,ruy.ei
nan^ cr,ntra aJ^^^^^ heretui E cjuejìif; dehkn, ^nfeme cin lefiljc bro ofinim cclU
co e^lìtrpare, Lffmenh anc.r. coftU legge . Quefìo me.Uf,m, di auelli, che ojfer^d.n U
n.t.ya,come t S.dmui, Onde \;eggumo, che ^er ^,efto t.m enory^e . he/ìial um, Lio crrfu
mo per fuoco Sodoma e Gomrra . il yr.dffmo ^ conuenlente, .he d:(longa di auell:, cU oL
don Urte come gh^/urari, perche mn credano in altro Dn che ne fuoiihefcri . Onde nel xix
canto ueàremo, che furiando con Nicolao fer^c, ilcfucil fìnge trouar ne U ter^a ìohia de loum
cerchio ouepne che ftenof uniti, fur ancor col fuoco, fer il rnedefmo nfhetto, i Simoniaci, e di
vando la fommaauaruia de frelati dice. Tatto uhauete Dio doro e dar cento, £ che altro è- da noi
a liÀQlafre S e non chegli uno, e uoi norMe cento t
QjA^x Aleffandro in quelle parti calde
Trinàia , uide Joura lo fuo Aiuolo
fiamme cader in fino a terra falde :
Perche prouide a fcalpitar lo fuolo
Con le fuefchicre*j perciò chel uapore
Me fejlingueua mentre chera fclo^
Tale fcendeua leternale ardore:
Onde la rena faccendea comefca
Sotto fucile j a doppiar lo dolore.
SenT^a ripofo mai era la tr:fca
De le mifere mani , hor quindi hor quinci
Ifcotendo da fe kffura frefca ^
ticefi, che f affando Alfffc^ndr) ^agm
ne la calia flagione coljùo efprcito fir
certa farle del India, che uide cader jy,
pra di (jufllo fiamme accffc ne U férma,
che neìfredo tempo fuol cader la nrur, E
quefìo era ferii gro/JÌ uapri chel file ti;
rauain alto, icjuaìi accefi f:i dal fiioco,
che naturalmente afctndendo fi fcontraua
m (judli, con effe infeme cadeuan a feri
ra. Et il rimedio che ufo A'ejfandroa
(jUffìo dicano che jii, difkr dal fuo effìni
io calfeflar'il fuolo rìientre cheìauffi ua,^
foreerafdo,f(rihe fcfìingueua megHo,
ir-)' ^ . ' . ► ìi<a>^doerafoiunitoaolialtri,Yofen
Hfiulegierm^^^^^ ^3,, , f^^^J^^
Jore,Ver e/Ter le pene del l,f. eterne, dfendeua tale efifkuo, c,ualifiaLe Meffa.dro uide e
àerefalde^ e tutte intere fin, a terra, perche prouide a palpitar lo fiuo^o de la terra ccn U fue Càie,
re, impero cheluaporaccefi, Quando era fido, fcfiingueua meglio, E da tale fcender de lardar
eternale dice, ^^/^^ '[^'^^^^^^^^^ SOUofiMe, SoUol luogo, oue fi tienel fi,oco,A Vop;
piar lo dolore, A f^r chel dolore fipdoppio, Verche un dolor ueniua da lefilde di Lo, che cade
uanoficpradi ^uei peccatori, Et unaltro dolor ueniua loro difetto da la rena accefa . Sen?. ripo^.
fi mai era la trefca, Trefia, e^ueloce hallo, o dan^., che fi f^^or rendo efdtando^ . au)fìa ifft
i'^ZT r ^''"^^ IT'' ''''''' ^ ^'r^^ '^^^^ro luogo,per if.ucterda
piArfurafirefca, U nuoua caduta fiamma che ^liardfua . ^ ^
lo cominciai ;MaeHro turche uinci
Tutte le cofe.fuor che i dimon duri,
Cfce a lintrar de la porta incontro ufcinci^,
Chi e quel grande j che non par che curi
Lmcendio e giace dijpettofi e torto
Sicché la pioggia non par chel maturil
E q-icl medefmo^che fi fi accorto,
Chio dimandaual mio duca di lui *
QridòiQ^ual io fin uiuo^ tal fin morto.
'Difcpra ne loUauo canto uedemmo allei
gmcamente perche Wirg.non pote-uin
cer i demoni, che li uiefaron lentrafa de
la ciUd,auenga chgli haueffe tutte laltre
cofc de i In f. fina (juel luogo uinto . Te
rofclamente diremo, cheuolendo il [(tifo
uenir ne la cognitione df/ primo de tre ui
tijy chefipunfiono in (juefio ter^ girof
ne, ciò p-, de uiolenti centra Dio, e (juel
lo confitderar ne pmcoUri, non fiafendo
VI
CANTO xml. , , , f
Se Gkuejì^incVrrlfuofnhhroda c«i ^^^^^
Qrucam prefe la fòlgore acuta , | ,,vy,/^^./ipr/?/?./
Onde ìuìttmo di fercojjo pt 5 ^ r mMnifijìano ne IhuQ
O jé^/i prichi gMtù a muta a muti ^V, cme U fufnhùt e lira, fero ilfoeta
In MorìgtkeUo a lajùc'ma negra ^ finge, che Cafaneo,intfft^con:e uehe*.
Chiamando hmn Vulcano aiuta aiutai m, fer (jue fio grande, f ima àe\iyg.
Si coYtiefèce a la i^ugna dì Vhlegra^^ /iyi^ow(/#,/t/f^f «o/W<« fuafqerhia
E mefaaÙ con tutta [uajbfZ^a^ f grande ojìinatm e non hrKanarr.ente
Hcn ne totrehhe hauer u^ndetta allegra, Aicfnb^rna cmefufeYho grUih^^
Ho fiii uiuo tal fin morto, dimoflrddo^ihf
to ^ loi JirSmL.tura, cuanhfn aUxn umfo mr,f: uun . mmCof, ehp>mto,c^a
io (ùiocaf, ìullmo a àdammuita . O fcgl, jìarichi GU.hr,, ao e-, ChalM^r,, a fcttm
Jrli fihon, 0 fletta, A « n>«w, ciò ^, Af^rlfOf^rt', o w/^mo hre, AuM»d,, Ur}
qJndoMix i'fli»'>'i 'i ««" m'H^o orfr.,f <.U imo f^ru ^ fur.c^,fcnmu Ultr*
tiJm eMa, E co/; CT « farU a farU fir,r,o ìefui muU . IN mngMo » U fu
VulJo aiuta aiuta. Si come fce a ìajugnaàtfnOnkC.iL neììrmo,UU co ^i^^anH r., k
uaUftUpa, E lim a tutta fuafir^ me, ìion nefoireth hauff aUe^ra uenJfUa . \oUndo m
frire, cfe ^uantuniue ii nuauo eg!,fife ia Cme, »«or cmfi,o maggior efiemmio fiJm^uto
tuinli, non fero de la fuafifeiha cr ofimaiionef, rimoumHé rr.a,, Cnde Cmenin^otrtbi
le hauitaBeera umdetta di lui,e rimanendo Unimo, come umltnfirne, cuA medffn.i cifra dt
trima,infirerahiltrir.uilto. Wuhar.o,fcconioh fiuo',,fii f,glwoIo d, GM.ee di Ciunor.e,e
fi„forJomro,ech'ftiainSic,!iamlmonteF.tna,altramenleMo>!gMo,afrMru
»lfadre, ferckefcndo c;ueflo monte fcifi.reo, cfcano^jp uoUe dUui fiorarne d, fi oco ime fi o
ri da uenli venerati ne le fue cauerne. Vicano haucr trefihhu ironie Sterne, t Tmnw, C»
ie dice, ife^i fianchi Plialtri a muta a muta FÌegra è- uaOe in Thelfcgha, ou, eff, foetifir.t
tono, chehauendoÌManti,prla fia fqerlia, congiurato centra Cme U uo lono cacciar
del cielo, erercjuefto pfro Ire monti luna fifra ie laìtro, M* Gioue in Cjuefia uaieh fc/wmo.E
ferenti occihrli tutti li hifigno di molte fiette. Fero adduce in comfaratione juefia talla^lia^
U il fiUecitar an irfiantit laiulo ii VuLam a lajiihricatiane ii jueUt .
mera il Juca mio forlo ii férxa Vir^. rij}Ma Cafam,Vl
rantcchto non IhLa f, fi>ru uditoi . K-./» -; 'tZHr l
' . - 1 r ^ YTjntia, tonta, che Vante dice non hau^T
O Capan^om cw,ch ncn fammorzci ,„,^r. .iùo iarlar fi fine . E 5.**
La tua fii^crbajd lu pu punito i ^
N«ffo mmiro , fitor che la tua rabbia fio, ferchemhra «o» frm entrati i„
Sarebbe al tuo jum dolor compito . . tonfidnatione Ji uitio, che fife iecno Ji
Voi Jt riHolfe a me con migìior labbia ^^iptrefrenfionmaggbrf.ttilfìrtt
Dicendo ; Qj4el Ju lun de fette regi , firUr ii virgil . in confùfmt it Uf^
Cheafftjfer'Thebej & hebbc,e par cheglihabbia fiF^^'oft fù,o Capanti in do, In <jM
Dio in disdegno ; e poco par che! pregi t fi"' '^^^^""^•'f'^ì'rUa nwfmmor'^, tit
Ma , comio dijfi lui , li fuoi difpetti fcifiuemag^iormfntefunii:, . E ftrih
Son al fuo petto affai debiti frepi. '^'"fi""' ^'^""^ f"'"'
^ gn^f'no'irMbfftial fi,mfiice,nuh
f . , , , rnanira fuor (he la lua ralha, SartU
te DO/or cimf ito, Dì'oy eguale al tuo fiorire . VOifi riuotfe a me con miglior laltia. E'- con'
uemenle, che ti Mio fi rif„»ia con ajf re parole, E con iohi fi iimofiri a chi ief.iera conijf
la natura JtjueaopguarJarfine. comefkceua Danfe,Efer'o dice, che Virg.fi uolti a lui co»
mtghorlahha, eoe- Con faroìefiu Mi, le<,uali efiano éa le lalhra , e con aueDi in farle fi fir
fijhuoh E,he:cle e Volmue, l^.ah e/ficnh in lue, chi ii loro éoueffe regnare, uUimamente fi co
TI 1 T^\T """'f" i^'""" • ro-i- il primo ad Iheocle, e Polinice U
ll'^'f''r'^''l^'''f"''^^i''r'<'^ fMofoilannoM regni d'E,heode,Zn
r^J'^reJPrcto a laffiiio iijhele, nel^uaUnteruenerofeUeregi Jafìro, Anfiara , P W
T^ieo Var,e.opeo, H.pomehnte e Capaneo . Cofiui.ffinìo ih'''urLlto gLie e
r£^' 7;Vr^^A^-*'^- f "-/^"'O neg.ua ogni ieua. Et eJfcLfil. o p /fiÈ
; f ''"W"'"""»"^'./^, fiAaiemoL, OnJeie, </, J hZ
^r\''OnO',tfuoretto4,,U^^^^^^
gja ghh^uea ietto hcenh, mh marUrofi.or che la tua ralUa e cet . Verche il peccati ì Z
delfecca,.,Eau^o au,enenelf,perio,neloinuiiiofo,eneliracoio. OnieCou. nel'lZ
O raemm tllorum fe^uunturio, . Ereoi fin che per ornamento fi fongonoint^
ala uePe.Ee-parlar per Ironia. Maperche'cju.fi traUaiel uilipeniioe iiLlJch'lacZ
'■<!^-<l''^^-'^^M;rea,ore,laM
Onie iue, Blafihem,, .fi .mpofmfilfi cremini, in Veum . E S . Hier. Bla/phemare efi con,
turnehmuelahcjmiuitiuminfirreiniuriam creatori! ES Tho», i„ r/r ulrl
^»'''",ff!'>'o!'<oppone chenonrclan,en,efi,afJ^^
S . Mtt. Scem,m,mgenu!pecca„ efi, cum ^ui, in Dei ultuperium ielectal^ E Pnche alla
tn tmMn peccati ..furoua gualche èlelatione.che iJa IhuoL ap^^^t^2
ne la ieflemm.a non,e- motiuo ne piacere, che fidamente iilettarfi uitupLrTcrZJ^ '
Mor nrì uien dietro-, e guarda che non metti Sono c^ueflipoeti al principio, e n^^p'fi,
Anchor h p.ed, ne la rena aftccia: fi alfine, cL ahi iicI„oie lelonln
Uajempre al bofco tien li piedi fretti , ti r"'^>r'nhe ancora non RranmofnH
tacendo diuenimmo h , oue J^iccia iw alfine de la fidua, cr al [rimili»
CANTO
it U filu^ ficcìol fiumìceno j
Lo cui rojfor dtichor mi raccapriccia ♦
Quale del ?^ulicame efce rufceUo ,
Che partorì poi tra lor le peccatrici^
7al per la rena gtu jtn gtua quello ♦
Lo fondo [uo , ^ ambo le pendici
tatti eran pietra^ e i margini^ da latot
Verchio maccorji ^ chel pa^o era lici^
xml. .
ifffe rene àijfe,c\ie a yanh ^ yW pné
row e f affi . Ma kra hauenk in Cafam^
haum fjffrientia ée uiolenti cetra Dio,
\ìrg . moufnioft dice a Danfe, che li U4
ia éiefro, jferche femore cofi hifcgrja cM
fenfo feguiti là Yagiorf,fi non uud (YTd
r^ E che guardi di non metter mhor li
fiedi ne la rena arftccia, rga che li fengd
femore firetti al hofco. Utjual cofamof
talmente ftgnifica (juel medefimo, che di
fcfra iicemmo del fermar a randa a randa de la rena e fiedi . Andauan ^^/^^r /^^.T
ma Parte del e lun^o la renai Menk, Verche hauuto la cogmtmedel uiti., dobbiamo fa
àtamente nel krofJeto confrderare elianto dannofc epefnfiro fta ala fAute,^ al t.tto fro.
prci di uolerbfhggire . Cofi tacendo adunque diummmoa, OWe fiicc^a, ciò e, Oueefefuo
ri de lafclua unffcaol fiumUeh, U roffcr delc^uale, ferche era di lollente [angue dice, MI ra..
(apricela, ciò Mi fbauenia tfT interrisce ricordandomene amhora . E men da cafo rtaio, jfef
AeaJlhora farriciarloe cafeUi in cap, che Ihuomo è' fcfragiunto o fi ricorda di gualche jfaueni
teuol cofa,come era il ricordarfi dhauer ueduto quefìo corrente fiume di [angue . Affimghand^
ha ciuflruMo che a Viterbo efce del Bulicame, le cui ac^ue, ferche affano dalfuhhyjtrr.
lulo] r.E teccatrici, ciò e-, Lemereirici di quello, fartonofoi traloro.fer lauarje e le cojejue .
Tale e cofi fitto dice che auello finandaua gin j^er la rena, La camfagna de lacuale era da lui
itttrauerfàtaper andar a cader, come uedremo, ne lottauo, e di cjuetto nel nono cerchio, Imitan-.
io Viri . nelfcfio, tue dice, Qu^ rafiduifiammu amhit torrenfilus amnu J'^rf^^''^'
thon, torauetq;Ccnantiaraxa.llfuofhndo, ET amholefedici, ^t ognuna de lefue dueffoie^ c\e
tédono,ET i margini da lato, ciò lefue riue, erano fitti fieira, Verche io maccorfi che jufet
quelli tai margini eral faffo,f lojual fattrauerfaua, in ccfagnia del fiume, la c^fagna de la rena.
Tra tutto laltro*^chio tho dimojlrato
Vofcia che noi intrammo per la porta ^
Lo cui fogliar a nejfun e negato 5
Coja non jù da li tuoi occhi [corta
i^otahile ; come il prefente rio ,
Che [opra [e tutte fimmelle ammorta \
QueHe parole jùr del duca mio :
Terchio il pregai , che mi largijfcl pajlo
Di cui largito mhaueual di fio ♦
Bfpndofi (juefii due peti firmi alfiumii
celio, che di [fra habliamo ueduto, E uQ
tendo V irgli . dimofirar a Dante, cjueBo
fffer degno di non poca cófiderafione di
ce, che foi cheffi entraron per la porta de
lo ìnf. LO cui figliare, ciò è-, il paffar
dentro da laejuale fu per lo fcglio,e nega
io a neffuno, E no ad alcuno, come e poi
quella de la porta de la città, con-.e uuot
infirire, che fu a torOy E moralmente^
~- - tulli U i f VI" M fvfy — y
ferche quella fìa fcmfre aperta, per rueuer chi nel uitb fi uuol contaminare, laqual co fa è- nef
gata a neffuno. Onde dirgli . nel vi", mtes atq; dies patet atri ianua Ditit . Tra tutto queh
che gliha dimofìrato, NOn fif fcorfa, Uonfit ueduta cofa notabile dafuoi oafcf , come- quel preferì
te rio, CHe ammorta [fra [e tutte fiammelle, per la ragione che uedremo alfrincifio ielfiguenie
canto . Q^iffìefarole dice, chefiiron di Wirg. chera ilfuo duca, Vl.rche, Ver lequaìi faroìe, l'a
hpregai, CHemi Urgiffelfafìo, no e^, chemafriffe di queUela fintenfia, DI cui, Delqualpcti
fio, Di'.enio che era tanfo notabil cofa, MHaufa largito il difio, Mhaueua aferto CT accefo il defit
ifrio^ifafere,chenotahilco[d filfequejlotdrio. Venhe fi cornei papo,^ uogHamola dir cito,
»H/yi[c< il cor[o> cojt lafcieiiùa icU cofc nutrif^e lanima .
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Postillati 16
INFERNO
vìjjè egli Mora che fippelh Creta
Sottol cut re^ fu già il mottdocafio^
Vn.i momagna ue ^ che gn jù lieta
Vacqua , e di fronde^ che ji chiamo Ida 5
Hor è dijerta j come cojk uieta^
"Rea U fceìfegìa per cuna fida
Del fuo fi^uoh-, e per. celarlo meglio ^
Oliando piangea ui fncea fnr le grida.
Dentro dal monte Jla dritto un gran uegUo j
Che tien udite le JpaUe in uer Dammiata^
E Roma guarda fi , come fuo JpegUo ♦
La fua tefta e di fin oro fi)rmata^
E puro argento fi)n le braccia , el petto j
Poi e di ramo in fin a la jòrcm^
Da indi in giù fi) e tutto firro eletto^
Saluo chel defiro piede è terra cotta ;
E fla fu quel, più che in fu laltro eretto,
Ciafcuna parte fuor che loro e rotta
Dunafiffura, che lagrime goccia^
Lequali accolte fbran quella grotta^
Lor cor fio in qucjla uctUe fi dirocciai
fanìio ^cheronte jUige^ e Blegetonta:
Voi fin ua giù per quejla firetta doccia ,
In fin la, oue più non fi d'ifmonta t
^anno cocito x e qual fia quello fiagno j
T« lo uedraitperò qui non fi conta ^
hi alcjual fin giunti^ uuol,fer fua frai
pria fittiùne, /ignificare fi & krigine de
Quattro fi mi infirnali, E ffr jUfffofini
ge ne! monte Ida di Creta una Jìatua in
firma dun gran uecchio, iljualintefe fu
gniflcar il tempo, Vecchio antico oh
(re a fune laltre cofi humajie^hauenh
la/ita origine dal jfrincifiù del mondo . E
tien le Jf^aSe ko!te in uer Dammiafa antì
chi/ftma città in Egitto, E guarda Roma
fi, come fuoffeglio, A dinotare, che il
temfo ultimamente ne ha dimofirato, che
dohliamo uoUarle jfaHe, e«r hauerin ài
ff regio ognifàlfa her etica fetta, etuH
te lidolafrie de glinfideli, e fclamente uol
(arci a la chriftiana fide, de lagnai ^ cd
fo Roma, oue fede il fcmmo pafiore, E
^ufHa mirar e tener h firma e uera • Bru
quejla lìatua compojta fcjf ara f amente di
quattro diuerfi metalli, cr ilfie dritto di
terracotta, Adimitatione di quella, che
in DaineUe al fecondo fi legge Nahucco Ì ì
fiofcr hauer hauuta in uìfione . Maficì
me quefia, per la diuerftfa de metalli,
ài che era compofta,ftgnificauala muta}
ime deglimperi duna in altra natione,
Cofi Dante, perche il tempo fdiuide zi
àiuerfi eta,fignifica,per efft diuerfi me}
talli, la mutatione de gli flati ài tuffai
genere humano, Secondo che da gliantichi poeti ancora, rifletto a la loro àiuerfa natura e fiato
fignificafo . Onde per la tejìa firmata doro fino, fgnifica lo fiato de la innocentia, Chrifiiana
mente intefo per quel poco tempo, che i primi nofiri parenti fieron nel giardino de le delitie fcn'^
peccato. Ma da poeti intefc per quel tempo, che Saturno regn'o in quefiifcla,Kelqual tempo glihun
mmifiiroH uefiiti dogni uirtu, e J^ogliafi di tutti i uitif, £ ptr queflo lo dmandaron letk aurea,
per e/fcr toro fimilmente puro e mondo dogni ruggine . Vone appreffc il petto e le hraccia dargen
to, ^ il refio fin a la finata di rame, eie gambe di firro, fecondo che di età in età, il mondo è-
andato 'fmprepiu degenerUo da quella prima, efittofi ogni di peggiore, Come dimofirano que
fti uevf. Aurea prima fiiit, qup iufios refulit ftas Capit in argentum degenerare fequens, Tef
tialifigìinam declinami in fra, ^Itimaperfirrop'.nguinolenta fin. 1/ pie dejìro di terra cot;
ta, fulqualfp.fapiu che fu laltro fi gnifica, quanto fragile, caduche e mal finiate fieno quefle ua
f lattoni e mutatiom humane perche in hrtue tempo, qual fi fa la firma in che fi mutino, ft uedon
tutti uenir a meno . E' ciafcunaparte rotta duna fiffira, fuori che la te fia, laqual Horo, Venhe
ciafcuna età, fimi che la prima, e fii detta de loro, enfiata defittiua e uitiata, E pero goccia ciai
fcuna lagrime Verchef come la uirtu partorfie letitia e rifo, Cofi uitio partorifce ào^ e piani
0. lequahlagnme accolte infieme.firanqueìla grotta, ne laqual dentro dal montee pfiala
flaim*
CANTO xml* , , . .
Zt. U Me suge, ourfì^ron r4^n F/.^f.; UU.hett. , f/.^.^./., ^
pleUahccL/vo^^^^ ^^r^ à^finie.ofime IN ^./. o^.
Mft iifmont., Venht ufanh de U mirra delf^ng^e, mauerfm Ufcua de bronchite
li U cimL. de U rena, e cadono ne htta.o cerchio, e di ^ueEo nel pZiZc de giganti oue e f.
fenidcentr,deUterra,n,nft difmoT^tafiu . E<iuiuifinno Coaro, «/om. ^f^^o^f
Pa.no ohiacci.t,. Aduna,., da le lagrme, chef rocedon, date defitttue e umfc età del
i^mfoMuno <iuefti cuaUro fiumi infÌYn<di, ej^rima Acheronte, chefgnifjcafen^ aUegre^i
Za, 0 lioia, t^che il ulto lì^plia trima di juffta lanimoji come U uirtu ne lo uejie. Vi Achei
),nte narce Stic^e, chefÀifca m^itia, perche dofo lafriuatione de UMa, men ne Lnimo U
irifìe^la. ViStigenafcefleget^a.chtftgmficaarden^ tr.uandoft lamm»
orpe/fo di m^lta trifte^^, de fiderà uanamente molte cofc contrarie a cjuella, ferfoferfene liberai
re . Di Flrgetonta nafte Cocifo, che ftgmfica dijferafo dolore, Jfenhefriuato uUmamenle lame
mo dijferanla, entrain diJìeratione . In me^lmar Slede un faefe gucfto, ciò e-, Vofaunfa^y
Q dffolato e deffrejfc, E non dice In me^ il mare, fer dimofirar che cfueffo j^aefc fta pfionel marf
mediterraneù, come altri dicano,auenga chepfto uifia, Ma fer dimoftrar efjir in ifda, lacjuai
fjfendo da ogni farte circondata dal mare, uien ad ejfer in me^ di (jueh, E ^tif/?o d^ce^jerche
cuffia ifcla, che gliantichi domandaron Creta, KST hoggi è detta Candia, dicano effcrefìata ah
treuolte ornata di cento città, le^jualifcn hora ijuafi tutte efiinte . SCttol cu rfge \u già ilynon
h cafto,ptenlendo di Saturno, e del tempo chegli regno in (juefìa ifcla, corre difcfra dicemo .
y/Na montagna up-, che giafii lieta, Vra laltre montagne che fcno in (fuefìa ifcla, Ida e la mag
» ^vv,^Ci n,/?^ ^..^n iv, 'MfT'n rìi /lu^fld. F /-.o/f fnyyìf aia di ornata di finti, flt.mi^ [ih
Et io d luì 5 Sei preferite rìgagno
Si derm coji dal nojlro mondo ;
Venhe ci apfar fur a qu^Jlo uiuagnoi
Et egli a me ) Tu fai ? chel luogo e tondo j
E tutto che tu fie uenuto molto
Tur a Jinijlragju calando al fóndo;
Kon fci anchor per tuttol cerchio uolto i
Ver che fe cofa napparifce noua;
'Non ce addur m:traui^ja al tuo uolto «
lAofira nanfe, che ffY tfpt (juefla uatte
infima tutta tonda, er fffi proceduti fer
quella lungamente a ftntftra, creder dhé
iierlagia circuita tutta, ^ fero finge dha
uer ammiratione, che fe <^uffìo fiumicefla
dfriua ijua fu dal noftro mQndo,c9me V/>
giliogliha dimoftrato, di non hauerlo tr2
uatò prima. Onde lo damanda dicendo^
SEljfrefmte rigagno, do e , Sei pcfem
te rio, Si deriua cofi come tu hai ietto.
> > 4 v-iT
U fu dal nofiro mondoj Penh,f ó aj^jar J^ur hora filmtntt A Qurjìo uiuagno, A tjuejìofi^ffe ^
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Postillati 16
INFERNO CANTO. XlUÌ ,
PìpYche ulu^p^ ^ fY^frimfrìif fiffafo, oue uiuonò e fefà rinchwft, e chf di (juello no fòHnò ufù
rf, cme fcn:> le fefchieyc . Ma è' miraiile il peta in (jufflo uariar ài uocahli, cjmndo ^lioccorf
re nomiìiar una c^fd meifftmapiu i^:ltf . ET egli a me, R ijfanie Mirg . a "Dante, fer leuark
ifYYòre che gli hahhid girato iuttol cerchio iicenh, T V fai che il luzp è- mio, Effènh diftinta
in cerchi, E tutto che tu [te uenuty mMo a fmijÌYa calanh fur giù al fvnk, non fii uolto anchora
fer futtol cerchio. Perche fe mpparifce cofd noua, NOn de' adàur merauiglia al tuo uolto, Uo d(
YtcdY amm'Yaticne al tu^ fenfo del uelere, Potenloui ejpr cofd, come uuol inftrire, lac^ual tu n:n
fu:>i anchor hauer uejuta . Auenga che cjuejìa fcjp prima /fata ueduta da lui, E fii il trifìò rufcel
lo, delc^nal dijfe di fcfYd nel fcttimo canto, che hoUe e riueYfd peY un fifjàto, che deriua da una fin
ie^fòpYa de Uguale efjl haueano attraueYfdto il cjudYfo cerchio, chera (juello de prodighi e deglia^^
uar, E che difcejo alj^ie de V maligne piagge grige, fa la palude Stige . Ma il peta fìnpe non
hdueYÌo'riconofciufo, ^eY efpr le fue ac<]ue ne la rìuiera del fdngue di tuie diuenute rofp . "^Nf mo
fìra, che Virgili) gl eh dicejjè, hftandoli affai hauerlo rimoffo de lerrore, chegli hauefje fin aBhQ
ra, come hahhiamo ueduto che ft crede ua^uoltafo tuUol cerchio.
Hduea ViYg. Jimoflrato, che de le tagri^
me, che ploueno da la fiatua finta nel nton
te Ida, fYocedeuano i (juaftro fiumi inftr
nali, E di (Jwflli il pòeta haueua già n:tii
tid di due, ciò h , d'Acherote e di Stige,
Et intefo di Cocitò, chera al centro de U
ferra. Ma ouefvffe Piegete fa, che di (juel
la talpiìg^ia Virg. haueua deHo che fi}
milmente ft faceua, non fpeua anchora.
Vero domanda oue cjuello, ^ il fiume
tethe, delcjual tacfua,e nulla nhaueua
anchora detto, fi troua . Rr^oni*" Virg.
Date piacerli in tutte le fùe cjuifiioni, m
chel lodare de laojua roffa, doueua len
"Et io ancor $ Maejlro , oue fi troua
Vhkgctonte e Lethi t che de lun taci j
E lahro di che fi jn defla piouai
In tutte tue quiHìon certo mi piaci ,
Rijpofe t ma il botlor de lacqua rofji
Douea ben foluer luna , che tu finti ♦
Lethe uedrai ma fuor di quejla fvfjà^
La ^ oue uanno Unirne a lauarfi-,
Quando la colpa pentuta e rimofja ♦
Poi dijfe j Homai e tempo da fcoHarft
Dal hofdotfii:, che diretro a me uegne t
Li margini finn uia^^che non fon arji^
E Jipra lor ogni uapor ft fregne ♦
fe'yfefteffc fcluer luna . Intendendo di
f legf tonta, perche fignifica ardore incendio . lethe dice che ueira, MA fuor di ^juffla fiffa,
lAafiior di (juefìaualle infima lA,Ouelanime uanno alauarfe, (juando è rimoffa la fentitét
colpa da loro, Verche de la colpa kfcgna prima pentirfi, pi furgandfcne, rimouerla da fi, ul
imamente nel fiume l etheo lauarfi, ciò e^, del tutto domenticarfda, E (lue fio uedremo ne la fccon
da cantica f^rfi nel faradifc terrefiro, oue finge effcr tal fime . PO/ iiffe, Homai ^ temp dà
fc^fìirfi, VogHonfi partir dal hfco, e fu per lun de gliargini del fiume aUrauerfdr il camp de U
rena .Onde Virgilio ammomfce Dante, che lo delia per lun di jueSifiguitare, perche fcpra di
loro fi fregne ogni uapore, corrìe nel fcguente canto uedremo .
CANTO X
Viora cen porta lun de duri marim ; "Oefcriuehutore nei pefinte cdntc, come
El fii no del rufcel di Copra aiuz <ittrauerfdndo la campagna de la rena fu
Si, che dalfi^oco fatua lacqua e%aryini . /^^^^^''^^^^^^^^
duale i Yiamrrangh tra Guifanteh bLo . tu r ^ ''"'t^
•TemendolJvmo,ck ,n m lor fauma, l.ruinconu.nn .n. fchJ é.nim..
A'
INFERNO
E quale i Va3ouan lungo U hmtcì,
Ver difènder hr wtle e hr cSeìl't ,
^nv che Chiarunma il caldo ftnta :
A tal ìmagm cran fitti quelli ;
Tw/fo che ne fi alti , ne ji groffi
( dual che Ji fzffc ) Io maefìro jètli.
CANTO. XV^
ardine, E come fu comfduto la Ser Bru
mito latini^ ihera una de lanìme de U .
fchiera^ U(jt<al lafciata andar inanl^y iùf
no alcjuanta indietro ragionando co lui^
Et in tal ragionamento, come nedremo,
confuma tuuolrefio del canto, p HO
ra cenforta lun de duri margini, Mar gì
ni tsr arimi fono dal foeta inteft fer una medefma cofa. Et eran dun,Uuendoh nel precedente
canto inLe col f^ndo e le jhonàe del fiume finti difietra . Eh fumo del r.fceì di f fra adhug,
oxa, Hmia ^ ombra che noce e fi morir ilfcme, come uuol mfirire, del fi.mo d^u.l ufciua
%lhollor del [angue di cfuejìc rufce!lo,ficeua ferir fcfra dilui,le fiamm.e talmj^.he fduaua <Ui^<^0
Ucaua f pliaroini. Etecofa naturale, chel fhmo degnile fiamme, jfer che Jijcca^ Uere d<t cl{/zmcck\
Ultra de leauali,i Fiamminghi TEynendol fiotto, do e ,Temendo i7//<^,o cogliamo dire la cori
fa del mare CUe uer lor fauenta, l^ual uerfo di loro irr.fetuofmente fi lancia e getta, Terche
Jifci in f(i hore firrpe crefce e difcrefie, E (juando crefcejfì ufde utnirf c^n tanto erKfitO e fitria,
Ae uincel corfo dogni uelocilfimo cauailo, Fanno un rifaro, A Ciò chel marfifiiggia, A ciò che
ftffa fuggir il mare, Perche fen^ (jufl talrifaro, inondereUe gran faefi, e molte terre fcmmer
cerehie . E Q«rt/j i Vadouan lungo la Brenta, Brenta fiume, che nafce ne le alfi,che diuida
fio Italia da la Magna . Vaffa fer Vadoua, e mette nel fino Adriatico . chiarantana e ducea, da
laauale fino contenute f arte deh deUe alpi, E (juffìe fcntendoi caldo de la fiate, fin Jeno le fue rei
tii, di che lahrenta fingroffà alcuna uolta tanto, che angheria molto faefi, e jfetialmente nel Fa
douanOjfi non fiffero irifari chf i Tadouani finno a luoghi e temfioforfuni, a eie chella no efca
lei fuo letto . A ftmilitulme di cjuefii aduncjue, m^ìfiral poeta cherano fitti gliargini di (juel fiui
me, Auenga chelmaefiro che li fice, cjual egli fi fijfi, non lificeffè nefialù ne figrofp, coment
m quelli fitti per cagione de lo ingroffare e crefiere deffa Brenta •
Qta erauam da la felua rtmojji
Tanto ^chio non hareì ui^o Jouerdj
Verchio indietro molto mi fijfi ^
Q^uando incontrammo danime una fchiera ,
Che uenia lungo lardine , e ciafcuna
Ci riguardaua , come fuol da fera
Guardar uno altro fitto nuoua luna j
E fi uer noi agui^uan le ciglia ,
Cornei uecchio fartor fit ne la cruna ^
Cefi adocchiato da cotal fitmigUa
fui conofciuto da un ; che mi prefi
Per lo lembo , e gridò ; Qual maraui^ia l
Et h, (juandol fuo braccio a me difiefe^
ficcai gliocchi per lo cotto ajpetto j
Si chel uifo abbrugiato non dififi
La conofcen\à fua al mio intelletto t
Erano già tanfo, procedendo fu per lari
gine del fiume , rimoffi da la filua de
tronchi, che fi Dante fi fijfi uolto indie f
tro, non pero Ihaueria potuta uedere, la
ijual cofa ftgnifica, c W fenfc era già tani
lo proceduto inan'^ ne la cognitione de le
trejfetie di uiolenti,che in (jurfio ter^
girone fit punifcono, che (judtumjue fi fifi^
fi uolto per tornar a confiderar ancora U
due Jfetie che halUamo ueduto effer punii
le ne la fclua, non haueria potuto, per e fi -,
fier, come uuol inferire, {juefie da (Quelle
molto diuerfi,lmpero che cjuefìe offendono
Dio e le fiue cofi, che fcno diuine, E cjueli
le glihuomini e le fite cefi, che fcno hum.a
ne, E chi entra accfitderar le diuine,non
[uo foi ahhajjàrfi tanti con lintelletto^ che
l ti
I
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Postillati 16
I N P E R N O
t, chìndnJo U mano a U fua faccia
Rijpo fi Siete uoì qui Ser ?^runettol
E quelli ,* O Jigliuol mio non ti dij^iaccia
Se Brunetto Latini un poco teco
Ritorna indietro ^ e lafcia andar k traccia »
torni ne la confiltrafme h%man^cni
fi, (^anhinnnfroYnmo innirre una
jchieYa, Ha nei f recedente cariti 'jffr Cf(i
j^anfo dir^rofirato i Memi contra Dio, li
^kali ha pojio giacer fifini . Mora uim
a trattar de uicUnti cantra natura, o ur,
giorno iiY ie Sodomiti, \(\uali continuamente uanfio/en'^ mai firmar fi, É (iuefti diuide in due
fihiere, la frima di (Quelli, chffcrano dati a la confemplatiua, la/cconJa ii ciue[li,df Cerano h
ti a lattiua uita, ziT al ^ouernj de la Rep. Ma di fifjìi ultimi uedremo nelfcguente canto . San
traron adunque cjuefìa prima fchiera damme, latjual ueniua lungo lardine uerfo di loro, e ciaftw
nali riguardaua, come uno Jùol guardar da (ira unaltro SOtio nuoua luna, cio^y quando U
luna e- nuoua, Verche a tal horala luna rendefi foca luce, che non legìermentefipuo, chi fifcon
Ira, raffigurare, Onde fcgglunge, che efjèaguZ^uanole ciglia uerfo loro in (jueBa forma, che
/hi far il uecchiofartore ne la cruna deìago,Verche effendo ve uecchi la ueduta dehole, per mqlÌ9
foferne ufare, cercano di ri/lringer la uirtu di ^fuella in più hreue ffatio . Ma la lor Ireue e clrtn
Mfduta altro moralmente non figniflca, che la fua cieca cfT ahiagliata mente, per lacjual cecità^
ancora con le loro confcguite dottrine, che uniuerfalmeie fcgliono dimoftrar e dannar ogni errore,
f^ran nondimeno in fi uifuperofc far domineuoluitio la fciati incorrere . COfi adocchiato da co-,
fai famiglia, Cofi ueduio da cjuefìa tal moltitudine^ fin conofiiuto da uno, che miprefc per lo lem
ho e grido qval marauiglia \/ olendo infirire, di non haufyne mai ueJufo una fimile, che huo<
mo anchora uiuo, pofp dfcender a l'inf. E moralmente, che Ihuomo entri ne la cognitione de uii
- r 1 ^ - - ^ff^^^ Pi<^ggia de If fiì .
me, SI, cioè-. Tanto li ficcai, chel uifo alhrugiato non dijfefcal mio inteUeUo la fita conofien^.
Perche UnieQeao intende quello che glie- jf orto da locchio mediantel finfo deluedne . Adunc^ur,
ienche ^juejìofpirito fvjfe molto defirmato da lardor de te fiamme,^ Nondimeno, Dante affiso ian
iola ueduta in lui,chelo conoUe, E cofi chinando la mano a la fua ficcia riff<ifi, SEr ì^runetio,
fieie uoi (]ui Ammiranhfi, che/fendo fiato dannato al monio per fàlfario, di trouarlo ijuiui tra
Sodomiti . E/ in <]uefìo Mmofìra, che non giuflamenie era fiato per filpirio dannato, perche cjui
^ofilfariofijfe fiato, egli Ihauenapofto difetto ne lottauo cerchio, e di quello ne la decima khia.
jrr • ' ' ' '^Jì^^^^ • ^h^**^ ^^^^^y uolendo aW. Mag. nei fa,
{f ntJi^mre cjuA che propriamente fia dice, Sodomia tflpeccatÙ contra natura,mafiuli cum mafctt
h,uelf,^mmf cumfcemina . Et Alex, de Ales nflfic. de lefcnt. e di cfuello neltraUato che fi
ite luljuria dice, Veccatum contra naturam eft luxuria ^ua naturali:, uf^s coeundi maris ^ fcf ^
mn^ffruenitur . ^ne me le fimi luoghi ciafcun di loro conchiude effir arauiffmo, mortai (fimo
^malJimo peccato al tutto dannato da ogni diuina^Jncmana leg^e,Onde /'ApojTf al si.iela
VefiTltTc^iftipulam eMet igni; eterni, ahfddit memlrm ralefif,
in iffitm ueYaxpYoiii
cit
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Postillati 16
CANTO XV* r . . , J/Tv
«f ^ehnne efiruantU ìncmhum . E foco pu oltre, Sohmt^ enminter hommes fmu Ift.
1S^ Jeli:u.. nmm contuU.nn refrolatur, fitfhuc^lum fir.umjerra .enea . cet. E
2 Jr allegai, /.o^o ie lejuefent. ^ùe, .he MU/Ie uinoe confra n.fuu co«
tu rJne, cUa U^.at.fe Mc^ueiternenfe contri /. £on.. Vrohfh Djo leuiU
Jtefhlco e mre confutiate e conuerfc m cenere . Ser brunetto Uim fu :n firen^ nofar,
efUre flato ..Ih iJo T.fJe mathematica, fcnffe m un hhro da L^^mtolat. Thfc et;
lo . Poi . ^ariPi unaltro in lingua Tran'^fc mtitoLto Thefcro, loriginal del^uale, en fiato km
oamente ameffo di noi, ma pi dijferfc co molte altre cofc lafciate a MiUnorer c.gion de le guer.
ifuiein Jefarti. ViLo ancJra, chef er ejfr, come hahhtamo detto, iuon mathmatuo,
che uedutola natimta di Dante, hauerlt^redeUo, ^uar.to chegli doueua auan^r in ogni dottrini
tutti Plialtri di aueljicolo . E Quegli, O fi gliuol mio n^nfi d^.ffiaccia Ser BruneUo frega Dan
te,cynonìifiaindijfiacere,fctornaunfocofccoi ragionando E lafcxa andar la tra c^.
eia, E lafcia andar le pedate de glialtri de lafchiera inan'^ a la fua uia
Vrega Darete Ser Brunetto, di qt<fl che
da lui era già fiato fregato offrrédof, fer
rren fuo difcomodo, di forfi giuafderfe
co, fur che Virg. co^ual egli ua, glie lo
conferita . A dimofirare, cjuantol ftr^fc era
ola fitto ohedienie a la ragione . O Fi^
gliuol,di/p, nijfondendo Ser Brunetto al
foeta, dimojìra non foterft firmare, feri
che la diuina giujìitia dijfone, che ijual
di loro farrefìa e firma funto, dehha pi
giacer cento anni SEn"^ arroftarf, Seni
X^fcoterfi Urfur^., qyandolfi^co ilfiggia, Quaniolfico ilfgna, Terche contraftcendo a tal di
uinaaiuftifia, laauatuuol che uadin fcmfre. Di udenti contra natura, douentan ulolent^ contra
Vo, E fero e- dat, loro cenfa anni di temp ad effirf uniti di tal fuo trifgredireal fari di cjueUi,
Onde dice Pero ua olire, IO ti uerro a fanni, non fotenioli, fer effcrìigiu hajfc, ne la rena, uf
niraluifc, E poi rigiugnero LAmiamafnada, ciò è',lamia lafciata compagnia . Auenga
che mafnada e famiglia, com.elha detta di fcfra, fia unamedefma cofa,maluna e Ultra fer
fmilitudine,fffcndo ciafcuna di quelle medefmarnente comfa^nia. che ua piangendo 1 Suoitttr
ni danni, che fino le pene de rinf.alejualifternalmentefcndefi
lo dij]ì lui ; Quanto po/Jò uen freco :
E fi uoktejche con uoi maffiggia^
Taroljfi f iace a cofìui'^che uo feco,
Ofighuoh iijfi , qual di quefìa greggia
Sarrefia funto ^gme poi centanni
lcn\a arroHcfi j quandol fi)co il figgja^
Terò ua oltre ito ti uerro a fanni $
E poi rigiugnero la mia mafnada^
Che ua piangendo i fi^oì eterni danni
iinati
lo non ojaua fcender de la jìrada
Ver andar par di lui : ma il capo chino
l^enea $ comhuom , che reuerente uada ♦
E/ comincio 5 Qual fi>rtuna , 0 defìino
An'^i ìultimo di qua giù ti mena i
E chi e quefìi J che mojlra il camino i
La fii di fopra in la uita firma ^
Rjjpcsio lui , mi fmarri in una uatle ,
huanti che leta mia Jvjfi piena ♦
Tur hier mattina le ucìft le j^ah ;
Mow ardiua Dante fender di fu largine
giù ne la rena f andar al pari di Ser Bru
netto, per due ri jf etti, come uuol infime j
Luno, temendo ihea WirgiL non doueffe
piacere, perche la ragione non uuol chel
finfiefca de dfhiti termini, laltro perche
dal ficco e da laccefa rena frette fiato
offifo, ciò è', da lardente cupidità di que',
fioahomineuoluitio, non ftguiiandola ra
gione, far elhe fiato parime te con Ser Bru
netto mtminafOf Ma hafiaua filarne nte
l ili
fi
INFERNO
cht luffe d cufd cfiino, czyì/i\iuqyh che ua
E rductmi a ca per quejìo caUs * reuerente, m e'^ htijìaua che ifclinaf
fccon lintedettoaU c:^mthne ii(juefì^
uith . E/ cminci0i qVal firma o ie/tm^ Quei che fecondo il poeta fa fortuna fit dim}/ìrat$
Jrf lui in ^erfcna di Vir^. di fcpru nelfcttimo canto . Dejìino e fkto fpno una melefima cofa, lai
qual non ^ altro, che la frouidentia diuina col fuo confènfo , \Ju)l adunque il foeta in ferfcna il
Ser brunetto, difemfdeftmo dire, Qual cele/te infì.ij/ò, o (juaUiuina prouidentia ti mena cjui
giù an'^ lui fimo di. Intendi de la prefinte uita, E chi è* e^uefìi che moflra il camino :! Ser Brunet
io dimanda aduncjue L'ante di cjuefle due co/c, A le(juali ri onde per ordine, ma de lauallf, o fif
fi hjcuYajilua ne U^jual fi trouo fmarito, e del colle, che ufcendo di ijuella, ctminao a f lire, e
iome pinto indietro da le tre fiere uÌYltornaua,fc mnftfjè laiuto di dirgli, che lo uolto fer altra
uia, dicemmo a fofficentia nel primo canto . chiama uita frena ^uefìa nojira, r^jfetto a lofcm
e m'fra de dannati a Plnf. ouera allhra, E letk piena intende, fer ejueRa de la uita, che glifm
Patuita,alfin delaijualenoneraanchoraperuenuto. P\fr hiermattina le uoft le jfalle,lrÀ
foeta la ma'iina inan'^ ufcito de la uaileperflir il colle, hauea tutto cjuel dicon]ùmato in di',
finderfda le fiere, e nel ragionamento con Virg. la fera poi, fguit andò (juelloyfcra meffc in ca^
mino, E come uedemmo di f fra nel xi. canto, haueuaiu tutta (juella notte, per fin alalia Jelfe
guente di, cercato ifciprimi cerchi de Vlnf. Voi era difcefo nelfcuimo, e de tre gironi di (juello,
nhauea cercati due, ZD' fra entrato nel t^r^ talmfnte^ che cjuando dijje a Ser Brunetto, (lueftefx
role, pofeua fjfer Ihora medefma del di precedente, che hauea uoltato le Jfalle a la uaRe, Onde a
ragione poteua dire, che hiermaUina glielhauea uoltate . E Reducemi a ca per (juejfo calle, la
nojira uera cafafi ^ la patria celejìe, donde tutti fiamo dfcefi a peregrinar cjuejta utile di mi feria.
Onde VApojl, ne la feconda a Cor, al v. Scimus cjuod fdifìcationem ex Deo hahemus domum nò
^manufkctam eternxm in ccelif. Et agli Heirei al xiii. Uon hatemus hic manentem ciuifatc,fci
pituram injuirimuf . Ne per noi mede fimi Speremmo tener il camino da ritornarui,f€ da Virg.
ciò è-, fc da la ragione datane da Dio, e mediante la fua diuina gratia,non ne fiffc injcgnata, coi
me afjtrma il Vrofita dicendo^ Omnesfunt dociiilet dei ,
Ef cgir a me^Se tu fegid tua flctla^
"Non puoi fitUir al ^-orìofio porto 5
Se hm maccorfì ne la urta bella ;
Et sio non fòjjì fi pertempo morto ^
Veggmdol cielo a te cofi benigno
Dato thaureì a Icpera confòrto^
lAa quello ingrato popolo maligno 5
Che difcefe di F/ejo/e ah antico y
E tìen ancor del monte e del macigno;
Ti ft fitta psr t:io ben fitr nimico :
Et e ragioni che tra li la\^ forbì
Si difconuien fruttare al dolce fico ^
Vecchia fama nel mondo li chiama orbi;
Gente auara fim'ii'iofa -, c fuperbai
Va i lor cofium'i fh , che tu ii jòrh'i «
ta tua fi)rtuna tanto honor ti jerbit;
Che luna parte t hltra hauranno frme
Si come lifcpra dicemmo, hauea Ser Bru
netto, auanii la morte preueduio il fine di
'Dante d^uer efflrfilice. Onde lo 'confiti
ta a figuitar la jua fella, ciò è, cjuel cei
lejìe infuffo, che a tal filice fine lo conlu
cena, Aggiungendo, che fe egli non fiffe
fi tofo ftato preuenuto da U morte, che
denkUome afirolog^)filemgno il cielo
uerfi di lui, glihaueria dato confino dloi
pera, ciò è', Ihaufria confinato al fgAii
tar i principiati fudi, mediante iijuali, a
tal filice fne fi conduceua . MA (jueSi
ingratop^polo maligno, Scriue il Millm
che Fiefcle al tempo di Siila fii colonia de
"Romàni, E che i militi di (juella haueni
do in odio laffreT^ del monte, difcefcro
al piano, e (fuiui a principio eìficaron Fi
rtnl^, E che ultimamente aUnni di lorè
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Postillati 16
CANTO XV.
r; te 1 m 1ung> > ff i^ co Iherba . u ^^^^
ri ìor medefmc ; e non tocchn U p/««W , ^ ^er Brun.in-,
Si alcuna [urge mchcr nel lor letame , J^.^^ ^^^^^^ ^, ^ i, f,o ^ia
In cui numi U jementa [anta ffi^uito.hé che finga fiiiiirof/plio, il f<<»l
Ci quei Yt-oman , che ut rìmafer , ^«rfnio ^^^^^ (f, /; yj^ ietti ialui, con^r U
f « jaiiol niJo di mdiifirf WnM. ixiinctit nel x. «m^j ueJemmo, imfum
cJre pL uikmo . Ma come dice :l Saldatore in ^. lue. Kemfroph^fa .uqf.s .ft m/. .
rrii CtL Ondf kuita, che aueilo inarato e maìi^n, ppo/o, che ah antico difce c da Uefcle e ci,,
Zf^Z vLo:.^^, d4/-^,Vo,E ielmaci^no^ ^aci^i ^n. ^^^^
h chre.che tranno al grigio, leniuali fi cauano di ^uei n:onti, efcruonjcne t Fiorentini a lef^bbn
che e7 edifici /oro, Ondeuuol infirire, che cfuelpfok tienan^hora de la dureZ^ ^ajfre^^
a auel monte. Se li fira inimico Jfer lo fuo henfire, F. cjuejìa diceeffcr r^gioreuol coj^, ferche
Tra li I^kZì, ciò h Tr<^ e'iaffm ferii, A dolce fico ft difconuienfruUare . dolendo in fi r ire, che
fra stuello inhumano e duro pfoh, non era conueniente, che la uirtu del peta f efjìrcitalle, Jfer,
AelreUe fiato un dar le mar Par li e a pr ci, Non pfendoft leuirfune gìianimi heliiai e^ì^ri
yati inferire, cofi foco, cornei dolce fico ne gliajfrifcrhi . Onde effe Villani al u. del cfuarto lih .
ie la Tua opra ferine, che le difcordie Fiorentine hanno hauufo origine da lue contrdri e prptui
inimici proli, ciò ^ da Romani, che a pincifio edificaron Firenl^, e da Fiefclani, che dafoi edt
ficafa la feconda uolta da Carlo M^gno, la uenero ad haiifare, prche Fiefclefit rouinata, E ejue^
Po ter efjir i cofiurr^i de hm ppolo molto diuerfi da (juelli de laliro . MFcchiafàma nel mondo li
chiama orii, Scriue effe Villani al xxx. deffc Uh. che fanno Mcxvy. hauendo t Pif^ni aparecchia
to ^rùftffma armata pr andar al con^uifio de li fola di Maiolica pjpduta da SaYacini,fit ter mof
fo guerra da Lucchefi, E che temendo effi Fifni diprder lo fiato fe andaffiro, E uergogna faren
do loro a defifter da limpep, Vregaron e Fioretini cheuolejjero hauer cura de la città loro fin (t
tanfo che tornafpro, E co// dice che prò, E che tornati pi uittoriofi e carichi di freda, tra lacjuit
lefùmn due porte di Iron^ fctiili/fimamente lauorate, e due colonne di prfido, che pr remune^
yar i Fiorentini del lene fido, dieron loro la elettione di (jual uolefjcro di ijuefie due cofe, e che ha^
uendo eletto le colonne, che i Pifm, pr inuidia,fcrefam/nfe le guafiaron col fiacco, pi le uefli^
YOn dipnno difcarlatto, Ke pima f^fccorfcro e Fiorentini de linganno, che Ihehhono a FiVfW^,
Onde, pr non ejprfi aueduti de la fraude, fiiron detti ciechi, Lt i Vifni pr cjueOa traditori .
Adunque, come gente acciecata da e\uefii tre \effmi uitij, dauayiila, da int:<dia, e dafuprhia di
ce, che da fiioi coftumifi dehha firhire, e del tutto nettare. Onde ancora nelfcfio canto inprfcna
di CiacLo fuY defjfcpplo Fiorentino parlando, Suprhia, inuidia CT auaritia fono le tre guitte
channo i cori acce fi L A tua fi^rtuna tanthonor ti feria, Vronofiica Sey Brun. a Vanie, che U
fua huona fiìrtuna lifirha e gucrda tanfo honor e gloria, CHe luna e laltraprte, ciò è- la nerit
ela hiancafiuione, HAuera fàme, tìauera defiderio di lui, MA lunge fia Iherha dal hecco, pr
hauer detto fiime. Ma lontano farà leffiuo dal defiderio, Volendo infirire, che in uano lo defidere
ranno . FAccian le hejiie Fiefclane ftrame^ chiama leftie Fiefdane i cittadini di (quelli, de uenero
ia Fiefcle ad hahifar la citid, pr la loro inhicmanita e faluatideZ^, che anchora di ([nei monti
teneuano, come uuol infirire, e che difcpa dicemmo . Adun(jue dice, che facciano STrame, ci9
P-, Strage, fiermlnio er ahhattimento di lor meJefi^te^ Ferche firame e' faglia ahhaituta, E non
mhin la pania Se alcuna fitrge anchor NE lor letame, Ver hauer ietto hefx e, da leijuali il letizi
I lìti
fé
INFERNO
me '^^tfOy fonenhft cjueh ancora a le rabici ie Ufiantfffy ìngYaffayloYù ilffYYfHy, IN cuf^
hJe la jual pianta, REuiue, eyefuYge l A fantafcynenta^cioè', I uytu:>fi difcfft, efpnh igem Ji
fmtnti geneYati,cme il figliuolo Mfahe, DI ^«fi Komani,c\ìe ni Yimafer ijuadoVV fitto il
nido, fatto ilYicQufYO e Yicettacolo di t^ta malitia,Eiin fcntrntia dice,ihe i diCcefi da Fiffolefic
cian^lìratio di /or medfftmi, E no tocchino x difcfft da (juei Koynaniyche rimajcro in Fiye'^^mdo
di tanta malitia) c^uUo a fYÌncifio fu edificata, come difcfYa dicemo, Vejuali d'fcfft da Romani
il poeta intfnle ieffey ancora lm,E fey cjuejìo uuol infiyire, che lo dettan Ufciaye fìaye, e no man
daylo, f la Ioyò cieca yahhia, in efjtlio, come già han(anofk{io, Kuega che finga che doueua fkye^
Se fio^c pieno tuttol mio dimanclo ,
^'jpoft lui^uoi non farejì'i anchora
De Ihumana natura pofìo in bando :
Che in la mente me fitta hor macccra
La cara buona imagme paterna
Di uoì t quando nel mondo ad hora ad hora
Minfegnauate come Ihuom fitternat
E quantio Ihahbia a grato^mentrìo uiuo,
Conuicn , che ne la mia lingua fi [cerna ^
Ciò che narrate di mio corfofcriuo;
E ferbolo a chiofar con altro tefìo
A donna , che [apra ,fe a lei arriuo ♦
Tanto uoglio che ui fia manififlo^
Vur che mia confàentìa non mi girra^
Òhe a la fortuna , come uuol , fi)n prejlo ^
No« è nuoua a gUorecchi miei tal arra *
Perà giri fi>rtuna la fita rota,
Come le piace ^ el uillan la fiia marra ^
ff , f, nur furr K,<jn ULiru leilO, lì
flwffo, che iifcpa nel X . CMIO ia TmmU ielmeiefmfua effilio haueua Mefc . A Donw,
chej^ra, A Beatrice, Uf,d iifcernera il nera, come uuol inferire . Slo arriuo a lei 9f h fof
fogtuvg^a la cogmliojie de le diuine c^fe. il chef,fuaftre meiianle la iholooia infeìi fer el
Beat, tjjirih arr.ara flati coft ammonito da \'irg. quando nelirealleoM canto li dilfe la rri'n
te tua confcrui cjuel chudilo Hai contra te e cet. Ma quefio ueìremo cWfkra «d„ a Beat 'ma f, he-
ne a cacc,agu,dafer confini li lei, nel xv/. del Varai. TA«/o uoglio, che ui fia van 'ilfìo
Mojìra eJlcr fronte a contrafiare, er a ceder a colpi di firtuna. Ma incjuelle cleter'o, che il Ù
<o»lòent,'<nonlorimorda,rercheauolerli contraffare^
la, Etacederlnn cjuelle chefele ieueria francarr.ente refjìere, f^.yeUe fu0anirrita, Et in
ognuno d, <,ue^, due n-oJ, /. confcienna rimorderebbe . Fero dice, che lafirtLi la da rota
er .luiUano lafua marruome le piace , do ^, chelo metta in cima, o nel jindo deff, rLchead
ogmmoio egh e- frefìo e pronto a nauìgar a tutti i uentl, Quaf, imitando il Salm L n ,o„im
ego .nfìageBaparatu^fum ecet . B che TMarra, ciò 'e-. Tale annuntiatione nonh-nuSàZ
cpo hpagamco de U coja ccperata,c.fi lan.untio ^principio iauenLéto de la 2f!annSl
Lo mto maturo Mora in fa la gota y^,, ^-^^y ■
Dejìrafi uolf. .ndicuo, c ri^uarJo.mi, iea)lepÌl i^Z:::^:!'^^:,
diffonde Dante a Sey Byunetio, ihf fi
fio dimando fife pieno, do ^,fil fio éf.
fideriofiffe adempiuto, chegli non fàYfU
he anchoya POfio in hando de Ihumam
natuYa^iio e^.Vriuato Jt ijue/ìa nofìn
hurnana uita, Peychemi è- fitto, dice,^
impyeffc ne la memoria, E t hora ueltndo
ui in tal mifcYia, come uuolinfiriye, mac
cora e foymefa,la caya tuona pateyna ima
gine di uoi, (fuado nel mondo ad hoYa ad
hoYaminfignauate, COmelhuom fitten
na, come Ihuom fi fa eterno pey filma . E
^uantio hahhia agrafo fai ammaeftramen^,
to, COnuien che fi fceynaeueja neh
mia lingua mentyio uiuo. Perche moìfo ho
noYatamente, uuolinfirire, chefimprepay
ha f fcYiufya di lui . Ciò cVe nayyc^te di
mio corfc SCriuo, ciò e-, l^ando a la ;
moYia, E Seyholo achiofay, e tengolo a
nayyaye COn altyo tefìo, intendendo con
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Postillati 16
CANTO
Pei Ji(fc*yl^fn afcoy chi U nctax
fcr tanto di men furiando uommi
Con Scr Brunetto 5 c dimando chi fono
ti fuoi compagni piw noti e fiu jcmnù^
B egli a me ^ S^pcr ddcuno e buono :
Ve ^iaìtri jid Uudahile tacerci ;
Chd fewpo [aria corto a tanto fuono^
In fimma fa^^ì^che iutti fùr chcrci^
E litteratì grandi e di gran fama
Vun medejmo peccato al mondo lerci*
Vnfàan fin ua con quella turba grama j
E ^rancefco d'hccorjo ancone uederui , *
Se hauejft hauuto di tal tigna brama j
Cdui potei 5 che dal fcruo de fcrui
Fw tranfmutato d'Arno in ?^acch!glione j
Oue lafcio li mal p oteji nerui ,
ri p/w direi t ma il «enir, el fimone
Viu lungo ejjcr non pwo; però ch'io ueggjo
La [urger nouo fumo del fabhicne ,
Gente utcn^^con laqual ejfcr non deggrox
Siati raccomandato il mìo the fero ,
'Nelqual io uiuoanchcra ; e piw non cheggiot
Voi ji partì ; e parue di coloro ,
Che corrono a Verona il drappo uerde
Ver la campagna ; e parue di cvjìoro
paeìentiucrfx haUUm ueduiùyftudi
io a riguardarlo fu la iejlra gotayffrche
ia gufila farie fi largire del fuYf.e con
S(Y Brunetto, chera ne la rtna, li flautf.
voi dilfey BFM afcolfa chi la noia, ciò ^,
hen inifV^f c\)i la rr.anda a la mtnoria .
perche loca uarrelh afcolfar un utile pn
(enfia, fe ferpfernea iewfoufcre, ron
fi ritenejfe.Onie eglipeffc nel (juinto ifl
VaraL due, chelhauerintefcnonfi f ien
tiafcn"^ lo ritenere. NE jfer tanto li
yren jfarlando uoryìmi, Ce tutto de Vir^.
dicffii le predette Tfarole,Vante fc ne ua
fero farlando con Ser Brunetto, e dirran
da chi fenoli fuoi compagni Più noti, Viti
fiimofr, E Tiu fcmmi, E di ^rado ma^^io
Yi.'Riffonde Ser Brun.effly tuono ffer
d alcuno, ma laudahil cofa il tacer de ^lif
altri, Fenhe A Tanto fuono, ciò e, A
tanto dire, come uuol infrire, che h fc^
gneyelle, douendo trattar di iutti, il tem
fo fria corto. Non jfofendof in treue th
p di risolte ccfc tYat(aYe,W\a frima dice in
uniucrfldi hyo,Sajfjfiiii fmna CVìe tut
ti fùr cherci e litteratì, E non f mie tuU
iifcjpYOihfrici, come ufdrmo, Wa^erf
che in lingua Fran'^tfc clerchi fcnc domi
dati tutti (juflli, che hanno fiuof rofrff a;
Que?li 5 che uince ; e non colui , che perde .
ne'neìe lettere. Onde fc effi uogliono lodar alcuno fer un gra dotto dicaro, il e fi un gran derchi
in F.gHè^un gran clerco, Dun medffmo feccafo LErci, ciò è^. Lordi e Jjorchi alnondoy E
uenendo a f articolari dice, Trifcian fcn ua con (gufila furia grama, Frifciano f riffe due uolumi in
grammatica, I uno detto Trifciano maggiore, relcjual dijìintamente fi contiene le jfayti de lorai
fme . laliro e detto Vrifdam rt^inore, nelcual f contien larte dajfjfìicare le dette farti in fir^,
ma, cheficcino ordinata fnf enfia ne loratione . la cagione jffrcheil jfoetalo jfonga tra maci
chiati del uiti:), de cjuifijfuniff crfdicm,o, che fa ffy ejfrim.ere ogni grarr.mafico, ci e fer la co*,
molifa di molti adolefcenti, a (jualiffinno j:recetoriJfgiermente fcfpno in fai uitio incorrere, E
non ffYche di Trifciano fropiamente itoleffì intendere, O ueramente intefc di Trifciano,che fit di
Cef rea di Cafadocia, \ ergognandoffirfc, che tutti i notati da lui di ijUff}o uitio, haufffiro aà
effreJelafuaTicrentiniifa{ria,comedarrifciano in fuori, ueggiamo in cjufjìo, e nedcYtmù
nelfguente canto , Auenga, che gli haufffc noiitia daltre e uarie nationi, come ueggiamo ef;
fcr da lui de gìialtri uitij,^ in uniuerfale, i« particolare dannate. Onde lifgr^a dire,ihe in
ejuelte>rp (jufflo uitio ftjfc feculiar di loro . Ma hoggi ui fono di jueSe, che frattandof df U
priorità, f metteriano a linfcrditto . Francesco figliuolo d'Accorfc, fur Fiorentino, chf fcriffe le
jìojc a le 'e^gi, pi eccellcfiffmo ìur. Conf.Qjiel chf fii tramutato d'Arno in Bacchigliene VAI
fcYiiO de fcrui, ciò ^, Dal Pafa, ìlcjual f fcttofcriue Seruofiruoru Dei, Fu Wleffcr Andrea de P/o^
^" Wefc:ìuo di FiVfM^, iljual ej fendo, fcn'^lcuna uer gogna, fdenniffmo fcdomifa^ Mcfflr ihoma}
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m
INFERNO CANTO XV
fifu^fyateEo, ferle,ar^^^^ a gliocchi, operh t.^fo col fcmmo Vonfrfce, Jr lo lufmuà
ialuefcop^dt Pn^^pferUcj,alattap.p^^^^^ j^^^J^-^ , ^^^^^^^^ .^frédeU
qmle faff, lU.cA^igh.ne , E pjc i fiumi fn le cittk.Que ulnmalm morendo, ui Uih 1 M./
I^rofefi, Imal Jifiefi rerui £ lue male, per hauerlicoft uf,ti . Volendo i.finre, chJ: no Ufcid
mtio, rnacheluith, neceffum daU morte, Ufah lui. Onde dice, che fé alt h.uejjè tuuto Lai
mtdugna, do e. Di tal fiftUio e vituperio, Ihaueria ne la fchi/J, quando f./sh olire,po
tufo uedere . DIpiu direi, Mojfra Ser Brun. non pofer più oltre p.rlanl col poeta andare L
fero, che per lo nuouofumo, do e-, per lo nuouopoluerio, che uede di lontano S Mroer del fàllii
^^yl^uarft de la rena, comprende uenir gente, con lacjual egli non d^ effcre. Ter che elTcndo de
l^fchiera de contemplatiui,-nondoueua andar con quella de tliattiw,che Ppea uenire, Le nel
Pguente canto uedremo. Onde nel fi^o partire, fdarnente li raccomanda il fuo thefcroycio 'e ,auel
t: 'l'^lff'^^^^^^^^^ cofida lui intitolato, nelqLl uiL ^ncho^J per
fima Non potendoli in quello flato altro dom^dare, chepiu ligiou.fc . POt fi partì, VarL
ueloce correndo per y^^^^ f.^^ra, LpJrue di quel, [he a\ero [
perla campagna, Laqual coricane che anticamente fZ
1" i/f 7" • ^""^^ '^^-J^oroparue colui chel uincejnon
colui chelperde, ciò e^, farue il primo, e non lultimo tra corridori.
CANTO
eia era in loco j OnJe fudia il rimbombo
Ve lacqua , che cadea ne ìaJtro giro ,
Simil a quel, che lamie fitnno rombo:
Quando tre ombre infieme fi partirò
Correndo duna torma ^ che pajjàua
Sotto la pioggia de laJ^ro martiro,
Vcnian uer notte ciajcuna gridaua^
Sojlati tu che a Ihahho ne fembri
Ejfcr alcun di nofìra terra praua,
Ahimè che piaghe uidi ne lor membri
Recenti e uecthie da le fiamme incefi t
Anchor men duol; fur chio me ne rimembri
A le lor grida il mio dottor fiutefit
Volfd uifo uer me^,<^ hor afpetta,
Vijfit a cofìor fi uuol effcr cortefit
"E fi non fiìfielfiiocoyche faetta
La natura dd luogo ; io dicerei ,
Che meglio rtejfi a te , che a hr la fretta .
X VI,
S eguitandol poeta neìfrefcnfe canto il prò
pofito dd precedente mojìra, come e/fi era
no tanto proceduti fu per largine dd fiui
me, che attrauerpud juefio ter^ cr ulti
mo girone, eh erano già preffc al fine di
quello, perche già udiuano il nmhmiar
de lacqua defjò fiume, che cadea ne lotta;
uo cerchio, Quando ire omhre ffartiron
correndo duna torma di uiolenti, chepaf
fiua fitto la pioggia dd fiioco, e ueniua;
no uer fc di loro gridando a Dante che fi
firmajp, perche a Ihahito giudicauani
chefiffi^ come ognun di loro era, Ticren
tino. Al chefir ejfcrtato da Virg, ha par
lamento con quelle del pefpmo (fato de U
cittd loro . Wia partite poi quefie omhre^
V e/fi giunti al fine del girone, oue lacf
qua cade in e/fi ottauo cerch o, hauendo
y irg, gettato in quello una corda di che
Tiante era cinto, Wehno atalfcgno, ue'.
.^^7..... un.'.jnvo ae lacqua, CHe caiea ne laltro oiro,
rr^/. R ? ^^«^> '^'^^^^^ precedente car.to efnreftatarreuedui
U da ser Brun. quando dijfi, esente uien con Uquale/fer non deggio . Sou UpL,^^v,^
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Postillati 16
INFERMO CANTO XVI.
V''
■
"I
Aro m^tln, da è-, ed ami, fimo . Qn,pi ire, .3Muf, He, eie uenmnHnhnk
a laro SOflad, do è-. Temali fu Dame, CHe nejimhri, ìI^mI neifari <t ìhahio ejjer aUm
a nda terra rra,<a, fermfi e rea . Ahimè che piaghe kUì ne /or rr.emhri KicenU, cio
ru,ue eMcamenlefit!e, E Vecchie, Quelle, cherer alcun lemfofrima haueanyueuule,c,alcu
^. ,.,.X i n.rrTr e-r Mcale Ja le fiamme, cheriouear» Cetra di ìm, de leauali ma]1ra
M Viri, le hr griia, ^Attfp, Sarrejì^ ejrmoffi «« uol^erfi a Im e dire, cU jmmfW^
louein a iettare, Xerch a coR-.ro f, uoleua elfcr corlefc ir, fcdi^re, come uuol infime, a freghi
loro . E ,Cr quello iir^ra, che a quelli, che fino ornali di gualche frnìara uv>tu, cmr.an'^
pati alloro, auenga che f.ano macchiali daUun uilio, fcno r ero degni iejfcr uditi, e ne le cjc \o,
nejìe ancor f(fJitì . Onde Virg. fc^giunge, che fi nonfiP froco, che la natura ^'l''<T>''
ta.ùoKàeftnonfiffdarloredel dif'rimato aj^nilo, che knaim del Mia ,njcni<e,egii
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Postillati 16
INFERNO
ìirrUf, Cne '^A''^^, JJ^ h Che la uoglia de lefer infume, lìfffe me^Uo a lui che , foro, hf in
fcntenm, chefc n^n^lfel mfio, dalcjual le uim ài co/ìor^ erano auomfaanate, e àfkuak coni
uerfanhh, e^li forfè ftpoYia inftUare, il defderio dejfer infime , douriafwf^fto ejjèrfio che di
loro, Verche tolto ma il uitio, come uuol in f tire, efji erano di maggior uirtu di lui . A dunque
elfi hxuerianojotutof itigiouaY a lui, chegli non haueria ptuiofkr a loro. Vero la freua, in tal
cfyniAimutv, cafoyfAYeobejtata meglio/ più ft farla muenieni^ a lui che a loro .
Bjcomincìdr , come noi reHammo , Hei
Lamico uerfo^^e quando a noi fir giunti ,
fenno una rota di fe tutti e treij
Qt^al fileno i campion far nudi ^ unti
Auifando lor prcfa e lor uantaggio ,
Vr'ima che fian tra lor battuti e punti j
Co/i rotando ciafcuna il uifiggio
bri2j,aua a me.ji che in contrario il collo
Faceua a pie continuo uiaggio x
E fi mìfirìa deflo loco fiUo
Rende in dijpetto noi e noHri preghi ,
Comincio luno.el trijìo ajpetto e brollo^
La fam noHra il tuo animo pieghi
A dirne , ch'i tu fi 5 che i uìuì piedi
Coft ftcuro per lo Infimo freghi .
Clueflijorme di cui peflar mi uedi^j
Tutto che nudo, e dipelato uada;
digrado maggior, che tu non credi:
Kepote fu de la buona Gualdradat
Guidogucrra hebbe nome ; eir in fua uita
Fece colfinno affaire con la fpada,
Laltro^che appreso a mela terra trita,
E" Tegghiaio hldobrandi ^la cui uoce
Ne/ mondo fu douria e fir gradita x
Et tocche poHo fon con loro in croce ,
Iacopo Rufiicucci fùi^e certo
La fera moglie più chdtro mi noet.
Ejfendof juefli foétì a freghi de te fcfrx
dette tre ombre arreftati e firmi, effe ri;
cominciaro, Hei, L Antico, ciò è-^lhon
fuetoloruerfo, che in condolerfe de tor:
menti e de le fene loro ufauano difire,
Perche tìei,è Quello accento di dolore,
che i Latini dicano Heu, E noìuolgarf
mente, Ahimè, E quando fiiron giunte
a loro, firon una rota tutti e ire di fc jìef
fe, e carotando intorno al centro, fcm
andar inan'^,0 indietro, ciafcuna uol
taua il ufo a Dante di modo, che! coBq
dognuna di (juelle /aceua continuo uiag^
gi: incontrario a piedi, Perche il collo in
ftemecoluifo andaua fcmpre uoltandofì
uerfc lui, cr i jf>ie rofauano al centrarlo
fempre intorno. Impero che ft come nel
precedente canto in perfcna di Ser Brun.
fìi dimojìrato, cjuejli jfinfi erano defiu
r.ati a continuamente andare, fi non uoi
leuanjfoi giacer cento annifcn^ arrof
fiarfi . Ondel poeta, per ejprf infeme
con yirg.apreghidi ijuefle treomlre
firmato per intender ciucilo, chejfi uolei
uano da lui, diede loro tal firma danda
refin'^ muouerfi dal luogo, oue eff fera
m firmi per affettarle, talmete, che effe
fatisfàceuano a la uoglia loro, lacjual era
di parlar con Dante, fen'^ franfgredir *
ladiuina legge, che al fimpre andar le
in nmt
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Postillati 16
C A N T O XVt. .
ZTZié^r .hùff, furo. A,nh, Onie JkA qy#, h cf', tOrme, Uf i^U
il. LliX ^^Mr.U tr^ flM^U in Tiren'^ una unirne hfn^uUr Uh^f,
mi au*niomS a fua maglia, JifirgluU Uàm , E ch,n(fclffar,Ua aJna.Sa, c ,
uolS Mr f, larsp fromllitor di lei,penhe nfi.no alm U Unehhf m, eh, cfud [do, ti,
meraioye, eUfuiuo àimM Cuiéo, un, iefioiiarom, gheUfiy w f>d mdf^rt.o lMg>
(hffre con Mi in i-t» il Cafcnùno, e farlt if la Romagna, éjiuk Contf M^xal httf orti
,inf ìaMia if Conti CM . Di Guido e di Gualdrada nacjum Cugliflmo e Ru^gint, »
M KuJeieri Guido guma, u>mf, «JWir diif, ai #r nffote di GuMrada, VeUual Gmii
ci,erraahrefcnufuyatta . Vtcano 0r flato uakrof ([me in arrr.t,fSr huom d, fcrr,y>,a (r^!
%r,'ia f ur fua offra, dot» la uiUor>a di Carle frimo in Puglia mtra Manf (di. de la fiat fgii
ft 'J(rL caJne, fi,ron difcaaiafti chihUmì di Fir,.<. tniroduttoui, i Guelfi . l A tro
ch'amS a m, la tara trita, Laltro che ffguitaua affr.lfc d, lui dice cUra Te^ghtait, Aldo
Irandt ìllual fii de ili Adirtari, molto utile a la fiorentina Kef. in tev.fo di guerra e difate .
Cerc'o 'eoffli douiare alimfrefa chejìron e fiorentini contra Seneft ^.fflgnandt rr.olte ragioni, f,Y
ìemii dimoflraua non pterfene hauer ne utile ne hnore, ma non effondo inleje ^f/'S-'!' 'f '
tadi Valdariia, de laeiual dicemmo Jijifra nel x . canto, con ìeffilto . e Guelfi JtUren'^ .lai
c«o Kulìicucci, dele^ual ilpeta, di fejra nelfejìo eanlo, Uuea dorrar.iato Ciacco, fi'i^t^ir'nl^e
Caualtere ahndantiffmo di riccleiX',lileraliffmo, e di grand f no animo, Ma Uh donru,
Unmnuerfcecótrariaaft,oicojìumi,cyfi,ne.eftatoahuihrladaf, OndeSak^^^^^
,U)cì.wliu<eHUnare interra deferta,^ cÌcmuliererix:faCTtraeunda.£ ( jio f,, fi:rfc m jar
te cacone di falò cader ««/ wViO chf ^uififuwf<e,Vercì.e dice,la fiera moglie merli f.u chaUro.
S/0 fijje Jìctto M fuoco metto ;
Cmato mi farei tri lor dì fctlOy
E creio , chd dottor Ihauria fojjerto ,
Ma perdio mi farei hrugiato e coito ^
Vinfe paura la mia buona uo^lia ;
Che di lor abbracciar mi ficea ghiotto i
Poi cominciai iUcn d'ffetto ma doglia
La uoflra conditicn dentro mi jiffc
Tanta, ih tardi tutta fi difpoihai
Tcfìo chi fteilo mioft^nor mi iijfi
il fotta, ffrdimojlrar laffrtiione, de fin
gef orlar a cjuefii tre Jf^iriti dice, Shfip
l'è flato ctuerto d'ificoco, ciò è; Se io fip
fc fiato di fife da lardar de Uff dito di juei
fio uitio, Mi ferrei gettato di fitto tra ccfiof
rofer allracàarli, ET hauereblelo fffer
to Vir^. Verche la ragione, fimfre c].e ut
ielfcnfcfoirr conseguirla uirtu,fv'^ tei
mer che ihalhi a contaminar nei uilic,^ie
to confnte , MA ferche io mi farei aline
|ÌK/o da te Jìamntf} mi ferieno jiowi
Et altro
INFERNO
TaroU 5 per ìequaìt io mi penfai , ^ tea hffc, e cotto ia larhr ìe U cccenfe re
Che qua! uoì fiete ^ tal gente uenijfe^
Di uojlra terra fonone jimpre mai
Loura di uoi y e glihoncrati nomi
Con affettion ritrajjì & afcoltai^
tafcio lo file ;e uo pe dolci pomi
Vromeffi a me per lo uerdce duca x
Ma fin al centro pria conuien ch'io tomi
na, ciò ^, Ma ferche io mi farei accefc de
laf>f etifo di fanto ahomineuol uifio,t!T irti
fiuato in quello. Paura uinfc la mia tuQf
na uoglia, che mi fi cena ghiotto DI hy
aUracciaye, ciò è , Di uejìirmi dt le uin
fu, de letjuaiin uita eff erano flati orna^
fi, Ef in feti f enfia, Potè più in me la pau
ra che heWi dhauermi a contaminar ne ut
fy' /oro, chel defderio del confeguir ìeftie uirtu . POicominciai, Non diffetto mia doglia^ Kijhó-,
de Dame a hrafione di Iacopo Ruflicucci, lacjualfr, E fi mifiria defto loco fello Rende in diteti
io noi e noftri preghi e cef . E dicein cjuffta fcntenfia, che f:t:flo che Virg. li diffc parole, f erU
pah egli ft penso che uenijfe tal uirfuofa gente, eguali efft erano, che la loro mifcra corJifione li
fife dentro nel cuore hiOn dijfeUo, ciò e. Non diffregio, come eff frano creduti, ma tanfa doi
^ L ^"^/^''^^^ '^^'/^ ^""^^^^ ^> f^^^' P^o tutta rimouer da fi, E le parolf che dii
(e hauerli dette ^ vlrg. fiiron quelle difcfra. Et hor affetta, A coflor fi uuol ejfcr corteQ e cet . Of
ima adunque coftl tefto, lofio che quejìo miofign^r mi dijfe parole, per lequali io r^ii penfai che
ueniffi tal gente qual uoiftete, l a u^flra condifione mifijfe dentro non difetto, ma tanta doplia,
che tardi ftdiffogha tutta DI uofira ferra fono. Seguita ne la rijhofta de hrafione dicendo ef
fere come effi /erano a Ihahifo imaginati, de la terra loro, Z9' hauer fimpre con aff^ttione ritratti
nela mente, ^ afcoltafo, hpere fi<e uirtuofi, e glhnorati nomi . Adunque poffano effir certi,
come uuol inferire, chffft non fin diffregiati, ma fmmamente honorati da lui, E uenendo a fa
disM a lult.ma parte, laqual è-. Perche fi ficuro frega i piedi per Io Inf, due, LA/fi loffie
ao lajfc lo ìnf. 0 ueramentf il uitio, ilqual e^peno dogni amaritudine, E Vo pe dohipomi
E uo jfer i dola frutti, che ultimamente da chi ahtandonal uitio e daff a la uirtu fon colti nel cele
Ite regno. Onde ancor il Pet . nel primo di morte, del tranfiio di M. laura parlando, Del fuo lei
utuer già cogliendo i frutti. PRcme/fi ame [tr lo uerace duca Virg. ciò ^, Per lo uero f-r al
tene edificato infeEetto, llqual ^ uerace duca, ferche non fidila mai, pur che dal Qnfo non fi lafci
difuiare. dt condurne a lafilice uita, ouetai dolci pmi fi colgono . Onde il Pilofcfi nelfer?c je
lanima, Iritellectus jcmper efi umrum,Erdje^jd^^ Bonum infeDecfus efi ultima heafi
tudo . MA prima conuien chio tomi, Ma prima conuien che io difenda fin al centro de la ferra
Oueterrnina come uuol in firire, e confi quentemeni e ogni uitio che in quello fi punifie . Uuali
perguardarfine, a ciò che per dolci pmi poffjfi poi fiHre, anlaua mternplando . ^
Se lungamente hnima conduca
Le mmhra tue .rìpfe quegli atthorai
B fe la filma tua dopo te luca j
Cortefia e uahr di Je dimora
Ne la noflra città fi, come foleì
O fi del tutto fi ne gito fiorai
Che Guglielmo horfiere -/ilqual fi dote
Con noi per poco ,cuala co compagni
fiffai me crucia con le fue parole ,
La gente nuoua, e fuhni guadagni
Orgogliose difmìfura han generata
Trega quefio f^irifo lunalfra cofa Dani
te, l aqual è^, che dehta dire, fè ne la cit
tà loro di Piren'^ Dimora, ciò ^, Hali
ta,o regna, come fuole, Cortefia e ualoi
re, 0 fi ueramenfe fi ne' del tutto andata
fiiM ,Teri\)e dice, che Guglielmo Bor;
fifre, llqual ua oltre co glialtri loro com
f(^gm, e che nuouamente, come uuol in',
firire, nUuea portato frefche noufRe,fi
àuolion loro PEr foco, ciò e , Per lo poi
co ualore, che haiiea la fiato in quella, li
crucia e tormenta affai con le fitte parale •
.//ai
Et ufa ffY cattar hnmìenild ìa ^ui, ceri
tomodo di frego, come (fuank dicwwro.
Se Lio taiuti, e diati tutto cjuello che tu
deftderi, dimmi la uerifa de la tal cofip
Coft (^uejìò Jfirifo, Se lanima caduca luti
émente le tue mmha, e fe la tua fima luca dofote, lejuali cc[c mprtano. Se tu lungamen ;
le uiui anchora, E la tua fkma rimanga dopi tuo morire, difccortefa e ualore dimora e cet . U
quAi coft anreffc de dannati fon grandi, e ^er'o le fi dir a loro, m.a dipco,o di neffun giouamen
io a uiui . Guglielmo Sorfiere dicano effcrefìatojfur Uorentino, e no ignobile Caualiere, che ]H
quentaua le corti interpnend^ft di metter face ^ introdur matrimoni tra elthuormm grandi .
i. . nr-.r ^...j.^^: ^..M^ i L ^iiì^^ff^^^ì mftd.Ldaualu;drii'<anon a co1{
CANTO
?'jomz.d m te ft',che tu già ten piagni
Coji gridai con la faccia leuata :
le. i tre; che ciò intefer per rij^ojla 5
Guardar lun laltro , cornei uer fi guata
rado auiene di^r un guadagno fuhifo, che non fa illicito, e che ^luaft fihito amor non uenga a
men:. Onde Salom. nefrou,al xij. Suhfìantia fft. naia min ue tur, cju^ autem faulatim coliigr.
tur manu, multiflicahitur . Han generato in teUoren'^, Orgoglio, ciò e^,ful[erhia, la^ual na
fce comunemente dal caldo de le confeguiie ricche^T^, E Vifmìfura, Intef^t nonfclamente fer il (fi
fcrlinato afptito de Accumulare, che nafce in quelli, che h^.no fitto ifuhiti guadagni, perche (ju^
to Più Ihuomo ha, tanto fiu defidera hauere, e chiama fi auarìtìa, Ma pr lo gran di jf mere, che
mlteuoltelauarohadelaltrui lene, e che defderahauerloU, che f chiama inuidia . Onde
uf marno di Quefìi tre medefmi uitij hauerla ancor dannata nelfjìo canfoinprfcna di Ciacco di
cendo, Suprhia, inuidia, ^ auaritia fcno letrefiuiììe channoicuon accef, E nel precedente
inverfcna di Ser Brunetto, Gente auara, inuidiof, efuprla, SI che tu già ten pagm, Tanto,
che tu Firen'^,per gìinfilici fucceff, che uedifcguir w te, già te ne [enti e duoli, E ciueflo,pr
mojìrarma^^ior indegnati.ne, dice hauer n^n detto, ma gridato a leuata zfT alta faccia. Et i tre
diti, che auefìo intefcro pr ri0a, CWardar lun laltro, come f guarda a uero, Ferche ^uan
h dafiu è udita una uerifa,fufdno guardar lun laltro a confirmatm d i jueUa .
Se laltre udite ft poco ti coffa ,^
Rijpopr tutti 3 il fatiifrr altrui^
Felice te^fe ft parli a tua pcfìa^
Vero fe campi dejìi luoghi bui
E torni a riuedcr le belle Jletle-,
Quando ti gjouera dicer ; Io /ii ;
Fa che di noi a la gente faueUe :
Indi rupper la rota\tr <i fag^rfiy
Ale fembiar le gmbe loro fnelle^
Vn amen non faria potuto dirfi
To/!o co fi ; come faro f^ariti *
Verche al maefìro parue di partnfi^
Ammirate t^uefletre omhe ìe la heue,
refoluta, e fcnientiofa rijpofla del pfta dìf
fèrOjche fc Ultre uolte il fcdisfar filiruì,cO'^
me egli, rì^on^endo, hauea fc disfatto a
loro, li coftaua f pcd, e che li ftjfe tanto
ageuol cofafàre, egli fffcr filue da che
farla fafua pffa, e come e cjuando pia
ce a lui, E prò f egli camfa di (jueihui
ff;' ofcuri luoghi, e torni a riueder le lei
le e lucenti fìelle, aHhora cjuando li gioue
ya di dir. Io fui, ferche il narrar del fc f
guito fericoh, (juavdo Ihuom^o fc ne troua
faori, gi^ua e diletta molto , Onde Sen»
ne le tyageJie, d} e flit durum fati, mte
miniJP dulce ejì . che delia a la gete fiueUar di hro .Perche amhora t dinati deftderano che la
fima loro duri al molo . E detto cjuePo dice, che rufpno la rota, e che nel fhggirf,le hrofnelle,
féietie.a' tjf^due gulefaruero a! e, t alme te, eh e non ft farla f to^optuto dir un ame,come ^ffc fu
tono j^arite e tQÌte uia da la ueduia hro.Onde a Mirg^farue.pr no prdff tefo.àefiffe dafaytire.
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Postillati 16
INFERNO
Fo fo feguhd 5 e poco emmo iti , a/ frimpo ìApefcfìfe che fu Imffr»
Che! fiton de lacqui nera fi uicinOy to dalpoeta, che ^juanioU tyeomhre^che
Che per parlar faremmo a pena uditi* ^ififra habbimo uedu/o, ueneroaloro,
Come quel fiume, che ha proprio camino t(ft erano già feruenuti al luogo, nelc^ual
Vrima da Monte uefo in uer leuantt firdiuailrimSótar Jelaccjua del fiume.
Da la finifira cofla d'Apennino : '"^'^ «^^^ • ^'"^ ^^'^^
Che fi chiama Acqua cheta fufo auante, Partiti da le tre omhre, t7 egli fcgui
Che fi dmUt 1 nel baffo letto ; ' '''^f]T ''^'IT '"'f^/'
.V r j- r < ffriaremfM fiume, chflfiom Jf Uci
Et à Fori, d, quel nome e uacme, J„„ ukJA^.^^Ur,
Kim»omoa la jouta san benedetto ,on Ultn f, fman) afena econ difi
De lalpe per cader ad una Jcejà , ficulta uditi , a dimoftrare, cherano cu
Oue douea per mille effer ricetto ^ uenuti alfine del ter^ a' ultimo girone
Cofi giù duna ripa difcofcefa ii ^uefiofittimo cerchio, cr al luogojd
Trouammo rifonar queflacqua tinta jual doueano d fcender ne lottauo . co^
^iyche in pochora hauria lorecchia cffcjà^ me iiuel fiume che ha proprio camino,? a
. comparatione dal rifcnar che udiuano di
^^egefonta iila doueffi erann cadendo nelottauo cerchio, Alrimkmiar del fiume d* Acqua che
ta, che fede fopra la badia di S . Bene detto pofla pur fu lafmljìra cofta d'Apennino, dal cui mi
go caie giù a piombo per lunga tratta, epoifcende fcpra la Romagna . Ma perche meglio fintene,
àa la difcritttone del poeta noteremo, che Monte \efo, l- congiunto con le alpi, che diuidono Italia
ia la Gadia, E da la parte d'Italia guarda ferrai Monfirrato, a le radici delaual monte nafcel
pume di Po, che correndo uerfo leuan(e,paffa prima per lo Piamonte, e di quello a Turino, Voi
perla Lombardia, poco lunge da Vauia, oue riceuetTeftnO. Pajfa a Piacen'^, a Cremona, aFer
rara e di qui fino a Kauenna mette per diuerfe fici nel fino Adriatico . l! monte Spennino, ih
qual comincia a Monaco fcpra la riuiera di Genoua dafcnmte, e diflendefimedefimamente uen
fo leuante, uien a diuiderla longitudine di tutta Italia in due parti talmente, che U fua dei
ffra cofta guarda uerfo me^ di. e laftmftra uerfo Settentrione, E da quefta fmiftra cofta fino a
kauenna, oue comincia la Romagna, li correi Po di modo, che tutti i fiumi, che da tal fmiftra
cofta difcendondiluifino a Kauenna, cadeno nel detto fiume di Po, E non hanno proprio camii
no, per.he effi da loro medefmi non mettono in mare, dalquale hanno la fud origine, ma ut foni
portati dal Po . Nafte pi più oltre fui giogo d'Afennino al dirimpetto de la Rmac^na, ediciuel
la fcpra For/i unaltro fiume, ilqual caJemedeftmamente da quefta ftniflra cofta, e perche prima
che cada de lalpe ouoglimo dire di fui giogo, corre fui piano di quello per affai notatile fhatiofen
fa romo.., pero lafu il dornandano Acqua cheta . Cadepoi a piomk ad una ftefa, Oue, ciò K
A quel luogo ilqual due, che dcuea effer ricetto per miUt, Perche dicano, i Conti di quelpaefe ef,
/crft in uano altre uolte couenuti di uolerui edificar un cafteh, e ridurui glihaktatori di LUe
U ^ I I' j" ; Ì^^M^r^^ cade, a la fua caduta ^ grandi/fimo precipitio aliene,
liiZ df '"7 ^r^f'^^f^f^' ^-^^^ ' . 'edetto pofta più gLaffo al dU
rimpettodelfa caduta fu lac.fiadun montelontano dale radici deffi Apenrùm unLli^e da tal
Im'Ì- T' J'"'^''^' ''^^'"^'^ ^^^^ ^'^^^ unafcef^non fede da
fMe-pofta DaqufftaBadiaprendequiuiilnomeU\ontaJelalpe,Onde
fnontagna e lalpe di S . Benedetto, Uaual^a}^ chi di Romagna ufin rhoLa, com'è aViren^.
taZleTv''''n ]7' pi alpiano,ep4^ , Forlì, Le lafcial nome daa
f^''heta,ep^ghajueaode{Monfone,Ondedue^
l[QÌ in
^7
CANTO X VU
fcoi in miepe!fo a Kaufnna, B ^er cjuejìo uifn al r/fer il prim fiume, clie Ja Vicntf uffo in Uff
UuAYìie hcL U lafmijÌYA cojìa c/' Ap?i«i«of j-op'ia camino, rncUenh ^Ha/tri, ch( ia tal SinijÌYOr-
ft chiama Ac^ua cheta, V a Forlì e mcanie ài ij^l nomf. Per cadfY de lalfe ad unafctfd, (
huta effcY ricetio per mille, ìkimhomia la fcurit S . Benedetto,<:oft troumo rifcnar tjMUacjud
tinta gin duna Dìfafcefa, do è', difciff, di^f^iunfa, e dirti]fjf<tta rifa SI, ciò e-, tanto t ft fitte
lafcntimmo rifonare, che in pcodhora hcuriaofjrfa lOreahia, cioè', il fcnfc di' ìaud'uo, come
fuolfiy ojni eccejfiuo fuom. Onde dicano, che glihahifafori uidno a k car^Uer^ d4 Kilo, per h
troffo eaeffìuo fiono, che fà nel cader daliiffimo monte, affcrdano . £ i\uefìo affirma M.TuU
in ejuel àe sdnofàf.oue dice,Sicut in iUis uhi Nilus ah iHa cjuf Catapulta nomina turpreciptat ex
altiffimis mótibus/a ^ens ^up illum locii accolif^pro^ter magnitudine fcnìtutfcnfu audiédi cateti
Io \)Auiu(X una corda interno anta j
E con effa penfaì alcuna uolta
Vrender la lonTj a la fcUe dipìnta ♦
Tujciay che Ihebbi tutta da me fàclta ,
Si cornei duca mhauea comandato ^
Vorfila a lui aggroppata e raudlta :
Ondeì fi uolfe in uer lo deflro lato^
Et alquanto di lungi da la fionda
La gitio giujo in quetlalto hurrato ♦
E pur conuien che nouita rij^onda ,
Vicea fra me medefmo , al nuouo cenno ,
Chel maefìro con Iccchio fi ficcnda »
Ahi quanto cauti ^ihuomini effir denno
Prejfo a color y che non ueggon pur lopra^
ÌAa per entro i penfier miran ccl finno*
li dijfi a me ; To/?o uerra di fi>pra ,
C/o chio attendo^ e chel tuo penfier fogna ^
7oflo conuien che al tuo uijo fi [copra ^
ì^auendo ad entrar ne la cognìtìone de la
fraude, che ft jfunifce ne lottauo terchùo,
fifl^ual hora hanno a difcendere, E wa«
piendoy chi e- inuolto nel uitin, perfittat
ir.ente uenir ne la cognitione di cjueUo^
Cndef /hot dire, che meglio ueie chijìd
fcpral giuoco, che non il giocatore, Ve^
YO \irg, uuol che Dante ft fc Tighi la cor?
ia ftgnificata per rffa fraude . € (juel che
ViV^. e coft Dante figniftchi, Ihahhiamo
già fante uolt e ietto, che a noi e tedio, t
cof crediamo che ancora fa ad il lettore,
il tanto replicare . Venso alcuna uolta
Dante, con (juefìa corda, prender la lon^
^a, V funhf ancor la fraude nel f render
le fiere col me^ de lacci e reti che fftn^
fjo di corde . Lacjua! cofà uedemmo nel
primo canto fgnificar la lujfuria . Adun
que pento, ma non uenne a leffrtto, come
uuolinftrire. Alcuna uoUa, e non molte,
co me*^, che ftf^ino le fraudi, a tal lihidi
\irg, ..f ,| \^ I '
trighi e uiluppi . llfW ViV^. uoltaio uer il lato dejìro, comefà chi uuol con la ìefìra gettar alcu
na coft per darle maggior fu^a, la getto dentro IN (juel burraio alto,cio è-, In ({uello ofcuro froi
jfinh, A guanto lungi da la ffmda, Rijj^eUo a laccjua, che cadeua giù da (fuellay E mortimene,
te, perche la fraude fcmpre fin lata in aere e fu c^fe uane . Getta aduncjue V irg . il me^ con
che la fraude fifa, oue cjuella fpunifce, come cofa conueniente al luogo, Et afàrfcgno a Gerione,
fgnificafo, come uedremo,per effa propria frauJe, che uengafufo a leuarli, douendof gìianimi
fcmpre aUraheye co deliti e conuenienti mel^, chi da cueUi alcuna cofa intende u^kr confguire .
E Vht conuitn, cheìJQMta ridonda, t^on intendel fcnfo quello, che operi la ragione fnon ftani^^
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Postillati 16
X
INFERNO CANTO* XVf.
fol Yie uehfcgulY lefjtiio . Ma giudica lene, ^udla mn fì^y alcuna coft a c^fo e fcn^a fmma fru
denfia, E fe/o M nuouo cenno che ella haueuafktto del gettar la corda, e pi feguitarla con loci
chio, nxj^ettaua cjualche notalile effetto, auenga, che non fofeffe cjual àoutjfe effere . Onde ami
monifce quelli, che fono apfreffc dalcuni ftputi e prudenti huomini, icjuali nonfclamenfe uedon loi
pera e iejfitto de la cofd, ma lantiuedono ancora colfenftero, ad ejfer cauti in notar t!T offeru^f
o^ni loro mouimentoegefìo . EI dijji a me, Tofìo urna difcf>ra,Non fclamentepreuedeua U ra
gione lejfeuo cheUa affeUaud, maficeua aUéfo ilfcnfo ad affrettarlo ancora lui dicendo, Tojìo uey
ya difcpra e difcofriraffi A l tuo uifo,cio è^,Al tuofenfo del uedeye Ciò cheltuo fenfier fcgna,cio
che tu confìifmente, come fa chi fogna, e non prof riamente uedi . Verche aj}>ettaua, come ha del
io, alcuna c^fct nuoua, ma non intendeua, ne poieua in tender anchora cjual douejfe efpye .
Sempre a quel uer j che ha ficcia di menzogna
De Ihuom chiuder le hbra,fin chei potè ^
Vero che [enza colpa fi uergognax
Ma qui tacer noi pojjò t e per le note
Di quefla comcdia lettor ti giuro j
Se elle non fian di lunga gratia uote^
Chio uidi per quel aer grojfo e fcuro
Venir nettando una figura in [ufi
MerauigUofà ad ogni cuor fuuro j
Si come torna colui -, che ua giù fi
^alhor a filuer lancora^che ^gg^^ppa
O fcoglio, od altro, che nel mar e chiufo^
Che in fu fi flende ^ e da pie fi rattrappa.
Ammaeflr amento utile ^ quello, che ne
dal poeta, che fi non fi amo coflretti da
necefpta, non dohliamo mai dir cofi im
credibile, ancora che fia uera, lm\eyo^
che fen'^ mfira colpa ne fi uergogna^
facendoci appreffc di chi non la cyeje ?
ner mendaci. Ma egli dicr in (juefto lùò
go nonpoterla tacere, i^erche douendo la
fyefcnte comeàia hauer le fue parti tutte
infere, è- neceffayio che la dica ,E per
étcijuiftar fide appreffc del lettore di cjuel
che mtedt uoler dire dhauer ueduto, laf
firma con giuramento dicendo, PEr le
tìote, (io e-, le parole fcyiue di aufi
r^j . . m fl'^^^^^^i^fÌ£Ìt<roleUore,ree[lenon
fianolungarnentefriuatedtgratt^ Ejfendo ne lo fcriuore fommo defiderio che lecofiLe da lui
piacciano e dilettino adii leUore,chio uidi PEr ^uel ,er groffo e furo, E fendo Vlnf. o uoc^Ham.
\na
re
per
marauii
figura, a co!^^ /...or., CH. agJJcio è^,laauA
^r^^^^^m^.^ Si rattrappa, E fi raccoglie fretira co piedi. ' ^ ^ ^
CANTO X VII,
"^cco \ a fiera con la coda agu7X.(fi
Che paffa i monti, e rompe \ muri, e larmi
Beco colei ^, che tuttol mondo appuxj^at
Si comincio lo mio duca a parlarmi^,
Bt accennoUe , che uenijfc a proda
Vicino al fin de paffegjiati marmi:
E quella fe^-^a imagine di froda
Senuenne^.O- arriuo la tcfia él buflo:
hJel pyefcnfe canto il poeta dffcriue prima
la firma di Qerione, Poi, difceft di fu lar
gine del fiume fu la riua c he diuide il fct
fimo dalotiauo cerchio, e giunti ai elfo
Cerione, Virg.f yiman con Rifilo, ^
egfiuaalcjuantofiu ohre filo, pur fu U
mcdefm.a yiua, ad hauey rfjerientia de
uiolenti Lontra larte. Et kìtim.amete, t(it
re
INFERNO C
m m fu U ma non trajfe k coda ,
U fiiccìa fua era faccia dhuom giujìo ;
Tanto benigna hauea ài fiior la pe//e ;
E dun ferpente tutto laltro fajìo.
Due branche hauea p/lofe in fin lajfctle :
Lo dojfo , ci petto ambe due le cojle
Dipinte hiuea dì nodi e di rotelle ♦
Con più color Jommejje e foprapofle
ì<ion fir mai drappo T^rUr/ ne Turchi^
ISIe fiir t4i tele per Aragne impojle ♦
ANTO. XVII*
nato a Virg, difcenclom f fY aeye lottai
uo lenhiojìd dojfc dfjjc Germe, p^EC
co la fiera con la coda agit^'^, Attrihuii
jce a la [rande lacola agu^fa, con laejuel
le [affa i riconti) rc}'e i muri e larmi,fff
che juejìa ulnmaynenie, con lefue fimui
Uie ferfuafiom elufin^hejfuofi^Y jueEo,
a che non Ufìano Ihumane fir^^e, jù^eran
do ^li^g^'^^iy ^i ì^'^^^ do/Ti a fori,
comt rr.olH efJtYnjfi ^ aniÌLhi e moderni
fc nf ptrelhe addurre, che doue le fir^
non hanno potuto Jaftutia e la p^aàta de
Muomini fraudolenti, hanno fi^feraio il tutto . ICco colei, chetuuol mondo qi[uZ^, SareUd
mondo tuono fe glihuominift reggefjlro fecondo la ueriia,fer ejjlr madre dogni uirtu, Ua ug^,
cenhftfcconéo la filftfa fentina degni uitio, rende tanto hornbilefitore,chf aj^u:^'{a,cOYroy>^ie a'
Mua tuUol mondo . Coft dice il foeta, che li ccmincio a parlar \'\rgil . e?- accenno a la feYa
CHe uen'Jp a proda, ciò è, che ueniffe a Yiua, Vicino A fin depajjeggiati marmi, Treffo al fi-,
ne de laYgine del fiume pajfcggiato da noi, llcjual argine difcpYauedrem.eff^rinfieme colfinda
e lefbonde dfffc fium.e dipietra . Auennolle aduc^ue che uemfp non fu largine, ma uicino a (juel
10 fu la riua de lottauo cerchio. Uaualmedefmamente, com.e uedremo al pYÌrcipio ielfcgufnte
cantoy eYa di fietYa,peYche efpndolafraude in aere, cofa mobile efiiìlace, come e-fmpre ijuella.
La Yagione, per conoferla, uuol che uengaa Yiua, do e, fu la ufYÌta, lajual è- cofa jìalile, e
non0amai . yienui aduncjue, ma non uipojJlche U tefìa el huflo, che fono le fu e prime parti,
e fien la codafcjfefa in aere, feYche il fYaudoUntr,a ciò chef glihahhia a cYedere,pfYjfiu ageuoh
mente poteY uftY la fraude, fionda fcmfYe cjuellafu le coft ueYe, chepeY fcftejfefcno fiatili e fir-.
me,fotto lecjuali afcondepoi lefiilfcmoUli e uanefe non incjuanto, che col fuo peflifiYO ueleno apf
pu^^ano, come due ilpoe/a, infrUano tuttol mondo . hYala fùa ftccia digiufto huomo, tant
(0 hauea hnigna e dolce la pelle dì fiiOYÌ, E ^luefìo è-pYopYio del fraudolente, ilcjual jfer attraYfi
PÌianimi deglihuomim, a ciò che meno di lui shahtino da guaYdaYe, f mofÌYafmpYe difiiOYi tut
% pieno di benignità, affiihilita e doUa^fin che li conduce a la moffa, e che a lifuoi ing^ni non
fifuopiu rimediaYe, Et adhoYa f conofce ejfcY tutto altYO dentYO, dicueì che fin allhoYa hai.e^ ma
fÌYato m la pelle del uolto di fìiOYi, Onde dice, che Tutto laltYofi.po, cioh, Tuttol Yefo del coti
fo, eYafeYpente, ojìutiffimo oltre ad ognialtYO animale, e lajìutia è' uìyìu, (juando f doperà in lei
ne,ma auando in mala parte, e- horrendo uitio . ?uadunaue uÌYtu in Judit ufdvdola contYa di
oìofiYnerpeY liheYaY la fua fatYia, M< uitio in Scilla di Nifc,pevPndo, col padre infeme, uoler^
la tradire . Hauea due banche yilofe in fin lajfcìle, che fino fctto leJfaBe perche le opeYe, lecjua
11 ne Ihuomo Ceno ftgnificatefeY le Ynani, e ne le fere peY le banche, dai fraudolente, fieYa pefii
fiYa, Ceno afc'/cfcmpYe fino alfine che la fraude f {copre, U hauea il doffo el petto kSX arnie due
le cofle, chera tuttol refto del fiifo, dipinto e di rotelle e di no Ji, corr^e fcglion efflr le peUi de jcrpen
ti E per qu^jìi dinota i uari coprimenti e uiluppi che uf il fraudolente Vora fotto uno,z7 hora fct
to unaltro uerifmil colore, in YÌcopYiYle fuemalilie . COn più color fmmejfe, Auanl^ua laua,
riationt^Je colori di che era Cerim^copérto, cfueBache fcglionftri TaYtaYÌ,TuYchieMOYifci
rfr^of dYappi, che molto artificiof niente teffcno. Neper Aragne, mpcfie, ciò e^M^if tai te,
L chetuttofpnificail medeftmoche hahliamo difcpYa detto . Ma d'AYagne, e come uinta da Tal
ladefii conueYtitanelanimaledelfuonome, e delefue fcttihffme artificiofffmma nane CT.
inutili tele, tratta Quid, nel ffia del fuo MetamorJtfcQS . K ii
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Postillati 16
INFERNO
Ceme tal udita JldtinO a ma ì burchi^ Staua (jnéjla fiera fdyte in me f '(arte fu Joy
Che parte fino in acqua ^ e parte in terra 5 lo de la riua di pietra, cHe ferrai fabtme^
E come la tra li Tedefchi lurch'i ta(jual riua contiene in fc la cafa^na de U
Lo beuero faffctta a far fua guerra^ rena, come flanno tdidtal Burchi, che fo
Cofi la fiera pcffma f\ Jìaua ^^^'"^ Iff^i^ ^i ^^^<i^i carico, a ma.
Su Iorio , che di pietra il fahhion ferra ♦ ^^'> ^ > f ^''"^'^ ^^""^ ì^^^' 'fccjua
m nano tutta fua coda ou^^aua ' ^7rLT''"^^ ^ ^'""'^ ^T'
ToWo infA la uenetfkforca^ Te e^hiyrch^c^o.,^^^^^^
r-Uo ^ ^. n J- r '7 yatoru Beuero dicano ejfcr animale che uiue
la fcjuamofalar^a e molto graffa, ne laccjua, perche mouendJa la ingraffa a modo dolio, e co/i
alletiandoepefci,algu/ìar di(]Ufllatifrende, Trouafene lungo il Danuhio, che corre fra Tedef
fchi . Aduncjue, ft come ancora il Beuero S'Affetta, do è^. Si prepara e dijjfone parte in terra e
parte in accjua a far fua guerra cantra pefci, cofi fiftauala pejftma fieraparfe fu lorh epartein
aere, infefoper lo uano, oue dice che gui^'^ua tutta la fua coda torcendo in fu la uelenoft firca,
tacjualarmaua a guifa difcor, une, intendendo, come difofra dicemmoyptr la parte dinanTl fu
lorh, la ueritafulaciualiì fraudolente fvndafcmpre le fue aftufie,^ per la coda di dietro che
gui^^a per aere, la mohile ^ infialile jfilftta che cerca fitto tal firma uerita ricoprire a ciò cherof
la ultimamente' nocere . Onde dice^ che ella armaua U coda a guifa difcorpione .
LO duca dijfc * Hor conuien che ft torca tìaueano, per aniar la ìoue era lafienr.
La nofira uia un poco fin a quella ^fender de largine del fiume fulariua
Bejìia maluagia^che cola fi corca. d^httau:) cerchio, a Iorio delijuale effi
vero fcendemmo a la deHra mammella^ fi^a,p(^copiulunge datai argine, fm
E dieci paffi fimmo in fu lo flremo l^t firma, che di fofra hahhii
Ver ben ceffar la rena e la jiammettat "^'^f^^'^ ^ f i^^ndo virgil conuenir
E quando rroi a le'. uenutifeL^, f/'^TÌ
Poro più oltre ue^gio in fu la rena ÌTu'Ir^^^^^^
r^^^J r.J t\ !- deflra dimaflra, che a hr uia fin
Geme fidar fropn^ua al luogo fimo, .<,.>fioL^o,Ja fiata fcm^r. Z£
Q,.ur,l .aenro.A ao ehe tutta piena ir.'ufi^o c.nhLMchM
B^fperrentm deHo g,ron porti ì i'fiy<'.f'rlar,^mrch,nelfu,ìuLii
Ut dijfi , Ita } e uedi h lor mena, (mm . E Dirà fajji fìmmì in fu lo jìrt
V tuoi ra^onamenti fm la corti : rm. Tacemmo iieàfafjiin fu Ufirmitt
Mentre che torni, parlerò con quefia, J'I cerchio, chera la riua,la<juaUiuiifi
Che ne conceda i fiuoì homeri firti , ualfcttima ia lattauo,vr.r len cejfir. Ver
..te ni. , ■ » -. J'"'^'^f''y'('-^if'r-larena,c]^eraMin
tSe l:fr7f ^ ^' ''''^•0' '^'"^ m Iurta e la llm
f<f^i^<^ '^'ff-^ <^ ynoprar ancora, non fcìamente quanto aui'tici J . . t . *^ • ^
.hi haueano Ji la,i,uiine, E non chefeJli MeciS, TXt'Jfì K ■ '""'J'""/!' 'T
àenelfesu.nUmu.cerchi.f.n.fLue,coJè^^^^^^
CANTO XVII.
yW3, fio J^, Pr^'j^ <t/ «rf>Jo lotauo crnhio, E c^ufpifono gliufuYdY]^ infeft f(Y i uhUnti cantra é
laYte, i<]Kali eYcino meJiffmcLYnenfe f uniti ne U Yena, e fotio le fiamme che piouectno, come i uhlen-
ti mira natura, fnm che <juefìi anhuano, e cjuelli, feYche meno fi pieilha fchfYnir da larJoYe, ^^i,,
f cQnfcf<entm^nte haueJpYO maggior pena, fc deano . Vi tanfo giudicai peta lufura fiitgraue
peccato de la Sodomia, E ferche Dante haueua amoYa da uedeYÌa conditione di cjuefu,ffYO \irg,
li dice, A do che tu forti ejferientia tutta ]f iena di cjufjìo girone, ua e uedi LA lormena, ciò è-,
la loro conditione. Giudicando la ragione, ilpnpfeYfcfieJ/c affai f(f]iciente fer U cognitione
ii ijuefio uitio, e ffeiialmenfe ne f articolari che uedremo, hauendogliele detto in uniuerfa'e, come
uedmmo di Pfra nel xi, canto. Et ammonifcelo, che ifuoi Yagionamenti la iYa co/foro fem coYfi,
ferche cjuefìo uitio, fi può legiermente e iofìo con^fcere, e 'conofciufo, non fi de lhuoY>:o, per ne con
iaminarf, jirmar in (Quello , MEntrf the torni parlerc con (juefia, \uol Virg *jc^^ Dente
farlar *r la fiera,che fgnifica lafraudein uniuerfale, Efpndo la cognitive de gliuniuerfAi fclamé
te de U r^^ione . Cne ne ecceda l Suoi homeri, ciò è, le fue fpAle jvrti, Ejfendo fcYte e poffcnfe
la fraude, da che {affa cóla coda i monti,e refe i muYi e larmi,come al fYÌndpio del cito ha detio.
Quando fcf fero de largine del fiuYT.e fu
la riua de lottauo cenhio, chera lefÌYema
paYte del fcttimo, per ceffàr la Yena e la
fiamrrrlla dejfc fctLÌy*\o cenhio,ftYon fo^*
pya effa riua dieci jfafft uerfc LEfìrema
iefla, ciò è', la efÌYema farte ài cjueUa^
Coji ancor fu per la firma tejìi
Di (jucl fatìmo cerchio tutto filo
hndai'jOue fidea latente mefìa.
Ver gliocchi fiori fcoppiaua lor duolo t
Di qua .di la. foccorrean con le mani
Qj^ando a uapori , e cjuando d caldo fuolo . ^.yi^^^^l andaron poi a la fiera . Wora il
No« altrimenti fhn di fiate i cani poeta dice, che fcguitando pur anchoYafu
Hor col affo , hor co pie-, quando fon morfl ffyeffa efìrematejìa dejfcfcuimo cerchio.
Da pulici j 0 da mcfche , o da tafani ♦ andò tutto fio, oue L Agente rriefìa, In^^
tffafer gliufuYaYÌ,fdea, come difpYa
ha deUo . PEr gliocchi fuori fcopflaua lor duolo, Scofpiaua a cofìoro il dolore, piangendo e lai
CYimando, per gliocchi, ll^jual dolor nafceua da uapoYi accef, che ficueano fcfYa di /oro, e da laY'^
dente rena,fcpra lacjualfcdeano, talmente, che jfer difinderf da lardore, cju 'ndofcccorreano con
le mani da luna, e tjuido da Ultra parte dtl doffc, f difinderf da ffft acceft uapori,E fMo fcccot
yeano al caldo fuolo de laccefa rena, come fanno di fiate i cani horacol cefjv C5r hoYa co piedi ^uddd
fcn morfl da pulici^ da mofche, O Da tafani, che fono puY jfetie di mofche, ma piugroffe e nociue.
Voi che nel uìfo a certi gliocchi porft ,
Ne quali il dolorofo fuoco cafca ;
No« ne conobbi alcun : ma io maccorjt ,
Che dal coHo a ciafiun pendea una tafca^
Che hauea certo color , e certo fegno ;
E quindi par che il lor occhio fi pafcaz
E comio riguardando tra lor uegno ^
In una borfa gialla uidt ai^urro ,
Che dun Icon hauea fiicc'ia e contegno ♦
Poi procedendo di mio /guardo il curro j
Vidine unaìtra ^ come /angue roffa
Mojìrar nnoca bianca più che burYoi
Tote' Dante conofcer Ser BYunetio, auen
ga che hauejfe da larfuYa molto deftYma
tol uifo . Ma di cojìoYO, come più defvY^
mi, per efpY di più gYaue uitio funiti,no
re conMe alcuno . E ceYtamente, (fue9
fio uitio defirma tanto Ihuomo pYiuandof
lo dogni humanita, che lo rende fiu fimi
le ad un rapa.e CT hoYYendo mcnfÌYO, che
ad alcuno (Yattahile huomo , Ma fccor^^
fe, che a ciafcuno fendeua una taf a dal
collo, e cfià fareua che f fafceffe il. /ora
occhio, fcYihe la mente de lufuraro e- fem
lu uolta a la hi fa, zsr in (juellapone il
K ili
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Postillati 16
INFERNO
un; che duna fcrofk a\urri e grofjk fio fine ty ognifuajilUUct, Onh Hat
Segnato haueua il fuo ficchetto bianco ì rationelprimJf Sfym.Ccgffìiiundiij;
Mi d'jfej Che fili tu in quejla jèjja i facciiln hrmis inhiam i7 ttnijuimfuf
Ber te ne une perche j'cì uiuo ancot (frtfacrit Cognii, (atitjuS fictù^au
Sapfi,chel mio uicin Vitaliano inr talellii . Et hauea ognim» Jfffè
Sedera qui dal mìo fwijlro fianco i t^fd"' certo color/- e certo fi^m, chn^n»
Con quejì, fiorentin fon Padouano t *J»fu„olefue.rmi aU^j^alifcUen
Speffc fine mintronan glmecchi ''7? ^o«ìf?^«««o, P.../-. «ro//. W/,
r- -iJl ir ; r r > <^"f <\umunaue Ihuorfìo fia hM la
Gridando ; Venga il caualier fiutano i rokilelìLe ..mL, . ii r ' .' "
e recherà la tnka co tre becchi t liraUrrt^^t^ jJ ^ n a ■ :
r, ■ rn r 1 1 t c "':o'''^ff''n'i da anelli ne coftumt a itoe
Q«/ dijlorfe la bocca ; e di fitor trafe aerare, cheJPr Jitalefiirre non ft coni
La lingua ; come bue , chel nafi lecchi. fce, che folcente a Urmt . Onde nota.
Me confiljtt nobilita! . E Cornio riguardando tra lor uegno. Vide adunaue prima, rimrdan
do tra cofloro, m una horfa gialla un leone a^urro, E <}ue)ia è- larme de la fsmiglia de Gianfilu
^ di?iren-^cio è-, un lion a^rro in campo doro . Voi procedendo DI mio [guardo il curro ciò
e-. Il carro delmiofguurio, VerAe lo fguardo procede nel trafcorrer di ccfa incof,, come fi iì\ar
ro di luog} in luogo . Vide mfcntenlia una oca hianca in campo refe, laaualarme è- de sliubria
chi pur di hren:^ . la fcrofk a^urra e grojfa nel campo hianco, 'e larme de gl fcrouieni Ì Vado
uà, E per coftui dicano uoìerf.gnifìcareMefferRenMo figliuolo diMeffcr hrLo ìcrouim ih
<]ualmo/ìra predire, che Mejfer Vitaliano del dente, fimilmente Vadouano z/ufuraro ìe an-
cora urna, dopo la morteli federa dal fimfìro fianco . VEnga il cauaglier fcurJno, nùefì, dice
f'''''°"'-<'.'uuo! predire, fecondo che dicano, di MeferCiouanniSuitmonfiCauali^^^^^
no, che in prej^ar: auon^mi glialtri u furari del fuo tempo . 1 . ufura è- da feri canonilìi n,
,« mo//, luoghi dijfinitaefrer guadagno che principalmente fi pretende difir dela coQfre
Jtata. Onde dicano, Vfura efì lucrum ex mutuo principaliier intenium . E ne linfiit . condw
ftone, che ufura fia c,uandof ricerca dhauerpiu di cjuello che fe dato dicendo, Vfura eft uhiam'-
SanTT'iTr/JT'r ^''^^ numero, pefc e mifural
Sanrhomafo infecfecla fnfcecofi, Vfura ejì precium pecunif mutuate, uelcuiLaLc,
rnjfcS.rhom.neUmedefmaopera,EtAlb.Mag.nel fccondode le fent. ci tuai Miri
facn Theologi ajji^rmano . imperi che lufuraro è- pr.ncipalLte tranfgriffcre delaTJnZ,
fio modo di uiuere infegnh chr.fìo afuoi difcepoli cr a le turbe, come l^QrL in S Zt IhU
fndo, Quecun^;uult.utficiantuohu homine,, ^ uoificiteiUù . i> tranfJeàTla Z
Zw^i ì ì c "f"""" "'"H"' "« '{'«'mhhet aliam rem , t tranf'.
mi ,
4:
*tÉt.
CANTO XVIU
a qy^umtnte fumrl'h come affama Catù in frincìfio dfl lik iht /3 if
resmm nojìri hu ftli hahuere, iu in U^husfofuere, Furé dufli
CANTO XVIL . .
Yf YufJicay tue licf, M<<i(3
' conhmnaYiyVeneY^^rfm
audmli . T^«ro Pimauuno lufura feg^m afi del furto, fenhe il furo toghe alcuna cola de la
hh ecomunementf a chi nahhonU, lufuraro non ceffafin a tanto, che toglie U robba e U
uuainfteme, e maffmamfnte a chi la kuenadare . Onde hug. in decret.al xuij'. An crudr.
Uor ejl ìui fùhtraUt ali^uid ufi erifit diuiti, ^uam jui tmidat inofm jtnore . Et Ambros. in
ce, Sine ferro dimicat jui u/ùras fiagitat
Waueua il fenfo hauuto cognitione dogni
ffefie di uiolentia ne f articolari, e jfer
queflo ft ritorna a la ragione, come da
Ìuella era fiato ammonito, E trouala che
auea confderafo la fraude, intefkj[er U
fiera, in uniuerjde, cr era f itta fc f ra di
quella, talmente che la domir.aua, pnhi.
la ragione domina tuUi t uitij, E uolend^
chel fcnCc uenìjje fmilmenfe ne la cognii
tionedeffa fraude, e non efflndoui altra
k temendo noi f 'iu ftar crucckjfe
Lui ) che di foco fìar mhauca ammonito ,
Tortimi in dietro da Unim^ Ujfe ♦
Troudi il duca mio ; chcra [alito
Già fu la groppa del fiero animale^
E dijfe a we^Hor fie forte ardito^
Uomai fi fcende per fi fatte fcalei
Uonia dman'^ i chio uoglio effcr meT^ ,
Si che la coda non poffa fot male ♦ ^
f^rmache fkrneU Prima conoCcer ne particolari, che fcno f rop idi lui, f no prende ferjfartito di^
uoler difcender a qUi, Ondi dice, che detta montar fu la fiera dominata da lei, tfr a ciò che no
Xhalia a n.cerì, comefcnla la ragion fiirehhe, non effe n del Icn cjer fcm^^ cf. poterle refi
%Zerche ancora noJla Lofcefuuol effcr m m.e^ tra lui elfine fignificato fer la coda che
ie ù fraude ^ Qmvre la farte che noce, non difcofrendo mai lafua m.aluia che e ndfme e quan
io Lmo non e fiu a temfo da pfeAe rmediare , Auenga, che non
ancora il doffo uuotche li fo^f, no.re, perche la fraude noce non fclamente "^/M
cifio e nel rne^ ancora . Onde difcUouedremo, che montato Dante fqra di quella, \irg. lab^.
traccia e lo fcfìien in alto a ciò che non tocchi la fiera .
Q^ual e colui 5 che ha fi preffo il riprezx.o ^/ comparationedaltremor che nacque in
De la quartana jcha già lunghe fmorte ^
E trema tutto pur guardando il re'^ 5
ral diuennio a le parole porte t
Ua uergogna mi fi le fue minacce 5
Che inan'\i a huon fignor fit feruo fòrte ♦
Io maffcttai in fu quelle fpaUacce :
Si uoUi dir 5 mala noce non uenne,
Comio credetti y^a che tu mabkracce^
Ua effb 5 che altra udita mi fouuenne j
Ad alto fi)rte, tofio chio montai ^
Con le braccia mauinfe t mi fifienne:
E diffe ; Gerion muoueti homai :
Le rote larghete lo fcender fa pocoi
Venjà U nuoua foma , che tu hai
lui, shigoUito da le parole di ^irg. ilqual
uuol che faglia fui doffo de la fiera, aI
tremar che fa colui, che ha Slpreffcl rii
freZ.Zo, ciò ^, Si uicino il riprender de
la quartana fibre, che ha già [morte lui ^^^)\
^^nie, e pur fclamente guardando llre^
^, ciò e, Lomhra, comecofa contraria e
nociua al male,comincia tutto a tremare,
M<< dice,che uergogna lo minaccio, e non
yjirg. come altri hanno wcw confi
Aerandola difcordantia cheffi finno ne la
lettione . Wìinacciato adunque da la uer
gogna, laqualuinfcla paura che hauea
de la fiera, fit oftreUO, come uuol infiri
re, ad oledir a Virg . CHe, laqual uer\
gogna, F A fcruo firte inayt^ a iuonfif
,nor., come uuol infirire, eie fi. lui im^ZaVirg. Venheil iuonoe -^M?ff2l "'X
f
I
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Postillati 16
INFERNO
drmo, eh net xxx, . ieUfrffcnI, canf.a talfropf,(o ir, frfcn. Ji Vtra. due, M..j».,r
i, oft uo ,rfire con fcg^iun^ere, F.che fu mMraae, M. /. uoce, f,y k „.fp tim:r, no ufn
„e,.^mef, aeieU, ,« m,h, che pufTe firmar If furale . M.r lice, v v.. r»' fi^'nne del fuo
to, perche, TO//0, co ^, Imeh.te efuhi,, chi, mwaifu la fin., MaL/i eànjicm le Leda'
ermfcjìennejirieai alnjahnem^ chei, «o.foccauo alcuna parfe ée la fiera, con-r uuoU.firi]
re E f «.flo, che per ^ue^a Uigha panificare, IhaUiam, Jetto iifipra . E Difi}. Cerm
ti homai Gerirne fcconh OuU. nel y/Zy. fÙRei^ Spagna, e de li fola di K^a e Minmca E
per cfueffo finge chehauea tre corpi, oue dice, ProJigimc,;triptex armenn dues Hihri Ge'rit
m ^uamuu m mlu.unuurat, fraMente e dipe/fima natura, E per .uefio uint, 0 «fi J*
liera e io^nanr hfiml, horren J. mofiri . Po«, aìunc^ue ,1 poeta conueLte cftoie a li
t^fe.Moper^,efta fiera fignficar la fi^aude, e ^,ella per Gerirne . LE rotelaL,elo£
frfy-'C:fich,fcende,corne.hifile,c,ua^^^^^^
Jer a- a fai. r>un, ma laniare-fi. aMuro,Queft, firnpreì cercar^re hJZ
»der maturamente, e con buìno elfamtr,e,e nm imonfiderata . ^
Cometa nMcella efce d, loco Defcnue 'afirma defmmrfi chfi.e Q,
In dietro in dietro j fi quindi fi tolji : <l'l %o,f la paura cht^li heUe ne
E poi che d tutto fi fentì a gioco ; l^f '"Serper aere al fini, del cerchiìful
La , oueral petto , la 'coda riuolfe j «Ifomigliando jueBa al par}
E quella teja , come anguilla mojjè ; '■^'^ '* r-K» per fir uiag
E con le branche laere a fe raccclfe^ ^ l^efl"" la paura chefii, f,ani»
Maggior paura non credo che fb\Te ^f''>»f'figliuà del fole, non fapcndogfi.
CLuando Phetonte abbandono l'i freni * / ^7"' "^^"'''"'^ ''A"" ""-If
ferchel ciel , come pare anchorffi cJe, . £''^''"'"""^^'7'"^''
quando Icaro Jferole reni . l°-^ "''"^''(J^'»f'frecUaC)uil
cj,)n„ \. / r ;j "" "^»<lo,Etaei,e!la d'Icarofipliuoh
SmiJ^^nmr per la fcaldata cera di Dedalo, .,uaniofi,g;enhfer aL col
Gridanàol padre a hi j Mala u,a tieni j padre, e non oifruanhipreLi d, cueU
Che Su la mia , quando wdi , chio era h nel tener la uia di me^,rouÌM nel ma
Ne laer dogni parte ; e uidì j^enta re, che da! fuo mme Icaro fi, cognomin*
Ogni ueduta fi4or;che de la fiera, '^.^ lo fiuola recita il me 'efimo alotiaf
Ella fin ua notando lenta lenta t f^iperc^uel che due efjcrficon
Rota, e dfcende-, ma non me ne accoroo '"^ lo^f^'ndonar che fice Feionit
Se non che al uifo e di fitto mi uenta , ^ f^'"'} '«"f^e par anchora. Intende de la
rf,,,.^;^ e-; r t /. , 1 ^"lofi^ylof"! è tutlcircdo chebiam
i 'ci' • ^' f'^' ""forrejfiro col carro fcn
' 1'^ L '^'"'^^^'''^''''''f''''''''^''^^'''''^''!'// freni nePerUa
«, aHhra che fi fcn,, Ufi.Mata ..ra^riuar di penne Je rc„i, , M padre DdJ'/.l t
/
• ".a
CANTO, KVIU
luì, Tut':mm^.^uiay c<tiofin mare, mn ir eie che fifJèma^gioYfctkYa, cl.eftt lafu^, (juanh
fi liée da O0m parte ejjlr ne laere, e che da la fiera in fum, uUe fienta ognaìtra ueéuta . Lf e'
armiltfulme ii chi fi mua in alto mare,z9' ha ferduh la ueàuia de la terra, che ron uele coltro
che la nctue e lacijua, e fer <iuejh n^n fi fio accorger che uiafiaia la mue . Cofidice, che Ufie
rafc ne ua Unta Unta nAanàc, Et e-, come di frfra dicemmo, fer fmilitudine^ fenhe in aere fi
ucU e non fi nuota . K ota f condol cenhio, e difcende, ma egli non [e naccor^e de a ^uejio irM
iio,che ferfcntirfi uentar nel nife, intende romjfer laere, e che procede E ferfcntirfi uen^,
far difcuo, intende che d^cenìe, fercheje nonjcendejfe, fa che non romf erette laer difeso, #^^5
h laer fedo terra per fi fujfa morta . Ma ^juelio che moralmente ijuefiofignifichtfi ^^^^
le lentamente t7 a pc3 a \oco conducelhucmo ce miUeriuolfure infrecifitio, df Ucjuaì cofa non
[accorge, fi non a tjualche duhhio e mn mamfijìo inditio, de ageuolmente m idi riMÌim lo ri?
copre fin a tanto, che Iha condotto e rouinato al findo .
r ^ . /r^^^.^^^ C ^ NT O. XVir,
Io [mia gli da U man dejìra il gorgo Se cju^irth fcefcro di fu Urgme ìeì fiume
Far fono noi un hombile Jtrofcio : feranUr a Germe, chrra fu la nua di
Verche con gliocchi in giù la teFia Jporgo , f «^/?o oUau:> cerchio, ìafciar^n effe fiume
Alihor jù io più timido a lo fcofcio t ^ f^^/^ra mano, come àifcfra rtelfia
Fero chio uidi fiochi, e [enti pianti^ luogòhMiamo ueiuto. Dicendo hora il
Ondio tremando tutto mi raccofcio : f^^^'^^ '^f^^' ^'^^'^^^ f^^ ^Jft (-frchio, che
E uidi poi, che noi ucdea dauanti g^'^ f^fi^^^ g^rgo dejfofiume dalaman
Lo fcender el girar per li gran mail àejÌYafctto di loro, è- necceffario intender
Che fapprejfauan da dmerfi canti. ' rf,chefJtfrocedfjfero in cjuejlo cerchio fer
^ * ^frealamedefjma dejfra meno,^erche
a IL ' r . , ì^'^^^'^ ^^^^Mrakffe fiato, da fmii
tarte M fiume daU^uale na Uloy uia, haueMi huau di fu Unuc iel cerchio da iJdeL
Onde, nauellu,godmarno,l fiume ring.rg.re . Strofcioè toìt/dal C^m che H
d i f Id^e " y"'>fi"'ncorafiunmido ^ imfaLo A Ufcofiio,
^4'l''^i^fi<b-'oem,kograuem,r.p,rafco„derfiriuchepu,.f. V di Poi Lnduedeàl
ejuam, 'ircnfihUeraU, ^aSepruo, nonfipo>ea aueiere . Jaueji, ieìpefcnte cerilh -,
fcgna conjiirayeejjèrfino J^lp,,,, Mffifr.fini^ffimo da nonoJrlo ad\LaCÌm^^^
g''-^re,^meneladf„edim<>ri.f.,hiari{flmen,efi,dLflra,o^^
Cornei fitlcon che flato aflài fu Mi' , -, tir- . ^ /.
rU, L-r. «WOJUMU ^'ccfaraimedala firma che efftfiim
Fa dn a filcomre -^Ome tu caU^^ lo fcender del fidicene, chelungamenre e
Dijiendc lajji , onde fi moue f nello fioto in aerefcnl^ "'i^ ucceh dapredat
Per cento rote , e da hngi fi font re, „ kpro calcfual fia richiamalo i^lfil
Val juo maejlro difdegnofi e fèllo ; iifie^Mto, ^erfc fieffiuien
Cefi ne pofe al fiindo Gerione fer infinite ntt a calare fintndofi lungt
A piede a pie de la fagliata toccai ^''lh'»'<fllrh'llMlfi duoUhecalifm
E difiarcate le noHre perfine ^^auerfàuopreda , cofi aiimcjue in
Si dileguò , come da corda cocca. '^''U'f''^<'»^^fii<'lfind3 da Ceri»
De la groffamem, fagliala yoccii EdiK P« . „ J "'^ " ^" ^'
rerfinisiddeeuh ''"'/'l^P.^^^^^^ B Difcanale le nofire
^^'^fieafiutieelPrdl^^^^^^^^^^
■.fi',
INFERNO
Luogo e in infèrno detto Malebolge
lutto di pietra e di color ferrigno ;
Come la cerchia^ che dintorncl uolge^
Nel dritto mei^o del campo maligno
Vaneggia un pc^\o j/J^i largo e projtndo^
Vi cui fuo loco dicera lordtgno^
Qt^el cinTÌiio-^ che rimane adunque e tondo;
Trai poT^T^o el pie de Ulta ripa dura ;
Et ha dijlinto in dieci ualli il fèndo •
Qj^aUydoue per guardia de le mura
piw e più fojji cingon U cafleìli
La parte doue ei fon rendon ficura^
Tal imagme quiui fhcean quelli :
E coyne a tai forteT^e da lor fogli
A la ripa di fuor fon ponticeÙi ;
Co/i da imo de la roccia [cogli
Mouean , che ricidien gliargmi e fiffi ^
In fin al po\^ , chei tronca c r accodi
fi
ANTO xvni,
llfOffanflfYffcnfe cam Iffcriufìfice
la firma ile lotiauo cerihio dwiderjo il
fuo fin Io in &à kl^e^epne eh ini
fieno f unite dieUffetie difraudoìcii, wa
in ^uefìo non ne eretta (he di due, do è,
(ìi ji^flli che hanno ingcnraio fxmine in
iucedoìefiiY Uìyuì, o la j^rojfria uoglia,
E cjuefìipne ne la prima ema^gioYSoh
giny elafenaloYO è deJJcYe sf r^Ji da
demoniy E de gliadulatoriy chpne ne la
fciOrJa hlgia, la pena dejuaìi ^ diffare
in uy\o fpuZ.ZpUte e fitìdopeYiO . L Vo
^0 ^ in Inf, dfUO Maleholge, huer.^a,
ihe nela dfcYiUice di tuUoVlnf, mi bah
Uamo diffiifi^menie tYattafo del fto e de
U firma di (fuefìo otiauo cer^hio^ (sr il
pfta fìeffc chiaYamente lo de faina, non^r
dimeno^ a maggioY notitia eptisfàtime
dellft(0Ye, aaoYdavdoui hoYa il iffio^ di
Yemo da lux efpY detio Malehige, jfeYche,
" " 0
7 come le kUe Ceno YÌcettacoìo de le cofc che fi rifondano e metionft in fluo Cefi le dieafiJP,
uoolìamole diY Ui, ne leauali ^ dipinto lì^nJa Jel cerchio, fcno ricetiacoh Je lamme damcte
f Lpe in auelle a dwerf fiflici, fcc^nh la J} ffie de la frauc'e, di ci e fcr.o Paté macchiate al
mondo . Adunauf tanto pnera Maleholge, f<anto ricettacelo di male . Tuttodì priYa, r Ji coi
lorPrYi^no, A dir.otarfer lapf(Ya,la duYeZ^^^^ffYe^^a a effcYifa, E per il color f ni grò, th
cual è- Lido, la maronita del uitio, che f funifce in cjufUo . COme la ceràia, ciò e-. Come la
ftonla, che lo uohe e cinge intorno . Adun(jue,tut(o ^ufpo cerchio infeme con la p.a jf onda e
%na medeftmaffetie didietra tutta infeme . NE/ dritto m.e^c, ciò ^, NV' me^c afunto del mai
liono camp di cuepo cerchio, V Areggia unpoZ^c, E^ unpz^ uano e uoto, e cjuffto ^ il nono
cerchio, draual difp difqra nel xi . canto,molto inprior e di froPndita e di larghezl^ a tuUi
clialtrt maferpoz^affiifrofindoelarg:^. Dì cui fuo loco dicera lor di gno, Velcjual il jfrofrio
top fio dirala dlfbofuione . qweì cin^hi^, ciò Quelfrocinto adunijue, che rman tralfoZ
Te e Ulta dura rifa, che diuide c^uepo oUauo dalfcttmo cerchio, V il<\ual cinghio gira intorno 4
/. bloccatura defP p^^, uien ad eff^cr tuto tondo,Kfr ha diPintol findo in dicci uah, che luna
uien a contener Ultra girando fur ciafcuna-^nt^mo alpz^c, comefèrehhno fiu fifP interno ad
un caPehfer guardia de lefue muYa,E f render f: cura lafaite doue PfP foPo,}: come a taifirì
(ezZeDA hrfcA^ioh^a ihro gradid^ le prti pno a lariua di pori del frimo e maggior Pffc
fnoponticediche attrauerf^no tutti iPfP,^ do che per cjuelliPfcIf.nopIPre Cop due, che VA
imo de la roccia, ciò h , T)a la fiu iaffa parte de laltiff,ma fionda del cerchio, p rroueano fcogli in
luogo di ponti, CUe ricidieno, Icjuali aUrauerjcfuano iPfP e gliargim mfno al p^^, CV.e, do
è-fìlciuAe, U tronca e raccoglie, Verche al po^^ uengon tutti a finire .
In quefìo luogo dx la fchiena fcofp
Vi Gerion trouammoci: el poeta
n:cnnc afmìjlra^jC io dietro mi moffi.
A la man dejlra uidi nuoua pietà $
Jnpnf del precedente canto il poeta diffc,
cheeffipmn ppi da Gerione alpndo
del cerchio, e di (lucilo, a fiede a piede de
la roccia . Hortf (^uel medepmo replican
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Postillati 16
r N F E R
l^uoui tomenti, e nuout frufìatori ^
Di che U prima bolgia era replcta^
*NeZ jvndo erano ignudi i peccatori i
Dal mcio in qua ci uenian uerfol noto j
Di la con noi, ma con pajjl maggiori^
Come i Roman per Icjprcito molto
tanno del giubileo fu per lo ponte
Hanno a pajjar la gente modo tolto ^
Che da hm lato tutti hanno la fronte
Verfol cafleìlo , e uanno a Santo dietro j
Da laltra jponda uanno uerfol monte »
ri qua, di la fu per lo fajfo tetro
Vidi dimon cornuti con gran fir^ ,
Che li battean crudelmente di retro ^
Ahi come fiicean lor kuar le ber^e^
A le prime percoffe : e già neffuno
Le feconde af^ettaua, ne le ter\e .
NO
h iice, eh in (juejìo lu2^3, do ^, aj
imo ad im df la roccia, ejp fi tYouay^
. fì^^f^tì e fojìi da la fchiena di Ce$
rime, e che Virg , fenne pura firn/fra^
cornerà flato il car>iin hro fin a cjueflo I^q
go, z!r egli fi ìV3fc dietro a lui tralfie{
de de la roccia che a la fmflra, e laprii
ma e magg.ore de le dieci &/^/>, che a U
deflragliera, oue dice che uide tiVoua
fieta, ciò è-, Nuoua compa/fme, NVoui
tormenti e nuoui fruflafori, do è^, Nm
ui tormentati, e ni^ou' tormentatori, pfy
che non haueano aTJchora trouaio anime
che fi/fero fruflate comerano (juffle, ne
demoni che le fero . DI che, ciò e,
De cjuali tormenti e fruflafori, la frirnl
hoìgia ERarepleta, Era ripiena. NE/
findo erano ignudi i peccatori, Pone chel
fvndo di ijuefia i rima hlma fi/Te diuiCo
hM^e da ^ernoni, cherano con gran s^r^fuper ciafcL de le Lfle i /f ^3
no lor tncontr,, e [altre ila, j^rocedeann, come effl f^cealo, ma con maggi Jp.fp 51.1
>^om, da^uaUeranomoUft^^^^^^^^ e ^../?o .oio proceder il pi": Ì^^^^^^
Ultra c,uetto,cheg. uf.uano difir a Roma Unno dd ,iukleo fui ponte //Zie
l^^che dundendolofimdmente in due da luna parte raf^uan quelli cheJndaLo, da laZ
. .-.r a ''T^^^^'^^^^^^nte,rnlograncLorf^^
W^c l^nju^ H^ti lun laltro . A k cmefice.n lor lEuar le hey^e, cih, Al^.r le Piante rer fuZeZ
^c^ /on^ A£tt^ Uentrio andaud ;gUccchi miei in uno
Irurofcontratiti^ io fi tojlo dil]i ;
eia di ueder coHui non fon digiuno ♦
Verchio ajfigurarlo i piedi ajfijft t
E/ dolce duca meco fi riflette j
aiTcntt che alquanto in dietro gìjftt
E quel fruflato celar fj credette
Bafjàndol uifo * ma 'poco li ualfe *
Chio diffi ; Tu , che locchio a terra mte x
Se lefnttion.che porti, non fon fnlftx
Genetico fi tu Caccianimico :
che ti mena a ft pungenti faJfe l
Et cgh a me ^ Mal uolontier lo dico ;
Ma ijbrT^ami la tua chiara fiueìla^
Come iifcpra dicémo, il poeta uuoìe che
in cjueflafrima bolgia fiano puniti ijueh
liy che hanno induUo fimine a fiir la uo',
glia daltri, che noi comunemente doman
diamo ruffiani, e nuelìi ancora che le ha
no indutte afkr la propria uogHa loro, e
che^ueffiprocedinoperla bolgia alcon^.
trario di quelli, fra cjuali moPra,feyi,
che erano da la parte loro, e uentuano hi
ro incontro, dhauer conofduto Venefici
Caccianimico da Bologna . Qoftui diedi
no,che moffc da fmma auaritia, frce,fer
frmio, che unafia fcreÙa per nome Ohi
fil^ hellcr, .jflnt) ^ Ict uoglia d'oli'^ da
^fl'^mhefiJiFmara.^cendole fulfa
mente
14 Vv
C A K T O XVIII*
eh mi fit foucmr del mondo antico, ^nfrirc , ., ^ .
lo fiiì colui', che la Ghifoìa bella
Coniujfi a frr U ucglia del Marcheje ,
Come che [uoni la [concia noueUa,
E non pur io qui piango Mognejcx
Anv ne quejlo luogo tanto pieno 5
Che tante lingue non fon hora apprcfe
A dicer:,Sippa, tra Sauena el Rhenox
E [e di ciò uuoifide.o tejlimonio;
-Recati a mente il nofìro auarofino.
Cefi parlando, il percoffe un demonio
re la fua [curiata , e dijfi ; Via
ILufiart^qui non [on [emine da conio.
^fr moglie. COmechf fuomUfcòncia^
nouilla^ In jual altro mohftJfuhlUhi èi
tal cofd la corrotta f^ma, fmhe dicano^
che alcuni dicenano^ Wj« fffìr uero, che
MfjfcY Mendico jvjjediial cofacwfqti
uole. Et altri, che nulla ne era feguito,
tiufTìga ^hel Marchffc lhcj<ejfe jfatta^jfer
altri mel^y molto fcilfcifare, E dice che
cojìuicredeUecelarfthcff&nhl uifcy Ver^
ihe neffun uitio e- fin degno dfjjiY uitui
ffrato, dijfiacendo non fclamfnte a huo^
ni, ma e ancora in alominafione a rei .
£ Nonfur io <juifiango Bohgnffe, Moi^
fifa che molti Bjlogneji ffr auaritia fcn:^^
r.auhiati di ^uefìo uitio, come fu lui, E fanti dice effcrne in cjuel luogo che tante lingue NC ^
S S Orecchiate, ^ dicer S.^a, A d.^-^he fja duanoa EoLgn^
K fiTKa Lena fiume cU corre ^r^c disJogna d.Uf.fe
tn luog^ ai/T, / Urnha^dia talmente, che Bolù
lo mi raggiunfi con la [corta mkx
Vo[óa con pochi paffi diuenimmo
La.doue un [cogito de la ripa u[óa.
/ifpi legmmente quel [alimmo^
E uolti a deHra [u per la [ua [cheggia.
Va quelle cerchie eterne ci partimmo ♦
Quando noi fummo la, douei uaneggja
Vi [etto, per dar luogo a^Mfer-^ati,
Lo duca dijfe ^ Mientiy e fr che figgta
Lo uifein té di quefli altri mal natr y
A quali anchor non uedefli ìafrcciay
Vero che fon con nei inficme andati ♦
Val uecchio ponte guardauam U traccia 5
Che uenia uerfo noi da Ultra banda
E che lafirxa fimilmente fchiaccia
Life fra ^ ilpeta moflyo che Sirg, hauea
ajjinth'o ihegU tornaffc alquanto a àiftr<ì
€on VenetiiO, chf al contrario di lui fraf
celeuafer la bolgia, a ciò che lo conofcefi
fi. Lacjualcofa fignifico^, che laragiof
ne uuolchfl fcnfo hahhia cogniticf de far
tiolari in cjuel miglior modo che glie con
ceduto, t7 hauutala, che ritorni y onde di
cf, c\,e fi raggxujfc a hi, che era la fua
[corta, e che foi con fochi fafjt diuenero
la, doue uno fcoglio di juelli, ci- e di fa
fra ha ietto, che in firma di fom iridile
noifi/ft e gliargini, llc^ual tfciuafiiori
ialf iede de lalta rifa, 0 uOgliam.ola iir
roccia, che iogni uomo cingeual cerchio,
ì!(]uale fcoglio iice, chffi filircn cjpilrf
gitrmente, ferde la [dita non era molti
éfin^, E mw<imfnt,,r'rcUHÌtio, chin t^uf^frlma hl^i^ft fuHfc^, d^rren graui
7Lerch,oJ^t'inmfn,rfcner><ohaufrUco^^iiior,e.E Xolùu J^fir^ju ferbfi. fhgg,^, Sf
/cD|/>o àt Ucìnofdin,mmrfcrUirm* bolgia ifc cmhio.m ne.fffmo, c^f uoìg'l^r^
^ \
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I
.^INFERNO
0me lice,. Jeftr, parche ,fenh il dnoUr proceder loro fi ìa/ìmjìra, h amuerfar muif„ eh
femore fia fu U delira SV perlM^jg^a, Ck.m. fihegoiu aueUa farle ie lo [colio de,,,
(ra.<erft.a firma h p„,efcpa ie le h^ll,ie,f,,ornefchegf%f%riaLnte nò t'Jllej,no,n,,
cn'^r''r<'i'fd'^ueUo,Ondeanc^
go. Che ,um tnuro ua ofra le f.ne . Voto aJH^ue a ieftrafufer IM, f arfiron DaJ
le cerchie eterne. ln,e„ienh cheff, f, fartiro ia me le JJ^nJe taJdii.ejfiLam ie Tufi
n cerchi, perche <jueftache lafuam hora a iiem, era lultma. nò me„dolf,l?c, uerfc diZ
,niauano,per cerchio efendo cofa minima rijfetto a cerchi, e fiu tofio Ja efer ìomajalo Lo
the cerche . Eterne due, ferche etemefom ancra lesene, che Ja cjuelto fin contende . Q v.„<
do mi furmo,Uo» haueriapM^ vante ueder la faccia di Quelli, cherano da Ultra fartTde U
lol^ia,fe nonfijreJal,t,ruld,JJc de lofcoglio, che fice.a fonte fifra deffa tolgia . Saliti ,dùcue
^u,ui,DOmuanema, Vo,e ejfc fco^ln ^ difetto uano e uoto, fer darluLa gli^fir^ati, Z
che pigino falfar oltre E ferche erano uenuti con loro infieme, e non incontfa a L, come Si
ielafnmafarte che haueano uedutif affare. Vero fditi fcfra del fonte, e guardando da la Lte
iefìra di <iuellogiu ne la bolgia, li foleuano ueder uenire uerfi di loro a f affar di feto al •«L
OndeSrirg.U due, Mimi, cioì.,firmati, E Fachef}giaÌEfichefirifcaeJtriluifcdic.'e
fli mal nati in te, a ^uali, fer la già detta ragione, nò hauea ueduto la Mei* anchora . da/ L
òiOfOntegitardammla traccia, Guariauano DAI uecchio fonte, fer effcr nnf.antickfTmo
LA tracci., co e La moltitudine lelanime chandauano in traccia uelocemeje correndo e li'
guitando le feiateunadelaltra, cornefinno e cani nel kfco ^ile de le fiere, che ueniuano uerf^k
ro da lallra far e dela bolgia,a>meUhiamogiaJetto,E chela fir^a ftmilmhefchiacca, Et L*
l,,come jfl. de la f rima parte de la bolgia che habbiamo Heiut,,f arimele la ffir^ martira e batte,
II huon maejlro Jen^a mìa dimanda, Non affetta il huon f recettore deffcr domS
Mi dijjè ; Guarda quel grande , che uiene , ^"'a, quando uede la ignorantia del di(ce
E fer dolor non far lagrima Jpanda j f^lo, Ma/Ì moue ferfc fìejfc a torlo uia ia
Qjcanto ajpetto real anchor ritiene : f "f^* • Qjtefto aduncjuefit virgil . con
QitegU è lafon 5 che per cuor t e per fenno ^""'^i il<]uat foteua ben hauer conofciui»
Li Colchi del rr.onton friuatifine ♦ Genetico, f hauerk ueiuto di tjua in tjue
Effe pafiì) fer hfola di Unno , P"^" conifere lafon ih
Poi che lardile jèmine (pietate ^ual era fiato molti fenoli inan"^ a lui, E
Tutti U maféi loro a morte dienno . l'^'^'f''" "H- 'f^gnelo mofie,
lui con hni , e con parole ornate '''f .W" modo ueggimo effer tenute^
IfifhilciLnnh la LinetZ i^l^^^ntuttiglialiri imiiUghi^^^^
jY 6 " ^'"umma , *dunùue m fer fona d\ ire. breuemente
C . p».. t«„e laltre hauea ingannate, l^'n^diionTheff^o Laù^^
Ufc Ha ^uiui grauida e filetta io chefcriue AfohniLe l'A^gonLa,
Tal colpa a tal marmo lui condannai andando fer mare in Colchi d Uquifìo de
Er anco di Medea fi fa vendetta . lawreo ueh del montone, jaf'é ]er lifiU
Con luifen ua , chi da tal parte ingannai ^' ^f»»o, oue regnaua ìjifile figliuola di
E quejlo bajli de la prima uaìle To<»«ff . tatuai ifila era fófj'eiuta fclat
Saper , e di color j che in ft affanna , d*f^me,ferche hauendo congiu*
Va toro fuori che Toante, che da la figliuola mie fù ITTg^ H^K'ranofiali tuUi occif,
CANTO. XVIII* , r 'ir
netid e mp cYeluU R««^ MucenMa a coglifr ie Umr il fruito . Mafc^uenìofoi^ Ufcn ilfu9
cmiyio, UUfso gratina e [da àifcCcUofkhce fymeffù dAfio ritOYVO, E cofr ingm lei, H^^^
vrima, «ow occidfniolfailYe Toanie.feconk la comeniion de la congiura^ maficfMofiig^irr,
Uuf ammarinato tuUe laltre flmim delifela . Giunto pi lafcn in Colchiy e confeguito chfhhr,jfer
Offra di ^edfa, il k^q doro del montonr, e jfey aufjh toltola, fecondo U conuentione, doma^
jii^Pitoft con lei in T^/pj/w , DofOfiu figliuoli Uuuù di lei, effcndoli^fmdo Quid, nel sij. ut
mia in odio, la refudio, Onde dice, che oltre a la uendeUa d'ilìfilefj^ ^m^i ancora (juflla dt
tAedea, efjìndo Ognuna di i\uefìe futa ingannata da lui . T^^l coì^a ahncfue, dice, condanna ha
M tal martiro, E con luifc ne ua, CHi inganna da tal fatte, ciò e, cU ufi inganno fmil a tjue'.
fio, E tanto dice che lafla jhfer C7 hauer intefc de la frima ualle, altramentt da lui domandata
bolgia . Pone adurìcjue conueniente fena a la colf a, Tenhe fc lun contrario fi de funir con lalirQ
jho contrario, Hauendo cojìoro cercato ifiioicomodi in fcdisfrr a le uoglie KfT aff etiti loro, rai
gìoneuole chefft fieno f uniti con gllncomodi correndo continuami e intorno fer la hìgia sfr'^ti
demoni, E ferche tanto fecca (furilo che induce a feccar altri, (juantofi chi in atto iQY):rr.(tie il
feccaio,f>erofone,che difarifena ftf no f uniti cjufUi, ch( hanno ingannato le pminejffr licory.oi
di daliri, come cjuflli, che Ihanno ingannate fer lifrojfri comodi loro , Onde /' Afo/?.<r Row. al
frimo. Non fclum jui ea faciunt,f(deiiam (jui confcmuntf^cientilut, dignifunt morte .
Q'iA mum ; U oue lo Jlretto caVe
Con Urgine fecondo Jwcrocicchia ^
B fa di quello ad unaìtrarco JpaVe ♦
Quindi fintimmo gente ; che fi nicchia
Ne Ultra bolgia-, c che col mufo sbuffa^
E fe medefma con le palme picchia.
Le ripe eran grommate duna muffa
Ver lalito di giù , che uì fappafìa ;
Che con fiocchi e col ncijo faceav^ffa^
Lo fóndo e cupo fi , che non ci hajla
Loco a ueder feuT^a montar al doffio
re larco-, oue lo fcogUopiu fourajìa,
Quiui uenìmmo ; e quindi giù nd foffiy
Vidi gente attuffata in uno Herco ,
Che da ghhuman priuati parea moffio x
le. mentre che la giù con locchio cerco 5
Vidi un col capo fi di merda lordo ^
Che non parea s'era laico , 0 cherco :
Q^uci mi /grido 5 Verchc fii tu fi ingordo
ri riguardar più me:, che glialtrì brutti l
Et io a lui ; Verchc fe ben ricordo
eia tho ueduto co capelli (ifi:iutti;
E fei hleffìo Intcrminci da Lucca x
Vero tadoccl io piuj che glialtri tutti ^
"Et egli atlhor (battendofi la xtuca)
Qua ^^u mlanno fommerjo lelufin^e^
Comincia a trattar de la feconda lolgia,
ne lacjual fin fofii gliadulaiori in una
fl'u:^^lfnfePerco,ffr effir ijuffto uitio
di tuffi glialtri il fiu ahmineuole . E di,
(juefii dice il Salmifla, Moliti funf frmo
nes eius fiifer oleum, ^ iffi funt iacula,
E M,Tul. lìahet fiffintatio iocuda frin
cifia, eadem exitut amariffirr.ot c^rt .
chiama firetto cade, ciò e-, fretto fntie
ro,lo foglio fcfra delcju^^le fff> aUrauerfa
uano la jrima holgia, e dite effi ejprgia
tanfo jfrocfduii inan'^i fcfra di cjufUoyche
raro giunti, oue effi firetto cade Slncroi
iìcchia, ciò e'. Si fa crocecol fcondo argi
ne, che diuide la f rima da la fconda hi
già, attrauerfndo ejuello,f faffcndo ffra
(fifa feconda holgia, come haueua fii.fio f^
fra de la frima. Onde dice, chffi fretto
calle fa del fecondo argine S Palle, ciò e-,
Softegno ad un altro arco, ferche da ^uel
la far te fi fofa fcfra di lui, attrauer'.
fendo, fur in firma d'ìfonte la ficcda hol
già, fi ua da lai fra far te a fof r fu largii
ne tfr^, che diuide la fconda da la ter'^
^ holgia . Giunti adunjue, oue hfoi
gl'io atirauerf<^ il fcOndo argine, fer. tir on
ne laltra holgia GE nte che fi nicchia, ciò
f-. Gente latjud con fimmfffa uoce fi lai
INFERNO CANTO. XVIU.
OnTio non hebbt mai la lìngua Jlucca^ rnerifa, che (juelh ft^nìjlcafYCìfYUmtm
nicchiare, E che shufpi col mufc, Shuffhf
f fYùfYioie Uirafo, (jrnnio con lafefta mnacciS^o^ e con la hocca fcffi^xnh, éiffiga lira . Mrf
jui pone che cofìoro sh^ffim, per Jifiyilerfi da'fifore de lo fieno nel^ual erano fofti,Bl picchiar fe
medefmi conle palme ftgni fica, cherano pofii in ultima iijferatione , LE ripe ernn grommai
te iunamuffity qjiank glihumiài e grofftuaporineluoghi chiufinon fronam da pfer ejfalare
tr ufcir fuori, fqfigliano a parere, omuro nelcjualfi fcontram, e cjmui ammujfifcono] cornei pò]
fa mojìra che hc(kf ano fitto quelli leuati dalo fìerco di cfueftafèconiahoìgia, zfT eranft apprffi 4
luna cr a Ultra ff^nda di quella, Etera tale, che FAceua :^uffh e corJrafìaua CO gliocchiecol
tiafo, ciò è-. Col uifo e con lodorafo. Perche cfuefli due fentìmenti, era off^/ì, il uifc per lofcuro ae"
ve, E lokratoper il triftofitore . LO findo è cupo fi, che non ci tafta, Eral findo de la hhia
tanto cupo er ofcuro, che non uera luogo dapoterui dentro uedere fe fjfi non monfauano fui dok
de larco^ che apunto rifonde fui me^ di quella . Venero aduncjue auiui, E Dante uide m ,el
fóndo gente tu/fitta in unofierco, CHe p-area mofc, l^ualpareua fi moueffè e depende fe DA tri}
uati humani, che fono i propri luoghi da deporre ilpefo murale . £ Mentre, che la <>iu con loci
cko cerco, Cercaua Dante con locchio, ciò ^, Cuardaua al findo de la iol^ia fi tra Unirne che
$<eranone riconofcejfe alcuna, E mofìra hauerui riconofciufo Me/fir Ale/fio de lamica e notile fi,
miglia deglilntermineUida Iucca Caualleremoltomagnifico,fhlendido e liherale,m perche fk
ii natura affnkle e giocondo, come fi s firmano comunemente gUaduUtcri deffir tenuti, il poeta m
tofirfc a uitio cfueRo che m lui apparue ejfer non piccoU uirtu , Fu de la me defima fimi olia Ca
flruccto cognommatode Caftracani Auenga chel Machiauelli, cfualfifijfi il filo propofito, deferì
^Mfuama haikaìorigine diluimolto depreca CT ofcurata, con hauer taciuto ancora U
ttfuoi notahihffimigefìi e confguite uittorie . I Aico, 0 cherco, do è , SecoUre, 0 ecdeftafm,
l^nhfhauendolatefialordadifiercononpote.adifcernerfcglihautaUchierica.ono.
Afprejfo do lo duca ; Fa che pinghcy Hauuto ilpoeta notitia di Meffer Alefjlo;
Mt dijjèj un poco il uifo più auante^ ^irg.uuoUheglìjf^rghiunfoco piuaui
Si che U fijccia ben co fiocchi attìnge i^ ^f^, a do che pofa con gliocchi difcer
Vi que^^ fi^Kit^ e fcapigUata fiinte J U fiaia di Thaida,E ijui alcuni han
che la fi graffia con lunate merdofi ; ^^'^P Thaida da Corinto ceUhra
"Et hor facccfciay ^ hor e in piede flante , ^ifT^^y^^^y^frice, deUcjualf diffifmen^,
Thaida e la puttana ; che rifj^ofe * '^'^^'^ "'^ ^^fi"^ ^^'^ ^^^i^ • A/;
M drudo fio , ciuando diffc ^ Ho io oratie 'Vjì^^candol nome, di Dalida ami,
Grandi apo telAnv maraui?Het ^f>^r:'^tmmi^^
E quinci fm le noHre uijle Li ^'T ^L^'''" r'^^f ^^t
^ ■> J'- J"'"' ♦ ^frrfnUaHd amica ii Trafcne Crfw/iW
• . ^ . . . ,. i'',<^'ìemaJiO umfchiaueUa mdM
mh ingenu, . E p^-cf,, fcor. /Sao/J,. er p^ieUi^, L .«irro;
KlnU ti' '/TrPff/f''''^'' ^^"^ fnrxerl, con fard. . Co/Foro ailJche cerlm
lualZ^mhUf, tfun,u.f,u, ragion,uim,^te fin hjfofìi in hap fifido, liuÀLLlori
m le uohe riatto a 'e circunjìantu d Mitto, come già in fi, I.Li hahhamo ueJ-M E liei
o Simw
xrx*
fffS
•J-f
i
llm
O Simon mago , o mi[(ri feguacì ;
che le cojt di rio , che di bontàtt
Veon effcre Jpoftjuoi rapaci
f>er oro e per argento adulterate t
Hor conuien che per uoi juoni la tromhé
Vero che ne la terTja bolgia Jìate^
tsia erauamc a la feguente tomba
Montati de lo fcoglìo in (Quella parte y
Che a punto forni me7S> fòfjo piomba ,
Jjefcriuelfoetn nelpefcntt canti,cOYnf faf
iiti òa. la feconda holgia^giunfiro ppra de
U tfr"^, nf Ucjual pne che ffno f uniti i
Simoniaci, e la fenet loro ^ deffcr fitti in
ctrù firi, dfijunli la holgia è-tuttn fifM^
iOn la tejìa ingiù, f Jfartr df le gmhe fk
Imtntf fuori di (jueBi^ ^ hanno U fian
te df fifdi accffc di fiarrme ardenti. Por
(afo foi da Virg, alfindo if la lolita, hd
farlaméto con Hicolao ter'^ Pontificf de
gliOrfim, che fimilmente era fìtto fctto^
fcj^Ya . Contra delcjuale, e cofi ancora confra de ^lialtri Simoniaci Pafìoriacramenfe infurge ha
fmttnioli ii mtofolerafQ nMo, e io^o juefto^ e- i^m(ì fiiori U bigi
'ia Ì4 yirg.jiilfrihlff
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Firenze.
Postillati 16
INFERNO
la Yrtflrfrma ula eh ueva iifcefo, e pfàtoful cdmo ée Ureo, che a fimlo rijfinlf a me^l finh
de la (juarta iùlpa, ouefcgliera éifcoffYfa • o Simon mag:>, o rrtifcri fcguaci, Simon mat
go,fcconh che fi legge al MiijJeghm àe gli Apofloli, fh (ii SamaYia.^sr ilprimo.che neltefìai
mento nuouotentaffe la Simonia, perche uolle iagliapftoli comj^erar con denari lakforifa dipofey
infcnJerb Spirito fanto ne iatie^'^ti,fcfra de (jualiponejpU mano, comeeffi AfojìMyfer diuif
na iiirtu, e grafia jfetiale, conceduta loro da Dio^ftceuano , Prefcntafo adunque coftuila mof
lieta, Pietro li dijfe, Vecunia tua tecum fit in ferdiiione tua, quoniam donum Dei exiflimaftifa
cunia poffìdere . Va coftui fono fiati poi detti Simoniaci tutti (juflli,che hanno contrattato, e che
contrattane con denari, 0 con lec^uiualente, le cofe fiere, o che fono pertinenti a quelle, contrai pre
ietto Euangelico, Quoigratit donante Veo accipiunt gratis dent . E fendo adunque ilpoetaoiun
iofcpra la ter'^ klgla, oue U ftmomaft punifce, efclama contra di lui, come a lorigine di tanta
fceleragine, e LOnfcquenlemente contra glialtri poi, che Ihanno in quella feguitafo biafimandoli
chefft cmmeum:> adulterio in quelle cofe che dehhono ejfere jfofe DI Untate, ciò è'. Di fantita e
religi:^ne. Perche quelli che fon) dotati di taliuirtu,fgno ueri e legiuimi Jfofi de le cofe di Dio Ef
adulteri fon quelli, che per oroe^er argento le uendono, e maffmamente a chi ^ indecmo dimf,
federle Vero dice, chejjendo hora giunto al luogo, oue efji fono f uniti conuenire, che per loro U
(romba fuoni,cio e-, che egli nefuoifcnoriuerfilipullichi, eficcialimanififli e noti . CUera^
uamo a lafcquentetomha, Eranogiaftlitialafcguenfe bolgia, che egli,per certa ftmilitudme,h
manda TOmba, cio ^, Sepoltura, In quella parte delofeoglio, CHe apuntopiomia, laqualex
retta linea ri fronde, SOural me^ fhffo. Soprai me^ del fiondo deffa klgia ,
O fommn [afìcntìa quanta e Urte 5
Che mojlrì in cielo, in tena^ e nel mal monìo^
E quanto giuTlo tua uhtu combatte ♦
Io uìdi fer le cofle e per lo fondo
Piena la petra Uuida di fòri
Vun largo tutti e àafcun era tondo ^
!No« mi parean men ampi , ne maggiori j
Che quei , che fon nel mìo bel fan Giouannl
^atti per luoghi de battezzatori t
tuno de quali anchor non e molti anni,
Ruppìo per un^ che dentro uanncgauax
E quejlo fta fuggel , che ogni huomofgann'u
Fuor de la buca a ciafcun fiperchìaua
Liun peccator li piedi, e de le gambe
In fin al groffo 5 c laìtro dentro Jìaua,
te piante erano accefe a tutti intrambe :
Perche fi fiìrte guiT^^auan le giunte^,
Chejpe7ii_ate hauerian ritorte e firambe,
Qitd fuole il fiammeggiar de le cofe unte
Mimerfi pur fu per lefirema buccia;
T^J era li da calcagni a le punte ^
Efdamailpoetaala fomma fapientia di
Dio confederando, quanta ftalarte che
moflra in cielo dando a gliangeli la fili*,
cita. In terra a glihuomini le grafie, E
hlel mal modo, intefo per lo Infimo, a da
nati le pene, E quanto giujìamente comf
parte la fua uirtu,Dando a ciafcuna creéC
fura e di tene e di male, quanto giufia^
mente fi le conuiene . Jo uìdi per le
cofte e per lo findo. Come difcfra dicem
mo, mofira quejìa fer^ holgia ejfir tufi
ia piena di firi, 0 uogliamoli diV pertu^,
gì, 0 iuchi tondi duna medefima grant
dez<^, efimili a quelli, che fono a Tiren
^ ne la chiefa di S . Ciouan Battifta ini
torno al finte iattifmale fer ogni cant9
uno fatti per luogo de preti che hatte^^f
Ì10, Auenga che hoggi non ne uftno più,
fcnon in certi di filenni, che uenfra un
prete fer firo a firui alcune cerimonie,
che a lattezl^re, per più comodità, ufii
nodunalfrofinfe,purnela chiefimede
firn a, auenga che quello fia il principaf
/ài)
)•
il
a
'ajiiirai
Ciri*/
hn
♦
CANTO* XIX* _ . . .. .
tZX ci vinte rorrfelfe alcuno ^urijin. comManio hce iUuer fitto, oltre che
Cmlo^mon. ui fi fuo mal aaomi.re . Truffe dunque Uno ^ueP: fin foch^anr:^ man,
7L aiutar coRui, l f er che alcuni uohniire, che lo romtelP, come herettco^fer dtjfregio. Ve
Ì^Jh^uenk mamfilìatol uero lue, che cjuello Slafi^^^eh ciò è^, ^''^/^^O '«^^^'f^^J^^
La, CH. n^nk llì^^l l^ui ^ingamo e Errore ogni^uomo, che ^enff altrimenti . F Vor
d ia La a ciafcun fcfelhiaua, VfL fluori hgniuno di i^ieii //^^^^^ -Z);^
l con ciueda arte de la gamia .4 #f J in fin ahroffc di c,uella e tuUo reflo di luifla
uaui^deU E lefiante depedierano atuUiimamhe,cio e^, tutte due
cyeLkuay.0, e con uelocitamoueano le giunture fi ^irt e, che hauermo fjezlato J<lmte,che
Cono cori) di canale, E Stramie, che fono fur corde, ma di giunchi, E fer cjueflo dimj ranche la
Laera intolerahUe, Etaffimigha il mouerfi che ficea U fiamma fujer le pante da U cima de
le dita al calcalo, a juello che fuolfir infuferficie de lunte e graffe cofe
Chi e colui Maeftro ; che /! crucch .
GuÌT^-zando f 'm , che ghdtri fiioi confortt{
D/jfJio*,e cui f iu rofja fimma [uccia i
Et egli a me; Se tu uuoij chro ti forti
La giù per queUa ripa, che fiu giace 5
Va lui faprai di [e, e de [uoi torti.
-Et io ; Tanto me bel , quanto a te piace :
Tm fà fignor ;e fai, chio non mi parto
Val tuo uolere $ e fai quel , che fi tace ♦
Allhcr uenimmo in fu largme quarto x
Volgemmo j e difendemmo a mano fianca
La giù nel fondo foracchiato arto t
Lo buon maefìro anchor da la fu anca
T<:on mi dipofe^yfn mi gtunfe al rotto'
ri quei, che fi pìangeua con la \anca
Vide Dante di fu lo fioglio giù ne fa loU
già le gilè dun: di cjuffìi peccatori gin^
e m>ouer oltre al modo deglialtn,
hauerfiu roffa fiamma fu le piante, Et a
ijuefto compefc coftui ejpr in maggior f e
na, efiuimpafienfemenfe tolerarla, Fer
che (juanfù la fiamma è- più roffc!,e^f(mi
fre ancora più ardente, e men foffMe a
fcfprtar la pena Ma infirifce, pero do
manda Virg . di lui, che fi cruccia O'
adira guiz^ndo più de glialtri S Voi co
fcYtijfuoipofli ad una medefima forte di
martire, E Cui più roffa fiamma fuccia.
Ver che il calor del fuoco naturalmente fi<c
eia e difccca Ihumore . E T egli a me. Se
tu uuoì chio fi porti, Venhe Virg. non
ieuahauerhauuto nofitia di cofiui,per(f
ieJpreffo . color, che mn ueggon fur lopra, Maperenm i fender mtran colfcmo . Aduju
t>.n,eprLiera Une . ALdìmrmo in fu Urpne c}u.r,o, tenero Ara fu <,u.r,oj
ve, cheiiuiieua <,uefta ferl.,chMimo hora ia u.iere, U U quarta e uoUaronf,fu ^fuel
h con i^cenier.mno fianco U giù nelfinh lek hlgu, ^Oracchato t9 «J'^'^'''' j >2
<ftrej,rìjfeuoaiognur,aiele%erirecherenjeuanomfirrna a^^^^^^^^^
firo, e JL ancJa ejPrcomoJe afiri che ha ieUO effrin c^uelle, enhe ,/ f^^^^^i'^^'
i-fcmjr. a mioti^firetto, ii guanto mm rifiiefcm lefuerm. LO m^^ ««or i*
f N F E R N O
i J-^ r r K Q
fc/v MJ^, N0« ^rpfeVir^. Bmf, DA Ufi ama, ci, ^, V*lfu9 gaMf fcfYu lehuaHmy
ta.a.fin^afanto chf/ojiunfc crm'^' Al «ao, «»^,A//rro CI <juH chf fi filn.J
U.Ma eh. Virg.hportajjefi^wfìca, cMa ragion, fwal jhfo nrU c,.mmn. Jdmiio inm
uerikk E «0. lo d,pn., ciò e-, E n,n UbUnhnafin a Uni, eh, ue Ihtcmim, ouefoi p,rli
medfjmo, cme ufdrtm, uifH fif la cognitiùnf dt fariiccìlin .
*0 qual che fe , chi di fu tkn H folto m»puu<, r,iu ufdft nt mofumffi,!
Anima trijla , come- fd commejfa } 'u uoho foitofofra^ei Uuea UfSccia cc'L'ol
Comincia io a dir,fepuoi fa motto ^ ^'l^^<^'^<'t('>^'' fin» mal griffi dtUoìlacS
lo flaua cornei frate, che confijfa fitta mi fero, comt fi ccficcam ipah colgroft
Lo perfido affcffmiche poi che fitto j *^i'''>^ff^'<> nonio chiama ffrlifr^frianiit
Richiama lui 5 perche la morte cejjà t '^"In'-oJo «f/jWer* ccfitta dicmji,
El ci gridò ; Sei tu già ccfli ritto } °, '"/"' '^^^ ''^"''l i'f" fitto, A m.
Sei tu già cofli ritto Bonifittioi « f'^"' ^"''»''fi^T'l'"«'ft'>rr«ff'onatt ccmf
Di parecchi anni mi mentì lo fcritto , F^^^f'o.fA mouo.Varlafifuoi. loftm
Sei tu ft toHo di quel hauer fatioi Z!j''rr\f^'''l"''.T'''' "
Ver loqual non temefì, torre a inoanno S/7? "^ «^/''^^^^f^^''^'''''".*
U una donna, e di poi farne Lo>,
t:a da lu, f dar luogo a lag:.jUfia ricordidof,, ofi.^ndo di ricorda.fi dahun altro iSo d lLì
Ì 'T^"'':'^'"'/'^'^'' degtiOrfim, V^rcheuo'cndoddnar Bonifitio'LuoScdZ
l ' T^'" ^'"''t '^^"««''^^ er amora il tempo dr la r^ortUa, dopo
dejje chffilP ffi Bomfit,o,che man^ alpreueduto Impofiffc m.r/o . dfcefc ir, luop, cT
UnZlTZ t:''^^ t • "»-"o^.c,rf^ HicJ quarto di r^atme Afo4
.ano anno Mcdxxxvy c u.jfe Papa anni cjuatiro apumo . A ^ufjìo Ni o/« lìucedè alcL
C<^fiui<ennAplpatooHoanni,ouom,fie
«r/^o /;to M /l^ r'"' • '^f ^rJto pontifica con,, hlhha
me uedrmo nel lÌlTj ^ f f fere^nnaUone efflre fiata nel Wcc. c^
mchi fon tre •' v ? .''^ f'"'' •'«Tl-f «n. fi ìi^e c\:e t^i
CANTO* XIX»
hvrf m mìf<i wrff £loy numero di tre, ma no jffY minore . SEifufi toJJo ìi (juel UueYjctb, Se
^uitam ancora Nìco/ko cyeMo farlay *i Bonifitio e dicf, Segli e ft toftofc^ào ài ^ufRo haum,
Lr h^ualfolfcdne, e^i no tme^ di ime ad in^scnno LA heU donna, ciò e-. La finta madre e
cattolica chiepi, E Difoifàrne jiraiioy uedendola, come uuol infime, nò altrimenti, che fi uendù
ro lefchiaue. MelJìr BenedeUo d'Anania del colleggio de Cardinali, dop la elettione di frate Pie
m da Sulmona in Vafa Qelejìino (juinfo/ome dicémo nelter^ canto, Conofciufo Celeftino efpre
futo ajfunfo a tal degnita cÓtrafua uoglia, fm^ ejjendo huomo cattolico, nonjferaua in <]ueU
fi^topterfifuluare, e meno ft conofceua effcr atto algouerno, li perfida fc (come ofmto) cheficfjfe
un decreto,c\re ad opì Vafa fiffe lecito,fer la f Iute df lanimaft^a, renuniiar al Fótificafopran
Mcomefcpt pi) che renuntiado Celerino, di fkrf Vap lui . ^ece Celefino il decreto,et haucda
[oi conkttola corte a Uafoli, dofo none mefi chera flato in tal debita, adunato ilconcifloro, il dt
di S . Lucia a la frefentia de Cardinali, pflogiu Ummanfo e la corona, renun tio , e con fcmmd
gUe^re^^f ritorno a lufatafclitudineefenit*étia. Onde Mefpr B ene detto, col fiuor del Carla
éiUualfromefft co le fiir^e de la chiefa recuf trarli la Sicilia, fii eletto Vafa, t nominoff Bonififi^
Qttauo. VufcnZilcuTia ccfcieniia, auidiffmo daccumular thffcro,fer iUhefi^re,nd Ufciaua di tet^
ònd
^ttauo. Vufcn'^lcuna ccfcientia, auidiffimo daccumular thffcro,jfer iUhepre,no UJciaua di teta»
ogniaetie difcelerita,e foleua dire,che al Pafa era lecito,in henefiào de la chiff,difir o^ni cop.
Onde dice^ che non temè- di torre ad inganno la heUa donna ^ e f^rm da [oiflratio .
Trfl mi fÈc'io ^quat fon color che jl^nno
Ver non intender ciò che e lor rijpoflo ,
Q_uafi fccrnati ; e nf^onder non fanno ♦
l{I!hor Virgilio dijJe'yVitli tofloj
Non fon colui , non fon colui , che credi :
Et io rijpofij come a me fu imp^ht
Terche lo flirto tutti jlorfe i pedi :
Po/ foj^irando , e con uoce di fianto
Mi dijfe y Vunque che a me richiedi t
Se di fa^er chio fta ti ed cotanto ,
Che tu hdkhi pero la ripa corfa J
Sappi chio Jùi ucftito del gran manto :
E ueramente jùi jigliuol de lorjà^
Cupido jì per auanTjir gliorfatti ;
Che fu Ihauere:, equi mi mifi in korfà*
Vi fitto al capo mio fon gMtri tratti j
Che precedettor me fimoneggiando j
Ver lafiffura de la pietra piatti^
La giù cafchero io altreft quando
Verrà colui j chio crcdea che tufòfft
Mhor^chio feci il fubito dimando^
lAa più è il tempo già , che e pie mi coffi^
E chio fin firn c^t fittcfopra 5
Chei non Hara piantato co pie rojfi •
eh dopo hi nma di più laid'opra .
Himafe Dante,a lejfarole di Nìcolao (juaft
fìufido e fcornafo, nò infendendo ^Uo chf
udfjfe f effe parole figmficare,e meno fai
fendo <jue[lo,che glihauejfe arijfondere,
MaVirg.gìie lo moflra,jfeeche iju^dolfcn
fo è^ohedieie a la ragione, ^fìa ft plifce jcm
fre^oue cjufllo uié a mancare, ijjlndo adu
^ue NÌLolao,f la rìjfofla di D^ie,fatìo cet
fo (juiui no efpr Bonifttio, Come di
doléte,Storfc tutti ipìedi,ecÓ uoce dijfian
to diJp,(jUfllo che aduc^ue egli richiedeua
intéder da lui,E come indouino del fuo u%
ter diffe, che fe dipjfer chi egli era hauea
fato di cura,chauea^daf^pere,chegli fi ue
fìifo delgran m^to papale, L ueraméte tjje
re flato figliuolo delorf'a,fi cupido e de fide
rofo DAuan'^r gliorfatti,Vaccrefcer lo fla
io de gli Orfini, che fu nd mondo fi mife
tì{auere,do e',Lefiiculta teforali,e ^ui^
nifi fltjfi IN horfa,cofi chiamUol firo den
irò Acquai egli era fitto fcttofcpra.^t in fin
f enfia uuol mfirire,che la natura fua non
fi{ difpmile da (juella de lanimale,del<jua
le egli tST ifi^oifortauanoil cognome, Pey
che, fi come lorfd e infdfiahile di preda,^
ciò che nauà'^ a figltuoli,cofi cofluifit in
fcitiahile di ricche^.'^, a ciò che neaua{af
fi a firn Orfini finde dicano,che f a^cu^
L Hi
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Postillati 16
INFERNO
D/ uer fcnente un p<tJ{or jkmjt leggt mukr ifHm. no» ftr'im'o
TrfI; che conuien , che lui e me ricopra, fifiie di Simonia, e cht de le decime, de
Houo Ufon fira;di cui ft Ugge iraùo adunate dd Adriano ^w'wo, Erf*
Ne Machabeite come a queljù molle ^'Ouìnixxij.fuoifredeceffcri ferii fa f
Suo re;cofijia a hi ^ chi ^rancia regge, f>ggio di terra funta contra £linfideli,te
convertì ne! fioprofrio e frisato ufcTol
je mgiujtamenli Bologna a Ridoffè Imferadore con tuttol contado di Ravenna, E mandouuiUtit
«o/m nefole, fàtio da ha Cardinale, fer legato . DI folio a! cafo mio fcn plialtri tratti. Seguii
fa Niiolao dicendo, che di fotta al Jh capfcno TRatti, cioè ,T ira fi giù per /a fijfura Jeìa pietra
Vlaui, ciò è;Vifieft e non dritti foUofcfra camera lui, glialtri Pontifici, che fimoneggiandoeranì
preceduti e flati inan^ a lui, E che la giù tra loro cadera A Itrefi, do è-. Similmente amora lui
quando uerra Boni^tto e cet . Ma che fino aUhìra era più il tempo chegli shauea ( per le fiam't
mecheteneuafu le piante ) cotto i piedi, che Bonifitio nonjlara cofi piantato foUofcfra CO tie
rojfi, copie affvcali,Verche dopo lui uerra DI più laida, Di più lorda e fc^Za opera un talfor ii
uer ponente SEnla legge, N. diuina, ne humana, come uuolinfirire, Mafolamente fiLlante
ghappetthfuoi, Talmente,dice, che conuien che ricopra lui e me . Cofi fingendo di fronkcar di
Clemente ciutnto, che fu Guafcone,fceUratiirmo oltre a tua, glialln pontifici di auei tempi il-
<}ual conurnutofi prima con Ftlipp Bello, peffmo Re di Trancia, daffcntirli ( come poi (ice) a md
tefuo, iuhonefìe er tMteuogUe, fi, colfuofiuor. affunto a tal degnila, ÙciualhLianarra
ixjficfimente Qiouan Villani al Ixxx. de loUauo Uh. de la fua operi. Ma perde dica effèrn m
fiu tempo cotti i piedi che Bonifktio, copie roffi, nonflara piotato, per coflui che dopo lui uerra
*■ ^''''''P <l'Nicolaoter^, che fi, uiàno Mcclxxx.al difienfo del poeta in
cjuefiolnf. che fi,, fecondo chehfinge,nel Mccc.corfiro cjuafi xx . anni, ne auali ^ffM,
fina cotto ipiedt, E do amWediBonifitio,chefi,nel Mccci^. a cjueUa di clemente amnto che
fi. nel Mcccxij.percheuiffiVapa otto anni e diecimefi, er otto mefi uiffc l^enedetto xi. tra'hno
f laUro.dt loro, chefinno lafcmma danni noue , mefi, icjuali traendoli de xx. anni, che NiVo/«
ter^Jino al tempo che uando Dante uera già fiato, rimarranno cjuafi xi. anni, E d, tmto Uico'.ao
farà flato cofi fottofcpra più di <}uello, che per la uenula di demente, Bonifitto non uhauea da fiat
lui. NVouoìafcn farà, Ufcnehuomoamliliofiffmo.comefi legge al quarto del fecondo li chel
poeta due, Defiierando tor la degnita delfcmmofacerdotio a Donic fuo fratello huomo fiiMm»
t temente Dio, fi conuenne con Antioco Re di Siria, che alihora teneua leru[alemAn LnLma.
òro e dargem, e che fcmmfacerdotio li concedeffe , l^ual ottenuto, lafci'c ihitto fnticidelQi
cnficare mfieme con leMoftiche leggi figuitaniol culto de Gentili co giuochi loro tutti pieni doani
ffetie di laCcma con ftrfi /acri cg:o, Mapaffato tre anni, fi, ne lamedefima firma che hauca im
gannato il fratelli, ingannato lui da Menelao. Aduncjue clemente [ara nuouolafcn perche ot-
terrai Vapatoper Simonìa, come fi.e lafon il fmmo facerdotio. Et a lui farà MoL'cio è-' A /e
reme, eh regge Francia, che fàra Filippo Bello, aderendo a lui ne la e'etticne del Pontificalo Co
me aniiocofi, molle er aderente a Ufcn nel concederli la degnita delfcmmofacerdotio '
Io non fo fto mi jùì qui troppo fòHet
Chio pur riJl)oJi lui a qucfh metro }
Veh hor mi di, quanto ikeforo uoUt
mflro fignor imprima da fan Pietro ,
Che pcnejfc le chiaui in fua balia'
Certo non chiefeje non,uiemmi dietro.
Ne P/'fJ-, ne gUaltri tolfero a ÌAathia
Mofiral poeta luUitare, cheejfcndo mèi
to di degnila in^riore a tjueto chra fa
to Nicolao, fc fi, ledia cofa a lui il ripreni
ieri) ne la firma che fice, iauaritia e di
fimonia . A che in fua fcuff fi poria rii
ffondere, che guanto più deom è- la peri
fona cht erra, tanta meno fili conuien Ur
CANTO
Oro, ohr^cnto) quando fu finito
Al luo^o.che perde Un'ima rìa^
Vero tijìa-.che tu fi'i ben punito ^
E guarda ben la mal tolta moneta ,
Cheffcr t'i fct contra Carlo ardito :
E fi ' non fòjfi^che anchor lo mi uieta
La reuerentia de U fomme chmiy
Che tu tenefii ne la uita lieta
Io ufirei parole ancor più grauix
Che U uoHra auaritia il mondo attrijla
Calcando i buoni , e fu leuando i fraui
raYfp E ii ijuanh leyyOY e in lei Yntfg^lo
riy di tum fjfcY fiu Yef yen filile y^, ài
(juctKfù e- fìu YefYenfihile^da tanie fiu có
ditim difeyfcne fuo ejpYYÌpyefo . iffcn^
halune^ueU Simonia feccafò gYau ffi
e j^etialmente in un fcmmo Vontifi
ce^ Voteua Nicolao di quella eJJcY yijfYfjò
non fdmenfe da Dante, de eccelientiffl
m r nokliffyno eYa^yna datjualft uoi
gliaignolilee di depeffa con. itione, yii
Jfetto, come hahtiamo detto, a la grauitd
» del peccato. Onde ìuuen» Cn:ne animi
uitium tanto conjjeciius in fc cyimen hai
let,au<tntùYna{oYfluifeccithaletur. Lice adunquehueylÌYÌjfolhyA Cluefiomeiyo,cio e-, A
modo, DEH hoY mi di (fuanto tnefcyo uoUe N^flyo fgme e cet . Quejìo è^parlay indegnai
tino, che Cfjyi/^o nojìyo fignoye dando le chidui del yegno del cielo a ViftYO, non uoUe thefcYO d*
lui,mafclamentelo yichiefe, che gliandaffe dietyo, comeyecita Giouanni al xxi . dicendo, Tu me
fcaueye, ciò Seguitami ne la doUrina ynia, Veyo udendola ancoY in (juefla parte fcguitare, ite
lui m glialtri difcepli, come dice, tolfyo a Mathia oyq od aygenfo quando fiifcyiifo, Cibando fu
afiytepofìo al luogo delafcflolato, che ferde-lanima yia di Giuda, E dicefcyiito, feyche douendo
ne elegger uno in luog} di Giuda, mispYO le forti tya Maihia tfT 'ioffho detto Berfhf, e ri',
mafc Mathia . PEyo iifla, che ti< fei hen pun to, giujìayiiente jaoM'merifo, com.e uuole in9
ferire, perche ejfen do flato creato da Dio con la fefìa e con gliocchi leuati al cielo, per hauer ^
contemplar le cofe Alte e diuine, hauendo^i uolti ne le Uffe caduche e terrene, meYÌtament
le la tien fcttofopya CT al contyario fìtta in teyra . E feyche le uoglie e gliaffrtti fuoi erano ftaf
ti ardenti ne le cofc tajfe,pero tien le piante, che ftgnifi cane effe hajfè uoglie cr affetti, per
fuo maggior toymenfo, uolte in fu ardendo hora del deftderio de le cofe fuperne, fcn^ ffeyan ;
^di mai poterle conf(guire,E Guarda hen la mal tolta moneta. In tal firma riwproueran^
doli la fuaflultitia, dhauerpoflo ffera^ in (jue!lo,che hora no glie-di giouamento alcuno, chefff
tiftce ariitoconfra Carlo, Verde dicano, chefcrtendoft il caldo dimoUo thefcro acijuiflato ton le
fuefimonie, infieme con cjuello de la degnita'pontificale, fìi ardito di richieder Carlo jfrim.o di Pti
olia, chera de reali di Fyancia, e de la cafa di \Jaloet, che uolejfe day una fua ncpoie ad un nepoi
te di lui. Ma che difpyegiando Caylo tal affinità, fu cagione, che non woZ/j terrpo da poi, Kicolao
li fèie rileEnr la Sidlia, e lo priuo del uicariato di jhofcana . E Se non ftjfe, che anchoy lo mi
meta, Auenga che cofluifcffe moyto, e /wori de la degnita ^a^ale pfìo in tanta mifcyia, nondimei
no, il poeta moflra haueyli ancoya tanto yifffUo, fey le fyr,me chiaui del cielo che hauta tenute in
auffìa uita, lieta e gioconda, rijfeUo a la trifia e mifcra ne lacfual egli eya \oflo al\hoya,che non
^ ardito di diyli parole più gyaui e pungenti di cjuejìe, leijuaìi, (juarìdo tal riffetto nonftffe, rrei
YÌteyeUe che lifijpro dette, conftdeyato la innata auayiùa di \ui,e df gliaUri a luì fmili Simonis
ci, lacjual calcando e depymendo e luoni, E leuando fu ipmiyli esaltando i Yei,atiYìfìa e né il
rnódo in mifcyia, Perche da juffti per li denayi^cio che ft ccuien ^ juelli in premio de la uirtu .
il poeta efj^ne alpropoftto un teflo de la
focalipf di Giou, Puang. interpretando
lo fJpY detto a confi>fme de malipafìori
fmoniaci eluffurioft, Et il tcflo al nyij.
L ili''
Di uoi pajlor Jaccorfe il Van^eìifia 5
Qjcando coki y che fede fipra tacque
Vuttancggiar co regi a lui fu uìfla 5
Q^uella.che con le fitte tejìe naccfue^
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Postillati 16
I
INFERNO
E ia te ikce cornA hbhc argomento , Jice in <iuffl<t fima] Venti uiìir h ftà
Fin che uhtute al fuo marito piacque ^ iem angelit qui haMat fqtem fhialat^
Fatto uhauete Dio doro e dargentox ^ lo^lnufus ejìmfcum, iicem, ' Venirti
E che altro e da uoi a lidolatre^ ^P^^^iayntihi (imn(tii:ìnè meretricit
Senon cheìli uno^e noi ne orate cento i g^? Wfi<^ft fi^f^r a^juas muìtds^cum
Ahi Conjlantìp dt quanto mal Jù matre 9^^^^"^*^^^?' ''^^^^'^'«^^^w
No« la tua conucrfion ) ma queUa dote, N^^^ I^^Mitant tmm ie um^r^
Che da te mete d primo ricco patre . r'Tr
E mentre U cantaua cotai note^, TrÌTa ' ^''^^^^'^^'^^fi^^n^
O ira,oconfcienùa,chd mordeiVe^,
c r ■ L 1 --^ ^^^'^^^^^^*'fFrìfmtf,hitbenim capita
Forte f^mgcua con mbo U po/e. tm^JL/rcn», e, W/i 'S
Uia ,t<ro, t^,Upl,rnuofo & mr^mtU, Uempculum a,rem inm.nu fu. fl^Zn Z
mn.fmf K3' immuniUUf.rmc.Honufue , Bt infr.nu nu, mm.r, fcriftum .MiLur» Z
Un rnagn^ mainfirmc^^^^^ er «kmmti.num tnrp . qu^y^ncirk. aL,,, ,/ '
fnhmmi « m.lupfM, eh. p,r ^ uohe intenle Uc^u. i Piera fcrmrl, F V ^ff Tu
io un mmf, quelh monte ^ ueiuta « me,ffn\,e k ueio, VMUM.rco rÀ.i Ini IL
r.p,.n~e^. i,nn. congi, che f,n,f. U Jfaia col fior Jfao ^, .f;,; il^Ai,
hcfcmforahficonfeguono U j^ruuAi . Nacejue <,uejìa Jenna con fette fr/ìe/do ^, refill
i^f^fr^;it f'Ue u,rt.. Tre thedogiche, Teie, Sferln^.. e Carità. Quattro rnoraìi pZ„l
'ita, 0:uf{ma,M,,e Temferantia, Et Mie Ar/«..V., cioè, MatioT^uZ
« corna, chejuron li iteci comanlmenti iati da Dio a Moifeful monte, f,„,he uhtute fiacatcf
*ìfuomar,o, F.nou tanto che al rafa, il^.al c^ marito effofo ie U chiefa, fiacaue uiue cPZ
tu, comejeronerr'mifonttfici, che mffero contenti in fmma pouerta . Mahora dice VoiuC
*>etefiuo DO ìargemo e doro, Veyche uenienio le cofc fiere, chefcno di Dio,fer oro e 'per arm-
yo,negatelu,,euemteacreiereinloro. OnieOfea aloUa.o, IffiregLeruntl^ „Vex
fne, r^nafese!}aerunt,tsn,on cognoui, aurumfuum er ^rgentum fuum%erunt ^Hdola .
ZTlt'h ir f AL UoUtre, cioi, A /uell^, LadorLoM^
7V>n ìuefta, che efr,ne adorano unfclo,euoimra,e cento, cioè; ladarate infinitiJlTenhU
Ugm efceleatt dt ^uel chef}. Ctuda, Perche C.uda uend^ chrtfto fajTthle e mrtale, L elfi
fufckno, mafcmprepu autd: ferfeunan nel malfnre . AH,' ConftaL di cJo ma! fi, madre
iiciamo il cauaUoj^ringar i X S^'ù uTl ^"^ """'"^
l. ' J « rnordejje, Verghe j}'rmga»do, ferie parole [ungenti e mri^^
c A N T 0» xrx.
ìi Vanieffiu fìrff ( con maggior tmfitù Ugmif e piedi di c^ufUo^ A)m uf^i^ ìifiyf^ lijcgm^
ua di meejjtta, che frocedejp da um di c^u(^t due faffmi •
Io crdo Un , cht à mio duai ftdcejfe $
Con fi contenta Ubbia femfrc atteft
Lo fuon de le faroìc nere ej^reffc ^
t'ero con ambo le braccia mi prejc ;
E poi che tutto jit mi shebbe al ^ettOy
Rimontò per la uia^onde difcefit
Ne |ì jìanco dhauermi a [e ripctto^
5/ men fvrto foural colmo de larco j
Che dal quarto al quinto ardine e tragetio,
Q^uiui fcauemente pfd carco 5
Soaue per lo [coglio [concio ^ erto^
Che farebbe a le caj^re duro uarco :
Indi un altro uatlon mi fii fcouerto^
É cofìum di cU oìf dir cofa che diletti e
f iacciay ii jìnY lietmenfe co Uhi Kjferti
intenta ad afcoltaye . Co// era flato adun
^ue Virg . ad afcoltay il fimo de le ueye
farole fjjrfjp dal pftn cetra di Nicolai
nel riprender U fmonia depgfloYi^jferf
che la ragione ft ccf ìace di uedere che al
fnjc dij^iaccino i uitij^ e fey ijueflo lap
plaude figliandolo con ogniuna de le due
Iraccia, e recandofilo al petto, lo porta ja
lendoperla medff mania cheya difcefo,
fcpral colmo de larco, CHf è- iragetto, il
junl è- tYifito è' py/c dal (Quarto al c^uin
to argine, perche paffa fcpra la (juarta hi
già, Lajual cofa fgnifìca, che hauend^
la cogniiione dun uitio, lo conduce dolcemente ad hauer cognitione de Ultro, auenga che afferà e
difficile fia la uia, ciò e^, U firma del uenir in fai cogniiione . Queflo medffmo dapjflauderlo,
f(Y fimil ragione,uedemmo che uso ancora ne loUauo canto cjuando irifurfc contra Filippo Argens
ti, oue dijfe. Lo collo poi con le haccia mi cinfe, Baciommil uolto e ctt . Giunti adunque fcpral
colmo de larco, 0 fa de lo fcogìio, che pa(fa dal (Quarto al juinto argine, fe li pi {copertoi unaliy^
uaHonf, che era la juarta lolgia, ne lacpual, come uejyemo, fcno puniti glindouini .
CANTO
DJ nuoua ^ena mi conuien fnr uerfi ,
E dar materia al uentefmo canto
Ve la prima canTj^n^ che de fimmerft^
lo era già difpcjlo tutto quanto
A rifguardar ne lo fcouerto fondo ^
Che f\ bagnaua dangofciofo pianto t
E uidi gente per lo uallon tondo
Venir tacendo , e lagrìmando al paffo 5
Che fanno le letane in queUo mondo ^
Comel uifo mi fccfe in lor più bajfo ^
Arabilmente apparue effer trauolto
Ciafcun trai mento el princìpio del caffo t
Che da le reni era tornatol uolto ^
Ef in dietro uenir li conuenia ,
Terchcl ucder dinan-zt era lor tdto ♦
For/é per forza già di parUfia
Si trauolfe cofi alcun del tutto :
Ma io noi uiài*^ ne credo che fta^
X X»
Tratta il poeta neìprefcnte canto le glini
douini, ciò è-, di ijuelli che hanno proi
funtuofmenfe uoluto preueder le cofe pif
ture,pofli ne la quarta lolgia, la pena
de juali ^ dhauer il uifo t la gola inftei
me uolto al contrario uerfc le reni, e co fi
per effer lor tolto il ueder inanl^, ueni
gano in dietro, E tra cofloro finge hauer
ueduto Manto T ciana, da la<jualmoflra,
in perfcna di Virgilio, hauer origine la
città di Mantoua , DI nuoua ptna
mi conuien fir utrfi,\\auendo il poeta a,
trattar di nuoua jjetie di peccatori, e'
rjecejjario chi li conuenga , come dice,
fir uerft , necjuali tratti di nuoua pe',
ria, douendoft ogni uitio fecondo la jùa
egualità e grauita punire con propria e co
degna pena, E che dia materia aluen'^
iefmo canto DE la prima can^n, ciò
r^Df laprima cantica,CHède fcmmfrf^
j iJiHiQ accorrer de laf^a defimaia coniitme. Ma come efp fu9
C A N T O, XX.
MÌtit iifcff(fiu laffoy giù ne la hlgU in /oro, r confccj^f ni f mefite fh uicinO afe, affayue ci^fcu
)ìo (jJÌY mirabilmente trauolto dal mento A L jfrimpio del ca/fc, do è , Alf rinci^io del f etto, Jfey^
àe il Kolto era tornato da le reni, e fer effer lor tolto il ueder dinanl^ conueniua^che efft uenijpi
Yo in dietro . A dun(jue, fc opun di coftoYO era trauolto dal mento al jfrinqio del jfeUo, la gola,
che uifn ad (jjcr in me^ tra (juefli due efìremi, era infieme col uifo torta, e uolta al contrario .
FOy/f \erfìr^ già di farlafia, Sonfi ueduii de faraletichi, ne ^uali haptuto tanto la irtfirrr.ita,
che gliha trauolti infirma il collo, che hanno guardato in trauerfc, ma mn che mai fifa ueduto
ihi hahhia guardato in dietro,come ilpeta finge di cofioro^CndeegliJìeffi dice^non hauerkmai
uedkto, ne amora credere che fa j^ofptile a uederlo •
Se Dio il Ufcì Lettor prender frutto
Di tua lettwne *jhor penfa per te flejfoj
Comio potea tener lo uifo afciutto ;
Q^uando la noftra imagme da prejfò
Vidi fi torta j chel pianto de fiocchi
Le natiche hagnaua per lo fiffo .
Cert ' io piangea poggiato ad un de rocchi
Del duro fcoglw fi ^ che la mia fcorta
Mi J/Jjf; hncor fci tu de gUaìtri [ciocchi
Qui uiue la pietà , quando e ben morta ♦
Chi è più fcelerato che colui j
Chal giudicio diuin paffion porta !
VriTjji la tefta , driTjji ; e ucdi a cui
Saperfe a gliocchi de Thehan la terra y
Vcrchc gridauan tutti ^ Dowe rui
hmphiaraoìperche lafci la guerra i
E non refìo di ruinar a uatle
Tin a Minos , che ciafchiduno afferra ♦
M/M, che ha fiitto petto de le f^aUex
Perche uoUe ueder troppo dauante 5
Di rietro guarda 3 e fii ritrofo caUe ♦
lì frutto che fuo f render _ iHettore di (jue^^
fia]ùaletime f e lammaffr amento di
non lafiarf incorrer rtluiiio che (jui fi
funifce^lmjf ero, che il freueder le cefi
jiiture fijfetta fclam.ente a ViOjiljual ha
finafrincifio ueàuiol tutto. Et il uoUrft
in (jueflo agua^Ànr a lui, e- fmm.a p o{
funtione, cifrale fvr"^ de mortali, i^
jualifer m^olie uie, e ffetìalmente czn
[aiuto dalcun Demonio, fi prjìitiof men
te, cornee afferma S . Thom. infccfcc, fin
gegnano di uenir in tal cognitione . h^.a.
j^erche Dante fi moueffe a fiefk ufdendo
in coftoro lanofìra imagine fi torta, chel
fiantù de gliocchi hagnaua loro le farti di
dietro fgnifica, chel fcvfc, feria firn imii
ferjiua e corta ueduta, non giudica [ìnon
le cofe fyefcnti, 0 foco dijìanti, e tjuelle (è
€ondo lui,il(jual fi lafcia legitrmtnte traf
fortar da le fa/foni fcn"^ confderar fc a
ragione, 0 torto fi moue , Ma Virg . in i
tejo fer effa ragione, lo rifrende dimoi
fÌYdindolij^chel m.ouerfi a fieta di gufilo j
he Dio ha giufmenf e giudicato, e firn
vna fcflerate^, ferche non ^ altro, che oprfi algiudicio e uoler fuo. Onde dice, QV i uiue la
fieta ijuando e len morta, che tanto uien a dire, cjuanfo che in Inf . non uiue fieta, fer che i u)A
ui uiueno, e non i morti, KfX in Inf, e fclamente giuftitia e non fieta, C nde di fcfra rei ttr^ can
io, Mifcricordia e giufiitia glidifidegna . DRi^^ la tefla dri^"^. Come nd xiiij. canto dicémo,
quando trattamm.o di Cafaneo, Anfiarao jii uno dt fcUe regi che andaron a ìajpdio di Thfhefer
recuferarìl repo a Polinice genero d' Adafiro Re degli Argiui, che da Eteocle fratello deffo lOi
linice gliera occufato . ìlcjual Anfiarao, fecondo Quid, nel \iiif, hauendo fieueduto che in tal
tj^editlone doueaferirf, fcfcofc fer non andarui, e fio ad Erifile fua jj?ofa fece noto iÌà<ogo, m
Argia f^:ifi di Volinxte éefiderando lejfeditione del marito, corrufe con doni la infida Enfile, fi.i
che trovato A nfiarao, anào con glialtri Argiui in tal ej^editione^ e giunto a ihele, ne la frima
lattaglia fc gliaferf la terra fctto inghioiillo. Onde il petti finge che rouinaffi fin in \rf . e
ihe hora da Mirg. li fa in jueflo luogo iraglialln inlouini mofirato iicenio Dri^^ driz^ la te
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Postillati 16
I
INFERNO
pycWct^^r quello chffm^rua, Utmeua china, E Veli a cut, E Ufll a chkerfc U ter^
^ citello, che h ueier n^n/.J^eU^ua a loro, hora guardino in dietro, Onle dice, che/ILll
cde,c.. ..Torto fcnuero, Non efendo proceduto f la retta uia,che ra^ioneuolmee doueatn7
Vedi Tlrcfia^chf muto fimhìme.
Quando di mafchio fimina dìucnne
Cangmdoji le membra tutte quante :
E ^rìma poi ribatter le conuennt
Li due fermenti auoìti con la uerga j
Che rihauejfele mafchili penne ,
Arunta è quel, che al uentre [e gliatterga
Che ne monti di Lunijdoue ronca
Lo Carrarefi , che di fitto alberga
Hebhe tra bianchi marmi la Spelonca
Ver jita dimora tonde a guardar le jìeUe ,
E/ mar non gliera la ueduta troncai
E quella, che ricopre le mammelle,
Che tu non uedi, con le treccie fciolte^
"Et ha di la ogni pìlofa pelle *
Manto fii< che cerco per terre molte
Vofciafipofila,doue nacquiot
Onde un poco mi piare, che mafcolte ,
Tofaa chel padre fuo df uita ufcio,
E uenne ferua la città di Fiacco
Q^uejlagran tempo per lo mondo gio.
TÌYefta,fÙTheUno,f fecondo Ouid.nel
ter'^, f affando un difer certa fdua, haH
te- con la ueyga due fermenti che uideim
fieme ejfer auolti, efer (juefto ii mafchil
diuenne jtmina. Tornato pi dopo fue
anni unaltra uolta perla mede/ima [di
Ka, ifouo nelmedefmo luogo li due feri
j^erttifur ancor auolfi, icjuali unaltya mi
ta con U ueyga hattuti, ritorno mafchio,
offendo poi, per hauer e luno e /altro fcfi
fc prouafo,eleUo giudice tra Gioue e Giù
none, in chififfe maggior appetito ^ in
citamenfo nel coito, 0 nel mafhio,o ne
lafèmina, Tirefta pronuntio , e yettamé
te, ne la ftmina ejfey maggior libidine, di
che tanfo ne fi{ inimico, a Giunone, che
li folfe il lume de g!iocchi,ma Gioue lo ri',
fioro con darli furilo de la mente in feri
ma, chepreuedeua le cofè fìitur e, perche
iraglindouiniè- dal poeta pofìo in ijuffìo
luogo , ARunfa è- cjuei. Dopo Tirei
fia ueniua Arunfa, il cjuale, perche uoli
geual tergo, ciò ^, le reni, infieme col
uolto al uentre di Tire fa dice, che f( gliat
rin^uifcno quelli d^ carrara terràp^a le O^e^r^^^^ ""7^' '''^'"^ '^''t'
candidi e molto duri Cr..^ ''^^^^''/fr'''^^'^^^ marmi,che per effer
X^^^^^^ H.g,.^..y., coflujer hL
fnsdemoreuTlZ^^^^^^
• V - ' fwrarum,^ monituf erratis in aere penne
lede
CANTO. XX* - r T f f
Uc Jii B,J, fenhf a lui er. dedUat,, efjlnh di c^uS. Dio, E ia ^li Athmefi caut.t,
cye^ntf che occur^to Uurua m Thde la imnmJe, ef^tiajfer fffi AtUni^f U citta tnhufma,
lITenh moml fadre, c^ndo uaganio rxo/fi/.f/?, KfT uhimn.ertif uenne in Wha cue,fmn
Jo\JÌY^.nel X. di T iterino Dio M TeumfaYtOYi Ochno, altrimtm Bi.Mor^ ilc^udfz\'. U città
a Manma, f co/i U nmino dal nome àe U rr^Yi, D^rJr imo fÌYa eh f SJiYg.in ciuel luo'.
•0, PeY oYr^Y il fu. ^om., 'SiafP Uf^huUf^, ^ ^ ^'^'iT' '''' ^' ''T''
WufdYfYno in fine de la difcYiUionf di cfuella, che in ferfcna di lui dira, Vno tajfmo la umta
ftn'^ Yiun^gna, ofYodiyfc tu odi^imai originar altrimfnii la mia terra •
S«Ji tn ItciI/4 heUa giace un Uco
A pie de Uìfe , che ferra la Magna
^oura "Xiraìlì'^fir ha nome ?>enaco^
Ver mille fónti credo , e p/w fi bagna
tra Garda^ e Vaìdìmon'ica Vennino
Ve lacqua , che nel detto Ugo Jìctgna ,
Luogo e nel mezp la doucl Trentino
Fajlore^e quel di t^refcia.el Veronefi
Segnar foria *Je fiffe quel camino ♦
Siede Pefchiera hello e fòrte arnefe
Va fronteggiar Brefciani e V^ergamcfchi ^
Oue la riua intorno p/w difcjfe ♦
lui conuien che tuttoquato cafchi,
Ciò che in grembo a Benaco jìar non po
B fhjfi fiume giù pe uerdi pafchi ,
To/?o che lacqua a correr mette co 5
No« pm Benacojma Uentio fi chiami
fin a Gouerno , doue cade in Po ♦
l^on molto ha corfo^che troua una lama^
Ke laqual fi dijìende^ e la impaluda*^
Efuol di fiate talhor ejjcr grama ^
Vohnh lefcriufY loripnf Ji l/.<mtoua
fatyia di Virg. e cjueEa dimcJiYare fjfr
froceduta da la djfcfiior,f del fio, uien
in feYfcna df/fc \iYg.a defcyiueY il l^'^O
ii BenaiOy cof detto da gliantichi ferito
YÌ^ho^ginoYrìinafo iliaco di Cf-rda da
una ifYYa di (juejìo n:.Yre pjìa (jKpf al
frincipo deffc lago da taf arte uerfc Ve ;
tona, perche da cjufUo, corrt uedrerro^ra
fce la dij^ofuìone di tal fio . Qi^efo la}
go aduncjue, è fojìo irai VeYor.eJc, il BYf
fciano, C7 1/ Tremino a le Yadid de rron
ti comjfYef dal contado di TiVo/o dal jfce^
ta detto TiraHijfqra deljuale fcnofoi le
alti(fn:e alficìe fcYYano, corr^e diceja
lAagna diuidendola da Italia . Ua (jt.ef
fio lago di lurgì el^ xxx^^i, miglia, e
doue è'fiulaYgo xvi. f doue trevo \i*
Continua la fua lunghe a le Yadici du
no de detti monti, da cjuelli del faefc noi
minato Vennino, oue fcno Idlilfmi zj*
amenijpwi giaYdini di cedYi, rigati da in
finiti lin'ijfidiff mi finti, le cui ac<^ue, da
QaYdaa V aldinr-onica ualle nel ^re^ciai-
fio, caJ.on efugnon nel detto lagò, E jul fatti gli f0t ori ingannati del coYYOtlo efilfc tefto, fa
cuitando lun UUyo, Unno fYefc grande errore, fer hauer intefo Valcamonica UfUe nd Pagan a
fco lontana da ijuefto lagofiu di fx, mi^.ict, pr Valdimoniu ualle nel BYefciano, che ccnfnafi.l
Mo lago da la ^aYte difcfYa, Cofi detta da una te) Ya jfcjla ne la ualle, che Monica f dorranda,
<ome ^aldifMio chefcguita dietro a cjuefa, e- denon.inaia fmilm.eKie da una terYa j^offa in c^uel
la, che sabbio ft domanda, Auenga, the yalmonica,e mn Valdimonica jfer cOYYuttela fa hzggi
da molti detta, E cof hanno intefo Afennino m.onte, (he diuidefeY lo lungo tutta Italia, jfeY Veni
nino che hahhiamo difqra detto, fcn-^ confideraYe, che le accjue che cadono da lafmjha ccfìa de
Iffue al^l, uanno tutte fn a Rauenna a caggeY nfl fiume di To, comlathifn.o ueàtto leì >\ijart
io, e non in (juffxola^o, ancora che da f.{ella farte lifìia, ma tanfo da lontano, c^uarJo r da luf
nealaltre di (\iiefìt due diueYfc alfi . Ordina adunque cofl teflo, Vennino f Ugna tra CaYdé
* SaUimmu de lac^ua^che jr^y mille, credo, e {iu finti ftagna nel dm lago . S./jrVnro #r
INFERNO
gfinlifirmt fnfuntbne il uder alterar m iffto. Ma nw minor ifnirdniia crfìiamo eh f,a iU
Urferfcutrar in uno errore, ej^mdmente ^uanJa fi conofce tanto mamfiflo e chiaro, de non uè-
contradimne, come di ^uejìo e di molti altri fi fuo ueiere . l Vogo è nelme^ la, huel Iren
Tn W'' '''' '^'^"l'O'ghez^ a ^uefto lago ^ contenuta tra Pefchiera «,
fleUo nel Veronefepur a riua U lap, e Rìm di Trento, er in me^ apunto, furfula riua, ,m
co lontano da Malfcfcne, efer contra ad una ifcletia ietta S. Giorgio, è- un Ìuo0o,che uoharmen
te fi chiama Termellon, er è- per corrono uocaholo, Imptro che Terminon da termino uuotefer
detto, perche tjuiui termina e confina il Brefciano er il Trentino, E perche tutta lacaua del lac%
e- de la diogef, e giuriditione Meronefe, pero ^uiui il Veronefe uien medeftmamente ancor a tir)
minare . Adun<jue, perche in iure Canmco è diffintto, che 'ioni Vefcouo può fclamente fconar e
'''"'f'"'^ru*f'^g'f''mnpiuoltre,per'o dice,chelpaftor Trentino, ciuel di Brercia,tFilV,
rone,c.fc)rfe f,el carmno,poria fino a .juefio Ugofignare . Slede Pelihiera, Pefchiera è- U
lo e firte^rnefi,perelfircalìel munito di molte belle e jirti torri. Arnefi fino le Uilie de U
cala de leniuali eHa ne uien ad efcr ornata, come, per fimilitudine, il poeta uuol infirire,che autl
paefiera ornato di ^uefio cafiAo D A fi'Ontegg.ar , ciò ^ , Da contrafiar Brefiiani e BergL
font flf' ■ ''^'rrt ^' 1"'!^' ^"'f'f'"' E f ripa, daLal
rc.nenutolago,.pMa che in altro luogo. Onde dice, Ouela riua intano liildfic/lfc,
gu,t , c.e lacjuafcpraion J,nte che nonpuo/iar nel lago, efce tutta da ctuefta parte, e fi^jL
uerJipafihi fiume, ll^.alfitofio ch.fce de lago, ecomtnciJa correre. L e ice, Tofi iSl
'alZlZ : 7 ^' T ^-/^^'"■-'f'" - fino a Co J
>c.. de la prefinte cantica in perfina d, Bocca de gliA^L trattando delpo{^ d .i.aZ nel
del'-ìu-.l ueftofiumefipaludeintornoaMantouai E chiamala lama per la fimilitudin cor>
r IZ l' ^'""^'"^" f'"''f"'^'>ri''rnome, chiamala uaRe ancora Ucca, Seno ,
Orernl^ come chiaramente uedremo nel preallegato luogo delvurg. Uon ha adunaue Sol
finde, E impaluda, CIO e-, Ene/npalude, EfuAtalhora di fiate ESfir grama ElTerU 1
ciua, emalfttna, perche da aueSa Tr .a..,' i ■ t a l'S"""''i'^ll'J"W>^*
I i nV '^"^' 'fr''^''^'^'^'' letale flaoiane, certi froO^^
generano alcuna tolta fefiifiri e mortali/fimi mork . ^ ^ " ^ '
Qjcindi ^affando la ucraine cruda
Vide terra nel me^p del pantano
Sen^a cultura, t dhahitantì ignuda,
Lfjer fiiggir ogni confirtìo humano,
^.Jìette co fitoi ferui a fiir fiie arti
^ u,fe ^euikjahfi,ocorpo uano,
Clèuam,mpo,,che intorno erano (hartt
Saccolfero a quel luogo , chera fi>rte '
P«r lo pantan,ée hauea da tutte partì
Vien ultimamente a iìmojlrare , come
f affando Manto, dopo molli paefi cercati;
da (juejìa palude, che da lacaua del detti
lago hauea origine, e ueiendo terra in
me^ di cfUfUajh'^ effcr calliuata, e nu
iaeuota dhatitatori, giudicandola atta
'fuoiincantefmi, fi firma auiui co feri
ni, oue ultimamente morenid, i circunt
Micini al luogo uifadunarc, e ufggenioh
prie iifito,i(r ejjfir cinuniato dal fa
T\4
C A N T
ter U citta foum quelloffa morte ^
E pfr coìe'h che il loco frìma elejfcy
Uantoa lapfeìlar fenT^dtra forte .
Cia fir le genti fue dentro fiu J^ejfe)
Trima che U mdttìa de Cafalod't
Va Vìnamonte inganno riceueffc ♦
Vero tifjcnnojche je tu mai odi
Originar la mia terra altrimenù ;
La ucrita nuUa menT^ogna frodi
tano ie UfaìuJe, ut elificaro la citta y t
dal nome <ìi hi, chf j^rima h^ueua fitto
elettione iflluogojanominaron Mdns
toa, SEn'^ltra forte, Verche gliantichi,
eiificafo che haueamla città, le clduanol
nome a forte, o uermente da ^uahhe ai4
gurio, come in Tito liu, di Roma, Et ap
fre/fodi Varrone Athenef U^ge, CU
fiirle genti fue, Vuol fer^ certa hijìoYÌa
dimojìraYe, che (juejìa citici era fiata ah
tre uolte molto fiufofolata Ji ciueUo, cheu aHhord, E Ihiftoria dicavo effer (juffia, che hauenio i
conti di Cafalodi, CafieHo nel Brefciano, occupato in Mantoua la tirannide, Vinamonte de Buna
cofp, nohile di ijueUalcitià, conofcendo glialtri nolili ejfer molto odiofi rf/fef o/o, ferfuafe fgacef
mente al Confe Allerto Cafalodi, che allhora reggeua in aueìla, che doueffc fer juahhe temp ri
legare ne le uiàne cafìella alcuni genfiihuomini, de cjuali egli più ft dulhitaua difoter fj]^ Y imf
fedito a ijuello, che intendeua di uoler fkre afffYmandc, (juefta ejpr la uia da fiyfi f(Y[m]re il
fofolo leniuoh V offetjuente. la(]ual cofa mandata ad effetio, Vìnamonte ^^Ucaiolfofolo efàuoi
fcb amico, tolfc, col fiuor di quello, la Signoria a Cafhdi, e mifc a pi di jfada cjuaft ■ tutti gliaì^,
tri notili chetano rimaft ne U ciuà, ^ abirugio le cafc loro, e quelli che da tanto infirtuniop^
ieron campare, andaron in perjfetitOfffdiotalmaiU, che la citt^ in gran parte defclafa.
Onde dice, che prima che la matiia e ftolfitia de Caf^hdi riceueffe inganno da Pinamonte, dando
fide a fuoi fraudolenti confgli,le genti di ciuella dtid fi,ron dentro già più ffffp in numero di
quello chera allhora . VEro taffenno, Dim^fira Virg. a Dante lorigine di Mantoua fua terra,
a ciò che fc loie mai 0?.iginare, cioè', darle altra origine , o principio, NW Ha men^gna, Nfjfm
mendacio FRoJi, ciò ^, defraudici inganni la ueyita .
E/ /o; Maeffro ^ t tuoi ragionamenti
Hi fon ft certi j e f)rendon ft mia fède;
Che glidtri mi farian carboni fluenti ^
Ula dimmi de la gente , che procede 5
Se tu ne uedi alcun degno di notax
Che folo a ào la mia mente rifiede ♦
hUhor mi diffc ^ Cluel, che da la gota
Verge la barba in fu le frolle brune ;
¥u*y quando Grecia fu di mafchi uota
Si 3 che a pena rimafer per le cune^
Augure ^ e diedel punto con Calcanta
In hulidc a tagliar la prima fune.
Euripik hebhe nome ; e cefil canta
Làlta mia tragedia in alcun loco t
Ben lo fai tu *ychc la fai'%tta quc<.nta*
[a prima fune, f far uela, nel porto d'Au
lidt di ^etji, ijuando Creda, per andar a laffedio di Troia, fù fi uota di mafchi, che a pena rii
mafcropeile cune iixc\o\i fanciulli, cherano ala guerra iy.hahili, come uuolinfrire. l^ehfe,
iice^ norne Empilh E co/t io (.anta t nominain M luogo LAlta mia tragedia, Ulta mia Enriu
A ccetta Vante per cofa certa, e frefia in
duttitataf: de ale parole di Vir^. perche
tjuefio de fnr m tutti i cafi fmfre il difei
polo uerfo del huon precettore , Mrf lo ri^
cerca, che fc de glialtri che uede proceder
per la holgia uene- alcuno degno da effr
notato, the glie lo della dire, perche la
mente ftta'Rìfiedf, ciò e", anchora torna
tìftrire t!T af^ira pura cjue fio, ef fendo U
cognitione de f articolari propria del fini
jc . Allhor mi dijfe, Rijfonde MirgiL
che cjuel che porge da la gota la larla fu
le JfaSe hrune, E i^Uffio e' il cjuarto'n o^,
do, in dimofirar che haueua uolto il tufi
al contrarie, fii augure, e diedel puto con
Calcanta, augure arrcoya egli, a tagliar
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Postillati 16
r N F E R N 0
iéi idmf ^ttatn tragico pile yf^ufnflfcconh dice, Skjpfìift SuYyfìluYnfcitatum Ovacuta PÌìCtti
Mictimur, ifcj; ajytu hfc frijìltia dieta Yrfòrteit . HurifUe adun^jue Greco, infeme con Calcari
la augure TroittMO, e mandato da Priamo in Delfi a loracolo d'ApoHine a fqer che fine doueuM
hauer la guerra, chefègliapparecchiaua da Greci, comfciuio che Troia douea perire, procuro de
la propria falute, tsr accofiofpa Greci, i^uali ejfendo tutti fallii fu le naui nel porto d'Aulìde, oue
erano adunate per andar a Troia, diedfl punto, nel(]ual,per hautr jtlice nauigatione, doueanq
tagliar la prima fime,che teneua lancora de la naue capitana per fir infeme con tutte laltr* uela,
Q^WfMro, che ne fianchi e coft pco^ ÌAichele ScoUo fu diScotia, E dlceelpf
Michele Scotto fu $ che uermente fiP^^^ ne fianchi, rijfeuo a hreui e fchiet
De le maliche Me feppel gioco , ^^^^^h chf non fdamente gli Scoffifi^
Vedi Guido Monatti t uedi Afdente; "^'SJ' Inghdefi, umenghi, e Fran^,
Che hauer intejo al cuoio 6^ a lo IhM ff^^noaRhora Vualtempo diVedm
Uora uorrehhe\ ma tardi fi pente . ^'/j''^'' '^ì''^ dicano hauer predetto.
Vedi le trifte^he lafaaron chedoueamorirau^^^^^
T n. 1 iCr c r ■ r ■ Jt pi mummie inftm3 in unu uiU<t ii
UjPoh, d fifa ; e ^cerf, ,nd,ume : p , ^-^^J^ j^, „
fcar malie con herbe e con imago , i„,,f, r„mimrfc rmn^la, e cofmoUt
Ma menne homai t che già tien d confine scotto haun «juiuoMol nome, in
TiambeJue f.'themijferi ; e tocca landa quella fi morì . Preuiif, dicano, /ìmiìf
Sotto Sibilia Cam, e le (pine, mente la fropria morte haker a proceder
E già hìernotte fu la luna tonda'. f i'óal fuffè di cerio fefi, e ci/ì fi, efcn
Ben tcn de ricordar ; che non ti noc(^ut io in chieft a capo fcofnio perrenerir ti
Alcuna udita per la felua fónda, corpo di chrijìo . Soggiungono di lui co
Si mi parlaua 5 & andauamo intrccque . fiincrediUe, chefin^a fir alcun prepaf
ramento, ionuilaua a limprouifc numera
grmie dtperfcne,foi cojlringem in un momento gUfiiriii a portar le uiuande apparecchiate ,n di
uerfi e lonlanpaefi . Guido Bomttifù da forli ecceller,, fmo ajìrologo, er in afìr^o^ia cmm
[t un libro moltofìmato ancora da tutti <juelli che di lafarle fnnno projluione . fu in Lnde egi
mafione afpre^c del Conte Guido da Monte filtro /ig„or di Forti, llqual non andaua mi in kL
glt^l<nonalhoradmlidalui,ecofierafemprefuperioralinimico. Afiente dicano che fi, da
Farm, e che^ceuafcarpe e hen che fiffe fen^^ dottrina, datofi a larte de lo indouinare, fredilfe
mlle.cofe e/JretialmentelarottadifederigocheraalafPdio diV<,rma. V£di le trilìe.Per L
jìe intende tutte quelle fimine, cheper darfi e le malie ^ allineanti, che fifinno cmunemìnte
Me e conm.gini di cera o daltro.fctto certe cojìellationi,haueano lafciato i lorofimimli efi
fcratu, come il cucire, teJPre e filare MA uienne homai, V fa defcrjme di tempo dim^firln
rZ/Ti . STI ^^^"a tonante, ^cfual creolo 'e termino tra luno e Litro hemiifirio, e toc
C.U. Ind. Otto 9,^^^, cn ^,S, tuffi^.ua, come par al uulgo.nel mar doccidete, hifeLua ch4
luna,^inB<ori'fcpradelori^,,teorientale,peylo j^atiodi U grad,,ercheTrnm chela
'''^^-/f''>f<'^^'i'^'lìiroppofita.lfcU,,f^^^^^^
P,che da ocadente in oriente,ogni di naturale uerfclfcle per lo Lio di x,ù iJLZ
CANTO. XX.
loftuYaPucf, e eh U hm ftt in offofiiione o.lfcìe,a la [cruente mftf chfcefe lì cenilo in cerchio
ter Vlnf,fin a tutta (jueftcì Quarta bolgia, corfc il ie-mfo dun di naturale, nelijuatla luna, come
haUiamo detto, fera accojìafa al fole fer lo jfafio di xii/\^adi, Se ejfa luna era hora giunta a hi
fi^nte occidentale, Ufpgnaua chel fole, ilc^ualnon gliera più in opjfofmne,fijjc tanto plito fcjfra
iflori^nfe ori(ntale,(juanfo la luna in un di naturale fera auoftato a lui,chera, come hahhiam^
if ito, xiij. gradi. E fel fcle era [dito in oriéfe fcfra de lori^nte xiy\gradi,era lacrima hora del di,
mtc non finita, comeuedremo che fura nel feguenfe canto, Oue in perfona di Malacoda dice, Hier
fiu oltre cincjue hore che cjufjìa hotta e cet . Venhe a compir effa prima hora, il fcle haueua ani
cord falir due gradi per giunger a x\, toccandogliene fanti per eia fcun hora nel corfhchefk da
ùrlente^in occidente, e da occidente in oriente in xxiii^\hore, per li ccclx. gradi,ne<]ualiè (dii
Pinta lottaua sfera . Sihilia è' noUle citta ne Ifftreme parti de la Spagna, onde lo fìretto, per hi
ijualantra hceano, e fi ilnofiro mediterraneo mare, che ua diuideniofìn in Soria V Afftica da
VEuropa, e denominato U (juella, lo ftreUo di Sihilia . Cain e le Jfine fcno inteft da uolgai
ri per cjuelle omlre che fi uedono ne la luna, perche par a loro che fa un huomo ilijual hahlia fu
Iff^allf un ffcio di pruni, cjtiflli che uoglion dire, che jmificaua ^ Dio . £ Oia hier noUe,Se4
guita in dir ijuello, che hahhiamo detto di fcfra, eh la notte dinanl^ la luna haueua fkttol tondo,
e che Dante fe ne de hen ricordare, perche la fa luce non li nocf<e, ma ligiouo,come uuol inferi
re, (Quando ffmarri ne laVOnd do h, Vrofinda,frlta, e ffeffa, e confccjuentemenfeofcurafcl
ua, come d\ffe a principio . Impero che fe Dante non haueua fkuo haiito ne la uirtu, perche il
fcle, ciò e' il lume de la ^ratiapoteffe co feguire. Non haueua ancora fàuo halito nel uith, perche
da ìofcurifa de la fclua, m è-, da ligmrantia doueffe del tutto ejfcr ofpreffc . Adun(jue,f( no uei
ifua propriamente la luceMfcle, la uedeua almeno per refeffo da la luna,non ejpndo la luce che
■ uien da cjueda, altro che lume del fole, ilijual per yeffffc ne uien da lei, chper f fteffa, e fcn'^l fo
U, non ha ne rende lume ne luce . ET intYOc(jue, Et intanto, (juelio che i Latini dicano. Et ini
(erim, inferea, andauomOf^Simila (juellQdel ter'^ canto, No» lafciauam landar perche dicefi
ft^ Et ^,fcondo chgliftejfc r frrifce nel primo lik de la fua uolgar elo(]uentia,uocahol Fiorentina
d^l fuo tempo, oue trattando de 'idioma de Thofani dice, che i Fiorentini haueano in ufo molte uoh
U di dire cofa fimila (juefla, Manichiamo introc^ue, ciò e ,Mangimo intanto nd facciamo altro*
CANTO. XXI.
Cofi il fonti In ponte altro parUndo , Vefcriue la quinta Ugia,ne lacjual fa
Che la mia comedia cantar non cura, no puniti ilarattieri in una Mente pece
Venimmo 5 e tenauamo il cclmo^, quando g^''^''' da gran moltitudine d\ Vemoi
^ . 1. i.u^^cm»^ marmati duncim e 0rafn, ter far che Ita
Renammo p r ueder Ultra fiffura ^^^^^^ ^. .uena,eytandlvante cpra
D/ M.^6a/^eje ^Mr/p;..^; uamt ieffaUgialuede ueL^uehcemenUcor
E wdiU mnahtlmme ofcura . ^ ^^^^^^^ ^.^^^ ^^^^^^ ^^^-^^ ^^^^^^
Q^uale ne I hrj^nal de Vmmnt ^^^.^ ^^pj ^^^./^ ^-^
Flotte linuerno la tenace pece ^ Partito poi, virgjafia Dante nai
A ripalmar li legni lor non fini j fcojìo fui colmo del ponte, e paffa dal altra
Che nautgar non ponno ; e in quella uect parte di ijuetlo,oue affalito da gran furia
Chi fa fao legno nuouo*,e chi rijìoppa deff Demoni, richiede di uoler parlar aà
Le cofìe a quel, che più uìaggi fèce^ un di loro, dejuali ftttof inan'^ Malaca
ai ribatte da proda , e chi da poppa 5 i<t, Mirg. li dice effcr mofjc da uoler dii
Altri fa remi, ^ altri uoloe fane^, uino per guidar Dante e pero , eh 0 deb
Chiter^ttHfAo,^ mimon rintoppa^, t^l^fi^r andare, [erch atta^tolorgoi
INFERNO
Tal non per juoco , ma per diumane
BoBia la giù fi una pegola Jpejjà,
Che inuifcaua la ripa dogni parte ^
lo uedea lei 5 ma non uedea in effa
Ma, che le bolle , chel bcUor Uuaua^
E gonfiar tutta , e rifider compreffi ♦
jf/zorf MaUcocldyfn deftjìer glialtri k
limpreffj e Vir£, chiama Danfeafe^iU
ijual uemtOy Malacoàa dice loro non jfoi
ferfi più oltre faffar per juello Jcoglioy jfff
e/pr rotio torco pflo che pa/fa fcpra la fè^
fia holgia, Mrf che uolenh proceder più
oltre, fc ne uaiinofu per ijufBa riua, che
Hf^T^IJirJl C ^ "''''P'^' ^''^'>»h'-hfandaMW ter quella ma.Mai^^^^
* £0« . mfo« , .ly.rUi, llf,e<a rifigi,. Irfayole un.bra u.uÀa iette in finlieìfi
CANTO xxr*
eo/f anldnlo VlfWif mfonffy eh fra dal (juayfo al tjuirìf^^chf fcfrajtaud <f ^wf/?rf tjulrJa lolgti,
farlanio alito, iht \a fia comeiia^feY non ejfer cofe molta a profofifo, non cura canfarf, \enf^
ro e tenfuanol calmo, Intendf del juinfo fonte, cjuando Yejìayon jfer uedere L Altra [effura, ciò
r-, lalir<i ualle di Maìehol^e , chera la (juinta, Uijual fra k due riff eya in fvrma dun fijfc, Et
udiY, come uuol inferire, glialti fianti V Aw/, perche in Inf, non fon giouare, E Vidila mirahl
mntf ofcuray VfYche la ueriia, lacjual ferfee- fcmfre chiara ^ apparente, nel barattiere uien ad
ejpr ofcurata, e fatto mille fraudi ricoperta . qvale ne larfcnal, BoEiua nelfvndo di juefta tot
già ima tenace e ff^lJà pece ftmile a (jutHa, che lode il uerno, (juando non fi nauiga, a V inedia
tie VArfcnalf, A ^impalmar, eia è, A rinfrefcar di pece, ftojfpa e chiodi i loro non fani e difitf
tùft legni, a ciò che poi la fiate poffino andar a uiaggio. Ma ijuiui Mina non per fuoco, come ne
V Arftnale, MA per arte, Ma per uirtu diuina talmente, che da ogniuna de le parti inuefcaua U
ripa de la hlgia . IO uedea lei, ma non uedea in effa, Vedea la pece infiperficie, ma non uedea
^en{YO in ijUflla, Verche il Barattiere fi p^o len uedere, ma non la fraude che ti uuol ufare, che
t^uejìafìa nelfuo fccreto, MA che le holle^ chiama lolle ijuel gonfiar che fa lactjua nel hoflire,Ma
rw lacijua, per efpy rara, tali hoUe efcano fuori in fuperficie, (juello che ne fon fnr ne^ la pece, per
la fua denftta, ma gonfia, come dice, tutta, E Rifteie, Et athafja COmp effa, m e-, Tutta in ;
fime . Q^ie^io figmfica, che ijuarìftm<]ue nonftpoffa ilfecreto dd barattiere pfrftttarr.entc uelef
re, ne conofcer la fraude che uuol ufare, fi poco come fi uedono le holle fctto de la pece, Kondimei
no,peYalcunefuoielìrinftche dimofìrationi, fi può molte uolfe conietturare e f^r giuduio de la.
ftia fècretamalitìa, come per il g(^nfiar de la pece fi giudica, che le lolle fieno dentrù di quella,
^uenga che non paini , ne fi mojìrino di fuori in fuperficie •
mmre la giù jìjàmcnte mhaua^, ' V^entre che Dante [taua chino a mirdr
Lo duca mìo dicendo ^.Guarda guarda y p^^' W'^y ViV^./o tiro con prei
Mi traffc afe dei luozo , douio Ftaua , fie^l^afc diladoue amirarejìam di'.
• «rn TL f^v^^ cendo, Guarda Guarda, ' Onde dice,che^
Aìlhor mi uolU * come Ihuom , cui tarda r n r t i
1 111' ' c ' 0Ìt h uolto tutto fmarrito per ueder (luel
V, ueder quel de U comien fi^gg.re, ILfiffè ,nJ.Urmen'ech. fkL,
E cu, paur<, fubua fga^l-orda ; , ^^^^^ ^. ^^^^^ .j,^^^^^
Che per ueder non miugml prUrt t ^-^^ ^ ,5,. ^^^^jj-^^-^ iifi<g^iYf,% ad,
E uìit dietro a noi un dmol nero f.til^uolfJdttctfauraSCoglkrio.óo
Correndo fu per lo fcogUo uenire , inifholifcf e leuali i! uigore, come ne
Ahi quanto egli era ne lajpetto fiero ^ U cofc pauentoft * fimorofc cjuaf fcmpre
B quanto mi parea ne latto acerbo fuol auenire, CHe, Et ilcjuale ancora, na
Con lale aperte , e foural fie leggiero ♦ indugia il partir per uedere, Tenhe ^ua
Lhomero fuo, cheta acuto e fuperbo , ti<n<\ue ueda la cagion delfuo temere,pet
Carcaua un peccator con ambo lanche ; ^^^fto mn tarda pero la partita . Lacjual
E quei tenea de pie gremitol nerbo. cofa moralmente fgnifica ch^ ^ua^dol
-* o y^^i^ ^ f^^^fQ „^ cojiderafione dun
ftitio, fotreUe leggiermente lafciarft contminay la quello, f non fiffe la ragione, che conofcendo
^uefio, tirandolo con pr^fleZ^ afe ne lo rimoue, E cjufUo, cOnfiderato, mediante effa ragione, il
fericolo, tutto de la paura fi fmarrifce . AHj (Juanto egli era ne lajj:etto fiero. Tutto ^uefìo che
Jice del diauolo sha da intender del uiiio conofciuto da lui . E^ aduncjue fiero tST acerbo, perche
fiuda è' più horrendo et ajpro nafc^ndo da tjuedo la eterna danaiione,ne mai ci lafcia recjuiare fin
jrt tanto che haUiamo fitti in lui tal hahito, che da noi non lo pofpamo/cn'^l diuino aiuto rimoue
Uj> e' (0» lale aj^erie^ e leggiero fcpral j^ieje^ A ^inotare^ (guanto ad^ie e pronto'' fempre fa ai
M a
INFERNO
ociufctr Jffuoi lannoft afjrUi le menti di co/oro, che melimtf il Jifcorfo ie U yamnf, Ja lui m
ftfanlfaiere. liiomerofuo, cheya acutoe fuj^eyho, Ucuta tT' (ilta fia fiat^^ carcaua COn
mh lanche, Con ogniuno ie àue ^ahniyunfeccmre, E quei, ciò e-^F.t il diau:ìlo, T Enea are
rnito.Teneua ferrato efiretto il nerh, lljual è U fatte ie la ^^ha fin fittile e fin mina alfifif
Del noJlro fonte , dijje , O mdcbranche
Ecco uno de glmtian di finta Tjta
Mettetel fitto ; ch'io torno fcr anche
A quella terra , che ne ben firnita :
Ognihuom uè harattìcr, fior che Eonturo:
De/ no fcr li denar ni fi fi ita ♦
Ld giù il butto ^ e per lo fiogUo duro
Si uolfi ; e mai non fi maUino [àdito
Con tanta fretta a figuitar lo firo^
Quei fittujjò y e torno fu conuoltot
Ma i demonj che del ponte hauean coperchio^
Gridar * Qui non ha luogo il finto uolto j
Qj^i ft nuota altrimenti che nel Serchiot
Peròjfe tu non uuoi de noflri graffi^
"^on fir fopra la pegola fiuerchio^
Po/ laddentar con più di cento rajfi *
J^ijfir ^ Couerto conuien che qui batir^
Si che fi puoi , nafccfimente acciajfi^
l^on altrimenti i cuochi a lor uaffiaìlì
fanno attujfar in mc*^ la caldaia
La carne con gUuncin , perche non gaVi ♦
Malelranche^cme chiaramete nelxxiù,
cantù ueiremo, non e-nme frofrio iall
cunf articolar iemonio, come altri hanm
ietto, ma general di tuui i demoni, che
male Iranche hanno, e perche male tran
chefo- juelle, che mal fye dono, j:ome fin
no i larattieri, che (juifi funifcono.Adun
que (jueflo demone chiama tuUigìialtYÌ
cherano c^uìuie dice,EccO D£/«q^ro/o«
te, ciò è-, De dannati del ponte depinato
a noi per guardarlo, VNo de gliantiam
a Santa Zita, Antiani fono (fueUi, che
tengano il primo magi/irato in Lucca »
S anta Zita fu di cjuella città, l acjual fti
ce in Ulta in morte it molti miracoli.
Il corpo fio e- ripoflo in una capeUa ne la
chiefa di Sj, Frediano . Denomino adun
que la ciuà da lafanfa,che i luccheft hi
in ueneratione. Et il peccatore dal ma
gpato nelcjual fra morto . O Cnihuom
uè- harauter fior che Bonturo, quejìo è-
parlar per ironia, do e-, per cotrario, Im
fero che uuol ftgnificare che Boniuro,ih
j ^ . . r . , , . ^^^^^i^^n^'ir^r^P^todelanoUìe fimif
gliadeDati,eramdggiorl>aYattiere de ^icdtri . DEl no per li denar Vlftfiita Mif^fi/?
E guelfo e propriamente taruttma, di dir ft per denari^ a chìper ragion ft de dir ni ciò ^ con
ceder imagi fiati, o altra degnita per denari, a chi non ^ degno dhauerli, e che racnoneuolmen
tefe^ li dnurebhno negare Auenga chejuantuncjue Ihuomo nefèjfe degno, ftrehk ancora Urat
tana ogmuolta cheli confcguijfe colmerà de denari, o de le^uiualentet perche le de.nita ienn^
fffer premio de la uirtu e mn de denari LA giù il hué. Gettato chehhe auefìo uLìo ilfec,
^yf'-^f^P^ntenelapegolaf^
1/ . ' fflV '/^T^'fi^''^ ^h-'^^^ri^ ^^^ro che ha firato . C^ei fiuuf
ÌuSoZltt^^^^^ ^- rf^^r^^^^-^ì^rderifme, che ^uiui non haueua
il uolto finto da lucchef h.uufo in fomma ueneratione, ^ inuocaio da Lo ne le fue neceffL
Ma c,um non haue.alu^go, perche in Inf. nuUaefìreìempiio . C^^i R nuota aìZ^TZ
.el Serchio, Verche inj,.fiof!.rne, H^Ll paffafL lun^ da le m^a diZ^ ,
tano con latefla floride ìa^ua, e c^.lu. hfogn.ua nuotai c.n Quella fctto la le 7/^^
firfcuerchio, ufiirfuonfipra lapegoU . ,0i Uiientar conpiu U cerJrl^^^^^^
mini
CANTO. XXU
\ìmYiiy,MgtHn/lt:ìli l'urmfini, chefcYuonoafiu tofc, tT* ufanli ì cuòchi eHiYor fuori ta carnè
lauf^Piy^ a (jufjìi d^pun^ano un lente ^ o mglicimo dir uno j^untone in cma^ che fcrue a
tenerU fott^, ^ n:>niimenQy lutto infume lo hmanlam uncino, come uecimno cjui di fcUo^onde
ÌjJP Yafpj e ncn denti, o jj^untoni , Dl/pY,^f:y ancora fft derifione, COnuien che (jui ladi coi-
uertOy Perche hallar è- fcgno dalle grezza, e cjui coftui era in fcmma frifìe^^ e mifcrìa . SI, fah
mente halli, chefcfuoi ACciajfi, ciò ^, Con prefte^'^ pigli nctfcop^menie, Lacjucl cofà e' propria
ifl harattiere , t^On altrimenti i cuochi. Fa comparatiùne da i dem^ìni, che feneuano tufjr.tù
l'etto cojìui con gìiuncini ne la jf fct a ciò chf non uenijfi a galla, a uafcdii de cuochi . che tengane
con quelli iuffnta la carne ne la caldaia, oue cuoce, per la meiefma cagione •
Le huon maturo ; A ào che non f\ paia ,
Che tu ci fte , mi dijjèjgiu tacquatta
Dopo uno fcheggioj che alcun fchermo taìax
E per nuUa vjjenfwn jche a me fia fitta ,
Ko« temer tu : chi ho le cofe conte ;
Ver che altra uclta jui a tal baratta ♦
Vojàa pajìo di ìa dal co del ponte 5
B come ei giunfe in fu la ripa fefla^
Meflier li fu dhauer ficura fronte .
Con quel fi<ror e con quella tempefla 5
Chefcano / lani a doffo al pcueretlo 5
Che di fubito chiede , out firrejla 5
Vfciron quei di fitto il ponticello 5
E uolfir contra lui tutti i ronciglit
Ma ei gridi) 3 Ne/Ji^n di uoi fia fèllo •
Jnan-zj che luncin uofìro mi pi^ij
^raggafi (manti lun di «ci, che moda\
E poi di roncigliarmi ft confici,,
^Tutti gridaron ; Vada Malacodat
Terche un ft moffc , e glialtri Uater férmi 5
uenne a lui dicendo j Che gUapproda i
\uol Wirg. chf T)anfe ft^fconìafn a fan
foche uadaaconfinder laudacia de dei
moni, che impedirthhno loro il paffc, T et
che la ragione fi disfida, ihfjpndo accom
pugnata col fcnfc,di poter refpere a le dia
hHcheientationi,a lecjuali iifcnfc^ alletta
fo da la dolcez'^ dfl uitio,che (jui f punii
fcr,leggiermete gliaderirehl>e,onde c\ e eh
la in luogo di uincer potrehhe rimaner uit
infa,lDice adun<]ueVirg,a Dante, A ciò ch^
paia che tu mn ci fie TAcxjMifa, ciò e»',
Tahhaffa et appiana giù DOf 0 uno fhegf
glo, Dop uno foglio Che alcun fcherma
taia,A ciò che alcuno riparo taiuti, E Ver
nulla offrnfon, E" aUhorafàtta offrnfmf
e ui'olenlia a la ragione, chefn'^ il me^
éel fnfc,o uogliamo dir de laf]ffiitoJe dia
l>oliihe ienfafioni cercano difirla preua^
ricaye, perd e udendo uinceylajordine ri
chiede, che effe uinchino prima lappetito, e
poi ijuetlo uinca e fa ft-.perior a lei, Ma pr9
cedendo (juefa inan'^,in uano f ffrifichef
ranno li demoni, perche f ranno da jueU
£
la come in tal cafc fcmpre fino, fuprrate e uinte, Ncrt uuxìl aduncjue la ragione chel frfc tema per
^ffinfnne che ftafàtta a lei,perche di^e hauer LE cofe conte, ciò e-, lecofc apparecchiate epronte a
fua de f:nfmf, come uuol inferire, fer che altra u:>lta fii AT al Uratia, Mal hruffn e contrae,
fio. Perche cjuandol fcnfc èfiitto ohediente a ItLragme, e che la laffci proceder inan*^, fjejfe uolte
froua diftmili fcontri, ma tutti li uince,tjuello che per lo contrario fguirr!rh,f {andò! fcnfc pr e domi
vaffc A lei, E dice A Tal laraUa,rifffUO al luogo cher<i de haraUieri . FC/cid pafio di la da co del
fonte. Ammonito chehhe Virg, Dante di (juanto hahhiamo uedufo, paffa di la da cafo d el ponte ^
£ come gimfe in fu la fcffa ripa, che diuilea cjue^a (Quinta da ìafcjìa Ulgia dice, che li fi mejìier
dhauer Sicura fronte, ciò ^, dffficr dinuiUo e franco animo , lacjual cofa leggiermente, come ani
<or a la timidità, molte uoltef può conofcrr ne la fronte de Ihuomo, E narra la cagione fer che li li
f gnaffe hauer la fronte ftcura, la^jualper lo tefìo medefmo f d'chiara con la fua allegoria infe^^
ne, intefo (juello che difcpra nhahUamo già detto . lUanl^ che luncin uofro mi figli, Vlrg.Vef
<onfvnder laudacia e temerità de Demoni, che lo umuano ad affalire, domanda c\e modi lorojt
M ili
INFERNO
tiri dtmtl a do che lo f òffa uJir parlare , e foi che fi configli Jarroncigliarlo, E Jice che tutti grii
darò che Malacoia uaniajfc lui, ilcjualfi m:>ffe iaglialtri che reflaro, e uenne a lui dicedo, CHi
gliaffroia t ciò è-, che li accomoda, o ligioua il mio artiar a lui, come uuol irìférire, E uien dal
Latino, mljualfroierefigmficagiouare, Quafiuolfifi dire, Se hen ndioalui^jer juefi;) no«
fira cheglifi liieri e jcampi (la no^ri graffi kmni *
Credi tu MaUcoda qui uedemì
Ejpr uenuto j dijjèl mìo maefìro,
Securo gm da tutù i uojìri fchermi
SenTjt uokr diurno , ejnto de\ìroì
Lacerne andar *j che nel del e uolutOy
Chìo mojlrì altrui quefìo camin filuefìro
Allhor li fu lorgoglio fi caduto j
Che fi lafcio cader luncìno attedi;
E di\Je a ^ìah ì \Uomaì non ftafiruto^
ti duca mìo a mejOtu^ che Jiedi
Tra ^Ufcheggìon del j^onte quatto quatto ]
Sicuramente homai a me ti riedi^^
Ter chio mi mojjì^i^ar a lui uenni' ratto:
E i Diauoli fi jècer tutti auanti ^
Si chìo temetti non tcnejfcr patto ♦
E cofi uidio già temer li finti j
Che ufciuan i^atteggiati di Caprona ,
Veggcndo fe tra nemici cotanti^
lo maccoflai con tutta U per fina
Lungol mio duca ^ c non torceua fiocchi
Ida la fembianxjt lor y chera non buona ^
jB/ chinauan li raffi ; E uuoi chil tocchi y
Dìceuan lun con labro, in fui groppone:
E riJpondean^ySijfit che glìclaccocchi .
Ma quel Demonio ; che tenea fermonc
Col duca mio , ft uolfe tutto preflo j
E dijfeyVoJci.pofa Scarmi^ione,
Qj4eJÌQ fi e- il iifcorfo che fi la ragm^
in confìifime de le ientatim, Perche eff
fenkfc fin (fui, mediante il diuino aiuto,
condotta fdua da glUltri uiti/,jferi che
a (fufflo ancora non li iehia mancare, a
mefk certo che no fi mai a chi f Aiuta ^ui
topuo, e che jj>era in lui, E pero dice n
MaUcoda, cii è', ad effa tentatione. Se
la crede efjer uenuta efuiui già da tuUi i
loro fchermi e ripari ficura fcn'^ uoler di
uino E Fato defìro, E prouidenfia frofn
tia e ficura, Volendo inferire, che fe lo
crede, che crede male, perche cjuantiiijue
Ihuomo hahhia liiero arhitrio di poter fkr
e non fare, nondimeno fureUe impoffihile
che da le diaholiche fentaiionifi conduce/
fifaluo, come ella fera fin (juiui condoUa
fin^^ratia Jfetiale concedutale da Dio,
B pero dice che la lafft andare, ^er the nel
cielo è- uolufo, QHe mofìri alfrui,che wa
ffrialfcnfo qvel filuefìro, Quel ofcur^
camino, Onde ancora in fine del fecondo
canto, Intrai per lo camino alto e filuefiro,
offendo rinf.cioè^, il
gnilumf di ragione . Allhorlifubr',
giglio fi caidto, Ivtefo U lenuiiw iitk
lica,i! • • • ' -
Ifnceiey it U vagirne ejpr [er di
fliofitim iiuina, alatjualfa che nò fi fM
refijfere, demone ogni jùferia audacia tff
,, . '>^>''°lf'>'f">ne,tyilfimilefifiyamt
lalire Onde la ragione ruhmanio iìfcnfo afe, defer hauer ella mn/o e confùfc le fentatim,
fuofcurmenle uenire, \\c^m\ rattamente uenuto, non confidandofi fcn^a di lei, ter la Pua fra»',
h'^,p<errefftere,temenonJmemfuranchora, E „eduto dalal,re,enfafioni, effe JeniLìr',
itre, nonpu la r~ dfdanìof di non pterfir frutto, ma ilfnfo, eme rarte iu dehle, di
froceder loro ejferfer Mano, ferchefi, chelfine non frehle hno. Onde e detto mlacM,
le r.m.ue dalirnfrefa duend, a Scarn,igli,ne, cjuello ie Demoni ée ficea fiu prelf,, che ielha^
fnn. camello de P^/.., PMegguH, ciò 'e-. Conuenuti infelcon fatti, che le erfcneZ 'filfm
fake . Vuano, che ankni. e Uahefi a danno de Pifini, aJpj.L, congr n e
I
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Firenze.
Postillati 16
CANTO. XXI.
fi, aUual U^hjfo /.c^.., r P.y2m, chfueran dentro ft cmfrt^ hhr d c^fu^o
Saluiupnfcn^ E nondimeno, ufcendopi di ciuehyfmuandoftfu ianii immm, V (jp/JI^y
ftpchi, non ptfano/ÌY di non iemere, chelfm mnfilfe lor fermio .
Po/ dijji <t noi ; V'm óltre anicir ^at quejìo
Scoglio non fi j^otrd ; però che giace
Tutto J^eTjato d fèndo Urcojàloi
E /e Undar auanti pwr ui piace
Andateuene fu per quella grotta
Vrejfo e unaltro fcoglio , che uia fitce^^
H/er più oltre cinque hore^ che queiì' botta)
UiUe dugento con [efintafiì
Anni compier j che qui la uia fit rotta ^
Io mando uerjo la di quefìi mici
A riguardar je alcun fe ne fciorina t
Gite con loriche non faranno rei*
Tratti auanti hUchino e Calcahrina^
Comincio egli a dirette iu Cagna^^
E Y^arhariccia guidi la decina^
Lihicocco uegni oltre , e VraghinaT^^o j
Ciriato finnutOye GrajfiacanCj
E farfarello , c Rubicante pazj^o.
Cercate intorno le hotienti pane t
Cofìor fien falui in fin a laltro fcheggiOj
Che tutto intero ua fopra le tane ♦
Vin^el peiciy eh nel terremoto de fu ne
Ihora fcfla del Venere fcnto, ne UjUtxle
Chrijìocrucififfo nojìro redentore i[afiO
de la^refcnte uita, rouinafpro ^ ferra iut
ti lifogliyche atirciuerfauano infvrma di
fonti fcfra la ffta hl^ia, che ctllhra h<({
ueano da uedere, ne latfualpne che fta
f unita lip;ìcrefta de faerdotiyMa che da,
Malacoiaycome fraudolente, ftfje hr ref
ftrto ejfcr rouinatù fclamente (jufUoyche'^,
ra hr^refcnte^e cì:e uolendo proceder fiu
oltre, doufjfm andar fu per c^ueììa grot^r
ta, chera la riua,la(jual diuideua la juin
ta che haueano uedutOy da lafcfìa klgia,
che haueano hora da uedere, }erchepoLO
più oltre era uno fcogìio, chficeua uia,f
locjual fpoteua p^ff re, cOjfrendo cjuejìa
filfita fono (juelìa uerifa, la^ual n^npc ;
ieua afcondere, Ft in (juffto luogo, pty U
parole deffo Malacoda d.efgueno, dimQ
jìra tre cofe, Laprir^^a, in che tempo egli
finge (juelìa fua peregrinatione, Secon^,
dariamente, diche ttd egli era, (juand(}
fcrijfe quefte cofc, Ter^ C7 ultimo, il di
e Ihora a punto chegìift trouo in ^uefo luogo con Malacoda . Quar:(o aduyicjue al tempo, nelcjual
fin^e e/Ter iifcefo a h Inf. Dicendo Malacoda chel di inan'^ erano compiuti Mcclx\u anni, che
Jda uia era fiata roUa, e cjuefto, come di fopra hahhiam.o detto, effendo fcguito il Venere jm,
le la morte ii chrifìo. Se prendendo glianni da lafua incarnatione ne giungeremmo a Ma/xvz .
xxxiy. che eali uiffe al mondo, V uno per li noue m.ef chejìe nel uentre de la madre, che\cran
no xxxiiy.fàrannoUfcmmadi Mccc. anni apunto, Et in cjue/ìoanno da lincarnatme del
Signore, farà Dante difcefo a Vlnf. Ucjuaì cofa uedremo ancora ejfcr affermata da lui neljccon^,
io del Pure, per alcune parole che finge effcrlideUe da Ca fella. C^antoa leta,ne lacjualeerct
Mora, cjuando fìnge efferui dtfcefc, ^ da f perete effendo egli nato lanno Mah, . come fucof
iam tutti Pltefbofuori, e morto nel Mcccxxi. come par ancora a Kauenna nela/ua jtpo turay E
Ciouan Villani affirma ne lefue Fi:^rentine croniche al cxxxv . del nono lik ueniua ad ejjcr ui^.
mfo ctnni hi. de auali traUone xxi . chera uiuuto dopo talfuo difcenfo, rimarrano xxxv . anni,
e ma ne umuaad hauere auando finge efferui difcefc, Onde a princifio diffe. Nel m.e^ del ca^.
min di nolìra uita Mi ritrouai e cet . d^-.anto al di cr ^ Ihora .he fera trouato cjum con Malai
coda, effendo/ìatotlterremotonelhoraflìa del \unere fnione lacjuale chrl^^^^^^
Ualacoda,HÌerpiu oltre cinauehore che cjuefta hotta t cet . hi^cgnaua cief^f^c Ihora frima del
nere fmo, che nel precedente canto uedemmo non ejfcr amhor a finita, per che cincjue hore piuoh
t^éf fu nelafejl^ hoTA del Venere, era fiato il terremoto, de Um rotta ^ueLa ma .
INFERNO CANTO* XXr*
mjnh uerfo U di ^uefìi miei, MaUcoJa Jice mandar di jueiftm de>nm a U mej^fmd uU m
laciual Uuea hr detto che doueffero andare, feu^leam trottar lo fcoglio per hjkalfoteanop.jfarU
fcfta kl^ia,^ a riguardare fe alcuno peccatore fi fciorinaua ftiori de la pegola, per firlo ftar fitto di
quella, e pero che anda/fero con loro,che no [ariano rei, ma fi deli, come uuol infime, E cofuomin
eia a chiamar per mme tutti quelli che uuol che uadinofin a lafmma di difà dddo lorier md^
t capo Barbariccia, e dice che dfihino cercare LE kUentipane, cioè. Le Uentipr^o'e Auen
ga che pania f:a uifco, alcjual rimangonprefi gliuccelli, onde adhora diciamo lucceUofjUrmpat
niato, E difcpra dijfe, ch e quella pegola inuifcaua dogni parte la ripa, e la comparation, ^ molta
propria, perche la pegola e- medefimamente tenente, zStancorapiu Muìfio . Coftorfien Qui
Fin a laltrofcheggio,Fin a laltrofcogito, che ua tutto infero SOuraletane, Soprale LlJ u
idfi^rmaMalacoiaunaltrauolu filfua per cofa ueraj.pendo ien mn IfUf
fipya lafifta bolgia alcuno fcoglio intero y per loqual poteffero pafpr oltre ^ ^ ^
O me maejlroyche e qud^chro uiggioì
Dijfwtdeh f€n:ia [corta and'mct fili
Se tu fa trullo fer me non k ch'ieg^io.
le tu fi fi accorto , come fuoli ;
No/i ucdi turche digrìgnan lì denti y
E con le ciglia ne minaccian duoli ì
egli a me-.'Non uoy che tupauentii
Lafiiaìi digrignar pur atlhor ficnno^
Che frmno do , per li Ufi dolenti ♦
Ver largine fmiftro uolta diennoi
Ma prima hauca ciafcun k lingua finita
Co denti uerfo lor duca per cenno \
E/ c^i hauca del cui fiitt^ trombata *
tntefo quefìi dieci demoniche Malacod^
manda Virg, e Dante con loro fitto uana
jf^ran'^ dhauer a trouar lojcoglio.pef
l^ualpoffin poffare, fi firingono la lini
gua fra denti guardando uer fi Bartaricf
eia lor duca, in tal mo4o finendoli cenn^
ihauerintefi lafraude,e teffiindofi de lì;
gnorantia di cfuefii poeti che glihahhim
creduto, E Barbariccia fimilmente pef
ifcherno e dijpregio haueua fiitto trOmheti
ta del culo, come fcolion falhor fire ipo;
coprudentiedifcoffmati beffatori.
T)anft che prende il digrignar cht-fiinn^
i demoni col metterfi la lìngua tradenti
tumore h Jue cf,e ■ <f.^o«, «o„ J~„of.rlor,,r>,.PErliUfi Lm jo ^IprrT^
^uejìo,rna .Acreìna Ma u amarlo fcoglio iJnfffr. i, UQiuLuZZ
ffjicaafPme le fue ferfuaftoni . m che Dante temi i, demoli e /e Viro 'Jl j V J
gMe n,nfu pffenle ^poterlo iifindere, m perche effa yapio», ù rJ. / r r t i
^''^in^''imfufhfcefer,freir,Jaochelhuom^^^^
h.cerc.iico.fiiJrlo:eàriLerlii^
CANTO,
Io urdi già MiiaVer mouer campo ,
E cominciare jlormo, e fir lor tnojira,
E tal uolta partir per loro [campo ;
JCorridor uìdi per la terra uoVtrtt
O Aretini i e uìdi gir guaUarte,
terir tommené^t correr gioHra ,
KXII,
il fOft*, nel frefoìte (tnlifgHiU ìa MH
feria Lfcitia in fine del precedente e dit
le, Afjji andauano co dieci demoni, e c3
fi andando lungo U fepla, uiie mdk
anime rf riiia tener la lejìa fuori di <ju(U
l<',(0mefc^lÌ9nfi,lt rane HiWiitka.
•5^1
vii
r.i
<3^UAnio con trombe, e quando con campm^ ^ua, Mct tmr Barhmccia, de aniaua
Con tamburi, e con cenni di caMa , Hj}'^^'''^ f^'fP'/IJ''' ' ^'''>fi
E con cor, nojlralt.econ ifìranex ùra.a.o fcUoE nonlmeno^C^^^^^^
. r r r .71. ne narYurxi^lio urufy che affetto mu che
Ke ga con fi dmerfa cemmametta ^^^^^^ ftMafu^er ijìr.fLu, co
Cauaher uidi moucr.ne pedoni^ meinparfefiro.MaJlmanhtad, \irg.
Ne naue a fegno dt terra y a di JteJIa . ^ ^^^.^ ^^^ ^^^^^^ ^f,. ^^^^^
intefo (jueflo colfYOceffo le la futt uita, e ialcune altre ii ijuelle cherano ne lajfegola, fey effcrme
4a ViY^.fuY amerà lirranUtayfrorrjtfeifìank in c^uflmeiff^^ difirneueniY fiiori
ie laltYf^ in ijuam elle non feno molejìate (la Demoni, i(juali confcntono a (juefìo, e rr.&$mai
mente peY le feyfuafiom AÌicUno.Ma ^refo (^uejlanima il temp, filto ne la fe^ola.e nafconleni
hft in quella, fi liM ia le mani de dmoni, efc^nitatg in mna ia Aliihino. cf^qiK i^^^^^
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Firenze.
Postillati 16
' l'i'-' i-f^giin in ijufi
fuu, uu,^u.,.,,^ ^^'iglialincornm co^lmàni ctripefcarli, e coft iralora imfuccUtiScm Ui
fc^/i dci^ufPt foftiferfc^uiìaytl cminlm . fio uUigio caualUr mt^n cmp, Mow
empi fi e- ntouerifjprcuo ferfir ukgp^, o fer muur Imp . Starno è- <jufl fiam, che ne taf
mammf,{a Ji^r iO lami . Far mi/Ira è- cjuaniol cafima fi fkr la rafema de LifilJati '
ferueierfehaiikramalmmer3,era<jKeaiiarlafaga. fuggir ftrloro fcamfoè-de le/f
firafo, ^Kanò fi giudica infirior difèr^e a linimica, o ueramem eferfo/io in luom Paco md*
fMrli refijiere. G„aldme fon, cavalcale che fi»», glihuomini dame, o cauaUi leooieri f d»
xlgm\b aferfitfreda . TorniameMi egi.firefcm effcnitij militari, che ffinm ctmmnen
fe,fer dar piacer al popolo Ma iormamem è- <}uando Imafauadra fxmoue contra de laltraAt
rapprefcMntro chefànnogliejfcrciti ne la guerra, cfuanh tengono ala giornata, E Me
pelle chef fimo con le lance in refta lun huomo darme correndo contra laltfo . Tutte J/fecoi
fi adunque ffinno afono di tromle caropane, tamhurì E Con cenni di cafleUa, iJli ffm
i^firon fioco 0 con fumo, e con altre nf rane ^efternecof, le.uali Lue il fotta Jdm,
de Ued felle fmdo non può ueder terra, COn f, diuerfa]cejamella, ciò f^uouo
1 l K'^""""' 'tr'-i^fim^'lfuor^a JelcuUi BarJic ia,chl
"■xl'"'°>FrloroJ}>a/f,fcnare,c;-alfior,oaccoriarilcanto.
Ah fiera compagn.a , ma ne la chìejh] tolfiamo fuggir .1 comercio de cattiui,
^0 janu , & in tiuema co ghiottoni. Onde ilpoeta ne ammonifie, che allhora
1 ur a la pegola era la mia ime fa , non doliamo pero imitar cjutSi nel uit
Per uedcr de la bolgia ogni contegno , ''°,'°mefirehtenelatauernalagJofta
E de la gente , chentro uera incefa , if ghiotti, ma fatienteméte toUrarli (jua
Come Valphini , quando fiinno fegno ^ eli poterlo fire, come ejf uuol
A marinar con larco de la fihiena ^"fi^'^f^hefàceuanogìiahmineuoHcofu
Che fargomentin dì campar lor lezno - ^ fi''"' larinhumanide dieci
Talhor cof, , ad alleggiar la pena ' /T" ' f"*
MoHraua alcun de peccatori il dolTo , /'?' ""l'
E nafcondeua in men, che non balena T"' " '"^f' ^^""r
F come ^ InyU A. 1. j 1 J ' ^'"^ ^S"^ contegno, fer ueier o^nicofa
Stnl ranocch pur col mujo fuori, ta di la gente cheLa deniro Lp,
Siche celano, p,ed, e laltro grojjoi Et in fcntentia,per hauer ejleriemiane
ii jtauan dogn, parte > peccatori ; " f articolari del uitio , che f umiua in
Ma come fipprefjaua harbariccia ì • come dal fri, Mojìraua ah
Cojt fi ritrahean fitto ì bolori , ««o H fuefi peccatori il iajf firn de la
fmililuLe ad uJZujT '"1'^"^"' 'f^^^^'o nodo Uancheg^iare, chel mar rende
ila ZnU^^^^ ^-«f T-, E Hafnde'ua inmen.che nS
CANTO. XXII*
il óuehmh mico',come h Arijìotile t ia vlinio m:>ìti efpmfi ne fcmmUail . E Cm i hr
hyfiiliri àiiJi^fPiff^'^^^^^^ fìauano da o^ni farle de le due riue de la holgìa col mfo fuori de U
tegola, come foglion fkr le rane a hrlo del fvjjo fùrn de lacijua, ma come Bariariuia, che frocei
leuainan^a glialtYÌ demoni, come ^ui da di jKeEi.ffffreffaua, cofifiYimheum SOUo i hi
lori, eia è-^Sotto la fegda che tofii«rf, temendo delfuo uncino .
lo uìii'i^ dncho il cor me accdp'icck^
V«o a^iitar cefi ; cowegli incontra
Chuna rana rimane e Ultra pìccia t
E QrAf^kcan^ che glkra fìu di centra^
Cliarruncì^'to le ìmj^egoUte chiome^
E tracci jii , che mi ^arue una lontra^
Io [à^à già dì tutti quanti il nome^
Si li notai , quando furon detti ;
E poi che fi chiamaro j attcfi come»
O Rubicante^fit che tu li metti
Cliunghioni a doffo fi, che tu lo fcwoi^
Gridauan tutti infieme i maladetti .
E/ io ; Uaejlro mio fit;fe tu fuoi ;
Che tu fapì^i chi e lo fciagurato
Venuto a man de gUaucrfari fuoi ♦
Lo duca mìo lì faccofVo a lato ;
Vomandotlo ^ onde e fvffc^^e quei rij^ofe 5
Io fui del regno di T^lauarra nato .
lAìa madre a firuo dun fignor mi pofe ^
Che mhauea generato dun ribaldo
Dijlruggitor dì fi , e di fiie cofit •
Poi fi^ì fijmìgììo del buon re Thebaldo :
Ql4Ìui mi mìfi a fir baratteria $
Di chio rendo ragion in queflo caldo ♦
E Ciriato^a cui di bocca ufcìa
Vogni parte una Janna , come 4 porro $
Li fi fentir , come luna fdrucìa,
^ra male branche era uenutol forco :
Ma Barbarìccìa il chiufe con le braccia j
E dìjfi*jState in la mentrio lìnforco^
Ef al maefiro mìo uolfi la ficiccìa :
Dimanda , dìfifi , ancor fi fìu dfii
Saper da lur^ prima che altri il dì^fitccia*
Lo duca ; Dunque hor di de gHaltri rìì i
Conofii tu alcun , che fia Latino
Sotto la pece ì e quelli ^ Io mi partii
Poco e da un) che jii di la uicìno ;
Caf riccio ^ jfauenfo e terrore de lluof
m [Yetìde de Ihorrende cofe, e uien da
cafo Yiccioy feYche allhcYa prriccianQ i ca
felli in cap , Aduntjue, (juandol pefa
ft ricorda del modo, neltjual uide aYYon*,
cigliaY le chiome imfe^olate a cojtui da
Graffiacane^f ùrarh fù/ome fi tira una
lontra frefa a Imo , fc li ffauepta jfeY la
fieta amhora il cuore . LontYa e anima
le ijuaft di cqIoy nero e mufo aguZ^ (ji^f^l
cofa f\u de la uolfe,ma di molto fin
coni piedi y EntYa fcttaccjua e fafcei
fidifefci . lOpfea gxa di tuUi guanti
il nome, Saffua già Dante il nome di
tutti cjuefti demoni, con tal diligéiia tYa
y\o da lui flati notaii, (Quando Jùvon elet
fi ^ un: fer uno domandati da Malaco^
ia, a ciò che andajpro có loro, E pi che
ffjì fi chiamaYolun laltro, come affYeJfs
uedYemo, attefecome, efcYihe nome chia
matifcYano . O Ruhicante,^ che fu
li metta gliun^hioni e cH . Terche tjueflù
fefio ^ fer fi ftfffc affai ficile e chlm da
le hiflorie infiiOYÌ, noi dì Quelle naYYeYe^
mo filam(ntf (juanto fkra di h fogno ,
C^Ufflo Ifirito adumjue fÌYato fu da Craf
fiacane dicano, che fli certo Gian pio del
regno di Uauarra, nato di gentil donna,
ma dal pdre, che d fjìfi^.to haufua cjuafi
tutte le JùeJìfftarMe, lafciato molto pue',
YO, Onde la madYe, accoftatolo aduno de
laroni del Ke, tY:}uo tanta gratia affref
fi dfjfc Re^ihe lofice de fuoi di cafu e die
ie^autorita di c^nf^YÌY gliffià eie de'^
gnita, leijiiali egli feY denari uendeua a
chifiu gliene daua,f(n'^ guaYdar ne a
chi ne come, E cofi datofi a la haratteria^
dice hoYa in (juel caldo Yenderne ragione.
Irate Gomita, fìt affYeffc di Nmo de Vi?
fioti di hfi, e fignor del giudicato di
T N F E P
Coji fojfiò anchr (on luì couerto^
Chiù non temerei unghia j ne uncino^
E Libicocco ; Troppo hauem /offerto ,
Dijfe ; c prefdil braccio col runcigUo ,
Si che tracciando ne porto un lacerto^
Vraghina:^7j) anco i uoUe dar di piglio
Giufo a le gambe t ondel decurio loro
^ ^ ^^(/^ intorno intorno con mal piglio «
t\v. f^^'^^Qj^ando cUi un poco rappacciati fòro x
A lui 5 che anchor miraua jua finta ,
Dimandai duca mio fenT^a dimoro ^
Chi fu colui da Cui mala partita
Vi che facefti per uenìr a proda i
ei rifpofe y F« Frafe Gomita
Quel di Gallura uafil dogni frodai
Chehbe i nimici di fuo donno in mano j
"E fè lorfij che ciafcun [e ne loda t
Venar fi tolfe ^ e lafciotli di piano
Si, cornei dicete ne gli altri offici anche
haratticr fi non piccioli ma Jourano^
Vfa con ejfo donno Michel T^anche
Di Logodoro: ^ a dir di Sardigna
Le lingue lor non ft fcntono jìanche ,
O me , ucdete laltro , che digrigna :
Io direi anco t ma io temo chello (
ì<lon /apparecchi a grattarmi la tigna ^
E/ gran propojlo udto a TarfircHo ,
Che jìralunaua gìiocchi per ferire ,
Di/J? ; ^atti in cofìa maluagio uccello ♦
Se uoi uolete ueder^o udire y
Ricomincio lo fj)aurato apprejjò ,
Thofchi , e Lombardi ; io ne faro uenire :
Ma flian le male branche un poco in ceffo j
Si che non teman de le loruendette^
Et io figgendo in queflo luogo flejfj
Ver un , chio fin , ne faro uenir fitte y
Quando fuffolero, come nofirufi
Di far aUhor.che alcun di fior fi mette,
CagnaTj^o a cotal motto kuol mufi
CroUandol capo, e di jfe^ Odi malitìay
Chegli ha penfato fer'gittarfigìufi^
Ondei che hauea lacciuoli a gran diuitia.
NO
lura in Sarli^nd Ji ^ranh Mut^tlta, e
lenchf (/i Li fifpro a Nino refirti e dimi
fìrad molti uitìj'y e le t arati f rie che ufdutt
nd gòuernOynondimenOfpofeua tanto und
inuecchiata imj^rrffione che haneti di lui
chefiffe huono e giujìa huomò, che <hief
funo uoleua in juejìo frefiar orecchie gin
dicanloy che tutto fiffe detto ferinhiiin
fin a tanto, che hauenh Frate Gomitala
fciafo, per denari, andare alcuni inmici
di Ninoy cìieglierano uenuti ne le mani,
fi fitto chiaro dei tutto, e ficeh af ficcar
per la gola . Michel Zanche, dopo la m^r
(e d'Entio naturai figliuolo di Federigli
fecondo, e fignore del giudicato di Logoi
doro di Sardigna, alc^uale era ffcaUo, in
duffe con fùoi fraudi e baratterie la ma^
dre d'Enfio rimafafignora delgiudi^cafo,
a torlo per marito, E coft diuenne D0«
no, ciò è. Signore y come dice, di logoi
doro . O Me uedefe laltro, che digrif
gna. Variando il Nauarrefc ne la fvmm
che hahiiamo ueduto, finge che uedfjji
Tayfirello che pfparecchiaua peroffrnder
lo, Ma che Barhariccia,chera propojìo a U
fchiera, loficejì<ir in dietro. Onde il Na
uarrefiriccmincio parlani^ ad ofjrrirft di
fir uenir fiiori de la pegola Lomhar di e
Tholchi,comprepfur fra l atini, detjuali
\ìrg,glìhauea domandato,Ma che le ma
le hranche de demoni ceffafcr un poco di
le loro uendette et offifi talmente, che non
haueffer a temer di (fuelle . A lecjuaìipar^
le mofìra Cagnaz^ hauer leuatol mufo e
croUatol capo dicendo uerfo ie compagni^
odi maliiia che ha penfato coflui per giti
farft giufo ne la pegola, e fcampar da It
mfìremant. Onde il Nauarrefc, CUeha
uea lacciuoli, llc^ual hauea malitie a dotti
tia granii diffc, Malitifo fcnio trofpo e
cet . Vo/fwJo infirire, che f( egliftjfe jìa
10 malitiofc, come lo f^ceua^ che non fifa
rette lafciatoarruncigliare,per effire coi
mera flrafi-.to da loro . A L ichin non fi
(enne, Mofìra, che AlichinO DI rintopp,
(io è-, Di rincontro a^juejle parole dtfpa]
C A N T 0*
Quando procuro a mia maggior trirùtìa^
Alich'm non fi tenne ; e di rintopfo
A gMiri dijjc a lui * Se tu ti cali ,
Io ilfon ti uerrò dietro di galoppo
lAa batterò jipra la pece lalit
Lafufd colie^eju la ripa feudo
A ueder , ft tu fcl più di noi udì ♦
t^audYYefc.ch fe egììft caìauafer hUarfi
ne la ffgoky chf non glitmifYMf diftro
Ji^alofpo, ma che ffY aggiungerlo ^ hatit
YtUe lale fcfra ie la fece, da legnali uud
infirirey che non hauerelhe [camp . Oni
ie ìicey lafcifilcoUe, E Sia la rifa (cui
io, E la rifa fa rifarò tra te e noiy a uff
ierfefu ualine lo famfarefiu iufchy
che tutti noi nel uolare . Ma intende, che
Alichino uoleua infteme co ^ialtri demoni lafciaril coBe,cheral fcmmo de la riua de la holgia^ouef
fi erano, e uolarfcura lafegpla talmente, che la riua fife tra ejjì el Nauarrefc, a ciò che lancmi
iof fer iuffiirfh 'IP f^ffiro fronti a runcigliarlo [rima che f nafcondeff fctto di cjuella ,
O tu , che te^gi j udirai nuouo ludo ♦
Ciafcun da Ultra cofìa fiocchi uclfe 5
Quel prima , che a ciò far era più crudo
Lo Tsiauarrefe ben fuo tempo colfe :
Fermo le piante a terra in un punto
Salto ; e dal propojlo lor f fciolfe :
ri che ciafcun di colpa fu compunto ;
"hU quei più , che cagion fu del difitto s
Però fi moffc 5 e grido ; Tm fei giunto ♦
Ma poco ualfe ; the lale al fofpetto
Kort poterò auanT^ar t que^i andò fotto j
E quei driTj} uolanh fufo il petto :
Non altrimenti lanitra di botto ,
Q_uandol frlcon fappreffa , gm fattuffa^y
Et ei ritorna fu crucciato e rotto ♦
Irato Calcahrina de la buffa
Volando dietro li tenne inuaghìto '
Che quei campaffe per hauer la Truffa t
E cornei baratti er fu difparito-,
Cefi uolfe gliartigU al fuo compagno 5
E 'jù con lui foural fiffo gremito ^
JAa labro fu bene ffaruier grifrgno
Ad artigliar ben lui ', ^ ambedue
Cadder nel meT^o del bollente flagno^
Lo caldo fchermitor fubito fùc x
Ma pero di leuarfi era niente^
Si hauean inuifcate lale fue ^
^arb ariccia co glialtri fuoi dolenti
Quattro ne fe uolar da Ultra cofia
Con tutti ì ra^i'^^ af^ai preflamentc
fa ììfoeta il lettor atientù frmetlenìoJ.ì
che udirà NVouo ludo,cio è ,Nuouo giuO>
co, fer effcr cofa nuoua ilei demoni fi la
fcin uincer da già uinti da loro, come afi
freffc uedremo, che effifùron uinti e hff^
fitti dal hìauarrefè. Ciafcun da Ultra
cofla, offendo (juefli demoni fer fir c^uh
to halhiamo di f fra detto, ciafam di'lorQ
uolto ^liocchi da laltra cojìade la higia,
E CagnaZ^ il frìmo, che afir (fuefìo
era fiato Vlu crudo, ciò e", Viu let.nente
e duro a uoler chefi ficejp . il Kauarre
f( aéunc^ue frefc hen fuo féfo, fer che meri
(re che guarìauano a laltra cofìa e non a
lui, e che amhcra non haue. no lafciaitl
colle fer andar fcfra la f egola a loffofita
jf arte, firmo le fiante in terra, z^T in un
iemfo falto ne la fegoU fciogliendofi DA/
frofofìo loro, ciò e-, da Bartariccia,chei
ya frofofìo a glialtri demoni cherano (juii
ni con lui,ferche di fcf ra diffe hauerh
chitifo ne le hraccia, et hauer detto a glial
fri demoni, chefìeffro in la, m.entre che
egli lo inftrcaua , Ma de lo fcmfo del
Kauarre fc,fcY hauer ciafcuno corf(nfitQ
al modo, ognun diloro fii comfunto de la
commeffa colf a, Ma fiu Alichino, che del
difftio era flato capone hauendolo ferjuct
fc a ^laltri, onde che fitl frimo a uolarli
dietro, e grido. Tu fd giunto, ma ualfè
fOcOyferche lale d' Ahchino hiOnfotera
auan^re, ciò è^^Kcnfoferon andar inan
^ alfcj^etto dd t^auarrep che hauta bf,
INFERNO CANTO. XXlf.
Vi qui di U difcejer a U ^ojìat fiy ^/^„/o. Et in fcrtfentU.ptyfiulìroi
Porfer gliuncim uerfi glimj^aniatì * jffuo e la patera éd muarrefc nel fuggi,,
Cheran gm cotti dentro da la crofla i re, che la uehdta belale d'Alichimnel
E noi lafdiammo lor coji m^acciatu fcgu\taYlo,\'fYcheil hiai^arrefc anelo fetta
r , fepda, come Jefdeyaua , c^r AÌichu
M,udun mn potnh pu^.eye,cme fornito iri^^o u.U„hfi{cilfeuo,<,r,mlituiineiél
fih» <,ua^o ude Unetr. ne U.f<e, chef, c.lapryfrM, e che <,,ella ueienMlo .r»„/J
l^re,f, t,ff,fcao,(^ e^h cruciMfer r,A,er fitta di lei freia,, ratto iefcrfi m Lo kl
cmnàc.hre nt,tn.p,ro m. CalcArm.lKmieUhuff,, C.ucdm ieUriceuuM ,'
i.7«^,-P,.U..«.,« J.^^.^,y;,o. AUchim, cherafìjcagi,„ ieUleffi OnieC
cu co^hJjnpo: Mente, Diente B.rhariuia iel cafo, cL cJji tutti llTii L 1
difcffero hogmuna de le ttarfi a L «a/?^ ^ . ^ p tò tamente
]u.n. m/o., ;X ^^^^^^ 5J-M;r..o-.„.
CANTO,
Tachì ìfolt:,c fenTji compagnia
mndauam Un dmanij, e Ultro dom^.
Come frati minor uanno per uia ^ '
\olto ora in fu la fruola d'ifopo
Lo mio penfier per la prefentc rijjai
^ouei parlo de la rana e del topo:
Che più non ji pareggia mo & i/fa ^
Che lun con laltrofije ben [accoppi,
Vrmcipio e fine con la mente fiffax
E come lun penfter de laìtro fcoppia '
Cofi nacque di quello unaltro poi, '
^^^l^ primapa namì fi doppia,
ìopenfaua coft^Quejìi per /ci
Sono fchernitn c con danno e
con
bejfa
Si pitta uhe affai credo che hr noi
Se hrafoural mal uolcr figgueffa^, ' *
Tratta! poefaTtel prefenfe cam Je ìafffd
bolgia, ne latfuale p:ìn che fa punita lipy
CYffa de facerdofi, e che h albina per pei
na dejfcY uefìifi iigraui/fme cappe e cof
fucci dipiomk dorati di fuori, F. che fe
rjo cojìrettia continuamente andar con
(inelle girando, e per linfcpportalH pef9
mifcramentefcmpre lagrimando intorni
« la hlgia, E fra cjuefti finge hauer tr9
uato Catdam e Loderingo frati gaudeni
ti Bolognef, Ma prima dimoffra, come
partiti da demoni, eff coft taciti t fcìi art
dando, entro [effetto loro deffcrperfcguìi
m com, fùr,^ ^^^^.^ ^^^^^
[te ke^ti eran rima fi per hr cagione, et
ti modo che tenne Virg. a calarft colui^
r^rfii^^irli, in ejfa fffa bolgia, C7 kliU
xxiir*
Ei ne uemnno dietro \iu crudeli,
Chel cane a quella leure^ cheglt accejfa^
C/4 mi fintia tutti arricciar li peli
Ve la paura ;'e ^aua indietro intento^
Quandio difji ^ Uaefìro fe non celi
Te c me tojlamcnte^i ho pauento
pi malehranchex noi gUhauem già dietro
io gUmmctgino fr^ che già li finto ^
co.efcYijJcfàu'jle, che Unno in fc moraìita, ffra (fuelU una àun (òp, the giuntù 4 unfi/fcjfifi
Ucciua ferf affarìo, e temenh Annegar fi, unayanafc glbffcrfc di f^arh fduo conjfYofofto
Itro di fummn-f(Ylo^e ferchr ni^^'io le rhfalfc ilfraukUni^ fCnf ero^fe lo le^ofu lafàiena^ma
maYTfr.iffyi tojrf ^row ai nfcirnepi ori*
^Taciti, fcli^efcn'^ cOYì'fagn'a , VariU
ti da dieci demni, nandaron tadù e foli
efcrìyn U cw.fagnia di (futili, lun dir.art
^ e IcltYO àofò, cme uanm feY uiafraf
ti minoYi, Andaua aduncjue \'ÌYg. inani'
e D.inte dofo lui, feY la ragione che
halhiamo {la fin uolte detto . VOlto eYd
in fu la fàuoìa d'ifojfo, ifcp fit fofta Gre
INFERNO
ueluti Jaun nihojtcah, e ^Yemiti amheJue li^.yf, uia . Vice ctJun^Uf il peù, ile ffr U
fYfjcntf rilfa fra Altchino e CaUahrina, che nel f recedente cunt:^ hMiamo uedufo, il fmtenftc
Yo era tiolto fu jKfftafinoU, perche, Plt< mnf pareggia^ do è-, Più von ft confirmc^, ne tiu fi
rende f mie MO cr ISfa, che tanfo fuonain Lombardia o^niuna di auejìe due diU'mi, atjtù
tn rhfcana Hora er A deffc, chefii lun con laltro ^uejlì''due e[];Yrp, ciò ^, cjuello de la rana e
delt^fo, con ^Kello d' Alichino e di Calca[>rina, Se con !a mente fiffa faccofpia ^ adegua lene
Principio e fine. Perche il principio de lejfcmpio de la rana e del topo ft fu, che la rana, fctto coh
re di uoler aitar il topo, penso di fummergerlo, il fine, che luno e laltro fi^ron prefte dimati
dal nitio, Quefìo medefmo aueme d'Alichino e di Calcahrina, perche il principio fi fi,, che Cai
L • r i »^^-^--^ruia,f^rnnruf>rincipiOjipt,,cheCal
cabrina fctto colore dandar ad aiutar Alichino a prender il Uauarrefi fi gremì co efji Alichino tey
uoMo offendere, KIT il fine, che cìaCcuno fti frefc, e cotto dal caldo fchermidore . E come lun
f enfiar de laltro [coppia, Tinge, che fi come fiiol auenire cjuando dun penfiero ne nafie alcuna ,J
ta unaltro,che del penfiero chegli haueua prima uolto a lafiiuola d'ifcpo, glie ne nafce/fèpoi mJi
f i / -A-" ^^J''"»^» a il 1^0, glie ne na cene tot unii
iro, che lific^ doppia lapaura hauutaprima de dieci demoni, auando fiiron dati lorper Ld.
Malacoda, Et il penfiero che h nacc^ue fi, che fra fi fìelfi dicea. Se lira concepufa da cjuefii demo,
m chepernoi^^n^hemti co^ anno dhauer perduto Alichino e Calcahrina, e con fi fiitta lefft
f [corno deferfi lafciaft gahhar dal Nauarrefc, lecj.ali cofc credo che voi loro aff:i, SA mÀ '
Soggiunge unifie col mal uolere, ilcjual ^proprio del demonio, rinhefcmfre uuol mi Ut
demoni ne uerranno dietro, per uendicar fi, più crudeli, che nonf. il cane a <jue[la lepre Che. h ic
cffit, cto e^ laciualeghprendecolceffh, Perche aggiunto lira col mal uoler infieme, e flefiab
mente nel demonio, può generar ( Se da Dio non gli^ uietafo) crudeltà infinita. Claii fcn,
/|. f^marructar t feh Era tanto firtelimaginatione del poeta cheffi fiffero fcguifati da demini,
che già de la paura fi jcntiua arricciar tutti ipeli delaperfcna, efiaua infento\olto in dietro fey
ufJer fcuemuano, cjuando uinto da troppo timore, non potendo più celar il fcfletto, di/Te a Virf.
che^iofìamenteeghnoncelaua Ogniunodilor due, ch.uea pavento DI Zie hranche ciol
Vefft demoni, che male hranche hanno, perche tanto glimaginaua, che già glie lipareafcntire *
E quei; Sic fi) fife Snjpiomhato uetro,
Lìmagme di fior tua non trarrei
Viu tojlo a mecche quella dentro impetro.
Tur mo ueniano i tuoi penfter tra miei^
Con fmil atto e con fimile fijcda*
Si che dintramhi un fol confg^ìo fèi ^
Segli è , che fi la deHra cofia giaccia *
Che noi pojfiam ne laltra bolgia fi:endere ì
"t^oi fiiggirem linagmata caccia, '
Qia non compie di tal configUo rendere^
Chio li uidi uenir con tale tefe
No« molto lungi per uolerne prendere.
Lo duca mio di fuhito mi prefe ;
Come la madre che al romor i defia^
E uede prejjo a fe le fiamme accefe t
Che prcndel figlio efi^gge.e non farrefla,
Hauendo più di lui, che di fi curA^
Tanto che fol una camica Htfìax
Virg.uuol dimo/irar a Banfe, che fin^a il
fio dire egli compre deua affai lene ilfiuo
temere, e che il mf de fimo timore era an<
cOYx in lui, ma che dogniuno ii ijuelli,ha
ueuagia determinato ciò che fiffe da fili
re per fiiggir il pricok, e Itherarf dafni
timore,e cjual f^ffi U d(feYminafione,lo ut
iremo jui d foio. Diceadunejue Virg.ri
ffondendo a Piante, $lo fiffi dimpiomhafo
uetro,Che tanto uien adire,Se io fiffe «>!0
fifcchio,il(]ualfifii di uefro cor. pióhcy.iif
troa cjuello, che altramente il uefro p'er fe
f^S nonfirelfe leffrtio fi fen che fi con
fffcpiomho. Come dimofira Eucliie nel li
ho oue tratta de gUjfeuhi, e come fifroi
uaper la profiettiua, Noyj trarrei la fud
imagine di ftioripiit toflo a me, CWe io
impetro, che to impronto Quella denfro,
^^ irìfcntentia, \firg . dice, chefcgli fiffc
CANTO. XXllIf
««0
Hi.
l CL-r
E Sai collo it U tip dura
Sufìn fi ii^^c ^ l<i fendente roccia^
Che lun de Utì a Ultra bolgia tura »
Kow corfe mai fi toflo acqua fer doccia
A ucìger rota di mólin terragno^
Quand'ella fiu uerjo le p^Ie afj^roccìa j
Cornei maejìro mio per quel uiuagno
Tortandofine me Joural fiioj^etto^
Come fiio fi^to , e non come compagno .
A fena furo t fiioi f /e giunti al Utto .
Vcl jcnio gm ; elei giunfiro in fid cotte
lourejjo noi t ma non glicra fcf^ ettot
Che lalta prouidentia , che lor uoUe
Torre minijìri de la fr[fi quinta ^
Voter di parti) fi indi a tutti tolte
h prima cofla ie U ffta, eh \:auf^noJ^ ueltre, a U iefm, f Uf^^on^^ dfla j;^^^/''
gxne ài Dante a lui iifiioriy la(ju<il co
fi lo jfecchio [cri^ interuah daUun tent
;o, chf^li concede CT impronta ((fa fua
imagincttione dentro da fe . Onde fcguii
ta, pWYYnoituoijffnfteri ueniuano tra
mi con fmil atto, ciò e-, confmilfa
fffttoe duttio,E Con finìilffaccia,E con
fmile ttrfw^ difirtuna, SI, Talmen
te, Clie dintramhi, che do^niuno dfjft
tuoi e miei ferìferiy^Eci in fd ccnfgUo,
Feti uno (ci jfYOforìiYnfniOyt^ una fda de',
t(YYninaiione,la(^ual è-juffia. Se egli e-,
de la dfflra cofta, intende de la fYÌma de
la flìa bolgia, feyche ejfcndofi uolti, cOi
me diffè a fmflra, e fyocfdfndo tra la
ijuinia e la fejìa holj^ia, ueniua ad hauer
m Utra, cto è-. In fffifclìa hol^ia, Kcifii^giremo lA caccia m:aprtata, ciò i-. La caccia eie
òfmmo impennati, che i demoni lattino ^fkr di noi . CU non compie' di tal confidilo rendei
re, WirP . non compiè- DJ rendere, ciò è-. Di eff onere tal conftglio, eie Vanfe uide uenire no mol
fo da ^un0e i demoni cW lale iefe fer uohrli f igliare. Onde \irg .prffe Dante Jlhitamente con
tìuel timore am.ore, che fi la madre il figlio, (juando dffiafafc al romore, uede le fiamme acce
fe uenir uerfo difc, che fliggefcn'^ arrefìarfc tanto, cVAa fi uffta fclo una cam.ìca, hauendo più
cura de ìafclute di cjueUo, che de la frofria uergogna , E Giù dal colle de la ripa dur<t,Trefc che
Virg, hfUe rame ne la firma che hattiamo ufduto, SI diede fu fino, Si lafcio andar riuofc Clu
lai collo, Giuda la cima de la rifa de la [epa holgia DVra, Verche era, come tutte laltre, difie^,
tra, e di color firrigno, com.e d jje nel xsiij. canto, A la roccia fendente, A la cofta che pendei
ua. Onde di fcpra difife, Se glie, defila defira cofia giaccia e cet . CHe, lac^ual roccia, tura
e ferra lun de lati A Laltra, ilo è, A la fefìa lolgid, Venhe ciafeuna holgia ha due lati, ciò ^,
iue eojìe, da Ifcjuali è- contenuta . NOn corfc mai fi tojìo accjua per doccia, Mojìra che SJirg.for
ìger rota
linfeyragn ,^ ^ y *> 'Ve
come compagno, fer la ragione, che ad fgorican- ente foco difetto uedrer^.o . A Vena firo,¥.eh
tono tanto poco di tempo da pof,r fiygire, che \irgil apena giunfe copiedi alfirJo de la lolgia,
(he i derroni fi moftroron fipra di lorofiul colle , donde effifraro calati in cucila , M A non uera
fcfhetio,che li fcteff ro off^rdere,fmhe l Alta frcuidcnt^.a,cio è-, cjuella di Vioja^iual uolle forre
toro minifiri de la cjuinta klgìa.chegli dom'da fijfc,Tolle poter a tutti effi. demoni ri fartirf in'.
ii,Difartirfi da lacuflodia ieffix cjmnta holgia.lemeua aduncjue Dhe,fartiti \.e fi.ron da demo
maginahfi deffcr tfcguit^fQ da cjuellijacjual cofia ccfirita con Vir./o trcua efj.r ne la medefima
rmaginatice^ e
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Firenze.
Postillati 16
ne alcuna
INFERNO
....... uoh/^ il cafo, Dante hpo (jneflù li uiU venire , Per il che frefo eia Vir£. i caramente '
recatùfcbfulfetn, fi cab, per fuggirli, ne Ufefìa bolgia , oue «o« pteua eia demoni effiroffifo .
Queflù moralmente ftgnijìca, che hauenhlfenfo la cogniiione àun uifi:i,e penfành anchora fopy^
di iiuehyComefaceiialp:>eta, chera uoltofcpra la fonala i'ifcpo, ft duiita defferperfcguitato epre
fo da le fentaiioni di tal liiti:),^' in (juejìo medefmo duhhio frotta ejprla ragione, per conofcerU
fragilità delfcnfo efapeye, che tanto folomente hafìa aflar in tal con/iderafione, cjuanto ^ neceffa
rio per conofcer la malitia del uitio e non più, a ciò che da cjuello non ft laffi contaminare,^ perche
ad elpi ragione f(jj>ett(t di procederete nejfun prouedmento effendo mìgliore.che rimouerlo da aue
flo, e farlo entrarne la conftderatme dunaltro uitio, a do che fmilmente lopo/Jà conófcere ,perh
ueduto uenirU tentaiioni permoleflarlo , prende effofenfo, e recandofelo fui petto , come cariffìnto
figlio , perche la ragione ha in cujiodia il fcnfo, come ha la madre il figliuolo , e perche in effcpet
tofìanno avcort le cogitationi, lo diparte da la conftderatione de la baratteria, che già era fiata co
nf\uta da lui,e cópreflez^ linduce ne la cofideratione de lipocre fiacche haueua bora da ueiere.
La giù troummo una gente dipinta ^
Che gtua intorno affai con lenti pajjt
Piangendo , e nel fembiante Hanca e wnta^
Effi hauean cappe con cappucci baffi
Dinanl[i a gl/occhi fhttc de la taglia ,
Che per lì monaci in Cologna fnffi ^
Di firn dorate fon fi , che labbaglia j
Ma dentro tutte piombo , e graut tanto y
Che Federigo le mettea di paglia ♦
O in eterno fatico fo manto :
Noi ci uolgemmo ancor pur a man manca
Con loro infume intenti al triTlo pianto x
Ma per lo p'efi quella gente fianca
Venia fi pian ; che noi erauam nuoui
Di compagnia ai ogni mouer dancat
Ver chio al duca mio^^a, che tu troui
Alcun ^ che al fitto il nome f conofca^
E fiocchi fi andando intorno moui t
E/ un , che intefe la parola Thofca,
Dirietro a noi grido ^ tenete i piedi
Voi y che correte fi per laura fifcat
Forfè chaurai da me quel , che tu chiedi t
Onde il duca fi uolfe^^e diffc^ Ajpetta ;
E poi fecondo il fuo pafo procedi .
'Rifletti^ e uidi due moflrar gran fretta
Ee lanimo col ufo deffcr meco :
Ma tardauali il carco , e la uia fretta ♦
Hauenio a trattar le Ihifocrefia de faen
doti , che in^ cjuefta fcfia bolgia ft punifce ,
Perche non e- altro che coprimelo del ut
tio con la ftmulata e non uera uirtu, a rai
gione dice hauerui frouafo una gente dif
finta^perche la piUura medeftmamente rq
prefenta di ftiori (jueRo, che non e- dentro,
Elhipocrita mofìra di fiori e fpr angelo, t
dentro in firnal demmio. Moftra religiì
ne,fantifa, efide,^' pr^fàno, federato,
tfr incredulo. Onde Augu.in lib.de fcm.
domini in monte, sicut hipocritg ^ fimui
latore! aliarum perfcnarum agunt partet
illius quod non ftmf. No enim qui agit par
tes Agamennonii uere ipfc efi , Sed ftmui
lai eum , Sic in ecclesy's z^T in omni uit«t
humana ^uifijuit uult uideri (juod non efì,
h'.pocrifa efì . Simulat enim effe iufium c7
non eft. Et Alb.Mag. in compendio lih.ter
^, Hypocrifu efì cjuf cjuent hominibus in
exterioribuf apparere . E la uerifa in
MaU.alxxiij. Vf uobis fcribp cr phariffi
hypocritf cjuiafimilesefiii fcpMyif deal
latis, juffiris parent hominibus Jfecif^,
intuì uero piena fimi off bui moriuorum
V omnis ffurcitia. Sic cr uos k firis jui
dem pareùshominbufiufii.intus autem
pieni efìiihypocrifit^r inecjuitafe . E tani
iofuona in Greco Uypocrita, acanto a noi
ft'nulanre. Andaumì an lenti pÀ.Rif
fffin «l guue^ffc h U offf , E maremme fenh Ihipmiafmfreim.ftru nel /?«, pmiert
grmta e mtun Jifarfc. VmgtnioferU^rMqene, m itnht Ihipmta f, im,jìra ejjirfmi
kiwi,
Uff
ma
'Mi
CANTO. XXIII.
W t\m ìSiUme,'e mìfcYr^hianfelìanco e uiniofey Uufiera uita.ch uuolfirt^ff lUeììfYeMé
ufL C0fff con caffuuihafft dinan'^ <x gliocchi TAUede U taglia, Fatte ie Ufiggia,chef f^nm
in Colonna per li monaci, Le eguali fcm tanto groffmente fitte, che hanno f tu t3fto)ima di/^ahj
che di caffè, E (jueflo è conueniente halito a IhifQcfito, i^ual, pr ac(iuiftaY credito, fe ne uatut
to difmeffc cr abietto mojìrando non curarft de le cofe del mondo , e tiraft il caff uccio dmanZ U
clioichi fingendo andar con cjuelli chini a do che non (teda cofa che Ihahhia a fcandelii^re. Cobi
onia e- nohilijfma cittk ne la Magna fil Reno, Cofi nominata, fer che fit colcma de -Romani edt
ficata d'APrif^a, ondefU detta. Colonia Agriffina . VlfiiOr dorate [cn ft che lahhglia,E ue
ro, che loro,ferche luce, attaglia glixchi, Ma IhipcY.ia col hdo, che mofìra di fiiorificendof ro
mone di buono e uirtuofc, abbaglia le menti de le ferfcne, che non difcernon dentro effcrfiombo,
ciò ^, uitiofcereo . Ef erano, lo rimorfo de la confcientia, tanto graui, che Federigo, a comfa
ratione di ^uejìe, L E meUea di faglia, ciò ^ le metteua leggieriffime. Dicano, che Federigo [r,
condo, effcndo di natura crudelijp.mo , (juando haueua afunir uno che haufffi fitto cantra la coi
rona, li fkceua f^r una uefte dqiombo,z5r m ciucila lo meueua a coca dentro ad un gran ua[c fin
ihel f lombo infìeme col corp del reofili^uef^.ceua. O In eterno fiticofc m.anto, f^ticofc jue
fio manto fer lo grauefefo. lNeierno,ffrchelefeneàeVlnf.fcnofcn^fine,EmoYalmtntf e-
fiticofc, fer hauer Ihifocrita a celarui [etto comnuamente asr in ogni fua ofera , m^oumento e gei
fio, la contraria dif^fuione de lammo, la^ual cofd, fer effcr din fcffortabile fatica ilfoeta lafroi
nuntia con efdamatione, Ft tjuefu e- conueniente ^ena a coftoro,ferche ,ftLOme haueanofojie le
oraui conditioni ad aUri, cfuelle a che eff\ non [erano ucluti f legare, che hora mal lor grado le froi
uino. Onde di loro ferito in SMatt.al xxitj , AÌligant autem onera grauia ^ imiortahiha,^-
impnunt in humeros hominum , digito autem fuo nolunt ea mouere . £ fcggit<nge , Omnia uero
efera fua ficiunt ut uideanturab hominibuf, dilatant (nimfhììacieriafua , magnipcant pmi
hiaf. Amant autem frimos recubitus in cfnis, frimas cathrdras in fmagcgif, f^lutationef
infero, tsr uocari ab hominibus rabi . E pguitando mofìra, che fer (juelìafcfìa bolgia efp.frocede
Yon fur a man manca , come erano f receduti fin (fui fer tuUol refìo de Vlnf. er in comfagnia di
quelli hifocriii, che a man manca fmilmente andauano , Alfianfo de cjuali erano intenii,ferhen
fffcY efterti delefeneloro .Ma effifeccatori, fianchi fer lo graue carco, andauano fi fiano, CHe
ad ogni mouer dama, cioè, che ad ogni f affo, eff chefiu ueloci andauano , erano fcmfre nuoui
di compagnia aggiungendo difaffc in faffc queUi che froceJeuano inanl^ a loro, Ondelfoefa dii>
ce a V irgli Fa che tu troui alcun , CHe al fitto , ciò e, che a lof era ft cono fca il nome chefam
uien a dire , Fa che tu troui alcuno , il nome delcjuale fia conofciuto fer (fuMe oferafamo fa fatta
ia ki, Et fmil a (jueEo del xx.canto,Ma dimmi de la gente che frocede Se tu ne uedi alcun dei
gno di nota . FT un che intefc la farola ihofca, Mùjìra, che dicendo Cjuefìo a Virg, il fuo fari
lar ihofcano efpref?a(o intefc da uno che ueniua dietro a loro, il^ual grido, TEnete ciò e-. Feri
mate ififdi uoi, CHe ft, ì quali tanto ueloci correte FEr laura fifa , Ver laria tenebrofa ZfT ofcui
ya , E non cheffi corre ffcro , ma correuano affetto a ìa tariita di quefii jfiritifer lo graue carco ,
Onde di fcfra diffe, che ad ogni mouer danca eran nuoui di comfagnìa.FOrfe che haurai (jueUQ,
che tu chiedi da me , ciò h Forfè chefjai fctisf^uo da me , del defderio , che tu mofìri hauer nel
tuo farlare, E ferche co/foro, da lun de quali fii detto cheff doueff yo firmare, erano \tahani,ic
r'o Vanteuiennela cognitm di lorofcn'^lme'^ dì Virgil. ilqual folamente, uoltatof a luidice,
che debba affettar cofiui , efoifrocedafccondol faffc di quello . Ricerca adunque il fcnfo l^^ragioi
' ve,dhauer cognitione di quefìo uitio in qualche ^artkoìaye. Et i f articolari, come già fiu uolie hab
hiamo detto, fcno frofri da effcr conofciuti da lui. Ma potendola in cjuefìo luogo hauere fcn(a laiufa
iflfa ragione , quella fclamente lammonifce del modo qual ha da tenere , ferche quefìo Metta il
a lei,che il fenfcffr fefteffc non faireble.Fermofft adunque Dante alfuoriQ de la uoce di queUa
INFERNO
0irt3, ejfenhnedmfmmm^^ da yirg e uUe due mojìuf nel uifo gràn fretta ìe Unim Jet
fcrfuo, ferchejfeffe mite ài fuori fey lo uolio fi conofcano gliaff^tti de lartimo. Onde Quid nelÀ
mo de arte, Sejetacens uOcem, t<erhaq; uultus Uet. M*t il graue^efo de le catte li iaydaua E U
uia flretta , cheta il letto , o uoglimo dir il fóndo de la uaUe , ^erch auanto meno rifide 'ccn le
coffe , come finge cherano ^uefìe , effendoft fet lunafoiuù calare , tanto fiu /fretti fono i letti de U
uaRi , Onde h fofra neUecimomno canto farlanh del findo de la ter^ bolgia^ neìqual mei
defimamente difcefcro dice , Adhor venimmo in fu largine quarto , Volgemmo ' e diCcendemi
mo a mano fianca la giù nel finio jiracchiato (!r arfù ò ^ ^ mi
Quando fir giunti, affai con locchio bieco
Mi rìmìraron fen\a far parolai
Voi Ji uolfero in fe*,e dicean feco ;
Cojìui par lituo a latto de la gólax
Bfeei fin morti -, per qual priuHegio
Vanno fcoucrti de la graue flolai
Voi dìjfcr me ^ O Thofco ^ che al coUegio
De gltpocriti trìfli fei ucnuto^
Dir chi tu fei non hauer in dij^rcgio ^
Et to a lor^lofii nato e crefàuto
Soural bel fiume d'Arno a la gran uilla^
E fin col corpo y chi ho fempre hauto.
Ma uoi chi fletè a cui tanto difliUa,
Q^antio ueggio dolor giù per le guance i
E che pena è in uoi, che ft sfauitlai
Et un rijpofe a me Le cappe ranct
Scn di piombo ft groffe^.che li pefi
^an co ft cigolar le lor bilance .
Erati godenti fummo , e Eolcgnefi ;
Io Catalano, e queili Loderingo
'Nomatiyeda tua terra infteme preft,
Comefuol effer tolto un huom filingo ,
Ver conferuar fua pace ^ e fimmo tali
Che anchcr fi par intorno dal Qar dingo,
Oluntl <fu(fìi duejfiritì a loro, riguarh
ron Danfefcnla far parola, ASfaicShcf
chio hieco , Affai con locchio torto , ^ è'
uocéolfrofrioViorentino, E uoltilumi
ìaltro diceano frafe fìefft di Dante, àe
A latto delagola.pmhe ffiraua , e^li
farea uiuo, e che fe fff erano morti , P£y
qua!priuileg{3 , Quafi uolfffe dire , V(Y
(jual grafia jfetialf^ efft andavano fcouer
ti DE la graue fiala, Ve la graue caffi ^
piomh , di che tutti glialtri di jueOa hoU
già erano cofnti , Verche fìola ftgnifica
uefìeIunghifftma.POidifPrme, Hauent
do (juefti due jf iriti parlato in tal jvrmx
frafcfìffft di Dante, lo richiegg:ino,ch(
gli, iljual era uenuto al collegio de trifli
e maligni hipocriti , non uoleffi hauer in
d.jf regio e difjegnarfi di dir hro chi egli
era . A ^jualt Dante yijfonde in fcntenfia
effer Fiorentino, Perche Villa, in Fran'^
fejtgnifica ogni gran ciuà , Et effer an
chora ne la prima uifa , Ma de conuerfo,
domanda Uro chi eff fono , che difym
lagnmando giù per le guance tanto doki
re , (guanto egli uede , E ^ualpena fa in
loro, CHefttfèuilla , la^uxl tanto fiiori
[ronfi
CANTO* XXIIU
frm d cùYnUttfY ffY U mira glinfiM^ efuUi (jueUì , (he uioUffcYO U glujfiìlA , lAé feri
ilr non Uuf arto frof ria religione, ne U<jual uiueffìro m [raifrniU.Ytìa ciafcunof ffaua ne la fri fycthrynn.
fria cafa con U fue donne e figliuoli uiuenh f^lfndtiifJlYnamente^in hreue iemp fiiron domandai
ti dalkulgo nòn fiu di S, Maria, ma frati godenti. Tra (juali ne ft.ron due Bologne fi, Mff}^ r C<t
fflano Malauolti, chra di^ttion Guelfi, e W\efJ(r loderingo de Liandoìo , chra difr.ttion Ch^
leJlina , Reputato ciafcuno molto giufto ( Ji^uona confdentia . Qiejli due fi.ron domar datt dal
fopl fiorentino , iljual era diuifc in tali due fitiiom, in luogo dun fclo f retore che fcleua eUggei
if fer ammmijtrar la giujìitia, Onde dice, E da tua terra frefy Come fi ol efj r tolto un I uor>: fo
Ungo Ver confcruar fua ^ace, A ciò che (jueta/fro i tum^ulti, e r.t^rmcfjtro la Ref, co dar lorofcm
ma pofejìa Mfoter far in henefiào di (juella ciò che fareua a loro , promettendo ciaf uno di ieney
ffY rato e firmo tutto quello cheff farehkno . hìaukto adunche ^uefà due frcti il gounnò de le ci(
ik ne le mani, aUefiro jfiu /o/?o al friuaio util hro,che a la fullica (Quiete e face di c^udla, E uedu
10 che per la rotta e morte di Manfredi in Vuglia i Guelfi freualer a Chihllini, le^ifrmentef U
fciaron dàeffi Guelfi corromper con gran fcmma di denari, t; oferaron in firma, che i GÌ ihliii
ni fiiron cacciati de la ciuà, ne lajual mfiifiu non fon fornati . E ìe cafi degli \lfrti, cefi di tal
fàttione, che frano ne la cctrada nominata del Gardingo, fùron tutte arfe e rouinate a terra,Cn^
delfoeta, in iferfcna di Caiflano dice, cheffi fiircn tali , etanto fcfUrati , com.e uud ufirire , ci t
«imhora fer effe rouine fi far intorno del Gardingo, Quefia hifloria(f chifofp curiofc di jfiu infe'i
raméte faffrla)f legge ne le croniche di Y ir e'^f fritte dal Villani al >.iijjel y^ij, lih. Turon adun
ih^ (juefii due frati, fé la loro hifocrifia,tanfo fiffono finger ifffr honi, cagion de la dijj erfone
11 molte noUli fimiglie, e uirfuoft huomini di Quella città, fer loejuale j^ftìal peccato, ilfcetafin
ge h&ret cheffi feno in jufjìo luogo, ne la firma che htthiia/riQ ue duto, e ter ralm ente f uniti,
lo ccmìnàat 5 O frati i uofìrt mali t VoJeua foefa iimofirar a fefii frati ,
Ma più non diffi ; che a locchio mi cotfe ejuanto V male e fnuerfc oro cffrationi
Vn crucìfiffo in terra con tre vali. fiffnofiaie dannofi a la fi a citta. Ma fin
(Quando miuide , tutto fi dificrfe '^'filP ''ff^^''] '"^'H^'
Sof>.c?o ne la barba co fcfhiri t de auraufj'.io fer a m.f ^ ^'^^'^
^ ; t ' r n, fali.CofiuifonechffilfCaifit,il(^ual
E/ frate Catalan.àe a ao laccorfe ^ - ' / r ^ ^J.\^.,Jn;^
' i rr ^ , r 1 ■ ' tfrfrmm- hfocrifajincfndomoufrlim
M/ diJfc^Ciuel confittcche tu mm, Uefici. f fer carità elpfolo, 4 ^do^l
Con\>gho t Vharijei , che conuema ^ ^ ^^^^ ^^^^ faerdote, confi che chri
Torre un huom per lo popolo a martìri ♦ 0 ^^^^^^ ^ do che tutta la gente non
Attrauerfato e nudo e per la uia-, feyiffi dicendo a glialtri for.tifid efirii
Come tu uedi^ ^ e mefìier , che finta fd, fi come è- fritto in S, Giou.al xi.Vo/
Qualunque pafja , come peji pria : fiefcitis cjuicijuam nec cogitatis , (juia ex»
Et a tal modo il fecero fi flenta jfeditnotisutunu{mori^iurhom.o frofo^.
In quefla fi>ffa , e glialtri dal concilio, folo, tr non tota gens fereat. Ma filame
Che fii per li Giudei mala Cementa , lefi^ferlinuidiaetimorechehaueainfe
me con tutti glialtri , che il fofolo non /f ^
£ulfajfe chrifio, ueduto i fuoifiufenìi miracoli, tT'intefi le fue finte fredicationi, e ihe aliando
fiaffe loro . Comincio aduncfue fidamente a dire, O frati i uofiri mali,e non difife f iu, ferche glioc
€Orfi a locchio un crucififfc in terra COn ire f ali, Terche,ficome chrifto era fiato crucifffi có tre
Aiodi, Coft lui, che la fua morte haueua configliato, era conuenienfe cofi, de ne U mede f ma/ir
mafiffe crucififfc , ma difiefi in terra , e non effaltato come fii lui ferche mediante il fuo confif
glio^fit cagione de la ruina di molti ,fi com.e chrifto pi lafikte di tutta Ihum.ana generatione .
N i/i
INFERNO
q^<t)7]o mi uiiey Mojlra, che ueiuia da Caifki^ft difljrfi tutto fojfìank co fcfj^m «<• la Ma]^.
ffY taife^nì m:^jÌYanh lira el dohrche hauea, che Dante fife chrifliano.a' e^ìi Heireo.chefèf
fe uiiiò ejèn^ fena, ^ egli mrtò nel feccaio, ^ in tomenti eterni, che fife in ftatù ia poterfi
filuare, tar egli eferferiutofin'^ reàentione . E L frate CataUn, Veìutò chehhe Catalano^che
Vante liana fife a rimirar iojlui, faccorfe (juejìa efer U cagione ie la fua interrotta oratione, Tei
YO li dife efer (fueh , che con figlilo , comhahhiamo già detto , E che per fua maggior pena ] era
meftier che fcntife^come ciafcun dilor pefdua prima che pa fa fe ^ perche da tuui loro era nel
fafjàr calpeftrato , E che in tal firma , il fecero Anna , con tutti glialtri facerdoti che interaei
nero al concilio yflenfauano . lljual concilio fu mala fomenta perii Giudei ^ perche da quella
tìacijue la ruina di lerufdlem , con (juella di tutti loro, come dijpifmente fcriue lofiffi . M^«f che
Piano attrauerfiti e nudi^ a dinotare, che la kr fomma hipocrijia nota a tuttol mondo .
AUhor u'idio marauì^Vctr Virgilio
Soura colui ; ehm dijlejò in croce
Tanto uilmente ne letamo ejfìlio^
Vofcia drÌ73^ al frate cotal uoce^
No« ui dijpiaccia yfe ut lece ^ dirci y
Se a la man dejlra giace alcuna jòce}
Onde noi ambedue pojjìamo ufctrci
Sen'^ coHringer de gliangeli neriy
Che uegnan dejìo loco a dipartirci^
'Rijpofe adunque Più che tu non j^erì^
Sapere fa un [affo 5 che da la gran cerchia
Si moue , e uarca tutù i uaìlon feri j
Saluo che queflo e rotto noi coperchia :
Montar potrete fu per la ruina j
Che giace in cofìa^c nel fèndo fiperchia.
MarauigHauafi Virg. dife ftefo^hauenh
profitato (juelmedfftmo che fice Caifèt ^
oue nel fecondo de VEneida dife , Wnm
fro multis dahifur caput ^fan^ ppey ^([^
che ft dicefe , cof poco come lui . PO i
Jcia driZ.^0 al frate cotal uoce, Dopolfi^
marauigliare, virg, domanda (jufflo fra
te, fiaU deflra mano , da lacjuale fìaua
loro Ultra cofta de la klgia che haueano
àafalire. Giace alcuna fice, Pofa alami
ufcita, onde noi amteduiy Dala^ualcia
fiuno di noi due, e mafmamente Dante,
per lopefo de la carne,pofiamo ufcircifin
^ cojÌYinger DE gliangeli neri , ciò ^,
Vìe demoni, che ne uenghino a dipartir di
quefio luogo , Verche fedendo che ilproces
, ^ ^ ^ fra per uolerdiuino,alqu(il fetta
giace t!r e-ofe^uente ogni creatura, ft confi daua poterli coftringer nefuoi hifcgni . Rìdofcadun
que , Viu che tu non ff tri , R ijfonde frate Catelano a Virgil. efer molto pref un fcffc,ilaucil fi
moue da la grande tur alta cerchia, che dogni intorno ferra Malebol^e , E Véirca ,E Vaffaiur,
li i fieri horrihliuaUoni , che fono le x. klgè, filuo che aufUo , "che per efer di ftp a rotto .
mi coperchia . E perche fcpra auejìa fifta tolgta fieno Hfcogli roui , Ihahhiamo ueduto di fctra
ìtelxxu canto. Ma dice , chef potranno montare fu per la ruina ^italroUofifo , CHeaiacein
€opa,ctoe>. Perche jlatnpendere, E Nel findofcperchia, E neljindo fileua a inalZxCoi
tra , Onde uuol infirire , che pofbil fiya di poterla falire . ^ ^
Lo duca flette un poco a tejla china 5
Poi dijjè ; Mal ccntaua la hifogna
Colui-, che i peccatori di la uncina^
El frate ; I udi già dir a Bologna
Del Diauol uitij a fai ; tra quali udì ,
Chegli e bugiardo j e padre di menzogna
ApP^^JJol duca a gran pajjt [(n gì
Vdito chelle \firg.da frate Catalano (jk^
io hahhiamo di fcpra ueduto , Sauide che
quando Malacoda li dife chera uno fcoi
glio fcpra ciuefia fifiaklgiache ficeua
ma,g!ihauea métito,e f ^fio fiaua a capty
chino fenfcindo fcpra di tal filfita.Voi dip
fi, che Malacoda, iìc^ual uncina i peccafot
ri a Une la quinta bolgia, Qontaual\
CANTO XXIII* , f -
^urUto un poco dirci nd [mbimcx hfcgn^l^A^f^'^^ ^^^^^^
O«a/o ^Imr^rr^f rm pam IT /..om../ A;
Diefro a le pcfie le cm fmtc. Ji.,Jor;.^>JiV%..,coÌ.^'/?r;f
/o i« S. Ghuami « /otffli/o , oue iicf, QuU «d w p^f/?// auiire fcrmonem meum.uoj ex fatr e dia
Iole ejìis^ Cr àefthYÌa fafris Ufjiri uultisficere . iDf homiàda tyat ah initio , in ueriMe mn
P^tit, <{uu mnefl ufYitctt in eo (ST meniax ejì Jduy weniacif. AVfyeffd duca agranfafft
fcn gh V<^ntnkft V iYg. ia ({ufjìi hifocrìti, /è nanio a gran j^ajft ,jffy riftoray ti tmp , che nel
fYOcfier lentmente con (juelli UueatiYiato . ^''YTìOYalmenfe, TeYihe hauutò la Yagmefiena no
titia di aueftù uitÌQ in umuerfcle, con pefìrZ^ftYÌmoue h c^ueio. Et ilfcnfo Uuutola nefariicfì^
Uri.come offèijuente a lei, yneiefimamente fi fayfe DA glincaYcati , ciò ^, Da caYichi ielegraut
caffè, DletYCì a le fofte, Dietro a le ufjligie QYme ie le fiante di <]ueBa, CAre,ferch lo condu
ceuafeY uia de la falute . T VrJrffo Vtr^. un foco nelfemlianie , Ter lo sdegno concefuto dhauer
cYeduto a la filfifa di Malacoda, perche linteMo fi [degna dejfer ingannato da le diahliche im
fmi^e tantii maggmmfnte^ciuant^ di yado, ma fuY alcuna uzlta ne U cofe legicri auienf .
C A N T XXIIIU
In quetla fané del gmmttto anno 5
Chd fol i crìn foito laquarìo tempra y
E già le notti al me7S> dì fen uanno ;
Quando la brina in fu la terra ajfmpra
Limatine di fua forerà bianca^
Ma poco dura a la fua pena tempra^
Lo uillaneìlo , a cui U robba manca ,
Si leua , e guarda , e uede la campagna
Biancheggiar tutta cndei fi batte lanca
Ritorna in cafa j e qua e la fi lagna 5
Cornei tapin , che non fa che fi faccia j
Poi riede 3 e la Jperan^ rincauagna
Veggcndol mondo hauer cangiata faccia
in poco dhora ; e prende fuo uinchiaflro 5
E faor le pecorelle a pafcer caccia^
Cefi mi fece fbigottir lo majìroj
Quandio li utdi fa turbar la fronte 5
E cofi tofìo al mal giunfe limpiaflro t
Che come noi uenimmo al guajlo ponte ,
Lo duca a me fi uolfe con quel piglio
Voice j chio uidi prima a pie dd monte 4
te braccia aperfe dopo alcun confitto
Eletto feco riguardando prima
Pe« la ruina ; e diedemi di pi^to ,
E come quei che adopera iflima^
Che fmpre par^cU inan'^fi ^roue^tai
ilfoeta, lop la ìifcrimne di certa fi<a fi
ynilifudine ,fcguifanel frefcnfe canto la
medffma materia lafciata nel f recedente ^
ciò è', de la gran dijfi eulta che gli Mie
ad ufdr di (\ufllaf(fìa holgia, £ comefaf^
fatol fonte de la fctiimafcendendo fu la vii
fa eie la diuide da httaua, uide che in ef
fafcuima holg'a erano f uniti i ladri da 0^
gni jfetie di uelemfe e fefiifire fcrfi di
che la hlgia eraJfiena, E tra coftorofin
ge hauer trouatoGianni Fucci da Tiftoia,
che hauea ruiat^la facrefiia de la mag$
giOY cUefa di tal città , E che da lui lifia
fYedftto alcue calamita di Viflola^e delfd
jo/o fiorentino . ^^IN (jueUa far^
te delgiouanetio anno . il foetafn comfa
ratione da lo sUgoUir del uiD anello, cjuan
io nel temfo che i giorni cominciano a ere
fierfyfi leua la mattina e uede tutta la-cZ
fagna Uancheggiar di lYÌna,mn fqend^
come fkf a fafìey le fue fecoYt, E dal conf
fcrfo che figlia de li a poco , tjuando uede
effa Irina efpr refoluta dal fole, a lo shigot
tiY di lui uedédo tuYlar lafnccia di V/^.
feY la cagione cf;^ haUiamo ueduto in fi-
ne del fYecedente cantOyE t al confetto che
fyefe ufdendoli (jueUa foi raJprenare.Ma
fer meglio intender difcyiUion di tal iQf
N iiii
, - INFERNO
Ccf, Uu^nh me fu uer la cima dncrSermo, .h^ilMit
Dun ronchion amfaua unaltra fcheggia ieUmo, ^k^nipghanhh hUnattiui
Dicendo;Soura quella poi ta^grapfa: '"iUchriJio.ftnmchffiailfrimoJiJfl
Ma tenta pria, se tdl,chella ti reggia^ mfe Jictnara . Altri pi^liandùluaU
Wr^. Cìufìrohgipghur,, ilfu<,fnncipi,<imnMfcle foranti f rima frcio d<-l'ArL il. he
fudfjjir comHitmenle tr<t luniedm:> t éMdedmo ifl deao mefe di Mar^. M* il fatta uL„J
5«f^a tal ordine iegltajìrolo^i, ffrenifnh lama da la «attimta di chrifto , feconda Ù Ro»-,
«0, iKtfnde la parte de lannogiauarrm fer U fin di Genara , uicino a me?c dela^l meTe il &l «,
tra [otto l'Affario, tT Mora tmfra 1 Crini , ciò è-, I raggi fouo (alfyno , perche cLnci.Z
tl<lHde iaknalaìiro^afcm fole ,fer.he aHhorucamincictno a diminuirle notti tr*
CANTO. XXTIIL
'cYefciY lìi afùcidftiCòfafPiM fcleffy lo K/fo if gradi df l' AtJuaYit.lldffY tutó (lUfUi h fft
fa erìtranh fcUo VArittf^le yiqUì cominciano et fìon fiu andare^ m ufrmtnte ai ffì^r g^^n
i/almt^ Hi Irijuinotio che fgualmtilefaYtel di naturale tra le notti e di accidfntali.con
triltffndone a ciascuno xij.hoYe afunto. Nf la fatte aduncjue di juefio amo QlouaneUo, Haucnh
hrimeddCuo nafcimetOyhome hahhiamo Wk^o,(/J;Ww(i|rio del mdffrr,o mp.Quandola hn
ria in fu la urrà ASem{ra,cio e^.Affmhla.tST uotahol Fy^:^/?,f f-.f tanto fuona^^^anfo Afjmii
glia, e dijji Affcmfra fer accomodar la rima . limatine difua fcrdla hiama, lajfetio de U nei
le^ ^(Y fffcr non fvlamente iianca come quella, ma generata ancora' de medefmi humori , W.a ;o;.
co dura tal imagine.ferche toccata da caldi ra^gi delfde, toflojjrarifce, A Lafua tfmj^ra.cio
A lafua temperata fena, intffafcr lo freddo chUa infrifcf, i\<\ual da foia , mav^ taUflagme,
tena temperata, e non ecceff^a, come talhr fuol day nd colmo del uerno . LOuillanfllo a cut
tnanca la rotta , Non hauendo , fer efftr oj^freffc da la puerta^, piuiofirfjouì^n dijìrame da
tafcey nel temp contrario le fue pecore a cafa. Si leua la mattina, e uede la campagna fer la cagi
ffiuta trina, iuUa liamheggiare, Onde, Ver non foier mandar a fafer lefuejfecorefi,ori,Sl taf
te lanca con le mani ,- lljual duo e proprio del uiHano ne caft auerft infcgno di dolore. Ritorna
ndunaue in cafa, e {ua e la aggirando/i ft lagna COmel tqino, Comeft laff iUo^V abarJonai
io , ihual ^ fuori dognilferan"^ , e che non fa ^ueEo che sha daf^re , Perà efmiìmentf cojiui,
non hauendo in cafa da poter fafcer lepecore,fd che tenendole, morran di fine ,efcle manda fùo
ri, morran difàme e di freddo . POx riede , Torna /i^ori/oi ancora , e ueggendol m.ondo in /CiO
dora hauer CAngiata fàccia, ciò e-. Mutato affetto, effcndofer la refcluta brina, mediante xrag
ci delfde, di biamo mutato in uerde, Klncauagna, Cauagna , cefta e canejìrafcno una m.edej.i
ma cofa, E cefi c^m.e diremo colui rimhorpre e nnfaccare, (juando torna ne^la krp, o ìie la ficca
la cofa chefrim.a nhauea tratiafitOri, Cofi tornando ne la cauagna la coft the nhauea cauata, </j^
remo chegìi rincauagna (juella tal cop, Trahendo cjurfto uerho da tal nome, Cnddjf offa, fer c^ue^
fiaftmiliiudine uuol inferire, chd uiUanello, fer lo cangiar de \a fiaia dd modo^n foco dhora di
tianco in uerle,ft torna a riemfir de la Jj^eran"^ di foter mandar a fafcer lefuefecoye , de laejual
frima,fer\olianiheggiar de la can fagna,fra ucto . Aduncjue, fi comd uiùanello, ferii detti
€Ontrari accidenti, fri^r.ashigottiff, e fai dila a foco/ì riconfirta, Coflfoeta dice,che Virg.ftf
€f prima sligottir lui, ueggfndoli , fer lofJegno concefuto de lafilfità ufitali da Malacoda , turi
far la fronte, E Coft tofìofoig'unfc lirrfiafìro alm.ale, E cof tcfo mi riconfiyto , cme limfiafìfO
(onfvrta e leualdJor al male, Perche , come noi fummo giunti al guajìo e rouinato fonte, LO
Jiuca \irg. f uofc ameCOn f d dolce figlio , ciò e^. Con <;ud benigno afletto, che io uidi uoU
taylopyima, auando maffarue a fie dd m^nte mandato da Beatrice in n io fcccorf e conira le tre
fere . LE Uaccxa aferfe dofo alcun coniglio Eletto fcco , E' o^tio de la ragione daiutar il
fcnfclouefer f( non hafìa, Ma frima con maturo difcoyfc confderar il m.odo the ha da tenere , KST
arnmonir quello, che fecondo tal modo, (juanto e in lui di poterlo fkre, detta frocedere,Qndedi
te, che Virg. DOfO alcun configli^ eletto fico , che fu di uoler aiutar Dante , R tguar dando ben
Uruina del caggiuto fonte, Aferf le braccia, E Diedemi difiglio, Efimifrefe. E Com.e ^uei
the adofera KfT iPima,cio f^,E come co!ui,che operando giudica ciò che dt mano in mano fa da fn
te, CHe fmpre far che f proueggiainan^ , Ucjual far cheflmfre inanl^ che luna ofeya fa finii
ti, fproueda di ciò che ha da fkr dofo di cjuella , Cof dice , cheleuandolo \irplio fu uerfc la
tma DSIn ronchione , ciò è ,dun maffc e groffc fiffo , AVifua unaltra fheggia ,Toneua
rrente ad unaltra fietra dicendo. Salito che tu fmi cluiui , aggraffati foi e tirati fcfra tìueh
la , MA prima tenta , Ma frima proua , SEe tale , chelia ti reggia , Se effrm.a e fida,
tUa ti fcjìenga , che fgnifica ti m.edefmo , che halbiamo di ffra ietto , che Ihuono m tuU*
y fue operationi , debba fmjre j^rOiedtr matmmente ^ e m hono fffmine .
INFERNO
No» (fd uia dtt uejlito H eappixt vejmma ìifofYi 'ju<ÌHti a^mlmnifU
Che noi a fena, ei lieut , £r io fofp'mto «« ijunnta uflocita ,fùg^tnia virg,
Potauam fa montar di chiappa in chiappai if»iom ,tfortaniafcne nante fcfra id
E fi non fijfe , che da quel procinto fuofftto, iifctft in (juffta fcjìi hl^ia. hof
Più , che da laltro , era la cofìa corta j «'/i''"»» «« l"""'" 'Uff^'^xlix m k
Non fi di lui ; ma io farei ben uinto . ""'^'"'Ì' '■'"]'"''''>f''f'£"fi''''Aflegier
Ua perche Malcbohe in uer la porta rnmefir^mandum, malaJifficulu
Del bajr,(fmopotlo tutta pende, 'H.lì.ne ép.n,rf,Ja<iu.^
Lo fitod, ciafcunauaìle pita, ciT^nlTTr
Che luna cojla furge e Ultra fcende t flitoJ.graJ/Prnac.ffafcorn.hdliZ
No/ pur uemmmo al fine m fu la punta j ueìuio , Pmh £1 , do è-, Virg. tu,,
Ortde lulma pietra fi fcofcende . ^ffmh lifm dal grmme id fom, ET
Li lena mera dd polmon fi munta, iof^j^im ia Ikì, pafaumo a ftna nm
Qjmdofui fu ; chio non potea più oltre } '«^ f" DI chiafft in chiappa , vi rottame
An'^i majffi ne la prima giunta , «« marne, perche chiappe fina nttami U
chnatianedelhumanementialma e. nSenonUm X.J. i " . '"^""J^"" '"n'" "'i
rìf di tutto L ìnf. Adunque il poeta ine, the Ce non ftfDrl.J.J ir i • t- l
Lìgia, il^ualimuLllL, lacoftae/ZZ^^^^^^ <!'<elfcconhtroc,m ii ^urfìaff
AJr,''i''farnenfedfc.f,,heJ^^^^^^
^uUaédlàlire Perche i! fi f puoheJ, u i^^^^^^^
le la ragione, le^uahfini olr al fuZTueZ '^ Z f'Ì 'J* / "u ^' ^1 V'
Ufi, la cima m col OUie. L ffi::: ' f^»' -«"T^f '^fi< f""^»
Sintomo alcKOre, e cmemntice tira ùria VcT T" ff'^'"/""''"''' Utolmnefì*
e:'^ ^r4refiamn,,mggiore,ru^^^^^
^'fl\''/P^g';^rlafi<perfiuitadelfi,ocalore,l'L^^
na,che per o Irom cahr id cumma«r^« l^UC-^ il ^ ° ' «'/^""'o i' l't
cahi Lx>ic!liuric^J,tZaM^^^^^^ refpirare,i uìen a r.an
CANTO, xxnir.
Ihum ft ì*rie io ìmm JolcfZ^ iti uifio, t uieti a \réi<r U kkrioft ti affra uk le la uìr/u.
Komé comicn.ch tu cofi ti Mm, ToUro f,Mlet,o,epl,rire,P^^^^^ .
Y-, n ì. r j -1 iniiMUa ,ovite ietto folime ,cht< i»
m fami non Ji um , ne fitto coltre , rJ[J,,,,i, , ^ff^i,, v^rgil.
St'n? hqud , eh fua uita confuma ; ^^^^^ ^ ^^.^ ^ P.^^
CoMl ueji'tgto in terra di fi Ufiià , Si^gmia , do è , Pofinclo in fiume e fct
Qual fumo in aere , &■ in acqua la fimma • ^^^^^^ ^ y; yg„,^ ^ om<((Ì
E però leud fu^uinci lambafcia Pf/r«nlirf, l«|o/«f//c««o, f /ocio/(/i«}
Con lanimojche uince ogni baitagUaj melìiimo del mondo o^ni uirtuilunii*
Se col fuo graue corpo non fàccafita . tu, E i'Hl in fima , e non in uiriu , A
Viu lunga fiala conuien . che fi figlia t ciò che «Mm d« <juill« il fmfc, ne ueni
No« hafla da cofloro effir parino , , f"'^" " confc^mre, fenhe ft confcgut
Se tu mintendi ihorfiifi, che ti uaglia . pim. U uWtu , . medime pfiu p. la
Leuami aìlhor mofirandoù fimito ^uonafima Y^k^'VfZl'Z
-^t- ; r.«*;^» mefà hmbrail corpo ynefifuo cn^uiY^^
Megho d, lena ch.o non m fnt.a ^Siuon.fimJó^^JelQ^rMr^
E d.j],iVa',ch,ofinprte arano, f/,i,g,„,,jj-„u efc
fua CanZ. Wna donna fin Ma affai cU fcìe , come ne la nofira ejfofiticne ffra di cjuflìafu Ji^
moPrato, Et attenga, che cjueffo de la fama non fa il uero e driUopne alenai Ihuomo dMa api
rare, Nondimeno, ilpeta non imi che (juefìi tali fieno fen^a (JKalche merito di latitudine, corr.e
uedremo ndfcfìo del Varad. SEn'^ lacjualfàma, chi confuma la fua ulta , la\cia in terra COtal
ueftgio, CIO è-, Simil fcgno e nom.e difc, qual Ufcia il fìimo in aere, e la fchiuma in ac(\uà,U({UA
li cofc tofìo, e juaf in momento jferifcono. Vefiigio ^ frofriamente Lrma del fede , ma qui e fef
fimiliiudine , E fero leua fu, Vinci Imhafcia con lanimo , Vince lavpfia , lac^ual nafce dajiti
ferfìuo anelito, feria troffa fatica del corfo, colfronto e deliierato uolere , CH^, ìlcjuaì animo ,
\lnce ogni laUagìia, Bufera ogni difjiculfa, ferche effcndo eterno tT imorruUihile, uince la cay
ne, Ucjua! è mortale e corruttibile S refjìen'^ a le faffoni, e uince ogni infìuentia de cieli , Se
€0l fuo graue corfo NOn faccafcia, ciò è-, Non fMaffa e fummerge ne le uolutia de fin f . Ma il
foeta auriluifie tutte (^uefìe cofc al corfO, che m:>ralmente intende ejfr del lihero arhitrio de lani;
mo, non ejfendo minor dijficulta ne lanimo linueftigare , che nel corfo lof erare . Vìu lunga uia
conuien che fi figlia. Ter ejfer la uia de la uirtu lunghiffma , Ondel Tetr. Perche a la lunga uia
temfo ne manca , NOw hafìa da cofìor ejfr farfito,cio ^, Ndw iafia lafciar il uitio,che hifcgn4
tjfcrcitar la uirtu, E fero, chi cjuefìo intende , lo dette con frefìez^ m.etter a luogo . lEuamJ
gllhor mofìranlomi fornito, chi teme, ^ ha in ueneratione diunaferfona, come conueniente e-
(hel finfo haUia la ragione , fcmfre a la frefintia di cjutHa , fi sfi^r^^di mofirarfi ne gliatti um
tuofi auanto fiu fuo di miglior uoglia jferando di configuirne affreffi di lei honor e loda . lei
uoffi adun<\ue Dante da federe , hauendJi Virg. detto che leuaffi , e mofìrauafi meglio firmto DI
Una, ciò ^ difir{<iedi uigore , che nonfifintia , con dir a Virg. VA, cUofcnardito , cioe^,-
Va, che io fono animofo afiguitartifer ogni dijficulta, efirie afoterle uincere .
Hauendo fdlito la coffa del colle eh ìognì
Su per h fcogììo prendemmo U u'ra 5 ^ intorno diuidea la fifìa da la fiuima kU
Chera ronchiofo , flretto , e mal dgmle\ già, frefcro la uia fu fer lo foglio, thera
tt erto più affai , che quel di pria . fur iiueh,che cctìnuaua, cornee tutti gli<d
Tarlando andana , per non parer JìchoU : tri , eficeua fonte fcfra tuUele Ugf
INFERNO
Onlc una noce ufdò Se hltro fijfo U fifla infltori , d^yd mìfiafo e fu fcf
A firoU formar difconucneuole . ìaijualYùmna, nam deffcpjta bolgia ufci
f^on foj che difje^ ancor che fipral dojjò ti fiiori, ll(juale fco^lio era ROnchhfé ^
Fcffi de Ureo già , che uarca quìuì : ^> T^w/o ineguale, che offrnieuayc^i
m chi pctrUua , ad ira parea mojjb ♦ ^^^^ ^^fi^^^ > « f • ^^Ti-tfo , chera
lo era uolto in oja 5 ma olmcVi umt lafcconiu mn piccola difficoltà'', ETfn
mn potcan ir al fóndo per lofcuro i >^ dmofiuaffcim ^.eUifria , vi
Ver chio^,Uaenro fa,ch!tu armi tituZ^^^^^
Tia . altro angh.o',ed,fn,cnmn, lo mura P.«fc/M><;/*<oZ
Che com .odo quma , e nor, menda ; hjijì.Upa Mofu ferkL
Co/i g,u uegg.o e mente ajfguro, attr.,nf,rU(:mm\ b.fconjc],,
Altra r,pna,d.ffe, non ti rendo-, rili/profcfr^NofcdijBo.cir.JeirM
Sencn lo far : che la dimanda honejla £ia in uro fictapnte , carne it oHaliù
Si de ffguir con loderà tacendo , Mhimo ueÌMo , e L fdiu ii tjuefio , r»
ie u\kt» Ufur^, ^uipfunifcf, e- ii me U'ir, la mMg^ua'e aiinundere, come ii
fo ckaramenieueirem, . PArlanio .ni^uafer nonfarerfieuole , E .ue/}o,per!a n,eJeL
T/ZZ ^'['f"' f"'""'^ mM'^Mìi. meglio firJo ii aueì cheffcnL U
VoM, ,„fir,re che parlar it Imfi, cagione, che une Jfirito de laUra hìgia parlaff}, ma conui
V fc^mene^o, », ^ conumenie a firmar farote, Onie dice JfiL Jelche dicelTe
mj/c adira , E <},e/ia e la cagme perche tal uoce non era conueniente a fermar tarde, Lche
Uraforaccenie tan,o nelfi,rore, che non lepo firmare, ma c^uaf: come c^fcnLlcuSn
T"^"" r'^"'' "T" ^"r-'^P'^^^nopenetrar conia uLtaal
ìfete difra^defcn >./ dforfc de la ragione, perche il furo iien fcmpre naMo ilio renfj e cef
fer hfa,ri,a di quella, non fotey effer ueduto . Aiun<,ue ilfcnfc f, ^olgeaìa ra.- ne e d e Z f
Pro, fi che <u arrido A laltro cinghio , ciò Va hro LJiJ. di LfiafuSnl, he 'Til,
i/Xrit T'" ' r^"' U de ifonueneJafi
Mnier e Jr iare Tl ieL 1/ r ¥ i'-k'^hunfce, a.cio che ia creilo f, foleffe
Qimì
CANTO
No! i'tfcen3emmo il fonte da la tcSìa^
Oue jS^iww^f con lotma rifa ;
E poi n:ifi* la bolgia manijifìaz
E uidìui entro UrrMe Fiifa
Viferfcnù c dì fi dìuerfi mm'^
Che la memorta ìi fangue anchor mi Jc/f <f*
V'iu non Ji uanti Libia con fua rena i
Che fi chelidri , iaculi , e fharee
Vroduce^e centri con amfhejìbena^
Ke tante fejitlmie, ne fi ree
Uojlro giamai con tutta TEtiofM,
Me con ciò , che di fofra il mar rojfo ee^
rra quefìa cruda , e trijìiffma copia
Ccrreuan genti nude e Jpauentate
Sen\ajfcrar pertugio^ od hcV trofia ^
Ccnjcrfi le man dietro hauean legate x
Quelle jiccauan per le renla coda^
E/ cafo*^^ eran dinan'^Jggrcffate^
Ef ecco ad un , chera da ncjlra froda ,
Saucnto un ferfente ; chel traj^Jfi
Lajdcuel collo a le Jl^aìle [annoda^
Ne 0 fi to^o maij ne i fi [criffi \
Cornei fciccefi , O'^ arfi , e ccner tutto
Conuenne che cafcando diuemjfi x
E poi che fu a terra fi diHrutto 5
La foluerfi raccolfe e fer fi Heffa
In quel medefmo ritorno di butto ♦
Qìunti c\ìe furw a ìa tejìa lei pnff , las
^ual pfggi^^^f tO'^ lottaua rifa, eh diui
t/r do^ni intorno cfuefia fittima da lotittua
hìpayfcffcrolpnte dala dftta tefia fqra
ifffa rifa , V allhra fit rr.anffla la lol
gìa^ c\if \(r lofcuro aere rion Ihaueua iifo
frd doffc del fonte jfotu(a uedfre, ]rrjf(r(>
ihel f<nfc non fuo corr.pmdeY il uitio in
uniuerjcJe ,/f frima , mediante la ragio*,
ne ,noM difier\de a la cognitione de farti^^
(olari . F- uidiui entro Terribile ftif a ^
ciò e , Sjfauentfuole calca di frjfenfi Vi
ft diuerja mena. Di tanta uayia ejuaìita e
ferie ^cHela memoria anchor mi fcijfa ,
chel ricordo anchor n i dij^erdeìfirgut
Mandonanio le uere^e ritirando^ al cuQ
re , com,e fuol firr.fYe ftr ne It cojc horreri
de in fcaorfc di cjuello fntendolo ttnere,
V\u now /? uanti Lilia con parerà , li^
Uà è- la ter^farte de la terra, de noi < l
tyamentela domandiam,o Aff ica, e uoU
garm.enie Bariaria, Qj ffia regione, fer
effiY affai uicina a IfCjuinotiale , naturch
m^ente e molto calda , efer (juejìofrodu'r
ce dìuerfc jfeiie di fermenti, e jjetialmerite
in una f arte di jue!la,che ft chiama la li
liaarenofa yferche il fuo letto non è- als
tro che rena , effcndo tutta jfogHata dac*,
^ue, difiante e dherie, r>e fey alcun tm
fo uifiouemai . Quejìafcriue Lucano ,
defaf'o Catone, fer andarft a congiunger con gliefprciti Pompeiani . Etiojfia ancora ella jfar^^
(e d'Affrica, ma fiu uicina al detto circolo de lecjuinotio, e fey (juefìo tanto calda, chefroduce gli
huomini neri , oue , fecondo Plinio , nafcano fermenti di [mi furata grandez^ . il mar roffc uien
i'BPittoin Palefìina, ne lacjualfrouimia è- fofìa ìa città di leruflem .(^uefìo è- il mare, che di
uifc efafso Moìfc cclfoplìf^eHiff^ffra delijual di(ano,che fm.ih ente nafcano diuerf C7 hoYren
di monfìri, de cjuali in jfarte tratta lue, nel ix. oue due, Katus in amUgue colerei efuifyrfidot af
ua chaYfydro{,trattiq; uiafumUe chelidYÌ,Etfemfey recto lajffuruf limite cétrix ht grauis 1 gemi
TìU ueroes eafut amfheflena,Et rtatrix uiolatoy acjup iaculic]^ uoluerei Ef ecictui iter cauU fi.l
iarejhareasecet. me/fo Plinio tratta diffi^fmente di cjuefìi e di m.olti altri . \ uol adunque il
foeta inferire, che c^uantumjue ne f renominati luoghi nafehino moltitudine grande di nociui e jfe^
jìifèrifrfenti, nondimeno, che a comfaratione de linfinita m^oltitudine, de laejual uide (jueffaftfs
ma holgia effcr yìfxena, era nuda, 0 jficcola cop. Onde dice , che Lilia con fia rena mn fi uani
tifili, perche, (( frokce chelidri , tacoli, free e cet, della con tutta Pftiofia irfeme, e con eio
ile di ffra del mar roffc ,ncn mofìro mai tante ne fi ree ffjìilfntie , cjuante cjuiui in (ffa lolgia^
erano adunate. Soggiungendo , the ira ejuefìa crudele e trifiiff ma cofia e moltitudine di fffhfrì
fcYfenii COrrean genti, CorreuanQ anime nude e jfauentaie S£n^ fferar pertugio od heliiroiia.
INFERNO
Penhf huenhf lun confrario con Ultra f unir coflora che a lento faffc, cme uf^no cmur.meni
te la notte ii^r i Uri, hanno cercato iafconier i flirti e le radine loro ajjìcuradoft ne lefuefran
dolenti aliufif, cjmui corre uanojfauen fate eNVje, ciò è , Mawfifie e note a tutù , fcnk fl^eruf
pertugio, ouepterftafconiere, OD helitrofia, O firfi inuifthili , perche helifropia fecondo Ali
Mag. e- pietra uerie come'fmeraUo diftinta in ff elle rofe, e trouaft in Etiopia, lacjual lagnata ed
fuco 'le Iherha del medefimo nome.fk Ihuomo inu'.féde, E cofi le mani loro, che ajìufiffman-.ente
e con licentia haueano effercitate ne le rapine , ijmui da fermenti ajìutiffmi oltre a tutiiglialtri ani
mali, erano legate lor di dietro, e con la tejìa e con la coda pajp.ii per le reni , tD' aggruppati dif
nanl^, che ftgni fica il rimorfo de la confcienfia dal principio al fine de le fue male opere, dalquale
continuamente fono trafitti e mole fiati , perche fcmpre fi rapprefcnfa loro inanl^ , do e^ne la krl
mente, ondeluuen. hlocterafci; dies gefiare in pectore teflem , Spartano cuidam refiondit Vyde
uatei . £T ecco ad un, cheta da no/tra froda, Hauendo detto de fi^riin generale, Ma di aueh
jfetie che hanno pero hauufo rijfetto dinontorin tutti i luoghi, a tutte le perfcne , e tutte le coCf
Vien hor a dire inparticolar dalcuni, che non hanno perdonato a Logo , ne aperfcna, r.e a c^fa *
Moftra adunque, che ad uno di quefiifiim chera DAU proda, ciò t, Viano a la riua de la kh
già doue effyrano difcefi, S Auento Si lamio un fcrpente CHel trafiffe , llaual lo prefi e pafsh co
denti, LA douel collo finnoda con lej^alle, ciò ^, A Utima parte delag/a, e cheintrejffìm,
momento r^ccefi, arfe e cadendo fu conuertito in cenere. Tanto ardente tuoi mfirir che fifì! fiat,
tncofiui lajpetito del furare lac,ual cenere poi , perfifieffa raccolta infieme , Ritorno dihL\
nitorno^ di houo ^ .mme iate in cuelmedefimo cheraprim.a . A dimofirare, che fai apetito non
percuero lungamente in lui perche , fi come difetto uedremo , rim.fi contento ai un filo ,m.
notali iffmofirto, fi per ejfire fiato ricco , come di cofi fiere , e folto in ficrafo luogo , in d^ non
mentaua defferpofio a men aJ}ro martiro, auenga eie di quello, egli nonfofejfi Jor gioire.
Coft per // ^^ran fiui fi confi []a ,
Che la phenice more e poi rìnafce ,
Q^uando al cinquecenicjmo anno àpprcjjà^
Hcrba^ ne biada in fua ulta non pafce:
Ma fol dincenfo lagrime ^ amomo j
E nardo e mirra fon lultime fiifce ^
E qual è quei j che cade , e non fo corno ,
Ver ^r^rf di Dimon , che a terra il tira^
O daltra opillation^ che lega Ihuomo^
Quando fi leua , che interno fi min
Tutto fmarrito da la grande angofcia^
Chegli ha fojferta^ e guardando JoJJ^ira j
Tal era il peccator leuato pofcia,
O gjuWtia di Dio quanto èfiuera^
Che cotai colpi per uendetta crofcia.
Lo duca il dimando poi j chi cgU erat
Per cheì ripfe; Io piouui di Thofcana^
Poro tempo è , in quefla gola f^ra ♦
yita bcfìial mi piacque y e nonhumana^j
Si come a mul, thiofiiitfon Vanni ¥ucci
Befliaìc Pifloìa mi fin degna tana.
Ter comparatione molto fimile il poffa dii
mofirala fvrma del rifcluer erinoun di
cofiuì, perche tutti (juelli\ che de la finice
hanno fritto, e ffeiialmente Plin. ttlficon
do del X. lih. de la fua Maturale hifima
dicano , cjueUa efijcr fila al moni) , e uh
uer cin^juecento anni,al fine de (juali,che
di nardo e di mirra fà lultimo fio nido ,
che il poeta, per fimilitudine,domdda ulti
me fife, E ficondo alcuni , uoltatafi in
quello ufrfi i raggi del fole, con io slatìer
de le alt uaccendedentrol fi}co, oue uoloni
tariamente arde, e rffclufa in cenere, ni
fce di (jueUa un uerme, xla^ual a poco a py,
co piglia firma di nuoua finice . Aduni
^ue , fi come coftui fra prima refcluto in
cenere , e poi tornatone la prima firma ,
cofi per ligranf^ui fi confffa de la finÌ7
ce, che fi (juejìo medefimo , E che in fiux
uita daltro nonfcpafe, come dice, che di
lagrime dincenfo , che fono gromme difiil
Unti datai arbore^ £ Dmomo^che dna'.
CANTO. XXIIIL
nir-:o uoì^ayyKfnie k hmarìiimo. Onie 0 uii, V na (jì <juf rffaYd{fec{; Iffd rffminat tdes, A/;
fiYufhfmcAUOcantyncnfrugenfchfrhuy Sfd thuYf lacrimis , fi^r ftuco uiuitamomi e cft.
E Qual e (fufi che caie, Defriue, come ternato effluì neU fYÌmafim<ty rimafi fìufido, a fimi
litkiine di cohà , chefer fir^ di ijualche incanti, necjuali , cmuntmente fmuocal nme dahun
Vem:ìmo, o di (jualche ofilaiiom, che lo fi ca^ger a Urra,e che poi dop al(juanto ffatiù Ifuato fth
prePordito, e cjuafi fum de lintelletto, non finendo hene,cme iA cafc li fa auenufo, O Ctu
fiitia di Dio, Ver ([uefìa ffcUmafme il peta dimofìra juam Uiojcn'^lcuna yemiffione, o mife
ricordia , ma c3« fcuerita , Ujual in lai ^ [cmma giujìuia , \umfce dop la morte il feccatore de
fuoi errori. Onde dice, CHe crofda, ciò e-, che con uehementia infcnfe tai e cof ^tii coìfi FEr
uendetia, Ver uendicarf de tranfgreffori de fuoi freceui, dajualift tien offrCc . L O diaa il do
mando. Domando \ÌYg. (juejìo Jfirito, chi egli fijp fiato, iljual njfùfc, cherafoco tempinan^
Vlouuto, ciò h^y Caduto di Tho[cana, comefk la fijggia daere in terra, ne la fiera gola, di ijuella
holgia, e che di <jua uiuendo, gliera fiaciuto, non ì-.umana, ma heftial uitaji come a mulo c heglt
fra fiato, E non perche fi/fe, come aLuni dicano, hafiardo,iquali comunemente ,\n loro ohhrchrio,
fcno domandati muli, fer ejfcr nati dadulferio, e non legittimamente, cof comtl mulo nafe di ma
dre diuerfa da la fua ffetie. Ma diffc muh,pr che fu hejliale e feruerfc come (juello, ilijual non hi
ghermente fi doma , ma cjuaf fcmfre recalcitra a le uoglie dtl fio fgncre , come cofiui recalcitrai,
ua, efiaua pertinace contra ogni tuono e ragioneuole cofiume , Onde, uenendof ancor a nomina
re dice , ejjcre fiato Vanni Tucci hfiia , e per ifiar ne la fimilitudine , che Vifioia li fit dtgna e
conueniente tana , Stando ne le tane nafcofie le indomite efaluatiche fiere. Et in ijuefio dimoi
fira ancora la hefiial natura de Vifiolefi , icjuali ejfindo in due parti diuif, fc auien che luna cac^,
li Ultra , come molte uolte ancor a nofiri tmfi hahhiamo uf ditto , ufcno inaudite crudeltà , e non
flcmente col ft^ro ocàdendo , ma col fioco ancora ahhrugiando e rouinando le caf loro fin <»
fondamenti , cme nel feguente^canto pra per tranfito toccato dal poeta .
"Et io al duca *,^Dzff/ , che non mucci ;
E dimanda qual colpa qua giù il finfe t
Chiol uidi huom già di fàngue e di corucJ^
EJ peccator, che intefe, non fwfnfe^.
Ma drÌAXp uerfo me lanimo el uolto 5
E di trijla uergogna fi dipinjè x
Voi diffe^^Viu mi duol^che tu mhai colto ^
Ne U mifcria , doue tu mi uedi ;
Che quandio fui de Ultra uita tolto .
Io non pojjo negar quel , che tu chiedi t
Ingiù fon meffh tanto ^ per chio fùt
Ladro a la facreHia de belli arredi :
E falfamente giafit apoflo altrui,
Ua perche di tal uijìa tu non godi^
Se mai farai di fuor da luoghi bui ;
Apri gUorecchi al mio annuntio;^ odit
ViTioia impria di neri ft dimagra ;
Poi ^iorenTji rinoua genti ^ e modi*
^ragge Marte uapor di Valdimagra 5
Uaueua Dante conofàuio in uita cofiui
er era fiato notato da lui per iracundo e
uiolento contrai proffmo , Onde dice hai'
uerlo già ueduto huomo di pngue e di ed
YULci, e per (juefio ft marauiglxa dhautri
lo trouato (luiui , e che non fa pfio di fi
pra nel primo girone del fttimo cerchio ,
cue ne la riuiera del pngue fcno puniti fi
mili uio!enti,per effcr luogo fecondo il fi,o
giudicio ,piu conueniente a lui , e }ey uoi
lerf chiarir di cjuefio duhko dice a Virg,
VlUi che non mucci, Dilli che non fcampi
efiig^a , e dom^anda cjual colpa lopin
fe e mando cjua giù . H- peccator che
intefc non fnfinfi, Intefi (juffio pesatore
le parole che Dante diffè a Virg. di lui , e
non finfc di non hauerle infffc , ma fcn^
affettar che Virg. lo domandc^jp, dri^Z.'o
Unimo el uolto uerfo Dante, per fatisf^r a
<lue!lo che di lui defderaua fqere , E che
Ihauejfc trouato in fi trifio c7 ofcuro luo^
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Postillati 16
INFERNO
Che ii torhìii nuuoìi ìnucìuto , ^o, f, Hfmfe li (rijJa WK^«|»rf>oi li lif
E con tempeUfi impetuofì & a^ra fi doMifiu , chicli lUurjjè tolto t trou*
Sopra Camp picm jia combattuto t io «' /« mi/frw ne U<^uul Io uthu» , che
Oniei repente jJJC^^fM la nebbia ^utniofr tolto J( Ultra Mia, Et in /!m
Si ; chogni bianco ne farà fèruto t """'*>'' àdeuafiu, the Dante lUufffc tn
E detto Iho , perche doler ti debbia, '"•f'" '"'S^' '''' "'"i'^ra
. aoluta la morte , Eufuetiittu jUiifiri
(jufUa, che Dante ieftlfram intenler ii lui ìice, non fcterli negar ciò che chiileua,ferche euh
io negar Ihaufffe uolut}, il iMpjìfffi laccupiua, egli effcre fiato macchiata M uitto che in alrSÓ
fpumua ,Oni(ft Jechiaya ejfcr meffc lem in giù , ferihe fi, lairo DE leEi arreJi , ciò l, d,
belli arnef, e ricchi ornamenti, A la fucrejìia, Xnlefa ifer tjueUa ie la chiefa caleiral ii PiJ}(,la,c»
rne <jui ii fotta ueiremo. Laifual ficrefìia refirifcam che in cjuel lemfo era ricca oltre aiomaìtra
d'Italia . r^ejiì Vanni', iicano che fi, figliuolo ii Meffcr Puccio ie la'^ri , mollo nohile fmit
glia tn Pijloia, e . he una fera ii carneuaì, hauenio cenalo con altri Piftolef, , aniaron tutti feri
ima a loro diporto fcnanio e cantanio,e che giunti ultimamente a la caft ii Ser Vanni Cela m
eccellente notaro molto ia tene e iottimi coftumi , ilciual era ii compagnia con loro, B perche
Uurua ionnaii coturni fmili afe, e molto giouene e Iella, f firmaron cuiui afife^gij, . m.
Vanm partUof, ialoro con iue compagni ,p„aniaron a la chiefa ii S. Iacopo Jui ticina , W,
^ualtrouata, per iftracuraggine ie preti , aperta infume con laf^crejìia , Auelaa che .Uri Ha',
no, che fi, aperta ialui con alcuni grimaliedi, ihhe hapiu iel uerifflmile , trafro ielfa fiere,
jhale cofep,uprec,ofe, E chetomat a compagni, fùron tuttimollo <hgottiliiel 'afe, Konimeno,
iheprefcro ultimamente per partito chel furto firiponefP in cafa ii Ser Vanni , cime luoaoùuui
ano, e che per la huonafima ie Ihuomo , neffunopenfcrelhemai ianiarle a cercar cruiui E .o/I
27 c^o mamna aueiulf. i preti iM ne iieron nolitia alpotefta, ilciual ficenio identiffme ii,
<iufmn,per ntrouar irnalfkttori, e neffuno iniiiio potenione halere, comincilo afir .iflenir e
tormentar tuui cjueH, cheffeua ejfer ii malafSma , N, ^ueflo ancor giouanio, ulLamentefi,
ceief}emrRarnp.njf,gl.uo'o ii Meffcr Prancefco Porefi nohiUffmo ii Quella città , alauale , L
eirer iimahlTma^ma. ficeiar molti tormenti, ma nulla confiffanio, perche ii tal clfa era iL
eeniiffimo. e nonimeno , effcnio i' potejìa incruielito contra ii luit, hauea ielerminalof eroani
tntt '^'h rri ti "''"T' ' "^^"^ '''' ^f"'" "'"'«''
none era iel figliolo, che fice^ prenier Ser Vanni De la nona, itctualprerc , e nonfcnTi L,
l^ '-T^^^^^^^ Lpercheiiial uifiatu
non pi,mag,nau,f, Vanni, che Dante fi rallegrale ii ueierlo in tanta Uria , fi perche iu
W:T'±^ ^fW^W^AL mioan'nuntio, A/
M'^t f^^^ìT''' 'T'^r" '"'7fvo/^''0r ie liLhi il Piren7i,caLa la
Marchef,M^:,,auah fignoreg^iano in Va'iimagra,e che uenuti a PiL commilTrouL
-/'^'^^'^-^'-'CampoPicenopofiof.uoilcafieL^^^^^^
furori rotti.
CANTO. XXIIII»
rotta fti in em^arif cagione, chej^^co terreo h pi \ Uamhi di TiYfn'^e fijJ^YO caam h r.m ,
e chd n^ftyopeta nanJcrljè,fcn'^ pu i^yn^.Y, in f/fMo , Onif dice, che Viorenlapi rinouc^
tf fr,nii , E cufj'ia bjlùria ^ dijp.f njni/fYÌita dal Mih.mal xliiij. del viy. liL de U fuaopi
ya . Marie aL^ue, ilc^ual è- Vij de le Utieplif, lYagge di MaldÌYUagYa MApYf, ciò e , Aydo
re di htiaolia,lr(ffo pY effe Manhefc MaYceh.fimcfffrr.ù in cjuei tqi eftrenuo m aYme, C Hf,
\\ciial uapYf, mudufo di torbidi mmli, Intorniata di neri militi, rijjetto a la nerafmonf, da
Uqual era capitan condotto, E Con agra er in-ptuoft tempffa, S fendo fn^pe ne la f,mliiudinf
U uapre di che fi crea ilfzlgore, Fw comUuuto f'palapipViceno, OUde, Sopadeìcfual carn
fo EI, CIO è , effo uapre, RBpnfe, Con uthementia ^ ardore, SYeZl^ra la nellia^^on pra U
fhlta nemica fchifraSlJa'n:é(e,chere fra firito ogni hiamo,Vjhoh deUo,^^ che ti detta dolere
rijj etio a la ra^ione.che già difcpa hahhih naYYafofinde dijje^Ma phe di tal up tu no godi.
svi
INFERNO
Seguita il pfta ne! fYffcnff canf^ U mie
ria lajcitfa tifi jf^receienfe , e prima mof
flra, omf hauenh S/anni T ucci finito di
j^reJir a Dante il futuro maìe^al^o le yìj^
ni con le fiche aDiì^e che fey tjuffta j^^
gliaio'fe al collo un fcrpe , CT unaltro a le
traccia , e cofi ejprft fuggano , h^^^er
ueiufo Qacco in firma di Centauro con
infinita copia di hifce fii Ugrcp-a, er un
dragone a le jj^aRe fcguitarb . Poi moflrii
hauer uedufotre ff iriti Fiorentini U
tra rfvrma f ione di due di loro .
^Al fine de lefi^efarole il ladro , Htttf
uendo il poeta nel precedente c^to detto iti
flirto, jffrche Vanni era in (juefla fittimi
M fine de le fue p.irole il Udrò
Le mani aV^o con ambedue le fiche
Gridando 'jT olle Dio che a te le fquaho^
Da indi in qua mi fiir le fapi amiche t
Per chuna li fauolfi allhor al cotto ^
Come dicejfe ; Io non uo che piii diche :
Ef unaltra a le braccia , e rile^ollo
Ribattendo Je Heffa fi dinanij^
Che non ^otea con e\Jc dar un croUo ^
Ahi Pifloia Pijìoia che non Jlan'^i
Vincenerarti fi , che più non duri 5
Poi che in mal fhr lo feme tuo auin'^t^
Per tutti ì cerchi de lo infimo ofiuri
Spirto non uidi in Dio tanto fuperbo ^
No/7 quel, che cadde a Thehe giù da murK ^^l^'^ ^ann^to, horauien addire delafim
fuferlia^ uiolentia^imfieta tfT ira contm
Dio, onde ne (altro dijje hauerlo già ueduto huomo ìi ftngue e di corucci, e di /òtto uedremo che di
rà , non hauer ueduto in tutto Vlnfi Jfirito tanto fuperfo in Dio (guanto era lui . Per dimoflrar
adiicjuela rahhia.il dobr, eia uerpgnagrade che cofìui hehte defere jìato frouato dal poeta in fi
rnifcro luogo dice, ehe finito le parole, che in predirli il male, che in fine del precedente canto hak
hamo ueduto, aì^o le mani al cielo, e fi:ce le due fiche a Dio dicendo, che fe le doueffi torre, fercht
a lui lefcjuadraua, in tal firma di ff re piandolo , e uolendo infirire , de peggio che dhauerlo fitto
irouar in fAel tanto furo luogo a D finte non lipoteuafire . M^pne, che tofio ne figui la dehifa
uendeUa, Impero che ^fir che non diceffi fiu.eper punitione del detto, fi ^Hauinfi al collo un fai
fe, C7 unaìtro a lehraccia, a ciò che non fiicfjfi jfiu fiche, e ferf unirlo de le fitte,riiaiiendofi fiej
fi dinanl^, lo rilego in modo, che non fofea co>i ejfi D kr un crollo, Pur un p ò mouerle talmeni
te, che^er cjuejìo atto ufito in u(n ietta di Dio, !e fcr[iinimiche generalmente a tutti gLhuomini ,
il poeta dice da cjufl hora inan^ ejfirlijìate amiche . AHi Pijìoia Yifioi r , \ìfi efiUmatione li
iolore contra ài vijìoia, e per mojìrar piugraue indegnatione uerfo di ^ueRa , replica il fuo nome.
CHe mnjìanl^, perche non limi e compi Dlncenerarti, Di rifiluerti in cenere, effinkne , come
uuol infirire, già una parte di cjueda in effa cenere re fioluta, E cjuefio, come dicemmo nelpreceìfn
te canto, per efjcr cojìume de pfiyUfi dahbrugiar le cufi defuoi auerfitri, ogni uolta che luna parp
te caccia Ultra de laciuk . POi che auan'^ il tuo fcme , ciò è^. Da che tu augumemi il tuo popok
date dfiefo in md fàre . Volendo infirire , che divenendo o^ni di peggiore , feria meglio cheSà
fiffi evinta , cheffer al mondo di tanto peffirr.o ejfmpio . PEr tutti i cerchi , M^fìra , come di^
cemmo difcpra, non hauer troiaio in iuuol reflo de l'Infimo che hauea cercato , unofhirito tani
to fiperho ^ empio Jn Dio , ciò ^ , Contra Dio , f tanto era cojlui . NO n ^uel , che cM é
Yhfbe , CIO Nj^ Capaneo , delciual dicemmo nel xiiif\ canto .
Ei fi figgi, che non parlo più ucrhot
Et io uidi un Centauro picn di mhbia
Venir chiamando • Oue oue lacerbo t
Maremma non crcdio che tante nhahhia\
Quante bifce egli hauea fii per la groppa
Fuggiffi Véinm , CHe non parlo più ueti
ho , che non diffipiu parala , per lo fcrpe
che glihauea la ^ola auinta , E Dante uii
ie uenir un rahhiofi Centauro CHiaman
h, ciop-. Gridando, o è oue' lAcerh
fmpio e mMe, intefi per V anni.Et httf
CANTO,
In fin , owe ^ow/wffit nofìrci Ubbia ^
Sofra U ffatle dietro da la copfa
Con Ule dfcrit U grama un draco j
E quello ajfoca , qualunque fmtcp^a^
Lo mìo matjìro dtjfe^. Quelli e Caco^
Che fcttol fijjo dì Monte huentìno
Di [angue fece molte uolte Uco ,
No« Ma co fuoì fratcì per un camino
Ver lo furto frodolente , chi fece
Del grande armento , chgh hcbbe a uìcìno :
Onde ceffàr le fue cp^re biecc
Sotto la maffa d'Hercole ; che firfe
CU ne die cento, e non fcnù le diece ,
XXV.
uea tante lifcf fu ìa groffa in fin OUf coi
niincia NOjìra Uhhia , ciò è- , il nojtYO
uentre^nfìc^uciU Pala fxccid da latim dei
t(t ìales , chf dice mn credere CKf Mtt;
rmma , no ^, che i luoghi marittimi di
ihofcana rìhéhia tante ,jf(Yche fjfcnh
uolta a yr.e^ di , e conp^jnenfemerite mol
(0 calia farte , uif(r.Q copa gyandifpma
di hifce, E dice gYJfjfa e nojxra lahhur, jfer
che il centauro dal me^ ingiù ha rnéha
di cauallo, e memhra dhuomo dal me^ in
lu,h giaceuali fr[ra le ffalle Vleiro da U
coffa y "Dietro da la yiucca yfHT è'ia f<^rte
di dietro de la tejìa , un draco cori lalf
ferte che affvca Oyalunefue fntoffa ^
CiaCcuro chfffcontra in luì . LO mio mafftro diffe^Q^elU ^ Cacco Vefnue Cauo Centau
Yo ad imitafione di Vir^. ne loUauo, oue h chiama me^c hum^ e mela fiera , auenga che Cen^.
tauro da nrff.n altro fa fiat, finto, e che Centauro nonfiffì , Ma lo finge fer ejlrimer la inuma
ft. . fraudante natura del fi'.ro, fere] e , fi come il Centauro ha dal rr.cSc inju humanahrma,
cof! il fiiro ha laffetto humano , E cofi comel Centauro dal me^ ingiù , e da la farte di dietro
fiera ^Ua a ILere , C^fd fi<rofcmfre nel fine dimofìra la fua hfxial natura e noce a tutti .
di dietro in fi Ice Projfa innumerahile cofia di Ufce, che dinotano le infinite aftutie del fiiro lecfua
li nonfimofìranoche Cdamente di dietro, co e, nel fine , e cjuando n^nfc lefuo fiu rimAiare ,
ffì'cndd [erte aftutiffmo oltre ai ognaltro animale, efcmfre, come diciamo, atto a nocere, A dim,
L, ferlo irap, il fraudolente e\oduO effitto chefigue affreffc kjìutie del furo. Ver le ale afer^.
te lafronfey$ che ufi nel rafir il fiirfo ogni uolta che uede effirgìiene data la com.odita , di foter
lo^re, Ef afihca chiuncjue fintoffa in lui, ferche accende laffetito del fiiYto in ciafcuno che lo coi
fiderà . CH^ ciò e-, V^ìual Cacce, SOttoipffc di Monte Auenfino , uno de fette codi, chefoifin
Yon contenuti dentro da Roma, E doue allhoraregnaua Euandro . ?Ece molte uolte lago dtfiani
cue, ferche in cuel luogo fii uiolentiffmo e frauddmiffmo ladrone , Onde Virg. nel medefimo
%O0O che hMum.o di ffra detto, trattando fur di lui dice, che la fua jfelonca era rematua fer^.
(hemai non frctenieuade ra^gi del fole, maerafcmfre humiia di [angue, E che a lafuferha em
irata di quella erano effe fi khfie futrefye e fallide di cjuelli chegli haueua oc ci fi . MaferchefOi
ria alcun dire, Se^li aa fiat, ublento contrai froffmo , ferche non Iha il foeta fofìo nel frimo de
tre aironi, necuah ha difìinto ilfcttimo cerchio, intorno a la riuiera delfctngue, ne laaual e-funr.
tarmile uiolentia, co glialiri Centauri , e non in cfuefloottauo, oue lafraude e non la uiolentia jt
funìfie : Vere figgiunge, in ferfcna fur di V irg. Che Cacco non ua fer un cmino cofuoi fratelli
Centauri, fer lo fraudolente ftirto che fi ce del grande amento che egli helhe a memo , Ver che la
fiuJa, fecondo Virg^ nelyiif. dice, che tornando Hercole di Sfagna, oue haueua uinto Cenone ,
, conducendo alcuna t.rma di hellffime uacche e huoi, uenne una fera ai albergar ideino a Ufj^ei.
knca di Cacco, il^u^lfrefo da la hehz'^ de Ui,U notte ne tiro alcju^ti in dietro fer lacoda fei
mendo che Hercoìe non fi ne accorge/fi a hrme, ne la fua ff elenca, efcrroffi in fceUa, echedejta
tofi Hercole la mattina, tofio fiuiie del m.ancam.ento de fuoi huoi,mafoi che in uamghheKc mot
to cercati, giafifartiua fer aHontanarfi da cjuello sfirtunato luogo, cjuando da lunge finti mug^
ghiar i hoi, cherano ne la ffelonca, cjuafi come chiamaffiro glialiri che fi ne aniauano . Al^ual
mugghio fitto Henole attento, ultimamente uenne in notitia del luogo oue fffi emo, Venhefim
INFERNO
fifra la Jffhn:a', fi fice uia aj enfyar m ^jufUa, e equini tnuAtò Cacco, luccife tST infranfe m
a OJ1 lajlafvYff ))ujja, Ondf il poeta dice, che lefue Blece, eh è^, Torff e maleopere ceffarò fot
io la fifa maffa, e chf ^lif ne Me cento ( / finito per linfinitù numero pij^lianJo ) e che fiiYji mn
firn le èie ce, percU prima che glie le dejp tutte, e che a pena fintiffe le diece, fisrfè, come imi ini
firire, cheglift m:>YÌ. Adunque, Vanni Vucci, nm per effcre fiato hiomo di corucci e di fanoue ^
Ma perche fii ladro de helli arnefi a la fdcreftia, era fiato pofio tanfo in giù tra glialtri fraudolenti
furi, Cofi Cacco, non per hauer fitto ffrfife uolte Ugo di (angue foitol Mmte auentino , Ma per h
fraudolente flirto ihe fice del grande armento ,era fiato (juiui medeftmamenfe poffo , Efiìndo la
fraude molto più graue colpa de la uioìentia, e jfefialmente ufi.ta ne le cofi fiacre, come fu da Vani
ni ruhando lafacrefiia, E da Cacco rulando cjuello chera d'Hercole figliuolo di Gioue, e connume
rato da lantica errante priorità tra Viui. Ma ^ da notare , che fi come nel precedente fittimo cen
chiopofi i Centauri , come uiolenti , non dentro a la riuiera del fiangiie , perche haue/fero adtffir
f uniti de la uiolentia loro, non meritando alcuna punitione, perche fiiron irrationali , intm^
di (juella a cufiodia de lantme che ueran dentro, ne lejuali era fiata la ragione, ma che uijentr,
mente ^ in mala parte Ihaueano ufdta, a ciò che ne patifiìro le dehite e conuenienfi pene, e di ài
non ufcijfero, che fcireUe un opporfi a la diuina giufiitia , e fàr uiolentia a Dio , Onde difiè che
effi andauano a mnììe a mide intorno al fife gettando cjual anima ftfuelle fiiori del fi.n^ue più di
quello, che la fua colpa le hauea dato in forte , Cofi hora, hauendo finto Caao Centauro e confi
^uentemente irrationale, non lo pone in cjuefto luogo perche fta punito de la fraude ufata lì Herco
h comefiiro, Mafclamente a cufiodia de lamme,ne legnali era fiata la ragione, e che fraudolente'
mente m mala parte Ihaueano ufit a a ciò che ne patijfiro le dehite e conuenienti pene , e che di
quelle non ufiiffero con punir chificefe uiolentia a Dio , come Vanni Pucci , che dillreoiandoh
gUhaueahttelefiche,Onde dice,chelo uìde pieno di rahhiauenir chiamando, Oue^ ouAacerh
cercando effe Vanmperuolerlo di tanta uiolente fiua fi^perhia ^ impieta punire , Efi^cndo conm
mente coja, che dal uitio, del^ual Ihuomo e- colpeuole, medefmamentefia ancor punito .
Mentre che fi i^irhua ; ^ eì trafcorfe j Mentre che viygiLparlaua cofi , come di
E tre j^ìrhì uenner fitto noij , fcprahMiamo)ieduto , e Cacco trafcorfi
De qucti ne io ^ nel duca mìo faccorfi* *<^'^> ^^^nero tre jf iriti fiotto di loro , che
Senon quando gridar ; Chi fiete uoì i fiauano fu la rìua di quella , de quali ne
Perche noHra noueìla ft riflette^ ^i^g'^f^^ntefixcoyfificnonijuanloefft
Et intendemmo pur àd effi poi ^ ffi^^figridaron uerfi dì loro MLenh,chi
lo non li conofieai ma e [mette, ^!!^' ^'^^ ' P^^^^^' dimanda dice, NO
Come [uol [esultar per alcun cafo , P T'^' \ ^ ' \f "^^'^ ^'^i^'^"^ '
Che lun nominar laltro conuenette ^T 'Z ^tT^ ^'^''i ^\ '''7
I^icendo; Ctanjn doue jia rhnafoi If ' ^T'
Ver ehm ^ ri^ i . n .r dicemmo più oltre , inttndemmo
M» poj, ,/ dno fu dal mento al nafi . .f.r fitto à hro % nf Virg. „e Vam
rtn^U .0 Tir T ^ ficcorfi ,finon quando Qrìàaron aà efft ^
(ni::.
C A NT 0* XXV^ .
riy/nr^ ^f.^ furt^ /.i ^/i./fri eh ^rfreffi ìirk f^cflfero, fì^lJln Io hce , ^oi iijtm
fit Jirrwo U mfìroL opinione . \i(nh ^lunauf D^nte nominar cofim , come (fueUo chf jferPf
m , offrrr^fcnùa Ih^ufd m^fciuto , , do che ^ir^lio ftejTc aU^nto ,fer udir nltdtnem
m nominati , come er, fcpuito m ccjìui , fi fofi fii DA/ mento n^o , no e-, A Uhcc, il il.
/a , il^ual ctnno 'e li fdentio , M. pori, alcun lire , Come fi l^^nfe attento V irpilto
tfi ala ramne difir aUent, ilfcrfo , . non il fcnfc cjuella ^ A che fi riff^nle , che traUando^n
^uefìo luogo ie farticolari , la cogmtione le cfuali {c^^tta fclamente alfenfo , non f il fri/c|«3
che uinterutngéi U ragione a la(\ud fafj^etla la cogniiion le gliuniuerfcli •
Se tu ]è/ hor lettor a creder lento
Ciò ch'io diro non fin marauigliat
Che io che\ uid't^a fena il mi confinto ^
Comio ten^a Icuate in lor le ciglia ;
"Et un firfente con fiì p/e fi lancia
Dinfln\i a luno*je tutto a lui fifftgli<^*
Co p/> di we'^o gliauinfi la pancia 5
E con gUantcrior le braccia ^refie t
Voi gliaddento e luna e Ultra guancia ^
Li deretani a le cofie difìefi^
E mifiU la coda tramke duc^
E dietro per le renfii la ritcfe ♦
Uetlera abbarbicata mai non fi e
Ad alber fi-, come Ihorribil fiera
Ver lahru) membra auiticchio le fue:
Voi (hf^iccar^come di calda cera
Fcjjf ro fiati ^ e mifchiar lor colore t
Ne lun ne laltro già farea quel , cheta ♦
Come procede inan^ da lardore
Per lo papiro fiifo un color bruno j
Che non e nero anchora \ el bianco more •
Qlialtri due riguardauano 5 e ciafcuno
Cridaua j O me Agnel^come ti mutii
Vedi , che già non fa ne due , ne uno ♦
dia eran li due capi un diuenuti^
Quando napparuer due figure mifle
in una fiiccia ; oueran due perduti ♦
Ferft le braccia due di quattro Ufie ;
Le cofce con le gambe , uentre , el cajjb
Diuenner membra *y che non jùr maiuiìle^
Ogni frimaio affetto iut era caffo :
Due , e neffun limagine peruerfi
Varea j e tal fen già con lento p^ffo*
firM capito, }er il caffcil fetto,fenht\ fiirtorì inUmtarlia hmanlanò caf^^iutio , che iti
la laufore miralilmente il letiore attenté
i^manlo uoler dir cofa ^juafi increlitile
4 lui, che ihaufa ueluta . Vice alunjue,
leuorr ,fitufii hora lento e tarlo a ae^,
ier gufilo che io Uro , non pira rr.arauii
glia , perche io che lo tiili il mi ionfinto ,
(IO e'y Io lo confcnio a Jfena a me l\ corÀe
fender a creierlo, Efiguita in narrar Un
cYelihil cofa che fingehauer ueluta , la',
fial in fintentia è- , che l.nc li jue. tre
Jfirifi, e lun pYj;ente li fd fieli, chffc li
lancio linan'^, tST auiticchioffi a lui, coi
me fà Ihelfra fiiffY iYomo, o ramo larkt
re yfi neficeuna nuoua efirana firma ,
la<^ual non era nefcrffnte ne humano j}ii
rito, come fi li lue liuerfi metalli , tniOr
foranloliyfc ne ficefp un filo, Infenlens
do ferlo fervente liCianfa (rasfirmat(}
frima in efueUo, e fer lo ffiriio, come a[f
freffo uelremo , li Agnelo Brunellefchi ,
ciafcuno ^er jfatria fiorentino . La^ual
fYasfi>rmatione,per hauerla ilj[0eta tanta
chiaramente lefcritia, noi non ci affvJiche
remo in uolerla con altre farole meglio
chiarire . Diremo fclamente , che la loue
iice , Come frocele inanl^ la larlore e
cet. Intcnle , che fi come il fafm leU
canlela accefi inan"^ che fa arfi e liuti
fiuto nerOy hauenloferluto il color iian^
co y frenle un ter^ colore , ilcjual noìì è'
lianco ile nero , Cofi cjuefla nuoua figura
non hauea fiu il color lelfcrfentey ne c^ud
h le Ihumano Jfirito , ma era liuenuta
iun ter^ e liuerfi colore , E loue lice ,
le cofce con le gamie , el uentre , el cafii
fi e cet. Jntenle , come licemmo nel uige
INFERNO
rhofcana hmanìam kJ!o , è quella fané dfl giuhkne , o Ifl fah , chf cofYf il fe^]
Come il ramarro fitto U gran ferfi
De di canicuUr cangiando fepe
Folgore parafe la uia attrauerfi^
Co/i parca uenendo uerfo lepe
Veglialtri due, un ferpentetlo atcefi
Liuìdo e nero , come gran di pepe «
E quella parte , onde prima e prefi
"Noflro alimento , a lun di lor trafijjc :
Voi cadde giufo inan'^ lui diflefo .
Lo trafitto il miro 3 ma nulla dtjfie :
-Aw^ co pie firmati ibadigliaua ;
Pur come fonno, 0 fibre laffialijfi .
"Egli il ferpente , e quei lui riguardauat
Lun per la piaga , e laltro per la bocca
Fumauan firtej elfitmo fincontraua^
Vien il pffe( a la ter^ tranfirmatme ,
else fìnge hauer ueduto di (juejìe anime ,
taijual ufYamente{^come far amor a lui)
è' miratili ffima e nuoua^ che due nature
non fclamentf diuerff, ma immithe^come
e ijueJla del fervente con Ihumam Jfirifj,
che fi muti, f-ma ne Ultra infima, che
lo Jfiritùfi tra firmi infirjfente.v ilfcr
fente in humano jj:irito . Dice adunjue ,
che fi come il ramarro, da Latini detto fre
Ho y sotto la gran firfa , Sotto la gunie
ejientlone de raggi del fole ne di canida
rìCAngiando f(fe ,Ta(fando da luna t
Ultra fiiepe,par fòlgore fe atirauerfa la uÌ4
lon tanta uelocita uuol infirir chef affa ,
CO/? , ciò ^ , Con ftmile uelocita farei
uenire VErfo lefeAn uer le fame de due
jpiriti, uno accefoferf entello, come gran difefe liuido e nero, che dinota Iacee fo e nociuo affem
del fiirare, E Trafijfe, Et imfiags a lun di loro (fueUa farte del uentre donde ^ frima frefc NO
fìro alimento. Intendendo de lomtelico, dal^uale, efendo la creatura nel uentre materno f rende
fnma di che notrirfe, E cjueflofignifca , chelaffetif, de luno , accefi cueh de laltro filo . FOi
cadde giufo , Intende ilfcrfente , IN^n^ lui, Inan'^ a lo ff trito . LO traffico il mirh do ^,
Lojf^irito mira il fcrfente, MA nuda difjl,ranto era occufato in talaffetito, AnZ siadhliaua,
Jljualfegno e- dhauer gran uoglia de la cofa che fiffefifce , come era in ^ueflo ffirito del flirto
CO f le firmati. Con firmo e7 ofìinato affatto chauea pflo nel fUrto, PVr come fcnno,ofihre lajji
life , che tutto enferò affetito di dormire ,ferche lafihre fuole inducer fcnno . F Gli do i
loff^irito , riguardaua ilfcrfente, ferchefi uoleua tra firmar in lui , K C^uei , Et ti fcrf elite Rl|
guariaua lui , R iguardai x lo fpirito ,fer che in lui fi uoleua medefimamente traifirmare
L V« , ciò é , lofilrito , fer la f iaga de lomMico , E Laltro , Et il ftrfente, fer la kcca fiu
maua forte , £ L fumo fincontraua , ferche luno diuer la fiaga , e laltro di uer la kccA , ncei
ueua il filmo delfico auerfario , e cofi cangtauan^ unima e firma luno con laltro .
^Taccia Lucano homai la , doue tocca
T>el mifiro Sabetlo.e di Najftdio ,
Ef attenda ad udir quelychor ft fiocca,
taccia di Cadmo ^ e d'Aretufa Óuidiox
Che fi quello in firpcnte, e quella in finte
Conuerte poetando^, io non Imuidiox
Che due nature mai a fronte a fronte
No« trafmuto ,fi che ambedue le firme
A cambiar lor materia fiffir pronte ,
Infteme ft ri(j?ofiro a tai norme
Chel ferpente la coda in firca fiffir
Elfiruto rifirinfi infieme lor me ^
Dimofìra il fOefa , che le transfigurationi
finte da Lucano nel xi. lih. di SateUo mi
lite ne leffcrcito di Catone funto in Lihié
ialfcrfente detto Serfs , e refcluto in cene
re, E di Naffidio milite nel medefmo effif
cito e luogo , funto dal fcffme detto fre;
fior tanto enfio, che neffuna firma di me
irò , 0 congiuntura fc li uedeua . E jueEe
finte da Ouid. nel ter^ e nel (Quarto di
Cadmo figliuolo d'Agenore in ferfente, t
d'Arefufa Ninfi di Diana amata d'Alfio
infinte del fio nome in Sicilia, Sono futi
te nulla, rij^euo a juejia ultima fi<a, che
CANTO.
U Jimfce m U eofce [eco fìejfe
Savvìccar fi', che m poco U giuntura
l^cn fitcea figno alcun , che fi j^arejje ,
^toglka la coda fijja la figura ,
Che ft perdcua lancia fiia felle
Sijiicea molle, e quella di la dura,
lo u'idì entrar le braccia per Ujjelle j
E due pie de la fiera y cheran corti
Tanto allungar :, quanto accorcìauan quelle.
Vcfcia li fie di retro infume attorti
riuentaron lo membro , che Ihuom cela ;
El mifiro del fiio nhauea due forti ,
4^^rfffo ueiremo , Tfrcìif fe coftòro hannt
conufYtitò una ferma in unalira, e^li non
pria /oro inuiJlia efpnh ^uejìa fka^fcm
^ cmfaratione , cme uuol infirìrf , \iu
mirMeche alcunaltra finta da loro, i ff
chf ffp rnai non trasfimaro due diueyfc
nature, come è- gufila de llumanop^irh
io , t ijuella del jcYjfente a fronte luna df
Ultra in modo, che ambedue fiffcrof roni
te e di0e , h Camkar lor materie , A
mutarfi trahr due di corfo • Taccia adu
que , \eY (juefla ragioni , lucV Ouid.
Et attenda od udire , qVel chorafi fcocf
cay Quello che hora f ejfrime e narra
iHCiemen riapro a tai norme, Bop la digreffme.fer lac,uale haf^tto Uiton attento , .7/0.^
1. a lafFafiui^ne de lo jfirito e del fervente e dice , che Alai norme, ciò e, A tali regoU^
ordini SlriMero infeme. Intende de la tra.fhrr^rati.ne de luno ne UUro , cme ajfrfo fe,u:
ta , chiarilfmamente dimojìrando , che a memhro a mmho , ciascuno camlio i fi.oi tn quelli de
Ultro , come il fervente , la coda in gamie , e h)}mto , le gamie in coda . lafell^ del jcri
Pdi durai, ile, ^:ella de l^irito , di mhe in i ''^'''1 ''I^^^^^
di di fervente , t7 ifi^di dinan^ del fervente , in hraccia de lo^mfo . 1 fie i di dietro del j r,
felaLi infieme [ nel memhro uirde , che Ihuomo celafer honefià , E quello de lofimto dm
f) e fatto in due farti , ne pedi di dietro dei fervente .
Mentre chi fimo luno e Ultro uela
Di color nuouo , e genera il pel [ufo
Ver luna parte, e da Ultra il dipela^,
Lun fi leuò , e Ultro cadde gìufif
New torcendo pero le lucerne empie J
Sotto lequai cijfi:un cambiaua mufo ♦
Qjieh chera dritto, il trajfe in uer le tempie *j
E di troppa materia, che in la uenne^
Vfiir gliorecchi de le gote fcemfie.
Ciò, che non corfe in dietro, e fi ritenne y
Vi quel fouerchio fi nafi) la fitccia^
E le Ubra ingrofio qucinto conuenne ♦
Q_//f/, che giaceua, il mufi) inan^i caccia^
E ^iiorccchi ritira per la tefla ,
Come fiìce le corna la lumacciax
E la lingua , chauea unita e pregia
Vrima a parlar, fi finde',e la jbrcuta
Ne Ultro fi richiude ; el fiimo refia ^
Inanima , chera fiera diuenuta ,
S/ fi<gge ^A^oUndo per la uatle}
Ha fina cjui trattato iela mutatione li
iuUe le memhra da la tefìa in giù , hora ,
oltre a la mutation del felo da lo ff irito al
fcrfentemojira, che mentre chelfiimo co;
friua e Uno e Ultro , L Vwo, ciò r, il feri
fente,hauenio giafrefo memhra humane
da la ttfia in giù ,fi leuo fufc, E laltro,
ciò è-, lo flirito, hauendopffc memhra di
ferfente,fuY da ejfa tefìa in giù, N0« tot
cendo fero le lucerne em^fiey ciò è- , Non
miitandtìfero la ueduta de crudeli occhi ,
Volendo infirire, che da la ueduta^infùo^.
ri, Uijual del fcrf ente, fecondo vlin.èftrn
fre torta, ognaltra farfe fii mutata in luu
Sotto U<\uai luceme dice, che àafcun cam
liaua mufo,fcguitando di dir inche,e coft
Rincora de la mutatione de Ultre farti del
mito, de le temfie e de la lingua ferfcjìef
ffiicili e chiare. le<iualituuefarti,fanti
ne luno (fuanto de Ultro finito di mutarfi
dice, chel fiimo rejìa , hauendo of erato in
(iafcun a loro quanto era neceffario fer U
Q iììì
INFERNO
EhUro letro a Im parlando Jputa . m^Mi,„, ; j ^j^,-^^ ^^^^ r
Pofaa h uoìfe le noueUe JpaHeì divenuta, ao^, Uj}>irmc\,fr<iiiufnu.
E iijfe a labro ilo uo che Buofo corra ">f'T»">f'ff'gg' fri" utile z\giu^
Comho fittto tir fon per quejìo calle » <'» > «o ^ , fifìiianiar fihiUmio , come
feme Imnuto hum^Mo parUnJo fiuUJuer^./.i , perche U rigelo fb,<ar^l2
fr.Je U^rno ^Mji l.^. n.ueÌj^de,ào^.,le lfdeL,r„en,e%Z7l
melMrefuemernh., E D#.W,ro , cioè^. Al ter^cLitMc chenTLT
n,am e co p,ej, come fco ^«/o ?*«Wo , cme egli ir kra fervente . B^oCo JklnllTer ff .
l'ìinUren'^ieUMlilefàmiglmieDm^ti. * ' ^ •<T <""•»» 'Jj(rfji<ii
Uutar.e ira^utar.e ^«f mifcuf^ e.«o44Ci
La nomade e fior la penna aèborrat r'^<ìu'a"rÌ..oghUr. JfiLerX
Et auegna che ghocch, miei confi,fi h'inaieU„,uf.ci, chefir lo vocoter,
ToJJèr alquanto, e lanimo f magato ; fon u>,i„ u^àllcrJo . Iniefe aJ^„J/u
Non poter quei fùggirfi tanto chiufi } 2worr* fer U femina , lajual fereffer
Chw nonfcorgejfe ben Puccio fciancatot ^'"^'1'''''"' ^'fi'orf Jf'uZ^i, ^/Pmhlu
Et era quei j che fel de tre compagni : * ?T' Mgiaper chen piena Uommef
Che uenner prima , non era mutato t !''"[ ' ^ ^'"<"'''' "'Juta mutare
taltro era quel, che tu GauiUe piagni, 7' ,7^" ""<f«ti>,ini
in IT' ' t'^'f "librile,
fi. che Jhum.no ^irifo uiie mutar inferente , E Trarmylec^rTù 1^'"° "
fio , tntefc ffferfftm unalfra uolfa mutata Ji (hiritù i» Crrt^nfl r r.r -j / ^^^.""''^^^
clmme>,M,frJuur ni ZT l:'"^!:^rt "'f/'"" '''' "V; W^»-
Quel, che nfiLnorie ef,ruterU \> £ ' r "V""" ^''""""^ ^'IP'
ccceft ejfer,u , U dimanjar ueneL il i L //'r^'/'^- "
CANTO. XXV.
fapnl cme UUimo ufluto, fi-.ron AgnAo ^nmfh{ihiy Buofo Aliati , e Tuccìo S cimata.
L Altro era auely che tu Gauih fiagni, E ({uefìi dicano rjprf fiato Mfffr Framefco Guercio M
ubicante, occifo da glihuomim di Qauiilf, terra in \J Marno fcfra Firen'^, E fiagni due, jf neh
in uenlfUa di lui fiifon morti molti huomini di juella iena . Hora, perche UfOffay come difcfrt
Uihimo Jftto, di ^jueflifuoi cin^iue nobili compatrioti , non iice ^ual fi^rto hauejjcro commeffc;
perche in auejìo luogoli fon dannati, come ha detto di Gianni lucci, e di Cacco, E meno ancorà
lo dicanolliepfttori, A noi non far da credere, chejpndo cofìorojìati ne la Kef. loro di grande
autorità ;e molto reputati, come nelfeguente canto dimoftra il poeta , e futtiglieffoftori de Upm
Onte opera affamano, che efft haueffiro commeffc fitrti particolari ne lefriuate cofe com,e fcglion
comunemente fir i ladri di uil conditione cfìretti molte uoUe da neceffìta , Ma che hauendo ne le
mani ihouerno de la Kep, hauejfero lepuhìiche infrate di quella conuertite mlpriuato lor ufo, co;
mepar chetertranfito tocchi in^cfi^ella fua digreffme , chf fk nel fcfìo canto del Vurg. oueparlan
io ad eflaRep. dice, Moltirifiutan lo comune imarco. Ma ilfopol tuofcHecito rijjonde Sen^ chia
mar, e arila, lo mi fMarco, E perche afir ciuefto, hauea conftderato in cofioro diuerfc afìutie,pe
ro tonediuerft modi di frasfirmatmi in loro, e primei ijutHa di Cianf^fnlfente , er hgnelo huf
manoflirito, in nuoua e fìrana e fda figura tale, che ne luno ne laltro era cjuel di prima , A diro
tare ,che Ufìutìa de luno , aggiunta con la mala uolonta de laltro , hauea generato in loro una ter
Zx natura inclinata al male , mediante lacuale , di comune concordia li /^ceua pronti ad efurpar
ilpullico . Voi aueUa di Francefco fcrpente , e di huofc humaro Jfirifo , luno ne laltro , A dina
tare , che a uicenda haueano ufeto lafìutia in tal rapina . Ver Vuuio S cioncato , che non fera mu
tato in altra firma infende , che la mala uohnia era fiata pronta in lui , ma che per effcr mancai
io de lafìutia , non nhauea, com.eglialiri,pputo ne potuto ufc^re .
CANTO. XXVI*
GoJ/ riortn\a ; poi che [ó f^ grande 5 t)opo /. ironia, che il poeta ufaneìprefen
Chever mie e per terrahttf^ lali . te canto entrala ciu.^^^^^^^
^ T- c -1 . r, n.^^At> comeQitiperlemedtfmekate deloko^,
E fer hnfirno dtuo nome fi j]^ande . .U, L^^^^^
Tra li ladrcn trouat cinque ^ cotah prima difcefi , e che feguitandofi. per
"Tuoi cittadini t onde mi uien uergogna 5 rrj.defmofcoglio il camin loro, giunfe^
E tu in grande honran\a non n? jah. ^^ji^ /^y^^ j,/ ^^^j,^ ^f,^ fcprafìaua a /of ;
Ha fe frejfo al mattin del uer fi figna j y^i^^ fi^y^^j ^^^j^^^^ y ly^fi
Tm Jtntirai di qua da picc'wl tempo yjitf fiamme di fimo , ne lecjuali intefe
Di qucU che Prato-, non chaltri agogna t da v irg, che fi puniua lafìutia de fraudo
E fe già fòffc ; non [aria p>cr temfo : lenti configlieri , e che da ogni fiamma
Casi fiffci , da che pur effcr dee t era cctenuto un fido peccatore, eccetto che
Che fiumi orauera , corn più mattempo. da una cornuta, d.e ne contenena^ due ,
^ <> * Xìiomede tir \ uff e, introducendo cojtui n
narrare e^ual fiffe il fine de fuoi lunghi errori . .fGOdi Ti^ren^a jfoi che feifi grande ,
du^fìo è- parlar , come di fcpra hahhiamo deUo.per ironia , ciò e , per l» contrario , come ancora
tìuando ndfefìo canto del Vurg. dice, ùoren^ mia, lenpuoi effcr contenta De/ìa digreff,on, che
lon fi tocca e cet, Verche, fi come m (juelluogo uuol infirire, chfììa halhia cagione non di conten
tarff,ma daUriftarfe, e the a lei la digreffione toccapiu che ad alcunaltra città, Cefi in cjuffìo luQ
co dice, Codi, perche fcmmamenfe uuol inftrire , cheUd sha daUrifìare . Poi che fri fgranie
CHe haui lali^cio '^,Qhe U tua fnma uola per mar e per terra,f!T il tuo nome fipndeper lo In/.
INFERNO
V<^Unhfer ^ufjì, t„jir.Ye , à, fuftmoftftr li fioi uM, , «j» fn uìrt» eh, m In frì '
Oniefog^iungf, lo mu^i mkhm CU^ufaiali, ci„.,,L,o mdUn.oi dttaJmi, onj'
mi mtn uerp^m, B tu mnld, in ^rmif homranl^, Voknh inRrir auefro , U che am, la mr'
tu m, ungm^, fer efcr fioremno. iUufr tnmn ira Uironi dncjut ta.t, MahUi tu,i cttaJil
"'.'.^/"J 7^"" ^'l'"1'"''<'f'''»'f»" <I<-P'njf M uitio, nanfMin granle kwra»^^. Vtnhfil
MmjojigomtuntodfUfu<m«Uofn(, <jMn(o iluirtuafo delefué buone .OnJffh^ii^,
mf.chfhaueni^^Uo imtnifrU maggior farlt Ji Roma,f}au, àdtoluog, a ueinrmnarat»
w . f,ufufnh ,Jifid, Di tunfo cruM f minio glonanhf,,Di c^um^ hauma fitto unahro che
W/e ia^nimtntt rfjìaurala la citti . MA fc frfffc al mmno, il poeta fin., frdtr in a.,
}to luo^o al f.folF,or,nl no alcun, calamita, le;jual, mfiitto, trano giafcguù, , Ma,ah mka
hau,rU u,Jut, infcgnopujji al Ji, a la<,ual hora ip,H ifikfcfi uoglitno , c^/roffi (iL,
du,ro, OnJ, Cu,J.n,l,piflo!,, Han^;fuhauroran iam JomLf,lLa , To^/or.i j^I
rmn,a ueyafoUnt .E /. cJamtct, S, conio ch,fcriu, il Villani al Ux. , Ixxi. J, ktauolih. i,U
t^u llnf. con k anirn, dannate, er demoni, eh, le torme Juano, fu Unto il coLrfc Ile il
fine, che. ccufaron il dettojont,, eh, rouinh con cjueB, in Arno, ,granfofolo uit,r , d, chela
<Ut.fù tutta ripiena dipUti eflrida di coloro chelhauean., ofìcàuJnldhaue^p^r iS
f he molti, hauendjfi creduto dandar aueJer il finto , andarin aprouar il uero Infimo . W
^opo^ueflo, ndmedefimoanno oltre a la guerra ciuile tra Bianchi, Neri, che fi, di erand£»
detrimento a la ciUct, A di x di Giugno Ì miraUliffimo incendio , nelc,:al fiL dgate Zi
MDa. nokl,^,m,cafi, , confi,mato infingo thefcro '. Adunau, ,fifr/rc aLattin R cX d i
l^,HOnchaUri , Hon ch,mol,,de le fiu lontane e dal tuo giogo itele cleter iZZ
m e , Ti defilerà, Tanto uuol infirire, che per lifir. mali IpLmenti , ella ml jKli
meJefimi.non che iag iahri od.ta. E Se ciofife,non / Jr'^r.«fo;vo/.;; ^ ^ 7
funitioned.lefue m.le opere tardala a uenire. ccfififfii L chefure}fir de, cL rl^ «
t'<^l-''"^rdelapatria,,ccfe^uen.emét,td,oriuUgrauaeflfifie[laincorr:i„^
Noi ri farmmoie fu per k fcake, vartìronfi difilla riuaìeh W.V,.
Che nhauean fiitt, tbom, a fiender pria , \irg. rimonth e trafe Dante fu ter le Cca
Rimonto ,1 mio mcefìro t trcfc mee-, , che prima a fcender guLean fiui
E frojeguendo la Jdwga uia Borni, ciò ^, di non fina e ma'a ueiui
Tra le fchegge e tra rocchi de lo fcogìio , " • O'"'' ««'o dijfi , Io era
Lo pie finy la man non ji j^edia , "^"^ S'"> ^'""J"' »m Non potean
io-avira r\„,nyy,.;.J. ■ ■ - , '^''^fi''''<'F'''^fi'<''0,^ fiu oltre, parLn
CANTO, XXVI.
tMor mi Mititr hn mi ridogVw^ ilp,i<,fmtìn <ji/f/timfilflj^m mnt
QuMdo Jr%o ;* mente a ciò , chio uiii J ^ « '« "^'«"' ii""^'' 'f"
E più Un ,mo offrono , chio non figlio ; i\ rf f ' «' 'f '"^
Vcrche non comiche untu no guidt: l,,lfrLne.enLco.fi^^^^^^^
che fi fleU, buona o m^ghor cofa J^.^^
UU i^toX Un ^ cho fìcjfo noi mmuidi . j^,^.^ ^^^^^ ^^^^^^ ^ yj,-
nr^' alcuni ffccctmi y ia Dio r U n^ra /r<row Jof^fi porJiffimo f iacut.fjf.rro ir,^fgn%
ia foffY (uiYtiofmenfe uftnione) ^iouar afcf^^rm molti altri. Me perche aifioPmnff nUuean%
afm in damù dtlfYùjfmQ^nfYam im (al firma f uniti. Di thealfoefa fra nato, ^fy h Yimrfo <fr
la c^^nCoentia, kìw di non haufy ufito lingegno iato a luifiu uirtuofmfnte di jufllo the hauei
ua fkuo. Onde dice, Aflhor mi W/?, ( fc^punge. E/ Ura mi Yidoglio, (iVando driz.^ U merlar
tf a curi chio uidi, ciò f-, aitando mi yì.oyÌu à( lej^fm che io uiii fjfcy affarecchiaif a chi ufi in
mala fayte lingfgno, e feY (fuefìo, io Uf]i(no e ritengo fin che io non foglio fiye^fey che non corrrf,
<he nonfia guidato da la uiriu. Sì, Et in talmodo lo raffieno, CHejc himapdla, ciò f-, che fe
tuona infìuentia del cielo, O MiglioY cofa. O dono ffetial dato da Dio, MHa datol lene, Mha dai^
io lacume del fenile ingegno, CHf io fuffc noi minuidi , che io mdefmo non m.e lo to'ga inuidii^
io talbeneitmemedffmo, Lacjual copfiyehte, (juando non fcguitajfe la uirtu , ma il uitio, fer'.
cheallhora nonfaria lene ne acume,Q fcttiglieZ^,ma fagacita o ueramente ajìutia dingegno,E di
auejìi farla S. luca al wiJicendo, lilìj ktius feculi,fYudentÌ0Yesfilijs lucis in generaiione fid
funf. E chefefìella buona dice, perche lacuto ingegno uien dhauer il coyp hene organi'^tQ, in che
oYanftY'^ hanno lejìelle, ma nejfuna ne Unima, che tutte fono cYeate immediate da Dio, cjuantfi
i lfffcYe,duna medefmaffYfiuione,Onde il liks. nelfrimo de !anima,AmYnf ne^;pfenfif ani
mp yecifiunt magis neq, minus fccundùfcMa juanfo a laccidenfe,di maggioY grafia luna de UU
iYa,come uedYemo nel penultimo del VaYad.E fcno flferioii ad elfeftelU, Onde Tolomeo, Sajfient
lominaUtuY aftYis. Pero dicf, o miglior cop.E di tal jfeYftttione,(jual fiu e ijual meno uengono a
faYtitifaYe, fecondo chel corpo da glinfìuffi delejìeìle,e m.eglio,ofeggio organi'^toMa jueh che
fa ir^gfgno è- diff^nito d' AugMcendo, Ingeniti ejì exientio intellecius ad incognitoru cognitione.
Q^u^inte il wUdn , che di poggio fi rìpfa , ccmfayatiwe dal nmeyo grande iele
Kc/ tempo , che colui , chel mondo [chiara ^ > ^^^^^^ fi<^ Pgg'*
La fnccia fua a noi tien meno aficofia , g^^ la uaU e ne giorni grandi de Ujìa^
1 r J 1^ y^^.T^t-^ le, ijuandoft fu notte , al tari numero de
Come la mofica cede a la \an7^ra, le%mme chegH uide in uefaouaua M
Vede lucciole giù per la uaìlea ^^^^ J \ ^^^^^
Tcrfi coìa.oue uendemmia ^ ara) pnfe,di doue^afeualfindo drffaklgi^.
ri tante fiamme tutta rij^lendea Ordina aduncjuecoft il tefio, lottauahd
Lottaua bolgia ji , comio maccorjt ^yj ^q^/q maccorf tojìo che fiiila,oue
Tq//o che fiii la ouel findoj^area ^ faYeual finJo) rijflendea tutta di tante
fiamme , (Quante lucciole uedel uiUano >
ile ft ripofa al foggio , giù fer U uaha , afofitiue , Torfe cola , oue uendemmia ara ,
Nf/ temfo , che colui, che fchiayal mondo , tien meno afc^d la fi<a faccia a noi , come la m.ofca ce$
ie a la '^n'^Ya . intendendo ^eY colui che fchiaYal mondo , il fde , E feY lo tfmfo che a noi tien
meno afafa lafua ficcia, f la fiate , cjuarJo igtorm fcn maggiori , E come ìa mofca cede a la
:^n'^Ya , fer (luanh ft fi noUe , Imf ero che la m^fa , che noia il di , allhoYa cede a la '^n'^ ;
ra , che uoU di nott^ , f U lucciole ficommcim a uedere .
INFERNO
E qudl colui, che fi uen^o co gUorfi^ ìiauenhffYwJtùfYtfYU cmfautmi
Videi carro d'Helia al dipartire j
Quando i cauàli al cielo erti leuorfi j
Che noi potea ft co ^Hocchi feguire ,
Che uedejfe altro y che la fiamma foU
Si come nuuoletta in fu falirc 5
T4/ fi mouea ciafcuna per la gola
Vel fiffo t che neffuna mojìral jurto j
ogni fiamma un pucator ìnuola »
iimoflyoto cfufjia ottaud tolgia effcy iuttd
fifna di fiamme , hora ffY uncàm mrt
meno fmile dimofìra , cme ognunii Jg
Quelle ctfconieun in fi un feccafore infif
m^y che n^n jparea difiiori, e comedajcté
rta fi mouea leuanhft fu fer la gaU
la bolgia , £ la comparafione fi p-, ^(y /a
carro difuQco, nfltjual/àlfi Blia, come fi
Ifggf ^l fecondo del juario liL di Keconi
tenuto ne la ì^iiia , e che leuandofi al eie
lo, El fco, che fi ueniico cO gliorfi, leuando gliocchifey Uederlo, non potfa ueder Elia, ma jclme
te U fiamma, da laijualera ctYcortdm , chefiliua 'in fu . £ uendicoffi co gliorfi, perche ,fimt
fi legge nel f re allegato luog3, t^rnafopi dal Giordan:), oue Elia fiil carro era fiiìifo, CT an^m
io di Hierico in Bnthel , i fanciulli glitfiiron incontro fchernendolo , e dicendo , egli hauermem
tifo che Eliafvfp fìat:^ rafito al cielo , come dueua , Onde Elfo li maladifp , e fiutiti de uicini
hfchi ufcirono due orfi che ucc'firo (juayanta due di <]uei finciuHi , il furto infende ferii feci
catore , che ogni fiamma iNuola , ciò ^, Afconde in fi , Auenga , che inuolare propriamente fia
rulare di nafcojlo , ma perche la cofit che fi ruta fiifconde ^prefi il yuhar per lafiondere ^ E /<t«ft)
aediamo che baffi pey [a dechiayatione di jueflo tejio ,
>
Io flaua foiiràl ponte a ueder furto Siaua il poeta fipralarcodel ponte le U
Sì;ch: fo non hau'(fe un ronchion prefo y bolgia , prf fi da grande ammiratione de
Caduto farei giù fini^ffer urto^ le fiamme,cheuedeuamQuerepfre/fatol
El duca, che mi uide tanto attefo ,
Dijfjrj Df «/ro da fiacchi fon glijì>irti:
Ciafcun fifijfcia di quel, chegli e incefo ^
Macjlro mio , rijpofi , per udirti
Sonio più certo i ma già mera auifo
Che cofi fi)ifeì e già uoleua dirti ,
Chi è in quel fiioco, chi uien fi diuifo
Di fopra, che par furger de la pira ,
Oue Eteocle col f ratei fi4 mifoi
R'jpofmiila entro fi martira
Vlijfc , e Viomede ; e cofi infieme
A la uendetta uanno-, come a lirat
E dentro da la lor fiamma fi geme
Laguato del caual, che fè la porta y
Ondufd de Romani il gentil fme ^
Viangeuifintro Urte, per che morta
Deidamia anchor fi duol d'Achille j
E del palladio pena ut fi porta .
già SI furto, ciò e^. Tanto fiffefi e fipra
di fi, che fi non hauefft prefi VN ronchi^
ne, ciò è',Vn fa/fi chufciua fimi de lofcù
glio, farebbe ,fcn'^ effer urtato e ^info,
caduto giù ne la bolgia. Perche il fin fi, c9
me indotto de le co fi, prende di quelle am
miratione, Uà la ragione , che fàueie de
la ignorantìa di (fuetto, li dimojìya U ue^
rita in uniuerfi.le dicendo, che dentro dtt
fuochi finQgli^irifi','Ja^uali effi fiiochi
fin mofp, come uuol infirire, e che liafiti
no fipirit$fi fSfita f uefìe DI <fuel , «0 r,'
Vel fuoco, daltjuale è- incefi tT* infiami
mato . MAefiro mio, Qiudicaua ben Dan
te prima che Wirg. glie lo diceffe, che dm
fro la le fiamme fiffero giriti ^pmheU
kedeua mouer uerfi lui, auenga che non
mefifft cofi certo , come fii p^i che lintffe
ia lui, perche ilfinfi dij}>ofto fempre a fot
ferfi ingannare , non ha mai fer fifteffii
CANTO. XXVI.
M 'I co/?«n. ^.^iZuhi,. Mrorn il V ii uUri. .Uria I r^Uf..
g' " %n^a in.e.J.AJi^ìue, ccf corr.e Ur..o infame uho efr.uh ^
ti Zefmo fuoco ri'i i' HT-"-. Onie , ch. i^.fro </» Uf.rr.rr.akro
r L-re fi-im'= ^' c.,ao0hrl..to il legname, ie„lyo i.ì^uah f:fro h.or m .mu,,,
tUe era iicÀfuraia .raniezZ^, ufhon UrM afwia,àe , TrcUni, ^er ingiurio ien,ro ia
/ ,S leuÀn a terrAna pria, e rom.aron ./fr/.ro i: lauree i,r,ief aire i: Vr,arr.o, .hera
rSìiLh Uc,..Uof.er. ne.efaria . C.redfci^ue,noefl'Ugr..rrroxa . OUie ,aoe. Ter
t JXt% l £ nel, àe uel i» Ual.a, ic^uAfi. i/ ger.ulf.rr.e ie f^r^of Ro..m ^eràe
Slafi.origi.e. pu.ge.fi en.oìarU , Ho. pua.^^^^^^^^
iZl .»,-^ uiler Troia, uno le la fùrfe i'E.co , Alf<al Achille effcnio n,p,e,e ia U
7< CreciaTrJ,yueniofrU,oi^^^^^^^^^
tuienirouccn rkcn^fn^n , e conéoUo in fai eff.eiume , Ejerche AckHe ne h kmor. cU
^ r , . I AW, c\o la fya<4e, xer\aq,<<>le Veiiawia, cofimorla ,f:iuoì cncUr i Ai
Me in r iia, fjalacu.le f,rrMente U cm n,n ^^,eua effcrfrefa K hlfc eV,orr<ie
ifi- i Lli ne!Ìciuk,eii none la r.f irono , confOrfarL^on ne Uff rc,<o ie
et . " t S - meiefirna^.erra uft. moke .l.e .fìutìe uunfr^e,an^ ne e f ne
« G ; M Hot 0 inf^ien io iue uirtueffr Ji kfyno ai eff ugnar una cnik cio e^pulen.ae
%Te>Ì^nlfc . v/^r^ ìhuom. ^ruié,e,Onle ne M:fPafM,o „ f,h lui cfcrnrrMf
foffcn dentro da quelle fnuih
Variar ',dij]ìo , mdejlro afjai ten prego ;
E ri^rego , chel pcgo ua^id miU^ j
pffY farlay a cjuffti ^ue ff'mti, mifn
àer U Vlilp, cjualfine filfelìatòlft^^ ioì^
fo II fuoi lun^ni fYYOYh ne (ludi [cor/c foi
INFERNO
Che non mi ftcà de Uitendcr nkgo j che fi farti ia Troia .ferefferne Jet ah
Fin che la fiamma cornuta qua uegnat fcrittori dit^erfment/flafo fcritio , onjle
Vedij che del difio uer lei mi piego. rndtoftYettiffmmfntf frega viyg.chefc
Et egli a me^jLd tua preghiera e degna ^Ih jf'iriù jf>o[fam dfrìtr:^ ia ciuelie fiiuille
Vi molta lode ^ & io pero laccetto : e fiamme farUre , che mn li uoglia fif
Ma fit, che la tua lingua ft Q^fiegna, *IÌT ^^^'J^i^re ,fin chela cornuta
Ufiia parlar a me: che i ho concetto P^^j^^^^F^r h^^^^^
Ciocche tu uuoitche firebbono fchiui, ^^H^^'^^^^^
p,r .Ufi, o„ad * ...V..
. . ^^^hauenhìfcnfointefodalaraameid
uittoy che cjutmftpunifce in uniuerfale, che fino propri Ji lei , deftéera hora intender di auell, ne
Pfrtuolan, che fc no propri di lui . ET egli a me, Condefcende V;r^. al preao di Dante, per .A
fer non fclamente mefto chegli hMiafcientia d: quelle cofi che n,n ft ma n'erUa ancora [clt
J^;-*^ ; l nonu,^lchefar!Uui,percheeffìffiritt,chf fi^ron Greci J.rien.
Hcfchun e d.fd..nofi mlfuo ^.Vo, no ^ Delfio id.ma laL, E non Thofcano, cme aUri
h^nn^ immonde nel jcguete canto uedrmo^che inducendo a parlar Guido da Monte filtro, yir^.
d ce a Dante, Varia tu,cjuefit ^ latino. Ma V ir g.uuol parlar a cjuefl. Greci lui,PeJPrU lafua 1%
gua fiata fimikare,E comefiriue Macroko nefi,ur.aU, ^ hauelrJolto imitato iJL de lei
e di loro fermo molte cefi, e^tialme.te dt ^uefi^ due, come horafcguitandouedremUe dirà.
Voi che la fiamma fii uenuta quiuiy Giuntala fiamma e^uiui uicinaaloro,
Oue P<^rue al mio duca tempo e bco^ ^1^"^- ^^y^-i^-'cio la fifa oratione preganla
In quefia fiòrma lui parlar udiui ;
O uoi , che fme due dentro ad un foco 5
5/0 meritai di uoi, mentre chio uìffii^
5/0 meritai di uoi affiti 0 poco ,
Quando nel mondo glialti uer fi ferì fif*
Islcn ui monete: ma hn di uoi dica,
Oue per lui perduto a morir gijfi ,
Lo maggior corno de la fiamma antica
Cominciò a crollar ft mormorando ,
Vur come quella , cui uento affatica ,
Indi la cim.a qua e la menando ;
Come fife la lingua , che parlale ;
Qnto uoce difiiori.e diìfi^, Qicando
M; dipartì da Circe ^ che fiottrajfi
Me più dunanno la prejfio a Gaeta y
Vrima che fi Enea la nominajfi ;
Ne dolcel^a di fi fio, ne la pietà
Del uecchio padre, nel debito amore ^
Lcqual douea Penelope fhr lieta y
Viacer poter dentro da me lardorej
ijuffii jl 'mti , che (e egli haueua in ulta
meritato alcuna cofci fcriuendo ne fuoi
alti uerfide l'Enfila in loda di loro ^
cheffi non ft dettano mouere , ma che
luno di lor due detta dire , dcue per lui
perduto fi gijfi a morire. Intendendo
d' Vliffi , perdei poeta pone, come (jtn di
fitto uedrenio , eh nauigando ne Ulty^
hemisfirio, fi fummergfffi ne locfano.
Tu uerifimil molto meno nel xii/, canto ,
che gitfiiriti conuertiti tn tronchi, infier
pi, Cr in ceffughparlajfiro, che le fami
ire, da lecjuali fclamente horafcno glj^i
riti contenuti, con lo jfirar e con la uoce
di <fUflli , firmata xn parole hora parlino
ne la firma ihiari/fmaméte de fritta dal
poeta. Chiama cjuejfta fiamma, oue e^uefìi
due (giriti eranOy antica, ^fenhe daltemf
pocheffanJaronarinfper fin allhorM
chfl poeta finge efprui difcef lui , erann
pafihti molti fècoli , Ff hauenio la cimd
de fifa fiamma, pereffcr di due Jfiriti, dii
uijdfiimilmenie in due corni^atmiuife il
CANTO XXVI.
CHo hhb} a iìumr id movdo epno, n.g^'^rf *i VÌ'IP ,firfirfrfrr ff^t»
E di li uitu humani , e del udor< t f'''^H'' ' "'rmenupu ,fiuio ffr*u
M« «'fi mi In Ulo mm ^tmo i^'-'f ^''»«'^'- '^"^^ ^'
^ , % ^ fj aueflo ma^iior corno krr^'.it dtlirtPUA
Sd con un legno e con quc h compagna J^/ ^,^,J j,-
ViwoU , da Uqudl non jv,i dejmo . ^ .^^^/^^^^ rvlif^dicf , Qu^nh
lun Ino e Utro wdi m fm la Spagna mi di^^rtì cine ,01 Uguale nomerò
f/M ìicl MmcccOje Ufolu de Sardi, fin^e^ che hpwoltifioi errori arrìuetp.
E laìtre , che quel mar intorno bagna ^ y;,^ jcUraffe , cfo^, Latiuid attrajjl
lo c compagni erauam uecchi e tardi ^ e ritenne me, che io non menauiiiiy come
Quando uenimmo a quella fece fìretta^ uuol inferire, Vmhe fcttrarefrofriarr^en
Oue Uercole fegno li Juoi riguardi , ie, è di nafcofto iirar afe , fenhe dia lai
A CIO che Ihuom più oltre non fi metta, letto con le fue magice arti in modo , che
la man defìra mi Ufciai Sibili a fafh fiudunanno ,frirr,acheghfccorf
Da Ultra già mhauea lafaata Setta. ^# deffcr ruenuto da UfMuie
i> ^ I A freffc a Gaeta, ciò e-. Al monfe CiT
ceo, il^juaì pi già in ifcla, e da Ifi^che halitaua in (fueh, fii deUa lifcìa di Circe. Quefo m.cnte è-
freffc a Terracina a x. miglia, zfT a Gaeta a xxx. uerfc ponente jur a la marina . VV.ima che fi
la nominaffe Unea , Ver che, fecondo Virg, nel vy. fu coft nominata da Enea dal nome di Caietà
fua nutrice, che morì fiiui . la(jual cofd fgui da foi che da Vlijp fitron nauigati (juei mari . ^
cine, fecondo Quid, nel xiijj.fu figliuola del fcle, e7 ottima magd^, che conuertiua glihuomini
in diuerfe e u:trie firme, come fi ce de compagni d\lip, ejpndo arriuafo alei. Ma K'ìijp, aiutai
to da Mercurio, camfO^tfT a comj^agnifice refìitu rla ; rir^a firma, Ritenne ccn le fue arti Vhjji
certo temp, e di lui genero Telogeno . NE ddce:^^ di figlio. Seguita Vliffe dimolìranJo,(lui
fo egli fiffe accffo da lamor del fifere , cfT hauer ejferientia di ,molie e uar e cofe del mondo , fci
the juefìo dice hauer uinto in lui lamore, che naturalmente douea fortare a Telemaco fiw fi gliuoi
lo, A Laerte fuouecchiofadre, t!T * Venelofe fita diletta jfofd , dando a ciafcuno di ijuefii am>OYÌ
il fuo conueniente efiteUo, e pnendoli nel m.e defimo ordine che fi Enea in WirgiL nel feconde^ ,
Uocc' erat alma prens, (juod me per tela, j^er igneis Eripif ^ ut medijS hofiem in fenetralilus ,
ufq; Ajcamum(^; ,patremij; meum , iuxtac^; Creufm , Adunche , (juffii tali amori lenchefiffirt
grandi, non pero, dice, hauer potuto uincey in lui lardore, iljua- hehie di uenir ejferto del moni
do, e de uitìj humani, E T)el uabrt, cioè-, E de la uirtu . E per quefto, non curando di tornar ^
la Jua patria, fi mift con un fcllegno per latto CfT apertomare, e con cjufda picciola compagnia, da^
lacjual non fumfcrto, ciò e', Ahhandonato e lafciato filo . LWnlito e ìaltro, Moftra, che naui
gando da lifcla di Ciré uer Occidente per lo noftro mediterraneo mare , hauer ueduto V\no e lai*,
tro lito ciò è', (juello d'Europa, e juel d'Afifiica, FIw la Spegna, ulfim^o confin di cjuelìa , E Fm
al Marrouo, ciò è', E fin a la Mauritania, ultimo confine di cjuefia , infume con lifcla di Sardi',
gna, poco hntana da Corfica, E tutte laltre ifcle, che fino molte, circondate e Ugnate intorno da
juelmare, E che ultimamente uenuti a cjuellaflretia fice, che noi domandiamo lo fretto di Giuhil
terra, per locjual entra de loceano effe mar mediterraneo. Et oue fu lito da laparte d'Europa è- poi
fio Calpe , E fu (juello d'Affrica Ahile , monti dettile colonne d'Hercole , Verche dicano , effii
re fiati pMi da lui per fe^no , che oltre di (juelli neff.nfi metta a nauìgarr , Ejpndo fiata opii
nione de gliantichi , che oltre ài (juella fice , oue fi uede finir il ghho de la terra ,fi rouinaffe
ve laltro hemi^ferio , Io e compagni , dice , erauam uecchi , e per la uecchil^ , tardi e lenti ,
E lafciaimi da la man dfira Sih.lia , nohUiIfma cittd di Spagna , E da laltra m.hauea già lafiiai
U Sena , ciuk d'Affi-ica , ma più orientale ii Sihdia , Onde dice, àe ^ia Ihauea lafaata.
I N F E R N
O frdtij^ijft , eh per cmom'dia
Verini , [lete giunti a hccidente*,
A quefh tanto piccioli uigilìa
"De uojìri fenfì^chè di rimanente ,
ISion uogVute negar kjpcrien'^
Di rietro al fol dd mondo [cn\a gente ♦
Confiderate la uojìra femenzat
Tatti non jòfìi a uiuer , come bruti 5
Ma per feguir uirtutc-, e conofcen\a^
Li miei compag?:i fÈciv fi denti
Con quefh oration picciola al camino 5
Che a pena pofcia ghhaurei ritenuti ♦
E uolta no^lra p^^ppa nel mattino
Ve remi facemmo ale al fòlle uolo
Sempre acquijìando dal lato mancino ♦
Tutte le JlcTie già de laltro polo
Vedca la notte ^el nojìro tanto baffo y
Che non furgeua fuor dd marin fuolo ,
Cinque uolte raccefe , e tante caffo
Lo lume era di fitto de la luna
Poi chentrati erauam ne Ulto paffh ♦
Quando napparue una montagna bruna
Ver la dijìmia * e paruemi alta tanto j
Q^<anto ueduta non nhauea alcuna ♦
Noi ci allegrammo ; e tofh torno in pianto 1
Che da la nucua terra un turbo nacque j
E perco ffc dd legno il primo canto ,
Tre uolte il fi girar con tutte lacque 5
A la quarta leuar la poppa in fufiy
E la prora ire in giù , comaltrui piacque }
In fin chd mar fu fopra noi ri chiù fi ^
Qjiefla ^ hyatìoìif , de il fòda fln^f ^
che wliJfcficfUe a floì comfcr^ni, fer efi
fiYtUYÌi CL nauìgar ne laltro heiràsfriOjdi
haurr (f^ev entia di confilo , Onde ine ^
O frati ^ O fratelli, che jfer Cf ritmila ^e
rie oli ff te giunti A LoccìJenie ^ £ (ji^f^
(juanio al lu^p , Ifenhe in occidente
erano, E (^uaritò a letk loro, cherajio gix
t<ecLhi, come di fqra difjè . No;^ uoglipfe
A Ciurlici f^nfo jriaiola uigilia , c/o è' ,
A (juefìatant:, f icciola e hreue uita de m
ftrifcnft, CHè- di rimanente, lacjualè'
rima fa , l^e^ar Uflerientia VeI mrJù
fn'^g<nte , do e. Ve laltro hermsfiiiìy
i!<]uale , fecondo la fiiiiùne del f oeta ,jffY
hauer;n più il monte del Vurg^effra di
quello il farad fo terrefro/e^fcn'^ gente ^
m e', non Valitato dakuna ^ente ,cme
è- gi ? jlafa ojfi none di molti , Onde ani
cora nel fyimo del Pur^, (juefìomedff}
mouolenh fignificare, lo mi uolf àr^an
dejìra , r pfi mente A laltro pio , e uidi
(Quattro pelle Kon uijìe mai fi;or che a U
fr'magfnte , Auengc che ijufjìo fa fth
ftfpmo, comeffY ejjerientia dicjudli che
uifcno pati se- uedu(o,e tuttol di fi uede .
Ordina aiunijue cofi il tePo , O frati ,
di/fr, chefeY cfntomiliaj:fyiglifffe ^iioi
ti a loccijente, Non uogliafe a c^uffia fan
to picciola uigilia de uofiyi fnft , negar
Iff^erienfia dei mondo fcn'^ genie DInVi
irò al pie , FOt J;f naui^ando uer occUen
fe , andauano dietro al corfc di ejuello •
E fcguifando dice, CO nf derate la uoprd
fcmen^. Con fi derate, la uopra jjetie,
che fiele Yationali, come uuol inpYÌre, Nù« fòpi fitti d uiuer come hYutti piamente fiondo ipnf ,
Ma per confcguiY conopen^ e uiYtu, lecjuali cop fono fropYie pertinenti alhuomo mediante linteUtt
io e la ragione. U miei compagni , MoPra con cjuePa ficciola e hreue oratione dhauer fitto li
fuoi compagnia acuti. Tanto pronti t!T appartcchiaW al camino, che a pena ^ìihaYelh poi potuti
ritenere , e rìmouer dalfropofto , E coft due , che uolta la lorpofpa NV/ mattino , ciò e, ueyfc U
faYte orientale, donde il mattin uiene, E conpo^uenumenie U prora uer occidente, firon A l pBf
nolo, A lo Polio e ma^ confiderafo camini, r ffeUo a linfilice fine, Ale de remi, per haueY detto
lo, E perche i Yemi fono a legni in accjua, come le ale a ^liuccelli in acYe, Onde Mìyq, diffc, Rf/wì
gium alaYum. Et altYOue , Ver mare ueliuolum . SEmpre accjtàpando dal lato mancino , Terche
n}n;ropriamenfe nauigauano dritto uer occidente, ma ieneuano a fnipra un poco urfc rr.e^ di ,
B ioKto hmano uerfo cfueda parte nauigato , ,he già la notte ueieano tutte le /ielle che yotm
intorni
CANTO, XXVI»
inmò a ìa)i(aYticc f ofo, Intera a /oro il no/fro orfico tanto haffo , c^f m fi mojtraua fuori DE/
fuolmarim, ciò è, Delfiano mYf. A dinotare , chfffi erano f afiati oltre a leifuinotiale ^jferche
fclamente^iuelli che fcno fcuo tal circolo, fon ueler e Imo e laltropolo fu lori^me fcUentriomle CT
.ti^ftyale, ma chi efce di cfuello , non fuo ueier che m [do àefft foli . £^^^«0 aknclue ne Litro he',
mtsfirio , ia che uede^ano la noUe tuUe U fiede che fcno uicine a laltro pio , come uepgiamo noi
fielUy che fcno uicine al nofìro . Clncjue uolte raccefc, lAojira infntenfia, cleff haueano nai
mgato uiàno a cinque mefi, perche la luna fcxcenie e fregne , no h crffe f ffr^^ jt^^f r.fl feri
mino duno mefc fcmfre una uolta, poi cherano entrati NE lalfo, ciò p-, nel frofhndo faffo de hceai
110, ijuando Loft naui^nio, affaruehro una montagna BRunaffrla diftantia ^Terche a uedef
una montagna molto da lontano, far tfftrhruna tfT ofcura, (juello che da fi effe foi non fare. E di
ce fffcYÌifaruta tanto alta, (juanto chegii non nhauea akunaueduta, ciò ^, guanto chegli non fa
teua la fua altez^ uedere, Tanfo fimi di modo , uuol infirire , Mia era alta . E (luefia ,fcn'^
iuhio, intende chefiffe il monte àel Vurg. lalte^X^ delcjuale, come uedremo ne la difcritiione de/fo
VuYg. fajfa di gran uia oltre a la feconda region de Uria , E non che arriui, cerne altri dicano, al
cielo de la luna ,Etè fimile a (Quello, che di ciuffo medefmo m.onfe , nel juarto deffc Purg. fari
Lndo a Virg, dice , Ma fé a te fiace uolentier pfrei Quanta hc.uemo ad andar , chelfoggi:» fate
Viu chefdir nonfojfcn giiocchi miei. E/ altroue,fur di (j'uefto medffmo mc^efariido, Lu fcnn^
era alto che u'incea la wfìa, E nel ter^ canto, E diedi il uifo mio incontra al f^^gio, che in uerfcl
tifi fiu alto ft dislaga . NOi ci allegrammo, KaUegranft e nauiganti, ijuando hauendo lungai
mente fenica utder terra nauigato,fe amen che la iifcofrino , ferche fferano da (fuella hauer rifOi
/?, Yirfrefcamenti , tT altre cofc neceffarie. Ma Megre^'^a a loro , TQrno tojìo in jfianto , Veri
eh da la ferra nouamente da lor ueiufa , NAcijue un furio , Kaccjue una reuolutione di uento ,
che furho ^ detto da latini , come uedmmo nel ter^ canto , oue diffc , Come la rena , ijuando
a turho Jfira , E fercojfe il frimo canto , ciò è', la frora del legno , con/arlo tre uolte con tutte
lac^ue girare . Imitando \J ir gii Ter fìuctut ili dem torcjuet , Fiala cjuarfa Ituarla foffa in
fu ,fla frora andar in giù , COme fiacque ad altrui , Come fiacjue a Dio, Jnfin chel mare
ferra di noi fu chiufo , e tutti fummo fu mmerft in jufUo .
CANTO xxvir.
Già era dritta m fu U fiamma , e quna
Ver non dir più ; c gta da noi fn gi^
Con la liccntìa del dola poeta ♦
Quaniunaltra , che dietro a là ueni" ,
Ne fece uol^er fiocchi a la fua cima
Per un confùfo fuon , <he fuor nufàa »
Comel bue Cicihan , che mugghio prima
Col pianto di colui ( e ciò fu dritto ,)
Che Ihauea temperato con fua lima ,
VLug^'ma con la uoce de lafflitto^
Si che con tutto che fvffe di rame^
Tur e pareua dal dolor trafitto^
Cefi per non hauer uia ne firame
D<jZ principio del fòco in fuo linguaggio
Si conucrtiuan le parole ^rame^
Seguita ilfùeta neìfrefcnte canto in irat
tarfur anchora delefene de lottaua toh
già dimoprandofrima, coioufartito \lif
fe da hro,f uoltaron ad unaltra fiam.ma;
the neniua dofo (jUfUa, dal cui jfiyito Jà^
tiii^ro efpr domadati, E (juffìi finge che
fiffe il Conte Guido da Me tt filtro, al^jual
hauendo ( fer efferne da lui domandato)
dato nuoue de lo fiato di Romagna, lindu
cefoi a dire chi egli e*, e ferche (juiui dì
rato, E fidamente in (juefio confma tut^,
tol canto • P~ eia era dritta in pt
la fiamma e (jueta , Er«^i« la fiamma^
re la^jual farlaua \ltffe , dritta in fu , e
<jueflo,fernon uolerfiu dire, che prima
farlando , fallaffaua e fi mouea faondo
lof^irare , il mouer de la lingua nei
INFERNO
'•U pfód òòhtr coìto lor uidggio farUy chefnceudt, E già fenanJo.u^i h U
Su per la punti dandole quel g-if^o , ro con la licfnfia di Virg, fixnh dicf,
eh dato hauea la lingua in lor piJdgg^O J che unaltra fiamma , lacjua! utniua dies
Vdimmo dir j O fu ; cui io dri^o ^ ^^^fl^ > P'^ 'o?* i^olg^r glhcchi a U
La uoce , e che parlaui mo Lombardo fi''' "^'^> confUfofuonQ che nujiu
DicendoiìfTa ten ua.piu non r4%o ; uajtmh a ^ueh del bue cia^^^^^
Per chio fu ..unto jòr/^¥^^to tardo, P^ma mugghio colpiate dial.i.chlhai
No« tmcriia rcjlar\ parlar meco: IZltlT^^^^^^^ ''^Ì ''''
,r j- 7. ' r . j f<fy^tionf e-Qttima^elhiJforta Jccort.U
Vedi , eh non mcrefce ame ^,^ ardo . v./.r. Mafs. nel mno ^ aueftaXjlarif
Se tu pur mo m queHo mondo cieco r Agrigento di Sicilia fremiaua, eh di
Caduto fi di queUa dolce terra fi^ acerbae cyM mOYte,da ufMa ne oli
Latina, onde mia colpa tutta reco 5 huomini ,filfeinuent^re . OndeVerih
Dimmi , fi RomagnuoU han pace , 0 guerra : A fheniefi , fittili/fmo artefice ,fkhhrK9
Chio fiii de monti la in tra Orbino
El giogo j di che Teuer fi dijfirra^
tifi foro difiaftre di irow^, dentro altjM
le uoleua che fvjfe poflo Ihuomo , C7 i«/or
tificio coYYijf.ndea lejfitto che haueua disegnato, E ciò fii, come dice , dritto e aluRo premio che
hnuentor ài crudeltà, ài f^eìla fleffa fijjcl primo a perire . il che ejfrefe Quid: dicendo , Kon eft
lexe^juiOY ulla, Quam necis artificemfraude periYe fua . Vi Perido dijfe Prop, Et gemere in taui
Yofcue Perille tuo . Adunque, fi comel hue Clciliano, Per e fere flato fihtricato in Cicilia , W^ui^i
ghio prima col pianto di Perillo, che Ihaueafkbhricandolo, temperato con la fua lima, Mu^ohiauà
con la uoce di PeYillo, chera dentro da quello afflitto, SI, ciò è-. In tal fl^rma mugahiaua^che con
iuUo che Alfe dirame^furpaYeua, chealfuono de la uoce, fife afflitto dal hloYe .Co/? dice, che
L E grame, ciò è-, le trìfle e dolenti parole de lo j^irito , chera ne la fiamma , per non hauer uìé
ììefirame dal principio del fiioco, dentro aljuale efo jfirito parlaua, da poter immediate ufcir fitti
ri diflinie e firmate, fi conuertiuano INfi^o linguaggio , ciò è-, nel linguaggio defo fitoco intefi
fer ^uel mormorio chefuolfire cjuando affaticato daluenfo, come quella fiamma era a fMcaféi
da lofipiYardeloffiYito chepaYlaua . infcntentia dice , che fi come il pianto e U uoce di Perii
lo, per non hauer donde poter immediate ufcir fitori , fi conuertiua in mugghio del hue in tal mot
io, che ^uantuncjue che efo hue fife di rame , nondimeno , pareuapur afflitto dal dolore , Co/? le
farole grame de lo jfirifo dentro a ijuella fiamma , per mn hauer uia ne fiYame dal princifio del
fuoco, oue efe grame parole erano firmate, da poter immediate ufcir fiiOYÌ,fi conuertiuano nel Un
g^f aggio defo fiioco. Et ordina lultima parte in ^uefta firma, Cofi le grame parole, per non hauef
ma nefiramt dal principio del fiiOco, fi conuertiuano in fuo linguaggio . MA pofcia chehher col
Kiy. conto. Chffw mnftf treggia mo er ijfa, VIu wn uiffi , viu non tincito t fracco « .
B e-UuenliaJiWirg. co. /.^«./, Hfcfru di/P, chf Vli/Tc in fi», irla fua or.tionr.gU
Pn<,ndau4 la loro . Sfifarlara Virg. Umharh.fmhefi, Mantmam . Ma L^ulh aìL
iirt.Comeforlaua \irg. Imbarh a ^w/?,- Cmi, hauenh mlfrecflfnlf
I I /ri " . , '. „' ' canto ammm/o Dan
CANTO, xxvn. ^
Cml Mlfcu mpìio il Utm che il Lomkrh Uhm . Achffi ripf, cM t^etafin^e , che
s Jrr Lr Uiuolentia ia loro , . do che ,UIP f^tuficej}} a prBo , che V.nte eftdeuua
intfnL ia Li, (ice Ufua oratione ne U loro mtem lingua, In ff fot ph che uoleua ia Im,
1 /.porr... che lingua fr^^rUffu non #«^o necf^.con .fcr U
.0 ./i /ir,..^«o uuio, iolPruamUi i conuementi termim, cme con ^ueh che hanno uf^i
tnelauÀ: VEr cho fia giunto alquanto far^o, Seg.i^^^^^^^^
do Virs^. che [e hene eoli h alcfuam tardo uenuto ^uiui, Intenda rfUoa la hmora ,che Wtrg.
Znihalnof^Jne^^^^
e a Vir.. . ciò cheghhalefTero iatofima ci^al ieron ad tX ^ l^iorrAe , come ai ri trcff,
fcmlrneiinueftigaUohannointefc.^ongnncrefi^^^^^^ /"rT f^t
L molto effijceigìone, hauer cagion iaffcntire, e la ragion e cfuefla, che fe a lu: charie non
^rincrefceuail refìarlmoUo meno douea rincrescer a Virg. che non ardeva come lui . SE ujUf
1 iJauefto mU cieco . Quefta ^ hora la fetmne di ^fto j^mio , l^ual fer hauer udm
Vrr.. Jlar Lomhardo, intffe fgli ^Ipr d'Italia, e co.f^cjuentemente dt terra Lattna, maginan,
iJcLfur allhora filfe morto, e dannato caduto ^uiui in Inf.ljciual chiama mondo cieco ffer
eérrinf. tmeUfo tfT ofc.ro , come fer effcr héifato da cfueti , che fcno friuati dogni lume dt
Lia e di ragioni . Die. adunque, SE tufurmo. Se tufur horafci caduto in j../?o cieco moni
% di ctueUa dolce terra L Atina, ciò ^, italiana, ONde , la^luale reco tutta mia colf a , Onde
io Cono in auefìo luogo dannato , come uuol inerire , Dimmi fe ^omagnu^lx Un face , o guerra ,
perche io fi'.i de monti LA, ciò in Romagna , onde uud inferire , chaueac^gm ài domandarne ,
\ntra Orlino ehiogo deVAfenmno, VI che, ciò 'e, Del^iual giogo, SI dijjcrra St diCchiude a'
rfce fimi Teuerenofil^mo fumé , il^ual infeme con Arno , ha lafua orione fu cfu e fio giogo da
Lrarteche guarda uerfc la Thofcana , Jn tal modo circunfcriuendo Monte filtro di doue uuol
infirire chef era flato , fer effcrfojìo , come dice , da Ultra {arte del giogo uerfc U Romagna
ne monti che fono in tra Orbino cr effe giogo .
lo era'mgiufo anchr attento e chino;
Quandol mìo duca mi tento di cofìa
Dicendo ; Varia tu , quefìi e Latino ♦
Et io, che haueagia pronta larijpojla,
Senia indugio avariar incominciai;
O anima ^ che fii la gm nafcofìay
Romagna tua non è, c non fi mai
Sen\a guerra ne cuor de fuoi tiranni t
Ma palefe nejfuna hor uen lafàai, ^
Rauenna jìa , come Jlata e molti anni :
Laquila da Volenta la ft coua
Si che Cernia ricopre co fuoi uanni.
La terra *y che fè già la lunga poua,
E di ^rancefchi finguinofo mucchio 5
Sotto le branche uerdi fi ritroua ♦
EI majlin uecchio^el nuouo da Verrucchioì
Che ficer di Montagna il mal gouerno ;
Ltf, doue fc^Uon^fin de denti fucchio^
Eralfoeta dnchora chino (9" attento al
4tfcoltar di fui fonte cjuejìojjpirifo , (juanf
do dice , che Wirg. lo tento di cofta , eia
è'. Lo tocco da lun de lati facendolo rifen
tire con dirli, che per effer cojìui Latino,
ciò è'. Italiano, farlaffe lui,Onde il foe
fa, che già fronta haueua la rijfofla , coi
minc'io fen^ indugio a farlar e dire, che
la fua Romagna non e, ne mai era fiata
ne cuori de fuoi tiranni fcri^ guerra, che
fer effer i Komagnuoli , e ffefialmente i
fuoi tiranni , molto fauioft , e non meno
heìlicofi, o^wno guerra, o hanno in anii
m di uolerla fare . Ma ferche in atto ali
Ihora non la faceuano dice, neffuna hauef
uene lafciata falefe . R Auenna fìa
ietto de lo fiato di Romagna in uniuerf'at
le, hora uiene a lefue particolarità e dii
ce, che Rauenna antichiffma e noUliffi
ma àU^ al princif io deffa Romagna , ne
P ii
INFERNO
la chù il Lamone.e dì Santerno la(iud in ejjilio eg!i fer mùìtì anni uifjì^
Conduce il lecncel dal nido bianco^ z^r ultmamentf morì ffrfipolto, fiacca
Che muta parte da la fiate al uerno: me molti anni è- fiata , E che lat^uiladu
E queUa ^ cui il Sauio bagna il fianco j Voleyita, intefa j^er Guido noueUo da Po^
Co fi Cornelia se trai piano el monte, ^^^t^fig^or allhora dfIfaKaufnnaJacui
Tra tirannia fi uiue e flato franco . "''^ f f ^"'^ "^'^^ cam
ììora chrfe ti prego che ne conte t t^^^r^^ ela tramel^rofTa :ncarrj^
•Ki^ .cr J 1. u ' r ci ^^^^ y^^l^^dmoftraRauenriaririrrr^^
Non eifer duro f.u , Mtu fia Hata ,,,,, Veri, fi L ^.,/.
Sei nome tuo nel mondo tegna fronte. Jicouar.fm fi^li,di ,clfi ..oli^u
. . rf,chf qufjìoftgmrf era curiafo ii cuBa
iirt h juaifudim, E fmht C/rma, ferra uicina a Kauenna a xv, miglia fid mare, era fcuai! L
iminioyfero dice, cheffa a<jmla LA fi coua, ciò è. Se L gauerna, SI, m è-, ir, lai moh r fi,.
ma che ricofre Ceruia CO /fcoi uanni, che fino lefenne maeflre de late. Stando ne lafimiìiiuii'
ite de la^mla e del couare . Volendo injirire, che tanto fi fiendeua la fi<a gimditione. Polenta ii
tana e/fir piccolo cafiello uicino a Brettenoro , donde <]uefìx ^miglia hehhe la fua origine l A
terra che fi già, Q^efla intfndefer la città di Torli, de lacuale auefìo Conte guido da Montefilt
irò era giajìatofignore, E ferche, fecondo chefcriued Villani al IxxxiJehù^ Hk delafuaLe,
, ra, ajiutiffimo efagacijfimo era ne le cofi de la guerra, hauendo Mejfir Giovanni de Fa JemilL
mo e caualur Tran^^fe rnoltofiimato in guerra, lungamente in uano, ad inflantia di Pafa Marti,
fto ciuarlo, a nome de la chiefa , ajfdiata e combattuta la detta città, col lùo elTmito FranU
lauderà groffilfimo, accompagnato con molte altre fiuadre difcldati Italiani, ultimamente ir,
Ofera del detto Conte, che uera dentro, fu Jato^eran^a ad effe M#r Giouanm di poter hauer la
tma per ma d, cerio trattato chelhe con alcuni ciuadmi di cjueUa , E ficondo lordine dato lanm
McchxxijAa mattina di calende maggio inan"^ di .fappr.fint'o con una parie delfuo eijcrcito ai
una porta de la atta, laaual Ufi, aperta , cr il Conte Guido fe nufii fer unalira orla con la fua
genternolto lene ai orrdine , tS- andò airouarlaltra parte de le/fircito Tran:^fc ,[he Mejfir Gio',
uanm hauea lafiiato akuanto difcofto ia la terra in un campo fm una gran .ueuia, a 'io che fo
fignanlo h doueffl darfiuorfo, e quelli farle occifi, cr ,7 refio mifi infigga] fi ritorni ala ter',
7a, che Ja tran'^fi 'r^ag'a fiata corfi, e faccheggiata, tT eranfi tutti aBogLliper le cafi. Maini
tratol conte , m.fi afil dtfiada tutti auelli che potè giungere ,gtialtri fifggendofi i la Lrca ,
^uecredeano trouar tfm, irouaron alcune fihiere de nimici, chel Conte a lltfio finefiuiiofmen
le uhauea lafaate, dae^ua', fùron tutti m^rti . M. luccifione de la città fi! mollo maggiore, che
m tolti a Tran^^i, a^uah kfignando fi,ggirfi a piede, eran occifi come pecore . Solo MefTer Gio,
fZl^r Vf T^" T i""^''^'"'' r ^^^H^rnentefiffi da legen',
ttyan^, E fanguinofc mucche di loro, perla moltitudine grande chfuifi^roimJti . dual
gnor aHhora , tarme dAaualeera un lion uerde dalme^c in fu in camfo'L , e dal mi?c
lontre ifte uerdi eiredoro El maflin uecchio , el nuouo iaVerLho , Qu,ft: di^inZe
fer ^alatefia.adre, , MalatfinofigUuolo, che teneuano Arimino, .r«M^^,L ' On Ì
Malate/la dalcfual hautano , cognome . Montagna fi, notile Caualiere de Parcitali da R.m,>
*h<>>'fi'nlmalgouerni_M^fm,hioiedent,^a,ienMinorninatimftmi,^
«ni,
■/r
CANTO. XXVII» ^ rr
Tiacf co irmi, Vo/^«^o iwjtyir. , c^fT^ ftranauam e Ucmuano ifuiiitt . lAciU^ di Um^'-
Santerno , Ver ^uffte infenif d^ T.enla , a^freffc a Uguale corre t fiume ^-^.^^^J; ^
Imola oue corre Santerno, COnJuce dle.ncel ial mh hmco , Intendendo di Machinardo Fa^.
Lo ; U cui arme era un leo.e a^^rro in camfo hianco , Vufignore di Taenl^ Imola ^ <yrh.
ine muta rane da la fiate al uernc, Tu 4^a G W.fimo, ma^er^h daìfadre P^^-^/^^^H^
tutela a la Kef, ùorentma, ne lacuale allhora re^geuano t Guelfi, fu femore a quella ofijuen
Hlfimointantocheaùrenya^ualrerejTcrdalaéel^^^
laida , intef^fer la fiate , era'cuelfr, Et.n Romagna , ^^V<^^f^!^^^^^
4^-'^^-^->F-'^f-^^^> ^ntef.^erlouerno, era chUm f^^W^^^^^
Jrno mutaui farte . E Quella a cm ,7 Sauio,Quejìa ^ Cefcva arfre/fc d. H^f^^'^ ^ f
me Sauio , E Ual fcla in cjuei tempi uiuea in liberta, Auenga ,che alcuna uolta da auaUheJu^
friuatocmiinlfilTeonr^K^
HOra chi fc ti frego che ne ente, Kuenga cU foeta U# di fqra intefc cojm ^ffr di Romai
la, e di Lai, da M.nte filtro, finge nìnìim.no defiderar dintender da ^ pu ^ articolar men,
i chi eJimPnamente f.a . Vero hauendof^tisfàtto a lafua dimanda frega che glie o uogha di
re\er IL cif.fcla .hlin Inf. defideranJola, fi fuojf erare, ciò ^ che la fi^afèma lungamente
uinelmodooLedice,Uoratirreg.cheneco^^
Zoestinace CHefiafrato aUri,che fi fiafiaio yl fe^d^ual^pjìo aM^^^
CE/ tuo nome,iégafroie,Se la tua f^m.a hahhia dimofiratme tfT affari fca a rno do Ser eh Uue,
re, e firfróte fi t,falejmète dimofirarfi,come ognhuomo ha da de[iderare,de lafiia buona f^ma.
Vcfcia che! fi>co alquanto hehke rugghiato
Al modo firn 5 Uguta funta moffie
Di qua ,di la-, e poi die cotal fiato j
Sic credcffi che mia rifioriafijfie
A ^erfòna , che mai tornajfi! al mondo 7
duefìa fiamma filaria Jenla f iu fcojfe ♦
M<J perciò che giamai di qu^^o fibndo
f^on tornì) uiuo alcun , /e i odo il nero 5
Sen'^a tema dmfnmia ti rijpondo t
U fiii hucm darme $ e fot fii't cordeglìero
Credendomi ft cinto fnr ammenda x
E certo il creder mio ueniua intero ,
non fi>fifdgran prete , a cut mal prenda ^
Che mi rimiffc ne le prime colpe t
E come, e quare uoglio che mintenda^
Mentre chio fiìtmafui dofja e dt polpe i
Che la madre mi die ^ lopere mìe
J^on fiùron leonine, ma di uolpe,
Gliaccorgimentiy e le coperte uie
lo feppi tutte j e ji menai lor arte y
Chf alfine de la terra il fitmo ufiae ♦
Quando mi utdi giunto in quella partt
Di mia eta^done ctafcun dourebbc
Rijfondeua (fuefìo jfirìto alfoeta,mafef
che le farM non foteuano fi tojìo prender
la uiade la fiamma, come di fcfrafit dif
mopratOyauodendolfper cjueila ruggiua,
lAafoi chehhe frefo la uia de la cima,moi
fc laguta punta dicjua, di la , fecondo che
fi mouea la lingua nelfi^rmar de le paro',
le, E mand'o fiiori COtal fiato , Sifiti<}
parlare , ciò e, SE io credejfe che mia ri
0a fi/feapcrfcnachemai tornalfe]al
mondo , Quefta fiamma fiariafin'^piu
(coffe , dolendo inferire, che mn laffiitii
cherehtepiuin rifonderli temendo de U
infàmia , che al mondo li pma dare , per
hauerlotrouato in tanto mifero luogo , lai
(^ual fareiie tuUa contraria a la huona fà
ma, che uhauea lafciaio, efferìdofi , come
dira poco difetto, pentito e confiffo depaf
fiti errori , e per meglio poter uacar a U
falute de lanima,renduto fi frate . Mapef
che fa ^ che mai non torna al mondo , chi
una uolta ua a V Inf. pero dice rifj^ondet
lifenl^ tema di uergogna , E la riffofta
è juejìa, lofiii huom darme, Mofira efi
fire fiato ieiito a UffiiciUo de larm^i^^
P ili
I
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Firenze.
Postillati 16
N O
poi al finf yfey mmenJa ie le Juf colp^,
Yeniufùft cordigliero , ciò , Vrate de
lordine di S, Francefco^che jper andar cin
ti di corda, in lingua Fran^jc fono domi
iati cor dfglieriy E che certamente il fin
I N F E R
CdUr le uele , e raccoglier le fine ;
Ciò che pria mi piaceua^ aUhor minerebbe ^
E pentuto , e confijfo mi rendei j
Ahi mifer lajfo j e gmato firebbe ♦
^ j,^, . . ^-^^-^r^c^iirri, e cor crriamente ti jun
fenftero, cht haueafuttì di jdualfi VEmua intero , Veniua al frop:>fio e deftdeyato fine , SUon
fiffèl gran prete, Se nonfijpl Papa, A Cui mal prenda , Alenai auenga male, che mi rimi/Te
llcjual miftce tornare ne le cìlfe di prima de configli fraudolenti , ne (jualiper inanZ mi era eh
fercitato, E Come e cjuare, ciò è-. Et in che modo, e perche, Voglio, dice, che mintenda . mEw
tre che firma fid dojfa e di polpe, che tanto uien a dire, mentre chio fui huomo, delauallanima h
la firma, il corpo che dipolpe e doffa, la materia da (al firma infirmata, CHr, le^uali offi
e polpe , MI die la madre , fenhe nel uentre materno, e le polpe e hffa delhuomo fcnoLerall
Le opere mie, NOn fiiron leonine, ma di uoìpe, t^on ftiYon uiolenti ma fraudolenti, peni, U uil
lentia fufa con lefir^, che fattrihuifcono al leone, E la fraudefuft con laflutia,che fmituiCa , U
Pfolpe Onde M. Tul. in cjuello de off.Cum autem duohus modis.i.ui aut fraude fiat iniuria Ut
fuafi uulpeculf, Wu leonif uidetur . Vtrunj; homini aliemffmum , Sed fraus olio dima rnaiori
ecet. GUaccorgimenti e le coperte uie, chiuuol uf^rìe fraudi, ^ ne.eff.ri, che hahka i
^, ^ i meZ fono drjfer accorto CT aueduto daftper trouar le uie tanto celate, chefipoff, condut
77/: ''f^^^^^'> ^^rn^ cofiut dice hauerlef^pute tutte, E Si, E tanto cautamente .
dice, MEnai,cio e^. Esercitai larte loro , CHelfuono nufcie , che lafima nandoe Al fine dell
qyanJo mi uii Vimoflra, che doppo tante /,e ufate fraudi , e giunto chefr . gLni fenili , a
quali, per fmihtudine dice, che ciafcun dourehhe CAlar le uele eraccool j le fL ciò Veni
t^fi^ paffuti. ^^^^^^ diftorfida Quelli ,non effondo ^uejla noflra uJ altro n^a::^^
7cì/JJT. r "it^ì " ^ 1 ^^-rfih^f^rf , ^fcn^a ^iu tentar Cafiddi e
Sjf Prepanerfi alfine Come uoUe, lenche in uano fkr cofìui. Onde dice, .J. ào che prima li
p acque intendendo de la paffuta uua, AUhor lincrelhe, e cofipentito e confilfc effcrfi refe frate,
laqualcofalif^rett^ n,,fiffefl,to di quejlofuo huon pr^L LJfflome
quefte ^ altre circunfìantie adunque, che difcpra haWiamo uJduto di cofiui /^ cWpo./I^a;
f^ontefiltro al^^utifJìmoej.gacifTmo in guerra oltre a tutti glia Itri capitani delfuo tmfo, ihual
9it la fine de Juoi giorni, per piuarlanima fi refe frate. i ì >
Lo principe de nuoui Vharifii
Hauendo guerra prejfo a LateranOj
E non con Saracin , ne con Giudei^
Che ciafcun fuo inimico era Chrijliano J
E ncffun era fiato a uincer Acri,
Ne mercatante in terra di Soìdano ;
Ne fommo o fficio , ne ordini fieri
Guardo in /e ^ ne in me quel capejlro
Che folea far i fuoi cinti più macri :
M(t come Conjìantin chiefe SilneHro
Centro ^tratti a guarir de la lebbre j
Seguita il Cote Guido in dirla cag.one^
perche quiui era dannato. Ma perche mei
gliofintenda e' da funere, chfjpndo Boni
fitio ottauo,deìqual dicemmo difcfra nel
^\ii^', canto , inìmiàffmo a Colonne fi ,
perche ne la fua eleUione glieyano flati
cóntrari , ftce diifhr tutte le cafc loro di
ì(oma, cheranopre/fcaS. Giouanni la^
terano priuan doli di tutti glihonori eie
cajieda loro, parte ne fi rouinare, e parte
fte diede a Cliorfini . Kefìaua loro Prenef
ftre,moltofirt€ciuà,lajual hanendo ajfcf
CmL
CANTO*
Cojfi mi chkfe quejli fer maefìro
A guarir de U fua fuf erba fèbbre :
Vomandomrrà corijìglio ^ io tacettty
"Perche le fue parole faruer ebbre :
E pi mi dijje 5 Tuo cor non fojpetti :
f in hor tajjcluo-^e tu minfigna fiire^
Si come VeneHrino in terra getti »
Lo del pojfJio ferrare e dijfcrrare ;
Come tu fai t perì) fon due le chiaui^
Chel mio antecejfor non hebbe care ♦
xxvir*
Hata, f non uehnio firma liuteria hd
ufre ne fer djjcdio , neifeY ftr^,man(l'<f
fey (juefio Conieguih già refe frate rnii
nore, e domandoli ifcpra di ciò conftglio •
il Ce te li rijf^fcy de frmettejfe affai x7
atteneffc fOiO . Ondehomfitio finfi di
mouerft a pietà , e per comuni amia ftce
intender a Colonneft , che uenendoft^ ai
humiliare y firehhe lor perdonato . E cofi
uenuti a lui Iacopo e riero cardinali in ha
Sito nero, humilijfmamente chiamandcfi
peccatori, e domandando perdono, Bonifi
tiopromifTe di perdonar loro, f rinterrarli dituUÌ i leni , ma che frima uoleua Trenefire, lac^ual
tuenuta, U fece diffkre, e poi rifnr al piano, e domandolU la citta del Vafa , E coftfieron lecofc
fin atanio, che S ciarra Colonnejc fice in Alagna Bonifàtio prigione ,fchepoco dapoifimort .
chiama aduntjue Bonifàtio, Vrincipe de nnoui Farifèi, Perche, Si come Caifàs , degnai dicemma
nel xxitf. canto, fecondo lordine de laniica legge, jii principe defft Tarifci , dami in fiffta nuoua
ieUi Sacerdoti, Sotto ffetie di carità, conftglih e diede ofera, che chrifto fiiffc tradito , crucififfo
f morto dicendo, effcr di hifcgno che un huomo morifp per lo fofolo a do che tutta la gente non pei
riffe , come ^ fcritio in S. Giow. al xi. Coft Bonififio , che in (juefìa nuoua legge , effendo Papa ,
era principe de nuoui facerdoti, ne lanfica legge detti Tarifci, fcUo ffetie di pietà , hauea tradito i
Co'onneft e rouinafo Trenefìre , quello chejin'^l tradimento non pieuafùre . HAuendo guerra
preffc a Laferano, ciò e-. Co Colonneft, che cjuiuifYeffc erano le cafc loro , E Non con Saracin ne
con Giudei, Co (juali la guerra farete fiata giufìa, M A ciafcun fuo inimico tra chrifìiano, Adu
ifue la guerra era ingiufìiffma, perche a chrifìiani non fi de fir guerra, e tanfo fiufi difconuiene
<ri un Papa, (juanto a lui [affetta più che a neffun altro di rimouerla enon difirla . E hìeffin era
fiato a uincer Acri , Acri , da glifcriUori detta iholomaida , fti città in S iria al mare preffc /xx.
miglia <r lerufalem, ne la<jualeferano ridutte tutte le fvr'^ de chrifìiani , hauendo perduto ognali
irò luogo di quella prouincia, E nondimeno , ultimamente teneuano huona triegua col Soldano di
Baiilonia, ma per haueyla, come infoienti, rotta, fen'^ uolerne al Soldano rifar lemenda del dani>
m, fùron da lui prima affediati, epoi, j^er la uirtu di molti chriftiani rinegati , che hauea condot
to feco in tal effeditione, lanno Mcclxxxxi. del mefe daprile, prefe la città fer fir"^, e tutti i Chrh
fiiani cherano in aueUa, che fùron incrediUl numero, andaron afil di jj^ada, pn'^ efpr perdona
toafèffo,nea qual fi uoglia età . Quefìa hifìoria fcriue diffiifmente il V iHani al cxxxsii/. del
yif. lik de la fiia opera . Adunque, fe quefìifuoi nimÀci chrifìiani non haueano rinegato , come
aueEi che uennero col Soldano a uincer AcYÌ,lt non haueano condotto in terra dinfideli le cofè
prohiiife , non era giufìa cofa chel Papa f^ceffi lor guerra . NE fcmmo officio , Non fclamente
fion hehhe Bonifitio riffftto a chi egli ficeua ingiuftamente guerra , ma ne ancora alfuofcmma
f ontificato, ne a fuoifdcri ordini , E meno nel Conteguido a quel ca^eflro, ne'aual ,)fer lordine^
the feneua di S. Francefco, andaua cinto . E/ in fcntentia , non helte riffetto chegli f^ffr frcte .
CHe , llqual capefìro , SOlea fiirpiu macri ifuoi cinti , I« tal firma uifuperando fer tranfto , f
f^afi minori , che non ofpruino più quella afìinentia , che fcleuano . MA come Co«^««^m , Si
iome Conjìanfino Imperadore, effendo lehlrofc, richiefe Papa Siluefiro, che loguariffe de la lebbra,
Cofi richiefe Bonifitio me per maefiro a guarir de lafuafi^ptrla fihhre, chiamando cof ferfimib^.
iudine la fiia ardenttffma fuferhia ^ ira , chauea di uendicarfi de Colonnefi . S ir atte monte
ne la regione de ulifci difianie da Roma x/. miglia, ne f-, iome èri Unno detto, affriffmo,ma
INFERNO
lileUfioJf t!f dment , ti e\ imp ie Gentili .fecondo VÌYg, fu confacYatQ ai Apline , lie le Ui
uerne ifljuetle Uhito Silueftro Vapa, temendo U ferfccutlone ie chrifiiani, chefificeua aRUra.
VOmanJlommi confi^Ho, ^ io tacetti, Perche lejùe parole PAruer hehhe , paruero fen"^ ragion
fìt, (ji«tfi come di chi e tòcco dal uino . E Poi mi dijje , Auidefl Bonifitio , ferlo tacer del Co«^
te, che dandoli conftgìh, duhitaua diseccare. Onde premette daffduerloy t dimoftra haueyne laui
forita , fer le due chiaui che dice non effire fiate care al Juo anteceffcre , che fu Celeflim (Quinto ,
l/jWf, come uedemmo nel ter^, f nel x^iiij, canf3, renuntio al fatato •
Allhor mi ftnfer ^'idrgomenù grdut
LajOuel t^cer mi fu ctutfo il ps^gtoi
E dij]t ^ Vadre da che tu mi Uui
D; quel peccato -lOuc mo cader de^gw^
Lunga promcfjà con lattender corto
Ti fira triomphar ne Ulto [eggto ♦
^rancefco uenne poi , comio fui morto
Ver me : ma un de neri Cherubini
Li dijfe 5 Non portar : non mi fnr torto ♦
Venir fe ne de giù tra mìei meschini j
Verche diedcl con figlio Jrodolcnte :
Dalquale in qua Hato li fino a crini t
Che ajjhluer non fi può , chi non ji pente :
Ne pentir e uoler infume puofft
Ver contradition j che noi confme^
O me dolente come mi rifccjfi ♦
Quando mi prefe dicendomi ^ ^orfe
Tu non penfaui chto hico fvjfi *
A Minos mi porto t e quelli attorft
Otto udite la coda al dojfi duro ;
E poi, che per gran rabbia U fi morfty
l^iffcj Q^uejli e de rei del fuoco furo :
Verchio la j doue uedi fin perduto j
E fi ueflito andando mi rancuro^
QuandegU hehhel fuo dir cof\ compiuto ^
La fiamma dolorando fi pardo
Torcendo , e dibattendo il corno aguìi »
Noi paffammoltre ^ io ^el duca mio
per lo fcoglio in fin in fu laltrarco;
Che copre! fòffi/m che fx pagai fo^
A quei^ehefiommettendo acquiHancarco^ z,^^ M.„rv.,..;/r. . -j r tn
* y^^nfoteua il Conte guido e fsefajjcl
. . , - fò<i^^^cclpa che uoìeua commettere Jf eri
che in (juel medefmo wfìanfe n^nfe nefotea fentire . Onde Greg. ne morali due . Keq- enimftf
mul uncjuamcommiunt culpa operif er reprehenféilitas cordis, Nam knus malus Li fmid
efse mptejì . Et Arift. nel yiitf. de l'Eth. lotejì hmo fmul triflari XfT gauiere\ neh Ài
Le argumentaiìoni di Bonifitio finjrré
tr indufiiro coftui a darli il fraudolente
eonffglio temendo altramenfé di far fegi
gio y perche haueria moflrato hlitar ie^
lajùa autorità, e che Ihauefse, coyse heyti
ticOy potuto punire . Pu adunque il confn
glio che diede, che la lunga promeffa fol
corto attendere lo firehhe ne latto fcggi^
trionfare y e de fuoi nimici con/eguir uitto
ria • PRancefco uenne a me , Per epere
fiato co/fui del fuo ordine mo/ìra , cheS.
Frane, dopo la morte^uenlfse a lui per por
tarlo in cielo fra teati , Ma che uno DE
fieri cherubini , do e-, V wo de Demoni ,
ijuah inan^ che peccafsero, era fiato de
lordine de cheruhimli difse , cht noi pori
tape, e che non ìifàcefse torto , Impero,
che per il fraudolente conftglio, che diede
a Bonifatio, dalt^uale yfin allhora, dice,
che gliera fiato A Crini, do e, A le ff>al
le, fcfra de letjuali fi jffandon e crini,ci$
e-, i capelli, CT ^ fmilitudine da caual
li ne (juali crini fi dicano , e7 in fenteni
tia, che mai non Ihauea aUanionato ,ft
ne doueua andar giù in ìnf tra fuoi me^
fchini e mifcri dannati , perche non fipun
affcluer chi non fi pente, E (juefìa e' la ra
gione che apegna il demonio a S» Frane,
Perche il Conteguido non poteua efjer afi
folto da Bonifitio , nonpotendofi a/fcluer
de la colpa commeffa , chi non fe ne pente^
E uolerla commetter e pentirfcne,non pu9
Par infieme ependo contrarietà . Aduni
la Methaf.
CANTO XXVII.
h Mfthaf. Alium t!T nigiun mpiféilt fftejfe in wrto fuiiecto . O loìetttfy ctm mi rifafff,
trafilcontf guih prima poffcffY lo frmito chflhf, (juKnio il demonio iiffèdS, Tranc» chf non
h kuefft forme ne fitrli tOYtOyfenhe ne ìoueua andare giù in Inf. trafuoi mefclini . It hauem
io fai il Demonio conuinto S, F. con ragione, e uelendo fi f render da lui , de h uoleua portar in
Inf, SI rifcife, do è, Vnaltra uolta fi torno a fcuoiere, di che ricordandofyft duole anchora .
fOrfe tu non penfàui, ihiofilfe loico, Quefio e parlar per derifme, che fìnge hauerfttio il Verno
rio contra di (\uefìa anima in dimofìrarle , chegli era in danno di lei piufufufo di (Jufllo , chella
firfe mn fpenfaua, E che fffeua ne trattati di logica ejpre fritto, IfX conirariorum fft , (juod fi
una ejì uera, altera eft fiilfa , de cjualihet affirmatione utl negatione uera uel frdjd . A Minotm
forio, Alcjual uedemmo nel (fuinto canto uenir iuUe Unirne , che sUueano a dannare , ad udir il
^iudicio de la pena loro , E (juelli attorfc OTfo uolte la coda , Verche in (jufjìo ottauo cenhio tra
'^fraudolenti doueua andar dannata. Onde nel medf fimo canto difp, Cignff con la coda tante uoh
te (^antunPue gradi uuol che in giù fia meffa . E Voi che per gran rahhia la fi morfc , Qr^/Fo
fignifica il fine di (jueUi , che da la propria confcientia uengon ad ejpr dannati , itjuali differani
dcfi dela falute, infurgono ffejfe uolte contrajè medefmi . Vijfe, q^ffli e un de rei, Cojìui ^
uno de peccatori DEI fuoco furo , Del fuoco , che fura CT inuola e jfeccatori, Tenhe in (jutllofi
nafcondel furto. Onde difcfra dìffe. Et ogni fiamma un feccator inuola , lenhe furare ,f e di
fiafcofto inuolare . H<c dimojìrato adunque frima in (jual cerchio dicendo , che Minos auolfc oftO
uolte la coda al duro doffc, Epoi in (jualholgia di ^JffUo , t9' a chepena cojìui era dannato dictn
io, chera de rei del fuoco ftao . Verchio, Ver lac^ual cofa io fcn perduto la , doue tu uedi , E coft
uèfìito di fiamma, MI rancuro. Mi lamento andando . Ma perche la pena di cofìoro fa dandar ne
le fiamme, intenderemo, che fi come effe hanno con Iemale peyfuafioni e configli fraudoìentemen
le accffo tir infiammato glianimi de glialtri al mal operare. Onde difcpra nel xiij, canto in j^erfo
fia di Piero da le uigne, a tal fropofito. La meretrice , che mai da Ihofiitio e cet. Infiammo com
tra me glianimi tutti, E glinfiammati infiammar fi Augujìo e cet, Cofipar rffirconuf niente, de
in punitione di tal delito , halhino ad efjlr del continuo accefi t7 infiammati loro , Quandoi
oliheihel fuo dir , Mofìra , che finito chellel Conte di dire , che la fua fiamma fi parti DO/o;
rando , ciò è- , Dolendofi e rammaricando fi, e torcendo e dihaUendo L Aguto corno ,cioè^,ltt
fiottile cima , che fieno fcgni di differatione , B chegli e VirgiLpaffaron oltre fu per lo foglio fin
in fu laltrarco ^del ponte , che copre e fcprafìa Al ft/fo , do è- , A la n^na lolgia , IN che fi
fagal fio , Nel^ual fi pagai fiudo,Intefo perla dehita pena che finfirifce , A Quei , che aci^
auiftan carco fcommettendo , A quei che aggrauano la confcientia loro fcminandotra congiunti
éifcordie ,fidifioni, e fiandali , \ome nel fcgufnte canto uedremo .
C A N T xxviir.
Chi porta mai pur con parole fciolte TraUal poeta nel prfcnfe cam dela nr.
Vicer idfangue, e de le piaghe a pìeno^, naygia,nela^ualp^^^^^
' j9 ' ^ 7/, ifcminatoridiCcandali,dififme,edhe',
Chi hora uidi , per narrar più uolte l i ^ . J^/^^ ^^^^^^
Ogni lìngua per certo uerria meno) diuifilemembra ,ec,ualpiueciual me;
Per lo nofìro fermone , e per la mente 5 ^o/,,o«Jo/ pefv del delitto comme{fc,e tra
Channo a tanto comprender poco fieno ♦ ^^p^^^ fyQ^^aU) Macomeuo ,
Sf Jhdunaffe ancor tutta la gente j fiero da Medicina, curio, il Mofca, e vie
Che già in fu la fi)rtunata terra ro del Bornio. chi porla n-ai
Di Vuglia fii del fuo [angue dolente pur con jfarole fciolte , Dimoftra effer im^
Ver li rroiani , e per la lunga guerra^ [offitile ad effrirr.tr la (Quantità id fM
I N F E
Che de Unetla fi fi alte fpo^lie ,
Come Liuto fcriue^ che non erra j
Con quella j che fent'to di colj^i doglie
Ver contraflar a Ruberto Guifcardo j
E Idtra, il cui ofjame anchor Jàcco^ie
A Ceperan la , doue fu bugiardo
Ciascun Vugliefe 3 e la da TagUaco'^z^o ,
Oue fenx^arme uinfe il uecchio Alardo;
E qual jòrato fuo membro, e qual mo\zs>
MoHrajJè ^ da equar firebbe nuUa
Il modo de la nona bolgia fo'^o »
R N O
gue ,f tifimi f fiaghe eh ulìe effey i{ ^/
//, chfram f uniti in effa tfìna bolgia imi
tddo VÌYg,nel vi. mihift linguf cétu
ftnt^oYaq; cètum.FfYYed uox, Qmnesfcfk
ru cQmfYenieYf jvYmat, Omnia fanaYH
feYcuYrere nomina ^ofjim , ìeYche diie
che quanh lene fa duna jfcYd infieme tut]
ti (jueOi , che in diueY/i fuoli fi YitYouai
ron in più conflitti fcgM fulaurYa di
Vuglia , cheftìYehhe nuda riJj;ettQa <jufl
che uide <]uiui. Onde dice, Chi f aria mai
P Vr con [arole fciolte ^ do è- , Vurcon
C A N T XXVIII.
fiiYoìe no» olligatf ai alcuna Yfgola, ccYT.e ue^^imù fffer (juelle di ijUfpifttoì ueyfirìff'fttQ al rtu
mero de le f Hate, ^ ale rime, a lecjuali egli fi lega CT* ohliga . PEr fiaYrarfiu uolte , Ancori
che fer meglb furfi intendere, mn una fcla, ma pu u:ilte h narrcffc, Dlcer a fieno , DiV^ a fcffif
lienna, e tanfo che hafti, Vel f\ngue , e de le fiaghe chi hoYa uidi Cgmlingua fer ctYto ueYi
ria meno PEr /o no/?rj jermone, ciò ò-. Ter L nojirQ iì^ferjttto dire di noi mortali, E Feria meni
te, E per la memoria, CHe hanr^O foto fcno a tanto comprendere, do ^, Verche hanno fcco riceii
iacolo a tanto YiteneYe z^T ej^YimeYe . \ olendo infirire^^ che non fffcndola memoria [efficiente U
fOterne tante ritenere , che meno lo fhe la lingua apierne tante ej^imere . SEfidun^ffc ani'
cor, Tocca, fi come hahhiamo detto, alciini(.onfìitti f£uifi in Vugìia, la cui terra chiama firfun^
ia, rijfetto a cfuelli che uifiiron uincitori . Ojìde ancora nel xxxi. canto uedremo che chiama fin
funata la terra d' Affrica, ftr ffprui flato uincitore Scipione contra ad Uamhale, Et ilfYimo coni
fìitto che font effcYfcgwJo in Pu^i^lia/ft è- tjueUo d'Enea contYa di Turwo, di che eie gantiff marne
fefcriue Wirg.ne gliultimifcilihri, ntlcjualmoflrafffcrfcguitaoccifmegrandiffma.llfcQndOy
(juello chefciiue liu. nel fecondo lih. de la ter'^ deca effcY fcgutto ie J^omani a Canne efjìndo con
tYa ad effe Hanihale, mtaldiffmo oltYe a tutti gUaltri che hauefpYO mai feY alcun temfo, Kelcju^
le effe liu. dice, che tYe moggia e m.e^ fùron nnfurate laneUa tratte de le àita de notili morti R»
mani , Onde dice, chejtce ft alfe jf oglie de laneìla , il ter^ , cjueBo chefgut de Vuglieft contri
Huterto Cuifcardo nel concjuijìo chefice de la Vuglia,di che traUa diffìif mente il \illani ai xsiij.
del juaYfo Uh. de la fua opera . il cjuarto fii (juello , chepgut di Manfredi contra Carlo d'ArgÌ9
4 Ceperano, Douefti hugiardo ciafcun Tughefe, Verche , hauendo Manfredi fitto del fio efpYciiù
frefchieYe , E la fer^, chfYa fctio la fua guida , tutta di Pugliefi , uolendo mouerla in fcccorfc de
ìaltre due, cherano mal menate da nimici, 1 Vuglieft ft fuggiron tutti da lui , E ciafcun di loro fh
hugiardo, anl^ traditore, per hauer fui fktio mancato di fide al fio ftgnore . Qi^efta hifloria,feri
chififfl curiofi di meglio ìnfenMa , e- tYattata dal già detto autore nel fcUimo Uh, deffa fua opa
Ya, e jj'ftialmente al \i. vy. \iif\ e \iitj, Cap. Il cui offime an.hoY ffccoglie , Verche il numera
de morti fii tanto , che am hora per li campi fi trouano , e fcno raccolte loffa . 1/ £juinto fii (juello ,
chefigut di CuYYadino nepote del detto Manfredi cofral ietto Carlo nelfiano di S.Walentinopref
fi a TagliacoZ^ . hlardo fu FYan'^fc molto noUle, e di non poca autorità .llcjual tornando di ter
rafanta, ^ effcndo giauecchio, e di grande ejferientia, Veduto le poche fir'^ di Carlo contra di
Curradino, lo confino che fi fidaffe più nel ccnfiglio che ne le armi. Et heUe tanto di credito af
freffc di Carlo, che rimiffi tuttol gouerno de la guerra in lui, E ne la haUaglia, parendo già Cari
lo effcY al tutto uinfo, TeY la fua pYudentia, ma non fenica gYande JfaYgim.enfo di fi.ngue dognur.4
ie le parti, recupero ampliffimamentela uittoria . Hauendo aduncjue Alardo uinto con la pYuden
iia, il poeta dice haueY uinto fcn'^rme, E Quefia hifioria Yecita il detto autore al xxvi. e yxsifjel
yif.likd^a fua opera.Dice in finientia , chefifaduna/p infieme tutta lagete,che in ([Uffli narY«,
ti co filiti fii morta, e che ciafcun moftrajfe il fuo firato,o moz.^ e tronco mehro,n5dim.enofi.relh
nuUa da ecjuiparare IL fo^^ modo.cio è^,LhoYYedo jfettacolo de la nona lolgia,\olédo infiYÌYe,
(hfYa tifa più la géte tfiagata di jfta lolgia,dì jUa caduta i fai ccjìitti,che no ueYa ccpaYatione.
^ TjimoftYahaueYuedufOuno , cheYafiffi e
eia ueggia fer me{ul perder , o Ma $ j -^^-^^ /, ^^y^^g ^-^ ^/ ^^„^o^ j/^
Comio uidi urijcofi non fi pertugia^ ^^^1 affimiglia aduna hoUeda latini
Rotto dal mento infin doue fi truUa^ bietta \Jeges ,chenon halhiala doga di
Tra le gambe pendeuan le minugia i me^ chiamata m.e'^le,oueYam(nte^l!a
L4 corata pareua , el tri fio facco 5 chefigue pYeffo al me'^le, che fi chiarì-^
Che merda Jn di c^uel , che fi trangugia, da . Adunque ueggit» ,{er perder rr.ef
INFERNO
UMre eh tutto m hi ue^er mmacco 5 0 ìuh , ftfertu^a , 0 fira fi ;
Quardommi , i con le man fiperfel petto comic nidi uno rotto ial mento W fin h
Vicende j Hor ued't , comto mi dilacco : fi trkll:t, do è-ylnftn doue, da le ^ar
Vedi come Jlorpim è Macomctto : difoao efie con fuonofiùdo umo , àe
Dindn'^ a me fin ua piangendo Mi riffetto a talejfefie difuono, doi
¥ejfo nel uolto dal mento al ciuffettO t mandano truSare, e fendevano tra le
E tutti glialtri , che tu uedi qui , i"""^^' '^'''''S'^ inteft ferie hudella .
Seminatcr di fcandaJo e difcifma ^TT ^^JT^''' ^> ''^'^'^^^
Tur uiui : pero fon fejft cefi/ tr^flof^^^^^^^
S^ crudehnemeal tagfio de la jpada mnfre cheltto ^n /J.derLtt.cco ,
Rimettendo aafiun di quejìa rfma, ciò è^,Méfre che iomM^ ind
Oliando hauem uolto h dolente flrada t ^ tutto in ueder Im, e^li miauari'o ^
Vero che le finte fin^ richiufi aferfcfdfttto con le mani dicendo, HOr
Vrtma , chaltri dinan\i li riuada , uedi.comiomi dilacco, do ^, Hora uedi.
Ma tu chi fi*, che in fu lo foglio mufi^ come iomi diuidolelacche,che inlin^Ja
Torfi per indugiar dirj a la pena , noma^ni^ola cofi fino domandate le Jue
Che giudicata in fu le tue accufe l farti de Ihuomo , che fino intorno al fim
damentOy che altramente le domandiamo
A 4. r '1- 1' t /yy ■ . chiaf f e, come ue demmo nel fcuimocanto^
firn, ^ i^rnania<,auj}ìeciuf^uo.^T.,i^icù^^^^^ J
/o/r/f.«.r. , cmefi.e Al, f,^ , comeL^^ffo „Auclto , E chi ha cmmef (ianiak Jtrmm ,
Vul llZt ^'^H 'f" girar int^rn, U hhia,, IL
llc^ual
ììtjuaUaci e M0« farli SVlo fcoglio^ Sofra /ttrco ^fl fonteyTorfe jffr inìupar ìiyaìaffna, CH^,
Lacuale y e- gluìicAtaU Miwor JN fu U tue accufe^ In fu le tue colff, kijuali hai accufate e conf
fffatf a lui. Onde nelauaftQ cato dejfc Minof farUnk^Dico che cfuih lanima mal mta Lì uifH
iinan'^^ tutta fi ce fifa, E cjuel coìiofcm de lejftaata Wede ^ual luo^ù dinfrm è'iaejfae cet» .
K« morte il mnft anchor , ne colpa il mena Kifionif \ÌYg. a Macometto, Vante mm
RifboTd mio macfìro^, a tormentarlo : 'IP' ^"^''f ^ ^"^ H'''''.
Uaper dar lui e^erienùa pkna ^o^/o ad alcun tormento fer cmm f col
^ . r-^^ ■ ^ T come e m ftcredea , Ferine no hauen
A me che morto fon , conum menarlo ^^yj^ ^. ^ ^^^^
Per hnf^rno qua gm di giro m giro : ^.^^^ ^ ^^^^^ ^^^^ p,,,/, ^fo«.r
E quefìo e uer cofi , comio ti parlo . .^^^^^-^^ ^ ^^.^^^ , ^o^^
Viu fiir di cento ; che , quando ludno, ^^^i^^^^ ^^^^f^ ^/ ^^^^ offendo a
Sarrejlaron nel jòffo a riguardarmi ^^^ji^ ity^^f^ , che a lui, che juarito m
Ver marauiglia ohliandcl marino ♦ Un-yna, jfer ejfr dannato a Vlnf, e cjuan
Hcr di a Ira Dolcin dunque .che firmi ^ toalcoYfo,iferfjfir diuifo da efja anima,
T« 5 che fòrfe uedrai il Jol di hreut $ era morto, Conueniua m.enarlo DI ^iro
SegU non uuol qui tcflo feguitarmi ^ in giro , ciò e-. Di cerchio in cerchio la
Si di uiuanda, che fìretta di ncue gi^ ^^^f-^r darli uera ejferientia de
No« rechi la utttcrìa al T^oarrefe , Mi,che c,muifipumuano, a ciò che cono
Che altramente acquijl.r non faria leue^, fiutifc ne foie ffc come u
^ % «1^ j darf . Flufur di cento, Mofira, che udt
Por che lun pie per gnfcne foffcfe , P.^^^ jj^^
Macometto mi diffc e^a parola, uJidi.ofaua Da.fe .Jfcr ancho% ui^.
Indi a panirjt m terra lo dijleje , J^^.^ ^. ^^^^^ ^^^^^^ fiyy,ft,ron gm
re la klgia a riguardarlo OBÌianhlmartiro, Domenticando^fer marauiglia, il tormento , B cer
tornente è- co fa marauigliofa, come già più uolfe halhiamo detto, the Ihuomo entri ne la confiderai
ime de uiiiifer conofc(rli,a do che foife ne foffa guardare. HOrdia Fra Do/cw, decita il Vi7
lani allxxxiiyjel yii/Mi.de la fua ofera,che lanno Mcccs. e fu nel pontificato di demente (juinf
io, Sufciio una fata ne monti uicini a Noarain Lomhardia, elautorefii uno Yra DolL\no\di cjueh
la città, iljual e/fendo flocjuentiffmo, foie' perfuader a (Rutila ro^(5 gente egli effcr uero apofiolo
mandato da Dio, e che ogni co]h, fino a le donne ^ douea in carità ejjìr comune , Et opponeua al
Fapa, a Cardinali,^ a glialtriprflati,ihe eff non ojpruauano la dottrina euangeli.a, e che a lui
fijfettaua dfjfir il uero Papa, er era confcguito dipiu di tre mila huomini, tfT infinita turha di
fiminefìandofi fi< le montagne, e uiuendofi, come le iefìie, in comune ,Maihe ultimamente rini
crefcendo a (juellt, che fcguiiauan^ tanta diffoluta uita, fcemo molto la fua fetta, e per mancamen
toM uettouaglia, ejfendo afjìdiati da Noarefi e da le gran neui, Yra Dohinofù frefc,il(iuale, con
Margarita fua compagna, e con più altri huomini eftmine, che fi frouaron in (juelh errori, fi<ron
arfi . Hauendo adunijue Macometto intefc da Vir, Dante effcr anchora uiuo, e preceduto, ^om f
finge, la fcifma di Fra Do/c mo, per lacjual doueua fcjpra di cjuei mcti efpr afpdiaio dice, che (juài
do fira tornato al moJo,oue fi uedel Sole, Dehhla dire ad effo Tra Dohino CHe f^rm.i, ciò e',chefi
froueda fi ìren di uettouaglia, che poi linuernojper efpreftrf ito e ferrato dala neue, e da muarefi
fcfra di cjuei mcti ajfediato,mdcando di tal uìttouaglia,e de laltre cofe neceffcrie apoterfnn ifueh
fiato manfenere,il Noarefc no confi guauitioria diluijacjuaì altraméte, che per c;fpdio, ncf^ria leg
gier co fa, ^v'^firia molto difficile, ad accjuifìarla, It ordina cofi, Hor di aduncjue c Fra Dolcino
Tu che fi^rfc uedrai di hreue il Sole, figli nò uuol figuitarmi jui /o/?o, che firmi fi di uiuanda, che
'INFERNO
jlyftu li neue «0« ytchi al Uoayefc U uitioria, che altramentf mn feria leuf acQuiftarf . PO/
che lun fie , Mj/?r<t , che ieU^ (Ji^eftù , Macontefto ft mojp fer farfire .
Vn:tItro ; che jvrato hauea U goU ,
E troncol nafo infin fitto le cigUay
E non hauea ma chunorecchia fila j
Rcjìato a riguardar per marauiglia
Con gìialtriy inanTj agliahriaprt la canna y
Chcra di fitor degni parte uermigUa j
E dijfi^TuyCui colpa non con Janna y
E cu io nidi fii in terra Latina y
Se troppa fimi^ianT^a non minganna^
^Smembriti di Vier da Medicina j
Se mai torni a ueder lo dolce piano ,
Che da Vercelli a Uercabo dichina :
E fn fàper a due miglior da Fano ,
A mejjèr Guido y t^r anco ad AngiokHo }
Che fe lantiueder qui non e uanoy
Qittati faran fuor di lor uafiUo ,
E macerati prejfi a la Cattolica
Ver tradimento dun tiranno fitto ^
Tra Ufila di Cipri e di Maiolica
No« uide mai fi gran fallo 'Nettuno ,
No« da pirateytìon da gente ArgoUca^
Qjiel traditore che ucde pur con lunOy
E tien la terra ^ che tal e qui meco
Vorrebbe di ueder effir digiuno^
hara uenirli a parlamento [eco i
Voifiira fi^y che al uento di Focara
No;j fi}ra lor mejlier uoto^ne preco^
Vofo Macometto , era con ^Ha/fri rintafo
d ueder Dante jftfr maraviglia /Pirro ig
Mediana, terra nel Bolognefe, Cofiui di",
cam haurr fcminafo difardia e fcandah
mnfclamente tra cittadim e gentilhud}
mini Bdognefi , ma tra Signm di Ro/
magna ancora , e Rettalmente tra Quii
do da Polenta Signor di Kauenna, e hìaf
latffìino Signor d'AYimin:^. lejuali frati
tando amicitia KIT affinità mfieme,
tendo egli, cofuoi mali raffzrti , fcjfm
tra loro, fece che ftiron inimici, ringYAi
liandoft egli con luna e Ultra parte . Ha;
uea cojìuifÒYato la g^la , hauendoferls
gola mentito infirmar le fraudolenti pai
role , con leijuali hauea indulto difardia
tra fueffi cherano uniti tST in concordia.
Hauea tronco e tagliato il nafo fin fuo le
ciglia, perche con lafua fmulata fifaia,
comeufano di fnr i frauJolfnfi , per mei
glio poter ingannare mofìradofi ne lajlei
togratÌ3fiepienidipde , hauea inàuttt
Ifperfcne a creder il contrario di cjuflloy
chera in lui , effendol nafo grande ornai
mento deffa faccia, e cof perloppofito, tot
to uia da ejueUa , miralili/fimayKente la
defirma , Hauea una fola orecchia, feri
che hauendone la natura date due a Ihuoi
m , a ciò che mediante luna fofeffe udii
re , e confec^uent emente intender il lene^
CANTO, xxviir.
jfi Jel Piamc^nif Ufy Qccilfntf, e a finire Wìenéo cafieh^ia le Venetmi^la /oro meiff.mi
tiificato fu lafvce del Po non lontano da Rauenna, mafoiroutnato dn Signori da PoUnta, de (e
neuano Kauenna, E dicey che <iuefìo dolce /iVko dechina, ferche andando di uer ocàlenttyOue ^
f o/?o Werceili, uerfo oriente, oue era fojìo Mercalo , ft fcende, come fer lo corfc de le itc<jue chiara f
mentffiuede. E ^afafer a due miglior dal ano, Malatejiino Signor d' Anmino, crudelilfmo
f uioleniiffimo tiranno, dal foeta nel precedente canto detto majìino , ordino, che Melfcr Cuido
ielCafero, e Mffjlr AngMo da Cagnano,frimi ciUadini di lano foflo al lito del mare, t7 ir
xxx.miglia dijìante da Rimino, ueniffero a la Cattolica un deftinato di a defmarcon luifirgeyid^
hauer a conferir alcune cofc dimfortantia , a cjuelli, che li doueano condurfer mare irr.pfe^chf
ciunti frrffò a la Cattolica, oue fngeua daffettarli, li fummergeffero . Laciual cofafcgut ajfunfo,
cme da lui fu ordinata, E non che da (juefii due ftffcro fummerft i due miglior di fano , chera^,
no efft medefmi, come altri hanno detto & intefo . Coflui aduncjue uuole, che ijuando Dante fai
ra tornato al modo, faccia pjfer a (^uffìi due migliori di Vano,che fe juiui^in Inf.nd ^ uano lantii
Ufàeyf, come uuol inferire che non è, e che hahHamo in altri luoghi di fcjfra ueduto, eh fffì frani
no gettati F Vori dì lor uafeQo, Verche morcdo, laiiime faranno gettate fuori de corp loro, che fcn^
uafcHi e ricettacoli di <\uAe . E Macerati, Macerare metter Ihuomo in un facco, e con una futra^
che lo tenga a fvnlo, gettarlo in mare, come uuol inferire, che douea pguir di <\uffli due freffo a
la Cattolica fer tradimento D Vn tiranno fUo , ciò è', di Malatefiino . TR A lifcla di Cipi, Pùw^
^uefie due ifcle. Cifri orientale, e Maiolica occidentale, fer tuttol mar mediteraneo, t^ettuno aduni
^ue, fecondo ifoeti Dio del mare,no uide mai da luna a Ultra di cuffie due ifcle feguir un f gran
fiUo, ijuanto farà tjueUo, difiir fi crudelmente morir cjuffti due, NOw da pirati, Non da corfili,
NOn da gente Argolica, Non da gente Greca detta Argolica da Argos frima città di Creda,
O da la f rima naue, detta ArgOf, che fecondo ipeti nauigafp cjuffto mare, delcjualgran iemp
ftiron Signori i Greci • (^^el iraditor, che uede pur con luno, Intende pur di Malatelìino, peri
che non hauea che un occhio /c/o colcjual poieffi uedere, E tien la teira d^Arirr.ir o, CUe, ào e,
laijual terra, tale e' cjuimeco, che \JOrrette effer digiuno di uedere , Worrelhe non hauerla mai
ueduta . Intendendo di Curio, come poco difetto uedremo . lAra uenirli a parimente fco. Coi
me difcpra dicemmo . POifira fi, Poi opererà di modo che al uento di Tocaya NOn farà lor m.ei
ftieY frego ne uoto . Tocara è alto monte freffo a la Cattolica fui mart, dalcjual nafano uenti mal
io impetuofi, che (juaUhe uolta mandano a trauerfc, e fummergono le naui chef affano, oue i mai
rinari, fer loro fcampo, fogliono far uoti, inuocar chi uno, e chi unaltro fanto . Ma coftoro ,
fe fer opera di Malateftino faranno in tal firma morti, non potendo tornar a cafa , non firn
hr meftieri fir uoti^ ne preghi fer cagion di jueflo uento •
Et to i hi ; Dìmojlrmt , e dichiara 5
Se uuoi ch'io forti fu di te noueìla j
Chi e colui de la ueduta amara ♦
AVhor pofe la mano a la mafceUa
Dun fuo compagno ; e la bocca gliaperfe
Gridando ; Q^uefìi e effo^e non fàueUat
Quejli fcacciatoftl duhbitar fommerft
In Cejàre ajfermando , chel fornito
Sempre con danno lattender fojferfe ♦
O quanto mi pareua sbigottito
Con la lingua tagliata ne la jlroz^
Dante uuol intender da coftui, chi e juA
lo, delcjual difcfra diffi che era fcco, e che
uorrelhe effer digiuno di ueder la terra y
che tenea cjuel iraditore,che uedea pur ed
luno, (io è-, Malatefìino, ihe teneua Arti
mino, Lacjual città fu amara ueduta <
Curio, che era (jueUo, delcjual Dante uoi
leua intédere, Terche (juìui, fecondo Lue,
nel primo hauendo perfùafc a Ce far e con
molto graue oratione che doueffe, contri,
la legge, fajfar il fiume Kuhicone con lef
firciio, che mduceua di céia, V
. . ^ INFERNO
Curio ; che a dicer fu coft ardito : i„ « ftom4t mfu ìi Vmph t h gìiaU
Et un che hauea luna e Ultra man mo7^ j trifuoi nimid, ii de egli jìaua frimt
Leuando i moncherin per laura fcfca , iniuhbk,'ttrjfinio foi,ffrtalft,affri
Si chel fangue ficea la faccia fo7j{a , fu<tfiwe,jìm capont ie le guerre ciuili
Gridò ; Ricorderati anco del Mcfca ; Rowami, ero conglialtri fcanUoft i„
Che dijfc lajTo ; Capo ha cofi fatta ; ^Kefla luogo punite, e U fa«fen<in><>pr<t
Che fa il mal Teme per la ^cnte Thofcaì <heM'Jh^'''y tagliata la li,gu.,frnhe
Et io uaggionf,;E morte dituaCchiatta: ""IZ ^ f--rr:'nt'Fro con,r.fojì,
Verchtl, Accumulando duol cL dudo ''^i'^f. ' 1""'',°'"/'-.'^'
c • r CI ^hf Ilo jf mio, cioè ,Pifro^aì^fiicitìa
Sen g^oi come perfinatrrnac mattai kelaLoaUr..fcetlaJunruocon,f.,
Ma ,0 rmaft a riguardar lo jluolo j ,^,,Mt la hc'ca, egriih duenì
E u,dt cofa , chio hauret paura ^ueh efflr ,ffi,che f,u>Eaua, bi m
Un\a p,u proua di contarla filo ; quello, il^ual faccialo Ja Roma, eutm
Scnon che confcientia majpcura, . ^uiuia/rouarcefire, SVm>!ìerfe,c;a
La buona compagnia , che Ihuom francheggia e-, Sfoifc il iuttitar in lui, ilijual (r<t,^t
Sotto lo ibergo del fentirft pura , iouea, o nm iouea f affare, AjjèrmanJt
Curione, CHelfirnifo, ciò è-, chfl frof
Miun, cme era Ce fare ie le cjfe of fortune a la guerra, Soffirfc fcmfre lattetìdere, ciò è-. Coni
fini, fcmfre il Jijprir con Janna, Onde Lue. nel freallegato luogo in ferfcna deffc Curione, Vun
trepiant "uUo firmato rokrefariesToIlemorat,fcmfernocuU diffirre paratis . O Ciuanio
mi farrua ■sbigMito, E w Curio tanto iligottito ^juiui morto, quanto fa troppa ardito uiuo in feri
fuader a Cejare i^uello, de non douea,dou(ndaft !un contrario con lalfro punire. Come, per la mt
iffma ragione Uueua ancora tagliata la lingua . ET un che hauea. Vane a ciafcuno conuenim
I' t(n<i ai dfluto,perche,ff(„docaPui,pfrlefuemale opere, fiata cagione dm^^^^ nofaUhffmi
fcandah, e'conueniente che hahhia moZ^e le mani. Scriue il Willani a! xxxvy'. del auinlo Ut. de
lajìia opera, che tanno Maxxv. hauendo BonJe'.monte frejìanliffmo giauene de Bondelmonii di
firen^prome/fc dij^^far unagiouane degli Amidei, Er hauenione poi tolto una dt Donali, che
ejf(nhundiper<jufl}o adunali molli notili cittadini , come Vherti, Lamlerli fp- altri ajemti
ad ,ff, Amilei,perconf,gliarf, di quello chefiffe dafàre, e chemU<mdof, de la uédctta, e diche
qualità ladoufjfe effcre dice, che Mofca degli vlerti temerariamente confglù, che ttr ogni rroi
Joftdouefe ouiderRonielmonieaiducendo quel comune prouerlio, Cofafaua ha capo , do 'e-;
la cofa eh? ■7** ''y E cof, egli con okuni altri del medefmo parere, trouatol oiouene, luct
T% \T f ''ff^" ' l"'^' ^'M'^^^i-.e di qui hehlan origine in Tiren7c le farli Cuil
)t e G nbellme dwiiendof, tutta U ctuà , e comindaron luna parte a cacciar Ultra, e non fcnTa
granhff,moJpargi.:ento di/angue e ruin* di quella. Onde dice, che fa per la gente Thafca rnal
Ime perchepraduffe, come utcol infirire,peffma frutto . Kauenda adunque ctfìui moA e luna
e l'<l'ra mano, Uuauai moncherini, chefena le traccia fn^amani, PBrlaura fifia, Verlaere
S? r ' 7"'^ '"A '""«"'. CHelfngueficeuafc^^a tajiccia, perche La di quella
cadeua,EdJc, Rharderaù amor delMofca, \ olendo inferire, cheglif, deila ricordare dirinat
TJitLÌZ f'r' '''4''"''? f'-/?'"«'¥'»° er^aiaprcgato, CH, i,ff, quU
poeta dcehauer raggtunio, chera fiata ancora morte di fu» fchiatta, imperi, che in u'nieUaìi
frmofuo hhre due chegh jmando come perfna TRifìaemaUa, eia k-. Mei e flolla duello
^^f-'i^r^^Pratomedefmamentef^rinJ^
ftuolo.
C A N T O XXVriT,
(?«o/o, fio e'y A uehyU Moltitudine di ^ufUeanimfy KIT hauer ufìutQ cQpjchiìihaufYÌa faufd
di contarU f dirla fclo SEn'^fiu po«*, Sen^altr:) tefiimmo, che (jufUi lui jìeffc tfYfendo, coi-
m uuol infirire, chf non hfiffe creduta. Tanto incredihl cofa era ijuflla che hauea ueduto, SE
fion che confcifntia, Afofitiue, La luona comfagniay CHf Ihmm [ranch f^gia, Uftalfc^ lanirrd
liheyò t7 (Audace, la^uwnx t dalli ardire SOtiolo shergo, ciò è-, Sorto la fiducia efrofetiione del
fcntirfi fura e netta . perche, fi come Ihuomo armato dt shergo, ardifce entrar fcuYan:er.te tra le
taglienti fi^a de, Cofi,chi accompagnato da la huona e fura confcientia^ e che in f arte alcuna no»
lo rimorìe, aydifce dir il uero, e^uantunc^ue pffia che non gHhahtia ad efjtr creduto .
Io uìdi ' certo ; t!^ anchor par ch'tol ueggìa
Vn bujlo ferf{d capo andar ; f/ comt
hniauan gìialtri de la trijìa greggia ^
El capo tronco tenea per le chiome
Tejol con mano , a guifa di lanterna ;
E quei mirdua noi, e dìcea jO me^
Di fi facea a fit \lcffo lucerna ;
Er cran due in uno 5 6" uno in due :
Come\fcr può , quei fa che Ji gouerna ♦
Qj/anio diritto a pie del ponte fi<e;
Leuol braccio alto con tuttd la teUa
Per appreffàrne le parole fue ;
Che jùr^Uor uedi la pena molelU
Turche jpirandojuai ueggendo t morti i
Vedi fe alcuna è grande , come qucUa :
E perche tu di me nouella porti ;
Sappi Tchio fin heltram dal Fornio , quelli,
Che diedi al Re Giouanni i mai confòrti •
Io fÈci il padre el figlio in fi ribelli:
Ach'ncphel non fé più d'f^>[falone
E di Dauid co mahagi punT^H'u
Verchio partì co fi giunte perfone -,
Varino portoli mio ccrebro lajfo
Valfuo principio j che in queflo troncone x
Coft fiifcrua in me lo contrapaffo ♦
fattoi f Off a U fua fcup,uifn a dire la coft
incrtdihile che uide , e ferirla (jUùfo fin
fuo credere,dice hauerla ueduta ceriamo'
ancora (juanlo ui fenfa ^glie la far coft
certa di uedtre, E c^uel che uide, dice che
fii un Ufo jcnl^ cefo andar fi come ar,d^
uan gHclir , DE / frfagrefgc, do e^.
Vela r^ffia'urha di cjuelle a f fatte anii
me, Et è' ferfmiìifudiuf dt la torma de
g^ {armenti, chealtramete fi Marna greg
gia.Bufio è- tutto Ihuomo dal cafo in giù,
jlcjualcafo dice che tenera fer le chiome
Affici, ciò e'. Vendete con mano A ^uifa
ìi Utìterna , Kel modo che la lanterna ft
portaferfirlume, E C^uei^cioe, E cjuel
tal cefo miraua noi e di cena, Om.e ,Voi
lendofifvrfi di uederìoro fcn"^ alcuna fe^
na^ egli effcr fi crudflmtnte tormenta
fo . DI fi fàcfua a fi ftfffc lucerna, Vel
cafO fitiO, mediante ghocchiyfi^ceua lumie
al fiuo hufìo, ET erari due in uno, ferche
■ il capo el Ufo erano dun fido, ET uno in
due. Perd e un fclo in due era diuifc, h/ta
come cjueflo fofjl efifire, fer non cafer in
intelletto humc.no dice , Saferlo colui che
gouerna la fu, do ìdio che regge in cielo,
ilcjualfd tuffo, ferche tuffo fice . Q^^n
Jo diritto a fie del ponte pie . Qi'uto cofiui
ificino al ponte, fcpra delcjual era ^irg. e Dante , leuo alto il hraccio mfiteme con la tefla^fer af^
freffar loro le fiueparo'e, lecjuali fiiron cjuejìe, UOruedt fu , Intende Dante, CHc uai fiirando,
J!(jual uai alitanio. Et ^ coftfrofric^ de uiui,com.e era efife Dante, VEggendo i morti , Vedendù
firn, che fi.amomorti nel peccato, Vedila molefiafena da lacjuale io fcno cruciato, Wedifi alcunaè^
come cjuefta grande . A d imitafione di Uremia , n uos omnes cjui tranfiitis fer uiam, attendife
^ ui Jefe fi eft dolor ficut dolor meus. Volendo infirire, nefifi. na effi.rnt eguale, non che maggior
de la fua . E Verche tu di me nouella por/i,f^fpi chi fcn Beltram dal Bornio, Cofiui dicano effire
fiato Inghilefic, Altri Guafcone, e mandato d'Arrigo d'Inghilterra in corte del Ke di Trancia a
puerno di Giouanni fuo figliuolo cognominata Qiouene ,ll^ualejfin do fiori li modo fflendih
INFERNO CANTO XXVIII.
e Jay^o, Arrìp molf:ì fc neteneu^i ^raum, nm f^tenh fuffliYe a tante larghe fffft, Et ultimai
mente ueJfnh nòn uolerfi ia tjuelle YÌmaneYe^ e meno effìr dijpoflo al toYnar a cafd yfenso dajp}
^naYÌi una parte del ye^no, de le cui intrate, fotejp ancoYa honora/amenfe uweye, e co/? fice^ Mi
ri:)n ftffplendd a lanimo geneY:)fo delgiouene, fu conftgliatò da BeltYame a tornaY in InghilteYYa,
e (jkiui poi a moufYguerYa al falye, lacjual co fa fcntendol Re^uenne con ualido efpYcito c^ntya di
hi, tfX afp diodo inAltafÒYte, De latjual teyya ufceyìdol giouene un di a comhatteye, t7 efpndofi
molto ucflorofdmente fOYtato , fu f(YÌto a moYte da ur^y che li fcayico a doffo una halefìra, LacjMl
morie fi{ pi mfatientifJìmaYnenie toUcrata dal jfadye, maffìmamente intefo da Beltrame la uirtu,
e la ma^nifìcenfia chera in lui . lli^ual Beltrame dice effer colui , the diede l Mai conforti , ab
è-, 1 rei configli, al Rt Giouanni fàc'endol fadre tST il figliuolo in fe medffmi rileììi tanto , che
Achiiofil CO mal uaggip un'ini. Co graui fiir^^oli e male ^erfuafion , non fice fiud'Alfilon e dì
Vauid fuo fadre facendoli ftmilmente lun da Litro rihellaYe, come fi legge nel fecondo di leeoni
tenuto ne la Bibia . Aduncjue BeltYame dice , che \er hauer al mondo payfite e diuife f giunte e
congiunte perfcne, come era padye e figliuolo, egli porta hoya ijuiui, per conueniente pena ,paYtìu
IL cerehro, ciò e*, la tefìa, doue fìa effe ceretro, DAÌ juo pYincijfio, chera il cuore , dalc^ual tutti
i memlriprédono la fua uirtu. CHe, ìl(jualprinc'f io, £^ In (jueflo troncone, E' in ijuffìo hufìo .
Cof fofprua m me IO cmtra^pum , do e-. Lo coniracamlio , Volendo inferire , che per hai
uer diufo il fgliuol lai padre, che doueano ejpr duna fòla uohnta, il medefmo f offcrudUà
Mora in lui hauendo diuifo il capo dal hufìo , che dùuea effer un corpo fok .
CANTO xy^iyi.
La molta petite ti le diucrfe ^la^e DimojiYal poeta nel prepnfe cam ,come
Eaucan le luci mìe fi inebriate fcRecìtato da Virg.partiron difcpralfon
Che de le flar a panger eran uaghe x ''''''' > «'^ precederle
Ma Virgilio mi diffe ^ Che Vur guate i 'ff hahhiamo ueduto e ,he fcguitanh
• Verche la uijìa tua pur fi foffolgc U lorica, giunfrojulpon^^^^^^^^
. ^ j \ .fi-' -^/^ ^ . . uaalax.Que fcntirondiuerfieuartla'.
Ugiu tra hmbre trtfie e fmojjicate i mentideglialLm:fìiefl.lfJi^chefipum
l^u non hat fiotto fi a laltre bolge : ^^.j, ^ perhf^JoL,
Venfa ^Je tu anouerat k credi ; ^^^.^ ^^^^^ ^^yj ^
Che migha uentidue la uatle uolge : ^ che difcefro di la dal ponte ìofcogliofu
E già la luna e fiotto nojìri fiedit lultimariua di tutte le tolge , donde uiie
Lo tempo e poco homai ^ che ne conceffo 5 poi gli^iritt, da eguali tai lamenti ufciuoi^
14 altro e da ucder ^ che tu non uedL no ^efflr LYuciati t^ affitti da infinite
pfflilenfie e morii . Tra ijuali ffiriii ini
iroduce a parlar Cri fimo d'AreT:^, e Capocchio da Siena de la imita e hria de Senef .
LA molta gente, e le diuerf piaghe, e' humana cof([ Ihauer compaffone a glia fitti , come il
poeta finge Mie lui de la ^ran turha de Unirne, cheYar.o ^ruàafe ne la r^ona hlgia , pn If di'*
uerf piaghe cherano in ^uella,Onde dite ,cheffhaueano fato,Welriate,cio e-^Aggrauate LE fue
luci, Infefcpergliocchi de lintfdetto fiff in tal confideratìone, cherano, de la pietà, uaghe de b
far a piangere . Ma che Virg. p^r rimouerh da tal fiffa confderatione , Kon uo'endola ragione
chflfcnfliia occupato in un uitio fcnm santo che li hajìiper hauerne fiena rfferientia, li difje ,
CHe pur guate ciò e-, che guardi tu pur an.hora ,^ TErche f fcff'ge, Pfyche fffiffa la tua uv^
fa, pur la giù IRa le fmoffcate e trifle omhre , ciò è- Tra le tronche e mefe anime Tu non
hai fatto cof a laltre holgie, che hahliamo lafciato a dietro, Venfa, fc tu le credi anouenxre, eh 1^
ude uolge uentidue miglia, \i olendo inferire, che per fffcy laklgia di tanto gran dnuito.e coni
INFERNO CANTO XXIX,
fcaufy^lfmfntf lanime cheram in tjufUa cjuAft dinfinm numno, chf il hrfuf tmfo, i^UiilUufai
noanLhoYajìctYne l'inf.non fatiua che lo confumajfe infmil uanifa. Ortifiice.B Cia U
iuna e /etto mfÌYi^ieli, Vm\ie hahhim^ d intUere, che fi cme in altro luo^o hMimo iftjo,
il iemfomceiuto /oro a cercar tuUo Vlnf.fumk chel foeia lo finge, era un giorno naturale ,
(UueniuaadeffereialafcradflVenerefanto, che il poeta comincio a iifcender a Vlnf, Oni(
alpincifio iel fecondo canto difp, lo giorno finandaua e cet, fino ala fera del figuente fcbaio, che
ueniua ad effir unanoUe ^ un di, la notte uedemmo hauer confidata infine delxx. c^to, out
ne la quarta hlgia uedmmo effirf uniti glindouini, 1^ già era uicino a la prirr.a hora del fcgueni
te di, chera cjueUa del [dato fmto, oue in ferfcna di V irg. difje, lAa uienne homai , chegiatien
le confine Damhe due glihemifferi, e tocca londa SoUo Sitilia Cain e le fjine e cet, hora ej/cndù
ciunto a quella nona holgia, e fur in ferfcna di Sirg. dicendo , E già la luna effetto nofìri Jiedt
dinota,che oltre a tutta lanette, haueano ancora confumato jfiu di Y^:e^ il figgente di . Perche , je
la luna era ne laltro hemiffiro , e fctto i fiedi loro , ueniua ad ejfcrfcttol circolo meridiano , Ef il
fole nel nojìro hem.isfiro , oue effi erano , poteua hauer f affato il detto circolo per lo fratto di xv.
oyadi,c] e ueriua ad ejfcre una hora oltre a mt'^ di, perche di tanto fi poteua la lunaMJ^P'^
pofitione , effr accoftata al A'f , per la ragione, che d ffiif mente duemrr.o nel pre l egato xx.
canto, e di quello, in effi uerfi Wìa uienne hon:ai e cet. Haueano adunque a lonfurrar ti nmar.en
te di qufjio di in ueder la x. tolgia ciT il nono cerchio , che conteneua quatiro sfire, e pajfcr fu
lultima farte de la fera per lo centro de la terra a laltro hemisfiro , oue irouaron prmifio di matti f
na, Onde Wirg. dice a Dante, ht altro e da ueder, che tu non uedi, E no che confumcffro il ri
manente di queflo di inp^^^rperl centro, e flir ala fi perfide de la terra ne laltro hmisfiro,
oue era loro tornato note, come altr hanno detto, E che chiariff mametenelfuo luogo uedrem.o.
Se tu Uueffi , rìfbcfiQ , appreffo , R'!/?^"^^ a Virg.JE tu hauefft
Zfo . i 4oi /peS4..rJ...; ^rf^ttefc, Setuhaueff. ^pre^llm.
Z mh^ureé JcL lofii d-^mcjjo. fi ^-ente guardar giù ^^^^^^^
lorjt miJ j jj fideraio la cagione perchto Puardaua , CO'.
Vane fen già 5 ^to dietro gUnàaua 5 /^^ ^^^J^. J .^yr^ommi del parti,
Lo duc.t già , pcendo h njpcjìa , ^^^^^ ^^^^^j^. ^.^^j^^ ^^^^-^ ^^^^^^
E figg^^r^genio ; "Dentro a quella cdud , fliperdonato anchor lo fare . Molendo ini
rouio teneua hor gjhcchi cofi apofla , ^ ^-^^^ ^[,^/ ji^ guardar la giù fi fife non
Credo che un flirto del mìo [angue pianga fcn"^ lecita cagione, come appreffc uè:
La colpa , che la g'u cotanto coYla ♦ ^yemo , l O duca parte già fcn già ,
/illhordtffcl macfìro ;T<lon f franga \ irg. alento paffo già f(nandaua,Verche
Lo tuo penfur da qui inanV fourello t ijueUo, tlqualfi m.ette in uiaper camina^
Attendi ad altro^^eìla fi rimanga^:. ye.noncamÀnaaprincipio con quella uef
Cho nidi lui a pie del ponticello ^^cita, che fk poi, quando e- dirotto ne lan
Uofirarti , e minacciar fòrte col dito ^^^^ tuUo ma parte
xviojiran , ^ / t , .ìì O ueramenfe , che più mi piace , Virg.
Et udii nominar Ger/ del hello . ^^^^^^ ^ ^ /^^^ ^^^^^^^^^ ^ ^4
Tu eri allhor fi del tutto impedito ^.^^^ i.gHandaua retro facendo la ri'.
Zoura colui , che già tenne Mtafòrtc*, ^.^ ^^y^^^^ principiata, E fcggiun.
Che , non guardafili in la^fi fii partito . ^^^^^ ^ ^^^^^^ ^ ^^^^//^ ^^ua , Dentri
^ cueRa lohia, hue io teneua hora gliocchi COfia pofla,Cof ftudiofimente fifi er attenti, Crei
io che uno ffirto DE/ miofangue, D. /. mia cognation eJUrpe fianga U colpa CH. .o...ro .0;
p,;LaquaUon tanta grauepfna fi [unifif lagiuin.quelfindo. AÌlhor diffd maeftro ,NOn
INFERNO
fi franca, ciò e^y lion ftntemmf a htm f enfilo SOarfUo , Soura ijuel fair ^mf3 , AfffTjJiat
altro, fi fi rimanda la, CH/o uiii lui et fie del ponticello. Tornei adunciue U ragione ad amm^
nir ilfofo , che non iffenia inutilmente il temp, ^er la ragione pco di fcfra detta dimoftrando^
come Clelia che difcerne e uede, non ignorare, come fi credea, de lo Jpirito, del(]ual egli andata
(0 gliocchiftfifimente,fer lo ^nh de la ualle cercando, Onde difopra diffi. Se tu haueffi attefi
a la cagione e ceti Verche dice hauerlo ueduto a pie del ponticfUo, fopra del^uale era Dante interi
io a riguardar di lui,moftrarlo a glialtri ffiriti, e minacciarlo fhrte col dito, Et hauealo udito nomi
nar da effi ffiriti Gerì Veliero . Cojìui dicano che fu fratello di Mejjìì- Cione de gli Aliaieyi
huomo molto fiifmatico, e che per tal uitìo fii occifo da uno de Sacchetti, ma che la uendeUanon
fufntta fcnon f affato xxx. anni da un figliuolo di Mejfer Cione, che occife uno de Sacchetti^ XV
eri allhor, Seguita Virg, e dice, che la ragione perche Dante non uide cojiuifi fu, che gli alllora '
HuUoQerififirm'o fcttolfófe a minacciarlo, era del tutto fi impedito fcpra Beltram dal hornh^ilaJl
léne in Inghilterra per Ciouani figliuolo d'Arrigo AÌtafirte, terra di (Quella lfola,come difofyl U
(èmo,chegli no guardo uerfo la parte doma Qerifin che fi fit partito^ e che pin nò lo poteaueiere.
O duu mìo la uiolenu morte y
Che non ghe uendicata anchor ^ d'iffto
Ver (tkun jchc de tonta fu con forte j
Vece lui dUiegnofo t onde fkn gio
Sen'Xa parlarmi fi , comio fimo t
Et in ciò mha e fatto a fe più p/o ^
Cofi parlammo inftno al luogo primo j
Che de lo fcoglio Ultra ualle mojlra ,
Se più lume ui fi>ffe ; tutto ad imo
Dante mofìra , Ceri efferfi partito fini
^parlarli, per lo sdegno conceduto coni
tra di lui e de ghaltri juoi confanguU
nei, che non haueano fitto uendeUade
la fua morte . Onde dice, O Duca,
O Virg, mio , la uiolenta morte , che
non gilè' anchora uendicata per alcuni
CHe fia confine de lonta , ll^ual fia pan
tecipe de la ingiuria , come uuol infirii^
re chera egli e glialtri di (juella fimi,
glia , FE^f lui , ^ece effe Geri disdegnofo , O^de fin glo , Per la^ual confinando , comio fit}
mo ,fen'^ parlarmi , ET in ciò- mhaef^uo più pio a fi , Et in ^uefio, che non fia anchora um
iicato, rnha eglifiitto fiu pìetofo uerfo ài lui, [Cerche ^ùejìa tal uenieUa,come uuol infirire, fifhft>,
taua difnr a me a gHaltrifuoi congiunti , m non h^uen Jolaf^tta fin a cjui, egli fha ragion
neuoìmente da didegnare e dolerfi di noi. Onde éhegli mha fitto di cjuefia fua feconda penafprr^,
the nafce da negligentia e fufillanimìta di noi fuoi congiunti, più piet,fo,che non fà de la fua pen4
frincipale,a lac^ual egli è in cfuel luogo eternalmente dannato , hauendola giufìamente e per mi
priofuo di fitto meritata. Altri hanno e fbofìo.chel poeta era fiittopiu pietofi uerfo di cjuelli che
thaueano Occifo , Ma dicendol tefìo effcr fiuo più pio a fi, non uedo come tal fcntimento fi Poffa aa
comodare CO fi parlmo,Mfira, che ne la firma che hahiiamo ueduto, effiparlaron anìUo fin '
V-Tir\ T'""' f ^ ^^'^"^^ holgia,che ueniua ad efftre il frimo luooo che
^iju lofcogho la m:fìraua,cio è-, a piede del ponte . S£ tutto ad imo. Se tutto al findo ui fiffe m
hime , \foledo infirire, che per effir ofiura nelfi^ndo.ffifi no uipoteano co la udutapmetr%e\
<luando noi JZmmo fu lultìma chiojlra
Di Malebolge fi , che e fuoi conuerfi
Votean parer a la ueduto nofira j
Lamenti ficttaron me diuerft^
Che di pietà ferrati hauean ^iflralì *
Qniio gliorecchi con le man coperft^
Giunti cheffi firn SV luìtlma chioflra,
(io e , Sofra lultima chiufi ualle di Mai
Mge^che ueniuano adefpra me^lpon
te, che le foprafìaua. Sì, ciò è-. In tÀ
modo e firma chìee fuoi conuerfi , F(X
hauer deUo chiofìra , che i fuoi ff iriti
éiufi e ferrati in c^ueL , VOtean parrp
a la nofìrit
CANTO XXIX*
a ìa nojìra ueìufd, Voieam^ma ffY hfcui
rifa mn fareano , come uud infÌYirf ,
A iincfare , che laìchimia che haueam
ufm (Quelli cheum al fin do de la holgia,
eferfe fteffa tanto diffìcile a poterne di^/
jcerner il uero,che neffuno uifuo con linf
^ ^ V tfUftto c^^giicng^y^ ffcnon chififfreffa aà
effe ueroy come fffiftro difcendendo, come uflremo, de lo foglio fu lulfirra riuadela bolgia .
L Amenti diuerfj , jferche ueniuano da diuerf anime cruciate, e da diuerf farti, SAfttaron me,
tAirunfcrol core di fietd , de latjuale eff diuerf lamenti hauean ftrrati QÌifìrali, fio p-. Li fuoi
àettu Terde,f comelofìralejfenefra^ mediantdftrro, denin a (Quella cof a lajual è' indri^)^^
Hi
Qj^al dolor fvra , de gUJl-idaVt
Di Valdichiana trai luglio el fatemhre ,
E di Sdrdigna^e di ìAarcmma i mali
Fo/Jfro in una fìffà tutti infembre ;
Tal era quiuì x e tal pw^^o nufciua 5
Qual fuol ufcir de le marcite membre ♦
INFERNO
C^ft ì lamenffuM ieUl lì cojìor:^, ^enefraron Jlema d cuor lì luì, vnelUnfe la fiefk de irre
cauan, m loro talmente, cheffr mn uiirli, egli fi tuio glioYfcchi, E ^ufflo, a do chf mn fijpe
m^ffo ct^ alcuna comfaffjone di <jueìli , che merHauam ogni gran fupplicio . q^al dolor fira
Vice infcntentii, che in ^ueRa iolgia era (al dolore, cjualfaYehhe fe del mefe dagojìo filfcro mefft
in una jhffa tutti i mali de gìihjfidali di \/aldichiana , di Sardigna, e di Maremma . e' Iru
Are^^, Cortona, chiuft eMWepuhianQy dcue paffa la chiana fiume, lahelletia, Laijual rihoh
ì^ct itfandmmo in fu lultima ma
Del lungo fcoglio pur a man finijlra^
Et aUhor jù la mia uifìa più uiua
Giù uer lo fóndo la^oue la minìjlra
De lalto fire infollibil giufìitia
Vunifce i fhlfàtor , che qui regìjlrd »
ì^on credo che a ueder maggior trijlitia
Fojp in Egjna il popol tutto inférmo j
Quando fu laer fi pien di malitia^
Che gUanimali in fin al picciol uermo
Cafcaron tutti e poi le genti antiche j
Secondo che i poeti hanno per férmo ^
Si riVlorar di fme di fòrmiche ;
Chera a ueder per quella ofcura mUt
Languir gUfpirti per diuerfe biche ^
Paffato chelhno il ponte ,fcefcYO iehfc:^
glo a manfmiftrafu lultima riui^Uttal
lerminaua la x. ^ ultima holgia , n gl^
Ihora dice,che la fua uifìa fit più uiuct m
uerfol findo di cjueUa , perche fcendeni^
cr appreffando più ad effe fendo , uipm
ua meglio con la ueduta aggiungere, Oue
ìinfàUiiile giujìitia mini/fra DE lalto fi^
re , Del fommo Dio , punifce i ^Ifatm ,
CHe ^ui regi/ira, Icjuali in ^ueflo tal fin
do condanna, E dice regi/ira, perche data
lafententia contra lei reo, cjueRa fi regi',
flra, a ciò che tale ^ua Iella è^, fi p:,fpi poi
a tempo puhlicare . nO« credo. Da ouii
ma comj^arafione dicendo, che non fu cofd
più horrenda da ueder il morto nelfcla
j. tt j ,r d'Egina ,per locjual per) ogni animale
il duella , Onde naccjueropoi glihuomini di fvrmichf , chera a ueJer gUnftrmì fhiriti di quella
uaDe Eaco figliuolo di Qioue, fecondo Quid, nel yy. regno in guelfa ifcla, nela^ua/efendl, per
morbOy penti tutti gUhuomini, ^ ognaltro animale, e defiderando reflaurare il fio popolo, uide
un di grand ffvmo numero di formiche [dir efcender duna ^uercia,e caddeli nel penderò, che fi ,o;
pi fo fife ilfuopopolo . Gioue adempì il deftJerio del figliuo'o cÓuertendole firmichf inhuomini,
PEr diuerfe biche. Per uarie forme, che fino genti adunate infieme . Bica propriamente c^ quella
che fi lagricoltoreful campo deificato grano, ^ fu laia de la haUuta paglia, o daltra cofi fmile . '
Qj<alfoural uentrc.e qua! foura le f^aUe
Lun de laltro giacea ; e qual carpone
trafmutaua per lo triflo calle ^
Raffio paffo andauam fen\ci fermone
Guardando, &afccltando Riammalati J
Che non potean leuar le lor perfine ♦
Io uidi due feder a fe appoggiati;
Come a fcaldar fi p ggia teglia a teglia *
Dal capo al pie di fchian\e maculati :
E non uidi giamai menare Jlreg^ia
T)efiriue,come de glin firmi fpiriti alcuni
negiaceuanoluno fcpra de laltro, Alcuni
andauano carponi, Altri, per non poter fi
fiflenere , fqpoggiauano luno a laltro .
Perche trattando pur anchora de le punii
tioni apparecchiate a gUchimìfii , moi
ftracjuetle effir diuerfe , fi come diuerfi
erano fiati ancora in uifa glìefferimenù
loro w tentar hor una proua hor unaU
ira, per uenir a lauaro lor difegno , E tm
iofioro diie hmr ueiuto due, che per r\^n
0»!
ini
yo
U
C
Mi
l\k
CCK
l
A
f.
Ùfl
• fa
li ki
Dip
4
fi-
CANTO
Ne J4 fciwzjfk mafu^nt'ter uegghia^y
Corr.e c'iafcun imnma jl'cffc il morjo
Ve Unghie foura /e, per la gran^rahbla^
Del f ijjicor , che non ha T^i}*^foccorfo^^
pteyft fcflertfYfy (Ym^fMo, (tf^^^'.
cuti lum a Ulfro, comrfi foggia a [cab
UYf lurkt-^e^lhia TlaliYa, luna fer mt^',
fer cOfWr/rf , ciò ò)f o^nuriA de le farti
iela copi che fi coce farticff i del calore .
Qu/jìi due fi menauarìù lurj^hiefufer U
fcaUia , 0 uo^liamola dir ro^m fiu utoi.
cernente , chi Ya^a^^ afj etiato dal fu:ì
£ fi traheuan giulun^ic la [c abbi a
Come coirei di fcardoua le [caglie^
O dahro f>efce , che piw lar^e Ihahbia
Signore non mena la jìre^gUa, Ef ancOYa fm di cdui, che hamn^o fcnn^ , fjlula (juàto ^uofer
andar a d:^rmire. Vflfifficor,CHe nò hafiufccc^rfc, nò ha altro rÌt|^(I/o>^V«i^W7or:^.r a,
eie pattar fi in c^Uffìa f^yma, E cof (unghie tràeuan giù lAfcdhia, cioè-. La crojta di jueUti
rogna, come coltello tira giù le faglie de la fcardoua^ lagnai e fffce rnoltofc^gHofo .
O tu j che con le dita ti difmagjiey
Ccv/mcio il duca mio a lun di loro >
E che fai dcffe tal uvlta tatuiglic 5
rimmi fi alcun Latino e ira coHoro,
Che fon quincicntro-^fi lunghia ti hafii
Lternalmente a coteflo lauoro ♦
Latin firn noi , che tu uedi fi guafii
CLui ambedue , rijpofi lun piangendo t
Ma tu chi fi 5 che di noi dimandSi i
Li duca diffe ^lo fon uniche difiendo
Con quello uiuo giù di haP^p in hal\c 5
E di moHrar Ùnfimo a lui intendo ♦
hUhor fi ruppe lo ccmun rincalco ;
E tremando ciafcuno a me fi uolfi
Con altri j che ludiron di rimbal\p ^
Lo buon maefiro a me tutto faccolfe
l^icendo^ri a lo? ciocche tu uuolit
Et io incominciai pofcia chei uolfi 5
Se la uofira memoria non [imboli
KeZ primo mondo da Ihumane menti ,
Ma fella uiua dopo molti foli j
ritemi chi uoi fiete^ e di che genti x
La uofira fconcia e fafiidiofa pena
Vi palefitrui a me non ui j^auenti »
\irg. farla ai un^ ifuffti due jjirid
e dice, O Tu che fi d fY}:aglie,do è^,0 tu
ilc^uaìe gratiado tiUui le LYoflf con le dii
ta, come f leuam U rigaglie a shrgo,o fi
'^rra , E fmtaluolta tana^iejfffè_diia.
tYahenfofi le crope^come fiirjtrojejanf
glie un chiodo daffe , 0 di niurorYegadolo,
che li dicafi in (juel luogo uè' alcuno che
fa Latino , E fregah \tr jueUa cof, che
li far che a^freffc di lui, ZST in ^ufHofat
io , dehta fjpr di molta fiima , ciò è , [e
(unghie, a leuarli il fiZ^core , li haftin^
eternalmente . i< ifj:onde h Jfirito,chegli
tir il comfagno fnó latini , ma dima da
(hi ^ lui , che domanda di loro . Alf^al
Virg, rijfcde effcr uno, che difende giù
DI f^al^ in hal^,cio è-. Di coue in colle,
c di mote in mete, COn ejuel uiuo,chera
Danfe,non morto, com.efp erano,nfljfecf
eafo, Alijual intédeua di rrojìrar Vlrf.
ALlhor fi ruffe lo comun rincal^, Weli
hno (jufli Jj?iriti tanta ammiratione, che
Dante, anchora uiuo, difcendejfc aVlnf.
che fer uederlo, ru^fono nel uoìtarf a lui
l O comun rincal^, ciò e , il comune af
friggio dognuno di loro due, cherano, co;
me ha detio,af f oggiati hno a laltYO,E tre
mando dehftufore infame con altri, CHfluiiYon lirimU^, ìcìuali. non ludiron infa,m:e
li duelhiriti,a eguali lefarole di Virg. findriT^^uano, m DI rimU% do e-. Voi che da eff due
Ihiritifiir^n udite. Et ^ fmilUudine da cjuelli che giuocano a la falla , che non fofendohdardt
Pila, li danno fot di hal^ . LO huonmaefro, Accofoff Wirg. a Dante dicendo , che du effe a
^uefti due Jf triti latini ^udlo che uoUua intenicf ia loro . Tmhe hamio U ragione intefc di
Comic t^nnj^kt
INFERNO
tn purtUuUre ao pc^i # L./fm" pro;.ri.^.Vy?.„o^ ^ ^^^^^^^^ /^^^ ^^j^ . ,
rnma tfkr.u br, mnfmhliml pìmo mob. No fi ruU , dijheria ne U Prima uita ii au,
chda um SOtto molti fcli.Nel corfo molti àm,ip,li ^ corfc del fclefcm dipinti e terminati
Io fùì à'kuT^o 5 e:r A/fccro Siena ,
R//J>^o/e lun , wi metter al iùcco x
quel j per chio meri ^ qui non mi mena.
Vero e , cfc/o c//j(// a luì ^ parlando a gioco ,
Io ySpre/ ZewfTr per here a uolo t
E quei 5 ffce fc.r/^e^ «fgfce:^'^^ , c yc««o poro j
Volle , f/j/o // mcflralfc^larte e jo/o ,
Per chio noi feci bedalo , mi fece
Arder a td j che Ihauca per fi^^Uucht
Ma ne Ultima bolgia de le diece
Me per Idchimia , che nel mondo ufai
Iranno Minos , a cui fallir non lece .
T>ìcdm,coftui effere fiato un Maeflr^ CnV
filinn d'Are^^ Mimi/ra molto f^moCe^
ll(\ual ifrendendoft giuoco d'Aligero fi^/il
uolo del Vffcoi40 di Siena, che fertifliciff^
mo e molto credulo era, li fice creierr che
li^feauolare, F. fregato molto fìrettmm
te da lui , pomiflì dinfcgnarli il m:ik ,
E molto temfo lo tenne in tjuefìo dffiir,
rio , Ma ultimamente auedutofi Alhfr^
iejfcr leffhto, h fece intender al MefcouQ,
llcfual, come negromante, lo fece ardere,
Ondefcufandofi dice , effìr in efuelluop
non per negromante,ffr nò hauer tal arte
Minof, iue, mimando a lultima de f x Ji^L,^ m^v M f • • i . r i u^^rucrr, ivi«
mai f Vo/..o inferire, chela c^---^^^^^^^
hauerla ufata, Uafi de lalchimia,fer lacuale egli erain quel luogo dannato.
Et io dijjì al poeta j Hor fii gimnì
Gente fi uana, come la Senefei
Certo non la Francefca ft da [fai ,
Onde kltro lehbrofi , che mintefe ^
Rijpcfi al detto mio^^Tranne lo Stricca,
Che fippe far le temperate Jpefe :
E 'Niccolo 3 che la cojluma ricca
De/ girofano prima difcoperfe
Ne /orfo,c?o;/e tal feme [appiccai
E tranne la brigata, in che dij^erfe
Caccia d'Afcian la uigna e la ^ran fronda
E labbagliato il fuo fenno proftrfe
Ma perche /appi , chi fi ti feconda
Cantra Sencft j agu:(^a ucr me locchh ,
Si che Id faccia mia ben ti rìj^onda:
Vrtnde da Altero ia Siena cdgme lini
ufttiua contra la uanifa e hom de Seneft
domandando Virg.fc fti mai gente uana
come ijuefla , con pretoria in ejuelìoaU
gente Fran^efe , j^rfc ^^r effcrf fnrio.to
de la Siciliana, Volendo injtrire,c\)e
neffuna tant:^ horiofa e uana ne era fiata •
Onde ancora nel xiij. del Tur^. in pr^
fona di Safia da Siena, di ijudla tal gm
te parlando , Tuli uedrtd ira (fueUagen
te uana, che fj^era in T alamene, e perde
ragli Tiu ii jf eran-^a, che a muar Dia^,
na , Mapiu meneranno gliammiragli,
E moftra,ihe Litro jfirifo^ chera có Crii
filino, afftrmanhl detto dinante diffc,
per ironia , Tranne lo S truca , che [i^fe
firlejfefc
CANTO
Sì ucirAt , tVìo jcn lomhra di Calocchio j
Che filfaì U fr.euilli con alchimia x
E ten de ricordar ^fe ben tédocchto ^
Comio fui di natura buona Jcimia ♦
XXIX*
far leffffe tmf frate, Dicdno/h al tmi
p di Dante fii in Siena una lorrjfa^ma
di ricchiffimigiouaniy i^uaìi nr.ejji in df^
nari juafi tutte le fi.ftantie lorò , ne firon
un amuk di dugetomda ducati^F. (jufU
li nel terminò di xx.meft fhnfuoffpmamente fcmfre ii cmfa^nìa uiuendo, e juanfo fiufcteano,
p:)di^amente Ìif]ij^anh, gliheUeno coyifumati^ Cnde rirrcf(YO tutti foueri . Tu adurKjue tra co:
fioro lo Stricca, frodilo oUra a tuUi ^lialtri, E Niccolo, Ccjtui dicarìo cì e fù de Salirrieni, la cui
ra delcjuale era, di forre agni fuo ftudio in trouar nuoua fvg^ia difcaui([me e dificcfiffv e uiuan
ie, tra hejuali troùo a nr.etler ne {kgiani X!X cltri arr fii garojlni con diunfc ferii dijjeùaìHe ,
E {juepa Lhiamaron la cofiuma ricca . NE lorto, doue fai jme pfficca. Intendendolo fer Siena,
KV ìatjual città, f Simil copuma germo^iAy corr.e fk ne lorto ogni fme , Caccia Asciano dicane
che fii ricchiffmio di fQffijT'oni e di denari, onde gli^firiluifce la uigna,e LA gran ^ronda^aoh',
la grcn hrj?, c\.e tjuffia fgmfica in gfrgo, Et ogni tofa Lonfurro a fctitione de corrjagni fnnli
4( lui ne fa gola , L Migliato fii de la n:(defima Lomfagnia, CHf profirfi, ciò è-, ìlcjual rr,<?.nif
fifio il fiiO foco finno in ifrodigmente cor filmare come glittltri le fiie fiifianfie . MA jperche fc^fi.
Calocchio dicano, che fii Senefe^e che fiudio fihfcfia naturale con Danfe,wediafe la<jutile,p diede
poi a trouar la una alchimia, ma nzn riunendoli, fi esercito ne la ficff fìica, e fittil fpMamfnfe fiU
fi fico t Metalli , Onde dice , che fii luona fcimia di natura , hautndo ten ffuto contrafir le Cjjè
naturali, come fila fiimia gliatti emouimenti humani .
CANTO
Kd tempo ^ che Giunon era crucciata
Ter Semele contrai pingue Thebano^
Come moUro una ^ altra fiata j
Athamante diuene tanto infine^
Che ueggendo la moglie con due fi^i
Andar carcata da ciascuna mano
Grido ; Tendiam le reti fi , chio pi^i
La koncifa e leoncini al uarco 5
E poi dihcfe i dijl'ietati artigli
Prendendo lun , che hauea nome Learco 5
E rottollo, e percoffelo ad un [affo j
E quella [annego con laltro carco :
E quando la fi)rtuna uolfi in baffo
LalieT^a de Troian^ che tutto ardiud-,
Si che infìeme col regno il re fiu caffo ^
Unuba triila mifera e cattiua
Vofcia che uìde PoUffcna morta j
E del ftfo Volidcro in fu la riud
Tel mar ft jù la doìorofa accorta j
Torfennata latro fi , cornee cane ;
Cantal dolor le fi la mente torta*
Ma ne di Ihche furie , ne Troiane
hailpetanel precedente canto trafatò
di (Quelli che haufanofiilfificatoi mf talli,
e dato loro covutnienie pena al delitto .
Bora in (jueflo , dopo certa fmilitudine,
uien a trattar di tre altre fietie di filpri,
ào ^, Di (juelii , che hanno fàlfificfto le
prcjf rie perfine fingendo fi effcr altri , la
pena de cjuali e di rahhiofimen'e correr
per la udle mordenlo cjueUi che haueano
fii' fifi caio If rronete, chera la ficonda Jfe^
tie , la pena de eguali è deffcr itropichi
con inerir ouihìì fife , E di c\uelli che hai
Urano fiiìfifi'.afo il parlare, ìcjuah haueat
mperfena iarder dacutiff.ma fihre già
tendo ìunoCcfra de laltro. Et ult:man:eni
te introducendo Maeftro Adan.o e Simon
da Troia a rimprouerarfi luro a laltro il
uitio, perche equini ognun di loro era den
r.M'o , mofira effire fiato graumente ri'',
prefo da Virg, che tanto inutilmente firen
dejpl temfo in afioltar i uani lor litigi ,
E di ijuefio effcrfi , tacendo, fiufito con U
uer gogna che mcfiro di fiiori per i colori
cangiati del uolto. f NE/
e. . . , INFERNO
S/ Wfr ma, m alcun Unto crude ; cium,, w m.aV/., Krf;..»,;» Vo,/<i
Non punger bejlie, nonché mmhrahumane -, «iratiarit U frin:^ j}etie ir ffcc/tm
Qjtantio uìdi due ombre /mone e nude j che di fcfra hMimo Jm, ntoflra, ch'i
Che mordendo correuan di quel modo, P'-fre ,il(iu»ljùin Aihamanterhflano
Chcl ^orco , quando del porcil fj fchiude . "uirlmenieoccicler l rana fuofUcKf
Luna giunfe a Capocchio ;& in fui nodo figliuolo, E ^KfHo de fimofiro ejfr
Del collo lajjànno Ji , che tirando ^' > '* ruh
Grattar li ficel uentre al fóndo [odo, '/'^r""'""' Tro.V coli
J «•"fin"' r>7ifrit,(^ gn^-fcif fjp^
^<nf.,,^W, nw«Jo l, Ugi^,rMi,pmfnf, rrwic.nl mi cMll{,r.e a,,li n
Mafmhf r>,e^lhf,„fe.Jtml^f«yofchiforif cor-M ne Irefm- Jn^-L
fiprre chefr. U>rf em,ke calamità e mifcrie HcUr^o fi^liuo'o V Aaemre di fJua cf
oZ nt '^^Ti^'Tn^r ì '""'''fii''""'^ ^"^-^ > come i,ffi,fJJ recL
im a f r fuo , E pgenjo ^r^d^r U moglie cric, di due f.aioh figliuoli , che </, v/ U J
re, he f refe Lno , ,/r,„ nome era learc,, e roUa che Ihelhe ferUere , lof ercofe er
TiihV f ^tT ^""H^^''^^"""' "omelirceru. K'.ferche GiuLe Jdi,
mfiro dl}<o «rkno fcUr.rr<u ,n <,ue>ìa uendeua , ma in moUe .he , Le in effe Sem "e n
P^nMuok l^Kgy fcreìU di Semele , In Aneon e ce,, feri due . Co., ii l.
ahafi.,. Ol,ud,^.el1o'edar^fer.ncor.,chedoro l/rouinadi\rZ,7 he Cut
mg.a trj f^u lu^gh dc,o Lalce,-^ e fiferli. de l.^Ll due , .he .riiua Col r
fcmpodel jer.no P.ris f.m.mfifi'. , ,l^,.J cojd.f^f, nlìah,, .r.^S^r/, Zi
rre^ de la Grecia punùffm. Pfie.u^lfn,. , come foi fi .ofè uedere rZÌCIZt
iun ,.n,o R. vlfc„do Hecéa donna fi.,, d. Pr,.mo , Li S dZ!eZ
,y elf, Folfcn.f cr^fic. emor,.fcfr.l cenere del gx. mor,o Achille , ultìr^.men,e cold Tin
Tr.a., h.uendo nconofciu,o fulluo d: <,uelm.re1l corfo del fgU oìo VoZZ Z vrZ
r:ri'rc 7j 't i"' ' ^^^^^7^
me reàca Ouii. nd .iu. tAtr'o. ciò hW^Zf^ZT^'c'Tr Ì'L^""' '
rouidee/Prl.]indJLÙTsZ^^^^^
iendocL.no ^^^ \Xdo llVZ'Vt '^\ ^^r^i.^cricordi. ef,e,a, chimo»
■Ì0S
CANTO XXX*
Jo/?, Bf M huria effr U iud man pu / w Se liete fiffìmo anime di fcrfi . A iunjue , r^on fi ][unge
hflieft CYiMmente, chefàcfano cfuefti duef^iriti le anime col morfc . L\J7ìctgiunfc a Cape',
chio, lunari (jufflf <iue mhre jiu^nerJo a Capcchio , lAlpnno, ciò ^, lofYffcjùl «Oc/o del
coUocon le [annegando ne Ufimilitiiiine del fOYc^y^del^ual le fnne fcno . SI, ciò è-. In ul
fòrm(( Iranno , che tiranloh , li ft grattar il uentre alando fedo de U Ulgia , che tanto uieH
a dire , che lo fìracino co denti ][(y terra , e d(( quella lip grattar il venire .
E fArctìn^cU rìmafe trmando^
Mi diffc^^Q^ud jblUtto e Gianni Schicchi ì
E ua'rabkiofo altrui cefi conciando^
C, difsio lui.f^ Miro non ti ficchi
Udenti a dojfo'jnon tifiafiitica
A dir chi e /pria che di qui fi Jpicch'u
Et egli a me 3 Qj^eVe ìanima antica
Di Mirrha fcelerata^che diuenne
Al padre fuor del dritto amor arnica^
Q^uejla a peccar con ejfo cofi uenne
Falfificando /e in altrui frrma^
Come laìtro.che in la fin ua.foftennt
Ver guadagnar la donna de la torma
Yalfificar in fe ^uofo ronat't
Tediando y e dando al tefìamento norma.
Grifllirìo d'Are^^ , iltjual de ìafdur^,
che Ultra omhra non affannaffe lui , yi^
mafe trmandojiffc a Vanfe, de ([utìlal
tra omhra , che haufua affmnato Capc^
ihiOy O' andaua cof crudelmente coni
dando altrui, era Gianni Schicchi . Co^
Pui dicano che fii de Cauahanii di Firen
^ molto atto a ccntrafir Lhiuncjue uolei
uà, E chfffcndo amii'ffmo dt Simon DQf
fjati , alcjual era morto Mfffr Buofc Do^
nati , huomo ricchiffm.o yfri'^fir ^^P^^
mento, ma chef er flfruifarenfi}iufret
ti, la rotta non pica toccar a lui , e che
Simone, pr h ereditare , nafcofcl corp
del defiinfo , e fingendo non ejìlr anchoi
ra mOrto,mifc nel letto al luogo fuo Cian^
ni Schicchi, ilqual contraficfrJo Wifjfr
Buofc , jèce iejlamenfo , e lafo Vere de Sim.one , col^ual fra pima iom.enuio , the li dfffe una
caualla di molto gran pegio che hauea ne larm.ento , ^ era chiamata la donna de la /om#r .
C, di fio lui, Vrega Dante Crifilino,pr ejuella cofi, de lajual aHhora fiu temeua , il che era
diejpr affannato da Ultra mira, che li detta dire chi ella è^, PRima the fi /ficchi , Vrima cheU
la ft parta di f^el luogo . Al^jual Grifilino rijfonde ejferUnim.a delafelerata Mirrha,de
luenne amica al pdre fuori del dritto e debito amore . Cof eifcondo Quid, nel x. fidfgliuoU
a Cinara re di P^/c , laciual inamorandof ieftinlm.ente del pdre , fìt pr opera de la fa nu^
trìce condotta p'u uolle , non la conoflendo, ^'giacer con lui, a^ualficeua credere ejfr una gen4
liliffma finciuHa , che non uoleua ejfcr comfciuta , Ma ultim.am,ente certi fcatof Cinara, la
uolle occidere , KfT ella , chera già grauìda , ft fi.g^ì, in Arahia , oue f conuertt ne larhre dd
fuo nome , KSr (à temp partorì Adone amato poi da Venere . Cofei aduntjue , cornee dice ti
peta Blfficando fe in altrui flrmn , uenne a peccar coi padre , COme laltro , Come Gianni
S chiahifcjlenne e conienti fil fi ficar Buofc Donati lufe,cioe',lnfejìeffctfflando,B Dani
do norma , E dando firma al tfjìamento , Per guadagnar la donna de la Torma , come di foi
tra e- detto . Ciuffi ^ue ffiriti adunque , ferihe frano filffcati giacendo e poftndo in letto,
la hr pena era (juiui ilfcmpe uelocemente correre , E ferche haueano nel parlare filfificata lu
uoce e le prole , che fi firmano tra denti , e con c^nelle haueano nociuto ad altri , Co/? hw Y<xh
lìofmente mordendo, con cjuelli ad altri Va fi fufficon U gran rattia novero .
E poi che e due rcibhiofifùr paffatij
Sopra cu io hauca locchio tenuto ;
BJuolfilo a guardar ^ialtri mal miti
Taffate ^uejìe due rattiofe omlre , fcp*
il uitio de le eguali era fato in confi^f'^
ratiotif locchio df hmtelleu^ id F'^»
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Firenze.
Postillati 16
lo mdì un fatto aguìfa Mleuto^ ^ ^ ^ ^ /^^ ^ ^
Pur chegh hMjJe hauuta langumaia .. . , , ^17
Tronca dal lato , che Ihuomo ha forcuto.
La grane idropifi ; che fi dijpaia
Le membra con Ihumor.che mal comune ^
Chel uifo non rìj\^onde a la uentraìa^^
Faceua hi tener le labbra aperte j
Come Ihetìco fa ^ che per la fete
Lun uerfol mentore Litro in fu riuerte.
mal nati, In fé de fey loro, éa chefey ejpr
mal uiuufi e peggio morti , framfojìi in
tanta mi/cria Jè^^^ jferan^ ihamta mcd
a terminare, E dice hauer ufàuto uno fku
toaguifaiun leufù^i^ur chegli hauejfe
trinca e ragliata uia Unguinaia DAI Ui
to, ciò è^, va Ufarte che Ihuomo hafirl
cufo, Intendendo da la parie de le cofce
doue fla Anguinaia . L eguali cof i ini
Uaueua adunque coflui fer hifropi/Ja tant, enfia la Ja Z cr ^T^' '""'^J'' '
lan.uinaia^n\lu , farehi Rato in firma / ^''f ''^^'^^^
ùlt come u^Junflire cheUac^^^^ i^^'''' T/f' ^ ^^^^^ ^ -/^ ./ collo fc,
Ihumor , che conunte male , Con Ihumore iLua^r ^ ^ ^ ^'^'""'^
coficonuerteinuenfoo-acau^^^^^^^ '^'.'^^^-/^^^^^^
tri, Vaceua uner a c^uì:^. ^TZ^^^^ 7 ^'^"^^
O uoit,ch fin\a alcuni pena fme
(E non fi io perche) nel mondo gramo
mfcgh a noi guardate ^ attendete
A la mifcria del mctejìro Admot
lo hebbi uiuo, agii di quel.cho uoHìt
Tt hora lajfo, un gocciol dacqua bramo
Li rufceJletti^che de uerdi colli
M Cafentm difcendon giufi in Arno
facendo i hr canali freddi e molli ^
Sempre mi fanno inan'^, e non indarno',
^be limagmc br uie più mafciuQa^
Chel male, ondio nel uolto mi dfcarno.
La rigida giumtia, che mi fruga ^
rragge cagion del loco ,ouìo peccai ,
A metter più h mici fiU^iri in fi.^ ,
lui e Romena la, douio fa! fai ^
fK^g^tlata del B.tttilìai
'l corpo fu arfiUfci,i^
Ma fio uedejfc qui Unma triSla
P^r finte branda non dmi la uifìa
l^entro ce luna gia^Jelarrabbiate
Ombre, che uanno intorno dicon uero *
Ma che mi uah.che ho le membra legate ^
Hauendo detto deìafrim^ deletrefhei
^i^/fm,che difcpra dicernmoJaLl
di quelli che hanno /^Iftficato fifteffl
tn altri , hora uien, per coftui a dire de U
l^^l^ictffetif, CIO ^, di quelli che hanno
plftftcato U monete , E per hauer quefto
ffirifo dijf roportionafo e defirmufo la lei
ga pone, chegli haUia per ^ena ^uiui dif
proprtionate e deformate le mmhra, E fi
come lagranfcfe e cupidità de Ihaune ina
ueua induUo a tal fil fifa , Cofi hora ^one
chegH fliafmpre in trama ,fcn'^ jferur
d i poter li rfafiahH fife pur un poco mitiga
re. E per hauer ilfoeta già detto deffa fia
defirmita, dimoftra hora le parole, chegli
wo uerfo di loro , lecfuali fhron in (juffìd
fiyitentia , O uci Virg. e Dante, che fate
NBl gramo, ciò è , Nel friflo mondo, coft
chiamando l'inf.perfjpr fcìamente trii
Pitia e miferia, 'sEnl^lcuna pena, E non
fi io perche. Non e/fendo noto al uitio,
te fi per effcffirito, che Dante andaua ffe
culando.per conofcerlo, a do che fc ne poi
guardare , e non per ftr halito in
luu GVardate attedefe. Mirate e fiate
attenti, perche non taf a a chi uuol hauere
fiitntia
CANTO XXX.
Sto Me pur di mio ancor leggiero , fci'niix gmUr U cofi , m» UfcgMjfar
Chw poteffe in centanni andar unonciai >nie«tiy ai mienierU, cnni'famaniari
lo farei melTo già per Io fmino - «"'"or.V. A u r«ifria Mnae,
cer ando Jm quejla gente [concia ; ' ''^'' ''"tV^t'
Con tutto chcUa uoìga unàia m^gha, J^^^^. ^.^ con.emtoftco lom Ro;
E men dun melo di trauerfo nonciU. mena.f^lfrfich rurefamentf cj.ini il fioi
Io fon per lor tra ji fatta famiglia : j^^^ ^ j^fQ f,^ Umagine iel
E/ mtnduffcr a batter ì fiorini $ ^ Batiifta, Onie dicf, chf fnìfifico la le^a
Qht hauéuan tre carattì di mondizia . fu^gfilata li lui, e da [altro il figlio, Ma
difaufYfa la filftfa, fii frefo t!r arfc.ffri
clefcggìunge, Vauey cofi lafdatol mfù fuo . IO IMi uiuo, lA .jìra coffui efflrejìaio offcifiUit
in uiia, a ciò che hora nel fatir necfffita di (furile cofe , de Uguali ogni uihff rr.O avmale aknda^
U
ffY
' unii
colli del Cafenfim giù nel fumé d'Arno, li fìanno femore inan'^, ciò è-, ne la meritoria, jfer lo gra
iefiderio che ha di (juelli, E Non indarno, E non fcn'^ cagione , ferche dice efjìr molto jfiu afciufi
to, munto, e difjìccafo da la loro imagine, che dal fropio male delhitropfa, mediani fi (juale ,ft
fcarna.fccca e confuma mi uolfo, Et affegnane la ragione, perche dice, la rigida, ajfra efcuera
diuina giufX'.tia CHe mi fruga, Lacjualmi molffta, e funge, TRagge, ciò e, Vrende cagione del
luogOyOuiofeccai, lacjual cagione e^laccfuaderufftlftiida lui tanto auidamente homata y A
Metter fiu li mieifcjfiri in fuga, A metter fiu h miei defidert, in dijferatione, non ueggendofir^,
madipterli confcguire . IMi è' "Romena la, douiofolfne cft.Metie adur(jue,ihejfer fuomagf
gior tormento idio permette che femore li torni a la memoria laccjua di ejuei rufceUeUi che difcem
don da coHi dd Casentino in Arno, uicini a Romena la douf eglilaufua Lorr.rr.effc il delitto, a ciò
che il luogo jìeffc lif:a in funitione del pccato . MA fo uedejfe (fui, Vefdera ueder cjuei Conti
Ài Romena, afetition de cjuali egli hauea commejfa la ftlfta, in cjurl luogo m.edefm. amente dani
nati, e puniti cornerà lui, Si per ueder ft particolarmente uendicato di loro, Come per effcr deftdei
rio di tutti i dannati di ueder uniuerf Vèrtente ciascuno nel m fcro flato chfff fcno . O Di lorfratr,
il fratello di Guido e d' Aleffandro conti di Romena, dicano, che fu Aghinolfi . PEr finte ham
àn non darei la uifla ,V orrehh inanl^ ueder cjuiui lanim.a duno di (fuefli fratelli che hauer in fuo
àrlitrio finte Wanda, il^ual è- in Siena molto limpido e chiaro, Ancora che daajua, come ha Hi
moflrato, fifpfitilondo . DEntro ce luna già, Wioflra coflui hauer" intefo da una di jUfUe orni
Ire, cherahhiofmente mordendo correano interno la klgia , che lanima duno di (fucfli fratelli ,
itera già uenuta, cornee egli defideraua . Auenga che tal fuo deftJerio , per non poterlo andar a
uedere, moflri effir imper fitto , Onde due, Ma che mi ual , che ho le memlra legate i Soggiun:
f^endo, che fi e^li fijje pur ancora di t'ito If^^gim, che in cento annipoteffi andar un oncia, ìl(fiwì
fhatio in ihofcana figmfica fantOy (fuantoè^ la latitudine del jfolice de la mano , chegli fi frette
aia moffi per lo fmtiero cercandolo tra o^uella fionda e dii firmata gtnte ^ Con tutto chela klgia
uoha xi, maglia, e men dun me^ non hahhia di trauerfi . Ma come da la m fura di cfuefla, e de
la precedente Ugia, che hahhiamo ueduto , fi tragga quella di tutte laltre , e, defipmori cerchi^
^fifficientiafii dettone la di firim^r e di tutto l'Ir. f. IO fin per kro , Seguila Macflro Adrr^'9
dicendo , egli effir per (juffti fratePu TRafi fiotta f^mi^ia , ciò ^, Tra cofi rrijm jjdie di dam
mti, E che effi Ihaueano inlutto a batteri fiorini , ^he haueano fre caratti Di mondi glia , ciò
Vi yaffe:^^ di lega, Fmhe doufnìo effcr dora fino ii xxiii/. caraui, non e/<^r,Qch€ di xw.
r N F E R
Bt lo a lui ; Chi fin li due tapini j
Qhe fùman , come man bagnata il uerno
Giacendo Hrm a tuoi deliri confini i
Olii li trouai*j e poi uolta non dierno,
"Rijpofe 5 quando piouui in quejìo greppo j
E non credo che dieno in Sempiterno ♦
tuno e la faljà ; che accuso Giufeppo ;
Laltro è il filfo Sinon Greco da Troia t
Per fibre acuta gettan tanto leppo ^
E lun di lor t, che fi reco a noia
Forfè dcjjer nomato fi ofcuro ;
Col pugno li percojfe lepacroia t
Quella fono , come {offe un tamburo t
E mar/ro ^damo li percoffel uolto
Col braccio fuorché non parue men duro,
Dicendo a lui; Ancor che mi fia tolto
Lo muouer^pcr le membra che fon grauiy
Ho io il braccio a tal meHier difciolto ;
Ondei rijpofe ; Quando tu andaui
Al jùoco , non Jhauei tu coft preFlot
Ma fi e più Ihauei quando coniaui ^
E lidropico^ru di ucr di qucHoi
tu nan joHi fi ucr tefìimonio
La, oue del uer fòfli a Troia richieHo ^
Sio dijfil fiilfo , e tu falfajli il conio ,
^iffc Sinon 5 e fon qui per un fallo ,
E tu per più che alcun altro Vimonio ,
Rnorditi ilf^ergiurio del cauailo ,
^[lì'ofe quei , che haucua enfiata lepa ^
E fiati reo , che tuttol mondo fallo,
E te fu rea la fate, onde ti crepa,
Vijfcl Greco , la lingua * e lacqua marcia ,
Chel ucntre inan^ gliocchi fi tajfepa.
Allhora il monetier^Cofi fi Squarcia
La bocca tua , per tuo inai , come fole ;
Chefe t ho fate, ^ humor mi rin farcia^
Tu hai larfura el capo , che ti dole; '
E per leccar lo f\>ecchto di ìsiarciffa,
l^on uorrefìi a inuitar molte parole^
fa^ X^^^^^ V/ Hcf Cd fuggir nWoAfcM m.nfo,frr lo<,ual
NO
llpffa uien <t trattar le la tey'^ j^eUe
fiilfud , che difc^ra dicemmo , ciò è-y di
quelli, che hauedno fklftficato il furiare ,
l(]uali, fercU haueano con le parole fray
d^ììenteméte fm CT offe fo altri f ;ne, che
dacutìffma fihre fiano furiti ei:^Ymfniati
loro. Late domada adujue Maeflrò Adai
njo , chifcn li due tétpini, ciò e-. Li due
derelitti t7 ahha donati mefchiniy che già
cedo da lafua deftra f arte, famano, come
fil uerno la man bagnata . lajual co/à
auiene , per lo naturai calore , chffce dn
quella, llaual trouidò di uern:) laeyfrfi
do fuo contrario, ftriflrirìge per fùgj^irk
in fe fi effe talméte, chel fumo chefce di lux
fifu^ uedfre,ijttel!o che nóffuo la fìate^
per trouar il caldo aere fmil a fc^ prr loi
(jicd immediate ft dilatta e f^arge . (^i
li trouai, Kiffcde Maefìro Adamo a Vai
te, (^andio piouuiin (jueflo grejffo, ciò
è , Cliiandio caddi nel fendo di (juefta hi
già, li trouai ^ui, Perche molti jccoli era',
no morti inan^ a lui . Greppo ^ domani
dufo cjuel uifc in che fi da mangiar a poh
liyKfT altri nò molto diffimili ammali^che
per effcr cccauo,come era (juffla bolgia, il
poeta ladduce in comparatione di (jueDa ,
Auenga che greppo in Thofcana fia doma
data ancora ogni rifida e hreue riua , E
gyfffiay iaryiangiatora decauaSi , F Poi
no diemo uoìta, Perche le ferie ie Vlnf,
fcnof(mfre,fcc5do le colf e, lundmede'fii
ma (jualita, Onde fcggiunge no credere^
che in eterno la diano, l Vno è- la filf^,
leg^efì nel Gene fu al xxxix. cheffendz
■^ofif fig^ii^^lo di lacol' patriarca uenduto,
perinuidia, dafratelli,e cóiotio in E^itf
to a Vutifàr eunucco, chera fcjfra la ntili*
tia di Faraone, che ueggendolo la donnd
deffo Putifir decceUéie fhrma,e ne lammi
nifìratioe de la cafa fua datali dal marito
prudentiffmo, ftccefè del fuo amore, e che
CANTO XKX>
ìfuanhi yowo/^ f^cf cYfiff al marito, che ìoff le laura uolufo far fir'^ , onle eh gli r\e fu in',
cannato, e cefi jletìe frto a tanto, che Faraone fcel fogno de le fette uacche groff e fette magre,
e de le altretante jfighefiene e uote, llc^ualffY efpr da loff int e rf retato, non fcì amente fu librai
to da le carter e, ma fitto da effe Faraone avminifìrator di tuttol regno . Cofui era aiuntfue una
de le di.e omlre , de !f^M^r/i domandaua Vante , che fey hauer auuptof^ìfmenie ìofcfdeì0Oy
dflaual ella fìeffa fqeua effty coìfeuole , era meritmentepfìa a tal fuff litio . laltro dice cher^
xim Sinon Greco daTroia , fer le fklf parole degnale , fecondo Virg. nel fecondo, ultin:amenff
Troia fh fref^, Verche fingendo fiiggirf da Greci , andò ne la cittd, e conft.efilfe fraudolenti
far:^le, induffe i Troiani a tirar demro in queEa il gran cauéo , che da Greci era fato fnhhrtca'.
/Q di legname, efofloui dentro huomini amati, iejuali lafcguente notie u fendo di ^ueh , w#ro
fioco ne la terra , cTaferfro le forte a Greci , Onde Troia fufrefa ,f echeggiata tST arf<f. con
luccifoneecattiuitadel e di tutioìpfoìo , Ver f^he acuta GEtian tanto leffo , Mandanfi ori
tanto caldo, come fer io fumo chufciua diloroeff fccorgeuano . B lun dihr, Varuealfoeta,che
ir Sinon fiffe noiofv Ujjlr nomato da Maejiro Adamo in (juel luogo tanto ofuro t^ infame, Terehe
lice hauerlifercoffc L^fc^croia, ciò e , taf ancia iura colf ugno, Uejual fer chera tiena di ueni
to dice, chefcno come tamburo, F che Maefro Aimo, in fua uerMua , fercoff col haccio il uifo
a lui, con fcgmnger le farole ferfefteffe ehiare,infume con cjuelle, cheff ufron in dijfregio e ca
lunnia lun de Uiro, che in fcmma e de le colf e comm.effe fer loro al mondo, e de le fene che c^um
ne fatiuano . E la doue in ferfcna di Sinon dice a meflro Adamo, E laccjua m.arcia,chfl uentre
inanZi a gliouhi SI iafffa. Intende tanto iimfedifce la ueduta, fer che gonfiandoti effe uenire,fal
confUmento uien ad effere fefe (J of acolo dauàfi agliocchi tuoi, che no ti lafiafiu oltre uedere
il rimanente dele tue memha , come fono le eofce e le gamie . Lo Jf eechio dtKareiffc uedremo
nel ier^ canto del Var, oue treuemenie toccheremo la f^uola , eff re flato un lirrfido e charofim
te , che Sinon ,fer lardentefihre, non hauria uoluto mdte farole al inuitar a leccarlo .
^ , . r-r Come haUiamo £ia in altri luoghi detto,
Ad afcoUarh (no del tutto jijfo^, nonuuolechelfnf (fenda fiu
Quandol maejìro mi Jf^Hor pur miri ^, che fi kfcgni :l terrfo re la cognitione de
Che per poco è , che teco non mi riffo . f articolari , e jfetialmente in udir , da
Qudndiol finti a me parlar con ira^ quelli cofe inutili e uane , come erano loi^
Volfimi uerjo lui con tal uergogna , j^ì^q ferole de le due omlre luna confra
Che anchcr per la memoria mi fi gira ♦ de Ultra . E fer cjuefìo, ueduto Mirg. im
E qual è quei ^ che fuo dannaggio fogna ^ tento e fife Vante ad afoltarle , graue^.
Che fognando di fiderà fcgnire^, mente lorifyfnde,dieendo,Uormwa fui
Si che quel che , come non fi(fc , agogna $ re.^t ^ rr^odo di regare,eiuelchefar che
ral mi Icio non potendo parlare j f\^^^^^^'> ^^^^ r'^' ^^^'^^7
, le r r • Cr f^,.A altri ,Hor aouernati fur a tuo modo .
che divaua Kuìarmi -.e \cu\(tua ' ^ , ^ . -rr x
}^r}e aij.auujiujtti \ J j r CHe ver roco ^, CHe non mi riffe , che
Me tuttauia , e noi mi credea ^re . ^ . ^^^^^^^ ^^^^ ^ ^^^^.^^^ ^ ^^^^^^
Uag}:.or difetto men uergogna laua , ^.^^ ^ ^.^^^ ^ ^ eontennone di faros
Vificl macfiro , chel tuo non e ììatot ^ ^^^^^ •/ p^^^ ^ ^^p^^ j^^^f.
Vero dogni triKitia ti difgrauat effrf tanto uergognatodi tal refrenfo^.
■£ fn rag:on , chio ti fa fimpre a lato 5 ne fittali iratam.ente da Virg, cheanihot
5e più auien y che fortuna tmo^ia^ dice ricoriarfne , affmigliando ildef^
Oue fian genti in ftmigliante piato ^ derio chegli hauea di fcufrfi del fuofiU
Che uoler ciò udire i bajf; uo^ia, h , ciucilo , che fer li colori del uolto.
INFERNO CANTO XXX.
wo^ ht,l ufYgogna , commmfnte tacenh ^ceu<i , Al dffdfrio cud U l\ cWi ,
che fogna alcun juo Uno, a cio che falfu^ <ictnno non fia , Penhe, fi com coftut fcananh , dr.
fijfra fognare come ft nonfognaffe , Co/? Dame fufinioft , defierau<^ fcf rfi , corr.e fc, u^,
ienhynmfi^offifoufm. M.A^gior difino , Wed»to Mirg.U ueygogna di Dante efferm^c
fiore , che non era flato il 0o , come hi:ono e di f reto precettore glie lo ferdona , Onde dice
• ihe ft difgrauì dogni irijìfZ^ danimo ar^monendolo di juanfo e^liha da f^re. fc matauiene
òeglifi ritroui IN fmigliante fiato, do p-, Jm frril nano ^ inutile litigio , (jual era fiato aud
de le due omhre che hahhiamo ueduto , l>ache il uolerfmili udne cofl udire, uìen da tajja e non
ia generofi uoglia . Onde Salom. nejfrou. Honorhomini fdffarat fe a confentiomLut, Ow;
net enim fiulti mifcentur conturrAijs . Mrf ^//f/ che ^ui ^7 in altri luoghi fimili fi dice diVirJ.
* di Dante , Intende fcmfre de la ragione e Jel fcnfc . **
Haue^dol
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Firenze.
Postillati 16
INFERNO CANTO XXXI.
Vna meiefm linzua pria mi worfi HoutMptund frfcehntMfiuo
Si, chi mi tinfluna e Ultra guanciai trmrielulm.ieìe^.lo^^,
E voi la medicina mi ripor/e : «' H""'' ["^^"""l f/'l^"'i'
Ccftod'io , che Jolea far la laida ^'''T. PÌTl VZli^'Zt
' i ii 1 7 r 1 rr ' fìQ X, R:ette di fraudi y IfWli , come Uff
VAchlle e del [uo p^re ep cagme ^^Jl^^ ^ ^J^,^^ ^^^^^^^
Vrimn il tr'i]ì<i,e pò; di buona mancid, trincio damare, che naiurc^ fi eff^r in iut
l^oi demmo ti doj]o al mifm uallone a ^lihuomini ài gmay e non di mcer lu
Su per U rì^a , cheì cinge dintorno ^ ìal{ro,Uora in ^uefto dimojìra il ft.o
Attrauerfando JtnTjt alcun firmone ♦ iifcenfo nel nono cfnhio, il (indo dflcjuaf
Quiui era men che notte ^cmen che giorno'^ lepnechefadi/ìinioinijiiattYoJfire^che
Si chel uifo m andana inanTj foco x luna imhiuda e contenda Ultra, cme de
Ua io jintì fonar un alto corno le hJge dejfcouauo hahUamo uedm^fer
ranto , che hauréke ogni tuon fitto jioco J ^Jpr^i finite ^uaUrojfetie di fraudi che
Che contra fe la fua uia Seguitando mn fidamente r.rpno il uincoh de luni^.
T^ni^^oghcchi mótutu tà un Iccot uerfd amore che r.tur. fi i^ ^
, r j huomim, malo fì:(tial dela f^df ancora^
VcfO la dolvrofa rotta quando àe delle ef^rrll co giunti di fr^ue^uer
Carlo mgno J^crde lafintagefla, fi de la patria , e de fari , e de maggiori
Now foni) ft terribilmente Orlando, henefittori,e chiamc^nficomumm.ente tra
litori . U[a nel frefcnte canto, dop certa fua cmfaratitne, o fmilitudine, altro uon dimofìra, fe
mn che partiti da la x. CT ultima kl^ia , attrauerfiron la riua di (juella addando uerfc effe nono
cerchio, da lui altramente detto ;o^^, il^ual uidero circundato da più giganti, che fìauano intori
no a la fua skccatura dalme^Q in fu , come fcglionftar di tanto in tanto jfatio le torri inforno a
atta, 0 cafiello/E di (juefìi rr^ofìra chelle notiUa di Kemlrot, J- Fialte, e d' AntfO,dal(jual fitron
calati e popi giù ne! findo del poi^c . f \/Namedefr):ahngua pyiamimoYf(,MoPra,peY
molto propriacomparatione, come dalamedefmalingua di \irg. che nel uprtnderh, corr.ehah
liamo ueduto in fine del precedente canto, Ihauea morfo, e luna e Ultra guàcia tinto di uergogna.
Con ijuella medefmamente , in ufarlipoi manfuete e dólci parole , rimettendoli il commef/cfillo,
glihauea riporta U medicina conueniente al morfo . Onde dice , Vna r^-edefma lingua mia mi
morfc, ciò e. Prima con ajfre parde mipunfcfi , cheini tinfc, efccemi e luna e Ultra guancia de
la uergogna irroffire, E Voimilorfc la medicina, E poi con dolci CfT humane parole mitigo il do',
kre del morfc e de U puntura de Ujjre e dure chauea upioprima nel riprendermi. COfi od'io,
Scriue Quid, nel xij. che lunico e fol rimedio a finar U piaga fitta da la lancia d'Achille ft era
lunaltra uolta fornarU afirircon ijuella, E che cjuffiofii eff erimenfato in Jhelafv re di Mitia.
Adunaue, Co/? come U medefima lancia d' Achilìe, e delfuo padre Veleo,jlriua prima e poi frnai
pa, Cof U medefma lingua di Wirg. pungeua prima, e poi mitigaua e fcinaua U puntura . Trif
fta e luona mancia e- per fmilitudine , Verche mancia e propriamente (jud dono , chefuolfir il
tadre difimiglia il primo di de Unno a tutti i fuoi di cafa, che x Latini domandano Strenna .
Ondel pefa fteffi nel xxvy. del Vurg. Virgilio in uerfc me juefìe cotali Parole uso , e mai non
furo firenne , che fiffcr di piacer a cjuefle eguali . NOi demmol doffc al mifro uallone , \oU
tammo le (halle a lultima bigia piena di mifcria e dangofcia , AUrauerj'cndo SEn'^ alcun {(rmof
ne , Sen^a alcuna cofi dire, ma cogitalondi, come uuol inferire. Super U ripa, CUei, ciò e, Laf
auale egli uallone cinge dintorno . Altri tejii dicano, chel cinge , Per Hijuali lifcgneria tntenf
dere, che U ripa cingf/fd uallone, ilche farellefilfo , perche cjufjìultima klgia , lacjual domanda
uahnf, cinge intorno kltima riua^ che U dihiie dal nona ^rnhiotcome Uj^enultima nua, che l4
INFERNO
liuiie la U fenuìtima IJ^Uy citile iinf^Yno Ui, Quiui era men chf ntitie, e mfn che ^tom^
Al principio éelfconh canto ueìemmò, che cjuefli iuejpoeii cominciarofi la loro peregrinatme nei
àifcHer a l'lnf,ju Ihora àe la fera, OnJe ^ijp. Lo giorno fcmniaua e cet. Nel fettimo cito,cle già
fajfaua la me^a notte, Onde in per fona di Virg, Già ogni fìella caie^che faliua quando mi moffr^
Etegliin ftnedelprtmoparladodeffaYnoffacltVirg.Allhorfimofpy^ io li tenni dietro, Nr/x/,
folycheradue horeinan'^alfcguente di, OndefuY inferfcna di \/irg, diffe,Ma fcguimihormai
ihel gir mi piace, che ifefdgui^^nfuferlori^ntaecet, Nelxx. chera uicino a lacrima hora
dfUi,Oue Wirg.pur ancora dice, Mauiéne homaichegia tien le ccfine Damhedue glihemijferi,
e tocca Ionia Sotto Sihilia Cain e le Jpine e cet. Nelxxi. chera il fine de la detta prima hora , oue
in feyfcna di Malacoda Demonio diffè , Hier più oltre cimjuhore che (juejlhotta e cet. Kel xxiiij,
chera una hora appreffcme^ di,oue in ferfona di Virg.diJp,E già la luna è' fono n^flri piediMora
iicédo,che cjuiui era m.en che notie,emen che giorno, dinota chera fera, perche a Gì ora ne del tutto
è' f^enta la luce del fcle,come ^ poi la notte, ne del tutto f^lende come /il di . SI chel uifo mUm
foco inan^, Mtt io fcntt fonare un corno tanto alto, C\ie haurehhe fitto fioco,cio e-, che hamik
auan^to ogni tuono, perche fcguitado la fua uia COnfra fi, ciò è". Cetra effe fuono, DIW^^ tutti
li miei occhi ad un luogo. Perche in cjueÌlo,che la ueduta, rifletto a lofiuro aere, no li potè ua fruì
ve, fi ficea fir uia a laudito, mediate il fuono del corno, cetra deltjual fcguitando andaua . DO/o
la dolorofa rotta, Moftra che Orlando, delcjual diremo nel xviy. del Farad, non fino tanfo firte il
corno,dofola rotta chehhe CarloMagno in RoncifuaHe da Marfilio Re di Spagna, per tradimenti
dii Gano di Maganl^, (guanto che fino <]uefìo, ancora che da Carlo, ilcjual calaua i monti Virerei,
f nuda fapeua anchora di tal ccflitto,fiJp udito otto leghe da lontano, fecondo la fua fkhuhfa hifto
ila . QJi^f^^ fi<^^^ aduncjue, perche del corno cófiifi efin"^ difiintione,ftgnifica la confi^ftone
elerrore 0ual fu ne le menti de giganti , che ^ui di fitto uedremo, e dacjuali tal confi fc fuonoumi
ua, in ribellar fi, come firon, da Dio , ortde nefiguì Ufierminio e confi^fion di loro .
Voco -portai in U uditi la tcjla^ Uondndol poeta molto inan'^ con la tefli
Che mìparue ucder mche alte torri t uolta contrai fuono del corno, che li pmt
Onàìo ) Maeflro ; di che terra e quefla , > ^^"^ '^^^^ y ^^rri,
Ef e^U a wejPcrò che tu trafcorri Ondedifea virg che dice/fi, de terra
Ter le tenebre troppo da la lun^h, era c,uella . ll^ual per trarlo derrore , li
7 . . T • dice, Pero, che tu tnikorri trono da lunn
huien che poi nel maoinar aborri * „ ; . t •'' r • -r. • *i
^ 7 - t r T - • • f^^*^ tenebre , amen che r 01 Aborri nel
ru uedrai ben [e tu la ti congiungi, rnaginare, ciò è^, Prendi errore nel trar,
CLuantol finjo fwganna di lontano ; .^.^.^^ ^^yj
Però alquanto più te jteffo pungi t p,y,y ^i^yy,,, ^ ^ome dicemm.Q, e dimoi
Poi caramente mi prcfe per mano , ftrammo nel xxv. canfo,in latino fignifi
E dijfe ^ Vrima che noi \\m più auantì , ca imperfittione de la cofa, come in qwflo
A f/O chel fatto men Ù paia mirano , cafo era la imaginatice del poeta credédofi
iappi^che non fon torri , ma giganti ^ efpr quello che no era. h fcguitado due,
E fon nel po^^o intorno da la ripa Tu uedrai ten SE tufi longiungi, cioè,
Da ìomheUico in gjufo tutti quanti , [''''fi' ^ ""^^['^ ' f'^
t^er ueduto la terra, de lacjual tu domUii
qVrfWfo di ìomno ftngannal fcnfo. Intende e^ueh del uedfre,per la ragione detta difcpra ,
Vero ftu uuox chiarirti di (juejlo , PWngi alquanto più te fìeffc , ciò è-. Studia un poco più tojlo il
faffo . E fii intende, che la ragione ammonifieì finfi cppre/Jo da ignoranfia, a non fir prima giù
iicio de le cofi, che ne haWia la cognitiane, iomeier^iu eJpmfi,juefto meiefimo fi juafi injìn(
CANTO xxxr.
! >i« . ìel Vfiyoh poi ciymmit mi fyefc mano , Ammom'o eh U U ràglm ilfcnfc h
ctAo, che molw uolla in fmil cafc fgh U dafire, e ueimiofch ohMiélf, lofunjefer mano,
ciò 'e-Mflauie, a ao c\,efiianelkmrrofofuo,dfualo ielftefvff errore fr>m a òffa gwnio al
luop,a do che fot in un fuhito nò hahlia tanfo ha temere. Vimojirali adun<jue che and che U'it
non fon torri.come ìifareua, ma gifanlifofii futtimnii intorno iala rifa ieìfaZ.^ da hmbeUif
co in giù . Quejiiycome dicyr.mo ne ìoUaM canto, il pela no li pone irt cjuejìo luogo, comealiri^
Unno ietto, fer lafiferhia,a laciuale, fer diffinderf, in tutti gliallri uitu, come capo iijueUi,no
iafromoh,ogo,come ieìa inuidiafmilm.enle dicemmo . Ma Iqone per la mpielc ujata ia loro
neWMarft %ntra gli Vu, laf<alnafce da fuperUa , E ffanno intorno alfoZ^, e moto aUeTttro
ie la terra in firma di torri, tanto moflra che fiano in dijf etto al cielo. Ondetlf". BIf tom
fuperhe al del nimiche , E fiioi torrier di fiior , come dentro «rft .
Come qucr,do U néhk ji dijf,pa , Mo/fr-pr mote Wr/.
Lo/>o . reo . poco z's^:(^zr:i::ii
Cocche a uapr^mictm ju^a^ ^.^u'^.ì^m
Co/i fvranào Uhm graffa e [ma tamfmfYepiu dì quello che Uuea inufo
Vili e più apfreIJindo uer la jponda, ^.^^^ chehaueaueduio fYano
Tug^jami error e gjugncami 'paura . ^-^^^f^ ^ ^gy^/^ q^j^ c//Vf,cf:f lifg'y
Vtro che come h fu l<t cerchia tonda giuaeYYcre,feYchefcerfifcauadelueYO,
lAontereggwn di torri fi corona 5 e crefeuali faura , ^ueÙa che dal feYO
Cofl la proda j chcl po^^o circonda , affetto degigc^nfi li uemua , corre qui di
i:orreigiauan di mcxa la perfona jotto uedrerr.o , che uuol infcYiYe, E (lutf^ò
Glihorribili giganti 5 f w/ minaccia mojÌYa cheYa a frrili^udine de la nehhia,
Gioue del cielo anchora , quando tona : c^uadoft dt/ffa e hjfeYde, che lo [guarda
U io fcorgeua già dalcun la faccia,
U Llt d tettoie del uentre gran parte, pn.aocheafod^ efjanetbac^tr^^^^^^^
Ltj^«a,ci^u, , , , 4 laauahrfYììe,in£ombYa(isrcffifcaUtYf.
E per le cojìe giù ambo le braccia . ^ ^^^^^^ ^J^^^ ^ ^^^^ ^^^^^^^
ia ignOYantìa , non fuo fi ^o/?o uenir ne la cognitione del uero, comefk la Yagione , Ynaf bene in
fYO.effc di qualche feynp mediante quella a foco a fOcO inuefìigando. FEri>, che come in fu la cer
chiatóda, Rende la ragione, jfeYch li fiiggt eYYOYe,e cYelhlipauYa, Laqual dice the fh,TeYche ft
come McieYeggion^cafello de Senef,fi coYona in fu la cerchia feda de le mura,di torri, ufcHone
una fer ogni tato J}:afio,fcfra deffe mura talméte,che tutte le mura infeme conejp torri ré don fiv
ma e fmilitudine di corona,Cùfi glihorrililigigdii,CVi,cioè^, Iquali Qioue,quado tona,minacc\^
anchora del cielo, TOrreggiauano, Ornauano inferma di torri DI me^la ferfcn^t, Val me^ in
/ù,lAfroda,larifa che circo dal f 07:^. Ver che dalme^ in fu di tato in fatojfatio ufciuano fuori
deVa skccafura deffc /o^^. Nr/ xiii/.cdto dicemo de la guerra, che i giganti frena gli Vij ne U
ualle Fegla,e com.e ftiron ftJminati da Gioue, Onde dice,che li mlnaaiadel cielo. ET iofcorgeua,
già dalcun Uficcia, mnfclaméte haueualpeta già ccprefo quefi in genere effer gigaii, Uaccm
prendeua ancora farficolarmefe ogni lor méiro,che pareua fiiori de la ripa delpoZ.^. Uaual cofa
ftgnifica,che no Cclamenfe hauea già conofciuto in uniuerfale quefto uitio de limpida in cofioro, ma
particolarmefe ancorati modo,nelqual effl Ihauem ufata,come in^alcuni di loro uedremo che dira.
matura certo quando lafcìo larte \ fai poeta digreffme, ne laqualcommen
D/ fifittti animali affai fi bene y da lanafura,chehMiala[ciatodiprodur
bertone tali eifecutori <t Uartet al modo più gigdti,VEr torre a Marte tali
INFERNO
E f*cfla iehfhmt e balene
Non ft pente 5 chi guarda fittìlmente ,
Viu giufla e difcrcta la ne tiene \
Che doue largumento de la mente
Raggiunge al mal uoler ^a la poljàj
T^effun riparo ui può far la gente
elfecHtm, Verchf effenh Marie Dio le le
hattagìif, (juelìi^perlefitf fmiJfiYatf fir^
^ prenaleuano tanfo a tutti glia! fri huOi
mim, cheta neceffario a cejerloro, E cofi
ueniuam a tiranneggUre,^ et fiyft fuh
àit^ turni monh jpriuanJlo ciafcum UlU
letta, e molte uolte di uita . Onde iice^
che DOue largumento de la mente , ciò e^y la doue {ingegno [aggiunge fS' unifce al maluoleye
ET a la f offa, F.fala fir'^a fmi furata, come era in (juefti giganti, lA gente uifuo far neffun ri*
paro, Glihuomini non uifoffon riparare . E perche potrehhe alcun dire , (^ual ^ la ragione peri
che ella non ft pentì coftdiprodur più F.lefinti, che fino oltre a tutti glialtri (juadrupedi e terreflri
animali grandi e di fmi furate fir'^y E cof ancora di halene oltre a tutti gìialtri aquatici, rìfhm
ie, che per la ragione già detta de largumento de la mente , 0 uogliamo dir de lingegno, delml
mancano (juefli tali animali, E per ilcjual fclamete Ihumo riman fiperior ad efft , ne uien ad ejfit
tenuta più dfcreta e gÌH!ìa,che nonfcirehhe,fc de giganti non fe f:ffe pentita . Perchea auefìi, oltre
duolere^ il potere ,hauea datoti faper e , Onde a glihuomini erano fuperiori y Et ha aufllilha
tolto , Onde ad efft huominifcno inferiori , perche lingegno fupera le fir'^ .
La feccia fua mi parea lunga e grofjàj
Come la pina di San Pietro a Roma t
Et a faa proporzione tran kltre offa t
Si che la ripa , chera perifoma
Val me\o in giù , ne moHraua hen tanto
Di fopra^che di giunger a la chioma
Uve ^rifon ihauerian iato mal uanto t
"Però-, chic ne uedea trenta gran palmi
Val luooo in piu^ douhuomo affibbiai manto
grojfa come la pina di hron"^ pofla a Roma dinan'^ d la chiefà di S. Pietro, E Tutte laltre ofa,
E tutte laltre memlra a la fua proportione talmente, chela ripa delpo^^, chera laìme'^ in gii
PEri^ma, do p-, Circal corpo, e uien dal Greco, che fignifica hahito che cinge intorno e cofre le
farti uergognofe de Ihucmo , Onde nel primo del Genefu. Adam cr Eua ficerunf fthperi^matà
deficulneit e cet. Ne moflraua ien tanto di ppra ad ejfa ripa , CHc tre FWgwi , do è, che tre
huomini di Frigia , Auenga che molto alti diflatura comunemente ftano, nondimeno sùueriars
DAto mal uanto, ciò e, Piantato male di giunger a la chioma. Perche ancora che efft jijfcro filiti
lunofcpra delaltro,come uuol infèrire,no pero haueriano potuto a la chioma del gigdte aggiùgeye.
Ver'o, chio ne uedea treta gran palmi DAI luogo in giu,doue huomo affihhial manto,do è-, Da U
filfeua de la gola in giuncherà fin al me^ ieffc^igite, Dal^ualme^ in fumerà fuori del /o^^.
Torna il poeta adir del gigante, chefet
la digreffione hauea /affato , Et hauendo
detto de le memlra,che di lui già fcorge^
ua, hora dice de la tjuaìifa di quelle . Ma
comedalagrande^^ de la fua ficciaft
tragga ciuella di Lucfiro , e da quefli
quella delpoZ^, affai chiaramente fii dii
mojìrato a principio ne la difcrittione li
tutto Vlnf. Pareua adunque al poeta, che
la faccia di queffo gigante fi/fe lung
V.aphel mai amech \ahi almtj
Comincio a gridar la fiera bocca*
Cui non fi conuenia più dolci falmt^
E/ duca mio uer lui^ Anima jciocca
7ienti col corno ,6 con quel ti diifvgaì
Qiiand'ira^ od altra pajjm ti tocca ^
Quffìe fono parole del gigante , che il
poeta le pone per dimoftrar la confitfme
de le lingue , che nacque da la fua fuper*,
lia, perche nuSa rileuano, Onde dice eh
VirgJi diffc, AN/wrf fciocca,cio e. Ani*,
ma infpida,epriua dinte[tetto,Tlenfi col
(Orno, Perche , fi comelfuono deUorno è'
(onfufr
YÌYt chfYd il fuo farlaye. qVandira od 4
fra faf[m ti tocca e frer):e , Pcn lira tifi
numero de le jfaff>om de lanima , ad imi
iatione di M.TuL rìeljfYimo de glia Que
iice, WacanduTTKfktem ejì mni ferturi
Iatione tum cupdiiate cr rKetu , etim
igritudine uclafiafe animi CT iracun
dia . Cercati al collo e frouerai L A foga^
ciò ^, LafcaUa deffc corno chel tifn lei
CANTO XXXU , _
Ctmù di colte 5 e trouerai la foga , confì{o efcn^ hflinme, coft uuol tf^
Chel tien legato^ o anima conjufa^
E uedi lu'h chel gran petto ti dcga^
Poi dijfe a me; Egli jìejjo ficcujax
QLuefiì e Ne^77bro^fo; per lo cut mal coto
Tur un l^fig^<^gg^o nel mondo non fufi^
Lafciamlo ^are , e non parliamo a uoto :
che coji è a lui cìafcun linguaggio^
Cornei fuo adaltruiyche a nuUo e noto* ,
gafOy ilc^ual tanto fhrte haUiamo di fcf ra ueduto eh fu da lui fenato . O A nima confi f^ Ver la
ragione già detta, E Vfii lui, E uedi effe corno , CHr ti doga , ll<\ual tifcgna e fregia ilgrafeti
to, com.ejì la ioga ilfvndo de la hotte . Poi diffe a me, ECli fìeffc pxcup. Intende^ erto fuo coni
fùfc V indiftinto parlare . QVf/?i e- Nemhrotto , t^mhroUO figliuolo di Can figliuolo di Koe,
Come fi legge al xi. del Gen, ejfindofi, j^r la fua innata fi^(rUa,nhflìato da Dio, e temendo the
fey {unirlo mandaffe unalira uolta il diluuio, come haueua fàtio alfemfodfl fadre , fi corfglio
cojùoi ne lepataiie di Sanr.aardi fihhicar la tofre di Bahel tantalfa , chel diluuio non lipyjje
nocere , e cU ffY cjuflla ptfffe a fender al cielo . Di che adiratofi Dio contra di lui , mando tra
gliaYchitettOYi de la tOYre la diuerfita de le Un gue, a ciò che ìuno no ff effe intendeY laltro, Onde
dice, P£y lo cui mal coto, ciò e^. Ter lo mal cogitato efenfito df^uaìe, chefù di uoler ed.ficaY la
forre contra Dio , NOn fifa nel mondo pur un linguaggio , h/ìa più e diuerfi , come uuol infrii
re , e che per ffferientia uegglamo, che prima era una fila lingua in tutti . lAfcianlo fidare ,
Veduto^ Virg.effì non intendere, ne poter ejfiy intefi da coflui , determina di lafiarlo fiai
re , perche la ragion non uuole , chel fcnfc perda il tempo inutilmente , come già in fiu altri
luoghi , di juefio medefmo hahtiamo ueduto che Iha ammonito .
Tacemmo adunque più lungo uiaggio
Volti a fwijlra ^ al trar dun balcjìro
Trouammo laltro affai più fiero e maggio
A cinger lui qual che fvjfel maeffro
Kcn fi io dir ; ma e (enea fiuccinto
Vinan"^ laltro , e dietro il braccio defiro
Duna catena , chel teneua auinto
Val coUo in giu^^ft che fu lo fcopcrto
Si rauuclgeua in fin al giro quinto ♦
Que^o fuperbo uoUe ejfcre Jperto
Di fua potcntia conta il fommoGiouCy
Dijjel mio duca*yOndegli ha coiai merto:
Thiaìte ha nomet,e fice le gran proue,
Quando ì giganti fèr paura a E'/ :
Le braccia y chei meno ,giamai non mout
Seguitando! camin loro inforno al poz^
pur a la fimftra mano , trouaron al trar
dun lalefiro laltro gigante più fiero e
maggiore di UemlroUQ , l^ual teneua il
traccio defìro fiiccinto dieiro,^' il fimiftra
iinan'^ duna catena auinto e circondato
dal collo in giù di modo , che fu lo fcoperi
io, ciò e. Dal me^ in fu, cheYa fiiori del
[OZ^ ySlrauuo'geua in fino al cjuintfì
giro , lo cinge ua in firto a cinque uoUe .
M<; chifcffd m.aefiro a cingerlo,dice nò fa
fere,per ejfir legier cofa intender del fcm
mo e gìufio giudice, QV efio fiiferk, He
la guerra cMlono i giganti ne la uaDe
Alfigra contra i Dei,uoÌe c^uefìo fppevlo,
ESfcre Jferto,cioè ,Var efjerientia delfiid
potere fòr'^ contrai fommo Oioue , onde
le h»uU àfgli m^n'c conlra Gme t glkliri V<i,mrx muf m». rHtJu U nmf, Co/TM
m OttofM frettilo uifiè mrif, m* i*i ofm i> Gnatmt t hmf.fU hbmto.
INFERNO
Ef io (( lui ^ Se effcr puote , io uorrei j Upef^ mjlr/ ìefiJeraYe Ji neler Erm
Che de lo fmifurato P riareo
"Ej^ericntia hauejfcr gliocchi mìeit
Ondcirijpofe^jTu uedrai Anteo
Prejfo di qui che parla , & è difciclto }
Che ne porrà nelfindo dogni reo^
Q^ueUchetu uuoi ucder^pìu la e molto ^
Tt è legato e fitto , come quejlo^
Saluoy che più feroce par nel uolto^
l^on fii tremoto già tanto rubejìo ,
Che fcotejfe una torre cefi fòrte ;
Come Vhialte a fccterfi jfù preflo^
Allhor temetti più che mai la morte 5
E non nera meflier più che la dotta^
Sio non haueffc uiUe le ritorte^
"Noi procedemmo più auanti atlhotta j
E uenimmo ad Anteo , che ben cinque alle
ffojelcjual diremo nel xy', del Vurg. M<<
VzV^. li dice ejfey molto jf^iu inan^ , e If.^
gm mfdefmamfnte come Fiaiff^ e de U
medefmaftafiira,ma che j^ay effey nel ud
tOj^iu fiero , E che ueJra prejfo diauiui
Anteo , che parla KD' è- difciolto , Ihual
li porrà NElfvndo dogni reo , ciò è^^uel
fendo de rinf oue e- lucifirofinheL
tina dogni uitio. Onde difm in fine del
canto uedremo che dira , efj} ejfcYe fiuti
lifuemente fojìidaluialfindo che Huqì
ra Lucifero con Ci^da. NOw /^/r^mo;
to, Affmigliaìofciioterfjche fcceTiulte,
mI terremoto, (juandQ fcuote undtatori
re , ^uenga chegli fi fcoteffe, fecondo che
dice, amor più fine, E cheallhora, de la
paura , temè- la morte più che hauejfe te^,
muto mai ,Efcmn haueffe ueduto le rii
torte de la catena con che effe Tialte era
Sen\a la tefla ufciafùot de la grotta
. . , r/, ^-'-^ '^^^i^na concile ejjcualte era
legato , che alfuo morire non eufiu di hifogno Cile la dotta. VoUa in idioma Fiorentino, è mi:
nimaparte ìun hora , chefft domandano hotta , come appyeffo uedremo . Adunque , fcnon che
le ritorte laffccuraro ,fmhhe ^uafifuhito riporto de la paura, A dinotare, che queL uitio ie
limpietci, che fclamente procede da innata fuperhia, ^ da effey fcpra di tutti glialtri temuto, mche
oltre atuUigliaUri difj^iace a Dio. NOi procederne più audti aUhotia, Partiti da Fìalte.pyocedeyQn
intorno al poyi^puinan'^, e ueneroa^ Anteo,il:jual ufciuaFWori dela gyotta, FuoridelpoÀ
ben cinque aBe fcn^ U tefia. De laftalmifurafti detto a tafìd^ ne la defcyiuim li tutto l'Inf:
Qtieffa è- loraiione the fà Vìyg. ad Ani
teo,per impetrar da lui,che li cali giù nel
fendo delpo^^^ e perche cojìui regno in
Affrica, doue ti maggiore Scif'me Affri
cano uinfè Haniiale Carthaginefc, corr,e
rtcita Un. nel x. de la ter^ deca , pero
dice , O tu ctìe ne la firtunata ude ,
ferlaijual corre il fiume Bra^ade nolon
tanoda Vtica ,Et intenle fortunata ri:
ffetto a Scipione perla confcguita uiuoria
in quella, CHeJajuaìe , ft.e effe Scipio:
ne herede di gloria, cjuando Hanihale co
fùoi Affricani ,uoh in fìiga , die de le
ffdealeffeycito V^omano, Hecajti giapey
preda wHe, do ìy. Infiniti leoni. Et ani
choypar che fi creda , chefififft fiato a
Ulta guerra de tuoi fratelli giganti neh
uaUe Alfigra contra gli vif , de latomie
C tu che ne la fortunata uatle ,
C he fece Scipion di gloria hereda ,
(Quando Hanihal co fuoi diede le fratte y
"Recafìi già mille leon per preda ^
E che fi fòfli flato a Ulta guerra
De tuoi fratelli , anchor par che ft creda ^
Che haurehher uinto i figli de la terra 5
Mettine giù, (e non tcn uengafchifò)
Doue Cocito la freddura ferra,
ì^on cifitr ire a Tnìo, ne a Tifòt
Quefìi puù dar di qucl^ che qui fi bramai
Vero ti china j e non torcer lo grifi *
Anchor ti può nel mondo render fitma:
Chei uiuej e lunga uita ancor affetta ^
Se inan\i tempo grava a fi noi chiama t
Cefi diffcl maeflro ; e quelli in fretta
CANTO XXXT»
man ^ìflefe e prejcl duca m'w^ iYauaOuiLfìeìfy'm'.mei figlile k
Ond'HercQÌe finti già grande flntta . f^rr^i «^^'o ^> # tuoi fratelli e teco inftei
m h c^ufUanatiy haureUon uinto . Lai
jual cofa ^ affermata la T.uc. nel cjuaYtù , orìHe lice favfY che ft creia . Mettine giù y oue Codi
fa , (juayto fiume infirncile , cme alfr^ue halUamo ietto , SErra la freUuYa , Striane , cOYne
uedremo , ilghiaccio, E NOW ten uen^a fchifv^ Ptr la Yagione che dira , lacjucl ^, che Dante lo
fuo anchoYa YfYr.uYieYare del fcruigio^ Onde dice^UOn ci fir ire a Tifo ne a Thifc, Quafi dica.
Guadagna tu (juejtQhligò da «ai ,jfeY che Q^ejìi , do p-, Vanfe , PVo daY di <]uel che ft hYcYT.a
juiy Intendendo, come dÌYa difetto, de la fama fua , lac^ual fuo YinouaY al mondo. Fero ti china,
E Non tOYceY^ h^rifv , E non torcer jfer disdegno la kcca\ lacjual chiama grifi fer fimiliiudine,
feYihe grlfh è' frofrio il muYYo dd pono . ANchor ti fuo nel mondo render fama, come difcfra
dicemmo, VeYche uiue, anchoY affetta lunga uita f grafìa iNan*^ temfo , Inan'^ a Ihora dei
pinata non lo chiama afe . Onde fare, che la morte, fer efpr uita, e non la uita feY efpY moYfe,
ft detta def derare , E di ^ui M. TuL Wefìra(j; dicitur uita , mors eft . T/V/o , fecondo Quid, rei
quarto fi{ figliuolo di Cioue e d'Redera figliuola d' AYcom.evio , ìl£jualTifi:)uo!endo firfir'^ a
lafona madre d'Afolline,fii da effo AfoUine con le fue fielte caccia-.o in Inf. Tifi, ciò è', Ti fio,
fecondo Quid, nel frimo e lue, nel (juinfo comhatte con glìaltri fici fratelli confY gli D^' , ma
fulminata da Cioue, e non foiendolo, fer le fue fmifitYate fir^ occidere, li Yiueyso a doffc il moni
(e Fjhna di Sicilia . COfi diffè ViYg, Detto chehhe \JÌYg, (juanto di ffra haWm:^ ueduto ,
Anteo diftefe infYettalemani e filoprefi Ohìde , no è , in ejuellnog:) nelcjuale ,UeYCole,fecon':.
do Lue »nel cjuaYto luttando fico , Sentì giagYanJe ftretta , Auengache di lui ultimcm.enfe rii
maneffe uincif:ire , Intendendo , che fer calarlo ^iu nel fo^^ , /o prefi nel trauerfo , oue jfYfi
fi ancoYa HeYcole ne la lutta , i'jual finti (juiui gYande fiYettada lui .
•-
Virgilio quando prender fi fintìo -, Sentìtofi Vìrg.e n^n uedutofi fYenleYt
D//]f a me\ ^atti in qua fi, chìo v prenda t d' Anteo fer hauerliuolto le ff alle ,chiai
Voi fice fi j che un fiifiìo 'eregU ^ io , I^cf«/. a fc, e frefdo in firma , che
CLual par a riguardar la Carifinda ^^7^ (^"^ '1'^^'' > fi'' ^«
Sottol chinato, quando un nuuol uaia H''' eraii!ordt<e ,ferche allraci
rr f 1 j 71. ' . . J ^ ciò Dante, Ef Anteo hauea di ma ahi
Soureffa fi , che della tncmro pendaj ^^^^.^^^ ^ moYalmentffgnii
ral parue Anteo a me ^,che fiaua a bada . ^^^^^^^^ ^ ^^^^^^^
Di uederh chinare t^e ju tal hora , ^^^^ ^ ^^^^^^ ^^.^^^^^^ ^^ff^ j •
Ch'i haurei uolut n per altra ftrada: Q^yi^yj, ^ ,\^, v/r^. lo fifunne ad alto ,
^ìa ìieuemente al findoj che diuora a do che non tocc^ijp la fiera . c^al
Lucìfero con Giuda ^ ci f^Oio : farà YìguaYdaYla Car fenda , laCarii
Ne ji chinato U fece dimora ; fenda ^ torre in Bologna , hoggi detta de
E come albero in naue fi leuo^ iagne[Io,la^ual pende molto firfe,eciuan
h faffano fcpra di (Quella nuuoli che cori
fino cantra lei piO fendere , far a quelli cheli fin fitto chella caggia . Quando aduncjue Anteo
ft chino feYpYenderli, payueaDanfe chejfc Anteo ne la medefmaJvYma caggejfi, E fit tal \.ora<
the fareUe uoìuto ire peY altra ftrada, per io dullio cheUelfenfi di YimaneYfYefi dal uifio, Mrf fiif
YOn lieuemete ffofatial findo da lui, VeYche medile laYagione YeffiédoJeggieYmete cifYofindia
mone la cognitione ii quello . llejual findo diuora lucifiro co Giuda, corre ne ìultimo cato uedre
m, NE fi chinatoli fice dimoYa,ma fileuo fu,cOmefufa dileuaY in naue un alfeYO di ijueIla,VeYi
che ueÌHtol kitio ejprlifitio Y0étia,ft Im ia limprefi no Htiéio Ufua malitia tYOuaY luogo.
K mi
INFERNO
CANTO XX5(IK
Sto huejjè te rim^aj^re e chiocce,
Come fi conuerrebhe al trììlo buco ,
Sofral qua! pontan tutte Ultre rocce ì
h prenderei di mìo concetto il fuco
Viu pienamente : ma perchio non Ihahboy
Kow fen'^a tema a dicer mi conduco x
Che non è imprefa di pigliar a gabbo
rcfcriuer fondo a tutto luniuerjo ;
da lingua^ che chimi mammana babbo
Nr/ frefcntf canto il fOfta fyafta ie U fri
ma, tfT in parie c/r la frc^nia ie le ijuat'^
fro sfire^ne lec^uAi iiuiie ijufflo nono tT
ultimò cerchio mia frima àa luì Ìof
maniafa Caina , finge di (rouar Mfffer
AÌhfrto Camifcion de Va^l^jilijual itiÌu'<
Cf a manifilìarli alcuni altri peccatori, che
rc^no f uniti ne la medefma sfira» la
feconda ietta ia lui Arìtenora y finge ii
(mar Mfjpr Bocta Ahhati, iniucenkU
ftmitmente
CANTO XXXIÙ , , . ,
Ua mte ionnt mttno il m:o uafi, f,milyr.,r,teamnifiHi akm dmi/n
^"5"^"^ ' ,. ^ , 7, tI. . ^ . cauri chermo con myUullmxmetfnio
Si ff,e dd fatto d in nonfta d.uerfo, (X/^po <f. W«,E </, ^«./?,
O foura mu mal cnm plebe ; ^ _ pr j,^ /,
Che Jlé nel luogo , onde ptfrW e duro ; '^f^^ ^ ^^^^ , ^(„jj,, . uaufMfot:
Me Jojle 0«te qui pecore , o %fcc , ^ ^^^^y ^,„^o «o«o er xWmo cr*
cL è- E ruh e rauche. Come f, ccuerreUe AL ir jlo luco. Al mtfcro C7 t.fHuefiro, Cof,ch,a,
manào cueRoPozlc.rijieao . cerchi che li fcrr^lìannoM<oJ'r'\<¥r^[°n,m.^r'- ^9]''''
Jfli Luei:iJLce,Sor. ielcfullfr.rreno me UUre cfe,Verch omne..ue te^ur
U cLu. IO r"r.erei fiufienméu il fuco iel mio cÌcetto,cio e- lo cfirmnet fu, c\.m.rr.eie ti
fcnfo ielmiofwetto,m[erche io niìho,nonfcn^ tem^ mi conluco . ixre.Venhe VFfcr.uerj^n
ioVeRriuerletUoorcuroamoluniuerfo,Uc'^imr'f^VAfil\^^^^^
co, vLeniofcriuer infirma ia ejfcr ia mo ìuniuerfc iniefc, NE <f. hngua che cham mmrn^
oÌabio,KeiafuUÌeficcdifinciu[li,cheferncfoUye)frimnh^^^^^^^^^
m.t^ in luoL a foire iaiio . MA Quelle donne, Hauenio hmofluto U J.ffi.uha de la c f.,
e u^lfdo uenifa la narratone di c,uella.in.oca laiuio de le mfMpe^a che f,a ,ale,delfi.o
are ni fta diuerfc e iifcrefate vMfitio.cio 'e, Va I fnia ma,eria,de la.ual rntede "<°>" trat
tare CHe do y,te,,.aliMufe,aiutaron chiuder Jhehe ad Anfone,Verche,Cofìm,colfiuoredef
mura di Thehe.Onde Stal.nel frimo EXfediam,feniluiq:ficjuar cjuo camme muru ìujjmt Amt
rhion Tirios accederemonu,. Et Hcrat.neherZc de le ode, Uercuri,nì,e dociìis mapfìro UcuM
Amfhion Utide! canendo. m de le Mufe dicemmo al principio del fecondo cam. \Juo! adunque il
foeta infirire,che fc le MufeP<ron fato cortefi ad Anfione,che al dolce fuono de la fua t^cefotc c^
Rruer le mura di Thei(,che molti fiu legiermete potrÌnofire,che egli, al fuono defuo, uerfi,fojja
flìrimer fi iene la materia delfuo conceUo,che da tutti uenga adeffr intefa . O Scura tutte mal
ILtaMe chiama pleie la moltitudine de traditori pojìi in c[uefÌo ultimo cerchio,ferche,ftconf
hMeh-latiuuiìieneratione de la città , Coft ciuefii traditori fono i fiu uilier ifm> ditutt,
Jaltri feccltori d, \uejio Inf n5 effendo al modo cf fiu uit^erofa er alomineuoledel tradirne
i Onde diceeircrfcfrafuUemaUreata,E cheffa nelluogo,Otide,cioe',Del^uale,eduro (7 aj}e
Sfarlare,coL 'difcfra ha dimojirato. Mefifte fiate ^ui PEcore,o :^ie,Vecore,o cafre^ co
«3 hauefn àratireJliaJferififhci,che uoi patite, corre uuol wfirire. Onde amora ilSakatore m
rM3xx;i./.r/i<Ìo JiG,«,/. Scariotto chel tradiua. Bonu erat et fi mofir/pt homo iSe.
^ - t ofcuroVlnf.fercheiuitphein^uelI»
Come noi fiamme giù nel po^ip ofcuro ^ fumfcono,frocedono da cieca ignorìiia.
Sotto i pie del gigmte affai fu hajjt , , , ,„agpor ofcurita , dawluiiio è
Er io ntiraua anchor a Ulto muro 5 maggiore , E perche neffin uitio è magi
Dicer udimmi ; Guardi , come pfft : gior detiradiméio,fero nelflndo di tjuei
fa fi. che tu non calchi con le fiantt /?o poz^,oue fcnopuniii e traditori,!- m»
le «ne de fratei mifiri Uff, t g^or ofcurita.EffMiide ^H-''^'^''
Ttrchio mi uolft e uidtmi dauant( tjuiui [otto i piedi d Anteo,aaff»puh f
i%o ^edUn Ugo ; che per gelo . f , «me dice , di cueh, E nguM.
' N F E R N O
muea il uetrojnon^ iacqua fembiante , ^nchora Vctnfe a Ufo muro M idrofoni
Ko« fÈce al corfe fuo fi grojjo udo
Di uerno la Dannoia in Auflencchj
Tslel Tarn la fitto il freddo cielo;
Cornerà quiuitchc fi Tabernicch
Vi fvjfc fu caduto, o Piett apana;
No« hauria pur da Iorio fitto cricch *
E come a gracidar f fa la rana
Col mufo fior de lacqua , quando fogna
Di Jpigolar fiuente la uiUana ;
Liuide in fin la, doue appar uer gogna
Eran lombre dolenti ne la ghiaccia
Mettendo i denti in nota di cicogna.
Ognuna in giù tenea uolta la faccia :
Da bocca il freddo , c da gliocchi il cor trifio
Tra !or tefimonian\a f procaccia^
io po^^ , fi liii liYf ai una de Imhrf,
(he (Juiui era uidna , che ^uariajjè come
faffaua, efàcejfe in mio, che no caUaffe
co piedi le tffe VE mi feri e Uff , ciò ^,
T>egìinflici affiiUifrctelli, ie cjuJi
pf3 di fetto ufdremo . Onde! poeta dice
efferftuoltm , ^hauerft ueduioinan7i
efctio i piedi un lago , Uguale, perche era
gelato, non hauea femtian'^ dacjna^ ^4
di uefro , E per dimoflrare guanto auffìo
ghiaaiofrlfcgroffcefirte gelato dice, che
LA Dannoia, Intefa per la riuiera ^
Vanutio , ÌN Aujìericch ,cio è', ìnAui
fìriafreddiffima parte de la Magnarne ft
ce di uerno SI groffc uelo, T to firte ojìct
colo er impediméto al fuo corfc <juàdo ag
JZ l r ' rnedefrnamhe^c^J.gelU fi- Uui
^fuocorfc c^^^^^^ Tatermcch^ifPmomctedela DaLfiafE PV.'Ll
#rno ffcjn Garf^gnananon Ictano da Lucca, uifi/fc caduto fu^non chefifi^e in alculZ e
Tanto uuoltnPrtre,cheraghtacctat, e graffe, e Come a graddar^^chein Jfìatrima ;f
r^ccator.^^^^^^^^ fitti nel ghiaccio da la tefia incori , corneranno le rate Li
tlyrt r^^"^ l^^n ojf^lfe uolte la uill.na fcgna DJ jfigolare , do è , Di ricorre nel
lTtlTT^^¥ ^'^^T'^-^^fi^^^^^F^ > ' erche Zi uolte Ihuom, fcgnalZe
Me ha^tto^o che ha inpenfero di uoler^r :/ di. Erano ^u.fle .nime, per lo'^eddojide
]''fi-^^>^^^^^fruerg.gna,ch^
Zt-r'"'' ; 'TL'; ^^"^^ cLgnIlvercle dUn'il] denS^^
ni ^"'"]' '.^'^ ''''^T ' "i"''^' ^'^''^ '^"^ P^'^^ W^r. del lecci .
tdtÙ^^^^^^
lete fXo M V"''^' '^!t ''^'^''''^'^ ^> compLdeedl
re f-j^r loro conuen.nte pena al delitto , Verche fi come chiìLfc d. carZuerfo dell l
èn:^^''^^^^ ''f A contra ducLfcr al
noftr.Juutpaller eretta efì de la^ueo uenanttum, lajueu: cctritus eft, CT nos Hieratifumus .
Quandio hebbt dintorno alquanto uifo
Volfmi a piedi e uidi due fi fretti y
Chel pel del capo Uucano infiemc mijlo
[t
C02
Et
n
D
Se
Veduto chel poeta heUe alcjudnfo infomà
^ (juefia prima sfira glift>iriti che f punii
in quella /ft guardo ttjfieii^ euije
Se'
Epe
cinij
4|
CANTO
Ditemi uolj che fi fìrin^ete i petti,
VifsìOjchi ftetdequei piegar t coUi\
E poi chebbcr U uift a me cretti ,
Qliocchi lor , cheran pria pur dentro molli ,
Gocciar fu per le lahra-^ el gtelo Hrinfi
Le lagrime tri ejfji, e rìfmolli^
Con legno legno j^ranga mai non cinfc
Forte cofi t onà\i , come due becchi
CoT^r infieme , tantira li uinfe ♦
Et un y che hauea perduti ambo glioreccVt
Ver la freddura , pur coluifo in gme
Dijfjc ; Verche cotanto in noi ti pecchi ì
Se uuoi fàper chi fon cotefìi due 9
La uaUe ^ onde Bìfmio fi dechina ,
DrZ padre loro Alberto j e di lor fùe*
Vun corpo ufcirote tutta la Caina
Vetrai cercare , e non trouerai ombra
Vegnapiu deffcr fitta in gelatina t
No« quella *^acuìfii rotto il petto e lombra
Con ejfo un colpo per le man d'hrtu :
No« focaccia i non qucfìi ^ che mingombra
Col capo fi j chio r^on ueggio oltre piu^
E fu nomato Sajfol majcaronix
Se nofco fe ^ ben fai homai chi fu x
E perche non mi metti in più fermoni^
Sappi 3 chio fui il Camìfcion de Va7p{i 5
It ajpctto Carlinjche mi fcagioni^
dur, te (efle le (fuali eidn^ ft fìrette ìun^
tow Ultra^ che hdueano e cafelli mijii CfT*
auuiìuffctti infime , A t^uali domando
chi efft erano, E (jnefìi due^jfer ueder chi
era ^ufHo che domandaua di loYO,fiegai
yo i £oDi uoliando uerfc di lui i uift, e cofi
uoltati, ^hocchi loro, che frima erano fUY
dentro moEi da le lagrime, gocciaron fu
jfer lelahra , tD' il gif lo ftrinfe le lagrime
tra le falfehre dfffi occhi , e rifcrrodi in
modo, che jfranga diftiro, 0 daliro,non
cinf(0IÌYÌnfe mai coft fcrfe legno con le f
gno, ONdei, Ver laciud cofa effì due jfiri
ti coZ<^YO a modo di due lecchi infeme,
(anta fu lira che li uinfe difcntirft in tal
fvrma ferrati gìiocchi . ET un che hauea,
M:>IÌYa , che nò hauendo (juefìi due rif^oi
fio a la fua domanda , fer la cagione de
hahhiamo ueduto, che unaltra mhra, lai
(jual era ^uiui uicina , hauea fer U
freddura perduto gliorecchi, hauendo ini
ufo la domada fatta daJfoeia a cjuei due,
domando lui ,fenhe guardando , egli fi
Jfecchiaua tanto in loro, e che fe uolea fèt^
fer chifilpro (^uei due , de eguali haueua
domandato, chela ualle, delac^ual Bifcn^
fio dechma efc(nde,fti d'AÌteriolor fai
dre ,edi /oyo do\o la morte di lui . Ah
hrto de gli Allerti dicano, che fii fi gnor e
de la uade di Talierona , ne lacjual nafe
e
Bifcntio fiume , che corre ^oi tra firen"^ e Vrato, e metfe in Arno fei miglia fcUo a Firen'^, e eh
hetie due figliuoli, Alfffarìdro t Neafolione tanto peruerfiffimi tiranni e di fefftma natura, che
tutti cjuelli, co ijualieffi confina nano ^ era ne ceffario che cedefjcr loroilfoffefjc de firn terreni
e cafc, 0 che da effi fi)jJlro morti , cornee a molti era di già auenuto , ma che non hauendo ultimaf
mente fiu con chi contendere, 'ignun dilorofenso di uoler dominar fclo, E cofi uenutifrima a fai
role efoi a fitti, fuc cifro lun laltro , Onde il foeta fìnge trouarli in (jueflo luogo coz^r anchof
infieme, comhaueano fitto in uita, e fno i due fratelli, de (lualifinfdi fcfra, ferche gìierano mi
Cini a fiedi, che lififfe detto, che guardajfe come faffaua e cet. Soggiunge lombra,che{fi ufcxron
dum corpo , fer ejfer mti duna medefima madre , A maggior confufione de la loro inhumamta ,
E che in tutta la Caina,che cofi chiama (juefia frima sfira da Caino che uccifi il fino fratello Abel,
nontroueraomlrafiu degna di fiarm gelatina, ciò h>,ln cjuefìo ghiaccio, ilcjual finge fimilea
omhra al petto . Cofìuì dicano che fu Moiife figliuolo d'Arfu di V>reti<^gna , nauai ejjmaop 7i>
hflUf:> dalpadre,fi mifc in aguato per occiderh, ma [coperto laguato, Mtuflri lui con la lama
nelpeuo, epafi'o perle reni, focaccia pi de Canciglieri ia Tifioia^K^occifunfuo barba, dalfial
INFERNO
hmicilio ndofuero te farti Bimhe e KfYe^che lungo uwfa tiff'ijpyo Thofcana^ 'cowe iiffiifai
mente tratta il Villani al xxx\'if\exxxsijf'Jel \ii/J'é,de la fua oferc. Non juefti^ che mintomi
Ira, Non ajìui , ilijualmoccufa cr imfeiifce , Sa/fil Mafchtronifii Tiorentino , occifi ftmili
mente un /ùo Urha . E Venie non mi metti in fin fcrm:im , Hauendo efufliomhra dftto de laU
tre, dice hra dife, e come fit IL Camifcion de Va^l^i , ciò e-, tAeffer Albero di Valdarno jiljual
éicam cheoccife a tradimento Mejpr Bertino fuo farente . Carlino fu de la medefma fimiglia^
il canale ^fecondo àe ferine ejfo Villani al Itf, del medefmo lil, ejpndo di parte Bianca , diede fey
tradimento a Neri Fiorentini il cafieOo di Viano di Tremane hauendone riceuuto groffa fmma di
moneta, Preuede aduntjuecojìui , chel tradimento di Carlino ha da e/pr maggior del fuo , il<juat
era flato contra i congiunti di fangue , onde era fojìo ne la prima sfira detta Caina , Ma cjuel di
Carlino fa che ha da efjer contra de la patria , e che andera dannato ne la sfera feconda detta Ani
fenora, de lacjual ne feguenti uerfU^dremo . £ per e^ueflo dice affettar che lo [cagioni, ciò è',che
lo liheri da linfimia confcguita per effo fuo tradimento delcjual era cagionato , "Perche fferd , mt
Ukol inferire^ che Carlino col fuo maggior delitto, dehla fkr domenticar il minor iiiM .
Vofcia utdio mille uì ft cagnaT^t Hotuendo trattato ìe traditori contmìm
'Patti per freddo; onde mi uìen ripreT^ , di f^tngue, che fono puniti ne la pri^,
E uerra femore de gelati gua7j{i ♦ maffrra detta Caina, hrauien a trattar
E mentre che andauamo in uer lo me^^, de traditori contrade la propria patria ,
Mqual ogni graue7j[a ft rauna , f'^"^ f^^^^^ '/^^^ P^^^^^
•Et io tremaua ne leterno rezzo % Anr^nom . E perche il tradir lapatria ^
Se uolerfii.o deflìno, o fbrtuna , fiH^^u^^^^^^
Nc« ^ ma pajfcggiando tra le tefìe tBf^y^^^^^^^
-, , /rf • *^*^f T 7 Jtt fieno puniti con fiu a n^ra pena che n!ìn
Jone percofjd pe nel uifi ad una f,, ^ ^ ^^^^^ ^^^^^
Viangendo mi f grido; Cerche mi pefìei mito fdaméte per lo freddo Jiuido, e cue^
Se tu non uieni a crefcer la uendetta fìiche mette medefmamente fìar con U
D| Monteapcrtì -, perche mi molefìe i tefìa fimi del ghiaccio, e col uolto chino
Et io ; Maejlro mio hor qui majpctta , come cjueUi, mofìra che Ihallino ringrin:
Si ch'io efca dun dubbio per coflu'it f^^fo e defvrme , (juaf comemofìacci di ca
Poi mi farai , quantunque uorrai j fretta* ^"^^ ^^^^ ^^^^^ ^^^^^^ MlC^cio
Lo duca flette t ^ io difft a colui y ^^f^^^^^ ^"^^^^'^ y ^4 f^^^f^
Che bejlemmiaua duramente anchora, f"'^^^ ' '"^ '^'^
CLualfe turche cefi rampogni altruH ""T"^ ^nchora ricordandomene , tmot
Hot tu chi fi ;che uai per l'Ante nova ^fp^^J'njo.Euerrafm^^^ mori
Percotendi^riipofi, altrui le L; ^^rom^^^^^
K'i rU C ■ ^£:rr ^ 7 il ^iueflo fiume. rercVe c^uaZ^i
5/ che fi umjbjft, troppo firal re ,f!^plffar fiume ,o tory ente%on ]ef
/L.vu^f ^ — loponte ,maperlacóua.Et aHhorftdhe
Ibom Uuer gu.zl.(o, ff^mlfim^ . gu^h e H^me.le miZm. m un lo U ,
f,W . "7' T""f"^' l^'^floS'l^'ofium^. *nLum, uerfcl cer.tro, Ahuaìr, mU M
CANTO XXXII*
ctanh fu le uflf, ffYCoJfi col fif firte ad um mi uifo, Uc^ual pdfìgenh ffy la fmftjJS, m f^ì''
% dicfrìh, VErche mi ffjle ^ Pmhe m hati e mohfti Sf tu ne uim a cYffcer la uenèttta di Mo«
tfaffYti t A le^jualifarde , parendo alpeta dhaufY già conofciufo chi era cofìui , per uolevfivefkt
ceno, frega ^ irg.ie lo uogìia af^emeAl<iuaìjvnfnatOy feria ragme già fiuuoUe detta, Dante
hmanda cju.llomlra, lacjual anchora fi dolea dilui, chi ella e. Ma ella non ri/fonde a tal doman
ia , anl^ domanda farcente eh e- lui , il<lu<xl ua fercofenh le gote altrui, cor)iefcfijJc uiuo,fef
V Mfnoya, Coft chiarr^ando (fuefla feconda sfira da Antenor che tradì Troia, E che fi fife uiuo.
lice, [^reVct fro^fo, fingendo d ella creda egli effcrmorto convella è , efqendo che irr.orti e kmi
he non hanno il tatto da foier percoter e toccar , comhanno i uiui .
Viuo fon IO e caro ejfer ti pwoff,
fu mid rijl^ojìaje dimandi fitm^
Chio metta il nome tuo tra laltrc note 5
E£ egli a me^y'Del contrario ho io brama:
Leuati quinci ; e non mi dar più lagna :
Che mal fai lufmgar per quefìa lama^
hUhor lo frefi per la cuticagna,
E difft^E conuerra che tu ti nomìy
O che capei qui fu non ti rimagna t
CwcJe^Ii a me*jVcrche tu mi difchiomi
Non ti diro chio fia moHreroltij
, Se mille fiate fui capo mi tomi *
Io hauea già i capelli in mano auolù ,
E tratti glienhauea più duna ciocca
Latrando lui co gliocchi giù raccolti 5
Quandunaltro gridi) Che hai tu ?>occaÌ
No/j ti hafìa fonar con U mafcetle,
Se tu non latri l qual diauol ti tocca l
ìiomai^^difsio , non uo, che più faueìle
Maluagio traditori che a la tua onta
lo porterò di te uere nouetle ♦
V^J uia,rijpof€*,e ciò che tu uuoì contai
lAa non tacer, fe tu di qua entro efchi,
Di queì.chehhe hor cofi la lingua pronta ì
E/ piange qui largento de Vrancefchiz
lo uidi ,potrai dir, quel da Vuera
La.doue ì peccatori Jlanno frefchi ^
Sejòlfi dimandato*. Altri chi ucra*j
Tu hai dal lato quel di Beccaria ,
Di cui figo Vimn\a la gorgiera.
Qianni del Soldanicr credo che fa
Viu la con GaneUone e Tribaldetto ,
Cfce aprì "Eaenzji , quando Ji dormia ♦
Rj^OM Jf Vante a ^uejìomlra , egli effer
uiuo, come diceua, e che lefuo ffJeT caro,
fe ella domanda e cerca ^ma, che gli metta
il nome fuo TRA laltre note, ciò è-. Tra
laltre omhe notate da lui in Inf, fer ri',
nouar lafrma loro al mondo , (juando di
Ìua farà tornato . Rifjonde lombra' , ella
auer hrama del contrario , feyche il trai
Cimento e uitio tanto enorme , chemffi.n
traditore uorrelle mai efpr nominato ne
conofciuto . Onde dice, iheglif della le',
uar di la , e cht non le dia nu lagna, ciò
è', liu noia efena di (jueBo eie Uhauei
ua data , e che fer fir chela fi nomi, egli
famallufingarPE cjuejìa lama,cioèy
Ter (jufjìa nona ultima ualle fron et:
tenìo diftr (juello fer lei, di che ella hraf
maual contrario . ALÌhor lo f refi fey
la cuticagna, Kon uolendofc lomhra nomi
tiare , Dante la frefc FE la cuticagna, ciò
è. Ver li cafelìi chefcano de la cotenna ^
0 uogliamola dir codega minacciandola
fe ella no fi nominaua e cet, 2t ella rijfon
dendo, come chiaramente affar nel ieflo.
Dante dice, che fer fir chella fi nomap,
le nhauea già tratti Vlu duna ciocca , ciò
è',Viu duna frefc. di cafelli latrando ella,
fer la fena, co gliocchi raccolti e uoltigiu.
Quando unaìtra omlra udendola in tal
firma latrare difp,Clie hai tu Bocca ecei»
Cofi mofìrando che la nominajp . Onde
ilfoeta hauedo intefc chi ella era, la lafo
fìar dicendo, che adontai dijfetioft.Q
forterelte fu nel mondo uere noueUe di
lei . Ma Bocca in fua uendetta , centra
(olui che Ihauea nominato, ri jfofi a vm
INFERNO
ffy degli dnhfli uU, e che mtaffe <Ji lui eh che udeua , ma W3« faceffe li ejUfUo che haueuaaU
Ikra hanui^ fi franta la Img a myninarlo , ilcjualpiangei^a cjuiui largente de Frartiefchi ^efu
^ufl Jc( DUera rimandone alcuni altri chetano in (Quella medeftma ffira , e cruciati de la medefii
ma pena, decjuali tuUiaffreffo uedrmo » MEjJer Bocca Aliati, Secondo che ferine il Villani al
/xxx. del fefìo hi, de la fiia opera fii in Firen'^e di ftttion Quelfii, E nel conflitto de la laUagha preff
fo a MonfeapertOy nel^ual, per opera di Farinata "^herti capo di parte chitellina, che aShora era
co glialtri fiiori ufciti di Firen'^ in Siena, fitron i Guelfi rotti,come dicemmo nel x.canfo, F/fcm
do flato cWYOtio da la contraria fèttione, fdccòffo a WÌ(fjcr Iacopo del Vacca de la famiglia de Pa^^
ilcjual poYtauct lofìeniardo,e taglioìlila mano in firma^ che lo fìenlardo andò fer tfrra,e fui
Yon tarlati a peZ^i f di (Quattromila Guelfi Fiorentini . tAf/pr Buofc da Cremona de ìa fai
miglia da Duera, Come fcriue il detto Villani al iiij, del \if, lih, deffa fua opera, Efpndo con glial
tri Ghiiellini a uiefar ilpaffo a Guido di Montefvrte , che conductua lefprcifo Fran^fi di Carla
Irùfci, mandato a Firen'^ dal Papa legato, Icjual uolle,per certo trattato, torlo/lato a Guefi e dar
ha Ghitellini^, ma effendo fcoperto ,fit prefo e decapitato , Onde dice , che Fiorenza lifcgcLA
gorgiera , do è', la gola che in Fran^fi ft dice gorgia . Giouanni Soldanieri ,fcconéol detto
Villani al xiiy, del fcuimo hk deffa fua opera, effendo in Firen'^e di grande autorità, e di fittione
ChiMlino, Volendo laparte fua tor il gouerno dfl popolo a Guelfi, Tradendo i fuoi,faccofìo aiefft
Guelfi, e ficefi di (\uel gouerno principe lui . GAnellone, Di Ga>io di fAagan'^ dicer^m nel
precedente canto, come fer tradiméto ordinato con Mayfilio di Spagna contra di Carlo Magno, fice
tagliar a peZ^ in Koncifualle gran 7vumero di chrfiiani con tutti i paladini di Francia infime
con Orlando loro duca e capitano . TRihaldello f i de Manfredi cittadino di Faen'^ , E fecm
do il preallegato autore al /xxx. delfcttimo lih, Pajfando Mfjfer Giouanni de Va gentilhom Frani
^fe in Romagna , per efpy di ijueùa flato f^tto Conte da Papa Martino (juarto , E gli una notte fer
tradimento gliaperfe una porta di (Quella città , Lacjualfi feneua perii Conte Guido da Moni
teftltro. Ma come il detto de Fa col fuo Fran'^fe effcnito fijp ultimamente rotto da effo
Conte a Forti, dicemmo di fcfra nel uigefimofcttimo canto.
No/ eraum partiti gta ia eTlo ,
Chio uidt due giacciati in una buca
Si, che lun capo a Ultro era capello:
E come il pan per fhme fi manduca ;
Co/i // fouran U denti a laltro pofe
La^cuelceruel [aggiunge con la nuca.
Non altrimenti Tideo fi rofe
Le tempie a Menalìppo per disdegno-
Che queifiiceual tefchio e Mire cofe ,
O tu ; che mojlri per fi beWal figno
Odio [cura colui , che tu ti mangi 5
T)ìmmH perche , difùo , per tal conuegno
Che fe tu a ragion di luì ti piangi y
Sapendo chi uoì fiete e la fua pecca
l^rano già (juefii iuf peti fartifi ia Mtfi
fir Bocca , (quando Dante uUe in c^wfia
medeftma feconda sfira due altre omlre
fofìf non fcpaYate come lalfre, ma in una
fiefja huca del ghiaccio , E luna teneud
capo fcpra ijuedo de laltra in ferma di cai
fello , e ijuel di fcpra fi mangiana <juel di
fiotto, come fi mangia il fan fer fime,e ro
deuali co denti la nucca, 0 uoglimola dir
collottola , ch!r la parte Ji dietro de la tei
fta , douel cerueUo fi congiunge unfce
con (juella , NOn altrimenti Tideo fi
rofè , Urla guerra di Thehetra Eieoc^e
e Polinice, che di fcpra nel xxvi. canto toc
cammOjTiieo fit in fèuor di Polinice e me
nalipp^ Jhelano infiuor d'Eteode^ E fei
CANTO XXXII*
Kel mencio fu fo anchr io te ne cangi 5 conilo chefcriue Stat^el yiij. h faTbh
Se quejìa , con chìo farlo non Jt ficca . ^^r] mj^././^o Tfi.o/ T, J.o oco^ ...
" ' ^ v edenh pi Tiieo la fìnta fifcY mortai
Ifjj fice recar il cafo M già morto Mena!iip,e cjufUo jfrr grarìdilf.ma irat rahhiafi ròfe co itr/,
ti, Coft dice, che ft Yoiea tofìui il iefchio di juello, cheta di fcUo al fuo con laltre cofe da effe tefchio
contenute . Vmar^Ja aduncjue Vante coflui ,the fi rodeua il cap de Litro fer ejual cagione
eoli piccia auejìo, e chi (ffi fono fromeUendo di remunerarlo cò liy\fkmia chegli priorira conlefie
uerefaro^t al feccator che rode , (juandop.ra tornato da la fa jffregrinationf, corr.euuol infrirey
fe egli di lui fpf^^^f ^ «^«o^f ^ ragione.e fc U lingua con la^ual farla non li manderà nel dire.
CANTO X3<XIIJ.
INFERNO C
La bocci fofleuo dal fiero pajìo
Ciuel peccator forbendola a capelli
Vel capo ) chegli hauea di retro guaito :
Poi comincio ; Tu uuoi chio rinouetli
Dijperato dolor ; chcl cor mi preme
Già pur penfindo pria chio ne jhuetlì ^
Ma fe le mie parole ejjèr den fkme
Chejrutti injhmia al peccator chio rodj j
Parlar e lagrimar uedrai ìnfime:
lo non fi chi tu fie , ne perche modo
Venuto fei qua giù ; ma Fiorentino
Mi fimhli ueramente , quandio todo ♦
Tu dei Caper ch'io fui Confi Vgolino^
E quejli è l'Arciuefcouo Ruggieri t
Hor ti diro per chio fin tal uidno ♦
Che per Uff etto de [noi ma pensieri
fidandomi di lui io fijfi prefi ,
E pofcia morto dir non e mejlierì^
Vero quel j che non puoi hauer intefi*
Ciò è y come la morte mia fit cruda ^
VdraijC fiperai^fe mha ojfefi^
ANTO xxxrir*
Kel prffcnfe canta il pefa fcguita neU
materia lajciata in fine M freceiente ,
e con fumane gran f arte in narrarle cirt
cunflaniie h la morte </.*/ Conte V^in^
e de fùoi fig!iu:ì!ì fur in feyfcna iejfi co;i
tej ìlijual era cfueUù , che in tal fine ieffo
f recedente canto , haUiamo ueduto che fi
roieual capo àunaltro ffccatore^chera
l'ArciuefcòuQ "Ruggieri , ferojperadeh
(juale.egH e/f fuoi figliuoli fitm cQn
dotti a crudfhffma morte . Tratta poi ie
la fer^ sfera ietta Tolomea ,neU(^u4
fone che fieno funid cjueDi , che fctto j^/}
fie di leniuolentia , hanno tradito i fari
loro henefittori ^ e tra cj^e/ti finge hauer
trouato lomhra dì Irate Amerigo indui
cendola a manififlarli cjueUa di Meffer
Branca d^Oria chera ne la ntedefma
sfera poco lontan da lui . ^ la
Bocca fclleiio dd fifro pafìo , sfpndoi fa
fio per fcfìfffc chiaro , narreremo Ihijìy,
ria difpcfdmentp recitata dal ViRani al
cXX, e fXxyy. del vy. liL de la fua opa
yK!T in tanto differente dal poeta , che
mette il Conte Vgolino efpre fiato frefo efktto morire con due pi.cioh fuoi figliuoli e tre vepoti,
f non con cjuattro fighuoli, come effe jfoeta pone . Nìacjuantunciue che luno e laltro autore ft/fe
nelmedefimo tempo deffo Contesa noi pace di creder a Vanfe^peycheji come uedremo,egli chiai
ma effifuoi figliuoli ciafcunoper lofuo proprio nome . Tu aduncjue effe Conte Vgolino , che il
poeta induce a riffonlerli a cjuanto in fine del precedente canto Ihauea domandato , de conti de la
Cerar defca, e tmto in Vifc.gran cittadino , per effeyfi colegato con V Ardue fcouo Ruggieri de gli
Vbaldini, ■ ^' f ..■ f - " -
tione nel '
e penfcndo — j„„ , n^yict ifu^/mu «i ^j^j/u offonen^oii, chegi ,
conpromiffme di refìituir le fue caftella a Fiorentini eT a Luccheft , E cofi concitatoli confra effo
popolo infeme con Gualandi Sifmondi , e lanfran chi principali famiglie di Vip , tfT immiche di
lui, perche erano ChiMine eiT egli Guelfò, li corfcro a gran fiiror a cafa , oue prefc lui e (juaUro
fuoi piccioli figliuoli, fiiron tutti incarcerati ne la torre, lacjualè fu lapia^'^a douefìauano gliam
nani, £ le chiauifimn poi di la ad a^uanti Rigettate in ^rno, a ciò che neffuno la poteffe più apri
re, tsr a prigioni fii negatol àio. Onde la torre da (juel tempo in ciua fii detta de lafime. il poe^,
ta adunaue narra in ferfcna del Conte, come moriron tutti dif^me , e le circunjìantie , leauali ne
lui nealtnpoteua fapert , ma fi cjuantopiu p il cafouerifmil e pietofo .
F^reue pertugio dentro da la muda^,
Laqual per me ha il titol de la fitme,
E in che conuien anchor chaltrui fi chiuda }
Mhauea moiìrato per lo fuo jòrame '
f^uda è" luogo doue ft mettono gliuccetli
a ratto, perche mutino le penne. Onde il
poeta chiama ijuefìo carcere muda per ftf
militudine^ lljual ft come difcpra dicem^,
wo, haue^
r-,
INFERNO CANTO XXXIH,
Più hme quand'tefèci il mal Jonnoy m , Uuta il dtol iehfim ftY ìui, de
Che del futuro fquarcìo il uehme .
QueTli ^areua a me macjlro e donno
Cacciando il luj^o e luj^ìcini al monte ,
Ver che i Vifin ueder Lucca non fonno^
Con cagne yfiagre , fìudiofe^ e conte
Gualandi con Sifmondi e con Lanjranchì
Shauea mejji dinan*^ da la fronte^
In spiccici corjo mi f arcano ilanchi
Lo padre eji^li*^e con lacute [cane
lAi parea lor ueder fènder li fianchi ♦
iifimeca fùoi figliuoli uera morto ient
fro, ET in che, E nf laijualmuia, COn
uien chf ft chiuda anchor altrui , Ver che
non era flata fitta fclmente jfer lui , ma
fer rrìdti altri , che fer lauenire cowmtti
terehbno (gualche delitto . imauea mo
ftrato j^er lo fiofirame già fiu lume^MOf
ftrachera laurora, e che (juel hytue e fici
dolo fertugio renieua alcjuanto di lume,
quando egliy che dormito non haueua ani
:h:>ra,/àdormentOy e farueli nel jcnno ue
dere l' Arciuffcouo infeme con le tyf fimi
glie di fcfra lette , e cori le magre ca^ne , intep feria fleh , cacciar un lup co lufkini al monte
po/?o ira Vtfa e Lucca, dftto il mor te San Gugliano, a le radici de^uale diueyfo Fifa fcno i lagni,
e Ifua laueduta di Lucca a P pni, ^ refendendo il Lup jferfeflfjfi , CiT i lumicini fer li figliuoli*
Qj fjìo mal fcnno dice , MI fcjuarciol uelame , Mi ruffe e toffe uia lìgnorantia , e dirr\cfirzr) mi
queh, che haueua uà effcr di noi, E fone Ihora de laurora, ferche ft come hahiiamo detto in altra
luogo , ifoeti e filofcfi uogliano , che a tal hora ft fofpi fognar il uero •
Mo/F/rf, che depaioft inan^i a la mattina,
e frìma chel giorno ftfp chiaro, fnft nd
fcnno fianger {figliuoli, e domandatHW
del fané. Volendo inferire, che effì jcgnai
uano medefmamente , comhaufua fitti
lui , la mifcria loro . Vmhe la mente
molte uolte frefeoa del male , come fuoì
efpr ancor del bene , Onde di fetta dii
ce, che ciajcuno duUitaua ferii fuofci
gno , e mafjìmamente affrefpndofi già
ihora , come dice , che fcleua efpr fori
tato loro il ciio . M<t pntendo egli chiai
uar lupio de Ihorrihil torre , fii del tutt
to chiaro di ciò che fer lo fogno Paua
in duUio, E cofi pn"^ co fa alcuna dire , guardo i figliuoli nel uifc , fer ueder p foteua comfren^
Jeyin loro, che del medefìmo efft ft fifpro aueduti •
Quando fui deflc inanTj la dimane^
pianger fknù jral jonno i miei figliuoli j
Cheran con meco ; e dimandar del fané ♦
Ben fèi crudel y fe tu già non ti duoli
Fenfàndo ciò, che al cor fanuntiauat
E fe non piangi ; di che pianger fuoli i
eia eran defli-^e Ihora fàppreffàua ,
Che! cibo ne fileua effcr addotto j
E per pio fogno ciafcun duhhitaua j
E( io finii chiauar lufcio di fitto
A Ihorrihile torre t ondio guardai
ìsel uifo a miei figUuci fin*\a fiir motto ♦
Io non piangeua^fi dentro impetrai t
Viangeuon eUi : Anfilmuccio mio
Diffc 5 Tu guardi fi Vadre : che hatl
Vero non lagrimai , ne rifpcfio
l'utto quei giorno j ne la notte appreffif
In fin che laltro Jil nel mondo ufcio^
Come un poco di ragio fi fu meffo
dolorofo carcere^ ^ io fcorfi
Non h' duUio, che il troffo fmifuyato doi
lor e fk che Ihuomo no fuc fianger e, come
ancora la troff a fmi furata aUegreTiX^, fii
che non fuo ridere , E de luno e de laltro
ii cjuefli du eftyemip ne legge efpmfi di
morte. Come a Koma di lulia moglie del
magno Vomfeio, lacjuale,come priue Vai
lerio al Hi/, del vi. Uh* uedendofi recar a
cafaU Urna uefta del marito macchiata
S
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Firenze.
Postillati 16
INFERNO
Ver quattro uìft il mìo ajpetto fìejjo J àifangue ielauittimAimòlaUyteìficnt
Aw6o U mani per dolor mi morft
E quei pcnfindo , chio il fijft per uogUa
Vi manicar , di fubito leuorft 5
E diffcr^y Vadre affai ci fa men doglia ^
Se tu mangi di noi : tu ne uefìijli
Q^uefìc mtjire carni e tu ne Jpoglia ♦
Q^uetami aUhor per non farli più trijlit
Lun di 3 e laltro flemmo tutti muti t
Ahi dura terra perche non taprifìi i
Vofcia che jùmmo al quarto di uenuti^
Caddo mi fi gitto difìefo a piedi
Dicendo ^ Vadre mio che non maiutii
Q,uiui morite come tu mi uediy
Vidio cader li tre ad uno ad uno
Trai quinto di el [e fio j ondio mi diedi
eia cieco a brancolar foura ciafcuno j
E due di li chiamai poi che fùr morti t
Vofcia più chel dolor potè il digiuno^
ficio , E gikdicanio Pompeio effere fidt^
occifo, flihifò cadde moYfa,E per CDntrarh
effmfÌQ recita Liu, dal cune danne , pie^
Romane y a lecjuali ejpndo fiìflmìete flati
referto la morte de figliuoli in battaglia.
Et hautndoli già pianti e fytio loro i dei
lififimerali, ^edédùfelipoi,fù:iYÌ dogni
loro ejfettatione, giunger inan'^ , of ti
quello in loro la fuiita e fmifurata alles
gre^^, chel molto dolore non hai^eapofu
to fare y perche di (jueUa cadderofiii/a^
mente morte. Ma (jueflo può auenirnffui
liti cr inopinati caft, come jueflichehA
hiamo ueduti^e f^etìalmente ne la donna ^
per effer di natura più fragile^ e yneno co»
ftderata ne le paffnnì che non è- Ihuom,
Ma de le cofe di che Ihuomo h anchor in',
certo, e che a poco a poco ne uien in cogni
fione del uero , come fjt (juefla del Conte
Vgolino.nó acade mai quefte fuhte mori
ii,ma fi Sene per liiga operai fione, Queflo
f ff. - .y, f t I ''y^^ji^'^^fpi'riuga operinone, (Yueflo
habbiamo deUoper rif^onier ai alcuni, i^iuali dicano.che fi poeta uolea mojìrare il dolor di coL
effereflato tanto fmifuratamente grande, come loft, e che ragioneuolmente è- da creder chefiffe
lo doueua far morir di dolor e non dtfime. A che /Aggiunge ancora,chel dolore fi dimoftro in lui
ntaggiore,hauendolofiUo fcprauiuer a figliuoli, per hauerfli ueduti ad uno ad un mancare, fcn^4
foter porger loro alcuno aiuto , laijual cofa a un padre e dmcrediiile dolore . Vinge adunale il
cafotdfopietofo e compaffìoneuole cjuanto può dimoflrando, come fteron cofifcn^a cibo tutti uili fin
<d cjuarto di, alcjual uenuti, Gaddo, ilminore de quattro fuoi figliuoli, gettando fcli a piedi , e doi
mandandoli aiuto, fi morì, e cofipoiglialtri tre tal cjuintoelfflo di. Et egli già /Suo cieco , perche
ielhuorno la prima parte a morire fono fcmpre gliocchi , effer uiuuto due di fcpra di loro, che
fin^4 cibo uenne a uiuer otto , e non fcUe di , come altri hanno detto , E noue fariano fecondo i cm
YOUi feftì , perche dicano , E tre, e non E due di li chiamai e cet.
Quando hehbe detto ciò , con gìioccht torti
Riprcfe il tefchio m fero co denti ^
Che furo a loffio^ come dun can fìtti ♦
hhi Vifi uituferio de le genti
De/ bel paefe la , doucl fi fina *
Voi che e uicini a te punir fon lenti :
Uouafi la Capraia e laGorgona,
E ficcian fiepe ad Arno in fu la fi>ce
Sijchcgli anneghi in te ogni perfona;
Che fel Conte VgoUno haucua uoce
Dhauer tradita te de le cSellai
Detto chel Conte heUe tjuanto halliarm
ueduto ,rifrefel tefchio de V Ardue feouo
co denti , iijuali fitron a loffi firti, come
quelli dun cane , E iluefla era conlegna
pena ad effo Arciuefcouo, cheglifafcefje di
fi, chi haueua fitto morir difime . aHx
Tif!i uituperio de le genti Del lei paefe U
doue fonai fi , ciò è , Vituperio d'Italia,
doue fi dice fi, (jueSo che ne la Magna di
cano io. In Francia oi , t!T in Grecia nf.
E' uermente uituperio dogni principe Ita
Imo a non efprfi connenuti a funir una
CANTO XXXIII,
No» doueì tui figlfuoi forre a tal croce ^ tanta inauliia cyulelfa , Aufrì^a^clefi
Innocenti frcca leta nouella cmf dkf, e moflra il villani , non fafsa
No«e//ct Tfccfcc Vgucc'tonc , el Brigata , ^^^^^ ^^^f ° > f"'' 'jf^lP^^^
E zMtri due , chel cmo [ufo avmtla . ^'^Ì'^'> t'' f^^^ /^f
. ferchf oltreai hauerffrdutolaltherfa,
. f «frt;^à zw «i^/fTrf /frtfi7« , p^y non foìft fcjjrir ilgiop^fcno in granàiffma fatte aniatì iijffrft
, fer !o monh . Poi ihe f uicini a te f unir fon lenti, tAOuaft la Capraia e la Cortona, Qu^efie fonti
ine ifclfUe in mare affai uicinf a la fice d'Arno , leniuali uuol che le fi moum di la oue fcno ,
ruenganftd mfUtr fu la ieUa fice y a ciò chel fimenonhahka tiCcìta in mare , e tanto rigonfi
. f crejca, chelacjua allaghi tutta la citid fer lajualfaffa, CT anneghi ogni ferfcna in (jueGa, Ver^,
. che. Se il Conte V golino HAueua uou e fkma , Volendo inftriye , che non era cofc certa fegli hai
ueua errato, o no. Ma pfto che doueffe creder a lafirr.a, e per (jUfUa lo doufffè f unire , von douea
fero funir efigliuQli,f jfetiaìmente . COn tal croce , ciò e. Coti tanto graue e crMfujffliào,
Affegnandore la ragione , lajual e , ferihe la loro noueEa età li ficeua innocenti . tiOkfP.a
ihehe, Cittci err.fia e crudele come fit ihele , ne lacjua^e i fuoi frimi findatorì fratelli , e nati de
fcminati denti di fruenti, fi- c cifro ira loro, E Ter.teojìì occifo da lan:adre e dal fcreUe di lei •
Athamante occife Learco fio figliuol^^ uìo conia madre. Et Io Jla moglie fnnego con lincer
iafuofigliuol fecondo . Lttocle e V'Jlinice f rateai fu cctfcro per cupidità di regrare e cet, Vguccio
re el Brigata f no glialtri due fuoi maggior figliuoli, hauendo difcpra detto de due mir ori , ciò
Qaddo KfT Anfcim.uciio, Onde dice ihel canto fufo gliappeUa, Ordina coft, Kouella ihdejttà no^
ueUa d'Vguccione e dfl brigata, e de glialtri duf chel ianto appella fife, lincea innocenti .
Ko/' f affammo oltre la , oue la gelata Vaffaron la la feconda a la ter'^ffra let
Ruuidamente unaltra gente fhfóa To/o7W« , oue Unirne ftanno non uoU
fion uoUa in oiu.ma tutta riuerfata. te in giù , come ne le due precedenti, y,.
Lo pianto jlelTo li pianger non lafaa^, ' rtuerf.te uolte tn/ù, e fifaate daì^
^■1711 ■ r r i- • *.«,4.^ chiaccio da la ficcia infuori, le lagni
E // dud, che troua mfughocchnntoppo, ^^j^i j/^^-^^ Ghiacciano prim^
Si uohe mentro a fitr crcfcer lamhafaat Minìfùoridel confauode gliocchi ,
Che le lacrime prime fanno groppo J lofmifurato freddo talmente, che non
E fi , come uiftere di crijìaUo , ^^no uia a laltre che uengon dopo per ufi
l^iempicn fcttol ciglio tutto il coppo ^ ^f^f tornando in dietro, finno ere fer
Zi auenga che fi , come dun caVo , i Amlafcia , do ^ , laffrtnno cfT il dof
Ter la freddura ciafcun fmimento lore,E ^uefto , perche aui ft punifcono
Ceffato haueffi del mio ufo flatlo^ quelli, che /etto fletie di bmuokntiahan
Cia mi varea'fentir alquanto uentoi m tradito i pari a fe . La^jualleriiuoleni
Vcrchio Maefiro mio ouefìo eh moue ì > maffmamente fdijf mula co gitoci
^- X • • chi , perche con stuelli fi dimo tra ne la
Ondigli a me ; Auocao fiw , doui f>io„e i^Jmo . il ficm ciun"u.,
D» co U fora hccho la r,j})ofr« ' , ^r^-^, f.gghUcda , non
Vergendo la cagwn , chel jioto fme , ^
dando uia le prime
lagrime ale feconde , E crefcie lamhfùa,
ftrche (fueUa fitta leniuolentià accYefcel fra dim enta , pero merita maggior punitione . Vii
fere infende per occhiali , E futìol coppo, per tuUoil concauo che- fcttol ciglio, oue fa hcihio .
ET auenga che fi, come lun cado, Dice in fcnf enfia, Et mora del mio mito fiffe per lofredh
INFERNO
alomfnm, eh n^^nfentiua ne frdk ne cMo, non altrdmnie eh ft ficcld ufi cdh eh
fer ffer carne mrta non [ente , Nondimeno, mi fatue fur fcniir altji^anto di uento, de laquaìc^fi
hehhi mmiratme, nófareniomi chi uenfo , ilqual nafce da uafori caldi e [cechi tirati in aliti Li
file, potejpfenetrar cjuiui mcino al centro. Fero damadai \firg,ehi effe uento muea,feduiui èra
/feto ogni uapre, come ragioneuolmefe donerà effcre.Onde Virg. mi dijfe, A Vaccio,cio ^, Tok
farai doue locchio.ueg^edo la cagione CHe fiouel fiato, do ^, cf:^ ffiral uento, TI fira/a liM^
di ciOy Tifira chiaro 'di cjuejìo che fu domadi e eh no fai. Verehe jfejfe uolte queh, che lintiuettiì
nò intédefer ragione U fin fo glie lo manififlaner la cagione, lagnai fara^come vedremo Ucifiro ^
E/ un de triflì de U fredda crojìd
Gridò a noi^O anime crudeli
*Tanto 5 che dato ue lultìma pofta^
Leuatemt dal uìfo i duri ucli ;
Si chic ijvghi il dolor , chèl cor mìmptgna^
Vn poco pria chel pianto fi raggeli ,
Verchio a lur^Se uuoi chio ti feucgnay
Dimmi chi fe;e sio non ti disbrigo y
iil fondo de la giaccia ir mi conuegna^
R//Jjo/è adunque^ lo fon Trate Alberigo:
lo fon quel de le frutta del mal orto ;
Che qui riprendo dattero per figo ♦
Paffando Dante ira giacciati, ma mt
ha lo frega che li leui il ghiaeeio daglioc
chi, fi^ egli promette di leuarglieh fitto pei
ita dandar al findo de la ghiaccia,m ai
ogni modo uoleua andare , ma cheli iica
frima chi ella è^. TAnto , che dato
Ikltimafòfta , Vinge che Frate Al ter igo,
intefiptr ejuefta omtra, crede fe , che rjfi
fiiffero anime dannate , come era lui, per
tradimento, E che ejfendo nouamente ue*,
nute cjmui^andajpro al luogo deputato a]
effiydoue eternalmente hauefpro daftare.
Onde dice. Tanto che dato uè LWltima
fofla , ciò è-, lultimo luogo la oue da la
' . a- . 1 1 n r T^'n^ 9 ^ > "-^^^1^^ tKooo la Que da la
ituinagiuPttia haufano al efferpofit . Irate Alberigo fù de Manfredi Sionm di Vaen-^^ eftetrt
frate gaudente Et efftndo in lue coglialtri fidati, come àefiderofi di/irli morire .finfcdt recm
aliar fi con ^luehy e fitta la pace, fice a tutti uno^lendido eonuito, in fine delquale, comandi che
uenijfiro le frutte , e cjuefto era figno dato a cjuelli , che li doueano occiiere , lauali entrati nel
(onuitoy occiftro di tuttol numero, chi Frate Alberigo hauea determinato eh morife . KJprendù
datteroperfigo Perch di ^luanto il dattero ^ più eccellente frutto delfico, di tanto, uuohnfirire,
ihra maggior la pena juiui la fua di Quella eh diede a fuoi conforti nel firli morire .
Oj dijfi lui:,hor fi tu anchor morto ì
Et egli a me ; Cornei mio corpo fìea
"Nel mondo fu , nuUa fcientia porto ^
Cotal uamaggio ha quefìa Holomea j
Che Jpcffe uolte lanima ci cade
Inan'^iUhe Atropos mojfa le dea^
E perche tu più uolentier mi rade
Le inuetriate lagrime dal uolto^
Uppi, che tofìo che lanima trade,
Come fÈccio 5 // corpo fuo glie tolto
Da un Dimonìo ) che pofàa ilgouerna
Mentre chel tempo fuo tutto fia uolto ,
ttla ruina in fi finita clfìerna :
E fi>rfi par anchor lo corpo fujg
f^drauigliaft Dante dhauer trouato Unii
ma di Frate Alberigo in Inf. fipendo hai
uerlo lafciato uiuo fu nel mondo ,ondeh
domanda figli ^ anchora morto, Rij^n
de Alberigo e dice , N^lla fdentia porto,
Neffuna cofa fi , come flia il mio corpo fu
nel mondo , ciò e^morto , 0 uiuo , come
uuol infirire . COtal uanfa ggio, Cofi
fitta prorogatiua ha (fuffia Tolomea, ch
ff fjp uolte lanima ci cade e cef. Wuol di
mofirare ehi traditor oltre a glialtri mali
ha (Juffio^eh lanima fua ua a le pene etef
ne de Vlnf inanl^ al tempo de la morte,
tr immediate chegli ha fatto il tradimeni
tOy efinge^ch un Demonio entra nel fu^
CANTO XXXIII.
De hmhn ; che ii qua dietro mi utrmx «rp, f b^iumif» «/ temfi cUi ln
E,r, è s!r ^Lu d'Oria ; e /o« più .„„i ' ''^
t?^r- • L • C r . L- r tanta, che no fi tenie mai, ehm che dop
iire, che Jet tale ofiinatme nel feccatù, Unìmd fta lannata, e che un Demonio , eie ^, tale cffii.
natione^puerni ilcoYfo in rwoio, chefareffcY huomouiuo, e nondimeno èpeffimoVemonic, E fi
come ijueUi che fono rifieni li feyfttta canta pnno iÌYe,t^oftra manfio eli in ccelis, infieme con
Afo/Jo/o, Miuo ego iam non ego ejuia uiuit in me ch/iflus , Cefi co/foro , neijuali e-fienfa ogni
carità, e fono opinati ne le miauHa, fojjino iWe, Koftra manfio e fi in fenis, ^t uiuo ego lamnon
ego aula uiuit in me JlMus. E di loro e' fiyìuo rjjalmi , Veniat morsfiijfer illos cr deferì dant nel s^l
\n inftynum uiuentes . F. l'Euangtlifia ne l'Ape dice , Scio enim ofeYa tua (juod nomen hahes
^uod uiUas er mortuus es . Tolomeo da Bolo huomofielerato, dalcjualfi nomina la pyf [ente ferf
Zi sfiya, fii, come fi Ugge nel fyimo ie Macahi, geneYO di Simone fcmmo faceydote , e fy^tellodt
Giuda Macateo e di hnatas . VefiideYando aduncjue Tolomeo di torre al fecero , huomo gwfiifpi
moeftYtiffimo, il fimmo ftcerdotio confidandofi ne fuoigrdn thefcri auuene, che Simone cn due
kioi figliuoli and'o in Hie co, kuelh . cfiituto Duca . Tolomeo lo ricevè- honorat ff.rrarr.en^
if, e Lo uno Iflendido coniato , f^ce occider HfccfYO co figliuoli e tuUi glialtri cherano uenuti [ci
<0 . MYom'ilcondo i poeti, ^ cjueUa de le tre PaYche, che tYonca lo fime fitgni ficaio per la uua
humana, onde dice , ìnan'^ che AtYOfomoYte le dea . lAa de le Varche Ireuemenfe diremo nel
XXi del Purg. Mfjfir Branca fit Genouefi de lafimiglia de d'Oria , e genero di Meffir ^ncht^
'fmore di lopodoro di Sardxgna, delaualfi fice meniione dì fcfra nel xxy. canto , E per torli la
fwioYia, inuPo a definaY il fecero , poi lo fice a tradimento occidfYe . Onde il poeta fin^e in peri
fina r Alberigo, che fiullto fistio il ir^dimento , lanima fiuafiffi tirata a l'inj. e che giapiu ^nni
erano paffati , cheSa fii c^uiui cofi richiufia in jud ghiaccio,
IO credo,d,ff,iui,cy tu .incanni' z::t:ii::±:i:5^
Che Branca d Or.a non mar. unquancoì /^.^^ ^J^.^^
E mya e he e dorme e uejie fann,, - J^.J,, ,,,,,, . e.*
Nr/ fijfo fu , d.fse, , d, male branche ^,„jìrmLe ii <^u.nt. ejì.,, di fqra
La , doue bolle la tenace pece , j^^^ j-^^^ ^^^y^ ■^„i,\,(^ » iradimm
Non era giunto anchra Michel 'panche ; ^ ^ „ ^;^„,o amhara fu nel
Che qufp lafcio il diauolo in fua uece j^fp, di mdf hamhf , do è-. Ve DerrM
Nrf corpo fuo,e dun fuo projfmano , «/^ che male hramhe hanno ,fojìi<t U cu
Chel tradimento infume con lui fece . fioiia JeU tjuintaloì^ia iflfufemrt cev
Ma difìendi hogvmai in qua la mano ; ihio,U iaue la tenace feceklle, che M>pr
Aprimi gnocchi: & io non glie ne aperft : Brama lafso infuojm^ unWuolnd
E cortei fi. lui ejfer uMant, f"^ ^-^ffj" ^ 'TJm
J no, che fice ficco il tradmenio,U(\ualdii
(ano, che fii unfiuonepote. Ande adunque a Vlnf. di taniopiu topo il traditor uiuo del harauiey
morto, di cium ^ più graue peccato il tradimeto de la hraUaria, che fi funifce di fcfra ne loiiauù
cerchio, e di cjuedo ne la deUa cjuinfa holgia fitto effi tenace fece, come uedemo nel deUoxxy.
canto, e doue in perficna del Nauarrefi faYlando di cjuetli cheYano cruciati fitto deffhpece,t!; injfe
tialita di FYate Gomita dice, wfi con effe donno mhel lanche di logodoro e cet. ^^^7'";'
higimai in ^ua U mm, Ri^m^ Mmmétt Merico, che Dante gUoffimi lafrme\\a Aairm
INTERNO CANTO XXXIII*
gìiouU y Ud egli dice non UufYglieli aferti , Perche fayia flato m offorft a la Huind gikfiifU,
Et ffpre flafa corlefta Ifjfer a lui uiHaw) . A darne ad intendere , chf a fimili fceUrati traditi^
ri non fi de offeruay fide , quella che m«i «o« ft trom in /oro .
AW Genoueft huomini diuerft
Dogn't cofìume , e pìen degni magagna •
Perche non Jtete uoi del mondo jperfi:
Che col peggiore Jpirto di Romagna
^roua'f un tal d'i uoi; che perfua o]^ra
In anima in Cocito già ft bagna ,
Et in corpo par uiuo anchor di fopra^
In/ùrge il poeta contra i Qen^ueft^ it^uali
ageudmente li]peydonaràno,hauedo fitto
ilftmile contra de la profria patria , dotte
fYffe licentia di pter dive Ji tutte Ultre.
evie' ed peggiore fl^irto di Romagna, m
magnuoli , comuneméte fono tenuti feffjf
mi di tutte le nationi. Adùcjue^fe Branca
era col peggiore jfirito chefiffl tu Ro/Wir
gnudifcguitay che egli fcjp tanto uitiofo, che unaltro più il lui non [e ne poteffe trouare .
INFERNO CANTO XXXIHI.
Vexih rm procleunt infimi Twtt« il fofto tiA frtfcnit uhim
Verfo di noi t però dinon'^ mira , i' f"""', 'r' """L^
Dil/fl maefiro mio 'Je tul d.rarni, ' "'Hff'!" -^7
Come quanduna grolfa nehhm j^na , [yr^.^fl^^irUfori d^oi^rtefittori.
O quando IhmiJ^em nojìro dnnom , ^ ^^^^ ^^/^ j;,
P^<r da lungi un muhn , chel uento gira J dffcrmrido Ufua jìatura e firmai , e
Veder mi farue un tal dificio allhottax tmeiacgni kccade lefue ire diuerfc
Poi per lo uento mi rijlrinfi retro fi^cce ^lirmfea ctì denti un feccatorey^t
Al duca mio ^ che non uera altra grotta ♦ ultimamente, come jferlo io/fc di lucift^^
Qia era (c con faura il metto in metro ) YOjfaffatochehionoil centro chera nel me
Laxdoue lombre tutte eran couerte ; ^ di l^Jaliron f^er un fccreto e nafcofto
E tranfbarean , come fèjluca in uetro , camino a U fiferficie de la terra de Uh
Mire fon a giacer , altre Sfanno erte , ^'^^ffi^' ^ '^"^'^'J Pf :
Cluina col capone quella con le piante^. T/''' r<^^' r^'^T'/"^//.
, ^ K • 1- ■ Re Ceno parole chel poeta fiyi£e fjlcrli Itate
Altra, comarco.d uolto a pedi muerte . ^ le aì di luc:firo
uentiUare . Leijuaìi in fententta dicano , le infcgne (co/i chiamando ejp ale) del re de l'ìfifir^.
no affarifcano uerfo di woi> fero mira fé tul difcerni e uedi, Et è Inno chela chiefa canta in lode
de la fanti croce . COme cjuanduna graffa nehiia jfira , VarueaDante , uedufo leale di lue.
uentiHare, che fc/fero a fmilitudine dun mulino a uento, quando ne lafilfa nettiamo che fi fi noi^.
le, fi uede da lonian girare, E fer lo uento cheffe ale nel Utter ficeuano, non effcndoui altra groti
fa, cauerna, o jfelonca, oue pferfi da (juel riparare , ft rijlrinfe dietro a Virg. Verche uolendù
iifinderfi da lo fìimolo ^ empito del uitio, che procede dal dator di tutti i mali , non uè- altro ri',
medio chefkrfi feudo de la ragione , perche fcn'^ laiufo di cfueUa, ilfcnfo da fi non potreUe refiiftei
ye . GJa era ( e con paura il metio in metro ) Era già il poeta uenuto a la judrta t!r ultima
sfera, ne lacjualpone che dentro, e tutte coperte dal ghiaccio, fieno punite lanime di juetli,che han
no tradito i loro lenefàuori, XJ ufito la ingratitudine, peccato grauiffmo, e che olire a tutti gliah
tri difbiace a Vio, E perche poffano hauer peccato contra (juaftro conditioni di perfcne, pero li pone
defilano dentro al ghiaccio, e tranjf arino di fimi, comefireUe una fifluca che fijfe dentro ad
un uetro, in (juattro diuerfi modi, de ^uali hauendo a tratiare dice, che lo mette in metro, ciò e,
che h fcriue con paura, tanta horrenda e jfauenteuo! cofa uuol infirire chegli ha dafiriuere. Vice
adunque, che alcune di cfuefie anime finopofìe dentro ad effe ghiaccio a giacere, lequali intende
per quelli che hanno tradito e fino fiati ingrati contra ifuoi lenefùuori di grado pari a fi. Altre
STanno erte , ciò è-. Stanno dritte qVeOa col capo ,e quella con le piante , cto e. Qual con la
tejìa, e qual co piedi uolti in fu, E per quSe chefìanno dritte cw la teff a in fu, intende di queUt
che hanno tradito, e fino flati ingrati cetra ifuoi lenefiuori digrado maggior al fio, E per queUe
che fìanno dritte co piediin fu , per queUi che hanno tradito e fono fiati ingrati cantra ifuoi bei
nefi^ttori digrado minore . A Etra inuerte , alcuna altra uoUa al contrario il uolto a piedi , come
fi larco le duefue parti efireme, E quefti intende per quelli che hanno tradito, e fino fiati ingrati
contra i fuoi henffiuori di grado e maggiore minor iel fuo .
Quando noi fummo fatti tanto auante , q«««Io noi fummo proceduti tanto 'man
Che al mio maejìro piacque di mortrarml :g per quefia quarta sfira , che a \iri
La creatura , chehhe il bel fmhiante j gtlio piacque di mojìrarmi [^f ^^^^^^^^^
l^inan^ mi fi tolfi ^ e fé reflarmi ^ ^reat, la D:o dinc^re\.nfiUe Ul
INFERNO
tcco vite , dicendo , & ecco il loco , U^"^, MI ft tùlfc iinan^ , feyclìe fma,
Oue conukn che dì jòrtCTp^ tarmi ♦ ffr lo uentò , meglifta pflo éifiro, E fi
Conilo diuenni aUhor gelato e fioco , rrflami dicendo , em Dite , co// de$
KoZ dimandar lettor^ chio non lo fcriuo^ nominando Lmfiro, Perche Vitj^da U
ÌPerh che 09ni parlar farebbe poco, f\> HettoPlutone fecondo i poeti dìo
f - ■ r - . • de l Inf, ET ecco il loco . oue conuifn
lo non morij e non rimaft uiuox t . - i- r -v « >
-n r -L ' ' r -L l r che tarmi dt fvrte^^ , Perche in ^i^
Venia hooomai per teJe hai fiordmpeono. c^j^^n j v • • ^ ,
1 ■ 1- j 11 . <S 6 ? jtnderjt da olialtn minor uittì plifya
Q^ual IO diuenm duno e daltro priuo . p^,^ ^^^^jj^J^ ^^jp^ coftanteefiri Da
uendofe hora difinder da la /ùperhia rat
dice di tutti (juellij ftgniflcafa fey lucifero, gliera ancora neceffario armarfi di molto mamor
firte:^:'^ . dueflo medffimo finge Virg. nel fcfto che dica la SihiBa ad Enea , hJunc animit
opus Aenett , nunc jf ecfore firmo . COmio diuenni , Dr/^^ il parlar ad il lettore dimoftmi
io , come nel primo ajfetto uedendo Lucifiro egli diuenne,per Io Jfauenfo , che da Ihorrihil frei
fcntia di quello li nacque , tanto gelato , e per lo gif h /fioco , cheauolerh ej^rimere farelie
foco ognifciolto parlare , non che egli hpoffa in cjuefte coìlegate cr oUigate rime fjhrimere , co^,
me uu J mfirire , Onde dice, che non glie lo deUa domandare. Nondimeno , auanfo ^ poffti
Ule a lui ejfrimendoìo dice , che del timore egli non morì , e non rimafe uiuo, che par effcr coni
trarieta , Ma chefcgli hafior^ dingegno , delbaperft jìejfo hora penfare ijual diuenne , efm
dopriuo D VwD e daltro , ciò è-. Di ulta e di morte . Di uifa , rijf^ttto al corpo , fffendofi tari
tifi infuperfide da ciueUo , per lo troppo timore , / uitali giriti , che Jfetialmente jìanm nelfm
gue , e ritiratifi al cuore ,fedia de lanima , in foccorfo di cjuella . Di morte , ri/hetto ad ek
anima , che pr il confitto de/ft uitali Jfiriti rimafe in lui . Adunque , finche in noi nonfta
^uel fior dingegno che il poeta uuol dire , nondimeno diremo , chegli , del pauento e terrore
uenne , come crediamo che uo^ia infirire , ejfiingue , e primo di tutti i fcnfimenti , Auem
ga che lanima, per la detta ragione , non fi diuideffe dal cuore ,Ecoft, auanto al corpo,
uenne ad ejfcr priuo di ulta , E (guanto a lanima priuo di morte .
Lo imperador del dolorofo re^no Ne U defriuione Si tutto l'inf dimoi
D<i we^ // petto ufciafùor de la ghiaccia: grammo, come da <jufPi fci primi fcguent
E più con un gigante io mi conuegno^ ■ tiuerf fi traheua lalte^'^di lucifiro,
Che i giganti non fitn con le fue braccia: fdaluilagrddez^dognunadelec^uati
Vedi hoggmai quanto ejfcr de quel tutto y ffirenekcjuali è' di/finto ilfindi di
Che a cofi fiitta parte fi confitccia, ^ueftopoz'^ ,e da c^uefiolordine de glial
S'ei fiifiheU comegli e hora brutto ' ^ '^'f^f' '
E coma il fiio fattore al^h le ciglia x ' ^^rnonifcno hruttiefc^^^ come il uuh
* " p»'* v
fYsj . ^ ^^^^ ^IP^^^ ffY gyatiii fiato creato da
Dio a poffeder la filiàta del fmmo deh , e che per la fua fuperhia tfT ingratitudine meruo di
minar al centro de la ferra , oue 'e poflo in fcmma mifiria , che fu il tranffinrfi da luno a lak
frode due e Irmi , Cofi effcndo fiato creato da lui oltre a tutte laltre creature di fmgular heU
' ' ^irtu che teneua dal fuo creatore , fotea proceder o^ni gaudio,
allegre^la , e gto:a Cofi dofo il fuo precare , ^ cofà conueniente che diuemjfe oltre adornali
fra creatura hruttiffìm , e che da lui proceda ogni pianto , angofcia , . noia , che de le dufpro'.
frieta chefimn iti Ihi medefmmente fono gliefirmi •
Attriluifct
CANTO
O quanto furue a me gran tnarauìglìaj
Quando utdi tre ficee a la fua tefìu :
Luna dinanzi* e quella era ucrmì^ìat
Laìtre eran due , che fàggt^^Z'^^^^ ^ quefla
Sourejjo il m'^ di ciafcund jpatla^^
E ji giungcanq al luogo de la creHa:
E la dejlra ^arca tra bianca e gialla t
La fmifira a ueder era taUqudì
Vengon di la^ouel N//o fauuaUa^
lotto ciafcuna u[ciuan due grandi ali^
Quanto fi conuenia a tanto uccello t
Vele di mar non uidio mai cctali ^
NcM hauean ^enne ; ma di uifìjìrcUo
Era lor modo i e qucUe fuolaT^aua
Si j che tre uenti fi mouean da elio ♦
Quindi Cocito tutto faggeìauat
Con [à occhi pìangeuajc ^cr tre menti
Gocciaual pianto e fanguincfa haua^
Va ogni bocca dircmpea co denti
Vn peccator a guìfa dì maciulla j
Si che tre ne ficea cofi dolenti^
A quél dinan\i il morder era nuUa
Verjo il graffiar che tal uolta la fchiena
BJmanea de la pelle tutta hrulla ♦
xxxriir/
Attrihuifce a Lue. ire fkat li ìiuerfi cùi
/ori/ fingflo cYfjìuiù.A ^(ju^l LTefìa^flfe
ti( fèccf]aggiu)ìg:ìno, A dimoflrarfy che
auantunc^uf om jfacsito ncfca da fi,jfeYi
iia ititefd fer la ere fiacche tre Jfetialmeni
te fcno (juelli , chf nf fartiafam ifiuH
tutti gUaltYÌ . Dfijuali il f rima fte-lU
fa , [acquai pgr^ifi<i f^<^<'i<^ ufrrr.U
glia, Onde y corre frincif al de tre,U
fon diTìanl^, t di color utrmigìia, do è-,
roffa , A dinotare laccenfìone tr alterai
iione del [angue ne {iracondo . lafaQni
^a pfta fcfra la dfjìrajfalla era ira hian
ca e gialla, ciò e^, liuida e [morta, fgnU
fiata feria inuidia, e non fer lauaritia
come altri hanno detto . lacjual inuidia,
fi come lira accende e fa rilolliril [cinguf,
coft cjufjìa lo [crhee fidilo intefidire ,
Verihe linuido fmfre /} confuma e rodf
dentro . la ter^ che rifjonde [fra df
la fmipra Jfalla dice, che era del color di
quelli , che uengon di la, OVepuualla,
ciò è yOue cade gin nelaualle il Nilo .
Perche (^uefÌ2 fiume corre fer la Eiiofia,
e dalfiffmo moKfe cade ne l'Egitto.
De lacjual F.H:)fia uengon glihuorr.ini ne
ri , Adunche cjuefta fer'^a faccia era di
color nero, che pgnifica laccidia , lacjual nafce da humor malinconico, che fi Ihuom.o frifto, dofcui
ri e maifenfieri, oftinato ^ indurato nel male , ne mai fer accidente ahuno f rallegra, ne raf,
fcrena la fàccia . \fcìuano fcUo cicffcuna di cjufjìe (re facce due ale de la grande^^ , CHf a tanfo
uccello f conueniua , ciò ^, che a la ftaturadt/fo Luciftro erano conuenitnti ( frofortionate af,
jtrmank,non hauer mai ueduto V Eie di mare, cioè. Vele adalcun legnoinmare fmili a
quelle , leijuali non haueano fenKf ,ma erano a modo DJ uifi/ìrello , (juello che altramente
domandiamo ueffertedo , fmhe comincia a uoW la [era , tST altram.ente muoia , E cjUfUefuo^.
la^'^uain tal ferma QWe da eh , ci:^e , che da ejfcLucifiro fer tale fuolla:^^re , f moueai
ro tre uenti di modo freddi , che Cocifo quarto fiume infernale, de quali dicemmo nel mij, cani
to , quiui in quelfoZ^ [cggeìaUa tutto . Vicngeua fer [ci occhi , fenhe tre erano le ficee , e fer
la medeftma ragione , fer tre menti gocciaua :l fianfo, ciò e-, le lagrime , E Sanguino^ laua,
rerche da ogni hcca diromf ea co denti un feccatùre A Oui[a di maciulla , A m>odo di quello fìrtr.
mento , colcfual fi diromfe il Uno G7 il canafe , che maciulla , e^r altramente gramoU fi doi
manéa,Ecofi fer tre tocche ne ficeua dolenti fre,Maaquel dinan'^ era nulla iì mordere
\JErColcioe,Kif^eUo al graffiare ,Verche graffiando , la fchiena , fer tali graffiature, rimai
nea 'taluolta T^Ualrulla , Tutta fcoffa e nuda de la felle .
Q^uehnima la fi , che ha maggior pena
Vijfil maejlro , e Giuda ^cariotto j
D'mjlra Virg.chequeflo feccatòr che
tifciua fer la houa de la ficaia iinan"^ H
maggior jffna glialiri (ii<f,f(ycheilfio
ffccato fUfcn^ ccfaratione anchor magi
gioYe. Imf eroiche [e glialtri iuetYadmn
Cefare ImfeYstioY tfYYem.egli hauea ìya
Itt^lhumanita di chr.fio figlino! éi D/a
lyrtffrahY del cielo e di tutto lumueyfc^
Et eya pojh co la fefla denfYO da la hcca^
INFERNO
Chel capo U dentro , e fior le gambe mena^ Ludf.era Giuda Scstriofto, ilijualpne in
De glialtri due , che hanno il cai^o ài fitto , -''^''-"* ^' ' '
Q^uei^che pende dal nero ceffo e Bruto t
Vedi 5 come ft fior ce ,e non fa motto:
E laltro e Cajfio , che par ft membruto ♦
Ma la notte rifurge , ^ horamaì
E da partir , che tutto hauem ueduto »
f di fuori, feria pam, mf natia It^dmit. Clialtn Jue Jicf , che haufanul capo che feninii
fitto e fuori ie la hcca, e ijuella che peniea ial nera ceffi era Bruta , laltn era Ca^>o,ilaua\fai
reiiaft memirulo,firche àkanaefjireftaiomdlacamfrejfoegranieéifltlura. Hemiefìmiét
ra m dire, carne ijuefìi iue fi,rm capi de la can^iura cantra Ji Cefare, e carne poi,ferpguifati la
OttauUna, fùrania lui canlotti a diffnala marte, perche tale hiffaria è- naiiffma fer aueBa che
nejcriue e Suemia e Plutarco . Ne giudica incanuenienle, carne altri finna, chel poeta limo*
mftmifera luogo, perche dato che lanimo laro fiffe di uder liherar Rom<t da la fauit^ Ji Cefare,
e ridurla ne la liberta diprima, vaueano nandimena canfiderare,fe cjueflo era riufciU'.e ,e fct^t
glienkla a Cefare , era per peggiorare , come fice , e non megliarar di conditione . la tonferò
adunijue non al tiranno, come Ree il primo Bruta, Ma ueramente aduna,che ter pandezZi e ma
gnanimta damma nan paté- fcff^ire ieffer in ^jueUa infiriare a chi non hauea cagione in farle ali
^( cum ihauer acfdere,vr acalui, del^lfiuuolte non manc'o di tentar lanima jel fio auerfario,
chejcco infume depaneffe larme , e tornafft a uiuer ciuilmente ne la comune patria . Non liierai
ran c^iar la patria per occider Cefare, Ma la dieron in preda a tre harrendi mofiri che lunaamenf
le lafMcro con agni Jj^etie di crudeltà . Non accifcra cojioro un SiSa , un Nerone , un Mario,
Ma lajflendordel nome Temano , che di clementia e magnanimità fufer'o tutti olialtri princifi
chefi^ran man-^ e dopa lui . Occifcro colui , nelcfu.l difficilmenti fipua difcernere in che fifft
fiu nceUente, o ne le armi, o ne lettere, ancora che più di cinquanta ualte a latlaolia ordinala fi
caniuceffecìuafifimfre iifir-^ infiriore a linimica, e che di tutte „e rifarlafe oloriofffma uittoi
ria. Occifcro colui, fmlimperiadelfcale in diuerfe iattaglie fùron marti Più dun milione Je
mmtcì al popola Homana. Occifcra colui, che tanta noiiliffimmente fu dotato da la natura Jo<>m
ecceUenlif/ma uulu danimo , che non fclamente una Rom* , ma tuttol mondo non era capace di
lui. Occfcra ultimamente colui , la cui marte c^uanto dijliaceffe ancor al Cielo , ne jìron fide
malti gran,proJ,g, cfegni,che inanl^ e dopa (Quella apfarfcrofer mal monda, oltre che tutti ifuoi
epercu/fcn e congiurali coniuffe ad inflìice e mifcratil fine . Leituali cafi ottimamente lai poeta
tanl,derateinlu,,ueggiamo di [opra hauerlo foflo non Ira tiranni ne la riuiera delfangue. Ma nel
frimo cerchio dentro al nohile cafìeh trafimof, e naUli Troiani da .uali egli era difcffo . Aduni
p f, carne ragioneuolmente il poeta ha finto Giuda ne la iacea dinanzi di LucifL, e con la tei
jra aentra di JueUafer hauer tradito lattimo e maffma \mf eradar del Cielo , Cafi è canuenitnie
(nep„ga cojlara, che haueano tradita t& accfc lattima ìmferador de la terra, ne Utre due hccht
Zu Ar' " 'V'fi'^ri, fer la ragione fofradetta. MA la natte rifurge. Simile a la SiliBa
llfr!'^'] 'a'' ^"'"'>^''fl'»da ducimu, haraf. Hic lacut efìpartei, uhi fi uia finiitin
*nwa.' Quando .juelì, poeti entraran in camino, ue demmo che al principia dei ficcòda canto Vante
r 'l a '"«0 Vmf- fi- ambrata,
loraper la cagmione del tutto,peri iUe.che tutta haueano ulto, B ,he haggiLi e u
ri
LO
Voi
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il
fé,
le 1(111
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h
CANTO
Cerne <t luì piacque /il coHo gUau 'mchki:
Et ei prefi di tempo ^ e luogo poflcx
E quando Ule furo aperte afja't^
appìglio ale ueìlute cofle :
Di uello in uello giù difcefe pofàa
*Tral fólto pelo j e le gelate crofle ♦
Quando noi fummo la^doue la copia
Si uolge apunto in fui grojjo de lanche j
Lo duca con fntica e con angoscia
Voi/è la tefìa ouegh hauea le "^nche ;
Et iiggrappojft al pel , comhuom che fale
Si ; che in Infimo io credca tornar anche ♦
Atticnti ben ; che per cotali fcakj
Viffcl maeTlro , an'^ndo , comhuom lajfo ,
Conuienft dipartir da tanto male *
xxxiiri,
lif l<t iifcYÌttìone Ji tutto l^Jnf, iimPram
mo , comf Lucifrro è' finto dal f offa effcr
nel cétYO de la ieYra,An'^ effe cenfYOfjfey
fjfcY punto iniiuifihile^ efjtr pjìo nel mei
^ ii lui y E come da me^l fftto firn a U
fnoiatura de le cofce , che dì lui eYal mei
^, oue effe centYO era, ueniua ad efpr cir
condato dal ghiaccio , perche tanto eYa la
gYojfc^ di juellojE che dal me^ in gin
tra cÌYcundato da un pffc ftrato in tont
do y Vuoyì delijuale ufìiua tanto di ueYfc
e piedi nelaltYO hemuftYÌo,(juantofàcfua
fitOYÌ del ghiaccio nelnojÌYO diuerlaief
fta, \/ olendo aduncjue \irg,paYfÌYe per
difcender al c(ntro,e da cjuello filiYepey h
doffo di Lue, a laltYO hemiiftYio ,fcce chi
Dante gliauinfecon le haccia il collo ,
njj^euo che le ale deffo L uc, che fcmfYe fuola^^uano, fr/pro aptrte, epoififpYefc ^ attaccofft a le
fue yEUufe, ciò e-, Tihfc cofle, E difcefe giù DI uello in uello, ciò è , Di pelo in felo , tra (juelloy
cheya fclfo e J}ejfc,e le gelate crofie de la ghiaccia, E (jiando fitYon al me^, doue la cofciafi uolge
S V/ groffò de lanche, ciò ^, fu la punta de galloni, tra ìuno e laliYO decjuali eyal centYO, \ÌYg.che
fin (juiui dal nofÌYO hemisferio era difcefe, udto, fer falir a laltro,ìa tef{a,oue egli hauea L E
che,cio è', le gamie epì(di,t!T ^g^^^ppoff ^If^^^ de le cofce di lue, QOmhuom chefc.lf,peYche,
fi come hahhiamo aliYOue detto, l a natuya del ceiro poYfa ^uefìo,che fi come a lui da neffuna paYte
fi può andare che no fi fcenia. Co/? da lui ueyfo neffuna farte fi può tornaye che no fi monti. Ma
Dante che (juefìo finge di nó fq(Ye, uedèdo ViYg, che}r.ey le cofceefey le gamie di lucifirofc^liua
K laliYO hemisfèYio, moftra per tal faliye hauer cYeduto che foynaffe ancora in Inf. donde (ffi fcyano
faYtiti, ATtier ti hen. La ragione effcYta e confhyta il fenfc, che della fìar conftanie e ftrte a fcf',
fyiye le dijficulfa grandiffime^ che fino a uolerfi paytiy dal uitiOy e Yitoynay a la uiytu .
Poi ufà fuor per lo fòro dun fàffo^
E pofe me in fiu Iorio a federe x
I^pprejfo porfe a me laccorto paffc ♦
io leuai gliocchi j e credetti ucdere
Lucifero ^ comio Ihauea lafciato^
E uidili k gambe in fu tenere^
E sio diuenni aUhora trauagìiatc^
La gente grojfa il penft , che non uedc
Xij4al è quel punto , chio hauea paffato ♦
Leuati fu , diffcl maeflro in piede :
La uia è lunga j el camino e maluagio j
E già il fole a mel[a tcr*^ riede ♦
Ko« era caminata di palagio
Ltf j ouerauam , ma naturai buretta^
Che hauea mal fuolo^ e di lume difagw,
Saliti tanfo ne laltyo hemisftyìo dal me^
a lue, ueyfo i piedi , guanto ne Ihemisfi
rio nofÌYO da me^l petto eyano fin il me<
^ di lui difcefi, V irg.ufci fiiori fey lo fi^
ro dun fiffc,nel(jual eya fitto effe Luccon
le gamie in fu , E cjui dice il poeta molte
cofc in dimoflyaye , che effi eyano filiti a
laltYo hemisjcrio , che altramente non po^
teua feguiye, epyìma, che ufcito Viyg.fer
lofvYO delfiffiy delcjual ufciua Lucdt uer
fio i piedi, pop a fider lui fu /or/o di tal fcf
ro. Secondayiamenfe, che Viyg. porfe joi
laccOYfo paffc ueyfo di lui . Tey^, che
peyfuadendofi , come diffe , defpy toYnato
in Infleuo gliocchi cyedédofi uedey lue.
fìare^ come ihauea lafdato^ e uideli temt
INFERNO
Ir^amh in fu . Quarfo , che Vir^. li iiffè , chegli ft Uiiajje fife iti ftfJle. Quìn/o Cr' uhm]
cUl fclf arnaua a me^ ter^ , che dimiaua fjfer Ihora de la mattina , £ f>ur alihora , ejfmh di
ijua ial centra , hattea detto , che la mUe yefuygeua . Ma che Vir^, lo ponejp a federe , e che poi
prgeffe laccortofaffc ueyfc lui, moralmente fortifica , chehauendo ilfcnfc, mediante Liuto de la
ragione, fuferatol uitio,<juella li concede il ripfc, fer farlo j[iu ftrte e franto a la uia de la uirtu •
Lacfual dice ejfer lun^a ^zfT il camino maluagio. Onde B:ift. Afferà frimo, KfT ferie inuia ^ fu
dmfc:ìntinut CT" Uhorum, piena efì uia (juf ad uirtutem ducit , NOn era Laminata di falam
erafdla amfla lumin:fd e piana , MA iureHa, Ma hurone, o uogliamo dir Antro, grotta fc a]
uerna e fffhnca non fitta ad arte , come da pafìori , o da quelli che ftanno a Ihermo , o dalchna
fiera , ma naturale CHe hauea mal fucilo , perche era ronchiofo t!T ineguale , come uuol injrrii
re , E difagìo dilume , per effer fctterraneo . Lecjuali tutte cjfe dinotano , come halhimtì ia; '
fo , la molto difficile, lahriofa ajfnra uia de la uirtu •
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CANTO xxxini*
Prima chìo Mìjjo mi difueVa, Tenhe Vcinfe fin^é ,fx méUUm%
MtJé/Iro m'iOj dìfsto^ quando fui dritto ^
A trami derro un poco mi fiiueìla^
Oue la ghiacciale qucfii, come ejitto
Si fottofcfrale come infifochora
Da fera a mane ha fatto il fol tragitto i
E< e^i a ; T« imagmi anchora
Dfjjf r di la dal centro , omo mi preft
Al pel del uermo no , chel mondo fora ♦
Di la fòjìi cotanto y quantio fceft t
Oliando mi uoìft , tu paffafli il punto ,
JMqual fi traggon dogni parte i pcfi:
E fà hor fitto IhemiJ^erio giunto^
Che oppofito a quel , tie la gran fecca
Couerchia , e fottol cui colmo confunto
F« Ihuom^che nacque e uiffe fen'^a peccai
Tu hà i piedi in fu pìccìola Jpera j
Che Ultra fnccia fn de la Giudecca ^
Qui e da man , quando di la è fera t
E quejli^che ne fè fola col pelo-,
Vitto e anchora fi come prim' era ^
Da quefìa parte cadde giù dal cielo t
E la terra y che pria di qua fi jporfe y
Ver paura di lui fè del mar uelo\
E uenne a Ihemif^erio nofìro: e fbrft
Per fuggir lui lafciò qui il luogo noto
Qt^eHa^che appar di qua j e fu ricorfe ♦
monio iimoRranhìi ({uanto hMimo iifcfYa ietto , che mto pi ne Ihemiffìrio noftro ,
cheffrhiolfodi^ucJifcefe^ecyijuandofiuolòjforj^^^ hutUueutùiieài , ^ ^
pjfo ie! centro, alquaìe tutti t l[eftft ti^m^ , ^erch tutte le cofc ^aui teniom a aueh, Bfi hof
ra iice c^iuntofcttolhemijjirio, iljual ^ ofpfto a cjuelloy CHe coperchia, \l<iual cofre, LA£Ya
Qua, clfichiamanlo tutta la terra, ferche fi come Sfritto alpinafìo del Cfnefu,fiifrmaieU
la arida e fu diuifai^ le acque, oue dice, Vixit uero deus, Cofi^regeturaqu^ qu^fuh calofunf,
in locum unum tST m<^r^<^i <^^i^<^> ^o^^^'' "^^^"^^^ Lon^Yf^afmes({; aquarum
amUauit maria , E fctto il cui colmo , E fctto ilfiu alto luogo delqual ^rnimo , F V cortfunt^,
Fu morto Ihuomo, che nacque e uiffe h^a peccato . Intendendo di chrijìo, che fii morto a leru^.
falem, laqual città e- fofia, fecondo lafuafittione, nel nojìro hemijpnom me^ de la terra come
dicemmo ne la difcrittione di tutto Vlnf. e con fcquenf emente fcttolcircob merdiano , chefi^ colmé
4 tal hemiff^rio . TV hai i piedi , Riff^nde qui a la prima dele tre domande di Dante , la^al
fu, oue era la faccia, e dimojìra , che quefìa cauerna , oue di la dal centro ne laltro hemiff^ri^
erano fM, era diuif^medefmamente in quattro ffire de la medcfma gran^Z^ di queUe de U
giaccia de\poX^,da lequali,fer ìodoffc di lue. erano difcef al centro, in ftrma,che luna r foni
iiua a Ultra , ecifuna hma due ficee , una de la ghiaccia di qua dal eentro ne IherrAfftno nù.
UeJuto,che quandd Wirg^faliuafeylt
cofce e per le gamU di lucffprft eredui
fo di tornar in Inf CT hauerui a trouar
la ghiaccia, e lue, fìar da me^l fett in
fu fuori di quella, come Ihauea Uffato fri
ma efpndo di qua dal centro ne Ihemiffti
yio nojfro,e da "^irg. hauer intefc che era
fera , quando diffc , Ma la notte refurgt
e cet. Ma non trouando la ghiaccia, e pai
rendoliuederlue.uolto fcttofopra conlt
gamie in fu, e da Virg. hauendo udito
M fcle iornaua a me'^ ter^a , finge di
yeflar tutto conftifo , e di non ppere , co*,
me quejìopofp ejpre,Ondeleuato inpiei
de, come gliera flato impoflc, richiede Vi>
gilio che lo uoglia trar di queflo errore pri
ma cheglifi diparta di quel profendo ahif
fo domandandolo , oue fia la ghiaccia , t
come lucerà coft (ottofcpya uclto , KfT in
fi poca e heuf hora il fcle haueua fatto
TRagetto , ciò è-, Tranfto e p^^l^ggio
Va fra a mane ,cio e. Da occidente vn
oriente . ViV^. adunque li dim.ojìra ,
come non ^ più dì qua dal centro, nel nO',
fÌYO hemiffrro , Oue egli fi prefe al pelo
VEI uermo reo , che fvral mondo , Coft
chiamando lue perche, fi come il uerma
ftrapanno, legnoso cofa/ìmile, Co/? lue»
paffando per lo centro de la terra ,fcra il
quanto
pafso il
INFERNO
flrtta , E Ji fcfrtt halliamo gUutiulì,
Lo duca & ,0 per quel camino afcofi
Uhmmofu a £nn,o,&,o fecondo, rf«.Ac,„&;r,^o«i.L/.,r.«,
» j.^ X C XN LI
fìro, Uhra ieìf-jjc, che lue. hufafirM. ne Valha hemiffirio, oue elfcnh ilfi"^ Mchra uicit
m a krkieijin e confeijuenlemertte fiufreffo al centro , Um ifieii, come iicea Mitf. i» fi
ficciìUffir», fenhe era U minor ii tutte, efiiceua Ultra faccia, ii aua dal centro, ie la Ciuj,c(
ca, chemeiffmmenit haUiamo utiuto cfprla minore ie le cjuattro de la ghiaccia , in me?c de
lacuale ufuuo lue. da me^ il {etto in fu, come da me^ Ultra ficcia, oue Dante era aDhora, ufci'
ua altrettanto di uerfcifiedi. Adunque, li ^ intendere, che U ghiaccia, de Ucjual egli Jornada f *'
ua, era da Ultra fiuia nel nfro hemiffirio, e non da quella . M« di tutto cjuefio fu dififiméie 4
detto neU difcrittione del'lnf. qviè- da man, <]uandodiU^fcra, Rijfonde a Ultra domanda 4
di Dante,^u do d,fP, Come il [de infpca hora haueua fitto tragitto da fera a mane, w auefla *
xntende ogmhuomo, chel fole fi femore ne labro hemiffirio e Ihora e Ufiagione contraria a Lj, d
che fi nel nojìroE quefìi,cio è-, lue. CHe nefifcaU colf eh. Perche affligliadoft Mirg.a Lo
(celerò comehahhamo ueduio al centro,efoifer cjuel medefmo filiron a quello h.emijÙo . niL
r anchora f, comerajrima. Et è- rij^.fìa de U terXa cr ultima dimanda eludendo dà , £ ««W?,
''ZVTl' ^"''"^^ '^'^1'"' /'^^'J"'" IxcMfià
moffc .e eJJerfo,ma chefrocedea da Li, che hauea mutato luogo offofto a quel di Prima, E
le allhora lo uue con U tejia, e- comenienteche hora lo uedaco fiedi in fu . Daquéarart'e
cadde g,. dal cmo Finge, che eadendo Lue. dal cielo, no» da la f arte iellemifflrio nofJo, co',
rne alm hanno , ntefc, dicendo Vtrg ilqual era ne Ultro, Va quefìa,e non da qJeHa farti, m da
Ultra delhem,fjir,o ofpfito a quejìo nofìro, cheU terra, Uqualfrima s\ra Lta ,emofirau4
.nfiperfic,efi.on del mare. Mio fcfra di fé cadere , VEce uelo , Fece oracolo rifaL feudo
f ornare ruraendofefm di queh, e fife f;,gg,„l,al^^^
Ston, oucpfia U ctud dneruf'Iem, Et era fcttol colmo di tal noflro h.miffrio , ouejù confunio
Ihuomo, che nacque e uffenla feceato, E che quella terra, laquA fìnge moffrarfe di U ne Uro
hemfttr,o Forfè, ine,,he FEr fuggir lui, ciò e. Ter ahntanarfe da effe lue. che nel centro fer*
jtrmato, Ufso uoto il luogo, oue allhoraeff, erano confir U già eauerna, F ri.orli fuLri „j
Mmare, d. loue, ferfaura dt I ... ueggendolo fefra di fi cadere, fera fartitaU terra, cleflfea 1 C
Ihem.ffironojiro, Efi.eif^a, e fuhfcU,lal,iff,J,omonie delPurg.ilqlal a linea fer fenici' ai I '
r'.'<^'yrfrf,neUltroherniffirio,fecondochAofinge,fefra^ Come da Ihmfjèrio noi I ™
Itro Mfìfofa ,1 monte Sion d, molo, che quejìi due monti fofìi fu U terra al contr^io luno de Uh L.
lro,eaafeuno nel me^delfuo ofpfto hemiffirio, hehhon Origine dal cader che (Ice lue. dal dei 1
lo. ilrnonteSt,nnelhmiffi,ionofìro,ferluogooriinatoaUflutediqueni,checr,ier^^ .
Chnfh uenturo,erueiflffcfoi fefra di quello. Et il monte del Furg. ne Ultro hemiffirio, ter Ui
goordinaio a U fdute di quelli , che dopo tal morte , haueano a creder in lui ,fidofO la frefm
""^'■efìauahroaf.tisfirffrfenaaiaUunacommfffA (olfa.
Luogo e U gm da P^et^hu remoto ' Vuol il poeta limoflrare ,' che quefta cai
Tanto, quanto la tomba fi diflendeì
Che non per u'ifìa^ ma per fuono è noto ^ilio fu fer U cofce e ffrU gmbe Ulucn
Vun rufcclletto , che qu'm difcende f frouaron faliti, era Jrla mfàefmngYA
J^er la buca dun fijfo , cheoh ha toro ^'^^ ^'''^"^^ ^^Ip^'^, eh ii iju<t id
Col corfe , che gli auoìoe , e poco vende ' ^^'"^
.0 duca & io per ciuel camL .Lr. * Hrittione di tutto /ìrrf. hahiimo
Jrii'i
m
CANTO xxxiin.
Tanto 'ychto utdi Jc le cofe keUey it^^leUUn.^uelìjJi .luUltfìdi
Cfce mta\ citi per un ^mugio tondo t infufiuioUjj^m che Ultra ftccia it
E ùuìnà'i ufcimmo a tmàn k Me . ^^f^^"^ • '^''^ f ^
^ cova dimoflrayffche fi come dal rìofìro bei
mfjtm U fìnto unfìumiceh eh iifcrnia nel giganti , t ài quello fin al centro , e che
iial uento moffc da lale di lucja^ghiacciy ìlcjuale, come uedemmo nel xiiij\ canto pne che hallU
la fua origine con glìaltri tre fiumi wfcrnali da la fiatua finta da lui nd monte Ida di Creta, Coft
un ftmil fiume da ]ui nominato rufcelletto, difenda da laltro hemiffirio in juefla cauerna, cut effi
€tllhora eranOy fer la luca dun pffc, chegli difendendo, haueua rofo col corfo , f di (jutl luogo fi',
milmente iifenda al centro , KIT hahhia la fua origine dal monte del Vurg. E eh jfer (juf[la tal
luca effi entr afferò fer falire contrai corfo di tal fiumt a lafuferfi.cie de la terra di cjuello hmiff'.
YXOy oue ultimamente ufiti fer un tondo fertugio, t^rnaron a riueder lefiede. Due aJuncjue, l a
giù ^ luogo tanto rimoto e difante DA Bel'^ehu , fio ^, Da lue, qVanto fi difende la tornirà,
chiama tomia di Bel'^hu la ghiaccia t!r il firato fcffc datjuali ^ contenuto V in ffffcfolto , E
\eyche ne la difcriuione de Vlnf, dimojìrammo lalteZ^ di Lue, efpr tremila hraaia , Et hauendo
noi ueduto egli hauer fuori de la detta iomha la mita di lui, do è'. La (Quarta farfe di uer la fefla
fuori de la ghiaccia, Cr altrettanto di uerfc ifiedi dila dal centro fiori del f rato fffc, refa che
la fua tomha fa la mita de la fa alte^^ , che faranno miSecìnijue cento braccia, ciò è-, fcttecenti»
iinjuantafer la groffcT:^ del ghiaccio , CfT altrettanto jfer la groffz^ del firato fffc . Dicendo
ndun<jue il poeta, che cjufjìo tal luogo era tanto rimoto da Bel'^lu , guanto f difende la fua tom.^
la, e (jueUa hifcgnando di nece/ffa che fife a la circunftrentia de lajfehma , E (juefa difenden
iof mtRecincjuecento Sraceia , hifgnaua che tanto fife tjuel tal luogo cr afofc cambino rimoto da
lui chera nel me^ de la cauerna , E che tanto ftffe il fmidiametro di (jueila , E tt^tto il diarì'etro
ionfijuentemente tremila braccia , E tanto uedemmo nel pyeallegato luogo ff lr il diametro de la
maggiore ffera de la ghiaccia . A duncjue il foeta pene, che un fmil luogo fa di la dal cetro uen
fi i piedi di lue. cjual ha finto effr di (jua da cjueEo uerp la tffìa,fnon chdfi.olo di ji^a è ghiac
ciò, e di la e- fiffc, E (^uefo tal luogo K7 afofc caminop^jìo a la circunfrentia de la cauerna dice
mn effer noto per uifa, effcndo, come uuol infrire, fctterraneo, onde era necfffario che fife tenei
Ver (juejìo afof e celato camino aduncjue, contrai corfc di tal rufelletto dice,Entrarr.mo V ir^.cr
13 A l^itornar nel chiaro Io, Riffetìo a l'in f. chera mondo priuo di luce, E Sen^hauer cura
ialcun ripof, Terche afiggir Vlnf. ciò è , il uitio, fi uuol ufr celerità e non frmarf in (jufllo,
Salimmo fuBl, ciò è', Mirg, primo V io fecondo , per la ragion^ già più uolte detta , Tanto chiù
uidi per un tondo pertugio e firo , ilcjual era infuperficie de la terra ne laltro hemiffirio , DE le
Ielle eoficheportal cielo, Perche cjueBo che fi parte da Vlnf cioè-, dal uitlo , e torna ala uirtu,
entra ne la meditazione de le celejVi e dìuine , che fono a lanimo heUe e flutifire cof . E cjuindi
pfimmo a riueder le fielle, cherano le Ielle cofe che f or fai cielo, e che prima haueano uedute , che
Mendeffro a Vlnf hora di <\ueh ufcendo, le tornauano a riuedere . E moramente, l e fot
raron a riuedere. Ver che non ha fa una fola uolta contemplar la gloria del cielo , Mafgliè'poffn
lile ,ftar di (jueUa fcmpre ^ in continua meditatione .
tiEJcfelTTIONE DEL PVRGATORIO.
^^ttammo a j^rincifio , inan^ che Irla fYecdente prima Cantica nominatd
t Inferno alcuna cofa, cjuantù a la fua ejf?ofitione,comincia^imo a dirf, àtl fito, if U
firma, t h la mifura hgni uniuerfàf e f articolar ^arif iiauello^e ialcune altre f9
fcyfccQnJa la ingeniùfffima fittione ie Untore , che tutto fii a maggior inteHigen^
tia e fctiifktione di chi legge , Onde hora uolendo «3j di tjuefla feconda Cantica nominata Puri
^atorio ftmilmenfe trattare , la meJiffma ragion ne moue a defcriuer f rima, fur fecondo la fittio^
ne dfffc autore, tutte le farti di (juello, che jaranno le medffime, che de Vlnf, hahhiamo defcritto •
E fi come in <juella , non confonder la mente del lettore , CT f^gg^^^g^^ difficulta a la materia,
trattammo frima fcmmariamenfe di tutte le fue parti fen^ di (juelle alcuna cofa frouare, Cofi hora
faremo di (juefte fino a tanto che ne renderemoragione . Hahtiamo adumjue ad imaginarci nel
me^ de Ultro hemifftrio fìt la terra una ifcla circondata da V Oceano tutta tonda, che giri 1 1 oo.
miglia, Z!^ in me^ di (Rutila uno altiffìmo monte, che a retta linea fer fendicolare uolga le fue rai
dia a (jueUe del mùnte Simpfìo in me^ de Ihemifftrio nojÌro,fcfra delcjuaU r la citta di Inufai
lem,come ne la defcrittione de Vlnf, hahhiamo uedufo, E che (juaR in ferma di epiramide fi leui in
alto 140. miglia, mifurandole a retta linea jfer fendicolare, E nei fìtO frincifio hMia di circunjii
rentia 990. miglia, hlel fuo fine, 0 uogliamo dir ne la ft{a cima, ne hMia \ i . oue fa una amei
niffma e diletteuol fcmfre uerdefclua tutta piana , da lacjual ffcenda fer una fcala di pietra fitta
tra due pareti dun hal^, che fn la cima del monte, e guardi in (juello hemifftrio dritto un occideni
te, che a noi nel noftro e oriente, fino a certo fiano, che ha di trauerfc \uij, hraccia de le medefif
me, che cjuaft al frincifio de la difcritiione de Vlnf, dicemmo . ll<jual fiano giri in firma di ghiri
landa, 0 uogliamo dire di cornice, 0 cerchiò intorno al monte, CT' alfiede del detto hal^ talmente
ihe torni in fc medefmo, e la flia circunfcrenfia fa di 1 1 o. màglia , E da cima del m.onfe, 0 uoi
gliamo dire da la detta fdua a (juefto fiano fieno fer fendicolare 14. miglia , E che frocedufo foi
per effe fiano, girandol monte fu la defìra 7. miglia, e de le fitte le fci parti dunaìtro fi troui a fi
nifìra una fimile fcala a la prima , fer lacjual fi difienda un fmil fecondo tai^ fin ad un fecondo
fimil fiano, che giril monte comel frimo, e la fi<a circunfirentia fa di zzo, miglia, e da effe fri i
mo piano a ijuejìo fecondo hahhi , fur di fendente 1^, miglia , e che f receduto foi per effe ((coni
do piano, pur fu la defira , girandol monte ir. miglia , e de le fitte le cincjue farti dunalfro ,
fi troui , fur a finijlra , una fimile fiala , fer la cjual fi difienda il ter^ hal^ fin fui ter^ fimil
fiano, la circunfirentia deljual fa di 530. miglia, E dal fecondo a cjuefto ter^ batti, fur difeni
dente miglia, E che proceduto poi per ciuffi 0 ter^ piano, pur fu la defìra z^, miglia, e de le
fitte le (Quattro farti dunaltro , fi troui la cjuarta fiala , ferUijual fi fenda il (juarto tal^ fin fui
quarto fiano, la circunfirentia deljual fa di <^^o, miglia, e dal ter^ a cjuefto cjuarto hattia fur
difendente 14. miglia, E che frocedufo foi per (juefto, pur fu la defira miglia ìi,ede le fitte le
tre farti dunaltro, fi irou'i la Quinta fiala, fer laqual fi fiendal quinto lal^ fin fui (Quinto fiano,
la circunfirentia deltjual fia ^<ro, miglia, e dal (juarto a cjuefto cjuinto habbiafur difendente 14.
miglia, E che proceduto foi, fur fu la deftra, per (juefìo miglia ^^.ede le fitte le due farti dunaU
irò ,fi froui la fifìa fiala , e fer cjueRa fi fienda il fifio tal^ fin fui fifto piano , la circunfirentia
delcjual fa 660, miglia, e dal ijuinto a cjuefto fifto hattia pur di pendente 14. miglia , E che prOi
ceduto poi per tjuefto, pur fu la deftra 47. miglia e la fittima parte dunaltrf),fi troui la feUima fiai
la, e' fer (jueUa fi difienda il fittimo hal^ fin alfittimo cr ultimo^ fiano, la circunfirentia delcjuaì
fia 770, miglia, e dal fifto a cjuefto fia pur dipendente 14. miglia, E che proceduto foi per cjuefto,
pur fu la deftra rr. miglia, fi troui non fiu fcala, ma uno molto ripido calle,ilijual guardi in cjueh
hemiffirio dritto uer oriente ^ chettrioi h occidente , e che per (jueSo fi fienda loUauo V ultima
X
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Firenze.
Postillati 16
lal^ fino aJ urta fOYta , Lijual foU , al fieh ìeffo Ha UntraU life,e clé cìnga e fcrrn
li in fu fatto il monff , e forwi, come tutti glialfri , i> fc ruelefimo , e U Jùa circunfirentia fia
éi 880. mipia, e dal detto fettimo tiT ultim f iam al pede di cjueft^ più baffo ultimo tal^^
0 uogliamo dire a la detta pria , UihidfuY difendente ,4, miglia , Hora tutto ciò che hah
Uamo detto fin a ijui di jueflo monte da lafua cima al piede del detto ultimo hal^, il putta linteìt',
ie per lo Purg. e la detta porta per ìentrafa di (jueUo^ a la(]ual moftra che termini la feconda region
ie Uria, perche gliaftrologi diuidon quella in ire farti , La prima è' juefta ne latj^al noi famo
La feconda immediate fcpra di ^uefìa, la doue fono generati ifilgori, tuoni, gradini, neui, e Kioa
ge ^ La terl^ fcpra di <]uefta è quella che' furiffma e Uhera da ogni altera f ione . I fette pani
ciafcuno digrado in grado fopra del fuo hal^, fono i luoghi debutati a lanime che ft purganti^ g il
meniffma femfre uerde felua fcpra de lottauo e più alto haì^ ^ intefa per lo terrejtre paradifo, cme
ma cer",
:he fcnno la fomma di 1 12. miglia, E le particolari, i fette piani dal poeta aìtramete detti he
di, hora cornici, gironi, e giri, che diuidono digrado in grado luno da laltro lal^,e lamtmffma
felua foprajelpiu alto hal^. Perche fi come otto uedemmo effer i cerchi de Vlnf non infendendo il
folamente Con (jueUifofra decjuali lanime fipurgano. Scendep da la fcpradeua porta per trec^adi,
e da (jueUi,fer una molto dritta e ripida uia, che in (juello hemifftrio guarda pur dritto in oriéte,
fin fcpra dun hal^,chegira intorno daogni parte alpiede delmóte, E da la fcmmita delhal^pi,
per unoftrettiffimo e ripijiffìmo calle tra due pareti deffc ial^ fin al piede di <lueIlo,che gira intor]
m,come difcfra dicemo, òoo. miglia, E da la detta porta fin alpiede di cjuejfo U§,o uoglimo
dir di tuttolmcte, ha dipendente due diflantie di 14. miglialuna,Letjuali aggiunse co le ottO,che
hahhiamo ueduto effere da la cima del monte a la detta porta, che in tutto uerrino ad effcr x. iifÌAn
ile del medeftmo numero di 1^. miglia,fiir^no la fcmma di 140. miglia,e tanto uerra effe mete ai
eleuarfi in alto, come di fcpra dicemmo, E ne la frima deffe due dijìatie^chel poeta le attrituifee a le
due prime region de laria, fono pojìe di grado in grado luna fcffa de Ultra, (Quattro ffefie di negh
genti, ouefìano a purgar la contumacia loro, prima che fi pùffino andar a furgar de le comeffe col
fe, E (juefìo è- fcmmariam.enfe ejuanto a! fuo,a la firma, ^ a la mifura del Vurg, e di tuttol moti
infteme,con ognifua uniuerfaleeparficdar parte, a do che prouandcle horafiu dijìint amente f et
lautor mede fimo , il lettor ne poffa fiu ageuolmente effer capace e rimaner fctUfiitto . VroueremQ
adiicfue hora il fitto e U firma deffc monte con le fue uniuerfali e particolari parti, e eguali di ijueEe
dentro al Purgatorio fieno defìinate a la purgagion de lanime ,^ache jfena in ciafiuna, e ejuati
fitori di quello ad altro, con dir ancor la firma del proceder delpoeta per tutte le dette parti . Fof
froueremo le fue mifure con dire donde noi le traggiamo cofi apunto , come Ihaihiamo difegnate,
e (juanto tempo il poeta confitmo in falir dal centro de la ferra a la fuferficie di (Quella e per tutte
, j j . dette parti dfl monte, e (Quanta parte ne cerco di ciafeuna per hauer U cognitione di tutte .
SUodel "Pur r QJi<^nto al fitoaduncfue, che ilpoeta finga effomonte,comehalhamodetto,inmf^delaltrz
g<itmo. hmisfirio,^ a retta linea (etto del monte Sion pofto in me^ del nofìro, (juejh lo dimofìra cWara
mente in per fona di Sìirgilio nel quarto canto , oue finge che hauendo a principio [dito la cojìa M
monte da quella parte che in <\ueìlo hemisfirio guarda dritto in orine per una jlrettiffma e rifidif
fima uia fin fcpra di certo tal^, che da cjuel lato lo cinge, e pofìi eju'ui a federe uolti a leuanfe , da
lacjual parte eran fctliti , e the ammirandofi Dante cheffi filJìrofirifi dal [de da U finijìra pari
te fingendo non aaorgerfi defpr ne Ultro hemiffirio, oue le cofc fono tutte, come udremo, d.mi
fynYh ièlnolìro , Wf/rj«df chi ^ «dVo « è' jtri^a la la iffìrd e «0« la la fnì/ìra lai folf l
Onify f^r Uuarh di (juefìo duUio , fingf che \ÌYg. li dica le feguertti farole , Come cio/ta , fel
uuoi poter fenfàre. Dentro raccolto imag na Sion, E éji^eflo monte in fu la terra flare Si , chamhef
iue hanno un fcl ori^n E diufrft hemifftri , oniè' la jìrada , che mal non fefpe carreggiar vhef
fon. Vedrai cme a cofìui conuien che uada Da lim, cjuando a colui da laltro fianco Se lo iniellett(i
tuo len chiaro hada . A uoler aduntfue , che c^uefii due monti fliano fu la terra in modo , <he un
fch oriente fa a ciaf un diloroy è neceffario, come haUiamo detto, che fi uolghino le radici luna
a lalfroyche altramente haueriano diuerft e non un fch ori^nte^effendo gliori^nfi infiniti fecondo
le dtfianiie che fcnò non fclamente da monte a monte , ma da (jual ft uoglia luogo ad altro luogo^
enyn effendo glihemijfiri cVe due, hifcgnaua chelun mctefhjfc nflnojìro^e cjueftohahhiamo uedu
to ne la difcrittione de l'inf ejfer il mote Sòw/ laltro ne loffoftto hemiffrio^chè- (jufjìo del ^urg.
del<jual hora noi trattiamo, effcndol monte Sion fu la terra fìnto dal poeta in me^ de Ihemifftf
rio n^ftro , il monte del Purg, uerra fmilmente ad fffcr fttuato e pofìo fcpra di (jueììa in me^ de
la'tro hemisftrio, e ccfejuentemcte ciaf uno fcM cerchio meridiano. E cìelpurg.fecódo lafiuiont
del poeta, fta fòfìù fu ifuefìo monte ai principio de la ter'^ region de \aria,ZfT al fine de la feconda y
quejìo lo uedremo mi xxi. canto, oue in perfona di S tatto ejfo foet dimojìra la.cagion del tremar
di cjuejìo monte da la prta del Vurg. in fu, oue cice , Liheroè jui da ogni alteratme , Ver che
non pioggia , non granio , non neue. Non rugiada , non Irina più fu cade , che la fcalftta de tre
gradi hreue, che fono (Juelli, che di fcpra dicemmo effer a la porta del Vurg, E fcg^iun^e,Ui<uoU
Ifejp non faion, ne rade, Ne corrufcar , ne figlia di ihaumante , che di la cangia fcuente coni
ttade , Secco uapor non furge più auante, che al fcmmo de tre gradi chio parlai, Oue ha il uicai
rio li Chrifìo le piante . Verche, f come nel fuo luogo uedremo, fone che un angelo fìia a la guar '
dia de la deUaportaiOn le chiaui di quella, e che feda fui fcgHo deffa porta con tener i pedi fui più
éilto de tre feguenti gradi . Onde ancora nel xxvzj'. canto in perfcna di Mathelda dicendo la cai
g'one }ienhe c^uefto monte fcdiua tantalio che paffaua fcpra le dette alterationi dice , E lilero e' da
indi,oue f ferra, Tenhecjuefto monte fi ferra da la detta \orta,e da (jueUa in fu è Uhero da tali al
Cationi, che fa in ifola,h uedremo nel primo càto per le parole di Catone, oue dice,Quefla ifclet
la intorno ad imo ad imo la giù cola , doue la latte tonda, Vorta de giunchi fcpr al molle hmo^
aduncjue il Purg, ne la ter'^ region de laria fufo uno altiffmo monte pofio in me^ duna tfola
circundata dal m.are in me^ de laltro hemifftrio . Quanto a la fua ftrma, è' ccft chiara
del fotta no procede che per la cÌYculare,come per tutto Vlnf, hahhiamo potuto uedere, e ueieremo
che fhra horafer cfueflo Vurg.e poi ancora per lo Varad. fer effcr ottima di tutte laltre firmi. Gira
adunche cjufpo monte tutto in tondo,e come hahhiamo detto,e nel fuo principio cinto intorno da un
hal^ impifhile a falire che fclamente ]^er lo jìrettiffmo e ripidiffmo calle, che dicemmo effere tra
due frónde dentro da lo foglio del hal^, che gAarda dritto in mtnie,de lentrata delcjual parlando
nel ier^ canto dice , Maggior aperta molte uoUe impruna Con una fvrcafeUa di fue ffine ihuom
de la uiHa , cjuando luua imhruna , che non era la calle, onde fidine Lo duca mio KfT io f cef.
Poi fcguita dicendo , Va/fi in San Leo , e difende fi in Noli , Montafi fu Bifmantoua e in Cacu^.
me coneffe i pie , ma ^kt conuien chuom uoli e cet. Soggiunge poi , Noifilauam fer entro il
faffc rotto, E dogni lato ne ffringea lo fremo, E piedi e man uoleua il fuol difetto . Veni
tro dala prima de le due diflantie di 14. mglia luna , che hahhiamo detto effre dalfiede del
monte fin a la porta del Vargatorio che le p^ffumo domandare L antipurgatorio , il poeta pone le
quattro ffetie di negligenti che di fcfra dicemmo, a purgar la contumacia di tal ne gli gentia prima
cheff poffno entrar a purgarfi dentro da effa porta . E^ iprimi fon ({uelìi^chefcno fiati inter ditti y
0 uogliamo dire [comunicati da Santa chiefa,e cheper negìigentia hanno indugiato a riconciharfi
con (jùflla fin a leftrem^ de la uita^ E juejìipone che Jìiggirino intorno stlliede del mòte, ^ hm
che il Vurg,
fa in ogni
fua parte
tutto infieme
tondo . '
Quattro ffe
tie dineglif
genti pofiine
lantìpurga^^
torio.
mirata hi
fotta dentri
ir la porta M
Purpefctlita
fcfra del frH
mo hal^di
ijueUo y oue
Yifl primo cet
i\ìio fi purga
noifuperti.
Secondo ceri
(hiOyndi^ual
ft purgano
flinuidi^ft •
linó a flar ^juiuty per ógni iemp che fono flati coft Inter diui , trenta tempi y prima c^e po/fm am
darf a purgare, fe già mnfifferQ aitati da iuon preghi di (juelliyche uiueno di (jua. Onde nel feri
^ canto in perfetta di Manfredi di Pugli^f, che (juiuilo finge di frouare, Vero è-, che (jual in coni
tumada more Difanta chiefa, ancor che al fin fi penta. Star li conuien da cjuefla ripa in fi}re Ver
Ogni tempo che glie flato trenta In fua prefuntion ,fe tal decreto Più corto per buon preghi non di4
uenta. la feconda jfetie fi è- di (jueSi, che per propria CT innata neg/igentia hanno indugiato
K pentirfi alfine de la uifa , E ciuefli, come men rei de primi , fono pofli fpra del tal^ , che airg
inforno a le radia del monte , E tanto hanno a flar tfuiui , (guanto tempo erano di (Jua uiukfifprii
ma che fi uadino a purgare, Onde nel auarto canto in ferina di Belac<jua fùo amico, Vrate, Um
dar fu che porta t che non mi lafcerehbe ir a martiri Luccel di Dio , che fede in fu laforta ,
, - , j , , Dejuali
nel ijuinto canto , e moflra chehhe notitia daffai dtloro , E tuUihaueano meiefimamente a flar
quìui tanto tempo , cjuanfo erano uiuuii al mondo . La (juarta jfetie fi è- di (jueEi, che hanno
indugiato a pentirfi fino a la morte per occupation di flati, E ^i^efli, come men rei di tutti glialtri,
fonefcpra li detti de la ter'^ffetie, alcjuantofu la deflra fuori diflrada in una ameniffma ualle]
a la(jual fiiron condotti da Sor dello Manfouano trouato da loro nel fdir il monte , lìauaì hauendl
dato /or notitia di cjueEi de laualle, che fimilmente haueano da flar in quella tanto tempo Quanto
erano di qua uiuutiprima che fifoteffcro andar apurgare, perche già era uicinz a la nMe, ne lai
qual effi non poi e ano [Air il monte , il poeta finge deffer pofato quella tal notte in effa ualle , e che
uenufo lalha delfeguente di, efferfi adormentato, e dopo certa fua uifione,cofi dormedo effcreRata
prefo da Lucia , e portato fu per fin uicino a la porta del Purg. oue deflatofi , er ejfcndo ignorante
V^'^'' "^'^ ^ognitione dicendo , Tufi homai al Purgatorio giunto,
Vedi la il bal^ chel chiude dintorno. Vedi lentrata la, Oue par difgiunto . Dianzi ne lalha , che
precede al giorno. Quando lanima tua dentro dormia Sopra li fiori, onde la giù è-' adorno, Veni
ne una donnaediffe , lo fon Lucia , Lafciatemi pigliar coflui , che dorme Si lageuolero per la fui
uia . Sordelfi traffe , elaltre gentil ferme , pila tiprefc, e come il difi< chiaro , Sen uenne fu,
er loperle fue orme . Qui ti poso, e pria mi dimoflraro Qliocchi fuoi begli quella intrata aperi
la. Poi ella elfcnnoad unafcnandaro . E di tutto queflo con altre cofi traua da parte delfcflo,fin
a parte del nono canto . ^ Accoflaronfi poi a tre gradi , per liquali f^cenieua a la ietta
porta , e uxderofcder fui foglio di quellaun angelo , dalqual inuifati , faliron per effi graii , E poi
chelangelo hehhefcgnati con la punta duna lucente ffada, che teneua in mano, fette P. ne la froni
ie al poeta, aperfe lor la porta, ne laqual entrati , faliron fu per la calle che difcpra dicemmo , che
fcendeua ad effa porta da cima del primo ha% e di fui primo de fette piani , che dal poeta, come fa
milmente dicemmo, fono altramente domandati hora cornici , hora cerchi, gironi, e giri, Sulaual
finge efferlanime,che fi purgano delpeccato de la fuperhia, E lapena di tal pur ga glene fiu, leffer
ciafcuna oppreffa da grauiffmopefo , che le fi continuamente andar chinate girando il monte , mi
qualcon maggior e qual con minor pefo , fecondo che più e men graue e flato il fuo delitto .
Vrocedutipoiperqueflocerchiofuladefiragirankilmontele rr. miglia, cheii fcvra dicem(
m,irouano a finiflra non più calle, ma una fiala per entro la roccia del monte, é' uno fcconi
do angelo a entrar di quella , che glmuita al falirla ,per laqual uenero fui fecondo cerchia foi
flofcpra del fecondo hal^ , E di tutto queflo tratta il poeta con altre cofc , tarte in fine del ix.
nel x.enel XI canto fr Sul detto fecondo cerchio fone,chefi furgUno Unirne dal
peccafodelainuidia,elapenade la loro purgagione fia Ihauer cuciti gliouU L un fiUi Qri
Tom modo che non pon uederla luce,trejfcr uefliti di uil cihuio ii liuiio colore fimle
a qudo
ixiuetlo le ìa «aV. Twiufi ffY jueflofcmhcercUo fUY fu la ìfjìyfile 47. Ynlfni,flafcUÌYf,a
ytirte iunalfYòychf àifofYa iicem ,tYQue(nQ a ftwftra la fcconìa fcala per entro la mcia del mOTite,
CfT uno trf"^ angelo a lenfray di cjueUa, che glinuiia al ff.lirla,per lacjual uenero fui ffr^ cerchio
fojìo f'pra dflter'^o tal^y E di futto ijuefto trattai pffa con altre ccfc parff rei xiij, xiiy , e mi
XV. canto , ^ Sul d( tto ter^ cerchio pne che fi purghino Unirne dal pecca/o de lira, e la pe^,
ila de la loro purgazione fa Ifffy pofìe in uno ajj^riffmo fiimmo , che mette hugior ne gliocchi,
t leua loro il pò'.er uedere . Proceduti poi , pur fu la deflra, per (juejÌQ ter^ cerchio le miglia ^r.
t de le fette le due farti dunaltro , che àifpra dicemmo , trouano a fmijìra la fer^ fcala ^ uno
(Quarto angelo a [entrar di (Quella, che glinuita al falirla, per lajual uenero fui cjuarto cerchio
(io fcpra del (Quarto hal^, E di tutto cjuefo trattai poeta con altre cofi parte nel fine del \\\nel xv/,
f parte'nel X\y\ canto . f Su cjuefìo cjuarto cerchio pone che fi purghino Unirne dal feccato
die laccidia , e Uftna de la loro purgagione fa il uelocemente correr /èmpre inf:r^o al monte .
Procediti poi yfur a defìra,per cjuefìo cjuarto cerchio le miglia ^\,e de le fétte le tre parti dunaltro,
che difcfra dicemmo , trouano a finifìra la cjuariafaU , cf?" a lentrar di (judU il quinto angelo,
che glinuita alflirU, perUcjual uenero ft<l cjuinto cerchio pcfto fcpra del cjuinto hal^ 3 £ di tutto
(juepo trattai poeta con altre cof jfarte in fve del wy'.nel wiij, e parte nel x\iy, canto. Su
^ueflo (juinto cerchio fone che fi purghino Unirne dal peccato de Uuaritia e de U prò liga'ifa ancOi
ra,come uedremo che il poeta affirma in perfcna di Statio nel xxi, canto, B U jfena de la loro \ur^,
gagione fa lefpr difìefè in terraeuolte in giù con dirottamente fcrt-pre piangere . Trocedutipoi
per tjuelìo (juintn cerchio le miglia i% e de le fette le (juattro parti dunaltro che di fcpra dicemmo,
trouano a finifìra la quinta (cala , il fcfo angelo the glinuita al flirfa ,perla£jual uenero fuL
frfto cerchio poflofcfra del fcf'o ha!^, e di tutto cjuefio trattai poeta con altre cofc parte nel x\iiifxel
XX- xxt. e xxif, canto , ^' Su cjueflo fcfto cerchio pone che fi purghino Unirne dA peccato de
la gola, e la pena de Uloro purgagione fa daggirarfi continuamente per lo cerchio, CS fjfcrptr ìa
grandiffma fame ftiori dogni modo aftenuafe e macre . Proceduti poi, pur a de fra per cjuefìo fc',
fio cerchio le miglia \<:.ede le fette le cincjue parti dunaltro, che di fcpra dicer):mo, trouano a fini',
fra la fcfìa fiala, ^ il fcttimo angelo a lentrar di (juella, che glinuita al fdlirla, per Ucjual uenn 0
fid fcUimo cerchio pofto fcpral fcttimo hal^ , E di tutto (juefo uedremo che il poeta tratta con altre
cof parte in fine del xxif. nel xxiij, xxiiif, e parte nel xxv. canto . Y~^^ ì^^fl^ fttimo
C^r ultimo cerchio pone che fi purghino Unim.e dal peccato de la luffuria, e U pena de la loro pur^,
gagionefitu di procederper lo cerchio in un afjyo e cocente fimo, Qjcelli chepeccato haueano con^,
ira natura al contrario di cjuelli, che naturalmente haueano peccato . Proceduti poi pur a de fra,
fer Cjuefo ultim.o cerchio da la parte di fiiori del fioco le 7. miglia, e de le fette lefcipayii dunah
irò, che di fcpra dicevamo, trouano fiiOri del fioco , clera daUparte difori del cerchia , loUauo
angelo, lìcjual ^liammonifce conuenìr loro attrauerfr il fiiOco dietrcs al fuono del canto dunaltrcì
ayigelo, chera li la da effe fimo a lentrar de la fcttima e:^ ultima fcala, per lacjual uenero in cima
iel monte, e fcpra de ìouauo rST ultimo Ul'^ , oue dicemmo che il poeta finge effer in piano Umef
tìiffma feìun iel ierrefre paradifo, E di futio (fuefo uedremo che f tratta con altre cofi parte in
fine del xxy. nei xxvi. e xxvy. canto , Procedono poi per alcjuanto ffatio per la deUa fcU
^a dritto uerfo Oriente , efpndo fcliti a tjueda per la fiala che dicemmo guardar dritto in Occif
iente, e trouanoì fum.e Letheo, che corre uer U finifra , e toglie loro il più oltre andare , e di la
dia cjueUo ueìono Mathelda, lacjual apreghi df l poeta fsttafi preffc di lui da Ultra parte del fiume,
f fclutoli alcuni duhhi , procekn con lei infieme pochi e piccioli paff fu la de fra contrai corfo del
fiume, e irouan le fue riue daruolta uerfi Oriente , lungo del auale proceduti anchora non molta
uìa, uidero apparir dinan'^ a loro diU dal fiume un lujìro , delijual apoco a poco, procedendo pur
lungo U riua del fiume ,ficcorfero efpr fette candelalri , accefi , dietro a ^uali ueniuano a he
T Hi
Ter'^ ceri
chio,nel(jual
fi purgano
liracondi*
Quarto cei^
cUc,ne!£jual
fi purgano
gliaccidiofi*
Qju'ìnfo ceri
chio,nelcjual
f purgano
gliauari e
prodighi.
Sffocerchio,
nelcjual fi
purgano ego
hf.
Settimo ceYi
chio, nelcjual
fi purgane
i luffuiofi.
Bel Paradifi
ierrefro pof
fo in cma
del mete del
Turg, e del
proceder del
poeta per
(gufilo t
gni general
e farficoLr
farteifl Pur
gettono con
Quella di (ut
tol mónte fui
(^ual è-pofto,
e de li fola che
lo contiene»
é lue \\uif>^iOYÌ ìel uf echio te^méto f ìop loYo^la iYÌcf^nte e mouct chrijJianft chlefa in fim
ya iun caYYO tirato da un grifóne, jfer il jual meglio uedeY ^affar oltre, ftYmatifi fu la Yiua del fiu^,
me, egiuntol carro di la da ijuello feY contra di Im , fmiìmente ft firmo , e uidero Beatrice dii
pender in cjueh dal cielo, feY le cui parole fdegnofamente deUe uerfo del poeta in riprenderlo de fe
fue colpe, già partito Mirg, da lui, lafciatoft, de la uergogna caggeY cjuaft tr ammortito a terYa ,ft
uide, toYnato in fe, iiYaY da Mafhelda pfrlaccjua di la dal fiume, e dentro a (jueUo fummerger taU
mente , che li conuenne hr de le fue accjue . Condotto poi da lei , coft bagnato, al carro , e queU
lo girando le fue rote indietro , egli lo uenne feguitando fin a laYloYe de la uita poflo in y^jf^ j^r^
fo teYYejìre paYaJiifo , e da ijueÙo , fYQceduto con BeatYÌce ancOYa poco più oltre , fu da Ma;
thelda condotto al fiume Eunoe , Ve le cui dolciffime acjue poi chehhe heuto ,ft ritomo da
londa fua fntiffma rifatto , Vuro e dijfofìo afdiY a le (ielle, E dì tutto ^ue/to con altre c^f
fe ft tYatta ne glial(YÌ ultimi canti di (jufjìa feconda cantica , ciò è- , nel xx\ii^'. xxx. xxxf,
xxxif\ e xxx/y, E ijuefto ^ (juanto alproceier del foeta per tutto qufjìo monte, e dogni parte unii
uerftìlf e partiiolar di (juello, con le pene differentemente, fecondo le colpe,defìinate alapurgaom
df lanime . fHora guanto a le fue mifure e- da uedeYe donde noi le traggiamo cofi apunto ,
cerne IhaUiamo difìintamente una per una pofìe difcpYa, e peYche in ijuejìe confjfte tjuaft tutta la
dijficulta de la coft, pia il lettOYe (juanto piupuo attento, fè di (jueUe uuole interamente ejfcr capa-,
ce . llahliamo ad intendere cYA poeta procede per (fuefìo fuo Purg. fecondo le diflantie ,auaf con
le medeftme mfure che hahhiamo uedufo ejfer proceduto fer Vlnf referuato del trauerfo de cerchi,
come difcuo uedremo, E coft come dal findo deffc Inf e di (juello, da la circ un fir enfia de lulfma
e minor bolgia, e da c^ueU de la penultima intefe che ft douejfm trar le fue mifure. Co/?, ^cy ffpf
le cofe de Litro hemiffèrio , come hahhiamo già più uolte detto , tutte al contrario di quelle del «o;
Pro, intefe che da la cima di (juePo monte, e di cjuella, dal fermdiametro de lameniffimafclua, ini
fefaptr lo paradifc terrefre , p/?o in effa cima, shaueffcvo a trar le mifure de cerchi di cfuepofuì
Purg, edeglialtri luoghi dei monte . Linditio adunque che ne da del femidiametro de la ietta
fcluap è- tre dpntie che pone nel fuo proceder per cjueÙa , laprima de lecjuali dimopra efpr da
la fua riua, o uogliamo dire da la fua circunjtrentia di doue prima nera intYato, fin al fiume Lr.
theo che li tolfe il più oltre pter andare. Onde al principio del \x\iy. canto dice. Vago già di cey
car dctYO e dintOYno l a diuina firePa jfeffa e uiua, che a gliocchi temferaua il nuouo giorno, Sen
più affettar lafciai la Yiua VYendendo la campagna lento lenfò e cef, E poco {nu ohe poi , Già
mhauean trajf>ortafo i lenti pa/fi Dentro a la fclua antica tanto chio Non fotea riueler ondio meni
iYapP, Et ecco più andaY mi t^lfi un YÌo , che in uer fmifira con pe picclohnie Piegaua Iherha,
(he in fua ripa upio . Era adunche cjuePa prima diPantia de la felua tanta,che f(Y uolfarp indiei
irò, nonpotea^ riueder il luogo,donde chegli uera entYato . la feconda diftantia moflra che fa lun
go di (JuePo fiume fin la doue chegli fu U fua Yiua fpYmo peY uedeY da laltYa parte pafprla trion
finte chiefa, e che da Uathelda fit tirato per laccjua da laltYa Yiua e condotto al caYYO, che per coni
lYa di lui fera firmato, hauutocheihe il parlamento, che di Copra dicemmo , con Mathelda , chtra
da laltra parte del fiume , e fii con lei infeme froceduto pochi e piccioli paffi fu la defi Ya contini
corfo del fiume, e che trouarcn le fue ripe dar uoltauerp leuante, alacjualparte egli fmiìmente
ft torno a uoltare, emendo prima uerfo di (jueUa proceduto ancora per la fclua fin al fiume , Cnde
ijuaft in fine del x\\if', canto, efendo anchora fu la riua de la fclua a la frima hora del di in peri
fona di Virg, difie, Vedi la il fd, che in fronte fi riluce . Ma (juanto a cjueflo che hattiamo detto
di ijuepa feconda diftantia, il poeta al principio del xx\Hif\ canto dice di MatheUa, Allhorfimoffe
contrai fiume andando Su per la riua, cr iopari di lei Picciolpaffc conpicciol feguitando . Non
eran cento tra fai pafftemiei Quando le rt/y eguAmente dier uolta Per modo che al leuante mi
rendei, EjfndofcglipYima dato, come hahhiamo ueduto, e foi tolto u^ltandoft fu U iffira contrai
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Postillati 16
cor/ò ifl fiume . Sf^ultd fai in lirfy come nelfroceìeì lunga li ejuello^ gliaffaruel Lflro, i catti
ieUhi) C7 i xxiiif.fcnioYiyche difc^ra dicemmo, E che in tal jitmaj^Yaceiè- fin a tanto che uUe
quepe marauigliofc cofc fàrfc da laltra fatte del fiume tanto uiàne a lui , che fclamente effo fiume
glie lefàcea dijìanti. Et atthora^fey uedff meglio , ft fim'o , Onde nel medefim canto dice, Quayi
dio da la mia riua helhi tal fofìa che fch il fiume mi ficea dijìante^Ver ueder meglio a fa/p diedi
fcfìa . la feconda difìantia aduncjue ft di doue cheglifi refe , e le riue del fiume fi diedero al
leuante,fin la doue cheglifula riua, chera da la fuafarte del fii<Yr.e,feY rr.eglio ueder le maraui
gliofe cofc y fi firmo . Defcriue foi dijìintamente tutta la triov finte chiefa , e aiutila in ferma dun
trxonfinte carro tirato da un grifhne, e come uide difender in (jucHo Beatriie, Cjr ^gl^^ffi^
h lAathelda fer lo fiume da Ultra farte di cjuello e ccdotto al carro, come dipfra duenmo,e fini
gtndol carro foi dar uolta e tornar inlietro fin a larhore de la uita fofìo in m.e^ de lafclua , corr.e
fi legge al fine del fecondo , er al frincifio del ter^ del Genefis contenuto r.e la Bilia , defcriue^
la ter^ difìantia, la (jualfone che fa di la douel carro fera fer cor.tra di lui firmato, e chfertor^^
nar indietro fera uolto,fin al detto arlore de la uita, E (^uefia f^n che fa tanto di ffatio , guanto
una ueloàjpma filetta f^fp in treuoli aUontanarfi, lacjual cofa dim')fif-t rei xxxy. capto, oue dii
ce , For/f in tre uolitanto f^aticfrefc Disfrenata fatta (guanto eramo Rimoffi , juando Beatrice
fcefe . lo finti mormorar a tutti Adamo , Toictnhar una fianta !:ff:igliata e cet, la frima
adunjue dicjuffietre difi^tle, ihefinno il fcmi diametro di tjuffio terrefìre faradifof è- dr. la fi a
àrcunfi:rentia (fritto uerfc leuante fin al fiium.e Letbo, che toglie il fiu oltre foter andare , E ftef
fìa mofira efpr tanto ffatio , che leua il foter ueder daluno a laltro termino , Lacjual cof'a legieri
mente fuo auenire ne la difìantia i\ me^ miglio, e ffetiaìmente in fclua fffffa e uiua , come di fc^
fra hahhiamo ueduto che la finge, perche cjuanto eia è- fiu ffeffa e uerde , tanto fiu legiermente
impedifce la ue.ìufa . la feconda difiantia è- di doue le rife del detto fiume fi girano uerfc lei
uante, e chegli fimilmente cjuiuifigli rendè , fin la doue fi firmo, fer meglio ueder di la dal fiu^
me le marauigliofc cofc che faffauano , fin chel trionfinte carro fi firmi o di rim.fetto a lui. Ve lai
ijual difiantia non dandone il foeta altro inlitio, è- cofa chiara egli hauer intefc che fhaufffi a com
futat del n'edefimo Jfatio de la frima, ciò è^, dunaltro me^ miglio , che già fino un miglio intei
YO . la ier^ difiantia è- di douel carro diede uolta fin a lallero de la uita fofìo , come di fcfra
hahliamo ueduto , in me^ del terrtfire faradifo , E (juefta mofira efpr di tanto Jfatio , di (^uant^y
raffrenata e ueloce fietta foteffì in tre uoli efpr finta lontano, lacjual d fistia hahhiamo da comi
futare fer tre cjuarti di miglio, fer effcY len pffihile che unaffrenata, com^ dice il fOeta, t!r ejfei
dita fieUa, finta da fòrte ano e foffinte traccio, foffa tanto in ire uoìi uolare . Auenga chel foei
la , come cofd non hen certa, U metta in firfc. A ggiunti adunche ejuefii tre (Quarti di maglio de la
ter'^ difiantia al miglio che hahhiamo ueduto effcr de le due prim,e,firanno lo ffatio di maglia uno
etrecjuaYti,etantofaradalacircunfiYentiadeffo (errefire faradifo a lalhero de la uitafoftonel
We^c di quello, che utrra ad efpr il fuo femidiametro , onde tuUol diametro farà due uolfe tanto,
ciò è-, miglia tre e me^, e confequent emente la fua circunfir enfia, fecondo la regola già fiu uolte
Ma, che ha da efpr tre uolte tanto e la fcttima farie dunaltra del diametro, uerra ad efpr, corvè
iifcfra dicemmo, r i . miglia, le<jualÌYÌffondeno ala cÌYCunpYentia de lultima de le x. holge ne
Uguali uedemmo efpY dipinto il findo delotiauo ceYchio ^A.era medefmamente ancora (juello di
tutto rinf 11 femidiametro de lacjual ultima e minor holgia uedem^mo efpr comfarfiio ne le me^
iefmetYe iifiantie, ferche me^ miglio uedemmo efpY il trauerfi defp klgia.fre cjuarti di miglio
U fua riua fin a la éoccatura delfoz^,e me^ miglio di uanofin al cetYO deffa shoccatuYa, E cofi
it^Yne dal diamefYO deffa minOY e fiuhafja holgia, con aggiungcYlo femfYe a <iuella de le x. che con
teneuM, dipiu,cleala contenuta, noi fYaemmo ijuello de la fiu alta e m.aggnYe,che con cjuello del
findo del cfYchio, feY effcY ei la fua cÌYCunfiYentia, e con la fua shaatUYa, fer andaY Ufi effonde
T i i i i
h.cmc è fifra umm. no. n„^l,a , chefir, un. co/5 md,f,m. »n U dnUentU lù
giù e me^ k mnm, che una coft meiefma col piana , chf haUiamo Mim Cma Ji .uelh
mnte, ne njfonjf n.Ecof, cme fdenhf.r ^liabri fu^nkri e mamor orchi ll'lnf. ZZ
giungemmo jcr^fre a cjud che cMcneua i,fiu.he al cmenm ne lafua ématura , chi la I
altafarfe ,U,amclr, iicfuefi, infinor e miror cerchia che haUiamo ueim elfcri^. miglia L
fi If.MfermaUn fette inferiori e mag^i» hd<^ H ^,,JJ, p „„• ,..i,„;,if'
a ciuel che c-mtuneàip.u chea! c.nienm, nt kfiu hajfa farle, la c.rcunfirftia'di LjhLrhr
emnor ha% che hahbam, u,hfo effer , , o. miglia, li tromrm, , m a lamiera [rilhon^
ier un per uno ne afua magpor e pu Uffa farle, a glialtri fette cerchi de l'inf ne la Jfe Tua
ì'^-^<^ ,^^Mkarnoueèui^^rnin^^
tl^ual ne la defcrtttme ie l'inf uedemmo effer tanto nelfuofindo, .uanto ne lafua sboccatura.
Adun<lue cofì come cfuefio minor e fiu alto hal^ del Vurg. intorno al fede ddauale Ceno Polìe
lanme che/] purgano del peccato de la l^ria, come di fcfra dicemmo , ha ne la parte fjaiiu
bajja, , o rniglia di circunfirentia,ch^ una cofa medefma ccn la .hoccatura del Più halle 'e min^
''''^'^fli>'f.>'f<}ualfipunifconoefr
glia di diametro, la circimjirentia JeUuale, come difcpra dicemmo , ^ medefmamente , ,o. »„V
gh^.Cofi il fecondo ha% intorno d piede de^uale fono pojielanime, che fi purgano del peccato
de lagola,u-ha ,.^o. miglia di circunfirenlia, è- una cofa medefma con la sboccatura delfeconf
do cerchio, nelcjualfi f un fono e uiolenli, per hauer cjuello, come uedemmo in ejf, fua sboccatura
di diametro 70. miglia, la cui cmunfirentia h- melefmamenie zzo. miglia .Ecofi ^ueRordint
Seguitando troueremo, come habbiamo detto, e baH^ di auefto Pure, nel difendere, render un
per uno a cerchi de l'inf nelfdire. Adunfie il ter^c bal^ nel difendere, fitto aljj habbiamo
detto purgarfi .prodighi egliauari , CT hauer di circunfirentia 550. miglia , CT il auarto bal<c,
fitto alau, habbiamojetiopurgarfigliaccidiofi, cr hauer di circunfirentia ^^o.mldia, rilhnt
deraneljdtre ul Ur\o cerchio, nelcjud uedemmo effer puniti gliheretici,^ d cjuarlo cerchio,che
uedemmo effer col ter^ ad un medefimo pari, nelcjud fi puniuano gliracundi e gltaccidifi ,eche
fc<f«M </i diametro ,40. miglia, la circunfirétia delquale è medefimamete 440. midia. llauin
ta bd^ [etto d<jud dicemmopurgarfi liracundia, CT hauer di circunfirentia rvo. miglia, rilho»
dera d cjuinlo cerchio, nelcjud uedemmo effer puniti i prodighi e gliauan , e che hauea didime',
irò , 7C miglia, llfifio bd fctto al^ud dicemmo purgarfi linuidia, , che hauea di circunfiren
tia 660. miglia, r fionderà d fcflo cerchio, neìtjud uedemmo funirfi e golofi, e che hauea di diai
metro z , o. miglia, llfeuimo bal^c, [etto alcjud dicemmo purgarfi e ftqerbi , e che hauea di circiii
firentta 770. miglia , rijf onderà d fcttimo cerchio , nelcjud uedemmo punirfi e lulìlriofi , cht
hauea di diametro z^,. miglia . Lottauo CT ultimo bal^v , fitto dcjud dicemmo elfcria torta ii
eìuejto Vurg. e cne hauea di circunfirentia ^Sx miglia, rijfondera a lottauo CT ultimo cerchio it
l Inf. nelcjud uedemmo effer il Limbo, e che hauea di dimetro ne la fua sboccatura . go midia
E fi come ne la defcyittione de lo Inf otto uedemmo effer i cerchi, necjudi fi puniuano l anime , mi
ffr ejfiruene due ad un medefimo pari , fitte erano filamente i difienfi de Inno n< Idiro , Cofi f fr
^rincjuefin
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Postillati 16
fki in ^uefto VttYg'futtf le cofe <tl mtmh ii (jUfUf , otto fone cfjf fieno ^ìiofcenft , feych Unfi
firn e di cjueBo , ma fiUe fdmenfe i cenhi , Kf^uali Unirne ftpiY^^no . Seguemfoifmò
étleYaliciJdmonteleduedijìantiede lanfifurguforio di YKÌgliit luKa ,che dufrfìmo Uuff
li circiwftyfntia intorno ad effe fue radia ooo. miglia , le^uaìi rijfondono a la grandiff,ma cai
uernade glifcia^urati ihemci non fùr uiià , che gira intorno a la ualle infima , f che uei
immohauerdi diametro ^iS". miglia ^ la àrcunjtrentia dtlc^uale è'medefimmente <)co,mi^
fìia , huenga , che^er la medefma ragione che di tal circ un jìr enfia dicerr,mo m juel luogo ,
il foeta xntendfjjl che ^uff.o monte , ad ejp fueradid ,girafjè juffio fnito rumerò di mille ,
t non di 990. miglia . E fcnoi Jcguitandojufjìordinedaggiiirgerfnijfrfalajfartecheconiifi
9ie le no. miglia di circunfirentia di fin chea la contenuta , le aggiungiamo hora a Itfcf
la,dalacjual diciamo fffcr contenuto il monte, Secjuefto ha di circunfirentia ooo. miglia ^
auSa ne hauera , com,f di fqra dicemmo , i loo. E f nche f'ra ftrfc chi dira , che fdfCfia ini
tffeche laltez^ di ^ufjìo m.onie fifp j[artita in x.fayti eguali di 14. miglia luna , a mifui
Yarle , cornee noi diciam.o , a retta lìnea pr jfendicolare , e che le o«o frim.e jtjjlro gUotto Ut^
tie eguali douflJl ej[cr contenuto il Purgatorio , e cheogni hl^ ,nd dfendereji uèr.ijp tc^n}
fo a dilattare ^ in^YofJlre che hauffje ne. miglia di circunfirentia jfiu nel fine che nd ^rini
cifio talmente chetoUauo CT uliim.o hal^c , daljual tutto effe Purgatorio è- contenuto , haueffe
nd fuofinele 880. mi^ha , che ^lihMiam.o aUrihite , Com.eè- ,che Uire due difiantie ,
che diciamo effcr da effo Purgatorio fin a le radia dd morite , non fi uengUro dal frimifio al
fin loro , a d'dattare pu di cjuello che fi frccia dentro al Purgatorio una difiantia fila , ciò e-^
110. miglia, hauendo n^i detto nd fiuo frincifio , qual e al fine de fio Purgatorio hauer ài
circunfirentia 880. miglia, e nd fito fine , che' ale radici del m.onfe , hauerne fidamene
te 99C. hche ft ri fion.'e , cuefito auenire , perche il foeta da le radia dd monte fin el Puri
gatorio, fin fcfra dd frmo e maggior haì^ di judìo , fi>ige la filita , come di fi fra
hahhiamo ueduto , affai furijfidae dritta di (jud che fi dd fmmodeffc fYÌm,o hì^ in fif ,
Onde ancora nd (juarto canto di tal fiuarifide^^^ dice , lo fmm.oera cìniche uinceala
uifia, E la cofìa fiuferla fiu affai Che da me^ cjuadrante a centro lifìa . Perche (juani
io più rifida èia falita dd monte , tanto menofidilaua ne le fiue radia , e tanto fiu ne la
fuacim.a . E che dal frimohal^ dd Purgatorio in fiula fditafijp pu ageuole ,Iq dim.a
fira nel duodecimo canto , Oue injferfcna de langelo , che glinuio fiu jfeY la ficaia dd fecondo
tal^ dice , le haccia aferfi , tST indi aferfi lale , Viffe , Venite , cjui fcn freffì> i gradi ,
2tageuolemenfehom.aifi file , End xv. Poi fimmo giunti a langd benedetto , Con Uefa
uoce diffi y intratt cjuinà Ad un fialeo uie m>en che glialtri eretto . CHe cjuffto monte deni
troal Purgatorio fiuada di cerchio incerchio ficm.frend fclirpurìfìringendo ,lo dim,ofìraal
frincifio dd decimoier^o canto , Oue fingendo efjlr fialifn fcfra de! fecondo hl^o dice , Noi
erauamo al fcmmodela fiala , Oue ficondam.ente fi rificga Lo m.onte , che filendo altrui difii
mala, luicofiuna cornice lega Dintorno il foggio , come la frimaia , Senon che larco fiuo
fiu tòfìofie^a . che li fiuoi fette cerchi haUino , come dicemmo , noue traccia di trauerfi ,
nd decimo canto , oue fingendo defflr ficJiio fiul frim.o e m.agpor di cjuelli dice , Io fiancato,
XfX amie due incerti Di nofìra uia , refiammo in fiunun pano Soling-)fiu ihefiraia pr diferti .
Da la fua fionda , oue confina il uano , a/ fie delalta rifa che furfitle , Mifurrehte in tre uoh,
te un cOYfohumiano , E noine la defcritùone de lo Inferno uedem.mo , c\.eun corfo humai
no , ciò e- , un humo comune , era tre traccia di (juelle , checjuiui dUemm.o , lecjuali mÀi
furate tre uolie fit.nnOycome haltiumo detto , noue braccia . Poi fur ancor figuitando dii
ce, E juanto hcchio mio ptea iyar iale , Hoy dal firn firo , V hor daldefiro fianco,
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Postillati 16
■à
IftanU. come lhabkmo d frm, i, gra^lilPm circuita . E chf il loro drllamL mc^L
u.n ef M, , E km^nianh Mvg i, la uia fi, hr rij^^ff, jtun. ii .ueRe UmLmLo,
lira nd xv,,y. cam. Se «o, ueniu daUacn fuuri , F. uole/e tn^arUliafi,, toflo, Uuoftu
lira e i^jìra Uliro e- nd xxy, cant, ,ouffì„ge chejjhiopitlifilfefio cerchio , neìLl
fi fur^a defecato Je Upla, t chejìaxJo Vtrg. m dMio ie U ma dica. Io credo, che a klìremo
Le iefireffaRe uolger ne cmuegna Giranòl monte come fir [demo , Cofi Infinga fi* li mftra in^
[cgna e cel. Quanto alalle^la M monte, che Ihahliamo fitta ,<,o. miglia, lea'U'fcnola mita
de le 280. che uedemrno effèr lafrofiniila de la uaUe infima , Que/io è-, perche in Inf. uif,fui
nfe, olffe afeccatt che nafcnoda fragilità, che [oli in cfuejlo monte fi fur?ano, ciueii ancora che
nafnno da ma.ma,come la milentia, e lafraude, Icfuali due uitu, percheYcnO olire a lUaltri fra
mlfm,, occufan, 1, t.d fr>fi^d,t.^, come ueiemmo,dfn'roaU cittk di D,V., del, xLfarti, neh
<]Kal. fer lo numero fcttennari U partimmo, le xyx. attrihuenione x. al cerchio deuiolhi,e xx.
a ^ueUo de Frau olenti . Le altre x. farti frron atiriiuHe a gUlri , cinaue cerchi pofì.fitori di
'^ì lalmii, nec^uahueimmo di grado in grado, ffer puniti onciuedeir, peccati, che da laìframlila
procedono attréuenhne a ciafcun due. Partendo adunque fmilm.ente Ute^l^ di ctueffo monte,
(he per la detta ragione diciamo cfflr la mita de la profindita de T Inf. ciò ^ , ,^o. miflia perh
IcHennario numero , Co/i come de la detta projindita ne uenne a refultare xl. parti di fitte migl'a
luna, Co/? ò cjuefta alte^X" ne refi.ltera xx.parti, de le,juali,fe ne attril-mremo due, come hah
btamo fritto, ai ognuno de gliotto haliti , daauali habliamo ueiuto efcr , ne la ter^ remn de lat
rta, contenuto, IPurg.perchefcpra d, cjuell, fi purgano fmilmente d, grado in graio.com.e iiCoi
fra dicemmo,!, fitte peccati che n,fcano la fragilità , come per tal cagione halh,amo fiotto aprimi
cerchi de l inf ejfi otto bat^ uerranno de le xx.parti ai occuparne x\i. e le altre Quattro parti poi
jaramo occupate da le due prime regioni de Uria , ia Ircjuali hahiiamo ueiuto efer comprefo lan{
Upurgatono e che ne la prima fcnp^fii di graio in grado cjueai , che purgano la contumacia de U
tieghgenlialoro, E chefuperlafccoviafin a la porta iel Purg. oue che termina , il poeta dorment
io, ellcre /iato portato ia Lucia . I a tanta fmifurata alte^la ii auejìo monte 'e- iimoflrala ial
poeta m puluogk, come infine iel xxv/. ie V\nf introlucenio vl.jp a iire , come elenio naf
uigalone latro hemiffirio, lo uenne ia lontano a ifourire, oue dice, Cinaue uolte raccefc e ta»i
te caffo Lo lume era di [etto ie la luna Poi chentrati erauam ne latto paffo, Quando napparue un*
montagna bruna Per la i,fiantia,eparuemi alta tanto. Quanto ueiuta nonnhauea alcuna, Oue
mojira una altezza inejìimaHle, da che effindo in aperto mare, oue impedimento alcuno non li pot
teua nocer al uedere, pt effindo ia effa montagna tanto ia hntano, che per la ifiantia li pareu*
bruna, Onie hfigvaua che la uoha iel globo , chera tra ejfa montagna e lui , glie ne ce' affé oran
r«rte cornep,rea.eri,ntiapuo, in fimil cafc, hauer ueiuto chi Sfiato in mare,% noniimeno dice
&t il tal altezza egl, non haueua alcuna ueduta . Onde ancora nel auarto ii auejìo Pur?, comt
per tranfito dicemmo difipra , lofmmo era alto, che uincea la uifla , E più oltre, domandante *
Virg. Majea te piace uoktier fqrei. Quanto hauemo aianiar, chel poggio [de Più che falir non
folfing iocch, miei . (guanto alnumero iele miglia , chedifcpra haUiam detto cheffi Qronper
t>gnun de fette cerchi iel Puro, nel circolarmente lor procedere per efueUo , Uiian-.o iafiLe , eh,
fi comei poetafinfi la frofòniila ie la uaie infima effir j 8d. miglia, e che nel loro circolarmen
Ufnceierper cjueBatn x. reuilutioni , perche tante ueiemmoeJPr le fue^arii uniuerfdi , <ic^.
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Postillati 16
aufllf ìoue ffuniuano Unime, la uoltaron ma,fml:f kgnuna le U Yemìuie h foro, ìif mok
taron ie le x. farti luna, Coft fin^enh lalte^^ di (juffto mete fJfcY t^o. miglia, eh [m U miU
ie le 2go. ie la fYofirtdita de la ude iìifìrm , fir^ge amora che rei loro cmoìarmer^ie jfroifitY
\er <iueh in fette reiiolufmiy àe tanti hMìam^i ueduto ejpre i cerchi , (^oue fi furiano lanime,
ne uoltaron fmilmente la rrÀta, che di ciafcuna fii de le fette farti luna éelfuojcmiiinuk . E che
effin efuefìe fette reuolutioni che /?rG« fer li fette cerchi der.tro fi Purg, non nolfc^ffro di^ueflè
monte che fvlarr.ente la mta,ffYOuajfer cfueLhe halUarr.o diCcfra ueduto, eie la f rima uia, jfff
Ucjual (juejìi foeti k cominciaron a faUre, guardaua in iJiieEo hemijffrio dritto uer leuanfe, Gride
nel cjuarfo cant(} difse. Volti a leuante , onderauam fallii , E fer ijuel che nel xxyy. c^nto, dofol
girar fer li fcUe cerchi il monte, dice de lultima uia, fer latjual lo uenero a finir di frlire , E tiuel
che ne dice è- cjuefto. Dritta f Ha la uia fer e^trolfjfo ^Jerfo tal forte , chio toglieua i ra^giVii
fian^ a me delfcl, chera già haffc, E di fochi fcaglion leuammo ifrggi, chel fcl corcar , fer lomf
hra,che ft ffenfe. Sentimmo dietro KfT io e li mietfcggi . Ver Ifjualifarole dimofìra infcntentia
ihella guardaua dritto infonente . Aduncjue/fe la frima uia , fer lacjual cominciaron a flit
^Ufftomcte,guardaua driUo uer leuante, E che juefta ultima, fer la^ualfìniron diflirlo,guaT
daua dritto uer f:)nente,effi ueniuano ad hauer girato mez.ò e non tuttol monte, ferchefc tutìo Iha
uejfero girato, cjufjìa ultima uia haueria guardato non uer fonente , come nroflra cheficeua , ma
uer leuante medefmamente come la fuma , fer lacjual cominciaron a f lire . Quefìo mede fimo
dlimojìra amorfiu oltre, oue finge la fcguéte mattina fjfcr giunto in cima deffc mete, e che \irg.
li dica. Vedi la il fcl, che in fronte ti riluce, fenhe dinota chegli era uolto in uer leuanie, e cjuan
do h comincio a flire era uolto uer fonente . Hora, che di ^uffti fette fcmicinuli, eff ne uoltcffc^,
ro di ciafcuno de le fette farti luna, echf lafctiima farte dognun di quelli fia il numero de le mif
glia , che difcfra hahhiamo attrihuifo loro ,ftfroua in cjufjìo n.odo. Mattiamo ueduto d frimo
e maggior cerchio,chè' quello de fuferli, hauer di circur'fxrfntia 770. rrdglia, Adunc^ue il fuofef
miàrculo farà di miglia 38S-. de Uguali la fettima farti fcno st. cornee hahhiamo difcfra f n/?o .
La circunftrentia dd fecondo cerchio, che' quello de glinuidiof , hahhiamo ueduto efjlr CCo, nri^
glia. Onde il fio femÀcirculo farà màglia ^50. e di ejuefìe la fcttima farte 47. eifT" unfettimo, il ter
^ cerchio che^ cjuello de gliracundi, uedemmo hnuer di circunjtrentia sso, m.iglia,che ilfuofcmi
òrculo farà 17^. e di cjuejìe la fettima farte 59. e duefettimi. il (juarto cenUo.chè^ ijuello de gliac
adioft, uedemmo hauer di circunftrentia 440. migHa, che il fuofemicirculo ft.ra 210. e di ({uefle
la fettima farte ^i.etre fcttimi. il (juinto cerchio, c he- cjuello de gliauari e de frodighi , uedemmo
hauer di circunfirenfia r,o. miglia, che ilfuo fcmicirculo fc^ra , 67. e di cjuejìe lafctiima farte 25.
e ùuaUro fettimi , ìlfflo cerche uedemmo hauer di circunftrentia 220. màglia, che il fuofmicir',
(uh farà m o. f di cjuefle la fcttim.a farte , r. e cinque fct^imi . llfettimo Z7 ultimo cerchio uedem^.
wo hauer di circunftrentia \ 1 c. mÀglia, che ilfuo femÀcirculo farà rr. e di cjuejìe la fettima far',
ie 7. e fci fettimi, come di fcfra una fer una le hdhiamo fofìe, Qniepffiamo uedere , che lafctii'.
yna farte circuita del fcmicirculo contenuto, e femfre miglia 7. e [ci fettimi meno de la fettima farte
circuita del femiarculo, che contiene, riffetto almonte , che di tanto ft ua rifiringendo a lafori>
tione nel falire . E fe racc:>gliamo tutte cjuefìe miglia circuite, ciò è-, le rr. dd frimo e maggior
cerchio, le ^7. t!r unfettimo ddfe. ondo. Le io- e due fettimi ddter^. Le^t. e tre fettimi dd
ijuarto» lei^^.ecjuattrofttimidd quinto, le i<r.ecinciuejètt{midel}Po,ele7.fftifettimidel
fettim.o ue Iremo, che iranno la fcmma di 2^0. miglia afunto , la mitJ de lecjuali, che fcno 1 1 o.
effi le circuirono ne le due frime e maggiori de le fette circuitioni, de lecjuali hahhiamo ueduto la
frima elftr<:<^.m.iglia, la feconda ^^7.W un ffttimo ,ferche, fe aggiungiamo a quefialerni^
glia7. e fei fettimi, cU uien a declinar da la frima, rifletto al monte, che di tanto f ua, comU
hiamo detto, ndpiirrijìringendo, faranno le t lo.miglia, che faranno Umita dd fcmicirculo deJlQ
ua
m
ora
men i al j^eccaio chf inft fuY^, . Se aiun^ut effì hauec^m in ^i^efìe hiepme
^ •] r r> \ • • > f * f ' ì"^"- ^i^^ ^ r. i ravvi Tir njianv^T TUt-?
liade al uifio che m f. fumfcf ,Cofiijui adorni fdirdt i.l^ ha fojìo
, . ,, , . . ^fc the in aufUa ieffc
chf in ^udlo hemjfim gmri.u. uerfo me^ i, , U^ml ueniu. al ,fcr in m"^ tra cuSa
pmiam irm urr Uu.nle , onif hauean^ comincia, e cjueRa , che ^uariaua irittouertmen,
te, onJe haueano/!nil3 iifilire . Sara aiunche um quello che iiciam, , che in mfte iuefrif
me e m.WMn reuohuoni, efJìu^Ualfcro mc"^ ilfcmicir, uh di ^uefto rt.me , uLl cofi ne fu»
far cnu che "on fclamenfe ^juefte m.fure, ma cjuelle anemie Vlnf. che a cu,fte uemamo effcr
co^firrn, f,n, Mefc cheìpeta e ne lum e ne lalm intefc lui . Afferma Jpeia aue,
/?a meleftm pianchor in fine ii ,al cani, [aliti che fi,ron fer la feconda fcalafid ter?c c.rio ,
efer ^ueUo uolM/^pur a iefìra, oue iice , Noi aniauam ferh ueffero alienti oltre cuanto m
Uan^hmh aUmgarf,, Conlra i raggi fcrolini e lucenti . f nel ixMU/. canta , efjhìo fdili ter
la ter{4lc^lafu f<arlo cerchio, defluendo Ihora de la mattina dice. Su mi leuai, e tutti eranm
fieni t,e laltoi, i giron delficromonfe, RI andauam colfcl nuouo a le reni , Perche a„lando, cof
me ha dea, dritta in uer loccafo , fe la fera, anianiol [eie a monte , eff, erano firili da fmi ragoi
per me fc ti nafc la manina nel leuarf, in oriente lo ueniuano, come dice , ai hauer a le reni 7
mjaliH poi a fcmmo vulHmo cerchio, ^ ejfeniogia uicinialultimafcala , mofìra che aniani
Mjcl fur a loccafo, eff, non aniauano fiu inai uerfo cjueBa parte, ma uerfc lavarle che a noi è-
aujrrale oue cjueUi di la hanno il fico antartico fola in orpftione al nojìro artico. Ne li Cuoi raooi
ftnuan loro più per m,^ il nafc , ma fu la deftra /falla \ ii tanto fiu ueniuano ad hauer girato il
monte Onde al principio del xxvi. canto dice, feriamilfcle in fu Ihomero deflro , 'che già ragi
giando, tutte locctdente Mutaua in hianco affetto di celefìro . Voltati/! poi a flniftra fu per lullit
majca.a , ueniua loro afinr a le reni , come difopra haUimo ueduto . Kefa hora fclamenle a
ueiere cjuam tempo il poeta con fumo nelfalir dal centro ur.iuerfle , per locual ueiemrr.o infinf
l'^ precedente cantica effcr paffuto e fililo alallrohemiffirio auefìo monte, e
da duellane proceder per lo lerrefireparaiifc fin a larkre de la uila plìo,come haWiamo ueiuf
fo, inme^ il cjueRo, E da cjuefla al finte donde efcano li .quattro fitmi,de eguali è-fcrittì alfccon
do del Qenefis, e poi a ber de la fmtiffma onda del fiume funoe, che in fcn^ma Irouiamo lauerut
mfumto cincjue di naturali . il primo de ijuali hattiamo ueduto ne Ulimo de la precedente
cantica chebbe principio immeiiale che tjuejìi due poeti fi.ron paffcti per effe centro ,oue\ irgilio
dille, ^ già ilfde a rne^a ter^^ riede, E più oltre, qui è- da man ijuando di la ^ fera . Il print
apio del fecondo uedremo checominciera nel primo uerfc delfeconio canto ,falM chforanno a U
fuperficie ie la terra nelahro hemiffirio, e iifcefi al lito ielmare, oue iice , Qia eralfcle a lori',
^nte giunto e cet. il principio del ter^c uedremo che comineiera ne primi tre uerf, del nono canf
« [alitt che faranno per lantipurgatmo fin a lameniffima uaBe,oue f, purga la neglioeiia di cueh
U, chehannoindugiatoapenlirfiper occup-aiion di fati, e doue dice, l a conculinad, Titor.e ani
m GUfmbitncM» d hal^ iorient, mr ie le irauia del fut ioUe umko . il /rimifio iel
quarti
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Postillati 16
ufìrmi eh cmmifY* primi ufrfi W xv/iy'. cMfifAiu eh fimm c,ì <ju'm cfrcUi
iti Puri. OKf iicr, tie Ihra che mn fuo il color Jiumo IniffUir fiu ilfrMo if U luna f cet.
Il trmcifio M ì^int^ "'irmo eh cmincitra cjuaft in firn ifl xxsij. cMoftliti chfmnm» W
cimMmMf, CT ctlurrfftrtfurM.ouf Vir^. iict a Dontf, VtiiU ilfd ch infroniflirH
lucf . U «Kart* forte ii auejfo auinto lo cmfurno m friceier^fer <jueflo faraiifottrrejire^» *
More ie la ulta , Onde ne lultimo canto iice , E fi» corrufco e con fiu lenti faffiTeneual ci i
terchio a merigge e cet. il refìo fin^e ihuerh confumato ne laniar a uejer ,1 P>"e , dal<]ual
leriuano li auattro fiumi eh iifcfra iicemmo, Ef efer conhao da MaihUaa her ie lafamH,',
tra onia iel fiume Eunoe . eriUar ia aueh furo e ì,0o a [Air a lefieRe , come mjìra nel
trimo iel Varaiif, eh fiee dietro a Beatrice al frincifio del fejìo ii , oue ritornando a fc^mtar la
fua materia dice. Vatto huea di la mane e ii <juafcra Jalfiee ^uafi . e lutto era la bianco QueM
hemiliero.e Ultra farle nera. Quando Beatrice e cet. E fe a ijuflìi cincue di ne a^iungiam.ouM
ih haUiamo uedulo huer con fumato nel difeender iala fuferficie ie la terra nel noflro hmifjt.
riorerVinf.finalceniro, faranno fi di eh il foela confumh in <]uejìafua menta feregr'nat
tiene, E tanti ne co»fum'o iddio, fi come ferino alfine del frimo, er al frineifio deljecondo iel
Cenefu contenuto ne la B,iia , in fnfieer la fua opra , i fi come egli il fettìmo i, f nfO>o i*
tueUa Coftil toela, tacitamente „uol dimojìrare, eh iofo il difcorfc fitto iel mifcrojialo de dan,
lotialeternefenedelnnfEdelfilue (cjuando eh fa) iefofti ale lemf orali iel Vurg.Uuani
iof a eovlemflar lo flato di ^ueHi.eh pa foffedono la gloria del Paradfceglif, rifoso del lutto m
Vio, a la uifme del<}uale , finge dicielo m cielo, con laiulo di Beatrice ejjire flato ajjuvto .
DE LA COMEDIA DI DANTE
ALIGIERI PRIMO
CANtO DE LA SECONDA
CANTICA DETTA PVRGATORIO^
Er correr mi^'m acqua
àf^ le uele
Uomai la nau'jceìla
del mio ingegno 5
Che lafcia dietro a fe mar fi crudele t
E cantero di quel fecondo regno
Ouc Ihumano jl'irito fi ^urga ,
E di filir al ciel diuenta degno ♦
M4 qui la morta pefi rifitrga
O fante M«/e,po/ che uoflro fieno ^
E qui Caliere alquanto fiurga
Seguitando il mìo canto con quel fueno 5
Va cui le picche mifiere fentìro
Lo colpo tal ; che dijperar perdono
llfOfta iiuiif (jueffaftiafcconJa cantica
ne le tre meiffime farti , che hMitimo
Keduto hauer fitto lacrima , E dofo la
fropfùone eia inuocafione uenendo a k
narratione , [equità illaffm froph
fine de lafrecedente dffcriuendo j^rma
nel fYf [ente canto il diletto che frffcYO li
fuoi occhi dfl fcreno aere de Utro hemfif
firiotopo che^li ufct fiim de lofcure e ca
IMI tenebre de l'inf.a la fujfeYficie
de la ima di cfuello ne lifda ^fl ^^^S' ^
riuederle ftellene Ihora maUutina , lai
(jual ^eticamente defriue . Narra fot ^
come uohendoft a deflra ufrfc laniarticQ
folo,uide cjuattro deffiftelle oltre a Ultre
lucenti e chiave , che rotauano intorno ad
efrcpo^o, e che uoUat^fi poi fu la finiflra uerfo il nofiro artico, uide lomlra di Catone ^menfifrefi^
t da \in, intfQ, e come moffi da freghi di beatrice haufa condotto L^nte feria Infi ^ inten.
ieua di Lui ifurchegli lo concede/fi) fer li fuoi fette regni JelVurg. Onde 'j^^;-';;;'; -
di auanto haueano dafire.jfarì uia,^ effifrefiro la .iagiu uerfc la marina, e lauato che Vir.
Jo helte iluifo di rugiada a Bante, e giunti chefi^ronfoi al luo del marejo ncin[c ancora dun^
%eUogiuncò[cometuUO da Catone gliera flato imfofto . f f " ""'^^^Ta
\r/<a le tele . La fcnt enfia di ^uefti tre frimi uerfi, che fcnof arte de la frofofmne fesche la
mntedel foetaMualfilafci^adietrotantacrudel c^fa c^uanto 'e- lo Inf delciualha pna cjut
trattato , rifredde le ^r^^ fer trattar di miglior materia, .ome uedremo chejcra dVurg. di cte
hora intende uoler trattare , E <iuef{o dice , non fer frofrie faroìe , ma fer fmnitu dine da la jua
rr.ente a la nauicella. Va lefir^ e uipr di quella, a le uele di c^uefìa , D. ^^^^''^^^ H
Valreyiofo e fbauenteuol Irfirno , crudele e frocellofc mare . E Cantero di c^uel fecondo re.
cnoloueflitrefeguentiuerfifcnoilfì^ delafrofofitme fr.meUendodi uoler cantar del Vurg.
Lf^rL come dice, Itumano jfirito, efurgato, diuenta degno di [dir al ciclo . MA la
morta fofft rifurga , Lofo lafrofoftione ,fcguita nefcguenti altri [ci uerfi la '^nuocatme^ laju^l
è in untuer&le di tutte le Mufc, CT ir^ f articolare di Cchfea, U fi. eccellente di tutte, rr.a di /oro
Hcemmo nel fecondo canto de U precedente f rima cantica . leciuali in fcntentia frega che douen
do e^li trattar del Vur^. come ha from.effc difire, c\.e la foetica /Acuita, /.^../f i^Hi man^ ^
lui, per diuerf c.f, era in uAta morta, R fi<rga,cio ^, Kif.fciti in lui, VOi che uofìrofcno
cYe io fon toeta. E Qtii Caliofl^ alcjuam furga, Ef a e^uefia materia , de lae^ualfrofongo di uo,
\ertrattare,Cc\iofeal7ìalauantohPe. V er che e\f indo, come ha deUoJamateria migliore, ft
ricerca che mipUor ancora fa lo fide. Imitando Virg. Vo/ 0 Caliofeprecor adirate cane ti e cet.
E diceale^uar^o, perche intenie alarlo in tuttopoi ne la ter'^ cantica, oue tratterà del Tarad. cofa
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PVRGATORIO
»3« fcìmente me^thr ìel VuYg, ma OUima di tutte ìaUre . SE^uìtanlol mio canto , Verde
lofera no» comincia dal Pur^. mafeguita dopo Vlnf. COn e^uel fuono , Con ijuelfonoYo canto,
da cui le mifere picche feiìtiron h colatale, CHe dijj^erarfeydono, che ufciron di jfeyan'^^che filft
loY perdonato . Turon , fecondo Quid, nel (Quinto noue figliuole di Piero de la città di PeHa, doti
iiffìme in molte e diuerfe arti , ma tanto temerarie er infoienti^ che ardiron nel canto uolerfifrei
forre a le Mufe , E coft frouocate da loro , Cahfea di lunga uia le uinfc , e per conuenienie fena,
le conuertt in picche , ilc^ual ^ uccello garulo , che leggermente appara a parlare , £ auejìo è- il
colpo , chejfe picche fcntiro dal fuom del canto di Caliopea ,
Voice color dorkntd \afjiro , * Seguita dopo U due prime farti la ter'^^
Che ficcoglieua nel fireno affetto ^> l^^ narratione cominciando, (juant
Va laer puro in fin al primo giro , f^f[ ^^^^^^ > ^^ome mmediate
A gliocch mìei ricomincio diletto , ^fì ^^^'^^ 'wor/'rf deVinf.
TcHo chi ufcì fuor de laura morta) che glihauea contri/iato gliocchi el cuore.
Che mhauea contriflato oliocchi el petto ♦ ' '^^f^lf^^^ ne ìaltro hemiffrio a la fu
Lo bel pianeta, che ai amar confbrL ffrficiede aterra.ouelhattiamlf^^^
faceua tutto rider Mente ^ ^^T ^^J^^^^-'.^ ^-^-^
1 j ' r - 1 ' r r dolce colore di {affìro orientale CHe Imo
Velando t pefa , cherano m fua fcorta. ^n,,, , un,Jf-,,,
Io mi uolfi a man dejìra ; e pofi mente rio DElpuro aere , mtefoper Lh de la
A laltropolo^.e uidt quattro Helle fuater'^4 regione , per ejfcr (juiuililero
"Non uìjìe mai ^ fuor che a la prima gente ^ da ogni aheratione , come uedremo nd
Goder pareua il del di lor fiammelle ♦ <^anto che dira in perfcna diflatio .
O fittentrional uedouo fito , F^wo <^l primo giro , Fiwo ni primo deh
Voi che priuato fei di mirar quelle^ ^^^^f^ percjueUo de la luna , Auenga che
laer e non faffi oltre al cornano del fupet
rìor elemento, che- <]uel del fuoco, ilejual e me^ fra lui effe primo givo, ma par co fi a noi, R U
comincio diletto a gliocchi miei, Kicomincto , perche tal freno aere hauea finito diuedere ne Ihel
mifftrio noflro, ejuando difcefi a le frofinde tenelre de Vlnf TOfto chi ufcì fuori de laura mori
fa, Immediate cheio ufcì fiiori del tenehrofi ft!r ofcuro aere deffc Inf. E moralmete, To/?o KST imi
mediate che io ufi de la ccfderatione de uitij,cofd ofcura e mifcrahiU ,che mhauea contrijìato glioc
chi de la mente elanima , U fcrenita de le uirtu , che purgano effa anima, a la contemplatione df
lecjuali io eraperuenuto , ricomincio diletto ad effi occhi miei . IO lei pianeta , Vefcriue Ihora
cheglif trouo ne laltro hemiffirio ejfer afcefo a la fuperficie de la terra , che (ti alijuanto inajv^
lalha, perche il pianeta che conforta ad amare f ^ Venere, lacjuale fteUa dice cheficeua Kldere,
ciò è^, ]f fender tutto loriente VF.lando, Coprendo i pefci, E ^«f^o rijjretto a gliocchi noflri, perche
efpndo W enere nel te)i^ cielo,f^ ilfcgno de pefci nelottauo,fcttoalcjualfgno atlhoraera Venere,
(jufjìa fteRa , guanto a gliocchi noftri , ueniua a coprire alcuna parte de pefci . Era aduncjue \Jei
nere nelfcgno de pefci, che precedono immediate a l'Ariete , nelcfual aUhora f trouaual fcle , come
uelemmo nel f rimo canto de la precedente prima cantica. Et effcndo i pefci già tuUi,o parte fùo^i,
efcpra de loriente , l'Ariete , nelcjualfgno diciamo cheralfcle, non potet^a efprmclfo lunge da
Iorio . Vuol adun(jue injtrire , chera Ihora mattutina , che precede a lalta . IO mi uolfi aman
delira. Come in altro luogo habhiamo già detto, effèndo le cofe de laltro hem ffiyio tutte al contrai
rio di cji^elle del nofìro auiene , che fi come noi nel noPro,fi fiamo uolii ad oriente , che' la \arte
iinani^ del mondo, il nojìro polo artico ne uien a reflar a la fnijìra, Cof a tjueUi de laltro hemif
jcrio, lantartico uien a reflar loro a la dejìra , E cofi come da noi nonfoffno ejpr uedute le pelle
propinque
CANTO PRIMO*
M S^^^^ A Ultn, ao\ NO. ./ nojlro artici, m . W^ro .«/.^^^^^ E V,^: ì^.^
misQrio li^JL corr. ueLrr.o nel xxv/. cam ie Vlnf. in^fn^ c/ v/#, ch.mn
fJ,,corr.éue,fì.tem.i uriufr^Vor che a Uprima gente, Infef.^^^^^^^^^ fnm f.rn
Iprhfcfr. il mite del Vurg. EÌoyalmente, Non uijie >...>or chea Ufnrr^. gente Venh
l com. .0. L difcefi d. /oro, nJfeUo .If ecc.to originale . Go^.rf .r... :/ e d Di lor firn,
meìle, cu ^, D. hAund.re , ilnhe g^inti le.ti godono de le ferfrtte unt. . O Setten,
Zeno, iì foeL uuol rnfinrr, che rif,eUo 1 lo ffkndor e heh^X^ d: r'!' A°
fuo dir efPr uedouo, non fotendo ^artUif^r de la luce loro, E certamente no: de ftmo
trionalhpfpmo dire deffer uedom, non farticifandc <}K^tiro n:ordi u.rtu .
Qmh da hro /guardo fiii partito
Vn poro me uoìgcndo a laìtro po/o
La.cndcl carro già era Jj^arho^
Vidi prejjo di me un ue^io folo
regno di tanta reuerentìa in uifìa ;
Che più non de a padre alcun figliuolo ^
Lunga la barbal e di pel bianco miUa
Vortaua , e jiioi capeìlt fmigHante ^
Ve quai cadeua al petto doppia lijla ♦
Li raggi de le quattro luci fante
Yregiauan fi la fua faccia di lume 5
Qhio il uedea, cornei fol foffc dauante*
Tartito ilpeta dal ueder le (Quattro fi eli e ^
che li Panano da la dfjìra , ft uolio da la
fimRra uerfcl nojìro arnco fo/o LA, on:
il carro già era jfarito, Verche^ft cO'.
me hahiiamo difcfra detto, chi è- ne lab
irò hemifjtrio , come il foefa finge chera
lui, non fuo uedey il carro , coft delio dal
uuìgo le flflle che inforno al nofìro folo
fin>io hyfc . Vldifreffc di me im ueglio
fclo, QuePi intende, come di fcUo uedrei
mo , fer Cato Vticenfe, e lanima di lui
fer la liherta, offendo cjuepo huomo Pa^
to molto amator di ({uflla , E juadra lene
in cjufpo luogOjfercheufcifi de l'infir^
noj ciò e^y conojciuto il uitio, delqual era*,
umo in pruitu , cerchiamo , col purgarci da quello, recuperar la ìilerta . lingelo uecchio,
ma nm decrepito, fer che in tal età fuo meglio Ihuomo tollerar le faffìoni , e confccjuentemenfe f/V
• fr lihero , che ne la giouentu fer troffo ,on(U decrepita fer foco naturai uigore . D/ reut^
rendo aftetio , ferche cjuePo fcmfre ueggiamo feguir ne glihuomini liheri, e non fcggeUi ad ah
cuna faffione , come di lui fcriue Lue nel fecondo . CHe fiu non de alcun figliuolo a fadrf.
Intendendo di juei figliuoli, che da fadri oltre a leffcre hanno , e guanto a lanima e cjuanto al
ccrfo , in tutto tfueh che fotuto uenir da loro , hauutoil len ejpre, Perche cjuefii fai figliuoli fc^r
ìio fiu tenuti di reuerir i fadri loro di quelli , i fadri de eguali , fotendo loro motto fiu giouare,
hanno giouato meno . Ahri hanno intefc , che fiu non de figliuolo ad alcun fadre, che [ara fe^r
ro la medffma fcntentia , fc intenderemo di ^luel fadre , che cjuanto è- Pato in lui , ha offrati
in leneficb del figliuolo . 1 1 raggi de le ijuatiro lucipnte, If ijuattro uirtu, che fer le cjuaUro
Pelle hattiamo interpretato FRegiauan fi, Ornauano tanto laftccia di Catone, che fi uedea come
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Postillati 16
PVRQATORrO
fc f^ffe Uiiti Jfcle, Vmheft come il uitio akmirct CT ofcura il Hiero arktrlo ìf !hum^,fm!ii
infcYuitu, oft juejìe ijuattro uirtu lo uen^:^m « r<tfferfnarf, e mantfner inliherta.
Chi ftete UDÌ che contrai cieco fiume
fuggito hauete la prcgione eternai
Dijjei mouendo quelle honejìe fiume i
Chi uha guidati l o chi ui fa lucerna
Vfcendo fuor de la projinda notte ^
Che femp e nera fa la uaìle infama i
Son U Uggi dabijjo cofi rotte ^
O e mutato in cieì nuouo configlio^
Che dannati uenite a le mie grotte l
Di (juejì^ cieco fiume affai dicemmo in
fine de V ultimo cam de P Infimo, e cot
,/fcOMc/o c\)e lo finge il fotta , difcen^
ie da la Uro hemitfirio al centro , Et
il Yufcedetto , contra deìc^ualt (juefìi foei
fifaliron a la fuferfide de la terra di tal
hemisfiri:, , E non cjuel medefimo , ca^
me altrihanno detto , che ui difctnde da
Ihemiffirio mfiro . E' cieco , correndo
fer luoghi tenehrofi e luì , E moralmeni
te , ejfendo intere pey il uitio , che frocei
de da ignorantla , E chi ua con lui, cale nel centro, ciò ne Ihahifo, ma chipartendofi dal ceni
irò uien contrai fiume , come effi ftro,fi j^arie ha Ihahtto e uien contrai uitio , che altro non e^,
che infitrgerli contra, e tornar a la uirtu . fuggito hauete, LA f regione eterna, ciò è', lo ìm
fimo. ll(jual è' pregione eterna de dannati, Dljpi mouendo ejuelle honefte piume , chiama
fiume , per fimilitudine da gliucceRi^ la harha, lacjual fi moue nel parlare , CHi uha guidaf
ti :! 0 chi ui /a lucerna ^ Wnadele duecofe ti fogna a chi ua per luoghilui,fi ne uuol ufcire ,
0 tuona guida , o luce fcfficienfe , che li mofiri la uìa chf ha da tenere . Onde ^ fcritio , Qui
amiulat in tenehris nefcit (fuo uaéat , Quelle me le fime fono neceffarie a chi e- fcmmerfo ne
hfiure tenelre de lignorantia udendo di (jueìle ufcire , o la ragione humana , lacjualuinca in lui
ogni difordinafo appetito , o la diuina CfT illuminante gratta, che h indri^'^per la dritta e huof
na uia , W Scendo faor de la profinda noue, y fendo deffa ofcura ignorantia , CHr fii la uaile
infima fcmpre nera , la(]ualfala mente hahituata nel uitio fcmpre cieca , SOn le le^gi dai
liffc cofi rotte , O e mutato in cieì nuouo configlio , Volenio infirire , che fi e/fi erano" dannai
ti a lo Infimo, ufcendo frori di cjuello , hifognaua chefiffè per una de le due cofe , O che ejft hai
uejjero ufttto uiolentia contra la legge diuina, che in Infimo eternalmente li dannaua , oche il ciet
lofifilfe pentito dhauer cofiituita cjuefia tal legge, ma ne luna ne Ultra poteua ejfcre , non poi
tendofi uiolentia fir al cielo , e cjueUo ne le fue leggi effer immutatile , Onde nel cix,flmo, lui
lauit dominui z^r non penitehit eum . che dannati uenite A Le mie grotte , A le mie Jfelonf
che , 0 cauerne , Uguali il poeta finge fiotto il monte del purgatorio a lentrata de le eguali effi enti
no ufiiti ne laltyo htmisfirio a riueder le jMe .
Lo duca mio allhor mi die di piglio j
E con parole , e con mani , e con cenni
"Reuerenti mi fi le gcimbe el ciglio t
Vofcia rifpofi lui', Va me non uennit
Donna fcefe dai del 3 per li cui preghi
De la mia compagnia reflui fouenni*
Ha da che è tuo uoler , che più fi (pieghi
Di noffra condition camelia è uera^
"Effcr non paotcl mio ^ che a te fi nieghì^
^uol Virgilio che Dante reuerifca Caf
tone , ciò è-, Vuol la ragione che il finfo
hahhia in ueneratione e^r ami la literfa^
Impero che (juefia uince tutte le paffof
ni in noi , efin'^h lacjuale rimaniamo feri
ui di (juella , Onde li da di piglio, ciò è',
Loprendein protetticene, E Cow parole^
E con le buone dottrine lo ferfuade , E
Con mano , E con le opere la cofi perfiiai
fi mettenio in ffficutionf , E Con ctnni.
CANTO P R I M ©♦
Quciìi non uìcìe mai luìtìma fira ; E con ouime argume^iia tieni afjiyìfnm
m ter la fuA filila le fu fi prejjò , cfo RFMm fi le gamie , Vfnhf
Che molto poco ten:po a uober era, 9^'^^' wcUncnJoy e-graniiffmo fcgn^
^ r(r 1 j rr dhumilta, EL dolio , ciò e-, Et il froni
Si comto dij[i,ìui mandato ai ejfo te.ch^irtim di uergognct , e chi con
Ter lui campare : e non uera altra uia , y^^^-y^
Che quena.pcr laqual io mi fon mejfc , ^^fp^ fffaudito . ìOfia rijffe
MofìratG ho a lui tutta latente ria^ lui , Uauea dowaniato Catone, che guii
Et hora intendo mojìrar quelli J^irti^ , oche lume glihaueua tratti fiioriJe
Che purgan fc fitto la tua kaha , h infimo, Virgilio li rifonde hora non
Comic Iho tratto Jaria lunoo a dirti : ^Ipr uenuto da fe /leffc ma jfer lifre^.
Va Ulto fcende uirtu ; chimaiuta gj^\ ^^'^'^^^ ^^'^'^ fcueruto vante
Conduccrh a uederti cr ad udirti, f^f'^ compagnia uM.,^ueU
, loche moralrr.ente Jignifìihi ,fu mm
flrato nel fuor do canto de la frecedente
cunticd . MA la che e- tu^ uolere , Hauea Catone domandato (juefii peti di tre cofc, E frii
ma , chi ffjì erano , Secondarìamfnte , chi aa flato Ijy guida , o lume ufcendo ffjt fiiOri de lo
ìnfimo . Ter^ yfc le leggi daU/fc erano rotte , o era mutato m-.ouo confglio in cielo . Virgin
lio hauea cominciato a rijponder non fer ordine , ma prima a la feconda domanda , cioè , chi era
flato lor ^uiU , 0 lumf dicendo , come hahhiamo ueduto, chegli non era uenuto dafc,ma m^o/Jò
Ja preghi di Beatrice e cet, Hora uien a fodiffnr a la prima , lacjual fu , chifete uoi ,edii
celi inan"^ de la condition di Dante , E dopo ne fcguenti uerft uedrrm.o , che dira de la fl^a,
E per rijponder a la fer^a domanda , come glieditti eterni nonfcn guafliper loro . Dice adun^
^ue , MA da che e- , Mrf iapoi che tuo uolere e- CUe più fi jpieghi , che fiu fi manififli di
noflra condizione COme ella ^ uera , ciò è , Come ueramente ella ^, il mio uolere non può e fi
fere che effa noflra conditone fi nieghi e celi a fe , (^efli, ciò è-, Dante , NOn uide mai luh
tima fira, Non uide mai la morte , lacjual e- lultima tenehre de Ihuomo , M/Kfer la fua fiUia^
lAa per la fita flultida, lacjual nafie fclamente da ignorantia, e da cjuefla il uitio per mancamene
io di ragione , Vifii fi preffo , che molto poco tempo EK A <« uolgere, Haufua a forrere , E dif i
fi a uolgere , perche la reuolutione iel file per li duodeci fcgni del Zodiaco parforifiel tempo, Vo^
tendo infirire , che poco più chegli haueffi perflueratone/a uitioft uita , era per firui tal hahito,
che non ne fitria foi potuta ufiire , ìUhe faehle flato la morte de lanima , Ma Beatrice intefi per
la diuina grafia , /;' mando Virgilio , ciò e-, Deflo la ragione in lui, lacjual li flce conoscer U
malignità del uifio, E non uera altra uia, che (juefla de l'Infimo, ciò è-, che moflrarli , mediani
tf la ragione , guanto i uitif fieno a lanima dannofi , e fugaci t uani tutti c^uei filft piaceri che
Krecon fico, Moflra/o ho a lui TW fiala gent( ria , cioè-, TuUe le genera f ioni e Jjretie de
uittf, ET hora intendo , Dice in fintentia , uolerli hora moflraY il Purgatorio , Perche non hat
fia conofceri uitif, ma hfigna purgarfine , SOtto la tua halia , Non foiendo entrar in Puri
gatorio fcnon chi fi pente de commeffì errori , E neffun fi pente dejfer fitto fcruo de uitij ,fc non
deftdera la liberta fignificata per Catone . COmio Iho fratto firia lungo a dirti , Tropf!y
lungo di fior fo farehle a dire , cfuante cofi dimoflra la ragione al fenfo prima cheli ficciacono^,
fier la hrufe^i^ e defirmita del uitio, E cjuanto a lanima fia peflifiro e da effir fi'ggito, jfer fin
glielo oiiare , DA Ulto fcende uirtu, che maiuta. Perche la ragione humana fin'^l diuino aìui
to non hafta a la filute de lanima, fsr ^ conducerla a uedere t!r ad udir Catone , ciò è', a uolff
la liherta ^ a conofcerla auanio fia da e/prdefiderata ^penhe^fi come diffi chriflo a fuoi dii
^epoli^ neffuna cofafipuo fiirefin'^ di lui.
V ii
PVRGATORIO
HoK // fiaccU gYdlìr la fUi uenutdx la ragione ffrfuaìe alalìifr/a, cleuO
Liberta ua cercando ; che fi cara^ £U QKuMre , do è , Vaumre a la ufi
Come fa , ch'i per lei uita rifiuta ♦ <iflpnfo , i/^W hauenh con:>fciun
Tul fai t che non ti fu per lei amara t uiti/yua, p^r liherarfene, cmanh cjufh
In Yùca la morte ^ oue lafciajli [''V T/.r "^'^^'T/'
La uefla^che al gran di fja fi chiara, Zm^^^^
mn fon ghednti eterni per noi guafl t uitu.fmMeriishann, eletto uoL
Che qucfìt urne \ e Usnos me non legat tarla morte , come ftce catone in vth
Ua fon del cerchio'.oue fon gliocchi cajli ca città Afpica , ll^jual p^uitanhla
ri Martia tua che in uifh anchor ti prega parte di Vomfeio^e fentito affroffimarfi
O finto petto ^ che per tua la tegnit Cefare.teme de la fcruitu ,onle fi ^;
Ter lo fiio amor adunque a noi ti piega ^ ce occidere da un feruo , Come effe cefa^
Lafciane andar per li tuoi fette regni t /^oi comentari, Afflano ne le
Gratie rìpoìtcro di te a lei 5 ^^^^^^ affermano . LA uefla , eia
Se defTcr mentouato la gm degni . ^> f > ^'^f ^^/f^ ^^«'f ^ »
o » Qi^f ^y^j^ di farà fi chiara , Venhe al
ii de luniuerfl giudiào , intefo fer h
gran di, tutte Unirne riprenderanno le pie uefte , E <\ueUi che faranno uiuuti Ideyi da uiiij , te
haueranno Jjplendide , lucenti , e chiare , tra leijuali pira la uefìa di Catóne , ciò è'ydi efueUi, che
faranno uiuuti in tal liherta , hJOn fin ^ìie ditti eterni fernoi ^uafii yì^ijfonde Virgilio ala
ter'^ domanda di Catone ylaqual fit y Son le leggi dahiffocoft rotte t Diche haUiamo detto
^ifipra , E Minot me non lega , Ma fin del cerchio e cet. Et in efuefìo liura difititfare a la pri;
ma dimanda ,chefù, chi fiete uoi , che contra il cieco fiume , E M/wO/ me n:n lega, perche fif
no di ijuelli del prim:ì cerchio , intefi fer lo limho , icjuali da Minos , fecondo la fittione del foe^
fa , non fino rilegati ad alcuna fintial fena , come fino cjuedi de glialtri cerchi , onde dite ,
MA fin del cerchio y oue fin gliocchi cafti DI Marfia tua e cet. Di Martia donna di Catone
dicemmo nel (Quarto de V Infimo . CUe in uifla anchor ti prega O fAnto petto che per tua la tei
ni, E (juefto dice , ferche Catone fiiO marito , come recita Lue» nel ficondo de la fua farfidida,
auendo di lei due figliuoli , la marito ad Orfentio Juo amico , che non nhauea, Alcjual hauen^
ione medefimamente partorito , e rimafà uehua di (juefio ficondo marito , prego Cafone che la
noleffe ritzrre e tenerla per fua , come poi fice , E fecondo il poeta fiejfc nel fio conuiuio , lo prei
gaua di quefio dicendo. Due ragioni mi mouf no a fregarti che tu mi uoglia ritorre , Luna ftè ,
a ciò che dofo me ft dica , cht io fta morta moglie di Catóne , laltra, che dopo me fi dica, che
Ut non mi fiacciafti, ma di huono e rifofcto animo mi maritafii, Ma in tjud luogo il poeta intenf
ie Martìa per lanima noUlitata di molte uirtu , laijpial efpnjoft prima partita da Dio ,
torna a lui pregandolo , che la uoglia ritorre e tenerla per fua , E noi in cjuefio moralmente inf
fenderemo ì^artia per la uita ciuile attiua , hauendo intefio Catone per la liherta , a lacfuai
le effa attiua uita cerca fempre congiungerfi ft^ unirfi , Onde dice , che in uifia anchor ti prei
ga che per (ua la tegni , V irgilio prega adunejue Catone , che per mor di Martia ft dehha pie*^
gara preghi loro , elafiiayli anìar fer li fuoi fitte regni , intefiper li fette eerthi , 0 uoglia f
moli dire Cornici, Gironi, 0 Giri, necjuah, come haUiamo ueduto, e' dìfixnto il monte del Vuri
gatorio, perche in ognun di (juelli fi purga uno de fette peccati capitali , promettendo di ripori
farad effa Maytìa gratie di lui, fi egli ft degna deffer mentouato LA giù, ciò è', In tanti
laffoe depreZ-^ luogo , ijuanto ha dimoflrato efpr il limto , oue con laltre fimofi donne Ro;
jTWWf dentri al nohile cafieUo ft troua Martìa .
^if^onie
i
CANTO
mm piacque tdnto a gVwccU miei,
Mentre chic fui di U , dijfe^i Mera 5
Che quante gratie uótie dd me^fii^
horyche di la dal mal fiume dimora ^
Vìu mouer non mi p«o per quétla legge j
Che fatta fu , quando me nufci fiora ^
fe donna del del ti moue e regge
Come tu di ; non ce meHier lufin^e
F^ajliti ben j che per lei mi richicgge.
Vii dunque *j e fa che tu coflui recmghe
Vun giunco fchietto $ e che li laui il uijò
Si 5 chogni fucidume quindi eHinghe :
Che non fi conuerria locchio fcrprijo
Valcuna nebbia andar dauanti al primo
Minifìro*yche di quei di faradifo^
Qjiejìa i filetta intorno ad imo ad imo
La giù cola , doue la batte londa ,
Vorta de giunchi foural molle limo 4
l^uMtra pianta^ che fijcejfe fronda y
Qd indurajje *y ui potè hauer uìta%
Vero che a le percojje non feconda ♦
Tefci(f non fa di qua uofìra redita :
Lo fcl ni mofìrera^che furge homaix
Vrendete il monte a più leue faina x
Cefi fl'ar) x& io fu mi leuai
Scn\^ parlar 5 e tutto m.i ritraffi
til duca mio] e gliccchi a lui driT^^ai. • l t- r rr r' ■ ' ì s
Ynm, chfm Jt fJleycito jcmjfre in tal uiU
àuilf y Ytia fjorrf chf per la tirannia, la dtiiluifa m^'^ta e ufnuta a meno , jferche la dal mal
fruYYif non faffa fenon chi ^ morto nel uifio , come cjuefta ciuil uita e morta in quello àe la tiri^n^
nia, Onle nel fcfìo canto ueèyemo che al fropftto dira, che le terre d'Italia tutte piene fcn di tif
Unni e cet. NOn mifuo più mouere, Verche doue ciuHmente non fi uiue, la liberta, per non pof
tfruift effmitare, non uha luogo, \ero fcfce fuori di tjuefla tal tirannica legge , E da lauiua e ci'',
uiìepajjaalacontemplatiuae diuina, Onde fcggiunge , Ma fe donna del del ti moue t regge co'»
me tu di, Hauendo Virg, difcpra detto. Donna fctfe del del per li cui preghi e cet. NOn ce- mei
fiieY lufmghe , Hauendolt Virgilio promeffc in premio di <jueh di che lo ricercaua , di riportar a
Marfia grafie di lui, llche era un lufwgarlo , come (juando uogliamo chel fanciullo fàccia alcuna
itp, che liprometiiamo un pomo . Baffi len, CHe per lei , ciò e-. Per effa donna del cielo , mi
richiegge, fcn'^ u farmi, come uuol inferire , lufmghe . Altri hanno iniefo per tjuefìa legge, la
legge diurna, lajual dicano difforre, che tanto h^fìi Umore de la lilerta ciuile , cjuavto dura effa
liuil uita, ma poi uenuta la contemplatiua ,fi detta ofpruar la legge di cjuella , chefìa molto he^
re , Ma come intenderemo noi che ijueffa (al diuina legge ftffe fitta , (juando Catone fe ne ufcì
fiiori, come effi hanno irìtefc, e non che per ({uella Martia dimori di la dal malfiurne, c\)e di (juei
fio Tton ne ParUnQ VA imue^ e fr ihe tu (ofìui mìighe^ VoUndQ Catone fiitisftr a la dq^
" Y Ul
PRIMO.
Rijjxinde Catone, Mdrtia ejfcrli Unto pld
ciuta, mentre che gli fu dicjua ne laprei
fcnte u\ta,cheftc( tutto cjuello chdla uolle
per lei, ma hora, dice, che ella dimora di
la dal mal fiume , per cagione di (jueBa.
legge , che fu fitta allhora quando io me
t\e ufct fiiOra , non mi può più mouere ,
Intendendo il malfiurne per Acheronte^
il primo de quattro infirnali, tuefìa Cai
Yon a pafjàrlanime,che fanno a dannare,
tltre delquale immediate fi difende nel
limho, oue dimora Martia, come ne lapre
cedente cantica, e di quella ne fuoi propri
luoghi haUiamo ueduio, E qufUa legge,
per la tiran^ilf occupata in Rorrrf da Ce
fye deponendo il magiflraiode Confli,
fitto alqualf il popolo Romano era lungo
tempo ciuilmfnie uiuuto inliherta, efkun
dofi in qufUa Dittator perpetuo . Do/o lai
qual dittatura ,fcguiron molti crudeliffii
mi CfT tmpi tiranni , Onde non uolendo
Catone , come huomo lihero , uiuer fetta
quefla tal tirannica legge, ficendofi ocdi
der, come di fcfra detto ,fifct fiiOri di
quella , py la qual Martia dimora di la
dal mal fiume . Piacque adunque , moi
talmente, tanto Martia, infefctper la uita
iuile, a Catone, inte fi per la literta,men
(re che effa liherta fu di qua tra glihuo^
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Postillati 16
P V^R G A- T O R r O
mania li Virg. u\en a lm:>jìr<xrH cjuello , chegli ha in ime firn di Dante a fire , e prim , chf h
Yicinga lunc^fchietio giunco , E ricingey dice , parche fera prima [cinta la corda , che Viro, hauea
gettata nel hmato di Gerione., cme nel xv/. de hnf. uedemmo , e ^ueHo ancora che uoleffe tet
tal corda moralmente panificare . Wuol aiuncfue h:^ra che h ricinga , e non più di corda, che
[lenifica [rande e inganno, ma duno[chietto giunco, che fgnifica [mcerita e lealtà , leauali parti
[cno del tutto neLe[[me a chi fi uuol andar a purgare . oltre di ^uejìo , uuol che li laui di moda
il ui[o, che ne tolga uia ognifiicidume, laciual cofafignifica, che gli illumini lintelleUo di modo,
che toìga^ uia di cjuello ogni duhhio , Perche dice, Non fi conuerrka LOcchio [crfYÌ[o daUuna neh
hia, ciò è-, Linfélleuooffi([cato dalcuna ignor^tia ^Ndar dinanl^ al primo miniftro, che- di (juei
iiparadi[o , lntf[o perlangelo finto dal poeta, come uedremo , a la porta del Vurg, E (jueiloferlo
[acerdote, Alcjuale, douendofi purgare , e- di hjcgno daniar [mceramente e con lintelleuo ejhuri
gaio da ogni nehlia dignorantia che li poteffe impedire il ricOnofcimentò de le pte co^pe , Et è' il
primo deolialtri miniftri, per efpr pofto a lintrata del primo de gliotto tal'^ , nejuali è- dipinto ti
monte del Purg, ponendone a lintrata dognihal^ uno, E perche cjuel [oh tiene il luogo di Pietro,
Cr ha lautorita di poter [oluer e legar il peccatore , qvefta ipletta intorno ad imo ad imo. Coi
me ne la pia dipriuione halhiamo dimoftrato, pone il monte del Purg. ne laltro hemisfirio in i[oU
circondata da l'Oceano, e che intorno intorno de fuoi liti, nafchino [clamete giunchi,t7 è il giun
co certa J^etie dherha, che uien pi dritta fin'^ figlie e fcn"^ nodi , e leggermente p piega , ne mai
. fi rompe, e na[ce comunemente , come in per[ona di Catone dimofira il poeta , ne luoghi paludofi
e ha[p uicini al lit^ del mare . Qjiejìa, per nafcer, come diciamo, in taffo e paludop luogo, [cn^
figlie, che pgnificano lalterigia , e [cn^ alcuna dure^ , che pgnifica lofiinafione fitta ne Ihai
hito del uifio, è' dal poeta inte[a perlhumilta,Onde uedremo che di [etto la chiama humile pianta*
Laijual humilta ^ necefjàrio che fi cinga chip ua a purgare , e cop ancora che farmi dipafientia,
(he Jfetie di (jueUa, contra ad ogni auerpta, Quefìo ftgnificando per il fletter e piegar del giun fi .
co contro a la uiolenfia de londe. Et ajpgnane la ragione dicendo , NWlla altra pianta , che fii
cefp [ronda Od indurajp e cet. Perche, p come (juefta tal pianta, non uolendo pcÓdar e fiegarp
a lempito dehnde, ma con la fua uanita e durez^ repflere, non ui hauerehle uita, perche p rom
pereUe, Cop chi non uolefje conia toSerantia ceder e dar luogo a gliautnimentì e cafi auerfi, ma
con la piperhia ^ ofiinatione opporp e ftar contra di quelli opinato e duro, p uerreUe a rompere
er dijferarp de la propria [alute , Bipgna adumjue , ufcito de Vln[, ciò è-, conopiutò la malifi
gnita del uitio , andarpne a purgare perla uia delhumiltae de la toderantia , chi ultimamente
uuol apenler a la ccntemplatione de le diuine co[e , e non per la uia de le tre fiere , che nel primo
ie la precedente cantica uedemmo che il poeta , [dendo il code , haueuaprefc. Onde li fit detto da
Virg, A ie conuien tener altro uiaggio e cet. POpia non fia di (jua uofira redita , Non uuol
Catone, che efp tornino al monte per quella uia , per efprui la [alita molto ripida , ma uuol che lo
prendino a [dita più leue, per efpr la uia che conduce a la uirtu molto ajfera , e piena dogni diffi^
eulta, e maffimamente nel principio, nelcjuaì fit porla Ihuomo dij^erar de limfrep , M<r prendendo
la più leue e men peno[a [alita, p può a poco a poco tanto af[hefire , che tal [dita li [ara di nef[una
fitica, come uedremo che il poeta dir^ nelffìo canto . IO [dui mofirera , che fìtrge homai , Di
ppra uedemmo , che upitì cheffi fùron a la [uperficit de la terra de laltro hemisjfrio , che il poeta
dicendo, Lo hel pianeta che ad amar confi)rta e cet, uenne a dimofìrare , che era Ihora mattutina,
laijual è' un poco inan'^ a lalta , Et hora dicendo in ferpna di Catone , che il [de , ilijual homai
refirge, mofìrera loro il camini, dinotaxhera lalha, tanto tempo hauea con/umato nel parlar con
effo Catone , Qu^efìo [de adunque, ilijual ha da mofìray la [dita del monte, noi lo intendiamo per
laiJduminante gratìa , come uedemmo ancora nel primo de lapyecedente cantica , che [x mo^ro a
Ditte fui coHe, f et indriK^rlo a la [dita di juello,ma m uano,penh dhora era inJijJ'o/?o a /oj^f ^
m
a
Ari
Po
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Postillati 16
CANTO FUI M 0*
H rlM^ « llrfìffimeio ie le tre fiere ^ Uu ne pirafiuo Me^meli<i>ì{e il ììfcenfo cìie U
fatto a l'inf. 0 «O^too dire il iifarfo fitto fer liuerfi uitijy e Ihumilta, e la paiientia che li ueàre
m affumere nel difender a hafft liti di cfuella ifoUy e leffer ricim duno fchietto giunco , e f atieni'
temente tollerare ogni auerfita^ Ispira , come uedremo, [dire . CO/ì jfart ^fji^fu mi lei
uai, Vanendo la liberta ammonito la ragione di (juanto ella ha da fàre in lene fido del fcnfo , fer i
(heplp tal liherta confeguirf, e hajìandoli fcUmente tanto, Jfart uia , E/ Hfcnfc , che la ragio'.
tie haueua frima , j^er reuerir la liherta , fttto chinare , onde diffe , cheglihauea f^Uo reuereni
ti le gamie, ft leuo fu, e ritraendofi tutto a la ragione, fcn'^ farlare, dri^^o gliocchi a lei cjf etf
tando da cjueUa do che determinaua di uoler fire effcndo po/Wo cfjìdo de la ragione il determii
tiare , e del fcnfo di fluitarla ne la cofa da lei determinata.
£/ comincio ; ^igìiuoì f<gui i mei faffì t
Volgìanci in dietro ^ che di quadichim
Cìuejìa pianura a fuoi termini bajft ♦
Lalkct uinceua Ihora mattutina ,
Che figgi a inan\t^f\ che di lontano
Conobbi il tremolar de la marina^
Noi andauam per lo folingo piano 5
Comhuom^ che torna a la fmarrita flrada^
Che in fino ad cffa li par ire in uano ♦
QMando noi fummo la , oue la rugiada
Vugna col fol'^e per effcr in parte ,
Oue adore^xa , poro fi dirada ;
Amlo le mani in fu Iherbetta jparte
Soauemente il mio maefìro poji t
Cndioj che fui accorto di fu arte ,
Porji uer lui le guance lagrimofe :
lui mi fèce tutto difcouerto
Quel color , che Unfèrno mi nafcofe *
e' figliuolo il fcnfo de la ragione , (^uani
10 gilè ohediente, come dthhe effcr il fii
gliuolo a la madre , Vice adunque , che
debba fcguir t faff fuoi f fendo , che fey
fè fi effe errerebbe la dritta uia, Volgianci
in dietro, Vuol Virg, difender alito del
mare, fer fir a Dante, guanto gliera Jìai
toimpfìo da Catone , cioè', Lauarli il
uifo, e ricingerlo duno fhietto giumo con
prenler pi a pu leue flit a il rr,onte .
LAlba uinceua Ihora mattutina, Vi fcfra
hahbiamo ueduto , che dicendo il peta in
ferfcna di Catone, Lo fd ui moJìrera,che
furge homai, era il pincipio de lalba, Et
hora dicendo , che lalba uinceua SI , cio
è, tanto, Ihora mattutina, chtgli conobbe
11 IctanO il tremolar de la marina ,r:ffettQ
a le picciole onde, che ft moueano in (juelf
la, Dimofira adun<jue , che lalba rendei
uagia tanto di luce, che ancora ne luoghi
Uff e da lontano ft comindauano a fcorger le cofe , E la mattutina hora fiiggìua inan'^ ,prche
era cacciata e uinta da lalba , che uien dop , tfX èpu chiara e lucida di lei , NO/ andauam
fer lo fclingo pano, Comhuom, che torna a la fmarrita Jìrada, la compratione è ottima , tjr
da <jud che torna a la fmxrrita uia de la uirtu, a cfud che torna a la fmarrita fìraia de lajj)iratì
albergo, prche ad ognun di (fuefli, fin che nò ui f pruiene, pr oprar in uano . Haueua aduni
^ue il peta fmarrito la dritta uia, cjuando fitrouo ne lofcurafclua, come ue demmo al pincipo del
prirKO canto de la pecedenie cantica . Fuuipi indriz.'^to da Virg, cjuando dimoftratoli lerror
fùo, nd medeftmo canto li diffe, k te conuien tener altro uiaggio e cet. Quefìo afjrrmo eglifieffo
a Ser brunetto Latini nel xy. de lamedefima pece lente Cantica, (Quando dimandato da lui, chi
era ejueUo, che limofìraua il camino, oue parlando di Virg, diffe, La fu di fcpa in la uitafcrena
mifmarri in una uaUe audnti che ftffe piena la mia età . Vur hier manina le uolfi le jfaHe ,
Cluffli mafparf tornandio in cjuella, E reducemi a caper quefìo calle, E che altra uia nò uifffe
lo dimofìro di fcpra in ferfcna di Virg, dicendo a Catone , 5*/ comio difft fin mandato ad effe Ver
luifaluare, e non cera altra uia, che ijuefìa per ìaqual io mi fon meffc . Ciuefio mejefmo uei
irerm mora (he farà ia lui a^rmat^ in perfona di Qeatm nel xxx, ^anto , oue mofìra efpre
V mi
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Postillati 16
^ ^ , ^ PVRGaT ORIO
flato h hi . frlncirio /.in^^./o;.r /. uia de U uirtu , . chefoi di c^ueh ufùt, , UueV mdnSaf,
ilf r^^"f V ^r^- #«^0 . Ufuafdutf altro rimdio , corwina.nio da quffto ^erCc, nue^,
.flifiitalnflafuamtamuaecft Torn^^^ adunque Bantf con laiut, dt vJ^^^^
[dingo pano.alafmamtafìrada iela mrf. , Efihngo dicf , perche fochi ft f armo da , ai,
firad^, che fot mf^rfi^no ritornare, Et eraui già uicino , ferche hauendo cercato futtol'l^H
no CIO e-, conftderato a ^etief articolarmente di tutti i uitij , mancaua fclamente , che ter firi
glieli odiare .Virgilio i fncejfe conofcere la ma ignita di cjudi , lac,ual cofa fkra lavandoli il uifi
di rugiada, ciò e , togliendoli la ignoratia de lintelUuo, Efe giunto a hafTt liti, lo ricinoera dun^
[ehm giunco, E [c condotto in ha/fc flato , come fu nel fio epio, larmera di fatienticTf ihumi^.
ta . Onde fcguitando dice, Qj^ando noi fiimmo doue la rugiada P V gna, ciò ^, Combatte colfil
le, E Ter elpYinfarfe, E f(Y ej[ii in luogo, OVeadore^^, Nel^ual uente^gia , Perche ora^
Mento, E [t come dal uento diciamo Vtnteggia e uenieggiare , Cofi da lora diremo, hdore^'^
adorez^re, VOcoft dirada, Vocofi dijfolue lijue/i eflrugge. Perche la doue j}>ira uento, la rui.
giada, col rin[re[camento di cjuello, ft diftnde fiu lunga mente dal calor del fole . Miri hanno in',
iefo, che Aio/f^^ uenga da re^^, che ftgni fica omhra, ma doue e omlra, la rugiada mn com
latte col [ole . Amho lemani in[u IherheUa jfarte SOauemente, Perche la ragione, in ammaefi
ftrar ilfinfogiafattoplo ohediente, procede femore con [cauita e dolce^'^ . ONc/Zo, che fui accolto
di fu arte. Ver U<\ual cofk io, che maccorfì di cfuello, chegli intendeua di uolerfSre, Perche ffeud
Catonehauerìi detto , che mi lauaffel uijh , Por fi uer lui LE guancie lagrimofl , Coft fitte, come
uuol inftrire,de lafietk che hehhe ne Vlnf de le fem de dannati, Onde nelfcflo di quello parlado
di Ciacco dijp. Io // rijp:if. Ciacco il tuo affhnno Mipefa fi, che a lagrimar minuita, E nel xx. de
glindouini cherano ne la tjuctrta bolgia de lottauo cerchio , Certo io fiangea poggiato ad un de rocf
chi Del duro [coglio e cet. Quiui mi flce TMtto diflouerto , lutto maniftfto e chiaro qVel cot
lore y ciò h, Qj£e[lo aj^etto naturale , E moralmente. Quello errore , CHe mi nafcofe l'Inferi
no . llc^ual mi celo il uitio , Intendendo de la malitia di (juello , che anchora non hauea cono[ciui
to lene , Perche, fi come diffe in perfcna di Catone , non era mueniente tindar con locchio [cr^
pi[o dalcuna ntlbia dinan'^^ al primo minifira e cft^
Venimmo poi in fui Ino diferto^ chiama Difcrto,cioè^,inhaliiatoillity
Che mai non uide nauigar fue acque ^i ^K^ft (tifila, hauen do co fi finto laltro he
HuomOjche di tornar f\a fofcia fperto^ miiftrio,E moralmente difcrto , perche
QjiÌHi mi cinfe ft , comahrui piacque : ^^^^ f ^^^^* > yicomfihino i fuoi
O marduìqlia tche qual coli [celfe 'Y'""' ' ' f^rgarfine . cHe,
Lhumile pianta cotal ft rinacque ^uallito,mn uidemai huomo nauigar
Subitamente la . onde U fudfe . ^^^^f WNon.r^^ che
^ lfnauigalfe,CUefiafofitajferto,ll(iual
[tapi aueduto e dotto di tornare , E tjueflo è' nero (juanto a la fittione,perle[fempio d'^lijfe , che
ni perì, come uedemmo nel xxv/, deVlnf. Efe intendiamo de lar,ime,che le nauigano [etto la con
dotta de langelo dal porto d'Hoflia, e difmontate a <juefla ifcla fi uanno a purgare , come uedremo
nelfcguente canto, e ancora uero, ferche pur gate, fcn'^ fiu tornare, fc ne uanno al cielo . Quità
• mi cinfifi, COmepiacc^ue altrui. Come fiaccjue a Catone , ckglielhauea impoflo dicendo , ViC
dunque, e fi che tu coflui ricinghe e cft, O Marauiglia, che <jual egli fcelfe L humile pianta, cofal
fi rinacijue. Tutte le uirtu hanno c^ueflaprr^pr'xeta, che (juanfipiu fcn quelli, che di loro fi ueflono,
tanto più fi uengono ad augumentar e cr (fiere. Cerne firelle la luce duna candela, alacjuaì molte
altre fe ne accenieffe . Onde , fi per hautr Virg, cinto Dante de la uirtu de Ihumilta, quella non
henne in alcuna parte a mancare,<tn'^ {in (ofl^ a (.refcere^ non [m marmgUa^ come Ufil foeta^
CANTO PRIMO» . .
vinetto a cueUL che talcoft non intendono, Et in ^ueflo imitu V,V^. nei .i. cufrcne , cheimi^f^
£e etnea r.ffe ne iJfclua d ramo de loro, uene nacque umltro , Onde due , Vrmo auulfo
non defiiit alter Aureus , t^fmilifrondefat nir^a mctdQ .
^^^^
CANTO SECONDO.
eia era il fole a ìcrìzonte giunto ,
Lo cui meridian cerchio coucrch'ia
lerufikm col fuo più alto funto ;
E la notte , che oppofita a luì cerchia 3
Vfcia di Qangefuor con le bilance >
Do;o U iifcYiuione iA jfrincifio de U frif
ma hora del di , ti foeta neljfrffnte canto
dimojha , come effcnlo rfwckrd lungoil
Uto del mare , oue in fne del freceiente
canto haUiam:i ueduto eie ^ir^» Ihauea
Yidnio ie lo [chieUo^imo^ uide da lonP
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Postillati 16
PVRGATORIO
Che U cd^gm ìt man quando fouerchìa^ m:ìueniyffY mire in unii fneEofte^tef
che k bianche e le uermiglie guance uafcR^ unangelo chf conhcfua Ja! porto
La , douìo era , de la bella aurora , i'Hoftia di jicf di Tfuerf anime, cht ue
Per trofica etate diuenìuan rance^ ^^iadnòafiiYaarfeyfraleiiuali^fcffecy.e
furono fu lifcTa/fu ricQn^fcikfo da CafcSa
/ho amico, e ia lui inttfc alcune coft difia conJifione, e de lan^fìo^ che le hauea condotte quiui, lo
frega che lo uoglia alquanto confclare col fuo dolce canto, che uiuendo [eletta ufare , E coft cantata
ffY alc^uanto Jfatio con fcmmo piacer di lui, di Virg, e di tutte laltrear.ime nouméte giunte (jui'i
ni, fcpragiunjè lomhra di Catone, da lacjualriprffe de la negligentia e dimora /oro con ammunirle
chf doueffero, fcnl^ fiu indugio, correr al monte , partendo ffjè anime uelocemente correndo uerfi
di (juello, egli e Virg.fi partiron uerfo tal farte non men tofio di loro . ^ GItf era il fde
a lori^nfe giunto, Al principio de la defcritiione de Vlnf, dimoflrammo , lori^nte efpr (juel ceri
chio,che diuide tutta la sftra in due hemisfiri, alcjual giungendo il fole, comincia afkr di in (juello
hemiffèrio al(]ual uicne , t notte a (juello daljual fi parte , E che il cerchio meridiano era cjuello,
che diutdeua e luno e labro hemisfirio in due jf>arti eguali, alcfual giungendo il fole, per efpr tanto
àifìanteda or'.ente , (juanto da occidente , fàceua me^ dia Ihemisfirio nelcjualera, e me'^ notte
a loppofito hemiifirio dalcjual fera partito , \J edemmo ancora, jrer cjuefio medefimo luogo, che effo
cerchio meridiano, ^condo la fittione del poeta , faffa nel nofiro hemiffcrio fcpra lerufcdem. Onde
•iice. Io cui meridian cerchio COuerchia, ciò e-, copre, col fio fiu alto funto lerufalem, E ne laU
tro hemisfirio paffa fcfra il monte dflPurg, che effi haueano allhora da fdire,come ne la defcrittiù
ne di (jueUo halliamo dimofìrato, e che uedrerro nel fio cjuartò canto . Efpndo a duncjue giunto
il fole a lori^nte , comimiaual di ne laltro hemisftrio , Et ha de fritto , poi chegliuft del tondo
pertugio a riuederlefteSe , tre tempi, Ihora mattutina , lallra, CJ7 il principio del di , che nel noi
firo hemisftrio era princìpio de la notte, Ihora medefima di (juando fi mofp dietro a Virg, per dif
fcender a Vuf, Onde al principio del fecondo canto di (juello diffè, Lo giorno fi ne andaua e cet.
Intenderemo aduncjue, che da Ihora cheffi frano partiti da la fiperficie de la terra del nofìro hei
mifftrio, che fìi fulfir de la notte ,per difender a Vlnf, e falir poi a la fiperficie de la terra de
laltro hemisftrio, con difiender fino al lito del mare di (juèfia ifcla del Vurg, che fì{,ficom( haU
hiamo ueduto,ful fkr del di, effi haueano già confumati due di naturali, Vno in difender , e ceyf
car tutto Vlnf.fin al centro, come uedemmo ne lultimo canto di (juello , Laltro in filir dal centro
a la fiperficie de la terra de laltro hemisfirio , nel tener parlam.ento con Catone , e condurfifin a
quefio lito del mare, che era Ihora apunto di (juandol poeta difp in perfcna di Virg. ne lultimo can
to, efpndo paffato di la dal centro, E già il fole a me'^ ter"^ riede, òr.e fignificaua il fole efprgiun
fo ne Ulfro hemisftrio in oriente fcttol circolo de lori^nte , come ha detto chera ancor allhora ,
Sopra delcjual oriente leuandofi poi per hreuiffimo interuaHo , ueniua ad efpr tornato a me'^a feri
5^ , E Irf notte , the oppofita a lui cerchia \jfcia di Gange e cet. La notte è'fmpre opfojfìta al
fole, non efpndo altro che omira de la terra, lacjual finterpone tra luno e Ultra, E cerchia, gira,
e uolge,feLondo che lui . F.ffcndo aduncjue giunto il fole a lori^nte , tfT in (jueUa parte che <t
noi è" occidentale. Et a (jueUi de laltro hemisfirio orientale , E cominciando a gìiorientali di tale
hemisfirio il di, fcguifa, che a gìiorientali del nofiro comincicfp la notte, Onde dice, che ufiia di
Gange grofffimo, e notahiliffimo fiume in India , CT* a noi orientale , CCw le hlancie , ciò ^,
Colfcgno de la lihra oppofito a lariete, nel(juale atlhora era il file , come nel primo canto de Vlnf,
in aUri luoghi hahhiamo ueduto . CUe le caggion di man, (juando fcuenhia. Sono due e(juii
notif necjuaìi tanfo tempo occupa il di, (juanto la notte • Luno e', (juando il file fi troua nel f(i
gno de lariete , laltro (juando è' nel figno de la lira . Quando e ne lariete , e che comincia
a fir dii ilprincipio de la notif uien confccjuentementead efpr ne le kUnce, ciò e*, nel fe^no le U
CANTO SECONDO.
ìih^ ffnUt^l onofito . <lufllo de Un^u . U<,u.l Lira e- im c.f, , t'nhffo«Jer^
S. ^ f ■« '"i . Co/; m.it/;«<.m,«^ ?«.«</o/ [de ice h U Uhr. , /. nm fcuacU^l
l .„cy<iXafrueMcem.,crdhouU hilmce ca^^^n ii r>,ano a U notte , pmhf
S .r,>.L^f.«m/I Slchelebmcheele uermlglie gu.n.e MenhmorteUm
iimPare, che oi. .ffmual |iorw, dice , cU le hianche e le uemigl.e guance dt Uum
ra VUenL rance, do ^. muenLon uietee uecchiefer troffa efa>e e- f,mht.d,ne da le
cofc ci,, fi , auanio fer ejfir trofp imecchiie , Unn^erdut, dfuo hmno, e naturai ja,
ire , e 'che diciamirer di rancio , o che f.no diuenute rance. Perche f'^^yf/ f"^^^^^^^^
L<rorTae,ate,illorluon f,fore, cof. le guance dt Laurora , ufceno fuor ,1 file dhnjn.
l,Jhn,fer,roffae,a,e,ilfiolehohre. t^e ci affaticheremo in d.re ferche,foe„ uoghoj
LÌek:rL/ain,efaferi,ueniancy^
te inan'^ al ttafcmento del foie , fer ejfer nolijpma fiuola .
come , Mo " ii .
che ua col ter , e col corpo dmora . ^.l^ ^ /f^^^ ^rofrimente pr
Et ecco , qud fui prejjo del mMmo . ^ ^ . ^^^^ ^
Per li grofft udfor Marte roffcggti ^'^^ ^.^^j^. ^^^^ ,^^3 ,y ,„„j.far( ,
Giù nel ponente fiural fuol marmo } ue un lume feria mare , jual fuoleftr
Cotal mapparue, sio anchor lo uegg'a, filfre/fc del mattino .ijuandolalìeUa di
Vn lume per lo mar uenir ft ratto , Marte rameggia giù nel pnente , fer li
Chel mouer fuo ncffun uolar pareggiai gnlftuafon ,fcuralmarinjt,olouer.irft
Velciual , comio un poco hebbi ritratto ratto , che nejfun uolare jfareggia il mot
Locchio , per dimandar lo duca mio , uerfuo, Affo/ltiue , SE .0 k ueggxa an-,
Riuidil più lucente e maggior fatto , ^r^'a' ì"'^Ì7ÌlZi'o
Vn non fipea chc h.nco e df fitto ft^^auere di ueLfi dofU morire fu,
A poco a poco un^ltro 4 lui nujcto . ^^^^^ ^ ^^^^^ ^^.^^^
Mar/e,i!(jual àifua natura è-ficofc e rof
fo , fi tYiìUDi giù Uffo nel pnente Mora che affarifce Uha in oriente, e che fi ueie ejpr uelaiò U
er^lft ua^ori che afcenhno ia la terra, o ial mare, jfenotenh la luce ielfcle in effi uapri,fij[ai
rer effa ftella di Marte ancora fiufvcofa e maggiore che non parreltefe efft uapri nonfiffcro.
DElaual , comio un pco hehhi ritratto , Dimoftra la gran uelocita con U:jual ueniua (juffto lume,
ferche , hauenk fclamente ritratto un poco locchio da (fueh, per domandarne Wirg, lo uidefuh^,
tamente fkttQ più lucente e maggiore , Di tanto fera mfi picciolo momento auicinato a loro •
FOi dogni parte ad effe maffario , Tiefaiue quello , che fuole auenir ne la uifla, laijual non uede
difìintamente da lontano alcuna cofa . Apprefpndofi adunque , comincio a ueder il color é.e lale
ie langelo , chera Uanco , ma non difcerneua che fijjero ale , Onde dice effcrli apparfo un v:n
foche hianco VA ogni latodeffi lume , Ver che <lue!la luce era étìuolto de langelo, e dalu^.
m e da laltro lato di (ju^Uo , era una de le fue hianche ale . E Di fotto a pco a poco un altro
n lui nufcio , Vide frima ilhianco delale .perche eran^elemte in alto , f fitto di juede uiifpi
il iiancQ camice , ii che m uejìito .
rVRGATORIO
Lt^ mio maefìrc anchor non fice motto. Mentre cU y.eJelangeh (tffvfcYte ìli
Mentre che i ^rimì bianchi aperfer laUx
kUhor , che ben conobbe il galeotto ,
GriJòjFtJjJìf che le gmocchie calix
Ecco Ungél il Dio x piega le mani t
Uomai uedrai di fi fotti officiali^
Vedi che f degna gìiargumenti humani j
Si che remo non uuol j ne altro uelo ,
Che loie fue tra liti Ji lontani^
Vedi come Iha dritte uerfol cielo
Trattando laere con leterne penne 5
Che non fi mutati ? come mortai pelo *
mftrarQ i frimi kamhi ueiuti da loro,
lontf il fcfra h<t detto , \/irgi!io non fice
^ncUra wotto, Ihhe figmflcayche nfffun
fruiente af^ma mai la cofa/fe frima no
la intende iene, Ma Quando conMe lene
IL galem , (IO è-, Ungfìo, E dijp, il.
galfouo , rijfeuo al legno nelcjual ufnirnt
fer mare , Gridò , Fa fa che cali le ginV.
chia , Vouendoft in tutti i caft hauer in
fommi reuereniia le cofe dittine, comefof
nogliangeli officiali e miniflri del fadre
eterno . D^* ijuali officiali dice, che Dante
homai cornine iera a uederr, perche hauen
io conojciuto la malignità de uifif, e del tutto ritrattoft da quelli con fjferft uejtifo difatiéiia e dhu
mlfa, che altro non fjgnifica, fe non hauer indriT^to la uolonta al bene , fofeua cominciare a
contemplar le cofe celefìi, E fc non la diurna ejfenfia, per non effer anchora purgato , alm.eno la na*,
tura de gliangeli miniflri di (jueUa , benché quefla ancora non per fittamente , Onde di fcttoue^
iremo, che potè- fcffrirla luce di juello da lontano, ma da preffc hifcgno che ahhafpffe gìiocchi .
\Edi che fdegna gìiargumenti humani , chi e diuino C7 incorporeo , non ha hifcgno di corporee
cofe, perche in luogo di (Quelle fupplifce la diuina potefia, Onde Virg, dice a Vanfe, che ueda, cof
me laugelo ha dritte late uerfo il cielo , Volendo infirire , che da (juel fclo prende la uirtu , me^,
iianfe lacjuale fi conduce ira fi lontani liti TRattando , fio Penetrando e pctffando laere COn
leferne penne, fer hauer detto ale , Co;? leterne CT* infinite fir"^, effindo ogni poter diuino eteri
710 CiT infinito , che non fi mutan COme pelo, Come uigor mortale , mutandofit ne Ihuomo , che*
mortale y fecondo lafiender cr il difcender del corfi uitale, e uigor e pelo •
Po/ come più e più uerfo noi uenne
Luccel diuino ; più chiaro appariua t
Perche locchio da preffo noi fojìenne :
M(f chinai il ufo ; e quei fen uenne a ytuì
Con un uafiUo fneHetto e legtcro
l^anto 5 che lacqua nulla ne inghiottìun ♦
Da poppa Haua il cclefìiaì nocchiero
Tal , che parca beato per i fritto t
E più di cento Jpirti entro fediero ♦
In exitu ifrael de E^///o
Cantauan tutti infieme ad una uoct
Con quanto di quel filmo e poi fritto*
Voi fècel fegno Icr di finta croce t
Ondei fi gittar tutti in fu la piaggia ,
Et ei fen gij come uenne uéìoce ^
La turba ^ che rimafe li,filuaggia
Tarea del luogo rimirando intorno ;
Come colui j che mone cofe alfiggta*
Per hauer il poeta iefcritto la lucente fic
eia di ejuefio angelo fiicofa e rofpi, che fii
gnifica carità t7 amore, noi lo intendiai
mo pur anchora per la diuina CT* illumii
mnte giatia, a Uqual fmrihuifce tal proi
frieta, perche mai no manca dindri^^ay
ne per la uia de la uirtu, E cofi come (jue^
fla fi mofìro al poeta in cima del colle ,
che fhron i raggi del fole di che le fue fi)al
le eran ueflite , douendo prender la uia
fer difcender a Vlnf Cofi hora fc li mOi,
flra, douendo prenderla per fialir al Vurg,
E cofi come ancora poi fi li mofiro doueni
do entrar in effe Inf, che fu la luce che i<t
Uno uermiglia, da latjual fu portato dorf
mendo di la dal fiume Acheronte, e poffa
fu la riua de la uaBe dahiffi dolorofd,Coft
vedremo che gliapparira nel fcnno in fin
ma dajuila , e jueBa in figura di luciti
lautni^
CANTO SECONDO.
hunh entrar in effe Vurg. e àe melefmmente ftra f^rMo da lei hrmenhfin a laprfu, E t
a Mirtillo m^flrato lenfrata aperta di cjuello^Et tdiìmamente [eli mofirera mmediate tn cirnct del
mJe, cheftra il fole, il^iual non fiufer refle% come fice a principio di fu la cmadel colle, ne
in uifme od infogno, ma li rilucerci in fronte, perche f;ira purgato, e potrà fcffrir la luce di jueb
lo . Il uafcllo, ciò e, la larchett<i, ne lacjual tal grafia ueniua, e laccjua , le intendiamo per ciuel
Ynelefmo che facemmo la harcct di Caron, e lac<iua del fiume Acheronte, ciò e^, <lueUaper lafrai
cilita humana, e cfi^efìa per U mondana concupifcentia, la^ual in^i^fce nulla de Ihumana fra^
cilitct, ter ejfer cjuefìa condotta non da Caron, ciò è^, dal uitio, lagraueTi^a dflcjuaUla t.ra aljtn
%, ma da diuina uirtu, che la fcftiene ueyfc il cielo, e non la lafciaprojhniar in ciud:a,^nde due,
che nuda ne inghìMiua . La uela fktia de le duehianche ale eleuate e dritte uerfc il ae.o,JtgnH
fica la mente purificata e netta uoìta a la contemplatione de le celefi cofe, che coduce tal barca non
a Vìnf ad eterna perditione, comefk il remo Quella di Caron, ma al Vurg.porto deterna jdute.
Adunche, auanto più L\J ccel diuina {Hauendoli aUriluife Uè) , ciò e^, l angelo uenia uerjo di
loro, aptariafcmpre pin chiaro, E tanta chiarezl^ fii lafua, che locchio del poeta, per la ragione
ietta di Copra, non lapot'e^ da preffo fcftenere, ma lo chino giufo, E ciuei fin uennea riua COn un
uafch, con un legno Stelletto, ciò ^, SchieUo, deftro, e tanto le^ieyo, che lacf <a ne inghiottiua
mila, E ^uel che ciuejìo firnifica Ihahbiamo detto ii [opra . DA poppa fìaua il celejiial nocchie;
YO, Stando fmpre ne la fmilitudine del u^eiio, T Ale e fi fiotto, CHeparea heatoper ifcritto, F^r;
che chi lo uedea, leggeua in lui chera beato. Tanta diuinita, uuol infirire che mofiranane lajfeti
n, E Più di cento ff irti entro fcdiero. Quelli che di fctto uedremo, che Untelo hauea leuatodal
f'rto rH2lìia,ffr condurli al Furgr IN exitu ifrael de Egitto, Qiueftofdmo canta la chiefa in
memoria dtlpopolodi Uo,<luandofoUoU guida di Moifepaffandol mare, fi fuggì d'Egitto, e da
laferuitudi Earaone,perpaffarin terra di promijfme fluente latte e mele , come fi legge ne b
Exodo al xiiij. auenga che prima per lo jfatio di x/. anni habitajfero il deferto , Et è bene appro^.
priato a auefti fl-inti, per ejfcrfi liberati da lafcruitu del uitio, e uenuti ad habitar il Purg.perpot
paffay, Àando chefia, a quella terra di fromiffione fluente nettare XD' ambrofia , oltre a la doU
ceX^de laamle, neffuna fe ne può defiderar maggiore . POifice ilfcgno hr difanta croce, cU
tanto uienadire, chepoilibenediffe, in fai firma licentian Idi, onde fcggiunge, che fi gettar tutti
in fii la piaggia, ET ei, ciò e^. Et effo angelo, cofi come uehcemente fra uenuto, con la medefima
velocita fc ne andò ancora, per tornar a riempir il legno di nuouijfiriti , e condurli a jueflo ^
iefimo lito . A darne ad intendere , che la diuina grafia non manca mai, e confomma celerità,
ImdriZ^rne per la uia de la falute noftra . L A furba, che rimafc li, Pareua la moltitudine di
tìuffiijfiriti rima fa in cjuel lito rimirando intorno, SEluaggia , ciò è^, No« efi^erta del luogo ,
Come colui CHe ajfaggia, ciò è-, llcjual proua e tenta nuoue cofe. Perche ej fendo jaffcta da (juejia
mortale, a jueUa eterna e nuoua ulta, ueniua ancora nuoue cofe ad fjferimenfare .
Ha difcpra de fritto Ihora mattutina, laU
la, er il principio del di . Hora dtfmue
la feconda hora ài (juello. Onde dice, che
il file, ilnual hauea COn le flette conte,
ciò è". Co ra^gi manififiie noti, cacciato
i ' Capricorno di melo il cielo , fiettcual
giorno da tutte parti , Oue habbiamo ai
intendere, che (juando il fole è- nelfcgno
ie VAeiete, come habbiamogia in più luo
ghì ueluto ihm Mora, e chf ([u(fiof«r
V)d tutte pirti faettauaì giorno
Lo fol , chauea con le faettc conte
Vi me^^l cìeì cacciato il Capricorno 5
Qjuando la nuoua gente alzp la fronte
Ver noi dicendo a noi ; Se uoi fiipetc^
Moftratene la uia di gire al monte ^
E Virgilio ri ffofe^^Voi credete
Forfi che \\amo cf^erti de^io loco t
lAa mi firn peregrin come uoi ftete^
Dian'^i venimmo inan'^i a voi \n pOf(
Per altré yfia ^chf fii fi ajpra /ori.
che lo falir hmai ne farra gioco ,
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Postillati 16
PVRGATORIO
firn hr^nte In oriete^ilfcgno ir la Ithra, ifty effcr offoftto a rArUffJo tene in OccUefe, E
traluno e labro di^uefti iueopfofffifegmM corfc che fi il fole da oriente in occidete^uengono ai
effere cinijue altri fegni, do e-, i Pefci, tqualij^recedono immedia/e a V Ariete, pi l' Acuario,il Ca
fricorno, il Sagittario, eh Scorpione, alenai precede immediate U Liira,che làen a tenere, come
habbiamo detto, lori^nte in occidente. r>i ì^^fii cinque fcgni, il Capricorno , per e/fcr in me^c,
uien a tener il me^ cielo hauenh da luna parte uerfc oriente V Attuario e Vefi, e da /altra uer oc
adente, il Sagittario e lo fcorpione . Adunque, fcil fcle, che fdofartorifce il tempo, ejfcndo alìho^.
ya (juaft al principio del (juarto grado de T Ariete , hauea cacciato il Capricorno dimeni cielo,
cÌQ è-, del circolo meridiano talmente che di cjuello era fuori, conueniua chfffo Ariete fcfjc medef',
mamente in oriente fuori del circolo de lori^nte,e cjuaft xxx. gradi fcpra di (fuetto, in tanti effim
do ognuno de x^'.figm del Zodiaco dijìinto, e toccandone al Cele nel fio corfc che fà da oriente in
occidente, e tornar in oriente in xxiiy. hòre, x\. gradi per h'oradouendo in taltermdne trafcorrer
fer tuUi i ccdx. gradi , ne (juali e' da gliaftrologi difìimo e compartitol cielo . Era in fcntentia
tfuaft la feconda^ hora del di, quando la noua gente. Quando la furha di(jue/ìe anime nouam.em
fe uenuta AL^^ ìa fwte, A/:^ò // ui[o uerfo di noi domUandone la uia dandar al monte, E Mirg.
rijpop, noi no efjcr di cjuel luogo effertì, ma che erauamo, come'effi erano, peregrini poco inanl^
ad efft uenuti (juiuiper altra w.ajacjifal fiift afferà e firte,come hdhiamo ueduto effcr (juella, per
lacjuale efft erano difceft a Vlnf. ciò è-, in/rati ne la confi d era t ione de uif^, che hcramai dice, ne
farra gioco I L fJire, do è-, il leuar la mente a la contemplatione deie uirtu, ne fa.ra legier top,
E coft e', a chi ha conofduto la malignità del uitio, per liberar fi da jue[lo,landarfne a purgare.
Lanime , che fi fur di me accorte
Ver lo Jpirare ; chio era anchor utuo j
Maraui^iaudo diuentaro fmortc t
E come a mefjaggter-, che porta oUuo,
Tragge la gente per udir noueìlc ,
E di calcar nejfun fi morirà fchiuo^
Coft al uifo mio fiffifor quelle
Anime fortunate tutte quante
Q^uajt obliando dire a farfi belle ^
Auedute che ft ftmn lanime PEr lo Jfii
rare, do e-. Per lo alitare,che Dante era
tinchora uiuo, fc marauigliarono, e de la
marauiglia diuentaro fmorte non pfeni
do, cornee huorr.o uiuo pottfp effr in ejuel
luogo. Perche ne IhuomiO uiuo e" il fcnp,
che mai non /accorda con la ragione in mo
do, che condefcenda a laffar i\ uitio, e uat
dafi di cjueìlo a /iterare , com.e ficeua
effciggier che por-i
Dante . E Come a mejjaggier a
ia oliuo. Si come leperfcne fàdunano ini
torno a chi porta noueUa dipace, ftgnificataper loliuo, Coft fadunauano (juelle anime, per la maf
rauiglia, intorno a me, juaft domeniicando dandarfc a purgar efirfc tede ,
lo uidì una di lor trarreji auante
Per abbracciarmi con fo grande affetto
Che moffc me a far lo fimigliante ^
O ombre uane fuor che ne lafpetto i
Tre uoUe dietro a lei le mani auinfi 5
E tante mi tornai con effe al petto ♦
Di maraui^ia credo mi dipinfit
Perche lombra forrife^ e fi ritraffe ^
Lt io foguendo lei oltre mi pirifi^
Dimoflra la uan'.ta de lanime poi chefòi
no diuife da corpi , perche dato che fian:ì
uìfiii/i, nondimeno, rimangano in palpai
hili , come ueggiamo de la nuuola e eie fa
nehhia .Onde nel fefto de Vlnf difp,
Mpaffauamftiperlomhreche adona La
greue pioggia, eponauam le piante SoufH
lor uanita, che par perfcna . Dice aduni
que, lo uidi una di loro anime TRarrefi^
ciò e,^Tirarfc auante con fi grande affct*,
fo per ahlraaiarmi, che mojji me afkr h
CANTO
Sodummc cHjJc : ch'io pofiffc t
Conobbi aìlhora chi era 3 e freddi
Che per parlarmi un poco fanefìajji
R/J}-o/emi;Co/i comio tamai
Nei mortai corpo, refi tamofcioltai
Veri) marrcfìo'.ma tu perche uail
SECONDO.
fmi^lmify ancora che 10 non conòfuUc
chi fila fi filpy come tMorafuol auenif
tf, Et f[dmaai effa hro imiia, ffY fpf
fcYf, come haUiamo dfttOjijuam a Icfift
io uifihiliyma (juanto al tatto uane CT in
falfahiliyOnàe iice.che^lilf auitìfè e cin
fcfye uoltf dietro le manine tante con
^ufHe fi forno aljfftio, non hauendo troi
umcoùla lìri^nere, imitando Virgilio in fine del fecondo , Ter mat.s thicollodaretra^
cUa circur.. Ter frujìra corr^^enfa manus efgit rrnago . Di cU due creder ejj.rf hpnio
di r^arauiM 9<'^' ^^'^ f^^'^'r^' '° ^^^'^ doueafirfc, come f magma, mjìrare, Ferche lam.
ria Ccrridenlo de la fua ignorantia, fc ritrae in dietro,t7 ilpeta {cguUandola fur anchorafer
cUracciarìa, ella gli drffè dolcemente cVefoffc, M. uenuto m cognome de/fcpetacU ella era
la prea'o clefmefì^e un poco fer parlarli, A che lanima rijfofc, chef come ella Ihauea neljuo
rrLlfl corro amato, cof Umaua ancora da cjuello fcidta, Affrouando hpniyne di Platone , che
non ruUtoche lamma rateale fc diuide dalcorpjta Uhra da Ihumane falf.om, Cnde frggiunj
ce Vero rrarrefz, ma dom.anda la cagicne fer lacjuale egli ua, fffndo archerà, come uuol mjti
Tire, ne la^rim^a uita, fer juel luogo drftinato fclamente a òi dùfo fAafi ua a largare .
CafiUa mio, per tornar altra uolta
Lrf , douìo fon fi io ciucfh uta^gto t
Ua a te, come jdifijo.tanthora tolta l
■Et egli a me ; Nf jffwn me fatto oltraggio y
Se quei , che leua e quando e cui li piace ,
F/w uoìte mha negato ejlo p<^!Jàggio x
Che di giujlo uoìer lo fuo ]i face ♦
Veramente da tre meji egli ha tolto,
Chi ha uoluto intrar con tutta pace ♦
Cndio cher hora a la marina udtOj
Voue lacqua di Tcuere fwfala *
"Benignamente fui da lui raccolto
A quella face , oue^i ha dritta loia i
Vero che fampre quiui fi rico^ie ,
Qjial uerjo d'Acheronte non fi cala.
CafcRa dicano che fii fer patria fiorenti',
no, zfT eccellente muf co ne tem\i del no',
jirofoeta, ilcjual molte uolie affaticato dal
lungo fudio , retreaua fcco gUjfiriti .
ìlciual peta rijjondcndo hra a cjuello, di
che eJfcCafcHa Ihauea domandato, c\.e fu ^
Maturerei e uai,dice andar al Turga',
toru fer tornarui unaltra uolta dofo la
morie a furgarf, com.e uuol inferire, e
foifalir al ciflo . A darne ad intendere,
che cjuefta fua jferegrinaticne non era ah
Ihora altro, che un difcjrfo di m.ente de le
cofe chegli fmaginaua de laltya uita ,
E ferche fcfeua che CafUa era m^orto af,
fi temp inanl^yfero lo domanda, cO<>
me a lui, che fur aÙhora era giunto c^uii
ui, gìiera tolto TAnta hora, ciò e-. Tanto
lemfc, eiuanto era fìat: da la fua morte fn a t^uel jfunto che <iuiujjra giunt^ Et in fntentiadoi
manìa de la cagione, fenhe era tanfo tardato a uenirf a purgare . CafUa riffonde non effcrli
fiiUo alcun oltraggio, fe langelo the leua cjuando e chi lilfiace, gUUueapiu uolte negato cfuelfap
figgio, ffnle lì fuo uolere nafce da giufto uolere, do è^,dal uo'.er di Dio, ilcjual non jfuofffcr che
giufiffmo, E (iuejìo,uuol inferire, cheli delle lafìare , perche (emerita f.relle il uoler ricercar
de la cagione , fer efflr oltre ad ogni nofìro intendere . Meramente da tre mef egli U tolto,
Moftra de Unirne, leciuali hanno ad andar al Turgatorioftano leuate da^ langelo ad Uofia difò'^
ce diTeuere, intendendo ftr cjuflìo, che ({uelli the uanno al Purgatorio necfffrio che utnghino
U Row^t, fio ^, loledientia de la chiefa , m>a chi frima, e chi pi, fecondo che giuf ambente
giudica colui che ueie il iuUo 9 Yffrptat^ ne lamiel giuhleOinfljualihUe Unirne fcn leuate.
t*yot ^éì^nttf^i^'^
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Postillati 16
PVRGATORIO
Onle lice, Untelo L tre me fi imn^ ha con tutta face, e fcn^ alcuna mtyaliume, ìeum
chi ha uoluto entrar ne lafua tarchetta . Perche fimgt cjuefla fua feregrinatione ne tanno Mccc.
come uedemmQ nel xxi. fìe Vlnf. K iel mefe di Mar^^j^rrche il giMeo era cominciato il dicem'.
hrenelacelehraiionedelanattiuitaMSaluafOYe. Delconcorfc granlijf.mo ddcjual giulileo^
che fu nel pontificato di Bomfktio ottauo, trattai! \Jillani, che fii col poeta infeme, nelmedefr,
mo tempo, al xxxvi. de lottauo likdela fua opera . Onde iojice QafcHa, che era hora uolfo,doue
lacijua di Teuere, entrando in mare, fnfnìa, fin fenignamente ricotto da Ungelo a quella fece,
Oue,per tornarui,ha dritta (fT (^l\Ata laìa ficedo di cjuellc ueU^penhe fcmpre in <^uel luogo fi racco
lie, (jual anima non fi cala uerfò Acheronte ^cio e, che no ua a Vlnf. ma che uien qui al Pur£,
qui al Purg,
SE nuoua legge. Intende rìjhftto a Cefdi
U, che nouamente e pur aUhora era uenu
(0 fctto la legge di (juel luogo pojìa dopo la
morte del Saluatore da Dio, perche prima
non era Purg, ma hen fu a principio, con
tutte laltre cofr, preueduto da lui . Dante
frega adunque CafeUa, che fc la legge di
(juelluogo non li fagliela memoria de lar
te del canto fi che fc Ihalhia domenticata,
0 non li toglie il modo da poterne uftire,
che uoglia catare, a do che fi come in uita
lo fdea con quello contentare , Cofi hora
confcli e refriggeri alquanto la fiua ani^
ma, laqual effendo uenuta col corpo per fit
diffidi O' a^ra uìa, qu?.to haliiamo ueduto efjcr quella deTlnf tanto a ff innata . O ndefìni
ge che Cafclla, moffo da fuoi freghi , cominciaffe fi dolcemente a cantare la feconda de le tre cani
^ni/atte dal poeta, e da luifteffc interpretate nel ft<o conuiuio, il principio de laquale è- Amor che
ne la mente mi ragiona De h mìa donna difiofamente, Moue cofc di lei meco fcuenfe, che lo ini
tellelio fura fe difuia , che dice tal dolceZ^ fcnarli anchora DEniro, do è", nd cuore, E tanto
diletto anchor Virg.con tutte lanime cherano uenute con Cafclla, che fareua non haue/pro ne la
mente altra cura, Et e conueniente cofcf, che f come a lentrata de Vlnf»fcntiron,come diffc, pian
fi, fcjfiri, ^ altdai, che al fQeta,ferla pietà, diede cagion di pianto, oue difp, Perchio al coi
minàar ne lagrimai , che qui al principio del Purgatorio fcnf i/fero fcaue armoni'^nfe cani
io, che li dfffè cagion di rifo , Ondeuedremo nd xif\ canto che a tal propòfto dirà. Ahi quanto
fin diuerfc quede fid Da le infernali, che quiui per canti S entra, e la giù per lamenti feroci .
Per con ducer lun luogo ad eterna dannatione, e laltro ai eterna faluie .
T.t ìo 5 nuouA Ugge non ti toglie
Memoriamo ufo d Umorofo canto-,
Che mi folea quaar tutte mie uoglie j
D/ ciò ti piaccia con folar alquanto
Lanìma mia , che con la fua ferfona
Venendo qui e ajfadcata tanto,
Amor che ne la mente mi ragiona ,
Comincio e^i allhor fi dolcemente 5
Che la doUei^ anchor dentro mi fona^
Lo mìo maefìro j& io 3 e quella gente ,
Cheran con hd , pareuam fi contenti ;
Come a neffun toccaffc altro la mente ^
No/ erauam tutti fifi ^ attenti
A le fue note*,& ecco il ue^io honejìo
Gridando *j Che e ciò [f>iriti lenti l
Qj^aì negligentìa , quale fìar è quefìo l
Correte al monte a Jpogliarui lo fcogUo j
Chffcr non Uffa a uoì D/o manifijlo ♦
Come quando cogliendo biada , 0 /o^?/o
I colombi adunati a la ^afìura
Concedefi n contemplanti alcuna uctfa Itt
dilettatione dalcun fenfo ,per re crear gli
jfiriti, come del nofìro foeta hahliamo di
fcfra detto, pur che honefla fa e no fafft
il dehito fermine. Ma quando quefìo auie
ne, il rimorfo de la confcientia griia, de
dottiamo lafciar il diletto de fcnf ,e tori
nar a la fdute de lanima , Com.e hora il
poeta mofra ejpr auenuto a lui, delqual
non piamente
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Postillati 16
CANTO SECONDO*
Qji^ù feny moftm hfato orgoglio 5 yior. fcìamente il fnfc, m la rag'mf art
Se cofa appar , ondeìli habbian paura 5 ^ora era tanfo mudata nel hletto e fiai
Subttammc Ufcmo fìar kfca, cer ieìanirna che c^u^
Verche affahu fin da maggm cura^ . catolaf^ute itciu^Ua, Onde ò fcfra dtf
r -T ti r i r r fccy.eefh f arcano fi contenti^ come [e ali
Cofiiadto quella mafnada frefca J^jf^ ^J^ ^ ^ J .
Ufciar il canto , e gir m uer la cofla ; fAutefclamète con0e nel firfe lihera ial
Comlnuom .che ua, ne fa doue fanefca : ^^-^^^^ p,/^ riprendendo tal hherta la nei
Ne la noflra partita fu mcn to^la^ gligenda loro griia dicendo, correte al
mùnte, ftgnifiiato fer la contemflatme^
A Sjfogliarui lo fcoglio, ciò è-, Ktorui limffdimeniOyche non ui lafcia efjir manififìo Dio, E (jne:
fio è iluitìo, del(fual hi fogna furgarfty c\)i lo uuol, (fuanio fuo efjir in lui , conofer e uedere ,
Tenhe, fi come lo fcoglio imfedtfce locchio , che oltre di ej^ello non fuo uederf , Cof imj^edijce
il uitio lintellettù , che non tuo intender ne conojcere Dio .
CANTO TERZO
Auegna che la fubitanea figa
Vijj-ergeffe color per la campagna
Riuolti al monte youe ragion ne fruga ^
lo mi riflrìnfi a la fida compagna
E come fare io fin\a luì corjo i
Chi mhauria tratto fi per la montagna l
Ei mi parea da fi fìeffi rimcrfo :
O dignittofia confiknua e netta ^
Come te piccìol fatto amaro morfio ♦
Uel frefcnte canto il foeta moflra , che
efpndo/ì (juelle anime, che nel frecedente
hahhi'^mo ueduto, fer le farole di Catane
mefite in ftiga,chegli f YipYirfc a V irgilio urtj^ I '^'«^
e dri^^ff cofilui infume f mime te uen
fc di cjuehy E che cof andando, effcndoli
da Virg. refcluti alcuni duhhi, feruennef
YO intanto al fiede deffc moìitt, Mrf fer ef
fircjmuila fua cofìa impffihle afàlire,
flando in duhhio da cjual mono shaueft
fero a uoltart lungo le radici di (juello^
fer trouar la fiu a^euole fclifa,coYne da Catone erano fiati ammoniti, uidero da fwfirauenire una
turha danime, a ìejuali fatti fi incontra, fu lor deUo, che jfer trouar la più leue fàlita, douejpro
iòrnar a dietro, E cof tornando con (Quelle infeme. Dante hehhe lungo farlanìento con Manfredi
<fz Vuglia, ilijual eya uno de la detta moltitudine . A Vegna che la fuhitanea fuga, Dii
yr.ofira, che dato che (juelle anime, per lammonitione di Catone, f fiffiro jfarte per la carrpagna
correndo uer fi monte, OVe ragion ne fruga, ciò e-, Aljual monfe,la diuinagiufiitia ne ffinge,
non potendo noifin'^a purgarci tornar al cielo, degli nc fne andò pey'o con (juelle, ma f rifirinfè
a Virg, Venie ejpndo effe anime condotte da diuina uirtu a propri luoghi, non poteano errar la
dritta uia, mafhen Dante fcn^ ^irg. ciò «r, ilfcnfjcn'^ la ragione, Cn de dice, E comepre io
corfc fcn"^ lui : chi mhauria f ratio fu per la montagna ^ Volendo infirire,che nrffu n altro, peri
che la yagi:ine, e (jueUa fcU, che mediante il diuina aiuto, ne conduce per la dritta uia de la uin
fu, E mofira.come lipareua che Virgilio di (juelh picciolo e legierfàh fxffe in ffieffo molto com^
punto, Terche di (juanto più degna e netta è- la confcientia , di tanto giudica ogni fillo maggioi
re, ancora che minimo fa. Onde efclamando dice, O DigniUofci,cio è-, O degna e netta confcieni
iia, come picciol fallo . TE' amaro morfc. Te- duro e7 afjro freno •
■Vi
Qyando li piedi fioi laficìar la fretta j
(^he Ihonefìade ad ogni atto difmaga^
Auenga che Virg, fi ftffe,cùme ijucHe
altre anintf, rnejji in cor fi, nondimeno^
X
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Postillati 16
ta, CHe Ihorifftà. JipDiaga, ciò è-, latjuct
le Ikntftà iijferlt e fmarifce ai ogni al
pvrgatorio
U mente m,a,chepnma età rìflretu, foco pnfiun'o in <j,,[!o,cheUih hfyHi
Lo intento raUargo ^ jt come udga^ - — - " ' - -
E à'itiì il uifo mio in contrai poggJ^j
Che in uerfol del fiu alto ft iidaga^
Lo folj che dietro jiammeggiaua roggio ,
'Rotto mera dinany a la figura.
Che haueua in me de [mi raggi l^ippoggio
lo mi uoljx dal lato con paura
Dcjfcr abbandonato 3 quandio nidi
Solo dinanij a me la terra ofcura^
io, Et infcnfentia dice, chelkmfià diff
ffYdf ai ogni atto la freUa . Douenhfi
in ogni attionf fcruar gyaiàta e moh,
fjpndolmh in tutte le cofc fredara uiri
tu. Et è-fYeceÙo di M. Tt^l. Omnitut
addemùium, modurefl futcherrima uif
iuf, E (juefto mafftmamtme fij^etta a U
farte rdgionenole . Cranio aiunc^ue ì
7; . r ^ pi^^i^i^i^g' ^^fi^tr /a fretta frincitiau
ìtel correre, la mente delpeU, che tuUa frima era riflretta (sr intenta folmente al dolce canto di
Cafella, R Allarga (intento, ciò e-, Manififlo lintention fra , la^ual era di uoler fdir il monte ,
SI come uaga, St come dffiderofa dandarfe a purgare. Onde dice che diedel uifc fuo in contrai POjj
gio, fer andar uerfo di ftello, CHe, il jual foggio, SI dislag<t. Si dipende e leKaftfiu da terra ,
intende dognaltro foggio, uerfol deb, er è'fmilitudine dal fiume <fuando per troppo akndanfia
dac(jua(fce delfuoleuo ftST inonda tuud piano, perche aUhora diciamo (fueltalpiano effer allagata.
Ma de la fmifurafa altez^ di ^ueffo monte dicemmo ne la defcrifione del Purg. lofi che dietro
tlammeg^aua roggio , ciò e^, Kifflendeua roffo, che in lingua Fran^tfc coft fi dice a tal colore ,
Adinotare, chelfole non era anchora afcefc tanto fcpra de lori^nte,che hauejjè fuperati i oroffì ua^
pori che afenhno da la terra, 0 dal mare, perche roffo parea che fiammeggia/fè , come di Marie
di fcpra dicemmo, ROtfo mera dinan^ a la figura. Dante nel andare uerfclmÓte alpari di Vtrg.
uoìgfua lefi^ée al [de, e uedeua lomhra de la fua figura inanimi afe, ma non ueggendz cJueRa di
Vtrg. perche era fcn^ corpo , iraggi del fole nonpofeuano hauer appoggio xn lui, fi duhhito
dejfer abbandonato da effe ^irg. Onde dice, che fi uolto dal lato con tal paura ueggendo la teri>
va ofura a a lombata de la propria figura folmente dinanl^ afe e non dinanzi a V irg.
El mìo conforto Perche pur diffidi i
A dir mi cominciò tutto riuolto t
No« credi tu me teca , e chio ti guidi l
VeJ^ero e già cola ; doue fipólto
Lo corpo dentro aìqual io fkcea ombra :
"Napoli ìhaj e da Branditio e tolto ^
Bora fi inanTj a me nulla Jàdombra 5
Non ti marauigUar più che de cieli 5
Che luno a labro raggio non ingombra^ •
A /offerir tormenti ^ caldi ^ e gieli
Simili corpi la uirtu difponc ^
Che come fiij non uuol che a noi Jt jiieli^
Mattò e , eh Jpera che nofira ragione
Pojjà trafccrrer la infinita uia j
che tien una fujlantia in tre perfine «
State contenti hmana gente al (^uia ^
Auedutcft Virg' del duttifar di Dante ,
lafpcura del dubbio , come già più uolte
per lo lnfirno,moffo da fimile cagione,hai
ueua fitto. Onde dice , PErche pur, ciò
è , perche pur anchora ti diffidi di me i
dimoflrandoli , che fe egli non fk omhm
come lui , ciò auiene penhe egli non ha
corpo, come (Quando uiuea, E dice hauerf
lo hiafoli , doue da Branditio di Puglia
era fiato trans firito. Et era V E fiero, ciò
è'. Sera la a bJafoli, perche fi effi cherai
no nehfcla Jel Purgatorio pofta in me^
de labro hemisftrio haueano due hore di
di , come nel precedente cantohahhiam^
ueduio , Qi(,elli che erano in lerufitlem ,
pofio in me^ de Ihemisfirio nofìro, ueni
uano ad hauert due hore dì notte, E feri
(he il di, fecondo il poeta^ QOme drewo
CANTO
Che fe fojjuto Uuefìi uedcr tutto j
Uejlkr non era fartorìr Maria ;
E dcfiar udSi fin^a frutto
*Tai j che farebbe il lor difxo quetato ,
Che cternalmente e dato lor per lutto ♦
Io dico d*Arifhtiìe , e di TPÌato ,
E di mcìti altri ; e qui chino la fronte
E p?M non diffe $ c rimafe turbato ♦
TERZO.
»if/ XV. canto, ire iore inan'^ a leYui
falewy chf non è' a Italia, e con/c^ueniff
niente la notif ancora, fer f/fr di tanta
jueUo fin orientai di ^uefta, fcguita, che
fc a leYufdem era aOhora due bore di r.ct
te, che a Napoli fofìo in Italia , ftjfero
yxiij, hore. Onde dice, che (juiui tracia
ueffero, ciò è", fera , HOra fc inanima
ime nulla fidornha. Seguita dicendo,che
fc egli non fà omira inaridì afe, non ft
iehha di c^Ufflo marauigli^rf, fiu di cjueBo che fi faccia de cifli, ferche luna NOn ingombra, ciò
è, non OcLUfa raggio a labro, che fc lun ùfh ritenejp i raggi dd fcle in firma, che non fotejpra
jfenefrara glialiri cieli, noi non potremmo ueder e, come ficcianio,fin a loUauo cielo, an*^ rimaf
remmofcn'^ alcuna luce, E (juejto auiene,fer ejpr i cieli di corfo trajjarente, come uuol injtrii
re che Unirne noflremedffmcmente fcno , A Sofjèrir iorrì'enti, Solue un duhhio,il^ual è^. Se lai
nime fcno jfogliate de corfi, median e ijuali, perche fono compjti di (juaUro cor tran elementi, pf
pno patir dolore. Come è', che (juede chne fcn frit<afejfateno . A che rijfonde, eh la diuina
uìrtu, ciò h-, Idio, aìcjual fcrueogni natura, uuz' che efjc patino, e che a mi NOn f fieli, ciò e',
N3« ft fofri e tolga uia il uelo de lignorantia da lintelletto nojìro, e faci noto come f fjiro patire .
Ma di cjuefta materia uedremo che tratterà nel xxy. canto in perfcm di Statio . aduncjue foli
io, corre dice, chipenfa foter col difcorfc de la ragione, traforrey la infinita uia di Dio, CWe tien
una fufìantia in tre perfine. Significando per (\uefìo la trinità, ilmijìerio de lacuale, come uuol
inferire, è- molto maggior cofa, che di ^r patir unanima, auenga che ella fa impaffhile . Ma de
la trinità diremo nel Paradifo . STate contenti humana gente al (juia, Qjiia riffonde a cjuare^
Bifj>mlaf aduncjue a chi domanderà de le cefi, ne lecjuali non fijìende Ihumana ragione. Quia,
ciò è'. Terche piace cof a Dio, Et a (juefìo jìia cctenta la gente humana fin\a più ricercare di (juel
che non e- in lei di poter japere,ptr effer frofmtione. Onde V Apofiolo, Nolite fipereplufijuaopori
ieat fqere, Sed fipite ad fihrieiatem . Ver che fi tutto haueffìmo poffùto fipere, non era mefiieri
PArtorir Mma, ciò è-, che Maria partorip, che fc Ihuomo hauejfe tutto pcffuo fipeye, non hauei
ria peccato, e non peccando, non hifcgnaua che per liberarne dal peccato, com.e fice. Maria partoi
riffe Chrifìo . E De far ue de ft t fin'^ frutto, Dimoftra che lintelletto humano non può effer ferfìti
tamente capace de le cofi diuine, Verche dato, che molti eccelle ti ffmi Tilofcfi, come principalmete
Fiatone O' Arifì:ìtile faffnticaffero molto in uolerne trouar la uerita, e finmamente ijuefto dffi
iere^fpro , Nondimeno, ueggiamo il defderio loro efpre fato fin'^a frutto, per non hauerli potuti
{juetare, Onde è- hora dato loro eternalmente per lutto, Terche conofiendo hora ìlio, cjufPiO, che
mentre fitron in uita non poteronfàre, e non poffindolo fruire, il che haueriano fntto fi \n uita Ihai
Ufffiro conofiiuto, comefiron ifantipadri deluecchio teftamento illuminati da lo fpiriio finto, che
crederon in chrifto uenturo. Tal conofiimeto, che in uita era il defderio loro, c*' lor dato eternaU
mente hora per lutto, non hauendo lanime pofte nel limh, oue, fecondo il poeta, fcno (jueUe defft
Filofcfi, altra pena, che di uelerfpriuati delafilicita fuperna, lacjual fi non conofieffiro, non U
iefidererehhono, e non deftderandola, non darehhe lorfajfme, E Q^i chino la fronte, E più ron
iiffe, e rimafi turlato, Dimo^rUo per (juefiifigni, Virg, efpre fiato affalito da graue do'ore, per
lapieta chehhe de la infelicità di fi jìeffc, e di cjuefti tanto eccellentifftmi huomini. Onde ancora
nel tey^ de hnf halhiamo ueduio,che douedo fender in effe limho, dìuenne tutto fmorio, llcjual
iolore atrihuendo Dante a timore li difp. Come uerro chetupauenti ht eiriffofi, langofcia de
i'I^ntif che fcn cjua giù mi dijinge nel uifi quella pietà ^ che tu finti fey tema .
^ iì
4éI
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Postillati 16
PVRGATORIO
No/' dhwummo intinto a pie del monte : Cwnfero, coft ragman^, fie le laìtif,
CLuiui trouammo la roccia ft erta ^ ' ' - -
Che indarno ui firien le gambe pronte^
i:ra Lerici e ^urbia la più diferta^
La più romita uia è una [cala
Ver fi di quella ^ageuol aperta^
Hor chi fa da qual man la cojla cala,
D/jJf / maeflro mio fèrmandol pajfi j
Si che polja falir, chi ua finitala i
E mentre che teneua il uifi baffo
Ejjàminaua del camin la mente ,
Ef io mirdua fufi intorno al fajfi ^
Da man Jwijìra mappar} una gente
Danime ^ che mouieno ipie uer noi,
E non pareuct ft ueniuan lente^
y?mo monte del Purghe frouayon ia ejueh
taf arte tanto erta e ripida la riccia, che
a uMafalire, le gamìe uifirieno pron$
tf indarno dimoftrando jfer comfaratiove,
ihetra lerici cafiedo de Genoueft da la
nuitra di leuanfe,e Turlia furcajìeh
deCenoufft da la rimerà di pnenfe, nòn
effcY alcuna uia fi difcrta, e per la fua aCi
peZ^ iho romita e fcla, hen che di moh
te ajfriffime uene fieno, che rijftUo et
quella roccia non fvjfe una a^enole tr
aperta fiala . Volendo per qufjìo fignii,
ficare, come uedremo ancora nelfcguente
canto, tale effère, e maffimamète nel (rin
àpio , la uia che conduce a la uirfu •
Wrchifadanualmanlacofiacala i
Debbefempre^ chi uuol afiender a la uirtu, cominciar da la più ageuole t men erta uia, perche uo^.
lendo prender a principio la più afferà Jtporia legiermente, per la difjìculfa, non ejfendoui affue;
fiuo, dijferar de limprefa . Quella cerca adun^jue la ragione al fin} , il^ual non può, come effa
ragione, uolarfcnUa, per ejfer amhor ag^vauato dal defiiderio de le cofe terrene e haffe . Vero
effamina la ragione de la più ageuol uia, ìffirinendo i gefii in ciufUa, che ufia chi fi profi>nda moh
(0 nel penfire, perche ricerca con locchio interiore, ma tlfinfi che ufa fclamente lefteriore, mirane
10 fiufo intorniai fiaffo gliafpare , non da deflra,madafimifìra,ffnhe fempre fippigha al pegf
gio , una gente danime , che utniuano uerfo loro tanto lentamente , che non f arcua che fi rnoi
uejfero . llche dinota la tardità , che (Quelle haueano ufito nel tornar a peniientia, E cjuffta è- la
prima de le (Quattro ffetie danime, che dicemmo ne la difcriuione del Purgatorio effiy pofte fuori
11 (Quello a purgar la contumacia loro^ come apprejfi uedrtmo .
Leua^dijft al maefro ^gliocchi tuolt
Ecco di qua-, chi ne darà configlio^
Se tu da te medefmo hauer noi puoi ^
Guardo allhora ; e con libero piglio
Rifpofe.^ Andiamo in la^chei uengon piano
E tu firma la jpeme dolce figlio^
^nchor era quel popol di lontano j
lo dico dopo noflri mille pajji ,
Q^uant un buon gittator trarria con mano^
Qj<ando fi fìrinfer tutti a duri majfi
De Ulta ripa^ e fletter firmi e fretti ^
Come a guardar ^ chi ua dubbiando ^ flajf
O hen finiti , o già J^iritì eletti,
Virgilio incominciò , per quella pace ,
Chio credo che per uoi tutti fif^'ettiy
Vitene ; doue h montagna giace
tnfendeua Dante che i particolari fino ne
finfi, e che la ragione li piglia da (jueUi^
E pero egli che fit giudicai finfi , moftra
ejuepe anime a Virg, intefo ^ey la ragioi
ne , U(^ual non trouando alcuna uia ne
gliuniuerfcdi, condefcende ad alcun partii
colare. Guardo allhoYa, E Con libero pi
gl o, E con delilerato \ropofiito rijfofi.
Andiamo in la . Giunti adunche a cjuei
fle animt, Virgilio catta beniuolentìa da
loro dicendo, Ojfiriti BEn finiti, do è,
che hen finifìe la uofìra uita, O Già elet
ti,ferc\ìe Unirne dd Purgatorio fono già
fredefiinate a la heatitudine . Ditene
doue la montagna giace , Ditene doi
ue ella > fiuageuole a fiìire, CHel peri
ier tempo a chi pu fa più ffiaèe , Qn^
ie di fiira
C A N T O T E R Z 0»
, eh fojfihil fid lanciar in fvjb x li fcfra difp , An'liamo in la , cf-.fi
Chel ^triir tmfo , a ch'i ^'ìu fa ^ f'iu J^tace ♦ uen^on fiano .
Grwe le pecorelle cfron del chiufc
Ad un<t j a due -, a tre ^e Mtre jìanno
Timidette atterrando Iccch'to el nìujo^
E no , che fii U prima , e Uhre finno
Addcfjandofi a lei fitta farrefìa^
Semplici e quae^^eh perche non fanno ^
Si uidio mouer a uenir la tefla
Vi quella mandria fortunata aUhotta
Vudica in faccia ^ e ne landar honcjìa*
Come color dinanTj uider retta
La luce in terra dal mio defìro canto j
Si che Icmhr'era da me a la gretta;
Hejìjro j e trafjcr [e indietro alq uanto 5
E tutti glialtri j che uentano apprejfo ,
Non fapendol perche firo altrettanto ♦
AjJìmgHa i moutmenti li (jur/Jf anìnif,
a (jUfUi é( If fecoYf , f fer iflar ne la fi
mliiuiinf, le chiama tutte infeme man
iria » Vide aiuncfuf mouer lAfeJìa,
ciò e'y la guiJa, che ueniua inanl^ a lal^
tre ufyfc li loro, FCrfunota, ciò h^ylr,
lice, VViica in fàccia, tatuai cofr h'ìfroi
fria di chi defilerà furgarp, ET hor\ffÌd
m landare, chefi^mfica modejtia e ^rai
uiiajacjual ft fuol dimofirar in cj^efii taf
li . COn^e color dinan*^ uider rotta ,
f^cnfre che Virg.e Dante andaron uerftl
monte, il fcle, che ftriua loro a le ff^Ale,
fàceua andar lomlra di Vante incn*^ a
lui , come dì ffra hattimo Ufduto .
Giunti pi al fiede delmmff, e uoìtcìtift
a ftnipra ìun^o di cjueDo, fer andar ini
centro a lanime, il fcl ueniua a ftr irli da cjuella farte medeftrra, ciò è', dal fnifìro lato, e confa
tjueniemente ftceua andare lafua mira da la parte defìra, chera tra lui e la grotta del monte,
Ondecjuelie anime, che erano inanl^ a ìalfre, conofciufo a ejUfpo indifio, che Dante era anchof
ra uiuo, fdYYffìaYO, e tiraronfi aìc^uanto in dietro mieraui^Jiandofc , come efpndo egli col corpo,
fot effe efpY 11 (juel luog^, e tutte laltre anime cherano dietro a cjuefe ueggendo firmar le frii
pie, fimilnientf fiftrmaro^ auenga che non fffffcro la cagione , Queflo mejefmo fcglion far
le fcmplici pecorelle , degli adduce in comparaticne uohnh fìar ne la fmilifudine , E uerameni
te lanima Jf):)glia/a de! corpo ft fuo marauigliar che cjueQa , lacjual è in fc tenehofo carcere, fè
fìf jpoffa in firma Juilufpare , che cerchi di uolerfc purgare ,
Sen^a uoffra dimanda io ut ccnfèjjo
che quefo è corpo human , che uoi uedete 5
Tcrche il lume del file in terra e fijfo t
f^on ut marauigUate : ma credete ,
Che non fcn\a uirtu , che dal del uegna ,
Cerchi di fouerchiar quella parete x
Cofil macflro t e quella gente degna
Tornate j di ffe , entrate inan*^^ dunque j
Co dojfi de le man facendo infegna^
tt un di loro incominciò ; Chiunque
Tu fi ; cof andando , uoìge il uife ;
Von minte, fi di la mi uedef i unque ,
lo mi uolf uer lui , e guardail fifa t
Biondo era^t bellone di gentil affetto)
Afferma Virg* ciò è-, la ragione a tjueftf
anime effer uero (Quello, di che effe preni
dono ammirafione, do è', che Dante in^\
fefc per lo fcnfc, cerchi dandarft a purgai
ff, ma (juffìo mojìra non efpre fn"^ uQi
ter diuino. Onde dice che non ft deUan^ '
marauigliare, perche mediante cjuello,tui
(e le cofe fono poffUli, e fn'^l (juale,nef>
flnafcnepuc condur aperptto fine, E da
manda parete lacofta del monte, lacjual
Vante cercaua SOuerchiare, ciò è-, Soti
emettere, perde purgato cheftfp, «fceni
derelhe fura di (juella . COf il maei ■
fìro,Cof difp Virg, E (juelle anime acco
fcntendo a la ragione, mopraron loro la
uia, lAitndo injcgna, Tacfndofgno
y: Hi
l f
P V R G A T
Vsd luti de cigli un cólpo hauea diuifi.
Qi4andio mi fiii humilmcnte difdetto
Vhaueib uijlo mai , ci dijJe 5 Hor uedi 5
E mojìrommi una piaga a fommol petto:
Voi dijfe firridendo ^lo fon Manfredi
l^epote di GojlanTji imperadrice t
Ondio ti prego , che quando tu riedi ,
Vadi a mia bella figlia genitrice
Ce Ihonor di Sicilia e d'Aragona^
E dichi a lei il uer , jc ahro fi dice ♦
ORIO
doj/c df Umani che imajpro n liefrù]
£ coft come giunti al monte/erano uoltati
a finifìra lungo di <jue[!o, fer ueniY uerjo
di loro, Qoft tornando a dietro, doueffi^
ropoi proceder fu la deflra,finoa tanfo
the ejfe moftrarehiono loro il luogo da fa^
ItY il monte, che andauan cercando.
EX un di loro, Vuol il poeta dimofìrare,
muno ejfcrftgran peccatore, che fi deU
la d:jf erare de la mifericoriia di Dia, e
di non poterft mediante (Quella faluare\
r ^»^*'P^^ffracofìoroManfredi^e diPu
^ha e h Sicilia, l^uale, auenga che fiffe flato ajfriffmo inimico di fanta Chiefcf, come uedem'.
mo nel xxuif je la precedente cantica, Et ultimamente moriffe fcomunUato, nondimeno, rmdeni
iofufecondol poeta, fui finire in colpa, come di fitto uedremojt potè ancor filuare. Domanda
adunque Manfredi Dante,fieglilhaueamaidi^uaueduto,et hauen doli Dante humilmenteri^.
fiofìo di no, Verche effendo Manfredi, come dimoftra il villani alMiif'. deUù. ìik de lafua opera
fiato rotto e morto da Carlo primo lanno jtóv. CT il poeta nato cjuefto medefimo anno, non lopote^.
ua hauer ueduto, ma di lui poteua hauer udito, 0 leffo, E come poeta attrihuife le ferite a Unii
ma deffo Manfredi, cfuelle che haueua intefi hauer riceuuto nel fuo corpo, E coft ancora che fiffe
Mo e hiondo, perche fecondo il detto autore al xUij. del mcdeftmo lik fu di corpo molto firmofc,
lianco e piaceuole ne lajfeUo. POi dijfe firridendo. Io fin Manfredi Nepote di Gofian'^, Coi
flei fu figliuola di Ruggieri, e non di Tancredi, come altri hanno detto. Re di Sicilia, e donna
d'Arrigo (juintolmperadore, padre diTederigo ficondo,fadre di <jueftoManfredi,Ma dileiufi
iremo nelter^ del Parad. oue d poeta finge trouarla nel corpo de la luna . Adunc^ue Manfredi
ueniua, come dice,adeffer nepote di Goflan'^, e denominojft dalei,per effire fiato naturale^
e no legittimo figliuolo di Federigo, Et ancora, ferche da lei uenneilregno di Sicilia ad Arrigo.
A Mia figlia, laijualfmilméf e hehte nome Goflan"^, E fii GEnitrict ,cio e^. Madre DE Ihonor di
Sicilia ed'Aragona,Perche fii dona di Don Pietro Re d' Aragona, e di lui genero F ed erigo, the fti
J{e di Sicilia,E Do>j lacopo,che dopol padre,fii Re d'Aragona, Itjualifùron honore di juei reami,
B Dichil uero a lei fi altro fi dice, Verche effendo morto fiomunicato,era opinione, che fiffè danato.
Vofcia cito hehbi rotta la perfoni
D/ due punte mortali -^ io mi reniei
Piangendo a quei, che uoìcntier perdona.
Borribil fùron li peccati mici :
Ma la bontà infinita hi fi gran braccia^
Che prende ciò , che fi riuolue a lei .
Sei pafìor di Cofen'^a , che a la caccia
Di me fii mcjfo per Clemente atlhora ,
Eaueffc in Dio ben letto quefla fhccii ;
Loffa del corpo mio fariano anchora
In co del ponte prcjjo a Beneucnto
Sotto la guardia de la graue mora x
Uor le bagna la pioggia e moue il uento
Dimojlra Manfredi, che uedutofi firito a,
morte, fi rende" in colpa a Dio,ilc^ual pef
dona uolontieri , ma filamente a (juelli,
che faccufmo peccatori, e fenfonfi dhauer
peccato, come fece lui , Onde dice che li
fi^oi peccati fttron horrihili, e che fi reni
die- piangendo ecet. Era eguali [orrihli
feccafi,ficodo che recita il Villani al xlif.
xliiij.e KhiJel vz. lihJe lafua opera,fùi
ron (fUffli , che effendo Eeìerigo fuo pa*,
ire infirmo a Tirf n'odia di Puglia, egli,
per poffeder lifuoi thefcri,^ ouufar c^uel
regno in freme con la Sicilia, lafjvgo con
un guidale pone daglielo fcfra ie U houai
CANTO TE
DÌ fior del re^no quafi lungcl Verde j
•Oue le mfmuto a lume (Ipento ♦
Ver lor maledittion fi non fi ferde.
Che non poffà tcrnur lo eterno amore 5
Mentre che U fiferan^^a ha fior del uerde ♦
Vero e , che qual in contumacia more
Di fanta che fci ancor che al fin fi penta
Star li conuien da quefia ripa infucre
Ver ogni tempo j che^i e fiato j trenta^
In fua prejonticnffe tal decreto
Viu corto per buon pre^i non diuenta ♦
Vedi horamai , jé tu mi puoi fitr lieto
Reuellando ala mia buona Goflan\ay
Come mhaiuifìojtr anco efìo diuietot
Che qui per quei di la molto fiiuan'^ ♦
R Z 0*
ytfìuto poi if ìe( Mif^na CuYYdh frmù
genito di Feieri^o, alcju^lpjj:et:aua e lu
no f (altro ii <\u(i remi, e^li lo riceue^
honoYAtiffmmenteyt fiiliftuoYfuole a re
cuffrarf (dame terre ^ c\ie hpo la morU
di Federigo [erano rileUate e date fi a U
ihiefa , rrìa infìrmanhfi Currah Zaffai
ìf^ier male, e^lijfer uia dun fcruitiale lo
fice auelenare , e cofi uenr.e a morire ,
Rejìaua Curraiino fratello di Currado
ficciolo /Sncik/Jo ne la Magna fctfo tutela
de la madre , del(ji<al duhitandof Man',
frtdiycheuenenJ.o acrefcerenjn lo fri',
uaffe di quello fìt to, corre haueafiiUo Cut
rado,fenso difirlo fmilmente morire^
fctto ff etie dmore, li mando ah
unijùoi mlafàadori to^ ^ìuerf ìfrefcm
e co
(
fi^fra ijuali uifitron confitti Huelenati, Ma la madre, i\)e di Manfredi moho fi duihitaua, mojìro
«r gliamhafciatori in luogo di Curradino, uno de la rr.fdffma età, chf fra glialtri ghuanetii fclfua
conuerf^r con lui . Gliamlafciatori credendo che / fifp Currcidino,li fiYon la reuerétia, e dojfo
quella, lifrefentaron da parte di Manfredi i doni, de cjuali afjrefcft a confitti, corr.e fcg^ionfiir
i fanciulli, immediate che gliheUe gufìati cadde morto, E cofi tornati gliamhcifciatm con la fì^l fi
mente creduta morte di Curradino, Manfredi ffice e di Puglia e di Sicilia coronare . MA la
hnta infinita ha f gr:in braccia. Le hraccia di Dio fcno la fua mifcricordia uerCo di chi ritorna
a lui, E la mercede, con lacjual remunera tutti (jueUi che hanno meritato . SF.l pafor di Cofcn^
^a, Scriue il detto Villani al \iii/\ del \ifJik che Jop la morte di Manfredi, hauendolo Carlo,co',
me fcomunicato, fistio fcjfj^eHire in capo Jel ponte di Beneuenfo , e coprir di gran monte di pietre,
auenga chel poeta dica fitto la graue mora, chel uffcouo di Cofcnl^, che era apfreffo di effe Carlo
legato per demente (juarto , hfice tor di cjuel luogo, perche era memlro de la chiefi, e portarlo
fuori Jel regno . AJun(jue,fi cofiui hauejfi hen letto IN Di3, ciò ^, N^- la fiera frittura (^ef
ftaficcia, Quefta fententia, che la diuina mifiricOrdia ne afi^eUa fino a lefiremo punto de la uita,
haueria potuto penfare che 10 mi poteua ftluare, e non mhaueria tratto difetto LA graue mora, do
e, la graue mola, perche mole fi domandano efueUe gran pietre, che fi mettono per coperchi a le
fipoUure, e di/p mora per accomodarla rima. Onde le mia ojfa firieno anchora in (juel luogo, Ma
hauendole tratte fiiori di ijuiuì, oue erano fcplte, hora le lagna e moue il uenfo , perche fono a lo
fcoperto DI fuor del regno, per la cagione detta difipra y C^yc fi lungo, Quafi uictno e preffi il
\ey de, fiume che mette nel Tronto non lontano da Afioli, A Lume jfento, Comefiomunicato.
Vlr lor male dittion finonfiperde. Non fi perde cofi per maledittione, come fffi fi credono , Uteri
no amore, che non pofjà tornare, MF.ntre che la jferan'^a ha fior del uerde, ciò è-. Mentre che U
co-nfcientia ha perdono del pentire, Terche,fi come la figlia in fefi per lafferanl^, menireha fiore
VEl uerde, ciò è-, delfuo humorf,puo a tempo jferar il frutto, Cofila confiientla,mentrehaperi
iono delpentire, può a tempo fierar filute, E ijuefìo fclamente fuo auenìre menfre chefiamo ne la
frefinfe uita, perche ne Ultra il pentir non gioua, E come ne la dijcriuione del Vurg. dtLemmo,mo
ftra checoftoro,icjualifcnoniortiin contumacia difanfa chiffa, hanno daflarin (juefio luogo per
ogni tempo trenta, che fcno flati IN fua prefuntione, ciò è'. In fua temeraria ojìinatione , prti
m de poffino entrar in Vurgatorio SE tal decreto , Se tal ordine, NQn iiuenta più corto per
* X iiii
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Postillati 16
PVRGATORIO
Canto terzo
lu^p.lWr,V<rcUjicrei., i £i'<lfi freghi a- alfre ko.. op,^
giimre aquenUfimm Pergamo aUbhreuU, il i.,.....!. r'/"//'™
fin al coftmn fmpo, perche qvi f^uan^a, quift ^u<tLo
rirf,chffeVanfefÀYainiender(]uefìoala fua Goft(fri'^^cL ^
V A R T 0 .
<r furgare
Sfguimio il fOfU tifi preferite canfQ il
laffato pnp^ifito del precedente, dimoftra'
prima efereflafù con Unta aUentme ad
afco'tar Manfredi, che fcn^a effirfcne aue
duto, era pajfata la quarta parte del di,
ajftgnankne la ragione perche .Y^oi dif
moftra, come da cjuelle anime fu loro ma
ftratù il molto flreu^ e ripido calle, per Ir,
CANTO
Qumìo per dilettan^ , o uer per doglie j -
che alcuna uirtu noHra comprenda ^
tanima ben ad cffà fi raccoglie ^
Pur che a nuUa poteniia più intenda x
E c^ueHo e centra qucUo errar -, che crede ^
Che unin'ima fouraltra in noi faccenda;
E pero (quando iodc cofano uede ^
Che tenTa fòrte a fé lan'mauohai s—-"' ''/''«^ c««f, ^rr/cr?
ya\fcne ;/ tempo . elhuom n.n fi ne iuedex TÌJÌI^^^
ChAira potentia è quella , che Ufiolta ^ feni d^S^^^^^^^
■e. .u . - fi ^ 1 f ■ ■ ^^^^0 dietro a Imfcpra certo halPc ad una
tt altra e quella ^ chi lanima intera : tarmc^rU^ i^^Lll^v^^., i
r> (i ^ ^ e , n ^ ^ . \ ^^T^^i^^f Che da aueUaparfe cinpfualmon
Quejìa e quaji legata e quella e fcioltn^ - . ^ .
Di CIÒ hebbio ej^erientia uera
Vdendo quello flirto , eir ammirando ,
Che ben cinquanta gradi fiilito era
Lo fole t ^ io non mera accorto , quando
Venimmo j doue q ielle anime ad una
Gridare a noi 5 Qj4Ì è uofìro dimando ♦
te, owe uoltatift \n dietro utrfo leuante,
da la<]udparte eran faliti, e (jmuipoftt a
federe, Dante fauide effer finto dal fini',
ftro lato da raggi del fole, di che ammìi
ratofr, Wirg. li dimoftra cofi e/fer necefi
fario in quello hemifirio, lagnai cò fa irti
ttfa, li domanda de laltiffìmo monte , t
guanto hanno ad andare per giunger a la
cima, E juejìo ancor intefo per alcune co
letture, udiron una uoce dafmifìra, uerfo la jual andando, uidero dietro ad un gran fetrone lafi^
tonda ffetie di neAigenii, tra eguali Dante mojìra dhauer conofciuto Belac^ua, e da lui intefo di
fua condiiione. Sollecitato poi da Virgilio già moffo al partire, egli fi mfc a ftguitxrlo, come ue{,
4remo al principio del feguenie canto . (l^'ando per dileuan'^ , Dimoftra la ragione^
perche era flato tanto intento CT aftraUo a d afaltar Manfredi, che già era f affata la cjuarta par\
te del di, che nonfe ne era aueduto, E la ragione in fcntentiaè- cjuefta, che cjuando per auahhe
ferturhatione, lacfual fta compre fa da alcuna noftra uirtu, 0 potentia, lanima fi raccoglie tir uni-,
fcf hene a tal potentia e uirtu, par che effa anima non intenda più ad altra uirtu the a cjuella Cela
alacjual tanto hene fi unita e raccolta, E pero, (juando juejt^ auiene, il tempo fi ne uaùn'^'the
Ihuomofi nepojfa auejere . Dice adunche. Quando jfer dtlettationi e piaceri, 0 per dolori tfT egri
tuJini, che fono due de (e (Quattro perturhationi de lanimo , CHe alcuna noftra uirtu compre^
da , ciò è-, lecjuali dileUationi, 0 dolori fiano comfrefi da alcuna noftru mtu , lanima fi raccói
glie er unifie hene ad effa uirtu, far che a neffuna potentia intenda più, che fclamente a avella
fola, cme UHol inftrire . le HirtHepotme de Immo fin dinerfi, Onde ^udt del fnfo eftn
PVRGATORIO CANTO CLVARTO*
tme fono, \k Auiito* Oioyato, Guflo, TaUo . QufUf if lintermf, Senfc mune Imgii
natina, CoPÌf<itm, Tantafa , Mmoria . In tuUe (jufjìf ojffYa Unim, lacuale, cme YMiai
mo dftto, alcuna uolta è- tanto intenta tT aflraUa ad una (da U (juepe fue ptfntie , che laltrt
nonrarticifano juaft alcuna cofa di lei, E ifueflo è- contra a lerme dì ^juei filofcfi , i^uali uOt
oliano CHe una anima fcfra altra anima faccenda in noi, ciò ^, che in noi no»/ìa una fcla,
matre anime, \fgetatiua, Senfttiua, eV^ationale, lAalauegetatiua efY.fYia de Ih erte e de le
fianieyferche , mediante (juejìaji nutrifcono, crefcono, e generano un ftmile a fi. la finfii
tiua ^ de glianimali hruUu ^he farticifano de le ejìrinfuhe C7 intrinftche fotfntie di fcjfra dette,
oltre di ìuelle, h:inno la uegftatiua non fer anima mafer fotentia . U ritmale £-;ro^
fria e Cela de Ihuomo ,Z7hala uegetatiua e la finfttiua ron fer ararne ma fer fotentie , che
quando ftj]lro tre anime, non potrebbe figuir ijuello che dice il foeta,eche ahuolte ueggiai
mo auenire , che lanima fta tanto raccolta unita ad una fcla de le fuefotentie , fer un fiQ
fojfcnte obietto, che non ofera in alcuna de laltre, come mojìra che auenne aÙkra a lui ne ludir
cuedo, che li ragionaua lAanfredi . Ver che (Quando lanima rationale,fer fjjìr tutta oaujf afa in
Ina fola foientia, mn intendevi a laltre , la finfttiua ui intenderebbe er ojfererebte lei, Onde
bifcJna confiffare, che ne Ihuomo fa una fcla anima e non tre , E fero dice , come già undtra
uolta habbiamo detto, che (juando fi ode o uede cefi, che tenga firte lanima uolta afe, che il terni
ro faffa fin^ che Ihuomo fi ne fojfa auedeye. Perche altra fotentia e' juella CHe lafiolta, ciò e,
La<iual afcolta ^luella tal cofa che ode dire, E cjuefla è- la fotentia de laudito^ , Ef altra e (juflla
CHe ha lamma infera, ciò è-, Lacjual ha lanima tutta uolta afe, E juefta e la cogifatiua, lai
cual ammirandofi de la cofa ffortale da laudito, uien ad effcr cjuafi legata efrefa da tal ammirai
tione , onde dice hauer lamma intera , E Quella, ciò e, E la fotentia de Udito fiiolta e libef
ya, hauendo ufto lojficio fuo diforgei la cofa udita a la cogitatiua , E di cfuefi^ dice hauer hauui
to uera efterientia udendo Manfredi tST ammirando de le cofi che diceua, Verche il file erajalii
io ben cinquanta gradi fcfra de lori^nte, che egli nonfinera aueiuto, cjuando effi fimn ammoi
tiiti da aueìie anime, che juiui era il dimando loro, ciò e', la cade da fofer filir il monte, di che
erano frima fiate dimandate da Virgilio , lammirattone aiuncjue de le cofi udite da Mani
fredi, hauea tanfo legato lanima del foeta a la fua fotentia de la cogitatiua, che cjuefia non fira
pffuta aueder del terr^fo chera fior fi, ne de la (Quantità id camino cheffi haueano fatto , Quello
(he la fotentia de laudilo con la cogitatiua i'nfiem.e,fin'^lammiratiore,nonhaueria fotuto fii
re. Perche la cogitatiua fciolta da lammiraticne, da lacjual fila era legata, col frender fclameni
te da Uudito quello, che dicea Manfredi, non foteua ejfer imf edita che non faccorgeffi che f affai
ua il temfo. Onde non filmtnte dice, adendo cjuello flirto , che Aggiunge ancora , Er ammii
rando . Ma che ne Ihuomo non fia che una fcla amma uedremo ancor fiu chiaramente in ferfii
va di Statio nel xxv. canto . E fone che ti file era ben filito cincjuanfa gradi, Addinotare, cOi
me habbiamo di fcfra detto, che era f affata la quarta farte del di. Perche eficndol file nel figno
^e l'Ariete, neltjual ueniua a far lecjuinotio del uerno, il di era di xif. hore , E di fcfra habbiai
mo iimojìrato, che al file, nel corfi chefh da oriente in occidente, ne tocca xv. gradi fer hora,
Aduncjueintre hore, che fino la cjuarta farte di xif.haueua fitto x/v. gradi, che tanto fÀ tre
uolte auindiii . li cincjue gradi che auan'^no fer andar a cinquanta, haueua fatto fùi in un ter
à dhora, ferche il ter^ di cjuindicifi è- cincfue , Era aduncjue tre hore, e la ttr'^ farte dunah
ira di mi di, EnonchetuUele haueffi confumate nel farlar con Manfredi, come altri dicai
no, ferche due hore di ^uel di uedemmo di fcfra nel fecondo canto che erano fin cjuando uidfi
^rolangelo arriuar al lito del mare coi uafiUo nelcjt^ale erano lanime che conduceua dal forto
rnofiia , oue diffe, che da tutte farti fimml giorno, E chel file hma, con Iffi^^tic mie, cHi
%iati il Caf ritorno ii m('^ «>/o •
PVRGAfORIO
UdggwY aperta motte udite imbruna wo/ro difficile ^ uermem U uìa eh m
Con una fbrcmìla dì fue pne .luce a U uim, almeno fin a tantò che ui
Lhuom de la uiHaj quando luua imbruna^ fi è' fatto gualche jf>y:ìcejfc , ejpr tuttei
Che non era la calle j onde filine f^^^^'^ ^^fu'lorejìfnto.vi (juejfaadùijue
Lo duca mio& io appreffc fili j ^^^^P^^i^f^ffaU,Jiiffìculfa dicendo, che
Come da noi ìa fihiera fi partine . '] '''^''"^ ^^"^^ imhruna^do è^.Quan
Vajfi in San Leo*, e difcendefi in No//: l^^^. molte udte.iM^runa
Montaftfu ^ifnmtoua e in Cacume ZTJLTjf '''''' ^'"^^
Conejfi i pie : ma qui conuien chuom uoh t ,on um picchia fircauEa éi Z Z?
Vico con laìe fneUe e con le piume , ào che neffun uentri a ueniem^.arU
Ve! gran difw diretto a quel condotto 5 che mn era LA cade, do ^, u jìrewt
Che Jperany mi daua , e ficea lume ♦ ONde fdine^.Vey ta<juale, u ducd
mi^\jY^.fdi,K^ioaffreflcfcli,COme,
fio e, quando, la jchiera de le amme ft parti dami. VAfjtin San le:>, Goffra la detta difi
fiit^lfa de la [alita, dti/jia ^ ferra pojìa fu la ama di Montefiltro di Komagm , a laejual difjji
cilmente [ file . Noli e ciuà ne la riuiera di Cenoua da ponente, e fette miglia ppra Sauona in
una ttade, oue con m.olfa difficulta ft fende . hifmantoua è- montagna nel contalo di R wio, Ix
cui [alita è ajpriffma . Cacume è- monte in Campagna de la medefima af^e^'^ nel falire !
AdufKjue, henche tutti cjuefli luoghi fieno molto ripidi, nodimeno uif ua co fiedi, m uoledo [dir
juejìo mónte, per ejfer lafua uia, e jfetialmenie nel principio ripidijfma, hifcgna le ale del gran
difiOy Cerche fc non ftjfe il defderio che ne accende e jfrona a la uirtu, pria impoffhile a tollerar
gliaffhnni che f trouano ne la fua uia. Onde Boetìo, Ajfera primo KfT pene inuia CT fidorif con
tinui tfT lahoYum piena ejl uia (juf ad uirfufem ducit . Dietro a ijufl condotto , Dietro a \/ir}
gilio che mi conduceua, ilcjual mi daua Jferan"^ diuincer la difflculta delfrJire, E TAcea lume,
E mofìrauami la firma el modo . Perche la ragione , non fclamente da Jffran'^ di ^otty cQnfei
guir la uirtu , ma dimoflra, ancor la uia che hifcgna tenere •
Koz falauam per entro il fijfi rotto j
E do^ni lato ne faringea io jlremo 5
E piedi , e man uoleua il fuol di fitto ,
Poi che noi fimmo in fi Iorio fipremo
De Ulta ripa a h fiouerta piagna ;
lAaeflro mio , diffio , che uia firemo i
T.tegli a me*jl<:effun tuo pajfi cangia:
Pur fi al monte dietro a me acquiHa^
fin che nappaia alcuna [corta foggia ♦
Lo fommo era alto j che uincea la uifla^
E la coHa fiperha più affai ,
che da we^o quadrante a centro lifia.
lo era lajfi^ quandio cominciai^
O dolce padre uolgiti^^ e rimira,
Comio rimango fol jfi non refìai^
fi^ml mio ; dijfi , in^n quiui ti tira ,
Saliuano per io faffo rotto , A dinotare,
che la uia de la uirtu è' fatta per fcr"^ da
<jUfUij che uincono tutte le difflculta .
E Dogni lato ne faringea lo fremo, effcn^
io la uia molto fretta, Verche ft come la
uia che co duce al uitio, fer ejprfretjuen
tata da molti,?- jj^atiofd e larga ^cof (juel
la che conduce a la uirtu , fer ejflr frei
tfuentata dafochi,è molto angujìa eftret
ta . E Piedi e man uoleua il fol di feti
to, che dinota cjuanto ella fa ripida a fi
lire, E moralmente, perche a uoler confi
guir la uirtu, non hafìa la huona uolonta
interferii fiedi, che fino ancora necefi
farie le huone ofere infef per le mani .
POi che noi fummo in fu Iorio f premo,
Hauea juejìo monte nel fuo principio una
alia ripa, e juefa hautano flita per en y
CANTO Q^V ARTO.
hiiimiomi un ha^p poco in fue , irol pjfc rotto, e giunti fcfu li quella.
Che quel Uto il f 07010 tutto gira . ueniu^n^ a Mfourtr Up<iggia cheligi^.
RreUc^ uiafiuaffr fir^^ ietro al f^ffi Uuea p'm^MM'' ^ufHa.celafo /oro, E frnh D.nff
Uniarfu d monte, fer Ufua ,(treZ^, c^uaft imfoffhilejtfenso chefijfiro necfffitm a tornar
in iifiro, Onde Jiice a V irg. CHe uiu féremo i ^uaft udfjlì dire, ìonon uekffr bue noifoy,
fimo tro.fdere tiu inanZ , Ma Vir^. li rijf.nie, UFffun tuo f # ca^gi^ , Ac<ìuiPa furfu d
monte dietro a rr.efin che ne affaia cualch P^gia fcorta, Verchf , chi una uolt^ jrende la ma de
la uìrtu, dfhhe fcmPre ferfcuerar in cfuella dn^ mai tornar in dietro fcguitando Virg. cio e , U
raeione.e fc quella non tafia,(ferar ne la diuina ^ illuminante gratta, ^ggia ueramente cr aue
ùaUrtaMual mnmancamaia chi dafc fìeffc, giufìo il fuofoter, [aiuta . LO fmmo era
^lfo,che uincea la uifla, Moflra ejfr due grandifflme difficu'ta in ^ueftomorje ,luna , che era
tam alto, eh uinceua ZfT auan^ua la ueJuta, onde ancora nel xx^iM in jferfcna d SJlij^,
feji queka montaonafarlando, E faruemi alta tanto, Quanto uedutano nhauea alcuna. Ultra,
ihe l] coffa era pufuferla, nf ida,e dritta, CHe lifta, ciò ^, che Imea da me^ quadrante a cen,
irò . Oualrante, a^freffc de gliafìrologi, è- uno inftrumtnto, che mediante la sftra del [de, e cer
t.fuoìrrfendicoh, che fajfh dal centro a la fua circunfirentia, àmcfìra ad un mejefmo umfo il
numero de Ihore del di,f quello de graii,che ejfcfcleft troua a quelle tah hore fcfra de lori^nfe co
altre co/?, C9 e' il quadrante afunto la quarta Jfarte de laftrolMo , ilcfual ha firma it tagliere ,
Vercheft come la circunfirentia de lafìrolahio e dijìinta in ccclx. gradi, cofi quella del quadrane,
te è dijìinta in hxxx, gradi, che fono la quarta farte di ccclx. nequali diàam.o la circur.firentia
ie laftroìaU^ effcr iifiinta . Ujìaa centro fi quella reUalinea che diuidel quadrante in di e
melj quadranti, come ueggiamo ne la frìm,afigurafofìa qui di fìiOri in margine . Se noi adurc.
aue foniamo uno de due mel^i quadranti dritto infuo effere,come ueggiarr.o ftar tutol quadrante
e com.e è- neceffario dif^re douendo metter il quadrante afcgnofi àe i raggi del [de fcffmojfer It
due firicheli ueggiamo, hemhe horafiu tST hora meno indinato ,fcctndOihd fde fine mero
eleuafof jra de bri^nfe,ueJremo ejfa linea,che ua da la circunf^retia a! cciro dd quadrdte,ed e
lo diuide in due me\ quadranti, effer rifidif]F>ma, come fer ejfmjfio ueggiamo ne la feconda figu
rapofìa fimilmente in margine difetto a la frima, E mndim.ero, il fofia fìnge che la coffa di quei
fro hal^ che ffTt haueano hora da flire, era ancora affàfiu rifida e dritfa. Onde dice, E la cofla
fuferhafiu affai, cheìiffa dame^ quadrante a centro . IO eralajfc, U fcnfo fi panca fmfre, e
jletialmenie ne frivcifi de Icfere uirfuof, e fer quefìo domanda aiuto a la ragione, laqual li dice,
ihfglifi detta tirar fin la,doue che effa era di già flita,ferchefoi che hauerafiiUo qualche froceffo
ne le uirtuofc zferatiom,lifara,cme uuol infirirf,m.en difficile ilferfcuerar in quelle ADditandoi
mi, Mofìrandomicol dito un la% che da quella farte cingeual foggio, come affreffc uedremo .
. 7 ir.* letaroledi^irc>.m\fhronauanoefcUe^,
li mi (hronauan le parole ue^ \ r f. .. Jt ., J ,
M ^ J ' cttauano tante al Imre, dice il f Offa, che
Cho mi sf orlai carpando apprejjo lui ^. ^^y^^. cArp.rtdo, ciò è , Co fiedi
Tanto, chel cinghio fitto i pie mi jùe ^ peonie mani tirandomi fu carfoni tanta
A fider ci ponemmo iui ambedui freffcalui, cud cinghio, do è', che la
Vchi a Uuante , ondcrauam filiti J '^^^^^'^ cingeua,comio diff, da queU
^1 r 1 1 ' . u ' lafarf^il^onte,mifufcttoifiedi. La'.
CUfmX i vguardar gwuar dtru, ^Lhof. f^nifica,à' '''ni' mUl.o-,
Cliofchi primi» dri^at A Uffì hti ; „^ udori", e con le hmtojm dc^yifi't
pvrgatorto
Pofcìa gUXaì al foie 5 ammiraua, , ;^.^,,/^, ^^.f^
Che da fmijlra nemm fimi . lem^^y f er ia uict de U uirtu .
A Seier cijfofmmomamMt^i, bJonha
mlut:i Wir^AfVctnfeftfafofatofin a tmche Uka fufeyato ilhaà , penhe fc ftfiffe fofmju
Ucofìa.feYejJcrt^tQYifiàaJm^ ^lu^ chi fale fulta%yCÌo è ,chi comirt
eia a uinceY la iifpculta MfàliY a la uiYtn, jpeYche comimiato a uinctY non coYte tam fnicolo di
ricaJey nel Mo, fi fuo a^ai fuuYamente fiymaYe, Aéun<jue, ne le cofc molto difficili, hifcona che
lhuom^ftpoft,feYche alty^méte nonft coniuYette mai al fine.e màcherelhe tra uia.ma no fi de fofd
re fin a tato, che ft ueda in luogo fcuro. Volti a leuante ÙNdeYauan falifi, Drf lci<jual farte haueua
mo cominciato a falir il mote. CHe fuol a YÌguaYday giQuar altrui, VeYche dopo la falita,chift uolge
à YiguaYdaY il piano faY che li gioui , E moralmente, chi ha prefc la uia de la uirtu, e viudge U
mente a conftdeyar la faffata uitiofa uita,fi riconfvrta e dijfore a uolerla del tutto fi^ggirf > ^ a
feguitar la uia principiata, Onde fcggiunge, Gliocchi prima dri^^ci alraffi liti Pofcia glial^ial
fole ET ammirala, the nerauam firiti da fmijìra. Perche, fi come noi in (juffio nofìro hemisfti
rio , fiando uolti ad oriente, hahhiamo il fole fui me^ di a la deflra , Cof chi è- ne laltro hemisfti
rio, oue allhora il poeta finge che era lui, Iha da la fmijìra mano . lac^ual cofa , perche a lui
era n-^ma , come la finge , mofira cheli defe ammiraiione^.
Few Jciuideì poeta , chio mi flaua Auìlefi vìrg. che Dante fmmiraua dhé
Stupido tutto al carro de la luce y uer il fcle da fcttentrione fingendone in^,
Oue tra noi t!T aquilone intraua ^ tendere che chi ne labro hemitfiriolha
OndegU a me ^ Se Cafhr e Polluce ^^'^'^ ì^^^^y of come ne Ihemisfirio
Folfiro in compagnia di qucVo (hecchio, '^'^ dame^di, Verleuarh adun^.
Che fu e giù del fuo lume condlce^ ^uediduhholi dice ancor più firte co f^^
uedrejli d \odiaco ruhecchio ^'"^''^ f'^^T/^ .'^.^^ ^'
A 7 r ■ n Rata nel fcano di Cemini, come allhora
Ancor a lorfep^u Hretto rotare, era in Ariel , che lo uedrehhe andar an^.
ie non ujajje por del camm ueccho , f,^ ^,yf, yfi^ che girano intor'.
Come CIO fu Jel uuoi poter pcnfire 5 ^0 al noftro artico foto. Onde dice. Se
Dentro raccolto magma Sion caflor e PoUuce,che fanno effe fgnodi
Con que^o monte in fu la terra fare Gemini, Fojproin compagnia DJ (jueh
Sicché ambedue hanno un fol or/^ow lojf^ecchiofcioè-fdel (eie, che conduce
E diuerf hemifj:erf^ond' è la Hrada^ del fuo lume SW e giù ,cio è',Jn tjuelìé
Che mal non feppe carreggiar Vheton ♦ ^rniffirio di fcpra er in (juel di fctto ,
Vedrai , come a cofìuì conuien che uada ^ '''<^''(^' ^^''^^ ' uedrtfii girar il
Da lun , quando a colui da Uìtro fianco 5 f '"T
Se lo intelletto tuo ben chiaro bada. /of , P-^^^ ^oji
Gemini più fettentrmale, o uOgliam9
iire più uicino al nofìro polo , intomo ah
^uale intano e la maggiore e la minor orp, che per effcr molto uicinead effe polo, noi non le uegi
giamo mai tramontare, come laltre fieUe che li foni più lontane, E perche fi come il /cle,Cuanao
è' ne lulf imo grado di (juefìo figno di Qennini, o che entra nel primo del Cancro, uien a fiir a noi
il trofico ftiuale, onde ali! ora hahhiamo i maggiori di e le minori notti di tutto lanno,Coft a ijutUi
le laìtro hemisfirio, oue finge chera allhora il poeta, uien a far il trofico hiemmale, onde hanno
i più hreui di e le più lunghe notti, come hahhiamo noi (juadol fole efe del Sagittario t!X fntra nei
Capricorno, e che ne uien a fir il trofico hiemmale , a jueBi de laltro hemiffirio lo ftiuale .
C^uanid
CANTO a.VARTO.
OU^nUfolealù<lueè-irt fiM ii Cemim, <juf!li ieUhrahmùflrioloufJono mlxrt tonl^HI'
mfo il nAo f o/o <inka,amnta mi ueyfo lanwtico (^mnii è- in firn iil S^giUmi,(^ Morajt
uei il ^cdiaco, cb h fr'e del ciAo fm la^jual emina ,1 fck e migUtri fiM}/c,
ricetto atrrrfjiyi u^ori che afcéiono U tena.VT inieifongonfi tra effe [de e pitocchi mJtn.M
mii Wrte, ter la medefma rapane, ii [epa dicemmo nelfimdo canto. Tanto noi uerfc Untar
tico lo uemamo, e citelli de Litro l emiifirio uerfe lartico foto lo ueggono rotare . Si non ujaj c
fuor iel famin ««cfcio.do e , Se effe [de non .[effe fùori del fio antico e consueto camino del ^d,a
'o. Simiìeammirationefcyiue Lue. nel ter'^, che hehhono gli Arali ueni^fiin fcccorfo ie Vom-,
teiam, oue dice, Unolm uoU, Arale, uenilti, in orim, \mha, mirati nemonm non mpmi
fir-,, e cu. Ufciamo a iietrolafhuoìa di Cajior e VoRuce figliuoli di Cioue e di leda doma il
Tiniaro er ^mti da effe Cioue in cielo nel detto jigno di Gemini, toccata ia Orni nel frtf
mo E cof, ancora >,ueBa di Cahfìo Ninfi di Viana e i'Arcas fuo figliuolo generato di Cmf,
, /, lui e luna e laìtro tran.firiti in cielo ne la cofieUione de la maggior e de la minor orfa rect,
tata da effe Quid, nel fecondo . COme ciofia, V>ice Virg. infententia. Se tu uuox foter mtenf
iere rercheilfo'eincjuelìoluogoci fia dalaf,mfira^arte,raccOglituttalamente,enon fenjar
ai altra cofa, pi imalina Sion, monte fu! f. al ^ fofìo lerufdem,ftar con juefio r^.onu iel Vur!
palorio fi, la terra in modo, che tutti due infieme hailino un oriente fch, e diuerfi hemufin ,
ome, do è , Tra auali hemufiri, 'e- lafìraia del ^ciiaco.la^ual Fetonte, maljer lm,r.onfeff
te carreoiiare,ferche Eliminato ia Cioue, cadde morto in Po, la cuinotiffmaftuola recita Oui;
dio nel fecondo , E cofi uedrai conuenire, chel fd uada a cojìui che farà fu cjuelìo monte da luno,
quando a colui, che f^ra fui monte Sion andrà da laltro fianco . A uoìer adunche che <luejil
due omfti monti hahhino diuerfi hemi.firi, hifcgna che luno fta nel nojìro, e <juefiofra Sm.
, UtrorottO a noi, che f,ra ilmonte del Purgatorio non efflndo glihemisfiri che due, ne cjuah e-
iimù tutta la tfira. Ma a uoler che haUino uno ori^cnte fdo, fer efftr c^uefii tanti , cjuant, jcno
oUnterualii da col', , cofa, di neceffua bifcgna che eff.fiudtino le radki a retta linea ferfendico,
Le luno a laìtro, E auefìo haliiamo ueduto ne la d fcriuione del Purgatorio fegme, E com.e la
condo la fiatone dà foeta, il monte Sion epfio in me^ dd noflro, V il monte dd Purgatorio in
n,e<i de labro hemi>firio . E fe prremo fcfra ognuno deffi monti unhuomo , mito <i«/c(mo uerjo
ìdnioorievje ueiremo, che fj me^c </i,?wflo che fm fcfra Sion, hauera ilfclea la de^ra ueri
roAufìro,i ùueh che farà fqyal monte id Purgatorio Ihauera ala f.niprauerfc Aquilone. _
SE lintelletto tuo len chiaro lada , ciò h Se tu difcorri con lintelletto lene . Radare ,« F.o;
rentino idioma fignifica due cofc , cioè, guardare, o mirare , onde dicano. Bada ^uie bai
iacola,E lìarinocio,rerche domandato ii ^ud che ficiouanni,rif^nderanno che bada,
(io è,chefifìa,e non fi effercita in ofera alcuna .
. Cinciuf cerchi pngonoimaterKathi r.f
Certo maejlro mio , dijjio , mqumco ^j,^^ ^^^^ j^^p^^^-^
No« uiài ehm ft, comiodifcerno ilfrimouicinoalnofiro pio, e da
l a , doue mio ingegno forca manco t lui lo dicono circolo artico, il fecondo irof
Chd me> cerchio dd moto fic^erno , fic<o del cancro ,fctto al<,^l giungeniol
Cheft chiama cauam in alcun arte, fide .fiil clfiitiodela ?ate il ter^
E chefempre riman trd file el ucrno, li,,afJeLet^^^^^^
Ver la ragion^ che dt quinci fi parte ^ ^^^^ j^^y^i ^^^^^i^ ^ii^^ge il [de, aiei
Verfi jettcntrìon quanto gli Uebrei gua \l ii con la nottf, on^e m ajÌYologia
Vedcuan hi uerfi la calda parte , è detto e^ume,erim<^nfcm]pre TRd
PVRGATORIO
Ma [e a te firn , mlmm fiprei fde, do ^, Tra U fl,u A uerm^ferch]
Quanto hauemo ad andan ckl poggio file (juanh il [de è- ne fcgmfcttentrionali.
Vili j cht falir non pojfon gliocch'i mìei • (^me in Arietf , Tauro, Gmini , Can'.
. r 1 r «. T , , f ^^^"^^^ ^ Ornine , e che fi fiate a
m , ft fer lofpofm uemo a ^uedt àt Ultro hmispno , che hanno i fcgm LriJimalt , come Lii
ha. Scorarne, Saaittario, Cafricomo, Acjuam e Vefci, E cjufjìo cerchio uien fcmne a ffare trai
fole el uerm , jperchf il meHmo Ji lai ancora, cjuanh effe [de e' ne deui [coni meridionali,
e che a noi fi uerno, C7 a cjuelii ie laìfro hemisfirio fiate . Quejìo fìnge Dante di dir a Vir£.
fer mojìrar dhauer infefo tjuanto difcfra gliera fiato detto da lui, e fc^giunge, che fer auefìa ra^
gione, il fole fi dtfarfe tanfo dal monte del Purgatorio ful^ual finge chegli era aHhora, uerfofcti
ienfrione, (guanto gli Hehrei, che hahitauano lerufclem, pfto fi^l monte Sion, lo ueieuano difari
tir da loro VE rfola calda parte, ciò e-, Verfo me^ di, Perche fingedo ognuno di cjuefii due moni
ti fi, la ferra in me^ del fuo hemisfirio,fegmta, che ciafiun di Quelli uien ad ejfer egualmente di^f
ftanfe da le<]uatore, dal^ual fartendofi il [de uerfo feUenfri:>ne, fde dal Ariete, che lo tocca,fet
il Tauro, e fer Gemini fi gnifcUentrionalt, fin al circolo del Cancro, oue a noi fi il ficlfiùtio de U
fiate, ^a (jueUi de laltro hemisfirh cjueUo del uerno, Cofi fartendofi ti fiele da la Libra, iljual
fiegno hahbiamo detto effer da lalira fatte de lecjuatore fer contro a l'Ariete, fcende fer lo Scorfioi
ne e fer il Sagittario, fegni meridionali, fin al trofico del Cafricorno,il^ual è il (juarto de cincfue
cerchi de la sfira di fofra detti, doue a noi fi il filfiitio del uerno , ^ a cjuclii de laltro hemisfii
rio c^ueh de la fiate . Partendofi aduncjue il fole da lecjuatore fer lo fiatio di tre ficgnificUentrir,
fiali, ciò e-. Ariate, lauro, e Gemini, fin al trof ico del Cancro, £ cofi da Ultra f arte delecjuai
torefer tre altri figni meridi:)nali, ciò e-, Lihra, Scorfione, e Sagittario, fin al frofico del Capri
corno. Et effendol monte del Purg. ne laltro hemisfirio, cjr il monte Sion nel noftro egualmente
iifìanti da lecjuatore, come difcfra hahhiamo detto, ficguita chel fcle ueniua egualmete a difarfirfi
ianto da effe monte del Purg, uerfi ficUentrione, come ^dice il foeta, (guanto gli Hehrei, che haliict
uano lerufialemjo uedeuano dipartire dal monte Sion uerfo me^ di . il (juinto cerchio e il circoh
antartico, cofi detto, fer efpr uicino a lantarticofolo, dalcjual prende il nome, come ancora de laf
lieo haUiamo detto . MA fiate piace, Hahhiamo ueduto già in più luoghi tjuefio monte uincet
^alte^"^ la uedufa, la^jual cofia moralmente fignifica, chel [enfio non può comprender il fine de le
uirtu, fer che fino molte, e paionli a princifio ajfere e dure, per la ragione detta dificfra^ Onde nt
domanda la ragione , per efifir da jueBa e tonfiigUato C7 aitato .
eoli a me^,(luefla montctona e tale x ulrtuofie, come già fiu uotte
Che fempre al cominciar difetto è oraue^ ^.^f > f^^f^ fcmfrenelfrincipio
^ L ^- r ^ , fiene dopni difficulta e daffi:tnno,ma auii
Ejuanthuom fiu ua fu e men fn male . ^ -, / f^^^^^^ •„ r ^no
Vero quani ella ti parrà feaue p -z^- J,- fi^ ,
Tanto 5 de fu andar ti fia legiero^ Ihuomo uhathia fitto dentro tal hahifo.
Come a feconda landay giù per naue } àe ogni graue difficulta li fin legieri
AUhor farai al fin deflo fentiero t come landarfernaue,giuct fcconlafim
Qjuiui di ripofiir hfianno affettai 'goffrar remo ne uela. Ma inanl^ che
Tiu non rijpondo ; c quejlo fi per nero t j^^^^^S^ i^ f ^^Uto , non de mai mani
-, ^ 7- t.Ul^ r 1 ] cardoferar tene, a Cloche non fi sii eofi
E come c?h hebbe jua parola dettai i j cc i • ^ »
^ j 1. / , _ ^ ' tijca nela difpculta,etorniarouinarnel
Vna uoce da preffc fino ; ^orfi . a c^uefìo effirta allegoricamente
Che di fider in prima hanrai dijiretta ♦ yirg. Dante, do è-, la ragione il fcnf^
CANTO Q-V A R T 0*
Al [uon Ji lei dafcurt di noi fi tcrfe ; f^r MUimfine, .fJirmM
E udimmo a mancina un gran fettone j
Delqual ne eì ne io frìma faccorfe .
la ci traemmo xC' luì eran perfine^
eh ft jlauan a ìomhrà dietro <^ fciffo -i
Comhuom per ne^ìgentia a fiat ft pnc
£t un di lor , che mi fmhiaua hjjo ,
Sedeua,^ ahhracciaua le ginocchia
Te«enc?oI uifo giù tra cjje hajfc*
O dolce ftgncr mioj dijJiOj adocchia
Colui , che mofira fe fiu negligente 5
Che fe pigritia fèjje fua fnocchia ^
Pillhor fi uolfe a noi^^e fofe mente
"Moucndol uijo pur fu per la cofcia 5
E dijfe j Uor ua fu tu , che fi udente ,
mo ciò che gliha ietto (fff cofa ufrifft
m . E Cùme e^li heUf fua farola deti
fa, Tinifo che VÌY£. helie ti ftfO parlare,
mofira che effi uiiron una uoce dafreff
fo, la<jual rijfotidfnéo a ^ueBo che \irg.
haueua dftio a Dante, ioue chegli haue'^
ua dajfetiarii npofarlaffinnoe éiffè ,
che gli haurflleftrfcfrima Dìjìretta, ciò
è^VifagioeneceffitaJi federe. Parole
frofrie del negligente, de la cui feconda
jfftie ft tratta in ijnejlo luogo . A ifion
di lei, Non frano anchora aueduti dun
granfeirone,cheUì haueano a la f ni/ira,
ma uieniol fimo de la uoce che ueniua
da (fUfUa f arte del jfetrone , fi uolfaron
ZfX andaron a cjueUo, dietro alcjuale tro'^
uaron anime , che negligentemente fei
irano a U fua omlra, Traleauali Dante ne uide una,che fdh^'cciaua le ginocchia, e teneual utfo
oiu halfc in mele di c^ueUe, Et hauendola, come neghgente e jfigra mofirata a Wtrgtho finge che
%, rnouendolufcfufer le cofcejt uolto uer(c di loro r guardandoli ilf a Dante, che di le h.
.a tarlato a ^trg.^.fu tu de fii ualente . TuUi aUi, farole, e modi ufiti e tenuti da negUgetl
pigri, Nefoteuala negltgentia e la figritia meglio, ne più propriamente dfnuere .
uea
f
Conobbi aUhoY chi era t e quella angofcia :
che mauacciaua un pocoanchor la ìcnaj
Now mimpedi landar a lui t e pofcia -,
che a lui fui giunto jal-^o la teHa a pena
ricendo j Hai ben ucduto cornei fole
Va Ihomcro finifìro il carro mena ^
Csliatti fuci pigri , e le corte parole
Ucjfcr le labra mie un poco a rifa ,
Poi cominciai ^^'^elacqua a me non doU
Vi te homai t ma dimmi perche affifo
Qj4Ì ritta fet attendi tu ifcortai
O pur lo modo ufito tha riprifo ì
'Et egUjO frate riandar fu che portai
che non mi lafcerehbe ir a martiri
tuccel di Vioj che fede in fu la porta ^
Prima conuien che tanto il del maggirì
Vi fuor da efja ; quanto fce in una t
Verchio indugiai al fn li buon ff^iri J
Se cratione in prima non maita^
Che furga fu di cuor ^ che in gravA u'm
Conofiiuto chellr Dante chi era cofiui di
ce,che langofcia lafjfzinno del l'clire,che
anchora gliauacciaua tST aff ettaua unp<3
co lanelito, auenga chef li ftffe alcjuan^^
iopofto, no limpedt landar a lui, alcjual
giunto, a pena dice, che alz}) la tffia dii
cendo a Dante fe hauea Un ueduto correi
file menaual carro da Ihomero finifiro ,
Bfffiindoft di lui , che fife tanto curiofo
dhauer uoluto intender la ragione, peri
che in ijuel luogo il file gliandaua da la
ftnipra e non da la defira parte, Kon cu*f
randoft i negligenti e pigri dinuefigay at
cuna co fi degna da effcr intep, t <iijj.re^^
giandofcmpre cjuelli, che cercano dinitn
derla, C^hefle parole a dun (jue conledi
fqra ,Vafu tuche fi ualente , infume
con gliatti di tener fi attrae date le ginoc
i\)ia,etra juelle il uifc menandolo fi< per
le cofcie,epoi apena d'irlo, moffro al^uà
toarifolelalra delfceta, ilc^ual domani
iatok pr '0 lYopiio nome ìijp^ che non
PVRGATORIO CANTO Q_VARTO,
taha eh ud , che in cid non e udita i li éde^a fiu di lui , fey ueìerh , me
E già il poeta indn'^ mi filiua J ^^^^ irìfirire, in luogo fduo, Ma li hi
E dfcca ; Vienne homai : uedi che tocco ^^f"" '^é^^^' f^'"" ^^'^^^^^ 'f^
Mcridian dal fole ,^ala rìua f f ^ li fa [corta eguii
^ . 7 • ^^^^mxyxlmoy^tf tomamente, QlmQ
Copre la notte già coi pie Marrocco. do de U fua uf.fa p^grina Iha Ririfc ,
^^^h^^cQYa in ijuedo flato unal fra uol
U frefoj fenhf fcleua fffer ijt<el medffmo ne la frima uita . in tal firma rifyerMnk ffpfiafii
grida . Ma chifi/fè cjueflo Belacfjua, altramente non lo trouiamo, e henerìierito , mn douenhfi
de negligenti e maffmamente di ejufUiy che lo Ceno dij^ròfria natura, come era cojìui^e de glialtri
c\ìeranO [eco in (juel lu:go,fir alcuna ^articolar memoria, fe non filfcfer deriftone . ET ei, o
frate {andar fu che porta Rijfonde Belacc^ua a Dante, chel fuo andar fu firehhe uano, jienhe
IVccel di Dio, ciò ^, langelo, il(]uale, come uedremo nel \iiij, canto, fede fu la foria del Furg,
n:n lo lafcerehhe andar a martiri , mediante icjuali f uenifjè a purgare fffcndo prima di kfcgno,
che ne ftia tanto tempo di fimi, (guanto era wuuto al mondo, e cjufflo , per hauer indugiato LI
luonfcjfiri, do è^, il fcf^irarche fice nel pentirft de le fue colpe al fine de la uita ,fc già non laii
tajp aUreuiar jueflo tempo oratione che uenif]} cjui di cuore che fijfp in grafia , Onde di fcpra in
perfcna di Manfredi difp, che (juiper cjuei di la molto fiuan^^, E dim.oflra, che le orationi di chi
nonfcfp in grafia, fc^iano a cjuei che fono in Purg.di neffun giouamento. Quia peccatores Dfut
non exaudit . E Già il poeta inanl^ mifciliua, Fareua a \irg, ciò e-, A la ragione, che Dante,
intefoperlofcnfo, doueffe hauer già piena nofitia de la condifione di cjuefìa feconda Jfetie di negli
genti, e per (jueflo lo richiama a do che non perda tempo dimoflrandoli chel fcle in (juedQ hemisfci
rio foccaua atlhora il cerchio meridiano, che fì^nificaua effer già mé\c di, e che ne Ihemisfrrio noi
fìro la none copriua ^ia col piede M Arrocco, do c-, Mauritania frouincia occidentale in Aff?ica
a la riua de loceano, ouefiu oltre non fi troua ferra firma, Verche efpndol fcle ne laltro hmiffii
rio da oriente, che a noi ^ Occidente, falito fin al cerchio meridiano, fàceua che lomha de la feri
ra, da lacjual fidamente nafce la notte, eragia corfi ne Ihemisfirio noflro a la riua de locddfnfal
oceano, oue termina la Mauritania, talmente, che c^uiui era principio di notte , A lerufilem, che
halhiamo ueduto effcy in oppoftione al monte del Purg. e corificfuenterì-enfe, come £juello,fct(ol cer
chio meridiano, erx me'^ notte . In oriente, che a cjueUi di la ^ occidente, era mattina .
CANTO I N T O.
Io era ^/rf da quelle ombre partito ^ Comincia il poeta nel prtfcnte cho a trai
E feguitaua lorme del mìo duca , f<fY de la ter^ f^etie de negli genti, ciò ^,
Qjcando diretro a me afi(andol dito di cj ut Ut , che haueano indugiato apen^
Vna grido ; Ve , che non par che luca ^''P ^^fi""' ^''^ uiolenta morte , e
Lo ra99Ìo da fmiflra a quel di fitto ; tra ^uefli finge di trouar Mejficre I.co>.
- '^'^ ' ^ r r J podal Cafcro da Fano, Bwon cote da Mon
E come uiuo par che i conduca, ri ' f ^- i « r r i-
t • • rr 7 r 7- nt tekltro,ela Via donna Sene e ,lqualt
Qliocch riuolh al uon di queno motto t f^- i i r j i 1. .
. - " ^ tutti induce a narrar il caio de la morte
E uidde guardar per marawgha j^^^ ^ ^^^^.^^ ^^^^^^ come partito da
Fur me ,pur me , el lume chera rotto . ^^,//, ^ „,/ ^y^cedentf canfù
haUiamo ueduto, eQguiiando dietro a ^irg, (jueOef^itidero a la fi/a omhra, e non finl^ grande
ammirafione, chegli era anchora uiuo,eper finfire che effe paylauano di lui, fi uolto a loro,di che
YÌprefo da Wirg. punto da uer gogna, forno a figuifarh» Y era già da (juelle omire fari
tito, Era Dante già partito da juelle omhre, che nel precedente canto haihiama ueàuto, e figuif
Uua \irg.
PVRGATORIO CANTO Q.VINTO.
fdui VÌr^. QudniQ UYIA di ijuelìey chaam rimafi dietro a lui , faiide chegli romfeua i Yd^^x hi
fìlt da dep^y efiicfuct andar lorrthra di Li da la fua fmjira jfarte^ Perchf fjjìndofi prima uol
tata a Ifuantfy come di fcfra battiamo ufdufo^ epiamaminay da lajualjfari( erafirito dalfcle,
gridato a uedtrf {jueÙe omhre cherano diftro a jufl patrone, efcguitando foi Virg. far fu alnton
ff con lafciar fctto difc la cornicf chr da (gufila farte lo xin^fua intom, il fdf lo utniua a ftrii d
ladeftra, perche nd fedire sera tornato a uoltar uerfo ponente, e ficeua andar la fua omhra da U
fua fmtfìra parte. Onde ammirandof (juedomhra che Dante hauejfc feco il corpo, daljual fdmtn
te nafceua cjufftoy come cofa miracolofa tra loro, h mojìraua a dito a ijueBaltre omlre cherano (juif
uifeco dicendo, che uedeffcro, come il raggio del fcle non luceua </u la finifira parte di lui, e parei
ua che fi ' conduceffepn lo monte come um» Al fuono de le<lual't parole y Dante fi n^e de/fcrft
uoltato, e che ft uedejfe guardar per marauigUa da tutte juelle ombre, e cofi ancora il lume del
jcU chera rotto in terra da la fua ftnijìra parte .
1
P V R G A r O R I 0
Cerche Unimo tuo tanto fimpiglia , u r^mt nfrfnh ilftnfo ie U frùfpji
Vijjd maefiro j che landdr allenti l
Che ti fa ào , che quiuì fi bisbiglia i
Vien dietro a met^e lancia dir le genti :
Sfji , come torre firma , che non crolla
damai la cima per fojfiar de ucnti t
Che femore Ihuomo ^ in cui penfter rampolla
Sourci penfietjda jk dilunga il figno ^
"Perche la fòga lun de laìtro infoila ^
Che poteuio ridir yfe non io uegnoi
Dijftlo alquanto del color cofpcrfo 5
Che fa Ihuom di perdon tal uolta degno ♦
cura
mettf in cjueuo^ che fra Imhre
lafciafe a diffro, SI hishi^lia, ciò è', con
ficchi mormorio fi farla , effcrtankh al
fcguiiar lei, tfT d ftar firmo nelhucn froi
f^fm che di fYOceder fer la uia de la uir$
tu hauea frincifiato , a fmilitudine de la
f^yre,CHeferfcjjìardeufnti,cio^,che
fer uane efi[laci effcrtafiom Mtri, NOn
cYolU mn la ama. No rimoue mai la me
te da la buona cominciata imfrefa ,F?r;
che fcmfre Ihuomo, nel(]ual KAmpHa^
ciò è-, Germoglia e nafcepenfier fura fen
fero, Dilunga il fcgno da fc, Allontana
tlpne che shaueafYOfonuto da lui. PErchelafiga, Perche lemfito de lun fenfiero, iNfcUa, ciò ^,
I^ende uanolaltn fen fiero, lion f offendo ne la nofìra mente hauer luogoin unmedefìmo temi
fo diuerft e uari fenfteri, che luno non impedita (altro. Rampili fcno frofriamenfe aueificcioli
rametti che nafcono a le radici de gliarhri . TOga, ciò è. Fuga , è quella, che da lano a la
faetia ferfàrla andar al dfflinafofcgno, Onde ancora nel xxxi. .ìe Vlnf. E con men figa lajìa
ilfcgno tocca . SoRa è- deUa ^juella parte del firro, che non e hen condenfafa. Onde nel xx\ù'.
canto uedremo, che per fmilitudine dirà, Co/? la mia durez^fyafoUa . CUe pottua io dir,
Hauendo la ragione dimofirato al fenfo,gia fatto[clo olediente, il uero, a cjueUo inuitandoìo,
fionpoieua riffonder altro fenon chegli la jcguitana , ciueflo lice, che le difjc COfferfc, ciò e-.
Cangiato alquanto nel uifo del confueto colore , La^jual co fa fn alcuna uolta Ihuorr.o degno di per}
dono, E ciuefìo auien fclamenfe juando lafciamo di perfèuerar ne lerrìre, e che ce ne uergognias
mo . Onde ancora nel x\t/, de l'Infimo a tal propofito di/p. Ma uergogna mi fi le fue mmaa
ce, che inanl^ a huonfrgnor fcruo firte . Ma non [intende perchi ferfcueraffe ne lerrore, fet
ro diffe Talhora , e nonfimprefk Ihuomo degno di perdono, offenda la uergogna d'Ariflotile difi
finita efpre non uiriu,ma laudatile effètto danimo •
E intanto per la coffa da trauerfò
Veniuan genti inanimi a noi un poco
Cantando mifcrere a uerfo a uerfo ♦
Qjtando ficcotfir chio non daualoco
Ver lo mio corpo al trapajfar de rag^ j
Mutar lor canto in un , oblungo e roco:
E due di loro in fórma di mcffàggi
Corfero incontra noi , e dimandarne ,
Mentre che cjuefli poeti fàliuano il monte,
uidono uenir da trauerfo fer la cofìa di
(juelìo anime, che caiauano a uerfc a uerfo
il filmo M fer ere mei deus e cet, leijuali,
quddo fiaorfcro che Dante era cmhora ui
uo, per lomhra che fateua il fuo corpo, mu
taron il cato in un,o, lungo e roco. Come
fii chi ^ frefo da fuhita e grande ammira
Itone, che a fcriuerlo come ua fronuntiutu
ftfàracon laffiratione intfuefìa firma^
Di uofìra condition fatene faggi.
Ohy SirrM a (juello che in ferfcna di Plutone dicemmo che diffe al principio del \ij . de Vlnf. Vap
Satan,pape Satan, eia è-, oh Safan,oh Satanecet, E due di (juelle anime corfero a loro diceni
do, F Atene figge di uftra conditione, m è^. Fatene intender de Ufpr uofiro, fi che noi fffia^,
ma thi uoifiete, come meffaggi mandati a cjuffio da laltre anime .
El mio maeflro ; Voi potete andarne y yirg. njfonie a quefìe due anime, che fi
E ritrarre a color ; che ui mandaro , ne poffano aniar a jueUe ée U manit^ro.
CANTO Q^V I N r 0.
■Chi corp il cojìui e una carne . tfr m fcnttntk Yffirir /oro, cìie Vantre^
Se per ueder la fua ombra reUaro ,
ifi affai e lor rifpofìo :
Comio auijo ajjai e
Taccianli hcnore^jO" cjjcr pwo lor caro^
Valeri accejt non uìdio ft toflo
Vi prima notte mai fender fereno ,
fol calando nuucle dago^hì
che color non tornajjcr fujo in meno*
"B giunti la con ^laltrì a noi dm uolti^
Come fchkra , che corre fcn*^ freno ^
Qj4efta gente , che freme a noi è molta j
E uengonti a pregar , dìffd poeta ^
Vero pur ua , <0' in andando afcolta ♦
hi fermo f ufhn cAgoa elt f ctrcrto ^At, Or\h Quii. C^iip fi non ceciiit ptuif cecidiffc uii
ifri . Et (t cjufUa, che ne far ueier del fcle, e ffeiUmente dagofto, cjuarìh le nuuole , cacciate
lai uento , fùggom ìinw'^ a li^i , che ne far che corra con juella medefima uekcita, Aueni
ga chefcn'^ corrifarationf corra ancora con molto rnaggiore ,
amhora uiuo, E fc ferhauer ueiuto la fua
mira fcrc.no firmate, Icfìaua tho hauet
rijfofìo, e ptfua fffcr lor caro che fifji
uenutò (juiui, per le nuoue, come uuol ini
firire, che prtera a fuoi ccgiunti dì lorOj
a ciz che orando a Dio,pffino ahlreuiar il
lemfo de la fua cctumacia, come'^i (jurfìo
uedremo che lo fYfgheYanno,affcmiglianf
io la ufbcifa di quffle due anime nel rii
tornar a la loro (chiera, a cjuella de terre
fìri uafOYÌ tirati in alto dal fc'etf/ acceft
dalfiiocQ che fimilmentejeilfyfc auienche
ir. jUfUo f fcontrino, cjuando DI jprima
notte, ciò è-. Ne le frime hore di (jUfUa in
O anima , che uai per effer lieta
Con quelle membra , con lequai nafccjli ;
Venian gridando , un poco il pajfo qucta *
Guarda fe alcun di noi unquc ucdejìiy
Si che di lui di la nouetle porti t
Deh perche uai t deh perche non tmefìil
Nei fummo già tutti pcrjbr'^a morti)
E peccatori in fin a lultimhora t
Qj4Ìui lume del del ne fice accorti J
Si che pentendo e perdonando jira
Di una ufcimmto a Dio pacificati;
Che del di fio di fe uedcr ne accora^
li io'jVerche ne uoflri ufi guati ,
No» riconofco alcun t ma fe a noi piace
Cofà 5 chio pojjà , fpiriti ben nati
Voi dite 5 eir io furo per queUa pace ,
Che dietro a piedi di fi fritta guida
Vi mondo in mondo cacar mi fi face ♦
Cìunti li due j^irid a la loro fchiera, t!T
hauendo re^Yto,come Dante era anchord
uiuo, dieron tutti uolta uerfc lui grida do ^
che farrefiaffi uri foco, con guardar fe di
Cjua haufua mai utduto alcun di loro, E
jerche Date tra fato ammonito da Virg*
che fer i fre^i Uro non lafciaffe landare,
ma fclamente afcoitcfffe andando, fero dii
cano, Deh jferche uai deh perche no far
Yffii t facendoli intender de la conditone
loro, e come erano fati tutù m.OYtiffYftr
^ e uioUntemente ffpnh feccatoYifin a
lultma hoYa de la uita, Alcui faffc eran^
flati fìtti accorti C7 aueduti da la iGumii
nante grafia ,che rr.orendo in cjuello ftai
io, andauano ferduti ad etcYna dannatioi
ne, Onde dicano,cheffnfendof delepaf
fitte coìfe,e perdonando a ejueEi da chi eYa
r.o flati offfl,fcn'^ lecjuai due cof non è*
chi fi pffafaluaYe, ufciYon fiiori di uita
facificafi ereconciliafi aVio, ilcjual gliaccora, cdnfma, e flYUgge'del dffiderio dif uedere,feY
che in (jueflo corjfifte la ueYa fllidta, ne oltYe dicjueflo è' lecito, ne fi jfuo fferar di ueder cofimag
giOYe , AdaYne ad intendeYe, che la fua mifcYicoYdia è' tanta, che frvfYe fin a lultiYnhoYafla con
le hraccia afeYte ad ajf-ettarci fer (benignamente riceuerne, fur che ccn humil covtritione ci uolgia
mo a lui . OndeE^echiel al xy/y . in cjuacuncjue hora feccator conuerfus fiierif ^ ingtmuerif,
ìnijuitatuiTieiusnonrecordakY, Vele grafie dicemmo nel fecondo de l'inf ET io,ierche
il
E< uno incomincio ^ Crafcun fi fida
De/ bcnefiào tuo jkn\a giurarlo j
Pwr ffee uoler non fofja non recida:
Ondfo , che filo inan^ a gMtri parlo ^
Ti prego ; fe mai uedi quel paefe ,
Che ftede tra Romagna e quel di Carlo ^
Che tu mi fta de tuoi preghi cortcfe
In Vano fi che ben per me [adori ,
P^r chio poffi purgar le graui ojfefie.
Quindi fu io t ma li profindi firi j
Onde ufiiolfitngue /m fil qual io fedea^
inatti mifiiro in grembo a gli Antenori^
La^douio più ftcuro ejfir credea^
Quel da bHi il fi fitr j che mhauea in tra
affiti più la 5 chel dritto non uolea ^
lAa sio fijfi fiiggito in uer la Mira y
Quandio fiii fopragìunto ad Oriaco ;
Anchor farei di h.doue fi fpira ^
Corfi al palude ; e le cannucce eì braco
Mi impigliar ft , chio caddi ^ e /; uidio
Ve le mie uene firfi in terra laco »
fin^ giurarlo, come hai^cua fiuo,cUfcun
diloYoft fida Jc/ fio ierjf fido, PVr chi
ìionpoffa mn recida il udere, do ^, Vur
chf il 770 potere no interrorrfa la tua huo
na uolonia, la<jual tu hai di fettiffard •
ONi/o, che feto ina>j'^t a glialtrifarh ,
Cojìui dican:ì chf fu M^Jpr lacof>o dal Ca
ferd gétifhuomo di Fano, terra nf la Mar
ca d'ancona tra Romagna e Puglia, lai
(jual teneuaaHhora Carlo fccoìì do figliuoi
h del primo Carlo, Onde dice. Se mai
Ufdi (juel paefc, che fede tra Romagna e
juel di Carlo, E perche dicano, cheffc Cd
[ero depremeua molto la fama d'A^^ne
da hjìi March ffe di Ferrar a, fu da luì
lungi tempo ^tto perfcguifare, E che ulti
mamente andando podffla a Milano , CfT*
eipndo giunto ad Oriago luogo filaByé
fa nel Padouano, e l etano da Vinegia xù
miglia, fu da quelli chelopnfeguitauano
a(falito,K^ egli,come mal pratico de la co
trada, fuggi al palude, cheta al lito del
maYe,a cjufl tfrttpo li uicino, che hora ne è- lotanQ len [ci miglia, tato fe ddhora in qua atterrato^
f. If cannuccf Jfffc palude BL hrago,do e'. Et il pantano limpigliaron CT inuilu^^paron tanto,che
£adde da cauallo,e quiuifii occifc. Ma dice, che fe fiffe fi^ggito uer la Mira, luogo ftmilméte fu U
Brenta e nel Padoano fcpra ad Oriago da quattro in cinque miglia,e no hauejfì prefc,come ftce,
la uia delpAude, S A rehhe anchor di la, hue ft ffira, Sarelhe amhor di qua tra uiui,iquali aliti
hffirano . MA i profindi firi, ondufdd fmgue fulqual io fedea, Seguita hpinione dalcuni fih^
fofi, iquali uogliono, chel fctngue fa lafcdia delanima, Fattimi fiiro INgremloagìi Antenori,
cioè-,Nel territorio de P a doani, iquali fono dfcefi da Antenore, che dopola rouina di Troia, Corne
recita liu.alfrincifio de laprìma deca,uène in quelluogo,e cofìrujfèui la città di Padoual Onde
ancona Virg.nel fumo, Antenorpotuitmedift eiaffus Achiuis, E poco più oltre, Hic iamn-^iUe
urhem Pataui,fcdesq; hcauit . L A doue credea efprpiu ftcuro, Penfdndo che quel taefc fiffè
Uhero dafmili ajfaftnamenfi . Cofìui frega adunque Dante, che f uede mai quel paefe da lui
circunfcritio , che dehha pregar in Fano, chf f preghi hn fer lui, a ciò che poffa più tofiofàiit&e
a le graui offifc fkue a Dio . il rejìo è- chiaro per la hifìoria jìeffa .
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Postillati 16
CANTO
poi Jijjè un altro ; Veh fe qud dìfto F«>J|< ^^P^l^y ^^S^H' ^.T^''
Si comfìa , che ti traggc a ìaìto monte J
Con buona pietatc a'tutd mìo ^
io jùì dì Mcntcfiltroiìo fon Buoncontet
Cìouanna , od altri non ha dì me cura ;
Per chìo uo tra cojlor con haff^t fronte ^
tt io a luì ; Q^ud jòrT^a , o qud uentura
Ti trauìo fi fuor di Cam^ddinOj
Che non f f^f^ mai tua fcpoltura i
Oh , rìjjKfe egli , a p/e dei Cafentìno
TrJuerfa unacqua j cha nome Larchiano 5
Che fura Ihermo nafe in Afennino ^
La , ouel uocahol fuo diucnta uanoj
hrriua io forato ne U gola
V uggendo a p/eJe, e fanguinandol j^ìano^
Qw/w/ perdei la ui^ìa ; e la parola
KeZ nome dì Maria fn) ; e quiui
Caddi ^ e rimaf la mia carne fla »
Io dirol nero t, e tu il ridi tra uiui t
Lartgel di Dio mi prefi ; e quel dinfèrno
Gridaua ;0 tu dd ck'i j perche mi prìuìl
Tu te ne porti di co^ui leterno
Ver una lagrìmetta ^ chel mi to^icx
io fnro de laltro altro gouerno ♦
àcffe ajfarlar huomóff figliuolo d^l Con
(e Guido iét Monte fltYO . Vel^jual Conte
Guido dicemmo nel xxvy. de rinfcrno,
"E del(]ual Bimconfe , e come fii occifò
fje U hatt<(glia fiua nel Cafnfim y e di
(jueh fui piano di CamjfaldmOy ne lacjué
fi ir QUO il nofìro ]fOffa, come dicen-mo nf
Uftia uiff, tocca per tranfito il Villani al
fXxx. del fcttimo lih, de la fua Offra, COf
pui frega aduncjue Dante in (jufjìa frf
m<t,T)ehf( juel éefderio che ti tira alai
to monte ft con^fia cr adempia , ilcjual
defiderio fc ffpr di peruenir a ìhalito uir
tuofc per poi afcender con la mete 4 la con
templatione de le diuine cofc , Aiuta con
hma pietà il dffiderio mio,il(jual ^ dan
^armi tojìo a purgare per pi poter afcem
ier a la felicita fùperna, E cjuffìofiyaiyjfi
^iuotamenie tu pregherai Dio per m^e, da
che Ciouanna non ha cura dime , de laf
qual c-)fci, per uer gogna, io mene uo tra
(oftoYO con la fronte Uffa . GiQuana,fci
condo alcuni, fit fua ff op, e fecondo altri
de fuoi congiunti, E perche di coftui, dopo
il confitto de la detta haUaglia,nc fu mai
trouato il corf 0,1/ poeta lo introduce a fàr
li dirla cagione , col modo e proprio luoi
del fuo fine fecondo chea lui p'accjue di uolcrlo fingere , Onde lo domanda , cjuaft insuffla
ferma dicendo, Qjial fvr'^a ti fu ^tta, O Qual uenfura, O (jualefìrano auenimento TI trauio,
ciò è , Ti trafje fuori di uÌa di Carr^paUino tanto, che la tua fpltura non ft fppe mai :' K ijfon^,
if Buonconte, chefpnda egli fvraio ne la pia, arriuo figgendo a piede, e per la firita fnguinan^.
diol piano, oueiluocahd ii Larchiano fiume, che rafie negli Apennini fcpra Iherm.odi Campali
hli, e corre a piede del Cafcntno, diuenia uano, Arrxuo aduncjue ira BiUena e Vcffi, oue cjuef
fio fi urne me fie in Amo, ttfT il fu^ uocalol diuenta uano, perche c^uiuiperdel nome, E (juiui dii
ce che perde la ueduta, e nd nome di Maria, chiamandola in fuo aiuto , la parola , E cjuiui ef,
fr caduto , E la fua carne, ciò e- , Et il fuo corpo, partendo fi lanima da (juello , rimafc fola .
LAngel di Dio miprefe, Efpndo finito nel nome di Maria , O in huona contriiione mofìra, che
uno angelo uennealuie prfc la fua anima. Et il nojfro auerfario d'Inferno gridaua, Peri
che mi j^riui , Qiuafi uoleffe dire , Perche mi togli tu lanima di cojìui efpndo fcmpreftato hor^
rihil peccatore :! E poi , corner a ueduio del fuo errore ,confderaio la mifcrnordia diDio efpr
infinita dice , Tu te ne p^rti , LEterno , ciò ^, Lanima di cofìui , lacjual è- eterna , Ter una
lagrimetta CHelm^i toglie, Lacjualme lo leua de Umani, ma iofàro DE ìaltro, ciò e. Del cori
po che- mortale, A Itro gy^erno , aUyò trattamento, Quafi dica^ Da che io non mi poffo diifòi
gar fcpra de lanima^ ó mi diffighero fcpra del corpo .
. y iii
P V R G A
T^en fai , come ne laer fi raccoglie
Ciuel humiJo uapor 5 che in acqua riede ,
ToHo che fate , douel freddo il coglie ♦
Giunfe quel mal uoler ^ che pur mal chiede
Con Untelktto ; e moffc il fitmo el uento
Ver la uiìtUjche jiia natura diede ^
Indi la ualle , cornei dì ju j^ento ,
Da Vratomagno al gran giogo copcrfe
ri nebbia ^^el del di foprafèce intento;
Si chel (regno aer in acqua fi conuerfex
La pioggia cadde a fofptt uenne
Di lei ciò 5 che la terra non fojfcrfi ;
E come a riui grandi fi conuenne j
Ver lo fiume real tanto ueloce
Si ruinoj che nulla la ritenne*
Lo corpo mio gelato in fii la foce
Trono ì'hrchian ruhefio\e quel fojpinfit
Ne VArno y e fciolfe al mio petto la croce y
Chio fi di me, quandol dolor mi uinfet
Voltommi per le ripe e per lo fóndo t
Poi di fita preda mi coperfe, e cinfe*
TORIO
DiuidefiUtre in trefAyii^ laf 'iu edta^fff
ffpY contigua a lelf mento del fiwco,è' rif
caliate da (jiteUo, Qjiefta fin haffa è- yif
caldaia data reuerheratme de raggi dd
fole ìfercotenti la terra. Ma (Quella di mei
^fr ffpY lontana da luno e da Litro di
ijuefti calori, riman frigidi/Jìma, Onde
tirandol fcle i uapri hmidi da U terra
fino a (juefìa regione di mr^, e <^uiui c6
denfdti dal freddo, fi ionuerfono in nuuo
le, e le nuuole in acf^a, laqual cag^en^
do fi poi la pioggia . Dice aduncfue il por
ta in perfcna di buomonte, che fi come
quel uapore humido ft raccoglie jù in aei
re, e che torna giù in accfua, fofio che fnfe
a (fuepa region di me^ , doue ^ coìto e
conlenfito dal freddo, Qofi (^'d yyialuo
lere ,cio ^, Quel Der>mio,CHe pur
chiede mal con linfedetto. Ver ejpr a mal
fkr deflinafo , Qiunfe in aereemoffè IL
fimo, eia p, / nnuoli il uentoperfiir,
comefice, male, finendone TìafcfY^fcconi
do che dice , ruinofa pioggia
INdiU
ualle, Moffochehhe c^Ufft^Tjemcnioinui
uoliel uento dice, che uenutola notte, coperfe di nelka {Quella parie de la ualle, per la<juale Arn<y
corre, e che fi contiene da Pratamagno {monte fcpraViren'^e \x.m glia, che diuide Mcldam^
Aal CafcntinO)fin al gran giogo degli Apennini, E Fece il cielo, E fice laere,dc.lijuale effa nehhia
fra compre fa Ibitento, do è-, Viffojìo e pror.to, perche pregno di nebbia e di nuuole, fi conuerfc in
ac<jua, onde dice che cadde la fn^^/^^, E ciò che di lei la terra NOn fcfjfrfe, do è', Kon potè- feri
hre,uenne afijfati, E tome da fidati Sì conuenne, cioè", Sicongiunfca gran riui, fi rouino tatò
uehce uerfo d'Arno, intefo per lo fiume reale, CHe nulla la ritenne. Onde dice, che rArchiano,
fmilmente correndo rulefio ^ impetuofc, trouo iljlo corpo SV la fhce^ do ^, la, doue slocca
in Arno, e fcjpinfcuelo dentro, E fiioìfeal petto mdo la croce, Qn^ella che mhauea fiitto de le hracf
eia, (juanJo il dolor de le mie Lommejfe coìjfe, come uuol infinre, mi uinfi, eficemi chieder mif^
ricordia e mercede a Dio. Età noi non piace infendere, come aUri Centuno, chi fcoglierli la
croce fijfe, che li rompeffc le br:fcda . Soggiunge che Arno lo uolto ciT agitoh per le fue ripe
e per lo findo, C7 ultimamente lo coperfe e cinfe DJ fira preda, do è-. Del terrena, che per la inoni
Catione hauea jfredato e tolto a uicini campi . Quefia pioggia finta dal poeta, come uuol infi-f
tire , non flt naturale, ma naccjue da opera diahlica, per fkr del corpo di coftui cjuello eh nefii
ce . Ne fii ancora uniueyfale, da che mofira ejfir caggiuta da una fila nuuoU, che fclamente
temua da Praf maggio al giogo de gli Apennini . Ma che i Demoni hahbino potere difkr que^
ftifmili t^r^altrt mali , ^ approuato da f^cri Teologi, e jfetialmente da Santo Auguftim a lottai
uodelacittcidiDiì,oue dice, Omnis trans firmatio corporalium rerum cjup fieri fottpper alif
(juam uirtutem naturalem , pr Demonem fieri potep, E nel x\iiy. Spargere (jualihet cc^ueis difi
ficile Demoniiut non eft cjui acutiorer fcnfus ex daritate motus acdpiuntin m.ìUere ipfum
gerem ftitiandQ morlidum yeidere .
CANTO a,VIKTO^
Veh qimio iufam tormto d mondo,
E rìfofato de U lunga u'm 5
Seguito il tcr\o ^^wto ai fecondo ,
Rifortó di m che fon U ì?ia x
Siena mifitdiificemi MarcìTimat
Sai fi colui che innanelUta (ria
Vijfcfcindo mhiuea con la fua gemma.
r j« M»»-*»"w '■"•^ y" "'»• j
la fmigha ie To/o)7;n, e rr^arifata a
UffjcY Nello iif U Viara da Siena, lacjua
Ifj come fii CYeluiOyfjJlnicì inulta mfil
k dal mYÌtoJaLÒcitijfì in Marcma a ceri
te fuejfojpljìoniy e c^uìuifccrdancU lucci
f(,o!a fue uccidere, ma come, non ftpfj^f
Jij^'cjcincio nmueci cvn la jua gemma, p/^f adur.cjue, che Siena la fece,
ferche in Siena fii generata, nata, e crefciuu, Visftcela Maremma, fenhe (juiuifi morì , E cjual
fijp la fua r):oyte,f'ierlo COÌui, ciò ^, Mfffcr Nello, chefrim.a, dijj^ùfankla, Ihauea con lafua
géma l[<nayullata,cio è',Vatole lanello. Cofìei adùc^ueirega Vafe,cì'ejuaJo e^li fura tornato da
la fua jere^rinatione, e de la lùga uia ripfato, che fi ricordi ^i lii>do e-, Vi fregar Uij^er lei .
Coho che perde fi r.man dolente J ..hor. j/^.illi , .he hJl
^ep tendo le mite ; e inno tmpm t Mupm u pemir/,l U commini colf.
Con y.trcfe ne m tutta hgmci '^f""i^l«imm,lm,m,ru,/cy er*
ua dinanzi 5 e qual di dietról prende j l' t^r"^ Jf^iie di nfgti^fnfi dimn
E qual da lato Je li reca a mente t "'■""''^ ?'•''»« fimi'.iti<diKe di chi fi
Ei non farrcila ; e quejlo , e quello intende i ial giuoco, comefnmetten
A cui porge la man , più non fi preffai y' '''''''''' f'f"i^-> <ii <i'<'l!f '<mmf .
E co/i da la calca fi difende x '"^"''^''.f ^''i-f'iF'i^'i
Tal era io in quella tur a (helTa «f-^ufc./;«o ,„ p,,^.
Volgendo a loro c qua e la la ficca ^ u.no,fiiig„IPonetsrinJui22Z
E promettendo m, faogliea da clfa, férr^^me coUuM, ^ , "
„,,-,/,•„. . - a . • ,. , ''•"la anIralaRrpukìici fiorcniimJe
i oit, Y<>tmf. mgwlìUif, f,Yti,lita e mljounm chfra in m.eU» . T Q V««</o /? mie
tlgmco df U^u llg,uuo de U ^r. altramente detto cia,(a,Jl fi con ire da^e cJo Lee
la deputata pojì,, ahualfiu tijìo tirna la uolla deìfunt,, che Ma dato la Certe de dati E quelle
fo» ^ueUe, che tr. Ilo rqete ne la mente colui che perde . Zarefcno domandate alcuni funtt del L
e del meno, cu e-, da fine injiu, e da .jumdui in fu, de non fono eletti per punti, ma pJano
fr ,n danr,0 i9 m ut.le d, eh, ttra i dati , E tanto tafli h.uerne detto . Due adun/ue che
farne cjuan, ^^eflo tal giuoco f parte e che tutta la gente, fiata a uedere ,fcneua col u.nci^
t re f^Mpre^^a intorno, edomadandoli alcuna colà del uinto, £ che egli hora dando a auef
Ito hora promettendo aaueìlo,f ua Uierando a poco a poso dala cala , Cof molìrlche
jandaua liberando ha col uoltarfi hor quindi hor cjumci , e col promettere, da aueSa Ifein, ,m
fa ianime , che h pregauano che altri pregajp per loro , ' il n
Q.UÌUÌ era fhretin , che da le braccia vicano,ch e/fendo Mejpr Benimafa d'A
Fiere di Qhm di tacco hebbe la morte; re^^ in Siena uicario del podejìa , con)
E laltro , che annego correndo in caccia , * Turno da Turrita cafiel;
QLuìuÌ pregaua con le mani J^orte ^enef, e Tacco fuo ^0 , perche con
Federigo noueUo ; e quel da Vifi , chino fratti di Tacco haueano rotto e rui
Che fi parer h buon Mar\ucco fòrte , ' '^'^ ""^'"^^
Vidi Conte Orfo ; e lanma diuiCa tempo a Roma, chi dice giudice del irilu
Val corpo fuo per afih.o e per inuegoia, f'^f^ot^'^f '"^im
Come dfcea, „ n per colpa LmifaT 1 ' 'fJ^f'>'.''^'S'^'-d,ff:^
„• j , r, " t^' '■"'t'^ '■""""'ja . rnoantmo era,dandarinKoma,i2 in
Pier da la^ broccia dico : e qui proueggia , cafa di lu, a U (refemia dt moln tagliarli
Mentre e ^ di qua , la donna dt trabante ; la lefla con ritrarfi a filuamenio e portar
Si che però non fta di P'^g'or greggia , fiìauia. chino diiano ejjcre flato lite',
. r ,r , , , ^'^''Xhecheper altro non ruhaua, che
ferpoler ujhr hherahta, e che mai non confini, ala morte dahuno , che fiffifrefi da lui, ma uoi
ìeuacheghfte.lc fmeuelfi la tagha, e di quella poi ancora ne reflituiua gran parte, lac^uahoCa
fintendo lìom^lio.lo aomanih a Rorr.a e ^"iocaualiere con darli da po'erhonoratamenle uU
uere . E la tro che annego. Intende laltro Aretino, Coftui, fecondo che fcccordano tutti gtielii
J.)r,,fi C,«uD deTarlatt,, e dicano, che [annego in Arno, ma del modo fi difcoriano ,rercle
«hmi diMi mam i» nmiii dopo ,ert» ma figuita a Uiena , Mtn doro ^ .,lla di Momt
■inerti.
CANTO SESTO*
éferù, liMiYaff:irtatù dalcaudonel j^erfcgtiitar i B:ìjìoli fuoi tiimct , f miglia mol/Q noU^
It in Arf^§ . ^(derip figliuolo del Conte Guido Koufllofii ntorio, chi dite da Fmwaiuoh,
e chi da Fomaiuolo de Bojfcli, E Quel da Fifa, Coftui fu Farinata figliuòlo di Mejpr Marluc^,
co Scornigiani da Pifa, U(jual Mfjpr Mar'^uao , per certo uoto fittcfi frate de lordine minore,
li fii morto Farirata y e nondimeno uolie effir a If/jì-juie del figliuolo , dofo Ifjuali,cùn lun^,
ga oratione efflrto x farenti a la face, e fh di tanta conjìantia , ^he hacù la rnano de Ihomidi
da,Onde due, iheFarir,ata ,intefo per ^uel da Fifa, fice parer FOyte,cio è , Conjfante e di
franco e fòrte animo lo buon Wiar':^cco, Perche, fi come dice Sen. Virknuf ^ firtis cjuicjuid
eiacciderit equo animo fujìinehit . Fi Horat. Kehut aduey fu animofus atf, firtis appare .
\ldi Conte Or/?, Cofìui dicano che fii figliuolo del Conie Kerf Jeone da Carhaia , e morto dal
Conte Alieno da Mangona fuoharla . Pirro da la Broccia furetario e corfiglitre di F ilippo
Bello Rf di Franda,penhe molto fotrua apprf/fc del Re, fu per inuidia mtffo da Bareni in tanta
lif^ratia de la Reina, latjual era di Brahante, che fiiìf mente laccuso al Re, the cfrcaua di uio',
lare la fua cajìita. Onde il troppo credulo Re lo fice morire, E ptro dice, che la donna di Brai
Unte dehha ben frouedere di f^r tal penitenfia di ijuefia filfita, mentre che ella è- di cjua , de
poi dofo la morie non fa VF.ro , ciò e-, Perf^efla tal con^.n.fffa fiilf.ta DI jeggior greggia ,
Di più rea adunan'^ e congregafione , che juefii del Purgatoyi) /cwo , Et m fntfì.tia^cht
eHanon uada tra dannati a l lnfirno.
Come likerc fui h tutu quante
Quelfomkre 'jch pregar fur che altri preghi ,
Si che fiuacci il Icr diuenir finte ^
lo ccmincìai par che tu mi n'ieghi ^
O luce mia ^ejl'rejjò in alcun tejloy
Che decreto del ciel oration pieghi:
E quefìa gente prega pur di quc^h ♦
Sarebbe adunque loro jj-eme uana ì
O non me il detto tuo ben manifèfloi
Et egli a me'jLa mia fcrittura e piana 5
E la fleran\a di coflor non fnUa 5
Se ben fi guarda con la mente finax
che cima di gjudicio non fiuatU 5
Verche foco damor compia in un punto
Ciocche de fodiifar^ chi qui fiflallax
E la^douio firm.ai coteUo punto,
No« fammendciua per pregar difètto^
Verche il prego da Dio era dfgiunto^
Veramente a cefi alto fcjl'etto
l^cn ti fermar .,fe quella noi ti dice j
Che lume fia trai ucro e Untdleito :
Kcn fi fi intendi : io dico di t^eatrice t
Tm la uedrai di fcpra m fu la uetta
Di quefìo monte ridente e filice^
Mo/?rrf 2/ poeta, che lileraio da ciucile ani
me,moJp un duhlio a V irg.Se 1 preghi de
uiui per (jnelliche fono in Furg. moufnQ
Dio ad ahhreuiaril tempo de la loro purga
gione. Onde dice, che liberato de fu da
tutte cjuflleom.bre,lecjualipre^auano pure
che altri preghi per loro, A Ciò de fcuac
ci, ciò e", Ferdej'iffictti lUorofcnie diue
rire, chegli in.omir.cio a dir a Virg, E
par de tu mi nieghi e fir effe mente in ah
cun tfjìo, che oratione pieghi e muti DE^
creto,c\o è, Orìinatione dfl cielo, E (jue
pa genìe prega pur di cjuefo, ciò è, de fi
preghi per loro , a ciò d e per tai preghi
ldiofim>oua adabbreuiar il tempo de U
confumada loro, E cofi parrebbe de Dio
filp miitabilt , r!omddaadu(jue. Sarebbe
mai chela fieran"^ di ccftoro fi fé uana,
0 ne mi h' ben m.aniffo e chiaro il detto
tuo:' Ferche Virg,nel fcfìo in perfna de la
Sibilla r f^cdédo a Faìinuro,cctra di (jue
fio dice, Defirefija deu fietti f^ erare pre
cido. R ijfcdf Virguhe la fa fcrittura è
T\ana,cioe',\fra diara,^ aperta,e de-
la fier'd^ dicjudle anime de glialtruiprt
g\)ipoffino lor gmare,nó fila, fi co fina
meteco' atta a conofccril mofi ^uaii^
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Postillati 16
fCQiiftìfralenfyVerchffeinttamenfe mftimama, confcmmo chf Vio^iljualalfffmùri
dino me le cofc , coflitui a mi quelli, chf doueana andar al Purg. ilffmpo che mfcum ui doi
ueafhre, ^er ^lujìmente fuYgay le colf e che doueano commettere, e tiol!e,che ifrej^hi de uiuifijfe
rofofjjcieti ad Mreuiar cjuejìo tal temp, E perche uide ipreghi che hueam e/pr fitti fer ciafcum,
ordinh che fecondo (Quelli fvjfe loro il tempo ahhreuiato . Munciue, non farà uero, che muti éecrei
to per ghalfrui freghi, hauedo coft a frincifio f receduto ordinato, ma h muf erette, jn^Jo co fi
non lafciaffe fcguire , Onde die, CHf cima di gìudicio non fciualìa, ciò è-, Vercht alto e fcttil dip
corfc, come fii a principio tjuel di Dio in preceder e proceder al tutto , non fi fiega o moue mai da
(Quello, che in tal principio fìifYeueduto efroueduto da lui, VErchefìtoco damorcomfia in un funf
to Ciò che de fo disfar chi qui fflada, ciò è-, Ancora che ardente carità di chi per li morti frega,
fcdisfàccia m un momento a tutto (jueSo che de fcdisfkrechi (juiin Vurg, fcirrefia e ferma, Er in
fcntentia dice, che Dio non ft muta, ancora che in un fd frego, (Quella anima, per lacjual fi frega^'
ft Uteri da le fene del Purg, perche fit coft a principio e preueduto V ordinato da Li . fia chi
per (juefìo intenda che U prefcientia di Dio ne fredefìini, o ne refroti, fenhe cjuefìo fuofreuedere
ron ne leua in modo alcuno il nofìro litero artitrio, come chiaramente frouano i no/ìri fieri teo!of
gì, E ncifer alcuni manififti ejpmpi uedremo nel Parcd, Eia, dotdo fermai cotefìo punto, ciò è^,
F <juindo io nelfcfìo de la mia Eneide ejfrefft cotffla fcntentia,che Diofijfe imm.utatile, perche ftt
inanl^ al chrijìianefmo, che non era anchora Purg. ma tutti andauamo a Vlnf. Non fdmmen',
daua di fitto fer fregare, fenhe il freg^ era adhora difgiunfo e difumto da Zio, cr il fregar fer li
dannati, farelte fiato, come anchora ^, di neffun ualore . Altri hanno intefo che Virg, di^e/fì
aufjìo, ferche cjuando lo dijpera in Inf, tra dannati, fer licjualinon uagiano i freghi, Ma non
haueria detto, Uon fmmendaua ne era, Wìa fmmenda cfT è , ferche farrette chel fregar fer li
dannati allhora non ualeffc er hora fi . V Eram.ente a ft aitò fcjfetio, La ragione ammonifce
nondimeno il fcnfc, che non fi detta firmare, ciò è', che non detta tener fer firmo SI aliofcjfef',
to. Tanto frofvndo efctiil duttio, SE Beatrice, Intefaferla Teohgia, la^ual eccede ogni humana
ragione, non glie laffrrma . Lacjual Beatrice, farà lume trai uero e linteOetto, Perche medicntf
tal dottrina, lintelleUO farà illuminato di quejìa uerita, E ueJera effa Beatrice . IN uetta , ciò è-.
In cima del monte , Perche allhora che farà furgato , fofra con Liuto di (juella tranfcendere a U
miemplatione de lalte e diuine cofe, in che conftfle ogni felicita e gaudio .
Ef ìo\^tgnor andiamo a maggior fretta x
Che già non maffatico, come dìanij^
E uedi homaì, chel poggio lomhra getta ^
No/ anderem con cjuejlo giorno inan\jj
Rifpofe 5 (guanto fiu potremo homai x
Ma 'il Jhtto è daltra fórma ^ che non jlan^^
Prima che sii la fu tornar uedraì
Colui j che già ft copre de la co'na
Si 3 che ì fuci raggi tu romper non fhi ♦
Ma uedi la un anima , che poHa
Sola filetta 5 e uerfo noi riguarda t
Quella ne affcnnera la uia più tofìa^
Dante ef/crta Virg, al proceder con fin
ueloce paffc ferche il fdlire non glie-fiu
tantjo graue, (guanto era al frindfio , E
ijueflo, fer la ragione detta di fcfra nel
quarto canto, oue infeyfcna di Virg, dif,
f(, Ciuefìa montagna è- fa/e e cef, dimoi
/Iran do fer lo foggio che gettaua lomtra,
che già era f affato me^ di, andauai
m uerlafcra, ]mitando ^^iyg» ne la frii
ma pgloga deh BoccoHca, Maiores^j: cai
dunt altis de montilus umlrp . P j^oni
de sjirg, che effi anderanr.o con cjuel gtor
ro inalici (guanto fiufotranno , ma ihel
f^tio c daltra natura e diff) fitione,che^li
mn fc Iha imaginafo, perche il fcnfo fi penfaua co (juel di fofer arriuar a la c ima del r^onte, ciò c'.
In hreue tempo poter uenir al fommo K!r a Ihatito de le uirfu, Ma la ragione li dimofìra de primx
■
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Postillati 16
CANTO SESTO»
eh u^muL ufhu tornar ilfdf, A dinoiarf, che in ireuftemp non JìfuùtalUhito mfcguire,
m (cìmentner lunga oferatme. UìualfcU, Mora ft cofrm da la cojìa del rnonte inferma-,
,ht Dante non ficeua fiu romper lifuoi raggi , Verche non firiuanofiu in lui e ffcndo coperto du
lomhra del monte, che fiPmfica ^wf/ medefimo chahhiamo detto, che ejjl andauano uer la fera .
MA uedi la unanima, Tinge hauer trouato lamma di Sordello Mantouano, Et a noi no pace, che
ter coftui Celo uogìia fgmficare unAtra fietie di negligenti, eh haueano indugiato la femtenti^
L oLation difludifcome altn hanno intefc, mapr hauerefcrm unlihro da lui intitolato llthe
fero de thefcri, nekual tratto deftm.oft g^i di tutti ^..«t chfcfff effcrejìati eccellenti nel gouer
no de re Ài, de le retulluh, e de magiprati, de c^ucli nel fcguente canto uedrmo Ver eh no fof
fendo di notte falir il monte, haueffro almeno dafajf.r cfuella con ^uahh utile dilettatme, il che
faranno fe udiranno Sor dello, cio ^, Se efft entreranno ne la confiderai ione delefimfc oferatmt
iffP eccellenti huomini, de cuali eglifcrilfe . llfoeta refcrifce Ji co^i nel frimo liL de la fua uot
oar eloquentia, eh fii huoncom.fofuore dì rime uolgm , e di tanta e^uentia eh nonfclamente
ne perni, ma in ogni modo chfarlajfe, ahhandono il Umhardo uolgar de lafuafatna .
Venimmo a là tO anima lombarda
Come ti jlaui altera e dìfdegnofa-,
E nel mouer de gUocchi honcjla e tarda ^
"Ella non ci diceua alcuna cofa x
Uà lafciauane gir folo guardando
Aguija di Icon^ quando ft pcfa ,
J?ur Virgilio fi traffc a lei pegdndo ,
Che ne mojìraffc'la miglicr falitat
E quella non rijpofe al fuo dimando x .
Ma di noflro f .icfe , e de la uita
Cinchiefe xel dolce duca incominciaua,
lAantoua x e lombra tutta in fe romita
Surfe uer lui del loco , oue pria Haua
ricendo ; O Mantouan io fon Sordello
Ve la tua patria \ e lun laltro abbracciaua
Efdama il foeta in loie de lanim li ^or
dello, haufndo eonfiderato c^uanto graue
e eircunjfetta fi rendeua, e la maejìa che
m:)ftraua ne Uff etto, E Aggiunge come
ella li laffaua ^affare fen'^a dir loro alcuna
cof. Ma the Mirg, la domando de la mif
glior fal.ta del monte, Et ella non rijfo(è
a ^juefto, ma Cinchiefe, ciò è-. Ci riehieft
che li dicefftmo diche faefc erauamo,e che
uitafiffe fiati la nofìra, Onde Virg, ]fer
rijfonderli , comincio a dire , Mantoua^
e uoleua fcguifare , mi genero, come nel
fuo epitaffi j ft legie. Ma fnge, che uden
do Sordello nominar la patria fifa, fu t^fa
la doleezX^ ^he li uenne, che non affetto
che diceffe pu oltre, Ma la fua omlra T VI
ta [n fc romita, cio è-. Tutta in fe raccol
fa efda,fiìeiio dicendo, egli effer SordeRo de lafua terra, e coft feria m.olta aHegre^^, eh fu
litamente nacque in ci<rfcun di loro, Mracciaron tener ambente lun laltro .
Ahi ferua "Atalia di dolor hofleUo ;
Nciwe fn\a nocchiero in gran tempera )
ì<:cn donna di prouincie-, ma bordello 5
QueUanima gentil fu cefi prefa
Sol per lo dolce fuon de la fua terra
ri far al cittadin fuo quiui fè^la ;
Ti hora in te non fìanno fn^a guerra
li uiui tuoi'^e lun laltro fi rode
Di quei, che un muro <D' una jbffa ferra ^
Cerca mi fra intorno da le prode
Prende il foeta cagione dinuettiua conha
tutta Italia da lamore che Sordello mofro
dhauer a la fua patria, TrouaJof in effa
Italia, ffy lefe p:rtialita, non fiu amo^^
re, ma fclamétefuhliàefriuati od{,Cni
ie la dom.andafcrua, ^ HOfìfh,no ^,
Y^alitatione di dolore. Non effndofcruìtu
maggior di (juella di ehi ft mua rffcr doi
minato dal uitio, e ffet almente da Iodio,
ilcjual da torm.ento e dolore non fclameni>
te al folfffir di jueh, ma ffefje uo!ie <t
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Postillati 16
PVRGATORro
U tue marine', e poi ti guarda in feno, glultri ^ncmt ,ffr ghUmicUi, ruÌHf,
Se alcuna parte in te di pace gode, inctnii ne nafcano . NAue fn^a go
Che Udì, perche ti racconciajpl freno uirnoin gran umff/ia, rmh,ft come
luHiniano jfe la felk è uotai ^"^"f'rnmcanhnfla granKn'frjìaii
Sen\ejJo fora la uergo^na meno. thi U fffia regger e gouernarf /! giuJif
Afci gente ; che dourefìi effer deuota , " fi r""'^"'", C"/? 'IP"''
E ìafaarfider Cefirc inlafiVa; ' t fl'l ì'"'^''^/
S. ^en iLdi ai, che Jù nota, tll^l^Tì^^TZ;;::
plfoieua fty giuiich ie la manippa fud
Yuim . UOn hnna ii frouìncU ma hrMo, No« fìpffcra iihie e dhon^re , ma di uituferiò
f uergògna, e narra con a^uanta fY^^nif^^ ìanima li SorMofimofp a farpfla a (juelltt di Virg,
fu:^ cittadino fclaméte fer lo dolce fuono de la fua terra, F.t hora, dict, LI tuoi uiui , ciò è-, tjufUi
che uiueno in te Italia, non flanno fcn'^ guerra, E di <Juei che ferra in fi un fi!o muro cr una
fdafvffa, ciò e', di cjuei che hahltano una medffima cittd, ft rodeno e confumc^no j^er odio infidian
do lun labro . C^rca mifcra intorno éa le frode, Italia e- contenuta dal Tirreno e da l'Adria^,
fico mtre, e di fcfra da le alpi che la diuihno da la Gallia, intorno DA le prode, do ^, Va le rii
ne. Impero che dal fino Adriatico ha la Romagna, la Marca d'Ancona, l'Ahru^^ e parte de U
Puglia . Dal Tirreno ha la terra di lauoro, la Thofiana, e la Liguria, IN fino, cioè-, fra terra,
ha da la parte di (òpra il Piamonte, la Lombardia, e fino a Vinegiapoila Marca Triuigiana ,
Vice adunque, cheRa dehha guardare in tutte cjufpe fite parti, e ueder fi ue ne' alcuna, lacjual in
fi g^l<^ a pace, Volendo infirire, che neffuna ue ne trouera,che non fta oppreffa da crudel guer*,
ra, 0 palefe, o ficrefa . CHe ual che Ciuftiniano ti racconciajpl freno Giufiiniano Imperai
dorè liberato chehhe Italia da Cotti, la rifi)rmo di giufiiffme leggi, che fino freno a popoli , MA
che uale fe la fella ^ uota Stank ne la fitmilitudine deffi freno, Ma che gioua fi non uè chi le
fàccia ofjcruare t SEn'^Jfi fera la uergogna meno, Sarehhe men uer gogna d'Italia a non hauer
le leggi , che hauendole non le offeruare . AHi gente, che dourefli effiy deuota, Doutrelhe la
gentf ^Italia effir DEuota, do è-, olediente cfT offi<juente a le leggi imperiali, e lafiiarfi reg^
ger e dominar da l'Impera dorè. Comandalo chrifio in S, Matteo al xxij. In S, Marco al xy. In
S . luca al XX. dicen(lo, Keddite juf funt Cffiris Cffm, Et juf funt Dei Deo t
Guarda comcjla fiera e fiitta fitla ,
Ver ncn effcr corretta da glijjnont ,
Po/ che ponejli mano a la predella •
O Alberto Tedefco^^che abbandoni
Cojìc! , che fatta indomita e fduaggia j
E dourejlì mfmcar lì fuoi arcioni 5
Qìujlo giudicìo da le fìeile caggia
Sourd tuo [angue ; e fia nuouo aperto
^aljchel tuo fuccejjor temen"^ nhaggiat
Che hauete tu , el tuo padre fileno
Ver cupidigia di coHa dijlretti ,
Chel giardin de lo Imperio fta difirto^
Vieni a ueder Montecchi ; e Cappelletti j
Infurge contro ad Allerto primo i'Aui
fìria Re de Romani, per non curarfi dt le
cofi d' Italia jìanh anchora ne la fimilitu
line del freno, de la fella , e de gliarcioi
fìi , VredfHaè quella parte de la higlia
che fi tiene in mano . DimofÌTa adti(jur,
che fi come non hajìa,acU uuol dom^t
il cauah, Ihauer prefo la triglia in maf
no, che Ufcgna corregnlo con glijproniy
Co/? no lafiaua che Allerto [auejfe prefò
il dominio de Vimperio , che Ufignaud
correggerlo co! gafììgo de la fiuera giufii
tia, Ma non curando egli d^ Italia, (jueda
era fatta in domila e feluaggia come hori
Yfnja fiera , Onie mojìra daugurarli
jnello^
C A N T 0 SE S T 0*
lAondUì , e V^h'dip^efchì , huom fen{a ma 5 qufUo, che ii gidglìm aufnuto, Verch
Color rnHi)C coìlor con Jòjpeff^
\m auddj uìm\e ued't la f refura
De tuoi geritili ^ e cura lor rtìagagne^
E uedrai Saìitajior , come fi cura ♦
Vieni a ueder ìa tua Rcrria ; che piagne
Vedoua fola ^e di e notte chiama ,
Cefare mio ^ perche non maccompagnel
Vieni a ueder la gente quanto famax
E fé nulla di noi pietà ti moue ;
A uergognar ti uien de la tua fiim4 1
E fe licito me , 0 fommo Gioue ,
Che fòfli in terra per noi crudfijfo-,
Son ligiufìi cechi tuoi riuolti aìtrouel
O è preparation ) che ne lakiffo
Vel tuo configli 0 fili per alcun bene
In tutto da laccorger nojìro fcijfci
Che le citta d'Italia tutte piene
Scn di tiranni j ^ un Marcel d'menta
Ogni uillan , che parteggiando urne ♦
Alberto , fecondo chf fcriuf il ViUani ir/
/xxxxv. del Viijdib, df U fua Ojffrayfit oc
àfo dn un fuo nefote, nljual occufaua ini
giufìmenie certa fua ^iuridiii^ne, Ianni
MacV/y. in calende di Ma^io . \lnma^/
mente li rimfYouera^ come e^li CT il fa^
he Ridolfi haueano PEr* cupidigia di co:
pà diflretìi, ciò e', Per cufidita di ferri^
tori de la Magna, onde diciamo Siena lue
c<t e fuo difirettOfEt in fnféfia dice,chegli
f fùo fadre , fer cupidità di dominare e
ftrfi grandi nel paefe loro de la Magna,
haueano fcfjfrfo che Italia, lacjual chiama
il giardino de l'Imperio, fer e/ferla più
leda parte di (jufllojfa difcrto, aliando}
nato, e defilato . VJena ueder Mon^f
tecchì e Cappelletti , Qiejìe erano in c^uei
tempi due famiglie in Werona, da le eguali
fìi cacciato fecondo Manhefc di Ieri
rara gouernatore di quella città, Ma con
laiufo de Conti di S» Bonifatio ui ritori
rio , Monaldi e Filippefhi fiiron in Ori:
ineh due contrarie famiglie, de lecjuali i Monaldi dice efpr gta irifti, perche erano da Tilipprfchi
grauemenfe oppreffr, Et i Filifpefchi con [effetti, temendo de ìa uendeUa, E chiama Vlmperadore,
Xuomo fcn'^ cura, perche de le cofe d'Italia non cuiaua . V/Vw crudel uieni e uedi L A prefura
die tuoigev.tiliy ciò ^, Uppreffme fatta a tuoi nobili e fu d diti Ghibellini, perche da Guelfi erano
oppreffj, E Cura hr magagne, E uendicale loro ingiurie, E uedrai S anta f or CCn\e f cura,Co:
me mal ft gouerna e rtgge . I Cor.ti di Santafiore fi-ron fra la Maremma di Vifa e ijuefla di Sie:
na , Wien a ueder la tua Roma che piagne WEdoua efcla. Per ejpr abbandonata da lui chera il
fuo temporale ff^fc , Et ultimamente dice, che fenonìo moue alcuna pietà de le noflre mifcrie
<r uenirle a curare,(he almeno f uenga a uergognare de la fua rea e tripaf^ma,cye del non turar fi
le le nofìre mifcrie ne uien a conpguire. Ver ejjlr infimia grand ff.ma dun principe, a non regger
e cuftodir i fudditifuoi . E Se licito me*. Sarebbe cofa. mpia a credere, che Dio non uedfffc t cui
raffi tutto, e che jcffe cagione dalcun male. Onde il poeta, conditionatamenie domandando dice,
O Sommo Cioue, O immenfc e grade Dio, Se licito ^ a dire. Sono li iuoi^iufii occhi uolii altro:
ue,chetu non uedi, come uuolinftrire, in che modo Malia fi gouerna : O E' preparatione, O P-
frouedimento dalcun bene, CVe nt labi/fc, del tuo configìio, ciò e-, llcfuale, nel profondo dd fuo
intendimento fài, m tutto fcifo. Del tuUo diuifi e difgiunto dal nojìro accorrere, Perche le città
i'italia fcno tuttepiene di tiranni, E Viuiene un Marcello, E tienf nobile, ualorofc eprode, OCni
niHano che uien parteggiando, Ogni depreffc, uile tr ignobile, il jual duii^n partiale , E ^ufjÌQ
iice per ironia. Volendo inferire, che fclamente i fitiof, per uili chrfijpro, ercno appregiati .
Marco Marcello, Come, fecondo ifragmenti di floroy fcriue liu, nel x. de la feconda deca, fffni
lo Confcle, fu mandato dal fenato di Koma contra de gli Infubri, che uniti co Calli, ueniuano a
Ianni de Romani, Winfeeruppe il loro efprcifo, Et a battaglia fingulare occifc Wiridomaropririi
iilte duca deffi Infubri^ E ju il ier^, che ojjrrfc le ^glie opime a Roma nel tempio ii Gm
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Postillati 16
II
PVRGATORIO
Y/tYQ . ^ffu^rìo S tra. ufcf, E f iu udte cantra ad Hanihale fù uittorhfc . Altri hanno infffc, de
Q^ni ullUno Jouenta un Mar c filo, per eh f ogni huom, jffy uile eh f^ff:, fi uoUua offorre a l'Imi
feraèoYf, comeftce unaltro M. Marcello che ne le guerre ciuili tra Cefcre e Vom^eh,fcfpfe a
fare^ Ma trattando ie la tirannia, tal fcntimento non ui pwo hemer luogo .
T!oren\a mia hen puoi efjcr contenta
Di (juefta digrefjion , che non ti tocca 5
Merce del popol tuo , che firgumenta ^
MoJti hm giuflitia in cere ; e tardi fcocca ,
Per noti uewr fen\a conf^^ao a Ureo %
Ma il pcpol tuo Iha in fommodc la bocca ^
Molti rijiutan lo comune incarco t
ìXa il popol tuo felicito rijl-onde
SenTji chiamare , c grida ^ Io mi febbarco »
Hor ti fit liet.i che tu hii hen donde x
Tu ricca t tu con pace x tu con fcnno ^
Sio dicol uer^ Uff etto noi nafconde^
Athene e Lacedemona^ che fènno
Lantiche leggi , e fùron ft ciuìli 5
fecer al uiuer bene un picciol cenno
Verfi di te ; che fai tanto fottili
Vrouedimenti ; che a wc^o nouembre
t^on giunge quelj che tu dottcbrefjU ^
Quante unite del tempo ^ che rim.embre
l^egge 5 moneta , ^ officio , e cofìumt
Hrfz tu mutato e rinouato membrei
E fi ben ti ricorda , e uedi lume 5
Vedrai te fomigliante a quella infirma'^
Che non può trouar pofa in fu le piume ^
Ma con dar uolta fuo dolore fcherma^
Hauenia fktto inuettiua uniuerf^lmenfe
contra tuUa Italia , h^ya infirge f artico;'
lamente contro a la R/|^. fiorentina, per
le ingiuftitie, fartiaìua, radine, e mal go
uerno di (JUfdi che la reggeuan:ì, Onde
jfer ironia dice, che ella fuo hen efpr con
* ferì fa di cjuffta i i gr e ffone, perche non le
tocca, Volendo inftrire, che alei toccaua
f iu che a neffunaltra, Mercè' de! fofol fuo
CHe fèrgomenfa, ìlcjual ft f lecita e jj)ro
m, ma intende nel mal operare , MOlti
han giuftitia in core. Sono molti che ama
no e uogUono la giujìitia, MA fcocca far^
di, Ma con tardità la efpijuifcono , Ver
non uenir A Larco, hauendo detto fcocca,
SEn"^ configlio, ciò è. Per non uenir a la
fcnf enfia, 0 dfferminafione,ffn^a Suono
e maturo effamine, Ma il popol Fiorentina
Iha IN fommo de la tocca , Volendo infif
rire , ihe f( gliahri hanno la giujìitia in
fitti , auenga che per la detta ragione U
tardino alcjuant), che il popolo Fiorentino
Iha in parole, ma che ne fratti è- ingiujljft
mo . Molti rifiutan LO comune incari
co,cio è', il pefo del puhlico gouerno,e cjue
fli fcno ihuoni,per frggir If inuidie ZST'
[effetti de la tirannide. Ma il pofol ùoi
f
r enf ino , fclecito di conuertir il puhlico nel
frofriuafo comodo,rìffonde fcnZ.a ejfcr chiamato a magiflrafi, e con uehementia grida, IO mi [chi
Imo, ciò è-, lo a tal comune incarco mi fcttopongo e piego . TV ricca,fu con pace, fu con fcnno^
Intende futto per lo contrario . AThene e L acedemona, Athene hehhe le leggi di Solone . Lacei
demona tjuelle di Licurgo, tutte fantiffme, e la loro lungamente e temute et cjpruate. Ma il poeta
òicepur anchora per ironia, 0 uogliamo dir per contrario, che (juffle due Kepuhliche fcUo tali legi
gì cofìituife, ftron al uiuer hene V N f ìcciol cenno, do è-, \n foco ejfetto di hene , rifletto a Fu
ren^e , la^jual fa tanto fcttiliprouedimenti ordinationi , CHr cjuel che fila, ciò è', che cjueU
lo che ella ordina del mefc dottohre , NOw giunge , Now offcrua fin a me^ nouemhre . Adinoi
fare la fua inflahilifa e legglere^'^ nel gouerno . Onde la domanda, cjuante uoìte, di cjuel
temfo che ft ricorda , eGa se- rinouata de le cofe neceffarie ad una Repulhca da lui defcritte ,
Afftmigliandola , per tai diffèui , a (jueUa infirma , che per meglio tolerar il dolore, ft ua uoU
tando hora fulunotf^horafu laltro lato , perche ella ftmilmente , per meglio tolerar il doìoi
re iel fua mal gwrno , fandaua ogni di rinouando , come dice , doffici , monete , coftumi ,
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Postillati 16
ft tmf hMunKultme dfU0,jù nd medefimo tmfo ialpeta,e di ìnfllf iiffiifmentejcrijji:.
CANTO SESTO*
E chi a me (\uejìe cofe jhjji curi^fo di uolerifienmfntefùfeYe, If^a il Viflctm, dx;
CANTO SETTIMO.
Tofcid che Ucco^ìen\e hone^e e liete
Fwr iterMe tre e quattro uolte ,
Sordel ji trajfe , e aijjè ^ Voi chi fme ì
Jirf{j che a que\h monte fijfcr uolte
tanime degne di [alir a Dìo ;
^urloffa mie per Ottauian fe^oUe ^
lo fon Virgilio ; e fcr nuUaltro rio
Lo del perdei , che per non hduer fi t
Cefi rijpofe alìhora il duca mio •
Q^uàl e colui 5 che cofa inan\i a fe
Subita uede j ondei [i marauigha^i
che crede , e no dicendo 5 hlla e , non e j
Tdl farue queliti e poi chino le ciglia
Et humilmente ritornò uer lui 7
Et ahhracciollo , ouel minor fapf'^f'^ ♦
O gloria de Latin , d't\Je , per cui
Moflro ciò j che fotea la lingua noflra 5
O pregio eterno del loco , ondio fui ?
Qual merito ^0 qual gratta mi ti morrai
Sio fon dudir la tua parola degno ;
Dimmi fe uien dmfèrno , e dt qual chiofira ♦
Torna ilpeta nelfrefente canto a Ihiftoi
ria di Sordello dimjìratido , che dofo le
graie er hnfjìe accoglien'^, che nel fre
cedente hMiam:^ uedut:^, ViYg, fer effcii
ne da lui domandato, li ftce intender chi
egli era, e di fua conditione,e Sordeh
a \/ÌYg»che ejfend:> già fcrd, era Suoni
di trouar luogo, oue la notte fotejfero fcgi
giornare , perche di notte e fcn^ ilfcle^
non poteuano falir il m:inte, orrendo fi di
codurli ad una uidna uaEe a ueder quelli
ihe per occupatione di Signorie, e di mai
gflrati, haueano deferita la penitentia,
a cjuali uenuti, diede loro la cognitione di
mJti princifi e magnati cherano in (jueh
la . ^' VOjcia ihe le auogìienl^
honefte e liete, Dopo le prefitte accoglien',
'^e , fffenìoft bordello al(iu<in(o re tirato,
domanda chiefft fsno, hauendo lor prima
detto chi era luì, Virg. li r.ff onde, che le
fue o(fafiiron fepolte per Ottmano prirna
che ianime degne di [dir al cielo fifpra
uolte C7 indriz.'^te a (juel monte . Ver,
he Virg.mort al tempii d'Ottauiano Aw
0uRo iranl^ a lauenimento ii chrijìo, che non era Vur^, ma tuui andauano a linf. Dandogli a
conofcere comegli era Wirg. e che fer nejfuna rea opera hauea perdutol cui, ma fc amente perche
no hehhe la fide ChriRtana, E mojìra da c^uanta ammiratione f^jPprefc S.rdeh dhauer o ueduti
cuitii, e con cuanta reueren^ x7 humilta h ritorno .d aUracctare, 0 V. ftppig'aa d minore,
A ^uelluogo ahual f^fpende, c^uando ahhr.ccu, chi e- digrado infiriore, cioe^, giù haffi re,
uerentemente chinandofi, E dopo le dehite loie attribuitoli , Sordeh b dom nda ancora [egli uien
r Inferno . E Di <lual chiofira , E di ^lual cerchio , effcndo cjuello diftinto m cerch , e chioflra
fjpr ogni chikfo e circondato luogo , come effi cerchi fcnQ .
Ver tutti i cerchi dd dolente regno ,
Rifpofc luijin io di qua uenutox
Vntu dd cid mi moffe'^e con lei uegno
Now p^r fhr , ma per non fnr ho perduto
Di ueder Ulto foh^che tu defni,
E che fu tardi da me conofciuto ^
Luogo e U gm non irijlo martiri ,
Rijfonde \irg. cme mojfo ia ii ìm uif
tu, egli era, mediate (Quella, uenuto (juiui
per tutti i cerchi de Vìnf, e che NOw per
flre, ciò e-, Now per hauer of erato male,
MA per non fàre^ M^i per non hauer opei
rato tene e drittamente, come fìron iprni
ii prtiri del uecchio iejìamento illuminati
ia lo fj^irit^ fmo^ Uuea perduto di ued<f
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Postillati 16
I^VRGATORrO
Mei di tenebre filo oue i Imentì re lAh fole, do^, ilfcmm llkch
Kon fincin , come guaì ♦ ma fin fifpirr^
Quiui fio io co paruoU innocenti
Da i denti mot fi de h morte duante^
Che fijfer da ìhumana colpa efinti ♦
Quiui fio io con quei *y che le tre finte
Virtù non fi uefìirOj e fien\a uitio
Conobber lahrc , e fi^guir tuttequantc ,
Ma fi tu filile puoi j alcuno inditio
Va noi *j perche uenir pojfiam più tofio
La ; douel Purgatorio ha dritto initio ♦
SùrMo Jffidfratia c/i ufiere^ e chftcìri
fu nmfàuo Ja lui, pmhf (jutinh
lo fOMoMr , fYA già nel Limk Kon trijìì
lim<xYtÌYÌ, rYia fclmfnteiaofcuYe tfnr.
hf, er ^ut i imentì non fuo-nan come
guai, che U maYÙYi nafcano, rr.a fcno fof
fÌYÌ^feYÌo dffideYÌo,chefcn^a ffeYcin^^
dhaueYlo mai hanno del cielo, Onde nel
juaYfo de rinf. che fcn^a JjeYne uiuem^ì
in dtfo . Cluiui dicffldYp co faYuoli ini
nocenti morfi inan^i che haueffcYO hattefi
mo, il (jualglihaueYÌa fitti efcntì dia Ihuma
na co^fa de! peccato originale, E con cjuelli che non ft ufiiro le tre fante mrfu, ciò è^. Fede, Speran
^a e Carità, che fcno dette Theologiche, Ma uiuendo pnZa Mo, e fecondo la legge de la natura,
conobbero laltre, ciò è, le tjucttromoYali, VYuientia, Qiufìitia, FOYte^^a eTempeYantia, B (juei
fìifiiYon i Gentili e moYali Filofcfi, de ejuali uedemmo nel freallegato luogo . MA fe tufci^ Torna
Virg. ultimamente a domandar Sordeto de la uia più tojìa da giY al Purgatorio .
Rf/J)c/è ^ Luogo certo non ce poflo i
Licito me andar fu , e^T intorno t
Ver quanto ir pojfio , a guida mi taccofio ^
lAa ucdi già , come dichinai giorno j
l^t andar fu di notte non fi puote^
Veto è buon penfar di bel fioggiorno^
Anime fieno a defìra qua remote x
Se mi confimi*^ io ti menro ad effie^
E non finT^a diletto ti ficr note ♦
Come è ciò ifù riJpoHo : chi uoleffi
Salir di notte ^fira egli impedito
DaltruUo non firia^che non poteffei
El buon Sordello in terra fregol dito
Dicendo 5 Vedi ^ fola queHa riga
"Non uarchereHi dopol fiol partito }
No« però che altra cofia deffe briga ,
Che la notturna tenebra^ ad ir fufio •
Qj4ella col non poter la uogìia intrigete
V^en fi poria con lei tornar in giufi ,
E paff^isjar la cofìa intorno errando ^
Mentre che lcrÌ7^ontc il di tien chiufio ♦
Non è dato a negligenti alcun frofYÌo
luogo, feYche in uita non thanno fYOpi
nuto alcun certo fine, Et è- lecito a Sor;
deh landarfufc, ma col fole, do ^, aiui
tato da la illuminante
gratta, fere
he di
notte, ciò e, con le tenehre de lignorani
tia, non fi può faliYe a la contemf lattone
de le cofe diuine. Onde il Saluatore, Am
lulate dum lu.em haheiis,ne tenehre u^
compYehedant, Et ^ luogo tolto da VÌYgm
nel \i. Nudi ceYfadomufJucif halitai
mut ofacis, RipaYumij; torci, (ST frata
yecen ia riuis Inolimus . Ma perche n<in
fi può femfrejìarin tal conterrplatione^
che hfcgna alcuna uolta un poco ripofar U
mente, Sordello effcYta, per nò tenerla in
odo, che ft dehta effrcitarein (gualche di
letteuole cr honefìa conftderaiione, cowf
fiiya ne la cognitìont de le anime, che dii
ce effer^ defìra remote da loro, A lejuai
li fi offrrifce menarli , Poteua aduncjue
SordeUoper fc fìeffc conduY Wirg, e Vani
te, do e, la ragione tlT ilfrifc, a la coni
pmofi, che iè
fideratione de glihuomni
fitto ueiremo, efpndo propria cofa da lui, per hauer di <jueSi ne la jua opera lunga hifloritt trattai
to. Ma n^n poteua fcn'^ il diuino aiuto condurli a la contemplatione de le uirtu, efpndo juefta fc^
ìmente opera d< la fiaa Mogia, Onde dice accofìarfcli tanto jer guida, ju<into Ae foteua ani
hre •
CANTÒ SETTIMO*
come e' do fu r''j}):>jìo, la ragonf humana nort intenie de U igmantia tolga uia la
\omtme de le uirtif[ Ma'sM.o lifcTo ia tal hmanita le dice, che effa tgtìorantia , da ìaijU
fìafce il non ptere, IKiri^a, ciò è^, Imfeiifce la uoglia, che effa ragione ha di uenir in tc:l cùgni
tme, [enhe colendone far froui, conofce di non poter fn'^ il diuino aiuto . M^* dicefoierfi Une
con tal ignoY^fia andar in giù t7 intorn:^ errando^cio e-, Intrar ne la co/ideratione de le tofc teri
me e haffe MEntre che lenente tien thìuf: li di, Tat^ che lintelleUo e^priuato de la diuina luce ,
hthorA il mio \ignoY , c^haJi ammmnlo ,
Menane , di\Je , dunque la , oue dici ,
Che hauer fi fuo diletto dimorando^
Poco allungati cerauam di lici^
Quandio maccorfi , chel monte era [cerno
A guifaj che i uatlon li fceman quid ^
Ccla^dijjc queìlombraynanderemo ,
Oue la ccjla face di fe grembo ^
E quiui il nuouo giorno ajj^etteremo ♦
Tutte le cofc , che fer humafia ragioni
«ow fi fonno comprender con Imfflletto,
àanno femore ammirafione , Onde noi,
comunemente, le [demo domandar mira^
coli. Amminwdoft adunque Ihumana
ragione, che fcn'^a il lume de la diuina
grafia non fi pffa tranfcendere a la cOi
gnitionedele diume uirfu, effcnk fclai
mente ofera la lei , lacjual confifìt ne la
pera theologia , per non fffvder il tem',
fo in odo, fina tanto che da ejuella torni
ai fffcr illuminata, condefcenée al efjlr
lecjuali giudica nondimeno che le halhiai
condotta ne la conCideratione de le cofc fiu lafp . , ^
no ad effre di gualche utile diìett^tione . COla, diffì cjueUomlra , nanderemo , Acconfcnf
titochehhe \Jirgiliodandare ,ouedicea Sordeh^egli lir>:cjìra iUuogo , oue intende di uolerh
menare , ilcjuaf era da una de le parti del monte , la doue la cojìa di cfueUo ¥Ace grembo di /?,
rar gremho fi e- leuar la parie dinavl^i. de la uffla, e farla at^a da poter ricettar alcuna cofàche
homo ui uolfffipor dentro, Aduncjue, la cojìa ii (jurfìo monte fi^ ce a gremho di fé f^orgendo fuori
0dcuna comauita in firma di uaQe^ che non era ripida comel refìo di lei .
*Tra erto e fiano era un fentkro fghetnho j
che ne condujje in fianco de la lacca
la j oue più che a me\p more il lembo ♦
Oro 5 & argento fino , e cocco , e biacca j
Indico Ugno lucido , e fireno ;
Frefco fmeraldo in ìhora^che fifiacci',
Va Iherha e da li fior dentro a quel fieno
Vofu j ciafcun Jària di color uinto ;
Come dal Juo maggior è uinto il meno «
l^cn hauea pur natura lui depinto j
Ma di Jiauita di mille odori
Vi fitceua un incognito indiflinto^
Salue regina in fui uerde e fu fiori
Quiui fider cantando anime nidi ;
CU per la uaìle non parean di fiori ♦
Defcr'ue ìa uia ^ il luogo per lajuah
al(fuale effifii^on condotti da Sordeli
lo. Era, dice, fcntiero fghemh,
cioè-, VriD fìretto e torto calle, TRu
erto efiano. Tra la coffa del monte fu ali
io ala fmifira , t^ il piano de la uaUe
giù haffc a la defira, CHr , llc^ual fini
tiero, ne condul}e IN fianco de la lacca,
CIO e-, Dct /imD de Un de U ualle, O Ve,
Kelacjuaìe , IL lemh muore più che a
nif^o , ìlleYrh intende per cjudla pari
te del monte, da lac^uAh^fla giù ne uah^
fìi , prendendo la fmilifudine da la uei
fia , perche lemhi domandiam<o le parti di
tìueda , che uanno ^iu da la dfjìra e da
(a finifira parte. Onde nel decimocjuinfo
dePlnfrrno diffe di Ser Brunetto latif
Cofi aioiàiato da mi f^m.iglia,
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Postillati 16
PVRGATORIO
Ttii mofciut^ lei un che mìfrefe Ver h lemh e cet. e coft come fé mifrMmù uno ii auei
flil^>nhiunpcOftugiucheame^,eneficeJPm
rouerrehhearnorirefiuchectrn^,ferchefarehhen,n fiu lemho ma aremh, Coft la varie di
cueflo rnonte,che dal fevfiero f^hembo calauagutne uaìlm, fi^cefìa più hafc che a mf?ò difc arem
hojtcheuemuaadejfcre una ficciola ualle^dalun debfi deb^^ale ftiron condotti da sfrdeU
lo per cjuellofghemho fcntiero . Maper meglio dichiarare la defcrimne di auefìo luop fitta dal
foefa intenderemo , che Virgilio e Dante fdiuano il monte [ii adriUura , e che intefc da Sori
dello non poferft di notte fnlire, ufciron digrada , er auiaronjfi pey uno ftretto fendevo, che a del
fìra cofìeggiaual monte . Dalcjual fcntiero furon condotti, non da la parte dinan'^, ne da aueh
la di dietro, o Wògliamo dire, non di fopra, ne di Cotto, ma in fianco, ciò e-, da luna de le farti
duna picciola ualle chel monte fkceua un poco più baffo che a me^ la fua cofta, tacjual intenie che
lauejfe Ufo principio dal fentiero jghemho . ORo argento fino e cet. uMiamo ad inten^r
dere, che fjfendòft cjuffìi magnati, eh? difetto uedremo, e/Jèrcitafi di (jua ne lattiuauita, e dileti
tatof ne glihonm, degnitcf, frgnorie e fiati, cofi che molto dilettano, ma tofto uengano a meno,
Onde haueano difftriio la penitmia , Hora fcno pofti di la fra uerdi l.erleUe e fiori di uari coi
lori e foau /Jimi odori , che dilettano i [enfi efieriori del corpo, ma tjfiomeiffimamente ufngono
a mancare , fino a tanto che uadino a preparar i fcnfi interiori de Lnimo a la dileUatione de le
co fi eterne , e che non mancan mai , Coao e un fiore del cohr. del 'Affittano . Indico e* di coi
lor tiauoy 0 uogliam^lo dire a'^rro , è- adoperato da tintori , Per h legno lucido e freno ini
tende lehano, tlejual ^ negri/fimo e lucente . FRefco fmeraldo, lo fmeraldo è uerde, e ^uani
do fi fiacca, o rompe, fi dimofiia in tal rottura di molto più uiuo tST accefo colore, che non fi in
fuperficie, fer hauer in c\ueRa già perduto alquanto de la fua uiuacita , Vofie adunque tuUe quei
fte cofe , VEntro a quel fcno , ciò e'. Dentro a quella ualle dice, che fariano uinie di colore da
Iherha e da fiori che erano in quella, non altramente che il meno è- uinto dal più, E foggiun^e,che
natura non haueua pur fidamente dipinto in quel luogo quefti tanto per fitti colori , ma ui ficeua
difcauita DI mille, ciò e', Dinfinlti odori, che da tanta diuerfita di fiori tir htrhe ufciua, VNa
incognito indijìinto, ciò e', Vn non intefi c7 ind fiinto odore , Perche tal fauita non fi poiea difi
cernere che nafcefjì dalcun f articolar odore , ma da tutti quelli , che da luniuerfita e diuerfita di
tali htrlette e fiori ufiua , SAlue Regina, Erano in quefia ualle anime, lequali,per effer deni
irò da quella giù haffi [mate, no parerne difitori, e fiandofi fu Iherle e fu fiori c^tauano la Salue
Regina, Oratione fitta a la Vergine madre, laquale,fi come tra noi fi canta ne l'ultima hora c4
ftonica, ^l fine del di, c:ifi era da coftoro cantata ejjendo fipragiunti da la fra »
Prima chel poco foie homaì fanniii ^
Cominciol lAantoudn , che ci hauea uolti^
^ra color non ucgliate j chio ui guidi ^
Vi queffo hal'^ meglio gjmtti e uclti
Ccnofcerete uoi di tutti quanti j
Che ne la lama giù tra ejfi accdlth
Colui ; che più fied'alto ^ e fa fembianti
Vhauer negletto ciò , che fiir douea^
E che non moue bocca a glialtrui canti}
Adolfi Imperadcr fii ^ che potea
Uauenh SordeHo condotto Virg, e Dani
(e da lun de lati che fcprafiaua a la uali
le, giudica, inanimi che il fole uada fctto in
Occidente, che già uera uicino , fa da
firmarfi quiui, oue effi erano a confidei
rare gliatti e uolti de lanìme cherano giti
laffo NE la lama , ciò e-. Ne la uaUe ,
Perche meglio fi difcerne una moltitudii
ne dalto luogo, che a fender giù laffcal
pari di quella. Imitando Virgilio nel vi.
oue finge Anchif uoler mofirar ad Enea
juei fimofi Immani ^ àe di lui domi
CANTO SETTIMO.
%mr U ftu^e -, chnno Italia mortity no ufcire licfnh, Itiumuìm c<ifìi^uni
Si che mài ^er altro fi ricrea ♦
tahro*^cU ne h ui{{a lui confòrti ^
Rejfjt la terra jdou( htcqua nafce 5
Che Molta in-hlbia,^ Mbiain mar ne^orta
Ottachero hebhe nome--, e ne le fiifce
Fu meglio afjai , che Vincidao fuo fi^io
l?>arhuto cui lujjuria ^ otio p<ifce,
E quel ì^lafitto che fretto a configlio
Var con colui , cha fi benigno a^mo j
Mcn fuggendo , e disfiorcindol giglio ♦
Curiate la, come ft battei fctto,
Laltro ucdete , cha fiitto a la guancia
Vela fiia ^aìm:i Jojpirando letto ^
Vadre c fiioccro fin del mal di tranciai
Sanno la uita fua uitiata e lorda ;
E quindi uiene iìduolj che fi li lancia^
omnes Lnp ordine fo/Jìt Aduerfcs Itt
gtrtytD uenientum ìifctre uultus .
E la j^rimti che Sordtllo mofircffe loro,
fùjuella diRidolfvdi Sanfo^naRe de
Romani . Cofìui , fecondo che ferine
il Miìlani al xliiij, del fittimo lihro de la
fifa Offra , chiamato da Gregorio deci*,
mo in Italia, come (cttofena digyaue cen
furahauea fromeffodi uenirf fer pcfpr
al raccjuifiodi ferra ferita, CT" ordinar
le cofc d'Italia , che ferie farti Guelfi
e eh lied ir, e era in ffffmopato, mn uolf
le f affare ejfcrJo occufato ne le cofe de
la Magna , Onde il foeta in ferfcna di
SirMo dice y che CjUando jxffe fcffto,
pfeua fonarle fle fi^g^^ j (-he Ihaueaf
no morta , MA non moue tocca agliai}
fruì canti, ciò e-. Non r fronde al chia$
marche lo ficea Gregorio in Italia ,
E Tardi ft ricrea , E tardi f rifirma fer
altri , fer che lifuoi fucceffri ftmilm.en^
te ft curdn foco de la fua ruma . L A//rO chf ne U uifìa lui confvria , no e-, Laltro che effo
Ridolfv conforta guardando. Tu Ottachero, atjuale Ridoljv refìifui il regno di Boemia, che frii
ma haufua tò'to al fadre , e ftcelo fuo genero . Ne lacjual Boemia, ciò è-, Kel gran hùfco cht
dogniintorno la circonda infvrrtia di ghirlanda, nafcano jfrincifalmenfe due n:tahiliffmi fiumi,
AÌhia da Oriente , e corre dentro al regno uerfo fcttentrione, oue poi atirauerfto V if^it^ deffo
lofco, i<a fer lunga uia a metter ne l'Oceani Germanico . Molta, kuenga che Molda da cjuelli
ieipaefcft dica, nafce dame^ dt, e corre medeftmamente dentro al regno uerfc fcttentrione, efap
fa fer me^ la v!aga città princifale di tal regno , E fci miglia Te defche fctto di quella mette in
Alhia . Diremo adunque, che Ottachero tenne L A terra, do è-. La Boemia, doue nafce Uci
<jua del fiume Molta, Lacjual acijua ne fona effa Molta in Alhia, tir Allia IN mare, ciò ^, Ne
Voceano Germanico, come di fcfra haUiamo già letto , Tu Ottachero giufìiffmo e uirtuoff^
moRe , T.t ofero affai meglio , come uuol infirir il foeta , efpndo tenero fknciuUo, chel figliuot
lo \/incislao efpndo huomo , fer che fii luffhrijfo , e Yifieno di molti uitij , E Q^uel Nafitto,
Tiìiffo Redi Francia cognominato NafcHo ^moffè guerra a VonViero d* Aragona , ilcjual ef^
fendo morto in lattaglia , Ruggieri amm^ir aglio de la fua armata , ruffe larmata d: Tilifi
fo , con la eguale gJierano fermare condottele uettouaglie , Onde cofìretto a lafciarla imfrei
[a , fi morì friggendo , di dolore , e gran farie de fuoi difime , ET i{fì<irando il giglio , Veri
iheltal rotta fii a tutta Trancia , lacjual forta tre gigli , d'incrediiil detrimento e danno . Ver
colui che ha fi ienigno affetto intende di Guglielmo di Nauarra fecero di Tiliffo Belìo iniei
fi fer lo mal di Trancia , effndo fiato amhora di cjueOa feffmo Re , e figliuolo di effe Tilifi
fo KafcHo , Aduncjue , fi come dice il foeta ,luno è' fueroe laltro fadre di TiliffO Beh
lo mal di Trancia , Onde anchora fmilmtnte per fafer la fua uitiata e /oyJ(< uita , il fadre ,
del dolore , fi Uuel fetio , Et il filtro fcj}irando^ ha fiiuo a la fua guancia de la falma dt
z a
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Postillati 16
PVRQATORro
U mano. Come fk chi ofpeffo ài graue LUr ii mente , E Quinli, do i-, E U p.^fY tal fig
uitiata ulta , uien il dohre CHe fili lancia , llcjual fcgìiciuentae geUa a hffo y cme uud m4
firire . De la federata e uitiofa ulta ài quejì^ Viliff:^ Bello , tratta il detio aulire in fin luiphi
ie hnau^ hhro de la fua opera, e ffetialmenfe al Ixxx. Cap. doue narra la fraudolente elezione
fitta ferini interdetto da Santa chiefa, di Mejfer Ramando del Quafcone Arciuefauo di Bori
ieaut ,in Vapa clemente cjuinto ,hauendo frima capitolato fico di jnello^de m ricompeni
fa dm tanto malfiuo , intendeva configu'.r da lui .
Quel j che par ft membruto , e che Jaccorìn
Cantando con colui dal mafchìo najò j
Vogni ualor prto cìnta la corda i
E fi Re dopo lui fvjfc rimajo
Lo gioumtto 5 che retro a luì fiede ^
Ben andana il uaìor di uafi iti uajò *
Che non ft fuote dir de Ultre rcdet
Iacopo , e lederigQ hanno i reami x
"Del retaggio miglior neffun pojjiede .
Per il memhuto intende di PiVrro ii U44
uarra, huomo, fecondo che dicano, molt^
compeffo e rohufio del corpo . Coflui hei
le tre figliuoli, Iacopo, Federigo, e Don
Alfimfo, Iacopo regno dopol padre in Ar4
gona , Federigo in Sicilia, Don Alfini
fi, per ejfcr il minore,nmafi fcn'^ r^gno^
ma il poeta uuolinfir ire, che fa herede de
le uirt^ paterne. Onde dice, che fi fijfi ri
ma fi R e dopol padre, chel ualore, de^ual
il padre era dotato, andana DJ uafc in uà
fc, do h, Duno in unaltro giufto e ualorofi Rf, cjuetlo che non fi può dire DE lalire rede, ciò ^,
Ve laltre hereditarie cofe , Perche Ultre fino ordinate al corpo, e per ejfir in potefìa de la firtui
tta, non è'fialihta in loro , Ma la uirtu el ualore che fin:^ ordinate a Lnimo, non pateno accidente
alcuno . Vero dice, che ìacofo e Federigo, effindo uitiofi ^ i^giufli, neffun di loro poffiede DEI
miglior retaggio , ciò e. De la miglior heredita, che era il ualor paterno , deljuale Don Alfvnfh
fera cinfo^ Onde dice, che fideua in juel luogo dietro al padre .
ìlade udite rìfurge per lì rami il poeta filue in (juefio luogo un dullìo^
Lhumana prohitate t e quefìo uoU ^^«'l ^ > cheeffiniol padre fiato uin
Qjtcì , che la da 3 perche da lui fi chimi , > ì'^ 1^^^ cagione fia uitiofi il fii
Ancho al nafuto uanno mie parole
Now men che a laltro Tìer j che con lui canta
Onde Puglia e Vrouen\a già fi dole^
Tanto è del fime fuo minor la pianta 5
Quanto più che B^eatrice e Margarita
Cofian'^ di marito anchor fi uanta ^
gliuolo ,Onie dice cjuffio auenire , per 4
che effendo idio datore de la probità e uif
tu de Ihuomo, uuoìe ancora che da lui fi
ricortofia , Perche fe le uirtu de Unirne
itnd«iffiro per heredita , come ueggiam(ì
ffefie uolte andar cjuelle del corjfo, neh
jufil il figliuolo ft rende fimile al padre,
noi le riconofieremmo medefimameie dtt
lui e non da Dio, ilcjual filo difiriluifie la uirtu in tutti , e laffà in arbitrio di ciafiuno di foterU
frender e Ufiiare, come la pu parte fSinno, Onde dice, che la prohitate humana rifurge rade uoì^
te per li rami , ciò ^ , che la uirtu del padre , che fignifica lartore , figuifa rade uolte ne figlia
uoli fign'.ficatifer li rami . ANco al na fiuto uanno mie parole. Torna a trattar di ejuel dal ma fi
(hio ncifi, ciò e', di Carlo primo giufto e uirtuofi Re di Puglia e Conte di Vrouen'^a , Onde, ciù
è-, Delcjuale , e luna e Ultra di quelle già fi dole ,fer hauerle lafiiate in preda a Cailofcconi
do fin figliuolo peffimo e uitiofi Re , TAnto è del fime fuominor la piantagli figlino^
U e fime del padre , Onde nelter^ de l'Infimo . Similemenie il mal fime d'Adamo e cet.
Aiunjue^
CANTO SETTIMO*
Aiunijuf,ffY b fcmf ii Carlo f rimo intenie Carlo fcconio , Beatrice fu lomct ii VelerigO "Ri
ii Sicilia , Margarita^ Do« lacofo Kf d'Aragona, ciafcun figliuolo ielfcfra ietto Don Piero,
legnai flim:ìglte Goflan^ figliuola ii Manfredi, come iifqra nelter^ cam^ hahhiamo uedw.
io . Dice aduncjue, che l A fiata, do e-, la uirtu del [me di Carlo frimo, do e. Di Carlo fccon
io fuo figliuolo, e tanto minore , (guanto Coflan'^ donna di Don Piero fi uanfa ii miglior mai
ritofiu di Beat, donna di Tederigo,e di Margarita donna di Don lacop, lacjualcofa imprta,che
tanto degenera in uirtu Carlo fecondo da Carlo [rimo, guanto Tederigo e lacoj^o da Don Piero .
Arrigo d'Inghilterra pt, come dice, ii
fimplice uiia , e non ii cjuella fi m^f lidia
che fùttrihuifcf ai ignoraniia, ma che na',
fce ia ftnceritae furiia iammo, De lai
cjual èfcritio , vfioie fruienfes fuut feri
fente! KfT fimflues ficuicolumìp. Sei
ieua feto, perche tra fiato di fclifaria uii
fet. Et hauea NE fi oi rami , fio ^, Nf
Vedete il Re de la femplìce uìta
Seder la filo hrrìgo d'Inghilterra t
Q^uefli ha ne rami fiuo't miglior ufcita^
Q^uel ; che più hajfo tra cofìor [atterra
Guardando in fiifo*^e GuglieìmoMarchcfe ^
Ver cui Meffàndria j e la fua guerra
Ta pianger Monferrato , e Canauefe ♦
fioiiifcenienfi. Miglior ufdta, Viu luona e utYtuofa frole ii Carlo prim.o, e ii Don Pino, che
itfcpra haihiam.o ueiuio . QVelchepiu laffc, Guglielmo Marchefc ii Monferrato, come ferii
ue il Villani al cxxxv. iel vy . ie la fi<a ofera, fii ìfrefo ia gli Alelfandrini fuoi inimid, E ffrhe
hfiron morir in pregiane, nefcgui mortaliffima guerra ira hfo e figliuoli, lacjual dice, chefni
ceua pianger Monfirraio e Canauefe^ memhro aUhora ieffi Alfffminni, E cfuefioper le ocàfoni,
ruine, e prede, che feguiuano hora da luna asr hora ia Ultra inimica parte . Copuifattmai
ua più haffc, perche era di grado infiriore a prefàui ^e,E guardala in fitfc, come defiderofo
iandarfi a purgare e poi fedir a uita più heata ,
CANTO OTTAVO
Tra già Ihora*yche uoìge il dijio
A nauiganti , e intenerifcel core
Lo dij che han detto a dolci amici j AD/o:
E che lo nouo pclicgrin damore
Vunge 5 /e ode fquilla dì lontano ,
Che paia il giorno pianger , che fi more J
Cluandio incominciai a render nano
Ludire 5 & a mirar una de Ulme
Surta , che lafcoìtar chiedea con mano ♦
lUa giunfe , e leuo ambo le palme
Ikcando fiocchi uerfo lorìcnte 5
Come diccjje a Vio^Valtro non calme*
Te luci) ante fi deuotamcnte
Qliufii di bocca con fi dolci note^
Che fece me a me uf 'cir di mente x
E ìaltrc poi dolcemente e deuote
Seguitar lei per tutto Ihinno intero
Bauendo gliocchi a le fuperne rote ♦
Seguita il poeta nel prefenfe canto la mai
feria lafdata nel precedente dimofiranda
per circollocutione, che era Ihora de la fa
va, (juando lanime di cjuella uaHe, finita
che Mlono di catare la Salueregina, egli
comincio a non udir più cantare, ma filai
mente a mirar una di juelle, lacjual leua
fa in piede, a giunte e leuafe mani al de
lo,pregaua dffpr afcoltata, E diuotamen
te comincio a cantare Te ludi ante termi
fium, elaltre feguitaron cjuefia pertuti(y
Ihinno . llijual finito, uidero due angeli
con due afficate e ff untate ffade fcender
ala guardia de la ualle . Scefi poi, per
confino di SordeOo giufc in cjuella, il poe
la conoUe, e fii conofduto da kmhra di
Kino giudice già del giudicato di GaUui
ya iìsardigna, coltjual hellt parlarneni
io . Mofira poi Sordello a Mirg, una tii
z Hi
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Postillati 16
pvrgatorjo
fcia, chf ia cem farif rya uenuta tif U uaUe, cantra de lacuale fi caldYW li lue angfli^e (jueSa
fififggh f h Sordftto intepro, che eUd era lauerfario nofìro . H« il fotta pi farlamenio con
Currado Ma!ajj?ina, dacjual domandato, e da lui intefo nuoue del fuo faefc di lunigiana, mofìrA
the li f re dica, fecondo che h finge, il fio fìtturo effiHo . ^ ERa già Ihora, che uolge il
iifoy Nr/ jfrecedente canto il poeta ha in più luoghi dimojìrato, chf fra già uicino a la fra, hora
éefriue (juella per due molto poetiche e (juafi fmili comparationi dicendo, che era già Ihora che
uolge il difo, VT intener fcel nre a nauiganti, i(jua!i hano il di detto, A Dio a dolci amici, Verche
fjpndof la mattina partiti del porto,doue a dolci amici, ne! prender cmiato, haueano deUo Adio,
e ricordand:>f poi la fra di quelli, infenerifce loro, per la grande cffettione, il core uolgtndo il de^
fiderio che hanno di <juelli riueder indietro, E cof amora dice, che era Ihora, che funp damor
il core al nuouo pellegrino, f auiene che oda di lontano SQuilla, do ^, Campana, chf paia piani
^eril di èefimorejfenhe flpndofi,/ìmilmfnt/, la matùna partito ia /io/, onif dice effcr nm
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Postillati 16
CANTO OTTAVO*
u^^ffllr^rini, fmt/fcf inma.fenpndopih U^ienadep fUnlol cofela Umre
poyM /oyo uedendoft friuafo di fotfyli uedere . Ira ndu^jue, dice ìnfcntentiajhora de la fera.
Quando io incminciai A Render uano ludire^ ciò e^Anon udir jriw, ferchf hauendo quelle ami
m finito di cantar U Salueregina, che nel f recedente canto hahbiarro ceduto ejpre fiata comini>
data da loro, il foeta incomincio a no udir fiu cantare, ma a mirare una di quelle anime, laqual
SVrta, ciò ^, leuata ft{c in f iede, deuotiffimamenfe chiedeua a Dio lAfcoìtar con mano,cio e ,
Tacend^Ji <x giunte e leuate mani [egno, come quando a lui uogliamo orare, che la uolt/Ji afcoh
tare , Ad imitatione d'Ouid. nel primo , Qtti foftquam uoce manuq; Murmura comfrefj t , tei
mere ftlentia cuncti . E nel fc^lmo Ixij, e- ferino, Benedicam te in uita mea, cr in nomine tuo
Uuah manus meas . Uccando gliocchi uerfc briente. Ottima di tuUe le farti del mondo, jferthe
ia quella ne nafce la luce del fole, ciò è-, la illuminante gratia. Onde il Pei. ne la pimafian'^
li quella Can^. O affettata in del heata e h(lia,mijìicamente parlando^ de la hanae del uentò,
ilqual dice che la condurra per dritn/fmo calle Al uerace oriente , oueUa e uolta. Et il foeta fieffo
rei primo de Vlnf. di quella diffe, che mena dritto altrui per ogni calle . Come dicejje a Dio,
V Altro non cclme, Daltro non mi curo, Tar.io era, cornee uuol infirire, afiratta inlui. Et ufcilli
Ribocca fi deuotamenfe, e con fi doUi noie Te lucis ante, che per tal doLe^yt lo fice domenticar
ffieffc , E lalfre anime feguitaron quella a uerfc a uerfo per tuUo Ihinno intero , E fin a qui^ mi
non kfggiamo cofa , che porti fico allegoria, come altri fanno •
A^M^^d qui lettor ben fiocchi al uero x
Chel uelo e hcra ben tanto fcttìh
Certo 5 chel trapafjàr dentro e Ugiero ♦
Io u'idì quello efferato gentile
Tacito p-/c/ii riguardar in fiie
Qj4aji affettando fallido O' humikt
E uidi ujcir de ìaho , e fcendcr gtue
Due angeli con due Jpadc affocate
Tronche e prinate de le punte fue t
Verdi , come fògliette pur mo nate ,
Erano in uejìe -, che da uerdi penne
Tercojjc 5 traheu^n dietro e uentiUate ♦
HaUlamo di fipra ueiuto , che per uei
derfi quefif anime priuate de la luce del
file , ciò è', del lume de la Jiuina grai
tia,finoal ritorno di quella hauer doi
mandato aiuto a Maria ufrgìne, e tòltola
per auocata dicendo ne la loro oratione ,
Eia ergo aìuocata nofira illos thot mifc9
ricordes oculos ad nos conuerte e cet.
Voi ne Ihinno Te lucis ante terminum re
Yum creator pofcimus ut filita clementia
fts prefiil a cufìodia e cet, llqual fi cani
ta fimilmente la fera ne lultima hora, ha
uer iomandato a Dio, che le guardi da
ogni notturna finta frr a , da ogni tentai
ime, e da ogni cofa che pojfa nocere
Hora mofìra tal oratione effere fiata, mediante linterceffme di Maria, cornee uuol infirire, da
Dio ejj..uiita . Mrf il poeta cmmonifce prima ti lett:>re , che detta lene agu^^r glioccU de Un',
uUm Al uero, ciò è-. Al finfo allegorico , perche II uelo, ciò è-, il finfi literale ^ hora hen
TAnto foUile, do e. Tanto difficile a poterlo- allegoricamente interpretare, chel trapaffarlo fini
^ trarne effi uero fcntimento , è leaier cofa , STando fimpre ne la fimiltudine de gliocchi e
éel uelo . Altri hanno intefo, che il poeta UUia uoluto dire, effir legier cofa a poterlo intendere,
Ma per qual cagione ammonireUe più in queflo luogo il lettore ad agu^Tiar lingegno, che shalhia
fitto per inan^i, fe ne inteniefifc dhauer a trattar di cofa più fittile e d^f fiale ad intendere, come ue
iremo difetto figuire t IO uidi quello ejfircito gentile, Unito Ihinno, diceche uide poi quella con
grejatione damme, laqual domanda CEntile ejfinito, do e , Noti/f ZÌT 1 letio numero, T Amo ,
pafido, C7- humile, che tutti fino fegni di timorofa reuerentia, riguardar in fi.e, q^afi ajfeticin'f
do, do è. In atto, come [egli aJ^eUaffi (ofa che gerafifi imr Hfnire, Verghe hauendo druotamenU
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Postillati 16
PVRGATORIO
lomdnlatù Uuti a Dioiche iifcpya Uhiamoueduto, ajfettaua, t ffftaua chf haueffe
e a ueniYf
Onde due che mdeufciY de Ulto e fcender giù due angdt con due ajficafe Me e cef. lauali art
geli, intenderemo effey cjuelli, che doplhinno difofya ieuo, ultimamente ne la medefimahora fi
domandano a Dio, che haUtino tra noi CT a la rtoflra cuftodiain ciuellaoYafione,Vi/lfa aueL
mus domine habitationem ijìam, far omnetinftdiat inimici ah ea longe repelle, C7 anjpeli fui fan^
cti hahitent in ea cjui nos in face cujìodianf e cet. E moralmente, noi lintendilmo peydue de le di
mneuirtu detie theologiche cioè',peYlafideepeYla Jferan^^, fcn^alecjuali, noinon roffiam^
mentaYe dejfer aiutati ne effauditi da Dio, Onde V Apojhlo, Sine fide impoffihile efl piacere Dea
E de la fède diffe, perche da tjtiflla nafce poi la fferan^a, E de lejuali uirfu armati, pofjìamo da
mi glimpedimenn renderci ficuri. Onde il Saluatore, a diuerfx infirmi da lui fc(nati, lUes tua
te faluum ficif . Haueano due jfadepriuate de lefue punte, frano affvcate, che fignificano la
diuina giufìitia uerfo del peccatore proceder fen'^fcueyita, ma con ardente carità ^ amore che
dinotano la fer'^ diurna uirfu. Erano in uefte uerdi, A dinotare, che tali uirtu hanno da effcr
fmpre uiue a' accefc in noi, E percofp e uentiRate da uerdi penne, ciò è^, moffe aitate da uoi
ler diuino, Verche idio, il(jua\ fmmamente ci ama, e uuolla falutenofìra,moue fempre cjuejìe
uirtu in noi, cjuando con ffruore cr humilta ci uol giamo per aiuto a lui contra de le diaholiche ten
tationi. Onde il Pet. nel Son. lo fon fi fianco fattoi frfcio antico, Q^al grati-, c^ual amore, o cfual
deflino Mi darapenne in guifa di colomha, chio mi rìpoft e leuimi da ferra i Et il Prof, nel [di
mo liiif' . Quis dahit mihi pennasftcut columlf, tr uolak, ^ rejuiefcam E fe hen confderia
mo, neffun miglior fcccorfo ne può effy contra ogni humana fragilità, che dhauer ferma fede,
induhitatafferan'^ in lui , QUefto diciamo, perche hauendo effe anime^contra di t ali tentaf ioni
domandatoli aiuto,alcuni hdno interpretato cjuefii due angeli per la duplicata grafia di Dio, effendo
in due modi la tenfatione,dinegligentia, e di fcggettione. Altri glihanno intef per la preuenienfe
f per la illuminate grafia, bionfèn'^ cagione adtìijue ha laufore pitto difprail lettor atiento uolen
do uenire ne la cognitione di juefìa uerita, effendol uelo, come ha detto, certaméte molto fcuile .
Lun poco jòura noi a ftctr fi uenne j
E laltro fccfe in hppofita fionda ;
Si che la gente in me^ fi contenne ♦
"Ben difcerneua in lor U tcjlci bionda t
ìAa ne le facce locchio fi fmarriua;
Come uirtu j che a troppo fi confónda^
Ambo uengon del grembo di Maria ,
Viffe bordello , a guardia de la uaìle
Ver lo firpente^ che uerra uia uiat
Ondio 5 che non fapeua per qual calte ,
Mi uolfi intorno'^ e Hretto maccoHai
Hutto gelato a le fidate J^aHe ^
C^Uefìi due angeli comprefcro fra lunoe
laltro ^ueOe anime , perche efpndo fotto
la cu/iodìa di tali uirtu, il Demonio non
haueua luogo perlocjuale poteffe infrar a
tentarle . BE« dijcerneua in lor la tei
jìa hionda, Voteua ben D^te di ijuefli due
angeli difcerner la te fìa, per effcr Blons
ia,cio bianca Z!T apparente oltre a fui
ù glialtri colori , laejual cofd fgnifica^
che il fenfcpoteua hen di cjuefìe uirfu di fi
cerner i principi de hperationi , effendi
affai comprenfihili, perche legiermen fe pof
ftamo accorgerci che ne indri^'^no la uo
lonta a uoler i\ hene , Ua di loro non poi
ieua ueder la faccia, per lacjual fclamenfe conofciamo tfuefto ffpY Vieyo, e cjuel Gìouanni , Ma la
faccia di cjuefìe uirfu non ft può uedere, ciò e^. Non ft poffano perfettamente conoscere effendo ini
comprenfihili, e ffetialmenfe a noi mortali, f che uolendo in (juelle mirar con locchio interiore, fi
fmarrifce,e ne la troppa luce fi confonde . Amho uengon DElgremho di Maria,cio r , Da chrifìo
che Wiaria porto nel fin uenfre. Onde ne la prima Unione de lafua mattuiina hora in lode di lei fc
te dice, Quia (juem ccr/i capere non poterant tuogrtmio confulifli^ hauendo ella a freghi di ([utllt
mme.
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Postillati 16
C A NT O OTTAVO. , j ,
cmime, InfeneJufo ùuefto da lui, fer lo fcrfenie che .?orW3 dice huey uenir ^ tentarle. Onde al
frincifio de la detta ultima hora fi dice , lutYti.jlhrij ejìoie e uigilate, <}uia adualmus ufjief^
ikialui cinuit fitrtni <{iifm deuout f cet. ONdio cht non pftuafn cj^t caUe, Honj'ffua
E ScrMo onfojHor auudkm homi Seg^iu Sorldc , ^'"' ff^f'T
Cratìofo fin loT uedcrui aljà'f
Solo m pafji credo ch'io fcendcjfc 5
E di fitto 5 e nidi un , cht mirdU^
Vur me , come conofcer mt uohjjè ♦
Tempo era già che \m fanneraua ;
Ma non fi 5 che tra fiocchi [uoi e mìei
N07; dichiari jje ciò che pia ferraua^
Ver me Jì fÈcej& fo uer lui mifèit ■
Giudice gentil quanto mi piacciue *,
Quando ti uidi non ejjcr tra rei ♦
"Nullo hel [aiutar tra noi fi tacque :
Poi dimando j Quanto e , che tu ueniH't
A pie del monte per le lontanacque i
eh j dijfi lui 5 per ewfro i luoghi trtfìi
Venni Riamane e fieno in prima uita,
Ancor che Ultra fi andando acquici ^
mini fam:>fij chiama grandi , E farueli
fender fclo tre fafjì, e fi di fcttd,]ffrchf
da le uìriu theohgiche che fi<fàno ne la ut
fa contemflatiua in che Dante fi fffiYcita
uà, A le uirtu morali jthe fufcino ne la uii
ia attiua, in che ^lihuomimfimofi, le cui
anime fìnge fjfcr in (jufjìa ualle , (erano
effmitaii, hifogna fcenderfer effe tre uiri
iuje(]tiali, ferchefcno fiu eccelle ti,jìani
m difcfra. Et il primo che tra c:>fìorofin
ge dhauer conofciufo fi fic N/no giudici
del giudic::to di Gallura di Sardigna cai
fo di parte Guelfi in Fifi, e nepte del
Coììte Vgolim de la Gerardefca, deltjual.
irauamm:ìnel penultimo de l'inf, E de
luno e de laltro decjuali ferine il Villani
al cxx. dfl \if'. lih. de la fita opera . ih
ijual Nino , fu de Vtfconti di Pifa molto
aentileeYokfJodetcoYfO, VJ heife permoglie Beatrice Manhefana da F.fìi^laejual dopo hiino,fi
rimarito in Gdea:^^ rifiorite di Milano, E Giouanna fi<a figliuola, che di Nino hauea, a Kici
cardo da Camino Triuigiano . Credeua Nino , che Danie fiffè uenuto condotto da langeloper
mare, fecondo che finge uen rie anime che fi uanno a purgare, Ondelo demanda, ijuanto è- che
uenneper le lontc.ne accjue al pie del monte . Ma Dante li ri ff onde mn effr uenuto per lo mare,
ma fcr li trifli luoghi de Vlnf t7 che era ne la prima uita^ctoe-, in (luffa r.ofra di (jua ntortalr
duenga-che nel fuo andar cofi Jfeculando, acijufii Ultra, ciò e', la immortale .
f^ofira che SorltUo e Nino, udito che hei
tono Dante efflr anchora ne la prima uif
ia, che uinti da grande fìupore, fi trafi
fero indietro,e che Sordello fi uolto a Vir
gilio e Nino a Dante, ejuafi come uoUffci'
ro da loro intendere dun tanto miracolo
'idando Nino e chiamando Currado M<t
£ come fi la mia rijpojla udita',
Sordello tD' egli in dietro fi raccolfe ,
Come gente di fubito fmarrita,
tuno a Virilio , e laltro a me f uolfi ,
Che fidea h\ gridando ^ Su Currado ,
Vieni a ueder che D/o per gratia uolfi t .
Poi uolto a me y Ver quel fwgular grado j
Che tu dei a colui-, che fi nafconde
Lo fuo pr./wjo perche., che non glie guado
lajfina , che ueniffl a ueder (Quello , che
Dio hauea / gratia uoluto, che era de
lejfiY Dante ì[um in jueUo fato. Poi ri^
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Postillati 16
Quando fmi dt U da le larghe onde , ,,u, , 7o fr^a nr quel
Dz a Giouanna mia; che pr me chiami - ' • ' - *^ • ^
La^doue a gl'innocenti fi rijponde ^
Now credo , che la fiia madre più marni j
Vofàa che trafmuto le bianche bende ,
Lequai conuien che mijkra anchor bramii
Ver lei afjai di lieuc fi comprende ,
Quanto in fimi na fòco damor dura
Se locchio, 61 tatto fi>ejfi> non laccende,
ì<lon le farà fi bella fipoltura
La uiperajche e Melanejft accampa ^
Comhaurìa fatto i\ gnUo di Gallura^
Cefi dicea fegnato de la fiampa
"Nel fuo aJj)etto di quel dritto -zjiìo j
Che mifuratamentc in cor auampa^
grado, fio è-, Ter (jufl raro o%o, CHe
(ti ifi a duiy Dtl (jual tu fci dftifor a
t)io,che era H (juel mfiffmo iejpr cjuii
ni inml^ ai morire, CHf, lltjual alni,
hIAfarìdfP ilfuQj^rimo ferchr, Cela tan
tù la fua frima cagione , Ucjiial è fgli
jìeffo, CHe nò glie- guaio, Verche a inté
derlui nòftfu:ì linteHettofenetrare,
Vreniend^ la ftmituàine dal fyjfindQfiui
me, il^ual nò hauendo guado, won fi pu^
f affare . qVando farai di la da le larghe
onde. Perche finger] dd mante delVurg.in
ifcla,hfcgnaua cl efe uolea tornar ferloi
cesino nelnofìro hemisfrio,faffeffe leUf
ghe e f^atiofe onde di OueUo, llijual pafpg
gio ha di fcpra finto prfi da langelo, cht
injice di Teuere leua lanime che fi uSm a purgare . of^t Giouanna mia figliuola,che Sitami fey
me LA,doueaglinnocéti fi rff>dde,cioe , In cielo a Dio,dclijual i preghi de glinnoceti fmeffaudi
ti , Non credo CHe la fua maire,cioe'. Beat, moglie che fit di lui e madre di Giùuannf(,come di fi
fra dicemo, mi ami più, VOfcia che trafmuto le bianche lende. Poi che ella lafdo Ihahito uedouile
tòrnandofe a rimaritare in Galea^^ Wifconte . lecji^ali lende, COnuien chemifcra amhorhra
mi. Tato male, uuolinfhire,ihf fura trattata dal fecondo marito. Soggiunge do, che per Ifjpmpio
ii lei, affai legiermente fi può comprendere, (juanto in fimina dura fioco damore, SE da locchio.
Se dal uifo, 0 dal tatto no uien fcuente ad efjer accefc. Volendo injirire, che dura hreuiffmò iepOy
Onde il Vet, F emina è Q-^fa molli per natura, Ondio fc len che un amorofo flato In cor di donna
ficciol tempo dura, E Virg, Varium mutahdefcmper filmina . la uipera è lame de Vifcòti^
che aHhora erano fignori di Milano,e ijuellaportauano e Milanefi in carrpo perinfcgna. Et il gaU^
y^ffo in campo doro quella del giudicato di Gallura , Vice aduncjue, che i Milanefi, (juando eSa
morra, non le forano fi Iella fcpoltura, come haueriafkuo il giudicato di Gallura, Et in fcnieniid^
che ella farla fìat a più honorata dal Giudicato di Gallura, tjua do fc fcfp prefruata neh flato uedoi
mie, che no farà da Milanefi ejfendofe ira loro rimaritata . CO fi dicea fignato de la flampa,Moflra
ua ne laj^eUo <fuel dritto e fincero amore, che auampa mifuratamente nel core, ciò è", Moflraua di
fiiOriperlo uolto Umoresche temperatamente gliauampaual core, A dinofart,che no diceua juefl^
fer ira,o tdegno chaueffe uerfi di lei, ma per lo amore che in jueBo flato ancora lefortaua .
Gliocchi miei ghiotti andauan pur al cielo j
Vur la, doue le felle fin più tarde 5
Si come rota più prejfo a lo fielo ^
Bl duca mio^.f igViucl che la fu guardeì
Et io a lui^ A (jueUc tre ficelle y
Di che il polo di qua tuttoquanto arde ♦
E/ egli a me-jU quattro chiare fleUe^
Che uedeui flaman yfin di la bajje j
E qu(He fon filite , oueran quelle ♦
Auenga che Dante ftfp tra ijuefle anime,
che ne latCiua uifa frano effcrcitate, e che
fer la notturna tenehra li fiffe toltoti poter
fdlir il monte, Nondimeno, gliocchi de U
mente fua Ahìdauano pur ai cielo, AnUt
uano pur a la cjntempladua ulta , come
ghiotti CT* auidi li ijUfRa, a lacjuale era
flato indri^'^to prima . P Vr la, doue le
fleUe fcn più ii^rle. Quanto le fleUe fon
[tu freffo al f o/o, tanto meno fcn uekùne
■
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CANTO OTTAVO,
U^glrarfc IntòYn-ì a (fuehy e tann fiu ueloci, cjuanto pu ne fon lontane, ferch ad un medrfinjo
iemp hifo^na che finifclino ii uoltay le fiu lontane, e che maggior uolta hanno ^re, di (jueUe
che fon fin freffo, e che fjctwno k fnr la uéa minare, come per ejfeYientia ftfuo ueier ne la rota fe
ui legnerai iiuerft funti, che luno fiu die laltro fta lontano da lo fìilf ft^ual fi uolge, uerfo la fua
cinunftrentia . EL duca mio, Quardaua Vante a trefleUe ci erano uicine aiuolo antartico, da h
fhìendoY de lec^uali effe f oh era tutto illuminato, E \Jirg. li dimoftra, che le (juaUro chiare ftelle,
che la mattina hauea ueduto freffo di ^wc//o, Onde nel frìmo canto dijfc,lQ mi uolf a man de',
fìra e pft mente a laltro pio, e uidi (juaUro fìeUe e cet, erano, nel girar de la sfera, [ce fe giù baf
fo, E le tre falite doue hauea ueduto cjuelle . Vide adunque le quaUro chiare ffelle, lejualt inter^
tretammo fer le (juattYO uirtu morali ordinate a la uita attiua, la manina eUuatefu alto fojfral p',
lo, Ura uede la fcrt [ialite in luogo di ijufQe le irt lucenti fìf He, che fìgnificano le tre diuine uir-.
tu, ordinate a la uita contemflatìua . E dato che Ihuomo, iljual ft ffflrcita ne lama e ciuil uita
fi po/Jfl in iiueUa e di di e di noUe effrcifare, come ancora (jufUi che ft effer citano ne la contemjflati
tta, UQndimeno,fuede il di ejfcr affai fiu accomodato a lefuhlice e friuate cure, chef trouano^ne
la uita auiua, che non e- la notte, E fer loffofiio la noue,j[eY la fua (juìete, molto necfffaria a coni
temflanti, effer fiu accommodata a chift efprcita ne la contemflatiua , Onde il Vet, ne la Cam
^ne. Mai non uo fiu cantare. Le noUurne uiole fer lefiagge . Vede adunque le {juatiiof^eUe
uerfo la mattina, fenhe la uita attiua predominai di, E la fera danr,o luogo a le tre, perde la noi*,
te predomina la contemflatiua uita . ^Uri hanno intefo le (juaUro uederft fu alto la mattina, f(r$
(he le ijuattro morali uirtu fur^n conofciute ne la frima età del mondo , E le ire uederft la fera ,
ftYche le tre diuine uirtu non furon conofciute fe non in (juefìa ultima età , e dofolauenimento di
Chriffo . Ma farafvrfe chi dira , che cjuefìo che noi hora diciamo fa confra di (jufRo, chd fOfia
in per fina di Sor dello difofra difjì non poter ffcn'^l fleflir il monte, il che f^ireUe uero,fc noi
moralmente non intenJeffimo effe fole per la illuminante gratia, come fu in juel luogo ef^ofìo •
Com/e fdrhud , e SordeVo a fe il traffe
Dicendo ; Vedi la il noHro auerfaro j
E drÌT^l dito ^perche la guardaffe ,
Va queUa parte , onde non ha rifarò
La picciola uallea , era una hifcia ,
Icorfe qual diede ad Eua il cibo amaro ♦
Trd Iherba e fior uenia la mala Jìnfcia
Volgendo ad hot ad hor la tefìa al doffo
Leccando ; come hejlìa , che fi hfàa ^
Io non uidi*, e pero dicer noi poffoj
Come moffer gUaJlor celeHiali :
Ua uidi bene e luno e laltro moffo ^
Sentendo fender laete a le uerdi ali
Fuggici fervente *y e glìangeìi dicr uolta
luto a le poHc riudando iguali ♦
Mentre che "Dante , rijj^ondendo a Viri
gilioparlaua. Sorde Ho trcffc effe V ir gii
Ho a fe mofìrandoli a dito lauerfcrio noi
fìro in fvrm>a duna hifciay latjual ueniutt
éa una parte de la uolle , CHe non hai
uea riparo , Perche da t^ueUa tal parie
non era ferrata, E ueniua tra Iherha e fio
ri uofgendo ad hor ad hoy la tefìa al éoji
fc leccandofc , cornee fcglion far molti ali
in animali, cjuando fi lifciano e pulifcoi
no con la lingua . Qi-efla hifcia ini
tende per il Dmonio auerfcrio e nemii
co de Ihumana natura . lljuale, aueni
ga che haUia diuerfc uie da entrar a teni
lar Ihuomo , nondimeno ,fmpre piglia
Rutila , lacjual uede non hauer riparo ^
ciò è^, dalaijual giudica dhauer minor
contrafìo , E ueniua TRA Iherla e fiori ,
(io ^, Tra diletti e piacer terreni, coeguali allettando Ihuomo, può più ageuolmentefirlo frecifitar
nel uitio. Onde Virg. Latet anguis in herha, Et il Vet, Quefla uita terrena ^ (^uaf un frato,
chel fervente tra fiori e Iherha giace, Bfe alcuna fua uifla a gliocchifiace, fer Uffarpu Unii
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Postillati 16
0
fayfx.
/
7 '
PVRGArORrO
m {nt:ifcafo. lifciauafe efuliuafe con la lirìgua^jfey rHerfi in affayen'^ fiu fwcfYct e ^ata, cù^
Hìf fcghonf^r i fYauhlenii jfey celar la malitia /oro . IO non mJi, Non mde il porta cerne li iue
an^Ai uenuii a guardia de la ualle Mc fpro, ciò è-, ft moffcro, Mrf uide lene e hm e Litro mofi
fc, A dinotare, che (juando tali uirtu fi mueno in nojìro aiuto lOntra le tentationi del Demonio,
noi non ce ne auediamo, Ma fer ghefftui eh ne feguon poi, d accorgiamo efprfi mojp ad aiutart
cìy E meno fe ne accorge il Demonio , non ptenhl uifio difcerner la uirtu , MAfentendo finder
laere a le uerdi ale. Ma fentendo le fefnfre uerdi e uiue uirtu Ojfprft a le fue uitiop fraudi, fi fùg
ge, come femjpre fk ogni men J^oJJìnte, il fio più firfe auerj^rio, E ^liangeli dier uolta ritornando
fu ale pjìe E Quali, Perche egu^lméte e di fari uo'onta ferfn: mofjì ancora cetra de lautrf^irio ,
Lcmbra ; che fera a Giudice raccolta ,
Quando chiamo 5 per tutto quello affalto
Vunto non fu da me guardare fcìolta ^
Se la lucerna ; che ti mena in alto ,
Troui nel tuo arbitrio tanta cera^
Quanto è mefìier in fin al Jimmo fmalto^
Cominciò ella^fe noueìla uera
Di Vajdimagra , 0 di parte uic'ina
Sai dillo a me j che già grande la tra^
Chiamato jui Currado Malajpina ^
New fin lamico , ma di lui difcefi t
A miei portai Umor , che qui raffina ♦
Per ìafffllfo fitto da gliangcli al ferfente^
Curralo Malajpina nc^ ìafcio fero di mi
rar Dante, fer la gr^n marauiglia chel^
le di lui, ma li dijfe, SE la lucerna, che
ti mena in alto, ciò è'. Se la illuminante
grafia, da lacjual tu pi condotto uerfcl eie
h,TRoui nel tuo arhitrio , Troui ne la
tua elettione,la(jual hai fatto dandarle
dthine cofe jj^eculando, TAnta cera, ciò
^, Tanta uoglia. Stando nela fimilifui
ime de la lucerna, ciò è-, del lume ,
qVanto e meflier in fin al fmmo fmaU
tOy Quato e' dih'fcgno fino a Unterò ini
tendimenio de le purgatorie uirtu , Veri
che da (Quelle in fu non hauera fiu mefxier di ijuejìa lucerna intefa, come hahlic^mo detto, la iU^
luminante gratia fgnificafaper lucia, ma de la cooperante frgmficatafer Beat, da lacjuale fera
poi da cjuiui in Ju condotto, E chiama fcmmo fmalto la cima di (juefìomonte, oue finge il giardino
de le deluie, fer efpre fmaltato e definto da la natura di uarie e diuerfe herlette e fori. Onde an
cora nel cjuarfo de ì'Inf Cola diritto fcfral uerde fmalto Mi jr,r mofìrati e cet, V Aldimagra,
la Magra è- fiume cìenafce negli AfeminiffraaVontremoli, e fcefaalfiano, corre fer una
ualle, che da lei f'ren Jel nome, e nel corfo diuide la ihofcana da la liguria,eua a metter nelmay
Tirreno non molto fcfra a Sere^^ana . A Mi fi portai Umor, che ejui raffina, Hauendo cofìui,fer
lamore che hauea forfafo a Jl^oi pidditi, nel gouerno diijuelli differito la fenltentia, Wora in cjuei
fio luogo dice, che raff.na tale amore, feyche lo trasfrriua da Ihumano che hauea fortafo a la crea^^
tura, al diuino amore, che delif mente douea jf ortar al creatore, A fimiliiudine de loro, che fofio
nel fioco, fi raffina, e irasfirifiefi duna tuona in una migliore e fiu fez fitta lega .
Oh , diffi lui , per li uoffrì paeft
damai non fùit ma doue fi dimora
Ver tutta "Europa j chei non f:an paiefil
La fitma 3 che la cafa uofìra honora j
Grida / f gnori , c grida la contrada 5
Si che né fa-, chi non ui fu ancora^
"Et io ui giuro ^iio^ di fcpra uada ;
Che uojìra gente honorata non fi sfregia
diffonde Dante a Currado non ejprefia
/o mai fer li faefi hro, icjuali fono in tu
nigiana, oue anchora fffi Marchefi Mai
lajlj:ini figmreggiano. Ma domanda, oue
fer tutta Eurofa fi dimora ^ halita, che
effi non fianopakfi e noti. Volendo infi^
rive, che in ogni parte di ijuella fono , 0
ferprefentia, o ferfimaconofciuti, Imii
tanio Virgilio nel frimo , Quis genus
Aeneadum i
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Postillati 16
CANTO OTTAVO.
Del presto eie U horfa e de la j^ada^ Ainradum (jMsryoìf ^iefàai urlm i
y/o e natura fi la priuik^ia *
Che perche il capo reo lo monio torca ^
Sola ua dritta^ el mal camìn dij^re^a ^
\/ÌYtutfS(j; kìrosif; i Onif f^ggi^rtgfythi
la frmay lagnai honora U cajà /oro GRii
drf, ciò e, granimcntt fcm r fk noto i
figmri e la cctmia. kro di molo, c\ie an^
cora (juelli, c^e nzn uifcm Pati r.f fcinm ragiwarf, A^rmanhjfe egli uada di [epa, Intende a
la cima di (jufl r«3«f^ a ìacjual era inmatò, che la /tra gente de Maialini hnorata, NOnft sfrri
già, Non ft d'fòma, l^rrche sfregiare, è il contrario di fregiare, chefignifica ornar di fregio ne',
fia, 0 co fa fmile, DE/ fregio de la ho^fa e de la ffada,cio ^, Ve Ihonor e^uakr de la hheralita, e de
la giuflitia, Venhey ft come il uiti:i di ^l^efli due efìremiyCio è-, dt lauartia e de la jfrodigalita è' U
uer gogna de la horfd, ciò h-, di chipcffiede lefkculta, Qof la uirtu delfuo mt^.cio e', de la lihera
lita, uien ad effcril fuo fregio (^r honore, ^ il fregio e Ihonorede la jfadafi è lagìuflitia, che
regnaua in loro , Dimojìra adun<]ue, che cjuejìi fgnori non mancauano di cjuefìe due ecceUentlffi
YneuiYtUydeleifuali lungamente erano flati dotati , Onde fcggiunge, che V So, ciò è'. Lunga
ionfutiud'ine , E natura, Ne U(^ude il lungo ufo fj^effe uoìte ft conuerte, la friuilegia in modo, che
fer.hel cafo rea torcal mondo, delcamin dritto, come uuol inferire, Bjja fua gente fcla ua drittate
(fregiai malo e torto camino . Htt la ffada, che fer lagiujìitia hahhiamo detto effcr intefa, due cai
fi. La f unta, che^ ilhuono, kST il forno, ch^ il reo cafo . Quanh aduncjue la f unta è' dritta CiT
eleuata in fu, il mondo e- reUamiente gouernato, Ma cjuando nel fuo luogo fale il fomo, ilmond^
ancora lui ua torto al contrario . Altri hauenio intefo sfregiare fer ornare, la hrfafer lauaritia^
e U: ffada fer la uiolentia e tirannia, hanno ejfòflo, che coftoro ncfcrnauano di (juejli due uitij .
Ff e^i ; Hcr ua x chel fil non fi ricorca
Sette udite nel letto , chd montone •
Con tutti quattro ì pie copre ^ tnjbrca j
Che cctefìa cortefe opinione
Ti fia chiauata in mc\o de la teffa
Con maggior chiedi , che daìtrui firmone :
5^ corfo di gmdicio non firrefia ♦
Kij^onde Currado a Dante, chel fclt non
ft riconhera fette uolte nel letto chel mon^
ione, 0 uuoi dire che lariete cofre ini
ftrca con tutti juatiro ifie,t^el£jual{c^nO
allhora era, come in fiu luoghi hahhiamo
ueduto. Et in fcntentìa, che nonfaffcran
no fette anni, the cjuella fia cortefe ofH
mone,che ne la Jlia gente regnaffcro le fli
f radette uirtu, li fra CHiauafa, ciò ^,
ìmfreffa e fcgnata IN me^ de la tefìa, ciò è-, Ke la cogifafiuafofla in m,e^ de ire ueniricoìi del
cerehro, COn maggior chiodi. Ter hauer detto chiauata. Con fiu manifrfte dimofrationi , CHe
ialtruifcrmone, che di parole daltri, Volédo infcrire,che nefcfra ferfroua quello, che fino aìlhò
U ne hauea intefo fer fr.ma, M^fìrando che li fredica Quello, che di già giura auenuto, Terche
Van{e,nel/ùoefplio,fii da (juefli Marchefi molto honoraio, affreggiato, e tenuto caro .
CANTO NONO.
la concuhina di Titone antico
eia fimbiancaua al baÌTj) dorkntt
fuor de le braccia del fuo dolce amico:
ri gemme la fua fronte era lucente
Vofìe in fgura del freddo animale j
Che con la coda percote la gente ;
Segi^tandol foeta nel frefcnte canto il laf
fdto fr^fofìto dfl precedente, dffcriue fctto
la fittione di cerio fc^no, o uifone, la fua
pitta fn ala porta del Turgaiorio eia
firma che tenne ad entrar per quella ,
ÌAa frima ufa defcrittione di terrfo fngen
h efprft adomentato a Uurora .
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Postillati 16
E U notte ie p4 con che [ale, ^'^^^^
^m'i Uuca due nel luo^o , ouerauamo^ fimU ài rime e ài l'Aurora intffA jet
ti ter^ già ch'mnua in gwfo Ide ; jUfRaUe àt appar in oriente la mattina
QjiandiOjche meco hauea di quel d'Adamo y . ^^^'^'^ allenar del fole, per ejjèrnodffmx
Vinto dal fonno in fu Iherba inchinai ^ ì^^^^y^fttOyQia fmhiancauaalhal^ doi
La oue tutti e cinque fedauamo^ ^^^^^^^^l'^i^^^yt^yciuando comincia ad ap^
_ , ^ , ^ If^^^^^^^^^i^y^f^^r^on fi dim:ìlìra a pitocchi
n^jiri biancx, ma roffa^per Ugròjftuapm che afcendono da la (eYra,iciuali fmterpoTigon^ tra quel
la e n:ìi, Ma mulfifluando poi lafua luce, efft uaporift diradano,^ ella afcedendò fcpra di quelli,
fi uien a dimoftrar più bianca . Era adunque, comimiandofc ad imlianchire, già fdita gran farte
di lei in oriente finri delori^nte, Onde dice, chela fi<a fronte era lucente DI gemme, do è-, D»
Pede, TOfte in figura, Vimofirafe in fimilitudine del freddo animale, CHe penote la gente con la
coda, E quefto intende per il fegno de lo fcorfione, ilqual ^, come tutti gl altri del ^diaco fcno,
comjfofto di più lucenti ftelle . Adunque, Se lafror.te di l'Aurora era nelfcgno de lo fcorpione, t7..
il [eie, che non era anchora fuori, ma uicino de lori^nfe nel fcgno delanete, come già in fiu luof
ghi hahhiamoueduto, e Jfeficdmenfe poco difcpra ^ in fine del precedente canto per il poeta fleffi
in perfcna di Currado Malaffina, l'Aurora ueniua ad occupare col refto di lei,cio e-, da la fronte in
giù, tutti queifcgni, chefcgueno dietro ad effo Scorpione, e che precedono al detto Ariete, e che fili
lieranofum de lori^nte dietro a quello tfx inan^ a quefto, che cominciando da Pefci, iqualifrot
cedeno immediate a l 'Ariete, fcguiua inan'^ ad efft V A quario, e fpra di lui il Capricorno, poi il
Sagittario, fcpra delqualeera lo Scorpione de le cuifìeRe la fronte di l'Aurora eralucenfe. Adun^
quel' Aurora era tanto filita, che occupaua fimi de lori^nte quafi tutti quefii cinque fegni, e quafi
dico , perche i Pefci teneuano, ma non erano anchora tutti fiiori di quello . E La notte de paffi con
chefale, Queflo e- il fecondo modo, per loqualdefcriuelhora de l'Aurora, ìnfédendo ipafficon che
la notte file, per le uigilie, ne lequali ancora ne la fiera frittura in più luoghi f troua da la uerita
effèr diuìfi, come in S . Marco al xiij, dicendo. Vigilate ergo, nefcitis enim quado dominus ueniat,
Sero, an media notte, an galli cantu, an mane. Et il poeta fteffc nel xxx. canto uoìendo in perfot
9iadi Beatrice il tempo ferlipafft fignificare uedremo che parlando a gliangeli cherano con lei
dira. Voi uigilate ne leterno die Si che notte ne fcnno a uoi non fiira Pa/fi cheficcia il fccol per
fue uie. Et il Petrarca diffe. Hai quanti paffì per la fclua perdi . Dicendo adunque iVpoeta, che
la notte hauea de paffi con che file fitti due, e chel ter^ chinaua già Me in giufo , intenderemo
che hauea paffato le due prime uigilie , tST era già preffi al fine de la ter'^ , Kffìaua de la notte
poco più de la quarta uigilia , ^ era quella de la mattina , Onde uedremo li fctto, che uolendo
per lo ier^ modo defcriuer l'Aurora dite, Ihora che comincia i trifù lai La rondinella pyeffo
à la mattina e cet. chiama lo Scorpione freddo animale, fer efpr cofi di fua natura, Benché V iV;
gilio hauendo rifletto a largente natura di lAarte, delquale effi Scorpione è domicilio e cafi dìp
fc nelprimodelaGeoyg. lamhachia contrahit ardens fcorpius . Qlialtri ejfofitori hanno infefi
ipaffi c3n che la notte fale, fer le hore, E non fifen io nepotendo accordare che uicino a le tre hore
dt notte l'Aurora fi mofìraffi in Oriente fpra de lori^nte ,fi fcno imaginati tfT hanno detto il
jpoeta ^auerfer l'Aurora intefc quella chiare^'^a che fi mofìra in Oriente inan'^^ al nafcimento de
la Lnasfòr^andofi di prouare, che a quella falhoraera uicina adufcir fiiOri, e che tal chiare^^
Uf^ii<a ad ejfer nel [cgn:^ de lo Scorpione, cofi che a neffunmodopoteuaftguire. Dice adunque
infcnte-.tia, che era l' Aurora, ma no nel fuo principio, (^Vandio chemeco hauea di quel d'Adai
m. Da Dio hakhiamo lanima,eda Adamo mfìro primo paìre il corpo, mediante ilquale fiam^
figgem aratir Cenno, f^me,fcte, caldo, freddo, e molti altri incomodi, quello, che non ficeuano,
Qome HMÌ infinte, in quel luogo, Unirne ihe ueram m lui, per ejpr da corp diu fi . Onde ae^
CANTO NONO*
hmUmmnelxi.c,nt,ch.infeyfcm di Virg. lira iilui, che^Pi cltuUmferhnc.y
co De U carne r Adamo, onde ft ufjìe, A l mctar fu contrafua uoglia e (arco . ^uendo adun i
eue di cjuel d'Aiamo, uint, dAfonno inchino fu Iherh, U oue TWttif cinque, Vir^i//o
Sorirflo Niw3, Curraio, iofeleuamo, Intendendo moralmente fer \herla, le cojc bajjc efralt,
in che nueìliy i^uaìifi ejfmìtam nelattiutiuita, comunmfnte muaglkndoft rip]m\
Ne ThoYA 5 c\)i. com'mck t trìTit Ut
La rondmdla prcjfjfò a U mattina
forfè a memoria de fuoì ^rimì guai 5
E che la mente nojlra peregrina
Viu da la arnc , e men da ^enfur ]^rejà
A le fue uifion quafi e diuina ;
In fogno mi farea ueder fofpefa ♦
Vnaquila nel del con penne doro
Con tale aperte , a calare intefa :
Et effer mi parea la , doue foro
hhandonaù i fuoi da Ganimede ,
Qiidndo fii ratto al fommo concifloro ♦
Tra me penfiua^^Torfe queffa fiede
Tur qui per ufo ; e forfè daltro loco
Vifdegna di portarne fufo in piede.
Voi mi parea che più rotata un poco
rerribil , come folgor , difcendejfc ;
E me rapiffe fufo in fm al foco ♦
lui pareua ch'ella ^ io ardejfe 5
E fi lincendio imagmto ceffo 5
Che conuenne chéi fonno fi rompeffo ♦
Noti altrimenti Achille fi rifojfc
QUocchi fuegUati rìuolgendo in giro ,
E non fapendo la , douc fi foffo ; ^
Cluindo la madre da Chiron a Schro
rrafogo lui dormendo in le fue braccia
La onde poi li Greci il dipartirò 5
Che mi fcoifio -, ft come da la piccia
Ut foiggiol fonno ; e diuentai f morto ^
Come fa Ihuom.che f^auentato agitacela.
In lue altri modi frgnifica il fcetd chrd
V Aurora, (ju^ Io ejpndo adormentcio heh
h la uifme che affreffo uedrmo . il fri
m fer la rondinella, che a talhora cmin
eia a garrire ,VOrfe a memoria de fuoi
frimiguai. Alludendo a la fàuola di Tro
gneyche in rondine,e di Tilomena, che in
roffignuolo,fccódo OuiLnel \i,foron con
uertite . il fecòk modo f e- ^er la mente,
ciò ^,fer lanima rationale,lacjuale j^tffc
uoìte, corr.e in juefto luogo, fi denoY>:ina
dalcund de le fue ptenfie, (juado a talhoi
ra ^ Vlu peregrinando è ,Piu lontana e fiyvni rr\ ^ fifid r-
di fiotta da la carne del corp, E men f re
fa (i!r oppreffa dafenfieri, è" (juaft diuina
ale fue uiftoni. Perche i peti uogliono^
i Fìlofcfi ajfermano, che fer hauer lo
fìomaco allhora degeritol dio, il corpo fa
lihero da ogni alter atione, e lanima forni
ne la fua natura la celiai è- diuina, e pofjà
fognar il uero, Onle Quid, r.e l'Epi^,
ì^amq;JuhaurorÌ iam dormithe lucina.
Tempore cjuo cerni fcmnia uera jclent •
la uiftone delpeta f è'^che lipareua ef^
fer ne la fclua Ida, oue, fecondo Ouid»nel
X. Ganimede effcndo da Gioue, in forma
dacjui^a, rapito t!T affinfo in cielo, ifuoi
di effo Ganimede foron aladomii da lui^
E parueli uejer IN cielo, ciò e, in aeie^
una aquila con le penne doro e con lale
aperte Intefa e dijfop'a a calare ^e che egli
fra fe jìeffc pé fua, che effa aauila,per ufcti
^, f riffe (juiui,e difiegnajfe diportami
freda /ufo in fiede daltro luogo, E chepoiroiata alcjuafo, difce dejfe terrilile con cjuel empito che ^
il fi^g:ire,e rapljfe lui fife infin a Memento del fiioco,oue pareua a lui,che luno e ìaltra di lor due
ardejfe, E che tanfo fife impaurito da limmaginafo incendio, che couennefc li rompefjd fc'nno,/Ri
tendo ccfaratione da lo jhfor di ^ui nel defìarfi, a (jueh d'Achide, (juah fecondo Ouid.nel xiif.
fu da la madre Thetìt tolto dachiron fuo f recettore, e dormcdo fogato ne lifcla di S chiro a l icome
de,oue iejìaniofi e guaYdah,no ffeua conofer douefifoffe, Veljual luogo fu poi difartito daCre
civade effendo necejfaria ad efjì Qred Voliera fua,fe douem ejf ugnar Troia^Vlifp anio (f Hi
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Postillati 16
pvrgatorio
(melf in Ulti Ji mm^fmfy come recita Quii nel pede^m Ìu3p, e fey liauéf f^rtm
hufrfe mentfimmili.fù intr.ktto , le^figUe drl R., tra ìec^u.li, in Uit, f minile era Achih
le, Mx ylile,ferc,n:^fcerlo, M^^le mmiuna ffaia.Uciual fuhitouediita Ac^^^^^ Jifhréi
giando (altre merci, ui pjcfu le mani, ^ a cjuefì, inditi, conofci.t, da \;life, fu da l,i condotta
a TrQ.a nelejcrcit, de Greci, doue hauendo Uftis freuedut. Achille douer ferire, come poi fice,
in taljvrma na,eaftigato . Ma f.,,to a Unterfretati^ne di cjuefto fcgno, o uiftone del poeta , e
dr lajua aUegoria, Ifgterm.ente, per li fcguenti uerft recitati in perfcna di V irg.fì ponno efhori
re. Onde lacjutU con le penne hro,ffr ejfcr lucente, infenderemo pn lucia, ella,pfrlai[luf
minante grafia, come in altriluogU hahhiamo intefc, lacfuale jìa in alto pronta a calare in aiutJ
tfhuor di cjuelli, che fono ne la [dna erronect, e chr fi uolgono a uoler il hne, come uedenimo nel
fecondo de Vlnf Rapifcrlifn al fitoco, perche gliaccende di carità e damare, di che arde inferr.e
con loro. Onde nel freaSegafc luogo in perfcna di beatrice dilp, lucia nemica di liafcun cruiei
le,ejfendo la carità nimica dogni crudeltà . Fiere per ufi ne la fclua, e disdegna f di portarne fi fi
in piede daltro log), ferche ^ueBi, che fino fiori derrore é de lignorantia de Ufilua, non hanna
fiu bifigno delfuo aiuto, ma di quello de la cooperante grafia. Onde nelmedefimo luogj in perfi
tiadiSì irg. delfi lucia a Beaf.dijfe, Hor ha hi fogno il tuo fidile di te, cr io a te lo raccomodo .
7
Va hto mera /cj?o il mio confòrto^
U fot efa^aho già più che due bore j
Ibi uifo mera a la marina torto ^
l^on hauer tema dìffe il mio fignore t
fatti fìcurt^che noi fumo a' buon punto
"Non fìrìnger^jma vallarla ogni uigore^
Tu fe homai al Purgatorio giunto :
Vedi k il bal^o.chel chiude dintorno t
Vedi {entrata la , oue par di/giunto .
DianXj ne ìalba.chc precede a) giorno y
Quando lawma tua dentro dormia
Sopra li fiorì , onde la giù e adorno ,
Venne una donna, e dijfc^lofon Lucia x
Lafciatemì pigliar coflui , che dorme :
Si lageuolcro per la fua uia.
Sordel rimafe , e laltre gentil forme t
iUa ti tolfe ; e cornei di fù chiaro j
Sen uenneJufo^iC:r io per ìe fue orme.
Qui ti pow t e pria mi dimoftraro
Cli.cchiffwi belli cjueUa entrata apenai
Voi ella el fonno ad una fenandaro ,
Virg.è- ilconfirto di Dante, perche la
ragione è- cjuella, che conforta ilfcnfi al
hene operare , tir a la uita contemplati^
ua,Etè^ fclo,perche ella fila può far ^ue^
fio, e non SordeHo Kino, e Currado, che
fclamente ne la uita aitiua frano ejjcrcii
tati . tifici era alto già più che due hoi
re, ¥u dififra dal fotta in perfna di Sor
dello dimofirafo, non poterf fcìir tjuefi^
monte fin^ la luce del fo'e, ciò è-, Kon
poterf al^r linteUetto a la Jfeculatione,
finl^ laiuto iel diuino lume , Intenlendol
file per la prima cagione, la^ual ^ Dio,
e lucia, ciò è-, la illuminante grafia,
per la cagion ficonda, perche, f come dal
foledfpende principalmente ogni luce,
Cof da Dio dependono principalmente fut
te le grafie, ^jfindo adunque il fole filiti
in orietefofra de lori^nte jfer lo jfatio di
iue hore, pofeua ancora lui,non fvy fi fief
fo, ma con laiuto di lucia, effer filito in
uifone fin al Furg. El uifo mera a U
marina torto. Credette Dante deftandofr.
^r- J ' ì ft trouarfi anchora con SordeUo Nino
• - ragione^
CANTO NONO*
ra^mfyU^t<alfit(it htta da lucia ftpìfiiàU fey la iHmimnffgraiUjmoflra a luifimpcaiQ
feria fcnfc, cme f^li è- giunto ni Furg, con lentyata di jufUoy Ujualcofa altro non p-, the UfiY
ma nnejfaYia a tfnere a chi uuol mirar a ffeculare le furgatorif uirtu.come di fctìofcguitanio ut
iremo Jtluendoli il duhhio de U fiauifmf.ferche intefc ejjire jìato portato (juiui da Lucia,
éuella elfcY lacjuila che Ihauea rafito de la ualle e prtato in alto, lacjual ir.fjYre col fcnno finera
andata, Adimitatione di M.TuLw (juello defcmnio Scif.ouf dice, lUedifcfff.f, Epfcmmofc)
lufus fum, E di jui ancor il Vet.farUdo di laura giamorta, E doj^o ^uefloffarte ella elfcnno .
A gujfa dhuom ; che in dubbio fi raccerta
E che muti in confòrto [ua ^aura
Voi che la uerita glie difcouerta ;
Mi cambia io : e come jcn\a cura
Videmi il duca mio jfu per lo balxp
Si mofje ) elir io dintro m uer laltura ♦
Lettor j'tié uedi ben ^ com'io inat^
La mia materia ; e pero con più arte
tscn ti marauigVhir sio la rincal'^^
Fatto certo il fcnfc del fuo duUio,no teme
fin, ma ritorna ne Ifjfcr ffio di frima, di
che aueìutafi la ragione, lo tira ne la con
femflafione di fiu alte cole . LFMor, tu
ufdi hn comio inaile, (pianto uno edifi^r
m fi leua f in da terra, tanto ha maggior
hifcgno dfffcY rircal^to e fortificatone
findamenti. Co/? auitne a chi ferine, feri'
che cjuanto fiu ft inal^ diftile ne la m.af
iena di che nuol trattare, tanto ha magi
hifcgr.o dfjfcY fortificata darte f ft
gior
ieCcpentare, Onde il poeta a nmonifce il lettore, che non ft mar^iuiglije egli inaì\^ con fiu arte
L materia di che tratta, fercLeuede tene, come lal^ di fide.
No; cappreffammo ; ^ erauamo in parte 5
che la , doue pareami prima un rotto ,
Fur come un f^jjo , che muro diparte $
Vidi una porta , e tre gradi di fitto
Per gir ad ejjà di color diuerfi ,
Et un portier,chc anchor non fitcea motto ♦
E come locchio più e più uaperfi ;
Vidil feder fipral grado fiprano
Tal ne la faccia jchio non lo fifferftt
Et una Jpada nuda hauea in mano^
Che riflettea i raggi fi ucr noi ^
Chio diri:(^ua J^^cjjo il nifi in uano^
Defcriue chrifìianamente la entrata del
Furg, ciò il modo necfffrio a ttnere,
a chi fi uuolnettar^da le huUure de uiiij,
E frima chegli intéda da ^irgjferefìa',
to condotto in c^uel luogo m.edi^nte laiut^
di Lucia ,e da lei eper uenuta la nctitia
de la entrata del Vurg, effa intrata li far
un rotto, 0 uero unfiffc, corre jueUo che
ialhoY fi uede fartir muro da Tr.uro, Feri
che ependoli (juefia forta da finfira neU
roccia del monte alquanto fcfra dijui,
egli, ufderla di trauerp,onie foco de
laf ritura di quella fotea iiedere,F fer no
poter fi imaginare , che ne la roccia fpe
flirta, Pfenso che fife, come dice, un rotto, Q uerttmente un fi/fi. Ma uenutofoi al dirirr.fetto
di quella, foth uedere che ella era forta, e non rotto, 0 fìffc, come frima fera creduto . E moi
Talmente, Far alfrincijfio quefta f jrta alfoeta un fiffc, ciò è',lifar diffidi afoter intrarfer quelf
la,FerchefcmjfrealfeccatQre,fardiffìcilcoraafYÌncifioche p fofpi furgar e liherarp da uitij ,
ma iniefb, mediante la ragione, efjlr aiutato da Lucia, do e-, da diuina injfiratione, quello che
frima lifareua piamente unfiffc, li far foi una forta, do e-, quello, che frima li farea difficile,
li far foiageuolcop afire . Onde ancora nel fecondo de V inferno hahhiamo ueduto, che fino
manto che gli non intefe da sjirgdio egli eper uenuto al può fcccorpmoffo da freghi di teatri',
et eperp refo difficile al pguitarh , ma infefo queflo , hauerlo con' franco animo pguitato .
V<t/5ù quefia porta per tre gradi di uari colori ^ V fuui un fortiere, ilqual Siede, ciò è-, Fofa
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Postillati 16
TU>Ti
PVRGATORIO
e jla co firli fcffa il grcik fcj^rano , e fide fu la fogfu U pytn , ctr fcfrafìa a tre £racli .
QHfjii intenie fer lo frinii miniftro , coft iomaniafo h lui nel primo canto in perfcna di Cai
ione , M(iu(tl dicemmo a frincifio ne la difirittione del Purgatori: , come ftaua a juefla porta
éi giudicare, e maniar Unirne che intrmano ciaftuna al fuo luogo, dùue fotta altro mimflro fi puri
gaua del peccato, onde ella era colpeuofe, E rapprefenfa il facerdote, che mediante la fua autoritii
qud ha daffcluer e di legare, fuo^r jueflo . tÀae'da notare, che da lui fono affclute da la celi
pa,per lacuale erano prima dannate a leternepene df l'inf, e mandate a la pena, dopo lafatisfnti
tione de lacuale, fcno haUli da poter falir al Cielo . S ta cofìui tacito ajpettando il peccatore che fi
conuerta, zfT ha la fìiccia lucente che fjslende in una jfada che fien in mano, e la jpada refìette di
modo in Dante, che non può tanta luce fcffiire, A dinotare, chelfacerdote dette effere uno efpm^
fio e lucente jfecchio di uirtu, che rijflenda ne le fue giuffiffìme opere in firma, che ne la conftde^
ratione di quelle, il peccatore ui rimanga flufido attagliato f uinto •
Vi tei coHinchjche uolcte uoìl
Comìncio egli a dire t oue la fcorta l
Guardate chel ucnir fu non ui noi ^
Donna del del di quejle cofe accorta j
Rijpofel mio maefìro a lui , pur dian"^
Ne dijp ^ Andate la , quiui è la porta ♦
Et eUa t paffì uojlrì in bene auanVj
Ricomincio il cortefe portinaio t
Venite dunque a nojìri gradi inani) *
ta ne uenimmo : e lo fcagìion primaio
bianco marmo era fi polito e terfo J
Ci/o mi Jpecchiai in effo qual io paio «
'Eroi fecondo tinto più che perfo ,
Duna petraia ruuida ei7* arficcia
Crepata per lo lungo e per trauerfc #
Lo terTiOj che di [opra fàmmafficciay
Porfido mi parea fi fiammeggiante ;
Come fingue , che Jùor di uena piccia ♦
Sopra quefìo teneua ambo le piante
Langel di Dio fedendo in fu la fo^ia 5
Che mi femhiaua pietra di diamante^
Non dette il peccatore andar Jinan*^ al
facerdote fin'^ effereforto e guidato da
diurna injpiratione, perche fcn"^ di cjueU
la, la conpjfrone furia nulla e nocerehlf.
Vero intefolangflo da Virg.che Lucia Ja
jualera laforfa, hauea moflrato hrU
porta del Purghe detto che a (fuella douejfi
YO andare, Cortefcmefe rijfonde, che ella
aud^ i paffì loro in henp,inKÌtàdoli al prì
ceder inan'^,V a fdirifcpr adetti gradi*
Per juejfi tre gradi di uari colori, dinota
ire diuerfe conditioni , che dehhono effct
nel penitente inan'^ che uadaal cojpetto
del facerdott, E per lo primo, iljual e di
bianco, polito e lucente marmo, dinota U
confcientia del penitente douer e/pr pura
e netta dogni macula, ne latfual fi dfhhe
Jfecchiare, e con maturo effmine riconti
fer fc mede fimo V i fuoi paffatì errori^
Per lo feco do grado più tinto del color peri
fo, delijualojcurocoloY dicemmo nel vy'.
de Vlnf,E che era duna pietra ruuida C9*
arficcia, e per Ogni uerfc crepata intende,
per lo dolere, pentimento, tf; afftittionf.
<Ji^^l dMeeffer nel peccatore. Per lo ter
^gradojual e di porfido pietra durifftma e ìiro/fo colore, dinota il firmo profonimento aual
dette ejfer in lux di mai fiu ritornar al uomito, ma tutto acce fi di carità e j^ruente amore, humi^
liarfi a Vio e reconciliarfi col froffmo . Siede cjueflo portinaio fu la foglia de la porta, aual è»
di duriffimo diamante tenendo e piedi fu (fuefo ultimo grado, a dinotare la firma conflantla che
dette fffer nel ficerdote di non turlarfi per cjualfi uoglia grande e graue fielerita, che infeni
da e! fere jìata nel penitente , a ciò che per la fua aifierita non hattia a difierarfx de la infii
nita mifcricordia di Dio • u * ^
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Postillati 16
CANTO NONO
Ver li mgraSi fu di buona uo^ta
La ragione guila il fcnfo^Uofh oMifiìi
Mi traf[cl duca mio dicendo*^ Chiedi
Uumiiemme chd ferrame fcioglia •
Viuoto mi gittai a fanti f ìedi t
Uifiricordia chieft che ma^riffe 5
ìAd fria nel ^etto tre fiate mi diedi ♦
Sette. P, ne la fronte mi dcfcrìjfe
Coi funton de laf^ada \e fn che bui ,
Cluando /ci dentro, fiSe piaghe dijfc.
tf, e fimo di diuin^ infiiratiove ,fu il
km uoglia ferii tre gradi, ammomi
fcek, che Ma hmilmente chteier al (4
cerdote, che fciogha il legame de lefuecol
f e,perche dofo il dehifO effmme di ijneUe,
e la mirinone, ffntimento,e dolore dha-.
uerlt comme/p, er ti firmo fropnimen}
io di non pia ricaderci, che fcno li (re gra
dijtuien a mamfjìarle, hurràlmcte che
iendolaffclutione. Onde dice, ih e fi gito
leuoto aùnti ùedi, chef^nijic^ Ihtmita, e chiede mifcruordia chegliafri, ma prima fi da tre
VrJi 0 uien IfecU Col cuore, con la tocca, e conle m.le opere . ^^ì^;/^;^;'
Tde UpolfcrLe E^cil, ^enielat u. adportam ^ rejf:c.laf ador.rfem, r!r ^..^^r^
Js . if loi, Verfngulos grad.s meo. fronunùaio eum . SEUe. P. ne A^.f. c/
T<efcfi in colpa^irlmLnte domandato alfccerdote lasfcìufione, CXuellofnma h defcr i
ir con laiunta de (faia fette. P. ir^ fronte, ciò ^, U dimoftra apertamente mia fuenta it la
^^:a l ciuantfgrJa fieno a lamma L [^tte.eccat: capitaci, «T^'^>^^^^^^
i interronendouila d^u^nam^fcricordiadaluiadimandata, loammom^e, che fu.ndof ra deni
Z da laLta, no h , che cjuando egh Ihauera .fcl.to, che laui cj.e le fcUe piaghe, e c,u^a .1.
L^^^^^^^^^ H^^^^^^- Mf. W/.. mdeleco^ditiomche
Ku" die. Augnino, Sujfcitmores in meìius mutare, ^ a reccat. recedere
uU de eisfiaf domino perfenit^nttf dolore, per hunjilitafis gemitù, per conlritme cordu, jacrift
cim onde ilSalmijìa,Videhumilitatemed cT àolorémev,tir dimiUe omnia peccatamea .
Cenere , 0 terra , che ficca fi caui ,
Vun color fi)ra col fuo u 'ejlimento t
E di fitto da quel trajfe due chiaui»
luna era doro, e Ultra era dargento: ^
Vria con la bianca , e pofcia con la gtaUa
Tece a la forta fischio fui contento ^
CLuandunque luna dcfìe chiaui falla.
Che non fi uolga dritta fer la topfa^
Vijfe e^i a noi \ non fifre quejla catta ♦
Viu cara ì luna *^ ma Ultra uuol troj^pa
Vane e dingegno auanti che di sferri 5
Ver ch'cUa e quella, chel nodo dfgrop^^a
Va Pier le tengo t e di\fcmi chi erri
A«^/ ad aprir , che a tenerla ferrata^
Vur che U gente a piedi mi fitterri . '^;^tente daUcommeffi' colpe , riman
iuuo cotento e luto, come quello che fi troua hauer ì [caricato U confùeniia dun grauiffimo e mot
taliffmopefo . (l^^andun^ue luna dejìe chiauifiUa , Vimoflra, che ogni uolta chel^ jMt
tra il uejìimento de langelo di color di ce
nere, odi terra ficca, foUo del jual traffe
éue chiaui, una doro e Ultra dargento,
A dinotare, che dato chel ficerdcie haU
Ua UfcientU di faper conofcer U grauita^
del peccato fignificata per la chiaue dargé
(0, e Uuiorita dasfcluerlo, fignificata per
la chiaue doro, e che tale autorità non foi
lamenfe fia gràdiffma, ma diuiniffma^
ìton della pero uefiirU di fuperhia e daU
ierigia, ma di pura e fmplice humiltafti^
gnlficataperU fuo uejìimento di color di
cenere, 0 di terra ficca . Vrima aduni
tue con la lianca difiernendo , poi con U
gialla affluendo, fice talmente a U porta,
hio fili contento, Verche affdutc e Utero
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PVRGATORIO CANTO NONO
foter ciffdune, U^dumnt fftr itmun ucihrt, E che lima ie , ,(,;.„; e' l / Z
m S.Ma,. , XV,. </u«<(a, Er </<,Jo fW, regni ,«krur», a <,H,icun,t,e li»,Jrùr„
E Ulfmi <h, erri MuolUfmma clementi,, chef f.urhte ufi uerfo M Jcculore mifruji:
t»onjcm,l,,f,nhehumilmenfeueng.,renJe^ incolpa, Onieiifm kcca Jijp M'f^Uor]
ium «o/o n,n ficrificim, Ef d,roue è- ferino, Si Deu, henigr,u,, .u*rf ftcerl. Jeru, i
Vi, emmp,terfimilia, ejìUrgu^, i,j}cnfmr non Mei effe uni . ' /"»<"'/
Po/ p«/e ìufch a la porta ficr^ta d.;.o ,7 maturo effmine, il f,cerhte,oÌH
D/fCMdo ; Inlrm t ma pcaoui Morti } flo lafM Marita, Pinge lufcia a Ufcra
Che di fuor torna , chi indietro fi gudta . '«F^'"'< M Purg. ciò è-. Viene a Ulfdu
E quando jùr ne cardini dijìorti' tione ammonendo d peni/ente , che chi fi
Li (j}!goli di quella regge fiera, i"'^^" '» ^'"ro, torna di fuori, ciò è-,
Ch'e di m; tallo fon fonanti e finii che chi ricade ne le f^jpte commefe coU
Hon ruggiò f,,„e ft mojìrò fi aera '7"'' ^"P"'" ^' f'""' f<g"ifi
Tarpeia j come tolto li fui buono " F'^^l', l?cerdoie dice al pe
Metello ; perche po, rimafe macra . ""nT.'' Ti' ""''/-"f''"' J"^«r..
^ '' ^ Quando ftir ^r carhm Jiiflorti, vmoi
p^, che era (erario de Romani, ni (ice fato (^.«/ioM.feT'''''"'';-''''' ^T" f' 5"
trarne i Meri. Imil.ihhe fi.,„L LJ '-'"^' ' '"^^'"1 "^'"fnre, perche d, rado, per
lem rmlf, tento d pim tuono^ 'ntranh Dante per la porta, rì.olth la..
E « m,m laudami n>, parea dito al primo tL che c^JUafce ne la>
Jdtr m uoce mtfia al dolce fuono . frirfi, e parueìi udir cantar in uoce, che
Tal magme apunto mi rendea f'ccompagn.ffe col fuono deff, porta. Te
C/o , chi udiua j qual prender fi fucle , ^'n»> l'udamui e cet. a ftmiìuudine di
Quando a cantar con organi jì Hea : cantano fu hrgano, che le pai ■
Che hor ft , hor no fmtendon le parole, cant* , fmtendon hor ft
Unirne del Purg.fim.lmente lo cant^anoper fa conuerfme di lui et Vio . '"r''"''^-'
PVRGATORIO CAl^TO DECIMO
Po; fimmo dentro <iì foglio Je U porM ; D'/cWi;^ ilf^a nel frffnie cam, come
Chi mi mcr de Unirne d>fufi , f»fo P^'" ('''"'l-
Verche m pmr dmti h uia torta *y rr''. r r i r. i v
Sonando la finti ejjcr richufi : ^
E sìo haucjje glìocchi uoìtì ad effa ; ff^yripi àUimiUa, E pi uenxY ueYfo di lof
Qual jòra jìato al fililo degna [cufaì ro anime fcttoffjì j^rauiffimife fi ,
VOifumìT.^ denfYO al fcgìio de la fot
CHi-, la(]ualfOYta, limalo e Yeù, f mn tuom amore ie lanime da /or fo/?o ne caduà Un ter
veni, e ne diletti e fiaceri del modo, Di firpf, Ta eh ijuefìa pYta non fifa, j^fYthe alUuaie da cjuei
Pifiilft ieniy ncnficuYano diuenir ajpemfentia,e puY^aYfc de le commefp colile. Onde dice, FE r^
chefij^arer dritta U m /or/^r, c/o Perche tal non himo amore ^ fi f arer dritta la nò dritta uia,
AB ili
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Postillati 16
pvrgatorio
U<ìual ^ li^mf n fui fin, in f.efli^lf, , finuì, ^ud, che fclo in Do Ufn & infJnif,
<hf nf,na,VnchnMi à,fi ccmeuono per fyi, m.li<ia,cmn„ tei c.fo Uueria fitto l^rfi
fcnh flati mmmtì del no Mliarf, mitHriJt iifum no ud,» iormrt,n5 ftp^^.J.fc^J
No; fikuam per um fktm Jèjjà ,
Che fi tnouca duni t d altra parte 5
S't come tonda , che figge , e fapprefji ♦
Qui ft conukn ufar un poco darte-,
Comìncio il duca mìo , in accoflarft
Hor quinci hor quindi al lato , che fi parte^
E qucHo fece i noHri pajji fcarfi
Tanto ; che pria lo [cerno de la luna
Higiunfe al letto fuo per ricorcarfi ,
Che noi fòjjimo fuor di quella cruna ^
quando fummo liberi ^ aperti
Su-idouel monte in dietro fi rauna^
lo fiancato j ambedue incerti
Di noHra uia^ reflammo fimun piano
Solìngo più j che ftrade per diferti^
Va la fua fionda , oue confina il uano ,
A pie de Ulta ripa j che pur fiale ,
Mifitrrebbe in tre uolte un coipo humano :
E quanto locchio mio potea trar dale
Hor dal fimifiro , & hor dal defìro fianco ;
Q^efla cornice mi parea cotale »
Saliuctm ilprim:, fey la fffur, iui
n<t pietra che ficea /or uia, Z7 ognuna de
leftte jfiòde aniaua fu no dritta, 'ma fi c^r
cena hora da luna csrhora da lalfra parte,
come fc^lionfir lonJe fai mare, 0 Ihedera
fu per frócOyO murù^Onde la fdiiA loro per
lafrffura delfaJJo,che era in me^ fra ìu
na e Ultra j}óda,poffua effer indue modi;
ìuno fcmpre fu a drittura,fen'^ piegar dal
cuna de le parti, e f^efto era il più treur,
mail più malageuole, L altro dandarai
onde fecondilo lefue jfode, ^ accoflarft
hor a luna tfrhor a laltra di (]ue[le,E ^ue
fio era il più lugo,ma il più ageuole modo.
Dice adùc^ue V irg, a Dante, ciò ìy. La r«c
gior\e 4f(nfo,Cóu(nir in ciuefìo luogo ufar
un poco darte in accoftarfi hralun:> cT
hoY a laltro laf:), che era di prender il più
lungo,ma il più ageuol modo nel f iire .
Verche,fclhuomo a principi:^ che entra
per la uia de la uirtu uolefjc cominciar da
le fiu aff re eiT ardue cofc, fer non effcrui
fffuefitto , leggiermente mamherelhe tra
a t rf tia t irn , , ^i^y^ àif^^Y^riaft deliwprefa ,MaaccQ^
fiandofi hor al deliro t!T hor alfmjiro lato, do Y^dfcguitando hora la ragione cr hora ilfcnfo
e cofx apoco a poco affuefkcenlofi , uien a ^r hahiio, colcjual poi ageuolmenfe f uincono tutte le
iifficuìta . E Cioficer li n^firipaff fcarft, Verche nel [dire, n^n prendeuano co pa/f tanfo de la
più ageuol uia, (juanto hauerianofiittofcfijfcro proceduti fu dritti per la più malaoeuole, che fu
gnifica hauer tardato nel proceder per la uia de le uirtu, hauendo cominciato da le più a/euoli cofe
E tanto erano tardati, che prima che effl fijfero fiori DI ciueUa cruna, do è-. Di quella fìretta
t!ranguftauia, come ^fempreaprincipio quella de leuirtu, LO fcemo, do ^, la parte Rema
iela hnarigiunfeperricorcayfe A Lfu AeUo,cio ^, A lori^nte occidentale, oue, fecondo i foetL
ftuaa polare .Equi hahhiamo ad intender duf afe. Luna, che lo [cerno de la luna R ^ queUa
parte di lei da l^fff^lecorna, e quejìa guarda fempre a lopp,fta parte di douefi froual Cele,
come per figura, felfjefiffì in Oriente, e laluna a me^ cielo, lo [cerno fuo ^uardlria in ocliden
. Laltraf e, che efjendo quefto quafi il principio del quinto di del fuo plenilunio, nel qual ft tr2
uoinoppfifionealfde. Onde in fine del xx.deVmf g a hier notte fUU luna tonda e cet.
Dopolac^ualoppofume, appreffcmdofi al [de ogni di [erh j}atio di xiy. gyaii pco più, 0 meno
CANTO DECIMO.
. . m.rrn^mf(ratah.fraiLnlìm»lmfi ci' diciamo. Sf <:iun<jutm ijutUaUmujtf
fcUft oriente iZJentl fi d camino Ji xv. J/, ueniuaai fr tre ho. e iue ia^
'1/ H U cfe. in fai fu^ o^fofume m r^elfnmograk de U uhra.Morauemua ad effe,
J,ccauLrahver.Àd^Jraadunciue,cm uué^nfinre,inma che
12 crii tra \a 4 ' V^^'- ^'^^ '^'''T ^'T ''"'^T ^ '
; .V^/.r., 0 pi. Jti. h.re i^ c^U ir, hnie nel f recedente canto >/'/^^--;^.'^,f-
l cL due hore. MA <,uando fi.lo Hlen ^ aderti, do . Ma cjuando f.rnrr. fumdf
1 , la le cu. ff endemia eraLofcrrat:, e^unt.ffra de Ufert. ftano delfn.o ha% .0
Zlmnte fi raduna ind:etr., fenhe da effe A co- ci.' U^:.r.o cf..o/?.. o u.na
ejfer doJJno ar.undat., lo fer hjef^ dela camene non V.g:ho cì efclo ^-^^^H^^^^
STaJfO, Verchelfcnfo f fuo ne la difficulta del corfcguir le mrtu von eff.ndom affuef^U jian,
l7?mnU ralÀe Jereffcr.nciuS^^^^^^^ S.luatornn San ^^aUeo al xxvi.
LL ^uidern/ornftu:.p,caro aulm infima, ET aMue incerti dinofra -^/^^^^^^
UraJe, ofialJlletto,fcn^.l dtuino lume fuoerrarla dnUa ehmau^a dea u:ru, RERami
Z^fununl^anofcl^niO, A dinotare fur ancora, che rari fcno quelli che .nl.ro d^r^r^arfi Je
le commeffe col^e / DA Ufi^a fionda, r.molira, che ^uefto pano,d^u.U.raua do^nnnforno
il monte L fiL a cornice, hauea tanto iilar^he^l., cjuanto ^ treuolte la lunghezza iun .or.
.0 humano ma da deftra e dafimfira da^nghe^^a, guanto eglqoteua Lntan uedere,fercheg.ran
dofer mo intorno al monte, ueniuu ad effcr fcnl^fine, coft ancora come era fcnl^pmcifio .
is fu non ercin moffi i pie «ofTri dnco\
Quandh conobbi quella rifa intorno ,
che dritto di [alita haueua manco ^
Ejpr di marmo candido ^ adorno
Vintctgli ft j che non fur VolicletOj
Ma la natura glihauerebbe fcorno ♦
Lan^el j che uennc in terra col decreto
De la moltanni hgrimata ^accy
Che aperfd del dal fuo lungo diuieto $
Dinanzi a noi pareua fi uerace
Quiui intrugliato in un atto feaue^
Che non femhiaua imagme , che tace ♦
durato fi faria, chei diceffe Awe;
Però chiui era ìmaginata quella ;
Che ad aprir Ulto amor uolfe la chhue
"Et hauea in atto imprcffa efla fnueUa j
Ecce ancilla De/ fi propriamente ,
Comejigura in cera ji fuggeUa^
Uonferanoanchora moffijper lo fiano di
(juffìo^hal^, (juando Dante fuile,che
la rifa de! fecondo, a tacjuale effe pano ter
minaua, e lacjuaìe HAueua maco, ciò ^,
lAancaua di driUo, e di ragione di fallita.
Et in fcntentia , che fer t] nella non fi pi
ieua, perche era fYOjfprifida,flire, e fi
f(Y dì candido marno ornato di tanto feti
tìliffmì V artificio fffimi infagli, che
non fclamentehaueriano uìnto Pclicleto ce
leiratiffmo fcultor e , del eguale fcriur So;
lino, che fco^fiua ancora le ficàole ftn
mhhe tanto naturalmente con ogni fiid
ntemlro diflinto, che fareano uere. Ma la
maeftreuole natura ne haueria Yiceuutu
forno e uergogna iimofìrUo, che effi in',
tagli erano diuer fi effcmfi dhumiUa, lai
ijual e coma a la fuferUa, che fu (f ueffo
primo lal^fifurga, tST il frimo effmfio
che uidero intagliato dinan'^ ad fffi ^ra
ùueUo di Maria \ ergine anuntiata da
AB in»
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Postillati 16
-,„ , , P V E 0 A T OR I O
or Jwa/mtJf la facf,,hf Dio MÌfM fiy con t'hi,on,o, che fin .BU^ ,,^L , 'r li i
<0>>,eifinnfairicV^;;;^^
aelo chfnm j^nlofeccM mgmaìf,„e era meim ,1 fotem filire, fi M^m ^er ZqlIu
ue A .rytrfUI,, efomm umrr che Dio f,yUm « th»omo,ferche miiilf l^M^rfnhuinilSZ
P'>Yl^m'>FrU<i^^f->>,nii.ch^
»urk mom,j^er darne hie Cr' eterm mta,.[erfi e fice mamfjìo Imfinifo morecheneporL,,
\\rnrx
No« \mr pur ad un ìucgo la mente,
Dijfel dolce mieflro j che mhauea
Da quella parte , ondcì cor ha la gente
Perchio mi mojji col uìfo j e uedea
Di dietro da Maria da quella coHa,
Onde mera colui j che mi mouea,
Vnaltra biHoria ne la roccia impofla :
Per ch'io uarcai Virgilio , e fèmi prejfo ,
A fio che fòjfe a fiocchi mìei dij^ojla^
"Era intarlato li nel marmo JìeJJh
L(J carro y e buoi traendo larca fintai
Verche fi urne officio non commejjo ^.
'DìninXi purea gente, e t ntaquantx
Vaniti in fate chori a due miei fcnfi
lacca dicer lun no^laltro fi canta ^
Sim)le!7:ente al fimo de glincenfi ,
Che uera imjtgmato ^gliocchi el nafi
Ti al [fi er al no difcordi finfi.
Li precedeua il benedetto uafo
Trefcando al\ato Ihumile falmijla^^
E più e men che Re era m quel cafi^.
Di centra effigim ad una uifla
Dungran palaT^o Uicol ammirai
Sij come donna difpcttofi e trijìa^
Afpfffo If/pmpio ie Ihumiìfa ii Maria,
ilpftapnf che ne la roccia fijje intaglia
ti quello de Ihumiìfa ii DauU fecondò R tr
del pplo di Dio, ilqual domanda faìmiA,
fta, per hauer cow/o^o molti [almi in loie
del Signore , che hoggi fono cantati da
la militante chiefa.Onie hahhiamoad inf
tendere, cheal/cfladel fecondo lik di Ke
contenuto ne la hihia fi legge, che uolen
do Dauid riducer larca del Signore in lef
Yufalem, La<fual era aHhzra in Gabaa ne
lacafà d'Aminadah, iefofc glihahitirega
li , e mifeft nel numero de Sacerdoti , ca
f^ali andato ala cafa Amina dahfjtic
ieuofiffimamenfe porre effa arca fqra ad
un nuouo carro , cr a juellj fece metter
i Iruoi cheto tirfjfcro. of^ zfT Aio fii
gliuoli d'Aminadah guidauano il carro,
e Dauid , alatola uejìe f^cerdotale^^er
ejfcr più jf edito, an jaua co glialiri fa eri
d^ììi dinanl^ a cjueUo dan^ndo e cartan
io alfuom de tìmpay.i, ir:mlet(e e cimha
li,che ijueUii'ìfraelfcnaiiano, E co f giù
ti a lara di Nacor , flejc la mano a
laYca,chefnceuaf(gm di cadere per li huoi
checalcitvauano^per Ucftial profuntme,.
de for>,mi f^cerht,, ma che inf.nAe c,n Aio ,7 carro , E ter cueflì hehhi r.i U T
& 7/ ' r """"'ff;''"'' '^"'foe"',fnhfc.fc i,l ueiJelun.ua c\. carA ZZ
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Postillati 16
CANTO DECIMO.
Uer^cì r.r..«3//. i'/^orii. trulfcnfo del ui[o e c^ueh df hhr.t^, jfmhe al ueìerf^ma m
(fUre !oimio,ch n:in fnfia kd^re.ieneuo. di «o . Purea Dauid in ^juel ujc fiu diRe , fff
efìh \n Uit, di ftcerd^te , U debita delfi^le e ma^^ior di del , H fareua KO di
E . elìhdcft pRo, hmilM, a dan-^re ^ a canUre dinari^ al Signore. Gtunf, ìan<^ dem
^ùciù di ler.filem, e f affando dinan'^^Ucafa regale, MHoh:rglie diVauid, a<iua erec
AD una uijìa.ao ^ Ad una finefìra da U^u.dft uedeua, euedendo il Kein c,,el m,do lujcae,
lo dill^re^io, Ahual tmaO che fii a cafa fà.endofdi inmira li diffc f^rdijf regio , O cj^^nn e-
jìatAJii M il d'ìfraeì difcofrenhf inanimi a le analle de fuoi jmn .mudato, come Jt
dmudanì ifa^^. Rijfofc Vauid, ^lua il Signore, che io giocherò fiu t:jiodinan^ c lui,chen.e
ha eletto e comandato che iofilfe duca fcfra del fuo fofob, che dinan'^ a tuojadre ^ a caj},)u<^,
, Giocherò e grommi fiu humile e uile dinc^n"^ a li fiioi occhi, E cofi affrejfc lancile, de le eguali tu
Ù tarlato, faro tenuto f iu gloriofo . ¥u Micol figliuola di Saulfnmo Rr d'ìfraeì,nr^a fuferho tfX
^rotante, uhuale, fey uoìer dmno,ft<ccede' Dauid . M;* U notare , che giunti c^uejli f M
(midi auejìo primo hal^,in2^ che efft fi niouelfcro ne a dejìra ne a/ìnifìra jferlopano,o fa f^r
Ucornue,che dogni intorno ahbracciaua e cing^al monte, iìptta te fiderò hffrrpo di M. \'erg.
che li fìaua in faccia fcolf ito ne la roccia, tfT era Virg. dafmjìra, onde dice che ghaa da cjuela
tarte che la ^ente ha ti core. Ma uolenk confiderar lejfimfio de Ihumilta di Dauid, iciuA jcgtiii
ua a la dejìra dietro a cj^o di Maru , jferftr che fò/fe fi^ dijf ofto, e meglio afj^ariffc a ghoccb
fuoi \Arco Virgilio, ciò è', Vafso oltre dinan"^ a h.i .
lo mojji i pie dd loco douìo ffaud j
Ver auìfar da prejjo umltra hijìorìa ,
Che di rctrj a Micol mi htmcheggim .
Quìui era hi^orìata Ulta gloria
Del Roman frince ; lo cui gran ualore
Mojjc Gregorio a la fra gran uittoria :
E dico di Traiano impcradore^
Et una uedouella gUera al freno
pi lagrime atteggiata e di dolore ^
Intorno a lui parca calcato e pieno
D/ caualicri , e lagugUe ne loro
Soureffin uifìa al uento fi mcuieno ^
La mifcreUa in fra tutti coftoro
Varea dicer \ Signor fhmmi ucndetta
ri mio figlio che morto *^onàio maccoro ,
Et egli a lei rij^onder'jUor afpctta
ranto , chio i:rni t e quella j Signor mio y
Come pcrfona , in cui dolor fàjf retta 5
Se tu non torni t& ei\ Chi fia , douio ,
La ti farà : e2r eUa\ Laltrui bene
A te che jii t [ci tuo metti in oblio l
Onà\^i'.,l\or ti confata : che conuicne ,
Chio folua il mio douer , anv cho moua t
Qiufiiùa «ole, e pietà mi ritiene^
D3/0 lejpmfio di DauiJ ,pgttiua (jueCo
di Traiano imferadore, il cui uahre,giu
pìtia , clementia tfT humanita, affai ne
pifano fjfeynote jfer quello che ne fcriue
Suet, Kefirijano aluni (fuefìafarficoU
rifa de Ihumanita dilui,iheefédo flito a
cauallofer andar in ejjìnito co fuoi ceni
litoni, Wer.neuna t-:edoi:ella,la£jual getta
lafcli afiedì, li ihiedeuajfiangendo iffff
uedicata dun fuo fi giuoco, che glierafuto
morto ufando le favole daljfcefain ijuep(y
luogo replicate inf erre conia rijfojia di
TYaiano,le uirfuéeljuale dicaìo J e mofji
YO Gregorio Taf a a fregar idio ftr lui fin
a t^to che li fii reuelatOjiht era lihfYO da le
fene de Vlnf, Onde dice,chel ualoY h lui
moffe Gregorio A la fua gra uittoria, di
è-, A la ^ran uittoria che mediate effi fuci
freghi hehle del Demonio hlerando TYa*,
uno da le fue mani oltre a la ofinione de
fdiYi theoh^i, che chi ua dannato a Vlr,f,
no nefce m^aiMa fi cofi era fiatuito a frin
ci fio da Dio, nòn è' cctro a lordine fuo ^
colui che mai no uiée cofa noua,Q^.efi
e (ciò Dn,py hauer ah eterno tutte le co^
fe freueduto , Adwwjwf egli fclo froiuffc
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Postillati 16
CANTO DECIMO*
Colui ; eh mai non uide cofa noua j ^ufjìo parlar uìfiUlf, Vmle jfarlari no
Produjfc eflo uijibile parlare /? ufiono, mafcdom, E (jueflo era fmiU
ì^oueUo a noi j perche qui non fi troua^ furiare che in àf lo tifino j^/ijfiriti fUt
ti e Unirne teate, fere he mojìrano di fiiOf
ri per la jf etto i concetti loro . Onie il poeta dice, Tal uifihile parlare effcr nonetto a noi, ferche
(jui non ft troua, non potendoft con lintelletto hman:», i fccreti del cuor uedere .
Mentrio mi ditettaua di guardare Mentre che Dante, intffc per kfcnfo aia
Limagmi di tante humilitadi , ^ijì^^P^ ' ohedir U ragione, fi dilfUaua
E fer lo fabbro lor a ueder care i in cjuefìe imu^ini dhumita, care a uede
Ecco di qua ; ma fanno i pafji radi j ^'"^ ^ '"''^'f^'' i^jual
Mormorauaì poeta molte ?entì t '""'f'^^ ^'^^"^^ "
Qj^cfli ne muteranno a kialti gradi . uuol inferire che non manuahen
ni'tnrrW, y.r,^; * .u. . ' . tf procelfo di femo, ma in inftanfe^
Z f ' r '"T r 'T ' f^^''^^ uohnta, come [altre core
Per uedrnouitadi^ondejn uagh^, fi.e daluilranoPatef.ttru.e,edi aL
V dgcndo fx uer lui non fi<ron lenti . fi a^^iunJr,
-Non uo pero lettor, che tu ti /maghi Onde dice, chf nano C Are, dò è-. Di
Vi buon proponimento , per udire , gr'^difjima efijìimatione a uedere rijffti
Come D/o uuol chel debito fi paghi ^ t^ al fàì^l;roloro,Ma ^juanto alatlepria^
ì<ion attender la firma del martiret è' cofa ueriffma da lui proceder ogni hu'^
Venfa la fuccejjìon : penfi , che a peggio ^^'^^ '"A^'' tutte l altre perpttioni
Oltre la gran fententìa non può in . ^^""^^ hauendo di fua [occa detto in S.
mueo al XI. Difcite a me, cjuia mitis
fumc^humilis corde. Mentre a dunaue
che Dante era ne la confi deratione di cjuePe imagini, Virg. MOrmoraua, do e'. Con fcmmfjja
uocediceua, ECcomo'te gfnfi di (jua, A dinotare ihe ueniuano da fmijìra, MA fanno ipafft
radi. Ma uengano a tardo e lento Raffio . e' i7 fuperlo di fua natura fithito, ueloce, ZST altiero.
Pero douendofi Ufiiperlìa fer lo fuo contrario purgare, a ragione pon coftoro che procedino lenta f
mente, tardi, e chinati pn ligrauifefi da che fono oppreffi ^ Onde e fritto in ifiia al xxviu.
Vedihus concuhalitur corona fiiferli^, E nel jcìmo cix. Concjuafjdit capita in terra n:ultorum.
qVefìi ne inuierannoa glialti gradi, ciò e-, Co/?oro ne mojìreranno la uia per lacjual fi fcle fcp'ra
iegliaìfi t?at^,che fono i gradi, ne^juali ^ dipinto cjuefto Vurg. Et allegoricamente, glinuieran i
no aglialfi gradi, Perche conofciufo ilfcnfc, mediante \ar agone, i grauifi^pflid, che fcprafianno
(jurlli che fi uanno a purgare di ^jufflo uitio,lo Jfaucntera di m.odo, che non uifilaffira incorre^,
re, ma prenderà glialti gradi de le uirfu, che glinuie ranno al cielo . Gliocchi n:i>i che a mirar
eran contenti , Al fcnfcpoffcmo le cofc effcr nuoue, ma non a la ragione, de laauale , effcndoli
egU obediente, li uien ad effcr tolto uia de la mente opì duWio, efktio capace di auello, che ter
fiPeffomai non intmdeyelie, e per c^uePo Dante non ^ lento a uoìgerfi a Virgilio . UOn
perh lettor che fu fifmaghi. Ammoni fce il lettore, che fer udir la ^raue conditione fofia da Dio
alfujerho fer ftr che f.tisfàccia al dehuo de le fue colf e , non fi deUa , per difleratione pera
fmamre , e dipartir dal luon prof.fito , ne confideri la firma del mariiro affare cchìat di , Ma
penfi la fucceff,one,laaual è-, che f.tisfkuo a le comm.efP colpe , ne confcgue la eterna heatitudii
ne, E che tal martire ha da effir fcìamente a tempo. Et al peggo andare non paffera Oltre la
gran fcntentia ciò e- Viu inan^ , che il nouiffmo di, ml^ual chriPo uerra a giudicare t!/ 4
fcntentiare ciafcuno fecondo li fitoi meriti ,
D E C I M 0*
Quel che ft^nìpcan:) i^raui fef, fcti(i ^
jualifcno pfte (j^ffte ar.iYKeJhahkiamo
detto difqra, Wi:i che Dante, e c^udft art
corti S/irg, non le conofcej]} àinotay tanta
ejfer la dffirmifa de coftumi del flferho,
da cjuelli del uero huomoyil^ualf naturah
mente dehhe efjÌY human:» yam:ìr e noie ^af:
frtile, e caritateuole uerfo del pY^IJìmo,
che non fclmente il fcnfc, ma lintelletio
col difcorfc de la ragione infeme, ajfena
lofuo conofcerjpey huomo, nò hauendo di
tìuello che fclmente Ufleuo, Onde Virg. dice, cheli fioi occhi nhAberofrima^ TEntionecio h
Contenti:>ne e duhhio tra lorofc erano, o non erano anime . Rannicchiare fi e^jinngeyfe rac^,
iorft tutto in un grufp , come ilpeta uuol inftrireche fùceuano (juffìe anim.efcuo igraui fejr,
tJ ^ \er fimilif udire da nicchi, o fiano cafjfe, chef raccogliono e rifrinprft, com.e la lumaca,
ientro da le cfe loro . Di fuitic chiare frof rimente fi è difuiluffare e di^rigaye, e uien da ui'.
ficchi, che fcno ram.ucelli che fk la uife, icjualifduiiicchiano auorcendof intorm a tronco,o rar> 0,
ilaual difuihffato dal uiticchio,f dice ejfer difuitiahiato. Ma il peia in ^uffto luogo ferfmilr^
tudine intende di fuitic chiare pr difcerneYe,fenhe difuiticchiata la cof,fi difcerne meglio. Dice
aduncjue, che guardando fife, dehha COluifc, ciò e-. Col f guardo difcerner Unirne, che uemua^^
Tto fctto juei fi/fi, come ciafcun fi picchia. Come ognun dt loro fi tormenta .
CANTO
Io cominciar, UaeHro qud, ch'io ueggto
Moucr a noi non mi femb'm pcrjone^
E non Jo che, fi nel ueder u:ineggio,
It egli a me-yla grdue conditione
Vi lor tormento a terra Vi rannicchia
Si j che e miei occhi pria nhehber tentionc*
Ua guarda fifola',c difuituchia
Col uifo quel , che uien fotto a quei fajft :
Giti fcorger fwo/ , come ciascun Jt picchia*
Vfa digreffone inuettiua contra de fit
ferhi Chrijìiani chiam.anJoli m.ifcri, non
effcndo maggior mi feria che ffj^re, come
dice, injfrm>o de la mente, e per hauey
perduto il lume de lintfllett) , confidarfi
NE faff ritrofi, ciò è-, Ne le hro uitiofe
oferotiOni, Verthe ciucilo, ilcjual procede
drittamente, opera fcondo la uiytu,Ma
chi procede rityofc e torto, opera fecondo il
l Affi , ciò è-. Stanchi , umfi.
uitio
O fiqerhi ChriWan miferi Uffi ;
Che de la uijla de la mente inférmi
fidanza hauete ne ritrcfì ^aj]] 5
Non uacccrgete noi ^ che noi fiam uermi
ì<lati a firmar langelica far folla ,
Che uola a la giujVitia fen^a fchermì l
r/ che lanimo uojlro in alto galla ;
Poi fiete quafi entomata in diffetto ;
Si come uerme/m cui fvrmation foUal
e confanti ne le mi ferie . NO?? uaccor^
cete uoi che noifiam uermi f Affmiglia Ihuomo a cjuei uermi chefiinno la l(ta,i<iualì ultimmen
te morendo, efce di loro una fèrfid.a,che uola ma, Yer.he fimilm.ente de Ihuomo, Quando rmre,
ffce Uima, laaual domanda fi^rfih, per far ne lafimilitudine del uerrr.e. Onde il Sclmifa nel
xxi. Epautem fum uermi f t7 non homo, opprolrium horrÀnum, t7 ahiectio plelis . ANgei
lica, cioè',-DÌuina, cofi effcndo fata creata da Dìo per riempir le fcdie, che perderon glìc^ngeh
neri, chefuron cacciati del cielo, e la fu da lui hauer hauuto lapyirra firma inan'^ che ueniffe ad
hdiitar in noi, da chi prende poi la firma feconda, lacjual è- cjuella de coftumi huoni,orei,
Onde dice noi ejpr nati a firmarla, e che uola SEn"^ fchermi, ciò e-, Sen'^a ripari a la giufifia.
Perche diuifa dal corpo, ^ dihifcgno che ella f fottomeUa a la giuftitia diuina, da lacjuale è- gii^'^
fiamenfe giudicata fecondo hféref^Ue in uita . DI che lanimo uofiro tanto gali a, Domanda uUi
mam.éie cjual fiacjuella cofajacjualnefà Jiqerli tSX altieri andare,come le cofc che gallano, do e-,
che fanno fcmpre a galla ne laccjua, e mai non fc profondano in cfuella ^H^^^i^^^i diffciicfi come
ENfom<tfi, che fono uermi ne eguali manca la firma, non haumh alcuna dijìintme di memlra.
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Postillati 16
f'^'^^^'^OP.JO CANTO DECrMO.
rmhe Ihumo ^ud uiue fcri^ r.giw, eh, Mh ,JPr py^fy,; a „„„ J ffi..,^
fc cr im^erfitto , rm mollo nuiu^ »nmM . u f,f„l,a ^ lff.„u ia sin Tomfo in S,c.
S.C. .JPr Offe, ,, i, U frofrU eueRrm, c,m. la re,,U e U mifuro fnmiffa U
Dn A\,um, iuenio, Sufnlk ,fì Mm.„u .jr^tUu, pofri, cm,U rrguUrx cT
mfrm * Vfo fìh.fufixam . Ter la^.al d,ffini,m, ,f,r,mmf .r.*r, , chr la fwnbiu
rnaffìmammle hfarta lh.m, ia Dio. e lo com,er,a al Dmomo, Onle aL/Ì^^o Q^Junc,,
w1»'
1/
cati, e il iiitte le tranfgrfff.oni dUenh, Suferlia ejì radix CT frinciftum tfT funimentum orni
niummaloYum, oymium fece atorum, omnium tYarfgYfJfonum . Confirma ijuffìo Salmoi
ne ne V Ecdeftafìic^ aUecimo éùenh, Imtìum mnis feccati efl ftiferUcf, Bt Augi'flim inceri
iafuaepiflolaal cji^eJamcmKem dice, H:milifashomines fanctis an^elis fmilrs ficif, Suferl^
lU,ex anoelis denmes fàcit , t!r ut fuiientius ofieniam , Iffaefì feccaiùYum imfium.finii^
CT^aufty Qu:>niam mn fclumfeccatnm ffi iffafi,feYlia,fdefim nuRum feuatum ptuit aui
fQfejl autptfYif effe fine fufeYha . Ahncjue la ft,feYhia ^ mafjlmo e ^Yauifftmo ài futii ifeci
cafi, come decUara il Fihfcfi nel franh àe la fi fica, e nel ijuinfo de la mah. ¥. perche di (juani
tò il fecLato e' fiu grane, di tanto e- ancora finmciuofeguita, che effendola fu^erhia gYauiffm^
e mgffimci di tuui ifeccati,che majfimamente uenga anccr a Tiocere, perche fritta Ihmmò del ma fi
fm:> lene, ilcfual ^ Dio, come dichiara S. Tomafo in Sec. Sec. Trina lanima de la felicita e heat
tìtudine eterna, Onie Gregorio nel xx\i. de mor. dice, SuferUa ejì eui lenti ffmum fignum rei
fYohrum , ficut humilitas electornm, ^nam (jyifijtie cum fi^ferhia fc fortauerit ,fuh (jua rege
milifat declarat. trina Ihnomo dcgniuÌYtu,e YÌemfiek dogniuitio. Et è' fcntentia di San
Tomcfo in Sec. Sec. Sicuf humilitas omnia uitia eneruat omnescj; uirtutet colligit O' YoloYaf,
Sicut fuìferhìa omnes uÌYtntes deJÌYmt tST deneruat . E tanto hajìi , che tYOffo lungo d fcoYYey
fàYehhe fin al fine di ft empo e jfatiofo mare ,
Come ^er foflemr foìaìo o tetta
Per menfola tal uoha una figura
Si ude giunger le ginocchia al petto *
Laqual fit del non uer nera rancura
l^afcer , a chi la uede $ cofi finiti
\idio color, quando pofi ben cura^
Vero è che più e meno eran contratti j
Secondo che hauean fiu c meno a dojfo i
E qua' pn( j^aticntia hauea ne fiditi ->
piangendo parea dicer j Viu n^n poffo ♦
h ; y il fefc era fin e men grane, e che fin e menz
CANTO
O paJre nnfjYo ; che ne cidi fiat
Kon circojìfrritto , ma per più amore y
Che a primi ejfctti di la fit tu hai^
Sogliono alcuni , fey ornamento de le cai
fc, fOYYe fitto \ frani y che fcfitngano ipah
chi, ahune figure di legname pey meni
fole , leijuali hauenio riftrette le ginoci
chìa al jfetto ,fiinno nel uolto alcune dii
mofiratizni Ji rancurarfi e doltrfi de la
iroffo grane Cerna , lacjual co fi, a chi le
ueìe ,far che faccia neYa rancura de U
mn nera fitìca,cW par che haihnoin
fcfiener effi frani . Adun«jne i poeta
dimcftra che fimÀli JUmoftrationi fàceuai
no (jneUe anime nel Uro andar raccolte fct
to igYaui'fefi m ijnal fiu e tjual me, fico
haueofio nel uifio che canini fi funiua peccato .
X I.
Nf/ \refinfe canto \\ foeta fignìtanhU
materia lafiiata nel precedente, delln:>g9
f de Unirne che fi' purgano del uuxo de la
fuperVia^
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Postillati 16
rVRGATORIO
UuS^to fid tuo nome ,d tuo udore
Va ogni creatura ; come e degno
Di render gratìe al tuo dolce uaj^ore *
Venga uer noi la p<ic< del tuo regno :
Che noi ad effa non J^otem da noi
Se ella non uicn con tutto «oflfro ingegno^
Come del fuo uoìcr glìangeli tuoi
fan facrijìcio a te cantando ofanna 5
Coji facciano glihuominì de fuoi^
Ci\NTO XK
fufeyhiajop krailone defin£f fff^rfit
ia da /oro a Dioyni^jtYa dhauerm YÌconof
fciute alcune, f fra Uìire c^utUa diOdfyifi
da Gohko miniaiùYf^ e che da liti li fi A di
mfÌYato, la fima che da mift riceyca di
coììfeguire in (fuefia uita^ejfcY ultimatnh
te uanitaejìulfitia. ^ OTadre
no|?ro che ne delibai , Quejìa cYationf
uolgaYÌ'^ta dal foeta ,ftidala uerìia in'',
fcgnaia a fuoi difcepli, come e fcriUo in
S. Matt.d si.zjr in S, Luca al ^iJicen^^
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Postillati 16
PVRGATORIO
Dd noi U cotjd'ma manna ;
SenTji laqual per ^«ef?o djj;'0 difirto
A retro ua , chi pu di gir fajfnnna ♦
E come a noi lo maU che hauem /offerto ,
Terdoniamo a ciascuno ; e tu perdona
benigno 3 e non guardar al nofìro merto ^
^ojìra uìrtu 5 che di Uggier faidona ,
Now Jpermentar con lamico auerfaro j
Ma libera da lui ^ che Jt la j^rcna,
Quefì'uìtima preghiera Jignor caro
Già non fi fr per noi che non bijcgna;
Ma per color , che dietro a noi rejìaro ♦
io, ciuum orauerit fufficit Ite ere ^ Paffy
yiofter (fui ti in lccIìs e ut, E Un che h
lui ui fieno aggiunte alcune parole, non
fero mutano la jcntentia, anl^ laprono i
iechiaronla , Dice a^un(jue,che Viù
fmrrìQpaire e ne cieli UOn cincfcritto,
fio é-, Non terminati, non jfofenhfi a U
lofa infinita foy termino , MA fey fiu
more, che a primi effrui di la fu tu hai,
Bemhe Dio fa femore in tutti iluoghi,
come afferma Lucan:ìne! \iiif\ dicendo,
Eftij; Dei fiele/ , nifi ferra , ^ fontut,
aerEt ccelum uirtus,fiuferot Juié
ijufrimuf ultra ;' Nódimeno, fi dice fìat
ne cieli, perche tjuelli parficipano più de la fua luce li flette laltre creature ,Onie nel primo del
Varai, Nel del che più de la fua luce prende Tu io e cet, E nel fimo cxiij, e fritto , Ccelum
ccvli domino, terram autem dedif filif's hominum . £ juefo fgue per Umore che egli ha a prii
mifiioi efjvtii di la fu, Perche Dio, inanl^ a tutte laltre cofi creo i cieli, ^ in cjuelli la natura an',
gaelica. Onde al principio del Gen, In principio creauit Deus ccelum tD' terram , l Audato fia
il tuo nome, Dehhefi laudare non fclamentt IL nome^ ciò è-, la incomprenfihile f piemia di Dio
aUrihuita al figliuolo, ma IL fuo u.tlore, ciò è-, la fua fcmma potentia ancora, latjual fiurihuifce
alpadre, COme è- de^no,Come è- giuffa econueniente cofa di render grafie Al tuo dolce uapore.
Al tuo henigno e gratiofo amore attrihuito a la terl^ perfona, ciò e^, a lo Jf irito fanto . WEnga
uer noi la pace del tuo regno. Domanda appreffo, che l A pace , cioè, la' gloria di uita eterna,
ne lacjual fola confifte la uera cjuiete, uenga uer noi, perche fc ella da fc n^n uiene , noi con tuUo il
nofìro ingegno e f pere, non poffìamo meritarla , COme del fuo uoler gliangeli tuoi. Seguita
dicendo, the fi come gliangeli ^nno in cielo. Cantando Ofanna, che tanto fuona, ejuanto Doftn
riefàlui , fieri fi ciò del tuo uolere, ciò che tutto il uoler loro , che di tutti è' un f lo, lo dedicano
€ lui, perche tanto fclamente uogliano, guanto che lui uuole , Cofi tutti gìihuomini dettino fnr ie
fiioi uoleri , D A hoggi a noi la cotidiantt manna , Q^efìa infende per il uerk diuino, ilc^ucl ^
ciho de lanima , cofi come la manna era dio del corpo al fuo popolo, Quando erd nel difetto, come'
fi legge nel Deuf. al vi'y . Sen'^4 la^jual manna, per ijuefio diferto mondano, chi faffiinna più dani
dar inanl^, uapìu a dietro, perche fen'^4 (jueBa neffun fprehhe lene, ne rettamente procedere , E
Come noi lo mal, che hauem fcfjrrio , Dice in fcnt enfia , che fi come noi perdoniamo le offrfc ricef
uufe danojìri inimid, c^fi egli perdoni a noi loffcfe, che halliamo fitte a lui, fcn^a guardar al fupi
flicio, che per (jueUe halliamo gi ufi am ente meritato , la (jual petit ione poffano lenfàr Quelli che
fono in VuYg, perche hanno perdonato tutte le ingiurie , Ua cjuelli che fono anchor ne la prefinte
uifa, haueriano cagione di confiderarla meglio di (juelche finno , Perche glie fritto in S, Matteo
ulx\'i^\ Nifiremijprititunufiluitijuf fratri fuodecQrdilusueftrit ,non intralitit in regnum
ivehrum , E poco difpra , Non ne ergo oporfui te mifeyen conferui fui ficut^ego fui mifrtur
fum ^ Onde ìfaia In menfura contra menfuram <]uum aliecta fuerit iudicalit eam . Kcfra
uirtu, che uolentierfaddona. Conchiude ultimamente , the non uoglia efirim.entar la nojìra uin
fu, CHe uolentierfaddona, lacjual legiermente fadda e condefcende al male , Con lanficQ aueri
fario cr inimÌLO de Ihumana natura , Ma che ne difendi e lileri da lui , che tanto la fhrona efii
m Ja per uincerla e rimouerla da noi , Volendo infirire , che fen'^c il fio fiiuore , attefc la nojìra
^ran fragilità, farla impoffilile che da lefue infidie dpofeffmo Ifindere . E juefto ultimo frrjo
l
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Postillati 16
r
CANTOXU
Vxct mn firfim lorò^ferche non ne hann:^ Uifc^no, non ejpnh Unirne cl^efono in VuYjl.fcm
fofÙai alcuna tenMhne.ma dicano firUfey <}utlli che erano rimaft hfo loro ne la fremente uita.
mptreUe alcun lire, fer cjual cagione U poeta pon^a che ^uejìe anime ^f^orghino freghi a Dio,
Ct non Ceno éalcun glouamfnto ai aUreuiar iltempa ieU contumacia loro, comepolfano elfcrifre
ohi leuìuiy Vero fi rijbonàe, che hauenìo effe ufafo in uitafarole e7 atti iifuferhia , mol che in
j«.y?o luogo uf.no peghi Umiltà , huenhft \un contrario fey uia de laltro fuo contrariò f «r^
gare , E ^uejìa oratione a Ihumilta confrifce molto .
Orauano ({uffle anime noìi fclmentf fer
/oro, ma fer noi ancora , come in (jufito
ultimo ji>rego haUiamo uelufo mofranh
loderà cfi carità^ Aniauan aiunijue oran
do per loro e fer noi B Vona ramogna,
ciò e' , Velice fuccejfo , Benché Kamogna
propriamente fa uiaggio, o ufr camino^E
Cofi a fe e noi hucnA rmogna
Queìlomhre orando anàauan fottol pondo
Sìmìl a qud , che tal uoìtA fi fogna ,
DìJ^armente dngofóate tutte a tondo ,
E U\Jc fu per ìa prima cornice
Vurgando le caligini del mondo ♦
ihi tntra in uUgpOyf^era conlurf felicemente alfn di quello . Slmil a <juel, chetai uoliaffc^
ona, ^rano cjufjìe anime aggrauate foUo a (juei fajjl (Juaft come colui che dormédojtfcnte alcuna^
uolta<fferaggrauato iafi granpefc^che nòparffoffa mouere, E ^uefo auienejeccdoche alcuni
uogliono, da troffo f^ngue che aggraud core, Ma a chifofaful lato dejìroy\on auien mai . T>\fi
farmente angofciate , Aniauano cjuefle anime fu per quella frima cornice angfciate e laffe non
(uUe ad un modo,m.a dijfarimenfe, fecondo i faff più e men graui che haueano ado/fc, che era, f^
condo che più e meno haueano in fuperhia peccato , V Vrgank le caligini del mondo , ciò è- ,Vur'^
gando il peccato de la fuperhia, che fclaméte nafce da ofcura caliginf,cio e, da cieca ignoraniia .
Dehiffi, fecondo lammaejìr amento datone
dal Saluatore in S, Matt. al v. amarefàr
lene a cjuedi che ne hanno cffvfi efiiuo ma
le , ma più ftamo tenuti a (jueEi che ne
amano e cercano difir lene . Aduncjue,
fe da (juefe anime mojfe da carità ,fi d ee
len dilaper n:i, Dz cjua, che mediante le
orationi, e col me^ de le elimofme, (fT altre opere fie ,fpuoe dir eftr len fey loro DA (juei che
hanno huona radice al uokre, chefcno quelli , che f trouano ejf r in gratin, Venhe i peghi e kpe
re di chi non fiffe in gratia, nuda giouerelhehro, come uedémo che dijfe difpra nel (\uarto canf
toinferfcnadiBelaceiua, Ben f de lor aitar LAuarle nuofe,Tor uiale macchie de peccati QUe
ftirtar esuinci, l eijuali fortar di cjuffìa in ejuedaltra ulta, Si che modi da tai nuote.e lieui da graui
prf, Vogano ufcir, Voffmo andar a le fieUate rote de cieli^ijuali sefre rotano e girano fpra di noi .
Se di la fmpre hen per noi fi dice 5
Di qua , che dir c far per lor fi puote
Dij quei channo al uoler buona radice y
V^en fi de lor aitar lauar le nuotc ,
Che portar quinci; fi che mondi e lieui
Voffan ufcir a le fìeUate rote .
Dffc fi gmfiìtia c pietà- ut difgreut
lofio fi , che pojfiate mouer lata ,
Che ficondol dfio uoìlro ut leui;
Moflrate da qual mano in uer la fiala
Sì ua più corto ;e fe ce più dun uarco j
Quel ne infignate^ che men erto calax
Che queflì , che ukn meco , per lo incarco
in due modi fi poffano Unirne che fono in
Turg* lilerar da le pene di jueDo , e jalir
td cielo, Luno e-per giuflitia diuiua,cuan
do de! tutto haueranno jferf medefmefa^
tis fitto a le colpe ccmeffe in uifa, laltro ,
fer fieta che fi moua di loro in noi che uif
uiam:)f che allreuiamo con le orationi, e
con le lu^ne opere il tempo de la mtmai
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Postillati 16
pvrcatori 0
De U cdrne i'kìamo , onde fi uefle , àa /oro . V/y^. aJt,)i^uf , fff ^ueflt luf
Al montar fu contra fua uogVta è ^arco ♦ moii, molto da jnefle animf dfftieyaùyle
jpYf^a, che infc^ninoloYoU ma pinhreuf
f fin ageuoìe afalir il monff, e maffmmeme yijfeUO a Dttnu, ilijKal fey lo fffo de la carne y (Yeti,
contra fua uo^lia , parco e fardo al falirf , H contra fua uoglin dice ,ferch( 'quando di fua u:ìì
tonta ftjfe fiatò pigro , non oa degno dì tal /alita .
Le lor parole $ che renderò a qucfle ,
Che dette hauea colui cu lo feguiua j
Non fùr da cui ueni\Jcr manifèfìe :
lAafii detto 'jAman defìra per la riua
Con noi uenite ; e troueretel pajfo
V.ojjikil a falir perfona uìua ^
E fio nonfòjfc impedito dal fiffo,
Che la cerulee mia fuperka doma^
Onde portar conuiemmi il uifo haffc^
Cotejìi ^ che anchor uiue , e non fi noma ^
Guardcre io , per ueder fil conofco ,
E per farlo pietofo a quella foma^
lo fai Latmo , e nato dun gran Thofco t
Gu^ielmo Aldohlandefco fa mio padre :
"Non fo ^fd nome fao giamai fa uofco ♦
tanti co Jangue je lopere leggiadre
De mìei maggior mi ftr Jfi arrogante 5
Che non penfando a la comune madre ^
Ogni huomo hebbi in dijpetto tanto auante^
Chio ne morì ; come i Senefi fanno 5
E fallo in Compagnatìco ogni fante ^
lo fon Omhertote non pur a me danno
Superbia fè che tutti i miei conforti
Ha ella tratto fico nel malanno x
E cjui ccnuicn chio quefìo pefo porti
Ter lei tanto ^ che a Dio fi fodii faccia ^
Ferchio noi fè tra uiui , qui tra morti*
tefaroìt che ijuetle anme V^Endero, cio
è, Rijj^ofcron (jueftf che \!ÌYgJciual Ldf
te p^uitaua, hauea lor ditte, N0« fur ma
nìftfìe , Non faro intere da, cui uenilfero ,
perche andando cjuflle giù chinate e hafft
per ligrauifefi , (fuefìi poeti non foteam
uedere <jual ftffe di loro che ri^onde/p ,
Ma dice che fa detto , che efft procedffpn
con loro a dejìra VErla riua , ciò è'. Ver
la cornice , che era il piano di (juel primo
hal^, che con lo fj>atio di (guanto un corfo
humano mijùrerelle in tre uolte , come
affi difcpra , giraua inforno al monte , e
troueriano il paffo , per !o(juale erapo(Jthi
Uy che perfcna uiua potejfe fàlire, Soggiun
gendo ijuefta anima, che fe fila non faffè
impedita dal ftijfcyilcjual doma la fia SVi
cerulee, ciò ^, Altiera tefìa ft che li
conuien portar il uifo iaffc , guardmUe
Dante per ueder fe lo fcfeffe canofcere, e
per farlo piffofv a la graue fcma che porta
adoffcDandoft a conoscere come egli era
Omlerio figliuolo diMefpr Guglielmo Al
iollandelchiy lacjual famiglia fit de Conti
di Santa flora di Maremma nel contadi
di Siena . Co^ui aduntjue, NOw penfàn
do a la comune madre, ciò ^, No^7 fenfan
do effer dhumiliffma e uiliffma terra Ja^
ejual ^ comune madre a tutti gì ihuDmini,
dicano ejpre flato fi arrogante e fiuperh,
he non pjpndolo i Senefi tohrare, loffi
ron occider in Compagnatico, lu^g-^ cofi deUo nel contado di Siena, Ondedice, i Senefi ET ogni
fante, E per fin ad ogni picciolo fanciullo in Compagnafico fqer^.o ,
Afcoltando chinai in giù la faccia t
Tt un di lor ; non questi , che parlaua j
Si forfè fattoi pefo , che limpaccia x
E uidcmi ^ e conobbemi ; e chiamaua
Tenendo fiocchi con fatica f fi
Afcoìtando Dante cjUeEo che Omlerto di
aua, chino la fàccia ingiù, e fit conofiité
to e conolle Oderi fi d' Agolhio miniato^
re, Uc^ntìd arte,come dice, in Varigi e cofi
per tutta Eracia h detta illuminare. Ondi
il mejir^
*
*
re
ci
l
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Postillati 16
CANTO
A me , che tutto ch'in con ìoro andaua *
Oh,dij]i lui. non /e tu Odcrifi
Lhonor d'Agohhio , e Ihonor di queìkrte ,
Che atluminar e chiamata in l?arifii
frateydijjcgli.'piu ridon le charter
Che penndkggia branco Bolo^nr/é:
Lhonor e tutto hor fuo^e mio in prte,
Fen non fare io flato fi cortcfe
Mentre chio uiffi , per lo grdn difio
De Icccellentia ^ oue mio ccr intefe ♦
D/ tal fuperbia qui fi fagal fio :
Et anchor non farei qui fi nonf)jfe ;
Che pcjfcndo peccar mi uoìfi a D/o ^
O uana gloria de Ihumane foffc
Com'poco uerde in fu la cima dura j
Se non e giunta da letadi grojfi ♦
Credette Cimakuc ne la pittura
Hener lo campo 1 6" hor ha Giotto il grido J
Si che la fama di colui ofcura ♦
Cefi ha tolto luno a laJtro Guido
la gloria de la lingua : e jòrfi e nato ,
Chi luno e labro caccerà di nido,
KcM e il mondan romor altro che un fiato
Liuento ^ chor uicnquinci.ethor uicn quindi^
E muta nome j perche muta lato^
il maff{YO li tal arte in tfuetla lingua e
ifUQ llluminor, ciò è ihminatùyf , Co^
ftuiiicanoctl fuoterìi][Q hauer in (jUfUa
tenuto ilprimolnogo, E de lajlferka de
nlehhf dice, pagarne hra Ufo , cioè^ ,
ìlmeritOy Auenga che Fto, come dicmo
in fine del xx\ii. de l'Inferno in lingua
rr:>uen'^!e fignifichifiuk , ma è- per fi^
Yniliiudinf,B che non prehte in VuYg.n.a
in Inf tra dannati , come uuol infirire,
fi non che POjfcndojffccaye, do p-, Effcn
do anchoYd in uita,ve Ucjual pleua e me
rifar e demeritare, fi uoìto a chieder mef
cede a Dio, E ccnftffa effie fiato da foi
uinto ne la fua arie da Franco Bologne fi^
e che Ihonoreera aEhora in (juella tutto
deffc Fyanco , Onde dice , che le charte ,
lec^uaH Franco FFnnelle^gia, cxo e. Toc
ca colfenne[lo,RldorìO,Sorìo meglio e con
f iu arte lauorate de le fi<e , E fitO in parte
IhonOYf, Venhe Franco era fiatò fuc difie
foìo,auenga chegìihauejp aua'^to il mae
firo. Soggiunge, che non f^reth fiato fi
cortefi , di fiìYfi infirioY a Franco Yì:entre
degli era in uita ,fer lo gYan defideriO
delecceUentia, alacjuale era dedito col cuo
re, O \^ana gloria de Ihumane pffi, Ff-
clama a (juefia nofira uana humana glo
ria confi Jerando,come dura poco uerle IN fu la cima, ciò e, In alte^^, SE non è- giunta da letai
Jigrofe, ciò h Se ella non è- fcpragiunta da cjuelle età, che producono ingegni gr:^ffi, tardi erui
di , fecondo la dipfitione de le feconde cagioni, come fi tYoua efpr auenuto in molte , per difptta
de leauali , alcuni foro fiati prefcruati lungamente in fcma , di che in più hnigna età ,fitYOuai
nofoiefilr ofcurati. Onde ti Vetranha nel trionfi del temfo, lì gran tempo a gran nomi è- gran
ueleno , Et il poeta in perfcna di Oderifi ne afpgt^a due effimpi , il primo di Cimabue , 'il(\ual fu^
ne la pittura tenuto ecceUentififim.o, e nondimeno fii poi uinto da Ciotto , cUmolto terrfo dofo lui
riluffe, laltro di Guido CuifineQi Bohgnefi, nelcjual rifflédè^ Ihonore de ìa uolg^r lingua, Ma fu
foi uinto da Guido Caualcanti, delcjual dicemmo nel x. del'lnf. Onde dice , Co/i \ia tolto luno a
laltro Guido la gloria de la lingua . Efòrfiè- nato, CHi luno e laltro caccerà di mh,cio ^, chi
luno e laltro caccerà del primo luogò. Intendendo, fecondo alcuni,difcfìfffc, Ma chi fi,fc firfc moffo^
da profitico f^irifo , come falhoY fuol auenÌYe , pronofiicajfi del Vef, che già era nato, cjuando egli
fcnffi juefie co/?. Et era quando Vantemort di età di xvi/. anni^ percy,fi come ne la uita fi.a di
cemmo , Dante mori Unno xxi.fcpra Mccc. delmefi di luio,^ il Vet. era nato lanno (Quarto del
rr.edffmo mefe, come cnchora in effa fua uita fii da noi dimofirato, NOri e- il mondan romor ah
tro che un fiato Di uento, OUima comparatione, perde, fi cornee il uenio trafcoYYe VoYa \n una
\)ora in unA(ra parte,cofi I L romore,cio e ,la fnma de mortali, non fia fmfre in uno, ma fi muta
hora in c^uefio hora in quello. Onde dice, che muta nme^ffrU muta kto .
A C
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Postillati 16
'ri-
»f - <
che uoce hmat tu più fe uecchia fcindi
Va te U carne che fe fbfji morto
Awv (^^^ tu hfàaffi il pappa ci d'indi l
Pria che pafjin miìknni 5 che phi corto
Spiitio a ìetemo 5 che un mouer di ciglia
JM cerchio , che più tdrdi in ciclo e torto 5
Colui ^ che delcamin fi poco piglia
Lfinan'^i a me^Thofcana fino tutta ^
"Et hor a pena in Siena fin pif paglia ^
Onderà fine , quando fu dijhutta
La rabbia fiorentina ; che fuperha
Fu a quel tempo fi , com hora e putta ♦
La uofTra nominan'^a è color dherba 5
Che uien , e ua\e quei la difiohra ,
Per cui elfefce de la terra accerba.
"Bì io a lui y Tuo uer dir mincora
Buona humilta , e gran tumor mappìani :
Ma chi è quei , di cui tu parlaui hora i
Quelli è , rifpofe , Vroueni^an Saluani j
£t è qui , perche fu prefuntuofo
A recar Siena tutta a le fuc mani ^
Ito è cofi ,e ua finz^a ripofo ,
Poi che morì t cotal moneta rerrde,
A fatiifnr ; chi e di la troppofio^
'Et io Se quello Jpirito ^ che attende ,
Pria che fi penta, Iorio de la uita ;
La giù dimora , e qua fu non aficnde j
Se buona oration lui non aita^
Prima che paffi tempo , quanto uijfi j.
Come fif la uenuta a lui largita i
Seguitanh ilfoefd In ff^find li Olerifi
nel dijfrf^'^r la mondana gloria iman'.
èa,CHe uoce,cio è-, che nomerò che fama
hauerai tufiu^frima chefaffno mille an^,
7ih ^olmh ir:firirf, che molti f odi reni-
quelh, la fÀma decjuali duri oltre a aufR^
temino,SEfcindi,cio ^,Se t.fciJrP^,
gh da tela carne t Et xr^fcntmxt^ S^li
auune che tu mora in fcnettu , chefe ftfji
morto in^'^ che lafciaffi Jl j^ajfa el Jf^J/ .
ciò è- , che fefjft morto ne la tua infkn^,
tia i Ne lacjual età, i fanciulli ifano doi
manJar il mangiar chela nutrice glia^fa
recchia ne la fcudella paj^j^a ^ e dindi i da
nari che fe li danno fer trafiuUo , il(iuaì
nome f rendono dal fuono che fènno, cfuan
do caggiono, 0 li getta in terra, Volendo
inferire , che Irfuiffmo temjfo fuo durar
più la f^ma di chi more in uecchie^'^,i hf
faccia ijuella di chi more in infàntia, E
perche firfc farreUe ad alcuno, che mili
leannififferoun lungo fermino , dima ^
ffra , che ricetto a leternoe fiu corto,
che un mouer di ciglia , 0 uuoi dire , un-
lattfY docchi rijjretfo AL cerchio che e*
torto fiu tardi in cielo, ciò h. Al corfo de
bttaua sfera, ilcjuale, [ccomdo i matematH
ci ftMmf ie in trentjfci rr.iìa anni, tardan
do cento anni per ognigr/.do . Onde ani
corailPef.neltrionf del temfo f ariani
do a ijuefta fcìoaa turhctdice . Cieca che
pur al uer.tofttrafìulla, E fur di fife ofii
nion ftfafcf lodando )f iu il morir uecchià
che^in culla, E fiu olir e, Maperlatun
r me- alcun npar. ^''^l ^{^"'ì^/ i>^fir,u , che ftr>,a eh. LmJo^^^^^ X
U ne la .,f. Jel pe,a Cile, do A-, .i.renùn. rahU., . temo fi^fLh Tcó'
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II
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Postillati 16
#
C ANTO XI.
a ^im7t Inuìdti ai g^uernQ ie U KefuUiccf, uenieuano , aru^ f(fì.Y{du<inQ le fubluhe ima^^
comfiifcrra nel fcfto canto in quella fualxgreffme f^yua Italia e cet . udmrr.o , àf <iur,
meiffimo uoUe inerire . Viglìaua coftui ft foca del camino , fer la troffograue fcma che Um^.
feliua laniare , E ii lui fon^ tuia Th[cay:a , pr la fima chf in quella era f^arfa di lui, hthoYa
afena in Siena SEn f^i^lw, ciò è-, confcmmejfa uoce e iirah fc ne jfark, A iinotare, che U
fua ftyna era oìa uenuta cjuaft M tutto a meno, E maff:mamente,j:erche fuondo cM deUo ViUai
m reQrifce di lui al xxxi. del meìefmo liU, x\ fuo fine fii reo, fenhe rotto in battaglia e fitto
freahne da Viorentini, fii decapitato, e la fua tefla, fer dtfire^io, pjfa in cima duna gride cfta,
fmhe meglio da tuttol pfolo fotejfc e{jh uè iuta . L A uo^a nonr^nanl^ ^ color d 'herba,Uer ^
ha efce acerha finri de la terra mediante i raggi del fde^ Hqual medefmmer.te topo l^Jcca.
Coli interuien de la fima de glihuomiri, fer ejfir fartorila dal feyr.fo, e da lui in hrfut/fmojfa-.
fio di cjueEo ancora jfenta . ET io a lui , iu%uer dir mincora , Ripnde Dante ad^ Oderiji, il
tuo dir il uero Mln.ora, ciò e-. Mi mette nel core tuona humilta , E T afìfianami, ciò r, Et ab',
hjfami GR^n tumore. Gran gonpament:^. Onde M. Tul nel ter'^ de le Tufcuì, l^ur^^mcruJ af
fida recfe tp, cum in tumore efi 1/ Vet. nel ìfrimo di pma dipi , Voi uenia <iuel, chel lmd<ì
maligno Tumor di fangne ben ofrando ofpeffe, E fer fmilituiine /? fone fer la Pferbia, come
fJfoTul. ancora nel f reallegato luogo, Cum tumor animi refidiP^t . E fèguif^ndo Oderift due
TrouenX^no epir cjuiui, fenhe pi frepntuofo a frender in fc [do il gouerno di tutta Siena, e che
ter ejuePo e uo, O anchora ua fcuo (juel graue ftp da foi chfgli mori . COtal moneta rendf,
iio è-, Sif^tto pfflicio fona a ptisfire, CHi è di lafroffo.Qp, chi è- al mond) iroffo ardito e te^
mrario. Ma j^ffendo Dante coPuì effcr morto foco tempo inan'^ , ZfT hauer indugiato A Loria ^
ciò e. Alfine de la ulta a pentirfi domanda, Corr.e li pi LArg.ta, ciò è-, Ajerta e data la uenuf
tafi o/?o fiiuifafendo, che cjufllo pirito,il<jual apeUa a fentirp a lultirr.hora , coni^ien che dii,
mori frim.a tanto temfo di [otto neUntlfurgatoriOj (juanto di jua era uiuuto, Se non e- aitato Ja
^rationi, 0 da ofere che rafclino di huon core, Come inferpna di Belacjua halhian\0 di pfra mi
quarto canto , ^ in molti altri 'uoghi ut luto .
Cluanio uìuea più glorio fo.dijp, -Rìpnde Oderifi, de cjuado cofli^i uiue^
Uberamente nel campo di Siena fiugloriop efilue nelfuopato, che defo,^
Ozni uerooona depfla fcifffc t ^/'^^l"/ uergogna SAjPfse, cioè. Si
F i per tfaf Umico fuo df pina , ^^^^ literamctenel carrfo , 0 uogUarn.
t.i rn 1 ■■ r r-.i dire, ne la fia^Ta di Siena, e fer trarla-.
Che foncnja ne la pngm ò Carlo, rnùl ruodelafLpatalnrrpPa dal^K.
St condujfc^ a tremar per ogm uena . cario, fi cedute <^ trem.ar fer ogni uena,
Vm non diro ; e [curo jo che parlo : _ ^ ^^^^ ^. -^^^ ,^,,y?^
Ua poco tempo andrà ; che t tuoi ujcim u xiueJla,CHe li tolfe quei confini, ciò
Tardnno fi , che tu pctrat chhfarhx laquallo libero da epcr confinato fer
Q.«cJl'oper<t 1/ ióìfie C^uei Ccnfini * quel fai teppiori del Purg, Dicano, de
Carlo pcondo¥.e di luglia haueainfri^,
gione uno amico di quePù Vrou(n'^no,al£iual hauedof^^flo diecimila ducati di faglia puo fena cafi
tale p fra certo breue tempo non li fiXgaua, Trouen'^no, per liherarlo, porto fu la fia^^ di Siena
un tafeto, e defonuto ogni {uperlia, comincio humilip^mamenfea pregar ifuoi cittadini, che in
quel fuo bi fogno lo uolePcró aitare, e non fcri^ grandiffmo tremore e timore , com.e in tal cafo
fuol fkrechi ricerca maltro di qualche fuo comodo , 0 bifcgno , Onde dice, che f ^condujfe a
tremar per ogni uena, E cop adunata la mor.eta, libero lamico fuo . Vlu non diro, e puro ^
(,he parlo, Dice Ojerip «o/i uoler più oltre iire,f Un pffYe^ degli farla opuro,hautnh detto de
AC ii'
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Postillati 16
PVRGATORIO CANTO XT.
VYmn>^n:iftconlujfe a fremer per opi urna, Mu che fra hreuf fempo, I Viclm, ciò ^, I clttdt
Uni ài Vante, oferer<xmo in fhrma, che j^ofra chiofare, cr otiimamenfe intenier e notar aueh
f porti fico ^uejìo ofcurofuo parlare, In talmh fingendo che li predica il fio effrlio^a^ela chi
ii^ia fclJe {cguuo, E com m c^ueh frouerehhe di che mporiantia fta Ihauer hifoom de Ulirui m f
cede, come hehhe Frouf ^^no. Onde nel xvif: del Parad. a talpropo/ito in per fona di C^cciaaidia,
TutYOueraift come fa difde lo pane altrm.e come e- duro calle U {ceder el filir^er lal{ruifcale\
CANTO XII.
D; ; come huoi , che uanno a giogo
Manclaua io con queWaninja carca,
¥in chel fcjfcrfe il dolce pedagogo ,
quando dijfe ; Lafcta lui , e uarca ;
Che qui e buon con la uela e co remi ,
Qt^antunque può ciafcun , pinger Jùa barca j
Dr/«o , fi come andar uuoìfì , rifimi
Con la per fona ^ auenga che c penfteri
M/ rimanejfcr e chinati e fcemi ♦
la mera moffh ; e figuia uolentieri
Del mio maeflro ì pafft 5 ^ ambedue
eia mofìrauam , comerauam leggieri 5
Quando mi diffc ; Volgi gliocchi in giuc :
Buon ti farà ^ per tranquillar la uia ,
'Veder lo letto de le piante tue ♦
Il poeta nelprefente canto, partito da Ode
rifte da laltre anime che purgavano il pec
cato de la Jùperlicty come nel precedente
haUiamo ueduto , foc^a molte e dìuerfe
hiflorie efiuole, leìji^ali finge ejprefcolpi
le fu lo fmaltodi cjuefìa prima cornice,
che tutte erano effmpi difuperhia . De',
fcYÌue poi la falita loro fcpra del fecondo
ta!^, ouefi purga il peccato de la inuii
dia . p"* DI pari, come huoi che
uanno a giogo, Andaua il poeta parlando
con Oéerifi, di pari e chino, comeuanno
i huoi fcttol giogo, fin che lo fcffeyfe virg.
ilijual chiama DoLe pedagogo,cio e-^Cra
tiofò precettore, Perche pedagogo e- in Gre
co domandato chi ammaefìra gliadolefcei
ti, MA cfuSdo difp,Lafcia luie uarca,Mù
flrd , che da (jueflo pejìifiro t!T infoiente uìtio Ihuomo fi delle dipartire con (juanta più uelocita
che può, fffendo peffimo di tutti glialtri . Aduntjue, per ohedir Wirg» fi fice dritto con laperfina,
auenga che i penfteri, per la pietà che hauea di Oderifi,fi rimane/fero al par di lui chinati E Scef
mi, E priui dogni gioia, come uuoì inferire, E fcguiua uolontieri i pafft di ^ irg, perche fitto ilfcnfo
itedienie a la ragione, uolentier feguita cjuetla . C^Vanlo mi diffc , uolgi gliocchi in giue ,
Delle Ihuomo, che ha determinato purgarfi de la fuperlia , guardar in giù, ciò è-, humiliarfi, t
metterfi dinanl^ a gliocchi de la mente gliejfempi di (fuelli, che per la fuperlia loro fono rouinati,
a ciò che glie nenafca ffautnto eterrore. Onde \Jirgilio dice, che li fra luono VEr trancjuilla^
re, ciò è-. Ver alleggerire la difficulta de la uia . Quefiitali effmpi di fuperlia, come appreffi
vedremo, erano intctgliafi giù haffc fu lo fmalto, fi come cjuelli dhumilta,che di fcpra hahliaf
7710 ueduto , erano eleuati da ferra , tsT intagliati fu alto ne la roccia, Perche Dio ahlaffa e dfprii.
me la fiperlia , e gradife Z9' effctlta Ihumilta .
Come jperche di lor memoria fa^
Sopra a fipohi le tombe terragne
Portan fegnaio quel , che^i era prì:t ♦
Onde li molte uoìte fe ne piagne ,
Per la puntura de la rimembran*\a ,
Qht foto a fìj da de le calcagne^
ErrfHD (juejfe hijlorif e fiu:il( fcokite fu Io
fmalto a fimilitudine di quelle figure che
finfagliano fcpra le f posture, Ifcjuali rap-,
prefcntam il defiim a ciò fia memoria di
lui, OUdelim:\ieuoliefc ne piagne, Cqì
me da parenti e da gliamid, PEy la pun
tura de la rimemhran'^, per la tenere:^}
1^, Uc^ual
PVRGATORIO CANTO XII.
Q..«fo per ài fuor àd mm^^umX^. ,W ghmfy non fcn iUiéa c^u^^^m
tur, . SI uidk li, Coft uìih ^uefrofm.ho fì^ur^to , M A di miglior fmiianla Ma fiu ar^.
tifid^fmfr.teintapìiato, SEcondo Urùfim, SnonJo che ricerca larte Cnde di jqra dtJle,
Che la natura nhLrehhe [corno, OVanfo fer ma di fiior del monte auanla/io p^, Quanto auan
7a di ciuefta cornice di fiiori del rnTnfe fer uia , che do^ni intorno lo circonda erano ^uejU
]ure fcfra di lei intagliate , chefer latitudine ueniua ad effcre , ccrr.e diJP nel [recedente
to , juanii un corp humano m 'tfureria in (re uolte .
VeJed colui 5 che jù nolìl creato
P/M daltra creatura *ygiu dal cielo
^olgorcggiarìdo fcender da un lato ♦
Yedeua Briareo fitto dal telo
Cekffial giacer da Ultra ^arte
Craue a la terra per lo tnortal gelo ♦
Vedea Timhrco , uedea VaUade , e Marte
Armati anchor intorno al j^adre loro
Uirar le membra de giganti j^arte^
il f riwo efsemfìo era cjuedo di lucifrro ,
iìijuale,m:e fi legge alfrinàfio delCen.
infuferkto contra del fuo creatore, che
tho nohle Ihauea creato,uclle fèrf e guai
a lui. Onde rouirio da lalto cielo, clfro^.
findo cetro de la terra . VEdea Briareo,
Briareo feccdo che fcriue Stette nel ter^,
fti con glialtri fnoi fratelli giganti ne la
guerra cetra gli Dij,\l<\UAl era fitto T)hl
celffiial teh,cio è, Vc^fpto dalfllgore.
colquale Ciouedal cielclhaueafercojfc,
Tercheegliin/Jemeco glialtri fiiYon fulminati e morti da lui, Onde dice chera graue a la terrai
ffr lo mortai gielo, Venhe un corfo humano morto, mancando del naturai calore, ^ molto fiu gra
ne, checfuanioèi<iuo,E tanto fiu graue era coftui ala fua madre terra, (guanto le fuemerrha
mno oltre a Quelle de glialtri fm>ifurate , come uedemmo nel xxxi. de hnfrmo . Telum in lai
tino è- domandato ogni arme f^.Ua^er offendere. Onde Virgilio hauenkb intefo fer il colteli
lo diJp , Ai non hoc ieìum mea ^uod ui dextera uerfct Effiigìet . \Edea Timhreo , Timi
ireo e inferf retato fer AplUne, che infteme con VaUade Bea de le fcienfie , E Marte Dio de le
Uuag!if,fìauano intorno al padre Cioue mirando anchora le Jjrarte memtra de ^lihorrihili gi'^
ganti morti da loro, di che fratta Ouidio nel frimo.
Vedea t^emhroi a fie del gran lauoro
Quafi fmarrito^ e riguardar le gentil
Che in Sannaar con lui ftiferhi firo ♦
O K/ofce con che occhi dolenti
Vedeuio te fegnata in fu la fìrada
Tra fette e fate tuoi figliuoli ffcnti ♦
O Saul 5 come in fu la prof ria f^ada
Quiui fareui morto in Gelbce^j
Che poi non finii pioggia ne rugiada^
0 fòlle Aragna^fi uedca iv te
Già me\a aragna trifìa in fu glSracci
De lopm , che mal per te f fi ,
O Roboam^gja non par che minacci i
Dì ^emhof, t cóme ne le fiatarle di San^
naar ft ccfiglio co fuoi Riedificarla gra
torre Ji ^alel, intffa fer lo gran lauoro,
diicemo nel xxxi, de Vlnf, Wole donna
di' Anfione , fecondo Ouid. nel fcflo,feY
fitte figliuoli mafchi e fette fimine che hai
uea, tario fiuferha infclente e temeraria
diuenne , che fi uoleua f re forre a latoi
ria, lacjual fclam.ente nhauea due , ciò e-,
Velo e Diana, C nde Ffh, fer ciuefiofidi
gnato,gliuccife tutti co fuoi jìrali, V ella
fi conuerii in pffic . Saul, come fi legi
ge ne luìtimo del frimo lihJi ^e,fi{ il fri
moRe del pplo d'ifraelfhuomo éi grani
AC Hi
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Postillati 16
, , PURGATORIO
Qum e ti luofegnotma p,en di J^auento, fiuterà, roiufl,/j;moffirff,,f,r qui
Htì porta un cmo.ptmi che altri ilcaui, fio moli, fuffrh,ll^uJ h«ufnio,clnk
Mojlraua ancor h duro pauimento. ; muto di Dio , fjfugmt» molte inimichi
Come Mmtone a jùa madre ji car$ [rouinUe, ultimmtnte,ftY haunftriot
Varer lo fuenturato adornamento , '^g'g R' Jf Malachiti contm il
Mofìraua ; come i figli Ji gittaro '^'^*»i*nt<rMfuti,fi,fanfitta Ja TiliSfi
Soura Sannachertb dentro dal tempio } ? '^''^'>' fi<l> morto trefigliuot
E come morto lui quiui il lafciaro, ^'''^ 'È^'^'H^rrimmf f,fi,eaccidff
Mofìraua la ruina el grande fcempio ; J • I^'TI^^'"
larnm , quando M]e a C;ro ; ft, ^^^^j^
Sangue jitifìi io dt fangue tem^w, ,o/, ne.fl.uU uenUt fitfrr uos. Onde U
Mojlraua come in rotta fi fi^gno f^^t^ ricf, eh mnfcntifiu pioggia ne yu
Gli Ajjiri ; poi che jù morto Olofhernt ; giacla . O Follf hr^gm^ Aragna.fet
E£ anco le reliquie del martiro ♦ ^oyìh OuiLnd vi.fù di LUia,jtminit
Vedeua Troia in cenere e in cauerne : ffrififfìma in fcttHiffmi r^ccami, efet
O llion j come te bajfo e uile * T'^^ mfufeYlitajtuoleafrefOYYe a v4
Mofìraual hno.che li fi difcerm. /'''^,c/WrfyW#nJofrfw/rf,/^,o«;..,/4
J J ♦ ne Ummale del fuonme, deludi ueggitià
...... , r . . rnotxnchra dileuarftne Rioifottilifrmi,
m mutili lami . O Roh^trt, Roioanjt come è-fcritto alxij. del(er '{p lik di Re, fr/!alwof
lo iiSdomne^tSr a lui fkcedè^ nel regno, Et ejfendo andato in Sichen, fu fregato dal /o/o/o chf
udejfe aUeggimrlo de le infcpportakltgraue:^^, che gUerano fiate impfìe dal padre , lahn0
da egli d configlio de ufcchi , efcguifando cjuello de giouant ,riJ}>ofeloYO fupeYhamente dicendo.
Mio padYe uba impofto le gYandi graue^^ , er io ne aggiungerò a ijuelle , Mio padre uha battuti
con le ueYghe, tfT ÌQ ui batterò co hajìoni piomlaii . Ver la^ual fuperla rìfpofìa , ft riheGaron dèi
lui xiJe le xij.inlu, e fclamenfe era oledito da la frilu de luda, e Upidaron Mran, dcjual era Qi,
frailrifctioter de tributi. Rohan adun(jue,ihigouito da (fuejìa fuhitamutationf,fen'^pìu&,
Ynora. fdi fui carro, e uilmenie ft fuggi inlerufdem , Onded paeta dice , che aui, oue erafef
gnata juefla hfìoria di lui, non par cW minacci, ma pien difcf^eUo , inanimi che ^Itri d cacci , ne
hporta un carro . MOffraua ancor lo duro pauimento, Almeone, fecondo Quid, nel \iiu.fii fis
gliuolo d'Anfarao, dtljual dicemmo nel xx. de Vlnf Ccfìui adunque, come uedremo ancora nel
quarto delVaradtfo, occift Erifdefua madre in uendetta del padre , hauendo ella manifijìaio al
Argia Ifofa di Volinice, fer un monile, delcjual tanto anJaua /uperh, il luogo , oue Anfiarao era
Ptafcojio, come nel medefmo luogo dicemmo. Onde dice che I L duro pauimtnto, ciò è- , Quel dtu
rù fmalto de la camice mofìraua, come Almeone ficeparera fua madre c Aro , cioè- , DioYan
lofio, LO fuenfuYato, Intende pcY AnfiaYao, e per lei , adornamento del monile , Effendo ai^ela
fiafo capone de la morte di lui e di lei . MOfìraua,come i figli, Sannachey ih , fecondo che ft
legge al XIX. del quarto lik di Re, fu /IpeYltffmo Re de gli Affiri, Uguale efftndo nel tempio A
tarando a certo fuM.o, Adramalech e SaYafarfuoi figliuoli corfcrofcpra dì lui, e con le tacdienn
fiade luccifero, poifùggiron in Herminia . MOfìraua U ruina, Cirro fuferUffmo R e de Verft,
(omefcriueGiuflino,haufndo effugnaio molti fopoìi ,^ uliimamente effendo in Scitia contra
de la rema Tf7rfw/>iV,C7 hauendo con fraude morto Spargapifp fio figliuolo con gran parte del ne
meo efferato eolauale [egli era oppofta, Thamiris, nonshigouita dun tanta accidente, recupey'o di
nuauaun a.tro efferato, colcjual effendo ft meffa dopo certi monti in agguato, ejuandoli {arue temi
fo.ufctfcpral: Eerft,(he null^éich iuhhitaum , talmente, che tmmli in iiffiriinf.Quijè
C A N T O X I K
Cf'yya Irtftmf m tuUù fin Ara, uimiofc e (juaft in fjfugnMh fjjlrcm . Tufopi U
tfjìa ii Cirro, la pfe in otro di [angue hmano dicendo , Cirre Cirre pngmnem [tijft, languii
Pfm hihf . MOjìraua come in roUa, Leggefi nel Uh. di ludit, àe hauendo Olojìrnes fmafe
it la militia di Nakcodono[cr Ke de gli Afftri, deljual tanta era lafuferlia, che uoleua ef[rah
rato fer Dio , [cggiogate molte nationi al [uo imperio, ht ultimamente efpndo contra de Giudei a
Ufpdio di Bettuha ciUd, e tfuella hauendo infirma ajìreUa, che mueniua renderp, o morir di
/ime auenne, che ludit, una uedoua deffa ciuà di eccellente firma e temente Dio , pento di uoler,
con laiuto diluì liberar la [ua patria. Onde raccomandatafcli deuoli[[:mamente , la[o Ihabitoue^
iouile, e fkuafe quanto f iu pteua Ma, ufct di Bettulia, e come fiiggitiua andò a trouar Olojiri
nes, ilqual treCo da la [ua Me^X^, diede ordine di giacer con lei , e> ella fingendo di uolerfrii
ma orare^em'fatendo Okfirnes, che fer ejfcr heho,firte dormiua, con lafjfada di lui li jfrecife^
U ufìa e tortolìa a la ciUd, La^^ual ueduta da <iueÌi di Bettulia, languente mattina ufciron fiiori
contra de nmió a fchiere or dinate, E fii tanto il terrore che gli Affiri t^fWoMO de la morte d'Ok^
fimes, che fi ftf ^iyo« in rotta, come dice il foeta che quello [malto, oue tal hijioria era intagliai
t4,mojìraua, E m^fìraua, dice, ancora LE reliquie del martiro, ciò ^ La grande [rage che
eli Affm riceueron in quejìa roUa . V Edeua Troia, la r^uina de la fiperhi/T^'a Trota fntt4
ter li Greci, e- notifftma, E di quella traUa Homero ne la Iliade, e \Jirg, nA ter^. Troia era U
[rouimiu . llion la citt^, il fegno era lintaglio di quella, che quiuifu lo [malto fi itfceyneua .
Qtid <?/ pcnncl fu mae?lro,o di fìiUj
Che ritmheffe Umbre e ì tratti ^ cl'iut
Mirar fhriano un ingegno fittile i
lAorti li morti-, e i uiui farcan uiui .
T^on uide me di me ; chi uìiel nero 5
Quantto calcai j fin che chinato giui*
mflra, che quefìe figure trono tanto mae
fireuolmente ritratte dal naturale,che ne[
[un maefìro DI lìile,o dijfennello, ciò p-,
di di[(gno, 0 difitiurd,]?QYÌa mai ritrarr,
re lomhre (tfT i tratti [cttiliffmi, con che
erano quefie figure intagliate, E che a ue
derle ¥ Ariano ammirare, do ^, Variai
.0 ammiratione ad un [citile ingegno, ferche quelle figure che raf^refcntauan, i morti, f arcuano
propriamente morti, t!r H fìmi^e aueniua di quelle, che raffrefcntauano i um, ferche uiui farei
uano. Onde dice, che quello, ilqualuidelL uero , ciò e, Le uere hifiorie , che quiui fer fìmilii
(Udine erano intagliate,mnle uide meglio di lui, mentre che egli , fer uederlfyUando chinato.
Tanto proprie uuolinfirirt che dal naturale erano intagliate .
Kor fuperhite ^ e uid col uifo Mero
figliuoli d*Bua'ye non chinate! uoltOj
Si che ueggiate iluoflro mal fintiero^
P/« m già per noi del monte uolto^
E del camin del file affai f iu fpefi ,
che non flimaua lanimo non [dolio ;
Quando colui , che fimpe inan\i attefi
Mdauay comincio *yDrÌ7^a la tefìax
Non è più tempo da ir fi jojpefo*
Vedi colà un angeh^che fapprefìa,
Per uenir uerjo noi \ uedi ^ che torna
Val firui^to del di UnciUa fifla^
Infurge contra a Ihumana ffetie, che fin
^ chinar gliocchi a terra a confderar coi
me di quella è- fiata firmata, a ciò che fu
tef[e conofer la mala e torta uia fer lai
qual procede, ella [e ne ua fer quella [ui
perla O' altiera come finnoi ciechi [nl^
alcuna confideratione . Plw era già. Ha
ueano, cofi andando fer quefia frima cor
nice , che dogniintorno circondaual m.oni
te, uoltato già alcuna farte di quello, E
Sfe[o del camin del [de, E con[umato del
tempo , chefclamente dal fcle e' fartorii
io, affai fiu che no fiimaua L Animo non
[cioltOj ma legato occufato ne la confiti
AC ilii
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Postillati 16
pvrgatorio
Di msrmìa gVmì el uìfo adorna , àeY<,mne ìe glifffcYnfi ii fufnlia Ime
Si che t diletti linuiarci in fufot ueiuti.come uud inftriYe . Verchemem
Penfi che quejlo di mni non rdggwrna ♦ Unimtì è* occupato in (jmlchf frcftm
s ' ai- 1 1 r 1 1 - r 1- r t ^^f^'^^^^^f^'^^^'if^r chfl temfo raffi mol
(opi^ folio h ^tifl che fi, cmf la lui fu h fcfra nel cjuayto canto limoftrato . Q Vanh colui,
ihefcmfre inanimi atiefc. Erano ^uejìe cofe, ^uanh Virgili, aniaua inan^^ AT./r/T/o ^, Infen^
to epn^uehfo a ciitel che bifcgnaua. Perche la ragione de prece Jiey femore al fcnfo, etroueder a le
cofcnecejfme a la fAi<te . Comincio a dire, DRj^^ la tefìa, Verche, conftderato lun uitio auh
tofà dibìfc^m.ft deUe procedere a la confi derattone de laltro, e non fi ar coniammo pufcfbffG in
quello . Vedi cola un angel, CHe f^ffrefta, ciò ^, ll^iual faf parecchia per uenir uerli mi [
nauendo Dante in (jnefia conftderatione pMtfatto al uitio de la fuperbia, I dio li manda un an^eìo^^
intefc per lo fecondo minifìro, che li rimeUe la colpa di tal uitio, e lo Ubera da le pene eterne de il
Infèrno . C^fjìo me de fimo uedremo chefira per tutti gìialtri cerchi, e giunto che farà a lofìreti
lo calle, per lo(]ual delunofifal fu Litro haì^ . V E di che lanceUa fcfta torna dal feruigio del di,
A dinotare, che Ihorafcjìa di tal di, che ueniua ad efser il (juinto de la fua peregiinatione, era giti
{affata, Verche hxuendo (Quella fntto lojficio fuo ,fe ne tornaua . DI reuerentia gliatti el u fo
adorna, l a ragione ammonfcel fcnfo a non perder tépo,t9' a render fi reueréie e gretto a cjufjìa gra
ila, et ciò che le diletti e piaccia dmuiarlo in fufo afcttisfire,^ a rimetterli U colpa de fuoi difjvui^
^iì^f^'^jr^h lo era ben dd fio ammonir ufo
Pur di non perder tempo *, fi che in quella
MMeria non potea parlarmi chiufe ♦
A noi nenia la creatura bella
Bianco uejlnajC ne la fàccia quale
Par tremolando matutina jìelìa^
Le braccia apcrfet^^ indi aperfe lalet
Vijfe 5 Venite : qui fon preffo i gradi j
Ef ageuólemente homai fi fai e ♦
A queHo annuntio uengon molto radix
O gente humana per uolar fu nata.
Perche a poco utnto cofx cadii
offendo itfàtojappetjfo ad oihedir la ragia
ne, ageuolmente intende le ftte ammoni*,
iioni, che in e^uejìo luogo erano, come di
fcpra hahhiamo detto,del non perder tem^
po, Onde dice, che in (juefìa materia non
li poteua PArlarchiufo,cio è'. Parlar ojcu
ro,^ in firma che egli hen non lìnteni
dejfe , A NOI uenia la creatura iella,
Vefcriue tre fcgni dajfctio, che Dio mofìra
uerfo del peccatore dopo la delita fatisfàt',
iione de le commeffe colpe, li primo e' il
mouer henignamente tjuefla grafia uexfè
" lui . 1/ fecondo , mifcricordiofamente
dtt
con le traccia aperte riceuerlo, ^ ultima,
mente , con le ale del defderio aperte, iimofirarli effcr pronto a cancellarli, ^ a rimetterli ocmi
fua commeffa colpa . Era cjufflo angelo uefiito di hianco, A dinotare, che la remiffone è- pura
nettaefmcera,comehadafffcre la confcientia del penitente a chi le colpe commeffe f rimettono*
£ rimeffc fieflo peccato de la fuperlia, fono preffc i gradi , per licjuali ageuolmente f fde a puri
gar (fuetto de la inuidia. Perche deponuto il grauepefh di fieflo uitio , che maffmo hahUam.o ueS
iuto ejfer di tutti , ageuolmente ft può uenire a la purgagione de glialtri . A Qv.efìo annunt
fio , ciò ^, A (juffto inulto , hauendo detto Venite , VEengon molto radi, Perche di rado auie'^
ne, che Ihuomo f rlmoua dal uitio , er con la delita fàti^ttione , prenda la uia de la uirfu ,
Auenga che fu mto, mediante la diuina gratia, a confcguir il regno del cielo . ri? domanda
a la gente humana, PEnhe cadi a foco uento ciò è^. Perche pieghi e torci cof da la uia dritta
fer poco fimo di g'oria l.acjual di fcpra uedemmo hauerla figurata al uento, oue dijfc , No^r
eilmondan romor altro che un fiato Di uento, chf honden Quinci (!rhor uien quindi
E muta nome perche muta lato • *"
di
\i
'sui
[à
per
ali
Q
V
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Postillati 16
CANTO
Uenocci , oue la roccia era taghata t
Qiàu't mi batte lale per la jronte^
Voi mi fromtjfc jicura Undata ♦
Cerne a man defìra per fal'ir al mente ^
Oue fKde la chiefa che Joggtoga
La ben guidata fo^ra V.ubacontey
Si rowpe del montar larditafvga
Per le jcalee.che fi fero ad etade,
Cherafuuro il quaderno e la doga^^
Cefi [allenta la ripa ,che cade
Quiui ben ratta da laltro girone :
Ua quinci e qu'màì Ulta f ktra rade *
condoni da Untelo al ìuO£Q , òue il fcjfo
le la roccia erafer ftr"^ tagliato acio che
Ifffe uia a (juelli chelhauear.o afdire^lat
te le ale Ifer la fronte a Dante frorrtetlen'.
Ioli da li in ftt landata ftcura . Verche
effinto in lui il [eccato de la fuferhia, fr,
gnificatofer lo j^rimo, P. che ne lafìOnf
te li defcrilfe langelo^ che uedemmo ftar
a laprta, pteua render fi fcuro, che gli
ffìinguereUe ancora iuUigltaliri . CO^
me a man defìra, \ fendo di FiWw^ fer
lafOYia a S Miniato a monte ,/ì [ale ah
ijuanto fer una fola uia, lacjual foif ci^
uide in due,ecjue[la che torce a m.an dei>
tira conduce a la chiefa del detto fanto, U^ual Soggioga, ciò è. Sopraffa a quella Jarte di Tireni
Té doue ^fofto ihonte RuhacontefuljuAff.jpi V Arno, co f detto, fecondo che dicano, da Ueh
fcr^ulaconte da Mondello cauaìiere Milanefc, il^uale, nel Mcc. che fu edificato cjuefio fonte , fi
irouoinauellacitidfretore,Lacji<alferlromadorr:anda l\hen guidata, cto e, laben con;
lotta, Vofendo inferire, che ella era malgouemata da cjuelli che reggeuano . Ter ejfcy adunche
cueRa uia da man defìra molto rifida, ui fiiron fétte lefcale,a ciò chef tu ageuolmente fi foteffe^ fai
lire E fiironfiiue AD etade, ciò e , A temfo,chel cju^derno e la doga erano ficun. Fi infinteti^,
auho il mondo era migliore, e non fi uf^uafklfita . DiV.mo, che al temfo che Dante era in effii
lo fi f^lfificato in Firen'^ un lihro,nel<lualfi teneua conto de le fubliche intrate, E tolto uia àun
uàfodi leono colaual fi mifuraua e uedeual uino, una dogafcgnata del figlilo del comme,KfT ahi
mola atunaltro uafv, che teneua affai meno, e cofi con f<ello fii foi lungo temfomifurato e uedu
lol uino fin a tho che fii dfcouerta lafiilfita. Vice adunque, the fi come in cjuePatauiafi refe,
L Ardita fìi^a, ciò e. La driua e rifida figa, VEr le fiale del montare , Ver le fiale f^^Ue m be',
ve fido di auelli che montano, Terche, mediante ^uefte,fu Uguali fi ritengono, romfono t-r alien
tanola rif ideerà del f lire, Cof dice, che fer la medefma ragione, cjuef a rifa che caàe aum DA
laltro Pirone, do e, Val fecondo cerchio, che è- cfuello de gtinuidiofi , pfiofcfra di ciueflofrirno de
OiVerh, BErr ratta , B.n rifida er erta,fdenta e fiffe fiu ageuole nd montare . MA la ta,
(io e Ma la frofinda tagliata fìetra che fi uia alfSre, V.A{cnta tjuinii e cjuwci. Tocca da (uno
e da ìaUro lato con lefu^onde chiunque fale. Tanto fretta era ^ueftu tale fiala, come uuol mjt^,
yire • A dinotare la difficulta che fi troua ne la uia de la uirtu .
No/ uoìgendo iui le noHre perfine
Bfdf j fauperes Jpirrtu , uoci
Cantaron fi , che noi dìria fermone ♦
Ahi quanto fin diuerfe quelle fi)ci^
Va linfèrndi : che quiui per canti
Sentra , e la giù per lamenti feroci ♦
dia montauam fu per li fcagUon fanti 5
Et effir mi parea troppo più leue,
Che per lo pian non mi parea dauanti :
Ondio j Maejlro^^di qual cofa grm
V olf aronfi fer e{uefìa uia, che dal f rimò fa
liua fcfra del fi conio lal^ , oue fifurga
il f eccato de la inuidia , E fi come a frini
cifio de la (alita al frimo hal^c udiron can
tare Te deum lauiamus,Cofi hora al frin
dfio de la faina al fecondo mofira che udì
cantare Beati fauferes jfiriiUjCjuomam if
forum efi regnum coelorum,Varole del Sai
uatore regifirate in S Matteo al \\0 in S •
Luca al vi. Ef effcr fouero di jfirito non
è altro, che effir humìU di cme, E jwi
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Postillati 16
^ PVRGATORIO CANTO xrf.
Leuata se^ da we ; che nulla quaft fi, fe, y^W.^^, ,hi ^ ^f^ft-o Jo^M fuferi
Per me fatica andando fi riceue ,
Rijpofc 5 Quando K che fon rimafi
Anchor nel udito tuo prejfo che fììnùy
Saranno , come lun , del tutto rafo ;
tien U tuoi fie dal buon uoler fi uinti^
Che non pur non fatica fkntiranno^
lAa fa diletto lor ejjcr fu pinti,
Allhor ficio -.come color che uanno
Con cofa in capo non da hr fap^ta,
Se non che i cenni altrui fojpic.^r fanno t
Perche la mano ad accertar faiuta ;
E cerca ; e troua j e quello officio adempie
Che non fi può fòrnir per la ueduta x
E con U dita de la defira fcempie
Trcuai pur fei le lettere , de inófe
Quel de le chiaui a me foura le tempie t
A che guardando il mio duca forrife^
lict.CaKfauano aluncjue lanime diVurg^
ijufjìe fctrole rdlegrankfc che Dante fi
pIfefuYgm a cjuelìo tal wMo. Clamonf
faumfuffY lifcaglm ftrjti, Non ppeud
Tìante la ca^^ne jrerche fiffè diuemto fiu
lieue a ìafalita delSctl^ , che r.on eraprit
ma per lo pian:^ ^^^r'o ne JomanJla Vir^.
il^u^l li r:/f,o}iJ(, , che ^i,,vdo li fci. p.
che glieranoYÌYìiaft ferini infr:ìnte .peff^
che camedafi tfr ffiinti ^firanm R Afi,
ciò e , Told del tutto uia , come del futt9
era tolto Inno , ào è- , // fctiimo , che da
langelo gliera fiato cancellato , Etinfcnf
f enfia, (juanio che egli farà del tutto puri
gafo deglialtri uitij , cme era di (juel de
UfiiperUay il falire lifira non fatica ^ ma
diletto , E (juel che (jueflo aHegoricament
te fignifichi , Ihallimo già in più nitri
luoghi detto , E per hauer tolto uiajueli
lodelafiperhia,mofiraelprinaYanpar
te ejhntiauafituUÌglialtYi, PeYche fagliatole Yadici a MoYe , tofio fi ficca ogni fuOYamo,
m n:^n effend^fi aueduto Dante, che lun de. P. ntlfaofYOnte fife eflinfo , mo^Ya e[fcY a^enufo
a lui, ptY lepaYole di \JÌYg. come fuol auenÌYe a chi ha cofa in capo non fttputa da lui, ma che uef
ienh cennaYla ad alfYÌ, fà, fcjfetiando.fiY hfficio a le mani, che non può fiiY co gìiocchi , Onde
dice, che frouo con le dita Scempie, ciò difunìte e diuifcluno da laltYO,lef(i leUere che langei
lo de le chiaui glihauea incifi er infagliate fipra le femfie, a leijualificprafla il fronte, il che uff
demmo difcpYa nel \iiy\ canto. Ve lac^ual cofa dice che VÌYg.fcYYÌfi , che ftgnifica modeflamente
rideYe, E ijuefto, non perche la ragione fi rida de lignOYantia del finfc,ma per defcriueY t]ue[lo,che
infimil caffi fuol dagìialfrìfaYe . E moralmente, Non fauedel fenfo, (juando Ihuomo se^ puYga*.
io dalcun uitio , ma effendoli dimoflraio da la Yagior.e, egli con le mani, do e', con le huone opere
fe ne i(cceYta,peYchelopere di quelli che fi tYOuano efpY in gYafia , fino fcmpYe huone aaeUe t
Dio, E la ragione fi ne ride,ferche di juelle Ihuomo giuhiUe congaude .
y l t I.
liei prefenf e canto il foeta finge, che gi^n
tofcpia ilfecodo lal^, oue fi furga ilpec
cato de la inuidia , ^ effndo alijuanta
proceduto a defÌYa fu peY la coYnice , ch^
dogni inforno cingeual monte, dopo alcuf
ne uocifcntife, che paffiuano ef^rimendù
effempidi
caYÌta,haueY trouato anime uei
jìite di ciliccio, letjuali haueano cucito gli
occhi dun fi di frYO, e tYa queUe hauer
tYOuatò Sapia donna Senefe, e da lei ini
te fi la cagione perche tra juiui, egli le fi
CANTO
No/ erauamo al fommo it \a fcala^
Oue fecondamente fi rifiga
Lo monte -, che [olendo altrui dif mala t
lui cofi una cornice lega
Dintorno al poggio-, come la primata^
Senon che Ureo fuo più toflo piega .
Ombra non gite ^ ne Jegno^ che fi paia :
Par fi la ripa e par fi la uia fchietta
Col liuido color de la petraia^
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intfrJfyefe efsfY nmhra ne U p'ma uifa . ^ UOi tYauam al fcmmo h la fcala, Trano
(furfìi peti Ialiti fcpra lultim f fiK alto gYaJo la [cala fey ìajualeymf nel fmei ente canto hai
hmoueiuto, ialfrin^ofplffcfra ielfucnhhal^, OVe, cioè-, Ke lacjuale fala, SEconiai
fnente fi rifegalmnte, chiaria rifilar il rr^oYife, lapnin tjuello feria fìrettauia de la feda ,
$m-nàamenff, lauenhk Hfctio la frìma uolta rife^atofey la uia, ihe ia la fOYta conduce fcjfrd
ielfrimo tal^ . CUe, ciò e-, llijuA mnte fclenh, mfmala, Liiera altrui iel male, Intefo fer
10 peccate ielcjual fifurga . IVicof una cornice lega, DimojlrarKmù ne la ^efcriaione di tutto
11 Vurg, come (juefto monte era cinto do^i intorno di fette cornici, o uogìiamoti dir cerchi, ogiroi
ni, chf luno,fer cerfo ffatio, {ofrafìaua a laltro, e che femore cjuel di ffra era di rr.inOY dr. uito
il e^uel difetto, com.e ueggimofcguir dogni monte, che (guanto fiu fiinal^, tanfo meno ha di
circuito . qhejìa ftconia cornice adun(\ue, circoniaual monte come la frima, maferche il mon',
(e ffsQmil'ma fiu U hi( m juejfa ftmia , tonm e [iegaun ttncQra ilfuo arcoj^iu tojìo .
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PVRGATORIO
OMjr. «o«/:>, Ma« ^.r. o^nira , ^, wo« ueu anima , „./?.«o et. mmafanfrc, me
hahbtam ued.to ne la cornice di fcttofr nrla r.ccu Mmonf., che raffrefcntaJno Mmfi
dhumdta , trm fu lo /malto ^ueìl: Mia, ma U rifa e U uia fareuarJnon infJJdi fi^.
gure comr ciueUe.ma folamntefcmfU^^ efchirfte col color iMo de lap.tya, ilaual conftrifce moU
to a la inutdia.ferche ti licore nafce comunemente da fyeddo.e lo inuido ha (finto inLJnifvoc^
et arhre .ar^ta. Et ^ ^juejtoluopfclin^o^erche la insidia ne Ihuomo nLar di fiJi, e maf,
fimamentt tielfrmc^fio, cmefknno aUunialtri uitij, ma (ìa nafcofìa mi cuore, e Ce tur R uien a
dimo\irare, lo fi infroceffo di tempo, e difficilmente ft difcerne, come difetto uedremo ! U fua
difftnitme [econh Alh. M^g, nel fecondo de ìefentMducendo lautorita del Vilofcfi ne l'Eth Re^
hauer trìjìezz^ del hene allfgre^Z.a del r^al delfrofftmo, oue dice, Inuidia ejì trijìaride
no projfmt, zfT gaudere de malo . La medefima diffinitione ^ ancora dì S.lhomÀn Sec.tec, e di
Giou.Damafc. nelfec.de lefent.e d'Aug. fcfra de Salmi dicedo, ìmidia efiodiufciluifatis alienf.
Et Horat. nel primo de lepift, dijfe , Inuidus alterius macrefcif rehuf opimis . E che fra peccato moy
talee- approuato da ejfo Alknel preaUegato luogo dicendo, quicunjue auertit fc a kno imommuf
(abili zsr conuertit fe ad homm commutahle ad creaturam , peccat mortalifer, fcd inuiéia efl hu'}
iufmodi, ergo ejì peccatum mortale . Nm inuidia ffreto Deo , conuertit fe ad eccellentiam honi
temprali^, ciT ultra hoc fàcit omnia ifìa mala, Conuertem fc ad odium , Ad firfurrationem , Ad
gauhum a exultaiionem , Aduerfttatum prcfftmi. Ad trifttfiam Z7 afflictionem in profferii ut
ieclarat Gregorius inmorMus . Può, fecondo cheproua S. Thom.Ì7i S ec j ce. effcr peccato in Spiri
tofanto, oue dice , lllud cjuod agitcontra charitatem proffrmi ejì peccatum in Spiritum fancfum,
quia impugnai ip fam chmtatem quf ejì opur proprium Spiritus fancti . l a inuidia adunche in
quejio modo è' peccato in Spirito fanto e confejuentemenfe mortalijfmo .
Se qu't^fr iìmdndar gente fajpetta,
Ragmauaì poeta */io temo forfè ^
Che troppo Uura d'tndugio nojìra eletta
Voi fifamente al file gliocchi porfet
Fece del deflro lato a mouer centro j
E la fmìHra parte di fe torfe ♦
O dolce lume a cui fidani^a io entro
Ver lo nono camin ; tu ne conduci ,
Dicevi; come condur fi uuol quinci entro
T« fcaldi il mondo t tu fiurejfo luci:
Se altra cagion in contrario nonponta^
Bffer dtn femj^re li tuoi raggi duci .
Sapeua la ragione, che U inuidia ft pUri
gaua in quefìo luogo col non uedere, e che
landar di chi non uede,fepurua, e- pmi
fre a fardo e lento pajfc , pero duhita che
affettando gente a lacuale effi pojfmo do
mandar de la uia, che la loro elettionefkt
ta dafcender il monte, hauer ia troppo dim
iugio, pero mouendoft, pce centro de! de
jìro lato, e fcpra di quello torfe la fmijhftt
parte dife , che uenne <x. uoltarfi a dejìrct^
ottima parte a chi per la uia de la uirtu
uuol procedere . Poi fifmenfe forfè glioci
:hi al fole , Voltojfi lintelletto a la diuim
Cm uiwir , V o«ro;;z itnteuetto a la diuinét
^ j t , ^ ^ iteiw<f«/<' oratia in auejìa firmà
orando O l^^lcelume, Neffuna dolce^la fari a quella di chi tanto ft^nte effcr inaratia, chf
di quella confidan do ft, entri ftcur amente per lo nuouo e non prima da lui tentato camino de le furi
TVfcMttlmondo,E proprio del fole lo fcaldar del mondo, e lucer fcpra di queh , E li (uoiraa,
gifcnofmpreDVci ciò ^, Guide e forte. Onde ancora nel primo de hnf. deffo fole tarlando
Che mena dritto altrui fer ogni cade, S Altra cagion non fcnta, ciò ^, Se altro accidente a tal
luce non fi fòrza in contrari,, Comefarelhe la tenelra de la notte, che la difcaccia, Ma molto tiu
c-prrn di Dioj^^aUar Ihuom intefc da Theologiper un ter:(o epicciol mondo, del fuo diuino
mm, e dinjvnder fcpra di lui la fua illuminante gratia, laqual ir fempre guid^ e fidata fcorta
ti tutti
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Postillati 16
CANTO XriK
<r tutti Q If tfnelye ie It^my^xntia e del feccato mn fclinffYpnpn:^ iri mtyario yfmhf ^uep^
Celo e juello chf ne Ifua il lume de lo intelletto, e che ne iifurte U Viofuoferf^Uilfm bene
Quanto di qui per un mìglio fi conta $
Tanto di la erauam noi già iti
Con poco tempo per la uoglia pronta t
E uerfo noi uolar fùron fintiti ,
NoM pero uiK , [piriti parlando
A la menfa damor cortefi inuiti ♦
I a prima uoce , che pafso uolando ,
Vinum non habent j altamente dijfi^
E dietro a noi landò reiterando ,
E prima , che del tutto non fudijfi
Ver aUungarfi , unalira 5 Io fion Orefie ,
Vafio gridando anco non fiijfijje *
Oh , difiio , padre , che uoci fon quefle l
E comio domandai $ ecco la tcr*^
Dicendo X Amate da cui male hauefìe *
Erc(n:i }>YOceJuii a de/tra ftf fer U cornice
diijnejìo fcconh tallio Jfafiodunmii
olio, cfiion io mjfìra UufY udito, ma non
ueiutò urlare ff iritiuerfc diloYù PArlctn
do cOYfeft inulti a la menfa damoYe, ci9
è-^ìnuit-^ndo cortefcmente a la caYitale
anime, che shaueano a furgaye del fecca^,
io de la inuidia, Douendofi opi contrai
rio ffY h fu^ contYaYio puniye , E ijuelli
che in altYÌ eYc^no flati cYudeli ZfT (mfi,
fì^n haufn Io potuto fcffriy diuedeyaUun
hne in loro, peYghfjpmpi di carità , che
apfYeffc uedYemo, diufnilpYO epiefoft ^
amoYfuoli ufYfo di (juelli adduiendo fYi*,
ma Ifjfemfio di Mayia VeYg. (]uando,fe'.
conh Giouanni al fecondo , ne le nozZ^.
fitte in Canagaliìff, uidenon fjpYui u:^
no, che moffa da fcYma cavita, fi uolto alfuo figliuolo a do chf a (juello fyouedffp dicendo, Vi^
ìium non halent. Co/foro non han ulno . \l fecondo fjJÌYr.fn di cavita e damoYe intYodoUo dal fof,
fa fi e' cjueEo di Viladf e d'Crffte, uno de tYf fffempi, che fi leggono damicifia, Ter locjua! inteni
leY e da fapeye, che fi come fcYiue Eyipidf nel Orefìe, Y.jfcndo Agamenon, dopo la gufYYa di Tyoì
ia, toYnato in Micena, e f(Y ofeYa di clitenneflya ft,a ffofa da laduìteyo Egifto cYuJelyKenfe occifo,
E con^fcendo StYohilo Tocenjc tornato con Agamenon da la m.edffma ejfeditione, clitennfjìra hai
ueY in animo difir il ftmile d' Orefie fuo unico figliuolo anchoYa tenero dì fta, che di Agamenon
hauea, a ciò che infeme con ladulteYO fotfjfc lungarrenfe e ftn's^a fcjfeUo goieY il Yfgno, mo/fc a
iompaffione del fanciullo, glielo tolfe di furto , e [eco in Focidf lo tonduffe, doue con Viladefuofìi
fliuolo, che de U medefima età era, lo fece fenfram.ente e notrire tST amm^ffìraY ne luon coturni
fin a tanto, che uenuto in eia adulta , Io conforto a recuperar il regno di Miiena , che da lempia
Clifenneftra , e da ladulfero F.gifìo glieYa occupato, lacjual co fa effhdoli ftlicemente fucceduta ,
in uendetta dife , e del padve A gamenon, oaife cHtennefira , Per hcjualmatYÌcid 0 effindo di',
uenuto ftiriofr, Tilade, alcjual era incompoYtahile laftYita de lamico fuo , lo LQniuffe ne la reg'oi
ve J aurica al tempio di Diana Dittina, alcjuale gliofpreffi di tal tnfirmita fi lihrauar.o, e lilfYai
fO , Toante Re crudeliffmo, e nemico a Greci, che cjuiui regnaua, lo uode ficrificar a la Dea ,
ma non f pendo cjual di lor due ftffe OYejìe , e vicercandone con ifìanfia da Ioyo , ciafcuno con
fan efficacia , feY campaY Umico fuo , affermaua fc efpr cjuello. Di che ammira tofi Toante ,
E fìupefàtio duna tanta iemuolentia, non la uoHe xnterrompeYe, ma lileramente perdono a ciafiw,
no . C^K^/?o fffcmpio adùe^ue di carità e damore di pofporeY la profYia uifa pev la fclute de lamico
fuoè' gYcindffmo, Ma in ci e grado poYYemo noi (jueUo di chi am.aefà hne alfuo inimico Et ^
fYeceUo del SaluatoYe in S» Mat, al v. e7 in S. l uca al v/. Diligife inimicoi uejìrof , Ber.eficite
hif cjui odeYunt uof . El'Apofìolo DiHgiteinimicOf , Orate prò perfec^uentilus uor,Nullima^,
lum prò malo Yeddenter, nejuemaledictum prò maledicfo ,
'Cjuema
ti buon maestro 'yQucfìo cin^io sfèrTjt
La colpa de la inuidia : e però fono
hauendo Dante domUato a \ÌYg,cio che
fignijìcauano quelle mi , fg^^ rifonde.
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Postillati 16
^Tratte hmor le corde de U jirT^a,
Lofren uuol effcr del contrario fuetto :
Credo che ludirai per mio auijò j
Vrima che giungi al fallo del perdono ♦
ficcai uifo per Uer brfìfife^,
E uedrai gente ìnan'^ a noi federfi^
E tiafcun e lungo U grotta ajjifo ,
AÌlhora più che prima fiocchi aperfix
Guardimi inan\iìe uidi ombre con manti ^
Al color de la pietra non diuerfi ,
E poi che fummo un poco più auanti ,
vii gridar ; lAaria ora per noi j
Qridar Uìcìnk^e Vietro , e tutti i fanti ^
Kaa credo che per terra uada anchoi
Uuomo fi duro ; che non fiffe punto^
Ter compaffion di quel-, chio uidi poi t
Che quando fui fi prejjò di ìor giunto,
Che gUatti loro a me ueniuan certi ,
Per gUocchi fui di graue dolor munto ♦
Di uH ciliccio mi parean coperti ;
E lun fojfriua laltro con la fpalla ;
E tutti da la ripa eran /offerti t
Cofi li cicchila cui la robba filila ,
Stanno a perdoni a chieder lor bifogna ;
E Inno il capo fòpra la'tro aualla^
Verchc in altrui pietà tojlo fi pogna
Kow pur per lo fonar de le parole j
Ma fer la uiFia , che non meno agogna ♦
E xome a gliorbi non approdai Jole^
Cofi a lombrc quiuijouio parl^hora.
Luce del del di je largir non uok t
che a tutte un fil di firro il ciglio fora,
E cuce fi, com' a fparuier filuaggio
Si fa , perì) che queto non dimora ♦
ORIO
che qVf! cin^Uo, che, Qiiel cncUoi
0 girane sfiy^a e funifce la co! fa de U in i
uilia, e che per (ji^ejh , L E corde de h
fir'^, ciò f^, 1 rwp*^ ^3 cji^alì la inuidia fi
g^jìica, S fan io rte U fmiliiudinf, fer hét
uer ietiQ Sfi/^ , sono (ratte damare,
50^0 cagionate carità, laciualp- oppy^
fifa a la inuidia, hufnhft fer lo fio con
trarlo f unire, OnJie hce chd [r(n:i,iU
^ual ^ la carità, che ne difini^ da la in;
t(id:a , uuol fjpr DE/ contrxYn fu^no^
ciò è^, De U contraria dijf :ifiti^r,t de U
inuidia , lajual fa odiare, e la carità
amare , E c^ufjia dice, che per fuo auifò
tudira prima chegti arriui A L paffo del
perdona, ci:) è , A/e fiale, per letjualifi
fiale ficpra del ter^ hal^, Al(jual pofific fta
langeb , che perdorM e riynttte It comf
meffie colpe d^po la dehifa fatisfkttiane, Per
che inanl^ che a tal paffo giunga, udirà
leffmfìa di Cain, che per inmdia occifi ti
fino fratello Ah fi, E cjuellù d' Aglauro,
che per inuidìadela firella Herfi,ofli
nata cantra di Mercuri<:,fù da lui conuer
ùtainfdffc, carne nel figuente canto uei
dremo, E ^ueftì efpmpi fina del contraria
finna A l freno , eia e-. Ala carità o*
amare, carne difcpra hahhiamo detta .
MA ficcai ufi, ^irg,ammanfi.e Dante^
che delta fifmente guardar inan'^, peri
che uedra anime fidevfi A l lunga de la
gratta, eia è', Appr^ffi) de la raccia, a uef
r amente cafìa dd mante . Lac^ual cafh
fignifica,chf la ragione <:mmanfcflfinfiy
chf dehha aguZ^r [acume de linge^na ne
la canftleratiane di cjuefio uitia, llche fàt
fa dal patta, uiJe (juefi^ anime co manti
nan diuerfi dal liuida colore de la pietra^
A diuature, che nan fidamente il luaga,hue (jucfle anime fi puYgauano,ma glihahiti ancata fa;
ceuanafile de Ix malignità del peccata lara, E gLunù alcjuanta più preffic ad ejfie, le udì che cani
fauana le letcnie pregando tutti ifanfi,chf pYfgajfira per lara. \'enufipoi daue effe erana, le uide
ejpr uefiife di uil ciliccia, iljual hahito ^ nan fclamente freddo, carne ditiama efpr la inuidia, m.x
ueramienie amara malta afj^eya, Ver dim^firar che linuida è- cantìnuamente tarmentato dal dijfia
cer che prende de la'trui lene, dande n(\ce il fuo liuido efjiMa calare. Onde Quid, nel ficondo
deCcriu^nda la fiua cafa, Protinui inuidif nigra fjualentia tèa Tfcta petit, domusefi imis in uaU
hks antri AhJitafide carmi e cef, E Cipriana due, inuiii homims uultus minax^ taruus aj^e^
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Postillati 16
CANTO xiir.
cruf ^fahrin ficieecet. E lertmU , Quiffccafor efl u( inUuiui y cilicch femfenfif aui^ai
iWyrST piantai fua iflicU a éormiat in fauo . Affoggiaudnfi inno alaliro , come fcghan»
/Sr p//orfc, che domandano la elemoftna a perdoni, per mouer le perfine a pietà di toro , It erano
mi SOfjrrtiyCioè' ySolìenutida larocciaypeYche flanda al lungo di ^ueGa, ui fppoggiauano
ia lun de lati, e U (ejìa lunofu le jf^ade de laltYo . E ccme a gllHiy V.aueano tutti cuciti gli
occhidunfll difirrof, che nulla pofeam uedere , Tercì ehauendo gtiOcchi peccato in non potey
uedeY il hen dahui , la pumtion loYoftjfe il non poteY uedeY il pYopvio hene, che fclamenfe era U
luce, Onle lot paYÌando di /oro dijpy VtY diem incuYYent tenelras , ^uaf in nocfe fu palpai
tanf iv meYiJie . E Greg. Mens inuidi cum de alieno hno affi^tuY^ de radio luds olfuratur^
E ne Salmi , ohfcuYaniur oculi eorm ne uiieant e ctt.
A me pareud andando fhr oltraggio
Vedendo altrui non ejjcndo ueduio t
Ver ch'io mi uolft al mìo configlio faggio
Bfw Japeuei , che uolea dir lo mufot
E perì) non attefe mìa dimanda t
Ma diffe^j^arla^.e fie hreue ^ arguto,
\ìrgjlìo mi uenia da quella banda
De la cornice; onde cader fi pucte,
Verche da nulla fionda fmghìrlanda :
Va Ultra parte meran le deuote
Ombre ; che per Ihorribìle cofìura
Vremeuan fi j che bagnauan le gote ♦
Volfmt a loro , eiT ; O gente fuura ,
Incominciai , di ueder Ulto lume ,
Chel di fio ucjlro folo ha in fua cura 5
Se tojìo gratia rijclua k fchiume
D/ u^fìra confcientia fi , che chiaro
Ver effa fcenda de U mente il fiume 5
'Ditemi ( che mi fa gratto fo e caro,}
^'mma e qui tra uoì, che fa Lavna t
E frfe a lei farà buon fio lappm ,
Vareuaa Dante ìi far ingiuria a {juefJe
anime nei uederle non effndo ueduto da
loro. Onde cheglif uolto a Virg. per tot '
licentia diparlar con <juelle,a lìo che non
fofsédolo uedfYe,almeno ludiffYO, VeYcì e
ilfcnfc oledienfe ala Yagione non f moue
mai ad opeYaYe f{n:ca IcffcntiY di quella,
lacjual ueduto la uoìonta del fcnfc effiY ra
gioneuole, condffcende,fcnZa fa diman
da , a uoler cjuel che uuole ammonendolo
fero che in fai anfderatione eg^i fa Ire
ue tfT arguto , a do che non f perda in
troppo lun^o CiT inutile fcrmone . Vlr^
^lio mi uenia da (Quella handa , iffndzft
(juefìi poeti uolfati a deflra fu per la corni
ce, Virg,procedea per (juella da la pari
te di /z'Ori, che ueniua ad ejff a la dffra
a Dante , doue , per non effrui alcuna
(j^:nìa, fpuo cadere, E Dante ueniua ad
ejfr in rre^o fra Virg. e le deuote anime
(iterano lungo la j^cda dd mente, A dii
notare, chegli era in luogo accomodato da
poter parlar a (jueUe, et effr tntefc da loy
ro,fnZ<^ torre a VÌYg, il fuo cont.emenle-
ìuogoficual de la Yagione, delle ftmpYe èjfre da la defxra parte del frfc, e doue fpuo cadere, per
che,auenga che cader f poffa, U ragion non cade pero mai,cjuello àeftrfc frelìel fnfcfcn'^a la^
iufo di lei . Voltatòf adunejue Dante a cjuefte anime, cattaprima heniu.o^er.tia da loro dicendo,.
O gente fcura di uedeY lAÌto lume,cio e-, lalta e dima luce di Dio,i!cju^l fclo e- luce uerita e ul
ta, CUel dfio Wijho ha in fua cuYafcln, PeYche cj'tejìe anime,non potendo uedere-, per hauer cuciti
glio:chi,defderano no fclaméte ueJere,ma ueder la luce diuina, t cjuefìa e la fcla cura del defde
rio loro,ilfia'e,cjuUo che fa, fono fcure di ccfguire . SE fjfìo ^ratia,Waucdo cattato leniuolen
fia,uien a la fefif'mejacjual cheli dehharo dire,f cjuiui fra loro e- anima che fa latina, Cùfi .
ruercanhla cognif ione tra particolari, lacjual cfa, come in altri luoghi hahliamo detto, p^pop:*
del fcnfc , Se gratia diuina rfcluatoflo LE fchiume, Le hruUuYe ie la uoftr a confcientia f, c>eper
quella fcélx thiaro il fium.e de la méfe.Da la méte nafca.no le uofre uo^ie^come daljinte^il fu^'f"^
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Postillati 16
I
PVRGATORlt)
Ifijualifc foto Unejìf, jf affano fer U covfcientia fure e mUe fnl^ macdUrìa, wa fe fcno inUne i
fify fojjam hruue t ffon\)t e ma la idordano . Do;o la ^ftiihne, ffY fiu ageuolrr.enie otirtierU,
mflra queRafoteY efferloY utilf iicenh , Efirfc a lei fcira huon fi io Lffaro, Volendo inferire,
(he ptyafoYtaY mutile afm diaua de lo fiato, nel(}u4 ella fi tyoua, a ciò che uy alhreuiay il
iemfo de la fua { ky^^i pione yfoffmo fyepaY [ey lei.
O frate mìo cìafcuna e cittadina
Vuna uera città t ma tu uuoi dirCj
Che uiueffc in Italia peregrina t
Queffo mi parue per rij^-^ofln udire
Viu inanTj alquanto ^ che la , douio jlaua t
Ondio mi feci ancor più la fentire ♦
Tra laltre uidi unombra, che afpettaua
In uifla ^ e fe uolc\Je alcun dir , Come l
Lo mento aguifadorko in fu leuaua^
Spirto , difsio , che per falir ti dome ;
Se t i [ci quelli , che mi rif^ondefii ;
famm.iti conto , o per luogo , o per ncme ,
lo fià Senefe , rijfofe , e con queHi
Altri rimondo qui la uita ria
Lagrimando a colui , che fe ne prefìi ♦
Sauia non jùi , auenga che Sapia
l offe chiamata*^ e fui de ^tc^trui danni
Viu lieta affair che di ucntura mia,
E perche tu non credi chio {inganni
Odi ^fe fùij comio ti dico j fólle t
Già difendendo Ureo de mici annit
Irano i cntadin miei preffo a Colle
In campo giunti co loro auerfhri t
Et io pregai Dio di quclj che uclle ^
Rotti fiir quiuijC uolti ne glia mari
Vaff di fuga j e ueggendo la caccia 5
Letìtia prcf a tutte altre diffari
Tanto , chio uolfi in fu lardita fiiccia
Gridando a Dio ; Homai più non ti temo j
Come fi il merlo per poca bonaccia ^
Tace uolli con Dio in fu lo fi remo
Ve la m'a uitatz^ anchor non farebbe
Io mio douer per pewtentia femo^
Se ciò non fff ? che a merìioria mhehbe
Fier Vettin^'O in fue fante orationi ;
A cui di me ^ per caritatej incrchbe*
Haueua Dante domandato a tjuffte anU
m ,fe tra loro utnera alcuna, che fcfje
L Atina, cto ^, che fvjfi uiuuta in Italia,
come (]uel!o,ilijual efjèndo anchora in (jue
fìa prima uifa , dòmandaua de la patria
del Còrpo y perche (fuelfclo delhuomo è»
creato (jua giù in feYYa, ma tjuefta anii
ma, che ne era ff agliata, li dimoffraU
uera patria ejjìr cjuella del Cielo, de lai
(juale tutte lanirie humane fcno cittadine,
perche juiinfcno fiate create da Dio, On
del'Afofioìo agli Uetrei al No«
enim haiemus hic manenfem ciuitatem,
fcd fiitura inejuirimus, E ijuefio dice pai
Yerli dhauer udito per ri fj^jfia alquanto
più inà'^ di la doue egli era, E che fàttoft
più oltre, fi uide e/fir affrettato da una di
quelle anime , perche udta uerfo lui, lei
uaua, a gufi dorlo il mento in fifo .
spirto dijsio, "Richiede Dante cjuffìa ani
ma, chependo ijufPia,che Ihauea YÌfj:ofiOf
filificàa coma, ciò è-, \<ota,oper luoi
go, 0 per nome, laijual per luog:^ ri ff onde
effere fiata Sene fi, E per nome, chiamata
Sapia . Coflei dicano, che fii nohile di
quella città, e da fuoi cittadini confinatct
a CoHe, e che uicino a ^uefio luogo, i S^ei
riefiriceueron una gran YOtta da YiOYem
tini , e fiiYOn mi fi in fì<ga,fi come eUa
fìhauea pregato Dio, h\a peYche lui rtoi
effaudifce i preghi de glimpij dice, che lo
fYego di (juel che uolle,e no moffc da fuoì
ingìufti preghi, mapeY funÌY i Sene fi di
qualhe fiio cor>\Yneffc eYYOre , come uuol
infirire . De latjual pi ga dice hauer prei
fi) tanta fmi furata letit a , che fi< ardifx
uoltarfi a Dio e dirli, che non lo temeutt
f iu, hauendo adempiuto tanto fuo defide:
rio, A fimilifudine di tjuello, che fi.huloi
fmente dicano che ficel me/lo hauedo del
mefi di
ti
n
eie
Ite
Q
l
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Postillati 16
CANTO
Va tu chi fe ; eh nofìre conditioni
Vai dimandando 5 e prti gliocchi fciohi ,
Si comio credale [girando ragtonil
Cliocchi ^ diffio j mt fien anchor qui tolti ^
ìAa pìcciol temfotchc poca e lojfefi
Yatta per ejjcr con inuidia uolti*
^Troppa e più lapaura ^ond'e joj\^^fa
Lanima mia ^ del tormento di fitto:
che già Vincarco di la gtu mi pefa t
Tt ella a me ^ Chi tha donque condotto
Qua fu tra noi^fe giù ritornar credi i
E/ io y Cofìui 5 che meco , e non fa motto
E u'wo fono ; c pero mi richiedi
Spìrito eletto, Je tu uuoi chi mona
Vi la in pme anchor li mortai piedi ♦
Oh quefìo è a udir fi cofa noua ,
Rij]:o/€ ^ che gran fcgno e , che D/o tami :
Però col prego tuo talhor mi gwua x
E chieggioti per quel, che tu più brami ^
Se mai calchi la terra di Thofcana;
Che a miei propinqui tu hen mi rinfhmi,
T« // uedrai tra quella gente uana ,
Che Jpera in Talamone ; e perderag^i
Viu di Jl'eran'^ , che a trouar la Viana t
lAa più ut metteranno ^iammirag^i ♦
XIII,
mefc éi Cenato, ferch eya fmferafo, cò*,
mncittto a cantare creiendoft efpr frori
M uerno, di che fi jfertt pi la fc^uerite pi
ynauera, che nenie 0 e fece freddo . Non^
dimeno dice , che fu hflremo de la uifa,
eRa uoUe hauer f ace e reconciliarfc con
Dio, e chenorìfmUefer jffnitentia an
chrafcenìQ lo fuo huey e delito ie le com
mjp colf e , ma firehle ne lanfipur^ctQi
rio , come uuol inferire , fe non che rier
Vetiina^gio Ihelhe ne le Jle fdnfe OYationi
a memoria, rincrefcenhli, ffr carità, di
lei , fiche mediante cjuelle, le ahhreuio il
iemfo, chaueua a jìar difiiori del Purg»
Cojìui dicano che fù FiOYentino,t9 heref
mita dottimi e finti cofìumi , lAa ferche
quefìo atto dimfietà ufaio da Sapia di rah
legrarfc deUtrui mele, par fiu tojto di fu
ferhia che dinuidia , intenderemo , che
queflo peccato ella Ihauea prima purgata
nel girone difetto, tsr \ora in (jurfio pm
gatta linuidia che hflhe de laltrui hfne .
MA tu, chifc, Wauendo Sapia fcdisfatto a
la dimanda di Dante, ricerca cjuel medeft
mo da luiyma egli n^n le r.Jfonde a juef
fio , ma ftlamente jheha fcrJti glioahi t
f^irare , come che ella fi crfdea , per effcr
:hora uiuo , E che QIìùcc\à, ciò e-, il
ancnora uiuo , E c
f>ofer con cjueUi uedere, lifira anchora tolto in (juel luogo dofol morire , ma ficciol tempo , perche
poca era loff^fa fitta a Dio nel peccato de la inuidia, Ma che lo teneua piufcjfffi, e più temtua il ter
mento desinato a fuperlinflgiron di fctto, perche ài (fuel uitìo , uuol inferire, chera più macchiai
io, E domandato da lei , chi Ihauea condotto lafi< ,fc difetto credea tornare , K'Jfonde f/fre fìet^
uno, ilcjual era li ficco, lAa fi uoleua che di qua eglifècfffi tjual cofi per lei, che ne lo richiedfjpfi^
cenhle infendere y come era anchora ne la prima uifa , Di che am^miratafi Sapia , e giudicand%
quepo non poter figuir in luifin^a jfetial grafia e dono di Dio lorichiede , che alcuna uolta mo;
glia pfgar per lei, E che fi mai auiene che fofifi per Thofiana, che la Klnfimi hene,cÌQ e. Li reni
daU luona fiima apprffifi de fùoi , tra quali uuol infirire , che firfi uiuenio , Ihauea fervuta ,
TV li uedrai , Furon e Senefi ne temjfi del nofìrofoeta da glialtri Tho(cani tenuti uanifuoti doi
gni uiriu, ferche pochi, 0 neffun di loro fi effircitaui in alcuna ofera, 0 di mano , 0 dingegno , lai
qual fiffè da reputar uirtuofa , ma per la più parte fi uiueano da idioti tj'huomini groffi in quelle
fue fcrtiliffìme maremme p^co curandofi de la politica^ e meno de la f^eculatiua ulta , quello che da
più anni in qua con uerita non fi può dire, Perche quafi come dffti da graniffimo fcnno, e fc m>edei
fimi riiOnofiiuti, fi uede affai di loro hauer tenfato molte cofi fertirenti a leccellenfia de Ihuomo,
ne lequalifino riufiifi a granJifpmo honor e profittione, E fra quefii, m.cffmam.enie fi uede hogi
gi rij^lender il Nobliffimo V Eccellentiffimo Meffer Aleffindyo Picciolhomini, Urgegno delquai
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Postillati 16
PVRGATORIO CANTO KllU
a Dio fUcerct ii fyejì,Ylimta , mn UUn eh, f,ra commerafo artchora fra più ruUtml
er fleuatl h ^ualft u^^lia piufiHcf età, ferii fc.uiffmi o ^filiffìm [mi, che di lui rer fin
kra ne la fiorita a Jfem fuagi.uentu , ft uekn in luce effèr prodotti . Dice aLcL
cheh ueira tra ^.eBajente ,ana CHeJfrain Talamone, TaUmne ^ prto de SenefLet
hciuale fferauanoh fkrfx granii eplfcnti an le /oro armate per mare , riuCcendi lana
éjueliabro Jeranl^.ue la perderanno j^iu CHea trouar Diana. ì^icam, efirfektuhp'.niené:
te, elJere ftafa per altri (empi, uana opinione de Senefi, cht fm terra faffcjfe r,y U loro cittk
una riuiera , lac^ual domandavano Diana , e che non fc7i^ grande Jfefa firQn caunr in molti li Qi
ghi per trouarla . Terieranno adunque più di jferan'^ in Talamore, ^uanh ue iranno non
foterui far armata , come ft creieano , che in trovar Diana, Ma anchor più di fffyxr,^ y^^f,^
teranno i cittadini di Siena, che ffereyanno di fèrfì AUmiragli, cioè^. Capitani generali /e
Urmafe, \olenio inferire, che mettendovi coff oro piudi^eran^, Vfdendo fot nonriufciy U
(oft , u( ne perderanno ancora più «
CANTO
chi ì coftui^chel noflro monte cerchia
Vrbna che morte gìihabkid dato il «ofoj
E< apre glìoccht a jita uoglia, e coperchiai
fJon Jo chi fia tma fo, cheì non e [do j
tiimandal tu che fm gUtauìcini;
E dolcemente fi , che parli a colo :
Co/? due J^irti luno a laltro chini
"Ragìonauan dì me iui a man dritta i
Poi fèr U uìjr per dirmi ' fupìnt t
E dijfc luno 5 O anima ; ch^ fitta
Ne[ corpo anchor in uer io cicl ten uaì }
Per carità ne confola ^ e ne ditta
Onde uieni ^e chi fex che tu ne finì
Hanto marauigliar de la tua gratta^
Quanto uuol cofa , che non fu più maK
Seguita il poeta nel preferite canto il prò*,
foftto [affato nel precedente , guanto a U
furgagione de la invidia fingendo havef
trovato fui medefimo lal'^ Meffcr Cvido
del Duca da BreteyiOro , e Mfffer Rinicrì
da Calhli, di Romagna, Icjvali introivà
ce a parlare de le mifcrie de glihuhitatori
diValdarno di fcfra e di fctto Firen^,
e ffetialmente de Fiorentini, e di tuUa
Romagna , Voi finge havfr uiitoaìcui
ne voci, che manififiavano effcmpi iinvii
dia . jr cui ^ coflvi, chel n:)firo
monte cerchia, QUffte finge che fieno pai
Yole di Meffcr Gviio , il^valhavendo vdi
to che Dante havea detto a Sapia egli
effer anchora vivo , come ammirato che
fta fotuto venir in (jvel Ivogo, Iman da
Mfffer Rinieri chi egli e^, ìlcfual rìfboni
de nonffpfre , ma ben fa che non c-Ych,
Uuendo udito dir a Dame net rifonder a Sapia', egli effer fiato condotto avivi ia vno che vera
fico, e non faceva mm , Ma che^ Ivi, i^ml gliera piv preffo, ne h ioueffè doman dare, e iolcei
mente , 'Sl che parli a co'o, do e-, in woio the farli morevoìmente , e ténto che [afii , come
Mvol inferire, Penhe Cdcre in Latin:t non fignifica fclamente reverire,ma reuerentemente amn
re. Onde Ter. in Ue:(vt. Forma impvlfi nofira nos amatores colvnt . E Vlavt, Ego tefcmfer ut
farenfem coivi . Cùlimvs.ì-. Amamvt paref amore fsr officio, minores hvmanifatr ^ hcneficit .
Domania aivn^ue Muffir Gvidoa Dante, Donie viene y e chi egli f-, Imifanio Virgilio r.ehrifi
mo,ovein pefcna ii tenere ai Enea, Sei vos c^vi taniem cjv.tvs avt ven fiis :ih oris y Fer ffpr
frefo ia grani fisima ammirarne ie la grafia conceivtali, che effinio anchora ne la prima, poki
^ndar ai haver ej^erientia di juella fcconia ulta .
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Postillati 16
P VRG At ORIO
Ef ?o ;Pef we^o rhofcana fi [patta
Vn jiumkeì, chenafce in ¥ alterna ^
E cento miglia di corjò noi fatiu:
D; fourejjo rechio quefìa l'trfona^
Virui ch'io fia j far i a parlar /indarno t
Chel nome mio anchor molto non fimi ♦
le ben lo intendimento tuo accamo
Con lìntetletto , aUhora mi YÌj\'ofe
Q^uei j che ^rima dicca 5 tu parli d'Arno^
£ laltro diffi a lui ; Cerche nafiofi
Cluejli iì uocabol di quella riuiera ,
Tur comhuom fa de Ihorribiìt cofe i
E lomhra^che di cto domandata era
Si sdebito coft 5 Norj fo ^ ma degno
Be« e chel nome di tal uaìle pera :
Che dal frincifio fuo ; douè fi pregno
Lalpcjìro monte , cnd'è tronco Veloro ,
Che in pochi luoghi paffa oìtra quel figno 5
In fin la, oue fi rende per rifioro
Di quel , chel del de la marina afcìuga ,
Onkhanno i fiumi ciò che ua con loro ,
Virtù coft per nimica fi fuga
Va tutti j come bifcid , per fuentura
nel luogo, 0 per mal ufo che li fruga:
Ond'hanno fi mutata lor natura
Glihahitator de la mifra uaìle 5
Che par che Circe glihauejjc in paHura
foi Sciamo tjufì cane effer accarnafO
CAKTo xriir.
Kijj^Qnie Dante a la frim U due dU
manie fattoli da MejjcY Guihyla^ual fii^
donde uenlua , e dice arrecar Ufua feri
fona difcfYd un fumicfUo.CHe f jfatia,
ciò è-, ìl^uat fi dipende e dileiia fer mei
g rhofcana, e nafe in Talieroncf, e non
h feitiacentù miglia di corfo,TeYche da
Talferona la doue nafce Arno infefc, com^
uedremo,jfer c^uejìo fiumiifllo, fer fin»
fcuo a Vifa dutemeUe in mare, ha di cor
fc fiu di cento miglia, e jf er juefio è' coni
fiumraiotra gìiaUri/fiumi reali, come
di/fedi fcfranel tjmnio canto in jfer fina
ii Buomonte . A la feconda dimanda,
lajual fu, chi egli era, riJ}onde chel din
kfaria farlar indarno, lerche il fuo
me, non è anchor a molto diuolgato ,^(f
lo(^ualeegli Ihatìia afoter conofiere , E
non hauendo Dante frofriarìiente detto il
nome di ftejfo fiume, ma fio fey circoli
locutione , WiffjcY Guido mofira nondime^
no hauerlo infefc, Onde dice, SE io aci
carno, ciò è-. Se io fenetro lene con lini
ieHeUo 1 1 tuo intendimento, ciò è' , cjueU
lo, che fn (\uefìo tuo coperto parlare inten
di uoUr fignificare, tu farli d'Arno, Et
accarnarein cfuefio luogo è^fer fimiìiiui
dine de cm cjuando hanno giunto ejfrei
fo la fiderà, che jfafcendof fcfra di (juella^
fenefrano co denti ne la fua carne. Onde
E laltro dijfe a lui, Wdito chelle Meper'RinifrtJa jfro^
fofta di Mefser Guido, e la rijfoftadi Dante, Vomanda Mefser Guido de la cagione ferche Vante
hauea celalo il nome d'Amo, cjuafi come fufi fi.r de ìhorrmde cofe, E di (juifrende laufor cagioi
ne dinufttiua contra iuta auelli che hahitano fcjfra di fai fiume, 0 uicini a c^ueilo fingendo che
Mefpr Guido riffonda tfier iene, che il nome DI tal uaRe, Ver efier detta Valdarno, ferifca. Et
afsegnane la ragione, laijual è^, fenhe (juefta tal uaBe dal fi<o frincifio, che^ al jfiede de lalfefxr^
monte d' Appennino, ìljua! in éjuefto luogo ffi^f^r^^, gonfiato tST alto, che di doue Veloro monte
in Sicilia è tronco e tagliato, a hi,in fochi luoghi paffa dalteZ^^ e di grofpK^a oltre a (juelfcrTìQ,
In fin ala fine d'Arno, LA oue, do e^, A lequali fmili feci, fi rende lacifue a la marina fer ri^
fioro di ijueEo CHel cielo, ciò ^, che laere, mediante le nuuole che la fcrheno, afiuga di lei, Oni
de i fiumi hanno ciò che ua con loro, ferche ingroffanio i fiumi fer le fiogge de laL(\ue chel cielo
ffciuga e tira a fede la marina, fi tiran diftro ciò che trouano uicino a la fue riue^ Virtù SI fiii
ga, ciò &,fi fiigge cof da tutti fer nir^ica, come Ufcia, E <juffìo dice autnire, O Ter ft.entura,
do è-, fer àifgratia del luogo,0 Ver mei ufc,0 fer reo hahifo fiotto nel uitio,CHe li fruga, ^ual It
mo^efta e fcHedta al mal fare, ON^r, Ver Uijual cofa,glil abitatori de la mifcra uaUfUno fi muta
tùia natura krOjche far che Circe M^al fico do le fiuole^come uejémo nel xxvi.^^ l'infmutaua;
^ AD ii
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Postillati 16
PVRGATORro
ofi.io.e a mèi, eh l'ifcU a Siali JZlÌfZÙ%TÌf ' ' ^ ^
Tra huttì porci pìu degni di gatle
Che daltro cibo fatto in human ufij
Diri'zjia prima il fuo pouero calle ^
Battoli troua poi ucnendo giufo
Ringhwfi più , che non chiede Icr poffa j
Et a lor difdcgnofa torcel mufo ♦
Vajft caggendo'^e quanto ella più ingrojjày
Tanto più troua di can farft lupi
La maladetta e fucnturata Jvfjà ^
T^ifcefi poi per più pelaghi cupi,
Troua le uoìpe ft piene di frodai
Che non temon ingegno -, eh e loccupi^
Ne lafcero di dir perche altri moda:
E buon farà coflui fe anchor fammenta
Di fio, che uero j^irto mi difnoda^
lo ueggio tuo nipote ; che diuenta
Cacciator di quei lupi in fu la riua
Del fiero fiume ; e tutti ^ifgomenta ^
Vende la carne ìoro ejfcrtdo uiuat
Vofaia gliandde , come antica hclua:
Melfi di Ulta j efe di pregio priua »
^anguinofi cfcc de la triflafiluat
Lafaiala tal ) che di qui a miUanni
Ne [o fiato primaio non fi rinfilua ^
Sfguitanh il porta nel fMfYOfofm.tr.ti
ta de glihahitmri di V Marno, Comfas
randola natura loro a (jueDa dalcuni uif
tìoft animali , E frima (gufili di Cafcatif
m, ira tjuali ^aldarno dri^'^ prima IL
fuo fouerof jìrtUocaUe^ffY effr Arno
nel fuo principio molto fouero dacqua , a
bruui porci, ejpndo, coni f alcuni uogliof
fmml^tnelaliUdinf. Troua poi ufnen
do giufo, Battoli, qurfitfcno cani moU
to piccoli, ma Ringhio/i, eie è, Sfi^^fì
efuperlipiu chfalf lir^e loro no fi coni
uienf , Inteftptr li Aretini, i<juali pone
clefiano di ftmile natura, ET a lor di fi
iegnofa torcel mufc, Ven\ìe giunto Arno
t^ljuanto fcpra ai Are^'^, ijuafi come ft
disdegni degli Aretìm.fi torce a man dei
fira . V Affi caggfndo , Vimofra , che
guanto più Arno ua ingroffando , per It
rtccjue che mettono in lui, tanto più iroun
tjutjìi cani cóuertirfe in rapaci lupi, J^ux
li intende per li Fiorentini,e non fclamen
ifper (Quelli eie hakfaro la città, ma per
fiutili ancoraché Uhitano in Valdarna
di fcpra e ii fm da (juella, Intal moh
^.r r • • . r , /^^»ifi<^(^ndolahroinfaiiahileauarif{a.
Dfcefapoiptrpiu cupi tST ofc un pelaghi, IRoux le uo^pe piene di froda e dincranno , Q«./?. ini
tende per ù Pirm, i^uali non temono ingegno CHe gUoccupi, ciò che h \ma cr im^edfca,
tanty fcttih uuol tnfirtre che effìfano ne lefrauit loro . NE lafcero dt dir, Tin^e non uolerlaf]
far di predir quello che di già era auenuto in Tiren'^ , ^mhe da altri fa uàito, E che uero ftirii
io MI difnoda,cto^, Mapre e dichiara, e c^ueflo per tre ragioni , U prima dicendo 4^ Jer a,
la econia , ejjenh moffo non da maliuolentia , ma da giuflo sdegno , la ter^a, p.ffcnio il Cu^
r^r^^rgiouar a Dante SE ancor fomenta. Se an^
lo che u diro , Volendo infirire che tornandoli a mente dopo il fuo effdio , Auenga che di
già ftlJe kguxto , le erudita che haueano amhor da feguir ne la fua patria , che egli ^ ver à'
re.mnhauera poi juel tanto deftderiodi tornmiche baueria fe non Ihaueffc udite dire . '
M(< li^iouera^
CANTO xnii. .
i' fuaofm,ch. Unno Wccij. .ircn o.nUre.^ fo,eftaMelPr Fui,
S . c2li </. Romani, n/fote à ^'ffo M^lfcr linieri, dml M#r C.,</o .nir,^{- Ur*
i r cf,. J ìlu^Je nera, molto tmm U k^nca, f.m mifnu nd.
Cnnl L Uuk co Bl^^nJ fuori .faù, )ch. (.rK^ H -i^f- f"^"' ' j
^, ,r.no i.noc«« , . co/! li coniano mmr.. Volle fir df,mk.éj..n. e^h
Attori . # /i y .0"0 , Onie mi ^judi i, t^lM^a , fi.mj^ -^«' jf ''^I;/
ri-Lì telio "JlSi , r-on U %no U,r. e0<me . Ckma fcU U is
fiun'^yffr hc(uer fcm^lima /«fi li ftmciU<iiinu
Come d UnnurHìo de do^iofi danni
Si iurhal mfo dì echi che afcdta
Va qualche i^am il pen^Izo gltajjanni^
Coji uìdio Ultra anima , che uoUa
Staua ad udir , turbarfe , e fit'j^ trìfìa 5
Po/ chchke la parola a fe raccolta *
Lo dir de lunare de Ultra la uifla
Mi fé uogVwfo di faper lor nomi j
E dimanda ne fèi con ^re^'i miHa^
Verde Io j}vrto , che di i^ria parlomi ,
Ricominciò j Tm uuoi chio mi deduca
Kd frr a fe , ciò che tu fir non uuomi^
ìkU da che Dio in te uuol che traluca
Tanta fua gratia^j non ti faro fcarfo :
Perì) /appi chio fon Guido dd Duca ♦
Ftt il fangue mio dinuidia ft riarfo ,
Che fe ueduto hauejfc hucm fnrfx Vieto y
ViHo mhaurefii di lime j\wfo ♦
Di mia femenl[a cotal paglia mieto,
O gente humana perche ponil core
La.oue mejìier di conforto diuietoi
S^gìiano fmfYf ({UfUiy ne^juali regna e
carità ^ amore , de^roJj:erì auenimenti
dfl fYoj[imo raUf graffi , e h gliauerft
contriftarfi . Ejjfnio adunchf (juffle ani^
me ifl tutto lungf da ogni inuidia , e di
carità rififne , V derido M fpr Riniai la
infflicf uaficinio, che lAfjpr Guido dicei
u effir fatto da ueroffirito fcfra la città
di Tire^ff ne furbe ^come a lannùiio DE
danni hgUofi, ciò ^, Df caft auerfty che
^drfoy:jcono Jo/orf , fi turlal u fo di colui,
che tal antìuntio afcolta , DA cjuaLhefar
te gliaffanni il periglio, Da tjualft uoglia
cagione li funga il timore. Onie ilfoei
la dice, chfl dir de luna di cjuejìe anime,
ciò e^Ji quella di Wìejfcr Guido, E la tur
lata uifla de Ultra , Ujual era c^ueUa di
lAffftr linieri, lo fece wgliofo difqerè
nomi loro, e fine dimanda mijìa con frei
gU. Ver UijualMefpr Guido, che frii
ma glihauea parlato, mofìra che li ricomin
c affè a dire, TV uuoi che io mi deduca.
Tu uuoi chio mi dijf onga a dirti il nome
Q^uefìi è Rinkrt ctutfl, e ilpreg-o e Ihoncre rnio ciufoé.^ iunonum f^rf ,
. • - A *P \3^,.s^^fs\^ ii CrtvdMeìkY Guido doman^é
De la cafa da CaìboU ; oue nuUo
fatto se reda poi del fuo ualore ♦
E non pur lo fuo fingue e fatto hruUo
Trai To, el unente, e la marina yeì ^eno
Dd ben richiejlo al uero e^T al traTluUo *
Che dentro a quefìi termini e ripieno
Di uclenofi flerpi fi , che tardi
Pf/ coltim homai uerrehber mcno^
Hauendolo di fcffa Meffcr Guido doman',
iato, donde che ueniua, e chi egli era , E
Dante non hauer rijf)ofìo che fclamente
donde egli ueniua , tiondimeno , mofìra
liolergliene effer liMe, da cheVio uuol
che tanta grafia tr aluca in lui, che effeni
doanchoraneU frima uifa,foffa andar
ad hauer effenentia di (juella feconda, E
faticfcli noto , dimofìra effcr in cjuel luogo
AD ni
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Postillati 16
1
0/e il buon Vao , & hnìgo Manardt i a furgcty iì peccato le la inuiìia, ^ual
P/f r rrauerfaro , e Guido di Carpiona i uitò cjuank uima era mcchiato, E cofi
O Romagnuoli tornati in hSdrdi . (//^^ di mia fmen'^a, do ^, la mix
Ciudndo in Mognct un fabbro fi ralligna ,* colf a, Mirto tal paglia, Starti ne la fimi
Ciimdo in Tm'^a un Bernardin di lofco ^^'^'^^^^'^f^^firyien'^.cioè', Sof^ocotal
Ver?a gentil di piccola orami ona ♦ ^^^"^^ ^[damando a Ihumana e deca geni
^ ^ \'^'^n^^g^lcuOYeLA,doè^,AciueU
to di cùnfcrf^, E di bifogno mefar al confcrf^ e pro/Jimo fio il pffYÌa f iu poffedert, ht e fimiliiui
^ine tratta da cjttelli, che fcno in gualche magiflrato, perche le leggi metano, che piif confòrti e con
fanguineìy o uogliamo dir parenti, po/fm ad un medefmo tempo fffcr in tal magiflrato, ma lìfa.
gna che Inno n^fca fc (altro ui de intrare, E cofi amene, come uuol inferire, de heni difvrtuna, ne
^uali Ihumana genie ponel core, perche bifcgna che Inno ne fta primato fe Litro li de po/p^ere, Oni
de nel vy. de l'inf. trattando di f^efìa materia diffe. Perche unaparte impera e laltra langue Sei
guendo h giulicio di cojìd, che è occulto, come in heria langue . Mrf (fueflo non amene de beni
de lanimo, icfuali pojfano efpr ad un medefmo tempopojpduti da molti, e (guanti più fono i pop
fcffcri di cjneRi, tanto meno è- uietato a ciafcuuo di poterfene irricchire, come nel fcguente canta
uedremo effer dal poeta in per fona di Virg. (juefìi medefmi uerft repetenio, prouato . (yjefìi ^
Kinier, Effendoft Guido dato a conofcer al poeta, li fa medefimmente conofcer Mefpr Rinieri,del
ualor delcjude , dice che neffuno de fuoi difcendenti se^fnuo hereJe dopo lui efpndofe dati , come
uuol injtrire,a lodo al uitiofamenfe uiuere . E Non pur lo fuo [angue, Dimofìra, che yionfcf
lamente in tutta Romagna , lacjual ^ contenuta dentro a termini che nomina , LO fuofngue,
ciò e^, lì cafato de Calholi, e' VaUo brullo. E' diuenuto pouero e nudo, DEI ben richiejìo al uero[
ll(]ual è' la uirtu, uero e perfino ben de lanimo , ET al traftudo, Inte fo per il ben di Fortuna, fili
fc cr imperfttio ben del corpo, Eljcndo, per le difcordie tST difjentiom loro, e de luno e de laliro di
quefìt due beni, come uuol inferire, impoueriti , Ma tuUolpaefe di Romagna contenuti da c^uefìi
lai termini dice efpr ripieno DI uelenoft flerpi, do è-. Di nociui tfT horrendi uitij e tanto , che
h^gimai TArdi mrebbe menoper coltiuare. Volendo inferire , che i Romagnuoli haueanofitt^
nt la Lro uitiata ulta tal habito , che non uera fj^eran"^ che da ijueUct f potefpro più rimouere •
Ròm.igna ha da Settetrione il Po, Da me^ di il monte Apennino, Va Oriente il feno Adriatico,
Da Occidente il Reno piccolo fiume chepaffa a Bologna . OVè'tl buon lido, Coffui dicano e fi
fere fiato da Walbona, huomo molto uirtuofo e deccellenti cofìumi, deljuale Giouanni Boccaccio da
Certaldo narra ne la cjuinta giornata del fuo Decamerone ridicola hifìoria, oue fi contiene , come
trouata Caterina fua figliuola già cerfi con Riccardo, pruienteméte gouernandofi, glie laficefH
fare . Arrigo Manardi, fecondo alcuni, fu da Faen'^, Altri dicano da Brett'.noro, huomo prudute
e molto magnammo e liberale . Pier Trauer faro fit fignor di Rauenna,molto fflendido ^ amator
hgni uirtu, ilijual dicano che marito una fua figliuola a Stefino Red' Angaria . Guido di Sardi
gna fii da Mmte feltro, nobili fftmo huomo,efcpra tutti glialtri del fuo tépo liberaliffmo . qvando^
in BoLgna,Lambey taccio fabbro di uiHffma coditione,uenne ce la fua uirtu fi grUe in Bologna ^
che (jutf ne era fignor e , E di lui difcffe Meffir Fabbro de Lambeytacd . Bernardin di Fofco, Da
cofìui dfcefc Bernardino,chefii fignor di Faé^,huomo molto reputato, e difcmma prudetia,beche
ignobile e di haffa fi}rtunafèffe la fua orìgine, Onde lo domada getti uerga di gramigna piccola .
No/j ti mdrduìgUarj sio piango-, Thofco^
Quando rimembro con Guido da Vratdi
N0« effindofi Dante altramente per no^
me, ma fclmente per Thofcano datofi a co
ììofcer a cofìui , Per Tf)o/w«3 aiunciue lo
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Postillati 16
CANTO
TfMgQ rì^nofo, e fu hìgm\
L<i cafa Trauerfara , c gli Anaflagt ;
( E luna e Ultra gente e diredata )
Le donne , e ì cauaXm , gliajfannì , e gliag
Che ne inuogliaua more e cortefia ^
La doue ì cuor fon fatti fi mduagt ^
O Brettinoro , che non fuggi uìa^
Poi che gita /e ne la tua fnmiglia ,
E molta gente , f er non ejfcr ria i
XIIIU
nomina e licf^cle no ItlUmmuigìmfi
fé egli fiay\gf , ([uanh ft ricorda, oltre a
ghhu^mini e ftgnm uirtuoft di fc frano',
mti , eie ejjlr fclfuar.o in P magna, di
' V gelino di A ^§ iyìfme con Guido da
Trata. Vrata è-uillatra Faen'^eRai
uenna , Mgdino dicano effcre fiato degli
vtaldirìi . Federigo Tignofo da Rimino,
Trauerpiii tT Anafìagi due noUliff^me
fimiglie in Rauenna , ma dije, eh luna
. Ultra gente di (juefìe due fimiglie , E'
iireJata, lauenlo feriuto la ulriu, che fcleua effcr lafua miglior herejifa . Viavgo an^ra, di^
ce, quando rimemlro, e (ornami a memoria le gratiofc dorme, I cortefi caualien , Cli.ffrr.m e ie
fitìche nolìre,e oliaf^i, e comodi da! fri, che amore e corte fa NE inuogliaua, t^eemfwa di uogda
, di defderio aiefrUherali, magnanimi, e corteft, U d^uef maluagi e rei fmf^Uiicuori il
cueJli che hora yLano in luogo di cjueftì . O Bre.inoro, C^efo e- creilo in Romagna fcfra
lori) , CH. fuP^i uia Voi che gitafc ne- la tua famiglia , Intendendo di cutUa di ^uelio
Guido che farla, deUaual dican, eff re fiati ad un temfo fiu cafi di tStalihmhta, che ^uadoui
ueniua cjualchefèrefiere,era gara e nff^fra loro di chi h douea riceuer.fer honorar^a cafafua.
Ben fit Bagnacaual , che non rìfglhi 5
E trial fa Cafìrocaroje peggio Conio y
Che di figliar tai conti firn figlia*
tcn faranno i Vagan , da che il Vemon'to
Lor fin gira ; ma non pero che puro
Qiamai rimanga deffi tcflimonio ♦
C Voglin de fantoUn ficuro
E' il nome tuo ; da che più non faffetta 5
Chi far Io poffa tralignando ofcuro .
lAa ua uiarh.fco hcmar.chor mi diletta
Tropo di pianger, pu che di parlare
Si mha uofìra ragion la mente flretta .
BagnacauaUo e tra Imola e Rauenna^
i conti deljual luogo erano già efintijt::;"
il poeta dice,che fi iene CHe non rifigUa^
ciò e-, che non fa fiu figliuoli. Ver che do
uendo fjfcre, come uuol inferire, de lapeff
fma natura che faron gHanteceffcri loro,
era meglio , che non rifigliaffro fiu, E
fer lo contrario fàceuano male x Conti di
Caflrocaro, E peggio la famiglia di ^uei
di Conio, feria me de fma ragione, a rii
figliare . BE« faranno i Vagan, I Vai
gan'i faron da Taen'^, e tra loro Winari
do fignore d'Imola e di Taen"^ cognomii
fiato Diauolo . Vice aduncjue, che (juei
fa famiglia fira lene a rifgliaye, foi che
mnardo faramorto,ma no tanto lenfyche li cjuetla rimanga fero mai TF.fimonio furo, ciò ^.
Uuomo che di iju^lche uitio non fa macchiato . O Wgolin de Tantolin , Cofui fu medefmafi
mente di Faen^^, huomo noUle e uirtuofc,eferche dilui non fffettauafuccefj ove, dice chel nome
e U fua tuona fima 'e- ftcura, da foi che non fjfetta, chi tralignandola, la f.ffa ofcurare . Dof^
ejueftefarole Guido licentiaLante dicendo dileUarli fiuil piangere chel farlare,uedendo la Rot
magna uota dogni uirtu, SI mha uofìra ragion la mente fretta , ciò e^. Tanto mha la canta, lai
qual dthle regnar fra uoi humani e mortali, ofpreffa V' occufata lamente ,
Noi fapeuam , che quelle anime care
Ci fcntiuano andar t pero tacendo
iaceuan noi del camin confidare ♦
Confdauonf cfuefifoeti iel camino, fef
chef fvjpro fYOceduti male, ([ueh ani i
me,cht li fntiuano andare, ne glihauf'e
AD iiii
I
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Postillati 16
ih
PVRGATORro
Po/ fummo fitti foìi procedendo j w^wo amfitt
Volgore p^irue , quando Uerfindcf
Voce ) che gnmjk di contra dicendo }
Ancìderammi qualunque mapprende i
E fùggj ; come tuon , che fi dilegua ,
Se fubito la muoia fcofcende ♦
Come da lei ludir nofìro hebbe tregua^
Et ecco Ultra con fi gran fracajfo j
Che JòmigUo tonar che tojlo fegua^
io fon ^glauro , che diuenni fajjb x
"Et aUhor per ifìringermi al poeta ^
In dietro foci ^ e non inan^ il pajfo *
Vroceìenh aSun<jue
inan'^fcliyfennron uenir noce contra di
lorò con <^u(l romore che fi il fvl^oYf (fui
doftn^e laere dicéJo, Anciifrmmi (ju4
lujijKf ma]fpendet E fuggi uia co cjue!^
la Ufhcifa, chfft dilegua e fu^ge il (uof
no.fcU nuu^ìa,futifQ che lo genera SC9
fcende , do è , ^uimfamenf e, portandolo
fico , fiende , E d j^oeu m^lìra chrl
fuononafia dacódenfstanuuola.Ma fer
^uefìa uoce halhiamo da notare, che egli
[one in ognuno di fiefìi ial^ frima e fi
fmfi contrari al uitio che uift furga, per
rr • ]• ff t r indurglianimi ad imitarli, E jf>otamortt
fjjempi dt ijueUt, che per tal uitio fono periti.per impaurirli. Onde di fitto fui primo hal^, ouefi
furgalafuperhia, uelemmo prima gliejfimpi dhumilta, cme ^jueSodi Maria Verg. che fmpre di
lei introduce il primo effempio, ne ìannuntiatione de langelo, E cfueh di Dauid, che trefiando
accompagnaua Urea finta. Voi uedemmo la ruina di Lucifiro , di NemhroUo e de gliaìtri , Co/?
hrafu quello fecondo hal^, ouefi purga la inuidia, hahhiamo prima uedufo Mmpi di cariL
come cjuello fui de la \/ erg. madre ne le no^:^ fitte in Canagalilee , (^eUorOrefiee divila^
de e cet. Hora ne fon due di cfuelii, che per tal uitio fono periti. Et il primo è- quello di Cainfii
ghuoh d'Adam, che per ìnuiàia occifc il fratello Atei, come nel primo del Gen.ft legge. Per lo-,
qual fratìddio, Uio lo maladijfi , Et egli riuoltatofili diffè. Ecco che tu mi caccerai hoggi daU
taccia de la terra, efiro nafiofto da te, efi.ggitiuQ per lo mondo,. Ma occiderammi pero ogni huoi
mo che mi trouera t Idio li riffofi dì no, E <jueflo finge come chrifiiano . il fecorjo queU
i'Aglauro, de laquale firiue Quid, nel fecondo, che inuidiando alamore che Merc.portaua a la
firella Herfe, e non potendole Mere, con preghi perfuadere che in tale amore li uoleffi ejfcrfiuorei
uole, ultimamente, per lafua ofiinaHone,la ccuertì in fijfi, E quefio finge come poeta . Va quei
Pieffimpi adunque Jfauentato,fice il pajfi indietro per accoflarfi a Virg. E ccfiauiene, chelro^
cedendolfenfi inanimi a la ragione, ficgli accade che fi [contri in cfa laqual giudichi effir da temei
re,fiuhitQ torna indietro rifiringendoft a lei ^fin'^ laqual fi duhita perire ,
Gta era laura degni parte queta t
Et ei mi dijfo; Queljit il duro camo,
Che douria Ihuom tener dentro a fiua meta^
Ma uoi prendete lefca finche Ihamo
Ve lantico auerfario a fi ui tirax
E pero poco ual freno , o richiamo ^
Chiamauil cielo ; e intorno ui fi gira
Moflrandoui le fine heìle'^ eterni t
E locchio uoflro pur a terra mirat
Onde ui batte ; chi tutto difierne ^
Haueano le uod cherano paffate commofjo
laere, e fatto l'AVra, ciò è-, il uento,. \h
qual era già quetato , E Virg.mi difife ^
(^Velfù il duro cam:>, do è', la uoce di
Cain e d'Aglauro,fii il durofrtno, Ont
ie nel Salmo xxxi . in camo er frenB
maxiHas eorum confiringe . Delquale^
nel precedente canto in per fona di Virg*
iijfi, uoìer efpr del contrario fuono, e che
fer fuoauifo hdireUe inanl^, che fife
^l f affi del perdono . CHe, llqual iun
. , ^^^0, douria tener Ihuomo VEntro a Cua
meta, CIO e^. Dentro al fiuo termino, ilqual de Ihumo è- la ragione, e non Mrlo incorrere nel
mito • MA uoij^rendae lefca, quefia è^fmilitudine da quelli che fefiano, iquali nafcondend^ ne
lefca,
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Postillati 16
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/cjcrf, c^e mflYanò a fefcly il ìhmo, ^ìin^annano e iironli a fi^ onJf ne pgue la mQrfe Ioyò, Cefi
Uufrfdm mftro nalcanJlenio ne diletti e piaceri imeni, che fono !e[ca, lacjual lì mette inan^y il
ulfi^, che è' il Imo, cin^anna, ^ a foco a foco rtefiraafi , onie ne fcgne la morie de ìanima^
latjuale è" leierna dannafione,ferche fitto hahìto in tal uitio, non ciual ne gioua FReno, o richié
mOfCioè, Refu^naniia, o luona inj^ÌYaiione, che da cjuello ne revochi. Onde il Pei, Ke mi uale
Ifronarhy o darli kolta,che amorfer fua natura il fa repio e cet, CUiamaui il cielo, Wanne dato
ìiio non folamente gli:ìcchi corporali da poter mirare leterne heUe^'^ del cielo, ma cjuelli de linieU
letto ancora da poterle fiu perjtttamenfe confederare a ciò che di (jueUe ci inamariamo, e cerchiai
no di confcguirle , E noi pur li uolgiamo a le co[e caduche e terrene ^perche da lui , che iutt^
tteie , ftamo hattati , e del noflro preuaricar puniti .
CANTO XV.
Qjtdnto tra lultimar de ìhora ter^ Vefcriue il poeta nel prefcnte canto , come
El prmap/o dei di fctr de la ^era^ giunti a langehyfitron da (juedi indri^"^
Che [emme a ou'jJu di fiinciutlo fchcr:^a^j 'i^^ l^ che fdiuano fui ter^c ia%
« t • u Cc.^ e che cofifaUndo, dopo alcuni dubbi moffi
ramo ^^reuag. m uerh fera dalui,ÌMa [ir.lio,.unt^fc r.
Ejfrr alfol del fuo corjo nmafi^, di^ue[lo,Lde e/fcruiffcmpr^atletta,
Vefpero la , e qui me^ notte era j i^^^j ^ ^^^^^^^ ^ /-^^^ j^/^
E i raggi ne fèrian per meTpl nafo * ^f^f^^g'^y e che procedendo per Quello y
Perche per noi girato era ft il monte ^ frron oppre/Tt Ja un^ranfimo, cheueni
Che già dritti andauamo in net ìoccafo^ uc^incontro di loro, ilcjual jice,chepiii
Quandiofinn a me orauar la fronte ^l'^^ ^ poteron uedere,Ma prima dei
A lo (hlendor affai più che di prima^, fcme Ihora che fcpya di ^uel lal^c comin
jr iJ r 1 ctaYon a fhre , / Quanto tra
E flupor meran le cofe non conte : ^^^.J^^^ Ihorater^lva^aeffcr ai,
Ondio leuai le mani m uer la cima rimafodelfuocorfcalfclemuerla fera,
re le mìei ciglia ; e fècimi il Joleccho , ciò ^, Verfo occidente. Quanto par de la
Che del fouerchio uiflbile lima^ f^em del cielo TRah,lfimar,cioè,Tral
finire de ìhora terl^, £ l princìpio del di,
llijualè'in Oriente, Et in fènfentia dice,cJ-je era anchora ire hore di jud di per giunger a la noti
te, perche al f le era rima fc tanto del fuocorfo jfer giungìeraloccafc, (juanio foteuct andar in tre
\}ore, cheueniua, in cjUfSo hemÀsjtriOy ad fjfcr xh, gradi uiàno a lori^nte Occidevftcle, che fcno
la ottauaparte di iutta la sfera , perche al fcle nel fuo corfc che fa da oriente in occidente , glie ne
tocca x\; gradi fer ogni hora . CHe, Lacjuale jpera, Scher'^n fcrrpre agufa difànciuUo^ Verche
fcher^ndo il ^nciullofi diuerf m,ouimefi, E coffa femore la sjtra del cielo co fiioi diuerf moti.
y/Bjfero la. Dice con profrie \arole tT infcntentia ejuello, che per c ir coli ocut ione ha uduto fgnii
fi care, Verche,feal corfo del fcle auanl^aua ancora tre hore per giunger a la fera, era, come dice,
Ihora del uejfro , E Q^i, in Italia, doue che io fcriuo hora (juffle cofc , come uuol inferire, iRa
mel^ notte, Terche f allhora, (juando egli era fui monte del Purgatorio . lljual ha finto in me^
de laliro hemii ferro , era ire horeinan'^ a la fera, A cjueUi che erano in lerufrdfm,poflo,fcondQ
lui, nelme^ de Ihemifftrio nofìro, CT in oppfuione ad effe monte lei Vurg, era ire hcre inan*^
a la mattina, E confecjuenfemente a noi in Italia fei hore inan^^i, c\e ne lec^uinotìo, neljual finge
ijuefta fua peregrinatione , fono la mel^ notte , Verche fi come dimofìrammo ne la defcriuione dt
Vlnfirtio • 1/ di affar tre hore fiutario in Italia, che a lerufdm ^fer effr lì tanto ^w^/Fo jw
PVRGATORrO
OYifntaì li (jueUa . E I rag^i ne ftr'm per me^^l nafo, Hat^eano fanto girati fu U iefJra jufì
fio monfe , frima uerfo me^ di, e pi fra me^ di a Occidente, che ultimamente aniauano dritti
uerfc effo occidente, come a frincipio , (juando lo cominciarono a falire, Etti fole, ftr la medefimn
vamne, andando a loccafo , non fi cofriua fin loro da la cofta dd monte , come haueua fitto fin
Mora , Ma lifuoi raggi ftriuan loro , come dice, per me^l naCo, E perche del proceder loro per
quefìo monte, affai dicemmo ne la difcrittime di (juelto , ^ fiiferfino unaltra uolta cjufl melefim^
replicare , Andauan aduncfue dritti in uer loccafo , Et il fole , che la mattina nel fuo orto firif
ua loro a le f^aUe , andando hra a loccafo , lifiriua , come è- conveniente, per me'^l nafo .
(^andiofcntt a me granar la fronte , Era granata L A fronte , ciò e , La ueduta del poeta prii
ma da la troppa luce del fole , ma fcpr a giungendo a tjuella lo jj>lendore che ueniua da langeh , fu
molto più aggrandita, E (jnefie coje KOn conte, ciò è, NOW intefc da lui,glierano cagione di
fore y Onde dice , IO leuai le mani in uer la cima de le miei ciglia , ciò p-, Io leuai le mani al
fronte fcpr a li miei occhi, E E ecimi il fclecchio, Ear il fclt echio fi e-, diminuir in (gualche parte ^con
alcun ojìacolo , la tròppa luce del fole da la ueduta nojìra , Come il poeta dice hauer fitto lui con te
m.ani leuandole uer U cima de le fue ciglia . CHf, llc^ual fclecchio , Lima , ciò e , Diminuifce
e fcema DE/ fcuerchio uiftlile , Vela troppa luce, che non Uffa uedere .
Come quando da lacqua , odalo Jpecchio Dimoftra , che la luce , lagnai ueniua^ne
Salta lo raggio a loppoflta parte langelo da Dio, e che refeUena in lui,
Salendo [ti per lo modo parecchio infiante.e fin^ interuallo di temi
A quel che fccnde 5 e tanto ft diparte firnilitudine del raggio del file c^uU
Val cader de la pietra in 'nual tratta, dya r lacuna 0 ne lo Jfecchio,e c^
St come mojìra efherìcntia eirte ^ fdenh riflette ne lop^^^^^^^^ Perche,
' 1 -^t T A Perlomodopareflto, CIO e^.Vfrloparte
Co/i mt parue da luce rifratta fimiìmodo,finÌ metter tempo in me^,
lui dmanij a me effer percojfot f^i, y,fi,tti,ne, che dal file era difiefd
Verche a fiiggir la mia uiFIa fu ratta, raggio, E diffi, parecchio, per accomodar
Che e quel , dolce padre , a che non pojfo la rima,E Tanto,cio e. Et in tanto fi dif
Schermar lo uijo tanto che mi uaglia t parte dal caler de la pietra TRatta in
'Dijfio j e par in uer noi effcr mojjoì iguale , 1 irata in pari tempo , Verche fi
Ko« ti marauigliar fe anchor tabhagìia" una pietra cadejfe dal file tratta in juellj
La fimigUa del ciclo a me rijpofe : infiante, che fi parte il raggio, la pietra
Meffo è , che uicn ad inuitar chuom faglia . '^^P ''^'^'^ ^^ggi'
Tq/Io farà , che a ueder quefìe cofe caderehie in infiante SI come mofira ejfe
No« // fia graue ; ma fiati diletto , /' ' T/ Jt^' ' / T,"'
o . . f ■ j-n r Che- la trofiettiua , CHe quel, dolce
Quanto natura a jmir ti difbofe, ^ , ..\,jirr ^ rr
^ J ' Jl J * padre. Non potendol fenfi, per non ejpr
anchora len purgato , fcfjrrir la dinina
luce , ciò ^, de le cofi dinine effir capace f la ragione li dimofira, che cjuando farà finito di puri
gare , non li faranno grani 0 difficili ad intendere , Ma li faranno diletto, perche intendendole^
fi ne dilettera , Et intenderaBe , (guanto natura Iha difiofio a poterle intendere , che al più fai
ra tanto , guanto ne può la natura humana ejpr capace .
Por fummo giunti a langel benedetto j Giunti a langelo, fitron la lui indri^^a
Con lieta uoce diffe *^lntrate quinci ti fuper la fiala, che afcendeuafulter^
Ad un fcaleo uie men che glialtri eretto, ^^^^ dicendo, Entratf (Quinci, con lie'.
Noi montauamo già partiti linci j ^o^O f^^^^^ juaijto più Ihuomo fi purp
CANTO
E hmi nùjhiccrcles fùe
Cantato retro, e godi tu che uinct ^
Lo mio maefìro ^ io foli ambedue
Sufi andauamoi^tT io penfai andando
Vrode acquifìar ne le prole fue :
E diriT^mi a lui jì dimandando j
Che uolfe dir lo jpirto di Romagna
E diuieto e conforto mentionandoi
Ver chc^i a mCyVi fua maggior magagna
Conofcel danno $ e pero non fammiri ,
Se ne riprende , perche men fin piagna ♦
Verche fappuntan t uoHri difiri ,
Dowe per compagnia parte fi fcema^
Inuidia moue il maniaco a foj^'ni ♦
M.1 fe Umor de la fiderà fuprema
Torcejfein fufo il defiderio uoflro 5
No« 'ui fanhbe al petto quella tema :
Che per quanto fi dice più U nofìro 5
Tanto pojfieJc più di ben ciafcuno ,
E più di c driiade arde in quel chiofìro^
ga kuìtijy tanto [iugdulio TIP fcnion gli
angeli in cielo,Onde è' fritto in S. Uaa
al XV. Ita gaudtu erit in calo fifer una
peccatóre fccnitentiam agente , ijuam fui
jfernonaginta nouem iufiiffCjui non indii
gent fcenitentia , erano rr.eno erte le
jcale de laltre chaueano fdito, perche fu
figeuolmente fi poteua purgar degliaìtri
uiiif, che fitto non hauea de due [afciati
adietYO,fer fffrftff.mi di tuUi.efu dif
ficili dajfoterfene lileyare . E Beati mii
fcricordesfiie. Salendo il tey^ hal^, fcn
firon cantar a quelle anime cheyano rima
fi fui fcondo a furgarfc de la inuidia , le
faroleregifir^tein S, Mat.al (juinto, Bfa
timifericordes juon a iff mifriLOrdiam
confcjuentur^ajffYOfrime coniya il feaatQ
de la inuidia , efpndo lamifericoriia fa
contr aria, jf er che lo inuido ftirijìa del lei
re, e rallegra f del mal daltri,^ ilmifi
yicordiof fattrifa del male, ^ rallegraft
del hene, E Goii tu che uinci, Intende tu
Dante ,ilijual uinci iluitio purgandoti
di quello, emcedi ^er lauia de la uirtu, Effcndofcritio almedefmo, Caudfte ^ esultate cuoi
num merces uejìra cofiofa eft inccelis . LO mio maefro t!T io andauamo fu [eh, hauendo laji
pto difcUo lanime,con lequali anhuanofrìma che cominciaffcro afdire, E moralmente andauai
no fi perche la ragione er il[cnfc erano lileri da tutti i jfenfieri,E fer quefio il fnffrtto defde
Yùfo di fapere,f uolge a la ragione fenfando foter da quella qualche utile docur>:eto cauare. Onde
iJ domanda di ciò che Guido del Duca uoìle fgmfi^are, quando neljfrecedfnte canto di]p, Ogete
humana perche foni il core Douemefier di ccfcrto diuieto, E di qui prende cagione dejfrimer piH
i kfmente quello fteffc, che dijfe fitto hreuita in quel medefm.o luogo, ciò è^, di quanta mfer^
fittionefano quefìt caduchi e frali ben terreni, ri jf etto a glieterni del cielo, né fotendof di queUt
alcuno irricchuefcn-^ laltrui mfouerire, E di quefti, quanti fiu f ne fin ricchi, t^nto rr.enpouero
ve uien ciafcuno a rimanere . Kijfonde adunque Wirguhe Guido conofce hora in Purg. tl danno
Dì f.a maP^ijr magagna, ciò e, Delfico maggior difitto, llqual era la inuidiahauuta de latyui
lene. Et ilddno,la pena che ne patiua, Ma che ejfndo hora accefo di carità, no eda n:aramgliarjt
fi ne rare de di taluitio, efinne cauti che da quello ci dohtiam guardare^^TEnhe menfcnpuga,
A ciò cheppì in Vurg.meno Uhia daftisfire, EfcguitUo dicela cagìonelonde n.fe fra glihuo
mini quejìa inuidia, laqual in fcntentia è, perche noi firmiamo i nofìri defdm in quelle coje le
farti de lequali f [cernano per cópagnia, ciò e', che per effcrpiu compagni adiuiderle tra loro,bifci
gna ancora firnefuparfi,e quatefiupartijhiefi,tito conuien ciafcuna effr n:inore,E per ej/r a
la parte mobile neffuno cctentarf de la f <a , ciafcuno inuilia a quella del copagno,E quefxo amene
ne Unidifirtunaper fjfr finiti,Onde due, Verchei uofri de f ri S Aiffutano, Si firmano DCi.e,
ciò ^, In queda c^fa ne laquale,per cÓpagnia fi [cerna parte, mddia m.oue il rr.antacoaff irtela
inuidia moueVhuom^ a [cjfirareet a dolerf del henefoffduto da altri,e che uoriapofiUer fui. MA
fi Umor de la f^erafuirem^.ciot, mf Umor Huino^torcelfi il defderio uòfiro xn ffi a ghnpr^**
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Postillati 16
PVRGATORrO
ti lenì li uiu effrncf, coft come fon torti ingiufc a <iuefìi frali e finiti leni , KOn uifmlle
fia temaaljfettj, chylinpjjejrjfe il tene , che myefte pfìUfY m, VenheUfu, O Vanto fi
iicefiu nojìro, ciò e, quanti più fono a dtr (jnef^o ^ mio, tanto ciafcun poffleJe m Hhene , ET
in ciuel cholìro, Et in cfuel cielo, Je la fit^rema fftra, ,rle^iu di cantate . Onde Aup. in ùutU
lo ie Cmt.Dei, Nulh enim mohfit minor accedente consorte pjfiff.o knif^tis , quam tanto lai
cius , guanto concofiius iniiuiha fcciorm pffijet charitas, E Qreg. ^ifidlunnuiii^ c^res
re defiderat, lìlam chmtatem apfetat, j:<am nmerus [offiientim non anguftat.
lo fon dejfcr contento più digiuno ,
Dijfio , che fi mi fijje pria taciuto t
E più di dubbio ne la mente aduno j
Comejjcr puote che un ben difìributo
In più poffcditor fitccia più ricchi
Di finche fi da pochi e poffcduto ♦
Et egli a me j Perà che tu 'rijìcchi
La mente pur a le cefi terrene ,
Di uera luce tenebre difpicchi ,
Quello infinito & inejfahil bene^
Che la fu e^cofi corre ad amore i
Com a lucido corpo raggio uicne t
^tdnto fi da t qumto troua dardore t
Si che quantunque carità fi flende j
Crefce fourcfja leterno ualore :
E quma gente più la fin [intende ;
Più ue da ben amar , e più ui fama
E come Jpecchio , lune a laltro rende ♦
E fi la mia ragion non ti disfiima ;
Vedrai Beatrice , ^ ella primamente
Ti torra quefia e ciafcundtra brama ♦
Vrccaccia pur che tofio fieno Jpentc
Come fon già le due ^ le cinque pia^e ;
Che fi rinchiudon per ejfir dolente ♦
Kon intende Dante, intefò fer lo fenfc,
per hauerla mente Offrejfa da le fcnfuali
cofc, come f offa feguire, che un lene àifìm
luito in molti pfJèfTcYi, faccia difefiu rie
chicche fe da pochi ^ poffcduto, còme Viri
gilio intefc per la ragione , ghha di fcfra
detto ,peyo felo^fi tornar a dire, E Viri
gilio li dimofìra la cagione de la fia ignot
ranfia effcr piamente , fer hauer egli pur
unchora la menft uolta a le cofc terrei
ne , egli trattar de le celefìi , del futi
to contrarie a quelle , Onde li dice, che
dijficca fenelre di uera luce , cioè- , che
de la cofà chiara e uera che li dimoflra ,
egli, per non intenderla, ne tra ignorane
tia, CT* errore . l aqual uerita ueneni
doli ancor fiu chiaramente a dimofirare^
dice, per fimilitudine , che fi come il yagi
gio del fcle uien A Corpo lucido , ciò è-,
A corpo che di luce fta ricettacolo , Coft
quel iene infinito iKeffhhUe , ciò ^,
Tanto grande da nm poterlo ejf rimere ,
dilafi{, Corre ad amore. Si moue ueloie^
mente a la carità , TAnto fi da quanto
troua dardore , Verde fi come il raggio'
da deldfùaluce tanto ad ogni corpo che
di luce fta capace , quanto troua effcr di
fu, tanto più uifma,^(uui da hen amare, che de leni di qua giù ha dimoftraio auenir il ....
trarlo , E Rende, come ffecchio, luno a laltro , Venhe Umor éeluno ft dilatta nelaJtro, come fà^
/n«^t ^^^^^^ ^""^ opfoffiffecchi , che lun ne laltro ft j^ecchierelhe . E fcla mia ragion non ti li fi
pma , Uauendo Virg, dim:ìflrato a Dante , quanto per ragione humana fi può diquefìo liuino
ben trattare li dice, che fi egli non gliha hen fftisfiitto, che uedra Beatrice intefa per la theologia,
laquaìe, per ejfer opera da lei, U torra qufio tSX ogni altro deftderio che difiper de le diuine coft
pofeffe hauere, Ma che ^er hora ieUa fur prouedere, che le cinque piaghe rimafcli xn fronte, efjcn
do ogni uiiio piaga de lanima,fianoj}ente Z7 ejtmte , comt già nano le due, ciò e, quella de U
fiierhia^
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Postillati 16
CANTO X V*
fiffrha, f ijudia ìe la inuiiia, Volenh inftyirf, che fc ia Beatrice leftJerau^ intenJere *lck',
nacfa fimile, che gì'xeu neceffariQ deJpY furiato e netto J a o^m Mo^jfenhe lo jj^irito id
Sì^n:iYe non entra ne lanima krU e cuelli immonia . CHf, Lecjuali piaghe, Si richiuhn
ffY ejfcr dolente, SifaUano fey h dolor e lentimento che Ihuomo ha dhauer ofjrfo il creatore .
Com'jo uoìeua diccr , Tu niapp^J^h j
Vidimi giunto in fu laltro girone 5
Si che tacer mi fir le luci uaghe »
hi mi parue in una uifwne
'Extutìca di fubito ejjer tratto 5
E ueder in un tempio più perfine ^
Woìeuaria>ife Jlir a che^li Ihaue',
uafatiif^ttò alJul4io, che ne ^receienti
ufrfj hahhiam ueJlufo , ma le cofc nuoue
che gli-^fparpro fu la ter'^ cornice, ouf
fuiitamenie ft uiJe fjpr giunto, lo firon
tacere, A darne al intendere, che per le
cofc dimag^i^Y morrifnto dottiamo laffut
pvrgatorio
Et «wd 3onna m fu Untrar con atto jueUe che fono JimifioYf^ ÌMimaffttfl
Voice di madre dìcer ; ^i^ìuol mìo ,
Ver chat tu cojì ucrfo di noi fattoi
Ecco dolenti lo tuo padre ^ io
Ti cercauamo : e come qui fi tacque ì
Ciò che fareua prima , dif^ario ♦
uemum tiifme » EXtaticdyExejìafu
e" U Latini ImtiniaU quella fleuatio^
ftt ii mf'Ate uno olictto, chf auuiene
alcuna idt^ rif mfernpL'nfì, tjuàk (fuel
fck tira t^m tuUf If 'pofenfif de lanima
afiy che in nefp^n alfyo fi fonno ejfcr citai
re . Er;t dunt^ue il pefa, giunto che fa fui tet'^ girone, in (juefia Aemtme eli mente, e f arenali
in uifion ueieye quel che ferine luat al faonh ài chyijìOy cjuanh fffindo di xij, anni, e cercata
ia Maria e la lofcf, f fìaua nel tempio in dijf kta con gran turla di Scrili e Farifci, E come tro^
nato (juiui ia loro, La maire man/t^etamente lo rifrefe dicendo, Vil^' cjuiJlfècifii noiit ftc t Ecce
fater tuus er ego dolentes (juereiamut te . Mette adunche ijuejfo prim ejfmpio dipatientìa hai
uuta da Maria per contra al [eccato de tira, che fu juepa ter^ cornice [t purga •
Ind^i mapparue unaltra con queUacqut
Giù per le gote chel dolor difilla^
Quando di gran dif^etto in altrui nacque j
E dir ; Sf tu fi fire de la uìlla^
Del cui nome ne Dij fu tanta lìttj
Et onde ogni fcientìa dìifauilla^
Vendica te di quelle braccia ardite
Che abbracciar nojlra fi^ja o VhiftHrato:
El f^gnor mi parca benigno e mite
Tiijponder lei con ufo temperato^
Che farem noi a chi mal ne deftra 5
Se quei che ci ama e per noi condannato i
Dofo lefftmpio de la fatientla di Maria^
induce (Quello diTififìratoRe d'Athene •
Hauea coflui, Come fcriue Val, al prim9
del wlih. una figliuola decceSente fiirma,
f molto amuta da un notile giouene,il<jua
le jcontrandùfi in lei, il troppo amore che
leportaua lo fice fi tiudace, che non duU
lito (qufUo che nt douejfefiguire) di get
tarle le hraccia al collo, e con efuefìo ani
torà laciarla , Delijual temerario e tropi
pò li cent io fo atto adirafaf la madre di lei,
andò da Fififirato Ugrimando, e con mol
teacerie ftminili efclmationi ejuerelan}
dòfc ,per incitarlo a la uendetta. Ma Vii
fiflrafo, paiienfemente tolerando la ferita, le riffofe, Donna, fe noi co danniamo coftui che ci ama,
che faremo noi a (jueSi che ci hanno in odio Tu Fifijìrato Sire de la uiHa, ciò è-. Signore df U
£Ìuk, che tanto porta e luno e labro nome in lingua Fran'^fe, Del nome de lajual città, fit tan'a
lite TKa Dei, ciò e'. Tra Netuno e Minerua . Ic^uedi, come fcriue Quid* nel fecondo, contender
do chi di hro hau^ffe a porre il nome a la città d'Athene,fi conueneroin (jueflo, che ^uel di /or»
che proiucejfc f iu degno O' utile effftio, Ihauejfe aporre, Percofp Netuno colfuo tridente la ttrra,
e nac<^uene un feroce e poffente cauaRo . Percoffcla Minerua con lajìa, e nacc^uene una iella fioi
rita efronduta ol'iua , E giudicato fu lefjvU» di Minerun f iu degno, di guanto è' miglior la pace
iela guenti . AugufìJiie,U uerita effer <iuefìa,che le lonne in ^uel tempo andauano in cofiiglio,
il(jual tenuto [cpra di ijuefio, perche le donne furon più a numero de ghhuomini, pero otténe Minet
ua,B che per juejìa cagione ia Ihora indl^ le i^nne fitron priuate di poter interuenir ne co figli • ^
Voi uidi genti acceft in fico d'ira
Con pietre un gminetto ancidcr forte
Gridando a fi pur^Viartira martirat
E lui uedea chìnarfi per la morte ,
Che laggrauaua gia^ in uer la terra ^
il ter^ epempio di patientia, che il poet4
introduce contra lira (jueRo di Sieftno
protomartire,iljual e fendo dopo la morte
di chrifìo, come fi legge ne gliatti al vy'.
fìtto in hrufale j^er inuidia,da certi de I4
fmagoga crudelmente lapidare ^preganti
Cf/if
Ale
lo rie
eie
h
bu
[m
Ciò è
Ccffry
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Postillati 16
CANTO
Mti de '^liocS fitcea fvn^n al del j^orte
Cranio a ìaho [ire in tanti guma-^
Che f^erclonaffc a fuoì ^erftcutori
Con quello aj^ettOjche ^kti i'tfcrra.
,ì cielo, Vfnh ^uth lUeu^ ueìeyh ^fe^, E G,>y?/^«r li U iffir^'iflf^jr^^ Q^^fl^ 'P'^
fi a latifnùa ^iurìjue ft iehte metter micn^, chi fi uuol furg^r M (fccato ie lir^ .
U iifcrr^, ciò e , Con tjudl^ dimottrafm
fie che in itffi^yen^ li fiiori m^mj^jt^fif
U. E ^(^ceun fimfYe ie glioahifOYte al
Quando lawma mia torno ii fuori
A le co/c , che fon fuor ài lei uere 5
Io riconobbi i mìei non falf errori^
lo duca mio ; che mi fotea uedere
far fi , ccmhuom , che dd fonno fi slega 5
DilfcjChe hai, che non ti puoi tenerci
Ua fà ucnuto fm che mc\a lega
Velando gliocchi , c con le gambe auólte 5
A guifa di chi utno, 0 fonno piegai
O dolce padre mio fe tié mafcolte
lo ti diroydijfio , ciò che mapparue^
Quando le gambe mi furcn fi tolte,
£t ei 5 Se tu hauejfi certo larue
Soura la fncciat^non mìfarian chiufe
Le tue cogit.ttion , quantunque paruc ♦
Ciò che uedeHi fu \ perche non fcufe
Vaprir lo cor a Ucque de la pace ,
Che da leterno fónte fon dijfufe.
No« dimandi che hai per quel , chefitce ,
Chi guarda pur con locchio , che non uede ,
Quando difinimato il corpo giace t
l/ia dimandai, per darti fòrza ai piede t
Co/i frugar conuìenf i pigri lenti
Adf ufar ìor uigilia^ quando riede*
ifienìo ilpeta fiato in (Xtefit, e ìa ftM
ammd itmo fatta fjfa ne le imaginami
ni, che iifcfya haUiamoufiuto àce,che
Éuanlo eHa TOrno di fiiori a le co^c che
fiiori ii hi fon uere, ciò ^ , Torno a ìe
fuepientieejìmori, mediante le<juali,fo
feua pi epenitarfe ne gìiohieUi chefcn
uerifiior di lei, come erano (juelli che pi
Ua uedere,udire, toccare, odorare, e pi
Pare, IO ricomUi i miei errori r.ófilp^
ciò ^, Io riconolhi la mente mia uagakn
da efser andata eyrUo pr le uere interim
ri imaginationi, che Ihaueano frima tufi
(a tirata afe, IO duca mio, che mi pi
tea uedere , Uaueah \irg, ueduto andar
udciìlando inftrma di chi è- offreffc da ut
no 0 da fcnno. Et eper proceduto fcco in
lalfhrmaferlunpffatio. Onde Ihaued
domandato (juello chegli hauea . O Voli
cepdre,Vo!eucili Dante ri jfódere,t dirli
la cagione del fuo uaciUare , Ma Virg, li
dice, SF. tu hauefp cento larue, ciò
Se tu haueffi infinite mafchare fiùluip^
NOn mifarian chiufr. Non mifriano cé
late le tue cogitafioni, auenga che di pc%
momento fiano. Verde a la ragione non
fuo fper napòfìò cofa the uega, 0 fi.a cpi
fata ialfenfc, E fcgg'urìge, che gliefiemfi difatientia chegli Uueà ueduto erano, a no ^he non fi
Ccufi dafrir licore A lact^ue de U face, ciò h, A le opratìoni df la carità, con lecjuali ft ffegneil
fimo de lira, QWe, Le^uali ac(jue, SOno d^ffitfe. Sono ^Icdcntiffmaméte fiarte DE leterno fin
te, ll(jual è- fclo Dio, da chi depndeogni cariu tST amore. Et in fcntetia dice,Lhegìi hauea ueduti
ijuejìi efscfi di ptiétia, a ciò che no fi ptejfi fcupre, di non fnpr in che firma fhauffjc a prgar
del puato de lira, perche afuYgaYpne,hajìauafclameie che imit^ffe (jue^i . Kon dimandai CHe
hai:' pr ftel che fii iomUar chi guarda fur fclaméie con locchio corprale, ìlcjuale,(juado il corfO
giace D]fmmatn,cio è , anima e che glie^ morto,nÓ uede fiu, Eetche cjuddo un uede lantco
piO '^fpeffc da gualche fuhit9 acciicte,e no uede ne intende la cagione, fid domUar cjueCo che gli ^
ha. Ma la ragione, ìacjual ouimaméie ude on locchio interiore iuf.e le ^praùoni del fcnfc, mtftrd ^
non hauerghelo hmàimpr ^uefio, mapr inmmuYkaferfumY ntL Une^ f iefi^rlo da^x^iti^
TU
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PVRGATORIO CANTO XV*
firf, a ciò chf (juando e il temfo 'a jìar uigìUnte non dzrmdy Come ancora moke uoUe cjucnh
domaniiamo ai uno chfpange. Vi che piangi tu t E non fer inienJer da lui la cagione del fuù
fianfo, che la [affiamo^ ma fer dimojÌYarli che fèn^ cagione cr imiilmerJe fian^e .
Noi andauam per lo uejpero attenti
Oltre quanto potean ghocchi aìlungarfx
Contra raggi jkrotìni e lucenti t
'Et ceco a poco a poco un fumo Jhrji
Verfo di noij come la notte ofcuro^
Ne da quello era loco da canfaffit
Qi^efìo ne tolfe gliocchi , e laer puro ♦
Aniauamo intenti VEr lo ueJferOjcio ^,
Ver laJcra,coft dort^andafa da la fiella di
y/ enere ietta Vfj^en.che alleuolie fi uede
in occidente nel tramontar del file, Cnde
\irg. in fine dela Boa. Ue iomumfat
turp (uenit ejferui) ite caffH^. tjuanto
oltre foteuano ueier co glhuhi COntra
raggi prof ini t Contra i raggi lucenti de
la/era, Et ecco che fi ftce un fiimo di noi
Bpuro come la notte, ilijual ne tolfe Gliocchi, ciò h^,la ueduta,K^ il furo aere,fcn'^ d Acquai no ft
fuo uedere. Et in cjuejlo fiimo,come uedremo, mette che ft purghino lanimt da lira, perche fi come
il jlimofriua Vhuomo di luce, e tanto che non fa doue fi ua, Cofi il furor de lira lo friua del lume
éf rinteEetto tanto, che non fa <]uel che fi fk . Onde nel Salmo vi. Turtatus eft a fìirore oculut
meui, Et altroue, Afcendif frmus in ira eius, ignis a fiicie eius exarfit .
CANTO XVI,
^uio dinfirno , e di notte priuatd
Vogni pianeta fono pouer cielo
Q.uantcjfcr può di nuuol tenebrata
Now fece al uife mio fi groffo uelo j
Come quel fÌ4mo , chiui ci ccperfe 3
Ne a fentir di cofi afpro pelot
Che locchio jlar aperto non fojfcrfet
Onde la fcorta mia faputa e fida
Mi JacccfVo 5 e Ihomero mojferfe ♦
Si come cieco ua dietro a fua guida
Ver non f marrirfi , e per non dar di co\^o
In cofà chel molefli , 0 firfe ancida ;
Mandaua io per laer e amaro e fo\zo
Afccltandol mio duca j che diccua^
^ur guarda che da me tu non fie mo'^o^
il foeta ndfrtfcnte canto ffgui fa il me dei
fimo fropftto laffato in fine delfreceden
te del fimo da'jual effi fùron fcpragiunf
ti, oue fi purgano gliracundi fingendo in
quello hauen trouaio Marco lomlario, e
the da lui li fa dim^oflrato Urrore nelcjua
le fcno alcuni, che f credono, che ogni
nofìro operare uéga dffiinato da gìinfufft
de cieli, e come il tuUo nafce dal nofìro
lilero arbitrio . f ^ din fimo,
e di' notte priuata e cet. Buio dinfirno di:
ce, perche uenendo da le tenelre di cjueh
lo, come ha finto di utnire, ne fipea rem
der ragione, E huio di notte priuata T>Oi
gni pianeta , ciò e, Jjogni fi eR :i , perche
auenga che le fielle de pianeti non fani
he fclamente fitte, nondimeno , perche f§
m leprincipali e le più note, le intende ancora per tutte laltre, Sotto pouer cielo , il deh e pouer9
fijfeuo a noi , cjuando per fffcr la notte tenehrofi cr ofcurata da nuuoìe quanto può più ejfire,
non ne può mofirar lefi^e riccheZ:^^, che fcno effifielle , NOn fi al ufi mio. Non fice al fin fi del
mio uedere y Slgroffc uelo , Tanfo graue e noiofi impedimento, Ne a fintir DI cofiathro pelo, c/l
e',Di cofifi>rte notumento, fer.he tifiamo non fclamente leua a gliocchi il poter ue/ere, ma «o^,
et lor molto , per ti (cntir del hrugiore che mette in cjuelli , Come quel fimo chiui ci percofft .
' CH., CIO e-, Veraqual cofà., hcchio non fcffirfi ftar aperto, E fer qu^fio dimofira non fffir uifio,
(he tanto tolga a Ihuomo il lume de linteUetto, ne che più lo^nia, quanto queft, hefiialfiror de
lira.
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Postillati 16
pvrgatorio canto xvk
tira Onlf ViV|. F«ror iV^^i meftimfrecifiut. E/ il Tilofcfi, Tuyùy cùrrumfif tttimm umm.
noy',fh fmilmnte qui n^n moifUim trf , inf^ctm uoUt ejfe dolor ^u:^i Juafmt ^ meni .
Mi éf lira dicmmo nd vy. df rinomo . ONde U [corta mia fcfuta e fìU aufjìe duf mi
Moni Ceno necelfùrif in cU uuoi hfnf e regger t gouernar altri, Safere, e f^delmnte o^trare .
Sara aìunc^nf hen guidato il fcnfo accofìandofe la ragione a lui , ne lacjual fcnfmfre^ ^j^efie dui
tali mditmi, E mafTmmfnteofìtrendohlkmero, cio ejufìentandolo e darM firl^, uim.
fo kU da U ragi:ìne, E chi con la ragione fcfpne n lira^ vonfuo ferire .
Sentiua r)anie Lnlme , eie del feccatd
lo [(ntìi ucci ; e ciafcuns i^drm
fregar per l^ACt e j^er mtjtrìcordia
Lagnd di D/Ojcbe le peccata Uua^
Vur Agnus Vet tran le loro ejjcrdia :
Vnn parola era in tutti , eiT un modo ;
Si che farea tra ejje ogni concordia »
(ìueijfono Jpirtì maefìro^chi odol
V'jjfio; egli a me^.Tu nero apprendi^
E diracundiauan Joluendo il nodo^
Uor tu chi fe^ychel noHro fumo fèndi y
E di noi parli, pur come fi tue
VartìJJ'ì anchor lo tempo per colendi l
Co/i per una uoce detto fuc t
Ondel maefiro mio di(jc ^ Rijpondi ,
E dimanda fi quinci fi ua fiue^
E/ /o ; O Creatura , che ti mondi ,
Ver tornar bella a colui ^ che ti fece ^
Marauiglia udirai , fi mi ficondi ♦
df lira fi furgauano dentro a juel fi^mo
tutte aduna uoce e di comordia fregar
lagneldi Dio, che leua le peccata, fer mi
fcricordia e per face. FVr agnus Vei
era l E hro effcrdia, cioè^, le loro fre^
ghiere, Perche tuUe ad una di<fuano
Agnus Dei (jui toHii \eccata r>:ur.di mi^,
frerenoiis, Et ultirKamente, Vona notis
facem , tatuai concordicf, rrìfcricord a
fface, [cm uirfu contrarie al uifio de li^,
ya, non ejjlndo (juella altro che d'-fcordia,
imfieta , litigi e guerra, e coft purgauai
no lun contrario con Litro . 9^'^'; f^^
no ffirtì maefìyo, cVi odo Uomcnda
Dante ,f( (jufdi the udiua erano jfiriti;
\ ir gl'io r laonde, degli aff rende il uef
yo, Et in fcntentia afferma Ufi, Ma fp
fndo (fufjìa tal domanda uèita da uno di
quelli ffiriti , ricerca Vanfe di f fer cht
egli e-, che jxnde e lifayteil fi.mo loro.
Verche frocecenlo Vanfe dietro a Virgi',
liojfindeua e difartiua ilfi'.mo fecondo c^eanhua, cjueh che gUff iriti, fenhe non haueono cori
\o, come lui, non foteano ftre, E fer la medefima ragione f ariana , QOme fc fartiffi amhor il
temfOffY calenli, Hauendo domanlato a V irgilio fc (jueìli che ui^iua furiare erano giriti, Veyf
che,fe ftffeflato furo jfirito come quelli erano , non nhauerì^ domandato cofi foco, lomefiremi
mo noiyfc ulifftmo parlar fin huomini fàfendo, che qui il farlar ^ frofrio di loro, ma domandane
do fe erano jfiriti,farea duhitaffc che f oiefpro e(f(f amora huomini, cornerà lui, ilqual fartiua
anchor il temfo per caUnh, quello che non fknno gltffiriti, de fer efpr eterni, non hanno alcun
dgterminaio tempo . Vartir il temfO fer a lendif e, \artir il tmfofer mefi,e(fendo detto calendt
il primo di iognuno di quelli . Maraviglia udirai SE mi fecondi, do e, Se tu mi fguiti, Volenf
io infirire, Se io ti diro che io fta anchora ne la prima uita, tu te ne marauigherai .
Io ti figuìtero quanto mi lece ,
R/^'o^ ? ^ fi ^^der fimo non lafiia^
Eraìecìfoa qufflo /firiiù di ftgtdf Ticini'
te fclamente tanto ài qudla uia , quanfì
A E
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Postillati 16
P VRG AT ORIO
Luclir à terra giunti in quella uece, nroauftunUjiimnìM fìu,ffrcWii
Allhor:i ìncom'mciarjCon queUa fafcia
Che la morte d'ijfoluc ^ mcn uo fujò^
E uennì qui per linfèrnal amhajcia :
B fe Dio mha in fua grava richiujò
Tante, che uuol chio ueggia la fua corte
Ter modo tutto fuor M modernufo ;
No;? mi celar chi fòfli an*^ la morte ^
Ma dilmi : e dimmi sio uo ben al uarco :
E tue parole fan le nofìre fcorte ^
Lombardo fiii j e fiii chiamato Marco t
Del mondo fippi ; e quel ualor amai ,
Alqual ha hor ciafcun dijlcfi larcot
Ver montar fi dirittamente uaix
Co/i ri^ofe 3 e figgiunfe j Io ti prego ,
Che per me preghi , quando tu farai ^
^ufUo non potfua ufcirf fin che fiffe fur^
fati, E tana di jufUa intenie di koìert
lofeguitaye, E [ci fumo imfedtfceche effi
non/ipofjano uedere, dice che Ibi <jueU
la uece, m e-. In lu:>go deluedere, la «3
ce li ternt giunti tir uniti infteme .
ALlhoYa inLomimiai, Dante incQmincii
tìllhora a dire yUmen uo fufcalcieh
con (jueOa fifcia, ciò e-. Con (^uel cori
fo chefifcia e cinge Unima in fi, CHe^
tatuai f^fcia, lamortedifolue, duleffa,
e difunifce^ da ejfa anima , Perche fcb il
corpo , efpndo corruthlile , è in potefla
di lei, e non lanima, lajual è' incorrud
filile immortale, E Venni juifer Un
jtrnal amiafiia , Amiafcia è tjuello af^
fnnno, che nafce ne Ihuomo fer troppa /»;
fica, e Jfetialmente del caminare, auani
io far che non poffa hauer lanelifo . Domanda adunque amhafcia laffitnno che hauea foffirto nel
pajjàr per l'infirno, E Se Dio mha in fi^a grafia richiufo , Dice in fintenfia, che fi Dio era fiat
io Iterale uerfo di lui dhauerlo tanto richiufo, ftr e fio, e ferrato ne la grafia fua, che fuori degni
,pfi e moderno cofìume uuoìe, che efftndo e^i anchara col fuo mortai corpo,uada auederla fua
celefiial corte, che ne ancora lui li uoglia efjcr auaro in dirli chi egh fii inan"^ la morte, E fè fer
andar A L uarco, ciò è^, Alpaffc de le fiale, per lejualifi fale il monte, andana tene . R iffonif
io Spirito, efpre fiato Lomhardo, e chiamato Marco, Ma è- da intendere, che non lombarda per
natione, ma per cognome, ancoraché Lomhardo e gentilhuomo Venetiano fiffe, come faccordans
iuUiglieff^fitori, Atefo che di (juefia famiglia da Ca lomtardo , hoggi ancora ne fino molti a
Vinegia . Fu cojìui al tempo poeta, e di luifiriue il Villani al cxx. del vy. lik ie la fua opef
va, ejferejìato domandato Marco lomhardo, homo di corte molto ualorofi, prudente, cortefi e li^,
lernle. Et hauer predetto al Conte Vgolino de la Cerar defia Signor di Pifd, (juando era ne la fua
maggior filicita , cjuafi come Solone a Crefi ì{e di lidia, fecondo che firiue Vlut. ne la uita di
Cirro, la fua fittura ruina, Uc^ual uedemmo nel penultimo de l'Infimo, Per hauer cofiui aduni
ijue ne le corti efferimentato molte cofi , dice che fippe del mondo, E per efpre fiato cortefi e lihei
fale , hauer ufato (juel ual:re, al(jualha hora ciafiun difiefi Ureo, non effendo più, come uuol ini
frrire, chi tiria (juefiofegno de la Itheralita, Et è auanto a la prima dimanda di dir chi egli era,
f ufnendo ala feconda, lajual e-fe Dante andaua bene al uarco dice, che andaua drittamente fey
montar fii pregandolo, che quando farà giunto inan'^ al irilunal di Dio , come uuol inferire, che
freghi per lui . Ma la grafia ffetiale che il poeta hauea da Dio di foter andar al cielo col fin
mortai corpo moralmente fi è' , che effendo anchora in (juefiauita li conce deffe , mediante la
lh(ologia,il poter hauer cogniiione de le celefii e diuine cofi , come uedremo nel Farad fesche
hauera con laiuto di Beatrice per jueUa intefa •
Et io a hi ; Per jiit miti lego p,,^,„,
D; ftir co , cht mi chiedi ; ma io fccpfio „ /^,- ^U'^ ff,^ j^^.y,, ^ ^ ,
Dentro ad un dubbio , Sio non me ne ^iego. ,jp> mwj iijfe hnun ufm , mmtrt et*
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III
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Postillati 16
CANTO
Vrìmd era fcemph *y^hor e fatto dopfio
Ne la fintentìa tua ; che mi fa certo
Qui tsr altroue q elio , ouio lacco fj^'w.
lo monio e Un coji tutto dìfato
Vcgni uirtute , come tu mi fané ,
E di malttia grauido e couerto :
fAa prego che madditi la cagione
Si j chio la uegga , e chi la mojlri altrut s
Che nel del uno , ^ un qua gm la pone
Joff :0j Ma L fYfga che gliaiiUi e
Rri U c^ymeM^f V<^po nuenga, fenle alcuni Uunlufan^ Ufu aglinf^ffi et c^rfi ceUfihCr
nitri, fur ìua giù al mflro /ifoo arhitrio, Onie dice, che nel cid uno, tr un juagiu lafone .
uilp, ijuel ualore, a^ual bora ctafum
lauta dififfc larco, llptta,ffY^uelìaf(n
tenda mòjiia tjpY iofparr.tntt confìn
mata ntla mtìtfma fua opnicnt,nT ef^
fcr certo, cM moniofta di/èrto àogni uif
fu,trif tno hgniuitioy comt dictjha^
utnio (juejìo medtfijno di fcfra infrfo dee
Guido del Duca . Ondt dite, cVe tjuti
fio fuo duhhio era frima fcfmfio in lui,
CT* hra,feYtal fua fcntertia ,era fitto
[.e ^ìiadditi e dimo'.
Vuolfi fYÌma Marco, come rìpìm di cai
rita^deU ignOYantia humana,cht atf
i iluifca a glirfìulJt d cieli il diffetto dd
fuo lihfYO arhitno , Voi comincia a fcluer
il dulho , Dict adunque, chegh mifcfrii
ma fiiOrialfù fcjfiro, cht duoh J^infLin
HViyCr P- accento, come dice, che prof
cedt da dohrt, E poi comincio FRate,
(io è-, TYJteHo, IO mondo h cieco, e tu
uìen hen da lui, Quafi uoglia dÌYt, Se il
mondo è" cieco de linfelletto, non è' mai
rauiglia che tu lo fa ancOYa tu uenem
do da (jUfUo, E feguitando dice, Voi che
uiuefe Yecafe er atlrihuite ogni cagione
furfufo al cielo , fi come di nneffia moi
urjje tutto fcco, B uolendo riprouaYe cjue^
fia fili fa tr her etica ofmione dice , SE
cof fcffe,cio e-, Sejtffc uero che da glim
fiu/p de cieli nafcefp di r.e.fffita ogni
La menti m uoi , chelciel non ha in fua cura , cagione del uojlro lene e male operare.
Vero fai mondo mefìnte difaia ; ^'1^''^' > ^ ^Z'^'
^ .s y . . ^. / , fumato, R^ento, e toltomi Utero arbitrio.
In uo; e la cagione^,w uoi fi cheggia : ^p,rchedouecadeneceirita,of^rr^Jile;
tt to te ne faro hor uera j^ta, ^^f^vrio mn ha luogo, che fdamente
nafce da eìettione , fcn'^a lacjual non pofi
forno meritar ne demeritare , E Kon fvra giuflitia , per laijual noi fjftmodel len vemune^
rati e delfine cagione di letitia , E dd mal puniti, che ne deffe lutto e cagion di pianto.
Perde uenenio ogni nofiro operare ieftinafo dal cielo , non farehle dattrihuir a noi fe le
tpere nofire fiffcro uirtuofe , o uitiòfc , ma fdmente a glinfiujft de cieli ,i<^udi ffejfe uoh
tt conferir elhono il hene a chi hautffe operato male , CT il male a chi haueffe operato lei
ne • IL cielo i uoftri mouimenti initia , Vien a dir (JueBo , che fdmente il cielo fuo fai
pra di noi e dice. Il deh initia, cii è-, lUiehià principio a uojiri mouimenti, E juep
A E il
Alio fajj^ir^che duolo flrìnfe in hui^
Mife fuor pima ; e poi comincio j \rate
Lo mondo e cieco j e tu uicn hen da lui*
Voi , che uiuete , ogni cefi recate
Tur fufi al cielo ^ fi come fa tutto
Mcuelfa fico di neceffitdte.
Se cofi fojfa ; in uoi farà dijlrutto
Libero arbitrio ; e non farà gtuHhia
Ver ben letitia, e per male hauer lutto ^
Lo del li ucjìri mouimenti inhìa
New dico tutti : ma poHo chìol dica 5
Lume uè dato a bene ^ a malitia ;
E libero uoler ; che fa fr.tica
Ne le prime battaglie col del dura ,
Voi uince tutto ^fe ben fx notrica,
A maggior farl^ , a migltor natura
Liberi faggiacete ^ e quella cria
strini
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Postillati 16
PVRGATORIO
ftiJU'manoyffJJlrmnQftra fàcuUa.Onlf flna^ui mn pcfjìamo yr^mfc^y ve Immtdrt,
N0« ih^ nitth Perche ctlcum ue ne fono, che h<inn:^ ,ripne f^lmenfe àa U no/fra huona^o iffra^.
u<ti^uomf^,e mnkaUun^cflffìe inclinathne.Ma pjìo, dice, che io Jica de mtti comincino
òal cielo, L V me ui e- iato a iene t^T <^ rn.liik, l^uui àat, U l^^^e de L ragione, mediante ilaua,
le ptete d fernet e conoscer a uirtu che e lene, tST il uitio che ^ U malùiaJaaU 'e male, E con
ftejt, ui ^ dato Llhro uoleye, ciy^.lihero arlitm dapterfi^y Aeuionedi Li m m piace di
fcguitare, ìlcjual libero uolere, S E dkra ^fica ne le frime haUaglie del cielo,cio e-. Se refifte, comi
lattendo, a le uolupa de fcnfi, a lecjuali il cielo afrincifio lo piega, Wince foi mo SE G nutrii
cu lene, ciò &, Se perfcuera nel luon fropfito dì uoler refijìere ,ferche ogni difficulta lìafcmré
97ejf>YÌnvfi,ac]uali refiftendo. Ogni uolf a fin agevolmente refjìiamo, e fiamo continenti, ne Ui
^ual confinentict ferfcuerando, douentimo temprati. Et in jufflo flato, fey Ihalito già coniraUo
ne la uirtu, non haUiamo pu difficulta in refi/fere al uitio,ma difficulta ne faretre illaffarci uin',
cer da cjuello . Coft pr hppfjto non refrftendo a frimifi, fempe famo fiu agevolmente ùintì,
e douentlamo incontinenti, e dincontinenti intemperati, nelcjuate flato, per Mito già contratto
fiel uitio, ci lafpamo alkandonatamente precipitar in jueBo, Onde Quid. Printip^s olfla, fera
■medicina paraturQuum mala per longas conualuere moras , Et altrove, \iii ego, auod' fiiei
rat primo fctnalile vulnus Dilatum longe danna tvlijjl morf . A Maggior f^r"^, Auenga che il
cielo ufl laflia ftr^ in noi ne lo inclinarne alcuna volta al mate, non pero ne può leuar il/iferù
arlitno che non nefoffamo ufar e non vf^re, Ma il poeta dimoflrd, che noi fcttogia damo lileri a
maggior fir'^ e migHor mtvra di éjveUa del cielo, Intendendo di (jvella, che vfa Dio verfo di noi
per indri:^'^rne la volontà a voler il lene, Laijval è- di tanto maggior flr'^, di (jvanfo e- pivpofi
[ente e degn:i il creatore che ^ effo Dio, de la creatura, che e effe cielo , E (fvefla rmaggior fir'^
e miglior natvra crea in noi LA mente, do è^, L anima, che fl>effe volte fi denomina da alcvna
de lefi<e potentie, lacjval anima non e in cvra del cielo, ff ejflnio creata da Dio, che ^ la pif.
ma ca girine, fcn'^a di lui, che e ia cagion feconda , J{imanendo aduncjue noi ad ogni modo li^^
Ieri, SE il prefcnte mondo, ciò è , Se glihuomim del pyefente fliolo con lefl,e f^lfe xfT hereticht
ofiniònì ne dìfuia dal dritto e- luon camino de la virtv, la cagione vien ad ejpr in noi, t7 in noi
fn:inneldelo,cheanv[lanepuoaftyingeye,fidelle ricercare, Tenhe fi coma dice Tholomeo,
Sapiens dominalifvr aftris, E S.rhomafo contra CentCorpora cceltfliancn flint cavfavoìuni
tatum n)jÌYarvm, nec n^fìrarvm eltctionum . E di cjveflo promette hora Marco ejfer gliene VEra
ffna , ciò e-, Vera e certa prova , pen he mediante le fue vere prole li povera, come ne fcguenp
fi ver fi vfdyemo , donde propiamente froceda jvefl^,
"Efcc if mano a ht\ch la ui^eggjai,
IPrima che fu a guifa d'i fanciulla^
Che piangendo e ridendo pargoleggia ,
Ldnima flmplicetta^^che fa nulla
Salvo che mofja da lieto fiittore
Yolentkr torna a ciò , che la trajluUa ^
Di piccìol bene in pria finte Japorc;
Qj4Ìiii [inganna ^ e dietro ad ejfo corre $
Se guida ^ o fren non torct il fuo amore ♦
Cnde convenne legge per fren porre t
Conuenne rege haucn^che dfcernejfe
Ve U nera cittade al mn la torre ^
Via li fopra dim^flraio , che la cagiona
del noftroeffcr difuiafi dal trijìo moni
do fi de ricercar fclamente in noi e non
ne g'inflvfjt de cieli , come alcuni teni
gano, Hora dimoflra donJe propriamens
te nafca (jvefla tal cagione , che in flnf
tentia ^ da jveRi che ne condvcano, goi
vernano , e reggon:>. Onde, cominciane
do dal principio de la creatione dice, che
Unima nojira in tal prindpio anchora
fcmplicetta , che nulla fi, fluo che moffa
VA lieto fattore , do è-, D,r Dio, Tor^
na uolentity a Ivi A Ciò che la traflvUa,
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Postillati 1 6
A fio chf ìe àU iilfUù f^^itt, Teyd f na
iuralmntf o^rti cofa ireaU defidera di
iornaYfal fuo crtatOYc, ESif dimanda
Li, ?.fcf <ii mano ad effe lieto fàttore ,
CHe laua^hg^i^iTfr^he ancora liio-
ft dilftia e compiacene lofere fue, PR/^
ma the fa, Trima che (Ha hMia il fer'f
ffUo ejjhe, ih^ fcUmnte e Jfoi juarJa
là efuQ ufciY de la ragione, lacjual e frof
ffia dt lei, Fenh firo aHhra eftndo uìs
uuta fcUmentef conio il fcnfo , Iffserfhd
eraftatofmlf aejUfUo de glianmali hrut
ti C7 irraiionali, A guifa di finduhj
CHe far greggia, lajual dirriofira il fua
foco infflletìo fiangédo e ridendo. Perche
legiermenfee fcn^ capone, non ffundo
ragione in lei/iry^.cu( clfi(in{o,e cofme
drfimarrenle amor al rifo . DI jficUol
lene imfria [ente Pjfore, Sente frir):ain
tji.ef^T Unera età S Apre, ciò (\Ticiei
CANTO
Uggì fon \ ffta eh pon mano ad ejjci
M«2o :però chi pafìor , che piecede ,
"Ruminar può, ma non ha lun^k fèffe^
Turche U gente; che jua guida ucde
Tur a quel ben jim ,cnd\ìla e ghiotta ;
D; quel fi fafie ; c p/w -cifre non chkdc ♦
^en puoi ueder^ che la mala condotta
e' la cagion , chel mondo ha fntto reo j
E non natura che in uoi fia corrotta^
Soleua Roma , chel buon mondo fio ,
Vue Jali hauer^che luna e Ultra flradi
facean ueder e del mondo , e dt Veo,
Lun laltro ha j^ento^tr e giunta la j^ada
Cd pafìorale 5 e inno e hltro infume
Ter uiud fòri^a m,al conuien che uaia :
Perà che giunti , lun laltro non teme ,
S€ non mi credi 3 fon mtnU rf 1^ fi'%<i •
Qhogni hcrha fi conofie per lo fme* _
re iificàol tene,Penyjuf/ìo^rc lene che gite- f rima jf orto dafcnf^enelcjualefllafidilfUa,^
moUo Irene e frale, rijìetto al uero lene de la uirtu^ chepi infiu matura età le uunad fper dit)'^
ftrato da la r,^one,[c cfuella fi rkgge iole rfguit are . AduncV.e in cjuffojficciolo e ftlfc hne, che
le uien da fcrft fnganna in ^uda frima e tenera eia credendo pfer in cjufllo corfgmre il pne dei
iefdmofto, E cof c^rre òietyo ad effe, SB guidando è-, Se ammoniti ne, 0 amma^ftran'.ento daU
tri, O Freno, O mandato che lofrMifca N0« torce il fuo amore, rimoue (jufftafia sfrenata
uogHa, Ondeccuenne legge pi^er^reno, WclHoroff^enar cjtfjìo ajffetito difcrdinato de gllht^Of
mini, H< di hifcgno firmar legge c\ie lo frohihijp, ancora Re, 0 magifìrato che la firmata legge
ficefjflojfauare, e che VE la unei citta, do ^, Ve la celefiial lerufAemJe lacjualfam.O nati cm
d.m e domefìui Dei, difcnnrffc A L men la torre, Almeno la gìujìifi:' , ìacjual ddbe jfrin ifalm,ete
fjpr in ogni hen cojìituta reptllica, come fAia e dritta torre, che py cfualf uoglia accidete non fi
f ie^a, 0 crolla mai . l E leggi /S", Ha dimojìrato le leggi effcr necejprie jfer raffrenar i difcrdt
nati c^fteiiti de glihuomini, Hora dice che 'e leg^- fono, Ma dorr.aia chi è (^neh che mjcn mano,
iio ^, Che lemetti in ofera . RiffonJe che nflfi.no,jfenhe il fafìore,tio 'e, il lontifice, chejre^,
cedein degnita a p^oli, come fi il fajhre alfito gregge, F \o ruminar, Vuo elfcnjnar e .cfideray
le leggi,MA n ó ha lunghie fiffi, N^' ne ha lafua ff :riiuA legge diuifa da la teprale, TercVe uole
do ufar de la teprale in molte c:fc che la fiia ffiritud legge li uieta, e ffetialmete m accumular the
fcri,che a fignori terrprali e co-.^eduto fer pter al hifgno difender li fiati loro, I a gente che ueie
lui, il^jual è' la fua guiia, e (jueUo che la doueria meUer fer la uia de la uirtu, FEyi>r, ciò é-, Ini
drizX^r la uhnta fur a cjuel unno e fi..gace lene del mondo, delcjual ella, fer effrui dal cielo indi
nafa,^ ghiotta, E cefi di cfue! fi fafce e cauafi di Iram.a, E de leni fjirii^ali feriineti alamma no
cheJe,nefiu oltre fi cura. CcchiuJe adun(\ue, che LA mAa ccdotta,cio è',la mala guida, e- la id
gion che!óiondo, ferh mal effmfio di chi rfgge,(- fitto reo e deuiaiù dal uero e dritto camino,e no
la natura che fa corùUa in noi . NV/ leuituctenuto ne la lilia al xi. efcritto, idio hauer com:idatù
alfuofoph che mangiaffi fclamente de la carne di juelìi animali de rumincff.ro et hauejfrolun
gKefiffi . N3n hjìa adunque fdméfe ruminare,do e', hauer le leggi e quelle ccfiderare,che bifoi
* A E in
ni
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Postillati 16
fc^fo e giuYiiitiom tmporali, f lo Imfenkre U j^iriiu.li intani,, de U fhaia ^ 'oiunJl} r ^
r./., «0 ^ 1/ fem forale congiunto con h JfinfuaU , E coftl.n con kUr^lnfuL murnirtr
uiuM che udci male , E cjuffto , ferche coft giunti inf.mf , lun^ non teme Uìy, . Et fofi
ueriffima^cheauctnh le cfnfure opinate Ja Ugiuftiù, filrituale, e le fene corforAi atf, recepite
da la temprale jfer li Mn^uenti non fcno temutele ofe Jel m.nhfcno in fffp.m.ftai^ E chi u^i
IflJe arguir in contrario dice, che fi fon^ mente A Uffiga,cio ^, Al fruUo, Perche OGmherS
ba, Cloe', Ogni Offra, SI conofcefer lofeme, Siconofcefer lo effetto chenefcaue, Cni^, A fructì
tufeorum cogn.fcetis eos . yMoinfirire, che fer li m<^h effluì che fi nfueha f'Pmr aOhoi
fa ,Ji foteua fèr gndicio , che ài juefìo diceual nero .
In fui paef€:,che Adke e Po rrga^
Soìea udor e cortefta trouarji,
Vrima che T (derido haucffe briga z
Hor può ficuramente indi pafjàijt
Ver qualunque lafciajji per uergogna
Di ragionar co buoni ^ o dappreffarfi ^
^en ue in tre uecchì anchcr in cui rampogni
Lantica età la nucua^ e par lor tardo ^
Che Dio a miglior urta li ripogna ;
Currado da Vala\7^o , ci buon Gherardo ,
E Guido da Cajìel , che me fi noma
francefcametite il fmplice Lombardo^
ri hoggimat che la chiefa di Roma
Per confonder in fe due reggimenti
Cade nei finge 3 e Je brutta^ e la fimd^
Volfi ilfoetafer ijuefli ìue Tiumi Alice
e Po, iefcriuer la Lomiarl.a , ne lajuai
le (*- comfrefa la Marca Triuigiana, onde
fajfa l'Aiice, In <jUfjìo faefi aiuncjue ài
cf, chep.fclfua anticamente trouar (juefte
iuf uirtu. Valore , che fignifica magnai
nimita, e Qortefia, che fignifìca ìiieralii
ta^ V^ima che Veàerigohaueffc hriga, Fe
ierigo feconh , Come ferine il ViHani al
XXxyJeiviML ie la fìia ofera , efpnio
fiato fiu me fi a hfjciio ài Parma, laqual
tra ài fifa àa le gemi àe lachief, er ulti
mamenff ueàer.ào i Parmigiani non foi
ter fi molto fiu lungamente tenere, frefo il
temfo che Peàerigo era aniaio coftu fuoi
haroni a caccia , ufùrzn , come ài ff erati
àe lafalute, àa fiu lanàe àe la citta,
uafo i nemici cheranoin molto maggior numero , tn àifcràìne , li ruffono , con la morte e cattt!^
fegui (anno Mccxlyiif. del mefè ài Vehraro . Prima aàunquf che ^uffie cofe figuijfcro in I omiofi
èia contra ài FeJerigo,ft fcleua in tjueì faefi, e ualore, e cortefiatrouare, Ma hora, ài:e, foteru ft
f diramente f affare, fer (juelli che lafjaffiro ài ragionare er affreffarft a huoni fer uergogna , E
juffto intenàefer li trifli, ijualift uerpgnano ài ragionar C7 aci^arfi a tuoni Qjenàc, cheia
^ufUi farieno rifrefi àe la triftitia loro. Ma non ejfenioui fiu tuoni , come uucl in frire, ì\on hifii
gna hauerui juffìo rifletto, ferche lun trifio non rifrenàe mai laltro fcntenàoft àel m.eàefmo uith
macchiato . BEnuè-in tre uecchi, Mofira nonàimem efferui anchora tre uecchi ne auali lanfica
f hiona età, KAmfogna, do è-, Rifrfnàe e liafma la nuoua e rfa,ptenàoffeY gìiouimi coftumi
a quelli comfYeniere, juant^UnHmetafta àa Untila àtgmuta^ E Ui lor tfirào, Veftàtrai
gin'.
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Postillati 16
CANTO XVT.
Ita He meli lì m(iYÌye,<t do che Dio li riptìga a m^lioY uiia, e ìeuili lai conjfetto ìe tru,
fli a /oro «010^ e:7 incomforteJnli a ueim . CVyyah ia Tala^^^ \ien a iire, jKali ffft tre uec
xU fcno, Co/?«i dicano che fu gentilhuomQ Brefciano di frfflantijifmi cojìmi e mito lilevale .
<Aemdo da Camino da Tremgi, hi^om fYudentiffm,fù^y le fu^ uirtu CT oUimi covfiglx deti
to il luon GhfY^rdOy Eie dal foeta fieffc nel fuo Conuiuio , e di (Quello ne lejfofmne de la Crfw^.
d^lci Yime dmoY chio [dia, fofto fey ejfmf io di nohilta . Guido da CaftfUo fu da e^gio di
lomlaydia noliìe e mo/ro fYudente huomo,e fey la fut integyìta, hette il noyne difrr.flice, ma ini
tende di ({uella fmfliciia, che ftìttyihuif^e a uìrtu, e non ad ignoyanfia, e de lacjual è- fcYittOy tfioi
te fYudentes funi jtyjfentes, fmflices ficut colmlfy E fey che i Tyan'^ft domandano tuUi li Itat
IxAni Lomhaydiy feyo dice^ che francefcamente ft nominaua llfanflice lomhayjo, ejjlndo la fama
de la fua integyiufrr tuUo ffaYia . Vi ho^gimai, Conchiude ultimamente (juffìo, chf jffY uoley
il Prtf ionftndey e mifihiay in fc due confyari yegpmenti.cio e', il tem,prale, e h jf irituale, e non
foiendo di ciò fcffriy il jf^fc, CAde mi fingo, cio è-, Cade in infkmia e ufYgogna E Byutta , Et ih
ioyda di quella fé, e del danno la gyaue fcma di fai due yeggimentii VtYihe ejfhd^ confYayi^ uejìi^
ha ad efjly lun [ey laltYO mal condotto e jfeggio oydinafo .
O Mi<rfO mioydifs'to , Un argomenti; Afj^ym.a ilpeta la fcntenlla di ìAaYco^
Et hor Memo vcrche dal reta^oio che lo ffirit.alf n:^nft dMe imfacciay del
Li h^i ài Uuì fi^ron exentt : '^-^roYale ad ducendo Irffmf io defjgliuo,
Ua \Ìl Gherardo e quel , che tu ^er fi^Z^o f^^^^;^ ^» ^^^f^;^
Diche rimafo de Uger^te J^enta' ^^"r^ ^^^^^^T'f T/lX^/^
. .*^7Tr ^r1 -^-^ ae nel leuuico contenutone la Bibia y ej'.
In yiproueno delfaoì fduaggioi Ltiemu.tt de Iheyeduafateyna.efù da
O tuo farlay mnganna ,o e mt tenta , ch/fclmente uiuefpyo de le deci^.
■Rijpoje a me ; che farìandcmi Thofco ^ •/ ^^.^^ domanda, cjual è- ijuel
Var che del buon Gherardo nulla finta ^ cheraydo, che di fcpya ha nominato jfeyft
Ter altro jo^ranome to noi conofco J ^^{q^ e che eya yimafc de la ffenta e moyta
Sto noi togUejJe da fita figlia Gaia^ luona antica gente , in yifYoueyo e uitufei
Dio fia con uoitcheffu non uegno uofco ^ yoDelfccol fcluaggio, chiama (juflfccoi
Vedi Ulkcr , (he per lo fiimo rata , lo fduaggio, cjuaft uoglia infìyiye, che eya
Già h'mcheggm : e me conuien partimi, fofP^^to da geme inhumana e cYudelefii
Unzcl e iui , prima chegli paia : ^ ff'' y ^'^'l'I' f'^""' \
Cofi Ìrno:e pm non utneudìrm'u O Tuofaylay.myauigliafM^^^^^
J ^ efjendo il peia Thofcano , e molto utcìno
al lu-ìgo donde eya ijufflo cheyaydo, non halUa udito de la fuaf^ma, e jfeyo dice, O tu mingani
tu mi tenti, ciò è', O tu fingi di non fqeye, o tu mi dom.andijfer ^yyni diye. Et ultimamente
tienendofey <jufflo a diy cjuel che uoleua, dice non fqeylo day a conofceye fey altYo cognome, fc già
non lopyfn-effe da Gaia fua figliuola, VeYche dicano , cojlei efpye fiata decceCent ffMa fcyma,
e gyìdiffmofiiecihio difudicitia,lec^ualifaYti fi fogliano comunemetemal accoyJay ne le ftmine.^
Dio fia con uoi, Vyende Mayct^ ultimam,enfe licentia ueggendo hiancheggiay i yaggi del [eie fey h
fiimo, [fnU conolhf effcy^effc al fine di jueDo, ieltjual no fi pteafaytiye, e yifoynofji indietyo .
CANTO XVII.
Ricorditi lettor fe mai ne lalpe \l peta nel fyefnte canto fcguitado il po^.
Ti colfe nebbia , per laqual uedejfi pfito laffm infine delfyeceJente, dimo^.
Kow aluimenti.ée per pelle talpe*, fira ceyta fimilitudm , come uicit^
P <5 A T 0 R r O
Come , quanio t uaporì hum 'rdi e J^efft cU fu M fumo, e rltmm a meìfr U
A diradar comìncianft *jlalfpera
Del fol debilemente entra per ejff^
E fia la tua magmc ^^ggiera
In giunger a ueder j comto rtuid'i
Lo fol in pria , che già nel corcar era ♦
pareggiando i miei co pajfi fidi
Vel mio maejlro ufó fuor di tal nube
A raggi meni già ne baffi Udi^
luce, fu afìrafo ne limaginathm dalcuni
ffpy>ipi dira, e poi inuiata da lan^fh ftf
Iffcalfche faliuam ilejuario hal^,ful
ìual ft fuY^a ilpncato de laccidia , e coi
me ^luiui giunta fu U fiy ^ ^
af}>ettan<io il nuou:i ^zrm, Virgilio li di
mo/ira cjuefto uiiio altro non fjfre che
mancamento damore, t$r ogni amore pof
ter effcrfclamente di due f^ftie^ o natui
tuono
P" Rlcordit
^ , . < y^^/^* , 0 danimo, e che! naturale e Cmtre
,matn ^uel dammofoierft errare fecondo klieuo che fma,o la (Quantità de Umore
Icorditi lettor. Il poeta ammomfe il lettore, che uolendo fapere come a principio, ufcendo del
ff^^^^ommcic a poco a poco a riueler il file che già era giunto in occidente per riconarfi, che
fe per pelle, Terche dicano Jueflo animale fcUerraneo hauerinanZ a pUocchi certa pelle, che Mimi
fedife la ueduta e nondimeno che uede, ma uede male, E che ft ricordi ancora come LA La,
cn ^, llrag^ MfoU entra Uilemente per li fpefft ^ humiil uapori, che condenfati in aere]
Sanno tal nebbia , cjuandofi cominciano a diradare, E coft ima^inanioft cjuefìe due coCe dice^ che
leggiermente intenderà, come egli ancora, ufcendo di tal fumo , cominci a poco a foco a riue i
der il Iole, per hfuoi raggi.che ftmilmente e con tal éelihta enfrauano per cueUo . SI pare^ei^n
do Cofi procedendo Jice, diparipaffccon ^irg.ufcì fhoriDItal nule,Di 'a! fi.mo,a ra/ft det
fòle Morti fuha/filidi, Perche cjuando ilfcl tramonta, li fuoi raggi f partono daluoMaff^L f^f,
Uno agheminenti cr alti,^ come era il monte, che effiandauano falendo . '
O ma^na{iua\c%e ne rube
Tal uoha fi di fi4or , chuom non ficcorge
Terche dintorno fuonin mille tube j
Chi moue te iflfenfo non ti porge i
Moucti lumej che nel del fmforma
Ver f€,o per uoler^ che giù h forge t
t)e lempie\7ji di lei, che muto fi>rma
Kc luccelj che a cantar più ji diletta^
Ne limaginemia apparue lorma:
E qui fu la mici mente fi rifìretta
Dentro da fi * che di fuor non uenid
Cofàyche jvjfc anchor da là ricetta^
Vfcifo il poeta fuori del fumo, finge ef
ferii uenute alcune tanto profónde cogita^,
tioni , cheaneffuna altra cofa che a (jueli
le fole pottua intendere, E tuUe erano-
effempidi Quelli, che tanto fcrayioUffaf.
ti uincer da lira^che nerano periti, A dif
ftrenfia dicjuelli^ i^wH di fèpya hMias
mo ueduto , che patientemente Ihaueana
moderata . Ffclama aduntjue a la fùa
imaginatiua^ lacjual è' uno de gUnterm
Yìfcntimenti, intefa nondimeno per la co
giiatiua, 0 ur^gliamola dire effflimatiua,
perche al poeta è- conceduto alcuna uolta
di torre una per unaltra potmtia de lanii
ma , come ueggiamo ancora che fi ijui
J r I 1 n r 1 "'^«t^mu anco
diletto de lafantafta, oue dice, Voipiouue derm a latta fàntafa Wn cruàfffc f cet, Uaual
tende per cjuefla medeftma . T^ice aduncjue , O imaginatiua CHr ne rute, do K L Lai ne
fogli e leiii tal u^ltaBbfinri, Intende ogni nojìroefìeriore fcntimento, S1,cioè^ Tanto che
huomo non [accorge ,?Erche mille tuhefuonino dintorno, ciò e-, Auenga che intorno Ciam in^.
finiti fuom. Volendo inferire, che alcuna uolta cjuefta fola poteniia tira tanto lanima a Ce che
tnaltran^npuooperare. CHimou^tefe ilfcnfcnontiporge ^ Vifcpraal principio del ^um
ta mt2
Im
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Postillati 16
CANTO XVIT*
13 cantò fu, a jufflomfJefimo propofin, trattata de le intrinfiche t!r ePmfuhf fQtfntlf If Unti
ma, auanto a ftfl luogo f^c(Ka, f-r a ^uefto^ di hifcgno,pfro mn accade pw replicare, Ma fof
lamentf diremo, che in <juel luogo, con Uutorita del poeta fleffc, dimoftrammo che le interiori f o;
mtie frano mojfe per (juello che porgeuan kro le ejieriori , Et in ijuefto effe poeta dimoflra pof
terfi ancora mouere feti^ me^ di quelle, Etè'cofi chiara, (juando auiene che lanima fta come
Uhhiamo Jietto, tanto legata ad una fcla de le fue potentie, che in alcuna de laltre nonpcf^ operai
fe. Vero Smaniala fua imaginatiua , inte fa per la cogitatiua dicendo , chi ti moue fclfenfo
non tiporge t MOueti lume, Mouefi intendimento CUe nel cielo fmfirma per fc ciò è-, lljuale
nel delortdif]>one tfT or ima a c^uefìo per fe fteffo t Intendendo fer propria ivfluentia di jueh
lo , O Ver uoler, che giudo fcorge, O per uoler diuino chefinl^ alcun fuo me^ lo manda giù i
Può aduncfue la nojìra effìimatiua effcr moffa non fclamente dagliefteriorifnfi, ma da ctlejìe ini
fiuffo, e da diuina gratia mandata in lei da Dio a jualche tuono t!r utilfine^ E altra diffii
tìitione uien a dire de la fua prima imaginatione che gliapparue , Lacjual dice che fu LOrma ,
ciò e, il ueftigio DE lempiexl^, ciò e, Be la impieta e crudeltà di lei, che muto firma ne luci
Kehlche più ft diletta a cantare . Q«c/?o e- da ahuni intefc fer il roffgndo, Ma la fua prò',
frietaft è di cantarmeglio e non più, come fi la rondine , ne la<jual muto firma Progne, Et in
lei,ftcondo Ouidio nel jcfio f dimojìro la impieta grandiffma contra de lunico e picciolo figliuoi
h che del marito Terreo hauea tagliandolo a membro <t memiro , e facendone uiuanda al padre ,
tanto ft Ufo da lira uincere , la<jual hauea conceputa contra di effe Terreo per lincefìo ufti
to ne la fcreda Tilomena , Et in cjuefla cogitatione dice , l A mia mente, ciò è ,la mia anii
Yna,fu ft riflretta e raccolta dentro da fi , che di fiori , per li efteriori fentìmenti , wc« uei
niua anchora cofa , che da lei fijfc ricetta , tanto era effa anima , come ancor di fopra hahiiai
mo deUo , a cjuejla fola potentia legata e jìreUa .
Voìfiouue dentro a Ulta fitntajìa
Vn cruc'ifijjo dij^ettofo e firo
Ne U fua uifìct^e cotal ft moria t
Intorno ad ejfo eral grande AjfuerOj
Ejler fua ^ofij el gtujìo Mardoceo^
Che fu al dir eiT al fiir cefi intero »
E come quefl-t imagine rompeo
Se pcr je flejfa a guifa duna bulla y
Cui manca lacqua fitto qual ft fio^
Surfe in mia u'ifmc una fiinciulla
rhìtgcndo firte ; e diceua j O regma
Ver chi per ira hai uoluto effer nuUai
hnc'ìfa thai per non perder tauina x
Hor mht perduta t io fon effa che lutto
Madre a la tua j pria che a (altrui ru'ma^
T)opo lejfcmpìodi Progne, induce (jueUa
d'Aman princife de la militia d' Affuerì
potetiffimo "Re de Verf e de Medi. Cofìui,
come fi legge nellihro d'Efìer al vy'. con
tenuto nela hihia, hauendo concfputo ira
implacabile cetra di Mardoceo huom.ogiu
jh, ilcfual era Helreo e padre de la rema
Hejìer,ferchc non ladorauane honoraua,
come gliatri ficcano, Terfuafi al Re, che
fiifffè occider tutti gli Hekreì cherano nel
fuo regno, come genie inutile, e che a luì
nm rendeua i dehiti honori s Vermifelo il
Re, Onde Aman ordino per tutto il rei
gno, che in un di deputato a ^ue/fo, tutti
douffpro fffer occifi, E di nuouo uedend<3
the Mardoceo lo dijjregiaua,fiLe leuar in
I
alto una gran traue pr cruà figgerlo ,
Mct Efler, feyfuafa dal faire, ^ entrata c\ Re.otìennela Hleratione dflppol Hflyeo, ^ Aman T^«iA>^«c#
fii crucififfo nel medefmo luogOj^euoleua cn^^ . iijual rimcfc %e la dc^nita Qnt ^^^'"^lulJJ^*^
rAman . i Miuoli dflcjuale furon fcjpefiper la gola, e^li Helrei occifero^ran parte dijueU^^''^
li che erano fiati ordinati i[Amnfèrla morte loro. A f<f}fo mifcrabil fine fu adun^juTccni ^'f^^
iouo Aman m la fua tropo sfrenata CT info.portahl ira . E Come (iuefla imagine romito^ t'^-f- ^S^ * ' '
tiro »g\mt9/U mi ìm^^o
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Postillati 16
PVRGATORIO
Rotf^f ijuefld imaPÌn^tme ne la mirile dd fotu jfry fe fteffa A Cui fa ìuttct Uà , A fmìhiui
Ivixe ìunA il cjuellf bolle, ùfcmglì àt fi fimo ne lacijua ^uanh fiouf, che ffr fc mfdffimi ft rit
folufno, Surf^ , àiif, in mia ui/ione WNafÀnciuUa, ciò e-, Imna figliuola di latino t ^Amf
ta fiajpoft , Laaualfrefc tanta ira, che Utim deffl la figlMa ad Enea, che moumente er^
gimt^ tn Italia , haueMa jfyima promeffa a Turm fuo parente , che faffffc fey la oda , On$
ie il peta induce Uuina a dir pungendole fietofe fayje che fegmo in condolerftde Umori
te de la madre , Perche dice pianger fyima a la fua, CHf a lalirni ruina, eia è-, che a la ruiné
ii Turno occìfo da Enea dofo la morte de la madre ,
Come f\ frangi] fonno, oue di butto Vimcflra juefie fue imaginaiom efflyfi
"Noua luce percote il wfi chìujo , fartite da lui fuhitmente de il Ime de
che fratto gui^a pria che muoia tutto j '^"i'^^^ liperco/fel uifo, come fi yomfel fn
Co/5 lo imagmar mìo cadde giufò, macoluiche dorme, (Quando in un fum
Tojlo chel lume il uolto mi fcrcoffc ^^^^^f^"^ ^^f° ^^^^f^ ^^^^^'^
Maggior affai che quel ; che in noflr'ufo . ^^""X" f'^''^' ' T
le m; uolgea.per ueder ouìom^ ^ ^^^^^ rornfeil fonno OMe di lutto,
Quanduta uoce dijfe ^ Qui ftiontai Quando d^^^^^^
^17 T .-^-^ y . " ' ceVErcOtflmfcjGiunaealfcnfo delueiei
Che da ognaltro intento mi rmoffex re chiufc da effe fcnnoìne fratto , ihual
E ftce la mia uogha tanto pronta rotto,Gvi^lafrima che muoia tutto,On
Df riguardar chi era , che parlaua 5 ie ueggiamo, che cjuando fi romfel fcnno.
Che mai non pofaje non fi raffronta^ colui al^ual è' rotto fcoterfi e crollar fi
lAa come a^ feluche nofira uifìa graua^ inanl^ chetai fcnno fi farta tutto da lui,
E per fouerchio fua figura uela^ e gui^rfrofrìamentefxi diijuellaco
Cofi la mia uirtu quiui mancaua ♦ P, uelocemente a onde , e fcrfendo fi
moue, come fa languida e la hifcia, Cofi,
lice, limaginarmio cadde giù fc e farùffi da me, Tofio e fuluamente che il lume mi fercojfd uifc,
MAg^ior a/fai che quel che in noftrufc. Ter dimofìrare , che la diuina luce, la^jual da langelo fey
refle/fc li ueniua da Dio, auan'^ua di gfan uia cjuella, che fiamo ufati di rìceuer dal file, E di tan
to lauan'^ua, come uuol infirire, di Quanto e' f iu degno CT* eccellente il creatore de la creatura .
Io mi uolgea fey ueder ouio fijp, Effìndofi il foeta defio da le tanfo fijp fue imaginationi , fi uoli
geuaferuedere douegliftffe, quando finti la uoce de langelo che difp, i fi monta , mcfirandù
loro la fiala, per latjualfifilìua il (juarfo tal^, E c^uffìa uoce, dice, MI rimoffc da ognaltro imeni
to, ciò e'. Mi difarti da ognaltra imaginatione,che pteffe tenere la mia mente intenta e uolta a fi,
Perche doue gitile il lume de la diuina gratia, o^ni uana e fa! fa imaginatione fi farte fer dar luoS
go a ijurdo, E fice la mia uoglia tanto pronta di riguardar chi era che farlaua CHe mai non fofn
fi non fi raffronta, lacjual mai non cjueta fi non fi rifiontra in me, e che per fittamente la poffa ue^
iere , Verche m-^fira, che fi come il file attaglia, t7 aggraua la n'jfìra ueduia, eper la f(fefchi€
luce ueìa e copre a gliocchi nofiri la fita figura, Cofi la fua uirtu uifiua, per la troppa ecceffiua lui
ce che da langelo li ueniua, e che in (juella effe angelo fe li ctlaua , mancaua tanto , che non lo poi
tea uedere . E morolmenie, Sara cjuepo angelo la gratia illuminante, lacjual ne fiorge per la ui4
r'^ielcielo.E (juejìo tanfo p:i[pamo ne la prefinteuìta intender di lei , lAa leocculte fue operatioi
\JymS^ fy Vi*t^»/, nonl^poffiamo infendere , E perche in noi innato defiderio di fipere t fino a tanfo cheperi
\j, '^'é^^-'"^*-^' f^''^Jittamenfeleinfendimo,linf^ Altrihanno infefi quefio angelo fii
^.i^K%9^ I ' > '*y.fnificar la dottrina Thfohgica, lacjual defideriamo ferfiuamente inieniere , ma per non ejprne
^oi^ .^1 ^ • ^j>r^. Jjj^jj^^ mente (a[ace non pffiamo»
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Postillati 16
6 ANTO
e diurno J^hto } eh ne U
Via da gir fu ne cJr%iJ [en\a ^rego^
E fcl fuo lume fc mcdefmo cela ,
Si fr con noi ; come Ihuom fi fit figo :
che qual aj^etta fregole Iwopo uedeì
Malignamente già fi mette al nego ,
Uor accordiamo a tanto inuito ilf iedci
Vrocacciam di falir fria che fabbuit
Che poi non (i poria^fd di non riedei
Co/i di\fcl mio duca io con lui
Volgemmo i nofìri i^ajf ad una fola t
E toflo chio ali^rimo grado fiti ,
Sentimi frejfo qucifi un mouer dola,
E uentarmi nel uifo ^e dir^ Beati
Vadaci ^ che fon fenTjra mah^
Vimùjìfa Viyf<luejfoejpfe ìluìmjfmi
/o, che ne mojira la uia danjay al deh,
E cela fe meJefimo col fuo lume , come iì
fcpA hahhamo ueiui^ , Sifà con noi,
come Ihuom fi fi fico, Qofifk cmffi noi,
come Ihuomo fi fccofifjfcy Perche, fi come
Ihuomo iljual fi ueJe efpr incorfo in qual
ch( lìfcpOy cerca Ji fcuenirfi fen"^ ajfefi
m che da altri lifia ricordato, Cofi cjuei
pa gratia uedendone hauer hifcgno de lo*,
fera fi{a,fi moue liler mente a fcutnirne
fcni^ a^ettar che la preghamo , Perche
quello , ilqucil uede il lifigno ialtri , tòt
aJfettadejJcY fregato , fi mette già malii
gnamente Al niego, ciò è' , A negar di
uoìerlo fcuenire . Altri efi^ogono, COme
Ihuom fi fi fico. Come glihuomini fi moi
ueno ad aiutar fi al hìfcgnolun laltro, Ua jufftafinifntia noinó lajafì^iamo hen aj^licar a le parole
iel tejìo . HOy accordiamo a tanto inuito il piede, Ejfcrta la ragione il fcnfo ad accordar la uoi
tonta con fuefta tanto luona inff iratione, perche fcmpr e cofi dottiamo fire, quando auien che Dio
per fua fmma liberalità e gYatia,emoffc a compafjìone ie la fragilità humana,ne la concede, Imfe
ro che lavandola andare fen'^ metterla a luogo, non torna fcmprepoi che la uogliamo, E quefto fii
gnifica dicendo, Vy^icacciamo difdire VRia che [attui. Prima chel lume di quejìa tal gratta fi far
fa da noi, che poi,[t non torna, non fipotrehhe. Onde ^ fcritto, Amlulate dun lucem haletis ne te
yÀrt uos comprehendant . CO^ dijfe il mio duca, Hauendo a queflo la ragione e/firtafo i\f(nfo,et
egli , come oheiiente affinfenkle ,fi moueno ad operare, e mojfiper le ficaie del quarto ial^, oue
fi purga il peccato de laccidia, iì poeta fifentì uentar nel uolto qua fi un mouer dala , chefignifica
con quedelangelo hauerli canceSafo del fronte il peccato de lira, delqual fera purgato , come haU
Uam.ouedutofitrde glialtri, che glierano fiati cancellati, K D/r, Beati pacifici , lequali parole fii
ro regifìrate in S. Matt, al v. diceytdo, Beadpacifìci quonim dei uocaluntur , Shn^ ira mala.
Perche u^ ancora ira luona, tfT ^ quella che moue Ihuomogiuflo a riprender egfffiig^y i uitiofi
e rei . Ve kqual e fcriUo , Ircfcimàni e nolite [e. care .
eia eran fopra noi tanto ìeuati
Gliultimi raggi, che la notte figue 5
Che le flette apfariuan da più lati^
O tiirtu mia perche fi ti dilegue ,
fra me sleffo dicea^che mi fintiua
La poffa de U gambe pofìa in tregue*
No/ erauam , dcue più non faìiua
La fcala fu 5 ^ erauamo ajfijfi,
rur come naue^che a ìa piaggia arriua^
Tt io attefi un poco fio udiffi
Alcuna cofa nel nuouo girone t
Voi mi uolfi al maeHro mio^e dijfi^
P,rano gliultìmi raggi del file . CVielet
notte fcgue , ì quali la notte figuita fin et
tanto che gliha del tutto Jffnti, com,e uuot
infirire, andando fitto in quello hemisfti
rio, già tanto leuati fcfra noi quado giun
gemmo fiul quarto girone , che le fielle (U
più lati afpariuano, Perche quanto meni
è' la fera, andando fitto il file, illuminato
laere da fiuoi Yag^ , tanto più a f parificano
a gliocchincfiri, e ueggonfi le fielle, F. pef
che di notte nonpofeano andare, riffetto^
quello che aìlegoricmer.te hattiam,ogit
in altri luoghi efp^o, U poffi de It gaM
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Postillati 16
PVRGATORIO
Dor« wh fdre a , qui o^enfmt h M pH, vcfia imMuel eh h
5/ furgs qu: nel gire , doue jemo t P=f}a in pofi, onJf ikt, che fra fc fìeffo
S< / f k fi fiatino , non fila tuo fitmonc ♦ 'f(^*m»nh dkeua, O uir/u mia, r-Erf
ff" fi li iilfgnf i pncht lam tipi£gi
Uo chf urna hrr <jual o^fi fiua u D« fi p„^a fu lueft^ ^uarl, hal^. , , de eh.
«'flo^frt.ia-ia ^UtUmtfnitrrrtMM cofc. '
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Vimojìr*
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Postillati 16
CANTO
ti egli a me ; Lamor del bene [cerno
Vi fuo doucr qui ritta fi riflord :
Qui fi ribatte il mal tardato remo ♦
lAa perche i^iu aita to intendi ancora j
la mente a me-^e penderai
Alcun buon frutto di noflra dimora^
He creator , ne creatura mai ,
Comincio e/, ^i^iuol.fù fin-za amori ^"
O niturc!^ , 0 d<xrìmo ; e tul fili ♦
Lo naturai e fcmj^re fin'^a errore t
Ma lahro puote errar per mal obietto ,
O per troppo jO per poco di uigore^
Mentre chegU e ne primi ben diretto ^
E ne fecondi fi fieffio mifura^,
Effir non può camion di mal diletto ♦
Ma quando al mal fi torce 'jO con più cura
O con men che non de , corre nel bene 5
Contrai fhttor adoura fua fitttura,
Quìuì comprender puoi, cheffir conuiene
Amor fimenta in uoi degni uirtute ,
E degni operation j che porta pene ♦
XVII,
Dimoftra fu (jurfla éfuartd ernia fur^
^arfi iljfeccato df laccidia , df la<]ut(l di',
cerno nd df l'Ir fi E Ujual difflm
fcf non ejfiY altro chf mancmento del dti
hito more che fimo tenuti di prfuY k
D/o, Onde dice , qVz" ritta fi r fiora
mr detiene fcerr.o, ciò ^, Qui in {juefìo
luogo fi remunera e rende lamor dirrìinm
io del fuo dome, q^ift rilatte il mal far
iato remo , dui la tardità , fi riftora con
la celerità , Ferchf fi come ijuelli, che fa
ìio pfti \n galea fer /cr^ , (jut^ndo <fuie',
ne, che fer t^egligeniia lentamente uoghi
no, efilndo sftr'^ti da V Agofino,conuien
che rfiorino coltolo uogare lufata tardi',
fa, Onde mal fer loro hanno tardato il re
mo, Co/? coftoro, che lenti e fefidi erano
' fiati ne lamor diuino, conueniua <-^rìcelei
re efiruente uolurJa rijìoraffero tal j[er Iq
ro mal tardato V intefidito amore .
NE creator ne creatura mai , Terjfiu ajfet
famente dichiarare jual fia lamore femo
di fuo douere , che in (jufjìo luogo fi jfuri
ga^uien a dijìtnguere il tuono dal reo amo
re, t!r in che mohft fuo in cjueEo, e meritar e demeritare, E' adunque coft certa il Creatore non
fjpr maif(nl;a amore, fer che fmf re ama ognificf creatura, Ne <juefìa è gìamai fcn'^,);erchef(m'.
tre amafe jìeffi, E a^uejìo è- lamor naturale, nelcfual r,on fuo cader errore . Laìtro am.ore , ilcjual
éice effer danimo, fuo ne la creatura rat'male errar in tre m.oii, PErmal olietìo,e leggcndof dai
mare auello che non dourelle,come farehtel uitio, O Ver troffo di uigore, Com.e quando fimi di
Ynìfura amiamo tjuefii terreni e temforali heni, O Fer }'oco, com.e ejuando iefidamente, f no con
cuel jtruore che fi conuerrìa , amiamo Dio, llcjual da noi fcfra tutte lalire cofe delhe effir amatt:^^
Onde il maffìmo de precetti e-, "Dilige dominum deum tuum ex foto corde tuo, cr ex tota^ anim.a
tua. mntre che gli^ ne f rimi hen diretto, Conchiude, che mentre cjuefìo more danimo è dirft^r
to t7 indriZ^to, (guanto è- in nojìra fàculta, uerfcl creatore frimoe fcmmo lene, e che ne fecondi
leni, i^ualifcno le creature, mifura fc fleffc amandole fcLmenfe guanto fi conuiene, NOn fuo ejfer
caj?Ln di ma! diletto, Non fuo effer cagione di mala e dmn'.fa dilettatione. Ma quando fi uoì^e e tw
ce ad amare il mal daltri con fiu cura, 0 corre nd lene con minore che non de correre , la fattura
etera confra delittore, ciò è', la creatura ofera cetra Dio fuo creatore contraftcendo alfuofrecei
to, ilauaì uuole che amiamo lui fcf r a tutte le creature, ilfroffimocomenoimedefmi . 9VT;;fi
comfrenderfuoi, Mojìra,che per cfuefla ragione fi fuocomf render e e cochiudere,che arr,oie .onuien
ejflr SEmenta, ciò h'. Origine in noi dogni uirtu che merita remuneratione, E Dogni oftratione
che menta fene,cio e^, E dogni uitio che merita funiiione,come affieffo fiu chiaraméte uedreyr.o .
Hot perche mai non può da la falute
Amor del fuo fubbietto uolger uifo ;
re hdio proprio fin le cofe tute ^
Hrf dimofìrato poter fx peccare nel lene e
n(\ male, e nel trofeo e nel poco amare, fc^
ionJo lobietio • Horft iimoflr^ che Mti^f
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Postillati 16
P V R G A
E pmhe intender non ft può diuifo
h per fe jlante alcun ejfcr dal primo ^
Da quello odiar o^ni affetto e decijò ♦
Refìa^jfe diuidcndo bene Himo^
TORIO
ralmentf noi non f^fftmo mar ma^e , o
uoglimo Jiirf, porfar odio a noimfiefnti
ne a D/o,£ che il male che noi amiamo r
fclmente iel frojjimo, Onie dice, Hora
Chel mal, che fama, e del projfimo : ^ ejjò 1^^^^^^ ''^^^^ fuo mai volger uifo
Amor.nafce in tre modi in uoUro limo. ^^j'/'^^^^^^^^^^
ial iene , mlfu:^ obietta , che famo noi
hitt^ ^^H^^^ <iyftorfi creei,lE cofe fono tuUe^ te cofc fono ftcure iahiio pof r/o, Terche nep
funo fuofe me ie fimo oiiare, E fenhe alcuno effcre non fi fko intendere ejpy diuifo Val f/imo effef
re, ciò è'yU Dò, E Perfeftante, E ffrfe fìeffc flave, Se^^ita^ che ogni a^uoe- decifo e tolto ^ia la
quello odiare, Perche hauendo noi leffcr da lui, ilcjual è' imprimo ejfcre,e fcn^ ihuale rtuHa fatemi
mo, nonlopoffiamo oliare, KejlA,fe diuilendo lene fimo, Se aiuncjue noi nonpoffiamo oàia*,
re noi medefimi, ne Dio, dalcjuale hcihiamo le/fere, R efta che il male che fma, e Iodio cheft fon
tafta del froffmo, E tal mal amore z7 odio nafce in tre modi, come ne [cruenti ueyfi kedremo Iti
uoJÌyo limo, Nel uo/ìro fingo, fer ejfer tale amore fc^^ e lordo uitio .
E chi per effcr fuo uicin foppreffo
Spera eccellentìa^ e fol per queHo brama.
Chef fìA di fua grande'^a in baffo mejfo ;
E chi podere, gratia,honor, e fima
Teme di perder .perche altri formonti
Onde Jattrijla fi , chel contrario ama:
Ef e *y chi per ingiuria par che adonti
Si ,che fi fii de la ucndetta fiotto ^
E tal conuien chel male altrui impronti ♦
Seguita in dire le ire mdi,jferli{juali na
Jceil mal amor de Ihuomo nel froffmo
fuo, fsr ìlprimo e- di colui che f^eya ecceU
lentia CT fffaltatione per U dqrrffme
del fù:ì Ideino, onde Irama la fua rouina^
e ijuefto p- peccato difuferlia, il^ual hahi
hiamouedut:ì furgarfi di (etto fui primo
tal^, E chi podere, gratta , honor, e fa*,
ma, il fccondomodo è- di (juflli,cheft^
lYipano de I altrui proj^eyita CT* honore.
cme ridondcfjp in loro proprio deiriméto,
• fff^g^g»^t Onde hramano di ueder che figua in contrario, E ^ueflo nafce da inuidia , fajual fi
purga di fctìo fiil fecondo hal^, ET ^ chi ingiuria par che adonti, ìlter^ e7 ultimo modo ^ di
quelli, che defierano uendicarfi de Un giurie, Onde portano onta et odio, et in tal firma improntai
m efegnano il mal amor in altri, E ^uefio nafce da ira, lajual fi purga difetto fu l fer^ hal^ .
Quefto trifbrme amor qua gju di fiotto Ha detto de tre modi per licjuali fama il
Si piange . Hor uo , che tu di laltro i n i enìe ) del froffmo, e tal mal amor fi purga.
Che corre al ben con ordine corrotto ,
Ciafcun confufamente un bene apprende y
l>^elqual fi quetì lanimo , e difi\rat
Perche di giugner lui ciafcun contende^
St lento amor in lui ueder ui tira ,
O a lui acquietar ; que^a cornice
Dopo gìufio penter ue ne martira^
come hahtiamo ueiuto.ne ire gironi difeti
io . Hora dice del tuono am.ore, ma cori
foio da lordine , che fi purga fui (juarfè
hal^, oue mojira defpr giunto. Onde dii
ce, Ciafcun confiifimente un lene appren
de, e' proprio de Umente humana d vii
cercar un tene nelcjual fi p^ffa juetare, e
juejìo concfce effcr filo tn Dio . Aduncjue,
:hi per una, e chi per unaltra uia confùfi
ntentecontende efaffntic^ iiferuenire g lui, ma chi con più fruente, e chi lon fiu tepido amore .
Quelli che tepiJamente nelamor di lui procedono , mofìr a efferin ijhefo (Quarto cerchio diaci
ciiiofa tepideZ^ e(ardi/a [uniti e purgati dopo il giufto lor pentire, fcn^ detjuaU/fariai
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Postillati 16
CANTO xvir. ^
^0 Unm a le fene eterne le l'Infimo. Intenieremo alunjue , acciìU m ejfcr a.tn,
ihemancamenfi ieUebin mure che iolhima a Dio.
Altro ben e, che non fa Ihuom filicet
Non e fèlicita ; non e la buona
Effcntia dogni ben frutto e radice t
tamor^jche ad ejfo tropj^o [abbandona^
Di foura noi f\ i^iange fer tre cerchi :
Mtf come trifartito fi ragiona 5
Ttfaiolo j a ciò che tu po' te ne cerchi ♦
Ha trattato ìe Umor li <{uei ieni , lab
ijual nafcarìo ijurfti (quattro tdtij captali.
Superbia j Innidiaj Ira, Accidia , i^uali
fi furiano difetto ne [rimi juattro cerchi,
come habtiamo ueluto , E ferche fcm beni
intrin fui pertinenti a la ragione, fino fla
ti limojìrati la \Jirg. Hora huendo irai
iar li Hueh amore, daljualftafiano juei
pi tre altri uitij, auarifia. Cola, eluffu
ria, (hefcnofer orline furiati ne tre ptferiori cerchi, fenhe fcnobeni fftrinfici fertinenti alfinfi,
Wircf. uuol che Vantf,come fia tripartito, ne cerchi t7 inuefiighiferfefìejfo, ejfinlo cofilaluu
Vice alurtche, (juejìo non effir bene, che reifico filicita, ne effir la buona effintia, frutto e radi-,
te dogni bene, lacjual confijìe fiUmen'e nel iator di juello, che e' filo Ilio, iljual e ricercato la
loro . \f olendo infime, che per (juefte uie, lejuali fino tutte piene lefirma mifiria , fcfpiticano
in uam , pfrche non lo potran trouare . Effcnfia ^ ejfire , Secondo S. Thomafi ne la prii
ma par/^ , è in Dia una medefma cofd , ma fuori di lui ejfa ejfintia ^ comparata a lejfere , coi
me la potentia a lato , come la materia a la firma , e come il corpo a lanima • Ondf di'*
ejfer altro bene , che non è- la buona ejfentia e cef.
CANTO
PoFfc hauea fine al fuo ragionamento
Lalto dottor jeiT attento guardaua
Ne la mìa uìfìa fio farea contento t
Ef io cui nuoua fcte ancor frugaua^
Vi fuor Uceua^ e dentro dicea^y^orfe
Lo troppo dimandar , chìo fò , // graua ^
"Ma quel padre uerace j che faccorfe
Del timido uoler^ che non Jàpriua^
Variando di parlar ardir mi porfe ♦
CnJ/o ;M<Jf Rro il mio ueder fauuiua
S/ nel tuo lume ; chìo difccrno chiaro,
Qtianto la tua ragion forti , 0 dcfcrìua ♦
Però ti prego dolce padre caro ,
Che mi dimoTlrì amor ; a cui riduci
Ogni buon operar , el fuo contraro ♦
X Vili.
tìauenJo il poeta nel precedente canto li;
moftraio ogni buona ogni rea opera
proceder fclamenie damore, Hora in (jue-,
fio dimoftra prima jpur in per fina di Wirg,
che cof(t fia propriamente amore . Poi dei
firiueaLuni efpmpidi celerità contra il
peccato de [accidia, che (^uiui fi purga, rii
cordati da lue anime, che prece leuano al
una turba, lacjual uehcemente correnlo,
pajfaua li la loue effi erano inlucenlo cr
parlar Alberto abbate li S, Zeno li Vero
na, e lopolui due altri che ueniuano liei
irò a la turba ricordanlo effimpi li pigri-,
tia e laccidia. Et ultimamente oppreffi il
poeta la certopenfiero daloual ne nacjue
ro più altri, mofira in (juruo effir fi alor'.
mentafo, CT il penfiero hauer trasmuta to
iti fcgnojanlo puranchora alfimmo de la fiala, per hjuale effi erano fiMfcpra ii ^«f/ ijuarto
bal^ affettando il nuouo giorno . P C^J hauea fine alfi<o ragionamento , H auea V irg.
papofine alfiio ragionare, e guardaua fc Vante ne rimaneua contento, Ma egli, che da vuouo dti^
fiierìo ii fipereera fiimoìato, dubitando defferti graue nel fiiO troppo lomanlare ,fitaceua. Vi
che auektofi s^irgAiporfi col parlar ardire li kmanlarli juel che uoleua amor fjer la Im,
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Postillati 16
1 r TORIO
tlemi fcn^ emm JeloUm, fm.uore e m.on iifce^olo , Onle Dante ySr/?/o
h UuenbM^^ irrtefom, ^,^0 che Li olL flato luhUras,
/o, che ejfo amore frofrtamentefta, aljual e^h riduce o^ni lene e mi oberare .
Dr%ci) dijjiyuer me Ucute luci
Ve linteìletto^e fiati mmìfìjìo
Lemr de ckchi, che ftjinno ducK
Lanimo che creato ai amar prejìo j
Ad ogni coja è nubile, che piacer
Tojlo che dal piacer in atto e deho ^
VoHra apprenfiua da effcr ucrace
Tragge intentione ; e dentro a uoi la Jpiega
Si , che Unimo ai c(Jà uclger fiiceli
E fe riuoìto in uer di lei fi "piega ;
Qjid piegar è amor quello è natura ;
Che per piacer di nuouo in uoi fi lega ,
Voi come fuoco mouefi in altura
Ver la fiia firma , che nata a fidire
"La , doue più in fiia materia dura j
Cefi Unimo prefi) entra in difire
Che moto jpiritale , e mai non pofi ,
F//7 che la cofa amata il fii gioire^
Hor ti puote apparer , quanto e nafcofi
La uerita a la gente , che auuera
Ciafcun amor in fi laudabil cofii;
Vero che firfi appar la [uà matera
Sempre ejfir buona t ma non ciafi:un fegno
É buono j ancor che buona fia la cera ,
^^yiorirg.iim:ìlÌYaYa Dante juellò
cUfia am:^Ye , e ^iaiicank ejfer materia
al^uantj iiffìcile, lo fa attentò con Urli,
che (/W^^r uerfc di U l Acute lui
ci de lintelletto, c/d r-, o^ni acume del fu9
in^epn^, e [arali -manifilìo e nòto lerrore
(li chi ha tenuto cheo^ni amóre fia lauda
hlf e tuono, ìftali^cenhftàuci e fior^
te in coniuY Quelli che lifc^uenò in cjuei
jìafalfa oftnicne, fcny a ftmilitudine de eie
chi, che jfer fi ftefji non finno andaYe , e
uoj^lion ^uilaY altYÌ . L Animo chi*
cYtatò ai amarpYfflo, Comincia a fclucY^
li il iulìrio , MaffYche megUò fififenda,
diremo , lanimo noftro efpye flato CYeaiO
da Dio con diueyfe e fiufùtentie , Alcune
intrinftche, come il Senfc comune, imagi
natiua, Cogitatiua, ¥an(afta,e M wonVf,
Altre ejÌYin fiche , come Vedere , V «//><•,
Toccaye, Guflaye, z!^ OdoYaye . Da ^ue
flefirinfiche e-fcmfre leggieyrìunfe mofi
fi lanimo, ma per me^o le le intrinftche
fotent'.e ogni uolta che affrefcntan Ioyo co
fa che giaccia , E loYdine e- (jueflo , Vede
locchio uno olietto, Quffto ùedey farelie
nulla felfenfo comune ncn lo YÌceuejp in fi
lo poYgejp a la imaginafiua, e cht
, ^ ,s - ^ j e cìie in lei
la cogitafiua lo co^fileyafp, e tYaeffene intentione, O di lene, o di male, ciò r-, o chefiffi cofd luo
na e da poter giouaYe^ o cofa Yea e lapoteY noceYf, E traendone intentione di iene, lapayte concui
ffcMe, una altra fotentia de lanimo, fi moue auolerla, (juefta uolge lanimo a cjuella perche li pia
ce, e co fi moffo ft piega a lei, E ftefio fie^aY è propriamente amore . Viremo adun>jue, amor non
ejpr altro che inclinatio ne danimo uerfila cofa che piace. Onde il fejìo dice , l animo che crem a
prefio^ efiriifo amaYe, h molile a uolgeyfi ad ogni coft che piace e dilettar Ofìo, ciò h,Sulritme7i
teche" defio e Yifcntifo inatto dal piacere. Stando adunche (juejìoyfcguita dicendo, VOfxra appren
fitf^,lnfefaperlacogitatiua,la£jualhalliamo detio,che confiderà lolieUO ne la imaginatiua^
TRagge intentione da efpr uerace, do e-, Qaua opinione dejpr cofa huona, Verche ogni ueYita e
buona, ^ ogni Sfitta e Yea, E Dentro a uoi la ffiega, Perche moue la cOncufifcentia a uolerlo,
SI,ao e ,ranfo la rrioue,cheft uolger lanimo ad effi, E fi riuolto fip'ega in uer di Vf, Quel piace
re e amore, tjuello e natura, CHe, laciual natura. Di nuouo lega jc in uoi PEr piacere , ciò e\
^er piacere ad effi ^nimo . Sara adunque il primo legame che lanimò ha con la natura, lefJlY creà
ti adamar prefi^ . llfimdo, juando in atto uienad amare, e che U natura per piacerli , di nuoi
min
co/? muf in ah, nr mai ft pfa, femn e iwjfe^uo, « ' V '^^'^ V-r^^ .^,/^
U. HOr fifucf. ^n^rer, F.of.r f./#«of.n ^ffi^^^M^^^^^ V rMM Lim,
ro ciascun fcgn^, ancor ché la cera fu b^onalei , Maj nj tu ^^^^
^nJm Umore fta huono in /?, mnloft Jeconio hheUo , errar mi trofp t
re, come nel ^receienfe cant^ haif^Umo ueduto
Le tue parole , ci mìo feguace mg^^no ,
R/JJìcfi lui , mhannc amor difcoucrto :
Ma CIO mha fatto di dubbiar più pregno
Che fe amor e di fuor a noi offerto ^
E knima non ua con altro piede ;
Se dritto j 0 torto ua ; non e fuo nìert(^ ♦
EX e^i a me ^ Q^uanto ragicn qui uede ;
Dir ti posftotda indi in la tajpetta
Vur a Beatrice j che opra di fède .
Dice Vayife hduer intffc, fer le jfarok ii
\j iridio aufio, che frof riamente è- amof
re, ma ii (\uefìo fuo intendere efprli nai
toun maggior Mio iti frimo, dcjual
'e-, che \c amore ^ o(jfrr/o a noi dal jcni
fo'di fuori, E lanima NOn ua con altrù
fiele, ciò h Noti f moue con altro rw/g
che con (juflfclo, come ii fcfra ha iimof
fìroto , NOw fi<^ meno fc ua dritto^ o
torto, Non iaUrihuir a uirtu ne a uif
tic fuo fe ofera tene, o male, E confeijuen
temente non fuOy come uuol injtrire^mff
ia lei] da U^ualfegli ne farà, come uu^l inferire, oumamtnte inftruUo .
Ogni forma fuflantial ; che fetta
e' da materia , eir f con lei unita 5
Specifica uirtu ha in fe colletta 5
\jiqudl fcnT^operar non e fentita^
Ne fi dimofira, ma che per effetto,
Come per uerdi f rondi in pianta uitat
Vero la > onde uegna Imtetletto
ihuomo e-cmfofìo ii due cofe, ianima
che' la^ firma fujìanticile, di corfo,ch(^
U materia,C(ìf /c«o tuUi glianimali Irut
ii. Ma fclo la firma de Ihuomo SEUa, ci»
p-', Sefarata e diuifa da la materia , eiT
ancora unita con c^ueia, fwo hauerCOh
Utta , ciò collocata in fe Specificata
t ^etial uirtu, tfYfffir^^f^ria C7 imi
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Postillati 16
PVRGATORrO
De le prime nothU,homo non fape^ ^n^rfalf, (jucHo chr la firm Jf frutti
E de primi appetìbili hjfetto
Che fono in uoi fi cerne fludio in ape
Di fiir lo melet e quefla prima uoglia
Meno di lode , o di kiafmo non cape^
Uor perche a quefìa ognialtra fi raccorda
Innata ue la uirtu'j che consiglia ^
E de lajfcnfo de tener la foglia,
Queflo è il principio *Ja onde fi piglia
Cagion di meritar in uoi y fecondo
Che buoni e rei amori accoglie e uigUa^
non fuoauenire ,ffYche diuiieniofi in
U fua materia , uien ad un mfieftmo
tmp in fieni f con (juella a ferire , £ la
ffffial uirtudeU firma de Ih uomo /ì
U ragione, lacjt,al non è- [entità fen^
oferare neft dimoPra alirmente che
tfrghejfiui, eh Ji Iti fi uehno, COme
Ulta m fianta j^er uerii frondi, ciò è'.
Come fi uede una pianta hauer uita^ ter
le uerdi frondi che moflra di fuori ,
Ma perche cjuefla tal uirtu non fi dfjìa
ne Ihuomo fin^ a matura e per fitta età,
f. .. . .. , dice , che Ihuomo non fa onde uem
ga UnteUeUo de le pnmt notitie , ciò e-. La cagione de le prime cofc che ne fcn note , E L./J
f^tto de prtmtaffetihli, E lafjiuione de le cofe che prima fifpefìfcono . Perche ancor intener,
età, e prima chela ragione fi dejìi in lui, fi uede hauer cognitnne di molte cofi , e molte appetirà
ne, e donde cjuejìo nafca, e/fendo anchora priuo di ragione , non fi può faere , dice Uuei
Peparti m tale età effir in noi, come è- ne le ape h fiudio di fir il mele, che uienlMdanaf
Tl nlT' primo, qualis ape; fflate noua p^r florea rura Exercet
fuh fole labor e cet E c/uePa prima U3g!ia NOn cape , ci, ^, ^on capifce, nf fc le muiene
merito di lode, o dt hiafmo, Perche in tale età non da efer attribuito :t uirtu ne a uitio alcun
mflro operare non interuenendoui alcuna uera elettione . HOr perche a cjuefia o^nialtra fi
raccogha Moflra, che ancora che ognialtra mglia, la^ual nfca in noi da poi in più perfitta età,
fi raccolga O'unifca a cjuefla prima , Onde poffiamoe meritar e demeritare , che hahhiamo
JNnata , ciò ^, Connaturale in noi l A uirtu che conftglia, E ijutfta è' la ragione , laaual de
tener LA foglia , do e-, il primo e principal grado DE ìajfenfo, Del libero arbitrio, dalfcni
tir , 0 non affentire a tali appetibili e uoglie, E jueflo dice efer il principio, onde fi prende carni
nemnoidi meritar, obene, ornale, fecondo che Unimo noftro Accoglie e uiglia,niceue ecuS
ftodfie buoni , 0 rei amori. Diremo adunque , che fe ben lanima non uu con altro piede, che
con cjuel del fcnfo, che le porge di fiiOri , e che da lui lifia offifrto e rapprefentato amore di qual
[erte fiuoghacheperejfer tn lei la ragione ^mediante lacuale ella fuo difcerner il buono dal
reo, Edi libero arbitrio da poter elegger qual de due le piace più, che eleggendo il buono
merita , e demerita eleggendo il reo e mah amore .
Color j che ragionando andaro alfiindo^
Saccorfir d\Ha innata liberiate t
Vero moralità ìafciaro al mondo ^
Onde pogniam che di nec(j]ìtate
Surga ogni americhe dentro a uoi faccende ^
Di ritenerlo e in uoi la pot^Hjte ♦
La nobile uirtu Beatrice intende
Ter lo libero arbitrio : e pero guarda
Che Ihabbi a mente ^Jé a parlar {imprende^
Seguitando Virgilio il lafjcto propofito
dice, che quelli antichi ^ilofcfi ,iquali
R Agionando , ciò ^, Con ragione effii
minando , Abidaro al findo. Si profini
daron tanto in quella, che ficcorfcro DE
fia innata libertate. Di queflo mflro coni
naturai libero arbitrio, PEro lafciaro al
mondo moralità, Vero firifpro, CiT ordii
naro al mondo coflurt^i e leggi ^er il buoi
no er honeflo uiuere , a ciò che Ihuoma
confcefp il bene, e di quello fiiceffi elettio^
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Postillati 16
^in «o/Fv. f o.<^. numer o, e l.fa^rk ''f^l^r^:^^^^^^^^^^^ ,rUmo, lo mmn.
• M Tìdnff Beatrice^ ciò e^y la [aera thfob^uty uolftido fffnmrr ut
/^S «i^Xr "l-^-^' - '»""' ' *
, Vuol Mare, eh mrrf<'><"^'J
U luna qu4 <« «f^" ^ nottf, <■ eh U Ium, in <iu,h hmiftf
facea U Sìeìle a noi p<«rer più tait y,, f, Uu»M,<^in eh f-^no fUx fra
fatta , com'urt {(celione , che tutto arda t ,^,„ji^ y ir^ilio affduù i Mh M'I'of
E corre, contrai del per quelle fìradc, li U lui ^m/J iae.u. , m fneh ].n
rra U/Corj; .1 ueie,quando cade. JJ- ^ J.. 0.
E quell'ombra gentil ; per cut ji noma .^^^^ ^.^^j-^^^ /.j„j;,„9
Vietola f iu , che uitta Mamouana ; ^^^^^^ j.- ^ affé , e |m ("<"
DfZ mio Mrwr depojlo hauea U [orna , ,^ /^„^ e« r^n <<' "cor*
<?«r, eh non li r.eceiuf Ahuna uoltu ftr
UQUjình. E^u^ìoUlunAai!ruomh.ftrouaf,nrr.inorrof.,m^
, leLnh ,1 fcle ua [etto ,n oeeii^n,., U hn^ur^r in ori^nu , Co.fi^mo ^^''^^^^l
U , ete i^utm / ; f^W^moiW <l>f Mtrpho eh in lutto u<nne
e'Xr lutto V infimo . p4^r pr lo e,nm i> U Urr. a Ullro hnnsfno , loue ir.uo #r
r:<t%;£. slroK^eonfunoin I^Hr^UflMU un. ^
tfw/ \,Jer eohauio eon CMne , , iXeenhr Mito M m»rf, eh fcno trf . Vn«.(0 con,
cuJo Li' uieino a U trf in #r prim iomfnh da lucufrrffc » U l'I ^"T 'r '
ehiarM M , eh il fcfr' hUi'^o ufiulo , Ou, hcenio eh U lun, mioua a Uu.rje *
fco n.uL io , eome gl.inM^él,^uriulo ./^-Zg jf;-
« Più J, fci hr, inani al (igu,nte ii , eh nofìr, hmi.flno huea aé effer tl pmr^p o
^IIZ .... .1..^ tritivi, huia la finire ilauinlo ii naiurak , eh la luna na f}> a n
hf,u.niuaaUu-r.e,uaftarn.Z.noU,,fnehloplo{fofric^^^^^^^^
iiJ,arioacc,lìaniof,ai.!rcfcU,eorn,n.latrudenUem^^^^^^
a%uayfe\ueh eh f « imf orlare, efftnio ne lec,uimo ein,,ueWe efuaf, la nMa ix ejueUa.
VAcela le fteSe a L farer fiu raie , ^ereh lo^ieua col fuo magpore , il minor lumej,
Snan fané i. aueh . e ffetialme„ie ie le fiu frof:n,,ue e minori . FA», come un feceh one
\frJigUa la La , Jnio e un peo [cerna, come era aHhora , e eh furge xn onenle , ai un
f!LioÌeharJa%hmeiianfeigr.ir,uafori ^^''/'^'''^''^.^"'Jt
Lo ira effa e glioeehi n.flri , ne la finno farer maggiore e Ma ix ejuanio f»' ^ "/ ^
Luetueai/ tcorreua centra il eieh, HaUiamo in altro ^'«^ '/''' V? S «
ri .fire . o uogliamote dir cieli , hanno eiafcuno iut trineifali moti , uno ia oeexhnu xn onen*
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Postillati 16
pvRGi^roRro
ìe , f ijUffto e- motOfYOfrhy i^ual ha ciafc^m ia Ufua inieUigeniU , Ultra U ùyifftfe in occif
iente^il^jualè^moto ratio, che Io hanno dalafèr^J^l ^rimo mottlf , U luna adunane .
ben che non finito , /^y^r^ op;)o/?//o/!r , po/eua eferft accoftata al fcU c^uafi lo fhatio di due fc^,
gm,(fr ejpr uicina al fine de lo fcorfione , E cjuando il [de è- in cjueft:^ frgno/e che nel noflro
hemisfirio cade in occidente^ chi e" a Roma, e guarda tralifcla di Corfica, e quella ii Sardionet
che le fono occidentali, lo uede cadere , Correua adunque la luna cantra il cielo fer (jueUe firai
die del Zodiaco, che occujfa il figno de lo fcorfione, le^juali ftrade fono infiammate dal fcle aHhora,
che ijufOo che è a Roma, lo uede tra luna e laltra di <juefie due ifcle (Quando cade in occidente ,
E (iuel omhya gentil, Yietola e hoggi il nome de la uiRa , che da gliantichi fii ietta Andes, oue
in Manfouana naccjue Virg, il^ual haueua defonuto la foma del caricar di Dante, hauendo Jàtifi
fktio pienamente ai ognifuo duhhio,di cheglihauea dato carico,E dal fefo de quali duhhi,U fua mtn
te, inan^ al depner di tal carico e foma, era fiata aggrauata »
Ver chh , che la ragione aderta e piana
Scura le mici quiflioni hauea ricolta y
Staua) comhuom^che fonnolento uana^
M(j quefla fonnoientia mi fi^ tolta
Subitamente da gente -, che dopo
Le nofìre Jpatle a noi era già uoha ♦
E qual if meno già uide ^ Afopo
Lungo di fe di nette furia e calca j
Vur che i Thehan di ?>acco haueffcr huopo
Tale per quel giron fuo pafjh fiilca,
Ver quel chio uidi di color uenendo j
Cui buon uoler c giuffo atnor caualca^
Hauenio Dante infefc a f ieno da Virt
gilio ogni ragione ejfoftali fcfya de fuoi
iuhhi , fi fiaua figro e lento a fmilifu^
dine di chi effindo offre/fo fcnno VA'p
ria, ciò è , Venfd a cofi uane. Onde dif
Trota laccidia , de lacuale fu (juefi^ gii
rone fi douea furgare , M<r c^uefia tal
fonnoientia dice fjfcrli fiata fuhitament
te tolta da anime , che fu fer (jnella cori
nice girauano il mente , e già Ihaueana
tanto girato , che erano dietro a le ffali
le loro , E fer dimofirare con juanta uti
locifa frocedeano , e la gran moltitudii
ne che erano , le affcmiglia a cjuei The^
lani , i(juali fecondo che fcriue Statio^
ne fdcrifici di Bacco , {Quando haueano
^ i-rr ì ,f ^ n ' correuano di notte in
gran ifftmo numero lungo ^fmeno CT Affo fiumi di Beotiacon ficede accefr iridando fin
te e chiamando Bacco fer molti e dtuerfi fuoi nomi , Onde dice , (^sj^l ifmen, eiT ACcpouii
ie padi none fi.ria e calca LVngo , ciò ^ Vrrffc di fe ,fur che i TheUi H Aueffer huott>,
mueffero hfgnodi ^^cco T ^e,,,, ^ f^^^^ ^^^^ ^ T.Alca,cà,
Auanla t7 accrefce uenendo, fuo f affo di loro . Falcare fi ^ il contrario di dtfihare, che fiorii
fica detrarre, efminuir de la fcmma , Onde diciamo. Di cjuefia fcmma fine ha a d:^lcarlan,
to, P;^/^^(-.cf.W^, .IfenfierJe lan dar molto dif^lcJ , Adlncjue,fi come il fJffZZ
dar di cofiut era dtfilcato dal f enferò chauea derrar il camino, Co/? ,7 fiff éi JfìanZe eré
h Ti V Tl l ^7"'^"' ^'^^T ' "-^^^^ ^'^''"^' ^^ WV^^ Ziol
fio de laccidia , effindo la celerità contraria a la tardità ufita da Uccidiofof iaro e lento doLdoCt
kn contrario m laltrofuo mfrario furgare , ^ ' douendojt
Coloro ^yo«
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Postillati 16
CANTO XVIII* , , , , f
T.f?o flrfcur^noì^.pnche correndo cojìora fi^m foflo fcfra /oro,fm^.
Si mouea tutta quella turba magnai
E due dinanv grìdauan piangendo 5
mrìa con frena corfe a la mcntagna t
E Cefare per foggJogir Merda
Tunje Uarfilia-, e po/ torfi in Bìjfagna,
"Ratto ratto 3 chel re^/po non fi perda
Per poco amor j gridauan gMtri ap^rejfo $
Che Jludio d'i ben far gratta r'muerda ♦
ftmoueano ce'neYKfntf correndo dal lato
de la roccia, laijual era fcfra di loro, che
frano da la^arte di fuori de la cornue al
fcmmo de la fcala, jfcr lacuale ueranofcli'^
ti, E due di jufBe anime andauano man
':^alaliYe pa)igendo^ de fgmf^a cQfi^,
fritione e jfrniimerìto, e gridavano ricori
dando efjtmfi di celerità conirail uitio
dfljualftfurgauano, a ciò che da lalirf,
deUfcguin(^no filJcYo mitafe , cndffiu
fojh fi uenilPro a purgare, liil frin^o effcmjfio era M^ria y ng, ^u^rJ 0 con frrmacei
lerita, paffando i mctfdi Gt,dea,fi f{.ggì in Egitto fortandonefco Gieju cf,n/?o, che a Urrode
^ra cercato terocciderlo,come fcriue Luca al fecondo • Laltro ejfimjfio h celerità e^^uello h Ciu^.
Ho Cef. lìmle, fci chehhe rotto Fomffio in Theffcglia, efi< fornaio a J(oma, fafso com jmue
lucano nìlter^ e nel cfu^rto, in Iroufrl^, df ff ugnar W.ay[\ia,rr.a Monoyi fo,
terfi cofi (ofto fire, vn lafcio Bruto a Ljfcdio, CT e^li con ceUrifa grc^ndif^^rra, fcf^o in VAjj<--gr.a,
doue e Mno llerda cii^,e ruffe Affranto e Tetreio, c\e con uMo ejj. rciio Ton-.feiar.ojc ghera,
nooffk. KAtfor^tfo, chel temfonon fi feréa,^!^ le cltre anime da glielj.n^fi dicflnif^t
ricordati da cuefle due, che aniauaro iriar:'^ moftra, che ffrorauano luna laltra gridando tuiie,
R Arto rrftfo, a3^, Toftc tofìocUl imfonon fqtrda fer foco amore, noneffcndo ^''f^f^^^^^^
che mancamento di canta, CHe grafia rinuerda, A no c\e gratia diuma rmuovi e rinfrejchi liu-i
dio di hen f^r in noi, e chefiu iofto fo/fmm.o furgarci, com,e uuol inferire, fenhe Lmme Turi
gafOYXO da loro fffffe e fcn'^ il Bmo aiuto moffc da fua. fcmmft liltr alita e grafia, 0 da giui
fli freghi h morteli , nuHa foffano meritare »
O gente tn cui ftruore acuto adeffo
B^icompie forfè negVgentia e indugio
Va uoi per tepjde\7^a in ben far meffo j
Quefìi ; che uiuc (e certo non ut bugio)
Vuol andar fu ^ pur chcì fol ne riluca t
Vero ne dite , ond'è preffo il pertugio ♦
parole faro n quefle del mio ducat
Et un di quelli fpirti diffc ',Viem
Piretro a noi 5 che trouerai la buca ♦
^3oi fam di ucgUa a mouerci fi pieni ;
Cfce reHtir non potem : però perdona j
Se uiUanta noflra giuflitia tieni »
Io fui abbate in San Zeno a Verona
Sotto Imperio del buon Barbare ffa ;
D/ cui dolente anchor Uilan raglmat
E tal ha già lun pie dentro la fòffa j
Che tojlo piangerà quel monifìeroj
E trìflo fia dhauerui hauuta po[fà j
Virg. farla a (jurfi ffiriti e dice,0 Cen
te in cuifiruore a.uto ricomfie fvrfe aèef
fc, ciò ^, O anime ne lecjuali arante co.
rifa ri^ora fvrfc hora regligentia ini
dugio meffc da U2i fer tefUeT^^ inhtnfk
re, (^fjìi,cio è'. Dante che uiue (E cey
(0 non ui hugio) ( E ueram^enie non ut
dico hugia) "^uolaniar fuVVrchel fol
ne riluca, Konf:ìtenkfi fcn'^ la luce del
fcl fc^lire, E jueh che moralmente pgnii
fichi , Ihattiamo già in fiu altri luoghi
detto. Vero ne dite, OUiel fertugio. Da
ùual mano lo fretto calle fer locual fi fcl e
efiufreffo. diffonde uno di (juelli ff i
yitiy chegli uaia dietro a loro che lo troue
ra . NOi pam di uogha, Seguita ^ue^
fio ffiritQ dicendo, che effi fcno fi fieni di
luon uolere al uthctmente mouerfij che
nonfpffanoffrmarafarlarfcOy e fero
de dehhalor ferhnare ,fgli liene e rei
A F iti
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Postillati 16
rir^t. PVRGATORJO
Ferche [m figlio mal del corpo intero , futa uiHania la /lu/ìifia Im, U^iualaiu
E de la mente peggio , e che mal nacc^iit , fìuia uuole, che rr^eiiante la cderitafri-.
Ha pHo in luogo di fuo paTtor uero ♦ ft^rino lufata hr figrit a e tardità, ikhe
h non fo Je più dijfe , o /e; fi acque J ^ ^^^^"^^ r^orar con Mente et
Tanto era già di la da noi trafcorCo * ^'f^'^^^f^'^^ ^worr hauuto a Dù
Ua queHo intefi ^ c ritener mi piacque . ^ '^^'fZ' ' ^^^^ ^^A^'
^ ^ l^^"^^^ Smaniato Don Allerto,
^^^^^ àoUimi coftumi al temta <Jì Federi
gHrmo Jmferahre cognominato BarUroffa lai color di quella, il^ual manio Milano ai ultimi
y^ina, E cjuafi a tutta Italia fi fentire de le fue inaudite crudeltà. ETal haaiaMt Ihuomo
hauergia un pie dentro a la fijfa, cjuanio fer decrepita dehole^l^, o infirmita,ft uede ffUr uici^
no a la morte, InUndendo d'Alberto de la Scala ftgnor di "Verona, huomo Mora, come finche
mito antico, llcjual di propria autorità, fice ahhate di San Zeno un fuo naturai figliuolo , Onde
dice, che naccjue male, E perche fii defirme ftroppiafo, e di fejfimi coftumi, che era mal intera
del corpo e peggio delamente . Adu^ue Alberto,iljual era uicino a la morte, piangerà tofto ciuef
fio monaftero, E pefiraffi VAuerui hauuto foffa, Dauerui hauuto autorità e potere, Perche, fc au'o
rita no uhaue/fe hauuto, no farebbe caduto in ({uello errore, del(jual hfcgnaua che da la diuinam
Jtifia ne fiffefumto . IO no fife fiu dife. Era V Abbate, dice do (juffi'e parole ,tdto fcorfo inaiiZi
ihe Dante, per no poterlo fiu udire,nonfdfi oltre di juefto dfe piu,ofe pfe filentio al fiio dire,'
E quei, che mera ad ogni huopo foccorjoy fofio due di (juefte anime anlar inanf
Diffe ; Volgiti qua j uedine due '5 ^^^-^r^f^^^^ <// celerità e damof
A laccidia uenir dando di morfo , ^ ^^^^^^ douejfiro imitare .
D't retro a tutti dicean ; Vrima fiie "'^'^ P^^' '^^^ ^'^^'^ ^^^"^ ^^'f^o rif
Morta la ^ente , a cui il mar fapcrfi t cordando effèmpi daaidia, a do Se laU
Che uedeffi Giordan Iherede fuex tre douejfiro ffauentare , e confi ^^^^^^^^^
- ft 1 7 ce ri- r mente fu mrla, l uno e- e] uello del tof
E quella che lananno non merfe jr / 2 r i • /
r • 7 r -^ici- v: r f^^^ Jfraehte alauale , come fi leaoe nel
a la fine col figlio d Anchfe; e,,^^,/ xiii/. fer diurno miracohfipet
Se fiejfa a una fin^ gloria ojferfi , /?/ ^^lare, <juando fitto la guida di Moife
fifi^gg^ d'Egitto, e data graue feruifu
iiVaraone, E (luefla hla gente, lajual fu morta prima, chel fiume Giordano, intefi dal poeta
fer la terra di fromiffione e di Giudea per lajual corre, VEdeffi Iherede fi{}, VeJeJfe effe fofofo,
(he douea di tal terra ejpr herede, hauendola fromeffa Dio ad Abraam per lo fito fime, ilqual dif
fe che multiplicherebbe, come lefìetle del cielo, e la rena del mare. Ma non U uolìe per lijioi fec^
(ati, daracjuepi, icjuali tenne ejuaranta anni nel deferto, come è firitto al xiìij, de numeri ^
Diedelapoi a qutUi che difcefero da loro, e cjuando (juffti fiiron morti, E cofi (juffia gente morì
frima\ che Giordano uedeffe il fuo herede . Lac^ual gente pi fcfra dogniaìtra accidiofa Z7 ini
grata ueyfi Dio, Verche fenl^ uolerfi in alcuna opera ejfircitare,af^eUaua deffir proueJuta da
lui, come fu fafcendola (Quaranta anni de la manntc , che da cielo fiiceua fiouere , ne mamaua^
no le mormorarmi ogni uolta che non haueano tutte ^ueEe cofe che dtfiderauano ribellandofe da
lui e da Moife fuo duca e f recettore, con fabbricar idoli effcrtar il /'op/o a fìr loro il culto »
Laltro ejfimfio è- f^ello de la gente che feguito Enea figliuolo d' Amhife dopo la ruina di Troia,
e che non fcjfi^'fifio laffrinno del nauigare fin a la fine, iljual, fecondo che i fitti Mf^oneuano,
iouea efpr in Italia, Ma offirfe fe ftefia a ulta fen^ghria , Perche , ff.ondo Virgilio nel V.
\na parte di jueUnrincrffcendole lani^rfiu errando per lo mare ,fen^ ftim^r akuna glorici.
CANTO xvrif.
tfimdjt contendo ii rmaney in Sicilia m Acffte , r cjufjii fÙYOn H ^cciJtoft, lenti.
f i^Yi cUuejfe Ened nel fuo [aytir éa Troia menato feco
Mofira, che aUonfanafe (Juffte anime fan
(0 <Jìa /oro, che j^iu non lejfotfuano ueàei
re ^ftmifenuouo fenfurin luiydelijual
ne n<tc(^ueYO diuerfie fiu altri y E cU'
tanto avio uaganh duno in altro, che
ricofeyfee ferro pitocchi PEr uaghe^"^,
Veyche era u:tgo e dilettuuaft in tal uaneg
giare , corne ijuanio amene che ficciaf
mo alcuno capello in aere, eh uoknfieri
Piarne n tal uano ^ inutile iifcorfc , Et akrmentanhfurafrrMt'o il fenfmento in fc^no, che
tuUi Ceno termini accidioft, i<iuali , perche era ii notte , . fen^. il Ime del fcle nonpteano prò;
ceder al uia^oio loro , ueniuano ad hauer fiu fir^a in lui , Et e^ cfa certa, che cjuando jta^.
mo Priuati del lume de la diuina gratia , po tanto in noi ogni fiUace e uan jfenftero , che ffef;
[è uolte lanimo fi uien ancor adorwentar e7 a ferder in <jueEi fin a tanto, che da tal grada
fiami defti , e che ne illumina la mente facendone conofcer U uerm .
Poi quinio fur da noi tanto dìuife
Qucllomhre , che ueder p/« non poterfi 5
ì^uouo j^enjter dentro da me fi mife ;
Velqual ^iu altri nacquero e diuerfi :
E tanto duno in altro imeggtai t
Che gliocchi fer uaghe'^a ncoferfi^
EI fenfamento in fogno trafmutcù •
CANTO XIX
Ne lhora,che non può il color diurno
Intef idar p/u il jreddo de la luna
Vinto da terra , 0 taìhor da Saturno 5
duan lo i Gcomantì lor maggior jirtuna
Veggon in oriente inanv a lalha
Surger per uia ; che poco le (la bruna ;
Mi ucnne in fogno una ftmina halba
Ne gliocchi guercia , e fura i pie difforta ;
Con le man monche y e di colore [cialba,
lo la miraua t e come il fol conforta
Le fredde membra, che la notte aggraua^^
Co/i lo f guardo mio le ficea fona
U lingua ; e pofcia tutta la dri\7iaua
In poco d'horat^e lo fmarrito uolto j
Comamor uuolycofi lo coloraua^
Jl foet^ nel f repente canto dopo la ììfcrìU
iione de Ihora matutiìia, nelaijual, dori
mendo , finge ejfirli uenuto certa uifm
ne, iimofira la fùa filiiafùl quinto giro'^
ne,oue finge di trouar Pafa Adriano
quarto , dalijual intende le conditioni di
quel luogo , e come c^uiui fi purga il fec'.
cato de lauarifia , ^ Ne Ihora,
che non jfuo il cahr diurno , thora ne lat
quale il calore del di, ciò e^, del fide, no
fuo fiu infefiiiril freddo de la luna, fi
è Ihra uicìna a lalla. Perche il calore
del di non è' altro, che reflettione de ragi
gi del fcle da la terra fu in aere, Mrf f «r*
tito il fcle, e uenuia la noUe, il calore del
ii comincia a diminuire, e maffimameni
iejfer il refitffc de raggi delfcle,che fcem
de giù da la luna, ilcjual e freddo, fi coi
me ìa terra in fu r caldo , E perche tal freììo non fuo cofUimJr^ ^i^cer il calore rimafo
in aere de! di, uien da (juefto calore per lungo ffatio ad effer intef ìdito , Ma quanto la notte ua più
inan'^, tanto uien fcmfre più a perder del fio uigore talrnente, i he fu Ihora matutina , lacjual e'
un foco inanimi a lalia, uien ad effer del tutto, odingran parte jfento, e cofi non può più il fredda
de la luna intefidire, maffmamente efpndo queflo aitato da terra, laqual è di natura fredde^, E
Talhor da Saturno, Perche quando q^efio pianeta predomina fpra de la terra , fer ffJ.rfrrAlmen
f e freddo , è' mn foco da lui aitato . qvando i Qtomanti , "Defriue quefla medefma hra m
AF 'iiii
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f t 1/ ;« £ Z 7r ^'">'»'».''^'"f 'f "V'/'P. cr Ufi.. i.U^U , u Jhora
^JJ^^ ^^^^ ff^^yi, tprjci cominciati ai i^f^^^^ ^. / .
in^n:el.t.l^^e l.nne^ d Mora era colfcL . Ili ' IT fi
ì^ift^ L figura, chrrenJefMja c,uAa delr.JjS^^^
difiui che figgono Queft. Mfer lafilf^, defiuiua .fin f/fittapiicitk, chM t Z
Uff. loUmira,a,Wicftya che delr, arte fdefimimmkr,^^ fimina ,ter uirtu deh
fguarà^ il lux ^uenu0 c^mefuA auenir di elvelle dtglUnirr.ali.fer mtu de ra^ai del fcle, quandi
iialfre lh Je la notte fono aggrauate, e che dal calor cjuellt uengon ad effer rictn%taL Onde di,
ce, Coft loPl.ardo mn LE f^cea [corta, eh ^, le ficeua frejia e pronta la hngua aharlare, E p,
fci^ tn poco ihora la dm^^ua tuUa, e coft colorala h fmarrito uolto COme amr utile Come ri,
cerca Umoresche Imomomeae in quejìt fi^lfi e no uen heni e piacer terreni. Perche quel no fmi
P^^fofcnoncheauengachenelf^^^^^
m molto dfltmnoltmen^^^^^ in quelli, fe ne uien a poco a poco a dilettare.e diUftàd itiaf
ma, et amdo li deftra, fi che di dffirm, inutili e m che lifaremio, li giudica heUi^utiU e bLi .
Po; cheUa hauect il fctrlar cofi difdolto j
Cominciaua a cantar fi , che con pena
ria lei hmci mio intento riuolto ^
lo fon , cantaua, io fin dolce Sirena ^
Che i marinari in me*^l mar dijma^c ^
Tanto fon di piacer a fentir piena\
lo uolfi VÌiffe del fuo camin uago
Al canto mio t e qual meco faufa j
V^ado fin parte t ft tutto lappago *
Anchor non era fua bocca richiufà^
Quando una donna parue fànta e prefla
Lunghejfo me , per fnr coki confufi ^
O Virgilio Virgilio chi e quefìa
Fieramente dicea : & ei ucniua
Con gliocchi fitti pur in quella honefia t
Laìtra prcndeua j e dinan\i lapriua
fendendo i drappi *j e mofirauami il uentre
Cluel mi fue^jo col pu\7jOjche nufcìua^
Voi (he alfenfa fiicciano (juffìe ferrerìe e
uane dolce^^ , /? ne comincia tanto a dk
Iettare y che difficilmente rimoueria • d<t
quelle la fua ini emione , che ha iifcgun
tarle . Io fin cantaua, l peti finpno,.
che lefirene hahitajferO in Sicilia fipra di
certi fcogli al lito del mare, e che attraefjl
ro col foaue e dolce canto i namganfi che
pafjauano. Onde dice, che i nauiganti in
yne^l mar Dfmago, do è', Dijferdo er
ifmarrifco del camin hro^ Tanto fin piena
difiacerafentire . Qu.ej(e,moralmetf in
tefcYO ferleuoluUa e dolce:^ terrene, lei
(juali tirano afe, e legano tanto glianimi
humani, the labro non ftpoffino lileuf
re , tanto fin piene di uanoe fiigace pia$
cer a fentire . Io trafft v lif['c, Dr.r iha-i
uer fitto juelh che iiolle,fccoyiJio che fini
gono, ma non hpote- f^ire ,peYche dica4
tìo,che Wlilfe douendì p/ffar per quei
mari y per non icJir'e ft turo, come prudente, le orecchia . E C^i^l meco fouf?, E (jual in quei
fie faìi terrene do\eZ/<i fa hahùo , R Aro fen parte, Ferch Jr/o Ihùlito fuUo in quelle , molti
diffidi cofa^il poterjcne ritrarre, Sllappago, Tanfo h contento tutto , Verghe guftata que^
fia /alfa e dannfit filuita, lanimo f contenta Ji fcguir quella fila . ANchor non era fua hoci
ia riihiufi, AWifcor inn mera la tai Aum j^iacer moffo, qj^ando una d^nna , Qj<^/?rt imtni
deremtì
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Postillati 16
CANTO XIX.
malTmo meiimento ad ogni uirtu , E rifrfnàf fifr^entf Virgilio, cU Ufft Dantf ad u^t con
lei m ^, Rr^ni^ rm hfc dtlettarfi di fai uani r iamofi lem , E V,r|. ue^.
rtiua con c>ìiouhifìUÌ furiti Rutila homjìa, ciò è. In rffa Fi!ofcfia,Jffnhla ragior.f, mediantt
aurUa, Àftifra ìmferfittmf delT^fiilfi iem,i^u.li,fenhf alfcn[cfcn^ di h^on in aff^reMo
li e IfHi AletteuoK U ragione U limo^ra, c^uanto ne lintrinfuo e nel fine loro f ano domine^,
uoli e da PiP^ire, Onde che dfcnfo, conofciuto la enormità di c^ueìli Jt uìen a defìare, ^ a comW
fcer Urnre Mquaì era pma, Unendoli f^lfmente giudicati huom e da foin giouare , E ue^
ramente , [c con f,n, e dritto occhio confxleriamo c^uffìi tre uittj, chefcguono, ciò e-, lauaritia la .
fola, e U lufTuria, uedremo, che di tuUi fcno ifiu ahomineuoli e uituferofr . Penhe la ju^ertia,
la inuiìia e lira po/^na nafcer da c^uahhe generoftta, E {accidia da tefidezl^ danimo. Ma lauaro
^rricchiCce fclmente per impuerìr aUri.E comelorrenda fiera nat, a nocer a tuUi e gmar a nej,
Cuno. Mre efcn^ alcun rifletto, douentafiu famelico tfT arraUiato . llgdofc e nonfclamen,
te inLe, ma oltre a modo damofc , perche confumato le proprie fuflantie m hn empir fi d uentre,
cerca, ciuanto ^ in lui, di confumar cjueUe deglM, 2t r di tanto più uile ^ inutile del porco,
a auanto che in lui ogni ^ofa ^ gettata uia, che del porco, ingraff^ndof!,fe ne cauautihta.U lu]\v ^
rioCo ^ de' f«tto ahmnfuo\e,penhe hauendo nel fuo difcrdinat, appetito perduto il urne de linteU
leuo confumi ai un medefimo tempo Ihonore, le ftculta, e la uifa infteme , Onde il uitio atani
iona prima lui , cheg'i ahandoni il uitio . Ma dognuno di quefìi dicemmo a pieno ne la precei
iente cantica , e dì nuella ne fuoi propri luoghi . '
Io udlfx gliocchii d huon Virgilio, al mentre
Voci tho meffc .dìccatfurgi , e uienii
Trouiam Uberto ,pt-r loqual tu entre.
Su mi Unii ; e tutù cran già pieni
Va ìdto di i giron àd [acro monte 5
Ef anàauam col fol nuouo a le reni<,
Seguendo lui portaua la mia fronte^
Come colui, che Iha di pinfier carca,
Che fa ài [e un me^o arco di fonte 5
Quandio udi ^Venite *j qui fi uarca^
Variar in modo jo^ue e benigno 5
Qiual non fi fme in quejla mortai marca
Con Ule apirte , che parean di cigno ,
Voi/ed in fu colui , che fi parìonne ,
Tri due pareti dd duro macigno*
MojJ? le penne po/;c uentiUonnej
Qii lugani affermando effcr beati 5
Che hauran di confolar Unirne donne ^
Veflo e rauueiutò il fcnfc del p<o errore,
ma con dijficulia, ejpndoftfMO da la vai
gi2nf chiamar al men tre uolte, tanto fra
già U^Cit:^ prender da le terrene doLe^.'^,
e confortato da effi ragione al fcguitarU,
eT* a trouar laperfa uia de le fcale, per
^ual egli foffa entrare cfT andar fi a puri
gar de glialtri uitij, fi lena fu, ciò e', ft ri
mone da fai terrene dolceTi^c > (^'^ F^^'^
lhaiieanùf^tiocaggerejperf(guitarla,effcn
do giaritiirnatA in lui la illuminante gra
iia fgnificata per la luce de lalio di,fcni
^ Ui^uale n:npoteano proceder inan"^,
htarjauano col nuouo fcle a le reni, Ieri
ile effondo pur jcmpre,n fi girar il rr.onfe,
prOieluiifu la defìra,fe la fera inan'^,(tn
dando il fcle a monte , firiua loro, com.e
difp, permeai ncxfo , leuandoft horain
oriente, hifcgnaua che ftriffi loro ale re
ni . SFguenJo lui f orfana la mia fron
te, SePult.nìo Virg. portaua la mia fronte, come colui che Iha carica di fenferi, H^ualfiun me
<c arci di ponti difc, Terche ua piegato e chino, come fta ^ueSo, q\'ani, n udì parUre, V
UfiuL,ciol,cxuifipd^^^
^,liciuejìamortalu1ra. ^c^ePomofira effcrelìafoUgfìo, d.^u^U ^
Uuxnoé ciumt, girane, lejualieran^TKa ine pareti, ciò e, Tra d^f ff^nle DE/ dmom^a^rt^t
1
1- i
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Postillati 16
p VR G A r O R I o
•D^/ luto foglio iel m:intf,E mufnio Iffennf ie Ule, li uentiTo iluifo rc<tncfhnhli hfccm Je
lacciaia e hcfnhaueUo, che e^fcrimin S. M.«.o al,, Brati cjui lugent aumam M confcUh.ni
tur. Lf ciudi parole nam amfcUtme DE Imme éonnr, do ^ De ìanime esentili, che di tal ui
tioftpur^auam, E f «filo che jurjì, moralmenfefi^mfichi, Ihuhhimo ietto di fcfta .
Che hai , che pur in uer h terra guati
La guida mia incomincio a dirmi ,
Poco ambedue da langel formontati»
Et io 5 Con tanta fofj>etion fa irmi
ì^oueUa uifwn che a [e mi piega
Si j chio non pojjo dal penfir partirmi
Vedefìiydijfcj quella antica Jlrega;
Che fola Joura noi homai fi piagne i
Vedefìiycome Ihuom da lei fi slegai
Biajliti;e batti a terra le calcagne*
Qliocchi riuolgi al logoro ; che gira
Lo rcge eterno con le rote magne ♦
Uon fuo cofi tofto, ne ft legiermenfe il fcn
fo iifartirfi ia dileui e pUceri terreni , e
fero ft pieo, pur a cjuelli, , uolendcfcne
fcufar con la rtigiom in narrarle la uifme
hauufa, quella che uede fempre o^ni finì
concetf3,non affetta, che gliela dica,ma li
dimoflrachela fa dicendo, VEdefti jueUa
antica jìrega, chiama antica flrega tjuef
fta fàlfa filicita mondana, perche , fi come
leftreghe, che fecondo glijciouhifcno anti
che uecchie, che fuc ciano il fangue a pie,
doli fànciuUi , Cofi (juefla anfichiffìma
mondana felicitane fuccia , confuma ,
Pri<lgf ogni noftra fiijìantìa , ogni nofìro
uigor e fvr^ conia uita infieme, CHe fola fopra noi homai fi piagne, Perche auefia fila li rimai
ne a purgare, la^ual confifie ne tre uiiij, che di fcpra fono diflinfi in tre gironi, ne auali tal uaf
nafihcita fi piange da le anime che nifi purgano . \/Edefii, come Ihuom da lei fi slega , Veri
che hauendohla ragione fkuo conofcerlafi^amalifia findendolei drappi e mofirandoli i! fitido ueni
tre,fe ne douea ragioneuofmenteper fefteffoltterare;z7 hauerìa in horrore , Onde dice. B Affiti,
CIO e , queffo ti hajìi afkr che da lei tifiioglia, E Batti a terra le caìcagne, E da Id uelocemente ti
diparte . QLiocchi riuolgi al laguro. Vuol che rimoua i penfteri da le cofc terrene , e che glialfi
alfcle, il<iual e' il logoro, che leterno R e de luniuerfo con le magne rote de deli gira fcpra di noi
richiamandone a lui , come fk il falconiere , cjuando girando il logoro , richiama a fi il ftUone,
che uaneggian do per aere , fi domentica tornar a lui, come ancora noi diletandod in juefle terrei
ne, uane eftuace dolce^'^, d fior diamo di ritornar a Dio.
Moffra Dante effirfi moffc a figuitar Viti
gilio per ma jueda fijji.ra de la roccia,
che fnceua fcaU tra due pareti di (juella-
Q/d/e // falcon ; che prima a pie ft mira
Indi fi uolge al grido ^ e ft protènde
Ver lo difio del paflo , che la il tira ;
Tal mifèd io t e tal, q^canto fi ftndc
La roccia per dar uia a chi ua [ufi} ,
ì<landai in fin , enei cerchiar fi prende ♦
Comio nel quinto giro fui difihiufi) ;
Midi gente per effo , che piangea
Giacendo a terra tutta uolta in giufo ,
hdhfit pauimento anima mca,
Sentì dir lor confi alti fojpiri y
Che la parola a pena fwtendca.
fin a tanto che fit giunto alfcmmo, OVfl
cerchiar fi prende, ciò è" , Oue fi comincia
à girar per lo cerchio, o uogliamolo dir cor
nice intorno al monte, moffc dal fi^o richia
mo, con ijuella u(hcita,che fa il falcone al
grido del falconiere , cjuando li moflra il
pafto, che prima fi mirra a pie,poijft uoh
ge al grido, E Si protende , E fi difienie
Iper lo defiderìo del pafto,che lo tira la, Et
in (jueflo mofìra cjuanio il fcnfo era già fit
, ..f ^ . , . ^^'^Ifipfntealaramone ,t!T indriT^Ai
^^'^<^M^^i^i^l^[^^la,AetradueparetUeUr,cciamiteneu^
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Postillati 16
CANTO XIX.
ierelfc f cht Mn£fu<i pmfnk ^ leru tuU^ mIu in giu,Vfn\>e Ujni» h Uum , chf fi
ìAurù finiti filft f temni Uni, E ii f^^ mftra àep^ngHo e firU(p,inio fdo'ghm
iictnh, AihffitMimtnIo ^vima m(0,c:c f" , Unima mia è- rm4àfre{i „ U oQuime,<^u(U
f 1,^/5 huta, iW.e uMÌ injiritf, Afuar « If fi.ffW f lidne . Et efdmo the U (kfja * U
frim* hor» iti di, omt ii jcj r« Ulhimi mimi àm d\im •
Km
m
Oeletudil^io^,hcu!fojfmt Elà di Vio,vUfLerfi .corneuuol
E giuliva e j]^eran\afrn men duri', infirirey eh f (fuMaiiframo furiatole
W^^ate noi uerfo gMÙ faliri ♦ commefse colf e, deffer offeriti U lui in cir.'o q^mifr'
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Postillati 16
PVRGATORIO
Sf UDÌ venite Jd giacer fmri , trd nurr.fn gHM fioi hafi,ll nifi
II
E uolete trouar U uia f iu tofto 5
Le uojlre dejìre fien firnpre di fitrìt
Cefi pregò il poeta 3 e ft rij^ojlo
Foco dimn^ a noi ne fu x perchio
Nel parlar au'tfai laltro nafcoHo t
E uolfi gliocchi a gliocchi al fignor mio :
Ondeglt majjentì con lieto cenno ,
Ciò che chiedea la uifìa del difw ♦
j^iV/, la fcffzTfn'^ de la fem de (juali^E
giuPuia € Jferctfìf^ FA fi men duri , Tani
no fiu tolfrakìiy Verde cjueUi che gii^fla
ynente ft ue^gon e/pr funiii^piu jf atiente
méte ideram le fum{ÌQm,E tm maggior
mente, (juando dopo cjuelle jferanc indui
hitata felicita y cmefineAncofìm. DRi^
^/r noi ueyfc glialti [diri , Inuit^fe noi a
le fcale, jfer le quali fi jhì e a Ulto mortfe .
^£ uoi uenite del giacer fcuri, Rijj>onde
una di (fufjìe amme,c\)efe effiuengono Sicuri dal giacere ^ ciò ^, Afficurati di non hauerfi,giacen
h quiuiy a purgar del uitio, che ejfe ft purgano, E uoglion trouar la uia da flir il monte più tofto y
the le deftre loro ftano fcmpre di fimi. Perche procedendo in ognuno di c^uffti giorni a defìra, ijuet
fia ueniua ad ejpr fcmpre da la parte difiiori del monfe,e la fniftra di dentro uer(c di (juello, Coft
tidunijue da Virg, pregato, E da cjuefto Jfirito rijjpofto, il poeta dice che auifc in tal parlare, a cjucU
lo ff}irito fjfer nafcòpo laltrO, Perche nd fuo parlare ha toccato due cof, luna de lec^uali ha mJ.fìrai.
io fc.fcYe, e juefta e' la uia del monte, lajual ha infegnato loro , Laltra,fc effi ueniuano ftcuri dal
giarere, E (juefta ha moftrato di non ftpere. Et ^ laltro parlare, chel poeta hauea auifato ejfer nai
$p\ V ìhi fcfto a juefto. Onde come deftderofo di parlarli a £ue^oJ^irito^, per pper chi era , e per leuarlo di
duhko , uolto gliocchi ne gliocchi di Virgilio per ueder jc glie lo concedeua . Perche il fcnfc fitta
oledieyìie a la ragijne,non ft motte maifcn'^ laffentir di ciucila, E ut de thegli affcntt con lieto cen
no Ciò che chiedea la uifia del defto. Tutto (Juello che àornandaua il defderio nel mio uolto , Pert
che molte uolte per lo uolto af pari fcono gliaffetti del cuore. Onde Ouidio , Sefe tacensuocem,
uerhac^; uultuf hahet . Concede aiuncjue Virgilio a Dante il farlar con cjuefto j^irifo a a'o che
hahhia ejperientia di cjuefto uitio ne particolari , hauendogliene di fcpra dato ne gliuniuerfali ,
quando li diffe , ^edefti jueGa antica ftrega e cef.
Voi chio potei di me far a mio jknno j
Graffimi fcpra cjueUa creatura ;
Le cui parole pria notar mi fènno
dicendo 5 Spirto 5 in cui pianger matura
QyeUjfen'^l qud a Dio tornar nonpuolfi^
Sofia un poco per me tua maggior cura ♦
Chi fojli j e perche uclti hauete i dofji
Al fa ymi di^j efe uuoi chio /impetri
Copi di la ) ondio uiuendo moffi ♦
Ajpntìioli Virgilio, il poeta fi ft fcpra di
(juellanima che giacea dicendo, SPirfo in
cui pianger matura quello, SEn'^a ilcjuaf
le non fi può tornar a Dio, Intendendo de
la fitisfitfione de la colf a, a lacjual piani
gendo fatisfaceua , SOfta,cio è*, Terma
CT affrena unpocoffY me TVa m.aggm
cura, Lacjual fra, per più tofto fiiti>ftre,il
fùo continuo pianger e ftf^irare , Et ultif
mamente lo richiede di due coft , luna,
:heli delta dire chi egli fii , cjuando di
jua uiuea, Laltra, tjual fvjp U cagione , che effì haueano iloro dofft uoltì in^fu \ Ei ad'unaltra
fegfiofftrifce, lajual uuol che glimpetrì alcuna cofa di qua .
Tt egli a me Perche i noflrt diretrì
Riuolga il cielo afe , faprai t ma prima
Sciiti ^quod egofìii fuccejfor JPetri^
nifj}ondf ejueftQ jfiriio,che cjuanioala
fua feconda domanda fattali, lacjual ^,
perche efft hanno riuolto i loro difft in fu,
che lo fapra^ ma che prima delia ppere
de egli
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Postillati 16
CANTO
In tu Sìejlrt c Chiduari Jaiima
Vna jiummana bella e dei fuo nome
Lo t'ìtol del mio fan^ue fa fm cima •
Vn tnefi e poco p/« prouaw come
Tefal gran manto a chi del fingo il guarda
Che men mi jemhlan tutte laltre fome^
ta mia conucrtione a me fu tarda :
M(J come fitto fiii Roman fajlore i
Cefi fccpetfi la uita bugiarda^
\idi , che h non ft quetaua il core ;
Ke fiu falir fotieft in quella uita :
Ver che di quefla in me facceft amore «
Fin a quel fumo mifera e partita
Va Dio anima fiii del tutto auarat
Hor , come ucdi , qui ne fon punita »
chf egli fi S VaeffsY di PiV/r'o, do e-^cU
fuuede ne la fedia ajfofiolka a S, Pie/ro,
In tal firma comincianJlo,ficondo che ris
chiede lordine, a fcdisfir in parte a lafùd
dimanda prima . Cojìki dicano , che fìt
Mejpr Ottoltmo àal Tiefco Genouep ,
creato Papa^driano ijuarto nel Mcf/xxvz.
f tenne il Papato fclamenfe un mefc e nout
di , pi pefso di cjuefìa uita . Qu^e^i dei
fuo cafcto fiiron detii Conti di lauagnQ
dal nome di cjuffto fiume che paffa tra Se
flriy e chiauari terre in riuiera di Cenof
ua da la parie di leuante . VN mefc e
poco più prouaio come Pefai gran manto
AChi lo guarda delfinio , Achi netto cf<f
uitij lo confcrua, ht a far hen (juffo , ^,
come dice,fma fcpra tutte laltre grauifff
ma, Tanta corruttela tn in cjuei tempi ne la chief, come uuol infirire . Dicano che cofiuifclfuadi
re, che la fcdia di Piero era piena di pruni, e che! fuo manto pffùua tanto, che rcrr feua ogni firi ffti
ma fhaQa . MA come fitto fiii Roman pajìore, Mofra che prima, che ueni/fe al Papato penpua,
che pofenJoui uenire, haueria fur fcdisfàuo al gran defiderio chauea di faiiar la irnata fua auaru,
tia. Ma che effendouipoiferuenuto, e conofcendo fjfcrgliene uenuio ancora maggiorate, ne poter f,
fer foiisfar a cjueBa, falir in cjuefta ulta a maggior degnita, Sauide cjufPa prima uita ejfcr hugiay
ia e fallace. Onde fentendoft, faccefe in lui amore di ejue[lafccondct,doueLheglifra allhora, ne lai
quale, di tal fua auarttia, perche fin a quelpunt:^ hauea indugiato apentirfi, era punita .
Quel , che auaritia fa , qui f dichiara
■ In purgation de lanime conuerfe t
E nuHa pena il monte ha più amara ♦
Si come locchio noftro non faderfi
In alto ',f fi a le cofe terrene^
Co/i giuhitia qui a terra il merfe ♦
Come auaritia jpenfi a ciafcun bene
Lo no^lro amore , onde operar perdef J
Co/ì giufiitia qui fretti ne tiene
Kf 'piedi e ne le man legati e pref :
E quanto fa piacer del giuflo Sire,
Tanto ftaremo immobili ^ diHef ♦
Wa fatisfaUo a la jfrima dimanda, latjuj
del poeta fi, chi egli era. Mora uiene a fa
tisfar a la feconda, lacjual è- , perche ejft
hanno i doffi , o fimo le reni uolte in fu
dicendo, Qjiifi dichiara (juel chef giui
filila in purgation de lanime conuerfi, e
neffuna ^ena ha il monte più amara di
quefla. Perche dice , Si come locchio no',
jirj,fff a le terene cof,UOn fderft. Non
fidn^Zoinalto, Coft giufitia IL m.erfi ,
fcmmerft e profondo cjui a terra . U
natura fclamenfe a Ihuomo tra tutti gliani
mali dato dhauer gliocchì riuolti al cielo,
perche intendeffmo che ogni noftro penfie
YO haueffe al ejftr indriz^to fempre a le celefii cof, Et a butti ha dato dhauerli uolti a terra , a
iio che ad altro non tendejfm che a le cof terrene. Ma cjuando Ihuomo, accecato da lauaritia,mi f
ra a le cofe haffe, freuerte lordine de la natura, che ^ peccato grauiffmo . Qiuefto fi ^fireffcd^
Ouid.nelfrimo dicendo, Pr(ìnaj;cum j^edent a'.v.mantiactteraterram, Oshomini fiUme dei
Ut , Ccelum<i; tueri luffit . erectos ad fiderà tollere uuUus . Come auaritia Jfenfe CT
ihcftroam^reaciafuntene^Ot^de operar perdef, ci^ è^^PerU^uahofa fi perde in noiogm
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Postillati 16
PVRGATORIO CANTO XIX^
len operare, hJonfotehft len offratela hue noe- amre, Coftgiu/ìitia neiien (fui fìr etti, ledati ^
efreft nefieii e ne le mani,Perche i piedi fignificaua gli^^^ihf If rr.ani lopere. Era aiùcjue giujìa
€ofa che juffti infirmétipatijfm in tal modo,nó effèndofi ejjcr citati, come ioueano,nel héofeme.
lo rnm inginocchiato , t ucka dire :
Mtf come incominciai , et Jciccorft
Solo afcoltando del mio reuerire »
Clual cagion , dijjc , in giù coft ti forfè i
Et io a lui 5 Per uojìra dignitate
Mia confcientia dritta mi rimorfe^
Dri^a le gambe y e leuati fu frate ;
P;jJ)o/é : non errar t conferuo fono
Teco e con gìtaltri ad una potejlate ♦
Se mai quel finto euangelico fuono ;
Che dice^lSieque nubent intendevi ^
Fe« puoi uederj per chio ccjt ragiono^
Vatten homai : non uo , che più tarrefìi :
Che la tua flantia mio pianger difagia j
Colquaì maturo ciò , che tu dtcefìi ^
ì^epote ho io di la , che ha nome Alagia ,
Buona da fe * pur che la noUra cafa
ì^on faccia lei per cjfcmplo maluagiax
E quejla foia me di la rimifa ♦
Vo/Ir j7 jror/rf ne prefnti uerft Jimo/frare,
che nf Ultra ulta cejja ogni dignità hui
ynana, Terchf efp n h fintino cchiatò fer
reperir (jueftù p:ìntificf, egU // ^{ce che
dehha lfuarfu,efcgpungf^ Conferuo fci
no, Kicordandofi de le parale dì Qiouàni
ne lapocal. la x/x, oue fi Ifg^e , che ingii
nocchiafoft a langelo, (juehli dìffe , Vif
ie nepceris, coìiferuu' fuut firn, f(fr [rai
trum iumim hahentium fe/Timonim lei
fu e Lei, NE(jue nulent inteniefti , Pro^
ua (juejìo medefmo per (Quello che- fmttò
in S, Matteo al \xy\ che domandando gli
HehreiaChrifìo, La ftmina che hauerd
tolto diuerft mariti, a ^ual di (jueUipiccQ
fiera ne Ultra uif a, Rijfofe , Erratis nei
fcientes fcripturaf ne(jue uirtutm dei. In
rffurrectione enlm ne<^ue nuient, Tiecjue
nulenfuYyfcd erunt ficut angeli dei in cOEì
lo . V Atien homai, Ucentia uliimameni
1e(fuefìo ffirifo il poeta hauendo fatisfaUQ
a (juanto era fiato ricercato da lui , a cio
che non interrompa più il fio pianto, coìcjual, dice, M Aturo cjutl che tu dicefti , hauendoli il poeta
iifcpra detto, "spirto in cui pianger matura e c et, NEpofe ho io di la, R iffcnde a cjuello chtl poei
fa difcpra li diffe, E fe uuoi chi fimpetri cofa di la . Alagia nepfa di cofìui dicano che fìi mai
tifata al Marchefè Marcello Mala f^ina, dal c^uaì ti poeta nelfìtO efflio fù molto domefìicamentevaci
colto e non poco honorato, E cofiei dice hauere, fer uoler inferire, chefccju^do farà tornato da <juei
fìa fùa peregrinatione, uorra fati sfarli a (juel chefegliera offerto, lopoffa/are narrando ad Alagià
lo fiato fio, a ciò che lipoffà con le huone opere giouare in ahlreuiarli il téjpo de la fua purgagione .
CANTO
Contra miglior uolcr uokr mal pugna :
Onde contrai piacer mio per piacerli
Trajfi de lacqua non fatia la Jpugna ♦
Moffimi 5 el duca mio JfJ moffè per U
Luoghi f^editi pur lungo la roccia^
Come fi ua per muro Tiretto a merli t
Che la gente ; che fende a goccia a goccia
Fer gliocchi il mal ^ che tuttol mondo occupa*
Da laltra parte in fiior troppo fapproccia^
y, X.
Vimoftra il poetel nel prefcntt cantQ , coi
me partito da Papa A driano, E feguitani
io dietro a Virg, il fuo camino, (enti ri
cordar aVgo Ciaj:petta alcuni efpmpi di
pouerta. Altri diliteralita, t!T altri dei
firema auaritia, che fi purga in (juefio
quinto girone. Oltre a molte hifìorie già
feguife, t!r altre che fìnge effcr fer fcguii
re de fì(OÌ difendenti intefc da lui, Ef uh
timmente ^ come fcnt\ trmdr il monte.
pvugatorio canto xx.
UMettafu tu mìcalupa; t cjurh mme tuue almi ca^^^^^^
Cf)C più che tutte laltre kejlie hai preda
Ver la tua fame fen^ jine cupa ♦
O cìel \ nel cui girar par che fi credi
Le condittìon dì qua giù trafmutarfi;
Quando uerra per cui quefia difcedai
in euelfis ieo, E che di (juefìo fùfàttòdef
fideròfo dintender la cagione, lacjual dira
nel feguente canto. ^ COntrami
glioYuoleruolermal fugna. La fcnterìtié
r uera , che de le due uobnta,fe (jueUa
che' men tuona, combatte con la migliore.
comlaue male , fmhf ft dette femore ceder a la migliore , come il foeta mojìradhauer fiotto lui,
U uo^.ma delauale era ^intender ancora da effe Va^a altre co/? , intefc cjuella di lui efser di^,
uoìer xntenìa a furgarft , giudico la fua migliore e pi« importante ,ejero li uoUe cedete, Onde
dice, Ver fiacerli contrai frofrio mio fiacere , TKaff de laccjua non f^tta la Jf ugna, Cauai da lui
ùfere non fmsfkua la mente . MOff.mi,el duca mio ft moffe. Si moffe dietro a Wirg. fer li luo*.
chi inediti IWnPo la roccia, ciò e', Vreffc la cofìa delmonte, aftmilitudine di quelli, cheuamoju
fer le mura di gualche terra , che fer fffcr la uiaftreUa, temendo di cagger da la parte di dentro,
che non ha ftonda, uanfemfre accofìo a merli. Perche cjuefìe anime che a goccia a goccia lagrman
hrianieano^ffuYPauaro lauaYÌtia,che occupa de la fua malitia iuUo il mondo, Onde ancora nel
fcttimo de Vlnf. di lei parlando, chelmaldeluniuerfo tutto inf^cca, S Approccia, ciò e', Sappreffa
troppo infiiori da laltraparte del girone, per lacjual cofa uuol inerire , che da quella nonpoteano
fanfare, rie più difcoftarf da la roccia, perche iuUol refto de la cornice eYa da lanime occupato Ma
ledeaafe tu antica lupa, chiama la lupa, ftgnificata per lauaritia. Antica, per che ft hmcfiro fin
al principio de la creaiion delmonio. Et in Gain figliuolo Adamo, cjuando de leprimitie de fuoi
capi o^riuaaDio leriufterili. O Ciel,nelcm girar par chef creda, opinione de matematici, che
clinfìuffi de cieli hahhino fcr^ di terminai e permutar a (gualche tépo cjuefie cofc inferiori, ben che
[anima rationale non fa fcgetia a cjuelli , ma fclamente a cjuHchehro inclinaficne , Onde il peta
domanda, juanio uerra colui, per bc\uA Dìfceia, ciò è-, caggia, e uenga cjuefìa auaritia a manca
re, Intendendo del ueltro,che a tal fropoftto diffc ndpYimo de rinjtYno che doueaf^Y jnepo .
No/ andaudm co paffi lenti e fcarfi 5
Ef 70 attento a lombre^chio fintia
Vietofamente pianger e lagnarft :
E per ucntura udì ^ Dolce Maria 5 ^
Vinam'i a noi chiamar cefi nel pianto;
Comcfit donna j che in partorir fia ^
E feguitar*, Voucra jòfli tanto ,
Quanto ueder /i può per quello hoj^itìo
Oue ponejìi il tuo portato finto ,
Seguentem.ente intefi j O buon ^abritìo
Lon pouerta uolefli,anv uirtute,
Che gran ricche'\7a poffcder con uitto ♦
Qi cfle parole meran fi piaciute
Chio mi traffi ohe per hauer conte'^d
Di quello fi)irto, onde parean uenutc^
Ejc! parlaua ancor de la larghe'^a,
Che fece ^icolao a le puX^Ucj
Vtr coniur ai honor lor ^Qume'^a^
Andauano Untamente, il poeta inten
ad udir lomhe che piangendo f doleai
no, €7 udinne una ricordare, (guanto poi
uerammte Maria WeYg.partorijfe chrifto
nojìro redentore , E Fahritio a Roma in
(Quanta pouerta uolfe uiuere, Verche ft co:
me ii luifcrìue Aulo Gel, nel primo de no
ctiiusacticis,hauedoli i S anniti, molto in
ffti t p^ffmi inimici de Romani , offrrfy
gran cjuantita doro, egli lo rifiuto diceni
do, Vecuniam (juamihinuUur efì ufus ai
his (juihus fio eam ufui effe non accipiam.
Mandato dd Senato amlafcìatore a Vìyyo,
ihe paffuto era in Italia, al(jual effndo no
ta la fua pouerta, li uoHe donar la (jUKYtx
parte delfuo Yegno, la<jual?ahYÌiio difjre
giando, \ìyyo cadde in grande ammirai
iion di lui, ma in molto m.aggiorpoi , df
li fii mandato confile cótYa,e che haum
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Postillati 16
P VRGATORIO
ij/ulfcYciti ajPi uictni, Ter^innes Amhrafcif^fc^ cmefcriue Val alv. Jel v/. lilfMyf, ìi
fif auelenarPtno, P che Nnia f^o meJuo uennt di n.tte a vdrith ojj^renioft mnto a fkr il mei
i^fm,,fmhe fkttoh Uhrim W^Y^.f^ h rimand'o con mMrli la fua mala intentionf , E
<luam,jaj^fttauaaT frames, \i fcnffe fclamentf che ^.y^effc hen merJe a aufUo cUmanoiauat
hf^ta . La^^al co fa fu camnf, chf P/rro lafso immediate Italia^ e pJo in Sicilia . A ra^io
ne adunque due il f.eta che di lui uli dire, che tofle inanimi polfcder uirtu con pouerfa , che wM2
con mche^-^ . Onde il Pef. nel primo difÀma , V« C;mo , ^ un }=ahriti, c^fai più Selli Con U
lorpzuerta, che Mida o Craffo con loro, onde a uirtu fitron nhelii . E.f/o paylaua ancor de la lari
gheTi^, la hifìoria di Nicolaofi è^, che ejpndo un padre difimiglta Unto impuento che non fcU
mente non pofeua maritare, ma ne ancora mantenere tre fue figliuole, Onde cojìretto da neceffua
hxuea ultimamente determinato gender lapudicitia loro, l'acjual co fi effcndo da lavgelo reuellata a
jKfjìo uefcouo, egli getto una notte in cafa di cofìuiper una ftnejlra trefaccheUi di denari dentro^
ui tam, cenanti giudico effer condecente dota a ciafcuna di cjuelle . Trouati adunche (juefìt faci
cf»^«i dal padre loro , nngratto Dio , e mutato propofuo , honoreuolmente le marito . quefìi
effe^npi di fouerta di liberalità ft dehhe aduncjue metter inan'^ , chi del peccato de lauarifia fi
mal purgare, douendoftlun contrario ffegner con laltrofuo contrario ,
O itm>na , che unto ben faucJte ,
Vimmi chi fò^t , d'tfji , e perche fila
Tu quejle degne lode rìnoueìU^
l^on fia ftn\a merce la tua parola *
Sto ritorno a compier lo camìn corto ,
Di queUawta , che al termine uola^
Et egli j lo ti diro non per conforto ,
Chi attenda di la ; ma perche tanta
Qratia in te luce prima che fic morto ♦
Io fui radice de la mala pianta ^
Che la terra Chrijìiana tutta aduggta
Si , che hon frutto rado fi ne fchiama :
Ma fi Doagio , Guanto, LiUa^e ^ruggia
Poteffir 5 tojìo ne fiiria uendetta :
io la chieggio a lui , che tutto giuggìa ♦
Chiamato Jùi di la Vgo Ciapettat
Di me fon mtì i Vhilippi e Luigi ^
Ver cui noucUamente e ^rancia retta ♦
^i^iiiol fui dun beccaio di JParigi ,
Qjcando li regi antichi uenner meno
Tutti, fuor chun rcnduto in panni bigi*
Trouami Tiretto ne le mani il freno
Del gouerno del regno-, e tanta pojjà
Vi nuouo acquiflo-, e fi damici pieno ^
Che a la corona uedoua promoffa
La tefia di mio figlio fu ; dalquak
Cominciar di cojlor le Jicrate ojfa ^
Dante ricerca cjuefìo ffinfo, che ricoriat
ua tali efjempi, che li uoglia dire chi egli
fu (juido di cj^a uiuea promettendo digio
uarli, (fuandofara tornato da la fuapere
grinatione a compir il corto camino de U
jprefcnte ulta , latjual Vola al termine,
ciò è'. Velocemente corre alftne^fer efpY
hreue e finita, ma (juella di la eterm e fin
^ fine . Promette lo jpiritj di dirglielo,
t non per ienefiào che jferi di (jua , ma
fer la grafia che ueJe ejpr in lui, che ini
^' al m'ìrirelifia conceduto landar ad U
uer ejperientia de lalfra uita di la . Bice
adun(jue, lo fin radice de la mala pianta,
là fiii origine e principio de U rea e noua
geneologìa de Re di F randa, come uuol in
ferire, che Latjuaì mala pianta , ADugi
già, ciò è', fKdomhra tutta la terra chrif
fìiana, Venhe, ft come i rami de le piani
te con la fuci omhra n\eno al fcme gettata
fotto di fteii. Co/? ««0/ inftrire^che^i pef i
fmi Re difceft da lui, con le fue maleopei
ye noceuano a tutta chrijìianita e tanto,
CHeralofene fchianta ,che rade uclf e
fc ne coglie huon frutto . Verche fi come
affé la ueriia, il mal arhore non può mai
far huon frutto . MAfè Voagio, Guan
to, lilla, e Qr uggia, Queffe fono quattro
frincifali terre ii riunirà^ lejuali infief
me m
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Postillati 16
CANTO XX.
m m Hittf UUft fùroìì ffr fir"^ oaufatf ia Filifp B^So (ejjlmo li futi gUM R e li Vuni
ctK , cme ifflemmo h fcfra nd fcUim canto , Ma la uenlftta chf mftra Iffiiftar coftui, che
ptrtpa DA Im ^ht tutto giuggi^^ ciò è-. Da D/0 , i7}wa/ giulica tutto , contra li Tiliffo yf^a
ciafeguita. Perche i fiamminghi, come fcriue il Vidani al lij . dW v/y'. Uh. ie lafua ofeya rileli
lanioft la luì, ocafcro gran farte lei fuo efprcito . CHiamaio fui It la Wgo CiafeUa , Venhe
non trouiamo che alcuno le glialtri ejfofttori hahhia letto li cjufjìo V^o la uera origine, ne come
ferueniffe a la corona li Francia , re ancora frojfriamente in chi la fucceffone li Carlo Magno
Utniffi a finire, non giunchiamo inconuenifnte, a maggior lechiaratione de frefcnti uerft, il lif
a euelli, che fuccelJìuamente regnaron in Trancia iaftemp ieffc Carlo Magno , fin al letto \gy
CiafeUa, fecondo che ttouiamo ne le fue croniche fcritte la Kuhert^ Giacijuino, e Sigisherto e Mini
centi Bauuaif, Et ultimamente la Niioletto GiUfs, tutti Fran^^fi nda fuafatria lingua, Kuenga
ihenffJhnoiiloroffccorlicolnoPro foeta, che ^uefìo Vgì lifcenlefp la Beccaio dt T^arigi,ma
ia reale e nohihffma ftirpe, come foco di fctto uedremo . li letto Ciles , cita juefto Juogo lei
foeta^e rifrou'andolo dice, che li ^uefta cofa egli ha mentito , ma nuHa imbotta alautore,fer^^
che il m.entif è- proprio dogni luon peta . Carlo Magno aduntjue, figliuolo li tifino, comincia
g regnar in Francia Unno del Signore Da/xviy . f regno xxxy. anni frima,cheda Rowrf^
ììi fiife eletto ìm^eradore, e xiiy. anni la poi . Lafso Vlmjferio el regn:^ a lodouuo frim fuo
figliuolo cognminatoVi iuon aria, il jual comincio a regnare hnno Vcccwiij.e regno xxv/.
anni . Cofìui lafso Vlmferio el regno a Carlo fecondo fio figliuolo cognominato Caluo , ll<jual
cmincioa regnare Unno Vcccxi. e tenne Vìmìferio CT il regno xwii/. anni , e jfefsc Unno
Vccclxxyù: Coftui Ufso l'Imperio cr il regn:> a Lodouico fecondo fito figliuolo cognominato Bah
ho, ll<jua' comincio a regnare Unno Dccdxwitj, e regno due anni e mtfi , Coflui Ufo la Ioni
ua granila, la(jual era fcreDa del Ke d' Inghilterra, er al ten-fo partorì Carlo, che fi< pi cogno'.
minato il fcmflice, llcjual lop alcun temp, cme difetto uedreno,fp. da legittin:o Ke coronato del
regno . Lapo ancora effe Lodouico lue figliu:)li naturali, lolouico e Carlomant ,lcjuali, lop
la morte lelfadre^fiiron coronati i« R*- . Appreffc coftoro fu coronato Lolouico figliuolo li Cari
Imant cognominati^ Tainant, lljuale , fer li fuoi uitij , fii depnuto, tT in fuo luogo corona^,
10 Carlo Imferador li Rowtf, che fu figliuolo di Lodouico T<e le Cermani e nipte di Carlo CaU
uo . Dopcofiui fii coronato Re Bude Conte di Parigi figliuolo di Rtrffr/D Conte d'Angiers,
e fratello li Riccardo Duca li Borgogna, E li Ruhrto Vuca l' Atjuitania, che fìt pire del Mai
gno Vgo Ciapetta Conte li Parigi fadre li cjuefìo Vgo Ciaptta, lelijual hora parliamo . llcjual
"Bulefit depnuto, e coronato Carlo ter^ cognominato Semplice , figliuolo che fii di Lolouico fi
condo cognominato Balbo, La d:ìnna delcjuale dicemmo li fcpra, che ne la morte di lui era rimafd
grauila deffc Carlo, per lo(\uale, la corona torno a difendenti di Carlo Magno . Coftui comincio
a regnare Unno Vccclxxxxwiij. e regno xxviiy . anni. Di cjuefto Carlo ter"^, e di Egina fighi
uoU del Re Aduardo l'Inghilterra naojue Lodouico tey^ , llcjuaU, dopo la morte del padre,
feria fua poca età , li fii occupatoli regno la Raul figliuolo li Riccardo di Borgogna, Boppo
U morte lelejuaU, fu coronato il detto Lodouico ter^, e comincio a regnare Unno Daccxx v:y.
e regno xx\ij, anni . Cofìui lafso il regno a Lotiero fuo figliuolo, ll^ual comincio a regnici
re Unno Dcccclw e regno anni xxx/. Lapo il regno a Lodouico (juario fuo figliuolo , llcjual
morì il primo anno del fuo regno , E perche non hebhe figliuoli, Lapo che Biama la fua donna
f figliuola lei fecondo Ottone ìmperadore le Romani molto amata la lui, dopo lafua morte, preri^
ieffe per marito V go Ciapetta , llijual era, la parte di madre, fuo cugino , pe-.he erano nati li
lue fcrede figì uòle lei primo Ottone ìmperadore. Luna maritata al Magno Conte di Pat
rigi padre Iwgo Ciapetta , Laltra a Lotieri padre di lui , E tjuefti due lafso che fuccedeffi
n nel regno . Kondimero , lop U fia morte fii\ fritti ti Carlo Dm le loreno fratello del
fi Q
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Postillati 16
I
PVRGATORIO
^ìa morto Uftrn, efatm li ^ueflo (juana lohuuQ mora, a chi ii ragione falieUdua il rem,
che ii cfuedo ft ufnijfe afkr coronare, egli^ ^ey effey hnomo fmflice, e ^atL U uHa fclitmci
er le cofe baffi, mn nejtce, fer Mora^ ftima . u^^al cofa ueiuia Vp Ciatetia , occufi
il regno, e ficefcne per fòr'^ coronare . Quefto intefòpi da Carlo, uenne coma di lui con grande
fffercito, e ne la ifrima giunta, occupo di molte terre, eflrinfeh di modo, che a pena potè uerM
gnofmente fiiggirCt . Dopo lacjual (figa , carico Carlo di molta preda ,ft retirc a L aon .
tanno fegufnte,che fùU Dccccìxxxx.^ ^/go adunato un molto granii effcnito , afcdio Carla
:he fu poi Duca de Loreno, e Carlo, E coft anchùra due figlie, Aruide , e Menarda, tatuai fu
maritata al Conte di Namur,e di loro iifcefe Baldouino Conte di Namur, lljual hehhe una figlia
nominata ifatella, e fu maritata a Filippo Auguflo detto Diodato , che di lei genero Lodouic9
padre di S. Lodouico, il(jualda parte dima fchihetie la fùa origine da ^go Ciapetia,E poi dtt
lui la Cafd de Valoes regnante anchor al prefenie di . Vofftamo adunque, per ijuffto difcorfo ini
tendere , che Lodouico (juarto figliuolo di loderò fu lultimo in Trancia de difcefi da Carli
Magno da parte di mafchi , E daparte di.jimine, regnar anchor al prefcnte . Sfir^nfi alcui^
ni diprouare, che Vgo Ciapetta difcendeffe fimilmente da Carlo Magno daparte difimine, ma tal
froua è- molto intrigata. Et ancor dicano, che egli fu figliuolo del primo Vgo Conte di Parigi,
e nepote del già detto Kuierto Duca d'A (juitania, e fiiUo da Lodouico tjuarto gran maefìro e gei
neral gouernafore di tutta Francia , E che di lui naccjue il fecondo Wgo medefimamente cagnoi
minato Ciapetta, che dopo lamorte deffo Lodouico quarto fù coronato . Mahen che tale opii
nione non fia molto approuata, nondimeno, par che il nojìro poeta la tenga, o finga di tener per
nera mojìrando, come uedremo, che non ^uffìo primo Vgo, ma il fecondo fiiO figliuolo per ueniffì
a fa corona, e che da lui fiano poi difcefi gUaltri Ke, che di tmpo in tempo fono fticceiuti a la coi
ma . Dice adunque, che fit chiamato di tjua Vgo Ciapetta, E che di lui fcn nati I Fi7ij5|5i e Luti
gi. Co// nomati molti di (juei Rr, che difceftro da lui , per li<jualiera nouamente retta e gouernai
fa Francia , Figliuolo fui. Di juefto hahhiamo detto di fopra, E per il fenduto in panni hi^i
intende di Carlo de loreno, altfual di dritto fèjfettaua fa corona, come di fcpra hatiiamo fmih
mente detto. Et ilcfual dicano che andaua uefìito di ligio . TRouamiflretto, Seguita in dire ,
come , dopo la morte di lodouico (juarto , trouando/i ne le mani il gouerno del regno, e per li
nuouithepriaccjuiftati, tanta poffan'^e fi pieno damici, che lattftad'Vgo fuo figliuolo FV
promojjà, ciò ^, Fu trasferita a la corona \JEdoua , effendo morto il uero e naturai Toffeffcr di
^UfHa . Dalcjualfiw figliuolo dice. Le facrate offa defft Filippi e Luigi effer cominciatecele tanto,
ttien a dire, che da lui' fono poi difcefi glialtri Reperuenufi a quella corona .
"Mentre che h gran dote VrouenT^ale
Al [angue mio non toìfe la uergogna^
Voco ualca ; ma pur non fitcea male ^
ti comincio con fi)r\a e con menzogna
La fua rapina t e pofcìa per ammenda
Poh// 5 e ì<lormandia prefitte Guafcogna,
Carlo uenne in Italia ; e per ammenda
Vittima fè di Curradino ^ e poi
"Rrpìnfe al del Jhmajo per ammenda^
Mentre che ifitccefflri di cofiui fieron ne
fùoi termini, e che fi confentaron di juel
10 che haueano trouato, che fclamfhte er4
11 regno di Francia, effi uedeano poco.
Perche in fàuo,il reame di Francia in fi,
è molto poca cofa, E non erano fin'^ uef
gogn^jYÌffetto a la kroofcura origine, dÌ4
lacjuale , fcconio il poeta , erano Mfcffi ,
nondimeno^ uiueano (fuetamente in pace
fin'^ ojjtn^er, o fàr male ai d(,um «
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Postillati 16
CANTO XX^
WmcU tulixfC^rhfu^ fratello, il^ud fu R. diVu^lUeliSicilU^lformnluf flM
iAcor^tf Bfrhnpim ii Tolofa.fchf fcttù fyotffto di iota hehtono occupato ttiUa la Frouer^l^Jt
ffY efTirft in tal modo nohilitati, come fer hauer accrefciuto molto il dominio loro,n o fi uer^ognmn
tiu le U l^ro, E da ^«r/?. f afina ne \iguiron laltre, fenhe PEr ammenda, m e. Ver
mendar e rifÙrar aufjio ^flo, Et farlar fer Ironia, ciò lo contrario ,occufaron mtt,
cUcoina,rmrmandia,EpalfmCarlodi sj aloenn Italia, amora fer arnme da, ftce mttma di
cJraìinofrateh di Currado, eia fcun figliuolo di Federigo fecondo, deciuali duemmo difcfra nel
trrZ canto, E iome Curradino filfe rotto in Puglia da Carlo frimo, nel xm^. de l Inf. Uguale
hfola rotta, cercando di fi^ggir in Sicilia, fu fitto frigione e codotto a tiafoli,oue da Carlo li fti
fitto taihar la tefìa, e .oft fice uiuima di lui, Verche uiUima era domUata da gliantuhi lanimale
che fi fmificaua, E di ciuefìo tratta il ViUani al xxix. M Sijdih. de lafua ofera. E fer ammenda
Jora,rifinfcrkmafc al cielo. Scriueefft ViUani, che èouenhft a Im ftd Kodan^^^^^
conc.7io,cr a quello douendo interuemr ihomafo ^c|uino maffmojf ledore de la ftde chrijiia^.
na, e ricettacolo dincredihile f^fientia e doUrina, che duhhitandof cjuejìo iniquo ^f, che Thoma,
Ce almi ^r^n notelefuefceleratez'^^e fcmmamente li diffiauuano,non le uenifje a mamfrliare,
\llde ofera, che un certo fifuo molto fimiliar di Thomafc, li dfffc iheleno, E coft ficf a la Badui
Fojjd noua, doueftmorì efpndo in camino fer andar al concilio .
Tfwpo ueggio non molto Joppo dnchoì^
Che tragge unahro Carlo fuor di Francia ,
Ver far concfcer meglio e fe.e fuoi ♦
SenTjtrme ncfce filo e con la lancia ,
Con laqual giofiro Giuda 5 e queUa punta
Si ,che a FiorenT^a fa fcoppar4a pancia,
Cluìndi non terra*, ma peccato onta
Guadagnerà per fi tanto più graue ,
Quanto più lieue fimil danno conta ♦
Labro che già ufct prefo di naue^.
Veggio uender fua figlia , e patteggiarne}
Come fan Vi corfar de ìaìtre fchiaue ♦
O auaritiat^che puoi tu più farne
Voi chat il fangue mio a te fi tratto ^
Che non fi cura de la propria carnei
Einge difredir ijuello,che di già era auei
fiuto, ciò e, di Carlo fcr^ terra, deljual
dicemmo ne la ulta del foeta, e nel fcfìo
de Vlnf. ejpre fiato chiamato da Bo«i/S;
fio a comforle cofc di Yiren'^, Lacjuale,
egli co fuoi fradiméti e fraudi, che la lan
eia ce lacjual gioflro Ciuda,La riduffe in
molto ffggiore fiato di ijuello che era frii
ma,E lajual Ihia VOnta ft,doe',Vinge
et entra ferfvr"^ inan"^ tato, che ad effà
Fioré'^aEA fcoffiar ltifkia,Lafn di f end
e dolor crefare,Si che doue jferaua hauef
fe ad ejfer la fua falute , conohle che uera
uenutofer la fua rouina, Onde dice, eh e
C^indi no guadagnerà terra,lacjual ani
daua cercddo, fer ejferne fcn'^a. Ma fecca
io et onta tanto fiu graue, c^uanto che il
ianno prrf da lui contato e tenuto fiu leue, Perche la, doue il rimorfo de la ccfcientia eminore del
ielitto,auiuifi ricerca maggior funitione . l Altro che già ufct frefo di naue, Cofìuifa Carlo fecó
io,il(\uale,fi comefcriue il yiHani al /xxxxy. del sij. liL de lafua ofera, effendo Carlo frimo ani
iato in Vrouen^^fìtfrouocato dal Rf Viero di Sicilia, che fin nel f orto di ì^afoli lera andato a tr^
uare, ad ufcir fuori a combattere, contra lordine laffcitoli dal fadre, ne laciual haUaglìa fu fatto fre
^ion lui con gran numero de fuoi nohili , e condoUo in Sicilia, Ma di la a certo temfo fr4 nlaffatj
fitto certe condizioni, e marito una fua figliuola ad A^^ne ter^ Marchefc di Ferrara, fer locjuale
fj^ofalitio, hehle da effe AZi^ne gran ju^tita di denari infteme con molti altri doni. Onde ilfoeta
finge,ihe j«r/?o Vgo hora fi dolga che cojìui haUia,fer fcmma auaritia, uenduto lefrofrie Lami
dmandido con efdamatione cjuello, che effa auaritia fuo fiu lorfire,da che in tal fórma ha tirato
il fuo fangue afe, Imitando \irp* nel frimo, qj^ii non mortalia co^it mipfcra fiimet t
AGI I
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Postillati 16
Verch mcn j^aja il mal fiturolfit^^ ^ ^ ^ofll^rpr^^^^
Veggio m Alagna mirar h fior dalifo ,
E nel uicam fuo Qhrìfìo ejjcr catto ^
Veggtoh unaìtra uolta effcr derife :
Veggio rìnouetlar laceio el filc^
E tra u'iuì ladroni ejJcr ancifo ,
y^lgjo lì nuouo Viìato ft crudele y
Che ciò nolfatiat^ma fen^ decreto
^orta nel tempio le cupide uelt ^
O fignor mio , quando faro io lieo
A ueder la uendetta^^ che nafcofi
Fa dolce lira tua nel tuo ficreioì
ra^ginf ufata iafuoi <ìifceni(n(i,la<jualf^
ficonk il Villanm allxìf, e Ixiij. àel v/y.
Ixli, àtUfudùffYa, è- (juejìay chf haufn^
ioBortifith fromf/fca Filippo Bello ii
TuncUil dominio di Pirfn'^ per Carh
fin-^ terra fuo fratello , e molte altre cofi
ancora /? h maniaua a compcr le cofe ii
^^^^^c^ttk comel.fc^ra'e ietto, emn
Uuenioghelo poi offtruato , Fifipp o ,
hsie^no, gìihauea commoffo contra Stefi
«3 Colonna ff^o inimico , et i Seneficif cU
uacauano in Francia, lì confiriua come et
. , , , . ^^^^fi^^fuaalui^VerUaual cofaBonifti
tio lo chiamo con iutt. i prelati Franl:è[t A concilid^Epfrlafia contumacia haueMofcomunicato,
Mpfi cercala ihauer Bonìfàtio ne le mani. Et uliimamente Sciarra Colonmfe entro in AÌaana^
ioue ejji Bomfàtto era,c^n le hanJiere di Fràcia^efrefe lui infteme co Cardinali cerano fcco, E ioi
fe al Papa i^Uo quello chep:ìtè^ trouardelfuo, E ten che dal popolo d'Ala^a^che prima hauea tenti
eo mano a lafua cattura, jhffe il ter^ giorno lilerato, CT egli, tornato con la corte a Koma ,procu^
raffe de la uendetta, Nondimeno, fu tanto lo sdegno t!r il dolore dannai ft Ufao uincere , chefré
treui giorni fi morì come arrabbiato, E fu adempiuta la profitia di Celeftino , ilaual kì , che
egli entrerebbe nel pontificato come uoìjff , \/iuereibe come leone , E morrebbe cme can^ . 'vice
aduncfue, A ciò chelfitturo male UT il fitto paia meno poi (Juan do uerra, Imifdndo Quid. Wam pre
ffifa fclent ledere tela minus. Et il Vet. Viaga antiveduta affai men dole, \FggVi il nuouo Filato,
Quefìi intende per Tilipfo Ke, hauendofententiato a morte Bonifatio, che raffrefcnfaua laferfcna
ii Chriffo, E non lo fatia juefìo, e Ihauerli tolto ifuoì the fori, che porta LE cupide uele nel tempi:,
ciò è, le defiderofe uoglie ne beni de la chiefa, perche conuertiua (juetli nel propria ufo , Senl^ dei
creto,Senl^ ordinatione de la fedia apùffolica • O Signor mio, Volge Vgo il parlar a Dio, E come
iefiderofo di ueder punire un tatofdcrilegio et una tata tirannia efctamàdo dice,0 /ìgnormio,ùMn
Val' Max. ^0 IjirQ io lieto a ueler la uendetta la<jualemfcofil ;tel tuo fccreto, Perche egli filo fa apunto Ù temi
mS^^YArU \kA • t^>^'^'^'' ^ ^^^^^^ «^'''^f *^^fP> Onde,lertto enim paffu iiuina frocedit ira, FA
MO^fui ckuin^t^ «^o/f^-ZiV^ (K^ nel euoficreto. Per effcr dolce cofà agiufli uTler punir gimpf de le fceleraggj^i loro. .
tWm/ì^'^-^v^ ? ^^^^^^ "''''^
Verfo me uolger per alcuna chiofi'j
7anto e dijpofto a tutte noHre prece
Quantol di dura : ma quando fannotta ,
Contrario fujn piendemo in quella uece^
No/ repetiam Vig'naUon allhotta }
Cui traditsr e laìro e patrìcida
Fft-e U uogUa fua de loro fiottai
E la m'ifiria de lauaro Mjda 5
Che figa a la fm dimanda ingorda^
Ftr lci(jual fcmpre conuicn che ji rid^^
Vjj uien horaa fatlsfir a la feconda io ^
manda del poeta, lac^unl di fcpra fu, peri
the egHfclo rinouellaua (juelle degne lodi
iicendo , che ciò che egli dicea DI auell^
unica Jpofa de lo ffirito fanto , ciò Di
Maria Verg. e che hfice uolger ueyfo H
lui a parlarli PEr alcuna chiòfìì, Per alcu
na fin f enfia, che in tal fuo dire hauea nei
tatù. Onde diffi, O anima, che tarfo ben
fiuelle, TAnto ^ àiffofio. Tanto è' ordii
nato a tutte le nofìre preghiere, lecjuali do
uemofàre (guanto dura \l di , Ma (^uand9
Uicn U me, Noi IN juellg ut ce , ciò r.
CANTO
Del fitte fi^cor chfcun pcJ ji morda^^
Come furo le [foglie fi, che lira
Di loJ«e qui p^r che anchcr h morda ♦
Indi accufim col matito ^^fhnat
lodiamo i càci , chhhe Hcliodoro ;
It in infamia tuttol monte gira ,
Tolincfìor , che ancije Polidoro t
Vltimamente ci fi grida 5 Crajjò
ricci , cheì fai , di che fa^or e loro .
rdhorparliam lun alto , e Ultro kajjo ,
Secondo lajfetiwn , che a dir ci jprona
Hor a maggior ^ hor a minor pdjjò»
Perà al ken.chel di ci fi ragiona,
Vianv non erio Jd : ma qui da prejfi
Ko« at^ua la uoce altra j^erfona
X 5C »
In luo^o a lfi,nQiYfffildYn:i Mora Vtgs
mali:^ne, Aiuti jue gujjmfi uimojt,
.perche n^cam MuààtZ.^ danir^'O, (cm3
Yicorictti dà loro il di,E ^lifjjlrìiri uttioft,
ffnhe nafcano da igmYantia , [cm yÌìOY^
dati da loro la mtte, I uirtioft ffnhe di'f
Ifttinoy I uitiofi ffnhe Jj-auentino. Filma
liane Jciondo Wirg. ndfrimo , ouijc Si',
cheopicerdoif d'HfYCoh feYfofpdfri/i.oi
thffoYi, Ma Vidonf fua fcYeUa, f jj>oja di
SichfHy nefOYto i thefcYÌfeco in Ajfrica,
douffofc CaYthaggmeJt che Vigtnaliwf
in uano fficf fàcYilfgio e ladro di udoni
ta, TatYicida^^Verche SuheoglieYafaiYua
e cognato . E La mif(YÌa, Mida , fecondo
Ouid. nel xi. ottenne da Bacco, the (jua^
lunijuf coft toccctfp f conneYtifp in oro/7
à,eYÌhnro infuafcmma mij^YÌa,fenhe ilcihjeì^ualfidoueuafcft^^^^^^ d^uentaua oro.
DE/ 0f Acor Acor, come f Ugge in lofue al sij. ijT^ndo lofue uinuto m teYYa di f Yom^ne e
uintLhheUcittadMco^^^^^^
caffè de lafreda, Acoy dfc alcune cofe, f fcUeYrode nfl fuo fadighne, la^ual coj^ ejj.n.OYe,
UfUta a lofue, Ufice lafidaYe . mdi accuftamo, Sa^Ya fi. in leruf.Um donr.a d Anania , Co.
RoroSccondo chef: legge nf gliatti.l quinto, MofcgmtaY la legge .f.fiolica uendeyonognt
Lfurumia, ma noiaffYefcntarono a Vietro chefclamenif farte de la m.nfta di .he Y.fYef^ gY^
uerlente da h<\, li e dero fusamente moYti a fiedt . lodiamo : calct, H.Ao oro,J?co„^3 che ft
leppe al feY<h del fecondo ìik de Mac,hei,feY fcmma auaYitiafu mandato da Seleiao Re d A/:<t m
UrifAemreYJuia.lcunithefcYidel^ loYacolo d Afohnechenon
erano neceffm . Entrando adù^ue Heliodoro fer ^uefìo nel tempio, gliaffaYue miYacobjcmete un
huomo armato di fmifurat, grade^l^ fcfra unfirociffmo cauah,che co calci lo rigitlaua indietYO,
De Uiual coft irnfaurito Ueliodoro, domando humilmente ferdono a Dio, e ritoYn^f]ia Seleuco,al^
aual naYYO il mÌYacolo che hauea ueduio . ET in infamia tuttol mótegÌYp VOhnepoYe Jii ^e il
Tracia, alauair, Friamo Ke di Troia mando Polidoro, uno de fuoi figliuoli, con farte de the\crt,
. ciò che le fer la aberra moffdi da Greci ferifP infieme coglialtn, come foifice , nmanejle frole
di lui, Z!r hauegdi che fcflentarf, m Volinefìore, intefc pi Priamo effer morto, e Troia rouma,
occife Polidoro fer fofjcder ifuoi thefcri, Effmfio m^mo dinfidelita. Onde dice, che gira din
[amia Lttolmoue, ciò ^, che de la fua infamia CT inaudita [celerità fr farla fer tutto cjuel ceri^
chir, iìquA o ra e cinge tutto cjuel monte . V Ltimamentect f grida Craffc, Marco Craffc , jc,
condo chffcriue Afflano Aleffandyino, douendo i Romani mouer guerra a Vam, ancoYa che nei
chiffmo filfé oltre ad ognaltro Romano, fqendo cjueifofoli effer alondantiffmi di tutti i beni, t
tnaff^mcmente doro. Vinto dafcmma auaYÌtia,frocuYO dhauer cjueUa frouincia, lacjual ottenuta,
fafioVEufra^e,Mainìmici,eOmef^gaciffmi, hauendo infefo de lauar a fua natura yfinjiro ii
fiLire laffcndataefcnon menofieno daguati che di freda, da lacuale effendoCraj/c, fer ]cmi
ma cufiditi accecato , ft muo iniornìato da nimici, C7 hauendo uergognofmente ferduio tutt^
lejfcrc.to fer non uenir uiuo ne le mani de nimici f fece occidere . iffendo Jfoi da ^ueUi iYOuato
ti corro fuo, li fu tagliata la tefta e fojìa in uafo doro fónduto, e fuli detto , Aurm ftp <^ur.m
hile . onde il Tel E HÌli Cirro f in il ^gut amro che Craffo doro, e luno e laUro nhebbc
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Postillati 16
PVRGATORIO CANTO XX.
Tanto^chefctruf a ix^Uum m^n . TAllorparliam lun alto e Utro haffc, Dimfira V?o cf-.e
ffPrarUm dt, e Uffc,refetèh ^urjìi efséfi huoni e m.fuondo che h^no m.P^iore e mìnL \Ìt
Uoneejrruore, E àe ancor ari tum ./frnpijej.ah rffì ra^i^nam il di, f^H nóerafclo, come
D.«.vy5 cr.i.. ^«.^0 fii udito da lui, y.a che no era in c^uel Ugo adhorajifiu di ijalkffe U
uoce, V ole do in fr trecche allhora era maggior affiume in lui, che ne gUtyi cherano juiuifco .
Noi erauam ti già da ejp^^
B hrìgAum dì Jomchiar la flrada
Tanto ^quanto alj^otcr ne era ^emejfo;
Ohandio fcnù , come cofa eh cada ;
Tremar lo monte x onde mi pre/e un gelo^
Ql^al prender fuol colui , chea morte uada^
Certo non fi [a tea fi fòrte Velo ,
Pria che Latona in lei fhceffcl nido
A p.xrtorir li due occhi del cielo ♦
Poi comìncio da tutte parti un grido
Tal , chel maejìro in uer dì me fi fio
Dicendo ^ No;? dubbiar , mentrio ti guido ♦
Gloria in eccelfu tutti Deo ,
Dicean per queljchio da wdn comprefiy
Onde intender lo grido fi poteo
Noi ci reflmmo immobili e fofpeft
Come i pafìor , che prima udir quel canto j
F/;i chel tremar cefo , ^ ei compie ft^
Poi ripigliammo nofìro carni n finto
Guard^mdo lombre , che giace^m per terra
Tornate già in fii lufato pianto ♦
"trulla ignoranti a mai con tanta guerra^
Mi fè defiderofo di fipere ^
Se la memoìia mia in do non erra^
Quanta pareamì cdlhor penfando haueret
Ne per la fretta dimandar era ojo^
Ne p:r me li pctea cofi uedere ;
Co/i tnandaua timido e penfcfo ♦
Pctrtiti MiYg, e Dante da Vgo, cercaua^.
no <fuanto fiufoteuano di fcuerchiar e
faffar caminando Uftrada^feruenir a le
[cale, OuefifaìiutfuLltro girone, (juam
do Dante fcnn tremar il monte, come
cofa che cada, Iremaua ft fiyte, chetai,
rea uo'effl cadere, E tal tremore mofìra
che era maggiore di (juel de lift/a di Deh
ind^ che Latona uifartoriffe FEh f Dia
na,LÌo è-. Il fcle e la luna, che fenili due
occhi del cielo, Venhe c^uefìa ifcla,f(coni
do Ouid. nel v/. j^er inan'^ tremaua, ma
Velo, fer ejfcy nato in (jueUa , non uoSe
che tremaffèpiu. F Ci cernir: civ,Ti^
nito il terremoto , cominciaro tutte cfuelLe
anime a cantare, QÌoria in Exceìfu Dea,
ll^ual canto Jhf(t,(iuando de f rojjeri auef
rùmenti ne renliamo gratie a Dio
Vermaronfi cjuefìi foeti fieni di fcjffttn
e difìufore. Come firon ìfajìori, che udì
ron prima catare cjueflo mede fimo hirm
dagliartgeli annunr landò loro la natiuiia
del Saluafore, fin chel tremar del mznt^
cefo, (UT il canto ftfnt . PO/ ripigliami^
mo noftro camin [cinto. Finito (^uefìo, ri*,
frefcr dlor camino guardando, comefrh
YTiafàceano, lomhe che giacendo f er ters
ra, frano già tòrn.ite al pianto ufc.to .
mHa ignorantia. Si come in altri luoghi
Wiamo dfttOy è- naturalmente innate
in noi un def lerio di ftpe^e , e cjuando
auiene , che noi fumo ignoranti de la cof
. , fi^ì^'fl^f'^^iS^^y^ti'fne/i^uerrciemo
letta tanfo (o! defderio chabbiamo di f'peyla, che mai non ne laffa p^fkre fin a tanto che la fppiai
mo . Dice adunque il poeta, che nefjlna ignorantia mai h fce con tanta guerra defderofc di
fipere , :iu^nta li parue hauer Mora penfando a (juello, che il trem.ar del monte , tfT il cJntaf
àelc.nimeuoleua,com.euuol infr.re,fgmfìcare, E m.ffmam ente non ejpndo\eYla fretta
de lanlare , ardito di domandarne Wirgdio, neper fi fuffo fcjerlo Mere , E co/? diL àt
o]lprf//o da timidità e da penfiero fnandaua
PVRGAT0"RI0
pt^ naturai ; che mai non fatìa ^
<mn con Ucqua , cnie h pmmtU
Ummaritana dimando la grafìa ;
traua^iaua e fungcami la fretta
Per lim facciata uia d:ctro al mio duca 5
E ccnddeamì a h giufìa ucndetta :
E/ ecco ; fi come ne fcriue Luca ,
Che Chrirto ap^arue a due > chcrjno in uia
Già furto fi^or de la f^ocral buca*^
Ci apfarue unomhrat e dietro a noi uenia
Va pie guardando la turba ^ che giace:
Ve ci addemmo di lei , fi parlò pria
Vìcendo ; frati miei rio ui dea pace ,
Noi ci uolgemmo fuhito ; e Virgili:)
Rendè hi il cenno j che a ciò fi conjrxe ♦
Ci^KTO XXI* .......
Kfl \Yefnu tanfo c(!m m ftcontienr,
/?MOw cUl foefa (//wo/?r«^, cor>:e fcguifanf
fio fgìi Jiftro « ViV^. il f^o Mctfgh,fi<''
yen fc^Yagiuntii<i laytirr.aii SMio,lai
<jUiilfff:r\hfcfuYl<^t<^,fdiua al Voraiifc,
e ia lei UufY irJffc la cagione Jfl tremar
iel morate, e del cantar de Unirne, E con
0r,nJlif[.mo fiacer di Virg.e^el p'ta efi fiiJ»'pyf//o
fcrfi data /or a conofcere, tfT (Ha non con
wircr ìeti ia Uuer cùnofciufo Virg.
^ LA fcfe natuYal , che mai non ptia,
Vicerrmo iiftfYU ejf r naturai in noi c'ef
fiderio e [ite difqne, E jUffìc^fcte non fi
fKomai P tiare fcn:n dafeyftiafcientid,
f neffi na fcientia e- fey fìtta fncn Dio ,
Ter fafiar adunche juefìa fcie naturale,
ve conuien pjrer tfj irMnder lui, il^jual
è- ìacijua uìua, de lacjuale fcriue Giou^ni
ci <juar(0, che chiflv farf^ a lafinùna S mrr.ayitana ^ f Hfjl che chi nefeuea, non haueyia rr.ai
fiu f(te, f che da lei li fxt jer gratta adimandata . MI trauagìiaua, ciò è', Mi commouea e mole,^
fiauify E Furgeami la fretta. Fra commoffc e f unto da tre diuer fi fen fieri, Dal defiderioche hai
hea dif-.f er^ donde fiffe proceduto il tremar del n:onte tST il cantar de Unirne, Da la fretta, che k
firg'ua dietro a ^irg.fer limfacciata uia da Unirne, che fer ^ueda fiangendo giaceuano, E da
k giufla uendetia di Dio, che feltra di (jufde fi dimofìraua nel punirle de le commejp colf e, rerchf
ntoffc da canta fi .ondoleua,<iuando dice, eh afjfarue loro unomhra, come fece chri/ìogia refitfci,^
tato DE U huta, do c-. De la tmha frpolcrale, tju andò, fecondo luca al xxxiii/, affarue fra u a
tf due difcefcli, che andauano in im.aus . tatuai omlra, ueniua di dietro guardandofi a piedi
la turh de Unirne, che g'a^eua al mar ho . D^- U^jual omlra, efft non pccorfro prima, che da
quella fiiron fiutati dicendo, idlo ui dia pace fratelli, Alijual fiuto, effi fuhito fi uoltaron a lei,
E Vi>f. rende- lui il cenno che a ciò fi consce, ào è , KerJè' a lui U rifj^fìa, che fi conuifn a tal
[aiuto , lajual ^, Diala ancor a te ^ come uuol inferire .
Poi comincio \ Ne/ beato concilio
Ti ponga in pace la uerace corte 5
Che me rilega ne leterno exilio ♦
Come j dìffe (gli -, e parte andaua fòrte ,
le uà fae ombre uhe D/o fu non degni;
Chi uba per la fua fiala tanto fcorte 1
E/ dottor mj?jSe tu riguaidi i fgnij
Che qu(Vù porta , e che langel profila^
h£n uedrai che co buon conuien che regni ^
ÌAa perche lei ; che di c notte fila ,
Non glihauia tratta anchora la conocchia ^
Che eloto impone a ciafcun e compila*^
Lmmùfua^che tua e mia firocchia^
"Kenduio che Virg, h.eUe il cenno del fai
luto ^ (juefiomha, comÀncio foifcguifani
do a dire, LA uerace, ciò è-, lacelefìial
corte, Terche effcndo dominata da la uei
rita , che è- fio Dio, Vien ad fffr fcU
pera ,ftaklf CfT eterna corte. Ti ponga
in pace NEI heato concilio, ciò è-, Nel nu
mero de leati . CHe, Lacjual uerace cor
te, Rilega me ne ìeff.lio 'eterno. Perche
era da ijuella, fecondo U fittione del poei
te, rilegato eternalmente nel llm.ho, per
non e/fiere flato chri(liar.o . Come,Dìl}e
egli, ciò e-, (juefìo f^xrito , uoi fiete
omlre che Dio non degni U fu in c eb^
in
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Postillati 16
PVRGATORIO
Venenh fu non ptca uenir fila ; chi ^ ^jueUj cheuJufcéYte frullatemi
Vero che al modo noHro non aiocchkx tò^erlafua fcab : Perche U fcaUiani
Oniio fui tratto fior de lampa gola dar a via fi e' il Vurg, nelcjHal lanima
DmfÈrno ]^er mojìrarUye moflreroHi nettanhftdatuUeUhruUuYfjftfi degnu
Ohrcj quantol potrà menar mìa fchola^ difaliralui. BLhttor mio, Riff orile
Ma dinne 3/e tu fai ; perée tai crolli '"^^''''^^ ' h""' Ì'^'P'»
Die dianv il monte ^ e perche tutti aduna ^'''f ""''Jf f''^' ' ' H'^'
Varuer gridar infuno a fuo. pie mollU Zt ^A'^'^T ^^^^
c: ' 7,ft; , j ] 7 ^ Che regni CO buom , Perche cane fh
S^ m d^e dimandando per la cruna htì futti fueitai fcgni,i^,a!:er.n^^
m mio difxo 5 che pur con la Jperan^ che hauea ftgmti in fr^te, fotrafahr al
Si fice la mia fete men digiuna ♦ àelo a regnar co heati . ma perche lei.
Le f arche, chefccùnh ipfti filan:ì la uì'^
fa humana, fcm tre, c/o/o che tien la rocca or lina lo ftame, lagnai ftgnifica il j^rincipio defji
uita . L achefit che h fila , t fi^nìfical fempo che fi uiue . A mfos che termina e rompel filo, chf
figmfica la morte . Adunque, perche Lachefts , che fila di e notte, Effendol tempo fcn'^ alcuna
fofa, NOnglihaueua anchora tratta U conocchia. Non gUhaueua anchora finito di filar lo ftame
de la ulta. Perche la conocchia propriamente fi lo jìame compoflo fu la rocca per fidare, laijual
conocchia doto IMpone e compila. Ordina e compone difìriluendo a ciafcuno tanto di /lame, cjuant
10 uuol che uiua. Et infcntentia dice, Ma perche non era anchora morto, lanima fua, [acquai ^
Tua e miafirocchia. Perche effendo tuUe Unirne rationali create da Dio , uengon ad effcr tutte (òf
rette, WEnendo fu non potea uenir fola Vero che al nofiro modo non adocchia. Non poteua lanimtc
di Dante a modo di cjuella di Virg, t di cjuetta di S taf io j^eculando, tanto perjtttamente uedere,
perche non poteua andar fola, effendo accompagnata dal corpo, la confagion delcjuale , // toglieua
in parte il lume tir il ueder de lintettetto , Onde dice, che etta non adocchia a modo Uro . Erali
adunche neceffario laiuto de lanima di Mirg, ciò ^, de la ragione, lacjual è propria de lanima raf
gioneuole,fi comel fin fo è- proprio del corpo, da^ual effendo lanima di Virg, lilera, non poteua
e) fer impedita, E cofi dice, per mofìrarli, effère fiato tratto DE lampia gola d'inf, Ejpndoillimf
lo, fecondo chel poeta lo finge, e deìijual \/iyg, era flato tratto da Beatrice in leneficio di Dante,
11 primo e maggior cerchio deffc Inf. E moflr erotti oltre qvanto la mia fcAa lo potrà menare, ciò
è'. Quanto per humana ragione fi potrà inanl^ dtfcernere . Perche a moflrarh le diuine cofi, a lei
quali e* inuiato, che fono fcpra naturali, fàra poi opera di Beatrice, com,e uuol inferire , MA dini
ne, fé tu fai, ^irg» domanda S tatto de la cagione del tremar del monte, e perche tutti gl fi^iriti di
ijuetta parueche ad una uotTgridaffiro Fino a fuoipie motti, Fin a lefi^e radici,che per effr in i[o
lacerano fatte motte da laajua del mare che penetra per le uifcer e de la terra, E cofi domandando.
Diede fer la cruna, c:0 è , Diede fer me'^ del defiderio del poeta, che fclamente era, il uoler fdper
la cagion di ^uejìo, E con la fperan"^, lacjual helhe che Statio haueffe a fcdisfnr a tal fuo defide',
rio dice, LA miafcte, ciò e , Effe mio defiderio chauea dipperlo, SI fece men digiuna, Saccjue^
to alijuanfo in me, Perche, cjuanto più la fferan"^ che Ihuomi ha di corfeguirla cofa defiderai
ta, tanto meno r moleflo il defiderio e la fi te che ha di juetta •
Qui comincio Ccfa non e ; che fan^ ^'Jf'""^' '^'^ ^^^^'^
Ordine finta la religione f ^'/f T ^'1'"'"'' H"'^
^ , ^ , r r 1 ^ ^àja che la reiimne deffc monte Centi
Vbm è qui di ogni alterationit muudinjinrechtmtnfm^iutfìhir
ra noi,
CANTO
D? quel , chcl cielo in /e li fe riceue,
lEjfcr ci pucte , e non ddtro cagione ,
Verche non pioggia ? non grondo , non nm ,
Non Yugidd , non brina fiu fu cade j
Cht U [caletta de tre gradi hreue ♦
ìiuuole jpeffe non faìon , ne rade ,
Ne corruscar, ne ji;^ia di lihaumante^
Che di la cangia Joucnte contrade .
Secco uapor non (urge più auante,
Che al jommo de tre gradi , chio parlai ,
Oue hai uicario di V tetro le piante,
trema fvrje p'tu gm poco , od affai t
Ua per uento , che in terra fi najconda ;
Now fo come y qua [u non tremò mai*
XXI*
fra «DÌ, a«r i ufo ffefì^a orrm 9 rei
g^la nafc^no, cme jui difetto dirajiutf
fc e uurif altfrationi , Ifjuali mòjiid
quello aere fjfer del tutto tthero Ja tre gm
il in }h,ffY Uguali ft [de a la forta del
Vurg, oue hahhimo ueluto fffcr Ungeìo
a lafua cuftoiia, E come chiaramentf fù
Imoflrato ne U iffcritiione deffc Purg.
DI ijue! chel cielo in fe da fe riceue, Dif
moflra h e uiff imamente la fcU cagione,
da Uguale il tremar del monte O d grii
itirde Unirne fuonafiey imjuelluogo,^
deljual farlanb, ordina cofi iltejìo, Ci
può ejpr cagione di quel chel cielo riceue
dafe infe, E Non altra,cio , E non ah
tra cagione , E quel chel cielo riceue da
re in te ft e lanima ramneuoìe, laqual effèndo furgaf,, I L cielo, ciò e^ , Uio, mo/fc da fe, e da
Ìa^^^^^^^^^^ e Jda m.rUo alcun di quella che tanto meritar non ^ona rna^
iXue IN U ciò e\lnre fteffo tirandola la fu e riceuendolanel numero de ghaltn fucn eletti,
E et Siicela ^gioie \eL il mon. trLa, e che lar<^e gridano , .me f-o foftu
l atente la . LchLn fiogg., Vimofìra quello che ha deUO di fqra de lalteratiom
Te non fiufu de tre gradi de fforta del Vurg. ferimofirar chel tremar del monte non
può Se da t lMoni. NE corrufcar, ciò ^, ^efilgorar NE fgha di Taumante, Co.
^heLnomelri,^^^^^^^^
volendo Gioue m.andar il diìuuiofcfya de la terra, Giunone, fer camfarìa la Uro afe ne lajuj
Lone laqual ^ Uria, e coniJUa ne Ureo celefte, che di qua ne Iherr.sfirio nolìrolo uegg.mo
dente Caller ontrade^ferchenon fi moflra ^re in un medefmc lucgo, m.a ,n diuerfr,jecon
%llogLdailf:le,al^^^^^^
ioue edera allibra, non fi ued e fìngendolo inhalit.to . TRemafirfe f:u g:u, T^mojìra che
suefìoiontefuo f^rfe tremare da U prta del Purg. in pu ,MAfer altra cagione, cioè. Ma fer
lento che Pnafcondainterra, da che nafce femore ^terremoto, E nmdm^^^^^
ur talcaiioJnon effcr mai tremato, farendompoff.kle, che tremandoli piede, ne della tremar
U cima, ma è- cofa naturale, non potendo più fu de U detta porta alcuna alteratme .
Tremaci quando alcuna anima m.onia
Sentefì ft , che furga , o che fi mcua
Ver 'falir fu ; e tal grido feconda ♦
De la monditìa fol uolcr fii proua 5
che tutto libero a mutar conuento
Laìma fcrprende , e di uolcr le gma^
Trima uol ben ; ma non lafcial talento j
Che diuina giuflitia contra uo^Ja,
Come fù al peccar, pon al tormento*
Et b jtfje fon giaciuto a quejla doglia
Cin(iuecento anni e più , pur mo fintij
Kauendo dimolìrafo che quel monte , la
la porta del Vurg. in fu, non f moue per
alcuna alteratione efjlndo lihero da quel',
le. Vice più chiaramente U cagione feri
(he fi moue, Uqual è', quanh Unima fi
finte tanto purgata e monda CHe furga,
ciò <r, che fi leui in pie , E quefìo riffettQ
a lanime di quel girone , le quali giaceno
uol te in giù, Perche il f rimo lor mouimen
to, quando fi fenfono purgate ,fie^ di
t<arfifu dal giacere ,OChe fi moua per
fali/fu, E quejÌQ rif^eUo a Unirne degli'.
, , PVRGATORIO
iJUra uchfita h mìfwr foglia, <i!fyi gironi, chf no» f^cmy eui^h fu
Vtro fintijU il tremoto , e li py milmentf ftjhm furgata , £ iaiaifrii
Spinti per lo monte render hde y^imuimenti treyr.al monfr ffaonJplgri
A quel Signor , che tojìo fu g^ànuìj ♦ '^"i"^^ . a//k/ hanno intefc iìf^n
Coft li diffe t e perì) che fi o^de i'^f^"^ '"^ Z^'-'' ''«"'^^ furiata ald^h,
Tanto del ber , quanto e grande la fcte ; "^'^'^^ /«^'> ^'^^^ luno
^onfiprei dir, quanto e mi fèce prode. '"^f^ro^^^^^^^^
^ ^ ^ f^^ìui il poeta liud dimprare, . hfi coi
^ . ^^yp^^ if'fclf ÙY^nk in ah da le ui
]Cfre deli ttrya, ì pccU u^fùYÌ conuertìti in uem, U fk trerrare , Co/r la gretta di D.o tirando a
r j^^fl^ 'Unirne furgcite, fàccia fàr xl mejffmofcgn:) del treynay a (juefio monte » E che ^?^>7 tre j
^^ftgn^ifcn:ìn cjuando lanima è-jf uYgata, e dijjsìfia a fìilir al deh, come uedremo che era ah
Inora (juella di Sfafio . DE la mdniitia fcl uoler % proua, Dimofìra, de fclamente per il lilti
n e^r ordinata uoìere, che nafce ne lanima di fklir al cielo, (Quella ft conòfce ejpr purgata , Onde
^icf, solo uoley fÀproua de la m:ìniitia , ciò e-. Solamente U u:>!onta fi fide de la pur.yagiy,
ne , CHe, CIO ^, Verche TVtto lihero. Intende da ogni diford'.nato appetito , Sorprende' Lima
a mutar conuento, ciò ^, Viffo^e lanima a cangiare fiato , Ferche altro fiato ^ (juello de lanif
nta conuenuia con laltre che fcno in Turgaforio a (fuaìche tempo patire , Et altro di (juella con$^
uenuta in cielo con laltre a fimpre gioire , E le gioua di uolere, F godefi di fai ìihera uoglia .
VKima uuol hen, Tarrehheper tal ragione, che in (juefie anime nonfiffc mai uogHa dufcir de tori
menti che patena in Purgatorio e di fcilir al cielo fenon quando ft [intono purgate , Vero dimoi
flra, che ancora prima uogliano hen fiefìo medefmo, Venhe naturaln^er,te ciafcun uoria fiiggir
il male tfT accofiarfi al tene , MA non lafcia il talento, Mx non lafiia lappetito difordinato , Ver
loijual uorria len laninui ufcir de le pene del Purgatorio, e f^lir al cielo dato che tÙ nm fiffi ani
ihoY purgata. Nondimeno, il uoler ordinato uime, lltjual confi>rmankfì coluoler diu'no,fkche
non ui uuol fdirefinon con giù fio tfT ordinato modo, E la iiaina giufitia uuole,c\e fi come il tai
lento,o fial difcrdin<f.to appetito F V al peccare, ciò e-. Fu a la colpa contra la uogUa ordinata, taf
fidi pi uinta da lui, che fiameiefmamente contra di {juelìa A l tormento, cio f-. Ala pena,
a fio che da leifta uinfo . Hordina coft il tffio. Prima uuol hen, ma non lafcial talento, che diuii
na giuftitia pone al tormento contra uoglia, corre fii al peccare . ìÀaè' da notare^ che al peccai
ye dice chefir. Et al tormento, che diuina giufiiàa lo pone. Perche al peccare hi fogna che inferuenj
gaper elemne, e mediante il lilero arbitrio de lanima, latjual fi elegge uolerh figuire. Ma al ior
mento, perche cjuefto è- in Purgatorio ouehhero arbitrio tT elettione non han luogo. La diuina giù
ftitia, perla ragione detta di frpra, lo pone coltrala uoglia fin a tanfo che purgata lanima, la fua
ordinata uoglia fia fntta liiera da ejjc talento, come Stafio dimofira che aHhora era la fua. Onde
dice, effcr giaciuto più di cinquecento anni a cjufDa doglia, e pur fclamente aUhora hauey finfìi
to quefta lilera uolonta DJ miglior figlia. Vi miglior (jualita che non filea , éffendo Uhera dal fai
lento, E (juefia diceeficY la cagione perche finti il tremoto, E li ptf girati, E lipietofi Jfiriti reni
der lode per lo monte a Dio, che tofio gìinu^' in fu a ^cfifider cjuePia uita, rijjrtto a lacuale, ogni
altra e- rincrefieuole e mifirahil morte . CO fi li Jijfe, Cofi diffe Sfafio a Vir^, E Perf) che fi
gole tanto del lere, (juanto è- grande la fife, cio ^, ' E perche Ihuomo fi conenfa tacito del frpere,
fJto ne ha grande tldefijerio. Nò fprei dir ^Vanto e mifice prode, Quanto mi giouo difiptri
h s Toledo inferire, che Upper e la fife fitron tanto eguali chegli ne rimafi pienamente fitisfiuo •
CI fauio duca^ Uomai ue^^io la rete, Vele hora ^ irgìHo la rete de piglia lai
Ck qui HI piglia-^ e co,ne fi fcalappia j nima fu fte^o girone ^per haner intei
CANTO
Vmhc CI trema', e di che cong^udete ^
Hor^ chi jbjlt j giacciati ch'io JSppwj
E fsrche tmì f^coU giaciuto
Qui fe^ne le ^ctroU tue mi cdpfid^
Nel f^^po ; chcl buon "Vito con Uiuto
Del fommo rege uenàico le fera,
Ondufcjol [angue per Qiuàa uenàuto^
Cd nom , che fìu dura e più hcnora ^
frio di la^ìi^oje quello fjfirtOj
^amofo afjai'j ma non con fide anchora^
Tanto fu dolce mio uocde Jpirto ;
che Tohfano a fe mi traffe Roma,
Voue mertai le tempie ornar di mirto ^
Itaùo la gente anchor di la mi nomat
Cantai di Thehe.e poi del grande Achille t
Ma caddi in uia con U feconda foma ♦
AI mio ardor fùr fcme le fruiUe
Che mi fcaldar de la diurna fiamma ,
Onde fon allumati più di mille :
Ve l'Eneida dico t laqual mamma
fummi', e fummi nutrice poetando x
Scn\cffa non fermai pefo di dramma^
E per effcr uiuuto di la , quando
Viffe Virgilio ; ajjcntirei un fole
Tiuychi non deggio ^al mio ufcirdi bando*
fo id Stailo fffey la liforiìnata u^pia de
(juiui fi f urliti H Cmefifcalafpay E
mf lanima fi fcioglif , sUga t Hiera du
tal difcriinata uogliti rrAiantf il lun^
go tormento che (fuiui fi j-cite, E cefi anf
cora jffrche il manie trema^ ( lan'me can
lana ralle ^ankfe de la fiialiterfa,
HOrachifvfli , Virgilio domanda hi
ra Statìo di due cofe, luna, chi egli fu
inan'^i la morte , laltYa,ffY (jual ca*,
gione era giaciuto (juiui i ani: fccoh al
tormento , Uuendo di ffra deUo eff.f
giaciuto fin di cinijuf cento anni , t7 un
fiiolo non fffcr fiu di cento . R iffont
de Statìo a la frima dimanda in fcni
tentia dicendo , che nel ter^p cU Tito
figliuolo diVeffafiano ueniico, con la'^
tufo di Dio , la morte ii chripo, perche
da lui fii 'ìiffrutto lerufdem , hauendoi
lo fermiffo Dio in uendetta de la morte
del figliuolo , Auenga che da (juffìo non
jparejjèchf ueniffe la cagione. Egli era
di ijua ne la frefinfe uita , 0 uerameni
te in cjuepo hemisfirio , fingendo il jfoei
ta (juellù di la non ejpr halifato, Col noi
me di poeta , ilcjualdura kD' honora piti
di tutti glialfri nomi , Affai fkmofc, ma
mnanchora con fide chriftiana, E tan^
to dice efJÌYf flato dolce il fuo poetico cani
tare , che fffinio jfey patria Tolopno ,
ì^ omalo tiro a fe, doue, in fegno di poeta, merito di confcguirla corona di mirto, de lac^ual glian',
tichi li coronauano medefmcmente come di lauro. Onde lih. re la ier"^ elegia, ìlic eft cuicum
(jue rafax mors uenit amanti, Et gerii infigni mirtea facra coma, E ne la x. Hunc j[ura cum uei
fie Qcuar m.yrtO(\\ canili a V incta geram, n yrfo uinctus ^ iffe caput . Ma de la dohe^'^ de
fmupy fi ferine luuen. dicédo, Curritur ad uocem iocunlam,^ carmen amice, Thelaidoflftam
cum fìcif Statiuf urlem, Promifif^; diem tanta duhedine caftus . Vice la gente chiamarlo ancho
ra a (fua Statio, E (Jui f.^r a futtol moi^ chel jfoefa in fire Statio Tolof(ino,ì^ahlia frefc errore, atte
fi che ne le fue fclue egli in fiu luoghi affarmi fc efpr hìafolitar^o, lacjual cof< mn e- da credere chel
poeta doufffc ignorare, maffimamé te dimofìranio la fina opera fffiyìi fiata molto familiare, m len
è- da effiftmare che lo ficcia fer patria Tohf^no, Ifer efpr i firn progenitori Ufiefi da Tolofi,Onde
medefjmamenfe ue^^amo nel nono del Varad» che uolcdo lircunfcriuer la patria di Fc/co, detio da
tutti di MarfiHa, nó circur.fcriue Wiarfilia, comeg/ialtri eff^ifitori, fer errore, hano intefc, Ma cif
cùfirìuf Genouajidoueegli era dfiffc,Onde il Pef, nel (Quarto del trionfi} damore, Tolchetto che ^
Marfilia il nome ha dato,Eta Genoua tolto. Scriffi aiucue Statio la TlfldJie.fOìl' Ac\ i[leide,ma
^uefìa^freuenuto da la morte,rofYOÌufp al fine,Cnde dice efpr co la feccia fima caduto in uia.
Al mio ardorfixrfcme le fiiuille, Mofira <.he la Eneida di \irg>fi^ffi fitHa, eh pma ^Imcen
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Postillati 16
PVRGATORrO
cf# iì ieflìfrh a la iìum pepa. Ve la ijual Eeneiia, ne fcrjo c^hmatifw li miUe, Perde titUi
(Quelli, che dcfo Virg. hanno fcritiofOfUnlo, fi (cno ingegnati dimmifarlo ne lofìile , ne larfe , e
ne linuentme, come in molti tuogni ueggiamo che fa iln^jìro foefa, Onie a lui dice, ejfa Eneida,
e/fere fiata M^dYe e nutrice , ciò ^, Vrincifxo e mf^ , e <ji<e[la non hauer firmato TEfo
di dramma, ciò ^, Senfentia, lacjual fvffe dalcùna filma, che din:ìfal fine. Onde in ultimo de U
Thehaide dice, O mihi hiffenos multum uigilatafer annos Thek'.y , E f^ggiungf , Viue precor,
nec tu diuinam Aeneida tenta, Sed hngeJccjufYe, uefìigìa fcmfeYakra . Dice fcguitando, chf
fer effcY uiuufo al ternfo di Virg. confcntiveUe difìar Mt^fcle, ciò e*, il corfo dun annofclaYe,(juel
lo che anno propYiamente noi demandiamo , Al mio ufciY di hando , Verche fin a tantò che lai
nima non torna a la fua patria del cielo, di donde ella ^, effeY cjuiui fiata creata da Dio, ftnten
de di cjueBa effcY handita. Et un) anno e lunghifjìmo tempo,YÌj^etto al def devio che lanima ha di
t^rnarui , e j^etialmente fer (Quelle che fcno cruciate da le pene del VuY^atorio oltre a tutte Uh
tre , fecondo che fcriue Gregorio , ajfrifjjme a fcntire •
Volfir Virgilio a me quefìe parole
Con uijo, che tacendo dijJe^^Tadt
Ma non può tutto la uìrtu , che uole t
Che rifo e pianto fon tanto fcguaà
A la pafjìon , da che cìajcun fi j^icca j
Che men feguon uoler ne più ueraci ♦
le pur forrijji ^ come Ihuom , che ammicca *
Verche lomhra fi tacque ^ e riguardommi
Ne ^'tocchi j ouel fmh'mte più fi ficca ^
Efc fe tanto lauoro in bene affomm't
Vijfc'jperche la ficcia tua te jlejò
Vn lampeggiar di rifo dimoflrommi i
Hor fon io duna parte e daltra prefet
Luna mi fa tacer *^Ultra fcongiura^
Chio dica : ond'io fof^iro , e fono intefo •
Di, // mio maejìroj e non hauer paura ^
Mi dijfe , di parlar ; ma parla , edigU
Qi4elychi.e dimanda con cotanta cura^
fa uoglia, nonpotendofi il rifc t!X \l\ianto
«f jua pofla fcmpre tenere, E tanto meno auìen iti <]uel!i, che fono uerifichi e poco ufati a fper fini
gere, come uuol il poeta infirire che auenne allhora a lui. Onde dice. Io pur fcrrift COme Ihuom
(he ammicca, Comelhuomo i/ijuale accenna la cofa, che non uuol e ff timer con parole, Verche Sta*,
fio fi taccine, e mi riguardo ne glioahi, OW e il fcmhiantefiu fi ficca, ciò h', b^ecjuali laffctto de Ui
tiimo più fi dimofìra . EHfe tanto lauoro in lene affcmmi, Statio prega Dante che li uoglia dire
la cagione del fìio fcrridere, in (juejìafvrma dicendo, EH fc tanto ìauoro, ciò e-, Deh fe tanta fitif
ta quanta e' cjuefìa che tu fili difaìir cjuefto monte, Affcmmi tfX intrajprendiin hene, e ti conduca
4id ottimo fine, PErche, ciò è'. Ver <]ual cagione mi dimojìro la tua fàccia TE fìef. In te medefei
mo un lampeggiar di rijo i HOrfòn io duna farte, Trouafi il poeta prefì da luna e da laltra par
te, ciò e', da \'irg» il(jual uuol che taccia,E da Statio, il<jual uuol che dica, E de lapafpone chefen
U a non poteraluno CT a UUro fàtisfire,fcj^ira, e la cagione del fuo fcjyirare e intefa da Viri
gilio.
Ciuefìe parole di Statio firon che Virg,/i
uolto a me con fmkante nel uolto, che td
cendo mi diceua che io taceffe , perche non
uoleua che Statio f^feffe anchora chi egli
era , MA la uìrtu che uole , ciò e ,MaU
uoglia non può tutto, Verche alcuna uolfa
uorrelhe non uolere , e non può , Et cfpi
gnane la ragione , lacjual e , Venhe rijò
e pianto SOn tanto figuaci. Sono fipre^
fii e pronti a fcguir dietro a la paffione,
DA che ciafcunfi fpicca,<Da lacjuaì paffia
ne,e rifc e piato fi moue,CVie men feguon
uoler 7iepiu ueraci ,che meno fèguono
la uoglia in ejueUi che meno fanno difpf
mulare, e mofìrarla contraria uoglia del
core , l e pctffioni de lanimo ftno diuerfi,
ma cjuella da lacuale depende il rifc ,fi
lallegreZ^,e da la irifie^'^ ilpianto.Ver
juefii me^ aduncjue fi uengon molte uol
ita difcoprire le paffmi de lanimo contri
fai
CANTO XXI.
gilio, ilc/ualp^r trarlo ii ^uefìo f enfino li dice, chffcn^ alcun fìmre itlh^ iirt ^ Stm ^urSo,
ii che egli ^, con tanta cura, ricercata ia lui «
Oniio \ ^orfe che tu ti manut^ì
Antico jphto del rìder ch'io fÈjt^
Ma p'« dmmtratìon uo che Ù t
Quejlh che guida in alto fiocchi miet^
"É quel Virgilio ; ddqual tu togìieflì
For% a cantar de ghhuomini e de De; ♦
Se cagjon dtra al mio rider credeW^
Lafciala per non uera*^^ ejfcr credi
Quelle parole ; che di lui dicefìì ♦ ^
Qìa jì chinaua ad abbracciar li f iedi
Al mio dottor x ma egli diffc ; Frdfc
Non finche tu jé ombra*, et ombra uedt
tt eì furgendo ; Hor puoi la quantitate
Comprender de Umor j che a te mi [calda*.
Quando difmento nojlra uanitate
Trattando lombre^come cofa falda.
Hauufo Dante licentia ii parUre , iimoi
flyaa S taf io cjuelloejpr Wirg.iaU Enei
ia iflejuale, egli hauea tolto fir^e, CT aY
iire a cantar de gìihuomini e de gli Dei,
Oniedi fifradiffey Al mio aykr fùrfcf
me le fiuille e cet. E perche Mirg.in juel
Umedefimametee de glihuominire degli
Lei hauea trattato. SE càgian alira;
Hora uien a foiisfir a la iimUa di S fai
Unualera di uoler fifere la cagione dfU
fuo riJere dicendo, che [e egli hauea crei
duto efpre altra cagion di juffia , che U
della lafciar per non uera , e creder fjpr
jclamente le parole che hauea dette di lui,
ciò ^, che Stat. hauea detto di Wirg. cjua
do difcpra diffè, che per effere flato al tem
po di yirg» ajfentireUe al fuo ufcir di ian
do un fcle,piu di cjueUo che per dthito ddi
uea nonPpenhcheVir^.gìiera frefente . CU fi chinaua ,\lauendo Stat Amfc c^uth effe f
Mrpd\o L F/r r^nJ^rlf iUrtifo honore, fi chinaua ,per humilta, ad ahlraciarh t da
ViyUo% dimoftrato, come pffitica in uano , per effir omhra corr,e era ancora lui, E da cjuei
RolendeStatio argument, nel dim.ftrarli la grande afj^uione che li porta, fenhetraffort^^^ da
jueUa, n^nfira ricordato di loro uanita, e cme elfi erano fcn^a corp CT mpalpMi .
CANTO XXII.
Cia era Ungel dietro a noi rimafo y
Langel,che nhauea uolti al fefìo giro
¥iauendomi dal uifo un colpo rafo i
E quei , channo a giujlnia lor difno^
Vetto nhauean beati in le fue uoci
Con fnìo ; e fen\dtro ciò fornirò :
Et io più leue , che per Ulne jici ,
Uandaua ji\che Jen\a alcun Ubort
Seguiua in fu gl^J^i^iti uehci t
Quando Virgilio comincio '^^ Amore
Acccfo da uirtu fmpre altro acccft^
Vur che la fiamma fua parejje jùore «
Onde da Ihora , che tra noi difceft
NcZ limbo de Ùnfèrno Giouenale ,
Che la tua ajfettion mi fi i^^lefe^
Tratta il poeta nel prefinte canto de la pia
filiia al fcfto girone, oue fi purga il peccai
to de la gola, ecomecofi fàlendo, Stat, fcl
ue alcun duUio moffcli da Wirg* narrane
dolila firma de la fua conuertione ala
chrijìianafidf,E come ultimamente giuri
ti al fcmmo de le fiale, e uoìtati fur a dei
fira per lo girone, trouaron un arlore fui
to fieno di odori firi pomi uolto al contrariai
con le radici in fu, fcfra delcjuale fi f^ani
deua unacijua chiara , che fcendeua da la
roccia del mónte, Alcjual arbore accopati,
udiron una uoce chufciua ia ejueBo .
Glaeralangel, Uauendo cominciato
g falir le fiale dice, che langelo, xl<\u(^l g^i'^
hauea uoltafi al fifio giro, tT haueali rajò
t cancellato del fronte il feccat^ le Imrii
I
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Postillati 16
PVRGATORIO
Uii Unuc^Ven^ uerfo te fu ; quale tia. eipnioft ii ijuella furiato, mgia n
V'ìu Hrìnfi mai di non uifla perfena j
Si chor mi parran corte quefle [cale ♦
Mrf dimmi ; e come amico mi perdona j
Se troppa ficurta matlarga il freno ^
E come amico homai meco ragionai
Come potè trouar dentro al tuo feno
Luogo auaritia tra cotanto fcnno^
.Di quanto per tua cura fbfìi pieno l
mafè iietro a loro al principio de gradi de
la jcala, Oue fìnge langflo ((mpreffare, E
le anime che hanno il éeftierio loro uolta
^ giKpitiayferchenon uogliono fe no (jueì
lo, che giufìamente fi de uolere , E (jnefla
è' la uoglia ordinata de la<jual hahtiama
di fcpra detto, raUegranioft i. talfurgaf
gione di Dante yhaueam cantato Beati
ijuorum remfp funt initjuitates, e7
rum teda fùntf eccita, ht in fine hauean^
letto Sltìo , fio è-, noi haUiamofcie e defiderh difalir al cielo, come fi cojìu, E (^uefi^ e* il talen
tOy delc^ual ftmilmente dicemmo, Ftio, dice,fikliei<e, CHe per laltr e fìci^ cheperlaltref:iliteyMtP
nandaua ft legieri, CHefcn'^ alcun lahre, che f(n^ alcuna fatica, e difìculta,feguiua in fu GLii
jfiriti ueìoii, do è-, \Jirg. e Stat. E tjueflo per U ragione già più uolte detta , (^cndo Virg. co^
mincio a dire a Stat. Amor accefo da uirtu, accedè fempre altro amore. Et è' cofà uerifpma, che j«4
do uno ama unaltro per alcuna uirtu che uede ejpr in lui, fempre lamato far^fir'^to damar laman
te,P\/r che la fiamma fua pareffe fiore ^ Pur che lamor de lamante fa paUfe a chi amato, Ondf
M. Tul.in ^uel de amie, Uihilefi enim uirtute amalilius,nihil ^uod magis aduiat ad dilige dum^
Quifpe cum propter uirtutm er prohitatem et'am eos cjuos numjuam uidimus ^uod'modo diliga^
rnui, E (juejìo finge che dica Virg. a propofio diffieffc, Perche dice, che da ìhora che Ciouenale
fffc al Imlo, e i he li fece palefe kffettione che Statio li portaua , la fua ieniuolentia uerfc di lui fu
^ualefìrinf mai più di perfena non ueduta, Perche Ihuomo ft inar^ora ancora molte uolte per fama,
SI chor miparran^Orte ejueftefcale, Perche lejpr cùnlamico che fma, più ageuolm ente fi fcfportàl
fefo dogmatica . MA dimmi, Penfcua Virg.per hauer trouato Stat, tra (Quelli che fi furgauai
no del peccato de lauaritia, che fcffè fiato auaro. Onde, fiufandofi prima, fe troppo ficuramente fari
la (eco, lo domanda, come potè- auaritia trouar luogo in lui, e tracotanto finno DI tjuanfo per tua
cura fi fii pieno, ciò e-^ Di quanto, per It opere ^lenualiftfii curiofc dì firiuere,fi dimofiro effcr in te.
Quefìe parole Statio mouer f^nno
Vn poco a rifo priaxpofcia rifpofe^
Ogni tuo dir damor me caro cenno «
Veraisneme più uoUe appaion cofe ;
che danno a dubhitar fhlfa matera
IPer le uere cagion , che fon nafcofe^
La tua dimanda tuo creder mauuera
EJJTf r , chi fi)ffe auaro in Ultra uita
¥orfe per quella cerchia^ douio era*
Hor [appi 5 che auaritia fi< partita
Troppo da me : e quefla d fmifiira
Migliaia di lunari hanno punita^
E fe non fbjfe^chio dri{7jii mia cura^
Quandio intefi la, oue tu chiame
Crucciato quafi a Ihumana natura ,
Feron ifuefle parole di ^t^g* mouere Stai
tio prima un poco #r rifc , per lerrore neli
^ual uedeua chera di lui , che fiffe fiato
nuaroy Poi li rifpofi , OGm" tuo dire me*
caro cenno damor e , E juefto ri fi-etto a la
fcufi chf hauea fiitio fico. Seguita poi dictn
do, \ Bramente più uolteaffaion cefi , B
per (juefte parole kifn a dimoftrare ottima
mente intendere, che pr hauerlo come e*
ietto, trouato tra ^ìiauan ,egli fi creda^
lui auaro fffcre fiato, ma li dimofìra , che
non fer auaritia, ma fer frodi galita , Ut
jual ^ ofpofita a ejueÙa, efpr in (^uelluOi
go fiato f unito migliaia dami lunari^che
fino foco meno dun mefi luno. Perche , fi
come ({uefii due efiremi e contrari uìtif fc^
no pcfti da lui chf fi punifmo in Infima
C A N T <
Verch non rtggt tu o facra fame
Ve loro Upfetito de mortali j
Voltando fintirei le gicfìte grame ^
tiHhor maccorfi , che troppo aprir lati
Totean le mani a JJienier ; e penttmì
Cojì di queljcome de glialtri mali*
Ottanti rìfurgeran co crini [cernì
Ver U ignormia ; che di quejla pecca
Toglid penter uiuendo, e ne gli jlremt
E fippi , che la colpa ; che rimbecca
Ver dritta oppofnion alcun peccato 5
Con ejjo infieme qui fuo uerde ficca ^
Vero /io fon tra quella gente flato ,
Che piange lauaritia , per purgarmi 5
Ver lo contrario fuo me incontrato
in un /«3^o mfìeftmùy cofi uuQlin ^ur^.
infime fi fuYghinn • E Se non fiffe,
chio iri^'^i mia cura, \uol fignificare,
che fe non ftffe.che aUhora regolo laffetit
tofuOy (juando [auideche fi potea peccare
coft nel troppo e fupeyjìuo ffenìere^ come
nel poco, leggendo nelfer^ Hi» de ÌEneit
da (juffti uerfiyQJiii non mortaliapectcrd
cogii aurea facraftmes ^ Oue Virg,(juafi
a Ihumana natura crucciato efcìama, Sen
iirelhe, uoltando i pefiy legioflre grame
de prodighi e de gliauari che ne Vlnf, ufa
vo difiire^ come ut demmo neìfettimo Con
(odi (juello, Et in [èntentia dice ^ che fài
rette a Vlnf. dannato, oue gliauari e prò
dighifcn puniti. (^Vanti refi^rgerani
770, Pofi nel medefimo canto, che al giudi
ciò tmìuerCJe gliauari vergeranno col pugno chiufv, tfT i prodighi co ermi mo^^^Vuol adur^aue
inerìre che moUifarann, quelli, i^uali ignorando cjurfto fecondo modo ài peccare, farà lor tolto U
(ima delpoterfenepentire mentre che uiueno, E gliffiremi, ciò e-, CT al principio quando coi
mincierannoafeccare, cT alfine de la ulta, cjuanio haueranno peccato ^^nhrfide tenerla ma
di me?c, laaual ii cfuefli due efiremi, ciò e-, ie lauantia e de la prodigalità fi la liheralita da poi
chi conofciuta, e da meno ejfenitata, E Saffiche la colpa che rimhecca , Rimbeccare e- proprio di
fofìa far tornar la paRa indietro. La colpa aduncjue che rimbecca VEr dritta oppofitme, per ejfiy
irittamenteotp^ita ad alcun peccato, come è- 'a prodigalità a lauaritia SEcca fuo uerde infieme
ùui con effa, Vurga aui in un medefimo luogo infieme cOn quella, Verche,ficome larhore ficca col
tempo il fuo uerde, ciò 'e, lejue uerdi figlie, e uengono a mancare, cofi cjuiui col tempo fi purga e
mena mancar ogni mtio. Onde conchiude, che fi bene egli era fiato jum infieme con gliauari, che
uera flato per purgarfi del contrario uitio, ciò e-, de Uprodig^lita e non de lauaritia , che non era
fiata in lui . hrifl^iilt ntl <\uarto del'Eth. uolendo diffinir che cofa fia prodigalità dice frodigli
effer ciueUo chefen'^ ordine da molto fiu, e prende KST accjuifla meno che non doureUe , E le froi
prievar^lefuefon tsuefle, Vroligus ejì iHe, c^ul inorJinate multumdat alijs KfT iffi accipit ad
Huirit minuf Quam delrjt. E fecondo S. Thom. in Sec, Sec. la difjtreniia cjual e- dal prodigo a lai
laro fi ^ ciuefia, che Uuaro ama le ricche^;^ più, tT il f redigo meno del debito modo , E confiti
Huenf emente aueh e più prono a ritenerle,e c^ueflo a darle,di ciò che fi conuerrebbe E chefia peci
cato mortale, e- fintentia del medefimo nel preadegato luogo, perche dice corromper la liberalità, U
jual ^ uirtu e me^, come di fcfra habbiamo deUo, tra Imo e laltro di tali uitiofi eftremi .
Eor quando tu contajli le crude armi
Ve la dopia trijlìtìa di locafla^
Viffdcantor de bucolici carmi ^
Ver quello che Clio teco li tafla ,
Non par che ti faceffe anchor fedele
lafèjfin'^a laqual ben far non bafla^
Se coft e j qual fole j 0 quai candele
Virg»che canto i uerfi de la bccolica difie
a Stat. Hor (juando TV ccfafii, ciò è Tu
narrafìi fcriuendo LE crude armi. La cru
del guerra, DE la dofpia tYftitia di locai
fìa,che fu tYa Etheocle e Volinicc fuoifi^li
uoli per cagion del regno di Thebe, ìcjuali
perche combattendo moriron infilicemete,
fu a locafta dofpia irifiitia^ Ter ^uel, che
<ie(>vr
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Postillati 16
PVReATORlO
Ti Jlenehrmn fi che tu dri^z^aHi cliolicOn(rcùf*tjfa,Co)ìtfcOcf^)iM(nK
Fofcia d'netro al fefcator le uelet
It egli a lui j Tu j^r'tma minuiafìì
Verfo Varnafo a ber ne le fuc grotte 5
E pr/wd a pr(Jfo Dio mdlumìmHì*
faceHi peonie quei ^ che ua di notte ^
Che porta il lume dietro ^e fe non gma
Ma dopo je fnU perfine dotte :
Quando dicevi ^ Secol fi rinoua 5
Torna giujlitia , e primo tempo humano j
E progenie fcende dd ciel noua ♦
Ter te poeta fui , per te Chriftiano^
Ma perche ueggi me do , chio difegno ^
A colorare Ftendero la mano^
Qia eroi mondo tuttoquanto pregno
Ve la uera credenza feminatx
Ver li rnefjaggi de leterno regno ^
E la parola tua fipra toccata
Si confonaua a noui predicanti t
Ondio a uifitarli prefi ufita .
Vennermi poi parendo tanto finti i
Che quando Domnian li perfiguette^
Se^% mio lagrimar non jur lor pianti^
E mentre che di la per me fi frette ;
Io li fouennit^e lor dritti cofìumi
Fer dij^regiar a me tutte altre fette ♦
E pria chio conduce ffe i Greci a fiumi
Di Thehe poetando , hehbio hattefmot
Ma per paura chiufi ChriWanjùmi
Lungamente mojìrando Vaganefmot
E quejla tepide'^a il quarto cerchio
dio è- una it le nouf mufe^ la(fuiil da Std
fio, udevdo yìctrraY la hatta^lia che fii iTé
uf pi iue fratelli j è'fermoclo infocata,
che jfar fen^ Uiuto di (Quella refuti ognal
tr^ imitile e uano talmente , che non tieìt
r7i0Ì3 ài ChrijìianOy ma di Pagarto,Ondf
yjirgjiiice , chein cjuefto non parche
filJé anchòya uenuto a la fide di Chriflo,
f(nl^ IcKjual non hafìa far bene , come
uuolinftrire chegli h fapea per /;ro«<t, Oh
de nelfèitimQ canto hahhiamo ueduto che
farlando a bordello di/Jì , Io fon Virg. e
per nuQaliro rio Lo eie! perdè" che per no
hauerfl.Vero domanda infcntétia chi fu
jufflo, che lo illumino tanfo, che dietra
ir .9, Pietro prima pefcator depejciepoi de
£lihuomini,fèguiiaffe la fide predicata dd
iuiy E T egli 4 luiy Tu prima minuiai
fliy Rifj^onie Stai, a Wirg» egli prima ha^,
uerh inuiato uerfclmcte Varnafc^ chefir
gnifica hauerh col juo pile e dottrina ini
dri^'^to a fcriuer in poefia, come di [opra
ha dimofirato, A Ber ne le fue grotte , A
ter nel finte Fegafeo , il^ual è' finto da
poeti chefca de le grotte di juefio monte ^et
halhia proprietà dinfinier in loro la eloi
^uentia ^mediante laijuale ornatamente
jcriueno in poffia , E Prima appreffo Die
malluminafìiy come difetto uedremo •
VAcefìi come cjuei^che ua di notte, Hauea
letto Sfatto, fecondo che finge il poeta, (jue
fti uerfi de U Sihilla, che Virg, tradufp,
sjlfima cumei uenit iam carminif ftat
Magnut ah integro fccloYum nafcituY orda
fìtti'
Cerchiar mi fi più chel quarto centefmo^
lam redit KfT uirgo redeunt faturnia rei
gnu lam noua pr^gtniet ccek dimittitur alto . I a fcntentia de<]uali,il poeta finge che eglifìeffo lei
Jfonga, E henche molti intenlano Virg, hauerli fcritii per Ottauiano augufìo , nondimeno i preiii
tanti {tirandoli a propofito òro) m^ion che h faiueffe jf er hauerpreueìuto lauenimento di Chrifio^
(hefiguito immeliate dopolui,come ancora StatJintenie , Tece adunque Virg. {fcriuendo cfuffìi
$(erfi)comefà cjueUo che ua di notte, e porta il lume iietrò, perche, fi comecofiui illumina chi uien
dietro a fe,e nonfcfteffo, Cofi Virg, (per ifuefìi uerft) illumino ijuelli che uenero e uerranno dop^
lui,e nonfèmedefimo, non hauendo creduto in chrifio uenturo, delcjualptr i uerfi par cheuoglia
fredire. Per te adunijue, dice, fii poeta, come ha già dimoftrato, TEr te chriffiano, come per (jue
jli uerfi uuol infirire, MA perche ueggi me ciò chio difigno , Mrf perche tu intenda meglio (jueSo
chio ragiono f STenden la mano a cdorare^ Varo opera a iimofirartelo, E uien narrando la fimtt
Iti
ci
Si
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Postillati 16
CANTO XXII. rffi„
ieUfua cmtfYt'méy che fey lo tejlo mehfmo e chiarifflm^ . t)omì(mofii figItMokM Vfjf^i
fmo, e fucceàh' nel Komano Imfem ^ Tito fuo fratello . Vu af^riff.mo ferfccutoredel norne
tauano il nme chrijìiano , io mi fià Chì^ian cUufcy celato, f làreto,moPranh lungamente
ieffcr Vagano , E ^t^f/?^ uuol inferire che fta U cagione pache far che c/io, in cjiiel luogo, che di
fcira hahbimo ueduto, tajìa feco, ferche jmjfe con.e Vagano, e non come chnftiano che gid era,
E juelìa tefidez^ e timore, MI fi cenhiare. Mi ffcc uolgfre tS) intorno girare il quarto cerchio,
nfljual ft furga [accidia, Vlu che! quarto centefmo, fiu di Jt^^rtro uolte cento anni .
Seguitando Stai, nel fuo frofofjo dice.
Tu dunijue Slirg» ilcjual hai leuato e toh
to uia 11 coperchio, ciò è-, terrore, CHe
maCondeua cjuanto hen io dico , ll^ual
micelauA la chr.fiiara fide, de lacju<^l io
parlo, MEntre chahhiam fcuerchio del
jhlire, ciò è-. Tanto che ne auan'^ de la
uia perlacjual filiamo, e doue alcuna ah
tra cofi non hattiamo da conftderare ,
"Dimmi doue- Trrentio nofiro antico .
Domanda di (jufjìi huorrini fimofr fi fi i
tìo dannati aVlnf. E T in jual uico. Et
in (jual luogo. Et è jfer translatione ,
Vercheuico in Thofcana lingua fgnifii
ca uicariato, Etè-uilla, o luogo fittopoi
ftoa^jualche repuhlica. Onde juelli, che
uifono mandati in reggimento fieno doi
mandati uicari . Kijfonde \irg, in fin
tenfia, cofloro fffcr infieme con lui ne lim
lo, intendendo il QrecO, che le Mufi lati
far più chaltro mai per Homero , Onde
nel (Quarto de Vlnf, di/p , Quelli è- Ho;
mero poeta ficurano e cet, E chi
àunqut $ cht Uuato hai il coperchio ,
che maficondeua quanto hen io dico^
Merìtre che ddfalire hauem fouerchiO}
Dimmi , Dowè Tfre«t/o nofiro antico ,
Cecilio^Vlmo^ Varrò j fi lo fai t
Vimmi-,fe fon dannati in qual uico*
Ce fioro j e Pcrfio, eir io, ^ altri affili ,
mjpcfd duca mio 5 fiam con quel Greco ,
Che le Mufe lattar più che altro mai 5
Kel primo cinghio del carcere ceco ^
Speffe fiate ragioniam del monte j
Cha le nutrici nojlre fimpre fico *
"Euripide ue nofo Anacrecnte ^
Simcnide , hgathone , <:T altri piut
Greci ^ che già di lauro ornar U jronlt^
Qjàui fi ueggion de le genti tue
Mvgone j Vciphile ; eiT* Argia ,
E/ Ifmene ft trifìa , come fite ♦
Vedefi quella j che mojlrò Languxx
Euui la figlia di Tirefia, t Thetiy
E con le fuore fue Veidamia ♦
E che (juiut ra^,
gionano flefifi uolte del monte Varnafi,
iìHual ha fempre fico le Mufi, che fono nutrici li loro poeti, perche fruorifiono a lor poemi, nomincn
io alcuni altri poeti Greci, che dice in (Juel luogo medefimamente ejfer con loro, E de le genti di
Stailo, ciò e', di Quelle chegli ne la fua Thelaide tratta, Antigone XfT Ifmene, Quefie fi<ron fa
tede d'Eteocle e di Volinice, Leifhilefii dona di Tideo,AYgia di Volinice firelle e figliuole d'Ada
fÌYoV.e d'Argo. VEdefi (fuella chemofiro Langia, c^efia fiiìfiphile figliuola dt Thoante, de
latfual dicemo nel x/x. de l'inf Coftei fuggendo per mare dal firore de le donne de lifila di leni
not, che per hauer fiirtiumete fiitto fiiggir il fadre Thoante ne luccifione fitta per loro de glialtri
huomini de li fila, la uoleano occidere, fii prejh dèi pirati e condotta in Kemea a Ugurgo^ ilijual U
foìfi per nutrice del fuo figliuolo Ofilte, E come firiue Stat, nel (Quarto de la fua Theh. Andand<ì
poi un giDVMO difortandofi colfimciuHo in traccio fuori de la città, fi fictro in Adaftro che adhora
era con altri Qreci a lajfidio di Thete, V andana con gran compagnia de fuoi caualieri cercando
^ A H
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Postillati 16
PVRGATORIO
4lcuna finte y WmO, o fìume^ oue poffjpn co /i/oi cauaUt here, Haufnh Bacco ifrr /Srli fayfir ìd
laJfeIio,^Uo fcccay tHttf Uctjue cherano intòrm a rhflé , Prfgaron aiuncfue cojiei , chf u:ìlefft
inftparlmy^^uff^tefftYòtfQuctYàe litc(juaja(jual pfmilfinciuhintmayfeY efser fiuj^ei
iifaJiconiujfeneU feluttMenea al un finte ietto Langia,che perejprconfdcra/o aNetiun^,
Bacco non Ihauea ptufo farfeccare , e tornata foi alfimiullo, lò (youo effeye flato morrò ia un
fcYfente^ Aiun^jue nellimk, conlahe fàmofe Jonne ii fcfrct nmate/ftueje l/if!lf,che mof
flYO a gli AYgiui il finte Lavigia . Di Manto figlmla li TÌYefta lictmmo nel xx, canto de Titti
pYno , MaffYcheil peta la ponga hòYa ne Itmh, haueniola fojìa cjuiiui nt lattr'^ Mgia ie
lottauo cmfjò fYa glinhuinift è'ffer iimoflYaYe, che cjuantunjue fijfcftata feccatYice^ fda hai
uea fero laffat^ al monlo fnma Ufi . Di Thetis maive d'Achille, e dì Deiiamia con ìt fcreHf fii
gìiuole di Ucomede^ dicemmo nel yiiif . canto ,
CANTO
raccudnft mUiutgid lipoe/i^
Di mouo mnti a riguardar intorno
VberiM fiUre e da preti
E oja l< q^^^^^ ^^^^^^ ^^^^ ddgmno
iimaft a dietro ; e la quinta era al temo
rniu^ando fur in [u lardente corno
Quandcl mio duca ^^lo credo ^ che a lo firemo
le deflte Jj^aVe uoìger ci conuegna
Cirandol monte , come far filmo ♦
Có/i lufan'^afu li noflra infignax
E prendemmo la uia con men fij^etto
Ver lajjcntir di queVanima degna ,
eCì giuan dinanv, tT io filetto
Virctro^ytir aj'coìtaua i lor firmonìy
Che a {oetar mi dauano intelletto ^
mno giunti fii il t'Po girne, ùue m
Untano fin fmnhio dtfilire, come iifo
fra àìjpy ( éjuejlogictfUiicem AUtni
ti a rimfiar m/orno jnellof che hnua
uo ui ueiflfcYOy Uteri dalftlire fer le fca
le, e iafarefi , o uogUamoli dire fronde
de lofcoglio, che da luna e da Ultra fari
te di jKetlo haueano y^fy^tre che fdiuai
no . E eia le juatiro ancelle eran del
'Jiorno , chiama le hore ancelle delgioYf
no, perche fcYuono a (jueUoy ^rano aduni
éue già le ijuattro hore di juel di rimafè
<r ditiro,e la (\umta era ai temone del cat
fO del fole, DRR^wc/o f^Y infuUrdeni
te lOYno , chiama cOrno la tefta deffc
mone, lajual fate in fu fino al ceYihio me
redianOyfoi cala giù u<Y occidente, Quan
io \irg. dijfe, IO credo che a lefÌYemo^
Io credo che al fine ci mueng^ uoìger le defÌYe de girando, come [demo fir il monte^ . EYa loi
ro uùnr^rupìialtrimom di uoltarft a defÌYa, e tale ufcn^fù hora loro infegn<>, cio e, Ioy gm
ia,fer\e]ìmilmentf a defìra f uoltaYO, E con menfcjfeuo di fidar la uia, fer laffcnfiYdi Sta,
tio, perche auantifiu concorrono in una ofinione,tdio menft duhifa dtfofeY errare . Elligiuan
iinanii, tT io fdetto dietro, feYche fmpre la ragione e lintedetto de preceder aljenfc, Et ajcoltai
ua i lor fcrmoni, che mi dauano intelletto a poetare, jferche parlando jueUi di cofeiùeitche, t3 n
afcoltanio il lor parlare, imparaua da loro a poetare •
Mtf tojlo rupfe le dolci ragioni
Vnalber, che trouammo in me'\a flrada
Con pomi ad odorar fiaui e buoni:
E ^ome abete in alto fi digrada
Vi ramo in ramo ; coft quello in giufi \
Credio fcrche perfona fu non uada ♦
Val lato , ondel camin noflro era chiù fio
Cadea de Ulta roccia un liquor chiéro \
E fi fì^andeua fer le figlie fifo ♦
Li due poeti a lalber fippreffiaro :
Et una koce per entro le fronde
Grido ^ Di quefìo cibo haurete carot
Pei dijfi * Viu penfiaua Maria ^ onde
foffir le no^Tj horreuoU tr intere^
Che a la fua bocca ^chor per uoi rif^ondet
E le ^.ornane antiche per lor bere
Contente furon d'acqua ; e VanieUo
Le dolci e dileUeuoli^ ragioni li Vir^.
e di Staiio, fiiYon to'flo YoUe tr impedi',
te da uno aYÌjOYe che (YouaYon, coft andan
io, in me^ de la fìrada ,perehe uolio
tigni lor penftero d lui . Po«^/ potta, chf
fu quefìo [(fio girone fi purghi peccato ie
la gola, e chela pena di (jueffe anime fu
tjuaft queda medeftmd, che glialtri poeti
fingono efpr pofta a Tantalo in Infirno,
lacjuaì è-, che efpndo oppreffo da infatiai
lil fame , e da inefìinguiiil fife , halhia
contìnuamente fif rade la toccai rami
carichi di odori firi pomi, e difetto ilfiu'<
me coYYente di nitida e fYefca ac<^ua, ma
figli pl'^apeY uoler morder ipomi, cjuedi
ftmilmente p/^«o, er alhajfandofr per
ter de lac(jua, jueda fmilmente fàhhafi
fa, e (oft del continuo è confumato da U
hamaja^ual ha di mangiar e leYe,fcn'f
AH
nr
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Postillati 16
PVRGATORIO CANTO XXII,
Dìjpregw cìboy & acquijlò fapere . :^mai fotfrla furm^òcomìd^are .
I o jkcói primo j che qum* oro fu bello y ^ ^uefta conditme adunque finge de
fe fauorofe con fitme le ghiande, fi<J^'l^o girone fieno due}iayjf e cariche
E nettare con fite ogni rufcello . If ''^^m ' ^'"T "^''''"1
-KKU.U » f ■ J ^l^^^H'^^^^^^ra,echeciafcunahahiÌ€
me e locufle furon le umande j ie^enJientia da ^,e[la , /; cui pomi di fc^
Che nutrirai Battifh nel difertot f^'^^^^^^^'ft^e faradifo fircn peccar ino
Verchcgìi e gloriofc e tanto grande ^ fl^i primi parenti , e perche due erano le
ciuan^o per u..n^,io uè ..erto, c!:d::n!:7ì::5::;:;t
^ àuelefiante,edalafrima,fnchefii
gnijica la fcientia dd bene, efce uoce, che ricorda effempi di lene , ciò è-, dc^flinenfia e di fcbriei
, lecjuali uirtu fcm contra il uitio de la gola, che (juiui fi purga. Va lalfra , penhe fignifii
ca la fcienfia del male, efce uoce che rkt^yia ejfmpi di male, ciò e , di gola e di ehriefa , e perche
la fcienfia del iene h- molto fiu difficile a confcguire , che quella dd male , fero pone, che que^,
fio primo arbore fia uolfo al contrario con le radici in fu, e lifuoi rami in giù, a ciò de afctUr fo^r
fra di cjufh fiala diffculta m.aggiore , Auenga, che cjuefle anime, ne deluno ne de Ufro aff
bore polfino mai confcguir i f om.,ffrche non fcno pmin flato da poter meritar ne demeritare ,
ma fedamente da fofer fafisf^r al meritato male , E p,ne, che da la roccia ui cada fctra cUaf
Yohcor dac^ua,la^ualfidiftendafer le figlie, e tomi medefimamente in fu, a do che non fi nt
foffa bere , E le anime aflenuafe da la fhmeeda la fife , faggirano intorno al cerchio inuai
no confumandcfi dd defiderio che ne hanno . A cjueflo frimo arhre adunaue dice che \^irf,
t Statio faccoflaro , E la prima uoce che udiron dentro a le frondifi fii , Di aueflo cik H L
uerete care, evo ^ Hauerete careftia, ferche non ne foteano hauere . Poi feguito in ricordar i
detti ejfempi di fobrieta e daflinenfia , ^ prima quello di Maria Vergine ne ìt m^^^e j^tte , fci
condo Giouanni al fecondo in Qana Calilee , quando, non per la fua bocca , CUorfer uoi rii
fionde , laqual hora frega fer uoi dinanl^i a Dio, ma fer fkr che le no^l^ fiffiro honoreuoli,
tir hauej/ero quelle farti che fi ricercauano, aueJendofi che non uera uino,fiuolto al fiuofiplif
uoloe dijfe , Vinum non habent , Cofloro non han uino , moffa non da gola, ma da carità , a
CIO che hauejfe a froueder, come fi ce, a quello . Poi adduce lejjèmpio de lanfiche Romane, il Iff
if lequalifii di furiffima acqua, e di quella fdamente rimaneuano contente , Onde VaLMc^fi.
in quello de inftitutis antiquis , Vini ufus olim Romania faminis ignotus fùif, ne fer id in alif
quo! delecus frMerentur . E Daniello dijfre^i'o cito, Hauendo Nabucdonofcr R e di Baliloniét
ejf ugnato e jfogìiato di tuUi i fuoi thefcri Urufdem , ne meno ancora feco alquanti nobili finf
mUiy tra quali fii Danielle , E cerne fi legge in Daniel , contenuto ne la ^ia al primo ^
daua loro da mangiare de dilicati cihi che ufaua a la fua menfa, M« Danielle , uolenk uiufrjcf
hìamente cO fuoi comfagni, cornerà ufàfo, non uolle mai diarfi daltro che di legumi e dacqua,
fregiando ogni altro fiu fredofo cibo, a ciò che non gli hauejfe a contaminar la mente, Uqual
iijfonendo fdamente a la uirtu, ne diuenne, infieme co fuoi comfagm,fiu de ohalid f: piente,
e difvrmfc e grato affeUo . LO fecol frimo, l foetifongano, che ghhuomini delafrima età, ù
qual chiamano aurea, fi f afe/fero fcìamentt di ghiande , e leueffcro acqua , Onde Virff. Vcel^t
nimiumfriorptas, contenta fi delihus aruis,t!T il Vet. E poi la menfa ingombra Di Pcurre uh'an^.
le Simili a queUe ghiande e cef. Nettare dicano ejfir il here, ti; amlrogia il cito di Gioue . U
Ulta di Giouanbattifta e noti/fimafer la fia hifloria, ìelqual nd euangdio e /cWtfo, Inter natos
mhfrum non furrexit maior lohanne Baptifla .
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Postillati 16
PVRG^TCRTO
Utntre che fiocchi fcr la fronda uerdt
T 'jccaua io cofi^.comefir fole ^
Ch'i dietro a hcceUin fua una ferde 5
Lo p/« che padre mi dicea ; F/gIi«o?e
Vienne horamai t chel tempo , eh ne impoflo ,
Viu utilmente compartir f\ mie •
lù ucifil uifo 5 ci paffo non men tojlo
Aprejfo i fauì'j che parJauan j?e ,
Che (andar mi fhcean di nuUo coflo :
"Et ecco pianger e cantar sudie
Lahia mea demine per modo
Tal , che diletto e doglia par torte ,
O dolce padre ^ che e quel, chi odo i
Comincia io : & egli ; Ombre , che uanno
forfè di Icr douer foluendcl nodo,
C/TSITO XXIII.
barrai fOffa nelfYff(nfe canto, c^mefci*
fra^iunio da una (uria àanirr.e, riconch
he tra loro cj ut da di Forefc , da lacjual
intenie la fena con che fi purga fu (juel
prone ilfeccato de la gola, E domandai
ta dal foefa come era.che fi tojìofvjfe uei
nuta juiui a furgarf, [eyche credeua ef
f(r anchorane lantifurg» Rijfonde ffjìr
jfer li dtuoti freghi di Kella fua Jjcp^ (he
Ihanno ahtreuiatJ tfrrp, B di ijuipeni
de cagione dinurtiiua contra le donr^e Fia
rentiney (juanio a glilaliti Lfciui che in
quel temp upuan:^ Et ulùmarrenfe frei
gaio da Forefcy li dimojìra chi egli e^e o
n:e pliera fiato arnica . MEni
tre che gliccchijfer la fronda uerde, hien
tre che Dante Thcau/ gliocchi, Afftfp^ua
lo fguardo per la nerJe fronda de larhre, cofnefk eh jfeyje la fua ulta dietro a lucaHino, Mirg.
ciò ^, la ragione la^ual è- pu che faJre a Vante, ftYche fd fadreda hff.r al figliuolo, il diforfo
de la ragióne ti dal huon efere, fcn'^lijualefmhte meglio chenonfiffh ^idifp, T igliuoh ,V ieni
ne horamai e cet, Ammonifce ahncjue la ragion il fcnjc, che lo detta fi guit are ^ e jfendtr il tempa
più utilmente, de dietro a le uanifa^ Ver lacjual ammonltlone, Dante fi uqIÌo a fcguitay I Saui,
do è-, Virg, intefò per la ragione, e Staiio ìfer Itr.ieEetto, il difcorfc de eguali dileUaua tant), che
li^cean Di nuh coflo, ciò e-, di nfffi nautica il figuitarli, E certmenie, il diletto che %oipren^
diamo ne le dottrine,nalleggierifce tanfo ogni fatica che fcjfrianr.o in cantile u^ler ccfcguire,c},e afet
na le fentiarì:o, che altramente [meno infcfpYtahili . ET ecco jfianger e cantar Juiie, Vdiron
anime, chr piangendo cantauano Domine lahia mea ajeriet,^ osme'ù annuntìahit laudem iuam
Tanto dolce e compaffoneuolmète, chel canto partorì diletto, el fiantd doglia, Et è- loratione molti
accomodata a gohfi, perche, fi come la locca fera iileuata di cjua ne fi,ferfiui e dilicati citi, cefi di
la fi diletti ne le lodi di Dit . Ma egli, com.e ignorate di juel che fijf(,ne domJda Virg, ilcjual li
diice ejpr p}rfc omire, CHe uan foìuedoì nodo di lor douere, do e, le^uali uanno purgandol dei
lìto de la pena^ de lajuale, per le comm.efp colpe ^ erano tenute tT ohligate a Dio .
Si cor^e i peregrin penffi fanno
Giugncndo p^r camin gente non nota ;
Che fi uolgon ad effa non reflanno j
Cefi diretro a noi più tojlo meta
Venendo e trcpaffando ci ammiraua
Vanirne turba tacita c dcucta.
Ne gUccchi era àafcuna cfcura e caua^
Fatlida ne la fitccia , e tanto fcema 5
Cfce da lojfa la pelle sinfirmaua ♦
Kon credo che cefi a huccia fìrcmi
ìrlerifitcn fi ji'ffi fatto fuco
Ver digiunar] i^uando pm nUhhe tema^
Mofìra, che dietro a toro ueniua per lo gi
YOne una (urla danim.e Vlu tcfio mota,
tac^Ucil nel caminare ,fi ynouea più iofl^
di juel chefàceuamo ?io/,E fecondo chera
uamo fcpragiunii da c^uella, effatrcpaf,
fendo CI ammiraua , ciò è', NV mÀraua
come Jcglionfir i peregrini, juando giun
gon gente per camino ncn conofciuia da
loro, chela guardano, e pafpin oltre fin^
^ arrefiarfi, E dice,che ejuefla turla da$
nime ueniua e trapaffua tacita, Uche par
che ccntradica a juel cha delio di fcfra^
che Jhdt pianger e cantare, ma il \Qeta
A H Hi
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Postillati 16
PVRGATORrO
On«l^ Il
uoBf ejj}YÌmey do ctif ftiol fir cU fcfy^i
giu^e altri nel camino, che Lifcia ogniah
tra tura, e fclaméte attende a trar da juel
li U inf emione^ o iitona, o rea,ft fcrto da
temert , o wo, da hnmre, o da dìffret
gme, tfT altre cofc ftmili . hJB ghoahi
era ciafcuna, Defcriue in fiu modi la ma^
lo dicea fra me ft?.jfo penfanio ; Ecco
La gente-, che ferdè GerufdemmCj
Quando WLarìa nel figlio die di becco.
Varean gliocchiaie , ancUa jcn\a gemme :
Chi nel u'ifo de ghhuomini legge huomo }
Ben hauria quiui concjcìuto lemme*
grajpjuallilcf, e maciUfnfe prefenfìa, chera in cjuejìf anime, fer lo confumay , che del confinuo fi
ficeano de la hrma chaueam de pmi deUrhore, r del chiaro licOre,che cadea fcpra di (juello *
Heriftfone, fecondo Ouid.nfl \iif* fit in Thfjfaglia fwoma frofim , e:^ haufnh in dif^regio h
Dea Ceref,frohitiud chefc le fkcejfe il culto, Ver il che fu da la Dea ojfpreffo di fata infutiahilfànif,
(he oltre ai hauer cor.fumdfo ognifuafnfiantia, confentì,ferfmaYft, a la impudicitìa de la faliu^
la, tfT ultimamente a mangixrfi le proprie memhra . Io dicea fra me jleffo , Scriue ìo fc^ in
e^uel de itilo ludaicy, chauenlo Tifo affediato lerufalem, e condotto ilfuo popch ad uhima eflremii
ta di' modo che tutto feria difime,fit una ftmina, per nome Maria figliuola , di EW^ro , che od
cife un fio piccolo figluoh che lattane, degnai coffe la mìta e mangiai fclo, e che a lodore corfcro ah
cuni perche fnceffchrf arte de la uiuanda, O' eSa, come dijferafa, uoU^ dar loro ì altra mita , con
affrrmm, quello effcr ilfùo figliuolo, Ma efp rima fidi tanta federiti confiifi ejìupìdifi fuggirò^
m , Onde dice , Quando Mma nel figlio die di becco» Hehhe ultimamente Tito laffitmata cittd,
non potendoft più tenere, QnSd^ foeta affìmigliec (juefìe anime, fer la magre^^ loro, a la gente di
jueUa, Varean gìiocchiaie, Haueano gliocchi tanto fitti in dentro, che pareua non gHhauejjìro, pei
YO a/fimiglia GLiocchiaie, ciò è", cjueUe concmta neU(juah fìanno gliocchi, a le caffè de larieScf,
in che jianno le gemme, (juando fono pn"^ di (juelle . Ctìi nel uìfo de glihuomini , hìe la faccia
delhuomo, le due tempie cT* il nafo col fronte di fcpra fanno juefìa lettera, m, gnocchi fino due,
t,pofÌilunotrala prima eia feconda, e laltro tra la feconda eia ter'^ gamha del, my talmente,
ihe ui fi può legger dentro, omo,ma piu chiaramente fijifcerne ne magri, cme uuol inftrire^ chei
vano <juefle anime, perche tali lettere uengon ad efpr meglio firmate in loro , e jfetialmente lemf
me , perche la pelle h fórma fcpra de ìoffa , Onde dice, che lenlhaueria juiui potuta hen conoi
fcer e uedere , chi legge huomo nel uifo de glihuomini .
chi crederebbe j che lodor dun forno
Si goucrnaffc generando brama ^
E quel dunacqua , non Jàpendo corno l
Qia era in ammirar , che fi gliaffama ,
Ter la cagwn anchor non mawfèfla
Di lor magrc\{a^ e di lor trìfia fquamat
"Et ecco del profondo de la tefìa
Voìfe a me gliocchi unombra-^e guardo fifio ;
Poi grido fòrte i Qj4al gratìa me qucfla i
Mai non Ihaurei riconofciuto al uifo ;
Ma ne la noce fina mi fu palefe ,
Ciò che hjpctto in fie hauea conquifi*
Qj^e^a fhuilla tutta mi raccefe
Mia conofcen\a a la cambiata labbia \
E rauifai la fiiccia di Yorefie^
Domanda, chi creder elle, che lodor dun
forno SIgouernaffe,cioè', Si rìteneffe gt
nerando Irma difc, non fiando anthord
prffcnte, E Quel, ciò e^. Et il f^por dunt
gcijua, nùn f pendo corno , Volendo ihfiri
re, che neffuno lo crederebbe, m,a con^e pof
fa fcguire, lo dimofìrera nfl xxv. (ant^^
E fer la cagione non manififìa anchora de
la magreTÌ^ loro, era già uolto in ammif
ratione cfualfcffe (juella che lafjnmaua coi
fi, E dela loro l^ifia fcfuama , do ^,
Pallida e fmorf a pelle, auenga chefijuamé
fia prof riamente cjueDa, che ndfefce aìirn
mente diciamo fca glia , la<jual e al fffce
in luogo thè- la pelle a Ihuomo . E Tecct}
ieì][rofi)ndQ de la tejìa, Mofira che utw ii
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Postillati 16
CANTO XXriK
Id^fo /r*r«o r^r la ma^reZ(^ rimti àétm in ciucila, It Ueho rùo«o/a;./o^r;(/.^yf^ Qr^t
Zana Mi rM in c^uejl, luo^o,m:f uu^l infnirr, A /.^../.o.^i/pf. wic/?r. hi
irlo W.onok^o,?W/o,cfc. fn lo ci^iato af}m 'no haumtte mai ^^tuto fare, ^ ui^f chera hjac
ciM a HYffcfyatth l^ccoYjc^f^irc il Vricfjco ecceUentf lur. conf. dW^W duerno nel xU^ l ^n^.
ré non contender a Ufàutta fcahbìdj
Che mi [colora jp(gaua, la ^ctle^
Ne a difitto di carne y ch'io hahbìa.
Ma dimmi il uer di te 3 e chi fin quelle
Due anime, che la ti fanno [corta*.
No/j rimaner , che tu non mi fnueUe ♦
La faccia tua^chio lagrimai già morta ^
Mi da di pianger mo non minor do^ia^
Rifpofi lui y ueggendola fi torta ^
Vero mi di jper Dzc,cfce fi uì sfagliai
l^on mi far dir , mentrio mi marauiglio t ^ ^ , j
Che mal tuo dir , chi e vien daltra uooUa. m., che fer fua [corta e guUa gUandauan
^ ^ o iMtrw^'. Scahka iiàamù a (judlecro'.
Re, che ca9om la la Velie per roana oi altra fmil cofa, ma il poeta Lntende in cj^eflo luogo per
quella Jfutea poluere , che L pie confumankfc fuolfare, ^u.nJo fctic iifc non ha, per troppa
iucprezl^, carne che la plf^fclìentare. LA faccia fua. Ri jfonle Dante , non a a domanda
fjali'da Torefi, a la^ual mofìu non poter [^tifare, per ejjlr oppreffc da gran uoglm difcper la cai
cione, me fi ui sfiglia ,cioe', Laciual tanto ui priua di ^arne, e [mhtudine da More
quando li fcn tolte le figlie , pregando che gite la uoglia dire , perche la fèccia fi^a , tatuai egli
lauea lagrimata , quando mori , li da hora , ueggendola SI torta , ciò e- , Tanto defirme , non
minor doglia di piangere , chefificejfe in juel luogo aDhQra ,
lìaueua Dante, per uiadelauiito , (Onoi
[cinto ¥orefe a U uoce, ma ilfcnfo del ufdf
re ccntendeua , econtradueua a (juefto,
perefjìr egli tanto magro ^ a/ìenuato,
de glihauea tolto ti primo effetto , On de
Tore[( h prega, che non uoglia Contender
ciò e. Stare ammiratùiO a hfciufta jcaU
Ha, che gUfiolora e falli irypSdir la peli
le, a difitto di carne c\e fa in lui, Ma
iheli detta dire il uer di^y ciò e, come
ffpndo anchora uiuo , hauea potuto uenif
in (juel luogo» E chi erano (juelle due ani
Ef egU a me*. De leterno configlio
Cade uirtu ne lacqua e ne la pianta
Himafa a dietro ;ondio fi majfattiglio ^
Tutta eHa gente , che piangendo canta ,
Per [eguiur la gola olire mifara
In fame e in fate qui fi rifa finta ♦
Di bere e di mangiar ne accende cura
Lodorychc[ce del pomo e de lo J^ra'^Oj
Che fi difiende [u per la uerdura ♦
E non pur una uoìta quefìo jpal[^o
Girando fi rinjrefaa noffrapena:
lo dico pena j e dourei dir foUaT^ :
Che queUa uoglia a larhore ci mcnd j
eh meno Chri^ìo Vieto a dir Beli ,
Quando ne libero con la [ua uena^
\ien Fùrefe a fitisf re a aueSo, chel poeta
iefideraua intender da lui dicendo ^ che
Veletern(ìconftglio,doè' de la diuina
giufiitia, cade uirtu ne laccjua e ne la pii
ta rima fa a dietro, ONc/io f majfcuigho,
Ter lacjual io tanto mi con fumo, E la uir^
tu che da leterno confi giio cade in {fueUe,
m-òfìra che fa biore ihefce del pomo de
larlore, tS/ ilpporechefie de laccjua , di
che (juelle anime hanno grandiffmaira
ma , Onde dice , TuUa cjuejìa gente che
fiangendo canta, per fcguitar oltra mi fura
la gola, fi rifi fcnta cjui in fime e in fife,
Verche lodor chefe del pomo EDe lo jfraZ.
de laccjua che filande e fi diflede S V
fer la uerdura,Super le figlie i.erdi,Ac'.
etnie cura , Infirìfe uogUa di hre e di
AH iiii
\ i
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Postillati 16
PVRGATORrO
W4«^i>/, E mr^nnìò at,l cura e t^oglia f.tisf^ye fi yifif.nta wfimfew ftìé, Verchf hum
urghi con
dofi lun confrario con laUro fur^AYe, la ^ìufiitU dimm uuolf, che U fnffa aoloftta fp
U lemma ajìmntìa, E len Ice, c].e fi Yìfkfanta, ^enh Un'ima , fin, a tanh che mn e tmoata
dalahruttuYaMmtio, mnfu:^ hta tornare, cmera^rimaquank fU creata da Db Aon
furmaudta mjìra che granhil rnont^ lalortena, lai
^ual e-^cmhalhimo deU^Ja ungila che hann, di heye e di mangiare^JJ rinfrefca e rinoua in Im
,v^nfuYun^uolta,ma tante, cme umlinj^rire , cju^nte pungm^a ^,efl, arhre, tatuai rena
due (fiufanmenie confiderato) che deurehle dir fcHa^^, E la ragione è- ^uefla, terche effiTtnò
menati a Urlore da cjuella «3 g'ia, che meno Chrifìo a larhre de la cróce, ùue pi IJfe e// qiado
jf^Ygenh da le uene il fin preci^fi/fimo fingue, Utero da le mani de lauerfario nofiro tutto il ce^,
nere humano , Adi^njKe, h nche chrifto , cjuantò hkOmo, temejp !a morte, ^.ondimeno, fey U
uoglia chehhe di liherarne da la fcruifu del demònio, andò uolender a cjneìla, Cofi cojìoYo[ benché
temino, tornando a larhre rinouar la fena de la fame e de la fcte che li confuma , nondimeno ut
fimo menati da la u-iglia, lajual hanno difurgarfi, fer [in tòfio fofer falir al cielo •
tt io a luì ; Vorefe da quel Ìì ,
l^elqual mutajìi mondo a miglior uhi,
Cìnjue anni non fon uólti injino a qui
Se prima fu la poffa in te finita
Di peccar più , che foruenì'fe Ihora
Vel buon dolor, che a Dione ri n ai ita ^
Come fei tu di qua uenuto anchora i
io ti credea trouar la gtu di fitto ,
Oue tempo per tempo fi riflora.
Et egh a me^^Si toflo mha condotto
A ber lo dolce affcntio de martiri
La Nella mìa col fuo pianger dirotto »
Con fuoi preghi deuoti , e con fif^iri
Tratto mha de la cofla^oue safi^etta^
E liberato mha de gUaltri giri ,
Tanto e a D/o più cara e più diletta
La uedoueìla mia , che tanto amai j
Quanto tn ben operar e più filetta,,
Che U barbagia di Sardigna afjat
Ne le fè nine fife e più pudica ;
Che la barbagia , douio la Ufciai*
Safeua Dante, Vùrefc effcre fiato macchia
to del de la go^a fino a lalilmo di de
la Ulta, 0 ueramente fino a la fiia infir*,
mifa, de lacuale egli fi morì , E da la fua,
morte fino aUhora che Ihauea franato in
VuYg, molìra,che non erano anchora coi
fiuti ànjue anni, Onde fi marauigUa,
che ftfofio fia uenuto ajfuYgarfi, ferche..
fi credeva trouarh ii [etto ne lantifurga^^
tòrio, oue fi YÌjìzra temp fer temp, ciò
^, oue U fogna che lanima fila tanfo iem
fo imnl^ che uada a jf urgxrfc , cjuanto
era fiata in uita a fentirfc, P^^ri la do',
manda, che fi in luifii prima finita lafof
fin'^ del più peccare, che fopraueniffe
Ihora VEI tuon dolore, ciò e', del pentii
mento e de la contritione , CHa Dio ne
rimavifa, ciò è-, ìlfjua^e a Dio ne riunifie
e riconcilia con far che mediante la fua
fcmma mifcYiiOYÌia , rr^erifiamo che ne
fer doni , Come e-, che gli fia già uenuto
^uiui, BT egìi a me , Rijj?onde Eorefc,
hel dirotto e lungo pianto infieme co de(
^oti preghi e continui fcJf^iYi di t^eHa fua
fifa Y.m^fa uedoua di lui , Iha cofi tofxo tYatiO fimi dt la coffa del m.znte , doue pjfetia il ferrerò
dandarfiapuYgare, e liheY^ito de glialtri cerchi di fitto, doue fera purgato de gUtri uitu che in
quelli fi purgano, perche, fi come in altri luoghi ha dimofir<tto,{ preghi de uiui giouavo a aue!li che
fino,o che hanno ai entrar in Purg. Et in lode di lei dice. Ella ejfy t^nto più cara e diìeUa a Dio,
tjuito £- più fila in len operare, perche in uiiuperlo de le donne Fiorentine dice, che la Uriagia di
Sarlign^, che per ejpr di cofiumi harlari, cofi domanda glihahitctori di juelJa ifiU, e' ne lefut
fxminr affai più puSiia, che U larhagia del paefc di TiYen'^, doue io moYcnio U lafciai .
Seguita
CANTO
O dolce frate ; che uuoì tu chio dica i
Tempo futuro me nel conf^etto,
Cut non fard queHkora molto mìca^j
l^el(]uaì farà in pergamo interdetto
A le ffacciate donne fiorentine
taniar moflrando con le poppe // [etto •
Quai Barbare fùr mai , c^uai ^dracme j
Cui hìfognaffe per fnrle ir couerte
O f\)iritali 0 altre difciplinei
Ma fe le fuergognate fiffcr certe
Di quel , chel ciel ueloce loro ammanna 5
Qici per urlar haurian le bocche aperte x
che fe lantìuedcr qui non minganna \
Vrimafien fr/f?e;fk le guance impeli
Colui j che mo fi confola con nanna ^
Veh frate hor fn che più non mi ti celi t
Vedi , che non pur io , ma quefìa gente
Tutta rimira la , douel fol ucìi ♦
Terchio a lui 3 Se // riduci a mente ,
Q,ual fjp meco j e qual io te co fui ;
Anchor fa graue il memorar prefente ♦
Di quella uìta mi uolft coflui ,
Che mi ua inan^j laltrihier quanh tonda
Vi fi mofìro la foura di colui t
EJ fol morrai : Coftui per la profonda
Nozze menato mha da ueri morti
Con queUa uera carne , chel fccnda ♦
Indi mhan tratto fu li fuoi cónfhrti
Salendo e rigirando la montagna ;
Che dri'^a «0/ , chel monio fece torti •
Tmo dice di fnrmi fu ccmpagna j
Ch'io faro la , dou€ fa Beatrice :
Cluiui conuien , che fenxa lui rhnagna ,
Virilio e quefìi-, che cofi mi dicex
Ef addmbxe queflaltro e quellombra^y
Ver cui fcoffc dianxj ogni pendice ♦
Lo uoTlro regno , cjje da fe lo fgomhra ♦
xxiri.
Seguita in uUufmY le hnne ìbrerfii
ne , e Ifetialmentf de loro haliti dishoi
ìiffìi, la^jual cofa mofìra, the in Ircue fai
YaÌQYuietatò ia predicanti in f ergami,
E ceYtmeteye- da ffpy emendata jueh
la ffa yda che effi freduanti haueano
tanta autorità fcfra di loro, da [Oierglief
h uietare, Ma in (juefta nofira^ne laijual
le Tioreniine donne fcno, in tal cafi , di
^ran uia ijuaft da tutte laltre ninfe , chi
farà (juehj che ne ardifca fclarr.ente fari
lare, ilcjual fia ficuro di non effre, arti
cor da fYOfri mariti, uccellato, e notato
di [implicita , come jc tentaffe di uoley e
lAfia tutta con lAfhrica infeme conuerf
tir a la chifliana fide ^ hanno YKolte
"Repulliche prouejuto a le fùwjfe e hr fui
jf erflue J^ f/è, hauendo rij^etto al danno,
ma nefjuna alefue rr.aggm lafciuie, jfoi
(0 cuYandoft de la uer gogna . Ke* di
quello meritano le donne ejpr rifrep, ef,
fendo tutte jfer natura mohili e uane, h/ia
chi fcufira gìihuornini a cjualt eHa le ha
date in cuftoh'a a ciò che mediante la fru
dentia, che doureUe ejpr in kro, haUffi
fero a remeìiaral difitto di(jueJlet
Lafciamo fìar la moìtìtudine ,che lafchiei
ra de gli (ciocchi e- infinita , e diciamo
daLunifche ne lminiflYafi:ìne de le V.ef-
e nel reggimenti de magifìraù non cedei
yelhonoal M^^ffmo de lahi^e meno cncoY
a /' Vticéf- catóne, f zi ne le jfriuate cure,
f ffetialméte mi cufiodir le pojfrie dcne,
fcno fi ciechi t7 ir.fnfiti, che la fidando fi
da If loro Uanditie Z7 allettamcii aUraì.e
Ye, non fchmente conlfcendono ad ogni
/or dish rimato afjft'i^ e ucglia , rra fi
di (jueUi uenijpro in alcuna parte pur a
mancare, fcno uigilhi , ficlle.iti, e curiofit
in riparar al mancamento, r.p ahramete,
che f( da (jueDo dffendeffe Ihonor e lutile
de lo (iato fiuOy dilettihfi àafcuno, che la
fi(a Porti il uanfo de la più uaga, E quel che da tjuffio nafice, no e' nofiro prcpof:to di uo^er dire, re
fc^iiéti farelkno tutte le charte a chi nenolejfc traiiar a pieno, Mtt chi len apre gliocchi, lo può le
giermete tuUol di, per manìfifìa efj^erietia,ueieYe, auenga che molte enormità fi celano, che fe uei
der fi potejpYo/al e deftmAti a la to^a,cheport(rclhfieiiìu cmnìete farcite che poYtafie il ficco»
. PVRG ATORIO CANTO XXm*
Mtf fom<tnJoal ifflo ilpetx hmania, Quai Barharf, (juai Sbracine fiiYon mai, a ìfcjiJi.fn
0 uo^ham:^ éirr, che nafonò àa lo jj^irito, O Altre iifajpline, intefqer le iatiitiiYf,t!r in fententi^y
che tifcgnctfe ufdY lejfaYole, o ueYamente i fatti, QHefc UntiueàfY tini non minjanna , Mofira di
fYeiiYe, che di ^uejlefue.iifhone/ia, ne ftYanno gunite pYimcf, che cjuelficcdo fanciullo, che allhoi
ya ft confcUua, uàenh cantaY a la nutrice, fer ahrmentaYk, Umna, Imfeìi le guance ^ cjj e-, io
uentiffYglianm harhuto. DEh frate hrfà, che fin non mi iiceli, Hauendo Vmfe fatis^Uo a la
dmanda di Dante, lo jfrega hoYa chegh fatufauia a la fua, lajual, come hahliamo deUo, eYa diftf
fer, Còme effendi egli anchra uiuo, pteua ejpr uenufo (juiui, Onde dice , Vedi, che mn fuY io,
ma tutta (luefl^ gente rimiYa la, Doue ufli , cÌ3 è", doue cofri il fcle, perche effcndo col coYfo,i^uth
lo uelaua e cofriua con la fia mirai Yaggi di cjuello che ftYiuon la terYa, PeYchio, Rijfonde Derni
te a VoYffe tn (juejla fcYma, SE ti Yiduci a Ynente,ciò e-jSe ti YÌcoYda,qWal fifìi meeo,e ^uttlio tei
co fili, Qjiaft uoglia inf(YÌYe,Qual ignoYantia fti la nofÌYd mentYe che tu eYi di la, e che hauerrm
conneYfcitme infieme, ANchoY flagrane il prefente^memorare AncOYa nefaYa moleflo lì fYefcnte yì
cordaYe, feYche (juando la ragione fi dfpa in noi, e che à Yiuofgiamo a nopYi f affati eYYCvi, mn fin
"^gYauemoleflia e ueYgogna ce ne pffiamoiicordaYe. DI uita mi uolfi cojìm , Mofira che
\ÌYg. intefcpeYlhumana ragione, lo uo^gfffe da (Quella uidofa uita, (juando la luna fcreHa del fcle,
come altYOuehuhhiamo, fecondo lefUuole, ueduto, fu tonda la notte che fi tYOuo fmaYYÌio nelofcura
fclua, come tutto hahSiamo infieme con lafua allegOYia uedufo,Onde ancoY in fine dtl xxje Vlnf*
E già hieY notte fit la luna tonda, E dalcjual ViYg» dice effcre fiato menato fer la fYojvnda notte, e
cieca ofcuYÌta deTlnf.DA ufYi mOYti,f(Yche lifuoi peccati fcnofen'^ alcuna Yemiffme^COn quefìd
MYa caYne chel feconda. Co (fuefìo UfYO coYjro iltjual lo fcguita,E di la^haufYlo códotio di ceYchio in
leYchio ftlendo e Yrgirando la montagna del VuYg. Oue fuYgandofi lanime da la torta uia del mon
io, fcno dYÌ7:^4tf al cielo, E tanto in fu feY lo monte haueYli detto daccomfagnarlo, che trouera B^ic
trice, e (juiui rimarra filo di lui, perche non più de Ihumana, ma de la diuina ragione hauera dihif
fogno. Vuol adun(jue il poeta inftnre, chauendo egli, mediante la ragione, lafciato la uita uitiofa e
carnale, e datoft a la uirtuofa e jfirituale, che Torefe ne glialtri ff^iriti cheran fico non fi ien mata
uiglii^re, E fi contemplando, egli e potuto uenir in cognitione de la loro j^iritual uita ,
CANTO XXIIII,
Nrl dir Undar , ne landar luì ftu Unto
¥(tcea : ma ragionando andauam fòrte ;
S/ come naue pinta da buon uento^
E lombre*,che parean cofe rimorte ^
Ver le fvffc de gliocchi ammìrationt
Trahcan di me , di mio uiuer accorti ♦
Ef io , continuandol mìo fermone ,
rijfi ; Ella fen ua fu forfè più tarda ,
Che non fhrebbe per kltrui cagione^
lAa dimmi, fe tu fai , doue Riccarda l
Dimmi j fio seggio da notar perfoni
Tra quefìa gente j che fi mi riguarda l
Là mia firella ; che tra bella c buona
No« fi qualjvjjc più 3 triompha lieta
Seguitai poeta nel prefinte canto il fio par
laY con EOYefe , dalcjual glie' dato notitia
ialcune di (jufUe anime , e tYa lalfYe dì
tfueUa di Bcnagiunta da Lucca, colcjuale
fmtYùducefmiìmente a parlaYe , e finge,
che dn effe ToYefi lifia pYedetta la uiolente
moYte di Meffer Cor/o Donati, Giungono
poi al fecondo aYhoYe , dalcjuale efie uoci
che YicoYdano alcuni danmfi effcmpi de la
gola. Et ultimamente trouano langeb,
ialcjuale fcno inuiati per le fiale che falgòi
no fui fettimo ftsr ultimo hal^, oue fi puYi
ga il peccato de la cdYne . NEI
Hy landaY, Non andauano men ueloà ftf
iÌYe e Yagionar infieme^ ne per aniatf^ra
PVRG ATORIO
Uìto olimpo gin il fua coronai :
Si difjc frimai e poi; Qui non fi ukti
Viinomimr tiafan^ia che ji munì^
t^ojìrA [tmhicinxa uia per h Sina^
Quejli ( c mojlro col dito ) e V^onagmnta
Bonctpunti da Lucca : e quella faccia
ri la da lui più che lahre trapunta
Behke la fanta chiefa in le fue braccia t
Val Tor\o fù ; e furga per digiuno
Languille di holfena e la uernatcia^
Molti altri mi nomo ad uno ad uno*
E del nomar parean tutti contenti ;
Si chiopcrò non uidi unatto bruno ^
CANTO xxrrii,
g'ma'J meno, M^t ft cme U naue ui fm
tijìù ffr lo f^im dd uentùy Cofi Bceam
efft ffrh ff irnY delfarUr hro , E hm^
Ire, che farean COfe rim:Yfe,cio è^yiofè
m:ìYfe non unn ma due uA^, favfo uuol
inferire, cherano (^jìfnuate e fmorte, fren
deano ammirationf, effind^ft accorte del
miouiuere, E continuando egli il fifofcr
m:>necó Forefe, laffato nelfrecedfnte can
to dijjìy che hmhra di Statio fenandaua
fu falendo il mote fìu tarda di <juello,che
fvrfe haueyehhe fiuo , fer cagione d^lpr
con Virg, Wìa lo domanda di Piccard^
forella iejfc Vorefe, che fedendolo, li deh
ha dire,doue chtUa t^, E [c (juiui tra <juel
la ^ente,che tanfo di lui ammiiandofc lo guarhua, uera ferfcna degna da tffcr ruotata. R ijfóde
Vovefcfer ordine, e prima y delafua [creila Piccar da , che dice non [j^er qualfòffe fiu, osella,
0 luona , chedi trionfi già difua corona, che contrcjìank a lauerfmo, al mondo O ala carne,
hauea confluita, fu NE Ulto olimpo, ciò e-, ne lalto cielo. Poi dice, che (juiui non fi uieta di wo;
minar ciafcuno, da che Ufcmiian^ e conofcen^ loro è^, feria dieta, fi munta e tolta uia, addii
landoli Bonagiunfa de gìiorUfani da Lucca . Coflui fecondo che quella etafortaua, fi huon com
fofitor di uerfi e rime uolgari, e grande amico del n^jìro poeta, E Q^ueìia faccia di la da lui Piti
che laltre trapunta, più che laltre ajìenuata e munta,perche (guanto più fono fiati golo fi, tanto me^,^
no.pey la loro maggior defirmita fi conofcanOjCoftui fii Vafa Martino jui^rto la Torfi ciuà in Fri
eia, Dicano,che per £ola, fàceua morir UguiBe del lago di Boljcna ne la uernaccia,e poi con uari
codimi cuocerle, et ultimaméte,perlo troppo jìudio jual hthlene lagola,fjpr morto digraffe^'^ .
Vìdt per fiime a uoto ufar li denti
Vhaldin da la Pila 5 e ^owfiitio\
Che pafìuro col rocco molte gentil
Vidi Meffer Uarchefe -, chebbe ^atio
Già di bere a Porli con men fecche'^a^
T^fi fii tal j che non J5 finti fatio.
Via comefiij chi guarda ^ e poi fn prc'^a
Viu dun che daltro fi io a quel da Lucca,
Che più pdrea di me hauer contesa ,
Ei mormoraua : e non fo che Gentueca
Sentiua io , la oue ei fintia la piaga
re la giuftitia ; che fi li pilucca ♦
La Pila, dicano effcr luogo non MugeDo
nel contado di Piren'^, daì^uale^unapar
te del cafdto de gli \/ tal d ini ,come fit
meffer Vhaldino, che d'effe Qafcntmo fii
Yon fignori , prefero il cognome . Coflui
dicano effcreftafohuomomoìto j^lendtdo
e liberale, ma ne le ccfè pertinenti a lago
la, oltre m fitra prodigo . Bonifitio ardi
uefiouo di Rauenna fi fio figliuolo,
in (juejìo nuEa degenero dal padre. Tei
neua di molta famiglia, latjual tutta pafio
yaua col rocco, 0 uogliamo dire V lomhn
del campanile . Mejpr Marchefi de Rig9
gliofi da Porli fù caualiere, e tanto \mii
fibrato lewtoYt, che non fi fitiaua mai. Onde iì poeta dice, chegli Mie già, mentre uiuea, con:t
uuo\ inftrire,ffatio ^ agio di here a Forli, con m.en fccchez^^, che non haueua aHhora chera in
Turg. e noniimeno, che mai non leuue tanto, che fi fentlffe fctìo . MA come fi chi guardai,
Auììefi "Dante, che di tutte (juefle anime, cjuella di Bonagiunfa haueua Vlu cow/r^^, no
uogìia il pper ii lui^ e pero j(ce { iw preffii daccprfcli che « Uttre, E finti che mormoraua fr^fi
PVP. gatorio
fiflfa InpU, U hueidfcntu lafuga de U dimncL giujìuia^xntefaffY fa finte CRe tanfo lifiluci
ca^la^ualgiiijìiiia tanto li cwjuma dimnuifce e [cerna }iflfuo mcmoraye Yicoriaua non fi che
Qentucca, QUf/ìa dicano effere fiata una nobile, e non mn. hfEa che mentile piogene Uuchfjè , it
lajuale ilpetj fit inmorato, e che fey lei htAito un tem^o a Iucca ,
O anima , dìfjio , eh pdr ft uaga
Di prUr meco'jfit fischio tintmini
B te e me col tuo pjtrhr <ipp:tg4 ,
Gemina è nm j e non porta anchor henUj
Comincio et j che ti fitra piacere
La mìa città , come chuom la riprenda^
Tu te mini ui con quefìo antìuedere t
Se nd mio mormorar prendejli errore j
Dìchidreranti anchor le cofe ucre ♦
Ma di, fio ueggio qui colui ^ che jvre
Trajjè le nuoue rime cominciando ^
Donne , chauete intelletto damore ♦
Et io a lui ^ lo mi fon un j che quando
Amor mi Jpira noto^& a quel modoj
Che detta dentro , uo ftgnificando ,
O frate iffa ueggio, dijfcgliy il nodo^
Chel ì<^otaio , e Guittone , e me ritenne
Di qua dal dolce Hiìe nuouo , chi odo ♦
Io ueggio ben , come le uoftre penne
Diretro al dittator fin uanno fìrette j
Che de le noHre certo non auenne ♦
E qual pi(4 cf riguardar oltre fi metter
No« uede più da limo a laltro^^flilo j
E quafì contentato fi tacetie ♦
Richiede t>ante Bonagiunta, ifjual mo/i
moraua da [e fleffo , che delha parlar in
modo, chegli ìintfnia, E finge che lipre^
dicÉ LmcYe, che dow^rfpy/ity a Centucca,
che di fcfra habhimo ietto , la<jual dice
che non fortuna anchora benda, ferchefò^
lo le maritate e uedoue le prtauano, E /tf ;
(^ual lifnra jfiacer la fita città di Lucca, 'E
come (Quello, che già Ihaueua con fiiuty,
doman ìa figli uede (Jinui colui, che fraffc
e cctuo fiori le nuoue e yare rime, lecfuali
cominciano, Vonne chauete intelletto da^
mOYf, Quefto fi il principio duna fra le al
tre amorofe can^, chel foefa fice in lode
de la fua Beatrice . R{Jj)onde Dante, egli
ejpr uno, ilcjuale, <^ando amore ffira^
ciò e , cjuando amore ditta ne la mente, no
fa E Va fig)iificando,E uafiriuendo emo
fìrando di fiori a cjufl molo cheffo amore
ditta dentro in fffa mente . Ver le^uah fa*,
Yole, Bonagiunfa mofira accorgerft de la
cagione,chel Nofaio,Guitione df' Av^:^^,
CST egli, che ftmilmente damore haueano
cantato, non ufiro (jud dolce e ru^uofiii
le, (he^li udiua ffpre fiato fratto fiiori, U
(jual cagione fi c^,cheffì non haueano firit
lo fer effcre jpirati damore , corne hauea
fitto Dante, Guido Cauaìcanti, e Guido GuifineHi, dacjualifii molto elimato juefio modo di dir
in uerfi e rime uolgari, ma fclamente hauean: ferino a cafo, On le dice, O Frate, O fratello, \Sjà,
^ora ufggìo il nodo che ritene il l^otiXÌo,Giii*tove,e me di (jua dal dzlce e nuouo fiile chi olo che ho
ra fufa, come uuol infime, Perche ueggio bene, COme leuofìre ferine, ciò è^,Come le uoftre char
te fritte da uoi SEn uanno frette, Se ne uanno unite e congiunte Dietro al dittatore,intefc fer amo
re, ilijual ^ ^uelche ditta a chifcriue di lui, Oniel Vet. Viu uolte mor mhauea già detto, Scriui,
Scriui cjuel, che uedefti in lettre doro e cet, E fn'^ iubio, chi fu frofriamente fcriue {ju(llo,chm2
re Jj^irA in lui, (jufllo con fiu terf fiile, ^ eìfgantmente friue, Terche, f come dice OuiJ. Inge*,
nium nouis iffa fuf ila ficit. Et il Pet, dijp, Uofrimi ahnen chi^ dica Amor inguifa, che f mai fff
cote Gliorecchie de la dolce mia nemica Non mia, ma difietd la fiiccia amica. Ma cjuefo dice Boi
pagiunta non effer auenuto de le f enne loro, ferche andaron lun^e dal dittcttore , E Qjtal più a rii
guardar oltre fi meUe, do è, E còlui, ilijual fi mette a riguarìare eiT aitolfrfi auanl^nre ne lo ferii
uere, oltre a cjufllo, che li ditta amore, non uede fiu oltre la li^ey enfia clefia la io fide di chi fgU
li ditta, a juello di chi nan, Volendo infirlre, che f h udejfi^ fi conte::terchce , ^ haueriafi da
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Postillati 16
CANTO XXlIIt»
mlfntnYf ìi chf myft li iitiaffe, fenhe fclmente ia lamorf, chfù^>tlumQ a la cofa ie Ui
ùual inuniiiamo uqUy tramf^ nafcono in noi cjue i fQeiici fiiYOyij chffuhlmano lo jìilt y E Qiuaft
cmtfrHto fi tacftte, ferchf in Pwv^^. non regna ìnuiiia, Ucjual fglipteffc haufy a Dante V a glii
uliYÌ, che haueano |cri«o iamorefìu eadUntemente di lui, lacop éa Alentino iicanoche fu dettù
il Nolaio, ejpnk jìaio in <lueJlaYte molto eatllenie, coYKe juando dicimo il Filofcfi^ che irtendié
md'AYÌfìotile,eV hf ^fih, di S. Vauh. lyaie Cuitione fii d' AreZ^,ciafchno,(omè detio.nelfiiO
lemp h^^n comfofuore di rmi^ uoI^uyì. ijp, che fignifica hoYa, adeffc^ e yno , Onde nel xx/y. de
Vlnf. che fiu noi fi fareggia wo CT ijjà, chi hajcYÌtio ejfcY uocfiholo l ucchefc.Ynoffo cYedo, feri
che il fOfta lo fk diYe a Bonagiunta, che fìi da I ucca. Se- appjìo, coYne dinfinife altYe cofc di mh
ia ynaggior imfoyfan'^, de lecjmli tutte, feY non haueYYni a jtYYnay ad ognifaffcje metto inta^eYe,
ma hora (fuejìa, feyche da Lucca fono, Ynifiace di YÌfYOuaYfy henche ancOYa Quando ìffa uifi dicef
p, che non ui ft dice, ne fey ufo uifi d<ffe mai, mene ufYgogntyei molto meno, chefe ui diceffiYo Te
fiè-, chefclamenteaTiyen'^e, e non in altyo luogo di Thofcana, fufa di diyfey ìjfa , fey hoya, efef
mo, E fe nel contado di Lucca, oue le litentit fino, come in tutti glialtyi fmili luoghi fcglion effcr
4L lene placito de YoZ^y e non r,e la città, come dicano, diminutiui e fmof e , (Quando di juefio sha}
ueffi a trattaye, o che il luogo lo fatijfe, io n:n uoyyei YiceYcay le VioYentine uiRe, che la città jìffjì
mi dayehhe amflifp.mc cmp affai da fyouare, il fuo idioma in fe efpyfefftmo di tuffi glialtyi Tha
moconofcifoY de linfirmifa, ceYco del tutto fi(ggirlo, E meno il Pffyaycha, che a Fiyen'^ no fii m,aù
Vico adun(Jue, iffa efpY uocahl Lomhaydo, henche tjuaft del tutto difmi/fc, ne fc che fufi jfiu in ali
iYO luogo che a Vinegia tya Echini, (juando tYa /oro fono a mouey cjualche graue fefc, che pr accor
iay le fcr^f a un tepo, dicano anchoya ljfa,ef alcuna uolfa mo, E che fa Lomhaydo e nò Lucchefe^
il poeta fìejfc lo dichiira nel xxvy'. canto de Vlnf, oue in peyfcna dtl Conte Guido da Monte feltrò
dice^ Otua cui io </W^§ La uoce^ e che parlaui mo lomiardo Dicerìdo,lffa ten ua fiu non taiffc.
Come gVtuccCÌyth uermn uerfol N/7o, Sogliono le grue, per e/fer uccelli di fa fi
Alcuna uoUa di lor fnnno fchiera ; fifgio, la fiate cercar i luoghi freddi, coi
Poi uoUn pu in frettale uanno in filo 5 me/cn quelli plU a fcttentrione, etiluen
^ - 1 , " 1 1-^ ^ ^^l<^^> ^^^^ queUiponi a me?ó di.
VolgenM u.Jo r^mto fuo p<,Jfo • JJ.^ ?
E fer mign':{ii e f!r uoier leggiero . /^„^, ^^^j}, ^^„., ^j^^^
lacerne ìhum ,che di trcttor e hjjh, raMliafintinfàitroii ft,efoi(m pu
Lalfa (Xndar li compagni ; e ft pajfcggìtt , fretta t uthdta uoLno in fila lum «ffrrfi
f in che fi ifighi lajf oliar del caffo 5 fo ieUiro, Coft iicf, eh <]t<ffta féitrt
S; lafào trapaffar la fama greggia «'^'"'f'' ' "w'''"' «l/ìa
forefe ; e dietro meco Un uenm f'^'""' f '«•"■'ocm.w, * y,fi
Scendo ; Quando fa chio ti riueggja i Yf"""' ''"H''
.„ r ^ - ' uofliachaueuadeljir con Dante, 1(1 Cso an
l^on fi, ripfilut, quanto mi umx éar la fchiera, e feguitauala di pari pa/fo
Ma già non fial tornar mio tanto tofh 5 ^ /,^,-^ ^ fmilitudine di chi e laffo di troti.
Chio non fia col ucler pima a U riua , tare, che ft paffeggia Vin che disfoghi
ptrì) chd luogo , u fui a uiuer fojlo , L Affidar del cajfc,cio h, lanfrr del petto.
Vi gtQrno in giorno pi« di b^n fi Jj^ol^a j fohf è' il maniaco^ affiliare ftè' tirar
PVRGATORIO
Ef a trìjla ruma pdr dijjifojlo.
Hot ua^dijjeij che ^wc/, che ^ìu nha coì^dy
Vegg io a coda duna heflia tratto
In uer la uaUe , oue mai non Jt fcol^a ♦
La heUta ad ogni pajjb ua più ratto
Crefcendo fmpre fin , cheUa percote
E lafjal corpo uilmente diifatto ♦
Now hanno molto a uokcr quelle rote
iEdril[7jogliocchial c'ieì;) che a te fid chiaro
Ciò chel mio dir più dichiarar non potè »
Tu ti rimani homai t chel tempo è caro
In quefìo regno ft j chio perdo troppo
Venendo teco fi a paro a paro ♦
ifritrofl maniar fiim Ji ijuello il uenfò,
(jurfìo il folmone in noi , e uf^fft ài
fiiori ffY Unfar t tatier M fetto, e fn
nelifQ chf fi cmfrenif fin e meno frei^ue
temente entrar ufcir ie la hocca,fecùni
h c\ìepu e men^ì afiitiiUmd corpo.VU
cenh, Qjdanh fia^ chiù ti riuegg^at Doi
mania Forefe Vanfe , cme iefiderofo di
toftoriueJerh ìJi^ìm a furiar ft , ijuanh
farà che lofojjà riuedere , Dante rifonde
mn fofere ctuanto che shaUia anchw a ui
uere^ ma chel fiit ritornar in juel luo^%
non Jara già fi topo, chegli fiu toflo non
uifia giunto con la uolunta^ E (juefìoyfef
{he Firenze , nel cui luogo egli fu poft^
ci
K uiuereyii giorno in porno fi Jf^oglia fiu di iene, e dogni uirfu, e parli dijfofìo elefìimto a trijìa
ruina , HOr ua diffety Finge che Torefc li predica la già fèguita morte di Mefpr Cor/o Donati cai
fo diparte Guelfi in Firen'^, la t^ual, fecondo Giouan Villani allxxxwi. del ^yl-lih. de lefue ere
niche,figuì lanno Mcccviìf. E la cagione fi fu, cheffcndo uenuto in fiffftto al popolo , che douejjl
%ccuparla tirannide , // corfe a cafa , Ef egli dopo alcuna dtp fa , uolle fuggire, e ne la fuga, o ché
fi gcttajfe da cauaflo, 0 che pur caggeffc giù da (jueUo, rimafc con uno de piedi attaccato a lafiaffh^
e fù fer lungi ffatio ftraànato tanto dalcauaHo, chf fcpr a giunto da nimici fii morto, e ^uefia e*
Ihifioria, Ma ilfoeta intende (jui la heflia per lauerfirio noflro, E la coda per la friflofine, dal(jua^
le effe Mejpr Cor/c fii tratto ne la uaRe de Plnf, oue lanima non fi fcolpa mai, ciò è-, non fi liieré
mai da le fue colpe, come fk in Vurg, E (juefla heflia ua fiu ratto ad ogni paffc fmpre crefcendo fii
m a tanto che percote t!X uccide deftuuo lanima, E laffa di lei uilméte ditfotio e priuatol corfo,fen
che lauerfario, perCcuerando noi ne la uitiofa uita, ogni di prende più jvrl^ , infignorifiefi di
mi fino a tanto, che ne conduce ad eterna dannafione . NOn hanno molto a uolger (juelle rote,
Moflra, che (juefto hahhia da figuire fra hreue ffatio^Ài fempo,e che allhora li fera manififto c^ueh^
del fuo dire non li può più manififlamente dichiarare, TV ti rimani homai, prende Foreft
ultimamente licentia da Dante dimoflrando , che landar fi lentamente al par <di lui , li fi peri
ier troppo tempo de la Jùa purgagione tanto da Jeidefi derma .
Qjcal efce alcuna uolta di galoppo
Lo caualier di fchiera che caualchij
E ua per firft honor del primo intoppo ;
Tal fi partì da noi con maggior ualchix
Ef io rimafi in uia con ejfiì i due ,
Che fùr del mondo fi gran marefialchì «
E quando inan\i a noi fi entrato fùe ,
Che fiocchi miei fi fir a lui feguacf ,
Come la mente a le parole fiie 5
paruemi i rami grnuidi e uiuaci
Dun altro pomo , e non molto lontani ,
Per (fjjcr pur aHhora uolto in laci ♦
tartifft Fortfi a fmilitudine ìeì cauAiei
re, che armeggiando , per fir fi del frinn
colpo honore, efce de la fua fchiera, efifft
ina^a lau^fmo,ma partì ffi QOnmagi
gior ualchi, ciò è-,COw f iu lughi e ueloci
pafp, E Dante rimafi a dietro tra uid con
\irg. e Stat. che fur del mondo Sì gran
marefialchi, Verche fi cerne i MarefcaUU
tengano ne gliefferciti il primo luogOyCOÌi
(juefti due uuol infirire , che lo tengano
tracce ti, E duando inan*^ a noi, Quan
do F ore fi fii tanto inanl^ a noi , che io h
foteuafiguitar con la ufduta^fi come U
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Postillati 16
CANTO XXHII»
mntefcmtduaje fue fmlty mi aìffaruono,coft guarMo, i rami (jKmli^ «9 p-, Cmm f mi
uaci iunaltro fòmò, deljual di fcfra dicemmo, E Non moh lonfm, ferchefur éhotd fcr^
fimklmontf, uolfato^kar dando dietro a Bo/ffc, dcuera quello •
E gridar non fo che uerfo U fronde i
Quajì hramofi fantolini e uani;
Che pregano j e\ pregato non rijj^onde 5
Mdperjhr ejfcr ben U uo^i'a acuta ^
*Tien alto lor difto^e noi nafccnde.
Voi ft pitti ,J5 come ricreduta :
E noi uenimwo al grandarbore *y ad fjjo,
Che tanti pre^i e lagrime rifiuta^
Trapaffatoltre /e«^« fiirui prejjo :
Legno e più fu , che fu morfo da Emì ;
ji leuo-da-ejfcT '
► Verche Virgilio e Statio ^ io riflrettt
' Oltre andauam dal lato ^ che fi leua*
Ricordiuiy dicea, de maladetti
Ke nuuolì formati 5 che fatoUi ,
Thefeo combatter co Joppi petti :
E de gli Hebrci , che al ber fi mofìrar motti 5
Perche non hebbe Gedeon compagni y
Quando in uer Madian dtfccfe i coUi^
Si accoflatì a lun de due umagni ,
Pafjàmmo udendo colpa de la gola
Seguite già da miferì guadagni ^
Bra fato ìi <]ueflo artore gente, che trai
mofa de fùoì forni, fìaudtiò con le mani al
'^tf gridando a guifa di ficcoli Uncinili,
juando e loro moftrato alcuna cofa , che
dfftderano hauere^e che ferfirlif iu accen
ier nel deftderio di (fueUa, glie U tengane
alta g ciò che non la pffmo aggiungere,
fen'^rijj^onderafYeghiloro. FOififOf
ti ft come ricreduta. Credette (jueftagen
teptey cOìifguiri pomi, fero faccojìo a
larhore, ma ueduto foi effèrle negati , fi
fiYii Klcredufa, ciò e*. Con altro credere
di (juel chef rima [era creduta, Er efft ue
V ^etJ ficD'e/ft;ciò è-jA'd effo t^oresttfari
tÌY di ijueUa fai gente, ^ rifiuta e nega clH^ /t i ^aml ^y6i>
tanti freghi e lagrime, non fiegandoft ai
effa ricreduta gente . TKaf affate oltre,
yjoìfndjft (juefiipeti accojìar e frmarfi
a larhre,udiron uoce,la(jnal ufi da tjuel
lo dicendo, che dourjpro fajjar oltre fcnl^
affrtffarft, E che fiu fu era legno jilcjual
pi morfo da Eua, intendendo il tutto fey
fartf, ciò è', larhore fer lo fome, che Eua
morfe quando tranfgredi del comandame
to di D/o, E juefìa f tanta dice, che ft leu a
4a Quella , ma con altra dil^oftione, co'.
me uuol in ferire, fer che ft come il gufiar li
(Quella fu la dannatlone, cofi il non guflar li (juepa era la falute de lamme, Wia che a Virg.a Stat^
f a Dante fvfp uietafo laccofìarfi a (fuejìo arhre fi è-, fer che neffun di loro haueua a ffisftr al ui^
fio de U gola, Wirg.fer non effir desinato a le fene del Vurg, Statio fer hauer fatisfàuo a cjuantù
fer tjueUe era deiifore, Dante fer ejfer anchora ne la frima uita, e dì^zfìo a fatisfàr fclamente a la
colf a e no ala fena, Ondeefp fotti andauano oltre ripretti DAI lato che f leua,cio e,Dal lato de
la yoccw, laiiual fi Ifua e difende in altro, ferche effendo larhore in me^ de la uia, ft foteua fafi
far oltre da due farti, fra la roccia che ft leua m alto,e larhore, E tra la riua che ft cala giù e (jueh
lo . Ric9rdiui, iicfa, de maladetti. Seguita (juffta uoce in ricordar a cjuelh che f affano glieffm
fi di coloro, che fer il uitio de la gola erano feriti, come di f fra dicemmo,a do che maggior fentii
mento faccenda in loro, e confcijufntemente maggior fena, onde fiu tofto thahhino a furgare, E t il
frimo è' (Quello de Centauri, i(juali, come, fecondo Quid, fcffcro generati de le nuuole , dicemmo
nel xij, deTlnf, Coporo, ne le no^"^ di Perithoo, poi che furon fatoEi hehri, tentaron di rafir
la jf-ìfa, ma Thefco ^ercole fe glioffofcro, Onde furon comhattuti da ffft Centauri CO doffi
fetti, ferche effenio mel^ huomini e me'^ cauaìli, haueano congiunti i fettificondo (jufpe due ndi
iure, Poi adduce leffemfio de gli Hehrei, che fotto la guida di Gedeone loro iuca^frocederon contri
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Postillati 16
PVRGA TORIO
f Maliam /òro nimici, làioy ffr li peccati loro ffmfjpy che lungamente fcffcYù tiffiiéi
fAa. cWHertitìfoiy cmefi le^ge al ie luMci contenuto ne la Bibidy iJio comando a Gedeone che
froceieffè contra de nimici» Gedeone aduno trentadue mila Hehrei, ilcjual numero era (juaft nulla
Yijfetto a linnumerahile ejprcito de Medianiti, E nondimeno ^Uio comando la ficonda uolia a Gei
éeone, che licentiajfe tutti i timidi, i^juali ^row'xxy. mila, rimafc adunc^ue Gedeone con. x. miU
fclmente^ Wenne la terl^ uolta il SÌ£nQre,e comandoSi, che juando il folefiffe fiu ardente coniu
cejfe al fiume, e jueBi cht fer lere m.ettefpro la hocca ne lac(]ua, come finno i cani Hcentia/p , E
Quelli che frendfjfer^ lac<\ua ne la concauifa de la mano YÌteneffe,e <juefli nófi.ron che ccc, co juali
fclamente, mediante il diuino aiut:), procedendo Gedeone cantra denimici lì ruffe, tr occìfe di lof
ra cxx. mila. Onde ^li Hehrei uijpro pi lungamente in tranquillità e pace, E la moltifudine di k
ro chera fiata auida ingorda al here fu dijf^regiata, e (juelli cherano flati continenti, furono efi
f aitati, Co(i dice, che accoflafi A luno de due uiuagni,cio e, A luno de due eftremi de la uia,c\ìera
comha detto difòpra, di uer la roccia, faffaron altre udendo ricordar a la uoce colpe de la gola, SEi
guite già da miferi CT* iHf citi guadagni, nafcendo da cjuefti comunemente ftmili peccati , perche
quello, ti jual lecitamente guadagna, guadagna con fudore,e facjuanfoli cofla il guadagnato,
e pero è- parco in ffenderlo , ma chi guadagna illuitamente e fcn'^ alcuna fatica , ^ pronta
ancora a prodigamente ffendfrlo e gettarlo uia .Onàt ^' i^u» d4:-frrcu ii^fc9Ìét9»^Mhftt^
Po/ ratldrgdti p^r la Jìra3a fola ^rano prima andati flyeui lungo lajoccla
Ben mille fajfj e più ci portar oltre
Contemplando ciafcun fcnTji parola ♦
Che andate penfando fi uoi fol tre,
Subita uOce dijfc x ondio mi fcojfi ;
Come fan hefìie Jpauentate e poltre ♦
Vr'fl^ai la tefla per ueder chi fòjfi t
E giamai non fi uidero in fornace
'Vetri , 0 mettaUi fi lucenti e rojfi ,
Comio uidi un ; che dicea ; Se a uoi piace
Montar in fii qui fi conuien dar uolta x
Qi4Ìnci fi ua j chi uuol andar per pace ♦
fer non accofìarft a larhore, e pafpto poi
quello, ft rallàrgaron per laftrada fola, 'a
tjual prima da effe arlore era diuifain
due, E proceduti oltre per ijueUa contem t
piando più di mille pafp fcn"^ parlare,
Vdiron fiilita uoce, Uijual lì domando di
quello, chefjì tre fcli andauano cofi penfan
io. A laqual uoce Dante ft (coffe, come foi
glionfar le hefìie ff)auentate, E Voltre, ciò
pigre e [ènolenti, E uien da poltro, che
fignifica il letto, nelqual Ihuomo fappigrii>
fce ty impoltronifce,Onde allhora duiaf
mo, che gli^poltrone, E dri^^to la tefìx
per ueder chi era cheparUua, Wide langelo , ilqual moffc da lihera carità, fi gnificata per lofuo lui
cente ^ accefo colore, glinuio per le fcale, per lejuali fi faliua fui fcttimo C7 ultimo lal^ ,
taf^etto fuo mhauea la uifia tolta x
Vcrchio mi uolfi indietro a miei dottori
Comhuom^che uajficondo chcgU afcclta ^
E qual annuntìatrice de gli albori
Laura di maggio mouefi , tir ole\zji
Tutta impregnata da Iherba e da fiori j
Tal mi fentt un uento dar per me^(^
la fronte te ben fentì mouer la piuma ^
Che j? fentir dambrofia lore'\zji%
E finti dir j Beati ; cui alluma
N0« può il fenfo fcn^l lume de la ragione
e de lintelleUo uenir a la cognifion de le di
uine cofe, che per fè ftefjoui fi aitagli^
dentro, E pero fi uolge Dante a V ir^, CT*
tf Stat, E procede fecondo che ode inten
de da /oro . E Qual annuntiatrìce,'Dani
te fi fentì dar un uento per me^ lafroni
te, che nacijue dal mouer de la piuma, ciò
è-, de lale de langelo , fer cancellarli del
fronte il peccato de Ugola, iljual li fi fen
tir lOrf^^, do r^ hdore di Amhrofta,
^uefì^ è
CANTO xxiiir.
fimo ìt irm , A>t lomor del ^«f?o f ^ i/ «f o Ui\, E j?nf//a. com*
Ne pe«o lor troppo «o« i^mi ^ yS/?K.> J.ma^t.U^^che
^ f , r . ^ . i «; n /( ^5 wx^wr «n foto w«k?ì «t /«/*<,
iiaè' DfMl'nim it \S<t,loam\our<tmfrt^n<H» io Ihrrh fio fiori, cioè, iuUore
Me k loro, O Lf?r- , V.tnlf foout ohrf, LMg> toh i<l primo ii Wirg. forUnh ii Vmrf,
Amtronc^i comf iiuinum ufriicf ohrm Sfiroueu . </<>, BE«f/, UcimlifMmm
eiUif mS. mUfo *l V. <(;««io, Hrofi <yJ<ri..n« cr iufiitim <iumtm iff,[,iur,hun
ir. Et no U [meniio ìi <,ufh, clf^Mi dire , Beoti ^«ffli cU homo tom ìm, io lo J.mna
«roùo, che lontre er .7 iefiierio iel gKpo NOn fumo, ciò è, Non mcenie tr^p nel [etto tori,
Bt homo fmrre tonto uotlio folomente iel cìh, ì^onto è-0o e rtecelfma ihmre . fytlt
CANTO KSV.
Chd fcl hauJl cerchio di merigge rf""' ^' '''^^ f "^f /'
, - , .7 r • timo tsr ultima zmnf y^ufnd t^iQcolt
Ufaato al tauro , e «o/f e a lo Jccrpto . J^^ ^^^^^ ^ , ^^^^
Perche f o,^>je ;n Ihuom ^ f fce «oj; f.f/^^e ; ^^.f ^ ^^^^^ ^^^^^^^^ ^ .^^
M<i ua^t a la uta fua , che che ghappaia , yattaUun JMh mojfo da ìui.tfr ultima
Se di hìfogno Hìmolo il trafigge ^ ^^f, fìJ ^ironf .ode da lamme
Coft entrammo noi per la callaia c^^fH^ fi purgano, ricordar alcuni
Vno inan\i altro prindendo la [cala , r/pnipi di caflitéi . HOra era^
Che per arte'^a i Jalitor dijpaia ^ ondflfalirUOn uol fa fiordo, \<!ovuoleua
E quale il ciccgnin 3 che Icua lala imjf>fdimen(3y chel fotehauea laffato IL
Ver uoglta di uolar e non sattma «'^^'"'^ "^'Hi'y ^> ''''^'^ "^'^
Vabbandonar lo nido , e m la cala 5 '''^<^''^'^' f '^'"''^ ' '
^ f . T . r n . tif , Del cerchio meridionale duemma
Tal era to con uo^lfa acce a e ipenta t j-r j tu r ^ 1 •
^. j. , j ■ r -'^ 7 ertela dtCcrittme derinf,t!T alprmcti
r. dmandar uenendo m fin a Imo , ^^^^^^ U prefnie coniif
Che fa colu, , che a duer argomenu, ,^„; Mpigi.mge o
lo, fa me^ di a Ihemisfirio nelcjual ft tro
uà, e notte a lopjfofifo hemisfirio , Se aduntjue il f^cle, che aUhra era ne lariete , hauea lap,
ptOnelaltYO hemisftYiOydouera giorno, il cerchio meridionale al Tauro , il cjual fcgue immediate
dofoef/ò Ariete, La lihra, chè'Ojfpofta alui, Ufcgnaua the ne Ihemisfirio nofìro, donerà notte,
ìhauejfe lafpto a L fcorfioneyilcjual fcgue immediate dop effa lihra, C7 è' in Ofpftione al Tauro,
E che tanto ftjp tranfcorfc olire al cerchio meridionale uerfc oriente, tfuantol fcle ne V Arifte uer
accidente, chera tinto jfatio del cielo, tjuanto fùol comunemente occupar un fegno, che fi diuide
in trenta gradi, latfual cofa fegue nel termino di due hore, E ferche ne lecfuinotio del uerno, coi
mera aHhora, il fclfttroua femore con Lrifie fm c^uefìo cerchio a [ci hore di di, e la lìlra ne lopf
fofito hemisftrio, er in tjuelmedeftmo cerchio a [ci hore di noUe feguifa, chejfendo il fcle ne laltro
hemisfirio franfcorfo con lariete in due hore lo jfatio dun fcgno oltre uerCo occidente, e hffatol ceri
àio meridionale al tauro, lenche tutto t'aitrihufca al fole, ferche egli folo diftingue Ihore e tempi,
Veniua ne laltro hemisftrio^ doue eral poeta ad effcr ottò'hore di di, e r\el nofìro otto hore di notte
talmente, che al poeta rimaneua quattro hore per giunger a la notte, KST a noi tjuel mede fimo per
fungerai di, efftndo fmj^re nelejuinM xy. horel ii, V altrctante la mUf , hdun(\ue, non
A 1
PVRGATORIO
\iuan^nh alpyfa eh fclamentf elettro </z (^uel di, ttf Ifjuali lifcgndud che fJìjfe fey le fccU
le fui ZfT hauff]} ejpermna de lanime cheran^ in (juello, e del uitia che ui ft fuY^ma, E
giuiUnÙo,peY fiyijkefio, affai hrtue jfatiodi lemfQ^fero dice, cheu km ,alajual il (alif
lon non uJeua irtifedimenn, o inl^i^o, uòlend^ iJifirire, chejè JiJJìro alijKanf:) tardati , non hai
merlano in <juel di fdtutò far ^uffto, Onde dice, chejft entraron PEr U callaia, ciò è',][erU calle
f Pretta uia, lacjt^alconJitceua fcfra dtl hal^ , prendendo la fcala, Ucjual dijpaia e difcorrifa^a
i falitori, VEr ayfe^'^, do è, fer ifìretie^'^, non fotendoft jfer U jìrette uie andar di fari l un con
laltr^y E ferh Irene temfQchaueano,fntraron per cjuelìa jlretta t!r erta uia, Cowif fa Ihuom CHe
non fàjfi^e, do e-, ìl(jual non fjrrejìa, o ftyma fe gUè- trafìtto e moìefìat:^ da fìimoh di Ufogno,
Et in fcnfentia , fc glie- fclUàtato da (gualche importante cura , Ma uafft a la uia fua QHe che
Cynal fi uoglia co fa ne Uijual a cafo egìi ft fcontri , E Quale il cicognin, Dfftderau<t
DamifiìrMraUo^m dun dt\hko,il^i4al ^idere/fio foto di fct(Of\St'er<i,uAnkt\^ ii'^i^M
domandarne Virg. ma poi, fer uergogììH, e pèrche non li pareua cheia héulfa'dfl impo lo patìfje^
haueua ritenuto la paròla , a fmiìitudine del cicognino non anchora ufcito dd nido, che dff^'tr^
fo di uolare , apre Ulf, ma temendo poi di cagger, le cala giufo .
Nc« lafcìo per Unhr , eh fvffe ratto , Auileft virg. d l duUitar e de la uoglU
Lo dolce palre mio : ma dijje ; Scom ^^FT^' > ' 'ì^^^ ^' ^'^f'> ^f^^che
Ureo del dir , che in fm al fèrro hai tratto . ''^«^ filf^'^ ^"/iT' ; H^^'^
Allhor fuuramente amila hoeea, cofa fuol render il parlar dtffidle e con
^ r IL pena , non la fio di dir a Dante , che di^
E eomrne^anComeft può fir magro ^ .,éo,!heg!i,in fcntentia uuolm
La^doue Ihuopo del nutrir non toeeai fini e] chauea con dotto fino a latto d ri dii
Se tammemafft , eome Meleagro ^, ^ Verìe^uali parole affuurato Dante,
Si eonjumo al eonfumar dun fl%a, muouel duhko , ilijual è- (jue! medefm^
non fora , dijJe 3 queHo a te fi agro . ^f,^ fp^a infirire , cjuando diffè,
E fe penfajfl , come al uojlro gui\^o chi crederete che lohr dun pomo e cet.
Quf^a dentro a lo J^ecchio uoHraimage^ Vero domandando due , come ft può fif
Ciò che par duro-, tt parrebbe ui^o . magro la, ione non tocca LVo/jo, da?',
Ua perche dentro a tu uoler tadage ,^ ' ^1 hifcgno di notrire i Parendo cofa affcn
Ecco qui Statìo : eST io lui chiamo e prego, da, che non hauendo ^^uefìe anime hi fai
Che fu hor fanuor de le tue piage . S'' ^\ nutrimento, come haueualarpo,
J ^ t^uando a <fuello erano unite, p:ìfjtno it
la irama, lacfual hanno di ejuei pomi e di ijuftlac(]ua in tal ^rma confumarfc tfT immagrire •
ViVj^. h rijj>ònde e dice, SE tammentafi, ciò e-. Se ti traefft a men'e, tome Meleagyo ft confimi
al confu mar dun f^il^, NO» fvra, non farehhe eiuffìo a te SI agro , ciò è- , tanto fitte e diffiAle
^d inten iere e creder che coft pofjà figuire, Verche fc Meìeagro, oltre ad ogni humana ragione,
ma fola^enfe per di^jfitìon dif^to fi pot^ al c^K/ùmar dun fìi7^ confumare, Cof colìoro, come
uuol infcrÌYfyft pofeano, oltre ad ogni noflro fapere, ma per diuina giufìitia immagrire . Onde S.
Thom, contra Qoi'iìet, Si ni^Yommiù uirtute dmonum ff>iritus alligant imaginihur, muffo fòr
iius diuina f^eciei corporeo aeri ahgantur . E perche par ancora da duhhitare , come in (^uefìe
anime, effendofriuate de confi, fi pofjìno d'fcerner tali e fimilipaffmi, fero fg^^unge, E f peni
f/iffi, come al ujjìro guil^, cio e". Come ad ogni uofìro mouimento, h uofìra imagine ^uiTi^
e mouefine lo ffecchio, Cio che par duro TI parrtlle w^^, Tiparrehhe tenero e molle. Et in fcn
tentici, cio che par impcffihile, ti parrehle cofa agfuoìe a poter effcre , W ole do inferire, che fi come
^ nofìra imgine prendendo (.orpa meo, dimofìrune h jj>ecchio ogni mouimento (,heficdmo.
CANTO XXV.
Co/; Unirne Ji cofloyoMeio ^im un fimi corfo^come, fecóio luì, li/etto ue^moMo^r^n^
i fuori, mrh^nif c,ufh ogm /oro mu^Yneto e f #cn., cmt quando Uueano i frofn
Uiirma e ahMma fhnciuU molto k Melram am.M . A taUrtta fu U fnm^i che lo Inietto ne
hecchU.ma fu morto da MeUctgro, il^ual dieie ad Atalanta la trjìaM^ "^''"^'rl' V
rÌY livpkYÌaf
trìfY àel({uni
^tUAelZ^ ulmif dftitYO.Non YimareuaffYCiuffìoV^ieptt fitto drìfuo duhtio,
ikhe comprerò da Virg. fer fkrh di ciò capace , effcndo ne^effmo dh^uer a iYattar alcuna coli,
auantoala creatme de larixma ratìomle faondo la opinion chriftiana, Tero egli, chera Gentile,
fregi Siat. come chrifìiano^cy uggita hora effcrSAnator de le fuefiaghe/iQ e, Vuhmat^re de
i^Aehhefìtinati i fratelli de la madreggile la to^fcro.Ma ne foffendo Meìeagro fcff^rir linmYU
t^càft e luno elaltio di /oro,m uedetia de ^uali.U madre rimifje il legnofulji.oco.a larder de^u^i
h
fuoi dulhi, cYe glxhaueanofunto^ opjfre/fclj cuore
Ze là utnìetta eterna h dulego ,
R/J})o/c Uàiio hyàoue tu fie;
Vijcolp me non poterti io fir niego ♦
Po/ comìncio j Se le paróle mìe
figlio U mente tua guarda e riceue
'Lume ti fi^'.no al come , che tu He ♦
langue fetfitto ; che poi non fi heue
Va Uff tate uene ,c Jì ritr.ane
Ciuafi alimento j che di menfa leue^
Trcnde nel core a tutte membra humant
Virtute informatiua come quello,
Che a jnrji quelle per le uene uant ♦
hnchor dìgeflo fcende^oue più hello
Tacer che dire : e quindi pofcia gemi
Souraltrui pingue in naturai uafeUo ♦
lui sacccglie luno e Uìtro infieme;
Lun difj!of1o a patire , e Miro a fitte ^
Ver lo perfètto loco , onde fi preme :
E giunto lui comincia ad operare
Coagulando prima e poi auuiua, '
Ciò che per fua materia fè gcjlare^
Anima fiotta la uirme attiua ,
Qyal duna pianta , in tanto difirente ;
Che quefla e in uia , e quella e gta a riua
Tanto cura poi che già fi moue e [ente.
Come fungo marino : indi imprende
Ai organar le pojfc , oni'è fementc.
ìklj^onle Stai. SE io li disìego, do h^,Se
10 li dichiaro tr afro LA giu^^tia eteri
na, la giufìitia diuina. La, douefi tu,
Vifcoìfi e fcuft mfHOn ptertif^r niego,
11 no fcterii io negar cofache mi fa im^
fofia da te, cornee uuol inftrire, A dirr.Oi
flrare, che non lo fi ferche fi jfrofumma
efpY a (juefìo fiu ft.jficifnie àilui,mafcf
lamenteferoheiirli . Toi fa attento Van
te dicenio, Se la mente tua figliuolo ,
Giarda e ritify^e,cio ^, Confedera e con
fcYua le mie parole, TI fieno lume al coi
me che tu die, ciò e-. Ti fdranno conofcii
mento al duhhio moffc da te, ilijual comin
(io dicendo, Com>e fi fuofnr magro e ctf.
E uolendo dimofìrare, che lanima ratioi
naie, ancor diuifd dal fuo material coyp,
fia paffihile, offendo c\u(fìo propriamente
li duhhio di Dante, Comincia dalf rimi^^
fio de la generatione de Ihuomo dimofira
do , come del fmt di (Quello infume ne la
pittrice de la donna, e delmeflruo di lei,
fi crea xl corpo humano, neljual da la na
tura ^ prima irfifa lanima uegetatiua,
moiiua, efcnfitiua,E come ejfendo foi ori
gani'^to, K^T hauenh prefc ogni fifa fin
ma, idio uinfinde lanima yatìcnale, che
(.jfumme in fc tutte laltre,e no per anime
maperpotentie^come nel ^M<(rfo canto fu
iimofirato, tatuai ultimamete dikideni
A I a
^ — . ^ ^
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Firenze.
Postillati 16
pvrcatopio
Hor ji J^k^djìglmìo fhor fi dijlendc hft<ialcoyp . tuejlenhfufcconh hfU
la uirtu^che dal cor del generante j nione Uluiy altro corfò aereo, affumme
Vouc natura a tutte membra intende ^ ficQfuuelefueptentie,medianfe le^uali
fi fv,cQmhMiamo ietto, fafjìkile . SAn
gue ferpUOy de foi «on fi lene Ttd laffcfaff uene, h"^ opmne di Galem in fecundo de decretif
HiffoCYittif cr Vlafonif, Et in più altri luoghi, chel òiofrefo da Ihumo, dop tre comoùoni che fi
in lui, la prima ne h ftomaco, la feconda nel fegato, la ter^ ne le uene, perche douentato al fegati
ipuriffmo [angue, uuol the effe uene nefcrhino tanto, (juanto hajìa a la cóferuation del corpo, E che
ilreflo prenda dal cuore uirfu generatiua cr infimatìua, e cofi purgato e digeflo difenda con
quelle per certe altre uene a li due teflicoli, oue di roffo douenta bianco, E che di (jui,per alcuni
naturali mouimenti, che fufam nel coìto, o uogliamo dire , ne la copula carnale conia donna, dif
fenda per lo memhro uiriU nel uafo naturai di lei, e nel luogo de la generazione, oue mefhìandoft
col fangue di quella, f ne faccia un corpo fcn'^ alcuna dijìintion H memlra, ilcjual uiuifcato da
la uirtu generatiua deffc purificato pngue, ajfumme lanima uegefatiua, e dopo (jueUa la motiua,
ultimamente ancora la frtfitiua con la firma diftintamente di tutte Ihumanememhra , A dun^
(luel poeta dice, che cjueflo perfuo e purificato fdngue, ilcjual non fi beuefoi da lafftate uene ,per
hauerne (jueEe heuuto tanto, (guanto perconfcruar il corpo era loro fato di hfcgno. Si rimanr,
juafi a firn litudine de le uiuande che fi leuano de la m.enf, auan'^te a tjuelli che ui frano pofli^
Prende nel cuore VIrfute infirmatila, cioè". Virtù da poter dar ferma a tutte Ihumane memhra.
Come ijufllo, QWa^rfi (jueUe, ciò è', lljuale a firmarfi in effe memlra, VAne, do è. Ne uà,
per le ueneparfendofi, come hahhiamo d mofrato, dalfigato, E cofi digefo e patito fende, O
fiu iel tacer che dire, Venhe il luogo, oue hahhiamo detto che fende, t che di roffo douenta liacO,
non fi può fn'^ uergogna nominare, E Quindi, E di (Juel luogo, Geme 1 1 hicca poi in natura! uat
fUo fpraltrui (angue, che* cjuel de la donna, come difcpra ^ detto, I Vi [accoglie \uno e laltro ini
[teme, LVn diff^jjìo a patire, E (juffto è' tjuello di lei, che la parte patiente, E laltro a fare, E
^uefto e juel di lui, chè' lagente parte. Per lo fer fitto loco, ONde fi preme, Dalc^uaìe^ fretto e fr
rato , Perche in cjuefto luogo fio, ilc^ual e per fitto et ottimo a la generatione , può operare^ e non
in altro fuori di quello, E Giunto lui, ciò è, E giunto ilfème de Ihuomo fpral fangue de la doni
ita, comincia ad operare, VP^ima coagulando , ciò è. Prima diffonendo la materia di lei, £ Poi
ttuuiua, e poi uiuifica ciò che per fua materia FE geftare. Pece dijforre a la generatione , c\)e fi
la materia patiente de la donna , Viremo adunque, che non del f me de Ihuomo e creato il corf
fo humano,ma de la materia de la donna, E che il fme de Ihuomo fi conuerta in Jjpirito che li uien
a daruita, E ifuefa è' la opinione d''Arifotile Infcundo de generatione animalium al (Quarto .
Onde fguita, Ab^ima fatta la uirtute attiua, che' cjuella de rhuomo, come hahhiamo ueduto ,
qVrf/ duna pianta, e (juefla e' la uegetatiua ,Etè' in tanto differente a lei, CHe (juefa, ciò è-^
Qjiejìa anima già creata de la materia de la donna , E^ In uia , non anchora uenuta a la fua
ferfttione , mancandoli la motiua, lafnfiiiua, e la rationale anima , E Qu.f[la, de la fianta^
e' Già a riua, e' già giunta di fua pnfittione al fine, non hauendo ad aj^eUare^ che altra ani',
ma faggiunga [opra de la fua, T/\nto oura poi, che già fi moue e finte. Come fiin^o marino .
Fungo mar ino dicano efjìre certa adunation dì fhiuma del mare , la(jualpfr uiytude raggi del
file fifiuìuae crefee moue e finte , ma non ha memhridifinfi. Ha già adunche cjuefa
attiua uirtu , la uegetatiua , la mofiua, e la [cnftiua anima , Hora m^fira che comincia ad
imprendere AD organarle p:fp ycioè-, A firmar ghorgani mediante i^wrt/i pifa effràtar
le lir<^<e le uirtu fue , E <lucfi fono i memhri ,fn'^ jf-tali, le fr'^ e le uirtu non fi ponrn}
adoperare, 0^\de e finente , do e\ Velejuali pcfje ,effci auiua uirfu ,gia fitta anima,
è fcme, perche da lei dependono , e fn'^ lei non jàyehhono . HOy fi f^ìega ligliuol ,
vimofr^i
CANTO XXV. , , ,
7(tìm cioè, er ^n, HOr /i HM' > Hor*p/7««/-M«''» '/f'A?"»
JJfyUfimutme IfIftmmU , VOuf Mtura * tuttf mmk^ initndf, ciò Al cmt»
ialjiLlM^nom iht nMwdmtntt tmUUrfmmk» fr^nUno •
j • 1 ]■ . .> £,„j<> K^uenllo fino « m iriiltKlo, amtl cor*
Che p/« J5m/o te g.^ jice trmtt n^J^ ^ ^^i-i^J^
S( , che per /«<< io(fr;n<J ^ dijgmnto ^„iy„gii^ n„n uien a iimajlurf .
Va l'anima il faffibik inteUetto , ^o^, ianimal iiu(ng* ftntf, do è',
Vtnhe di lui non uide ergano ajfunto, comt immtileiriiUodot<ennhMnìa&
Apri a la uerita, che uitne , il pc«o : «mm»/ ragionmU . Btnchf <juffto iice
E fcfti ; che fi tono come a\ fito .ffcr tdfumo, eh fic. '-"«^f
M , 1 / t N » « 0 di ut ta mentf, che ter la Jua dotirif
LarUcuUr id cenhro e p r/i fo; a^e il p^M iJrtto Ifgiu.to e
LO moìor frtmo 4 hi Jx uolge heto ^^^.^^ .^^ ^ p^^^^^ ^.^^
So«r4 wnM 4r^e ii natura , ^ Jp/ri ^^^^ ^j^^ ^j^^^^ y^^^^ p,^,
Sp/r/ro ««o«o di uhtu rcj^leto ; ^j^^ ^/^^ ^o^^a fc^rw^wo luogo ori
Che eh che troua attìuo qutut , tira ^mato fer /r, come mdechanea U uegei
In fua fufìantk j e frffi umlma fola j tatiua e U fenfitiua, e j«c/?o/w Auen
Che urne , e finte , e fe in fe rigira • roù, cheprr (al ragione dijfe Ihuomo non
E perche meno ammiri la farcia, U.n'.r.fl.fto p^^^^^^
Lardai caler del fd ^ che fi fn nino f^', !^7'^/^ ^ ^^^r A^^'^''.^
%auaraai caior JJ luommt.laqualhfYeiica ofmme .fen
Giunto a ìhumor , che da la une cola . ^^^^ immortalità de lanima , che
ijuanto a Ihuomo che more fareUe mori
fa, nefotrettf in ulta hauer meritato ne demeritate, è- fiata rifrouata da più eccellenti filofofi
e teohm. Dice adunque Statio a Vanfe che delta aprite II petto, ciò e. Unirne el cuore, a la uei
rifa, the uiene. Apparecchiati doft a uoler gliela, fecondo lux, afrire , Onde dice, che fttofio che
mifito, ciò Kel già creato corpo dentro al materno ventre, e feyfttìo l Articolar e lorganat
i(lcerfho,ihual dette efprriceUéicoh del fenfc comune, de Imaginatiua, cogita fiua, finta fta,
e memoria, l O motor primo, ciò è', idio, i^ual frimo e /c/o in^mohile mouel tutto. Si uolge liet^
A lui, ciò è. Ad e/fcfito, E J}ira ff irìto nuouo KBfleto, do ripieno di uirtu fcjpra tarJarte
a nailra , che già uien ad effcr o^erMa in effe fito, E ^uejlo e lanima rafionde da lui creata di
nulla , laaualfira in fua fuflantia, ciò che troua in tal fito auiuo, come- la uegetatiua, la motii
UM, e la fnfitiua anima, leniuali umfce afe non per unirne, ma fer potentie, Onde dice, che fi fi
tma fcla anima, che guanto a la uegetatiua uiue, cjuanto a la motiua, rigira in fcfifjp, e cjuanf
tùala fcnfttiuaptentia, fente. Et a ciò che Ihuomo fi marauigli meno, come tal nuouo jfirito man
iato da Dio al fito foffa fir (jueflo. Da lejfmfio del caler del (de, che fa il mede f me giunto a Ihu
mor che coh da la uite , i^ual uenendo da la terra, e di fua natura ajueo , ma giunto effo cai
by del file a lui, lo tira in fua fuflantia, e fifft uino .
(Quando Lachefis non ha più del //«o J De le f arche dicerrm li fi fra , e ime
Mucfi da la carne ; Cr in uirtutt lachefu è' quella che fila lo fime de U
AI Hi
p V R G A r
Seco ne forta e Ihumano el iiuino^
Laltre potentie tutte quante mutty
Memoria , inteUigentìa , e uoluntade
in atto molto più che prima acute •
Sen'^ refìaijx per fe fìefjà cade
Mirahilmente a luna de ìe riuet
Cluiui conofce prima le fue fìrade,
ToHo che luogo la la circonfcriue ;
La uirtu formatiua raggia intorno
Cofi e quanto ne ìe membra uiue*
E come laer , quando e ben piorno
Ver laltrui raggio ; che in [e fi riflette ,
D/ diuerfi color diuenta adorno^
Cofi laer uicìn quiui fi mette
In quella fórma , che in lui f^ggétU
Virtualmente lalma, che riflette^
E fimigUante poi a la fiammella,
Che figuel fuoco la , ouu^que fi muta ;
Segue a lo flirto fua fi)rma noueUa^
Vero che quindi ha pofcia fua paruta 5
E' chiamata ombra t e quindi organa poi
Ciafcun fintire in fin a la ueduta^
Quindi parliamo^ e quindi ridiam noi:
Qjàndi fiicciam le lagrime , e fojpiriy
Che per lo monte hauer fenini puoié
Secondo che ci affigon i difiriy
E gUahri affetti 3 lombra fi figura:
E quefla e la cagwn ; di che tu miru
fijjùnio in jurjlo fimh fta(o tutte jueSe meìefme
E gta uenuto a Ultima tortura
S*era per noi, e udito a la man dcfira^
Et erauamo attenti ad altra cura^
Qiiiui la ripa fiamma in fuor balefirax
E la cornice finirà fim in fufo j
che U reflate , e uia da hi fiquefirà t
Cnd'ir ne conuenìa dal lato fchiujo
hd uno ad uno : ^ io temeual jùoco
Q^uinci,e quindi temea il cader giù fo^
Lo duca mio dicea j Per qutfio loco
ORIO
uita hmand , il^ual finito li filar f mi
rf, Aiunijue mo/ira , comr diuiifndofi
qufjìanitKf dal corpo^ne forta fico tutte le
Ile fotentie, cmìf la uegetatiua e la fini
fitiua, le<juAiy fenhe uen^ono dal corpo;
firn la farte hmana, E la ragione , la^
Hual ^ df Imma rationaU , perche uien
da Dio, è- la diulnafarif, E co/? anchoi
ra affumme laltre mutt potentie , come
è memoria , inttRigeniia , e uduntade,
lejuali fono in atto molto acckfe, e foffcn
molto piu perfittamente operare,che juan
do erano unite al corpo , dal^uctl , ne Idi
feratione , non foco erano impedite .
5£;7^ reftarft per fe fteffa cade, Vimy,
/tra, che /jkffia anima partita dal corpo,
fuUtmente, fcn"^ arreflarfe, giunga per
fi jìejfii, fecondo la fua fittiont^chahhia^
mo uedt4to,a luna de le due riue, A ijueli
la d' Acheronte jpey effiy paffata da Cayon
« le pene eterne de Clnf 0 ueramenf
te a cjuella di Teuere yper effcr pajfai
fa da langelo a U j^ene temprali del
Purgatorio, ma che f rima prenda nuouo
corpo aereòy dal^ual ^ pi fcguitata, coi
mera dal primo , E^ ^ chiamato omhra,
tieljual corpo organa poi Ciafcun putii
re , CIO p-, Ciafcuno interiore cr efterioi
te fentimento Vino a la ueduta. Fino 4
queUo del ueJere, E di tutti tjueUi ufa,
come focena nel frimo corpo , E c^uefla è*
la cagione del confimay de Unirne diei
tro a hdor de pomi , hauendo lanimé.
potentie chauea mi primo •
trano , cofi ragionando , già uenuti A
tuliima tortura, ciò è , A luìtima pena
apparecchiata a jueBi, che fi uanno a pur
gare , vjpndo ijuefto , luìtimo haì^ del
PurgatoriOfOue nel fiiOco conuenientemen
te fi purgai peccato de la lujfhria, effini^
do cojìoro fiati accefi nel peccare dal fiio i
co de la comupijantia carnale . C^yiui
la ripa fiamma in fitoY UUfxra, hA pra,
(he fu ^ufjìo girone, LA rifa, ciò ir, U
r»UW del monte ^ halejìri egeui fiiOri ^
CANTO XXV. - r
Per" cUmr foLhcj, per p/o . ~ » ^'^ f ^'T ^.f "
ftro "«< r jr r airi fìtti, ao e', utm m fu , che nt
Me e m^h inìim ìafmm,i tAmme, c^e {<r ul rffieume ty»Ufirem i, U cornice CT effa
%rnmtrimtrr. guanto ii?mtu^a,^erU^uMih^^^^^
i Cfianitnh, l la iefxr.m.m tmeut ii ca^ger giurrel pryn hfm, E <(W*/?m/?r^ teme',
^Jfùoco . LO ÌHcamiiikeu^, AmmMa ragmeil f,*,^ a ter.err^ ì^eUytlfren»
Ryeuc allocchi, perche aUrimenti pirelhe aoeu^^lmerle erme, mn efnh uu,o ne^jjual IhiOi
mfilk rìu lrraiuccUdmnte,econmmr auerm-^tr^crwe , F.<]>«fio n.fce conum
mente ice Lcchi raffrejintat^ri de U U.??> , «f ^""'"J"/""'"' «7"''
re , OnlequMluJ. Oculi tM nojha \4MÌaJi,nt, lui VetrmU , E f.en col cor fumte
mlt le luci, che a'U jìraia damar n/ fùn» duci .
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Postillati 16
PVRGATORIO
'Ddgnnii arior aUhor udì afitandcr^
Che di uolger cder mi fi non meno ♦
E uid't j^ìni per la fimma andando:
Ver chio guardaua a ì loro eiT a mìei pajji
ComparUndo U uifla a quando a quando ♦
Afprejoljine ; che a queUhinno fitjft ♦
Crìdaim alto*^ Virum non cognofco :
Indi ricominciauan Ihìnno bajju
fìnhól ancho gridauan ^ hi bofco
Si tenne Intana Uelice caccionne^
Che di Venere hauea fmitol tofco^
CANTO XXV*
AnJlanh jurfli p^rfi luno ^ffreffo Jf tali
irò per la flretict uict di fcpra mojìrata,
Dante «ii cantaif NeI fno , ciò è* , Nfl
me^ algranif arhr del fiioc9 , Smme
Vìeiis dementi^, lljual hinno fra cantata
àa lanim(y che in tale arhre ftpurgautt^
m del peccata de la carne , ejfcnh molt^
contrario a ut uith^feYche in (jueUù fi
prega, Dio, che accenda i cuori de lam^f
iflo jj^iritQ finto, tutto contraria a lamóf
lajciuo, ilijual ne moflra amar la cream
ya più chel creatore , e t^ueh, che doh
hiam prepr lamor del creatore , a lamoT
dogni creatura^ CHe non meno mift cai
ter di uolgerti ìijual non meno mi fi curar, t ucigliamo dire, hauer cura di uoltarmiper ueder chi
tran juelli che cantauano^che io mhaueffi a pieài^ptrU paura chauea di cader o da luna parte Jchin
fi giù da la cornice, o da (altra chiufi ne! fitoco, ^oltoffi aduncjuel poeta, e uide jf irti ANdando^
do e, che andauamper la fiamma, perche guardaua a paffì loro O' a fi/oi compartendo la uijÌ4
juanio a (Quelli e quando a juefìi» ATpreffclfine, che a éfueUhinno fi/fi, Moftra, che finito Ihinno,
griiauano alto ricordando prima contra dijuejìo uitìo, lejfimpio di uirginita de la Reina de cieli,
(Ruanda da Qolrìeh le fii nuntiato, che in lei doueua incarnar il figliuol di Dio, che di/fi, QjiOi
modo fiat ijfuì ^uOniam uirum non cognofio i E chetàn^ld^f^k^j^^fc, Spiritusfanctus fiiperueniei
in te e cet, E tfuejìo finge, come chriftiano • Kiiominciatofoifiuìajfi i- medefmo hinno,efimtoi
lo anchoYa, ricordauanQ leffimpio deUuirginita di Diana, ^yando^ficondo OuiLnelfcconh, dii
fiaccia da fi Califfo fi<a Himpha, fer effire fiata conofciuia da Gioue, Onde dice, ihauea fcntitol
tofco il Venere, E non la fijftrfi più nel choro de Ùtre fùe uerglni l^imphe che la fcguiuano . E juep
fio finge come poeta. Caligo detta da poeti Heine, riatto a la fleda ne lajual fit poi ia Gioue
transfirmata. Onde mora lucano^ Sei nocte fcpora Parrafisohlijuot Ueliie conuertnit axes »
ìndi a cantar tornauano t indi donne
Cridauano e mariti , che fiir cafìi ,
Come uirme e matrimonio imponne^
E qucfio modo credo ^ che lor hajlt
Ver tutto] temj^o y chel fitoco gUabhructa :
Con ul cura conuien e con tai jpafii
Dopo la uirginita di Maria e di Diana f
cantato ancora Ihinno grìdauano ricordi
io le donne eglihuomim cherano uiuuti ca
fi, come ne mpne uirtu e mi(trimmo,E
^ue^o mok di cantare e di gri lare , dice
creder hjìi hro per tutiol tempo chei fiioc^
Ithrugia e fino a tanto che di (al uifio f\t
ito purgati, Aggiungendo, che COn tal cu
Che la piaga da je^o fi ricucia
ra, ciò e^. Con tal fcHecitudine cantando, E C0« taipafii, l cóntai ricordi di uirtuoft ffpmpiycht
fono i [affi de la huona mente, gridando j COnuien che lapiifga da fi/fi fi ricucia , Canuien (he it
la coiva ultima , la^ual e juefia de Idearne j fi cdnìelli \ '
C T O XXVI.
ì^entre che Ji per Iorio uno inan'^ altro
Ccnandauamo , e fi^ejfio il buon maeflro
Vicena jGuarda^ goni chto ti fcaltro^
SeguM pòfta nAprefcnfe canto il propi
fito é.el freceienie , frimc, iimojlrando,
m^lfi aniaum iofi^cr la dm^ uia it
PVRGATORIO
ferUmìl foU in fu Ihomero defìro ;
Che gid raggiando tutto loccidenU
Uiutm in b'mco aj^ctto di celcfho:
Ef io faui con lomhra ftk rouente
Varer U jimma te pur a tanto inditio
Vidi molte ombre andando poner mente •
(luefla fu la cagm , che diede in'itio
Loro a parlar di mete cominciarft
A dir*yCólui non par corpo fitthio ^
Voi uerfo me , quanto poteuan frrfi ,
Certi fi fèron fempre con riguardo
Di non ufcìr^doue non jojjcr arfi^
CANTO XXVK
girone Jun^ ìnan^ a Umt
^uaìih mmomtò U Virg. auertir o$$
me^li ankun, tra già Ihora^chfl fcUfduI
uidnauA a hccafo , Et alcune ie Unirne^
che nel fiiOco fifurgauano, effenhft ^ue$
iufefer la fua ombra^ chefkceua il fiioc9
farey fiu rouete,chegli era amhòYa uiuop
Introduce ii (\u(ìle Guik Cuinicelli , *
J#;o lui AYndh ianleh a j^arlar jèco .
P~ MEntre che ftfer Iorio un^ inan^ J
tro, Mentre chefft [(naniauano coft lunfi
inan'^ a laltr^ , Ver lorh , no è, fey let
jìremajfarte iel girone, ejfendo cofì necef$
fttatì, ^erlo fti<ico che occufaua il refto di
Éuetlo, Vira, li liceuafurejheffc, GVarla, ijuctftiicefP, Auertifceten come tu uoi.fer Uranio f
iedenanehrecedentecant:>, ^uanioli iiffe.Ver ftffìduop fi uuol tenere firettoil freno a glm
chi, che ferpcoft fotreite errare, Onlt fcggii^nge, GOui chiù ti fcaltro, Gouiti che io tammnti
fa r jSccÌDft htto in che firmct tu dn nelfroieiergouernarti. Onde fcaltrito diciamo effer colui, di
\wl ne Ufue cofe cautamente e nm inconftierafo procede . FErimilfole , Al principio delfrei
cedente canto uedemmo, chera faffm me^ giorno di due hore, <}uido (juefit foeti cominciaron a fi
tir le fcale di aueffofcttimo tiT ultimo girone, fulciudhora fjfendo, moftra chera già uicino a la fa
va. Perche raggiandol fole dice, che mutaua tutto loccldente di celepro in iianco,E jtriualt non fin
fer me^ il n^fc, come dim^fìro che fkceua a (fuelìa meiefma hora nel xy. canto ejfendo dì fcUo^nel
fecondo girone, oue fi furga il feccato de linuidia, M« li ftriua allhorafu Ihomero dfftro, a dinotai
re, come nel feguente caio vedremo, chuueano giruto la mita^el monte . ET iofàcea co lòlra. Se cirt^fv
i raggi del fole lo ftriuano a deftra, confejuentemente mandauano la fua omha a lafmftra parte
uerfcl monte ne laccefa fiamma, laijual egli, mediante tal omhra, fhcem farer fiu rouente che laU
ira,ouefercofeano i raggi del (()le,come naturalmente fuol fare. Et a ^uefto tanto inditio uide molte
di quelle anime cherano nel fuoco andando pner mente, E diede kro cagione di cominciar a parlar
ii lui e diceano, non parer loro chel corpo di Dante fife finto,comerano ifuoi, che non /Oceano omi
ha, carile cjuel di lui, A^ud accofiateft effe poi guanto più poteanojcnl^ ufiir de le fiamme, un4
ii loro, per tutte lalire, k comincio a pregare come appreffi uedremo .
O tu $ che uaì non per ejfcr più tardo ,
Ma fbrfe reutrenti : a ghaltri dopo ;
Rijponde a me , che in fite ^ in foco ardo
fo\o a me la tua rijpofìa e huopo t
Che tutti queHi nhanno m.iggior fete $
Che dacqua fredda Indo , od Ethiopo :
Vinne , come che fai di te parete
Al fot j come fe tu^non fi)jfi anchora
Di morte intrato dentro da la rete ♦
Si mi parlaua un defft 1 9^ io mi fora
Qia maniffìo 5 j/o non foffe attefo
Ai altra no.m ^ chap^arf^e aUbora^
Prega ijuffta anima il poeta , che uogìia
dir loro la cagione, cornerà, chegli fineua
PArete, ciò e-. Oracolo er impedimenti
al fole, non laffandob, penetrar oltre , ma
ritenendoli fiioi raggi , come fe anchora
non filfi morto» A lajuaì domanda, il poe
ta dice, chaueria fiihitamente fatisfttto, fè
non fbffe fiato attento aì altra nouita,
ihaffarue allhora,(luanJo uoleua riffonde
re, E la nouita fi fi{, che uide fù fer Iacee
fo camino^ per locjuale effe anime al pari
ii loro aniauano, utyiìr gente incontro a
^uefta^UciuaUojtfcf^ffo arimirar, peri
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Che per lo mé^ del camino acccjò àf fcontYdnhfty ftUcmm^ e^ceanfl
M enne gente col uifo incontro a quefìa^
Ld'judl mi fice a rimirar Jojpefo ♦
Li ueggto dogni parte fitrfi prefta
Ciafcunomhra j e baciarft una con una
Senia reflar , contente a breue fijlat
Coji per entro loro fchiera bruna
Sammuja luna con Ultra fòrmica ,
Forjc a j^iar lor uia e lor jirtuna ♦
Tofìo che parton laccogUen'^ amica y
Prima chel primo pajjo li trascorra y
Sopragridar ciascuna s affatica ;
La noua gente ^ Sodoma e Gomorra ;
E Ultra j Ne la uacca entro Pafiphej
Verchcl toreUo a fua lujjuria corra »
jijìa inftemfa fimilituiine dele fhmii
ffcf, (^uanh fionfràdoft fmmufam luna
ionlaltYaj Dimaftrando pft (jufftoil loi
moYf if iurta uerfò de lalfra mo/Jc da
cmta e w3« da lafciuia, come ejueUo dfh
^ua^ frana fìntt mciuhwe mentre fui
Yon al monioy E fukin nel Im farfire,
quelle nouamente uemte ,faff?tticauan3
iigrUar ai alia uoce, Soioma e Gomor
ra, E ^uepo finge come Chrifiianò^ E lai
tre, che [eco ueniuano, Fa fi fi (ntY)> ne
la uacca , TeYche il toYeBo cOYYa a fi^a
lufjùria, e (juefio dice ime peta, Ma ii
Sodoma e di GmOYYa dicemmo nel xv.
E di Vafifi, chenfYO ne la filfa uacca ^nel
xif.de l'inf. Ricordauano aiun(]ue cof
fio Yo in fito ultufeYio fieffo gUeffèmfi di (fuefii cóntri natuYa e hefliali uitij la /oro ufitti mentYt
uijpYo di jua, a ciò che di (Quelli uergognadofi pu tofìo fi ueniffero a fuYgaYf, Et i Sodomiti, feri
chel peccato loro eYa fiato contYa natuYa,fYOceieanOfeY lo gmnf al contrario de glialtYÌ •
Po/ come gru ,* che a le montagne ^sphe
VoUjfer parte , e parte in uer larene ;
Quejìe del gielj queUe del fole fchifi^
Lum gente fin ua poltra fen uiene;
E tornan lagrimando aprimixantij
Ef al gridar ^ che più lor fi conuienet
E raccoflarfi a me , come dauanti
hffi medefmij che m'hauean pregito ^
Attenti ad ascoltar ne lor fmbianti^
Io, che due uoìte hauea uifto lor grato j
incominciai^ O anime ficure
Chiuer , quando che fia , di pace filato
Non fin rimafe acerbe , ne mature
Le membra mie di U^ma fin qui meco
Col fingue fiuo , e con le fiue giunture.
Quinci fiu uo , per non ejfer più cieco :
Donna e difipra^che nacquifia gratia;
Verchcl mortai pel uofiro mondo rcco^
ÌAa fe la uoHra maggior uo^ia fatia
Toffo diuenga fi , chel del ualberghi ,
Che pien damor e più ampio ft jpatia^
Ditemi j a ciò chanchor charte ne uerghiy
Chi ficte uoi*^ e chi e quella turba,
Che fe ne ua diretro a uojlri terghi i
fAofira^ che hfo le gYaìe accoglien'^f fati
te fi <juefìe anime infieme , // gridar
a ijuelle, ognuna diijuefle due fchieYeJui
ria andando, e laltYa uenendoj figuitaYOn
la fiia uia, qua fi come gYue di natuYa dti
ueYfa adunate infteme , the quelle fiffu
YO fihìfi , etemffprol caldi , uoUjfero a
monti Rtfèipofìi a fetten/Yione, £ gufile
che odiajpYol gieh, uoUffcYO uffo ìarm
di lihia pfìa a me^ di, E Tornar lei
gfimando , Finito di gridare, fOYnauan^
fiangendoa gridar ancoYa, E quelle che
fYima haueano fregato Vanfe, fi t:>mai
Yon, come frima, ad accofìarfi a lui tufi
(e intente e defiderofi ad afioltaYlo, Oni
de egli dice in fintentia /oro, efftY in quei
luogo col corfo,Kfr andaY in fi^, PEr non
efpY fiu cieco, do è*. Per non fffer fiu
offreffo da ignorantia, come uuol infivii
re cheYa fYÌma flato, C7 hauer cognitioi
ne delueYo, iimofÌYando, chel foier ani
dar ad hauer ej^erientia di /oro, efftndo
anchora unito al corf o, efieYÌi conceduta
feYgYatia impetYatali da Beatrice, come
in fiu altri luoghi hallimo ueduto^Vref
CANTO XXVI*
uìtimméte^chf li uoglino iirr, chi efsefcno, f cU ^ueOf le U turU, lajuctlfe ne m i^fO
lejfJe /oro , a ciò che ne [offa fcriuer, e lajfarne meWQm al mondo .
Non altrimenti ftupdo ft turU
lo montanaro^ e rimirando ammuta^
Quando ro^ c faluatìco stnurha 5
Che ciafcun omhra jkce in fua farutat
Ma poi che jùron di jlupore fcarche ,
Loqual ne glialti cuor tofio sattuta ;
f^eato te 5 che de le nojlre marche 5
'Ricomincio colei j che pria ne inchiefe^
Ver morir me^io ejj^ericntia imbarche.
La gente, che non uien con noi^ojfcft
D; cio^j^rche già Cefar triomfhando^
Regina contra fi chiamar sinteje :
Vero fi parton Sodoma gridando j
Rjmj^rouerando a fi , comhai udito ,
Et aiutan larfiira ucrgognando*
f^ojlro peccato fu Hermaphrodìto :
Ma perche non firuammo humana legge
Seguendo , come hejlie lappetho ;
In obbrobrio di noi per noi fi legge ,
Quando parlando il nome di colei j
Che simbefiio ne limbeìTtate fihcgge ♦
Hcr fili ttoflri atti, e di che fummo rei:
Se fòrfi a nome uuoi Japer chi fimo ;
Tempo non e da dire, e non fàprei^
faretti ben di me uoìerefcemot
Son Guido GuiniceUi e già mi purgo
Ver ben dolermi prima che a lo fìrcmo ♦
Qj4ali ne la triflitia di Licurgo
Si fir due figli a riueder la madre ;
Tal mi fido; ma non a tanto in fiirgo ^
Cìjiandio udi nomar fi fieffo il padre
M/o e de ^ialtri miei miglior , che mai
Rime damor ufar dolci e leggiadre :
E finza udir e dirpenfifo andai
Lunga fiata rimirando lui ;
Ne per lo fuoco in la più mapprcffiii^
Ver fmììituiine ie lofiufore^ ialtjual è-
frefo il filua/ico e ro^ montanaro nÓfiu
fiato a la cittd yfeauiene che giunga in
^ueÙa, U Vaimi ietta urlem, iimoftra
lagri merauiglia cheUono ^urflf anime
uiédo egli ffjcr anchora uiuo, lAa foifid
fiche diflufore^che rie glialti cuoriTCfi%
saUuta,cio e, Jojìofauheta, perche auel ^Yrjho
lichefcnoiigYanieammo,rìQn fofpmn
lurìgamete e^tr ojffYeffi dajìujore, lome
fono ifufillammiy ma dffderam cctinud
mente difcorrer cofe nuoue , Q«X d t
frimalhauea domandato dilpy Beato (e,
cne de le nojìre marche^ lljual de Uro
fÌYf cotrade, mkrcheycio è y Aduni ffjt
tiétia fer morir megliOyVerche fitto fjftr
io delefene affarecchiafe in Purg. a (juel
lische fi lafciano uincer dal uitio, ffaueta
tanto Ihuomo, che da (jueDo fi guarda, e
guardandofcne^uien pi a morir meplio e
jpiu in gratta di (jueUiy che fer non hautf
hauuto tale ejferieiia,n5fcne fcn guarda
ti, E uenedo a fcdisfir a la dimanda f^ti
tale da lui dice , che la genie, lajual non
uien con loro,e che dietro ale fife JjraHe [et
nandaua,OFfiff di ciò, Ofjèfi di (Quella C9
fa, fer lacuale, Cefaretriófindo , Slntef
f(,cÌQ è'. S'udì cetra di fi chiamar Kegii
na^Vicano (he Giulio Cesane la fùa gioue
tu fu madato <t biicomede Re di Bitinié,
E fit ofÌTtione , cheffc Uicomede upfe di
luì, come de la Regina, E ftr ijuffto nel
fuo trio fi de la Gallia.i fcldati, la licéiia
de^uali in tai trionfi era granliffima, li
rimfrouerauan <juefÌo,chiamadolo regina
f dicendo, (.he Cefire shauea fittcmeffc la
CaGia, e biicomede slauea fttiomeffc lui •
Onde Suet, GaUiam fuhiegit Cefir, Nii
comedes Cefirem, Bcce Cefcr nei triumi
fhat cjuiftilegii gaùim, Nicomedes non
trìumfhai (jui/tilegit Cefarem, V wo/ aducjue inprire, che tjuella gente hauea ofjrfi Dio nel feccai$
ir la fciomia, E fero gridauam Sodoma e Gomorra rimfrouerando a ffleffi (fueflo uiiio, ffnVt
aergign'Àofene, Mtanano Urfitra^cio è^^Sminuiuano Urlofe^chera farte de la loro fenit enfia .
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Majfyo fecctito, ìm hi uith ii (juelli, Hora Jicr di (juel di loro, il^ual fL HemafMifo, È
71W pfYche haufjpro le due ristare del mafdiQ e de U fimina, come hanno (jufUi^ ma fenhe fùran
ne latto uenem hora adenti, CT horafafifnfi, fcgnendo lapfetifa come heflie, E fero (juando ft far
tono, ricordano gridando il nome di Pafifè, lajualfcguendo fmilmente il fuo iefltal finore, Slmie
filo ne limleJ1iafefchegge,Siferro,fer af^eUar lamato foro, ne U uaua ftSiricafa da Dedalo di
jche^ge, ciò ^, dajfe . IMleftiafe,ferche fii coperta dtfeJle di hefìi^^ do è-, di quella de la uaccà
fiu da elfo fero mata, Horfai no/fri atti. Ha (fuefìo ffirifo ieUo a Dante di /or CQndifione,E di che
feccato erano flati reiy hora dice, che [e egli fòrfe, ftr maggior notitia, uoleffe fafer i nomi loro, che
€ ijueflo, fer ejfer molti, comeuuol inferire, nonghè conce iutoUemp, e che (Quando ftjfe^ non fa
frehie di tutti dirli. Ma che di quel di lui lo /ira bene perno di uolere, ferche dicenio^iene , tanti
V -i* ^'^^ è^^^ rimarra a fqere, e di tanto li [cernerà, e diminuirà la uogìia, lajual ha difcfeyli, B
fo/r nomandofi, e danlofdi a conofcere, comegli era Guido GuiniceBi da Bologna jOttimo ne fuoi fem
fi dicitor in limeuolgari, come di lui dicemmo nel xi. canto, fcggfunge, chegìijì purga già per e fi
ferft hen doluto epentito de lefue colpe prima che fiffè giunto a ieftremo de la uita. Volendo infivi
re, che fe ahonhora nonfcne ft/fe doluto, non ftìrelhe ft topo giunto in quel luogo a purgar f, ma fa
velie anchora ii fm ne lantipurg, ira glialtri cherano a queflo flati negligenti fino ci fine de U
^abltictTtio ULtltiH) ^^^^ fi^ uedemmo . (^alinela triftitia di Licurgo, Di fcpra nel xxij, canto dis
cemnìo de lfiphile,che andando a moflrar al Re Adaflro il fónte langia,a ciò che potffft col fuo e fi
ferciio here, E per queflo hauendo laffato Copra dun prato adormtntato il piccolo figliuolo di Licurgo^
ihe da lui hauea in cuflodia, trouo poi che da un ftrpente gliera flato occ.fv, Hora p- da f pere. Si co
mefcriue Stat, nel \\ de la pia Theh. che in queflo medefimo tempo erano uenuti a Licurgo due fi i
gliuoli d'ifrphile, ciò f-, Thoas tfT Eumenio hauufi di lapn rheffalico, quando papo in Col chi,
iauali ella hauea mandati al padre Thoanie ne la fiiga che pce de lifoU di lenno , per la cagione,
che nel detto luogo dicemmo. Coloro adunque^ cercando la madre, la trouaro che dirottamente pian
geua la disgrafia di lei e del morto fnnciuUo, E perche nel pianto ricordaua Unno e Thoante, la ri
(onoUono, e corfonla teneriffìmamente e con fomma aHegre^'^ ad ahhracciare , e camparonla da
Licurgo, che per la morte del figliuolo la uoleua Ocàdere, Tale allegrezza adunque die fi poeta che
fìi la fua, udendo Guido GuiniceRi chera flato fuo, e di molti altri, che li domanda miglior di lui,
PAdre, ciò ^, precettore in que^aficulta di utrp e rime uolgari, nominar pPeffc, MA non a fan
to infurgo, ciò è-, lAa non a tanto miflendo, che io uada ai allracciarlo come quelli firon la mai
ire, per riffieUo del fioco qual era ira lui e me, come uuol inprire, Wia cop peìipfo SE n'^ udir e
iir, ciò è-, Sen"^ intender o parlar alcuna cofa, andai lungamente riguardandolo. Tanto uuol ini
firire effere flato uinto da grande flupoYe,perhauerlo troum in quel luogo apurgarp del UÌiio,
ielqual egli nonfifarehhe mai creduto che douefp e/pre flato macchiato ,
Po/ che di riguardar pafcwto fui 5
Tutto mojfeffi pronto al fuo feruigio
Con lajfermar j che fii creder altrui^
tt egVt a me*,ru lafci tal uefiigio
Ter queU chi odo , in me $ e tanto chiaro
Che Lethe noi può torre j ne flr bigio ^
ÌAdfeìe tue parole hor utr giuraro 5
Dimmi y che è cagion ^perche dimoflrt
Ne/ dir e nel guardar dhauermì caroi
ttio a lui'^Li dolci detti uoflri}
Satioche fu Dante J{ riguardar Guldo,fi
gliofjvYp ffpr tutto pronto al juo pruigio,
COn lajJèrmar,cioè',Con il giurar che k
fi credere. Ver lequali parole ^ Guido li rii
ffonde, T V lapi tal uefligio, ciò e- ,1h
lafptalpgno damor in me, £ Tanto chid
ro, E tanto manipfto, per quel chi odo al
frefcnfe da te, che Lethe fiume, il qual pgnì
fica oUiuione, noi può torre. Et in fenten
iia, non me lo può fir domenticare , NE
firtigio, Nf opurare, lAafe le tue parole,
Vmanié
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Postillati 16
CANTO
che ^quanto durerà lufo moderno:,
Vamno cari anchora ì loro ìnchiojlri^
xxvu
Vomnla Guìh, cme mmirato di mt
U Imudentìa ielj^oftaurrfc di lui, ^uel
lo che ne fa cagionr, A che yijfznie^jue
flo mceler k lifuoi iolci amaroft leUi ufiù ne lefue terfc rime.i^uali F Ar'^mcaYÌ,f^ranno efif
éffyepafi 1 Loro mhioftyi,! hYofcriUÌ,ciuÌto iuYeYa,l\fo modnno.ck e'.loJtileìhoYa e* m u]9.
0 frate ) i'fjfc , quejli , chio ti cerno
Col dito ( ^ addito un jj^trto inan^ j)
F« miglior fitbkro del parlar materno ;
Verji damor^e pro/é di romanci
^ouzrcho tutù X e lafcia dir glifloUi ;
Che quel di Lemoft credon che auanvx
A uoce f iu che al uer dri\ian li uolti^
E cofi fèrman fua ofm/one,
Vrima charte o ragion per lor Jàfcolti ♦
Co/? jèr molti antichi di Gutttone
Di grido in grido pur lui dandol pregio ,
F/« che Iha uinto il uer con più perfine ♦
Hor fe tu hai fi ampio priutlegto ,
che licito ti fa landar al chiojlro ,
"Nelqual è Chrifio abbate del collegio 5
Falli per me un dir di pater noflro 5
Quanto bifogna a noi di quefìo mondo ,
Oue pcter peccar non e più nofro^
Voi forfè per dar luogo altrui fecondo ,
Che prejfo hauea dif]i>drue per lo fuoco 5
Come per lacqua il pej'ce andando al fóndo ♦
Io mi feci al mofìrato inanv un poco 5
E diff j che al fuo nome il mio defre
Apparecchiaua gratiofo loco ♦
Ei comincio liberamente a dire ;
Tan mabeUii uojlre cortois deman 5
Chi eu non pitis ne uuoil a uoi cohrire ♦
leu fui Amart i che plor e uai cantan
Con ci tcfì uei la fpajfada fvlor 5
E uei iauffen le ior^ che jper denan*
Ara uos preu pera chella ualor^
Che uous ghida al firn de la fcaìina^
Souegne uous a tempi de ma dolor x
Poi f^fcofe nel fuoco ^ che ^laff ina ♦
Viauenhl^^eta ianh hiato Guih leìfu^
dolce er amorofè fcriuere , Guiio , come
tjueUoy chtya hmge da ogni ÌYiuiiiaypUaÌ
dita e mojìra ArnMo TiameU VYOutn<^
Danio il pregio a lui oltre a tutti gliali
ìyì infiniti, che iamore fcriffcYO m (fueU*
lingua, Confùitindola ftlfà opinione daku^
ìli ignoranti, icjuali uo^eano, che Geyault
deBeyneilychefliduncctjìello di limo',
gei, Ihauejfe auan'^to, perde forto il nO
me del maeflyo de trornhadori , che in Un
gua VYOUfn'^le, coft domUauano ciuetti,
che diceano in rima, Ma noi, che de le co
fofitiom de luno e de Ultro hahhiamo uet
duto,fnremmo (jueQa diffìerentia da le coi
fe d'AYnaUo a le/ùe, che da cjUfRe del Te
tYaycha, a c^uejìe de noftri moderni poeti,
iijualifotto nome di imiiatione,e dadarfef
le uie dejfo Vetyanha, Ihanno già tanto
denudato, che non glie' rimafc puYuna
camicia Yotta da poterft coprire» Tu adun
(jue Arvault in ^jueSa lingua fngulare,
E le fue cofè tanto poetiche, che fin'^gran
conftieratione mal ftpoffcno intender e, Ef
il Vefraycha trouiamo effrfcne rùn f eco fcT
Ulto, Onde ueggiamo nel trionipho damo^
yepreporlo a tutti glialm oltramontani di
ctnio, E poi ueya un draprllo, Vi portarne
ti e di uolgarìftrani, Tra tutti il primo Af
naldo Daniello Gran maefìro damoY,che ai
la fua ferra, Anchoyfk honoy col fuo dir
nuouo e hello . COft fiy molti antichi
di Guittone, Mc/frjf, che cjueflo medefimo
errore fu molto inan'^i a loro di [rate Guit
fon d^ AyeT^, alcjual fu dato fimilmete il
prego tra cjuelli chefcriffeyo in talficulta
fino a tanto, che la ueyita con fiu perfcne
:he fcrilfero meglio di lui Iha uinto
Dt
coPuifnmentione anchora il Vet. a ^uffìo propoftto nel medeftmo Trionfi fytc glialtri italici diceni
io, Ecco Dante e Beatrice, ecco Seluaggia, Ecco Cin da rijì^ia,Gumn da Arr che it non ef^
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Postillati 16
nr
PVRGATORIO CANTO KXVf»
fhfrlmì far cUra a^gi^, Bt in ijufl Son. Sfnmcdo wio, hftì che h^Lofo e fclo, ùue !icf, Maini
ti ftfgh ^'^^ ^f^^ Oumn fclutt^ e Ufjfer Cino e Dante e cet, Hor fe tu hai fi ampio fri
iiiUgih G^'^^ P^^g* ultimamente il peta, da che egli ha da Dio tantò gYcn f riuilegio che liftalei
cita di poter falir al cieky nelcjusl e chrifìoMate del collegio de leciti^ che li dica un fatermftro
fer luif E ijuelìo^ice ejfer cjufllo, cheffi hanno in cjuel luogo di lifogno, oue il poter peccare nme*
fiu inficulix laro . POiJir[eper dar luog^, M ijlra, che dett:^ ^jueiìo, Guido Jpmjp fer lo fuoi
co, nmefilpefcefer laccjua, (Quando fe t\e ua al /indo, Torfe^ey d:iY luogò AltrMiycioè-, Ad altri.
Intendendo d' Arnxldo, chera preffc di lui, a ciò che fecondamente fot.jje urlar Lon Dante, hauenf
ioliprima parlato lui . IO mijtci al m^praio, Voìtoffi Dante ad Arnaldo e fili diffe, ihelfuo de
ftderio apparecchiaua gratiofo luogo al fuo nome, Bt infcntentia, che deftderaua, e farehleli cofa gra
ta chegìi il fuo nome li diceffe, A le<juali parole Arnaldo, nel fuo prouen'^l idioma rifj>ònde ne Ix
ferma e^rei^a dal tefto. La fcntentia delcjual è (juefla,Tan!o mi diletta la uojìra cortefe dimania
chio «OM mi foffo me uoglio a uoi celare, lo fono Arnaldo che piango e uo cantando In tjuefo rojfi
guado la paffuta fvllia, E ueggio inanl^ a me il giorno chio fferOj Hora ui prego per quello uaìort.
Lo (j ua! ui' guida al fcmmo de la fcala, Ricordiui a tempo del mio dolore , Voiffcofc nel fuoco, CH<
^liajfina, ciò h', lljual li purga, come fa loro e tutti gli altri metalli ,
CANTO :<xvii.
si come quanlo ì primi raggi néra
La , douel fuo fitttor il fanguejpjrfe ,
Cadendo Hibero fitto ìaltra libra ^
E« Ionie in Gange da nona rìarfe ;
Si ^laual fi! ; onici giorno fin g^ua^
Come Ungd di Dio lieto cìapparfi ^
fuor de la fiamma fiata in fu la ma 5
E cantina \ V^eati mundo corde ,
In noce affiai più che la nofira uiua *
Vofcia j Viu non fiua^fi pria non morde
Anime fante il fòco t intrate in ejfo ;
"Et al cantar di la non fiate fiorde
Ci di fi ; come noi li fiimmo preffò :
Ter chio diuenni tal quando lintcft 5
Qjdal è colui , che ne la fiffia è mejfo^
In fu le man commeffe mi protefi
G'^rdandol fòco e imaginando fbrtt
B imani corpi già ueduti acceft ♦
Voìfirjt uerfo me le buone fcorte t
E Virgilio mi diffi ^ Bi^iuol mio
Q.UÌ puote eJfer tormento , ma non morte .
incordati , ricordati t e fi io
Sourejfo Gerion ti guidai Jaluo ;
Che faro hor , che fon più preffo a Dio ♦
Credi per certo ^ che fi dentro a laluo
Dopo la defirittione de Ihora, ne lacjual il
poeta dimofìra effer hro apparfc langeh,
che gliyiuio per me^l fioco uerfo Inltima
fcala ftr doue f file al para di fo ierrtflro,
E fuh^Kale ,per effey fofragiunti da la
notte, dopo poihi fag^ion faliti, fi fofàron
per affettar il nuouo gicrno, Wiòfìra, come
adormentato, hehhe nel fonn-ì certa uifiof
ne, la cjual difi^arfd ,fidefìo,e ueJenh
laer chiaro, et ejfiruicino al giornOyfilei
uo con gliaUri due poeti, e fcliron il rima
nente de la fiala tanto,chc giunti fipra de
(ultimo fcaglione, ^irg. mfi in fita Itlerf
ta dallhora inanl^ landar, lo jìare, e lope
rar come pare ua e piaceua a lui,fen'^ cha
uejfe più ad affettar akuna fua ammonii
fione . SI comf (juando i primi
raggi Ultra, Molendol poeta fignificare,
che juando langelo apfarue hro , era già
fera,defcriue molto poeticamente ijuefla f)9
ra diyMjìranlo, come ejpndol file giunto
a lori^nte^ che ad effi ijuali erano ne lai
tro hemifj^herio fui mente del Vurg» uenif
ua ad efjtr Occidentale, e fnceua lor fira,
F.t a quelli cherano ne Ihemifirio no/ìr9
fui monte S.on,doue che- pofio lerufilem,
era orientale , eficeua lor mattina, efftni
PVRGATORIO CANTO XXVII.
4ol ii Jnbkefar dun «fd cduo, iA u.hm,f..,cm, Uu^fi<hmofiu
IVOM I» f^i't^^^ r , toéiCcfYan^ quarto canto yBchf a fli^^
Con le tue mini d Imho de tuotjanw . eraKo orifntalt/ceIft rre^^ mue, ^ue
^on giù hmai , po« gtu ogni temm\a : poftgnifìado fer il fiurr.f éi Gan^f chi^
Volgitt in qudjC ukn oltre ficurot inmentf^fffYHihfYofimdmfnufìum
It IO p«r firmo , e conira con[c:Cì{^ ♦ chè' in ouiientf. Vice iiunc^ut d.fl [ci fi
ftaua^ SI come (juanh uihra , Co/? come
quanhfcuote i mmi rag^i, l A hue ilfuofittOYfjf^rfc Hh^ue, cUfiifulJftto Ynonff Sio. h
uf lì future non fvlmentf M fclf, ma di tutto lumuerfo .jfarfc^feY noi, il fuo fcngue fYetiofffi^
mo, E auffìo feguf immeì.ale, M fcl fi mcfìra la mattina al mftYO hmijfhfrio in oYientf, dt
doùf,ficomfmur^ieilhifYimÌYag^iiiiliiJialm:inteSi:^n ui fi mauina, cofi ad un mfdffmo
imp muou( ifuoi ultirr.i iHa al monte del VuYg. efùuuifcra, CAdendoHiterOyfeYche ifimi ca
dono uerCo auella farte mreno, SOtto Ultra lihra. Le lihre fcno due, ciò è-, due ipgni, neijua
li entYandoffde, aieguanofmfre il di con la noUe, Luno è- !aYÌetr,nel<juate il fcle filecjumtio del
uernoy comeficeua aUhoYa, e labro e- cjuth, Lhe]Y:^fYiamente domandiamo LihYa^nelcjual il [de
fi lecjuin:>tio de la fiate, E ferche è- ofpfia a l'Ariete, nel(juale allhoYa eYclfcle in OYÌfnte, ouefi
(eua me^ di, ejfa ueniua ad effìr in occidente, oue effe fole face ua me'^ noUe, E Cadendo loti de in
Canoe riarfe da n-^na, A dinotare, cmMhiamo dfto, cVeì fdfàceua \n OYienie, oue cOYYe il fui
me dt Gafige, me^ di, il(\ual ^ [cmfre a Ihra di nona, cjuando il fole fiu ardente di tutte laltre
hoYe del di. Onde ancOYa il ?et, uolenlo (\uefia medtfma hoYa fgmficaYe difjl in quel Son, Quel
la ftnejlra oue lun fol ft ueie Quando a lui pace, e taltro in fu la nona e cet. Con chiude aduncjue
in fcntentla, chel giorno ne laltro hemi^ftYio fe ne andma, (Quando a^^arue Im langek di Dio lle^^
to,feYLhe ntffuna letifia è' mag^ijre/ne n.edian'e UgYAt'a di Diomuarfnttto e mcdo da la hrut
tuYa deluitio. Onde mojlra, chefìando fìiOYi del fuo.o fu la ritta, jer la juale fffi fYOcedeuaro,(an
laua fìeafi mundo coYde, (juoniam ifft deum uidehunf. Parole del Saìuat^re regifìraie in S, Matt»
ir/ V. fN uoce affai fiu uiua che la nofira, E di tanto fiu uiua e chiara, come uuol inprÌYe , di juan^
io fon fiu degne le diuine, de limane cofe . VOfda più n:n ft ua , Tffendol foefa ftafo a/flfo
iognifua commeffa colf a daìpimo minifÌYO del cido, inan"^ deg i ntreffe der.tYo da la foYta del
VuYg, E da glialtri di girane in girone omhahhiamo ueduto U la fena, e rimafoìi folamente a f^f
lafatisfitiime di cjuella de la carne, A lacjual fatisfnuione e hora inuitato da langelo dicendo, che
non ft ua fiu oltre jpYÌma wow moYde il fuoco, e feYO che efft entrino in (fuetto, E che non dehhinù
ejferfordi al cantare di la da effe /r/oco, fatto da uno altYO ay^.gek, theflaa lintYaY de la fata, jfer
lajual ft felle ( come uedYemo) al faraiifo terrefìro, ma che dehlin-i cttYauerfàr il ji.oco dietro al
ftiono di tal canto. Per lacjual cofa il Poeta mcfÌYa che de la fauYa diueme moYto c^ucft con- e colui y
che meffo ne lafiffa,^ inteffenìoft luna con laltYa mano dice,Ml fYO'ef,cio ^,Mi dfìefi ,come fk
chi ^o-^feffc da gran timoYe guaYdado il fiioco, e jvYie imaginandoft cjiello, che diuenga un corp
humano acc(fc,corne alcuni che nhaura ueduti,(juaft dì già jf avendoli efpY tale, Vclfcrft uerfo me
le huone fc^rte , Teme Dante dentrar nei fìioco , il cYUiiodeljuale doueua effer la ftisfrtione de le
fùe colf e, lacjual cofa e frofria del fenfc, Ma \'ÌYg» ciò ^, la Ya^ione li dimofìra , cjuiui foteY effcf
tOYmento, ma nm mcYte, comegli ftmAgìnaua, anl^ certa e ftcuYa uita, f^nhe fidsfttto a la colf a,
lanima è lihera da le fene de l'inf che inftrifon:) eterna morte . Ricordati, ricordati , Diwo^
fìrAÌa ragione al fcnfo,py farli animo, e rimouerlo dal timoYe, che ha uendolo guidato [duo (iuani
ya eYa nelfYòfindo Inf jofra li Gerirne in Dio hntano^che molto rntjlio lo foiena ^uii^r^mo $U
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Postillati 16
PVRGATORIO
ffior<r, de gUfYd fiu frelfo, e ufYO jn:(m a la lettera, che Dxnte era atlkra fiufreffc a D/u,'
CIO e , ai cifloy effcnhfui mznte U Purg. che ijuanh erafoj^ra Ji Germe uicim al centro ie la
terra, E mmlmenfey era allhora fiu ^rf/fo a Dio, eh è-yfiu ne la fua gratia , effenJo furiato e
manio da o^^ni uith, che (juanio li cjnfUi era commin<ito e Iorio . CReiifer certo , Seguita
fur anihora la ragione inperfualer al fcnfo il meìefimò iim^jìranhy che juelfùocQ non conjumx
ne aUru già, come gli fi ere le, perche (juanh iene egli flejp um infinito tempo DEnfro a Uluo,
€10 è Nel me^ di (Quello, fer efferlaluo, ciò è-, iluenfre, nelme^ delhuomo, non lo pofrehlefar
caino dun capello, ciò è-, non glie nepotrehhe toruia uno , E penhe a ferfùaier non hafla qualche
uolta la ragione, per)} uien a ìej^trienda, lajual uuol che faccia col lemho de fùoi panni, mettertJof
lo con le mani nel fuoco, di tìuouo , facendo anchora pròua di rimanerlo de la fua oflinatione , Ma
jìaffi il fcnfopur anchora in (jueda fermo, E cor.tra confcientia^ lajual lo rimordeva di non ohedir
a la ragione, che fino allhora Ihauea guidato faluo •
Quando m uìde fiat "fur firmo e duro j Veduto Virg. lojìinatime Ji Dante, uien
Turbato un poco diffe jUor uedt figlio y nUtimo rimedio, iltjual è' cjueQo , che
Tra Beatrice e te è quefìo muro. dehheufar il huon precettore uer fi difcepa
Come al nome di Tishe aperfel chlio ^^^'^"/^ ^'^'^ da fu:^i precetti, e cjufflQ
Firmo in fu la morte , e rmardotla , ^ ['^'f alquanto,per far chef] uer,
Atlhor chel ^eljo diuento utmi^^o 5 gy ^^lfu^ errore , fncordarh che
^ri - 7 -^«v r rff ^ u:)Undo ufnir ahrop:)ftdpne, ejjer dapriì
Colt la mta dureiza fatta \oua y . . cy, ' v / /' ■ j-
J tr t r ■ 1 ] 7 f ceder inan^, enmffrmarh ira uia, dii
Ut uolfi al fauio duca udendo! nome , rnoflrandoli da tal fine effcrpoco dtjì.nte.
Che ne la^ mtntc fempre mi rampolla , q^^, ^ì,,^ ,1, ^.^^^./g ji^^^^y ^,^3 ^
Ondei crollo la fronte ,e diffc, Come , j^^y-o, turiato un poco diffc, Hor uedi figli
Volcnci fìar di qua ! indi Jorrife 5 uoìo, (ì^efto muro, do è-yOu^efìo oflaco'o
Com* ed fhnciul ft fil^che uinto al perni t ftsr impedin-.enfo fJamente è- tra Beat, e
Voi dentro al fuoco inanTj mi ji mife te,Bf era i^ fiioco,ve!jual doueua fatiffar
Fregando Statio, che uenijfe retro « 1^ colpe, che glierano fiate cameliate.
Che pria per lunQa jlrada ci diutfe, fenlalaiiualfttisfatione,ncnffuotrouar
*^ Beat, ciò e-, non fi può uenire a in mtemi
flatione de le diurne cofc, perche fin'^ la fatisfatione^ la confcffme e Vaffclutione farehhe nuda. Et
a uo'er le diuine cofè contemplare, ti fogna hauer lanimo netto e mondo da tutte le macchie . CO
mal nome di Tisle, Vdito Dante il nome di )^eat. fatta fuhito la fua dure^"^ tfT ofìinatiòne SOh
la, ciò ^, Tenera e molle, Et ^ fimiliiudine dalfirro, (juando non è- hen conde ifciio , che allhora
diciamo (juello effìr fido, do e raro,ft uolto a Wirg, non altramente che fi.e Piramo efpndo uici
no a la m'irle, uiitol nome de la fua amata, e troppo da lui deftderata Tisle, ejuandol gelfo di lian
co chera prim.a, douento uermiglio . Lacjual fàuola recita Ouid» nel iiy, CHe, ciò è-, il nome de
latjual Btat. Mi rampolla, Mi rinoua e rifùnafcmpre ne la mente, Obide e crollo la fronte, Crolla
la fronte, ciò è, la tefìa Virg. cjuafi uoleffe dire, Vedi che ho trouato fvrma da farti rimouer dopi
nione. Poi diffe, V oglianà fìar di ({uat Sapendo che Dante era gia,per trouar Beat, defderojo den
trar neffiioco, E detto (juefto forrifc, come fi fa al fanciullo CH^ uinto al pome, Perche, fi cornei
fanciullo rendenJofi difficile alcuna uolta di far cofa che li fia comandata, fc li uien promijfo un poi
mo in c<tfo chela faccia, fi dfforra a uolerìa fare per guadagnar il forno, Onde che uien ad efpr
uinto da jueUo, Cofi il poeta uuol infirire chera auenuto a \ui,ptrche efpndo prima diffzfio a non
uoler entrar nel fiiOco, Voi che intefe da Wirg. Beat, efier di la da c^ueh, umto dal defiierio cheli
ledinederla,fidi0e uolerlopaffare, E cofimiffifi Virg, inanl^ a lui, pregando Siat, che uolefi
fe feguiiarli
CANTO XXVii;
Jr LeMrftt. riua, tu luno e Uro di /oro, ciò ^, tra ^irg. in.n^, ^ ilpet^ che
hetro . Stat.tsr « lui, dcuenh la ragiona, ir^te ft ffr sjtrg. fMiminU^^
trecfier ctl He , M. in ciuelìo l,og, e nneffmo chfl fenfc , douenio a Ir fu e colf e , col d^itO
ordine fM^f, cy fia fcjhinto da lintfllftto a maturmente t con buono fffir^tne fcguitar la m
mne ! effondo cofa da la{U defende e la fdufe , e la dannationf de lamma, E fac Vantf Jei
guìiera dietro a "^iigli^ t Sf«fio d^\tiio « \m.
Come jùt dentro 5 tn un boUente uetro
Gìttato mi farei per rinfrefcarmì^
Tanto era iui Io incendio fen\a metro «
Lo dolce ]^adre mio per confortarmi ,
Pwr di beatrice ragionando andana
Vicende i Gliocchi fuoi gm ueder j^armi ♦
Cuidauaci una uoce , che cantaua
Di lai e noi attenti pur a lei
Venimmo fuor la , oue fi montaua ♦
Venite benedicti patris mei
Soni) dentro ad un lume 5 che li era
Tal ; che mi uinfe , e guardar noi potei ♦
Lo fol fin ua , fiìggiunje e uien la fiera x
fion uarrefìate ; ma jludiatel pajjù ,
Mentre che loccidente non sannera ^
Dritta fialia la uia per entrol fajfio
. Verfo tal parte ; chio toglieua i raggi
Vinan'^ a me del forcherà già bajjb^
E di pochi ficaglion leuammo i fiaggi ;
Chel Jol corcar per lombra j che fi Jj^enfie ,
Sentimmo dietro tfT io e li miei fiaggi ♦
E pria che in tutte le fiue parti immenfit
foffic ori'^nte fritto dunaf^etto ,
E notte haueffi tutte fiue dijpenfi^
Ciafiun di noi dun grado jice letto x
Che la natura del monte ci affranfit
La poffia del fialir più chel diletto ♦
^ya tanfo lincendio del fuoco SEri^ me
troycio è-, ScM^ mifurayche fer rinfrefi
Larmi, io mi ptrei gfttato in una firnace
dihUente wtrOy E yirg.fn conftrfur'^
mi) mndauafuY ragionando di Beat, di
cendoy Mi far di ueder già gliocchi fuoi.
Et e cofa uera , chela fitiifnUione de le
commejfe co'f ^ re far co/^ dura^ ma (fui
io col difcorfc de la ragione confideriai
mo, che mediante (jiiflla famo condotti
a Beat, ciò e^a la latitudine , lacjual in
tal difcorfo ne la far già confeguire, fà
che molto fiu fatienf emente toUf riamo U
fena . GVidauaci una uoce , WiofÌYd,
che di la dal fìiOio fifp uno angelo, dal
canto delijuale effi erano iondotti , e cefi
feguitando (jueÙo, ufciron fiiori del fiiOi
co , e giunfcYO a le fiale , fer lecjuali fi.
Ynontauaal faradifcdele delitie. Et udì
dire a quefìo angelo le farole, the fcn(i
regiflrate in S, Matteo al xxv. che Chrif
fio dira nel giudicio uniuerfale uerfè de
glieletti y che faranno. Venite lenedicii
fatris mei . Qiitfìo angelo fignifìca la
diuina gfratia, dalac^uale, dop la delii
ia fatitfàttione de le mfìre colf e yfamo
inuitati a la uia del cielo, KfT ammoniti
a non douerci firmare, ma frocedey ne le
luone ofere metre, che da tal diuinagra
iia fiamo illuminati. Et fmile a (juel
detto del Saluatore, Amhulate dun lucem
hdetitne tenehrf uot comfrehendant . VRittafàlia la uia fer entrol fiffc, Mojìra, che (juefìa uia
' del monte filiua dritta uerfo oriente, ferche fd fole era giù tajfc in occidente, e che egli in cjutfttc
tal uia romfeua i raggi del fcle in modo che la fua omlra gìiandaua inan'^ , hifignaua cVegli hai
ueffe uolto le f^alle a occidente, cr il uifc ad oriente, a dimofìrare, che nel circolarmente frocedef
loro fer cjuffìo monte, haueano di (Quello girato e uolto a funto la mifa, hauendolo a frincifio co.;
minciato a [Aire da la farte che guarda in oriente, come ne la defcrittme del Vurg, chiarifiìma f
mente fit dimojìrato . E di fochi fcaglion L Eumo i figgicelo e , Efferimétammo la falita, che ro
A K
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Postillati 16
PVRGATORIO
E li mifi fàggu ^> ^^^S' ^ ^'«'^'»^wa COrcay^ do e, Anìaf fetta Jlftrò tt m iti 9cai
ifnif a fofar il folfy e (jurjì^ fff hmira che fi Jfenfi clman'^i «r me, da IcKjual freniemm^ì tal
conietturcty E Pria che in tuUe U fuf farti immenfe, E prima che oriente fijjè in tutte le fue farti
fuori di mi fura grandiy V'erto affetto^ Perche altro affetto e- <juel de lori^ntein occidente ^ juanf
do di poco è- andato fcttol fole, fer la chiare^'^ di ijueUoy tST altro (juel dognaltra fua farte, jccon i
io che f in e meno farticifano de la fua luce, E Nottr haueffe tutte fue dijfenfc^ E la notte hauejji
tutte le fue farti, C7 in fcnttniia^ Prima che fer tutto (juelio hemifftrio ftffe nòtte ofcura, Ciafcun
di noiftce letto VVn grado, ciò è , Vuno fcaglione, perche. La natura del monte, lac^ual ^ di n3
foterlo fulir fcn\al fole, CAffranfe,cio e ,Ci con fumo e tolfe uìa ha poffa del folire P\u cheì diletto,
Verche ancorai diletto, che alcuna uoìta prendiamo m gualche utile, o piateuole ofera, ne confuma
talmente lefir^fx ^hf prima caccorgiamo di non f^tere, che manchi tal dilettationr in noi •
Qjtali ji ^««0 ruminando manfe AlfmiglU fe,fofmin fjuel luogo, ale
Le carne firn rapide e proterue P'^^ fa flore , perche fi
Sopra le cime auanti che ften pranft come ciwìle fono guardate la notte dal pa^
tacite a lombra , mentre chel Col fèrue , > ''f] ^ g^'^^f^ V,>^. e
_ , JT n t, ■ n 1^ . ^ Stat,Onde due, Qualile capre, A\) ani
Guardate dalpanor,che ,n fu la uerg» .^^^ ^JiirPrir^.l Lm>m»
E qual il manàrm , che fuor alberga, ^ p,„,,,^,^ ,
Luttgol peculio juo queto pernotta ^^„-^ ri^mrh fer U urne </<• manti f it
Guardando, forche fiera non lo Jpergaì U fagli j^er foftrfi.EfoiuftiMl mt^
tali erauamo tutti e tre aHhotta, ii tAEntrt Ad fcl tEruf,cÌ3 è yfaljgn
lo come capra ,&ei come pa/lori; <Jofoflc, si ftnnomanfe,sifinmmanf
¥afciati quindi e quinci da la grotta, furie mite a Imlrarummii^i gmritit
Voco pareua // del cel di fi<orh fjf"',?'!' f" ""^^ ' "f""
Ua'per quel poco uedeuio le JleUe ^jfptZv:!^^;:^^
Di lorfoler e pm chme e maggwr}, j,^^^^'^ „^„^,-^„f,^,^,„,,i
guardiano de le mandrie che atherga fùd
ri l Vngo! feculio,ào h, Prfffcl gregge de le fue fecore, PErnotta, do è^, Vegghia la notte (jueto
guardanh,fenhe fiera NOw lo jferga, Naw lo Jfarga e metta fer lo timore in fùga,TAli erauai
mo noi aflhora tutti e tre, lo come capra, e \Jirg. e Stai, come pafìori che mi guardamano, fpfciati
fflretti qvimi e (juindi. Di cjua e di k DA la grotta, do e-. Dal concauo fcffc, ouera la jcaU,
fer lajuàl fi fdiua , E la comparatione è ottima, perche, fi comel gregge , fcn'^ la guardia del
paftore fi d ffergerehhe , Co// preuaricherehiel fcnfc,fi da U ragione e da linteEetto non fijfe cui
ftodifo , POCO pareua li del ciel di fiiori, Poteua tanto parer loro del delo , ju^nio parrelle d
chifhffe in una molto fìretta e proftnda fijfa , perche fale era Quella ficaia, oueffi erano trafui
va e laltra ffonda di ^juel [affo , Ma per (juel foco che ne pareua dice , Io uedeua le fide piti
chiare e maggiori DI /or fclere. Di (juel che mi fileuano parer prima che tanto in alto filiffi d
mnte , è- còfa naturale , chejpndo afcefo oltre a lafiender de terrefìri uapori , icjua'i ne fcglion
torre , amor nelhel freno, in gualche fartela chiare^"^ de corpi celejti , doufffe ueder le feU
le più chiare , E confcjuentemente anchora maggiori , perche (^uanio più cappYfff:amo ad un9
ohieiio , tanto meno ne uien ad effiy celato la (juantita di jueUo , E moralmente , (juanto più
capfrefftamo a Dio, come era Dante allhora, fer effir purgato e mQnh de U bruttura dogni uitio^
7ant2 meno ne uen gon nd effir nafiaiie le ceUfii e diuine cofe ,
CANTO
Si rurriindnh e fi mirando in quelle
Ut frefd fonno^/tl Jonno^^che fouente,
An^i fatto fta ,fa le noueh •
Ut d)ora credo ; che de loriente
Vrima l'^g^'^ monte Citherea,
Che di fuoco damor par fempre ardente j
Ciouene e bcUa in fogno, mi parca
Donna ueder andar per una landa
Contendo fiori j e cantando dicea ;
Sappia y {qualunque il mio nome dimanda ,
Chto mi fon Lia ; e uo mouendo intorno
Le belle mani a farmi una ^Irlanda ^
Ter piacermi a lo ffiecchio qui madornox
Ma mia fuor a Rachel mai non fi fmaga
Val fuo ammiraglio j e fede tutto giorno ♦
ijla è de fuoi begliocch ueder uaga ,
Comio de laiornarmi con le manit
Ui lo ueder, e me lourare apfaga^
XXVII* . ^ „ j
amhora nfU fmxlituàxntàeU cafra e
del Pafrorf,) ciò è-, cofifenfcnio, e rimii
mdo in fjjìftfllf, fa rfo dalfcnno,ma
ia }«fflo, CHffcufntf, Mciualt jftfje U^l
(e, SA le nouflle an'^i chfl fitto fia ,
E (juffìo è- jutl modo difcgnarfy chf dé
latini e- domandato Vixjo , lljual, co^
munmentt fuoi ^JJ^r , come ue^gimù
chegli lo dfcriuf,uicino a lalha,Onde dii
credaf , Nr l\)Ora QV\( Citherea , eh
e\ chelafìflla ii Wfnere, lacuale ff effe
uoìte fuol [urger in oriente fitori de lorii
:^nte un foco inan'^ a lalha , R ^/^li
de loriente f rima nel monte, ciò e\Man
io frima li fuoi raggi dmente nel monf
te del Vurg.jul(\uaì egli era, CWe , /<t;
^^ualcuherea, V Ar fin^f re ardente difa^
iO dmore yejjhdo Venere Rutila, che
infiamma glianimi ad amt^re , Cìouei
ne e ifHa^Fir.ge adu^l^e a ^uefìa tal hora
bfy etici ^1 UoTK I p >
hauer ufdufo in fcgn, aueh , ò^e uile pi il fcguente ii , [Aito eh fii al farad fc temfire m
[erfcna di Matelia , come nel feguente canto uedremo , iÌ0f\una gioue^xe e beUa donna an^.
iar TVruna landa, ciò e\Ter una campagna, cme dmofirarr^.o^l xvij. canto de l In/.
ttoler f^Pnificare, cogliendo fiori , E dtcea cantanio, comeh era I ia, V andaua dintorno rr.Of
uendolemani,f>rrfirf:una ghirlanda di fiori, Et adornar fc cjuiuilfY fi^^^^ Jì'f'' ' .
Di cofiei, come nejje^ntQr^^ figurata fer la uita aUiua, onde due, che mue le mani
inforno, effe r uaga de lad^rnarfcTon le mani, tT (^^^g^f^ ieloferare, E Rachel fua fcreUa
fer la contemflatiua, onde dice Ma NO« ftfm^ga , no e , Non fi fmarrifce , o ferde mai
DAI fuo ammiraglio. Dal fuo j}ecchio,iljutiU il fcmwoDioin cui ogni diuinita rifllende,
E fede tuttol giorno , CT è uaga in effe ammiraglio di ueder li fuoi te^Hocchi , E cof il uei
irr fclamente laffaga , dicemmo nel fecondo de r Infimo»
E gid per li fif)lendori antelucani j
Che tanto a peregrin furgon più grati ,
Quanto tornando albergan men lontani ^
te tenebre faggi an da tutu i Uti^
Ibi fanno mio con effe : ondio kuami
Veggendo i gran maefiri già leuatK
Qj4el dolce pome ; che per tanti rami
Cercando ua la cura de mcrtali;
l^oggi porrà in pace le tue famix
Virgilio inuerfo me quefte colali
Varole uso : e mai non faro fircnne j
Che fajfcr di piacer a ^uefle iguali ♦
Mofira, che già fer li j}>leniori che furi
gono in oriente inan'^ a la luce dd fclf»
chegli li domanda fflendori antducani,
ciò è ,jj:lendoYÌ che fi moftrano inanl^
al di, e che finno lalha, le tenebre de la
notte da tutti i lati frtggiuano. Et il font
no di lui tcw <]uelle,Onde the gli fi Ituo^
cedendo ancora pa leuati I Gran maei
flri, intefi fer \irg, e Stai, E (juefìo^
ferche la ragione e linteUetto nf It uiri
tuofe operationi ffmfre fitrgono inan'^i al
fin fi, CHe, Ijuali jjlendori furgon tani
io fiu grati a ffregrini, /juanto, romani
A K li
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Postillati 16
PVRG ATORIO
Tdntó uolcr foura uóUr mi uenne ioal doUenattm lorallryp, Jacjue^tX'
De le\Jer fu 5 che ad ogni pajjo poi loggianomen lonfam,Ffychf quatomen
Al ùolo mi fintici crefccr le penne ^ lontano da tjueUo alheYgam ^ tanto crr,
, , , ' , f^^^fifP maggior il (IfJtJf no chdmclefi
fcYui, E confc<iufntmtnte, tali ffìenàm feri hy fiugY^ti.ffrcheatallm àeftdfrio cor, fir {cono,
efcnpYf^jpiftf, come uuol il poeta infirire, e che dira cjiii di [otto che furori a lui fcnfendoft uicino al
iieh, donde prima era partito, e dalcjual lontanò e peregrino ft lungamente era aia fiato, Onde
V irg, li predice, come (juel di egli confeguira quel dolce heato eplice fine, che per tante uiee modi
la cura de mortali ua cercando, E (juefioè' leterna heatHu dine, Perche, fi come il fine di chi piata
'. i More è' di confeguirne alfuo tempo II pomo, ciò e-, il frutto, Cofi il fine di chi seffcnita ne la
' ccfemplatlua, 0 ne laUiu^ uita, è' di confcguirne la heata fdT eterna, la(jual e- cjufUa, che parif in
, pace LE nofìre^mi, ciò è-. Tutte le nojir e uoglie, perche oltre di juella non fi può, ne ^ lecito ah
cuna cofa defiderar maggiore. Et è lac(jua uiua de la<jualparlaua,e che diede chrifto a la Samma
. ritana . E M^i no fùro firenne. Strenne in lingua Fran'^fe fignifica (juel medefimo,che in ìtai
• Ha mance, che fcno doniyi<}uali comunemente fifcglwn dar il frimo di de lanno, Et a (juefìo in hmi
hardia dicano dar di bona mano, Aduntjue, non fiiron mai mance di tanto piacer a chi fijpro dai
te, guanto cjuefie huone nouflle datoli da Virg^fiiyon a lui . TAnto uoler fcpra uoìer mi uenne,
lAòftra, come chegli hehhe ìntefc da Virg, auicinarfi a la heata uita, effcrli auuenuto (jUfÙo , che
fer fimilitulme del pellegrino aminatoft al dolce allergo, ha di fcpra uoluto /igni/i care .
Come la [cala tutta fitto noi Giunti che furo al fuperiore grado de
F« cor fi , e fummo in fui grado fuperno ^ lultima fiala ala cima del monte, oue
in me ficco Virgilio gliocchi fuoi ^ fi^Jl^^ll^^ ilparad fo terrePre,Virg.ft
E diffe ^ lì tempora! fòco e leterno ^^^g' ^ > ' riguardando in ludi
Veduto hai folio ^ e fei uenuto in parte , ^!''' f ^"'^ [[f^''^ '^''^
Ouio per me più oltre non difcerno . ''''ff ' > f ^>
'^t^ % . , eternaimente hanno ad e cr tormentate
• Tratto tho qui con ingegno e con arte , ^^^.^^ dannate , E aueh del Vur^.iU
Lo tuo piacer^ homat prenda per duce : , ^^^^ ^ ^^^^^^ ^^^^^ ^^A^^^^
Tuor Jei de l erte uie ,}uorfii de l arte . mente uhanno a f^ar Unirne, auanto
Vedi la il fol ^ che m fronte ti riluce x a [^ttis^r a le commeffì co^pe, Eti^un
Vedi Iherbetta , i fieri , e glidrkucelli , dopo luniuerftl giudicio,e la confi<mai
Che quella terra fil da fi preduce » tione del fècolo, ha con cjufUo \nfierr,e ad
lAentre che ue2^nan Veti ^liocchi belli , \)auerfine,E e^uePoe- c^uantonel prim^
Che Ugrimando a te uen'ir mi finno j cf*«'^ precedente cantica promeffi
Se Jcr \i puoi, e puoi andar tra elli . ^'«''^'^ di lui dicendo, Ondio
mn afhettar mio dir più , ne mio cenno: tuo me pen fi e difcerno che tu mi
Libello, dritto Mno e tuo arbitrio*, h''> ^ f''' '^'è'^^' ^ ''^'J'^^
£ fiUofbra nonfiir a fuo finno x qui per luogo eterno e cet. Ha lhurnana
^ i. ^ ^ ^ ■ . ragione a duque dimof rato alenfolepet
Terchw te Covra te corono e mitno^ ^ti.a^.l.... vL. l- r > •
J ^ ne Lhf jcno apparecchiate, a chi, jcn<^ mai
riconofier ifuoi errori fi laffa incorrer ne Ihalifo del uifio,che fcnò le pene eterne de Vlnf. E (Quelle
apparecchiate a chi (gualche uolia fe ne riconofie e rendeftne in colpa con fifisfàr a cfuella , lejuali
fenelhanno talmente ffauétato, che uintoogm difjiculta, che gradtffime fino a chi da Ihahito fitto
ile le uolutta fi imi lihfrare, Onde dice ejjcr fiiori de Urte E De larfe,e de le frette e difficili uie,
^he ultimaméte COn ingegno e co arte,cio è , Colfapere/ con lejj eriétia la tirato al (aradi fo teri
rfjiro,
CANTO xxvrr,
ffflra' do h ^ ^oflat^ h U innocfntia, E cjueflo ^ ^ «*.Kfo ragione lumna {uo ^ffYOr it lene
in noi, perche dice effer ufnufo in far te , oue fila non difcerne fiu oltre, Verchf a uoler uemre aU
cnffmUtione le le diuine cofc , come àxfft a prinufio nel preadegato luogo , glie- necejjmo hai
Uff miuiU anima tiu degna di lui, ciò ^, Beatrice intefafer la fiera thedogia, a la^ual uedrei
f,/che% nel fuo partir h lafiera , come difir hauea fromeffc . LO tuo fiacer homai frende
per duce, Elfendo uenuto a lo flato de Innocentia, fuohoggimai prender fer duce e fcorta lo Juo
uo^ere, ciò lafua dritta e hna uolunta, che fer tale inrocentia n.n fuo fiu errare . \Edt
la il fcl che in fronte ti riluce, Se la fera anJiandol [de fcUo in occidente, li firiua a le Jfalle come
Ubiamo ueduto, la mattina, furgendo in oriente,^ conueniente che li riluce jfin fronte, il^ual,
ur efferui plioahi , è il fiu nolU di tutti gMaìtri m.emlri'de Ihuomo, Queflo intende fur an;
c\iora fer la iHumirante gratta, la^ual le Unente, ottima di tutte laltre farti de mondo, li rr,
luce in fronte. Et era da mattina, migl ore di tutte laltre hore del di, hdmotare, che cjueju grai
tia foteua ejfer f erettamente riceuuta da lui, effniof furgato , fteHo che ivan'^ a la furg<xi
eìonemnfo'eu,,Ondend f rimo canto de la precedente cantica ue demmo, che non h uenre a
rilucer prof riamante in fronte, ma fdamenfe da la cima de! colle per yf'ffc . V E Ji IherheUa,
hesf(fefne\ Gene fis contenuto nr (a Bilia, che la terra del paratifo ferrtfuha uirtu di froducet
on herU CiT arlore dafc flefP, On.U due, che cjueBa terra li produce da ft fìa, efi inien:
deperii ^lìeHi e fiacer terreni, tra cjuali, chi è neloflato de la innuentia , può fiuramente SEf
itre, fio e', ftarf CT andare, fcn^ temere di poter efpr da quelli cortaminato, o fitto da la drii^.
taùa in alcun modo piegare , MEntre che uengan lieti glioc.hi di Beat, ciò e-. Ve la ferfinente
arati;, lacjual fiicendone conofcere Dionoflro jcmmo hene, ne fi beati, E dice gìiocchi lieti, fer
elfer a!lh:ira certa de la fua flute , Icjuali lagrirf ando, h firan andar al fcccorfc di luì, iOme uei
demmo nel fe.onJo canto de Vinf perche allhora di talfva flute ella era in dullio . KOn affeti
far mio dir , Significa cjuel medefmo, chahhiamo detto di frpra, chejpndo giunto a lo fato de la
innocenfia, non può che ragi:>neuo!mente operare. Onde non ha più cagione dajfetiar ahuno ami
maejìramento di cjuella. Ma fidamente figuitare ilfuo liiero, dritto, e [ano, e non piufcruo, torto,
infirmo arbitrio, (Ome cjuando era da ijuello indnZ^tone le terrene uolutta, E Fallo fira a no
fitrafuo fin io , Perche uolendo il hene, errar farehhe lejfrcitar il rrale . TErchio te fpra te.
Ter laijual cop i 3, (luanto a le humane attioni, infignorifco te fcpra di te fifendo, che in tale flato,
iljuil non può effere fcn'^ hauer fitto hahito ne la uirtu, imfoffMe a pour errare .
CANTO XXVIII.
Vrf^o ^id di cercdr dentro e dintorno
ta diuina fi)rcTla fpeffa e uiua,
Che a gltocchi temperaua il nuouo giorno
^enT^a f)iu ajpettar lajdai U riud
Trendenh la cami^igna lento lento
Su fer lo fuolj che d'ogni parte- oUua^
Vnaura dolce fenijx mutamento
Bauer in fe mi firia per la fronte
Ko« di ptu colpo j che foaue uento t
Ter cui le fronde tremolando pronte
l^utte quante piegauano a la parte,
V la primombrn getta il fanto monte ,
HaUiamo ueduto precedente canto it
poeta ejjcr [alito al paradifi ierrftro, e da
Virg, effcrli fiato foflo in fuo arbitrio lofi
dar , h flare e hperare, come piaceua a
lui , Onde hora in cjueflo ejfc poeta moi
flra^ come ua^o di cercar da ogni parte la
firefla deffc "parad fc, fi m fc Untamiente
ad andar per (quella, E come efj^ndo ah
(guanto inan"^ proceduto, trouo il fiume
Letheo, dalcjual li fu toìto il poter più ina
^ andare , Onde firmatof fu la riua, e
riguardando di la da (juello , uide MateU
da, lactual andaua fu per la fiorita comi
A K
ni
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Postillati 16
Non pero dal lor effer dritto jparte
Tanto j che gìiuccellettì per le cime
Lafàajjcr dcperdre ogni lor artet
Ma con piena letitia ìhore prime
Cantando riceuieno in tra le figlie^
Che tcneuan bordcn a le fuc rime
Tal , cjual di ramo in ramo fi raccoglie
Ver la pineta in fai Uto di Chiajji,
Qjiando Eolo fcirocco fior difdoglie ♦
fa^nd cantari Jo,f con le njani i colti flòYi
(un da laliYò fcf^lienh , laijual fregata
ia luiyft gliaciojto da Ultra riua del fiui
me jcluendoli tikun duti:) moffcle con dii
moflrarlila natura e la difl^ofuion del /to
^0 infxeme con cjuella di (jt4flìo,e del fui
me Eunoe ychemedefmamente foneirt
effe f aradi f: , V A^o già di cef
car , Vedemmo al frimifio de la frecei
dente cantica, the! poeta, per la fcìua ofcn
ra, ne la^ual fi ritrouo hauerefmarrifo la dritta uia, eff re fiata ìnffftt da lui fer U [dua erronea
y^C la^'*'^^ la j^rfjcnie njtt<f, in lacjual aìihora egli fi ritrouo ejfiì inmlufato, Ma con laiuio H Virg, ejfcn^
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Postillati 16
CANTO xxvin. .
r S /m/?o, i h a h fiato h la uln^unUa, CT a lhM,o la u:r,u muf.fnf hmafii
r fi , Ullp^o i:fm, cr in altri luoghi uelnn:o #r ialuM<m J.mandatajdua im
ti :i -^-1 /. d. U Lu, J au,r,^a .1. .uf. f^r. > -^-^f ^
fmU riu ecM aUrA.U<a Unim , <,uaUro morali, co e , iujhtta, Vortr^^a. Tmfnan'.
irmi MaUa, TrL,nr, o u<,gLamo>, d. rMo^uhe. ..U.nafme fcfra lane
do l^. llf, '^feranla e CarUa, k<iuaùefferduno frmifalmrnte n, la uUa cmmflamahy
Zaial foJ,<J'<'irrm<>,ferBea,. B pM afe .on,.n.U f"^ H'C d, purarllenaa
Ì M Ltengo:, pJin ^urPa dmna fdua di uir,u , le pa l^pa deHe fne come i
ile le p,« M, ueìremo ef^r conunu.e da ,uUe laU-e . Va_p adunfe djceta duerc^
fitte rJcontenule , Sfeffa, fer effir leuirtu, comhahh.amo ietto, molte, an^ ''Onde
\ncora mi quarto canto de la precedente cantica, domanda ■/ f nma cercho fcìu^ d./fi firmlt,
«m, uuol infir,re, -.\,e ^uefta era fdua d, jfeffc uirtu, E W,ua, f.rMe mrtu non mor,« ma,,
auanio hen ^fferomorte al mondo, [, trouerianojcmpreu.Uf afrejfca D.o datord, quelle .
Cheadtocchitem»raua iLnuouo giorno, ciò è^. La nujua luce del fc e,Uuaì fd.^ <jueUa
tlefiil porno , V.rche fi come la fdua tempera, rag^i del fde a ^Hocchi efìermx in firn.a, òe
tiponno in cu.hhe farle fcjf^-tre, Cofi ^uefta fdua di uirtu, fer Uito contratto ,n ^ueVa, tem-,
tira a etioccU interiori de UnteBetto t raw de la •luminante gratta talmente, cheta f.jjamoin
\,ua1chefarte comprendere, aueh, àe irtar!^ a tal contratto UUto nonfofPamo fenon ionfi:fat
rr.ente Onde laWiamo v.eduto a frimifio, àelfoeta la uide fclamente fer refle:^^ da la cma
del coie Vero diffc nel frimo canto de la (recedente Cant. deffc coie farlanio. Guarda, in alto
guidile Tue <iÀe Wefìite aia de ragai del fiaveta fcet. V idela foi, douen do faffar ,1 fiume
Aci:eronte, xnH'-^a J. haìeno, ma non la fole- [offrire. Onde infine dd ler^ Canto d, tal Cani,
dife I a terra htirimofa diede uento, E halen'o una luce uermiglia , tatuai m, uinfc cafcun
fcntimenn, F cadi:, come huom cu, fcrno fi^l^l^a. Viiela foieff ndo nel. fda del Purg. aitila
del mare uenirfer naue da lontano in firma dange'o, r«a giunto affreffc, non fole- fcffrtr la juct
luce , Cn!e nd fecondo canto de la frefcnte Cant. deffc angelo parlando difP, Voi come Jtu e ; i«
uerfc noi uenne luccet diuino, f,u chiaro afpariua , Perche loccho da freffc noi fcfienne, Ma dii
tiai il uifo e cet. Vidda ultimamente ne lantifurgatorio in fcgno, effcndo adormeniato ne la uallt
ira <iue!li, cUueano indugialo la fenitentia per occufatm di frati , F. cjuiui in firma datjuila, da
laquat ti farue effer rapilo fino a Memento dd fuoco, Onde nel ix. canto di lai Cani, due. In fa
tno mi parea ueder feffefa Vnacjuila nd cid con penne doro e cet. ìlcjualfgno mofìra po, effrl,
fiato interpretato da Mirg. dmofiranJoli, che la<\uila era fiala effa illuminante gratta, che feti
tor.omedi lucia Ihauea portalo da effa uaBe fu per fino a la porta dd Purgatorio, Cndendmtt
iefimo cantoin ferfcna di effe Virgilio dice , Vianl^i. ne lalia, che precede al giorno , Qu^i
io lanima tua dentro dormia S oprali fiori , onde la giù è- adorno , Venne una donna e diffe ,
Io fcn Lucia, Ufcialemi pig'iar cafiui che dorme , Silageuolero perla fuauia, E foco pinoli
tre,lBa li lolfe , e comd di fi, chiaro, Sen uenrefu, CT io per lefue orme, Q,m li po<c e cet.
E pero li fi, di hifcgno, fer condurlo al uirtuoCc halito, laiuto di Virg. ciò k-, il difcorfc de la rat
eione humana aiutala da effa diuina t7 lEum.inanle grada . \edela adunque hora fropnal
mente, ma lemferata, perche a uolerla chiaramente , e fcn'^ alcuno ofìacolo ueiere ,e neoffai
ti» mora oltre Ut contratto haiilo nt In min, iomenii(arf, id tutto »/ uiiio, do e, ogni mele,
A K
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PVRGATORIO
E ifufjÌ3 ueJrmo chefiru nel xxxi . cani:> heuenk ifl fiume lethe^y nf :juf/ì} kpa afìcora cftf
hifcgna Y'Uurft a memm ogni tene, E quefìofiiYa hfuenk M fìmf Bunoe, daìjual tornato foin
fitto, furo e dij^ifìoa ftliYaleflellf^comfiiedYfmom finedelultmo canto di (juejìa frffcnie
cantica, fctYa pjfenfe ^fcJP'ir i ya^gi di cj^^ella, figurata furfer la luce dfl Cele, Ondf ài jurlfari
lanJo pi nel primo del ParadJice, Io «0/ fcfjtrfi molto nefipco, chio noluedeffi sfiuiSar Jintor
no, Qual ftrro, che Mente efce delfi>co e cet. Bf a confirmatìwf di (juanto Uhhiamo detto, fOcu
di [epa dice, Molto ^ lecito la, che (fui no lece A le noflre uirtu, merLè- del loco, Fatto fer proprio
die Ihumana jfecie, Maper il peccato de primi parenti radici deffa humana ffeàf^ effi fitronprittati
difteria fiu uedere, e noi infieme difceft da loro, per fino a tanto che ritommo neh fiato de la
innocetia . SEn^ piu aj^ettar lafciai U riua, Dehtefi,ricei(uto la grafia, fcn'^Uuna dimora [igni
tarla, e non predpitòfmente ^ inconfiderafo, ma con fcmma modeftia, Suono efjamine, ematu^
ro configlio, Onie dice, che prefe lento lento la campagna fit per lo fitolo, CHe dogni parte oliua,lU
e^ual Jùolo, ptrlmenita de Iherhette e de fiori, di che effc fiiolo era pieno, rendeua da tutti i latifca
ue odore. Perche, fi corr.e il uitiò rende dif^iaceuol e mal^tore^ comhahhiamo ueduto in più lu:ìghi
die llnf, C)fi la uirtu rende diletieuol e buon odore . V N aura dolce fcn'^ hauer mutamento in fi,
Dnota il tran^tiillo,e perpetuo flato de linnocentia, ilejual non uiene ad ejfer mai alterato dalcuna
faffione, 0 peytuihatione, ma uiueft in fcmma (juiete e filicita, \l piegar de le figlie uer la parte od
cidentAe, ouel fayitò monte gettala prima omhra dinota^ che la dolce aura ueniua da la parte or.eni
tale, 'ittimii di tutte laltre pciYti, Ma ejfe fi}glie non erano pero da laura TAnto ffarte. Tanto mofi
fe dal loro dritto ejfire, che gliucc eli etti, perle cime lafiiaffèr doperarogni lorane nel cantare. Adii
mòflraì fuY anchor^,chel uento era fcaue e dolce. Ma cantando con piena letitia le prime hore, a fii
militudine che fi la chiefa, lacjual a tal bora canta Prima, ter"^ e fcjìa, rtieuieno fffa aura in ira le
fijglie, CHe, lecjuali, col fuono che fiiceano ne lefjcr mojp da laura, TEneuano hrdone, Tenea^
no ten:)Ye A Lefue rime, A lefue note e uerfi chufauano nel cantare , £ riceuieno efja aura tale,
(jual fi racco^iee riceue di ramo in ramo in fui lito di chiaffiper la pineta, (juando Eo/o difcioglie
fttori 'Scirocco . chiafft fii terra in Romagna non lontana da Rauenna al lito del mare , doueè'
una pineta, ciò e*, una fclua di pmi, Eolo, fecondo i poeti, è- Re de uenti. Scirocco è uno di ^ueUi^
eJ}> Ya tra leuante e me^ diy E tanto hafla pey intendeY la comparatione .
Gk mhauedn traj^ortato ì Unti puffi p,^,enga chel peta flffi a lenti fafji ^rocei
Dentro a la jelud antica tanto , chio àuto per tjuefla fclua, nondimeno era però
Non potea riueder ondio mcntraffxx ito tanto inan^, chaueaperiutala uedui
Ef ceco più andar mi tolfe un rio; ta di donde egli uera intYato,peYche , chi
Che in uer ftwfira con fae piccioC onde per uarie e diuerfe uirtu, di che eracomi
Vicgaiia Vherba.chen fua ripa ufcio. frefa(jueflafelua,feruiennelhahito uir;
Tutte lacque.che fon di qua più monde j tuofce nelofìato deUinnocentia,nonpu^
Varriano hauer in fe misura akuna ì'^'^r''^' '^'^hia
Verfo di quella, che nuUa nafcondex Fi^cipi^.^^ entrar per c,ueEa.^^^^^
hueina che fi moua bruna bruna rnoue demmo a ^^.af 10 #k , auenutone
. M« t./«A/» la clua erronea. Onde di(p,]o non Co len
ietto lombra perpetua ; che mai J,, ^ rj^^
Raggiar non lafaa fol mi, ne luna, antica, per che fii creata a prinafio del ma
Co pie rifletti , e co ghccchi paffai do, e data ad hahitare a primi nofirifaf
Di la dal fiumicello per mirare renti, E moralmente, penhe tuUe le uirtu
La gran uariation de frefchi mai* fi<Yon da Dio in tal frincìpk ordinate , di
E la mappatue,fi coment appare ^he fi uefiirojì le prime Stature . ET ed
(0 più
CANTO xxviir.
Per rnarau^gh tutto altro penfare , ^1 J I ^^^^^^^^
Vn. àonM^olma.cUSx^a fi.fr L fimi, l^fhutn e Tigri, com
Cdntanào,^ tfceghendo jior dafiore^ Unmo ne Utimo cam Ji ^u^ftafr^fn
Onderà pnta tutta la fua uia . ^^^^.^^^ dicf,Dirtan'^ ad ejjc Ew;
rhates f Tim \fifr mifarue ufcìr iuna fini<(nct , E cj.aft ^rr.ià i^famffigri, VercU nel Cfi
[rfu contJuto ne L Uhu Afcconh /? leg^e, de m effe VaraMfc r^hino àun meiefn.o finte ^fuaf
tri fiumi, ie^ualt Eufhrates e Tigri ne fon due. Onde arcora Boef. nel <}uarto de Canf^L Ttgris
tfr E^pf^r J unofcfh^te yefduunt, Auenga, chefuondo la ueya cofmografia , ^,.fìi .ue ^^mi
r^afanlne U ma^^^ore Arrnma di diueyft fónti hntam luno da laltro ^juaft cento mglta, E nel cor
fc fknno la Mefcptmia, foi entrano luno ne labro, doue Tigri perdei nme , Ma tlfoeta in ^uefh
Leo, auomoknìoli a la fua fittione, nomina luno lethe, che fi gm fica ohliuione,jferche fecondo
luk domenticare ogni male, Et^il rio che dice hauerli tolto il fiu andare, laliro norrena Eunoe,
che rende memoria dogni lene, H^ual uedremo ne lultir>io canto di ciuefta frffcnte cantica. Corre
aduy^aue il fiume letheo uer fimftra, che- lafarte men huona, perche f or tandone fuoU mr>:Qrta
del ma'e,'^ conuenìente ancora che corra uerfc quella parte, E la fua accjua e- limfidiff.r>:a e chia^
riffima tanto,che nuda nafconJe chefia in cjufda, che fgm fica la memoria del male, frirra che te
uiamo di lethe, ciò ^, inan^^ che celo fiff.amo domenticare, il^ual ci fi raffrefcnta fmfreinan
Zi mawfifto e cUaro, e ^uejìo,fer lorimorfo de la confcitntia, che di quello è^fmfre uerotejhmQi
^io, onde Giuu, Nocte die^; fium geftare in pectore ieftem e cet. Aufnga cheUa fa adombrata m
fèrma,che ramaio difcle ne di luna ui fuo f t ne tr are, perche celati e-T occulti fino increti de lamm.o,
nealtrichefchldi:^lifuoprefcrutare. COpier^ti , e co gliouhi faffn, Kon fotendolfOfta fiu .
oltre faÌfire,R\PeUf, cio^, Sijirmo co piedi ,e fafo ccgltocchi riguardando di la dal no, per
mirar la uariation grande DE frefchi mai, do e', Df frejihi e uerdi arbori e rami, che Mai dal me
fc di maggio, in Ingua ?ran:(tf( fcno domandati, effftialmente cjuandol primo di di tal mefc fino
ttrfifta portati e pjjfi intorno a le cafc loro, E noi in Thofcana li domandiamo maggi . E la mapi
farue, Moflra, chedila dal fiume gliapparue una donna in (juella firma, che ftol in un ft.lito ap^,
parire alcuna cofmarauig'ìof^, lacjual difia la mente nofira da ogni altro penf ero, E chAafnan
dauafcla cantando, tfT tfcegliendo fior da fiore, dt^uali la fua uia era tutia piena, Quejìa intende
fer la Conte fa Matel da, come uedremo nel ultimo canto de la prefnte cantica, e lei per la uita atiiua,
\erificandol fcgno, che nel precedente canto finfe dhauerfruofu lai.rora, tjuando dijp, Qiouene e
Ma in fc^no mi parea Donna ueder andar per una landa Cogliendo fiori e cantando dicea e cet.
Coftei, fecondo chefcriueil M iUani al XX. del cjuarto lih.de la fua opera, fii nrpota deVlnperadof
di Confiantinopoli, ciò h', figliuola duna fua figliuola, e fgnora di mdte teyre in diuerf luoghi di
lomhardia,di Romagna, ed Thofcana. Fuprudentifj'n.a nel gouerno, errcl(oreligiofr,per de
edifico e doto molte chiefc a monafieri, Et ultimamente uentndo a morte, lapo lafi afgnoria a U
chiefa di S. Vietro di Rcw^r, e fii fipolta nel duomo diPip. Aduncjuf, perche in c^peifi< congiunf
fa infiem.e con lattiua la contem.platiua uita, pero pone che andaff fola e cantap, efjln do proprio de
contemplanti la fclitudine, e cantando render lode egratie a Dio, Et ifceglitua fior da fiore, di d e
Ì.A fua uia,c\oe, la fua aUiua uita era piena, perche di moke opeye^che occorrtno in tal attiua uii
ia, (jueUe f feglieno, che f giudicano più hmfìe e uirtuofc .
reh beila donna* che a raggi damore Suolmoìteuolteauenire, che non potendo
Tt [caldi , sto uo creder a [mbìanti , f'f'''^ '^'^"^^ ''f' f'^
Qkfo^lton effcr ttHimcn del corcj ejfenma, la comprtniiamo tanto mmi
PVRGATORrO
Vendali uogìia ài trmnì auantì ,
D//J/0 a leij uerjo quejla rimerà
^Tanto.chio po'Jà intender che tu anù
Tu mi fai rimembrar doue e qual era
Vroferpina nel tempo; che perdette
La madre lei , ^ ella primauera ^
Come fi uoìgc con le piante fìrette
A terra ^ in tra [e donna , che haUi ,
E piede inin\i piede a pena mette ;
Vcìfefiinfu ucrmigli eiT tn fu gialli
fioretti uerjo me non altrimenti^
Che uergine , che gliocchihonefli auaUh
E fece i preghi miei ejjer contenti
Si apprefjando fi ; chel dolce fimo
Veniua a me co fuoi intendimenti ^
fi/ìameriff feY ijual che /lo atto ,0 ^fffo^
che (jwfi ce ne fa cerfi. Come hora il foef
fa moflra auenir a lui di qufjìa dorìnaja
ijual «ow hanfnlo mai ueduto altra uoU
ta, mn pteua fqer la difjpofifione de Unì
WD fuoy ma cmfYtndeua da fttòi fmlian
(iy rsr ejìrinfuhe dimoftratmi, thedaera
tutta accefa di carità e damore, lacjual coi
fcift richiede in fteUi, che fijJèrcitanQ ne
la Ulta aftiua, a ciò che shahhin:^ ad ejjerf
àtar in benefìcio dA profjìmo , (jufh che
f(n\a tal carità non firehhono . PrtgaU
aduncjue, chella fi fàccia tantò inanimi
ueyfcl fiume che^li pffa intender cfuello
cheRa cantayVerche allhora udiua che can
i^iua^ ma non intendeua che cofa . TV
mi fili rimemlrar, doue e (jual era Pr^fcr^
pina, Vr-ìfcrpna, ^juando fit rafita da Vlufone, cùme recita Quid, nel v. rra in ameniffmo fraio,
cornerà cjuefìa d:ìnna. Onde dice, che li fa Rimembrare ,( io p , Ricordare, doue era,E Quale, Peri
che ancora ella era pouenee Sella, Et haneua, Cornelia colti i fior:, ma ejpndo da plufon rapita^La
madre Cerere ferdè- lei, Et ella frimauera, ferch i» tal ratio le caddero i colti fiori . COrr>f fi
uol^e co»i le piante /ireste, K^)flra, che Wiatelda f uolto uerfò di lui con ^ueùa deflre^'^a, e con quel
«rtOjthf ufa di uoltarfcla doma cjuctndo halla infrafc, e ch^ a pena mette piede inan"^ piede,cio è',
che a pena fi rroue, E uolfcf in fu uermi^li to' in fu p^fUi foretti pigliando tjueftì particolari cobi
ri, per ^liumuerfàli, di che il prato uuol inferire chra dipinto, Kon i^lirimenti eh fa una ufypf
ne don'^lla, CRe auaUi, ciò è-, LacjuA ahloff ^Hocchi , E Fece iprepU miei effer contenti , Veri
che fctpprefso tanfo a me, che io udiua il fuono de le parole efj reffc da Iti nel fuo cantare , inteni
éeuit la fintentia di juelle, cornerà fiata [recata da me »
To/!o che fu ìay doue ìherhe fino
Bagnate già da lande del bel fiume 5
Di leuar gUocchi fuoi mi fice dono ♦
Ko« credo che fplendejjc tanto lume
Sotto le ciglia a Venere trafitta
Dal figlio fuor di tutto fuo cofiume ♦
2Ìla ridea da Ultra riua dritta
Trahtndo più color con le fue mani ,
Che Ulta terra fin\a fime gitìa ,
Tre paff ci jhcea il fiume lontani.
Ma \hfponto Ia,oue pafio Xcrfi
Anchora freno a tutti orgogli humani y
Tiu odio da Leandro non fiojferfe
Ver mareggiar in tra Seflo ^ Ahido ;
Che quel da me j perche aUhor non faperfi^
'tenuta che fu Matelda fu ìarm h Uhra.
parte del fiume, leuo glio echi fuoi ^ da (jua
li il poeta dice chufciua tanto jj^lenhr e lu
me, che tanto non ne ufciua fMo le ciglia
ii Ventre trafitta da Cupidine fuo fi^liu^
h, (Quando fifccefc de lamor d'Adone figli
uolo di Cinara e di fAirra, Recita Quid,
nel X, che sihhr acciari do Cupi di ne U fua
madre Venere , ^Uufci a cajo un dorata
fìrale del carcaffc^e firiHa nel petto, per la
(jual ftrita faccefc del già detto amore,On
de dice, b^am:i;^retratus dum daf puer
ofculamatri ,lnfcius tf; ftatim dijtinxit
arundinepecfus, E fuor di tutto fuo cofìu
me dice, perche uolontariamente , e non a
cafo, come fice allhora, hauea in lojfume
difirire . Ter juejìa comparatione ii'f
CANTO XXVITT.
mPra la ulta aUiua, f^nificata fer effa Matheldct, ejjcy di molta ^Ydnif eccetlentia, M. il wo V;f
ynci09;:^Yf,efcn^cmf<^r<itìùneueh^^ eflcrU cùn(em}Utim figmpcaU
m beatrUf, Onde amoYa ntl fecondo cunto de la precedente, in ferfona di V ir£. di lei jf Irlanda
dtlfe, Luceuan ^Hocchi fuoifiu che U^leììa . Ellaridea,ì^ide e canta MafeUa^TKahendo con
le mani fiu colori, do e^yfeglxendo, come di(fe difcfrajor da fiore, il che f^n fica la diltUatioi
ne che fi figlia n( la uita attiuu in dinerfc attioni tD' opere fi unificate fer le mani, e fer la uanei
ta de colori, Onle di fiotto uedremo che a ejuejlo fropfiito d.ra,^Wia luce rede ilfidmo Dilectofti f cet.
CHf Ulta terra fien'^ fcmt giUa, Ver quello the nelfrecedente cantodnemmo , cjuando ancora in
[erfcna di \'irg. dilJè, Vfdi IheyteUa , t fiori , e gliarhuiflli, che c^uflla terra fcl da fi produce Et
gita (erra dice. Per effir il Parad, ierre^ro fleuato,[(n'^ alcuna comparatone, oltre a tuUi gliaU
(ri tereeni del mondo. J-Repaffi cifaceal fiun»lonfam,itfime lethe ne fa trepafft lontani da Ma
ihelda, ^darne adintendere, che tre conditioni fcno nfcfffarie a chi fer entrar a lattina uifa,cio e-,
g chi per corfè^uir le (Quattro morali uirtu, che fino, come difopra dicemmo, lufiitia, Fort e Z^aylYH.
ientia,e Teinferantia che in tal attiua uita fino effirc\tate,uuol ^affar e gufìar ltthe,cio è^,Vuol
ultimamente domenticaifi ogni male. De lecjuali tre conditioni, la frima fi ^ il uergognarfi di (al
male, la feconda pentirfcne, Uter'^,accufirfitne colfeuole,E cjuffio, fer la ragione, the uedremo
difiottoinfine del x\x. canto, oue due, Lalto fato di Dio fdrehheroUo, Se lethe fi faffifp , e tal ut
uanda Vojfie gufiata fcnl^ alcuno fiotto difentimento che lagrime ffanda,]^ia la prima conditone,
do e', a la uergogna uedrem.o hauer fatiffàtio in effe xxx, canto, fer le parole di Beat, fdegnùfcmen
te dette, Oue dice, GÌiocchi mi caddergiu nel chiaro finte. Ma ueggendomi in effe, trcfjj a Ihtrla
Tanta uergogna mi grauo la fronte . A la feconda, lajual ^ del pentirfcnf, nd xxxi. canto , oue
dice, Dipendr fi mifunfi iui Ionica, che di tutte altre cofi cjual mi toyfi liu nel fiuo amorfiu mi fi
fi inimica. De la ter^ z7 ultima, lacjual è' de laccufrfine colpeuole, nelmedej.mo canto, Cueal
prir.cifio di jueiio, fer hauerh Beat, di fcfra accufato del grande errore, che^glihauea^fitto a non
figuitarla f(r la uia di filute mofirataìi da lei mentre chera in uita, oue com ncia dicendo , O tu
che fei di la dal fiume facro,E foco fiu oltye,Di di fc (juepQ e uero, a tanta accufa Tua confiffion
conuien effcr congiunta. Onde egli fiu dire due, Cònfitfivon,faura, infieme mifie , Mi finjcr un
tal fi fuor de la bocca, Aljual intender fitr mefiier le uifte, E fiu oUre, Piangendo diffi, le prefcn
ti cofi. Col filfio lor piacer uolfcr mieipa/p, lofio chel ucfiro uìfio fi nafiofi . Sonui fiu altri luoghi
che trattano delamedefma materia frima che pafp lethe, e che bea di (jueUo, ìlc^ualfoi paffato,ue
iremo effer riceuuto dentro a la dan^ de le (Quattro belle donne figni ficaie fer le già dette c^uattYO
modali uirtu . MA EHeJfoniola, ouefafio ^erfi, Xerfi, Comejcriue lue. fer firnir la guerra co
minciata dal fadre DanOy^cejofra lo hllef^onto ficcid braccio di mare,che diuide l^Afa da /*£«
rofa, un ponte fu le naui, fer h<jual fa fa in Grecia con Dee. mila Ter fi, E nondimeno , fer indui
pria di Them ftode Athemefi fu rotto, e uilmente con fochiffmi de fuoifi figgi ,E giunto ne la fìi
ga al detto fonte, e trmafo cjuello efifcre fiato guaflo da nimici, fu neieffitato , ^er non uenir ne le
mani di (Quelli, comefiriue Paulo Orofio, a contentar fi duna fclaficciola barchetta dun fffcaiore,ne
lacjuale, nonfcn'^ granfericolo di fummergerfi,pafio <juel ficciolohaccio di mare, hauendola fif
tuna fermeffc, che in tanta fiua calamita, non fotefjc firuirfi duna fida di tante migliara di naui,che
condotte hauea in tale eJJ^editione, da lecjuali pareua frima, che tuttol mar fifjè coferto , Ondd
poeta dice, Xtrfi ejfir amhora PP.eno, ciò e, R itegno a tutti humani orpgli , Volendo infirire,
che fe coflui, con tante (juafi innumerabJi copie fii rotto da molti fochi de fuoi nim.iii,n((fi no fi debf
le infiuferbire pr trouarfi difir"^ fuferior a linimico fiuo,m.afenfir chel rr.edefimofotrelhe autnir
a lui, E con (juefio effimpio raffrenar lorgoglio e U fuferiia fua, p\u odio da leandro nor. fi^ffir^
fe, leandro, fecondo Quid, r.elef.fu d' Alido, terra a riua del detto mare da lafarte d'Afa,
CojluiamxuaMgentihpima fanciulla da Sefio, terra da Ultra parte de loHellej^onto fui /i/a
PVRGATOnrO
è'Eunfjty E fff fmarft con Ui, mtaud cjuffì:^ hraccia ii marf,ma fcprapufò un ( rt^Uf Ja CYuhl
fiytuna, fit d t j^ellx gfttJtù mjYtòydue uiu:ì rtòn fra pyjjufo cmiare . A Jlun(jufl peU Mce in fcm
ifntU, che (jutfiù mare non foffrrfifiu dÌìj da Leandro^ i^er h impedimento che ^liera a luniami
Ero, che Lfthe jlffrim da lui, perche non ftperfe aUhora, a ciò che [oteffè aniar a MauUa .
Voi ftcte nuoui t c fr^fi p^rchh rido ,
Comincio ella , i/j queHo luogo eletto
A Ihumxm natura per fuo mdoj
ÌAarauiglijnio tienui alcun foJj)ctto:
Mi luce rende il fa^mo ddettMi ;
Che puote d^fnebhiar uofiro intelletto^
E tu-, che fe dmjinz^ije mi pregiW ^,
Di saltro uuoi udiruhio uenm prcjti
Ad ogni tua quiflion , tunto che bafli^
tacqua,difiio , el fuon de U fvreHa
Imp.^gnan dentro a me nouetla fède
Ci cojctjchi udi contraria a quejìd ♦
V«o/ Mafflda infirire^cheper efpy Vir^.
Stxtio e Dante nnouì in <fuel luo^o eletta
da Dnper niio er haUtacoh a Inumana
natura , ferche h dieie ai hahifar a pri:
mi nojìri paranti , dacjualdhumana nat <
ra hehbe la fua origine, effi won pòffcno
len fdfere la cagióne del fuo riIere,E per
quejìo fvrfe merauigliandoft , fcjj^ettanì
chella ft rida di hra, Ma dice, chelfalmt
VilettJijìiy iljual rende luce,e dichiara U
Ufrita, PVo difnehbiare, cn è-, Vuotrar
derrore linfelletto Ijro, Volendo inerire.
hella ride de la ddettatione che piglia ne
le fue opere fcegliendo fior da fiore, come
lifopra dicemmo, Terche Dilettajft enfiti principio iun uerfo delfrlmo, Bonum ejìconfitfri domii
tio, che dice , Quia ìietafìi me domine in fàctura tua, er in oferihuf manuum fuarum exulta i
h, E Tuchefedinan'^y Vo'tafipoìMateUa a Dante off^redoft frejìa a fcluer fcffìciétemfnte ogni
fua ju'jìione . LAcfia, difsio, el fuon de Ufi^refla, Haueual poeta di Copra nel xxi, canto intefo
da Statiì, che oUre al ier'^ graio de la p:^rta del Purg, non era akuna alteratione di uenti, terrei
mti, grandini, e pioggle, On le hra, ulenio in (Jufjìo luogo ilfuono de laccjua e de lefhgle fàr
fer la icrefta, li parue che cjueflo fiffc contrario a cjuello, che Siatio glihaueua detto, E pere dice,
che (juefle tali ofe impugnan dentro a lui file nuoua di coJà,che uiito haufa contrario a ^uefla .
Ondella ; Io dicero , come procede MateUa fcluer il duhhio a Dan^
Per fua cagion j ciò che ammirar ti fitce j
E purgherò la nebbia , che tifiede »
Lo fommo ben , che foto effo a fe piace ,
Fece Ihuom buono a bene ^ e queflo loco
Diede per arra a lui detcrna pace ,
Per jùa difnlta qui dimoro poco :
Ver fua difiha in pianto 9!^;* in affanno
Cambio boneflo rfo e dolce gioco ♦
Terchcl turbar , che fitto da fe fanno
Le eijilation de lacqua e de la terra,
Che quanto poffon dietro al calor uanno
A Ihuomo non faceffi alcuna guerra j
Ciuefto monte fai) uer lo del tanto j
te, Onde dice, che dird come ciò che lofi
ammirare, procede per fua c^tgioney ciò
e', procede per cagione del uentojieffo, co
me di fotto ue iremo chera jueBo , che lo
ficea ammirare, E che purgherà la neh
hia che lo fede, ciò e^, Torra uia la igno
rctntla.cheglhfjìnde linteHetto, Perche
intende uolerli dimojìr are effer nero ejueli
lo, che Statio glihaueua detto, che oltre a
li tre gradi de la porta del Purg, nò afcen
dono i terreflri uapori tirati in fu dal (òi
le, E la cagione perche Dio leuaffe tanti
inalto <^uel monte , lacjual fii, j er darlo
<id hahitar a Ihuomo, e che ui pQteffe fìare
fcn'^aUuno incomodo di uenti, piogge,
neui, grandini, e filgOri . Dice aduni
E Ubero e da indt^oue fi ferra.
4jueflO femmo hen, che fch effe a fc piace , ciò ^, ìdio, ilcfual fclo perfe fìeffc, e non per ultra
efìrinftca cagione, comefànno le creature, piace afe fi effe, FEce IhuQm iu^no «t hene , perche da t^i
non f
h
1
Ci
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Firenze.
Postillati 16
CANTO xxvin.
t!ò^f«o umrf alcun male, E iielr <]ufjì^ /«o^o a lui V Et arra, do r , Vfy pmiffùnf DI ^ace
etrma, che fu la heatituiine^ Ujual glihaurehhe data foi, juanhfcjfe jfiaaufo a lai . Pie' f ni
litulinf da chi conifra, che dat:ì larYa, ^rmeUe di dar Unterò jfaganienfo de la coft Lomjferofa .
PEr fua digita. Per fuo n:arcamentOy che tanto fuona in lingua fran'^fc, qv i dimoro poto, Vey^ dif^^ «ilfwn
chffi'^tndùft tranfgYeffcre'del coyr'aniamento che da Dio gltera fiato fmtio, nefti cacciato,Efer la \
medffma cagione cmhio homfio rifo e dolce gioco in fianto tur in afjr.nno uenendo ad hahitar (jut.
fia uaìle di mifcria . Uauendolo Dio aduncjue, comha detto , (.recato kono tfT a Une , e datoli jfft
tirra deltrna face {fuefio luogo ad halitare, a ào chA turhar che fanno le(plationi de laccjua edeU
ierra^ CWe fitto da fc, ciò p-, Leijuali, [otto da effe luogo uanno cjuanto fojfano dietro al^calore^fer
effcr tirate in alto dal [de ueyfc il fuferiore elemento, r.on fàceffc alcuna guerra e nocumento a Ihuo
mo,cjUf fio monte fall tanto uerfcl cielo , tfT è- lihero da tal turhare DA indi oue fi ferra , Da ^uel
lu:)^o in p4 , a^ual la fortcì di juefto monte ferrata, come nel fito luogo uedermOj perche oh hn^iiW»!» t^ctéicf^
ire di c^ueia non cffcendono i terrefiri uapori, che Ihahhianc ad alterare .
Hor fmhe in circuito tutto quanto
Laer fi uolge con ìa prima uolta ,
Se non ^ie rottol cerchio ddcun canto 5
In quejla altera ^ che tutto è dijaolta
Ke her uiuoj tal moto f creole^
E fii fonar la felua , perche è fólta :
E la petccfjù pianta tanto puote.
Che de la fua uirtute laura impregna ,
E quella poi girando intorno fcuotex
E. hhra terra ^fecondo che degna
Ver fe 0 per fuo ciclj concepe c ji^ia
"Di diuerfe uirtu diuerfe legna ♦
No« parrebbe di la poi marauigìia
Vdito qucjlo , quando alcuna pianta
Scn*^ jeme palefe ut fappi^ia ♦
E Japer dei j che la campagna finta ,
bue tu fe j dogni femenTji e piena
Uauendo Mattlda dimofìrafo a Dante
che Statio glihauea dttto il uero, che i ter
refìri uapri non afcendono fiufu chal ter
^ grado de la prta del Purg, hora uien
a dim:)flrdrli la cagione del mouer de le fò
glie chefèntia per laftrfjìa, lacjual e^,jef
che laere ft uolge tutto (guanto in circuita
con la prima uolta , ciò è- , Col prima
mobile, iljual ft tira dietro da oriente in
occidente tutti gl.altrl cieli, che f no difct
toalui, e laere infeme con gufili SE non
gHè- rotto dalcun canto il cerchio. Come
fffjfe uolte auiene (juagiu haf/c da uapori
caldi CT" humidi dajuali r conturbato lae
re e generato! uento. Et allhora laere non
gira tutto guanto in circuito ,ffr fjìcYli
rotto il cerchio dalcun canto, ma girafcla
mtnte (Quella farte del cerchio , lacjual e*
libera da tal alteratione, come- la ter'^ re
gione, in cjuffìa altez^ aduncjue, lacjual
"E frutto ha in fe, che di la non fi fchianta.
è- tutta difciolia e Ubera ne laer uiuo, e non morto ^fprejfc da tali alterat'mi, penate tal r):oto,
E per fffii la fclua fvlta èi piante, percotendo ne le fu e ftglie le fa fcnare, Pia non ft piegano hora,
tierfc una, ^ hora uerfc altra parie, come, fecondo i uentt , fanno cjua giù, ma fcmprt da cjuella
parte fcU, da lacjual firn piegate da effe moto, E f^'fìa ue demmo di Ccpra effer da la parte ouideni
ule, ouediffe, Wnaura dolce fcn^ mutamento e cet. E più oltre, pur deffe figlie parlando , Tuttei
quante piegauano a la parte e cet, E tanfo può la percofp pianta, che impregna efà grauido laere de
la fì<a uirtu, lacjual girando poi, effe aere, lafcuote e diparte dafe, e cof caggfndo, Ultra ferra cVe
riceue (jufda tal uirtu, fecondo che per jèl^ffp ne uiene ad effr degna, oper ahuno celefle infìuff^
chela difjjong^a, concepe, figlia e parforifce Diuerfe legna, do è', Diuerfe piante di diuerfe uirtu.
tiOnp:irrfhhe di la poi marauigìia, chi uiiffe ejufpa ragione, nov f marcuiglierebbe poi di (jua
ne Ihemiiferxo nofìro, cjuando ui f'pft^lia e nafct una pianta fcn^ maniffìo feme, potenèouif appii
|Ii4r morameimte la pa letta uirtu . E Saper ifi (he la campagna [ma ^ Mettf, chel Paraiii
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Postillati 16
PVRGATOR IO
f^(eYrelfrofiafifn:i h^n'ifmen-^, il chefir confrario a ijufUhr Jiffe in ffrfcna Ji Vtr^. neltm
Cf lente c<tnt3, VeJt IherheUa i fiori e gìmhuceJli^ che ^ueRa terra fcl da fc froiuce , ht a ^url ch^
mn molto ii fcfya duenh, Ella rtdea da Ultra riua dritta Trahendofiu color con Iffif r,am,chc
Ulta terra [en<^ teme aitta, Ma ^ui intende opi fcmen-^ ^.n," iarhori , Onde dice , E
fruttohainjc chedtUrionftjchianta, ll^ualdiUne Ultr'o herm:f^riofion fi coplie.lnfenim
h del Irm de larbore de U uita, deljual chi mancia m muor mai .
t^cqua^che uedijnon [urge di uetja
Che riHori uapor^ chel del conueru\
Come fiume , chj^etta , e psrde lena :
Ma efce di fiumana falda e certa ^
Che tanto del uoler di Dio riprende ,
Quanto ella uerfa da due parti aperta^
Va quefta parte con uirtu difcende ♦
che toghe altrui memoria del peccm :
Va Ultra dogni ben fatto la rende •
Qi^inci Lethe ; cofi da Ultro lato
Eunos fi chiama t e non adopra ;
Se quinci e quindi pria non e gufiato *
A tutti altri fiipor efìo e di fipra ♦
Et auegna chafjài pojjà ejfir fiitia
La fete tua, perche più non ti [copra^
Varotti un corolario ancor per gntia :
Ne credo chel mio dir ti fia men caro ,
Se oltre promijfion teco fi j^atia^
Hrf ìeUocmel ueto, che fa rlfcnar lefron
di, non nafie, come (jui fra noi, da caldi
ffichi uafori, Hoia dice, (.me lac(^ua di
(fuefii due fimi, che nafcono dun meieft
MO finte non hanno, come glialtrì,\a fi<a
origine da freddi CT* humidi uafori, On
ie dice, L A i Qua, che uedi non fitrge di
uena, CHe rifìori, La^juat crefca uapre,
CHe cielo, ciò è' , che aere conuerta in
acijua, come fiume CHafi^etia e ferde lei
na, llijual ajffetta di crejcere e fiema,fAa
efce difiintana falda e certa , Perche non
crefie ne fcema mai, ma fìa femore in un
medefitmo fjpre , perche riprende tanto
del uoler di Dio, Quanto ella uerfa aptri
fa da due parti. Perche da luna de le far
ti Idio uuole che uerfi Lethe,che fa dome
ticar il malie, e da Ultra Eunoe, che ren
ie memoria del hene, E Non alofra , Se
quinci e quindi pria non e gufìato , Peri
chedouendo lanimo hauer la fiua perfitttJ
ne, non lajia domentìcarfiogni male, ma e- necefprio di ridurfi a memoria ogni hene . A Tutù
altri fipori efto e difcpra, Non è- al gufìo de lanimo cofa più fcaue e dolce chel ricordarfi ie le hai
ne operationi, fenhe in quelle ridonda la fua filicita in gran parte. Et auegna chaffaipoffi ejfer fa
tia L A fete, ciò è-. La uogha tua éjual hai dmtenler de le conditioni di cjuefio luogo, PErche fiu no
fi fapra, Auenga che più no ti ft dichiari di (Quello che ho fiotto fino a qui, Darotti amor per grafia
VN corolario, cioè-, Vna c5cluftone,hie credo che tifa me caro il mio di^eSE fi jfatia,cioe',Se fi di
flédeteco Oltre promilftone, Piuina'^di (jue[lo,chiothaueafromf/fo,E cjuefto fit ^juddodi fcfra li
iiffe^ U dicero come procede Per fiua cagion ciò chdmirar ti fice, e purgherò U netiia,che tifiede ,
Quelli ; che anticamente poetaro
Leta de loro , e fiuo fiato felice j
Fcr/e in Parnafo cflo loco fognaro ♦
Qui fili innocente Ihumana radice i
Qui primauera e fiempre,^ ogni frutto
"Nettare è qucjìoj di che ciajcun dice ^
lo mi riuolft a dietro allhora tutto
A miei poetile uidi che con ri fi
Wuol Mafelda, che juei poeti , che antica
mente pelando diuiftro letati ficondo U
natura e proprietà de metaJliyCWne uedem
mo nel xiiij. de Vlnf, che cfuella de brj
Ufngffpro in <fuffto giardin de le deìitie
Ondf dice, E or fi e fio loco in Parnafc fii
gnaro. Perche (juiuifù h fiato de linocen
tia. Et oue LHumana radice, ito e',^da
ntoj^timo noflr9 padre ui fu inn^dìttf^Et
CANTO XXVIIT.
Vilto haueuan hltmo confìrutto : tuuìfmfYfplmiUfYa.cUpi frutto, E
Poi 4 U bella donna tomai il wfo. ciuffi, ed
me ejpYi'fofo de heatul O wi riuoljt, V Ql
uffi tutto Daif 4 Virg.V « Stat.cio è',wo//i tutto Utùmo a U ficuUa foetica, E uide chaueano uii
fo L V///WO coììfÌYUttOyiio è-yluUima codufme COn nfo. Per haufY Matrlia itUo^iUff fotti foi
cnaron fvYft (jmui IftÀ if /oro, chf a àir che fc^nfffiYO far cofa riiUoU, Mufenhe ir, ef ficultd
no mie fotey fiy f yd fitto, f 07 no foi il uifo a la heRa ioma.do e-, a la conte f lattone de Uuiua uita .
CANTO :cxix.
Cantando , come donna ìnamorata^
Contìnuo coi Jin di fue parole ,
Beati j<iHorm tectafunt j^eccatai
Kauenkl foetd nei precedete canto in fer
fcnct di Matelia refclufo i Uhticlf in
i^ueh hahhiaYno ueiuto , kr<< in flwf/^a
mjìra , come effa mteUa fi mojfc con
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Postillati 16
PVRGATORTO
E come Vm^hc , che fi gman fole j^kch! faffo contrai fiume cantanh , p>
Ver le faluatichc ombre defunìo
Q.ual di ueder , qual di juggir il file ;
AHhor fi moffc contrai fiume andando
Su per la ri uà ^ eir io pari di lei
Vicciol pajfo con picciol feguitando,
No« eran cento tra fuo paffi e miei^
Quando le ripe igualmente dkr uolta
Ver modo y che al leuante mi rendei^
fgli da idltra fatte di queh con ftmilfitf
fo jègkitaniola , che froceduti fòco irìanl^
tYQUo \e riue àd fiume, che fi uùlfauaniì
uer la farte orientale , E come lunp dì
jueh andaron ancor pco inati'^, <jnan{
do egli ammonito da Matdda , comincia
guardar, t7 ad afcoUar le nouita chap
jfreffoufdrmo. ^ C Amando co
me donna inamorata, Verche Matelda eh
ti, COme donna inamarata, cfo e- , co^
me donna jf>iena damcre e di carità, IhalUamo detto nel precedente canto, E canta , conti) uanh il
fine de lefi^eparo'e (affate in jueÙo, ilfdmo Beati ijuoYum remi/p funt inijuitafer, tir f(OYum
tectafunt peccata, ll^jual ^ accomodai j a (juelli, che fi fon purgati dogni (or commeffa cdpa, cornerà
allhora il pòfta , E Cme Nimphe chefigtuan fde. E' ottima comparatione da le Wimphe, che fc^,
condo i poeti, fi uanno fde diportando ferie [due , a Maielda , lajual finge che fce quefìo mede",
fimo mouendofi con fiaiolfaffc contrai fiume. Et egli da (altra fartefieguitando a' fari di lei, E
f ^giunge, che tra f affi di lei e (Quelli di lui non tram cento, ciò e, non er^no frocec'uti lungolfius
me cincjuaìJta piccioli faffi, Quando le fiue riue diedey uolta uerjo la parte orientale , Onde dice,
che gli fi rendei al leuante, Quefta medefiima era prima la Cua uia giunto che fii (a mattina in cima
hi monte, (juando al principio dd precedente cento diffe, Sen^ più cffettarUfciai la riua prenden
io la compagna lento lento. Onde Virg. giunto fiu la detta cima glihauea detto, Vedi la ilfd che in
fronte ti rijucp^ Ma trouato poi il fiume Letheo, <]uefiù (impedì the ron potè- proceder più inanl^^
Onde diffc. Et ecco più andar mi tolfe un rio e cet. Fermato adunque fiu la riua di (Quello , uide di
la Matdda , con (acjuale hauuto poi il coHocjuio, chaUiamo ueduto, fi uolto fii la defira contrai fiu
me,fegiiitando di pari paffo Matelda , chera da laltra riua . Trouafo poi, dopo pòchi fpffi, che
le due riue dd fiume fi uoltauon uerfo leuante, Torno lungo di cjuelle a riprender il fi,o camino fei
guitandofcmpre al pari di Matelda uerfo quella parte . (^efìo tutto moralm.ente fitgnifica,chfffiert
hft il poeta purgato, e giunto in cima dd monte, do e-, peruenuto a lo fiato de la innocentia, Voh
ad oriete, Ottima parte dd mondo, perche conduce a ieatofine, E proceduto alquato ueyfo di (jueEa,
ciò e, perfcuerato alquanto in tale fiato, troua il fiume letheo, che fignifua ohliuione , ilqud li
uieta (andar più inanl^, perche a uoler diuenir perfttto,come difiopra dicemmo, hifiogna prima pafi
fir (juefìo fiume e her de le fiue acque, ciò e, domenticar ogni pacato male, E per uenir a tal per',
fttiione efficY neceffario ancora deggerfi prima (attiua, e da quella uenir a la contemp(atiua uita.
Fero uededilaMate(da,fignifuat4 per effa attiua uita , laqual mediante la naturai filo fo",
fia, ch^ propria di quella,lifio(uei duhhi, Poi uoltatofifu la dffìra,c\ la luona.m.a non la ottima
uia,come' quella de la contemplatiua, laqual e dritta uerla parte oriétale, procede contrai corfo de
londeddfiume, perche non fi de ceder,m^refiifierfcmpre ale concupifcent e humane fign ficaie
per efP onde . Va pochi paffi inan'^, che (e ripe dd fiume danno uo(ta uerfo (euante, et egli infie
me con quelle. Perche chi uuol diuenir perfetto, non de lungamente perfiuerar in tale attiua uita,
ma uolgerfi a la contemplatiua, che conduce aperfittione. Onde feguita dicendo ,
anco fu cofi nojlra uia molta ^
(Quando la donna tutta a me fi torfe
Vicendoj ^rate mio guarda, eir afcolta^
Et ceco un luHro fuhtto trafcorfe
Non andol poeta con Matelda ancora moli
to inan'^, per la già detta uia lungo del
fiume, che ammonito da lei a douer guar
darxSf afcoltare, Vide fuhitoluflro^
òo è ,
ù
Vltìr
ti
l
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Postillati 16
• CANTO
Vd tutu fm) ftr U gnn fvrcfla '
raljche di balenar mi m'ife m fbrft^
M4 ferchel balenar come uien , rcjlai
E quei durando f iu e fiu Jplendeua ;
Kf/ mìo penfar dicea ; Cbe cofi e quefla {
Et una melodia dolce correua
Fer laer luminojoi onde buon r^elo
Miji riprender lardimento d'Eua:
che la , doue ubidia la terra al cielo ,
Ff mina fola ; e pur tefìè formata
Kon fijfcrfe di jlar fitto alcun uclo^
%ottclqual je diuota frffe Jlata ;
Uaurei quelle inc^ahili delitie
Mentite prima , e poi lunga fiata .
cfo e-y V«D ffìfnhre^tlt trafcorfc ìa tuli
te farti fer la firepa tahtnte , cUgli *
frincifio (juaft fi credè' che fifjc un ha'ei
no, Onde dice^ che h mife in firfe di hai
lenare , Ma ferchel talenare, cofi comi
fuhito uiene, coft immediate rejìa e fi rii
fclue, E juel durando /flendeua jcmfre
fiu ^jìaua ammirato di (juel che ftjje ,
ET una melodia, Ver haunli Matelda Jet
to, Guarda tT afcolta, ha narrato (juel
che guardando uide , Hora dice (juello,
chafcolti(ndo udì, che fu unadokemelof
Ha, lajual correuajfer (juel aerf lumino^
fc • Cominciai foeta da lattiua ad enf
trar a la conifmjflatiua uita , ciò e, dé
Ihumane a contemflay le diuine lofe fctto
la guida fur di Matelda, ferchein lei,coi
UTf di fcfra dicfmmo, e luna e Ultra uita fùron congiunte, Aduri<jue, fer lo lufìro, che da tuUe
farti trafcorfi fer la fìrefìa, intende il lume de lo ffirifo pnio, che dijcejè ne lafua mente, fcn'^a la',
luto dflciuale, ne la contempUtione linfelletto in uano fcffhticherelbe . Ver la dolce melodia in',
unie il gaudio, eh di tal lume refulta ne lanimo di chi lo riceue. Ohide huon ^t^o, Mi ft rifreni
ier lardimento d'Eua,Conftderatol foeta lan^enita c'Iadohe^'^a di fuefto luogo,ll huon^^lo,
e la carità cjual helle a Ihumana generatme, li ft rifrender e dannare L Ardimento, ciò è-, la
lerr.trita e frfuntione d'Eua, Tenhe la doue LA terra uhidiua al cielo, ciò e-. La creatura olei
iiua al creatore. Vernina fcla, E Vur tefìè^.e furhora firmata, Lejuali conditioni la doueanofir
y umile t7 ohedientiffm.a, NOn ffjrrfc di jlar fctto alcun uelo, Non fi< fatiente di ftar fctio alcui
M i^norantia. Ma jfer hauer la fcientia del lene e del male, uoGe mangiar il uietatojfomr, Onie
iUÌta, con tutta Ihumana generatione, fu ii tanto dolciffimo cfT am.enffimo luogo friuata, chefe
iHa fctto Ji taluek fi fcffe contentata fìare, ilfoeta dice, chegìi haureUe fcntite frima jueUe deli^
tie mefpthiliy ciò è-, Tanto gradi da nonfoterlo dire, fenhe tjuiui firette nato, E Poi lunga fia}
fa, Verche uifarehhe fiato fino atanto che fiffe [iaciuto aVio di condurlo al cielo ,
Ucntrio maìfdaua tra tante primìtie
Ve leterno piacer tutto Jojfejo ,
E dijìofb anchor a più ktìtie;
tinanij a noi tal , qual un fioco accefo j
Ci fi fi laer fitto i uerdi rami;
E/ dolce fuon per canto era già intffi^
O fiero finte ucraini fi fimi ,
freddilo uigilie mai per uoi fifferfii
Qagion mi Jj rona , chio merci ui chiami
Hor ccnuien j che Helicona per me uerfi^
Vrania maiuti col fiuo choro ,
forti cofi a penfir metter in uerfi^
Seguitando io il mìo camino TP<f tante
ffimitie, ciò Tra tante frime cofc, che
in juejìa contemflatione mi fi rafpefcni
tauano DE leterno f iacere, Verche ne la
contemflatione de le diuine co/? confifìe il
fcmmo hene, ciò è', idio, il(jual e- eteri
no, E Difiofo ancora fiu letitie, Verche
fino a tanto che non ferue gr imo ad effo
fimmo hene, lanimo nojìro non ft cjueta
mai, Dlnan'^d noi,Cluanio fiufroi
cedono inan'^, tanto fiu certi fi fkn ée le
cofi. Onde il luflro chaueano frima uei
duto , hora ueJono chera laere accefc coi
mefiioco, E la dolce melodia intendtuai
A t
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Postillati 16
P V R G A T O R T 0
lìa'chfrà canto, ìlchf fignifica, che (juantùfiufrocfJiamo inanl^ nf laxwìewfìatme, fanti mn
gito ue^ytima n iifcerner e Ji/coprire ifdYfti mifini dr U Jiuimta . O '^acrù fante uerpni,
Hàuenio a trattar di cofe altijjlme, cme fcno le cdffii e diurne, e molto difficili fol amente a feìifa^
re non che a fcriuerle ,conueniente cùfa è* chegli innochi laiuto di tutte le mujc in genere, E d ' Vr<<
nìa in f articolare, ferche cjuejìa celeflefignifica, Et ordina cofi^O jacro fante Mt^fè, Se maifcjjtrft
merce^,
a fiafef
fer wDi, intende ne uojìriftudi, E ami, Ereddi, o uipilie. Camion rnìj^rona chio ki chiami
Et é» come a dire, Se Dio mifcdui, la necejjìta mafiringe che io ui domanii aiuto, Ma/a U
titione per c^ueRe cofè, che ragioneuolmente le hanno a mouer ad aiutarlo, che fcno i difagi fcfjèrti
fer loro, ciò e', fer corife guir le lor dottrine . Hor conuien che Helicona per me uerf^ Helicona h'
giop in Parnjtfoy oue nafce il fcnte Pegafco dedicato a.le Mufc, Onde il poeta prefe il giog:ì fer il
fonte , ilcjual uerfa aEhora, che elojuentfmente fi fcriuein pie fa , efpndol fiume chefce da cjueU^
lignificato per la elocjuentia , Onde il Pei, in <juel Spn, La gola e! fònno, che percofa mirahile
sadìita chi uuol fàr d'Helicona najcer fiume. Et in (jueUaltro, Se Ihonorata fronde. Cercate
ioncjue ftnte più trancjuillo, chelmio dogni licor fflitne inopia Saluo di tjuel, che lagrimado ftiU
lo . Hauendo adUjuelpoeta a trattar di fante e fi alte cofi,ccuien che Heluona uerfi xer lui,E che
\rania col fuo choro,per U cagione detta difcprajaihti metter in uerfi cofc fiirfi e difficili a péfare «
Poro più oltre fette alberi doro
faljàua nel parer il lungo tratto
Del meip^chera anchor tra noie loro t
Ma quandio fiit fi preffo di lor fatto ,
Che lohbìetto comun-, chi fin fo inganna y
No« perdea per diflanùa alcun fu atto ;
Là 'uìrtuj che a ragion difcorfo ammanna^
Si comellt eran candetlabri apprefej
Ji ne le uoci del cantare Ojànna^
D/ fòpra fimmeggtaua il bello arnefe
Viu chiM affai, che luna per fereno
pi meAa notte nel fuo me7j> tnefe*
Io mi riuolfì dammiration pieno
Al buon VìrgiìiotO' ejjò mi rif^oft
Con uifh carca di fìupor non meno ^
Indi rendei lajpctto a laìte cofe ;
Che fi mouìeno in contra a noi fi tardi j
Che jòran uinte da noueìle jpofe^
La donna mi fgrido ; Verche pur ardì
Si ne Uffmo de le uiue luci;
E ciò che uien diretro a lor non guardi l
Centi uid'ìo allhor, come a lor duci^
Venir apprejfo ueWte di bianco x
E tal candor di qua gjamai non fùci^ '
Lacqua imprendea dal finifìro fianco ,
E rendea a me la mia fintHra coHa^
5io rigiiardaua in lei^ come j^ecchio anco^
Tornandol poeta a la fi^a materia dice^
che poco più oltre da cjueUo aere, che par^
ue un fiiOcQ accefo dinan'^i a loro, e chel
dolce fimo haueano intefo per canto, IL
lungo tratto, la lunga diftantia, DeI me
^, ciò è". Vie linteruaÙo chera anchoret
tra loro , EAlfaua nel parere, Eaceafa^
fer che fifpro e non erano fitte alheri do;
ro, Et in fententia, farne loro poco di la
da (Quello aere accefo come fuoco uedere,
fette alteri doro, E (juejìo, perche neram
anchor lontani, e non poteron difcernef
(jueRo, che ueramente fiffcro, M« c^uan'*
do fiiron fitti fi preffo di /oro^CHf \oW\tt
to comune, ciò è^, chel comune defiderxi
del [qere,il(fual è comune e naturale oli
hiftto de lhuomo,CHe ilfenfo inganna al
cunauolta, E ciuffo auiene, (juando loci
ihio,cioè,il uedeYe,ilc(ual è- uno de fenfi
efieriori, porge a la efffiimafiua, latjual
e uno de glinttriori fcìifi,ilftlfc,come ha
uea fatto allhora, che per la difìantia, gli
hauea fàtto parer che fiffm, tT" in fitto
non erano, fettf dheri doro,E^(r tali fffa
effjflimafiua glihauea forti a la uirtu ini
tellettiua^ Onde effe comune ohhietto
rimafc ingannato,NOn per dea alcun fitH
atto, Kon ignoYaua alcun fuo nero intenf^
dimentoper dijlantia,fenhe ^lagUeum
CANTO XXIX*
frepndy t A «!>/« clmmanna, ciò è-, linteflfUOy ilciual aduna, Et e feY ftmiliiuìlnt h mni
nari,(juando calano t yaccogliono le uele, chfft chiamane mmannarf. Et in pntentìa, Untda^,
10 Hanal itfcQrre con la ragione ^ ATjfreje, Affari? CT" irìtefe,ft come elli erano canielahi, e non
Meri doro. Et affrtfe Ofcnna ne le uùci del cantare, ciò è-, Intefe che nel cantare, le noci effrii>
meuano Ofanna, Perche frima, ejfcndo fin lontani, Sent\ una dolce melodia. Onde dijp. Et una
melodia dolce correa e cet. Poi affrejjato alquanto fiu, iniefe chera canto. Onde diffè. E'/ dolce
fuonfer canto era già intefe, Uà hora auicinafofi ancora fiu inieff, che le uod del canto ejfrimei
ttano Ofanna, che ftgnifica loda di Dio . DJ fcfra fiammeggiaua il Mo arnefe, Ha di fcfra
ieuo, che laeYeftf:ce [otto a uerdi rami come uno accefo fiioco , Mora dimojìra, che fc fra di cjueDi
11 hfHo arnefe, ciò r, il hello ornamento, intffc^er icanddahri , Elam.meggiaua, lio e-, Kilui
ieuaf iu chiaro che non fi la luna in hel ftreno, (juando è in cjuint a decima, co e-, che ha xv. di,
(he fcno un me^ mefe, ferche allhora ha il fuo tondo, E mofìrafi in hel fereno fiu lucete che mai,
E (jUffto, fer la medefma ragione, che dicemmo di fcpra, cjuando uide affmr il lufiro, e chepco
iifotto, più chiaramente uedrmo . IO mi riuolft dammiration f ieno, Arr.miratol foeta de le cofe
the uedea,ft uolto a \irg. Jfer intender da lui di juelle, M<f egli mojìro ne la uedula (ffcrne jìuf
ftfkuo nò m,en di lui, Perche Ihumana ragione non fuo de le ccfe diuine fffer caface . JNc/i rédei
la etto, Veduto! ffnfc ne poter hauer, mediate lì-.mana ragione, alcuna fàeniia de U cofe diuine,
ritorna a uoUarfi a (Quelle, le eguali fi moueano fi tardi incctra di loro, che nel froceder ftrieno fate
uinte da f^yfe noue[le,fe(iu^li ufnnOjfer ojfruar modefia e grauitaylentijfrr.améte andare, A day
ne ad intendere,che la fciéfia di tanto alte ejr eccellenti cofe,uien ne lintelletto ncftro jfeculando a
foco a focii,eper lunga cperMione in quelle, che di tutte ad un tratto no ; e fuo fj]i r caface . I A lyhvnfx.
donna mi f grido, Ver che pur ardì, AriJeua,cio / ,godeua Tante détro a le uiue luci de fitte càdela
hri,CT ^^ffto gaudio fi jfrmaua,nó intendedo a le cof,cì e ueJremo ftguire,nece[frie a frpeye
<r chi entra ne la uita cctemflatiua, E pero Mateìda lof^rida, e lam,monifce a guardar oltre a cani
Àelahri e ueler cjuello che uun di dietro a loro, lacjual cofn fitta dal poeta, uide uenir affreffc geni
ii , come a lor duci , e guide, Veflite di bianco t^nfo candido, che di cjuafimil non ne fii m^i, Ma
(^ueìlo che figmf chilo uedremo poco difetto, lA:(jua imprenJea, Era lacijua del fumé dal fmjìro
fianco del poeta, e per effcr limpidiffima,come di fcpra uedémo^ apprende a, ciò h',lmjprontaua, peri
che in (jue JJa fi uedea, il fuo fianco fimpro, E fe egli riguariaua in lei, rendeua la fi^a finifira c:i$
fia a lui, come fi ancora in fimi! cafo lo e echio .
Qudndìo di h mia rìua hebbi tal pofia ,
Che foh iì fiume mi fitcca dìfìante ;
Per udcY meglio j a p^ffi diedi fojlai
E uiii le fiammelle andar auctnte
Lafciando dietro a fe ker dipìnto^
E di tratti pennelli hauea femkiante j '
Di che^i fcpra rimanea dijìinto
Di fitte Bìe tutte in quei colori^
Onde fè Ureo il file , e Delia il cinto .
Qi^efti jlcndali dietro cran maggiori y
Che la mia u'tfìa x e quanto a mio auifo
Dicce pafji diìtauan quei di jùo/u
duando (dicel poeta) io helh T Al fot
fìa, ciò è', Tak arreco, da la mÀa riua,
Et ^ fimilitudine da cacciatori che fi fon
gano a le poffe co cani affettando la fiera
chefca del lofio, che [do i/ fiume mi fi",
cea dinante e d partiua da le cofc helle che
frima hauea da lonfan uedute, come uuol
inferire. Et in fnfentia, (Ubando io fid
per contra di (futile da la mia parte del
fime. Diedi ffìa. Diedi indugio a pafs
fi, e mi firmai per ueder meglio, E Vidi
andar auanfi le fiammAle, E uidi paffaf
oltre i lumÀ co candelabri lafiiUo dipinto
laere dietro afe. Et hauea effe aere SEWi?
hiante, ciò è*. Similitudine DI tratti pennelli, Perche fimili a cjuefii li fa il pittore, cme uuol in',
firire, (Quando moue il pennello fer fir una linea, DI the egli,Deljual fimhianfe,effc dipinto aere
A L ii
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Postillati 16
P V R G A r 0 RI O
JifcfYà ^rmc(nealliintOy 'Rimanei<acomfaYM^ lifte , Vf/che fettffYam IffimmeUe^
Vi éjuei colori, ON(/r, ciò ^, Dei{uali^l fcU fi Um,'E Delia, ciò è, E la Iurta, fjpnh di UtOf
na mia ne li fola di neh , IL cinto, Perche Ureo celefie , come haitiamo altroue deUo , dqiende
da raggi del fole, E le bianche e rare nmole, ijuando cingon la luna, fi moftrano, come dice , di
(juei colori, ejìifìendali, do è^,Qu^fìe fette lifte che fi fìenàeuano dietro a gliaccefi cartdei
latri, cherano i fitmi chufcluano da tjueUt , ERan maggiori che la mia uifìa, Perche di quelli non
fotea ueler il fine , E (juanto a mio auifo, ei di fuori, ciò e-. Li due pfti g If parti effreme,
da^uali erano contenuti glialtri cinque , per (juanto mi fu auife, Dlfìauano, Erano difìanti luna
da laltro diece pafft , A àunc^ue, per longitudine erano più chel poeta non potea ueder a lunge ,
E per latitudine teneuano h jj^atio di diece faffi, E (juefto € quanto ala lettera ^ Ma di fotti
ueirmo quello , che moralmente uuol fignificare .
So«o fojt hd deh comìo diuiji, ^olendolpoeta defiriueyla nuòua e chl^.
Ventiquattro femori a due a due f^^^^^ ^^H^ > neceffarU ad im
Coronati uenian di fior dalifi . ^'^^'^^ > * '^'^ f'^h^ contemplai
rutti cmauan ^ benedetta tue ""'^^ ^''^^ ^'""'f'^ Finge figurata^
Ne le fi7Ìie d'Adamo ; e benedette ^'"''^^'f ^'^'l ^^t? 't'''
Siano in eterno le beUel^e tue. con^ueO^^^^^^^^ ,
tofaa che , fior, e Mtrefnfche hahetu ^ i,^^ n.VApc.lJ, auL eh,
A rmmto di mtda Ultra J^onda glifj}>,fiiori Ji jufflu,Jìo,co tuJin ah
Libere fitr da quelle gentt elette ; cunr iomauordo, mlif ne tirino ad ali
Si come luce luce in del feconda, tri finfi,come de fette candelahri, ijuai
Vennero apprejjo lor quattro animali It TEu^gelifla dichiara hauer ha uuto per
Coronati ciajcun di uerde fronda ♦ reueUatione , che hanno a ftgmficare le
Ooniuno era pennuto di fa ali^j fi^' chi^fe,che a principio fiiron in Afia,
Le venne piene docchi 5 e TÌhcchi d'Argo ^l^' ^^/^^'^^ ^'''^ loannes frater
Si fiìfcr uiutjarehber colali.- ^ uefier,ftsrr^rtlcepsintrAuU^^^
^ ^ gno patienfia in chr.ffo lefu , fitt
in infiala t^u^ apprUafur Pathmos frofter
nerlm Dei ^ tefìimoninm ìefu , Vui in fflritu in dominica die, ^ auliui pofi me uoctm ma',
^am tanijuam tube dicentit , QiMoi uidet fcrihe in litro, O miue fcftem e^c'efiff ijuafunt in
Afia, Efrfo, CfT Smirne, cr Pergamo, cr Tiariie, er Sardif, CT* Philadeìphie^cr laodice . Ef
xonuerfus fi{m,ut uiierem uocem (jua lojueiatur mecum,E( conuerfiis uidififtem candflahra aui
rea, in me Ho fcptem candelahrorum aureorum, fmilem filio hominis ufjìitum podere e c(t,
E dofoìa dffcrittione de Ihahito fcguita dicendo, Et halehat dexterd fua fieÙas fcfffm , Et ex ore
eiurgladius utraq; parte acutus exihat. Et fide eiut ficut fol lucet in uirtute fi^a. Et cum uid'ffm
eum, cecidi ai pelem eiuf ftcut mortuut, E pofuit dexteram fuam fuper me dicens , Noli timer e.
Ego fi<m primut e7 nouiffmus, er uiuus,^ fùimortuuJ, Et ecce fum uiuus in fccula feculorum,
haheo clauer mortis Z7 infimi , Scrihe ergo ijuie uidifti, C7 (juce fimt, cf; <IU(J£ oportet fieri
fofì hec • Sacramentum fcftem fìeQarum tjuat uidiffi in dexfera mea , tyfptem candelahra aui
rea, Septem pelle, angeli jimt fcptem ecclefiarum. Et candelahra fcptem eulefie funt . I ftUe an*,
geli aiunjue , figmficati per le fette fìeUe , fono intefi jfer li fette uefcoui ,Eti fette candelai
hi ferie fefechiefe amminifìrate da bro , Ma noi teniamo che il poeta intenéeffe ferii fette
iandelahri , t fette doni de h ffirito fanto, che fono Timore, che [rppawr a U fi^perlia, PietdL,
$ Unkidia^ S cientia^ n lira^ Forte^'^^ a Ucciiia^ Qonftglio^ a Umilia, Sapentia, a la gola. Ini
1elleU9,
CANTO
fpfff «di <f ìa
Oriinf, Bucare^
ìuffuna] VfYfcgtì:^ if(]uali, UchiefatifneifcUe facYmfntly '^aUef^i^y^^^r^^rmittìùnel
tcarepu, VfmtfKÙdy Matrimnio, sprema untionf, E (jurfli fcm ^hftfnUi.Q Mi
tn X. f4t, i<ii«tli h<tnM <r ft^nìficare i.x. ^rtcfUi iati da Lio fui monte a Moifcy fmhefin'^ U
aiiarto ii (al Ixb. ouriice, Po/? hec jìatm fili in jfirifu, Ef fccffdfspfta erat in caloyO-fifr^
feift fdfm, Ef (luifMat fmilis tui e ed. Seguita foi fin oltre, Et in circuita fedi f, [Mia xxitif.
Et fufYd thronoJ XMÌij.[em:iYesftdente{ cinùmicfi uefìmmis Sii e cet. E foi amorfia oltre. Et
in medio fedif.tr in circuitu fedis^ijuattuor ammalia piena ocuHs ante tT retro, EtamimfYimH
ftmili lem^t^r facondo fmile uituh. Et tertium animai hatenfftciem (juaf hominif^ Et (Juartum
animai ftmile a<juile uolanti. Et cjuaUuoY ammalia fingala eOYum halelant alas fnat, E t in W
cuitutrintut flena funtoculis,EtYe{iuiemn:ìnhahehani diehac nocte dicentia Samtm, San$
ifuf. Sanctus Vominut Deut omniptent , tjui eYat er (jui ejì, er (^uiuentuYus r/?, E^ cum dai
rent iQa animalitt gloriam cfT hon:iYem tenediitionem fcdenfem fifer thronum uiufnti in [a
cuk (cculoYum yfYoddelant wiiij.fenioYes ante fedentem in throno t9' adoYahart uiuentemin
feculajfculorum e cet.Ma juefli de l'Euartgelifra fcno inteYfretati feY xxiii/.fdceYMy hauendoi
ne tanfi pofit Dauid nel tempio in augumentatione del culto diuino, come ^ fritto al xxv. dtl Pai
ralifomenon contenuto ne la Bihia, E fecondo gliahi effoftOYt, co cjuali noi ci accCYdiamOy ilpcei
tag'inteft perii xxiiijAihri ne juali è- contenuta la Bihia ^ptr concordar luntef amento con
laltro, non efpndo il uecchio altro, che una figura del nuouo , Onde dice, che ueniuano a due d
iue. Et erano, come di frpm hahhiamo ueduio, ueftiti di hianco, e coronati di fior dalifc, <ìo è, di
figlio yche-ftmilmente hianco,e ft^ifica f de, per che nel ue echio tf fi amento ifcnti padri erti
deron per fide in chrifìo uentaro, E mi per fide crediamo in lui ^ia uenuto . CAntauan tutti ,
Benedetta tue ne le figlie d'Adamo, Simile a la fdutatione di Qahrieh , Benedicta tu in muliei
ìilus e cet, impero ,che mediante lincarnatione del Saluatorein lei, i finti padri nel uecchi^
tfftamfntì, e noi nel nuouo tutti fiamo filuati, E benedette fiano LE tue helle^'^e, ciò è'. Le tue •
uiYtu de lanimo, che fcm ueYe epeYfitte leUez'^e, perche mediante ijuelle, ella m,erito effir madre
iel nòjìro Saluatore . VOfcia che i fioYÌ e lalire frefche herlette, Mofira, che f affati olire ijuefti
%\iiif\fcniori dietro a candelalri, e fitto le fitte lifie, E che i fiori e Iherle da laìira farte dtl fiui
me dirimpetto a lui, fiiron lileri da cjuellì, jfeYche più oltre erano già paffati, che fi come in deh
SEconda, ciì è^. Seguita L \/ce aluce, «a ^, SteÙa a fieda, ferche le ueggiamo furger de krii
^nte luna dietro a Ultra, Co/? dice, che appreffc i deui xxiiij. finiori uenero cjuaUro animali coi
tonato ciafiuno Ji fronda uerde. Et ogniun di loro era pennuto difii ale dipinte ad occhi fmili <i
quelli del faone,che tali fiiron, fecondo Quid, nei x\i.e ne lafàuola de io figliuola de Inaco, i cen
to che nhfhle Ar^ • Quefii (juattro animali hMiamo ueduto di fcpra effire fiata imitatioi
ne da VEuangelfia , E iet ìuno e laltfo di loro fono flati intefi per li ({uaUro Euangelifti, ciò ^,
ìAérco in fiinma di leone, perche tratto de la refirrettione, l uca in firma di uitello, perche irati
to del pfcerlotio, Matteo in finrma hmana , perche trauo drlhumanita di Chrifto, Giouanni in
aquila, perche tratto del facramento, Et era ciafiuno pennuto di fii ale, rifletto a tre tempi che ne
lo fcriuere haueano a concordare. Due per lo preterito, Due per lo prefcnte^ Due per lo fiifuro. Et il
mede fimo figni fica leffcr pieni docchi, perche non potendo per loro medefimi con gliocchide lini
0eUO tant^ Hedeye^ Fh di liJc^nQ (hf fiffcTQ ihminfiti da h ff iYìtQ finto f
A L Hi
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Postillati 16
P VRGATORIO
A difcmer lor fome fìu non Jj^^^rgo Mol1ra,chf per elpr aPretto età dira
Rime lettori che altra Jjfiefi mi fìrìgnt
Tanto 5 che in quefla non pojfo ejjer largo
Uà Uggì ETjchkUyche lì dif igne,
Come li uide da la fredda pme
Venir con uento con nube e con igne :
E qua li trouerai ne le fue charte ,
Tali eran quiui , faluo che a le penne
Qiouinni e meco , c da lui fi dip(irte ♦
7;ior curtt, non fofer Jifindfrft a fcriurr
a firma di :juefli (ìuattro animali, mà
fi alcuna a (jueflo fijp cuno/c dice , che
legga (jueSo che nr firiue E^chiel ^peri
che la li trouera , come li uide uenir VA
la freiU parte, ciò e*. Di aer ac^uilone^
Con utnto, con nule, e con igne , E che
tali erano c^um fatuo , CHf a le penne,
ciò è', che a le ale, perche dice a cjuefto
Ciouanni ejfir fico , e diparte fi da effo
^'^chieì. Impero che Giovanni in ijueflo fidifcordacon E^echiel ponend:) ad effi animali fiiale.
Et E'^chiel ponendone lor Quattro, Auenga che tutto forni ad una medefima (enfentia, le parole
iel(]ual E'^chiel al primo fin <]uefte. Et uidi, Etecceuenfut turiinis uenieiat ah aquilone, nuhes
magna,zfT ignif inuoluens. Et Jfilendor in circuitu eiut. Et de medio eius ejuafi Jpecies electri, idi
eft de meiio ignis. Et ex medio ei-^s fmilitudo cjuattuoranimaliumiC^ hic aj^ectus eorum, Similii
tuhhominisin eis , Et (juatiuir ficus uni,f!!;' (juattuor pennce uni , Et pedes eorum pedei recti.
Et pianta peìis eorum (juafi plantas pelis uituli, Z7 fàntill<£ tjuafi ajfectusceris candenti! . Et
manis hminiifiiipenms eòrum in e^uattuor partthus , ^ fides pennatper (juattuor partes hat
hehunt . luncte^; erant fenna eorum alterius ad alterum e cet. Poi poco più oltre dice, Similitu^
io autem uultut eorum fiiciet hominir, tiST facies leonis a dextris if forum (juattuor. Facies autem
iouif, a finifiris ip forum ({uattuor, C7" fi^^^ies atjuiU ipfirum cjuatiuor . Et fiicief eorum, t9 penn£
eorum extent<e de fuper, due pennae fingulorum iungehantur, CT duX tegthant corpora eoru e cet,
Vefiriueli aduncjue con (Quattro ale, perche heUe fdamcnte a confiderar il prefinte, c7 accordarla
co/ futuro . Le mani chufiiuano di fitto a lale fignificano le opere, chufiir doueano di loro . Era*^
fio coronufi ciafiun diuerde fronia, ciò e', di uerde lauro, che ftgnifica trionfi, per che mediante
la dottrina euangelica, hann^ trionfiti di tutte le heretice fitte •
LO J^atio dentro a tor quattro contenne
Vn carro in fi* due rote ti iomphale;
Che al collo dun griphon tirato uenm :
E/ ejfo tendea fii lun e laltrale
Tra la me^ana e le tre e tre lifle j
Siche a nulla findendo fncea malex
Tanto fiìiuan , che non eran uifle :
membra doro hauea ^quantera uccello j
E bianche laltredi uermiglio mifte .
Np« che Roma di carro cofi bello
RaUegraJfi Aphricano^o uer hugufio\
Ula quel del fol fiiria pouer con elio ♦
Qu^l del foUche fiutando fii combufìo
per foration de la terra deuota ,
Quando fiiQioue arcanamente giuflo^
Era lo fratto dentro aguale erano ijuefii
éjuattro animali , contenuto un trionfili
carro fu due rote , che ueniua tirato al
coUo dun grifine, cr effe grifine tende}
ua jìi lale, luna tra la liffa di me^ e lali
tre tre cherano da la parte deftra delgrii
fine, E Ultra pur tra la lifia di me^ e lai
tre tre che glierano da la parte ftnifira tal
mente, che la lifta di ueniua ad ejs
fer ira le due ale, lecjuali fi leuauano tani
to alte, che la fine loro non fi poteauedei
re, E le fiue memha dinanl^ , che fino
ducceh , erano doro, e (Quelle di dietro,
che fcno di leone, erano bianche mifìe di
uermiglio . Quefìo carro aduncjue, ha
da ef]er figurato perla nuoua e chrifiiai
na chiefi, Le due rote^fer lo nuouo e fer
h ueuhiii ieffmento. Et etrmfide,im
C A N T O XXIX. . . . ^
ihìuelf^ cVM Jinht. h Chrijìo, trmfo if Uuerfmo ^ {nimico ^o^ro , r m r-.^-
ir Ir tre pnfcne, E fidm Unio .1/0, chr non rr.no urdute, fmhr rfj.nh r U ^xfiu.e la m
fcrucriia ii Viocufcun^ infinita, n^^^^ gnfin^.f^r^Sì^r h àut n^i
\urr, ciò uol.tilr\ r auadrufrdr, f^^mfica chrifto, nrl^.f fmlmntr fùron durnc^ture, U h
^in!: nJficJ^tafrrlrl^^^^^
àrmflediroffoA^ef.^^ ir U carnr humana.chrrano dijeonr . NOn c\Madxc.H
ro coLh, Volrnh ti forfa rf^rimrre ài quanta ncrUentia fh{jl ^uefto carro, m fcntema due,
^hrLfclLentefMirlrn^^iorrA^^^^^^^
lui Nr Lrh rottauiano au^ufio, nrhualtrmfo trr giorni continui di tre trmjx diufrjt^ft p
rH-^r .V/?o, 1 ancora drlfclr dMprti Mmrna rccrl
lentia QWello chr uiando, ciò h Quello, chufcendo dr ìafua uia, a gi,fì§mi prgh df la Ur^
rafii daCiourfiilminato, comUfìocr arfcfindr diir^ihfii AKchananétr, cio e.Sommamrn
tegiJito, Toccando la notiffmafruola di Fetonte recitata da Quid, nrlfaondo .
*Trt donne in giro da la dcfira rota
Vcnian damando 5 luna tanto rofja ,
Che a f)cna fèra dentro al fico nota x
Laltra era, come /e le carni e lofja
Fofjfro ^hte di Smeraldo fotte 5
La terT^a farea neue tefìe moffa t
lEt hor fareuan da la bianca tratte ,
Eor da la rofja ^ ^ al canto di quefta
Laltre togHean laudar e tarde e ratte*
Va la fwjjlra quattro fncean fijìa
In forpora uefìite dietro al modo
Vuna 'di lory chauca tre occhi in tcffa*
Srano dala defìra rota dfl carro, fi gni^,
ficaia fer lo nuouo trfìmcnto , tre doni
nr , Uijuali urniuano danl^ndo in giro,
Qufjìe fcno Ir tre uirtutheologichrmal
(onofciutr nel urcchio teflamento, E luna
ihera la r.ffc, intende feria carità, lah
ira chra del color dr lo fmeraW, iljual
^ urrdr, fer la j^rran^. La frr"^, chri
ra lianca comr nrur,frr la pdr ,Bt hor
fareano , dan'^ndo, tirate da la lianca,
KfT hora da la roffa, fer che da la fide fuQ
nafcer la carità e la jj:rran'^, e da la cai
fita la fide e la jferan'^ , ma da la Jfei
ran"^ nó fuo najcerjfde ne carità, E dal
canto a ^uefla roffa, laltre togliean layiiare e tarde e raUe, fenhe la fède e la fferan'^ non uart
mai fc non tanto guanto fcn mo/fe da la carità . DA la fmifìra (fuaUroficeanjffìa, Ey«»o da la
finifira rota del carro, ftgnificafa fer lo urcchio trjìammto, quattro altrr donne. Ir eguali V Aerane
ffta, cio è-, Van'^uano in giro, comr Ir tre da U dejìra, E panificano ir cjuatiro uirtu morali,
(io è', Ctujìiiia, ForieZ.'^, Vrudrntia, e Temferantia, de Irjuali, ancora jurlli drl urcchio irftai
mento fùronfarticifi. Erano urftite di forfora, che fgnifica carità tT amore, fcn"^ il (juale, tali
uirtu non ft fon confeguire, E [èguiuano dirtro al modo , D \na di lor chaufa tre occhi in tefla,
E auejla era la frudentia,ferche fen"^ ii juejìa , tutte laltre uirtu fi rendrno imferftUe, E [cnle
iheologiche uirtu, che li ftauano, come fiu nobili^ da la dfflra rota, e tra le cjuaUro
fìauano, come mrn nM, da la rota ftniflra, E tre lifte, ftgnificate fer tre faramrnti dr la chiei
fa, cio è-, hattrfmo, confimatmr, xj ordine, come fiu eccellenti ,fa[puano da la dfflra farte
fcfra le tre donnf, E tre altre lifìe, ftgnificate fer altri tre ffcramentt, cio f , ffnitentia, fatmi
AL iiii
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. P V R G A T 0 R r O
ita, mdirtmonky f firma untìcne, cme mm eaeUfntl, faffauatii Ja la fmijty<t f 'aYli fcpa U
€ltYf (juatiYO hnrif, Ma U ffUima lifta ^ftgnificata ffYÌfucayfftia, fcallenfiffirtio o'fre a futt
iìg^ialiri facramfn hPaua in me^ , e pajjaua tra le due ilf del ^riftne fcfra U ifjìa di ijt4rl$
lo conpjuenimente jcfra del carr* •
Affrejfo tutto iì pretrattato noio
Vidi due uecchi in habito dìjparìj
Ma pari in atto & honefìato e fido ♦
Lun fi mojlraua alcun de familiari
Vi (juel fimmo Uippocratt'-^cht naturi
A glianìmali fè , chU'ka più car'ix
Mc^haua laltro U contraria cura
Con una Jpada lucida ^ acuta
TaUche di qua dal rio mi fi paura ^
chiama «odo iì carro tirato lai grifiné
contenuto in mr^ a (juaUro amt*^aìi,tff
a le tre e tjuauro dorìnf,ferche tutto (juei
fio era riflretto infime in firma ii noi
Jo, PV.etraUatQ,cio è, InanT^ trattatola
me di fcfra dicemmo. Due aduntjue, che
^ffreffo a Juefto fai nodo , uide due uect
chi Dljj?ari , ciò Indifjvrente hahito^
ma in atto fari e cet, Luno Jt juejìi
due uecchi intenie fer S, luca, l'ijuale.
éltre a leuan^eh yfcrilp gliatti de gliapofloìiy E fer juefto introduce fcgmtar affrejfcl carro .
Laltro intende fer S. Vauh, rijpetto a lefiftole firitte da lui . Et erano (juefìi due dijfari in haii
iOy Venhe 5. Luca fu medico. Onde dice, che fi mofìraua alcun defimigUari dt cjuel fcmmo Hift
. focrafe, CHe, il<jua!e, U Atura, ciò e-, idio, fer ejjèr natura naturante, fece A Gltanimali, ci9
^, A jihhuomini, che fon Quelli chafiu cari, a ciò che li conferuaffe in uita, come uud inferire,
iffendo fiato ecceUentiffmo medico, come uedemmo nel quarto canto de l'inf, E ^uefia meiefmet
tura era fiata di S. Luca, effendo fiato ftmilmente medico • Laltro, chera S, Vaulo^ fer effcrli
mttrìluita la Jpada in mano, M:ìfiraua la contraria cura, ciò ^, Non di conferuare, ma di tor U
Ulta aglihuomini. Onde dice, chera tale, che ancora chel rio fifft in me^, nondimeno ti ft faura,
E/ erano in atto fari, ferche ciafcun tendeua ad un mede fimo fine, dì è-, a la falute non ie cori
fi, ma de Unirne, honefìato ueramente E Sodo, cioè', E firmo e fiatile atto •
Po; uidi quattro in humtU paruta^
E iimro da tutti un uecchìo filo^
Venir dormendo con la faccia arguta
E quefli fette col primaio fluolo
Erano habituati x ma di gi^i
Dintorno al capc^ non faceuan hrolc \
iin^J di refe e dai tri fior uermigU x
Giunto hauria poco lontano ajpettOy
Che tutti ardejfer di fipra dà cigli ♦
E quandol carro a me fu a rimpetto 5
Vn tuon s\di ; e queUe genti degne
Paruer hauer ìandar p'm interdetto^
fermanlofi ini con le prime infegne*
Alcuni , fer (juefii (juaUro in humile fari
ruta hanno intefo i cjuattro dottori de la
chiefa, manoif iu to fio crediamo li faeta
hauerli infefi fer li cfuaUro <rp/?o/i (.he
fcrifpro VEfifiole chiamate canoniche ,
do è-, Jacofo , Pietro, Giouanni, e Oiutr
da fratello di lacOfo , maffimamente dii
cendo hauerli ueduti in humile feruta,
ferche gliafofioli fùron humiliffimi e daf
nimo e di fiato, E dietro a tutti uemua
un uecchio filo dormendo, Cluefii infent
ie fer Giouanni che fcriffe l'Afocaliffe,
cioe',ìau\fione che ^ìihelhe Quando ne
la cenna fadormenio fi<l fetto" di chrifio,
la^jual dffmfp foj in fua uecchie^"^ ne
^ ^i Pathmo!, ourfii confinato da DO
mt ano, come dt fifra habbiamo ueduto, V uenlua con la fkccia A^outa , do p-, Acuta e CcUii
te , ferche ingeniofiffimamente defcriffi U coft che uide . F Qufftì fette, do Tauh ftr U
tfifiole , Ima itr gliaUi de ^liafofioli , cr i juaUro dhmile j^aruta f le efifioìe, e Giouanni
fer V Afocaliift
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Postillati 16
CANTO X3Cf5f/
jtY VAffìcaltffe Eì(mhahtiafi, F^ranoin Ulliò l'mcù frimaio fi uoh,C6ir,erd aiì.ùra ìafrU
ma m^lùtuhne dffroceifua i^ian'^ A chyyo, i\)eYCim e xxtii/.fcrìiori, MA mrìf^ceuan froflo,M<
H3^cc«rf7i Miario di gìgli, ^owf e/]ì \xiitj\fcnimy AN^i ài rofc e daltrifiorkermgli, A dinof
Ure, che ^uefti fette erar.Q HAhituati, ciò Wa^itamfiUQ hahifO ve Ufide , ferche iniuhitatai
mente credean-iy Ma di fc^ra (Ydn^ ornati ài rofc e fioY tt/rmigli, che àinofatfO la carifa, àalaju^le
fùrìrtm^ffiafcriuerelecofecheiyitefro àeìa àimnita,feYÌnàuYYie 4 cYeàtYt mi rei ahi.
ClMYatohyefii foco hntanQ affetto. Vuol àimof{YaYe,(^uam<\u(fìifiUefiffcYOaccefi ài caYita,On
le dice, che (juaniumiue [affetto hrojtffe foco lontano, ffYche fiu cliaYmente f fotea àftYner il
ueYO, mnìimeno, che ft fare giuYafo, chffft àiCcfYH ia cigli aYàefpro, i^nto eratio le refe eglialtri
fioY ueYmigli chaueano in tefta fmiglianti al fuoco , E Quando! carro a me fu ài rimfetiO,
Mo/Fr^r, che c^uanio il caYYO tirato àal grifinefù fer confYa a lui,fiuii un tuono, iljualfaYue cU
uietaffe loro UnànY fiu oltre. Onde dice, che ^ueBe gtnti degne f fèrrraron iui, COn le f riff e in
fcgne,cio e'. Co canàflahì chanàauano i«<r^^, l ajual cofa fgni fica, che già ilfoeta ne la uifa cc^
gnificaua il tuono udito da loro. Onde che fer riceuerla ammoniti da (jurllo, cmeuedremo nelfti
guenie canto, ferano tutti firmi, E chel tuono fignifichi la uenuta di tal grafia in lui , uedemm9
•fwforrt nel teY^ canto de la fYecedente cantica, che fei la uenuta de U ^ratìa illuminante ejpr uei
fiuto il teYYemotto, Onde di.Jp, Finito cjUfPo, la ima campagna Tyemo ftftYte, che de le jfauento
la mente difudor anchoY mi lagna e cet, Veyche cjuefte tali grafie non difenderlo mai in r.oifni
^ gran mouimento alieratione de lanimo no/?ro, auenga che ultimamiente ft conuerta foi in
gaudio e contento di quello. HoYa, fe noi hahhiamo hen notato,il foeta ha defcritio ju fa nuoua die
fa in fvYma di cYoce e uolta ad occidente, come iuUefufano di cojÌYueYe,feYche ha fojlo prima efttt
candelatri, che fiinno ilfiede di (fueUa, Poix^iiy.fcniori a due a due, che/rnno il refìo del frmQ
legno fino a laltro che fincroàa,E cjui ha fofto in luogo di effa incrociatura il nodo , lio è-, il carro
tirato dal grifinein me^ a (Quattro animali, CfT in luogo de la farie deflra del legno che /in crocia
ha fofto le tre. Et in luogo de la fmfra V (Quattro donne in girò, Voi in luogo de la farteli fcpr a ha
fofìo i fette hahituafi col frimaio ftuolo, E ciò che tutte cjuefìe cofè hanno afignificare, Ihahbiamo ue
iuto difcfra, Mancaua hcra a la ferftttione di tjuefìa chiefa fclam.entf Beatrce,cio è', la chYiflia^
na Theoìogiajajual uedYemo nel fcguete tanto in una nuuola difioYi difeeder in quella dal cielo .
CANTO
CluanM fmmrton del primo cielo ^
Che ne occdfo mai feppe ne orto ;
Ne daltra nebbia , che dì colpa uelo J
E che fijceua li ciafcuno accorto
Di fuo doucr j cornei più biffo fifce ,
Qj/al timon gira per uenir a porto 5
Fermo faff-jje gente uerace
Vertuti! prima trai griphone ^ ejjò
Al carro uolfe fe , come a fua pace :
Ef un di loro , (juafì da del mejjo ,
Veni Jl'^onfà de libano , cantando
Qridò tre «oJfeje tutti ^holtrì appreffo^
Seguifandol fotta nel fYefnte canto il laf
fdfo fropofito delfYecedente,defcYÌue il di
fcenfc di BeafYice dal cielo giù nel curro^
chaUiamo difcfra ueduto, E come uolta
taf a leati jfiriti cherano in (Rutilo, con
lei, riprende con ahune mordaci Z7 inde
gnatiue parole la ignorantia e foca prui
dentia dei poeta,hauendo egli àofo la mcf
te di lei tenuto altra uia di cjueUa , a lai
ijual ella, fer ft,a fdìute*. Il auea iniriZ^i
Zato . Y ^*Mfetientrion^
Fa comfaratione da le fette fleUe , che gii
r^no fcm[Ye,f(n'^ mni tramontarefintor^
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Postillati 16
PVRGATORIO
Q.ual j beati al nouìffimo bando
Surgeran prefìi ognun di fua cautrna
La rìuejlita carne aUeuìando j
Cotalì in fu la diurna bajlerna
Si leuar cento ad uocen tanti fcnts
Minifìri e rnefpggicr di uita eterna^
Tutti dicean 5 Bcnedictui , qui uenii ;
E fior pittando di Jòpra c dintorno
Manihus odate Idia plenis ♦
ni ejpr Jflfrimo cielo, ferchefclo ia (juel iffenif,
èuafo ne i)rto, a fimilituiinf del nojfro, ihf fi come
no al nofìro artico polo , ia Uditali cjueda
farte (etto tatjuafe effe figgirano è- dfttn
fcttentrionf , a Imi de f(ttf candfUahri,
chahhamo nelfrecfdtnte ueduto , I^W^
domanda fcttentrion DE/ frimo cielo, eia
è, Del cielo F.mfÌYeof :flo fcjfra tutti glial
fri cieli, perche fignificandoi fette doni
ie lo jj^iritofuìito, ilc^ual e una de le tre
ferfcne, effe primo cielo effendi aUrii
tuito a Dio, tlijual e- trino CT* uno, uien
CUe, ciò p', ilcjual fcttentrione , maifeppe ni
haUiamo ieUo^ non tramonta mai . N£ ueh
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Postillati 16
CANTO XXX»
taìtn nellU Ae JicJfa, imfejiimfnt:ì déu ca^mf chf di ffccdto, Vmle.ftme il noflro
pUfntYÌ^ney ne bfcure ienehrf de U mite no fi celd mai a ^hocchi nofirife noè-fey cagione ii ^udl
che neihia, o nnhe che ftnterpn^a, Cafi i fette hni de lo ff^iritofanfo, ne hfcure tenehre de li^nOi
faniU non fi cela mai a ghcchi de linteUeUò mjÌYo fe non è' ftr alcun peccato, che finterfon^a,
PfYche^luelli che fono accifcati nel peccato, difficilmente fojfmelpyillminati datoj^irito fant^
E che fnceua li ciafcuno accorto DI fi^o douer, ciò ^, di (jueUo che doueuafère, Onde è-Ccritto, In
gnimam màliuolam non intraht f^iritus fipientif, Ef in fintentia dice, chf fi come il nojìro fettent
trione, ilcjualfeY effiyfiffo ne httaua sfera, è- fìu baffi di (juel cha detto del primo cielo , fi accorto
QVrf/, ciò e , Qualunque per uenir a porto gira timone, o uogliamo dire ciafiun che nauica, gouer
nandofi feconh ilfo'o aìji^al gira intorno effiftttentrione, Czfi il fettentrione del primo cielo ,fif
cena ijuiui nel Varadif> terreftro accorto ciafcuno di (juel che doueuafire . T Limo faffffe, Quando
tidunjue effe fettentrione fi firmo, come infine del precedente canto hahhiamo ueduto , U uerace
gentf uemtafrima tra ejfo fcuentrione cjr il grifone, chefitron ifcntipadri VFraci ,percheprei
diffm il nero de lincarnatione deluerk eterno, e de la nuoua che fa, V Olfe fe. Volto fefteffa al cat
yo, perche prima proceJeainanl^ a ijuelio, COme a fi^a pace, Come a fio fine,perche il finelora
non era altro cheffo carro, do ^, la noua chiefa preueduta e predetta da loro nel uecchio tfftamento.
Et ordinai tefìocofi, quandol fcttenfrion delprimo cielo, che neoriofcpfemainfoccafc,ne urlo dali
tra nehhia che di colpa, E che jficeua accorto li ciafcuno lifiio douere, come fàce il f ìu haffo , <^ual,
per uenir aport),gira timone, faffiffe fermo. La uerace gente uenuta prima tra effo el grifone, uoU
fi fi, come a jua pace, al carro . ET w« di loro, (juafi meffc da cielo, Quejii intende per S alomo
ne, ilcjual, come mandato da cielo, ne la fùa cantica in perfidia di Chrifto inuitando la fmagoga
ie Giuiei, chera fita j^ofa, a la nu3ua chiefa findata fcpra di lui dijfe, Wenijfonfa de libano , In
tal firma profetando effa nuoua chiefa, E Tutti glialtnappreffc. Perche, fi come fii preueduta da Sa
lomone. Co fi la preuùero ancora tutti glialtri patriarchi e profili , M« jwi non inuitano la nuoua
chiefa, ma ^eat. ciò è*, la The:)h^ia,per laejual ef]a nuoua chiefa fi proua,per effir il findamento
ii (fueRa, E la<^ual Beat, uedremo hora fiendcr d4 cielo fcpra lajj?ettante carro . Qyali i beati
al nouifftmo bando, Moflra per molto propria comparatione, che a la uoce di cjuepi 'x.xiiij, femori fi
leuaron CEnto, ciò e'. Infiniti angeli, che di uita eterna fino meffaggieri, SV la diurna bajìerna.
Sul carro diuino, perche Bafferna al tempo de Romani eral carro fcpra delcjuale le uergini ueflalt
fortauan^ a prcceffione le cofi fiere , E fi{ a fimilitudine di ejuando i beati Al nouiffìmo bando,
ciò è', A lultima richiefta nel gran di de luniuerfdgiudicio figgeranno ognun DI fua cauerna, Df
la fua fepolcral buca, A lleuiando,cio è', Adeggierenlo la riuejìita carne, perche allhora tanto i
teati juanto i dannati ripiglieranno i corpi loro, lAa tjueUi de beati fcranno leggieri 25^ ejf editi à
fàlir al cielo, E {juelli de dannati aggrauati per rumar a Vlnf T Vm dicean, benedictus (fui ue
nis , Simili a le parole di Matteo al xxi, che fi dicano la domenica de le palme , Ma (fui erano da
jueftì beati ffiriti dette per la uenuta di Beat, E Eiorgittando di fcpra e di fitto. Come in tal di le
palme ciT altri rami da (juelli di HierQfo!ima,perla uenuta del Saluatore, MAnibus o date lilia pie
nii , fiid imitatione di Virgilio nel \\oue e ffcrtando , che le e/ptjuie di Marcello fijproornaf
tedi gigli e daltri fiori dice , Manìbus odate lilia plenis Turfureot jj^argam fiore s animamtl^
n'potis^ Hit fiiltem accumulem donis*
lo wdigta nel cominci ar del giorno
La parte orientai tutta rofata ,
E laltro ciel di bel fireno adorno j
t la ficck del fol najcer ombrata
t)opo linuifo de fanti padri, che preceieai
no dinanl^ al carro , e la benedittione de
gliangeli cherano in jufOo gettando fipu
e dintorno fiori,dffiriue il diféfi di Beat,
in effe carro dimoflranio in fintentia, che
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Postillati 16
pvrgat or I 0
$i,che per umt^mntd di uafori fi cme gliìaU JituiUutm aUunuud
lo
Lo«J?io foHeneua lunga jiatai
Cefi dentro una nuuoladi fiori ^
Che da le mani angeliche faliua^
E rtcadeua gju dentro e difi4orit
Soura candido uel cinta dohua
Donna mapparue fitto uerde manto
Veflita di color di fiamma uiua ♦
E lo J^irito mìo 5 che già cotanij
Temp era flato con la fiia frefin'^a }
Nort era di flupor tremando affranto
ta yA frincijfio éelìdipoMo [offrir la luce
ifl (cle^jpfr tjfer (gufila a tal hora femferé
/« ia uaj^oYÌ chf tticéhm in la terra, i<ju(i
lifinterfùngan:i tra fffo fcU f noi, Cofi ha
Uff f 3/«fo ueifY beaLfer effer lo Jj^Unhf
graniifjtm^ì chufciuada lei (er^f erato <lti
una nuuda di firn, (.he [uliua da langeli
ihf manine ricadeua giù dentri e di fuori
ial carro, Adarne ad intendere , che noi
fofremmù maifenetréir coit linteRetKì
a le diuine cofe raffrefcntatone da la Tfjfa
logia fignificata fer Beat,fe con qualche
fimiliar ejpmfio nòH nefcfjtmo fitti cafaci da juetlii a chi per grafia idio nha dato la ccgnitione,
mediante ilijual ffèmpio, molte uoltepoUlamo,jèn(iìt in tutto, d menu in ifualche parte uenìr a U
cognition del uero . Apparue Keat, al poeta cinta doliua fcfra candido ueh, E (juepo era lornato ha
hto de U tejia . Pai 1/ reflo de la per fona era ueflita DI color di fiamma uiua, ciò r, di roffo Sott^
uerde manto, E tfuefli tre diutrfi coLri [tonificano jufl medefmo, che nel precedente canto uedm
mo de le tre donne, che dan'^uano da la deftra rota del carro, therano di quelli ftefft colori, ciò
fer lo hianco la fide. Onde Horat.Tefpes et Aho yarafiies colit uelata fanno,Per il uerde a f^erì
perjlro/fi la carità, che fino le tre diuine uirtu attribuite a Beat, ciò p,ala iheologia , an*^
fon efja fieffa Theologia, Onde fi dicano Theobgiche . loliua [gnfica pace, E chi[t uefie di (juet
fìe tre uirtu, e' non filamente in pacifico, ma in tranquillo è filice fiato, effcndo del tutto lunge da
le pafjtoni . E Io Jpirito mio, che già cotanto, Chi Beat.fifp, e come in pueritia il poeta [inama
raffi di lei, affai dj^i/imente ^ fiato da altri detto, e noi hreuemenfe ne la uita di lui alcuna cofà
iicemmo. Ma penhe hora, efpndoli apparfa, egli non la riconofceua dice, cht quantunque il fuo j^i
rito ftfjegia cotanto tempo flato con la perfena di lei, mentre cheUa fit in uita, come uuol infirire^
Non era affranto tremando difiupore, come de le cofe marauigliofi, cornerà dhauerla ritrouata in
ijuel luogo , quando Ihjiueffi riconofciuta , [uol auenire. Et in [ententia dice, che quantunque egli
jvjp flato molto [uo fàmliare, quando ella uiuea, nondimeno, che in quel luogo non Ihauea potuta
ne faputa conofitre, ofìde ilpto Jfirito non fira tremando affranto diflupore, come fdrehhe ftguitOf
quando IhaueJJl conofiiuta, E [erche non la conoibe, IhMiamo moralmente di [opra detto •
%en7^a de fiocchi hauer ftu conofcen'^
Ver occulta uirtu , che da lei moffe ,
Dantico amor finti la gran poten'^ 4
Toflo che ne la uifla mipercoffe
Lalta uirtu , che già mhauea trafitto ]
Vrtma chio ,fÌ4or di pueritia fojfie j
Vólfmi a la finifira cól rifritto j
Colqual il fitntolin corre a la ma nma,
(ijtando ha paura ^ 0 quando egli i a^litto^
Ver dicer a Virgilio j Mcn che dramma
Vi fingue me rimafia ^ che non tremi:
Conofico i fiegni de lamica fiamma .
Moflra, che quantunque egli, ciò h , lin$
teUetto [uo, non haueffe per uta deglioahi
fiu conofcen"^ di Beat, di quetlo,cha difh
fra detto. Impero che linteìletto intende e
uede molte uolte mediante quefli^ efterim
pntimenti, come nel precedente canto hai
tiamo ueduto , che nondimeno ,fer certa
occulta uirtu, CWe mofji , ciò ^, Laqùat
fi mofp da Jei, finti la gran pote'^ D'An
fico amore,cioe^,Zìe lamore, che ^nticai
mente era flato tra /oy»,E feguxtando dice^
(he fi toflo cheffa occulta uirtu lo percofji
NE la uifla, cw è^tie fiocchi, CHe, cio
è, Uqual
Vi
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Postillati 16
CANTO XXX.
ÌAa Virgilio nUuca Ufciatì fcmi
Vi fe ; Virgilio dolajftmo padre ^
Virgilio^ a cui per mia falute diemtt
quantunque perdco lamica maire
Valfe a le guance nette di rugiada y
Che lagrimando non tornarfir aire ♦
Inguai uìrtuy lUueafia trafittofrimi
cheglififp fùm di fueritia , come ne la
fux uiia iicmmo , Si uolto a la finifìra
col rijfetto chi fànciuh corre a la malte
e cet, fef dir a ^ir^, Men chuna drami
ma di fin^uf me' rima fa che wo« tremi,
ijueh cha mofirafo di [(fra che mn ftce
frima che laconfeffe^ Onìe diffcy che b jfìrito fuO Mn era affranto tremando difìufore, COnoi
foifegni delantia fiamma^ ^d imitatione di Wirg. Agnofco ueterisuefligìa fiamme ^ MA Vir^rt
Ho nhauea lafciatì fcemi di fe, effmdo partito da loro, E di tre, erano rimaji due, ciò ^, S taf, e lui,
ferche hauenkft ia (fui inan^ a trattare di coft celeftii La ragion humar^a, fgmfìcatafer Virg»
non uha luogo, Ma e- dthfcgno la dluina fcifntia, ciò ^, la theologiafignificatafer Beat, E Unteli
letto, fign ficatoferStatio, Wlrgilio doliiffmofadre,^ dolciffmo fadre il huon precettore comef
ra fiato Virg. a Dante, ferche fd fadrt da leffer al figliuolo, il freceUore, ammimfìrandoli le tuo',
tìe doUrine, li da il lev efpre . Wirgilio A Cui diemi , Al<iuale io mi era dato fer mia falute ,
NE (juinfun<]ueferdeolanticamadre. Ne ualfe a le guance mue di ruggiada , NeUedi lagrime e
di fianto,qWanfun<jue, ciò è'fTuUo ciò che l Antica madre Bua ferdeo , che fu quello fiato de
linnocentia, nel<juale egli era aHhora, E che da Bua antica madre, fer il feccato, era fiato ferdut
io, CHr non tot naffer aire, che non fornaffero fc:^'^ e lorde lagrimando, Tanto fit il dolor che gli4
hehhe, come uuol inferire, defpr alandonato da Virgilio, Perche lintelleUo non anchora affuefàttQ
a lacontemflatione de le diuine cofe, A Usuati Virgilio , ciò ^ , la ragione humana gliera fiatd
frenia,ft disfida fèn"^ di (juella poterne uenir a la cognitione , Non intendendo anchora che
folamente beatrice , ciò è', la fheohgia , lajual è' la diuina ragione, fuo fkr ^juefio , Onde the
juella lammonifce , come ajffreffc uedremo •
Vante, ferche Virgilio fe ne uaia.
Non pianger ancho 5 non pianger anchora 5
Che pianger ti conuien per altra Jpada ;
Qj^afi ammiraglio che in poppa e^T in prora
Vien a ueder la gente , che miniera
Ver gUaìtri legni a ben far la incora ;
In fu la fionda del carro fmifìraj
Quando mi uolfi al fuon del nome mioy
Che di neccfftta qui fi rigiHra ,
Vidi la donna ^ che pria mapparioj
Velata fotto langelica fèfia
Vri\7jir gliocchi uer me di qua dal rio*
Tutto chel uel , che le fcendea di tefia
Cerchiato da la fronde di MineruA
Kon la lafciaffe parer manifefla*
ìAofira , che fungendo fer la partita di
\irg,fcnt\ chiamarft per lo proprio noi
me, effer ammonito che non doueffè
pianger per lui, ferche li lifcgnaua piange f
VEr altra f^ada, ciò e". Ver più importan
te cagione, lat^ual fura il dolor de le fp.e coi
fe, come uedremo che fàra poco difetto, E
che uoltatoft al fuono delftto nome , uide
ihera Beat, lac^ual prima gliera afparfa
VElata, ciò e'. Coperta fctto LAr-gelica
frfia, Inttfaperla ruuola de fiori gettati
in fu daglicvgeli, che difpra hahhiamo
uedufo, Lajual era in fu la fnijira f^oni
da del carro a fmiliiudine de lamiraglio^
0 capitano general de larmata,che ua a ut
dere hora di fu la poppa tfT hora di fu U
4
prua la ghe Cte amm, n flra per giJtri le
gni de larmafa, E dandole animo, la rincora alen Oferare,Dri^'^y glioccU uer fé di lui di ^ua dal
rio, iouegìi era anchora, Auenga chel utìo, che di tefia le fcendea cerchiato f cinto VA la frorje
ii Minerua , co Va la fronde de lulii^t', elea Minerua Veade le fcientie è dediccta, KOn U
lofdaffe mani jfflmenie parere ^ E c^uefiofi^erU ragione già detta diffra .
PVR G ATORI 0
Redìmente nt Um dnchor proterua seguito Sfattici ne la fudcmlmiatd^rt f
Contìnuo 5 comt colui , che dice , frenfione amhoY ne latto KlBalmentefu^e/
EI p/w cMo parlar dietro rijerua^ ha, me ,h.ltim e jin\iì rifletto ^COrnf
Guardami ben : ben fon , ben fon beatrice, ' ^^/^^^^ ^^^^^^ ^^'^^
Come degnafii dacceder al monte i ^uehmentefayUrf, lacjual coPt^pw
No. f,pei tu , che qui e Ihucm filiceì ì^l ^lor.f^^^^
Qliocchi mi caidergtu nel chiaro fónte t B..frn.. ^ la cUo^nèf guardar nA mi
Ma ueggendomi m ejfo trajji a Iherha; fo o^ft^ertraYneìamh.one,Vero Dan
Tanta uergogna mi grauo la fronte . te, da^ual ^eat, naofj^Pf, hauendola.ca
Co/i la madre al figlio par fuperba^ me di f tiourlr mo , écfo Umorte di lei
Cornelia parue a me i perche damaro dmrnticafa, Vev'^o fin^e di guardarla nel
Semel fipor de la pietate acerba ^ ^^^^^9 f^^ Ificjual fcjfe lanimo utt
ttla fi tacque t^e gliangcli cantaro fo diluijatjual in atiojifarueamhorimì
Difubito ; In te domine (herauit ffri^f^yfuferha, aìtiera^'cme inanl^
Ma oltre pedes meos non paffaro , g^^^r.far^ta, e lefar.ìefue cheflegn,
^ XV ♦ jamenfep^mrìn a latto, glie b coyiprmai
ro, leijtfaliftiYon^ come fé dice f[c. Guardi
mi pur, che iofcn len (jueUa BeatJacjual tu poco fxdelmete e da ignorante ahhanÌQnofii ei[lhora,(juan
do io meritauafiu da te efferfcguitafa . COme degnaci daaeder al monte, ciò è, Come fifci de
gnato di uenirmìperfin (jua/ù a uedeYe, duafi uoglia inferire, lo non credeva , chauendomi tu
aSandonata, ci douefft mai ueniYe . N0« fqei tu che cjui e- Ihuomfflice:! Wolendò ìnftYÌYe, chef
gli /o doueapuYfaffYe, E leYrore chegli haueua fitto defpY tanfo iaYdafo,mn eYa degno dalcunafu
fa. Onde! poeta dice, tanta r/fere fiata la ueYgogna, cheli gYauo er ofpeffe LA fronte, ciò è-, La
mente, CWe gliòcchi, CHe, la ueduta di ejuella, intefapey la uirtu infedettiua, che uede , li cadde
giù ne/ chiaro fintf, Nel chiayj fumé, intefc feY lo Yimorfo de la confcientia. Ma che ueggendoft in
fjueUo, ilijual yendefcmfye uera teftimonian'^ dogni nofìra colpa TR ajfe a lherha,Li leuo O al^ì
a la riua, chera herhfa, pn non uederft, E moralmente, leuo g'iocchi de la mente, ciò de lintel
letto, a laJpfYan'^, chefempye ueYde,come (fufJìa, chel p<o'fzih li doueffe effcY feYdcnato , come
yagioneuolmente in tal cafo ft de fare, E non differayft de la mifcricordia di Dio, la(jual e infimi
fa . CO fila madre al figliopar fujf>eria, Varue jùferid Beat, a Dante nelaUo e ne le^AYole ffjcn
do da lei riprefc, Verche lacerna pietà fcntel ftpor damaro, E t aUhora ^ acerla la pietà, e [ente il fa
por damaro^ (Quan do anchora non ft dimolìra in atto, ma fi cela fctto lomlra di yigOYe e doYgoglio,
come hauea fitto Beat, uerfù di Dante , e la madre fi talhoYa confyal figlio. Onde ueggiamo chd
poeta flfffi a jnfjio propftto,hauendola ne la prima Stan'^ di (\ueJlafua Can^, Le dolci Yime di
moY, chiofùHa, chiamata difJegnofae ficYa dicendo, MafeYche ghatti disdegnofi efiri , cf:f ne U
donna mia Sono appaYÌti,mhan chiuja la uìa De lufatoparlaYe e cef. E poine lultima Sfa. di (]ueh
laltYa, AmOY, che ne la mente mi Yagima, hauendola ne la penultima def&xUa humiìiifma , ejps
gna la ragióne, perche fira e disdegnofi, auenga chffla n:inh filp, Ihauea in (juel luogo chiarKai
ta. Onde parlando a la Can^, 'dice, Can^jnefar che tufavli confYaYO Al dir duna fcreHa^che tu
hai, che cjuefla donna, che tanto humil fii Ella la chiama altera e difJegnfa . Tu fai chel del
f(y»pyeelucenfeechiaYo,E(juantoinfcn:infi turlagiamai ,Mali nifìri occhi pey ccgion rffai
Chiaman la (iella falhoY tenehrofa, Cof (Quando ella la chiama orgogliofa. Non confiderà lei [(coni
iol uero, Mapur fecondo (juel, chaleiparea, chelanima temea, E teme ancora fi,ih( mi far firn
Quantun^jue io ueggio la,ouellafcnta. e cft. E Lia fi taojue, e gliangfli cantaro, Effindofil pei
ta vergognato e [entità delfino errare mediante Beat, infefa per la [aera rheohgia^ GLiangeli^ci^
CANTO XXX.
^, lelu^ìyifiyìjj^iy^fiom, canfar^nfuSifoilfalmo, In ff domine fifrauìitòn mfùnJar in fffri
num , et j>rùf>nato a chi Jofo tal riconofcimenfo Jpera in Dio che li éehha perdonar f , come di fcjfra
f7<tifemo u^duto hauerfiuo il pria, Mu nonfalfaron atra jfedcsmeoh Non cantaron ^lian^fli di
ijuejì:>falm3 dire a juel uerfc, KVc concLfifii mein mamhus immici, ftatuìjii in hco jjamfcfedts
tneos, Perche da jufjfo uerfo in««^, il falm^ tratta ialtra materia .
Si (orni neue trd le uìue traut Vuolilpetadimoflrare.ch fi cometa ne
Ver lo doffo d'itdia (5 cón^eU ue cadm ne h^fchi che fero fqra degliM
So^ma ejretta da ìi uenfi Sch'mì^, fennini^chediuido^^^^
-> • 1- i- • r a rr. . ...sU. ha .perlofreddilfimouento Borea y che
Vur che laurra.che ferde ombra , j]^tr^ ì ;/j;E^of;.r/o.^.^
Si che par fòco fonder U candela j ^^^^^ ^^^^^ ^^^^^^^^
Coji fiii fenica lagrime c foj^nt /-^^^^ ^ y^^^^^,^ ^o/? ti gieh , che per la
Anxjl cantar di quei , che notdn jkm^rt rìpenfiane di Beatrice ,fegliera primaria
Vietro a le note de glieterni gnì t flretta al cuore, voifer il cantar de^lian^.
Ma poi chio intefi ne le dolci tempre eeliinfuofiuore ilfa!mo,chf difcfra hah
Lor compatir a me più che fe detto h:amoueduto,Siuenne alic^uffiire^et a co
Uauejjir 5 Donna, perche fi lo flempre ; uertiyft in lagrime efcffiri. Onde dice SI
1 0 gjel , che mera intorno al cor riHretto , come neue tra le uiue traui, chiama uiue
Smito ^ acqua fijTi 5 e con angofcia trauigliarkri, chr fcno fcjfral detto mcte
Da la bocca e da gliocch ufct del petto . ^ hauerlanìma ue^etatiua, VEr lo doffo
\ o J (i'lfalia,flf(nb il de^iOmonfe ad Italia, ccf
il doffc,o u^gìiamo dir la fchiena al corpo de lanimde, Soffiata e fretta da li uèti S chiaui. Ver
guardar la ftnijìra parte del detto mòte uerfc la Schiauomajacjual è- poi di la dal golfi di Vinegia,
ouogliamo dire dal mar Adriatico, 0 fufero uerfc tramofana, donde li uien, comhahkamo detto,il
freddifftmo ueto Horea, VOi lijuefatta inffelfa trapela, Trapelare frof Wo de lotro pieno, cjuado
in alcunaparte Jfade,ferclepajja ilpeh. Adunche cjuffUneue,licjueficédof,frapfla infiPfjp,PWr
chela terra, che perde ombra jfiri, Quefa e V Africa pofta a me^ di, donde jfira il uéio aufro,
E ijilflla parte dileich^ f>ofta fotio lecjuinotiale, come cjuandol fole e nel' Ariete, 0 ne la Lihra, ali
Ihora uien d perder lomhra per ejfcr a retta linea perfendicolarefct^ol fcle, licjue fitta adunche ijue
fianeue perlo jj^irar di tal uento trapela e pajfa talmerJe in (cft-lfci , che par fico findtr lacan*,
iela , Co/? dice, fi io fcn'^ fcjfin e lagrime, Anl^ al cantar DI cjuei che notan , Di c^uei che cani
fan fempre, Dietro a le note de glieterni giri. Dietro a canti de glieterni ci(li,che fcrrpre girano^
Verche àicano, che da moti di jueEi ne rifulta tra loro unafcau.ffma melodia, a lacjuale fccomt
fagna il canto de le intelligentie che li mouono, E jurfe fcno dal poeta intefe per gliangfli, che in
fuo fàuore cantaro» il [cimo , che dì fcpra hahhiamo ueduto. Era adunque il poeta inar,'^ al cani
iar di ijueftì angeli fen'^ lagrime e fcjfiri, perche da la jf re parole Ji Beat.fglieran rifretii al cuoi
re, fi come la neue tra le uiue traui era inan'^ a lo Jf rar de 1 Aufro, fcn'^ccjua efin'^ uento, per
ejfer prima fata congelata da lajpro freddo de uenti Schiaui , Ma poi chio intff, NE le dolci temi
fre, ciò f^, ne le feaui e temperate uoci del canti LOr cori^patire a me, il loro hauermi compaffioi
ne, Fiu c he shauefpr detto, Donna, VErche ft lo fempre r' ciò e-, Ter (jual cagione lo trauagli
attrifti fu co fi il ^ielo che mera rif retto intorno al cuore fi fece ffirito t!T acjua , F con angofia
e grande affanno ufct delpeUo DA lalocca e dagliotchi. Da la toccalo ffirito in fffm,e da glioci
chi lacc^ua in lagrime, E dffcriue apunto (juello, che fuol auenir ne lakiefunie^o^uando hitn rifrei
ft il nuaUhe immeff t^h,fc auien ihe di ([uello fa cf)i]t «o/erlo fufm ,
CANTO XXX^
Sfrondo eh le jìSe fon compagne^, ÌYmochflÌYainffrfinaJjtfi,chp,^^
m per Urghe{xa di gratie àium
C^e ji <i1» M<<por h<mno a lor powd ,
Che noHre uijìe U non uan uicìne }
Qkc/Ii jù tal ne U fua uìta noua
\irtudmente ; chcgnì hahho deflro
^atto haucrebke in lui mirabd froua ♦
Ua tanto fìu maligno e ftu filueUro
Si fri tcrren col mal [me e non cólto 5
Quanto egli ha fiu di buon uigor terrejlro ♦
M<:un tempo il fofienni col mio uolto :
lAcjìrando gliccchi giouenctti a lui
Meco! menaua in dritta parte ucìtc»
io fu U ftmflra non fotta fiy juejioyffri
(hfuolfanhft <r ^lieingtliy Vanfe utniud
gYÌmetnerdt Udal pme dietro a lei, e
tion IhauerU pinta intendere, come fotei
un fare, fiondo ella fu la dejìra filanda di
éoue fi fo'eua ad un medefmo temp uoh
(are V a c^ueUi , a t^uefìo . Stando
adunjKe Beat, fu la defira cofcia del cart
ro, udto pi le fue faroU A lefiefujìani
tie , the erano ^iangeli , i^ktf/i mofft da
€arita,haueano fietcfmète fregato heat.
ffr luì, de le fujìantie diremo nel ter
§ delFarad.'^Oim^ilate neìeterno die,
Wuol Beat, dimoflrar agliangdi, che Ihx
ue^no fregata fer Dante, che la fua ajfrtZ^ uerfc di lui non froceJeua dafuffrbia, come fareua
41 Dante, M<« fdarr^ente da carità, E ferche aftrfuader t}uefio a glianieli è leggier lO fa, uigilan do
fffi fcynpe NE leterno die, ciò è-. In Dio chè' luce eterna, nelaijual ogni ccfa riffìende talmente,
eh: UOUe n4 ftnno, ciò è", NV ignoràtia nefigritia NOw fiira, non teglie loro, PA/fo chef^ccial
fecol ffrfue uie, ciò è', Temfo che fàccia la turha del mondo jfer li fuoi froceff , Hauendo deUOfaff
fc, eftcendofi ifaffi fer le uie, Penhe glihuomini del mondo diuidon il temfo in anni, mff,gior
ni, uigilie C7 hore, cjueUo che gliangeli non fanno, fer hauer il fuo di etfrno,e no terminato dah
cun tem.p. Onde due, la fua riffofìa effr con fiu cura,che fer rffi angfli,comeuuol infrrire,nó
faria di hifcgno. Mi fer far che Dante, chefiange di la dal rio, Intenda lui, altjual da effa notte
efonnofuoelferarnhora ioltdfaffc,AciocheinluiDVnamifura,t!r egu^lméte fa la colf a el duo
h, Efpndo (fuefìo neceffario a chi le diuìne cofe cQntemf landò, f uuol fcluare . Er^ aduncjue Beat,
moffù non da fùferUa, ma da carità fer la fdute di Dante, come di fcfra dicemo, E fno a (jui fof
ftamo intendere ejpr frohemio de loratione. Ma che intenda ifafft fer il temfo, ìhahliamo ueduto
écncora di f fra alfrincifio ddncno cato, oue dite, E la notte defcffi con che fcle Fatti hauea due
e cet. Et il Tetr, diffe, Uai quanti faff fer la fclua fer di , bìOn fur fer oura de le rote magne.
Seguita Beat, fur in confp.fone di Dante, fer farli ancor fiu crefcer il dolore, ne le ft.e rifrenfoni
iimo/hando, chegli ne la fua noueUa età, fer far f ecceUéti/fmo in tutte (fueUe uirtu,a leijuali egli
hauejp afflicafo lanimo, hauer hauuto oltre al fàuor de cieli ,glinfìkfft de eguali molto pffano ne
^liorgani del corpo, ijuello de le diuine graiie ancora, che tutto pffano ne la dijf oftion de lanimo,
fAa ferche, fi cme il nò cclfiuato teireno fifa tanto fiu reo e fduatico col malfcme, cjuanto egli hu
fiu di hu^n terrejìro uigore euìrtu, Cofi lingegno delPoeta,LOrr.e uuol inferire, non effcrcitato ne
uirtuofi fiudi, fera fitto col uitio tìto fiu reo CT innetio ad ogni uirtu, (guanto e^li hauea fiu da U
natura di luon acume e fcttiglie:^^, Perche, <\uho lingegno afflicato al male e f iu fottile,tdto e'
fcmfre feggior e fiu nociuo . Dice adùcjue, NO w fur fer ofra de le rote magne, No« fur folaméte^
f^r diffnfitione de cielifiijuali girado rotano fcfra di noi, CHe,lei]uali magne rote,drizi^no ciafiu
fme ad alcun fine, Seiòdo che lefieUe SOn ccfagne. Sono congiunte,fer che fecondo che diuerfii
mente juefle fi co giungono, diuerfcmente dijfongon ancorai fine dognifime, Ma fer largheZ^ di
gratie diuine, CH<<wr?o a lor fioue fi alti uafori, Nafiendo la fioua da uafori tirati dal fcle in alto,
E moralméte, le eguali gratie hanno a le loro akndantie tanto eccehnii doni, CHr nofire uifte,ch^
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Postillati 16
PVRGATOR IO
fitto mlralil froud in luì^ (juejìò hahhiamo unaltra udta ejp^jìo iifcfrd, A Uun tepo il fcftm
ni col mio «ob,F« il peta fojìfnnfo alcun iemvo col «offo ii Beat, e menato uoìtò in dritiafarte da
fuoi occhi, ffYchf (jjlnhft ne lafua n:>uella efaie dato a li fluii de If facre lettere, hauea di gufile
fuferfiaalméte ufìuto et infefo c^uUo (juella talfua età fatica ^ Et era menai:s da lei uolto in dritta
farte tJmete^che fe hauejp perpuerato in talilìudi^come uuol inferire, hauerehh firfc fenefrato a
le meMe di ijKe[le,o uogliamo dir dfffa Beat, intefa jfer la facra theoìogia, Auenga,Lhe (jueflofia
impffihile, come gli jìeffc dimojìra ne la penultima S fan, di (jueUa fua Can^. Amor che ne la mete
mi ragiona dicend:>j C)p apparfcm ne h jh affetto, Che mòjxran de piacer di faradifc. Dico ne
glixchi e nelfifU do'ce rifo, che le ni reca amor, come a fio loco. Elle fouerLhian h n:>fìro intelletto, -
Come raggi:) di fcle in frale uifo, K ferchxo non le foffo mirar fijo , Mi corìuien contentar di dirne
foco e cet, Ma era per uenirnt a juella ferftuione, de lajuale Ihumano inteHeUo fuo effìy capace .
Si tojlo come in fu U foglia fui
Di mia feconda ctade , e mutai una 5
QueHi fi tolfe a me , e diefi altrui •
Quando di carne a flirto era faìna ,
E beìle\ia e uirtn crcfciuta mera ;
F« io a lui men cara e men gradita :
E uolfe i pajft fuoi per uia non uera
Imagini di ben feguendo fhlfe,
Che nuUa promiffm rendon intera ♦
Ne {impetrare f^iravon mi ualfe j
Con lequali ^ in fogno ^ altrimenti
Lo riuocai j fi poco a lui ne alfe ^
Tanto giù cadde ; che tutti argomenti
A la falute fua eran già corti j
F«cr che mojìrarli le perdute gentil
Ver quefìo uijitai lufcio de morti y
Et a colui p che Iha qua fu condotto ,
Li preghi miei piangendo furon porti •
t alto fiito di Dio farebbe rotto)
Se lethc fi p^ffaffc , e tal uiuanda
^offc gufiata fenza akuno fcotto
Di pentimento y che ìagrimc fpanda^
Due età fono in Beat, ciò è'ydueuiteych^
dfluna ft faffa ne Ultra ^E la jprima è- Ut
iiua, lac^ual fcrue a la carne, perche pfpr
cita e ne la fMua, e ne la friuata ammi
niflratione , Come de U Rep,e de la fr^i
fria famiglia. La feconda e- U contépUti
ua, E tjuejìa fcrue a L Jj^irito, perche fi fi
feràtane la contemf lattone de le diuine
cofe, come in confcere Dio cjuanfo ^ poffi
l.le a linteHetto humano . Dante figuito
adu(jue Beat, ne la frima età, la^ual era
freuia a U fico da, Ma comdla fiiSV Ufo
gHaycioè-ySu lentrar di (juejìa^e che muf
io Ulta, f che ft trouo effer [alita da carni
a ffirito , iterai crefiiuta ehelle^^e
uirfu, perche più iella e di uirtu più eael
lente è' la conteplatiua , che lattiua wfrf,
eglifitolfi a lei e dieft altrui, perche la fa
lifiudi e diefi a glihonori,a ìericche'^^
tfT ale degnita del módo,U[far,do la uin
del uero lene, e figuitando la yion uera,
dietro a le fàlfi imagini di <juel!o, le^unli
renlon intera neffuna promifftone, Impe
YOyche ejueftifilfi hrni ci f romettono,per)
che ne pareno, mano ciattengano, perche wdw fono uerileni talmente, che fiàdo ella, ragioneuoU
méte douea effer più amata ^ appregiata da ìui,a[lhora lifitmen cara E Men gradita, e di minor
gradò,che W3« era prima, Ue mi ual fi, dite, impetrar da Dio, come uuol infirire, iriffirationì, con
lejuah in fogno^come alcuna uolta auiene,tf; altrimenti IO reuocai. Lo richiamai a lafmarrita
uia de la uirtu, SI pOiO a lui ne caìfi, Co/? poco fi ne curo, T Anto giù cadde. Tato f laffcprecifi
far nel uitio, CHe tutti argomenti, che tutti ^Hndufìnofi rimedi, E Rranofiarfi, Erano dekli CT
infermi a la fua falute, Fuor eh molìrarli i E géti per Iute, àoì^, QueUi.ihe fin'^ ahuna redtni
tione, fono dannati a le pene ie Vi nf Acio che da <jUflle jfaueniato , tornajfi a la uia de la uirtu.
Onde dice,Ver£iuefìo ufitai L V/cio de morti, lufcio détro aljuaìe erano efft dannatimorti eternai
vnentenelpeLcato,Eta Virg,che (juafulha co doUo, furon porti li miei preghi piangendo, come ut
demo che dileidifp nel ficàio m in perfina dtffa \irgXhlto fkt:^ di Dio firehhe ro«o,H<iHfW4
CANTO XXX»
laquAl lofi non fuo fffcYf, fi f^liì^<'lfclp , - ^ , , . ^ ,
cufìafaCcnra éilcunofiotto DI fétimrnto.che jfaict la^Ymf.che-^Difentiment:^ acccfa^rìato da td
éoLJh^ficcU fiSgftf.Etèfer fmilitulmf U <\ueh che gujìand cito a Ihoflaricf.Etin t^tofcHO
iiQréti,che aufftt pagano lo fcotto dopi gufìato ciio,E DJte muifn lofagJn incf^ che ogulU,
Et ilfagamrnto è- ihf fict ffntimm con U hlorf.ihf Jf^da la^rimr,Et il cibo d gufli^r di Uihe,
(he fi dmétim ogni m^lf, offendo ijuejìo nfceffmoachi neU uiu ccfqUtiua uuol diumr fytto.
CANTO
0 tu cht ji'i dì U dal fiume fiero
Volgeniol fuo fdrUra me per punteti
Che pur per taglio mera faruio acro ,
'Ricomincio feguendo fin^a cunta 5
D/, cf/j/e queHo e ucro i a tanta accufi
Tua confèjfion conuten ejjer congiunta,
"Era U mia uirtu tanto confi fi ;
Che la ucce fi mojjcy e pria fi (j^enfe ^
Che da gUorgani fiioi fòjfe difihiufi ♦
Poco Jojferfi:poi diffe^.Che pcnfii
Rijpondi a me i che le memorie tri^e
In te non fi)n anchor da lacqua ojfenfi ♦
XXXI.
SfguifafUYanchra il fOfU nel frefcnfe
idto,in f nfcna di BfatJe rifrerìfmifitt
foli da lei in dimcjìrarli lerrore neljual
egli era incorfo fer haunU dofo la fud
morie dùméticata,ficéd:ìglielo dij^rofria
hcca confijfare , E tanto dim:f{ra efjìre
flato il j[entÌYnentù di tale emyf , i^r.e t/rf
^ueììo uinto, cadde gin fc, corti e tramortiti)
a ferra, E come tirato da Matelda jfer h
fiume ^e fuffritiO in jutllOjheKue de Ufu(
ttc^uf, e pi cofi lagnato, lo meno dentro
da la dan"^ de le cjuattro Ielle donne, chei
rano da la fmijira rota del carro, leejuaìi^
zofrendolo ciaf una con le iracciajo mena
Yon al
iof^euo di Bejit. E le tre doyiy\e,c\)eY<iino da la defìra YOta,fifiron dan'^ndo inan'^ frega dcr
;it, che farlando,uoleJfemoftrarli la feconda fuatellf^'^. OTuchefcidi la dal
fiume faiYó,Hauea Beat, f rima. Come hahhiamo ueduto nd f recedente canto, uolto il fuo farlar 4
gliangeli in fiirma , che Dante ancora Ihauea ptuto udire, E ciuejìo intende il peta ejpr parlar
fey taglio, perche in me^ tra jueUi e luifindrtK^ua, Onde hora chiama prlarferfurìta (juello,
cheUa uso udiandofiaìui, E / come il dar di funta noce fiu chel dar di taglio, Cof uuol ir.firire,
che fd farlar di lei per taglio gliera \aruto agro,^ è- fwulitudine da [apri, che hora Ufo parlar
per punta liparue, fuori di mifura , ojìico CT maro . Dice aduncjue, O Tu Dante, che fi di la
dalfime SAcro, Perche f come il fero finte del iattefmo leua uia il peccato originale, Cof (juefo
fiume, fuonìol poeta, leua uia la memoria dognimale, ?,Uom.incio, Seguédo Beat, nel fuo dire,
S^r\l^cuta,fcn'^4iuno indugio, finito ihfhhe il fuo parlar co gliangeli. Dì, di, f ciuffo diche
io taccuCc e uero, Impero che a tanta accufct Lonuienejfer conmta la tua confi ffìone , Perche non
he fa pentirf, ne pentito hauer dolore del ccmeffc errore^che f fcgna aggiungerui la uocal confi ffto
ne. EKa la mia uirtu tanto confi fa , l^ra lamia naturai uirtu de lanimo,la(jual feffenita in tutte
kperat.onìdel corpo, per la uergogna chera nata in me da le parole di Beat, Tcw/o coy^fifa,confpi
ta,KJ' aiorm.er.tafa,che (juantucjue la uocefifp moffaper riffjfiderle, f jjenf prima the fife difi
chiù fa e mddata fuori da foi organi in parole, Ver che lanimo nofiro ^ alleuolte tanto cppreff dalcu
na pafme, come cjuello del peta tra aUhora da la uergogna, che nulla f può effnitar negliorga
ri del corpo. Orde le mélra di (JufQo ne uengon a rim.ar.er in firma duno irrMolile jfff , POco
fcjjvrf, Voi dife, Chepenf t Sjffi>fi un pco Beat, che Dante ffff mut:,acio che la uirtu de lani
mo fuofrédeff aljudto di uipre. Voi dijp, CHepenf tu :' R Iff^ondi a me, Kiffondimif (juello di
che io taccufù èuero,lmpfro l] e lememorie trife,le(jua!i nòti Uffanorij^ódere,no fono anthor da
lacjua dd fiume offif e (lete in te^comffrm pi che di jufUe hmai gufato, come uuol infirire*
•A M a
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Postillati 16
pvrgatorio
Conpfwttj paura , mjieme mifle u cofùfme cUa ne tanima w/o (^freffl
Mipinfer un tal fi fior de la bocca ^
Alqual intender fitr meflier U uìjìe^
Come balcflro frange , quando fcoeca^
Va troppa tefi la fua corda e larco ,
E con mcn jòga Ufìa il Jigno tocca j
S't [coppia io fitto ejjo graue carco
^uori fgorgando lagrime e fijpiri^
E la uoce allento per lo fuo uarco*
OndeUa a me^Per entro i miei difirt\
Che ti menauan ad amar lo bene ,
Di la daìqual non è a che sajpirt j
Quai fòjfe attrauerfite , o quai catene
Trouafìi *y perche del pajjàr inanij
Vouejpti cofi JpogUarla jìpenei
E quali ageuoìe'^e , o quali auanij
Ne h fronte de gUaìtri fi moflraro^
Verche doueffi lor paffcggiar amji
iat iolore^f la faura ir la j^ena,chf mi fi
fraflaud perii comfjfc fallo mijìf infime ^
Mi f / «/fro e maiaroìt fitori ie la locca un
falfi^ Alijualinfertiler FVrmrftifrU ui
fle,Verche no uéne fiiorì fffreffo in mohg
che fi f:,tfffe uJire dal fuono if la uocf.
Ma fu neceffarÌQ chf fmeifjfe fer pliaui
efleriori del uifc, E m^Pra c\,e fi/fe a fimi
litudinf del Salfflro ijuado Ccoua.f che dd
troppa tefa rompe larco e la corda. Onde
lafta, ciò <», hflrale, toccai fegno, al(ju<d
tra desinato COn men figa, ciò è-. Con
manco fuga e piu lentamente, che fitto nó
haurehhe fc non ftfvjfe rotto, Verche dice,
chegli ancora fòtto graue carco di confiti
ftone e paura ^come dì fcpra ha dm,fcof$
f io e mando fuori fgorgan do per la bocca.
fcff}iri,e pergliocch) lagrime talméte,che
la uoce fermata in tjuefìa parola Si,che da
, "^'-^ r'"*^^** *jnr)ia l'arma òiycne
4iea PEr lo fuo uarco,cioe^. Ver la fua uìa,chera ijueUa de la hocca^ufir fuori, allento efiffi dehle
re lufcire, per lo fcoppiar e rÓper de fcffiri,chufcironper lamedeftma uia in firma,che la parola no
potè- efPrintefa fenonper uia delfcnfo del uedere. Onde Quid. Sepe tacens uoce,ueriaci' uuìtus ha
let. ONdella a me. Seguita Beat, hmadando al poeta, qVaififfè atirauerfate,o Quai cathene, citi
•e',Quali impediméti,o cjuai ritegni trouafìi iuVEr entro t miei difm,Ji}uali erano,come uuol infe
rirefolamete de la tuafalute,CUe ti menauan ad amar lo hene,^uali ti cÓduceano ad amare DÌ9
di la àalaual HOn h a che saff>iri, lió è cofa a lacjualfipoffa^ne fia lecito applicar lanimo,doued9
\n lux fclo effer pofto il nofìro fine . Verche ti doueffe cofi Jfogliar la ffera^ del paffar inah. diefr9
itme::E Quali ageuole:C<é,^ cjuali auanl^.cio^, E eguali comodi,o (juai guadagni, Simojfraron
m lafronte,cio^. Nel primo affetto deahaltri, perche doueffi VA foggiare, cio'e- proceder inan^i,
fen^partirti da loro, \/ olendo mftrire,chegli hauea ahhadonata !et,che lo ccduceua fey la uia de U
uirtu alfommo hene,perfcguitar altri, che lo còduceuanper la uia del uitio a precipitar nel male .
Dopo la tratta dun foj^iro amaro
A pena hebbi la uoce:, che rifiìofe^
E le labbra a fatica la formato »
Piangendo difjt j Le prefinti cofi
Col fiilfo hr giacer uolfer miei paffi,
Toflochel uofìro u fo fi nafcoft ^
Et ella ^ Se tacefji , o fi ncgafft
do che confifft ; non fora men nota
La colpa tua 5 da tal giudice fajfi »
li^a quando [coppia da la propria gota
Laccufa del peccato ; in nofìra corte
R'juolge fe contrai taglio la rota ^
Tuttauia perche me ucrgogna porte
Bel tuo error , e perche altra uolta
perche Dante frffiri,e che a pena, per fir
marie parole, poffa hauer la uoce, affai t
chiaro per cjuetto challimo detto di fcpra.
Piangendo difp, le prefenti cofe , Kifpdde
Dante a le parole di Beat, E conffffa efpf
uero, che fi tofto cheti a SI nafcoff, ciò ^,
fi morì, E moralmente, che glifìudi de le
facrelettere gliufàron di mente, LE coj?
frefcnti, ciò e- , Quefìe prfcnti tofe terrei
ne colfilfo lor giacere uoìfcro lifiioipafp,
Perihe colui che aUUona le fa.re lettere,
le(juali ne moflreno la uia, che fer noftra
faluteJohtiam tenere, immediate è d fuia
to da ijuefìifilfi leni e piacer terrtni, ET
th,f( tacefp^ofi negaffi^ Vimojìra B^«f.
che U
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Postillati 16
C j\ N T 0
Vctenio U S/rfne fie ftu fòrte*,
tcn giù n fme del pianger^, tr afcolta :
Si udirai , come in contraria parte
lAouet douiati mia carne fepltd^
X X X I »
che la clfìflf.onejd^jualfi iìffccafùYf Je
TV
(Itfi t utifl tutto , Ma ffnhe la uir^'>
prta V il f frumenti latjual ha in tal alt
, (0, mitiga la femita it la iiuina giujìi{ <*^u^
tia.<oy.efiUro,ail,aiìi.iAMMufm
re, Jt^J. maggior f.ra la uergogna^egU Una iMre, tanto pu "^''^-^''^f '
rnhnlo, E Perà-, altra uolta ['Urte , e non tilafù uoign , c.n-.e fi^ka al,^m VD«<J»
/, ,.renf. Uguali in altro Ug, halhiamo uekto ,{ftr f^gw.jicaterer U voluttà, idm ep'.aar tnf
rmi, iaaualgh fira lafciattolgnr. VOn giù il [me del panto, che tanto uten "'j'^' » g ,
fiarillLmale Lfiangerfiuf^ afcoltame ef ulirai come MU carne . a. e-lA.o corfofi A.L,^ <L
rJ>^ tTtUTuoker in contraria farte ii quella. Me dietro a le Sirene tu t, uolgejh, come uuol
inftrÌYf fEjc^uita miimojiYur la ragione dicenio^
Mai non tapfrefento natura ^ arte
Piacer : quanto le belle membra , in che
riinchiufa , e che fon terra Jparte :
E fd fommo piacer ft ti fntlio
Ver la mia morte *j qual cofa mortale
Douea poi trarre te nel fuo difw i
Ben ti doueui per lo primo flrak
Ve le cofe faìlaó leuar [ufo
Diretro a me ; che non era più tale ♦
Ko« ti douea grauar le penne in gwfo
Ad aW'ettar più colpi , o pargoletta j
O altra uanita con fi hreuufo •
ì<luouo uccelletto due , o tre ajpetta t
Ma dinanzi da gHocchi de pennuti
"Rne fi jl^iega indarno , o fi faetta^
Kaiura arte non iaffYffm mcti t^to
fìacfYf, juantQ fìron le me Ielle métra,
re Ifcjuali io juirinchiuf}, e che horafcf
7ìO ffarte in terra, Adu(jue,f( jer la mia
morte, (^uepo tana ^ran fioare ti 0i
coft, Clitcl altra mortai cofa ii dcuea foi
trar NEÌ fuo Ufo^cio è-ycht fu la df/idei
raffi, Volendo inprire che Yìfffì na,Ondt
fcguita, Bm ti doueui VEr h frimoprai
le,cio e , Ter lo frimo colp.che tu haueui
frouato de le fàGaci co/? terrene, leuar fu fo
dietro a tue, CHe nò erafiu tale, V/rche
da carne era, come diffe difcfra, fitta a
ffiritù . NO« ti douea effe frimo fìrale,
O Vargoletta, cornerà io, cjuando a fYini
àfio tipt^ccjui, 0 altra uanita con ufo ft
lreue,come fcno laltre top terrene, grauar
tra aueUeingiu LE fenne, eh h u^g'ie, AD affettar fiu cdfi, Toledo infrire che li douea
taftare quel dtlei, che da cjuePa moYtale, con tanta fua angofàa e noia era f affata ad eterna Ulta,
Jr con^fcercheaui tr. noi non ^ cofa,che lungamente f off, durare, E cj.eflc tanto maggiormete.
Li inlire, che douea effer conofciuto da lui, c,uito chegUer.gia inaffamatuYa età Ver che un
fiuoJ^ i>lfierto uccelletto (Pando ne la fmilitudinedr le fenne e deloHeUf^eUa lene due
e tre coki, Madina^. afennuti,fgiafàtti cauti delinfdie, come uuohnPrire, che r.r la morte di
lei douea effcrlui,rriìiega rete,o ftfaetta indarno. Onde Sal.nelfrmo defrouerh, TruPra taai
turrete anfeoculosfinnatoru. In talJÌYma ripehéder, dola fua igmantia e foco accorgimenti .
Licei peta in fcntentia, Io paua ad udir
Quali finciutti uer^ogmndo muti
Con gìiocchi a terra jl^nnoft ascoltando ^
E /e riconofcendo e ripentutì^y
7 al mi fiauiot eiT ella diffc. Quando
Per udir fe dolente , aT{a la barba ;
£ prenderai più do^i4 riguardando ^
Beat, tele, tjual fogliano ftar i finciutti
muti e uergognofi concliocchi laffi afcol
fando,<juando riconofciut'i e pentiti del hi
ro errore, uengon ad (ffr di (\uei rifrep,
E Beat. mi diffe , Ciuando fi dolente t
tentiti [fY udiY jueGo, che io ti dico »
A M iii
PVRGATORIO
Con men di reftjìentia fi dibarba
Robufìo ceno , o uero a noHral uento ,
O uero a quel de la terra di Hìarba ;
Cfc/o non leuai al fuo comando il mento i
E quando per U barba il uifi chiefe 5
B>en conobbi il uelen de largumento ,
E coms la mia faccia fi difìefi ;
JPofarfi quelle prime creature
Va loro apparfion , hcchio compresi :
€ le mie luci anchor poco fìcure
Vider Beatrice HQlta in fu la fiera}
AL^ UlarUy cio^, aI{J ui(ò,e rii
guarianh prertitrai j;iu Jio^fia,jferche
nel uflfYCùluiy daljual tìoi flamo YÌfrefi
ifl cmmeffo errare, halhiam (juflli
fiuuer^ògnae iohreyche fdarnenfeai
uiirlefur rqrehenfihih f^Yò^ey E jr^rffo
fin iohye uer gogna fYeniimùy tanf^
fiu ageu^lmenfe ne uien tid effirffydona
fo^COw men iirefjfìfn^ fi lilurUy
LeuDÌ poeta con fin difficu^ta il mento al
comanlmento ii Beat, per il hìore la
uergogna che h fremeuHi cht non fi ii'.
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Postillati 16
CANTO XXXI.
eh} roU unaperfon^in due nmrc, UrUffufhhkfueurici^^^^^^
Sctiou uch , ér ihre U rìuma ^^-rro^O v.ro. >^^Pr.U^^^^^^^^
Vincer vcimmi più fe Jleffh antica «..ra. Borfa,chru:en da tram^ntarui
Vwcer^cheUlm qut.quando la cera . J^\J, au.h U terra di nUf
Vi pcntir fi mi punft m hrtica ; ^ ^^^^^^^^^ ^ .y
Che di tutte altre cefi qual mi torje ^. ^ ^^^yj /^^^^/ ^rAjfiica,
Tiu nel fuo amor ^ più mi fi fè nimica^ Hwr^;f fu Ke de mmidi, E ijuondo
*Tanta riconoficn^ il cor mi morfe ; ^[.,^y^/ ,^f|?py u tarta , bew tc«oiW
Chiù caddi uintoie qual aìlhora fimmì ^ uelen de largumfntQ , ConoUi hen laftu^f
Salfi coki y che la cagion mi por/e* tia f Urte àtl fuo fcUil aYgumentare, feri
àe in Uo^ del uifc, chiefc la harha per
larmi ad intendere, eh io non erafiu unfinciuh da lafiiami tranjfortar da Uff etifo conjhai
uea fkm fin, allhora , E Come la mia ficdaftd jìefe e ieu^t fu , Locete n,io cor^freff e uiie
qyfHf frime creature, ciò ^ Cliangeli cherano nel carro, creati frima a tutte laltre creature ia
Dio, VOfcrf da loro affarfone , ciò ^, Queiarfi da udir Beat, chera loro frma ^fff M^'//
hauea finito di dire . E Le rr.ie luci anchor foco ft cure, Verche mi uerpgnaua del come /cf^^Uo,
€ non ardiuo di mirar Beat. Nodimeno, la uidi uolt a fulcri fine, i^uA e- una ferfcna fcla in due
nature, come difcfra dicemmo, e chera figurato fer chnfo,ftJcjual oa Beat, uolta, come a frm
àfio, me^, e fine dogni heatitudwe, di che Beat, intefifer la theologia , difjiifmente tratta .
sotto fu uelo,et oltre la riuìera,^on foteua Vate uederferf^Uamete U hede^^ di Beat, fer che gli
era ancora di jua,^ ella di la da', fiume, e fitto del fuo uf!o,iljual difcfra diffc che ne la lafjaua
manMauedere, E moralmente, nonfoteua Dante perfettamente con lìnteHettofenetrar a le mei
Me de la frittura fcxra, ciò è-, de la theohgia intefa fer Beat.ferche anchor non erajfenta in
lui la memoria del maìf, come uedremo che fàra foi, chaura f affato il fiume, E cjueffa gUna ueh
er imfedimento aferftttam^ente foter ueder la Me^^ di lei, E nondimeno, fer (juel che co tutto
cuefto nefo^ea comfren'dere, li fareua ANtica, chiama Beat, ar.tica, ejfcndo ella allhora di la in
fpirito, riletto a ^ufUo chera di lei (fuando ellauiuea di cjua in carne, Aduncjue dice, cheli jfaf
reua, 'che Mora c heUa era antica e di la in Jf irifo, uinceffe fiu fcfifffa, (juando era di jua in car
ne, cheSa, <juando era di (jua non uinceua di iellez.'^,come uuol inferire, laltre donnf, Et in fin
tentia,chAa auan'^ua allhora chera di la fiu in Me^'^ fifiefja cjuado era di cjua, chAa di (jua,
quando la cera, no au^^n'^ua laltre donne, Et ordina coftliefìo, Vareami, fitto fu uelo,f^ oUre la
Yiwera,anticauincer fiu fi fieffa, chequi, (Quando la cera, uincer laltre. Vlfenfir fm.i funfi
iui lortica, Lorfica del fentire,e ffetialmen'e del commeffc errm, f e- il rimofc de la confcientia,
ftrchef come quella funge, e da faffone al corfO, Cofi <luefto affigge e tormenta lanimo, Et
(Ofaconueniente e naturale, cherauuedutoflhuomo, e ferJitof delefue colfe, quella cofi, che fiu
Ihaueua torto tT fattolo piegare nel fuo amore , difuiando da la dritta uia de la uirtu, onde era in
tali colf e condotto, quella fc liftccia ancora fiu nimica,Kfr olire a tutte laltre fa da lui fiu odiata.
Onde dice,che Icrtua delfentire lo funfi Sì, ciò è^,Tanto, IV/, In quel luogo,uedtndo Btat.gd
fiata uilmente ahlandonata daluiy tanto heUa, che di tutte altre cofi qVal, ciò e-. Quella laqual
lo forfi fiu ne lamor fuo, e dif ardilo da lamor di Beat, come uuol infirire, fi li fice fiu remica .
Et e fmilaquelch diffe nel wsij.deVlnf in ferfcna del Conte Guido da Monte filtro, Cio,che
fria mifiaceua, allhòr minerete . T Anta riconofcen^, \J edendol foeta Beat, ejfr fi Iella, ricof
noUe tanto lerrore chauea fitto dahhandonarla , ferfiguir le uanita del mondo, eh fer lo gran do
hre cadde confifi e uint2, E qual egli allhora ft fice, fer non foterlo, come uuol infirir, ejjrimere
iUe,fiferlo CC/«, cio h Beat, laqual moflrandofili tanto Uh , glienhauea dato la cagione .
AM iiii
Il
0C4
pvrgatot^ io
E ummente^lijìuli ielffdcre ìetttYé fcnz ii tanu ddfUatmey f£mci(an(ù YHùìofcfY Itnoflri
eYYor'h àf fer mi me^ffmi m gogna n duci deffèrni incQrft, ci cùnfindìamo •
Toi (]uandol cor ài fuor uirtu renìmmì 5
L<t donm , ch'io hauea trouata fola ,
Sopra me uìì'i i e àicea ; Hìmmi , tkmm'i ^
bratto nihctuei nel fiume infino a gola ^
E tirandofi me dietro fi:ngiua
Sourcjjò ìacqua lieue^come Jpola ♦
Q.uando fif prejfo a la beata r'tua ;
Afperge> me ft dolcemente udijji*^
Ch'io noi fi rimembrar j non chio lo fcr'ma^
La betta donni m le braccia aprijji t
Abbracciomi la tejla*^ e mi fimmerfe^
Oue conuenne chio ìacqua injhiottijft t
Indi mi tolj'e , e bagnato mofferfe
rientro a la dan:^a de le quattro belle ^
E ciafcuna col braccio mi coperfe ^
^rano fritna le ultali uirtu dA Vofta, fer
lo fetimento e dolore^ chf glieron nati dai
ricon^fcimeto del fio fado ritira fi al cuore
in foccorfo di <juello,come ala rocca del coy
p talmète,chegli no pofrA\eder ne udire,
ne aUunaltrofuofcnfo ufar delofficio fuo,
onde ha detto chera caggiuto, Ma poi chel
cuore li rendè le uirtu per le mehra, VU
de Wìateldayche prima hauea trouaia fcla^
fcpra di lui, E dicea Tienimi /iémi, cioè',
Tienii tienfi a me. Et hauealo tratto fina
a gola nel fiume, E tirad:f(lo dietro,fcnan
daua di la da (jueUo fcpra laccjua legiera
come jpcla gettata colo jìame fra le fila de
la tela da colui chela teffèjaijual paffa lef
giermete da luna a Ultra efhemita , fcn"^
cagger tra le fila. Come Mafelda paffcuxt
ia luna a Ultra riua del fiume fcpra laccjua fen'^ affindarfi in juella . Kiconofciufo adiijur,e del
tutto pétifo il poeta dognifua colpa, mtelda,intefk per ìa ulta attiua, come iHuftrata de le (Quattro
morali urta, LO getta nel fiume, c\o e , Lo laua e moda dognì macula tirldofelo dietro, E giunta
freffo A La teata rtua, Per efferpo/pduta da leati fpiriti. Sudi cantar Ajferges me domine e cef.
llciual uerfofi dice ne lo ffar^er de laccjua [anta, perche ha uirtu di rimouer i maHfi>iriii,e purgar
ia peccati ueniaìi, Citauan^ gliangeliper ilpoeta,che dogni immunditia era lauato da Mateldaja
leuo delfiume,e cofi B Agnato, cioè-, MÓdo,fuYgato e nettOyhfjtrfe e prefento défyo a la dan^ de 1
quattro Me dcne,cherano da lafmiftra rota del carro, ciafiua de lecjuali lo coperfe col Iracciojfche
furgato e modo,e tolto ma ogni memoria del male in lui^potè-cofeguir le auattro morali uirtu figni
ficaie fer effe quattro done,e di quelle ueftirft, onde dite, che ciafcuna di loro lo coperfe col iraccio .
No/ fem qui 'Nimphe , e nel cicl femo flette x
Pria che Beatrice difcendejje al mondo
fummo ordinate a lei per fitte ancelle ♦
Menrenti a gliocchi fiuoix ma nel giocondo
Lume , che dentro , agu^^eran U tuoi
Le tre di la , che miran più profondo X
Cofi cantando cominàaro : e poi
Al petto del grìphon ficco menarmi ^
Oue Beatrice uclta flaua a noi,
Vifficr ; che le uifìe non rij^iarmi :
Pq/fo thauem dinanzi a glifimeraldi
Onde amor già ti trafifie k fiue armi^
Sono ejuffie quattro morali uirtu , e cofi
ancora le tre jfeculatiue qui in terrabiim
ft , Perche 9 fi come le Nimft , fecondo i
poetijuano uagado duno in altro hofio^odu
m in altro monte, e fcno ordinate a Diana
per ancelle, Cofi quefle fette uirtu u5no ua
ganlo duno in altro indiuiduo, e fcno per
ancelle ordinate a Beat, cioè-, n la fiera
theokgia , non potendofi hauer di quffla
perfetta cogniiione fcn'^il me^ prima de le
dette quattro morali,e poi de le tre fiecula
due uirtu, E fcnofteRein cielo, per che, ft
come Uftelle non hm fer /oro mtdefimt
mot^
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Postillati 16
mfo alcuno ^ma fono fjfe in effo cielo yCoft
la fuy juefle uirtu no uanno uagah dunQ
in unaltYO^come c^uagiu ira noi,feYche in
tutti gli f^iriti e ne lanime leate fono ferfi
iiffìme, e come a fì<o principio f Ytpofano
tutte in Dio, Ma che, fi ce do il poeta, fieno
jleUe in cielo, lo uedtmmo ancora, e de le
t^unttro nel f rimo de la prefcnte catica dice
do, lo mi uolfi a m^an dfflra e pofi mete A
Ultro polojf uidi (ju<(t(ro ftelle ec(f,E de le
CANTO
Uille difirì che fiamma caldi
Strinami gUocchi a gliocchi rilucenti ;
Che fur fiural gridone Hauan [aldi ^
Come in lo jìffecchio il fiUnon altrimenti ^
La doppia fiera dentro ui raggiaua
Hor con altri hor con altri reggmentì ♦
^ enfi lettor j sio mi marauigliaua ^
Qj4ando uedea la cofi in fi flar jucW ?
£ nel idolo fuo fi trafmutaua ♦
tre ne lottauo,oue dijfh àuca mio, TÌgliuol,che Ufu guardia Et io a lui, A cjuelle treftceUe Di
chel folo di cjua tutto au'm arde, ì i egli a me, lecjuaUro chiare lieEe, Che uedeui JUman fin di la
haffe,E aueflefinfalite, oueran (juelle . MEnreti a gliocchi fuoi, Voffano cjuefìe juaUro morali uirfu
menar Dante fino a gliocchi di Beat, come promeKon dif^re,cio è',pffano diffonere indriz^i
Ufua udunta a U dottrina de le fiere lettere, nelecjuali e- contenuta U theologia, ma udendo pei
netrar al goc^ndo Urne di quelli, cÌj è-, uolendoprofindarft in tal diletteuol 27 utile dottrina, ^
dihiCogno, chele tre donne di U da U dejìra rota del carro, intefe perle tre thecltgiche uirtu,aguZ^
Zno glixchi del fùo intelletto, per ihe mirano piuprofindo, che non fin le cjuattro, potendo/: fcla:^
menti, mediante tali tre uirtu ff e cui atiue, penetrar, guanto è-poffMe a Ihum.ane menti, ne le uife
re deffi theologia , ne Ucjual confi/ìe U contemfUtiua uita, E non per uia de le cjuattro m.orali feri
finenti fclamente a U uita attiua . CC^ cantando , Cofi, come haUiamo ueduto dice , ihe le
quattro comindaron a cantare, e poi lo menaron al petto del grifine , oue fer coma a loro Beai
trite jìaua uoltaful carro , Ondedifcpra diljc, che U uide uolia fu U fiera . Vljfcr, Ta che non
Yij^iamì le ufie, Hauendo cjuefle cjuattro donnepjìo ilpefa dimnl^i a gliocchi di Beai, lucenti cO
me CmeraUi,Ummonifcono , che non dehha f^armir le uijìe, ma ueder de le Iflle:^'^ di là , cornee
uokion infirire, cjuanto pffhil a lui, non effcndo in ftculta di loro {per U ragione già fiu uolte
detta, dip'Uerg^icle mfirare, Vaauali lucenti jmeraldi, amore, che ne gliocchi de U cofa amata ufd
iiflàre, glihaueagia tratto LE fLe armi, ciò e, le fue flette, cherano gif guardi di cjueGa. Wlle
Mri più caldi che fiamma, tfìèndoi p:eta poffo inan"^ a gliocchi di Beat, mofìra, che infiniti defii
ieri ardenti più che fuoco gliftrinjcro tST indri^^aron gliocchi firn, a gliocchi lucenti di lei , iijuali
flauano pur faldi a riguardar fcpral grifine, il che ftgni fica, chjfcndo, mediante le quattro morali
uirtu uenuto a U confideratione de le fcicre letteye , nelecjuali ^ contenuta Beat, aoe' ,U [cera
theologia, lardtnfe defiderio chelhe dinfenderU, lifice uol far gliocchi de lintdletlo a U confiderai
tion di quella, Uaual teneua gliocchi pur [curai grifine , perche U thfùbgia riguarda fmfrea le
lue nature che fino in chr fio, figurate del poeta per le due chefr.om eff grifir.e ilei e dififra
halUamo Pia detto . COme in lo jfecchio il [ci, K aggiauae rij}lendea l A h^fi^. fiera c:o li
Pri^ne, ter effir di due nmre, ne gliocchi di Beat, n^n altnmenti,che fi fticcul [de ne lofiecchto,
HOr con altri CfT hor con altri reggimenti, ciò e , Wora in una firma, et hora in undtra, jferche
non fimpre lafirmra fiera figura chrfiz in humana firm.a , ma in diuerfi e fiu^ altre, Penfit
^dunaue, dice, lettore, fi io mi marauigliaua, cjuandoche io uedeua L A cofi, ciò ^, la f.rmct
del Jrfine STar auetain fi , Star[cmfrein fifìfffauna medefima ,E Nelidolo fuo cioè-.
Et in Beatrice SI trafirmaua. Si imofìraua non femore grifine , m,a Ura duna Kfr hora dui
naltra firma, come hahhiamo detto, E chiama Beatrice I Jo'o del grifine , feYche , [tcome idolt
erano chiamate al tempo de Gemili jufUe fì^tue cherafl^re[cntauano ghVei , chefft adorauai
m , come Gioue, Marte, Afolline e cet. Cofi Beatrice, eia e-, U fiera teologia , Yapprffint^
chYijlo^truUando df U iiHÌnit<t et hmmta di lui •
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Postillati 16
Mentre che pkna iì fiupor e Vieta
Lanima mia gufìaua di quel cibo j
Che fatmio fe di fe ajjcta^
Se dimoflrando del f iu alto tribo
l^egUatti , laltre tre fi firo auanti
VanTjindo al loro angelico caribo ♦
Volgi 'Beatrice j uolgi gUocchi fanti ^
Era la fua canT^one ^^al tuo fidele^
Che per uedeni ha mojjì pajji tanti
Ver gratia fi noi gratia^ che difuele
A lui la bocca tua ^ fi che d fcerna
La feconda beUe^a^che tu cele^
PVRGATORIO
lo fiuf or f nafcf in mi la granlifjimd
mmiratione ie la co/S, che non intenlm
mo,comera ijufUa, chel ^rifònf^jìanlo in
fifi^'/fc mutaffe ne gliocàìi lucenti di Beat,
diuerfi e uarie firme , lajual ti fofta non
ifìtfnieua ^Efuorjajcer talhora da coft
c\^e aUrifia, t talhor da cofa , che rigioìfce
lanimo, oltre di cjuffto^ hahlimo adirti
tendere, chel ciho de lanima , ilt^uale-la
dottrina de le fiere lettere, è- diuerft e tuti
fo contrarioa ifueUo del corfo, ferihe <jue
ftoy ijuanfo più /i^tffla, tanfo maggiomé
(e fatia, ma di (gufilo tanto meno yfercht
if^tefò un mijìeriOj immediate nafcel dejii
imo dintenderne unaliro, e dopo (fuffto, unaltro, epoiunaltro, e cofi fi procede in infinito talmen
te, che non fatia mai, accende fimpre il dfftdmo più di fi, Vice aduncjuel poeta, Mentre che
lanima mia Piena di ftupore. Ver ^Ufl chahliamo difipra detto, E lifta, Perche le fef ere lettere non
attrijìano, ma fono a ìanimo iifcmma dilettaiione, G S/ftaua di tfuel ciho, Confiideraua , mediante la
potentia intedettiua, di (Quella doUrina, CHe, lacuale, SAtiando(per ifiar ne la fimilitudine del
Clio) m ^, addottrinando S'È, do ^, Se anima, Asjèta di fi, Appetifce di fi dottrina . Verche,fi
come hahhiamo detto, ella non fitia mai , SE dimoflrando del più alto triho. Mentre che! poeta gu
ftaua di ^uel tal dio, Laltre tre donne cherano a la deffra rota del carro dimoflrando ne gliatti
SE, cioè, Seflffp, mi più alto frih. Del più alto trihunale. Et in fcntentia, dimoflrando ne glii
atti fi ejfir di (jueEe, che flanno piupreffi alalto tribunal di Dio, E meritamente, fmhe fiignifican
O ijplendor , diuina luce eterna j
Chi pallido f fÈce fitto lombra
Si di Varnafo , o beuue in fua ciflerna 5
Che non parejfe hauer la mente ingombra
Tentando a render te j quel che pareUi
La doue armonÌ7jndo il del tadombra^
Odiando ne laere aperto ti filuefli^
Uauendo Beat, a preghi de le ire grafie, ri
moffcl uelo da li fi^oi occhi , e mcftrato a
Dante guanto fijfila fua SeUe^"^, ciò è^,
Hauendo Dante, mediante (fuffle tre diui
ne uirtu compre fo di (Juanta ecceGentia fi) fi
fi Beat, ciò è-, la para thfologia , efclama
con ammiratione a cjuella domandando,
O ifflendor, O diuina etema luce , CHi
f flie fi pallido [etto lomlra di Parnafc, cioè y chi diuenne mai per troppo ftuJio poetando tanto
faHido efimorto, O Bfuue in fua ciflerna, O heuue ntlfiuo finte, ciò ^, ahnèo mai tanto in eloi
^uentia, che nonpare/J} hauer iNgmlra, ciò e-. Occupata la mente TEntando, Facendo proua,
A Render te, A dimftraYti cjueBo chf farefli, (^ando tifoluefìi. Quando ti dim^flrafli ne laere
aperto, t mn più fetidi uelo, come uuol infirire, LA douel ciel (fdomka, armoni^ando, ciò e-, la
icuel cielo col doLefiiono, che fccondoi Platonici, fanti moto, {llc^ual dicano eflìr fcauiffìmo) fi
(Opre, Etinfimtentia, la doue dfcoprendoti dal neh, rimanejfi fclamente adomlrata e coperta dal
Ili
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Postillati 16
CANTO xxxr*
oV/o i Woìfnh infirire, rfpr imfoffìMf ai fj^rimerh, Ferche le Ixulnf cofc fcno, tìOyì iJie la nQn
fotfYÌe efirimere, ma incomfrehenféilt ai ogni intedeUo hmano, oriim co/i il teflo, O ijfUn
doY,DiLa eterna li<cfy chi fi fice fi falliiofottohmlra diPaynafo, O henuf infua cijìfma, chf
tentando a renirr te cjuel chejparefìi, (juanio fifJi<efli nelaferto aere U dokel del iaion:ha aU
rKom^nio,cht non farejje haueringamhrala mente s!
CANTO XXXII.
l'amo tran fiocchi mm jijft & mtnù
Adishramarfi la decenrre fite^
Che ^ialtr'i finji meran tutù j^entt t
"Et fjji (Quinci e quindi Uum \mtt
Se^uitanioìf^eta neìfrefcnte canto ilffù
fofito labiato in fine ielfreceiente iimos
fira, comefianio egli ^ro/fo intento e fifa
a Yimim Beat, le donne li HQltaron lef
1
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Postillati 16
PVRGATORÌO
non caler 5 coft lo fanto rifi fi^^^ ,1 ^fi ^/^^^ ^^y/, ;e ^,^/;,
A Jé frafce/; con lantica rete:
Quando per fvr:^a mi fu uoltol u'ifo
Ver la jinìHra mìa da quelle Deej
Per ch'io udì da loro^^Vn tropp jifi*
troffa luce, che ia ^hocchi di leiglierA ut
nuta, Yimafc attagliato, f che pi riiorna^
(0 a rihauer la ueiutst, ui Je quella moUii
tuiinr ài head, che inan^ e dopi carra
f^iicf deano, dar uoltafu la de/fra, er
fieme con quello tornar in dieim uerfo lappane orientale nelmeiffmo ordine difrima, Et eali,Wiai
irida e Statìo [cantar da la drjìra rota fin che giunfcro a laltiffmo arkre de la uita'oueBeaffce
feiel carro, e poi, rinouato More di fronde e fiori, egli fadormento , ma dejiofoi, e da Beat, che
foUftfcdeua c*/ piede deffo arkre con le quattro e tre donne dritte intorno a leì,ammonit:^ the douefi
fc mirar il carro, chera legato a larhre ,e fcrtuer pi tornato che fife di qua,cioche haufJTe ueduto,
Videftguird'uerle ejìranecofe di quello. Come ne lejp^fttione moralmente ftra dichiarato .
TAntoeran gliocchimiei fifft eT attenti. Erano gtiocchi del poeta tanto intenti e fifft A Distra
mar fi, ciò ^, A trarft di hrama, laqual e grandiffmo appetito che Ihuomo ha de la cofd , LA dei
tenne fete, lauogliache x.annichaueafcffirfa diuederBeat^cioe-, Dintender il fcnfo mifticode
lafcxrafcrittura, che glialiri fcnfi, da queflo del ueder in fliOri,MEran tutti enti, Verche,fi coi
me fti chiariffimamente dimojìrato al principio del quarto canto, quando uno de nofìrifcnft e tanto
ajìratto ad un fclo ohietto, glialtri non ponno ufar de [officio fuo . ET effi, do e^,Eteffi occhi, hai
uean Quinci e quindi. Vi qua e dila PArete dinon calere, Imped mento di non curare, Perche,il
non cur^rfì di ueder altra cofa che Beat, impediua gliocchi fuoi, che non fotea mirar in altra parte
che in quelli di lei, CofilofantO rifo defuoi occhi A Se trahelli, li tiro a fe COn lantica rete. Con
Untico amore, ilqual prende la mente, cme U retelucceh, qVando perfir^^i mifii uolto il uifo,
Erano, dice, gnocchi miei intenti e fifft in quelli di Beat, quando per fir{4 mifii uolto il uifo ue rfo
la miafmifiraDA quelle Dee, Da quelle tre donne, chemerano da quella parte. Perche io udì da
/oro V N tr^pp^fifc, do h , Vn troppo fi fo mirar e il tuo . ìlfcnfirfi adunque il poeta riprender da
quelle Dee c ò dirli cheglì miraua troppo fife ne gliocchi di Beat, li fi per fir'^ rimouer gliocchida lei,
e uoltarli a la fi^a fin fira parte uerfo di quelle, che di tal coft lo riprendeuano , No« effendo lene,
che fi miri trojp fife negliocchidi Beat, ma folamete tato che hafti,Perche\mtfìleUo fi profónda al
cuna uoUa tanfo ne la diuina luce de lefacre leUeYe,che ui rimane ahhagliato,e uienne ad ejfer men
capace, che fe con mlfura cercajfe di uolerle intendere ,
E la dijpofuion , che a ueder è è
Ne gliocchi pur tcfìè dal fot percojfij
Sen-^a la uìfla alquanto ejpr mi fèe t
Ma poi che <d poco il uifo rifvmojfi ,
(Io dico al poco per rijpetto al molto
Senftbd , onde a fòr\a mi rimojfi ; )
Vidi in fui braccio defìro cjfer riuolto
Lo gloriofo ejJcrcitOy e tornarfx
Col foie e con le fette fiamme al uolto ^
Come fitto lì feudi per faluarfi
Volgft fchiera. e fe gira col figno y
Vrima che p offa tutta in fe mutarft^
QjceUa militia del celeTle regno ,
Che procedeua tutta trapajjbnne,
Vria che piegaffd carro il primo legno ♦
Moftra, che quella dif^ofit'me, Ue^ml
ne gliocchi PVr tef{e',pur horapercoffi ia
raggi del fole, che in fatto ^ di rimaner
Magliati, Quejla medefima lo fice , per
alquanto ejfer fen'^ la uifia, hauendo tori
tofur allhora gliocchi da quelli di Beat*
perche dal troppo loro ^len dorè, gliocchi
di lui rimafero fmilmenie, come uuol infi
tire, attagliati, MA pi chel uifc, Mrffoi
dice, cheljcnfo mio del uedere fi rifirmo
erefìauYO al pco, y'.j^ttto A L molto fcnft
lile, ciò e. Al molto fflendor de gliocchi
diBeaf, che a mieifficeua tanto fiori di
mifura fcntire. Onde, Dalqual fcnfthile,
mi rimoffm fir'^ ,ferche da quelle Dee
uii un troppo fifc^ cQme hathiamo di fcfYH
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Postillati 16
CANTO
Inìi <x le rote fi tornar le donne ;
ti Griphon mojfe il benedetto carco
Si , che fero nutl^ penna croUonne*
La bella donna , che mi trajfe al uarco ,
E Slatto io feguìtauam la roM,
Che fi lorbita fua con minor arco ♦
xxxn.
ufiuto, vili lo ^lorkfe effercitó Yiuoìto in
fui traccia iffiro, e tormrft col fole^e con
U fitte fìammf^che ufciuam da canitlalri
ni mito, ferche frimà andnuam uer Offi'l j
àéte, et haueano il Jole a le reni. Ma hoM
tornando uer oriente, lo ueniuano ad ha$
uere, cme dice, al uolto infieme con le fct
te fiamme de candelahx c\)e andauano /oro inan'^.lo ghi^^fo effìrcito intende fer li xxiii/.fmori
etuUighaltri che fme de ano inanime dietro al carro, E ferche fiKUolte hahhiamo^ia detto Beat.fl
gmfìcar la theologia, e ^fiocchi del petti il fuo intelletto rimirando in ijuella, ne far tediofo il tante
Mite rfflicar una medeftma cofa . Ma juedo, che ferii carro, che frima frocedeud uer occidente,
e foi difcefa Beat, da cielo in (fuetto, ft riuolto uer oriente uoglia fgnificareft e-, che frima erafif
gurato fer la ftnagoga de Giudei nel teftamento uecchio, Et erafifariito da larhore de la uhidientid^
iiqual era, fer lo ficcato de f rimi far enti, fenl^ fedite e fiori, come difotto ueiremo. Et andauafri
ma uer occidente f arte infelice del mondo, E juantun^ue effi Giudei fe^uitafpro in t al loro fina goi
ga la Ifg^e Mùfaica, nondimeno, f(T lofeccato originale deffi primi farenii,andauano tutti dannai
ti a Vmf Tormua fot, difcefa Beat, in <lue!lo,a dietro uer oriente, ftliciff ma oltre a tutte laltrefaf
ti, ferche non fiu la Sinagoga de Giuiei,ma era infgura de la nuoua e chrifliana chiefa fvndata
fu la facratheologia da Chrifto, mediante lafaffion delcjuale,fer lo fuo freciofiffmo pingue ffarfofi
fral legno de la croce, ftamo redenti da fa! peccato originale, e feguitando tal carro, ricondotti al det
to arhore, il(fualuedremo,ferlo fuoritorno, rinuerdire, E fe da noi non manca, ultimamente afcen
éeremo fer jueRo a fiu heata efilice uita . Come fotto li feudi ferfiluarf, Vefcriuel modo, che
tennel carro, e (Quelli che tante cedeuano nel uoltarf, che fit a ftmilitudine de la fchiera, (Quando fer
fcluarfe e non effcr offrfa da nimici, fi gira tutta intera a foco a foco fotto li feudi, E Colfegno,cio
con la bandiera inanl^, non fotendofi tutta infteme ad un tempo uoUare, Cofi dia, che (^Vella
W celefle regno. Stando anchora ne la fimilitudine de la fchiera, ciò e* , Qu,ella f<]uaira
mi^itia , ^ .
ie fanti padri, chefrocedea inanl^ al carro, traffafso tutta frima chti carro fiegafp, fer uoltarf,
IL primo legno, ciò ^, il temone . INÌi, ciò ^, Da effcfrimo legno, le tre donne che da la deftrM
farte,r le (fuattro de dala fmiflra liflauano,f tornaron a le rote,E L Grifvn m.ffe il ienedetto cay
ro ful<jualera Beat, co gliangeli, SI, ciò Tanto dolcemente lo mojfe, CHe nulla fenna croBoni
ne, che neffuna mojp o piego de le fue altiffme a le, perche Uio, de la fua fcmma giufìitia e mii
fericordia, figurate per effe ale, come di fcfra dicemmo, non fi muta mai . l A heRa donna , che
mi traffe al uarco, io ^, Matelda, che mi tiro a la heata riua del fiume, E Stati. CT iofiguitauam
U rota, CHeft lorhifa fua con minor arco, ciò e-, laijualfèce 'a uolta fua nel girarfe , con minor
giro, E (\uefìa uenne ad tjfer la defira, fenhe, efpndofi il gbriofc ejpnito riuoltato, fer tornar ini
dietro fui traccio deftro comh:t detto difcfr^, E (jue/ìo mejefimo Scendo poi anchora il carro , U
defira rota di (jueUo ueniua a fare nei girarfe la fua uolta con minor arco,e la fini^ra con maggiore^
Seguitauan adunque la defìra rota da lacjual farle erano le tre donne, ferchel foeta hauea già lai
fciatola uita attiua, nelacfuaì fcjfircitanole (Quattro donne, cherano da lafinifira rota, tT erafi dai
to a la contemflatiua, ne lacjual fcfprcitano le tre, chefcco irfieme da la defira rota erano .
Si pajfeggtando Ulta fdua uota
(Colpii di quella, che al [vj^cnte cr(fc)
ìiemfraua i paffi in angelica nota ♦
For/é in tre uoli tanto Jpat'io prefe
disfrenata faetta^ quanto eramo
"Rimoffi y quando l^eatrice fcefe^
Vaffeggiando cofi al fari del proceder lei
carro f la fclua yOta perla colpa d'Eué
(he credè- al [èrpete, chefe noglihauefji
creduto, ella non hauerelle infieme con
Adam peccato, E non hauendofeccato,nP
farianofìati Qamiati deffa fclua, ma Ihaur,
f
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Postillati 16
PVRGATORIO
Io fetià mormorar a tutti 5 Adamo: ritmo rififn^Jiiit^f Hi, eh fi/fero Jifcfft
Voi cerchiar una pianta dijj^ogliata ia /oro, Terufraua ifaffì IN angelica mt
Vi fòglia e daltra fronda in ciascun ramo^ t^ilnirì^elua canto, ferche lì moufn fet
La coma fua 'jche tanto fi dilata mhlcantodelftYf knnf, eh feguitai
Viu 5 quanto più ua fu 'jfbra da gli Indi ^"^^^^ ^^P^a rota inan^ a lui.
Ne hofchi lor per alte^ja ammirata, ^^'f' ^^^'^ ^""^^^y '^fi
Bfif 3 /ei driphon ; che non difcindi ' ''"^f ÌT/Z"'"' "'^''1'
Colhccco dcjlo legno dolce alguflo; lo h in trr tr.Ui danoDisfrenaf^
Fojcia che mal fi torce il uentre quindi t Sam liina dal fu^ frer.a , ilaml e'
Cofi dintorno a larbore robuflo U corda de Uno ,Etin fcntentia , fram
Gridaron glialtri t e lanimal binato j fy-oceduti coft faffe^mndo fam , ^«^n^a
Si fi confirua il fme dognigiuHo^ unfòrtf arco ptr/ihefirp in tre gran trut
E uolto al temo,chcgU hauca tirato^ ti finger da fe una f nella e fcketta faetta^
Traffdo al pie de U uedoua frafca^ quando BeatricefcefedflcarrOyEt egli fen
E quel di lei a là lafcio legato^ a tutti mormorar Adamo, fer che e jfeni
io giunti a larhore de lutidientia e de U
fci'ntia del hene e del male , che indujji
Adamo a peccare, mormorauanO, riprendalo lajua l'fu^idientia, come <iuella che fU cagione di
friuar Ihumana ffetie éi tanto ameniffmo luogo, POi cerchiaro,Poi cinfcro e circondaron una pian
tadiffogìiata in ciafcun ramo di figlia e daltra fronda, E (juefta è' larhore chabhiamo detto. Et era
àijfogliataper lo peccato commeffo d'Adamo de la difuhxdientid, come dicemmo difcpra . t A co;
mafua, Era (juefta pianta ni contrario df laltre, lejuali, guanto fin fi inalano, iantù meno fi dii
lattano ne fuoi rami, E <juffìa fi dilauaua tanto fiu. Perche de la diuina fcientia, ([uanto più nf in
tendiamo, tanto più ce ne refìa da intendere, effendo infinita. Et era, per la medffma ragione tan^
to «Ita, che ijuando ienefvffe ne kfihi d'India, oue gìiarkri fcno altiffmi, farehle daloro AMwi
rata per alteTil^, ciò e-, Hauufa, per la fua fmi furata alte^^, in ammiraiione . Perche dicano,
chele faettejf ime da gliarchi in alto non arriuanoale fue cime ^Onie Mirg.nel fecondo de la
Georg, Aut ijuot 0 ceano propior gerii India lucot, Extremiftnut orhis:' uh aera uincere fummum
Arhoris haud uHp iactupotuerefigittp:: Et geni iHa (luidem fumptis fton tarda pharetris . Di ^n^^
/?<! pian/a parla Danielle, Videtam,(!r ecce arhor in medio terre t7 altitudo eiutnimia. Et froce
YÌtai eiur fertingelat calum, Precidife ramoi eiuf, dT excutite filia eiuf, tT dìj^ergUe frucim
eiut. Verumgermen radicumeius interra finite, ftfT alle gatur uinculo fèrreo e cet , BEa:ofei Crit
fhon, Gridaron aueifdnn padri intorno a larkre. Beato fei Grifhon, Ctìenon difcindi , \l<luaU
non fchianti col becco defìo legno, comefice Adamo, Onde pgui la fua e noftra dannatione , Ma
fictui ejì ohedifnt^^fcjue ad mortem M:riem autem cruci/, ondefegui la nofira redenfione, Dolce al
gujio, ma ueramente amaro, come uuol inftrire, a la falute, POfcia che mal fi torce il uentre (juin
li. Poi chepergufìar tal cibo, mal per noi fi torce e piega (juiui il uentre, E lanimal Binato, ciò i ,
Due uoltf nafj,perel]}r di due nature, lntfnde,diffe, Sì, ciò è , Cofificonfcrua dogni g.ufioil pi
me. Volendo infrrir -, the fe Adamo haueffe fatto come lui,cio è-ychefvfp flato ohediente,e non iraf
greffcre del comadameto fkuoli dà Dio, che no doueffe guffar di <juel legno, egli fàrehie fiato giuflo^
et hauereh^e ccferuato il fuo fem,e,che fiamo noi altri dfzefi da lui,ne h fiato de la innocétia, E no
farehhe fiato neceffari:>, che per redimeyne,chrifìj fvffe incarnato,e fittofi ohediente lui . E \ olto al
tem-), Voltò foi il Grifine al temone del carrojo tiro alpiede DE la uedouafrafca, De la d ffogliata
fiat:(, E ìafio qVe!lo,ciiè',Effo temone DI lei. Perche deffa uedoua frafca erafìc^to fi;, matò, legata
a lei,AdÌ4jue,fgli oMiéte,lafio luiidiétia,cÓ la(jual hauea tirato la noua thlffhjegata eftretta ad
fffafìeffa olediétia,^chc U ihiefa no fi de diuider mai da f iella /ffindo in Métta fiata findata .
Come le nofire i^'mte , qudnìo c^cd
Qm h gran luce mifchìata con quella j
Che raggia dietro a la cclefle lafca ,
Turgide fhnji ; e po/ fi r'moueUa
Di fm color ciajcuna , pr/<J chcl (ole
Giunga Vi fuo't corfier fitto altra jìeUi^
Men che di rofe , e fiu che di uiok
Co/or aprendo fi nouo la pianta ,
Che prima hauea le ramerà fi file*
lo non lintcji ^ ne di qua fi canta
Lhinnoy che quella gente aUhor cantaro ■
Ke la nna fijferfi tutta quanta »
riti tmfo if la jfnmanertt rr.fttom frima i
lotfoniy iijucfli YKan^ayìopi fiiOra ifiori^
cYe Ifgat;) cieltd griftn il carro a larhùi
re, chrra j^riwa ignuh, fi rìmuo fimiU
mente ii kuoni e /-'or/, Onde éur, COS
me le nofìre fiarfe^ c^ua. c/o cajca la gran
luce , intende del fcìe , mifcì icta czn
jueBa, CHe raggia, Vacuai j^hnde diei
fro A lacehfìe lcfcit^' fli i^uelle fìtUt, ihe
finyt:ì in cielo il f(gno de fefci , E frefe U
f^etie fer il genere yffYcie ^afò e fono ed*
((t j^etìt li lefce, E (^uelU Im y«^^i<J
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Postillati 16
ri
pvrgatorio
lietfQ afffd, fi ^ il le ìmete, H<imìftguf immeiiate iiftro ai effifefd, f nfljual entYm
iolfcle^fàUji^^m df UfYim^ufra, EtaHhora le n^fìrefime fi fimo T^r^iif, ciò ^Jmroh
finù f mandano fiiorifiottom, chefarmfcanQ e fiori, ciofcunu dflfuo colon, fecondo U fua fbfi
tie, Vrima chelfole Qlunga, ciò ^, Con^inn^a Llfùoi corfim, li fuoi cauaHi, che fecondo i foeti
li tirano il carro, SOtio altra Jìella, Sotto altro fc^no. Et in fcntfniia^frima chegìi entri nel Tani
ro, che fegue dietro ad effe ariete Adunque, ft come in <iuefia taU ftagione le noftre f tante , miti
dando fùm i fiori, fi rinouano defuoi colon, cof dice che fi rimuo quella pianta, che frima hai
uea i rami fi foli e nudi di fiori e figlie aprendo colore meno auffc di quello de le rofc, e più di queh
lo dele uiole. Volendo in firire, chera di quel colore, delqual fiilfanguemifihiato con acqua clufct
del cofiato àichrifio, Come al xix, tefìifica rSuangelifia Mediante ilqual [angue, fer fffiyfi ^tto
ohedientefino a la morte, Ihumana generatione fu redenta da le mani del fuo auerfario . IO no»
Unte fi. Non intefe il poettt Ihinno, che quei fmti padri, al rinouar de la pianta cantaro, Ke qua giù
ira noi dice cantar fi. Ne potè- fcjfrire TMttaquanta la nota, cto è'. Tutta larmma del canto, peti
(he la troppa dohe^^ di quella lindufp fcnno,come uuol injirire, e che difetto uedremo , Ejpnd^
iehle ogmfcnfo CT intelleUo humano a poter fcffrire le cofi diuine e fcpra naturali .
Sto potejfc rìtrar come ajjònnm
Qliocchi jpictatì udendo di Siringa y
Cliocchi , a cui più uegghiar cofio fi caro j
Come pintor , che con effcmph pin^a ,
Vifegnereìy comio madormentai t
Ma qual uuol fu y chelaffonnar ben finga t
Vero trafcorro a quando mi fuegliai:
E dico 5 che un fjplcndor mi fquarciol ueh
Vel fonno , eir un chiamar ^ Surgi j che fot l
V uol dim^f^rar di non poter in alcun mùi
io ejf rimere fcriuendOj come la fcauita del
canto glindujfl fcnno e ficek adormentai
Y(, lAa che fi potejfe ritrarre, come affcn
ììaro, ciò è-, Scriuendo dimcfirare, come
furon oppreffi'e uinti dal fcnno Chiocchi
Jpietati, d'Argo, nel troppo diligentemente
guardar Io, e non hauer compaffiont a lai
mor di Gioue,Gliocchi dico a cui Viu uegS
ghiar di quel che doueano, Cofio fi caro.
Tu di tanto caro cofio, che ne fcgui la mor
ie loro, Vifegnereiy comio madormentai, come^^}ittore, che non di propria fantafia , ma dipinge
con leffempio inan'^, Ferche amhora io (come uuol in firire) dimofirerei con Ifjfcmpio inan'^de
gliocchi d'Argo, chefjfcnnaro al dolce fuono de la :^ampogna di Mercurio udendoli cantar dt Sii
finga. Come anchora io madormentai a la dolce armonia del cito di quei heati, Mafia afiir qufPo
qval uuol, ciò è-, (Qualunque altro fi uoglia, che finga len la/fcnnare, che io per me non lo fo fii
re,PEro trafcorro epaffc a quando mi fuegliai, e dico, chuno j^lendore, ^ un chiamar, SMrge,
cioè-, Stafuleuati chefiii mifquarcio e ruppeluek, ciò è-. Impedimento del fonno, che mi tenti
ua aggrauati gliocchi, perche da due cagioni poffiamo effer rimo/fida lafonnolentia de lanimo. Va
lo J}lendcr de la diuina gratia, dalaquale uien ad ejfer iHuftrato, E da qualche luon precetto di
ijuelli, channo cura di noi, E quella ne uien da Dio, t quefto da Matelda, ciò è , quella da la coni
templatiua, e quefto da lauiua uita^Votendo ancora, CT un grande jflendore , er una gran uoce
romper il fonno . Recita Quid, al primo, che amando Cioue lo figliuola de Inaco fiume. Giunone,
comegebfa^ la conurrtt ingiouenca , e fkceuala guardar ad Argo paftore, chauea cento occhi, Ma
Cioue hauenlolo in dijfetio, li mando Mercurio, llqual col dohe fuono de la :^ampogna cantando
ii Siringa Nimpha amata da Pan rio de pa fiori, e come per camparla da lui, fu U gli Veiconuen
tita in cannucce, diche Van fice poi la prima ^amfogna, ladormento, ancora che cento occhi hauefi
fi,ecofialormentatolocci[c. Onde lice, che ficaro cofio eifuoioahiil più uegghiare.
duaì a ueder deformi del melo, r a il poeta comparatlone lalux defioU
Che del fuo pome gliangdi fh ghictù , fonro al fuon de la parola di Matelda , ìat
E perpetHt nol^js fa nel cielo , jualfii, Surge ^chefiU come hahhiamo ili
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Postillati 16
CANTO
^Utro e Gìoudnnì e Iacopo condotti
E uìntì rhornaro a la parola >
Va laqual fùron maggior fcnni rotti j
E uìdero fcemata loro fchoky
Co/i di Moife come d'tìelia
lEt al maefìro fuo cangiata {loia
Tal torna io t e uidt quella pia
Soura me fìarfi ; che conducìtrìce
F« de miei paffi lungol fiume pria i
E tutto in dubbio difft ; Oue Beatrice i
Ond'eVa^jVedi lei fitto la fronda
l^uoua fiderfi in fu la fua radice ♦
Vedi la compagnia , che la circonda t
CUaìtri dopol Griphon fin uanno fufo
Con più dolce can'^n e più profonda ♦
"E fi fù più Io fuo parlar diffufo
Mo« fviperì) che già ne gliocchi m\ra
fìnf iefrecfìffìtt utvft inUfb.Ufifnia e fi
fere jftirito il Grifinf inftfmcon tuUi
clialtriheafi J}irifi,f rimofi fcUmenie
Brat, con le fette donne Statio, MateUa^
e lui , Al deftar ài Pietro , Ciouanm, e
lacOfO a la farola del Saìuatore dop U
pia iYansfigarafione fui monte Takr,
Cowr recita Matteo al wij.uedendo effii
te fiatiti Moìf( tr H^/i<t , e rimafc fclai
mente effe Sduatore, La trans fguYatio^
f\e del({ualeYnoftra^eY certa fmilitudine
ielarhore delmek, de fuoi forile de fuoi
[cmi, Intenienio fer lo melo di chrifio.
Ter i foretti, la fua transfiguratme , E
lo fome^ la fua gloria, Ferche^f co^
Yneifì:it(U\ elmdofcnononilfcme.ma
una iimojìratione dt (juel!o,Cof la danf
figuratione di chri^o fu non la fua gloi
riarma una dimofiratione di (juella, A lai
^ ' ' po fi.ron ia lui condotti fui detto monte^
■ E laijual fi LEI fuo fome , ciò ^, Ve la
fia p!orta,cUzttipliangeli, E nel cielo ferfetue noz^e, perche la uifm di luifofìo ne la fiagloi
ilfe^ftuo mttare CT amlrofa de gliangeli e de lanirre leaie, Sfandofjyr:fre ne la fwiluui
dine del melo, fioretti, e fOYKe, E fero uinfi cofìor dJ fcnno, R Itornaro, ciò e , Si dejìcro ala fai
Yola di Chrifìo , T)a la(jual fiiYon rotti maggior ftnm, Come fii cjuel di labaro e de gUmda
morte Yeftfcifati . T)el(lual U^ro già n:orto,fca))ido Giouanni al xi. difp a fuoi difcepli, la^^f
YMf amicuf nofter doYmif, Sed uado ut a fmno exf fcifef eum . E fc conio MaYco al v. de la morta
figliuola de larcifinagogo a quelli che la jf ìatigfuano, Qud turhamini tST florads ^ fueUa non fft
mYfua,f(d domit . E VideYO fcemata tOro fchola,cio ^, la /oro compagnia, Cofi di Moifc coi
me d'Helia, cheYano ffanfi, E cangiata Al fuo mat^YO chifìo, prr laueY detto S chola, STola^
ào è , \Jejìe, reYche ne la fua tYanifiguYatione,pcondo il ieUO Euangelifìa,lhaueano ueduio con
U uefle candida come neue, Et aUUra haueua jueBa di fw^a che fi trans fi guYaffe . Qwcr/i adun^,
ijue VittYO, Chuanni, e lacop rilOYnaYO a la parola di Chrijìo, tal torna io a la faYola di Matelda^
E uiìi qVeUa pia, ciò e-. Quella piffofa Mafelia, che fi; conducitYice de miei pcffi pYma lungol
fiume. Onde dice fJftY pietop, Starf fcuYa me, PeYche la dottrina de la uita attiua conduce ha
€UYa de lo intelletto fino a tanfo, che li mofÌYa Beat. tfT unifceh a lei, ciò è, ala dottrina de la f?cYa
theologia,Ondefeguita,E Tuttoin duUio difp,Ouè Beat,:! Vuhiita linteDetto di YopeYdeY Beat.
tioè',di rJ poter confeguiY tal dottYina, lacjual gliè' moftrata da Mat, peY la Yagion detta di fcpY-a,
E /cffo !ayhGYe,e f^ le fue radici fedeYf cmodata da le fette donne, A dinotaYe,che la Theologiafi
fofa fato luUdientia circondata e ueftita da le fette uirtu challian:o di fcpragia più uolte cff tto .
CUaltri dopol Grifi)n fen uano fife. Perche hauendo Chrifìo legalol carro a larlore, do e', Vofio U
nuoua cliffd fctto luUdientia, E laffmla a guardia de la Theoìogia compre fa da le deUe fette uirtu^
ff ne torno co finti padri deluecchio, e con (juelli del nuouo tejìamento in cielo, Ma egli inanl^,
e glialiYi dopo lui, peYchefice la uia a tutti (juetli, che dopo lui fi doueano fcìuare, cleinan'^ aU
fua morie o a la nuoua ihiejà cofiituìta la lui , tutù aniauano perduti , Con fiu dolce cari^n
A N
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Postillati 16
PVRGATORrO
£ PwffòfvnU, E iiflugfm ftntentU ancora, comemd infirir^, che mn era flato Ihim, eli
iifcfra dife nw hauet intffoy E <jU(flo, ffr la mfiefma ragione che in (jud luop Jummo .
E Srfùpinhfuo farlar iijfrifoyliunfiil fotta fel parlar di MatMa fi dijfìtfc e dijìefe fiu oltreii
quel cha detto , ferche Beat. la(]ual ai altro intenìtr chf Iti fola gUhaueua chiufo ^Hocchi, glierà
già in (juelli, Bt in fentfntia, gliocchi fini uedeano già B^f . la(fual negaua loro dt poter ueder ali
Ito che lei, A dimoflrare, chel pto itìteUetto eragia tanto ajìratto e dedito a gli fiudi de la The^loi
già , chi ai altro che a quella fila non fotem intendere •
%oh fdeaji in fu la terni utrd j
Comt guardia lafóata U del plaujlroy
Che legar uià'i a la bifórme fiera ,
In cerchio le fhceuan di fe clauflro
Le fate Nimphe con quei lumi in mano^
Che fon fecuri daquilone e dauflro^
Qui farai tu poco tempo ftluano j
E farai meco ftnTjt fine due
Di queUa Roma , onde Chriflo è Romano :
Perà in prò del mondo , che mal ukc ,
AI carro tien hor gliocchi^ e quely cheuedi.
Ritornato di la fk che tu ferine ;
Cofi beatrice : eJT tocche tutto a piedi
De fuoi comandamenti era deucto^
La mente e gliocchi j oucHa uoUe^ diedi ^
SeJefi Beatrice fila fi, U utra tefra.fcfi
10 lacuale erano le radici ie larlore, om
de di fipra dijp, che fedea fu quelle, ^eri
che la rheoUgia è- fisndata fcpra la uera
e non fitta humilta, laqual è- finiameni
to de luhidientia, Come guardia lafiiaté
11 DElplauftro, ciò k-. Del carro, Uauen
io Chrifto y nel fio accender al cielo, lai
fidato la fita nuoua chiefa a guardia de la
theologia , fitto lomhra de laquale è firn s
pre dififa da tutte Iheretiche e filfi ofinid
ni, Plakftro,al tempo de immani era
domandato il carro, velqual aniauano le
matrone. Onde liu. nel y. ai Vrk Hoi
mremtj; matronit oh eam mmificentiam
hahitum , ut plaufiro ad fiera , ludoiq;,
carpenti! fijlo,frofiftoq; traherentur.
t E fitte Uinfi, ciò e, le già dette fitti
e
uìrtu , li faceano di fifleffe cerchio intMo con quei lumi de fitte candelalri in mano, che 'fino
ftcuri daluento aquihne , che uien da tramontana , E da laufiro , che uien da me^ di,perche
I fiue doni de lo ff irito finto non patifiano alcuna humarta alteratione . Era adunque la nuoua
thiefi rimafi a guardia de la fiera theologia comprefa da le tre ffeculatiue , e da le quattro moi
fall uirtu amminiftratole da fitte doni de lo ffirito finto . j farai tu poco temfo Situano',
Siluano e- domandato chi halita la filua , e cittadino chi halita la città. Intendendo aiumjue il
foeta, in perfina di Beat, quefta halitation terrena per la fclua,effindo piena din finiti errori, comh
la fclua dinnumeraliìi piante , laqual fimilituiine uedemmo che fice medefimamente ancora al
frimifio de la precedente cantica, uuoì fignificare, chegli hauea ancora da fiar poco in quefia tal
filua, ciò e', eh uhauea anchora poco a uiuere, E che firelle Cìue,ào è'. Cittadino, fcnl^ fine, fico
infieme DI quetta Roma, Vi quella celefle patria , ONde chrifio è- Romano, Ve laqual chrii
fio è' fòmmo ìmperadore , Perche, fi come Romano ìmperadore ^ detto quello, che di Roma tiei
nel fi^premo imperio, Cofi chrifto, che fignificaKe unto, ilqual tiene il fùfYemo imperio de la cef
tefte Roma, ^ di quella Romano , E quimoftra ejpr prefigo de la fita uicina morte, Perche in
fitto trouiamo per molti fiontrì, chegli morì quafi immediate chelie finito quefia fua comedia •
fEro in prò del mondo, QU,efto e parlar per Ironia, perche uolendo che ueda e ponga mente quam
to quefia nuoua chiefa findcfta da chrifio per fua ffofa in fimma ohedienfia ^ humilta fia fiata
poi dalcuni de fiioi fiicceffiri adulterata e mal condotta, uuol che in danno e uituferio, come uuùl
infirire, e non in prò utile del mondo,che uiue male, tenga uolti glixchi al carro, e ciò che uede
feguir di quello, ferina poi tornato de fira di qua ne Ihemiffirio nofiro , Cofiii(,e hmrli iett^
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Postillati 16
CANTO XXXlt^
Bfnhlce \ tf efh '^'^ ^^^^'^ ^ P^^^ ^^'^ ^'^^^^ ^ oteliflìU h fui>ìcmmmtni
ù , Meghcchì t U mente oueda ucHe, cit è^gjeffo c^rro , QÌiduhi [e/ teiere, U mente [tf
fUtme, jueUo che Beat, udeua ft^nificare^ the ne iouea p^Mte •
Ko» fceft mai con /i ucloa moto
Fece di j^clja nube 3 quando fìout ,
Va quel conjimyche fiu i remoto ì
Comìo nidi calar luccel di Gioue
Per larhor giù rompendo de la fcorz^dj
Noti che de fiori e de le fòglie nouez
E firiol carro di tutta fua fbrT^a :
Ondet fiego , tome naue in fortuna
Vinta da londa horda foggia horda orT^a
Vofcia nidi auentarji ne la cuna .
Veì triomfhal uehiculo una uolfe 5
Che dognt paflo buon parca digiuna ♦
Mtf riprendendo lei di laide colpe
La donna mia la uolfe in tanta fiita^
Quanto fcjferfcr lojja fin^a polpe*
Ha il foeta ìefcritto la nùua cUepf Ufé
iejcriue le ferfècuiioni , cheUa heUe nel
fiiO^rincij^iOyUjuali fiirontre, la frii
ma dagli Im^erahri , e ijiiffla figura
fer luccel di Cioue , ciò ^, Per latjuiU
uccello a Cioue dedicato ychffft Imferat
dori prtano fev infegna^ Ijuali ^fèconi
io Auguftino in jueUo de la città di Dio,
cominciando da Nerone , fùron diece^ che
la ferfeguÌYOno yfreueduti da Ciouanni
Euangelifta al [(condo de lafoc. intefi da
lui jfer li die ce di de le trilulationi , oue
dice ^ Ecce miffurusefì diaklut alijuos
ex uohit in carcerm er hahehitis tribù*,
lationem dichus decem e cet, Quepa tal
ferjècuticnf era fiata ancora frima freuei
iuta da E'^Lhifl,il(jual ^ imitato dal foe
fa , oue al x^ij, dice. Et fàctm eftueri
lum Domini ad me dicent, Vilij hominir,
frofone enigma tlT narra jparalolam ad domum ìfraeì CT* dicet, A(jui!agrandismagnarum alai
rum^long^ memlrorum ducfu, piena flumif uarietate^ uenit ad litanum, tuUt meduUam
cedri yfummitatem frondium eius auulftf, V tyanjfortauit eam in terram chanaam e cef. la
feconda frefccutione fit ijufUa de le fcUe de gli heretici, le juali, fecondo Gratiano, Cominciando da
Simon Mago, fìiYOn molte, E cjuefta figura per la uolfe, perche malittofamente e con fraude, e fi
fendo fiilfi chriftiani, cercauano di far preuaricai i ueri, e che drittamente credeano^, la ier^
jueBa di Macometto, figurata per lo drago, che ne feguenti uerft uedremo , DiV^ adunque in fini
tentia, che non fcefe mai con fi ueloce mouimento fòlgore acce fi di Jfeffà e filta nule da ijuelconi
fine de laere che più remoto da noi, e doue è fiato generato, cjuanéo pioue, Comegli uide calar lai
^uilagiu per larhore rompendo non fclamenfe de fiori e de le fòglie, ma de la fior^ ancora , E da
ijuel confine che più ^ remoto dice, perche di (juanio più remoto da U terra (accende, di tanto cade
con maggior uehàta e fitrore, E firt di tutto fiafvr'^ il carro talmente, che piego HOr da poggia
fOr hoY da or^, Hora da luna,o^ hra da Ultra parte,comefà la naue in firtuna agitata da Uvde
del mare , A dimofirare, cht (juffii tali Imperadori non fclamenfe uietaron che la fide di chriP<ì
fifp f al fff mente, come fino i fiori e le fronde fu gliaìher\,dimofirata, W rufpono ancora la fior^^
ciò è', t^ìrmentaron^ CT occijeroi corpi di cjuelli, che landauanopredicando,comejirQ7ie pinti mar
tiri. Ma non penetraron a la medoBa, perche a glianimi loro inuitti e corfianti,mnpoteanofir uia
lentia , E nondimeno, fii pero tanta grande ifuefia loro ferfecutione, clt la chiefa, per lo gran tii
mare chellon quelli che lamminiflrauano,ando molte uolte uacciDando . T^Ofiia uidi auentarfi,
Dopo la per fecutione degli Imperadori, fegu\ (juella de gliheretici, figurati perla uolpe , lacuali
SAuentauano ne la cuna del trionfici uehiculo,cio ^, Si lamiauano ntl cuore e fino de la triòpnte
chiffa, ferche ultimamente fipero CT alhatte per terra tutte Ihertfie . Vehiculum, fecondo Vlin,
nel xyi, del vy'. Hi, è- uno le nmi del carro di quattro rote^ Valjual r nato il prouerlio, Comet
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Postillati 16
p V R A r O R I o
ficunlut , fròurhiculo eft in aia . Cuna è' Urea, nt Uejual fon fofle le coffy cM carro tira ,
CHe, lacjualu'i^ff era II giun^^ DO gni huonjpafìo. Perche tjurfli htretici fafcenano Unima fcUi
mente Jifàlfe opinioniy Ma rifrenhenienh Beat, lei <<i lAiie e fo^ ofere^ ciò e , V ituferanh
la dottrina ie Theùhgile loro feruerfe efàlfe ofinioniy la uoìfe IN tanta futa, In tanta confùfto^
fie, quanta foffirfe kffa fen'^ folfe^ ciò è^y duantoha/ìo a fare, che fifflro dannati al fuoco,
One ahhrugiata la folfa^ ciò ^, la carne, hffa rimafero fen'^ di quella .
Pofàa per mdi , onderà pria uenuta,
La^u^ia uìdi fcenctcr gìu ne Urea
Vel carro 5 e Ufcìar lei di fe pennuta ♦
E qual efce di cuor ^ che fi rammarca^
Il al ucce ufà del cielo i e colai dijfe^
O nauhetta mìa coni mal jet circa ♦
Po/ parue a me che la terra Jciprìjfe
Tramho le rotei e uidt ufcirne un drago ^
Che per lo carro fu la coda jijje t
E come uejpa^ che rttragge lago^
A fe trahendo la coda maligna
Traffe del fóndo j e giffcn uago uago^
Quel che rìmafe , come di gramigna
Viuace terra , de la piuma offerta
Forfè con intention fina e benigna
Si ruoperfe , e fune ricoperta
E luna e Ultra rota el temo intanto 5
Che più tien un fofpir la bocca aperta*
Wide poi unaltra uolia fcender lacjuiìa
ne Urea del carro per lameiefma uia,
che prima uera uenuta, E laffar pennuta
ejja arca di fé, llche /tonifica la dote che
diede prima Conffanfino Imperadore a la
chi f fa , di che dicemmo nel x\iiif» de la
precedente cantica . E C^ual efce di
cuor, Qjie^a ^ la ijuere!a,che finge effcr
fatta da S. Pietro, che la fua chiffa fa in
tal fórma dotata , Come (jueUo che uedei
ua mi peffìmo ufc che ft douea ne fuccei
denti tempi convertire , POi parue a
me. Per lo drago, che li parue ueder ufcir
difetto terra tra luna e laltra rota def car
ro, come difcpra dicemmo, intende de U
ier"^ perfccution^, che fu (Quella di Macoi
mettOyilcjual figura ad un drago, perche,
ft come il drago uomitando il fio ueleno,
attoffjca tutti (jueQi ne<juali fi fcontra ,
Coft Macometto predicando la fua nuoué
legge, f ote fc durre tutti (juelli,cheludiro^
no. Come fuilpopol Saracino, chenuof
uamente da gliapofìoli era fiato conutrtii
toala fede di chrifìo,E utnne di fcUo ter
ra. Perche non come chrifto, che fu diuino, Aw^ effa propria diuinita, e diuine cojè predico, Ma
fu terreno, e terrene cofe promìffe, Et ufc i fuori tra luna e Ultra rota del carro, perche U fua hgi
ge non parficipo di quella del uecchio , ne di quella dd nuouo tcfìamento, rra fìt per fe fola, E fìfi
ft la coda fu per lo carro, E ritrahendola a fe, com.e la uff^e ritraggelago poi chella ha punto, traff
ft del fendo deffc carro, A dinotare^ che con le fue fraudi ^ fi gni ficaie per la coda,difmemlro moli
to la nuoua chiefa , E Gijjèn uago uago, Perche la fùa legge non hafrrmez^ alcuna, mafcn'^
<erto fine, ua fmfre duna in altra opinion uagando . <^Vr/ che rimafc , ciò e", Vel carro ,fì
ricoferfe DE la piuma offerta, ciò e, Df la dote detta di fcpra hauufa da l'Imperio, E fune rùo^
ferta e luna e laltra rota col timone, c^me ft cofre uiuace terra di gramigna , in tanto poco ffàti9
a tempo , chefiu ne tien af erta un fffiro la hcca, A dinotare , in (juanto hreue temfo effa nuOi
ua chiefa uenne afkrfc ricca, ^ a crefcernelenì temporali, E cjuanto fe ghha Cjufiflmfre conferì
uare , ferche (jueUo, che la chiefa occufa una uolta , non lo Uffa mai, cerne fn la gramigna herla
tenaciffma, la uiuace efruttifira terra. Tanto feppono in <]Ufi tempi, come uuol inferire, e Saceri
iotiferfuadera fecuUriefpr cofa fcelerata ziT emjfia il metter manont leni temport li , che U
!^iefa una uilta shaueua appropriati, e ttneualiper fuoi .
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Postillati 16
CANTO XXXIU
rmjhmm coft il aìjicio finto , h. ;./cr/«o /. ir^sfim.fm hU nm
U ^rime tran cornuta .comtbutx ^^^^ n ^^^^ ^y^,
Mei /e ^wtfftro un /ol corno b^w wn p^r/ronf e : ^^^^^^^^ mmimjiYau da gufili, che
Simììe monjlro uìjìo anchor non jùe ^ . - . .
Sicura , ^witfi rocca in alto monte
Seder foureffò una puttana jciolta
Malfar ue con le ciglia intorno pronte^
E come perche non li frjjc tolta ^
Vidi di cojla a lei dritto un gtg<intex
E baciauanft infume alcuna uolta.
Ma perche locchio cufido e uagante
A me riuolfe ; quel Jiroce drudo
La frageìlo dal ca]^o infm ìe piante^
Voi di fcjpctto pieno e dira crudo
Difciolfd monfìro.c trajfcl per la [dna
Tanto j che Jol di lei mi fece feudo
A la puttana ^ ala nuoua belua^
in miglior ufo U doueam tonuertirf , E
^nm<i dice i che coft trasformato (juflh
fam elificio , mifc fuori tefie jfer le fue
fayti,tre fcpral temone,^ una in ciajcun
caniQ de lo edificio, ciò è', del carro, che
in tutto erano fette, lecjuali hanno a [igni
ficare i fette peccati caf itali , necjuali fer
tal trasfcrmaticne incorfcro gliamminit
Aratori de la detta dote, che jfrima , feni
^ di ijuella, nano uiuuti in fmma fant
iitae farcimonia, E ffnheitre jfrimi
de fette feccati,cioè',la fuferhiaj lira,
elauaritia noceno doffimente, eie è-, a
fc mede fimo alfrùfjtmo ,jfero li pne
fui temone inanl^ a glialtri econdue lOY
na , Clialtri quattro , che fcno Inuiiia,
Accidia, Gola, e luffuria,ferchenocenQ afe fclo,lipne con un fch corno , Et a noi non jfiace
intender in (jurflo luogo, come altri ej^oftori hanno intefc, le fette tejìe fer li fette facramenti de
U chiefa, t fer le diete coma, i òiece comaniamenti , come nd xix. de Vlnf, Oue dijfe , QieU
la, che con le fette tffìe nacijue E àa le Meci corna helle argumento, Terche (juiui uoRe dimopra^
re la nuoua chiefa ejpre fiata frima finiata in uirtu, meJtante U fcnta jfouerta , E cjui uitiata
poi mediante le ricche:^'^ temporali , Et e- tutto ad imitatione di Giou. Euangelifta al xvy. de
VAfoc, oue dice, E uiii mulierem fdentem fufer hpiam coccineam jflenam nominihuf hlasfmiiP^
hahentem capta fcftemej" cornua decerne cet. Onde feguitahauer ueduto feier fcfra deffa hfi
fila una futtana sciolta, do e ,liiera, sfàcdata,e fen'^ alcun rifletto, E (fuefla intende fer ilf(^ni
tifice, che adulteraua, come diffe nd freallegato luogo de l'inf, le cofe facre di Dio fer oro e fer
argento , Aludendoa Bonifàtio viif'.Lhe fj^etialmente col gigante intefc fer Tiliffo BeEo Ke di
Trancia , mentre fitron amici , ufaua di fire , Onde dice, che alcuna uolfa ft haciauano inpe^
me , Ma uedeniolo foi uacidare, CT" aceoffarfi ad altri fotentati , L<<<jK<t/ cofa f^nifica, fer hai
uer riuolto locchio cufido e uagante a lui, la frageUo dal cafoale fìante , Facendolo in hla^na
fkr frigione, di che egli fer yahhia ft morì, come ue demmo di fcfva neluigefmo canto .
Poi fieno di fcfpett9 e dira Dlpiofd moflyo , Ùifciolfe il carro trasformato in mopro , e traffda
tanto fer lafelua , ciò ^, tanto lo ft hntano da Italia , CHe fol di Id, do e, che fclo dfpa f(U
ua MI p. e feudo, Wii ftce o/?rfco/o e rifaro A Lafuttana ala noua Ulna , A / Pafa C7 /<t
moftruofa chiefa infirma , che fiu non lifotei uedert, come uuol inprire , Perche Tiliffo Belh
dopo la morte di Bonifptio, Ofero che la Romana corte pfp transprlta di la da le aìfi ne la città
d'Auìgnone, oueftettelxx. annifctto cjuepi Pontifid, do è', decente (juinto , ìle^ual a fetitione
dd detto Ke, An^fer li cafitoli conuenutoft con lui,fe lo douea fhv Pafa, comein cifro luogo hab
liamo già detto, pi il primo, che lannoJAcof^ la corte ui transpri , Qiouanni xxij', Bonif^tio x jr'.
clemente y/V \rlanj y. Gregorio xi, che la corte repitui a V.omm %
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Postillati 16
P VRG AT ORIO
CANTO 3C X :<III.
Veut uenerunt gcnw , alternando
Hor tre hor quattro dolce falmodia
Le donne tncom'mcìaro lagrimando:
£ Beatrice Joj^ircfa e pia
Quella afcdtaua /? frtta ; che foco
Viu a la croce fi cambio Maria ♦
M4 poi che laltre uergmi dier loco
A ìei di dir , leuata dritta in p/>
RiJJo/e colorata^ come Jico^
f^flprffmfe ultima cànhyii foeta ntùftrd,
cme ie latrunsfìguYatìoney e (yansUtioi
ne dfl carro Jal fùo fnfrio efftrt e luogo
Beat, fattriftaua/ le fette donne lagriman
io cominciaron a cantar il feilmo Vensue
rerunt gerìfff e cet, E che rffa Beat, fari
tifafi da Urhore con Ir fette dcne inan'^t
fece che Dante la fcguito , e Im^ffrouh
iome lachiefa era fùffcduta ial fign^Ytem
fùYaU, E nQniimeno, che n^n isì[^ lan^
Et
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Postillati 16
CANTO XXXIII. ,^ . r
Et iterum firetle mìe dilette
Uodicum.^uo! uidehitis me^-
Voi le fi mifi inanv tutte fitte :
E dofofi filo accennando mojfi
He e la donna el fiiuiojche riflette^
Cefi fen gua: e non credo che fiffi
Lo decimo jtto fajfi in terra po/?o ;
Quando co gliocchi fiocchi mi fercojfi:
E con tranquillo aJ^etto^.Vien pu tofloy
Mi diffi 5 tanto j che sto parlo tecOy
Ad afioltarmi tu fie ben dijpcflo ♦
Si tornio fiii , comio doueua , fico ;
Dijfimi i ^rate , fercW non tattenti
Adimandar homai uenendo mecoì
ia un uolmfo Duca ammafftrankh àal
ctmf cofe^a ciò chf tornato di jua Ihauefi
fi a fcriufYf e firU note al mondo, Et uli
imamente mofira come firmataft lafchie^^
fa de le donne, uìde dinanzi ad effe Bui
frates e Tigre ufcir dun /c/o finte ,
condotto ia Matelda al fiume Eume, gui
fio de le fie aajue, La dohfZ.'^ efcauita
de leauaìi moftra fer la hreuita de lo jfaf
(io che li rtfta di juffta feconda Cant.non
fottrla dire . DEut uenerunt
gentes alternando, Imminciaron le fette
donne Alternando hortre horjuattro,
ciò e. Dicendo hora le tre theologiche,
Cr hora le (Quattro morali uirfu , come
finno i religioft in choro,Do!ce flmodia,
Dolce concento V armonia di filmo lagrimandojferlamoflruofita a alienatme delcarro , Et il
[almo de dueano era Deus uenerunt gentes in hereditaté tuam pHuerunt uel in^utnauerunf (em$
tlum fanctu tuum, Fatto da DauiJ,preuedendo la ruina e lahominatione chejfer doueadel tem .
E Beat.Perlamedeftma cagione, fcfiiro fa e pia, afcoltaua ^uehftfttta e turhata m wfta, che Ma
ria, ne la morte delfiiO caro figliuolo e mfìro Saluatorejt cambio a la croce pcopu di fi. A dii
moftrare.chepco meno federato è- il peccato di ciuelli che fon cc^gione de lahorr4natme de la chxeìA
ordinata al culto diuìno.nr ornata de le detie fette uirtu,e fondata fu la fiera theologia,dt ^ueUo de
Giudei in hauercrucifijfo chrifto Dio CT huorro nato di Maria uergineJ^A poi che laltre uergim,
fianificateper effe fette uirtuMlhno finito il fclmo,dier luogo a Be,t. di direja<lua leuata dritta
in piede, e come fioco colorata, a dinotare la uigilantia e la carità la^jual e ne la theoìogia uerjcl
culto dikin^, dìffe, Modicu cr non uidelitis me. Et iterum modicu tfr pi Mtis me, ad mitai
iime de leucnoeli^a al xvr. Cofi parlando in perfcna de lahminata chiefa, a dimofìrare, comf di
fcpra dicémo,% fc tene Mora la chiefa era uilipefa e conculcata, che poco jìar elle a ritornar nel
primo fuo mipliore fiato mediante laiuto di (juel ualorofo Duca, i^ual di fotto dira, chuecidera U
fiiia, e quel gigante che pecca con lei • POi le fi mift inanl^ tutte efeUe, Verche la theokgia prei
domina a tutte quefìe fette uirtu, E fclamente accennando moffè dopo fe me e Mat.e S tatuerai ftìui2
CHe riflette, llqualera yejìato con Mat. e con me, Verche a mouer al lene chi è' già condoUo a l(à
fiato de hnnocentia, nonfcn neceffarie molte effcrtationi, ma hafla fclamente un cenno . CO fi fen
Ptua,e non credo che fiffi. Non era Beat, proceduta oltre x. p^ffi, (juido con gliocchi fuoiguardan
Vo, percoffe gliocchi miei, Laqual cofa ftgmfica,che Giou.Euang.ne lapoc.al xvy . non fi x.claufk
le,che tratta de la tratfirmata chiefa, tue dice, come difetto uedremo, che da lui e imitato, Beftia
puam uidifìi fuit tr non efì . Adunque gliocchi di Beat, faranno il fentimento di quel tejìo, ih
qualpercote linteHetto di Dante , E con tranquillo affetto lefforta alfeguitarla tanto da prejjc, che
fi parla [eco , egli fa dijfofìo ad afcoltarla , Verche a Unteci gentia de laOegorico fenfc di tal tei
fio è necfffario hauer la mente tran quitta e lilera, V infanta a quella fola, che quando fijp Oii
cupata dalcuna paffme, non ne potrelle effer capace . SI comio fin , Elfndo adunquel for;
ta difbofto ad afcoltarla , no r , hauendo applicato lanimo a lintelligerMa di tA doUrina, come hii
Pgnaua, ella lo riprende de la fua timidità , per laqual egli non lufa domandare , A darne ad mi
tendere , che quando halliamo diffofìa e preparata la mente a linteHigeniia dalcuna utile doittM
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Postillati 16
PURGATORIO
yiajolhiammmòfmfnte intme almufjìigation ii^uflla, fnonUimiuincfYe.cmffini
no t rufiUaniYni da iffii(Z7a . o timarùCa uilu '
If u/iHanimi da tf{idezX<i , o timorofa uilta .
Come a color , che troppo teuerentì
Vìmn-zj a fuo maggior parlando fono ,
Che non trdggon la uoce uiua a denti ;
Auenne a me : che jkni^a intero fuono
Incominciai ^Madonna ^mia hifogna
Voi conoscetele do che ad ef]a e buono,
"Et ella a me *yVa temi e da uergogna
Voglio che tu homai ti difuHuppe ;
Si che non pirli più comhuom che Jogna^
^appi chel uafo , chel ferpente ruppe ,
F« 5 e «on et ma chi nha colf a , creda j
Che uendetta di Dio non teme fuppe^
Now Jara tutto tempo fcn^a reda
Laguglia 5 che Ufào le penne al carro t
"Perche diuenne monjlro , e pofcia preda ♦
Chio ueggio certamente ; e perol narro j
A darne tempo già HeUe propinque
Sicure degni intoppo e dogni sbarro t
lielquale un cinquecento diece e cinque
Mejfo di Dio ancidera la jùia ^
Con quel gigMe^ che con Ut delinque^
Attenne alfOeta, uQÌédo Ytjfòier a BeaU
cme fuQÌ aufnif d (juftti^chf parlando di
nan*^ ad alcun ma^^m difc , jfn fYùfjfa
YfucYen^ che glihanno NOw *^^gg^^ ^
ienti la t^oce uiua^ ciò ^, Uon fj^rimen^
la parola infirma^ che fi p^a chiaramé
te intendere , VeYche dice haueyle in tal
modo comincialo a dire , Madonna , km
intendete Mìa hifcgna, ciò f^, \l hifcgn^
mio , E ciò che ad effa ^ tuono , Impero
che la [aera theologia ne dimoftra tutt^
jUfUo, chepernofìra f^lufe hahUamo da
firey e fanne animoft al cominciare, Oni
de dice uoìer che ft fuilufpihoYamai da ft
ma e da uerpgna, E che no farli più ini
teYTOttamente, come fa chiufa di fcgnaY^^
Cominciandoli ad ef^r (fueSo, chefeguir
hauea uedufo del caYYO, Onde dice, Sappi
chel uafo CHel fcYprnte ruppe, llcjual Ma
cornetto, introiucendoui nuoua fetta, cot
me di [opra dicemmo , uioto e coYYuppe^
TV, e non è^. Ad imitatione del'Euant
gehjìa, come fmilmenfe difcfra dicemo^
Terche la chiejafuy mefre cheta fcfìenne
da le cofe temporali, E che fu amminiflra
ta in fdntita, faicimma,tD' oledientia, Ma poi che da leni temp:ìYali uenne nd efpr uitiata e corf
YOtta, non erapiu,come uuol inferire, MA chi nha colpa creda, che uendetta di Dio ni)» temefupt
fe, £ (juejìo dice per demente \\e Filippo Bello, de ^juali era ^Yincifalmete la co^fa che la chiefa no
ftjfe, Dic.vio,che al tempo del poeta era opinione in FÌYen'^,che fc Ihomicida in trrmine di noue di
dopol delitto mangitfua unafuppa fcpra la fepoltura del defunto, che ipaYenti ne altri non nefOtfua
fiu far uendetta, e che per ifutjìo la fàceuanogu:irdare fino al detto termino . NOnftr a tutto temi
fofenl^ reda, M:ijira, che ^uantunc^ue la chiefa,peY effcre fiata uitiata, aUhora non fiffepiu, noni
dimenOyche LA guglia, cioh-, La(jmla, inte fa per T Imperiò, CHe lafcio le penne al carYO, laejual
lafcio i heni temporali a la chiefa, VEYche,cio^^, Ver Uguali leni, Diuenne prima monflro, ìmhaf
iando fi, me diante tali leni, ne uifij deijuali di fcpYa dicemmo, E Pojcia preda, offendo la Romana
cOrfe,ch( rapprefcnfa effa chiefa, fiata tirata e fYantfrritapeYftr'^ e uiolentemcnte di la da monti,
(ome di fcpra medeftmamente dicemmo, Et hauenhfcla Filippo Bello ufuYpata peY fe , perche a fù&
modo ne dìj^oneua . N3n ./im^«3 dice,chrffa acjuila non farà fcmprefcn"^ yeda, Intende fcn'^ ueYO
heYede, perche al ueyo herede de ìacfuila f fletta di YemediaYe, o per uia di concilij, o altrimenti yit
lojìaìo eccleftafì.co,(jt{andol uele freuaric^fYe da la uera religione, VF.rchio ue^gioydut,iertaméte
epeYòlnarro, Glapvfincjue fìede. Già fYoffme influenfie, ShuYe dogni intjrfo,e dogni sUyyq^
fn^, Sicure hgni impedimento, A dame empo, nelcjuale, Vb^ cincjuecenfo diece e cimjue, cioh^
Vn duca, ferche àn<\uecéto ft fcriue co <\uefìalettfYa D. Cin(\ue con un V.r diece con un x.chefi
D VX, MBlfo.ci^e^.m^dan di Vio Aticidera lafriét^DiJ^erdera laj^uUana ftgnificata feY lo Fcrp<f,
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Postillati 16
CANTO xxxiir»
& eTc ter UumtU, E QuA g^g^nu, E ?.r//?^nDr tqmU, CHe iflin'^ue, ìl^ual f teca art Irì,
InfenlU di ^ilifP Et infcntetia due, chec^uefì, ducafie^nn^^^^^^^^
cufUa Pinpedo difr^n^fttcar fer co/?m d' Arrigo jcjì, lmferadore,fer Ufcif^ delc^uA in Itdia,
lome dicemo ne U ulta del foeta^effa Italia era tutta leuata infferàl^ di gradifrme nouifa.lt effò
t^ethefUr col fuo me'^ rimeffo infiren^, E ^ueflo.jferche in fèuo coft ut, fecondo che fcnue Vi/
ini al primo del nono Uh. ie la fua ofera, fii Uno, f rudente, giufìo, gratiofc , honefìo^ , catoUco,
uabrofc efccurifr^o in amf, E dop la fua eleuione e confirmaticne, immediate factfico tutti i Sii
.non e Baroni ie U mon^ E [oìlecit'o la fua uenuta a Roma per la corona, e fer pacificar CT ini
iiyTar It.lu imo del LpraU, guanto de hj^mtuAf, che in feff.mojìato era fer miglior uia,
con Qrmu of inione vaffar pi U mare ,1 r^ccjuifh di terra fanta, Lt a lij. di tal Uh. il detto autore
Caiue A popfito di lui cutfìf fi=rmate farole, E non f marauigli chi legge ferche fer m ^ conti,
Lata la fuMnafcni raccontare altre hfìcrie CT auenim^enti Atalia e daltre \roumcie ftr
iue coCe Luna, perche tuUi i chrifiiani, etiddio i Greci e Saracini guardauano al fuo andmei
t^^' ala fua fhrtuna,^fercàgme di ciò, fochenouxtanotMi erano in alcuna f arte al iemfQ
cheeh uilTe, che ^er certo fi credea fer li fm, cl.efc la fua morte non fiffc fiata cefi frcff rriana al
SiLre di tanto ualort, e di fi grandi imfrefe, com.e glier^, haureUe uintolKegnoe M d Ff
Kuierto, che fucolo affarecchimento al fuo rifarohauea, Anl^if diffe fer molti, chfl Re Ruhertii
non Ihauerehhe atiefc, ma ìt^ne fer mare in Vrouer'^a, E frefc chaueffd regno, come fcui\^ua,4c%
li era leiiero di uincere tuUa Italia, e de laltre frouincie affici . Fuofft a duncjue dir di lui cjufl um
fv cheìpetrarcha diffe a fmil frofofito d' Alejfandro Magno, Morte ui fmterfofe, onde ndfi. Vi co
fili che douefh differder lauaritia, uedremo ancor hauer uolutofrcmfìicar in fine del nono cantQ
éel Par. Oue rifrHék Uuaritia de prelati dice. Ma Vaticano e laltre parti dette Di Roma,defcn
fiate ci'nmo A U miHtia che Pietro fcguetie. Topo iierefian de /adultero, £ nd xxvy . fur di lui
a tal fropfito intendendo di farlare. Ma lalta frouidentia, che con S cifio Difife a F ma la gloria
id mondo Soccorra ioflo f comio concifio. Et in fine di quello. Ma frim.a che Gennaio tutto fi fuey
rn e cet. Et ultimamente juaf in fine dd xxx. canto m^fìra effrli,per lifuoi benemeriti , frefai
r,ta una fcdia in Cielo, cue in per fona, di Beat. E cfudgranfggio, a che tu gUocchi tieni, TerU
corona che già uefufófia. Prima che tu a (juefie noz^c ceni, S edera Urna , che fia giù Augofta
De Ulto Arrigo, chea dnZ^r Italia Verrà imfrima chellafta dijfofia .
E fi)rfi che U mia oraticn buia ,
Qlfal Ihemi e ^phinge^mc ti perfuade^j
Terche a lor molo lintelletto attuia x
Ua toflo jien li fittti le ÌSiaìale ,
Che folueranno qucfto enigma fijrte
SenTji danno di pecore e di biade ,
Tu nota : e fi come da me fon porte
Cofi quejle parole infigna a uiui
Dei uiuer 5 che un correr a la rr.orte t
Et hag2Ì a mente ^ quando tu le fcriui-,
Vi non celar qual hai uiTla la pianta ^
Che hor due uolte dirubata quiui *
Qualunque ruba quella 3O quella [chiMa^
Con bcHemmia di fitto offende a D/oj
Tmi fu Dea de Gentili, U^ual daua i re
f^onf molto ofcuri.Sfhinge fii un monftro
in un monte uicino a Thfhe, ilcjual fropoi
neua enigma ti ofcuriffmi con cjuefìa coni
ditione, che daluififp ocdfc, chi non lifd
peffe dichiarare, Hauendc aduvcjue Beat»
parlato di frfra a Dante ^molto of(uro,hora
li di e, E firfe che la mia narranone B V #
ia, ciò è-^Ofcura e difficile ad intendere,
ME ti per fua de. Ti fer fu a de e forge ME,
CIO ^, lamia fntentia ofura, (^^al Thei
mi e Sphin^e, O^alpygeua Themiifim
reffonf, e Sfhingelifv.oi enigmatì, Veri
cheeffa mia huia narratione AT M a , ciò
è, Offiifca linteHeUo A lor modo , AÌ
m^dochefàieuanQThm eSphirige m
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Postillati 16
PVRGATORIO
Che foh i tufifuo U creo fanta , ^ f^,i ^^yj ^ ,i ^ „^
Ter morder quetta, in pena ^ in difto fi^fienlifiuilfUaUif.m^.MégHffi
Cinquemila anni e più Unima prima fui che topo feguiranno ii (fuepù ualmfo
Bramò colui ^ chi morfo in [e punto ^ ^^^^ (^fl^jual ioti farh.F Uno IfNaiadfy
iuali iechuYfr^nm UfMi^ li ^urfto fitte enigma, SEn^a danno difecore t ài liaie , AÌlu^.
Onlt Gi(H<anm al x. Bgofumpafior honus, Bonui pajÌQr animam fuam dat frc ouihusfj^ e tiu
oltre, Egofum faftor bonus, er cognofco oues meas e cet. E Di hiaie. Come fitron cjueSe drffiU
liflet arfc da le ecc. uoìfe lafiiate andar fey li campi da effe Sarfcne col fuoco a le code, di eh fi lep
ge al xij.e xiiìj. de Nunm<^ntenuto ne la BiUa, E lenigma fii,cUuendo Sanfone ocafo un leone,
e tOYnandu di la ad un tempo a i^uel luogo, trouo che le ape ghhaueano fiuon^la tefìa uno [cime
di mele, del^ual tolto e mangiata, propofe foi a xxx.giouani lenigma dicendo. De comedente exi
uit cilus, KD- defitte egrejfa eft dulcedo, Ma nonPpendoloe xxx.giouani fcluere, tenero modo ii
l^ferlcper me^ ie la moglie, laifual Pputolo con lufmghe da Sanfcne, lo refirtloro , £ cof fcluem
dolo di/Pro , Cluid dulcius meRe, a (juid firtius leone:! Ma conofciufo Sanfcne la fraude, fi parti
[degnato, fer lo^uale f degno, nefcgui poi ti danno de le pecore e de le liade . Naiade , fecondo i
poeti, fono (jueOa fj?ttie ài Ninfe , chahifano i correnti fiumi, le^uali dechiarano gliofcuri rejfom
fi de la Dea Themi, Onde Ouià* nelfettimo. Carmina Neiadesnon inteUecta priorum Soluunt int
gfnijs, tirprfcifitataiacehatlmmemoramtagumuafesolfcurafnarum Sciìicetalma Themis,nec
talia licjuit inulta . T M nota, e fi cme da me fon porte. Non potendo tu intendere la fintentia ài
juefte mie parole fino a tanto che gliefjrtti te la dimofirina, Male diligentemente, e fi comio le por
go a te, co fi tu infegnale a uiui di quella uita, lajual non è- altro, che un hreue correr <t la morte.
Et e- quefìa nofìra mifcra e fiigace, che mi domtndiamo mortale, t; è-effa propriamorte , Onde
M. TuL in ijuel defcmnio Scip. Sfefira (jucB dicitur uita morseft, E Sen. Cotidie morimur Cotidie
pars alitjua uitce nofirx àelalitur Et Hor. Singula de nolis anni predantur euntes . Do/o lacuale
andiamo poi a leterna, chè'fin^ morte, ETh^ggi a mente quando che fu fcriui (juefie tali parole,
DI non celar, c io è^. Di non ta. ere quale tu hai ueduto LA pianta, ciò è^, larhore de la uhidiem
tia, CH^, hora tjuiui due uolte dirulata, luna da la prima aquila, che imfetu:f mente fctniendo
fer quella, ruppe fino a la fua fior^. Ultra dal gigateche fdolfe il carro,che ad ejfa pianta era fiati
legato dal Crifine, e fitto una cofa medefima con quella , eportonnelo uia . qualunque ruU
quella. Come ficel gigante, O Quella fihianta. Come fice laquila, o^nde a Dio COn hefimmÌ4
4lBii,'^i<fy^g<i che a Dio non fi poffcifiroffTfd, nondimeno, allhor^ offenderlo e hefìtmi
miarh, quando che quanto è' tn noi, o in fitto , o in detto diff regiamo lui , o le cefi fue , Come
fitXo haueano CT il gigante e laquila la fua pianta creata fanta da lui fidamente a lufo fuo , a cio
(he mediante quella li doueffmo render ilfcuro e diuino culto . VBr morder quella, Mofìra quan
ma morte, CT" H fuo preciofiffimo fan gue ffiarfc, punì infifieffc ilmorfo di tal legno , A dimofì:
re, chefe per tal difuhiJientia, dopo fi lunga contumacia, uolendo idio ricomperar Ihumctna natui
ra,fii ancori^ neceffario chemandaffe ilfuo figliuolo ad incarnare, efirfi contra tal dìfùhidientia,
Mente fino <( la morte, quanto àohhmofìar kigilanti noi in non lafiiarne incorrer in tal errei
re, hauer le ^ofi fiere in Jcmma neneratione .
CANTO xxxin
fi
iflima
Seguita Beai. Ikenh , Sf tu )fO« jttmi
ihf (jurfìa fianta fta f(tn(ù eccflfi O f^fi
unta in alto fer fingulay e nofahilcagionf,
lin^fgno tuQ dome , e mn uele (jueUOf
che douYtlle ueiere . \/ olendo infime,
che la cagione e fclmente ferche Ihmih
tal^laijual maffimamente conftfie ne U
uiidientia , ^ fcmmamenfe effcltata dit
ViOfOnde nel cantico di Maria Ver£*
Vefofuit ptentes de fede, tT exaltauit hu
milet, Et il Vtt, che fer ueya CT altifpf
ma humiltade Salifli al cielo, E Si traumi
ta ne la cim, perche dourefh intendere.
rome Io in^'^no
VerfìnguUr camion ejjcr eccelfi
Lei tmo^e fi trauolta ne h cima^
E ft jliti non frjjcr acqua d'Elfi
t 't fenfier uani intorno a la tua mente ,
Ef f tacer loro un Viramo a la gelfi ;
Ver tante circonflantie filameme
Ld giufìhia di Dio ne {interdetto
Conofcerefli a Idlber moralmente^
M4 perchio ueggio te ne hnteìletto
^atto di pietra , eir impetrato tinto ,
Si che tabbaglia il lume del mio detto ^
Voglio anco > e [e non fcritto , almen dipinto <he di guanto [tferfeuer a f iu nelhmilta,
Chel te ne porti dentro a te per quetto , ^^^'^^^^fi f^^'/^ eft/Ttfimfremajgio
Che fi recai bordon di palma cinto . ''f' '^'fi ''f""'; f
^ [eli tuoi uam CT" inutili fenjten nonpjje
Yo fiati intorno a la tua mente ACtfua d'Elfa, ciò p'. Indurati comefieUfay Et il fiaceyloro , neh
qual tu tifei dilettato, A La gelfa un Viramo, ciò ^, No« hauefjì ofcurat:ì effa tua mente , come fii
ce Viramo la gelfa, che di htanca diuenne nera. Solamente per tante circonPantie conofcerefìi ne Un
tfrdetto moralmente a larhoreja giujìitia di Dio, t^erche, confederando tu (comeuyolinfirire) ìdio
hauerla creata ft eccelfa,f tanto trauolta in fu la cima, E che per morder aueUa AÌamo era flato
tacciatoci (juefto tanto amemiftmo luogo, Et in tante migliaia danni non hauer potuto purgare la
fua contumacia, Etejfere fiatò éihi fogno thel figliuol di Dio u nifje a purgarla infcfleffclui, come
^ijje difcpra. Tu potrai fer (juefle tante conietture allegoricamente intendere a (juffto arhore la gin
pitia di Dio, laijual e-, chauendoU egli creata per [e e per fuo ufo a ciò che mediante (gufila lifia re
fo il dehto e conuemente culto, Vunifce giuflamente (p{elli,che glie la toccano, E che iv altro ufo glie
ia conuertono* Elfa è fiume che nafce in ihofcana non lunge da CòHe, terra nel dominio di Firrn^
^, Vaffa a Voggihonp, Vico, Certaldo, Cafld fiorentino, e tra Empoli e Vucecchio mette in Arna.
Dicano, ma fkhuLf amente, che indurisce e conuerte in pietra tjualuncjue cofa che ui fi getta dentro.
La fàuola di Viramo e di Tifile recita Quid, nel Hij. MA perchio ueggio te , Seguitando anchoré
Beat, moflra a Dante, che per effer egli, comha detto di fcpra, fatto ne [intelletto di pietra, E T imfe
irato, ciò E cofi indurato Tinto, ciò è^, ojfiifcato ne Hnteìletto tanto, cheli lume, do e', lafcn^^
lentia del fùo detto Maglia, e non può penetrare a linteUigenfia di (Quello, Perche occupato Unteli
lettone le haffe cofi, non può penetrare a lalte e diuine, Woler al meno, chfgli ne lo porti dentro afe
dlipinto e fegnato, non potendolo portare fritto, comefàrehhe, (fuandofifp capace dintenderlo, Pm
ihe più maniftftamtnte dimofìra la frittura, che non fa la pittura, PEr ijuelh che fi reca il bordone
cinto di f alma, la(jual cofia fcglion fir i peregrini, che uengano di terra fanta, ouè^ douitia grani
te di palme, fer fiegno che uengano di tal peregrinatione^ Adunjue uuol che Dante ne porti ilfuo
detto dipinto dentro a fi perfegno che uien da lei »
It io; Sì rome cera da fuggeìloy
Che U figura impreffa non trafifiuta ;
Segmto e hor da uci lo mio cerueUo^
"Ma perche tanto Joura mia ueduta
Vofirti paróla difiata uola j
l^ifponde Dante a Beat, hauer il detto fuO
fegnato t7 impreffo ne la memoria non al
tramente che la cera ha mpreffc la figura
lei fuggello in modo, che non la trafmuta
mai, Ma U imariia it la cagione, ^enlt
\ I
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Postillati 16
PVReAtORIO
Che più la perde , quanto più [aiuta ì U faroU ii K c/o h ^JT^ ^^^^ > lini
Verche conofct , diffe , quella fchola ,
Chaifeguitata^/e ueggifua dottrina
Come può jiguìtar la mìa parolai
E ucggt uofìra uìa da la diuina
Dinar cotanto 5 quanto ft discorda
Da terra il cìel.che più altofijlina.
Ondio ri[poft lei ; Non mi ricorda
Chio flraniajje me giamaì da uoi *
Ne hone confcientia , che rimorda .
E fe tu ricordar non te ne puoi y
Sorridendo rijpofe^hor ti ramenta^
Sì come di Lethco heucHì anchoi :
E fe dal fumo fòco Jàrgomenta ;
Cotefla ohliuion chiaro conchiude
Colpa ne la tua uoglia altroue attenta
Veramente horamai faranno nude
Le mie parole , quanto conuerrafft
(Quelle fcourir a la tua uifta rude ♦
tfiligentia dfltjuale è' defiderata da luij
uola er afcende tanto fcpra la ueiuta del
fitoinieHftto, che più la perde, cjuanfofiu
fmta affcttiglia per uolerla infendere»
ì^ij^onde Eeat, auefto auenire a do chfgli
conofca cjuella fzhola de Ti!ofcf!,coyne uuol
infirire , chegìi ha feguitata , e uegga la
dottrina di (fucili, come' pofjìhile che fcgui
ti la parola di lei, ciò ^, la dottrina the;)i
hgica.y Et a ciò cheuegga ancora la /a/
uia effèr tanto dinante e lontana da la di'f
uina, (juanto da terra al cielo, Ctìefti
fìina più alto, ìlcjualpiu alto con maggior
uelocita fi moue, E (juepo e- il primo moli
le, Imitando ifaia , ouedice, Sicut exalta
tum eficcelum a ferra, ita exaitate flint
uiemee a uijs ueflris , Volendo inferire,
che la dottrina de filofcfi non permette che
ft tenga alcuna co fa per fidfj come fi ijufl
la de Thfologi, ma fclamente cjuanfo pr&i
uano per ragione, Verche nonpoffano alcu
ìli cofà meriiare,no effendo ne la fide merito,Oue interuien la ffj:erienfia,Onde in Saluafore <r Tf>0
mafo,Thoyna,<juia uidifii credi lifti,Beafi cjui no uideruntet trediderut, OnJì: rif^ofi lei,'Rij^Òde
Dante a Beat, nò ricordarft defprft flraniato e dipaytito mai da lei,ne hauer confcientia che lo rimoY
ia di (juejìo. Et ella dice do auerìire, per hauer egli heuuto ejuel di del fiume letheo, E perche ijye
/?j tal fiume non fi domenticar fenon il male, pero hauendo domenficato dhauer laffafo la fua doàri
na per fcguir (fueUa de Filofcfi, hauea daprefumere, chera fiato male, Si come dal fitmofiirgomen
la e prefumme il fitoco. Promettendo daHhora inan'^ ufàrli parole , nude , rude , efali , jualift
conuerra a difcoprir la finteria loro a la fua deiole uedufa de linieUetto , e mn più tanto coperf
te e fòttili , chaueua ufaie fino aUhora .
E più corrufco e con più lenti pafft
Teneual fole il cerchio di merige ,
Che qua e la , come gliajpetti fhjft 5
Quando fa^'lfcr'y ft come fiffige^
chi ua dinanii a gente per ifcorta ,
Se troua nouitate in fuo ueflige ;
Le fette donne al fin dunomhra f morta ^
Qual fitto fòglie uerdi e rami nigrì
^oura fuoi freddi riui lalpe porta ♦
Dinanzi ad effe Euphates e Tigri
Veder mi parue ufcir duna fi>ntana ;
E quafi amici dipartir f\ pigri.
Er<t falito il fcle nelaltro hemisfirio al ceri
chio meredionale, e per cjuefìo pareua Uu
corrufcì, do e ,Viu fiammeggiante e chia
Y9,efpndo del tutto lilero da uapm,che
afcendono da la terra, che ìeuano in ijutli
che parte a gliocchi nofìri il /?<o fflendore^
E che procedeffc COn fiu [enti paffi , cii
h, Vtu tardo, Verche c^uantunc^ue il fcle
fi moua fcmpre infieme con la sfira unifir
me, nondimeno, cjuank giunge al cerchio
rtìeridiano, pay a gliocchi nofìri che ft mo
ua più faydo,ìl(jual meridiano ceychio no
un medeftmo a tutti , cofi poco , come*
ancoya juel de toyi^nfe , ma fi fi^hora
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Postillati 16
CANTO XXKIII*
óua ty Ura la nel udger ilghlo de U terra, fcccnJo glia^etti, Perche ogmfaYie le la terra Uri
trò al orfo iel fole uien a riguardar il fuo, (^ank le fcUe dome fi fimaro , corne fi firm urta
fcUera, che uaia inari^ fer ^coyta. Se auien che troui alcuna nouita, Eufrates e Tigri fieno due de
auaUYofimi, che la Bihia pnt al fecondo del Cen, chefichino del Ptiradifo terrefiro dun medefiii
mfiinte , Otiie BòfÙQ, Tigris O' Eufhratet uno fe finte rtfcluunt , Ma ilfoeta, fuondo la fig
dUegma , chiama lun:i Uthe, che fiignifica ohliuione del male, E laltro £ wor, cheftgnifica mma
ria del hene, cme di fcfra in fiu altri luoghi habtiamogia detto .
O luce 3 0 gloria de la gentehumana
che acqua è quefla , che qui fi dij^icga
D<t un princìfio ^e fi da fi lontana i
Ver CQtal *£rego detto mi fit $ Vrega
Uathdda , chel ti dica x e qui rij^ofey
Come fii , chi da colf a fi dinega ,
I<f heUa donna *jQj<eJ{o e:r altre cofe
t»me li fon per mexe fisn ficura^
Che lacqua di Letheo non gUd mfcofi^
E Beatrice ^ For/e maggior cura ;
Che jpeffi uolte la memoria priua ;
Fatto ha la mente fina ne fiocchi ofcura
Ma ucdi Eunoe , che la deriua :
Menalo ad ejfi) ^ e come tu fi ufit ,
La tramortita fua uirtu rauiua ,
Vomandal poeta Beat, che acjua tjueta
fia, che ufitendo dun mede fimo finte. Ioni
tana fe jìeffi da fi, ferche luna corre a de{
fìraelaltra a ftniflra, E chiama Beat.luf
ce, ferche la theologia illumina la mente
humana dt le cofe diuine , Gloria , jferche
mediante tal lume fi uien a nobilitare C7*
ad illujÌYarfi, T>Er cotal frego , Rijfonde
Beat, che debba fregar Mat, che glie lo di
ca, Lacjual ejfinCo intefi fer la utta attiua,
e offiào fuo, mediante le quattro morali
uirtu, di dijfor le menti humane a la coni
temflatiua, Ondehabbiamoueduto , chap
uendo fitto ber a Dante del Fiume Lethea
Ihaueua già fiitto domenticc.r ogni rriale^
colijuale a tal contemflatiua uita non fi
fuoferuenire ,E ferdifiorlo del tutto a
quella, uedremo che lo merra a ber del fiume Eunoe, cha uirtu di riducer a la memoria ogni bene.
Kijlcnde aduncjue Mat. (jueflo C7 altre cofe effirli fate dette fer la, COm.e chi fi didega da colfa^
ferche in colf a farebbe, quando non glielhauejfi dette , comedifcfra uedemmo chefice, Imfero, che
farebbe mancata di carità, E dice efjir fuura, che lacqua di letheo non gliel nafiofi , ferche queflo
è bene e non male, onde lethe glielhauejfi a nafiondere, E Beatrice, Eor(c m.aggior cura , Kijfon
de Beatrice in fententia ,che firfi maggior cura, come fi^ejjc uolte auiene, glie Iha fitto domentu are,
Ma li mojiral fiume Eunor, alqual dice chelo debba menare, E fi come ella ^ ufi di fire , che ra^
uiui la fua tramortita uirtu . fi" innata una uirtu in noi, laqual fi che defideriamo il bene , ma
^ tramortita ogni uolta, che non fcguitiamo il uero, che e- Vio,ma il filfi bene, qual e il diletto dt
le cofe terrene, cornee uuol infirire, chauea fitto Dante fino allhora .
Come anima gentil ; à.^ non fa fcufa ,
Ma fit fua ucglia de la uo^iia altrui,
ToHo che e fer figno fiior difchiufa^.
Cefi poi che da ejjà frefo jùh
La beila donna mojjcfi ; '^HT a Statio
Vonncfcamente dijfe , Vien con lui.
Si haueffi lettor più lungo j^atio
D4 fc'riuer y io pur conterei in parte
Lo dolce ber , che mai non mhauria fitto
Centìlijfma e nobilifflma è- ueramente
lanima, laquA intefi, nt le cofi hon(fie,U
uoglia daltri, fimoue ficendola fuafroi
friafcn'^fire f ufi ad ffjìquirla ,cQme
morrai foeta hauer fitto M<^^ di quella di
heaf, 'n beneficio fuo fi toflo, come da lei
li fit manififlata qual (Ha fiffi . Ver che la
Ulta attiua, quando drittamente fi frocede
fer quella, non è mai difiiefante , ma
fcmfre fi muitn m la fjjecnUtm, ifff^
PVRGATORIO CANTO XXXm,
Ma perche piene fon tutte le chme
Ordite a quejla cantica feconda^
Non mi hfcia ph ir lo fren de Urte
lo ritornai da la fanti ffm onda
Rifitto fi, come piante noueUt
RinoueUate di noueUa fronda,
P«ro e diJ^oHo a falir a le fìeUe ,
adunijue Mat, Vanff fey mano , iifje
DOnnefcamtntf , ciù ^, cùn grutia
ntoYfuol donna a Siaf, chf ftgnTficalintdi
Iftto, che andajfe con lui.Sl haueffc lettor^
Scufaftl jf>Qeta dflnon fofer Uff juanfd
fcdufe dolce fiffe Uccjua di (jufl fiume,
che mai non Iharehbf fitio,fer non hauere
fpaiio dafoterlofcriufre , offendo tutte le
«;.H- D «IL A. . '^''^f'^^<^'^«f' '^ì^rjìa feconda cantica
tiene Vurheuemente infcntentia dice, effèr ritornato da tonda fmtifT.ma di aueh nfiuo , come
Jt rifanno le noueUffUnte di nouelle fronde rinouate, PVro e difiofio a fi/ir a le fteh, do è-, a la
tontemflatione de le diuine cofe, Perchè hauendoft fe r Lefhe domentica/o ogni male , Et hora Uf
l£.unoe ndouoft a la memoria opi lene, iì falir a leftelle non lifofeua fiu effcr impedito, A lequ^li
anchora noi con late del deftderio legandoci, fe per fe fteffe a tanta alte^X^ infirme e dekli fmni
m, chi jf et fino aquife degnato di condurci, naiutera anchora co uanni de la fua alondantiffma
grana tanto, che perverremo a ^uelfupremn infinito fine, oltre dekualnonfituo , neè ledi
io fenjar dt poter col [enfier andare .
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Postillati 16
tJEJCftITTlONB IDEI PARADÌlO.
Auenh d trattar Ifl Varali fe, h Ijual fi nomina la figutnie ffr^ ^ uhinta Caniì
li ca^ V fiche il fOfta {non hfarttnhfi in (iuefìù ia [acri theohgi f ia lofiniane chrii
piana) moftra ^«rflo effir ne lultim) e fufremo cielo comunemente ietto Emfireo^
^ f rima da uedere fer juale jcala egli finge ielferuiafiefò ^ Secondariameìite ii
juanfìgrali e ii che (Qualità e[Ja [cala fta^ Ter'^^la difirente alteZ^ V eleuadone chegli attiiluì
fce a ciafcHno deffi gradi^ Quarto fi modo tenuto da lui, [otto la guida di Beat, nel jproceder fef
jueUiy (luinto CT* ulfimo, (juanto temp confumo nel [dir e circuir fer tale fiala fin ad effo Par»
Alifual afcef) poi, ueiremo di che firma e (Qualità lo finge, che deljm e de la fua mifura^fer effti
ve sHric^ e contener il tutto, riman immifitrahile efin^ frofrio luogo . Ma perche la cofa ha jf ur
in fi non foco lei difficile, noi,a maggior e fiu chiara inteUigentia del lettore, figuiremo lordine tei
fiuto , fer tal cagione , nel frincifio dognuna de le due precedenti cantiche jcio è-fdi fcmmariamett
te iefiriuer frima (juanto di fcfra hahhiamo frofopo uoler dire^fin^ renderne altra ragione fino n
tanto ychefiu farticolarmente replicando, la renderemo» Diremo adunjue che hauendo noi in fine
ie lultimo cato de la precedete Cani, labiato il poeta ne laltro hem.fcpra il monte del Vurg.e fitto dtì
<irco/o meridiano, come uedemmo nel Quarto deffa Cantica, tornato da la fmiffir^a onda iti fiu^
me tunoepuro e dif^òflo a fedir a leftelle, Imaginiamoci hora,che leuandofi con Beat, uerfidi juel
le, che il lorofrimo falire fijfi, pur fitto di tal circolo, fino al concauo de la sfera del fimo, il^ual
ma cofa medefima col conuez^,o uogliamo dire con la p^perficie de laere, per laijual eran ùlitue
che da 1 40. miglia de Ulte^'^ del monte in fiiori, che fit in termine di ^ual che di, come ne la di
firitiione del Purg. haUiamo ueduto, tal lorofrimo falire fijp in iftante di miglia 29209. un9
undecimo, e che giunti tjuiui, fijfiro infieme con la detta sfira circolarmente rati , 0 uer portati da
lafir"^ del primo moitle, che in ^^iij[* hore di moto proprio ua da oriente in occidente e torna in
oriente, miglia 127^0, E di (juiui e/Jer fiditi al comauo del corpo de la luna, il^ual è una cofa mei
iefima col conue^i^c del pioco per loijud (ran fili fi, e che tal loro ficondo fi.lire fijfi in ifiante di 2^
fcmidiametri e me^ de la terra,la uxgefima parte duno deffi Sem Ji più, che tutto uedemmo ne U
difirittione de l'infi effer, fècondol poeta, miglia 324r. e cinejue undecimi» E che giunti <ju:ui,fift
fero inftemecon efifa luna circularmentr portati da la fòr'^ del detto primo molile i% Sem. de la ter
fa, e de le cinque, le tre parti dunaltro,poca cofa meno. E di ijuiui ejfir filiti in ifiante al concau^
ii Mercurio, iljual ^ unacofd medefima colconue^^ de la luna, per la (^ual eran faliti, e che tal lo
fo ter^ falire fijp (/no. Sem. de la terra, e de le cirnjue, le tre parti dunaltro,foca cofa di più»
llloro circuUv moto co (jueSoJi 2r. Sem.e de le cin^ue^e treparti dunaltro,E di juìui in ifiate ef f.
fir faliti al concauo di enere ^ iljual è una cofa medefima col conue^^ di Mere, per lojual eran
faliti, e che tal loro quinto falire fiffi li 1 02. Sem. de la terra, e de le fei, le cinque parti dunah
tra, Sem. il loro circuìarmoto infieme con quella, di OC. Sem. E di (juiui effir in ifiante faliti al
concauo del fòle, ilcjual e una cofa medefima col conuez^ ii Venere^ E che tal loro (juinto falire
ftjfe li 9n. Sem. de la terra, V il loro circular moto con quello, li 440. Sem. le la terra, e le le
fette, le tre parti dunaltro. E che li juiui e(fi falififm in ifiante al concauo li Marte , ilcfual è' una
cofa medefima col conut^^ lei file, per locjual eran fallii, E che tal loro fifio falire fiffi li 1 oò.
Sem. le la terranei il loro circular moto con (jueUo di 407^?. Sem. le la terra, e le le fitte , le dm
ijue farti lunaltra,poca cofa meno. E che di (juiui effifaliffiro in inffante al concauo di Cioue, ih
Jual ^ una cofa medefima col conueZ-^ di Marte per lojual eran faliti, e che tal loro fcttimo falire
:ffi li 76^6. Sem. de la terra, ^ illoro circular moto con (jueDo di 5487. Sem', e de le fitte, le tre
farti dunaltro, poca cofa meno, E che di (juiui efifi falifiero in ifiante al concauo di Saturno, iljual
è una cofa medefima ìqI mtte^'^ li Oioue, per lojual eran faliti, e che tal loro ^tt^uo falire fif t
fe ìi leh iém, ^ il /oro clrcuìar mm cQn (Quello , li é 'y^f^ . E ftnciì
qui fono f hi iti oUOgraJii, eT' ''«^wmo fitto in tinelli «dtrefante YfuólutiorÀ, in ciafcun grado la fua taU
mme^ che de le iit4aUro (juarte, ne leijuali, mediante <iue!ìi due circoli, hri^nfe , t7 H rnerediai
n9, ft dmidel cielo, hahiiamo ad imaginarci chefft nhathino in dodici hore revolute due, e che /ìei
fio tornati fòtio del medeftmo cìrcolo merediano, da!<]uale,nelme^ de Litro hemisftrio fcf radei
monte del Purg. e faliti chefp furon al concauo de la sjtra del fuoco, a frinc'fio [erano fattiti, e che
fi frouino nel me^ de Ihem.nofìro fotto di (Juello nel concauo, come hahbiamo ueduto , di Saturno,
E di (jui falena in ifìanfe ad effo circub al concauo de loUaud ifcra e di tjuellit nelfègno di Gemi
ni, Hijual concauo è' una cofd medefima col conueT^ di Saturno fer lotjuai ^ran faliti, e che tal lo}
ro n:ino falire fi/p di i/or. Sem, de la ferra, ^ il loro circklar moto con <juella,di 3 « Sm, E
di (jui falena in ijìante al concauo del primo mobile, 0 uoghamo dire de la nona sfirA, il(jual conc4
uo e* una co fa medefima col conuez.^ dela sftra ottaua, per lajual eran filiti, E che tal loro decit
Yno falire fvffè di io no. Sem» de la terra, il loro circular moto con f^uAa,di C^xo^ . Sem.e de le fct
te, le tre parti dundtro, ^tin cjuefìe due ultime circoifioni uenghino ad hauer circuito le altre due
quarte del deh talmente, chefft ft uenghino a trouare ne laltro hemisftrio a retta linea fey fendii
colare fcpral cerchio meridiano, difetto dalcjuale a jf>rinci'fio,e ne le. lo/ prima circuitione, che fji ne
la sfera del fuoco, [erano partiti • ^altno poi al cielo Empireo, il<\uàe fìando, moue e reggel tutf
io, E di tal [alita, per efpr infènfihile, non fi può, come de lalfre, la jùa (juanUfafafere, Ma ijuan
io al Parad, contenuto da effo Empireo cielo, hahhiamo ad imaginarci jueUo in firma duna grani
diffida e candidifpmarofd, in luogo de le cui fòglie fieno digrcijo in ^rado fèdie di leati uefìiii di
Cilide fìole,e che in una de le prime e più eccelfe fia Maria Verg.e [etto di lei digrado in grado fino
al giallo de la ro[a, iiqual ^ un grandiffmo tondo dipurìffma luce, fieno dorme Heiree,del uecchio
teftamenfo, E che da Ultra parte de la ro[a, pur in una de le più eccelfe [edie, e per contra di Maria,
fta Giouanni Battiffa, e [etto di lui digrado in grado fin al tondo de laluce, fieno contemplanti del
nuouo teflamento talmente, che tra le donne Hehree del uecchio tefiamento, che[cno [etto di Maria,
er i contemplanti del nuouo, che [ono [etto del Battifla, uenghino a diuider effi rofa in firma di
muro fino al detto tondo di luce, in due farti eguali, luna de lecjuali fa da la deftra di Maria, CT*
da la ftniftra del BaUifta, l altra da la finifìra di Maria, e da ìa deflra del Battifìa . E che tjuefie
• ancora fieno ciafcuna fin a me'^ la roja in due eguali parti Jiuifi, E da la defìra di maria fieno i
leati, del nuouo teftamento, che tengano la mita de luna de le due partì, E dd la finifìra del BaUii
fta fieno le Beate deffo nuouo tefìamento, che tengano laltra mita . Tta la fmfira di Maria [uno
foi i ieati del uecchio tefìamento, che tengano fino me^ la rofa la mita de luna de le due parti,
E da la deffra del Battifìa fieno le Beate deffo uecchio tefìamento, che tengano laltra meta . Da me
^ la rofa in giù fieno poi da la defìra di Maria e da la finifìra del Battifìa i paruoli [aluati nel teftat
mento nouo per il tatte[mo, E da la finifìra di Maria e da ìa defìra del BaUifìa, fur da me^ la roi
fa in giù, i paruoli faludti nel tefìamento uecchio per la fide dt parenti e per la circuncifme , Ma
che fra le due parti principali fia (fuefìa difftrentia, che le fedie di (juelli del uecchio tefìamento fiei
no tutte piene, e de le affrettanti a ijuelli del nuouo,ali]uante ne fieno anchora uote, per attender chi
le ha da riempire, Vifcpra a (juefìa rofa, cjuafi in firma di capello,che la copra , imaginiamoci poi
che fia il tribunal di Dio,dintorrto attuale girino fcmfre i noue ordini d:ingeli difìinti in tre gerari
chiej che a fchiera a [chtera d pendono ne la rofa e tornano a rifalir a propri luoghi,^ ijuefìd è' fcm
7nariamente,Secondol poeta, la firma e la diffofition del Parad. e de la fiala per lajual egli uafcei
fi , le mifure de Uijuale, ciò h-, del falir e circuir del poeta con Beat Ji grado in grado fin ad effo
Varai, e de la firma e fua dJf:)fiiione,hahiiamo hora da uedere donde noi le traggiamo cofi apuni
to, come Ihallimo fofìe difcpra. Ma prima ^ da fafere, che (juantun(]ue effe poeta wtfnda il Paf
rad. effer fclamente ne lemfireo cielo, e juiui hauer ciafcun hento U fua fi dia , noniimfno ^ perche
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Postillati 16
fi cme ne Vlnfim ha Jijììrtfo i ^ali le ìantìatìy e nfl Pur^afùrh igraJi ìe leflinati <f laftlui
ifffY cfnhi. Co/? jffY cerchi ha voluto àijìingueY i graii de leati , £ fi come otto ha dimofìrai
to efpr i cerchi ée rinftrno.mn intendendol f o^^ de gigarifiy ffY la ragione deUa nel fio luogo,
feY cerchio, ma fette fclamenfe i éejìinati a le finfitih fene de Unirne, E ft come otto mtdefmai
mente ha fojìo ejftr \ bap^ dd PurgaioYio, ma fette fclamenfe i cerchi fofiifcfra di cjuelli dejìii
nati a lafurgagion de lamme, Qofi otto mojìra che fono i cerchi fen fi hit del Paradifc, ma fette fct
Imente quelli, ne(]ualift rajffrefcntano lemme heate di (jueUo, E (juefti fono e cieli de fette fiai
reti . Auenga, come hahhiamo detto, che le fedieloro fieno tutte nel cielo empireo , ma è- fclat
mente a dimoftrar fer (jueftifnfhili^gHnfcnfhili gradi di beatitudine dejfc VaYad. come uedrei
me nel cjuaYto canto che di tal materia chiariffmamente tratta, Oue jfarlando de le Beate anii
me, che fcglieranoraffYefmatenel corfo de la luna, ultimamente in jferfcna di Beatrice, cons
ihiule dicendo , Quifimoftraron, non ferche fcrtita fiia (juefra fiera /or, ma fer ftrfcgnoÌ5e
la celejìial cha m.en fditn . Co/? jfarlar conuienfi a uofìro ingegno, Veio che fio da fenfiid
aff rende Ciò chefi fofcia dintelletìo degno , Finge adun<jue, che nel corfO dognuno deffi fitte
fianeti fe li raffrefcntino lanime di cjufUi, che dalinfiuentia e uiriu fha nano fiate aitate e tii
rate a quel ^raio di beatitudine. Onde nel corfo de la luna, fmhe la fia infiutntia e dirftnder
ne gilanim uirginita, caftita e religione, e di (jui ifoeti la chiamano in terra Diana, e uogUon^
cheUa filfe fcmfre uergine, e da ueYgini Ninfe aaom.fagnata, mojìra che fe li raffrefcntino lanime
a (Quelle, che feY meglio pterf in tale flato confcYuaYe, frano, fer uoto, rendute religiofc, tT in
tal religione fate fYdftjJe, ma che foi neYano uiolenfemente fitte tratte fimi, e fofte a lo fiato mai
iYÌmoKÌa!e ,nel<luale, auenga che uÌYtuofmente fificYO fimfYe uiuute , nondimeno erano fero
mancate del uoto loro. Onde nel ter'^c canto in feyfcna di Beatrice, di (jueUe far^.arìdo, Verefuf
flantie fn ciò che tu uedi C^i^i rilegete fer manco di uoto , E tra cjuefie finge dhauer trouata
Piccarda fcrella di Torep, e Coflan^ Irrffradrtce , De lecjuah cofc ue iremo che tratta nel teri
^, nel (Quarto , V in farte del cjuinto canto . Nel cOYfo di Mercurio , fer effir fianeta atti^
uo. Onde i peti dicano effcY nuntio di Gioue , Tinge che feli raffYefcmino lanime di HueUi,
che fer confguir honor e fima, frano ne lauitaattiua eccellentemer.te eficrcitafi,e fra (^ue\\
fte moftra hauer trouato (Quella di Giufliniano In'f eradore, che correff le leggL, e cjueDa di Rot
meofrudentffimoe uirtuofiffìmo huom,o ne lamminiflratione de gli fiati. Onde nel fer^
canto in ferfcna deffc Giufliniano dice , Qiiefia ficciola fleìla ft correda De buoni fiirti, che
fcn fiati attiui, ferche hcnoY e fima li ficee da , E di cfuefii tratta farte nel (juinto , tUT
in tutto il fefio canto. Kelcorfodi y enere , fer effr fianeta , che inclina glianimi addi
mare , Onde i pdi dicano efpr madre di Cufidine, fa che fe li raffrefintino lanime di (jueh
lt,ieju<'.li auenga che in uita fiffero Offreffi dal lafàuoe dishonefio amor carnale , nondime t
no , fer effrf uliim.amente conuertito in buono , caflo e diuino amore, haueano meritato cjuel
ter^ grado di beatitudine, E tra cjuefli moflra hauer trouato Carlo Martello Re d'Wnga^
ria, Cuniffa da Romano , e Fc/co da Marflia , Onde nel v/jy. canto in ferfcna deffc Fo/co,
Qui fi YimÌYa ne ìarte , che adorna Cotanto affetto , e difcernefd bene , Perche al modo di fit
éjuel di giù tjrna , E di cjueflo tratta nel viy. e nel siitj. canto . Kel corfO del fcle , fer e fi
fèrfianeta , che inclina ghanimi a glifluli de le fiere lettere, moflra eflìrfèli raffrefintate lai
nimedi ijuelli, che in tali fiudihaueano fàtto fYofitiione talmente , cheYano uenutiin cognii
tione de le iiuine cofe , Onde haueano meYÌtato (^ufl (juarto gYado di beatitudine , E tra
ijuffli introduce a farlar Tomafi d' Acjuino e BonauenturaE ciafcun di loro a nominar gliali
tricherano e^uiui affunti in effo grado, di che tratta dal decimo fino a gran farte deldecimoi
quarto canto • nW coifo ii Marte , fer effir , fecondo i foeti, Dio de le battaglie, fone in um
A O
fyarr , ih tutto effe corpo mcrada , jpnm chiflo jiifYim cafifano ,foi tutti fuetti , ìefferck
tQ (juaH hanean^ ecceUentemmie milifafo perla JÌìa ptnfct fijf , fra eguali tnfroiucf Cacf
cuguiia fuotritam a nominar alquanti chfrano in ejfa croce ^ e che fer fa! mlifia haueana
meritato ^uel jitinto ^rah di leafitudine , e di jKrJìy con fin altre cofe tratta dal decimo iluan
tofino a farle del decimo ottauo canto . Nrl corp di Gioue, perche a lui fflttrikifce la £Ìufiii
m,fon (juelli , che ^iuftamente Ihaueano amminifìrata a pfdi , firmar la jfetto de limf erial
ftgno de la f àia , affettando tal amminìjìratione frincipalmente a l'imperadore , tra auali fon
Piolti frincifi t regi hauey fer tal giujìitia meritato <]uefto fcjìo grado di heatitudine , e di lor
tratta d^à decimo oUauo fino a tutto il uigfftmo canto . Nel corp di Saturno , ferche fealiaff
irihufe il facerdotio , mojira ejferfcli raffrefcntate lanime di f^elli , che in uifa frrano ejfir>,
citati ne la contemfìatiua y ft come in (juelio di Cioue fe glierano raffrefenfate lanime di jueU
li che frano ejfercitati ne lattina uita , e di cfuefle introduce a farlar S, Zen , ilciual hauenf
do detto dt fe , fmhe merita ua (juel fettimo grado di beatitudine , e uenendo a dir de gliaU
tri dice nel uìgefim fecondo canto , Quejìi altri fiiochi tutti contemplanti Huomini fitro aa
cefi di fAel caldo ,Cne fk nafcer i firn e frutti fanti , Venendo a nominar alcuni di tjuelli^
Decjuali tutti tratta da! u'gefmo primo firn' a parte del ui^efmo feconda canto , H cjuejìi fono
i fette gradi di leatitudine , che difofra dicemmo . Ne lottano cielo , r/yW è- lo (iellato, fin^
£e poi efferffli rafprefentato il trionfi di chr.jìo , ciò è- , chr'ijìo con tutti i fuoi leati , chf
rapprefentano la trionfante chiffa ^ Onde nel uigefmo canto dice , E Beatrice dijp , Feto U
fchiere Del trionfi di chrijìo , e tuttol frutto Ricolto del girar di (jue/ìe ffere , £ di quefto c9n
altre più cofe tratta da farte del uigéfmo fecondo fino a farte del uigefmo fettimo canto .
Nel nono cifh y 0 fia il f rimo moiile , finge ejprfcli rapprefentati i none choridangeli difiin^
ti in tre gerarchie , che fempre faggir ano intorno a Dio p:fìo in me^ di loro , come punto in
me^^ al cerchio^ E de la creation loro, e di ciueda de cieli e de glielementi infume in uno
infìante con più altre ccfe tratta da parte del uigefmo fettimo fino a parte del trigefmo cani
to . Nel cielo Empireo finge efferffli raffrefentate le due milifie del cielo , ciò è' , (juelf
la de lanime heate , che fvima haueua ueduto ne lottaua sfira feguitar il triompho di chrii
fio , E (lutjh , come di fcpra dicemmo , in firma di candida roft, le cui figlie erano di grai
do in grado le fi He de heati fin a! giallo di (jueda, tljual era fclamente di puriffma e tranffa
rente luce, ^ in una de le fuepiu eccelfe figlie era Maria Vergine, e fctto di lei donne Hel^ree,
fin al detto giallo (juafi in firma dirhuro, che da cjuella parte la diuideua, E f(Y coma di Mai
ria, pur in una de le fiueccelfi fi; glie, era Giouan Battifta , e difetto da Ini fin aà effo glaU
lo erano contemplanti del nuono tefiamento talmente, che tra juefii e le donne Hehree, cherano
fctto di Maria, ueniuano a diuider effa rofa in due farti eguali , Onde al principio del trigefii
mo primo canto , In firma aduncjue di candida rifa Mi fimofiraua la militia fanta , che nel
fin fingne chrifto fice ffofd . Seguìua poi cjnella de none ordini dangeli diftinta in tre gei
rarchìe , che prima fegliera rapfrefentata nel primo molile intorno a la diuina fjjcntia , e
luna e Ultra diff>jjìa a punto , come di Cofra le hahiiamo diffegnate , che per effìr neceffaria
unaltra uolta tr \ lar d\ cj'telle nel propri) luògo , ne par fitperfino il tante uolte replicare .
Bfl'/?i adunane hòra intendere , che di loro chiari/fìmamente tratta da parte del trigefmo fii
ììo a tutto il trigefmo ier'^, CT ultimo canto . Hora guanto a If mifure de le dijìantie det*,
te di fcpra è- prima da uedere , o«r il poeta mojira chel fuo primo [olire fifp fino al concai
ftO de la sfira del fioco , e non fino al cielo de la luna , come altri hanno detto , E nf le prime
otto reno^ut'oni chegli fice , cominciando da tal cornano fino a cjueUo di Saturno , egli hauffi
fe df le quattro jUdrte , ne lecjuali fi compaytc il (.ielo , circuito le ine talmente , chejfivdo e^H
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Hf U fuit fYÌyfìd ymlut'm^ ftia r.fl concm hi fuocQ, e tìe ìalfrù hmlsfiro fttrfifo Ji fctio il
ÒY colo meridiano y f di fcpal monte dd Purgatorio finito cjutlU y fi uerìijjc <t trottar ne ll.ei
wisftrio nofìro fctto del medefxmo circolo meridiaiio , come di fcfra dicerr.mo . Quanto al
fuo frimo falir adun^iue y che fijje fino al concauo de lelmento del fi.oco^in itifi'ante ,
^uefìo lo dimoftra il foeta nel primo canto in cjuefit uerfi, il parlar dfjuali indri^.^^ a lo Sfi^
rito pnto dicendo , Sio era fcl di m( <lu(l che creafii Uonfllamente amor, chel lid fonemi ,
lui fai , che col tuo lume mi leuajli , Ejpndo adunque Ifuato da terra , auen^a , che di ciò
finga nonefferfi in (juello inflanie auedufo , di due cofc ,mofm grandmfrte ammirarfi ,
t defiderar distender la cagion di quelle ^ luna dhauer ufduto lUielo^fer grande j^a^
Ho aatfo da la fiamma del fole , E c^uefia era la luna , che fer effcrfinel juo^ fidir auii
cinato a lei , li f arena ^fcn"^ comjfaratior.e , molto maggior di cjufllo , thera ufcto uederla
^ua giù di terra . laltra , dhauer udito una inufitata Màff^ma e (cawffma armonia ,
E (^uefia era de cieli , Verche alcuni filofcfi , e jfetialmenfe i fìatomci uogliono che qufU
la rifulti da moti loro , Onde dice , Varuemi tanto aHhoY del cielo aciefc Da la fiamma del
fcì, chf poggia, 0 fiume lago non fice mai tanto diftffo . la r.ouita del fi,ono, el grande lui
me. Di lor cagion maaefcr un difo Mai non fentito di cotanto acume . la cagion de e^ua*,
li duhhi mojìra (jjcrli fiata dimoflrafa da Beatrice , lacjual cagione era, degli non era }iu
in terra, ouegjÀ fi credeua effer anchora , Onde dice, Ondflla, ihe uedca rì:e fi com'io , A à
ac(juetarmi lanimo cmmoffo , Vria chio a dimandar la hocca ajrio . £ cormncio , Tu ffffo
ti fii ^roffcColfàlfoimaginarfichenonuediCioiheuedreflilclhauffftfcoffc, Tur.cn fin
(erra, fi come tu credi e cet. Fatto chiaro il poeta del fuo duhhio, mojìra da jufflo effrgliene
nato unaltro , il(\ual e , che fe egli non era in terra, come fùceua coi fiiO graue corfo a trafcen^
Jer (juei corfi lieui, cornerà cjueEo de laere e cjuel del fimo. Onde di^e, Sio fidi deljrim.o duh
ho difuffxito Ver le fcrrife fmleUe kreui , Dentro ad unaltro fià fiu irretito ,^ E dijf, Cia
contento yec^uieui Di grande ammiration, m.a hora ayrimiro, Comio trafcenda ciuffi corpi Leui .
Dicendo adunche, (juefli corpi lieui, moftra hauer trafcefc (juel de laere, e chera entrato in (jnel
del fitOLO , perche da terra fino al cielo de la luna non ue^ altri corjfi leui che (juefti due . Del
fiiO circolarmente girar infieme col detto fiiccocon la fir'^ del frimo molile, e del fuo f lire in
jfiante daffcfi-.oco al concauo de la luna, dimcfirapot, come uedremo, nel fecondo canto oue di^
ce, la con.rtata e perpetua fete Del Deifirme regno cen portaua Veloci (juaft come! del uedtte .
Beatrice in fùfo,zfr io in IH guardaua, E fiffi in tanto, incjuanto un cjuadrdpof, E uo^a, e da
la noce fi difchiaua Giunto mi uidi e cet. E pco][iu oUre di Beat. Dri^^ la mente in Dio grata
mi diffe, che nha congiunti con la prima lìdia. E cjuefìo kfxi a dimfirar il frimo lorflir eprii
mo circuire efjìrfftato dentro'al cccauo de la sfira dd fi'.oco. Quanto a (juedo, che ne le \'iij, re
uolutioni cheffi ftron di sfira in sfira fin dentro al concauo di Saturno , non uoltajfiro che due
auarte dd cielo, fi proua per fjuello chd poeta pone cjuafi in fiyie dd xxif\ canto, oue mojìra, che
fdito dal concauo di Saturno al concauo de lottaua sfira, e di ({nella nd fcgno di Gemini , eie
ammonito da Beat, egli fi uolto a guardar in giù di sfira in sfira fin a (jueftoglok de la terra
edelac<iua,chegfi,}erla fua picciole:^'^, domanda aiuola, Lac^uale , girando fi egli con ejfa
Qttaua sfira t!r in effofigno, la uenne tutta a difcoprirr. Onde dice. Co! nife ritornaifcr tutte
Quante, le fette ffere,e uidi.(\uefio gloho Tal, ihio fcrrijì ddfio wlfmliantee cet. Poi infine
dd canto dice, laiuoia,che dfii t'^to firoci, Wolgendomio con giieterni gemelli, Tutta mapparue
da codi a le fid . fin^epoi nd xxvy. canto, che uolgcdf pur col detto figno e co la detta sfra,
ammonito anchora da Beat, egli ritorno a guardar m giù (juSfO era cir. jUrm ente con effa sfira
uolto, £ uide, che da (piando egli uhaue a guardato prin:a, era fino all];ora moffi e girato utr oc^
A O li
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Postillati 16
ciJeriteme'^larcochflgloh fanflhfmisjtrlom^^^ al primo clima fno alfine ieffo
ano , che uenim aieffer fu la terra da me^ ejfomjÌYò hemisfirh fin a tonante occUenm
le y cheta una ijuayfa tanio del cielo (juaniò de la ferra, che già ne ueniuano al hauer in futi
tò giran tre quarte , la frima da me^ Litro hmisfirio , fino a hn^nfe occidentale , che a
noi è- orientale, La feconda ne Ihemiifirn nofìro da effe orientai oriente fin fottol detto circolo me
ridian^yf (juefie due, come hahhiamo ueduto,in \'iij,reuolutìonifer \i^\ sfire, la prima per queli
la del fiiOcOy Le altreper (juelle de fette piane ti y la fer^y pur ne Ihemisfirii noftro e nel concauo
de loUaua sfira dentro al fcgno di Gemini y come hahhiamo uedutOy da effo circolo meridianOyfin
fcpral nofìro occidfndxl oriente. Se efjt adunjue,parten{oft dame^ lalfro hemìsfirioydi fm il
circolo meridiano, ZT' in otto reuolutioni per otto sfire uenenio fin a me^ Ihemisftrio nofìro a rien
irarefotto di tal circolo, uenero ad hauer girato due (Quarte del cielo, de fcno la mita de la circun
firentia di juel!o,è' nfceffirio, cheffendo V/y. le sfire drcuitey cheffi dognuna circuijpro la oUai
ua parte de la fìta me^ c\r cun firentia y Come uedemmo ne la difcriuione del Vurg, chel medefii
tno firon per li fuoi fette cenhiycheper uoltar la mita deltuUOy uolfaron di ciafcuno lafettima par
te del fio me^ cenhio . Hora guanto a le difiantie del falire dal concauo de luna sfera a cjuel de
{altra, che'fcmpre una cofa medeftma col conue^^ de lunayf del circolarmente uol^tr per ognui
na di cjueh , e prima del fcilir dal concauo df laere, che fii da le radici dfl monte del Purgcttorio
fino al concauo de la sfera del fi^ocOjch^ una cofdmedefma col conue^^ de laere, Hahhiamo da
fifperey che i filofofi uogliono, che glielementi fauanl^no lun labro in decupla^cio ^, che dieci uol
te fta più lac(Jua de la terra, e dieci uoltepiu laere de lacéjua e cef, E noi hahhiamo uelutOye ne
la difirittione de Vlnf CfT in cfueUa del Vurg, chefecondoi pottay il g!oho de la /erra e de lacjua
inftemegira 20400. migliay e che fecondo la regola general d'Archimede, il fito diametro uien
^d effir miglia 6^00» e dieà undecimi,e confeejuentemente il fio fèmi diametro miglia 524^. e cin
e^ue undecimi, Douendo aduntjue il Semidiametro de laere, ilcjual è' una cofa medefima col coni
cauo de la sfera del ftiOcOyalijual il poeta fi trouo falito,efftr dieci uoUe tanto, farà miglia 324^4.
t fii undecimi,de letjuali trattone il Sem. de lacjua, e de la terra,ilijual è' una cofa medefma col
concauo de laere, daljuale, a le radici delmonte del Purgatorio hauea cominciato a faìire, do e',
le miglia 324 r. e cinijue undecimi, remeranno miglia 2920:?. t7 uno undecima, che faranno dal
concauo al conue^^ de laere, il jual ^ una cofa medeftma ce! concauo de la sfira del fioco, E di
tanto, come hahhiamo pofìo difcpra, farà fiato il lor primo falire . Quanto ad il loro circolar moi
io infieme con la detta sfira,ci ricorderemo, come più uolte hahhiamo già detto, e f^etialmente ne
la difcrittione de Vlnf, che la circun firentia del cerchio,faódo la fcpra detta regola general d' Ari
chimede, è- tre uolte e la fettima parte dunaltra il fuo diametro , Adunejue yfc multipli cher e <
rno il Semidiametro de laere, che diciamo effcY miglia ^4^4. efci undeàmi, CT' una cofà mei
iefima col concauo deffa sfira del fiioco,per tre CT un fcttim.o, faranno miglia i oro co. e tam
lo farà il fimicircolo defja sfira del fioco nel fiso concauo, e lotiaua parte, tome hahhiamo pofìo di
fcpra, miglia i27ro. E tanto farà fiato il loro primo circolar moto con la detta sfira del fiioco
nel fio concauo . 1/ fecondo lor falire ft è* dal concauo del fioco al concauo de la luna, llcjual
e* una cofa medefima col conue^^ del fiiOcO, Ma fe noi hahhiamo a proceder per laìtre fuperiori
f maggiori sfire medefimamente co numeri di miglia, noi uerremo, e fi?etialmente ne le circun fii
rentieloro, in fanti milioni di mi!ioni,che ci confinleremo, E fero in quefìo noi fcguit eremo Ah
fragrano eccellentiffmo matematico , lautorita delcjuale è da tutti i filofcfi, e dal nofiro poei
ta nel fio conuìuio approuatifftma . Coftui adunc^ue, ne la uigefimaprima diffèrentla del fuo
aflronomico , uolendo defcriuer le difiantie che fono dal concauo al conueT^ dognuna de le noi
he sfire mohili , dimofira juelleper il Sem. de la terra e de lacc^ua infieme , iljual di fifra hahi
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lirfWto uelutù effeYyffCoMfQ^t^t, miglia n4r. e cxnt^ue unlecimì, ffrima fm, eh la U tma
fino alconcauoieU luna, che ft come hahhimoifttOy èuìiacofamejefma col corine àelfloi
co.fta Sem.fYnf^dflaterra^efiu la uiiefma fatte inn Sem. Igjuali tuUiSm.muhifl^
caii fer il Sem. it la terra^ clefeconhl foda^ diciamo effir miglia 524r. e cincjue un^ecimi yfii
ranno miglia i0888r.(Jf leciuali traUane ilconcauo iel fuoco , che ài fcfra Uttimo uehi
ttieffcrm^iglia\i^<;'\. e fei un iecimi, remeranno miglia 7CAÌ0. e cinque uniecim4,che faranna
2?. Sem. e me^ de U terra, la xx. parte iun Sem. éi fiu, E di tanto farà fiato, come habhiam
fofto difofra, effe kr fecondo faìire dal cornano del fuoco al comauo ie la luna . quanto ad il loi
fo circolar moto con effa luna nel fuo comauo , effìndo fin cjuiuiy come hahliamo uedufo, da U
terra fecondo ^lfragrano 53. Sem. e me^ di jtieda , la xx.farte dun Sem. ii fiu,fe a cjuefit
uomungiamo unaltro Sem. che farà Ìal centro a U fuferfìcie de la terra, faranno ^^^w.r mei
^,e pu la uigefma farte dun Sem. e tanto uerra ad efpr il Sem. de la sfira del fuoco , il<]ual ^
una cofa medejtma, come di fcfra hahtiamo già detto, co! concauo de la luna . ll<lual Sem., muh
tiflicato , fecondo la regola deUa difcfra,fer tre v unftUimo ,firann:ì log. Semidiametri e tre
^uintipca cofa meno, E tanto farà il femicirculo del fiioco nel fuo concauo,dejuali la oUauafar^.
te farà 1?. Sem. e tre quinti, foca cofa meno, E di tanti, come halUamofojìo di fcfra,fara cjuei
fio lor fecondo circolar moto . il loro ter^ falire dal concauo de la luna al comauo di Mercu9
fio, lljual è- una cofa medefima col conue^^ de la luna, tr Al fragrano fone , che da la terra al
concauo di Mercurio fieno C^.Sem. e la fjìa parte dunaltro, de la terra, det^uali trattone il coni
cauo de la luna, che diciamo effer v,. Sem. e me^ la xx.farte dun Sem. difiu, refìano 50. Sem.
e de le cinque, le tre farti dunaltro, foca cofa difiu, E di tanti, come hahhiamo fofìo di fcfra, fai
ra flato ciufflo lor ter'^falire . Quanto ai il loro circolar moto con effe Mercurio nel fuo concauo,
fjfendo fin <{Muì da la terra 64 . Semidiametri e me^ di (jueùafc li aggiugiamo unaltro Sem.che
farà dal centro a la fu\erficie deffa ferra, faranr.o Sem. 6r. e lafflafarte dunaltro, e tanto fra
il Sem. de ìa sjira de la luna, che diciamo ^ffr una cofa medefima col concauo di Mercurio, efe lo
multiflichiamo fer tre tr un fcttimo, faranno loa^.Sem. e de le cinque, le (juattro farti dunaltro,
foco c:ìfa meno,e tanfo Pira il femicirculo de la tfcra di Merc.nel fuo cocauo,decjuali la ottaua parte
farà 25". Sem. e de le ancfue, le ire farti dunaltro, e di tanti farà, come haUiamo foflo di fcfra, il
loro ter^ circolar moto . il (juarto lorfalire dal concauo di Merc.al cocauo di Ven.ilcjual è-una
(ofa medefima col ccue^^ di Merc.et Alfragranio fone che da la terra al ce cauo diM emfenoiCy.
Sem.de ìa terra,de<jualì trattone ti cccauo di Merc.che diciamo effer C^.Sem.e la fefìa farte dunaU
tro,reflano i oi.'ìem.e de le f(i,le cimjue farti duna!tro,e di t'att,come halhiamofofìo di fcfra, fera
fiato ^uefto lor (tuarto filire . quanto ad ti loro circolar moto con effa ^en. nel fuo concauo,efpndo
fin auiui da la terra ^Cj.Sem.di cjuella, fieli aggiùgiamo un Sem.che fera dal cetroala fuferficte
deffa terra, fmno 1 G^.Sem.e tanto fiira il Sem.de la sfira di Merc.che diciamo effir una cofa medf
ftma col concauo di Ven. E fi lo multiflichiamo fer tre cr unficttimo, iranno PE. Sem.e di tanti
farà il fcmicircolo de la tftra di Ven.nelfiuo cocauo,Ve ^ualija ottaua farte fira C6.Sem.de a ter
ra, E di ianti,come hahliamo fojìo di fcfra,fara il loro c^uarto circolar m.Qto . il quinto lor filire é-
dal cocauo di Vernai cocauo del fcU,ilcjual e una cofia medefima col ccueZ^c di Ven. Et Alfragra
rìOfone,che da la terra al concaio delfcle fieno , nc.sem.de la terra, decfuali trame il concauo di
\en.che diciamo effer 167. Sem. refìano or.^Sem.e di tanii,(om.e haUiarropjìo di fcfra firajfatù
tìuefìo lor (juinto filire . Quanto ad il loro circolar moto con effi file nel fiuo concauo, effìndo fin
luiui da la ferra mo. Sem.ii auella,fi glienaj^ fu giamo uno, chefira dal centro a lafuferficit
deffa terra, faranno mi. Sem. de la terra, E di tanti fira il Sem. de la sfira di Wen. che diciamo
effer una cofa medefima col concauo del fole, e fi lo multiflichiamo fer ire tST un [f^^f'''!'!!!'
3^13. Sem.ela fcUima Parte dunaltro Je la ferrale ii tanfi farà il Semidimetro de la sjtradelloLt
' ^ A O iil
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nelftnhncMjpjualiJd ottauct f arte fata ^40. Stm.t léfeUe le tré farti ìunalirù Ma tfYYiCf
E ài tanti, comr habiiamo pfto dififra , farà il loro (juint:) circolar motù * il loro fjh falire e dal
concau3 del fole al coricano di Marte, ilijual e" una co fa mfdfftma col conue^^ del fole, Et cifrai
grano pone, che da u terra al cornano di Marie fieno 1210. Sem, dt la terra, dejnali trattone il
concano del file, che diciamo ejfcr \ no, Sem, rejìano 1 00. Sem, e di tanti , come hahkiamo /o/fa
<// fcfra, farà fiato fteflo lor fflo falire . Qjdanto al loro cinoUr moto con effo Marte mi fuo ccns
cano.ejpndo fin (juiui da la (erra 1 zzo, Sem.fi glie na^giun giamo uno,che farà dal centro a la fw,
fierficie di quella, faranno nii, Sm, dejfa terra, e di tanfi farà il SemJela sfira del fir che dii
damo ejfcr una cofa rr.edefma col concauo di Marte, e fi lo multifcichiamo fer tre un fcttimo,
firanno la fomma di 58^7- Sem, e de le fitte, le tre parti,dunaltro, E di tanti farà il femiàrcoL de
la sfera di Marte nel fuo concauo, dequaìi la ottaua^arte farà, come hahhiamo fofio difcfra 479.
Sem,e de le fitte, ^e cinjue farti dunaliro de la terranea cofa meno, E di tati farà fiato il lorofifh
circolar moto , il fettimo lor falire e" dal concauo di Marte al concauo di Gioue, iljual è una cofa
medefma col cÓue^^ di Marte,Et ^fragrano fone,che da la terra al còcauo diGioue fieno S87<^«
Sem.de la terra, de canali trattone ilcócauo di Marte, che diciamo effer \zzQ,Sem,refiano70sO,sem^
de la terra ^ E di tanto farà fiato, come hahbiamopfio dififra, effe lor fettimo falire. Quanto ad U
loro circolar moto con effo Qioue nel fuo concauo, ejpndo fin (juiui da la terra ^%/6,sem,fe glienag
giungiamo uno, che farà dal centro a la fuferficie di cfuella, faranno ^^77. Sem, E di tanti fra il
Sem,de la sfira di Gioue nel fuo concauo, e [è lo multiplichiamo per tre, er un fittimo, faranno U
fomma di zj'^oo* fem, e lafittima parte dunaltro de la terra, e di tati [ara il fimicircolo de la sfim
di Oioue nel fio concauo,e lottaua parte farà, come difcpra hahhiamo poflo J487» 'f^n, e de le fitte,
le tre parti dunaltro de la terra, poca c:)fa meno, E di tanti farà fiato, tome di fopra halhiamo poflo,
il loro circolar m^to nel concauo di Gioue , Lottano lor falire e- dal concauo di Qione al concauo di
Saturno, i!(jual e una cofa medefma col conue:^^ di Gioue, Et Al fragrano pone, che da la ferra
al concauo di Saturno fieno 14405". sem, de la terra, detonali trattone il concauo di Gioue, che dii
damo ejfer 887^» J^^- Yefiano s^zo, sem,e di tanti farà fiato, come di fipra hahhiamo pofio, lottai
uo lor falire . Qiianto ad il loro circolar moto con effo Saturno nel fuo concauo , efjìndo fin juiui
da la terra 1 4^07. sem, de la terra , fi glienaggiù giamo uno, che farà dal centro a la fuperficie di
quella, far anno 1 44cC5. sem,e di tanti farà il sem, de la sfira di Saturno nel fuo cócaito,e filomulti
flichiamo per tre er un fittimo, ^rann-i la fcmma di 4^27 J. sem, de la terra,e di tanti farà il fimii
drcolo de la sfira di Saturno nel fuo concauo, e lottaua parte farà *;6^o» sem, e me'^,e Ji tanti fard
fiato, come difcpra hahhiamo pofio, lottano lor circolar moto, E fina cjui uengono ad hauer cmuito
in O'ro reuolutioni due (\uarte, ciò e', la mita del cielo, e ironanfi a retta linea per penlicuUre nel
noflro hmisfirio fottol circolo meridiano, dalc^nxle nel me"^ de Litro hemisfirio di fcpral monte del
Vnrg, e nel concano de la sfira del fiioco nel loro primo circolar moto, ferano partiti , come tutto di
fipra hahhiamo dimofirafo , il nono lor filir è- poi dal concauo di Saturno al concauo de lottano cit
lo, ciò è', de lo fiedato, e di (juello nel figno di Gemini , iljual concauo una cofa medefma col
conne^^ di Saturno , Et Al fragrano pne, che da la terra ad effo cornano de lo fieììato cielo fio.
201 fo. sem, de la terra, dejua'i trattone il concauo diSafurno,che diciamo effire 1440S". sem, rei
fiano ser>u e di tanti farà fiato, come di fcpra hahhiamo pofio, il nono lor falire . Quanto al
nono lor circolar moto nel con.ano dejfo ottano cielo, effèndo fin juiui da la terra 20110. sem, di
tjuella, fi ^lìena ^giungiamo uno, che farà dal centro a la fuperficie deffi terra, furano 201 1 \ ,um»
de la terra, e di tanti farà il sem, de lottaua sfira nd fuo coricano, e fe to multiplicViamoptr tre tJt
un fittimo, faranno la fcmma di 6-^106. sem, de la terre, e Ji tanti farà il fimicircolo de lottaua sfis
fa, ciò e, due c^narte di jueJla, e la fuamita, lajual è' una jnarta, farai\6oi,sem, ^e la terra^
J ii tanti farà fiato il hr nono dnoldr moti nd comm dejjf(\ ottam sfira . il dt.mo lorfa.lir
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1 0? y. CÒ)ìCM h hHM, al mcduò lei «oMO cielo, ciò e^, lelfYÌm mhte, iljual c6)icm r ura
iofa medefma col conueZ^ de loUauo cielo. Et AÌ fragrano fone che ia la terra ai effe ccncauo iti
nono cielo f A ^oiio.ffYnJe la terr a, ie eguali trattone il cócauo ie loUauo,ch diciamo efjcr io\ \ a.
Sem, refia 201 lO. sem. iela teru,e ài tanti farà fiato, come àifcfra hahhiamofofto, il loro ànimo
falire . Quanto al hr àecimo circolarmoto nel cccauo àeffc nono cielo, efpndofin ^intdda la terra
40120. sem.fc glienaggiu^iamo uno,ihe fr.ra àal centro a lafuferficie àe la terra, farano 4022 f .
Sfm. de la terra, e ài tanti farà il sem. àel nono cie'.o nel fuo comauo,e ^ h multiflnhiamojfer tré!
V un fettimo , ^rd la fcmma ài 126408. s^m. e àe le fette, lefci jfarti àunaltro de la terra , e di
unti farà ilfcmicircuìo àel nom cielo nel fuo concauo, e la fua mita, eh farà luUma de le cjuatiro
quarte di quello, farà 63204. ^rm. e de le fette, le tre farti àunaltro de la f^rra, e ài tanti farà nel
concauo àel nono cielo , come haUiampfìo ài fcfra, il loro decimo circolar mofo, E trouarf nel
me^ de labro hemisfirio, e fcfral cerchio meriàiano, fcUo delcjuale a frinafio re la lor p\ma rem
lutione àentro al concauo àe la sfira àel fiioco, hahliamo ueàufo che fcraro f art: fi, F di cjui falena
«/ cielo Empireo, che fer effcr immotile e mouer il tuUo , in (juffìo mancano di circolar moto, ma
ion Ir due militie àel cielo, rimanpn a contemplar la àiuina eff(niia,in de conffle il fmmo de U
flicitaf gloria del Varaàifo . V.efìaa ueder il temfo cheffi ccfimaron in fdir e circuir fer ligrai
di di atif^o, che legier cofa h adintenlere, effenhftafo, come halhi:mo i.e <u^o in una reuohmn
diel cielo, eio è-, à<^lfuo uiolente mot& chefk àa oriente in occidente e torna in oriente (juaft frrjfrf
in un ài naturale, 0 uogliamo dire in xxiiy. hore, de leijuali hattimo ueàufo hauerr.e confurr.afe
xy. ne le frime otio reuolutioni in àue cjuarte àel cielo, cio è , àa me^ laltro, firo a m>f^ li ropro
hemisRrio, toccandone hore fei fer ogni quarta. Le altre xi/. in àue altre reuolutioni, ne le due al
ire quarte , do e-, àa me'^l nojìro fin a me^ laltro hemisfro àonàejrim. a ferino payfift,e luna
auarta nel nojìro, e ne loU^.ua sf^ra àal cerchio m.eriàiano fin alori^nte occiàfnfale , lalfra Y.t
laltro hemi^^yo, e ne la sf^ra nona àa lori^nfe oceiàentale, che a quelli ài la e orientale ad ej/o
cerchio meriàiano, e fi< àa lun orto del fcle a laltro. Onde nel frimo Canto, douendo leuarfi da feri
ya e cominciar a falnr, e parlando delafice, donde allhora ne laltro ì erni firio fur^eua iljcle dii
ce. Fatto hauea di la mane e ài qua fera Tal fhce cuaf , e tuf^o era la U^ncO Quello hemisfero,
e Ultra farfe nera e cet. Ma chel falire fiff, come ài fcfra haUiamo àetto, in ifì^^nfe, e quafi fen^
interuaJlo àalcun tmfo, Quefìo lo àimoflra in fiu luoghi, come nel frimo caTito delfi/ir a la sfera
iel fiiOco in mfcna ài Beat. Tu non fe in terra fi come tu credi. Ma folgore fi^ggendorrmojm,
Kon corfc, corate fu che ad effe rieài . E nel fecondo canfo,àel fuo falir àal comauo delfì<oeo a quel
df la luna. Beatrice in f^f^, C7 io in lei guardaua, Efirfe in tanto inquanto un quadrel fcfa ,
E uola e àa la noce fi àtfhiaua Giunto mi uiài e cet. N>l quinto canto, del fuo jalirdA concai
uo de la luna a cuel di Mercurio, E f comefaetta, che nelfegno Percofe fria , che fia la corda
queta Co/? corremmo nel fecondo regno , Ma fiu chiaramente nel xxi/.canfo del fair dal concauo
a saturno a quel de loUaua sfira, Tu non haurefti in tanto tratto e meffo Nv/ fi^ocol àito,inquamiO>
uidil fcgnoChe f(guelTauro,e fiii dentro da effe .
A O ini
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DE lA COMEDIA DI DANTE
ALIGIERI PRIMO
C ANTO DE LA TERZA
CANTICA DETTA PARADISO,
A gloria di colui , che
l tutto mcue^
Ver luniuerfo ^mtra ,
e rijj^lende
In um parte p/w e meno aìtroue*
Kd del , che più de la fua luce prende
Fw io ; c uidi cofe , che ridire
Ne Jh ne può , qual di U fu difcende \
Cerche appreffando fe al fuo dijire
Nofiro intelletto ft projbnda tanto y
Che dietro la memoria non può ire ^
Veramente quantio del regno fanto
Ne la mia mente potei far the foro ,
Sara hora materia del mio canto ^
il poef4 furie UfrtfsnU fua. tfy^ ulti
ma cantica ne le meàefme tre farti^ch^h
biamo ueJiuto hauer fitto iognuna de Uh
tre f recedenti due, do e'yin fropfitione^
inuocadone, e narrafione, E la frofofm
ne ue^^iam efpr contenuta ne (juattra
fYÌmi ternari, la inuocatione, ne [cruenti
otto, E la narraticne cominciar immediaf
te dopo (gufili in (juejìo uerfc. Surge 4
mortali fer diuerfc feci e cef. l atjual narf
Yatione feguitanJOy dimoftra in ijnejìo fri
Yno canto fdamente il ftio falir uerfcl frif
mo cifloy e come, per tal falire ejftndoli n4
ti alcuni dMiy lifuron refcluti da Beai
trice . L A gloria di colui , <})^
tutto mc^e. La gloria nafce, ccmunen enf >
te, la (jualche degna CT eccedente opera, E lofera di Vio, ilfialfclo^jcn^ mouerft, mouel tuUo,
ft è- luniuerfo, che uniuerfalmente contienel tutto . la eccfUentia ddjual uniuerfo ,fer uenir da
tanto infinito Cr incomfr(Unfihilefkttore,riman ftmilmnfe , con la flaghria infeme , imonìi
freynfthile zfT infinita . Venttra adunche jufjìafua infinita gloria fer fjfofuo uniunfc , fenhe
in tutte le creature, che in effe uniuerfo fono, ft comprehende in gualche n odo la ecellentia di lui
fuo creatore, lAa f iu in una parte, altroue meno, riffetìo, non ad fffc creatore, the egualn.eni
te difìrihu fce la /ùa gloria fer tutto, ma rifletto a le creature,che egualmente tutte non f on di (juel
la effer cafaci, ma ne uengono a i^artinfar o^uaì fiu e tjual meno fecondo che la flanatura fuo fati
ye, E ùuanto la creatura h di natura fiu nobile e fer fitta, tam fiu ne uien ai effr degna. Onde
langelo, fer effer femf lice fim:a, hauer lintelletto, e fiu nohile de Ihuomo, fero ne fariicifa fiu
a lui. ihuomo, fer lo difcorfo de la ragione, ne farticìfa fiu del bruto animale . Qm^/?o, fer lojinf
fo, fiu de la fianta, Quefìa, perche ha uita, più de L pietra, e coft ua Jifcorrendo. Idio adun:jue fe
netra e rifbìenie egualmente fer tutto, ma ogni fcggeUo «on può egualrr,enief artici far de la fua lu
ce . NEI del, che più de la fua luce prende, queflo intende per lo cielo empireo, iljual effndo fc^.
lamente difuriffma luce, e confccjuentemente fiu nohile de glialtri cieli, uien a f render de la fua
olona fiu de olialtri . F V io, F« ilfoefa, fecondo la fua fiuior.t , in cjuefìo culo, ma fecondo laUei
%ria, ui fi, Contemplando con la mente eleuata a lefuperne cofe, alcune de lef,.ali , NE p , ne fU9
ridire, chi difcende di la fu, Quaft ad mitatme de V Af:fìolo, Et uidi ea ^juenOn licet homm l^.
cui, Etaffeona la ragione dicendo, VEYche appreffando fe al fuo difire. Intendendo dedeftdeno,ili
lual ^ innato in noidifapere, NOjìro intelletto ftfrofinda tanto, chela memoria dietro non può
ire, E aui hahhamo daffpere, che di c,uaUroffetieff^no effer le cofe, chef rapprfcntano a linteU
letto nofìro, Alcune di tanta profinda fcientia , chr effe intelletto, non efjcndone capace, ut ft conftn
de, e rimanui dentro abbagliato, e come no n intefe da lui, la memoria ancheUa n^n le rueue, e me^.
no le fa ne le fuo la lingua dire, e di juejìe intefe ne lulfimo canto de la precedente cantica parlari
fotta, juandauoltatofaBeai.U domando dicendo , Ma ffnht uoU tanto uoftra difi^i^ f^oM
I
A R A D I S 0
fcuYa la mia ufhtd f cfl Ufcconla fj^efie fi è di ^uelley cl:e la InfeUfUt fcm intffe yfìeU
memoria YUfmte, ma non foffano fj]cr ef^Yefjì ia la lingua^ r di (jkeflf t^fjjremo non molto di feti
tò, che a tei prùfofitù dira^Ttarìshumanarfìgnificar fer uerha Uonf pria .pnc lejpmplo ha',
fii e cet. Ma di neffuna di (jufjìe due intende bora uoler jf>arlar il pe(a , La ter^ /} ftie f ^ di
quelle, che da lintelletto fon:ì intejc, ma «jw da la memma ritenute, per n:^n ejjlr di (juelle cafai
c% e confecjuerttemente men^ da lalingua ftfufe ne ptute dire, feyche lintfUeUo tanfo fclamentf Un
tende, quanto li fon prefenti, e fartito da cji^elle, per non ejpr la memoria potuta ir lor dietp,uenf
gon a perire, E di quefle intende h:ìra il poeta dicen lo, Uel ciel, chepiu de la fua luce prende ?u
io^ e nidi cofc, che ridire, t^e fa, ne può, chi di la fu discende, afjcgnandone la gin detta ragione .
La (juarta tfT ultima f^fti( ft e' di (Quelle, che p:>ffcn ejfer da lintelletto intrfe , da la memoria ritti
nufe, e da la lingua effreffe, E di cfuejìe halliamo ueduto chegh ha per fino a (fui ne k due frecei
denti cantiche trattato, et hora in (juefìa ter'^ promette di uoler trattare dicendo, Veramente quatio
iel regno fanto Me la mia mente potei fir the fero, Sara hora malteria del mio canto . Vu adunque
il poeta, con la mente leuafa in contemplatione , nel ciel che prende più die la diurna luce , E uide coi
fe, che per la ragione di fcpra detta, ne fa ne può ridire, CHi difende di la fu, ciò è' , chift parte
in quelle fuperne e diuine, e difende a contemplar quefìe haffc ^ humane cofe, lequali ,per ejfcr
a le diuine contrarle, ne difuiano qnnf del tutto la mente da quelle. Ma di quanto egli potè' fa the
fero del fanto regno, e di quello ritener ne la fux mente, cornei thf fero ft ritien ne larca , Sara hora
materia del i/o canto, che in quefta ter'^ ultima cantica uedremo fguitare ^ E queflo e' quanti
lo a la propojfttione, Laqualin fcntentia 'e, di uoler trattar del Varadifc .
O buono Apotto a lultimo Uuoro
fammi del tuo ualor fi fhtto uafo j
Come dimandi a dar lamato alloro ♦
in fin a qui Un giogo di Varnafo
Affai mi flit ma hor con ambedue
Me huopo entrar ne laringo rimajò^
"Entra nel petto mìo , e f^ira tue
Si ^ come quando Mania trahefìi
De h uegina de le membra fue ^
O diurna uirtu fe mi ti prejli
TantOj che lombra del beato regno
degnata nel mio capo manifèfli ;
Venir uedrami al tuo diP.tto legno ,
E coronarmi atlhor di quelle fi^ie y
Che la materia e tu mi fura degno ♦
S/ rade uolte padre fe ne coglie
Ver triomphar o Ce far e o poeta
{Col^a e uergogna de Ihumane uogVie 5)
Che partorir lentia in fu la lieta
Deìphica deità douria la fronda
Vcneiaj quando alcuno di fe affetta^
To/:a fiutila gran fiamma fcond'a:
Forje diretro a me con miglior uoci
U pngher^tj penhe Cina rij^ond^^
Dopo ìa propofitlone, uien a la inuccatioi
ne, E perche ad Apolline fono attribuite
tutte le fcient 'ie, de lequali ogni huon poeta
delhe almen participare , Onde è- detto
Dio de poeti, pero e' da lui inuocato dicen
io, FAmmi , do è', Vame f /affo uafo
de/ tuo ualQre,cio è',Lel tuopoetico furo
re, COm^ dimandi,Come richiedi e uuqi
che fa, A Dar lamato alloro , Vouendo
tu dar la corona del lauro maio U te in
corpo humano, come hahhiamo ne la noi
tifftma fiiuola di Daphne, Ver che chi fiffe
uofo di quelle fientie , che fi conuengom
a la fkculta poetica , non farelhe degno
chegli li concedeffe tal corona . IN fina
qui lun giogo di V ama fc, Varnafo ealtifi
fmomonte in Beotia dedicato a le Mufe,et
ha due gioghi) Elicone dedicato ad Apolii
ne, Citerone a Bacco , ilqual fmilmente
gliantichi teneuano per Dio de poeti, peri
che li coronauano ancora dhedera,chea lui
è confacrata. Onde Virg, Atq; hanc fii
re tépora circum Inter uictrices hederam
filifcrpere lauro^, E Prof. Mi foli a ex hei
deraprrige Bacche tuo . Ma il poeta in
CAlvITO PRIMO.
iufliihùp inltnle hnaftr U fihfofla, la^u^l ^.i'e jÌM f hajÌM 4iifin^ » <]ki <iimor if té
(Jttmnt chMiam^ mhn nt /<• éuepmeifnit cumchf, Ultra inteniefr '* T'O/o^", "f
À'e- nfcfijiriu con U fitofofia infima, dournh hora trattar ir If coft if l'Iti, Imftro eh mallt Mi
i fer U of< naturali, ame foni le fi!ofofìce,fi frìuana le fcfra naturAamf fm U iMi^uhe,
Ònie iict, Mi lior <0M amhf </«<• ME' huop. Mi è- il tifcgntì intrarftiE laringi, ao e, Net [rat
pfua rimafo, ìh<al è-, ame mal injirirr, iel Varai, cht io intenia ii ualer hora trattare. Auen
ia Se Arinp fnf riamente fia il fulfita fu! f malfate Si ahojfetto ie LfieUanlefqolo uuol ejfit
uarationeo fermine, anìe pi fi dice haueraringalo e ^ttalarenga. Ema nel [etto , Intra mC
ior mio, E Sf ira tue,Emania tu fiiari la um mia. Si ame ijuanio trt^eftiMarfia, DE la uagina,
de lefue membra . Marfu Satiro, Semia Quii, nel vi. fu in mufua molto iotto , £ tanto ben
tifareuafcnariunafua ^amppa,che ari\ fre[orla aìalira i'Afoline, lltjual temerariamente
trOMcato ia lui, fUron giudici Minerua e Mida , E/«o«Jj ihero giudictc ii Mtnerua ,[reualje
Afoline iimn uìa, auenga cV.e Mi</«, conepco ef^erli, ftuonjfe a Marfta, Onde Afolme ti jtce
orecchie iafma, e Marftafcartico de lafuafelle,la,jual è- uagina de lemmhra . O Viuina uirf
tu eia è ,0 Jiuini fìinre, Semiti frefii. Se tu mi ti comedi tinto Se io mamfijh l Ombra, ita
'e ' U imanne deiremo beato, SBgnatawlrri) ca[). Scalfita ne la mia memoria. Mi uedrai uet
nìr al tuo diletto tr amato legna del laura, cr allhara coronarmi di Quelle figlie, de le<juali,la ma
teria che ferfeMa è- diuimffma, e tu col tuo furor diuino in ejf rimeria, me ne fiorai iegno,Ur
Se non balia alfoeta laffummerfi alta e nobile fcggetta.fe mn ^lè- difc[ra comedutoficulla da[ai
terla elegantiffimamente ancora fcriuere . SI rade uo'.te [aire. Danna la igmranlia e negligerli
lia de Muamini , che laffina di leuar la mente a fielle uirtu , Sefoffin: [erpetuar la fimalo}
fO carnè- aueda ie Urte militare , e de la paef.a , ifnfilfori ie Uguali , anticamente e irionfrnf
io e poetando, fifcleuar.a di laura coronare, intendendo Cff0e[er lutti i trmfinti , E cjuejto [er
mricar lanima a le uoh.tta ,0-ale Ufciuie iel mania , onde due ejfcr colf a e vergogna de lem
olle humane , perche la fronda Veneia , ciò 'e- , Del laura , intefa per Daphne , Se di fenea jiui
me in TheTaolia fi, figliuola , douria partorir letitia IN fuU delfhica deità , ciò e, A la gioi
(ondadeita ^ Apolline , che in De! fi ciak di Beatia non lontana ia Varnafo monte fucle tT
hnara nel tempio ad effe Apoline dedicata , Onde è ietta Delfica, quando alcuno aff. ta Quorti
io alcuna 'e- fitibonia e iefiierofc Dlfc, eia è, Dife frani» , Et in jMentia ine , che la [cetM
ficull* iaureble partorir aUegreZ^" * l' deità i' Afoline , c^uanio auier.e, cheahunojia jiliboni
ioeiefilerafo di canfcguirla ,Ma che t.lficulta ^ ia Ihum.ne e b.ffl uaglie ccculcata efocahauut»
in prL, E fer aue^ non i-, come uuiì infirire,Si il ^ueBa fi rallegri. Or, et Pct. Qual uat
ohe4dilaura,Ll iimirta, fouerae nuia uaifilcfphiaVuela turba al uil guaiagno wlefo.
Po'^a^ieiH^, V«o( iimojìrare, chef ben l,fi.:i freghi fer ffieff, non fcn ii tarta ,f),cac,ache rr.e
ritina iefer effauiiti da hfaline, che rmimeno, cjuefìa ne li fuofir iegni ,che fufi dofaluifat
ra, chi maffc ialfua ejfcmfio, la pregherà canfiu dotto, terfo, elegante^e ,f carr.e ir [oc* .
tìii[lafecaniaunagranfiamrna,Onieiice,Forpiiretroamef,f^^^^^^^^
che arra nffaniaU eia che A[ah,a^uaì 'é- dedicata Cirra ciM in E ocide,effi freghi eff.uifa,
,. i re: Tioto la inuocatione, uien a la narratione
Surge a mom\i per dmr[e fòa JruMfu.j.lifa uerfcìfrim culo,
la lucerna del mondo -, ma da quelli, ^ ^^^,rch oltre et lelfcr da U fctrte fua a eh
Che quattro archi giunge con tre croct , fiyfuYoe éii0:>,cmfUifUo,zfJ hah
Con m'^glior corfi e con migliore JleUa liamoKeJminjinfielcifrecfientfcan
Efce congiunta ^ c la mondana cera dea, mofm ancora che la jìa^mt elho^
ViH afuo modo tempera efuggeUa. ra^licramnimfÌHoreudc. D^jcrnc
v;
1?
fatto hduca di la mane e di qua fera
Tal foce quafi *, e tutto era la bianco
<lu(Uo hemijpcrio^e Ultra parte nera^
Cluando Beatrice in fui fmìjlro fianco
Vidi riuolta^e riguadar nel fole:
Aquila fi non gli faffiffe unquancc^
E fi come fecondo raggio fole
Vfcir del primo e rifilir in fufoy
Tur come peregrin che tornar uole;
Co/! de ^laltjli fuoi per gliocchi infùfi
Ne Umagine mia il mio fi fice 5
^ ^^^cchi ai fole oltre nofrro ufi^
Molto e licito la, che qui non lece
A le noHre uirtu ; merce del loco
Tatto per proprio de Ihumana jj^ece^
lo noi fofferfi moltOy ne ft poco ,
Chio noi uedejfc sfkuiìlar dintorno ,
Qiiil fèrro che bollente efce del fvco^
E di fttbito parue giorno a giorno
^Jj^'' <^g2!^fJto come quei, che pote^
Uauejfd del dunaltro fole adorno »
PARADISO
le dim:iftYanclo chel fcle era m oriente nel
figYio de Urie fe,nel<] naie ha la fua effàltai
tmeefuoin juffie cofe iììfiriori molto
fiuferfitf mente ojf erare che ejuddo ft tra
in jualfi uoglia altro fcgno, Onde dii
ceychelaluierna del mondo , intefa fer
effcfcle,^ che fey tuftoì mondo luce , 5" Vn
ge^ ciò è-Jtleua e fate fum de hyi^nte
a noi mortali, VEr diuerfc fvci,Pfr diuerCt
e uarifiti, comr fanno le fici de fiumi che
mettono in mare, jpmhe non fcmfre furgeì
fclefiiori de lori^ntein uno medefm^
luogo, auenga chcfempre furga da la fari
te orientale , ma agni di ua uariando di
qual co fa fecondo iftgni e fuoi gradi e mii
nuti, fer licjuaìi duno in altro t ctinuamen
te ua difcorrendo e cangiando le fìagioni.
Onde ueggiam9, che in un luogofi leua U
f^tf'e, CT* in un altro ti uemo, MA ccw mi
glior cùrfc, ciò è-. Ma con miglior dijfoft;
ti me, E con migliore fi fU a, E con miglior
infìuentia,feYLhe altra infiuentia product
^uandoè'nelaconPrUationede larifte,al
tra ijuando h in tjueh de la lira, altra (Quando e- in (fueRa del cancro,^' altra cjuando ^ in quel
la del capricorno, e cofi ua difcorrendo, hSce congiunta da cjueRa, che giunge cjuaUro cerchi co bite
croci, E <luef}a è- la fóce da lac^ualfurge in oriente il fcle, cjuando e nel f rimo grado delarietelcOf
me di fcfrahalhiamo detto, fenhe cjuiui fmterfecano cjuattro de x. cerchi, che fattrihuifcono a lottai
ua ifzra, ciò e-, lori^nte, ^l^MiO^ IfCjuinotiale er iUoluro de glie<juinofi^; re lacjuale inferfcca
thneftf^nno tre croci, comeft'mofira ne la sfira materiale, e cfuiui il fcle TEmfera e f^<gge(la,cii
è'. Ordina e diffonefiuafuo modo LA mondana cera, do è', la fua uirtu che diftnde e (barge
fer lo mondo, fmhe in tal confìeDatione, ne lac^ualfk la fìagion de la frimauera, froiuce fiu ecceh
lenti e degni effetti, come ue^giamo cjua giù fra noi nel rinouar che fà de Iherhe e de le fiante e lat
mor nel cor dogni animale / TAle adumjue e ftmilfcce dice chauea fatto di la ne laltro hemisflrò
mane,econfc<iutntement( dì cjua nel nofirofcra, e fer <{uefìo Ihemisfiri^ di la tra tutto tiaco E lab
tra parte, ciò e-, quefìa del noflro, nera o' ofcura, E dice che tal fóce ijuaft e nonfrofriam,ente U
uea fatto di la mane e di (juafcra, ferche prof riamente era tal fóce cjuando a frincifio comincio 4 fd
lir il coUe, e che fit impedito da le tre fiere, eiT allhm uedemmo chel fcl teneua il primo ffrado de
lariete,Onde nel primo de Vlnf d,ffe, eI fcl montauafu con quelle fìellt e cet . Ma effendo hora
ijuefìo il principio del fttimo di de la fuaperegrinatione, come hatiiamo ueduto ne la difcrittione
del Purg. mMottauo chel fcle fera trouato in ejfc primo grado d, lariete, il fcl non era più nel primo
grado di cjueh, ma nel principio de lo'tauo, perche nel fuo proprio moto che fi da occidente in orien
te, gliene tocca cjuaft un grado fer ogni di . Eraaduncjue in fcntenfia, e comeuuol inferire, lafta
gion de lapnmauera, e la prima hora del di, cjuando dice che uide Beat, riuolta fui fianco fmilìro,
e riguardar nel fcle, perche, ft come nelnoftro hemisfirio, chi è uolto ad oriente uien ad hauer il fcle
U depro,cofi eh e ne laltro hemisjiriojha dal fmifìro fianco . Aquila fi non ft gliaffiffi uni
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Firenze.
Postillati 16
CANTOPRIMO*
qudm, Dicctwo cf,^ l^^fuiU e iiftpifenti occhi, che oltre a ft,t(i glialtri ammali fi^ojcn^^ abbai
lliaYftJffmente riguardar il fole . AdKtKjneJt come latjmla oltre a tuUi^lialtri animali fuo ftr
qJftol coft moralmente Beat, ciò e-, la tWogia, oltre a tutte laltre fctentie può penetrar a la cof
Inition del fommo fcltycio e, di Dìo, Onde Auguftino, Bonm Deicognofciturper theohgiam jup
terficit inteHectum O dirigit a^Jum . E Si come fecondo raggio fòle. Sei raggio del fole fcende
oiu ne Ucaua o ne lo jfecchw, immediate rffìftte e torna in fu, e c^uefia tal refleume (* il feconda
ra^ifiochefud i{cir del frimo e ritornar in fu a fimilitudine del prllrgrino, che uuol tornar a cap.
Vice adunque il fof frf, Si come c^nefìo fecondo raggio fuol ufcir del primo, coftffice il mio atto m
fiifo per pliouhi NE la mia imagine, ciò è-, Nr la mia maginatiua VEgltaUi fuoi , De gliaUi di
Beat, che fiffamente ouardaua nelftle, onde io fmilmente a cfueh fifft gliocchi. Oltre njftro ufo,
iio è-, Viu di quello, che ftamo ufati dipoter fire noi, e la ragion è- cjuejìa, che di la nel Varadf
terrefìro, fer effcre fiato fàuo propriamente da Vio^fer hahitatione de lajfetie humana, tjuandono
hauejfe feccato, fino a tanto che a lui fiffe piaciuto di tirarla in cielo, è- molto fiu licito A Le nofire
uirtu,cioe,Ale noftre potentie delanim:^,ilpoterft ecceUenteminte efJcnitare,chenon e- di jua in
éfuefia uaUe di mifcria, oue fer lo feccato noi firn caggiuti . Riguarda aduncfue Beat, nel fole,
Imhe la theohgia non tfnJe ad altro che a la cogmtion di Dio, e tjuejìo conzfciuto dal poeta, ucfpf
fapliocchifer di cfueda ancora lui Oltre al nojìro ufo, Perche ejfendo purgato, e ne topato
ie la innoceniia, pteua molto fiu ferfettammie ueder in Dio, di noi altri che non uiftarno . IO
mi fcff^rft molto. Non potè il poeta molto fcfjrir la luce del fole, perche ne la cOgnitm de le diurne
cofelinteUetto humano uift confonde, e nondimeno non,^ lo fcfjtrlè ancor fi poco, che no uedrlji: intor
ro ^^-^iH^re cjual fuol fàr d fèrro, che bollente esfce del fiiOco, perche fe nm foie- con linteìleuo pene
trare a la cognizione de la diuina effentia,penetr'o almeno aglieffetti che procedono da quda, mei
diante iquali foth-, come uuol inferire, di tal diuina effentia hauer pur qualche cogmtione , foteni
M fer\l{effitti ufnir in cognition de la cagione . r Vi fuhitofarue, Wenuto il poeta, quanto patti
J la fua natura, nela cogmtion di Dio, li farue difuhito effer giunto giorno a giorno, ciò e , lu^
ce a luce, cmefe Dio, iUual fuo tutto, hauejfe adornatol cielo dunaìtr^fclf, ciò ^, comeft Diohai
ueffe luminato il fuo intelletto dunaltra nuoux dottrina, per che ejfendo fin a qui proceduto col lui
me Cclamente de U filofcfia, come hahhiamo ueduto ne le due f recedenti cantiche , aggiungendo ho;,
ya a quello il lume de U theologia, efftndoli ognun ii quelli hora neceffmo , per la materia de lai
éual intenie uoler trattar in quefla ter^a, il fuo inteMo ueniua ad ejfir doppiamete illuminato, A
confirmation di quel che dicemmo difofra, quando ne la inuocatione diffc. Ir. fin a qui lun giogo
a Varnafo Affai mi fu, ma hot con amiedue Me- Ufo intrar ne Aringo nmafo .
t^emìce tutta ne kterne rote St.ua Beat, tutta fifp con gliocchi ne
FifTa COngViOCch ^ua;^ h in lei ter ne rote, ciò., ^e c- Ai che e ernal^^^^^
. r^r 11 c p rando rotano ffra di noi, fenheUthei}
Le luci fifft ài la fu remote | ^^^^ Jf^^ ^ '/^^ ^^^^
Ne/ fuo affetto tal dentro m fèi ; ^ ^. ^
Qi^al fi fi Glauco nel guflar de ìherha , r^^^^^^ ^^^^^ ^^^^jj^ ^^^^
Chel fè conforte in mar de ghaltn De/ ♦ ^^^^ ^^^^ y^^^^^ ^^-^^^ ^^/^^ /^y^
7ran>humanar Jignijicar per uerba ^^^f^ tomai a proceder più
Ko« fi porla: pero Icffempio baffi ^ oltreneghfiudi delefcrelftiere,eficimi
A cui ejherientia gratta firba . t<ìElfuoa^etto,cioè^,Neloftudiochepoi
fi in lei tale, Qual fi fi Glauco nel gufiar
ielherla, che tanto uien a dire,quanto che dhuomo chio era, mifici Dio, E certamente chiperfiue
ra neghfiudi de Ufacye lettere, fi tal hahita ne U cogniiiane de le iiuine, che ^^l tuUo fi difarte U
P A R A b r s o
Ihumanf co/?, ^ Mora fo/fiam:) àire c^jìui non effcr fiu huomo ma t)io, nùTi fin hmay,o, maHi
uirn . Glamoyfcconk OuiL nel xi^, fùpeCcahYe, zfT huenh pfto ifffcifYeft /fjfrato
afài^^ar le yeti, uUe chfguftctnh di certa herha, rifiglmano lefòy^, e iornauano a fui far ne lac^,
^ua, Voh anchegligufìay dr Iherha, efey cjuejìo frefo U me^efm^ fiirorr , fcilth ne Lcaua , e
dhiiomo fjifàttò Dh marina, onde dice, chi fi c:>njlìrie in mar de gliaUri Dei . TRanshuma}
naYy ih ^, feeder epa jàr Ihuman:^, come ftce Glauco, che dhuorì^o diuenne Dio, NOn fi forh
[tonificar f et uerha, U)nfijma ej^rimer il modo per jfarde, VEro hafìi Ifffmflo , Come- queffa
di Glauco, A Cui gratia ferha ejferientia, A chi la diuina grafia fernuUf e da dhauerlo fer efbe-',
rienfia di fe medefim^ a fafere. Perche fen'^ la grafia de Iq f^irito fanfo , non fi fu^ da Ihumana
iranfcender a la^dima natura, come ne fcguenti mft ue(ìremo,che da (jufUa egli lo riconofce .
Sto era fol dì me qud creaFlt
T^oudlmtntc amor^chcl cìel^ouernì^
*Tuì fai ) che col tuo lume milcuafìi^
Cl_u:fndo la rota, che tu fem fi terni
VcfìderatOj a fe mi jice attefe
Con Iharmonia , che tem^^eri e difcernì :
Varuemi tanto aìlhor del cielo accefo
Da la jimma del Jpl *, che foggia o fiume
Lago non fece alcun tanto diflefi ♦
La nouìta del fuono j el grande lume
Di lor cagion maccefer un difio
Mai non fentìto di cotanto acume ^
Ondella , che uedea me fi comio ,
A quietarmi lanimo commoffc^
Vria chio a dimandar, la bocca aprtot
E comincio Heffi) ti fiti groffi)
Col fiilfi) imag!nar;,fi che non uediy
Ciò che uedreUi ,/è Ihaucjfi fcofjo ♦
*Tu non fei in terra ^ft come tu credit
Ma fòlgore fiiggendoì primo ftto
No;/ corfie^come turche ad ejfo riedi ^
Ejpnd:ifil poeta nelfcguifar Beaf,med:an
(e la uirfu de lo Jpirifo fanto, dhumano fàt
lo diuino, csr eleuato da terra uerfd deh
de la luna tanto, che già udiua le. dolce ar
monia, che fecondo alcuni filofofi , ^ j^ei
fialmenfe i fiat ùn'' ci, rtfiilta da la reuolui
tion de cieli, cominciando dal primo mohii
le,chein tutto,fccondol poeta, fono noue,cio
è-, effe primo mohile , Lo ftellafo e cjuelli
df fette pianeti, E fingendo che dificilmen
fe li po/p efpr creduto che dhumano fcfjì
fatto diurno talmente chepofejfc haueruef
dufo le cofc che hora fcriue, Vero fi u Jge
adeffo Spirito [cinto, come a uero di tal cof
fa tefìimonio, (juafi in ijuejìa firma dicen
do. Amore, perche cjuefio a lo Jfirifo finto
fatirihuifie, come al padre la pof enfia ,
al figliuoìola fapientia , CHe , ciò è , Ih
^ual gouerni e reggi il deh, SIo era (juel
che noueUamente creajli di me /c/o, ciò è ,
Sio era fiocamente ìhumarìonouamcte fòt
to da fe diuino, tu L fii, percheMl leuajìi
col tuo lume, ciò e. Mi effaliafìi con la tua
grafia, fen"^ la cjuale, tanfo degno rjjptfj
non pofeua fcguir in me, come uuol inferire* Quando la rota, ciò ì^, cenando la yeuolufione del dei
lo, che fu Dlfiiderafo, Perche ogni creatura defitderal fitto creatore , SEmpiferni , ciò è , Sempre ^
fenl^ mouerti, moui, MI fice attento a fi. Mi diffofi ad udir lui con Iharmonia CHe temperi e difcef
ni, laijual comparti e àiuidi, Vercheharmonianon firelhefc non uififfe femperamem e diuifio*/
ne pr:^porfion ifji di fimo. Et ordinai fefìo cofi. Amor che gouernil cielo, fio era quel che nouellai
mente creafii di me filo, tul fai, che mi leuajìi col tuo lume, cjuando la rota che fu, defiderato fimi
piterni, mi fice atent^ a fi con (armonia che temperi e difcerni . PAruemi fanto allhor del cielo
acce fi. Per ejprfi leuato da ferra tanfo alti che potìy udire Iharmonia, che ne la fiua yeuolufione fiin
«0 e cieli, perla medefima ragione u'ide la luna che DA la fiamma, ciò e- , Da la luce del fcle uien
nd effir accefi, t-anf-ì grande, che pioggia o fiume non fice alcun tant^ dijfefc e ffatiofo lago, E ^uel
(he mmlmente ^uefio fignifichi fi er^ che chi fi lena ala contempUtione de le cofi diuinefpyenh H
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Postillati 16
CANTOPRIMO*
éUfte tanU iyiefjTtUU liUttatiùnfy che chche! fuo intelletti rtovpieuapYÌmyp non canf pmnfe
ueJeYe, allhora fc li comincia a dimoflyar affrto, maniflto e chiaro . LA nouifa Mfuono , la
Yiouìta iel tanto fcanifftm fuòno che io idiua, e del grande e lucente Ime ci io uedeua , maccffcr9
VN dfio dibr cagione, ciò e, Mn deftderio difteria cagione donde nafceuano, Wlainonfentito Vi
cotanto acume, ciò e', Di" tanta acute^l^ ( fìimolo,feYc]:e il lihfzjt nega, che doue non è' rff.fH
tione daria, come non in cielo, foffa effir fuono. Ma ft fuo dire, che cjuiiii il [nono nafa dal moi
to defuferizYi corfi nel lifciarfi efregayft lun con Uliro . OKdflU , Vey lacjual lofa Bect, CKe
utdeua me comio, laciual uedeual mio defiderio con:e io mfdffmo, alfriìahcca ad ac<^uetarmi hf
fìimo commfc da tal defilevio frima, che io lai^rìffi a dimandarla, e comìncio a dire , TV flfffc li
fiigYoffc,cio e-, Tu medefmo tifici di tarh e rudo ingegno, COÌ fi' fo immaginare, Colfilfo creder
che tu hai,ft che non uedi ciò che uedrejìi SE Ihauelfifcoffc, Se hai effì tolto uia tal filfo imagin^r
e creder da te . TV no» fd in terra, fi come tu credi, E (jiiffio è ilft'fo imaginay che Dante fiit
ceua, daljualnafceua il non infender la cagione de lo inufttato fuono chudiua , e de la gran luce
che uedeua, che fc haueffe intefo fjfr eleuato da terra, non fino al j^rimo cielo, ame altri hanno dei
to chegli era, oueuedremo che dira tffcr poi nel fcgutnit canto, ma tarAo t-.èrfo di quello , che tal
fuono foteua udire, e tanta luce uedere, hauerelhe ancora intefo ejufjìa tal ^/^^J'O^'' fU^rne cagic^,
ne. Onde feguita, Ma fclgore figgendo IL frimo fto, ciò è, il maggior) l^ fremo cielo , il(jud
/o empireo, che tutti glialtri cieli ahlraccia, onde uirn ad ff]ir il \r\mo e maggiore di tutii i fui,
Cr allhora fiiggel filgore (juffto primo fto, (juando fartendof dal luogo, oue f genera , e caggenda^
a ferra, fc [lontana cjuanto fiufuo da (juedo. Non corfc cornee tu CUead ejf rudi, ll^ual ad effe fri
mo fto torni, efpndo egli, ciò e^, la fua anima, di la fu jfrim.a partita, oue di nulla era prima da
Violata creata, Et in fententia uuol inferire, chelfilgore non fende con tanta ufloàta uerfc la ter
ra, con (juanta egli faliua uerfcl cielo. Onde di [etto uedrem.o che a tal propofto in perf na di Beat,
dira, Ethora li, come a fto, decreto Cen porta la uirtu di cjueUa corda e cet. E ueramente non è'
cofa 'che pffa di uehcifa p^ffar il penfero, cornerà hoya (juello del poeta eleuato a la cont(m,platione
de le diuine cofc, perche in momento f può tran fender Con cjueUofn a Dio,il(jual intender di
tanta fcauìffma dolcez^y che neffunafc ne può defderar maggiore, KIT Hjualintef , porge tanto
di lume a linteìletto noftro, che h lihera da ogni tendre dignoranda , E (juefa è- moralmente, la
tanta faue harmonia del fimo chegli udi, e ejuejìo il tanfo gran lume che uide , Onde Beatrice
ciò è-, la fheohgia li mftra, chegli non e- più in terra, cioè',chenon ha più H penfero uoltoa le
coQ terrene e Ujfe ,ma ueramente a leccelf e diuine , donde liuien che può tal fuono udire,
e tal luce uedere Altri hanno intefo il primo fio percjuello , ouel flgore f genera , E come
tucheadeff'criedi,per come tu che hora forni ,icn^ accorger f , che oltre chel tejìonol {«o
dire , la fcntentia uien del tutto a rimaner imperfetta .
S/o fift del primo duUo difncjlho ;
Per U forrife paroìette kreui
Ventro ad un nuouo pm fui hretìto :
E dijji', contento requìeui
Di grande ammirciùon : ma Inora ammiro ,
Cow/t trafcenda quejlì corpi Ueui ♦
Ondeìla, appreffb dun pio fcfpirc ,
Glìocchi dri^o uer me con quel fcmh'iante ,
Che mddre fr fopra figlìuol deliro i
E comìncio ^ Le cojt tHtte(^nanH
Saputo Dante da Beat, egli non effr più
giù in terra, e com.e tarto ueìcce fcUua fi
uer\ol cielo, infefi <\uefa effe r la cagione
del fuo udir il fono , e del ueder la luce,
Ma literaio da cjuefo dulio nofra , che
glie ne naojue unaltro maggiore , ilcjual
p, come, efpndo egli anchora colfuogra
ue corpo, fotea irafender quei corpi legtet
ri, come era lekmenfo de laere, e cjud del
fuoco, aìcjual, dicendo , (juffi corpi leui,
hSiamo ai intender che erafuluo , per^
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Postillati 16
, P A R A D I S O
Eanno ordine trd lercie quefìo e fórma y che iatematf rimo deh, di^ìjtietojf
Che ìuniuerfo a Dio fa fimigliantc^ la luna , non ui fono altri corfilieuiii
Qui ueggion lalte creature lorwa ^ ^^^fth £ cf^f juiui, ii ioue haufano uiin
Ve leterno ualor ; ijqual è fine ; deljuono,e ueiuto ilgran lume,
Alqufil è fatta la toccata norma. f^ran^ firmi cjuanto al loro ftltreuerfl eie
■* m.atirati da la ftr^ ài cjueUo , frocei
deano circuì amente col fiiotoinfìme, coi
me uelremo ne! fc^uente canto. Vice aiun<jue, SIo fui difueftitOy ciò Se io fui refcluto tfT effei
dito del prim:ì duhio,^er le hrew fcyrifefarolette di Beat, perche ficendomi a f erto con'ie fue farole
il duhio, fcrrideua de la mia ignorannuy F Vi f iu irretii, do h-, Fut più prefo , come uccello , che
fi prende a la rete^ dentro ad unalfro nuouo duhio^e diffi, Gta re^uieui contento, ciò ^ , Già rima
fifatisfnito di grande ammira f ione j che io heUi del primo dulio, Ma hora nouamente ammira e ma
rauighoy come io trafcenla juejìi Heui corpi, che di fcpra haUiamo detto, E moralmente, tjuefìo fé;
conio duhio di Dante ft e', come ejfindo egli humano e mortale, poffa trafcender con linteUttto a U
cognidon de le diuine et immortali cofe. ONdella appreffc Jun pio frffiro. Vuol Beat.fduer tjuefìo fi
eondo duhio a Dante con dimofirarli effernon fdamente pffiUle , che egli frafienda <jud corpi lieui,
ma ueramente coft naturale, e che fuori dd naturai fareile, (juanio cofi non fàceffe, perche hrdine
de le cofe ricerca, chd fine dogni creatura fa daccofiarft tonto al fuo creatore, juantopatifce la fua
natura. Onde ejfendo lanima rationale di natura diuina, è- cofa naturale e conueniente, chd fuo fi
ne ftapòfìo ne le diuine cofi, e che torni in cielo al fuo creatore, oue di nuda Ihauea la fu creata. Dii
ce adunane, che Beatrice appreffo dunpietòfi fcffiro, hauendo compaffione, come uuolinfirire, a la
mia ignorantia, dri^^o gliocchi uer meCOn cjud fcmliante ,cio è'. Con cjueGo ajj^etto, che madre
fi S Oprafigliuol delira. Sopra figliuolo the ignori la dritta uia de la ragione. Come uedemmo ani
cora nd xi. canto de U frima cantica, (juando in perfma di \irg, diffe, Perche tanto delira lingei
gno tuo da cjud che fJe e cet, E comincio , intende a dire, TuUfCjuanie le cofe hanno ordine tra loro,
perche con (juello fono tutte frate create dal fuo creatore, E ijuefìo tal ordine è- firma, che fi tuniuer
fo fmigliante a Dto, Onde Boet, nel ter'^c. Tu conta fupernoDucis ah exemjflo puhrum pulcherrif
mus ipfc Mundum mente geris fimilic^; imagine firmai Perfictatij; iuhes perfidum ahfoluere parter,
Sara aduncjue luniuerf la mattria, E lordine f o/?o in ijuello, come figgiHo in cera,fira la firma^
lacjual in tanto f rende fmigliante a Dio, in cjuanfo che tal ordine è* infinita er incomprehenflii
le come lui, ^V/, cioè , In t^uefìa tal firma ^ l Alte creature,' Come fono le diuine (7 humane dal
fo inteHeuo, "^fggi^rì lorma, ^eggion il uefìigio e la dimonfìratione DE leterno udore, ciò e-. Di
Dio, llcjua^ p- fine, Alijual e' fitta la toccata norma, Alcjual ^ ordinata la narrata e predetta rei
gola, Et e- lordine de hmiuerfo, che medefmmente a la confumatione del fido ha da finir in lui,
perche da lui hehhe principio, E che (juiui ueggm lalte creature Icrma dice , perche la diurna effm
Ha e' ad ogni creatura incomprehenfihiìe, ma fi come da lorma fi può hauer inditio dd fifcie, Cofi
4a^ tanto miraliliffmo ordine dato da Dio a tutte le cofi ie luniuerfo,fifuohcueY irJitio del uakf
re, iljual Upofentia e la fp 'entia fua infinita .
Kr hràìne , dio dico fino accline
Tutte nature per diuerfi firti
Ttu al principio loro e men uicinet
Onde fi muen a diucrfj porti
Ver io gran mar de ìeffir.e ciafcuna
Con injimto a là dato] che la porti ♦
si come le creature fono diuerfi in ffftie^
cofi fono ancora diuerfi in natura, E noni
dimenò tutte fono AC cline , ciò è , ìnclii
nnfe a ifueflo tal ordine , ma VEr diuerfi
forti, ciò è y Ver diuerfi fintieri , Vlu e
men uicine al principio loro, ìlcfual è Dio
ficondo che più e meno ha la fua natura di
[erfiuione,
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Postillati 16
CANTO
Q^efii ne fcrtaì fuoco in uer la lunat
Qitefl't ne cuor mcrtali f promofore:
<luefìi U una in fi jìrìngc ^ aduna ^
l\e ^ur le crmure^ che fin firt
VwtS'igentìa , queffo arco fietta ^
Uà quelle^ channo intelletto ^ amore 0
ta prouidintia^che cotanto ajfittaj
Vel fiio lume fui del fimpre quieto y
l^cìqual fi uolge quel, cha maggior frettai
hora li, come a fito decreto ,
Cen porta la uirtu di quella corda ^
Che eie che [cocca , dri\2,a in figno Veto ♦
Vero è , che come firma non [accorda
Molte fiate a la intention de larte ,
Verchc a rij^onder la materia e [orda .
Ccf! da queHo corfi fi diparte
Talhor la creatura ^'cha potere
Vi piegar cofi pinta in altra parte ♦
E fi come ueder fi può cadere
Toco di nube-, fi ìimpeto primo
Lattei ra torto da falfo piacere^
P R I M ©•
ftyjtitme^ cme atfYtncìfQ ìe la fyefnU
cantica halhamo ueiuto , OhiJe , ciò ^,
per la<jual copiasi moueno a iiufrft forti ^
5i Yr\<iutn\ f(Y la mfJlf/ìma raporif^a dii
uerft fini, FEr /o gran mar it U/frf, ih
(jual unikerfdmentf fcjìfndf in tutte le na
iuYfy e ciajcuTìa ft mouf con infiinfo daiOi
le da Dio chf la forti al fio ordinato e con
utniente fine . Qu^efio tale injìinto aduni
(jue NE fOYtal fioco m uer la luna , che
ftr ffiìr leue di natura , // fio incinto li
iet, che della pire fin al jfrofYio fito,oue
fOificjueta, fer effcr <\uiui il fio pof ria
fine , Quefli NE cori, ciò ^ , Ke glii
^nimi mortali, che fino cjuelli de glianif
YKalilrutiyjperche cji.elli de glhumani,
come altrihanno intefc, non moYeno,Sof
no frorTiOtori, perche lora li rr.oue ad afi
fftir una cofd CT* hot unaltra , cercando
ancora jueÙi il fio fine, oue pie) fi cjueta
re, QJi^fti la terra in fi pytugeU*
aduna , Perche eJfnJo di natura graue,
liyiflinto fi:ì è' di firingerfi tjuanfo fin
fuo al centYO,ouefa ejpr ilfiuo ripfi^tofii.
fie. Ke f urie creature, (ìVejìoanOy fietta, do e', ctuffìo infinto Jirr.ola, commoue, efunge
ìtòn fuY filctrrente le creature, CHefono fuori dinteHigentia, ciò ^, le(]uali,feY mancar di ragion
re, non hnno imendimenio, corr.e ilfi:OcO, é terra, e cjuelle eh anno ìanimarr.ortale, chegli ha
Jetto, f^a fretta ancora (jueSe, channo intelletto CT amore, con- e fimo glih uomini creatuYe ratma
li, di che affrejfo uedremo . l A fr'ouìdentiache cotanto affitrj, cio è-, l a frouidtntia diuina,
llciual tanto ordina,auanto hMiamo difi^fra utduto, fk il cielo, neltjualfi uolge ^juel cha maggior
fretta, SFmfre cju\eio, cio ^, Serrfre contento e fJice T EÌ fi,olume, Lei fiiO ditinojf lenire, E
auefto è- ilcielemf reo, dentro alcjuale immediate fi uolge il frimo molile, i^ual ha maggior [yeti
la, feYche ha ejuafi da fir in cjuel medefimo femp da oriente in occidente, e da occidente in oriente
lafi<a maggior uolta, che glialtri cieli contenuti da lui ciafiun la fua minore, corre fer ejferientia
fi fUO ueder ne la rota cjuando gira, fc da lofliìeff.lcjualfi uolge fofio nel centrodi cjuella, a retta Iti
rea uerfc la fuacÌYcunfirenila,uifcgnerai alcuni funiiluno fiudifianteda lahro,fmhe cjueUo
che fiu dfiantefdra dal centro, fer hautr afkr la uolta m.ag^ore, uedremofiu ueìocmenfe m.ouei
Ye di aueh, che lifira m.en lontano, fer hauerlaafir minore . ET hoYa li, cio e', Et hora ai
effe fcnifre cjuiefo cielo, Ce ne forta la uirtu DI auella corda, Stido ancora ne lafim.ilitudine de lar
(oe de la fietta, cio è-. Di quella indinatione, la uirtu de lacjuale e- linfìinto naturale , che difoi
fra halUmc ueduto, CHe, Uéjual uirtu. Ciò che fiocca, Cio che rimoue e manda uia da fi, coi
me la corda lo firale ^uandol laleflro fiocca, DK in figno lieto. Manda a giocondo fine , [ci
condo la natura de la cofi creata, come ii fofra halliamo ueduto, talmente , che ciafiuna creatura
fi uien a cr ntenfar del frofrio fine . Viro è-, che come firma non [accorda , Totrelh Ihuom^
fir una ohiettione con dire, eie fil naturale infiinto de la creatura rationale è di tzrnar lafifi in
(telo a Dio, come e-, che molte deuiano da talfuo cor fi naturale, Vero dimofira juefio nafcer fioki
PARADISO CANTO PRIMO.
mente hi fw^ liberò ariitrh, ilfAilfcguenh, <l»'tn{'Anc]ue ial naturai irìflinii eh fa finta tD' inf
iril^ta feria uia iel cielo, noniimeno, coft finta fi it^arte talhoy da (^ueRa, C7 incannata da le
filfe e non uere dolcez!^ terrene, tanto fi fummer^e in (juelle, che fi fi indegna t^r tndijp^fla a ri
leuer ne la mente il creatore, «0« altramente che fi fia la materia [orda er indijpjjla a riceuerU
firma, E fàlji fimile al fuoco, fe auien che fedendo al frofrio fitto , faccenda in aere ad alcun groff$
uapre neì^ual fi diletti, ferche torto il frimo impeto, ilejual era di falire, da <jue]ì:ì filfè piacere,
effo mede fimo fàlfo piacere L Atterra, ciò e > Lo tira a terra col fecondo impeto, iljual è- di [cenJei
re. Perche fitmilmente lanima rationale, pinta ^ indri^'^ta dal fiuo naturale infiinto finfo al dei
lo, Se auien che ella faccenda de lamor di quefle terrene io/cf^^, torna a cagger giufo in juelle,
stinta ingannata da tal filfò piacere •
No« ió più ammirar ^fit htm filmo ,
Lo tuo Jhlir ; [(non come dun riuo
Se dalto monte fianìe gtufo ai imo «
Maraufglia farebbe in te^fe priuo
D'impedimmo ti jòfifi ajfifo ,
Com'a terra quieto fòco utuo^
Quinci riuolfe in ucr lo cielo il uifo^
Viito Dante ia Beat, (guanto gHha di fa.
pra deUO,non fi de, come li dice, ragione^
uolmente più marauighare del fico, con U
mente falir a! cielo, non altramente che fi
rehie dun riuo dac(]ua , che dalto monte
fcendeffl al piano, ej fendo juejìo di ciafiin
fiuo naturale infiinto. Ma ben farehbe, di$
ce, marau'.glia in te ,SE priuo dimpeJii
mentOy ciò k , Se purgato, come tu fiiy doi
gni colpa, che talfal.ta tipotefft impedire, TI fhfifi affìfo giù. Ti fi/fit firmato ne la confiderafione
de le cofe terrene e haffe. Come farebbe ancor marauiglia, che un uiuo GT accefo fuoco fifteffi ijuie
io a terra, e non cer caffi di falire, come li porge il fiuo naturai infiinto. quinci riuolfe inuey h dei
hil uifi, Perche ^uinifcmpre tende la theolo^ia, come più uolte habbiamogia di fofra detto •
CANTO FECONDO.
O uot 5 che fitte in piccióletta harca
Defiderofi dafcoìtar feguiti
Retro ai mio legno, che cantando uarca^
Tornate a riueder li uojlri liti t
Kon ui mettne in piago ; che forfè
Verdtndo me rimarrcHe smarriti^
Lacqua, chio prendo ^giamai non ft corfi :
Mincrua finirà \ e con lucemi ApoUo j* -
E none Mufe mi dimoHran lorfe ♦
Voi altri pochi , che cJr/^^<j^7eZ foBo
Per tjmpo al pm de ghangdi delquale
Viuefi qui , ma non fin ui;n fmoUo j
Metter potete ben per Ulto fale
Vostro nauigjo feruando mi folco
DinanXt a hcqua \che ritorna eguale 4
Qj(ei gìoriofi , che paffaro a Coleo ,
Kow fammharo , come uoi fitrete ,
Qj<ando ìajon uider fatto h'tfi)\co «
lì poeta nelprejtnte canto ammoni fie prU
ma ijuelli, che fino di baffo ingegno, a non
più oltre , come defiderofi dafcoìtar il fito
canto , ficguitarlo , perche hora pende a
trattar di materia tanto pr^fonìa , e non
più tentata da altri, che effi ui fi fmarrii
rebbono dentro, E cjuei fochi , che di tan<
ta profiinda materia ponno efficr capaci, a
fcguitarlo fi da preffo , che non ferdino li
fini ueffigi. Voi finge, che (àlito dentro al
cor/50 de la luna , hauer mòffo a Beat, un
dubio guanto a la cagione de ìombre ch^
ài tjua giù fi fiernono in (juella , e da lei
tal dulio efprli refcluto tutto altramente
de lofinione chegìi ne teneua ,
y O Voi ihe fletè in ficàoletta barca^Vi
glia la barca fer la dottrina , lacerna ftr
la materia, de latjual intende uoìer tratta
refluii legno per lo fiile , O «oi aduni
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Postillati 16
PARADISO CANTO SECONDO*
fiaiiitar li uofin hc^ffl jìndi, NOw ui mettete in frllago, Non ui mUete in tonfo frofindo mar it
deAti^y ferchefirfe VErienh me, do f-, No« ji>otendomi uoi in (jueUa con linttlleUo fc^uHare,
Rlmarrepe fmmitiy RimaYYflìe in tanta luce ahhd^liaii, perche ft come dite il ^ihjcfiy Ingei
nium rude cr non fuitil (fmus intellecfus fe hahet d diurna Juut uifus mctue ad fclem, Et e-
fer ftmilituJine di chi tra uia ferde la guida per non pterUfeguUaYe . lAc(]ua chto frendo giai
mai non fi cor-/?, do è*, la materia de lacjuale iointrafrendodi uder trattare, no ftìtrafrffc mai,
lAa hifcgna intenier foet andò, per che Tifffuno inan'^ ne dofo lui ha in tal f^cuUa de le diuine coi
fe, fciwio U fiera theoìogiéi, trattato. Onde fcgmfa , Mlnerua j}ir4t,ferche Minerua, feconda
i foet , e DM de Ufcientie, E Conducemi Apodo, tljual deff poeti, come altroue hahbimo uedu^,
lo, e Dio, E r^ue Mufe, che deffi poeti fono nutrici, MI dimoflran lorfc. Mi dimoftrano la fella
tramontana, intorno a la(juale LE orfc, ciò è , la maggiore e la minore, fecondo c\e hathiamo in
Ouil ne la ftuola di Califìo e d' Arca: foedi CiouefigHuo!o,let{uali orfgiran f(mpre,fn'^
mai tramontare, intorno ad effa tramontana, Aduncjue, fuome al legno che fi mette rrarefcnn
neceffarie ire cofe primifaltyfe fi de ccndur a porto, ciò e-, il uewo profferì jj iri in lui, il coni
àuttor che pia a! temone zir indri^'^ la prora per la fua uia, e la hufjcia che dimofm la tramontai
na, a ciò che fecondo (juella fi comandi al legno, e ihe ultimamente f conduca a porto, Cofi tre cofe
principali fono neceffarie al poeta che f ffumme di uoler poetando tra tiar dahuna materia , Vrima
iulta la fua eccedentia . VOi altri pothi, Ha ammonito (juelli che fcno di taffc intelletto a non
JoWù più inanl^ feguita^o, Hor ejjfcrta cjuei pochi che fcno dalto CT eleuato ingegno^ f(guii
tarlo, perche cjuejìi farà pojfli'e che lo intendino, E uoi altripochi dice, ferche il numero de glinf
dotti è- infinito, rifletto a jueQo de dotti, e jfetialmente ne le fere lettere , Onde lecjuinafe Toi
mafc , Cognitio dtuimrum pauds hominihus ineft . CHe per tempo driZ^fel collo , Icjuali a
hnhora leuajìe Untelletio A l pan de gltargeli, lljual è fclam.ente la uifcn di Dio, di che rffi ani
geh fi nufrifccno, E delcjuclfane fi uiue cjui, perefpr il àho Jf iritual de cortemplanfi , Wla non
firprof^ffione, e- neieffario 'che comimino a darui 'opera ne la fua aJolfftr^ . Di cjuePo pane
è fritto al XXI. del primo di Ke Non haleat panes laicos,f(d tantum panemfnctum . Voi ah
tri ' ' ' f/..- ^« rc^
Ver le
'ritto al XXI. del primo di Re Non hafeat panei laiui, jca lamun, fi^ncn ji n^ium , v h./
p:chi adunciue, potete ten metter WOftro nauigio, cioè-, il uoftro ingegno PEr Ufo pie,
' lo profondo mare di tanta dottrina, Slruando mio fcko dinan^ a laccjua che ritorna eguai
n.fcrl folco, àf la fi mfguAf, ftn\,t fiu fr^finjo A- il fdco h Uccua, ffci r^oMfl fcko
i« cueU^.f, rihrm Cofi h liv^'^no, cYf f, frofinio vr hffur.la murk, »pf<e. fr^fccUff
prUoin cjueU,,, <hla f>u ftofirrhe ii fcrfc oUfgmcoirl hmdf,^ml
t. VMlinfnf
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mtlaalunjueìpoffa, che ijuejìi f^ckftgumUfua iottYÌmfdii fYfffcy eia l-, che tanto ft^i
finiirKì in ^^uflU, che ne trag^him U moralità che m fafconie dentro, Et e cfuaft fmiìe a auti
ihf dife mi xi. de la prima cantica, 0 uoi chauete gìintellttti fm. Mirate la htirina che Ùmie
Sotto! uelame de li Kerftffrani . QVci glmofi, M^fìra fer comparafione, che juei fhmoft Gret
ci, che paffaron con la fon rhepico al concjuifÌQ de laureo uello del montm de Calchi, non fami
yniraron tanto, c^uanh uidero effo la fon F Arto tifilco, ciò è-, VaUo aratore e fcminatore de denti
iel fcrpente occifo da lui, dejuali nafceua huomini armati, la cui fàitoìa recita Out'd, nel yjC
Otranto fmmireran cojloro de la dottrina fua .
t<f concmtd e perpett^a fete
Veì deifórme regno cen portaus
Veloci ^uajif comd cicl ùedctCr
Tornai poeta a la fua materia dimori ani
do, cme fjprìio con Beat, flilito fin a lei
Umem dfl fuoco, iUhehahhiamo i.rJwrt
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Postillati 16
C A N T O S E C 0 N D 0*
Beatrice m fufo^tir io in Uiguardaua: nelfrecfifnttcdnióyffpmftlium ftUt
E fòrfi in mto'/m quanto un quadnl po/S, ma prtati da U fir^ del cielo, froceieaf.
E uok ,edaU noce fi dtfchiaua j no dnoUmente fecondo <iueh infum
Giunto mi nidi , oue muU cofa dettoeUmento.E U camion S ^ueflo
Mt torfel uifo 4 fi: e fero quella / ^^^^ //^^^^.^
Cui non fotea mia ma ejjcr afiofa , ^ ^^^^ • ^- f^^^^ ^^^^^^^
Volta uer me fi beta, come beUa^, UradUKer fiiuo pi . viceadun^uf,
Dr%d la mente in Dio grata, mi dtffi 5 ^ A concreaia e feriem fae, do e. La
Che nha congiunti con la pima Uella ♦ infieme cyem e fer^etuei cupidità e uoi
glia, de/ deifime regr.o, ciò è', Del re
^KO, iel(jual liio è ftYmcfyfeYclefen^^ luì, ilciuale' Rf deìuniuerfc, nonfirelrie regno, CEnpY
Uua ijuaft Kr/oci, come uedetel cielo, lìijual è' il deìfvrme regno creato da Dio con (juejìaj^erfetua
pie di continuamente in termino di xxiiij, hore girar da oriente in occidente, e da occidente tornar
in oriente, con latjualfeyfetua fae, effe deiforme re^na ce ne prtaua ancora noi udoci,
f non frofriamente, come uedetd cielo, Verche, efjendo fffì ne Elemento dd fi'.oco, ilcjual è mme
Hate contenuto dal del de la luna, e confc(ji<entemente ancora da tutti gli^ltri cieli, e caminando
fffc elemento con la fir{<i dd detto cielo , ueniuaa caminar alquanto men ueloce di (jufllo, fercne
ogni cielo che uien ad efpr contenuto, è- fempre men ueloie di ijuello che contiene, f(r hauer afir
la uolta minore, come fer Ujfmfio de funtifegnati ne la rota iimojirammo nd precedente canto,
E per quefìa ragione laere, che dal fuoco e- contenuto, fi moue ontor con men uelodta,Ma di jue^
fio fratto ti poeta nd xwiij', dd Vurg. in perfcna di MafdJa, oue d jfe, Worpenhe in cinuito tut^,
fojuanfo laerfi uolge con la prima uolta e cet. Tutti ciuf fli mrjì hanno origine dal primo m.ohile
moffc da immolile motore, do è', da Dio, che fcmpre j{ando,f(rrpre moud tutto. Onde Boetio, ^
Siahiliti}; manens das cumia moueri, llju4 primo mohile, ha un moto fdo,chè' da oriente in ocdi
^ente, e ìa occidente in oriente, e (juejh, fccondol poeta fteffc nd fio conuìuio, lo compie in xxiiif\
hore, e de le xv. le xiiij, parti dunaltra . Q^r/?o moue httaua sfera, la({ual i^ifieme con laltre de
fette pianeti, hanno futie due principali moti, uno da oriente in occidente, e laltro da occidente in
mente, E df ccclx. gradi ne^juali e compartita, ogni cento anni ne fk uno talmente, che inuchj^
mila anni uien, fecondo gliaffrologi, a fkr il corfo dituttol ^diaco . duefta moue la fcttim.a ffira
aUrihuita a Saturno, efil/ùo corfc in xxx. anni 0 poco meno, CiueUa di Gioue, che da (jutfia e-
molfa, lo in xy. te altre, che per ordine fcgueno, come ifuella di Marte, /o/a in due anni ,
Queia dd fde in uno, M enere in cccxhit/. di, t^.ercurio in ccc\\x\iy. La luna in xxvv- ^i ^
m hore, E ccm.ehalhiamo detto, fcmpre la sfira contenuta camina da oriente in occidente, e da oc
cidente inoriente, con la fir^a di (^ueBache la contiene, h lelemento dd fiiOco,che fcgue imrr.ediai
te dopo lultima sfira, con la fir:^a di (gufila, e cjud de laere con la fir^a di (lueUa dd fimo, Ma
fcmpre con men ueloàta la contenuta, per la ragion detta difcpra, di (Quella che contiene . Quefio
difcorfo halhimo fiitio,per.he tutti glialtriejfofitori hanno iniefcperla concreata e perpetua [ite,
UnJtural cupidità, la^ual è' in noi di ueder t^ intendere la diuina effntia, e che quefia tal fieli
porfaua auafi uelod in fu, come fi uede efpr il cielo, e uogUom che fiffro già filiti fin al cielo de
la luna, quello che uedrem.o hora qui difetto che fingerà che fffiro. Ma fi di qufjìa tei f te haufjfi
intefc di parlare, non Ihaueria fiotta perpetua, ma naturale, perche le cofc perpetue ne mutano mai
effire, cornee le naturali fimio. Onde al principio del xxf. dd Purg. di quejìa tal cupidìtà, iVefft
intendono parlando d^fp, la fi te naturai che m,ai non fitiaSefion con lacqua,onde la f^mmetta
Smmaritana adimando lagraiia,Mi irauagliaua e cei. Votédof adunche quefìa tal fie fc.tiar con
lacquacheiii.e, non e ia effir iom^niataierieiua^ ma natmi in mi fin a tanto, cori f.eltA
PARADISO
(al actfua la efiìnguUm . autrice in fufo, quel chf jf>fr f^fjìo uoglU ftgnifìcaYe, IhaUim$
iftto nel fYfceìente canto, oue iifp. Beatrice tutta ne leterne rote Fiffa con glioahiffaua io in
lei Le luci fifft e cet. E Fov/tf in tantò, Vimofira in (juanto Ireue Jfafio di tempo efft faliron da
lelemento iel fuoco, e non ia terra, cme altri hanno ietto, dentro al corpo de la luna, che fu in
tanto chefifofa VN ^juadreBo, ciò è, Wnoflralefu la noce delhaleftro, E Scocca, ciò è-, E fcarii
(a, E Si difcWuua, E fi diferra da la noce e uola uia al desinato fegno. In tSto ireue tempo aduni
J«r, dicel poeta, mi uidi giunto, O \/e cofa mirahile, Oue cofa miracohfa e flupenda, MI torfel uii
fo afe, Mifè.e uolger gl.occhi a riguardarla, perche non infendeuo che luogo fhffe tjuello, aUual
in un momento mi uidi ejpr giunto, E pero Beatrice, a lacjuale non poteua efjer afcofa Mia oura,
fio e , La miauoglia e deftderio chauea difqer che luogo era cfueRo, perchelfuo hello e lucente oa
chio, ciò e, de la teologia, come diffe ntl x, canto de la prima cantica in perfetta di Wirg. uedel
tutto, WOkauerme fi lieta come heRa, perche tanto e lieta e gioconda la teologia, (guanto ella
aletta e piace, mi difj}, VKil^a la mente grata in Dio, che tanto uien a dire, Ringratia lui,
CHe nha congiunti con la prima /Iella, llcjual ne ha uniti col corpo de la luna, lacjual è- la prii
ma e piuuicina a la terra di fune laltre fleSe , perche fenZ^la fua diuina grafia non potremi
mo dar principio ala cognition de le diuine cofe, come uuol inferire , Ringratialo adunjue che
in tal principio nf ha predato del fuo fauort ,
Vareuame che nube ne copriffe
Lucida fpelja foìida e polita ,*
Quaft adamante , che lo fil firijfe ♦
Per entro fé leterna margarita
Ne riceuette ; come acqua ricepe
"Raggio di luce permanendo unita ♦
Sto era corpo ; c qui non ft concepe
Com\na dementicn altra patio ,
Chcffer conukn fe corpo in corpj repe j
Accender ne dourìa più il di fio
Di ueder queta ejfentia , in che ft uedc ,
Come nofìra natura e Dio fumo ♦
ti fi uedra , ciò che tcnem per fède
Kon dimoHrato ; ma f\i per fe noto
A guija del uer primo , che Ihuom crede •
Vareua al poeta, effcndo entrati dentro al
corpo de la lum , che fvfpro coperti da
una lucida Jpeffa fclida e polita nule, <juai
ft come uno diamate nelcjual firiffè e peri
cotejfel fole, e ijuffìo ,ferchel corpo de la
luna ^ per fe ftejf/c, come dite, jf effe fclii
do e politi, ma non lucido, an'^ opaco to'
ofcuro, come fi uede nel fuo ediffi, aueni
gd che di luce fa ricettacolo, perche luce,
effendo per coffe da raggi del file, come
fà meieftmamente ancóra il diamante .
VEr entro fe leterna margarita , chiama
MArgxrita , ciò è'. Perla , la luna , fer
hauerU defcritta di cjuel cohree egualità,
ttST effer de la mejefima firma, ETerna,
fer effer cofi fiata creata da Dio, E dimoi
flra, che juantunjue ella fa corpo denfo
0
e folido, nondimeno, che eff fìnon riceuu
ti da <fuflla, fèn'^ Jiuiderla o romperla, come lactjua riceue raggio di luce fcn^ diuiderfr, ferma
nenhf vilmente unifa ^ indiuifd, E cjueft} par impoffthile, che un corpo (elido ne riceua unaltro
ftmileinfcfcn'^ diuiderft, perche noi cjuagiu,per ragion naturale, nonpoffamo intendere, come
^uefìo ftpojfa^re. Onde dice. Sto era corpo, E Qwi non ft concepe, E (Jui fra woi con lintelletio
mnfi comprende, COme una dimention, Co>ne una mifura , lacfual fcn'^ corpo non può effere,
ALfra patio, Wnaltro ne fcfferfe infc, Uc^ual cofk conuien effer, SE corpo in corpo repe. Se un con
fO entra in unaltro corpo, il deftderio di ueder (Quella diuina efpntìa, ne douria accender più, peri
che (juantopiuparon impoffìbili a linieUetto humano le cofc che fono, tanfo più, naturalmente, faci
cendel deftderio^ in lui di uolerle fapere , Ut la:iual diuina effentia fi uede, COme nofìra natura e
Diofunio, ciò è'i Cme la nofìra natura humana, e la diuina di chrifìo figliunl di Dio uentnk
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Postillati 16
CANTO SEC ONDO^
In Wria Vff9. til xmmre, funiron di moda luna con Ultra, che in un fclo fuhetto fiittin ^uejie
iuf diuerfc nìturt • LI fx uedra, ciò h in f(fa diurna ejfentia fi uedra qvel che non dmojtrai
to tenem per fide, do TuUo ciò che non foffiamo dimorar fer naturai ragione, corre oltre it
etuel che ha detto che un corfoCdidofin'^ diuiderfi riceua unaltrofimil cor/o , E che la dmmta dt
Chriffofi^niffi con U nofira humanita, e che ne loftU conjicrata ancorafiaxljuo umcoyfo efre
cioCchpuf, E che Dn fia trino uno e cet. Ua Via fer fi noto e mamfifto A Cuifa delfriniB
uero che lhuom crede . il frimo uero fi Dio, iljual h' uia uerita e mia, E che Dio nonfia , non
ì chiduhiii,m.ognifidebt;infideletienfer firrr.oche fiauna f rima cagione, e ^uefio , jet
d^ef^tti, chefcrxo le creature poMe e create da c^ueh, huenga che altramente nonfif :[f^ dtmo
%lrt. Adunche ciuando faremo la fu, e guarderemoinelfadiuinaelfcn^^^^^ ciocheciui tegmamo
fer fide, nefar^ ferfifieffi noto e mamfifto, a guifi delfnmo uero, che idio neljual noi aedia^.
mo . Altri hanno intefc il frimo uero [et ìfrmcj/i dxfilofifia .
Dante rlffonde a (fuel che Beaf. ^ihauei
ua deUo , DriZ^ la mente in Dio e cet,
dicendo. Madonna, fi deuoto (juanto effer
fojfo Rlngratio lui, Kingratio Dio, iljual
rnha rimoffc e tolto u\4 dal mortai mindo,
M« ditemi che fon Ufig^i ini ' ^"'^^
te domanda beat, de la cagione di jueh
leomire, che di (jua giù ueggiamonel
cOYfo de la luna, lecjuali il uulgo iice efi
fir Caino, che ha una fircata di jfine fu
le jfaJle , come uedemmo in fine del xx,
canto de la frima cant. Ou( in ferfcna di
\ÌYg, dijfi,Ma uienne homaì,chegia tien
le confine Damledue glihemijffri e tocca
londa Sotto Sihilia Cain eie pne . Sor;
rife alquanto Beat, de lignorantia del uuh
go, poi rijpondendo dijjè , Se lofinione de
mortali erra, O Ve chiaue di finfo non
dijferra, ciò e-. In cjueUe cofi Uguali la ut
fiua uirtu, non afre,e man fiftamenfe no
16 rijpoft *jìAadonna fi deuoto y
Comejfcr fojfc più , ringratio luì ;
Lcqual dal mortai mondo mha rimoto ^
Ua ditemi, che fon li fignt bui
D/ quello corpo \ che la giufo in tcrrd
fan di Cain fiiuoUggiar altrui ,
tUa forrife alquanto j e poi,SegU erra
Lcpinicn , mi diffe , de mortali ,
Oue chiaue di finfo non dijfcrra ;
Certo non ti dourian punger gliHrali
Vammiratkn homaitpci dietro a fin fi
Vedi che la ragion ha corte Ioli *
Ua dimmi quel ,che tu da te ne pcnfi^
Ef io 5 fio che nappar qua fu diuerfo ,
Credo che fitnno i corpi rari e denfi^
Et ella ; Certo affai uedrai fommerfo
ì^él fiilfo il creder tuo-, fi ben afcolti
Largomentar ^ chio li faro auerfo^
Jifcerne, cotti f è c]-,efo[fi ii ijua^iu com
trehrnSnf c,u,ì àfr^fnMftm hfu f "mire nel corfo ie U , cm CU Mi.
eh h Ci Loti iammimmf mnù iouri^no hr^mai fungere. Poi cV.e U r^gme U cWeUh
JhcheJi.firire!mMrnmiuell,,chet.nefer,fiJ.,e B"''''''^^^» 'X
ii auellernhe, lu/i<. ofimo.e, itc,ual rM, Crei, che , corp r.n . ierift ^nr,o Clo che
rifar au^fu Lerfc do l. Tutto ^<ello, che iiU giù ci iirnf a ejfcr ^ua fu t huerfo e u r
4e«^feriheUfIr,edenQiic,uelìocorfofercoff.ia^^^^^^^^
tL::,eneirorIcrofcura,coleuuol,r,firire,E^^^^^
rcftrofoeta, ferche laLiefma ^m. ancora.'l fuo cOnmmo, M. .« /«"^.r/f
ftfl ii Beau gUargJrta, fur con ragion filofofice in contrario, ma ne l' fy^
iioiiercheJaleiU4T'fi^<'l''Mogi<'U^^^^^
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Postillati 16
r I n ^PARADISO
fcftouelrmo.^T eh, Cem ueir.ifmmerfo, i^mie B../. 4 D^nie, de MMfu Une
l^^met^recM,^^^ tncotmio . ^urfl./ì^. optnme^che .ffai cerio uedra someyfo ejlm il fu,
credere nelfilp, Hmnh ietto, Creh chef^nm i corft rari e denft, Onde BeatJ^Ja dicek .
La Jpera ottaua ut dìmofìra molti
Lumi^ltquali e nel quale e nel quanto
'Notar fi pojfon di diuerfi uolti,
5e raro e denfo eh Jhcejjcr tanto j
Vna foia u'ntu farebbe in tutti
Viu e men diflributa & altretanto ♦
Virtù diuerfe ejfer conuengon frutti
D/ principi formali 5 e quei fuor chuno
^cguiteriano a tua ragion difìrutti^
lAncor ft raro f offe di quel bruno
Cagion , che tu dimandi ^ od oltre in parte
Fora di fua materia fi digiuno
eJIo pianeta^ 0 fi come comparte
Lo graffo el magro un corpo, coftqueflo
Nf/ fuo uoìumc cangerebbe carte ♦
Srf primo fojfe ^fora manifefio
Ne lecripfi del fil per traj^arere
Lo lume , come in altro raro ingefio ♦
Qiiefìo non expero e da uedere
ÌDe laltrote figli auien chio laltro caffi
falfificato fia lo tuo parere,
^egli è che queflo raro non trapaffi-
Effcr conuien un termine da onde
Lo fuo contrario più paffar non laffi :
£t indi laltrui raggio fi rifónde
Cofij come color torna per uetrOy
Loqud diretro a fe piombo nafconde ♦
Volenh Beat, arguir centrai foefa, ijuan
tù a hpinioyt cha detto hauer del turbo if
la luna, fil jp/ima una manifrjla propo/ìth
ne, lajual è-, che lottaua jfna ne dimo^
ftra Molti lumi, ciò è-. Molte jìeRe , le',
quali fi foffcn notare NEltjual e ne! (juani
to, ciò e, Ne la qualità , E ne la quanti',
fa, DI diuerftuolti, ciò ^, Tfiuari a^eti
ti, E ne la qualità le ue agiamo d ferenti,
ferche alcune ce ne dimofira f iu lucenti e
chiare , er alcune altre meno , E ne la
quantità, perche tutte non fcno duna mei
defìma grande^'^ , ma qual maggnr e
minore, onde da gliaflrologi fono diuijc in
diuerfe magnitudini . Se raro e denfo
folamente FAceffer ciò, Caufifpro quefta
tal diuerftta , come fu hai detto , Sarehhe
in quei fai lumi una fola uirtu, perche na
fcerehhe da una fola cagione ,c'xoe , da
eJfer (fft lumi più e mtn denft e più e men
rari, E quejìa tal uirtu fdreUe qua giù in
quffti corpi infirÌQri,piu e meno altre
tanto dtfìnluita. , fecondo la quantità del
lume , 0 de la /iella che la dijìriluiffe , E
queflo è-fàlfo, perche ueggiamo che le /lei
le, fecondo! fuo infinito rumerò , caufat
qua giù non una fla,ma infinite e uarie
influentie. Onde figuita , \Hrtu diurrfe
Conuengon e/pr frutti , Conuengon efpy
effetti. Onde il Saluatore, parlando de gli
ipocriti fa cer doti, A frucliiut eorum coi
gnofcetis eoi. DI principi firmali, cì'o e^. Di' cagioni de le ferme, che fono le/fer de le ccfc, perchel Fi
loffi ne! primo delafifuapone tre principi. Materia, Eorma e priuatiofie, ma che fh la firma
fa le/fer de la cofa, efcn^ quella ,nfffuna cofa pojfi hauer e/fire. Diuerfi uirtu adunque di/ìriiui
te qua giù fra noi, conuengon effer effitti di cagioni, da !equa!i dependa ogni e/fere, e quefie fono
le diuerfeftelle, come da [nonde cagioni, E quei tali effetti, che fono effe d'/lrihuite uirtu, SAria^
r.o a tua ragion di/ìrutti fitor chuno, S ariano, fecondo la tua ragione chai detto , che i corpi rari e
ienfipinno diuerfc do che uapfar qua fu, tutti morti da quello in/imi, che per effa tua ragione ho
letto, chefarehhein tutti i deuilumi una fila uirtu, E non che per fuor chuna fmtenda diDioprii
rr.a cagione, come glialiri effofum hanno detto, Iquali uanno quejìa argumentatione e diffmitio)
ne de lautore, in ferfna di Beat, molto intrigando . A Ncorfe raro fife, Ua Beat. dimoLto in
muerfale, c\eU iiuerfitn euarieta drfuperiM torfi non precede da ienfxta e ia rarità , Horrf
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Postillati 16
CANTO SECONDO,
pr dy^me tinira lofm'mf dflpfta, che (^unfcgni kki, chrfi ufjono ii (judgiu ne la lunafYùce
JiMO U U meifftma caghne, uirn a trattar in j^ardcJar di cjueUa, a iimjìraYe, che ne cincQi
ra (juei taifegni hni che fono \n lei precedono da tal cagione, ciò e, da raro e denfo, E la dimcfìrd
ùone e- c^ue^a, chefc ran fiffe cagme di ijuei taifegni hui^ che ft cedono di c^ua giù effer in ìeijn
fcgneria che tjuefìo tal raro, o ueramenfe jfenef raffi olire da luna fu^ferficie alaltra di (jueUa , o ihe
lapeneircfp fer aì(fuanio f^atio. Ma che non la penetri tutta, tjueftù fi ueje chiaramente rie lecliffi
Jfl fole, ili^ual è- [mfre che la luna /interpone tra ejjc file e noi, e fc quejìo tal raro ptnftraffe tuti
toltre in là, noi uedremmo che i raggi dejfc fclepolpreUerojer juelrarc, laijualcofa ueggiamo che
non fiy Adun<^ue non è tjuejìoy ftro ueggiamo de laltrOy ciò ^, che jufftoraro non paffi tuttoltre
fer il corpo de laluna^ma che lo foif[tper aìcjuanto Jfatio , Horafe cjufjìo e- , hi fogna chf ft come
iun corpo fi iroua frima il graffe, e dopo (fuedo il magro, Coft in ^uejìo corpo d« la luna dopol ruro
fi trouil denfo, e che penetrando il raggio del fole per (Jfc raro fin a tal denfc, e non potendo più oltre
f affare, che refletti indietro, e f^cciajt dun aj^ttto medffimo con la /ùperpcit di tal corpo talmente^
che (juefìi fcgni hui ne a luno ne a laltro modo non ui pofjano hauer luogo , Onde dice. Ancor [e
raro fiffì cagion di (jud Iruno che tu dimandi , Hauendo di fcpra Dante domandato B eatrice,
che fon li jègni lui di {juejìo corpo e cet. Ejìo pianeta F Ora fi digiuno , Saria cofi priuato e
nudo di fua materia , OD oltre in parte, do è-. Od oltre da luna parte a Ultra, o uogliamo dii
ft da luna a [altra fuperficie , O Si, ciò &, O uermente coft come un corpo comparie lo grcffò
elmagro, coft c^uffio pianeta CAngerelle carie, C^ngerMe afptto , K'E//?rO uolumt, Helfuo cori
fo, E (\ueflo in cafc, che tal raro non p affa ffi, ma per alijuanto fratto penetraffì dentro al detto cOr>,
p, H cangfreihe carte, perche daltro aj^etto farehhel raro, che affimiglia al graffe, e daltro il denf
fc, che afftmiglia al magro del corpo, E dice carte, per hauer detto uolume, ilijual e lihro. Et i lilri
al tempo del poeta ffcriueano in caria pecora, che da luna fnccia ^ hianca , e da Ultra alquanto
huna, e tal difirentia è- trai raro el denfo de la materia , e cofi ancora trai graffio el magro del
corpo , Altri hanno intefo il juo uolume, per il fuo moto, E che cangerebbe carte, perche in tal moi
io cangerebbe cj^etio . SEI primo ftfffè, ciò è, che ^uefìo raro p^ff tuttoltre da luna a Ultra fu i
perfide del corpo, fira manififto ne ledipfi del fde,VEr trafjrarer lo lume, do e-, PerM lume deffo
file frajfarrebbe , come hcbbiamo detto, qua giù a noi, COme in altro raro ingefto. Come fina,
tonando fèffe ingerito V infcrto in ognaltro raro . 9j>/?J non ^, Perche non ft uede traffarei
re, PErh e da ueder de laltro, do è', che ijuefto raro non irapaffi tuttoltre, ma ftUmentefin a ceri
io fl>atio, E (jueffo dice conuenir che fa un termine, doljual IL ft<o contrario, che- il derfc , non lo
Ufft più oltre poffare, ET indi laltrui raggio ft r\\inde, E da (juepo denfc il raggio del fclefi r fMi
tèe torna indietro non altramente chef fàccia per lo uetro de lo ffecchio ogni colore , ilcjuale jfeci
chionafconde e ceU piombo dietro a fe,fcn{^l(]i:al piombo, effe color non (omertà , Adun^jue, fdragi
aio del fole fi rifletteetornaindietro da <juel denfo che iroua dopol raro '^f^^^^'^l corpo ie ìalura,
auffìa talrefìeUione di neceffita fra lucida e chiara, come quella che torna dala flperfide del rii
manente di tal corpo, come di fcpra habbiamo detto,e che poco difetto, fer naturai ragion udremo.
Onde e hora manifijìo, che raro non può effìr cagion defgni bui e cet.
Hor dirai tu che fi dimnra tetro Voriaf,a guanto habbiamo di fcpra detto,
♦ • 7 • ^' t ^u,ro *^Ar*i fkr una o\po filone condire, Perche il
lui lo raggio ju eh m altre prit, fci, .1,. J.../ derfo
Ver fjficr U nf ratto pm a retro . ^^^J^^^^^ ^^^^ ^jj^,^ ^^^^^ ^^^^^^
Drf quefla injlantìa può dììibcrarti ^^ypo de la luna uien da più lontano di
'Bf^eÙcnVa 5 jc giamaì la proui ; t^uel che refiette da U fuperfcie di (juella,
Chejjerfuol jòntc a mi ài uojln drti^ fero fi dimoerà più oscuro, e dà tal ofm
' — ^ ^ — à
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Postillati 16
PARADISO
Tn J^ecch fYtnhw j e ì due rìmout yita ttapfdym ^ua giù pgm luì,
Dd te dun modo ; e laltro più rimojjò
Trambo li primi gliocchi tuoi ritmi :
R/Vo/fo ad ejfi fh che dopol dojjb
Ti fìea un lume ^ che i tre jpecchi accenda ,
E torni a te da tutti ripcrcojfo :
Ben che nel quanto tanto non fi Jìenda j
la uifìa più lontana 'Ji uedrai
Come conuien chegualmente rij^lenda^
Hor come a colpi de gli caldi rai
De U neue riman nudo il fiihietto ,
E dal color e dal freddo primai^
Coji rimafi) te ne UntcUetto
Voglio informar di luce fi uerice ,
Che ti tremolerà nel fiio aj^etto^
Onie dicty HOr dirai tu, Hora tu Dani
te iirai, CHr iuiy chf la dfnfyO in effo
corpo, /o Yagpo fi dimoftra VIu tetro, ciò
^> fiu ofcuYO CHe in altre farti, che n$
in fuferfìcie, VEr ejpy li ri fratto, fiu
a retro. Ver ejjèr iui rifeycoffc più da hn
tano . DA ^uejìa infìantia fuo dilihei
rarfi , Va (juefta Ofpoftione , Kijfonde
Beat, fi può deltherar e rKofiraYtil uera
ejferientia j fe fiamai auien che tu la froi
ui , lajual ejjjfrienfia fuol rjpr principia
Sogni arte, perche ijuefta fcla la fi, cornei
finte fà ogni riuo . TKe Jfecchipreni
derai, Wuol dimofìrar per ej^erifntia,chf
fe hen la luce è in t^uantita maggiore ne
le uicine, che ne le lontane co/?, che noni
dimeno la fua refìettione è'fn^pre in quH
tifa in (jualifa una melefima, fur che fimpre una medefma fta la luce, perche (jueflo dimoftra
to, farà folto uia che la reflettione del raggio del fole che uien dal der.fc pofto dentro al corpo de la
luna fia più ofcnra di cjuella che uien da la fùperficie, e confcijuentemente che raro fia cagion di
^uei ftgni lui, E lej^erientia uuol che Ihuomo fiiuia con tre jfecchi, ti due dejuali [uno eguali
mente rimoffì e difìanti da lui, er il fer^ in me^ a (fuei due altjuanto più remoto, e dietro a lui
fa un lume, la luce delcjual accenda ognun de detti Jfecchi in ferma, che la refeuion del raggia
uenga daog nun di (Quelli a lui. Et ordina cofi, Trerderai tre f^ecchi, e rimoui i due da te DVn
moh, ciò è-, che li fieno egualmente diflanti, E laltro, ciò è-, il ter^ jjrecchio fiu rimoffc, ritroi
ui L I tuoi Occhi, ciò è, ha tua ueduta TRrfwfo, cize-. Tra luno e laltro de due primi ffecchi,
Riuoltopoi ad effi,^ che DOpol doffc, ciò è-, D:f o le fratte ti fìia un lume che accenda It tre ffeci
(hi E ripercof/ò effo lume da tutti, torni a te, E // uedrai, come conuien che l A uipa, do ^,Lo
fiecchio che farà più lontano da te, rifflenda egualm.ente come glialfri due, BEn che nel guanto no
ft jìenda tanto, ciò e*. Ben che tanto, pei efpr più lontano, non participi de la luce, (guanto ^r:n9
glialfri due per effirpiu da preffc . HOr come a colpi de li caldi rai, Vrouaio juei lai [coni lui
non proceder da raro e denfc. Beatrice Aggiunge , Hora cofi, cornei fitlieUo de la neue, uien
<rJ effcr il terreno fulciual fi pofct, Riman nudo a caldi rai del [de, e dal color che de la neue e hian
€0, e dal freddo di prima, Cofi e/fendo rimafc nudo e ff ogliato tu da le dette ragioni de la tua opii
nnne chauei di (juei fcgnihui, com.f uuol inferire^ \ oglio infirmar te ne linttUfi^'] Dl fiuiuace
luce. Di tanto chiara emanififiauerita, che NEI fuo <^ff eUO, ciò e, Nel apfrefcntarfi inan'^ iti
effe tuo intelletto TI tremolerà, 7 i ftra del tutto rifintir e rimouey de la tua prima opinione, con
rimaner fatisfitio di juelche ioti diro.
rentro dal del de la diurna pace
Si gira un corpo ; ne la cui uirtute
Leffir di tutto [uo contento giace x
to del feguentc, cha tante uedute ,
Qhel ejfir parte per dtuerfi ejfcn'^
Vuol Beat. Infcntentta teologicamente di
ntoflyar, che ogni difirentia che fiuede
dafìftla afleUa nafia fidamente da diuii
ni uirtu, e mn da yayo e denfc, come Dan
te fi cyedeua, arguendo in (juejta firma,
VEntyo dal cid de U diuinapacff ciò è-.
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Postillati 16
CANTO SECONDO»
lui dijìinte e da lui contenutt :
Glialtri giron per udrie difirenTS
te dipntion , che dentro da fe hanno ,
Dijpongon lor jini e lor femenTje^
Quefìì organi dd mondo cofi uanno-,
Come tu uedi homat , di grado in grado j
Che dt fu frendon , e di fitto finno ^
Riguarda ben homai ji comio uado
Ver c/?o loco al uerojche dtfiri^j
Si che potjàpp fol tener lo guado ^
Vfrttro dal c/c/o mfiffù, fìeljual, fey e fi
fer immobile, e ijuiui nf la uifm di Vh
a<ijuftarft ogni Ìeato,ftcQm< a fuo fine,
è face Diurna yiiù ^, Eterna, jferche nef
(una cofh fuQ ejfcY diuina che non fta det
na, SI glia un corpo, Qu^fjio e- il frima
moSile, che uolgarmenie lo domanàiaw
il cielo chriflaHino, che ffguita immediai
te dentro a lemfireo, lltjual chriftattino,
come di fcfra dicemmo ,gira da oriente
tn occiJente^e da occidente torna in orien
te, (juafi jcmpre in xxiiy, hore, Ke la cui
uirtufe Giace lefpr di tutto fuo contento, ciò e'. Sta lejfcr di tutte le cofc contenute da lui, che fcno
da lemfireo cielo infuori, tutte le cofe create, leffcr de lejualt defende da la uirtu motiua tiT efjrt^
tiua di ifueflo tal corpo, che la riceue da Dio immolile, E con (jueQa mouendol tutto, da e Lor.fcrua
lejprad ogni creatura contenuta da lui. Onde allerto Magno di quejìo tal fyimo mobile farLndo
dice, Circuluf ftgnorum non /ìeRatuf frimus efl, halens motti figure c7 uitàe . LO del fegueni
te, cha tante uedute, ciò è', lottauo cielo, che fcguit a immediate dentro al nono, ilijual ha icnte
fieQe che ft uedono, VArte, ciò e , Diflrihuifce cjuel tal ejpr PEr diuerfe «"jpw^, Vfr diuerfc e uai
riefuflantie, come fcno le jìeSe difiinte in lui, e fur da lui contenutt, ferche Qlialtri gironi, eia
è', QliaUri cieli, che girano dentro da cjuffio ottauo, che fcno quelli ie fette fianeti, Dìj^^ongon
L E difìintioni, ciò e', le fìelle dipinte channo dentro da fc, A Lor f.nì e lorpmen'^. Ad i loro
effetti ZJ' ale loro cagioni PEruarie diffuren'^e. Perche altri influfjì produce in c^uefìi corfi inftrioi
ri lajìeRa di Saturno, Altri (jhelladi Gioue, Altri tjuella di Marte, Altri (\ue\la di Venere, e cofi
ua difcorrendo • Q^efli organi del mondo cofi uanno, Quefìa ^ conclufione di (juanio ha detto
il fcfra, che idio, come prima cagione, infonde lafiia motiua ZD" effittiua uirtu in tutte le fue crea
iure, e f^ftialmente nel frimo mobile, per ejpr più dijj^ofìo a poterla riceuere . Ouffìo Iwfinde
fimilmente in tuUe effe creature contenute da lui, ma, per la medefma ragione, più ne lotiaua sjtt
va, e cofi ua difcorrenh duna in una, E ciafcuna in ijuanio la prende di fcpra a fr, fi fa effetto,
cr inijuanfo la infiinde di fitto, fi fa cagione. Onde dice, che di fu frendon e di fcUo fanno, e che
qvefii orfani, ciò è', Q.tt^/?i ordini del monh uanno cofi, che ciafcuna creatura da luna freni-
iez^ a Ultra da , come habkamo detto, la fua uirtu »
Lo moto e la uhtu de fanti gjri^
Come dal fiibbro lane dd martello ^
Va beati m 'or conuien che fpiri*
E2 del j cui tanti lumi fanno beUo ,
Va li mente profi)nda, che lui uolue^
Trende Vmage , e fitjfene fi^ggeUo ♦
E come lalma dentro a uofira jpolue
Ver dijfcrenti membra f confi^rmatt
A diuerfe potentie fi rijohe ;
Cofi la inteìUgentìa fua bontate
Uultjplicata fer le fìelle Jpiega
Qirando fe Joura fua unitale^
Sono i cieli, che ft mouono, fecondo il por;
ta,feguitando lamica opinione, noue, ciò
p-, 1/ frimo mobile. Lo fìtUato, E ^wffli
de fette fianefì, E ciajcuno ha un motore,
ciò è', una inteHigentìa che h moue, E
^Ufjìi uanno cótemferando il moto de lui
no con ijuello de labro' in firma, che tam
to ne le fiupeviori, (guanto ne le infiriori
cofi, ne refidta jufl perfittiffmo ordine
che fi uede . Va quefii beati motori aduni
juedice che COnu en the ff irì, do ^,
conuien che proceda e uenga lo moto e U
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PARADISO CANTO SECONDO*
Virtù clìuerfa fii diuerfa kga
Col preciofo corpo ^ eh' ella autua 5
ì^elqual fi come uita in lui fi Icga^
Ver la natura lieta^ onde deriua,
LA-^uirtu mifìa per lo corpo luce.
Come letitia per pupilla urna ,
Vìa efji uìen , ciò che da luce a luce
Var difirentey non da denfo e rarot
"Elfii è formai principio che produce
Conforme a fua bontà lo turbo el chtm ♦
yam, a do che rie refultì (juSto haUianìtS
ietto, come dal fhhhro conuien che J^iri
Urie ifl rrmrtello nA hatter del firro bora
jirte. Urei fiano, V hor elei un lato tST
W U laltrù a eia che re refultila firma
ihe sha fenfatQ H uolerui iniurre con la
fua delifa profQytìzne . £ l del cui tanti
lumi ff.nno heh, cio^^, Uttauo cielo, ili
qualè- fitto hello da tante fte[lf, prende
limale dela.fua uirtu, DA la ^rofinda^
ciò è. Da la infinita mente diuina, cheh
uolge, E Fajpne fi^ggf^lo, Venhe cjuella
meìefima uirtu imfronta foi ancora lui in altri, Et e* tjuel me^ efimo, che di fi fra difje, che di fit
frendon e difcttofinno, Onde Boetio, Mentemij;fYofimim, Circuit ^ filmili conuertit imagine
coelum , E Come (alma dentro a u^fira plue, Vimoflra, che fi come lanima dentro al nofira
corpo, che di carnt douenta jf>oluere,fi rifo'ue e difiende a diueyfe fue fotentie fer dtffirfnti e coni
firmi memha , perche ogni pofentia conuien che hahhia memhro coìi firme a fi, douendo lanima
operar in cjueSo, Cofi la inteOigentia diifuefto oUauo culo fiiega e difende per diuerfi fieUe SVa
mulfiplicatatontate, cioè, la fiua multtplicm uirtu, Vn che in guanti più la uirtu fidifinde,
untopiufi uien ad augumentare. Onde tal uirtu fjfcndo prima fiata infitfa da Dio , come di foi
fra dicemmo, ne la inrelligentia dd primo mohiìe, z!T ella hauenJola participata con (juefia de loti
tauuielo, ueniua ad effir, come dice, mulfìplicata, Girando fi [cura fua unitaff, do è-, Wiòutni
hfifiuralfiio unico e fd cielo a lei dato in gouerno, perche in tal m:ìtoparticipa effa fua mulfifli^
cata uirtu , Virtù diuerfi, ciò e^, Virtù diuerfamente di^riluitd , come (juffìa ài tal intelligm
fia,per diuerfi fieRe, F« col predo fc corpo del cielo, CHe ella auiua, do è-, ìlcjuale dia, mediante
il moto, che da lei li uiene, uiuifica, DIutrfa lega, Diufrfi e uaria operatione, Come fii la uirtu
ée lanima difiriluita per diuerfi orfani del corpo . Kdcjual pYfcizfo corpo, fifa intdligentia fi lega
tsr unifie SI come uita in lui, do e-. Si come anima in corpo. Onde dice, che ella ìauiua , LA
uirtu mifla, do (y,la uirtu innefia er infirta col predofc corpo che tBa auiua, luce per effe prei
ciofd corpo, come letitia per pupilla uiua , Verche fi come la letitia de lanimoluce, e fi dimofìra
maffmamenteperla pupilla de hcchio, Cofi la mifìa uirtu di cjuefia intelligentia de loUauo ciVfo,
luce e fi dimoftra per le fuefteUe, che fino gliocchi del preciofo corpo di tal cielo, E <j«f/?o fiiVErU
fia'ura lieta, onde deriua, do e, Ver la natura diuina, da lacjual ella depende, E ferche diuerfci
mente luce^ rijfetto a la diuerfa (juantita e egualità de corpi de le fieUe, pero conchiude, che da effa
mifia uirtu mene, do che par difjrrente 13 A luce a luce^ do e'. Da fìella a jìella, E non da denfo
e raro, come Dante ft credea. Et effa intedigentia, da Ucjual fecondamente deriua tal uirtu, dice
fjfcr PRincipio firmale, do è-, Cagione delejfire, Ven\,( U firma e quella che fila da lejfir a la
cofi, come Cjuefia intelligentia fi «t le fteUe del fuo preciofo corp producendo in effe lo furio el chini
ro confórme a fua hnta, Conuenienfe a la fua difìrìiuifa uirtu . Adunjue,fe nel corpo de la
lunti nói ueggiamo cjudfgni bui, non è- che cjuiuifia più raro, 0 denfi, Wia fino naturali in (jueU
lo, come uuol il poeta infirire, non altramente che il turh in una e?" il chiaro in ur.altra fìella^ a
^io che produca alcuni uari effiui, che fin'^ tal diuerfita non produrrete •
Nel prefinte
1
'i
Elii
PARADISO CANTO TERZO»
Kfl frefcrte canto aUro «o« ft ccniiene fc
mn cVel foeta finge hauer frouaio nel cof
fo de la luna, alcjual halkmo ueiutù ntl
Recedente chra flifo, fra le altre baie
(tnime e^utHa di Viccarda fcreUa di Torei
fe, E che da lei li fcjjìxìi^efduti alcuni fìmé
duihi, tf7 intefc, come ^uiui erano pfte l^gm^
ìanime dt cfuitle chaueano fitto uotoefy^
fiffme di ulrginit.': e religione, ma di /
hiolentemente nerano jìate tratte fiiori • ^
q^tl fcl che friadarr.or yri
fcMol IfttQ . chiama Bfat.fde.wU
Quei foU che frU ddmor mi faldol^ettOj
Vi bella uerita mUuea fcouerto
Arcuando e riprouando il dolce aj^ettoi
Ef io per confèffar corretto e certo
t'.c Jleffo y tmo , quanto fi conuennCy
Leuai il capo a projèrtr più erto ♦
Ma uifion apparue , che ritenne
A fe me tanto Uretto per uederfiy
Che di mia conjejjwn non mi fouenne*
Quali per uctri trafif^arenti e terfi ,
O «er per acc^ue nitide e uanfiih
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Postillati 16
PARADISO
la thoh^ia illumina Ir yKfftfi ìf le ìtìuifi
liti, cmel fcìfi [occhio àe It Uifihdi t7
affauììtl coff, CHf fria Jamr mfcalhl
letto, ìlcjualfYima maaffc iel fuo amor il
corr^conif uficn.Yno ne la uifa diluì,
MHaufa fc^iuerto il klce affetta it Ma
uerifa , Queh che nel f recedente canto
Non jf profonìe , che t fondi fm ^erjt^
Tornctn de nofìri uifi le pojlille
T^ehili fi ^ che ferU in bianca fronte
'Non uien men forte a le noflre pupille j
Hall uìdio più fncce a parlar pronte :
Cerchio dentro a lerror contrario corft
Icenhy Vo^/;o infòrmay te ne lintrSetto
iiji Muace luce, che nel fio af^eUo ti tremolerà, VV^Ouanio e rifYOuank, ciò ^ , Vr^uanio lon le
fue argmentationi tffa t Ita uevita, che fi t^uel che propriamente proceieano (jueip^ni hi, che
^t^a giù fi ueggon e/py nel corpo de la luna, E R iprouando, ciò è , Confutando la mia non \era
opinione, che di ([uelli prima hauea, Et io, corretto mejìfffc del mio errore, e certo di taltella ueri
ta, leuai il cap:i, (juantoft c^nuenne, più erto apròftrir con parole, per corpffar fjja uerita , E aui
defcriue cjuello, chefuolfnr chifìrauede del fio errore, cjuanio da altri li uien ad e/fcr dimofìrai
foluero, che per uergogna de la fiaignorantia riprendendo fc ftelfc,aShalfapyimalcafo ,mapoi
per conpffar e?" affirmar linfefa uerita, lal^ modeffamerJe cfuanto e- conueràente dal^arlo . MA
uifton mapparue, Mofìra che uolendo confijfar a Beat, la già detta uerita , ffftre flato impedito dà
una uiftone che gliapparue, lacjual lattraffc tanto a Ce, che domenticc di confiffarla, hi ordina co),
fAa uifion mapparue che ritenne me Unto afefìretto, PEr uederfi, ciò è-. Perche fai uifone fi uei
dea e non era, come uuol morire, (jueDa^etif di fognare, che uifmefimilmente fi dQmanda,lai
fual non fi uede, CHe non mifcuenne, che non mi ricordo di mia conlcffione , qy ali per uetri,
Vien a defcriuer, per alcune finulifudini, ^ualfijp la uifme che glia^pane , Etin fententia fi,
che lipareua di uederpiu^cce pronte e di0e a parlare in cfueda firma che fi ue^gono i nopri ud
ti, non nelojpecchio, che rende hiietto fmile a (juel chefc li rcpfrefcnta, ma come in uftro trcfhai
rente e polit:», o ueramente in accfuepofafe e chiare e non fi frojhnde che! findo non fi pffci uedere,
perche cfuefie tre condttioni Ifcgna che halli \aceiua,fe Ihuomo oi altra cofa ui fi de ueder dentro,
Onde dice, dualtper uetri traf^renti e TErfi, ciò è, Voliti e n-tti , Oufr per accjue Nitide e
trancjuiGe, chiare po fate e (juefe. Non fi profonde che ifindi Slan ferfi. Siano perduti da la uelui
ti, rornan lepofiUe de nofìri uifi, Tornan gli^fieUi de nofìri uolfi a noi fi deliliepoio aparenti,
che perla in lianca fronte non uien MEn fòrte, hauenh detto delili, A lenofìre fifille de glioci
chi. Perche effendo la perla in liancheZ^ fmile al fronte, fi difcerne meno in cjueìla, chef fff p
fia m fronte men tianca. Tali adunque e fifttte dice, t idi io più ficee pronte a parlare , TEnk,
Ver lacfualcofa, IO corfi dentro a lerror contrario a ijueIlo,che accefe amor tra Ihuomo e! finie Toc
cando la fiuola di Narcifc recitata da Quid, nel ter^ . E corfe ne lerror contrario a lui , ferche
Uarcifi fiecchiandofi nel finte, e ueggendoui la fimilitudine de la fua figura , fi ere de' ueder un
huomo, quello che non era, Ef il poeta ueggendo cjuelle ficee pronte a parlare, fi credi- che fifi
fero non uere ficee di ijuei leatì fi>iriti , comerano, ma ui fi/firo per fimilitudine raffrefenia'.
te, come fi ueggono ne lo ff>ecchio. Onde feguita dicendo .
iuhito.ft comìo di hr rnaccorfi,
aucUe filmando fpecchiati jemhiant'r ,
Per ueder di cui fhffcr gliocchi torfi j
E n'iUa uidi; e ritorfU auanti
Dritti nel lume dc'la dolce guida,
Che forridendo ardea ne gliocchi finti ♦
Silmandol poetaci e ejueUe ficee che ueìe
uafijfcro specchiati fim.hianti , cioè.
Affetti rc!jfpre feritati in (Juel corpo de U
luna, tome cjuelli, che fi rapprefentano ne
lofiecchio, come di fcpra ^ fiato detto,
torf e gliocchi in dietro per ueder di eli fi f^
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Postillati 16
CANTO
Ko« ti mmuigìiar fer ch'io forrida
Mi diffe , apprejfol tuo putrii ceto ;
Poi Jopral uero ^inchor lo pie nonjidji j
Mct te riuohcy come jitol j a uoto^
Vere fujlantie fon , ciò che tu uedi ,
Qui rilegAte per manco di ucto *
Vero parla con ejjè 5 eir odi^e credi
Che la ueracc luce , che le appc^gd ,
Da fe non Uffa lor torcer li piedi ♦
T E R Z
pr>, f uiJe tìuHa, onlf &( t^i li t:,Yn(f
a uolteiy ttf^liocchi ii Beat. A iarne <ii
inifndfYfy chf (Quando nfla coniernflatià
fif tYQuiamo alcuna dificulta,femfYe doli
Viam^ udtmia, Beat, ime fa fer U fàcYd
fcYÌUuYa,feiche (^Uffìa ,fcrridendo de U
n:>flraign:ìYar:tia ,ayde (antù di carità,
che fi mòue a dimcflrarne ti uero , V ^
traYtie dogni errore , Non ti rnarauif
gliarferchiofcrrida AVfreffcltuo futril
tot; ciò ^, Affreffcl tuo imjffrf.tto giudi
ciò, fol c\ie ancora non piadT ajfecural fiede fcfrat uero, ma te riuolue a uoto e Uanamepte, come
fuol fire . VEre fujìantie fon do che tu uedi, Sujìantie uere fcno generalmente tuUe le creature
channoleffere, Sujìantie mn uere fono le còfe che f areno e non fcno, cornei foeta, ingann^ndo/ì,
fi crelea chefhffcro (juefìe anime che uedeua, giudicandole di uedere, come le cofe che ftraffrefen i
tano ne lo jfecchio, 0 in altro corpo trajjjarente, E fcno coft dette , feyche fuhfifieno, ciò è',ftannù
fitto a gliacciienti, come ne lecorfoYee e ryiaferiali è- U ftanfita, la qualità, il colore, la fatta,
Ihumidifa, il calor e la frigidità . Ne le fef arate da materia, come fcno gliangioli e lahime heatr,
è- linteUetto e la uolonta, fer he infendono Dio, e uogUan fclamente tanto (juanto che uuol lui . •
Beatrice adunque dice a Dante, Ciò che in uedi fcn:i uere fujìaniie, (jui in (juejìo Uffo cielo rilei
gate VEr manco, ciò e', Permancamento tfT impfrftttione di uoto . Hahhiamo ueduto ne la dii
fcritCi^ne del Par. che f cornei foet a haueua pflo in fette cerchi digrado in gradoi peccatori che fi
funiua^.n ne Vinf Et in altri fecte ijuellip^lìi nel Purg.fer dar a ciafcuno il fuo conueniente graf
do, Cofi hauea infette cerchi fojìi ancora (jueUi, cherano flati affunti a la gloria del Par. 1 quai^
fette cerchi erano i primi cieli de feUe pianeti, E non perche ijuiui fvjp il luogo loro, hauendoli tuUt ^
pyfìipoi, come nel fio lu:>go uedremo, nel deh empireo a fruir la uifton di Lio ,Ma per ejfrimey '
Cjr ognun
pfìi poi, come nel fio lu:g:
feUe gradi di latitudine, e dar a ciafcuno il fuo, finge che in (juellife li rapprefentm
di oro in juel pianeta da Itrfiuentia delijuale era flato aitato e tirato a tal beatitudine . Onde nel
feguente canto in perfona di Beat, uedremo che parlando de Unirne che pgìierano rafprefentate nel
frimo cielo, e di (juello nel corpo de la luna dice, Qui fi moftraron non perche fortita Sia tjueflajfe
ra lor, maperfàr fegno De la cetfjìiaì, cha menfilita, Aduncjuepey laluna, dentro al([ual pianei
U finge chera allhora, per effer di natura fredda, tTinclmar gìianimi a uirginita religione e ca',^
flita. Onde i poeti fìngono che Diana, ftgni ficaia per effa luna, fijfi fempre uergine, e da uergini
Ninfi accompagnata, pero pone chein lei fi rapprefcntino lanime di cjuelle chaucam fitto uotoh uir
finita, e che, per meglio poterf^in ^juella conJWu^^ rendute religiofe ,^^n tal^ reìigione ^yr/rtrticnr^
race luce, ciò è', l^enhe Idio, lijualle cppaga e contenta, Non lafcia /or torcer LI piedi, do e-,
gH:tffettidajf, Et in fcntfntia, effcndo dio fomm^ uerita , et ejfc riguardando fempre in W,
egli non le Uffa mai deuiar da guitta .
Ee io a hmbra , che parea più uaga \r\tefo Dante da Beaf.cjuel defir douea ,
Di raggionar , dri\7arrj ^ e cominciai fi dri^.^^ ad una di (juelle omhre, c\.e fé
(luafi comhuom , cui troppa uoglia $magA , rea più uaga e defiderola di r^;gur.rty m
' * "«1
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PAR
O hrt cmto jJj/V/fo 5 che a raì
Di uitn eterna la ioke^a fenu^
Che non^ufìata non fwtende maì^
Gratiofo mijiayfe mi contenti
Del nome tuo^e de U uojìra forte:
Ondeìla pronta e con occhi rìdenti 5
la noflra carità non ferra porte
A giufla uo^lia ; fe non come quella ,
Che uuol [mil a jk tutta fua corte.
A D I S 0
luì, E cmlnch'Be a ìiYf Qjictft ccrnh^ìft
CVitrojffa uoglia fma^a, cioè^ìlijual
tr^jfpo df/iiem fynarri(ce di modo,che non
li la(f<ì Une fjfrimfY il fùo concetto . O
Ben creato jjpirifo ^ Quefìtt è-loYatior.e,
clefS nanfe a juejìa hafa omhra ^fdle
ffrfeftefp, ne la<ji(ale la kmUa di due
cofe, e jf riyy.a delfuo nome, poi de la fcrff
e condurne di (une loro chrano in (juel
corp de la luna. Rifonde, lomhra per or
dine, come difetto uedremo , E prcfir k
iomawìa lei poeta era giufla honefla, pero lìce i]ie la carila loro NOn ferra pone a ^iufta uoi
glia, ciò e , Non nega difatisfir a giujìo deftderio, per confirmar ft con la fcmma carità di Dio, U
qual uuole T Vtta fua corte, ciò e'. Tutte le leate creature fmili a fe .
lo flit nel mondo uergme foretla t
'E fe la mente tua hen fe riguarda j
No?i mi ti celerà leffer piuheUa^
fAa riconofcerai chio fin Vìccarda 5
Che pojla qui con quefìi altri beati
Beata fon ne la fpera più tarda ^
Li nojlri affetti , che fio infiammati
Son nel piacer de lo j^irifo finto ,
Letitian del fu ordine firmati t
E quefla forte , che par giù cotanto ,
Però ne data ^ per che fùr negletti
Li nojlri uoti 3 e uoti in alcun canto ♦
Vien ^uejìanima a fctisfit a le Jomanle
lei poeta dimoftranlo prima ella efprPici
carda, c\-e fu fcrella di Forefe, deltjualpi
ce r^enùone nel y\i^'. de! Purghe li lei nel
XXiiìf, oue il Poeta al fffo Torefè li/fè,
Mrf dimmi , fe tu fai , douè Piccar da , t
degli riffofc. La mia fcrella, che tra tei
la e tuona e cet.\?rgìne fcrella, per efftt
fi renduta monaca nel monifìtro li. 9,
chiara fcrella e de lordine li, S. Prancei
fco, nelcjual fera tofafa . E Se la rnente
tua ten fe riguarda dice. Perche la men$
te, ciò è', la memoria ^ (juella , cterii
iien tutti gliotietti, the da fcnft efteriori^
rneliantel fcnfò comune, uengon ad effr rapprefcntaii a limaginatiua , che altramente immediate
fartiti da quello, e non effendo piti prefcnti perirettono . KOn mi ti celerà Iffpr fiu Iella , perche
f iu teHa era allhora teata in cie'o, che non fti dì ijua nel mortai mondo, BEata fcn ne la ffera più
tarda. E' più tarda e lenta nel fuo moto la sftra le la luna li tutte laltre fiperiori a fe, per la ragioi
fclo inpammati NEI piacer le lo ffirifo fanto, ciò e. In carità ft^r amore, chea lo f^i , ,
irituifce, in che fcmpre arlono, come uuol inferire , TOrmati lei fr.o orline, ciò ^, Profifp, in
fffa carità, LEtitian, ciò è'. Si rallegrano, cr e uerto Irponente, che tanto uuol fignificaye, Oni
ie ancor nel nono canto uedrem.o che dira. Per letitiarla fufdgor fccjwfla, E Qj^fla fcrte, ieffcr
in ifue/ìo grado, che par cotanto giù, pero ne lata, perche li nojtYiuoti FVy negletti, cioè', Turon
Jìjpregiafi, E Voti in alcun canto, E liftuiui in alcuna parte . Wolenlo inferire, àe ouando hai
neffero interam.ente offruatol uoto fkuoa Vio, e le la uergnita, e le la religione, effe frienoflai
te aff nte a molto piufupremo grado, E cfuaìifuncjue a corjfi loro fvjfc flato fìtto uiclentia nel trari
le le la religione contra la propria uoglia , per ^ueflo non eranofcufrte, ne w potenlofi fir fir'^
n lanìmo, cc^lcjual poi in alcun modo uenero a corfntire. Onde dice che i uoti loro fttron in alcun
tanto uoti, B nondimeno, penhefe non ojpruaron ti uofo de la uirginita promeffa aVio,haueni
loojfruat;^
C A NTO TE R 2 0*
h 'ijfeyuetfo h laflifd mahimomale frmtffix al mmtz , era flato /or Jafo juel ultimi e fiu Ufi
fo graie il hf(xtitudinf , nrljual ejjì erano .
Ondìo a j Ne mirahiU ajl'ctti
Voflri rij^hnde non Jo che diuino ,
Che ut tramuta da pimi concetti t
Vero non fi4Ì a rimembrar fÈfììno :
Ma hor marna do , che tu mi dici j
Si che raffigurar me f iu ìatìno ,
M<i dimmi j Voi che jiete qui fèlici,
Vijìderate uoi più alto loco ,
Per più ueder , e per più fiirui amici i
Con quellaìtre ombre pria Jcrrife un poco 5
Da /«V?/ mi rijpofe tanto lieta ,
che arder parca damcr nel primo fòco :
Vanff fi uude fcufar co ciccarla iti non
hauerla immediate che la uide ricon^fciu
(a, Onde ài ^ueflo dice efpreftafo cagioi
ne lo J^lédore dalcuna dmnita che ftmo
ftraua in loro. Vero iifcfra in feyfcna ii
JhL dijpi ^fda mete tua hen fc riguarda
Kó rtìi ti celerà Ifjfrjfiu teda e cet. MA
hor maiuta do che tu mi dici, fer che ha*,
uendoli ella ietto fjpr Ticcarda,fenfànio
egli hauerla conofciufa al mondo, gliera
Vlu latino, ciò ^, Viu ageuol a raffigufi
tarla , MA i.mmi, Voi che fiete cjuifi
liei, lAoue un iuhio.fc le unirne che fcna
in minor filicifa Jeft(ieranD,f er alcuna ca
^ò>7f, tjfer inplicita maggiore, Onie iice,Vòi che fete filici m cjueflola/fo deh, Deftierate uzi^
ferfiu ùedere, effcrfiu capaci de la iiuina fffeniia, ejferfiu prui di cjueda amia efimiìiari,
più alto e /udremo luogo :' cOn jueUe altre omlrffria fcrrip un pio, Scrriieno, ciò è', moderai
mente rideno Unirne Ideate deignoratia humana,comel poeta moftra che ftron (juefie de la jua, M<
perche fcmpre jcno accefe di fmma carità et amore, fi moueno lietaméte a iimofirar il uero, (juell^
cheftcf nel nf^oiera la fua domada Viccariajaaualfarea charJeffè NE/ pYÌmo,cio^,Nel più uehe
méte fuoco damore, E nó nel primo fico fchefi/p nel primo e più laffc cielo^come altri hho intep»
Tarate la nofìra uoìonta quieta
Virtù di carità*, che fit uolerne
Sci quel chauemo y e daltro non ci affetta ,
Se difiaffìmo effcr più fupcrne ;
Foran di f ordì li nofìri difiri
Val uoler di colui ^ che qui ne cernei
Che uedrai non caper in quefli gni 5
S* effcr In carità e qui neceffe,
E fe la fui natura hen rimiri t
hn7Ì e formale ad effo beato effe
Tenerfi dentro a la diurna uoglia 5
Ver ch'una fnnfi nofìre uoglie fcffe*
Si che come noi fem di foglia in foglia
Ver qucHo regno, a tuttol regno piace ^
Come a Io Re, che a fuo uoler ne inuoglia*
E la fua uoìonta è nofìra pace t
tUa è quel mar ^alqual tutto ft moue
Cio^chella ertalo che natura face ^
mjjroJeio Viccaria alpoeta,uien a iimo
ftratej come Ogni anima leata ft contenta
del graio fuo, ne de fiderà, ne può dffidei
rar beatitudine maggior di <juella,che per
grafia glie' fiata cóteduta da Dio, E ^luei
fio per effÌY tutte unite in carità con luija
(^ualfiyche tanto fòlamete uogìiano,(juato
che uuol lui, Et il fuo uoler e e la pace di
tutte loro,perche f corre tutte lacc^ue f mn
ueno al mare , cofi tutte le co/?, e create
ia Dio,e fatte da la natura, fi moueno al
creatore, ilcjual & effe fio Dio, come difct
tòuedremo,Onde dice, ?Kate,cio è^,F ra
fello, \/Irtu ii carità, cio^, la carità la*,
<]ual è' una ie le tre uìrtu iiuine dette teo
logiche, QWieta, Satiae mette in pace,
LA nofìra uoìonta. Ver che fi uolerne /c/o
i^uel chauemo, E Daliro non ci affcfa, E
ialtro non ci fii iefiderofi, Verche c^uani
1un<jue in Par, le anin:e ieate iijfcrtntei
mente fcntino la ieatitudine , nondime^
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Postillati 16
PARADISO
Me, ciafcunn fi mfenta le U fua, ffY efferne (<xntù fifna, (juant^ ne fuù ejpr caf ace, Come fr^
ua Au^uflino fer Ulfemfh iifiu uaft di urne tenute tutti fieni, che tanfo è' fieni quello che tien
meno, (juctnfo (juello che tien fiu, E uoler <iggiun^fr a la cofa fiena, nafcfrehhe ia difcriinata uoi
glia, lacjuiil in cielo non ha /«o^o, fey eper tutte Unirne la jit confimak in carità con Dio, Onde
è fritto, Deus caritas eft, jui manet in cariiaft in Deo manet er Deus in eo . E pguifa iiceni
Jo, Se iiftaffimo ESfey fiu fuferne» Eper in maggior gloria^ li nofiri defideri TOyan difcorJli,
Sarieno difcyefanti DAI uoìey di colui, che (fui ne ctrne. Bai uoley di Dio, ilijual in (jurfio gyai
io ejlfito ne uuole, E (fueflo, fey la yagione già detta, non fuo eper in cielo. Onde fcguitando di^
ce, Verche SE (fui e necejfe, do è, Se (fui e neceffario ejfer in carità, E fe rimiri htn tKfud
natura , ciò è', la mtura di Dio, ntlatjual non può efier itfcordia , o difcrefafitia alcuna, tali
iifcordi defideri uedyai non cafey IN cfuefti giri, ciò è-, In (juepi cieli che girano , Anl-i tener fi
ienfro a la diuina uoglia, ^ Formale, E' firma AD effe beato effe, Adeffo beato epere. Perche
ft come la firma da leper a la materia, Cofi la uolonta con firme al uoler di Dio, da lepey a U
heatitudine, la(fual confifie piamente in uoler (fueUo che uuol lui , VEr chuna finft n^ftre uoglie
ftepe, ciò e", Verche le noftre uoglie fi/imo una medeftma con la fua. Si che come noi fmo DI
figlia in foglia, ciò è*. Di grado in grado per (jkefto regno, fiace a tutto il regno, fer la ragion
ne già fiu uolte detta , Come fiace ancor Al Re,CHe ne inuoglia, do e', aDio,ll(Jualnemf
pie di uoglia A Suo uolere. Come uuol e piace a lui, E la fua uolonta , e' U:iftra face, e' la
nofìra beatitudine , ferche juel medepmo uoglimo ancora noi. Ella è' <jue\ mare. Quei
Po habbiamo ejfiìPo di fcfra , Ciò chetta cria e che natura face, che in fententia fino tutte le
cofe. Ma le create fono da Dio di niente e pn'^ me^, E le fitte fino da la natura mediante la uiri
tu infìifi ne le cop create da lui, come pi Ihuomo, alfeme deltjuale diede idio uirtu di poter genti
rar unaltro huomo, E quefio fi la natura mediante juel tal pme .
Chiaro mi fu atlhor , come ogni iout
In cielo e Paradifi ^eftU grafia
Vel fommo ben dun modo non ut p/o«c ♦
Mdjì coment auien^fun cibo [atta
E dunaìtro riman anchor la góla ;
Che quel fi chiere , c di quel fi rìngratU J
Cofì fido con atto e con parola,
Per apprender da lei qual fii la tela,
Onde non trajjc in fmo a co la j^ola^
Intefolfoeta la Piccarda (juanto di fcfra
habbiamo ueduto,fi aEhora chiaro epfpe
di certo che in cielo O Oni doue, do è-.
Ogni luogo , Varadìp, ^ gloriofo e
pieno di beatitudine, E Si, ciò e', Et cofi
mi pi chiaro,chela grat'.a del fcmmo lene
KOn ui fioue dunmodo, Non u\ ahonda
duna mifira, ma in ^ualluogofiu tD" in
<jual meno, fer la ragione pr^ilmente uei
iuta di fcfra . MAp come gli auien fin
cibo ptia. Era ptio e ptis fitto Dante, fey
le farole di Riccarda, che lanme in cielo
fton iefiderauano ne fOteano defilerar maggior beatitudine di cjueUa che haueano. Ma depdercua
hora intender da lei la cagione, fey che non hauea ademfiuto V interamente futisfitto al uO'QfYO*,
me/fo a Dio de li uirginita e religione, E juepo pgnipca fer pmilitudine de la tela intefa da lui fer
effi cagione, e per la fituola, fer hautr detto tela, intefi fer la uita di lei, La<juale fi^uola è' cjuella
de conduce la trama da luna a Ultra farte de la tela tanto the lauien a finire, Onie dice, MA p
come gli auien fin cibo fitia, E dunaìtro riman ancor . L A gola, do r-, la uoglia, CKr (juel p
chiere, do e, che (jueRo delcjual riman la gola fi domanda, e di (]uel che fitia,p ringyatia chi fer
fua corfepa Iha dato, Cop fido con atto e con fayola a Viccayda, PEr aff render da lei cjualpi la
tela, Peyfifey da In (jualfi la cagione, OUde non tyajfi infino a co la fj/uola, fey lajual non coni
iuffi la uita rtligiofi infimo al capo, do è-, al fine .
Hi
\ii
fa
w
h
m
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pui
m\
fili
^1
hi
idi»
Ifé
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titk
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Postillati 16
C A N T 0 T E R Z 0*
Terf^tti Ulta ^ alto meno inciela \ ie7t Vjccaylit tt fàtìs^r al foeta (jua^^
Donna fm fuy mi dijfe ^a la cui norma
Nel uoilro mondo giù fi ucjle e uela^
Perche in fin al morir Ji ueg^i e dorma
Con quello jpofo.chcgni uoto accetta y
Che carnate a fuo giacer conjòrma ♦
Val mondo , per feguìrla giouinetta
Fuggimi e nel fuo héito mi chiufì^
E fromiffi la uia de ìa fua fata^
Buomìni poi al mal fiu che a ben ufi
fuor mi rafiron de la dolce chiofìra^
Idio fi fa , quaì poi mia uita fùfi ♦
(^uefìa /la ultima dimatìda din-.ojiranh
ella tffirft renduta haun fptto jf roff^
ftone ntlrrionifim ài, S. chiara^ ma pi
jffYftr'^ e contra fua uoglia fffeynr fiata
tratta fuòri , E Mine del tfflo e <juaft
(jwr/?o, Viccarda mi dijpy Vita ferfitta,
ào èy Vita fcr\ta e reltg^iofà condotta fwo
al fne, E confcijuentemente alto er ajff
fre/fcaDio gradito merito ÌNctfla, cioè',
colloca in deh , DOnna, Inttfh jfer. y.
chiara. Più fu, ciò è-, In f iu alto gr ah
che non e- (juejìo. Ala cui norma, A U
regola CT* ordine de lacuale giù nel uoi
flro moio SI uefle e uela, Verch le monache iel fuo ordine fi uefìeno di ligio efcn uelate, E juet
fto ordine fofe, a ciò che le fue fuort uegghianh e dormendo fiffèrofmfre con chrifto , iljuale'
(h:^fc dogni Iona e [anta uergine, CT acceua ogni uoto che carità conferma A Suo jf iacfre, ciò é»,
fecondo la fua uolunta, Tenhefd uoto non lipacelfey non f re in carità conferme a lui, e corfccjufn
temente non laccetterehhf . D A/ mondo jfer fcguirla. Seguita Viccarda, V in fntentia dice,
lo per fcguirla, mi fìi^gt DA/ mondo,cioè,Kiuoìfilanimodalecofchumanee m.ortali ale dii
wne z/eterne, E Mi^chiufi nel fuo haUto, ciò e-, Vref IhaUto de la fua religione, E Vromif la
uia de la fi^a fetta, che tanto uien a dire, della in tal religione fi frofiffa . HM omini pi al mal
fiu che a hen ufi. Qui narra, cometa fti da pi fer jir^a traila fhcri di tal religione , IDio fi fa
aual fi fu poi la mia uita, Volendo inferire, che feda non fotè-fruar la caftifa uirginale,f(r e fi
ferie flato irterrotio il huon fropfito chauea fitto di fcruare, che alm,eno fcruo la matrmomale, a
iaqual ter fvrTa era fiata condotta . Di co.jìei a ijuejìo fropfito intffe diprlar il Vetrarcha infine
deltricfi di cajìita ciuddo dilfe,Alfin uiéi una, chef chiufc eftrinfe Sopra Arnoferfcruarf^e no
le uafe, che fir'^ altrui ilfuo Mfenfier uinfe, come da noi fu e0o, Et iui juejìo luogo citato .
E queflo altro Jplendor'y che ti fi mofìra
Da la mia deflra parte , e che faccende
Di tuttcl lume de la fif^era noflra ;
Ciò chi dico di me jdi fe intende t
Sorella fiiye cofi le fu tolta
Di capo lomhra de le /acre bende*
Ma poi che pur al mondo fu riuclta
Contra fuo grado e contra buona ufan\a ;
Now fu dal uel del cor giamai difciolta ,
Qucfla è la luce de la gran Goflanza 5
Che del fecondo uento di Soaue
Cenerài ter:^o^e Ultima poffan-^a .
Haufndo Viccarda detto di fe, hora uien
a dire , come il fimile era auenuto di Coi
flan'^ figliuoU di ^ugieri figliuolo di
Kulerfo Guifcardo J<e di Vuglia e di Sii
cilia, e fcreUa di Guglielmo, che dopi fa
ire Rugieri fuccede- nel regno, 'De lai
e^ual Coflan'^ il peta pce ancor mentioi
ne in ferfcna di Manfredi, e noi di lei ah
cuna cofa dicemmo nel ter^ de la frecei
dente cantica, oue diffe. Io fcn Manfredi
tìpte di Qojìan'^ imferadrice , Ma chi
la fua limona defidera a fieno intendere^
e come, e perche in Palermo ella fi rendi
monaca,e foififfi del monijlero tratta fuo
ri e maritata ad Arrigo cfuinto Imperadore figUuol del primo Federigo de la cafa di Sueua de la
Magna, e come di loro naccjue Tederig^ fecondo, legga il xv;/y. del cjuarto , tfT il xv. del cjuinfo
lib. de le croniche del WiUani . Vice adunque Viccarda di lei, cheh faccende di tuttol lumt de la
A 9^ il
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Postillati 16
P AR AIM S O C ANT O T E R Z
for3 ijfT'rf, chyatjufSa df la Inn<<, fmhf fOa, come uuoì infirirf, tra fiata e mentyf che fu utrgU
nfy e f oi ne lo ftad matrimonialf , datata di me quelle uirtu , eh la luna influire tra noi, e (ha
iialmente di (jueUa de la cajìita talmìfnte, che ancUya cofi maritata , now dimentico mai Ihu
ti(Q de la religione, che cantra fuo ^rad^ e uo^lia le era fìatù tJti , Coftd adunque e/fendo, coi
me hahhiamo detto, maritata ad Arrigo ijuintOy che fui feconda uem, eia ^, la fccania glorig de
la cafa di Suaue, ferche Arrip fua fadre era fiata la frima. Genero di lui il ter^ uenta, che fu
Tedeyip feconda, E lultima foffan'^, ferche di tal cafhta fai non fu fiu alcuna chafce^idejp a Pim
f erial corana . chiama uento la gloria mondana fer la fua injìatilita , Onde nel x/. del Puri
gataria in ferfcna d'oderift dijfe. Non ^ il mandayi ramar altra che un fiata ii uento choi uitn
quinci CT* hor uien quindi, E muta loca perche muta lata •
Cojì i^irhmì : e poi comincio 5 Aue
Maria cantandole cantando uawOy
Come per acqua cupa cofa gruue ♦
L4 uijìa mia , che tanto la feguio ,
(ì.uanto poffihil jù'.foi che la perft j
Voìfifì al fegno dì maggior difw j
Et a Beatrice tutta ft conuerfe :
Ma queUa fblgoro nel mio f guardo
Si, che da prima il uifi non fijfcrfit
E ciò mi fkce a dimandar più tardo ^
Tartifjì Riccarda dofo le fatale di fopa
dette citandola falutatione angelica Aue
Maria, malta accomodata e conuenientt
a le cafìe e uergini danne, E Cantanti
uania, ferche non ad un tratto, ma a fai
fO a foco Jfart uia, come fuol auenir di
cofa graue meffa IN ac(]ua cufa,cÌQ è',
In accjua foca chiara, delajual non fi dif
cernei fvndo, ferche fmilmente a foca a
paco ft uien ferdendo la ueduta di stuella,
E Vai che la uifìa mia la ferde*, SI u^jè
al fegno di maggior difto. Si uo^o a Bea
trtce, cheral fegno del mia maggior defìderia, ferche ella fcla, olire a tutte laltre cofe deftderauadi
uedere, Onde dice, che tutta ft canuerfc a lei, ferche fèmf re chelhuoma f fmarrifce in alcuna cani
temflatione, dehhe immediate ritornar a la teologia, lac^ual è auellu che illumina la mente e falle
canofcef il uera, Coftftce adumjue Dante, Ma Beat, fclgoro talmente nel juo fguarìo, che da frii
ma la fua ueduta non f^ffirfc ilfùa flìgar are, ferche (guanto fiu noi ci leuiama ne la contemfUi
tiane , tanta fiu ci aUa^liama in cjueÙa, E jueffa dice ha uerla fitto [iu tarda a dimandar Beai
fitice de dutti, che nel feejuente canta uedremo »
CANTOq^VARTO.^
in ira due cibi diUanù e mouenti
Vun modo ; prima ft morria di fame ,
Che hber huom lun fi recaffè a denti *
5/ f Jlarebbe un agno in tra due brame
Di fieri lupi igualmente temendo t
5/ fi Jìarehhc un cane in tra due dame •
Verche fio mi tacea , me non riprendo
Da li miei dubbi dun modo fofpinto,
Poi chera necefjàrio ; ne commendo ♦
Io mi tacea i mal mio difir dipinto
Mera nel ufo , ci dimandar con etto
Via caldo affai j che per parlar dijlinto *
T)imajìral foeta nel frefcnte canto, corr.e
ia It f arale di Piccarda, che nel freceien
(e hahhiama uedkto, E fer hauerìa trouai
la (juiui nel coYfa de la luna, li ft[fc nata
due duhi, icjualì, fer ahune fimilituiinì,
mòfìra che egualmente effin h ognun di
(Quelli deftderato da lui che Br<:f. ^Ue h
folueffe, e fer (juefio nonQfenda da ({ual
frima cominciar a domanlare^ft iaceua.
Ma conofciufi Ja lei quali efft duti erano,
fer fc fieffa glie li dicUara, Dopo lafjual
dechiaratiane, il foeta glie ne profane un
altr% , Ma <]uejìo utdrma nel feguentt
cant^
t AR ADI!5 0 e ANTO aVARTO.
((info elprli h Ififmilmfntf refcìufo . IN fr<t iuf ciU iiftanti e mouentì , nmrd
cop, eh fYOuaììioft Ihuorno fra iuf diufrfi dieUi f^ualmfnfe iffierati da Im, e che fa infua fti
licita di fU^fr ìuv prima e Um pi, che inan'^ f^fiertpa da la eleUme, che re uenga ad elegger
uno . QUffto mftra il foeta per alcune fmilitudini ejjer auenufo a lui de due diueyft duh chahi
ham deuo di fcfra efferli uenui3, e che egualmente defderaua infender da Beaf. E la prima fii
mlifudine ft e- di due diuerft cili a cjuali lafpetifo f^fjè egualmente inclinato, parche non fi piti
gherehle più a lun che a labro . 1/ fecondo ^ duno agnello pofìo in me^ a due hram^of lufi e^ual
mente temuti da lui^ferche non f mouerettea fii^g^ più ({uefìo che ^ufFio . il ier^ ultimo
fi è dun cane pofìo in me^ di due dame,che egualmete le appetijp, perche no fi rrouerebbe a pren
ifrluna fiuche laltra, Onde dice, IN tra duecihi DVn modo, ciò è-, egualmente dif anti E Ma;
Ufnti, intende lafpetito, Vler huomo, ciò e, Wuomo ne la lilerfa de^uaìe effi cihi fojfro, FRi»
m fi morria difime, cU fi recaffi Imo a dm, {mhe gffetendoli egualmente nonffre da c^utl
A ili
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Postillati 16
cminaare
tner fgualmentf
PARADISO
SÌftPareUe un apno. Ha iftto de Umtir egualmentf cofe liutyfe, hm lice ìelift
tf cojèfimili, che fono lue hrme di fieri lupi egualmente temute da uno agneHa poi
potralumelaltYodiloYOyferchenonftmoueyeiieperflggirlunopiuchelalfro . Si fi fìarehhe
un cane intra due dame. Et h- de lapf etire cofefmili, che fono due dm, latinamente detti dame,
appetite egualmente da un cane che fta tra luna e laltra di loro, perche non fi mouerìa d prender
fiu ijuefìa che quella . Verchefi^ mi tertea V Vn modo fcjfinto, cÌQh,B gualmrnte perfuafo da H
miri duh, N0« riprendo me,poichera neceffario. Perche de le cofè necrffarie e naturali, comerd
^uffta del tacer de fmi duli, per non pfer di ifual prima shauejfi a dimandare, Ihuomo non mei
rifa rìpr enfiane, parlando in <]uanto chefiguitilfènfò, e che fi regga fecondo tjufUo, Ma inijuan($
€he Ihu^mo in o^nifua attione dehtefimfre interponerui la ragione, e col lume di (jufUa difcerner
ciò che fia da fare, t (juel che dalrjjereftare, merita reprenfton non pòca, perche fi rende fimile 4
gHanimali bruti, che Coli in tal cafo fono da efpr efiufati. Onde dice, Ne commendo , IO mi ta$
ceti, mal mio iefiJeriomera dipinti neluifo, e col defiierio il dimandare affai più caldo, manififì^
t chiarOyche per diflmfo e fihietto parlare. Perche m:>l(e nolte per li fegni del uolto ficonofiano ifef
efeti del Ciré, Onde Ouid, Sej^e tacens uocem, uerha^^' uultus hahet .
fejft Beatrice ^ qudl fè DankUo
"Nabucdonofor ìeu^ndo dira ;
Che Ihjuea fntto ingiujlamente fitto :
E dijje j Io ueggio ben come ti tira
Vno ^ altro difto ;fi che tua cura
Se jleffa lega ft , che fuor non f^tra.
l^u argiimenù jSel buon uoler dura ,
La uiolcntia altrui per qual ragione
Di meritar mi fcema la mifurai
Ancor di dubitar ti da cagione
Varer tornarft Unirne a le jleUe
Secondo la fmentia di Platone ♦
(luefle fon le quijlion , che nel tuo ueUt
Vontano igualmente i e pero pria
Tratterò queUa , che più ha di fiUe ♦
^(tnielie contenuto ne la Eli
lia al fecondo, tlif hauendo bìahucdonofor
Re de glihffni ^ognat^ e domentUatùl ji
gnu de la ftntua :he dicemmo nel xiiijÀe
liifrimacmtìca,e fcmmamente deftdei
randodi fperh, mando per tutti li fùoi
faui di Bahibnia, a ^ualipr^pofc grandif
fmi premi fe li fhpeuon dir (jual fiffel fa
gno con la jua inferpretatlone , e crudel
morte in cafo che non glie lo pfeffero iti
re, Scufauonfi e faui, dicendo, ejfi fffer
fronti ad interpretar il fogm pur che fifje
lor deuo, ma di dir ^ual fiffe, chffinon
10 potevano fapere , Di che aJirafofil Re,
11 condanno a lam^rie^ laijual cofa int
tefa da Danielle, che aVihora era con ^ial
tri Hehrei cattiuo in Bahiìoma,ft mife et
fiioi compagni in oratione, e fuli dd Dio reueìato inter pr et atol fogno, Onde fàttofi poi introduf
él Re, Af<]ual dim:ìfiratQ^ come per ifcientia humana era impoffihUe a fcper cjual fvjp il fcgno, ma
piamente per reuelation diuina, don le chegli Ihaueafaputo, Et cefi hauendoglieh detto ef^fìo,
Etinfefèl Re che/a impoffthile a faperlo per humana fiientia, fu placato de lira, che cantra Je fuw
faui conceputo hauea . Aduncjue Beat,foluendo lifuoi duhi a Dante, cjueUi chegli non le haueé
fiputi direyfiftce qi4al fi fi Daniello leuando dira l^ahucdonofcr con dirli z7 inferpretarlì il fcgnO,
€he fimilmente dir mn hauea ftfputoyy. CHe, ciò f , lacjual ira, IHauea fitHo fiUo, ihauea fitf
io crudele empio contra de fùoi [dui ingiufìamente . E Diffe, Io ueggio hen come ti tim unò
altro dipo, M-ìfìra Beat, daccorgerfi del dopio defiderio chauea Dante di ffper de Inno e de laU
irò fiiO dumo, che fin'^ fuo domandar hauea conofciuto effer in lui, ma che per la ragion deità di
fcfra, non lipoteua fjprimere . Pero uien a dimojìrarli cheUa li fcpeua^ e che lun ^ra di (per la
ragione, per che a Piccarda cr a Gojìan'^ erafcemata e diminuita la gloria, perla fir"^ fiata lor
U(ta nel irarle, contri la uoglia hro, de la religione, mafftmmenie hauenio femore fino al fine
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Postillati 16
CANTO Q^VARTO*
la utìlunfd ffYpumto in (luella, Onie Piccar da di Cofìan'^ Ifpychtia wo» fi gtantai lai ufi
iti cor (Jifciolfa . Lalfro dubio, che fer hauey ueiuto t^uefìf anime nel cOYfo de la luna, li daua
ta^ion di dtihitayeche lafenttniia di Vlatùne^ lacjual^ fecondo alcuni è', chfgH inttnifjfe che lanif
me rationaìi^ diuidtndQft dal fÌ4t corpo materiale, tùYnafpro ciajcuna a la fua jìfda^a lajual a frin
lifio de la loro cre.uione era fiata accomodata yfilfe uera, Verihe (juejìi tali inteftro che piatone ini
tendeffe che a frinàpo tutte Unirne ftfpro create in un mede fimo tempo da Dio, e di fari numero
01 le pelle, CT a ciafcuna fteBa accomodata unanima, doue tutte fiffcro di diuina contemflatione no
trite, E ferchein certi temfialcuna di loro affetiua IhaSitation terrena, immediate jueEa, ne lai
HUdle tai cupidìtà fe.ccendeua, era friuata delhabitation celefle, e come indegna de lafrlicita fuferi
fìa, era ne la ftuia terrena fummerfa e conculcata, doue lungo temp, Jz corp in corpo trapaffanf
do, fcfteneuà diuerft pitiche e uari Jùpplicifln a tantO,ihe furoato ilpaffato errore, fcfjc fitta degna
di ritornar a le lucenti fitRe . Laijual opinione fit toccata dalVet, ne la CanZ.» A cjualun^ue anif
piai che alberga in terra, E di ^ueìla ne la (Quinta fia^, oue dice. Prima chi torni a uoi lucenti fieli
le e cef, douepik difiintamente ne la fi^a ejfoftione fu da noi di tal opinion trattato • Vice aduni
jue Beat, Tu Dante argumentt, SEI buon uoìer dura, Comefii quello éi Piccar da e di Qofiar.'^
de la religione, L Altrui uiolentia, per <jual ragion mifcema edminuifce la mifura di m.eritare t
ANcor ti da cagion di dulitare, parer tornarfi. Secondo laftntentia di Platone, lanirr.e a lefidle,
E (juefio, per Vauer tu ueduto queUi (giriti nel corpo de la luna, come uuol infrire , Quefie aiun
^ue, dice, fono le (juiftioni, CHe nel tuo ueUe, Lecjuali ne la tua uolóta che hai di uoìerle mouere,
IGualmenfe pontano. Di pari fir"^ premeno ejfa tua uolom, E pero tratterò prima juella, CHe
fiu ha di file, lajual ha più di ueleno,epiu ti porla nOcere, e dijjfi fille,per accomodarla rima .
De Strdfhtn colui , che fiu fmdia ,
Mo'tfe , Sdmuel , e quel Gìouannì 5
Qjcàl prender uuci , io dico non Maria ,
New hanno in altro cielo ì loro [canni j
Che quefli Jpiìti ,che mo tappariro;
Nf hanno a kffcr lor più 0 men anni.
Ma tutti fanno hello il primo giro j
E difirentemente han dolce uita.
Ver fentir fu e men leterno [piro.
Otti ft moHraron non perche finita
Sia quefla fpera lor -^ma per far fegno
Ve la celefìialjcha men falita.
Vuoi Beat.filuer le due pte ^uifiion^'a
Dante, (Quelle clepn'^ fiiO dire hauea ue
duto effir in lui, e comincia da lulfima,
ciò h', da (Quella, che Piatone infendeffe
che lanime tornaffìro ale fielle ,ferche
(juefia , come ha detto, hajfiu di file, e fi
fendo opinion heretica, E pero dimoflra,
chep tene egli hauea ueduto (juei beati jfi
riti dentro al corfo de la luna, non era
perche fijp dato loro cjuel cielo ai habitat
re, perche tato <jueUi,ijuanio tutti glialtri
leati infieme,da Maria itiftiori^ con tutti
glioriini de glian geli, fino pofti nel cielo
empireo , Wìa ijuelli fcglieronomofirati
juiut, a ciò che Dante intendejp per (Juei gradi de cieli, i gradi de la beatitudine, e che quelli hai
ueano meritato meno di tutti glialtri, come uedremone pguenti uerfi. Onde dice, DE Seraphin
colui c^epiu findia, ciò è'. Quello che più parttcìpa de la g'oria di Dio, Moifi , Samuel, e quel
Ciouanni (^al prender uuoi, 0 palBattifia, 0 fta leuangeUpa, come uuol infirire, IO non dica
Maria, perche (fuePa da la chiefa Exaitata ep fèper chorot angelorum, blOnhanno i loro panni,
Kon hanno le beate fedie loro in altro cielo che thabhino quelli jfiriti CUe mo, Jijuali fur hora trafi
fariro, NE hanno a lefpr lor più e men anni. Perche fi come proua Tomap injufUo Contra Cen
tiles, le anime leate in cielo fi dimoftrano ejpr tutte duna medefima età, MXTànno tutti bello IL
primo giro,cio è', il primo e maggior cielo, \lqual per effir co tutti glialtri infume sfirico, chiama
giro, Ethanno dolce e leata ulta difiteniemete^ Pff fcntirpih emen lEterno jfiro,cio è',Ugrai
A <^ ini
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Postillati 16
PARADISO
tia che Dio etancilmente jpira in Imyjpmhe (jual rìffaYticifafiu e (jualmem^ no. ciafckn ft coti$
tenfa del fuo, fer mn fjjèrne caface di fin, cmt nel fyecf dente canto fu dimofìratò . qvi fi
mofìraYon, Dichiara ^uel che hahhiamo di fcpra detto^ ferche (Quelli ititi firana mo/irafi al pei
la nel corp ìe la luna, chf fu fer ftr fe^no de la forte cflejìiale , CHtimen fàlita, Veyche timi
fcn^ pjìi juedi che hanno meritato mtno .
Cefi pnriar conuienj\ al uoflro ingegno }
Vero che filo da fenfato appende-,
Cto che fn pofcia dinteUetto degno ^
Ter queHo la fcrittura condefcende
A uofìra fhcultate*^ e piedi emano
Attribuifce a Viotti;' altro intende :
JB finta chiefa con affetto humano
Gabriel e lAichei ui rapprefinta,
E laìtro 5 che Tobia nfèce fino ^
Quel j che Timeo de Unirne argimenu,
"Non e jxmil a ciocche qui ft uede^
Vero che y come dice par che [enta ♦
Vice che lalma a la fua fleìla riede
Credendo quella quindi effer decifi ,
Qjtando natura per fórma la diede .
E fòrfe fia fententia è daltra gufi ,
Che la uoce non fuona ; ejfer puote
Con intention da non effer derifa ♦
Segìi intende tornar a quelle rote
Lhonor de linjluentia el biafmo *^ forfè
In alcun uero il fio arco percote ♦
Quejìo principio mal intefi torfe
Qia tuttol mondo quafi ; fi -che Gìoue ,
Mercurio y e Uane a nominar trafcorfe*
^udiljfoetainfeYfcna di Beat, dimoflr*
rr, che fi noi Yhortali «o^/irtma uenir in
cognititionf de le infcnfthili incorporee
cofe^r/py neceffaYioche le confideriamt
frima fer lefenfthili e cOYpoYee,coYne lene
afferma il Tikfcft e nel primo de la tifica
enei fecondo de lanima, el'Apoftolo a li
Romani al primo, Pero uolendoli dimoi
flrar i gradi de la beatitudine, che fono et
fe a le eguali il fenfo no può penetrare , gliel
dim:ìftraper i gradi de cieli, che Inno e*
inftrior a laltro^a ^uali il fenfo può cggiu
gere. Onde dice, Cofi conuenir parlar al
rt^fìro ingegno, Pero che fclo Apprende
dafènfato, Appara da cofdfcnfthile,cio ^,
che dal fenfo fta prima fiata comprefà,Qlo
che fk pofcia degno dinteUetto^ ciò e^, Tut
to (fuello,che da lintelletto /9 poi degno che
ftaintefò, PBr iju-flò la fYittuYaconf
de fende. Adduce peY ejpmpio di (juel che
ha detto, la fcYittuYa facra, Laijual aueni
ga che non fa lecito dattrihuir a Dio (juel
che non e* n lui, come finno quelli che
gliattrihifcono il corpo el fdngue, ejpndo
egli folamente fmplicffmo efr purlff^^
yno ffÌYÌto, mndimfno,a ciò che noi pop
pam hauer di lui alcuna cogmtione, ha^.
uendo rifletto a la n^fìra dehile e caduca
ficulfa, ne hydffrefenta in firma dhu(^0, attriluenloli r piedi e mano, auen^aihe tutto fta per
fxmilitudine , peYche altro intende che dMa fignifìcare , e fànta chiefa, per la m.edefma ragioi
ne ^ ne rapprefènta in afpetto humano Gabriel e Michel E Lalfro, ciò ^, Kaffhel , ilcjual iifti
(e [ano de la ueduta Tohia col ftle del pefce nel modo che fi legge in Toka contenuto ne la Biiia,
f ^etialmenfe al x/. Quefìi angeli, fec^do lopinione dalcuni, approuata dal Matfìro de It^ fcm
lentie nel fecondo a la xi, difìint.fcno de lordine de Serafini . QVr/ che Timeo, Beatrice, per
ìeuaf al tutto Dante dopinione che la fententia che alcuni ten^no ejfcYe fiata di piatone , cfuarJO a
Unirne rationali, che di fcpra hahhiamo ueduto, non fta nera, oltre ad haueYli detto la cagione peri
the cjueUijfiritifeglieYano rapprefcntati nel corpo de la luna, li dimof^Yct hoYa (juello che ne ferine
effe plafone nel fio Timeo,doue paY che ajffYoui tal fentctia non effcY ftmile a cjutRo che ft ufde ^uii
ttinelaluna, PeYche Platone ìf^aY che [cntacome dice, E ijuel che dice ft è', che lalma Rlede, ciò
Tùrna a lafualicUa^CredendQ i^indii do è-, Da jueUa tale fìella ESfr decifa^ EffcY paYtii4
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CANTOQ^VARTO.
^i^anh n<ttuYa U iieie fer firma , Qunnh natura lainfùfertfl cor f Ofilijuat ti^ la materia Jiche
lanima uif» ai ffftr firma^ come Jù^^fio in cera, AÌkn<Jue,/èTUione intefe chf o^ni anima for^
nafp a lafua fida, e di fari numero fiffero lanime a le jìfUcy come difcfra dicemmo , hauendone '
iteiute ne taluna won una ma m:ìlte,pguitay come dice^ che juel che Timeo argumenfa de ìamme
non e" ftmile a (juelh che ft uede (juiui . E Forfè flta fcntentia è' dalira guift , V W dimoflrarf,
ihe (juelli channo intefo che tal fiffe lofinione di Plafone hahlino fotuio errare^ e ihf firfc la fua fini
fentiayfia futialtra di cjufUo che non juona l A uoce, ciò e-j lafi.ma, Terche egli intefe firfe fart
lar de linfìuentia ie la fìella, e non àe lanima, In-.pero che ogni infìueniia torna a la fua /iella ^ hai
uendo da (Quella Uwuf^/ fuo frincifio, e fella h' huona, Ihonor è* jùo, e farimente il hiafm f'glt^
yea, E cofi fai fenfentia farehhe con intention da non f/pr derifa ne leffrita^ferch ft come dice, J L
fv.Q arcoy ciò è-, la fua fma, iniefapey effa fua fententia,feYcoter(h!;e in alcun uero, e le c:ff uei
re non fcno da ejpr d'j^rez^te . qyr/?o frincifio mal intefe, Helhno glianfichi Gentili opiniof
rte, che tali infìuentie iffenìefpro da lefteRe, come dafrime caghni, e non intepro, che la frima
xagione fijfe Dio, e che da lui frinòfalmente dfj^endefpro, e che rijfeUo a lui erano effetti e non e A
gioni, e Yiffftto a «dì (jua giù, c3 (juali la Iqy uirtufarficij^auano, erano cagioni, ma cagioni Jeccn
de, Onde di fcfra nel juonio canto a talpropofto li Icr parlando dijfe. Che di fu fftnkn e di fUQ
finno. Ver <^Hfjìo error adunt^tie, tuttolrnonh dal pjf>Jò di Dio w fuori, trcifcoyfe a nominar ogni
fìeHa, e ffetìalmente {Quelle de fette f aneti, da la fuafrofria nfuètia, luna CÌQue, 'altr.t M.trtejA
tra Mercurio e cet^attr.huHo lorola Deita^ e cofi (quelle adorauano, eteneuonle per loro Vd e Dee*
Laìtra iuhhation , che ti commoue ,
ììa men uelen*j ]^ero de fua walitia
Non ti feria menar da me ahroue ♦
Varcr ingiufìa la nojlra guMitia
j<le Rocchi de ryiortaìi je argumento
Vi fide j e non dhcretica nequitìa^
Ua perche puou mf^ro accorgimento
Ben fenctrar a quejìa uerìtatey
Come dìjui , ti firo contento ♦
Hrf Beat.fcluto (uno de puoi due diSi a
Dante,cioè-, (jueUo che lanime torrÀn(ì
a !e fìeHf, fecondo l l e alcuni uogliono effe
re fiata fntentia di vUione . Horct uien'a
fcluer laliYO , ilf<A è- , fenle cagione fi
sminuì fcel merito a lahuona uoìunta ,f er
ejferlf fàtto ftr^, come a tjuella di Viccat
da e di Gofian^ delferfeuerar ne la relii
girne era auenuto , onde haueano confe^,
guito minor grado di leaiitudine di c^ud
haueriano meritata fe la fir^ del trarle
fuori di tal religione cetra la loglia loro nonftfp fiata in effe uf^ta . E ijuefìa duhitatione dice ha
uer men ueleno, ciò e-, ffjcr rnen nociua de Ultra, b(]ualfer ffpr cpnione heretica, foteua occidey
lanima, ma <juffia,come la ftr^ pffa diminuir il meriti a la buona uolunta, ffr effcr fcUmenfe du
litation di fide, non ha infe tanta malitia, ne lo fin alljntanar da Beat, ro ^, da la farà theoh',
P
U
a, cmt ({nella, E ferche Ungegn:^ human}, meiianfe efsa the^ìogia, f u: len penetrar a la uerif
di (jueiìo dui O.ier^ irmeUe deaf, difntisfàr in cfufjìc f arte a D^.te, come defidtra egli fìe/fo .
Se wolentia e quando quel che paté ,
J<lìente cònfirifce a quel ^ che >fir7a^
ì^on fiir qucjle alme per cffafcufiitct
Che uolonta fe non uuol , non fammor\a
Ua fii , come natura fhce in fòco ,
Se miUe uolte utolcntia il tor'^i
Vtrche fitta fi piega affai o j^oco j
Vuoi Beat, in fcntfntia dimcfifare , che
Riccarda e Gjfian'^^ non ferpueraron ini
teramente con la uoìunta nel luon jfrcfoft
tOy ma che in cjualche farle afientiron a
la uiolentia, E che fer cjuefo era ìoroffato
dato cjuel minor grado di leatitudine, e
che (juando hauefiero ferpuerato , come
Iorf«§ m la fide, e Mhtio Simili Tlt U
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PARADISO
Segue la fvr^ t e cofi quefie fero fua feueriu in funir ìemnte lejtra ine
Voffendo ritornar al fanto loco^
Se frjje flato lor uoler intero y
Come tenne lorenxj) in fu la grada j
vE fece Mutìo a la fua man feuero ;
Cefi le hauria rifinte per la flraia ,
Onàeran tratte , come furo fciolte t
Ma cofi falda uoglia è troppo rada ♦
E per quejle parole j fe ricolte
Lhai , come dei ^ e largumento caffo ,
Che thauria fhtto noia ancor più uohe^
hcti^fYiano meritato un molia ^^g^i^^f^
OnifiUf^Chf fe ulMniia è- tjuando
(i^elche pafe^ Quello altjKal e fkua U
uiolentia^ Confirifce nienfe, cio.èy In mi
io akum non confrnfe A Qh,f'che ifcri
^, A (Jkel che fa. la uiolenfia , q\ ffie
alme , no ^, Piccarla r Co/fan^ con If
altre cheYan:ì con loro, bion fiiron fer effà
uidentia fiata lor fkua fcufcte , ^tnlt U
uolunta non fmmor'^ ne fregne fe non
uoìe, (pendo lauolunta efjrtto danimo, ili
t^ual non fuo in modo alcuno, cornei tor/g
(epenio ne laltruifir'^) epere sfir'^to, Ma fa come naturalmente fuol fdy ilfitoco, che p len infli
nife uolie e torto t piegato da la uiolentia del uento, immediate chetai uiolenfia manca ,fi ritorna
«r ir iz^r inalio. Ma p lauolunta fipieja apai o poco ala pr'^, pguita <jueRa, E coftpron Piccar
ia e Gonftan'^a, popendo poi, dopola fvr'^, tornar al pnto loco de la religione, juando iluo'erlora
ftpe flato intero. Come fu cjuel di loreì^ fu la grata in perpuerar nel hin prof opto de la fide.
Comep legge nel legendario de [mi, E <\U(l di Mktio Sceuola ne la feuerita in punir la fua erran
te d eftra, in Liuio al fecondo lih, de la prima deca, E cop effà uolunta, come ptrono fciolte e lilere
ia la uidentia, le haueria ritinte per la firada del cielo, de lacuale erano fiate tratte fuori . MA .
cop falda uoglia è' troppo rada, Volendo inprire, cVe non epcndo fiata cjUfUa in /o>o , e nùndime$
m, per efprpoi uiuute cafie ne lo flato matrimoniale, e fempre ritenuto ne lanimo Ufjrt^ion de la re
ligione, idio hauea lor dato juel grado di heatitudine, che in tale flato haueano potuto meritare.
Ma hor ti fattrauerfa unaltro paffo
Vinan'^ a gltocchi tal 5 che per te fleffh
JSlon ufcircfli pria fàrefli lajfo.
lo tho per certo ne la mente meffo
Che alma beata non poria mentire 5
Pero eh' e fempre al primo uero appreffo:
E poi pcte&t da Viccarda udire
Che laffetthn del nel GoHanTci tenne 5
Si ch'etla par qui meco contradire ♦
Molte fiate già ^rate adiucnne ,
Che perfiiggir periglio, contro a grato
Si fi di quel , che far non fi ccnuenne j
Come Almeone 5 che di ciò pregno
Val padre fuo , la propria madre f^enft j
Ver non perder pietà fi fi fpietato ,
A queflo punto uoglio che tu penfi
Che lafbr'^a al uolcr fi mifchia^e fanno
Si y che fcufar non fi poffcn loffenfi .
Veglia a^olma non confinte al danno:
Mofira Beat, lauer conopiuto unaltro iui
hio in Dante, ihe da le pte parole , e da
quelle di Riccarda glieranato, ìiilduhi^
tra,chauendo intefo da Piccaria, chetfui
tuncjue Gnfian'^ pfp fiata per fir"^ frati
fa fuori de la religione, che nondimeno eli
lalhaueapero tenuta fmf re ne lanimo.
Et hora dicendo Beat, chel udtr loro non
fra fiato infero, pareua cUffi p miradii
ceffìro, e che fcfp neceffario che una ii
iue dicejfd fàlfo , Lacjual cofa era ancora
confra a (jueQo che heat» glihauea detto,
chelanime leate non poteano mentire,
quando difcpra nel ter^ canto , ii (jueBe
ihep li rapprepntaron nel corpo de lalui
ira difp, pero parla con efp e cet. Onde
per trarlo di queflo duUo, e moflrarli che
ognuna di loro iiceual uero, mofira effre
iue fpetie di uolunta, luna affduta , lab
tra riffettiua, Affcluta è' (juella , che per
jualft uoglia accidente non pmuta mai.
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Postillati 16
C A N T 0 Q^V A R T O»
Md conftnteuì tn tanto, in qu4nto teme ^ TieJf>fttiua(iuanJoftmfano)ìJifròfm
Se fi YÌtrd cader in più ajfanno^
Vero quando Viccarda queÙo J^reme ,
De U uo^lia afjaluia intende ^ ^ io
De laltra'yft che uer dichiamo infiemt ^
Cotal fu londe^giar del fanto rio ,
Chufcì del fonte , ondcgni uer dertudt
Tal jpo/c in pace uno er altro difto »
uolerf, ma f(Y timore giuiicania rjpr mi
mrmalffComf Ticcaréa e Coffan'^ firo,
Vicf aiuriijue, MA hor ti fattrakerp urtai
tro fajfcy M<t Vwa tip mette unaìtro iulio
nivan'^ d gliouUy initnie le lintthuo^
Tale e fi fido, CHe fer te fìeffcy ciò r ,T«
finfc con la ragion humana tnfieme,hìOn
pfctYffti, fer hauer detto faffc^ ciò ^, Non
fi rifclueYffti ii tal hhio, PRiafarejìi Ufi
fc. Prima ti cOnfinierflii ne linuePigatiore, flanìo fmfre ne la fmìlituiine iel faffcy fenhe Ihuf
mana ragione, fen^ la teologia, non farette a (jueflo fcfficiente . IO tho fer certo ne la mente
meffo, Che alma heafa non (Oria mentire t cet. E ijuefio fit (juanio nel precedente canto, farlanÌ9
ie Unirne chel foeta uiie nel corpo de la luna diffe. Pero parla con effe CT" odi e credi Che la uera^
ce luce, chele af^aga, T>a fc non Uffa lor torcer li piedi, E Poi poteri da Viccarda udire. Che Uffrtt
don deluel Cojìan'^ tenne, ìhhe uedemmo nel wedefmo canto, oue Viccarda farUnio di Coftanf
^ dijfe, ^^a poiché pur al mondo fu riuolta Centra fuo grado e cantra luona ufan^ Non fit dal
uel del cor giamai difdoìta . SI cheUa par c[ui meco contradire, come ii fcpra haUiamo già de(9
io • Molte fiate già, F rate,°aiiuenne, Mojìra (jueUo chahhiamo già detto, che per temer d incori
ter in maggior male, Slft contra grado, Sift confra la propria uoglia. Di ijuel che non fi conueni
ne, ne fit licita cofa a fkre, E di cjuelìo adduce lefpmpio d'Almeone figliuolo d' Anfiarao , del(jual
dicemmo nel xx. de Vinf, come ingannato da la fua donna Eri file, fii coftretto dandar con glialiri
Argiui a U guerra di Tehe,doue hauea preueJuto, che andandoui, douea, come poi fice ferire .
Cofìui adun<iue fecondo Quid, nel \iiif. afparue iop la morte ad AÌmeone fuo figliuolo effceli noi
to ling^nno de la madre, con pregarlo che in fua uenietta U uohffe occidere , llijual, auenga che
mal uolontieri e contra fua uoglia lo fàceffe, nondimeno, giudico, non drittamente, effcr menmale
iucciierU poprw madre,ihe di Uffar impunita la morte delpadre,Onde dice,che fi fi jf^ietato, oci
cidendo,^me uuolinfirir, la madre, VEr non perder pìet:t, mn uenlicandol padre. Ad imitatiore
ieffo Quid, nelpreadfgafo luogo, vltusj; parente parenfem Hatus eritfictojfiut fceleratus eot
iem . E ijt^efla uolunta d' Almeone fii non affolufa,ma reffett'ua, perche affclutafareUf fiata juaf
hfi fi^ffi aftenuto dalmafricidio conofcenéo effcr male . A Quefto punto uoglio che tu penff,
\uol Beat, aluncfue che Dante perfi a (^uefìo punto, CHe fa fcr'^ fi mifchia al uolere , ciò è',chf
lauOgliafifiegaecondèfcendeaUfir'^, E Fanno fi, Et oberano talmente , CHe lofjtfe , Intende
fàue a Dio in londrfcenéer a fir male fer tim^r di non imorrtr in un maggior male, non fi pojfai
tiofcuftìre, ferche in tutti icafi Ihuomo dehhefimpre piegar fi al lene, e con U kna udunta refifier
^ ^"fi^^ ^'^^ ^O"'^'''^^ Onc/r rApofìo^o a li Romani al xij. Noli uinci a malo , Sed uince
in hono maìum, E cofi facendo, rimetter fi poi ne la mifiricordia di Dio, il^ual non ahandona mai
€hi fon tutta U Jua fleran^ in lui . V O glia affcluta non confinte al danno, (Xuefia è Uffcluf
itone del dulio, ciò e-, che U uoglia affcluta, de lacjual halhiamo di fcpra detto,NOn ccfinte dA dan
no, NoTì condefcendemai a uoler il male, Ma ui confcnte e condefcende IN tanto , ciò è , In tanta
parte, in franto teme fe fi ritra e td fiuta da tal male, CAder in più affanno, Dincorrer in magi
gior male, E ijuffta è' U u^gUa reffettiua, che fcmpre df fende da Uffcluta . VEro cjuando Viccari
da E Sfrerr^e auello, do ^, VarU di (fitfl tal danno e male, intende parlar de la uoglia affcluta^ E T
lode Ultra, ciò e-. Ve U rfffettiua. Sì che uer duimo infieme. Talmente chognuna di noi due di
cel «fra, e tra noi mn è- contra iittione , come tu duhitaui che fiffe . COtd fit londeggi^r del
fantQ rio , Q2i^/?o fii il parlar del finto f}irito , CHufcì iel finte , ll^ual ufct de U elo^uen^
9
I
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Postillati 16
PARADISO
(ìa, ON%W uer leriua, tìnljual ogni urrita dffende, VfYc\ìe ^^ueflo fYtfm le la tholo£t0^
T Al f^^n face KfT acqueto, VNo'e7 altro àifto, Qurh (haufa dintenìer df due irimi miei dhf
li , E di juffto ultimo , iomt uuol injir.re .
O amanza del primo manteco im^
ViJJìo ^fprcjjb 3 il cui parlar mi inonda
'e [calda ji, che più e più mauiua;
Kow è lajfettion mia tanto profonda y
Che baffi a render uoi gratta per gratta
Vr/o! i\}(oeta Ytngratlar Beat, h refclutì
ikhiy Onielf dicf, O arrarì^ delirimi
amanff, chf tanfo uien a dire , O amata
da Dio , iljual e' frmo mante , perche
ama } u ferfittamente le fue aeatuYc;
lAa quei 5 che uede , e puote j a ciò rij^onda ♦ cVeffe non amano r.e pfpn amar lui fuo
lo ucggio ben che giamai non fi fatta
TSlo^rro intelletto ',fd uer non lo iUuflraj
Vi fuor daìqual nejfun uero fi f^atia^
Tofcifi in effo , come fira in lujìra ,
To/fo che giunto Iha ^ e gtugncr poUo j
Senon y ciafcun difio farebbe frujìra^
liafce per quello a guifa di rampollo
A pie del uero il dubio t ^ e natura ^
Che al fommo pinge noi di collo in collo ^
Qjtefìo minuita yqueflo mafficura
Con riuerentta Donna a dimaniarut
Dunahra uerita ,che me ofcura,
lo uo faper fe Ihuom può fcdiifitrui
A uoti manchi fi con altri beni -,
Che a la uofìra fiaterà non fian parui ♦
Bmrice mi guardo con gHocchi pieni
Di fhuiUe damor , con ft diurni j
Che uinta mia uirtute die le reni^
E quafì mi perdei con fiocchi chini ♦
creatore , Ma fcfra tuUf laltre cofe ama
Beat, intefa feY la theologia , ciò p-, ama
la unita contenuta w quella , e coft ama
fiufcftfffc,ferche^li fclo e uiauerita e.
Ulta» O Diua, do [anta e diuina, il
cui paYlaY Mlnonda^ ciò e^^ Matonda f
fcaìda p, CUe fiuefiu mauiua^ che firn
fYefiu maccende nel diuino amoYe, NOn
è' lafjrttion mia tanto froftnda, che hafli
a YfndfY uoi grafia fer gratta, Perche, ft
cme haihiamo detto, e/pndo lafjtttionf et
am:)Y diuino uerfc di noi infinito , L^non
ejpndo in noflra f^culta di pterlo tanto
amaYf, (guanto chegH ne ama noi, Seguii
fa che nonfofpamo anioraYendeYligYaiia
che fa eguale a la grafia che gli , jfeY tani
ta affrttione, che ne forta, tuttol di ne con
cede , Ma dice chegli , ilcjual uede e fuO
tutto, l{ì fionda a ciò, Sujfflfca a jueSof
che io fer non poter uengo a mancare .
IO ueggio hen, Viattimo già fiu uolft
ietto e/pY innato ne linteUetto noflro un deftlerio dif^pert, e c^ueflo non fi fctia ne fóc(\u(ta maifd
ueYO, fiiOYi ftfT oltYe deìijuale neffun altro nero fi ffatia e diftende NOn h illufÌYa,cio e- , Non lo ili
lumina, E ^ueftoè-ldio, ilcjual fch è- frmma uerita , Adunijue,peY aojuetar lintelletio yhfc^na
giunger lui, ciò è , hfcgna infendevlo, frrche fi tojìo che Iha intefc,fifùfa poi in effe Come fera in
iuftra, ciò è". Come fiera ne la fua tana, feYche ft come cjueÙa, alfYonon defidera più, E poh ^iui
gnere,fcnon ogni éifo Sarehhe fruflYa,pyMe indarno, E c^ue^o non può ejfcre , f fycHr frufìra
Deus rsr natura nihil agunt, Et gYaniiff,mo aYgumento de limmoYialita de lan'ma . h^Afce
feY tfueUoy Vefiderando Ihuomo intender cjufffa fcmma uerita, ua difcorrendo con la Yagione diueii
fe e uaYÌe c fc, da lecjuali nafcono più duhi, che fono ad effa ueYtta, come i rampolli al fieie de Urioi
Ye,ferche ft come ijurfìi a poco a poco crejcendo uengon aggiunger a la cima di <juello, Coft i duhi^
foìuenéone hr uno tir hoY unaltro, a foco a foco ft uien in cognitione deffa ueYita, E c^uefia è' cofd
ratUYJÌe, laijual ne finge da un uero ad unaltro uero fin che aggiungiamo a la fcmma uerita. Coi
mfifnfalendo di colle in colle fino a tanto che fi giunge a la Lima del monte . (^eflo minuita^
^uefìo maffecuya, Mofira, • he inuitato e fcYfuafo da le già dette Yagioni, chegli pcffa uenÌY in cognii
tione de Ufomma uenta, cr afficuYato dhauerla a confeguÌYe^ effcY qufh che hm lo moue a dof
mandar
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Postillati 16
CANTO Q,VARTO*
miniar Bht» COii reutrtniU^ fen\)f (juefìa fmfyeft uuol ufar co fuùì m^poriy.e ffetialmfnft
tìuanio uoplimo intender afd ia /aro chf non %i«mo, Dunaltra ueyua CRf ofcura , ciò ^ ,
ta<]t4Almt hAia^h nuejìa in fmifntia fi ^, Se a noti rotiift fuo fatuf^Y con altrt buone offre,
CHe a U ^iuina fiaterà, ciò e , le<juali a U diuirtt ^iuftitia NOw fan farue , Now uenghm a
mancarey ma ftano, come uuol mjtrire, unto meritorie^che fufflifcy.im al mancamento iel uoto .
BEatrice mi guarito , Qa^flo cfjr tuUo ([uffìo fignifichi, e la cagione fenl.e ^eat. guardajfc VanS
le con fi éiuini occhi e di famlle damor fieni che uinfe lafua uifua uirtw, V edremo hora al frincii
fio dtl fcgnente canto, che feguitando tal frofofito, in ferfona di lei lo dira ,
CAUTO Q^VINTO.
$70 ti fiammeggio nel caldo Jamore
Vi la dai modo , che in terra fi uede ,
Si che de gliocchi tuoi uincol ualore 5
Non ti marauigliar : che ciò procede
Va perfètto ueder*^che come apprende ,
Cofi nel ben apprefo moucl piede ♦
Io ueggw ben fi come già rij^knde
Me Unteìletto" tuo leterna luce 5
Che uijìa fola fempre amor accende:
E filtra cofa uofìro amor fiduce ;
Kow efnon di quella alcun ucftigio
Mal conofciìdo j che quiui traluce ♦
Tu uuoi faper fe con altro feruigjo
Ter manco uoto fi può render tanto y
che lanima fi curi da litigio .
Si cominciò ?>eatrice qucfio canto:
E fi comhuom, che fuo patlar nonJpeT^^y
Continuo cofi il proceffo fanio ♦
Lo maggior don ^ che Dio per fua larghe'^za
¥e!fe creando ala fua bombite
Viu conformato, e quel chei più appre^^^a^^
fu de la uolonta la libertine ,
Di che U creature intelligenti
E tutte e fole furo e fon dotate.
Hor ti parrà fe tu quinci argomenti ,
Lalto ualor del ucto ; Se fi fitto ,
Che Dio confinta, quando tu confinti:
Che nel fermar tra Dio e Ihuomo lì patto
Vittima foffi di quefio theforo
raì , qual io dico , e fi^ffi col fido atto ♦
Vunque che render pucfi per rifìoro i
Se credi ben ufar quel, chat offerto ;
. Di maltoUetto uuoi for bnon lauoro^
Solue Beat, nel freftnte canto frima il du
ho moffcli dal p(ta in fine del precedente
ne la firma che uedremo, effcrfandomoU
to ciafcuno a non cofi legiermerie money ft
a far u^ti, e fur facendoli, ad auertir hert
come , fer ejpr il uoto afpeffo a Dio di
grandiffmo ohligo. Voi pie al fecondo dei
lo, che' (luello di Mercurio, nel corfo deh
ijual pianeta fìnge hauer trouafo infinite
anime, che uenero a lui,e (.he una di (juel
Ify ^^P^ gratiofo [aiuto [è gliofjrrijp poni
ta a riffmder ad ogni e <jua!un<jue co/',
ihegli Jeftderctun fffer da loro , E dicen i
10 e^li a (juejìa tal anitra non fcifer chi
eUa fta,ne ancorala confittone di tutte /:>
YOprche ijuiui erano fofìe ,\:Vi(xa (jueffo
11 rjponde pi ne la firma, che nel fcgutn
te canto ufdrfmo . ^ Slotij^irr.i
meggio nel caldo damcre, il Ifne natu
Talmente da tuUi amato, f di (guanto fi ue
de effer maggiore , di tanto ancora magi
giormente fma , Mrf euui un lene , dali
(jual def endono tutti gìiaìtri leni, clefer
effcr fmmo c7 infinito, non e chil f ofjà
perfettamente uedere, ne con tanta ferfiti
tione ancor amare, E cjuefìo è- ldio,ilQuffl
fclo per fittamente uede ^ amafefìfffc , e
come giufìo creatore, difende il ftiO diuino
amore egualmete in tutte le fue creature^
lAa guaine riceue più e (jual meno feconi
io che più e n eno egli uien ad effcr da loY
ueduto, e (futili lo ueden più, ihe più fino
appreffc a lui, ciò e-, che più intendono e
uengono apayticipare de la fi;a diuina e fi
fntia^come fànno If diuine , rjftttoa
Ihumane crtaturt , E ferche (Quelle lo m
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Postillati 16
PARADISO
hn^ dfnccid aficcid, fen chf iifiymmentfy cmt nel frece denti canto haUiamù ueìuto, E ^uei
fte feY fide, e mediante la fcYÌUurafacra, o uo^liamo dirla theologia fignificata fer Beat. E di ^ue
fio tal tene fcriue lacofo ne la fua Canonica, Omne daium optimum cr omne donum ferfictum,
de/fiT/um efl, defcendens ajpatre Iminum . Horail poeta hafojìo in fine delprecedente canto,
chauendo egli moffo a Beat, il dulio, che ijuiui dicemmo, e che foco difetto amora uedremo, chejjì
Beat, h guardo con òcchi fi diuini e fieni difàuide damore, cht uinta la fua uifiua uirtu , diede
le reni e ferdffi (juaft con ^Hocchi chini ahhagliati da la troppa eccfffwa luce di cjuelli di lei , E U
cagione donde <\uefìo naccjue, li uien hora,per leuarlo dammiratione, a àimjftrare <juaft in ejue^
fta firma dicen h, S!o ti fiammeggio, ciò è', Se io t accendo nel caldo del iiuino amore DI la dal
modo che fiuede in terra, come ho fitto fino a cjui, perche fi cóme halhiamo detto, fiupnfittamen
te fi uede il fcmmo lene la fu in cielo, oue aHhora fingel poeta chera con Beat. E iOnfc<juentemfnt
te ancora fama più che non fifa ijua giufc in terra tra mortali. Sì che de gliocchi tw^i uimol ualo^
re, ciò è. Talmente ti fiammeggio, che uinco de gliocchi tuoi la uifiua uirtu, del tuoinget
gno la uirtu inteHetttua, come uuol infirire. Non ti marauigliare, jferche cjuefio procede da perjèti
io ueder il^ual e* in me, perche la iheologia fignificata per Beat. per fitiamfnte uede Idia fcmmo U
ne CHe, do e-, ìlcjual perfètto uedere, Qomt in Dio apprende il perfetto tene, Cofi nellene apprefi
MOuel piede, Mo^/r perfittamentf lafffttione, ciò e-, il diuino amore, delcjual tu non fuoi tanfo per
fittamente effir capace. Altri fefii dicano. Non di la dal modo, ma di la dal mondo , Sofra di che
gliefp}fitori, come da quelli ingannati, hanno molto confufamente interpretato . IO ueggio len
fi come già rifflendfy Dichiara ancora meglio <juel cha detto difcpra, che di (guanto fi uede in
tende Idio, ìl<]ual ^ LA eterna, ciò è. La dimna luce, di tanfo ancor faccende la creatura nel fio
Jiuiio amore, E ^juefta tal diuina luce uede rij}>lender Beat, ne linf filetto di Dante, per li duli che
le ua mouendo, Onde nel precedente canto difp, che mediante la refclufion di <\ueJli , a poco a poc9
fi ueniua in cognifion del uer$, ciò è', di Dio, Onde Auguft. Bmum Dei cognofiitur per theùlo^
giam (juf ferficit infellectum . E S altra co fa uoftro amorfe duce, Si come di fcpra ha dimoflrai
to effir un fcmmo KfT eterno lene, dalcjual ognaltro hen depende, e dalcjual nafce fcmmo er eterna
amore, Cofi (jui moflra, che da tal fcmmo ^ eterno amore depen Je ognalt) o amore. Onde dice, £
faltra c^fa SEduce, ciò è, Dijuia, tst attrahe a fi il uoftro more, non è fcnon VN uefiigio, ciò
è-, Vno indifio efcgno di (jueQa tal eterna luce, CHe fraluce, ìlcjual fi dimcftra (fuiuiper effo uefii
gxo, ma/ conofiiuto, Perche non fi confiderà tome co fa creata che procede primifalmenfe da D:o
fuo creatore, al(jual tutte le cofi, come a prima cagione , shanno da refirire, Onde il Salmijìa , In
fittura tua dilectafti me domine, E mediante <jue[le, duna in unaltra difcorrendo , uenir ne la ccì
gnifion di lui. Onde il Pef. a tal propofito di lor parlando diffi, che fin fiala alfiittor chi len le jìi
m^, ma chi non lefiima hne fino, come dicel poeta, mal conofciufe da lui . TV uuoi [dfer fi con
altro fcruigio, ^itn Beat, hora a trattar del dulio moffcle dal poeta. Se a uoti rotti fi fuo fifìsfiir
con altri heni dicendo, Tu uuoifaper SE con altro firuigio, cn ^, 5"^ con altro merito, ft fuo VEr
uot:> manco, ciò è , Per uofo fatto e non ofpruafo render tanfo, che lanima SI curi da litigio. Si Hi
Ieri da contraflo, cjueUo, com,e uuol infirire, che fi(l rimorfo de la confcientia in leifempre,iheBa fi
fatte, 0 dubita hauer mancata in qufUo, chera fio dekto difire . IO maggior don, Vien a dii
. „ ,lOmaggior
(he Dio per fua larghe^'^a e fimma liieraìita, lEffi creando, F aceffi a principio ne la creation* di
tutte le cofi, cr a la fua hontatepiu confirme, E (juel chegli appreZ^ fiu, Tu la lilertafe de la uoi
ìunta, Di che lE intelligenti creature, ciò è-, Qliangeli e gli huomini folamente fimn e fino tutte
e file dotate. Perche nejfunaltra cofa creata participa ii tallitero arliirio, Auenga che gliangfli.
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Postillati 16
CANTO Q^VINTO»
ile JopI ca^l^y iì ludftro rimafcra la fufe in cielo^ ftnhf fùron covfirmati intatta, «o« foffl'^
mf ìupccAYey comefàlhumo^llijuallihYO arlirrio fu ilmaggioY dono chf Viofer fua lay^fZ^
f^cejfe a IhuomOy perche mediante cjufUo fclamente Ihumo fuofirfi it^no dfU latitudine , che
Tìeffun altro dono fuo riceuer maggiore , Et è- fiu conflme a U fua hnta, cVe fer ejfer infinita, iri
finito muien ancora che [tal dono dun tanto donatore, come jueGo di tal leatitudine che fi confa
gue mediante effe lilero arbitrio, E Più laf]frf^\a. Come cofa, oltre a tuUe le altre, a lui fiu cara,
fenhe nulla glie f xu grato che la nftra ìihera uolunta, (juando al tutto la dedichiamo et oUighiaf
moalui. HOy tifarra,fc tu (juinci argumenti, ciò è-, Hora hauendo tu infefo di quanta effìfti
maiione fa il lihero arbitrio affre'lfo a Dio, da che e' cjue^a fola cofa che da altri dare e da lui rice^,
uer fi fuo maggiore, SE tu argumenti (juinci. Se tu da ijuefìo auofer tefteffc difcorri, TI ff arra.
Tifi dichiarerà Ulto ualor del uoto, Fwr che fa fi fkuo, che (juando a (juello tu confenti, Idio ut con
finta ancora lui, V accendo fer huono, perche, fi come difcUO uedremo fer ahuni effemfi che ad$
durra, e (jualche uolta chi fiocamente fa uoto di cofi lUicite, e quefìi idi» non gliacceUa , ne uuol
che fifno offcruati. Ma fcl uoto e accettato dalui, nel firmar ^uefio fatto tra Dio e Ihuomo SI fi uiti
tima, Sifàfairifiào di c^uejìo the fero de la lihera uolunta ejual io ti dico, E E affi col fuo atto, E fi fi
fi col fuo confenfc de[fa lilera uolunta, Ejpndo adunche juejìa la maggior cofa che Ihuomo f ffa daf
a Dio, e chegli neffunaltra naffre^'^ più. Se rompendol uoto Ihuomo gliela toglie , VomMa jueh
io chefe lifuo render fer rijìoro di (juefìo danno che fi fi, Volendo infyire che nuda, fer non effr
cofa, che tal danno f offa rifiorare, Dimofirado an ora, chel torre indietro f[ueh che una uolta fcré
ofjrrto e dato a Dio, come , romfendoluoto, la lihera uolunta , credendo fiirfe foterne meglio ufai
re, non efser digiouamento alcuno, non altrmerJe che fi Ihuomo uolefse DI mal toSettO, ciò è',
DI cofx mal tolta F Ar huon lauoro, Ear una luona e lodeuol ofera , Verche non fi d( cominciar
« fir male, ferche nhahhifoi a refùliar lene •
Tu re hmà Jel ^nmo putito certo, iim^jÌMnfOffr/; il r,tlo ri
^ t r ir- • J-ru. C * Rorar con altro. E perche diuide ej/c uoto
Ma perche [anta chefa ,n co d,^enfa 5 » « àJm. fi , do
Che par contri h uer, cho tho jcouertc ; ^^^r^ ^^^^ ^ ^^^^
Conuienti Mchor fedcr un foco a menja ; ^^^^^^^ ^„ ^
Vero chel cibo rigido , chat prejo , ^|,^
maggior t la f u n:til [arte trattai
Richiede ancor aiuto a tua dijpenfa , to,f>ero dice a Dante , degli hoggimni
i^fri la mente a quel,chio ti j^aìefi^j fuo del maggior f unto e fer certo,Wiafey
E fèrmah'i entro: che non fa fcieni^ che a dir cofi affclutmente chel uoto non
SetlTJi lo ritener hauer intefo , fi foffa nfìorare far che fia contra la cUf
fa, lajual fi uede fur de li difftnf, Bea*,
trice uuol che Dante attendahora dalei la refcìution di tfuefìo, che farà il fecondo f unto, E ciò dice
ferfimditudine dal dho del corfo a auedo de la mente, lacjual uuol che afri fer riceuerlo, e che den
m ritenendolo, ue lo firmi, fenhe Ihauer intffc et ajfrefcuna dottrina ndfiifctetia,fi cjueUa in effa
mente o memoria no fi ritiene, E chiama cjuello che del uoto ha di Ccfra detto cibo rigido, ciò e^, du
ro da fatire,ma divelle a linteBetto ad intendere, fcn-^a la diffinitione che affyeffc uedrem fcguire .
rue cofe fi conucngon a la cjfenla Vuol dimcprar il modo che ^
^ n r r- 1 - V. in fermutar il uofo,fero due cof( moprd
D/ quejlofacrificioduna e quella, effir in cueUo, Una e di che fi f^, come
D/ che fi fiir^Utra e la conuenen^ • uiaggi,limofn( yg^guni ecet. E
Queflulttma gtamai non fi cancella , cuefia intende \(r la materia, l-aha fi
Se non fmata 3 ^ intorno di lei è LA mnenfn^.ao e, U mmtmt
yytrotQ Jo Sì ^mtjiit fcfra ji faucUa t
Veròntciffmo fii a gli Eehm
Vur lojferere ; aficor chlcunà ojfem
SI pcrmutaffc^ come fdfcr dei ^
Laltra , che per materia te aperta
Vuote ben ejjcr td , che non ji jidU
Se con altra materia fi conuerta :
Ma non trasmuti carco a la fua jpatla
Ver fuo arbitrio alcun fin'^ la uolta
E de la chiaue bianca ^ e de la giaUa t
Et ogni permutdn\a credi jìolta ,
Se la cofa dimeffa in la firprefi
Cornei quattro nel fei non è raccolta^
Vero j qualunque cofa tanto fefa
Ver fu ualor j che tragga ogni biUncia^
Sodisfar non fi può con altra j^efa ♦
PARADISO
firme, che éa lejpY a la materia ytcK^uàl
firma NO« fi cancfHef, ciò ^, No« ffjjin
^ut max fin a tanto che inttramente non
è firuatay E di <]uffia due che SI fimtJlii
ft [vecifcy eia e', Si tratta tanfo refclufai
mente iifcfYa, ou( ha condole il noto non
pterfi con altro YÌjÌQYare, E (juefto prouei
fer lefpmfio df gii Heiyei , a (juali lojfei>
yir el f^r ficrificio a Dio fu neceffàrio,
Auenga che la copt ofjtyta e facYificata al
cuna uolta fifermufaffe , perche ofjrrfir^
quando danari, quando hiaue , e quando
animali. Onde ne lo Exodo al xxxiiy. f
fifitto, Vrlmitia frugum terre tue offirei
in domo domirìi Dei tui . E nel xHij, de
b^um. Tfixit Dominus ad Moifem, Vrecife
fi't^s ifrael C7 dicet ad eos , ohlationem
meam tir xncenfum meum ofjrrtefeY tempora fiia, agnos, agniculat e cet, l Altra che jfer maiei
ria tè* aperta. Ha detto de la ferma del uoto, che la conuentlon elfaUo che fifa con Dio fffcr neceffi
rio ad offeruarla, Hora dice de la materia, che la cofa promejja ne! faUo, e cjuffta mojira poferfi con
uertir e permutar in altra materia, come ha detto che ne la legge antica fcron gli Helrei , Et hora
ne la nuoua ufi.amo alcuna uolta difir noi chr-fiiani, Arr.rronendo fero ciafcuno a non fc^r difi<0
proprio arhitrio, e fcn'^ la uolta E De la chiaue lianca e de la gialla, do e, Sen'^l me^ dalcunfai
cerdote chahlia autorità di poter ftr fimil irafmutamento, perche farehle , come uuol infirire , di
jìeffun uaìore. Ma de le chiaui dicemmo nel siiij'. del Purg, Et ogni permutan"^ credi ftolta, Non
uuol ancora che la permutatm del uoto uaglia, SE la cofa dimefp, ciò è- , Se la cofa lafciata , di
che il uoto era fiatn fatio, NO« è raccolta, Kon e contenuta NE la fcrfrefc, do è- , Ne la cofa in
ihe il uoto e fiato permutato. Come e raccolto e contenuto il quattro nel fn , Et in fcntenfia , ft la
cofà ne laqual fi permutai uoto non e maggior di quella di che effo uoto era flato- fitto, E quepo ha
dUmojìrato per i numeri, il mede fimo dimoftra hora per li pefi pofìi fu le Mance, udendo che la cofd
fcrfrefa pefi tanto più de la dimeffa, che tiri giù ogni lilancia fcpra de laqualefiffc fofìi contta di
quella, E che COn altra f^efd, do ^, Con altro minor cofìo nonfipoffa al uoto fitto fi^tisfkre .
No« prendan i mortali il uoto a ciancia
Siate fedeli a ciò far non bieci j
Come lepfe a la fua prima mancia ^
Cui più fi conuenia dicer ; lAal feci ,
Cbf fermando far peggio x e cofi flolto
Ritrouar pei il gran duca de Greci ^
Onde pianfe Iphgcnia il fuo bel uolto j
L fè pianger di fe e fhUi e faui,
Qhudir parlar di coft fatto colto ♦
tìauendo dimofìrato di quanto gran carit
co ftal uoto, ammonire ogni huomo a fìi
delmente ofpruarli fntti che fcno. Et alfàf
li ejfir NOn lied, ciò e-. Non di torta tfT
infana ueduta COme ìepte, legge fi al xr.
del lìk de ludid contenuto nela Bihia, cO
flui effere flato figliuolo non legittimo di
Calaadye che cacciato da legittimi fi ^liuo^^
li, andò ne la terra Toh, e fer effir huo^
mo firtijftmo ,ilfopolo d'ifiael loeleffe
principe de la fiua miìitia contra figliuoli d'Amor!, laquali era molto oppreffi. Votòffx coflui a Dio,
the tornando uindnre, lifacrificherehhtl frimo de fuoi che li uenifp incontro • Hehhe uiUoria, con
graniiffima
f
tC
M
mi
l
hm
Eli
S« m
HkC
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V(ì
kco
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Coli»
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Po/«
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Postillati 16
CANTO Q. V r N T 0 *
'^Hììliff.ma ftrage le nimici, f nel fìio rìttrm li urnne inctntro la /ha unica fr^liuola cól timfdr.o
e- col choYO, Affai ft dolfcl faire ii fi mifcro [comò, e la figliuola tnfefcl uoto, lo confitto ad ojfr ;
ttarlo, f iììf a hi, frima che la facrificaffe, dejfe certo femfO da poiey con le ccfagne panzer la fi.d
uirginita . llaual temfo j^affato, fu dal faire pcrificata . Fk cofiui aiuncjue BtecO,cto è, di torto
fno fano inteueito, A La jtta frma mhia, A la fuafYÌncifal offèrta, che fice a Dio de la figliuola^
A^nal era fiu conuenieìite di dir dhauermal fitto m frometter a Dio un tanto iHuito uoto, che
fèruaniolo /Sr {fHÌo, ferche de luno incorfe in un altro maggior male. Et è- molto fmile a juefo
hrror d'Agamen^n duca de Greci ne la guerra di Troia, ìl^ual, come jcriue H:ìmero,jfer flacay
tiiana irata contra di lui, fer hauerle occifa in caccia una ceruia dedicata a Iti, E fer hauer il ucn
io frojfero dandar in tale fj^editione, le facrifico Ifigenia fua figlinola. Onde dice cheìfigemct
fianfe il fito lei uoho, E fece pianger dife tutti ijuetli chudtr parlar Dì cofi fatto colto, ciò è-. Vi tan
io crude! (sr emfio facrificio, Auerìga, che Augufìino al xsiij, de la città di Dio, dichiari quefU
uerita dicendo, che Agamenon facrifico una ceruia, ne hjual diceua Ifigenia effcr frasfiymata.
Vuol adù(jue irìftYÌre,chf fmili uotinoft denno fire, emeno fatti offeruar e, perche no fino accetti^
«fw^ diff>iaceno fcmmmete a Dio, Onde Ifidoro, In m^lìs fromiffu refcinde fidem. In turpi uoto
muta decretum, K!T juod incaute uouifli non fàdas, Impia efìpromiffio (ju^fcelere adimpletur •
Wa dimofirato di juanla impcrtantia fiat
noto. Uova am,monifce leperfcne ano cofi
Sidte Chriffiani a moueruì fìu gr<iut :
N(w jÌ4<e , come penna ad ogni uento *
E non crediate chognì acqua ut laui ♦
Bauetel uecchio fi nuouo tcjìarìjentOy
El pajìor de la chicjà , che ut guida :
Quejlo uì kajli a uofiro filuamcnto ♦
Se mala cupidigia altro uì grida ^
Huomìni fiate ^ e non pecore matte ^
Si chel Giudeo tra uoì di uoi non rida ♦
JSlonfite come agnel^che hfdal latte
Ve la fiia madre e fimplice , e hfciuo
Seco mcdefmo a fuo j^ìacer combatte ♦
leggitrmtnte mouerfi a (jufUi, perche no
ojjèruandolipoi, diffìcilmenfe d foffarr.ù
liherar da loUigo, E che a la fcLie nofìra,
ne dthhe haflar la dottrina del uecchio e
del nuouo tefìamento con la ^uida del fai
fior de la chi f fa , che ne indri^^ per U
uia del cielo, fin^ the haitiamo a fcttOjfCf
ci a lohligo de uoti, E fi pur la mala cupi
dita dfl [enfi ne grida e chiama a fi per
farne fègui far i diletti e piacer terreni, re
ricorda che noifitamo huomini, a cjuali ^
fiata data la ragione, che dette effirfrei
fto a tali apetiti diCcr dinati, E non pecore matte, che uiuen fidamente fecondo il fcnfc,al(jual noi non
dohhiamo credere, a cio chel Giudeo, che uiue tra noi, non fi rJa de la noftra ftultitia, E che non
ficciamo come il fcmplic< e Ufiiuo agnello, ili]ual,per ifcher'^re, lafiial laUe de la madre, che- U
fua filute, e comi atte fiher'^ndo contra fi medefmo KIT a fuo danno,peyche li fiocchi fimilmente,
fer li uani piacer terreni^ lafdanol uero itne^ tfcr la filute loro .
Cofi come chio fcriuo hora, e che ii fipra
Cofi Beatrice a me jcomh fcriuo t
Voi fi riuolfe tutta difimte
A quella fané , ouel mondo e fiu utuo
Lo fiuo tacer j el tramutar femhiante
\?ofcr filcntio al mio cupido ingegno^
Che già nuoue quijlioni hauea dauante i
E fi come filetta , che nel figno
Vercote pria che fia la corda queta^
Coft corremmo nel fecondo regno ♦
ho pofio, beat, diffi a me, FOi fi riuolfi
T\Jtia difitante,cio ^, Tutta piena di dei
fiderio di fialir alficondo cielo, come afi
preffi uedremo che fira, A duella parte,
ouel mondo e più uiuo, cio e, A la parte
Orientale,da latjual & più uiuo, cio è', più
lucidol modo, perche da c^ueVia nafce ogni
fua luce, V h ffy wo/ri YÌffeUi,U ottii
ma di tuU< Ultre fitte parti . IO fuo t^i
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Postillati 16
PARADISO
Qjijui la donna mìa uìdìo fi lieta , Q^Yy 1/ tacer ìi Bfctt, hauenlo fo/Jo fine al
Come nel lume di quel del ft mife 5
Che più lucente fi ne fil pianeta ♦
E fi la jlella fi cambio e rifi ;
Qual mi fido, che pur dì mia naturi
Trafmutabtìe fon per tutte guifii
/Ef D fctrlar che di p fra hahtiamo ueluto,
ht/ha trafmufay fèmliantfyOnie ha itti
to cheUa ft rìudfe tutta diftante e cet, Vo$
ferfilfntio al ir^ge^no cupido e lefif
derofo di faf f re, CHe, doc^, 1I^m<«1 ini
gegy\^y haueagia dauantr nuòue (^uijìioi
ni che le udeua mouere, E Si comefaetta, che nel fegno, Moftra la /or fJita dal p/rwo, al ficond^
regno eh* ilciflo diMercurio, efpre fiata con (jufOa uehcita^che fuolfffer dela [netta y (juands
ferente nel dejìinato fcgnofrima che la corda de larcofifofi, E (juiui dice hauer uedutò Beat, come
ella ft mife NE/ lume, ciò e', Nr la fìeRa dt (fuel cielo , fi lieta, chel Vlaneta, c\o ^, E//S fìtUa di
Mercfe ne frcefiu lucente. Adùcjue la luce di Beat, che ft fi maggior in c^uel fecondo c\tlo,aggiuft
luce a (^uffia fìella, oltre a ijuella che fuol riceuer dal fole, per ejfer Beat, fiu lucente di lui. Onde
nel pconlocanodeVlnf, in ferfonadi yirg.dilei dtjfi, Luceuan gliocchi fhoi più che la /fella ,
E juefìo ftgnifìca,che cjuantì maggior grak di ieatitudine ft difcerne, mediante la dottrina teologi
ca, ejuefìa di tanto fe ne rende femjf re fiugixonda e lieta, e jueBo più lucente e chiaro a lintelletti
nofìro, ilijual da tal dottrina uien di cjuel tal grado di ieatitudine ad ejpr illuminato . E Se la
fletta ft camho e rife, Domanla, che fe lajìtUa di <juel cielo, per laugumenfata Ititia di Beat, efpn
doimmufahile, ft camhio, E Rife, ciò ^, E ficeft più lucente e chiara, comedi fòpra ha dettQ,<iual
ftfice lui, che pur di fua natura ^ PEr tutte guife, ciò ^, Ver tutti i modiy e naturalmente di etd
in età. Et accidentalmente, come per Amore, Timore, per Ira, od altra paffione, franfmutaliìe.
Volendo infirire, chegli ft trafmuta molto più di lei, Perche cjuanto più Ihuomo ua ruminando la fa
era fcrittura, tanto piuftnnamm di (gufila, e confecjuentemente ua cangiando cojìumi e uita
Come in pefihiera^che tranquilla e pura
Tra^gon i pefii a do che uien di fiiori
Ver modo , che lo Himin hr paHura j
Si uidio ben più di miUe jplendori
Trarft uer noi ; ^ in ciafcun fudia ,
"Ecco chi crefcera li nofiri morii
E fi come ciafcun a noi uenia;
Vedeafi Umbra piena di letitia
Ne/ filgor chiaro , che di Ui ufiia ♦
Pcnfa lettor fe quel, che qui finitiaj
ì^on procedejfe j come tu haurefli
Di più udir angofciofa caritia :
E per te uederai , come da quefìi
Mera in difio duàir hr coniitionty
S/ come a fiocchi mi Jùr manififii^
Ver ftmilitudine de pefci,che traggono tut
ti a ijuaìuncjue cofa che fta lor gettata ne
la pefchieray pur che la fìimino efca per hi
YO dimoflia, come tutte l anime di (juelfèi
condo cielo traffmuerdi loro immediate
chefft entraron in (^ueh, e che ciafcund
diceua, ECco chi crefcera li nofiri «mon,
cio^y Ecco Dante, fcjual augumenteia
la uirtu de la carità in noi, perche di (^uel
la, nel foluer \ifuoi duU, potremo ufare,
come uuoì inferire, e che nelfcguente can
io uedremo cheftra, E da tjuefìo nafceua
la gran leiitia , che chiaramente filgoi
rando dice che ufcìa di loro,Onde ancora
difcpra nel ter^ canto a (juejì) jfrofftto
di Viccarda difp. Onde ella pronta e con
occhi rilen'i, la nojìra carità non ferra
porte e cet, VEnfa lettor. Dice Dante in fententia. Se fu uuoifaper lepore (guanto fiffd Jit fierio
chio \ ehhi dintéder la conlinone di <juefìi leati ffiriti immediate che ff ptron ueìuti ìa me, Pf"p,
SE (juel che cjuifinitia, ciò è'. Se cfuel di che hòra (]ui ft comincia a tr.tttare, NOw frocedeffe.
Non fegkitajfe fiu oltie, come tu hauerefìi A Hgofciofa caritia, ciò ^, Noio/^ carefiia DI fiu ulire.
Vi più oltre intender il proceffo ie la cofa, E coft, per lejpmpi^ di te lìejfo, lo uerrai afapere •
CANTO Q.VINTO»
O bene nato ; a cui ucder li throni
Del triompho eternai concede gratta ,
Vrima che la militia /abbandoni ;
Del lume , che per tuttol del fi Jpatia ,
Noi fiamo accefi : e pero fe difù
Da noi chiarirti ; a tuo piacer ti fatia ♦
Cq/5 da un di queVi J^irti pii
Detto mijù^e da beatrice , Di di
Sicuramente y € credi come a D/i *
C^ueflf fona hoYu U faroìf, eh fi f Offa fin
gf ffpyli dettf da un^ di (jufì hati jfiYÌù
inuifanéolo, ffr l<t ragion detta di fcfra,
jt domandare fe alcuna cofa defdera inten
i(Y da loro, Vice adujKjue^ O bene nai
tOy ciò e-y O Dante filicmfnte natò, aU
qual grafia eccede \^Eder li thòniyVeder
i chori e gradi DE/ tricf^ eternale^ ciò ^,
Dr/rf (beatitudine^ PRima chefMandoni
la militiay Terche ft come agliantiLhi Ra
mani ImfeYadori de glie/pYciiiy quando pHcemente haueano militato e uinto linimicoft concedeano
nel ritorno loro a la patria i carri del trionfi temporale, Co/? a jutlli, che filicemenfe militano m
A R * *
li
p A R A n r s O'
^ufffduifd cmyal frinciff iel nmé6 inimico a mot genere hmano, e àe lo uince, fOY)ian}of<if
a U crlefte Roma e amunt fatria^ ^ loro conceduto i thronì le ìettrml trionfò, Ma fclo a Lante
€Ya hra per graùa conceduto di poter ueJer efjl throni, prima chegli alUonaffe tal mtlitia, perche
tffendo anchra neUprefente uita, hifcgnaua che comUuendo la fegititojp fmo al fine di cjueUa .
D£/ lumey i\)e per tuttol del fi ff^atia, Seguita (juefio Jfirifo e dice, cheffì tuUi fono accefi DEllui
me che fi ffatia e dilatta per tutto! cielo, ciò ^,Delo fflen dor ardor de la diuina carità, de Ui
jual tutti i heuti ffiriti fempre ardono e fino infiammati, E pero dice. Se tu defideri chimrfi Jk
noi dalcun tuo duhio, fatiati a tuo f iactre, Cofi dice effirh fiato detto da uno di jueBi giriti piei
tofi epieni di carità e damore, E da Beat, che ftcuramertte doueffe dire , perche effi uolon/ieri luÌU
yehlono, E creder loro come a Di/, perche efifi li rijfonderehSono ti uero, Et è- ftmile a (juedo, che
Jifofra nel ter^ canto a tal profofito, parlanh de le anime, che fe li rapprefintaron nel corpo de U
luna, diffe, Fero parla con effe, CT* odi e credi , che la uerace luce t cet.
io utggio hen fi come tu tannidt Haueua Date notatole parole di tutti (jue
'Nel primo lume ; e che da ^tocchi il traggt , fi^fpM che difcpra diffi,che uenHo efii
Perche corrufca fi come tu ridi t
Ma non fa chi tu fe^ne perche hdggt
Anima degna il grado de la jpera,
Che fi uela a mortai con ^taltrui raggia
Q^eHo difiio diritto a la lumera^
Che pria mhauea parlato : ondtìla fèfift
Lucente più affai di c^uel , cheUera ♦
uerfi di loro, in ciafiun fudiua. Ecco chi
crefcerali nofiriamori, E (jueflonoi ejfo
nemmo chera, perche in lui poriano ufar^
lopera de la carità, in fitisfir al defiderio
chfjft ue deano effèr in lui dintender, come
di fcpra ha detto, dilor conditione, E per
^uefìo ha ueduto poi ancora quel filo fiiii
rito efprfeli ofjtrto per tutti gliattri có tan
to affitto pronto a farlo (.h'iaro dogni e <^ua
lurnjue cofache da loro uoleffi fapere , Come ancora cfueftomedefimo uedemmo difcpra ndter^ can
ìedo a (juefio jf>irito, che per tutti glialtri fi gliera offirto dice, lo ueggio hen fi COme tu tannidi,
do è', Cofi come tu ti ricoueri ep:ifi NEI primo lume, ciò è-. In Dio, dalifual depende princifalmen
te ogni luce, E che da gliocchi il traggi^ Cliocchi che fattriiuifcono a Dio fi fino la fua frefcientia,
come le mani lopere, t!T ipiedi gliaffitti, che nel precedente canto haUiamo ueduto, ferche fino a
principio tutte le cofi fitron preuedute da lui. Vero uedédol poeta che (juefto ffirito ha fiputo il de file
rio fiiO prima chegliglie Ihahhia detto, dice ueder che lo tragge da gliocchi deffo primo lurr.e VErche
r corrufca fi come tu ridi, A ciò che fi manififti tal e ijual tu difierni e uedi, perche fi da fiocchi rJ
traeffiycome uuol inferire, tu ne potrefti tal mio defiderio fipere . Corrufiare proprianiente fi è- tre
molando fiammeggiare, come ueggiamo che fi il fiiocà, e che a gliocchi nofirifar che fiaccial file,
£ fra laltrefieRe ffetialmente (Quella di "tenere in oriente la manina, Adunijue, cofi come (jnefii
iorrufcando dimofiranola uiuadta che in loro, Cofil primo lume corrufiando, dimofiral uero che*
in lui, lljual infefo da heati ffiriii Ridono, ciò ^,godendo giuhlano . MA non fi chi tu f(, Hrf di
mirato a cfuefio ffirito uelere ^ intender lene chegUfi il defiderio fi,o (jual h^t dintender la con
Siion generalméte di tutti loro, Hora mofira, ihe per (jUffio fuo fipere egli non fi pero il particoUr
effer di lui fclo, non che piello di tutti loro infieme. Pero di lui due cofe dice non fipere, luna, ihi
tgli è-,laltra,per jual cagione ha cjuel fico do grado dileatitudine. Onde dice, MA non fi anima
degna chi tufii, Ne perchehaggi il grado de la ffera, CHe fi cela a mortai con glialtrui rag^i, ciò
è^, Lajual fifmle a noi mortali ,o raggi del file, Terchefi come egìifieffi affida nel fuoconuif
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Postillati 16
CANTO Q^V r N TO»
tné, f f\f U ej^ofttmf ìi (Quella ffia Yìmahffm canZ* Voi che initnhnìo ilffY^ clttmzuetr^hi
ut fk coYtìfdYatione U le fcifntif a cifli jit/, che la piatola (iella di Mercurio ua fiu uelatn ie ragk
p del fcle che alcuna altra fi f Da, E e^uefìa ^, ^enhe mai non [i hniam da (ffc fclefc ucfermltQ
hreue jfatio^ E fr^fc tutu la sfìra fer la pfda fcla . QUfflo difsiù DR ifcc a la lurrera, i io ^, Voi
lato a ^uefio jfirito, jferche di fcpra dijjè. Del lume, che per iuttol del ft jfatia Noi fama accefr,
CHe, Laiju^l Imeya, rr.hauea parlato prima, O^de ella fffj. Ver la^ualcofà ella ft fice più lucen
it affai di jueUo chera prima, E ^uefto fer uederfe in fatisftrala domàJa iti poeta, che nelfcguete
canto uedrtmo,^ia indiar é latto de U carità, de lai^ual eh tutta ardeua, come di fcpra dijjè^
$f cornei fil , che fi cela egli flejft Tattofi cjuePo ffirìto fi lucente^chel poeta
Per troppa luce , quandcl cddo ha refi ^^f^y^ detto, fi nafcofe dentro al fio
Le tmperanxs de uapori J^efft 5 F''^> ^'0 h P^r fcperchia lei
Ter fìu lethia fi mi fi nafcofe '*'''f> Comrft.olfir il fcle per la fua tropi
Mo alfuor^Jo la figura fama i f^u<ejuandoiU^^^^^
^ r 1' r 1 • r n r rofc e dtflrutte LE 'emperanZe de uapori
B coft chufa chufa nn njjo/e > U jfeffdap.rUhe afcendo$
Ne/ mo Je , chel feguente canto canta . f^/^;, Jo/? tr^
<ffc fcle e U ueluta nofira, temperano infirma la trippa ecceffiua luce di quello, che la foff.am fcf
frire, E coft chiufa chiufa tjuefta fanta figura dentro dal fuo raggio dice^ mi ri^ofe mi molo e ne
U firma, checanta e dichiara il figuente canto •
CANTO SESTO
Vcfàa che Ccnjlantm laquila uolfe Kìfi^^ondeh j^ìrito,che nel precedente con
Contrai corfo del cìél , che la figuh to fera offerto al poeta, a li due duhi, che
rietro a lamico, che Lauina tolfe , ^Ithauea moffi, t prima mdii
Cento e cerno anni e più Uccel di D/o ^°/^^^^^' '''^ dichiarando feelfr
Ne lo flremo d'Europa ft ritenne "t'f'^T '^/^'"^'''^^^^
. . , ^ / . r- de laquila condotta da Enea dt Trota in
Vian a monti de quai prima ufao t luliì, haue a oouernatoV imperio in Con
E fitto lomhra de le fiere penne pantmpolì,doue fffc aquila eraper lo ffa
Gouernol mondo li di mano m mano 5 ^-^ j,-^^-^ j,- anni prima flata condotta
E ft cangiando in fu la mia perucnne ♦ confìantin:^ , E come <^uiui, uenuto a
\a uerafide di chrijlo. Dando al fuo Bflf
lifm la cura de le armi, hauea coretto e rìfirmato le leggi . Voi fi lunga dgreffone in dimrflra
re, nuint:^ effa aquila fia dhauer in uenerafione, e guanto ficcia male chi la uiìipende e jìratiaj
liarrando le innumerahli uittorit, t7 infniti gloriofi trionfi chepermolfifuoli fino già flati co'.
figuitifcUO di (jUfRa, Et ultimamente uien a fatisfir al fecondo duhio delpoeta, ilc^udè' la cagioi
ìif perche egli ha ^uelfeco^ido grado di leaiitudine ne la flePia di Mercurio, Voue medefimarr.ente
iice effer lo ferito di RomeO,éelf.<al di fitto nelfi<olu:>go uidremo . Y ^^f^^"^ ^^'^ Confi^r.tin
Ujuila uclfe. Prima che Ciuftiniano uenga a manififìarfi al peta, iefcriuf la tranilatione de Vlm
ferio fàttaper Conftantlno da 7<oma a anfi^tinofoli, dicenh. Voi che Confiarìfino VClfc Ucjuii
la, laciual ^ linfigna Je l'Imperio, COntral corfo del àeìo, perche ,tf corfc iel cielo è' da Oriente
in Occidente, e Conflantino, conducendo U({u:lada Roma in Tracia, la uoìt'c centra il fuo corfi,
andando da occidente in oriente, CH^ ciò è-, ll^jual corfo, LAfiguiò, Seguì tffi ^---juìla dietro a
lentia Bnea juando Henne da Troia in-l/aìia, dout tolfi poi Urna fiphuo'a di Latino . Ma di
n
K Mi
PARADISO
Cùnjìantm licemma rtfì xix»f d'Enea nel feconiù de Vlnf. Giufltman^ nacjue luna foreRa
éi editino, Z!r a lui fucceiè ne l'imferio lanm Dxxy. di nofira falute . CBnto e cento anni
efiuy Ahnjnepiche C:ìnjì<iintino u:ì^]t Ujuila contrai corfo del cielo, E/J2 aijki(ay che pereffir
deJicaU a GiOHe è luccel di Dio, Slritenne^ci^ è-, Si W/>o/ò più di due u^lte cen'O anni NB le/ìre
iwo d'Europa, ter"^ parie de la terra, cÌ3 e , in C:inftanfinopdi ultima parte di quella. Perche dal
tempo che Cùnjìantino fi tranffiri da Roma in <jueHe parti, fino a la creafme di Qiufiiniano, ui
forièro ccxiiij.ami Vicino a monti di Troia, da juali era prima ufcifa, Perche Troia uicina al firet
io, non è lontana da Conlìantinypoli più di ci. miglia, E uicino a moti dice, perche fcpra di (juelli
fogliono laauile hahitare . E Sotto Icmhra, ciò è', E [otto la protettione e cujìodia DF. le [acre pen i
ne. Ver efjer L(juiìa, ome hahhiamo detto, facrata a Gme . QOuernol mondo li in Confìantinoi
poli DI mano in mano e fiaceffiuamente duno in unaltro Imperaiore, che xiiij» fitron a numer%
JaConjtantim ad effoGiufiiniano, E co fi cangiando dimanoinmano ,peruenneìH fitla mia^
do e-, Infii la mia mano , che tanto uien a dire, che ancora egli fu Imperadore, come più chini
r amente fe^uifanio , ue iremo hora che dira .
Cejàre fui, e fon GiuHìnmo ;
Che per uoler del primo amor , ch'io finto ^
Dentro a le leggi truffi il troppo el uano:
E primi ch'io a loprd foffi attento 5
Vna natura in Chrijlo ejjer, non pìut
Credcua ; e di tal fède era contento ♦
Ma il benedetto hgapitOy che fùe
^ommo paflcrj a la fède ftncera
Mi dirizzo con le parole fue ♦
Io // credetti : e ciò che in Jua fède era
Veggio hora chiaro , ji come tu uedi
Ogni contraditime e Jnlfa e nera •
Nonpoteua Qiufìiniano meglio,nepiu Ire
uemente ef^rimer chi egli in ijuffìa uita
fra flato, che nominar fi dal puhliio nomt
che uhauea U fidato, per che Ce fari fono dei
ti dal primo Ctfdre tutti gh Imperadori,
E dalpriuato, che in queRa fe nhauea por
tato . Dice adunque, lo fili di la Cefare^
E (jui hora fimo Giuftiniano, Ctìe peruo
lerdel primo amor chio finto, cioè, ili
^ual per uoler Jiuino, moffc da fcmma cM
rifa, che- Umor chio finto in me, Trajji
fiiorilL trojfpo, cù è-, il feuero,Eluai
no. Et il fiijferfìuo dentro a le 'eggi, Peri
che raccolte tutte lantiàe leggi de Remai
fit, le riduffe in hreuiffimo uoìume, E ejuetle a comune utilità, con fcnma dilgentia gafiigo e cori
Yeffè, lecjuali fcno hoggi da lui dette Imperiali . £ Prima chio a lopra. Prima cVe CÀuftiniano
mettefp mano a cjufjia ofera, era ne lerror di ([ueìli, che credon chrifìo efpre fiato fcUmente furo
huomo. Onde dice che credea ejfcr in lui una fcla natura, chera la humana, M<r che Ag^fito Ro^
mano fommo pontifici, ihe fii nel Dxxxwdimcflradoli il fuo errore. Lo iiril^o con U fi.efaroìe 4
la huona e [incera ftìe, E cofi dice chegìi li credette, E che cjuello iheli diffi, ueieua ."dhora chiai
yo in Dio, Si come Djnte uedeua ogni contraiitione efificrfàlfa e uera. Come per figura, chi dicefii
fè, \dio è' omnìpotente, e non e* omnipotente, fare cotraditione. Ma luna parte fareUe uera, ciò h"^
the Dio è* omniptente, E Ultra fi! fa^ do è', che non fljfe omnipotente .
ToHo che con la chkfa mojfi s piedi ,
A D/a per gratta piacque di fpirarmi
Lalto lauoro \ e tutto in lui mi diedi ♦
al mio Beltifar commendai larmi ^
Cui la deììra del ctel fu fi congiunta ,
Che fcgno fu, chio dcuejjc pofami^
\Aoflra Giù fiinwno,che immediate degli
pi fktto uero e cattolico Chrlfiiano, e che
fi mi fi a figuitàrla finta madre chiefif,
che a Dio fiaiCjue dir fi^tr crii e rKettfrli in
éfmmoil fimmo lauoro de le lfg^>f àe
tutto fi He de a ijueUo, CommenJanio le
hrmi alfuo HtSifm, Aljual LA defira.
CANTO SESTO*
Hor ciuì a h quijììon prima fif punta do-e, ufir'^ìeìdftomoflrafJpYePai
La mìa rìfhofìa : ma la ccnditme ^'f\ ^n^^^j^ ^ ^ hj!^
Ut jlrmz afi^uitar alcuna gmnta ; cheg if^ourfPpofrrr u.c.ra^^^^^^^^^
V ^ y 6 é> ietta. Velqual Belfm, f if fuoigl^
Vmhc tu ned. con quanta ragttm f^^,! coZ de Co^hf Mor^^ tvn^^o
Sì moue contrai fcicro Jmo [egno , ./^^^^^ j^^^^^^ ^^^^^ Ire, mente Ctan
E chil /appropria y e eh a lui fippone, tlff^vf. delfimhlikielefuecro^.
niche. Ma ihi fiu Sffitfmente ne uolejfe federe, E cme ia lui frincifalrr.entf, ffft Cotti, dofo mi
te feYicoUfifJhne e morialifjìme guerre, fhron del tutto cacciati à'Ualia, lega tjuel lihro intitolata
Le guerre de Gotti . HOr ijui a la ^uiftion. Seguita Giuftimano e dice, la nìia YÌffojìa a la tua
frima(juifìior.eSAffuntaijui,cÌQè', Ta (juifunt:), e non fcguita fiu o'fre, Vaia unditionf àt
ul mia rif}>^fta, ferche in (juella tho toccato alcuna cofa de lacuna, m flringe afguitare, oltre a
U rijfofta, alcuna giunta, fenVe tu ueda O' irJenda con (\uita ragione ft moue centrai fiero pnta
Ccgno éejfa aauilà, E Chilfirfrofria,cio è-, E chi ufa ielfiiuor ài (juello, con-.e di nfciirofria,cotr^
iefuoi auuerfm, cme uuol infirire che ficeuano ^Hhora i ChiheUini, E Chi a lui fqpne, E cU
lerca li fkili contra,come fkceuano i Guelfi, Et e farìar fer Ironia, ciò e',fer lo contrario, Wo.en
ioinfirire, chejpndo e^uffìo fcgno comune, f^ceua mal chife Ic^fjfrofriaua, e mal ancora chtfeghof
tonerà. Come fiu chiaraméie uelremo che dira in fine di ^uefta digreffione. Et in tema uuolinft
tire quel meìefmo,che in tutta (juella fua ofera intitolata Monarchia fi sflr^ difnfuader a cicfcu
tiojio e-, che ne le cofe tef orali ft detta fmf re ohedir a Vlmferio, hauedoh comandato Vio,Comt
g tal propfito uedém:^ nel [(fio del Turg.in cjueQaltra fua digrflfwe Ahifcrua Italia e cet.Oue dice,
Ahigéte, che dourefli effcr deuota E la^c^rfeder Cef^T in la feda Se len intedi ciò cfcf Dio ti noia .
VeJi quanta uirtu Iha fhtto degno voV«ia ^^^f^^^^^^^^
Vi reuerentìa^.e cominao dalhora, Pofegnodelac,uila,Pgn.^^^^^^^^
\ \ - J V . . ferio,fiadaeffìrreuerito,honorato,a'
Che vallante mon per darli regno . iJtoinrregio, Vien Ireuemente a nar
ru fai che fece in Alba fua dimora yare tutte le l\orio[euittorie, che fermoU
Ver trecento annt,^ oltre m fn al Jinty ^. yj^^y/^^^ configuite fctiodital
Che i tre a tre pugnar per lui ancora . pgno comimiadoda (iuella,che!:h Enra,
E fai chel fé dal mal de le Sabine (he lo conduffc in Italia, contra di Turno,
M dolor di Lucretra in fette regi lai ifual ft< morto Vallate figliuolo d' Bui
\ incendo intorno le genti uìcine^ ÌYO,cheffr darliilre^node iafin:,comt
hehle pi cheTurno fii occifc fer E neayera
uenuto in fu:^ fiuore, di che tratta liuio nel frimo lil. de la j^rima deca . Morto poi Enra Afcaj
niofuofipliuohUciol regno a Lauina fua matrigna, efofe Alha lunga lajual fitto talfignoju
foffdutalo fhatiodicct.anni da xiii/. lifcefi fer fucceffme da effe Enea fino aNun.itore,
Lafi^l uoladelquale genero di Marte Romuh, che fofe Roma,efiine primo Rr. A Romuhfuci
ceii NumaPoLh^^^ i'^'^' .^/t-Afcm>. conu^nutofi
cuefti due pop/i, che tre Romani e tre Alhani dicideffiro con le ,rmi tanta lite, e che cjuel pfoh
cJaniajn a laltro, che lifuoi tre rimaneffm uincitori, Eurcn da la farte de Romani tre frafeUt
mratu e da la farte de cliallani tre fmilrr.nte fratelli Curiatij' . Di rimanendo ulti',
mamentefuferiori Glmatij, Tulio non fclammte comando a G iaìlam, ma ruino la loro atta
edidueppolineficeuno,Ondel peta dice , chel fegno de laciuila ficefer ecc. anni fuadirn.ora
in Alta, e fiu oltre ancona fin che i trefugnaron a tre fer ijueOo ancora, E di^uefro tratta ima
nel mchfimoluogo di fofra letto, E c^fi ancora de la rapina fittaperRomulodeleuergimUf
PARADISO
Unefnydlùy lì lucrefU hnna <ii Collutm, uhUta U S^o Taraum figlmk li Tayauhf
Suferh fctìimo ultima Ke ii Rom^, cmUto di cj^^eH^^ pry ,al uiolentia, da luìth^ Bruto .
ìli fette regi, pmhf a TX Ha/?/7n ier^ R^ che di fcfya hattiamo dftio,fmfd^ Amo Martio,
tr a lui Tar^umo Prifo, cr a Tarcjuino, Seruio Tullh , t!r a Tullio, il detto Tarauin Superi
h . Vincendo intorno le genti uicine, perche juefli fitte Re non dilatt^ron l'Imperio loro che fa
\mente tra uicini popdi, ^ueOg di che juejio ftgno, uenut^ òe fu Rom^ fato limmio e makf
prato de Confili, non fi uolle contentare .
Zai quel:, eh pomio da gU egregi Seguita Ciufìininno in dir le uittorie, che
Romani incontro a Brenna , incontro a Virro , ' ^o^nani confeguiron fottol figno de la^ui
Incontro a glialtri frìncipi e coUcgti. Icjepyma di(]uellacontrnhrrnnoDuc<i
Onde Torquato , e Cluintio , che dal cirro ^"^^ ^ì^"^^* ^'^^^^ ^^^f'f"*
T^egìetto fii nomato , e Deci , e VaU ' '''>^«'^^ Alea^chedffcUjfe
Bebher la fama , che uvlcnticr mirro . ^''"^ dal Campidoglio infuori, doue
E/fa atterro lorgoglio de gli Arabi j "'^ T r """T" ^''"''''^
Che di dietro td Uamhale palfaro Non^^^^^^ talfi^o uintt cr
^ 1 n j- 1 fi' OccifidaVurioCamtUOfdt che tratta Ili
Lalpelhe rocce, Vo di che tu labi. uio al Quinto de U prima deca . IN coni
Sotto effo gmanetti triompharo ^ p -.^^^ p,-^, ^^-^^^-^
Scipione e Pompeio ; ^ a quel colle j me di lui fcriue vlut. fono flette daitar
Sottoìqual tu nafceHt , parue amaro , i Tarentini, pafso in Italia contra de Ra
mani, dajuali ulttmamentt fu cofìretto-^
e )f>etialmente per opera di Fairitio, a partirfi da (fuella , In contia a gìialtri principi e collegi.
Saria troppo lunga hifloria, chi a pieno uolejfe reftrire tutte le uiuorie che i Romani confi guirò in
iiuerfi tempi e fottolimperio dipiu Duchi e Dittatori con (fuefio tal figno . l^a di Tito Manlio Tot
quatOy comeeffendo contra de Latmi,facejfe occideril proprio figliuolo per hauer comlattutò coni
tralpio inftituto', auenga che del nimico haueffe riportato uittoria, E che ne la jùa giouine^^ hai
• ufjfe lilerato il padre da certa accufa datoli da Vomponio, E/ a tattaglia fingulare uinto un firoct
Bariaro prouocante , tratta l iuio al fittimo de la prima deca . È Quintio che dal cirro , Lue»
Quinf, Cincinnato, Cofi nominato, come dice iiVet.dala inculfa e mal compojìa cOYna,fccond(X
the di luifcriue liu. al ter^ de la prima deca, E/fendo in grUiffima necefp.ta de la Romana Rep.
tolto da Urato, e fitto contra de gli Bijui Dittatore, ^iiril'mente comhattendo co nimid , [Ale di
lorogloriofef uittoria . E Deci, Puk Dee. padre, e collega a Torijuafo ne la ejf editiòne contfa de
lafini,che difopra halhiamo detto, E Puh. Dee. figliuolo contra de Galli, Sanniti, Cimiri e iho
fcani, comefiriue liu. al x, de la prima deca, per la Rfp. Rom. combattendo, e uedtndo dai loro
(Orni la la ttaglia piegare, uotando i propri corpi a gli Di/, e fra nimici uirilmente infrondo, con la
morte loro laffaron dcfiuno al fuo collega de la battaglia la compiuta uittoria . E ?ahi, Auenga
che moUi nefijpro a Roma de la famiglia de Fati eccellenti in arme, Nódimeno,ifiu fimofi fiirm
Quinto FalM:>fiimo, e Quinto Fah. RutiSano, Quinto Fak Ma/fimo adÌ4<jue,C0me d luifcriue
vlut. e liu. a! fecondo de la ter'^ deca. Dopo molte rotte che i Rmani haueano riceuuto d'Uanr;
tale, e/pnJo contra di lui mandato,fclocolnon combattere, e tener linimico in picciolo Jfatiori^,
flretto, mofiro a Romani la firma da poter uincer un tho nimico. Pur che dal fi^o fuccff/cre Marco
VarronefilJe fiata firuata . Quinto Fabio RutiHano, come firiue Uh. aUiij. de la prima deca,
^jfenio Maefiro de Caualìeri, in ajfcntia del Dittatore Papirio Curfcre, e contra del fio inftituto,
C5baUe^,Virfc,efitgo lefferdto de Shitì, Trionfi; de Pugliefi e Nucerini, poi de Sabini,de Calli,
< degli orniti ie Marfi e de Th^fcani . Heller la fhma CHe mletief mirrd.dQr^U^ual hora
ime
CANTOSEStO.
ìmffYihY Romrf«3 che fiiiy uaUntitr canfcruo, VenU, fi cQWf la m'xru mfcrun i orfi Ì4
f utrefàf me, Co fi U/ima confcrM ì nmi ia Qhlmone,E ijurfio e- iòuemeie a Ginfiimtno^ffY effr
in f^f! grado ài heatiiuiine attribuiti d (Quelli, chfjfenioft faehniemntt re la uìtaaUiua flfinii
tati,haufan:ì IcfciaO al móh chiatM finta di lm,come difettai ufdymo . ESfo aUmo lorgo^lio h
oli \rahi, AT terrò, ci:ì Mando a terra, (jurjìifegrìy de lacjuila, lorgoglio e lafujferhia degli
J{rahi, che con altre iiuerfe tarlare natmi faffaron dietro ad Hanihale Cariha^itìefc umndo lon
tra de Komani , U^feftre ròcce de manti che diuidono Italia la la Callia, DI che, ciò ^, Le leejua
li aìjefìre roccf , T V Po lali. Tu fiume di Po cadi , ^enhe tra (jueÙe nafce , come uedemmo nel
ce Vlnf. E uìen da lahr Uherif, che in Latino fgnifica caggrr e fdruaidare , Ejufito dice
fer dim:^ftrarfr:ìf riamente, oue effe Hanihale fafo le deHe aljfepre rocce . SOtteffc giouanetii
ir:m}haro. Trionfo ftttoeffc fcgno il maggiore Sapone giouanetto de l'Affrica, oue uwfe i Carf
thaginefi lo Hanihale /or duca, E Pcfeio fmilm e te giiìuaneUo, trionfo di dìuerffOfoli OYtétali,che
fcggi-igo al pofolo Romano, C(^e de lunù e de laltropiue p/k/.ET a tjuel colle farue^ amaro, fctto ih
Voi preffcl tempo , che tutto! chi uotle Dimoftra, che auicinandof pi la marna
Ridur lo mondo a fuo modo fereno ^^rho eterno, E ^.r/?o uolen
Cefare per uoler di^oma il totle: dd MucerdrnMf.ofi^^^^^
t 7 £ J r .7 D.H/. ltcemodo,ìuh(iCefcire,PB.ruùlerdiKo$
E quel, che fi da Varo wfm al Re«o, ^.,,,o^,p,,,o/l.,.c/./pHo Rem..
\Jhra uìde ^ Uera , e uide Senna ^^^^ ^^^^^ ^^^^ ^ ^ ^
Er ogni uaUe , onde Rodano e fieno ♦ ^^^^^ • /^-^^y^i ,f,^ ^owÌ7ti< , dii
Qwel , che fè poi chgU ufc) di Rauenna ^^^^ Iffrouincte oltramontane, chfffc Cet
E [alto Rubicon -ifit di td uoloj fiire fer y.anni continui fcg^iogo al Pop
Che noi feguiteria lingua ne penna ^ loRomano, che in fcmmafr, corneali Jief
in uer la Spagna riuolje lo fluoìot fo refirifce ne fuoi comentari , ognuna de
Po/ ucr Dura'^o , e Vharjaglia per coffe le tre farti de la GaRia , la Germania e
Si , che al Uil caldo fi fintir del duolo , la Brettagna, hoggi ietta Inghilterra .
Mtandro e Simeonta ,onde fi mojfi , ^-^'f^^^^^^
E mal per -Tolomeo p^i fi fi fiojje . ^ j^^^^^^^^ j. ^fp i^le ^ua,
Va onde [cefi filgorando a Giuba : ^ ^^^^ ^^.^^.^ ^ ^^^.^p
Poi fi riuolfi nel uofìro occidente , ^^^^^^ ^^/^^ ^^^^^^-^ ^ /^^g^ in
Oue finita la Vompeana tuba ♦ p^^^^ y^^^ ^,7^^ y^ro e pume,ihe diuit
if la Gallia da V Italia . ìieno nafce re
ph PlueZZi. e paffa per li Germani . ìfira corre fer la GaQia, e mette nel Rodano . Hera fafjh
irU.rancia f^aTorf^grcffff^mariuiera. Senna f affa fer m.^c Parigi . Rodanonafce
ne le ahi, che diuidono i Sauoini k gU Elue^^i. f#f^r/o lap di Gineura, a Lm,fey loV.lfi
nato, ^atoccarlemurad'Auignne, f^ifcUo d' Accjua morta in Prouen^a^r^^ette in mare. R^M
ione fajfa a Rimino. Antandro e Simeontafcno fiumi diTracia, douegiaftì Troia .
ri quel , che fi col haioh fcguente, Oiuftiniant^ t^f
BrL con Caffto ne VLnfirno latrai ì'^fl' PP' "^''"''^
4
^^^^^
PARADISO
E Modena e Vmgtd fé dolente, Horcdicfii tjuflde fi cefar Augufl^
V'iangen anchor la trìjìa Cleopatra^ fuoalouiuo Jr^linolo , che fuccfàe-Aki
Che figgendogli inan\i dal colubro Komano imperio , OrJe éi ^kffìo tal
La mone preje fubit^na ^ atra » ^ pino iuf,Dl ijhfldeficolfgifenfeU
Con coHui corfe infm al Ino rubro : ^> <^olJcguf>ifffoYfatorf Jf/fcfis
Con cofìui pofel mondo in tanta pace % ^'''''^ fr'^'^
Che ju ferrato a Giano il fuo delubro. ul'^'S ^^^^
J come ne lultmo canto di ijuello ufJemf
mo, Fercle Oti^uiam in uenietta eli Cefi
re, conJuJp e Inno e lalfro in Theffaglia a J^jf erata morte. Tornato foi in Italia, affcdio Moiana,
f jpoi Perugia, oue alcuni de la congiura cantra di Cefire fcrar.o firfificatt, e luna e Ultra cittd fre^
fc e facchegaio occidendo tutti ([ueRi de la congiura. Onde dice che fi dolente Moiana, Uc^ual heUe
fey lunga fiitica, E Perugia per fitrme. Onde Lue Verufmafimes Mutir.xq; latore • Vicleofa^
e de la fua dijf erata morte, chefrefe DAI colubro, ciò è', Vfilfcrjfr, dicemmo neh, canto aV
/'!»/". AL lito ruiro, ciò è , Al mar roffc,jrerche dop la morie di Cleopatra e di Marcantonio, occu
fo tutto l^ Egitto daljual e contfnufol detto mare, E con cofìui pfc ^Jueflo pgno il mondo in tanta fa
ce, effend 'fine fitto monarca, CHelfùo iiluSr9, ciò è', Chel fuo temfto fii ferrato a Giano antichi fi
fimo Ke d'Italia, ll(fua!e, per la fua fcmma giuffit a, dopo la morte fii connumerato tra diui, e fu
lifittol tempio de la pace, llijual atlhora fi fcrraua, che nejji.na guerra era per lo mondo , E cjuejìo
auenne (re uolte, La prima fctto Numa Pompilio, fecondo Ke di Koma , La ficonda dopo la prima
guerra Pun. La ter'^ fctto d'Ottauiano, del^ual hora parliamo, Ma (juffta fiì pace uniuerfdle,pef
ehe a Dio piace^ue di uolerla fkr aUhora ancor con Ihuorrio, Pero mando in iluefìo tempo il fiiofìglit
polo ad incarnare, mediante laffra paffme e morte de!<jua!e,ne fcgui la redentione di tuttol genere
humano, che per lo peccato del primo parente gliera prima per molti (ècoli fiato inimico ,
lAa ciò ; chel figno , che farhr mi fiice ,
inatto hauca prtma, e poi era fhtturo
Per lo regno mortai , che a lui foggjace 5
Viuenta in apparen'^ poco e fcuro ;
Se in mano al ter'^ Cefare fi mira
Con occhio chiaro ^ e con ajfetto puro x
Che la uiua giuflitia , che mi jpira ,
Li concedette in mano a quel , chio dico ,
Gloria di far uendetta a la fua ira •
Hor qui tammira in ciò y chio ti replico*
Vofcia con Tito a far uendetta corft
De la uendetta del peccato antico y
E quandol dente Longobardo mo^fc
La finta chiefa ; fitto a le fue alt
Carlo Magno uincenio la foccorfi ^
Ha Clufìiniano fin a (jul iimoftrato y«l
te glori^fc uittorie erano fiate confeguife fct
io! figno de lacjuila, cominciando da <jueh
la chehie Enea, chelacondujfi in Itala,
contra di Turno, Poi fcguifando in cjufUe
ihehhono i fette Re che prima fi'.ron a Koi
ma,Voi ijuelle fctto i con fcli,f retori, e diti
tatori Romani, Et ultimamente fctto Giui
lio Ces, AugpfÌQ primi ìmperadori,Le
eguali, lenche ciafiuna per fc e tutte infe^
me ftffiro grandiffime e prejariffmeynon
iimeno dice, che tutto cjueUo che cjuffìo (è
gno haueua fitto fino aGhora E Poi erafit
turo. Et era poi per douer fire , Ter lo rei
gno de mortali, che fcggiace a lui, Vluen
ta foco e fcuro in apfaren'^, ciò ^, Taf
hefiapoco, onuDa, SE con occhio chini
^ cTìfjiapjLo, onuua, E con occhio cmf
ro, fio p-. Se confano intelletto, E con furo e fitncero affitto fi mira in mano A L ter^ Cefire.che
fii Tiherio Imperaìore, fctto delc^uale fi crucififfo chrifìo nofìro reUnt ore, Percì-.e a ccflui fi poi
fio in mano di poter fir la uendetta contra degli Hetrei de la fua afirìffma morte, la cju al far elle
fiata uittiriafopru ii tutte laltre uittorie, quando chegli haueffe, come poteua, intraprefi ii uoleri
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Postillati 16
C A N TO S E S T
UfSft, Onlf lue, che la uiua Gii^jìitia, m è, liio, CHe mi jf ÌYa , l/j«<tf mi ietta hora (jutfld,
'ihi^ ti «rfyyo, liconcelette in mam gloria diftruenietta A La fua ira, QueEa chaueua tmefut
ìa QonUa deffi tìfirei, fer hauerli ocafo ti fuù figliuolo, La<jua' uevdetta ftce pi Tito, come iicem^
montlxxi.delVuig. E fu uenìetti itla uendetta iflanticofeccato , ftrche ^occUenk Jitoglt
nehei, e mettendo la fua città ad ultimo eftnminio, uédico la morte di chrifìo, iljual con fffajù*^
mòrte huea uendicato in fe jìeffc lantico feccaio deprimi farenft. Ma come giujimejite foti^/je chri
po effer uendicato, uedremo nel fcguenie canto rfprne nato duhio al foeta, e da Beat. rffcluto,E fef
tjuefìo Giufìiniano lattando hora di tal ufndetia,ferfÀr attento il foeta reflica dicendo , Hor ^ut
lammìra e cet, E f ianiol dente longobardo morfe, Ticca Ihifìoria de longchardi,ìjuali hauejt
do per lo fj>atio di fiu di ce. anni tenuta Italia, e quella in gran farte defolata, Vltimamrnte Carh
Mxgno, come Imperadore, ad infìantia d'Adriano fecondo fontifice, la uenne, fctio dd ffgno de lai
^uila, aliherare. Ma de lorigine defft Longohardi, e de la faffcta loro in Italia, tratta Gian Villa
ni aUij. del y. Uh. de le fue croniche, E de la hieration di jueUa {tr Carlo Magno al xi. di tal lih
Howci/ pwor giuitcdr di quei cotdi
Chi accufcii di fopra-,c di ìor filili^
Che fon cagion di tutù i uoflri mali ♦
Lun al publico f(gno i gigli gialli
Opponete Ultro apj^ro^ria quello a parte ^
Si che forte a ueder chi f iu fi fiiUi ♦
fraccian U GhiheUin jfnccian lor arte
Sotto altro fegno : che mal feguc quello
Sempre , chi Ict giuflnia e lui diparte :
E non labkata eUo Carlo nouello
CoGuC'fi fuoi^ma tema de gliartigU\
Che a più alto Icon traffcr lo ueHo^
'Molte fiate già pianfir U figli
Ter la colpa del padre t e non fi creda
Che Dio trafmuti larme per fi^oi gìgli*
Hauendo GiuPiniano dimofìrato ^uam
degno di reuerentia fa cjuejlo fgn:^ de la
(juila,ffr tante glmofffme uittorif fiate
confcguite fctto di quelle, dice hjjaa Dan
te, per condufone , chegli hoj^gimai pud
giudicar di (juei cotali , chegli accuso di
fcpra, (juando per Ironia diffè , Perche fu
ueggi con (Quanta ragione Si moue coni
tralfacrofanto fgno e cet. E lorfkl
li, CHe fin di tutti iuofìri mal cagione,
Perche da le partialita di juei cotali Jefen
deua la ruina di tutta Italia, cpfonenco i
Guelfi I Gigli gialli,c-o di Tran
eia, per ffpr cjueUa la fua infgna, Alpa
hliiO fegno, A lo Imperatore, il fgno deli
tjuaì e- lacjuila , che fgno puhìiiO dourid
effcre, £ Ultro apfrofria Q Vrffo , ciò P-,
EfTcPuUico Ccpno A Parte, Siche difuUico lo f^n parti ale, E ^ueftfono i chMin:, E ck di /oro
mlu, iniifo. dice effrfvrte e difal cSa a dfcernere . EAccian U GhMin fcaanlor arte
vi, hefci GMiìoglianfir ^ ufar ìarte lorode la^arUad^ta comr fno uan ,.he la deh
hn arCo tahrofegnc, chAtto c^ud delac,uila, ciò ^ che la faccino col f.. or ialtrt .he con c^ueU
lo i^ferio Jpeihefm refguifa c,uel\nom.le, chi d^artee diu.ie la g.fl.Ua E lui , cr.
K^ehgicomiuL^^^^^
etcr n uli e folam.ente falrirìa giufùtia, afariM.rnte le uoghe /ft E Mon /.tt./ .
l calo noueni Co Guelfi fuoi, Infendenlo di CarlofcoMugha, chera de la cafa , ,rn
rj.u K. /.u , ' / ,^ .1^ r^C^-^tf^ti^ a In lYYìtff tapperete Cari
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Postillati 16
PARADISO
cftf inpuftmfHtefoffeìfa, Uaual cofafarehif^fcn^ iuhk^ mmta Jo]po1ul, d1(ulfyto fuo fipì^i
mio, Sf A rrip Impera Jore. chna in ui<t per anelar a ijuella imprtfa, tìonfiffl a Beneuem ftm
freuenutù mor^e , E Non fi creda effe Carlo feconio, cHe per fuci gigli, ciò che [erfuoifit
nori , chegli prefli a Guelfi, Uio nafmmi larme , ciò è, Kimoua U<fui^a, e fàcciala ejpr tìien
uiuoriofa di (juello , chera fina per lo tempo a iietrOy Lajual a<fuila p-, come iifcpra ha ietto, il fito
facro fanto figno , hauenio maffmamente fitto ii (jueUo fitto uenjetta cantra àe gli Uelrei , de la
morte del fuo figliuolo, O ueramente, che più mi piace, che Dio, per fm gigli , frcfmuii LA fini
arme, la fua ir\fì&\Ue giufiitia, Idijuale larme chegli ufa femore uerfo di c^ueìi, tht uiolentemen
te occupano glialtruijìati, come uuol infirire chfffo Carlo fecondo ftceua éhora a l'irr.perio il Reap
me di Puglia , Donde ueggiamo che ultimamente i gigli ne fono flati da Usuila remoffì .
Quefla ficcicU flelta fi correda
Df buoni Jpirti^jche fon flati attiuì\
Ver che honor e fuma lì jucceiax
E quando lì àtfiri foggtan quìuì 5
Sì dìfuiando pur conuìen che i raggi
Del uero amor in fu poggin men uìut^
Ma nel commenfurar de nojlrì gaggi
Col mertOj è parte di noflra letìtìa ;
Verche non lì uedem minor , ne waggt
Quinci addokifce la uiua giuflitia
In noi lajfetto ft , che non fi puote
Torcer giamai ad alcuna nequjtia\
Vìuerfe uoci fknno dolci notct
Cofi diuerfi fiann'i in noflra ulta
"Rendon dolce armonia tri quefie rote ♦
f(ijj?onde hora Ciuftinianù a la feconda
manda del poeta, latjual fii de la cagione^
perche gfiera dato cjuel fecondo graJo dì
hegtitudine ne la fieBa di Mercurio, Et in
fententia dicf, cjueflo tal grado effìr dato a
jueUi, che ne lattiua uita firano eccellente
niente in gualche uirtuofa opera effcr citai
til, per confeguirne honor e fama , Come
uu:ìI in firire chauea fitto lui nel corregi
ger de te leggi. Et auenga che ^ueffo non
fta il dritto fine, perche Ihuomo deUe ceri
<ar di configuir la uirtu pergiouar a fi fri
ma e poi al proffimo fuo, tfpndo (juefta ue
ya carità , e non fer la gloria del mondo ,
hìondimeno^perchel defiderio de Ihonor e
ii la fama nafie da notile e generfo anii
mo, il poeta nzn uucle chfffi fiano fin^
gualche grado di merito , ma dehaUino
degradi minori, che quando fi fiffiro mojft da '^elo di carità, per effir ifuefla la più eccellente , e la
fiu meritoria di tutte laltre uirtu, haueriano ancora meritato molto maggior e più fi,premc grada
di heatitudinf, E M poeta intenda, che la defiderata finui fia atto mtntmo,fi cmprendeper c^utì
h, chahhiamo uedufo nel xxiiij, de la prima cantica, oue inperfcna di Wirg. difft, Homai conuien
che fu cofi ti/poltre, che figgendo in piuma In /ima non fi uien, ne fitto coltre , Sen^a Ujual, chi
fua ulta con fuma e cet. E da la miferatile efiflidiof^ pena che nel ter^ diial cantica uegpmo per
cmuerfi hauer daJo a Quelli che in neffi.nauirtuofx opera fcrano effircitati, Onde diffi, che mn fiif
vnai uiui, echeranoinuidift dognaltra forte di dannati, E chel mondo non lafciaua effcr fiima di /»
ro, Ma cjuellt, cj^ma haueano Ufciato ii loro al mondo, Auenga che fifpro flati Pagani, uedem
tno nel <juartodt tal cantica hauerli fofìi in luogo ameno luminofi CT alto. Onde in Perfcna di Vif
gthodi ordilfe, lorratanominanla,chedilorfuonafunelatuauita,Cratia Mcauifla nelcitl,
chefighauan^. Queflo diciamo ferrijfondera (fueUi, i^uali uogUano chel poeta dica (io che non
7 *rf''''^'ìì'^ ^0^' ^^'^rio, il confe^uenteferlan(ecedente,cio che dicendo fima,im
tendeffedi dir uirtu, mediante Uquélefi consegue poiU iuona fi^ma. Vice adunque , qVeflapiii
cm
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AtfragrtinOt
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Postillati 16
CANTO SPSTO.
Alfra^Ydm,nòn ha ii iiametYò fin di ccxxxif, mi^lh, che- ieU xwiij. farti luna lei iiamiroii
tutta la terra, perche tnUol dimeiro Ji (juell a y fecondo effe AlfYa^ran:),è' fi mila ci^cjmentQ mii
gìia^ Sì correda, do ^, Sadorna, ferihe arredi frofrlamente fi domandano cjueBi, che fi danno <r
(e jff}[è ijuando ne uanno a maridy ne (juali fono comfrefe le uefli, le ^ioie, le collane ,ecofe firrìilif
ii che la jf^fa fadorna, come Giuftiniano dice che fi (juejia fieSa de buoni Jpirifi CHe fcno fiati atti
fti, ci:> è', I ejuah al mondo fi fono effercitati in ofere uirtnofe, ferche li jucceda honor efiima, come
ii fcfra è' detto, Et a ragione pone (juefiifimili dentro J corpo di (juefìo pianeta, per efpr fmìlmen
te attiuo, Onie ueggiamo che li fcno atiriluite Lleapieii, Et i poeti fingono che fa il nuniio di
Cioue, Et attrihkijconli la elocjueniia, latj^al è nectffma ne lo ftile a chifcriuendo uuol confegkir
fima . E Qtiando li dìftri poggian cjuiuiy Mofìra, che cjuandol drfiderio tende a Ihonore rfr ala
fima del mondo, SI difui:indo. Co/? diparteniofi da la dritta uia, lacj^al faria dimetterlo in Dio,
e no ne le moniane cofe, Conuien fur CHe i raggi,cio e, che Lof trationi DE/ uero amore, ìl^uai
P' de la carità, VOggìn men nini, Sa^'ino meno accetti a Dio, come uuol infirire , perche fi come
haUiamo di fcfra dt ffo, Ir uirtu fi dehhono ricercar principalmente per poter giouar a fe prima, t^T
di altri poiy in che confifìe la uera carità, lacjual oltre a tutte laltre uirtu r più accetta a Dio , MA
ftel cómifùrar de nofìri gaggi, M:>fìra, che cjuantÌAcjue efft non halUno upto,iOme doueano, hperà
ie la carità, mediante lacjualefarehhno afe fi a più ftipremo grak di ieafiiudinf, che noniimeno
rfft amano tanto la giufìitia, che uedendofi effer giuflamenfe premiati f con àoì merito, e non più ne
meno, juejia tal giufiitia dice ejpr parte de la letitia e heatifuéine loro,Onie fguita, MA nel cerni
furar, iioè', Ma nelmi furar infume , DE nojìri gaggi, De noflri premi^che tato fuona in lingua Trci^
fè,B no de nofìri giuli,'.omaltri hanno detto, COlmerto, Con (jue[lQ,che mhalhiamo giufiaméte
rneritato,e parte DI nofìraletilia,cio h'. Di noflra heatiti^dme. Perche no ueggiamo efp fremi effr
minori ne maggiori de meriti . (^inci adoìcife la uiua fittia, V ien a dimofìraYe,che (juffia uii
M e uera giujìitia ufcta da Dio aJolcifce et atirahe a fc tito laffefton loro,che tal fua affrtti:>ne no fi
fuo torcer ne piegar giamai AD alcuna necjuitia, Ai alcuna cofa iniqua, com.e frette cjuadoeff uol
geffero Lffittione a maggior grado di heati'uiine di <\ueRi chefft hano, e che giuf{amete,fcccìo\me
rito, e fiato loY Iato da Dio, perche Idffrtto loro farelhenó giufto ma depraucto , Vluerfe uoci f^nno
dioici note, Ottima ccfaratione,per laccai dimofìra effcrneceffario, che diuerf filano e gradi di ha
titudine douédo efpr per fitta, Onde dice,che fi conu diuerfe uocifinno DOl ci note, cioè', Dolci can
ti, CofiDIuerfifanni, Diuerfi gradi tra cjuei cieli, icjuali perche girono chiama rote, Rendon àokt
armonia, laju d cefi, fi nÓfiffe, com.e uuol infirìre, (armonia nèpofrelhe effir per fitta,, cofifoco,
cornei dolce canto, (juando defittiue, o meno in numero fifpro la diuerf ta ce le uoci, che f li couen
gono . Ma de larmonia, che refiulta nel uoltar di juefìi cieli, uedem.mo di fpra nel primo canto .
E àmro a la prefinte margarita
Luce la luce di Romeo di cut
fu lopra grande e heUa mal gradita ♦
Ma i Vouen\ai , che ficer contra lui j
Ko« hanno rifo : e pero ma^ camìna ,
Qual fifa danno del ben fitr altrui ♦
Q^uattrcfiglìe fcci?&f , e óafiuni reìna
"Ramondo heringieri ; e ciò li fice
Roweo perfi)na humile e peregrina:
E poi il mcjfir le parole hiece
A dimandar ragione a qucjlo gtufio ^
Che gliajfigno fitte c cin^we per iteai
chiama MArgarifa, ciò è > Verla la fieli
la di Mercurio, Dentro da lacjual iice che
luce, LA luce, ciò h. Lo fflendore di Ko
meo, Scriue il Villani al hxx^dj. del vr.
lil, de le fue croniche , che nel tempo di
Berlingieri Conte di prouen'^a, ìlcjuc.l dice
ejprefì^to huon compofitor dt rime ne la
jùa materna lingua, Capito a cafc ne la
fi^a iorte un peregrino, che ueniua da S,
IftfOpo, E che per non hauer uolutQ mai
mamfrfìar il nome fuo , ne di (jual patrié
fififfe, Tu da tutti domandato fmpre Ra
mfo, che tanto fuona juantoj^nf frinii .
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Postillati 16
PARADISO CANTO S E S T O* ^
Ih J/ fdrtìfi pouero e uetujìo : coflui aiurnjkf iice^ che uejenh la ^ati
E fel mondo fipejfe il cor che^i hchhe knta M Conte, fi jtrmh nr la fia corte ^
Mendicando fua uita a fruirlo a frujìo j E f^^^^^f fi dimoftraua effcrmlfù accom
Affai lo loda^ e più lo loderebbe ^ tir AueiumhumOyjù amato affai ialui^
^ /f c^/o general puernatore ài tutto lo fta
tòjliOy nelijuaì fcmjprejt maritfnne in fionejlo e religiofo hahito, e the in foco tempo accrelle in ire
dopi ìrfiie intrate^ E perche haue^a guerra col Conte di Tùhfaper certiloro confini, fi ce tanfo con
la/ùaprujentia, che Berlirjgieri a granii ffimo fiio honore uenne al difcpra de la guerra, E che ha
uendo (Quattro fue figliuole fcn'^ mafchio alcuno, Turon tutte, per opera di Komeo, maritate a ^uat
irò Rr, CIO e , la jprima a luigi V.e di Prenda, che fu poi canoni'^ato per fanto, laficonda ad Ar$
rigo d'Inghilterra, La ter'^ al fratello deffo Arrigo, che fii eletto Ì<e de Romani, la (Quarta a Caf
lo d' Angio fratth del detto luigi Re di Francia^ che fu Re di Puglia e di Sicilia, h che di fanti
f fi grandi leneficij fatti al fuo fignùre, egli ne fit remunerato di non minor ingratitudine. Perche
haufniofi Romeo, mediante le fue huone opere, concitato contra ^per inuidia , i haroni , efft firon
creder al Conte eh' gli haufua mal ammimfìrato le cofe fue, E che per (juefìo lo indujpro a dimani
darli conto de lamminijìratione di cjuflle, lejuali hauendoH egli dimofìrato cjuanto grandemente
erano da lui fiate augumentate, E come di pouero fignore chelhauea trouato , era diuenuto ricco e
fofpntediffe, chegli la mercede de la fuaferuitu di tar/t anni li yeyiunfiaua , ma che li dfjfe il fua
muleUo, il hrdone, e la fua tafca che uhanea portato, E che pentitofd Conte, tfX auedutoft del fuo
errore, non uoleua lafiiarlo partire, m non uolendolo egli più feruire\ fi partì e non fi feppe mai
douefandalp,fii da tutti tenuto per homo fanto, E maffimamente, perche non pafso molto tempo,
che Dio, in uendetta di lui parue che permett effe che Cerio d' Angio, genero deffc Conte , per cai
gion de la dote de la moglie, uiuente mhora lui, li fogìieffe lo fiato, e differgfffi lifuoi Prouen^i
Baroni, che di tanta ingratitudine erano fiati cagione. Onde dice, ch^fii dhauer fatto contra di Ro
meo, non hanno rifo, maftanto, come uuol infirire, Perche mal camina chi de laltrui hn fare fi fi
i mno, come haueano fatto coloro del hen far di Romeo, No» hauendo idio uoluto laffcr impunita la
lor perfida malignità e malitia, Mct de la patientia di Romeo in tollerare tanta ingratitudine dice,
iheffendofi partito dal Conte pouero e uecch o, fel mondo fapeffe il cor chegli hette dandar mendicfn
do SVa Ulta, ciò è, il pane, delcjual fi uiuea, A Prufto afrufio, A peffoapeffc. Affido lodafer
laltrefue note uirtu, ma più lo loderete per (juefia de la gran patientia chelhe , E perche Ihijìonni
ferfefieffa rendei tefio fàcile e chiaro, altro non ne diremo .
CANTO SETTIMO.
Ojànna fanctus Veus Sabaoth liei prefente canto fi contiene , come Ui
Super illuftrans cìaritate tua uendo GiulUniano finito il fuo parlare,
^elicei igncs horum malahoth : che nel precedente hahliamo utduto, e ri
Cofi uolgendoft a la nota fua tornato con ghaltri jffiriti , cherano con
fu uife a me cantar cffà faflanza^, iui,alufatocanto,f]?arironuiadalauei
Sopra laqual doppio lume faddua x ^""^^ ^'^^^'^'] '^1'''^ '1^'''^'^ f'' ^'^f'*
Et effa e laltre mojTcr a fua dan\a : l^r^^Mone la mente alcuni duU , ciuan
E quaft uehaffme faiÀe ^ ^ J'^'''''' ^TT '''\
y^K-C 1. j-ri- jn ^ diamela morte di Chr.fio, e quanto al
M/ fi udar dt ìubita diliania^ ^r^u ;ii *.ì ..j a Tr ì-a
- , . / .J -..V mdo dt tal redenzione, mojtraeJUrlt ftp ti
lo dubnaua ; c dtcca : D///e dille v,rrì,.*i r- . - j
j-iì j- "«^ '^'"'^ yflciutUaBfat,proua)ìdo ancora con (tue
trame. Me diceua a la mta donna j fii la immortalità de lanima, eia refurrt
Che mi dijfcta con le dolci Jlille ; tion de corpi . fr ofannafamtnt
PARADISO CANTO SETTIMO*
Md qucllct reuenntia , che f indonna
Vi tutto me pur per B e per Ice)
Mi rìchmuaycome ìhuom che ajfonna*
T)fus Salaoth, dUffle fcm le farolf» eie
fìnge hauer ufad CinPitìiano nelrifonaf
a YifigliaY il canto , lec^uaìitant^ fuomi
770, (juanfo O Saluafore , che la tua
hcfoUrf a mh riami ì^ime ìi ^ufflifitici ngm, B,r,>J,m /IfW, V^rjr of.„vo in ìmut
tì4rea ^ mio <r Af <,Mr,m S^ìu^re, Onie Ijkh mlpiìo Je kfufiim'ogir iuf , S.ìuific<,
rxUuii pvulm imm uri Mum mmhrK. Saholh è un, if x. n.màf^h hehn «ttubmu^m
» Di3, chetanti f^on^ cuonf:, fffcraM UuirtK, Onde ^fcritlon^tplm. Dominai mrtutum irjf
eftre, glorie, Malahth m nehre.è^ IM^a dire <ju<,n!^in Unn.mrmregmrum cO^.Ji ^xe
lìi . CO/; uchenhft A L« nolafua,à, è-, A Ummi<t ieìfua am, ,l<ju^ì Cwli-.m^ro,
ferfarUy «/ fcel,, hfueo inUrrMo, Onde di ffra nel cjuinfo <anlo dtfe. Si uidio hn pudmiUt
^enim Trarfi uer mi, tX in ciafcunfuiia, Ecco chi aefw li nofiri mori . F V ni|' , Vme
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Postillati 16
PARADISO
if w umdYf ^SfafuPan^i ciò fffc GiuPiniariOy cheta nera pPari^y ccrnf Ji TtccarSa eh lai
iYf c\)fYcim con lei uelmmo che liffe iifcfyd nel tey^ canto. So^ya Uijualfiiflan'^ SAÌiua,
éuaye e' duna, 0 iifiu cofe fkyne iue, C7 adota cjueUa cofa (ale uien ai fjfcY ioffia^come il foefg
uuol inftYÌYf chf fetafàtio illuYne e lo f^lenàoY ài Giujìimatio, E ijueflof feY la yagione eh iicemi
mo ijuaft in fine iel (juinfo canto, oue difp, Quefl^ dilfo dritto a la luYneya, che fYia Ynhauea far
iato, OnìeìlajxffilucerJepu affai iitjiieUyAeya, Edi (fuejìoYenie Uy* Giufliniano gYdtieg
Dio, hauendoli dato cagione iifoteY uftr con Dante la uìyìu de la cayifa, de lacjual (gli, come difo
fYa difpy aYdea, Ondechella ferie Yendeua doffiaYr.ente lucente e iella, ET effa fufìantìa e lalfye
cheyan con lei MOfpY,cÌQ è'. Si mopeyo A Sua dan'^a, hauendo detto canfaYe,feYche la dari^ fè:c^
cOYda col canto, E Qu.aft uelocifjtme ^u.He, Quefìe fuftan'^, cjuaft cOYne fifpYO fauìUe uelociffli
me, Mf fi uelaYO, Mi fi celayo DI fuSita dijfan'^, peyche in unjuliio fi fiyon tanto difìanti e lonta$
ne da me, che p le feydei di ueduta . IO dulitaua, Haueua Dante notato lejrayole di Ciufìiniaf
no, (juando nel fyecedente canto diffe,che la<]uiU covfe con Tifo afiiYuendetta de (a uendetta de Uni
tico peccato, KfT eyali nato duiio, fe chriflo fa tendo morte fu legno de la croce, haueua giuff ameni
te uendicato in fe fìeffc lanfico peccato deprimi parenti. Come poteua Tito giufìamente hauer uendi
tato la morte di chrifìo negli Helrei che lo crucifìpero, Efrd p fieffc penfaua di uoleyne domani
iar Beat, Ma per la gran reueren'^ che le portaua, non arìiua dirgliele, lacjual timidità conofciu
U ia lei col duiio infieme chera in lut,fimope fcrridendo, a dichiararglielo, Onde dice. Io dulii
Uua^ e fra me dicea^ Dille diHe , dille dicea A La mia donna, ciò e, a Beatrice , CHe mi difieta
che mi tolga la fete, tr il defideyio jual ho di chiarirmi di tal mio duiitare COn le dolci ftille.
Con le fue dolci parole. Mi cjufUi reueren'^ , CHe findonna ,cioe' , lajual Sinfignoi
rifce di tutto me, P Vr per B, e per lce,che tutto infume Bice,pfrche fecondo alcuni, cofi per fini
copa fi domandaua Beatrice (Quando uiuea, Come ancor il Pet. pone de la fua Laura in ([uel Son,
Quandio mono ifij^iri e chiamar noi, che Lauretta per diminutiuo, e non Laura fife domandai
fa. Et infintentia dice, che cjueUa reuerentia che per tal nome finfignorifie di lui , lo richinaua e
ficeualo tirando al dimandare COm.e ìhuom chaffcnna, Comeft. lhuorro che uien uinto dalfcnno,ili
f^al ufa di chinar e non dal^r la tefta, E com.e fk chi domanda de la cofa che non fa, e che defiJei
rapperla. Voteua adunque più in lui, come uuol inferire, la reuerentia chefortaua pur fclamenfe
al nome di Beat, chel defideyio chauea dipfer del dulio.
rocofcfferfe me cotal ?^eatrìce^
E comincio raggiandomi iun tifi
Tal , che nel frco fkrìa Ihuom jilict :
Secondo mio infiUikile auifo
Come gjujìa uendetta gtuflamente
Vunita jvffcythai in penfier mìfo t
Ma io ti Joluero tofìo la mente t
E tu afcoha* che le mie parole
Di gran fintentia ti fiiran pefente ♦
Conofàuto Beat, la fmìita del dimanda
re tfr il dulio chera in me, SOfferfe foco
me cotale , ciò ^ , Non fati che io ^ef:e
molto cofi fcjfefc. Perche lofficio de la Teo
logia è di leuar altrui di duiio , e non di
fiffiir che uifìia occupato, E raggiandoi
mi dun rifo tale, che fnria Ihuomftlice nel
fuoco, Perche le diuine cofcforgono ,feni
^ comparatione , moUopiu giubilo e gaui
dio a létnimo, chel fxioco od altro tormento
y non può inferir di \ena al corpo , Come di
toren^fti la grata e dimolti altri nhalhiamo lefiempio. Comincio a dire SEccndo mio'infifU itile
ttuifc, ciò e-, Secondolmio incomprenfilife e uero giudicio, per efier la Theologia findata fclamen
te fu la uenta chè^ folo idio incompren filile a infinito, THai mifc in fenfiero, come oiufìa uen
iettafifsegiufìamentepumta, Et è il duhio, che di fcpra halliamt detto efier nato al poeta per le fa
fole di Gwflimano, Ma io Ti fcluero, ciò è-, T; difcogliero tojìo la mente , lajuaì tu hat Ugata a
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Postillati 16
C A N T Ò S E T T T M
^«fjTo ìulìù, ctr/ìe uuolinjiriYe^ E fu afcdta, fcle U mie farolf tiftran fYffcnfe t JotlO ligra fin
^etU, In tal firma fiièh attéto il lettore yj^ihe nuefto è'-KMO defiu difficili duti che Jlain teologia »
Ver non fojfrh a U untu , che uuóle
freno afuo froie , qudlhuom , che non ndccjuej
Dannando ji danno tutta fua prole ;
Onde Ihumana j^etie inferma giacque
Giù per ficoli molti in grande errore ,
fin che al uerho di D/o difcender piacque y
V la natura , che dal fuo fattore
S*era allungata , unio a fe in perfona
Con latto jcl del Juo eterno amore,
Hor dri^ai uifo a quelychor fi ragiona t
Quefìa natura al fuofiittor unita ^
Qualfii creata ,fù fincera e buona:
Ma per [e fìeffa jù ella sbandita
Di p.iradiJo j pero che fi tcrfe
Da uia dì uerita^ e da fua uita^
Volenh Beat.fclueril duhiù a DanifiCO
miyjcia ddl frincifio de Ihumana generai
mr.e, ciò e-y da Adamo noffro frim^fai
dre, che fii Ihuomo che no nacque, f erà e
non fiigener^ito da cOj^ula carnale^ coYitt
noi ftamoy Mrf fclamente creato da Dio di
/o/o. Adunque Adamo fernonfcff?ir f re
no, A Sto frode, ciò è-, A fio utile, A
La uirtu, che uuol freno, E qutfìa e- la
concufifcMe, che uuol effcr raffienaf^i,
coft come ancora la irafcihile, juado faffa
i dehiti termini, Dannando fc, DAnno
tutta jùa prole, che fiiYon foi quelli che
difctfm da lui, Ondf S. Thom. in prima
Sec. Secundum fidem catholicm firmiter
fjìtenendu, (juodomnes homÌKff,prefer
fclumchrifìù, ex Adam deriuati peccctù
ùYÌginaìe ex eo contrahuni . Ua di tal [reno, il poeta fìeffc ancora nel xxix, del Purg. a la! propoi
ftto parlando, e ripréden Jo Ardimento e temerità d'Eua dice, che la doue uhidia U terra eì cielo
Gemina [eia e pur tefìè- firmata. Non fcffrrfe diftar fctto alcun uelo, Onde Ihumana ffetie giacque
infirma nel peccato giù nel mondo per molti fecali m grande errore, Perche no fii conofdufa,fenQ
dapochi, la uerita, lacjual uUimamentt uenne chrijìoa dimofìrate. Onde dice, Fin che al uerho
ii Dio dfcerJer piacque, V, ciò è-, doue la natura humana, che per lo peccato d'Adamo fera dilun
gaia da Dìo /ho fattore, V Nio a fe in peyfcn^,Vni a la perfcna fua diuina, COn latto fot del fuo etef
no amore,cio e. Solamele con la uirtu de lo jfirifo fc.nto nel uentre di Maria yirg,Onde ne lafdu
tation di Gahrieh, Spiritut fcnctus fuperueniet in te,et uirfus alfiffmi olum.hrahit tihi, E non per
copula camicie, tome noialtri. Onde Augufì.nel x.fcpra del Gen, Ncnomnirnodo chrifìus fiiii in
Adam et alijf patrihuf (juo nos ihiftiimus in Adam jccundù fcminc.lem ratione, et fccundu copulati
uam Cufìanti^, chrifìus autem nofuitin Adam fccundu fcminalérationemfcd fclum fccundu copti
ma ctjepu in Adamo prima ere feu-aijt ,i.ijtr, ^eipna c t;>dun», kjh^^ j^^^^^^, s<j
tura unita Al fuo fntiore,cio e, a chrifìo,([ualella fii crfata,fii fncera e huona, MA perfe fìeffa,
ciò è-. Ma fer proprio fuo difiUo,eEa fii pureshandifa di Paradifc, Phro chf fi forfè, lio e-. Perche
fi yìMo da uia di uerita e da fita uita,cio è , Da Dio che dife diffe, Bgofun uia ueritas et uita .
fi YÌleUo DA uia di uerita e da fii
La pena dunque , che la croce porfe j
Se a la natura ajfunH fi mifura^
"Nulla giamai fi giuflamente morfe t
B cofi nuUa Jù di tanta ingiura
Guardando a la perfona^ che fcjferfe,
In che era contratta tal natura^
Vero dun atto ufiir cofe diuerfex
Quefìa hora la refclutìone del duUo,
peYche hauHo dimofìrato de in Dio eYai
no due natuYe,cio / , la diuina, chera na
tuYale in lui, E IhuYr.ana, cheglipeY cedi
dente shaueua tfffunto dice, che fé tonfide
riamo in chrifìo la natuYa fiffunta,cio e ,
Ihumana, Ntffunapena morfe,cio e\Nef
funa pena tOYmcnto mai più giufìmfntt
A 5
, PARADISO
CU d D/oey a Giudei piacque una morte: ii nuein^ àej^Yfek muìntui^vtYch
Ver lei tremò la terranei del faj^erfi* hdufnhfffahumana natura f^ccatc^ fra
No» // de horamaì parer più fòrte , giujìa c^fa ancora chfSafadsficfffe al fio
Quando fi dicé che giuHa uendetta Ma fe mfiimamù alaffyfona ii
Vofcia uenoiata fu da ótufìa corte, ^'"^ ^^"^fi' innocemiffima ehiera in
la<iualfo^ffe ffan m^rie fmhe in In era contratta tal Umana natura, nrffuna Àfa fù mai ii
tanta ingiuria, e che meritajfcfiu aj}ra uenieua, E tfutfla quella che giufamtntf ftlf Tito con
tra iegh Helrei, E coft iunatto, ufor iiuerfc cùfi , feyche a Dio a Oiuiei giacque una morie
ihffu latto, W a Dio, moffo ia carità , feria falute humana. Et a Giuieiffr inuiiia, chefitron
iiuerfc cofe, cìj è , contrari fini, PEr lei, do e' , Ver effa mone. Tremo la terra, fi come fime
Matteo al xxvy'. Marco al xxv. e luca al xx/y. £T il cielfaferfe, che per lo peccato ie primi paren
ti nera /iato ferrato . KOn ti ie horamai PArer più fine . Parer più iuro e difficile ai intender
ve quando fi iice, Q^e giu^a tffn ietta, quella che fice chriflo fu la croce ie lamico peccato, F V
poi uengiata, Vu pi uendicata DAgiufta corte. Va giuflo principe, come fit Tito contra de Qiui
dei , che ingiuftamente haueano occifo chrifto ,
ìAa i ueggio hr la tua mente riftretta
Di penfier in penfter dentro ad un nodo j
Vel^ual con gran difto feluer faf^etta^
Tu dici j Ben dìfcerno ciò chi odo .
Ma perche Dio uoleffe, me occulto,
A noHra redention pur queHo modo.
(luefio decreto Jrate^ fla fipuho
A gliocchi di ciafcun j il cui ingegno
Ne la fiamma damor non e adulto.
Veramente però che a queflo fegno
Molto fi mira , e poco fi difcerne 5
Viro perche tal modo fit più degno ♦
td diuina bontà ^ che da fe fperne
Ogni liuore, ardendo in fe sfauiUay
Si che dijpiega le beUe'^e eterne ♦
Ciò che da lei fenia mei^o difìilla.
Non ha poi fine ^perche non fi moue
La fua imprenta , quando eìlà figiUa ♦
C/o che da e!Jà fin:^a mezj) pioue ,
Libero e tutto 5 perche non foggiaci
A la uìrtute de le cofe noue .
Ve confórme ^ e pero più le piace t
Che lardor [amo, che ogni cofa raggia^
Ne lapiu jmigltante.e più uiuace.
Affoluto lun ÌuUo,Beat. uele Dante efjèr
infrafo in un altro, ilqual e^ , fenhe uolfe
Dio a la reientione humana ufar queffg
molo ii maniar il fio figliuolo a prender
carne humana, a patir tanta f^rao*
ignominiofa morte, Volenio inferire, che
a lui no ioueano mhare infiniti altri mo
ii ia poter più ageuolmmte fkr queflo me
defimo , Onde iice. Ma io ueggio hora
Rllìretta, ciò e\ Tutta unita infieme la
tua mete ii penfier in penfier DEnfro ai
un nolo, Ver hauer ietto riJiretta,Ver}fr(}
ai un iuhio,Velqkal effa tua mente f^jfet
ta, SOluer, ciò e\ Diffduere iifnoiare
con gran iefiierio, fer ejpr, come già più
uolte haUiamo ietto, innato ne le menti
ìioftre il iefiierio ii fapere . Tu dici,
BEn iifcerno, ciò chi oio, ciò e , Ben ini
tenio tutto quello che tu mi ragioni, feri
chegiujìa uenietta fvjfe giufiamente um
iicata. Ma emmi occulto e celato , perche
<t la mfira humana reietione idio uoleffi
tr eleggejfepurfolamente quejìo modo ii
mondar il fio figliuolo e cet, A queflo rii
fionde Beat. Che perche Dio uoltjjeufar
quefìo tal modo a la nofìra redenfione più
^ I- .1 1. - ^ ^^P'^^^f^^lcf^n altro, elTer naCcoRo a tutti
fR./Vior , Erateh, qsjefi, iccrcto.QueflomifleriofiafipuU^^ /,,,^^,,
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Postillati 16
CANTO SETTIMO^
iUfcm, il cui inge^m NOw e aiuh, Nc« e fYopffò N£ U fimma ImùYey Ve U uvrtu hìd
carità, VfYchf ifutjii tali non f ojJSno con lingfgm fenetrar a U co^mtionf di guanto intenfmenie
Idio ama Ihmana creatura, E chffer falute ii (juella, f \tr infimarla dflfuo éiuino amore, ({uan
to ponto fareile ai e^orft mn fclmente ai una, ma, jè hifc^najfe, ai infinite ajfriffme morti.
Quello chefclamétffuz intenifre chi e tn tal diwMO amor aiulto, che rariffmi fcno, Oniefegui
la, VBramente fero che a (fuefìo f(gno,cio e , Perche a linteRigentia ii cjufjìo duhio. Si mira mot
iòter u^lerlointéiere, E fi éfcernepco,ferche fochi fcm ancora juelli che ariono ii carità, Dlrh
cerche tal moiofii fin iegno e conueniente che alcun altro, Bt arguifce in ciueftafcntentia, LA ii
uim kntit,cìo e , liio, CHf averne iafe ogni lime, llcjual rimoue ia fe ogni inuiiia, Arienio
infeii carità et amore, CHe fbiega e mantffaleierne helle^'^e, che fono fuUe le creature che ,ter
fialmente jùron ne la fua iiea, o uogHamo dire, la fua iiuina mente, do che ia lei it}Ìi[la,Ct9
de ia elfa iiuina honta iefeni,fcn{a me^, ferche alcune cofefùron create ia UtofcnZa faritafa
ime ie lefeconie cagioni, ma immeiiate, come furon gliangeli e cieli, e fcno lamme humane,Al
ire ne creo col me<c iefjefcconie cagioni,cio e, col me'^ ie la uirtu ia lui infiif^ ne lefleUe come
furon e corfì humam, gMmenù,glìanimalihuii,gliarUri,\e fiante, contuUelaltre co,e conte
nute retto ie cieli, e froioUe ia la uirtu ie lefte[le . Le create ia Dio immeiiate eftn^a me^ fcn,
eterne, e mai non fi 7orromfono, Onieiice che no ha foi fine, ferche LA fua mfrenta.cioe-, la^
fua impreffone, Lacfual la ragione e1ìnte[letto,c{uaio eUa figlila. eja non fi moue ne mutami,
' .. ^ 11 .-.c-.^ r^i^ 0(Ci'nirUdYd. fc\mfle co\€ crea,
ni^viii
luaimfrrtoneyLaquaie-iaragwn^riim^>*'r^^,^>-»^^^--rs'"'^ i ir tw /Jlu'uìiì*:ÙCp/«v
KeniLfefim:h alfuo creatore immoUle et infinito . do che iaf^. Bickar^^ come le cofi ere. ^ Qpj^ - r'*v
te ia DioUa me'^, oltre ai ejfcr eterne, fono ancora liiere, cioe^ hano Mero arhtrto ferche ,^ ^^^^
.,rr.^.n.L.J:a..i:^(i,..^*;.^.r;.U l^suali ^Uarna cùCe nuoue da le operaiiom loro, che (cedo le -po '
no Ceno LflfteaMuentie ie cieli, Uguali chiama cofe nuoue da le oferanom loro, che feccia le
fiaPionie tifi ft rinouano . Vlu h ccfirme, Sono ancora, effe co/? create fcnla melc,fiu ccfirrni
ercmipliantia Vio, Terche fcno eterne come lui, E confccfuentf mente lifia.enofiu Penhe Mot
lim iela carità CHogni cofa raggia, UìualtuUe le cofe i\ìufìra, h Piuuxuace, E liuuelemenit
g maggiore NE la fiufmigliante, ciò è , In jueda, chèjiufmile a lui .
5Ì ym^K
Di mtt quejle coje fiuanta^gta
Lhumana creatura *y e funa manca ^
Di fua nobilita conuien che caggta»
Solo /] peccato e quel , che la disfranca ,
E faUa dtffmile al fommo Une ;
Terche del lume.fuo poco fmhianca*
tt in fua dignità mai non rìuiene j
Se non riempie , doue colpa nota ,
Contra miì dilettar con gtufle pene »
%{a ItmoPrato de le cofe sreate ia DiJ
immediate e ftn'^ mt^ hanno,oltre a tut
te laltre creature, juefte (juattro froroga
f iue, ciò e, che fcno eterne ,fino lihere,
f iu fi confìrmano a Dio, e f iacenh fiu *
Hora moflra che la creatura humana, fef
hauer (anima rationale, lajual / una ii
tali cofe create immeiiate ia Dio, S Ai
uamuggia, ciò è", SauanZ.a et accrefce ii
^ ^ i^uefìe ijuattro freminentie, oltre a tutte
feri DE/ lJ,rfuo,ù, , Ve UrJcr k U mit* SlmhiSca, S.aeniefoco, BfeM fucato
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Postillati 16
PARA
V>oltra natura quando pecco tota
^el feme fuo ; da quefìe iìgn'nadiy
Come di Paradifo fu remota t
Ne rìcourar potìenfi fe tu badi
Ben fottilmente^ypcr alcuna uia ,
ScnT^a paffàr per un di queHi guadi j
O che D/o Jolo per fua cortefta
Vimcjjò hauejje ; o che Ihuom per fe ijp
tìauejfe fodi'sjfhtto a fua fiUia^
ficca mo [occhio per entro labijjh
Ve leterno ccnfigUo quanto puoi
Al mio parlar dfcretamente Jijfo^
ì^on potea Ihuomo ne termini Juoi
Mai fodisjhrj per non poter ir giufo
Con humiltate ohediendo poi ,
Quanto difubidiendo intefe ir fu fot
E quejla è la ragion y perche Ihuom fite
ria poter fidisfir per fe difchiufo .
Dunque a Dio conuenia con le aie fut
Riparar Ihuomo a fua intera uita *
Dico con luna , ouer con ambedue ♦
ìAa perche loura è tanto più gradita
Ve loperante^ quanto più apprefenta
Ve la bontà del core , ond'e ufcit'a j
La diurna bontà ^ chel mondo imprenta^
Vi proceder per tutte le fue uie
A rileuarui fufofu contenta t
Ne tra lultima notte el primo die
Si alto 5 0 fi magnifico proceffo
O per luno yO per labro Jù,o fiet
Che più largo fu D/'o a dar fe Heffo
A far Ihuom fujficienfe a rileuarft j
Che fe Ihauejfe fol da fe dimeffox
E tutti gUaìtri modi erano fcarft
A la giujìhiat, fd figli uol di Dio
^on fi)jfc humiliato ad incarnarfi
ISO
Ha Beat, ftr h Ifcorfo fìtto ììfcfra. Si
moftrafo, chf fclo tl peccato è- (jueQoy che
fYÌualhumana creatura de le degnila, cht
hahtiamo ueiu(Q , E fai difcòrfo è fiati
mdto apycpofuQ per uenir hora a foluer il
Mio del poeta, iìejual era, perche Dio a
la redentione dtì genere humano uolefji
elegger (fuefìo modo di mandar ilfuo fii
gliuolo ad incarnar e cet. perche hauendo
particolarmente detto de la creatura hu4
manajiee hora genera mente cjuelmede^
fm2 efpr auenufo a Ihumana nafura,(jua
do pecco tutta, NElfùo fcme, che piron
le prime humane creature, ciò h , i pr imi
parenti. Onde fi come ella per lo peccati^
fu remoffa di paradifc, cofi ancora fu ref
moffa da le degnita deUe di fofra, ciò e,
che deterna tD" immortale, fit fkua tem^
forai emoYtale,r>iliiera,jerua, Bifimif
le, diffmile, E di piacente, dijf^iacente tt
D/o, Nepoteafi, dice, tali degnita recuf e
rar per lei per alcuna uia, SEn"^ falfar
per un di cjueffi guadi, ciò ^, Sen'^ froi
ceder pfr un di (juefìi due mel^. Benché
guado propriamente fta cjuel luogo,perki
qualpiu agfuolmeteft pcr(fa torrente o fìu
me, ma è- per fxmilituline,0 che Dio filo
per fua cortefia, clementia e lileralita haf
. ueffe dimeffo e perdonato il peccato, 0 che
ihuomo, perfc ffeffc, haueffè fcdiifiuo A
Sua fiUia, ciò e', A la fua fìoltitìa ufcin
nel j^rfi tranfgrefjcr del precetto Huino,
Et in uolerfitpey la fcientia del le/ie e iel
male, ftrfi fimile a Dio . Elcca mo loci
chio. Qua/} dica. Stante cjuefia ragione,
che luno de due predetti me"^ fiffe ntcff}
fimo et la fùlute de Ihuomo, Mette hora toc
dio ^ il ueder de linteUetto cjuanto fuoi
'pErentro laliffc. Ver la infinita profiiM
I. , , . , , ^ ^i*'^ ^ Interno e diuin confi*,
gh^L mio parlare, Alfuono del mio dire Dìfcretamentefiffc, Mi furatamente penetrante in td
Mbilfc, a CIÒ che tu ne p,ffa effer capace, come uuol infirire, Onde difcpra amora nel quarto canto
^ talprop.fuo cofi parlar conuienfi a u^jìrc ingegno e cft. NOn p.tea Ihuomo, E ano Beat. .t^.
tento Dante al fuo dire, f fcluie luno de due mel^i detto chera neceffirio a lafilute de Ihuonto,
CIO e, che effi huomopoteffi fer fe fife tanto fatisf^re che agguagìi.ffi d commeffc errore, E /. rai
ii^ne c^uefia, Aeffinh il peccalo de ihuomo firn infinito, pe^ht leuaniofi infuperhia, uolle agi
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Postillati 16
C A N T O S E T T I M 0*
15«.i|Ii«r/t «f ì)lo,ìahf^^ ifl<jualh'f(n'^a fìne^ mn ft ptfua, humilianhf, t((tìto allaffcYey olit'
^ggun^hafp laltt^:^, « Uc^ualera uoluto fàlirfy ej]ènh ogrÀgran tt^ffi^^ tfwnnata e finita^
Ondf dUr, Naw pfea Ihuomo NE t emini ft(0i, do ^, In (juanto huomo, mai fctiffàve, fn non fos
fryoffiiVwfifo con humiltatf pi ir gìufo, tjuanta intffc , iifuhiiifnh ir fufc^ E ^ la ragion
e <ff, D Vn<jue a Dio conufnicy WeinfO che Ihkomo pr fc flfffc tra imptente a fua redentione,
Yffìa che a Diofoh fcj^ettaua ài rifavar IhuomQ A Sua intera uita, da lacuale, pr lo pccaio, era
caduto cfT" m cjufdo giaceua morto . DIlO con ìuna^ ciò e-, Conia cortefia, OWer con amie due ^
Oueramentey con la cortefia^ e con /ar (fc^orwc prfc fifffcpffinte a rileuarfi, che tutta era fero cor
tffta e lileralitay rr.a lun pr gratia, e ìalfro pr dono . MA prcht hura è' tanto jfiu gradita, cÌ9
^, M« prche hpra de hjfercinte ^ tantJ pu grata accetta, (guanto pu ajfpefinta e moftra in
^ de la honta del cuore dfjfc oprante dafcjual e- ufcita, LA diuìna honta, ciò ^, Idio, ZWe irr.pen
lltjual impronta fCjT impimel mondo de le fue creature. Volendo dimofìrarui tanta fua tonta,
come ukolinfirire, lua rileuarui dal pccato contenta dipcceder pr tutte le fue uie, E coft difcen
iendo ai incarnare, NE tra lultima notte el pimo die, ciò e, Ke dal pincipo al fine del mondo,
fu ne faraufdtQ ft alto e ft magnifico poceffo di liheralita, (juanto in quefio atto ui fu dimoflrato
ia Li, come uuol inferire, Terche Dio fu fiu largo e lihfrale a darfcfieffc, inflr Ihuomo fcfficiem
te a nleuarfi dalpuato, che [egli haufffe (jueh,fclo dafc fteffc, affclutamenfe pr corte fta dimef,
ft, E felfigliuol di Dio non fftjfe humiliafj a uenir ad incarnarp, lutti gHaltri modi, a la reden
ti^ne, erano fcarf e deftttiui a la giufìitia. Onde Augufì.al xiy. de la città di Dio, Sanando: noi
firce mifcrif conuenientior al.us modus no>i fùit cjuam chrifìt pffi:ìnem e cet, Terche in tutti ghal
tri moii pteua ufar mifcricordiajfieta , clementia , liheralita , cortefia csr humanita , ma non
giujìitia,delacjual egli non manca mai , E cùf dijcendeyìdo a prender carne humana,fi uenne
gtufimente tanto ad ahbaffarft CiT a Umiliare , (guanto Ihuomo fra uoluto effcltarf, Onde di lui
è fcritto, Humiliau t fc ufijue ad mortem mortem autem crucis . l acjual cof egli fclo, pr fffcY
la fua altez^ infinitji, come infinito eraftato il peccato de Ihuomo, poteuafàre, E cofad un tratta
uenne a fatiffire a la giufìitia, ala fualargheTi^ e liltrclita .
Hcr per m^'nti Un ogni defio^
ìiitcrno a dichiarar in alcun loro 5
Terche tu ueggi li cojhcomio^
Tu iteralo ueggto hcqua/w ucggwljòco
Laere la terra, e tutte lor mifìurc
V enir a corruttion , e durar foco :
E quejlc coje ^ur fùr creature x
Ver che fc ciò, chodetto/e ìiìato uero'^
Ijjrr dourtan da corruttion fuure*
Cl 'argdi , Irate , el ]^aefe fincero ,
Tselqual tu fe^dir fi pojfon creati ^
Si come fono 3 in lor effcr intero %
Ma glielernenti , che tu hai nomati ,
E quelle cofe^che di lor fi fhnno,
Va creata uirtu fon informati^
Cnatafù la materia ^che Rihanno:
Creata jù la uirtu injòrmante
via difcpra Beat, detto, che le cofe create
da Dio immediate efcn^ rr.f^,comf fiii
ron gliangeli, lanime humane CT i cieli ^
fcno eterne C7 incorruttilili,E perche uef
de Dante dubitare che fc (jurfìo e uero,
glifl(m(nti,i<ju<tli medefmmfnte effm
do creature, doueriano fffcr eterni e lihri
da corruttizne, E nonJimer.o f ufdon jfuY
corrompr e tcfio mancare, come mofra
il Filofcfv in cjueUo de generaiione e cori
ruptione . A ^uffto in fcnfentia riffonde
Beat, che idio, de gliflemenii creo fclamé
te fenZa m(^ la materia, la jual dura fm
pre^ Ma ne le fieli e creo U uirtu da poter
in cjuelli, et in tutte le cofc che prticipan
di loro indur U firma, E <^u(j^a,per ri'^
ceufrla da feconde cagioni, fuien a cori
rompere. Onde dice, frate, ciò e , frai
ffflo, Qliangeli tr Hpff^ f^^^^^ ^' '^^^^
A S Hi
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Postillati 16
PARADI SO CANTO SETTIMO^
In quefle Jletle , che intorno a lor uanno » nelifualtu fci,ftpffon iir creati fìcùm
tan'ma dogn'i bruto e de le piante
Di comprejfjon potentiata tira
Lo raggio el mm de le luci fanti ♦
Ma nojìri Ulta fen^a we'^o Jpira
La fimma beninanl[a ; e la mamora
Vi fejft che poi fempre la difna ^
E quinci puoi argomentar ancora
Vojlra rcfurrettion *jfe tu ripenft
Come Ih^mana carne fifi allhora.
Che li primi parenti intrambo fènfi »
foni, i» /oro inttro fjpre, t fcn^ fartidi
fatione daìcun Ytìé^, Ma gh elementi, E
C^uelle co/? che fi finno, m e-, E f^eUe
co[è che participan H loro, cmefm glint
n.mali bruti, gliarhoYt, e le piante, SOn^
infirmati, ciò è-, Ki^eueno la firma Ì4t
creata uirtu,la(jual I dio creando p:ifc ne
le fleUe, che girano loro intorno. Creati
fii adunque la materia, cheffì elementi
hanno, £ creata fii lauirtu infirmate ne
lefleUe immediate e fèn^ me^ da Dio,
E pero cjuejìe fino eterne CT* incorruttìhii
li, Ma la firmi defft elementi, e lanimat finfitìua logni Iruto, e la uegetatiua de le piante, che foi
no le firme loro, Tira, ciò e , Dijhone di potente comprejfione L O raggio, chir, la uirtit el moti
DE le fante luci. Ve le diuinefielle, che luceno, Adii^ne la firma che glielementi infieme co gliani
mali hrutì e le putt prendono da lefteBe, come da ficonde cagioni, fino corruttihili e uengon a man
care, MA la fomma henìnan'^, Mi la fimma henignita di Dio SPira nojlra uita. Crea U noftrx
diuina firma ZJ" anima fin'^ ^f^y f mediante alcuna ficonda cagione, OndecheSa uien ai
ejpr, come uuol infirire, incorruttihle immortale, E la inamora dife, SI che poi fimprela di',
fira, per efpr in noi naturalmente innato deftderio del fimmo iene , E Quinci puoi, Voffiam^
fer <\uefìa conduftone tener per firmo la refirrettione di tutti noi con la propria carne, hauen;
hla li noftri primi parenti, e confi (juenf emente noi altri dfiefi da loro hauuta da Dio fenT^A me^
^, e che filla fi corrompe, come reggiamo che fi, che (juefÌQ fia a tempo , Ma che ultimamem
te dehia eJpr eterna , come tegniam fer fide .
CANTO OTTAVO.
^olea creder lo mondo in fiio periclo ,
Che la bella Ciprigna il fiUe amore
"Raggiaffi uolta nel ter*^ epiciclo:
Perche non pur a lei fitcean honore
Di fiicrìjicio e di uotiuo grido
Le genti antiche ne lamico errore \
ÌAa Dione honorauano ^ e Cupido ,
Qj^efla per madre fiia^ quejlo per j\^io 5
E dicean che fidctte in grembo a Dido:
E da coHei , ondio principio piglio ,
Vigìiauanol uocahol de la fiella ;
Chel Jol naseggia hor da coppa , hor da ciglio
Vffiriueil poeta nel prefinte canto il fifa
afcenfo dal ficondo, chaUiamo ueduto e fi
fir (juello di Mercurio, al ter^ cielo, che
uedrmo effcrtjuel di ^ enere , Neljual
fianetay Perche difia natura e* leniuolo,
C^r inclina glianimi ad amare, fìnge rfi
ferfili raprerèfafi g/ifi^iriti di ^«r/li,c|7f;
yano fiati dominati da tal paffione^ìat^ual
auenga che prima iendeffi a reo e lofciuo
fine, nondimeno fira ultimamente coni
uertito in huono firafico è- diuino amore,
come uedremo che dira nelfi^uente cani
to in perfcna di Folco da Marfilia . Ma in
(jueflo finge dhauer trouato Carlo Mar',
fello Red' Angaria, dal parlar ielc^uai
le, eJfindoH n^to duiio, come di luono e uirtuofo padre poffa nafcer reo e uitiofo figl uolo , M0$
fira da efo Martello effcrli, per ragion fìLfifica refcluto. Et oltre di (jueffo dìmofirato la cagione
ferche fiuede uno effir perfiu^^tfr unaltr^ mofirar imperfittion nel fuo ffierctiiii.
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Postillati 16
PARADISO CANTO OTTAVO,
rsoleti irrifr lomanic in fuo ffrìch, C<i«»« Uutirt Mummtf una imnto Ofimone ii moli
. /oro cniiunthm, auenP» nfIfrnfi.nK cMo cUmffmmmte Uha hmJÌMo
Il A ffurfilfo, à,nio Imm rateai, crfM immriiM Dio, . no iagh^, iffst
Mf. Lht Ùhno A Uufr alcuno arlitno fcfra di <luSf . No«J.«i«o, tahfimne fi, ^juaft
Ji tutti fliannchi, 21 haufano in coflumtA' f "'■'""«' ^'X"\<"<»"' "«
cWi Mfiffsf ilialtri in cuaUhf uirlu éanimo. o Ji crfo, ii nominar ia fuo nmf ^ufUa ji^Ua
lini/Te if laJale haufainfùfo tal uirlu in lui, con ahrarla e firU il culto coma D<o . Onit
U Ma ii Saturno fu innominata ia Saturno Rf ii Creta {rthaufr facondo ilcrtitr loro, wfufo
in lmlalitculationf, lafirh ii Ciout, ia Giout figliuolo itffi Saturno,fnlafua fcrnmaffui
fliria, E cefi Maru lai «rtmf, Mercurio ia la ttofuntia, e Ciana, c.o e; la luna ia la calUla,
Cefi aiùL ia ^tntre,fmm iifmma efin^ular MtZZ«, ' conp^utnimerat non r«.« .»
A R A D I S O
ncr, jie Uf^U il Cipri, frefcl nmf la JìrL a Uc,u,l uelym, ky, piir il mflr, pet,, ter ejjer rct
più Ma e ptu Urnff me Ultre che ée Lfua magnituiine fi miflrm aL Ju tra mi . D/c.
.Lnc,ue peta, So'ea lO mo.h,cÌ3 e^ TuttiglihuOrnm.oUfiu fmelLeK Cujer IN
fiofmdo.ace, Nel fuo mfurn erme le Uhktm.nelc^u.l ^erahtm e fervute, cHeU
hEa cr^g.a, a, ^, che Venere, U^udera.afa uhrata in cfri, VOlfalnfertcl. conlafs
fiad. //?r.>/.^«./^.r/?/?.f./? ,n ^^uefi.Ur'^ a>/o, M. megli, finUnl.,- Ùhm^
da f,^eye, che tMi cieli mohili hanno infe due firmi poli fi^ ^ualifi u:h,m, tfr offre Ji aufh un
cerchio che pere jfir tanto Jtftante da luno ^u^fo da laltropolo, uien a diuihrlo in duepltLoué^,
li. Sul hj/o di auefto cerchio in tuHi i cieli de pianeti, da fiel del fcU in fiiori, 'e p.R^ U pifcioU
sjtra che hMiamodifcpra deUo che da gliafìrologih- domandato epicido,laaualmfdefimmeritt
ferfiffeffafi u,l^ep,i due fr:pripoll, comefk la maggiore ffiyafi firn, ma co m^to diuerfo, tsT ha
U cerchio che la iiuide egualmente per me^,ful^ualè'fiffa U fteHa del pianeta, come quella di
Venere il poeta uuol in firir r/fiyfid fi.o . R Aggiaffè, do h ^rìtendeffe ^ imprimeffè ne (^lianii
mi nolirilL fidile, il bfciuo amore. Ver che, fecondo alatone, fono due jfetiedamori, Vno teleRet
f V^f ' ^r''' ''''''' tfr humano, chh il filfi e fih am^r Utuo, Onde
diffi ejfir due sjeneyt, una cAffie, laltra tmena . PBrche le genti antiche immnfc ne lamico eri
rore di tal idolatria, le fkceuan honoy difacrificio, E Diuotm grido, E di uoto, ilaual uftuano di
frr dauanti a lidoh gridando ad alta uoce. Non pur filamenti A Lei, do e^,Adf(ra Venere Ma
honorauano ancora Dione, madre,e Cupido fuo fil^Hw^lo, E diceano che effo Cupido S E dette in ^re
Fo a Dido, Ma in firma d' A fcanio, fecondo che finge Virg. nel primo. Onde chella fii daluitra$
fitta ne Umor d'Enea, E Da cofiei, ciò è-, E da cjuefta terrena Venere, ONde, do è-, Da lacuale
topigho principio a trattar di ^uefto terreno e lafiiuo,per uenir poi a dire del ceUfie e cafio amore
come uuol tnfiyire, PìgHauanol uocaklo, Vrendeuano, come difcpra halhiamo detto, il nome de ù
JieUa, CHel fcl uagh ggia hor da coppa efT hor da ciglio, do ^, lacuale il fd ouarda , hora di
dietro,perchecoppae^^ueaanela tefta,che altramente domandiar^o nucca, pofta da la parte di
dietro, oue nel tey^ uentyicolo, fecondo ififici, ^ locata la memoria. Et hor a dinanZi, oue fcprai
comauo degliocchifcnopofiele ciglia, Per.he juefia fieRa no^féontana mai dal fde più di x/v.
gradi,t!r hora fi uede inan^ Ul^afirrger in oriente de Im'^nte, Et aUhoralfcle la uaahecaia da
agito, Et hora fi^rge deffc oriente dofolfcle, na per la troppa luce di duello, aShora L ffuede,
m uede fi la fera calar in occidente dop lui, Et aHhoral file la vagheggia da coppa .
lo non mccorfi Sei filire in ellat
Ma dejfcrui entro mi fice affai fide
La donna mia^chio uidi fitr più betta ,
E come in fiamma fiiuiìla fi uede ;
E come uoce in noce fi difcerne,
Quanduna è ferma . é laltra ua e rìeit
Vidìo in cffa luce altre lucerne
Mouerfi in giro fm e men correnti
hi modo credo di lor uifìe eterne\
Di fredda nube non dijcefir uenti
O uifibili, 0 non y tanto fifiini
Che non pareffcr impediti c lenti
A chi hauejjc quei lumi diurni
Pothl poeta accorgerfi del fuo ueloce filir
nel corpo de la luna. Onde rei fecondo de
laprefcnte catica dijìc,E firfi infdto cjudn
to un (juadrel pofa E uola e da la noce fi
iifchiaua Giunto mi uidi ecef. Oueuet
demmo in juel primo grado di leotitudine
efifcr rajpyefcntate Unirne di <jufEe donne
chaueano ojpruato la caftita matyimonia^r
le, E dal corpo de la luna potè- accorgfrfi
delftiofaliy a lafieUa di Mercuri:, Onde
nel <iuinto canto difP,E fi comefietta,ch
nelfigno Vercotepria che fia U corda (jue
ta,Cofi corremmo nelficódo regno, Oue
hdtiamo ueduto in juel fecondo grado ii
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Postillati 16
CANTO OT T A V 0»
Vdutt i noi umr lafcmdol ^iro f"'}""';'" f " l'"??'"/^'"*" j."'^''"'!;
• ^ith; «jf^fiM». eurUiyihi r\fU Mtt itttiM tatutntmett
Vyi. comtnmto m ghalu ScM|n^ ]lfMfu Uran.Ufci.tofir.aélh
.So«:i;^4 Ofann^Jhche unqut po/ hmanr uirtupIfma^euolmfntffjPr in
Di ri«J/r «ow /«r Jen:^4 d/Jlro ♦ dahuwano intelletto r^ffrefcntato U
'tjfc poeta, M-t hoYa del fuo falir a la flella di Venere ^ e coft duno in altro grado dt heatitudine , ihe
nel frQcederufirm:^,ferchf in (jucl^.i ft irattanonjfiu de leYKOrali CT humane,ma de U Thedoi
• vichf f dittine uirtit, a lef^ali Ihumano nielletto ferfe jìeffc ron jfuo penetrare, pey'o moftra non aa
' OY^fYft del fuo falir in cjuelliy ma fkrli affai ftde dffprm [alito per ufitr Beat, firfe ognihorpiti heh
•■■ U, E cjuel che (juffto moralmente fignifiiht, cedemmo difcpra nel a^uinto canto, oue a tal propofito
' ^^fp, Q^itii donna mia niiio fi lieta Come nel lume di (juel ciel firn f( Che piu lucente fenefil
pianeta . .E Come fiamma, Mojìra per due molto proprie ccpayationi, comefclito che fii a la fieUa
idi Venere, dhauerueduto nel fuo corpo ffiriti, che. fi moueano girando inforno al centro di (juella,
ma (jualpiu e <jKal men uehce, fecondo che ^iu e meno erano lontani da effe centro, come per firn ili
indine de punti fegnati ne la rota cjual più e cjual men lontano da loflilefulcjual fi gira , halhiamo
in altro luogo dimoftrato che naturalmente attiene, E le fimilifudini fi fono, che dice hauer ueduto
ientro a la luce de la fìeHa A Itre lucerne, do e-, Altre luci, cherano cjuelle dfffi Jfirifi , corne ft
uede una fauiBa in fiamma, E come fi dijcernf ode uoce in uoce, qVando una deffe uoci e fif
ma, come ne larmonia del canto fuol effer ({ueHa chefir bordone, e Ultra ua uagando e (orna , imi
fero che fi come la fàuilla fi uede dentro da la fiamma, perche fi moue dentro da jued a,EcoficO'y
me la uoce, che ua e torna, fi difcerne ^ ode dentro da cjuella, che fta firma , perche fi muta e
cariando in lei, Cofi le luci di juefii jfirifi erano uedute dal poeta dentro a la luce de lafì(lla,peft
che ft moueano in giro dentro da cjuella, che fcnon fifilJero mojjì, non le haueria potute difcerrere,
Cofi poco, come in tal cafo haueria loahio potuto ueder lafimlla in fiamma, e loreichia udirla uOi
ce in uoce, A dinotare , che la luce defft giriti era una meìefima con (juella de laftella, ciò e-, che
linfiuentia e uirtu di quella, era infiufa tutta in loro, Moueanfi adunche cjuefli Jjiriii in giro cjual
fiu e aualmen correnti, per la ragion detta difcpra. Ma penhe alcuni di lorofijfiro più lontani nr
nitri più pre/fo al centro de la fieli ^, Onde più e meno eran correnti, dice creder chefifp A l modù
a loro eterne uifie, ciò ^, Secondo che più e meno participauano de la uifion di Vio, ilcjual fiche'
yjìfla, ciò e. Beatitudine eterna, de lacjuale, cjuelli chef moueano in giro piupreffo al centro de la
fìelìaparticipauan più, E quelli meno, che neranopiu lontani, come uuolinfirire . VI fredda nui
fe no dffcefcr uenti, Vimoftra, per fmilitudine de la uelocita del uento, che nafce in aere da caldi t
fecchi uapori, audio fi fcontr ano ne freddi V humidi, cheperejfcr contrari, commouono talmente
here che aeneran^ tal uehce ^ impetu^fo uento, a la uelocVa chufaron ciucili ff ir iti nel uenxr a
,0. dela natura di cfuefii e di tuUi glialtrl uenti trattai FiLfcfine lafua Metaura . Vice aduni
éiue, che non dtfcefer uenti difreddanuhe, O WifMi,orton, Verche ui filili fcm cjuefti uenti cjuai
lio i caldi e ficchi uapori fcno fuperiori a freddi tfX humidi fuoi contrari , # ndo da hro accefi: e
uePionfiinfhrmadifiiO.0, ^^on uifihilifcno cjuandofigue perh contrario,cioe , che i freddi et hu^.
midi fieno fi p^lfinti che ammor^no i caUi e ficchi. TAntofiftini, Tanto ueloci e tofii, che non pai
refifirimpeditielenti achihauejfiueduioueniramqyeilumi,cioe, Que^yfirM dimni La
fcandolpiro, che difcpra ha ietto. Cominciato prima mg'ialti Serafini, Verche da cjuefio ordine,
ikual fpiupre/fc a Dio , come uedremo nel xx,y. canto , prendon tuUi glialtn leattordim il cm
cularfuomotointornoalfirmoeftahleft<omotore ED,Wro...<j, ^^^\Jt^'^'' if^^
.o nelmaggor giro, e confi c^uent emente più lj<nge dal centro e la fieùa, ficron ^ prm j ,
PARA D I S O
Jfrijfnriti , cantar it ^uali fcnaua ofanna , che in Heireo effrime Ma , Uijual fattriluife
folanifntf a Dio, SI, talmente fonaua, CHe un<jue, che'mai poi , fer la Johe^^ dt tal fimo, cqì
m uuol infirire, mn fUifm'^ defiieyio Di riudire, do è-, dunaltra uolta effe jtiono udire ,
Indi fi fice lun pu prejjh a noi ;
E folo incominciò Tutti jkm frefli
Al tuo piact:ry perche di noi ti gioi^
"Noi ci uolgiam co frincifi celejìi
Dun giro , dun girare , e duna fite j
A quali tu del mondo già diccfliy
Voi, che intendendo il ter'^p del mouete
E jkm fi f ien damor $ che per piacerti
ì^on jia men dolce un poco di quiete ♦
Vofcia che gliocchi miei fi fùr offerti
A U mia donna reuerenti , eir efjà
^atti glihauea di ft contenti e certi j
'Riuolferfi a la luce , che promefjà
Tanto shauea di. Chi fiete jjue
La uoce mia di grande affetto impreffa
Teceft luno di ^uefti Jf>iriii più freffc a lof
ro ofjìfrendo fe e tutti glialtri frefii e pronti
arfitopiacere a m chegli poirffè gioir di lo
ro, E coft feguiiando dice. Noi ciuolpam
CO pnnopi celffii, ciò è-. Con <iueiie ini
tetligentie ordinate ia Dio a la cuftodia di
^uefto ter^ cielo, DVn gm, do è-, Dun
mede fimo cielo che gira . DVn girare,
Dun mede fimo moto, DVna fife , Duna
medeftma uelodta. Perche fingendo jueffi
Adiriti nel corpo de la fiella di tjuel ter^
cielo, ueniuano ad hauer medefimamente
con (jueda lifuoi moti e motori , de<juali^
diuerfe fono fiate le opinioni. Nondimeno,
i fi 'ofo fi ultimamente fi fino refcluù in
tfuefio, che tanti fieno e motori deputati
ad un cielo, guanti fino e moti di aueSo,
E (juffìa medefma fit lofinione dei nofiro
poeta, Ma perche f aie opinione i Theokgi non la fintono, Vero toccando, come uedremo nel xx\ij\
canto in per fina di Beat, di (jueft a materia, mojira, chejp€ndo,Jccndòlantica ojfinione , noue i del
che fi moueno, e nouegliordini de gliangeh, che fi moueno intorno a Dio, che ciofcuno de/fi ordinii
farnàpi lafua uirtu con uno deffi delt,E no che ognuno deffi noue ordini fita pofìoper infeSigeniia
> motore ad uno deffi noue deli, come altri hanno intefi , che fiuperfluo [arehhe ,per effer ognuno
éeffi ordini din finito numero dinteUigentie. lAa come uedremo nel preaDe gaio luogo , il poeta finge
effèrfelirapprefcntatt nel primo mohile, tpoi nel xxx. canto effcr filiti al delo empireo, E (juffiitai
li ordini, fecondo Salomone, fino partiti in tre gerarchie, ciafcuna di tre ordini, e ne la prima, me
no delaltre notile, fiteno gliangeli, gliarcangeli, t!r i trotti. Ne la feconda fcfra di cjuefta ,ledoi
minationi, uertuti, to' i principati. Ne la ter'{c f iupreffi a Dio, ipofefiati, cherulmiy eftrafìm.
Auenga che Dionifio in ijueflo altramente fèntiffe, come nelfiiO luogo uedremo . Vkol adun(jue il
poeta, comeaffirma ancora nelfuo Conuiuio, e di cjuello, ne Ifjfofitione de la Carene, che di fcU9
uedremo, che i motori del primo cielo, do e-, di nuello de la luna, fieno de lordine de gliangeli, pri
tno e men nobile de la prima e men noiile gerarchia . I motori del fecondo cielo , do è', di (jueEo
di Mercurio, fiteno de lordine de gliarcangeli, fecondo men mille deffi prima gerarchia . I rrm
n del ter^c cieh, ciò ^, di ifuel di Venere, delqual hora pari amo, fieno de lordine de troni, ter^
men nobile deffa prima gerarchia. E cofi ua decorrendo per ordine digrado in grado per tutti M
tri cieli che fi moueno. Ma per chel poeta, chrifìianamentefcriuendo, auriluifca Umor diurno non
fclamente ahjUlUdi Venere, ma ueramente ancor a la Luna, Onde nel ter^ canto in perfcna
di Piccarda chefinfi h.uer trouata nel corpo di cjueOa diffe, la noftra carità non ficrra rtrte e ief.
Et a ia IteUa dt Mercurio, onde nel quinto canto in ferfcna dì G ufìiniano, che finfi effir in cueUa,
DAlume, che per fuHol del fi fiafia Noifiramo accefi e cet. h daf^pere, eie effifoeta, fi cole eoli
.jjtrma nelpreaUegato^y del fio Conuiuio, confiideri, che tre effindo, comehaWiL uedufo,
le gerarchle i, gliangeli, che a ciafcuna de le tre diuine ferfcne, chef no in una efifintia ,fi nefOi
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Postillati 16
CANTO OTTAVO»
tfud^mtmfUnhydUYikir una, E U frjm<t efiu nMe, ta(]keil ie Sfrafini^ cUrulinìff Po/^;
ftaii, fifotfua (tUriiuir a U fimmn omnifot enfia del fdrt , lafèconia, che- de frmifati , V/V^
futi^ e Dominatmi, a la. fmma fapientia del figliuolo, la ter^ che' de Trowi, Arcangeli^ tot An
geli, alfmmo amore de lo ff trito fantOy E ferche di (^uejii tre ultimi ordini fono e motori de tre f ni
mi f pit< ^ofh <^'^'*> ^^^^ f^f^"^ hahtiamogia detto, pero pone che loperafione ie Umore del Sani
10 ffirito fta connÉturaìe in loro, e jpetialmente in (juel di Venere per hauer li Troni, che più degli
altrimoueno a tal amore. Onde nelfguente canto in perfo na di Cuni[pi da Romano uedrcmo che
dira. Su fcno ffecchi, uoi dicete troni, Onde refùlge a noi Dio giudicante e cet. Ma le creature fé
raccendono [(condola lor diffoftdone, E perche gliantichi fdccorjcro (juejlo del dì Venere efflr tjua
giù cagion damore diffcro. Amore effèr figliuol di Venere, Onde Virg. nel primo in perfcna di lei
^ufjìo telìificando, Nat^ medS uires, mea magna potentia, fclus Nate, patris fummi , qui tela Ty i
fh(xa temnir. Ad (e conpigio, CT fupplex tua mmmapofco . Sono adunque i prìncipi e motori di
ijuefto ter^ cielo de lordine de Troni, A quali tu Vante (.Vice quefto f)>iritQ) dicefti la giù del moti
do infiriore, quando tu ueri. Voi che intendendo il ter^ del mouete, E quejìo è' il principio de la
frima de le xi ij, morali fue CanZ* fcpra de lequali hauea determinato comporre la predetta fua ofe
ra intitolata lamorofi conuiuio. Come eglifteffc afjrrma ne la prima parte de la frefktionf di quella,
ma preuenuto da la morte ^ come afjìfrma ancora il ViEam al cxxxv. del ix. / ik de la fua opera,
tue dejfa fua morte tratta, non la potè- produrre che fclamente alfine de la terl^ Can^, VOi adunt
eue Troni, CHe intendendo, do ^, Iquali^ rimirando in Dio, intendetel moto del ter^ cielo, e cq
fi intefc lo mouete, E noi con efft motori d mouiamo e cet. E Semo fi pieni damore, Mojlra effe jf iti
(0, che quantunque la dolce^^ e beatitudine loro fta nel m,ouerft in giro per lajìeEa contemplando
leterna maejìa diuina, Noniimenj, ejfer tanto pieni damore, chel prender unpoco dì quiete nel fir
marfi a parlar con luiper compia.erli m quello che deftieraua intender da loro, non faria lormen
iolce, perche in qurfio, come uuol inferire, fejìende ancora laheatituUne loro . Onie di fcpra nel
fer^ canto in perfcna di Riccarda a taìfrofoftto iiffe, U noftra carità non ferra porte A giujìa uof
glia, Senon come quella, che uuolfmil a fc tutta jùa corte, E di Giufìiniano nel quinto, Del lume,
che per tuttol del ft jfatia Noiftamo accefi, e pero fe difif D a noi chiarirti a tuo piacer ti ptia.
POfcia che glioccU miei, Qudoperche Dante fin'^a Uffntir di Beat, non uoglia parlar a quejii
YÌti, moralmente uoglia fignificare, Ihahhiamo di fcpra già più uolte detto. A dunque poi che per uei
hrfe eia era contenta chegli parlajp a quefìi Jfiriti hehhe offerti zfT indriZ^ti gliocchi reuerenti a ^Jf^ h'U^
lei, e che eU^ljp^hal uoler di lui, ghhauea nel fmhiante fatti di ciò conienti e enti
fiete
ra quejh Jfirito, Di chi ]i
egli era con gran defderio di fqfrh .
E quanti t quale uidio lei fir fiut
Ver aUegrc^T^a noua. che [accrebbe ^
Quani'to prlai a laUegre\<e fue ;
Cofi fatti, mi dfffe^, il mondo mhebbt
Giù poco tempo \c fe più fòffe flato j
Molto fin di mal che non farebbe^
La mia letitia mi ti tien celato ;
Cfce mi n^gfa dintorno ^ e mi nafconde
Tecefilalucediquefìojfirito più lucente
e Ma per la nuoua allegreZ^, chefdccrel
le in Id nel di Id domandar che ftce Dan
te, laqual cofa intenderemo efpre fiata
per quel medefmo che di fcpra e di Viaari
da nelter^, e di Ciujìiniano nel quinta
canto a tal propoftto dicemmo, C7 orJiVirf
coft, E quanto e quale WUio lei, Vidii^
effa luce, BArpiue^ Varfm Imente c heh
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Postillati 16
PARADISO
Qifaft dnimd di fua fita frfcicuo ♦
Ajfai mamajit*^^ Uuejl't ben ondet
Che ftofój^egm jlm/io ti mojlmi
I)i mio amor^ìu okre j che te fronda
ffY nuoua aUfgYfZ'^ CUe ftccrellf, Ui
^ual ella Sag^unfe ale fuc aUf^re^'^^
ctìfj^rima erano in lei, (juanJo io a lei far
lanh éifft, chifiefe uoi, Cofi fitta fin lut
(fnfeehellamidiffe,lL mondo mhehht
git< foco Urrjfo, Co ft iomimiancloy fer cir
coHocufione, a f 3co a foco a difcofrir/ì e gli
^Ifer Carlo MarteHo Re </' Vw^.-yiV primogenito ii Carlo fecondo Re li Vuglia, e fratello delKeRu
lerto, che fer la morte ieffo MarteEo inan^ al padre, come fecondo genito, fuccede nel detto reame
di Puglia, e neglialtri che difetto ueìremo, iijuali tutti f^JfeUauano ad fffc Martello , Quando dei
fol fadre fijp munto. Vice aiunjue, chel mondo Ihehte (jua giù foco tempo, perche mori molto gm
Mne, E che fe fiato fvjfepiu jua giù, SAra molto dimal che non farehhe, \ olendo inferire , che fai
relhe fucceduto lui e non Ruberto fuo fratello ne detti R eami, e che altramente ft fare gouernato di
quel cheficeua effe R ulerto, llcjual per lo fuo mal gouerno, e cofa certa e/fere fiatato un tempo mol .
to sfèrtunato in tutte lefue imprefe, perche oltre a la uer gogna, neia figuito CT a lui CfT a fuoifudi •
ti danni ineflimakli, come fu lannocccxiiij.fcpra mille nel grande apparato di guerra, chefice con
ira Federigo di Sicilia, de lajuale, fi come fcriue il Millani al Ixi. del nonoHih. de la fua opera,peYi .-
ìendo la fua armata, e con (Quella la miglior gente chegli hnueffe , rimafe (juaf disotto , E come .
quella che fece nel Mcccmi/'.contra del Magnò Matteo \ì\fconte di Milano, prendendo i Genouef in
fiotettione,^V andando in per fona a Qenoua, doue fu lungamente tenuto afpdiato con fuo gran ui
tuperio e danno. Di che tutta il medffmo autore A Ixxxxiiij, del mede fimo lih, E come (Quella
che fice c':lleg:(to con la chiefa, fur contrai detto S/ifconte in I omhardia m.andandcui Filippo di V<r^
hei fratello del Re di Francia fer \ icario, lìijual Tiliffc foi, accordandofi col detio Vifonte , e tori
nxnd:ifcnein^-F rancia, ne rimafe, olire al danno, che fu, inefiimahle, delufc e heffrtto, come recita il
medffimo autore a^. cix. del detto lih. E coft altre molte ne fece chehkno dannofc e uergognofo fii
ne. LA mia letitia. Fu pefio Martello, come mojìra, mdto amico del nofìro poeta. Ma fi come
neTlnf, tfr in cjuakhe luogo delVurg. hamofìrdiohauertrouaii alcuni cherano fiati fuoi Umiliai
ri, ma perla troppa /oro defèrmita non hauerlipoffuti conofcere, Co/ì hora in Farad, mofira , che fe
alcuni ne troua, icjuali di fua con:)fcen'^ fiffero fiati, non poterli conofcere fer la loro irofpa fcymo',
fxtaeleUeT^, Onde in pcrfjna di Piccarda diffe, E fela mente tua hen mi riguarda, Now mi ti ce
lera Itfprpiu bella, Ft hora di cofiui dice, LA mia leiida, ciò è' ,la mia beatitudine e heUe^'^^^
CHe mi raggia, ciò è-, lajual mifflende intorno, e mi nafconde e cela da ìa tua ueìut^ , (^^aji
animai fnfciato di fua fifa, Qjiafi a fmilitudine del fiorugeBo, che fer rato dentro dd fuo buffclo,
:he di fifa fi ^intornojjt nafconde e cela dentro daqueUo. ASfaimamafii,Mzf{racjuefio Carlo
effire fiato in uita molto amato da Dante, Ma dice, degli hehbe ben Onde, ciò ^ , hehbe cagione
fer lacjude egli lo douta ben tanto amare, E cjuefìo per lanimo buono chauea uer fi diluì di rimui
fierarloj (juandofvjp più uiuuto, di tal fua beniuzlentia, Onde dice. Se io fififi fiato fiu giù intey
ra, io ti moftraua DI mio amore, ciò è, de Lfftttione che de conuerCo ancora ioportaua a te, fIu oh
tre che le fronde , Pia inan'^ che le dimofirationi di tal amore ^ che fariano fiati i fruUi , ciò
glieffvUi di (juello , come uuol infirire •
QueVa fw'ijìra ma ; che fi laua
Di Rodano^ foi che rnijlo con Sor^i,
Ter fuo jignor a tempo mafpettaua :
E quel corno d*Aufonìa ; che fmborgn
Qui comincia Carlo a dire per alcuni fi ui
mi, città. , e monti , i reami e prouincie
cheranofer uenire fitto la fua iuriditiione
quando cofitofiomnfi:fifi fiato preuenuto
ìa la morte j e prime, la Frouen^ per il fiu
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Postillati 16
CANTO
Di Bari di Gaeta e di Croma ,
Va oue Tronto e Verde in mare j'gorga ,
lulgeami gja in fronte la corona
Di quella terra ^ chel T^anukio riga
Voi che le ripe tedesche ahandonat
E ia bella trinacria^T che caliga
Jra Vachino e Vcloro fopral golfo 5
Che riceue da "Euro maggior briga ^
lion "per Tipbeo , ma per nafcente folfò^j
j^ticfi haurcbbe li fuoi regi anchora
Nrtfi per me di Carlo e di Ridoljb 5
5e mala fignoria , che fonpre accora
Li popoli fogctti^non haueffc
Mojfo Faìermo a gridar mora morv^
OTTAVO*
Racfctno, iljual f^i chf foco fcfrti Je la citi
tà Auigmne YÌceue il fiume ii Sorga
che nàfce in MalJufd cinque leghe diflani
te da tal cittd uerfo mente , e diuide dn
ijttella parte ejja Froue^'^ dal DaìfivatOy
e ua diuidédo da li in gin (gufila duceajai
ijualfilafja a finiftra, da la Francia, che
ji laffa a la dejìra fin in Acjua morta doi
ue mette in mare, come in gran parte fi di
mopra per la tauda pofta da noi inan*^ a
la noflra fJ}ofiti:ne fipra del Fet. E
Qiuel corno d'Aufcnia , ciò e, E tjtiella
punta d'Italia, CH^ fimhrga, Lacjual fi
fiiorgodele citàà che nomina ^ da ouf
Ognuno di (juffìi due fiumi Tronto e Veri
de /gorga e mette in mar^,CO^ Jefiriuen
io tuttol reame di Puglia, Majfettaua fimilm.ente, a tempo, per fuo fignore . FV Igeami già, f^of
fira, come già era coronato del Reame d'Vngaria,perìo(iuaì fcffa il Vanuiio groffiffimo fiume
pichefce di terra Tedffca . E La hella Trinacria, Vefcriue hora Lifcìa di Sicilia da gliantichi
àettaTrinacria da tre promontori che fono in <fuella. Vachino, Feloro, e Uliheo, CUe caliga, lai
^ual annehhia er affitma TRa Vachino e Peloro, Tra cjuefri due promontori, che rìjfondono da U
f^rte del goffi} di Vinegia, ilcjual riceue dal uento Furo, chfffi domandano Siroao, che Jpìra tra
Ifuante e me^ di, MAggior hriga tST impaccio, perche quefìo può molto più nel detto golfi che ali
cun altro uento, E caliga tra ^uepi due promontori NOn per Tipheo,E (juiil pofta ecjuiuoca da Ti
fio ad EnceladopiOfrattllo,peYche, fecondo le fiiuo!e,Bopo la guerra che i giganti mclfiroagli rjr,
non potendo Gioue occider Encelado, uno di (jue{lt,perlafuagran jfotentia, li riuerso adofp iln.on
te Etna, altrimenti MongiheUo, E per la medefima ragione a Ti fio piO fratello Ixftla dijiarine^ "Jn^iy/W
\uiggi detta ìfchia, Ondel Vet. in cjuello di Cafìita, t^on freme tanfol mar quando fàdir a, Now Inar
YineaUhor che Tipheo piagne, No« Mongiielfe Encelado fcjfira, Non caliga aduncjue la hel'a Tri
nacria tra Vachino e Veloroper Tifio, 0 fia per Encelado, dalfcffirar delcjuale, \er lo grane pefc^
uogliano che nafca iluem che manda fiiOri de le cauerne di tal monte il fiimo ihe caliga ecet. M«r
ffr nafcente fclfv in effe cauerne, ne lecjualifi genera tal uento che m.andafimi il fiimo che caliga,
efteffc uolte ancora le fiamme accefe, HAurrlh attefi, Uauerette ajfeUati anchora li fuoi regi na
ti di Carlo e di R idolfi miei figliuoli VEr me, ciò ^, Ver me che gìihauea generati i fuoi dtfceni
iena fMano da la hella Trinacria fiati attefi per regi SE mala ftgnoria e cef. Uebbe ^uffio Carlo
Martello Red'Vngaria due figliuoli, Carlo \lmterto,che regno dopoluiin Vngaria,e Ridolfi,che
fii Duca fofterlic, per la madre, che in (al ducea fuccedè^ per heredita . A difiendenn di cc^oro ^ >i««|V»rv
adunque f,ri7frutnuto il reame di Sicilia, Perche Carlo primo di Puglia loro hifauo nera fiato
inuefiito da la chiefa, SE mala fignoria chefmpre accora e m.eUe in differatione li fcggetti popoli
No« hauefe mojfo la cittd e p:plo di Palermo a gridar mora morajer che fecondo che fcriue il Vili
Uni al hi. del fiuìmo Uh. de la fua opera, per la infclentia de gliofficiali, chtl detto Carlo pr.mo tei
iteuafii Ma, tutti i F^an^efi cheray,o in cjueUa fi.ron tagliati apeZ^, e rihllaronf a Re Fiero
r Aragona, laqual riieUone, tende pareffe hauer origine da un Fran'^cfe, che a Palermo uoUe
firfir^a ad una Pentii donna , Onde mettendofi tutta la terra in arme , e gridando mora mora
iFran7efi,fiireroprimaqmuimorti,efOÌilfimileficeJ^^^^ awffma,^in tutte Ultre tea
uìt lifcU.per Itconfirti dt PaUrmitm ,hiondimm,talreMmt tra prima fiata compopf
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Postillati 16
PARADISO
m il Carlo, Aufn^a che^li Jt natura frjfi Ur^o e magnanimo /tenore •
E fe mìo frate quejlo antìuedejfe j
Lauara pomta di catalogna
Qiajùggcm.pnchc non gliojfcndeffe :
Che ueramente proueder bifigna
Per Uty 0 per altrui che a fua ham
Carata più d'mcarco non fi pogna »
La fua natura , che di larga parca
Difiefe^haurìa mefier di tal milhìay
Che non curajfe di metter in arcai
f^oflra Carlo , de fi Kuhrfo iì Tullia
fio fratello miufiejfe ijueflo, chf lauarii
tia Jffrincipifeffe la ruma de gliflati, che
giajxiggirehhe {fercle mn gUo^nifffe)
L Auara fouerta di Catalogna , Vey tfjlf
lauaruia, lacjuaì ^ quafi in tutte le cofi,
e Jpefialmeytte nel j^arco uiuere , feculiar
ie Catalani, non fclamente fouerta , ma
fcmmamifiria, Perche (jueUo che non ha
è- fclamente fouerofer non hauere. Et in
, , r:onfuùhauer luogo lauarifia. Ma Ui
naro che ha, auaro efouero infieme fer fiu uoler hauere, E fuofcli aunhuir ^uel uerfo chel Per.
diffe di Uarcifo, Pouerojclfertroffohauerne cofia . CHe ueramente, mfìra al propftto per fii
militudme de la carica barca, che i fofoli fcggeui ai K e Rulertofuo fratello erano tanto aaoratlati
Cr angari^-^ti, che bifognaua proueder di non aggrauarlif iu, [e non uoleua rouinare , come Per
fmile cagione era auemto de la Sicilia a Carlo primo fuo auo tollerando che i fuoi gouernatori chat
tieapojti in jueUa upffero le rapine chufmano, Onde dice, che lauara natura diKulerto che difiei
fi DI larga parca, cioè^, Di larga par cimonia, cornerà fiata ^ueEa di Carlo primo fio auo , e di
Carlo fecondo fuo padre, hauria mejfieri DI tal miìitia , ciò ^, Di ft fktto reggimento e ^ o;
uemo , CHe non curajfe di metter in arca, ciò ^, che U fua cura non fiffe daccumular thefm
t4a fclamente damminilìrar giuftitia , fi non uuol che gliauenga , come auennea Carlopim^
fio auo de la Sicilia , come uuol inftrire ,
Perà chig credo che Ulta lethla y
Chel tuo parlar minjvnde fignor mìo ,
La 5 Quogni ben fi termina e fmitia-,
Ver te fi ueggia , come la ueggio j
Grata me piu',& anco quejlo caro^
Ver chel difcerni rimirando in Dio ♦
fatto mhai lieto x e cofi mi fa chiaro ,
Poi che parlando a dubitar mhai mojji ,
Comeffcr può di dolce feme amaro ,
^^Q^ejì'io a lui tr^ egli a me^, Sio poffo
Moparti un uero , a quel , che tu dimandi
Terrai il ui fi, come tien ildojfo.
Haueud nanfe, e nelter^ canto, Ruanda
parlandoli 8eaf.de Unirne le.fe , che fi
glierano apprefintate nel corpo de la luna
li diffe, Pero farla con effe t7 odi e creii
ecet, B nel quarto , (juando fey t^uejla
ii/p, io tho per certo ne la mente me/fi
Chalma beata non poria mentire, Jntefi
la lei, che per effer fmpre effe ìreate anime
preffo a Dio, e ueder ogni cofa in lui, ma
nel modo che nel figuente canto uedremo,
fffe non pofeano fenon uejer e direi uer;
lajual cofa finge hora che lo moua a rii
jfonder a Carlo in efuefia fententia , Sii
mn.lt ^-y ; I n . g»or mio, Pero chio cfedo (he Ulta letiiÌ4
Cr <^negreZ'(a, U^ual minfinde imprime il tuo parlare, co/? come U ueom io che U Cento in
me, Cofi fi ueggiaper te in Dio, OVefinitia e termina, ciò ^ Nel^ual fi comincia e finifie ogni
lene, Ejfaletitiam e, più grata, Ef anco quefìo tuofarlaremi ^piu caro, perche cuello che Mecf
cre o che ftmtlmente h dtfcerni e uedi rimirando in lui. Onde che io, come uuol infirire , non
ne ho da dubitare cofi foco, come fu de U mia affittione uerfo di te, uedendo tu e luno e Ultra in Vie,
nelpd ogm mtta rtj^lende. Ma cofi come tu mhai fiotto lieto in tal tuo parlare per hauerti, meiian
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Postillati 16
CANTO OTTAVO.
U (jueUoy YÌmùfciutù in tanta filicita, Co// ancora mi fi chiaro, poi che farlanlo tu miai mtf/i 4
iuhitarf, COme di dolcf pianta jfojfa rfpr, imeni f froiutto, amaro fme, ciò è. Come di iuon fai
he foffà nafcer rto figliuolo, come difòfra [arlando ha dimoftrato chera ì^uierfo juo fratello, hai
uendoh imfutato dauariiia, Yifj^etto a fùoi anieceffcri, cherano fiati larghi e liherali Sincri» Q Vr
fio IO a lui, QU,eflo dicel peta hauer detto a Carlo, Et egli r iff cfio a lui, Sio foffo a quel che tu iti
mandi MOjìrarti un uero, ciò ^, Moflrarti L unita, lajhal e- femfre in tutte le cofc una fcla, TEr
rai il uifc, come hora tienil dopo, che tanto uien a dire. Tu uedrai intenderai quello, che hùi
fa non uedi e non intendi, ferche quello che non intende la uerita de la cofa, è come chi, fer hauert
li udto le fj^aUe, non la uede ne intende, Ma fi la uerita li uien ad efser dimoftrata , è pi come
quello, che li mltal uifc, ftr che allhora la uede CT* intende .
Lo hen 5 che tuttoì restio , che tu fcanii , Voff «/o Carlo foìuer il dulìo a Dante, Ar
Vohe e contenta ^,fn #r uìrtute gumenta prima in quefia fórma, Jdio, ili
Sua%rouidenla in quik corpi grandi t quaU il iene che uolgee contenta tuuol
^ , ^ ^ j regno del cielo, che tu Dante SCandi,ciQ
E non pwr le nmre ^roueduU ^f^^^. ^ .rcendi,Va.hefuarrouideni
Son ne la mente, che da [e perfetta tia e uirtu in quejìi corpi grandi de cieli.
Ma effe infieme con la lor fdute . j^^^^^i ^1^,^^ ^ Uy^fluentia diuerfmente
Perche quantunche quefìo arco faettdy i„ oj«i fìella fifa in effì cieli , E
D//JjoRa cade a froueduto fine ; non pur folamente fono ne la fùa perftua
Si come cocca in fho fegno diretta^ mente le nature e uirtuprouedute da lui.
Se ciò non fèffe ; // del -, che tu camme , ma fonui con la lor falute infeme.Laqual
Producerebbe fi li fuoi effetti ; è il fine a che effe nature e uirtu fonofla
Che non farebher arti , ma ruine : te ordinate , ?Erche , Ver laqual cofa ,
E ciò effcr non può ; fe glmteUetti , c^antunque,ci.'e^,Tuuo quello che c^s^ e
Che muouon quejle flette , non fon manchi , f <^rco f. f, c^foproueder^ Vio^i
1 ' t, \r'U. ^^Jiti'f dina,CAde,cioe',arriuaeuien diffoi
E mancol primo, che non ghha perfitit. si come cocca ,Toft
Vuoi tu che quejlo uer più tifmbianchi. ^^^^^ ^^^^^^ ^.^^^^ ^ indri:clcta in
Et io ^ No« già ^perche impojfihd ueggio ^ f^^p^no, Et infcntetitia, tutto quello che
Che la natura in quel , che huopo , fUncht ♦ y^youeduto giunge a proueduto fii
ne, come fi la faetta indriz^ta al fuofci
gno, ilqual e medeftmamente il fin di quella, E fe quefio non fipe, chogni cofa proueduta et ordii
nata da Dio uenifse a proueduto fine, IL ciel, che tu camine, ciò è , il cielo per loqual tu uai , TrOi
iurreUe Si, ciò ^, talmente, e c^n tanto difcrdine li fuoi effetti, CUenon prelher arti , che non
fareihono, come le cofe fitte artificiofamente, lequali hanno ordine in Se, Ma fretterò ruine efnt
^ ordine alcuno, E quefìo non può efser SE glinteUeUi, Se le intelligentie che muouon (^^efìefiel
le, ciò h Quefii cieli, nequalifcno fife le felle, NOn fon m.amhi, l\onfon imperfui e defttiui
loro, E che manco e dejìttiuo fa ancora IL frimo motore, ciò e , Uio, CUe non gliha per fitti. Veri
themn gliha creati a perfttione ma co difitto, laqualcofa nonjfuoeffre, Onde S.Tom. ne lapre
fitione de la fì,a Contra Gentiles di lui dicf,Ef{igiturf cut perpetui ineffendo et creando , ita eft
in regendo perfctui e cet, E più oltre, Celefìia corporafemper rectum ordinem diuini regiifcruant
e cet. V voi tu che quefo uer, Hauendo Carlo dimofrato a Dante che tutto quello che da Dio &
flato preueduto conuenir che arriui a proueduio et ordinato fine, E fingendo duUtarnon effr bene
fiato intefo da lui, lo iomania e iice, Vuoi tu CHe tifmhianchi ,cioe , che ti A f ^
ihinramente quefo nero i T^i^onde Dante ii no,penh( ueie et intende effr mpcfftbile ihe LA
PARADISO
ifiàttiYd,cbe , Ijio che- natura mUtranif STanchi, Manchi, me fichi ft flftncanflcmìno^
IN (jkfl ihè- huofo, In jUfUo che- di lifc^no .
Cndcgli ancor *y Boy dt^farchhel peggio
Per Ihuomo in ta ra^fe non fo^e ciuei
Si 5 rij^ofio ; e qui ragion non chieggio ♦
E può egli ejjcr 3 fe giù non ft uiue
Diuerfamente per diueift ojficii
No« niacjlro uofìro ben ui fcriue ♦
Si uenne deducendo infmo a quid :
Vofcia conchiufe ^ Vunque ejjèr diuerfe
Ccnuien de uofìri ejfetti U radici :
Verchc un nnfce Solone , e laltrc Xer/e,
Altro Melchìfcdech , altro quello ,
Che uoUndo per Uere il ji^lo perfe ♦
Segu'.tdnh C^rìo -nel fuo dire , imanh
ancora Dante fi cjua giù tra noi prehhel
ffggi:i per Ihuomo SE nonfv/fe due, ciò è^.
Se non uiuejje ciuilmente conueyfanh in
compagnia, ma fi deffe a la fcliiudinf, Ki
ff onle Dante difichefitrial feggio,E che
di (juefio non ne ricerca alcuna ragione.
Perche fccon Io Arifiofile ne la politica^Efi
finh ihuomo naturalmente animale fidai
hiley non fafrehhe mai hen uiuer alirmen
te che in comjfagnia, E ne le czfc naturali
non fi ricerca altra ragione. B Può egli e fi,
fir. Domanda ancora fiu oltre Carlo, Se
juefio uiuer ^uagiuin compagnia fuo
ejpre,fcnm fi uiue per diuerfi e uari offici, Perche al uiuer politico e ciuile fi ricercano , an'^fcno
necejfarie, uarie arti ^ fffirdiij, OnJe a fe medefimo rijfondendo, dice che no, Se Ariftotdf,che
in ^uefie cofc naturali chiama nofìro maefiro, nel medefimo lik de la fi^a politica ne fcriue lene^
perche (juiui latentemente mofira tutte sjuelle cofi che fono neceffcrie a tal politico uiuere . 5'/ ueni
ne deducendo, Cofi uenne Carlo a poco a poco e di parte in \arie dechiarando ^ aprendo fin a
qui, POfca comhiufe. Poi conchiud^nh e uenendo a la refilution del duhio diffe. Se diuerfi e uai
ri offici, arti tfT (ffircitij fono neceffiri a tal mfìro politico uiuere, Conuien duntjue LE radici, ào
è-. Le cagioni de uofìri effetti effer ftmilmente diuerfc e uarie, E cju'fle fono le diuefc uirtu O ini
fiuentie fofìe da Dio, come prima cagione, ne le feconde, chefcno le felle, letfuali (jua giù tra noi
diuerfamente poi injìuifiono la fua uirtu, ciafiuratale, ^ual ella Iha riceuuta da Dio, E di juiauie
tie, che tra noi Wno nafie Solone, ciò è', nafie atto a hen fafer ordinar la "Rep, Et altro Xerfi, Et
altro atto a ruinarla, ferche Solone pi inuenfore de le giufìe e fante leggi che diede a la fua Afenie
fi patria, fitto de lecjuali lungamente fi confcruo, E Xerfi figliuolo di Dario Re de Perfifii (judh
che per finir la guerra cominciata dalfadre contra de gli hteniefi,come dicemmo nel xvy. de l'inf,
fa fio in Grecia con efprcito cjuafi innumerahìe, iì(]ua\ fey opera di Temifiocle Aieniffc, in haUa
glia nauale fu rotto, et egli a pena fi potè uilmente fiìgglre, talmente che p4 ruina di tutta la Ver'*
fia, Ondel Pet, di lui diffe, Pon mente al temerario ardir di Xe>fi, che ftce, per calcar li nojìri Hi
ti Di noui ponti oltraggi^ a la marina, E uedrai ne la morte de mariti Tutte uffiite a hrun le donne
Perfe, Altro Melchifedech, ciò è, Altro dedifo al facfrlotio, perche coffui nel tejìamtnto ufcchiopi
il primo facerdote e Re del pofolo di Dio, ET altro cjuello, che perfe uolando il figlio, E ^wr/?o , fei
conio lefiuoìe, fii Dedalo, intefo per ogni ingeniofè efotiile artijla, Deljuale, e come /f ; de il fi',
gito Icaro uolando, dicemo nel x\'ij. de Vìnf
La circular natura^ chefuggeìlo
A la cera mortai, fh ben fu me ;
Ma non diVùngue Un da laltrohofìello ,
Quinci adiuien ch'Efau fi diparte
Ter feme da Itcobje^r' uìen ^:iuirino
Va fi uil padre che fi rende a Marte ,
Hrf dimofiràto , cVe ijio effirla fua
frouidentia uirtu t7 infìueniia ne le fieli
le, e ciafcuna infieme col fuo da luifroue
duto V oriinAto fìne^ alcjual di necfffxta
conuien che ogni froueduta uirtu t^ ini
fìuentia corra . Ha poi conclufc, ihtl uii
uer ciuilmente in ccpagnia e meglio del
uiuer in
CANTO
ì^atuYd ^tnmii il fuo camino
Sìm'ìl farebbe fempre a generanti ;
Se non uincejfcl proueder diiàno^
Kor quel , che tera dietro , te dauanti :
lAa perche [appi che di te mi gtoua^
Vn corolario uo^io che tammanti *
0 T T A V
uikfY in fclituiinf e folo, E jt^ff!o «owpi
tfrftfiyf fcn"^! mr^ di iiufrfi offici, av^
ti, ^ #>'t'^}'> ( ffr fifflo glinfìufft ie
le ft file fYoiucanù cjua gin diuerfi e uari
ingegni i ffofìi cjual ad uno e ijual ai
unaltro officio tir ffjcrcitio, come fey teff
fèm^iodi Sohneedi XfYfcyViMfìchìjcf
ifch e di Dedalo in general haliiamo uedufo . Horrf fey fclutY il duhio, come di huon fadre foffa
najcer Yeo flghuoloy difcfndendo apaYticolayi dice, che LA cÌYculaYna(uYa,cio e , La natura de eie
li, che circulaYrnente fi moueno, <^^^fuggello, Latjualè' firma, A La cera moYfaU, A la mafef
m cOYfOYe^, ffYche ne impime le fj,e influentie, cornei fuggeìlo xrrìfYime del fuo frgm la cera, FA
len jìi arte, VeYche dun huomo fà utìaltYO huomo, end un LauaHo od oltYO animale, MA non difìin
gue luno hopeUo da laltro,Ma non ha cura dinfvnier femore uva m.edefma infìueniia a tutti cjueUi
^una famiglia. Et a cjuelli di c^ueUaltYa unaltra, feychel figliuolo shahhia a rédey fmfre di natuYa
fimil al fadre, E di (jui auiene, che Efau ft dij^arfe fer fme da lacoh, ferche,aufnga che ognun di
(or due fiffe SEme, ciò è'. Figliuolo del patriarca ifahac, et ad un medefmo farfo nati, Ncdimeno,
tilt fa i^puentìafii cjueUa chehhe nei ftid nafcer ifnu, che ftt armigero e fiiferlo. Et altra ijuella di
lacci, che fu pacifico V humile, E Qiuirino, ciò è , Komulo, che fofc Koma, uien dtfcefo da ft
ignolile er incognito padre, che per effcr armigero, ualorofc efirte,fi{ detto e tenuf^,dalafua ir.t
fluenfia,figliuol di Marte . t^Atura geneyata, ìAofìra, che naturalmente i jfadri produrreUero
e figliuoli in uirtu e c^ftumi fimili afc,(juando che Dio, fer far che glihuomim poffn meglio uiuer
ciuilmenfe in compagnia, mediante diuerfi e uari offici, corsie hahhiamo ueduto difcjf ra, e che uuol
infirire, non fcfp:nefp ad effa natura . Dice adticjue, che la natura generata ne generanti, ciò è ,
la. natura generata nefadri che generano i figliuoli, TareUefcmpre ad efp generanti, IL fitO ca^
mino, do e*, \l fuoproceffc fmile, perche talefarehhe efpril figliuolo, aual e- il padre, SEI prouei
ier diuino^àù h, '>e laprouidenfia di Die, ùffonendofi in ejuefìo ad fifa natuYa, no uinceffe e fiffe
fitferioY a lei. Et e- la melefima cjuifiione che nel fcttimo del Vurg» moffe in ferfcna di SoYdelìo,oue
affé, R ade uolte rifùrge per li rami Lhumana prolitate e cet, oue coclufè,che Dio permeUeua juef
fio, a ciò che U uirtu fi riconofieffe da luie non da altri . HOr Huel, che tera dietro tè' dauanti,
ciò ^, Hora cjuello, che fu ne uedeui ne intendeui, onde tera nato il dulìo, hoYa uedi tfT intendi,
peyche te Iho yefcluto. Et ^ la dechiaratione di tjuel che diffe di fcfra, Sio foffc mafìrarti un uer9
<t (fuel che tu dimandi, terrai il uifo come tienil doffc , Ma perche pjfpi CHr di te migioua, ciò
che dififisf^rti interam.ente goh. Onde difipra diffe, E fcm fipien damor che per piacerti, Kon
fia men dolce un foco di (juiete . V O glio che tammanti un corolario, V oglio che taggiunghi una
tonclufione,Eth' ottima comparatione,ferche fi cornei manto è- hahito aggiunto fipra de ghaliri
hahti, cofi ti corolario e conci ufione aggiunta fipra Ultre conclufioni .
Se^ftpre natura fe fortuna troua
Difcorde i fe*^com'cgnaltra femente
F«or di fua regtcn fit mala proua «
E fd mondo la gm poncffe mente
Al fondamento , che natura pone ;
Seguendo lui hauria bona la gente ♦
lAa uoi torcete a la religione
Tal'jchejia nato a cinger j\ la J^adat
e' cofa mdnipfìa, che fi cornei fcme gettai
io in terra no conueniéte a la natura fua,
mn fa mai luon frutto, Cofi chi fi da ai
fjprcitio non conueniente a lingegno fi<o,
no fa mai huona proua, E ijuffio fuo aue
nirin due modi, o per mala eletiione, non
Uuedo Ihuomo len ffuto conofcere il fuo
genio , alijual ìa natura lo inclinaua,0
tfr difiuo difirtuna che fi difiorda con la
A T
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Postillati 16
PARADI SO CANTO OTTAVO^
E fate Re dì tal , che da fermone t natura , la^ual mólte udte inclina !hmi -
Onde la traccia uoflra e fuor di ftrada^ m<i a c^fc granii e magnifiche , chelafua
iffYfjfa firtuna non If può fatire, come
pria iun montanaro, alijual efja natura hauefp iato lattituiine di fafer regger e gouernar un rei
gnOf ma che fer non hauer la la firtuna cfuei mel^ neceffari (la poter a tal reggimento e goufrnù
feruenire, tal attitudine inluiè'jìata indarno. Vero uedrem coftui, in tutte [e fue attionì, r^feraf
male C7 infelicemente, Onie Giuuenale, Hauiftcile emergunt (fuorum uirtutilus ohftaf Rer ani
gufìa ioni , E Sei mQnh, do è-, Seglihuomini (fuagiu ponejpro mente er auertiffero al fiondai
mento che natura pone in loro,feguenllo tal fondamento, effo mondo haueria U gentt huona, perche
òafcuno feguiria il fuo naturale inftinfo, che lo condurrehie a ferfèttione^ Ma noi torcete e difuiate
tale dal fio corfo naturale tirandolo a la religione, che fia nato a cinger ft la fpada, e dar fi a U
militia, E fate Re di tale, CH^ da femone, ll(Jual ^ nato e desinato al pulpito, ONde la tracci4
uoflra / fii^r iijìraia, E di <jui nafte chel proceder uoflro è" imperfètto e uano .
CANTONONO.
T^a poi c^e Carlo tuo^ betIaClemcn*^j
Mhebbe chiarito ; mi narro ^inganni ,
Che riceuer doiiea la fui femenTjt ♦
Ma diffe^Taci ; e laffà uolger gUanni :
Si ch'io non poffò dir^fenon che pianto
Giufìo uerra dirictro a uofJri danni ♦
E già la Ulta di quel lume finto
Riuolta fera al fol , che la riempie J
Come quel ben , che ad ogni cofa è tanto
Ahi anime ingannate e fhttur empie j
Che da ft fhtto ben torcete i cori
'DriTj^ndo in uanii<x le uoflre tempie^
Vimofìral fOeta nel fyefente canto, carne
dopol parlamento hauufo con Carlo Man
fello, ftando anchora nel ter^ cielo, e di
(juedo nel corpo de la fua fieli a, fe li rapi
prefcnto lo Jpirito di Cunlffa foreHa d'A^
^lino da Romano, delifual dicemmo nel
xjr*. del'Inf.E daUi finge effcrli fredei
to alcune calamita de la Marca Triuigiai
na di doue ella era fiata, E cùfi ancora
dalcune altre, e fattoli conofcer Folco da
Marftlia, Varia con lui, dal c^ual intende^
dire ad altre cofe, (juiui fjpr Raaimere
irice Hehrea de la città di hlierico, ffr ha
uerfauovito a hfùe ne lef^ugnatme di
talcittk entrando in ferra di fromiffione, de lacjual {per tranfitò) mofira chel Papa e Cardinali,
fummerfi ne lauarifia,fi curin poco . ^ DA poi che Carlo tuo Ma clemen^, Clemen^
dicano effire fiata figliuola di Carlo MarteEo, a lacjual il poeta, come tornato da la fua peregrinai
fione, indri'^lfitoparlare, e le dice, ciò che finge, cheffc Carlo fuo padre, oltre al ihìarirli il dui
ho, che nel precedente canto hahhiamoueduto, gliha^ea narrato, cherano glingm eie fraudi che
l A fuafemen^, ciò e" , La fua fihiaUa e frole douea riceuere, t Jpefidmente Carlo Vmlerto fu9
figliuolo, come uuol inferire, da Ruierto Re di Puglia fi<o fratello, ì^ual Occupaua effo rtame à
forto al detto Vmlertofuo nipote, Verche effendo effo Martello e R uherto ognun di loro fi^'iuolo di
Carlo fecondh Secarlo Martello, cheral prim:ì genito , non moriua inan"^ a! padre, fuccedeud
dopo lui in tal reame, ma morendo, douea fucceder ad effo Carlo Vmierfofuo figliuolo, e non a
Ruberto fecondo genito di Carlo fecondo, comefcriue il ViUani alchxs. delnono Uh. de la fua opei
fa, Due dice, chejfo Mmlerto non fi contento mai di Ruberto fuo harh . Soggìungel poeta, effo
Martello haufrli detto che doueffe tacere e laffar uolger glianni, perche a trattar di cjuejìa materia,
egli nonpotea dir altro, fenon che dietro a danni, chepn tali inganni e fraudi doueano figuire,
uerreUegiuffo pianto. Et in fentent a uuol infirire, che ne fcguirehhe dannofa e lagrimofa ueni
ieua,ferglinfilici ca fi che ioueanofuaedere ade^foRuUtto.e ^onfcc^uentemente amili f\d
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Postillati 16
PARADISO C A NT O N 0 N O*
fuUiii^ ìi eh in farle hMimo ieUo in fffo freceUnte canto, Onìt il ieUo Martello Uffe, che
f i« fvjfe fiato al morjo, cht molto fm di mal mn fmhht . ECiala uita li juel lume (Ini
ro. Torna il fOfta a la fua materia e dice, come già LA uita, ciò e , la ueduta di quel fanto lui
me di Carlo Martello, Sara riuolta Al fcle, ciò e , A Dio, i^ual riempie e fatia effa ueduta, coi
me juel fcmmo hene, CHe ad ogni cofiie tanto, ìljual ad ogni creatura * tanto che hajìa, perche
àafcuna ne farticifa tanto, <ju(ìnto fatifce la fua natura e dijfofuione, Et il ueder lui fi e'" la uita
hgni leato , fer efpr quel nettare , deìqual /c/o ognun di /or fi fatia . AHi anime ingannate,
Afoflrofa il foeta a quelli ignoranti, iquali ingannati da quejii falft e caduchi terreni beni, tori
ceno i cori loro da Dio, iìqual fclo ^ uero e ^erfetuo lene, driT^ndo LE tempie, do e , lejfef
ran'^ loro in fmil uanita, E dature emfie dice, j^erche divietata e" la fattura, che ft [arte dal fun
fattore, ciò e, Crudele e la creatura, che fi diuide dal fuo creatore .
PARADISO
E/ ecco unaltro di quelli Jj^Undori
Ver me fi ficc ; el fuo uoler pìscermì
S'gfiifì'^'^ua nel chiarir di fuori ^
Cliocchi di l^eatri ce 'ycheran férmi
Scura me j come pria *y di caro affcnfò
Al mio difto certificato firmi ^
Veh metti al mio difio tofto compenfi
Beato jpirto , dijft , e fàmmi proua
Che pojfà in te refletter queU chio penfo
Ónde la luce 5 che m'era anchor noua j
Del fuo profóndo , ondella pria cantaua ,
Seguette y come a cui di ben fnr gma^
Tornanhlfìefdi a U fud materia, intra
ducf a parUy Cumffa, lacjual, fi cme ue
irem'^ Ma mejffma ajfeYma, fit fcrelf
la d'AZ^lino da Rontrfro, f dicano fffet
Yfjìata hnna di ^erttilifPm er humanif
fimi cofìumi, ma nel hfduo amore (juafi
fen'^freKo, Nonlimero, che f entità fi uh
iimamente del fio errore^ dofo la dehiu
fenifentia, cornei petauuolinftrire, mei
rito (jufflo ter^ grado di headiudine .
Vice adunque, ET ecco unaltro di (jueBi
ffìendorifi ft uer me, E figmficaua neÌ
chiarir di /wor/, ciò ^, Ue la letitia che
il fuor mojìraua, IL fuo uoler piacermi,
ciò h'. La uòglia che gli hauea ii fitiffàn
mi . OnJe uoltatomì a beatrice, come in tal cafo era femfre ufato dijnre, uidi li fitoi occhi cheras
fio fermi fcfra di me, come prima cfuando me li riuoltaifer ufder fcHa afpntiua che io farlaffi con
Carlo Martello, Onde cheffi mi firon certo di caro afpnfò al mio defiderio , Et in fententia, lo coi
mhhi ne gliocchi fitoi chella afpntiua al defiderio chauea di parlar ad effo ff trito . D£ h metti al
mio uoler , Voleua e defideraua Dante fàpey da ^uefto ffirifo, chi egli fifp, e la cagime perche
gliera dato' <{uel grado di leatitudine, E pero uoltatofi a lui dtce,Dehieato fpirito, MEtii fofio
iompenfè, che tanto uienadire, Satit/a tofìo al mio u:ìlere, E J^ammifroua, E fàmmiftr proua coi
nofcer e uedere, che (juel chio penfo poffa refìetter in te , Lacjual cofa comfcero, come uuol inftrii
re, fé tu fenT^ che io ti manifrfti ^ual fia effo mio uoler e , futitfàrai a c^ueRoy ferche allhora io im
tenderò^ che rimirando tu la fita Troni ordinati a cjuejlo ter^ cielo, tu ueda in e^ueJìi, come in
uno fpecchio, effer rapprefcntato da Dio, nelaual ficontengon tutte le cofe,non fclamente ogni
mio penfiero, ma cjual fi uoglia altra cofà che tu intendi uoler fipeye , E cofi fer proua ppro,
che (juel chio penfo pòfjà refìetter in te, non effendo altro refìetticne, che dimojìratione duno ohi
ietto per unaltro , come la luce del fole, (juando fi iimofira per la luna, per laojua, 0 per lo ffeci
ihio, E chel modo del ueder de heati, fècondol poeta, fia di mirar ciafcuno in (juel ordine dangeli
attrihuito al grado fitO, lo uedremo dt fitto, oue inperfcna di Cunijfa dira. Su fcno fffcchi, uoi dii
cete Troni, Onde refùlge a noi Dio giudicante , ONcf^, ciò è-. Ter lacjual co/<f, L A luce, che
iel fi^o profondo t!T armoni'^nte fiono cd^ualella prima cantaua ofanna, come uuol infirire^
hauendo nelprecedente canto detto, E dietro a <]uei, che più inan'^ apparirò Sonaua Ofannaecet^
MEraanchoY nuoua, IPerche di (juel tal profóndo giro, neffunaltra nera anchora uenuta a me ,
SEguette, Seguito dietro a la mia dimanda, in dire, COme a cui gioua di len fare, ciò è', Toi
rpy^iitfirn>*^^ Po e ^fti^ljlìjmf, cornerà fiata richieft^ Ji/fi, Deh mfUe al mio uoler tojìo mi
' ^ fenfi e cet, perche, chi fi diletta difiir len fa tofio .
in quella parte de la terra praua
Italica ; che fiede tra Rialto
E le fontane di Brenta e di Vtaua ;
5/ leua un colle , e non farge mvlto alto }
La onde fcefe già una facella ,
Che J?ce 4 U contrada un grande afjàlto ♦
Defiriueil poeta, in perfcnaJiCumlp,
la Marca Triuigiana, donde ella fìi ,
Lacjuàl ha da me^ H V ine già, doue e
Rialto , Da ftttentrione glialti monti,
che la diuidono da la Ma^na, Da occii
dfnte , fuY fu dftti monti , le fintane,
i^nit nafiel fiume de U Brenta, che cori
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Postillati 16
CANTO
Vncni fdàice ndc^uì & io cr ellat
CunìUafui chiamati e qui refuì^j
Verche mi uinfd lumt Jefla Jìefia,
Ma lietamente a me meiejma indulgo
trt cagwn di mia Jorte-^e non mi noiat
Che forfè ^arria forte al uoflro uulgo ♦
1^ 0 N
rf del P<idouti>iò,^3t( Oriente, fì< mi
éefmi monti, U fintcme donJie nafce il
fiume éi Piana, che corre fel Trmgiai
TtOf E chiama fraua <^utfia fayte àt U
terra Italica, fer li ìfeffmi tiranni che gyà
fcm fiati in (juella, E non chiama fraine
tutta la terra d'ifalia, come altri han$
no intffo. Ordina adunc^ue coji. In jueU
la f arte fraua le la terra Italica, E' non in quella parte de la terra Ualica fraua, CHe fede, l4$
tjual fofa, come hahhiamo già detto. Si Itua un colle non molto a!to,ful(jual è- pjìa la terra di
nomano, LA onde, do è-. Di douefcefe già Vt^a ftcella, Wna fiamma, tntrfa fer AZ.^lino ,
CHf fice un grande afjalto a la oòntrada, come nel già ietto xif, canto de l'inf, uedemmo, D Vw<
radice, ciò è', Vun fadrt nactjui CT io Cunilfa, Ella fkceUa, Aduntjue fui, come uuol infirii
te, [creila d'AZ^Hno, iniefcper effafàceQa, E Quirefìdgo, E (juiin (fuefio cielo rijflendo, PEri
che il lume, ciò Verche linflueniia defta fiella di Venere miuinff, M<t lietamente Wdulgo, eia
^, Perdorio a me medefma, lAcagion di mia fcrte^ la cagione, ferche ijuefio grado ii heatitui
iine mifta fcrtito^ la^jual cagion fi e-, Irfpr io la giù in terra fiata lafciua, E fer (juepo fétitami
del mio errore, e fattone la debita ffnitentia^ ho meritato che (juefto tal grado mifia dato in ferie, f<^tiffe\t%^%.y
E tal cagione NO72 mi n:)ia, ciò è", N;>nft chio m^ nefenta, CHr firfi al uofiro uulgo farriafcrt
te, ParreUefvrte a credere a lignorante uulgo, che i heati non fi fentififiro de glierrori commefjt
fer loro al mondo, non intenderìdo chel fentimento del male,il<jual non e altro che rirr:orfc di con
fiientia, non fuo flar con la beatitudine, Onde fOcO di fitto ueiremo, che in ferfcna di Fo/co a tal
frofofito dira, No« fero cjui fi fente, ma fi ride Non de la colf a, che a mente non torna e cet.
Onde nel xxviy. del Purgatorio in ferfina di Mateìda fofiche lanima furgata fer afiender al
farad, hifcgnauache leueffe frima del fiume leteo, iìcjual toglieua la memoria dalmale^ Efoi
ii Eunoe , che rendeua la memoria del iene ^
Di qucfìa luculenta e cara gioia
Vel nojlro cielo , che f iu me j^ropìnqua^
Grande fitma rimafe 3 e pria che moia ,
Quefio centefimo anno ancor ftncin qua i
Vedi fe Jhr fi de Ihuomo eccellente
Sicché altra uita la prima rcVwquat
E ciò non penfa la turba prefente ,
Che tagliamento ^ Adice richiude^
per ejfcr battuta ancor fi pente ♦
Ma tofiofia che Padoua al palude
Cangerà lacqua , che Vicen^ bagna ,
Ver effcr al douer le genti crude ^
E doue Sile e Qagnan [accompagna ,
Tal fignoreggta, e ua con la tefia aha^
Che già per lui carpir fi fa la ragna.
Hauendo Cuniffa fitis^tio a V^nte in iir
chi (Ha era, e ferche (juel grado di heatii
tudine hauta, li moftra Fo/co di Marfilia,
(hera fiu frejfc di lei, Deltjual dice effir
vimafi fi gran fitma, che frima chfHa
ra, ijuel centefimo anno da lincarnatione
di Chrifio, che correua aQhora, cheta il
ter^ centefimo fcfra mille, come uedemi
mo nel XX/, de Vlnf.ouein ferfina di
Malacoda dijfi, HiVr fiu oltre cinijuhore
che ijuefihoUa Mille dugento con [(jjanta^,
fii Anni comfier, che ejui la u'ia fit rotta,
fi farehte il cjuinio centefimo, che tanto
uien a dire, che durerebbe ancora dug'.ni
to anni oltre a cjuelli che da la fua morte
fin aDhrora era durata, E non che durerei
he ancora cimjuectr.to, com^ Jtrt hann^
httefc. Dice aduncue di lui. Di t^uefia gioia l Vculenta, ciò h ^i^ria di luce e chiara del «o//ro
le, la^ual me' fiu frofinìua e mina, Kima[ègrd fima, E Prima mot de moia.^uejto centtjm^
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Postillati 16
PARADISO
ttnm nelijualUyd ftamOycmfiml inprirf, Slncin(jua,cio è'. Si farà il(juinh ceifftmo, Vaceh
urrltì di fai mmrYQ^ Ma di Fo/co dirmo pco di fitto, WEdi adurtcjuf fe Ihkomo ft dff(Y fimafàrfi
fccellfntfy CHf U Jprima uita, do ^, QUffta caduca e mortale KElinjue, laffì altra uita, chè'
éjufUa che fi uiue fer /ima, Ei in fenttniia hda che fi dehla uiuer tariti uÌYtu:)famente, che dopo U
morte, per la ecceUentia de la c^nfiguita uirtit, Ihuomo laffi tal fima di fe al mondo, che mediante
jueBa jdcjwfii unaltra uita , E Ciò non fenfa, Vitupera lignorante turta del fito faefi, iltfual
Yichiufo e contenuto da ijuefii due fiumi, ragliamento da Oriente in Vriu^i , et Adice da Occii
dente, chef affa a Verona, lajual turha, uiuenìo uitifamente, non f enfi a tal futura uita, Nf
che fer flagello riceuutò da Dio fi penta anchora, ne fi ritragga dal fuo mal uiuere • M<t toff^
fia, Ha detto de le genti dd fiiO faefe in uniuerfale, hora uien a dire in particolare di (jueUe daUui
ne de le fue città, E prima di Vadoua, finj^enio di predir una gran rotta, che Iacopo da Carrara
Signor di ifuella cittk riceue- da Can grande de la Scala Signor di Verona ne torghi di Vic^/i^,
tanno Macxiiy . a di xvy . di Settembre , La<]ualcittd era uenuto per torli, e rimafiui prigione,
come nel primo de Vlnf, dicemmo. Ve lacjual rotta firiue molta hreumente il Villani allxif. del
nono Uh. de la Jùa opera, laccjua che hagna Vicen'^a fi è' ijuella del fiume di Bacchiglione, che le
faffà a toccar le mura, E cangerà, perche del pingue fi>arfc de Padouani in tal conflitto, di bianca
diuenne roffi, A l palude, cjuello che in cjuei tempi era (juiui uicino a le mura de la terra per loijual
ejjo Bacchiglion pafjaua, PEr ejpr le genti crude, ciò e, Pertinaci e dure e non uolerfi piegar al
douere, Comefaceano e Padouani in uoler efitrpar cfuel che non era fito . E Doue Sile, Detto di P<f
doua, uien a dir di Treuigi,oue (juefii due fiumi Sile e Cagnan fi congiungon infieme, IL Si^or
de la(jual città, che aHhora era Ricciardo da Camino, dicano ejpre fiato ùcci fi giocando a fiacchi,
come da fifoi nemici era flato compoffo ordinato, Lac^ual morte il poeta finge in perfina di Cui
niffa di predire. Onde dice, che (juiui fignoreggia tale, e ua con la tefia alta, cHe già fi fa la yai
gna,Chegia fi compon larete, PEr lui carpire. Per penderlo, Stado ne la fimilitudine de la ragna
conlajualfipredon gliuccelli. Et in fintétia,che già fior dina il trattato da fiioi nemici f occiderlo .
Piangerà Feltro dnchora la dijhlti
De Umpio fiio pàflor ; che [ara ^concia
Sì y che per fimi! non fentrò in Malta ^
T!roppo farebbe larga U higonciay
Che rìccuejjel [angue Verrarefe ;
E fianco , chil pefajjè ad oncia ai onda }
Che donerà qucfio prete cortefcy
Ver mojlrarft di parte : e coiai doni
Confórmi fieno al uiuer del paeft ,
S« fono jp cechi j noi dicetc Thronr;
Onde refidge a noi Viio giudicante^
Si che quefìi parlar ne paion honu
Qjà fi tacette*je fècemì femhiante
Che fi>)fc ad altro uolta per la rota^
In che fi mife , cornerà dauante ♦
Seguitando Cunìffa nel fuo dire, Tocca
una hifioria, anl^piutofioun tradimen^
to ufato dal S/efiouo di Feltro, ne la fcpra
detta Marca, Et il tradimento e cfuefio^
che hauendo efifò Vefiouo il temporale e lo
fpirituale. Affai notaiil numero di cittat
dini Perrarefi f^ggitiui,per haueropef
rat^ alcune cofè contra lo fiato, fi ridufpi
ro (juiui, come in terra lihera, dùue peni
pluan effer ficuri,Ma il Vefiouo a perfi^ai
fione del gouernator di Ferrara, che aHho
ra ft teneua per la chiefà, confi ntt che fif
[ero tutti prefi e ricondotti a Ferrara, do^
ue a la più parte di loro fù tolto la uita ,
Vice adunjue che Feltro piangerà anchof
YaLA difilta , Digita è- uocahol Frani
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^fc, e tanto ftgnifica (juanto mal fitto,
DE l empio fin pafiore, ciò è , Del fuo dif
fietato e crude! Vefiouo, CHe farà (concia , La^juaì difiltafira fiiori di mifura fielerata, come
hml injirirf, Si, ihe perfml dtfiilta t\Onfintro in Malta, Malta dicano effer fiume cU meUe
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Postillati 16
CANTO NONO,
Vif I U^^ lì ^aìfcrìd, e eh juiui ^ una ime dfl meiffmo nomi '«'^Wf' tilfrf uolfr il Pofa fctei
uamfttfr in feYfftua carcere <ju(i cherici^ i feccati de<juaìi fiffero flati irrimiffiUH, Aiunjue il
peccato il ijuefto efcom fit ft ^mnie y che fer un [mite neffuno intro mai in (fueflo carcere di
Mfflta • TRoffO farebbe larga la bigongiay Mofìra chel [angue deffì Ferrareft^ the (juePo Vefcoi
uo, lljual fer ironia chiama frete cortrjèy donerà, farà tanto, che la bigongìa chel riceueffe frebbe
trofp larga, e flantO chi ad oncia ad oncia lo fefaffe, frima che tuUo Ihauejfe fefto, VEr mcfirarfi
di f arte. Ver dimojìrarf egli ancora effer fartiale e fautore de lachieft, (Quello da che douea, in fa
mi cafc, effer lontano, E Cotai doni jìano confarmi al uiuer del jfaefe, Verche uiuendo cjuelli del
faefe male, bifcgnaua che le opere loroftlJcro juel medefmo . fono jfecchi, V Oi dicete Tro
ìli, t^el precedente canto uedmmo, che fcconiol poeta, fffcnio noue i cieli che fimoueno, e di fari
numero gliordini de glìangeli diftintiin tre gerarchie, chel poetaad ogni cielo di grado in grada
0iUrìbuiuauno de detti ordini al fuogouerno, Wuol adumjue chel modo del ueder le cofc in Via
da beati, che di cielo in cielo finge che fe liraffjefcni^o ,fia di riguardar ciafcuno tje lordine
ieffi angeli aUnbuìto al grado fuo, perche in queh, come in uno ffecchio,ft rafprefcn^^no tutte le
iofe ne la medefma firma che fcno in Dio, Pero ejfcndo Cuni(fù in (juefto ter^ cielo, thera il ter'^
grado di beatitudine, al<juale,fi come uedemmo nel preadegato luogo, attribuito lordine de T)o;
ni, che- il ier^ de la frima men nobile gerarchia , mofìra che riguardando m <jue(li,hauerfref
ueduto tutto ciò che di fcfra dal foeta in ferfcna di Cuniffa hahbiamo infefo. Onde dice, 5 V, cior.
Di fofra nel cielo emfirto, fcno ffecchi, i<luali uoi la giù del mondo infriore domankte Troni ,
ONde refiilge, Da (jualijfecchi rij^lende a noi Dio giudicante. Ogni diuin giudicio, SI, talmen
te ne rifilenkno, che ^uefìi farlari che io tho fitto, NE faion Ioni, Sapendo noi effer ueri , come
uuol inferire, ferche ogni cofa uera e- buona, come ogni filf^ ^ rea . qvift tacette , Mofìra
(he finito Cuniffa il fuo farlare , ferche fmife ne la rota inche era primate uenifft a lui , co;
fiobbe a (juefìo ella effer uolta ad altra cura .
Laìtra lethìa , che mera oh nota , P<iYtita cuniffa dalpoeta,fe lifi.e in uifla
Preclara cofa mi fi fice m uifìa 5 l^j^ra letitia intefa fer la luce di folco
dualfin halafciojn che lo Col percota. che giaferlef.role diCumffa g^^^^^^^
, - - 1 r Ci r ft. ta, PReclara cofa quafi come fin balafcio
Ter Iettarla fu fi^lgorfacc^urfia m ^.rcotll IcU, Stando in cjueÙo ,
Si come nfo qui : ma giù [abbuia ^^^J^ ^.^^^ ^. ^^^p^ ,
Lombra di fuor, come la mente e trijta^ chiara gioii ecet. PEr letitiar , Mofìra
Dio uede tutto -, e tuo ueder f\Uuìay ^^^i^ fi, in cielo Ver letitiar, cioè', per
Vijfio , beato fidino \ fi che nuUa rallegrare , SAc^uifìa filg^re. Si confiti
Voglia di fe a te fucteffcr fitia, guejj:lendore,fi comeintalcafcejua giù
Dunque la noce tua ; chel óel traflutta tya noifac<jui}ìa rifo, COme la mente, eia
Sempre col canto di quel fiiochì f ti , e. Come lanima di detroofpreffa da aual
Che di fei ale fitcen la cucuUa ; chepaffwne, h trfa e mefìa, lOmbra,
Verche non fi^t.fitce a mìei defili '''YiT^^^"'^^
j . # ^ A-^vf^AtìAd- aueh che la fu, come uuol tnjtrire,feY
C,a non atu.dae ,o tua d.minda, L.^i^'ui.Jrh'IP'*
„.„ aumiu . Dio u^i, t.tto. Qui cominci, ilfofU^rUnm folco il mdefmochc U
J,h%nU, che infcrU^fiXcUMo c^li il fuo i.frirrio in VioJ.^sU,,f'n^f'*
PARADISO
mania, my^er a fatisfirli, Onie iicf,. Dio uele tutio^ E di <\uf^^ now e' cU iuliti, E f«o ueìft
SìJlii'.ay do ^, Veriftra in luiy SI, cig è , Taìmnif filiuia, CHenuUa uo^lia ii /?, fio ^, cht
Tìeffuna uolùta c\if fia in luiy cme^ la mia iifajffr di tua condiùonf, NOw f f/o f/prfùij, Non /"«o
fjpr ftivata f nc.fnfìa a tr, fuYc\)f [clamente tu guardi in lui^cme uud infxriYf, ferchf dittò c^ueli
10 che Li uedcyihf nufiafe nefcludfytuUo in lui/ÌYi/ffrefintd . Diiijuela uOcf tua, CHe trofiuBa^
€Ìo ^, Laqual YallegYafmfre ilcieh al canto DI (juei fuochifif', Bi (fuei SfYafìni fiefofi chfaYi
ieno di CdYita, feYihe al tanfo, tT alpoceìtY dan^nlo in gÌYO con (juetli faccOYdauano, onde nel
fYe cedente ca*ìfo dijp, Achi haufjp {juei luYni diuini Veduti a noi ueniY L'Iciando il gito PYia coi
minciato in glialfi S erapUni, che difci ale F A cen la cuculia, ^anno la uejìe de lacjual ft cOfYenOp ■
Perche cuculia e la lunga e larga uefìe, che fcglion cOYnunemente fOYtaY i rr.onaci, t coft è' dimttn
àata da loYO, VErche non fat'is^ce, Perche nonfatitfk efjà tua uoce A Miei difìj, A ieftderi mie"^
11 ordina cofi il tf\hy Dnnjue la tua hQCf^ che traflud a femore il deh col canti di juei fuochi f^i
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Postillati 16
CANTO NONO.
cI)^^«W3 U cucuHd Jifèi ahyffnhf Koyj fatìsfice a dijtf'mei Vu^l alun(]uf inprire, cleuei ,
Ifnk fgli il ieft^frio Jt<o in Dio, dourehle mouerft a fifisf^rli fn^ affettar freghi , cme in tal
cMfo ne ancora egli ^Haff^ftterehte lia lui , Onde dice , Cia wow attendere io tua dimanda Sl9
yninfuafft , ciò ^, Sio mi metteff col uein in te , Come tu timmii , cme tu ti metti in me. Orti
ie tu uedi il deftieri^ e uoler rwto •
La maggior mtt , m eh Ucqua fi (handa, f''''^'' ^'f'^'''^
Incommcmo aìlhor k fue parole , deìpeta.a circunlcnuer la fu. terrah
c 1- 1 7 7. ■ l'I 1 Cenoua^douenacque,E non diMarhliaf
ruor di quel mar jChe U terra mzhnlanaax . 1 - a, - j
^ rr j ' 1" . 7 rt cme dicano tutti Mtrt efboftton , doue
rra difcordanti hti contrai Jole . ^^^^^ 1,,^-,,,,^
ramo fin ua ; che fa meridiano, Ma Perche fnfenia meglio. Fu coftuifigì'
La doue hrizonte fria far Jole ♦ - . . . _ >
Di quella uaHe fa io Inorano
Tra Vichro e Macra , che per camìn cotto
lo Genoueje ^arte dal Thofcano^
hd un occajò quajx ^ ad un orto
V^ugea Jxede e la terra ^ ondio far ,
Che fa del fangue fuo già caldo il porto ♦
folco mi d'jffc quella gente j a cui
fu noto ìil nome mio : e queflo cielo .
Vi me Jimj^renta , comio fè di lui :
uolo dun molto ricco mercatante Genouf(è
detto Nanfit , iljual uenendo ei morfr^
ìafso Folco in ottimo fiato, e per hauer lai
vimo grande, ft mife a conuerfar con huoi
mini ualorùft tfT a feruirli , E fa molto
honoraio V afj^reZ^afo dalKe Riccardo,
e dal Conte Kamondo di Toìofo, ma fcfra
(( tutti da Barai di Marflia, de la cui don
na inamor dn do ft , fae per lei molte heUe
canini, de lecjualt in juel tempo fa repui
tato gran compoptore, e nehcjuali ìfrrgdi
ua la fua ftgnora, e perche li fit pmpre du
Ya, ufaua in (juetle doler fi damare . Venne cofìd a morte. Onde egli per lo gran dolore, aUndoi
-no il mondo, efeceftfrate le lordine di Cifrai con due fu oi figliuoli, e la mo^Àe di (juel medffirra
crdinemonaca. Cojìui aduncjue, come di fcfrahahhimo detto, percheìa fua hahit af ione dopo U
morte del padre fa fcmpre a Marftlia, e cjuiui tolfe donna tifT hehSe figliuoli , fa detto Folco di
mrftlia e non di Gfnoua, donde gHaltri ej^fitori hanno prefo errore , E (ju/fto mojfc il FeirfiYi
cha nel cjuarfo del trionfi) damore a dir di lui, Folchetìo, che a Mar fila il nome ha dato , Fi <
Gfnoua folto, era lo ftrem.o. Cangio ^er miglior uìid haliioe fiate, effcndop, come hatliamo
letto, ultimamele renduto frate . \J olendo adun^jue circunfcriuer Cenoua, Vefcriue prim.a iuttol
nofìro marmediterraneofcfionela mpggi^r uaJle,neU(\ual fi ffandalaccjua fiiori dePOceai
m, che inghiilania e circonda la te^ra, Ferche hccjua deVO(eam entra in otciètnte da lo jìrftto
ii'siUliain ^Ufftamagg0^ualle,ula:u^l fifffcmfdiferr.reorrctre, Ftc^nfcfc re ua contrai
fole Ferche corre U Occidente uerfo Oriente, al contrario di f wrZ/o , TR«t difcordantt Itti, Feri
che 'diuidendo Uff-ica, che li fta da la defìra, da leuropa, che li fìa da la frnifìra, Ifcjualitpari
ti de la terra fono molto difcorde t^T in f^de er in cofium.i in leggi, CHe ^ rntridiano , U
hue prima fu^l^r ori^onte, Ferche cjuefìac^u^, -'andò de l'Oceano entra per lo detto fireuo in
quefìa maooior uaHe, fk il fuo ori^cnte fino a liti di Siria , doue termina ti fuo corfc , m
ciunta quìui , non ui fk più orinante , ma meridiano , >ierche ouun^ue Ihuomo fitioua ,c^M
\i ferra del fuo cpoha il fì<ocircolo ^articolar meridionale, Ftil circolo de lori^cnte toi pm
oltre , U doue uede nafcer , o corcar il fcle, E non che il poet. intendfe di parlar del circolo
meridiano uniuerfale! che, fecondo la fua fittione,faffa fcpra di UierufAmyome altri h.n^
m intefc , Auenga che auefìa cittk fta pofla in Siria, e non molto lontano da detti Ufi ^
iuefìaualle,ìun^uediceFolco,faÌ9 Ll^orw, ciò H.fcwfor d^i to, TR^ Hthof y^cra,
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Postillati 16
PARADISO
fiflrù è- ficchi fiume f chf mette tw mare tra Mowrfco cafifìlo^ oue la frimtfio U rmera ìi Cem
ua éa U fdìU dipnente, e Ni^^ ciUd in Pyonen'^.Macra e- fime che mette in mare, tra lerii
ti terra (juafi al dirimfetto di Partoueneri , oue ha frimipio la riuiera H Cenoua la la farte di lei
uante^ e S f renana ciuk di Luni^iana, Tanfo, che àafcum di (jueffi due fiumi , luno da la farte
éi ponente, laltro da la farte di Ituante, uen^on ad ejpr quaft cento migla dijìanti da Qencua foi
fta in me^ di loro, CHe, Laejual Wìacra, Varfe lo Genouefe dalThofcano TErcoriO camino. Peri
che Qliaf enini, nec^ualifcfra Pontremoìi nafcelaMacra, E che dikidela Liguria, doueè-fojìa Ce
mua, da la ìnfuhria, o uogliamo dire da la Lomlardia, e la Th(^(cana da la Romagna , Vengon
Huiui a riftringer e luna e Ultra frouincia in molto IreueJ^atio, il<jual diuifo dal detto fiume di
Macra, che correndo uerfc me^ di, laffal Genouefe a deftra, er // Thofcano a la fmifìra . AD uno
occafo (juaft, Bugea è- citta foftafuljito d'Affrica daU farfe di me^ di , (juafi fer contro a Gei
mua fojìa fui lito d'Eurofa da la farte fettentrionale, Aduntjue Bugea fiede, E Genoua, che' la ter
ra, donde fii Folco, ancora lei, ijuaft AD uno occafo tfr ad un ojto, ciò è'. Ad uno Occidente tfy
ad uno Oriente, perche effendo tanto occidentale, e tanto O'rientale luna chelaltra, uengon ad ha*,
uer in un medefmo iemfo il di, CT in unaltro medeftmamtnte la notte, e (^Vafi dice , ferche Bui
gea è- alcjuanto fi^ Occidentale di (juel che- Cenoua . CHe, ciò e, tatuai terra di Genoua doni
dio fui, F E già caldo! forto delfuo pngue, Oue halhiamo ad intendere, che fecon do rfftrifce Mefi
fer Augufìino Giufìiniano Vefouo di Uelio,ediligentiffimofcrittore]delhif}oria Genouefe, Corrtni
do lanno di nofìra falute Dccccxxx\i, affaruedentro a la città, di Genoua uno horrendiffmo frodii
gxo, iljualfii, che in una molto ficciola fìrada uicina al molo, che da una ftntana cheta in (Quella
ftnominaua Fontanella, e7 hoggifi nomina Bordigotto,fer un continuo giorno, non grani
difftmo fpauento di tutta la città, ejfà fvntana uerso ahondantiffmamente fangue,fmile al fan gue
humano. Et auenne, che non molto dafoi, effendo ufcito di Genoua una fotentiffma armata, ue ne
giunfe unaltra di Saracini, lacjual trouato la terra ffroueduta di deftnfcri, iuUa la faccheggiorno.
Et occifcro (juaft tuttol pf^lo talmente, chel fangue corfe fer le jìrade e difcefe fer fin al molo,E fcgi
giunge, che non contenti dhauerla faccheggiata e fitto le donne ^regione co ficcioli figliuoli , che
lahbru^aron tutta, e fartirondel luogo. Ma dice efpr chifcriue, che tornata di la a foco larmata
Cenouffe, e ueduto la terra loro in tal modo dijìrutta, fi mifcro a ferfgmtar i nimici, i<]uali trouai
ti ne mari di Sardigna, li ruffono e recuferaron la jpreda co prigioni Q«W/ì che intendono chel fot
ta farli di Mar/ilia dicano, che fui fangue ffarfo ne laffedio, che ui laffc Ce fare fcttol dominio di Bru
to ijuandofafso in Sfagna, Mafe di Marfìlia haueffe intefc, non haueria detto tra Uehro e Magra^
f4a ira Rodano, ilcjual mette in mare foco ftfra Marftlia, Et Hfhro, che ui meUe difcUo, E non Iha
ueria dato fer confine la Macra, la^ual è lontana da Mar ftlia foco meno di cccc.miglia ^ediuidt
la L iguria da la Thofcana, e non da la Prouen'^ ioue che Marftlia è fojìa .
Che fiu non arfe la figlia di Bf/o
Nowncfo & a Sicheo a Creufi,
Vi me infin che fi conuenne al Pelo j
Ne quella Tiodofaa,che delufa
Fm da renofhoonte*,ne Mcìde^
Quando Iole nel cor hebbe ruhìufa ♦
No« fero qui fi pente ; ma fi ride j
No« de la colpa , che a mente non torna 5
Ma del ualor chordino e prouide »
(Imì fi rimira ne Urte^ eh* adorna
la figlia di Belo fu Eltjfa detta la foi Di
do, Velacjuale, e come fu cafìiffma ,ma
chel poeta feguifando Virg, che finge ella
efprfi inamorata d'Enea, e per tale amor
cccifa, dicemm:ì nel ijuinto canto de l'ìnf.
l^Oiando a Sicheo, lltjual, perche fu ma
YitodiDido, l amore cheUa portauaai
Enea, ragioneuolmente, ancora che fcfji
morto, li noiaua , E cofi ancor a Creufd
prima donna d'Enea, Di me IN fin che fi
conuenne al pelo, ciò è , In fino a tanti
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Postillati 16
CANTO N 0 N
Cotanto effetto e ^ifcerneftl bene, AeUrieYffYmòYtfumumfntt mUì
Vmhe al modo di fu quel di giù torna ^ ùyfmhfuenutufaiUueccUez^ynfU
qual ft cmhial fflo^lmor fi disé (cf,Ori
ie OuìLqu^ hlh e fi Milis Veneri (juQi^; ccuenìt óiUiy Turfe fcnex milei, iurfe fcmlit amor »
NE (fueìU Rùhfeia^ Cofleifu fillis figliuola ii Ucuy^ Reiticc di Tracia ia Quid* detta Kodofeia
ia Rod^feo monte di Tracia, lacuale, come jcriue ejfc Quid, ne le fiftole, dieie fe e! regno a 'Dei
mo finte figliuolo di Tefco Red' Atene, hauenkh ricettato nel fiiO ritorno da la guma di Troia,
Con latjual effindo Dem:ifvnte jìato un tempo, e determinando uoler andar ai Atene , frefe da lei
certo iemfOy del fito ritorno, il(jual f affato, e non ueienìolo ella tornare, Onde dice de fii da lui
ielufa del fiiO ritorno, Cme imfatiente e àifj^erata ftffefp perla gola. Ma tornato poi Vemofinte
n riuederla, CT* ifttefo linft'ice cafò di lei, amaramente la fianfe , NE Alcide, Hercole figliuola
ii Gioue e d' Almena detto AUiie, che fignifica huomo fòrte, o uero da Alceo fiiO materno auo,
0uenga che pofpnte, e fvrte ftjfe, nondimeno fu tanto ardentemente frefc de lamor di lole figìiuoU
i^Eurito uìnto da lui, che deponuto ogm ftrocita,fi diede con le fanciulle regie a filar la lana.Wuol
ttduncjue Fo/co inferire, che neffùno di (juefii amori, ancora che tutti ardentiffimi fiffcro , non fero
ia eijuiparar a ijueUo di che arfc lui . NO« pero ijuifi Jpente, Moflra, che la fu in Farad, nfffui
m fi pente de la colpa commeffa in (jutfìa uita, perche non torna a mente, rifletto a la ragione, che
#r tal fropoftto dicemmo difcpra (Quando in perfcna di Cuniffa diffe, lAa lietamente a me medefma
indulgo La cagion di mia forte, e non mi ncia e cet, MA finde del ualore, ciò è , Ma ft gode de la
uirtu che Dio ordino e frouide in cjuejìa fìeUd . Q^ifi rimira. Ha detto de la cagion del lor gioii
re, laifual è la colpa che non torna loro a mente, hora dice de [effetto feguito in loro da tal cagione,
ilijual è' il hene cheffi uedono e frouant. Onde dtce. Qui fi rimira NE larte, ciò è'. Ne la frouiden
tia diuina, CHadorna, tajual fi miraiil cotanto effetto <{uanto la nofìrafilicitajprodotta da tan
fa mala cagione auanto ^ la colica, E rimirando. Sì fcervel hene, che' leffctìo di tal mala cagione,
ciò e, la nofìra felicita. Ver che cjuel hene di giù, iljual è-frlfo e non uero hene , TOrna al modo
ii fu, ciò e-. Torna uero hene e non fàlfo, che altramente il f^lfo hene di giù , fer ejfir male , come
uuol inferire, noi non lo potremmo difcernere. Onde di fofra diffe, che la colf a non torna loro a U
memoria. Et in fcnttntia uuol infirire, che lamor carnale e lafciuo, ilcjual fer linfìuentia di ^uefìg
fieda fi genera (^ua giù ne cori humani, ultimamente fi conuerte in cafìo e diuino ^amore , Onde
cheffe meritano dhauer la fu (juel grado di heatitudine, contai mirahil frouidentia tT arte , a lai
ijual effe remirano, mofira hauerla ordinata Dio, E cofi il hen di <iuagiu^ tornaalmodo di la fu,
ficendofi di lafciuo V humdno, cafìo e diuino amore •
Ua perche le tue uo^Vn tutte ftene Mofira nhoueder in Dante unaltro lefii
rcnprti^chefcn nate in quc^a f[^era^, ^'ì' t^^^^^^^^
VroJder ancor oltre mi conuicner ^''^'-HVr^^^^^^^^^
jTftuut .... n , ^ tfapia flato [ctisfnttO,E oueìto tal fiiO
ru uuoi fiper eh e m que^a lumera 5 ^J^ ^ ^ ^ . J^^J^ ^J^^^
Che qui afì^rejfo me coft fcintilla , ^^^^ ^.^ .^^ ^ . ^ ^^^^ j •
Come raggio di fole m acqua mera. Ma perche tu te ne forti viene, cioè, im
Hor jfifppi che la entro ft tranquilla teramente ftis fitte tutte le tue uoglte, che
Raab ; ^ a nofirordine congiunta , j„ (j^^epa ffera, mi cznuien prace
Di lui nel fommo grado j\ jig^Tl^* der ancor fiu oltre nel dire. Onde fcguii
ta. Tu uuoi fiftr chi e- IN ({uefìa lumera
do ^, In auefìa luce CHefcintilla, tatuai raggiando squilla cjui freffc a me, come raggio di fo^^
U, IN acjua mtia. In ac(^^a pura nitida e chiara, Horftfpi éf U mr^ SI tranquilla, (io e, 0 1
PARADISO
ratlfgYa e gaie V.dal^ E Congmta, Et unita a bìojìro oriirif, IntfYiìf Jiifcffitulwe, Sì fgXliy
ih è-fSi irtftgnifce del fommo grado DI lui, no è , Vfffc wo^ra teato ardine, Penhf forte , ile ogni
ordine di beati fia diftinto in gradi, jual maggior e cjual minore, fecondo chepiu e meno hanno me$
rifate Aduncjue Raah, fer hauer in cjuel ordine di heati meritato fiu, era fofta nelfcmmo e magi
gior grado di tal ordine . Coflei, fecondo che fi legge in lofuf contenuto ne la Bihia al fecondo, fu
meretrice molto lihidimfa ne la cittd di Hierico in (juel temfo che lofue faffatol Giordano , CT" en^
erato col pfolo di Dio in terra dipromiffjonr, Ihauea afjèdiay, jfer non hauerlo uoLto riceuer ien
tro, lacjualfier hauer faluatò alcuni far t ti e ffroratori mancati dentro da la terra da lofue fer fai
ferie conditioni di ijueUa , onde chfSa fmilmente , fecondo the fera con tali effiroratori comfxa
fìa, pòi ne la effugnatione di (jUfUa fu ^tta fatua, Jone che per t4 benefìcio fS; atto di carità ufa^
tù uerfcl popolo Hfhreo, E per efpre fiata la prima fra Gentili , che fi conuertiffe a la legge Moi
faica, il poeta uuole,chepoi quando chrijlo, dopo la fua morte difcefe a fpogliar ti Limbo, t
che trionfo del fuoenofìro antico auerfmo ^ ella fiffi la prima anima affunta da ^uffìoter^
^ cielo, cme uedrmo chf fignira .
quejìo cielo ; In cui lomhra Jàpfunta ,
Chel uofìro mondo face ^ptd che altralma
neltrìompho di Chriflo fu ajjunta.
t^en fi ccnuenne lei Ufciar per pdma
In alcun cielo de ^alta uittoriay
Chcffo acquijìb con 'una e Ultra pdma:
Ter chellafa ioìo la prima gloria
Vi lofue in fu li terra finta t
Che poco tocca al Papji la memoria ^
La tua citta jchc di colui è pianta y
Che pria uolfe k f^aHe al fuo fattore ,
E di cui e la inuidia tanto pianta^
Troduce e J^ande il maladetto fiore ^
Cha difuiate le pecore e piagni ,
Però che fatto ha lupo del pajlore ,
Ver qucflo leuangeVio e i dottor magni
Son derelitti ; e filo a decretali
Si jìudia finche pare a lor uiuagni ^
A quejìo intcniel Papa e Cardinali :
No« uanno i lor penfieri a Ì>ia7^arette ,
La doue Gabriello aperfe lali^
Ma Vaticano e [altre parti elette
Vi Roma ; che fin fiate cimitero
A la militia^che Pietro figuette^
Toflo libere fien de Udultero.
Seguitando Fo/co pur anchora ne Ihifìoria
da i^aabdice , che del trionfi cjual riporr
io Chrifto delauerfario nofìro , cjuando di
(cefi a jfogliar il Limbo, Inanima di Rrf;
ab fù la prima affunta da <juefto fer^
cielo. In cuifappuntalombra, che fi il uo
y?ro mondo, ciò è', Qjiefto globo de la tfY
ra, lombra de laljuale^ come fcriue Toloi
meo ne lalmageflo,doue tratta de gjieclipft
aggiunge fino al ciel di Venere . BEn
fi conuenne , Vu ben conutniente cheBa
fifP l^fiifff^, alcun cielo, In alcun gra
do di beatitudine, VEr palma ^ ciò ^, Per
figno de lalta uìttoria,cheffi chrifio a((jui
fio contra del fuo auerfario CCn luna e
ìaltra palma, Verchemedi^telfangue ffaf
fò da le fvra fattoli da Giudei ne luna e
laltra palma , (juando lo confifjìro fù la
croce, che fit cagion de la redentione hui
Ynana,fitc(iuiflo tal uittoria, E la ragione
ferche fu conueniente che Kaabfifjelai
filata in cfual che cielo per tal figno fi è',
ferche ella, come dice, fÀuori fu la terra
fanfa t difromiffione la prima gloria di
lofùe, ferche faffatol fiume Gior<ianc,cjue
/la fu la prima città che lofi e fffugnaffi
fu la terra fanfa. La memòria delajual
dice, che tocca poco ai Papa^ Terihe tffini
iohora poffeduta da Cani Saracini, 1/ Papa, deì<juaUourfbbe effcrla cura di recuperarla, occupato
in altro, comeuedremo che iira, non ui penfa. LA tua iittà, chiama Piren'^f tanta di lucifif
ro, lljualfu jucHo, (,he inuidiando a la gloria del ma^no D;o fu^ Lreatorf, li uM lefpallt nlth
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Postillati 16
CANTO NONO*
lanhfi hìui,E Jelijual luciftroè limiiMa tanto fianta al monh , fmlìf Je UmJia chf^liU
l[^«omo udtìi afoffcier (jKellf fdif, i( Ifijuali egli m tutti ifuoifèguaci fiiYOn cacciati , è- lai
f io« hm mal che fc frouatOy e che f fYoua al mondo. Onde dice effcy tatofianta, PRoduce ej] an
de, lì fiorino doro, il ijualy fecondo che ferine il ViUani alliiij. del [(fio lik de lafuaofera, fiijìami
fato a Firen"^ Unno ccli^.fcfra Mille,fYÌma de in alcun altro luogo, Va lun de lati deljuale , coi
de, Et e- maiadetto, tiauenio, come dice, vijuiato, ciq i jau^jy.»'^ , ne
frima uiueano fcbriamente m cariti. Et aùhora ft dauano, fer aumtia, ad ogni fittie di rafina,
LEfecoreegliagniyci^è', Ogni condition di ferfcne, Terche juefìomaladeUo fore haueuain
cuti terr^fi fatto DEI faflore, ciò è , Lei Vajfa, ìljual doueuajfcjcer lefiefecore, c^rr.e uucl infirii
re, hauendoglielo comandato chrifìo in S. Ciouanni al xxi. LVp,cio e, Viuoratore ,Per cjufpo
lo euangelio t7 i magni e gran dottori, eh bpngano, SOn dereliui tfX ahandonati, eftudiaftfò
Imente A Decretali, do (T, A far ogni di nuQui ordini Z7 infiitutioni fer auidita del guadagno
talmente che fare A Lor uiuagni, ciò è, ad Moro fompfi e fuferhi haliti , auenga àe uiuagna
frotriamentf fta Iorio del drap, ma fyefcfarte fer lo tutto. A juefli tali ordini et infliiutioni inten
de adunque, dice, il Papa e Cardinali, E fenhe shaufjìlro a ricordar di terra p.nta , I fenfeyloi
ro non andauano A Na-^reUe, U doue difcendtndo Gabriello ad anuntiar a Maria Verg. la incay
natione in lei del uerho eterno, aferfc lali . MA Vaticano, Mojìra uoler fredire quel che non'fci
fu\ Poi, che le [acre farti di Roma, tra lequali e- Vaticano, che frron Cimitero , ciò è- ,fe, oìtura
de martiri, icjuali, militando fer la fide di chrifto, haueanoftguitato i uefligi di Pietro fuo frma
sicario. Pieno toRo libere de ladultero. Perche allhora fcno adulterate le cofe (are, che fer auaritia
ft ditarteno da chriRofuo uero fiofc. Onde alfrimifio del xix. de Vlnf. a talfrcfofito diffc, O
Simon Maao, o mferifeguaci, che le ccfe di Dio, che di Untate Deono effige jfofc, e uoi rafaci Per
ero e fer argento adulterate, E quefto dice, fer la uenuta d'Arrigo Imjerador w Italia , corr,e H
fieno dicemmo nelu'.timo del Purgatorio .
CANTO DECIMO.
Guardando nel fuo fg^io con Umore ,
Che luno e Miro eternalmente J^ha ,
Lo primo tfT ineffabile udore
Quanto per niente o per occh'o fi ^na ,
Con tanto ordine fi ^ chejjcr non fuote
Seni^a guHar di lui , chi ciò rimira ♦
Uua dunque lettor a lalte rete
Meco U uifìa dritto a quella pdrtey
roue lun moto a laltro fi percotei
E li comincia a uaghe^gm ne larte
ri quel maeftro , che dentro a /e Umd
T:anto,che mai da lei locchionon parte*
ìnanl^ ad ognaltra cofo, il foefa nel frei
finte canto ir.uita illetiore afico infieme
contemflar il miralUiff.mo ordine che Dia
con farticifatione e del Figliuolo ,e deh
Sfirito finto tutti in una fjjlntia, fofe nel
crear de luniueìfi in tutte le fue creature
cominciando da Ciflifrima creati da lui.,
e aui lo la(p, fffcrtUclo,fi defiderafèrfi
filice, a ferfruerar da fi fif/fc in tal coni
iemflatione , fer ejfcr luì-occufato ne la
fremente Commedia, Tir.ge foi trouarf falif
io a! (juarto cielo, che- (juel del file, E tjui
ui Beatrice ejprfi fiotta fiu lucente e jflen
dida di (Quello, E come circundati in firf
ma di ghirlanda da gran nurrero di hai
fi IhWiii, mtffi ia S. -[Umfo J'A^ww , ihu uno li ^jm boti , ch,ili ^troduu .p'/^rf,
U conimnf iahuni di /oro, r U a^m^ fenk ajjl,nli * iud grado h h>Utuiine .
f- GW arimh nelfM figlia, Vw/, (ontt Uhimi ittto, iimoflmf, ^h< m U tmime U im
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Postillati 16
PARADISO
cmarfcro k ire feyfone iv una fffcntia^ \ì fahe fer la f^ttntla^fmlt lommfOfe}tfla a lui
fnUrihuifcey llfìglmloffr la pfiftitia, Onde è-fcrm nel Salmo, Omnia in fqifntia fiafli , e ne
fYOufrk al tfr^y Dominus tn f/tfientim funiauit teiram. Lo Sfirito finto fer lamorf. Onde S.
Thom. nf la fyima lec. Dfus fater oferatut fflfer creattiram fer firn ufrlum sjuodejì filius^tST
f<Yjuum amorm (jui efl Sfiriins Sanctus e cet. Et auenga che a tA treatione amorrfjpro le tre
ffrfcne in una effentia, nondimeno, il figliuolo ui concoyfe^Jpeyche fyefe la natuya diuina, e confti
juentemente la uiytu del cyeay dal [adye, E lo Sfiyito fcnto la fyefe dal fadye e dal figliuolo, Onde
il medefmo al fecondo aygumenfo ne la yej^onfione, Sicut natuya diuina licft communis fu tyilus
feyfonis, oyiine tamen eis conuenit injuantum filius accifit natuyam a fatye^filicet éiuinam, tT
ff iyitus fanctut ahutro(jue, ita tX uiytus cyeandi licet fu communis tyilus feyfcnis, Oydine taynen
juodam eis conuenit natuya, filiut hahet eam a fatye, fid Sfiyitut fanctus al utyocj; e cet, Oydina
adunjue cofi, Lofyimo BT ineffhltle, ciò è, EtindiciliU ualoyf, che- Dio, il ualoy delc^uale e*
m e', il fadye t7 il figliuolo, feyche da ognun dilor due fyoceie, Sfiya, ciò è. Manda fùoyi di
fe, E Teynalmente, Veyche ah eteyno in una ejpntia fùyon letye feyfcne . idio aduncfue con ia fùa
fmma er incomf yen filile fotentia, fafientia, tfT amoye Vece qWanto fi giya, ciò è , Quanto fi
compyende PEr occhio, che fcno le uifihili, E Ver mente, che fino le inuifililt cofe in che tutto lunii
ueyfofi compyende, COn tanto oydine, che chi lo yimiya e diligentemente confitdeya, NOn fuo effct
fen'^gufiar di lui, ciò ^, Uon lo fuofiyfen"^ chegliuenga in cognitione dalcuna payie de la p{4
fomma Kj imompyenfilile uiytu, Adun<jue lettoye,fi defideyi, (guanto foyta la tua imlecile natuya^
di uenÌY in tal cognitione, leua meco la ueduta del tuo intelletto A Lalte yote, ciò ^, A le fufeynt
ffiye de cieli, che giyando yofano fcfya dì noi, E di /oro la in (jueOa payte, DOue fi feycote luno n
laltYO moto, E quejìo douel Zodiaco fmteyfcca con lecjuatoye, che fey effcy ognun di juefti due
àycolifij/i nelottaua sfiya, tD" il ^diaco moueyfi ueyfo de poli, fi^ <juali effa (fiya fi uolge, e leijud
toyt da oyiente in occidente, che fcno moti diueyfi, conuienchefi uengUno ad incyocaye ad ini
teyftcayelun con lalfyo, E li comincia A Vagheggiaye,cio e. Con diletto a rimiyaye NE Iayte,ci0
i^. Nel miyalile eftufendo aytipcio DJ quel maeflyo, ciò ^, di Dio, che lama tanto dentyoafc,cht
m^i non payte /occhio da lei, Veyche ancoya Dio fi diletta e compiace gyandemenfe nf le fue aYtifiào
fifftntf eflupendiffime opeyaùoni. Onde ne Fyoueyli contenuti ne la Bilia a loUauo, QuaniofY^Ei
fayalat c^los adeyam, (juxndo ceyta lege er giyo uaUalat aliffcs e cet, Cum eo eyam cuncia compi
nent, tur delectalaypey finguks dies, ludenscoyam eo oynnitempoyee cet.
Vedi come da indi fi dirama
Loblico cerchio j che i T^i aneti porta
Ver fodisfiir al mondo , che li chiama
E fe la flrada lor non fòffe torta j
lAolta uirtu nel chi firehbe in nano
E quafi ogni potentia qua giù morta
E fe dal dritto più o men lontano
¥oJfcl partire^, affai farebbe manco
E giù e fu de lordine mondano ♦
hor ti riman Lettor foural tuo banco
Dietro penfindo a ciocche ft prelibai
Perla inteSigentia de pye finti ueyfi affai
ne doueyia lafìay queh,che nel juayto de
la precedente cantica dicemmo decinjue
ciycoli che i matematici attyiluifiono a loti
taua sfiya, e delpyocedey de pianeti /etto/
toyto er ollicjuo ciycoìo del ^diaco per U
xy'. ftgni di éfuedo, nondi meno , a magi
giOY fitisfnuione del lettore diyemo,che
fffi Matematici pongano in tale sfiyali
detti cinque ciycoli che ognun di (jueUi tut
fa la sfeya, allyaccia , con egual diftantié
lun^ da Ultro, Et il primo e fin mino <J
coni
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Postillati 16
^ C A N T O X*
sVjfJcr uuoi lieto affai prima che Jlanco ♦ «3^ro/)o/o /o hmeinUnù Ja lu. Cìrcolo af
Me/Jò tho tnan'^thomai per te ti ciba: tico,llfccQfth,chffe^ueiopojuffioyTh
Che a fe torce tutta la mìa cura fico iel cancro, il fer^ .che uien a (rrìfr
Quella materia, ondio fon fatto fcriba , '^^'^ ^'^'^ 'fi'' > rE^umtialf , altrui
mente /'E qumre , 1/ (^uctrtù , il Trofica
iel CafrimnOyll quinto finitimo uicino
<r la!{Yo pok, id (jueUoy il Circolo antartici, il cìrcolo iel ^Haco foi allraccia amhe^li tutta (]uei
fta tftra, e «ow per la meiefma uìa àe ietti cinjue circuii. Ma dal tròfico iel cancro, fofto in me^
tra larfico e ìe(^uinotÌAÌe, al trofico iel Capricorno, poflo in me^ tra VE<^utnoiiale e V Antartico,
Come tutto fi iimojÌYa perla sfira materiale. Et e- c^uefìo'^iiaco iiftinto in "icij.fcgni, ie^uali il
frìmo ft Ariete, la hue effe ^iiaco ftnterpca incroca con rEjuinotiaìe, che tientl mei
^ ie la fftra, Poi fluita anianio in fu uerfcl noftro polo artico, il Tauro e Gemini, fino al Cam
ero, ial<jual il circolo fìt che ^ pflo prenJel nome. Seguita poi iijcfnienio ia Ultra parte , il Leof
ne e la Vergine fino a laLiira pojìa fu leijuinotiale in oppofitione a l'Ariete, E ii (jui iifcenienio
fur ancora uerfol ietto antartico, fcguita lo Scorpione t!it il Sagittario fin al Capricorno , ial(jual il
circolo ju che e' fofìo freni fi nome. Seguita poi iaUlirafartetornanioin fu ,V Acjudrio e Vffcifit
no V Ariete, ialcjualfrimacifam partiti, E cofi cornei ^dtaco^ iifìintoin {jueflix^'.fcgni, cofi
tgmfegno e' iiftinto in xxx.graii, che in tutto ftnno il numero di ccclx,fctto a eguali tutti, fen"^
mai iìijuftli ufcire, iifcorrono e fette f 'aneti, ciafcuno ne lafua propria e particoìar sfira contenuta
luna ia Ultra, Ma (fualpiu ueloce e cjual meno, Oniel fole, che tìtfiel me^ ii tutti , per hauerne
tre ii fepra, ia le sfire ie quali la fua è' contenuta, E tre difetto, che la fua contiene ^fil fi<0 corfb
fer tutti i ietti graii,e torna a (jueUo ialcjual fra f rima partito in termine iuno anno, Saturno, che*
Vfiu alto di tutti, lo fa in xxx. anni, Gioue che fegue fotto dilui, lo fh in ^ij. Marte poi in due,We
neye, la cui sfira è- contenuta immediate ia (juetla del fole , e Mercurio che' fctto di (juell:t, lo fin
^uaft nel mejeftmo tempo iel fole. La Luna, che' più Saffa di tutti e più uicina a la terra , lo fi in
xxvy . di Otto hore. Hahhiamo aduncjue ueiuto che lo^li^juo e torto circolo dtl '-^diaco, per hauer
il fuo moto diuerfi da lecjuinotiale, c^uefli iue circoli fi uengon a percoter, come difcpra ha detto,lun
con labro, ^ aiinterficar CiT incrocar infteme, E comeparfeniofi ìun ia Ultra cerchio il ^iiac(y
fi ne ua fu uerfilpoh artico fino al tropico iel Cancro, e ii la i fende fino a le(juinotia!e, ialcjual
fera prima partito, perfcifgnifettentrionali, e che ii ijui iifcenie ancora fin al tropico iel CafricOY
no, e ia cjuello torna fu a lecjuinotiale per fi altri fcgni meridionali talmente, che da lequinotiale
tanto afcenle uerfc fcttentrione, cju^to iifcenie uerfo me^ ii, E ijuefta effcr lafìraia ie fette piane^.
ti fotto ie Uijuale caminan fmprefen'^ mai ii cjueDa ufcire, Ondel poeta uuol hora moftrar ai il
lettore (jueflo efpr neceffario iouenk luniuerfo ejpr orUmio, e che altramente fdrelie difordinain
e mancherete diperfiftione, Vero fcguit andò il frofo fttoU f iato nefrecedenti uerf del percoterfi
iedue diuerfimoti, cioè-, di cjueBo del^diacoede lecfuinotiale, dice dopo tal jfercutione, VEJico
me lohliijuo cerchio, a'j è, \Jedi come ihorto^diaco, CHe porta i pianeti, perche fotto di luifcmi
fre uanno, PEr fodisfiir al mondo che li chiama e de fiderà, perche fecondo il proceder loro fi gouerna
e regge, effe ^diacO SI dirama, ciò ^, fi diparte, come fi diparte il ramo daUrl^re Dìndi, ciò ^,
ii ioue lun moto fi percofe a la'tro, E fiU firaia LOro, ciò è-, i^fft pianeti, non fcffi torta. Sa i
vette molta uirtu nA cielo in uano, perche U (ielle iel ( telo, ciò e ,ie lottaua sfira, non ivfinderian^
Iffue influentiene pianeti, ne Jjuefìi ne glielementi e ne le creature ijua giù cheparticipan di (j^ellt
fenon in tanta parte,(]uan fa fi/fi fctfofojìa a U loro dritta fra ia, che minima cofàfareUe , E fiori
di aueUa, non fcguiriano i iiuerft e uari contrari effetti nectffiriala confcruation ie luniuerfo, cot
me principalmente è- U generatione e U corruttione ie le cofc, E C^uafi OGnipotentia, ciò è', ogni
uirtH mma jua giù, perche ioue no e generatione, no può efpr HÌrtu. E Se dal iritiofuo, Mojty*
PARADISO
^nctUy cìjfff U tùYtaffyaiit Jel^iiacQ faBonianajfe f IfaYtifp'fiu^mnù laliritìo mh ìeìft^ul
notiaU, ciò è'y 0 chf ufYfo fetientrme ff^lplpl f^ofico del Camro,o no ft có^iun^effè^ comeft,<on
quello, O che uerfo me^ difaffaffcl tròfico del CafYÌcwm^ ono fe li ccn^iuyi^fjp, comefs. Ve Iqy
dine, che Dio ha poflo al monh, SArehhe affai manco, ferche no dimderehhe Uftaponi t tfpi,co
m ueggiamo che fa. HOr ti rìman lettor, s/fcrtal lettore a f^rfeuerar da fe jìeffo ne loftudio, ini
tefo per lo lanco, fcpral<{ual uuol che ft rimanda, de la dottrina, CHe fj preliba, latjual hreuemeii
ft tocca da lki,fe per dtlfttaticne chfda porge, egli de fiderà ffpr affai prima lieto che fianco ne lo
ftuiio, perche la dottrina che d letta, porge affai prima Utitia, .he-faffm danimc, chejìanche^"^,
latjual in talcafo può effer di corpo, ma non danimo, che ne le cop che dilettano non ft fianca mai,
E che hanendoli egli preparata epofìa inan'^ la materia, che fi dehhaeihar di (jueìla , per rffcr U
iutrina dio de lanimo, cornei pafìo material del corpo, Impero che tjuffìa de la predente come dia ^
ie lagnai egli fitto fcrittore, torce tutta la fui cura afe, E non fatifce, come uuol infurile , che
ii (jueUa m.offa a lui, eglife ffenda più oltre in dire .
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Postillati 16
CANTO
Lo mmijlro md^^or de U natura $
Che del ualor del cielo il mondo im^mti^
E col fuo lume il temp ne mifura 5
Con quella parte, che fu fi rammemay
Congiunto ji gnaua per ìc J]?/rc ,
In che più toHo ogni hora fapprefinta j
Et io era con lui x ma del fiiire
Non maccorjio^jfenon comhuom [accorge
An-zjl primo perijier del fuo uenire ;
\uùl JìmoftrdiY tffcY falìtCyfiru^ dcctn
gerfiy al citi dfl fcle, iljual chiama Miri^
firo maggior dr la natura, frima ftr eff,r
maggior di tutù gliaiiri corpi celejii, Et il
fQfta jìfjfc nel fuo ConuiuiQ dice,chtl diai
metro del fuQ corfo e trtritaLÌnijue miU
feicenfo ànc^uanta miglia^ che la fuu cin
curìftrhia uerrehle ad efjlrt cento dodici
mila (Quarantadue e de le [ette le fci farti
dunaltro, E non effcndo la terra, Jàondo
lui, ne la medeftrKa fua ofera, fiu di uen
tlmila auaUrocento miglia, uerreUelfcU a girar juafj cincjue uolte e me^ cjuantogira ejp terra,
E ciui nonpolftam tacer di jt^elli, che in <{uefto luogo hanno detto la terra ejJÌY un milione tre cenici
trentratrt migliaia [demo miglia. Et il [de ejfcr centofef^ntafci uolte ijuanfo effa terra, E dijcfr^
nel fecondo cmto, che la luna e fette uolte tanto (guanto quella, Wìa di (jUfPa almeno , fer lo fua
fclifft douea pur infendereffcr de la terra minore, e non tante uolte maggiore. Secondamente,
lo dor^xnda Minifìro maggior e, fer la fua mirahiliffmc luce, che tuUelaltre, jcn^cuna comfara^.
tione auanza. Ter^, fer lafuafmma uirtu, lacjual àuama cjueEa di tuUi ghaltrifianen, ^n^
iJutHa di tutti glialtri e de glielementi infteme, nuda foffanfcnZa la [uà, fjjetialmente ne la get
lerationf e ne la corruttione, fer i ijuM contra n ft gouerna e regge tutto (ju^fto mondo iyijtrme .
auarto, fer ejpr come frincife e domator de glialtri fianeti, fojh in me^ di loro. Onde ueggm
mohaufrnetredifcfraetre difetto, E daluifclc, con tutti glialtri cor fi de ^ huaua ^pr^.riceuer
la luce E quelle hafìino tra molte ragioni, che al frofofifofi foriano durre . hdunc^uel fcle, che
iel uahr, e ùirtu del cielo mfrenta, ciò e, Imfronta e figgiHa il mondo , perche fi come duerni
mo di Ce fra, i pianeti riceuono linfìuentie da le fìeh de httaua sfera, e poi le infhndeno qua giù nt
Mementi e ne le cofe elementate, E Col fuo lume ne mifural tempo, VercVe mediante la fua luce
ne diftineue U Ragioni, i temfi, i giorni, e Ihore, Conjunto CT unito con quella farte del cielo,
CHe ft rìmmentl ciò è , D. laqualfi fi mentione fu di f fra. oue dijfc, leua duque lettor a lalte
rote Meco la uifìa dritto a quella farte e cet. Perche quiui e- douel circolo del Zodiaco fnterjcca
con rEquinotiaìe, E doue è l'Ariete, colqud congiunto ft giraual fcle. Come ancora nel primo
canto derinf oue diffè. bI fclmontauafu con queUeflelle, cheran con lui e ^/^^^^f /^^^
/. Ibire, Sfire appreffc de Latini non fcn profriamente cerchi, che dal poeta mpiu luoghi hahbiai
nr^uf/uto efRr domandaci R^ne, Terche la fhira non torna in fe comeftl cerchio, ma de lun gm
TZ n^£^ Tme ^ la cL:chePuolgFfulpa^ ^UM^ O uera.
Zffaunacotonna BfccMn.al xxxv.del ixMJantiche Temane matrone e ucuan,
Z lZnaLti di tefta , E fcno come i nodi che fi uedonofu doffi de ferpentt, Ondejirg nel
f clndo de la Georg, Jc yapit immenfcs orhes per humum,rieq; tanto Squammeus ^n^^rm rai
'Z coRigit anguis . E /el fecondo de VEneida, Spirisq, Ug^t ing^ntiius, t7 lam Bu me^um
ZpU.i .^duiquelfcle congiunto con V Ariete figiraua e ficeua laf^^^^^^^^^ U t e.
ch rano li xxx. Iradi ne quali effe Ariete^ diftmto IN che,cto e-, l^e lequali ffi e, effe fcle
tmefenta, OgÌw, ci ^ Sempre più toflo, Et^cùe quando m diciamo Tu ter m a caf
Z e pi akonhora E non che le hore Mntino come ahi hanno intefc Verche quando il
'f" enlafct:o ^ueftofgno, U VEc^utmtio, per lo^ualil diuien ad effcr xy ^-^^f^^.
la notte, it a al horailfcle fi raffrefcnta in oriente fcttol detto fcgnofì.on ^'^.'^^^^^^^
ÌpVr madore, j fi raffrefcnta fmfrepiu tofìofin che giunge al trofno C.mr ,
S ^^^^^^^^^ ii^tro^ler fir .7 d. fcmpre mmre.uifra^Hr:^^ ognu.of
do 4t V\^^VA
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Postillati 16
PARADISO
fìu tarlo fin che giunge al trofico lei Capricorno, huefail folflitia hiemmale, Et io fra COn lui,
ciò ^, ^fl corpo deffo fole. Ma del falir in (furilo io non maccorft , ^enon, come huom faccorge
AU^l primo ^enfer dfl fw^ uenire, ciò h. Del uenir del primo pen fiero inan'^ che uenga. La*,
qunl cofa ^ impofìiiile, comeuuol infirire, perche ogni f rimo penftero uien immediate e fcn^^ ini
teruaUo di tempo, o da Dio, o da lauerfario fuo, (jueUo che poi non fa il penfter fecondo, iltjuai non
immediate, ma uien a poco a poco, come per figura, A me uenne prima penfiero di uoley ejponef
la prefente comedia, E (fuefto fu immediate, fon certo, da Dio . Da (fuefìo primo naccjue poi un
fecondo f enferò, iljualfìi de lordine che in tal effòfuione douea tenere, e (fuefìo non fu immediai
te, maapoco a poco fcfra di ciò penfando, \!uoìadun(jueil poeta inferire, chegli fàccorfe coft foca
iel fuo falir al del del fole, che Ihuomofa del uenir del primo e frincifalefuo {enferò .
E Beatrice quella che fi fcorge
Di hene in meglio ft fubitamente ,
Che latto fuo per tempo non ft j^orge ,
Quanto effer conuenia da fe lucente^
QjieU chera dentro al foljdouio entrami,
Now per color , ma per lume paruente ,
Verchio lingegno , Urte , e lujò chiami.
Si noi direi j che mai fìmaginaffet
Ma creder puofft ; e di ueder fi bramii
^ fe le fiintafie noTlre fin baffi
A tanta alte'^a * non è marauiglia :
Che fiural fil non jù occhio che andajfi ♦
HaUiamogiain più luoghi ueduto Beai
trice fàrfe nel falir di cielo in cielo femi
frepiu lucente e Ma,Et anco detto (fuelt
lo, che moralmente fignifica , Ondehoi
ya , per effer eUa col poeta infeme afcei
fa ala sfera del fole, e nel corpo di cfueli
lo, effo poeta mofìra chella era molto più
lucente deffo fole. Ma di (juanto chella h
uinceua di jflendore, m:fìra non ejfer in
fua /acuita di poterlo ajf>rimere , Onde
dice, E Beatrice , Clelia che f forge,
ciò ^, quella, Ucfual f ueJe DI hene in
meglio, Venhe ijuanto più file tanto più
luce,e (juanto più luce, tanto meglio fi uei
àfj^uedefffuUtamente,chelattofk9t
nel dimoftrarfi guanto conuenia di cielo in cielo effer lucente da fe e per fi fìeffa, NOn fi fhorge,
ìionfimanififiapei tempo, ma fuUtamente, come ha detto, Bt ordina co/?, E Beatrice, (juellache
a hene in meglio fi forge fi fuhit mente, che latto fuo, (juanto conuenia ejfer lucente dafe, non fi
fiorge per tempo, V olendo infirire, chela cogniiion de le cofe fcpra naturali e diuine,non fi coni
fegue con fucceffione di tempo, come fi ftn Je le naturali ^ humane, ma immediate e fn'^ ini
teruah dalcun tempo, per diuina injfiratione . qvel chera dentro alfol, Queh che Beat, era,
fìante dentro al fole, doue io con lei infeme menfrai, NOn per color, ciò è , Non per alcun corpoi
reo colore che fi>jfe in lei, come uuol infirire, ella luceffc, MA per lume paruente. Ma per luce ini
corporea chepareua, PErchio a dirlo chiami e reuochi lingegno, Urte, E Lufo, eh ^, E lufatofìile
del dire. Si non lo potrei io dire CHc mai fmaginaffe, cio è. In firma che mai Ihuomo f poteffe
maginare guanto chella era lucente e heUa, Ma perfide fi può credere, e credendo fi hrami di ue^
lere . E Se lefintafie. Rende la ragione, perche egli non poteua tanta luce df Bear, efirimere,
la^ual ^ che non appnrendendo la imaginatiua fenon le cofi portatole da fcnfi, ^ effcndo hcchio,
CIO e-, il uedere uno di cjueUi, ìl<jual nonhauendo mai ueduto cofa più lucente del fole mn poteua
ancor porger ne a limaginatiua ne a la ^tafia cofa più lucente di cfuello, come uuol infirire chera
Beat, perche la lingua Ihaueffe a p:ter eff rimere . Onde ancora nel primo de Vlnf in rerfona di
Virg, di lei parlando, luceuan gliocchi fuoi fiu che la fella .
T4l era quiul U quarta frmiglia chiama la cjuarta fimialia i leatifhiri,
De lalto padre ^ chfimpre la fm ti, chefili ra^frefintaron in ^uel juar^
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Postillati 16
CANTO
Uojlranh come (J?/r4,e come figlia,
E beatrice comincio *yV.ingratiay
ILingratia il fot de gUangcli ; che a quejlo
Senfìbil tha leuato fer [ua gratìa.
Cuor di mortai non fu mai jt J/^ejlo
A diuotion 5 a renderfi a D/o
Con tutto! fuo gradir cotanto ^refìo 5
Come a quelle parole mi fici io :
E fi tuttol mio amor in hi fi mifi^
Che Beatrice ecli^iò ne lohlio ♦
Non le diffiacque tma fi fe ne rife ;
Che lo JJ/enJor de gltocchi fuoi ridmi
Mid mente unita in ^iu cofe diuife^
cielo, laijual licf TAlf, cioe^^
Lucente e iella ^ual era Beat, Et erafii
wigìin de lalto e fcmmo jf^dre, iljualm
fìranio come ffira, inftyifce, f mania il
fuQ amore, ciò e, lo Sprito pnfo, E Coi
me figlia, E come al eterno crea il fua
figliuolo , Et in fcntentia, mofìrandoli
le tre ferftne in una ejfcntia, la fatta
fmfre , Imfero che t^urfìo e il nettare e
lamhrogia di che ft fafce e fatta ogni hea^
to . Vero dimoflfa che in juefìo juari
io cielo, cVe- del [de, ft raffrefcntan jueli
li, che fer diuina injfiratione, e fer k
fìudio de le [acre lettere, in che hanno fitf
tOfroftttione,fcno uenuti in cognition de
le ffiferne cofe, ferche (juefio fianeta ha
uirtu d'infinder ne glianimi humani alt
fcieniie t!r imaainationi, E Beatrice comincio a dirmi, Klngratia ilfcl degliangelt, ciò e, Kini
grafia Dio, ihual thmina gliangeli e tutte laltre diuine tnutfthtli creature dc^ndo loro cognti
tìone di fé , come ti fd fcnfthtle illumina tutte leuiftlili e fide farticifi de U fua luce , Che jftr
fua irafta tha leuato effaltato A Quefio fenfthtle, A cjueflo fde, che ft comprende col fer fa,
che tanto uten a dtre, Rtngratia Dio,chè'fde inmfthde, il^iual tha leuato t^ ejfdtato . ^..^a
uifthil fde . CVordi mortai, Vuol dtmojirare dt cjuanta ffficada e firZ.<^^lhr, le parole ài
Beatrice in dirli, che rin^ratiafjc Dio e cet. Onde dice, Cuor di mortale non fi< mot SI d{gt]^o,
cioè, Tanto d-^o a diuotione, tj a renderf e del tutto darft a Dio cotanto jfreflo COn tuttol
fuo gradire, ciò h Co tuUoì gradir di Dio, E^ aEhora gradifce Dio la mortai creatura, chela riem
fte tela fua diuina gratta, fen^a de lacuale nonpria mai d^fj^orft ne a diuottone,nea darft a ut,
ne ancora diìf'.flo, terfeuerar nd luon frofofito, COme, ciò e , Quanto mi fido a ^utUe farole dt
Beat. E Si, cio è' , E tanto fi mife tuttol mio amore JN lui, ciò e\ln Dio, che Beat. EChpo ne
Ulto, Ofcuro nelohltuione, come nelfuo ecliffi ofcural fole, Et infententia Io domenftcat lamoj
re, chera uftto disertar a Beatrice, perche hauendolo tuttopfto in Dio, neffuna farte ne auan^^
fer lei. NOn le dij}tacciue,mn d.jfiace, an'^ fcmmamentefiace ala ^^M^]>ll^^^^^
lafft damar lei, ciò i ,la dolrtna fua, fer prre ti fuo amor in Dto ferche ^'^nlìe
fine, al^ual eUa jìeff. femfre ne jfrona, MA fi fine rife, M. tanto fe ^^^fP^/^^^^^^^^^ '
lo ilenJor de rtdenti, dmfe la mia mente, chera unita fclo a Dto, in diuerfe e ftu
cofe, che faranno glijfiriti ieati, che ne feguentiuerft uedremo .
lo nidi più fulgor uiui e wncenii
fdr di noi centro , e di fi fhr corona j
Viu dolci in uoce, che in uifla lucenti:
Cofi cinger la fi^ia di Lama
Vedem tal uolta ; quando laer e pregno
Si , che ritengal fil , che fa la lona ♦
Ne la corte del del , dondio magno ,
Si trouan molte gioie care e belle
fuYon Beat, e Dante ctrconiati^intorno
intorno da fiu leate anime, let^uali^fen
che f}lendeano, domanda filgori, E Vm
centi, ferche effe ancora uinceano dijflen
dor il fde, E fiiceano COrona, ciò è-.
Cerchio di fe, E centro di Beat, e di hi,
ferche in me^diial corona ftauano, A
ftmilituMne che hSimo alcuna uolta
ueduioflarlaluna,figliuola di Laion^,
A V ti
PARADISO l ,
ve amache non fi poljàn trctr dd regno ^ in me^l cerchio che f^^ijimìolafYfe' fi I ^
Eì canto di quei lumi era di quelle : f^^S^^ ^i^^^^ fì^h do c-, il dm I ^
Che non fmpenm fi , che U fu uoli ; g^''^> ^^^'^^ ^nct, che fi il «
Val muto afhetti quindi le noueUe . 7'^^'^' fi'/'"^' '^'Ì''> ' \
-* alcuna u:ìl(ii U notte la ere fregna di ft ^
ienfi uapYÌy che ne tòglieno iel tutto U ueiuta Se la luna. Altra uolta di fi rari, che fi ueie^ e ia
fua luce penetra fer (jueUi talmente che non ha alcun frojprio termine, mauoffta piO a foco ffy M
lunga dijìarìtia ferienh. Altra uolta laere & pregno, ma n^n di ft ienfi uapri, che ne to^ga U jf^
tieiuta di (Quella, ne di ft rari, che la fita luce fi fer da fer luga diftantia, ma fi ueje effcy ritenuta W
ia la denfita de uafori non molto lontan da lei talmente, che li fh dintorno un cerchio, intero fer U £Ì^^
^na, la circunftrentia dfljuale, inttfa fer lo filo che fà ejfa ^na,ferche la ritiene e termina, IdìI]
lon egual diftanfia difartito da effa Luna, che fa centro al cerchio, Et in (juefta firma intenie il (r<l
foeta che fifpro intorno a Beat, e lui juei heati Jpiriti, Icjuati auengx che fin lucenti fi/pro del fòf Ut^
le, nondimeno, la dolce^"^ de la uoce chufttuano nel canto, auanl^ua la luce loro. Onde dice chef un
rano in uoce fiu dolci, che lucenti in uijìa . Ma di ijuanta doLe^^ fi)ffi il canto, fer ejfir incomi ìiji
frenfihile cjuagiu ai ogni intelletto humano dimojìra, che chi non afcende la fu in cielo, no affetti
di foferlo intendere, Onie dicf, NE la corte del cielo fono molte gioie tanto care e Me, che dfl re$ pf<
gno di la fu DOniio rìuegno, ciò e'. Degnale io ritorno, non fi fofjàn trar fuori. Et il canto Di jiw
quei, ciò ^, D: cjudlijfiriti che luceno, era di cjueBe tali gioie, E fero, CHi non ftmfenna fi, ciù Kk
f^, chi non ft diffone cr hahilita talmente che uoli la fu, A Sfetti quindi, A jfettì di la/ùle noi ti,
nelle di (juanto grande fta la dolce^ di cjuel tal canto, dal muto , Wolenio infirire effer, come iaj
hahiiamo detto, imfoffihile che intelletto humano lo fojjà comfrendere, e meno lingua ejfrimeri
h, fer la ragione, che a tal frofoftto fu ejfreffa da lui al frincifio del primo canto, oue parlando de ft^f
la gloria delfcmmo e magnoBio dijfe, NE/ del che fin de la fua luce prende Fu io, e uidi cofc che tu|
ridire Ne fa ne può chi di la pi difende e cet^
TkÌ
Voi fi cantando quelli ardenti foli Voi che cofi cantanh , come il fcpra ha Qj
Si jùr girati intorno a noi tre udite j ^^tto, <{uei leati ffiriti, chegli domandd
Come TleUe u'tcine a firmi poli ; ardenti fili, perche fi come il fde fcalja, A
Isonne mi paruer non da haUo fciolte , effi ardono di fcmma carità. Si fiir girati
Ma che farrcfìin tacite afcoltando , ^''"''^"^^ ' dan'^nh^ intorno a noi TKe ^'^^
rm che le nuouc note hanno ricolte t ^7'"^^' ^'i' '''ì^''f'''* ,
E dentro a lun finti cominciar ; Oliando j '"^'^ 'IT^' '"'T- V
' j 1 1 r 7 Deus aaudet, come ielle uicme a frrmi im
Lo raggto de la gr.tn, onde faccende poli, Ì^, come fi girano le uicinefleSf fx
Verace amorfe che por crefce amando, intorno a firmi foli Lualt fi oiralottaui
mlttphcato tn te tanto njpiende , ,,y,, ^,^^,,^0 fir intorno al noi L
Che t( conduce fu per quctta fiala , firo artico la maggior e la minor orft , ^
V fcny rifalir nejfun difende^ E che fecondo la fiuione dal poeta nel pri ^
Oliai ti negaffcl uin de la fua fiala mo del Purgatorio finno le cjuattroe le
Ver la tua fite j in liberta non fora treftelle intorno a lantartico polo, efft ari jq,
Unon com^acquaj che al mar non fi cala^ denti fili mi faruero a fimilitudine di (o,j
- donne non ancora fciolte da lah , M4 u
the farrejìino e firmino afioìtanio tacite e quete Eln che hanno ricolte. Fin a tanto che hani J
m tntefi er apprefe LE noue note, Le noue parole che hanno da efhrimere nel fio fluente cani ^
ra, Vercbla firma ifl canto de fifa nel dan-^y indirò fi ^,ùe un filo da frincifioale f-r# \
rdedi
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Postillati 16
CANTO X 4
ro/r ifU carline 9 tif* ^ccorlalf cantati io ed m^urr iela ianl^ y £ glialtri jfot ctnìuHrìftei
wefegufn(ì mi miffy^^ oriinf in cantar ^ueEa, latjual finita, tutti f firmano, f tacendo ftanno
ti afcdtar^yfin che ajffrtniono t!T intendonoU nuoue faroìe iunaltra can^, che ficoniamfnte
hann^ i^ {cguitar dofo la prima. Co/r aJun<jhe fifirmaron (juefii heaiij^iriti kpl girar df If tre
uolte dan^ndo f cantando intorno a hro, E dentro a Inno ieffi ardenti (eh, che fii, corr.e foco di
jcuouedremo, Tomaso d' Kc^uino, Senti in (jitefia firma cominciar a dire, (^ando, ciò è , Voi che
/o ragpo de la gratia diuina, da lacjuale faicenie uerace amore, e che f oi amando crefce. Onde di
jcfra dijfi hauer mifo tuttol fuo amor in Dio, Rijfltndein te Dante tanfo multiflicaio, che ti conf
duce fìifer cjufUafcala, V, no è-, Voue, tfj a jnelluop deljuale rìfffin difcende SEn{a rifalire,.
do è-, Sen^ unaltra uolta [dire, E ^uefia e la fcala, che digrado in grado, ao e', di urlo in cie^
lo ilfoeta condotto da Beat, intefa feria facra teologia, con la mente contemplando filiua, per unal
tra uolta, dop la frefente uita, attualmente rifalire, Terche a neffuno è- fergratia conceduto di fa
ter trascender con la mente a tanta alteZ^,fea queUanonfiffe fYedeftinato . Adun^ue,poi che
tana gratia rif^lende in te, qval ti negajp il uin de la fi.a fiala, ciò è', chi fi negafp il fifer de
lafi<a mente P£r la tua fife, Ter \ciufàr<il tuo defiderio, chtft difierne fffirin te. Non fira in Hi
herta fcnon come acqua Lhe non fi cala J mare, Come au:en di (juella de laghi e de li fiagni, ihe
fer effir impedita da le fi<e die ripe non corre, czm.e ^.nno cjufUe de torrenti e fiumi. Volendo ini
firire, che ogni Ultra uolunfa, naturalmente fi moue a fiuentre la doue ficcorge ejfir il bfcgno.
Ma fi auiene chflla fia impedita da peruerfa maligrita.Mora è freuertifa dalfi or.pfurale e driti
to ordine. Onde j el x\if. del ?urg. ue demmo, che parlando de Untelo che Urdy^'^ua per le fiale
iafdir fid quarto girone, a talpropyfito diffiy Sift con noi, come Ihuom fifa figo, che cjuaì ajj^eti
ia prego, e Ihuopo ueie, Malignamfnte già fi mette al n^go . Ma cjuefio ne heati non può auenii
re,pfrche fiion dimifura ardeno fimpre di carità . Fialae- uafo di uetro,che altramente la di^,
àamo inghifìara, da porre in tauoU (on acquaio uino^
Tu uuq\ fiiDcr di quai phnte finfiora Vf/w Tomafi d'Aquino a fi disfar al deftt
Quella \hnUnda] che mtorno uaghcggi^ ^^rìo chauea ueduto efllr in Dante, come
\ ^ . qualde[tàfrioerailmedfjtmOyCbein quei
lo fui de gliagni de la fianu greggia j ^ -^.^^ ^ ^. ^^^^^ ^,5
Che Vomemco mena per camino ^ y^^^ ^^j^^^^ ^iji^f fl,fr^ in hi, do è-, di
Vu ben fmpingua Je non fi uaneggia ^ j^jj; y^ti il nom.e, e di lor conditioi
Qjuejìì, che me a defìra fiu uicino, r.e. Onde per fififffi cominciando dite ^
Frate e maefìro fiimm'r,^ ejfo Mbetto Tu uuoi fiapn Dlquai piante [m fior a ^
di Colonna, ^ io Thomai d'equino, do è. Di qudi anmeJdorna,qytfi4
Se fi di tuwMu ejfir uuoi cerio 5 ^Ma 7^'''''^^
" . ' , ,,;r, tntoYM LA hiUn donna, M e; BtDt.
Cmeiro al m,o parlar ten um col mfi ^^^^^^^^^ u.MMt.,ot,fi U
Girando fu per lo beato }(rto . j,,^ p^^^^^ ,^
già fi uien in cogr.ilion ii tjufUo .
IO fili ìt Mni, Choma r^r fmiUfHiinf i frali ii S. Dom«i«o, if <iuali fgli Ikt fffrf fi"*
to, AsnJ. ffr U Tur.ta cT inn^cmia à,f huria fffr in hro. E fMa grfgpa, U reh^my
iLali. Tfr ^jfirnf #. S. Vorr.mco firn *mr*, f ^ 'Ifftorf chf mfna^a i^'P'}"''*
«mo, V B,« /m;m^«*,Do«. fnp^aUnf, Sianh fur amora la M'^'f f
indi, hi m, Mo infirxrr, che la m,na f^r uia, iout fmfie , ««(rf f^""'; '7''
ina paua , VE «o« // uarie^gu. Se ii tal uia mt, -'^e fuori infe^uttar U umta M noni
P A R A ì S O
io , cime uehem^ , eie cfuejlo meiefmo Yemenio iira in fine lei fe^uettfe Cdììto ] qvef
Pi che me a Iffìr^, Comincia Tomafo, per foiisfir al iefidfm iel foeta, a iir ii milm, che
ficeuam ghirlania inforno di Beatrice e ii lui, Efrimadife ftej/l, e Mierto Mu^no, che fu
frate iel medefmo ordine. Onde dice, che li fu FKaie, cioè', Fratello, E Maeflro, ferchein Teof
lopa li ftt [recettore, E per patria \lherto di Colonna nMfJlma ciuk de la ma^m. Et egli Thoi
mafo^ d'A (juino , de la innocenf ffma morte del<]uale dicemmo nel xx. canto del Purg, Ma de U
pntita de la uita CT* incomprenféile dottrina dognun di loro, è' meglio tacer che poco dire, tenche
affai e de luna e de laltya ne fanno pie le fue dimnifftme opere . SE ft di tutti glialtri, Se cofi
comio thofàtio affaper di noi due, uuoi effer certo, efaper la certe^'^a di tutti glialtri heatì (piriti
^ueffa ghirlanda, VIentene girandol uifo, Vientene girandola ue iuta dietro al mio parlare,S\f
fer lo heatoferto. Su per la leata corona, intefa per effa ghirlanda di heati, E uien da Sertum fertì,
de corona ftgnifica. Onde Virg. ne la hocc. di Sileno, Serta pracul tantum capiti delapfa iaceiant.
ht ìntéiefi comunemente per ghirlUa difiori^Onie lue. Accipiùt fertaf nardo flìretle coronai .
Quellaltro fimme^giar efce del rifa
Di grattdn 5 che Uno e hltro fòro
Amo ft,che piace in Pdradijo^
Laìtroj che apprejjh adorna il nofiro choro
Quel Pietro fu , che con la pouerella
Ojferfi a [anta chiefa ti fuo the foro ^
La quinta luce ^ che tra noi più beUay
Spira di tal amor^ che tuttol mondo
La giù nha gola di faper nouéUa^
"Entro ue lalta mente \u fi profondo
Sauer fù mejfo^che fel ueroe ueroy
A ueder tanto non furfel fecondo^
Apprefo uedi il lume di quel cero ;
Chegiufo in carne più adentro uide
Langélica natura , el mtniHero ♦
Ne ìaltra piccioktta luce ride
(hcì auocato de tempi Chrifliant J
Del cui Latin AuguÙin ft prouide ♦
Seguita Tomafo in dir de glialtri feati
Jpiriti ,fra ejuali hora pon Granano per
patria chiù fino, E fecondo che dicano,moi
naco in S» Felice a Bologna, llcjual per
hauer compofìo il Decretale, e dimfìrata
legge Canonica accordarfi con la Ciuii
le, dice hduer talmente aiutato IV no e lai
tYO firo,cioe. Lo ffiritual el temporal
giudicio, che piace e fit accetto a Dio in
Varadifo . LAUyo cheapprejjò. Seguii
ua Pietro lomiardo detto Marflroiele
fententie Vefcouo di Varigi, il^Jual ofj^rfè
la fua piccioìa opera a la chiefa,non come
€ofagranie,Ma comegìi fìejfc reftrifce nel
frohemio di ijuella , a fmilituiine de la
[ouereHa che ofjj^rfc al tempio due minuti,
come e* fcritto in S, Luca al xxi. l(juaU
fùron più accetti a Dio che Ultre ricche e
fompofe offrrte . LA ijuinta luce. Sei
guiua appreffo Salomone figliuolo di Da^
uide di Berfahe, e perche la chiefa no dii
€htara[egli e^faluoo perduto, fero dice, che tuUol mondo HA gola, ciò e-, Wa defiderio e uoglia di
faper la ueritadi lui, E per effere flato dotato da Dio dincomprenfthile fapientia , come fi itge al
ier^ del ter^ lil, di Ke contenuto nela Bifia, dice che fii mifoin lui jft prò fiondo fapere, CHenon
imfiChnjlim fmhemdm fahfn'o cantra Urettfcl.f,hrrfiU,flf,,ic,l»,f„fri, gli ArUm,
thf al fuo tm[ì hmmo itifuu^anf»rt( i, U chnftimta. Et m in pccklttta lucf,ffrftre
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Postillati 16
C A N T O X*
fiati a wim merito ìfgliaìtri leUi ài fcfYHy Et Au^ujìino ftp^uile mlfuù latino, ciò Lf lé
jùa dottrina chrifiianayffnhe da lui fu comaiitoaU majtde di ch fio .
Uor fe tu locchìo de h mme trani
Di luce in luce dietro a le mie lode 5
Già de Icttaua ccn fae rimani^
Ter ueder ogni ben dentro ui gode
Lanima fant<i,chel mondo fallace
fa manìfijlo a chi di lei ben ode^
Lo corfo y ondeìla fai cacciata ^ giace
Ciufo in Cieldaurc 'ytiT efja da marino
E da ejjilio uenne a quella ^ace^
\edi oltre fiammeggiar lardente ^iro
Di ifidoro 5 di Beda , e di BJccardo ,
Che a confiderarjù che uiro.
Ton hoetìo ne kuaua lucf. Onde dice,
SE tu trani, ciò e-, Se tu tiri emoui loci
ihio DE la mete, A dar ad itueder (juei
fìa nò ejfcY altro che una j^ecuìatione del
foeta, DJ luce in luce dietro a le mie lof
de, che di (jueUe ti ragiono, Già rimani
con [eie, ciò Con dffiderio di pfer
de lottaua, Hora pjffi chf ui gode deniro
lanima fanta^che fèmanifrjìo il mondo
fiBace a chi ode hn di In fer ueder ogni
lene. Adunque, fer ueder lanima pnta
ii'Boetio,OCni tene, ciò è, Tn hauer
cognition di Dia nelcjual ogni ben ccfjìe,
fi manifijloil fiUacf mondo A chi len
e!e, ciò è-, A eh lene intende loferd fua chetratta Ve confclatione, E jferchegli fa da iheodoro
de Gotti dannato, Imfrigionato, ultimamene fino m,orire a Pauia, e [(folto (juiui ne la
ài^fa intitolata. S. Maria in del dauro, fero dite clelfuo cor^o giace cjuini, C7 ejpy da martirio
>e di efplio,a quella face uenuto . SJEdi oltre fiammeggiar, Seguitauafoi I/rJoro, che fa Vefof
no Hijfalenfc, efcriffe in Teologia un liiro, neljualaferfc molte afcofe uerita . Beda fu pcerdote
Ingklefe, e domandafi \entrahile, ferche dicano cefi hauere fcritto un angelo ne la faafcfolfura •
Riccardo fii fratello d'V go dapn WiUore, E fiu che uiro a con/ider are, ferche ne linuePigf^tione
Je le diuine cop, fafso oltre ad ogni humana p eulta .
Haueuti già Tomafo dato notitia a Dante
di tutti jueRi de la j^hirlanda, comincian
io d'Alherto Magno, chera, come diffè,
da la depra farte pu uicino a lui, fino a
Siggieri,che gliera immediate da la finii
fira, delcjual anchora non haueua dftto,
E Vate hauea pguitato col riguardo duntì
in uno pcondol fuo dire talmente , che già
con quello riiornaua a lui, dalqualfrima
pra fartito, Et in pmma, Tmap col dii
rr, e Dante col guardare, hautano duna
in uno già girato tuttol cerchio da Siggie
ri infiiori, delqual pio rePaua a Tomafo
a dire, a Dante a guardare. Onde di
ce che da Siggieri tornaual fuo riguarda
a lui . CoPui dicano, che a Parigi Irfi^
bica ne/ uico, ciò e, tie la uicinan^a de
_ gli Strami, cop nominata una rua, 0 ufr
Quéfli.onde a me ritorna il tuo riguardo
E' // lumeduno flirto ^ che in pcnperi
Craui a morir -, li par ue uenir tardo ^
Effa e la luce eterna di Siggieri',
che Uggendo nel uico de gli firamì
SiUogi'^o inuidiofa uer't^
Indi j come horohgio ,che ne chiami ^
Kc Ihora , che la jpofa di Dio farge
A m.attmar lo Jpofi^ perche lami;
Che luna parte laltra tira ^ urge
*Tin tin fonando con fi dolce nota,
Chel ben dijpofto flirto damor turge^
Co/5 uidio la gloriofà rota
Mouerft , e render uoce a noce in tempra
"Et in dclce\^a*,cheffcr non può nota^
Senon cola ^ douel gioir Jmfiempra
PARADISO CANTO X,
uìtieffeYlufUfifìta lanpfcifj fi hr^ua ufàrnf fuori ^ Onde ikf^ che in Ptaui ffn fieri, li fari
ue uenir tctrJi al morire . IN</i, cow^ h:ìr:ilogio, Moftra^ che finiiò chehhe Tomafc dì dire, la
rota, 0 uo^ltmo dir il cerchio, (he di lor medeftmi, effì heatifj>iri(i cedano, comincio cantando
4. girare, come fin le rote de t'horiolo, aHhora, CHe U fpofa di Dio, ciò e, che U chiefa, o ftena
ifacerdoti che U raffrefentano, S Vr^e a mattinar h Jpofiy Si lena fu a dir mattutino, et in quello
dar lode a Dio, ilc^ual è ftiO Jfofò a ciò che lami. Che lun* fartt tira [altra ET urge, ciò ^, Et
Ifigneyffrche cjuelli fi tirano, nel girar de la dan"^, cheuengon dietro, E jutRi fi J}'^>Jg(^no, che
froceion inanl^, Sonando Tln tin, iìcjual h- il fuono che/al fuo cam^anino, COn fi dolce nota.
Con fi fcaue armonia, CHe turge, ciò è', lljual eccita damore il htn dijf>:ì/ÌQ flirto, ferche (Quelli
the fon hen dijj?ofii in Dio, dejìandofi a fai fùono, fi leuan fu femfre jfiu pronti a laudarlo, f^ronati
ial diuino amore . Cofi dice, che uide mouerfi la rota G Loriofa, ciò è'. Piena di gloria di <juei hfH
ti, e render uoce a uoce IN tempra,cio h', \n confonanl^A xfT in dolcez^tale, che non fuo ejjfer nota
finon cola, DOuel gioir, finfèmpra, Doue il goder el giulilar fi eterna, e ejueflo è' la fùfo in dei
h, doue è- fcmfre fcmma gioia, fey la ragion ejpreffa difipra, oue dijp. Ne la corte del ciel dont
ie io riuegno e cet. Altri hanno ejf>ofio, Doue il giorno^ ma noi non trouiamo fejio che lo dif
I' sa , ne crediamo che fu fe non fi fi e uiiiato .
CANTO y, l
C infetìjàta cura de momVf
Qjtanto fon defitti ui fttlogif mi
Qtii'h^he ti fanno in baffo bàtter ìalK
Chi dietro a giura , e chi ad amphorìfmi
Sen giua^ e chi feguendo Jàcerdotio^
E chi regnar per fiìr"^ , e per fiphìfmi j
E chi rubare ^ e chi ciuil negotio 9
Chi nel diletto de la carne inuolto
Sajfaticaua^ e chi fi daua a lotia^
Quando da tutte quefie cofe fciolto
Con Beatrice m'era fufi in cielo
Cotanto gloriofamente accolto ♦
il poeta feguita pur anchora nel pre finte n
to il laffato propofito dfl precedente, M4
frimaft digreffme riprendendo Unfma
ignorantia de mortali, icjuali nano
fcmmerfi (juagiu nelefue uili e haffi, ani
^' dannofi cure, mentre chegli da (juelte
fciolto, era la fufi con Beat,gloriofc in eie
lo . Tornando poi a la fua materia moi
ftra che finito il cerchio di (juei teafi di
dar la uolta, e ciafiun tornato al luogo
fuo, donde prima fera partito, fi firma ^
E Tomafi comincio di nuouo a farlar i
a
lui con dirli, come egli uedeua in Dio {in
chi tuUo rifjfltnde) ejprli nati dal fuo pri
mo parlar, che nel precedente halkamo uedufo, lue ìuli, l uno dequali in (juefìo prefente canto li
rifclue,ma per meglio farnelo capace, prima li dimoflra la parria, poi li narralauita di S.Frani
tefio, E come da lui prima, e poi da S. Domenico fit reità amminiftrata la fama madre e mii
ìitante chiefa . ^ o Infcnfkta cura de mortali, Adimitatione di Verfio, al principio de la
Slllogip
_ , ^ _ . , . , Quanto fino pieni di di fitto CT" imperfiu.
mhoo e', Argumentationi, Quei che tifinno BAtter lali a terra. Toner le tue (heran'^
in cjuefie bajfe cofe terrene, perche ci^fiuno di cfuefii tali inghandofi, fi crede ne la fua uiadi prof
^ederbene. CHi dietro a giura, E cjui narra le fidaci uie tenute dalcuni di hro,E prima di ciueli
li, che per lauidita delgnadagno fenandauano dietro a le canoniche a le ciuili legai, E Chi A
gnfinfml, ciò e, E chi afifica, E Chifeguendoficerdotio, Come fino tutti i non uA reliM,
B Chi rr^n^r[(r fir^, Come finno tutti i tiranni, 0 Vtrfijjifmi, me finno i fraudolenti^
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Postillati 16
PARADISO CANTOXr.
fenh fi cme ifcjfìfmi fon^ ar^umntathni che hannò fàccia di uerifa, e noniimm fcrt fiìfi Cofi
il frali blente in apfanri^ fai fjfer Suono, ^ è- pfffmo, E Chi rnharf. Come (juflli , che rimojji
ogni Lonfcieniia fi dann} a le radine, E chi ciiàl Tiegotio, Iniefi fty tjuelliy ct< fi danna a lamminh
ftratione de la Rep, CHi inuolto nel diletto de la carne, Come fono i iihidmofi fin'^ freno , E chifi
Jiaua a lodo, come fanno maffmamente ifufiUaràmi, Tutti cofioro adunque, cijjcuno ne la fua ma
credenhfi froceder lene, fuffhticaua^ Cluando io,fito!io e libero da tutte ^uefìe cure, mera fufc in
cielo con Beat, accolto e ricettato da juei head jj>iriti tanto gloriolàmente, come nel precedente cani
io h^hhimo ueduto, E moralmente, tjuando io ne lifìudi ie lefacre lettere, mediante ijuali io ueni
ua in cognitione de le diuine cofe, mi ejfeniiaua^ E no tif If vanita del mddo,come gUaltrifkceanOé
Voi chi ciafcuno fu tornato ne lo
Vunto del cerchio y in che auantt s'era ^
^ermcft 3 come a candegUer candelo ♦
Et io fentì dentro a quella lumera ,
Che frìa mhauea parlato : forridendo
Incominciar fhcendofì più mera 5
Co/ì comio del fuo raggio rifplendo
Si riguardando ne la luce eterna
Li tuoi pen fieri, onde cagione apprendo^
Tu duhi'-i d'hai uoler che fi ricerna
In fi aperta e fi dijlefa lingua
Lo dicer mio , che al tuo fentirfi jlerna 5
Oue dinanv diffi 5 V hen fmpingua 5
E Uyudiffi'j Non nacquel fecondo t
E qui e huopo che hen fi dtjlingua ♦
Rifigliandol poeta il fùo frofofito , che in
fine del precedente canto ha laffato del
mouer del cerchio di c^uei beati ffirid moi
flra, che tornato ognun di (Quelli Al fum
io, CIO è-. Al luogo, donde per girar fra
partito, ciafcuno fi firmo al jio , come^
candelo fi firma a candigliero , Et io, éii
ce, finti dentro a quella lumera ihemhai
uta parlato prima, chera pur jueSa di To
mafo, E Acendofipiumera, Eacendofipiu
pura, e confejuentemenie più lucida e chia
ra, fer la ragione , che in fimil cafo , e di
Viccarda, e de glialtri beati fiiriti intro^^
dutti da lui a parlare dicemmo , che fclaf
mente è- per uederfirpia da poter uf^r col
poeta la u riu de la carità , di che tutti i
beati fpÌYÌt'\ardey\ fmpre , Incorì.inciar ^
forridendo de la mia ignorantia , a dire.
Cofi comio riguardando NE la eterna luce, cio è-, in Dio, rifplendo del fuo raggio , Cofi riguari
dando in effa eterna luce anc:^ra LI tuoi penfieri, ciò e , Li tuoi duhi , Apprendo cagione xj ari
aumento onde parlare . Tu dubi ET hai uolere , Et hai uoglia , chel mio dire , il^jual di fci
ira tho effofto, SI ricerns, ciò e-. Si ripeta in fi aperta, dfi^f^^, ^ manififìa lingua e pronuntia,
Ctìe al tuo fcniir fi fìerna, Cht al tuo intelletto fipra , oue dinan'^ nel precedente canto pari
landò di S. Domenico dtffi , V kn fmpingua fe non fi uaneggia , E la doue parlando di Sai
lomonediffi, A ueler tanto non furfcl fecondo E ^ui , per fini chiaro , E H;<0/)0, E di
hifcgno , che fi difìingua tT apra bene .
Lil prouidentia , che gouernal mondo
Con quel conftglio , nelqual ogni ajj^tetto
Creato e uinto pria che uala al fondo
Vero che andaffe uer lo fuo diletto
La fpofa di colui , che ad alte grida
Vifpofo lei col [angue benedetto ,
In fe fuura eiT anco a lui più fida ;
Due principi ordino in fuo fituore j
Vuol il poeta , in perfona di S. rhomafc,
folueril primo de due propofii dubi , ciò
è, ijueUo del(jual difp, V ben fmpingua
e cet. laliro uedremo che fo'uera nel
xiif, canto» Fafft adunque molto da Ioni
tano , e prima dimoftra che Dio , per
ffìegno de la militante chiefa , ordino
in fuo fiuore due principi al mondo ,
(hf Imfferott tfggfrf, Inno ifiuali
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Postillati 16
PARADISO
Che quinci e quindi U fiffcr per guidai
Lun fii tutto feraphico in ardore j
Laltro per fipientia in terra fùe
Di cherubica luce uno jplendore.
Ve lun diro j fero che dambcdue
Si dice lun pregiando , qual chuom prende i
Perche ad un jine jur lopere fue^
fii S, Francefco^ li chi e^ìi tircunfcrìue la
fatria e narra la uita , Laltro fu S, Doi
menicOfVicf aiunjuf y LA frouidfntia
che£ouernal rrmh , ciò è , Jdio , COn
^uel cortfiglio, mlc^ual o^m crtato aj^fttì
tanto diurno (guanto hmano yE' frima
uim che uaàa alfinh , Verchf il àiuin
onftgliMel creatorf è- fèn^ fine , il
ueder hgni creatura è- finito e terminai
to, PerOy a ciò che la jfofa, do ^, U milifanle chefa Di colui. Di chrifto, che ad alte grida dijfoi
so lei col henedeuo fcftgue jfarfo fii la croce in redentione del genere humanoy andaffe uer lo fito di$
l^Uoffofoficuraytr aliiifiufidele, Ordino in fito fiuore due frincifi , chele fiffcro ^er guidi
(^inciy ciò è-. In rendergliela fin fida, E (juefto è- Francefco, mediante il fiiofcrafico amore,
come uedremo che dirayferche allhora è fidele la Jj?oft alo Jfofo , cjuando fi uede ejfir accefa nel
fuo amore, E Quindi, ciò è-. In rendergliela ftcura , E c^uefio è S, Domenico , mediante la fua
grandiffimafqientia e frofindiffima dottrina, chela difinde ia ogni heretica e filfa ofinione, E di
ce S, Francefco ejfire fiato tutto ferafico in ardorey fmhe a lordine de Serafini, che fono fiufreffo
a Dio, è' attribuito che ardino di fcmma carità, E $. Domenico ejpre fiato in terra uno Jflendor di
iheriilicalucey perche a lordine de cherubini, iljualfègue immediate dopo ijuel de Sera fini, faUrilui
fce lafapiétia. DE lun diri, Promette dir de Inno, che farà S. Fra cefo, per che lodando Iniyloda ani
cora S. Domenico, ejpndo lopere fante hgnun di loro fiate ordinate ad un medefimo fiuti firo fine.
In tra Tupino e Ucqua, che difcendt
Del coUc eletto dal beato Vbaldoj
Fertile cojìa dalto monte pende ;
Onde Verugia finte freddo e caldo
Da porta Jole 5 e dirietro le piangi
Ver greue gwgo ISloccra con Gualdo ♦
Di quefia coHa la , doueUa frange
Viu fua ratte'^a , nacque al mondo un fole 5
Come fii queUo tal uolta di Gange »
Però chi dcffo loco fii parole
Jsion dica Afcefi^che direbbe corto
Ma oriente^ fi proprio dir «ole*
Circunfcriue la città d^Afcefi patria df^S,
Trancefco non lontana da Fuligno , che le
fìa da Oriente , CiT x. miglia di Perui
già, che le fìa ia Occidente , C7 e pofta
ti le radici dun alto monte tra due fiumi,
ciò f^. Tapino y che li corre da Orienteye
nafiefopra di Nocera ne gli Apeniniy E
chiufi, che li corre da Occidente , e nafct
fcpa di A goihio contenuto medefmmrn
te da efft Apennini, oue il heato virtWo,
che fii Wefiouo di <juella città , dimoro a
fir penitentia. Onde dice. In ira Tufino
e laccjua, che difende Del monte eletto dM
heato V baldo , Fertile cofìa pende daìti
mnfe, E (juefìo ^ (juell^ , a le radici detonale diciamo effer pojìo Afe fi, e guarda cjuafi uerffOi
nente. Onde, Da lacjual fèrtile cofia, PErugiafente freddo e caldo daforta fcle, Perche da (ju'ffta
porta fi ua ad Afifi, e guarda dritto in Oriente, E perche a luoghi uicini a monti fuol da c^ueli e
freddo e caldo uenire,fecon do i uenti the girano. Pero (juanio ffira il'uento Eoiea ne la firtile coi
fta di ijuefto alto monte, Perugia ha freddo da porta fcle, E quando fpira V Aufìro, per la medefma
cagione Perugia ha da effa p:>rta caldo, Efpndo il uento Borea, che uien da tramontana, freddo, E
VAufiro, che uien da me^ di, per lo contrario caldo, E dietro ad effa firtile cofia, le piange merd
con Gualdo per graue giogo. Per effer ciafcuno deffipofìo dietro a (juefio alto monte , dal<iual fenie
tal firtile cofta, fu gli Apennini, e fuol graue giogo di quelli. Di (juepa cojìa adunque, LA doueh
la frange più fua raae^^, ciò è^, ladoHellarompeptulafuafilita,edoue permeno erte^'^fiu
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Postillati 16
CANTO xr*
agmìmentf ft fAe^ NAcauf al mònio un fole^ chf fu effe S, Frdfìcffcù,'Vfrch cjuiui e pfla la lei
ia citta i ' Afceft, Come fa c]uflì:ì fcle dentro al corjpò ielijuale hora ftoifìamo, (al uolta ài Gange,
gyofJifJìmQ oltYf a (uUiglialtri fiumi in Oriente, ii Joue far che effe fole, (juanio [ale al nofiro hei
misfrriOyefcay E (juflìò jfetialmtnfe auiene nflaftagiort del uernOyfercle dumga ile (fuefìo fiume
ftaìYientaley noniimeno fende uerfo me^ di, come fa in talefìagione krtò del file. Onde dice, chei
jle tal uolta e non femore di Gan^e. Pero CHififarde, ciò e-, chi f aria dejfo hco,'non dica Ajce/r^
CHc direUe corto. Perche dirette poco. Ma dica oriente, SEprof rio dir uole, S e frof riamente uuol
farlare, Effendo di (fui nat:ìl fcle, che inumino ìhumane menti, cherano flmmerfe ne le tenelre de
Itgnorantia, t!T in molte feruerfc herefie, con dimoftrar loro la uera uia da fcìir al cielo , Onde il
ntedeftmo Thomafc, ilcjual ad inffantia di Pafa Gregorio fcrifp la uita deffo S, Prancefco, neleffcri
Ho, di lui farlanio dice, Qua fi fcl orient mundo. Vita, doctrina, tD' miraculif claruity Vita ini
spirando jf>iritum lucit, Doctrina fcminanio, Miraculisfructificando .
Non era anchor molto bntan da torto J
Chei cominciò a far fentir U terra
De la fun gran uirtu alcun confòrto ♦
Che per tal donna giouinetto in guerra
Del padre corfe^a cui-, come a la money
La porta del piacer nefjun diferra ,
E dinanv a la fua fpirital corte y
E coran patre le fi fece unito ;
Po/cM di di in di lamo più jòrte ^
Quella priuata del primo marito
Uitle e cento anni, e piu.dif^etta e [cura
Fin a cofluifi flette fen^a inuito:
Ne uaìfe udir che la trouo ftcura
Con Amiclate al fuon de la fua uoce
Colui, che a tuttol mondo fé paura t
Ne ualfe effcr confìante ne feroce
St.che doue Maria rimafe giufo,
Etla con Chrifto faìfe in fu la croce .
Uia per chic non proceda troppo chiufo*,
Francefco e pouerta per quefli amanti
Vrenli horamat nel mio parlar dijujo ♦
Hit detto de la fatrla, hora dice ie la uità
ftando anchora ne la fmilitudine del fcle
e de lori^nfe , Non era adunc^ue anchora
^uefto tal fcU molto kntan DA lorto^, ci<}
è'. Dal fito nafcimento, chegli comincio a,
fàr fentir alcun confi)rfo de la fua gran uif
lui A terra, ciò è', la gente del mondo,
Terche fi comel fide fk fentir la terra de la
fua gran uirtu , fercVe mediante (jhetta
produce in efpr tutte le cofe che in lei uegi
giamo, Cofi (juefto gloriofc fanto fice fieni
tir a la gente di tjuel fecolo la fua gran uif
tu, che fu lejfempio de la fita fanta uita, e
de fuoi ottimi cofìumi, necjuali egli fii da
molti fcguitato, CUe fer tal donna, do e ,
impero chef la fouerfa che eglifi elefp,cof
fi giouinetto in guerra del padre , Perche
contra la uoglia di lui fi eleffe di uoler fffir
foufro, A Cui, ciò e^, A lai^ual fouerta,
mffun difierra , Neffun afre la forta dei
fiacere. Perche la fouerta ftace a nefflno,
(ofi poco, come ancora la morte , E Di
rtan'^ a la fiua fi^irital corte, E dinan"^ al
Vefcìuo de la fua citid, E Coran fair e , E
linanZ aìfuo vadre ffirituale, A tal donna, czme a fua ueraffofa, prendendo Ihahtode la reìtgio
ne Ùce col cor unito, POi di di in di, fecondo chefimprefiu lifiacaue, amo più fi.rte , Perche
ircUafcmpre proceder di lene in meglio,e non tornar a dietro . qvefìa tale ffofi, priuata di Chn
fio che fu il fuoprimo marito, perche fcmmamente amo lapouerta. Si flette SEn^^ inulto , cto ^,
finTk daperfona effier richiejla, ma diffetta efcura fino a coflui Mille cento e più anni , Perche da
cMo aS.^rancffco, ilaual fiori nel Mcc. faffmn, come dice, pu di mille e cento anm . NE
ualfe udir che la triuoficura, Vuoldimofìrare, cjuantoficura ^f^[^f^^,^^^^^^^^^^
Uffimpio di Amiclate foueriffimopefiatore in Epiro, Cofìui, fecondo che fmue ^^f'^^'^^^^^^^^
hufnga chaurJTh^ UfifirM ii Cffart.f jueh di Tomtfio uicinoja lof[auenio df quali tuUol
PARADISO
■M^ f^gi^^^> ^^''^ ^'W/i/rf/^, ffr non hauer At fervere , otije gtiUuffp ai fjpY fcfte litifiJif,fi
Pana ficfiYo ne U fud fouera cafannuZ^, huf hfo la fffcagionf fi riòuceua al coperto . A (jUfjU
UfnTìe Cffare di notieper tentare, contro aUfir'^ de uenii, dipaffar in Italia, kue fer lo rimamn f
te delfuò fjprcito uoìea uenire, E hnche Amiclate fentiffe haUer a la foru àejfa f^a cafannuZ^, ' A
iouefin'^lcun f enferà ft hrmiua, E fcntifpf chiamar da la noce di lui , nondimeno, fstto fnurò ^
ia la fouerta, non Mie cagm di che temere. Ma Secondo effe lue, nel freallegaio luogo, leuatofi
il fu lalga àoue fi giaceua, rifpfè fcurmente <r CefartyCiuis nam mea naufragus ìn^juitTecta pei 1"^
tit, aut ^uem ncjìrafirtuna coegif Auflium fperare caufx. Aduncjue, ben the fudijft dire che U f^'^
fouerta jtffl ftcura (*ppre/fc d' Amiclate tanto, che non teme- al fimo de 'a uoce di Ctfcre, che a m ^
tol mondo fi paura, non pero ualjeafir che in tanti fccoli (fuanti fùron da chrifto a S. Francefco, W
che dalcunofilfe amata, o dff derata, NE uaìfe fella fu hen cofìante in patienfìa, ( firoce \n ardimen wii
to Sì, ciò ^, Tanto, cheUa fife con chriflo in fu la croce, dcue Maria rimafe giufo, dolendo infiri i^f^
re, che Chriflo fu più amato da tal fua diletta ffofn, pey^on hauerlo mai fin a la morte alando^ «OH
nato, che da la fua cara maire, lacjual non falfe /?co, come fi la ffofafu la croce. Et in fcnlentia uuol Jf|
infirire, che a <iuffìa fpofa non ualfe che di Irifclfe detto effr ftcura , come fu con Amiclaie, Ef 0
^moreuole,comefu con chrifìo, leijuali uirtu doueano ragmeuolmenie mouer tutiol mondo ai dn^
amarla v a defiderarla, cheiafifjepero non che amata, ma da neffun hauufa in pregia fin a S, p
francefa, dannai ottimamente fi conofciuta la fua uirtu . MA perche io nel mio difùfo e lunga
parlare non proceda troppohhiufi e tanto ofuro che tu non mi intenda, Tvfndi CT intendi horamai, lij
per (juefii amanti , Francefco e pouerta , ciò è- , Vrancefco per lo fpofo , e pouerta per la futt Iti
fpofa da lui tanto amata e tenuta cara , ^ijj
fin
L<t lor concordia , e lor lieti firnhianti, Narra (fueEeparti che fi ricercano in due bo|
Amor ) e mar ani^ia ^ t dolce f guardo congiunte perfine per hen e fastamente ut fm
Facean efjcr camion di penfier fanti infieme, il che moftra effire fiato tréi m
Tanto i chel uenerakile Bernardo ^- ' f ^^''^'^ ^^^^^ V'f
Si fcal^o prima ; e dietro a tanta pace riffima fpofa, e prima la concordia,la^ual nji
Cor/e , e correndo li parue effer tardo . f ' "T' '"''"'"^
O;^^/,*^ j.^.t^^y^ ^ L. jz J me la diUordia e- il fuo contrario. Voi lena
t9notaricchex.\a^obenfeiace: ... ./ r- • i n • v^A
c 7 r J- r. 7 r^i n t lieti fmhiarti, cioè, fliallem accoplti rùia
Scal^aft E^'Jo^f^ # Sduejlro di fuorimoftranolajf^Uo de U ^
D;e/ro a bj^ofo^fi la j^cfa piace ^^^^^^ fintai ciLle, e \a concordia, M
ìndi Jen ua quel padre e quel maejìro ^ i lieti femUantifareiton fmulati e no A
Con la fua donna , e con quella Jnmigìia , ueri, E Marauiglia, la<fual dehlejfer nelu
Che già legaua Ihumile capeflro : wo de la uirtu de laltro , E ^uefìa fempre
Ne li grauo uilta di cuor le ciglia y eiugumenta lamore. e Dolce f guardo, peri ^'1
Ver ejfcr fi di Pietro BernardonCj cheda(]uefìo principalmente dfjfendtUi
Ne per parer dijpetto a marauiglia^ '^^^^ (fuefìe farti Aduncjue ftcem Hi
ìAa regalmente fua dura intenticne effer cagione di fanti pen fieri, per che ogm pf|
Pid Innocentio aperfi ; e da lui hehkt riaperfi,e tuUe infieme haueanofir"^ din ^
Vrimo fmitlo a fua religione . iri^'^rlammo a uirtuofe e fante operatio ^
'^^'^ ^ ^ * m,T Anto chel uenerabile Bernardo, coi
ftui dicano effer e fìatol primo a pguitar S, ^Éj
frane, e che fttfuo compagno ne la religione. Onde lice che fi fcal^o prima, e corfe dietro a tanta H ,
face tr unione, E parueli correndo effer tardo, perche U nimo conuertito al lene, fi \ente fempre di ^
mn hmrpiu toflo cominciato . o ignota ricche^^. Ai imitatione ii lue. nel cjuinto , 0 uitf ^
tutafickltus
CANTO XI,
tktd flicuhaf fctuferlf, An^uffiij; lares, O muìifra mnkm inifUfcti hm. E uerammtf la pu/rt
ta ^YÌcchfZ^av^n cogn:ìfc'mtayffrchf neffunaricche^'^ mggiOYf fi fu^accfuifiaYf ^ (guanto ir
quella dfU uirtu, E U Wcchr:^^ con'jfciuta CT* affregUta ia! uulp wow e' a (juffìa mn comfciufé
altYò che un maffmo imfelimfnto^ iiihe ftuiie T diete Milefio, uno ie fette faui di Grecia, (juant
io ueiitfa la fua fatria in freja ie nimici, E nondimemy effenh lecHù a ciajcuno fofer trarne del
fuo (io che fui doffcpteaprtare, Egli nuRa uoHe torre, di che ejpndo riprefo diffe , chcgli ne fori
tauafcco tutti li fuoi heni, Intendendo de le uirtu, perche le altre cofe non erano fue, ma de U fcrtu
ria, Democrito ottimo filofcfv, efsenh di larghifftme tfy ahndantiffìme ^culta,pfrche fauide cot
mhahiiamo detto, efserlì di non p co imf e dimento a la j^eculatione^ ne fi di tutte a la fua patria un
hno, referuato certa minima parte che ritenne per confruar la uita . A naffagora da cUfcmene f$
milmente eccedente filofcfv, effendo molto ricco di patrimonio, lo diflrihui cjuaft tutto a parenti, tan
io foUmente riferiandof, (juanto giudico per il fuo uiuer efjerli neceffario. O ricche^"^ adunejue
fion dal uulgo conofciuta, O ferace, ofirtile tr akndante iene . 5 Cal^ft Egidio, Qj4efti fiiroit
ieprimi compagni cheUe S, ^ranc, ne la fua religione. Jlidifen ua qydpadre , Ver la cura chai
uea de la fua già cominciata famiglia, CHe Ihumile captjtro ìegaua, l a jual famiglia Ihumile cord4
òngeua, E Quelmaeflro, Ver lifrecetti dati a (juella, COn la fua donna, chera la ricca pouertd
fua L^ra fp:>fa, NE fer eper figliuolo di Vietro Bernardone, che nominato era coft il padre , ciò ^,
Ke per eper humilmenfe wctO, NE per farer difpetto a marauiglia, Confiderato la puerta e fuO ut
Ifftmo haiito. Viltà di cuore ligrauo le ciglia tanto, che lafciafseper uergogna limprefa, che interi
ieua di uoler fare. Ancora che Gratior t7 palerò ueniem de corpore uirtui .MA regalmente ,
con franco t7 inuiuo animo ajferp ad Innocentio ter^ S Va dura intensione, la fua afra CT aui
fiera religione, ihe intendeua di uoler findare,'E coft da lui hette a (jueUa, VRimofigiHo, che fii
laofferuantia de la oledientia, Cafita e pouerta chepromifeperfe, eper tutti glialiri che doueano
fuccedere ne la fua religione. Dicano, che Innoctntio helleinuifone, che la chiffa di S . Gioucn U
ierano cadeua,mauiie cheduein uiliffmo halito U fcPeneuano,E che uenendopoia lui S. Eranc,
fer la confirmatione de la religione, h riconoh^e efpr un di juelli che in uifme hauea ueduto, E
fo/f li concede tutto ^uel cheffpe dimanlarf . , .
Tot eh U g^nte ^ouereìla cnhU
dietro a coflu'i , U cut mìrahil u'its
Ue^ìo in gloria del cid ft canterebbe
Di feconda corona redimita
F« per Uoncrio da leterno j}iro
La [anta uoglia dejlo archimandrita t
E poi che per la fete del maxùro
Ne la prefen-za del Soldan fuperba
Vf edico ChriPo.eglialtri chelfeguiro^
E per trouar a conuertione acerba
Tropo la gente , e per non jìar indarno y
lieddijt al frutto de Ùtalic hcrba .
'Nel crudo fajfb intra Teuer ^ Arno
Cbr//Ìo pnfe lultimo figgilo J
Cfce le fue membra due (^nm portano^
Poi che creile la pouereda gente dietro a
S. Erancefo,la uita delcjuale fi car^ierelle
meglio ne la gloria del cielo, perche ne U
lingua ne la uoce humana non hafta, coi
me uuol infirire , ad ef^rimer le lode che
fc li conuerrelhe , Eu la finta uoglia
defìo archimandrita, la<jua!heUe dipH
ter con Ihumilta magnificarla fuarelii
gione , REdimita , ciò è- , fctiata fST
adempiuta DA lo jfiro eterno , ciò ^,
Vaio Spirito fànto VEr Howorio, fio è ,
lAediante laffintir de la fèdia apofiolica,
DI feconda corona,£i^fii la dignità fa
cerdotale conceduta la fua religione di
poter amminifìrar i ficramenti , Ter che
la prima corona, lacjual diffra domUo
primo figgih,heUe da Innoceiio, che fu
iipter coftituire lafud nm* rdiiiore,
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Postillati 16
PARADISO
(Quando a colui » che a tanto ben fcrtìtloj AKchimctnJrita ,ch e^,PiK che Mm
Piacque di trarlo [ufo a la mercede ,
Chel merito nel fuo firftfuftUo^
A frati fuoi , fi come a giufle herede ,
Raccomandò la jua donna fiu cara j
E comando che lamajfcro a fide :
E dal fuo grembo lanima preclara
Mouer fi uolfi tornando al fuo regno :
Et al fuo corpo non uolfe dtra bara ♦
irialf^ Perche mandria ftè'U toma del
grfggfy Martdrialf, il guardian di jufh
Archimandrita, il fìgnor df la marti
iria, cmera S, Tyanc^ de la (orma de fra
ti df la Jua religione cofìituta da lui . £
Poi che fer la fa e e defiderio chehhe del
martiroy andò in terra del Soldano a fref
iicar chrifìo e fuoi apfìoli chel fc^uitarOi
E che uide, per la dure^^ di juet jfofoli
la conuerfme, dinonpoterfnr frutto, fi
YÌfOYno in Italia^ hue nel monte Aluerna contenuto da Cliaffennini^fofìo tra Teuere ZD' Arno,
meffcft aftrfenitentia, merito da Chrifio effer fegnato de le fiimmate, le eguali domanda lulfimo figi
lu, czo tr, ixri /«^z ^zccioio, (tm^tTO, ft^T humtle, E juejra fu la medita che lapc a juoi frati, ciò
è, lafouerta, che fu la fhafiu cara donna, COme a giufìe herede, hauendolofin^fre in juella fes
guitato,ferche hltre due, ciò è-, la cafìita e loledientia, hanno def endemia da (jurfìa, E comando
CHe ìamaffirafide, ciò è^, che lamaffiro, tir amandola, hauefferfide de la falute loro, E Del fuo
gremho , ciò è- , E del fuo eorpo , la preclara anima , tornando al fuo regno del cielo , fi uolfi
mouere, E non uoBe al /lo corfo, A Itra tara, A Itra pmpa deffecjuie, perche fi come in ulta hauen
tifatola [ouerta, e fuggito la pompa del mondo, il medefmo uoÒe far ancor in morte .
Tenfa horamai qua] fi( colui; che degno
Collega fii a mantener la barca
Vi Vietro in alto mar per dritto fegno :
E quefii fu ilnoflro patriarca x
Verche qual fegue lui , cornei comanda ,
Difcerner può che buona merce carca ,
Mal fuo peculio di nuoua uiuanda
E' fatto ghiotto fi * cheffcr non puote ,
Che per diuerfi fdti non fi J^anda:
E quanto le fue pecore rimote
E uagabonde più da effo uanno ;
Fiu tornan a kuil di latte uote .
Ben fon di quelle -.che temonol danno ,
E finngcnfi al p.fJon ma fon fi poche }
Che le cappe fi)rnifce poco panno ^
Fior fe le mie parole non fon fioche^
Se la tua audien'\a e fiata attenta;
Se cioy cho detto , a ìa mente riuoche j
In parte fia la tua uoglia contentai
Hauendo Tomafc detto le /oji di S, Fran
ce[co,hora quelle medefme intende daUrii
luir a S, Domenico, ilijual ad effo S, Fri
cefco fit degno collega, ciò è , compagno a
mantener LA iarca di Pietro, ciò e', la
chiefa di chrifto per dritto fègno IN alto,
ciò e*. In profindo mare de le perfccutiorti
chehhe dagli herttici f da Tiranni pn fir
la da effo dritto fegno preuaricare , come
uedemmc nel penultimo del Vurg, Verche
qual figue lui ne U fue coflitutioni che coi
manda. Può difcerner che carca BVona
merce. Stando ne la fmilitudine de la har
ca, per che con quella tal merce , ultima^,
mente guadagna non argento t7 oro, ma
Ulta eterna. Onde nel precedente canto
difpy che Domenico mena per camino, V
len fimpingua, che parte de lun de duhi,
che difcpra uedemmo hauer prefo a refclue
ye.MAlfuopeculio, \uolhiafmar i frati
di S. Dom. per fcluer il refìo del dulie A
qual è-. Se non ft uaneggia, Perche ii^e^
CANTO xr.
Verche udrà ìa pianta , onie fi [che^giaì chfffi/uùfecuìk e' ^ttoftgUotto DJ nuòf
Vederat ti corregger che argumenta un uiuania, c\ìe fonai f ie^nita fcclefiafti
V ben fimplnguajfi non fi umggia^ cheyffrinjueUfaYriccUr e firft granici,
chf r^on fuo ejfer chf/fc ffculia fi Jfan
ia t iilatti PEr iiuerfi fai fi , fio , Per
iiufyfi f um m^ntiyjìanh fur atic^YdineffafmilituiinfjEtinpnfetìtia^ffy iiueyft eum
gyaii di ifgnitay E ^juanto If futffcaye uanno più uagahnìe e remote DA effc^ do è' ^ Da le fue
cojlitut'miy Più toYnan d kuil uote di latte, E confeiinenteYnentf fiu magre. Onde dijp. Se r:on fi
uaneggld, feyche fi cmel latte yiutYifie e ingYaffal corpo. Co/? hfferuanùa de le luom e fante mfii i
futim, mitrijcano ingrafTano knima. BEn fon di ejueUe, Moftra tiondimetio fffcr di ^uefle
tali fecore alcune, che non mojfè dal diuino amare, ma jferche temoM IL danno, ciò è^Jeferna dani
fistiane, che SI fÌYÌngona pur alfafìore, ciò è , Ofpruanofur lifuoì oriini e cùfìitutioni , lAa che
(juefìefcn ftpoconumeYO, che poco panno fvrnifce le fue cafpe . HOr/? UmiepayoU non fcn fioi
che. Conchiude in fententia S, Tomafc, che [è Dante è' fiato attento ha infffc len le fue parole^
che la fua uoglia fdya contenta in payte, perche, fi come di fcpra è- detto, hd Yefoluto luno de due du
li chauea, ciò e', (jueUo, cjuando difpy V hen [impingua [(non fi uaneggig. Perche fcl gregge di S,
Dow. ofpruerd le fue cofìitutioni, allhora fingrafpra , Ma fi gliufcird di jueDe, e udghera per altre
torte CT* indirette uie, fara fimpre più magro •
CANTO XII
Sì tofio come tultìma parola
La benedetta fiamma per d'ir tolfe^
A rotar comincio la [anta molat
E nel fiio giro tutta non fi uolfe
Prima, che unaltra di cerchio la chiuft 5
E moto a moto , e canto a canto colfe ;
Canto , che tanto uince no^re Mufi ,
No/?re Sirene in quelle dolci tube ;
duanto primo Jplendor quel , che rifufi ♦
Come fi uolgon per tenera nube
Vu archi paraìetli e con colori ^
Ciuando ìunon a fita ancella iubc^
't^afi:endo di quel dentro quel di fuori
a" guifa del parlar di quella uaga ,
Che amor confiinfi, come fol uaport^,
E fiinno qui la gente effcr prefaga
Ver lo patto, che Vio con Noe poje
Vel mondo , che giamai più non fiaUaga 5
Cofi di quelle fimpiternc rofe
Volgeanfi circa noi le due ghirlande j
E fi lefirema a Ultima rij^ofie .
Mojìral poeta nel prefente canto che S, Ttf
ntafè nel prender ad efj^rimeYlultima payo
la del pYecedente , La.YOta di juei leati,
cheydno con lui comincio d giydye , e non
diede la uolta inteya che pi chiufa da unat
tro cerchio di ieati,il(iual nel girar enei
cantar faccor io con jueUo , E cefi finito
ognuno di cjuejìi due cerchi di dar la uolta
finge, che fi come S, Tom, che fti de lordi
ne di S» Dom.glihauea narrato lapdtrid e
la Ulta con le loie di S. Prancefco, Cofi S .
Bonduentura, cherd uno di cjuffio faonda
cerchio, e fiato de lordine di S.VrdncH
narrila patria, e la uita con le lode di
Dom. e dicali (jufUi, che in ^ueflo fecondo
cerchio eran con lui fi come S, Tomafc gli
hauea detto cjueUi cheran fico nel f rimo.
SI tofio ccme, Cofi come la henedeUd
fiamma di Tomafc tolfe lultima'farola del
precedente canto per ejf rimerla, LA fir.^
ta mola, ciò è-, la fanta rota , de lacjudle
effe S, Tomafc era , comincio A Rotare,
(io e-, A pirare, E nel fuo giio non fi uol
fe frima 7utta, che unaltra mola la cinfe
di cerchio, E Colfe, ciò 'e. Et accordo cOn la prima moto a moto, e canto a ^'^^^""^'.^^^^^^^^^^
uince noflre lAufe noflre Sirene, ciò TuUf je nojìre humant arrnme , qv .n^o primo j}Mot
. /* » »
I
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Postillati 16
PARADISO
jufl, che rifup, Qudm uince li luce il f rimo fj^hnlorela jùa Yefiefiione^ Cmefey figura , ììfde
f^lenif nt lo j)yf echio, e lo f^f echio Yffi(Ue iaU j^lenkrin altra fatte , ma e fin lo J^Undor che
tiien dal fòle, che non e (Quello, chefer refìettion uien ia lo jfecchio, E cofdfYimo J^lendore uince
aueBo che' Yffleffcy Come larmonia del canto la fu in cielo di (jufi leatì, uince cjuagiu in teYYa ^ud
la di noi mortali» COmefiu:ìlgòni Vuol dimojìrarey che cjuefle due ghirlande di heati haueano de
fendetìa luna da laltra^e che ciascuna fi uoìgeua intorno di Beat.e di lui^cherano nel cetro del folr^
£ cfuefìofi per comfaratione de Ureo Celefte nelcjualf fu mutYtita hit ancella di lunoneja cui fina
la toccammo nel xxi, del PuYg, Adun(ju( cofi comefer tenera nule fi uofgonoVWe farareEi^cio
due ejuidiftanti archi, e conftmili colori cfuanlo lunon IV Se, do è', Commette a fua ancella Iris,
lìAfcendo di ^uel dentro juel di fùoyi, Tmhe fercofendo i Yaggi del fole ne le ofofte nuuole, gena
ra layco, e (Juejìo refìeUendo tali raggi fiu oltre, fi il fecondo ayco , E cofi di (juel di dentYO najce
juel di fùoYÌ, A guifa del parlar di (fuella uagaknda Eccho, che Umor delcjual ard(ua,fer farcii
fc, Qonfunfe, ciò è ,Con/ùmo , cornei fcle confuma i uafori che tira fife in aere da la terra', Verchel
parlar di lei depenie da (juel daltri, come cj^^effo fecondo cerchio dependea dalprimo , Ma la notiffa
mafàuola d'Eccho recita Ouid. nel ter^. Et efjt archi ftnno ejpy (jui la gente PRe faga, ciò è-. In
iouìna del mondo, CHe gimaipiu non [allaga, ciò è-, che giamaipiu peY diluuio daccjua non pei
tira, per lo fatto che Viopofe con No^, Perche, fi come e- fritto al ix, del Gen. offendo Noe dopi
iiluuio uftito de laica co figliuoli, idio li tenediffè e diffe loro, Statuam pactum meum uohifcum,(fr
netfuac^uam ultra interfìcietur omnis caro atjuis diluuij, necjue mt de inceps diluuium diffipans ter
ram, Dtxit^; Deus, Hoc fignum federi! <f do inter me CT' uos ad omnem animam utuentem (juod
efl noUfcum in generai ione sfempiternas, Arcum meum ponam in nMus, cr erit fgnum fiderii
inter me e7 infer terram e cet, Cof adunque U due ghirlande DI (Quelle (terne rofi, cio è*. Vi ijufl
le leate anime fi uolgeano circa CT intorno a noi,E Si lefìyema, E cof la prima YÌfj^ofè e diede effcr
a lultima. Perche da la dottrina di Tomafò e de glialtri cherano con lui nel primo cerchio, dependei
ua,cme uuoì inferire , la dottrina di Bonauentura e de glialtri cherati [èco nel cerchio fcconf
io , E cof dal parlar di Tomafc nacque (jufUo di Bonauentura, Tacitamente cennando, che ijueli
li del primo, per hauer più meritato , erano in maggior beatitudine di (Quelli cherano nel jèconi
do cerchio, peY hauer juefli meritalo meno ,
Voi chi tripudio e laltra fifla grande
Si del cantar j e fi del fi<i^nieggiarf\
Luce con luce giudiofe e blande
Infieme a j^unto ^ a uoler quetarft ;
Tur come gliccchi , che al piacer che i moue
Comien infume chiuder e Uuarfi^
De/ cor de luna de le luci noue
Si moffc uQce ; che lago a la fletta
Varer mi fece in uolgermi al fuo doue :
E comincio 5 Vamor , che mi fii bella j
Mi tragge a ragionar de lalto duca ,
Per cui del mio fi ben ci ft fitucSa ♦
regno e , che doue e lun , laltro fmduca }
Si che comeUi ad una miUtaro ,
Cofi la gloria loro infume luca •
poi chel tripudio, ciò e , Voi chel haSoi
Auenga che Tripudio Latinamente figni
fichi faìto, ma (juello che fifa ài fÌY nel
hallo, Onie Liu. nel primo ah \Yhe,?er
re, ac per urlem ire canentet carmina
cum tripudys,fclenni<^; fultatu iuffu, E
laltra e nuoua ^gran frfta che lanime di
^uefii due cerchi fàceuano luna con laltra
SI del cantare, perche irfteme accordani
iof, ne repiltaua fcauiffma armonia, E
Si del fiammeggiar f , Congratulandoft
la luce de luna con (juella de laltra, GA«
dio fc e blande, do ^,^Piene di gauiio ft
allegre, Quetarf infeme A Punto tu' à
uolere. Perche duna medefma uolunta et
ad un mede fimo tempo e luogo , e luno e
laltro cerchio laffol canto e f fermo. Api
milìtuiint
(ioèj
/ir(fi
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Postillati 16
CANTO Xll^
mlituiinf i( gliocchi re Ihumo uolti aluno olUUo cU fiace,fmh nel Utter ii cjuellh ^Muiert
(hf ni UK mdefimo téfo fa il fuo chuier tST Offrire, E cof taciti e fimi, fi moff uoce DE/ corf,
ih è. De la mente de luna DE le nzueluci. De le anime del fecondo cerchio nouaméte uenuie, de
IttceJano, CH^ U<iual uoce, bihl uolgermi al fùo doue,cÌO è-, Kel uoltami uerfc <juel!a fatte di da
Ut ella uenìua, MI fi farer la fella a la^o, Verchef come.lago ne la huffcUf driZ^ a la fella ty4
montana, Cof (juella tal uoceftdri^/o a me, E comincio a dire, L Amor che mi fi bella, ciò e ,
UfìlendoY de la carità de la^jual iofcnoadorna, Mi fraghe e mone a ragionar DE la to duca, m
t\ Di S. DOW. perloauale ci fi fiuella f len Dllmio, ciò e' , Di S. ?ranc. Perche hauendo Toi
mafc, che fi de lordine di S. Domenico, lodato S.lranc.chera lun duca, la carità mouea bora
Bonauetura, dalqualueniua quefla tal uoce, fer ejf re fiato de lordine di S. Fr^c.a lodar SM
mffmamete, perche ognun di quefi due duci militaro e comhaUero ad una medefma mMh
fùffrla fide di chrifto, Onde e cofa degna chi la gloria /ora L«c4 effendainferr.f.
'ri. / ■ LV*
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Postillati 16
PARADISO
Lejfercho di Chrìjlo , che fi caro
Cojlò a mrmdr , dietro a linfegnd
Si mcuea urdo fofpettojo e raro^
Quando Ùmperador^ che fempre regni ^
Vrouide a la militìa , chera in fòrft ,
Per Jota gratia , non per ejfer degna t
E come è detto , a fua Jpcja foccorfe
Con due campioni; al cui far , al cut dire
Lo popol difuiato fi raccorfe^
Vimoftra Bonauenfura in loie li ^^.PrSc,
f ài S, Dmfnico intepfey li iue campioi
wi, che ii fcfYA ha iomanktì Duci, e S,
Tomaft nflprecfienff canto Princìpi, ep,
[de fiati éa Dio proiuui al mando in tent
p neceffmo,a ciò che con If loro fante afe
re, t^T" ottimi ammafftramenti haueffm
a rinlri^'^Y il popolo Chriftiano, che ^ia
aniaua uaciUank in molte her(fte,aU
uera fiìe ài chrifio, E ijuffto hauerlofit
to per fua fmma grafia, e non per alcun
meriti Ji (Quello, On!e lice, LEffercifo ìi chriflo, ciò ^, Effo popolo Chriftiano, CHecofìo ficarò
a riaymaye, Verche hauenk liio creato Ihuomo, armatolo di talikirtu che per fi jìeffc fi potei
ua iiftnier dal peccaf:),fi non fi;lfe flato tranfgre/fcr de fi^oi precetti, per k<jual traf^redire fi dii
firmo. Onde a chrifio pn cojìo fi caro a riarmarlo, perche fit mediante ilfuopreciofìffmo fangut
Iparfi per luì fui legno de la croce. Si mouea dietro a linfigna, chera la fide, fardo lento e pigro ,
Sojfettofo, Ver li duhm^ffi da le fette de gliheretìci, KAYo,perlo poco numero, che anchora cofi
pigri e duliofi erano, quando lo imperadorche regyja fcmpre, ciò ^, Qu,ando idio, prouide per
fila e fomma grafia, e non ferche ne fvjfe degna, A La militia, A la mlitanfe chiefa rjp^^refcntata
^a lejfercito e popolo chrifìiano. Co due già detti campioni t Al cuifire, do è-, A lofere finte.
Al cui dire, A gliottimi ammaepr amenti deificali, lo popolo chrìfiiano difuiato da U dritta uid
de la fide, SI raccorfi. Si rauide del fi^o errore^ e torno a la uia fmarrita •
In quella pane ; oue furge ad aprire
"Zephiro dolce k noueUe fronde ,
Di che fi uede Europa riueflire ;
Non molto lungi al percoter de londe ,
Dietro a Icquali per la lunga fòga
Il fol tal udita ad ogni huom fi nasconde
^iede la ftrtunata Catlaroga
Sotto la protettion del grande feudo,
In che feggiace il leon , e foggjoga ♦
Ventre ui nucjuc lamorofo drudo
De la fÈie t hrìfliana , il finto athleta
Benigno a fuoi & a nimict crudo x
E come fu creata ^fù rcpUta
Si la fui mente di uiua uirtute 5
Che ne la madre lei fece propheta ♦
Offerua Bonauentura il mede fimo fide
tenuto da S. Tomafi, ilcjual jprima che ut
nijfe a dir le lodi di S. frane, cìrcunfirif
fi la fua patria, Cofi egli, prima che uen
gaa dir le lodi di S. Dow. dice la patria
donde gli fii, circunfcriuendo molto poetii
lamente la parte occidentale . IN c^ueHa
parte del mondo, adumjue, oue il dolce
uento '^ffìrofirrge ad aprire le fronde noi
uede, di che fi uede Europa riuefiire ,
Perche cjuefio uento nafie in Occidente, e
^uàdo fi>irafk la frimauera, OndeTsui
rapa ter^a parte de la terra, nelacjual noi
ftamc,fiuede riuefiir di fronde noueEe,
NO n molto lun^e dal perco'er de londe,
fio è. Non molto lontano dal lito occiien
tale, nel jual londe de l'Oceano percotei
no, Dietro, ciò è-. Oltre a leijuaìi onde,
il file, VEr la lunga figa, Pfy la figa lungi e gran tramito che fk nel uoltar de la sfiya ne kltro
hemisfirio, SI nafconde t^luolia ad ogni huomo, Verche hauendo finto laìtro hemisfiro inhalitafO,
come uedemm'i nel xx^tjAe Vmf. Oue inperfona d' Vlifie ne loratione fitta a fuoi compagni difp,
Kon uogìiate negar Ifjferientia del mondo fcn^a gente dietro al file. Quando fi parte dal noftro
hmisfiro halitm daglihuomini^e dfcenie in jneHo, inhatiiato, fi uien a nafiondtr ad ogni hur,
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CANTO XI!»
IMO, E tal u^ìid licfy t yimfmpeft rtafcQnlf, Venhe (^utfia e faUwenie ^uanh ^ r.f fgni metti
dionali, e meilfìmamfnte mi SagitiaYiOy Ctffy/torwo, t ne l' AejuariCy nfcjuali haia Ouiérnif in
Oriffite lafò^dfiu lunga^ E ia Orienffin Occidfnfffìu cOyìh, E di (jui auifne^ che aHhora noi
hahhimo lefiuìun^.e notti, t i dijfiu corti, Et in ffpfc^vilìando, (jUfDi che fcnofer fenJicolare
Jcttol noftro artico f o/o, o foco diflami, non lo pon uedere, comefnno cjncndo è nefc^nifittentrioi
rtali, e mafprr.mente in Gerr.ini, Cancro, e l ^a«r, donde auiene, cYe all\Qra,ffYla lunga figct
la(jt{al ha in effe nojìro hemisfirio da Oriente in Occidente, noi hahhiamo i fiu lunghi di, e le f iu
corte notti. Onde dicano, che (juefti tal: fojìi fcuo effe nojìro f c/o, hanno [ti r)\eft di contìnuo di^
t [ci altri di continua notte . Slede la fortunata CaÙaroga, A duncjue^in Occid rie uicino a Ufire
ma f arte d' Europa non lontano da l'Oceano, è- fùfì a Cai! aroga città, laaual chiama firtunai
ta, per ejpr in cjuella nato S, Dowtnico, Come uedremo che dira per circoliocutione . SOtto U
frotetiion del grande feudo, E^ (fuefìa città nelreame di Caftiglia, il cui Re porta jfer arme uno jcui
do a (Quartieri, e da luna parte è un cafteRo, i/^K<r/ ha fctto dife un leone, e da laliya un leone cht
\ia fcuo di fe un ca/ìfUo, Onde dice. In che fcggiace il leone e Aggioga , Lenirò ui naccfue VAf
morofo drudo, do e-, S, Domenico, Suifcerato amatore de la Chrijìiana fde, IL pnio Atheleia,
ciò e, Eolie propugnatore, Onde M. TuU nel sec, de le Tufi, Cum exerceniur atllete, BEnigno
nfuoi, GratVùfc a f.deli, E crudo a nimici, inieftperli perfidiheretici infiJeli, E come LA fua
mente, ciò e', la fua anima fu creata, EW fi repleta, Eu tanfi ripiena di uiua e uerace uiriu ,
QHejtce lei, chefece ejja uerace uirtu profeta ne la madre, perche dicano, chejfndo amhora nel
uentre materno. La maire fognò che fartoriua un hianco e nero cane, ilcjual portaua in locca una
itccefa fàceRa, che fìt f re faggio de Ihahito che douea prender e dar a jueUi del fuo ordina ^ E con
juanta uehementia doueua in/ùrgere contra ognij^etie dherefa .
Poi che le Jponfalitìe fùr compiute
Al facto finte in tra lui e la fide y
V fi dotar di mutua falute ,
La donna ^che per lui lajfinjò diede j
vide nel Jonno il mirabile frutto ,
Chufcir douea di lui e de le redct
E perche fijfe ; qual era , in confìrutto 5
Qjiinci fi mcjje ff irito a nomarlo
Vel pojjtjfiuo 5 di cui era tutto t
Vomenico fii detto : ^ io ne parlo
Si come de lagricoh 3 che Qhr'Mo
Elejjr a lotto fuo per aiutarlo ♦
Bfw patue mejfo e fnmiliar di Chrifio t
Chd primo amor , che in lui fi4 manfifio
fu al primo configlio , che die Chriflo ^
Speffi fi^te fif tacito e defìo
Trouato in tetta da la fue nutrice ;
Come dicejfe j Io fon uenuto a queflo ♦
O padre fuo neramente felice :
O madre fua ueramente Qiouanna 5
Se interpretata ual^come fi dice^
Tot che 5.Dom. hette al ff ero finte laptif
male compiute in tra lui e la fide le fioni
fditie, prendendo effa fide per fua Jfoftt,
V, no ^, Voue, K!T alcjual fiero finte fi
doto DI mutua falute, Verche egH filuO
la fide combattendo per cjuella contrade
gli heretici, E la fide fluo lui . l A
donna che per lui diede laffcnfo, ciò ^,
La donna che lo tenne al batte fmo, et a fi
finti e jpromifi per lui che offìruerehle iut
te (jUfUe cofe ricercate in tal ficramento
dal facerdote, ^ide nel finno il mirahile
frutto che douea uftW di lui, E Ve Ihereà
de, che fu S, Tomafi, ilijual fuccede d
lui, to' in fantita in dottrina, Verche
dicano cofiei hauer ueduto in figno ci- egli
hauea una fìeda in fronte, lacjual iBumi^
naua tutto loriente, tt^T una di dietro ne
la nucca, che iUuminaua tutto loccidente
conogni altra parte contenuta da cjuffje
lue, E perche fiffe IN conjìruUo.cioh'y
t^e la confìruUion del nome, Vii fcffe/Jìi
US), Vel poffeffcre di lui, chera E io, di cui
I
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Postillati 16
ì^cn ffer to mùnIo*yper cui mo jajjanm
Drrietro al Bofìienfe a Tadeo^
Ma per amor de la uerace manna ♦
PARADrSO
egli era tutto, fh ietto Dówcnìco, (^ini
ci, ciò ^, Da (jurjìo nme ft moffe Jpirito
diuino, come uuol irìffrirr, a nominarlo,
^a! era, ciò è-. Co fa del fuo ftgnore^
che tanto fuona quefìo nome ii Dowrw/co, feycle uien la Dminus, de uolgarmenfe Signor uuol
iire, E T io ne parlo ft come de lagricoU eletto da Dìo, A lor/o,cio è. Al fofol fuo chriftianOfPer
aiutarlo, come di fcfra dicemmo . BEnparue meffc. Ben parue effer mandato di chriflo e fuo fii
ntiliare, perche nel primo amore,che fi maniftfto in lui, VV al primo co figlio, cheffo chrifto diede,
ciò e, damar la pouerfa. Onde in S. Matteo al xix, difp. Si uit perjictus effe, uade t7 uende c^ue
hates da pauferiius CT fe^jueve me. Perche la fua hijìoria dice, cheffend^ anchora moltogiouene
infludio, uende' iliiri con ognaltra co fa chauea,e tutto diede per Dio, laijualcofa intefa dal Vejca
uo de la fua terra, lofice canonico regalare, neltjuale flato datofi tutto a glifludi de le [acre lettere,
fice in cfuelle miralnliffma profrttione . SPeJfe fiate. Seguita ne la fua hiftoria, come ffeffe uolte
fii trouato deflo^ in eflefu contemplando proflrato in terra, tjuaft come a (jueflo fcjp uenuto al
mondo . O Padre fuo, V{elleì padre fm nome felice, La madre Giouanna, che ftnterfreta pieM
di grafia, E luno e laltro nome fu per effe S, Dow. /or ueramente adempiuto, E Now per lo moniog
do ^, E non per le cofe mondane, per lecjuali hora faffnnna e triiula DIrietro ad Hoflienfè , che
fcriffe (opra i decretali, ET « Tadeo, che fh eaeHentifpmo fifuo. Et in fententia, No« per cupidi^
ta di guadagno da nutrir il corpo, MA per amor de la uerace manna ^ Ma fer amor le U dottrii'
naeuangelica , la<jual è' uero ciio If Imma ^■
In piccìól fewpo gran dottor ft féo 5
Tal che ft mìfe a circuir la uìgna ,
Che lofio imbianca fel uìgnaìo e reo t
E/ a la fedìa) che fu già benigna
Più a pouerì giu^i^non per let-,
Ma per colui che ftede^ che traligna y
Non difj)enjhre 0 due 0 tre per fei^
Non la fortuna di primo uacante ;
No» decimas qup funi pauperum Dei y
Adimando ^ ma contrai mondo errante
Licentia di combatter per lo feme ,
Velqual fi fhfcian uentiquattro piante^.
Vece fin picciol tempo ne le facre l'eUefè
tanfo gran doUore, che fi mife A Circuit
la uigna, ciò è', A rindri^^ar la che fa,.
Ctìe tofto imlianca fèl uignaio ^reo,tai
qual uigna fofio ficca fè ihiiha in cuflof
dia e di reo e malo (ffmpio, ET ala (è^
dia apoftoltca, tacjual fii giapiuhnigna-
agiufli poueri, UOn per lei, ciò è , Non:
vi fletto ade/fa fi dia, MA li colui eie fiei
ie, Ma del papa, ilcjual traligna da fuoi
finti e giufli antecfjffcri , NOw dimeni
fife, N3W adimando a la [dia afoftolica
Uff enfa di render del mal tolto due, otre
ferfci, ciò e', il ter^, 0 la meta, hie prif
1^0 uacante lene ficio^ alcuno, corvée molti f^nno, NE decime, che fino de poueri di Dio, Ma adii'
blando licentia di combatter PErlo fime, ciò è-. Per la fide, laqual è'fime che producei frutto de
la eterna leatiiudineDÌ che fi f^fcian, Del^fualfcme fi uefieno V EnticjuaUro piante, Intefi perii
^xii^\ lih.de la Biiia ^ìjuali tutti in figura trattano de la fide di chrifio y Onde VApofìoi
lo y Omnia in figura contingunt\
Voi con dottrina e con uoler infteme
Con lojficio apcjlolico fi moffc^
Quafi torrente j che alta uena preme:
E ne glifletpi heretici percojfe
Limptto fuo pm uiuamente quiut^
Bauufo cheUe la la fidia apofÌQlica ìicen
ria di poter comlattere per la fideeperfci
guitar e punir ^lihereiici, fi moffe contra
di loro con cfuede tre parti neceffarie a tut
te limprefe , c/o è , Con JoUrina,per lai
^ualfcfie^ Con U^lere^ colcjual uolfe. Con
0
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si.
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Voue le njijìenve mn fìu grcjfe .
Di luì ji ficer poi diuerfi mi ,
Onde lotto catoUco ft riga j
Si che e [uoi arbuceìli flan più u'm ^
Se ul fu luna rota de la biga -
In che la [anta chiefa ft difèfe ,
E uinfe in campo la fua ciuil briga ^
Ben ti doureble affai effcr palcfe
Lccceìlentia de Ultra di cui Thomma
VinanTj al mio uenir fu fi cortefe ^
Ma lorbitaj che fè la parte fomma
Vi fua circunfircnza è derelitta^
Si che la mujfa^dcuera la gromma^
La fua famiglia , eh ft moffe dritta
Co piedi a le fue crme^ e tanto uolta^
Che quel dinan"^ a quel dirietro gitta :
E lofio fauedra de la ricolta
De la mala coltura 5 quandcl lo^jo
Si Ugnerà che Urea li fa tolta ^
Ben dico chi ce^rcaffe a fòglio a fò^to
l^ojìro uolume aìichor trouerìa charta ,
V leggerebbe 'jlo mi fon quel , chio fog^h
Uia non fa da C.fal , ne d'Acqua f^arta^
La onde ucgnon tali a la frittura ;
Chuno la fugge altro la coarta^
lofficio cf^iftoìico, thfii litìijutJìtorHyfer
lajual Mie [autorità iti fofm , E cofi
con juejìe ire farti limfdo fuo [mcfjfè
NE gliPfYjf'iy (io gliargumtnd hff
retici, E Più uiuamente, E tori ma^poY
tìTìpto (juiui, doue fiugY:ìffie maggiori
erano le refijìen^ , DI lui fi ficer joi
àiuerft riuiy Vi luiyiome da uiuo fir.fe de
lapde, nacquero foi più altri jfrofugna^
tori di cjufda, ONde, Dajuali riui ,
l Orio cafolico fi riga, llfofo'o Chri/ìiai
no fimonia ^ blonda ne la uera fidf^
SI che in (jufUit I Suoi arhuceUiftan ptt
uiui, I fùoi fdeli frendeno fiu difcrn^re^i
^ f di uiprf . SE tal fi< luna reta, Atf
friSkifce due Yùte al carr', t/o ^, a a mii
litanie chief^i, come uedennmo ancora nel
xxix. del Vurg, De Ujuali S. Dow. è*
luna, l'altra è S. Tranc. Terche da quei
pi due, nefuoi fertili, fa indriz.'^tae con
dotta, come hahhimo dftto, feria iuora
uia,da lacjualadhora molto torceua,E
fenhe,ft come S, Tomafc, nel frecedeni
te cito, hauea hicfmaio i frati di S.Dowr.
che torceano da le cofatutioni Icfpto loro
da effe ^. Dow. Co/? hora Bonaufnfura
liafma cjuelli di Frane del medffmo^
Diceaduncjue Bonauentura, SE luna roi
taylniefa fer S. Dow. DE /« hga, ciò e ,
Del carro. In eh la fanfa chiefa f difife da tutte Iheretiche Ofiniom, E uìnf n camp l A fa<ihii
oa. La fua ^ufion dulie, Terche f come le guerre ciuilifcno trai pph duna medefma città dii
uifc in due diuerfc farti, Cefi era adhora il fofolo chrifaano in due diuerfe farti diuifc, cio ^, in
fideli et heretici, F V tale t fi fiotta cjual io tho dimostrato, Ben ti doureUe effcr afi mta leccelleiU
ie Ultra rota, Infefa fer S. Tram. Velacjual Thomafo in lodarla, fiifi cortefi dmnji al mio ue$
nire, yj olendo in firire, che fcl carro douea andar dritto, era necelf.riocheleccellentia de lunari
ta corrilfondefP a quella deUltra . MA loriita, ciò h la uia chefice l A fartefcmma, la
fai uia adunaue, chefice la farte fcmma de la cmunfircniia deff, rota intef? fer S. Frane. E Dei
relitta. E' aLdonata, ferche li fuoi fucceffcrì mn offiruano fiuglmdini e le cofatutmi U\f^te
ia lui, SI, ciò K Tanto derelitta,CHe la muffii e U doue era la gromma, do e , chele m.aleofere
loro rendono hora fitore, come fi la muffn, U doue le huone fc'e.ano render tuono odore corre fa
lagromma, Onde dice, LA fua fim,glia,cioh U fuarAi^ior.,la^ual ^^^^roalut,fcgu^^
tando ifuoiuefagi,fimoffe driUaco fiedi ftr le fue erme, ^ tanto uolta C^^e cjuel d n^^^^^^
giuaa uel dllo,cu ^,chemetteil ^^l^^^r:^> IT' 'Ì^^^^^^
iudil.Etmfintentia, c^.«../co.^r.norfi /c/..., r cfcW. ^
PARADISO
Joirfy E ro/?j ^Aueìra Jf U ricolta, Vu^l infinte, chaufnh quejìi tali in tuogd iel iuon fcme^figni
fictìitò per il ufrk disino, comeft le^gf iìì S. M^Un al xiij, SEminato h^li2, cì:ì è-. Co/? uane
e non a la filiate ie lanime, come iouean:>, era hfficia hro,faccorgeranno tòjì:^ dhauer mal fin
iòy perche le fue male ofeye non faranno accette a Dn, ma cagione de la perdìtion hro. Onde nel
freaJlegatò luogo è fcritto, CoBigite frìmum '^^nia,(^ alitate ea in ftfciculos ai comlurendum,
triticoaufem congregate in horreum meum . BEn dico cVi cercafje, Bmyflra nondimeno, ftf
fimilifudine, che (^uxntuncjue molti fun^i i preuaricatori de la regòla di S, ^ranc, nondimeno, chi
cercajp (jueSa a frate a frate, trònerellefur alcuni di /aro che loffcruano, come prima fi fdeua fif
rfy lAa che nejjùn di f Affli fc.relhe da Cafal maggiore di Viamonte, come fu ^rate ^lertino minii
Tìifìro de lordine^ ilijual in allargarla detta reg'ìla EWggelafcrittura, ciò e*, Vreuertifce gliordini
di tal regòla, Ne fdrehhe d' Ac(jua ^arta, uiHa nel Contado di Todi, comeftì Frate Matteo fmiU
mente di tal ordine minlfìro,ilqm'e ^rinfe tanto la regola^ chepafso idelid termini. Onde dice,
che uno la fiigge^ e laltro LA coarca, ciò è. La preme e fcfjvga troppo. Et in fenientia uuol inferii
re, che (fuefii tali, ijuali anchora fi troueriano ofpruar U detta regola, non penderelhono ue/fo ah
iuno di ^uefìi due efìremi, ma terrehiono-U uia iel me^o, come da Frane, fu ordinato ,
Io fin U Ulta di Bonaucntura
Da Bagnore^io'jche ne gr:indi offici
Sempre pojpofi la finìjlr.i cura^
lUminm , ^ hguHìn fin quid j
Cfce jiir de primi fcal\t pouereUi ,
Che nel capeUro a Dio fi fir amici ^
Vgo da Sanuittore e qui con etti,
E Vietro Mangiatore , e Vietro Hij^ano^
llqualgiK luce in dodici libelli^
liatam propheta^yil Metropolitano^
Chrifo^omo , & Anfilmo , e quel Donato,
Che a la prima arte degna poner mano ♦
Rahan e quiu 'r, e lucemi dal lato
Il Calaurefi abbate Giouachino
Di fpirito prophetico dotato ^
Ad inu?ggm cotanto paladino
Mi mojfi rinfiammata cortefta
Vi fra Thomafo il difcreto latino^
E mojfi meco quefla compagnia ♦
Qui Bonauentura dice prima dife, poi i%
tutti glialtri cherano nel fuo cerchio . Eh
aduncjue Bonauentura, come dice, da Btc
gnoregio terra ne la Marca, E ienche prif
ma fiffe general de lordine e poi Cardinal
le,fempre in (juefti grandi offici pò ffofé
lA fimjìra cura, ciò e-. La cura de le
cofe temporali, et aUefe a (juella de la dei
ftra^ chera la ffiritual cura, perche fit dot
tiffmone la pcrafcrittura, a difjirentia,
come uuol inferire, chufauano di fir glial
tri . illuminato Z9 Agujìino fimn ie
primi che (èguiron S. Frane. Vgo fu Vaf
uefe e monaco di S. Vittore, le cui doUifi
[me opere in Teologia, fcno a tutti note ,
Tietro mangiatore fu Lomiardo e fcr ffe
Ih fìoria fcolajìica, Pietro Hifpano fice
trattati in logica, fcrijfe in filofcfia in
Teologia , Natam pròfita fu <]uello mani
iato da Dio a dimofirar a Dauid il fia
grauifftmo peccato ne laJulterio commeffo
con ^iarfihe donna d^y ria, come fileggi
nel fecondo ii contenuto ne la Bilia . Gian chrifcjtomo, cofi cognominato ia lafia fcmma fbi
juentia, fit Wefcouo di Confi antinofoli. Anfclmo fu Norm^do efT Arciuefcouo di Conturlia, Scrìffe
molte opere in Teologia, come del Utero arlitrio, De la prefcientia diidn.i. Del peccato originale,
Vr predfjiinxtione, e de linc^rnafione del uerh eterno . Donato fcriffe il donato, nel aual tratto
' i " • " . '■-"^•^••^'^**"^''^f'^y ^f^riy^fn^^i^ j^icnfia,cfprt a ai pajtiieia
j^^Lrafirmu . A D mueggiar cotanto paladino, Moflra ultimamente bonauentura la cagione.
Uen
LO
eh
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Sii
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Postillati 16
CANTO XIU
pYc\)f fgtifrlncifaìmfnif in mme ii tutta la fua im^agràci hi JìtO cerclio fru mf/c a Jir le hi!,
che hahhÌKm ueìuto dun tanfQ falaiino {fuànfo era fiato S.Dow. in ottenfY la jfu^na cantra ie
flihfYftici, laijual capone dice cì-e fit linuiiìa chehie a linfiammta coytefta di S, Tomafcy {er
il Ifcyeto fua latino efcmone uf^to in dir le lodi di S.^ranc.fua fattone .
CANTO XIII.
Imagmi y dì Un inunder cufe^
Quel 3 chi hot uidi ; e ritenga lìmage ,
Mentre ch'io dico , come férma rufe 5
Quindici fìclle^^che in diuerfe fUge
LO cielo auiuan di tanto fereno ,
che fouerchia de laere ogni compage ^
Imagmi quel cartola cui tifino
^Sa dèi «offro cielo e notte e giorno ,
Si che al uolger del temo non uien meno.
Imagmi la bocca di quel corno ^
Che fi comincia in funta de lo Helo,
A cui la prima reta ua dintorno ,
Bauerfiitti di fe due [tgni in cielo;
Qual fce la ji^'iuola di tAinoi
l>itihora , che finii di morte il gielo;
E lun ne laltrc Uuer li raggi fuoi j
ambedue girarfi per maniera ,
Che lun andaffc' al primole laltro al poh
Ei haura quafi lomhra de la uera
Cofìetlatione , e de la doppia dani^a 5
Che circulaual punto , dou io era .
il fotta nel frefcnte canto, feruna imagii
nata ftmilitudine, defcrwe frirna, come
le due corone di heati luna contenuta det
Ultra, chf ne due f recedenti halhiarr.o ue
àuto, girauano intorno a Beat, tfT a lui,
ihrano nd centro di ijuelle . Voi induce
S.Tomdfo a flluerli il fecondo de due duhi
mo/fclidi fc}ra nel x, canto, hutndolifò
lutol fr'mo nel fine del xi. Et ultìmamen
ie narrmnifce, a non cofi leginmente rii
fcluerci de duU . ^ JMcg'ni chi
hen intender cufe, H<t ne ire frecf denti
canti trattato de le due corone, che luna
conteneua Ultra, ciafcuna di xy . leatijf i
Y ti che fa^gìrauavù intorno di lui e di
Beai, cherano nel centro del f:le, e confei
ijuentemente in cjueUo dejfe due corore,
Hora uolendo ^uejìo medefmo , feY t n^t
xYnaginata fmilitudine,d\n:ojìrar ad illet
10Ye,uuol che fmajfini di \oter metter ini
fime xxiiij.ftelìefaYte de la f rima e far
ie de la feconda magnitudine, che fcno ne
lottaua sftra, ciò e-, xv. de la frima, che
fcno in diuerfcfaYti di cjueUa, Le fctie ie
U feconda, che fcno de krfa maggfcYe e chefinml caYYO, E le due che fcno de la mmoY oyP, E che
a xii. de le m^i^ioYi e tiu lucenti ne faccia U cOYona di dentYO e fiu uic ina al centro, e de laltYf
>y . \ corona di fi.oYÌ, lec,uaH f.ggmno luna al coniYaYio de UltYa ecoft hauera ^.Uo cof^ ^iuafi
Lle a le due cOYOne di heati, che f^ggiYauanc intoYno a loYO,Onde dtce,CHi cufe, c:oe,Ch
éefideYa infendeY lene c,uel chio uidi hOYa, Imagini e YMenga Imagtne COmef ma rufe Cm
cLefcdaYÌfa,feYchefenonYÌteneffe fermamente taUmagwe ne U memoria, immediate ferii
rette, ^Quin ui fledeJcHen diuerfc fUge, Lecju.li in diuerfe regioni auiuan di ^^^^^^^^^^^
cieh,^fcueYcL e lince O Gni cornee, ciò ^ Ogni comfart.rr.nto de Una, feY ej^^Y^^
Mitlin treYeonni, come haUiamo ueduto ne U dfcrittione del VuYg. Aduncju. U fer mta
che defenie da ^uefte xy.jflendide e luminofe ftelle,fcuerchia eu:nce ogni ienelre ^# ; •
\maLancor\uilcarroUK^u^^^^^^^^
Utrejìeìle, che ne fcno fiuloniane. Magmiancora Ufunta di ^«rl cor.o, Wc.o(^ /
PARADISO
tfld mmy ^yfd, IffUAli inffnìe che fàccinò la hcca ma^^ioY ifl cm^^ CH/, eh e^, ì!(]ual(Qrji
UD,/? cow/wcM in punta DE h fido, ciò e, De lo ftiU da gliajìròlogi ietto A/?, ferche^ftcome
ueg^iamo ne la ifira matmale, ftmaginx unoflile chrj^afp da lun pio 4 latro ful^jual fi uolga (ni
la la sfira, e che a luna ie le funte dfjfoftile fia il mfiro artica pio, alenai comincil corno, Et 4
lalirafunta fialantartico, A Cui, ciò e, A lac^ual funta del nofìro pio, ua dintorno LA frima
rota, ciò è'y <juelÌa del carro, che da la farte di dentro ftgliaiiicinapu, HAuer fitti dife iuefcgni
in cielo, Imagini (fduncjue, <^u(fie xxiitf'.fieUe hauer fatti in cielo e fegnì, ciò h'. Due corone
uli, (jual fice LA figliuola di Minoi,cio ^, Airianna figliuola di Minos Redi Creta, A^hora chi
fentì ilgielo di morte, ciò è', AÌlhora quando ella fi morì, Perche fit conuerrifa in figno celeftf,
ilijual hafi}rma di corona compfìa dotto (Ielle, Ejpndo frima fiata da Tefeo Ufciafa fi^ lifcla, eri*,
ceuuta da Bacco per amica, la cui fiuolayecita Quid, nel viy'. E lun fegno hauer li raggi fitoì
m laltro, ciò e, cjuel di dentro in juel di fiiori , Ef amheiue girarfi fer maniera e fi)rma ,
CHe lun andaffe al pr.mo e laltro al pi, ciò è", che lun giraffe al contrario de laltro, E cofi ima*,
ginandofi, hauer a (juafi LOmhya, ciò e'. La fimilitudine de la uera cofteOatione e de la doppia
Idan'^n, CHe circolaua. La qual circolarmente procedendo cingeua IL punto, ciò è', il centra di
tal circolo, doue io infiemt con Beatrice era »
Poi che tanto di la da nojira ufan\a ;
Qimto di la dal moucr de la Chiana
Si mouel cicl j che tutti glialtri auanl^a ^
Ei fi canto non Baccho , non Veana j
Ma tre perfine in diuina natura ,
'Et in una fufìant'ta effa e Ihumana^
Compiei cantar ci uolger [ua mifura j
"Et attejirfi a noi quei finti lumi
T elicitando fi di cura in cura^
Ruppel ftlentio ne concordi numi
Fofcia la luce ^ in che mirabil uita
IDcl pouerel di Dio narrata fumi t
E dijfi i Qjuando luna paglia è trita ,
Quando la fua fimeni^ e già ripofia^
A batter Ultra dolce amor minuita^
Tu credi che nel petto ; onde la cofla
Si traffi per formar la bella guancia j
Jl cui palato a tuttol mondo cojla^
Et in quel ^ che firato de la Uncia
E pofcia e prima tanto fitifice ,
Che dogni cólpa uince la bilancia J
Quantunque a la natura humana lece'
Bauer di lume tutto fijfi infufo
Va quel u^lor , che Uno e laltro fice :
E pero ammiri cio^chio dijfi ftifi^
Quando narrai che non hebbe fecondo^
Il kn^i chi ne U (^uintii luce e chiù fi
mfira, che pr dar luogo a Tomafi^
a ciò che foluefp laltro duhio, la dan'^ ini
[teme col canto fi firmo, Orìde dice
voi che li, ciò è'. Voi che in (jueUe coro^
ne, TAnto di la da nofira ufan'^, Tani
topiu diuinaméte di cjuelche fufa (jua giti
tra noi mortali, (juanto fi mouel del che
auan'^a nel moto tutti glialtri iie!i,Di la^
ciò e, oltre dal mouer de la chiana fui
me chf lentamente corre tra Verugia e
Montepulciano, Si canto NOn Bacco,no
Veana, Non lode di Bacco, non d'Apodi^
yif, Come gliantichi e ffetialmente i Gre
cifcleuan ftre. Onde Quid, al primif io
iti sec, de Arte, Diciteio Vxm CT" io
iicite Vceam, Et Virg, nel V'. Vefcentet
latumtj; choro Vfana canentes» Wia fi con
io tre ferfcne in natura diuina, ciò
la trinità, latfuaì è una effintia in tre
ferfcne. Et in una perfcna effa diuina ni
tura e Ihumana, Lecjuali due- nature fiti
Yon in chrifto. compiei cantar, il
canto finì, il uolger de le due cor^t
ne finì la fua mifiira, lacjual era la uoU
fa intera, cioè ^ torno ciafcuna al punto,
donde prima fera partita, E duei finti lu
mi, E eiuei funti fpiriti fitte fero a noi ¥ef
licitando fi DI cura in cura, D'uno in
maltro fin per fitto amore • la luce in,
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Postillati 16
CANTO xrir.
ihmifu nxyYitdmÌYahìuitalìElpueyeliiDio^mè', ltS,¥ìeinc. e (^UfflutAÌluci fii (juth
la di S. Tom. cmeiifcpantM, cato uejmmo, R Vfffjfojcia il filétto, perchecomimio a fHYÌai (jaUtOyrw tu^du^
Ye, Imitah Virg» Qiiid me alta filentia cégit rodere, NE concorii 7iiiY>iiydo ^, Ne comoYiieuol' jji
riti, \fY heatitulinf huentati Nomini, ciò ^, Dy, E dijp, (gancio luna faglia e tYÌta , Ter fti
mlituiine Jlrl tritar df luna faglia hfQ UltYa ffy traYnel [ime , Cmìmxanh S. TOYtiafc a farlar
iimojÌYctj chauerìh difcfra in fine del xi. canto fduto Inno de due iuhi, il(jual nel x/fit ,\/ien
fmfingna fé nòn fi maneggia, hoYa fi moutafcluer laltrOy che nel medtfimo x , canto fit ^uandù
affcy A ueder tanto non fityfcl fecondo y Et a cjufjìo dice inuitaylo VOlce amore, Ir.iffc fey Lrdenie
layita cheYa in lui. TV credi che nel feuo, Veéeua lomafo che Vanfe credeva che Dio haurjp ini
fiifc e fofìo in Adamo CiT in Chrijìo tutta (jueQa ferfitiione che' licito ad haueY a la naturci humai
na, E fera fmmiraua di jueUo cheffc Tomafo diffe difcfYa nel x. canto farlanlo di Sahmone^chei
ra la (juinta luce de la fyima ghiylanda, cioè', che non fiafcl ficondo a ueder tanto , pr Ifjuali
farole fayeua ehe fyfpneffe in fqeye Salomone ad Adamo tiT a chYijìo , Onde jfeY ciYcodocutione
^ice. Tu CYedi che nel f etto del^ual fi trajfi la cofta pey firmar I A heBa guancia, ciò (juella d*
Bua, prendendo (juefiafaYte dileifer tutto,ll cui palato, ciò è', llguflo, che fta nel f alato, de lai lo
cuale, fer hauer ajfafOritol fome uietato COfia a tuUol mondo, Verche tutte Ihumane creature da
leidifcffe neferieronlaffrfetuaftlÌLÌ'a, E tu credi ancora, che nel fetto di chrifiofiratodala Uni
eia di lungino, e che foi che fu [irato difcendendo al limho a trarne i fanti fadr. del uecchio tefiai
mento, E frima che fvratofifp, pr li graui incomodi fcffirt: al mondo trentatre anni che uiffe , fai
tisftce tanto CHe uince la bilancia dogni colpa, Verche mettendo tutte le colf e dtl generthumara
da luna, tfT il merito de la paffnne di chrijìo da Ultra bilancia, (jufflo [ciYfhhe,fcnl^ comfarati:^{
ne, molto più di jueEe. Tu credi alunjue, che (^antuncjue, cto è-. Tutto (jutllo che lecito a Ihu
mana natura hduer di lume e dinfedigentia, fiffe infufc e fofto DA ^url ualor chtfi^elunoe laltro,
ciò e , Da Dio, ll<]ual creo, et effe Adamo et ejjè chnjh, E fero ammiri di ciò chio diffì difiifo nel
X. canto, (juando narrai CHe h ben, ciò e, chel fafere, iljual è* il h(n de lanima, che ne la (juin
ia luce e* diuifo, NOn hebbe ficondo, Hó hfhbe pari afe.
Hor aprì glhcchi a quel , chio tì riJponSo ^
E uedrai il tuo creder el mio dire
"ìiel uero far fi , come centro in tondo ♦
Ciò che non more, e ciò che po morire ,
No« e fenon Jplendor di quella ideaj
che p^rtonfce amando il «o/!ro [ire t
Che queUa uiua luce ; che fmmea
Val fuo lucente , che non fi difuna
Va lui:, ne da Umor:, che in lor finirea)
Ter fua hontatc il fuo raggiar aduna ,
Quafi fpecchiato innoue ftibfijlenTj
Eternalmcnte rimancndcfi una ^
Quindi difende a lultime poten^s
Giù dato in aito tanto diuenendo 5
Che più non fa , che kreui contingsnTS i
E q i^fit conimgems ejfcr intendo
. Le cefi generate , che produce
Con [me e finzjtfrm il cid mouenio.
vuol Tomafc prouare effir uero il (.rtlef
di Dante, che Adamo e CfjW/?o fiffcYO in
uirtufin'^ pari al mondo, Ma in che mei
do (jurjìo non refugni a la fua finffntia,
ihe a Sahm:)ne non fuYfcl fecondo, lo dira
di fctto poi juafi in fine del canto , E feri
(he a frouaYe o^uanto habbiamo detto e* (O
fa affai difficile e (mie, ftYO Immomfcey
che gli afri gliocchi de lintedetto ala fta
rijj>ojta,e uedeYal fuo credere, eh Adamo
e chYijìofilpYO cYeati ferfitti al mcdo,li
il dir di lui, che a Salomone no fi,Yf(l [li
cod(^,^A,Yfi come cétro in tondo r.fl utro^
Terche fi cornei cétro tjuadYa ben nel toni
do, cofd cYeder de luno, et il dir de UiYa
ii loYO, fiadrera ben nel uero. Et in fini
lentia, che luno elalttyo di lor duehauaa
iett(ì e creduto la uerita . C\o chenm
more. Qui comincia S. Tomafc a dichia
yar il iubio , E ci» che mort intenit
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Postillati 16
PARADISO
fer ìf creutuYf frohUe immeiiate ia Dio /c«^ wr^, cmr fcno glian^fli, i cìeVt , e Umme lumtti
ne^ E CIO che jf>uQ moriYf^ fey le cyeatuYf fraduUf f ur da ki, ma col me^ ie If feconde cagioni y coi
me fino glielementi e le coje flmentate frodotte da glinfiuffì de cieli^ che Dio haueua frima fofto
in ijueUi, Come ancora quefìomedefmOy hen che ad altro frofofito , uedemYKO di fcfra nelottauo
cantOy UOnp'fènon f^lendor^ ciò ^, Now è-fcnon atto tfT effvtto Di queUa idea Ch// nofìyo fire^
Latjual il nojìro Sign-^ye Dio, PAyfoyifceefyoduct amando^ Perche ne lofeye fue fi diletta e coms
fìacfy idea, fecondo Platone , è' limatine de la cofa, che fi geneya ne la ynenfe de ihuOYno fyiyna che
UfYoduca in ejpye, Qoynefty alcuna effmfio in altyo luogo^ialhiamo diymfìyato. Adunque, feyche
tutte le cyeatuye, tanto jueOe che non moytno, cjuanto cjuelle, che pn moyiye, feyche al eteym fiti
ton ne la diuina ynente^ non fin dtyo chuno efjrtto de la Idea di /oro , cheya a principio in ijueUa,
lynpeyo che, (^eBa uiua lucendo è*. La fcifientia intefa prylo figliuolOfchè- la feconda de Ir tre prj
fine. Onde è' fritto in S, Giou, al yif, Amiulate dun lucm hahetii ut non uos tenehyce coynfyei
hendant, htaltyoue,^go fùm lux ynundi e cet, CHe ynea fi, la<jual lucefyocede talmerite DAlfia
lucente, Dal padre che la fi luceye, ^ è'ia peyfcna pyiyna, a lajualfittyihifie la potentia, CHe no
fi difitna, Lacjustl mn fi difiinifie ne diuide da lui, NE dalay^^oye, che in lorfintyea, ciò è. Ne da
Io Spiyifo finto, iljual col padye e col figliuolo fifa tey'^ prrfina talmente, che in effe tre è una foi
la flpntia, una fùjhntia, una natura, una diuinita, Ciuefia uiua luce adunque, Pier fua lonta
te, ciò ^yper/tta liheralita e largheZi^, e non afiyetta dalcuna neceffita, ADuna il fio Y^gp^ye,
\/nifie ti fuo fflendeye, QVafi fpecchiafo, Qiiafi yappyefntato, come uno olifUO fi rapfyefcrta ne
lo ffecchio, IN nouefiihfiftenl<e. In noue oydini dangeli, the pey fc feffi fino, e non hanno lejfir per
fayticipatione dalcunaltra cyeatura. Onde Boetio in lihyo de duaiut nafuYÌs chyifii, Sulfifteniia di
citur, (juonim in nudo fihiecto efi, Rlmanendofi eteynalmente VNct , ciò e , QUfJìa medefma
iipyima, A fmilitudine de lacccefa candela ,la<]ual auenga cheinfin'te altye naccenda, fcm
fye fi yiman pero ne la fita unita, e juella fteffa cheya dipyima . qv mi/, fio è ,Dafffi noue
fiibfilìen'^, ejfa uiua luce difende A lultime poten'^, A lultime creature, che men p:ffano di tal
uiua luce participaye, DAtto in atto. Di cielo in cielo, pYoducendo ciaf uno in atto le fif infìuentie
tanfo diumendogiu, CHe mn fà più che hyeui contingen'^. Come foro le cyeatUYe cjuagiu, ihe mo
teno e duyan poco, Peyche le ccfe contingenti fin (juelle, che poffin effyenon effye , Onde dice, E
i^uejìe coniingen'^ intendo effiy le cofi generate , chel ciel mouendo con la f a uiytufimale, o uQi
gliamo dir infirmatiua, produce con fcme, come fcno glianim.ali che nafiono pey copula carnale, E
fin^ fcme, come cjuelli che nafiono di futre fittone, A difiyeniia de gUangeli e de cieli, che pey ejfey
immediate e fcn'^a me^ cyeati da Dio, duyan fcmpye e non pon moyiye, ^til ciel mouendo iice,pey
che fe non fi mouefp, non poYÌa, come fi, pyoduy'(jua giù fra noi le fie infìuentie. A dunque loydine
e cjuefto, che idio infinde prima la fia uirtu ne noue ordini de gliangeli , Quejii la difindeno ne
cieli, CiT i cieli in cjuejìe infiyioYÌ cyeatuye, come fcno glielementi e le cefi che fayticipan ài loYO/nd
^uefie, peyche duran poco, fino, come dice, lyeui contingen'^ •
La cera di coflor , e chi la duce j
Now fia dun modo ; e pero fottol figm
Ideale poi pu e men traluce :
OndegJi aukne chun medefmo legno
Secondo (petie meglio e peggio frutta^
E uoi nafcetc con diucrfo ingegno ♦
Se fi)ffe apunto la cera dedutta,
E joffcl cielo in fua uirtu fuprma^
Dimolìya Toma fi U cagione Ionie nafce
Iddiueyfita^ua giù fra noi de glindiuii
dui, lajual è',perchei cieli, iijuali auen
ga che da \a firma ideale riceuino perfiti
tamente le influentie, non pero fcn fmpre
dijfofii ad imjfrimeyle ne glindiuidui,ne
ejp a riceuerle ad un medefmo modQ,On
ie auiene, che una medefima ffetit dalle
rijY^duiém li frutti ^ual migliori e ^udl
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Postillati 16
CANTO XIII*
U hce del fu 0 gel parrebbe tutta ^ m^^^y ^' ^^^^f^^o (f^en tié la fir,
Ua la natura la da femore [cerna : hmana, c he un fcwowo farà ii buono
Similemente operando a lartifìa j tir un altro iinon cofi tuono ingegno,
Cha Ihabitode lane e man che trema. 0«M^^ LA crr. c/uo/?oro, no^ U
iucf, E chi la fcgna oi imfnmey che fono i cieli con la loro infimatiua uirtu, N0« fla dunmh^
mnfcn iifpfit juefti al infruirey e ijuelli a rÌLeuer linfluentia ad un medefmo rr.oio, E jfero TRir
luce, ciò è-, Tarticifa it U luce e de la infifa uirtu, fiu e meno , SOtto/ fegno iJeaìe ,Vfr hauey
ietto cera, ciò e'^fcttolim. rflJtone riceuuta ia Dio, Onie auien U diuerfita de glin^iuidui, chah
hiamo di fcfra detto . SE^Ife afunio la cera deduUa, Se la materia de glindiuidui fiffe éifp:ft(t
a Yiceuere, Et il cielo in fua fufrema uirtu diffofto ad infruire, LA luce del fuggel farrehh tutta,
ciò ^. La uirtu de lirfiuentia farehhe ferf^tia. Come far eUelfcgno, ijuaniolft^ggel fiffc dif^ofìo ad
imprimere, e la cera dìffofìa a riceuer limfreff.one. Ma la natura, lacjualè- mimfira tru la uirtu de
linfluentia e linhuiiuo. Va (ffa uirtu SEmj^refcema, Sempre imper fitta e difittiua , fecondo le non
luone con^iuntioni de le pelle, da ìecjuali nafce tal imfeyfittione, Afmihtudine de Uriefi.e,.ljual
auengachahhia Ihatito de Urte, noniimeno,perche li trema la mano, non jfuoferfittamete operare.
Vero fd caldo amor la chiara uìjla
De la prima u'trtu dìfpone e fgna 5
Twffrf la perfittion quiui facqujjla ♦
Cefi Ju fiitta già la terra degna
Di tutta Unìmal perfitticnet
Cofi^ fntta la ucrgme pregna^
Si chio commendo tua opinione t
Che Ihumana natura mai non fùe ,
l^efia^jqual fu in quelle due perfine
Ha dimojtrato limperfittione de le creatui
ve prodotte da Dio col me^ de cieli , Uora
dimoftra la perfittion di jueEe che fitron
prodotte da lui immediate e fen\a rr.e^, co
mefii Adamo e Ihumanita di chriflo, afi
firmando e commendando in (jufjìo kpinio
ne di Dante, da lacuale glitra natol dui
ho, Oniedke, T(rc,àoè , Ver lajuA
cofa {refirendo (^UffK a quello cha laffcto
difcpra) SEI caldo amore, Selarder.te ca
rita, LA chiara uifta de la prirra uirtu,
l,ùumrimr la firma. Tuia la frrfimonf.crP r^i, "-^'/^F' [" ^«(f » ^ '"/'"'i^^^
E La i^la^alr liioflann', Aiam, fu fitta ir^na i,gn:r^rji„o.r, che,uoca}nr..l
I Zu E cor, mLni. lai Vrj?mo«. fìi la un^irre fitta fugna, pr lmcarr,a,m, xn h id
7rturV% eh .0 comJJ^ .ffL m jÌ/?o /. t^a of mion., ch< la natura hun-.ana ron
fi{ ne fin perfetta come in juffii due .
Hor fio non procedeffe inan'^piue;
Vunque come cofiui fit fin^a pare ;
Comincercbher le parole tue.
l,U perche paia ben ciò , che non pare 5
TPenfa chi era, e la cagjcn chel mojjey
Quando fi detto, chiedi a dimandare.
l^on ho parlato ft.cke tu non pojfi
hen ueder chel fi Re, che chiefi finno,
A do che Re fijficiente fiffi 5
Mo/j per faper lo numero^ 'm che enno
Sf io noTì procedfffi hora nei mio' dir più
inanl^y dice Tomafc, Le tue parole nel rii
fionìermi cominctrehlero cefi, Aduncjue
tome fii c'fiui, aljual di fpra dicefii che
non fitrfi il fecondo fin'^ pari:! ^^ A perche
paia hen ({ufi che r.onpare , ciò e ,Maa
ciò che tu intenda len ({uetlo che tu non in
tendi, Penp^ chi cojìut era, e la ccigiin del
mcffe a dimandare, ^juando fii detto thAe
di, E potrai len ueder e che fìi V.e che die
fcfcnnoacio che fiffe Re fff^^'^'^^'*
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Postillati 16
P A
Li motor it qua fu io ft neceffc
Con contingente mai nccejjc fènno^
No« fi ejl dareprìmum motum effc^
O fe del mexp cerchio far fi puote
Hr'mgol fi.chun retto non hm\fi^
R A D I $ O
fa'm al ter^ W tey^ lih li "Re li Salo
mone cjiifpefiiyolfy Afaruit autem Domi
m Salomonifer fcmnium nocif licenr,
VoflM ijuùi uis ut lem tihi, E Salmone
Jofo molte altre j^arole, rijj^ofcy E^o auté
fum fuerfaruulus o ignorans egreffum
Cr introitum meum. E/ fruut tuus in me
ilo eflpofuli (juem elf^ijìi, pj^uli infiniti, <jui numerayi u fupfufaYÌ von fotffi fr<£ mMliituiinem,
Daiis eYpfcruo tuo cor docile, ut iuiicayepjfjfofulum tuum, lifceYnere intey ionm er mal
lum cet. Vlacuit erge fermo coram Domino, (juod Salomon pftuUjjèt huiufcemoli rem , E/ àixit
VominusSahmoni, Quìapjìulaflì uerhum hoc, Z7 non fetijìi tili iies multo f , nec Jiuitias , aut
animai immicorum tuorum, Sei pofiuUjìi tiU fiftentiam ai difcernenlum iuiicium, Ecce fid tiU
ficundumfcrmonet tuos, zfT dedi tihi cor ff fieni et inteìììgens in tantum ut nuHus ente te fmtlis
tuifiierif, nec f olì te furrecturus fit e cet. Adunque Salomon domande finno ferefPrfcjpcienfe J{e
ia hen f^er regger e giudicar ilfuo fenolo, E nonfer f^per ilnumeyo de ceUfti motori, di che uarie
fino frate le opinioni, O Seneceffecon contingente flnno mai necfffè, ciò è', Ofela cofa laciualU
ìeffer fuo yecejfirio, aggiunta a la contìngente, ,he fuo effir e non efPr, firon mai ejjìr nnfcrio,
the fono cauiUationi di bica, ma fi rifonderà di no, ferche la doue la cofi contingente inttruiene,
la neceffta non uha luogo. NOnfi efi dare frimum motum effe, Kon dimando ancora fnno ferfit
ffr infihpfiafe <il primo motoft de dar, onon dar e/fere, di che tratta il Filofofi ah^v. de la fiftf
ca, He ancora per fiper in Qeor^:etria,fe delme^ cerchio fifuofir triangolo che non hahlia un
retto angulo , lajual cofa è impoffihile , ^
Onde fi eie ch'io diffi , e queflo note 5
Re^al prudcntìa e quel uedere impari ,
In che lo flral di mia intention percote
Efe al Surfe driTjj gliocchi chiari 5
Vedrai hauer folamente rifletto
A regi , che fon molti ^ c buon fcn rari
Con quefia dtfiintion prendi! mio detto :
E cofi puote fiar con qud^che credi
Del primo padre e del nofìro diletto ♦
E quefio ti fta ficmprc piombo a piedi ,
Ver fati moucr lento , comhuom Ufo ,
"Et <d fi fs' al no , che tu non ne di x
Che quegli è tra li fiolti ben a bajfio \
Che fen^a difimtion affermalo wega
Cofi ne lun , come ne laltro pajjò ;
Terche Rincontra che più uoltc piega
Lopinìon corrente in fui fa parte 5
E poi lajfetto linteUetto lega.
Vie più che indarno da riua fi parte
Perche non torna td ^qual ei fi moue\
Chi pefca per lo nero , e non ha Urte t
Qui limojira hra S. Imafo, cornei crt
der d'i Dante, che in chrifìo ei in A damo
fijfc magghyperfittione di natura humai
n^ che in alcun altro mai. Et il diy di lui,
che a Salomone non fuyfel fecondo poffx
fìay irfeme, Veyche Dante intefe parlar
de U perfittion de ghhu:mini, de eguali fi
chrifìo ei Adarr,o, e fu uero che in perfiii
ime fiiron fen'^ pari , E Tomafo intefe
parlar di Rf, de eguali fu Salomone , efii
uerQ<he in fafientia tra glialm Refid fri
mo e fiu perfino, Cnje a cjuanfo hattiat
mo difcpra detto idio fcguito dicendo,Sed
et hfc (]ua nonpoPulafli dedi tili, diuifiat
Scilicet et glori am, ut nemofmit fmilis
fui in regihus cunctis raro diehus. Adun
jue,ft Lome ron era fiato Re ftmife a lui
in ricchez.'^, Co/r intende che non fiffc
r non doueffi fjfer in fipere. Vere fe Dani
te haueffe nel paylay di Tomafo fitto (\uei
fia difìintione, non fayeUe caduto nel dui
hio,Onde lammon fce a non cofi legien
mente fen'^ difìinguere,ajfirm.Ar e negar
jueUo
li
Iti
imii
M
fi
Té
Ut [té
Le ili
CU li
llpr
hfù
hm
ili,
lift,'
>trii
CANTO XIII
E d'i ciò fono al mondo aperte poue
Parmenide, Ueìijfo , Griffo y e molti ^
Iquaìi andauan , c non fapean doue ♦
Si fi SahcUio , Amo ^ e queìl't fichi 5
Che fùron , come jj^ade a le jcrìttfire
In render torti li diritti uolù •
ijUfBo, de chiaramfnte ancUr jìM fi ìit
fcfrne t ueìr, ^er ffpr cofa fiolia e da chi
iifcoYYe malf , e jfetiaimntf accade in
queUt, c\)e uanno dietro a kfmm corren
te e cmuneyla(juale ffeffe uolte e juafi
fmfre fi urie riufcir fàlffy Ma fcno ingcnt
nati da Uffatione che mettono in tjuella^
tatuai lega cr impedire tanto linteHetto,
che no fuo dìfcemere il uero, iffendo cofa molto difficileil uoler Ytmouey de le menti una comune et
inuecchiata opinione, Ke lafta fclamente uolerlo intendere^ che li fcno neceffarie tjueUe fdentie mei
Piante lecjuali fclamente lo fuo trouare, che altramente farehhe a peggior conditione di colui che ft
farte da riua iy entra nel fumé perprenler ifefciy e non ha larte del pefare, perche ccflui ritm
na a riua tale, (jual fcnera prima partito , Ma chi cerca di trouar il uero fcn"^ le fàentie che glie
lo poffanofartrouare, torna tutto intrigato dinfiniti errori e duli, Come fer aperta proua f urie
ejfer auenuto a gliantichi FiLfcfi che nomina, tir a molti altri, E coft tra noi chrijìiani a Sal^edin
ad Arrio X!T altri heretici CHe in render tortili diritti uolti ,fì.ron a le fritture come ff>ade^
Perche chi uede Iff^ofiiioni de le ftcre lettere di juefii heretici, ut uedel torto e non il dritto finiti
mento, come ne la j^ada ft uede il torto e non il dritto uolto. Ma chi guarda ne lejj^oftione de fieri
Teologi, ui uede il dritto e uerofinfimento, come ne lo Jfeuhio f uede il dritto e non (orto uolto ,
fan le genti ancor troppo ficure
A giudicar fi come quei , che fìima
Le biade in campo pria : che fan mature t
chi ho ueduto tuttol uerno prima
lì prun mojlrarfi rigido e firoce
Vofóa portar la rofa in fu la cima 5
E legno uidi già dritto e ueloce
Correr lo mar per tutto fuo camino j
Terir al fin a lentrar de la fi>ce ♦
No« creda donna Berta e fer Martino
Ver ueder un furar ^ altro cfferere ,
Vederli dentro al configlio diurno :
Che quel può furger j e quel può cadere ♦
Va ultimamente Tomafo un precetto , e
non fiiori del propofto di Salomone, Deli
tjual difcpra nel x. canto diffe, che tufi
tol mondo haueua gola difiper noue[le,Fer
(he ft come in <juel luogo dicemmo, iffni
do (gli flato idolatro e gran peccatore, mot
ti temerariamente giudicano che fa dan^
nato , E pero non uuole che f firmarne»
te f corra a fir giudicio de le perfine , poi
tendoftlhuomo molte uolte ingannare , e
iando fcpra di (juffto alcuni efpmpi,iomè'
de le biade, che per moftrarf ielle in Uri
la,f giudica che produrranno affai fruti
io, e ^fjp uolte ft uede figuir altrtrrienti^
E per contrario il pruno f uede tuttol uen
no ruuido e molto afferò , nondimeno, a
la primauera produce la rofa , E la naue
in mt^ al marf fi urie fimpre con fecondo uenfo andar a fuo camino, poi nel prender porto, alcuna
uoltafi uede perire, E pero non creda donna Berta efir Martino, ciò e. Alcuna idiota perfina,
fer ueder efirinftcamente uno offirir (tfT altro fiirare , Vederli dentro al diuin con fgUo cioè'.
(iar da glifff^tti e r.on da le cagim
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Postillati 16
PARADISO i^jjj
Val centro al cerchione fi dalcerchìo al centro l^elfY<fenfecàntùiìp(tdYnolfrachfinh I JJ
Mouefi lacqua in un ritondo uetfej toilfarUy iiTomafo^cherìel pYfCfdn.te \
Secondo che percoffà fuori e dentro^ hahhimoueiuto,-Beaf.inltneficioiilui ' ^
Ne la mia mente fè fubito cafo ^ ^^^'^ ^
Qt^ejlo , chio dico ; fi come ft tacqut rie ijuali fitto di ^ufj% ,uoua fijìa egh J .
ta ghriofa ma diTomafo^, ^ ^^"^^"/^ ^'"^J^V, ^^tf^ 'T'
Per /i^itoe , rfce nacque L ^ ^ n ) Fr
Vel fuo jarlar e di quel di V^eatrtce % , ,3„,,„,,,
A f offwi ^ weR/eri ( e noi ut dice MaglUtol fOfta, gt^arianh in Brat. yr; A U
Ne con la uoce , ne penfando anchora) cuperh U ufduta ] E cefi con Ifi infime lui
Vun altro uero andar a la radice ♦ falfi al (juìnto cielo ch^ tjud ii Marte yilt qq^ d
Diteli fela luce-, onde fnfora ^ual pianeta uUf contener in fe he rette j^jjj
Voflra fujlantia , rimarra con uoi H^^^ «<• l^ì^^^^i fi^S^ ^"^^^ jcrfj
Etcrnalmente fi comcUa e hora t ^^^^ ì^^^^* chaueano militato fer la uera
E fe rimane 5 dite come poi fi^^> ^^"''^A <iolcemefe cantanéo ia ogni
Che farete uifibdi rifitti , '1^''"^' ^'"'^ ' ^"^^''f''' 'f^'^' f u ,
£'ìt,ir .1 .J. • • ti» 7^ D AÌcenfYO alceYcm ^ e fi ^
\\\er potrà eoe al ueder non ui not^ . , J 1 , ^x- / ' Oi//i
^■^ , dal cerchio al centro, chi fercQfelactjua
fofta in un rittnh uafc nel centro di <juel ^ ^
io, lacjua ft moue da effe centro al cerchio, ch& la flta circunfcY enfia, E chi la jfeYcote al ceYcUo, fi "^on i
moue al centro, Quejìa fmilitudine pnel foetaial faYÌaY chahliamo ueduto di Tomafc, e dal faYlar U vA
che uedYemo di Beat, nel mouer del duoio a t^uei Uaii de le due corone, Imi^eY^o, che meniYe Tmafc, ^
chera al cerchio de la fYima corona, farlo a Dante, cheYa al centYO, tal farlaY andò dal cerchio al ^
centro, ma poi che Beat, chera fcco al centro, nel mouer del duUo, che uedYemo, a jueì teati , coi
mincio a favlar lei, il fuo paYlay andò dal centro al cerchio. Vice aduncjue il poeta , Qj^efìo mouer
ie laajua chio dico dal centro al cerchio e dal cerchio al centro, FE fuhito cafc, F ece fùhito f enferò (hftj
ne la mia mente, f come f tdci^ue, LA uita glorioftf, 1 anima piena di gloria di Tomafc , peY la fi ttpé
ntilitudine che naccjue del fuopxYÌare e di cjuel di Beat, A lacjualejopol farlaY deffc Tomafc, Piaci rr&,n
jue fi. Volle cofi cominciaY a diYe, A Cofluifi mefìieri, Quefìo e- in fententia il duUo , che Beat^ fro,r|i
nt:>ue in leneficio di Dante a (juei heati de U due corone, ciò e, Se la luce e lo lj:>lendoYe, di che la^ làf, Vj
nime Lyo fadoYnano, YÌmaYYa eteYnalmente ccn /oro, cornerà allhora, V fc rimane efernalmente,coi J^jf Jm
me potrà efpre, che dopol giudicio uniueYfale,chdueYanno affur.to i propi coYpi, tanta luce non noi e lun'uiiii
mn impedfia Ioyq ti poterfi uedeY lun laltro. Onde dice, A Cojìui fi mejìitYi, do è, A Dante^ Fd
di hifcgno, E Now ue lo dice con la uoce, E non ue lejjfrime con le parole, NEuelo dice anchoYa pen (|m
fando, perche anchoYa non glie- caduto ne la mente, che (Quando fife, effe heate anime Ihaueriano
ueduto in Dio, epnfefìeffe, mo/fe da carità, fen'^ fuo dimandare, glielhaueriano fcluto, come uuol truii
infirire, D V n altro uero andaY a la radice, Dunaltra uerifa, penetrar con linieBetto a la cogtiitioi ^jjjj
ne, E ftefto e il ter^ modo cl elpoeta induce nel foIueY de duU^peYchel pYÌmo fit di (JneEi cheYan(ì
nati in lui, e che ne domando, come più uolte a Beat, er ad altYÌ hahhiamo ueduto , il fecondo e* ^
fiato di (jueìii, chegìieYon nati nel penfieYO, ma che fenl^ fuo dimandare, li fitYon refcluti da (juei
fti leati, per hauerli ueduti in Dio, Hora il frr^ modo fi e- dì (fuelli, ihegli hauea di hifigno di f^P^ ^
re, ma nonglierano anchora caduti ne la mente, onde chegli non ne hauea poffuto dim.andare ,ne da y ]
juei Uatipofeuano effere flati uejufi in Dio che fiffm in lui, perche fi douefpro per fe fieffi efféf iifflii^
mffi a foluerli, Ma Beat, ciò ^, la theohgia, ne lajual fra glialtri e contenuto juefto dutio, coi li
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Postillati 16
CANTO xnif.
mjcenhi Ji/c^Ho Ji Dantf, m(fa da cayja, iniuce ^urfli facri TMogiJloi ejj:!ofitOYÌ a JicUarayi
glir!o dicfnio^ DI frli fc la luce andf [infiora uoflra fujìan^^ fio ^, Diteli [eia luce de latjuaì fai
doma efàfcia la uoftra anima rimarrà con uoi eternalmente^ comeJla e' hora^ E fe riman eternali
mente ^ Dite come POi che farete rifatti uìfthili^ ciò è-. Poi che dofO luniuerful giudicio hauerete reaf
fumo li uojìri coyfi mediante ifcnft de fornii dinuifihili chora fiete, [crete unaltra uolta rifitti uifiU
li, ptra ejpr che tal luce non ui noi, e ficcia impedimento al uedere, \ olendo infrire , chel jtnfo
humano, il(jual efft affummeranno, far cofa imfoffthile, che uolendofi ueder ìun laltro, jfcffa tanta
iiuina K7 ecceffua luce fcfjrire, Come fer ejfm[io [YQua locchio che uuol mirar nel fcle ,
Come ia fìu Utìtìa fmtì e tratti
A la fiata queij che uanno a roM,
teuan la uoce , e rallegrano glìattt 5
Cojì a hratìon pronta e deuota
Li finti cerchi mcjlrar nuoua gioia
ìslel torneare , e ne la mira nota,
QLuhì fi lamenta perche qui fi moia.
Ver uiuer cola fu ; non uide quiue
Le refrigerio de leterna phia,
Qj^cl uno due e tre , che fempre uiue^
E regna fempre in tre e due e uno
Non circonfcritto^e tutto cìrconfcriue ^
Tre uolte era cantato da ciafcuno
Da quelli jpirti con tal melodia ,
Che ad ogni meno [aria giufio muno :
Intefo ijuei leati de le due corone il duU%
che Beat.in teneficio di Dante mojfe loro,
firon fer la gran letitia, chehhvo dhauer
ai ufar in lui lofra de la carità , juafi
juelmedefmo che foglionfir alcuna uoU
ta (juelli che dan'^no e cantano in giro,
com.effi ficeuano, (juando ejfrintenio nel
cdto alcuna cofa che accresca la lor letitia,
yiw/cr^w la dan"^ fingendo juei che yòwo
inan'^ e tirando ^uti che fon lor dietro
con leuarle uocifiu alte, e gliatti egffti
rallegrare. Onde dice, che li fanti cerchi
fmilmente a la fronta e fanta orcttione di
^eat, mojìrar NE/ torneare , do è-, Nel
andar dan'^ndo a torno, E hle la mira no
ta, E ne la marauiglicfa melodia del cani
to, noua gioia tlT allegrez"^ . (^aìft
lamenta perche (fui fi moia, Kon è- dulio^
,h rem cor, inmaccUi> mf^rraffe U filiciU fufon^ , il nfri^k chf forge Uhni,n',
u mZitl crfmrf, chlptu chimo PLoi«, ciò e, FÌom tinno, mnfdmfnu «ox/i iM
trojJo.luiueriihfr,chun.fen=faefipiii^f''norfe Onde M T.I.tncjuel e Scn,m»
ScP. 'Ifira uerocueiici,Hrui,.mrseiì. qyelunoeiue ,ye,^.ltu,ch cucrU,,, fjmU
lllrZo ciò h Vuire,TÌpliu:lo , e Sfiritof.nm, CUefcr^fn uiue, e mn mueno, fenhejcn, ire
X Im , ReV m per c^uel M melefmofcriu. .e l'Aloe. ,gofm Alfha er,0
ÌZm. Snoni ciuelchi^ [crino nelDeuler.AudM
Sr./. Vff, pnù con Mekli., chef.ri. cuflo muno, c. e-, li...^Mone efr.
mo «i ogni merito, fer granit che fife, come mo! tnftnre .
E/ io udì ne la Xuct f'nt Ha
Eel minor cerchio una uoce modeila,
Torfe qualfu de Untelo a Maria,
Rijponder ; Quanto fia lunga la fip
Vi Faradifo} tanto il nojlro amort
Vofol cantar le Unno, il foeta uii NE '<
luce f iu dia, ciò è , Nf lanimo f iu iiuina
t confcjufnfimeiìu fiu incida tfflendtn!
le del minor cerchio, una rr,od>fi' t'.o(e, la
aual in dokeX^ fu firf, fn.il a ^Aa di
CahitUo quando anuntio Uari«,Ui{u»\
PARADISO
S/ rd^^m dintorno coiai uefla^
la fm chìm\^a feguha lardorCy
Lardor la uiftone ^ e quella è tma,
Cluantha di gratta Joura fuo udore ♦
Come la carne gloriojà e finta
fia riuefìita^la nofìra perfina
Viu grata fia , per effcr tuttaquanta 5
Terche ficcrcfcera ^ ciò che ne dona
^ pi gratuito lume il femmo bene ;
tume , che a lui uedcr ne conditiona :
Onde la uifwn crefccr conuienc;
Crefcer lardor , che di quella ficccnde^
Crefcer lo raggio , che da ejfo uìene ♦
Mi! ji come carbon ; che fiamma rende j
E per uiuo candor queUa fouerchia
Si , che la fua paruen:^a fi difinde j
Co/i quefiofiilgor, che già ne cerchia,
ria uinto in apparentia da la carne,
Che tutto di la terra ricoperchia ;
Ne potrà tanta luce ajfatharne j
Che gliorgani del corpo firan fi)rtì
A tutto ciò y che potrà dilettarne ♦
Tanto mi paruer fuhiti ^ accorti
E hno e laltro choro a dicer amme 5
che ben mofìrar di fio de corpi morti*
forfè non pur per lor ; ma per le mamme
Per li padri , e per gUaltri 5 che fur cari ,
Anv che fifffcr fempiterne fiamme ^
mtyil foeta inttnìe eh fiffe non Jet m<tt
firo if le fentfntify comaltri hanno ìftto^
^uengd chegli nel quarto lih. fclud cjuejio
duhio ne la meàefma firma che di (etto ne
drerrìo, M<t di Salorrone, de U cui luce un
cor<t difcfYa Tomafo dijjè , I«r ijuinta lui
cej chc^ tra noifiu Ma» Vdi adunque ri
^óder a (jufjìst moiffta uoce, Q«<rww fÌ4
lun^a LA fifia, do ^, La gloria di Para
difc), TAnto il noftro amore y Tanto U
fira carità, Si r^^g^fra e rìf^lendera Imi
(orno Cotal uefla. Tanta nojìra luce , lai
(jual nafie in noi da (al amorf. Onde dia
(he la /ita chiarf^"^ figuifa lardore , feri
(he (anto j^lende (guanto ama, l Amor la
wfione, Ver che tanto ama juanto uede t3^
intende Dio, E (juella fai chiare^'^ è fan
(a, (]im(o ha di grafia da lui che li fia
me^ a foferlo intender e uedere SOurtt
fuo ualore, ciò ^, Oltre dei fio merito.
Perche, fi come ancora dira jui di fitto,
Idio per fita propria lihey alita e grafia con
(eie a fitoi Itati lume oltre al merito loro,
da fc poter uedere, h jclo in ijuffio conffle
la lorleatitudine, A dumjue, perche ìaf.i
fla di Varadifi durerà fimpre e farà eterna
La luce, che per grafia è- conceduta loY
da D/o, oltre a meriti loro, [ara ^uel mei
deftmo, E (juefto e quanto fi ricerca per
Yijj^:ìjìa a la prima parte del duiio, lagnai
iifcpra fu. Se la lor luce rimarra eternai
mente con loro . Seguita poi in dire, come
quando che/fi haueranno affi. n(i {propri corpi, effa luce non nocera loro al poter fi lun laltro uedere,
e la ragion injcntentia e- tjueffa, chef come effi aUhora, perche haueranno la perfcna tutta infiei .
me, farannopiuperfitti. Co// di maggi:ìr ferfiuione fura amora la lor uifiua uirtu, Et e- il medeft .
mo argumento chepofi nelfcjìo de Vìnf. alc^ud in perfcna di Wirg. rìfpofe, Kitoma a fuaCcientia, -
che uuol quanto la cjfa è- più per fitta Piufcntal iene e cof la dcilienZa, Auenoa che aihora quiui
farlaffè "'^ - ' J s. ^ s . 7 .
Fiapm grata accetta a Dio, Per la jual c fa, do chel fcmmo tene, do che effe Dio ne donaii
Ime GRatutto.cio é , Qratis e no per alcun noftro merito,come difcpra h detto, Lume dico,CUe
ne condittiona,llqual condittiona noi,e fknne hahili a' poter uederlui, SAccrefcera e firajff maggio
re. Onde, LA uifion, laqual depende da quel tal lume, conuien crefcer ancora lei , Crefcer LArf
ior, ciò ^, Lamor e la carità, che di quella tal ufion faccende, perche nefsun ama la cofa fi con •
hichio eflenor od interior n%n la uede, CRefierJo raggio, (io e, Crefcer lo f^lendor che ne uien da i
ejfc ardore.
no Li
litti
\^
Efti
Ccm
imi
I
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Postillati 16
Vi?
CANTO XiriT^
^ <<r .W, ferrei lenii tanto jfUniQno (juam amano^ Qnif in ffyfctia ìiTmafc ìi Srhr,.orf
tifi x.canto di/fe, la quinta lt<ce^ the' tra mi più Ma, E pco éi fcpra, Et in udì r.f la luce fiu
ila, MA fi come carhon, M^jìraper molto frojfria fmilifudine, tome ijuefìa tal hr luce r.ort imfef
iÌYa U ueduta de corpi loro, E la frr.ilitudine fi è- dun carlone accefo che ^etti fiamma infornò a
fiy Verchf fi come tjuejìo fi difinde da la fiamma chel circÓda in modo, che fi uede dentro da jueli
la, cofi dice che ft uedranni dentro da la luce i corpi loro, che cMora erano di ejua ricoperti da U
urrà . NE potr^L, dice^ tanta luce AVfi^ticarne, ciò ^, Ejfirne rrxlefia ci uedere ^penhf a tutto
quello che ne fOfra dilettare , ^liorgani del noflro glorificato carpo franfirti a Hp\itr ad ogni imi
ffdiment)f E cjuefta e* la condufizne yper latjual rifclae il frofofio duhio . TAntomi parster,
Hauendo Salomon parlato de la refitrrettion de corpi , fuhitò (.hehhe finito di dire^ ^uei hfati de lui
rio e de Litro cerchio paruero fi accorti, aufduti, <• pffii a dicer AKenjiio è , Cofifia, che len moi
firaron defitderarla refurrettion di quelli, E perche poria ^ui alcun dire, Adhnjue fi ffi[ì de fiderai
fio la refurrettion de corpi, per effir più filici , cjUfflo è- conira a (juel che di/Jè di fifra nel ier^
canto inperjcna di Ticcarda, che i heati ft conieniauano di (juel chaueanOy e non defiderauamjne
[Oteano dffiderare r>^ag^ior beatitudine , Vero dice, the r.:n dffiderano i corpi moti pur per loro,
nutflrfipfr te madri., fer li fadri, e ffr^lialtri lor ccgìunti, CHe,cioè, A eguali, anl^ che fiffif
fmjfit^rne fiamme, ciò e-, Vrima chfjji afcendrjfiro a (jufdajcmpiferna gloria, nelaqual effi, coi
m halhiamo uedulo, fiammeggiauano, F Vr cari, Turon udii r giouar loro. Onde chera hen czn
pentente chrffi defiderafpro bene a quelli, dacpuali haueano riceuuto heneficio,et erano fifiti aitati,
e quefiofrceano defiderando loro i corpi morti, che altro non tra, che defideraril di de luniuerfd
giuiicio, dopol juale hon farà più lurg. doue firfc fjfi hr madri, padri, KST altri aHhora erano a
fUYgarfr, E fi già erano afiefi a tfuella gloria, lo defiderauano, fer che Ihaufjfiro maggiore . Altri
hanno intefc^ cht le madri, padri cr altri fiffiro cari ad efifi heati, e non i beati a loro .
Et ceco intorno il chtire^d fari
"Hafcer un lujlro fipra queljche uerd^
A guìfii dorÌ7s>ntc-, che rìfchìarì^
E J5 comt al falir di prima fera
Comincian per lo del nuoue paruenT^e,
Si che la uiHapar e non far uera^
Varuemi li noueUe fuhfijlenTj
Cominciar a ueder^e far un giro
ri jùor da laltre due circunfèren"^ ♦
O uero f favillar del finto fpirOy
Cerne fi fècé fubito e candente
A gUocchi miei )Che uinti noi fcffriro ,
f come a
\ideì poeta inforno e fitori de le due corti
ne di beati nafier VN lufiro, ciò è', V«9
j^lédore fcpra cjueUo cheuera prima e cht
da effi beati nafieua, A Cui fa dori^nie
^he rfchiari, A modo diiiuello, che fi
mofìra in Oriente inanl^ al nafcimenia
dfl file, asr era pari uni firme di chict
vez<^y perche cjuefid ter'^a corona era, coi
meuedremo, dungeli dun medefimoordi
ne^ e non uario,come ejueUo de le due prii
me corone per nafier da fiu e men per fitte
luci, fece do che fiu e meno effì beati nana
perfitti in carità, come di fc^ra habbiama
uedufo, E Si come a\ fdir di prima fcra,E^
ì falir de ISbra de U terra, che cfuandol fol uafcUo in Occidente, prima fira cémincian #
per lo cielNVoueparué^, Nuoue fiede ad apparire, SI, talméie, CH. /. uifìa^o e^, ^^f^^ fj^'
fiuede,percheconfufirlnteancorafidfcerne,parencparu^^^^
di chi ezl., cÀlàar a uedere NOueìle fiubff.enXe Nouelle, ferche ^uefte eran -^^^'^^^^^^^^^^
4e le Dolafioni, iljual h il primo de la feconda de le tre gerarchie defutato al g^uerno
auarto cielo, efihdone ad ogni celo m.bile defutato un ordine, corre 1 ficpra nel ' f^^^^^^
Urato, B non erano anime beat., com,e .ueV. che di cielo in cielo f tendo ^^^^^
io S^bfifien'^ due,[er ^uelche nd precedente ,anto dnmmo, quando di Vio parlando ^ic.
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Postillati 16
PARADISO j ,
Per p^id hnficff iìfu:^ ^^gi^^^^ Qii^/' f\>fcc\)im in n^e /ulfiftert'^, E Tar un giro, E fif ì Q}^
uri ur^ cerchia Di fii^r da UUre duf circunjiffntif, Inferni a glialtri. due cerchi di ttafi, che fi$ \ A]
leM ine Lircunfcrentìe al centra, nel^jual 6<•<^^ io eramm^y lAi penhe attriiui/<a nel corf^
del [ole (jueflo cerchi:^ dangeli, e md« ad alcun altro pianeta fi è^, per dimoftrare cheffo fole, iltjual f(jiì
illumina tutte le cofe da loUaua sftra iyi giA, riceueXy infieme co beati de le due corone, la Iptce da
quflloy Onde, come di tanta luce ammirata attagliato il jftofta, efilamando dice, O Vw sfii
m(lay,cio è*, O utro r jflenier VElfarìto j^/ro, Delfànto j^irito, Come fi fice fuhito E Candéte,
(io è', E rlf^ledente a gìi^cchi miei, che uinti da tanta fccejjìua luce, no fi^ffriro effe sfiuiUàre ,
Ma P^eatrice fi bella e ft ridente
Mi fi morirò ^ chs tra quelle uedute
Si uuol lanciar i che non fe^uir la mente
vinta la mia uifiua uirfu da la tr:ìffa ed
cefftAa luce, che da <juel cerchio dangeli
mi ueniua, Beat, mi fi mofiro, dicel f off
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Postillati 16
CANTO
QuM ttfrejit £ioccht mìei uirtute
A r'Heuarfi ; e uìdimi translato
Sol con m'ui donna a pu alta fdute ♦
^en maccorfto chi era ^'lu Icuato
Per Ujfocato tifo de la jìctla;
Che mi parea fiu roggw , che lufito^
Con tutto! cere , e con quella fr.ueUa ,
Che una in tutti , a Dio feci hohcauffo j
Qual conucnkfì a la gratta nouella *
E non era ancho del mio petto effàuflo
Lardor del ficrificio ^ chio conobbi
Effo litare flato accetto e fitujlot
Che con tanto lucere y e tanto rebbi
lAapparucro J^lendor dentro a due raggi ^
Cfcio J/JJi j 0 Eelioi , che fi gliaddobbi*
xml.
f<f, fi leBa e f rilftìte^ de fra ìalfrf Mi
iuff cofc CH<'7io7! punirla nifnffylfi
(juali non foie' U rr^entf riffnneyfiuud
lajciaYf, Onif al jfYÌmijfio di juf[ia ter"^
cantica ne la propofitme Jifjc, Ver ameni
te ijuanfi^ del regm fcntù Ke la mia meni
te fotei fir ihefcro fura hora materia del
mio canta . QVinJi, ciò ^, Da lo ffleni
iordi Beat» gliocch miei rijfrepro uirtui
te A'RileuaYfi,Venh da la trofia luce
delenoueOe fubfifìé'^tcVemeyaritì affare,
fe^fcranofrima aUagliati,E uiiinn trarf
lata A Tiu alia finte, A fiu alto cielo con
Beat, chera la mia donna, tatuai coft
ftgnifica, che non fotfnk penetrar con
linieìletto a la cognitione de la natura di
juefìo ordine dateli, fi uolto a riguari
dar ne la facr a frittura, e Jfeiiahente
in quehjclie de la natura angelica JfarticOÌarmenfe ferine Dionifo, E (jKiui acquetato linieEetio,
fi uide con <lueUo tranffortato a f iu alta confideraiione de le diuine cofeSolo con Beat.fmhe fclo,
mediante le (acre lettert,tali diuine cofe fi fonwo intendere, a le (^uali duna in unalirapu altafcwjfre
traf affando, ne fono [cala a la nofìra falute, perche ultimamete re fin uenii ne la cogmtion di Dio,
ilaual fch è- flute uefa . BEn maccorfw, Auovfcftl foeta deffr Ituato al citi diparte VErh
Yifo ajfvcafo , Ver lo fblendor fmil a c^uel del fiiOco de UfuafteUa, che lipareafiu che lupfo rojc.
Impero, che cjuanto fiu ci accofiiamo ad un% ohietio, tanto più uegniamo in cogriiione de la cjuahta
di quello . O ueyamente Viu che lufto, perche era roffcpiu delfcle, che egli era ufatofnma di ur,
dere . COn tuttol core, Vecelfoeta,per la gratta riceuuta dejfcr eleuato a (jutfìo ^uirdo cielo,
HOlocauflo, ciò h'. Sacrificio a Dio, non con animali, come fcleanf^r njljioómklì^^
con tuUol core, Verche tutto lo uoU'o a lui, infiammoHo del fuo amore, E con quella f^ueUa
ruè- una in tutti, E quefta e loration mentale a tutti comune, laqual era ccueniente a la nomila
.ratla riceuuta da Dio, E Lardor del facrificio, ciò è'. Et il firuore de la mia ;;;r^'; ^ ^^''^^
ion era anchora DElmio petto tuUo eff^ufìo, ciò ^ D. mio coretuUO efìmio, cUo ^ f^^^^^^^^^
litare ciò h ^ff mi^ Sacrificale, E uien da liio Utas, che tanto in Latino fgm fica, STato accetto
'f^l^^ne . COnoUilo, perche mapparuerojplen dori dentro a duerag
Tcon tanto lucore e tanto roti. Con tar.ta lucide^la e tanto roffcre, che io, per mmuigh^ efcla.
mando dtff, O Ueliot che f gìiaidoili, do ^, O D;o, ilqual tanto g laiomt .
Come dijlinta da minori e maggt
turni biancheggia tra poli del mondo
Cahfta finche fn dubiar bm faggi ^
Si cofiellati fiiccan nel profi>ndo
Marte quei rai il umerabil figno ,
Che fin giunture di cjuadrami in tondo
Q/// uince la memoria mia hngegnot
Qhen quella croce Umpeggiaua Cfcrz/foj
Ci» ìa Galapa, e cOme e' quel cenlxo cU
liancheggiain cielo diuiienMo trafti
tentrione , doue ilnoflro artico , e m^i
g di, doue lantartico polo in due fdrii di
cemmo nelx^ij.de Vlnf. \uolaiun^^
que dimofirare, che fi come la Galafiae^
dijiintain diuerfe minori e maggiori ftel
le, che la hiancheggiano e finla di]]ty(ni
U dal rimanente dil cielo, cof quei due
PARADISO
Si ch'io non Jo udcr (Jfempìo degno * '^'^iP^^^^ ^ leUoli fcfra tjferli affdrli
ì^a chi prende fua croce j e fegue Chrijio^ ti, i(jualifàc fucino nel corfo ài Marte um
Anchor mi fcuferd di quel ch'io UjTo, > ^>'^«3, ^'M^^ ^^^f' "^i^^ri e
fo dfl pianeta^ Onie dice, Come CaUfu
D^Pintit la mmri e mct^gl lumi, do ^, Da minori e maggiori fttUe, Biancheggia ft, Spimele tali
mente tra he pft del monio, CHe fk duhiar hen faggi, Perche ia naturali non e- mai lette fìafB
determinato ionie nafcatal hiacheggiar in lei, SI (juei rat, Cofi (]uei due raggi che ha di fcfyà ieti
lo, COfitRatiy cìd ^, Vieni di ffilendorifmili a lefìeUe de la Galafia, Taiean nel profinhcQYf%
ài Marte il uenerahl fcgno de la croce, Ctìe, Icfuai rai, TAn giuntura dì Quadranti intondo, Veri
che fofìa una croce in un tondo, cornerà (juejìa nel corpo di Marte, talmente chele fue due linee
fafjino ciascuna per h centro da luna a Ultra ofpoftta circunffrentia,firanno dejfo tondo, come fi
fi de lajìrolaiio, (juattro (Quadranti che intendo ne la lor circunjtrentia, giugneranno lun con Uh
ito . Q Vi uince la memoria. Si come di fcpra al principio del canto dicemmo,il poeta pene in tjuei
fìa croce tutti (jueSi, che jferU fide hanno uittorioftmenfe comlattutoe trionfito del fuo nimica
Deijuali tutti, effènlo chrifto fufrem,o capitano, per hauer col fùo preciofiffimo [angue fiayfè lihet
fato tuttol genere humano da la fcruitu del demionio fuo auerfario, e gloriofcm.ente trionfito di lui^.
E per (juejìo, uolenklo meritamente in (juejìa tal croce introdur il primo, e non Ufdendo a che poi
ter Un finito fuo fflendor affimi gliav e, come ha fitto (juel de gHaltri per le felle de la QaUfta, Veri
che ogni humano effempio a la fua diuina cr incomprenf iile grande^^ farelle nuHa, perh fi
fcufa col lettore dicendo, che a (fuejìo la fua memoria uince lingegno. Volendo infcrire,che li torna
len a la memoria cjuanto linteUetiQ fuo pot& penetrar ne la fua luce, ma che lingegno non può froi
uar effmpio degno a che poterla affimigliare, perche U lingua Ihahhia da poter ejprimere, E che
Tìon potenhìa lingegno per cjualche degno effempio dimoftrare, che molto meno la dimofìrera la lin
gua fer od in (]ualun(jue altro modo fi uoglia • MA chi prende fua croce e ftgue Chrifto,
(io ^,Ma colui iìjual prende Urme contra del fuo auerfùrio e uinchilo, come fece chnfio, Le paroi
le d/l(]uale.fQimìLS Matteo al xvi. fmili a (juefìe dicendo. Si (juit uult pofime uenire ahneget
pmetipfitm,^ ioOat-crucem fìiam^fccjuaturme, ANchormi fcufcra e cet. perche ^uefli tali
inderanno doppo la morte {come uuol infirire) a (juefla croce, e ue deranno ijuetlo chegli hora
non può dire , effer imfoffhile a Ihumano ingegno poterlo affi^mere ytj a mortai lingua poteri
lo eff rimere^ e- cofi Ihauera per ifiufito •
D; corno in corno , e trd la cima el hajjo
Si mouean lumi fcintìtlando forte
Tsìel congiungerfì infiemc^c nd trapajji •
Coft fi i^^ggion qui diritte c torte y
Veloci e tarde rinouando uijìa
Ef minutie de corpi ^ lunghe e corti
Uouerfi per lo raggio, onde fi lijla
Taholta lòmhra ^ che per fua difijci
La gente con ingegno eir arte acquifla.^
E come giga arpa in tempra tefi
Vi moke corde fa dolci tintinno
lAoueanf DI corno tn cornoycio p-, U
(efta de la parte defìra a Quella de la fnii
ftra de la croce, L Vwi, ciò p-, Splendori,
deleati cheranoin jue[là,nel congiuni
gerfi infeme e nfliraj^cffarft V Or te fini
aliando. Molto sfiuiBan do, ft^r in tal fiy
ma congratulando lun con Uhro, efàcen
do fcgno de la carità di che effi tutti arda
no, E mouean fi per efifa croce rinouando
uifia, a fmilitudine di cjuei piccioli cor ^
fufioli cr atomi, che fi uedon moutr e ri
nouar tal uolta per lo raggio del [de, fidi
uìen ihentrando [et una finefira, righi
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Postillati 16
CANTO
A tal , ial cut U notd non e ìntcfa ,
Co/i àd lumi , che li mapj^ar'wno ,
iaccogìiea per la croce una r>ìelode ,
Che mi rapiua fen\a intender ìhinno^
^en maccorjw cheWera daìte lode ;
Pero che a me uenia , VJfurgi e uìnci J
Come a coìui^che non intende ^ ^ ode ^
Io minmoraua tanto quinci;
Chen jìno a li non fu alcuna cofa ,
Che mi legajje con fi dolci uinci^
forfè la mia paróla par troppo ojà
Vof^onendol piacer de gliocchi belli;
"Ne quai mirando mio difio ha pcfa :
Ma chi fauede che c uiui fuggetli
Degni hetleT^Ta , più fitnno più fufo 5
E chi non m'era li riuolto a queUi 7
E fcufar pucmi di quehchio maccufo
Ver ifcufcrmi^e uedermi dir «ero;
Chel piacer [cinto non e qui dijchiufoj
Ttrche fi fh montando più fwcero ♦
xriir,
hmhra If U cafa, che ftY fm ìiftp^
a ciò cVf in (jutHa fi fiffi rijfarfire^ la
te fifcejuijìa con ingfgno arff* E Cof
me gig^yVdiua Vantf una dolce rrìeMi<i
jfer auflla croce, che nefceua dal canto de
he^ti che ueran dtntro, SEn'^ intender
. lhinno,Sen^a inteder cjutUo che effì, can
tauarid, che h rafiua e tiraua tutto a fe,
A fimilitudine digita ZfT hayfaTEfàin
tempra, Accordata ad una mede/ima con
fcn^ntia, CHefàn dolce tintinno,
lifinno dolce e fcaue fuono a tale , DA
cui non e' intffa la nota, Valcjuale non
è' ìnfefo la fuffantia del fuono, e noniif
meno, per la fua dolce^^a/ tutto aprati
to in (juedo . BEn maccorf,o, Accùrffi
nódimeno il poetabile qufl canto era dalf
te loie, che dauano a chrifio, come uuol
inprìre. Perche di tutto Ihinno intefipur
juede parokfche nel uecclio tefìamenfa
con tanto affitto erano dette da fanti pai
tridrci e froftti a chrifìo uenturo, ciò e ,
Rìjttrgi e uinà, Kifi^fcifa e uince il tuo
auerfmo , Sapendo che da la fun mortt
refurrettlone, e uittoria degli doueud hauere dtffc fuo inimico, dependeua lafclufe loro e di tutto
il cenere humano infieme . IO minamoraua, Inamorauaft tanto Dante de la dolce melodia del
canto che i leatì ftceanoper cjueGa croce, che fin cjuiui non hauea irouato cofa, che glthauejfc lei
cato lanimo COn f dolci uinci, Conf dolci legam.i, E perche c^uejìo par contradir a cjuelche toni
te uoUe ha detto de fanti occhi di Beatrice, hduendolifcmfre preponuii a tutte laltre dclcfZ\e [cni
tite da lui, Vere dmojìra effcr uero cjuello che dice de larmonia del canto di fiei leati che tant^
Ihduea legato. Ma che per cjuefìo non ne efclude gliocchi di Beatrice, perche fi(cfndo(r;cjue[Ii di ciei
lo in cielo (come haUiamo ueduto) femore più Mi, E non effndof egli anchora in ciuffto cjuini
to ciflo uoltato a auelli per uederli, il che uedfemo che fi^ra nel fcguente canto , pero non f o^a; 0
effcr efcUt da cueflo fuo dire, come farelhono, cjuando prima a tal fuo dire in effe neh g ihai
uefFe ueLi , Non potendoft di due obietti che dilettano i fcnff^r giuliào dijual fttt r^^'. f':
firneprouadun fch, Onie dice, EOrfclamiaparola,a dir cU finoalineffunacofamhauefì^^^^
hìcmente leJo , P Ar troppo ofa. Par troppo ardita e temeraria Pofforendo elM a die,
tro il piacer che uien da gliocchi helli di Beatrice, necjuali mirando il mio difo ha pofa. Ogni
mio defideriofacc,ueta, Ma chi fauede, CHe e uiuift<ggeJli dognj Me^^a, cioè , de i uiui elu
centi occhi dilei]chefcnof^rria dogni Me^^a, cornee i fugg^Uifcno firma dogm materia Più
finno più fufo , Più eccellentemente oberano c^uanto fiu fu uanno, E confc^uentem.nte tanto p,u
Mi ff4dir^4r^no,com,euuol in ferire, E chi fauede ancoraché 10 non mirali m f.l ne.
0 rJL : quelli Mi può fcufar di quello chio maccufo de la mia trofp oa ^ ^r^ap.o^^^^
ifcuf.rm^, Terueniroi afirmiafcufa di ^ueEa, con dire, MA chi fauede e cet. Mi f f r
fPi fauede dic^uefo, E uldeU Lero, .^./fi..;... ^ftl^mì^ì^^
U h efclifc jui in rfl, mio dire, de neffun altra cofafn, a h mhaurJP con f iolciumU^i
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Postillati 16
PARADISO CANTO XIIH,
gafQ, Vtn\)e u\ fUcereftfi mnmk fu Jt cielo in cifh Più /Incero, furo, dilettemi e gMnh .
Wolenh inftriye, chejfendo la fua fcu/iconofciufa per ma, ragmeu^imente li dehhe ejfer ammejfa,
Adunc^ue^mn efjendmi iojuiui in ijuel cielo uMat^ a ueder panfo effì firn occhi erano, oltre
n liifatò,diuenuti heUi, mnpteua lahr ielle^'^ efcJuder in tal mio dire . E <iuel chel/àrft gliocchi
di Beat, di deh in cielo femore fiu heUi uoglia ftgnficaYf, e^gia fin uolte difo^ra flato detto .
CANTO
X V.
A
;>/
Eewgn<t uoìontitle */jn che fi liqua
Sempre lamorjche drittamente J^ira^
Come cupidità fa ne Uniqua;
Silentio pofi a quella dolce lira j
E jice quietar le finte corde ^
Che la dcflra del cielo allenta e vra^
Come faranno a giufli preghi ferde ,
Q.uelle juHantìe j che per darmi uogUa
Chi le pregajjc , a tacer fir concorde l
Be« è che Jen'^ termine ft do^ia^
Ch'io per amor di coja , che non duri
Eternalmente quetlmor fi jpogUa^
Seguitai foeta nel frefente canto ilfrofoi
ftto lafciato nel precedente dimoftrlh che
juei leafi cherano ne la. croce , come aci
cefi dar lente carità, fofcr fjlentio di co$
mun uoler 4 larmonia del canto, per darli
cagion agio da poter domandar loro
ialcuna cofa chegli uoleua falere , E che
per jueflj uide uno deffi j^iriti fartirfi
dal deftro corno de la croce, e uelocement
te difender al piede dicjueUa, E ciuefla
moflra che fi/fi Cacciaguida fuo fritauo,
ll(jual dopo la congratulatione, induce d
parlar de la genealogia de la cafa loro, t
de lo flato e de coflumi di Viren'^ del fu3
tempo, molto diuerft da cjuelli de tempi del poeta, E/ ultimamente, come fitto caunliere da lìmi
f era dor Currado, pafih con lui in terra dinfideli, e <]uiui fu morto comiattendo per la fide .
BEnìgnauolonta, cioè-, gratiofduoglia, chera in (fueìli ffiriti, fece lorponer file tio A Queli
la dolce lira, chiama, per ftmilitudine, lira la croce, e corde la uoce di (jueti jfiriti larmonia del
canto de ijuali ancor di fcpra affmigTo a cjueUa de la giga e de larpa, CHe, le eguali corde, LA
iejìra del cielo allenta e tira, ciò è', la gratta diuina ordina e dijpùne. Stando ne la ftmilitudine
ie la lira e de le corde . IN che ft licjua , Ne Uijual henigna uolonta ft manipfìa fcmpre Umore
CHe (pira drittamente, E cjurjìo h Ihonefìo e ragioneuole amere. Come cupidità cfT alèùto ft mai
mftjìa ne linicjua e mala uolonta . COme^aranno, Domanda, Come potrà effere, che (Quelle
leate an.me, che fono uere fufiantie, ftano [orde e non ft pieghino a giujìi preghi, da che per [e flefi
fe,0' a ciò chegli le pregaffe, fùron concorde e duna medefma uolonta a tacere . Volendo injt%
Yire, chejfendo effe tanto ripiene iardente carità O amore, che (juefto non potrà ejfcre, ma che lei
rtignamenfe udiranno e fotisfiranno a tuUo jueUo, di che giuflmente faranno pregxte, Soggium
genh, ejfer hen ragi^neuol cfa, che ft doglia SEn{ci termine, ciò ^, Sen^ fine, chi per amor di
cofa che non dura, come (ino (juefìe nojtre humane, frali, e terrene, f O^^gUa e fuejla eternalmeni
te quel amor diuino,fcmpiterm e celejìe di la fu .
Quali per li fcren tranquilli e puri
Difcorrc ad hor ad hor fuhitofvco
Moucndo gjiocchij che flauan ficurt j
E pare flelìa , che tramuti loco ;
Senon che da la pane 9 onde faccende
lAojfra, che una de Unirne, cherano nei
dejlro corno de la croce fi parti , e difcefè
al piede di ijueda ed tal ueìoàfa e frefìeT:
^, che fi uno di <jun [rechi uapori acceft
in aere, (fuando in trantfuitloeiel ferenì
lo ue^iamo cadere mouendo ^hocchi no$
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Postillati 16
P A R A P I S O
J^ulta fm ferde , ^ effo dura poco *
Tdic dal corno, chen defìro fi flmde ^
Al p/c di quella croce corfe un ajìro
De la cofleUat'wn , che li rijpìendct
Ke fi prtt la gemma dal fiio mfirox
lAa per la liHa redid traficrfe 5
Che parue fòco dietro ad aUhajlro ♦
CANTO XV.
ftri a lui^ c\ie p'ma flauan ftcurifftrmì
in alfra feirtr, E fare jìeHa mouerfi éa
luogo a luogo , fcnon che ia la jf ayte del
cielo, donde far cheftniQua,fenf f^yde
nuda, E la ueduta fua, jferche fi Jffg»^»
àura poco, E tjuejìo ne fà arti che non ^
fìeìia, eh fe fcjpy la uedtrerKmo mancar
in cielo y e non fi f^egnerelle . E chiama
queUa le aia anima, rijjfUo a la fua luce,
AStYO, ciò h ,fì(!la, DE la cofìetlatloììe, Perche fi come ueggiamo ne lottaua spra una coftt [latici
re effer compfìa di uarie e diuerffjieh. che luceno in cjueEa, Coft tutte (Quelle heaie anim.eficeuaf
ro ijuiui una cojìfUatione che luceua in effa croce . NE f favi) la gemma dal Tuo na/ìro, chiama,
fer fmilifudineU croce nafìro, e lanima che irafcor fi in Quella, gemma, Terche ft comefer la gem
ma, che ftforta jfeYpfndente al coh,f fcffa un nafìro, 0 fa cordella, e da ijufUo la gemma non
fi farie, Co// ejueffanima nel trafcorrer dal corno al fifde df la croce, non f farti nf ufci fìiOri da
effa croce , Ma franfcorfc fer la radiai e corrugante lifta di jueUa , che farue ejfr fitoco dietro ad
ulahafìro , iljual è pietra lucida f traf^arente .
S/ pia lomhra d'Anchife fi porfe
(Se fède mena nofira maggior mufa
Qjiando in Elijw dei fi^io faccorfi ^
O finguii meuf ^ 0 fitper infì^fa
Cratia Dei jficut tibi , cui
Bìf unquam cfli ianua rechfaì
Co/i quel lumexcndio mattefi a lui»
Voficia riuolfi a la mia donna il uifio ;
E quinci e quindi fiupe fono fui x
Che dentro a gliocchi fuoi ardeua un rifo
l^al^chio penfai co miei toccar lo fondo
De la mia gratia e del mio paradiso •
tornirà i'Anchife, dice il jfOefa,fmoi
Pro cofi fiffofa ad Enea fio figliuolo, tjua
do di lui fluide ne campi Eliff, doue con
la SikUa era difcffc, come Cacciaguida
mio tritauo, chera la luce, che dal corno
al piede df lacroce difcorfr, fice a me, SE
fide merta noftra maggior Mufa, S e fide
fi de fYffìar a MirgMaggior foeta fra noi
Latini^ xUual di cjuefìa materia tratta nel
\i. O Sangui! meur, Quefte fino le paroi
le,che Cacciaguida dijfe a Date nel congra
iularft fico,t^!T ammirandofi de la fua ue',
nuta la fu, e de la tanta gratia che glifra
conceduta da Dio , Lecjuali fuonano in
Huefia fcnffntia, O fin^ue mio, O fcfrakndante gratia di Dio, a chi fii mai aperta due uolfe la por
ta del cielo come a te /e chi diceffe che fii aperta due uolte ancor a Taulo,come uedemmo nel fii
con Jo de hnf P ill^'^ndo che Vaulo ui fii rafito in ffirito, Et egli finge deffirui afiefi e con lojfii
rito e col corpo. Onde nel fecondo canto cf#, Sio era corfo, e cjui non fi conceffCome una dem.n
non altra patio, che .ffir conuien fi corpo xn corfO repe e cet E luna uolta intende fer aHhora che
era col corpo, auenga che filo contemplando con lo ffmtofijfi. Ultra, fer quando dofo la morte
ui doueua andar RnX^ c^ueh. Onde difipra nel x. canto a tal prof ofitodiffi , V fin^^ rifihrnejfin
Mede . cofi Lllule,Cofi diffi Cacciaguida a me, OUdio mattefi a lux. Ver lacjual cofi io m
(Iciauentoadudirlefueparile^foiriuolfiil^^^^^
Eneludirenoninteideril furiar di Cacciaguida, E ne ueder^fat.fercU ^
ardeuaunta!etantoamoreuohdilftteuolrifc,cUofenfi^^^^^^^
fiaede!miofaradifi,cio^,Effirgiuntoalfinedeamaglor:ae^
fignifica, che non intendendo il fifa la fcnte.ù<^ de le f aro e, che finge j;^^
stida, ciò è^, cor., due uolte fifoff, tornar ^n cielo, guardh d^ ^7 '
PARADISO
n^nl(tueY>:f einSùYa ueltiiQ in ^t^fBf unaUrofifiuiU e hello ^ [ero Beitrke etylea nel rifo [iuJii
u'mamenie che mai IbaheJIi ueiuta riJfre •
Indi (il udir & a ueder giocondo
Giunfe lo Jpìrto al fuo principio cofii
Chio non intefi ,ft parlo profóndo t
Ne per elcnion mi fi nafcofe j
Ma per necejjita x chel fuo concetto
Al fcgno de mortai fi foprapofe ♦
E quando Ureo de lardcnte ajfctto
Fw fi sfigato , chcl parlar dijccfe
In uer lo fegno del noflro intelletto^
La prima cojct , che per me fwtefe ,
T>enedetto fé tu -ifit , trino ^ uno^
Che mi mio fme fi tanto cortefet
uiirlojpurUYey t!T « uetierlo, Giurì fe cojè
<r/ JIq j^YindfiOy Aggiunfe cofe al JÌìq fatf
lar chaueua inan^ frincifiafo , (]ua»i
io iifpf O ftunguis meut e cet, chio non
intefi , SI faYlo jpYùJvnh, Tantò /).tr/i
Suinamente alto, Verche in Teolooia fc4
m moltipa/Jt,ijualieccehno ognihuma^
no iniellettOf Onie feguita iicenh, che
CacciaguiSa non gliafofe il fuo farUrfef
eìettione^ma peY neceffìta,ferche il fio
concetto chegli intefe di uoler e^Yimere,
SI Icpraj^ofè^cio ^, Sipofe iifcfra e faffd
fègno ie moYtali, oltYe Jeljual Ihumana
intelletto non fuo andare y tanto uuol inftf
y'iYe chefvjp lafjtttione che h ulnfe li ueJeYlo'eJpy afefo ijuiki . MA (juando larco. Per hauer deti
tofegnoy Mi (Quando laydoYe di tal ajfsttione fu tanto sjigato, chel fio parlar difcefe ueyfclfegno dei
mfÌYO intehuo humam, cheio potei intendey quello che diceua. La pyima cofd che per me fwtefe fi
fu, BEnedetto fie tu trino tS" uno, cioè^. Benedetto fie tu Dio, i^ual fci uno in tre pey ferie , che
tanto fci cOYtefe NE/ mio fcme. Ne difcefi da me, peYche i figliuoli fono femi del fadYe, Coft Yenden^
logyatie a Dio de la liheYalita chufaua ueYfo di Dante, che anckr efftndoneU prima uita,f^
teffe andaY ad hauer ej^erientia di quella feconda 4
E fguio , Grato e lontan digiuno^
Tratto leggendo nel maggior uolume^
V non jì muta mai bianco ne bruno ,
Zoluto hai figlio dentro a quefo lume y
In chio ti parlo t merce di colei ,
. Che a Ulto uolo ti ueflt le piume ♦
T« credi che a me tuo penfter mei
T)^ quelj che primo uof ^'come raia
De lun.fe fi conofe^il cinque el fi:
E pero chio mi fa , e perchio paia
Viu gaudiofo a te , non mi dimandi.
Che alcun altro in quefa turba gaia ^
Tu credi il uno , che i minori e grandi
Di quejì'.t uit-a miran ne lo jpegUo^
In che prima che pcnf fd pcnjier pandi
I^apcrchel fiero amor/m che io uegUo
Con perpetua uifla , e che maffcta
Di dolce difar^fidempia meglio ^
Seguito Caccidguida il fuofaYUr e dij^
(è. Figlio, TV hai fiuto, cio è. Tu hai
fatto y DEntYO a cjuefìo lume, DentYO da
me che in ejuefo lume fcno, e neljual ti
P^yIo, e lontan digiuno , OY tiofo
e lungo defdeYiO ,TRatto leggendo nel
maggioY uolume, Con:ejfuto guardando
in Dio, nelcjualff ueggon tuUe le cofe ,
Onde lo domanda uolume maggiore, Et
è ad imitatione di Virg, nel fffìi in peri
fna d'Anchife ad Enea,Vemfti tandem
iua(j;e:<feciatifpaYer.ti, Vicititer durm
pietas datur OYatueYÌ Nate tua . V,^ro ^,
reljual maggioY uolunje, no f muta mai
lianco ne hYuno, cme fi fi ne uolumi de
lihrifcYitti in caria pecora, che fifuano al
tempo del f:e(a, dfijuali o^ni darta da
luna farte è' bianca e da [Atra huna, E
moYalmentf, teYche efpnJo Dio irììmutai
la e e fomma uerita^ no può cagger in lui
uaritia.
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CANTO X
L<t uocc m fuura haUa e lieta umfUnf mutarne . Tu Ut AÌuì^<{ue
buon'i U uoìonta j fuon'd difw^ f^lut^ ^uffìomio gymf lutilo de fM^
A cU l<t mia tij^ojla e già decreta^ ^^(^ufaJiufintiyfeYhifuer ìoi^edutoin
I^io che tu iouei uenÌY jua fuy MEnP' di
colei, cheti uefìi le f ime u lah «d/o,cìo è*, Mmc» di Beat, lacjualtifice alile <t tanta dium ffei
culatione, Verchefcn'^ la reologia. & imjfùffibl dipterui afceniere . T V credi chdtuofenfey
mei, ciò ^, Tu credi chel tuo fenfier trascorra e uenga a me. Verde meare in latino tanto irnprf
ta, DA ijuel che frimo, ciò &, da Dio, il^ual e- frincifio di tutte le co/?, in lui tuue fi ueggoi
no, Co// come uno ^ frìmo e frincifto di tuUi i numeri. Adunque, fi come chi conofce uno , conofce
iincjue e [ci zST ogni altro numero, ferche da lui defendono. Co fi chi conofce Dio, conofce tuUe le ed
fè, jf erche tuUe defendeno da lui, e chi in lui può ueder tuUe le uede . D/ir adunjue Cacdaguii
da in fntfntia a Dante , Tenhe tu credi che i tuoi jfenferi uenghino a me , perche li uedo in
Dio, pero non mi dimandi chic mi fia,f perche fcnuerfodi te più giocondo e pieno di gau>
ilo che alcun altro di (^uejìa allegra moltitudine di jfiriti , Ef a creder juefto , che io uegga in
Dio ogni fuò f enferò, fu credi! uero, perche i maggiori CfT" i minori digrado in cjuefta heata uita
tutti mirano N'£ lo ffeglio, nelcjual tu pandi, ciò è-. In Dio nelcjual tu manipfìi il penfer prima
che tu penfty M.t perche IL facro e diuino am^re, nel<ju(il io uegghio e fcn fempre defo con Jftrjfei
tual wftj, perche mai da cjuello non mifartQ^ E cf:^ maffcta di do'ce difare, ciò èyEche minfam
ma ts^ accende di dolcemente amare , ftden pia meglio e fàccia f più pey ftto , Sifoni la tua uoce
ftcuramente haldan^fn e Uefa . La uolunta el defideri^ tuo, aljuale, la mia rijj-ojìa Cia dei
creta^ E^ già pronta c7 apparecchiata •
lo mi uoìft a Beatrice t e quella uHo ^i^ifo Cacciaguida didiralfoeta<jufli
Vria chic parìaiTcx^ arrifemi un cenno, h, che per aUhoraeradi kfcgno,ftac,
. /- r 1r 1 u ;^ * cue^E Dante, ter ueder U Beat. era LOr/^
Che fèce crefcer lale d uoler mio : ^ ^ .
Voi cominciai cofi : Lajfetto eì finno, . j^/^^^^^^ ^.^
Come la frima equdita uapparje 5 ^^^^^ ^.^^^ ^ . ^„ ^,„„3 -^^
tiun pefo per ciajcun di uoi fi fènnoi tender che rijfondeff, che accrehhe ddtt
Vero che al fol:>che uaìlumo ^ arfe^ fderio,chenhauea,E^uelcheiiuffon:o
Col caldo e con la luce yen fi iguali 5 talmente fignifiihi,lhahhiamo già di fa
che tutte fimigUanTJ fino fcarfi ♦ pra in altri luoghi a fmil propofto deli
-Ma uo9lia ariomcnto ne mcrtaU to . POi cominciai cof , lAffrtio et
Ter la camion, che a uoi e manina , fnno, Vuolfi il poeta fcufircon Cacciai
Viuerfimfnte fin pennuti in ali . gf- deLfua ^nfufficientia, c,uanto ad
1 r ^ 1 • r^*. y^u-'fr^ efbnmerh con tanta efhcacia chepliì-aui
Cnd,o,chefon womU m fnto wju.fla Jf^^^ ^oko jcur flr ìu,h, iL ^(fo
Vifigua^lianx" : ( F'O non rmgUUo , a, 4r iom.nhio , .
Sencn ed cor , a la pMetnafijU . ihelpeta fmmanunif drfdmuM inten»
Ben fupUco io a te uìuo tjpaVO, _ j^^j^ ìui,Onìeiue in /juifìa fcr.itnt
Che (juejìa ^lok precicfa ingemmi ì ^^^^ cOmrU frima niuahu , da è-,
Verche mi facci del tuo nome fit'O, QuitnJloUii.mlijtiolmnfiiO'Ifr ira
ijuditit rtf iiff^uagliS^ diami, Vf [l'ari
fce Jim.ffr'o lAjtmA finn,, cioK Umy^laca.ffnla.Bffi f UO ^fc ferro
L ci4J>, a U D V n p/;, e , Chf mtzfù ìum ^.^m !-"r,,PErc eh .l ei Unhe
cffré . Di^,Ae cO« U luc^ mhmo,Cr «[nfc lintMo, E «/ if U c»nt. u^rjc ei.ffi.c,.
PARADISO
lo JfUn
tmùftf£kaft , SofìQ iartto m^rande^^jfari, chf ognifmi^lUn^ [creile fcarfa imft
nata ia foterla agguagliare, Onde nel {recedente canto 171 ^erfcna'di Salomone parlando de
ioY di che Unirne beate fcn ufftite diffe. La fua chiare^'^ fèguita lardore, Lardor la uifme e '^ueU
la e' tanta, ^ Quanto ha di gratta fmajuo uakre • Adui^ue^, in uoi heati è' len egual L Affitto eì
ftnnoy do ^, Imorf V il pjfere, perche tanto amate Dio, (juanioper grafia uè dato di poterlo
cono [cere, Ma ne mortali, V Oglia tfT argmento, ciò è-, Vefiderio e fapere SOno , per la ragion
che- manififla a uoi, perche Ihauete ejfenmentata, Dluerfmente pennuti in ali , ciò ^, T)iuer[ci
mente dijfojli, E la cagion fi è, che grandi ^ an'^ infinite (cno tale del defiderio. Ma tjuelle dfl fa
fere, rifletto d tanto defderio,fcm hreui e corte, Onde io, the fcn mortale, mifcnio effr in c^uffla,
difaguagiian'^a da non faper ejfrimer la uoglia mia, la<]ual è tanta, E pero, A la paterna ffla,
ciò ^, A la gloria di Varadifo ordinata dalfadre eterno, a la(jual ueder io fcn tenuto , Onde nel
frecf dente canto in perfona di Salomone dtffe, Quanto fia lunga la pfl a di Taradifc e cef, NO»
fingratiofenon col core, Perche con (\ueh fi dimofìra maggior affitto, che non fi fn con leparole,
Vero nel preallegato luogo dijp, con tuttol core e con (Quella fiufL, chè' una in tutti , a Dio fici
olocaujìo e cet, BEnfiplico io a te. Dice Dante, Auenga, che fer la ragion detta difcpra, io non
pipfia ne fojfa rjfrimer la uòglia mia con tanto affitto guanto è in me, nondimeno, Suplico len a
te Wluo topatio, Perche ff lendeua come (Quello, ma non erafcn'^ uitacome lui, Anl^ uiuea di (juel
la uita de laifual non fi mor mai, CHe ingemmi, llijual adorni quejìct preciofa e cara gioia de la
croce, come la gemma adorna laneHo, PErche mìfàccifatio e contento del tuo nome .
O fronda mìa in eh io compìacemmi
Vur affrettando ; io fui la tua radice :
Cotal principio rifpondendo fèmmi ♦
Tofcia mi diffc 5 Qii^l , da cui fi dice
Tua cognatìon , e che cento anni e piue
Girato hai monte in la prima cornice^
Mio figlio fù j e tuo hifauo fue x
Ben fi conuien che la lunga fittica
Tu li raccorci con lopcre tue^
liorcnTjx dentro da la cerchia antica
Ondetla toglie anchor e ter'^a e nona^
S/ fiaua in pace fobria e pudica ♦
No« hauca catenella^ non corona ,
Mo« donne contigiate j non cintura^
Che fojfe a uedcr più ^ che la perfona^
ì^cn fitceua n^fcendo an:hor paura
Lafigba al padre '^chd tempo e la dote
"Non fùggian quinci e quindi la mifura^
ì^on hauca cafe di fhmìglia note :
l^on uera giunto anchor Sardanafolo
A moflrar ciò che in camera fi potè ♦
'Non era uinto anchora Montemalo
Val uojìro Vccellatoio ; che come è uinto
Hel montar fu^ coft farà nel calo^
Cacciaguida chiama Dante fùa fronìa,
perche da lui era difiefo , come la fronda
difiende da larhore. Et ancora perche tra
ornamento a la fua famiglia, come a lari
hre è' la fronda , IN che , ciò è', Ue lai
qual fronda, Io, ajfeitaniopur che tu uei
ni/ft, mi compiacei, Viauendo , comeuuol
infirire, preueduto in Dio la fua uenuta,
IO fiii la tua radice , Stando anchora ne
la fmilitudine de la fronda, ciò ^, hfiii
la tua origine, e colui daltjual tufci difcef
fi . Pop a mi diffe, Q\ eì ia cui fi dice
tua cognatione , do h , Colui dal^juale fi
denomina la tua famiglia, ciò e-, Aligieri,
la chi tal ^miglia prefil cognome, come ne
la uita del poeta dicemmo , E che cento e
fiu hanni hagiratol monte del Purg, ne la
prima cornice, doue fitto grauipe fi fi furi
gano ifiiferliy come ueìemmo nel nono
canto di (gufilo, F V mio figlio, e tuo hifdi
uo, che da Latini è' detto proauo , BH«
fi conuien. Ben e coft conueniente e giui
fia, che tu, con le tue huone ofereji raccor
ci CT* allreui il temfo de la lunga fatica,
chegli ha da fcffi ir anchora fitto tanto gr a
ue pefi . Florrw^ dentroy Vien Cacciai
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Postillati 16
CANTO XV.
^uììn fiorrf a limojÌYityfi ijuanta la fua cittk ii Fìy^»^ ^jfe ne fuoi iemfì Jotatd li fanti cùfiumiyf
del fuo lietò e pacifico ftaiOy molto diuerfo da (juel i( tempi del ncftro Jf deta^ Ma chi filft curicfo di
ftfercftiulìiirelantiLOefYimo circuito di tal ciuà, e come poi w diuerf^tmpififta accrefciuta ,leg
ga le croniche del Vifl^m, che per ordine diffiifmente ne tratta, ¥ire7t^ aJun^ue, ne tempi di Cac
tidgidda fx fìaud SOiria, ciò p', Continente^ pudica e cafia dentro DA lantica cerchia , D<t le unti
che mura che la cerchiàuano e àngeuano intorno, Obide, cioè, Va lacjual arjica cerchia, ella toi
glie anchora e [cfla e nona, con tutte le altre hore che juonano, Verche la chiefa di S, Maria, le cam
fané de lacfuaìe Juonano le hore a tutta la città, è p^fia fcpra ifhndamenti di tal antica cerchia •
NO« hauea catenella, non corona e cet. Qiiepi dicano, cherano al tempo delpoeta ornamenti di don
ne dargento dorati, ì<Jm«/i ne tempi di Qacciaguida non erano anch^r in ufo, Ne nafcendofàceua,di
ce, anchzr paura la figlia al padre, perche neletà re la dota non paffciuan la mi fura ,Etin uero a
^uei tempi lefiiniiuHe mn fi maritauano che non haueffero paffatù ifuoi xx. anni al meno, eledoi
le, Yifpetto a cjueUe choggi /tafano di dare, era cofa mo'to mifcra . NO w hauea cafi, che per e fi
fir andati in effilio, fijfero uote di ^miglia, perche anchora non uerano fiifcitate le parti, NV Sarda
napaHo uera giunto anchora a mojìrar juanto fi può in camera, perche la lufjuria ne uifira anchoi
ra radicata, ma continentemente fi uiuea . Sardanapallo fii Rr degli Affìri tanfo effeminato,
che fi uefiiua e lifiiaua a modo de le fue conculine, ne mai da altri che da ijuelle fi lafiiaua uedere,
Uijual cofa fit cagione, che ArUce capitano de Verfi li congiura/fé contra, tT oltre a torli il regno,
lo conducefjfe a d^ff erata morte , NOn era uinto a>ichora mntemalo, Montem.alo è- uicino a Ro
ma, dalcjual fi ueggono ^Itedifici di dentro, e quelli di fiori de la ciUd, il fimilefift de glie dt fi ci
che fino di dentro e di fifori di Viren'^^, da VVccfhtoiO mote a cincjue miglia preffc di fM[la,Vuol
adun<jue riprender la prodig:tlita t!r alterigia de Fiorentini che ufauanonefiiOi fupeihi edifici.
Onde dice, che aHhora Montemalo non era anc^iora uinto da lucceBatoio , perche maggior numero
epiufuperii edifici fi ue deano da (^ueh, chenonfificeua ancora dajueflo, Mapoirffindo MoM<
temah fiato uinto nel montar fu, Qofifara nel calo, Verche maggior ruine di Firé^farÀno ancho^.
fa ueiute da luce[latoio,che da Montemalo di Rorw^, In tal modo pronofiicando la ruina di Viren'^.
Mìncion ^ert't uii'to anìdr cinto Di Meffcr BeUmcicn Berti e di Gualdraf
Di cuoio e ioffo ; e umir da lo Jbuchh da fi^a figliuola, dala^iual heUe origme la
La donna fu yn\al uifi dtpnìot MiadeCont^g^idi,di
J 1 V ^ .■\ JA\Ti>rAy'i(\ de VlnfCoRui adunque, ben che rìohl jt
E uìit quel de aeri, c quel deì Veaho „,J,uJfi{p,erhd^Jpmhriay
Ejfffr contenti a la jeUe Jcouerta , ^^^^^^^ noniiment, , eu mu U moit>
E le fue donne al fufo & ai ^enneccm ; ^.^ ^ ^^y^^^^ ^. ^^^^.^ ^
O jimnate ; e ciafcuna era certa cintura ii cuoia con /« fUm
De la fua f f altura ;& anchor nulla io/fc,(hfho^gii romiti wn chudtrife
ira per Francia nel letto deferta. tifiiiifi,r\ano,il*Ct.<'iormi,Uct,uiii
Luna ucfg^iaua al fludio de la culla } umr i« kff tedia fin^ Uun ii lifdo U
E confchndo ufaua lidioma , ^ f >«'o/ uifc.^ud eh pch U« hg^i m
Che pria U padri e le madri traHutla t ofìumt éifirt, m ^ueJl^ f, rquu U pu
UUra)rahenIo a la rocca la Sorna ^^^^^^TX^'^^-
fauolcggma con la fua fnmgha ^^^.^^ ^ ^.^^^ ^.J^j .^^ ^ ^
De Troiani, di Tiefole e di Roma. meiauffìiu,emiifcfr<,r<Jlifmììidfcn-^
fure : O Ùrtumif * cr ^ummfe im'^ B c^una tra ctrt, it Ufuafqdtm,lir
PARADISO CANTO XV,
^cUrm fra U ciuk iiuifa infarti, ow hauf/pro eia fenìry iffPr cacciate è mtinlaie a m
yìy ir. effìho, E nefsuna m anchora aUnknata nel letto ial YnavifOy ffr anèay in branda , o J in
altro Ungo lontan ia cafa jf ey auiiita iiguaiagno, Ma luna cantando aiormentaua il fuo picciolo
figliuolino , E Ultra attfnieua a la rocca fi.uolfggianh , e narrando Untìche fihuloft hiftoi
rie hora de Iroianiede Greci, hora de Fiefolani, (17 hora de Homani.fer tergerla fua filmigli^
iefla in ofera al fuo effmitio ,
SarU muti dTihor tal mmuì^'td
Vna CiangheVa , un Lapo jàìtereHo^
Qt^al hor [aria Cincinnato e Corniglia ♦
A coft ripofato.a ccft bello
Viuer dì cittadini , a cofx fida
CittaiìnanTjt , a coft dolce hofleh
Maria mi die chiamata in alte grida 5
E ne lantico uofirobattijìeo
Inficmefià Chrifliano e Caccia'^uida
Moronto fu mio frate ^ & Vielipo:
Mia donna uenne a me di ual di Vado
E quindi il fopra nome tuo f\fèo,
Po/ feguitai Ùmperador Currado j
Et eì mi cìnfe de la fua mìlitia,
ramo per ben oprar li uenni in grado,
tìetro gVmdaì incontro a la nequiùa
Di quella legge il cui popol ufurpa
Ver colpa di paflor uoflra giufìitia.
Quiuifù io da quella gente turpa
Vifuiluppafo dal mondo fitllace ,
Il cui amor molt anime deturpa
£ uenni dd martirio a quefla pace ♦
Tìlce in fcntentiay che aUhoya farla {fata
tanta marauiglia il uedey una perfim uii
iiofa, (juanto farehle hora a uedcyne una
htata di moke uirtuy Come fu Cincinna
io e Cornelia, Velcjual Cincinnato dicem
m diffya nel f fio canto, E di Cornelia
figliuola del maggiore Scipione e donna
di Tiherio Gracco, nel (juarfo deVlnf
A Cofripfafo, M-ifìra Cacàaguida ejfcr
in ft leUo, uirfuofc, e pacifico uiuer di citi
tadini nato in FiVrw^f inuocando la mai
ire ad alta uoce laiutù di Maria uergine
auando era ne dohri del parto. Poi hatte^
\iito ne la chitfx di S. Giouan Batti/ìa^fh
Chriftiano per il hattefmo, e Cacàaguida
infume, jfer nome, E come dicemm.o ne la
uita del jfoeta, hlle per fratelli Moronto
t!7 Helifeo, La fua donna dice ejpr uenu
ta a lui DI ual di pado, perche fit da Feri
rara, doue paffa il fiume del Po, E Quin
di il fcpranome tuo fi fio, Perche ella fu de
la /^miglia de li Aligieri, dala<jualtliifa
uo di Ijante e figliuolo di Cacciaguida jfye
fc con larme infume, il rome, e la fàmii
glia il cognome, POifcguitai, trarrà Cac9
ciaguida, come dato fi a la mMitia, e uenu
. ^ , , , , fo, mediante auella, in grafia di Currado
frrmo Imperadore, merito da lui effcr fiotto caualieye, t!T egli hauerlofcguifato ne limpreft eh (ice
contra la imbuita di ^uellafèlft legge, il popol de la^jual ufi.rfa ncftra giufritia PEr colpa dipnoi
te, CIO e-. Per di fitto di buon Papa, Perche U iniquità d,lppl Maumetano ne ufurpa la terra fm
ta chegiuffamenfePjfetterehie a noi chrifliani, e cfuefìo dice chera fer colpa del Papa , dfìctual
àouea ejjcr la cur, di procurar la recuperation di quella, ma come diffc in fine del nono canto, ìfoi
fenjur non andauano a Nazaret . quiuifii io DA ciuella turja gente, queUafc^ra e hjfci
lufagenerattone DJfinlujpato efciolto dal fallace mcndo, lamordelLl DEturpa, cioè Miaui
da er inganna molt vanirne , meUendo le fue Baci jteran^ in lui , E Val martirio , Perche
com attendo e merendo per la file fuimmire, Sennia^ucfia face di ulta eternarla doi
ue tanto felice effe hora tu miueii . ^
lìjQeta
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mi
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Firenze.
Postillati 16
P A R A D I S O
O pcd noflra nobiltà di [angue ;
Se gloriar di te hgente fri
Quà giù , doue wgj/^o noFm Ungue }
Uirabil cefi non rni [ara man
Che la /doue appetito non fi torce y
vico nel ciclo , io me ne gloriai ♦
Fr/j Jet tu minto , che tojlo raccorce 5
Si chcjfe non fafpon di die in die^
Lo Ump ua dintorno con le jòrce.^
CANTO XVI.
llfoeta nflfYf[(ntf cantò ammonìfcf frif
m Ihuomo a no kutrft gloriar de la mon
àana nohlitftj ftr fffer top, chf dura foi
co [(Ha wow uim c^ntinuaynen(e di ejfcf
étata, VoiintYoduce Caccia^uiia aéif
chfiljìrolifùoi ctììtichi genitori y In chi
Umfofgli fiirouo fjfirna^iiutòy E ([uan
to ^f]e la città éi iWfìì'^nf fuoi tmfi
jfOfolafa , E dfle fin nobili firr.ìglie di
jUfEa, Aufnga che foi^fer le krcfartiali
fa, ejueUi de le uicine capei! a e uide, che
hi uenevo ad Ulìtare^ molto la uitìaffeYO . ^ O Voca noflra noliìfa. Con efcUmatione coni
Ufnier,tìffima dimofìralpeta cjuam foca e frale fra la uera nohilita del fc^tìgue, de la^ual ^aagiu
tra tìoiy doue laff^tto e noftro amor Imguifce k!T uhimamente more, la gente fi dorìa tato, E nzni
dimeno dice, che tjue/ìa no li f arra mai fin mirahil cofa, atiefc chegU, ilijual era in cielo, doue
f etifo nò fi farte mai da la ragione, e che faffme alcuna no uha luogo, eglifer Ifjfr e fer il far^
tar di Cacciaguida fc ne glorio. Volendo ir'ftrire, che fe egli cheta la fu in cielo lunge da lefofftot
ni fit ulnto , che molto fiu efcufMli fcn glihuom.ini ^ua giudatalijfalf.om offr/fp ,fc da cjueU
le fi lajfan uincere, BE« ft tum^to. Quelli che fi uefieno una uolta del nome di cjuefla noUliia,
fer (gualche uirtuofo e degno huomo che fia paio de la fia famiglia , dal(^ual lorigine di tal nolilita
fa uenut<i,fe di mano in mano non rifùvgono in (juetta altri uirtuofi huomxni che rinouir.o la fu<i
memoria, auien di lei , come del mantello , che da le jiruid a foco a [oco nel fondarlo uien ad
0f ciato , V ultimamente del tutto confumato 9
Val uoijche prima Tloma fojferie ,
in che la pia famiglia men perfeura,
"Ricominciaron le parole mie:
Onde Beatrice, chera un pocofceuray
Ridendo parue quella ; che tojfio
M primo fallo fcritto di Gineura^
lo cominciai ci fietel padre miot
Voi mi date a parlar tutta haldeT^t
Voi mi leuate fi, chio fan più ch'io i
Ver tanti rrui fampie daUegreT^
La mente mia, che di je fa letitia:
Verche può fajìener , che non fi p^if*
Vitemi adunque , cara mia primitia,
Quai far li uojìri antichi ; e ^uai furgìianni)
Che fi fegnaro in uofira pueritiu
Vitemì de louil di San Giouanniy ,
:hi cran le genà
Qj/antera atihor , e
Tra ejfa degne di più alti [canni _ ^ ^ ^ ^
ne le duoìe de caualieri de b fauola rotonda, <iua>iio ella, alfrincifio delfuo amore, fi Ifo haiia.
Poi che Cefare heUe frep in Row« la T)it
tatura ferfelua, fu il frimo in (jueUa, ali
^ualfilfe detto uoi,feYche hauedo riflretto
infe fclo tutti i magilirafi de Ix'^ef.Yaffre
fcntaua la ferfcna di tutti tjuelli che in iai
magiftrati fcleuano inteYuenire , lAa hoggL
juejìo uoi è- m.eno ufcto da Romani,e cofi
tYa ancOYa a tefi del foeta , che da c^ual ft
uoglia altra natione,ferche a tutti dicano
tu e nÓ uoiy Onde dice che l A fiafè.mii
glia, ciò h'y il fcfolo di T.oma , fnfcufYa
meno in cjueluoi, 'RlcominciaYOn le farolt
mie, ^oltatofi aluncjue Uhe a Caccìagui
day li YÌconr.incio a dire, \oifieieiì fadre
mio. Onde Beat, Ciberà un foco fceuYa,
<jo ^, lacjual eYa un foco ff arata e diuip
fa da noi, ffYche efft no ragionauano dì co
f( Jferfinenfi a la teologi a ,PA rue, riden s
do, quella che toffio AL fYimo^HofYitt^
dii GineuYa, ìl(]ual fu, fecondo chè'^ friUé
PARADISO
conti AÌnn^uf copi comfltòfftr li^^ iieie animo a LamloUo li laciar CineuYd , Coft il rthr iì
Beatrice Me anim a me iifarlay a QacciaguUa, E coft ccminciai a éire, \Oifete il (aire xwio, j r
tAn^ ^fY^^f fi f^ome hahkamo ueduto, ia lui era difcejc, Voi mi date a farlar ff!^t<i laUari^ tlT an
Jire, ( juejìo fer lamore che mofirate uerfo di me. V Ci mi leuate ft^ Voimaì'^ie a tam gaudio
Unirne mio. Onde difcpra difp, di lui ejprft ghriato^ CHio [cn fiu chio, ciò ^, che io foffc ogni
termino di mia humanita^ e juaft dhuomo mhauetefàuo un Dio . p£ r tanti riuiy La mente mia A
ftmfie dallegre^^ fer tante cagioni^ che luna fcpra laltra entrano jn lei^ CHr ft letitia , ciò è-, S
che fi, ^ riceUacol di tal aHegyeTi^y comel finte ft fi riceUacol dacjua fey molti riui che fcrgrno
irt lui^ Parche fuo fcftener che non fi fpe^^ay Imfero cheffindo effa mente daRegre^Xà (uUafuna^ ^'^'•^
eUa èfirte a refifler che altro non entri a prender luogo in lei ad interromfer tanta fua allegre^^ R^m^
f gioia . Ditemi dunque^ chiama Cacciaguida pia frimitia, ferche frima e frincijfalmfnfe da
lui fi riconofceua effir difcefo^ E domandalo di quattro cofe, l a frima, che li dehìa dir chi fitron li
fùoiantichi. La fèconda^cfualtfiironhfùoi primi anni. La ter"^. Quanto era al fuo tempo il pofo^
lo de la ciuci di ^iren'^y Laqual per fmilitud'me chiama ouile, perche Giouan Batiifia era pai
fiere, ciò e, patrone di quella. La quarta cr ultima, Quali furon lifiioipiu fimofi ciuadini . f///// 1
Come Jauuìua a lo Jpirar de uentt ìnte/c cacciaguida il uoler ìi Dante, quel
Carbone in fiamma coft utàìo quella lo che fcn^fuo parlare ad ogni mok ini ^^^^
Luce rij^Under a miei blandimenti: tendeua,per la letitia che gliaurelhe àhat
Dell
^ E come a fiocchi miei fi fi bella ; fàtisfire, la luce nelaaual egli era _
Cofi con noce viu dolce e fcaue , ''^f ^'''T ' '^JfT'''' 'f''' / J
Ma non con quefìa moderm fituetla '''^'"^ [''f ^f'f' ^. i
Dr/rm/^D. quel di ^,che fii dito ^ue ^^mo da la fiamma, che f^^^^^^^
•y. - . \ . - tiuuiuo,E ft come eUafi kce a ihoccht EM
fp^rto.m chemia madre.che horfanta, poeta più iella, cofi di!e , che con più cW
SaUeuio di me, onderà grauei lokt e fcaue ui^ce, ma non con quefìa moi
Al fuo leon cinquecento cinquanta i^yna e mortale, an'^ con diuina kd' ani
E trenta fiate uenne quejìo fòco gelica fiuella rif^ondendo li hjfe , come
A rinfimmarft fotto la fua pianta « «W^C^ uedremo jèguire . DA quel di j^^^
Qliantichi miei eir io nacqui nel loco } ^he fii detto Aue, Vuoi Cacciaguida rif ^-^^^
Oue fx troua pria lultimo fifìo /fonder prima a la feconda de le c^uaUro co
Da quel , che corre il uofìro annual o'oco ♦ fi ^^'^ domandato dal poeta, i
Brtffi de miei maoojori udirne queflo t ^> ì""'^' S^^^^""^ ^^1^^^ ^^"^^ m
Chi elftfi^r , O^ onde ucnner quiui ; M
viu i .h. ^ > • 1 o tme del uerbo eterno tn Maria Verme, \. /\
Klu e tacer ; che a razionar , honeflo ♦ i , ^ t n ì ^ i \ F»l
• ^ f^vA«; ♦ quand:ì annuntiata da Gabriello le pi dft ' j, §
. to Aue Maria e cet. Al parto de la madre
fia, che allhora erafitnta, nelqual parto ella partorendolo, e mandando fiiori del fuo uentre lui Ji
CUI eUa eragraue, queBafteDa di Marte, ne Uquale egli era, che per lo fuo ardente colore domani
c/<f fiioco, uenne cinquecento oUanta uolte al fuo leone a rinfiammarfi fotto la fùa pianta, che tanto
Mena dire, che da lincarnatione del figlimi jii Dio, fino alnafcimento di lui, quella fteda di Marf ^oj.
tf, che in tal fuo nafdmento era nel fcgno del leone fuo domicilio, era tornata d/xxx. uolte fctto di ^ (j
juel talfegno, E perche quejh pianeta fena due anni a tornar fctto qual f uoglia frgno da Ihora Wj
ihefi ne parte, perche in tanto tempo fk la fua reuolufione per tuttol ^diaco, uenero adfffcr corft da j [\^
lincarnatione del uerlo, fino al nafdmento di lui Mclx. anni, e tanti erano glianni del Signore,
quando Cacciaguida nacque, prendendQli da lincarnatione . Clìantidi miei, Quejìo e hora
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Postillati 16
CANTO XV U
quanto a la frima limanldy a latjutilpfr hortfftà non rijf^ondf frofYÌmfntfy m dmnfcYÌuf il Ìu9
df la cittÀ , la hue gltanfichi /u:h kD* egli ancora era nato, iìi^uaì luogo éice rffer lultimo fc/is
trouatò da ^m^I che corre I L uojlro annualg'oco, ciò ^, da juel che corre ti f alio, il^ual gioco i fii
tentini hanno in cojìume di fir ogni anno il di di S, Ciouanhattilìa, E luUimo fcfìo eie troua chi
lo corre, ferche uien da fonenfe uerfo leuante. Si è- jUfSo diforta S. Viero, E ^ueflo dice che iafti
udir de Jùoi m.iggioriy Venhe a dir chi fffi furo, e di che luogo uener (juiuì ad hahiiare , è' fiu hoi
tìffio il tacer che a ragionare, Volendo infirire, chegli nonloforia dire fcn"^ Jtfd grande fffaltaiÌD
ne e laude, E meglio e fiu honore e tacere che lodar fé fìejjc. Perche in uero, Si come dicemmo r.e
la Ulta del foeta, egli jìeffc far che cenni nel xy. canto dt l'inf* i ft<QÌ antichi effir difceft da quei
'Romani che pofero Tirer'^, e che cjuiui rimafcro ad hahtare, Oue in jferfcna di Ser Brunetìolafii
ni dice, Taccian le Ifjìie Tif [ciane flrame. Di lor medejme, e non tocchin la [ianta, Se ahuna fut
ge'anchor nel hr letame , In cui riuiua la fementa pinta Vi juei Roman , che ui rimajèr juant
do , Tu fitto il nido di malitia tma .
Tutti color y che a quei tempo mn
Va poter arme tra Marte ci Batt'tfla^
Lranol quinto di quei che fon umi :
Ma la chtaàman\a ^ che hor mìjla
De campi di Certddo e di Righine }
Pura uede:ift ne lultimo artijìa^
O quanto jbra meglio efjcr uicìne
Quelle gentil cUo dico*,^ al QaUwzjSy
"Et a Trejpiano hauer uoflro confine^
Chauerle dentro , e foftener lo puTj^o
Del uiHan d' Aguglion j di quel da Signa,
Che già per barattar ha hcchio agu'^o ♦
Quefla h rljfofìa a la terl^ limdnla, lai
qual fuy quanto era al fio temp iìfofoh
de la citta. Dice adunque, che tutti queli
li eie a quel temfo erano iui , DA fiter
<irme, ciò è'. Da pterla portare , TRa
Marte el Battijìa , Tra ?agm ,iquali
inan'^ che ft conuertìffcro a la ufra fede,
ad.rauano la fiafua chauean dediiata ini
fteme col tfmfio a Marte, E chr-piani,
iquali a S, Giouanni dedicaron jfoi effò
tempio y deprima a Marte haueano dedii
caio, Erano la quinta parie di quelli che
al temfo di Dante uiueano. Ma ft duole.
che dapoifiano uenuti da le uicine caftl
la e uiHe che nomina, genie ruflica , uiHana e uile auitiar la città colfkrfne cittadini, la douepri^
ma fra infe pura, ferche infino a lultimo e più pouero artifla, tuUi erano Fiorentini, per la^ual cofa
i^uìica, che a Firenl^ farla flato molto meglio dhauer quelle fai Penti per uicini e non dentro da la
città ftr cittadini, E che fer non hauerle ne la città, ifuoi confini fì/pro tanto vflreUi , che non
tamro dire al QaRuZ^ V a Trejfiano, luoghi nel contado di Tiren'^ afjai uicini a la cm,
ferche Ce cofr PIP, queftì tali non fi furiano fÀtti cittadini, E la ciuà di dentro, non haueria da fc[i
frirtlpuÀ ePtoreDEluillan d' Aguglion, intefojccondo che dicano, per Meffcr Baldo d Agui
gUo, E quel da Signa, per MfjPr Bomf^tio, lljua ha già locchio ACu% ciò e, Auido per bai
rattare,perche dicano, che uendeale gratie, ojpct,elenefici.
Se la gente 5 che al mondo più traligna ,
Non fiffe Pata a Ce fare noucrca,
Ma come madre a fuo figli uol benigna*,
Tal fhtto e fiorentino, e cambia, e merca}
Che fi farebbe uolto a Simifònt'h
La oue andana lauolo a la cerca »
Sariafi Montemurlo anchor de Conti :
Dìmoflia, cVe ìe dforiie e guerre, ìequa
li furon ira la ihiep e Vlmperio^, ScroPa
1f cagione de la ruina de le città d^halia,
per le farti Cuelp e Chilfllire, che da ta
li dfcord e nacquero aprincifio in quelle,
in ci e tutte fi fcn diufc, ferche qua! fiuoi
Yiua V era cfpquente a luna, e qual a lai
m parte, E quel ihe peggio , àe in un^
iSarknfi t CmVt nel ftuUr d^Aconci
E forfè in ualdigreut i Euondelmnti *
Stmj^re la conjùjion de le perfine
Tr'mcipiofit del mal de la cìttadt^
Come del corpo il c'iboyche Jàpponei
E cieco toro pj« auaccio cade ,
Chel cieco agnello 5 e molte uoUe ta^ìa
Vii^ e meglio una , che le cinque J^ade
PARADISO
città meìtfma ira f articolari t pinaA
c-ittaiini, fra Umfiefmttfffliltntiay la$
^uaì ancora ho^^i iura^ chefer fffèr tari
inufcchiata è' ialmentf àiutnuU ìncui
ralile, che fi d fffra àe la fa! uff , chiat
ma adunque la gente if la chiefa , Come
Vaj^i e CardinaH, la(jual tralignaua fin
iapigi anteceffcri^ fer le ragioni a tutti
rìotifftme, NOue/c^^ ci) ^, Matrigna,
fer che fi come U ma(rign:i ^ femore adi
uerfk , in uolunta contraria alfigìiajlro, Coft era fiata la chìffa a Ce fare, inttfo fer lo Inìferaf
dorè, Onderà nato,cmehall;iamo'dettOjladiuifione^ e da c^ueUala rtdna de le ciuk d'Italia,
Cerche luna farte caaiaua di fuori laìtra, e cofiin luogo de la cacciata f arte, ueniuan ^kcHi de le
Uille a la ciud, eficeuanfcne cittadini, e fer trouarfi f oi ^ueffi nuoui in cojhwi diuerfi da uecchi
ter antichi cittadini, micetta tra loro nujue confufmi dijcordie e riffe, Chefe la chiefa fiffe fiata
4. lo Imferio benigna, come madre al fuo figliuolo, non fmen:^ fcguiti (juefìi tali inionuemenfi, e
efpndofcguiUy le principali ^miglte che nmìna infieme con molte altre, non haueriano hauu
io luogo ne la città, efarehhno anchora nel contado a le cafi loro , / ffirmando juanto hahbiamo
ietto, che la confufme de le ferfcne dimfi in cofiumi, fu fcmfre frincifio e fr'.ma cagione del mal
de la ^ef. come la contrarietà de cili è- cagione dehnal del corfo. Onde Egid. de regim, frinc,
Exfraneòrum autem conuerpfio corrumfitmores ciuium. E fi alcuno diceffe , che non hauendo la
òtta ricfuufo di temfoin temfo <juefti nuoui cittadini, non fer Me mai afe fa a la grand f^"^ cheli
la era, dim^fira, fer comparatane del cieco toro e del cieco agnello, che le fuferle e gran citta fon
fiu diff:>fie a la ruma, che non fono le humili e hajp, Si come ancora molte uolte (aolia fin e mei
gliO luna, ihe nonfinno le cinjue J^ade .
Se tu riguardi Lunì eir Vrhijhglia
Come fin ite , e come fi ne uanno
Virietro ad effe Chiufi e SinìgagUa^
Vdir come le [chiatte fi disfanno
l^on ti parrà nuoua cofix ne firte^
Vcfcia che le cittadi termin hanno ♦
Le ucfire cofe tutte hanno lor morte j
Si come uoi^.ma celafi in alcuna^
Che dura molto , e le uìte fon corte »
E cornei uolger del del de la luna
Copre e dtficpre i Ini ficnTa pofit j
Co/i fa di FiorenTjt la firtuna :
ferche non de parer mirahil cofa
C'ìo chio diro de Rialti lìortniìni^
Onde la fama nel tempo e nafcofa ♦
Vuol Cacciaguila ìimofirare , non effit
marauiglia fi col uolar del tem{0 le fchiat
(e de le fimìglie uengono a meno , cme
dalcime,feYfatisfir a la (Quarta domanda
del f^eta, dira foco difetto, Va foi che an
(Ora le citta con ogni altra cofa frodotta
^uagiu tra noi col me^ de le feconde cai
gionif^n (juel mede fimo, Auenga che dal
cune ue ne fieni, che fi conferuanofiu lun
gamente de laltre , Onde dice , Se turii
guardi come fon ite luni, che fii in luni
giana non lun^e da Sere'^na, Et Vrtifl
glia in Komagnafreffo a Macerata , E co
mejc ne uanno dietro ad effe chiufi citta
tra f^erugia e Siena, e Sinigaglia traini
no et Ancona, fer ejpr tutte ite in ruina.
^ j r , ti f arra nuoua ne fitte cofa foi ad udi
re, come fi disfa nno lefcU^tte, Voi che le dttadi ancora effi hanno il fermine e fin loro, Soggim
gendi, come hMiam detto, chogni cof, ^ua giù ha la fiu^ morte, comhMiamo ancora noì,mafi
i/U in alcuna, lenhe dm molto, e noi, fer U (,orta uita, non le fofjlam ueier morire . £ cor^t
al uolger.
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Postillati 16
CANTO XVI»
iit u^ì^ifi Vinumh ìfUo tri ^maìe iehuamUìe flato de le cofe itimf^ ìicelùrd w f articolar Ji
^uelio di Tiren'^ affomiglUndola al tontinuo fìuffo e rejiuffc delmare^ che nafce dal uariahil niot(y
éf la luna^ Ma di ^icffta materia uedemmo, che tratto iijfìifmente mi [((to del Vurp m ijueBa
f*ta digYejft^ne, Ahifcrua Italia di dohr hoflello^ Oue dì Yiren'^e e de la jua inflattlita nel ^ou eri
^0 particolarmente parlando, itltimcmente jfer conclufione di jneHa dice, E fc len ti ricorda e uedi
lume Vedrai te fmigliante a (Quella infirma, che non fuo frenar p[a in fu le fiume Mrf con day
trotta fuo dolore fcherma • \uol adunc^ue injtrire^ cWffendo Tiren'^ in tal uariahil moto agitai
ta, (jueio chegli hoYa dira de gltalti^ ^g'^^S} P"'^'^''"^ laf^ma dfjuali è- nofcofa nel temp,
jferche la lunghfZ.'^ di <}w^flo haueua fitto dimenticar la fi^ma loro, non dcufra fartr miralil co/^,
Molenk inferire , che fc le ciuci fcttogiaceno a tal uaruéil irfìuffc, che non era dammirarf fe dt
Iffriuate famiglie Fiorentine yde le ju:diuedr(yno che tr
lo utdt V^fi/jc uìdi i Catellini,
ThiUfpì , Greci , Qrmannì 5 eir Mkrichì
eia nel edare ìUuflrì cittadini t
E uidi cofì grandi , come antichi
Con quel de la Sanneìla c^uel de l\\rca >
E Soldanieri , krdin^i , e ^opchi
loura la poppa ; che al prefme e carcA
Di nuoua fÈUonia di tanto pefo\
Che tojlc fii iattura de la barca ♦
Erano i Rau'fgnani jOnde dìfcefo
Il Ccnteguido , e qualunque del nome
Ve Ulto BeWnàon ha pofcia pefo^
Qicel de la Vrefja fcipeua già come
"Regger Jt uuole 5 ^ hauca Galigaio
Dorata in cafa fua già lel\a el pome*
Crandcra già la colonna del uaioj
Sacchnti, Giochi jSifint't , e Y^arucct,
E Gallile quei che arroffan per lo ftaio^
Lo ceppo, di che nacqi^ero i Qalfùcci^
-Era già grande t gi^ erano tratti
A le curule Siiii , Arrigucci ♦
O quali uidi quei j che fin disfatti
Per lor fuperhia^e le palle de l'ero
fiorian i'ioren^a in tutti i ftm gran fratti 4
Cefi ficean li padri di coloro ;
Che fempn che la uoflra chiefa uaca^
Si fanno graffi flando a confi^oro ,
la cltracutata [chiatta che fmdraca
Victro a chifug^', ^ a chi mofìral dente
Ouer la borja , come agnel ji ^Idca^^
' tratterà qui difetto, fguiua juel mtdefmo .
lo fm luichefc, tD' a lene ef^orre ipei
fcnti uerft ylifcgneria fffcr ùorentir.Q^
e non fcUmente Viorentino^ma tene inf
fìrutto de le Fiorentine antichità y Ma non
ìmend:ilo len pfuto fkr chi Tiorenfif
^3 era, il lettore mhauera in cjuffla fari
Xe fer efcufm fe oltre a quello che gliah
tn effoptoriTìe hanno detto non rr.i efleni
dero, Auenga chf la materia non conteni
£k(al doUrina in fe, chef iu oltre merii
ti dejferfnolto deftderata . Vico aìuni
quey chi Caccia guida uien a fedii far a la
quarta K!T ultima dirr.anda dAfoeta, chf
fi{,ijual eravo a temfifuoi le genti fiu né
lili di Fir/»:^, Onde nomina di cjUfUa
fittàmokefarniglie già fiufemfofa del
lutto jfente . I Greci dicano, che ne la
hr dedinatione alandonaron ^irtn'^ C7
andaron ad hahitar a Bologna . Di Mefi
fcY BeUirìcion herti fadre di Cualdra>)
éa dicemmo nel f recedente canto . COi
lonna del uaio , Quffli dicano^ ejpr ini
ieft fer li Efili larme dec^uali e uno fcui
io roffc entroui una colonna di uaio .
E duei che arroffan fer lo ftaio, Inteni
èono fer i chiaramonteft e dicano , che
rfpndo uno di lorofrofofìo ffra de le hiai
4e del comune, traffe una doga de loflaÌ9
colcjualle uendeua, e che fcof erta lafrau-.
ie, fii f unito di fena caf itale . LO cefi
fOy QH^f^i iwffwto feriVonati, dai
cuaìi dicano the difcefcro iCalfùcci,
A Le curule, ciò è, A frimi tr^
[iu degni mft^ifirati, Terchc curculc
A 2
PARADISO 1 ,
Gii uinia fu, ma eli picchia gemei «[frijfoìt^Mi»nierm fiÌifntìf<imU 1 1'
^i che non piicc^ue ai Vhenin Vonato , nwmleLÌiì[ciere(enMT)iamn,cm ] j
. Cheì Suocero poi il fiffe lor parente, fi''' ' P"'"" • Q^'' '^'f'" ^''f'tf.lnt Ì
eia eral Cavonfmo nel mercato tfnkr,:>ffrU hlh^iì Umini pubnti, in
Difcefo giù da Ficfiki e già era ma,\,r.m,h rfrU,f fnuluuioroi 0
„ J 7. j ' J^, r , uinatt. COR facfan li jpadn di coloro. [h
Buon cittadino Gtuda ^ Infnn^ato^ •^•j-. a • . i „ -..r • .
, ^ . ^ 6 * J primi di auflUintfnhnot>fyiyjifc3nft^
lo diro cofa mcredibd e uerat Toftn^hijcortn ( r
Ne/ picciol cerchio fintraua per porta ; un ceffo, fon:^ patroni e finitori Id
Che fi nomaua da quei de la fera^ uefcousuo allhora,e dapoi Arciuefcoum '
Ctafcun 5 che de la heUa infegna prtd di Fìrrn'^, Onif ogni uòlta clruaca^fai
Del grAn barone y il cui nornCy el cui j^te^io lunan^ quiuia guariìa iA luogo ,
La ftjla di Tomajò riconfbrta^ mangiano f hrmonOy ne prima fine pm
Da ejjb hebhe milìtia e priuìjegìo^ fonoyihelnouoarduefmofta entrato ala , '
Aunna che con popol fi raunt foffeffione. La oltracutata.cio è', la 2'
B02Zt colui, che la fitfcia col frem, trofunfuorytr^jppoarJitafchìatta, Onle J
Qia tran Guaìtcrotti Importuni : ' ^ '''''
1^ r . o • fan (4 non me noua.oue ti intendono per
Et anchorfir,a Bo||o p,«^.,«<,} iCa.!ci.oli or Aél^i^uali il fL ^
S!' aum fèjproy Aiun^ne finiraca , percht Ch
comf1 Jraco incYuìeìifce e perfeguUa cU fugge ] MA cU li m:>flra il dente, o ueramente la lor(d, Ccn i
ciò f^, chi H refijìe, o lo corrompe con danari , fi f laca come agnello , In tal firma imputane E J
Jo't di uilta e iauarifia , Bicano che Boccacio Aàimart ne leffilio di Ttante occufo tutti i [uoi lei ' jJoj
ni, e fcmpre li ftt capital nimico, e che per c^ufjìo eyx adirato cantra di fai fimig'ia, MA di pici v, .
dola gente, Verche il principio di (juejìa famiglia fwfanfo uile, che hauenio Mejjèr Bellincione
maritata una fua figliuola ai vlertino Donati^ fu molto molefio ai effe wtertino che lAeffer Beh
linclone deffè unaìtrà fiia figliuola ai uno degli Aiimayì efàceffelo fuo cugnaio . CApoinfacco fii
da l=iefcle e uenne ad hahitar in Tiren'^e nelfcfìo di Viero in mercato uecchio, e da lui heile orii
gine la famiglia de Capoinfacchi, ijuaìi, con i Guidi e Glinfangati furon cacciati de la cittd jfer M
ChiheUmi . IO diro coQ uera, ma incyedihilf, E (juejìo fi e*, che nel picciol cerchio le le mura ^"f
di Tiren'^e, prima che fiffe accrefciuta, fcntraua per porta detta porta peruZ^ i^ ijnedi if la Vera,
che fono fidenti. Volendo infirire, che aUhora (juel fofoìò era di tanta fcmpliàta, che non hauea Jftr ,
inconueniéte che una pullica t mafìra j^orta de la fita citta , fiffe denominata da una de le fue prii Qi^i
uafe famìglie . CJafcun che de la heUa infigna porta. Fu in Thcfiana uicario per Ottone imperai C| |
dorè Vgo di Lucimhygo, huomo molto eccedente nel gouerno, e non meno religiofò^ Cofìui Hai t^
no hauer finiato fette haiìf, lui/ima de lecfuAi fii (jueUa di Settimo, che per effèr uicina a le cafìeli >^^^
la de Pulii, ne diuenne moUo loro amico, olfreabierh conti di Qanga^andi, Gianiondi^ (Quelli ^ ,
de la BfHa, eifT a tu'de ejuefìe fimi^Ue dono larme fua, e dotoUe di molti priuilegì , laijuaì arme
era fatta a lifìe hanchf e rofp, M-t che lano de la Bella fàceniofi di popoh, la cinfc dun frigio dot
ro, Mm il Conte ti di di 9. Tom.^fc, // fuo corfo fii ripòfìo ne la detta Udid, Onde i monaci
di (jneOa ufan^ in ta^ di Ji celebrarli ogni anno molto fompoft fjfi(\uie. Ver che dice, che la fifìa di ^
Tomafo riconfijrta il fin nome, Vt il fuo pregio, ciò e-, la fima fua , GValterotti ^ importuni
haiit^ron nel fffìo di Boyp, ilcjual dice che farete più (juieto, fcnon haueffe hauuto nuoui ukini .
Dff ^13 alcuni, che e Bardi fiir-ìn mandati ai hahitare iorgo S. Afofìoìo, per reprimer [empito li Ffr
jwr/ff due gran famiglie Ghihelline, Altri intenim ie U famiglia de Buonlelmmi • { ,
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Postillati 16
ti
6
CANTO XVI
12 uojlro jì(
Qjifjftt fai cfffa intenh frr (juella ie gli
Amideiydaìaf,{al Mccjiif IL fido , ih
è, il fiato di l'ÌY(n'^e,fef\}f hattendofit
io caider dal Mo/c<? Byondfln:^rJe,ffr ha
UtY repudiata la Jfjp, iheya de la krf^m
glia, di cjui nacijuerQ le difcordie le occii
jmi e le Yuine de la citta , di che a fiftiQ
dicemmo nel xxviy. de l'inf. SE Dio tha
ueffe conceduto ad Ema, Ema è fiume,
ilqual \affa chi da Montehnono uitn a Eii
ven^e^ma farla, won dicQjìux chera nata
in EiYfYì'^y ma di judfrimo de Bimdeli
montiy ei e uenne ad halitar <]ue[lct ciUa.
Ma conueniafi A Quella fietyaf f ma, ciò
è'yA (jueUa hfa cheta al fiede di foie ueccUoy lacjual eya fcma,fenhe nfra fiata tclta uia la fin f
tua di Marte, Et al fiede di gufila fii m.orto Buonddmoniejacjual cofcfarue che fifiì augurio de la
ìuina de la ottani fer efpr Marte idio de le hattaglit • Ve U(juale jlaina dicemo nel x y. de Vlnf,
Ver lo giujlo difdegno j che uha morti
E fofe fine ai uojìro uìuer lieto ^
T.ra honoratd e/Ji, c /«oi confetti.
O Buondelmonte quanto mal fi^^g^jll
te noxPle fitc per ^ialtrui confòrti «
ìAolti farehber lieti ^ che fcn trìjli;
Se D/c thaueije conceduto al Ema
La prima uolt^tyche a ciitct uenifli^
ÌAa conueniafi a quella pietra fccmaj
Che guardai ponte ^ che lEiorenxà fijfc
Vittima ne la fua pace pofìrema*
Con quefle genti ^ e con altre con efife
Vidio Eioren'^ in fi fatto ripofo^
Che non hauea cagion , onde pmgefc :
Con quefle genti uidio gloriofo
E giuflo il popol fido tanto, chcl giglio
Ko« era ad afh mai poflo a ritrofo ,
Ne per diuifion fitto uermiglio
Dice Cacciaguidafer cochfxne, che con
juefie genti che a di fcfra detto, e cQn ali
tre che non dice, hauer ueduto ne fi, ci tèi
fi Tirenl^ in fiotto rifofc e tran(juillo fia
to, che non haurua aUuna cagicn difi^n
io,E con (juefie hauer uedutoilfitOfofolo
tanto gloriofi egiufio, chel gìglio, iìjual
è la fiua arme, non era fofio mai a ritrjfo
ad afta, che tanfo uien a dire, chelfofol fuo non fu maiuìnto ingueira re lacjual haueffc ferdui
to linfcgne, e che da nemici ftjficro fiate ne lafie uoltefictioficfra, come- ufcin'^ in tal cofc di fìr in
fuerra , NE fer diuifiion fic^tto uermiglio, ferche frima haueano il giglio hiamo, ficondo il fiuo nai
turai colore, in camfo rofifc. Ma fredominando foi i Guelfi neU citta , Teron li giglio Yoffo nel
(amfo iiamo ,comeanchor hoggi ft uede .
XV ir.
Hauendol foeta nel frecejente canto \n9
tYodotto Cacdaguida adirli (juai fiffÌYo
fiati gliantichi df la fiua fi miglia, Ufia9
to neljual era al fuo iemfo la citia di Fii
Eijualifilfiroallhorale fiumlili
famiglie di (jueììa, Hora in ({uefio lintroi
duce a predirli manififiam.enie il fiuofiii
turo effilio, ^ueBo che ne Vln[,ma con
oficure e coferte faroìe,glieYa già ftatofre
ietto . Po/ liniYoducea dir le calamita
t neceffita, che in tal effiilio ìouea fatirff
er il refù^io che ui iouea trouare, Vltii
mmentf fi confida ficco, fi ci^eh chf^h
A Z ii
CANTO
Qjial uenne a CVtmene per acertarfi
Di ciò , chaueua incontro a ft udito,
Cluei.che anchor fa li padri afgUfcarfi^
Tal era w*^e tal era fentito
E da beatrice e da la fanti lampa y
Che pria per me hauea mutm f\to ♦
Terche mia donna Manda fuor la uampa
Vel tuo difto.mi dijfc^.fi cheWefa
SegnMhene de linterna fiampa\
lion perche noHra conofcen\a crfca
Ver tuo parlare ; ma perche Uufi
A dir la fete fi , che Ihuom ti mefca •
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Postillati 16
PARADISO
laufYd ufluio in ijufjfct fud ffyegrinafionf, h de far 710/3 almanlo in ijuepci fua ffefenie cóm^JU^
Alche ftre Coicch^u'da molta le/fcYta, j^r/ùaie e confitta . 9^ rf/ uentìe a climenefer
accertai ft^ Era Dante imn^ aCacciaguUa con quel ieftierio ìaccertarft da lui di <fuel che del
fuò effìlio^e ne Vlnf» da farinata e da ^er brunetto ^e nel Purg. da Currado lAalofiina e da ode
tlft gìiera fìafo predetto tale, ^ml Fetìnte uenne d Ujùa madre climene fer accertar fx da lei di
quel chauea udito contra fe, Ictijual cofa, fecondo Quid, ntl frimo er*, che^ìi non fhfje figliuol di
feioy Come da Bfafv figliuol di Gioue gliera detto, Onde la madre afjirmandoli Tek ejjir ilfia
fadre, lo mando da lui, dalijual intefo il medefmo, eferfirnelo più certo h promifè farli (junl gr4
tia li dimaniaffe, DimandoUi che li lajciaffe per un cotinuo di guidar il fùo carro, e ^eràe la fué
ruma, fero dice che (fueflo efjimfio fi li padri piufcarft e ritenuti nel prometter a figliuoli, guari
ianloft hen di nyn prometter hr cofa, cheglihahhia poi a nocere, come ifuefla fice a fetonte •
Tale adunjur, dicel poeta, era io, E Tal era fentìto, ciò è, E tal era ueduto ejfer e da Beat. E Dà
td [anta lampa, ciò e*, E da la diuinalitce di Cacciagnidd, che per efpy meco hauea prima dal cori
ito di piede de la croce mutato luogo . Volendo inftrire, che luna e laltro uedeano <iual era la uoi
glia fua di faper in Dio . VErchemia donna. Per lacfual cofa Beat, mi difp, MAnda fuor la lami
fa, ciò ^, Effrime fuori lardor del deftderio tuo ft che lefca BErt fidata de linterna fìmpa^, Ben
ejfreffa de la tua interna mente, perche le parole fono prima imprese ne la mente, che ft firmin:}
mediante la linguai in uoce, E cjuejìo, dice Beat, non ti dico perche la nofìra cono[cen'{a crefca efkci
iiaft maggiore per lo tuofarlare, perche affai ueggimo in Dio y/w/ e il ieftderio tuo dipper^, M<l<
fer che tu tauft per te fìefjo a dirlo, A Ciò che Ihuom ti mefcd, per hauer detto fete, A ciò che Ihuom^
K tal tuo deftderio fàt s fàccia, Verche, auenga che Dì^ ueggafcmpreogni nofìro hifogno, nondimeé
no, [e non è* pregato, an'^ ulolentafo, feuioUntar fi può, non uft di porger il fùo aiuto •
© cara fmta Se ft tJnfufty Qji^ uuol Dante far a^Cacciaguììa la fué
Che comeueggwn le terrene menti iimanda,ma caUa prima leniuolentia da
Noncaper intrianoohdue chtuftj - ^ chim^ dolo pianta mia, fer la reciproi
Cefi uedì le cofe continomi 'VT^!') c^m.^mc/. chi^i
i ' 1 r ' c ■ Ti. mo lui di fcpra nel x\f, canto fronda mia^f
Anv chejiano m ft mran^ol punto ^ j^JJ^,^ fmlitM,. CH.fi
A cu, tuttt U ump fon pnfenu ; ^.^'^^^^^.^ ^ .^^^
Umre chio era a Vtrgtho congiunto . ^^f^^i^^ ^fc^ ft come U noflrelaffc menti
Su per lo monte , che Unirne cura , ueggion non caper due oltufi in un tri^g9
E difcendcndo nel mondo defunto , /o, co^ uedi tu LE cofe c 6 tingenti, cioe^^
Vette mi f UT di mi et una futura tecofe chepoffanoefferenoeffere AN^
Tarole grau'ty auenga chio mi fenta . the ftanoin fè,cioe. Prima chahlim
Ben tetragono a colpi di uentura^ lejfer fuo. Adunque è' cotingente fiituro^
Verche la uogìia mia farla contenta mrando.il punto, ciò h. Guardando in
V'intender qua! fbrtuna mi fappreffa l . ^j^^ jV''^ ^ incomprehenfthile, ft com4
Che fnetta preuìfa u'ten più lenta, futoe indmfllile, A Cuituttele cofe fin
Cofx dijfto a queUa luce fìcffa , '''Ì\ cape difiintion
Xi ' 1 7 fi iitemponediluoffo .Sonotreff^etiedan
Che piia mhauca parlato^ e comeuollt ^ ;• ó « ^ . ^ rs> „
' K c 7 ■ T- r/r fult. Retto, Acuto, t^r Otiufo, Retto ^
Beatrice, fu la mia uogha confiffa. %ando una retta linea cade fer pendicoi
lare (òpra unaltra retta linea , Acuto & (juando una retta linea cade fion per pendicolare fcfra
unaftra retta linea . Ottufh ^ (juando-una retta linea caie fcpra unaltra retta linea non per ftni
Jàiohyt ^t<,htem(iggm^l< loMfo , Come di àafcuno ftucdejui difiiori in margine^
h^ue^^
CANTO xvn,
E (jurfto fch oWw/c itn^ulo può fffh in un triavfoìo e non fiu . Di Ire ffefie fmiìmey.if fcnù k
c^, 0 necfffarift o irnpffthiliyZ ccùngfnii, Co>r.( fer figura, lìfceffmo ^ // morire ai cpil.um
»ìjf n*^tf . Impfjthilf ad un meiffima tmp efftr uiuo e morto . CorningeriU il tàuer più e
♦IO . W.ntre cliio f^i, Dof 0 lepordio uien a la fua difi^anàa di jufdo chf di fcjfra bMiarno detiOg
in Irff» in P«>'^« li fit dfKo di male de la fùtt futura uifa, Auenga chegU dica fcnfirft a colf
fi di uentura B^n tetragono, ciò Bev ftrte a reffterr, Onie ancora ntl xv. de Vlrf, a ialpo^
fo/ìto,<:he à U firiuna fon come uuol jfrefh, Pere giri fortuna la fua rota Come le piace, el uiEan
ia fùa maria . Tetragono è- cjueUo jìfumeniOy che gettata in ^ual modo fi uoglia , firKpre torn4
diritto. Cerne fichi fareffler ^ a tempo fiegarfi a colli di fortuna . Verche dice. La uolont^
mia fartn contenta dintender (jual auemmento di jirfuna miffiffrtffa et auicina. Impero che TKef
uìfa,cio p', Aniiueiuta faetia \J\en più lenta, Nuoce meno. Onde Salomone, Uculumpreuìfum mi
nusledit . Co/J difjh A Quella ffeffa uoce, cioè-, A Cacciaguidailc^ual mhaueapay lato prima, Bfi
KOme Be<tt. uode^ la mia uoglia che fclaméte era di f^t^r juejìo, fu ccfffa maniffla et fjjreffa .
ìse per amUge 5 m che U gente fòlle
Qia [muefcaua^frìa che fvjjc anc'ifo
Lagnd dt Dio , che le j^cccata toUe 5
tu fcr chiare ^^arole , e con precifo
Latin rijpcfe quel amr fdterno
Chìufo e paruente del fuo prof rio rifi :
La contingentia ^ che fuor dd (juaderno
De la uojìra materia non ji fìende ,
Tutta e difinta nel conj^etto eterno*
ìsecejjìta fero quindi non f rende j
Sencn come dal uifo , in che ft j^ecchia
t^aue^chc ftr torrente giù discende *
Va indi ft 5 come uien ai orecchia
Voice harmonia da organo ; mi uiene
h uijla il temp che ti faff crecchia ♦
Non rìjfofe Cacciaguida a Dante PEf
amhagr, ciò è'. Ver parole amh.gue, cht
indiuerfte contrari moéi fi pof/proinf
ttrpretare, comt erano i reffonfi che <tn^
ticamente dauano glior acoli ,prma chel
jigliuol di Vio,che lena i peccati, fiffe od
afe, b^ejuah duhi ref^^nfi, lafillr e fìoU
U £enfe fmufftaua, tntrigaua, t cor>fini
deua, E prima che lagnd di Dio fifp an^
cifc dice. Perche dofo la fua morte, li fuoi
tffcfìoli che aniaron pr tutiol mondo a pre
dicar la utrita, Matteron tutte lidolai
trie, e tofiro uia ogni errore . MA juel
paterno amore, ciò e' , Ma Cacciaguida^
ihiufo tr infe fìeffc ofcofc DE/ fio fropriy
fife. Del fuo fropriojflfndore che diftiori
mandaua, E Taruente, perche meiiante
tale fflenìor parea di fuori, Hiffofe con
cliare v^rJe e con Precifc e propria /^''«^ ' ^'"^^ ' ^ ^ contingen^.
llflr:^^^^^^^^^ la lente Jf^fa nelnofiro corpo, la^uff^puo lenefienler f^-^^^f;^^
cJngentia preterita , ma U futura, cV^ Mche p.rUA petavo. Ondel F:/o^>
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Postillati 16
. l'
PARADISO
P^tù ueltY lhum:i il fm (flemình, Veifh mòìtò fiuferjtttamfnte D/o, m^f ììf la lun ne la Ulty^
ufiere uìtn Ifjìfminh ne ffftt:itò . DA iniift,ib è', Cofi da effo eterna cojfetto, lue Qaaìagm
Jia,mi uìé a la ueiuta il tep che tifaf{aYecchia,ft cme uien ai Qreuhia Mce amm^ organa ♦
Q^udlfi p4rtz Hìppìho d'Athcne
Ver U jpietau e perfida nouerca^
Tal di Vioren'^ pmìr ti conukne ^
QweF7o fi uuoìe ; e quejlo già fi cerca J
E tofìo uerra fittto a chi do penjà
La^doue Chriflo tutto di fi merca^
La colpa fe^/na la parte offenjà
In grido j come fuol t ma la ucndetta
^la tejlimonio al uer , che la dij^enfi «
Tu laficerai ogni coja diletta
Viu caramente : e quejlo e queUo Jlrale }
Che larco de lejfilio pria faetta^
Tu prouerai fi come fi di file
Lo pane altrui'^ e come duro caUt
Lo fienier el filir per laltruì ficaie ♦
£ quel , che più ti grauera le JpaUe ,
Sara la compagnia maluagia e fcempia^
Con laqual tu cadrai in quefla uaUe :
Che tutta ingrata , tutta matta ^ empia
Si fiira contra te: ma poco apprejfio
EUay non tu , nhaura roffi la tempia ^
D/ fua hejlialitate il fuo procejfi
Vara la proua fi x che a te fia heUù
Uauerti fitta parte per te fiejfib *
^'mge\f!ìeta c\ie Cacciagli Ja lifreiica il
fio effiia di r iren'^ej ^ueOo cht in fitt^
era ^ia/cgnito, il(jual dice che farà tale,
^uaì fi d'Hippolif^ d'Athene, Perche^ fi
€ome tìijfpHto fi* cacciati fey nw udet
confintÌY al fiiY^Y de la matrigna FedYéf^
(ome fcriue Eurifide ne rHippolito^ Cofi
ftYa cacciato lui, feY non uoley conjèntir
a lini(jue uoglie de fioi feymft cìttadii
f . (^ejìofi uuoly e cjt^ejìo già fi ceYc€
la doue chYÌfto tutto di SI meYca, ciò è.
Si contYatta,come fi c^ìnirattam le merci.
Intendendo che juefìo già fi trattaua a
Rowrf da la parte nera co BonifitiOy Peri
che uileua che fice/p ueniY di Prandi,
comepi ficfyCayh fen"^ terra fiotto Jj^ei
tie e colore dhauer a r'firmar la cittdy da
che nacque pi leffilio del poeta, come tut
to a pieno dicemmo ne U fua ulta ,Oni
de dice, che tùfio ueYYa fitto a chi do peni
fa , LA colpa feguira, La colpa del ma
le, comunemente fuol ejpr data a chi rii
ceuel danno, E còfi farà a te del tuo effti
/ÌD, Ma la uendetta, che dijjj>enfa epyiuii
Uggia la colpa, farà tefiimonio al uero.
Volendo infirire, che felen la colpa farà
prima data a lui, chauea yiceuutd danno
lei /Àro male, come fifiòlfire, che la uendetta, la^jualne fàra Dio, che «on laffa mai alcun male
impunito, farà ultimamente tefiimonis e fàya fide de la fua innocentia, E per ^uefto latentemente
cenna a cji^el grandiffmo incendio, che fegut dofo tal fuo effilio in FIV^n^, oltre a la guerra ciuile
tra Bianchi e Neri, latjual fi di grandi/fimo detrimento a la citta , Et a la ruina del ponte a la
Cayraìa, oueperi grandi/fimo popolo intento a lo jfetiacolo delgioco che fi rapprefintaua fcpral fiui
me d'Arno, come di tutto dicemmo alprincìpio del xxyi. de Vlnf. Oue dijfc, Ma fi prejfc al matiin
lei ueyfiCcgna Tufcntirai e cet. Ma ijuello che pyima più taffìigeYi, fira che tu lafcerai ogni tua
Metta c:ifay che tu più caramente ami, ciò h, La patria, parenti, amia, cafi, p:^ffi(ftoni, E Quei
fio e- lo firale, che larco de leffilio fcfetta prima, do e, E t^uefìo e il dolore con che leffilio tormenta
frima il cuore . S eguita pi in dire, cjuanto glihaUia ad efflr dura cofa Ihauer a uiuer a le mercè'
daltYÌ,elhAlìtar de laltYui cafc, Ma che fopra tutto li fura di grauìffmo pefo Ihauer a tollerar i dii
futili e hefìiali cofìumi di cjuelli che [eco in compagnia nandeYunno in efjtlio , peYche fi fàran uer^
fi di lui cYudeli tfT empi. Ma poco apprejfio dice, chefift e non lui, ne haueran Yoffia la tempia,cio è^,
the de la uergogna deffir caduti in mifcria, peY efpr uoti dogni uìy'u, arYofpranno , OnU fcgt
jfnmge , che il proceffo de la fua lefiiahfa farà tal prona , che Iella cofa farà a lui efferfi per fi
in
Ut
Al
fidi
Coni
^'ol)•
py
So»
kU
Pffi
ai
ci»]
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Postillati 16
CANTO xvir,
dofi , (ff nf andò ai haiiur a VeroMtt .
Lo primo tuo rcfùgto , el frìmo hoflejlo
Sara U cortejia del gran Lombardo,
Che in fu la [cala ^orta il fmo ucctUo :
Chaura in te ji benigno riguardo j
Che dal far e del chieder tra uot due
f ia ^rima (\uel , che tra glialtri e più tardo «
Con lui uedrai colui ; che imprejjò fiic
ì<lafcendo fi da quefìa jleìla forte ,
Che notabili fien lopere fue ♦
Kon ft ne fon anchor le genti accorti
Ter U nouella età t che fur nouann'i
Son quefìe rote intorno dì lui torte ,
lAa pia cM Guafco Ulto Arrigo inganni ^
Tarrdn fauiUe de la fua uirtute
In non curar dargento ne daffanni^
Le fue magnificeniìe conofciute
Saranno anchora fi ; che e fuoi nìmicì
t^on ne fotran tener le lingue mute *
A lui taffettà , ^ a fuoi benefici :
Ver lui fia tramutata molta gente
Cambiando condition ricchi e mendict :
E porteraine fcritto ne la mente
Vi lui 5 e noi dirai : e diffe cofe
Incredibili a quei j che fan prefente^
Po/ giunfe j ciglio quefle fon le chiofi
D/ quel, che ti fu detto t ecco linfidie >
Che dietro a pochi giri fon naftofe •
Ko« uo pero , che a tuoi uicini inuidie 5
Vcfcia che finjutura la tua uita
Via pili U , chel punir dt lor perfidie ♦
Ha Cacciaguiia ieuo, <{uam Dante ki
ura fatir ne Uffìlio, hora uien a iire i rei
fìigi che iòuea irouayin (juello, il primo
de juali iice che fata lAcortefia del gii
lomiardo, \ntefc,cme dicemyriO ne U
mta,jfeY Alluino de la Scala, Signor ali
IhoYa di Verona, tarme de la cui fornii
glia e- una [cala doro in camjfo a^urro,
con unacjuila nera fcfra di quella , Cojìui
adurKjueyhauera fitenigno riguardo in
te e ne tuoi ti fogni, che ira uoi, e del fif
e del chieder farà frima (Quello, che- fiu
lardo tra glialtri, ciò e',lcrafr\ma ilflr
del chiedere, cfuth eie tra glidtri fuoi
effcril contrario, ferche fochi fin quelli
che diano ancor che fa lor domandato,no
chffp fi mouino a dar [tn^ domandare . ^
con lui uedrai , Moftra froncfiicar la
grandezza dicane fratello minore dfffo
Aliuino , De la uirtu deljual Cane, e
tìuanto fiffe ualorofo in arme, Onde dice
che nafedo fii f firte imjfreffo da jueh
fleUa di Marte e cet. diffiifamenfe dicemi
mo nel f rimo canto de la frima cantica /
NO» f ne fin anchor, Mofìra che adloi
fa , fer non tffr effe Cane di fiu età di
xviy. anni, perche la fella di Marte ^ena
due anni [clan a f^r la fua reuolutione jfer
funi i ^ij'fg^i ^diaco,cr i fìiOi
erano noue anni martiali ,Onde dice,
che fuY noue anni fon juffe rote torte in
torno di lui, la gente non effcrfi amhov
foffua accorger de la fia uiriu,Ma dicf
^he prima CHel Guafo inganni il giani
le Arr/Vo, do h, trlma eh clemente cjuinto fmmo iontifice, che fii Cuafcme , inganni Ami
IZi^eudorlferchee^^^^^^^^
L temerche Tilffo Bello Re d. trancia non fi.ffe elegger Carlo de
firiueilViaam^^^^^^
PARADISO
E^ yuejp mmfa'ò fhoi U^^ti in ltili<t ffr ricfufrh e darli U nron^, N^n/i'm^wa, nel fecreb foì
fe gli fpneuny Et in tal fórma ult'mmente Arrigo fi irouo ingannato da lui . FArran fkuillé^
AffAr'mnYì:ì inditij' if la fua uirtUy IN mn curar dargento ne àaffnnni, In n^n effer auiio iaccuf
tnuUr the fori, ma franto, a tòlerar^ fer la uirtu, ogni fatica e fuiore. Onde ne! preallegato frimo
cann diffè, Cluelìi non ciberà terra ne feltro lAa faf lentia, am^r, e uirtute, E cfueflo dice,jferche
inan'^ che. ai Arrigo auenifferò le fof radette cofe, Effendo Alhuino maggior fratello d^ifo Cane^
Ae ienra la fignma di V erona, infirmo, de Uijual infirmita fi mori foi lanno Mcco.i. E Cane,
durante tale infirmita, gouernanio in fuo luogo. Ancora che ymltogiouane flfp, ayrninifiro U
Signorii con Unta fruientia foUeàtuiine, liberalità, e gratta di tutti ifudditi, che len diede fa
gno de la fina futura eccellentia di che a fie/ìO dicemmo in effofrimo canto . Bice ultimamente Caci
(iaguida a Dante, che ftjfeUi a lui, CT a hfneficifioi, perche gliamici e nimici canihieranno fiati
fconditione, \J olendo infirÌYe,che gliamiti faranno hene fidati CT effaltati , e i nimici deprefii
f mal trattati, E che fcn^ pu altro dire, deità portar cjueffo di lui ne la mente, e non faìefarh 4
ffrfona, Ben che altre cojè, altra di (juefie dice hauer detto de le fue uirtu,increddili ancora a tfueì
che le uedranno, che maggior hde attribuir non li pofea . POigiunfi, Figlio, Ha Cacciaguida fiii
fisfttto a la petition di Dante, c^uanto al fignificato di (Quello, che in Infimo e nel Purg. hauea inf
te fi contra di lui. Vero Aggiunge, Tiglio, qVefte fin le chiofi,cio e , Quefie fono lefignificatimì
li (juel che tifii detto. Ecco che cjuefle fino linfidie,che fin nafiofie Dietro a pochi giri. Oltre afOf
che reuolutioni danni, Ma non uopero che con tutto (juefto tu porti inuidia a tuoi uicini comp^trioi
éi,per opera deijualituptrai fauó efule deU patria, poi che la fua uifa Sin/stura , Si ferlunga
ne lauenire affai più la chel punir di lor perfidie. Et infintentla dice, chegli non hauera cagion di
fortar inuidia a firn cittadini, per opera dejuali egli farà madato in effilio, firche inà'^ che mora,
come diffe ancor difipra,fi ueira uerJicato di loro
Po/ che tacendo fi mojìro Jpedita
Lanima finta di metter la trama
In quella tek^chio le prfi ordita;
Io cominciai 5 come colui , che brama
Dubitando confitto da ferfona^
Che uede^e uuol dirittamente ^ 0*max
Ben ueggto-^Vadrc mio ^ fi come jprona
Lo tempo uerfo me per colpo darmi
Tahyche più graue , a chi più fctbandona :
Verche di prouidentia e buon chto m'armi 5
,5; che fe loco me tolto più caroy
lo non perdeffi glialtri per mici carmi ♦
Qiu per lo mondo fenxa fine amaro ,
E per lo monte y del cui bel cacume
Gliocchi de la mia donna mi leuaro >
C pofcia per h cicl di lume in lume
Ho io apprefo quel , che fio ridico ,
A molti jia fipor di forte agrume i
E fio al uero fin timido amico 5
Temo di perder uita tra coloro ,
Che queflo tempo chiameranno antico^
Voi che lanima fanta li Caccìagulda idi
cendo fi mofìro f^edita e libera DI metter
la trama in (jueHa tela chic le por fi ordii
ta, ciò h ,Dinterfretar il dulio che da me
lefuejpofto, lo cominciai a dire, come co
lui, che dubitando brama deffer con figliai
to da perfina CHe uede, cioè', Latjual
intende e drittamente uuole, perche poco
giouerebbe bramar defftr configliafo^da
chi intende, fe la uo^ onta del drittamente
configliar non uififp. Et a far che la u9
tonta ui concorra , è- neceffario che uini
(erutnga lamore, fin'^ del^nAe tutte kfe
re fin imper fitte . BEn ueggio padre
mio , Quello fipra di che Dante uuol dà
Caccia guida effir confi ghato fi e', che fi
come da lui gliera già fiato f reietto, ueg
gendofi auidnar il tempo de le fue calai
mita^e non uol e n do fi ancor per (juelìé
abandonar e metierfi in dtjberatione, ma
con la prouidentia, (juanto a lui f^lpp^f*
fibilr-, cercar di remediar per fi f^Uo moi
do, (he fi ben gliera tolto il fiu caro /wajo
ihaufjfh
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Postillati 16
CANTO XVII^
tUufjfey (heyel quel if l<i f^^ ì^triay chej^ey cagion le firn ueyft, iejuali infenìeud faìuev In (juejfa
fnd cmeìidiy non ferleffe gHaitri luoghi, Perche hauenkegli in (jueflafua^eregrinationey frigna
Menienh a Ìlnf. e pi frlenhl monte iel Purg. e di cielo in cielo con Beat, cfpefc ìfuY rrdte cojc^
teme che fcriuendole, dhauer a dijjf ìé^ceY a molti, tlT « (jurdi fi'etialmente, i congiunti dec^u^^K
meuuolinf€YÌYe,dÌYa dhi(uer tYòuati ne leteYne fene de l'irf. Et a f^eUi anchoYa,i nimin de (judi
lira dhaueYtYOMti in luogo fdluoycomè' il PuYg. el PaYai. E co/J dijf^iacedo a cjuejìi tuli, chejhY^n
no, come dice, molti, hMiéi da feYieY gli<xlirUuoghi, E fc non le due, teme che la fima fua debba
fèco inftemeYÌm:tneYfcfolta, Onde dice. Ben ueggio PAdyemio, Per hauer Cacci^guiia di fcfY4
detto a Li figliuolo. Si come lo tmfo jfrona uerfò mefey daymi tal e ft fitto co!p, che- pugYaue 4
toleYare chi féanhnafiu, Onde, Audace^ jvrtuna iuuat, Timidos^; refeìlit. Per lacjual coja e
huon^,che io mi ^Ymi tanto di fYOuidentia, chefe me- tolto ilfiu caro luogo, lo PEy miei carni, ciò
è^,ferli miei ueyfi, non feYde/JÌ glialtYi luoghi . QlufeYlomondo ciò e , Qiufer In^mo
^aYO CenTa fine, E ferloynonte,ml cuihel cacume , Ve la helU fcmmita del^uale, Caoci
chi DE la mia donna, ciò ^, Di Beatrice mi leuaro, e poi per lo cielo DI Ime in lume, ciò e-, D»
fufìantia in fufiantia, o di hatit.dine in heatitudine , ho io afpefo cjurao, che fio lo ri il co , A
Molti fiarqoY^fiYte agrume, PeYche ft come il firte agrume offende il gujlo, cofi temo toofi
fndeY la mente a molti Ihe muniranno, E fe io fono al ,m tanto timido amico chevon Iodica,
lEmo di terdeY uita. Temo di prdeyfma, fey lac,u,l dopol morir ft uiue amhoya , TRa coloy,
,he chiameyanno antico queflo temp, ciò h Af^JT^ ì^^^h W^^^» '^^''^ ^"«^^^^^
^ueflo temp che hora me'frefente, efft /g chimeranno antico ,
L<t luce 5 in eh rldeual mio thefiro ,
Ch'io trouai Vt^fifè prima corru fca ;
Qual a raggio di fole J][^ecchio doroi
Indi rij^oje ; Confóentia jùfca
O de la propria , o de laltrui uergogni
Tur fintira la tua parola brufca .
Ma nondimen rimofjà ogni menzogna
Tutta tua uifion fit man'fijla^,
E lafcia pur grattar y doue h ro^ax
eh fi y uoce tua farà molejìa
Kel primo gujlo ^ uital nutrimento
Ldfcera poi , (juando fm digcfìa ♦
Qjtefio tuo grido farà come uentOy
Che le più dte cime più percote .:
E c/o non fr dhonor poco ar^mtnio •
Vero ti fon mojlrate in quejle rote.
Nel monte , e ne la uée doloroja
Tur Unirne, che fon di fitma notet
eh Unimo di quel, eh ode non pofa,
Ne férma jide per ejfempio , chaia
Lafua radice incognita ^ afcofa^^
Ne per aliro argomento ^ eh non p<^t
yjjito Caccia guida il dulìo di Daììfe^
la luce neUjual egli fflendeua f fice
fyima corrufca, ciò e. Fiammeggiane
te, come fuol f^rlo ffecchiodoYO ayagi
gi delfde,fi}rft feyche pns'o che Danir
fcYÌueyehhe amOYa di lui , di che m:fiYa',
ua hauey fiaceYe,jfOÌ ri^ofe al duhio dii
cendo , COnfcieniia jujia , ciò è- , Colui
ihaueyn la confcienti<n neya e maculata,
di (jurflo tuo faiuey che tu fiiY^i , com^
uuoi infirÌYe, fcntÌY0 fuY la tua hyufca pi
Yola , O DelafYOfYia, o de UiYui utYi
gogna, De la pofYÌa intenie , feyche
udendo nomimY i uitij di (fueEi chauei
ya tYOuati in Inf o in PuYg. e tyouandoi
ft di (fuei medefimi eJpY macchiati anco^
ra loro , ne haueyanno ueygogna, Ve lali
mi intende di quelli, che f^yanno fiati
al mondo loYo congiunti , Come pdyi,
mdri, fratelli t cet. Kondimtno, RI*
m(fa ogni men^gna , Tolto uia ogni
f^lfita e men^gna,fa manififiaT\ttM
tua uifme , TuUo quello che tu hauerat
in ijueftatua feyegrinmr.e uedu.to ,
E Ufiia [UT grattar ionè' U rogna ^
PARADISO CANTO XVII.
E lafcia firt lì ^en fiero a chi hauera c^^on dh^ueylo, Vmhe fc U tua me Cetra molepa e miacei
uole nelpmo guPo, Ufcerafoiuital nutrimento cjuanJo faa àiaeRa , a fimilitudine di Jurl che
fuo fir la medicina a Itnfirmo, che nelfrindf io li f,r ojìica er Lara, rJ^ foi digerita , la troua
dolce, ferejfcr cagione di re/iituirli la^nita, Cofi la tua j^arola ftra a cofloro^fenhefe nelfrimii
fio h fungerà nf rendendo foifejifffu fm cagion di^rli rimouey da la torta uia emendarfi
Soggnmgmio, che ^ueflo fuo grido fm a ftmilitudine di (juel uento che con più empito fercote le
fiu alte cime, perche egli in juefiofiiofcriuere non tratterà f non dhuomini eccellenti, e che di loro
hanno lafciatofima aì mondo, e degìialtripiu humili e haffì tacerà, E auejìo mn fi poco aroomen
te dhonore, perche fi come il trattar de le perfcne haffe e argomento di uilta, Cofil trattar de le alte
^ argumento dhonor e gloria, E per quefìo, et a ciò che tu haUiu a render di loro uer a teftimman
^a, tifcnornoflratem ^urfie rotefiperne del cielo, nel monte del Vurg.ene la dolorofff ualle infìr
fia [anime che fcn noteemanifijìe difima. Perche lanimo di Quello, che fidamente ode dir de la coi
Jae non la uede, nonpoft mai, ne firma f^de in quella per ejfmpio chaUia LA fiua afcofia incoi
gmta radice, ciò e'. La fua origine e cagione, Ueper altro argomento che non paia e mofirifi di /wo
r/. Et infcntentia due E/fcrli fiati moffrati ef^ttiueJer aueUi huominifimofii, perche ad udir Cela
mente dir di loro, egli a tal dire non haueria maìfrefiato fima fide.
CANTO vili.
Qja fi godeui foto del fuo uerho
Quello Jpirto beato ; e2r io gufiaua
Lo mio temprando col dolce ìacerho t
E quella donna, che a D/o mi menaua^
l^ijfi^^Uuta penfier^penfa chio fi)no
Tre^o a colui ychogni torto difgraua^
lo mi riuolfi a lamorofo fiuono
Del mio confi}rtot e qual io atlhor uidi
Ne gliocchi finti amor; qui labandono
ì<lon per chio pur del mio parlar disfidi
Ma per la mente ; che non può reddirt
loura fe tanto, /altri non la guidi ^
Tanto poffio di quel punto ridire *
Che rimirando lei lo mìo affetto
Libero fif da ogni altro difire^
^in chel piacer eterno, che diretto
Baggiaua in beatrice , dal bel uijo
Mi contentaua col fecondo afpetto^
Vincendo me col lume dun Jorrifo
Ella mi diffi; Volgiti, ^ afCoha;
Che non pur ne miei occhi è Varadìfo ,
tìimoftral poeta nel prefinte cantò , come
finito chehìe Cacciaguida il fùo parlare^
che in fine del precedente hahiiamo uedi4
to, t!T eglipenfando fcpra di cjuello , che
ammanito da Beat, fe ne rimoffe, e uoltofji
a lei, da la nuoua helle:^:^ de lajuale efif
fendo uinto,ella lofice tornar a uol^er uef
fi Cacciaguida, ìntroducendolo a dire dali
cuni huominifimofi cherano fico in ^utli
la croce» Vefiriue poi il fuo afcenfo alfcfto
jcielo, che- tjuel di Ciouf, nel(]ual finge ha
uer trouati (Quelli, che drittamente haueai
no amminiftrato al mondo la giufiitia. Et
ultimamente ufi inuettiua contra i paflori
ie la chiefa riprende do le lor auaritie e fii
mnie . ^ eia fi godtua fclo del
fiiO uerh, Godeuafi già facendo Cacciai
guida fra fcfteffc di juelchauea predetto
a Dante del fuo fffìiio,per il lene, che ulti
mamente ne douea refiiltare,E Dante tm
feraua col prnfiero il mal de lefftlio , cht
gliera acerho, col dolce di c^ueflo tal lene,
quando Beatrice, che lo mtnaua a Dio dif
fi. Muta penfiero,e penfi chio fono PReJfi
. ^ colui che disgraua offni torio, ciò è',Tref
fio a Dio ,che remunera tutte U^fc.Onde Vaulo a li J^omani al xy'. Mihi uindiltam ego retrihuam,
Jcit dminut. in tal firma e/firtandch a non Jouerfi del fuo efflio attriftare, E auefio e cfj^cio de
la Teologia, la^ualfmpre ne indri^^ al fimmo lene , e neffirta a non curar de gliauerfi cafi d\
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PARADISO CANTO XVriI*
fìrm^yffY fjfcY udnita . IO mi rmlf, Riuoltofft aiumjuf TDantf aìfuono de Iffdyoh li Bfdf.
E cjnale e ijuant:^ am^rf CT afjiUO che uidf éhoru ne fuoi janti e diurni occhi dice, (^i fatando^
n ), fio è , Hm a tjuefìo funto lo pnp in tacere, e non ferche io fur fclmente mi disfidi del mit
f ariate, che non f offa giunger a tanto alto fegno , Ma per la mente CHe non può yeddire , l cfjual
non f «3 tanto tornar fcfra di fe, S Altri non la guidi. Se da diuina gratia non glie- conceduto, Noni
dime fio, tanto poffo io di cjuel funto ridire, che rimirando in lei, lo mio affetto flt lilero da ognaltrs
Jefiierio, perche (fuejio aìlhora, de pwfi occhi, come uuol inferire, fu di tutte lalire la mia maggior
ma» Fin chel giacer eterno, Fim chel raggio del diuino amore, do ^, di Dio, CHe diretto raggiai
ua, ìl(jual dirittamen'e f^ltnleua dal hd uifc in Beat, Mi contentàua COl fecondo effetto, ciò e'.
Con ijuedo di Beat, chfra affetto fecondo, ferchel primo era quello delfiacer eterno, dalc^ual lo ffìtn
hr del he! uifo di Beat, defenieua, Vincendo me col lume dunforrifo ellami dtfp , WOlgiti t!f
afcolta, che non pur fclamente è- paradifo ne mìei occhi, Volendo inferire , che paradifo era ancora
in Cacciaguida, uerfo deljuale ella diceua che f uoltaffe, e che afcoltaffc cjuello, chegli li uolfua ani
cora dire. Perche, fe ien Cacciaguida glihauea di fc fra parlato del fio effdio^ e di ijuel che doura per
tal effilio patire, e del rifugio che ui douea trouare, chetano cofe fertinenti a la uìta attiua , e tona
la\ontemplatiud, perche athora doueffe efpre fìatoparadifo in lui, hora li narrerà de la gkrid dali
(uni heatì j^iriti, cofa pertinente ad effa Teologia, Onde fàra paradifo ancor in lui •
Come fi uede qui alcuna udita
Laffètto ne la uifla ; fillo e tanto ,
Che da lui jìa tutta lanima tolta j
Ce/i nel Jimme^gjar del fulgor fanto 3
A cut mi uolft^ conobbi la ucglia
Jn luì di ragionarmi ancor alquanto^
Ei comincio^ in quejìa quinta foglia
Ve lalbero , che uiue de la cima ,
'E frutta femprej e mai non ]^erde fòglia ^
Spìriti fon beati ; che qui prima,
Che ueniffer al cieUfùr di gran uoct
Si ; che ogni Uufa ne farebbe opima ♦
Vero mira ne corni de la croce
Qj4ctlo chio nomerò, li farà latto 5
Che fa in nube il fuo fòco ueloce
Voltalo Dante d CdccidguiJd , come da
Beat, gliera flato detto, uide efpr fi gran
uoglia in lui di ragionar ancor aljuarito ft
co, (jual ft uede laffttio alcuna uolta ne U
uifla, fe tal affitto è tanto grande che ten P
ga tutta lanima uolta afe. Et in fcntentia
dice, che Cacciaguida mofìraua in uijfd
ihauer tanta uoglia di parlar ancorali
quanto fcco, cheffer non fotea maggiore,
EI comincio, Affmiglia il Paradfo ad un
arlore.perche fi come (juefto di ramo in ra
mo luno fcfra de laltro fifìendefin a lafua
cime:. Co/// Varad, <li cielo in cielo luno fa
fra de laltro fejìende fin a Dio , ma fm
difirenti in quefìe due cofe, Luna, che lar
lore è- finito, C7 H Par.fen'^ fine , laU
irdf che larlore uiue del fuo \iede , doutr
lafud radice. E/ il Pdf. uiue de lafua cima, ìoue principalmente e. Dio, ferche da luifrinc^palrnm
JdependelfPrdognicreatura.Comincù Tf ff ^'i
ciolln Ifìd Ltd sfira, cherdpur quella di Marte, It per fmdmdme ,perche fcgh fcno 1
Uire, del pUfc che uiue de Id cimd c.me haU.mo de,o E
fcmpre Perche Dio lakndafcmpre de la fud infinita gratid, duelchefcmpre ncnpuo f^rtlfcU a lar
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Postillati 16
PARADISO
lo UJcli p^r U (YOU un lume tmto CuarMolfrU ite U cróce'', me C^'c^
Val nomar lofue : com^i ji Jèo
mi fu notol dir pima^ chi fitto ^
Ef al nome de Idtro Machabeo
Vidi mouerft unahro roteando t
E letitia era fir^a del paleo ♦
Cofì per Cdrlo ìsìagno , e per Orlando
Due ne feguì lo mio attento sguardo j
Com* occhio fcgue fuofalcon uolando^
Tofcia trajje Guglielmo y e Rinoardoy
El duca Gottifredi la mia wjla
Ver quella croce, e Roberto Guifcardo\,'
Indi tra laltre luci mota e mijla
Moflromi lalma , che mhauea parlato j
Qua! era tra cantor del del artijìa^
cia^uidet ^lihaufuti ietto , tnée un lume
TRuffo , cìq e , Dijcorrenie , COmei fi .
fio, Cq/r topo, comr^li faccffe DA/ nomar
lofue y £f in fcntenfia^ Co fi fofto che Cuci
liaguidti nomino lojue , uiii ttcctnder e
éifiorrerun lume in c^uelluogo de lacrop
ce, ^lijuale^li nhauea ietto chio miraffr^
KE mifìi notd dir frimai chel fitto, Perf
che in cjuel mede fimo funfo uiiiacceniet
e iifcorrer il lume, chio uii Hy 4 Caccine
guiiit lofue, Cofìui, fecondo che fcritto in
lofue contenuto neU Bilia, effndo fucce
àuto #r Mo//f, condufp il fofolo di Dio, che
x/. etnni, foi cher a fuggito d'B gitto da U
feruitu di Faraone, hauea halitato il defcf
to, in terra di fromiffme, e'caccionne tut
ti lifuoi mmici, ET al nome de ìaltro Machaleo, luìa Machaieo , fecondo che- fcritto nel frimo lih
ie Machalei , contenuto fur ne la Bìlia, hauendo Kntioco di Siria ejpugnato Wierufclem e frofii
fiatol imfio, E non uolendo che i Giudei uiutffirof iu fctto Ir Uro jf atrie leggi, jfyefc le armi contrd
diluì, e con (aiuto di Dio, dofo moke uittorieluna fcfra de Ultra, lilero il fuo foplo , e reflauYO U
cittd colfYùftnato tempo. Al nome ahtncjue di ^ueflo Mathalto dice che uideunaltro fmillume
ìioteando, ciò è-. Girar a modo di rota, E Leti f iti era ftr'^ del faleo, E ladegreZ^ e gaudio chai
uea (jueflo Jfirifo de/pr nominato, h faceua cofimoufr in giro, come fa lafcr^ il paleo , 0 trottola,
quando ferfar che non Uff di girare, ifanciuHi h danno ccn laftr'^a. CO fi fer Carlo Magno , Di
Carlo Magno e d'Orlando dicemmo nel xxxi. de l'inf Ma de glori: f fatti divario fcriue ne la fua
Ulta diffiifamente Leonardo Aretino. VOfcia trcffe Guglielmo, Guglielmo dicano che fit figliuolo
del conte di Narlona, e conte d'Oruenga, ìHnoardofii fratello, 0 ueramenfe nefofe di lelorghe
donna di lihaldo Schiauone, lacjual fu raf ita dal detto Guglielmo. Goftifredo di Buglion fìi duca
éi loteringi e V.e di Hierufdem, hauendofclo, uirilmenfe (omlattendo conira de Saracini, contjuii
flato. Rulerto Guifcardo fti Normando, Winfc la Sicilia, e tolfe la Puglin a Saracini , Tu padre di
jfiriti cheran (juiui, comincio cantando a render grafie D/o. TuUi cojìor adunque erano flati U(t
ioro/i in armeefìrti comUttitori fer U ueya fiie ^
lo mi riuoìft dal mio dejlro lato
Ver ueder in Beatrice il mio douere
O per parlar , 0 per atto fegnato :
E uidi le fue luci tanto mere ,
Tanto gioconde che la fua jimbianl^
Vinceua gltaltri , e lultimo folere .
E come per fcntir più dilettan'^a
Ben operando Ihuom di giorno in giorno^
Saccorge che la fua uirtute auanx^a^
Vanito Cacciaguiia, Dante ft riuolfo fui
Uto defìro fer ueder il fuo douere in Beai
trite. Perche ne le diuine cofe chegli andd
jpeculando, era neceffario che froceiffi
p fecondo che la Teologia li dettaua,ofer
ferole frofrie, O Ver attofegnatOy O uei
Yarfi^nfefer gualche figura, Maffmamen
te douendo horc\faliY a U confemfUtione
iel fefìo cielo, nelcjual ^ fofla la fleUa di
Gioue, Voltatoft adunjue,Vide le luci de
^liQuhi
\
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Postillati 16
CANTO xvnr ,
si mxccorfio chel mio girar intorno
Col cielo injìemt hauea crefciuto Ureo
\ ergendo quel miracelo più adorno*
E qual e il trajmutar in picciol uarco
Di tempo in bianca donna ^ quandol uolto
Suo fi difcarchi di uergogna il carco 5
Tal fi4 ne fiocchi miei , quand^io jui uoho
Ter lo canàor de la temprata fìeìli
^efìayche dentro a fe mhauea ricolto ^
lo nidi in quella Giouial facdla
Lo ifauiUar de Umor, che li era^
Segnar agliocchi mici nojlra fauella^
^Hocchi a Bfaf. TAntomere, cioè-yT^n
(0 pure gìoconie t Hefr, ihf U fua fmhUn
^ uinceua ii flìrnior e IrìieZ^ , lutti
gliaUri affetti e Lltimo ancora , chera il
fiu jfìendiJo, in che era fclita di mofìrari
fdiy Et a auejÌQ iniifid uuol in fcntcntid
iìijtrire , hauer cQnofciuto cVegìi era iat
juinto, chh (Juelii Marte , afiffo al [((to
cielo, che- (juel di Giowf , Veyche dice , E
Cmeìhum^y oj^erando tene ,f!ccoyge dt
mmo in mrnOyìfeY fcrfiffiu dilettatiot
re, chf la fra uirtu auanl^, ef^ffif ium
miaeliet^.CoftnJauoYft ìouei^tM^
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Postillati 16
r corti ucctUì furti dì r'iuUra
Quaft congratulando a ìor fajlure
fanno di fe hor tonda ^hor altra fchiera}
S; dentro a lumi fante creature
Vohtiwdo cantauano ; e ficienfi
-Hor D, hor l hor U in fue figure ^
Vrima cantando a fua nota mouienfix
Poi diuentando lun di quefli fegni
\n poco firrejlauan ) e tacienft^
PARADISO
(^flmitacoìo fi aloynOfCio ^, Beat Jan
to mirahilmente ornata di htUeZ^ t Jflen
iore, cUl mio gxrar inferri f col cielo, ih
qual fi mouta fer uirtu del frimo molile,
HAuea crefcitifo larco^ Verchela circunji
rentia iel del di Gìoue, alc^ual m.auiiJi ef,
fcY polito, era maggior di (jueOa del del di
Marte, dalc^ual era fariito . E eguale
ti tramutar, Vimopra,che tal uariahil mu
iatione ^inft pochora a fùoi occhi il
cangiar ueduta da la fi co fa fteHa di Mari
U, al canloY di cjueUa di Cioue, dUal ftol efftr il difcaricar de la ufYgogna del liamo uifo de la
donna, fercle fmilmente fi uede di roffc tornar liamo, £ cUama lafieSa di Qioue temperata, fet
effcr in me^ tra Saturno, i^ual è- di natura freddo, e Marte, la compreffon dalcjual è ieffr cali
hy Onde che Cioue, participando e de luno e de laltro, ne uien a rimaner, come dice, temperato.
IO Vidi in juflla, lo uìdi dice, in <juella ftella di Qioue Lo sfiuihr de Umore che li era , ciò è-i
tofflendor de leaiiffiriti acceft di carità cherano in cjuella, SEgnar , do è-, Rajfprtfcntar a gii
OccU miei NOflrafakeEa, Ter e he, fi come il nojìro parlar ft fegna e compone per diuey fc leUere, coft
quejtifj)iriti uolando e cantando a fmilitudine ducceUi in giro,fàceuano tra loro din frfc lettere, co
me ueggimo comunemente jàr a le grue, quando efcano di (jitalche riuifra , e uolano cantando a
lep:ijìure loro, cjuaft come di (juefìo ft con gratula/prò luna con Ultra, ftcendo in aere di loro hora
una cr hora unaltra lettera. Ma (juefliff triti, /atto che nhaueano una,ft fìrmauano e taceuan^
un poco, per mettere Jfatio tra luna lettera e la! tra .
O diua Vegafea*cheg!ìngegni
Fai ghrio ft , e rendili longeui ,
effi teco le cittadi e regni j
ìHuflrami di te fi'jchio rileui
Le lor figure ^comio Iho concetti t
Para tua poffà in qutflì uerfi hreut ♦
lAoflrarf dunque in cinque uolte fate
Vocali e confinanti ; 9^ io notai
Le parti fi j come mi pjruer dette «
Viligne iufìitiam , primai
Fur uerho c nome di tutto! dipìnto t
Qui ìudicatis terram ,fut feTj^ai^
Vfano i poeti TJon fclamente ne frìncìfi de
lor poemi inuocarlaiuto deìeMiff(,r}'afm
pre ancora CfT ogni uolta channo ad effrii
n.er co fa difficile, come hora auié al nojìro,
ìnuoca adunque Caliopea, Ujual chiama
Viua, ciò ^, Santa Vegafca^Verche le Mu
fe halitano intorno al finte Pegafco , coft
detto dalcaual pegafo , E di lei intende^
per effcr di tutte la più eccedente. Onde an
cora ne linuocatione de la precedente canti
ca, E gwi Caliofè' alquanto furga. Ma f)3
ra trattando di m.ateria più alta , uuol che
furga del tutto. Vero uedremo qui difetti
che dira,Vaia tua fir"^ in quefli uerf Ire
m. O diua Vegafca adunque, lacjual fàiglingegni Gloricft, do e'. Tieni di gloria, E U rendi loìì
geux, E li dijfoni a lunga uita, Perche dop la mo^teanchora, tu Ufàifer finia lungamente uiut
re, ETeffì teco, ht effi col tuo ffuore finno gforiofe le cittadi e yegm, perche tu dai loro ficulta di
fcriuer poetando di quelli^ Onde c heff ftmilmente ne uengon a lungamente uiuere . I Lluflrami
di tefichio rileui, Qoncedemi tanfo del tuo diuin fattore, che fcriuendo io ritragga l E lor figure.
Perche facendo gHjfiriti Uuere di Ce, ejfe Uuere giunte infiem.erileuanofarole,ma fenht erano de
la facra frittura, il poeta non !epotfua,fen'^l ftuor diuino, rileuare. Adunque , iUufìrmi fi dio
le rUeuiCOmio le ho cornette, Coft come io le ho mcepute ne la mente, PAia tua poffa, \ e da fi in
tifi
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Postillati 16
CANTO XVllU
ijuejii mlfi Ireu'i uevft (judntù fu hai iifofere, E Ircui iice, fer fjpY gi<f frfjfc al fine le hfeya,
MOfìrarfi aiuYKjufy Vuron le lettere, che ijm leafi jfirin comfofcYO di fe, e che dal ^oeta fìtron m
tate, ira uveali e confcnam xxxv. che tante nentra in e^ufjìef arale, Diligite iujìiiiam (jui iuiicai
tts ferram, leijuali farole fcno ii Salomone al frimifio de la pf lentia, jferche tjui fi tratta di <jueli
li, chf Yfgg^^^ ifofdi CT* amminijìrano hrla giufiitia, Adun<]ue DI tutto! dipinto, do è-, Di tut
te le lettere raffrefentate dia juelli jj^iriti, Diligife iufiitiam fii frima uerlo e nome,[enhe Ufrhfk
vMgiie, C7 lujìitiam, nome, Et Quiiudicatit terramlVrfcTiX^ii furon lultime .
Vofcìa nel del uocahól quinto il uocahl (juinto ielefcjpradetiefar:)ìefi
Rìmafcr crdmate ft ; che Gioue ^ Terram, e luUima lettera di (juelloè>'
Vareua argento li da oro dijlinto , f^. Adunque, tutti juepi jj^iriti dijìinfi
E uidt fcender altre luci , doue ^'J'"^' '^""f' f'' %
Trai colmo dd M. e U quctarft / f ^^'^^^ ^CV- l
^ j j 'T 1 1 Vf ejpr arciento dipinto da oro, Ferihf Cio^
Cantando credo il ben, che afe le moue. t era Ìl color de largento,B ciuS flirt f
Voi come nel ^ercoter de ciocchi arfx Mherano in lui, fer fa lor ardente cantal^
Surgono innumerahli fruille , p JUmojìrauano del color de loro, E tjuejìi
Onde ftolti foglion augurarfi J infenie,fer i cofìituiti da frinàfi, o da le
"Rìfuìgcr paruer quiui più di nùtlc T^fj^.nemagifiratiai amminifìrar ^ii^fii
Luci , e falìr quali affai , e quai poco 5 tia, e che drittamente Ihaueano amminif
Si cornei fiU che le accende , firtille t prata, e lemme intende fer (jufjìo mondo
E quietata ciafcuna in fuo loco ^4'''"^' haUtata,onie dice.
La tefìa el colto dunaquila nidi C^uiUMu terrm. Et il Salmlfìa, lui
^ r ì j fi- . n dicahitorbfmt(rraruminiu titia,E\/idt
napprekntare a quel dijìmtofvco ^ , ^ j , t r...^.
^ 7 t j- • T 1 1-1 '1' fc(nJier,Vtdemifcendfr£w dal prfYnn
CLuel.che dipinge //, non ha chlguidix [,,k,Uriffintifidcolmhe\uÀciVf
Ma effo guida ; e da lui ft rammenta ^^^^^ ^-^ ^3^,^ ^^^^^^j^ jl ^he
Quella uirtu , che forma per h nidi ♦ ^^^^ ^ , j/q Cmm^ lene , iltjual moi
Laltrd beaitudo , che contenta glianimi de Muomini a proceder jffr
Vareui prima dingjgVtarft a lemme ^ lefueuie,E ^uefìi eraro alcuni di magi
Con poco moto feguito limprenta ♦ £Ìor grado , come Duchi , Marcheft , e
Confi, chaueano amminifìrato a fudiiti lo
/.m.>,o^, PiwVmVi ./r«J?.irm, ./?mi/.Wm. <f./^^^^^^^
i li lAL ia hr., B Àr ^"'^ ìff^i e r» ff' ^' ^^^fT »/^'' '
PARADISO
eh p fff li hùgVx IlJ^ònfnhìi a chi un fiu alto et a cU un ftu UJfcfeconh l menti ìm\ t A?
m hratituh. Ultra j<hifya di heati ff iviti, cheya i fffaful colmo àfl M. f chf cjuiui fayfua coni
unta Vlngigharfu do p-, Dj^k corona iifc, comeftft talhoY àigì^li, SEouito ìimfrtnta, Sem
io ai improntar e firmar dife il refto de lacjuila COn poco moto^^enhe ft mofero fclmfnie ijuantiì
le ale ie U(iuiU Mnalifinge aferfe,fcftendeuano,A dimcfìrare.che ogni Sxgnyr, Vrincife, e Rr,
éfhbefcmpreeJProlPcjuentearimferadore.etraifirmarftin lm,cio ftr de la lor uoluntaìa
fua. Onde nelfcfto del Purg. in cjueUafua digreffme difjì. Ahi genie, che dourefti efprdeuota E
lajJarfeJer Ce fare in la fella Se ien intendi ciò che Dio ti nota, E di fcfra nel fcjìo canto in ferfcna
di lufiiniano uelemmò che d^jfkfamtnte trauo di ^uefla materia, Come ancora in tutta {jueUa fia
opera intltdata Monarchia . Quelli adunque , che drittamente haueano amrt.inifìrato la giuf
fiitia , f cherano flati offèijMnti a l'imrerio, erano rafprefcntati in (Jkefla acjuila , laiiual è deìii
€ataa Gioue , La cui infìuentìa ft difènde fcpra le monarchie ,[mcJfafi, e regni , dijìoneni
doglianimi a gìufiamente e uirtuofmente optrure ,
O dola fìtila quali e quante gmmt
Mi dimojlraron che noHra giufììfia
"Effetto fta del del, che tu ingemme ,
Cerchio prego la mente 5 in che fmhia
Twf moto e tua uirtute $ cl^ rimiri
Ondcfcel fiimo , che! tuo raggio uitiaì
Sì che unaltra fiata homji fadiri
comperar e uender dentro al tempio ,
Che fi muro di fangue e dì martiri «
C militìa del del, cu io contemplo.
Adora per color ^^he fono in terra
^uttt fiiìati dietro ai malo effmpìo ♦
Qia fi folea con le fpade jhr guerra x
Ma hor ft fit togliendo hor qui ^hor quìuì
Lo panuhel pio padre a neffun ferra ^
Uà tu ; che fil per cancellare fcriui ;
Penfa che Pietro e Vaolo.che morirò
Per la uigna, che guafli , anchor fin uiut,
l^en puoi tu dire ; 1 ho fèrmol difno
Si a colui , che uolle uiuer filo ,
E che per filiti fu tratto a\ martiro 5
Chio non conofico il pefcator, ne Polo»
Vuol rif render le fmonie auaritie de
prelati, e chiama la jìrlla di Gioue dohe,
per ejpr pianeta, come diffe di fcpra, temi
perato, E di fua natura, fc non e impedii
to, dijfoflofcmpre ad ottime influentie, O
dolce fieUa adun<]ue,<:^ali e quante gem
me, ciò ^, Di che qualità , e tjuanto nui
mero di heatij^iriti cfj/o uidi ejfcr in te,
mi dimoflraro che la noftra humana giufii
ita fa efjrtio del cielo CHe tu ingmmi,lh
(jual tu come gmm a adorni , Ver la<jual
cofa io prego la diuina mente IN de fnii
ita, do è'. Ne lac^ual ft principia il tuo »io
fo, E Tua uirtute, E la tua infìuenfia,pfr
che da la diuina mente depeniono frincipal
mente tutti i moti e linfìuentie e uirtu de
cieli, cht rimiri Obidefiel fimo, de uiiia
il tuo raggio, ciò e. Donde uien il diftto,
che uitia il tuo ìnfiuffo , SI che unaltra
uolta homai fadiri di comperar e ufni
der dentro al tempio , Come jtce cjuando
colfrageh de le firn li difcaccio, Si comè*
firitto in S, Matteo al xxiy'. dicendo , Do^
muf mea domut orationit uocalitur , uof
.. - autem ficiftif jffluncam latronum . CHe,
ìl^ual tempio Ji muro di fangue e di martiri, perche la militante chiefa fii fhndata fcpra la paff.on
el Irrìgue ffarfc di chrifo e de ftnti martiri . O Militia del del, Conftderatol peseta, per le dette
ragioni, le cofi de U chiefa andar di male in peggio, E confecjuentemente futtol popolo chriftiano,
ferlomaheffempio, Si uoìgf ^ quei Irati ]firiti,in<eft perla militia del cielo , che gli ne lamia
conternflaua pregandoli, che preghino Dio per cjueh . Cla ft fclea, Soleuaft ne tempi antichi con
Uffxde e con atre armi torp.rfir'^^ r uiolentemente laltruificulta, E len che fhffe co fa ingiufta,
[krhauea gualche afparen^dammofif^ ne !eJ}>or/ì 4 pericoli, MMhorai prthti letoglieno come
uuolinfirire,
•fu
•ti
n
CANTO XVIIT^
itMÌ inJtYÌyf] còììlf jioYiìhmhr intfriittiy ffnhefeglihuominikò^Hayiò ufir le (iurmenti ed
ilfftitfìicifinffffeyh chfl jf>ietQfc fgirf fìfga m nejjfunOyf uuol che fi ^ 0«i/r c- frit
GrtHÙ ctccffiflis ^Y^fù U(ff iifogm che felo cornfrino, Oni^ ammomlce jueftì tali uendum
■dicenlo, MA tu che ferini fer cunceUaYe^ ciò M<r iu che (cyìuì linteréiuo non frr ^/o iie lapde,
md fn cdnceBarlo foi chf recomiliarfi con U chiefa fe Ihaunn YicomferatOy .e tu mclto caiù ne
Ihauerai ueniuto, Venfà che VietYO e Paulo, iijuaìi moYÌron PEyIcì uigna^ ciò ^, Ver U chieft che
tu gi^^i W«i anchora, e che te ne foiYcm funiYe . Mrf <frVr, chegli fuo hetì dire dhaueY tam
io firmo il éefiéfYio € S, Ciouan hatiifia^ iljuitl fer [alti ^ talli la figliuola di i Yodiana fii con^
dotto al YnaYtÌYio, chf non conojcf nelj^efcator Piero, neVAfofioh Paulo, \/olertdo inferire^ chegli
hauea tanto uolto Unirlo a uoler accumulaY fioYÌni,ihe a juel tewfo filo a Piren'^c fi hatteuano con
S. Qiouan Battifttt da lun de lati, e da laltro il giglio, che non conofieua jfiu ne altro Dio m altri
fìtto di juello, Qndf nel xix, de l'inf, n tal fYOfofito, Tatto uhaufte Dio doro e dargentoe ceU
C A N T O 3C I X.
PtfrM imnz} a m con iole apme
La bella tm<xgt )chc nel dolce fruì
Liete fiiceud Unirne confmc ,
^area ciafcuna rubinetto , in cui
"Raggio di fole ardefji fi accefo ,
Che ne miei occhi rifrangeffe lui ^
E quel y de mi conuien ritrar tefìefo ,
TSion porto uoce mai j ne fcriffe inchiojlroì
Ne fii per fantafia giamai comprefo 5
Chio uidi y anco udì parlar lo roflro ,
E fonar ne la uoce tJ' io t mio ,
Quanàera nel concetto e noi e nojlro ♦
E comincio ^Per ejfer giuflo € pio,
Sow/o qui effàltato a qucHa gloria 5
Che non fi lafcia uincer a diftot
lEt in terra lafciai la mia memoria
Si fotta ; che U genti li maluage
Commendan lei^ ma non figuon Ihifìoria^
Vfl fYepntf canto iì foeta induce a firn
^ularmente favlar latjuila, che nel fYft
<edente hahhiamo uedufo,fir in nome de
h flkYalita di tuUi ^uei hfaii jj:ÌYÌti, dei
4ju*li eia era cornppa , Et a dire, (Ha
■efpY f fi aitata a quella gloYÌa,f(Y la giù i
fida e fieta chauea ufita al mondo, e che
in tfYYd hauea, fer tali fi<e uirtu, lafjai
10 di fi tal nome, che anchora affYeffc de
y/i e malua^gi huomini, eYa lodata .
T>opo (juefto it moue un dulio. Se fin"^
fède Chriftiana Ihuomo fifuo filuaYe, ili
jual Yffcluto da lajuila di no,(juflla uien
foiaYÌfYend(Ymolii fYincìfie KeChYii
fliani de le loro ingiufiitie e tiYannie .
PAYea dinanl^ a me con lale ajfeYte^
Ha laejuiU due ale, che luna fiignifica U
giufiitia laltra la jf ieta, chalhiamo di fc$
fra detto ,jferche in un giufio frincife,
firrfYe luna ^elle ejpY Lonimi^erata con
laltra, che in aUromodo la giufitfia poi
tretleeffertYOffo fiutYa . hYano aferi
le, Qjiafi fYOnteer^tffUYecchiate ad fjp^uìre, fercheU giujìitìahuYnan* nonfatifie indugio,
iht fareSieingiuflitia, E chiamala hda imagine,feYche neffina cofa h- chf dornìe faccia ejfiY
tiu hello tfr ordinato ti mondo di lei , finZ^ l^^^ual non firehhe altro che un con fife cr indirti
calli caot. CHe,cioe^,Laéua\Maimapne,fi.ceua liete l Anime cùnfcYte, lantme infime
YiffYette er inrcYte a laauila NE/ dolce fruì, ciò h , N./ dolcemente fYuir e godcY la uifion di
^- j 1 / ..f.r / j J: tuHi i W F f^vfua tiaCcuna deUe anime Yubinetto, neli
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Postillati 16
1^1 MTit) Tni
PARADISO
e^c y«Si/io ufmfpffY rfpe/fo a gliocchi min, A JimUr U fmmi carità ìe Usuate effe anime m
Jf^wo . E Q4tc/, chemi connim ritrarr E (jueUa che mi conuien iefcmeyTE/fefò, ciò è-, Horif
fo NOw pom uoce mai e cet. ficenh ii quefte due diuioni Tejìe, e Sa, la iefwentia, o mglim^
dir la rima. E t e fimile a <juella di (juel uerfo, A raga^^ a^etlan dal Signarfo, che uedemm^
nel xxt'x. de Vlnf. Verghe Tejìh', come dicemmo nel xxvy. dd deuo Inf. in mero Eiorentino fu
gnìfìca tanto, (\uantohra, adeffi^emo. Dice adunjue cefi, E nuel che mi canuien tefl^ ritrarre,
non fOYÙ uoce mai, ne inchioftro fcriffè, ne fu comfrefo mai per fiintafta, che tanto uien a dìi
re, S afer che non fìi mai detto ne friUo ne penfafo, Perche neffuno diffe, ne f riffe, ne penso mai
che una acquila farUjfe, come uuol horajcriuer dhauerla ueduta udita parlar lui, Onie dice,
CHe, ciò Verche io uidi cr anco udì farlar L O rojìro, ciò è', il lecco de tatuila, E fonar ne la
uoce, ET io e mio, Coftfarlank in fmgu^are, qvanto era nelconceUo, Tutto ciochauea cornei
fufo, E Noi e ciò e , Vi uol er ftgnifìcar in plurale, Verche erano tutti cjueUi jfiritì, che ad
,fi^^ ^intrat^parUumo per lo lecco di cjufÙa apila, la (jual perche era fola, fero parlaua in fmoutart
il"**^ m^ffa dàfuuihro, E Comincio, Ognun di (juffti /piriti per fc ftejfc comincia per lo lecco de Ut
pila a dire, FE< effèr giujlo e pio fcn io pi ejfaltafo a pefta gloria CUe non fi lafcia uincera
difiòy Verche, fi come ha già più uoìte deUo, ognileato fi contenta del grado può, ne defilerà, ne
fuo dfftderar maggior leafifu Une, ET in terra la giù amminijìranh drittamente giujìitia e pietà,
lafciai fiotta la mia memoria e fami, che ancora li le maluagge e peruerfe genti la commendano
e lodano, MA nin fi^uon Ihifìoria, Ma panfunpe le commendino e lodino, nondimeno, non fa
gueno pero i miei uefiiti dfffer fietofi e giujìi, ma fono ingiujii e crudeli . Volendo inferire, chefft
finno come pelli che predicano la fide che non credono .
Cofi un fol calor dì molte hrage
Si fit fentìr ; come di molti amorì
Vjciua filo un fuori di quella image\
Ondio apprcjji ; O perpetui fiori
De leterm letitia ; che pur una
Varer mi fitte tutti t uojlri ardori^
Soluetemi Jpirando il gran digiuno^
Che lungamente mha tenuto in fitme
No« trouandoli in terra cibo alcuno ♦
Be;j fi io y che fi in cielo altro reme
La diurna giuTliva fit fuo f^ecchio ;
Chcl uofiro non {apprende con uelame^
Sapete , come attento io mapparecchio
Ad afcoltar X fapete qual e quello
Vukio ; che me digjun cotanto uccchto ♦
Co/? fifa fintlr un fol caìor di molte' Irdi
ge^come di peOaimagine delapila ufd
ua efnceuafifcntir DI molti amori. Veri
chf nel parlar di peUa tutti li ff iriti che^
ran in lei Mmofirauano la fua fcmma cai
rifa, ONdioappre/Jc, Verlapal cofa af{
frejfc di tal fuo parlare, io cominciai loro
a dire,0 Ver fé fui fiori, chiama pei lea
ti ffiriti Fiori perpetui, Verche fi cornei
fiori adornano di Izr letle^'^e il prato ,
Cofi pffii leati adornauano di lor ludi
àeT:^ e fplédor il cielo. Ma fi .ome peli
li fono a Ireue e corto tempo, Cofi pefti
fino perpetui e fcmpiferni, DE la letitia,
ào è', He la gloria eterna, CHc, Ipali
noi fiori, mi fate fcntir iuoftriohri pur
uno, jìando ne la fimilifudine dfffi fiori,
E pur uno odor dice, Verche pantunpe in pefii gìufli principi fi^/fero fiate al mondo diuerfe e uni
fie uirtu, pur tutte tenieuano a pefta fila de la giuftitia, per effer dognaltra la più eccellente .
SOluetemi jyirand:iilgYan digiuno, Tjichiaratemi parlanhil grande e fiirte duko, che lungai
mente mha tenuto IN fiime. In defi^erio e uogHa di Capere, NOn trouandoli giù in terra tra mor
ialiClh, cioe,Argumfnto,chflopoffa,ofafpiafcluere, E figuitando dice, SOhen io,CHefi
altro reame, do e', chefe altro gr aio e fiato di leati m cielo FA la iiuina giufìitia. Va ìlio fuo
ffecchio, ciò e, che fi fj^nchi in lui, come fi ogni Icato di che grado fi f:a, che il uojìYo reme
mi
ili
Moi
V,
Vidi
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Postillati 16
CANTO XIX^
VOtì Ufpfiìle an utkm, Kon lo ufif con imffiimertfo dipùraììfìa, Voìtnìo infirlrf fffY hi
ne, chefe^liahi leatì, iijuah fonone gìinfirio vi e fin hcffjì cifli.che^li éomUarfomi, f cor.fjuen
iemeniffiu lontani da D/o, ueggono in lui tuff e le to/f, che tanto fin chiarmenfe le ien uederloro
ile li fcn fiu jfYfffo, Aiur.ciue, guardando in lui, uoipfete come io TKafjfaYecchio ad afcoffare, e pi
fete qual e <juel duhia CHe me' tanto uecchio digiuno, lljual me tanfo lungamente molfflo a non
pfere. Et il duhio, come difcUo uejremo che lajuila dira^è c^utpo, che no ptendof Ihuomo fn^
fide chrifìiana. fcJuare, (jueDiyche diial fide non hanno fzffhto hauey cognitione, e nódimeno pno
pmpreuiuufigiupmente, e f condo la legge de la natura, f er (jual cagione har.no ad ffpr friuati
de lafiliciiafufeyna, hlpndof&m, UuUum lonum irremuneratum C7 nuUum malum im[unii
(um, Onde ad alcuni far àe in queflo, HnpUiiil giujìititt di Dio uen^a a mancare*
Quafi fiilcon , eh ufcendo del capello , finito cheìpeta Ielle la fi<aorat\one,uU
lAoue la tejìa , e con lale fapfìaude ^'^^ ^ ^uelfegno de la<iuiU,feY la ìetitia
Voglia moflrando , e frcendofi hello; ^^1% ^ 't'^V} ^"'^ "7
Vijfo fc. fi quel figno^, che. di laude ^ ifcone Me del -f f --/-"^
^ J- • • J n uO£liadiuolareepcendofjtello,CHe,tli
Ve la diurna orava era conte lo x ^ ^ * r.^-r-,,^
^ r r iir i qual fcffno, e COnfe to, (10 e, CoYì.jfre^,
Con canti^quai fi fiacchi la fu gaude , l confanti dilaudem la diuina grafia.
Voi comincio ; Colui , che uoìfi il ftfìo p/^^ ^^y^he cjuti leati j^iritì
A /o firemo del mondo ^ e dentro ad ejfo cantauanoìe loie diluì. Onde nel freca
ViWnfe tanto occulto e manìfiflo^ dente canto dijfe, che cantauano il len che
Kcn poteo fiio ualor fi fitr impejjh le moue, cir itjuai canti fi fi chi gaude la
Jn tutto lunìuerjo 1, chel fuo uerho fi^ in cielo, fenhe tanta fcauiffma e diui
KcM r'imaneffi in infinito ccceffo ♦ rn/fima harm^onia fuo fcUmenfe , comt
E ciò fit certi chel vrimo fiiverho; uuol inerire, da jfiritidiuim, chela fu
Che fii la fomma dogni creatura goieno,rprcor.fuP rOicom.nc^
ver non aLsr vje cadde aceiio. T^'^'^T ''tft^^
E ciuma o^^r eh cgm mmr natura ^^ ^^^^^ J^^ ^yj- ^^^^ ^^^^^
E' certo rMol a <^uel bene ; j. ,„ p„„„M è-, rf{ft.t
Che non ha fine, e ]t con ]e mijura, tKtcrtaimffMcanlmtStua (erutr^r*
la cD^nitiont it linfinila frouìJeniiit iti
CYimrf, E df I hiVtì 'ffenio una ìi tjueUt cofc, a ìf<juAi Ihumo non fuo fiwirirt, prò
«or, mua m Una iW fìif l« "1^'""''' ^"^^ <^OÌuich( uolfc il fflo, Sefìo f <jue m
Rrumfnla coì<ìn>l ftf^ u^a figura mia, Aiunijue lìio, r,el alar clt ficf il m«io, uoli^'ll'l'Oi
ie laCuainfirtita pouihntiaaUfìrmo ii<juth,ficnìio una fmilromia figura, f <(i/rm/e
d,nw ad^ffc monh T multo t rnartififlo, do ^ TarU 4 à'<^ \' »falure firn oauli
tt f ctìai,, E tarttt rr.ar,ifilìf & "fruirmi df fi fon ueifrf, No» foi'e-fir ;« lutto lur.,u,r\o ji.o
fmmo ualor SI imfrfffo, do ^, T«(o mar.ififlar^^niif fenato, CHW/?,o ujrh,c,o e; Ch Ulua
fm,ma, tatuai fmiluifcr al f^Huolo, di' il fuo u^rho, NOn rirr.anfffi <« •"A""» »
NO. infinitmfnlf il uda io^ni creatura, E non fmh a Dio fa irrpjf.hU cofa ahu,
va, r^anJfOt^ fSrr, fmh Dio nonfècofache non fa h.., E <iufffcM' TZ'Sli
caac.hlafuainfini,arafmtia,frar.aU,^ncWfar.^^^^^^^
ìLnuMnrfariafr^ui,o,f. chela fuafa^i^ntiaeae^^^^^^
flro, ilpal auJp chr Jiffc tanto noNmentr cr.to, ,h ncei>ff^ o^raUra OnU ^
éefù la fmmaignuna ii ^uéf, noniirr.mm pth lafua ^nfr.ua pou.Jn,^"
PARADISO
fe ì^ttufffe lieìuid^ Imr'j ajffUato df/fèr confimafo irt gyatU^ còmf fùrcrt ijuelli, clf Jofo ilfm
(ddfre rimafcYO la p/y e (o/r «ow ]nm<x feccatOy e non haurnio ffccato, non fare caduto, Adunjue
non la uUe, e fer (jnejìo nùn aj^etio la gyatìa confimantc. Onde caddeacerho, £ coft fey Ifjfcm*,
fio di cofiui chiaYamfntf appare, CHe ogni minor natura, do e, che ogni natura naturata, cfjtf-
fropria de U creatura, e corto e hrfue ricetiacoh a (jufl hen che non ha fine, penhe fi lui, cheré
la fcynma dogni diuina creatura, non lo foie capire, molto meno lo capiranno le creature humai
rie , E tal infinito htne MI fura ficonfc, Ver che Un finito li fogna mifurarcon li^finito^Onie
il Tilofofi , Deut menfura ftbi ipft e cet.
Vunque rjojlra uedutHjcU conukm
Ejfer alcun de raggi de la mente 9
Di che flette le cofe fin ripiene ;
TSlon può di fua natura ejfer pojpntt
Tanto*jch fuo princrfto non difcernd
Molto di la da quel y che ^ie partente ♦
Pera ne U gmjlitia fimptterna
ta che rìceue il uojìro mondo y
Com^ occhio per lo mar entro fmterna :
che ben che da la proda ueggìal jindo}
In pelago noi uedé * e nondimeno
e' Vi 5 ma cela lui lejfcr prcjìndo ^
Lume non èyfe non uien dal firenoy
Che non fi turba maixan\t e tenebra^
Od ombra de U carne ^ 0 [uo ueleno ^
Dice jfer conclufxone, che ejfenìo nneffai
rio cheì noflro intender e ueder depenk
dalcun de raggi de la diuina mente, ih
jual altro non è- che la uirtu diuina, lai
qual egualmente fi difi^nde in tutte le co^
fi, ma ciafiuna ne riceue fclamenfe tani
ta, :juanfa ne può portar la fua natura^
Onde dice, che tutte le cofi ne fon ripiei
ne , Non può la creatura di natura fun
ejfer tant} poffinte inuedere, CHe fu^
frincipic/, cioè, che Dio non hfcernat
ueda molto di la, DA ^uel che glie- pari
uente, Da c^ueUo che ad effa creatura api
fare. Et in fcntentia dice, che la creatui
ra non pu(y difua natura utder tato inani
che] creator non ueda molto di la da
quel che uede lei, ferchel ueder de la crea
tura è' finito, e tjuel del creator e* fin^
fine , pEro nela giuflitia, Ha dimoi
flrat^chel finito ueder uniufrfilrnente di
tutte [e^ creature e- moltQ corto, rtjj}ett& a Un finito tteder del creatore, Horadice particolarmeni
te del corto ueder humano, che [ara la refclution del duliOy e perche il poeta non haueua trouai
lo in terra chiglie lo fipeffe rifcluere . Affimiglia adunque il ueder de lintehuo humano ne U
fcmpiterna e diuina giuftitia, al ueder de locchio mortale dentro a lacjua del mare, perche fi cui
me ijuelh può hen ueder da U riua il findo, per ejprui laetjua Uffa, ma nel pelago CT alto mai
ve no, perche auenga che il findouifia , nondimeno la profondità delaccfua glie lo cela , Co/i
locchi:ì de lintelletto humano può hen penetrar ne U cognition de U diuina giuftitia tjuanfo fai
Ontk, il ÌEo lrì^tr^u^ tifce la fuor natura, ma nel lùo profi^ndo pelago nOyperfffiroltre a la fiiaueduta ,Et ordina
VuJt, tr tm 5iiWl'fr/' ^^f^ *^P^> ^^^^'^ ^^^^ ^'^P^^ mondo riceue SInterna, Sintroduce e mette dentro neU
yi^tvlU:^h^ fcmpiterna giuftitia, come occhio per lo mare, che hen che ueggiail findodala proda, noi uede
' ' # in f elago, e nondimeno è- li, ma lejprprofindo cela lui , LWmenon è-. Se illume de la giui
fiifia eterna ne glinttRetti humani HOn uien dal fireno, ciò r. Non è iHuftrato dal raggio de
la diuina grafia y the non fi turla mai , a dtfirentia delnoftro fcrer.o aere che fi turha, Non è- lui
me, anl^ e tenthra ofcuriio, OD omhra de U carne, O danima unita al corfo, che pereff r
Ùtdjjjjofio e mal organi'^ato non può tal lume penetrar in lui, O ^^<0 ueleno, O fuo peccato, (trcW
Inanimm malÌH^m nonmtratit ffiritus fipientix ^
WÌito(iuanf9
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CANTO
hffcit te wo aftftd U latebra^
Che tafcondeua la giujììttcì uìua 5
Di che facci quiffion cotanto crebra :
Che tu dìceu'f j Vn huom nafcc a U riua
Ve l'indo*^ e qu'iuì non e chi ragioni
Di Chrìjio j ne chi legga , ne chi ferina^
E tutù i fuoi uoleri V atti buoni
Sono , quanto ragion humana uede ,
^eri^ peccato in uita od \n fcrmoni t
More non battei^ato e fin\afidet
Oue quej\a giufìitia ^ chel condannai
Oue la colpa fua^fe dei non credei
fpai hathimo iftto^ il(jud [tr il tefì^^mfitfm^ ^ fidi t chm(ì
V </iVo ^««TK/o ct/o /I/O hUoy de ììnttUtii
tù humano non jfuo (fpY jferfittayr.ente ca
jface ie la diuitìa jfYDuiier.fiay affci te f 0^
ra ajferta e mamfipa L A laiflray no & ,
lacagÌQr.e del àulùdye^cle tern cei
lata occu!ta,Vfrchf latelra a]fJfYf[fo
de latini è luogo doueglihuorìiini ffcon
dcno, Cnde Lue, Kelfriìr.o, CeUrtiu efi
hUis ijuoru (kfa lafehr^^ CMe tafanden
U uiua et tierna giufìiùa di che tu ficeni
T A YìtQ crelra pianto ajfra et acerba (^ui*,
ftione, ferche tu in te fleffc diceui e cef^
Narrando il dulio chera in lui^ e ^he di
Hor tu chi je 5 che uuoi feder a fcranna
Ter giudicar da lunge mìtle mig^/ta
Con la ueduta corta duna j^annal
Certo a colui y che meco fajfotti^ia ì
Se la fcrittura foura uoi non fiffc^
Va dubitar farebbe a marauiglià^
0 terreni animali nienti gr offa.
La prima uolonta^ che per je bona^
DtJ fai che fammo ben , mai non ft mojfa
Cotanto e gtujìo *j quanto a lei confinai
l^uUo creato bene a fa U tira 5
^Ma effa radiando lui cagiona ♦
Vanna la temerità lì (Quelli ignor^tiy chf
col /lo corto giudicio uoghon frefcrutar
linfini(a uia di Dio, E cjuffli tali fcno a
fmilifudine di chi ha hren /Jìma ueduta^
e uuo^ giudicar le cofe mille miglia da lon
tano . CEy/o a colui, Tarla la<juiìa in
ferfcna de la diuina giuftitia, E fer tor
del tutto uia ogni offoftfme theftfotffft
fire in corrotoration delduhio di Dante
dice, Certo a colui che frffcUigUa meco^
come fi fu in uoler fqerefeYche io danno
colui chi de la Chnfiiana f^Ie dici no ha
UfY f.ffuo h'JUfY cogmtione,SaYeUe a
maYauiglia da duhitaYe, farche io ficffft
cufPoJc UfcYiUura non flffefcrra uoi, Ma uoi Pf^te, come uuJ inferire, chela (IriUwa due
ILnem La exiuif fcnusiorum, ^ m altro luogo ^f,^' ^^'^^'^^'f^^^^^
oratia non fiam.o atti a poferci guadagnar u ì^aYaat c, ^jnur ^. 3.^,,, j j y; /
PARADISO
Q^uale fourejfot nido fi ngird ,
Voi cha p.ifauto la ócogm i figli ì
E come qucl^ che pajloy la rimira }
Cotal fi fice , e fi Uuai li cigli ,
La benedetta imagme j che Ioli
Mouea fojpinte da tmi configli
"Roteando cantaua^ e dicea^yQ.uaU
Son le mie note a te , che non U intendi J
Tal e il gmdicio eterno a uoi mortalt ♦
Po/ fi quetaro quei lucenti incendi
De Io jpirito finto anchor nel figno^
Che fè t Romani al mondo reuerendi^
EJfif ricomincio *, A queflo regno
Non fili mai j chi non credette in Chrifìo
Vcl pria^ uelpoi che fi chiauajfc al legno ^
Ma uedi 5 molti gridan Chrifio chriflo ;
Che firanno in giudicio ajfii men prope
A lui che tal, che non conobbe Chrifìo *
E tal Chriflian dannerà l'Etiope j
Quando ft partiran li due coUcgt
Luno in eterno ricco t e laltro inope »
Che potran dir li Per/i a uoflri regi j
Come uedranno quel uolume aperto ,
tlelqual fi firiuon tutù ì fiiot dij^regi l
Soluto chf mhelU la<juila il Julio, Jicel
jfoeta, fice a me, com fi la cicogna (Juan
h hct pafciuta i fìgliyche fi^ra fopral nii
io, f nueUi chf fcn fajciuti rimiran lei, e
coft rìmiraun io, Uuanh i cig'i, U lenei
iftta imagine de Uijuila^ chf mouex Ule
SOjfintf d<t tanti configli, fAof)e da tati
Ifati j^irìti da guanti (jjo tra cmpofia,
E YOtfando fofra di me cantando diceua,
qvali fon le mie note, Qjialifm le mie
favole aie che no le intendi. Tal ^ il giù
dicio eterno a uoi mortali, perche uoi mof
tali intendete coft foco il giudici^ eterno,
tome tu intendi le mie parole, Coft hreuei
mente affermando, guanto ha iifcpra dif
fùfàmenfe detto . Poi ft quetaro, e poi~
fironft (^ei lucenti incendi, Intefì per
juei leati che ficeuano il jègno de lacfuila^
Terche prima roteando feran mofp ,pur
anchor nelfcgno deffa atjkila CHefè i R*
mani reueréJi al mondo, E juefloper ini
9iuy*ifyaSili uittorie confeguite fctto di tal
fcgn^,cme ue demmo di ^pra nel fefìo can
to, Effofegno ricomincio a dire, A Qjwrf
fio regno lei cielo non fall mai, chi non
credette in chrijio VE/ pria, Velpoiche
ft chiauafp éUfgno, ciò è-, O uer amente
prima, comefiron i fanti padri dd uecchio
<kU^(fkYmc^ UtxAC -fffi'^^^^^h creleron in lui uentur^, VE/ pai. Come ha fttto ogni ftdele fot chè' utnuto e che fU
legno de la croce chiauato. Et e riff:)fta a quello, fe fèn ^ fede chrifìiana IhuOmo ft può faluare,
MA ueiì, Quaft dica. Ma auerfifce bene, che molti gridan chrifìo chrijìo, che nel di del gra giù
Udo faranno men propinijui a lui di tal che non lo conoUe, Onde è- fcrido in S, Maf, al vy. Non
omnes <]uì dicitmihi Domine domine intrahit in regnum celorum. Et in ìfaia è* fritto, Vopulus ifìe
lahìjs me honorat,coY autem eorù longe ameefì.E (juefìi faranno jue[li,channo folamente il nome
ifl chyifiiano,ma ne le opere fono peggiori de glinfideli, perche (juefìi non hauendolo conofciuto,
fino degni di tjualche fiit/à, mal chrjìiano di Queflo non può efpye fcufato. Onde dice, che juani
io I Due collegi, ciò e, le due congrfgationi de huoni e de rei, dopo la gran (èntentia fi partirani
no il luono ricco, CT il reo inope e pouero in eterno, che V Etiope infidele dannerà (ali rei chriffiai
ni, rimprouerando loro dhauer hauuto fiirma dapofeyfi faluare, e che non Ihaueranno frputo fire.
Onde e- fritto. Regina aufìri furget in iadicio cum generatione ifta, er condannahit em. Vii
ri Niniuit^ furgent in iudicio cum generazione ifia, CT condannahunt eam e cet, il fim.le fii
fio, perche hauenio operato male, haueyanno dijfregiato i fiiOi precetti e lui infieme con <{i
Vero e' fcritto, We mihi mifero, cum utnerit iUa dies iudicij , CT a][ertut erit liher in juo om#
neimei ac'ut prefcnte Veo recitahuntur *
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Postillati 16
CANTO
V fi uthd ìYi hpm d'Alberto
Quella t che tojlo mouera la penna t
Vcrchel regno di VÌaga fia deferto ♦
Lì fi uedra A duol ; che fopra Sennn
induce fnljeggiando la moneta
Qwei, che morra d'i colpo dì cotenna^
Lì ft uedra la fuperkia j che ajjcta
Che fn lo Scottole Ùn^ilcje fbUe
Si) che non può fojfrìr dentro a jua meta.
XIX*
Hi* rifYffo ìajuiU tutti t rei chrifliani in
^enfraUfhoYa uien a rifreier lutti i mali
Re chrifìiani uno fey uno in f articolare,
C7 inarì'^ aglialiri Allerto Duca à]0±^ WM^/*^*^
Jjerliijf rima, poi Ke de Romam, deljual
dicemmo nel [cfìo del Vurg, E hen (.he mol
te ingiujìitie e tirarne ftjji ro ufate ia lui,
fer lecjuali ultimamente fii occifo da un
fuo nefote^ Nondimeno^ijutHa oferapnf
he farà ingiufltffìma oltre a tutte lalire.
che predice hauer t^flo da fir cznira il R_
li plaga ^ ferc^ e fu da luiyfen^ alcuna ragione, comlattufo, morto, e toltòli lo fiato . Q^efla
fcmma C7 tngiuftiffma opera aduricjue, come la più notabile di tutte, mouera la penna afcriuer in
euel tal uolume tutte laltre fue ingiufte opere . Il ft uedra il duol. Dopo Allerto dice di Filippa
ieQo Re di Trancia, il^ualper una grandiffma roUa hauuU da Fiamminghi^ Apparecchiato nuot
uo effcrcito, e non hauendo di che pagarlo, fhlfifico a Varigi, per laqual città paffalpum^e di Seni
ra, le fue monete talmente, che le riduffe al uahr de la ter% parte di cfuel che uaUuano prima , Ma
iele fue ingiufìitie dicemmo alcuna coCa nel vy*. del Purg. E perche fxi morto in caccia da un cint
fihiale dice, che morra di colpo di cotenna, impero che cotenna fi domanda in Thofcana la pelle del
porco . LI fi uedra la fuperlia. Dice de la fuperhia del Re di Scotia e di cjuel d'Inghilterra ,
ijuali, per la gran ftte c hera in loro di dominar lun laltro,ftauano fempre in continua guerra,
nejfun di loro contentandoft DI ftar dentro a fua meta, viftar dentro dafuoitermini .
Vedrafì la luffuria el uìuer^ moUe
Vi quel di Spagna , e di quel di Buemme 5
Che mai uolcr non conobbe , ne uoìle «
Vedrafì al Ciotto di Gierufalemme
Segnata con un IJa fua bontate!;
Qi4andQl contrario fegnera un emme^
Vedrafì lauarit'ta e la uìltate
Di quelj che guarda li fola del fico y
Oue Anchife finì la lunga etate t
Et a dar ad intender quanto e poco
La fua fcrittura :,fien lettere mo^^jj
Che noteranno molto in paruo loco :
E parranno a ciafcun bpere fo^ie
Del barba, e del f ratei che tanto egregia
Trattone, e due corone han frtte bo'^e ^
E quel di Vortogatlo.e di ì^oruegia ^
Li fi conofceranno*, e quel di Rafaa,
Che male aggiuTìol conio di Vinegia ♦
O beata Vngheria fe non fi Hc^it
Vìu rnal rr.enare , e beata ì<^auarra;
Sefarmajfe del monte ^ che U fif^ia ^
Vanna lodo e la luffuria d'Alfinfo Re di
Spagna, che fit poiaffmto a l'Imperio,
E dil'Adislao Re di Boemia, deljual di
cemmo nel vi/, del Purgatorio . VEi
irafft il Ciotto, Fu coflui Carlo feconi
io figliuolo di Carlo primo Re di Pugili
ie la cafa di Francia, ilcjual tenne Miei
fufalem, Fu ''^ppo, 0 uogliamo dire [ciani
cato de Uperfcna, e non meno de la men
le, perche ftt ripieno di molti uifìj, E pfri
che helle [da cjuefla uirtu, che fii moli
io lilerale, pero dice che in ^cjuel cjuaderf
m farà fegnata U fua lonta con un I. the
ftgnifica uno, mal fuo contrario, che il
male, farà fegnato con un M. chefgnifii
la mille. VEdraffì lauariiia. Danna
lauarHia e la uilta di Federigo Re di Si^^
ciliae figliuola di Don Piero Red'Araé
gona, lacjual Sidlia chiama ifcla delfici
(0, rijfeuoal monte Ethnache lo getta
fuori di fe, Quiui.fccondoVirg.mon
Anchift padre d'Enea, Ma per ar ^dtn^
tender ciuAtO in juel c^uadem lafuajcnt
\ ■ B C iii»
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Postillati 16
PARADISO CANTO XIX.
E cnler <Jc cìti[cun,che già per ma lurafdra foca tri uiii/ miti tnnumfrt 9
ri quefto Hkofia , e famazojli ^<". «f" l'ttnefcrho MO<:^f, eie h-, I »
P^r /or fcfHi. fi f<,«,fmt f gim^, Ahnuia,., CH. iranno m'onfari J
Ci« d^/ panca ae ime non }ijmtt, ^^^^.^
faranno manififle a ciafctmo ìoffre fc^'^ 1^
e uìt'AjfYtfc de/ J(*r{rf, th ^, Df/ frf/ywo <• ìfl fratello deffc Federigo, il larla dfljuaU fit Don
Affinfo ì^f df ìifla di Maiolica e di Miftolica fratello ii Dow Tiero fuo fadre^ Dal^ual Alfinfc fu ' (jé^
irnomnato pi AÌfinp tey^ fratello di Federigo t di Don Iacopo, inttfo ^er il fratello dejfo Tede^ pili
rigo, che dop Don Piero JuCf^^T^^ regno in Aragona, Come ii loro dicemmo mi del Purg. Id]
CHe hanno tanta egregia na^tioh'f, come fit (juellade la cafa d'Aragona, Due corone, do e-, ri |
enfila d'Aragona fer Don Iacopo, t ^t^fHa di Maiolica e Minolica per Don Alfinfc, F Affo' lo^i ak
^, do è^, aitiate cr ihrdate . E Quel ai Portogallo, il reame di Portogallo parte di Sfa', {xè
gna, Houergia è- pofìa molto [otto la plaga fèuenfrionale, Kafdaè'ne la Dalmatia, hoggi detta
Schiauonia, E perche il fuo Re filftflcaua i ducati \enetiani dice, che aggiufto male il conio di m
Vinegia . O leata Angaria, Perche in (juelìo reame erm fiati di molti feffimi Ke, che Ihoi fsk
ideano mal condono, pero dice che farà leato fe non ft lajfa pia mal menare, E heata liauarra , ^i-ji
Il reame di l^auarra è' ale confine tra P rancia e Spagna, tST aHhora era poffeduto daPrancia^ Jxl
Adunque heata Nauarra, SE farmaffe, ciò e-. Se fi diftndeffe del MoHfV Pireneo the la circonda .
talmente chella fi diftndeffe da la fcruitu di Pranda, de ìacjual aBhora era Filippo BfHo peffìmfì i
^e di ejueUa, che molto mal la trattaua . Uicofia e Pamagofìa fcno ciu^ di Cipri, le^juali dice Pùfi
€he fi de credere, CHe gia per arra, che già per anuntio Di cjuefìo, ciò h , Dhauerfi ad armar Qjj
WErla Lr hefìia, Infefa per il loro heftial Re, fi lamenti garrifca e doglia, VErche dal fianco de lali
tre città de li fola non fi fcofia , Volendo infirire, che douendol:^ difiniere, h uorriano difini J
ier a cafa loro, e non andarlo a difinderacafd daltri, da ijuali egli non fi difcoftaua , E cjuef ' ^
fo , perche in (jud tempi una molto groffa armata del Turco era iifcefa fu lifoU , t7 andaf
i uala tutta depredando e guafiando. ' Mi|
C A N T O X Pré^
CluanJo coìut, eh tuttol mondo allumi tìauendol petanel precedente cantoxnt //j
re Ihemiprìo nojlro fi difiende , ^y^j^^f^ /^j^,/^ ^ uituperar glingiuftì e
EI giorno dogni p>drte fi ccnfima^ uxtiofi Re de fuoi temfi, Hora nelprffni
Lo del , che fol di ìui prima faccende , te lìntroduce adirle lo le ialcuni di (juel h f
Subitamente fi rìfit paruente li antichi Re, che oltre a tuui glialtrifiti ftctjij
Per molte luci, in che una rìf^lende t ron giufìiffr^.i t7 euelxenffmi inognal
E queflo atto dd del mi uenne a mente ; '^'^ 'f^''^^" /^^^^^"^ la fua tffla, ^
Come] figno del mondo e de fuoi duci ^ 'ITZ^' ]
Nel benedetto rofiro fii tacente : Dante, come p^teffiro effcr m \
Vero che tutte quelle uiue luci m,non hauendo^^^^^^^
. , i . . , uutokde Chri\tiana,laqu\Uh fcliie,^ rai
Vie più lucendo ccmwaaron canti ultimamente tocca alcune cofc auanto a Z
ra mia memoria labili e caduci. y ^redefìinatione . T" cavando
O dolce amor , che di rifi) tammanti , colui, che muo d mondo ahry^a, \fi dei J
Quanto pareul ardente in quei fituilli^ fcrittione di tempo, ficenkcomparatio^ Q
Chaumo J^irto fol di pcnjier finti ^ ne ialapparir iele jì(llemdelo,imme$ J
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Postillati 16
PARADISO CANTO KK,
Hate chfl fcl trm^rìtct^ a U rtuoua luce che f^^^iupfè a (juellt ffirid, che firntduùV htfuìU ,fuUi
^0 c\Aci fi tacejue^ Dice a^un^jne, Quct^tiol fole, iltjKol fclo aduma tutto il wowio, Si iifcenée del
rofiro her^ijfero ne Wrro, t!7' il giorno ft cor: fuma nel noftro iogni furie LO nV/, ciò ^, (fuet
pQ ifl mfro hemisfzriOy CUe fd di lai, lìijual fch deffc fcle fàciende friìfntt, SuUiawente SI nfi
furuenff. Si rifa dimftYante, feyche ioYnct ai affarere, PEr molie luci , Ter mdte flelle in iht
VNrf Y'j).l(nIe,E (jtìefta è- il /?/<•, W<Jiy«/ tutte ìaltre fielle fyendon la luce,Onie ha detto
che adurr.a tutto ilrr.onJo , E Qu,ePo atto del ciflo, Aduncjue^ COmeil fcgnc del mondo, ciò
Come ti pgno de lacjuila, E Ve fuoi duci, E di (fuelli che la condufpro, de cjuali uedemmo di fa
fra nel ffìo ccrnO, F V iaLente nel henedetio yo/?yo. Si taccjue nel henedeUo lecco cVe f rima fan
lanci. Mi uenv.e a mente cjuefìo atto dfl cielo, Pno che tutte QVeEe uiue luci, ciò e, (juei diuii
ì\i fe riti che luieuikno in lei VI? fiu, ciò e. Oltre a lufato lucendo, cominciaron canti L Alili e-
caiuci da mia mem.oria, E (juejìo fer la ragione già fiuuolte detta. Onde a frincifio dt la cani
fica a tal fr^pfto diffe , hiojìro intehto f frofinda tanto, chela memoria dietro non fuQ
ire , O V'Jce tfnioy, chiama lacju'.la coke amore, feria fm.ma carità lUra in lei, Cl^e tam$
mani'.dtrifo, llcjualti cofri di ffUnicre , qyanio fareui ardente. Quanto fareui accei
fo Jamore N fjuei fluidi , Ir? (jufUi ardori de ìeati de ^uali tu ni jvrmata , che ardendo di
cmt:t sfài'.iHauano , Ef haueano flirin fcb mente di fnti fenfieri, Veràe ne leati JfìriH,
altramente in mk aluno mn foffan ^fflre»
chiama nuedi feriti, fer che luceuano cti
Pofàa che e cari e lucidi UpiUt me pietre frenofe, carie lucidi lafiUif
Onàio nidi ingemmato il fi^O lume , rerchlapsin latino figmfica fittra,
VoUr fiUntio a oliangelici fquilli^, Adun^jue foi che (fuefìi tai lafiRi, ON$
Vd r mi parue un mormorar di fiume , f ^ ^Tl'^ ^^^'^ lN^n,r../3 ./y?/?a
\ air fri t . j. • , • r,0trA lume, ciò e'. Ornato il fip pianeta, elei
Che fccnde . chiaro dt ^^eira trt pietra ^^^^ ^/^/o.., ./J lofiHiera,
lAojìrando ìuberta del fuo cacume. Pofcr fdentio A CÌiangelicueiuiUi, A
E comefuorìo al collo de la cetra diuinie foaui canti, Mi farue udir un
Vrende fua firmale fi come al pertugio moym.orar di fiume, Moflra che tutti ^ud
.1.^ 4..^^é.A * li (iÌY\tim>ofrerohnelitofut(ilocoUode
"P*» la 7amvo7na uento^che penetra j iijyiTHf jj • ■ ^ ^ r
l^eiax^rfjf^ ^ r laquila,COm.efiffèhugto,cioe,Comfglt
Co/i rimojjo daf\mtar indugio ^^^^^^ ^^^^ ^ /^^„^;.,3 y^y^^^j,
Quel mcrmorar de laguglia faujji inuoce,elauoceinfaYolechufcironfiiori
Su per h CoUo , come fiffc bugio , a ^jurllo ferlo lecco, E che Ufctnder di
Fercfì uoce quiuì, e quindi ufciffi ialamlitoficeuafuono,cheadudirli fai
tecejiu^ ^ r'j- ^...t.. reua fiume, che di fietramftetra fcfni
ver lo fuo lecco m forma di parole , ^.^^^.^...«jo de/ fuoLm/,vd
Qual af^ittaual cor, omo le JcrJjJt * ^.^^^^^ ^^^^^ MO^yando klerta,
Moprando largita e douitia de k fue act
cue. Ad imitatone di Virgilio, Bue ft.fenilio cliuof tramiti^ undm , E licit, ilìa cahnt
raucum perdeuiamurmur Sa.aciat, ^LeuangelifìaneV Afoc. Aquile uolan^s fer mednm
cali J,fnutuox aauemuhe, A fmlituiine delfuono che f rende firma al coHo ^^l^f^^r^
che aulici ^ prima lafua d.fìmtme, O come cjuello che fer uento penetra al pertugio de la ^rn*
ZI WLììe par ie, chufctron del lecco delac,uila,fhron tali, qyah ^jf ^ttaua d^ore F ri
delLteria, ìhelanimo mio defideraua fapere.E cofiin J^eUo, ofiJPneUrne.
mriafer altrau^lt^tm^Ylarmtnt^^efcrifftefegnai .
PARADISO
fdrtt in me che «eJe, e fatel fole (lufftefcnhYahfaYùtfcììflajuiUniéH
Ne laguglie mortalr, incomwcwmmi j
Hcr jifamente riguardar ji uoU t
Verche de fuochi , ondio figura fòmmi ,
Quelli , onde locchio in tcjla mi fcìntiUd ,
E di tutti i lor gradi fon li fommi;
Colui y che luce in meTj) per pupilla y
Fu il cantor de lo Jpirito finto ,
Che Urea trajlato di uilla in uiUa :
Hora conofcel merlo del fuo canto
In quanto affetto jù del fuo confìglio
Ter lo remunerar j che altretmo^
10 fuori fer lo tfccOyUfnmdo a dir 0. D^n
u dalcuni Rf, che ft come fur^n al man',
do in uirtu dif iu eueUentia , c^ft tengeii
«0, hnl^fimano di lei ìf farti fiu notii
11 e fuhlimfs Vice adun^ufy che Usuila li
cmincto a dir in ^uefta fimta , Hora fi
uuolf [mente guardar in me U farte^
C\iene Ugu^ie, Latjual ne laijuilemor
tali, \JEdee fate il file, E (juefia fatte fi
e quella de^liocchi, itjuali ne laquda [ci
M di fi fojprìie uirtUy che fuo ueder e fai
iirfcn'^ ahtagliarfi il file . y/uol/t , dice,
adunque che tu guardi /ìfimenie ne miei
ùccU, VErche de fuochi, ciò e-, Verche de gliaccefi fpiriti in carità, DE (juali io mi fv figura, E/f n
io ella, come^jahhiamoueduto, di quei tali finititi fiìrmata. Quelli, onde locchio mifiintMa, ciò è',
co/oro dequali locchio mi fiammeggia, SOno lifcmmi. Sono li maggiori tri fiu eccellenti DI tut
ti i gradi loro, Eerche tra glialtri Re, come uuol infirire, tengano! frimo luogo, COlui che luce,
Pon quefit tali Re, che nomerà, intorno a locchio, e Dauid, intefi fer il cantor de lo ffiritofunto, co
me di tuUi il fiu eccedente, ehe ficcia la fufiUa di quello, Uqual Dauid fraslatto di hida in uiUa Uv
(,a [anta del fatto, come uedemmo nel x. del Purg, Uora dice che conofiel merito del fi<o canto , che
fice ne filimi comfofii da luiin lode del Signore, CT in quanto afjttio fii DE/ fuo configlio , cioè.
Del fiiO fecreto fenfiero, Verche tai [timi, chi diligentemente li confiderà, li uedra effer funi f ieni
di tanta afjrttione, che hen faren ejpr dettati, come ha detto, da lo ffirito [unto, P Er lo remunerar,
che- altretanto. Adunque, fer la remuneratione, Uqual e lafilicita in che fi troua, conofie hora il
merito del fito canto, Per ejftr quella, cme waoI infirire, giufiamente equiualente a quefìo .
Ve cinque che- mi fitn cerchio per ciglio^
Colui j che più al becco mi ficcofìa^
La uedoucHa confoìo del figlio t
Hora conofce quanto caro cojìa
Now feguir Chriflo per lefperien'^a
Vi qucfla dolce uita, e de loppofla ,
B queliche fegue in la circunfèrenzay
Vi chio ragionoyper Ureo fupcrno^
Morte indugio per uera pcniten"^ i
Bora conofce chel giudicio eterno
Non ft trafmuta y quando degno prect
craflino la giù de Ihodiemo ♦
L^ltro ; che fegue , fon le leggi e meco ;
Sotto buona intention , che fi mai frutto j
Ver ceder al paflor fi fece Greco :
Hora conofce , cornei mai dedutto
Val fuo ben operar non glie nociuo^
ì^afofio Dauid fiirlafufiUa de locchio,
Ho/flc fone cinque altri Re che lifiinnol cii
glio,E Traiano , come giufiiffimo , effit
fiu frefjc al lecco, Vflqual Traiano, e co
me confilo la uedoueUa del figliuolo , dii
cemmo nel x.del VuYg»Uoya dice , che
fer ejf>erientia conofce quanto cofìa caro il
non [cguir chrifto, do ^, i7 non creder in
lui e non ojpruar lifuoi frecetti, hauendo,
fer non creder, frouato le fene ie l'irf.
Et hora fer hauer creduto, fròuar la doU
ceZ^ de la gloria del Varad* E (^uel che
[(gue , Seguitaua a U circunfirentia de
locchio, ciò e', ne Ureo del ciglio , E^<
(hia frofita Re di luda, alqual idio indù
gio la morte e frolungo la ulta xy. anni^
fthome è' firitto in Ef?ja al xxxvfy. et al
XX. del quarto di Re, llqual indugio fii
da lui domandato fer foier fir fenitentia.
uà
Foje
Iti
fi*
t4
mi
rad
^
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Postillati 16
CANTO
Piufgni eh Jtal monh indi diflrutto.
E quel , che uedi ne Ureo decimo ,
Guglielmo fu *T cui quella terra flora,
Che piagne Carlo c Federigo uiuot
ììora ccnofce , come finamora
Lo del del gìuHo rege^^" al femhiante
rei fuo fiilgore il fa ueder ancora .
chi crederebbe giù nel mondo errante ,
Che Rifheo Troiano in quejlo tondo
FoJJc la quinta de le luci fante ì
Wora conoj'ce afjai di quel , chcl mondo
Veder non può de la diuina gratia 5
hcn che fua ui^a non difiernal jindo ♦
Horft foMo/cf del giujich eterno non fi
trafmutd juanlo èegm frego , con^e fu
^ueflo fùOffa M noi (juagiu CKafìino de
loiierno, ciò è-. Futuro de! tmfo prefni
te, Terche àd ulcimi fare , de juayid»
idio conctde (juttlde grttfia , come fice 4
iOpuiy che fi rimoutt del f rimo frofoffo,
laijual ofiniotie è' fiìffjìma , ferche
eterno hauea cefi jfreueduto. lAfirù
die ffgue^VOfO E'^diu pguiud Cor.pan
tino ImfeYitdore, del^unle , e come mofft
da luon* infentione, dotcjp la cUrp, C7*
a (juellacedejp ghmferiali fYÌhilf£Ì, On
de dice che fcguita con le Ifggit àtummo
nel XIX. deVlnf Et aufnga che ne fia fc'^
guito pi mal frutto, come (juiui dicemmo, Konlimeno, idio non guarda a ^uefio,ma fdamer.te ha
rijfetto al iuon uolere. Vice adunque Uijuila, che Conjìantino fer ceder lo fiato di Roma alfpfiore
ft fice [eco Greco, ferche Uff Ando Roma, fenando con lei irfeme a ftar in Grecia, ouefofc Corjìcn
tinorolt. Hora conofce chel mal nato dal fuo hen Oferare, Auenga chel mondo ne fa difiruUo, a lui,
fer la ragion ma detta, di nuda noce . E Quel che uedi, Seguiua foi nel dfclir.ar del ciglio Gu i
Mmo Re diSicilia,che fu lultimo de difceft dd hn Ruherfo Guifcardo. Tu cofìui giufiiff.mo e uif
tuofifTtmo Re,KD'^ fK^nto da lifcla cofi rr.ortofer lofianto che le da Carlo fecondo e Federigo d' A
yaionauiuo. Quello ferchf di fiiori le ficea molto a jfr a guerra, E ciufjìo.ferleraiine infden
titchuQua in lei. Horaconofce cornei ciV'o fnamora delgiufìo e uirtuofc Re, E cjuanto fc ne rallegra
kf^ ueder ancora AL femhiante del fuo fulgore, ciò h-, A lajfetto del fuo fflendore,dein ogni hea
/o h- tanto, quanto e in luì di carità, E fer dimojìrare o^uantofmmamentefxace ad effe cie.o la giù
Ritia, molìra h.uercuranon fclamente de fideliche lUnnooffcruata ma deglinfideli ancora fo^
nendo nel cuinto luogo del ciglio de la^uilaRifio giuf'lf,mo e nolil^flmo g.ouene Troiano, delc^ual
Mre.fi mentione nel fecondo, oue dice, Cadit Rifheuf, wfì^ffmus unu. Qui fi.it m Teucris,
Crferuantiffmus p^ui. Et altroue. Hoc R,fheus, hcciffe Vymas, omnisj, iuumtu.lptafrcU,^^
Zft ^uif recentill armat.Et a c^uefìo frofofio Salomone ne frou.al m.dffc, InUium uif h
re icereiufiitiam, accefta efl autem afud Deum magit, ^uamirnmolarehofiias Vom^nda adun
2 Lila, di tra' noi ua giù in cj.fto errante mondo ere erMe che cofìui .^^f Z^^^^^T"
Tul Jeanni inan\ chechnfìo ueniffe a fatire,fiflc duo, Voledo inferire, '^f^^
ri mai credere, E queìo auiene, pnf,. .on fclamerJe noi cjuagi. ma ne ancora i leatila fu m
r --f-^- /f«/?.V.r.r^-/^D., onde due che Rifio confeUa
lai l£di io chel mondo c^ua giù non fuo di tal diurna gratia uedere. Ben che ne ancorala
fui ulta difcernal findo di quella, fer effcr infìnta, come uuol inferire .
Quale alodctta^che in aere ft fratta
Vrima cantando , e pi tace contenta
De luhima dolce'^a,che la fitta;
Tal mi femhio limago che limfrcnta
De leterno piacer ; al cui difio
Ciafcuna cofi , qual eUa e , diuenta ♦
Affmiglia iì farlar e foi il tacer le lajui
la, al canto de la lodoletta. cjuando da ter
ra f leua in aere e che foi leuata fi tace e
gode in (jueUa ^ Tal adunque, dice , Mi
fcmhio limago de lirrfrenta , do h , Mf
farut la imagine de lajuilachera imfron
ta, DE leterno f iacerf, do Di Dio, ut
PARADISO
Et auegnd chh jijfe d iubìdr mio
Lijquaft uetro al color y che lo uejle^
Ttmp affettar tacendo non fatìot
Ma de la bocca j Che cofe fin quejìei
Mi fìnfe con la forila del fuo pefi:
Verchio di corrufcar u'idi gran ffjle ,
Voi apprejjò con locchio più accejo
Lo hnedetto figno mi nj^ofe ,
Ver non tenermi in ammirar fijpefi:
lo ueggio che tu credi quejle cofe ,
Per chio le dico ; ma non uedi come :
Si che fe fin credute yfino afcofi^
come quei 5 che la coja per nome
Apprende ben ; ma la jua quiditate
Veder non potè ^fiiltri non la prome *
'Regnum cp^.orum uioUntia pa e
Da caldo amore j e da uiua JperanTJ J
Che uince la diuina uolontate ,
tlon a guifa che Ihuomo a Ihuom fiuranxjix
Ma uince lei j perche uuol ejfir uinta x
E uinta uince con jua benin^n-^a^
iefiierio ìeì^juaU cìafcuna cofd liu^nta
jual eRa e^^ffràe fgli,fccQnklfiiO udt
re^firmn tutte U cofe corrAffono^ Onie
Au^ujìino, Talft mat nof Veus, (juales
fictijumus dono fiat . ET auegntt chio
fiffe, Hauea Dante notato jUfDo , chenel
freceienfe cand lacjuila gUhauea ietto^
tic è'y che al regno del cith nan era mai
pMfochi non hauejfeo inanl^ 0 dopo la
fùa faffme creduto in chrifto, Et hra di
cendoli che Traiano, ilijua! ftt dofo, e Ri^
fioy iltjual fu molti fccoli inan'^a chrii
fio, e ciafcun dilor Vagano /ffer juiuifya
gHaltri beati, gliera nato duhio, come (jt{e
jìa difcordanfia pfefp ftar infeme, E len
che fqejfeche cjuffìo duhio chera in lui fi f
(è ueduto da (Quelli jj)ir iti, mn altrimenti
che fi ueJe un color in uetro, E (f:^ fer hi
ro fffffi, come acceft di carità, f\ moHerei
hero a rifcluerlOy Nondimeno, il defiderio
granir chauea di faferne la cagione , non
fati indugio,MA il graue fefo del duhio
li jfinfc piori de lahcca,CVle cofc fcn
(juejìet Quaft uoleffe dire, Vithiar atemi ^
cme (fueflo, che a me far imfoffkle, foffa efpre, PEr chio uidigranfifte di corrugare , Ter lai
jual cofà to uiJimofìrar grandi aUe^reTi^ di fiammeggiare, che firon cueQiffiriti fer hauey aj
ufar in me lofeya de la carità nel dichiararmi d dutio, E coft affreffcl corruscare, lo hnedetiofgno
de lacjuila, fer mn tenermi fcffefo in ammiratione^'mi riffofe, IO ufgg oche tu credi (Jufjìe cofe,
perche i^ le dico, MA no« uedi conte, fAa non infendi comefofsino effcre, Et in tjuefìo cafcfcifimit
le a ijuello, che aff rende htn il nome de la cofn. Ma (jual ella fa non fuo uedere, S Altri ncn la fro
me. Se altri non lapronuntia t dichiara . V^Egnum ccehrum, Vmo/ lacjuiU dichiarar il come,
cha detto Dante , ciò ^, come Traiano eKifto fùronf^tti ftlui, E fer ftr i^uejìo, (guanto a Traiai
no dimofìra, che Dio da caldo e fruente amore, e da uiua t7 accfa fferan"^ , fafife uiolenfia e
fuo ejfcre sfr'^to, ma non al modo che lun huomo uiolenta e sfr'^ UÌtro, ma è uinio , fenhe uwì
effruinto, e tal uolere nafe fclamente da fua fcmmahenignitae Jementia, Onde lafofìoloj Refi
tmt ccclifumut, altroue, Regnum ccelorum wmfatitur.
La prima uìta del ciglio e la quinta
Ti fii marauigliar 5 perche ne uedi
U region de gUangeli dipinta .
De corpi fiioi non ufcir, come credi ,
Gentili*, ma ChriWani in firma fede
Quel de paffuti , e quel de pajf piedi
Che luna da ^Infimo , u non fi ricde
Qìmai 4 buon uolcr^ torno a lojùì
Tofc dì fcfra Traiano nel frimo luogo del
ciglio la(juila, chern freffc al itcco, e
"Ri fio nel cjuinfo luogo al fin de laico di
(juello, Diceaduncjue lacjuila , lì tuo dui
ìiOy e c^uel che ti fa marauigliar f è, fer
che tu uedi ejua fu in cielo, dcuehaiifano
gliangioli , Traiano e Rifio , credendoli
tu.fer ejfcre fati Pagani, dannati a Vini
firnOf Uora fa[[i, che fi rìon ufcircn ie
fuoi (Or//,
CANTO XX
E eh di uiu<t Ipeme jù mercede •
Di uiui jl^me ; che rnife h poffa
]^reghi fitti a rito per fafcharh 5
Si che potejjc ftta uoglia ejpr molja ♦
Lanima gloriojk , onde Ji parla y
Tornata ne U carne , in che jù pocOy
Credette in lui , che poteua aiutarla :
E credendo ficceje in tanto fico
Di uero amor 3 che a la morte feconda
Itu degna di uenir a quejlo gjcco ♦
Lahra per gratta ; che da ft profonda
Ternana ììitla , che mai creatura
No;j pinfe locchio infwo a la pr immonda
Tutto fu amor la giù pofe a drittura :
Verche di gratta in gratta D/o ^iaperft
Locchio a la nojlra redcntion futura t
Onde credette in quella 5 e non fofferft
Va indi il puxjS più del Paganefmo^
E riprendeane le genti peruerft .
Qjteìle tre donne li fur per battefmo^
Che tu uedfjli da la deflra rota $
Vinan"^ al haite'^T^ar più dun miUefmo
O predejlination quanto rimota
E" la radice tua da quelli af^ett^
Che la prima cagion non ueggion tota ♦
E uci mortali teneteui fìrettt
A giudicar*, che noi y che Dio uedemoy
T<lon conofciamo anchor tutti glieletti :
Ef enne dolce coft fitto fcemo t
Percfcel ben noflro in quejlo bcnfhjfina
Che quel , che uole Dio , e noi ucUmo ♦
Cefi da quella imagine diuina y
Per farmi chiara la mia corta uijìa^
Data mi fu fiaue medicina*
E come a-hion cantor buon citharifla
Fa fguitar lo gui^o de la corda y
In che più di piacer lo canto acquifla
Si mentre che parlo , mi ft ricorda
'Chio uidi le due luci benedette y
Pur come batter docchi fi concorda^
Con le parole mcuex le ^mmeue^
fiiOi cùYfty Còme tu creili, Qfntiliy Mrf mi
fcir^n chrifiianiy t!T in firma e keraffi
dfy QVr/ dffaffuriy eh ^, Kifio df fitdi
di Chriflo che htifano fafiyeyferchf fi ci
me hMimù ietto fii mdiifccoliìn^i cU
uenijp a patire yE Qud ch^yTraiarìOjVB
f affi pie iiy T}e pieii ihaueano patito, per f
che fii c/op la fua pafficne , CHeluna da
Vlrìf ciò e'ylumma di Traiano, il(jual U
frima uolta morì Pagano et andò a Vlnf,
oue non ft torna gì amai a i<o!fre,pff
ihe tutti i dannati uoghn male , pr r.on
foter uolerlene ylOrno aìoffc ^ do hy
Ke/tfcito y E ^ue/ìo fii mercede diuiua
ffemey Perche (jueffa mifricoriìa ihelle
l>io di Traiano già dannato ale pene de
rinf.fù mercede de la uiua jffr^\a cheli
le Gregorio di poterlo aitare, Lacjual uiud
fide mifc ognifiiO potere ne preghi fitti d*
tffo Gregmo a Dio per fpfcitar Traiano
talmente che la uolunta di DiOychegia Iha
uea dann.itù a Plnf.pjte/fe e/fcrmop, e
che reuocafp la fenfentia in lui , E coft lai
nima glorio fa di Traiano tornata nel fuo
corpo, nelf^ual fii poi poco ffatio di tempo,
CMetie in lui. Credè- in chr^jjo che k
folea aitare , E credendo pccefc in taniù
fiioco di uero amore, che poi a U fiiOnd*
morte fii degna di uenir A Qnejìo gioco,
A ([uefio trionfi/ di uita eterna, Aduncjke
f preghi di Gregorio fiui a Dio per la jllit
te di Traiano fitron di tanta efficacia^ che
frafprola fha anima da Vlrf e fironlo re
fifcitare, e coft refifcitaio, eprrfc dMet
hxtttfmOyfaccffc tantone la fède e ne lai
mor di Chrifto, che tornando poi a morire,
merito danlara juella gloria di Varadii
foy E (jtifpa pone de fa la cagiore perde
fi fa potuto fduare . I Altra per grai
ila, Wa mojìrato Imma di Traiano eff^rft
pluata perpre^À, Hora mofira (fueh di
Ri/fO ejfcr falua per grafia ffeiial del
Creatore, hauen dolo illuminato di la ufni
tura fide di chrifto, et egli hauerin ^ut\
U firmamenti creduto efferato, Orje di
(f.cheper ^MyUjudpyocdt kftp^i
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Postillati 16
PARADISO CANTO XX*
finìa fcntana, cFif creixtuu Alcuna non f^th mai ftntirar (ow U ufjuta, A lafrtmnJa, ciò p-,
Alfinh, è- ijuel me^ffma cha ietta éi fcfra ìe Unfìmiò amor diuino, Top futio il fio amor A
frittura f eoe-, A la giuftina^ fer lacjual cofa merito che pio di^raiia in grafia , luna fqra de
lalfya, g^^afYÌfp locchio de linteBetto a la noflra fiiiura redmione^ ne lacjual egli Ltedetìe, e da Iho
ra inan'^ non fcfjr^fi fiu ilpu:^^ e lordura de liiolatrie^ chufauano i Vagani.e r.frendeuane le jfen
uerfi t!T ofiinate genti [cmmeY[è in tal errore, quelle tre donne ^ le tre dìuine uirtu che tu ueéefli
nel Paradifc ierrejìre da la defìra rota del carro, che raffrejcntaua la nuoua e militante chrijUmn
chiefa, di che Riftù era ornato, lifuron in luogo di latiefmo Dlnan*^ al hattez^r fiu dun miUefti
Wò, Perche la mina di Troia fatta per li Creci ne latjual, fecondo S/irg, coftuifert , fu fiu di mili
Unni inan^ a chrifìo, daltjual il tatte^'^r fti ordinato . O Fredefiination, Perche molti cumfi
anl^ fiu tòfìofrofuntuofi, foriano hora ricercar de la cagicne perche fiacquefiu a Dio dìDuminar
tfaluar cofìui che unaltro, efclamando a lincomfrenfiiile fua fredefìinatione, amm.onifcele jferfcne
a non uoler ricercar più oltre delfùofccreto, di <juel chegìi nha uoluto fir f ale fe, perche non è- inf-i
eulta dalcuna humana creatura di poter inuefiigar del fio principio, e meno del /?/o fine , Et a (juei
fia ignoranti^ [cggiaciamo maffmamenfe noi mortali, i<{uali effcrta ad effer più rifcruati nel féy gin
Udo de la prouidentia diuina, perche dice. Noi che uediamo Dio, nel^ua' rifj^lendono tutte le co/?,
tìon haUiamo ancora cognitìone di tutti glieletti efredeflinati ,peinfate cornee la potrete hauer uoi
mortali, che non lo uedete, come uuol infirire, E perche alcuno poria dire, Adunjue non haueni
io uoi cognizione di tutti glieletti, ragioneuolmente delle effcr deftderio in uoi dihognofcerli, e fan
do in uoi tal deftderio in uano, la uoflra leatitudine in juefia parte riman imperfitta. Pero dice, £t
enne dolce CO fi fitto fcemo,cio è', Cofi fatto nofìro mancamento di cognitìone , Impero chel mftro
lene fafpna efàffe più perfètto in cjueflo lene, perche noi uolemo ijuel c he uole Dio , Onde ancora ntl
ier^ canto a talpropofto in perfcna di Piccar da, Frate, la noflra udo%ta fatta Virtù di carità,
óìefà uolerne Sol (juel chauemo, e daltro non ci affitta, E più oltre, E la fua uolonta e nòfìra pai
ce e cet, CO fi da (fmUa diuina imagine de laìjuila,per firmi chiarala mia corta ueduia de liriteSei
io, mifii data medicina (caue, che fu la refolution del dulio, che mi tolfe uia deffc intelletto ogni ue
10 dignorantia. E Come a luon cantor, Mi fi ricorda chio uidi, mentre lacjuila farlo, LE duelenei
lette luci, ciò e', Traiano e Rifio, mouerper aHegrez^ LE fiammette,cio è',leluci di che ognun
11 loro era uefìito, con le parole de lacjuila, a fimilitudine del luon citharifta, iljual fa figuitar il
guiZ:^ de la corda al huon cantor e, per M canto renda fiu dilettatione ,
CANTO
Già erdn ^Hocchi mìei rìjijft al udito
De U mia donna , e lanimo con effi j*
B da ognaìtro intento fera tolto :
lEt ella non ridea ima ^ fio rideffty
Mi comincio 5 tu ti fitrejìi ; quale
Tu Semel , quando di cenere fèfft :
Che la hetle^Tji mia j che per \e fcale
De kterno p4?%o più faccende,
Comhii uedut:> , quanto più fi fale\
Se non fi temperaffc ; tanto fj)ìende j
Chel tuo mortai podere al fuo fulgore
Sarebbe fronda) che trono fcofccndc^
XXI.
Keì preferite canto ilpoeta'mofìraefprfai
tifo dal c'iel il Gioue a (juello di Saturno^
ultimo di tutti i fette pianeti , neljual moi
fìra hauer trouatì i contemplanti de la fclii
(aria u\ìa, e corr^e uide in (fuetto una fiala
doro tanto alta che uinceua la fita uedufa,
e giù per (fueUa (miralilmente rijflenden
do) difiendeuano innumeralilt giriti fin
n certo grado, douepoì chi di irò fi mai
uea ad uno e chi ad unaltro effètto , e che
aduno di ejuefìi, che più factoffo alui,mO
ueffe un dulio y^jiigltxefcluto da lo f^iri'f
to, e domandaj^-itrtui delfico effire, glie
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Postillati 16
PARADISO CANTO XXI.
Kc/ fem kuati d (turno (bleniorc } lo i^"^ E' ulùmm,nif h^mank moli»
Che Comi petto del leon ordente 'r^rf^M uiu tr if^mpf, haii
l^<,gg,arno m.^o giu dei fm udore, ,^fl'Mea<,uS.uoc.fUrriu Li
f icca dmetro a gUocch tuoi la mente , ijniijlmtl 'rt aggir^i^i^r^^ "
Efii di queUi Jpecchi a U hgura , chfgUhaKfa f^rUt,, , pò.' chf fi
Che in quejlo f^ecchio ti fm f mente . j^^^j^ i,^^y^„ ^„ p ^/(j, ^«
rort rotarlo d akun alm fum afTmigli^rf . F ^1- 'r'" g''=^^\i mi'i fff' tT 'Uer^lU
L ogm cifh, cm, hMimofin . ^ui udM, pfìo fcmfrf glijfmti cUmo Uuuio lmfìu,ma
3«i«i ak^ni Hiuéiche a id mtmikti^r^e fùnn indinoti. Rmoff, Uhdp.t* ^Im
PARADISO
ihi la t<t(juiU, fmJjf U uììf UceYfy lice, chfffi fuoi occhi tYan:^ fOM UnìM infime Yipjji ai mi
ro ii Beaf, tolto uia éa o^naltYointfndimfnfOjjf enhf hauenéo r.dfYeceiente cunto (Yatt^todi jueBi
ihf [erano ffprcUaii ne la uita tittiua, t loutnh hoYa tYaUaY ài (jufUi eh fcrano ffJÌYAtm ne la con
tfmflatÌKa, panificata fer effa Beat, Yagioneuolmtnte YÌtOYna con gliùccU t con tutto! ccy 4 lei, U
^ual non yìÌì in (fuffio ciAo, come ha fitto in tLiUigliaìtYi, fev U Yagione che ài fotto uehemo the
ne «incou ui fi canta, Ma Beat. moflYa, che fella Yideffe, ciò e , (([la li fkcfjft ueJeYt, (guanto fiu lei
U eYa iiurnuta,feYlo fuo leuavfi a (jufjh j(ttimo cielo, eglift fÀYehhe ^Iftlgoray del fuo ffìendoi
ve, <fual ftjice Semele a (fuel di Gioue, che douento cenne, U cui fiuola Yecifa Quid, nel te>^,
V elenio inftYire, che IhuYnana uÌYtu diluinonfOYia [offrir laYdente e diumf^hytdoY dilei, E j«f
fio e- certo, che o^i huynano indegno Yiman conjufo neglialti efccYeti miJieYi de U pcya fcrittura.
Onde dice chel fuo moYfal pteYe SAYehh fYonda, SaYelbe HYloYe, CUe tYOno fccfcefide, lljual fili
goYe difcide, difgiunge e Ynanda a (eYYa • NOf/fW leuati, Moflya, come haUiamo detto, cheya^
no fatiti al fettimo cielo ne la jìella di Saturno, E che tal fianetaeYa aUhora nelfcgno del leone ,ferf
ihe fcttol fetto di (juedo dice cheRAggiaua, ciò Infindeuagiu a noiMljìo del fio ualoye, Vaytii
àf m de la fua uirtu, VeYche effendo SatuYW, come hahtiayno detto, di nafuYa fYeddOjCjuando è in
^Uffiofegno del leone, che di natuYa ^ caldo, onde lo chiama aYdente, mi^'hia e tewjfeYa la fua fri',
fi dita con la calidita di (gufilo, e cof Ynifì:>, Raggia e manda giù a (juejìi corj^i infiriorila fua ini
fiuentia . Ficca dÌYÌetYO a gliocchi tuoi la mente, ciò ^, Manda a la memoria (jueUo, che hora tu
$fedrai coglixchi tuoi, E Ta dicfueUi, E fi defp fuci occhi Jj:ecchi a la figura, CHe ti faYa forum f
te in fteflo ffecchio, lacjual tifaYa affaYente e manififleratiftin cjuefìo pianeta. Et infcntentia,Ta
àe la figura, lacjual tift dim:>jìfeYa in (fuefio pianeta, ft YapfYefcnti ne tuoi Occhi , come le cofe fi
yaifrefcnfano ne gliff>ecchi, che altramente a la memoria nonptrelhe andare, come uuol inferire,
ferche ne la memoria yiceue, nr linteHetio cjfjfrende fcnon tjuello, che dafcnfi fortoloro , Onde
difcfYa nel juaYto canto in peYfcna di Beat, diffe, Cofi faYÌaY conuienfi a uoflro in^fg^^o, Itrc de
filo da fcnfato appende Ciò che fi fofcia dintehtto degno •
Qìfal fiuejfe qual era U pajlura
DeZ uifo mìo ne laf^etto beato ^
Quandio mi tra/mutai ad altra cura J
Conofcerebbe quanto mera a grato
Vbidir a la mìa cel/jle fcorta
Contrapejhndo lun con laltro lato •
Ventro al crìfiatlo \ chel uccabol porta
Cerchiandol mondo del fuo caro duce^
Sotto cui giacque ogni malìtia morta 5
Di color doro , in che raggio traluce ,
Vidio uno paleo eretto in ftfo
Tanto j che noi fcguiua la mìa luce^
Vidi anco per li gradi fcender giufi
Tanti Jplendor ;chio penfai chognì lume y
Che par nel ciel.quindi fvffe dtffujo ^
Dice in fnfentia^ chfaffjp cjuanto dolce
me te gliocchi miei fi fafceuano in conttm
flaY (Quelli di Beat, <juando,feY lefuefat
Ytle ojfreffc da altra cura , mi tòlft dal
YniYaYla, Con:fceYelhe cjuanlo meYagYafO
luUdiY a lei COntYafenfando lun con Uh
trolato, cioè- , CovtYaj^onendo luhiirle
col mirarla,V olendo infcYire, chera egual
mente tanto il piacer chauea de luno,<[uin
to ijuel delaliYO . VEntro al cYiftaEo,
chiama cYifìah la fi ella di SatuYno , ptr
tYar, come dicemmo difefYa , a cjuel coki
re, CEYchian dot mondo , ciò ^, QiYank
quello, come fi fimpYe , VOYtal uocahì
del fuo caYO duce, ciò è', PoYtal non:e di Sa
turno, che deffc mondo fii ottimo Re,SOt
to cui^iaccfue morta ogni malitia, aHuì
iendo a la filulofa hiftoria de letk de /oro, laejual ioccarmo nel xiiif, de Vlnf \ìldio uno fcaleo,
Vidi una fiala di coÌoy (/oro, IN che raggio tYaluce, hieljual oro,fralucal raggio del file. Tanto lui
iid4 e ^fendente uuol inferire cheffc fcaleo era^ E tanto eretto CT elenut) in Jùfo, CHe la mia luce,
chela
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Postillati 16
CANTO xxr^
clx ìa mia ueìuU Mlpguìmf, Non ptenio linieUetto humano fenttm oltre wolfù ne la co^miìon
ie le iiuine to/?, U fcaU de lejuali e infinita . V lii anco fer li graii deffa fcala fender giufo
TAntiff}lendoYÌ, ciò ^, Tanti heati Jfiriti che Jflendeano, Che io j[er:fcii che juindi fiffe d:ffitfc
^arfo OQni Ime, Ogni fleUaihe luce nel cielo •
ce
E com$ per Io naturai cojlume
Le pole infieme al cominciar del giorno
Si mouen a fcaldar le fredde pume ^
Voi altre uanno uta jcnia ritorno ^
hltre riìiolgon fe onde fon moffe y
Et altre roteando firn foggmno j
T«J modo parue a me che quiui fijfe
In quello ifhuiUar che infxeme uenne,
Si come in certo grado fi percoffc :
E queL che prejfo più ci fi ritenne y
Si fi fi chiaro 5 chio dicea penfandoy
lo ueggjo ben Umor y che tu macccnne ^
Ma queUa j ondio ajpetto il come , el quando
Del dir j e del tacer 5 ft fìa : ondio
Contrai difio jò ben , chio non dimando ♦
Verchella ; che uedeual tacer mio
Ne/ ueder di colui y che tutto uede j
Mi diife^ySolui il tuo caldo difio ^
Et io incominciai y La mia mercede
Non mi fh degno de la tua rij^ofla^
lAa per colei, chel chieder mi concede ^
Vita beata* che ti Jlai nafcofia
rientro a la tua letitia ; fiimmi nota
La cagion , che fi prcjfo mi tappofia :
E di perche fi tace in quefia rota
La dolce fimphonia di Varadifo j
Che giù per laltre fuona fi deucta.
lA:>Pra, che (juelli jfiriti, itjuaìi fendei
uanogiu per (jueUa f dia y giunti a cerio
grado, (jual di /oro fi mouea a firun efi
ftiio e (jual unaltro , A fmilitudine di
jUfUeucceUe domandate foie, cjuandola
mattina fui fàr del difer rifcaldar LE fen
ne, CIÒ è , Le memlra fredde dal gielo de
U notte, che alcune di loro fi leuano fu
élto in aere, e di tjuefìe jforte uolano foi
uia fnl^ f iu tornare, e jfarte figgirano
fcfra del luogo donde frano leuate, e la
farle rimafa giù, che nm fra leuaia, fi
ua aggirando dibattendo lale, E che uno
di (fueili, che f ritenne e firmoff fiu ptf
fo a loro, f fi tanto chiaro e rifflen dente,
chegli fra f fieffc diceua, IO ueggio hen
Umor che tu mauenne, do e , Io ueggio
len lajfettion che tu dimofìri hauermi ,
perche quella chiareZX^ che^ fi gliera agi
giunta , conofeua effer ardor di nuoua
carità che lo menaua afirli henefìcio .
MA quella ondio, Haueria uoluto Vante
domandar ciuffo ffirito, ma Beatrice da}
ìacjualegli af^eUaua dintender IL cme
fi (Quando, CIO ^, la firma il temi
po del dire e del tacere, f fìaua fn'^ dirli
0 cennarli alcuna ccf. Onde egli fra fe
fieffc diceua, Da che ella non me h dice,
ne me lo cenna, io fi lene fe contrai de fi
derio mio 'non dimando , Ma Beat, che
- uedeua IL tacer mio, fio ^, La cof che
io taceua, e de la(]uale io defderaua dii
mandare, NE/ ueder di colui, ciò h Nel mirar che fkceua in D/o, che uede xl tutto, mi diffe,
SOlui ciò e. Afri tr ferirne fuori il tuo caldo de f derio, Et io uoliatomi alo ffmto, commi
dai a dire , L A mia mercede, ciò h merito non mi fi degm de la tua rffoPa, ma fmi
mene de^no ter Beat, che mi concede il chiedere. Vammi adunc^ue noto Vita, cio , , Anima teai^
ta che tifai nafofu DEnlro a la tua lentia, Ventro a lardente lume de la tua canta, lAca.
cion, che mi lìfofa, cio e, la cagione, che ti da lapfìa del tuo effr cof freffame, Ed.an.
^ cheftaceenon fcanta IN cjuefa rota, Incjuejìo cieloche gira come rota ,
LA doli
<ora,
ce fmfh
Vmaniak adunque ie la cagiona di due
cefmfhm;, la faue armonia di Varadifo, che giù ^er glialtri cieli //^f ^^^^^^^^
^ ^ ^ -• • -^uecof, Unayierche^lMfjpdatoàaiiH.narleii
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Firenze.
Postillati 16
PARADISO
ftu Jògnatiroli (jutSi ffmtìy l altra, fercht in ijuel cifhJli Saturno, oue effi aSkra nm^
non ft cantaua , cme fi fictua ne glialtri cieli (H sfotto •
Tw hai ludìr mortai jft cornei wjo^
Jiifpofe a me tonde qui non ji canté
Ter qudy che Beatrice non ha rijo ♦
Ciu per li gradì de la fiala [anta
Vifcefi tanto fol per fiirti fijìa
Col dire e con la luce , che mammanta t
Ne più amor mi fece ejjer più prejla t
Che più e tanto amor quinci fu firue j
Si cornei f\mmeggiar ti manififìa.
Ma Ulta carità*, che ci fit firue
Fronte al con figlio j chel mondo gouermr),
Sorretta qui J\ come tu ojfirue v
^ìj^mie lo j^irita a li due ìuh lei foet
t frima a (jurda, ferche ^uiui non fi
canta con dir infteme fenhe Beat, (juiui
non riie, Letjuali co/? moflra chefrocedos
no da difitto del poeta, per hauer e ludif
A ueder mortale, che fi Ihauejfi Jfirituat
le, come hanno auei head, udirelhe cheffi
citano, e ueirevhe che Beat, ride, E (juft
fio mofira duenir in ^uel ciehjfmhe (futi
mfi rafpefintano, come hahhiamo éetto,
i contemplanti , i preghie canti debutili
fino di mente, che fch da Jfirifo pofjin^
ejpy uditi, e da lui uedutol rifo di Beaf^
ferche in (juefli fi dimofira più la fita oci
eulta t!T incompre nfiiile teOe^^'^, che dtt
ludir ne dal mortai uedey di ^(tnfe fuetto non fOtea ne ^ueflo ejfir comprefo . Giù per li gradì,.
Vice cjueflo ffirito rifondendo a Litro dulio, lo difiefi tanfo giù per li gradi de la finta fiala filo
fer fiirti fifla col dire e con la luce CHe mammanta , la<jual mi uefte e copre ne la firma che fil
manto, E «on pmhe più amore, il<]ual fia in me mifitceffi più prrfla de laltre luci a uenir a te, pen
checjuafù THrue,cio ^,Bo[lee faccende più e tanto amore del mio in cjuefti altri ffiriti. Sì
ime ti manifijia il fiammegiare. Perche ognijj)irito tanfo jflende, cjuanfo ama, MA lalta carità,
cìd^, Uio, ilijualcifi feruepronfead uhidire AL configlio, cioè-, A lafux diuinaproui^entia,
(hegouernal mondo, sorteggia, Sorfifie (jui ad ognun di noi cjuello, cha da fire, SI come tu off
ferue, Cofi come tuuedi .hauendo dimojÌrato,perU ftmiltuiine de U iole, cheffi eranaordU
nate jual ad uno e (jual ad unaltro effitto ,
lo ueggìo ben ^diffiOjfacra lucerna'
Come libero amor in quefJa corti
Bajla a feguir la prouidentia eterna^
Ma quefio e quel , che a cerner mi par fòrte ì
Verche predcfìinata fòTli fila
A quefìo o^icio tra le tue conforte ^
l^on uenni prima a lultim a parola^
Che del fio mel[o fi ce il lume centro
Girando fe ^ come ueloce mol'a^
Voi rifpofi Umor:, che uera dentro'y
Luce diuina fiopra me [appunta
Venetrando per quefla^ondioy mìnuentro i
ta cui utrtu col mio ueder congiunta
Mi leua fioura me tanto , chio ucggio
La fi)mm4 effentia^de laqual e munta ^
T)anfe rif^onle a lo f^iriio in ijueftafinf
tentia, lo ueggio htne, come in ^uefta cor
te del deh hajìa a feruir leterna prouiden
tialihero amore, perche c^ui non e-fcruii
tu, come uuol infirire. Ma cjufùo chenù
fdr firfea dfiernrr ft è^ la cagione , jfen
che tra tante luci fifli a (juf jìo officio di
uenir a me più tu che unaltra defiinata #
NOw uenni frima a lultim^ parola, Intèi
fi juffio jf irito il duhio del poeta, fer lati
legreZ^^ de linjfiratione cheliuenneda
Dio come lo douea rifoluere , comincih
fiamme gpanh oltre aluf(to,a guifadi
ueloce mola a girare, facendo centro di fi,
e de! fuo lume,di che era uefìtto, ctn
irò cerchio, poi rif^fi c^uafi in cfuefiafif
m(^i Diuina Ime, do è, Viuina ^ratia,
y
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CANTO
Qj^mc? uUn laUegreXzf^ y cndio fiammeggio ;
Tmhe a la uijìa mia-, quantella e chiara y
La chiarita de la fiamma pareggio .
Mtf queMma nel del ^ che pu fi [chiara^
Qud Seraphin , chcn Dio fiu locchio ha fijfio ,
A la dimanda tua non Jatiyfiira :
Perà che fi finohra ne labijjo
Ve leterno fìatuto^quel che chiedi^
Che dd ogni creata uifia e fiàjjo ♦
"Et al mondo mortai quando tu riedl^
Q^uejìo rapporta-, fi che non prefiima
A tanto figno più mouer li piedi »
La mente , che qui luce , in terra fuma :
Onde riguarda come può la giue
Qud ; che non potè , perchel ciel lajjuma ,
5/ mi pr fcnjjcr le parde fiie ^
Chi Ufdai la quìfìione , e mi ritrajft
A dimandar humilmente chifùe^
xxr.
ferìdranh py i^uffia OnJìo mhuerìrroi
Di eh io minchiudo CT infirrD^ La uirtu
ie lajudl iiuìna luce congiunta ^ uyìita
xol mio uedfrf e conofceyf in judla. Mi
Una tanto [cura mfy ciò e, Wii fk tanta
conojcfr oltre a la mia natura^ chio ue^t
gio LA fcmma, ciò è', La diurna rjpnf
ila de Uc^uale fffa uirtu Munte , E' tr4t
ia fiiOYÌjferchda effa diuina rffinfia ogni
uirtu defende, E ftrche tal uirtu eccede
U natura nr.ia , di cjid nafce ìaUfgrtZ^
fer lacuale io oltre a lufcto fiammeggio,
4 ciò chio f areggi lumia chiare^l^ con la
ceduta , jfmhe fi corr e [a già fiuuo'ie
detto, Lanirr.ehtfite tcntù lucmo quanta
amano, e tanfo anano (guanto uedono ,
Adunijue/Ipndo a cjirfìc jprifo da Dio,
f er f^rlo uenir a Dante, fiato aggiunto ue
dere fcfral fuo uedere, di tanto fiu uenii
ua adfjpraaffc in amore, e di cjuanf
toera fiu accefc, di tanto fiu egualmtnte
YÌfhlendeua , Ha (\uffÌo fjirito in fententia dimoltrato, fffir uenuto a Dante n-.andato da Dio,
lAa del uoler hra federe ferche f iu lui c\,e unaliro a tal officio fljfc eletto due, (^ffìo fmzltra,
do è', Quefìo faffa tanto oltre nel f refendo ah ffc DE leterno fìatuto, ciò , Di (juel che Dio ah
torni al mortai rr.onlo, rafprta cuefìo, a ciò eh ne jfyrfì.nn-a rii< t^'^Ouer li jfiedi, MeterJS^ttO
<t tanto fegno ai^nio è ^uefìo de la freifmafione . E fer èirr^ofmr ancorarregUo ciuantofklta
f temeraria cofa f.a fcggiunge. La mente cVe luce (jui in cielo FWma, ciò e , Ofcura e p-fj. tenei
hofadu in terra, E cuefìo fer limf e dimento del cor fo, come uuol infime, Onde riguarda come
potrà ueder la t.u do che non fuo uedrr ancora chel del hffurr.ma e tirila afe cjuafu, oue tutti gli
mteìmtnti mancane . SI mifrefcriffr, Quefìe farole, dkelfoeta, mi termwarcn efo^rf^fni
fio talmente ad ogni mÀa ra^i:ne, chio hfciai L A ^uifiione, ciò e^ , Largum.entar del dutio, E mt
ritrajfi ad humilmente dim^^ndar juefto Jfirito chi egli fu in juefì<x fnma utta .
T^it due liti d*ltalia furgcn fiffi ,
E non molto difìanti a la tua patria ,
Tanto , che e troni affai fucnan più baffi
Efr.nno un gibbo , che fi chiama Catria
ri fitto alqual è conficrato un hermo ,
Che fuol ejfcr difpoHo a fila latria ,
Cofi ricomincion.i il terzo firmo t
E poi continuando diffe^, Qj^iut
A/ firuigio di Dio mi fii fi firmo ^
Ver uoler (jueflo ffirif^ fctisfaral foefd
in dir chi egli fii al monio, dice frim.a,
fer circoli ocutione, del luogo, oue che fìe
qua giù A fàr fenitetia ej aferuir a Dio.
Vice aduncjue. Tra due liti d'Italia, eia
r, Trai lito del mar Tirreno, e cjuel del
mar Adriatico , SV/^art Pfp, Sileum
gli Afer^nini che tra luna e laUro di ({uei
(li due liti, diuilono Italia fer lungo, E
ntreonotan o^cheituonichenele nuuile
che pwr ccn òhi iì liquor duliui
Lieucmente p-ifjìtua caldi e gicU
Contento ne J^enjier ccntemplatiuK
"Render folca quel chioTlro a quejli cidi
fertikmente hor e jhtto uano
Si y che conuien che tojlo fi riueli^
PARADISO
ft generano, ìrmano fiu laffc affai, E fif
no ijuefti tanfo (leuad [affi, mn mdtò ìii
punti DA la tua faina, eia è'. Da U
Thofcana, jferchf cjuejìo moyiff, iljual e
il fiu alto che fa ne gli Afennini, è tra
Ahruzl^e la Marca Ancona, la<jual
ia effi Afennini è' iiuifa da la ihfcai
na, E (^uefii eleuati fafjj in cima al moni
le F A wno un gdlo, Vanno firma iuno fcrignù, o fir^ere, che ft chiama chatria. Di fctto aljual
gihhù e confccrao VN hermo, do V« Jd/co halitato da heremiti, che fuol efpr diffofio A Sola
latria, A fclamente fìruira Dio, perche Latria è modo dorare, che fi fi fclamente ahi, Co/i dice
the (juffìo Ifirito ricomincio il ter^ fcrmone,ferche il primo difcpra fu, Tu hai ludir mortai e cet.
Et il fecondo, luce diuina, E poi continuando effe ter^ fèrmone diffe,QjiÌM in (Jufl confccrato hfti
mo mi ftcififim-i e dif^ofìo al fèruigio di Dio^he lieuemenie fajfaua caldi egieli pur fclamente
con ciht DI licjuor duliui, ciò e'. Tatti cor^^lio, e «0»^ daltro pi« dilicato e morlido condime, Coni
tento ne contemplatiui penfieri, E ^uel chìofiro fcleua per adietro render a ^uefìi cidi fìrtiUmenfe^
perche lifuoi heremitt erano fanti, e ueniuano dopo la morte <jua fu. Et hora,per li mali uìigioft
che uifono, e^fàuo f uano et inculto, che tofìo couien che per le fue male opere fi riueli e manififìi
al mondo, attefo la uendetta che Dio ne fira, come uuol infirire .
In quel luogo fu io Vier Damiano t
E Vietro peccator fui ne la cafa
Di nofìra donna in fui Vito Adriano ♦
Toca Ulta mortai mera rimaja 5
Qjuando fui chiedo e tratto a quel capéllo ;
Che pur di mal in peggio fi trauafa ♦
Venne Cephai ; e uenne il gran uajiUo
Ce lo Jpirito fanto magri e fcat^
Vrendendol cibo di qualunque hofletlo ♦
Hor uogìion quinci e quindi chi rincalTj
Li moderni pallori , e chi li meni ;
Tanto fon graui ; e chi di dietro gUaÌTj ♦
Copron de manti lor li palafreni 5
Si che due heWe uan fottuna pelle j
O patìentia ^ che tanto fofiienii
A quefia noce uidio più fiammelle
Di graJo in grado fender e girarfi j
Ef ogni giro le ficea più belle ♦
Dintorno a quefla uencro , e fèrmarfi ;
E fèr un grido di fi alto fuono ;
Che non potrebbe qui a jf t migliar fi t
Ne io lintefi ; fi mi uinfil tuono ^
Ha^jueflo fj:iri{QdatonQfitia delluogo,^ue
fice penitenfia, hora uien a manififìar il
nome, e (jual ftffe prima che uewfp a fei
niientialeffer fuo. Dice adunque, lo fui
in c^uel tal hermo Pietro Damiano, E né
ìa cafa di nofìra donna Pietro peccatore,
perche alcuni dicano che prima chegli ani
daffè a Ihermo, fcfje de frati de la cohmi
la. Altri che fìt monaco in S. Maria da
Kaumna pofìa fui lito del mar A driano,
oue faccufa effere ftah peccatore . POca
uita mortaìySono due uitf, Mortale ttimi
mortale, mortale e (jurfìa nofìra perche
more, Immorfal e^ cjufta, a la jual dopo
tal morte andiamo, perche non mor mai,
A coffui adun<jue de la ff{a mortai uita
era rima fa poco, che tanto uien a Ure, Io
era uicino a la morte, cjuanio fui chiefìo
e per fir'^ tratto a (jud capello del carili
ftalato CHe fi trauafa, la de^nita deltjua
lefffprcita pur di male in peggio, P. per
dimofìrare (guanto eff co pafori infemt
erano tralignati da principi loro dice,
VEnne Cefr.s, cioè" , Venne Pietro frii
m pafìore, perche Ceftj e interpretato capo, f!T egli fti rapo e de ^liapoftolt fj( la primitiua chiei
fa, E uenne II griuafcUo delojf intofinto, cioe\ Paulo, iljuaìfii deUO Wafo delttionr, E cjuefli
fum
CANTO XXT.
fiiYòn,ffYlaloYQdultfY:(uifa,nìagri,efccil'^ jfnUpuerta^VKtnlfnJoitcì^o ììciaf^un hf/eti
loylujh (jitflfYecfttOyVe omnihui jne affomnfur noiis lomeéiff, Wolrnh infirirfy dfffiandai
Udito limoftnanda il fanf^ Wòra àkfy I milrrni faflcyi uo^liano e cet, (.he fty ejpr il tfffo, t fiu la
fna [ententicL chiara, ììonè^tfn di chiarirla meglio . A Quef^a uoce, lAopyaihe a la noce di
juefìa efcìamamne O fatientia e cft, Vide fiu f^iritifcender giufer la fcala digrado in grado, e
girando farfi ad ogni giro fiu htJli, feyche de la ueniftta di (jufllo cht lejdayranore uoUua fignii
fìcare, latjual uedeuano in Dio che douea lofio fcguire, come nel fcguenfe canto uedrirr.o che Beau
èira, fi rallegrauanOj E coft fer congratuìarfcne con juffto f^irito che farlaua con Vante, uenero
ajtrmarft a lui, con leuar un fi alto grido nel domandar di tal uendetta a Dio, cVel peta d ee non
foterfi ^ui tra noi ad alcun altro tanto fmifurafo fuono affmgliare , E da (Quello fjfr rimafo ft
kinto, che non intefc ijuel che ft dicejfe, o che ft uolefse dire, E (^uefìo feria ragion ietta di ffYa^
xhe quiui krar è di farole , ma mentali ,
PARADISO
Opprejfo il Hupore a U mìa ^uìda Mìjìral paelanelfrefente cantò, che fini
Mi uolft come paruol , che ricorre
Sempre coUt^ioue più fi confida
E queUa come madre , che foccorre
Subito al figlio pallido ^ anheh
Con la fiia uoce , chel fiiol ben d'tjporre ;
dijfe 5 Non Jhi tu che tu fi in ciclo i
E non fai tu chel cielo e tutto finto j
E ciò che ci ft fii uien da bon Tsloi^
Come thaurebbe trafmutatol canto ,
Et io ridendo , mo penfar lo puoi^
Vofcia chel grido tha mojjo cotanto t
ì<lelqual fi intefo haueffi i preghi fiioi^
Qia ti farebbe nota la ucndetta^
Laqual uedrai inan^ che tu muot^
La fj^ada di qua fu non taglia in fretta ,
Ne tardo , ma che al parer di colui ,
Che defiando o temendo lajpetta^
Ma riuol^^iti homai in uer altrui t
Che affai illujlri jpirhi uedrai ^
Se comio dico lajj^etto riduh
fefiittQ f siipttifo dal graniiffìm^ grih
a ifuelli giriti, che hathamo ueiufQ nel
f recedete, effèrft udtdfef fòccorfo a Beat,
da lacfual rkonfirtatOy introduce S, Bei
ftedetto a dir di fi e de ftioi cornf agni, e
lofere fante fitte da lui ne la preferite uita
an uituferay i fùcceffcri del (ùo ordine^
e quelli dahuni altri, per efjey molti dei
generati da glianteceffori loro.Vatto pi ai
fffo S, Benedetto certa fua dimanda, e Ì4
lui refoluta, fate a kttaua tfira, e di (jueU
là nel fegm di Gemini, di doue uoltatafi
in dietro, uien digrado in grado ariuei
iere tuUa U fua feregrinatione fin jua
giufo in terra di doue frima fera partii
fo. P" O Pprejfo Ji flupr a la mia
ionnd, S tubefatto t!7 interrito, iicelpei
ta, del gran grido chio udì fùr a ijueUi
fiiriti, mi uoltai a Beat, ver effey fòccori
fi da lei, come fa ilfinciuflo che in tah
fimil cafo ricorre fmfre la, doue ha fiu
fide deffer aitato, E (jueEa, come madre
he (occorre fuhito al figliuolo V Atti do t7
c
étnheìo. Pallido e fmarrito dal timore, con la Jùa uoce, che lo fuol ieridij^^rre e'darli franchezza
nr ardire, mi difp, Non fai tu che tu fei in cielo, ilcjual h tutto fanto, E ciò che a fifa uien da ion
^lo ^ duaft uoglia dire. Se qua fu nor^ fffa ^e fòffa mcere, di che temi tu E fcggìunge,
Hora tu Jpuoi fenfare, come thareUe Jpauenfatol canto di tjuefìi jj)iriti fc tu Ihauefft udito, il rii
ier mio fc tu Ihauefft ueduto, da che il grido folamenfe ^ ftatopofpnfe a mouerti e ffauentarti tant
lo, Nelcjual grido, fe tu hauefp intefo i preghi di quelli jfiriti. Già tifarehhe nota la uendetta, che
Dio fira inan^ che tu mora contra de pafìori, che nel precedente canto da Pietro Damiano hai ini
tefo. Volendo inferire, cheffi /piriti, in tal fùo grido, haueam tal uendetta domddata a Dio, e che
in lui haueano ueduto che tofìo douea fcguire. Tingendo di predir la cattura di Bonifàtio otiauo in
Alagna, de laqual dicemmo nel xx. del Purg. oue medefmamente uedemmo effere fiata domni
iata da Vgo CiappeUa dicendo, O fgnor mio quando faro io lieto A ueder la uendetta e cet.
I A J})ada di qua fu, cto è-. La giufìitia diuina nel punire non uien in fretta, come par a eh U
teme, ne tardo, come par a chi la defìdera, ma fempre uien a! fuo c oueniente tempo, xlqualaputo fi
fhiah eterno Iha ordinato epreueduto, Onde Val. Mar. nelprimo, lento enim gradu aduindictS
fui diuina procedit ira, tarditatemq; fufplicij grauitate compenfat . MA riuolgiti horamai in uer
altrui, chefe cofifèrai comic ti dico. Tu uedrai affai idufìri e rilucenti Jpiriti .
Come a lei piacque jgliocchi dirizj^^aì*
E uidi cento Jpcrulc^che infume
Viu fabbelliuan con mutui rai^
io flaua come ^uei j che in fi ripreme
Cof come piacque a Beat, io dri^'^aigliH
chi uerfo quella parte, cheRa mhauea det
io, E uidi CEnto fferule, ciò e'. Infinite
anime che j}>lendeuano,le quali, COnmu
tki rai,CQn taciti j}flendori,^erche il jafi
1
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Al
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Di
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Cd
T«
CANTO
Ld punta del difio j e non fàttenta
Dd dimanclar ;fi del trcpp fi teme :
E la maggior e la più lucuknta
VìqueUe margarite inan\i fÈfft^
Ter far di fe la mia uoglia contenta ♦
Poi dentro a lei udì ; Se tu uedefft ,
Comio j la carità , che tra noi arde
Li tuoi concetti farebbero ej^rejjj ^
Ma perche tu ajpettando non tarde
A Ulto jine *^ io ti faro rijpofla
Vur alpenfier^di che fi ti riguarde ^
XXII.
Uy /oro fra ntentaìf, SAllfEwanOy Si
con^Yatulauanò fin inftentf, per fffcr U
mentale^ àifiu efficacia àe la uveale ora
iione. Et IO fìana cme ^«?2o, che yefrU
me e jÌYÌgne infelA funta, che, l a fi
fitto , del defideYÌo, e non [attenta a dire,
tanto fi teme del tYoffo dimandare^ E la
maggizY e la fiu lucente DI (Quelle ynarif
gaYÌtey Di quelle Jflendide anime, fi fi
inanl^ fer fir contenta la mia uoglia di
fé. Voi udì dÌYe detro a lei, Se tu uedeffi,
come fi io, la carità che arde tra noi, li
tuoi concetti , itjuali tu temi di manifii
ftarci , fiirelieYO già fffre/p, Ma ferch ajfetianiù fu mn tardi a Ulto fine de la diuina ejfcn^
tia , a latjual uedeY fi deftinato, io ti firo rijfojìafur al [enfieYQ che io ueggio ejfcr in te, iljual
tanto ti riguardi e temi dej^Yimere .
Q^el monte-, a cui Caffino e ne la cof?rf,
fu frequentato già in fu la cima
Va la gente ingannata e mal dijpofia ^
Et io fon quel ; che fu ui portai prima
Lo nome di colui ^ che in terra adduffc
La uerita , che tanto ci fuhlima :
E tanta gratta foura me riluffe j
Chi ritrajfi le uiUe circonfìanti
IDa lempio colto j chel mondo fiduffc ^
Quefìi altri fuochi tutti contemplanti
^{uomini faro accefi di quel caìjio ;
Che fa nafcer i fori e frutti fanti ^ '
Quiu't e Macario : quiui e Romoaldo :
Qui fono i frati miei ; che dentro a chicjìri
fermaro i piedi e tennercl cor faldo •
Caffmo h (erra in Campagna fofia fu U
cofìa dun monte, che da lei èr detto Moni
te Caffmo, Sulcjualal tempo di S, Benes
detto, chel poeta introduce a parlare, dii
cano chera un tempio dedicato ad ApoUti
ne, ilijual effe S, Benedetto, hauendo con
uertito i circunfiantifopoli a la ueYa fide,
iedico a S, Martino, e lattar maggiore^
chera d' ApoUine , dedico a S. Qiouan
3aU'fia, Onde dice effcre ftatolfrimo^
fortarui il nome di colui, che adduffe in
terra LA uerita, ciò è-, il nome di chrii
fio , che tanto ci fiAlima tfT fjfilta .
qycft altri fiiOchi, Moftra che ijuegliah
trijfiriti cheran fèco, fùron huomini ad
cefi di ejufl fioco e caldo di carità, chefk
nafcer l Fiori e frutti, ciò è-, I penftert,
egìieffittifanti, E fra ifuefii dice efpr S. MacaYÌo e S. Romoaldo, et ifYati de la fua regola, che
re U Yeligione fintamente uiuendo, perfiueraron fino alfine .
E^ io a lui 5 Laffetto , che dtmoWi
Meco parlandole la buona fembianza^
Chi ueggio e noto in tutti gHardor uoflr/y
Co/5 mha dilattata mia fidanza ^
Cornei fol fa la rofa ; quando aperta
Tanto diuicn j quanteUa ha di poffant.a.
Vero ti prego , e tu Vadre maccerta ;
^ìopoffb prender tanta gratia^chh
V^if^onìeTìantea S. Benedetto, U^ti
tione che tu dimofiri parlando meco, e la
tuona fmlianl^ e dimofìratme che io m
to in tuUi uoi, mha cofi tanto dilaHata et
aperta la mia fidan"^ e laldeZ^ Kf^f>^^
uoi. Come il fole dilatta tfT apre larofi,
auanto ella ha difojfin'^ e di uirtu dapri
re. Vero ti prego e tu maccerta, fo polfo
prender tr ejpY degno di t^nta grafia,
* B D iiii
P A R A D I S
ti ueggìd con tmagfne fcouem ^
Ondelli j Prate il tuo alto difio
Sademfjera in fu lultìmi J^erd
Oue fadempìon tutti gVialtri , el mU i
lui e perfitta matura intera
Ciascuna difm'^tin quella foU
Et ogni pane la.doue fimprcrai
Cerche non e in loco , e non fmpoU t
E noUra [cala injino ad effa uarcdt
Onde cofi dal nifi ti ftnuoU ♦
tnjin la fu la uidc il patriarca
ìacoh i [porger la fupema parte ^
Oliando gh'app^rue dangeVi fi card»
chx^ ti ue^^a co 'mdgme lifciuntn^f
ueìata ie U luce che mi ti cela . Demani
aiuyìjue Dante di poter ueJer cjufftà
anima in pròpria ejpnfia, E jueUa li rii
fi:ìnie,chel fttò ie/tJerio [adempirà più fu
ne lultima ^eyay cx:ì nel cielo empireo^
tue riguardando in Dio , faderr^pion tutft
glialtri Jefjdertflfenhe ^fuiui è'perpttà
fiafura, cr ogni deftderio infero, Et in
quella fola jj^erae^ogni parte Udoueré
pmpre, per ejfer immobile ^ e non come UU
ire moiilì, onde auiene che ogni lor farte
e fempre in continuo moto, E non e in
loco, perche da neffun luogo ^ contenuta^
ma ogni luogo contiene, E Kon fimpola^
3E nÓftpofa flt poli, come fanno tutte laltre
sfire, E mflra fcafa uarca in fino ad efp.
Perche la ueduta de leati,ftgnificata per effa fcaU^'trafcendefìn a Dio, Ma a te Dante tanto ueder
TI ftnuoìa e t:^^lie, penhe fci anelerà con limpe dimento del tuo rr.ortal corpo . IN fin la fu la uìdel
Patriarca, E" pritto al xxv/y. del Genefu, che fuggendo lacoi Pafriarca lira del fratello Ep.u in
fArfcpofamia, dormì una notte nel camin:^ al feren:), ^ hauendof meffc fctto al capo una pietra,
uide nel fcnno una fcala che da terra afcendeuafrn al cielo, fu lacjuale fdiuano e dijcendeuano ani
geli, in cima di (jueEa era Dio, iljual lidlffe. Ego fum dominuf Deus Aimm jatrit tui, ^
Deui ipac, Terrm in ^ua dormis tiiì dak [mini tuo e ctt.
Mrf per 0irìa mo neffun diparte
Da terra / piedi i c la regola mià*^
Rimajà è per danno de le charte ♦
le mura y che folcano effcr badia j
fatte fono J^elonchc ; e le cocolle
Sacca fon piene di fitrina ria ♦
Ma grdue ufura tanto non f tolte
Contrai piacer di Vio*^ quanto quel frutto.
Che fa i cuor de monaci ft fòlle.
Che quantunque la che fa guarda \tutté
de la gente -, che per "Dio dimanda^
ISIon de parenti^ ne daltro più brutto^
l<f carne de mortali è tanto blanda)
Che giù non bajla buon cominciamento
Val nafcer de la quercia al fhr la ghianda
Pier comincio fcnX^oro e feni^argento
£/ io con oration e con digiuno ,
fi trancefco humilmente il fuo conuento,
tA^flra $» Benedetto, che hora per fedir cik
templanh efuefìa fcala, neffun diparte dei
terra i piedi, Jfer hauer tutto il mondo pu
fio le fue affrttioni a le cofc terrene, E U
fua regala dice effer rima fa in terra VEr
danno de le charte. Perche cjuelle, nel feri
$ier ejfa fua regala, ft confumano fcn$
55 jSr utile a monaci che non Icjpruanù^
E le mura che fcleano efjer hadia, fcno fil
te Jpelonche de ladroni, perche tali fcjtè
t monaci haUtatori di ^jueUe , E lec%$
xoHe, ciò è', E li larghi haliti dfffi mona$
ci fcno fitti ficca DI ria fiirina, Ver la ut
tiofa uita chfffi monaci tepeuano, riffett9
0 la uirtuofa e fanta, c\\e già fcleua efpr
in loro. Ma dice, che non fi tòglie ufun
cantra il piacer e uoler di Dio, che tani
to ^ggraui Unirne, (juanto grane e ^uel
frutto de le cofc temporali che fi fi filli i
fìolti i cuori defft monaci, uolendo infrrii
rCfchejft U[fm leofe ^irituali, a chi
la fui '
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Postillati 16
CANTO
E fe guardi al principio di ctafcuno ,
Vofcia riguardi la , doue trafcorfo ;
T« uederai del bianco fatto bruno 4
Veramente Giordan uolto rctrorfi :
Viu fa il mar faggtrj quando Dio uolfij
Mirabile a ueder $ che qui il foccotfo ♦
Co/i mi dijje 5 indi fi ricolfi
Al fao coUegio'^el cotlcggio fi fìrìnfi i
'^oi come turbo jtuno in fi faccolfi.
chf glif Tu uiftn , Imftro che tutto ^u(E9
che U chiffi oltre èli jlo lifcgno guarii,
tutto ^ defòuerx^ e m3« àe furenti, i(judli
^oggifene ingraffam, NE dtiltrofìu brut
ro, Come cQTifumarlo in meretrici e fmii
ti. LA carne le mortali^ Vimcfìra p$
ter tant^ in noi U cura chalhiamo di tener
mrlidi e iilicati i corfi , che ci iomentii
ihimo lanime, Onir ne fcgue, che fcjfer
U fallite a quelle ftfà hen ijualche huon
frìncipio, tanto freual Ceyer e Bacco Otaue e Pagaie, che in molto hreue temp e non fiu lurigt
the dal ìiafiimento de la tjumia al fkr fot la ghianda, fi cùnuerte in mal ufo, E fer ejfmfiù dice,
ile Pier Damiano, ii chi hah[<iamQ difcfra ietto, chefindo lordine de monaci de la colomba. La
€omincÌo [èn'^ denari, Eglt il fio con oratione, e S, francfjco con humilta,B. che riguardando ^utl
fifpl principio dognun di fjufpi, e poi quanto fiM da jufl rimcfp, T\ uederai iti bianco fatiù
bruno, do ^, Tu uederai la urtu tanto uitiata, che p.ra effcfroprio uitio, VEramente Giordan
ftolto retrotfc, e' fcritto in lofae al ter^,chel fiume Giordano, per dar il faffc alpopolo di Dio, juU
io fitto la condutta di lofuepafio in ferra dipromifpone, uolio il fuo corfo a ritrofo , ^lO f-, in dief
irò, lafcianio il findo afciuUo fin chel deUopofolo fit paffuto. Onde nel filmo cxiij, hAare uidit CT
figit, lordami conuerfus eftretrorfum, E poco fiu oltre, quid efìtibimare juod fiigijli, C7 tu
lordanit, éjuia conuerfat eft retr:irfum Aduncfue, ft come ^uefìo fiume correua prima al mai
Ye,uoltanioil fuo corfo a ritrofo, lo uenne a fuggire, Vero ordina cofi , ^erarr.ente fit più
mrabil a ueder Gi:irdano, uolto r e tr or fi, fuggir ilmare, (juando ucJfc Dio, che jui il foccorfo,
dolendo infirire, che maggior m.iracolo fit a ueder tornar quefio fiume a dietro , che r,on fra
e uei/r il foccorf, che uerra da Dio per reme diar a la fcelerata uita dereligiofi. Intendendoti
foccorfo per la uen ietta, Cennando pur anchor ala cattura di Bcnifitio, perche il fcccorfo che
nidnda Dio a le fcelerita df peccatori per fàrfj temere, a ciò che douentin buoni, fi e il gafiii
PO, E cofi foccorre ala falufe loro. Onde uedremo ancora nel xxyy. canto' che a tal frofofii
to dira Ma lalta prolùdenti^ che con Scipio Dififi a Roma la gloria del mondo. Soccorra tOi
Po, fi come ioconcifio . Cofimi diffi. Unito chebbeS. Benedeuoiidir cjuffiojt ricolfe e
ritiro AL fuo collegio, A/ fao infume unito numero de cQnfemp!antt,e quello fi ltrin[e,f 01
lometurbo fi c col fc tutto in fi. Turbo e uento che fuggirà in fi firffc,e tutto quelche trouamen
fo!nntedifcJfuainaerecolmedffimofuomoto,come ueggi.mo ahuna uoUala poluere , Oni
ienel ferocie rinfirno,Come la rena quando a furbo j}ir^, B nrl xxy;. Chf dalariUQHft
terra un turbo nacque y E fercojfi dfl legno il primo canto .
ttf dolce donna dietro a lor mi pinfit
Con un fai cenno fu per quella feda
St fua utrtu la mia natura umfit
t^e mai qua gìu , doue fi monta e cala ,
f^aturalmente fa fi ratto moto $ ^
Che agguantar fi pctejfe a la mi ala,
fio torni mai lettore a quel deuoto
Triompho^^per loqual io piango fi^ejfo
"èeat ,pinge Dante fu fer quella [cala ìlei
tro a contemplanti, fer che mediante la teoi
logia, Ihumano intelletto file a U contemi
platione de le diuine cofe , E trouoffi effif
fclito da la fettima a lottaua sfira, oue fin
mele felle, da quelle depianeti infiiori,
e di quella nelfigno di Gemini, che fgut
0/ tauro, con f tu uelocita, che nonfirr^eue
febbe t ifmtbbt fimi H iH^ i'^ F^^^^
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Postillati 16
PARADISO
If mìe peccatd , al petto mi percuoto ; a imtarey chi ueloce lìfcorfo le Umtn
Tu non haurejli in tanto tratto e mc^o tr.cornfralfuo.non fi fi<orfndfrfmile
r -T j- • • -j 7 r nUlcunétltra nflocita , Onie dice nm
m ficco ti dito 5 in quanto to uiddfegno, ^^^^ ^.^ ^^^^ ^ ^
C/?e Jegwel /(^«ro , e fiii dentro da cjjo^ [otfjfe a^guagl'me •
O ^ortojk flette , o lume pregno
Di gran uirtu 5 dalqual io riconofco
Tutto ( qual che fi fia) il mio ingegno }
Con uoi nafceua j e Jafcondeua uojco
Quelli , che padre degni mortai uita^
Quandio finti da prima laer Thofio %
E poi quando mi fii gratìa largita
Ventrar ne Ulta rota-, che ui gira^
La uofìra region mi fii fortita ♦
A uoi diuotamente hora fojpira
Lanima mia per acquijlar uirtute
hi pajfi) fi>rte ^ che a fi la tira^
lì pria fi congratula con (jueUe fleUeAe
finriQ ilfcgna di Qminij nflcjual ^ [aleni
do a lottaua sfira, moftra fjpr entrato , e
che in (jueUofiff l file, quando egli naci
(jue al mondo, E chiamalo lumepyfgno di
gran uirtu, fer ejfir cafa di lAercurio,A)t
indina glianimi alefiientie, ecofi dice,
ia te Ytconofio tutto il mio ingegno ijual
eglifi fia, ferche tu conia tua infìuentia
me Ihai dato, come uuol infime , E con
uoi nafieua e fcfcondtual file , VAdre doi
gni uita mortale , perche confirifce la fu€
uirtu con ogni anima [cnfttiua , fcn"^ lai
^ual non haurehf'e leffcre , Quando nel
mio na fiere io fcntt frima laere ThofianOj E foi ijuando mt fii largita e conceduta gratia dentrarin
ijuejìa rota che ni gira, mi fii, entrandoin tjutlla, la uofìra region finita, A uoi aduntjue hora di
notamente fcjpira lanima mia fer acijuiffar uirtu A l faffcfirte che la tira a fi. Intendendo del fafi
fiferloijUftl ella fi dehhe diuider dal corfo, chè^moìto fòrte, ferche ultimum terriiilium eft mors, E
la uirtu che da loro, fer tal faffi), uuol aojuifìare [tela cognition de la uanita mondana, a ciò che
(al faffi Ihahlia da parer dokf, che a glianimi infirmi fiuol ejfir tanto amdro •
Tu fi fi prefifo a hltima falute.
Comincio beatrice ; che tu dei
Bauer le luci tue chiare ^ acute^
E pero prima che tu più tinleij
Rimira in g^ufi^e ucdi quanto mondo
Sotto li piedi già ejfir ti fii 5
Si chel tuo ccr quantunque può giocondo
Sapprefmi a la turba triomphante 5
Che lieta uien per quefi'ethera tondo ^
Col uifo ritornai per tuttequante
Le fiate jpere; e uidi quefìo ^oko
TaUchio forrift del fiuo uilfemhiante :
E quel cnnfiglio per miglior approho j
Chegli ha per meno : e chi ad altro penfa^
Chiamar fi puote neramente probo ^
Non è luUio, che fe Ihuomo fi leud tanti
con la mente a le diuine cofi , che uenga
in (gualche foca cognition di Dio, tornane
io foi a confiderar cjuefìe caduche e hafp,
le affregia fi poco che del tutto le ahandof
nei. A cjuefìo aduntjue ejfcrta Beat. Vani
te, ciò e, la fàcra firittura Ihumano intel
letto. Onde dice. Tu [ci fi preffi A lultii
ma fàlute, ciò h', A la uifiton di Dio, che
tu dei hauer le luci tue CHiare acute^
Tenht fen^ chiare:^"^ e purità danir^ia
acuteZ^ dingegno, non fi fuo hauef
cognition ie la diuina honta , E fero frii
ma CHc tu più ti in lei , ciò è' , che più
entri in cognitione defjà ultima filute. Ri
mira in giufc, e uedi (juanto mondo già ti
fii efpr fitto li fiedi. Si chel tuo cuore fafi
fyefcntì guanto piufuo giocondo a la triomphante turU di leati, la^iual uien lieta PEr (juefio toni
do eihera, ciò ^, Pry /jwio cielo. Ferche fi tu uedrai la giù guanto uile e minima cofa fita
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CANTO xxri*
ijuella ia limane mntì tanto iffidnat^ er hauuta in fregio, me uuolwfirire, tu mn fdamen
te non Uffregieyai, ma Ihauerai in gran dijf regio, E cojì leuank tu il tuo cuor da quella, lo raffre
fcnterai tutto giocondo ad fffa trionj^nte turila, col uifo ritornai, Mofira eh a juefte parole di Bea
tYice egli ft Yìuolto a guardar in giù una per una tutte le fitte tfire de pianeti fino a cjuefio gloho de
la terra, ilfial li fame, rifletto ad effe sfire, tato minima cofit, cheglifcrrife de! fuo uilfemhiate,
Ef luogo traUQ da M.Tudio in (judlo de sen. Scif.ilcjual induce il minor A jfricanò pitto a ^ueft§
cielo fir (^uaft il mede fimo, Oue dice, la uero iffa terra ita mihi farua uifa fft,ui me imperi^ noflri,
(può ijuaft eiut puntum attingimus pmteret . E Qud confi gito. Dice approuar per miglior il con
figlio di (juelli , channo ([uefie cofe terrene per meno di tutte ìaltre, E chi penfa ad altro che a (jueUe,
poter fi uerameni e chiamar PRoto, ciò e*. Buono, Et in fententia ajfprouaper ottimo confiigìio cjueli
h di colui, che dfl tutto fi Ubera e fiioglie da la carne e dafifi a lo j^irito, perche in juefio confijìeU
uera filiiita. Onde Boet, nel fecondo, Tflix juipotuit giauis terra fcluere uincla .
Vidi Ufiglii di Latona inccnfi
Sen\a quctlomhra ; che mi ju cagione ,
rcrche già la credetti rara e denjh*
Lajpetto del tuo nato Biperione
Qidui fojlenni ; e uidi com* fi moue
Circa e ukht a lui Uaia e Dione »
Quiui map^arue il temperar di Gioue
*Tral padre el figlio t e quindi mi fù caro
Il uariarj che fanno di lor douex
E tutti e fitte mi fi dimojlraro .
Quanta fon grandi-, e quanto fon uelocty
E come fono in dijìante riparo ♦
taiuoJa 5 che ci fa tanto feroci ,
Volgendomio con glieterni Gemelli ^
Tutta mapparue da coUì a le foci t .
Tofcia riuoìfi ^docchi a gHocchi belli.
Guardando il poeta ingiù, uiìf .la iurta,
chffii figliuola di latona, come dicemmo
nel XX. del Purg, acce fa de raggi del file
fen"^ ijueUomhra che gìiera fiata già cai
gion di farli credere cheprocedejp da effir
rara e derifa, come uedemmo di fipra nel
fecondo canto, Auenga che tal fiffì la fita
Opinione, perche tjuefta medefima affirma
ancor nel fio Conuiuio, Ma (juiui, per fir
lo dir a Beat, la rifclfe, CT hora <jui, peri
che finge hauerla ueduta da la parte difii
pra , laffirma altramente . LAjfettd
del tuo nato Hiperione, Hip erione, fi con f
io le fàuole, fu figliuolo de lantico litav,
e padre del file , Onde Ouid. \idi hanc
Hiperione natus. Vice adunque, O hifei
rione, IO fcfìenni, ciò Io fiffirfi ({uiui
Lajhetto del tu nato, ciò è'. La luce del (ò
le fuo figliuolo. Quella che juagiu , cof
meuu^l inprire, non fi fuo. Onde difopra nelfrimo canto a talpropofito. Molto è- lecito la che (jui
von lece e cet. E Vidi come fi moue circa e uicino a lui MAia e Dione, ciò è , Mercurio, chefit fii
pliuoldi Maia figliuola d' At alante, e enere, che fii figliuola di Dione, perche ^uefie due pelle,
(cme di fipra nefioi luoghi hahhiamo detto, fahntanan poco dal file . (^Viuimaffarue, Dicemi
mo ftmilmente, che per efflr Gioue in me^ tra Saturno fadre, che di natura ^ freddo , e Marte
figliuolo . di natura caldo, egli ne uien a rimaner temperato. E Quindi mi fii caro ad intendere,
ILuariar chefiinno di lor doue, ciò h l/ ^'^riar chefififinno ne moti loro circalfcle, perche poco ali
lontanandofi da lui , hora li fon dinan'^ tfT \^^ra di dietro. Onde difopra di \J enere diff}, chelfd
uaoheoou \ or da coppa hor da ciglio, tT ^or. lo contengano tra luno e laltro dikro,ihe tutto amen
hlrnolo e retrogadar dognun di cjueUi nel fuo emiciclo . E Tutti e fine, Mfa che c^uiui hehhe
ioonitme de lagrande^, de la uelocita del moto, e de la diftantia, lacfual e da luno a laltro cte
hdefettepianeti. Et ultimamente, uolgendofiin cjuefta ottaua sfira col fegno di Cemim nel^ual
uera ejato, lapfarue da celli a le fici tutta la terra halitata, U^ualper effir minima cofa r:^^
a la grandezza de cieli, domanda Aiuola, da latini detta area, U e ogni^atio contenuto da
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Postillati 16
PARADISO CANTO XXIf»
U ctYcuyiflrrfU mI fum ifl cerchio, chiamai fcgm ii CeminiylteYni^emelliy fmh in ifUfSo,pco
dò Iffiuolfffum ia GiQueirasjlriti in tir/o Cafìor t vduce fartoriti leda ad un medffmo[ar(9,
CANTO ^XIII,
Com lucceìlo in tra Imau fronde
Tofito al nido de fuot dolci nati
U notttycU U coje à nafcondei
Che pfr uedn gliaffetii de fiati,
E per trcuar lo cibo ^ onde li pafca,
in che i ^raui Ubor li fono a^grati^
Vofo la iiff^Qpitione ìi Beat, il peta mof
fìra nel frefente cato fjprli afforfc irt ijutl
la ottaua tjxra il trionfi ii chrifo, c/o ^,
U ihirfa triontìnfe, ilcjual trionfi era fet
guitaio da infinito numero ii leati, fcfré
de (juali effe chrifio rij^lenieua , cmtl
file j^lenie ne fuferim V in ^uefii
infirmi
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Postillati 16
P A R A D r S O
Tnuknel tempo in fu ìaperta frafca ;
E con ardente affetto il fole af[mt<i
^ifo guardando pur che lalka nafca }
Cefi la donna mia fi flaua eretta '
Et attenta riuolta in uer la plaga ,
Sotto laqual il fol mofìra men frettai
Si che ueggcndol'io fof^efa e uaga
¥ ecimi ^ qual e quei j che defiando
Piltro uoria^ e f^erando fippaga ^
Ma pcco fu tra uno ^ altro quando 5
Del mio attender dico , e del ucdere
Lo ari uen'ir più e più rifchiarando *
E Beatrice dijfe ^Ecco le fchiere
rei triompho di Chrijlo , e tuttol frutto
Htcclto del girar di qucfìe f^'ere*
Taruemi che! fuo uifo ardeffc tutto t
E gUocchi hauea di Ictitia fi pieni ;
Che paffar mi conuien fen^ cojlrutto ♦
CANTO xxrrr,
ìnpriori cOYjfi . lljual chrifla , plito poi
ufyfo la nova sftra , e Maria V^rg. liofo
lui, la (urla </c beati ft rimafc ^uiui^ e
S, Pirro infime co-n (juflla .
P~ come lucceUo in tra Imatf fronie^
Stauafi Beat, dritta C7* attenta uerfo k
fatte aujìrale , fctto latjual il fcle YnoflrM
nel fi<0 moto men fretta di qufl the /a
^uanh ^ in oriente^ 0 ueyo in occi^enfe,
tij^ettanklaluce del trionfi Ji chr/ìo,
dfftderofa di p^ifcermi del àhò jj^irituale,
(omefJa luccello tra hrrMte fronde uiàn^
alnidodefùoi d^hifgli inanl^ a ìalhd
uJto uerfo la parte mentale ajjettando U
lu e def lessi jfer ueder già Jf etti di tjUfQif
iQ^ie ancora defìdercfc di foferli froufdef
^eliih corf orale, al che fàre^per b ^rani
ie am^Yche prta foro, le graui fatiche li
fon legieri, Si che ueggendo io ejja Beat,
fcjfefa in affettando, e ccn locchio andar
uaganh, Ì3 mifci <jual fi fuol far colui,
che defderanh uotrette altro di ^uel chegli ha. E/ affe^and^ [appaga, perche era poterla cofa de
ftderL cMre, Ma poco fu TRa uno ZfT altro, cioè. Tra Umettar elueder uemrpiu rifchia,
ran dJ cielo, E Beat, che uide tal chiaror mi diff,ECco le fchiere del trionfi ii Chrifìo, ciò e- Ec,
co le m^lùtudini di auei leati, che da chnfto colfuoffarfc f.ngue fhron ricomperati, e con la fua
morte uinfc la mJloro e trionfo del fuo nimico. Et eccoricoUo T .tfJfruUo del girar di ^i.fle
fiere, cià-, Tutto i' huon guadagno de le infìuentie, che ^fti cieli ne moti Icro hanno infifo fc,
la uefìi leati, Verchemediantfeffe buone infìuentie, fcn: uenut^ a cjuefìa gloria delVarad.VAf
Imi del Cu uik raruemi .he Beat, ardeffe in uifìa di car^per la ragione giafiu uolte detta,
7Lueuagliolchlfipieni DI letitia, ciò ^ Dijflendore, che per nonpotnlo effrmere, m.e lo con
uienpajfarSEn'^cofìrutto, Sen'^ conclufme alcuna .
Quale ne pìenilunii fereni
rriuiaride tra le ì^imphe eterne, ^
Che dipmgon il del per tutti i feni J
\idio [opra migliaia di lucerne
Vn fol ; che tutte :iuanti laccendea.
Come fai nojlro le wfie fupernei
E per la uiua luce trajparea
ta lucente fuHantia tanto chard ;
Ke/ uifo mio j che non la Joflenea*
O Beatrice dolce guida e cara :
EUa mi dijfe^ quel, che ù fouraniij
È uirtu da cui nulla fi ripara ,
Mofìra in cjuefla ottaua ffera eff r apparii
to Chrifìo co fuoi beati, fcfra dejuaìi fgli
rfflendea , come fa TRiuia , ciò h , L<c
luna TRale Himphe eterne, Tra le altre
fìelle, che difingono V ornano il cielo fer
tutti i luoghi, Etacienleua (jueUi , come
fili fcle le ftqerne pelle, E Ver la uiua lui
(p, ciò è, E per lo fflendor de Ihumanita
di chrifìo rifflenìea di fiiori LA lucente
fuftantia, ciò e', lo fflendor de la fua dii
uinita, che da tal hum.anitaera contenuì
la, Tanto chiara, chel miofcnfo del uedd
re, NOn lafofìenett, Non la fotea foffnf
re, mauiyejìaua dentro ahhajiato .
PARADISO
t3j^iul } U fìiftentid t U ^ofjanTjX^ o BfafYÌcf ^ juefla fi è- ffcìamafme ,
Che aprì le jlrade trai ciclo e la terra y ^Bamidi/py qyfUhen fourarì'^^ , do
Ondi fu già fi luno^ Mmia , è-. Tum ^uth che urne f fu\tra. U tua
ueiut((, è uiytu DA cui nulla fx rifarà.
Va lajualf r,e(fur:a cofa ft puQ riparare, fmhf ulnce o^naltra uiytu, qviui è la ffifntia , (^eU
la che faurituifce a la feconda ferfcna, ciò è, al fgìiudù^ E La pffcri^, che fdUrh<fce al fadre,
ihè' la fevfcm prima, E nonclimenoy ne la diuirita, ognuna ie le tre peyfcne e- ommpcfente , CH^
afri le fìrade, l^erche la m:^rfe di chrijìo fu pdfprJe a redimer la genfrafior,e humana^ e farla haf
hle da poter falir da ferra al deh, quello che prima, per lo peccato de primi parerai d ffifo in tutta
effa humana generatione, non poteuafàre, ONde, ciò p-, le eguali jìr ade, ÌVflun^a difati'^f
Come quella che lungamente hehlonoifnti padri cheyano nelimho .
Come fioco di nube fi difirra
Ver dilmarfi fi , che non ut cape^
E fuor di fua natura in giù fattcrrai
Cofi h mente mia tra qucìlc dape
fatta più grande -, dì ft fieffi ufcio^
E che fi ìrjfe , rimembrar non [ape ♦
Apri fiocchi ; e riguarda , qual fon io :
Tu hai uedute cofe^che poffcnte
Se fntto a fofiencr lo rifo mio ♦
lo era come quei ; che fi rifente
Di uifion oblita, e che fingegna
Indarno di ridurlafi a la mente ;
Qjcandio udì quefi t profèrta degna
Di tanto grado ^ che mai non fi fiingut
Vel hbroj chel preterito raffcgna'*
Cof fflce grand f e dilattof la métf mia
nfcendo dijc fleffa FEr jufSe dope, Prr il
gufìar di cjufDe Jj:iri{uali uiuande , come
fi d ferra e dfckude fioco di nule per dii
latta fi tanfo in (juflla che non ui cape , e
fiiori di fua natura fttterra in giù, come
jfffje uolte ueggiomo , perche la natura
del fuoco, è' dafender e non di difendei
re,E quello chfffa mia mente ft ffjfe, RIi
memhrar non f-fe, Nok ft fa ricordare,
perche f come éijfe a principio, No/^ro \ni
teBeUo fi ]frofinda t^nto , che la memoria
iietYO non può ire.Vajfe apfrejfo de latini
fino dilicate uiuande. Onde Mart. rapii
husq;injìructa fuperHs ,t Virg, nel iiij.
"Dìripìunt^; dapes, E neliij. ExfleJus da
fihus, uinoq:fjfultus» APyigliocchi, Uai
uea Dante uedufo la diuinita di chriflo, ciò e^, Hauea con linfelletto, quanto faiifce la natura hui
mana, penetralo ne la cognitione de U diuina fffnfia', ìaqual cof è il fine a che tede la farà feriti
tura, 0 uigliamo dir la ifohgiaj perche intff quella, reffuna cofa li fuofiu effr nafezfa, E /rrtf
Beat, uuol che Dante a^ra glijchi e riguardi qual ella è-, ferche hauHo ueJufo effa diuina fffni
ti^y 'sfitto pojjente a fftenere e fffrire il fuo rifc, do la fa luce, qurtlo che fino a qui ha!;hi4i
mo uedufo non hauer hen potuto f^.ye . JO era corr^e qud, che f rifente, ìjpndo la mente delpof-
ta ufcita Ìife,fic0'me ha detto, tra quede dafe. Io era, dice, come coluiilqual indarno f rfcrM t
uorre^^hfft ricordare daUuna cofa ueduta da lui, lacuna! j),^ doyneficafajerc} e hauédo ancora 0 nf
iuto in chrifo la fua diuinìfa, eteffndomi ufcita di méte, perche dì quella ne era capace, co f}OC0
come la nule delfico. Onde ha detto effa nò fqerf di quello che f fife ricordare. Ancora io ri ^f
caua in ^arno di ridurhmi a la mente, quando udi da Qfat, f^ymi quejìa frofcrta degna di tanto
gY^h, do ^, chio Jour/Ti guardar m In, perche era f>tto poffcnte a ffener il fuo rifc, de tal froftf
li nóf Pingue nefmmor'^ mai DElliho, che rajjì^na il preterito, do è , Ve la memoria, laqual
Yafprefenta le cofepaffatf, Et infcntentia, che mai non ft ptra tanta profirta domenticare ♦
Se mofon fcr tutu quelle lingue, vir..llrainfm,ù, chfctuniifiu.ueì
ae Hitmw^ conU fuore fi,v ,|,, j,i ^/,„-,y;
ìlei Ime lor dolcijjtmo p/« pingue , m<</? /oro mrki furon «:triti, voU^f.ro
rtr aiutami j al miUefmo del «erp diSh mtarli fpin.trt ^uatfi/Ji ilj'm
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Postillati 16
C A K T O
KcM fi umia cdnmdol Santo rìfi,
E cjudtìtol Jàm ajpetto ficea mero^
E c<)fi fi^urandol P aradi fi
Conuicn filtdr il facrato foma •
Corni eh trcua fuo camiti reófi ♦
Mj chi t^nfajjc il j^onderofi thema
E Ihomero mortd , che fi ne carca •
Noi hiafinerebhe j fi fittcjfi trema ^
fion e j^are^gio da ficciola barca
Cluel , che findendo ua lardila prora ^
Ne da nocchier ^ che a fi medcfmo parca
xxrrr,
ti tifo M Bfdt, c\)e lifùoi OCcUfiifM p9/i
finti Ja poter fcffrire, che nQnftrmereh
te a luna de le rutile farti de lecceSétia di
quello, ne t, dir ancora (juato effe nfc FA
lea mero , la^eua jfuro e dolce il f^nti
affetto di leijferche in ueYO,!a doue la firit
tura farà tratia de la diuina fjfcrMa^ftf
effer materia checcede tute if liane fcr^e,
o^ni indegno ui riman detro ccfiffcy Cn
de dice^ che c:ft fgurado il Varadifc^rafi
frefeniato da Beat, ciò da la facrafirit
tura, fer efpr co fa da no fot erta e ferirne i
re, conuien il fuo f cerna S Aerato , ferche
Ji cofefacre e diuine tratta, in flétìo faltar efafjar oltre , a ftmilitudine éi colui che iroua reufce
tagliato il fuo camino dafvjfc o da altro imfedméto, m dice, che chifef ffe al graue fefc de la tra
feria de lat^uaì tratta fffc fuo poema, et a la dehilfcr'^a DE Ihomero, ciò è-, de Impegno morialt cT
humano, impffhile a lui da poterlo fcfìenere, n5 hiafmereUe f( effe itìgegno trema e ua macanto [et
ro di ijuello. Onde fc^^unge, NOn e- pareggio da picciola harca, ciò e-, l^òe' d ifcorfc da dthile in
peirno, q^^el che findedo ua lardila frora,Cluel che trattàdo ua laltiera mete, NE da nocchier che
afe meiffmo pana, Kie da animo ilijuale a fe medefmo perdoni, e ceda a lefitiche, Stadofcmjfre ne
la ftmiìituJiine de la harca, Verche ne dipiu alta,nedi più dijfiÀl materia, ne di cofa la^ual richiei
da maggior uigiUtia et acume dingegno fi puotraUare che f fàccia in juejla de la diuira ffpntia,U
aual fclafe medrfma intéde,nepuo àalcuna creatura,come altroue hahhiam^o deUo,peyfiuamete rffr
ivtefa, Careggio domiiano i nauigdti il viaggio, o fial camino che fa la naue. Onde dhora dicano
haueriuonparaggio, ciuando hanna U utnto fr^ffero, e che la naue ua a huon uiaggio .
Vwo/ defcriuer il trionfi) di chr flo, et affi
miglia lui al file, et i fuoi leati, che lofei
gu(no,a fiori che da luifcno iUuminati, E
perche la ueduta del poeta, come Uhhiam^
ueluto,ft ccfcndea nel fuo jf le dorè, fìnge
che f darli luogo da poter conteplar li fuoi
leati, f leuafjé tato alto, che da lui non po
teua fjpr ueduto,ma fcUmete ihminaua
deffc fuo ff lèdere tjft heati, Ungead^ue
che ^eat, li dica, Tenheti inamm tanto
la miaficcia che tu non ti riuolgi Al lei
giardino, Wauedo cff.migliato i fuoi leati
a fiori, E perche giardino e- iato a noi tjui
to in Greco Farad. Che, il ijual giardino,
Sìnfiora, ciò e'. Sadorna di fori,intefi
fur fer tffi leati, DE raggi li chrifio,ìli
cual e' il ufYO [de, del cui'jf lfndore tutto
luniuerfc, efffti/lméte ogni leato,rifflen
ie. adendo injirÌYe,cyegH non douett
tanto attender a lei, de non conftdtroff^l
[fHiiO àciaUit^fiua.lìjualfrutt^m
Perche la faccia mia fi ti inamcra ,*
Che tu non ti riuolgi al bel giardino
Che fitto i raggi di Chrijlo fwjìorai
Quiui e la rofa^/m che il uerho diurno
Carne fi ficex quiui fin 1/ g;^tj ^
hi cut odor fi fr(fi il buon camtno*
Cofi Beatrice ^O' io j che a fuoi confai
T«/fo ^f'ii pronto ; anchora mi rendei
A la battaglia de dòdi cigli ♦
Come a raggio di folj che puro mei
Per fratta nube •> gii prato di fori
Vider coperto dombra gVocchi miei^
Vidio cefi più turbe di fi^hndori
Fulgurati di fu di raggi ardenti
Senz^a ucder principio di fiilgori ♦
O bengna uirtu , che f» glimprenth
Su ti elfitUafìi per largirmi loco
A gliocchi lische non teran poffentì^
PARADISO
U hiffUuìlne^ <? U<\U4i^ efft h^ly fft lo fuo me^^ erano afceft^ E c\)e juiuì fra la ro/i fiàuiffiìM
e MtUìmit oltre a tutti gliaUri fiori, Intffa fer Maria \ ergine. Onde ne ledef. al xxiii/. Qj4aft
fLntatio rofc inHierito, [^elacjKale il utrh àinino fifice carne, come tfftificd Uuangelijlii al pria
m ikenlOy Etuerhum caro factum ejì e cet, E Quiuifon li gìgli, ciò e-, Gliafjloli co fammarti
ri e àottm, AL cui odore, A lejfmfio decjuali, fi frefd huQn camino difaluatione. CO fi dijfe Begf.
Et io\hera tutto pronto e dijfojìo a firn configli, mi rendei anchora A la battaglia de debili cigli^
Al contrafio, chela troppa luce da lacjual fui prima uinto, ficeua a la mia debile ueduta , cOi
me raggio di [ol, Tornatol poeta, per li confitti di Beat, a rimirar in <]uei beati, uide più turbe di
fflenìori, che da (juelli ufciuano fùlgurati dardenti raggi Dlfii, ciò è-, Da chriflo , che di fu do4
uera afcejb, lifidguraua, SEn'^ ueJer principio di fulgori, ciò è-, Sen'^ ueder lui, ia chi il fiilgu
rar ueniuct, tanto era, come uuol inftrir, [dito in alto, E <luffìo, per la ragione chabbiamo gia da
io, che rifffuna creatura può perfèttamente intenderli creatore, O Benigna uirtu, Efilama ala lei
nigniia di chrijìo, per efferfi tanto leuato in fu, a ciò che gliocchifuoi, che de lafùa (anta luce non
tran poffenti, hauefpr luogo da poter e/fa fua luce al men per refiez^o confiderar ne fùoi beati , che
la lui eran:^ di la fu alto illuminati. Onde dice, O benigna uirtu, CHe figlimprenti, lajual tam
10 impronti e fegni effi beati de la tua luce. Tu teffdtafìi e leuafiitifu, per largirmi e darmi luogo
11 a gliocchi da poter la tua luce in quei beati uedere, che altramente a ciò fare, jffrfifìfffi e difùet
ttatura non teran poffenti a contemplare, E la diuina luce chel poeta uede per refie^^ in (juei beati
fi è', la dottrina di jueUi, ijuali illuminati da lo f^irito fmto, hanno di tal diuinita trattato •
llnome del bel fior ^ chìo fempre inuoco
E mane e fera, tutto mi rijlrinfe
Lanimo ad auijhr lo maggior fòco ^
£ come ambo le luci mi dip'mfe
llquak^el quanto de la uiua fletta^
che la fu uince , come qua giù u'wfe 5
Verentrol deh fcefe una faceìla
formata in cerchio a gutfh di corona }
E cinfda e girofi intorno ad ella ^
Qualunque melodia più dolce fuona
Qua giù j e più a fe lanima tira ;
Varrebbe nube ^ che fquarciata tona^
Comparata al fonar di quella Vira 5
Onde fi coronaua il bd Tjiphiro^
Velquàl il cìpI più chiaro fin^aphira ♦
Io fon amor angelico ; che giro
Laha letìtìa , che (pira del uentre ,
Che fu albergo del nofìro dtfiro t
E gjreromìjVonna del cìd^ mentre
Che feguirai tuo figlio e farai dia
Viu la ^era fuprema ^ perche glicntre ^
Cofi la c'ir culata melodia
Si fi^Uaua) e tutti ghaltri lumi
lEacean fonar lo nome di Muìia^
Vicel poeta, IL nome del bel fiore, ciò
il nome di Maria Werg, che io inuoco fcm
pre a tutte Ihore , mi riftrinfe tSr int
dri^Z^o lanimo tra tanti altri fplendori,
ad auifar il maggi:ìr fico chera tra loro,
f enfiando (juiui, come uuol infirire, efftt
Maria, fa jftndo the di gratta ella uimellu
me di tutti glialtri beati, E Come , ambi
le luci mi dipirìfi, ciò è", E come moccorfe
a gliocchi ilifuale et (guanto fifpl lume
DE la uiuaftella, ciò è' , Vi Maria , che
uince la fu in cielo, come uinfe ijua ^iuin
terra ognaltraluce dif^lendore , Scefeper
entrof cielo VNa ficella , E (juefia moftra
che fvfp Gabriello dalijual fu anuntiata,e
che in firma di cenhio a gufa di coroni
la cingefp e girafpfi cantando interno a
lei, ll<fual canto era tanto foaue e dolce,
che ogni più perfida confonantia e mehf
Ha jua giù tra noijarebbe rifpetto a juel
la, un tuono chufii/fi' dia una squarciati
e fffZ^ta muoia, il cui fimo fuol ofjrni
ier e non dilettar laudito. Cofi dolce fona
ua aduntjue la uoce di Gabriello , di chi fi
coronaua II bel^affiro, ciò e*, Maria,de
la^uale^ come di fflendidiffima e diuiniffi
mugmma.
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Postillati 16
era
Httt:
CANTO XXIIT.
j^emn, TI elei fiu cUaro/iQè' ylo ?.mfÌYfo,che fck c sé f liei ffimct f furi ffìTT.a lucf, ^Tw^/fuVrf,'
SiHumim e rafferfria fin, Et il cm dfffc Ggihiello era, Io fono amor angelico che citadogiro Ulta
htitla chf jfira dt Maria, tatuai fu alberai di chnft^ nofìro deftderlo, hauedoh none rnrfiprtan
nel fù^ uentre, E gireromi DOnna^cioè^, Sigyma e Reina del cielo,meire chef-gairai chnjìo tt.o
fìgliudh E /Sj^^* ^ ^ jf^T^'^ fuf rema, cioè-, il cielo emfireo doue' la tua fcdia ¥Enhe gliele, cioè'.
Ver h tuo entrar in efuella Più dia. Più diuina e gkriofa. Perche riffJÙTtaltra anima uentro mai co
fin gloria di lei . Cefi la circulata melodia di QahrieJìo SI fig^Jlaua, Si finiua intzrno di Maria,
E Tutti glialtri lumi, E tutti glialtri leati cheran [eco, faceuano nel fuo cdto fcr.ar il nome di là .
Lo real munto di tutti i uolumi chiama real manto di tutti iuolun^idel
Del mondo^.che viufirue.evìu fuma mondo il frimo molile, fer,he,ft czme il
Ne lUhho dì Dio e ne cojlumi ^ ynanto cof re e contien in fc timi glialtri ha
r j- ' V . ■ hti.coft (Jueflo cielo copre e contienine
¥iauea foun di noi hnterna rwa 1 1 ^ . ri. ...
Tanto dinante ^ che la fua fctruenia
La^dcuio era^anchor non mappariua i
Vero non hebker gìioccht miei potcnT^a
Di feguitar la coronata jimma^
Chejì leuoapprejjo fm [emenda ^
E come fantoUm chen ucr la mamma
Tende le braccia ^ "poi chel latte prefe^
Ver lanimoj chcn fin di fiwr fwjìamma^,
Ciafcun di quei candcr't in fu fi fìefe
Con la Jna fiamma fi *j che ìaho affetto
Chelli haucano a Maria , mi jù i^alefe ♦
Indi rimafer li nel mio con j\' etto
Regina cceli cantando fi dolce ^
Che mai da me non fi partii diletto^
O quanto e hberta ; che fi fi)ffolce
In quelle arche ricchi ffime-^ che fi)ro .
A fiminar qua giù bene boholce^
Quiui ft uiue^e gode del thefi)ro;
Che facquiflo piangendo ni Icjfilio
Di Babilcn , oue fi lajcto toro ♦
Quiui triompha fiitto lalto filio
Dì Dio e dì Maria dì fiua uìttorìa
E con Untìco e col nuouo concilio
Colui che tìen le chiaut dì tal^oria
tutti glialtri cieli molili con glielementi
infteme, in che tuUo il mondo fi comjf Yeni
de, ìtjutili cieli, ferche del contìnuo fi ucl
gono , domanda uolumi . Q^^/^o dflo
nduncjue, CHe fiu firue^cio è', Qjialfiu
ffcalda et accende, e più fauiua e ripeni
de ne Ihalito e coPumi di Dio, per effr
fin uicino a lui, onde piufartiLipa de la
fua diuinita, Haueafcpra di noi tanto din
fìante llnterna riua, cioè, la fuaejìre
ma parte di dentro, che il concauo del
cielo, che la ne loUaua sfira doue io era,
tìon mafpc'.riua ne poieua ancora uedere
lAjua paruetì'^, la fua faruta. Et in
fcntenfia, io vera anchora tanti lontano,
che non la ptea uedere, E pero gliouhi
miei non heilevo poter di ftguitar LA (0
Yonata fiamma, ciò è-. Maria, coronata,
come halliamo ueduto, di CalrieEo, che
fileuo APpreffcfuafcm.en'^, Dopochrif
Ilo fuo figliuolo, chera [dito inanl^ a lei,
E come il fanciullo poi che frefe il latte tei
de le traccia, in uer la madre, fer la doli
cez'^ che fentelanimo che fn fiamma fin
a le parti di fimi tanto che nócafeinfc,
Coft ciafcun Di (juei candori, ciò e'. Di
(fuei filundenti leati, fi tefe in fu co la fi '
fiamma talmente, che mifii paUfi lalto efommo affatto chaueano a Maria, E dopo cjuefto nmafcrh
nel mio conjbetto cantando fi dolcemente in lode di lei cjuefia antifina, Regina cali leiare aMuia
e cet. che nlai da poi, il dileUo chio prefi di tal canto n.n fipart\ D A me ciò e^, D. /. ^^emoi
ria mia . O Quanta è luherta , O c^uanta ^ la cofia e lalondanna de la /^^^^^
Ccffihe, la^ualfiripne e ricovera IN quelle ricchiffime arche, ciò h Ne le filici ment di ^
'Sene Line loloìce, le^uali fi^ron Ione d^JfonUrici a fimmr d uer o f ^ ^^^^^^
Perche fi cornei h.fhUo arando diJ}on la terra a licmr il [ime in fvrma da frodar a te^o il fruUo,
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Postillati 16
PARADISO CANTO XXII!.
Co/r tjuffti l(c(iì h<(uectnQ fuUcanh ff^r^ il uerh àìuìm ne cioy de glhum'mi in firm, cìiauea
fYoiutt^ il frutto, ilcjml tu fìat^ lu canuertion éi cjuflli A htn uiufY fi!?' ala nera religione .
Qjiiui fi MUff pie de/ tì.efm^ ciò e y Ve la ie^tituiine, che jftiangendo Sact^uipo ne leffilio Ji
Bahihnia, Toccando Ihtftùria di fAfUi che ne kj^ugndtìone di Hieròfolima fatta per Nainccodonofòt
^e degli AffirìyjìiYOn mentii catttui in Bahihmay OVefi lafcio loro, perche Naificcodonofor j^oj
gho il temf.o de jlioi fhefori, e facchegio la citid, menandone tutti i nohili prigioni , come ira
molti càt^i fi legge di Danielle, Ananias, Mìpiel, t^r A'^riat, in Daniel al primo, Ijuali, perche
fiiYon giufìi, ne mai per minacce, tormenti o morte torfcro da la legge ferina da Moife, meriimn
ejpr afjiinti con glialfri fanti fadri del uecchio tefìamento a la gloria del Paradifc, E tjuefti, (^um a
jueEi de la antica legge, E (guanto a (jnedi de la noua e chrifliana, induce per tutti glialtrì, come
capo di ijutUi, Pietro Apjììlo, che fecondo il detto del Saluatore, iìenle chiauidi tal gloria iicéh,
Bt daho tili clauts regni ccrìorti e cef, ll(jual trionfa c^uiui E Qort Umico e col nuouo concilio^ E con
gliantichi padri del ueahio, E con (juelli del nuouo tefìamento, di ft^a uiftoria confcguita contri
ogni teniatione lei mfìfo auerfcirio, SOUO ìalto figlio, Sotto rhrifìo figliuol del fcmmo idio, pfpm
10 fiato da lui co tuttol refìo dal genere humano infieme, mediantel jiio preàofiffmo fàngue Jfar^
fui legno de la croce, ricomperato da la fcruitu deffo auerfmo .
CANTO :<XIIII.
O foìditìo eletto et la gnn and Nel prefente cho il poeta hfo kratlone ii
Del benedetto clamilo , che ut ciba Beat, a ijuei heati, introduce S» Piero ad
S/, che la uojlra uogVu e fempre piena ) efpminarlo de la ft:de,alcjualhauendori
Se per gratta di Dio quejli preliba Jpojh^juanto di cjuella driUametefentiua,
Di quel, che cde de la uofìra menfay tratta daUuni duU,Et ultimamente doi
Vrìma che morte tempo li prefcnha ; ' ^'^/^ ^- P'>^
1 a: ' ■ r amoua la fua opinion Per buona •
Pome mente a Ujfmme mmenfi ì p^0 5o^,/i,U.;.L-.«,,n,,,
Sempre del finte ; onde uien quel , ehei^infi t « soMiiioftgmfic cSf.m,
Co|i Bemice j e quelle anime liete ala mfnfa, cme iimafiraM tiuefii uaft.
Si Jiro jpere fopra jijfi poli . i„ itU fuij, cmitfi incde firunfur,
Eiamntando fine a guijà di comete, o^dm collegi fiicit,ii^w ut fdalts,
E come cerchi in tempra doriuoli O cmfdgnio iiduni}ue h Letta a U gran
Si gtran fi ; chel primo a chi pon mente c""' ^'fl'nata a tanta alta leatituiiiu
Quieto pare, e lultimo che uoliì mi ieneJeUo agnello, figurato ferchri
Cefi quelle carole difèrente P^' " ^"f"" [">"»<' ^"xfi'iKiine
Mente dxnxando de la fi.t ricchezza , f «««f'""". "f Sa unto le la
•M; /; ficean Jìim^r ueloci e lente , "'^'l "^'^
' fifna, perche, fi come hahbiamo altrouf
ietto, tuffi ft contentano di (juel che hanno, ne p:i[fayi maggior gloria de fj derare, per ffpr tutti, hen
che d Itren'e/nente, di ijuella pieni . SE (luefti prelila. Se Dante preguffa per gratia di Dio DI
quel che cade de la ujjìra menfa. De la gloria che fcprahonda de la uojìra grat a, PRima chemorte
11 preferita temfOy^ Inayil^xhe morte li termini il topo de la uita^ Perche a nrffuno & licito in'i^ al
morire, fe non gle- conceduto prr gratia fpetial da Dio, come fii a Paulo, dandar a quella gloria^
-ponete mete A la immenfa, ciò e^, A la fmiftirata afjrttione chegh ha dintédere ancor più di quel
ihefa, le la inflra ftlicita, come uuol inflrire, E pero ROratelo, ciò e', Participatelo alquantopia
a jueSit . Rorarf, uien da Ro/, che in latino fignifica rogiàda, Ondt U chiefa^Roratt ali e cef.
vii
PARADISO CANTO XXIin,
AÌurìijue, ft cmf ({ufjìa rauiua e rìnuevét Ihfrlettf^ cof iHuminaif uoi alquanto il ft.o m({{!ft^o,
Laf.ml afa ni pira a^mol a ft.re, feyche uoi hentte ftmfye del jvnte^ dal^ualuifìì (^flloih^U
ffKp, ciò ^, Qiiflhche^h defderx dintfnierf, Voléiùinftyire, chfffi gujìanofì^pe del finte de
U iiuina psin<ty de lacjiial Dite era fitikndo . CO^ dijfe Beat, E juelle anime liete Slftrojjere
fcfra f^fT^fO'h f fìsche ft come le ifirefigir^m fcpra de fuoifoli, o uoglimoli dirfrYniy come ueg^
^iamo (ry U YOfCy Cùft effj he^tifiron sjire di fe che ^irauano intorno a mi cherauamo fìffì e ftmi
inme^ di loYOfYianmeggiandù firte A Guifa di comete, feyche, fi come le com.efe mandano U
fiam'^^ie fiori di fc in firma di coda, Cofi ^uefìi teati, jfer U ledtia, madauaro ilft ojj lédor fi ori
di /oro, E Come cenhi,E cofi come le rote chefcnz ne loriuolo ft mùueno ^lual fin ufloie e jual mei
n3 di m}io che (juelU cha maggxyf moto \ar a {\)i la uede che no/i, e (jnella che Ila minore far che
0 fem fi mouiX, CO fi quelle carole^ Sim^lm.ente (futile sfire di heaii d firenterr.ente durando tntor
m a noi, mi fi faceano jìimar ueloci e lente DE la (ita ruche^^c^ ciò e-, 'Ce U /t. a gloria, lc(^ual
tra maggior in quelle che pu, e minor in (juelle che meno ueloci f moueano .
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Postillati 16
PARADISO
Vi quclU ch'io notai di più beHe^ay viijuellct carola che io mtaìfjfcf ìafìu
Vii'io ufcir un fuoco fi filtce
Che nulla ut lajcio di più chiare^a :
E m fiate intorno di ?*eatrice
Si uolfi con un canto tanto dtuo^
Che la mia fiint^fia noi mi ridice t
Pero jalta la penna , e non lo firiuo x
Che limagtnar ncflro a cotai pieghe ,
"Non chel parUr^e troppo color uiuo ♦
O [anta fiiora mia ^ che fi ne preghe^
Deuota per lo tuo ardente affetto
quella bella f^hera mi dideghe :
VofaafÈrmato il jòco benedetto
A la mia donna diriT^o lo jpiro ;
Che fiiicUo cofijcom'i ho detto ^
Ma, f>mhf era (juella de gliapPoli, che
inleAtituiine auanl^ua tutte laltre, Vis
di ujcire un ft filice fiiOc<ì, che neffun ah
iYo ue ne lafio che fhffe fiu chiaro^ E c^uet
fio eray cme uf iremo, h jflenior de Ui
rima di S, PiVyo, il^ual ai honoy de U
frinita, cme uuol infirire, fi giro treud
te intorno di Beat, con un canto tanfo dif
mno, che la mia fàntafta, come dehle a
tanta diuinita, NO/ mi ridice, Ndw me
lo può tornar ad imaginare. Vero Uftni
na fàlta o'tre e non lo (criuo, perche lim4
g\nar non chel parlar A Cof ai pieghe, A
Jimili ftupfnie co/?, Troppo uiuo colof
re. E" non [officiente a poterlo ritrarre.
perche, fe laftntafta no k po imaginare,
molto mena lo potrà la lingua dire, o la penna fcriuere, Et è' fmilitudine da chi dipinge una uefla,
perche a far che dimìflri le pieghe, hifogna ufar ofcuri e cupi,e non uiui e chiari colori, Coft ai ima
ginar le diuine cofè, cornerà Iharmonia del canto di Piero, lifognaua diuino e non humano intAi
letti . O Santa Jùora mia, E^ Beat, [creila di Pietro, perche luno e Ultra tendono ad un me de fa
moflne. Beat, ciò è', lafàcra teohgia, a dimofìrar la gloria di Parad, E Pietro con le fùe chiaui
ad infroluYui lanime di quelli, a chi tal gloria e /lata dimoflrata, CHe ft deuota ne preghi per k
ardete afjrUo chat a Date, che mi disleghi e fcio^li da (juella leda sjtra,ne lacjuaì io era co miei fra
felli tr/>o/?o'i. POfcia firmato. Poi che Pietro heUe girato tre uolte intorno di Beat, e che fi fit firmo,
TflrìK^o lo j^'.rOyDriZ'^l parlare, che ftfà Jj^irado a lei/iijuale jj>ÌYO ^ueSo , come difipra ho detto*.
f f eU4 ; O luct eterna del gran uno^
A cui noHro Signor lafcio le chiaui y
Chei porti) giù di quefio gaudio miro }.
Tenta coflui de punti lieui e graui 3
Come ti pijce^ intorno de la fède ,
Ver laqual tu fu per lo mar andauK
Scgli ama bene , e bene f^'era , e crede 5
No;i te occulto ; perchd uifi) hai quiui ,
Ouogni cofa dipinta ft uede ♦
"Ma perche quefìo regno ha fittto dui
Ver la uerace fide a gloriarla ;
Di lei parlar e buon che a lui arrm ♦
"Rif^onde Beatrice a Pietro, E chiamalo
GKan uiro , hauendolo chrijìo Ufdato
in terra fliO- uicario, e datoli le chiaui,
chegìi,uenendo ad humanarfi, haueapOY
iato di (juel miraiolofc gaudio di uita efer
na e dice, TEnta coflui. Effemina Dante
di funfi lleuie graui, Ageuoli e diffidi
li, come ti piace, intzrno de la fide, fer
lacjuil tu aniaui fu per lo mare. Come*
fcritio in S, Matteo al xiijf, S Egli ama
tene. Dice in fcntéiia. Afe none' occulto
fcgli ha lene e drittamente (juefle tre teolo
giche uirtu. Tede, Speranza, e Cariti^
perde tu hai il ueier in Dio , relijual
Ogni coft fi uede dipinta,Ma perche cjueflo regno del cielo HA fitto dui, Ha fìtto cittadim,che fcno
i heati di <]uello, perla uerace ftde,f(n:ca lajual in del no fi può andare,OnJel' Apofìolo a gli Het
Irei, Sine fide mp^ffihde eft f lacere Deo,Di parlar di lei A Gkriarla,do ^, A darle gloria e Uuie,
Bu:nche arriuialui. E' ben che tunifthifeco,do ^, a Dante, introduce adUijueVifiroafàr effiX
toìnar Dite de la fide^ pmhe Pietro fi gni fica jtrme2:^,jue!la che ne U uirtu de la fide fi ricerca ,
Vice il poeta ^
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Postillati 16
CANTO
Si come il haa^Ur farma^ e non farla y
F/« chel maefìro la quìfiion propone
Per approuarla , non per terminarla j
Cofi m'armaua io dogni ragione y
Mentre cheìla dicea j per ejjcr prejlo
A tal querentej^ a tal prcfiffwne ^
Vfybuon Chrif{iano*y fatti mantf^jlo:
fede yche et ondio leuai la' fronte
In quella luce , onde Jpiraua quejìo^
Voi mi uolft a f>eatrice : ^ effa pronte
Sembiante fèmi yperche io Jpandcjft
Lacqua di fuor del mìo interno fonte •
La gratta ^^che mi da chio mi conjijjìj
Comincia io , da labro primipilo ;
faccia U miei concetti effcr ej^rejfit
E feguitai^ Cornei uerace jlilo
Ke fcrijfc , Padre , del tuo caro fratti
Che mijk Roma teco nel buon pio j
Fede è Jujlantia di coji Iterate j
Et argomento de le non paruentix
E quefìa pare a me fua quiditate ♦
hììhcra udì y Dirittamente f(nti^
Se beh intendi perche la ripoft
Tra ìe fufìantiey e fot tra gliargomentK
xxinr*
vice ilfofic/ '^ Mentre ih Beat. ìueua le
fcfr<ni(tt( coft, io mi arrtraya e jfYefayaua
cofi ào^ni ragme,f(Yfff.Y fYffxù e fr^n
ro a Yijlf(ini(r A Tal ^utrrr.ie, A tal Jo^
mandante tjual era S,FzVyo,c" a taìfm
fmione guaterà la httrÌTia Ji de hanea
da tal cjuerfnte ai ejjlr àmanàato^ Si
ime fama e jfrejfaya IL lacilim, attrai
rrenie haccalario, e non farla fin che il
maeflro fropn la (juiftione, FEr ojrjfroi
uaiU^e non fer terminarla, Perdei maei
ftrOjche la j^rojfone, meiffirKamerie la ter
m nct e comhiu^e ancora, E non il laciif
Itero che folaméte la éijfuta (!r affYQua •
pi, huon chrifìiano, do è-. Di fit Vani
(e, efcno farole di S» Viero, Fatti rr.anifii
fio fi tu creJi lene, corr.e uuol inferire ,
FEi/f che h' i ciò è-, che cofa è- fide :*
O bidiO,Ver le^juali parJe I O leuai la fro
te. Io hcà.xo de linteHetio m cjhfHa
luce, de la<juale ffiraua ijueflo tal faylai
re, poi mi uofi a Beat, Tenhe non fi de
iijfutar dela fide,fcnon mediante la dot
trina Thfologica , tt effa mi fi PRonte
fin\liar!^, ciò è, Manififie dimoflratioi
ri, perde io ffandeffi di fiiori, LAcaua
Il .... T -F:^ J.'^.'
del mio interno finte, la ucg!ia de! mio
interiore concetto, E cofi cominciai a diire, l a grafia de mi da dìo mi corfffi DA Ultro primi t
fi'o, Vrimifilo e- domandato t^ueh che pria xlueffth xnan'^ a Vìmferadore, jfer fjpr ilfrimo di
tutti glialtri ueffilli. Et affrejfc de Romani, fecondo Liuio, era tra gliordim de militi ne Irlfircifù
il frimo. Adunque chiama fer fimilitudine primoplo S. Piero, per efprejìafo tra gliajfofloH ilfrii
mo, E da laltro frimofilo Jice, perche luno intede che fijfe Angelo finto da lui a la porta del Turg.
dalijualpra prima de le fue colpe confiffm, iljual uedemrr.o in cjuel luogo che raiprefchfaua il uii
cari;ì di chrifìo in terra, frinìo e mcffimo di tutti ghaltri uicari . Vice adun<jue in finier.tia, la
cratialaaual mi concede che iomiconfilfidate,ftcciaaniOraESfrfjfrrlfim.aniffie diari II
miei concetti,cio e'. Quello che de la fide, de lacjual tu mi domandi, ho comepuio in n e . Efrgm
fai dicendo. Padre, come ne fir ffi il uerace flilo VEI tuo caro frate, do e^. Vi Paulo tuo caro \y di
fedo nelapoftolaio, il^ualmife teco Roma NE/ huon filo, do e, Nel uero e dritto carr.mo di filuai
itone, perche medi'jnte le lorofintiffme fredicationi efiupendi miracoli, molti ne conueriiro ala
uera fide di chrifio, EEde h' fuflaniia di cefi fferate. Et argom.ento de le non paruenti, E^ue^a
h la doninone di Paulo nel xi. a gli H.5m dicenlo. E/? autm fiMffer^rMrum fi/larMa
rerum, argumentum non ^pparentium. E' aéuncjue la fide fufuntia DI 4 j}eyate, ciò e^, Vt
cofi che fiorano, Perche da la fide rafcela jferan^^, laMla fijf nonp:o fere, nonpoteni
iofi fherarin cjuelle cefi che non fi credono effire, come per figura, di non ten^P^c perfide, e non
crei che Dn fiffi. n.n pofreHe Jferar in Itn, Et e AR^n:ento do e^, ^'^Z^^^';
nonparuenti, Vele cefi de nonfaiam, ne fi fon uedere.perdf firgovun'a ccfi^ laioe-^t^ }i
PARADISO
fcnhyfi chf glie mmpièniei e m jurfìo infime ancata giaflo^ cU alif mente non far eli f Dio,'.
feYche ne 'mptentia ne ingiuftifiapito cader in lui, Efpnh omnifotente e giuflo, fi chefuù remi
neyay e che remunera le huùnty e fwo funir e funifie le male ^ere^ Aéurìjue jfero in lui che in rei
muneratione de le mie Ime ^fere mi dehia dar la gloria iel f aradi fo, laqual & de le cofe che non-
f areno ,enon fi fon uederin ejuefìa u.(a, E cofi fide uien ad effir argomenta e frotta ie le «3«
faruenti cofe, E cjuefta far ame^SVa (juidifate, ciò la pia difjìnitione, perche ^uiditafe uien
da cjuidy Onde in Latino, juando fi domanda de lejpy de la cofa, come de la fidehaueua domani
iato S. P/>yO Dante dicendo , ^ede che ^, Si dice Quid efì, Et ifidoro dice, Videi efì ijua umf
àter credimus id ijuod necjuajuam uidere uaìemus, e Grifi lidesejì fianctiffim£ religionii funi
iamenfum . ALlhora uii , FzwiVo chio helhi di dir (juedo, che fide Wdì ?ietro che di/p^
Dirittamente finti, fc tu intendi hene perche Paulo fofi frima ejfa fide tra le fuflantie, e poi fy<f •
diargomenti ^ \ olendo infirire. Se tu fidamente credi ^uefto per refirirti a la fintentia di Vaui
loyffnfdndoeg'i nonhauer potuto errare ^E non intendi perche Paulo fi ceffi tal diffiniÙQnùl
too creder e fien"^ certo findmento
"Elio 'dpprejjo'o Le profonde cofe^
Che mi largifcon qui la lor paruenl^a'^
A glioccht di la giù fon ft nafcoft^
Che Uìjer loro ue in fila creicnTjy
Soura lequal fi fonda Ulta Jpene :
E però dì fujimia prende inten'^ i
E da quejla credenTjici conukne
SìUogt^ar jfin'^a hauer altra uifiat
Vero intenda dargomento tiene ♦
Aflfcor udì ; Se quantunque facquifia
Giù per dottrina fi>jfc coft ìntefo 5
!No« uhaurìa luogo ingegno di fophifla i
Coft finirò da queUamor accefox
Indi fcggJi^nfej Affai ben è trafcorfì
Defl<i moneta già la lega el pefo ♦
Ma dimmi fi tu Ihai ne la tua borfì ♦
Et io 5 Si ho fi lucida , e fi tenda 5
Che nel fuo conio nulla mi finfi>rfi ♦
"Rljjf^nle Dante, fer limofirar degli inf
tende onde Paulo findaffe tal diffinifionr,,
fuel medefmo in fententia che halhiama
dificfYéi detiOycio èy che le cofi di la fii fon
finafiofte a noi mortali, che fidamente k
crediam per fide, E fcpra di tal credere è»
findata Ulta fi^eran^a chahiiamo di coni
feguirle, E fero ejji credenl^ prende ini'
tentione di fiufiantia, 'E ihe da (juefìa cret
ien"^ ci conuien SlUogiz.'^re, da è, Ari
gomentare, come di fcpra che Dio fiia om
nìpotente e giufto, e che remuneri le tuoi
He opere e cet, ftnl^ hauerne altra uedui
la, E fero tal credenl^, fien ìntenticne
dargumento . A lìhor udt, Detio chio
hehti (juefto. Veli S. Piero che diffi, St
tutto cjuello che fic^uifia giufc in terra jfff
dottrina filficofi intefi, corr.e intendi in
che co/3 e fide, ingegno di Sofhifianon
uhaueria luogo, f(rche ijuello che inteni
de lene una Ccientia, nzn fuo effir ingani
nm dal [cfmfta, ilijuaì ftngegna di dii
E foifiggiunfi, ASfai hene e- trafi^rfa. Affai
reUe hauer una fcientia, fetta non fi mettrfp in ufo . R Ij^onde Dame, fìando ancora ne la fi.
niilitudine, SI ho fi lucida e ft tenda, ciò è , Si chiara e fi feYfttta\ fendo la firma rotonda e sfii
ricaddi tutte le altre firmila più f er fitta, CHe nel fi40 conio, che nel fiiO argumento e dimii
firatione N vff<r mifimfirfa, Nefiùna cofi mi fi fi dulhia, ferche lofiar in firfi^ non r nitro cU
fiar in duUo de Ucofi, felaè^Q non h'^ofide firo non fire .
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Postillati 16
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Appre/Jo ufà U luce profonda^
Che li JpUndeud Quejla cara gioia ^
^ouru Uqual ogni uirtu ft finda ^
Onde ti uenneiO* io ^La larga ^loia
De lo Jpirito finto , che difi^fi,
In fu le uecchie en fu le nuoue cuoia ^
ÈJiUogifmc y che la mha conchiufa
Acutamente fi j chen uerfo deUa
Ogni dimoflraticn mi far ohtufi^
lo udì poi y Lantica e la nouetla
Vropofitione , che ft ti conchiude ,
Tercht Ihai tu per diuina faueìla ì
Ef io \ La proua^ chel uer mi difchiude^
Son lopcre feguite^^a che natura
"Non fcaldo ferro maij ne batte ancuìe ♦
Vjjpojlo jùmi^Vi , chi tajftcura
Che queìlcpere fi,(fcr quel medefmo j
Che uuol prouarfì i non altri il ti giura ^
Sei mondo fi riuolfe al Chriflianefmo j
Dijfio y fenT^a miraceli 5 quejìuno
È talj che gValtri non fono centejmox
Che tu entrajli pouero e digiuno
In campo a fenànar la buona pianta^
Che fu già utte^ ^ hor e fntid pruno ^
Vomandii fiuQÌtre hV/ro f licty-Otiffìa
cara gioia dr U ftie fcfra lajual f fin
é:i Ogni uìyìu^ onie fi ufìinf t Kijjjnlf
DAìUf^ L«t Uygci ahn<Ia7Ue (ma df
ìa fdcra dottrina lo f^irito ptnto ^^ffiii
fa, t fj^arfa IN/uU uecihie e in fu le nuo^,
uf cuoia, ciò è-y In fu le ufcchie tT" in
fu le nuoue charif dfl uecchioedel nuoi
uo fermento, E' SìUogifmo, aygoi
ynefito, chela mha fi acutamenie conchin
p, che ogni dimofìration uerfo di ^jutlla
MI far ohtufa, Mi far ofcuraz^ offhfca^,
ta , Terche efpndo il uecAio fclmente
fgura del w«);<o fe[}ar):en'o, chi uifn let
ne effamin^ni: e ^ueEo e (jurfio, non fc^
larr.ente creJe, ma fiftceytz de la nofìra
chrifliana fedele maffmcmente fer li
froftti del ue echio, che tanto mamjxjìai
mente predijpro lincarnatione deluerh
eterno • IO udì p:i riero che mi dai
manto rincora , ferche io creìeua chele
fcritture del uecchio e del nuouo tejìameni
io fi/fero TAueUa, ciò e, Varola diuina
fYOcelcte da /o ffirito pnto, Et io rifp^fi,
che la froua, kcjual mi dtfchiudeua e ma
nijtfìaua ^Kffìa uerita fi /y<r i miracoli
fcfra naturali fcguiti e ne luno e ne Ioli
tro fejìamentojcome nel uecchio,che Moifi
con fa uey^a farùffe ìacau, del mare fer douef.p'o ilfuorofolo figgendo J'e£W, E con ùueU
lattendo lametta ne traeffe laccjue, E nelfaffarp^i effcpfolo in terra di fromiffme fitto la guii
da di lofue, ti Giordano, fer darli il f affi, corre/fc al contrario, E nel nuouo cjueUi fiotti daChriJt^^
t da fuoì Apftoli, com.e di refiufcUar morti, illuminar ciechi, finar attratti, jfarlar t muttt, udir t
Cordi e molti altri . Vomada ancora Vieto, Vimmi, chi tafiecura e fitti certo che ijueUe opere em
racohfiffm cjuel mehfimo che fi dice e che fi troua fer ifcritto ^ Perche cjuefte fin cofe che a uoleri
le Un credere Ufc^na frouarìe, e nonfiarfcne al giuramento ne a la fide daltrMonde Vante,
che fclmondofi riuolfi a la fide dt chnjìofinla miracoli, ^ueflo effir miracolo fifra tutti i mira,
coli talmente, chefutti gìialfn no arriuam a luna de le fue cento f arti. Ver che dice,'! entr.fh
incamp,cio^,TuPiLdfccrreftifefìomondoASeminarlak^^
iiuino per edificar la sdta chiefa, lacjualfi.giafruUuofa uiie,et hora, ^er effir tralignati aueUiche
laraffrefintano,h'fittafìnih^^^
e nonlLdantia de le ricche^X^^ el delMere che pacr a mon o, ferche finZa muac^ fUi
ueffiafi<^uitare,Voledoinfirire,chegliafofio^^^^^^^
r jJ Lwn tYedicandom lo modo cofc difpiaceuoli, e uoler che f^dorafic un crucifijfi eùnato
éi r^. hìufihefkti datuttoìmodo, Ma dato che finZa miracoli Ihaueffcro fo\]Uo ft^u , c^i^qjofer
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Postillati 16
FARAD
Ftn'to cjuc^o Ulta corte Janta
R'fono per le Jpere^Vn Dio lodiamo
Ke la melode , che U ju fi canta *
E cjuel baron ; che fi di ramo in ramo
E [laminando già tratto mhauea^
Che a luUime fronde apprc[Jàuamoì
Ricomincio ; La gratta , che donnea
Con la tua mente ^ la bocca taperfc
Infin a qui, com' aprir fi douea^
Si chio approuo ciò , che fuori emerfe t
Ma hot conuien ef^rimer quel, che credit
Et onde a la credenza tua fofferfi ♦
I S 0
Finito cUa hflk ii lif (fue/toy Ulta e fan t
ia celfjìt corte rifoncf ferie fj^ere di(jutì
heiti cantanh e bdanh Dio de la ferfiti
Ufiée chfYai in me, ne la fcauiffma ([7
inejj)licahile mehiia che ft canta la fu^
E Quel barone, do e, E PiVro, QHe fi lì
ramo in Yamo,ll<}ual co/? ii guh in gra
Jo effmin^nky già mhauea tratto tanto,
in uer la cima, come uud inferire, CHe
nfpeffaumo a lultime fronie , Stanh
femfre ne la ftmilituiine del ramo,che af
frfffauamo a lultlme interyogutim, tfx»
fono gliarticolUe la fiJle,T(icomincÌ9 d
iirf, Lkgratia, che donnea, Vud Piei
tYo lìmoffray 4 t)ante, egli ejpfe flato effauiito la quella grafia, de la^ual di fcfra dijje, la grai
ita che mi da chio mi conftfft Da laltro frimifilo, faccia li miei concetti effèr ejfrejp. Onde éicéf
la gratia, CHe donnea, do e', Ldijual domina e f^noreggia ne la tua mente, taferfi fin a la
locca, comfftdouea (tfrire talmente, che io afpouo do eh' emerfe. Tutto (juello, che trattando d(
la fide, eOa fjfreffe e manico fuori^ Ma hora ti conuien ejprimer ciò che tu crediy £T onde ft q/i
jirfe a la tua cYedenl^y ciò ^, e donde naajue la cagion di tal tuO credere , Ha detto che cofa
fide, l a diflintion di (jueUa, e comegli Ihauea in lui, e donde gliera uenuta, e che la fcrittura fif
a a pocede da lo j^ìrìto fanto, con la jproua de miracoli, Bora uien domandato di juetlo che gli cytf
de, e de la cagione di tal fua creden'^^ onde rijj^ondenlò dice *
O fknto padre Jpirito^ch uedi,
Ciò che credefli fi, che tu uincefli
Ver lo fipoìcro più giouani piedi j
Comincia' io ^ tu uuoi chio manifzHì
La forma qui del pronto creder mto J
"Et anco la cagion di lui chiedcfii ^
Et io rijpondo *ylo credo in uno Dio
Solo ^ eterno *,che tuttoì del moue
Non moto , con amor e con difio :
Et al creder non ho io pur prout
Vhifice e metaphfice \ma dalmt
Anco la uerita , che quinci pioue
Ter Moife ; per profiti , per falmt ,
Per leuangclio , e per uoi , che fcriuefle
Voi che lardentc fpirto ut fi ce almi ^
E credo in tre perfine eterne*, e quefit
Credo una cffcntia fi una e fi trina ^
0 Pietro finto fajre, illuni hora (jua fu
Uedi (Quello che tu cyedeffi la giù in terra ^
ciò e'y Vedi (jua fu chrijìo, ilcjual la giù
credffìi ejfeYpgliuol di I)io,e talmente lo
credelfiy che tu uincefli uer lo feplcro Più
giouani jpie di i Perche Pietro e Ciouanntf
fi come effo Qiouanni fcriue al xx» Caf»
udiron chnfioefpr refi^fc tato, et ognun
dì Lro, fer certificar fcne, corfe al fcfolt
cYOy ma Giouannijj^errffcY fut giouene^
ui^iunfc prima di Pietro, e uededolo ajftf
lo, non ardì entrar in jUfBo, Giunfè di
pi Pietro,^ entroui lui, e cofi uinfe uef
lo fcpolcYOjf>iu gioueni piedi, chefè Gioudi
nigiunfc prima al fcfohro, Piero uentìh
prima di lui * T V uuoi chio mani0i
jut la firma eì modo del mio credere, £t
amora cUeltfìi chio diceffì la cag'on di
tal mio credere, Et io riffa do, Io credo in
che foffm congiunto funt & cjle . Dh^rnm.fnchn'ó W^/fri»
(ifio, M hufrd V/Mi fine, CHe non mm, lljuol rjfenh immoiHe, moue tuttol cielo, Onle Boet.
Sialili'^;mnenti<it miUmoueri , COnmore, QueUodìeftutieejJìriplui fenlminhlt
tftuf^tnli
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Postillati 16
CANTO xxirn.
e finfenlo OYlinepjlo a iaìmotù in henffido ii tuUelf fuf creature ^ che la t^ueUo frehno la corti
fcYuatun ie leffcr fuo, che altrimenti perirehhno, E Con Jifn, (jueDofofìi da lui in effe creature
h feruenir dafcunaal fuo dejiinat^ ^ ordinato fine, Et a tal credere no ho iòfur fclamente j?ro/r^
fifue e metafiftie^ ffr leifualt humanefcietie ft dimoftra ejpr di necefftta un /c/o D/o, MA Jo/r;?r,
lAa dammelo amora la uerita che fioue cfT ahnda ^ui fer Mof/?, come hahhiarr.o al pincipo del
C'nefu, per ifroftti, e jj?e(ialmen(e fer Dauid in più luoghi de [almi, Verleuangelio, E fer uoi
altri apfìoìiy icjuali, riceuuto lo jfirito fcnto che ui ftce A l mi, ciò ^, Santi, Scriurjte l'Efifìole
eghattii E credo in tre ferfone ET er ne, do e-, Diuine, E QUefìe credo una effentia. Onde ^ fcrit
io in S, Gi^u, Tres funt cjui tejìimonium dant in ccelo, Vater, Eilius, Sfiritus functus, t?" hij tret
unum funt. Et in S, Matteo, Ite C7 iafti'^fe omnef. In nomine fatris ^ fili/ f^iritus fincti
amen, E non dijfc in nominiluf . Si una e fi trina, CUe fcffèra congiunto funt tST eft, ciò ^,
che pjififcanti che di loro fia parlato tD' in plurale dicendo fwnt, C7 in ftngulare dicendo efì, perche
a le tre perfcne fi dicf funt, KD* <« luna e fola loro ejfentia, fi dice efì .
De U profi)nia condition iìumd^
Cfcio t^cco moyU mente mi fi^lU
V'tu uolte leuangelica dottrina ♦
Que^a el principio t quefìa e U fiiutìta ;
Che fi dilatta in fimma poi uìuace;
E cóme Jletla in cieìo^in me fcintìlla,
CoK:e1 figncr*,che afcoJta quel, che piace
Va indi abbracciai feruo gratulando
Ver la nouelU , tojìo che e fi tace ^
Cof! benedicendomi cantando
Tre uolte cinfe me , fi comio tacqui ,
Upofiohco lume ; al cui comando
lo hauea detto ; fi nel dir li piacqui .
Ha il poeta fafisfittto a la prima de le due
ultime dimande fattoli da S. Tiero,lai
qual di fcpra fu, (jUfUo chegli credeua^
ha detto credtr in un fclo D/o fterf
no e fiatile, the moufl tutto. Et in ire peri
fine in un<t effentia ,chè'ijutl medffif
mo, Hora uien a pMsfir a la feconda, c\,e
fii de la cagione del fito credere , lacjual
dice effire la dottrina euangtlica, che li
figid^ 17 impronta più uolte tal fuo cre$
dere ne la mente, perche leuangflio in
fiu luoghi tratta di tal materia, Come in
S, Giou. Z!T i^ ^* Matteo hahhiamo di fi
fra ueduto . qyefto è' il principio, eia
X QJi^P^ ^ cagione che tu domandai
ui del mio credere, E Q^ffla e- lafiuidd
che ft dilatta poi in uiuace fiamma, ciò e , E quefìa la dottrina, che fifiende tir augumentapoi
in utrace fide, laf^alfcintiSa fiammeggia in me, come fieda in cielo . COmeil Signor, vdii
ioVietro le parole di Dante, per congratular fi fico del fuolen credere, lahbraccio tre uolte hereé
iicendoh,come aUraccia il Signor il fcruo, daijual ode hone noueUe , E tre uolte dice,
ftf dimofirar U perfiume di tal fuo credere .
CANTO XXV.
Se mai continga chel poma filerò y
Mqual ha pò fio mano e cielo e terra y
Si che mU fiitto per più anni macrOy
Vinca la crudeltà , che fiior mi fima
Vel hello ouile , ouio dormì agnctlo
"hlmico a lu^ijche li danno gucrr(i;
Ha il poeta nel precedente carto introkti
tù S» Piero ad effaminarlo df U fi^^, fri^
ma de le tre uirtu teologiche j^^*
fio, dopol prohemio, introduce S . laccmà
ad ejfminarlo de la jferan'^fi^oda dfffi
teologiche uirtu, profane doli fpra dì jueh
le tre duK i'i^^^^ Beat.fcke il primo.
PARADISO
Con altra ucce homai , con altro uello
Ritcrnero focta 5 & in fui fonte
Vel mio hattefmo prenderci capetto t
Tero che ne la fède , che fri conte
Lanìme a D/'c , quiu'i entra io j t poi
Vietro per lei fi mi giro la fronte
CfT f^lipi glialM iuf, ultimmenle
intYòiuce don, Euatig, a manift/ìarlif
eh fi [m coyp, morenh, era rimafc in ter
fif, t «on (dit^ a (fuella ^hritt, cme eri
0}in'me ii molti, e chefclamente chrijì^
e Marta \/erg. uifcn fijfuti con cjuel fai
o j " lìYf , ^ SE mai continga , DÌ
ctnu^niftìtf frincij^io a la matfria, ie la^ua! inienìf li uoler tyattaYf, Tfrchr kurnh trattar de
U f^mnZ,a, mofìra Jf^rar mfiiane U fua uirtu conofciuta fft h frrfcntf pfma, iffpr yeflitKtì
in jfattia, onJf iice, SE rtiai cZKtlng^, c:o e , 5"^ (fuaìchf uoUa auen^a, jf^nchr confìn^frti fon U
c<^fc che p(fan:ì effcY e non ffjcrf, cimerà il fu^ fffcr retacatù ia hffdiòy CHfl pma fiero, ferc^e
trutta il cofè JjnritMali e Jiui.nff Aljualfa^mx HA pjìi mano, Ha iati materia efo^m E 0>/a
hi
I«
Di
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Postillati 16
CANTO XXV.
f ffYÙ, ^Ijfftto a tf ìluirte humune cofe thf in tjuel fi (ratta , SI che mU fitta ffYJftu tmni
Wrfcro, Ittiiu^hofa è'proj^Yia ét ^lijcrmriper le lunghe uigilie fktte ne gliftuii ffeyanh corifei
giiìme fjonar e fama, come affama amar il Pr/. ne la (fuarta fianca di (jueìla Can^^ lo uo fenf^n
do, e nel fenfer maffale^our farUndo del penfiera che a tal fama Jferar linduceua dice, che fcl pey
fima ghmfa CiT* alma ì^on/ènte juandìa agghiaccio e juandio flagro, 5i (cnfaUido e magro e cef.
Vinca la crudeltà de miei cittalini che mi ferra fuori, tenendomi in effìlio. DE/ leGo ouìle, chiai
ma ouile la città, di Firen'^e, e fer ftar ne la fimilitudÌKe,fejìeffo agnrUo, e lufi i mali citiadini^
ehe (ale ouile gouermuano • Era adunt^ue in (ale ouiU dormito agnello, a dinotare la fua innof
centia, e che a torto nera pato cacciato . Nimico a lufi. Nimico ad efft mali cittadini, che ufuY$
fando il fuhlico, come illufo ufurfal gregge, con le loro ingiuftide e tirannie li damo guirra .
GO» coltra uOie, ciò e", Con altra fama homai, COn altro uello, perche hauera co ^\anni cani
giatol f A-i, Ritornerò poeta in tal ouile, ET in fijftnte del mio hattefmo, E nel (empio di S. Ciou,
Battipn la douio prefil hattefmo, PKendero il captilo, prenderò la corona del lauro, Verc\e <\uiui in
tal hattefmo entra io ne la chrtjìiana fide, CHf fa cote, Latjual /5 note e maniftjìe lanime a Dio,
E poi VieiìO, per tal ftde,.f(nfendola effer perfètta in me. Mi giro coft (re uclte la fron(e , come in
fine del precedente canto hMìamo ueduto , Volendo infirire, che cjiiiui doue egli era entrato ne
la chriftiana fède, Quiuiynedefm amente fi ccueniua chegli prenJejfe la laurea in premio del ^r^^
fènte poema fcritto da lui, che di tal fide d'ffiifcmenit tutta ►
Ini'i ft mojjc un lume uerfi) noi
Vi quella fchiera ; ondufà la primhidy
Che lafao Chriflo ne uicart fiioir
E U mia donna fiena di Ict'nia
Mi dijfc ; Mira ^ mira : eccol barone^
Per cui la giù fi uìfua Galitia*
Si come quandol colombo fi pone
Pre/Jò al compagno flu no e laltro pande
Girando e mormorando lajfcttionc j
Cofi uidio lun da laltro grande
Vrinc'pe gloriofi ejfir accolto
Laudando il cibo , che la fu fi pranic.
pei chel gratular fi fu ajjolto j
Tacito coram me ciafiun fajfiffe
Ignito finche uinccual mio uolio^
Tornx il poeta a la fùa materia lafiiai
(a in fine del precedente canto e dice ,
ludi, ciò e", da poi che Vietro rrMlre gii
rato tre uoUe la fronte, fi mojp uerfo di
noi un lume de la fchiera de gìijofios
li, onde era ufcito prima Pietro, cb} fii \l
primo lafciaio da chrifto (ra fuoi uicari
tn ferra, E Beat, Piena di letiiia,pfri
che tanto giuhila la teologia, (guanto pia
chiaramente uien ad effcr dimojtrafa ,
Mi dlfe,Mira mira, ECcoil iarone^
Eao Ucomo,per locjualela giù in ter
ra fi u fitta Galitia, perche (juiui è il fio
corpo, e molti f^nr.o uoto dandarlo a uii
fitare , SI come cjuando, Limojìra per
compara ione de cohmhi,<\uando lun com
fagno pppyeffà a laltro, che girandoli ini
torno mormora laff?tiione che li' porta.
LafÌTttuofc accoglimento che firon TietroeUcorrolunoa laltrolodando Dio,lauifiQn deJcjuaìe
è'ilcihCHe la fu fi prende, delcjualla fufoincielo fi dia ogni le ato, huengac]e prendere, fc^
lamente fit^ni fichi deftnare. Ma poi chel grctuUr el ^rfi fefìa luno a Ultrofii finito, ciascuno f^i
fiffe e fermfft preffc di me SI ignito , c/o è'. Tanto infiammato t rif^lendente , che la tropi
jpa loY luce mn:eua la mia ueduta .
Ttidendo aUhora Beatrice dijfe^
Incliti Ulta, per cui la larghe'^a
Ve la nojlra bafiUcafi fcri^lp,
Si come nel precedente canfo halliamo ut
diuto S. Pietro, per elprinterputato fiti
mzl^, flprf fiato dal porta inpfYfcna iì
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PARADISO
fa rijonar U Jpme in quejla aiterà t beat.mmhmdìejfmìndrh ìflajilf^
Tu fai che tante finite figuri $ óìe-lafrima if le treuirtu tfologichf,
Qjmte lefu a tre fi più chmrczjs.a ♦ co/? fcor<f introiuce S. UcomOyfer ejfct
Leua la tefìa 5 e fn che tajfecuri : interfretat, Sufil'^t.tmf, ai fmir.ri
Che ciocche uien qua fu del mortai monh y y^l^jf^^r^nl^^fe-Ufuon^^
Conuicn che a nojìri rìggt fi maturi. /o^i.f..mr/.,p.c...^
Queflo confòrto del fico jccondo
Mi uenne x ondio leuai fiocchi a monti y
Che gUncuruaron pria col troppo pondo ^
Voi che per gratta uuol che tu taffronti
il nofìro Imperador anjj la morte
Ne lauh più fecreta co fuoi conti ì
Si che uedutol uer di quella corte
La f^eme^ che la gtu bene inamorap
In te eir in altrui di ciò confòrte;
Di quel^ chella èj e come fenenfora
La mente tua ; e di onde a te uenne :
Coji fgui il facondo lume ancora^
m fi uìfTì a fcUopYieìfy e fatìentmtnte
ioUfrare 0£ni iifficultaf come fer alcuni
epemfi tjui di fctto uedremo . Dice aim
e^ue Beat, INcliia uita,cio è-, Qkriofffìi
ma anima, ferla^ual fi fcrijfc t^ Un
g^ezl^ ie la soffra hafiHca^ do p*. In
gran hUralita de la no/ira frionftme cUe
fi, perche S. Jacomo al frimo de la fùa cu
nonica fcriue^ Omne datum ojftimumyO'
omne donum ferfrttum de (urfum efì a fa
tre luminum, Kuenga, che hafilica froi
f riamente fj^nificht ilfalaZ"^ del Ke de
gìialtri Rr, F A rifcnar la Jf^eme in c^uei
fla ahe^"^, ciò e, Manififla ne lalte:^'^
a juf/ìo cielo ijrtellQ , che frof riamente'
fferan^ fa, TV fnche la fìp.Yi fante frate, Quarte Ufufice fiu laYghe:^^a A Tre, ciò è , A
TiWn, a te ìacomo, a Giouartniy Perche Ucomo aLltim^ de la fua Canonica fcriuendo a fuoi
fraffUi apjìzli, et conjirtandoU a pallentemente fcfprfarogni auerfta e f^erarnel Signore, dati
jual ul imamente faranno remunerati, la figura ire uolte, taf rima perlagricoltore, che fatienfei
mente ajpetia con fferanl^ di ricorre a terrfo il frutto de lo Jfarfc fme, lapconda fer lifrofiti^
ihe fafientemenie Jperando in Dio, fcffortaron ogri f^itica, la terZa fer la fatienfia di ]oh,fferan
dofcmfre in lui, Onde dice, Vatìenter igitur ffi:ìtefratres, uf(jue ad aduentum Domini, Ecce agri
c^laexffctaffrechfiimfructum ttrr^,fatifnter fìrenf donec acàfiat temforaneum ftrttmum^
E focojfiu oltre, Exemfìum accifite fratres, ìahoris f alienti^, frofhetas, (jui lo^juuti funt in M
mine D:^mim, Ecce leatifcamuf eos cjuiftfinuerunt . Sufjrrentiam hi audifìit, et fìnem Dormii
%\ uidifiif,<]u:ìd miftricors dominm efl et mifrafor, B tre uolfe fmilmente mofìrc le fu a tjuejìi tre
fiu larghezza de la fua diuinita e gloria, di (Juel che fece a glialtrifuoi difcefoH negando che ai
alcun altro fcfp mofìnia . Luna fit, cjuando efpndo fclamfnfe (juefìi tre con lui, lihero ti lelrofc^
e come è fcriUo in S. luca al (juinto, Vrecefit ifti ut nemini diceret, Sed, Wade^ ofienle te Saceri
dioti, CT' ojfa fro emundatione tua ftcut frecefit M^ifet in tefìimonium idit . La feconda uolta
fit, (juado refufcitato chehle la figliuola de lanhifinagogo, Al<luaì,f come fcriue Marco al juini
to dljè^ biòli nmere, fanfummoh crede. Et non ammfft cjuen(jum fefc<]i<i, nifi Vttyum, t7 ^at
(ohr'iy t7 ^ohannem fratremlacoii, Et ingrediuntuY uU fuebaiacenf, t!T tenens manum fufU
la aindijPueUa {tiii dico) f^rge, zff confijìim flrrexitfuella, Etfre.ejfit illis uthem.enter ut nei
mo id fcÌYft f cet. La fer:!:ifj{ ne la fua transftgurafme fui monte Tahr, Onde Matteo al xvy.
Afflar ff ìepff Peirum cr l^'cof'um tìT'ìohannem fatrem eius er ducit iHor in montem excelfum^
Cr tranffguy^-'tuf fjì cnteectecff. Et defcondentilur iJiis de monte, frecefit iJlis lefuf dicens,
bìemini dìxe'ridt uifonèm doriec filiuf hominir a mortuis rrfuYg^t . Adi-.ncjue tre uzlte figura
ìacon^o fa fì)eranZ(^, e tre ucJte (tee lefu a (fuefìi tre cpfkH fiu chiareZZ^ de la fua gloria .
lEu* Lt teH^t m f-, leua linteHetto, Epno farcle di S, laQQmo d peta^ E la ile fcpecuri^
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CANTO XXV*
t ^ che le la file e le la fifran'^ che fu hai, tu te ne ficcìa certo, e che «3« creli ne fferi fife,
ferche do che uien ejua fu dal morta! mondo, COnuien che ft maturi a nofìri raggi, Cont^ien che
termini f finifca a nofìri arhrì. Et e fimiliiuHne da frutti che f maturano a raggi del fcle, e che
feruen^ano a tjuel fine che da U natura fono fiati prodotti, A lanime humane frelefìinate a la giù
ria dei deh, che ft f^nno fer fitte a raggi de la uirtu de la carità, de latjuale tutte Unirne leate ari
iono e fcn uefìite, ferche fcn^a ejfer fer fitto in tal uirtu non fi fuo [Air al cielo . Onde V Afo^oi
h al xiif* de la frima a Corinthi, Si linguit hominum lotjuar V angelorum, chmtatm autm
mn halem, {ictus fum utlut (Ut fcnans, aut cymlalum tinnitns» Et fi haluero |?rof^f;r/t«m,C7' no$
uerim miseria omnia, ft!T omnem fcientlam, ziT f haluero omnm fidem ita ut morjestransfif
ram, charitatem autem non haluero, nihil fum . Etf difìriluero in cilos fauferum omnesfÀcult
lafet meat, t!T f tradilm corfus meum ita ut ardeam, charitatem autem non haluero, nihil n-Ahi
frodefì, Qu,ffìo confirto mi uenne DE/ fttoco fecondo, ferchelf rimo era flato juellQ iiS. Piei
fro,chelhauea ejfaminato de la fide, ONÌio leuai gliocchi a mcti. Per lacjual ccfa io leuai gliocchi
4L (juejli dueafojìoli, itjuali chiama miìnti, ad imii;ifione del Salmifla, Montes exulto fìi^ fuut ar ir i
les, E chi leua gliocchi de la mente a monti, ciò è-, a la confideratione le le diuine cofc, riceue con
flrto la cjuede. Onde effe falmijla, leumoculosrreoi in monte s unle ueniet auxilium miht .
CHe glincuruaron, Icjuali monti fiegaron allaffmn efft miei Occhi TErlotrOffo fondo, f a
10 troffo fefo de lecceffma luce chufciua da loro, non efpndo Ihumano inteHetio ferffìfff ji^Ka il
fiiuor le la liuina gratia foffinte a la confideratione de le fujferne e diuine cofe . TOi che fer
oratia. Dice S. lacomo. Poi che Dio nofiro ìmjferadore uuol^e tu taffionti V accoZ^^ iw«^</ p gra-f^y^
che tu mora re la fiu fccreta e r'fofia A Mia, do e, Walitati^ne del fuo fMgio , CO fioi certi,
Hauendo letto Imferalore, ciò e'. Co fuoi heati talrrente, che uedut^l uero di juefìa ceUpial corte,
effe uero, che- fch ìlio, fer effer uia, uerifa e ulta, cofirti di ciò in te ET in ctltrui,do e-, Ino^vAi
11 co qu^li tal ueduta tu conferirai, la fferan^a CHe linamora lene, fercle da laffera^a nofce lai
more, e neffuna altra Ifera^a inamora len cjua giù, di ^ueQa che Ihicn-o I a diconfcguir la gloria
lei Varalifc, ferche tutte ìaltre fono uane e mal findate . Alun<iue di ,cjue[lo che effe fftran^
t come la tua mente SE ninfora, do 'e,f(nadorna e uefìe, E di, onde uenne a te. Et e- f^elmo^e,
meleftmo li lomanlare, che mofìrh li fcfraeffcre fiato tenuto da S. Viero ineffminarlo de lafei
. Co/? fgià ancora nel fuo lire 11 fecondo lume, ferchelf rimo eya flato (Quello deffo S. Vieyo .
E quella fia ; che guido le penne
De le mie ali a coft alto uolo 5
A la rij^ofìa cofì mi preuennet
La chic fa militante alcun fi^iuolo^
Nc« ha con più jperanxa come fcritto
KelfoUche raggia tutto nojlro jluolot
Tero glie conceduto che d'Egitto
Vegna in Uierufalemme per ucderCy
tin^ chel militar li fia prefcritto,
Cliahrì due punti y che non per fapert
Sort dimandati, mapcrchei rapporti
Quanto cjuefla uirtu te in piacere^ ;
A lui Ufc io , che non U firan fòrti ,
Ne di iattantia^O- egli a ciò rijl^cnda^
E la gratia di Vio ciò li comporti^
tfi tre cofc ha' domandato SAacomo Dani
te, ^uanfO a (juefla uirtu de la fferan^.
Quello cheUa ^, Come chegìi Iha in lui,
cffaio foca, c^meuuol ir'ftrire, E doni
le che gliera uenuta . De lecjuali tre
cofe fotea len Dante riffon^er a la frii
ma ^9" ala ter\a fcn'^a gloriar f, ma nel
lir le la feconda, (\uita fifp grade le ffe
rar^ in lui,non lo foteua firfn"^ Ulari
fi, e fer cjuefìo iniroJuce Beat, ad antidfar
la rijfofìa, cjuanfo a ({uefìa jfarie, fer lui
licendo , lAchifp. militante, ìvteft fer
la chrijìiana congregatior^ejccuclmiliia
(jua giù confra le tenfafioni del fuo auen^
firio, fercle uincendo (jueUo triinfi fot
la fufo in deh, NOn ha alcun figliuolo,
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|
PARADISO
Non U aìam chrifìim cOM ftu jferanZa ài lui, COme'fcYlttù e fuoffi legger in Dio, iijual ^ il
fot chf raggia alluma T V«o nofìro fluolo, Tutiol Mo/?ro congregato tST x-nf^me umto stimerò di
beati, E feY tanta fua Jf franca gilè" conceduto^ CHf d'Egitto uenga inUieruf^leniy ciò è-. Che
di terra, lu:ig^ ài mifcrta, uenga (jua fu in deh, luogo di filicifa, fer ueder efirfi certo di(jueì che
fifYa, A che li fa frefcriuo il militare, Prima che lifta terminati uiuere nelcjual, come haU
liam^ detto, f milita, fer poifcmfre trionfar la fufc in cielo . QUaìtri due punti, ciò Qu.fU
lo che jperan^ ^, E donde che li uenne, Ijualt fono domandati da te NOw fey f fere, ferche mai
nifcflamen/e tu li utdi in Dio, Ma per che egli raf farti t fkccicn fide poi la giù in terra ad ogni mori
tale, (juanto fi piace cjuefìa uirtu, lafciofolurre a lui, perche nólifaran FOrfi, ciò e, diffìcili, NE
di iattanfia, Ne di uanag!oria,come frette flato il fccondofunio che per lui tho refcluto. Et egli rii
Jf:ìnda a juefi^ e la gratta di Dio glielo comprti e preptli ficulta difoterh e fperto fire ,
Come dtfcente j che a dottor feconda
Tronto e libcntc tn quéi , chc^ì e e^mo j
Verche la ftia konta ft dìfafconda)'
Speme , dijfw , e uno attender certo
De k ^.oria jutura ^ ìlcju^l produce
Grafia dìuina e precedente meno ♦
D4 molte TleUe mi uien queUa luce:
Ma quel la diflillo nel mio cor pria^
Che fii fommo cantar del fommo duce ,
Sperino in te ne la fua theodia ,
Vice ^ color , che Jànno il nome tuoi
E chi noi fa^fegli ha la fède miai
T« mi jlitlajìi con lo Jìillar fuo
"Ne la pijìola poi t fi chio fon pieno ,
Et in altrui uojlra pioggia repluo ♦
come difcete,cio è', Come di f epolo, CHf
pronto e Utente, lltjual prontamente e u%
lontieri rijf ode al precettore in (jUfSo che
gli è' effetto e che fa, VErche la fùa hontM
ft diffonda, A ciò chel fuo ftper f manii
fifti, Cof rijfondendo io al primo punti
dfft, che jffran'^n non è atro the un cfr
io cfpettar de la fitura gloria, ilcjual nai
fé da diuina grafia, e da merito freceden
te, Et e la diffinitione del r^^aefìro de le
fntentie nel ter^ lih.oue dice, Spet efl
certa expectatio fttura heaiituiinis ex
Dei grafia et meritis proprijs prouenienS*
DA molte fteUe, Rijfonde al ter^funto^
iljual ^, donde tale jferanz,a li uiene (
dice, (^ejìa luce, eia è', Qjiefauirtu
MI uien da molte felle, per hauer detto
luce, Mi uien da molte autorità, che mi,
ilm:iflrano tal uirtu. Ma colui la difillo infiife prima nel mio cuore, CHe fu fmmo cafitor'
de/ fmmo duce, ciò f-, De lo jfirifo fanio, che e- uM de le tre perfcne in una effntia, E (jueflofìi
Vauid, ilcjual ^s]£ la fua theodia, ciò ^, Nr/ fuo Salterio, e di cjuello nel fimo Confitehor tihi Doi
mine, dice fa glialtri cjueffo uerf, Et jj^erent in te (jui nouerunt nomen fuum, cjuoniam non dei
Yeliijuifi (fuerentes (e Domine . Autnga che Theodia fa compofo di Theo e Dia, che fignific4
farola da Dio firmata, B (juefe fono quelle ejpreff da Dauid ne falmi . TV mi fiiUafìi, Tu Ui
corno minfindefipoi col fuo fìiHare, Con linfinler deff cantore NE PEpifola, ciò è-, NV la tua
Canonica, come difcpra halliamo ueduto efpre fiata in (juella figurata tre uolte da lui, SI, tali
menfe linfiUafi, CH/o fon pieno, che io ne fon del tutto ftisfitio, E Keplu^ in altrui uofrà ftogi
già, Et in altri predico e diuulgo (juefìa uofra dottrina.
Mentrio diceua , dentro al uiuo fino
Di quello incendio tremolaua un lampo
Subito e Jpejfo a giófli di baleno :
Indi fpiro yLamore ondio aumpo
Ancor ucr U uirtu , che la feguette
Mentie che io diceua quanto di fpra hah
hamo ueduto. Dentro da la luce di ìacoi
mo trrmolaua un lampo a modo dilaleno,
E poifpirando diffe cof, l amore deljuai
le io aumpo et ard^ anchora uerf U uiri
E! iOi
Poni
DC
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eI tN
u
Qi
(PIÓN
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CANTO XXV,
T« Jin U palma , ^ a hfcir del campo j tu Jela jjffr^^a, Vmh fen^a amOYf non
Vuol elio rejpìri a te^ che ti dilette ftfuofj^mrf^QWfyme, Idc^ualeJ^fi
Di lei : ^ emmì a grado che tu diche rayi:^a,m fcgià In fin la falmay iti fin
Queìh , che la fj^eran^a ti promette ♦ " ^^^^^^^ militanh uenni a coiìfci
guìre^ ET rf h.^ciY del cdxwpo, a hfcir
ielamitaluitayOUf ntilifator cotìfeguitùlauitioyiahauf(tyjffYche la fferarìZa éf U ^Ima àel
faradifo non nefuo che fino a (juf Ha [(guitare, Fmf:r conp^uiia eh Ihahlicrr.o, mn la Offriamo
fiuy ma la godiamo, V Voi chio reffìri a tty Vuol che io tifarli ii lei, ie la^ualtu ti iileui, Bjfero
me' abrado che tu dica (Quello, che tifromette la fferanK^ .
Et io ; Le nuoue e le fcritture antiche
Vongonol figno'jiùr ejfo Io maàdita^
Ve Unirne^ che Vio sha fatte amiche ♦
Vice ifaia^che ciafcuna uejìita
Ne la fua terra fia di dopia uejlat
E la Jua terra e quejìa dolce uita ^
E? tuo fratello afjln uie più digejìa
La^doue tratta de le bianche jìole ^
Clue^ìa reuelation ci manifijìa *
R//^0«{ff T)anfe a ^uefla ultima domada
di S, lacomo, latjual ^, che dica quello,
che li ]^YOmet(e la j^eYanZ.ay e due, iht le
fcYitiure dfl uecchio e del nuouo tfjìaméto
fnn^anoil fcgno de lamYr.e CWt Dio sh.a
fitte amiche, che Dio ha fredffiinate a
la gloria del Paradifc, lagnai è* il ppo,
doue effe fredfjìinaie aniYne indYÌZ:<.cno
tutta la fua JJ:eYAn:^a, Et effe fcgno ME /o
addita, ciò è-. Me lo dimcjÌYa, feYche uoi
leati di tal gloYia congaudete, E ftYlanf
tiche fcrittUYe cita ìfia al Ixi, oue dice, in terYa fud duj^licia pffidehi^t, E pco fiu oltYe, Exulfabit
anima mea mVeomeo cjuia induitmeuejlimentisfaktiiZ^rindumtntOìfjìitK^ cmundedif rre,
E fer le fcrittuYe nuoue cita l'Euangelifia fratello di lacomo ne rAjfcc, al oue dice, Vojt h(CC
uidi tUYhm magnm, cjua dinumerare nemopterat, ex omnilut gfntibus,^ tnhuhus, et pfuìis
et linguisjftanies ante thjYonù ty in conjfeau agni, amidi fìclts alhn XS faln'.cc in n-aiihus eorù»
Adi^ijue,ognun di jufjìi due defcYiue la fiTuiia fuferna jfrom. ffa da la jjeran^a a cjueEi, che Ihaue
vano yneYitafa, Ma Giouanicimanifjìa cjufjìa YeuelaHon de Unirne co lOì fi glorificati dop la gran
fentetia ASfai uie fiu digffla. Molto fiu dilucidata e chim, come nel fYealle gaio luogo ueggxmo .
E prima apprejfol fin dcjìe parole
Spcrent in te di fopra noi fudì^
A che rijl'ofir tutte le carole :
Tofcia tra effe un lume fi fchiarì
Si ;ffce fd cancro hauejfe un tal crifiato ,
1/ uerno haurebke un mefe dun fcl di.
E come furge, e uay<^ entra in hallo
Y ergine lieta fol per fr*r honore
A la nouitia , non per alcun fililo ;
Co/i uidio lo fchiarato fplendote
Venir a due , che fi uolgeano a rota ,
Qual comcniufi al lor ardente amere*
lAifif li nei canto e ne la nctat
E la mia donna in br tenne lafpetto^
Vur come f^cfa tacita O' immoti ♦
Do/o cjuefìe mie fayofe, dicel foefa, fidi
fyima fcfra dinoi da gliordini de gliani
geli cantar iluerfc ietìo di fcfYa, Sfeyent
in te cjui nouerunt mm^en tuum e cet.
Alcjualueyfc YjfofcYTV tte le caYoìe,Tut
te le Yadianfi jfere, di <jufi haii . TOi
fcia iYa effy introduce Giou, Euarg, ad
(ffmivaylodela Cayita, Si ctrr.e Vietra
Ihauea fffaminato de la fide, V Uc^ytq
de la f^fYanZa, che fcno le tYe uìyìu tfùi
logiche , Aduncjue, dopi cantaY del ufYi
ffchefiyón gliangioli fcfYa di noi, ^ il
yipndfY di tutte le caYole, Sifchiart fYa
effe un lume dentro alcjuale tYa (ffc Euàg,
fi (hhndente e chiaYo, ihe fd fgno del
cancro, neU^ual ilfdefi il fdfim ffiiuo.
f T
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Postillati 16
PARADIS O
T
1
Qf^^f!/ e coìui, che ^tacque fipral j^etto
Del noflro Vclkano ; e quejìi fùe
Di j« la croce al grande o^uio eletto ;
La donna mia cofi j ne fero ftue
Mcjjer la wjìa jua dì Jlar attenta
Torcia , che ^rima , le parole fue ♦
HAufffeun tal crifìahym èyHaufffe
una de If fue mue fleEf, It ìecjuali e fir
mato, fi lucente, IL uerno haurMeun
mefe iun fcl di, U uerno hauYflle un di
fcloyche ikrerehh un mep, che tanto uurt
a dire, che cjuel tal lurre di Ciouannijjìe
Jena imel fclf,E ^juefÌQ auerrelhe (Juan
do il uerno il fcl ^ nel fcgno del Capricorno, rel^jual fi il fcljìifio Uetìimale, fey effcy ofpfto al
Camro, falmenfe, che (juanJo il capricorno ua ftio la fra in oaidente, il cancro fale de loYi^nff
in oriente, E fi haueffe um Je V [ite jìflle lucente comeìfcle, fffa lOrrimereUe a fir d', la doue il
jcle cominciajjè a fir notte, E coft fer h ffatio dun mejè chel fcle fìa nel Capricorno, farMe e fte
Inno e ne Ultro hmisffriofcmfYe di, E Come [urge, e ua, rartisfjì Giou. da glialtri apopoli,e utn^
neaPifttiì
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Postillati 16
CANTO XXV*
ne a Vìetrù tff <i Ucm^, nd mah chf fa la uergine^ (juando ftr fkr towoy <t h meUa Jf^ùft^fi
Itna e ua ad fnfrar in haUoy E mifcfi NE/ emù e ne la nota, Perche con le fmle e con la uoce feci
cordo con jutUi^ E Beatrice tacita e7 imr>ioia fur cQn:e Jfoft, tenne laf^tuo in lorOyferche la feoi
lo^ia non fi difarte mai da f.iefìe tre teologiche uirtu . (^efìi e colui che giacque e cet, Cq^
fini è" jueSof deljualla chiefj canta lantifina, iflefjì lohannes euangelifìa jui in cena domini flii
fra fectus lefu Chrifìi yecuhnit Cui chriftuf, in cruce fendens, matrem flam uirginem, uirgini
commendauit • Onde dice che fit eletto al erande offìuo, E chiama chrifìo Nofìro jf elicano. Veri
che fi come (juefìo uccello rifhfcita i morti figliuoli col frofrio [irrigue, Cofi chrifto col fYOjfrio fani
gue Jfarfc fui legno de la croce, re/ùfctto mi dal peccato, nel ìjuaI tutti erauamo morti . Qofi diffè
Beatrice, lacuale, fer la ragione di fqra detta , non mofpro ftro le fi.e jfarole fiu la fua ufdutd
[rimu che f oi , di ffan attenta a li tre apfiolj ,
Qm^I ^ <olui 5 che adocchia j t far gomma
Dì ueder eclipfir lo file un poco;
Che per ueder non uedente diuenta^
Tal mi ficio a queVuUimo fico ,
Mentre che detto fu j Verche tabka^i
Ter ueder ccjà, che qui non ha locoi
In terra è terra il mio corpo *, e fara^i
Tanto con ^laltri -, chel numero noflro
Con leterno propofuo fagguagVu
Con le due fiele , nel beato chicfiro
Son le due luci fiAe ; che falìro x
E quefio apporterai nel mondo uojìro^
Crelefi fer alcuni, PEuangelifia effet
afcefc in cielo colftto corfo glorificato, feri
uendo egli a lulùmo del ft<o Euang, E\ijt
ergo fermo ifle infer fratres cjuoi d'fc.jfui
luf illf fton moritur e ed. Vero il foeta
finge, che fer certificar ft di (juefìo, egli
miraua fifmente in lui, ma fer la fùa
troffa luce gliauenne, come fiiol autnire
a chi mira nel fcle fer uederh ecliffare,
che ui [Maglia dentro. Onde V^uangei
hfìa,fer leuarh derrore, li dimoerà chei
fili piritica in uano, fer effir il fuo cori
p, come cjuelìi de glialtri, rimafc in ttri
ra, e furali tanto chel numero de leati, fti
condol uoler diuiro, farà adempiuto, E eh
la fu in deh fono fclamente COn le duefìole, ciò e , Con l< due uefìe de eorfi fuoi glorificati, le
Jiue luci fcle CHe faliro, ciò e, leejuali erano pep inan'^ luna dofo Ultra filite da (juefìo oUauo
uerfcl nono cielo, chefiiron (juella di chrifto, e cjuella di Maria Verg. fiagloricfiffma madre, eoi
me uedemmo di fcfra nel xxiy . canto. Ve lacjual Maria Augufìino fcriue alpropftto cjuejìe farole,
Sacratiffimum corfus de ejuo chriftus carnem affimffit, uermilus efcam tradditm confcntire mn
ualeo, diitre jfertimefco,fcd in cesio efp [ium eft dicere .
A que^a uoce linjiammato gtro
Sì quieto conejfcl dolce mifchio,
Che fi ficea nel fuon del trino jjj/ro;
Si come per ceffiar fatica o rifchto ,
L't remi pria ne lacqua ripercoffi
Tutti fi pofan al fonar dun fifihh ♦
I^hi quanto ne la mente mi commoffi ,
Quando mi uolfi per ueder Pernice-,
Ver non poter uederla 3 hen chio fiffi
Frejfo di lei) e nel mondo felice ♦
A ijuefìa ultima uoce le V^uatìgelifìa',
l'infiammato e ff>ìendido girar mifehiato
col fùono de larmoniofc canto, che fi ficea
ne/ trino ffiro, ciò è-, lo ffirar di
ijuffìi tre ghriofi apoftoli, ad un temfojt
ejueto, come al fonar dun fìjchio fi juei
ta e ferma la ciurma de la galea dal feri
coter i remi ne lacjuafer fi^ggir fitica
0 rifchio*didar in gualche fcoglio, EtjtU^
Ifcaw mi commoffi molto ne la rìdente, fer
effermi uolto uerfo di Beat, f non hauerla
poIJiita utdert. Un àio fiff freffo di lei
PARADISO
t neìfilice moio,(iuf fm iijf^jìo hue^ effm al ueifrU, Ma fmh no U pufft ueterf^moratmeie
f^nifica, che U imim ie l' Eua^elijìa e ft frcfìmia^che Ihumm in^^^Q nold f ffretrm .
CANTO 3<XVI-.
Menirio duhhtaua per io uifo Jpento 5
De la ft4lgtda fiamma y che lo fpenfe^
vfct un ^ho-i chi mi fece attento j
Dicendo \n tantoché tu ti rifinfe
De la uifla , che hai in me consunta )
Fe/z e^che ragionando la compenfe ^
Comincia adunque di, doue fiffuntii
Lanima tua^^e fii ragion che fia
La uijla in te fmarritate non dejunta$
Perche la donna , che per quejla dia
Region ti conduce, ha ne lo /guarda
La uirtu , chehke la man d'Anania
Io dijfrj Al fiio piacere toflo e tardo
Venga rimedio agliocchi^ che fùr porte ,
Quandella entro col jvco , ondio femprc ardo
Lo ben , che fn contenta quejla corte ^
Alpha 0 è di quanta fcrittura
Mi- legge amore ; lieuemente 5 0 fixrtCt
Ha il fùetn intr(ìlm S. P;>rO ai effamli
narlo if la ftie^t S. Icfcowio ieìa j^ryan
Hor<f ne! fyefentf caio intYoiucel'Ei
uangelìfìa ai fffmintiYÌo de la carità, uf
^ uirtu teologica, a che hauenk fatitfSi
ro 5 introduce Adamo a fcluerli c^uattr^
iuU, che iefideraua intender la lui, c/a
è, il tempo if la fua creatione e che jU
fùfìo nelfaraiifo tertefirf, Quato fi man
tenne in quello flati. La frofria cariane
ferche ne fu cacciato^ E che ilioma egli
trlino helle in ufo iofo la fua creai
tione, p^MEn/Wo iuUiauafey
h uifc ffentOy Meme che iò flaua in Ìuì
lio per la uirtu uìfiua, chera fpfnfa irr
meda la fulgente e troppo f^leàida fi ama
ie VEuangel\Px,\Sà un jpirOy V/c^
uno jf ìrar di uoce ef^YÌmei ii farolt
di (Juella, che mi fice attento a (juel chi
uolea dire. Ti d ffe , Mentre che tu ti ri4
[enti de la uijìa, che tu hai cofunta t mof
ia In me, lene che la cmfenfi e rifiorì ragbnanh, Comincia aduncjue e di, doue lanima tua
S Appunta, ciò è-. Tende (t^T ajfira, come a fuo ultimo fine, E fi ragione che la tua ueduta fta
fmarrita e n:ìn morta in te, come ti par che fta, Verche Beat, tajual ti conduce perjuejìa diuim
regione,ha ne/o fguardo la uirtu CHeUe la man d'' Anania, ciò e*, di refìituir la ueduta, cmt
fece A nania a Paulo, ejuando ft conuertt , come fi legge al nono de gli Atti . Onde tu hai da crei
iere, cheOa tela reflituira, Perche (fueSo, che ne la prcfindifpma dottrina mia tu non hai poffui
40 ifcernere, ma ui pi rimafo confiifo, come uuol inferire, la fccra teologia ( pfy Beat, intefa)
ie lo iimoflrera . IO difp, aI fuo piacere, diffonde Dante a PEuangehfla, Venga toflo e fari
^i, fecondo il f tacer di Beatrice rimedio a g!iocihimiei, che fitron porte per let^uali ella entro cd«
iamorofc ftiOcQ deljual io ardo fempre, Penhe Oculi funtin amore iuces y E fe lintendiamo pet
Beat, terrena, e uero, chelpeta riceuè- per gliocchi limagine di lei, che porto lamorofò fuoco in
lui, deljual egli arfè fempre, come ne la fua uita dicemmo. Se tmteniiamo per la Teologia, farà
ancora uero chegli ne fuoi fluii fàccefe tanto, che fempre arfc del defiderio di (fueUa • LO ten
the fa contenta, Qiiefìa ^ la riffofla a la dimanda deVEuangelifla, Lajual fr, Oue fippunti
lanima tua, E dice, Lolen chr fa contenta <juefla celeflial corte. Al f^ V O, ciò è-, Vrincipiof
fine, h di (Quanta fcrittura MI legge amore. Mi dimoflra la carità, E fcno parole deffo Euangelii
fla al primo de V Apoc, oue dice. Ego firn Alpha 0 , principium C7 flnìt dicit dominut Deus
jui efl (jui erat t!T <]ui uenturus eft omnipotens , Heuem^nte, 0 fvrte, Ageuolmente,o diffidi ai
intendere. Perche la facra fcrittura in alcuni luoghi ertamente, altroue fitto (gualche figura
pe dimoflra f <,he ioihiamo mare [rima Dio, E poi per rifletto di lui le fue creaturr^
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Postillati 16
yr-
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AKT O
Q^weffd mt^efma uùcrTch paura
To?fo whcJucct del fubito abkarhdgVwi
Di r<Jgicrjtfr ancor mi niife in cura^
E dijfc ; Cerro <t più angufìo uagho
Ti conuìenc [chiavar :dicer ccnuimtì
Chi dri^o larco tuo a tal ber\a^Uo^.
tt io^Vcr phUofophici argomenti,
E per autorità, che quinci fcende^
Cotal amor conuien che m me jmprentì %
CJxl hene/m quanto hcn^ tome [intende^
Qofi accende amor , e tanto maggio ,
Quanto più di bontate in fi comprende ^
t^unque a ìejjcntia *yOue tanto auantaggiOy
Che ciafcun ben , che fuor di lei ft troua ,
hltro non è , che di fuo lume un raggio j
Pt« che in altro conuien che ft moua
La mente amando di ciafcun , che cerne
lì uno j in che fi fènda quejìa proua^
Tdl uero a Itntelletto mio flerne
Colui ^ che mi dimoflra il primo amore
Vi tutu le fujìantie ftmpiterne ♦
Ucrne la uoce del uerace autore j
Che dice a Mo fe , di fé parlando ,
Io ti faro ueder ogni ualore ♦
Stcrminìl tu ancora cominciando
Lalto preconio , che grida larcano
Di qui la gm foura ad ogn'ialtro hanìo^
El io udì 5 Per intelletto humano
E per altoritade a lui concorde
De tuoi amori a Dio guardai fourano %
Ua di ancor f tu fnti altre corde
Tirdrti uerfo hi ',fì che tu fuone
Con quanti denti quefìo amor ti morde ^
XXVT.
Umfìfftma utce h V^ul^fltfìaJatjual
mhaMa idto la faura ^el [uhm ahtnhai
glio è f glie ahi dicenk de Beat» yr.tne /jo
ifud lihetArf, mi mifc in cura di ragionar
umora e ii/fe, CErto ti muitn fchiarar
«r j^u angupo ua^lio, ciò p-, Crr/o, df ti
<omien maniftftxY (jufjhfuù arnore jfiit
fcttilrrifntf, Et e-fmilituiine iaU hiai
de, che f rima ft cominciano <ijfUY£ar con
uagìio,ouogliamolo dircrihro jfiularp
t foi con f iu jhetto « Conuienti aJiunjue
dire, CHi dri^:^o larco tuo a tal her'^t
gito, chi dri^^o lamoY tuo a coiai fine,
ET io, P^r jìkfcfìd argomenti. Due rat
gim ofpinal foeta effèr frincifalm^nte
paté (jueUe, che Ihanno indutto ad amai
re Dio oltte a tutte laltre cefi, Luna hui
mana. e naturale , lal/ra diuina e fifra
naturale, lhumana,jfer gliargomtnti df
fibfcfi e mafpmaméte de Platonidjìjuati
mn molto fartendofi da lojfinion chriflia
na, mofirano effèr un filo t!T unico crrni
iore, alsfual ogni creatura fi riuolge c^t
me d fuo ultimo fine . La diuina , fer
(autorità de fanti e fitcriTfologi,i<]uaH
illuminali da lo Jf irito fi'nto, cht in ffifi
fende di la fu, affermano <]uel medefii
mo . CHel lene in (fuanto tene, Argoi
menta cofi, tT ^ ragion fidofcfica, the
immediaie del iene uien ai effir conofciu
fo da noi, fiamo coftretti ad amarlo , e
guanto il hen^ è- maggiore, tanto fiu lai
miamo, Ejpndo adun(]ue Jdio fcnmo leP
re, e tanto fcmmo, che nejfi na cofa jfu^
effir lene fi non farticifa di lui, Onde di
ce che ogni hen che fi troua ftiOri de la
la fitta efpniia, non è- altro de un ragi
giù del fuo lume, E di fcfra nelcjuinto^
canto in ffrfcna ii Beat, auefìo m.eJefimo affermando d jfe, E fedina cofa uofiro amor feduce Non è'
iirm^lìra IL primo <,mrf,ch(^ fclo Dio, DI tutt^k[impl,rr,ffyli>r,'^e,ch e; Di iutt> U^l^'\
iurf,comfRno i'.apAi AfUi.f Ummf t,.<,,chfcn=fa>-{iifrnefuf{i,ir, B ^ ^''fV"Jt
i,J,uin,LimiL Srnr.fUuocf, Pmhf, fi cornee fcntto.l xxx,^. -f''
& t a
d Signore, oftende mihi gloriò ium, Et il Signor riffofi. Ego ofieniam :mnf
I
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Postillati 16
P A R A D I S O
E c^ft li moflyo life ìUfyp e rtùn U fiuia, Lejua! egU IhumatìQ e mrul occhio wow fof^n tte
eYd twowo a lui ài ufifve , STfYmmiltUf DimòftYimfk fu Giouanni ancora comincianJo LAlto
freconio, lalfo JpYitìcipo iel m AfOc» Perche a! prima di quth infeyfcna ii D/o licfy ^oli tmfi
>'^ frìmm t!T nouìffìmus ft uium fui ynoYtkuf, K/ ecce fum uiuus in (cculafèculoym
^ haheo cUuesmortìs tIT infimi . CH^, lljualapc, GRzVrf Uycclìio^ Mimpjìa ifecreti Jelciei
loy Onìe VAfofìdoy V idiarcam Dei e cef. Vi jui la giù, eia ^, Di deh in ferra SOura ai ogni
altYO hanéo. Solerà ai ognaltYo gYÌÌo, perche Giouanni faffa ii gran uia tutti glialfri che hann^
fcritto ie la iiuinifa ii chrijìo, Onie fi figura in firma iacjuila, perche jueflo uccello ucla in ah
oltre a lutti gliaìai^ E /c/o fuo (offrir la luce iel fcle,ft come Ciouanniy potè* oltre ai ognaltro pei
Yietrar a la cogniiione ie la iiuina effentia . ET io uit , Intero Giouanni ionie nafceua lamor
a nanfe ueyfh Dio iicf, che fer intelletto humano,cio ^, Perfilofcfici ragioni^ chefipprenhno ia
fumano inteUettOy E per autorità ie le ftìcre fcritture, il fuo fourano ejhfremo amore guaria Cfr
inirizX^f^ a Dio, ma uuol che iica ancora fe gli fente Altre corie, ciò e*, Altre fir'^e iincitamenti
(he lo tirino e iiffóghino uerfo lui e nel fuo amore talmente ^ cheglimanififliin parole COn juanp
ti ientif ciò ^, Con juanti flimoli lo morii f Molenti juefìo amore «
Non fu latente la (anta mtentme
De lagu^ia di Chrijìo *j an:(t maccorjif
Voue menar uolea mìa profèttione :
Pero ricommctai ; Tutù quei morfi
Che pojfon far lo cor uolger a j
A la mia carnate fon concorftì
Che lejfcre del mondo y e lejfer mto^
La morte , chei fojìenne perchìo uiua 5
E quel, che Jpera ogni fidel , comio ^
Con la predetta conofcen'za uiua
Tratto mhanno del mar de lamor torto \
E del diritto mhan poflo a la riua ♦
Le fronde , onde fnfronda tutto lorto
De lomlano eterno ^amio cotanto^
Quanto da lui a lor di bene è porto ♦
La (anta intentione DE laguglia, do e'^
Ve VEuangelifìay figurato per lacjuila, ii
uoler fùfer ia me ancora più particolar ed
gione che mi tiraua ne lamoyÌ!uino,NOn
fii lafente,'b^on fu celata a linteRetto mio,
an'^i maccorft DOue uolea menar ^mia
frofiffione, Voue uolea coniucer il mio
iire iel iiuino amore, nel<jual io era prof
ftffc, per)j ricomindai a iìYe, TVtiijuei
morfi y per hauer iifcpra ietto, Con <]uati
ienti (juejìo amor fi morie, ciò è , Tutti
(Quelli flimoli et incitamenti, 0 inffirM
ni, che pòffano far uolger il cor a Dio, foni
concorfi t!T interuenuti a la mia carifate^
perche leffer iel monÌOy fitto ia lui a hi
ne fido ie lhuomo,e leffer mio, fer haueri
mi fatto animale ragione uole er inteUeti
i\uO,e la morte cheifcfienne legno ie la croce ferchio uiua, Onie l'Apofiob, Lauauit nosapeci
cdtis noffrit in fanguine fi<o, Mortem noftra morienio iefirwKÌt, E Giouanni al principio ieV Afoc,
Qui iilexit r.os lauìt ms a peccatii noftrif in finguine fuo, E Qtt^/ che ffera ogni fiiel comio,
ìntenienio ie la ff licita fiiferna, lacjuale f^era ii confi guir ogni fiiel chrifìiano, fer efpr il fiiO
fine e la fuafrofifftone, Onie il filofcfv, Omne imperfictum apetit ferjicfiomm . Tutte (juefle
cofi aiiAjue con la preletta uiua conojcen'^ ie le filofcfice ragioni, mhanno fratto iel mar iel forfJ
f non iritto amore ie le cofi terrene, c7 hannomi jpofto A la riua, per hauer ietto mare, do
A la perfìttione iel iritto elecifo amore . LE fonie, onie finfronia, le fonie Ceno glthuomii
f^ltj^ niy il m'ìnio, f^orimi^ chrifto , E per ijuefie parole iinofa egli mar il froffimo fuo, fèf
conio lautorita ^ Augufiina, lacjual iice^ Sic iilìgenii fimi hominet ut non iifìgantur eorum eri
rOYes, Et in altYO luogo , ìHa fola fùnt iiligenia e\ caritate ^uce noUs lum ficieiate t^uaiam refit
Yuntur in Veum . Ma iimofirato aiuntjue, feconio il iiuin precetto^ amare Dio oltrf a tutte UU
tre co|f , e7 il pYofifimo guanto fi conuiene.
Vetto thelle
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Postillati 16
CANTO xxvr.
♦ *»*•* *• *** * * *
* * *
Si tornio tacqui, un dclajjimo canto
Rifono per lo cìdo h e U rnia donni
Vicca con gliahri , Santo , finto , finto ^
E come al lume acuto fi difonna
Per lo [pino ujfiuojche ricorre
A lo fplendoryche ua di gonna in gonna)
E Io fuegUato ciò , che utde , ahhorre j
Si nefiia e la fua fubha uigdia $
¥in che la flimatìua non ficcorre ^
Co/i de fiocchi miei ogni quisquilia
fugo Beatrice col raggio de fuoi , .
Che rifilgea da fiu di miUt m'ilia x
VfUo àehif il fofta c^uanto di frfra haSi
lìmo ufìuto, tritìi i Itati giriti con Beai
trice infiettìf datìh lode a Dio de la ueu
e gran carità (jual era in Dantr, ccrrÀnf
ciaron f/r tutìa il ciflo a ddcmfnte cani
tare. Santo, fc^nto, fanto, CT aHhora ,
SI comt ft difcma, ciò e. Cefi comffi Hi
Ina dal fcnno f drjfafi ad uno acuto f f^^
mirante (urKf f(Y lo uifiuo Jpirifo, chi rif
corre e uoì^^fi a k fllfndore CHe ua
dipnna in p-,na,ll(jual enira ffrloii
chi di felle m feUe, ilo fiM^i*
hrre C7 ha in odio do che uedt ,
B F Hi
PARADISO
Onde mt che iinanv , uldi pì j
E qunft Jlup2fittto dimandai
Vun quarto lume , ch'io u'idi con noi {
E la mia donna ; Dentro da quei rat
Vagheggia il fuo Jhttor lanima prima
Che la prima uìrtu creajjè mai ♦
u vigilia fin che non ^ focc^^rfa da la fjìi
matiua, per laijual uenga in agnitione^fi
ciò che ue<Je^ Coft ^eat.fitgo e fi j^cirif
glinchirnieicd raggiò de Ju^i CHe
yipi!gena, lljual r:Jj?lendeua jpiudimìh
le rniglia lótayio, come uuol infirire,frfn
ienio il finito ferlinfinito numero, OOni cfulfcjuìlid, Ogni impedimenti, fey locfual prima rif
mafero aihgliati, come difcpra haiiiamo ueduto, Auenga che Q^if<juilia propriamente da latini
fia infefa per il purgamento de la ferra , come il fuco, le figlie, e fiori, che cadeno da gliarkri.
Onde il nome uien da Q^ic^juii calif, E di ^ui Cecilio dijp, Quifcjuilia uolante/,e Mo,Dei
furiato faxo, hmo non cuif^jnilia efl , Eia comparatione in fentrmia e tjuefia, che gliocchi fuoi
YicQueraron la ueduta da lo f^lendor di (Quelli di Beat. <r fimilitudine che la ricouerano gliocchi di
colui che dorme in hng) ofcuro, (jKando li uien apprefcntafo inanl^ un molto accefo e uiuo lume tali
mente che lo dejìa tutto fpxuentato da la noidtx de la luce che non può fcffiire, fino a tanto che lei
flim.ifiua li fi conofcer il uero, e locchio fdffuefi a la luce di modo che più non glie- moleflx . Oì^de
me che dinan'^ uiìi poi, Quanto più fejfcrcita Ihuomo, mediante la (heohgia, ne la cognitione de
le diuine co/?, tanto fiu il fuo intelletto fi uien afir capace di quelle, e ijud che prima gliera ofcuro,
fi li dimolìra man 'fijh e chiaro . Vidi adunque, dice ilp:)eta, meglio poi, che da gliocchi di Beat,
tornai a recuperar laueduta, cheno uedea inan^i che da h ^lendor di efuedi mifiijfi tolta, E ^uafi
fiupefitto domandai dun (Quarto lume, che oltre a (furili de fcpra detti tre apoftoli uidi ejpr apparito
tra noi, E Btat, mi difje, Dentro da rai di ({nel juarto lume. La primaanima che creaffi mai LA
prima uirtu, ciò e*, ilio, V ^gheggia il fuo fattore. Rimira effi idio. Et in fcntentia dice, che denP
tro da juel juarto lume era lanima d'Admo, Ujualfitla prima che Dio creajfi mai .
ComeU fronda \ che flette la cimi
Ne? tran\\to del uentOj e pi fi leua
Per U propria uìrtu , che la fiihlima 5
Fff/o in tanto ^ inquanto ella diceua^
Stupendoti e poi mi rifice ficuro
Vn difìo di parlar , ondio ardeua x
E cominciai ; Q- pomo • che maturo
Solo prodotto fòni j 0 Padre antico ,
A cui ciaficuna Jpofa e figlia e nuroy
Veuoto , quanto pojfo^a te fup plico ,
Ter che mi parli t tu ucdi mia uogUa*
E per udirti tcJlo , non la dico ^
T4/ uolta un animai couetto broglia
Si che laffetto conuìcn che ft paia
Ver lo figuiryChe fiice a lui la uo^lia)
Similemente lanima primaìa
Mi fitcca trajj^arer per la couerta .-^
QuanteUa a compiacermi uenia gaia. ^
Dice in fentenfia. Dicendomi Beat, che in
ijuel (Quarto lume era lanima d'Adamo no
prò primo padre. Vinto da grande fìupoi
re e marauiglia, mi chinai a fimilitudine
de larhre che nel tranfto del uento piega
la cima, E cofi come ijuella fi leua poi chel
uento e pajfato per fiia frofria uirtu, Coft
mi leuai io fktto ficuro de lo fiufore da uno
ardente deftderio che mi naccfue di parlar
ad effo Adamo, E cofi li cominciai a dire,
O Pomo, che filo fijli prodotto maturo,
ciò ^ , O Padre A damo,che filo fifli crea
io in matura età, e non nafcefii come fiim
ilo tutti gfialtrihuomini, O antico Padre,
alijual ognijfofa è- figlia e nora^ Piglia,
perche tutte fcno date dfiefe,KOra,pef
^Ifi^' Jf^fiide tuoi figliuoli fimilmente di
fcefi da te, Deuoto (juantopiu poffc ejfire,
fi^pplico a te perche mi payli, Tu uedi li
mia uogia in Dio,Onde che io, per uditi
ti tcfio non tela dico. T Al uolta un anii
f
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Postillati 16
CANTO xxvr^
mlf Dimflyay kìmOy coirne tjuello iljual ueJieua in Dio U u^gVuft'.a, t cJ-fffY (cmm carii
tay ifU(jKal r^li tra. tutto acce fo, l}pj^aYfcchiaua a (al ftiO. uo^Iia fttsftre, iirr.ojìrcfita di fuori,
ftr U che lo cingeua cof eriamente con alami m^Mmenti l&fjcttmej come talhora fc^li:ìnfi.r ali
cuni animali e Jfetialmente il cane uerfo del jpatrove, e ne faìefimente come fi Ihucr^.o col ferrli^ie
éHe^rOy Onde dice, Taluolia un animai B'Ro^lia, ciò è' Congratula CfT" afraude counto SI, cio
è-. Tanto, che conuien che fi faia e dimofiri laffrtto, Ter lo fguir che fiice la uo^lia A lui, ciò e,
Ad e/fcafftttOy perche da laffitto na^^e la uoplia, E fmilméte L Anima pimaia,do è',Qjifl!a d'Ai
éamo, che fu la frima creata da Dìo, Mi picea traffarer PEr la couerta, è-. Ter la luce, che U
cofriua, Quanto ella ueniua ^aia CT aUe^ra a compiacermi afatiifir a la uo^fia mia .
Dop*il con^atular el dimofìrar de Uffeti
tione, uolendo Adamo fcdisf^r a la uoglia
del foeta, comincio cofi a dire, Sen^ ef,
fcrrìH da te froftrta tT 'jf ^effa la uo^lia
iua^ dijcerno e uedo meg io ijua^e ella è',
che tu non uedi <\ual ft uoglia ccfa che ti
fta fiu certa, ferche io la ueggio NEI uef
fiit jfe^lio, ciò è , In Dio, in chi ueraf
cemtnte nj^Undon tutte le cofc,Onde dii
ce, che filalire cofè T Are glie di fe, Teri
che ejfcndo egli fcmma uerita,fi tutte Uh
tre coJc,farer uere in lui, E coft fa laltre
cofè paregUe iife,ENullii fice luì farei
gito di fe , Terche nffjùna creatura fuo
fjpregualal creatore . TV uuoi udir. Come a principio dicemmo, quattro co fc mofìra Adama
uederin Dio, che Dante defilerà fqer da lui, ciò e^, Qiianto tempo era che fu creato da Dio e poi
fio nel terrefìro faradifo, Quanto dimoro in (juedo, Qual propriamente fiffe la cagione ferche ne
fiicaccuito, E ^ualfiffehidiomachfgliafrincipiointroiuffeepofcinufo. AlfjuahtuUfnefii
guenti uerfi uedremo che rijj^ndera coft dicenk .
Ini't jj^irò ; Seni! ejjermi profèrta
Va te la uo^'ta tua difcerno meglio >
Che tu (Qualunque coja te più certa :
Terchìo la ueggto nel uerace J^eglio j
Che fa di [e pmglìe laltre cofe ,
E nuUa face luì di fe parelio ♦
Tu uuoi udir quanto e che Dio mi pcfe
Me leccelfo giardino youe cojlei
A cofi lunga [cala ti dìj^cfe ^
E quanto fa diletto a fiocchi mìei 5
E la propria cagwn del gran difdegno j
E [idioma , chufa^t , e chlo fai ♦
Hor figliuol mìo non il guflar del legno
Fu per fe la cagion di tanto ejfilioy
Ua folamente il trapaffàr del figno •
Quindi, onde moffc tua donna Virgilio
Quattro milia trecento e due uolumi
Vi fol deftderai qucjlo concilio t
E uidi lui tornar a tutti i lumi
re la fua fìrada nouccento trenta
Fiate i mentre chio in terra fami .
La lìngua chio parlai fa tutta fpenta
Inanv che a loura inconfumahìle
Foffe la gente di Nembrot attenta t
Che nullo affetto mai rationakìle
Ver lo piacer human , che rìnouetla
Seguendo^ cielo Jempre fa durabile *
Non riffonle Adamo fer ordine, ma coi
mincia da la terl^ coft, ciò e, jual fiffè
la cagione del fuo effdio, lacjual dice non
effere fiata il gufìar DeI legno, ciò ^,
DelfruUo de larhore de U ulta, che da Dio
tifa uietat3, MA fclamete il irapaffar del^
fegno, m fclo il uoUr effcr ijuello, che no
fatiua la fua natura, Terche perfuafc dal
demonio, jfenso gufìado del uietatopomo,
di configuir la fciétia dtl tene e del male,
e cofifnrfi fmile a Dio, Terlajual fi^perf
lia era lucifiro co fuoif(guacifmlmenf
fe patocacci(itodel cielo . C^^iniionde
mffe, T.iffonie hora a la frimt cop, la*
ùual è àel tem^o che Dio lo pofe r.el ttri
refìre Tmhfc, E dice in fcnienti^, ^Ipt^
JB F j ii j
PARADISO
Ofera mtural è , chuom fiuella :
Ma fojt, 0 cofi 5 natura Ufcia
Voi fhr a uot ; ficondo che uabbella ♦
Trìa ch'io fcenJejJe a lìnfirnaì mbafcia,
Vn Jap]^cUaua in terra il jommo bene ^
Onde uien U letìtìa , che mi frfcia t
Ui ft chiamo poi : e ciò conuiene :
Che Ufi de mortali e come fronda
In ramo che ftn ua^e Ultra uiene^
Ne? monte y che ft leua ftu da*londa,
fu io con Ulta fura e dishonejìa
Dif la frim'hora a quella , che feconda 5
Cornei Jol muta quadra Ihora fijla^
CANTO XXVU
ttat!) nel
per urnir a fcccorrerh^come uf demmo nel
jsWmo de l'inf, (juaUro mila trecento due
anni,ferche tanti untumi di fole, ciò
tanfi anni dice hauer cjuiui deftdeyato
quel eterno e heato condlio , E mentre
che uijfe in ferra, hautr uedut--) effe fa
le tornar A Tutti i lumi de la firaìa, n'o
^, A tutti i fe^ni del Zodiaco, il(^uali^
la (ìrada del fole e di tutti gliaìtri fianei
ti, nouecem trenta fiate , che fignìficd
effer uiuuto al mondo Daaxxx, annì^
jferche nel termino duno anno il fole difi
corre fer tutti i xy.fègni, deffc Zodiai
co, e torna almedefimo f unto donde fera
fartito . A dunijue era uiuufo Vccccxxx, anni^ e (Quattro mila trecento due nera flato nel Limto,
(he fànno cintjue mila dugento trenta due, a quali, fè naggtungiamomiUe trecento^ che nera ftai
to in cielo da la refùrrettione di chrifto che andò a fagliar il limho fino al temfo chel foeta fini
ge quepa fhajperegrinatione, come uedemmo nel xxxi. de l'In f faranno feimila cinquecento treni
fa due da la crentione del mondo, e che Dio fofc Adamo nel terreftre Varadifo . I A lingua che /a
farlai, Rifj^onde a lultima cofa, è-, A la lingua chegli a frincifio uso, lacjual dice che fu futi '
ta ff>enta inan'^ che la gente di Nemirot fvffi attenta a la fiirica de la gran torre, donde nacque
foi la diuerftta de le lingue , Laqual fkhrica domanda O Vra inconfumahìle, ciò ^, Ojpera imi
pffìhile a condurla a fine, E la ragione fer che ft fi è^^che neffi.no ra^ioneuole affetto fi mai
(he duraffl fcmjpre, fer lo fiacer e diletto hum ano, che fluendo glinfìuffi del cielo, fi rimua,
A diffirent'ia de hruti e non ragioneuoli animali, iquali ciafcuno ne la fua ff^etie fcguita il Jltoini
flinto naturale, ne mai deuiada quello, E certamente, fe refùfcitafpro hora quelli che uiffmgià
mille anni fn in Italia, fvrfe intenderehiono meno la lingua che hoggi in quella ufiamo, the yioi
non intendiamo la Tedefca, E^ adun(]ue naturai il parlar a Ihuomo, ma in chem.odo fi diletti di
uoler farlare, la natura lafcia foifàr a lui, e pone lefftmpio dicendo, che prima chegli dfiendfffe
te rinf, IL fommo lene, ciò ^, Idio, fi dimando Vno, e che foi fi chiamo E/r, e quefto autnire, '
ferche lufo de mortali h fimile a la fronda nel ramo, nelqual ogni anno fi rinoua, come di tempo
in tempo fk ogni idioma ira noi, Similitudine tolta da Horatio re la poetica,\t fylud^ fil^ipronot
tvutantur in annos Vrima cadunt, ita ueriorum uetus interit atas . NE/ monte che fiieua ,
Hif^nde ultimamente a la ficondacofa, laqual ^, quanto temfo fìe nel terrejìre Varadfi, ilcjuai
ìe, come ne la difcrittione del Purg, uedemmo, fcondo la fittione del fOeta, e' pofìo in cima de lali
tifpmo monte di quello, e leuafi più inalto da Lnda del mare che alcun altro monte, Quiui aduni
quf dice fit io DA la prima hora, intende del di, A Quella che feconda, ciò e-y A quella che fguii
ta, come, do e, Qjiando tlT' immediate chel fcleMVta quadra a Ihora fifia, E quefìo auiene al
fine de la fcfìa e7 al princìfio de la fettima hcra del di naturale, ilcjual fi, farfe in quattro (juadre
di fci hore luna. Adunque, fegliffe nel Paradifh da la prima hora fino a quella che fr^uita quandol
fcle a Ihora fcfìa muta quadra, f affando da la prima a la feconda quadra, ui uenne a fiar a funto f(i
hore, con uita pura, ciò e-, Inarì^ al peccai^, e mentre chio fìti ne lo fiato de la innoctntia,
E Vifhonefìa, E dopo il peccato, ferbquale io mi conohti effcr denudato. Onde Aug, nel x/y . dr^
(iuitate dei, Pofìquam precepti fàcta ejì iranfgreffto, confifiim gratta deftruit diuina . De corfOYt
fuorum nulitate confùfifitnt • Senfcre enim motum inoitiientis carni/ ,
il poeta
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Postillati 16
AI fdn , al jiglw , a lo prito fanto
Comincio gloria tuJtot VaraJifo j
St che mi imbriaua il dolce canto ♦
Ciò, chic uedeua , mi fcmkiaua un rifi
Ve luniuerfii perche mia ehbrc'^A
intraua per ludire e per lo uifi*
O gioia, 0 inejf abile aìlegre^Ta,
O una intera damor e di pace ,
O fenza brama ficura ricche'^a , ^
tjnm'^ allocchi miei le quattro pce
^^tauano accefe ] ( quella , che pria uenne
Incomincio d farfe j^iu uiuace ;
jlpftA nel fYfpnfe c^n introJucf S, Pirf
m ad ìtì furiere cantra ie p^flori chf ne
la fuaapjìJica [dia fucceifuaM a ìuh
con ajfrmnìifrifYenJifY U /oro auaritia
e fmonin . Poi mo/?rrf haun ufiuto tutti
qtin hfatichf rajffrffcnfauavo cjuiui 'la
IrioTìfinte chiff^, fcìir in [ufo uerfcl deh
fmpirfOyiijualij^fYJutiJli ufiuta, nofi
ifmmmto da Bfaf.fi udto a guardar ^ua
oìufc intfYYa,^t uhìmamett.peY uirtu de
clicchi di lei, r^lito fcco inf.frrf a U n^rnt
tQY(t, Be^tt. Il dimjìra la natuYa e uirtu
di jufll^, lictfimUo molto lumana e cita
P A R A D I S O
E Uil ne U fmVmxàfud cliucme j cufiiifafQfìa la^Uymm in ^ufflfhf
Qual dtuenbbe Gmt)f^gVi e Urne fieMrcofi . ^
foii Prfrrtc(i/5 , ikt il foeta^ comincio a
cantaY ClorU fatti e t(t, t tanto fcaue e iolcemnéf, che ie la ioUf^'^ io mi inehriaua, f ciò che
io ueieua mi f arena un rifo ie luniuerfo mondo, ferche la mia elirie^^ enuaua in me fer juefìi
ine fentimentiy fey Indire de dolci canti, e per il ueder de gliaccefi e radianti fflendori di eh tutti
<ju(i itati erano ueftiti e cinti . O adunque gioia cT aQegre^'^ meffiihiley ciò Tanta grande
da non pterla ej^rimere^ O uita INtera^ ciò e, Sen'^ difttto CT* ftema di face e damore^ O ria
chel^ficura t^r imfoffihde a perderla ^ E Senl^ Irma, perche neffuna fe ne può deftàtrar na^i
giorf . Stauano dinanl^ a ghocchi miei LE (juattro fiice, le quattro accefe fiamme di che eygt
rio uejìiti li tre apojìoli cr il fadre Adamo, E QjieUa che uenne frima^ cioè. Quella di S, Viei
tro, che prima uenne a me ffr effaminarmì de la fide, incomincio a firfcf iu uiua CT accefa, E Nf
la fua fcmlianya, E nelfuo ajfetto diuennetair, qyal diuerrelle Gioue [egli e Marte Fojpruct
ceii e camhajferfi penne, Wud in fententia infirire, che la jflendida fiamma ntìa<iual era S. Tiei
tro, che prima ne lajfetto fi dim^fìraua fmile alafìeila di Gioue,cio è", chiara e lucente, iiuenne
fico fa e roffa jual fuol effer la fieUa di Marte, e (^uffio,fer la ca girne che appreffc uedreme .
La frouìdentict , eh qum cornarne
Vice ^ officio , nel beato choro
Silentio poflo hauea da ogni parte j
Quandio udì y Se io mi trafcoloro,
No« ti maraui^iart che dicendio
Vedrai trafcolorar tutti cofìoro •
Q,ueUi ì che ufiirpa in terra il luogo mìo ,
Il luogo mio /ti luo^o mio , che uaca
Ne la prefenTjt delfìgliuol di D/oj
fatto ha del cimiterio mio cloaca
Vel [angue e de la pu'^a $ ondel peruerfo
Che cadde di qua fu , la giù ft placa ♦
Ej^owi cefi, la diulna frouidetia, ìat^ual
comparte (juiui in cielo VJcifptudine
officio , perche a uicenia permette hora
uno officio CfT hora unaltro, hauea neliett
to choro da ogni parte pofìo flentio al doli
ce canto, Qjiando io udì S, Vietro che mi
dijp, SE io mi trafcoloro, Se io mi canif
biodi colore non ti mar auigliare, perche
dicendo io ciò che hora intendo di uoler dii
re, uedrai fmilmete trafcolorar tutti (jufi
fìi altri beati . QV ffli, che ufitrpa in teri
ra il luogo mio , Vuol il fotta in perfc$
na di S. Pietro uituffrar lauaritia e la fu
ferlia di Bonifitio ottauo, il(]ual fcdea nel
tempo chegli fìnge (juefìa fùaperegrinatione, come uedemmonel wiiìf.de Vlnf Vice adunque,
qVelli, ciò e', ViOnifitio, il<jual VSuffa, Ingiufìamente foffede e tiene in terra il mio luogo del
fcmmo pontificato, e per mofìrar maggior indegnatione rejflica tre uolfe, ft come per lo irroffire moi
fìro ejpr accefo di giufiiffma ira, \lche e lecito ad ogni modefìa feyfcna, Onde e- ferino, ìrafcii
mini et nolite peccare, CHe uaca ne laprefentia del figliuol di Dio, ferche cjuanto a chrifìo, la f(i
ila apojìòlica uaca ogni uolta efcmpre cheÙa è- indegnamente f offe dut a da maìipafìori, non hauen
io accetto il feruigio loro, auenga che non li tolga lautorita che diede prima a S, Vietro, come ne
ancor al mal facerdote di poter confmare^ V Atto ha del cimiterio mio cloaca, chiama T(oma fio di
miterio, per effer ^uiuifepolto, E dice hauernef^tto Cloaca del ftngue, ciò e-, Ricettacolo di crudel
ta, E He la puT:'^, E dogni enorme e fo^ uitio,ft come la cloaca, altramente detta ftgna, e fii
cenacolo di tutte le brutture et immonditie. Onde il peruerfo lucifero, che cadde di tjua Jù, fi placa
e mitiga U ^iu in terra, Verche ft come Dio, che uuol ti bene, fi placa per le bttone opere^ Cofi lai
uerfario nojìro, che uuol il male, fi placa per le opere non buone •
poi]
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Postillati 16
' «I
CANTO
Bf quel color ; eh pr lo fole auerfe
Kkfce dipinge da fira e da manei
Vìdio aUhora tuttol cìel cof^erfi ♦
E come donna honejla ; che fermane
Di fe fìcura , e per <jffrw/ fiitlan'^ '
P«r afcokando tìmida Jì j&wc j
Co/? Beatrice trafmuto fmhianTjat
E fvìl ecl/p/t credo chcn ckl fùe ;
X^uando fiJtì /i^ fuprema plJanTjt
Po/ proceie/^er piiro?e
Con uoce tanto da fe trAnfmutata^
Che lajmhìan\a non fi muto pìuet
"Non fif la Jpofa di Chrijìo aUeuata
Del fangue mio ; di Lin , di quel di Cleto }
Ver effer ad acqutflo doro ufatat
lAa per acquifìo dejìo uiuer Vieto
E Sijìoye P/o, e CaliHoy^ Vrhano
Sparfer lo fangue dopo molto feto ^
Ko« fii nojìra intentìon > che a dejlra mano
De nojlri fuccejfcr parte fedejfe,
Parte da Ultra del popol Chnjliano j
che le chiaui , che mi fùr concejfe ,
Diueniffcr f€gn::c:lo in ucffiUo ,
Che contro a batte'^^aii ccmhmcjfe J
Ne chi fijfe figura di figlilo
A priuilegi uenduti e mendaci 5
Ondic fouente arrojfo isfiìuitlo^
Di (jufl ficùfi f Yojfo colore eh la Kuuolét,
ffY li ifìifi uajforii chf cfcerìiorìQ ia U ter
rg e fmtf ripongono tra (jueEa el fzle, fi dii
fìnge da fera, t^uanh effe fcle difcrnif in
ccciifntf, 0 da rtiane, (juarìdo furge in
w'mtfy Vidi io allhora, dojfo le parole di
Tiffro, TVtto cojferfc, Tutto camliato e
trafmutato il cific, E come hontfìa donnd
the fermane f cura di f(,f(rìterJcf retia
iogni colpa, e fer laltruifiUo fi fk (imii
da fur fclaméte uìejiioìo dire, Ccf Beat,
udenk dir a Pietro il ftUo iel mal jfofìof
re, trafmuto fcmiian'^a, E tale ediff
ojcurita creilo che fijp incielo, (^ani
do la fìtfrema jfcffdn'^ , duayido chrii
fio fui legno de la croce fati . Poi fyocei
der^n le farole di Pietro con uoce tanto
trarfmutata da /?, CViela fmhian'^f
ciò e, che il uolto non fi camino jfiu lui e
diffe, NOw fit la ffùf(f, N077 fii la chiffk
di chrtfìoalleuataenoirifa delmio [ani
gue. Di (jufl di lino, e di quel di Cleio^
fer effer ufctia ai acjuifto doro, ciò e, in
auaritia e fmonia, ma fer accjufìo di (jue
pò lieto e teato uiuere H cjuafu . PietìQ
fu crucifìffcfctto di Uerone, lino fecondo
Pontifice, fu martiri^'^to fctto del medei
fimo, Cleto ter^ Ponffctto di Tito, Sìflù
ottano Pont, feto Adriano,Pio nono Tcnt,
fctio del medffmo, Califìo fctio Antonio
CaracaUa, \Jrlano,c\ie fuccede- a cdiffo,
NCn fti mfìra inte) fiore che farte del fofol chrijìiaro
ZofiLrni una de L farti, e defremendo Ultra, NV chele chiaui lecjuah mi fi.on con.
tT ul^^^^^^ neghPendarii e gonfioni, chef fortano a comlatter contra de Ue^l^tt
concedi.. frLgi. Verde 1 heui af. filini, che fer freciof uendeano, erano kU
S 1^0, e i. una \arte hLano t7 Unno le tefie di Putro e di Paulo .
In uefla di pajlor lupi rapaci ^
Si ueggicn di qua fu per tutti i pafcht:
O dif^fa di Dio perche pur giaci i
rei fangue noUro Caofini e Guafch
Sapparccchian di bere 10 buon principio
A che uilfine conuien che tu cafchi.
E^ legier cofa infender (guelfo eie iìf Offa
uoglia fer jufpi uerfi ftgmficare, Vitui
fera in fcntentiaU ftmonia di Ciouanm
x^if. chf fii di Caorfa città di Prouen"^,
E (fueUa di clemente auinfo Guafcone^
iflaual dicemmo nfl ^ix.derirf.Et è-
feriti^ d lYOfofito negliaUi jurpefaiole,
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Postillati 16
I
PARADISO
Un laìta froutdcntta , che con Scipio Amlitf uoUs unimfo grfgi tni(jut
V OS fofmt jfiritw f^nctut ffifcopt regm
ealefttìim Dei, jitam ac(juifiuit fanguine
/feo, E^o |cio (juzniam intyahuntfofi iifctf
fum meum lufi rafienies^ row f^fcentet
gffgem , MA. laìta proui^ifnfia, ImagU
naft il peta, fi come U iiuina fYùuit
dentia difèfe Roma, che fu U gloria éel
YKOnJo, dal Barharo e Carthagintfe Hani
Tìilale mfiunie la uìrtu ii Scipione , Cofi iella tofJo iifinier la chiefa da tjuefìi Barlari e fmof
fiùici lupi tnhalitodì fafìori, mediante la uirtu d^ Arrigo fffto Injperadorf, [fr juelche di lai .
^iffiijamentt dicemmo ne Ultimo ifl Purgatorio .
Vifife a Roma la ^hrra del mondo ^
Soccorra toflojfi comio concipox
£ tu jigìiuol , che per lo mortai fendo
Anchor giù tornerai , apri la bocca J
E non ajconder ^ud^chio non afcondo
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Postillati 16
CANTO
Sì come il wtjpor gddtì fiocca
Ingrufo laer ncTlro -, quando! corno
Ve la capra del del col fol fi tocca ^
In fu uìdio ccft Icthera adorno
Tarfi ) e fioccar dì uapor trìcmfhml ,
Che fiato hauean con noi quiui foggiorno^
Lo uifij rnio figuìua ì fiio't fmkianti ;
E figuì , fin che al mezp per lo molto
Li tolfil trapafjar del più auamix
Onde la donna , che mi uide affcìto
De Uttender in fii^mi dijjc ; ^djma
Il uifo 3 e guarda come tu fii uolto ^
xxvrr.
Mjfìra, chf lofù ìf far:! e li Vidro, Tu/i
fo il tricrfi di (juei Irati ftltuo fu ufr(ò
la mna sfira filto f fffff^, a fmliiuéine
if la n(ue che ft genera ài gelati uapri,
caienh gin dal «Dj?ro arre in terra nel
temfO del Iberno, (juanhl file e- nel fcgm
àel Cafri^m^ynelquale il fcljìifio km
Yn:(!eyOmtmce, si come laer mftrofioc
ca a uapor gelati in giufc, (juanhl corno
de la capra del cielo f tocca col fole, Co fi
uìdio farfi adorno l'HEieYa,cio e , 1/ cief
lo in fu, e fioccar di trionftnti uapri ,
chauear.O <\uiui in c^uel tal ethera fiotto fcg
giorno con woi . IO uifc mio, Seguii
foefa in fu cùn la -ceduta il trionfi di ijuei Irati fin a ianf: che la molta dift^ntia, che fii tra (furilo
e lui, li to' /è di pierlo più ueiere, ?.t adhora Beat, ued'nìolo lilero dal guardar in fu li difji, che
a^hajpffcl uifc in giù e uedeffè ccmegli era nel girar de h:iaua sftra circolarméte con juella uoho •
Guardo a iuncjue il fceta, art monito da
Beai, in giù, e uide the da Ihora ch/gli
uhaue a f rima guardato, che fii (juado nel
xxy. cato difjc. Col nife rifornai fer tute
(juantele fette sfìre et cet, fìanJo fur ne
loUaua sftYa,e di (jueJla nrl frgno di Gerr.'t
ni, nel(j:<al d ffc fffirui [dito. Vide fc efi
pr moffc, nel uoUar con la detta sftra ini
fe^e^^er tutto larco, che il f YÌrr:ì clima
fa dal me^ al fne, che ueniua ad (ffrfu
la terra la mftk del uolto che (juehf^ nel
nofìro hemnsfxrio, et in effe frimo clima^
da oriente in occidente, chela fi ueniua
aifjpre dal archio meridiano fn a Lrif
^nte occidétale, uicino alcjual è f fin fu
la terra Gadecittk delufteriore Sfcgna,
ihe ueniua ad hauer giralo la mita de la
ferra halitata del nzflro hemiffìrO, CfT
una (juarta del cielo, che in tutio re uenii
uaad hauer girato fin a cfui tre (Quarte,
come balliamo dimcftrafo ne la difcritiioi
re dfl Vara\. E di la uedeua il fi6e uarco
d'\!lipydel(jual dicemmo nel xwi.de
Da Ihora, chio hauea guardm prima ^
lo uidi moffo me per tutto larco ,
Che fii dai me7J> alfine il primo climi \
Si chio uedej di la da Gade il uarco
ToUe dWlijfi ; e di qua prejfio il Ino ,
T^elqual fi fi ce Europa dolce carco i
E più mt fi-a difcouertcl fito
Vi quefla aiuola j mal fol procedea
Sotto i miei piedi un fegno più partito.
La mente inamorata che donnea
Con h m'^.a donna fempre 5 di ridure
Ad e [fa gliocchi più che mai ardea^
E fi natura j 0 arte fi paHure
Va pi'^har occhi:, per hauer la mente,
In carne humana, 0 ne le fae pitture^
Tutte adunate parrckher niente
Ver lo piacer diuin ,che mi rifi^lfi ,
Quando mi uclfi al fuo uifo ridente.
E la uirtu ,che lo f guardo mind Jfi ,
Del bel nido di leda mi diuelfi,
E nel del uelocijfiimo mimpulfi .
Vuf E Ji^ua uedeua il Ufo di Tenicia, neìc,ual Eurofafi p.^doke carco a Ci:ue muf.toin t^
clelarnauallaMarec'^^^
? A R A 13 r s d
ilffgnì M TauYO, clr fen/ua ifueBo f^ùnjt^uaì àirmo ^ut lifm '^ cVe* ira V^umctUìf et il
frimo {lima, E fenhf Mce efferft ufiuto moffc mo Uno cheffc primo dima fi dal me^ d fine,
Mhiam:ì da n^Urr, che fecondo Tolomeo, fette fcrìù i climaù, nee^uali e diuifd tutta la taia^ che fi
fuo comodamente haiitare, e ijuefìi fer lógitudine fcnù imaginatìfu la terra da oriente in occidete^
tfer latitudine, tra l'E^uinotiah fi ciriolo artico, ma diuìfi da ciafcuno di (juejli due efirmi (er
terto ff>atio, ffTche uuino a PEpinotiale, fer lo ecceffuo caldo, e uicino a larticO, fer lo eccfffm
freddo, ftfuo mal hahtareMjt un clima tato ffatio fu la ima tra luno e [altro di tiuefli dueeftre
mif (jum hafta a uariaril m/mior di de Unno fer mel^ hora,ferche juatofiu ci aUonfanimo da
VE(\uinotiale et accofìiamoci al circolo artico, tanfo hahtiamo il di maggiore. Onde noi che (jui in
Italia fiamo (fuaft al fine del <fuint:ì clima, e chiamap fer "Roma, halSiamo il maggior di de Ianni
a (Quindici hore et un (juartò, e la eleuation dflfolo fcfradelori^nte di (juaratatre graiitmt^.
Quelli che tenganol me^ di cjueflo clima hanno il maggior di de Unno di quindici hore, e U tlrua
tion del f oh digradi (juarantauno et un fer^. Qj4e[li che tega noi frincif io, hanno il maggior di di
^uatiordicihore e tre (juarti,ela eUuation del f oh ditretanoue gradi,e coftfegueno tutti glialtri di
mio, che ciafcuno dal frincifio al fine uégonoa uariare il fuo maggior di de Unno di me^ hora,
e la latitudine di juefto ^ di miglia irr. Il me^ del fefto clima ha il fuo maggior di dhore ijuini
liei e me^,ela eleuation del poh di gradi <]uarantacinijue e due cjuinfì, e dicff fer Eorifrene,
la fua latitudine e di miglia in. il me^ del fcttirr.o dima ha il fuo maggior di dhore felici, e la
eleuation del foh di gradi (juarantaotto edue terl^, e dicefi fer Rifti monti. La fua latitudine
ii miglia 1 Coft tornado a dietro, il r^e^ del cjuarfo clima ha il fuo maggior di dhore (juaUori'
lui e me^^e la eleuaiion del fo!o di gradi trétafei e due ^uinti,e dice fi fer Rodi, e la fua latitudine
e- di miglia 300. 1/ me^ delter"^ clima ha il fuo maggior di dhore cjuattordici, e la eleuadon del
fo/o digradi treta e tre (]uarti,e dicefi fer Ale(fandria] La fua latiiuiine è di mig\ia 570. il me^
delficódo clima ha il fuo maggior di dhore tredici e me^^e la eleucMon delfolo digradi ueticjuati
irò et un (juarto, e dicefi fer Siene città d'Egitto, e la fua latitudine e- di miglia 400. Il me^ del
frimo dima ha il fuo maggior di dhore tredici, e la eleuaiion del foh di gradi feiicì, e dicefi fer
hAeroe, La latitudine è- di miglia 460. Vedi aducjue ciò chefrofriaméte ^ un clima, e che dicédd
il foeta efferfi ueduto moffc fer tutto Ureo che! frimo cima fa dal me^ al fine, Vauer uoluto fignifii
care cjuanto di fcfra hahhiamo fjfofio . La mente inam.orata CHe donnea^ ciò ^, Lacjual fi moue
dmfre con Beat, mia donna, ferche la mente de lamanfe figuita ftmfre hlietto che ama, ARdei
fiu che mai di ridurre ad efpi gliocchi, E fiu che mai dice, ferche cjuanio fiu eccellenie ficonofit
effir lohieUo che fma, cornei foeta, falendo di cieloin cielo, ftmfre fiu conofceua ejpr Beat, ciò è',
la teologia, tanto fiu faccende Ihuomo nel fuo amore . E Se natura, 0 arte ft fafìure, le w^rfi
pttranno mediate ifenfi, Onde fctuiene che ueggiamo alcuna naturai lehz^, come far ette (fueUa
duna fvrmofa dmna, O fitta ad arte, cme dura maeflreuole fiultura, 0 fittura, immediate loci
ihio, che fi fafce di tal ueduta, U riduce a la mente, Ucjual in (Quella dilettandofi, nafce in lei lai
more. Onde Quid, Oculi funt in amòre ducer . Dice aduncjue il foeta. Se tutte cjuefìe faftui
re dafij^liar occhi ferhauer la mente fvffcro adunate infieme, farieno nulla, riffeUo al f iacer dii
ttinOy che mi rijflende- ne gliocchi, (Quando mi uoltai al ridente uifo di Beat. E la uirtu che mini
luffe il fuo dii^ino fguardo, mi diuifc e toìfc uìa mlhel nido di l eda, ciò e, del fegno di Gertìii
m, ne eguali i figliuoli di leda,cio è-, Caftor e Voluce, fecondo Uguale, fiiron trasfi>rmati, E mimi
fulfèefpinfe mluelociffitno cieh,cio e-, Nd nono, iltjual da lui, e da tutti glialtri matematiàche
furo indlfi a lui,è' intefo^ fey h primo moUU, uehciffmo oltre a tutti glialtri cieli, fer hauer (fueflo
n fir in un meìefmo tefo la fua maggior uclta, che cjueSi le fue minori. Ma fer hauer i moderni
0fìrologi ccfrefo ne lottaua sfira, oltre a glialtri,un moto,cheffi domadano accofìameto e difcofìarr.e
(0, fi fono imagina'i no poter proceder da altro,che dal moto dunaltra sftra,Uijual intedono che fia
frgla ietta ottau^ et effe [rimo nfpfiU talmete, che dm uogliono che fieno e cieli che fi mouono .
CAKTO XXVII
te parti fue uiuijjime ^ eccelje
5/ unifórmi fon ch'io non fi dire
Qual Beatrice per luogo mi fcelfe ,
l/la eUa, che ueieud il mio difne ,
Incomincio ridendo tanto lieta ^
Che Dio parea nel fuo uolto gioirti
La natura del mondo ^ che quieta
\l meio , e tutto laltro intorno moue 5
Quinci comincia j come da [u^ meta ^
E quejìo ciclo non ha altro dout ,
Che la mente diuinar^in che faccende
Umor chel uolge ,e la u'ntu chei pme ,
Mòjiray che le farti di (juel nono cielo era
no fi uniftrmi et egunli, degli no fa iire
^ualluogodi jueUo Beat, lifce^lielp,fche
ite cieli de fette panefiy il luopo ffio, cme
Uhhiamo ueduio^era f(mjfrep*io r^ej^roj^ri
cOYfi iefjì j^ianeti/ ne huauo ciek il fegno
Ji Cerriini^fche imjuefìojtonond era
flella ne altra cofn, ma fclamkefmflicifjt
ma luce, fer'o nó uera da fj^yatcua difiin
i'm di luogo, iljual Beai. gliUuf/Jc <^ f^^
cheYf, come Uueua fitto ne gHM cieli.
Ma ella, dice, la^uaì uedeu^ il J^f^^r M
ntiOfinmirìcio riiHo tanti lieH 4 ivfh
PARADISO
Lucili amor iurt cerchio lui comprende ^ chf Vio fareun g:ìJfr tifi ft^o uoh,e le fi
Si come qucjlo glialtri ^ e quel j^reànto
Colui j chcl cinge ^foUmente intende ♦
lion è fuo moto per altro dijlinto:
Ma glialtri fon mifurati da quefto ;
5/ come dicce da me\o e da quinto ♦
E cornei tempo tenga in cotal tcjìo
Le fue radici j e ne glialtri le fronde,
nomai a te puoteffcr manifijlo ♦
rolf a Beaf.fùron ^uffte, Qwi ({ut^^
mno cielo comincia /<» natura monio,
come dafuamfta, Comf da /ùo princii
fio, tatuai natura cjuifta f fà fofarf 11
Ynt^Oy ciò è. La terra ^ E M^u( tutto Uh
m intorno, Verche mòue no fclamente
la terra infiori tutti glialtri elementi, ma
tutti glialtri cieli ancora da lui contenuti.
Onde il Fihicfi nel frimo de la Fiftca,Na
tura efl motus tfT juietia, E non ha t^uei
fio deh A Itro doue, ciò e*. Altro luogo, che lamente diurna, douel fuo moto f renda, Onde Borf.
Mentemij;frofindam Circuit t!T fmdi conuertit imagine cvtìum, IN che. Ne lajual diuinamtnte
faccende L Amore, do è", La intelligentia chi uolge, E La uirtu chifioue, E la uirtu lacuale ejfo
amore infinde ciT ahonda giù ne glialtri cieli, e cjuelli ne glielementi, ferche dal moto di (jueflo
cielo dependei moto e la uirtu de glialtri cieli, laijual efft infondeno foi in <]uefti corpi infiriori .
LVc^ Z!T amo il cielo empireo, iltjual non è- altro che amor c luce, comprende lui, ComprHe
atl-raccia effe nono cielo dun cerchio, ft come effe nono cielo comprende et altraccia glialtri dei
li, E Ciuel precinto, E cjuel tal cerchio che comprende e contiene in fe effo nono cielo, do è', il cielo
empireOjlntendefclamente colui chel ciyige, cioè-, l dio, che fcheffcndo incomfrehenféile, ini
tenie, comprende e cingel tutto . N0^? ^ ft/o moto, Non ^ il moto di juefìo nono cielo difìinfo
e mi furato per altro molo, penhe fdamenfe e' moffc da Diofcmmo tD" immohile motore. Onde il
melefimo Boef. Stalilisc^;maneyis das cuncta moueri, MA glialtri fcno mi furati da ([nefìo. Veri
ihe facendo effe primo moUle la fua reuolutione in xxiiij, hore, le eguali finno un di naturale, Ihore
finno i di, i di i meft, i mefi glianni, con che fi mi fura i moti de glialtri cieli meiianfela diftini
tione del (eie, come died ft mifura DA me^ e da cjuinto, do e'. Va cinque che' il me^, e Ja
iue chè'la (Quinta parte dì lied, \erche due uolte dn<]ue e cinjue uolte due fa died, ET a te homai
fuo effer munfejìo come il tempo, che altro non è- che mifura del moto, tenga LE fue radia, che
fcno Ihore e gironi, IN cotal tefìo. In confitto principio, E ne glialtri deli LB fronde, che fcm
i meft e glianni, che depen dono da efft ^ironj^tD' hore con che ft mi furano e fuoi moti . DiVrwo
adunijue, che il deh empireo, che non fimoue, moua il primo moUle, chè' la nona sfera, quei
fìa mouelottaua^ htiaua la fetiima e coft ua difcorrmdo fino a tutti gliemetiù ia la terra infùoi
ri che Lltimo, iljual fclo non fi moue.
O cupidigia ; che i mortali affonda
Si fitto te , che neffun ha potere
Di tirar gliocchi fuor de le tue onde }
?)en Jiorifce ne glihuomini il uolere :
Ma la pioggia continua conuerte
In boTjicchioni le fuf\fiì*uere ^
Fede 6^ innocentia fin reperte
Solo ne pargoletti: poi ciafcuna
Vria fugge , che U guancie fan coperte
T^aìe kalbutiendo anchor digiuna^
CU poi diuora con la lingua fciolta
Efclama Beat, dannando U cufiìita le le
cofc caduche e terrene, lacjual fmmerge
talmente Inumane creature che non pon le
uar gliocchi da cjueUe, E len dice fiorir
ne glihuomini il huon uolere, ferche mtu
talmente fappetìfctl lene. Via la continua
f'.oggia delhumane cupidità conuerte le
nere e luone fufine IN hoT^acchioni, eh
fcno pieni dac<fua e di uermi, do è', coni
uerte la huona uolunta in deprauata e dii
fcrdinata cufidita, che fartorifce uitioft
e dannof effìtti. Et h fimile a <juel che
dice ìfaia
CANTO XXVII*
Q^uaìunque àho j^er qualunque lunax iicfifaa al (juìm, i)(fntaM ut /Scfret
E tal kalbutìcndo ama eir afccìta uuasyjiàt audmìalrufcas , Echecjufftì
La madre fua',che con loquela intera pai uero, ur^^ianio, come dicr^chrmen^
Difia poi di uederla fepha^ trflhuomoè' neU fua fueyitia^iYOuarft
Cefi fi fhla prHe Vmca nera fi^'^ innocema, e jfurita in lui, frii
Mmimo aghetto de la bella hVta ""'t ipelik gu.r^de.^uePeuirmfe
^. ^ . T-'^ , _ r parti fi mp^:)r:o, ff in luopo dt quellf di
V. 3«e/j che appena mm,e kfaa fm. L/« co/^.,4«/ùi, E L/,
anclora halhtifndoy e ftr la nuoua età
non hn fjjprimenh la fartela y iigluna, cVei^ot cow la lingua fmìta^ e uenuto in fta adulfa, diuof
ra <^udft u:)glia dio, zfr in <jual fi uoglia ffmjfo, de tanfo uien a dire, che di continente doueni
fa intem^fratOy E tale anchora lalhutienìo ama ET ajccltay ciò ^, Et ojfcrua i jfrecetti de la mai
dre, che con intera ì:^ ejf edita h(juelaji)oi le defidera lamorteyh cofi la jfelle de la Uh figlia,
di jud chafforta mane e lafciafcyay nel primo affetto tffcndo lianca fi fii ntray do ^, E cofi laff
faren'^ de Ihumana natura figliuola del /c/r, che n^jf portai di e la fidane la notte, nel frimo ajfetì
tOy ejfcnh fura tfr immaculata y douenta defittiuae uitiata talmente che uà di lene in male,
t fi da Dio non e aitata, ancor di male in peggi: .
■ MoPrayfeYconclufimeynonefprdar)'ai
Tw perche non ti picei mirauìgha , yauìgliare fd mondo e- cofi corrotto, peri
V enfia che in terra non e ^ chi gouerni x che mancando di chi driuamente lo gouer
Onde jì fuia Ihumana Jnmiglia » y,,*^ di necejjìta conuien che poceda male.
Ha prima che gennaio tutto fi fiuemi Volend:i in firireychefd pafìor regge ffe h
Per la centefma.che la giù negletta; ne^come dourehhe, il gregge fiuoy che cjutl
Ruzzeran fi quelli cerchi fupernij lo ancor procederete yettamaeyrr adi pa
Che lafivrtuna lche tanto fiafhetta, fior ftcendofi lupo il mal ejfi^^^^^^^ chd
Le poppe uolgcra.u fon le prore i gregge con lui infiieme preda la t^^^^^^
r' 1 1 i7r ^ J .. hJondimenOy conchiude w fcnfentia , che
5/ che la ela fe correrà diretta . ^ ' ; „• ;»,f/,./7; ^J-/
JJ 1 1 r correrar\no aUum celefli inpufjiy cr>e
E nero frutto uerra dopol fiore , ^^^^^^ -^^ ^^^^^ ^.^-^^^ ,l,,,^oy5 , y^^s
uiuere. Onde dice, Ma prima che genaioTWUo fi fiuerniycio p-, Efca tuUo dd uerno, feria centefif
ma CHè- negletta, Lacjual è- dijf^egiata la giù in terra , q\e^i cerchi fiuperniy do ^>CiUfflt
cieli c^ua fu di fcpra RVggeran /?, Volgeranno talmente y E prefi lejfetto per la cagione, do ^, il
fiuono che ftnno i cieli nd uoltarft, come uedemmo r.d primo canto, per il girar di jueUi, auenga
che il ruggire fita proprio dd Leone, CHr la firtunay Verche la huona infiuentiay lajual pfieUa e
tanto fi defiieray che da tal reuolution detta figuire, Volgerà le poppe u fon le prore, Ver hauet
detto firtunay a la^juaì e le poppe e le prore y do e , tutte le naui fcno fcttopofte. Volgerà, come habi
limo detto, in uirtuofo il uitiato uiuere SI che la dafpy Talmente che la militante chiefty o uoghai
m dire la religi^n Chriflianay Stando anchora ne la fimilituiine de la firtuna poppe eprorey peri
che da/fe fitgnifica ogni nauale armata, COrrera diretta, Vrocedera per la dritta e uirtuofi uta,
E doppJ fiore uerrauero fruttOy e non più, come di fcpra dffiy hl^cchioniy Imagmankfipurm
chra d'Arrigo si. che douea uenir adindri^l^r le cofe de la chiefi e di tutta Italiay cjueUo che dtjoi
tra medefitmamete uedemmo che uoUe predire, oue dijfi, Wii Ulta prouidentia che co Scipio e cef.
Ma qu',io a qud che dice, che prim.a che gennaio fi fuerni tutto per la chefima che' negletta ^uagm
e ci Halìnamo daf.pere, chelulio Cefare ^ cjuello, chefccohl corfc ddfdeper tutti i dodia fc^^^^
dd zodiaco ridu/fe lanno nd termine che n:i Ihahtiam.o, perche c^uefl^ ^^^'h^'^'^^^^^^^
inucMirfdhoreUcétefimaianedundimeno, Auengache dagliEgittifprtrnaMH^^^^
PARADISO CANTO XXVII^
'rrifhfm mh termnm, ut Al^^AtfgniydelcjuaU^ mentionf Gmcinni StjjìfYino Tìf U fua ófm
h c:ìmpfttionf k7 ufu ajìrMtf', comfw/b Unno fcìarf Dccxliij, anni dofò ihhmeo, t trouo fti
milmfnte fjfer apunto ccchv, di eh <ju:tyfa faytf dunaltra, meno U centeftma fclìa P^yf^
tome pare a le /y . e hij. chayte del fuo Hk Noi alunpe da chrifìò in cjua, che nac(fue il x!^\
anno de V Imperio d'Otiamno Augufìoj cht fuaede ai effo Cffare ne l'imptrio, Ihahiiamo hne,
guanto adirale hoye ojjèruato, fenhe vffeUo a le [ci hre, che fono la (juam ^arte dun di nai
turale, Ihaihiamo o^ni (juAYto annaffio di ccclx\i. di, onde b dmandiamo hifcpo. Ma de la ceni
teftma, lajual fi douea rahaUere, non nhMimo mai tenuto conio, Ondel foeta dice ejfer (juigitt
ne^^etta, Si che in xv. centin.iia danni, che fono coift da chrìlìo in (jua, che al temfo del foeta, che
fiUalccc. al cccxx.fcpra mille, (jitando fcriffe juejìe cofc, eU xiy. centinaia, f amo fior fi inan\
fiu di (jueEo che doueuamo xv. di, e di tanti il meft di ^enaro, Ufial e dim<erno, fi uien ad ejfet
difc^lìato d^ laut.mn^ ^ accofìato A U {rimunera, e coft perfcueranJo, in iffatlo di temfO cmliei
ra flac one, fenhe fi come hom ^ dinueYno,ilijual, fecondo ^liaftrologi, comincia c^uandoì fcle eni
tra nel prmn grado del Capricorno, che comunemente lo fa a xy. di di dicélre, farà poi in effaprii
mauera, che comincia (juandol fole entra nel primo grado de l'Ariete, che comunemente lo fka di
xf. di mar^, O' in tal modo uerra i/Mo ad ifuernarp, Wiaperche ijuefìo non ft puofirfcn'^ il
corfo anchora di moUe centinara danni, Z!T il p^eta ha dimoflrato, come difcpra hahhiamouedufo,
huer auenirtofìo, halhiamo ad intédere,cheg!i ufi di <juel medefimo color rtitorico che uso il Pet.
nel primo del trionfi damore, oue dejjc amor parlando in perfcna de hmira difp, Manfueto fanciul
lo e fiero ueglio. Ben p chil frou^f, e fiati cfd p ana Anì^ milianni, E noi fimilmente, cjuUo «o;
£iamo dimojfrar ad alcuno U cofa inàjfetiata douer tòfìo auenire, molte uolte diclamo cofa fimile,
cme Ma prima chepaffm cento, o mille anni tu lo uedrai, o tu ne farai chiaro . Cofi adunque il
foefa,Ma prima che gennaio fi fuerni tuUo,perla centefima che' negleUa la giù, Quefii fuperni
cerchi ruggeran fi, che la firtuna e cet. Uora traUanìol poeta in (juejìo luogo de la negleUa ceni
tefma, mi da cagion Santiffimo padre, di ricordare a tua Sentita, che laudatile, et a tu:tol mcnÌ9
utile opera farehhe, fe ejuella fi degnaffe di uoler una uolta rimediare a (juefto non piccole inconuei
mente, ueduto maffimamenie ejfer perftrfi ogni di maggiore. Et il rimedio più fhcile e meno altei
valile giudicherei che fife juejìo, che efp tua Santità comandaffe a tuUol popolo chnfliano, che
fer XV. anni continui, il mefc di Genaro, o Jual fi uoglia altro che fiaji xxxf. di, fi/^cejfe ditren
auuciU rendo tutti que±che hanno cura danime,che tal ordine puUicafpro, e fitto p^na di graue cenfura di
' tempo in tempo cfferuaffero e ^ceffero ojfiruare e cet. leftfìe moiilifijpro ordinate fecondo! coni
fiieto, Le immolili ciafcuna juel di medefimo del mefe che erano ancor [er lo paffuto ^
CANTO ^XVIIT.
nel frefinte canto, il foeta, flanlo fuf
Vofcia che 'incontro a U uitct ^refents
ibe mi ferì mortali apcrfcl nero
Qj<eTia,che imparadifa la mia niente^
Come in ifl^eccho fimma di dopfiero
Vede colui , che finalluma dietro ,
rrimd che IhMia in uifh od in pcnfiero ;
E fe riuolue per ueder fd tmro
Lidicel uero*,e uede che faccorda
Con ejfo , come not<t con fuo metro j
anchzra ne la nona sfira, defcriue ilmo'.
io nel(jual li fit conceduto il poter (juiui
ueder la diuina fffentia, E come di gY^*
do in grado f li r.-'pprefcnto poi in tre gei
rarchie li noui chori dangeli, che le ftan
iintorno, con alcuni duhli chiariffima^
mente refcìutoli da Beat, ^
fcia òne intorno a la ulta frefcnfe, Voi
(he Bfftr, la^ual IMparaiifa, ciò e i M^'*
Cojii
CI*
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Li
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Postillati 16
Cq/i la mia mmcrìa fi ricorda
Chiù fici riguardando ne hcgìiocchij
Onde a figliarmi fice amcr la cordai
E comio mi riuolft , e fùron tocchi
l i mìei da ciò , che par in quei uoìumCy
Qj^andunque nel fuo giro ben fadoccbj
Vn punto nidi , che mggiaua lume
P.cuio /15 citi uifochegli affoca,
Chiuder ccnuienji per lo forte acume
E quale jìcUa quinci par più poca 5
Parrebbe luna locata con ejfo ,
Come fidla con rulla fi colloca^
te in Varadifo U ma n ente, iffYcle me^,
iianfe U tù:logi<r, far.if.afa fer Ui,
uerp in co^nìtionf It ft jfemf f éh
tr.nrcofc del VfiYaJifcymajfeYfc f JecUai
YC , incorno a U j^refcr^te uita If mii
feri rnortali.il uero.VMUfnhyni Jirnof
firato (juarJùfflT'r'^^'rr.fnre in qufjlo vui
fcYYimo monh fi u'ur, comt nel pati
dfKtf canio Ulhiamo ueiuto, Auenr.e
a rr.fy [nonio c^f lamia mente fi n^*
cOYda, ric^uaYJamh %e f oi h^Hocch ,
JrcjUamor fce la corJa feY fi^ìUri
mltercle fi Comedi fr^ànemmo.
PARADISO
Oculillinf inam^Yt Jucet, cme a oìlui che ^ituria ne h jpecchh e uele ftdynmi ii ìoffieY:^ ', 0 tm
eia, da lafial fe ne aUuma iietYù jpYima chela ueàa od hahUa in fenfieYO dhauerla a uedeYe, e che
ft riuoìge feY uedtY fel ueiYò de h jfecchio li dicel uerz^ e uede che la fiamma ficcOYda con effe jpeci
chio, cme fa U nota del caio COn fuo metro, Con la jua fYoprtionata mi/ÙYa,e fitffi certo di (jueU
10 . E come io mi Yxuolft, e li miei occhi furon tocchi DA ciò che par in (fuel uolume. Va <]kel che
ft iimòfìra in cjuel nono cielo che ft uolge, C^dndunc^ue, ciò è-. Ogni udta (Quando fadocchi(T
ttfjìfft Sene la ueduta nel fuo gÌYO, Vidi un funto che raggiaua Ime fi acuto, CHe il u'tfc, ciò t^,
che il fcnfo uìftuo che efjctanto acuto lume AVfica, feY lo firte acume, ciò ^, Ahhaglia fer lotroj',
p acuto e jpenetYante JplendoYe,fi conuien diuideYe, H (juefto tal lume tanto acuto, come difetto ue$
dYemo, m-iflra che fvffè idio, llcjual, fer ejpr incomfYenfihile^ egli non fotea ffnfthilmente uedeYe,
ma uedeah fer Yeflejfo da gliocchi di Beat, ciò è', da le più intime parti de la fiera teologia, Ef eru
11 lume che uenia da {juepò funto in apparen'^ tanfo hreue, che una de le più minime /ielle hcata
e poffa appreffo di cjuell^, farreUe una luna . Defcriue adunc^ueU diuina efpnfia inferma dipun
fo, peY che ft come c^ue^o,peY effcrindiuiftiile, riman fimpre ne la /ita unita, Cofi idio in fc fleffo
feYmanendo, YÌman fempYe unico e fclo , Onde nel xlij, canto de la fùa diuinita parlando difi
fe ^ Eternxlmente rimanendofi una.
ì^d letto de la diuina effentia, hora dice
de noue chori dangeli, che difìinti in trt
geYaichie di gYado in gYado le girano fcm
fre intorno, e (jueRi effcrpiu jflendenti e
di più ueloce moto, che meno fcn lontani
dal punto deffa diuina effentia, A diftren
da de le cofc s'è filili e corporee di ijua giù,
come difetto uedremo, Verche cjuanto fcn
più pyeffo a Dio, tanto più faccendono nel
fuo diu'ino am^re, E quanto più amano,
tanto più giuhilado, e per la ineff^thile lei
titia, uelocemente fi mouon^ . V>ice aìui
y«r in pnf enfia, che intorno al punto de U
diuina rffcniia, e tm dijìanfe da tal futi
to, franto la luce del fole far efpr appreffo
tt quel cinto, 0 cerchi:ì, che la nuuoìa, lai
qual fi genera di terrfjìri ucfzri, le filini
torno, quandol ucpore di cheeffa nuuold
e- generata e più denfc e effe, fi giraua
un cerchio difuoeo fi ratto, chaureUe uin
io quel moto, che cinge fiu tojìo il mondo,
e quejìo è- il primo mòhde, che lo cinge,
come d i fcpYa dicemmo^ in xxiiy, hoYe, E quefto tal ceYchio fecondo ehe uuol infirire, e che di fctto
uedremo, era hrdine de SeYafini, che fono fiu frefo a Dio, e confcquentem.ente più ardenonel fÙ9
amore, ferche li figura difiioco, E fer lo jpeffo e denfo uapoYe dinof alquanto poco dijìauano da luif
ferche quando la nuuola è' più denjh, tanto meno può in quella dilattarfi la luce , Ordina aduni
que co fi. Intorno al punto, fvrfè cotanto difìante qudto a lo cigneY faY appreffi la luce chel dipigne,
QU.ddol uafor chtl porta più ffejfc. Si giraua un cerchio digne e cet. E Quefio era dunaltro e cet.
Seguitando in dire de glialtYi ordini comerano contenuti luno da laìtro, Ua di fctto uedremo che
in perfine di Beat, dilìintdmente ne trdUera, Efeyche lordine che conteneua era pmfYe maggiof
del iQntenuta
Forfè cotanto 5 quanto pare ctppreffo
A lo ci'^ntr la luce , chd dipigne
Qjiandol uapor chel porta più e fpeffo
Vijlante intorno al punto un cerchio d'igne
Si giraua ft ratto ; chaurìa uìnto
Quel moto , che più tojìo il mondo c'tgne :
E queHo era dunaltro circoncìnto ^
E quel dal fer^o, el tcr\o poi dal quarto ^
Dal quinto il Quarto , e poi dal fcjlo il quinto
Soura figuiuaì fitùmo fi jparto
Già di larghe7^'{a ; chel mcffo di luno
intero d contenerlo Jàrebbe arto :
Cofi lottauOj el nono te ciafcheluno
Fiu tardo ft mouea^ fecondo chera
In numero dijlante più da lunot
E quello hauea la fiammn più ftncera^
Cui men diflau^ la fhuiUa pura *
Credo pero che più di lei ftnuera ♦
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Postillati 16
'0^
CANTO xxviri*
hi conifnuh mpYdy cM feUimo fra^ìa. ianCì ffam f dilatiaiù in Uyghzl^y CHdmfffc ìi lui
H3, ciò qM cfUPe arco, fenhe his ancella dffjli Jum fit in quello convertita, come ne Imi
ma nel xxi,iel Purg. QHanio fifp infero, fayehlf ARfOjCioè' Sretto a contererh, A(Ji.)y,
que f enfi f come uuol infxrire, (filanto grande Jpatìo CQY)i[Yfnieu(irio gliaìtrì duf ordini^ cioè^^
lottano e! nono , che contenevano tutti glìaltri m fi •
La donna mìa j che mi uedeua in cura
forte fojl'efij dijjc 5 D.i quel ^unto
Vej^sndH ciclo j' e tutta la natura^
Mira quel cerchio , che più glie congiunto 5
E [appi chel ftio mouer e fi tojlo
Per hjfocato amor^ cndegU è punto ^
Et io a lei 5 Sei mondo fòjje pojìo
Con lordine , chio ueggio in quelle rote j
Saf/o mhatchbe ciocche me propojlo^
Ma nel mondo finfibile fi puote
Veder le uolte tanto più diurne ,
QuanteUe fon dal centro più remote t
Onde fel mio difio de hauer fine
In quejìo miro & angelico tempio ,
Che filo amor e luce ha per confine j
V J;r conuiemmt ancor , come lejjemph
E lejjcmplare non uanno dun mcdot
de io per me indarno ciò contemplo ♦
chf nei
Dante jìujfcf^tio i
come
cji^e
' cofc mirafil
{onorante
di
cheaueintaft Beat, li dmojrra, che dal
già ietto punto irfende tutto luniuerfi,
E chel tanto ueloce m'^to di (juel prirKQ e
minor cerchio che gli è- fiu uicino niene,
come a fcfra iicemmo, ia lardentiffirr.^
more, che lo moue, E ii (jui na^^e al foe
ta unaltro iuhhio, come jia, chel cerchili
fiu uicino al i^untò,halliafiu udoce n:otO
di cfuedo, che nè'fiu lontana, Confiderà
tOy che in jueftù fcnfihi! rr.ondo ft uede [ci
guir il contrario, come ueggìamo ie citUy
che a fiu ueloce moto è^jcrrfre (juello^che
da la terra, che lift centro, è- fiu Idtam,
E pero iice, sA iefiieriomio (jual ho Un
ieniere, ie hauer fine e (juetarfi in c^uei
fio angelico e mìrahl tmfio iel frefinte
mno cielo, ilcjual ha fer confine lo Empi
reo, che altro non e- che fch amore e luce^
Mi c^nuien ancor udire COme leffempio, ciò h Come il rr.ondo fcnfide ii ftio, E / Fjfimplare,
E/ il mondo inteHigihile cjua fu ii fcpra KOn uanno dun modo, ojfruano nel moto unmeiei
fimo ordine^ che io per me medefimo contemplo e confiderò juefio indarno .
Se li tuoi diti non fin da ta] nodo
Sufficienti y non ì marauigha,
Tanto per non l'ntar e frtto fidot
Cefi la donna mia: poi diffi:*, Viglia
Qu:l 5 chio ti dicero ,/e uuoi fiimù J
Ef intorno da cffo tajfottiglia ,
Li cerchi ccrporai fin ampi ^ arti
Secondol più el men de la uirtute^
Che fi dijlende per tutte lor parti.
Maggior bontà uuol fiir maggior filute:
Maggior falute maggior corpo cape,
SegU ha le parti ugualmente compiute^
dunque Cofiui ; che tuttoquanto rape
Ulto uniuerfi [eco ; corrijpondc
Al cerchio } che più ama, e che pm [ape ♦
Vuol r,edK fcluer il iuUo U p^efa, ma
frima li iimofira no effr maraw glia fe gli
ferfe fteffc è- infcfficienie a cjufPo, O ni
de iice, li tuoi Ufi nonfin fcffuifni
fi da tal mk.. ciò è'. Se li tuoi humani
e naturali iifcorf no lajìanc a fcluer cjue
fio iulio, non e- marauigHa , TAnto
fitto fedo per non tentare. Tanto è- ftt*,
io Ufficile per non effer tentato con cjueì
deliti me'^, che per uenir in cognition iel
uero ft de tentare , Verche le intelligwi'^
ti e iiuine cofe non fi ienno, fer intendere
le , agguagliar a le fnfhiìi humai
ve, come fnceuail poeta, B juM mei
M CO fuoiielitime'^ft tentano, tam
iopiufireniondijfidlieiure, Seuuoi
I
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Postillati 16
PARADISO
Perche [e tu et U uìrtu circortde aIuH(jue fc/iartl fUT fjpr cUm ii(juéi \
Ld tud mìfura^ non a U p:iruen7ji ftìduhio y figlia f^ir intfnie ciòcie hòt ^
De le fuUantìe , che tappawn tonde ; fi «^«Vo > ^' affctti^liafi intorba (jneli <
ru uederaì m'iM confequenzji ' V,'""^' corfor^^li, Vmojìra, che
Di ma2Z^o a più , e di minore a men^ ' f f ° °
. 'T r '.IV ^^yi ft dfnrtò mifuYare da la auatìtifa de I
I« c,<,/c«« «rio <«> ,«fea,^e«t^. ,^ j,/, ^J„tiui, U i
uMu hY3, e (juello hauey maggiòY uiriu, c\i( fyoluce MAg^hr falute, ciò è , pìm falutipro e mii J
ghr rjjf ."to, e (jHtUò hctker mat^ghY faìkte CHe cafe^ci^ e-y ll^uA cótiene magghY cOYfo, AiiK^ufi ^
il frima mohiUy o u:glimo dire la nona sfra, che contien kuaua, maggioY forj33 ii tutti glialtri ^
conlemtìy e che yapifce e tiya feco tuttò luniueyfoy ejpnh di maggioY uÌYtUy coyyì fronde n <juel cm « e}
thiz del modo intflligihile CHe fin ama, e che fin pj^e,cio h , A c^ueh de Serafini, che fiu arde in
<rworf , e fey efferpiu pre/fo a Dio, meglio fa ^ intende Ini . E cofi dice, fe tu ciyconii la tua m./u
ra a la uìYtu sonala paYuen'^, Non a la ficciola cfuantita DE le fujlantie che taffaion tonde, De ^
le inielligentie che tappayifcuno in giro per (juefìo infeSigihil mondo,T V uedeyai miyalil confcjuen ^
<^ e confvmifa in ciafcun cielo ^ Sua infetligentia, perche noue ejpndo i cieli molili, e noue glioY
dini de gliangeìì, ^ ogni ordine ejfendo linteJligentia dun cielo, ogni infeUigentia infinde tanta CÌ
il uirtu nel fin, (juanta ne riceue dal creator che tutto intenie, E cofi quella, che la riceue magi LoiW
gioYe,ne infinde più, e c^ueRa che minore meno . Sono adunche cjuefìi noue ordini iangeli, come £|
di foUo ue iremo, dijìinti in tye geyaychie, et ogni geyarchia ^ dì tre ordini, E ne la prima più pref jj
y3 a Vii, il primo ordine è di Serafini, che riguayda a la nona ifira , llfèconio orline di chern
Uni, che riguarda a lottaua,cio e, al deb flftlafo . il ter^ ordine di Throni,che riguarda a la
fcttima sftra,chh (fueEa di Saturno , il cjuarto ordine, chè' il primo de la feconda gerarchia, ft
è de le Dominationi, che riguarda a la fefia sfira, chh' tjueUa di Gioue . 1/ (]uinfo ordine, chk
ie le Virtuti, riguarda a la Quinta fftra, che (juella di M^trte . il fcjìo OYdine che- de Potè/tati,
riguarda a la (Quarta sfira, che' <juella del fcle . il fcttimo ordine, che il primo de la ter^a gerari
chia, rj' è-de Principati, riguardai a la ter\a tfira che* quella di Venere , L 'ottauo ordine, che én\
Arcangeli, riguarda a lottaua sfera che (jUfUa di Mercurio . il nono ^ ultimo ordine, cVé ai
ngelì, riguarda a la nona ^ ultima sftra, che (jueUa de la luna falmete, che la minore sfiyi «j
in (juayififa del mondo inteìligihile, che' de Serafini, infinde la fua uirtu ne la maggiore del mm ffk
io fcnfihile, ciò e^, nel primo molile, che la nona sfira, B la maggiore, che de gliangel, ne la mi
noye, chr cfueìla de la luna,ma ciafcuna cojifirfie a la più egude a fi in uirtu, hcjual depende pm /ci
cipalmente da Dio, epn dal moto, E fieUa ha più uirtu, che più ueloce, e (juella meno, che men M.
uehce fi moue, E (juella fi mone più ueloce, che participa più, e (jueUa meno, che men parficipa de 1 1
lamor diuino, E cjueUa ne participa (iu, che più fmcina a Dio, e Quella meno, che più ne remota, £ ^
A dunque la fi\nt^fia del poeta fi e^, che i m,ofori dognuno di fuefii molili cieli fieno duno de detti
noue ordini d'Angeli challiam.o uedufo, er ogni cielo glthalf-ia di juel ordine dalcjual è- riguari
iato, e che tanti fieno e m.otori dogli cielo, quanti fino i fini moti, come ahroue halliamo detto ^ ?
ih^gli affama nel fio conuiuio, Ondel primo molile cfual ha un filo moto, ^ e- da oriente in cedi r
iente, e Ja ocdienfe in oriente in xxiiif, hore, ha per motore uno del primo ordine, che de Serafit
ìli, GHaltri cieli hanno due moti principali, do e, uno da oriente in occidente, per la firl^ dtffo ^
frimo molile che li tira dietro afe, e domanda fi moto ratto, laltro da ocdJente in Oriente, ciafcuno ^
fer uirtu de la fua intelUgentiA, o u:igliamo dir del fuo motore, e domanda fi moto proprio . E (funi Sr
fiu ueloce, e (jual più fardo, fecondo il moto e la uirtu di (juella. Onde lottaua sfira contenuta, fei
(ondol p^eta, immediate da effi primo molile, uehciffima oltre a tutte laltre contenute da Id, uien l J
^fir nel fuo proprio moto, fidamente in cento anni un grado del deh talmente che in trtntafd m\U q
T
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Postillati 16
CANTO xxvrri,
ar.nl urna <t finir tutta ilftiO carfo • Quflla di Saturno h fk in xxx. am^ Cioue in xy. M(?Yfe
in hf, il fclf in uno^Wrnnf e MfYcurio juaft in cjuel me^efm tcn^p del fcle , lah.ndi p^i un
da di tutte, in xxvy. di e la ier'^ farie d^{ncltY0 9
Come rimane Jplendido e fereno
Lhemifferio de bere , quando fojfta
Borea da quella guancia , onde più Uno
Vcrche ft purga, e rijohe la roffia^
Che pria turbauaj fi chel del ne ride
Con le bellcT^ze degni fua parcjfia^
Cofi fido j poi che mi prouide
La donna mia del fuo rif^Oìtder chiaro ^
E come HeUa in ciclo il ucr fi uide ^
E poi che le parole fue rejliiro^
TSion dirimenti firro dispuilkj
Che hoUejCome i cerchi sfauiUaro^
Loncendio lor feguiua ogni fcintiHa^
Ef eran tante ^ chcl numero loro
Viu chel doppiar de li ^cacchi fimmìHa
Coft cmelhmspYÌù nofìro^diie il foetef,
Yiman fcYeno e lucido quando il uento hof
rea, che uitn da tYamorìfanctyfcffia DA
quella guamia ondè' }iu leno, ciò è^. Va
quella f^Yte, da laqual egli ^ fiu Unto e
uien con uizifnda'rMnzìe, E quepae-la
farte f iu uiàna al uenio choYO, de jfìYa
ira ponente e fettrniYÌone^ VeYche fi fUYga
e Yifclue l A rojpa, ciò ^, la màer.jita
ie uafOYi comitYtiti innuuole, Lacjual
roffia turlauà frirra laeYe, fi M cui f^t
to fcYem, co le leìle^e de le fuìle DO|«i
fua faroffia, Da ogni fua farie re ride e
moftrafcne allegro, Aueng^ chefarocchia
fta quella farU de la città, che fctto duna
diiff}', e dijjc jf ai offa ftY aaomdaY la ri
ma, Cofinìificiio pai che Beat, Yìii fYOi
tilde del chiaro fuo ri /fonder al mio duhìo, e che per tal fio yìjfmieYe fi uide rr.amffuy)-ente il
uero,'e^na]ìella ft uedein cielo, E poiché rejìaYon lefueparole, i cerchi di quelli ar.geli sf^uili
laro daEegYez^ e gioia non altrimenti che disfnuiQa f^Yro che klle , illoroimmlio fcg^tiua
O Gni CcintiUa, ciò e-, O gnuna dejfe fàuiUe, er erano tante chel nun^ero /oro Slmmilla,cio e. Si
fi in migliaia, Vlu chel doppiar dt lifcacchi . Ha lofacchiere tya tianchi e nm hiiij, luoghi, C7
chi comnciaffe a numeyar dal primo e ponejpli nome uno, al fecondo due, al ter^ q^ttro, al
quarto otto, E coft andajfe fcmpYe raddzppando, fYima che fijfc a lultm:o f tYOuerdhe haueY tal
nmeYo, che quafì farehhe imumerahle, E nondimeno, il numero de gliangeli di quei cerchi cht
jfiuiUauano, dice chera ancor maggiore
Io fentiua ofannar di choro in choro
M punto fiffo y che li tiene a luhìy
E terra fmpre , nelqual femprc fòro t
E quella, che uedeua i penfm dubi
Ne la mia mente , dtjje l cerchi primi
rhanno mojìrato i Serapht e Cheruhi ♦
Co/i ueloci feguono i fuoi umt
Ver fimigliarfi al punto ; quanto ponno 5
E poffon , quanto a ueder fon fublimt ♦
Qj^eglialtri amori , chcntorno li uonno ,
Si chiaman Throni del diurno afì^etto }
Ver chel primo tcrnaro termincnno^
E dei fauer che tutti hanno diletto ,
Qjianto la fua ueduta fi profonda
Io fentiua tutti gUordim di quelli ^angeli
di choro in choro OSannaYf, ciò e, Can
tare op.nna, E cof day Ue A L punto fif
fc, A Dio immolile CHe li tien a luhi ,
llqual li tiene al proprio luogo, e per ejpr
confirmati in gratia,lt terya frfipYe,E
sépre da che ftiron creati uifiiro, E Beat,
the uedea ne la mia mente i mei duhipen
feri mi diff, 1 primi cerchi, che fero fiu
freffc al funto, tlanno mcflrato i Serafir.t
Xfx i aherulm, iqualifguonol Suoi ut
mi, ciò ^, lifm affirtti,che li tUneftret
ti ciT uniti a Dio PEr fmigUarfh ^^^^j
Ver rcderf fmili quanto fiu porno a ht,^
^poffcnfcYrM,(^ayAofcn fulUmi
JuLe,ci^Jc^-^i^f-^ rfT^^'Oi
B G l'i
P A R A D I S O
Nel ucroj in eh fi qucta o^nl intelletto^
Qiànci ft può ueder, come fi fónda
Uffcr beato ne tatto y che uede^
Kcn in quely che ama , che pofcia fecondai
E del ueder e mifura mercede j
Che gratia partorifce , e bona uogVta s
Cojì di grudo in grado fi precede^
Lahro ternaro ; che co fi germoglia
In quefia primnuera fimpiterna >
Che notturno ariete non dij^oglia^
Terpetualemente ofanna fiierna
Con tre melode , che fiionano in tre^
Ordini di letitia , onde finterna^
\n ejja gerarchia fon laltre Dfe,
Vrima Dominat'ioni y e poi Virtudii
Lordine ier^o di Potefladi è
Tofcia ne due penultimi tripudi
Principati ei7* Arcangeli fi girano i
Lultimo e tutto dangelici ludi ^
mfcfrloj VfTchf guanti pulì fon lafyeft
fo, t(xntò fin k conofiano, e juanto fiu k
con^lcano, tanto fiuUman^, f (juSfofhi
Iccmam^ tanto fi renhn più fimili a lui^
iljualnon è altroché infìnifo anme ^
C^egllaltri amoYÌyTfìce dff Throniy i<jmt
li fino il fer^ ordine, e lultimo le U pYÌ$
ma ie le tre gerarchie, Onìe lice chefef
minano il primo ternario, E che tutti han
Tjo DllettOfCio è', Beatifuline (^anto U
fùa ueiuta fi pròfiinia nel uero, Qn^n^a
la pia cognitione penetra in Dio, iljHiil
uia uerita e uita, e nel^ual fi ejueta e pofa
ogni intelletto, Perche ejpnio liio fcmi
m lene, (fuelli che lo conofcano, (juanto
fin legni li poterlo conofier e, come fà ogni
heatoffirito, ne poffano maggior co fa dei
filerare, perche fclo in conzfcer lui cofifìe
la uera heatiiudine , Onde dice, che li
qui fi può uedere, come lejfer heato fi fin
la NE latto che uede, ciò è. Ne latto del
conofcere Dio , E Non in (jufl che ama,
E non ne latto le lamure, CHc feconda pofcia, ìl(]ual figuita da foi, Verche non fi può amar la cofk
fè frima non fi conofce, E Mercede, Qjueda chel Creatore ha fempre dogni fiid creatura, come uuol
infirire, che partorifce in effe fite creature, e gratta e luona uolonta, e mifura DEluedere,cio è".
Del conofcerlui fuo creatore. Adunque la dtuina rr.ercede è mifura lei uelere, perche tanto la
fer giatia li cognifion lifea la creatura, (guanto ella e capace di poterlo conofcere. Et il uedere
è m'fura de lam^re, perche tanto fama, juanto fi conofce . E cofifi procede digrado ingraio ,
L Altro ternaro, ciò è*, la feconda gerarchia, chemedefimamtnte h li tre ordini, che germo^lii
e fartorifie grafia e Iona uoglia cofi come la prima, IN (juejìa fcmpiterna primauera,\n (fuejìa feri
fetua gloria, CHe ariete notturno non lijfoglia, per hauer letto primauera, Vercheaìlh:ìra corrÀn
da qua ^iu tra mi la primauera, chel fol entra nel primo ^rado le r Ariete, che lo fk liurno, Ef
ogni arlore fi cmincia a uefì^r li figlie, Mapoi (juandol fcle entrane la lihra, per ejfir fcgno op4
fofuo a l'Ariete, comincia lautunno, nelqual ogni ariore fi ffoglia le le figlie, etaUhora l'Ariete
fi fi notturno, perche no furge a Ihemisfirio n^jìto fino li notte . Wuol in fcmma infirire, che U
felicita e gloria li la fu, per ejfir eterna, non patifie tempo neflagione. Onde lice, che perpetuali
mente effe ternario S Verna, ciò e'. Canta, et e- fer fimihtudine da gliuccelli, cheaUhora comincia
770 a cantare, cju^do efiano del uerno, e noi allhora diciamo che fi^ernano . Cantano aducjueferfe
futilmente ofanna, che fignìfica loda di Dio, COn tre melodie che fimano di letitia in ire orìini
ONÌe finterna, T^e eguali tre ordini effo ternario fi fn trino, ciò e, un ternaro di tre ordini, e nota
che interna ^ uerho, E fino ineffa gerarchia L Altre Dee, ciò è', Laltre inteHigentie, E la prima
è- di Dominafioni, La ficonda di Virtuti, e la ter'^ di Potefìatì, Voi ne due penultimi TRipuiiff
ciò h', BaEi, Si girano Principati et Arcangeli, e ne lultimo gli Angeli, che fanno la ter'^ ^^rari
chia, come di fcpra glihahliamo medefimamente pofti ,
Quefii ordini di fu tutti rimirano , TuHì <\uef{i ordini rimirano DI fuycìoV^
E di giù, uincon finche uerfo Dìo Alaliuìna efiétia^penhe fi comeha det
/o, nel
T O
ifi:
C A N
Tutti tirati fortore tutti tirano^
E Dion/jio fon tanto difw
A contemplar quefìi ordini fi mìfe j
C/;e li nomo , e difiinfe , conno ^
Ma Gregorio da lui poi fi diuife t
Onde fi tojìo , com2 ^jocchi aperfe
in quello del , di fe medejimo rife ^
E fe tanto fcreto uer projift
ìs^ortal in teìya ; non uogUo che ammiri x
Che chil uide qua fu ghel d fcouerfc
Con altro alpi del uer di quejli giri ♦
xxvrrz,
/o, nel ueleY ti ìnteJtY (jueUa cùnfifìf U
IfatifudineloìO, E Di giù uinconyVfrche
fi cme ffjt fcn uinti et afiretti a rimiraf
in Dio, cQYKf a fuo ultimo fine, cofi efft
vincono tT' ajìrin^onù tutti ^Uqy dirti it
Beati a rimirar in loro, neejuali ueggonO
Dio Yafjf)Yffcntai:)ja fimilitudine de le lofè
che fi YdffYfpntano ne h Jjeahio, corì'.e
ue demmo nel nono canto,Ohe inpeYfcna di
Cuniffa da Romano dilp,Su fcno fi^tcchi,
uqì dicete ihroni. Onde Yefuìge a noi
Dio giudicante e cet, VeYO Dionifio, in
t^ueRo de diuinis nominihus dice^ kngei
lur efì)}eculum fUYum et clariffimu totam fi f^s eft iiceYe fulchritudiné Deifufcifiens . E cofi tutti
auejìi OYdim dan^elifcn tirati e tutti tirano ue)fo Dio, j^erche effi fon tirati da Dio, e Unirne heate
fcn tirate da loro a mirar lui . E Dionifio con tanfo difio, Scriffè Dionifio Arioj^apta in (juel de
iiuinit nomnilui.et de angelice hieYaYcVxe difìintamete i nomi, et il numeYO de gìioYdini de glian
affi ne la p.Yma chel foeta in ferfcna di heat, gliha di fcfra digrado tn grado dijìinti, nominati, et
ordinati, Auen^a che Gregorio pi altramente fentij]}, e fòjfe difcrepte da lui in cuefto, che in lu!}
j»o de Throni,lhe Dionifio pneper il ter^ ordine de la j^rma gerarchia fiu [Yejfc a Dio,pjc le Po
teftati, KSr i ThYonipfe in luogo de Pnncifati, che Dimfio pne feY ilfYimo OYdine de la tfY^ge
raYchia, Et in luogo chr Dionifio pne le Dominationi pY lo pimo ordine de lafaoda,effc Gregorio
uipone e Principati^et in luogo de Potejìati,ultim,o OYdine de la deUafccodagfYt>Ychia,pne le domi
riati5i,Ma dice che fi toflo che GYegOYÌo apYfe pi dop la mOYte ghocchi a cjuel f^premo cielo,e uide
li detti ordini ejfer dijfofìi altriméti di cjueilo chtglift Ihauea imagina(i,rifefra fi medefmo del/uQ
errore E chefe Dion fio poti- di c^uelli jua giufc in ferYa anchoY mortale difctYneYel uero, ncejpr
iamm'irarft, perche S. Paulo che li uide, cfuldo fii la fu rapito, gliel difcouerfc e mamfiftUui, con
ni/ro ajfai del uero di nuei cieli, chegli non fcppe ne potè , come uuol mfinre, fcnuere ne dire .
CANTO XXIX.
Quando ambedue li figli di Latona
Ccuerti del montone e de la libra
Tanno de lori^onte in fume T^ona ,
duanto e dal punto , cfrel cinit inhbra
Infin che luno e hltro da quel cinto
Cambiando Ihemifpcrìo fi dilibra^
Tanto col uolto di rifo dipinto
Si tacque Beatrice riguardando
Tifo nel punto, che mhaueua uinto^
Toi comincio 5 Io dico , e non dimando
li udir ; perchio Iho umo ,
Qucljche tu uuoi
Oue fappunta ogni ubi ^ ogni quando
h . la fu. mateYU , iimojÌYa il numero de M d finti, con:. Aliamo i^^^
te ordii r 3 uelli in tre germhie, efier infinu^. E icn che Vi. nel cu^rh f^mcrf- ^ tm
il poeta nelpYefente canto finge, che guar
dando Bfaf,]fer molto hreue JjrationeU
diuina maefìa, hauerui ccmpYefi alcuni
duUi chfYano in lui, ijuali Yefclhti,fi
digreffione in riprender la ignorarla dal
cuni m.oderni theologi, e ddtri la maliti^
ne lejfoner la facra fcYittuYa peY uia di
fcffìjìichi e fimi dogni ueYa inteYpYetai
tione, e la uanita et auaritia de predicane
ti, che lafciando da parte chr fio e l'Euan
gelo, fafcono gìiaudifori di me^gr>e lian
c:e e fàuole, con le nuoue inuemioni tT
arti che ogni di trouano per tYo.Yafmi
flici i danari de le hrfe . Poi iornant
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Postillati 16
PARADISO
U fm uìrìUy mnlmm e^ti ffpr quel mf ir fimo chera inan'^ a U cYeafiùn lord . qVani
h mhfiue tifigli di latona, v«d/ diynoflYayf che tatoflf tacita Beat» a riguardar in D;o, (guarii
lo fìa la lum el foley c^uank fono in ofpfttme t fui circolo de lon^nfe, a carnhiar hfYnitjtrQ, Ini
tendendo effo [eie e luna fer li due figli di Latora, come uedeyyrYno nel xx. del Vurg. COuerti dal
montone, Stanti fitto di (juffìi due oppofui fcgni, ciò è-, de Lariete e de la lihya, F Anno \cna.
Tanno cintolo cintura infieme DE lori^nte, che e" (juel circolo donde efjì in oriete nafcono, e doue
in occidente moreno, QV^anto h' dal punto del cìnit intéra, '^nit ft f <juel funto in cielo , che
propriamente rijj>onde fcfra de capi noflri talmente che i '^cnit fono infiniti, perche non fclamente
ogni huomo, ma ogni cofa CT* ogni luogo qua giù in terra h^ la fufo in cielo il fuo. Adunque tanfo
fi (acque Beat» riguardando fiffc col uifo ridente in Dio, iìqual era il punto che hauea uinto me, c/o
f , la mia uirtu uifwa, come nel precedente canto hahhiamo ueduto, quanto r dal punto de Imi
^nfe, CHel cin'it inhhra, llqualpunto, il fùo '^nit fcpraflandolif pondera e pefà, come la hilancia
^ ognipefc che fc le fcttopone, Infin che luno e Ultro di quefìi due pianeti SI diliira, ciò f\ Si dfi
jvl Vtnit 'i li^f^^^i diuidf t fayte da quel cintojC Amhando Ihemisjtrio, Verche aHhora lun fiale al nofiro, e lali
V tro fcende a Ihemisftrio oppofito, Et in fententia. Tanto fi tacque Beat, riguardando in Dio, quat^.
' J Jn^ ji^ j7 f^lf f \^ l^fj^a ^ camhiar hemisfirio, quando fcno in opfoftione luno in oriente e laltra in occii
dente fiul circolo de lori^nte, che è Ireuiffmo tempo . VOi comincio a dire, lo dico e non dimani
io a te quel che tu uuoi udir da me, perche io Iho ueduto, O fippunta ogni uli cr ogni quani
io, ciò è'. In Dio, nelqual e impreffo, come fimprim.e un punto, o^ni luogo et ognitempo, perche
in lui, come già più (tolte ha detto, tutte le cofe fi rapprefenfano .
No« per hauer a fe di bene acquijlo
(Cheffer non p«o ; ) ma perche fino [^Uniort
Votejje rifplendendo dir j fubfijìo ^ '
In fua eternità di tempo fibre -,
Euor dogni altro comprender ^ come piacq^^e ^
Setperfie in nuoui amor lo eterno amore ^
Ne prima quaft torpcnte ft giacque :
Che ne prima ne pofcia procedette
Lo difcorrer di Dio foura quejle acque ^
Tre duU mofira Beat, hauer ueduto in
Dio ejfir in Dante, il primo, doue la crea
tione de luniucrfo fiffe f^tta, \l fecondo,
Quando, ciò e-, in che tempo fHa filpfàt
fa, il ter^. Come, do è',f(lla fii fitta in
iflante, o ueramete in proceffc ài qualche
fempo . A quali fiff^ondendo dice, che
V Eterno amore, ciò è', idio, Kon perfir
acquifto di lene afe, che non può effcrf,
perche ejpndo perfitiiffimo, nrffun hntfc
li può aggiungere, MA perche rijflenden
ytrv tJj ^ iofiiO Jplenlore, fAa^ fartlcipanlo il fiiO ualore, Pofefjè dir fiihfiijìo, Potejfe dire fio fiottogiaci
* iio, SAperfe in nuoui amor lo eterno amore. Si manififio in nuoue creature, lo eterno creatore,
come piacque, Co'ne farne a lui F Vor dognaltro comprendere. Perche nel crear de luniuerfc ini
tefe fol feftejfo, E comegh finte leffe, e" oltre al comprender intender dogni creatura. Onde dice
che fii in fua eternità, F Vori di iemfo, che neleternita non ha luogo, E quefìo rijf onde al doue
alquando de due primi duii, Suififlere, Latinamente f^nificafìar difetto, \dio adunque, xnan'^i
g la creation del mondo, fìaua in fi fteffc. Ma fer participar la fiua fcmma honta, produffe in effir le
creature, che ah eterno fitron ne la fiia idea, A le quali egli fcttogiace, come princifal fulietto di
quelle, E come ogni fuhjìantia fìa fitto a fuoi accidenti. Onde Vgo da S. littore trattando de la
creatione de glihuomini, Cum Deus fummelonui effit, uoluit illos efp partitipes etiam fiueleatitii
iinìs. Et quianon potefl eius ieatìtuìo farticipari nifi per intellecfum, quanto magis intelligii
tur, fantomagis haietur, ftcit rafionalem creaturam ut intelligeret, t!T inteHigendo amaret, CT*
cimando foffideref, tfT p^ffidend:ifrueretur . fi giacque, dice, prima che le cyeaffc (^afi tori
fenfe, do è^, Ciuafipigf^ CT* oc/o/o, penhel dtficmere di Di) fura quefie acque, ciò (y, Uperar fui
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Postillati 16
CANTO xxrx
'IpY fiet
fcfìd li (]uelìe cYfdtUYf.Onlf alprincifio del Genefu, Et jfiritus DeifreyuY fufey ét^uat,
cede' ne frima ne f o/, Perchf proceder e frima e pi [lenifica femTo, ejuello che a Dio, per ffft y
no^nòft f «3 aUrittiire, Et il Fihfcfi mi (juarto de la Fiftca diffinifce, ^rwfa no ejpr altro che mt
fura di mòiOy e moto non poter efprfcn'^ corpo, ìnan'^ adunque a la creatior^e de luniuerfc^peri
che non tra corpo, non poteva effcr moto, e non efjendo moto, non pottua efjlr tempo .
Forma y e materia congiunte e furate
Vfciro ad cjjcr ^ che non hauea frVo 5
, Come darco tricorde tre facttet
E come in uetro inmhra^in criflaìlo
R(J^^/o rij^lende fi j che dal ucnire
A Icjfer tutto non e ijjteruaìlo^
Cefi/ triforme ejfetto dal fuo ftre
Ne lejfcr fuo raggio infieme tutto
Sen-^a dtfìmion ne Icffcrdire^
Concreato fu ordine , e conjlrutto
A le fufìantie ; e quelle furon cima
Ne/ mondo , in che ^uro atto fu frodutto ^
Tura potentia tenne la farte ima :
Islel me^ fìrinfe potentia con atto
Tal uime ; che giamai non fi diuima ♦
Geronimo ni fcriffc lungo tratto
De fecoU j da gliangeli creati ,
AnTj che laltro mondo fòjfe fitto ♦
Ma queHo nero e fritto in molti lati
Da gUfcrittor de lo fpirito finto t
E tu te ne auedrai fe bene aguati t
Et anco la ragion lo uede alquanto^
Che non concederebbe che i motori
Scn^a fua i^erfittion fòffcr cotanto ♦
Di trt j^etlem^fìra che ptron le creature
fYoiotte in ejfcre da Dio in ijìante, Alcui
re di puYa e di fcmplice firma, E (juffte
furon gliangeli. Altre di fura efmplice
maferia,e (jufjìe fiiron glidemeti, Auen
ga che fecondo Ariftotiìe nel primo de U
fficayauffia fa cointraditione,peYche no
uuole àie alcuna cofa hahtia ffjlrt fenili
la firma, e che fio per la firma ogni coft
fa. Onde Auguf.in Uh. confffonum
ad Beum, Duo reperio <]ua fecifli careni
lia tem^orihuf, fcilicet maferiam corporai
]em, cr naturam angelicam • Altre di
firma e di materia congiunte infume, e
juefefiiron i cieli congiunti a fuoi motoi
vi detti inteJligentie,che fecondo Arijìofii
le fcnolanime d(fft cidi, \fciron aduni
che (juefìe tre j^etie di creature ad ejpre
da Dio in uno infrante , come efano tre
fcette DArco tricoyde,cio e',Vt<n arco che
halli tre corde, e che da ciafcunaefcaaà
un tratto V in uno irpante la fua p(tia,
E cof cornei raggio del Cd rijf<lende in ue
fro in amira tfr in crifìaUo talmrrJe che
non h' interuah di tepo dal uenir a h/pr
deffo raggio tutto inftme,QOfil trifirme
ejjrao, cof leffrUo di firma, di materia,
e dffpr tutto itifme ^ Aggio daì fuo Sii
Manie fii Concreato, ciò e-, Infteme con effe creato e conjìrutto ordine, ìlcjual f, che quelle
fifTcrondmondo Cima, ciò h T^^'IP^^ dfpremo grado, ne lecjuaHfi prokuo ATtopuro, ao
r rr
è- m'à'firmZ 7u,l{i'lÌiron,'cmf Uhm^'ueiM", i nouf orjim i*v.»l, l^im in ire gmr>
chi, fcm df dd ur #r Ji f 'fcmfha inifMo,Ortif rkmfc Ufriw^for'f J'"' ^
gj/ff incorro J<, «D« cor^pf^, « r«m E fU. ur^lPro lAr^rtnrn.,à, e-, U^rrU
ZoiI r«e?c ti auefli he e^ìremì, recjuali filP m^iunlo VOijrrM m m, m e, ma con
forma, E jueflifii
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Postillati 16
PARADISO , ^
ffp mferU, OnJf lice, de TaI umfjcio è-, Tal legme fimp nel me^fMiKf m atfdt
CHe mn fi éìw.may llcjual non ft difchglie o distesa gUmai . GfrowiWO ui fcrijp, Hrf dimPrai
to le creature effert fiate tutte prodotte da Dioin i/ìjìante, fecondo la opinione di molti f^^ri theohgi,
Onl< dice, che (juejìo nero è fritto da glifcriUori de lo jfrito fam in mola lati, E ien che Hieroi
nim in una fua efifì. ad Tifum, dimoftrt gliangeli effere fiati creati da Dio molti ficoli inan'^ che
cre<fffe (jurjìo mondo corporeo, ouf dice, Sex miUa nec dum noflri temporis impletur anmrum, ttT
euantas prius eternitata, cjuanfa tempora, guantai fauiorum origine s fitìlfc arlifrandum efl, in
auìius Angeli Throni Domimtionei, ceteria; ordineifcruierunt Dfo alfq; iemporum uicihut, afij;
menfurit, e cet. Nondimeno S. Thomafo ne la frimapari^, ouefolue ^uefia dulitatione, hfcufa dii
cendo, Hieronimusloquiturfccundumfenteniiam doctorum Qrecorum, (juiom^iethc concorditef
ftnfiunt,<iuoì angeli funt ante mundumcorpzreim creati, E fc^uela con ragion naturale dicmi
do, che fegliangelifijfero flati creati inan^ a laltre creature, chel mondo farete fiato imperfitto,
f che imperftni:>ne no può tffer nel creatore. Onde Sfritto nel Deut. Vei per fida fimt opera e cet.
E nel Gerì, al primo. In principio creauit Deut calum tD' terram CcelumJ. angelicam naturante
Terram.i. creatura; corporea; . Cnle dice, che la ragion lo uede aljuàfo, ferche no concederebbe,
che i Wlotori,co e', Che glidngeli del cielo Y offìr cotaio,Toffcro cotanto tepo fen'^ fùa perfittione,
perche indarno pmSe che fvjjlro flati creati inan^ al corporeo modo, aljual hauectno afcruire .
For fù tu doue quanh qucjli amorì
ftiron ermi , e come *fi che (penti
tlcl tuo difio già fon tre ardori ♦
INe grugneriaji numerando al uent't
Si toflo ; come de ^iangch parte
Turbol fuhìetto de uojlri eìcmcntK
LaUra rimafe j e comìncio queftarte y
Che tu dtfcernijcon tanto diletto^
Che mal da circuir non fi diparte*
Principio del cader fu il maladetto
Superbir di colui che tu uedefii
Va tutti i pefi del mondo cofiretto ♦
Cluefiifche uedi quijfuron modcjli
A riconofcer fe de la hcntate ,
Che gìihauea fritti a tanto intender pnflì
Herchc le uifìe lor furo effaltate
Con gratia iVuminante^e con ìor mertoi
Si channo piena e firma uolunutt •
E non uogìio che dubhty ma fe certo y
Che riceuer la grafìa e meritorio
Secondo che lajfettc^ le aperto ♦
yiomai intorno a queHo confijlorio
Tuoi contemplar affli j fe le parole
IAÌ€ fon ricolte fen^ltro aiutorio ♦
tìora fà tu Dante, dice Beat, per tjuello
chio tho difcpra detto, doue, (Quando, e cO
m (i^^fli amori, ciò è^, Quefle creature
fiiTon create, Voue^ perche tho detto che
fiiron cre,iti ne leternit a, Quando, \erche
Vai infefc,che piYoncveati ftiori degni
teyjipo. Come, perche intendefli che fiiyon
creati in inflante , Si che nel tuo dffdeil
rio, chaidi fctpere, fcno già jjrenti TRe
ardori, ciò e-. Tre duli che prima hautu
NE gìugneriaft numertindo al uenii, Mo
flra ijuanto poco flette lucifero co fuoifei
guaci iop la fua creaticne, a rileBarft
contra del fÙQ creatore, perche dice, che
numerando non ft giugnerelU fi toflo *
uenti , come farte de gliangeìi, cadendo
dal c\t\o, turVo c^ua giù i/ fuketto degniti
lemmti, ifenhe àalcunl turVo il moto nai
furale, come delftiOcoe de laere,feruirf
tu del friyno molile, E daltri la ejuiete, co
me de laccjua e de la terra penetrando ne
le uifcere dognun di quelli, (omeufdemf
ynone luìtimode Vlnf, laltra parte de
gliangfli, che non fcgui Lucifero e rimafe
la fu in cielo, comincio tjufflarte del cir$
cuir intorno al fio creatore, Daljualcirf
cuire, per efpr ccfirm.ata in gratia, e
fcter peccare f non fi diparte mai.
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Postillati 16
iii'H
■..fìV
r,Ì7
CANTO xxrx*
PRmcfpio Jr/ caleYy il maìctJetio fù^eYlirefù principio f ca^iottf ìel caìfy li lucifird, ilijual fu
ueiefii c^fìretio àd tutti i fffi dfl mondo, ferche ejpnh jfofto nel (entro df !a terra, luogo fiu laffi
(fi tutti glialtriy tutte le cofe graui fonfam uerfc lui, perche Omne graue teniifur ad cerArum .
<^elli che ueii ^fui girar intornoa D/o F Vro« modejìi,Furon humili e non fuperii di riconofcer fi
ia la diuina e fcmma lonta di Dio, che glihauea fitti f creati prejìi e pronti a tanto intender lui,
Verche le ueduteloro fitron effaltafe con illuminante gratin, E Con lor merto, perche riceuendo in
fc fai grafia illuminante, meritaron dopo (jueUa la cooperante e confumante, jfer lejuali ftiron in
grafia confirmati. Onde dice channopiena e firma uolonta, CfT altro non uoglion ne poffcn uolere
fc non ijuel che uuole Dio . E New j<o^/ic che duUi, Mofìra cjufl chaUiamo àftio, cheì rìceuer la
grafia è' merito, E (\uefìo dice efpre SEcondo che lè- aperto affìtto, ciò e, SeLonìo che glie- mai
nijifìafo laffvttione e lamore, Verche tanfo di grafia merita la creatura, (juanto ha damore uerfc del
creatore, come già in f iu altri luoghi halhi0imo ueduto . HOmai dintorno. Conchiude Beat,
in f€ntentia,che feVanie ha notato le fue parole fcmplicemenfe e fcn^n altro ftff'f^ico intendii
mento, che refclufo de duhhi, che prima hauea, può perfcfleffc hoggimai contemflar nr interier
affai deìaconditione de gliordini di (juelli angeli. La congregation de eguali chiama Conf fioro,
per fimilifudine, Verche confifìoro è' il colleggio de Cardinali adunati intorno al Tapa, Come ^uei
fii ordini dangeli fono adunati intornoa Dio,
Uà perche in tma per le uojlre fchok
Si legge che Ungcìka natura
È ul che mende , e fi ricorda e uoU 5
Ancor diro *y perche tu ueggi pura
La ucrìta ^ che U giù ft con^nde
Iquiuocandom fi fatta lettura:
Q^uejle fiiflantìe poi che fùr gioconde
De la faccia di Dio*, non uolfir uifi
Va effajda cui nulla fi n^fionde x
IPero non hanno ucder intercifo
Da nouo obietto ; e pero non hifogna
Rimemorar per concetto diuijo.
Si che la giù non dormendo fi fogna
Credendo e non credendo dicer uerot
Ma ne lun e più colpa e più uergogna^
Vuol Beat, dimofìrare, che ne langelo no
fono tjuefle frepofentie, IntellfUo, memoi
ria, e uolunfa, che noi ^ua giù, ejuiuof
candì, gìiattrihuiamo, nelmodo che fono
ne lanima nofìra, perche gìiangfh ne ini
fendono per iff etie iheff tragghino da le
cofe, ma intendono per ijfefie che fcnofue
connaturali, e pero mn intendono comi
fonrndo e diuidendo, ne fer difcorfc di ra
gione come ^cciam noi. Memoria fmili
mente, per due ragioni, non fuo effir in
loro. La prima, per che memoria e- pieni
fia danima fondata in organo del corpo,
e gliangeli fcno incorporei, Laltra h', chi
la memoria tende a le cofc paffete, e glian
geli riguardando in Dio, hanno fcmpre
ogni co fa prefcnte. Volontà ancora ncn
ho che imlinatione a la cofa chef dfftdera, efctffi defdcrcffio oli
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Postillati 16
PARADISO
t^tìff a mi , de ilo (fjltìh dmUra hen cafad àe luna, ci uoì/imo a uoler inteJn Uhra cQp, M*
tjftintfnltnk Uio, nonfpffan uolgtr ad intfndfr altyo.ffnhe in lui ininJonù il tutto, E fero
nò bifcgm Rlmfmorarf, m è-, Ridurre a mmoria, VEr diuifo,cio Ver corìcetto, fmhe
uedenkl inno in lui, daljital rr.ai nò udtan uifo, ti tutto ^ fcmpre hr preferite, Adunche ^ufjìi no*,
rni di Intelletto, mmona, r uohn a, che noi uoglictrì'O attribuir a gliangeli, non fcn frOfri di Lro^
ma ecjuiuocati, E come in loro slattino jfrofriamente a nominare, lo fa colui che tutte Ultre cof( pi
ce, SI che la giù non dormendo fi fègna, Perche, fi come (juel che d^rme figna cofc no une, Coft
molti di ijuePi moderni theohgi, fognano non dormendo, perche dicaro le non uere cefi CReiend^
t non credendo, perche tjueBi che credono dir il uero, feccano fer ignorar fia, e ciuflli de fanno di
iir ilfalfc, eferfarer dotti lo uogliano fcjìenere fer uero, feccano per malitia. Et in ^uefìiepiu col
fa,ferche non piamente peccano infinger di creder il (alfe per uero, ma cercano di [erjhdfrlo ai
altri, E Più uer gogna, perche da dotti fcno reputati mendaci e fcdutCori .
Voi ncn andate giù per un fentlercf
Phihjcphctndo 3 tanto ut trafpona
Lamor de lapparenza, el Juo pcnjiero^
Et ancor quejlo qua fu fi comporta , ^ -,
Con men di/degno ^, che quando è pofpojìa t^rf^^t'^f^, che uoi no andate giù nel mon
La diuina Jcrittura ,0 quando è torta , dofijoff ndoPPyu.jcnttero cio e,Tef
..: r. r. ^ . r (Quella jcla uia di tali naturali Loje,m.edii
Seguita Beat» ìicenh, lamore le le coft
naturali che appariscono e poffcnfj per rai
gion prouare. Et il juo penfero, iltjual èr
di cOnfeguir chi ufde e chi honore, ui traf
Non ui fi pcnfa quanto [angue cofìa
Seminarla nel mondo , e quanto piace
Chi humilmentc con ejjà Jaccofia^
Ver cjpparer cijfi:un firgcgna, e face
Sue tnuenticni'^e quelle fon trafcorfe
Va predicanti 5 el uangelio ft tace ♦
V« dice ; che la luna fi ritorfe
Ne la pajfwn di Chriflo^ e finterpofe
Ferchel lume del fol giù non fi porfe
"Et altri j che la luce ft nafcofe
Va fi pero a Glijpani^a dindi ^
Come a Giudei^ tal ccUpfi r^Jj^ofe,
No« ha Yiorenxa tanti Lapi e hindi ^
Q.uantefi fatte fnuole per anno
in pergamo fi gridan quinci e quindi
Si che le pecorelle , che non fanno ,
Tornan dal p,ifco pafciute di ucnto 5
E non le fcuja non ueder lor danno
te lejuali alcuna uolta ft prouano le fipnt
naturali, 0 uogliamo dire, che mediante
lefpmpio de le cofe humcne, alcuna uolfa
fi prouano le diuine, iUht è he ne e lauda
tile a f^re. Ma uoi, per parer dotti, uani
date dilatt&ndo in tutte laltre parti di fif
hfcfia inutilmente e fiiori del uero eluon
fropofto, nelijual douete^ fmpre flmtyt
nondimeno, ^uejìc fi com.porfa e toìera an
cor (jua fu con men di f degno, che tjuani
do la diuina jcrittura, per (^utfle tali parti
àifihfcfa, e' pcffojìa e taciuta, E duan
io e- fortj, ciò e^, E (ju^ndo è' altramete
interpretata di juel che ft conuiene. Come
jj'ejfe uolft temerarìam.cte ardtfcam di /a
re alcuni di jue^i nzflri moderni teologi,
Senl^ pensare cjuanto fangue cojìa a fcmii
narla e f^argerla nel módo,Come fit prin
c'ìfalmente tjuel di chrifìo e de fuoi afofto
. » . ^ , ^i»f àipiu altri finti martiri fitto diuerfi
liranni a cht rffi k pred Icaro, E /?«^ penfar ancora, guanto piace et e- grato cjua fu, chi con um
Umiltà facofta et unifce con Quella, ciò e-, chi firmam.ente e fcn^ alcuna dulitation le crede .
TEr apparer. Danna la fiiocche^-^a et ignorala de predicanti, lauali in ìuoco dfffoner il uanoelo,
mlendo mojìrar deffcr afirologl, .Uuni di loro dicano in pergamo, che ne la p -ff:on di Chri/ìo, U
luna chera in oppoftme alfcle,f uenne fitto Mittica a congiunger con Quello, perche Mora ft fi
kclipfi del fole, e cofi uenne ad ofiurare . Altri dicano, che nonfii perche U luna finterponeJP tra
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Postillati 16
CANTO xxrx.
éJfGfcle f «ii, wtrf cfi^ ctlfolfftt t^ìtu U luce UÌmente, òe^liumuerfdméte Qfmo mtò a li Sfm,
c\)e Ccn:^ Q:dhnuìi,cium a OÌinìi che fcn:^ Orienhìi, Et a Giuiei cUlifauano Hienifclé p/?o nel
yne'^ de Ihemufirio nojtr^ e fottol cin^h meyiIicino,jf(Yche lediffi del fole, che /?/o fi fi pr li^teYi
fQfitme ie la luna tra effe [de e n:ìi, mn m:(i uniuerfale a tutti, jfer ffjcY il fcle molto m^ooìoy de
la luna. Onde effx luna non fuQ celar a tuUi la luce di f^eh . NOji ha Fiore «^4, tapi e Bindi
tran tiomi molte ufifati al temjfo del foeta in Firen'^e , Adunque fcn fiu le ftucle firr.ih, che ifrei
Ricanti gridano in pergamo tutto lanno in ejuffto CT in tjuel luw, che non fcno lapi e Bindi in
Firen"^ talrnfììfe, che l.E pecorelle, do e-. Le genti, che non fanpiu oltre, 1 0man dal fafco,
Tornano da la predica, chè' il pafio de ìanima, PAfciute di uento. Viene di cofc inutili e ucne, Et
il non ueder il danno loro non le fcufa, per fjfer ignorantia crafp a lajual douriano cercar di rei
mediar e di meglio uoler intender la fdlute loro»
Ko« dijfe Chri?lo al jlio primo conuento ,
Andctte^e predicate al mondo chnce^
Ma diede lor uerace jindamento t
E quel tanto fino ne le fue guance:
Si che a pugnar ^ per accender la fèdi^
De Veuangelio fero feudi e lance ^
Bora fi ua con motti e con ifcedc
A predicar *j e pur che ben fi rida ,
Gonfiai cappuccio e più non fi richiede^
Ma tal uccel nel becchetto finnida^
che fil uulgo il uedejfè ^uederebbe
L.1 perdonanza^ di che fi confida^
Ver cui tanta fiultitia in terra crebbe 5
Che fenTji proua dalcun tefiimonio ,
Ai ogni promeffion fi conuerrebbe *
Di queìlo ingrafjal porco /cinto Antonio y
Et altri ancor , che fon affai più porci ,
Vagando di moneta fen^a conio ♦
chriflo n:n diffe Al /lo primo conuento^
cioè, A fù:>i dìfcepoli prima conuenuti
con lui infterne. Andate t predicate ciani
te al mondo, Ma fecondo che fcriue Mari
co a lultimo,dopo la jùa rtfurrettione diffé
loro, Euntes in mudum un'iuerfum, prpi
àicate euangelium ornni creaturcc, llcjual
euangelio fii ilueracelor fondamento,
E (fuel tanto fono NE /f fue guancie, ciO
è*. Ne le fue loahe in parole dipinte da
le flie lingue talmente, che a pugnar coni
tra lidolatrie de V<^gani tfT accender U
chrifliana fède, fìron feudi e lance, ciò
h-y ripari da difinderf tfT armi da comi
hattere deffo euangelio, perche con la doti
Irina fclaméfe di quello, poteron riparar ft
e confonder ogni filfa Ifgg^i OndeV Apo
flo^oa ghUelrei, Sanctiper fdemuicei
runt regna e cet, Hortf, dice^ fi ua aprei
dicar con motti E Ccn ifcede, E con paroi
le giocofc, e pur che ft yidalene, COnfla
il cappuccio Ver.henon par che capine in f^eh^tan^o fra fc f^jft f godono i predicanti àhauer
contaihrmo^iefcele fi.tto hen rider lauìienie pop:lo,parenIolorodk^uer a quello oUimcmentf
Qtisfktto , E Vili non ft richiede, E più oltre di c.A che fricerchereUe a la f^lute, come uuo tnfci
rire, no, ft ricerca, MA taluccel. Intendendo deldemnio, de ft dipigne con la e ihual domina
e Crprajìa a c^uefì. fimilt uanaghy.of predicanti onde dice, chefM loro nel Leccherò del capi
Jcìo chefduulg^ che ^Ih le lo uedeffe, uedrelhe laperdonan^a re lacjualegh ft confida, Imeni
dendodeleinduLtielhelft frelicanti fingon dhauer autorità di poter concedere, peM^
crefciufaineffcuìl^otanta fultitia, che fcnla prouaVAlcun ^fP^'f^^
priuil^gn, 0 hHa Papale, SI conuerrMe ad ogni promiff.or.e. Si condf n erette a credne ogn
\ofJe a eff. predi antihfilPfrop^P^, E di c,urfto, S Antonio, ciò e, Mmon.fierto dej.^^^
le, tnJiJporcO, che a S. Antonio f^Ur^tu fce, perche nel concedere c^uefìe non ^ --f^^^
Te, traUdaLppo credulo ^ ignorarne uulg. danari CT altre cofc, che tutto fi pn loro, di .he
effi ftn^raffano, e le concniine loro che mOY peggio ,
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Postillati 16
PARADISO
l/j perche fiam digrefjt aljcf'r^ rhorct
Gliocchi horamai uerfo la dritta jlrada j
Si che la uia col tempo ft raccorci^
Cìuejla natura J5 oltre Jettgrada
In numero che mai non fu loquela j
Ne concetto mortai ^ che tanto uada ^
E fe riguardi quel j che fi riuela
Ver DanieV, uedni, chtn fue migliaia
Determinato numero fi ceU^
La prima luce-, che tutta la raia^
Ver tanti modi in effa fi ricepe j
Cluanti fon ^ifj^lendori , a che fippaiai
Onde pero che a latto , che concepe ,
Segue lajfetto damar la dolce^zjt ,
Viuerfamente in ejjà fìrue e tcpe^
Vedi leccelfo homai^ e la larghe\z^a
De leterno ualor ^ pofcia che tanti
Speculi fittti sha,in che fi fj^ei^^^k
Yno manendo in fe^come dauanti*
CANTO XKIX»
TYixUam Bfrt/. àt la natura aYgelica.ma
ffY davnar i moderni f re liicanti de la inu
file e MoM uera dotirìna che uannofcmini
io, ha fatto digreff.one (tjjci lunga, hora
tornando a la fua materia dice^che queffa
gelica natura SEn grada fi oltre, eie
Digrado in grado fc multif fica tanto in
numero, ehe mai non fu lo(juela, ne mi
tetto mortale CWe tanto uada, chetante
in numero fcffa multiflicare, Volendo in$
ftrire, chel numero defft angeli e- inflnii
io. Onde dice, ^fe riguardi jue!lo,cheft
riuela fer Daniello, uedrai chen fue mi^
gìiaia ft cela determinato numero, Perche
Daniello al ffttimo dice, MiEia milliu mii
niflralant et. Et decies miUiet cettna mil
Ha affìffehant ei. Intendendo (juefìo finUe
fer linfinito numero . L A frima luce,ci9
è , Idio, CUe tutta la raia, lajual tutta
iUmina ejfa angelica natura, SI ricefe,
Siriceue ine[[a fer fanti modi, QVami
fono glijflédori a che fqfaia, ciò e-, Qu,a
ti fono gìiangeli che ^tendono, «r yW/ ejfa frima luce funife, Et infententia dice, che la diuina
luce lacjual illumina tutta la natura angelica, firiceue in ejfa natura in tanti Yr.odi, (juanti fcn%
gliangeli a eguali funìfce, ferche effa diuinaluce f^ira egualmente in tutti, rra non da tutti eguali
mente e"" riceuuta, ma<jualne riceue jfiu e (jual meno fecondo chenefcn cafaci. Onde FEro che^
latto che concrfe, ciò r , Perche a la forma che riceue la luce,f(gue la dolce^^ damare, ferche ciaf
cun ama tanto, cjuanto riceue diluce, Viuerfmente in effa angelica natura EErue e iefe, Scdda
intefidifce lamore. Et in fcnteniia, effo amore e fiu e men ftruente in loro, fecondo che fiu
e meno f artici f ano de la diuina luce , Vedi homaiadunjue V Eccelle, ciò e , laltez^ e la lari
gheZ.^ de leterno e diuin ualore, do e , di Dio, fofcia che rha fiotti TAntijf'eculi, Tanti ffff-^^i*
guanti fono in numero efft angeli, IN cheft ffeTÌ^ , Netjuali raggiando diuerfmente fi iimdff
hlmanendoft uno <17 intero in /?, cornerà inan'^ a la cyeation di jueUi .
CANTO
forfè femilia mtgVa di lontano
Ci firue Ihora fefìa ; e quefìo mondo
China gin lombra quafi al letto piano ^
Qiiandol me'^o del cielo a noi profóndo
Comincia a fhrfi tal ^ che alcuna biella
Verdel parer in fin a quefìo fv fido t
E come uien la chiariffima ancella
De? fol più oltre 5 cofil cid fi chiude
Di uffìa in uiih in fin a 'la piu bella
Defcriue^ foeta nelfyefmte canto fer certa
fmditud.ne,comeafocoafoco egliferde
la ueduta del triófo de gltangeli, che fem
fre girano intorno a Dio, llche hahUamo
rei f recedete uaduto, E come ritorno a ri
mirar nel uolto di Beat, lanuoua leReZi
de lacjuale mofìra ejpr al tutto imfofft
hile ad efj^rimere, E come da! primo moi
Bile f^ìfe con lei iìifiemeal cielo emfireo,
QUefffmente riguardato in un lucidi ffti
mo fiume
Ap
Ni
I
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Postillati 16
P A R A D I S
CANTO XXX
ri'
.T. *
K
Ko„ ...... ,1 .io.,^o.J. -!^ÌÌS'^£^^
Sempre cJ/^ifor«o . p..fo ,cje m/ .m/e r,,/ .o,^,oM../7^r''^/r.r W.m^
A poco a poco al m/o weier Ji jf/;;Je : p^FOrrf/^rri/i^mf^/i^
PercJ^e tormr con fiocchi a Batrtce UhmnOy Vuoiti foeu àimjirarf, che
trulla ueder er amor mi copmfi , fcomf ffrUffarir ie Ulhainonentf Jt
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Postillati 16
PARADISO
(fi mfnfe, hue ue^^lama eh nafcel fole^ infin U hue fottJ fofmo W cielo^Q uog^im^ JÌYf fcffol
partiti, E tu'itìt (juejìn yeuolutionf fh fcmfye il folrfcpr^ irffo ghh (fi^i in x\iiy', hore ialmentf^
che 3^nifci hore uìen n fir una (juarta, tf/ ogni cjuayt* uien ai rjJeY ^ i oo. miglia, che tan a e- U
quarta farte ii 20400. miglia^ che diciamo fcconh il prta, girar il gìaho. Et ogni hora ne uien
*t sro. che tanto e- la fcfìa farte duna (juarta^ ciò ^, èe le ri 00, miglia, H^ra àicenio il fotta
chi fol NE firue, ciò NV fcalia, Ihorafcfla fvrfe fmilia miglia ài kntanò, E che Quefì^ m^ni
Jio, ciò è-y QUefìo noflr:} hemiffirio, china già <]uaft lOmira, ciò è^^la flette, che altrui non h
ihe omhra ie la ferra. Fino al letto piano. Fino al piano ieffa terra^ (XuUol me^ del cielo, A Noi
fr:>fcnIo, ciò e, A noi aitò, comincia a far ft tal. Comincia talmente aYifchiarire, che alcuna
flella VEriel parer in fin a ejuejlo fvnh, che ie luniuerfo ^ centro, ciò è-, Sparifce talmente, pef
fjfc fuo rifchiarire, cheag^iocchi nofìrifin a (juefiofinio non far più . Ha coluto iimolirare, come
difofra hMìamo ietto, chel frincifio ielo Jparire, ieffc trionfi ie gliangeli, era fmile alprincif
pio ie h f^arire ie le jìtUe iel me^ cielo, (fuanio lalia, unhra 0 fOco più inanl^ al giorno, api
jfarifce in oriente, Perche ^uanio il fcle ne jtruelhora fcfta fei mila miglia ii lontano, ùueUi che
hannoeffà hora fcjìd, ne uengonai ejpr iiflanti 0^0 »mi glia fiu iuna cjuarta, latjunlhMiamo uei
iuto e/prTtoo, miglia, ^ è, come hahSiamo ietto, da oriente oue fi leual fcle, infin fcUol colmo
iel cielo ii ioue lo ueggim leuare, Fjpnio aiunijue aUhora il fcle fctto de lori^nfe 000, miglia^
uien ai efpr a noi che fiamo fcttol colmo iel cielo, unhora inan'^ al di, effcniolfito camin dunhoré
fu la terra ero. mi^ii, che per proceder con finito numero, non la ittermina afunto, Onie dice,
Tcrfifcimilia miglia di lontano, E per dimofirare tjuefia diftantia tra noi, che fiamo fcttol colm^
iel deh, e (jueEi che hanno fa fcfia hora del ii, effir oltre a lori^nte oriertaìe fcggiunge, E (juet
fio mondo china già lomira, Verche allhora china cjuefto mondo lomlra, chel fi [ale a Un'ente in
oriente, cofi comelal"^, ejuanio fcende da quello in occidente . E Come uien, E come uien più di
tre Ulta chiarifftma ancella, ficon do i poeti, del fcle, perche li ua inan'^ a prepararli la uid, Cofiil
cielo, per tal chiare^'^ct, SI chiude, ciò ìy. Si cela DI uijìa in uifìa, Btfìella in fi ella, che frima
ft ueJea, Infin a (juella di Venere, che di tutte e' la più Iella, efiu fi moflra a lei uicina cjuanin
la frecede . Non altrimenti adu(}ue il trionfi de gliangeli, CHe lude, ciò h-, ììtfual girando giuoi
ca fcmfre Dintorno al punto. Dintorno a Dio, LA cui luce mi uinfc. Onde di fcfra nel xwii/, can
io affé, Mnfunto uidi, che raggiaua lume Acuto fi, chel uifc, chtgli afivca Chiuder conuienfi fff
lo firte acume, PArenio inchiujò ia (juel chegli inchiuie, Varenio efpr contenuto ia le gerarchie
ie glianjieli, (fufJle, chegli, per efpr infinito e contener il tutto, con o^nAtra cofi contiene, A poc:>
afocofifiinfieficffi nuHaalr.iio ueiere, VErche, fer laijual cof^t, ueier nuSa tr'gmore,mi coi
prinfe tornar con glioahi a Beat. Et in fcntentia, il non ueier io alcuna cofd, e Umr che prtaué
a Beat, mi cofìrinfe ajornar co ^Hocchi a lei, e ragioneuolmetc, perche iouelhumano intelletto, ne
le diuine cofi, perfifieffo no difcerne, fiiolge, per inttnlerU, a Beat.cio è-, A la pera teologia .
Se quanto ìnfino a qui di lei fi dice y
Fojjfc ccnchìufi tutto in una loda^
reco f irebbe a firnir cjuejìd uìce^
La beUeTjay chi wdìji trafmoda
"Non fur di la da noi j ma certo /'o credo
che job il fuo fittor tutta la goda^
WalUmo in fino <f e^uì ueìuto^ c]efleh
Be.it.ii cielo in cieh,effirfi fcmpre agliai
chi iel fofta fistia più Ma, E (^uefio fef
la ragone già più uoUe ietta, MiC hou
efpnkella con lui infieme fAitoAcieb
empireo, fuffemo di tutti i cieli, corr.e <juf
ii fm ue iremo, ioue hmnlo a tr^tH^f
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Postillati 16
CANTO XXX*
Drf qweJJo putito ukto m concedo de la àiulna flJlntU , eie ìd trinità^
Vh ^ cU giamaì da punto di fuo themd
So^mo pjjc comico yO travedo ^
Che come file in uifo^chepu tremata
Coji h rimembrar del dolce tifi
Lei mente mia da fi medefmafiema^
t>al primo giorno y chiù uidil fito uifo
In quefta uita,inftn a quejla uifla^
Ko« e il figuir al mio cantar precifi j
lAa hor conuien chel mio figuir defifla
Viu dietro a fua belle^T^a poetando^
Come a lulùmo fuo ciafiun artijla^
unita ii (jiiellajrr;atma oltre atutieUU
tre diuinilJlma et incmi[rrnfxhile ai ogri
intelletto hmano^jferc Yr.ojira flUtjjiyft
fitta tanto fuori ào^nifuo conifrendey Lei
la, che fi tutto (juello che^H di lei ha firit
ro infin a ^injvjp in una fcla loda ihiuft,
fàrelte foco A f^ornir (jurfia uice, ciò è',
Afnra cfuefia uolta chel direfiffe eguale
4(l{^tiO, Terche la heUeZ^ eh uide, dice
ih SI frafmoda,cio è-, Vfie del YKodo na
fUY di la da mi humani, ma dal ueder di
tutte le diuine creature ancora, come uuol
infirire, talmente che crede, che [do idi^
/ùo fattore lA pdd, n'o e, la intenda e conìfrenja tutta, E fcggiuti^e. Da (juffìo funtonii<:nf
cedo fìu uinto, che giarKaif^fp fuferafo e uinto fotta comico o tragico dafuto di fuo tema, Perch^e,
fi cornei fole fcema la uifta che fiu trema afjìffandola iìilui, cofi lo rimemhrar del d'Jce rifc di lei,
fcema ia fe medtfma la mente mia, E dal frimo giorno chio uidi in ^uefta uita il fuo lei ui[c infin
0 ifuefìa uijìa,nd <r al mio cStay de le fue lodefrecifc e tolto ilfeguir nd dir dijuelle, Ma hor a con
uien ihelmio fguire dietro a fua UUeTi^ poetando, defjìa fiu, Come ciofcuno artifìa dfffìe AL
fuo ultimo,c'io è-. Quando e tanto proceduta inan^ ne la fua arie, che fiu oltre nojfuo andare .
Coiai *y qua! io la Ufcio a maggior bando ,
Che quel de la mia tuba , che deduce
Lardua fua materia terminando^
Con atto e ucce di f^ edito duce
Ricomincio \ Koi fimo ufciti fvre
rei maggior corpo al cicly che pura luce^
Luce intcUntual piena damcre ^
Amor di ucro ben pien di Ictitia^
Letitia,che trafcende ogni dolciore^
Qw/ uederai luna c lastra militia
Vi paradifo ; e luna in quell'i afpctti*
Che tu uedrai a lultima giujlnia ♦
Kon fotenìo il foeta ef^rimeye Unfinitn
Ielle di Beat, uien a dir ie latto neh
pai eia li diffe, come fff erano ufciti del
frimo molile e filiti al cielo empireo, On
le dice, Cotal qual io {no potendo la fua
leUeTÌ^ fjj,rimere) LAhffo a maggior
landò, ciò e', la laffo a maggior e fiu
fcnoro grido DI quel de la mia tuia. Di
. quel de la mia uoce,CHe deduce, lacjuai
le fcema terminando lardua e difficihffii
ma fua materia, In tal modo cor.fffando
non poter tanta leReZZ.^ fJf rimeYe, Effa
Beat, ricomincio adire CCn atto e noce
éijpedito duce, A dinofare, che le diui^
ne coCe, ie leauali eda li ueniua a trame, glierano ffkmiimi comefcglion effìr le fi,e ne la mii
litia :iaccorto e len aueduto duca . Noi f amo ifciti fi.ori DE/ maggior - ^^^^^^^^^
PARADISO
aì'Aicb, yifì(ludl fdm fey li lum, (jumnto per li ytìft iark luUlmd giufìi ferif enfia, l(}uali heait^
mlitafò e uinfcY^U gin in Utu cantra il monh, cantra la carnr, e contra UufYfàm /oro, lalfrd
pira le gVm^eli, che militmn ioira ii luciftYO e ée fuoifegudcx cdccianioìi àel cielo^ e che iofol
cader ii tjuelli rimafero jutt fu^ e furori confirm^ti in gmia, /rcowdo òne md infirire .
Moftra y che fi cme un fitUto f^lenhyi
lifartf fanti i uiftuijymtiy che friua loci
cUo ielueierleffere defiufiytiohftti,che
non è' la Jùa uiftua uirtu, come auiene.
Come fuhito lampo , che difcetti
Li giriti uifìui fi , che priua
Da latto locchìo di pìufirti ohìettii
Cofi mi circonfuìfe luce urna ;
E lafcìomi fiifóato di td ueh
Vcl fuo fiilgor , che nulla mappartua^
Sempre Umor ^ che q àeta quejlo cielo ,
Accoglie in fe coft fittta filute y
Ver far dij^ofìo a jua fiamma il candele 4
éjuanio uogliamo fiffmente mirar il fot
le, che U fùa luce nahlaglia ii mok che
nuda ueggiamo, Coft effènio egli fclito a\
cielo empireo, fu éa la uiua luce ii (jueh
circonìato, e lafcioSo tanfo fajciato it tal
impejimenfo iel fuo fjflenkre, che nulli
ueltua, Onìe ìice, COme fuUtolamp,
Come fuUfo Jplenlore, CHe iifcetti, lijual iijferìi glìf^ìriti uiftui ft, che friua locchio DE latto,
ciò ^, Di ueirr lefpre ie fitti ohietti. Perche locchio Tion può ueier oiìetto de fra più fine ie
la fua u\ fitta uìrtu, Cofi luce uiui MI circonfitì/e, ciò h'. Fulgorando mi circonio, E Lafiiomifii
filato ii tal ufio iel fiio fulgore, E Ufiiomi circonlato ii td impeiimento iel fìto jpUniore, CHe
mapparina nuHa, Che nrffuna cofa potea ueiere . SEmpre Umor, M3/?rrf Beat, la cagione iel
tanto fm' furato fflenkr di (Juella uiua luce iicéio^ t Amore, che (Quieta, cioè, liio, ilcjual fofa
fi^pre (fuejìo deh, E pfdnio aueflo fch, moue tutti glialtri. Accoglie C7 aduna in fe CO fi fàttd
falutey Cìfi fitta uirtn, VEr fiir d'lf:iflo il canielo a la fita fiamma, ciò è'. Ver adattar Ihmano
intelletto, come fà hora il tuo, a lo f^lendor de la fua infinita gloria •
Dette da Beat, le prefafftreui parole, il
Kort fùr più tojlo dentro a me uenuU
Ciiiejle parole hreui*^chio compreft
Ue firmontar di fopra mia uirtutex
E di nouetla uìfìa mi racceft
Tale 5 che nuHa luce e tanto mera ,
Che gliocchi mici non ft fi)ffcr dififi :
E uidi lume in fi)rma di riucra
Fuluido di fulgor intra due riut
Dipinta di mìrahil primauera^
Di tal fiumana ufcian fiiuiìle uiue\
E dogni parte fi mettean ne fiorii
Quafi ruhin , che oro circonfcriue .
Voi j come inebriate da gliodori ,
Rìprofòndauan fe nel miro gurge 5
E funa intraua y unaltra nufia fuori ,
poeta fi fent\ immeiiate fcrmontar di fòi
pra la fiia humana, e riempirfi ii diuim
uirfu, E raccender fi di tal nuoua ueduta,
che neffiina luce £^ Tanto mera, t tani
to pura, dice, che li miei occhi non fi fi fi
fero dìfifi dal fiio Jfflendore, E uidi lume
EVluido di fiilgore,cio è'. Lucido di f^lé
iore, infirma diriuiera, A fmilifudine
ii fiume intra due riue. Dipinte di mira
lil primauera , Ornate di marauiglàfi
herhette e fiori, che di primauera fi fof
glion uederty E ii tal fiume ufcian uiue
fiiuille, che fi metteanone fiori dognuna
èe le due riue talmente, chrpareano rui
lini legati in oro. Poi come elly
m oro. Poi come ebbri e \(itij
de gliodori di i]uelli,fi riprofindauano
ne/ miro gtirge, ciò e , Nel miralil fiume, E fi una uentraua, nufciuafitori unaltra . Que?^
ahm^ue intenderemo effcr il fiume deltjuale fcriue Giouanni al xxy. del'Apoc, dicendo, Oftendit
mìhiflumen acfu^ wu$ ffiìendidum tan^uam criftaUum procedentem de fide Dei, E lintenderemù
per la grafia de lo f^iritofanto, che immediate procede da Dio, e iifiniefi ne lanimeieate infefifet
li fiori.
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Postillati 16
C ANT 0 XXX.
fi /roy^V Iff^KìHf f ^W^^'^' ^mminiftrttn còAmmete ul grutU in hrò/me (jutlifa^ urite
rwo, Onif S. Amlrofto in lihJf Sfiritu fiinfOyCiuifat Dfi iOa ItYufdè cdlfflis no mtatu «licuiut
fìuuij UYYffIris alluitur,S eà ex finte frocfdit JjnritM fincti. lurttt e Uliya ma fìgnifica il ueuhiù
ft il KMM teftfimeto, {mhe in f wflo et hQr«( in jueflo a glieUui f-, fffa gwia mminiftrafit .
Laho dìjioy che mo tìnfiamma ^ urge
Vhautr notitia di ciò , che tu uet 5
Tanto mi piace pu , quanto più, turge^
tAa d'i quejì'acqua conuten che tu fce/,
Vrima che tanta ftte in te fi fitì/t
Co/i mi dijjcl fol de pitocchi mieit
Anco foggiunjt\ \l fiume ^ e li tofatii ;
Chentran eir efcon , el rider de Ihcrbe
So/j di lor uero ombriferi prefhtiix
Ko« che da fi fien quefle coft acerbe x
Mrf e difètto de la parte tua 5
Che non hai uifie anchor tanto fmrhe ,
tieftlfYtiui Dante ii fifeye, che uoifffe
panificar juel fime, lefue rijfe^ le
mie e fiori, lUhe keiu(Q ia Beat, Sen"^
JfiO altro dimandar li dice, Laliù iifa che
hara T infiamma t7 urge, m ^ , Tacerti
ie e firigne dhautr notitia di (Juello che
tu uedi, tanto mi fiace f iu, C^am f>iu
iurge, ciò è^, QUitnfo fiu rigonfia e crei
fcfy Ma frima che tanto deftderio di 9fe^
re fi fktij in te, conuim che tu lea di juei
flacjua, E co fi dice hauerli detto beat,
cheral SOlfycio f', la luce de fiiOi occhi.
Ver che la theologia illumina linttUetio de
le diuine e f^intuali, tornei fide illumina
hocchi de ihumane / materiali cofe «
.ANCO fco^unfe, Sog^ìunfi cincora Beat, chflfime E li{op<^.tf, ciò ^, E leftuiUe chentrano tT
efiano deffo fiume, ET il rider de Iherle, ciò ^, E Apparire drfiuoifiori, SOnolfYefitij ornhifin.
Sono dimofirafioni domlre Di /or nero, Di /or frutto, ch^ la heatitniine, E non che (jaffie cofe
fietio dafe ACerfe,cio è-, Imferfiue, come fcn i frutti non anchor maturi, ferch in cielo la heatii
tudine e ferfittiffima e fnl^ difiuo. Ma è', dice, difitio de la parte tua,che no hai^nchora TAntd
fuferle^ ciò è-, Tdntoalte et eccedenti uedute, dapter comj[ftnd<rf/fcuero.
t)im:^ftra, ffer fimiìitudine del ficciolo fm
No« e fnntin , che fi fuhito rua
Col uclto uerfi il latte fe f fue^i
lAdtv tardato da lufan\a fua^
Cerne fèdo ,per far migliori ffegli
Ancor de gUocchi chinandomi a Ionia j
Che fi deriua y perche ui fimmegU^
E fi come di lei heuue la gronda
Le le palpebre mie 5 cofi mi parue
Di fua lungheTX^ diucnuta tonda »
Poi come gente fiata fitto larue ;
Che par altro che prima ,fi fi uefie
La fimhianza non fua, in che difi^meì
Cefi mi fi camhiaro in maggior fi fit
li fiorì e le fiiuiUe j fi chio uidi
Ambo le corti del del manifific .
ciudo molfO tardato a deftarfi, che cacciai
io da la fame, anchora tutto fcnnolente,
ua con frefìeZ^a cercando le fofe de U
autrice fer fafierfi, A <Juel che fice lui
nelchinarfialonda del fiume CHefi de^
riua, tatuai fi ffande, VErche uifim^
megli , A ciò che ui fi douenti miglior
re , PEr fiy migliori jfecchi ancor de
gliocchi di (jueì chauea jfitiO fin allhora,^
Hauendo intefo da Beat, che inan'^ chegli
fitiaffe il fi.o deftderio chauea di fnfer il
uero di (juel fiume, fnuide, e fiori, coni
ueniua che heufffe de londa deffo fiume,
E coR come LA gronla, do U fflrei
ma 'fané de le mie falfehe de gUocchì
BEuue di lei, Beuue defp onda. Cefi mi
* ri-"'"
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Postillati 16
PARADISO
PO; cme^enfe, D^p ilrtcfttey lei funt<ì Urne, auenne a me cOme ftdauenÌY d cU ueje frtmt
gente SQtio larue, ciò è, Sotto maf^here, e foi tolto quelle uu, e mojlranJo la fua uera e non
fìnta femhianza, far tutta altra di (furi che farea frima, Verche in tal firma uih ancùra io canti
hiar i fiori e le fimlle chauea frima ueiuto, IN maggior fifte, do e-, In maggiori e fiu luceni
ti affetti talmente^ cfcw uHi manifijlmente AmSo le corti del cielo, do ^, (Quella ie Unirne heai
te, chetano frima e fiori, E (jueÙale gliangeti^cherm le ^hille , ferche in cifla no»
arti ialtre fòrti ii creature intorno a Dio •
O tf\^lenìor il D/o , per cut io uiiì
Ijdto triompho del regno uerace-,
Vammi mrtu a dir comio il uidì «
Lume è la fu ^ che uifibile face
Lo creator a quella creatura.
Che filo in lui ueder ha la fua pact l
E fi dijlende in chcular figura
In tanto ; che la fua circunfkren'^
Sarebbe al fol troppo larga cintura^
Fajft di raggio tutto fua parucn'^
Reflejfo al fimmo del mobile primo;
Che prende quindi uiuer e potenzia*
E come cUuo in acqua di fuo imo
Si Jpecchia j quaft per uederfi adorno y
Quando è nel uerde e ne fioretti opimo;
Si foprajlando al lume intorno intorno
Vidi jpecchiarfi in più di miUe foglie.
Quanto da noi la fu fntto ha ritorno ♦
E fe linfimo grado in ft raccolte
Si grande lume : quanto e la larghe'^a
Di quefìa roja ne lefìreme fòglie i
La uifla mia ne lampio e ne lalte*^a
f^on fi fmarriua^ ma tutto prendeua
Il quanto ci quale di quella allegre'^a^
Prejfo e lontano li ne pon ne Icuat
Che doue Dio fin'^ me\p gouerni j
La legge naturai nuUa rileua^
tnuòcal poeta laiuto del diuino ffflenìore,
do ^, de lo Spirito fant^, che li fu mt^
é poter ueder il trionfi del cielo, che li Ha
hora uirtu da poterlo defcriuer tale, cjud
fu ueduto allhora da lui, E dopo tal inm
catione uien a la narratione, (juaft in
^uefta firma dicendo, lume e la fife in
lielo, che fà uifthile il cremre a (jueUtt
creatura, che feto ha la fua pace in ueder
lui, perche a neffuna creatura ft concede
queflotal lume, finona nelle che ogni
fio iene hanno ripofto fclamente nel creai
tore, E diftendefi (juefìo lume in figura
circolare, E la fua circunftrentia è' tant
ia, che farelhe trofpa larga cintura al fa
le, F Ajfft tutta fua pamen'^, ciò è'. Tuli
10 jueUo che pare di jueffo tal lume fi fi
11 raggio Rffìe/fcAL fcmmo,cio h', A U
fuperflde del primo molile , perche prima
fi difinde ne lordine de Serafini, e ia
quefli per refìeffc poi nel primo mckle^cOf
me difcprauedmmo, CHe, ilcjualjfrimo
molile, Prende juindi da effe refieffc rag
gio Vluer e potenza, Verche da luipren
del moto e la influentia,che participap^i
€Onglialtri cieli, e (juelli con glielementi
contenuti da lui, E Comecliuo, Via fino
J«i dimofìrato la firma di (juefìo faniif
fimo e fflendidiffmo lume efftr tonda.
Quanto grandi ffima fta la parte che pare
de la fua circunftrentia, e come cagioni il
mto e linfìuentia nel primo molile e confeciuentemente ne glialtri fino a glielementi. Mora dimoi
fìra, come dogni intorno ad effe lume, e dirado in grado nel modo che ftanno le figlie ie la rofa
da le minori e più la/p fino a le maggiori e più alte intorno al fuo giallo, effir pofle le fcdie de lenii
(he fi jfecchian^ in lui talmente, che da lui, come uuolinfirire, defende hffir de luniuerfc, Onde
dice, E Come cliuo, ciò è-, E come monte DI fiiO imo, Val fuo laffc fino al fcmmo, come uuol ini
firire, ft ffecchia in accjua, eji<aft fer uederfi adorno, tjuando ^ nel uerde, de le fite figlie e de
fioretti OPimo, ciò Graffo ej ahndante, cofi fcprajìando inforno intorno allume, uidi fptc$
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Postillati 16
CANTO XXX.
Aiuyf IN fiu li miUf fcgììf, in fiu ài miUf gyaJi, qjjanto ha fSm YÌiùm ìi Mi U fu, m è-,
Twffo (jueUù^chf il woi è- tornato la fu in ciclo. Intendendo de lanime ritoynafe a Dio, dahudl pii
m^, ne la loro creatione, [erano fartite, e dìfcefe ad halitar (juflìi cùrfi humani, E Se livfmo gru
Dmania, chefe linfmo fin haffc^ e cQnfe<jueniemenie fiu hreue e fumi grado di ^uffìi heati
raccoglie e coniien infccoft gran lume, hauendo detto che fare irojffa larga cintura al [de, quanta
è- LA larghe^^a, ciò la circunftrentia di (juefta rofa ne leftreme e fue più larghe er eccelfè
figlie, Volendo inferire ejpY tanta grande da non poterla imaginare,mcff,rr.arrenie facendole,
come hahtiamo ueduto, di fiu di mille gradi, E che fa cofr, fqpiamo <jue[ii matematici accordarfi
thtlfde contenga in (Quadratura ifcrica fiu di ch\u ki'^lte la grande^^a de la terra. Et il poeta nel
fiiO conuiuio panr, che la ctrcunjtrtntìa defja ferra fa xx. mila e cccc.miglia. Uguali multiplican^
io con cU\'i,uoUe che la contiene il fcle, faranno ire milioni cccfxxwi.migliara e ecce» miglia,
e tanto uerra ai efpr la cÌYCunjirentia del fole, ma il poeta dice, che tjuefto tal lume, iljuat pone
in luogo del giallo de la rofa, li farelhe ancora trcffo larga cintura, chi adunju^ fa raccorre apuani
U fatehhe a la portione, la circunfirentia duna tanta rufa ne le fé più eccelf e maggior figlie, hai
uendola fitta di più di miUe, ào &, di più dinfniti gradi ordini dejf figlie, la ponga (jui, che
noi, per non faperlo fire, ui lafciamo lo f^atio • LA uifìa mia, Moflra, che ({uantunche juefìa rofa
fvjjì di tanta infinita grande^Tia, noniimeno, che la fua ueduta comfrendeua il tutto DI tjueUa
allegreZ^it, Di cjueUa beatitudine, E la ragione è' (juefla,che doueVio gouerna et opera immediate
e fn^ii il me^ de le [(còde caufe,cio è', de cieli e de glieleméti, come fà la f in (juelf {fremo cielo,
la legge naturale, lacjual uuole, che meglio f uedano le cof da frtffc che da lontano, (juiui rileud
nuHa, per.he ejfnio lopere di Dio ferfttte^ ferftttamente ui f uede tato a lun modo juato a Ultyo.
Nel giallo de U rofa femfmna 5 Cuariaua il poeta in (jueda fflendidiffi
Che fi ddatta ^ rhrada , e rìdole , che fer f mila udine teneual luoi
Odor di lode al fol . che fmpre uerni, ^f/'^' ^'1' f'^ÌT'i
T ^ T • t/.^.. . J; Sldilatia,cioe',Si diRende, E Dtgrai
Q^ual ecolut ; che iace e dtce uoìe j ^ hluiamouedutt, m
M; trajfe^^eatrice ; e J/Jf ; Mrr. > ^ ^.^^^^^ ^ ^^^^^ ^^^^^ ^.
duamo e il conucnto de le bianche Jtole, j^i fd che fmpre uerna, A Dio,il^ual
V edi ncjlra citta quanteUa gira t „^ ^ jiy^^y, primauera,Onde di fcpra nel
Vedi lì nojìrt [canni fi ripentì yx^Oi. canto,ln jueftapimauera [empi
Che foca gente homaì ci fi dtfnA . ^ ^ tema, E Beat, lo trajfe da (juella confdei
E quel gran figgj<>j^ fiocchi tieni ratione , nela<iual' era a fmilitudine di
Per la corona che già ue fu pof7a 5 colui che tace e uuol dire, perche uoleua
Vrima che tu a quejle noTOS ceni . domandar dalcuna cofa, ma ella li diffe.
Sedera Urna , che fa giù augofìa dM^JJLrnimijuanto era grande,
1 r A • . / 1./^ ^r',^-r.. U.IÌa It- cQnuent9, eia è^, il numero conuenui
ve Ulto ^'''Z'^^'^'^ ioinfmeDEleUnchefiole,cioK^Ì
\erra imprima chtUa fa dif^ojla . ^J^^^.^ ^^^..^ ^^^^^^^ ^^^^
diremo con l a
auma<. inftm.. mA>u, iià,.r, ?«o<//-c/i Do ''ir''/' "'^-"^^'J ' I
PARADISO CANTO XXX,
^eli cUtiùYUi/Hy nifi jihif fAtfr . E nfl frim^ de glUtti e f&ittz, Uoyì efl ufJÌYim nofcf ierììfm^ uet
fnmtmy éfuae fatfYpfuit in fun iffwf ptfjic(tf . in ji^el grxn feggio , Finge hauer ueiuto in
jiiffìa Yùfa una gran feiitt pefmt^ ffY Arrigo frflo ìmfer(t%Ye^ df la f affata d fistiai in Ualia, e
la f^^Yan^ che tìieUe di lui, e jpetulmfntf il nòjìrò fofta dfjjèr Y^fìituto in fatria, e de la fun
mYte, hMiaYno deUQ e ne la uita deffc peta^ C7 in fin altri lunghi de hfera, E Gian "Villani nel
fiono lik de le fue croniche diffitfmente tratta dogni fm j^roceffc, E perche mori tanna ^y*. il
peta dofo lui il ^xi.fcfra Mccc* jfeYO dice, che fYìma cheffc poeta ceni a (jueUe no^'^e^cio ^ , frimg
(hegliy dofò la morte, uada a fruiY quella gloria, lanima dejjc AYYigQ, che uerra a diriZ^Y Italia
frima cheUafia dtff:>jU di ^uefla uita, federa in effo gYanfeggio, E ({uefìo h- argumeto, chelpeta
firijfe juefte cofè dop la moYte deffo AYYigo, ^cheriP d^ cYeitYt che Ihaueffc [offute inimnare »
La cieca cupidìgtct , che uammalia >
Simili fitti uhi d fantolino^
Che muor per fime e caccia uia la haliaé
E jia prefitto nd fòro diurno
Allhora tal ^ che palefe e couerto
l^on andera con lui per un camino «
Ma poco poi farà da Dio [offerto
Ne/ fanto officio chi farà dctrujo
La doue Simon Mago e per fuo merlo J
E fiìra quel d'Alagna effe r più g^ufo^
Vien uìtimmente a dannare la infam
ie Guelfi d'Italia, ijuali fcfpftYO ad Ar
¥ÌgO, cheYa difcefcin (fueSa perpaciflcaY^
la e metterla in tono flato, E fàOi fmili
a! finciuSo, che morendofi di fime, caci
eia, fer difdegno, uia la halia , Verche
ffft ftmilmente deftdeYando la quiete d'U
falla, cdcciauano uia colui' che glie la uoi
leua e pleua daYe, E moflra che allhora
fedeYa ne la fcdia apofìolica tale, che palei
femente e copertamele non andera peY un
camino con effe AYYÌgo, Verche cercherà
ii tener Italia in dtfcOYdia e guerra, h
Jé
ioue Arrigo la uoleua metter in ctinCOYdia f facfylÈ ^uefìofm clemente i;u:nto ii Guafcogna,
De laflufie e malitie deljuitle, a tal profoftto dicemmo di fcpra nel xvy . canto, Oue in perfcna di
Cacciaguida, parlando de le uìrtu di Cane grande de la fcala diffe. Ma pria chel Guafco Ulto Ari
rigo inganni e cet. poco farà fcfjrfrto da Dio nel pinto officio del pontificato, perche morendo farà
mandato ne la ter^ hoìgia de lottauo cerchio de Vlnf la doue Simon Mago, per fuo merito, e' con
glialtri Simoniaci fuoi feguaci,^fkra Bonifitio oUauo d' Alagna effer piugiufc nel profondo di
fjuel firo doue i Simoniaci paflori fon pofti, fecondo la profztia di Nicola^ ^uaYto de gliorfm, che
iti meiffmo luogo trattando ^uedemmo nel xix. deì'lnf
CANTO 3CKXIr
in firma dum^ue ii candida rojn
Mi fi mofìraua la militia finta ,
Che nel fuo fingue Cfir/fio fkce f^ofi .
Via Ultra ^ che uolando uede e canta
La gloria di colui , che la inamora^
E la bontà , che ìa fece cotanta^
tf come fchtera dapi , che finfiora
Vna fiata y ^ una fi ritorna
La, doue fio lauoro fwfipora j
ieguìta ilfùela r.eì frefente canto in ìii
9f de la gloria del Varadifc in uniuerfale,
t de gliatti e coftumi angelici, Fot inuof
ta la trinità CT entra ne la fua coniemfU
fione, E fin^e Beat» toYnaY al fuO filici
fcggio, et in fuo luogo uenir a lui S, Beri
nardo, iljual ultimamente dijcendenio à
particolari , li dimo/ìya la felicita de U
Keina de cieli, ^ IN firma
lun^ue di candida Yoft, Ripigliando il
poeta
ti
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Postillati 16
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Postillati 16
I
PARADISO
ita e liwóYdfmfrfi A ftmilituìine chf fà la fchina ieU U(^mì SJtìpoYéi/to ^^^'^ ^^P^^
YÌ una fiata, Z7 unaltra ritorna VOufl fiiQ lauoYO ftnfàj^aya, ciò è-, la huf la /ùa offra fY(niel
fafOY ifl mflf, E ijufjìo è' il fuo [óame. Adunche, (juepi angeli alcuna uolia fcendfuano in jufjia
Yofa, er altra ritornauano a Dio, Come fanno le afe, che"» alcuna uoUa entrano ne fiorì de utcini
fYaii, XD' altra tornano a glijciami loro doue /inno il mele, QMafi imitando ViV^. nel [(fio, Uunc
circum innumere^ gentes popo/i^; uolahant, Af uelufi in fraiu, uhi afes afiatejcrena Tlorthus ini
ftdunt uarijs, candida circum Lilia fitnduntur flrefit omnis murmurc cawfut . E nelfrimo^
Clualis afes cefìate noua fer fima rura, E xenet fiìbfcle takr, cum genùs adultos Educunf fftui,
MHt cum lijufnda meda Stifant, er duUi diflendunt rtectare cellas .
Le ficCe tutte Uuean dì fiamma utud ,
E Me doro , e laltro tanto bianco >
Che nuUa neue a quel temine arma •
Qj^ando fcendean nel fior di banco in banco ;
Porgeuan de la face e de Urdcre^
ChelU acquijlauan uentiUandol fianco ^
Ne linterporfi trai di fopra el fiore
Di tanta plenitudine uolante
Imj^ediua la uijla e lo f^lendoret
Che la luce diuina e penetrante
Ver luniuerfo j fecondo che degno ^
Si che nuUa le potè ejfer dauante ♦
Defcriue tutti tjuefti angeli con le facce ìi
fiiOcOy che dinota la fmma carità di eh
(èmfre ardono. Con lale doro, che fignii
fica la loY ferfittione efpndo loro ferfittifi
fimo oltre a tutti glialtri metalli, il rejit
tanto lianco dimoflra la loro fcmfluiffii
ma furita, E quando (juffii angeli fieni
deano nel fiore DI lanco in hcnco, ciò e ,
Digrado in grado, forgeano a cjuelle ari
me DE la face, nelajual confi fie U loYO
leadfudine, E D^" lardore, che dinota U
carità che effi hanno uerfo di noi altri,
CHe, ciò è','La(]ual facetìT'ilji^c^f^^^^^
re, eBì ac<]uilìano da Dio VEntiUando il
fianco. Battendo lale, colijual latier il fianco fi uentiUa nel fruir a lui, NE lintraforfi di tanta fle
nitudine e mMudine dangeli, TKal difcfra, douera la diuina efpntia col limamente de la mih
ita de gliangeli. Et il fiore, nelijual erano le heaie anime, imfediua la ueduta di (juefle e lo ff>lm
ior dt (jueRa, Verche la diuina luce e fenetrante fer luniuerfo SEcondo chè' degno, S econdo cheffo
uniuerfo è' degno di riceuer in fe tal fenetrante diu'na luce, la^ualfi concede, cjuantoafiy i« f^tte
le creature ad un modo, ma non tutte le creature ad uft modo la YÌceuono, ma qual ne ricfue fiu
e pai meno, fecondo che ne fin cafaci, Adunjue, hnche gliangeli, difcendendo nelfioYe, finteifot
neffero tra le anime che fono in (juello, e Dio, non fero leuauan loro la wfion di lui, [erchf lafiué
luce penetra talmente fer tuUo, che neffuna cofa le fuo effcY dauante ad imfedivla .
Quefìo ftcuro e gaudiofo regno
frequente in gente antica in nouéUa
Vijo eiT* amor hauea tutto ad un figno^
O trina luce ; che unica jleìla
Scintillando a lor uijla fi gli^PP<^i<!^^
Guarda qua giufo a la noflra procella «
Se i Barbari uenendo di tal plaga ,
che ciafcun giorno d'Helice fi copra
Rotante col fuo figlio , ondella è uaga^
Vcggendo Roma e lardua fua opra
Stupefacenft , quando Lateran»
Qtieflo celefte regno, ficuYO ìa timore e
fieno di gaudio, ERe^hente, cioè, Ahon
dante in gente AWica tT in noueh.
Contenendo in fi peda del ueccUo e del
nuouo teft amento, HAuea uifo amor
tutto ad un figno, Perche e luna e Ultra
gente riguaYdaua, V ìndYiTi^ua il fu^
amoYe fclamente a Dio . O Triwrf luce,
duce defendente da la finta trinità,
CHe uvica fifUa, che fila luce, inijuam
cheinfffa e una fila fi<fiantia, Scintili
landò , (io è, SfiuiHando a /or nif^^
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Postillati 16
CANTO
A U cofe mortali andò d't fo^ra j
Io che al dtuino da Ihuwano ,
A leterno dal tmp era uenutOj
E di ¥ioreri^ in fopol giufìo e fino }
Di che flufor dcuea ejjcr comfìutoi
Certo tra ejjo el gaudio mi ficea
Libito non udire , e flarmi muto ♦
xxxr,
SI gliaffa^f. Tanto li c^yHtYitiy Qum
ia qua giufo A la mjÌYa f rùceUa^ A la
9ìoftra tmfejìoftì fiytuna, Altro ncìì ef^
fendo ^uffla humna uita. Et in fenteni
tia,Hahii mifericoriia ài noijfofii in juf$
fìa uaUf di mi feria, comf uuol injèriyt .
SE i Barhari^Vuol dim^flrare quanto
grande fhjft lo ftujforf che^li helh nel coi
tmfUY la jtlk'Ma del celefie regimo, e fi
comfayatione ial minore al maggiore, quafi in queffa firma dicendo. Se le genti Barbare che ueni
gano da laflagi SeUentYÌ:inAÌe, iequali ogni giorno fi copreno d'Heine, altramente deUa Ceihflo,
che- lorfamaggiore detta tramontana, KOtante, ciò è', Circolarmente girante ed fuo figlio Arcat
che lorfa minore, delcjual ella è- uaga, Veggendo Koma e la fita ardua e diffidi opra, fi flufìfeoi
m, (^ando Laterano, ciò è', (Quando effa ì<oma, prendendo parte per lo tutto A^do di fcpra
a le cofe mortali,cio è', Pape il termine de le cofe humane, Perche Koma auan^o di nohilita, gran
di^K^, tir eccfUentia, tutte laltre città, del mondo. Io adunque, chera uenuto Al diuino da Ihui
mano, ciò e-. In cielo di terra, A leterno dal tempo, colquale le cofe fcno qua giù mifurate, E di
Tioren'^iPpolingiufloe diuifcperle fue par tialita, come uuol infirire. In popol gwfioE Sano,
ciò è'. In fe unito C7 intero. Di che fiupore douea io rjpr compiuto e ripieno Volendo infirire,
che loflupore era tanto grande da non poterlo fjfrimere. Onde figgii^rige. Certo fra effe fiupore et
ilgaudio che ferjiua, MI ficeualihito no udir e piarmi muto, ciò è*, Mifiiceua fiacere non intedet
gìltYO ne più domandare, tanto era il fcmmo diletto dio fredeua nel ueder le c^fi ftupède che uedea •
E quaji feregrin , che fi recrea
tsel temfio di fuo uoto riguardando j
E j^er4 già ridir comegh fiea^
Si per la uiua luce paffiggiando
Menaua io gliocchi per li gradi
Mo fii^mo giù 3 e mo recirculando ♦
Vedea uifi a carità fiadi
Valtrui lume fregiati , e dal fuo rifi ,
E datti ornati di tutte honejladi^
ta firma general di Varadifo
eia tutta il mio f guardo hauea comprefi
In nuUa parte anchor fermato nifi :
E uoJgeami con uogUa riaccefi
Per dimandar la mia donna di cofi ,
ri che la mente mia era fijf^ci*
Efsendo già il poeta giunto a quel fine de
la fiia confemplatione, che f iu oltre non
lice ne fi può andare, era fimile al perei
grino giunto al tempio, doue fera uofat9
dandare, e che ua riguardando e mandan
do a la memoria tutte le cofi notahili che
fino in quello, Iterando già nel fuo ritOf
no poterle ridir a firn comellefìanno,VeYi
che egli ftmilmente andauamouedo gitoci
chi da tutte le parti fer li gradi di quei
heati,E uedea uifi SV adi, ciò è',che
perfuadeuam a carità, fregiati KfT Ornati
V Altrui lume, ciò è-. Del lume de lo jfii
rito fanto, E Dal fiiO rifi, E dal fuo prof
prio gaudio, E datti ornati DI tutte honei
fìadi, Di tuUe le afe homfìe e uirtuofi,
E gial fio fguardo hauea comprefi genei
raimenie tutta la fiYma del làYadtfc feni
% (tYmaf anchoYa la ueduta in alcuna coft particolaYe.E u:lgeafi cOnYiaccefia uoglia dtfapere, pep
domandar Beat, di cofi, de lequali lafua mente, ftando in duko, erafcffefa .
Vno intendea \ tX altro mi r'ijpofi : lo intenlea, uoìtandomi di ueder e pm
Credea ueder Beatrice 5 e uidi un [m lar a Beat, e uidi unuecchio che m.i Yiffoi
Yejlito con le gmi ghriofe . feuefiito^óU getd^Umafiola,
PARADISO
Vifi jo tYS per ^'tocchi i per U gmt Ef era Jf<(Yfh fey gthccU e ffy U^udmè
D/ bcntgnd htm in atto fio
Qucil a tenero pddre ft conuicne •
eUa oue l di fukito dijfio t
Ond'e^lhj A terminar lo tuo difiro
Mojje Beatrice me del loco mio :
£ /e riguardi fu nel teri^ giro
Del fomnio grado *,tu la riutdraì
thronojche t fuoi merti le fortiro^
li hnigna leiitìci Afto fio, ^ual ft con
uien <r urifYQ ZfT mòrenol fnhe chf iffti
ifra la fallite del figliuolo. Et /o «o« uei
ifndo Beat.fiilitumfnff Iffì , Et eBa
outf Onde egli mi rijf cf(. Beat, moffi
me iel luogo mio a ciò che io ueniffi ei ttf
minar il ifftierio tuo^ Efttu rigutiriifu
rei ter^ giro Sei fcnimo grttio, tuia rii
udrai ndfcggiòyche lifh:i meriti le lièi
iero in prie . Viie adunjuf il fOefa, «ol
tanloft, in luogi a deat. effcr uenuto a lui 9\ Bernarlo majafo da lei. Et ella iorìtafa al fut jtlicé
fanno, Perche hauenh hora a trattar f articolarmente iel Varai, ehm (fuetto che iefuierana di
pper il peta, hauenhgliene Beat, detto in uniuerfale. Introduce a ciò ftre tjueftù Santo, fey ejpf
Tf flato molto mtm[Utiu9, E [er iir jual grado fra glialtrifjfe éjueBo di Beat,
Sen*^ rij^onder glkcchi fu kuaì)
E uidi lei 5 che fi ficea corona
"deflettendo da fe ^ieterni raì^
D4 quella regton , che più fu tuona ,
Occhio mortai alcun tanto non dìTta^
Qualunque in mare più giù fabhandona
Quanto U da Beatrice a la mia uifìa x
Ma nulla mi ficea t che fua effige
No/j difcendeua a me per mexp mifla^
teuo il fotta gliocchìfey uder ^tat»fcni
^ rifonder a Bern, iarJo tra defiderofo
a uederla,fenhela theohgia fmmamen
te diletta chi di lei ha già fitto gualche
fyoftttione,E uidela che ft ficea corona le
gliefemi raggi de lo jfiriio fanfo, rifìeti
tendoli da fé, fi come da lei erano yiceuui
ti, E len cheta fcffe dtjìante e rmota da
luifiu che mn è dal conueZ."^ di jueEa
region de Uria, oue ft generane i tuoni,
(jualunjue cofa latjual fi troui [iu giù
^ ia/fo fòtto hnde del mare, nondimeno c^uti
Paidnta diflantia non li noceua aluelerla,fenhe leffigie diUinon difcendeua a lui Mljìa fef
me^, CIO Mefcolata fer aria, come ogni olietio fi ^ua giù fra mi, a la ueduta noflra, Onde
amene che fecondo la fr^fortione delfcnfc, 0 de lohieuo, o ueyamente de la quantità, o (jucilita de
lana che ftnterfone, ueggimo le cofe, quello che la fufo in cielo, mancando di quefli accidenti,
cr eJf(ndo fdamente [uri/fma luce, non amene . ' '
O donna ^ in cut la m'a f^eranT^a uigey
E chefoffrijìi per la mia falute
\n infèrno lafciar le tue uejìigc^
vi tante cofe , quanti ho uedute ,
Val tuo podere e da la tua hontate
JUconofco la gratta e la utrtute ♦
Tk mhat di feruo tratto a likertate
Per tutte quelle uie, per tutti i modìj
Che di ciò fare hauean la potevate ^
La tua magnifcentia in me cujfcdi
Sicché lanima mia^ che fijtthai fina^
ìlfOeta lriz<^ jueffa fuatratme a Beai
trice , dicendo , O donna ne lacuale la
mìa fperan'^ Wlge,'cio e, DM/tf e man'*
tienft,ferche Utheo^ogia induce Ihuomo
ét conternflcty le cofc diuine, e da fferani
'^i fer lo fuo me^, che fi foffino corfè',
fuire, E che fcfjrifli fer la mia falute lai
fiiar le tue utflige in Inferno , ijuani
do tu mouefli Virgili^} gl mio fcccorfo,
come ueder.mo nel fecondo de U fyii
ma cantica , E moralmente , (Quando
deflanio la ragione in me, mi ficejii
mofier
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Postillati 16
CANTO xxxn
Vìaccnte a te Sai corpo fi difnodi : conofcfr il mìo morc^tifantf cofe (juani
Cefi orai : e quella fi lontana , te io ho ueiute riconofco la ^ratia e U uir
Come farea^firrife, e r'iguaràommt ^ tu notizia dal merito re dal fifer mio.
Poi fi torno a leterna fi)ntana t ^'^^ /no f off re e da la tua Untate, (io
, ^ , y , * , e-^Mada la tua uiviu e dal tuo amore,
TV mhai dtferuo tratto a lihertate, lilerandomi tu da lafcruitu dfluxtio.et wfindendomA la uirtu .
PEr tutte (juelle uie, Per tutti i modi, che di ciofàr hauean la pofeftate, ciò è-. Con lojlauentarmi
de le pene de l'inf. e con aUetarmi a la gloria de leati, che tu mhai fitto uedere . LA tua maj?mfi
lentìa. Ha fino a cfui renduto gratie a Beat, de lenefici riceuuti, horala prega, che haueMi eSd
funata e liherafa i nima dal uitto, che la uoglia talm.enfe torre in cuftodia eprotettione,che incjuan
10 piaccia a lei, eBa ft difnodi e fóoglia dal corpo, Et in fententia cheUa fi rimanga la fu ad ejfir
participe di ijutlla eterna gloria, Cofi dice hauer orata, E Beat, cofi lontana come pareua, ma non
era, come perla ragione detta difcpra, uuol infirire,fcrridendo lo riguardo. In tal firma cernam
ioli, chelfuo uital corfo non em anchor finito, perche tfuiuì aUhora haufffi a rimanere . Voi fi tori
no A Leterna fi)ntana,cio è, A rimirar in Dio fintana eterna di tutte le gratie , in che fa
lamente confifìe la uera filicita .
E? finto fine^h do che tu ajjommt Vuol Bern. chel foeta ASfcmmi^doh^^
V er fittamente -, diffe , ti tuo camino , Troduca alfcmmo, o fiaal fine, IL fio cu
A che prego ^ amor fanto mandommì^ mino,ìnttfo per la fua conttrr.platiQne,
Vola con ^Hocchi per queflo giardino : ^ ^ ì^'ft^ <^i'' ^1
Che uedtr lui tacconcera lo /guardo Beat e M finto, do ^, la carità
Viu a montar per lo raggw dmmo . i'^ff^'^ ^" ^.^/^^
, . 7, 7- T to. Vola adunpue, dice, con phoccìtVEr
E la regma dd ael, ondio ardo cue fio giardini. Ver cjueflopiaJtfcfm
Tutto damor , ne fiira ogni gratta ; ]y ^^^^^ ^^J^^^^^ ^ ^^^^^^^
Perà cho fono d fuo fèdd Bernardo^ ^^^^j^ più a montare PEr lo raggio di i
uino, A fofer contemplar il raggio de la
iiutna effentia^ E U regina del cielo, lei cui amore io ardo tutto, perche io fino il fuofiiel Bem,
NE f^ra, ciò e'y impetrerà ogni gratia . Vuoladuncjue chegh enfìi a poco a poco, e duno in ali
irò gradoneU contempUtione de particolari di (juel cflefte regno, perche lo dijporra , mediante
i freghi di Maria, a la cognition di Dio, juanto la fua humana natura ne potrà effr capace .
Qual e colui , che fiirfi di Croatia Auenne a me, dice il poeta, uedendo hffli
Vicn a ueder la ueronica noHra ; f»*'/^* 8^7- ';«^ ^'^'f^ di carità, c^ual
7 • £. . n Ct,^* fuolauenir alptUearino che dilctane con
Che ver lanttca fuma non h atia^ J / s
i^r'c ptf i ,t j j , trade, come hrebbe il paefc di Croatia po^^
Ma dice nd penfier fin che fi mojìra y fio Tettole parti fctJriLli,uien a Roi
Signor mio Gicfu Chrtfio Dio uerace 'J a ueder LA ueronica, do è, il fidai
Hcy fi< fi fitta la fimhtania uoìlrai yio, e che mentre fi moflra, come pupei
Tal era io mirando la uiuace fitto, fra fejìeffc dice, tìor fit fi fitta ,
Cavita di colui, che in quefio mondo signor mio Giefu chrijìo, la uofra fimi
Contemplando gufìo di quella pace ♦ han'^a. Perche egli fimilmente fiupefitto
ie lafcmma carità dfffc Bernardo, dicea fra fcfiejfifmiti parole dammiratione .
Tioliuol di gratia , quefio ejfcr giocondo , chiama Bernardo fi gìiuol ^^^"^^
Comincio e^hnon ti fari noto te,percheghtnfmecontuttotlnmanete
PARADISO
ìsid guarda ì cerchi fino al pìu remoto j
Tanto che ueggt feder la reina.
Cui quejìo regno è fuddito e deucto^
Io Icuat fiocchi X e come da mattina
Le T^(irti orientai de lorÌ7^onte
Souerchiart quella -, douel fol declina ^
Co/i quafi d'i ualle andando a monte
Con gìiocchi 5 uidi parte ne lo Jlremo
Vincer di Ime tutta laltra fronte ^
E come quiuiyOuc Jhf^ettà il temo
Che mal guido Phctonte ,pi/^ [infiamma ,
E quinci e quindi il lume fi fin [cerno ^
Cop quella pacifica oria fiamma
ì>iel me\o fauiuaua , e degni parte
Ver igual modo aUentaua la fiamma^
T.t a quel meip con le penne {^arte
Vidi più di mille Angeli fijìanti y
Ciaj'cun diWnto di fii'gor e darle ♦
Vidi quiui a lor giochi ciT a lor canti
Rider una kellcTj^a ^ che leùtia
"Era ne fiocchi a tutti gli altri fanti ^
E fio haucffe in dir tanta diuitia
Qimto ad imagmar 5 non ardirei
Lo minimo tentar di fua deliùa^
Bernardo j come uide gliocchi miei
Nel caldo fuo calor filft eiT attenti ^
Li fupi con tanto affetto uolje a lei ,
Che e mici di rimirar fifèrpiu ardenti*
ftoìif del Saluatoye, è di gratU e non fer
alcun fiiù merito reginer^ito f redento dal
ffccato origina le . qVejìo gieconio e
gàudiofo efj'cre de la prejcnte foìnma filii
citcty dice Bern, non ti fura n'ito imeni
10 tu fuY gliocchi ijua gin al fendo ,
Quaft dicay Se tumn ti leuì con linteli
lem da le cofe caduche e haffey a le fìfeyf
ne di cjuefì a felice uita^ fu non potrai hat
uer alcuna cognidm di ijuella , Ma le*,
uà la mente, e guarda di cerchio in ceri
chio fino al fiu remoto t!^ eleuato tanfo ,
che tu uediin (fuetto fcder U Reina, ala^
jual juefto {ilice regno e deuofo efuddii
io* 10 leuai gliocchi, Io leuai lintedetf
fo, E Corre da mattina, Mcfìra fer fmii
litudine, ci e fi cerne la mattina, fer la ue
fiuta del fc'e, le parti orientali fuperan^
11 luciif^'\k le Occidentali, Cofi leuani
lo egli gliocchi, cjuafi come chi li leua de
lauaUe al monte, uide VArfe, cfg ^,
luogo ne lejìremo e fupemo grado, uini
cer di lume T Vtt<t laUra f torte, ciò
Tutto il rimanente dfffo fupremo grado,
E fi come (juiui in Oriente, OVe pffett
(A il temo, do h', Oue fu Un'ente f/fj^ett
ta il carro del So!e,frendfndo farle fef
lo tutto, che Fetonte guido, m^tle , come,
haUiamo ne la fua mtiffma fiuola, fiu
faccende K!T alluma, E Qiuind e cjuindì,
E da luna e da Ultra farle e fitto fcei
mo e manco il lume, ferche in alcuna ali
fra parte non riff^lende cjuanlo fa oueff
fetta effe temo. Co/? (\ueUa pacifica OPiV, f/j e-. Ter fimilifudine, orientai fiamma, ferche (juii
ui era la Reina de cieli, fauiuaua ^ accendeua nel me^, E dogni parte per egualmodc allenta f
ua e fcemaua L A fiamma, ciò e, il lume, Bt a (juel me^, ouera effa Reina, uidi infiniti aggeli
fif^^g^ianti ciafcun difìinto DI fidgor e lartf, ciò è-, D/ f^lendor e modo di ff^^g^i^Y^i f^y^^^
quale fjplendeuapiu e tjual meno,fccodo che fiu e meno eyan capaci del diuino amxre, E uidi cfuiui
é giuochi e canti loro Rìder, ciò è". Splender unale[le:^'^,cher(i Iftitia a tutti gUaltYi fanti,
E quefla ueniua da Maria infinitamente Iella oltre a tutte laltre leh, Onde dice, che [egli haufjji
TAnta douifia,cìo r-. Tanta fàcundia in dire, (^ato ad imaginare, ferchemolfof iufìmmagin<t
che non ft dice, nondimeno, chegli non ardirelle ancor tentar di dire la minima parte del diletto
de da tanta hellel{^ ueniua. Ter ejpr tanta, come uuol inferire , la non poterla non iheefj'rif
mere, ma f ur ancora imaginare . BBrnardo come uide, Come Berndrdo uide gliocchi miei fiffi
t7 cttenti ne/ caldo fu^ calore, cioè-. He lar dente fuo amore, cherti jueUo, che ad effa Mariti [Otf
CANTO xxxr,
idud, Onlf ìi pfra iiffe, clera ilfm f^Id Bfyn. Volto lifuoi con Um ufj^td fmikentf a Itti,
ihfftron i miei fiu orienti ii rimirarf, E ^.v^-^^o nutuYcilmfnU nkienf, che rimiranh mi in uno
diUUfude oliftto, e ue^gfnh pi altri fmilmfnte rimr^y in j;<r//o, nautnif U mglia Jiancùr fité
filfamfntf rimirarf, jufjìo fgnifica, che le contemfUtioni lejunli Bern^frh fcripe il M<?n>,
jiron che^li fi mife am^r con [iu fimr « contemilarU •
CANTO :<xxii.
0:1
0f
f^jfmo al ftio pucer quel contem^Unte
Liber ojficìo di dottor (tjjunfe 5
E comincio quejle parole finte t
L<f pi-i^i che Maria richiufi ^ unfiy
Quella , che tanto bella da fuoi piedi ,
È colei ^ che Upcrfe e che la punfe^
Ke lordine , che fiinno i terij ftcdi ^
Siede Rachel di fitto da cojlei
Con Beatrice jft come tu «ec?i ♦
Sarra , Rehecca , ludit , c colei ,
Che fu kifiua al cantor , che per do^lh
rei fiUo dijfi ; Mifirere mei ,
Vuoi tu ueder cofi di figlia in foglia
Giù digradar ; comio , che a proprio nome
Vo per la rofa gju di figlia in figlia ^
E dal fettimo grado in giù , fi come
In fino ad ejfio Juccedon Hehrce
Virimendo del fior tutte U chiome i
Perche ficondo lo /guardo , che fie
La fide in Chrifio^quefie fieno il muròj
A che fi parton le fiacre fic^lce .
quejla parte , ondel fior è maturo
-Di tutte le fie figlie /fieno ajjìfi
Clueij che credettor in Chrijlo uenturo^
Va Ultra parte , onde fieno intercifi
Deuoti in fiemicircoh fi fianno
Ciuei-, cha Chrifio uenuto hcbher li ufit
E tome quinci il gloricfi fianno
re la donna del deh , e ghaltri fiannì
ri fiotto lui cotanta cerna fr.nno ;
Co// di centra quel del gr^n Giouanni',
Che fimpre fianto il dejcrto el martiro
Sofferfi, e poi Ùnfirno da due anni :
E fitto lui cefi cernir Jerùro
Hauenhl fòeftt nel frecejente cam irati
tati del celfie re^no in uniuerple, CfT*
in farticoìar de U Reina di ^uehyhoi
ra in (juepo uien a trattar in ffyfcna di
S, Berti, digradò in grah de lalfre ft.e
f articolari jfartì, e da jhai heaiifia p/pi
duta ognuna di jiielle, con fcìufr un dui
liò, che de jfaruoli fr.ge ejjurli uenuto^
tD' uìtìmamente confirtat^ da effe Bern,
«f contmfìaY la dìuina effcnfia, mediani
te liniercefjìone di Maria, leffcrta ai ini
driTi^r lafftuo, V fgh indri^l^^ la fua
oraii.inea.lei ne la firma che nel fcgnente
ultimò canto ueiremo , Affiti
/O al fio fiacer cjuel corJemf fante , Ordii
m coft, (^elcQntfmfìante^cio è-, Bern»
Affitto al fio fiacere, Affitticnato a Mai
ria, in cor.terr>plar lacuale egli fi comfiai
ceua. Onde in fine del precedente la d(^i
mando il /f:0 caldo calore, ASfinjè Idei
YO officio di dottore, EÌeffc uolonfario fcgi
getto dorare , il che e frofrio officio del
dottore, E comincio ejuefìe fante parole,
(^eliache la piaga, che Maria richiufè
C7" un fi ch^ tanto htHa da fuoi piedi,
^ colei ihe laperfe e che la jfu> fr . Hali
lìamo ueiuto il poeta hauer defcritto (jufif
fio rfgno de lem in firma duna rofa,
t7 ogni fua figlia di grado in grado, fin
giù haffc al giallo , effy il (cggio duna
di (jutUi, e {jueflo è- fiato (juanto a lui
niuerfale fua defcrittione, Hora diffni^
iendo a partlaUri ,tfradar ad ogni
leato il grado conuenìer.te a fe, ^t hai
Ufndo pcfìo Maria in me^c, V i»
de le più fece! fi figlie deff:^ rofa, pre a
ft oipieii/ nel ftionlo ordine de lefi^h'^
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Postillati 16
PARA
Francefco , Benedetto , ^ Agojl'wo ,
E ^I/dlfn Jin qua giù di giro in giro ♦
Hor m/r<i Wf o froucder àtuìno x
Che lutto e hltro ajpetto de U fède
Bguaìmme empierà quejlo giardino ♦
E fipfi che dal grado in giù , che fiedc
A me'^l tratto le due difcretionì
Ver nuUo proprio merito fi ftede j
Ma per laltrui con certe ccnditionii
Che tutti quefìi fin j^iriti ajJòUi
Vtima chauejfer uere elettioni*
Ben te ne puoi accorger per U uoltij
Et anco per le noci puerili^
Se tu li guardi bene, e fe ^ìafcolti^
Hor dubi tu , e dubitando fili t
Ma io ti filuero il fòrte legame J
In che ti fìringon U penfier fittili ♦
Dentro a lampie'^a di quefìo reame
Caufal punto non potè hauer fino 5
Senon come trijlitia ,0 fite^^o fiimet
Che per eterna legge è jlabilito
Quantunque uedi^firyche giujlamente
Ci fi rijponde da laneUo al dito ♦
E pero quefìa fejìtnata gente
A nera uita non è fine cauja t
^ntrafi qui più e meno eccellente^
Lo rege iper cut quefìo regno paufh
In tanto amore e2r in tanto diletto ,
Che nulla uolontade e di più aufh 5
Le menti tutte nel fio lieto affetto
Creando a fuo piacer di gratta dota
Viuerfimente i e qui bafli leffetto^
E ciò ef^reffo e chiaro ui ft nota
Ne la fcrittura finta in quei gemelli ,
Che ne la madre hebber lira commeta ^
Pero fecondo il color de capelli
Vi cotal gratia Jaltijftmo lume
Degnamente conuien che ftncappeUi^
Dunque fenica merce di lor cojlume
Locati fon per gradi difirenti
SoZ difèrendo nel primiero acume ♦
haflauafi ne ficoli recenti
DI S O
Unalìramlre ^ua,ìajual ffY la fin
lifuhidiètia et arroga ntia feccarìhiOferf
fe e fuTìfe U fìaga^ che M«Wrf, ffr If fua
éeìientia et humiliarrìeYÌtanclOf'RUhÌHf
fc tur unfe, ciò p-, SajìO e mitigo, It tt
fieii Ji lei nel tey^ ordine fonf Rachele
con Beat, de lejuali dicemmo nelpconh
de Vlnf Que m jferfcna di Virg, di Beat,
alpi ^uda nemica di ciafcun crudele Si
mojp t uenne al luogo douio era^ ctr mi
ftdea con lantica J^achele, Et a fieii ii
^uefte, cofi dordine in ordine digradm
do luna fetta de Ultra fon Sarra donna
i'hlraam. Relecca donna d'ìfac, ludit,
la<jual occidendo Ohfirnet, lihero Beiui
iia fua fatria^e Kut]i^ che fii hifaua di Dét
uiiy che fer il comme/fcftUo in Vria fcrif
fi il falrKO Mijèrere mei . Poi da quejìo fct
timo grado m giù fino al fore de la refi
fone altre donne Helree, che crederon in
Chrifto uenturo . Pone fot da laltra fan
te de laro fa, e ne lefue fi f reme fv glie fey
contro a Maria, Qiouanni Battìfla, E fi
come fitto lo fiìno di Maria ha pofìo cjuelt
lo d'Eua, di Rachel, di Sarta di Relecca
di ludit e di Ruth co jueUi de Ialite doni
reUelree del uecchio iejìam.enfofer ordì
Tte luno fitto de labro final fiore de U ro<
fi, Cofi da laltra farte fone fitto lo fiunno
del Battifia (^ueUo di Frane fio, di Bene^
detto e d'Auguftino con (jueCTt de glialiri
contemplanti delfeftamento nouo luno feti
tO de laltro fini al detto fiore talmete, che
tra l'Helree, che fino fitto di Maria, tjt
in contemflanti che fino fitto del Battifia
uengon a diuider (juafi in firma di muro
ijuffia rofa in due farti eguali, dal fiore
in fiiorijllijualhalliamo uedutoeffirin
fórma circulare di fflendidiffima luce .
Tonefoi ala finifira di Maria, Adami
TJofiro frimo fadre, e dofo lui Moifc ftima
frincife del fofolo di Dio, fot intenie che
delhino ftguitare glialtri fairi patriarchi
e profili con tutti (jueUi che nel uecchio te
fiamento crederon in chrifio uenturo,
E cofi da laltra farte de la rofa e da la dei
fira del
TI
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Postillati 16
\0'
CANTO
Co» Xitimm^i-^^tf hducr falute^
Solammu la fède de parenti*
Poi che ìe prime etadi fùr compiute ;
Conuenne a mafchi a Unnocenti penne
Ver circoncider , acquiflar uirtute ^
Ma poi chel tempo de la gratia uenne ;
SenT^a hmcjmo perfitto di Chrijlo
Tal innoccntia la giù fi ritenne ♦
Riguarda homai ne la frccia , che a Chrifìo
Vm Jàjfomiglia , che la fua chiare\:^a
Sola ti può dij^orre a ueder Chrifìo ♦
Io uidi [opra lei tanta aUegreTjjt
Piouer j portata da le menti finte
Create a trafuolar per quella alte\^a ;
Che quantunquio haueaì uiflo dauante ,
Di tanta ammiration non mi foj^efe $
Ne mi mojlro di Dio tanto femhiante »
E quello amor^ che prima li difcefe ^
Cantando*^ Aue Maria gratia piena
Vinan'^ a lei le fue ale dijlejè .
Rijpofe a la diuina cantilena
Va tutte parti la beata corte
Si } che ogni uifta fin fi più firena^
O finto padre ; che per me comporte
Lejfir qua giù lafiiandoì dolce loco ,
tlelqual tu fiedi per eterna firte ;
Qj4al è quel angél , che con tanto gioco
Guarda ne fiocchi la noflra regina
Inamorato finche par di fico i
Coft ricorfi ancor a la dottrina
Di colui ^ che ahheUiua dì Marti j
Come del file flcUa mattutina.
Et egli a me j V^eUei^T^a e leggiadria ,
Q,uantejfir puote in angelo ^ in almaj
Tutta è in luite fi uolem che fia :
Terchegli è queUi ; che porto la palma ^
Giù a Maria , quando! fi^iuol di Dio
Carcar fi uolfi de la noHra filma*
lAa uieni homii con gliocchi fi, comio ^
Andro parlando*, e nota i gran pattici
Di quejio imperio giuftijfimo e pio »
Qj4ei due ^ che figgon la fi più filici j
xxxir,
ftra del Battiflu ftr.t Anm maire ìi Ma
yìm, f 01 intfnie chf Mino fcguitare Uh
ire donne Relree, che fmilmente credei
roi? nel ueniuYo chrifio, E co/i da ijuellei
fatte fino a rr.e^ la rofa pone che tutte le
fedie fieno piene d'Hehfi e d'Hehree del
uecchio tefìamentOy E da me'^a la rofa in
giù fino al finire fieno fojìi i jfaruoli che
Jèn'^ alcuna eUttione tran prima faluati
ftr la innocentia e j^er la ftde de parenti,
ciò ^, perche ffft loro parenti haueàno ere
dufo in chrijlo uenturo, e (futili che fi fd
uaron poi per la cir cunei ftznt^ li modo,
(he le fedie da (juella parte de la rofa urnìt
uano ad ejpr tutte piene di gufili che nel
uecchio teftamento frano , m.e dante jfoi
la paffm di chrifto, fcluati , Da la dei
fìra di Maria pn poi Vietro prim.o apoftoi
lo, e dopo lui Giouanni Eunn^. poi in'en',
de che dehhano fguire gliahr apofìolt.
Martiri, Dottori e confi/fcri dd nuouo tei
fìam^ento, E da Ultra parte a la f.nipra
del Battijìa fon lucia, dopo lacuale mi
tende che dellano f^KÌre lalire uergini,
uedoue e matrone dfffc mouo tffarr.ent^
talmente, che da cjuejìalfra parte d/la rofa
fino al me"^ erano foffi tutti cjueGi deffo
nuouo tejìamento, e chaueano creduto in
chrifìo già uenuto, E da me'^ la rofa in
giù erano pjìi i faruoli faluati per uirtu
del hattffmo. Ma da juefta parte le fedie
non erano tutte piene, come da la parte de
gli Hehrei, perche erano refcruatea quelli
chf doueano meritar dandarle a riempii
re . Sopra di (jurfìo htato regno fone il
triiunal di Dio, tfT intorno a (jueUoglior
Uni de gliangeli che a fchiera a fchiera
fcendon in tffo regno, e tornano a rifilir
4 lui, come nel precedente halhiamo uef
àuto . Intefo aduncfue uniunfalmente, e
f articolarmente la difcrittione del poeta di
juejìo leato regno, il tefìo rimane, juani
(0 acjuejìa parte, fer \t{ifffo4^i f^^^^^
e chiaro. Ma refìa a fcluer il duVio nata
neU mente del foeta depayuoli, Hjual ^
^uefio^che ejfmdoinj^el regn9
I
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Postillati 16
P A R A D I S O
Per ejjer propìnqutfjtmt ad au^ufla ;
Son dcjla rofi quajì due radici^
Colui *yche da jiniflra le fig^fu^a;
È /I padre 5 per Io cui ardito guHo
cù^^jff. Lhumana j'pecìe tanto amaro gujla^
D<j/ dejlro uedi quel padre uetuflo
Di firjta chiefa 5 a cui Chrijlo le chtaul
Raccomando di queflo fior uenuflo^
E quei j che uide tutti i tempi graui
Pria che morijjc de la bella Jpojàj
Che ficquijlo con la lancia e co chiaui^
Siede lungo ejjò : e lungo lahro pofa
Quel duca ; fotlo cui uiffc di mannA
La gente ingrata mobile e ritrosa y
Di contra a Vietro uedi feder Anncf
Tanto contenta di mirar fua fi^ia ,
Che non moue occhio per cantar osanni*
E contrai maggior padre di fnmi^ia
Siede Lucia che mcjje la tua donna y
Quando chinaui a ruinar le ciglia ♦
Ma perche] tempo fugge j che tajjonna^
Qjiifhrem punto *y come buon firtore,
Che come egli ha dd panno , jh la gonna
E dri^eremo fiocchi al primo amore j
si che guardando uerfe lui penetri ,
Quanto è pojjìhil per lo fuo fulgore^
Veramente j ne forfè ^ tu tarretri
Mouendo hle tue credendo ohrarti:
Orando gratta conuien che fimpetri
Qratia da quella , che potè aitarti t
E tu mi fegui con Ujjcttione
Si ; che dal dicer mio lo cor non parti %
E comincio quejìa finta oratione ♦
Jttfo a ciafcuno il graìo JuO conumenfe
di mnito, e (juffìi faruoli, comt ha det^
1Q, haumdo mniiato nuHa^ fey (jual cai
gione ^ pojìa Inno dal mf^o in giù de la
Yùfàin maggior ^yado dt laltro. Et effint
iofi già di jufflo tal dulia refclufo, che
Dio non douejJèjUYo^ gradi /oro, ma
che ciafcum a cafo dourjfe frenitr il fua^
fey jueffo introduce S. Bern.a dimojirm
li che crede male, e che la [ufo in culo nef
funa cofa fuo efpy a cafo, ma tutto con
grandiffmo e perfittiffimo ordine fofìotà
da la diuina maiefta , Onde Auguft, ai
XIX. de Cikifafe Dei, Pax ccelffìit ciuitat
tit ordinafifftma C7 concordiffma fociei
tarfruendi Dea fax omnium rerum tran^
^uiHitat ordinis e cet. E che a lenti non
e dato il grado fecondo il merita, comegli
ft crede, ma fecondo la gratia data loro da
Dio ne la fua creatione, E perche nhallia
dato più ad uno che ad unaltro,non fa da
ricercare. Onde dice, Hora intffo <juani
io chio iho detto, tu duliii, E ^dulitandù
Sili, ciò è. Taci, e non domandi del da t
iio, ma io dichiarandolo, TI fcluno il let
game. Ti manipftero la difjiculta IN che
tijìringon li fòttilipfn fieri, ciò e', Nelaf
^ual tinducon i difficili argumenfi, che
tu ftii ne la tua mente Yeftrendo il grado
de la leatitudine al merito, e non a la grd
tia,come uwìl infirire,Onde dimoftra
frima, che dentro a la grande^^ di ^uel
leato regno no può interuenir il cafc, cofì
foco come la trifiitia, fctr , 0 fime, che
(jiiiui fmilmente non han luogo, che fc ue
Ihauejpro, mn ui fare perfida leatitudii
ne, Wìa ogni cofa che ui fi uele, mofìra
efferui fìalilita per eterna e diuina legge
Si modo, cJ-e ^iufìamente ui rìjj^nde la cofa locdia al luogo, come riff>^nde lanedo al dito, feràe
Qgni leato uha il fuo proprio e conueniente luog:i, come UneHo ha il dito conueniente C7 approi
priatoafe, E pero due, che la fcfìinata Z^T accelerata gente di (jueifaruoli, a jueUa uera etet
ria ulta, non effcrfcn'^ cagione er a cafc, come egli ft crede, Verche <]uiui fcntra non tutti ad un
modo, ma fiu e meno eccellente e degno lun de laltro. Impero cht Dio Re de luniuerfc, per lotjuale
^uel leato regno faufaepofa in tanfo diletteuole amore, che neffuna uolonta ^ Auft, E' ardita di
più deftderareyDota creando nel fn lieto e diuino aj^ettotutte tementi diuerfamenie di gratia,
E juejìo afferma il maejìn de le [cntentie nel primo, M dicf, hnim^e non funt ejuales al origtt
CANTO xxxir.
Te fcìlne(juaìei,(iudnimaì ferfictmftgYatuUus, ^uiu cum he ffYpcthmlfffy^Jmt nf'h
kbertilifatediiiina, comHmcafeas ^Afdam, ^ cjuibufJim mn imunuat, ut fUcri, Ei quiL s
comunicata etiuditer. Ufi ine^jualiln luunàum jùumhfnefUcìtum.tt fnhum rncéurr, luina
Chriftì ah origine excepftt mms animasin ionis jfiritualihus , Ah infimi enm fue cteafionit
ferfictafiiit donis gratia c7^/oM>, cjuoi mmini alteri cQncfjJi.m ejì . E Qui hofìi leffcm, fn^a
ricercar la cagione, f erchenfl dotarle uftialdiuerfua^e non le hti egualmente tutte ad unniof
Jo, E ^uefla diuerfita ci fi moflra ejfrejfmente ne la fa era fcrittura JN quei gemelli, cio^,ìn
hftk, efr in lacoh figliuoli^ d'ifdac nati ad unmedeftmo farto, perche Ipu fi, odiato, xfT lacob
gmato da Dìo, Ondereutllo al padre dicédo, Duofìlijjuopfulifunt, maior minori fcruiet e eet.
Intendendo ferilmaggiore di hfau,fercheft{il^rimo ad ufcirdel uentye materno, Keljual hehlft
lira commota, ferche immediate che fùron conceduti, cominciaron a (ju-jìionare . PEro fecondo il
cohr de capelli. Co// come i capelli fm di diuerfi cohri, onde ueggiamo luno hauerli hiamhi, lali
tro neri, r la tro rofft e cet, Cofi diutrfmente conuien che laltif[imo lume di cotal grafia degnai
niente SlncappeUi, ciò e. Sincoroni, prendendone cicfcuno tanta parte, (juanta gite ne- cmedutet
Dio . DVfj(]uefen'^ mercè-. Adunche (juefliparuoli, fcn^a alcun fuo merito fon locali per difè
tenti gradi, Vlfirendo, ciò e', Ejjendo difirenti fclamenfe ne/ primiero acume, ciò e, Ke la grai
iia che da Dio prima difènde in efjì, E non nel merito, che fecondamente, come ne gìialtri heafi-,
9ion è' in loro. Ma cjuefìi altri heatifi fcn faluati, e per la gratia e ptr le Urne opere, perche fecondo
la Quantità de la gratia hanno operato, e fecondo loperate hanno diutrfmète meritato chi wf/^J^y
e chi minor grado, OndeVEuangelipa al xiiy. In domo patris mei manfionei multe funt^ Sono -
adun(]ue le anime, (juanto a la gratia, ineguali. Ma cjuanfo a Uffcntia eguali, OnJel filofcfè nel
itr^ de la Mefaf, Species ecjualiter predicatur de indiuiduis, Sed iflud nò ejpt nififèrm.cc fuhfian
tiales fecundum fe ejpnte^ualef . BAjìauafi nefècoH, Mojìra, come hahhiamo di fcfra detto, che
ìtefiuoli REcenti, ciò h-, moui e primi, che fìiron le due prime età, ciò è-, (juella da Adamo fino
a Koe, e cjuella Ja Noe fino ad Ahraam, haftaua a (juejti paruoli, per fuluarfi, la fide de parenti
infieme con linnocentia, lacjual fide era, che chrifio doueffe uenir a filuarli. Ma ufduto poi fjfir
crefciutajainijuita nel mondo, idio comando ad Ahraam la circuncifione in figno de la fide chai
ueano in lui, e cofi con la fide de parenti e con la cir cunei fione fi fluarono, Ma poi che al tempo de
la gratia uenne chrijìo, chefii effa propria grafia, non hafto la innocentia, ne la fide df parenti,
ne la circuncifione a faluarli, ma fii loro nece(fario il haUefmo, fenZ^ ilcjuale, la innocentia loro fu
ritenuta la giù ne Limio . Riguarda homai. Vuol Bem, cheVante riguardi ne la ficcia di
Maria, laefual fijfcmigha più a chnfio, perche LAfita chiarezza, ciò è-, la fua hontafclam.éte h
fuo dijfoYre A Vedere, ciò è', A conofeer chrifto, e confec^uentemente ad imitar ifitùi uè fi gì, come
uuolinfirire. IO uidi fcuralei. Guardo il poeta Maria, E uide TIouer,cio è', Akndar fcpra
di lei tanta aBegreZZ^ portata da le fante angelice menti create a trafuolar per juella alteZZ.(i del
(telo, ejpndo nuntij del fimmo creatore, che tutto (fuetto, che fino a Ihora hauea utduto, non lo
ficefiarfcfbefc di tanta ammirazione, NE tanto fmhiante, Ne tanta fmulifudine li mofiro di Dio,
E Quel amor, E (\uel angelo pieno di Carità, che difcefe prima li, dfiffi le fi^e ale inami a lei
cantando la fim angelica falufatione, E la heata corte rijfofi da tutte le parti a la diuina cantiUi
na tanto fcauemente, che ogni uifia fi ne fice più ferena e lieta . O Saniopadre, lautore frega
Bem. che per moflrarli U celefie corte era uenuto del fuo fianio et eterno figgio a lut, che li detta
dire, cjual angelo è- ejuello che con tanfo gioco tST affitto guarda Maria, Et egli in fenietia li dice,
quello e/Ter QahrieUo, dakualetta fii anntitiata che chrijh fi gliuol di Dio douea difcender a preni
der carne humana in lei . MA uien homai. Vuol Bem. che Date feguiti le fie parole con la uedui
ta,cio è^, che guardi c^uei heati chegli li dira, che fino ipM deluecchio e "
Mmée iifcfraghhSimofofii, cio'e, hdmo dda fimfìr.,e?ietro d.Udeflradi Man.,
PARADISO CANfO XXXir*
QU ift Jnf Y((Jici li cintila Yofa, f>frche luno fu originé M uecchio,e laltro iel m<ìu^ tfflmfntù ,
QVfflo che uiie frima chemariffe tutti i ientfi graniT)E la bella jf^fa, ciò ^, De la chiefamilii
tante jf:>fa di cfcW/Jo, che fàccjt^ifù con la lancia é co cfcioii, con che effe chriflo Jj^arfe jper lei fu U
croce li jìo ffeci^fiffim:} fangue, e che feìea Unp ii Pietro^ era Giouanni euangeltfta^ E frejfc ii
Aiam^ pfaua Moife fotto deljuale nel ìefirto uijjl ii mana la ingrata méile e ritrofa gente ifraeli
lite, E di cantra a Pietro, chera a la iejìra di Maria, (èdeita Anna madre di lei, chera a la deftra
del Battiffa, E di cantra ad Adamo maggior fadre di famiglia, chera a la ftniflra deffa Maria, fei
dea Lucia, chera ala ftn.fìra deffo Qattijla, tatuai lucia, intefafer la illuminante grafia, mojji
beat, donna di Dante, cjuando chinaua le ciglia a ruinar ne lofcura (èlua, come uedemmo ntl frii
mo e nelf^conlo de Vlnf, MA ferchel temfo fiiggfy Pon Bern.fine a la contemflation di (futi htai
fi, ejfcYta Dante ad indri^X^rla a Dio, intefo ftr lo frimo amore, a do che fenetri ne la cogm
tion di lui (\uanto e- fofpkle ad intelletto humano, ma col me^ di Maria, che in altro modo Ve4
V amente NE fòrfe, ciò e*, Sen'^ dulio, dice, MOuendo lale tue, ciò ^, Mouendo il de/tderio tuo in
tal contemflatione cKeiendo oltrarti, ciò e*. Credendo fenetrar oltre con linteOetio fèn'^l fàuor di
lei, T V tarretri, lu torni a dietro. Onde uedremo ne la feguentt oratione di Bern, ad effa Maria
che dira. Donna fei tanfo grande, e tanfo uali, che <jual uuol grafia afe non ricorre. Sua dif
ftan^ uu:)l uolar fenl^ ali. Pero feguita dicendo, Conuien che fimf etri grafia da (jueQa che ti fui
in tal contemflatione aitare, E tu con laffìttione mi figuifa tanto che non parti il core dal mio iti
re, ciò è*, che lanìmo tuo non fta difcrrfante da le mie farok, E comincio juefìa finta oratione,
ihe hor^ nel feguente canto uedremo feguire •
CANTO
Verdine madre figlia del tuofi^ioj
Humil tff alta più che creatura ,
Termine fijfo deterno configlioj
fi colei y che ìhumana natura
"NohUitafli fi , chd fino fattore
Non dtjdegno di fitrfi fiia pittura^
NeZ uentre tuo fi raccefi Umore ^
Ver lo cui caldo ne leterna pace
Cofi è germinato queHo fiore ♦
Qui fii a noi meridiana fitce
Di caritate*j e giù fi) in tra mortali
Sei di jperanz^a fontana uiuace^
Vonna fii tanto grande ^ c tanto udì ^
Che qud uuol gratta, ^ a te non ricorre y
Sua difian\a uuol uolar fin'^ti ,
ta tua benignità non pur foccorre
A chi dimanda , ma molte fiate
^Liberamente al dimandar precorre^
in te m fericordia ; in te pinate ;
In te magnificentiaxin te faduna^
Quantunque in creatura e di hontate *
Diuide ilfoeta il frefenfe ultimo canto in
juattro parti frmcif ali, e ne la prima ini
troduce S, Bern.per fùa oratione ad imi
fetrar grafia da Maria, che lo conduca a
contemplar la diurna ejpntia, Ke lafecon
da dimofìra, comeperuenne a tal contemi
piatirne. Ne la ter^ prega Dio, cheli con
ceda grafia difofere, fcriuendo, dimofìra
re gualche minima parte de la fua gloria
comprefa in tal cctemplatiOne, Ne la cjuat
ta CT* ultima fone, come uideinfcrtalhu
inanità con la dimnifa » ^ SìUn
gine madre figlia del tuo figlio. Ad alfiff
/ima e flmma lode di Maria ^erg* il foe^
ta ne la fua preferite deuofifpma et elegan
tiffima oratione che a leiftìdri:^iy le attri
liiifce, in ferfcna di S, Bern, alcuni efii
tetti impffihdi cr incredihili in tutte lali
tre creature, ma in effa fola, per diuina
frouiientia e grafia fff fiale, e jfer li fuoi
fcmmimeriti, pffibli e ueri, Ef il primo
h,chella fta uer^ine e madre infeme,
the naturalmente non {no efpre, e meno
ancora
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Postillati 16
PARADISO CANTO XXXIII.
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Postillati 16
Paradiso
QUòmh flet iftul e ceù Oxhìfh le rjp{e, Spiritut pmctu/ fujfYUeniet in ff, tS^ uirtus altifi
fmÌ9hmbrahitttU, Per io calh ifl<\UAl amore è' coft geminata e fydùtt^ ^zorr, ciò p»,
Quefld Y:,fd che hMimo ueiufo confenn in fc le fèìie di mi i beati, Verche effinio, meiinnte
la uirtu li (juel caUo, generato nel /?/0 Kentre uirg'male, epifaYtùYit^ chnfto figliuol di Dio, che
fer YflimfY Ihumma natura uoSe f^arger fui le^no ée la croce il fuo frechftfftmo pingue, E che
iofo la (ùa aj^Yiffma O' acevliffìma morte dipenitnJo al limlo %e tYajfe tutti jueBi del uecchio
tejìamento chaueano crelut^ in lui ueniuro, V o.cufo li loro, come hahhiamo ueduto, fa mita U
^uefìa Yofdy laffanhlaltYa mita a (jueBì, che crelerehlono in lui uenuto, che già era fYeffo che fin
ila, come ii fcfra nel xxx. canto uelemmo, era (juffìo fiore generato cofi, juel che inan'^ no eri,
(l^ifci a noiy Da lode a Maria, oltre a le altre, di due grandiffimi effttti, luno, che ijua giù fra
ììoi mortali eÙa h' uiuace (intana dijferan'^a di ^utUa pitura gloria. Et a quelli di lafu,V Kce me
yiiiana, ciò è'. Ardore di carità fmile a ijuel del fole nel mt^ di talmente, che fer leifìamo da U
fieran'^ di ejueUa gloria tirati la fu, e giunti ijuiui, conferuati e mantenuti in carità t7 amore,
E fono parole conuenienti ad effo Qern, Scriuendo egli a tal propoftto in ^uefta firma, Securum
acceffiim haies o homo ad Deum, vh mai er ante filium,filius ante fafrem, Materoflendie fjli9
fectus O' ulera, Vilìus ^atri lafus tT uulnera, Nudi ergo foitrit ejferefulfct, uh tot occurrunt fiei
tatit infuna . DOnna fci tanto grande, Dimopra ultimamente neffuna gratta foterfi ottener da
Dio fcn'^l me^ di lei, tanta fjpr la fua grande^'^ e ualore affrejfo di lui, E la fua benignità mn
fclamente [occorrer a chi le domanda, ma che molte uolte i^reuìen liberalmente col fio aiuto jnan'^
(il dimandare, che nafce da fomma liberalità e clementia, A difftrentia di juel che diffc nel x\^\
del Vurg, che t^ual ajfetta frego e luofo uede^ malignamente già fi mette alniego .
Uauenìo pn a <jui ^ern, orato (juaft vi
firma di frohemio a Maria fer Dante ,
HoYa uien a le fue fetitioni, leijuali in pn
tentia pn ejuePe,cheìla imfetri gratia cht
T>anie fojfa intender il fmmo bene, ciò
P, Ito, CT' intrp, che li conpYui pni C^*
interi i fuoi uirtuof affetti talmente, che
non fi pieghino ad alcun uitio. Onde dii
ce, HOy quePi, hora coPui, ciò è', Dani
te,ile]ual DAlinfima lacuna. Dal più
frofòndo e baffi luogo de luniuerp che*
juePo centro oue noi pamo, il<jual noi /ft
domandiamo mondo, ha ueduto fin jui^
tE uite ff'iritali, le conditioni de gliffii
riti aduna ad una, come frima di (Quelli
ie Vlnf, poi del Vurg, Et hora fino a ejutf
fio ultimo e pipremo cielo, jueUi del Var*
Supplica tanto a te Maria per gratia de U
tua uirtu, e non per alcun fio merito, che
fo^a leuaYp con gliocchi de linteOetio fin
alto VEr/c lultima plute, do è-, Ue la col
£nition di Dio falute di tutte le [aiuti,
trio che mai «ow arft VEr mio uedere, ciò &, Per mio intendere, più di ijuello chep per lo fuo^
liprgo per lui tutti U miei preghi, e pre^o che n^n peno SCarft, ciò ^, Manòi « «ori di grafia
Hor queFu, che da Unfima Ucum
De ìuniuerfo in fin qui ha uedu'tì
Le Ulte JpìritaU ai una ad una j
Supplica a u per gratia di uhtute
Tanto che poffa co gliocchi leuarft
Più alto uerfo lultima fdute.
Et io 5 che mai per mìo ueder non arft
"Più chìo jb per lo fuo 3 tutti i miei prieght
Ti porgo $ e prego che non fieno fcarfi j
Perche tu ogni nube lì difi^cghi
Di fua mortalità co prìeghi tuoi ,
Si chel fòmmo piacer li fi dijpie^t ^
Ancor ti prego Regina che puoi
Ciò che tu uuoi^che conjirui [ani
Dofo tanto ueder glìajfettì ftìoi^
Vìnca tua guardia i mouimenti humani :
Vedi beatrice con quanti beati
Ver li miei preghi ti chiudon U tnani^
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Postillati 16
CANTO KKXÌU,
^fYfffo di ff ] V(YL\ie iu Cù fyegU tuoi li didr^hi e fcio^Iia OGwì nulf, ùjnì' i'^tvcittU Je Mi
ìtito SUhffcli apeghi il fmmofiacerf.cio ^, Talmetf eh fe r mampfìi idio fcnmo lo
ne, lynitaiìh Boet. m l tfr^y Dafattr au^ujìm mnii cor.f^tniaf [tdem, Vafinim li^firatf hi
ni, luct YfjffYta, In te conJf ickOs animi defìgeye uifv.t, Alc^ue tuo f^lédore mkd, iu ìmiq; fo t
nuWy Tu rejuies {Yanjui(l<i [i^s (e cernere finif e ce(, E fYegon Regina ancora, lacjual funi ciò che
tu uitoi, che li cOTifirm fm et inferi dop TAntCi fuo uedere, ciò è-, Tapto fuo intendere, {ffiaffiai
e concetti Jùoii Et in ^uefto uinca TWa guardia, ciò ^, la tuoi cufìodia e frùiett'me l Mouirtienti
humani, ciò ^, Cliatti e cojìumi de mortali, ic^ualiferfefiefjtfcno, come uuol inftrirf, manchi e
ieftUiui, ^edi Beai, con (guanti heati, TI chiudon, eia è', Tifregon a cUufe e giunte mam ferii
miei freghi, Et in t^uefìo moflrala fcmma carità che moue Unirne heate a fregar f/y lif^jìi in <^ufé
fia uaOe di YnifiYia^ da che hanno [in cura ie UUyhÌì che df la /ro/rw fdute.»
Gtioccli id Dio àiUtù e uenemi
^ifft ne lorator ne dìmofìmo
Quanto i deucti prìc^i Vt fin gmì^
Indi a Uterno lume fi dn^^aro^
"Nelqual non fi de creder che [muti
Ter creatura locchio unto chiaro^
io , che alfine di tutti i difit
Affrof'wquaua*^ft com'io douea,
Lardor dd defiderio in me finti ♦
Bernardo maccenndua-, e forridea,
Ferchio guardajfi fifixma io era
eia per me fìejjo tal , qual et uóleai
Che la mia uifia ucncndo fincera
E più e più entraui per lo Yag^o
re Ulta luce , che da fi e uera .
Dd quinci inan'^ il mio ueder fii maggio
Chel parlar mofira^che a tal uifia cede;
E cede la memoria a tanto oltraggio ♦
Qjcal è colui ^ che fognando uede^
E dopcl fogno la pajfione imprejfa ^
Rimanere laltro a la mente non riede j
Cotal fin io : che quafi tutta cefjà
Mia uifione ; eiT anchor mi difiiUa
Nel cor il dolce, che nacque da ejfitz
Cofi la neue al fil fi àfig^ìl<M
Cefi al uento ne le figlie Ikui
Si perdea la fintentia di S'tbiììa ♦
Cliocchi di Maria, diletti, cme di fii
gliuola, e uenerandi, come di m.adrey
Onde di fi fra le difp. Figlia del tua
figlio, Fiffì in Bern. oratore, ne dimi$
fh'aro juanto le pn grati igiufìi fref
ghyfer^-he juando fjfayr.ente ft guari
da i mouimentiy e pfcoft^ le faròle de
hratore, e manfifìo fegno che la orai
tion fiace . Poi ffft occhi di lei tolti-da
Bern, fi in^^ro, fer interceder la
grafia, a Dio eterno lume del mondo,
tieljual non fi de credere che fer alcui
na altra cYeatura ftnuij tr indriz^
ìocchio tanto chiaro, (guanto <iud di lei,
ferche effindo età effaltata fcfra doi
gnaltra creatura, uien de 1 eterno lume
de la diuinitk maggiormente a fortii
òfare. Et io che rne diante linterceffiùt
ne di lei i affYOfincjuaua alfine di fui
ti i miei defideYÌ, iljual fine era di ue$
mr in cognitime de la diuina ejfini
tia, che feY "effir tanto infinito lene ,
(heneffun maggme fi nefuodeftdei
raYe , tutti i defideri fin fano i« ue$
dfY ijuella, fero dice, chegli finì, fi
come douea, lardor del defiderio in fi.
Onde S. Thomafo fcriue al froffit^
quefte faro^e, Adferfictam leatimdi*
nem rejuirituYy (fuod intehctus feYi
tingat ad iffm efsentiam frim^ caui
fce. Et fic ferfictionem fum hatehii
feY unmeYn ai ^eum, fuut ad oliectum in c,u.fiU le Judo .nfiftU. ^ ^'^]^^^^^^^
IrrchenguardaffnU^^^^^^
PARADISO
fmeu
uina lue
e fUYdy é «3« Imfelifct lahum i^mYaniia^ E fin e jpiu entràui fey lo r^^gìo le Ulta e Jii
cf, CHe ìafee' imn^ eh ^, lajuctl fola f da fè flrlpi,[èn'^ farticifumne éaltra luce^ rii
f^lenie • DA t^uìmi ìnAn^y Dopo U u'fme li tanta alta e liuinaluce^ il mio uelfYe fu ma^gi^i
re li juel che m^fÌYa il parlare, ilqual, pey mn fOteyU ejprimfye, ceie a tanta ueiufa^ E la mei
moYÌa amheUa cele A lantò oltYaggio, A tanto oltye in effa luce ueleYe^fer n^n haueylo fotuta
YiteneYey E/ auient in tjuffto cafc a Yne, cOYne fùol auenir a colui che (cgna, e ueie fcgnanh cofi
(hefiace, e éofol fogno la paffm id fiacey yimane, ma la cofn ueduta tn fogno non torna a mmoi
ria, Perche fmilmenie ceffa hoYd ijuap tutta in me la mia uifme di (Quella luce, e mndimeno, nel
iuzY mi fi Y^pprefenta anchora la dolce^'^ che mi nacque da effa . Cofi ancoYa, per fmilitulii
ne^ft difftggiìla e perdf la fvYma de la neue al folf, E cofi fi perleua al uenfo la fententia ie la
Cumana Sibilla faitta ne le leui fòglie , VeYche dicano , che juffia SiliBa firiuea le /le rifpOi
fie ne le figlie de le palmi per tYaueyfo, lejuaJi, aperta poi la ^elenca, erano gettate e f^tcyfe fuoi
9Ì laluento in fvYma, che impoffthil eya il poterle raccOYYe e metterle infieme in modo che fi poi
tejfcYO IfggeYey Onde VÌYg.nel pfto , Fo/y/ tantmne nominai manda^Ue furiata uolant
rapidis ludiiria uentis Iffa canas , oro «
O fomm<i luce , eh imo ti lieui
Da conatti mondi y a U mìa mente ^
Riprefla un poco di quel , che fmu't }
E fa la lìngua mìa tanto fojfente ;
Che una fiutila fil de la tua gloria
Voffa lafciar a la futura gente t
Che per tornar alquanto a mia memoria J
E per fonar un foco in quefli uerfij
Viu fi concederà di tua uìttoria ♦
lo credo per lacume , chio fifferfi
Dei uìuo raggio^ chio farei fmarrito^
Se gìiocchi mìei da lui fbjfer auerfi^
E mi ricorda chio fui più ardito
Ver quefìo a fifìener tanto , chio gjunfi
Laj^etto mio col uoUre infinito^
Defideraua il Poeta poteYfi YÌduY a mei
moYÌa alcuna picciola paYte di ^uel che uii
le la fit de U liuina e/pntia, e (fueSa poi
terefiriuendo ejprimere, per lafàmnefii
le a chi uerra dopo lui, E non potendo per
fe fleffoy inuoca laiuto del padYe eterno^
con dimojÌYaY che faYa ancoYa un più mai
nijtfìar de la fua gloria. Onde dice, O
fcmma luce , CHe tanto ti lieui la coni
cettimOYtali, latiual tanto uinci glinteli
Ietti humaniy RipYefia un poco a la mia
mente di tfuel che paYeui la fu in cielo al
mio intelletto, E fi tanto pofftnte la mia
lingua, che poffa lafiiar ala gente fùtui
ra Wl^a fòla ftuilla, cto ^, sjna minii
ma parte de la tua gloYÌa, JmpeYO, che
per toYnaY alquanto a mia memoviadi
quel che pareui, E per fonar alquanto in
quefii uerfi , (cYÌuendo di tal materia.
Si concepera e manififlera piuDl tua uittOYÌa, ciò Di tua gloria, lajualper effer incompYenfii
lile, uince ogni humano e diuint intelletto . IO cYedo per lacume. Dopo la inuocatione, uien a
la narYatione dimofÌYando YicoYdaYfi, che ciuando egli affipo gliocchi in quella eteYna luce, fagi
giunfi a quelli tanta potentia, che potè' fcfjrir lacume lei uìuo raggio li tal luce, E queflo peY la
gYatia intfYcedutali da Maria per li preghi di Sem, e de gUaltYÌ beati, come uud inftYiYe, E moi
fÌYa cYedeY ancor dhauer potuto firque fio, per haueY fc^Yto lacume del uiuO Yaggio h tal luce,
EchegU fifare fmarrlto in quella, fehaueffe uolto gliocchi in altra parte, A difffrentia li
chi guarda nel fole, iltjual tam più aUaglia, t^uanto più fi mira, Ma chi più rimiYa in Dio, fimi
pYe uiene in pìupeYfttta cognition di lui, Onde dice ricOYdarfi peY queffo efpre flato più ardito a pi
flener quel raggio tanto che giunfe er unì laff>etto fio COl ualor infinito, do e*. Con effo Dio,
Ut in fententia che potìr, quanto patiua la fua natura, uenir ne U cognition ii ki .
tAopra ^«fl
I
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Postillati 16
CANTO xxxrrr^
O ahonhnte gmìa^ onà*io prefunfi M^fim juel meìffmù daUima Jftfo,
ficcar lo uìfo per la luce eterna
Trfnfo, che la ueàuta ut confunft ♦
Kel fuo profóndo uidi che jinterna
Legato con amore in un uclume
C/o che per luniuerfo fi fquaterna^
Sujlantiej ^ accidenti ^ e lor cofìume ,
Quafi conflati infieme per tal modo^
Che ciò y chio dico, e un femplice lume^
La fórma uniuerfil di quefìo nodo
Credo chio uidi \ perche più di largo
IDicendo quejlo mi finto chio godo »
Vn punto fi}lo me maggior lethargo ;
Che uenticinque feccli a Vtmprcfii ,
Che fi Nettuno ammirar lombra d^Argo
Cofi la mente mia tutta fi)f^ejà
lAirauafiffa immobile ^ attenti %
E fimpre di mirar fiiceafi accejà *
iheffr U iiuina grafia de Monio in
luiy fOte m linteìftto ffnftYMY Uierna
luce tanto, de ui mjùnfe e cwfumo effo
inteUettOy ferde tanta intejt di ^uella^
guanto it fùo intfUeUone jfotè' ffpr ca^
f(tce^ e uiie nel frofinio li tal Ime Ctìe
finferna, ciò p-, chentra luno ne laltrc le
gaio et unito con more do deftf^uai
éerna, TuttotjueUode fimanifcjìa euef
ie fer luniuerfo mondo , Perde effendi
ìiio creator iel tutto, tutte le cOfc torna'',
no a lui com a fuO frincipio, eco fi in lui
tutte fi uedono . S vftantie et accidenti^
fior cofìume. Ha ietto, die tutte le creai
ture utìiuerfalmer^te ft ue^gon in Dio,
Horrf difiinguendo, moftra quelle effcr di
tre ff)etie, Suflantie, che fono tutte le cofi
€Yeate che hanno e/pre, perche fulffiono^
tio e'fflanno fitto a gliaccidenfi, come di
<emmo nelter^ canto . Accidenti, ic^uai
li ^er fe nùn fino, ma hanno ìeffly h gualche fuljìantU, tome fino le faffmi, le uivtu, e uitìj de
lanimOf che fino ne Ihuomo come accidenti nel fuo fitlietlo, Coftumi, che fino operatiom,nìouif
menti atti, qVaft conflati, C^uaft in forma deffempio infieme, fer tal modo, che ciò chio dif
fOE^ Vn femplice lume, um molto minima parte di dimofìratione. Tanto uincon decceEentia
le iiuine cofi ogni concetto humanéj come uuol infirire. Nondimeno, credo chio uidi in Dio lafiri
ma uniuerfil DI ^uefìo nodo, ciò e-. Di ^ueflo tal uolume di tutte le cofe coHegate con amor infef
m, che fifjuaierna,manfij1a apre per luniuerfc, E fi lo credo, perde dicendolo, mifcnto chia
codo Vlu di Urgo, ciò f-, Viu largamente de luftito, Hauendo il uero, per la pura confcicntia, poi
tYieta di dilettare, cornei filfc, per la maculata, daUriflare, Ondel poeta fteffo nel xxyiy. deVlnf.
cuafi afmilpropofito, Senon de confcientia maffìcura la luona compagnia, chelhuomfradegi
già Souo lo slergo delfintirfi pura, E /Mpo/?o/o, Gaudium nofìrum efi confcientia nofìra, E crei
dolo, dice, Perchf uuol inferire ^uefta efflr de le cofe che uide, de leniuali non firMa lene
che di um\ dolue, E nel x. in perfina di Farinata, Terl comprender puoi, che tutta m.orta Hanoi
flYa conofcen^ da auelpunto, che del figuro fia chiufi la porta . lethargia e infirmata, de leua
la memoria, efk dimenticare, O nde d Pet. nel trionfi del tempo, ^.^^^^l^f
cfjrfidaungYaue
cento anni. Nettuno,
uigo ìafcn Tepal
iiemmonel
r Argonautica,
fmo plieYaópnimimmoiriaupiu,iTic i*. f ' », Gj^ uific^n^
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Postillati 16
PARADISO
e ijuann mìejlo ^ÀfYd igni mnimo attimo di tempo che di (al feììfteyo marìcaua, in fcnfentla JUe
àie un fumfch ài temfOy che^limma di (al fenftero,gli& maggior opinione, lagnai najce coi
munemenfe da la reuolution del temfo, che xxy,fecoli a la imfyffa fitta da effo la fon fer andar 4
td concjuijìoy Et h comparatone dal minore^ an^ dal minimo al molto maggiore , CHr, ciò ^,
Lagnai imprefa, FE l<ìettuno ammirare^ Fece Nettuno hauer in ammiratione lomlra d'Argo^ Veri
che ueggeniola correr fu per le fue ondf^ egli infteme co fuoi Dei e Dee marine^ come di cofa non
fìwdaìor ueduta,fùronuinti da grande ammiratione, ^tè'juaftad imitatione di Catullo ne
VEpitolamiOy oue toccando c^ueflapihulofa hifìotia dice^ Emerjcre ftri cadenti egurgite uuìius AEca
Yf^ m^nfìrum nereides ammirante! . E poco diffamile da ijuel che diffe nel xxxy, del Vurg, de
larlore de la fcientia del iene e del male popò nel me^ del terrefiro Varad, ciò è'. La coma /ùa, che
tanto fi dilata PiV, (juanto fin ua fh, fzra da gli Indi kfchi lor per alte^^ ammirata , Tt<Ui
glialtri tefli dicano, che fi Nettano a mirare, Fer liijuali hifiperia intendere, che Nettuno, e non
Ufin,filji fiato aut^r it la imfrefit, lajualfcntentta^ cornc ihiaraniefife fi uedr, tiopupftare ,
A qutU^ luce cotaì ft diurni^
Che uolgcrfi da lei per altro aj^etto
E imfojJM eh mai fi conferita i
Vero chel ben, che del uoìer obietto
"Tutto [accolte in lei 5 e fuor ài quella
E d(fèttiuo ciocche li e perfètto*
nomai [ara più corta mia fituetla
Fur a queljchio ricordo*^ che dinfinte^
Che bagni anchor la lingua a la mammella^
Now perche più che un fempltce femhìante
^ offe nel u'tuo lume ^ chio miraua^
Che tal è fmpre , qual tra dauante 5
Ma per la uifla , che fauakraua
In me guardando una fila paruen'^a 5
Uutandom io a me fi trauagUaua^
perche in (juel uiuo lume ae
in de io miraua, fiffè altro CHe un fempltce fimliante, ciò e-, che un filo puro affretto, et un pura
^tto, perche egli è fimpre tale ifual era dauante a la creation de luniuerfo, Ma per la mia ueduta,
che guardando VNa fila paruen'^, ciò e', C^el filo uiuo lume che a miei occhi pareua, S Auahi
raua, Vrendeua fimpre più ualore in me, Verche guanto più guardauo in effo uiuo lume,tato più uei
aiua in cognition di (jueUo, come uuol infirire, E cofi,mutandomio di huona in miglior ueduta,
queH a fi trauagliaua e mutaua in me, E no che effo uiuo lume^iljual ^ fimpre uno, fi mutoffi lui •
1/ lene ^ olietto de la uolota, la<]ual nafu
ralmete no laffia mai un maggior lene per
un minore, ma fi iene un minore per un
maggior e, E/fendo aduc^ue idio tanto infi
nito e fommo iene, che neffun m.aggiore fi
ne può uolere, E^ impoffilil, fer ijuefia ra
g\one,che chi una uolta intende lui, fi uol
ga a uoler intender altro, effinio fiior di
lui, come dice il poeta, ogni cofa defiuiha
et imper fitta . HOmaifirapiu corta, Tro
umdofid poeta infifficienfe a poter ej^rii
mere (juel che uide de leterna luce, in fua
fcufii dice, horamai la mia f^ueda fura più
torta et imperfitta pur filamente ad ffjfti
mer ejuella minima parte che mi ricorda
di ijufl chto uidi, che la Quella dun fan i
àuto che laui amhora , E <\uffio, non
de la diuinita.
Ke la profonda e chiara fubfiftenTji
Ve Ulto lume paruemi tre giri
Di tre colori e duna continenza t
E lun da laìtro , come iri da ni ,
Varea refleffo 3 el tcr\p parea fòco ,
eie quinci e qitindi egualmente ft fj^hl
tffcnìo il foeU gluni(ì al fine de la fua
iontemplafione, ne aho refianloU ad ini
tendere, fènon come la trinità ne lunita
fia infcrta, e come Ihumanita di chrifto
ft conuenga con latrmta^ ^uefte per
effir fidamente intejfda Dio,mofira non i
dimeno che entrato inm^mplmne ii
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Postillati 16
IiÌtib
CANTO
C qudnto e corto! dire , e cowe jfyca
Al mio concetto i e queflo a quelj chìo uiii
E tanto , che non bafla a diccr poco ^
O ìuce eterna^ che filo in te fidìy
SqU tiniendi^ e da te intelletti ^
Et intendente te ami ^ arridi ^
Quella circuktion , che ft concetta ,
Pareua in te ) come ItmL rejlejfo ,
Vagliocchi mici alquanmcìrconjpetta^
Dentro da jè del [uo colore fìejjb
Mi parue pinta de la nojlra ejfige t
Terchel mio ufi in lei tutto era mejjh^
xxxnr.
^uellf, JiOker^ ffy gyatU fUY ghutìa mii
ìiima fatte intrfo, tatuai udfnh kru
fjprimerf, e prima imcjìraYf effa trinHa
ne luniUfeY efPmjfh de la firma sferica,
e tjuefta per hit arco celefìe^faccOrge del
fuo debile er imper fitto dire, riffeta 4
Untò mifteriofo foggetto. Onde dice, NE
la profónda e chiara fuhfijìtnùa, do p-,
hJe lalta e diuìna efsétia, o uoglimola dir
fuhpantia, o fuhfifìerìtia, o natura, perche
fi come dicemmo nel xxx. del Purg, Sei
condo Soef, e S, T orna fc, tutiep.no in Dìo
una medeftma cofa , DE lalfo lume, eh
è-. Del fcmmo Dio, mi parue utder TRf
giri, ciò è', Tre cerchi, DI tre calori, E non che colori fieno in Dio, ma per ef^rimer co juefìe coft
fcnfihili, la infenfttile trinità, ET una continen"^, V olendo infirire, che quejìitre giri «o« eran^
contenuti luno da laltro, perche doueffm hauer trtt lorò \iu continen'^. Ma una fola, perche tale e-
il Padre, tale il Figliuolo, e tale è- h Spirito fanto, E L un da laltro giro,cio ^, il Figliuolo dal Pai
ire, PArea refìeffc, Parea, generato, COme Iri da hi. Come fi refìftlee genera ne larco celefte
ietto Irit, la cui fiuola toccammo nel xxi, del Purg, luno da laltro colore. Et il ter^, che era k
Spirito fanto, PArea fvco,ilcjual figmfica Umore che^u alme te ft ffira,e fi difende qvinci e (juini
ii, ciò è , Nel padre e nel figliuolo, Adun(jue,ft come larco celejìe contiene in fe (re colori, che luno
iepende da laltro, e nondimeno è- un falò arco, Coft la diuina efpntia contiene in fe le tre perfcne
che luna procede da Ultra, perche il Padre genera il Figliuolo, Et il Figliuolo el Padre lo Spirito
fanto, e nondimeno è- una fola ejpntia,perche in potenfia, in fapieniia tfr in amore fcno una cofa
medeftma . O du^nfo e corto il dire. Accorge f il poeta del ftiO corto er imper fitto dire, ni
ffetto a (juello che gli shauea di ijuejìx mattria conceputo ne la minte, ptrche molto più f conerpe
che non fi può dire, E (juejìo fitO concetto ancora faccorge effer tanto minima cofa rifletto a juel
che uiie, ma non intefe, nel mirar in ijuel alto lume de la diuina efpntia, che ad ej^rimer la fùa
faruita, non lafìa a dire che ftapoco, per effer, come uuol infirire, ancora molto m.eno . O lui
ce eterna. Ha efpreffc la trinità ne lunita in figura de là firma ifirica, Hora uuol fffrimer come
nide Ihmamta ne la diuimfa, far indri^^a il fuo parlare a leterna luce del fcmmo Creatore, dii
cenh, O f terna luce, CHe foU in te fidi, U^ual fcU in te fìfffa ti pofi, perche contenendo tu il
tutto, tu non efcifiiori di te, E SoU te fìeffa intendi, Perche Uio è- da Lio fclo irtefi, che dinota il
frefente, E Da te intedetta, E da te intefa, che dinota il preterito, ET infendente, Et ejfcrper ini
tender te, che dinota il fìituro, Auenga che in DÌo,per effirli ogni cofa fmjfre pr{(nte, n'on fà
iiflint'ion di tempo, AMi et arridi. Ami et afplauii, E uien da Arrideo ayriiit,che figmficct letii
quae fic^,^-, w ' . n j ^1
U Ruifn <« comtmn, . QuS» dml^imt i, tn giri A^^nlo <mti»jj>ftt<, do g'
• Alquanta comftffr er ii"-/" ''''' wio inteitUo, Ef aìi^uonlo dicf, f<r haufYt
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Postillati 16
PARADISO
€élunii4. Mi fiiYue flnUt ìfnjx^ dafe DE/«wo^y« fffìgf hmava, c^weuuol ir,f(nYe,fenl}e
quiul era congiunta Ihumanitn di Chriflo con U diuinita^ dbI fùo flfffc colore, Vmhe corifei
tfendo il tuUò, nulla riceue fimi di /?, VErche il mio uifo era meffc tuUo in lei. Verde il rtìio itti
teUetto, era tutti uoUò adeffa humanita^fey intender cornerà congiunta con la diuinita^ht ori
dina coft il tefto, Quella circolatione a^uanto circunffetta da gliocchimiei y che fi concetta fàs
rena in te come refieffc lkme,Mi farue dentri da fe \intad(la nofìra effige ^dtl fuojìejfo coloi
re, [etche il mio uifo era me/fo tutta in Ui •
Qiiol e il geometra ^ che tutto faff'ge
Per mijurar lo cerchio , e non ritroua
Venjando quel frìnci fio ^ ond'egU indice j
*Tal era io a quella uifìa noua :
Veder uoleuajcome ft ccnuenne,
Limctgo al cerchio ^ e come ut fmdoua ♦
Ma non eran da ciò le proprie fennet
Senon che la mia mente fii j^ercoffa
Va un fulgor ^in che fua uo^ia uennc*
A Ulta fitntafta qui manco poffa :
Ua già uolgeua ti mìo difio , e\ ueUe j
Si come rota che igudmente e moffa ;
Lamor^che moucl Jole e Ultre HeBc*
Voleua il^^td in tender a fieno^cme
Ihumana natura fi conueme e uniti
tow la diuinita , quello che conftifmeni
te ha dimoprato che gliera faruto a fena
ihauere in minima farte comfrefcy Et in
juffìo moftra chegli era fimile al Qeoi
metra, che foff.ffa tutto fer mifitraril cer
chio, e che fenfando fcfra di ciò, non rii
troua ^uel principio OUdegìi iniige ,
Velijual egli ha di hifcgno, lljual frincii
fio e la quadratura dej/ci cerchio-, e juei
fta, per non poferfi apunio flre, il cerchio
rimane immifttrahile, Si che ti Geometra
in ifueflo faffntica in uano. Tal adunque,
lice il poeta. Era io a quella nuoua uifìa
de la noflra effige dentro ad effa circolai
tione de tre giri, Perche io uoleua uedere
come fi conuenne Umago al cerchio, ciò e', ihumanita a la diuinita, E Come uifindoua, E cOi
me ni fi congiunge O infcrife dentro , Etè'perfimilitudine da le doue, che fitmfono infime
n fir hue, o tinOy o cofa fmxle, m non eran da do Le proprie penne, ciò h-, le proprie firl^
del mio intelletto. Co/? foco che quelle del Geometra nel uoler mifurar il cerchio, per effcr cofa oU
tre a Ihumana fkculta, Onde S, Amhrofio, lmp:)(fihile efl fcire quomodo filius a patreftt genituf,
ntent deficit, uox filei non hominum tantum, Sed angelorum e cet» Senon chela mia mente fii
fer coffa DA un fulgore, do h'. Da uno jflendor e lume de la diuinagratia IN che uenne fua uoi
glia, Helaqual umne la uolonta deffa mente, perche le ftce ueder tutto quello, cheDa uoìea ut dei
re . A Latta fàntafia qui manco pojfa, Woleua lalta fintafia del poeta, laqual e' uno de cinque ini
tenori fentimenti, man dar lima gine dun tanto fccreto miflerio, che fer gratia hauea comprefc, a la
memoria, a ciò che ancora non fiando poi prefente,f€ ne poteffe ricardare, e laffarne memoria a
quelli, che uerrehhono dopo lui. Ma qui dice efferli mancato il potere, E lamor chemoue il [elee
(xltrefìeUe, ciò e-, idio che mouel tutto. Già uolgea, dice. Il mio difto el mio utHe, ciò e', il mio
iefiderio e la mia uolonta in altra farte, come uuol inferire, SI come rota chegualmenfe ^ nolp,
Cofi come rota chegualmente e fcnTia alcuna refugnantia fi moue,feconio la uolonta del fio motoi
re, A dar ad intendere, che la fua uolonta era'una meiefima con la uolonta di Dio, E che non pia
cenlo a luichegli shauejfe aruoriardi quello che fer gratia hauea fermeffc che dire a lanai
tura fiia poteffi uedere, egli fenaccoriaua col fùo uolere, confiìerando ancora che fecondo la fini
tentia de l' Afoflolo,non è' lecito alhuomo parlarle fecretì mifferi lì quella infinita (7 i^^
comprehenfiiile diuinita, Cofi poco fvrfe, come era ancor arr^e Jogni fcieniìa , dogni fncuni
Jia, i^gni ornamenta V ^rteuQto, diuQler trattar de la profinh kUrina dun tanto (oeta
Ve'
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Postillati 16
CANTO xxxiir.
Impeffa in Vìnegh fer ^rancefco
Mat colini ai injlantìa di
AÌefJandroVelluteìlo del mefe
di Gugno Unno M D X L I I I U
REGISTRO DE LOPERA^
AA.BB,CC.A.B.C,D.E.F,G,H.r.K,L*M*N.Ot
p, Q^.R»S.T,V*X. Y.Z, AB, AC. AD. AE,AF.
AG.AH.AI.AK.AL.AM.AN.AO.AP.AQ^.AR*
AS. AT. AV.AX.A Y*AZ, B C , B D , B E, B F , B G. F H. B I»
Tutù fono quaderni eccetto CO* che e quinterno^